(navigation image)
Home American Libraries | Canadian Libraries | Universal Library | Community Texts | Project Gutenberg | Biodiversity Heritage Library | Children's Library | Additional Collections
Search: Advanced Search
Anonymous User (login or join us)
Upload
See other formats

Full text of "Annali d'Italia"







HM^ 






-. 'Cr^ . • r»i. j^», ■ f ■T^^ L .,>•., ^ 










y-A'v 



i^m 






ANNALI D' ITALIA 

D I 
LODOVICO-ANTONIO MURATORI, 

EDIZIONE NOVISSIMA. 
TOMO XVL 






IN VENEZIA MDCCXCTII. 
Dalli Tipografìa di Antonio Curtì 

PRESSO GIUSTINO P A S Q.U A X. I Q< MAftlO 

Con jippmazione , 





TOMO XVI. 

Si comprende lo spazio di tempo scorso dalF 
anno di Cristo mclx , Indizione viii, 
fino all'anno di Cristo mgcxxiv 5 Indi* 
zione XII. 

di Onorio III , papa 9. 

di Federico II , imperadore 5. 






ANNALI D'ITALIA 

Dal principio dell' Era Volgare 
fino all'anno 1500. 

Anno di Cristo mclx. Indizione viii. 
di Alessandro 111, papa 2. 
di Federigo I, re 9 , imperadore 6. 

V^oatinuarono i Cremonesi assediati a fa- 
re una valida difesa centra dell* esercito 
imperiale , ma essendo fuggito da essi nei 
campo nemico il loro principal ingegne- 
re ^, e non potendo più reggere a tan- 
te vigilie e stenti j ricorsero a FellegririQ 
•patriarca à^ Aquileja e ad Arrigo il Leo- 
ne duca di Baviera, pregandoli di trattar 
della resa coli' augusto Federigo. Mon al- 
tro poterono ottenere , se non che fosse 
permesso ai Milanesi e Bresciani , che qui* 
vi erano , d' uscire senz' armi . e che i Gre- 
maschi godessero anch' eglino licenza di usci- 
re con quel che poteano portare addosso , 
Accettata la dura condizione, tutto queir 
infelice popolo colla testa china e colle 
lagrime sugli occhj , detto T ultimo addici 
alla patria, uscì nel giorno 27 di gennajo *, 

A 2 chi 

« Otto Morena Hist. taudens, T,VL Rtr. Ital- 
* Abbas Urspergens. in Cbren. 



4 Annali d' Italia 

chi portando in vece di mobili sulle sfalle 
i teneri fìgliuolini, chi la moglie, o il ma- 
rito febbricitante^ con ispettacolo grande 
della miseria umana, e insieme dell'amo- 
re e della fede . Fu poi la misera terra 
saccheggiata , incendiata ^ e da' fondamenti 
distrutta dagl'irati Cremonesi. Terminata 
questa tragedia^ il duca Guelfo VI se ne 
tornò in Toscana; tenne un gran parlamen- 
to nella terra di san Genesio , dove diede 
colla bandiera l'investitura di sette conta- 
di ai conti rurali di quelle contrade ; alle 
altre città e castella concedette quel che 
era di dovere , ed anche ricuperò le ren- 
dite a lui dovute. Fu con tutta onorevo- 
lezza ricevuto dai popoli . di Pisa , Lucca 
ed altre città. Diede lo stesso ordine al 
ducato di Spoleti; e giacché avea risoluto 
di visitare i suoi Stati di Germania , la- 
sciò al governo di quei d'Italia Guelfo 
VII suo figliuolo, il quale si comperò 1' a- 
more di tutti per la sua rettitudine e buo- 
ne maniere ; ma specialmente perchè oc- 
correndo facea testa alle genti dell' impc- 
radore, che volcano danneggiar quel paese; 
perlochè talvolta ancora se ne dichiarò 
offeso lo stesso Federigo. Ciò è da notare 
per disporsi ad intendere i' origine dei 
Guelfi eGibellini^ cioè di quelle fazioni fu- 
nestissime che a suo tempo (siccome andre- 
mo vedendo) formarono un terribil incen- 
dio in Italia . Se n' andò poscia V impera- 
tore Federigo a Pavia , ricevuto ivi come 

ia 



Anno MCLX. 5 

in trionfo, e cominciò a trattar dello scis*' 
ma. Aveano già i cardinali dell'una par- 
te e dell'altra nel precedente anno inviato 
lettere circolari riferite da Radevico ^ , 
per avvisare i fedeli delle ragioni che loro 
assistevano. Quei deir antipapa dicevano 
d'essere nove cardinali di quel partito, e 
quattordici quei d'Alessandro. Questi all' 
incontro asserivauo che due soli elesser<> 
Ottaviano. Quel che è più strano, protesta- 
vano quei di Alessandro che l'elezione di 
lui s' era fatta col consenso del clero q po- 
polo romano; e pure quei di Ottaviano 
sostenevano anch' essi eh' egli era stato al- 
zato alla cattedra eleclione universi cleri , 
assensu etiam totius fere senatus^ & omnium 
capitaneorum , baronum^ nobillum^ tam in- 
fra iirbem^ quam extra urbem habitantium « 
Perchè Ottaviano avea guadagnato gente a 
forza di danaro , doveano i suoi parlar co- 
sì . Ora Federigo mostrandosi zelante della 
union della chiesa , pubblicò lettere circola- 
ri con esptfmere di aver intimato un gran 
parlamento e concilio da tenersi in Pavia 
per r ottava . deir epifania dell' anno pre- 
sente, a cui invitava tutti i vescovi ed 
abbati d'Italia, Germania, Francia , Inghil- 
terra, Spagna, ed Ungheria, pe^. decidere 
secondo il loro parere l'insorta controver- 
sia del romano pontificato • Ne scrisse an- 
che a papa Alessandro , chiamandolo sola- 

A 3 men^ 

* Radevicus de Cest, Fr/'der. J. /. //. r. ^Zr 



€ Annali d'Italia 

mente Rolando cancelliere^ e comandartdo- 
gli da parte di Dio e della Chiesa cattoli- 
ca di venire a quel parlamento, per udire 
la sentenza che proferirebbono gli ecclesia- 
stici . Giusto motivo ebbe il pontefice Ales^ 
Sandro di non accettar questo invito ^ fat- 
togli da chi parlava non come avvocato e 
difensor della Chiesa , ma come giudice su- 
periore e padrone, e quasi peggio di Teo- 
dorico re de' Goti ; e massimamente trat- 
tandosi di luogo sospetto, e sapendo che 
già Federigo era dichiarato in favor delT 
antipapa . Però ai vescovi di Praga e di 
Verda, che avearìo portata ad Anagni la 
' lettera di Federigo, fu data risposta, esse- 
re contro i canoni che Timperadore senza 
Consenso del papa convocasse un concilio; 
ne cotivetlire alla dignità del romano pon- 
tefice r andare alla corte dell' imperadore^ 
e l'aspettar da esso lui la sentenza. Non 
così fece l'antipapa Ottaviano. Furono a 
trovarlo i due vescovi, l' adorarono, cioè 
l'inchinarono qual vero papa , ^ed egli ben 
volentieri sen venne a Pavia. Seco portò 
l'attestato de' canonici di s. Pietro, di 
varj abbati , e del clero di molte parrocchie 
di Roma, tutti a se favorevoli. 

Questo, unito al non essere comparso 
colà papa Alessandro IH , e fatto credere 
eh' egli fosse congiurato coi nemici dell' im» 

pe- 

' Cardinal, de Atagon. in l^ita Alenando HI. P« /• T* '^'* 
Rerum Italicarunt. 



Anno MCLX. 7 

perio , bastò perchè que' vescovi ed arcive- 
scovij parte per adulazione j parte per pau- 
ra, dichiarassero nel dì 11 di febbrajo ve- 
ro pava Ottaviano, e condannassero e sco- 
municassero come usurpatore Alessandro . 
Rendè poscia Federigo a quest'idolo tutti 
gli onori^ con tenergli la staiFa e baciar- 
gli i fetenti piedi . All' incontro papa Ales- 
sandro^ udito ch'ebbe il risultato del con- 
ciliabolo di Pavia , nel giovedì santo , men- 
tre celebrava i divini uiìzj nella città di 
Anagni , pubblicamente scomunicò 1' impc- 
yador Federigo, e rinnovò le censure contra 
dell' antipapa e di tutti i suoi aderenti. 
Furono anche scritte varie lettere per mo- 
strare l'insussistenza ed irregolarità di quan- 
to era stato conchiuso per politica in Pavia. 
Poscia inviò Alessandro varj cardinali per 
suoi legati in Francia^ Inghilterra, Ungheria, 
e a Costantinopoli. In essi regni, siccome 
ancora in Ispagna , Sicilia e Gerusalemme, 
fu egli dipoi accettato j e venerato come 
legittimo successore nella sedia di s. Pie- 
tro . Abbiamo inoltre da Sire Raul ' che 
Giovanni cardinale nsLtìvo di Anagni, legato 
di esso papa Alessandro^, tertio kalendas mar- 
ta trovandosi in Milano nella chiesa me- 
tropolitana insieme coli' arcivescovo di quel- 
la città Ob^rto, dichiarò scomunicato Ot- 
taviano antipapa^ e Federigo imperadore. 
Poscia nel dì 12 di marzo ferì colle cen- 

A 4 su- 

' Sfr( Raul Hist. T.VI. Rer^ hai. 



S Annali d' Italia 

fiure i vescovi di Mantova e di Lodi , il 
marchese di Monferrato, il conte de Bian- 
drate e i consoli di Cremona, Pavia , No- 
vara , Vercelli, Lodi , e del Seprio , e del- 
la Martesana. Oltre a ciò, nel dì 28 di 
marzo scomunicò Lodovico che stava nella 
fortezza di Baradcllo^ cinque miglia lungi da 
Como . Intanto papa Alessandro , per atte- 
stato di Giovanni da Ceccano acquisivit 
totam Campaniam ^ & misit in suo jurc ^. 
Perchè tuttavia bolliva la guerra fra V im- 
perador Federigo e i Milanesi , il primo 
ajutato da' Pavesi , Cremonesi , Novaresi , 
Lodigiani , e Comaschi, i secondi da' Bre- 
sciani e Piacentini * : succederono in questo 
anno non poche azioni militari. Più d'una 
volta passarono i Milanesi ai danni de' Lo- 
digiani, ed anche alT assedio di quella cit- 
tà ; ma o furono respinti , o per timore 
de' Cremonesi si ritirarono. Federigo anco- 
ra diede il sacco ad alcune parti del di- 
stretto di Milano , e vi smantellò qualche 
luogo . Formarono i Milanesi coli' ajuto dei 
Bresciani l'assedio del castello diCarcano» 
Vi accorse Federigo colle genti di Pavia , 
Novara, Vercelli, Como e di altri luoghi , 
col marchese di Monferrato e col conte di 
Biandrate. Avendo egli impedito ij traspor- 
to delle vettovaglie ai Milanesi, costretti 

fu- 



' Johann, de Ceccano Chron. Fossa nova . 
* Otto llorena Hist, Land. T. FI. Rsr. Ital. Sir^ Raul 
in Hist or. 



Anno MCLX. $ 

furono questi nella vigilia di s. Lorenzo, 
cioè nel di 9 d'agosto, a venire ad. un fat- 
to d'armi. All'ala comandata dallo stesso 
iniperadore riuscì di sbaragliar le opposte 
schiere^ di giugnere fino al carroccio dei 
Milanesi , ^he fu messo^ in pezzi y uccisi i 
buoi che lo menavano ^ e presa la croce 
indorata che era suU' antenna colla, ban- 
diera del comune. Per Io contrario il ner- 
bo maggiore della cavalleria milanese e 
bresciana mise in rotta T altra ala, compo- 
sta principalmente di Novaresi e Coma- 
schi ; ne perseguitò una parte sino a Mon- 
torfano, e il marchese di Monferrato sino 
ad Anghiera » Tornarono dipoi queste vit- 
toriose squadre al cainpò , dove era restato 
l'imperadore con poca gente. S' immagina- 
va egli di avere riportata la vittoria. Ma 
avvertito del pericolo in cui si trovava, 
perchè già i Milanesi e i Bresciani erano 
per venire ad un secondo conflitto., non 
tardò a decampare , con lasciar indietro 
molti padiglioni e prigioni . Spogliarono i 
Milanesi co' Bresciani il campo, e benché 
tardi dessero alla coda de' fuggitivi, pure 
non fu poca la preda che fecero, e i pri- 
gioni che guadagnarono . Nel giorno seguen- 
te , festa di s. Lorenzo, veniv^ la cavalle- 
ria e fanteria de' Cremonesi e Lodigiani 
per unirsi all'armata dell imperadore , sen- 
za sapere quanto fosse avvenuto nel giorno 
addietro . Mentre erano fra Cantù e Mon- 
te Baradello/ i Milanesi e i Bresciani in- 
fo r- 



%o Annali d' Italia 
formati del Icaro arrivo furono loro addos- 
so e li sconfissero , facendone molti pri*- 
gioni , col cambio de' quali ricuperarono i 
lor proprj , ed anche gli ostaggi che re- 
stavano in mano di Federigo . Continuaro- 
no i Milanesi anche per otto dì 1' assedio 
di Carcano; ma perchè fu bruciato il lor 
castello di legno ^ nel dì 19 agosto se ne 
tornarono a Milano . Raccontano Ottone 
Morena e Sire Raul un terribile incendio 
che nel dì di s. Bartolommeo devastò più 
della terza parte d' essa città di Milano, 
con essersi dilatato per varj quartieri , ed 
aver consumata oltre ad infiniti mobili gran 
quantità di vettovaglie . Mandarono i ^Mi- 
lanesi cento cavalieri a Crema , la qua! di 
nuovo cominciò ad alzare la testa e ad 
essere riabitata. Lo stesso arcivescovo Oòer- 
to con altrettanti cavalieri s'andò a posta- 
re in Varese . Intanto Federigo passò a Pa- 
via; e perchè si trovava assai smilzo di 
gente^, obbligò i vescovi di Novara, Ver- 
celli e d'Asti, e i marchesi di Monferra- 
to , del Bosco , e del Guasto , ed Oblzzo 
marchese Malaspina ed altri principi , a 
somministrargli de' balcstrierr ed arcieri per 
sua guardia in quella città, sino a pasqua 
grande dell' anno venturo . Ottone da san 
Biagio ^ parla poco esattamente di questi 
affari all'anno presente, e al suo s'ha cer- 
ta» 

* Otto de s. Biasio in Chron* 



A N N o MCLX. ìt 

tamente da anteporre il racconto degli sto* 
liei italiani . 

Continuando il re di Marocco in questo 
anno l'assedio per mare e per terra della 
città di Mahadia nelle coste d Africa, do- 
ve il re Guglielmo teneva un copioso pre- 
sidio ^j spedì esso te di Sicilia ordine alla 
sua flotta , già inviata per far diversione 
in Ispagna^ di portar soccorso all'assediata 
città . Consisteva essa flotta poco meno che 
in cento sessanta galee, ed avrebbe questa 
potuto far di gran cose, se non fosse stata 
comandata da Gai to Pietro, uno degli eunu- 
chi di palazzo , cristiano di nome , sarace- 
no di cuore. Atterrì l'arrivo suo l'armata 
de' Mori, e gran festa se ne fece da' cristia- 
ni di Mahadia , che si aspettavano di ve- 
derlo entrare in porto: quando eccoti Gaito 
Pietro con somma maraviglia di tutti pren- 
der la fuga colla capitana, che fu ben tosto 
seguitata dall'altre vele. Ciò veduto i Mor- 
ri, saltati in sessanta loro galee inseguirono 
i fuggitivi e presero sette delle galee sicilia- 
ne. Romoaldo salernitano scrive che Gaito 
Pietro data battaglia a que'Mori, ne rima- 
se sconfitto colla perdita di molti legni. 
Comunque sia , k guarnigion cristiana , veg 
gendo già svanitala speranza del soccorso, 
trattò di rendersi, e benché ottenesse di 
potere spedire a Palermo, e di fatto spedisse 

co- 

' Hugo Falcandus in H/stor^ Romuald, Sahrnit. in Chron» 



it Annali d'Italia 

colà a rappresentare il bisogno , pure per 
le cabale segrete dell' ammiraglio Majone, 
iriuno ajuto poterono ottenere : dal che fu- 
rono necessitati alla resa di si importante 
città, colla condizione d'essere ricondotti 
sani e salvi in Sicilia^ e la parola fu lor 
mantenuta . Intanto!' inflngaidaggine del re 
Guglielmo che sì vergognosamente si la- 
sciava menar pel 'naso da Majone y eie ini- 
quità continue di costui, fecero nascer vo- 
ce che questo mal uomo tramasse di occu- 
pare il regno colla morte del re, ed avesse 
anche tentato sopra ciò papa Alessandro. 
Vera_, o falsa che fosse tal voce^ servì essa 
ad accrescere il numero de' malcontenti tan- 
to in Sicilia^ quanto in Puglia; laonde si 
venne in fine a formare contra di costui 
una congiura, specialmente dàGionata con- 
te di Gonza, Riccardo dalT Aquila conte di 
Fondi , Ruggieri conte di Acerra , Giliberto 
conte di Gravina , e da altri baroni di Pu- 
glia. Vi aderirono anche le città di Melfi 
e di Salerno. Avvertitone Majone, spedì 
Matteo Bonello , uno de' principali baioni 
della Sicilia, già destinato suo genero, in 
Calabria per tener saldi que' popoli nella 
union eolla corte. Ma ne avvenne tutto il 
contrario. Tanto fu detto al Bonello intor- 
no alla necessità di rimediare ai disordini 
del regno j, ch^ egli stesso prese la risoluzio- 
ne di divenire il ìiberator della patria e 
del re tradito. Tornato dunque in Sicilia 
un dì che Majone era ito a visitar V arci* 

ve- 



Anno MCLX. 13 

vescovo eli Salerno infermo, affrontatolo 
con varj armati nel ritorno, il trucidò* 
Fece scempio il popolo del di^ lui cadave- 
ro , e diede il sacco alle case dei di lui pa- 
renti rd amici . Svegliossi allora il re Gu- 
glieimo dal suo letargo , ed informato me- 
glio degli affari, non pensò per allora a far- 
ne alcuna vendetta ^ e si talmò ogni mo- 
vimento de'popolr, con restar egli liberato 
da un pessimo arnese , tuttoché gli dispia- 
cesse non poco la maniera con cui gli fu 
prestato questo servigio. 

Anno di Cristo mclxi, Indizione ix. 
di Alessandro III, papa 3. 
di Federigo I^ re io, imperado- 
re 7. 

JLrf. anno fu questo, in cui accordatisi insie- 
me Lodovico VII re di Francia ed Arri" 
go II re d' Inghilterra p pubblicamente rico- 
nobbero per vero pontefice romano Ales-- 
Sandro III, Al quale fine fu celebrato un 
copioso concilio in Tolosa , dove si decretò 
non doversi ammettere se non questo pa- 
pa *^ Non avea lasciato 1' imperador Fede- 
rigo di tentare di tirar nel suo partito con 
varie lettere que'due monarchi^ : edinter-^ 
vennero anche i suoi ambasciatori e quei 
dell'antipapa al suddetto concilio; ma nuk 
la poterono ottenere . Ritornò in qucst' an» 

no 

^ Gerkous Reicbers^er^ensf de investigando Anticar. /. /« 



14 Annali d*Itai»ia 
no a Roma papa Alessandro ^ , e solenne- 
mente quivi consacrò la chiesa di santa Ma- 
ria nuova. Ma perciocché non sapea tro- 
var se non pericoli e una continua inquie- 
tudine in quella stanza a cagione del troppo 
numero degli scismatici e della potenza 
deir antipapa; e perchè inoltre scoprì le 
male intenzioni di que' Romani che si fin- 
gevano tutti suoi , ma segretamente favori- 
vano Ottaviano, si ritirò di nuovo nella 
Campania. Quivi dimorò sin verso il fine 
dell'anno. Considerando poi che a riserva 
di Orvieto , Terracina , Anagni e qualche 
altra terra, tutto il resto del patrimonio 
di s. Pietro da Acquapendente sino a Cepe- 
rano era stato occupato dai Tedeschi e da- 
gli scismatici; col parere del sacro collegio 
prese la risoluzione di passare nel regno di 
Francia, usato rifugio de' papi perseguita- 
ti. Concertato dunque 1' aiFare con Gugliel- 
mo re di Sicilia, che gli fece allestir quat- 
tro ben armate galee , e lasciato prima per 
3U0 vicario in Roma Guilio vtscovo di Pa- 
lestrina, era per imJDarcarsi in Terracina, 
quando insorto all' improvviso un vento rab- 
bioso, disperse que' legni , e poco mancò 
che non li fracassasse negli scogli. Risarci- 
te le galee suddette, e preparatane alcun' al- 
tra, negli ultimi giorni dell'anno s'imbar- 
cò il papa coi cardinali , e per la festa di 

sant' 

* Carditi, de Aragon. in f^ita Alexandri IH- P I- T. ITT. 
fi.erum Ita/icarum . 



Anno MCLXL 15 

sant'Agnese pervenne a Genova', dove fu 
con somma divozione ed allegria accolto 
da quel popolo, che niun pensiero si mise 
del suo contravvenire agl'impegni contrarj 
dell'augusto Federigo. Nel dì 17 di mar- 
zo si portò r esercito milanese all' assedio 
di Castiglione ^ _, terra situata nel contado 
di Seprio, e cominciò coi mangani a tem- 
pestarla di pietre, e ad accostarsi coli' altre 
macchine. Erano stretti forte i Casrìglio- 
nesi ; ma ebbero maniera di spedire un mes- 
so air imperadore per chiedergli soccorso. 
Venuto a Lodi , non perde egli tempo ad 
ammassar quante genti potè di Parmigiani^ 
Reggiani , Vercellesi , Novaresi , e Pavesi , 
e di varj principi d' Italia . Con questo eser- 
cito andò ad accamparsi sopra il fiume Lam- 
bro; né di più vi volle: perchè i Milanesi 
conoscendo la risolutezza di questo princi- 
pe_, dato il fuoco a tutti i mangani, gatti, 
e air altre macchine di guerra, lasciassero 
in pace Castiglione _, e se ne tornassero a 
Milano. Diede poi Federigo il guasto a 
quante biade potè del contado di Milano. 
Le sue premure intanto portate in Germa- 
nia per ottener gagliardi rinforzi di gente 
afEne di domare V ostinato popolo di Mi- 
lano , furono cagione che molti principi 
calassero in Italia con assaissimo schiere 
d' armati . Fra* quali si distinsero Corrado 

cori" 

' Cafari Annal. (^tnuens. l. h 7. VI. Rtr. hai. 
* Otto Morena Hist. Landent. T. n. Rur. Itél. 



iG Annali d'Italia 

conte palatino del Reno, fratello d* esso 
imperadore, Federigo duca di Suevia ^ fi- 
gliuolo del fu re Corrado , il Lantgravio 
cognato d' esso augusto , il figliuolo del re 
di Boemia . Rinaldo cancelliere e arcive- 
scovo eletto di Coionia condusse più di 
cinquecento uomini a cavallo. Altri vesco- 
vi^ marchesi e conti venriero anch' essi ad 
aumentare Tarmata. Con questo gran pre- 
paramento sul fine di maggio Federigo mar- 
ciò alla volta di Milano fin sotto le mura^ 
e fece tagliar ne' contorni per quindici mi- 
glia un'infinita quantità di biade, alberi e 
viti. Di là passò a Lodi, dove nel dì i8 
di giugno tenuto fu un conciliabolo dall' 
antipapa Vittore j, e v' intervennero Pelle^ 
gl'ino patriarca d' Aquileja , Guido eletto 
arcivescovo di Ravenna, Rinaldo eletto di 
Colonia, gli arcivescovi di Tre veri e Vien- 
ila del Deificalo , e molti vescovi ed ab- 
bati. Furono ivi lette le lettere dei re di 
Danimarca, di Norvegia^ Ungheria e Boe- 
mia , e di diversi arcivescovi e vescovi , 
che diceano di voler tenere per papa esso 
Vittore, e di approvar quanto egli avesse 
determinato nel conciliabolo suddetto . In 
essa raunanza fu pubblicata la scomunica 
centra di Oberto arcivescovo di Milano, e 
de' vescovi di Piacenza e Brescia, e de' con- 
soli di Milano e di Brescia. 

Nel dì 7 di agosto tornò Federigo colT 
-armata vicino a Milano. Venne avviso al 
Lantgravio, al duca di Boemia e al conte 

pa- 



Anno MCLXT. 17 

palatino^ che i consoli di Milano desidera- 
vano d' abboccarsi con loro. Ricevute le si^ 
curezze , vennero i consoli ; ma dai solda- 
ti dell'eletto arcivescovo di Colonia ^ che 
nulla sapeva del concertato, furono presi 
in viaggio . Portata questa nuova ai Mila- 
nesi y disperatamente si mossero per ricu- 
perare i consoli^ ed attaccarono battaglia. 
Saputone il perchè, que' principi che avea-- 
no data la parola , màlitarono in tanta col- 
lera , che se non s' inteji'poneva V imperado- 
re, aveano risoluto d'ammazzare quell'ar- 
civescovo. Andò innanzi il conflitto, in 
cui Federigo, dimenticata la sua dignità^ 
la fece da valoroso soldato ; gli fu anche 
morto il cavallo sotto^ e ne riportò una 
leggera ferita. Soperchiati in fine dall' ec- 
cessivo numero de' nemici , furono obbligati 
i Milanesi a retrocedere in fretta , inseguiti 
sino alle fosse e porte della città , con lar 
sciar molti di loro uccisi sul campo , e pri- 
gioni ottanta cavalieri^ e dugento sessanta-^ 
sei fanti, che furono menati nelle carceri 
di Lodi . Finì poscia Federigo di dare il 
guasto alle biade^ agli alberi , e alle viti 
del distretto di Milano , con torre a quel 
popolo ogni sussistenza . E perciocché stan- 
do in Pavia non avrebbe potuto impedire 
il trasporto de' viveri da Piacenza a Mila- 
no, determinò di passare \\ verno in Lo- 
di coir augusta Beatrice ^ coi figliuolo del 
duc4 Guelfo, e col duca Federigo suo cugi- 
no, e diede il congedo a varj altri signo- 
ToM. XVL B ri, 



i8 Annali d' Italia 
ri^ che tornarotio in Germania. Succederò-^ 
no in quest'anno altre novità in Sicilia ^. 
Ebbe licenza Matteo Bonello , uccisore del 
perfido Majone^ di ritornarsene a Paletmo , 
dove fu ricevuto con tale applauso ed ono- 
re dalla nobiltà e dal popolo , che ne con- 
cepì gelosia il re GugUelmo . Si servirono 
di tal occasione i veccbj amici e le creatu- 
re di Majone , per accrescere in mente dei 
re i sospetti conti* del medesimo Bonel- 
lo, quasiché le sue linee tendessero ad usur- 
par la corona. Di ciò avvedutosi il Bonel- 
lo , formò egli una congiura per vera- 
mente deporre dal trono l'incapace te, e 
di mettere in suo luogo il picciolo di lui 
figliuolo, cioè il duca Ruggieri , Prima di 
quel che si voleva ^ e in tempo che il Bo- 
nello era a far de' preparamenti fuor di 
Palermo, prese fuoco la cospirazione . Sfor- 
zarono i congiurati il palazzo , si assicura- 
rono del re Guglielmo, ed esposero il du- 
ca Ruggieri alle finestre per farlo accla- 
mare re . Ma si trovò discorde il popo- 
lo , i più approvando , ma altri disap- 
provando r operato da essi . E massima- 
mente si opposero i vescovi e gli altri 
ecclesiastici^ con ricordare a tutti Tob- 
bligo de' sudditi^ e a' vassalli il giura- 
mento prestato. Perciò prevalse il partito 
di chi volea lil>ero il re, e furono obbliga- 
ti que' congiurati a rilasciarlo, dopo aver 
j ot- 

* Hugo FaUanduf Histor. 



Anno MCLXI. 19 

ottenuta la sicurezza di poter uscire liberi 
fuori della città. Fu così barbaro Gugliel- 
mo^ se pure è vero ciò che se ne conta ^ 
che presentatosegU davanti T innocente fi^ 
gliuolo Ruggieri , già acclamato re, con 
un calcio il fece cadere a terra, in guisa 
che da 11 a non molto spirò 1* ultimo fiato 
in braccio della stessa infelice sua madre. 
Ma Romoaldo salernitano ^ ne attribuisce 
la morte ad una saetta gittata in quel tu- 
multo , che il percosse presso un occhio con 
ferita mortale . Perseguitò dipoi il re Gu* 
glielmo i baroni congiurati ; e qiiesti mi* 
sero sottosopra tutta la Sicilia . Fece cavar 
gli occhj a Matteo Bonello; assediò Bote- 
rà, ed entratovi, tutta la fece diroccare» 
Intanto essendo rientrato in Puglia Robert 
to conte di Loritello *, mise in rivolta 
molte di quelle terre e città fino a Taran- 
to. Ma sopravvenuto il re Guglielmo col 
suo esercito , ripigliò Taranto, e tutto il 
perduto: il che si tirò dietro P allontana-- 
mento dal regno d' esso conte Roberto e 
d* altri baroni j i quali si rifugiarono presso 
V iraperador Federigo . Tutte queste scene 
ed altre, ch'io tralascio, sori diffusamente 
rarratc da Ugone Falcando . In quest'anno i 
Genovesi ^ stabilirono i patti del commer- 
zio con Lupo, chiamato da essi re di Spa- 

B 2 gna ^ 

* Itomual. Salem, in Chronic Tom. P^TT. Rer. Italie. 

* Joannes de Cercano Chron. Fossa nova . 

^ Cuffari Annal. Cenuenf. h l. T. ^Z. Rer. Ital, 



20 ANNAtl D^tAtfA 

gna ; ina che, secondo il Mariana, non fd 
se non rè diMurcia. Altrettanto fecero col 
re di Marocco, e spedirono a Gerusalemme 
per ricuperare i loro diritti nelle città di 
Terra santa * 

Anno di Cristo mclii, Indizione x. 
di Alessandro III^ papa 4. 
di Federigo I^ re li, imperado- 
re 8. 

A amosìssimo divenne quest' anno, perchè 
in esso finalmente venne fatto ali* impera- 
dor Federigo di vedere a' suoi piedi il po- 
polo di Milano, e di potere sfogare con- 
tra della loro città il suo barbarico sde- 
gno ^ » Il guasto dato a tutti i contorni 
di Milano avea privato dei viveri quel va- 
loroso popolo ;, Ile restava speranza né ma- 
niera di cavarne dai vicini, perchè tutti 
air incontro erano lor nemici , e collegati 
per rovina di quell'illustre città. La sola 
città di Piacenza avrebbe potuto e voluto 
soccorrere; ma n' era impedita dair armi 
di Federigo, acquartierato apposta a Lodi, 
che facea battere continuamente le strade 
e tagliar crudelmente la mano destra a 
chiunque era colto portante vettovaglia a 
Milano. Però si cominciò stranamente a 
penuriare in essa città , e alla penuria ten- 
ne dietro una grave discordia tra i citta- 

di- 

' Jicevbus Morena Mist- Land, Tom. ^I. Rer, Itah'e^ 



Anno MCLXII. ^ 21 
dini , cioè tra i padri e i figliuoli , i ma<« 
riti e le mogli e i fratelli, gridando alcuni 
che s' aveva a rendere la città , ed altri 
sostenendo che no : laonde accadevano con- 
tinue risse fra loro ^. Si aggiunse che i 
principali formarono una segreta congiura 
di dar fine a tanti guai, in guisa che pre* 
valse il sentimento accompagnato da minac- 
ce di chi proponeva la resa , e fu preso il 
partito d'inviare a trattar di pace . Iti gli 
ambasciatori a Lodi , proposero di spianare 
per onor dell' imperadore in sei luoghi le 
mura e le fosse delle città. Federigo col 
parere de' suoi principi e de' Pavesi , Gre-- 
monesi , Comaschi ed altri popoli nemici 
di Milano^ stette fisso in volerli a sua di- 
screzione senza patto alcuno . Durissima 
parve tal condizione , ma il timore di peg- 
gio indusse i Milanesi ad accomodarsi al 
fierissimo rovescio della lor fortuna . Per-^ 
tanto nel primo giorno di marzo vennero 
a Lodi i consoli di Milano , cioè Ottone 
Visconte , Amizone da Porta Romana , An- 
selmo da Mandello, Anselmo dall'Orto, 
con altri; e colle spade nude in mano, 
siccome nobili, giurarono di fare quello 
che piacesse all^ imperadore ^ e che lo 
stesso giuramento si presterebbe da tut^ 
to il loro popolo . Nella seguente mattina 
comparvero trecento soldati a cavallo mi- 
lanesi 3 che rassegnarono a Federigo le lor 

B 3 baq- 

« Sirt Ranl Hisf. Tom- T/. Ker. Italie^ 



22l Annali d'Italia 

bandiere, e insieme le chiavi òvAìa. città» 
Nel martedì vennero circa mille fanti da 
Milano col carroccio , /òhe giurarono come 
i precedenti . Volle Federigo quattrocento 
ostaggi, e spedi sei Tedeschi, e sei Lom- 
bardi, fra' quali fu Acerbo Morena, allora 
podestà di Lodi , continuatore della storia 
cominciata da Ottone suo padre , acciocché 
esigessero il giuramento di totale ubbi- 
dienza da tutto il popolo milanese . Andò 
r imperadore a Pavia con tutta la corte , e 
nel dì 19 d' esso mese di marzo mandò or- 
dine ai consoli milanesi * che in termine 
di otto giorni tutti i cittadini maschj e fem- 
mine evacuassero la città con quel che pò- 
teano portar seco . Spettacolo sommamente 
lagrimevole fu nel di 25 il vedere lo sfor- 
tunato popolo piangente abbandonar la ca- 
ra patria co' piccioli lor figliuoli , cogl' in- 
fermi e coi lór fardelli, portando quel poco 
che poterono , e lasciando il resto in preda 
agli stranieri. Alcuni giorni prima , cioè nel 
dì 18, se n'era già partito V arcivescovo 
Oberto coli' arciprete Milone , Caldino ar- 
cidiacono ed Alchisio cimeliarca, ed ito per 
trovar -pa^pa Alessandro che tuttavia dimo- 
rava in Genova. Chi potè, se ne andò a 
Pavia, a Lodi , a Bergamo , a Como, e ad 
altre città ; ma l'infelice plebe si fermò fuori 
della città ne' monisteri di s. Vincenzo, 
di s. Celso, di s. Dionisio e di s. Vittore^ 

spe- 

■ Acerhus Morena . Sire Raul. Otta de j. Biasio * 



Anno MCLXII. 23 

sperando pure clie non fosse estinta affatto nel 
cuore clell*imperadore la clemenza^ e ch'egli 
soddisfatto dell'ubbidienza, permetterebbe 
il ritorno alle lor case . Non poteva esse- 
re più vana una sì fatta lusinga. Compar- 
ve nel dì seguente Federigo accompagnato 
da tutti i suoi principi e soldati , e dai 
Cremonesi , Pavesi , Novaresi , Lodigiani e 
Cremasehi , e da quei del Seprio e della 
Martesana; ed entrato in Milano Tabbando- 
nò air avidità militare . Nel sacco neppure 
alcun riguardo s' ebbe alle chiese . Furono 
asportati i lor tesori , i sacri arredi , e le 
reliquie . Ed allora dicono che trovati i 
corpi creduti dei tre re Magi ^ e donati 
a Rinaldo arcicanceìliere ed arcivescovo 
eletto di Colonia, furono portati alla di 
lui città , dove di presente la popolar cre- 
denza li venera . Scrissero alcuni che anche 
i corpi de' santi Gervasio e Protasio furo- 
no portati a Brisacco; ma il Puricelli e 
il signor Sassi bibliotecario dell' ambrosia- 
na , hanno già convinta di falso una tale 
opinione. Sire Raul autore di questi tem- 
pi scrive seguito solamente laeiranno 1164 
questo pio ladroneccio. 

Poscia uscì della bocca imperiale il cru- 
dele editto della total distruzione della cit- 
tà di Milano . Se fosse vero ciò che rac- 
conta Romoaldo arcivescovo in questi tem- 
pi di Salerno ^ , Federigo nella concordia 

B 4 avea 

? Rcmualdus, SaUrnitan. in Ciron* 



24 Annali d* Italia 

avea promesso : civitatem integram ^ & ci" 
ves cum rebus suis permanere illcesos ', poi 
mancò alla parola . Ma non s' accorda 
questa particolarità con quanto ne scrivono 
il Morena e Sire Raul, storici più informa- 
ti di questi fatti . Furono deputati i Cre- 
monesi ad atterrare il sestiere di Porta ro- 
mana, i Lodigiani a quel di Porta renza 
i Pavesi a quel ^di Porta ticinese, i Nova- 
resi a quel di Porta vercellina , i Comaschi 
a quel di Porta comacina^, e il popolo del 
Seprio e della Martesana a quello di Porta 
nuova. L'odio e lo spirito della vendetta 
animò sì forte questi popoli , che si diede- 
ro un' incredibil fretta alla rovina dell'in-^ 
felice città. Gran somma di danaro aveano 
anche sborsato a Federigo per ottenerne la 
permissione. Il fuoco attaccato alle case 
ne distrusse buona parte; il resto fu diroc- 
cato a forza di martelli e picconi, ed an- 
che in pochi giorni si vide smantellata la 
maggior parte delle mura. Pare che Acerbo 
Morena si contraddica, perchè dopo avere 
scritto, che usque ad domintcam oUvarum 
tot de mcenlbiis clvitatis consternaverunt , 
ciuod ab ìnitio a nemlne credcbatur in 
duobus menslbus posse dissìpari , soggiu- 
gne appresso , che remansìt tamen fe- 
re totus murus civitatem circundans ( for- 
se manca disslpatus ) ,, qui adeo bonis & 
magnis lapidibus confeBus fuerat^ & qua- 
si centum turribus decoratus , qaod ut 
eocistimo , numquam tam bonus full tì- 

su$ 



Anno MCLXII. 25 

sus in Italia . Certo è da credere che 
se non prima ^ lo dirupassero almeno dopo 
la domenica dell' ulivo ^ perchè lasciando 
in piedi un sì forte muro, nulla avrebbo- 
no fatto. E Sire Raul scrive che Federigo 
destruxit domos , & turres ^ & murum ci-'' 
vitatis , Così ha l'abbate urspergense ^, 
Elmoldo , Gotifredo monaco ed altri • Il cam- 
panile della metropolitana , mirabile a ve- 
dere per la sua vaghezza ed incredibil al- 
tezza , venne per comandamento dell' impe- 
radore abbassato. Ma rovesciato sopra la 
chiesa , ne atterrò la maggior parte . La 
fama accrebbe poi questa calamità di Mi- 
lano , essendo giunti alcuni a scrivere * 
che Federigo vi fece condurre sopra T ara- 
tro , e la s-eminò di sale: tutte fandonie. 
Per attestato di Dodechino 2, populus es- 
jpulsusfiiit ; miurus in circuitu dejeclus ; (C- 
des ^ exceptis SanBorum templi s ^ solo tenus 
destruEtos. Raservatis tantummoéo matri- 
ce Ecclesia , 6* qulbusdam aids, scrive 
Roberto dal Monte ^. Ordine ancora 
fu dato che mai più non si potesse ri- 
fabbricare^ né abitar quella nobilissima cit- 
tà, a spianar le cui fosse concorse quasi 
tutta la Lombardia. Io qui niuna menzione 
farò delle favole della Cronica de' conti di 
Anghiera,mentovate ancora da Gal vano Fiam- 
ma 

* -^ùèas UrsperqenS' in Chron. 

* Ptolom. Lucens. in Annalib. 

^ Dodech. in Appencl. ad Mortati. 

* Robert, de Monte in Append. ad J^i^eb, 



2£ Annali d* Italia 

ma ^, perchè il confutarle sarebbe tempo 
mal impiegato. Nella domenica delle pal- 
me assistè Federigo augusto ai divini ufizj 
nella basilica di s. Ambrosio * fuori del- 
la desolata città milanese , e prese l'ulivo 
benedetto ; e nello stesso giorno s' inviò a 
Pavia . Celebrò egli in essa città la santa 
pasqua^ col concorso della maggior parte 
de' vescovi , marchesi, conti ed altri baro- 
ni d'Italia. Alla messa e dopo la messa ^ 
ad un lauto convito, a cui s' assisero i sud- 
detti principi 5 e i vescovi solla mitra , e 
i consoli delle città , si fece vedere colla co- 
rona in capo, insieme coir augusta Beatri- 
ce, giacché due anni innanzi avea fatto 
proponimento di non portar più corona , 
se prima non soggiogava il popolo di Mi- 
lano . Grande fu allora il giubilo e il plau- 
so del popolo di Pavia per le fortune dell* 
imperadore; e gli scrittori tedeschi si sciol- 
gono in sonori elogi del suo gran valore 
e della sua costanza , per aver sottomessa 
una sì risfuardevol città . Ma resterebbe da 
vedere . se gloria vera s'abbia a riputare 
per un monarca cristiano il portare Tecci- 
dio ad un' intera insigne città, con distrug- 
gere e seppellir tante belle fabbriche e me- 
morie dell'antichità, che fino a' tempi di 
Ausonio quivi si conservavano. Che in pe- 
na della ribellione si dirocchino tutte le mu- 

ra 

^ Galvan. Fiamma in Mantpul. Fior. 

^ Aeerbui ÌAonna tìistor. Lnudens, T. W. Rer. Jt0l' 



Anno MCLXII. 27 

ra ed ogni fortificazione, ciò cammina ;,* ma 
poi tutto, chi può mai lodarlo, e non at- 
tribuirlo piuttosto ad un genio barbarico? 
A mio credere i buoni principi fabbricano 
le città, e i cattivi le distruggono. Certo 
intanto è che la caduta e rovina di Mila- 
no sparse il terrore per tutta l'Italia , ed 
ognuno tremava al nome di Federigo Bar- 
barossa. Però non è da stupire se i Bre- 
sciani spedirono nella seconda domenica 
dopo pasqua i loro consoli , accompagnati 
da molta nobiltà a Pavia , per sottometter- 
si ai di lui voleri . Fu accettata la lor som- 
messione , con patto di dover demolire tut- 
te le torri e mura della lor città , di spia- 
nar le fosse ^ di ricevere un podestà dall' 
imperadore, di ^pagar una buona somma di 
danaro, e di consegnare ad esso augusto 
tutte le rocche e fortezze del loro contado, 
e di militare con lui , occorrendo, anche a 
Roma e in Puglia • Sapea ben Federigo nel- 
la buona ventura mettere i piedi addosso 
a chiunque gli cadeva sotto le mani. 

Vi restavano i soli Piacentini da mette- 
re in dovere. Già si sapeva che era giu- 
rato l'assedio della lor città. Ma conoscen- 
do essi la necessità di prevenir la tempe- 
sta , trattarono di pace, e colla mediazio- 
ne di Corrado conte palatino dei ìleno^ 
fratello dell' imperadore , 1' ottennero . Però 
i lor consoli colle spade nude in mano si 
presentarono a Federigo nel dì 11 di mag- 
gio, mentre egli era a s. Salvatore fuori 

di 



2.8 A N iC A L I d' I T A L 1 A 

di Pavia , e se gli sottomisero con promes^ 
sa di pagargli seimila marche d* argento , 
dì distruggere, le mura e le fosse della lor 
città^ di ricevere un podestà, di restituir 
tutt^ le regalie^ e di cedere tutte quelle 
castella del lor territorio ^ che volesse Tim- 
peradore ; il che era poco men che perdere 
tutto l'essere di repubblica . Ciò fatto , 
mandò Federigo per podestà de' Milanesi il 
vescovo di Liegi ; a Brescia Marquardo di 
Gi-^mbac ; a Piacenza Aginolfo ; e poscia 
Arnaldo Barbarava ; a Ferrara il conte Cor- 
rado di Ballanuce ,* a Como maestro Paga- 
no ; e così ad altre città . Per grazia spe- 
ziale permise ai Cremonesi^ Parmigiani _, 
Lodigiani ed altri popoli fedeli il gover- 
narsi co'propij consoli. Pì.apporta il Sigo- 
nio ^ l' investitura data ai Cremonesi mol- 
to vantaggiosa per loro. Nel mese di giu- 
gno passò Federigo alla volta di Bologna ^ 
che era. tuttavia non poco restia ai coman- 
damenti di lui . Seguì parimente accordo 
con quel popolo , obbligato anch' esso a di- 
roccar le mura , a guastar le fosse della 
città, a fare lo sborso di molta pecunia , 
e a ricevere pel suo governo il cesareo po- 
destà . Andò poscia ad Imola e Faenza , e 
ad altri luoghi . In somma non vi restò 
città, o fortezza di Lombardia e dell'Italia 
di qua da Roma , che non piegasse il collo 
gotto i piedi del formidabil augusto, a ri- 

ser-» 

^ Sfgo)i. de Regno Ital. Uh. XUU 



Anno MCLXH. i^ 

setva della rocca di Garda , che occupata 
da Turisendo veronese, e assediata quasi per 
tin anno dal conte Marquardo e da' Ber- 
gamaschi , Bresciani ^ Veronesi e Manto- 
vani% lungo tempo si difese , e finalmente 
si rendè con onesta capitolazione . 'Anche i 
Genovesi chiamati da Federigo a Pavia , 
per attestato di Caffaro ^ , vennero air ub- 
bidienza , ed ottennero buoni patti, con ri- 
tener tutte le regalie , perchè s' obbligaro- 
no di servire a Federigo nelle spedizioni 
ch'egli meditava contro il re di Sicilia. Il 
privilegio conceduto da esso imperadore ai 
Genovesi 5^ può leggersi nelle mie antichità 
italiane ^ . Affinchè restasse memoria della 
sua crudeltà contra de"* Milanesi > quel di- 
ploma si vede dato Papios apud sancium 
Salvatorem in jmlatlo imperatori s post de- 
struclionem Mediolani , & deditlormm Bri- 
ccice , & Placentice V junii , anno domìni-- 
eoe Incarnationis MCLXII , Indictìone X* 
Altri diplomi segnati in questa fórma ci 
restano . Curiosa cosa è il vedere , con che 
generosità Federigo diede allora in feudo 
al popolo genovese siracusanam ciVitatem 
Cam pertinentlis suis , & ducentas quinqna- 
ginta caballarias terree in -valle Notili &c. 
& in unaquaque civitate maritima , quos 
^ropitla divinitate a nobis capta fuerit , 
rugam unam ( una rua , una contrada ) 

eo- 

' CaffarJ Annal. Cenuens. l. I. T. T/. Rer. Ita!Ì£, 
* Ami^, Italie. Disiert. 48. (^ 7*. 



jo Annali d' I t a t i a 
eorum negotiatorib.usvonvenientem cxtm eè-* 
desia y b (lineo ^ fundlco ^ & furrtOy con al- 
tre li bei alita. Ma il proverbio dice che il 
fare i conti sulla pelle * dell' orso vivo ^ non 
sempre riesce 

Nella domenica di passione imbarcatosi 
di nuovo a Genova papa Alessandro III ^, di 
colà passò a Magalona in Francia , e po- 
scia a Mompellieri , dove mandò il re Lo- 
dovico VII a visitarlo e a rendergli V ono- 
re dovuto. Nel giugno s'inviò a Chiara-» 
monte . Alle glorie dell'augusto Federigo 
mancava quella solamente di terminar la li- 
te del pontificato romano a voglia sua » 
Mostrando egli in apparenza grande zelo 
per l'unione della Chiesa, subito che intese 
]' arrivo in Francia di papa Alessandro > 
scrisse al re Lodovico , proponendo un ab- 
boccamento con lui per dar fine a questo- 
importantissimo affare : e che a san Gio- 
vanni di Laune^ oppure a Besanzone si te- 
nesse un concilio , dove si presentassero i 
due contendenti^ per esser ivi esaminatele 
ragioni d'ambedue le parti. Covava nondi- 
meno l'astuto imperadore il pensiero di 
burlar non meno l'odiato Alessandro, che 
r antipapa Ottaviano . Apud se cogitavit , 
( l'abbiamo dalla vita di papa Alessandro) 
sicut homo hujus scecull prudentissimus , 
sagax y & calUdus, quallter -posset Alexan- 

druìiiy 

' Cardin. de /Ira^on. in rita AUx binàri Uh P^r.t TT'L 
Rer- Uni IV. 



\ 



Anno MCLXII. jr 

cirunij & Idolum suum judicio universali^ 
ecclesloe parlter dejlcere , atque yersonam 
tertiam in romanum pontificem ordinare . 
Trovaronsi insieme papa Alessandro e il re 
Lodovico a Souvignì; e il re , principe che 
non andava molto alla malizia^ volle per- 
suadere al papa di venir al progettato con- 
gresso; ma Alessandro tenne il pie fermo , 
allegando che non conveniva alla dignitàdel- 
la sede apostolica il sottoporsi a quel giudi- 
zio ; e che giusto motivo avea di sospettar ar- 
tifizi G superchierie dalla parte di Federigo, 
che già era apposta passato in Borgogna . 
Di grandi negoziati si fecero dipoi; ma vol- 
le Dio che scoperti in fine i raggiri d' esso 
iraperadore , il re dì Francia si ritirasse 
dal contratto impegno: perlochè fu quasi 
per nascere rottura di guerra fra que' due 
monarchi , se non fosse accorso in ajuto del 
re Lodovico il re d' Inghilterra : il che mi^ 
se freno a Federigo , che oramai si credea 
di plDtere dar legge a tutti , e pretendea 
che ai soli vescovi del suo imperio appar- 
tenesse il giudicar dell* elezione del roma-^ 
no pontefice . In somma esso augusto mal 
contento di tanti maneggi inutilmente fat- 
ti , fu forzato dalla mancanza de' viveri a 
tornarsene coli' esercito in Germania , e V 
antipapa veggendosi mal ricevuto in quelle 
parti se ne tornò in Italia . Rimandò poco dap- 
poi Federigo in Italia 1' eletto arcivescovo 
di Colonia , Rinaldo , principal arnese^ nia 

ar-^ 



jz AN^TAtl d'Italia 

arnese pessimo della sue corte ^ , che (atto 
un viaggio per la Lombardia, Romagna, 
Marca di Verona e Toscana , si studiò di 
assodar tutte le città e princ pi nelT osse- 
quio verso deir iniperadore . Intanto il mi- 
serabil popolo di Milano * escluso dalla sua 
patria j, senza tetto dove ricoverarsi , fu ri- 
partito dal vescovo» di Liegi in quattro si- 
ti alcune miglia lungi dalla città, con per- 
missione di fabbricar ivi de' borghi per loro 
alloggio . Tornò in Germania quel vesco- 
vo , e lasciò al governo d'esso popolo Pie- 
tro di Cunin , che cominciò a far delle 
storsioni in varie maniere . Terminò in 
quest' anno il re di Sicilia la guerra di 
Puglia 3 colla presa di Taverna e di Mon- 
te Arcano : e passato a Salerno , senza voler- 
vi entrare s'accampò sotto quella città . Era 
inviperito contra di quel popolo, perchè 
esso dianzi avea consentito alla congiura 
che divampò contra di lui . Pretese il 
jfe una gran somma di danaro da quei 
cittadini , né potendo eglino colla pontua- 
lità ricercata soddisfare al pagamento, con 
questo pretesto minacciò Guglielmo V ul- 
timo eccidio alla città. Ed era disposto 
ad eseguir la parola , quando sul bel mezr 
zo giorno e a ciel sereno , insorto uo 

im- 

' Jfcevbus Marina Hist. Laudens. Tom. ri. Rer. It^l- Ro- 
ffiualdus Salernh. in Chron. T. 7. Re^: ltal> 

» Sirt Raul Hist. T. P7. Rer. Ital. 

* Remualdus Saltrn. in Chron. Johann, de Ceccano Chron, 
Posia nove . 



Anno MCLXIL Z3 

impetuoso turbine , seguitato poi da una 
furiosa pioggia , schiantò quasi tutte le 
tende e specialmente la regale^ in maniera 
che Guglielmo, il quale allora dormiva, cor- 
se pericolo di riportarne gran danno. Se ne 
fuggì, egli in una picciola tenda che era ri- 
masta in piedi, con raccomandarsi d s. 
Matteo apostolo j, il cui corpo si pretende 
conservato in quella città. Fu questo in 
fatti creduto un miracoloso ripiego del san- 
to Apostolo^ per liberar da quel rischio il 
suo popolo ; e però impaurito il re, nel dì 
seguente sciolse le vele verso Palermo , né 
altro male fece a quella magnifica città. In- 
sorse in quest'anno discordia fra i Pisani e 
i Genovesi nella città di Costantinopoli . 
Avendo prevaluto i primi , diedero il sacco 
al fondaco de' Genovesi , con asportarne il 
valore di trentamila perperi ^ , Portatene 
le querele a Genova , il popolo in furia 
spedì a Pisa ^ chiedendo soddisfazione : al- 
trimenti intimavano la* guerra . Non essen- 
do venuta alcuna buona risposta, i Geno- 
vesi con dodici galere volarono a Porto-pi- 
sano a farne vendetta . Vi distrussero la 
torre del Porto, e presero molte navi coli* 
avere e cogli uomini . Accadde che arrivò' 
a Pisa il suddetto Rinaldo arcicancelliere ed 
arcivescovo eletto di Colonia , che informa- 
to di questa briga ^ mandò tosto a Genova 
ordine che cessassero le offese , ed ottenne 
Tom. XVI. C la 

' Cacari Annal, Genuons. /. 7. T.TL Rer. Ital, 



34 Annali d' Italia 

la liberazion de' prigioni. Ma avendo dipoi 
i Pisani presi due legni de"* Genovesi^ si 
riaccese la guerra che era per andare in- 
nanzi , se interpostosi di nuovo T arcican- 
celliei^e non avesse rimessa all' imperadore , 
che era a Torino, la cognizion di questa 
controversia . Stabilì esso augusto dipoi 
una t>regua fra loro . Di una tal discordia 
parlano gli Annali pisani all' anno seguente . 

Anno di Cristo mclxiii , Indizione xi. 
di Alessandro III, papa 5. 
di Federigo, I re 12, imperadore 5. 

U'opo avere papa Alessandro celebrata la 
festa del santo natale nella città di Tours ^5 
venuta la domenica di settuagesima passò a 
Parigi per una conferenza con Lodovico VII 
re di Francia. Gli venne incontro il piissi- 
11510 re c®i baroni e colle sue guardie, due 
leghe lungi dalla città, e alla vista di lui 
smontato corse a baciargli i piedi . Dopo 
di che amendue continuarono il viaggio fi- 
no a Parigi, dove la processione iti clero 
col vescovo l'accolse. Dimorò ivi il pon- 
tefice per tutta la quaresima, e vi solen- 
nizzò la pasqua. Poscia avvicinandosi il 
tempo della celebrazion del concilio da lui 
intimato nella città di Tours_, colà si tras-* 
feri . Riguardevole fu quella sacra adunan- 
za 

' Cardin. de Aragon. in Vita Alexandri UT. Par. L T.TIL 
Rer. Italie. 



Anno MCLXIIL ^35 

za , a cui fu dato principio nel Ai 19 di 
maggio , perchè v' intervennero diciassette 
cardinali, cento ^ntiquattrO vescovi, quat- 
trocento quattordici abbati , e una copiosa 
moltitudine di cherici e laici é Furono ivi 
pubblicati vari canoni di disciplina ecclesia- 
stica , da' quali apparisce che eragià insor- 
ta nelle parti di Tolosa^ e si andava dila- 
tando una setta d'eretici, i quali, siccome 
Accenneremo , infettarono infine tutte quel- 
le contrade. Era anche passato in Francia 
lo studio delle leggi civili , e molti mona- 
ci e canonici regolari, col pretesto d'inse- 
gnarle nelle scuole, oppur di spiegare la fi- 
sica , o di praticar la medicina , abbando- 
navano i loro chiostri» Questo fu proibito, 
e dichiarate nulle e sacrileghe tutte le or-* 
dinazioni fatte e da farsi dall' antipapa e 
dagli altri scismatici • E perciocché l'andar 
girando il papa, dovea riuscire di non lie- 
ve aggravio alle chiese, gli fu fatto sape- 
re che se volea più lungamente fermarsi 
in Francia , si eleggesse una dimora stabi- 
le nella città che più gli fosse in grado : 
laonde egli scelse la città di Sens^ dove 
si trattenne dal principio d' ottobre fino 
alla pasqua dell' anno ii%. Circa questi 
tempi avendo Ulrico ^ novello patriarca di 
Aquileja, fatta un' invasione nell'isola di 
Grado ^, vi accorsero ì Veneziani con uno 
stuolo di galee , e il fecero prigione con 

C 2 as- 

' Daniul. in Cbron. T. XII. Rer, hai; 



^6 A^ìiAti R'fXALlX 

assai nobili del Friuli nell' ultimo giovedì- 
dei carnovale, e tutti li misero nelle cai*-* 
ceri di Venezia. Per liberarsi , egli si ob- 
bligò di mandare ogni anno da li innanzi 
neir ultimo mercordì del carnovale al doge 
dodici porci grassi , e dodici pani grossi 
in memoria della vittoria de' Veneti e del- 
la sua liberazione. Allora fu fatto in Ve- 
nezia uno statuto, che nel giovedì suddetto 
in avvenire ad un toro, e ad altri simili 
porci , nella pubblica piazza si dovesse ta- 
gliar la testa , il qual uso per conto del 
toro dura tuttavia in essa città. Credevasi 
dalla plebe ciò istituito per denotare che 
si tagliava il capo al suddetto arcivesco- 
vo e a dodici de^ suoi canonici; mai sag- 
gi sapeano che pel solo fine suddetto si 
facea quello spettacolo. 

Era in questi tempi straziato V infelice 
popolo milanese dai ministri tedeschi , che, 
tutti aveano neir ossa il morbo dell'avari-* 
zia . Tanta era la parte che il loro vice- 
governatore Pietro di Cunin esigeva dalle 
rendite de' poderi S che quasi nulla ne re- 
stava ai miseri padroni e ai loro rustici . 
Oltre di che^ da que' poderi che aveano i 
Milanesi sul Lodigiano e Cremasco, nel 
Seprio , nella Martesana^ e in altri luoghi, 
nulla poteano ricavare . Tutto sei divora- 
vano gli ufìziali dell' imperadore . Fabbri- 
carono costoro nel borgo di Noseta una 

gran 

' Sire Raul in Hist. T, P^L Rer- hai. 



A N w o MCLXIII. 37 

gran torre per far quivi la zecca'^ e guar- 
darvi il danaro dell^ imperadore . Ad un 
magnifico palagio ancora per servigio d* es- 
^o augusto fu dato principio in Monza, e 
tutto il dì erano in volta gli strapazzati 
contadini colle lor carra e buoi,, per con- 
durre i materiali. Altrettanto si facea per 
la fabbrica del castello di Landriano e di 
un palazzo a Vigiantino. Per queste e per 
altre doglianze della gente, il vescovo di 
Liegi richiamò il Cunin , e mandò al go- 
verno un Federigo cherico, appellato mastro 
delle scuole ; che così era chiamata una 
dignità nelle cattedrali.. La spcrienza mo- 
strò che costui aveal' unghie anche pia 
arrampinate che quelle del precedente mi- 
nialo. Arrivò poi a Lodi nel dì 29 d'ago- 
sto di ritorno dalla Germania V iraperador 
Federigo coir augusta sua consorte Beatri-- 
ce ^ e con gran comitiva di baroni. Da Ji 
a quattro giorni vi giunse ancora 1' anti- 
papa^ il quale nel dì 4 di novem*bre fece 
la traslazione del corpo di san Bassiano 
da Lodi vecchio a Lodi nuovo. Lo stes- 
so Ottaviano ed anche T imperadore col pa- 
triarca d' Aquile] a e coli' abbate di Giugni , 
ed altri vescovi ed arcivescovi portarono 
sulle loro spalle la sacra cassa . Nel dì 16 
d* esso mese e^endosi trasferito a Pavia, 
esso Federigo , allora fu che i Pavesi fece- 
ro tante istanze^ avvalorate dal rinforzo di 

C 3 un^ 

? Aferius Morena Htstfir. Laudens, T. ^Z. Reu Ital. 



38 Annali d'Italia 

una buona somma di danaro \, che ottenn«f 
ro di potere smantellar le mora di Torto- 
na, con rappresentare riedificata quella cit- 
tà in obbrobrio dell' imperadore e di Pavia. 
Corsero dunque all' esecuzion der decreto, 
né contenti d' aver diroccato il muro, vi 
distrussero ancora con fretta incredibile tut- 
te le case , riducendo quella sventurata cit» 
tà in un monte di pietre. Un atto di cle- 
menza esercitò poco appresso l' imperadore 
coi Milanesi , perchè rimise in libertà i 
quattrocento loro ostaggi. Passando poi egli 
da Pavia a Monza nel dì 3 di dicembre , 
il popolo milanese confinato in uno dei 
borghi nuovi , maschj e femmine gli anda- 
rono incontro sulla via . Era di notte , e 
forte piovea . Prostrati a terra in mezzo 
al fango , gridavano mi-sericordia -, e Fede-r 
rigo lasciò ivi Rinaldo arcivescovo eletta- 
di Colonia, acciocché gli ascoltasse . Que- 
liti ordinò che alcuni d'essi nel dì seguen- 
te andassero a Monza, dove darebbe loro 
udienza. Fece anche venir colà dodici di 
cadaun borgo ^ e udito che chiedevano la 
rcstituzion de' loro poderi più colle lagri- 
me , che colla voce i dimandò , cosa offe- 
rissero all' imperadore per ricuperarli. Si 
scusarono essi per la somma loro povertà 
e per le tante miserie : il che i^ct montar 
in collera l'iniquo arcivescovo, e intimar 
loro di pagare per tutto gennajo prossimo 
venturo una somma di danaro , e bisognò 
sborsarla. Nel precedente anno avcano i 

Pi- 



Anno MGLXIII. 35 

Pisani inviata un' amb?ìsceiia all' imperador 
Federigo ^ che ^ne mostrò molto piacere , 
e fece di molte carezze ai loro ambascia- 
tori . Neir anno presente poi investì egli 
di tutte le regalie quel popolo che si ob- 
bligò di armare sessanta galee in ajuto ^el 
medesimo augusto per la guerra che si an- 
dava meditando contro il re di Sicilia . Ma 
questo lor palese attaccamento a Federigo 
fu cagione che non si poterono accordare 
coir imperador de' Greci Mannello Comne- 
no, 'pretendente ch'essi rinunziassero all' 
amicizia di Federigo : al che mai non vol- 
lero acconsentire. Ma peggio loro avvenne 
negli Stati del re di Sicilia , perchè consi- 
derandoli il re Guglielmo come nemici del- 
la sua corona , benché avesse pace eon lo- 
ro, pure all'improvviso fece prendere quan- 
ti Pisani si trovarono nelle sue contra- 
de , ed occupar tutte le loro mercatanzie. 
Corse un gran pericolo in quest^'anno esso 
re Guglielmo in Palermo * . Folto era il 
numero de' prigionieri di Stato in quelle 
carceri* Ebbero costoro maniera di uscire, 
ed usciti assalirono il palazzo regale con 
disegno e gran v'oglia di trucidare il re. 
Fecero così bene il loro ufizio le guardie, 
che andò fallito il colpo, e restarono ipiù 
d'essi tagliati a pezzi. 



C 4' An- 



" Annales Pisani T.^l. Rer. Ital. 
* Hugo Falcandut Mister. Sicut* 



^o Annali d' I t a l i a 

Anno di Cristo mclxiv, Indizione xir. 
di Alessandro III, papa 6.. 
di Federigo Ij, re 13 , imperado- 
re lo. 

V'ontinuò -papa Alessandro ancora per questo 
anno la sua dimora in Francia . nella città 
di Sens , dove ebbe molte faccende per le 
differenze insorte in questi tempi fra Arrin- 
go re d'Inghilterra, e Tommaso arcivesco- 
vo di Cantorberì , che fu poi santo marti- 
re . Intanto V ambizioso antipapa Ottavia- 
no , chiamato Vittore III, mentre dimorava 
in t-ucca ^ fu colto da un>H mortale infer- 
mità , e quivi impenitente passò al tribuna- 
le di Dio nel dì 20 d'aprile. Pietro Blesen- 
se che .pe 5>arla.per esperienza, descrive il 
di lui fasto e la di lui crudeltà; e pure si 
fece credere alla buona gente , die al suo 
sepolcro erano succeduti : non pochi miraco- 
li : Pro cajus sanclis meritls dicitur , Deum 
multa miracula ibi fecisse / così scrive 
Acerbo Morena *, uno de' suoi parziali : il 
che sempre più ci dee rendere cauti a di- 
stinguere i veri dai finti, o dai creduti mi- 
racoli . Restavano tuttavia in vita due so- 
li cardinali scismatici , cioè Giovanni da san 
^Martino e Guido da Crema . Costoro fe- 

ce- 



' Cardin. de Aragon. in Vita AUxandvi III. P. I. T Ul. 
JRerum Italie. 
\ ^cifìt. Morena Hist. Laudens.. T*6, Rcr. Itai. 



Anno MCLXIV, 41 

cero un'adunanza di molti ecclesiastici del- 
la lor fazione ; e giacché Arrigo vescovo di 
Liegi ricusò il falso pontificato , fu questo 
conferito allo stesso Guido da Crema ^ il 
quale senza alcuna osservanza degli antichi 
riti ricevette la consecrazione dallo stesso 
vescovo di Liegi j con .assumere il nome di 
Pasquale III. Speditone tosto l'avviso all' 
augusto Federigo, in vece di valersi egli 
tdi tal congiuntura per estinguere lo scisma, 
approvò il fatto , e riconobbe costui per le- 
gittimo pap^ . Intento le città di Lombar- 
dia avvezze per assaissimi anni addietro a 
vivere lautamente col godimento delle rega- 
lie e della libertà, con decoro ed autorità 
principesca , al vedersi ora ridotte ad una 
vile schiavitù > troppo mal volentieri s'ac- 
comodavano a questo insolito giogo . Si ag- 
giunsero le continue avanie che faceano i 
ministri imperiali , oppressori de' grandi e 
de' piccoli j, intenti solo a smugnere danaro 
dagli afflitti popoli. Fece tutto ciò perdere 
a que' popoli la pazienza , e cominciarono 
a risorgere gli spiriti generosi in alcune cit- 
tà, determinate di non lasciarsi cosi obbro- 
briosamente calpestar da lì innanzi ^ . Que- 
ste furono le città della Marca di Verona , 
cioè Verona^ Vicenza , Padova, Trevigi , 
ed altre minori che strinsero una segreta 
società e lega fra loro • Trovavansi mal sod- 

dis- 

' Card, de Aragon. in l^it, Alexandri Ìli. Acerhus Morenti 
in Hist- Laudenf, Sire Rau^ T. TI. Rer. Itai, 



42 Annali d' Italia 

disfatti anche i Veneziani per aggravj pati- 
ti dagli ufiziali dclT imperadore , e però 
anch'essi entrarono in essa lega; e tutti co- 
minciarono a far testa agli ordini di Fede- 
rigo e de' suoi ministri . Appena scoppiò 
questo principio di ribellione, che Federigo 
messo insieme l'esercito de' Pavesi, Cremo- 
nesi e dell' altre città fedeli , è col poco 
che gli restava de' suoi Tedeschi , marciò 
verso Verona . Prese e distrusse alcune ca- 
stella di quel territorio : quando eccoti uscir- 
gli incontro l'esercito delle città collegate, 
che animosamente venne ad accamparsi in 
faccia sua , disposto e preparato a ricevere 
o a dar battaglia . Tra perchè era superio- 
re di forza questa armata , e perchè comin- 
ciò Federigo ad accorgersi del poco capita- 
le che potea far de' Lombardi suoi segua- 
ci , ne' quali più non concoTrcva- 1' odio | 
che li rendè sì fieri contra di Milano , e si 
scorgeva in essi piuttosto del compatimen- 
to e dell' inclinazione per chi avea preso le 
armi per la sua libertàri restò esso augu- 
sto 'assai confuso. Giudicò dunque miglior 
partito il ritirarsi, benché non senza rabbia 
e vergogna, che di azzardare ad un trop- 
po dubbioso fatto d'armi la sua dignità e 
riputazione. Da li innanzi ebbe sempre in 
sospetto tutte le città d'Italia , perchè co- 
nosciute troppo vogliose e gelose della li- 
bertà ; e però, giacché non sapea farsi ama- 
re da esse , cercò da indi in poi di farsi 
temere. Aveva egli dalla sua di certo sola- 
mene 



Anno MCLXIV. 43 

niente i marchesi, conti ed altri nobili 
vassalli , perchè questi abbisognavano del di 
lui braccio e patrocinio per non essere divo- 
rati dalle città . Mise pertanto in tutte le 
rocche e fortezze presidj e governatori te- 
deschi , de' quali unicamente si fidava, sen- 
za valersi più d' Italiani . 

Accadde in quest' anno * che Barasone 
giudice di Turri, ossia di Logodoro in Sar- 
degna , e Pietro giudice di Cagliari ^ uniti 
co'' Pisani , per vendicarsi di varie ingiurie 
ricevute da Barasone giudice d' Arborea , 
oggidì Oristagno , gli fecero guerra con bru- 
ciargli il paese, e menar via gran copia di 
prigioni. Allora questo giudice d' Arborea 
si raccomandò ai Genovesi , perchè T aiutas- 
sero ad impetrare dall'' imperador Federigo 
il titolo di re di tutta la Sardegna:. E non 
già del solo suo giudicato ; perciocché sic- 
come ho io altrove dimostrato * , la Sarde- 
gna era divisa in quattro giudicati, e quei 
giudici ben cento anni prima si truovano 
intitolati re , perchè niun superiore ricono- 
scevano. Promise costui di gran cose ai Ge- 
novesi ^ da' quali perciò fu condotto a Pa- 
via e presentato a Federigo . Condiscese 
ben volentieri V imperadore alla dimanda, 
non tanto per acquistar diritto sopra la Sar- 
degna, quanto per godersi quattromila mar- 
che 

* Annal. Pisani T. Vì. Rer. ìtal. Caffari Annal. Gtnuens, 
/. I. T. C^L Rer. Ital. /larh- Morena Hist, tdudens^ T. FU 
Rer. Ital. 

* Antiqui t, Ital' Disserta J. 6* 31. 



44 Annali i>' I t a l i a 

die d*"argentOj che gli furono esibite per 
questa grazia. Gli Annali di Pisa dicono , 
che l'offerta fu di trentamila lire di. soldi 
imperiali. Forse le quattromila marche da^ 
vano questa somma . Ma si opposero forte 
gli ambasciatori pisani alle istanze del giu- 
dice e alla risoluzion delTimperadore , pre- 
tendendo che la Sardegna fosse di lor giu- 
risdizione . Altrettanto ancora pretendevano 
j Genovesi . Federigo che non volle per- 
dere r oro promesso , senza curarsi delle lor 
brighe, nel dì 3 d' agosto nella chiesa di 
£. Siro di Pavia solennemente coronò e 
dichiarò re della Sardegna esso Barasone. Il 
bello fu che quando Federigo si credea di 
mettere le mani sopra il danaro accordato , 
si trovò che il re novello non aveva un 
soldo, e lavorava solo di promesse. Era 
Federigo in procinto di condurlo seco pri- 
gione in Germania , tinche avesse soddisfat- 
to ; ma costui tanto si adoperò coi Geno- 
vesi, che fecero sigurtà per lui , ed essi ef- 
fettivamente dopo alquanti giorni sborsaro- 
no la somma , con prenderla ad usura da 
varj cittadini . Non trovandosi poi maniera 
ch'egli soddisfacesse ai Genovesi, fu dete- 
nuto prigione in Genova ; e i Pisani cogli 
altri giudici della Sardegna mossero di 
nuovo guerra ad Arborea , e distrussero 
quasi tutto il paese, di modo che la vani- 
ta di Barasone andò a terminare in un re 
da teatro. Fecero di più i Pisani . Passò 
Federigo nelTanno presente inGermania ad 



I 



Anno MCLXIV. 45 

oggetto di metter insieme una buona arma* 
ta , per maggiormente assodare il piede in 
Italia . Colà spedirono i Pisani Uguccione , 
uno de'lor consoli, per cui maneggio Fe- 
derigo investì col gonfalone la città di Pisa 
di tutta risola di Sardegna, né andò mol- 
to che i Pisani la renderono interam.ente 
tributaria alla loro repubblica . L' onnipo- 
tenza dell'oro, quella fu che fece dimenticar 
sì presto a Federigo di aver già dichiarato 
princi})e della Sardegna il duca Guelfo suo 
ZÌO;, e poco prima re d'essa isola il vanis- 
simo Barasone. Dagli Annali genovesi si sa 
che i Pisani sborsarono tredicimila lire per 
ottenere quel privilegio. Diede fine in que- 
st'anno alla sua vita nel dì 20 di luglio 
Tietro Lombardo novarese di patria , già 
vescovo di Parigi, celebre personaggio^ e 
conosciuto da tutti col nome di maestro 
delle sentenze. Abbiamo aricora dagli An- 
nali di Bologna^ e di Modena *, che Boz- 
zo luogotenente dell'* imperadore in Lom- 
bardia^ fu ucciso nel contado di Bologna, 
verisimilmente a cagion delle sue angario . 
Né si dee tacere che avendo in quest'anno 
l'augusto Federigo richiesto ajuto da' Fer- 
raresi, i)ro matione & guerra Venetorum^ 
Paduqnorum ^ Vicentlnorum , & Veronen- 
siunij quce cornila rebeUlonis & suptrbios 

con- 

' Matth. de Griffonibus , Annal. Sonom'ens- T. 18. Rer'uTvi 
Jt,7licarttm , 

* jfnnales veteres Mutinens. T. XI. Rer> Ital' 



i^B Aknali d' Italia 
tQntra> nos & imperlum erexerunt , concedete 
te o confermò loro tutte le regalie con altri 
privilegi y siccome apparisce dal diploma 
da me- pubblicato S ^ d&io apud sanclum 
Salvatorem juxta Paplani , Villi foulendas 
junii , anno domlncce Incarnationìs MCLXIVj 
IndlcHone XII. Con altro diploma confermò 
al popolo di Mantova parimente tutti i suoi 
privilegi. Ma ossia per errore, come io cre- 
do , ossia perchè fu usato l'anno pisano ^ 
quel diploma si dice bensì dato Fapice apud 
sanclum Salvatorem VI kalendas junii ^ an- 
no millesimo centesimo sexagesimo quinto , 
Indizione XII y ma è certo ch'esso appar« 
tiene all'anno presente* 

Anno di Cristo iwclxv. Indizione xin 
di Alessandro III , papa 7. 
di Federigo I, re 143 imperadc- 
re II. 
-p 

-essendo in questi tempi mancato di vita 
Giulio vescovo di Palestrina *, lasciato da 
papa Alessandro per suo vicario in Roma,^ 
fu sostituito in suo luogo Giovanni cardi-' 
naie de' santi Giovanni e Paolo , il quale à 
forza di danaro e di esortazioni indusse il 
popolo romano a giurar la solita fedeltà ad 
esso pontefice ^ e regolò ancora a suo vo- 
la- 



' Antiqutt. Ital. Dessert' 48. 

* Cardinal, de Aragon. in l^ita Alexandrì 111. P. I. T- UT. 
Rerum It^licavuin, 



Anno MCLXV. 4f 

lete il senato . Avendo egli inoltre tolta 
di mano agli scismatici la basilica vatica- 
na e la contea della Sabina, giudicando 
che fosse oramai tempo di richiamare il pa- 
pa dalle contrade della Francia, gli spedi 
a questo fine messi e lettere di molta pre- 
mura. Per consiglio dunque non solamente 
de' vescovi e cardinali^ ma anche dei re di 
Francia e d' Inghilterra , si preparò égli al 
suo ritorno . Partitosi dopo pasqua dalla 
città di Seas^ e passando per Parigi, dopo 
4a festa di san Pietro arrivò a Mompellie- 
ri ; e dappoiché furono all' ordine i legni 
che doveano condurlo, fra l'ottava dell' 
assunzion della Vergine s'imbarcò con al- 
cuni cardinali in una nave di Narbona, e 
il rimanente de' cardinali con Oberto arci- 
vescovo di Milano , il quale fu poi creato 
cardinale di s. Sabina , in un altro più 
grosso legno che era de' cavalieri ospita- 
lieri^ oggidì appellati di Malta. Aveano 
appena date le vele ai venti, che eccoti 
comparir la flotta de* Pisani, i quali stava- 
no in agguato. A tal vista la nave ^ dove 
era il papa^ voltò la prora, e se ne tor- 
nò in fretta a Magalona . Circondarono i 
Pisani quella in cui venivano i più dei 
cardinali ^ e non avendo essi trovato fra lo- 
ro il pontefice , senza far male alcuno , la 
lasciarono andare al suo viaggio. Il Neo- 
brigense scrive ^ che questa nave brava- 

men- 

' Neuhsg. ab. a. r. 17. ììist. 



ifi Annali d' I t a l i a 
ìnente si difese , e con poco lor gusto fece 
retrocedere i Pisani. Comunque sia , tornò 
il papa ad imbarcarsi in un legno più pic- 
ciolo, ed ancorché fosse travagliato da al- 
cune tempeste nel cammino, pure felicemen- 
te arrivò a Messina ^ . A questo avviso il 
re Guglielmo , che era in Palermo , inviò 
tosto a complimentarlo i suoi ambasciatori 
con molti regali , e destinò l'arcivescovo di 
Keggio di Calabria ed altri, baroni che 
r accompagnarono fino a Roma : al qua! 
iine somministrò una forte galea pel papa , 
e quattro altre per gli cardinali e pel re- 
«to della corte pontificia. Pertanto nel me- 
se di novembre mosse papa Alessandro III 
da Messina, e venne a Salerno , dove fu con 
grande onore accolto da Romoaldo arcive-- 
scovo e da tutto il popolo . Nella festa di 
santa Cecilia giunse all'imboccatura del Te- 
vere sano e salvo , e riposò per quella not-^ 
te in Ostia. Nel seguente giorno corsero a 
venerarlo i senatori romani con gran folla 
di chetici e laici , e gli prestarono la do- 
vuta ubbidienza . Dopo di che coi rami di 
ulivo il condussero fino alla Porta latera- 
nense . Quivi era il clero vestito de' sacri 
ammanti , quivi i Giudei colla sacra Bibbia 
nelle braccia, e i giudici e le milizie col- 
le loro insegne . Con questa processione e 
fra' gli altri viva del popolo , passò il papa 
alla basilica^ ed indi al palazzo del Late- 

la- 

' Romurldus. Salernitana in Cfyrm, T. f^IL Rer, hai» 



A N ^ o MCLXV. ^9 

tano, con tanta allegria della città, che non 
v'era. memoria d'altra sì lieta giornata in 
quel popolo. 

Giunto in Germania l' imperadore Fede- 
rigo vi trovò accesa la guerra ^ . Imperoc- 
ché avendo Ugo conte palatino di Toingen 
fatto impiccare due uomini del duca Guelfo 
juniorej al quale il duca Gue//o seniore avea 
rinunziato gli Stati della Suevia , per atten- 
dere a quei dell' Italia , esso giovane Guel- 
fo non potendo averne soddisfazione, mise 
a ferro e fuoco il di lui paese . Ricorse il 
Palatino per ajuto a Federigo duca di Ro- 
Icmburg cugino dell' imperadore , e siccome 
fra la casa di lui, erede della jguibellinga , 
che noi ora diciam ghibellina , e la casa 
estense-guelfa del duca Guelfo , era antica 
la gara e la nemicizia : così Federigo prese 
volentieri ad assisterlo . 11 giovane Guelfo 
anch' egli ebbe dalla sua Bertoldo duca di 
Zeringhen ed altri principi . Ne' primi 
giorni di settembre vennero alle mani i due 
eserciti , e Guelfo ne andò rotto , con lasciar- 
vi prigioni novecento de' suoi cavalieri, A 
questa nuova il vecchio duca Guelfo ardente 
di collera corse dall'Italia in Germania^ 
assediò ed espugnò varie castella, e vitto- 
rioso andò a riposarsi nelle sue terre. Ma 
il Palatino colle forze del duca Federigo 
avendo congiunto 1' armata de' Boemi , gen- 
te allora ferissima, rinforzò la guerra che 

Tom. XVI. D co- 

' Otto de s. Biasio in Chron. Abbas Ursftr^ens^ in Chr§n, 



5^ Annali d' I x a l i a 

costò immensitedanni e guasti a quelle cori-* 
trade , essendo vertuti i Boemi per la Ba- 
viera e Suevia sino al lago di Ginevra , 
commettendo infiniti disordini. S'interpose 
r augusto Federigo, fece rilasciare i pri- 
gioni e dare nella dieta d'Ulma al duca 
Guelfo soddisfazione i con che si Smorzò 
queir incendio. Tenne ancora Federigo ia 
quest'anno ^ una dieta in Erbipoli , ossia 
in Wirtzburg, dove circa quaranta vescovi 
tedeschi giurarono d' ubbidire al falso pon- 
tefice Pasquale , ossia Guido da Crema. 
Nell'anno presente ancora, come s' ha dalla 
Cronica di Fossa nuova *, Cristiano' eletto^ 
o per dir meglio, intruso arcivescovo di 
Magonza^ col conte Gotolino e con alcune 
soldatesche passò nella Campania romana, 
e fece giurar fedeltà da tutti que^ popoli 
air antipapa PasquaJe , cofidotto da Jui si- 
no a Viterbo, e all' imperadore. Perchè 
Anagni ricusò di ubbidire, diede il gua- 
sto alle sue campagne , ed incendiò Cister- 
na . Ma non sì tosto furono costoro tor- 
nati in Toscana, che Giliberto conte di 
Gravina e Riccardo da Gaja coli* esercito 
del re di Sicilia entrarono in essa Campa- 
nia , ed uniti coi Romani ricuperarono Ve- 
roli, Alatri, Ceccano ed altre terre. Si 
ruppe ancora in quest'anno la tregua fra i 
Pisani e. Genovesi 3^ e cominciò Tun po- 
pò- 

* Chron. Rercberspergense ad hunc annum» 

* Joannes de Ceccano Chrort' Fossa nova. 

* Caffari Annali Genuens. T. f^I- Rer. Ita/. 



Anno MCLXV. 51 

tolo air altro a far quel male che potea ^ 
eoo prendersi le navi . Riuscì a' Pisani , do- 
po aver bruciato Capo Corso , di giugnere 
nel dì 21 d'agosto all' improvviso addosso 
alla città d'Albenga, e di prenderla , con 
darle poscia il sacco e consegtiarla alle 
fiamme» Passarono essi dipoi alla fiera di 
sant'Egidio in Provenza con galee trentu- 
na. Ma i Genovesi ansiosi di vendicarsi , 
con maggior numero di galee andarono a 
cercar colà i nemici, e fidandosi che Rai- 
mondo conte di s. Egidio non protegge- 
rebbe i Pisani, attaccarono tina battaglia , 
che fu separata dalla notte. Gli Annali pi- 
sani ^ dicono , esserne uscita vittoriosa là 
lor nazijonje ;' ma che per una fiera tempe- 
sta nel ritorno perderono dodici delle lor 
galee con tutta la gente . 

Crebbero in quest'anno i guai delle cit- 
tà di Lombardia; Avea V augusto Federigo 
lasciati dappertutto i suoi ufiziali^ che rac- 
cogliessero i dazj e tributi spettanti al fi- 
sco imperiale. Per testimonianza di Acer- 
bo Morena *^ tuttoché parzialissimo dell' im- 
peradore^ questi cani ne esigevano sette 
volte più del dovere * Plus de séptem , 
quam imperatori de jure deberetury ab omni- 
ììus injuste excutlebanx . 11 Morena va spe- 
cificando gli smoderati tributi ed aggravj, 
che r avidità loro inventò . Ai Milanesi non 

D 2 si 

* Annal. Pisani T. VI. Rer. Ital. 

* Acerbus Marena Hist- Laudens. T. TI. Rer. Ital, 



52 Annali d' Ir ali a 

si lasciava che un terzo delle loro ehfratea 
Sopra ogni casa, sopra ogni mulino^ sopra 
la pescagione imposero dazj . La caccia tutta 
per essi. Tolto ai nobili, padroni delle ca- 
stella, il distretto, ossia la giurisdizione^ 
benché goduta per trecento anni addietro . 
Altre estorsioni di grano, di fieno , l^g"^ , 
polli , e d' altri naturali tuttodì si faceano 
da essi ufiziali^ per attestato di Sire Raul 
^ . In somma tutto operavano costoro , per 
ridurre all'ultima disperazione i Lombar- 
di > il che nondimeno si credeva contro la 
intenzion d' esso imperadore . Teneva in- 
tanto il timore di peggio molti di questi 
popoli in dovere j ma in lor cuore sì ral- 
legravano al vedere nella marca di Verona 
già alzata bandiera per la difesa della li- 
bertà^ e air udire che i Veronesi e Pado- 
vani aveano tolto di mano ai Tedeschi I» 
due fortissime rocche di Rivoli ed Appen- 
dice, e spianatele da' fondamenti. 

Anno di Cristo mclxvi. Indizione xiv. 
di Alessandro HI, papa 8. 
di Federigo I , re 15, imperado- 
re 12, 

-Assalito da grave infermità in quest'anno 
Guglielmo re di Sicilia^ stette languente per 
due mesi ^, e chiamato a seRùmoaldo ar* 

* Sire Raul T. Vi, Rer. Ttal. 

* Remualdus Snhfnit. in Chron. Anonfnt, Casintnt' 



Anno MCLXVI. 53 

clvescovo di Salerno , che dilettavasi forte 
della medicina^ arte allora di gran credi- 
to in quella città , né ascoltò bene i con- 
sigli, ma seguitò poi a regolarsi a mo~ 
do suo . Veggendosi poscia ridotto all' 
estremo^ fatti chiamare nella sua came- 
ra i prelati, i baroni, e i ministri del- 
la sua corte , dichiarò alla loro presenza 
per suo successore nel regno ijiiglldmo II 
suo maggior figliuolo, al quale , per essere 
di età tuttavia incapace del governo , die- 
de per tutrice e governatrice del regno la 
regina Margherita sua moglie e madre del 
giovinetto re , assegnandole tre consiglieri 
di Stato. Dichiarò ancora principe di Ca- 
poa Arrigo altro suo iigliuolo ; e dopo 
avere scusata la sua passata condotta, e 
pregati tutti della lor fedeltà verso la sua 
prole, nel mese di maggio cessò di vive- 
re. SejJtimo die intrantis mensis madii^ ha 
il testo di Romoaldo . Ma nel necrologio 
casinense è notata la di lui morte idibus 
mail, I tanti sconcerti succeduti durante 
il suo regno per la sua disapplicazione ^, 
lasciandosi egli reggere dalla canaglia dei 
suo eunuchi , e per la sua crudeltà e ma- 
la condotta che gli tirò addosso tant« ri- 
bellioni, fecero restare il suo nome in abr 
borrimento e maledizione . Si applicò tosto 
la regina a guadagnarsi V amore de' sud- 
diti 5 col far aprire le carceri , richiamar 

D 3 dall' 

* Hugo Falcandui in Hift- 



5^1. Annali d' Italia 

^air esilio iin buon numero di nobili ban« 
diti j G fuggiti , e minorar le gabelle. Non 
lasciarono veramente di fare un' irruzione 
sopra varie terre della Puglia^ i veccbj ri- 
belli y^ndrea conte di Rupecanina e Riccar- 
do dair Aquila, dappoiché ebbero intesa la 
morte del re ; ma con poco loro profìtto ^^ 
e finì in un fuoco di paglia il lor tentatir 
vo» Due giorni dopo la morte del padre, 
oppure più tardi, come vuole il Falcando, 
con gran solennità nella cattedral di Paler- 
mo fu coronato il nuovo re Guglielmo 11^ 
e somma comparve T allegrezza del popolo 
che sperava giorni più lieti sotto di lui ; 
né cotali speranze andarono fallite . Da U 
a qualche tempo restò liberata la Sicilia da 
un mal arnese, cioè da Gaito Pietro eunu- 
co, principal ministro e camerlengo di quel- 
la corte. Costui nato saraceno , dopo aver 
preso il sacro battesimo, ritenne sempre in 
cuore l'antica sua superstizione; e natogli 
sospetto che gli emuli suoi tramassero con- 
tro la di lui vita , imbarcatosi una notte, 
e seco portando un gran tesoro se ne fug- 
gì al re di Marocco . Mannello Comneno im- 
perador de'Greci, dacché seppe assunto al 
trono Guglielmo II ^ gli spedì ambasciatori 
per rinnovare il trattato di pace , e mosse 
anche parola di dargli per moglie V unica 
sua figliuola . Fu ben confermata la pace , 
e andarono innanzi e indietro ambasciatori 

e let- 

' Johann, de Ceccano Chron. Fofste novte . 



Anno MCLXVL 55 

(C lettere per trattare di quel matrimonio , 
ma nulla infine si conchiuse di questo per 
vavj politici intoppi. Tornò in quest*anno 
nel mese di novembre in Italia V Imperador 
Federigo con un fiorito esercito. Passò per 
la Valcamonica , perchè i Veronesi doveano 
aver preso e ben fortificato il passo della 
Chiusa, e venne ad accamparsi vicino a 
Brescia . Lo scrittor della vita di papa Ales- 
sandro dice ^ j che quantunque egli avesse 
concepùto grand' odio contro i Lombardi , 
né si fidasse di loro , pure chiudendo in 
petto la sua fierezza , si mostrò amorevole 
e cortese verso chiunque si presentò all' 
udienza sua . Non così parla Sire Raul * , 
autore più informato di questi affari • Die- 
de Federigo il guasto a molte castella e vii*- 
le del Bresciano , sino alle fosse della città , 
e costrinse quc' popoli a dargli sessanta 
©staggi de' principali e più ricchi , i quali 
furono inviati a Pavia. Devastò ancora la 
pianura di Bergamo e sen venne a Lodi^ 
dove tenne un gran parlamento di Tedeschi 
e Lombardi. S'erano messi gli afflitti po- 
poli della Lombardia in isperanza di sollievo 
per r arrivo' dell" augusto sovrano #, e pe» 
rò a folla comparvero colà grandi e pic- 
cioli y chi colle croci in mano e chi senza , 
chiedendo pietà . Esposero all' imperadore 

D 4 e a' 

' Cardi'n. rie Aragon. in f^ita Alexandri III- 
* Sire Rtul in HistC)' 
i-ldem ibidem . 



5^ Annali d' Italia 
e a' suoi ministri ad una per una tutte le 
avanie finora patite ; e sul principio par- 
ve eh' egli se ne condolesse forte , e fosse 
per farne risentimento . Ma i fatti dimostra- 
rono che nulla curava di tali doglianze . 
Allora la povera gente scorata affatto , si 
vide come perduta , ne vi fu chi non cre- 
desse che r imperadore fosse d' accordo con 
quegr inumani ufiziali. Si trasferì poi Fe- 
derigo da Lodi a Pavia , e quivi solenniz- 
zò la festa del santo natale. 

Rapporta il cardinal Baronio ^ una let- 
tera scritta da esso augusto ai cardinali : 
tale nondimeno e lo stile e il tenore ài es- 
sa , che si può senza timor di fallare tenere 
per un'impostura di qualche dottorello^ o 
monachetto scismatico di quell'età. Certoè 
bensì che il suddetto imperador di Costan- 
tinopoli inviò in quest' anno a Roma Gior- 
dano Sebasto del suo imperio , figliuolo di 
Roberto già principe di Capoa * . Portò 
egli deijgran regali a papa Alessandro lll^ 
e due proposizioni di gran importanza . 
Era la prima di riunir le due chiese latina 
e greca ^ discordi fra loro da gran tempo. 
L' altra^* che il papa restituisse la corona 
dell' imji©rio romano agli augusti grefti , 
promettendo a questo fine mari e monti ; 
cioè tanto oro ed argento, e tanta copia 
di truppe da ridurre all' ubbidienza l' Italia 

tut- 

* Acerb. Morena Hìst- LaudenS' 

* C/trdin, di AtagQn* in ^ir. Ak)ianixi 111% 



Anno MCLXVI. 5? 

tutta. Troppo difficile affare, e degno di 
gran posatezza parve quest'ultimo al sag- 
gio pontefice ; tuttavia non volendo tra- 
scurar cosa alcuna , inviò coli' ambasciator 
suddetto in Levante il vescovo d' Ostia e 
il cardinale de' santi Giovanni e Paolo, 
principalmente per trattar della concordia ; 
ed anche per iscorgere che fondamento ^i 
potea far de' Greci per 1' altro negozio . 
Più che mai durando la gara tra i Pisani e 
Gexiovesi ^ per cagion della Sardegna , ia 
quest' anno ancora accaddero rappresaglie 
ui varie navi, e fecero i Pisani di molti 
prigioni . Guglielmo marchese di Monferra- 
to , non contento di tante terre e castella 
che r augusto Federigo sottopose alla di 
lui giurisdizione, mosse guerra anch' egli a 
Genova , e loro tolse le castella di Palodi 
e di Ostaggio . Spedì per questo il popolo 
di Genova i suoi inviati all' imperadore Fe- 
derigo, per rappresentargli l'aggravio lor 
fatto dal marchese, e ne riportarono poco 
buone parole. Inoltre davanti ad esso au- 
gusto seguì un' altra fiera altercazione fra 
essi e quei di Pisa . Imperocché era dian- 
zi riuscito ai Genovesi di rendersi tributar] 
in Sardegna i due giudicati d'Arborea e di 
Cagliari , laonde i Pisani investiti di queir 
isola da Federigo , fecero istanza perchè 
fosse interdetto a' Genovesi di mettervi pie- 
de . Reclamarono i Genovesi , pretendendo 

che 

^ Anytal. Pisani * C affari Annjti. Genuens. h IL , 



gS Annali d' Italia 

che la Sardegna appartenesse loro^ dacché 
ne cacciarono il re Musetto , e che V im- 
pejradore non potesse investirne altri senza 
far loro torto . Addussero fra T altre ra- 
gioni che costumavano in segno del lor do- 
minio i Gaetani e Napoletani , ogni qual 
V€)lta nell'andare in Sardegna o per mer- 
catanzia , o per sale^ s'incontravano in le- 
gni genovesi , di mandar loro uno scudo 
pieno di pesci e dtie vasi di vetro pieni 
di pesce, e due barili di vino. Fu rimessa 
ia lite alla curia imperiale , e intanto fu 
ordinato il rilascio de' prigioni genovesi , 
con grande schiamazzo de"" Pisani. Venne a 
morte nel dì 28 di marzo in quest' anno 
nella città di Benevento Oherto arcivescovo 
di Milano e cardinale ^ , e in luogo suo fu 
consecrato^ da papa Alessandro nel di 8 di 
maggio Galdino già arcidiacono della chiesa 
milanese , cardinale anch' esso , che per le 
sue rare virtù meritò poscia d' essere vene- 
rato qual santo. 

Anno di Cristo mclxvii, Indizione xr. 
di Alessandro III^ papa 9. 
di Federigo I^ re 16, imperado- 
re 13. 

V-^elebre e memorando è quest"* anno nell^. 
Storia d' Italia per le strepitose avventure 
che suceederono. Avìsa 1' ìm-peradore Fede- 
ri- 

f jiBa s. Caldini apud Bolland. ad diem i8 a^rit., 



Anno MCLXVIL 59 

rigo mandato avanti con un corpo di trup- 
pe Rinaldo eletto arcivescov© di Colonia e 
arcicancellieie d' Italia , uomo fatto più per 
gr imbrogli secolareschi^ che per maneg- 
giare il pastorale , affinchè riducesse i con-« 
torni di Roma all'ubbidienza delF antipapa 
Pasquale ^ . Tra la forza e i regali ridusse 
Rinaldo a' suoi voleri molte di quelle terre 
e città ; e quelle che fecero resistenza , la 
-pagarono con patire saccheggi ^ incendj ed 
altre calamità figliuole della guerra. Né so- 
lamente fuori di Roma fece egli de'progres- 
si , ma studiossi con gran profusione d'' oro 
di guadagnare in Roma stessa partito. E 
perciocché , come scrive V autor della vita 
di papa Alessandro III , con servirsi di un 
detto degli antichi, Roma , si ìnveniret em- 
torem ^ se venalem jproeberet : non furono 
pochi i Romani che adescati dalla pecunia 
giurarono fedeltà all' antipapa Guido da 
Crema e all' imperadore contra d* ogni per- 
sona. Non mancava il buon papa Alessan- 
dro con paterne ammonizioni di esortar 
tutti alla eorcordia , alla fedeltà e alla di- 
fesa della patria, offerendo ancora il dana- 
ro necessario per questo ; e davano essi buo- 
ne parole , ma camminavano con doppiezza, 
volendo piacere all'una e all'altra parte, 
infedeli nello stesso tempo a tutte e due. 
Intanto l'augusto Federigo nel dì 11 di 

gen- 

" Cardin. de Aragon. in Vita Alexandri UI, P, I. T. HI, 
Herum Italicarum . 



^o Annali d' Italia 

gerìnajo si mosse da Lodi coir imperadricé 
e coir armata alla volta di Roma ^. Arri- 
vò sul Bolognese , dove in vendetta (della 
morte data già al suo ministro Bozzo , die- 
de il guasto al paese sino alle porte della 
città, e ridusse quel popolo a dargli cento 
ostaggi^ che furono mandati sotto buona 
scorta a Parma 5 e a pagare seimila lire di 
moneta di Lucca . Passò dipoi a Imola , 
Faenza, Forlì, e Forlimpopoli^ e in quel- 
le contrade si fermò sino a s. Pietro , esi- 
gendo da que' popoli e dagli altri della Ro^ 
magna grosse contribuzioni di danaro. Non 
si sa il motivo perch' egli facesse quivi sì 
lunga dimora , non accordandosi ciò col 
costume di un principe sì focoso e dili- 
gente . Finalmente sul principio di luglio 
marciò verso la città di Ancona j, e ne in- 
traprese l'assedio. Era questa città in quei 
tempi ubbidiente e suddita a lìlanuello im^ 
;perador de' Greci , e contuttoché gli costas- 
se di molto il mantenere tale acquisto , pu- 
re se ne compiaceva , lusingandosi che po- 
tesse un dì quel picciolo nido riuscire di 
gran vantaggio alle mire non mai interrot- 
te sopra l'Italia. Ora i cittadini sì perchè 
animati dai Grecia, e perchè restava adessi 
libero il mare ^ ne mancavano buone fortifi- 
cazioni alla lor terra , si accinsero con vi- 
gore alla difesa. Fece Federigo fabbricar 

va- 

» Acerbus Morena Hist. Laudens. T.FL Rer- Italie Srye 
Raul Hist. Tom. FI. Rer, Italie. 



Anno MCLXVIL 6t 

Varie macchine di guerra , e succedcrono 
varj conflitti con vicendevoli perdite , usate 
in simili contrasti . 

Intanto dacché fu partito Timperadore daU 
la Lombardia , Arrigo conte di Des lasciato 
governatore in Pavia, perchè verisimilmen- 
ta subodorò i segreti maneggi delle città 
lombarde j, nel mese di marzo dimandò e 
volle cento ostaggi del popolo milanese, 
cinquanta de' quattro borghi ed altrettanti 
de' forensi. Da lì a qualche tempo crescen- 
do i sospetti, ne volle altri dugenlo , che 
tutti mise nelle carceri di Pavia ^ e fece an- 
che istanza di danari. Allora l'infelice po- 
polo milanese giunto ai termini, della di- 
sperazione , al vedersi sì maltrattato ed op- 
presso, diede ascolto a chi proponeva di 
unirsi in lega con altre città , per iscuo- 
tere V insoiFribil giogo tedesco * Fecesi dun- 
que un congresso, a cui intervennero i Cre- 
monesi y Bergamaschi , Mantovani , Brescia- 
ni , e Ferraresi ; e senza dubbio vi si con- 
tò ancora qualche inviato della lega della 
Marca di Verona . Quivi rammentati gli 
aggravj e le crudeltà , che tuttodì pativano 
per l'insaziabilità e indiscretezza de' mini*- 
stri cesarei , determinarono di voler piutto- 
sto morire una volta con onore, se occor- 
resse che di viver con tanta lor vergogna 
e miseria sotto chi si dimenticava d' essere 
lor principe, e principe cristiano . Una lega 
dunque fu stabilita fra loro^ con obbligarsi 
sotto forte giuramento di difendersi 1' un 

pò- 



62 Annali d* Italia 
popolo l'altro, se 1"* impera dorè , o i suoi 
ufiziali volessero da li innanzi recar loro 
ingiuria , o danno senza ragione ^ salva 
tamen imperatorls fidelitate , clausola non- 
dimeno che nulla dovea significare secondo 
i bisogni . Fu specialmente convenuto il 
giorno d'introdurre i dispersi Milanesi nell' 
abbattuta e abbandonata loro città, e di 
star ivi finché quel popolo si fosse messo in 
istato di potervi sussistere da se solo . Era- 
no stati finora i Cremonesi de-maggiori ne- 
mici che avesse Milano , e de' più fedeli che 
potesse vantar Federigo . E' da credere chft 
si movessero a mutar massima dal vedere^ 
e forse anche dal provar eglino il duro trat- 
tamento e l'alterigia de' ministri imperiali 
sulle città lombarde, e temere col tempo 
di una somigliante fortuna. Sicardo che po- 
chi anni dappoi fu vescovo di Cremona , e 
scrisse una Cronica da me in buona parte 
data alla luce ^ , si lagna non poco di que- 
sta risoluzion del suo popolo , perchè a' suoi 
dì i Milanesi divenuti potenti , e dimentichi 
dc'benefizj, angustiavano forte la città di 
Cremona : quasiché in quesf* anno essa città 
avesse fabbricato un martello che dovea poi 
schiacciare il capo a lei . Ma anche i saggi 
provveggono al bisogno d' oggi , come pos- 
sono il meglio , rimettendo poi alla prov- 
videnza di Dio il resto; giacché niuno vi 

è che 

■ V 

» S/card. Cbvon. T.yil. Rer. Itaf. 



Anno MCLXVII. 65 

è che arjivi con sicurezza a leggere .nel 
libro dell'avvenire . 

Erano i Milanesi in una somma coster- 
nazione, perchè veniva minacciata la di- 
struzione de' loro borghi j, e i Pavesi ne la- 
sciavano correre la voce : laonde per quat- 
tro settimane stettero come in agonia tra 
i pianti e le grida ; e chi a Como , e chi a 
Novara^ a Pavia, a Lodi trasportava i suoi 
pochi mobili;, perchè di dì in dì aspettava- 
no l'ultimo eccidio. Quando nel felicissimo 
dì 27 d' aprile comparvero le milizie bre- 
sciane, cremonesi^ bergamasche^ mantova- 
ne e veronesi^ che introdussero quel popolo 
nella desolata città^ con immenso gaudio di 
tutti *. Che menassero tosto le mani per 
alzar terra , e valersi delle reliquie dell' 
antico muro e serrarsi in casa^ ben giusto è 
il crederlo. Rapportata questa nuova all' 
imperador Federigo , benché altamente se 
ne crAiciasse il suo cuore, pure esteriormen- 
te mostrò di non curarsene punto • Ed al- 
lorché i collegati videro la città ridotta in 
istato di competente difesa _, si ritirarono, 
per attendere a guadagnar Lodi * Sussisten- 
do questa città sì attaccata al servigio dell' 
imperadore , niuno di que' popoli si vede- 
va sicuro. Però trattarono di tirarla nella 
lega • e perchè i Lodigiani a niun patto 
volevano staccarsi dal servigio imperiale do- 
po i tanti benefizj ricevuti da Federigo, si^ 

ven- 

* ^^a s. Caldini apud BolUnd. ad diem i8 aprii. 



^4 A *r N A t I d' I T A L I A 

venne alla forza . Fu assediata quella città 
dai Milanesi e dagli altri alleati nel di 17 
di maggio; seguirono varj combattimenti; 
fu dato il guasto al paese, e adoperate tan- 
te minacce, che finalmente s'indusse quel 
popolo, per non poter di meno^ ad entrar 
nella lega , salva imperatoHs fidelitate . 
Passarono i collegati al castello di Trezzo^ 
fortezza di gran polso , perchè cinta di j^n 
muro e di una torre, che non . avea pariin 
Lombardia . Quivi era riposto un gran tesoro 
dell'imperadore, come in luogo di somma si- 
curezza . Tanto nulladimeno lo strinsero e 
batterono colle macchine di guerra , che il 
presidio tedesco^ a ris<;rva del governatore^ 
fu astretto alla resa^ salva la lor vita e li- 
bertà. Messo a sacco quel castello, fu poi 
consegnato alle fi*amme, ed interamente di- 
strutto . Tali notizie le abbiamo da Acerbo 
Morena, autor lodigiano e contemporaneo ^ 
il perchè o non sussiste ciò che scrisse Ra- 
devico all'anno 1159 della distruzione di 
quel castello , oppure conviene immaginare 
che fosse rifatto dipoi. Portato questo spia- 
cevole avviso all'imperadore , ne provò allora 
un immenso dispiacere; ma impegnato nel- 
la guerra contra d'Ancona e di Roma , altro 
per allora non potè fare che legarsela al 
dito. 

Avvenne in questo mentre che il popolo 
romano concepì , o per dir meglio rinnovò 
r odio antico contra quei di Tuscolo e di 
Albano , perchè li vedea inclinati o aderen- 
ti 



Anno MCLXVII. 65 

Il ai Tedeschi:, e renitenti a pagar gli ecces- 
sivi tributi loro imposti ^. Sul fine dunque 
di maggio essi Romani con tutto il loro sfor- 
zo , ancorché si opponesse a tal risoluzione 
il prudentissimo papa Alessandro III^ an- 
idaiono a dare il guasto a tutto il territorio 
tuscolano, con tagliar le biade, gli alberi^. 
e le viti : dopo di che assediarono quella 
città. Rainone padron di Tuscolo non aven- 
do forze da poter resistere^ per necessità 
ricorse air ajuto dell' imperadore che asse- 
diava Ancona. Ordinò egli tosto a Rinaldo 
eletto arcivescovo di Colonia , esistente in 
que** contorni , che con alquante schiere d' ar- 
mati s' affrettasse al soccorso di Tuscolo . 
Così fece egli. Ma se vogliam credere a 
Ottone da s. Biagio * , restò Rinaldo rin- 
serrato ed assediato dai Romani in quella 
città . Ne fu bensì avvisato Federigo , e 
perchè parve eh' egli non se ne mettesse 
gran pensiero j, Cristiano eletto arcivescovo 
di Magonza con Roberto corate di Bassavil- 
la , e con altri baroni, prese l'assunto di 
marciare in ajuto di lui^ con poco più di 
mille cavalieri tedeschi e borgognoni , ma i 
più bravi dell'armata 3 . Allora i Éoitiani 
si misero in punto per dar battaglia , con- 
fidando nella superiorità delle forze, giac- 
ché si tiene che nel campo loro si con- 
Tom. XVI. E tas- 

' Cardin. de Aragon. in Vita Alcxandri UT. Par. I. T.IIL 
Rer. Italie. 

* Otto de s. Biasio in Cbron. 

^ Acerba Morena Hist> Laudens, T. VI» Rer* ItaS- 



ss Annali j/ Itali a 

tasserò tra cavalieri e fanti ben trentamila 
persone armate. Romoaldo salernitano scri- 
ve ^ che i Romani sedotti dalla lor presun- 
zione e superbia, vollero venire alle mani, 
ma senza ordine e cautela alcuna . Si az- 
zuffaron dunq^ue nel dì 30 di maggio coi 
nemici . Sulle prime poco mancò che i Tede- 
schi sopraffatti dal troppo numero degli av- 
vefsarj non piegassero; ma uscito di Tu- 
scolo r arcivescovo Rinaldo co' suoi , e dan* 
do alle spalle ai Romani, così vigorosameir- 
le li caricò , che la lor cavalleria prese la 
fuga , lasiciando alla discrézion de' Tedeschi 
la fanteria. Non erano i Romani d' allora 
come gli antichi loso antenati ; però da li 
innanzi non fa più battaglia , ma solamente 
una fuga e un macello di que'miseri. Ingran- 
discono qui alcuni a dismisura la perdita 
de' Romani , facendola Ottone da s. Biagio 
ascendere a quindicimila tra morti e prigio* 
ni . Lo scrittor della vita di papa Alessandro 
apre anche più la bocca con dire , che appena 
si salvò la terza parte di sì copiosa arma- 
ta , e che dalla battaglia d' Annibale a Canne 
in qua , non era più succeduta strage sì 
grande del popolo romano. Sicardo copiò 
anch'' egli questo beli' epifonema . E l'auto- 
re della cronica reicherspergense arrivò a 
dire che di quarantamila Romani paucissl^ 
ini evaserunt ^ qui nonoccisiy aut captlva-" 
ti Juerint . Più ancora ne disse Gotifre- 

do 

* Romua/ctus SaUrnit. in Chron. T.^IL Rer. ItaU 



Anno Mei:XVir. 67 

do monaco «e' suoi Annali . Giovanni da 
Ceccano nella sua cronica di Fossa nova ne 
fa morti seimila^ e molte altre migliaja di 
rimasti prigioni. Ma perchè suol più spes- 
so avvenire che la fama, e la milajateria 
de' vincitori faccia in casi tali di troppe 
frange al vero, meglio sarà T attenersi qui 
alla relazione di Acerbo Morena, autor di 
questi tempi, che dice d'averlo inteso da 
Romani disappassionati., cioè esservi restati 
morti più di duemila d' essi Romani , e 
più di tremila fatti prigioni, che legati fu- 
rono condotti alle carceri di Viterbo . U 
Anonimo casinense scrive di mille cinque- 
cento uccisi , e di mille, e settecento pri- 
gioni . Meno ancora dice il continuatore de- 
gli Annali genovesi di CafFaro. 

Non potè contener le lagrime all'avviso 
di Si funesto successo il buon papa Ales- 
sandro. Tuttavia senza avvilirsi attese a 
premunir la città di Roma, e a procurar 
degli ajuti dal di fuori . Mosse la regina di 
Sicilia e il figliuolo GugUdmo II a spedir 
le loro truppe 5 che giunte nella campagna 
di Roma si diedero ad assediare un forte ca-*- 
stello presidiato da'* Tedeschi . Secondo Acer- 
bo Morena pare che il giovinetto re venis- 
se in persona a tale impresa^ ma non è 
cosa sì facile da credere . Ora V avviso del- 
la vittoria riportata dalle sue genti sotto 
TusGolo, Ria più_ questa mossa dell' ai'mi 
siciliane, furono, i motivi che indussero^ 
Federigo a dismettere l'assedio d'Ancona^ 

E 2 fine 



68 Annali d' Italia 
fine di trasferirsi verso Roma. Per mante- 
ner nondimeno il decoro ^ ed acciocché noit 
paresse che la ritirata venisse da paura ^ 
ammise dopo quasi tre settimane d' assedio 
ad un trattato d'' accordo gli Anconitani , i 
quali s' obbligarono di pagargli una gran 
somma di danaro , e per sicurezza del pa- 
gamento gli diedero quindici ostaggi . S' in- 
gannò Ottone da s. Biagio con altri, al- 
lorché scrisse che Ancona si rendè alTim- 
peradore. L' impazienza di Federigo era 
grande, né volendo aspettare i lenti passi 
della fanteria, presa seco la cavalleria e 
r augusta sua moglie , a gran giornate 
marciò verso la Puglia. Alla nuova che si 
accostava 1* imperadore^ e sulla credenza 
che con tutta Tarmata egli venisse, si riti- 
rarono ben prestamente dall' assedio del sud- 
detto castello le soldatesche del re di Sici- 
lia . Con tal fretta marciò Federigo _, che 
Raggiunse i fuggitivi al passo di un fiume, 
dove molti ne fece prigioni . Assediò e vinse 
un castello tolto dal re Guglielmo a Rober- 
to conte di Bassavilla , con restituirlo poi 
ad esso conte . Arrivò sino al Tronto , 
mettendo a sacco e fuoco tutte quelle con- 
trade. Sua intenzione pareva di passar pia 
oltre, masi vigorose furono le istanze dell' 
antipapa Pasquale dimorante in Viterbo, per 
tirarlo a Roma ^ sì in virtù delle promesse 
a lui fattfe , come anche per la speranza di 
cacciarne papa Alessandro , che Federigo 
con tutto r esercito si mosse a quella vol*^ 

ta 



Anno MCLXVII. % 

ta, e nel Ai 24 di luglio giunse a mettere 
il campo nel monte del Gaudio, appellato 
Monte Malo dallo scrittore della vita di pa- 
pa Alessandro 5 che racconta il diluì arri- 
vo colà XIV kalendas augusti . Nulla più 
sospirava egli che d'impadronirsi della ba- 
silica vaticana ^ né tardò a superar la cor- 
tina e il portico di s. Pietro , con ispo- 
gliare e dar alle fiamme tutte quelle case . 
Ma nella vaticana non potè egli entrare ; 
perchè fortificata e ben difesa dalla mas- 
nada di s. Pietro, cioè dai soldati raccolti 
da' beni patrimoniali della Chiesa romana . 
Diedero i Tedeschi varie battaglie al sacro 
luogo per una continua settimana , sempre 
inutilmente , finché riuscì loro di potere 
attaccar fuoco alla chiesa di santa Maria 
del Lavorierc , ossia della Torre . Essendo 
questa contigua a s. Pietro _, poco mancò 
che le fiamme non penetrassero anche nel- 
la basilica. Mise nondimeno quell'incendio 
tal paura ne' difensori^ massimamente veg- 
gendo essi di non potere sperar soccorso 
alcuno dalla città , che dimandarono di car 
pitolare . Fu loro accordato di potersene 
andar salvi colle persone ; e così s. Pietro 
venne in potere di Federigo . Però nella 
seguente domenica arrivò 1' antipapa Pas- 
quale a cantar messa in quella chiesa, nel-? 
la quale occasione coronò Timperadore con 
un cerchio d'oro, insegna del patriziato. 
Fin dall'anno 1 155, siccome abbiam veduto, 
jiveva egli ricevuta la corona imperiale dal- 

E 3 le 



^o Annali d'Italia 
le mani di papa Adriano IV. Tuttavia voi* 
le ( Acerbo Morena, che v' era presente, 
ce ne assicura ) il piacere di riceverla di 
nuovo d^ quelle del suo idolo ; funzione 
fatta nel martedì seguente ^ festa di s. Pie- 
tro in vincola . Fu coronata anche V augu- 
sta Beatrice ; anzi che a lei sola fosse im- 
posta r imperiai corona , lo scrive 1' autor 
della cronica reicherspergense ^ , parendo- 
gii molto strano che il già coronato im- 
peradore si facesse coronar di nuovo . Al- 
trettanto ha Gotifredo monaco di s. Panta- 
leone ne' suoi Annali =*. Ciò fatto, si stu- 
diò Timperador Federigo di guadagnare i 
grandi e il popolo di Koma ^_, e siccome 
accortissimo principe propose che se dava 
lor r animo di fare che il pontefice Ales- 
sandro rinunziasse al papato , astrignereb- 
be anch' egli il suo papa Pasquale ad imi- 
tarlo : con che si verrebbe poi all' elezione 
d'un terzo , ed egli darebbe la pace a tut- 
ti, senza più intritarsi nell'elezion de' pon- 
tefici . Esibiva eziandio di rilasciar tutti i 
pfigioni. Parve questo un bel partito ai 
più de' Romani , i quali giunsero fino a 
dire che il papa era tenuto ad accommo- 
darvisi, e a far anche di più per riscattare 
e salvare tante sue pecorelle, e comincia- 
^rono a tempestar su questo. Ma Alessan- 
dro 

' Chronic- Reicherspergens. 
* Godefridus Monach. in Annal. 

? Cardinal, eie Aragon. in f^ita Alexandriill. JP- 7. T'Ilt» 
Jlerum Italicarum. 



Anno MCLXVII. 71 

cIro y dacché si accorse dei segreti maneg- 
gi del popolo co' suoi nemici , dal palazzo 
lateranense s' era ritiratoi nelle forti case 
de' Frangipani 5 e poscia presso il colisseo , 
con ispedir quivi le cause spettanti alili 
Chiesa e allo Stato. Intanto il giovane re 
Guglielmo giuntagli la notizia di quanto 
passava in Roma , mosso dal suo zelo per 
la salute del papa , spedì due ben correda- 
te galee con gente , e danaro assai , ed or- 
dine di condurre' in salvo il pontefice . Ven- 
nero su pel Tevere le due galee _, e fatto 
sapere T arrivo loro ad Ottone Frangipane, 
furono introdotti all'udienza del papa i so- 
praccomiti . Sommamente obbligato si pro- 
testò Alessandro HI all' amorevol pensiero 
del re siciliano; prese il danaro inviato; 
e credendo per allora non necessaria la sua 
partenza, rimandò le galee indietro con due 
cardinali , per trattar de' presenti affari col- 
la corte di Sicilia . Poscia distribuì buona 
parte di quel danaro ai Frangipani , e ai 
figliuoli di Pier Leone , per maggiormente 
animarli a star seco uniti ; e il resto V in- 
viò ai custodi delle porte. Ma in fine si 
lasciarono piegare gì' incostanti Romani dal- 
le lusinghevoli proposizioni di Federigo^ e 
volendo pur iodurre il papa ad acconsenti- 
re , questi accompagnato da alcuni de' car- 
dinali _, e travestito^, segretamente uscì di 
Roma, e passando per Terracina, arrivò 
a Gaeta , dove ripigliò gli abiti pontifica- 
li . Di là poi si trasferì a Benevento, do- 

£ 4 ve 



22 Annali d'Italia 
ve fu con grande onore accolto da quel pò-* 
polo. 

Eransi interamente dati i Pisani ai servi- 
gi dell' imperadore Federigo ^, verisimil- 
mente per que'gran doni e vantaggi che a 
guisa dei già conceduti a' Genovesi _, dovet- 
te compartire anche a quest' altro popolo 
con un pezzo di pergamena, per l'ansietà 
di portare in breve la guerra non solo con- 
tra de' Romani, ma anche in Puglia^ Ca- 
labria e Sicilia^ al qual fine abbisognava 
della loro flotta . Aveano essi Pisani giara- 
ta ubbidienza all' antipapa Pasquale . E per- 
chè Villano loro arcivescovo non volle ac-^ 
consentire a sì fatta abominazione del san- 
tuario , fu costretto a fuggirsene e a riti- 
rarsi neir isola della Gorgona ; e in luogo 
suo fu intruso in quella chiesa Benincasa 
canonico sul fine di marzo. Aveano anemie 
prestato ajuto a Rinaldo arcivescovo di Co« 
Ionia , per prendere Civitavecchia primachè 
egli passasse a Tuscolo, ossia Tuscolano* 
Ora Federigo^ benché trattasse di ridurre 
i Romani a' suoi voleri colle buone j non 
lasciò per questo di prepararsi per adoperar 
la forza, se il bisogno lo portava . A que- 
sto fine richiese d' ajuto i Pisani, che gli 
spedirono dodici galee ben armate con due 
de' loro consoli; e queste dipoi entrate pel 
Tevere, e salite sino al ponte, infestavano 
non poco le ville de' Romani , ed impedì* 
X va- 

' Jnnal. Pisani T. PI. Rer, Itaf. 



A j^ N o MCLXVII. 73 

vano ogni soccorso per quel fiume . Il po- 
polo romano adunque per la maggior pur- 
te , tanto per ischivar gli ulteriori danni m 
pericoli, quanto perchè Federigo confermò 
il senato romano , ed accordò a quel popo- 
lo di molte esenzioni per tutti i suoi Stati , 
condiscese a quanto egli bramava, con pro- 
mettere fra le altre cose , che justitias 
suas (cioè dell' imperadore ) tara intra iir- 
hem , quam extra urhem juvabunt cum re^ 
tinere , e che tcrrebbono per papa V an- 
tipapa Pasquale , se pure s'ha in ciò da 
credere al continuator del Morena ; percioc- 
ché da una lettera di Giovanni sarisberien- 
se fra quelle di san Tommaso cantuariense 
si raccoglie che i Romani stettero saldi 
neir ubbidienza di papa Alessandro IH,, né 
di Pasquale si parla nel giuramento de' Ro- 
mani rapportato nella sua cronica da Goti- 
fredo monaco di san Pantaleone presso il 
Freero. i Frangipani nondimeno, e la ca- 
sa di Pier Leone con altri nobili non 
consentirono a quesso accordo . Mandò po- 
scia Federigo a ricevere il giuramento di 
fedeltà da' Romani varj suoi deputati , fra' 
quali uno fu Acerbo Morena continuatore 
della storia di Ottone suo padre, uomo dab- 
bene, ed incorrotto e diverso da tanti al- 
tri dell'armata imperiale, che viveano di 
sole rapine . Intanto venne Dio a visitare 
i peccati e l'alterigia dell' imperadere Fede- 
rigo , principe' che nulla meno meditava che 
di mettere in cateqe l'Italia tutta, e per 

pò- 



74 Annali d' Italia 

politica andava;fomentandoii) deplorabile sci- 
sma della Chiesa di Dio. Un'improvvisa epi- 
demia cagionata dall'aria di Roma, mici- 
diale anche allora in tempo di state , se pur 
non fu una vera pestilenza^ assalì intanto 
l'esercito di Federigo, e cominciò a mie- 
terne lecentinaja ogni giorno» La mattina 
erano sani^ non arrivava la sera che si tro- 
vavano morti, di modo che si penava a 
seppellir tanta gente ^. Né già sulla sola 
plebe de' soldati si stese questo flagello, 
comunemente attribuito alla visibil mano 
di Dio, ma ancora ai principi e signori 
più grandi d'essa armata. Vi perirono Ri-* 
naldo eletto arcivescovo di Colonia . Fede- 
rigo duca di Suevia , ossia di Roteraburgo , 
iìgliuolo del già re Corrado e cugino ger- 
mano dell'^imperadore, i vescovi di Liegi, 
di Spira, di Katisbona , di Verden e d'al- 
tre città , con assaissimi altri principi e 
nobili , fra' quali specialmente è da notare 
il duca Guelfo jnniore , la cui morte fu 
compianta anche dagl'Italiani , perchè la dì 
lui perdita fu cagione che si seccasse in 
lui questa linea di estensi-guelfi, e che il 
duca Guelfo suo padre rinunziasse dipoi 
air imperatore tutti i suoi Stati in Italia; 
del che ho assai favellato altrove * . Per 
questa fiera mortalità di gente anche il sud- 

det- 



' Continuator Acerbi Morente T. 1^1. Rer. Jtal. Otto de 
JSlasio ' Godefrid. Monachus ap%d Freherum . 
2 jìntichitÀ -Estensi P. I. e. Si. 



Anno MCLXVIÌ. 57 

detto Acerbo Morena istorico , nel tornare 
a casa portando seco il malore, nel dì 19 
di Ottobre mancò di vita ne"* borghi di 
Siera , come s' ha dal suo Continuatore . 

Atterrito da così tragico avvenimento 1* 
imperador Federigo^ frettolosamente decam- 
pò col resto dell' armata , e per la Tosca- 
na venuto a Pisa e a Lucca, continuò il 
viaggio alla volta di Lombardia, Ma nel 
voler valicare V Apennino trovò il popolo 
di Pontremoli ed altri Lombardi , che gli 
vietarono per quelle montagne il passo ' . 
Se non era Obizzo marchese di Malaspina 
che r affidò per le sue terre della Lunigia- 
na, e gli diede il passaggio , si sarebbe tro- 
vato in pericolose angustie . Gran parte 
nondimeno del suo equipaggio si perde per 
istrada. Verso la metà di settembre , e non 
già di dicembre , come per error de' copisti 
si legge presso Sire Raul, arrivò egli a Pa- 
via con avere perduto e ne* contorni di Ro- 
ma, e nel viaggio per le malattie suddette, 
oltr€ a gran copia di soldati ^ più di due- 
, mila nobili tra vescovi , duchi , marchesi , 
conti, vassalli e scudieri. Quivi nel dì 2t 
d' esso mese di quest'anno , e non già del 
1168, come ha il testo del continuatore del 
Morena , mise al bando dell' imperio tutte 
le città congiurate di Lombardia, riserban- 
do solamente Lodi e Cremona^ senza che 



s'in- 



' Cardsn. d§ Aragon. in ^ha Alexandri HI. P. I. T. lU- 
Rer. Ital. Continuai /Icerbi Morena . 



2» Annali d'Italia 

«i* intenda il perchè di quest' ultima , e git- 
tò in aria il guanto in segno di sfida . In 
vece de' Cremonesi sospetto io, che il con- 
tinuatore di Acerbo Morena eccettuasse i 
Comaschi y perchè questi contiuarono a te- 
nere il partito di Federigo. Il qual, poscia 
più fiero che mai;, coi Pavesi y Novaresi , 
Vercellesi , e co' marchesi Guglielmo di Mon- 
ferrato ed Obizzo Malaspina , e col conte 
di Biandrate cavalcò contro le terre dei 
Milanesi , con devastar Rosate^ Abbiagras- 
30 5 Mazzenta,, Corbetta ed altri luoghi. 
Accorsero allora a Milano i Lodigiani , i 
Bergamaschi , e i Bresciani che erano in 
Lodi, e i Parmigiani e Cremonesi che si 
trovavano in guardia di Piacenza. Tornos- 
sene per questa mossa Federigo a Pavia ; 
ma senza perdere fiato si voltò contra dei 
Piacentini, alle terre de' quali fece quanto 
male potè . Ingrossatisi per questo a Piacen- 
za i collegati^ erano per affrontarsi con lui, 
s* egli non si fosse prestamente ritirato a 
Pavia. Abbiamo nondimeno da una lettera 
di Giovanni sarisberiense che seguì fra loro 
qualche baruffa colla peggio di Federigo^ il 
quale in fugam versus est ^ come si può 
vedere fra le lettere di san Tommaso can» 
tuariense . Né già sussiste , come scrive 
il Sigonio , che Federigo andasse sotto Ber-? 
gamo e ne bruciasse i borghi . Tante for- 
ze egli non aveva . Venuto poscia il ver- 
no , si quetò il rumore dell* armi in Lorp- 
feardia . 

Du- 



Anno MCLXVII. ft 

Durò anche nel presente anno la rabbio* 
sa guerra fra i Pisani e i Genovesi ^, per- 
segitandosi i loro legni per mare a tutto 
potere. Furono fatti progetti di pace, e 
rimessele differenze in dieci per parte 3 ma 
senza che animi tanto alterati potessero puni- 
to accordarsi. Intanto il regno di Sicilia era 
agitato dalle gare di^que' baroni e da vag- 
lie fazioni * die tutte cercavno di; supe- 
riorizzare durante la minorità del re Gu^ 
glielniQ II . Le città di Messina e di Paler- 
mo tumultuarono , e^xontribuì ad accende- 
re quel fuoco Gio'vannt cardìnaZe napoleta- 
no , uomo sol fatto vper ismugnere danaro; 
e per gli suoi yiij biasimato dal Baronie. 
Queste dissensiani minutamente descritte 
si leggono nelle- istorie di Ugone Falcan- 
do e di Komoaldo salernitano * Mi dis- 
penso io dal riferirle per amore della bre- 
vità . Si trasferì in quest' anno a Venezia 
in abito da pellegrino , e di là venne a 
Milano il novello arcivescovo di quella cit- 
tà Galdino 3 nel dì 5 di settembre ^ con 
infinita consolazion del suo popolo . Por- 
tò egli seco il titolo e l'autorità dilegg- 
io apostolico : il che servi a maggior* 
mente corroborare ed accrescere la lega del- 
le città lombarde contra di Federigo. Infat- 
ti 

* Caffari Annal. Genuens. /. i. T. VI. Rer. Ital. 

* Romuald. Salernit. in Chronic T. FU. Rer. Ital. Hugo 
Falcan4us Histor. Siciil. 

^ Continuator Acerbi Morena T.i^I. Rer. hai. Aéì, s. Gal- 
dirti apud Bollandist- ad diem l8 aprii. 



-^8 Annali d'Italia 

ti ho io pubblicato i patti d'essa lega, sta- 
biliti nel di primo di dicembre ^;, obbligan- 
dosi cadauno di difendere civitatem Vene- 
tiarum^ Veronam & castrum & snbiirbia , 
Vicentiam ■, Paduam y Trivishun , Ferra- 
riarriy Brixiam^ Bergamum^ Cremonam^ Me- 
dlolanum y Laudum^ Placentiam^ Parmam ^ 
Mantuam , Mutinam , Bononlam , &c, con 
yarj patti, il più considerabile )de' qua- 
li è l'obbligarsi alla difesa ed oiFesa con- 
tra omntm hominem^ quicumque noòiscinn 
facerc -Kmluerlt guermmautmalum^ cantra 
quod velit nos -plus facers ^, qjiara fecimiis 
a tempore Henricl registtssijueadintroitinii 
ìmperatoris Frlderici. Soìio nome di Ar- 
rigo porto io opinione che .si debba intcn- 
tendere Arrigo quarto fra i re, teizo fra 
gr imperadori , perchè sotto di lui vo cre- 
dendo incominciata la libertà di molte cit- 
tà di Lombaidia, che andò poi crescendo 
£nchè arrivò alla sua pienezza; e questa 
abbiamo dipoi veduta come annichilata dai 
terrore e dalla fortuna dell' imperador Fe- 
derigo . 



An- 

^ Anti^uit. Ital. Bùsert A^^ 



Anno MCLXVIIL 79 

Anno di Cristo mclxviii. Indizione i\ 
di Alessandro III , papa io, 
di Federigo I, re 17, irtiperado- 
re 14. 

jr\bbiamo dal continuatore di Acerbo Mo- 
rena che r augusto Federigo quasi per tut- 
to il verno delF atino presente andò giran- 
do con dimorare ora nelle parti di Pavia , 
pra in quelle di Novara^ ora di Vercelli ^ 
del Monferrato e d'Asti . Ma veggendo sena* 
prepiù declinare i suoi affari , e trovane 
dosi conile chiuso in Pavia , e sempre in 
sospetto che ji pochi rimasti a lui fedeli 
il tradissero : un dì di marzo alP improv* 
viso segretamente si partì , 6* in Alaman- 
niam per t^ram comiùs Uberti de Savo^ 
gia^ filli quondam comitis Amadei , qui & 
Comes dicitur de Morienna ^ iter arrijpuit: 
così si legge negli antichi manuscritti . 
Questo Uberto^ chiamato dal Guichenone 
Umberto y è uno de' progenitori della real 
casa di Savoja ; e quantunque ritenesse il 
nome di conte di Morlenna , pure in varj 
strumenti ha il titolo ancora di marchese ; 
e di qui parimente si scorge eh' egli era 
pritìcipe di molta potenza, e che per an- 
dare in Borgogna si passava per li di lui 
Stati. Fra le lettere di s. Tommaso arci- 
vescovo di Gantuaria ^^ una se ne legge di 

Gio- , 

' S. Thomas Cantuaviensis /.a, ep'66, cdit. Lupi ^ 



8o Annali d* I t a l i a 

Giovanni sarisberiense , riferita anche dal 
cardinal Baronie ^ , dalla quale si ricavar 
no varie, particolarità . Cioè che Federigo 
non vedendosi sicuro in Pavia per aver 
fatto cavar gli occhj ad un nobile di quel- 
la città 5 e sapendo che già i Loinbai'di 
mettevano ittsieme un'armata di ventimila 
soldati : lasciati in Biandrate trenta degli 
ostaggi lombardi , passò nel Monferrato , 
dove , per la fidanza che aveva in Guglid- 
7710 marchese di quella contrada , per le di 
lui castella distribuì gli altri ostaggi . Po- 
scia andò qua e là sempre di s®spetto^ non 
osando di pernottare più di due, otre gior- 
ni nel medesimo luogo. Frattanto il mar- 
chese trattò cum cognato suo comite mau- 
riensi ( leggo mauriennensi ) . ut impera-- 
torem permitteret e greci i , promiftens einon 
modo resti tutionem ablatorum , sed montes 
aureos y & cum Jionore & gloria imperii 
gratiam sempiternam . Poscia raccolti gli 
ostaggi , e accompagnato da soli trenta 
nomini a cavallo^ andò sino a santo Am- 
brosio fra Torino e Susa, e la mattina 
per tempo rimessosi in viaggio , quando 
fu .presso a Susa barbaramente fece impic- 
care uno degli ostaggi, nobile bresciano , 
incolpandolo d' aver maneggiata V unione; 
dell' esercito che il cacciava dall' Italia . 
Sire Raul * scrive che Federigo nono die 

mar- 

' Ekaron- in Annales EccleS' 

» Sir€ Raul' in Hist. T. VI, R^r. Itai> 




Anno MCLXVIII. 8i 

marta suspendlt Z'dium de Fraudo obsidem 
de Brixia juxta Sauricam ( forse era scrit- 
to Secusiam ) y dolore & furore repletus y 
quod Mediolanenses , Brlxienses , Lauden- 
sesy Novarlenses y & Vercellenses ob seder ani 
Blandrate y & inde ahiit in Alamanniam . 
j^ggiugne che arrivato Susa cogli , alt^i 
ostaggi , i cittadini presero V armi e gli 
tolsero questi ostaggi ^ mostrando paura di 
essere rovinati dai Lombardi , se lasciava- 
no condurre per casa loro fuori d' Italia 
que' nobili y massimamente dopo aver egli 
tolto poco fa di vita un d' essi , uomo po- 
tente e generoso, con tanta crudeltà. Ac- 
cortosi Federigo del mal tempo che correva 
per quelle parti , anzi se è vero ciò che 
ha Ottone da s. Biagio ^ y avvertito dal 
5U0 albergatore che que"* cittadini medita- 
vano d' ucciderlo , avendo lasciato nel let- 
to suo un Artmanno da Sibeneich che il 
rassomigliava , travestitosi da famiglio , e 
con altri cinque suoi famigli mostrando di 
andare innanzi a preparar V alloggio per 
un gran signore suo padrone , continuò il 
viaggio per istrade alpestri e dirupate fin- 
ché giunse in Borgogna, dove di gravi mi- 
nacce fece a que' popoli y e dipoi passò 
in Germania , con trovar ivi non poche tur- 
bolenze e molti che 1' odiavano. Sarebbe 
da desiderare che le antiche storie ci aves- 
sero lasciate notizie più copiose della real 
Tom. XVI. f ca- 

' Otto de s. Biasio in Chron* 



82 Annali d'Italia 
casa di Savoja^ perciocché non bastano le 
moderne a darci de' sicuri e sufficienti Iti- 
mi . Ab^biam veduto all' anno 1 155 che Fe- 
derigo probabilmente avea tolto degli Stati 
anche ad Umberto conte di Morienna^ ma 
quali non sappiamo . Nella lettera suddet- 
ta de^ Sarisberiense è scritto che Federigo 
prometteva ad esso conte restitutionem 
ablatorum , ma quali Stati fossero a lui tol- 
ti^ non apparisce^. Il Guichenon ^^, che di- 
menticò di parlare all'anno presente di que- 
sto passaggio di Federigo per laSavoja, 6 
dell'avvenimento di Susa^, scrive chòFede- 
rigo irritato contra d' esso Umberto pel 
suo attaccamento a papa Alessandro III , 
diede in feudo ai vescovi di^Torino , di 
Morienna , di Tarantasia, di Genova, ec. 
quelle città . Veggasi ancora V Ughelli * che 
rapporta un diploma d'esso Federigo in fa- 
vore del vescovo di Torino , e le liti poì^ 
sopravvenute . Quel che è certo , brutta 
scena fu quella dell' uscita di Federigo fuo- 
ri d'Italia. Federigo imperadore, dico, al 
cui cenno dianzi tremavano tutte le città 
italiane , e che già per decisione dei va- 
nissimi dottori di que' tempi era statò di- 
chiarato j/adron del mondo^ si vide in fi- 
ne ridotto a fuggirsene vergognosamente 
d' Italia sotto un abito di vii famiglio con- 
tra imperatoriam dignitatem ^ come dice 

Go- 

' Guichtnon Histoire de lit Mais- de Savoyv T. I. 

* Ughell, Ital. Sj(r. T, If^, in Archi epi se. Taurinens, 



Anno MCLXVIIL 8^ 

do monaco ^ , tardi conoscendo ci 
più colla clemenza e mansuetudine, che 
colla crudeltà ed alterigia, si suol far gua-1 
dagno ; e che per voler troppo, bene spes- 
so tutto si perde. 

Dopo wn vigoroso assedio cadde in po- 
tere de' collegati lombardi la terra di Bian- 
drate. Furono ricuperati gli ostaggi quivi 
detenuti^ e tagliati a pezzi quasi tutti i 
Tedeschi che v' erano di guarnigione ^ . 
Dieci d'essi nobilissimi e ricchissimi venne- 
ro consegnati alla moglie del nobile bre^ 
sciano fatto impiccare da Federigo, accioc- 
ché ne facesse vendetta, o ne ricavasse un 
grosso riscatto. In quest'anno^ nel giove- 
di santo, cioè a dì 28 di marzo, per le 
istanze di Caldino arcivescovo di Milano, e 
per paura di mali maggiori, il popolo di 
Lodi abiurò l'antipapa Pasquale, e ridotto- 
si all'ubbidienza di Alessandro papa , elesse 
per suo vescovo Alberto proposto della chie- 
sa di Lodi. Intanto cresciuti gli anioM dei 
popoli collegati della Lombardia per la fu- 
ga dell' imperador Federigo , si accinsero 
questi alla guerra contra de' Pavesi, e del 
marchese di Monferrato, che soli in quelle 
parti restavano più che mai attaccati al 
partito d' esso augusto. Per maggiormente 
angustiare P^via , venne loro in capo un 

F 2 gran- 

' Godefridus Monachus in Chron, 
* Johann. Sarisbeviemis in Efist: 
^ Continuatot Acerbi ^oeme , 



Él[ AxNTNALI d'I TAXI A 

grandioso pensiero ^ cioè quello di fabbricai^ 
di pianta una nuova città ai confini del Pa- 
vese e del Monferrato. Però i Milanesi,, 
Cremonesi^ e Piacentini nel dì j^rimo di 
maggio ^ unitamente si portarono fra Asti 
e Pavia in una bella e feconda' pianura, 
circondata da tre fiumi , e quivi piantare-^ 
no le fondamenta della nuova città , obbli- 
gando gli abitatovi di sette terre di quelle 
parti, e fra V altre Gamondio^ Marengo^ 
Roveredo, Solerà, ed Ovilia a portarsi ad 
abitare colà. Poscia in onore di papa Ales- 
sandro III , e dispregio di Federigo , le 
posero il nome d' Alessandria . Perchè la 
fretta era grande , e mancavano i materia- 
li al bisogno , furono i tetti di quelle case 
per la maggior parte coperti di paglia : dal 
che venne che i Pavesi ed altri emuli co-* 
minciarono a chiam.arla Alessandria dalla 
Paglia; nome che dura tuttavia. Ottone da 
s. Biagio * mette sotto Tanno 1170 l'ori- 
gine di questa eittà^ forse perchè non nò 
dovette sì presto prendere la forma. Ma 
è scorretta in questi tempi là di lui Cro- 
nologia . Il continuatore di Caffaro ^ an- 
ch'* egli ne parla alF anno presente . Lo stes- 
so abbiam da Sicardo e da altri autori. 
Certo nondimeno è che di buoni bastioni 6 
profonde fosse fu cinta quella nascente cit- 
tà , 

' Carditi, de j^ragon. in Vita AlexMtidri IIL P. J, 
Jierum Jtalicarum . 

* Otto de s- Biasio in Chron. 

3 daffari Annal. Genuini. T. TJ. Rer> Ital^ 





Anno MCLXVIII. 85 

tà , ed essere stato tale il concorso dcUa 
gente a piantarvi casa , che da lì a non 
molto arrivò essa a metter insieme quin- 
dicimila persone , parte di cavalleria e par- 
te di fanteria, atte all'armi e bellicose. 
E neir anno seguente i consoli della mede- 
sima città , portatisi a Benevento^ la mi- 
sero sotto il dominio e protezione de' ro^ 
mani pontefici , con obbligarsi a pagar loro 
un annuo censo, o tributo. Tutto ciò fu di 
somma gloria a papa Alessandro . Attacca- 
to iinquì era stato Ohlzzo marchese Ma- 
laspina y potente signore in Lunigiana , ecj 
anche possessore di varj Stati in Lombar- 
dia^ al partito di Federigo . Ma dacché egli 
vide tracollati i di Ivi affari, non fu pigro 
ad unirsi colla lega lombarda contra di 
lui . Egli fu che coi Parmigiani e Pia- 
centini nel di 12 di marzo, secondo Sire 
Raul ^j introdusse il disperso popolo di 
Tortona nella desolata loro città ^ la quale 
perciò tornò a risorgere . Andò intanto 
crescendo la lega delle città lombarde , en-^ 
trandovi or questa or quella, chi per ricu- 
perare la perduta libertà ed autorità^, e 
chi per non esservi astretta dalla forza e 
potenza dell' altre. Il suddetto Sire Raul 
nomina le città confederate con quella di 
Milano, cioè le città della Marca, capo 
d^esse Verona^, Brescia :, Mantova , Berga-^ 
3710 _s Lodij Novara y Vercelli j Piaceri'za ^ 

F 3 Par^ 

^ Sire Haul Hisu T. FJ. Hey^ h^I, 



ss Annali d* Italia 

Farma^ Reggio ^ Modella ^ Bologna j « Fer* 
rara . Confessa il Continuatore diCafFaro ^ , 
che anche i Genovesi furono invitati ad 
entrare in questa lega, ed eziandio spe- 
dirono i lor deputati per trattarne , ma 
senza che tal negoziato avesse effetto. 

Ho io dato alla luce * l'atto della con- 
cordia seguita nel dì 5 di maggio dell' an- 
no presente fra il suddetto marchese Obiz- 
20 e i consoli di Cremona^ Milano^ Vero^ 
na^ Padova y Mantova^ Parma ^ Piacenza ^ 
Brescia^ Bergamo , Lodi ^ Como ( degno è 
di osservazione ^ che ancora i consoli co- 
maschi aveano abbracciata la lega ) Nova* 
ra , Vercelli y Asti ^ Tortona, Alessandria 
nuova città, e Bologna. Leggonsi ivi i 
patti stabiliti fra loro e i nomi de' deputati 
di cadauna città. Fu guerra in quest'anno 
fra i Pisani e Lucchesi ^ . Erano gli ultimi 
collegati coi Genovesi , e secondo il concer- 
to fatto con essi, versola metà di maggio 
andarono ad assediare il castello di Ascia- 
no , e dategli varie battaglie se ne impa/ 
dronirono. Accorsero i Pisani, ma non a 
tempo , e venuti ad un combattimento eb- 
bero la peggio, con restarvi molti di loro 
prigioni, i quali furono mandati dai Luc- 
chesi nelle carceri di Genova : il che venne 
creduto cosa infame , e degna dell' odio di 

tut- 



Continuat. Caff. Annnl. Genuem ^_ L^. T. i^I' Rer. lt»I% 
Antiquit. Ital. Dissertai. 48. 
Annal. Pisani T. FI. Rer. ItaU 



J 



Anno MCLXVIII. 87 
tutti ^. Gr impetrarono i Genovesi, per po- 
tere col cambio riavere altri loro prigio- 
ni detenuti in Pisa . Continuò tuttavia la 
guerra fra i Pisani e Genovesi, e contut- 
toché molto si adoperasse Villano arcive- 
scovo di Pisa^ che era tornato al possesso 
della sua chiesa , per metter pace fra que- 
ste due sì accanite città , pure non gli ven- 
ne fatto : tanto predominava in cuor di quei 
popoli r ambizione d' essere soli in mare , 
e soli nel commercio e guadagno . Aveano 
finquì i predetti Genovesi tenuto come se- 
questrato nelle loro città il vanerello redi 
Sardegna Barisone , sperando eh' egli arri- 
vasse pure a soddisfar pel danaro sborsato 
a conto di lui . Ma un soldo mai non si 
■vide. Il perchè i Genovesi si contentarono 
di condurlo in Sardegna , dove diede spe- 
ranza di pagare . Andarono , e fecero rac- 
colta di danaro ; ma perchè molto vi man- 
co a soddisfare i debiti contratti , ricondus- 
sero a Genova quel fantasma di re . In 
questi tempi i Romani mossero guerra al 
popolo d'Albano *, perchè era stato in fa- 
vore di Federigo contra di loro , e tanto 
fecero che distrussero da' fondamenti quella 
città , ancorché fosse in quelle parti Cri- 
stiano eletto arcivescovo di Magonza, man- 
datovi da Federigo , per sostenervi il suo 
partito. Rodeva i Romani un pari , anzi 

F 4 mag- 

^ Caffari Annal. Genuens. ìih.i. 

^ Carditi, de Ara^en. in fita AUxandri JII. P. i. T. Uh 
fierum Italie. 



8B A N IvT A L I d' I T A L r A 

maggior desiderio di vendicarsi de*Tusec 
lani^, per càgion de' quali aveano patita sì 
fiera rotta nell'anno precedente^ e recaro- 
no loro anche gran danno; ma non consen- 
tendo la chiesa ai loro sforzi, desisterono 
per allora da tale impresa. Tornò pari- 
mente in questo anno Martuello Comneno 
imperador de' Greci ad inviare ambasciatori 
a Benevento, dove era il pontefice Alessan- 
dro; e siccome ben informato delle rotture 
che passavano fra esso papa e Federigo, si 
figurò facile di poter ora ottenere il suo in- 
tento 'y cioè di far privare della corona Fe- 
derigo , e che questa fosse poi conferita a 
lui e a' suoi successori . Per ismuovere la 
corte pontificia , venne cogli ambasciatori 
un' immensa cfuantità d'oro. Bla Alessan- 
dro^ poi;itefice de' più prudenti che s'abbia 
avuto la Chiesa di Dio , ringraziò forte il 
greco augusto per la sua buona volontà è 
divozione y ma per conto della corona im- 
periale fece lor conoscere che troppe diffi- 
coltà s'incontravano;, né Conveniva a lai 
il trattarne, per essere ufizio suo il cerca- 
re la pace, e non già la guerra. Pertanto 
rimandò indietro essi ambasciatori colla lor 
pecunia, e spedi con tale occasione due 
cardittali alla corte di Costantinopoli. Ab- 
biamo da Giovanni da Cecca-no ^ , da Ro- 
moaldo salernitano * , e da altri storici^> 

che 

' Tohann. de Csccano Chron. FosS£ uovs . 

» 'Romvtaldu4 Sahrnih in Chron, T. HL Rer* It^l- 



Anno MCLXVIII. 89 

che V antipapa Pasquale III , ossia Guido 
da Crema , mentre stava nella basilica di s. 
Pietro fuori di Roma , fu chiama:to da Dio 
al rendimento de' conti . Mori egli impe- 
nitente nel dì 20 di settembre. Pareva che 
io scisma colla morte di costui avesse af- 
fatto a cessare j perchè niuno più vi restava 
de' cardinali scismatici^ e gli antipapi di 
allora non solcano crearne dei nuovi , sic^ 
come vedremo fatto nel grande scisma del 
secolo XIV. Tuttavia gli scismatici non si 
quetarono , e si trovò un Giovanni abbate 
di Struma , uomo apostata e pieno di vi- 
zj y che si fece innanzi ed accettò il falso 
papato, con assumere il nome di Callisto 
III . Costui era stato eletto vescovo tusco- 
lano da papa Alessandro^ e fece dipoi una 
misei^bil figura fra quei della sua scredita- 
ta fazione. 

Anno di Cristo mclxix , Indizione ir. 
di Alessandro III ^ papa 11. 
di Federigo I^ re 18, imperado- 
re 15, 

Opese rimperadore Federigo in Germania 
r anno presente in istabilire ed ingrandire 
i suoi figliuoli ^ . Nelle feste di pentecoste 
tenne una gran dieta in Bamberga , dove 
comparvero i legati dell'antipapa Callisto* 
In essa di comune consenso de' principi 

fé- 

Otto de s. Biasio in Còrp». CbronU. Reichersper^- 



9<^ Annali d' Italia 
fece eleggere re di Germania e d'Italia il 
suo primogenito Arrigo , e coronarlo peìR^ 
jnano di Filippo arcivescovo di Coloni a • 
Al secondo de' suoi figliuoli, cioè a Fede- 
rigo ^ giacché era mancato di vita Federigo 
duca di Suevia, chiamato di Rotimburgo , 
l'augusto imperadore diede quel ducato , 
Rimasto senza eredi il vecchio duca Guelfo 
della linea estense di Germania ^ per la 
morte del figliuolo accaduta nell'anno 1167 
in Italia^ aveva egli dichiarato suo erede Ar^ 
rigo il Leone duca di Baviera e Sassonia^ 
suo nipote, di tutti i suoi Stati e beni po- 
sti nella Suevia, a condizione di ricavarne 
una buona somma di danaro. Ma procra- 
stinando il duca Arrigo di pagare , figurane 
dosi che per V età avanzata del zio la mor- 
te gli risparmierebbe un tale sborso : il du- 
ca Guelfo rinunziò tutto a Federigo augu- 
sto , che pagò il danaro pattuito . A Cor^ 
rado suo terzogenito conferi poi il ducato 
della Franconia con altri beni . Al quar- 
togenito OttOTie diede il regno d'Arles , os- 
sia della Borgogna . L' ultimo suo figliuolo 
Filippo era allora in fasce . Altri acquisti 
annoverati da Ottone da s. Biagio fece Fé- 
derigo per ben arricchir la sua prole : e in 
quest'anno ancora s'impai^ronì dell'' arci-^ 
vescovato di Salisburgo , facendo colare 
quanti mai potè de' feudi delle chiese in essi 
suoi figliuoli , e comperando ed acquistan- 
do diritti e beni, ovunque poteva. La Si- 
cilia nell'anno presente, correndo il di 4 

di 



A N NO MCLXrX. 91 

tebbrajo, soffrì un fìerissimo eccidio pet 
Vili orribile tremuolo che desolò varie cit- 
tà ^ . Quella sopra tutto di Catania , città 
allora ricchissima, tutta fu rovesciata a ter- 
ra , colla morte di circa quindicimila per- 
sone, e del vescovo (uomo per altro catti- 
vo^ e salito in alto colla simonia ) e di 
quasi tutti i monaci , senza che vi restasse 
una casa in piedi. La stessa disavventura 
provò la nobil terra di Lentino . Danneg- 
giata di molto restò anche Siracusa con as- 
sai altre castella. Negli Annali pisani* sta 
scritto che a Catania usque ad Flassa itn- 
declm Inter civltates & castella & Villas 
cum multis hominibus in "via & agro op- 
-pressis a dicto terree motu perierunt. At- 
tesero i Cremonesi a cignere di buone 
mura la lora città ^ . Ne riposavano i Mi- 
lanesi in fabbricar case_, e fortificar la ri- 
nata loro città. Degno è d'attenzione ciò 
che ha Niceta Coniate % cioè che Mannel- 
lo imperador de' Greci per V apprensione 
deir armi di Federigo augusto , massima- 
mente dappoiché questi aveva tentato di 
torgli Ancona, somministrò grossi ajuti , 
cioè di danaro ai Milanesi^ affinchè rifab- 
bricassero la loro città , e si mettessero in 
istato di poter far fronte ad un imperado- 

re-- 

' Hugo Falcandus in Chron. Romualdo Salernh' in Chronx 
T. ['II. Rer. Ital. 

^ Annal. Pisani T. n. Rer. Ital. 

^ Sicard. in Chron. T.t^II. Rer. Ital, 

* Niceta Histor, lib. 7. 



52 A NMALi d'Italia 

re che meditava la rovina di tutti . Certe 
èj che Manuello era in lega col papa , col 
re di Sicilia , e coi Lombardi contro di 
Federigo . Abbiamo anche da Galvano Fiam- 
ma^ che le pie donne di Milano vendero- 
no tutti i loro anelli e giojclli , per impie- 
garne il prezzo nella riedificazione della 
chiesa mej:ropolitana di santa Maria , Guer-» 
ra fu in quest''anno nella Romagna * . 
Aveano i Bolognesi, assistiti da' Eavegnani, 
assediata la città di Faenza . Ricorsero i 
Faentini per soccorso ai Forlivesi , che ac-^ 
corsi ed attaccata battaglia verso il fiume 
Senio, misero in rottali campo bolognese, 
con farvi quattrocento prigioni . Il Ghirar^ 
dacci rapporta questa sconfitta de' suoi, 
ma pretende che i Bolognesi fossero iti in 
àjuto de' Ravegnani lor collegati , a' danni 
de'quali s'erano portati i Faentini e Forli=- 
vesi , Veniva in questi tempi agitata da 
interne guerre civili la città di Genova '3^- 
Tanto SI adoperò Ugo arcivescovo unito 
coi consoli;, che si ' conchiuse concordia e 
pace fra i cittadini. Seguitando intanto la 
guerra già incominciata fra i Pisani e i 
Lucchesi, perchè i primi s'erano fatti for- 
ti coU'ajuto de' popoli della Garfagnana e 
Versiglìa , richiesero gli altri di ajuto i 
Genovesi , che non mancarono di accorrer^ 

per 

* Galvanus Fìamm.- in M^nipuL Fior. 

» Ruhetts Hist. Ravenn. /. 5- Sigonius de Rsgm Itai. s,i^» 
iShtrardacc. Istor. di Bologna l-ì- 

* Caff'ifi Annfil- Genuens. /• »■! 



A N r^ o MCLXIX. Q7 

sostenerli. Si trattò poscia di pace^ 
senza che mai potessero venire ad ac- 
ido alcuno. Per. questa cagione continu^- 

^lo i Pisani e i Genovesi a farsi guerra 

gtl^ uni agii altri in mare , prendendo chi 
potea più legni de"* nemici . 

Anno di.CKiSTo mclxx. Indizione iix. 
di Àlìi.ssa>. ORO III, papa 12. 
di Federigo I, re 19, imperado-^ 
re 16, 

1 entò in quest^ anno l' imperadore Federi^ 
go d' introdurre trattato di pace con papa 
Alessandro III ^ dimorante tuttavia in Be- 
nevento ^. Spedì a questo fine in Italia il 
vescovo di Bamberga Everardo, con ordine 
d' abboccarsi col pontefice^ ma di non en- 
trare negli Stati del re di Sicilia. Alessan- 
dro, che stava all'erta, e per tempo s'ar- 
vide ove tendeva 1' astuzia di Federigo , 
cioè a mettere della mala intelligenza fra 
esso papa e i collegati lombardi, non tar- 
dò punto ad avvisarne la lega , acciocché 
gli spedissero un deputato per assistere a 
quanto fosse per riferire il vescovo suddet- 
to. Dappoiché fu questi venuto, si trasfe- 
rì il pontefice in Campania a Veroli , per 
quivi dare udienza al legato cesareo. Vo- 
leva questi parlargli da solo a solo, il 
che m.aggiormente accrebbe i sospetti dì 

qual- 

Z CarcifTì' de Afagon, in f^ita Jlexandri IH* 



94 Annali d' I t a i i a 

qualche furberia. Benché con ripugnanza, 
fu ammesso ad una segreta udienza , do- 
ve espose essere Federigo disposto ad ap- 
provar tutte le ordinazioni da esso pon- 
tefice fatte; ma intorno al papato e all' 
ubbidienza dovuta al vicario di Cristo ^ 
ne parlò egli con molta ambiguità, e sm- 
za osare dispiegarsi. Comunicò papa Ales- 
sandro cotali proposizioni al sacro colle- 
gio e al deputato della lega. La risposta 
ch'egli poi diede al vescovo diBamberga, 
fu di maravigliarsi, come egli avesse pre- 
So a portare una siffatta ambasciata , che 
nulla conteneva di quel che piìi importa* 
va. Che quanto ad esso papa, egli era 
prónto ad onorare sopra tutti i principi 
Federigo, e ad amarlo^ purché' anch'esso 
mostrasse la iilial sua divozione dovuta al- 
la Chiesa sua madre; e con questo il li- 
cenziò. Mentre il pontefice dimorava in 
Veroli , i Romani pimi di rabbia contro 
r odiata città di Tuscolo^ le faceano as- 
pra guerra. Rainone signore di essa città 
vcggendosi -a mal partito, trattò d' accor- 
do con Giovanni^ lasciato prefetto di Ro- 
ma dalTimperador Federigo^ e gli cedette 
quella cittàj con riceverne in contraccambio 
Monte Fiascone , e il borgo di s. Flaviano,, 
senza farne (jarola col papa , da dui pure 
egli riconosceva quella città , e con assol- 
vere dal giuramento i Tuscolani , i quali 
si crederono col nuovo padrona di esentar- 
si dalle molestie de' Romani. Ma questi più 

vi- 




A V N o MCLXX. 95 

Vigorosamente che mai continusirono là 
guerra centra di essa città, dimanierachè 
quel popolo , fatto ricorso al papa , si mi- 
se sotto il dominio e patrocinio di lui. 
Alla stessa corte pontificia tardò poco i 
comparire il suddetto Bainone pentito del 
contratto , perchè quei di Montefiascone 
vituperosamente T aveano cacciato dalla lot 
terra ; ed anch' egli implorata la misericor- 
dia del papa, fece una donazion della ter- 
ra di Tuscolo alla Chiesa romana : il che 
la preservò per allora dalF ira e dalle for- 
ile del popolo romano. Rapporta il Gui- 
chenon* una bolla di papa Alessandro, da*- 
tà in qucst' anno Latèranl in favore del- 
la badia di Fruttuaria - Non p^ò stare, 
perchè il papa non fu in questi tempi in 
Roma . Persistendo tuttavia Manuello impe- 
rador de' Greci nel vano pensiero di ricti- 
perar la corona imperiale di Roma, per 
farsi del partito in quella città , mandò 
nel presente anno una sua nipote per mo- 
glie di Ottone Frangipane *, la cui nobi- 
lissima famiglia era in questi tenoni attac- 
catissima al pontefice Alessandro \ Fu essa 
condotta con accompagnamento magnifico 
di vescovi^ nobili greci, e con gran som- 
ma di danaro, a Veroli , dove il papa li 
sposò : dopo di che Ottone condusse la no- 
vella moglie a Roma. Ardevano i Bologne-» 

si 

Gwchenon Bihliot. Sehm. Centur. IT. ^ 35, 
* Johann, de Ceceand Chr. Foss^e nova . 



^S Annali d' Italia 
si di vòglia di .vendicarsi della rotta loro 
data xiel ^rece^enté anno dai Faentini . Pe- 
rò col maggior loro sforzo e col carroc- 
cio che per la prima volta fu da essi usa- 
to, s'inviarono contra della città di Faen- 
za , e T assediarono. Il Ghirardacci scri- 
ve ^ ghe sconfissero 1' armata de' Faentini . 
Le vecchie storie di Bologna * parlano so- 
lamente ^eir assedio , e di più. non ne di- 
ce Girolamo Rossi 3^ che mette all'anno 
seguente ^^n tal fatto^ edaggiugne, esser- 
si uniti i Ravegnani ed Imolesi col po- 
polo di Bologna; contra di Faenza . Conr 
cordano poi tutti, di autori in dire che 
seguì la pace fra questi popoli j, con esser- 
si restituiti i prigioni ai Bolognesi . Ac- 
cenna il suddetto P.OSSÌ una battaglia ac- 
caduta in quest' anno fra essi Faentini dair 
pna parte , e i Forlivesi e i Ravennati dall' 
altra colla sconfitta degli ultimi. Ma non 
s' intende come il pòpolo di .Forlì ausilia- 
rio de' Faentini nel precedente anno fosse 
£Ìà divenuto loro nemico. Oltre di che 
non è ijiolto da fidarsi degli storici mo- 
derni , qualora mancano le Croniche vec- 
chie. Tre ambasciatori del greco imperado- 
re Mannello Comneno approdarono in que- 
sto anno a Genova per trattar di concor- 
dia con quel popolo ^^ portando con sec<> 

ci.n- 

* Ghirardacci Istor. di Bologna /. 3. 

* Chrenic. di Bologna T. 18. Rer. Ital. 

* Ruheus Hist. Ravsnn. L 6. 

* e affari Annal. Genuens. /. 1. T- 6- Rer, Italie^ 



Anno MCLXX. 97 

cinquantaseimila, oppur ventottomila per- 
peri (monete d'oro de' Greci), ma non fu 
loro data udienza , se non dappoiché fu ri- 
tornato da Costantinopoli Amico da Mur- 
ta , ambasciatore d' essi Genovesi. Perchè si 
trovò gran divario fra 1' esposizion d' Ami- 
co , e quella de' legati greci , licenziati que- 
sti senza accordo^ si riportarono indietro i 
lor danari . Seguitò ancora nell' anno pre- 
sente la guerra fra i Pisani e i Lucchesi col- 
la peggio degli ultimi, che rimasero scon- 
fitti presso Motrone , e lasciarono in poter 
de' Pisani una gran quantità di prigioni ^. 
Ne cessarono le vicendevoli prede fra essi 
Pisani e i Genovesi per mare . Fra V altre 
prede venne fatto ai Genovesi di prendere 
una nave , dove era Carone ^ uno de' con- 
BOÌi pisani . 

Anno di Cristo mclxxi, Indizione iv. 
di Alessandro III, papa 13. 
di Federigo I^ re 20, imperado- 
re 17. 

w-Jomma era stata 1' occupazion di pajpa 
Alessandro negli anni addietro per rimettere 
in grazia di irrigo re d" Inghilterra , e nel 
possesso della sua chiesa Tommaso arcive- 
scovo di Canturberì, ed aveva avuta la 
consolazione dì veder terminato così sca- 
broso affare . Ma non fu minore il suo af- 
ToM. XVI. G fan- 

* annali Pisani T. VI. Ker. Ital, 



9^ Annali d' Italia 
fanno nel principio del presente anno, per^ 
che vennero le nuore, che al santo prelato 
era stata da empj sicarj levata la vita nel 
di 29 del precedente dicembre : laonde 
meritò d' essere onorato da Dio con varj 
miracoli , e poi registrato nel catalogo dei 
martiri . Ebbe perciò il pontefice da fati- 
car tuttavia non poco per eseguir ciò che 
la disciplina ecclesiastica prescrive in si- 
mili casi ^ . Trovavasi egli in Tuscolo nel 
dì 25 di marzo, allorché arrivarono gli 
ambasciatori del re Arrigo, venuti per di- 
scolparlo, e protestare che egli non aveva 
avuta mano in quel sacrilego fatto. A tut- 
ta prima non li volle il papa vede- 
re ; ma dopo qualche maneggio gli ammi- 
se , e dipoi spedì in Inghilterra due car- 
dinali per formare il processo e conosce- 
re se il re era innocente _, o reo . Conti- 
nuarono ancora in quest' anno con gran vi- 
gore i Milanesi a rialzare F abbattuta loro 
città ; né contenti di questo , ne ampliaro- 
no con nuove mura il circuito , chiudendo 
in essa le basiliche di s. Ambrosio , di s. 
Lorenzo, di s. Nazario, e di s. Eusebio, 
dimanierachè le disgrazie loro servirono 
a maggiormente nobilitare la per altro no- 
bilissima patria loro. Ne resta tuttavia la 
memoria in un antico marmo rapportato 
dal Puricclli * , dove ancora si leggono i 

no- 

' Cardin. de Aragon. in Vita Alexandri IH. ?• J- T, ITI. 
Rerum Italie. 
* Furiceli. Monum, Basilio. Ambr, 



Anno MCLXXL 9^ 

nomi de' consoli milanesi di quest' anno. 
Due d' essi specialmente sono da notare , 
cioè ArdericiLs de la Turre y Obertus de 
Orto j il secondo celebre fra i legisti , per 
la raccolta delle consuetudini feud'ali ; e il 
primo , perchè da lui verisimilmente di- 
scende r illustre casa della Torre , ossia 
Torriana che signoreggiò dipoi in Milano . 
Pubblicò nell'anno 1708 il famoso Stefano 
Baluzio la storia genealogica della casa 
Torre d'Alvernia, ossia dei duchi di Bu- 
glione, per cui ebbe di molti guai. Sì 
egli, come altri, han creduto una medesi- 
ma famigHa quella de' Torriani milanesi , 
e r altra de' francesi . Quando non si ad- 
ducano priiove più sicure di tal connessio- 
ne, difficile sarà il credere sì fatta unione 
di sangue . Noi qui a buon conto troviamo 
un Arderico dalla Torre console in Mila- 
no , e perciò buon cittadino di Milano; 
ma ch'egli, o i suoi maggiori fossero ve- 
nuti lìi Francia , non si dee senza buone 
pruove asserire . 

Cercarono i Lucchesi e Genovesi colle- 
gati di tirar nella loro alleanza altri po- 
poli , per potere con più fortuna rintuzza- 
re i Pisani . Riusci loro di guadagnare i 
Sanesi e Pistojesi , e il conte Guido signor 
potente in Toscana . Fu ciò cagione che 
anche i Pisani stabilirono lega coi Fioren- 
tini per quaranta anni avvenire. Gli An- 
nali pisani in vece di anticipar di un an- 
no i successi di questi tempi per accomo^ 

G ^ d*;r. 



lOO AnNaIlI l>*rTALIA 

darsi all' era pisaha , che nove mesi prim^ 
deir era volgare / comincia 1' anno nuovo , 
li pospongono ^i un anno; e però non si 
può stare aliar cronologia d' essa storia . 
Abbiamo gli Annali genovesi in questo più 
esatti^ . Fabbricarono nel presente anno i 
Lucchesi coli' ajuto de' Genovesi Viareggio 
al mare. Verso l'autunno arrivò in Lom- 
bardia air improvviso Cristiano arcivescovo 
eletto di Magonza , inviato dall' imperado- 
re Federigo per assistere agi' interessi dell' 
Italia , e massimamente della Toscana _, 
che tuttavia teneva il partito imperiale . 
Passò egli intrepidamente per mezzo le 
città lombarde nemiche^ ma con gran fret- 
ta ^ e valicando il fiume Tanaro presso 
Alessandria , si trasferì a Genova , dove 
per rispetto dell' imperadore fu onorevol- 
mente accolto . Se 1' ebbero forte a male i 
collegati lombardi , e però pubblicarono 
un bando ^ che ninno avesse da condurre 
grani e altre vettovaglie a Genova : il che 
cagionò una gran carestia in quella città . 
Tornarono ancora in quest'anno essi Geno- 
vesi a condurre in Sardegna il re Barisone 
sequestrato da essi per debiti^ e pare che 
soddisfatti del loro avere., quivi il lascias- 
sero a scorticare i suoi popoli per le col- 
pe della sua vanità. Aveva l' imperadore 
Mannello Comneno cacciato da Costantino- 
poli i Pisani . In quest'anno venuto con es- 
si 



* Zaffavi Annali Gen. /.a. 



i 



Anno MCLXXI. ioi 

si a concordia , restituì loro i fondachi e 
il maltolto. Obbligossi egli di pagare per 
quindici anni avvenire al comune di Pisa 
cinquecento bisanti ( monete d' oro ) e due 
pallj^ o un pallio ancora all'arcivescovo di 
Pisa . Vennero gli ambasciatori di lui a 
Pisa, e nel dì 13 di dicembre furono se« 
guati i capitoli nella concordia. Essendo 
mancato di vita Guido arcivescovo di Ra- 
venna ^ , succedette in quella ifchiesa Ghe- 
rardo , il quale al pari de' suoi» anteces- 
sori usò il titolo d' esarco, cioè di padron 
temporale di Ravenna e dell'esarcato , per 
le concessioni loro fatte dagl' iniperadori . 
Papa Alessandro III con sua bolla data in 
Tuscolo gli confermò la superiorità sopra i 
vescovati di Bologna e Parma ^ per li quali 
forse era stata in que' tempi qualche con* 
troversia. Tolte furono ai Veneziani da 
Stefano re d' Ungheria le città di Spalatro^ 
Sebenico^ Zara e Traù *. Il doge Vitale 
Michele ricuperò Zara. Ma contra de' Ve- 
neziani mosse maggior tempesta Manuello 
imperador de' Greci. Mostrossi egli tutto 
benevolo verso questa nazione^ e l'invitò 
a passare in Levante colle lor merci , sic- 
ché moltissimi uomini o navigli v' anda- 
rono sotto la buona fede . Poscia spediti 
gli ordini per tutto il suo imperio^ nel 
di 2Z di m-arzo fece prendere tutti i legn^ 

G 5 e l'ave- 

" Rubens Hist. Ravenn. l. 6- 

» Dandnl. in Cbron. T. XII. Rcr. ha,l. 



I02 Annali d' Italia 

e r avere de' Veneziani . Portatane la nuo- 
va a Venezia , ne' generosi petti di quei 
cittadini tanto ardore di giusto risentimen- 
to s'accese, che in poco più di tre mesi 
parte prepararono, parte fabbricarono cen- 
to galee , e venti navi da trasporto per 
portare la guerra in Grecia. Vi s' imbarcò 
lo stesso doge, e mossa nel mese di settem- 
bre la poderosa flotta, ricuperò per forza 
Traù, con» darle poscia il sacco, e diroc- 
carne una parte . Costrinse Ragusi a sot* 
tomettersi al dominio di Venezia . Passò 
dipoi a Negroponte , e imprese 1' assedio 
di quella capitale. Fu allora dai Greci mos- 
sa parola di pace , e il comandante di 
quella città inviò persone apposta a Co- 
stantinopoli col vescovo d' Equilio pratico 
della lingua greca ^ per parte de' Venezia- 
ui . Finche venissero le risposte _, portatosi 
il doge a Scio , s' impadronì di quella cit- 
tà, e dell'isola tutta ^ e quivi determinò 
di svernare coli' armata : il che gli fu di 
gravissimo danno, siccome fra poco si di- 
rà. 



An^ 




Anno MCLXXII. 105 



' Anno di Cristo mclxxii. Indizione v. 
di Alessandro III , papa 14. 
di Federigo I, re 21 , iraperado- 
re 18. 

X in qui il pontdlce Alessandro era dimo- 
rato fuor di Roma^ perchè tuttavia il po- 
polo , o per dir meglio ^ il senato romano 
che avea provato il gusto di comandare , 
gli contrastava T esercizio della giorisdizio- 
ne ed autorità temporale , dovuta ai som- 
mi pontefici . Erano anche i Romani forte 
in collera contro del papa per la protezio- 
ne ch'egli avea preso de' Tuscolani^ po- 
polo troppo odiato da essi per la vecchia 
nemicizia e per la memoria della sanguino- 
sa sconfitta dell'anno 1167 . Si trattò in 
quest'anno d'accordo. Indussero gli astuti 
Romani il pontefice a contentarsi che si spia- 
nassero le mura di Tuscolo ^ , prometten- 
do essi in ricompensa di riguardarlo da lì 
innanzi come lor padre e signore^ e di ub- 
bidire a tutti i suoi comandamenti. Mena- 
rono poi le mani per atterrar quelle mura: 
dopo di che si scoprì la lor frode , con re- 
stare burlato il buon papa^ perchè non man- 
tennero punto la promessa fatta dal canto 
loro. Se ne crucciò altamente Alessandro, 
e giacché altro non si potea , fece circondar 
di fossa e muro la torre di Tuscolo , e la- 

G 4 scia- 

* Romuald. Salem, in Chron. T.^II. Rer. hai. 



104 Annali dMtalia 
sciata ivi per sicurezza di quel popolo una 
buona guarnigion di cavalli e fanti , andò 
a stare ad x'^nagni , dove poi dimorò molto 
tempo . Romoaldo salernitano quegli è che 
ci ha conservata questa notizia, la quale dal 
cardinal Baronio vien riferita all'anno 1168; 
ma verisimilmente fuori di sito. Nella cro- 
nica di Fossanuova si legge ^ : Anno 1172, 
'Indicilone quinta Alexander fecit finem cum 
Romanlsy qui destruxerunt muros Civita- 
tis tusculancB mense novembri . Questo au- 
tore lasciò nella penna V inganno fatto dai 
Romani al papa; ma ne parla bene l'autor 
della vita di papa Alessandro , con dire * che 
i Romani non permisero al papa di entrare 
in città , e di esercitarvi il suo pastora!^ 
ufizio : laonde egli si ritirò in campagna di 
Roma;, aspettando tempi migliori. Dopo 
avere ricevuto molte finezze da' Genovesi , 
passò Cristiano arcivescovo eletto di Ma- 
gonza ^ ed arcicancelliere deir imperadore , 
a Pisa nel dì 3 di febbrajo, ricevuto ivi 
parimente con molta magnificenza . Poscia 
convocati tutti i conti _, marchesi, e con- 
soli delle città da Lucca sino a Roma , ten- 
ne un gran parlamento nel borgo di Ge- 
nesiti, per quanto s'ha dagli Annali, pisa- 
ni 3 ^ e quivi propose da parte dell' impe- 
radore la pace fra' Genovesi , Lucchesi e 

Pi- 

' Johann, de Ceccano Chron. Fofsa novte . 

* Cardi», de Aragoyt- in Vita Alexand->ì ÌIL P I T. IIL 
Rerum Italie. 

* /innal. Pisani T, i'I, R^r. hai^ 



Anno MCLXXII. 105 
Pisani. Il continuatore di Caffaro scrive ^ 
che questo parlamento tenuto fu appresso 
Siena; ma forse furono due in diversi luo- 
ghi , o san Genesio era del Sanese. Sarebbe- 
no condiscesi i Pisani ad abbracciar la pace , 
se loro non fo&se paruta troppo dura la 
condizione di restituir senza compenso al- 
cuno tanti prigioni che aveano de' nemici . 
Però stando forti su questo , l"* arcivescovo 
in un altro parlamento^ certamente tenuto 
nelle vicinanze di Siena , mise i Pisani al 
bando deir imperio, privandoli di tutti i 
privilegi, e delle regalie, e della Sardegna. 
Leggesi negli Annali di Genova la lettera 
scritta da lui ai Genovesi, con avvisarli che 
neir assemblea tenuta presso Siena , incon- 
speciu proefecll urbis Romanorum , & corani 
marchionibus anconitanis , Conrado mar^ 
ch'ione de Montef errato ^ comlte Guidone , 
cornile Aldebr andino y & quamplitrirnis aids 
comitibus ^ capitaneis j valvasoribus , con-^^ 
sulibus civitatum TuscwSy Marchice^ & val- 
lis spoletancc y & superioris atque inferioris 
Romanios , & infinita popull multitudine , 
avea pubblicato il bando contra de' Pisani y 
con ordinare ad essi Genovesi di tener pron- 
te cinquanta galee per V ottava di pasqua 
in servigio dell* imperadore . Ho rapportato 
questo passo^ acciocché il lettore compren- 
da quai popoli tuttavia aderissero al parti- 
to imperiale in Italia per questi tempi ♦ 

Ab- 

' Caffart Annal. Gtnuens. T. T/. Rer. Uftl, 



loG Annali d' Italia 
Abbiamo in fatti dall' abbate urspergense * 
che Federigo prima di passare in Germa- 
nia , quemdam Bldduplium ducerti Spoletl 
effecit . Marchiam quoque Anconcdy & princl- 
•patum Ravennce Cunrado de Luzelinhart 
contulit ^ quem Italici Muscamincerebro no- 
mlnabant j eo quod plerumque quasi demens 
videretur . Tentarono poscia i Pisani coi 
Fiorentini di togliere s. Miniato al presidio 
tedesco che ivi dimorava : perlochè V arci- 
cancelliere fu di pensiero di metter anche 
il ^poio di Firenze al bando dell' impe-» 
TÌo. Seguitarono inoltre le offese tra i Ge- 
novesi e i Pisani . Mentre passava il verno 
nell'isola di Scio l'armata veneta*, aspet- 
tando pure risposte decisive di guerra , o 
di pace da Manuello imperador de' Gre- 
ci y che dava quante buone parole si vo- 
levano 5 ma ninna conclusion del tratta- 
to : si cacciò la peste in quella flotta , e 
cominciò a fare un'orrida strage di gente. 
Per questo il doge Vital Michele sarpò per 
tornarsene a casa . Ma infierì nel viaggio 
più che mai la pestilenza , dimodoché quel- 
la dianzi sì fiorita e possente armata arri- 
vò a Venezia poco men che disfatta ; e 
perchè colla venuta di tanta gente infetta 
s'introdusse anche nella città lo stesso mi- 
cidial malore , molto popolo ne perì . Ri^ 
gettata la colpa di tanti mali sopra il do-. 

gè, 

' Abbas Urspergenr. in Ctfron, 
^ Dandul. in Cbronift . 




A N N o MCLXXIT. 107 

insorse col tempo centra di lui un tu- 
TBuho , per cui nel ritirarsi dal palagio re- 
stò mortalmente ferito; poscia finì di vi- 
vere nel dì 27 di marzo , oppur di mag- 
gio deir anno presente^ se pur non fu nell* 
anno seguente. Restò eletto in di lui luo- 
go Sebastiano Ziani . Venne in quest' anno 
il giovinetto re di Sicilia Guglielmo II in 
Puglia e fino a Taranto ^ , credendosi che 
si avessero ad effettuar le sue nozze con- 
certate, con una figliuola del greco impera- 
Gore Mannello . Ma restò deluso dai Gre- 
ci . Assai di ciò disgustato passò a Capoa 
e a Salerno^ e di là se ne tornò a Paler- 
mo, menando seco Arrigo suo minor fratel- 
lo, già creato dal padre principe di Capoa, 
il qual diede fine ai suoi giorni in questo 
anno nel di iG di giugno. Abbiamo anche 
dalla cronica di Piacenza * che i Piacenti- 
ni, Milanesi, Alessandrini , Astigiani , Ver- 
ccllini, e Novaresi fecero un fatto d'armi 
presso il castello di Mombello col marchese 
di Monferrato , e lo sbaragliarono con inse- 
guire per sei miglia i fuggitivi • 



An- 

Anonymus Casinensis in Chron. RomuaUus Salemiranus^ 
ia ChreniC' 
^ Chronic. Piacent. T. X^I. Rer, Ital. 



io8 Annali dMtalt 



il 



Anno di Cristo mclxxiii , Indizione vi. 
di Alessandro IH, papa 15. 
di Federigo I, re 22 , imperado- 
re 19. 

.r ece in quest"* anno papa Alessandro , men- 
tre dimorava in Segna, la canonizzazione di 
S.Tommaso arcivescovo di Canturberì. Fe-^ 
derigo imperadore in Germania andava di-» 
sponendo se stesso e quei nazionali per ca- 
lare di nuovo in Italia con grandi forze , 
voglioso di domare i Lombardi , e già era 
intimata la spedizione per Tanno seguente 
li 7^1- ^. Arrivarono circa questi tempi alla 
sorte d'esso augusto gli ambasciatori del 
Soldano di Babilonia, che gli presentarono 
dei rari e preziosi regali , e poi discesero 
a chiedere una figliuola dell' imperadore per 
moglie del figliuolo del medesimo Soldano, 
con esibirsi il Soldano d' abbracciar col fi- 
gliuolo e con tutto il suo regno la reli- 
gion cristiana, e di rendere tutti i prigioni 
cristiani. L' imperadore trattenne per uq 
mezz'anno questi ambasciatori, e loro per- 
mise di visitar le città della Germania , e 
d'informarsi ben dei riti del paese. Cre- 
dane quel che vuole il lettore. Per me 
tengo la proposizione attribuita a que' le-^ 
gati per una vana diceria del volgo , al 
veder in corte uomini di diversa credenza 

ve- 

■ <lodefridui Monachus in Cbran, 



Anno MCLXXIII. lOf) 

tenuti sì di lontano. Non son facili da 
smuovere i Maomettani ; e quand^ anche il 
Sultano avesse avuta tal disposizione, come 
potea promettersi de' sudditi suoi? La sua 
testa avrebbe corso troppo pericolo . Sarà 
ben vero ciò che scrive Romoaldo saler- 
nitano ^j cioè che Cristiano arcivescovo di 
Magonza mandò nell'anno seguente perso- 
r>a apposta a Guglielmo 11^ giovane re di 
Sicilia^ ojfFerendogli in moglie una figliuola 
del suddetto imperador Federigo , e di sta- 
bilir buona pace ed amicizia fra loro. Ma 
il re Guglielmo ( o per dir meglio i suoi con- 
siglieri) riflettendo aliarti di Federigo, che 
si studiava di dividere i collegati^ per po- 
terli più facilmente divorar tutti , non potè 
indursi ad abbandonar papa Alessandro , e 
diede per risposta che non potea dar mano 
ad una pace , da cui restassero esclusi i suoi 
confederati. Informato di ciò Federigo, seT 
ebbe molto a male • ma da lì a qualche tem- 
po quella stessa sua figliuola cessò di vive- 
re . Udivansi intanto in Lombardia i gran 
preparamenti che facea V imperadore ^ per 
calar di nuovo in Italia : il che serviva di 
continuo stimolo a queste eoUegate città per 
ben premunirsi, con istrignere le vecchie 
alleanze , e farne delle nuove * . A questo 
fine si tenne in Modena neir anno presente 
nel di IO d'ottobre un parlamento, a cui 

in* 

' Romualit. Salernit. in Chron. T. VII. Rer. ItaU 
^ Jntiquit, Italie^ Dissertai' 48. 



no Annali d'Italia 
intervennero i cardinali Ildebrando e Teo- 
dinOj, e il vescovo di Reggio Albencone , 
nel distinguere i quai nomi non adoperò la 
solita sua diligenza il Sigonio; mentre in 
far. menzione di tal atto, dice che il papa 
spedì da Anagni a Modena Hildeprandum 
Crassum episcopum mutinensem ( non era 
egli più vescovo di questa città) & Alber^ 
gonum cardinalein utrumqae . V interven- 
wero ancora i consoli di Brescia, Cremona) 
Parma j, Mantova^ Piacenza, Milano^ BIo- 
dena ^ Bologna^ Rimini . Fu ivi confermata 
la società- e lega di Lombardia , con oii^' 
biigarsi cadauna delle parti di non far trat- 
tato né pace con Federigo impera dorè sen- 
za il consentimento di tutti, e di non rie- 
dificare la terra di Crema senza permissio- 
ne degli altri collegati. Ho io dyto alla lu- 
ce questo documento ^ 'preso dall' archivia 
della comunità di Modena. 

Abbiamo poi dagli Annali pisani ^ che- 
avendo i Lucchesi, fiancheggiati da un buon 
esercito , rimesso in piedi il castello di Mo- 
trone , il popolo di Pisa uscito in campa- 
gna li mise in fuga e distrusse il nuovo 
cdifizio . Poscia nel dì 27 di giugno Cri- 
stiano arcivescovo di Magonza^, pentito di 
averla presa contra de' Pisani^ li liberò dal 
bando. Il che fatto, trasferitoci a Pisa nel 
primo giorno di luglio ( se pure all' anno 
presente appartiene quest'avvenimento) teq^ 

' /Innal, Pisani T. FI. Rer. Itaì. 



Anno MCLXXIIL ih 
ne ivi Un parlamento, in eui comandò clic^ 
cessasse la guerra fra quel popolo e i Fio- 
rentini dall'una parte ^ e i Lucchesi dall' al- 
tra; e che si restituissero i prigioni, con 
deputar nello stesso tempo persone , le qua- 
li si studiassero di terminar tutte V altre dif- 
ferenze , e di stabilir fra que' popoli una 
buona pace . Furono rilasciati i prigioni j 
ma iti i consoli di Pisa, e gli ambasciatori 
fiorentini coir arcivescovo al borgo di saa 
Genesio , quivi perchè non vollero accon- 
sentire ad alcune proposizioni di poco ono- 
re j e molto danno delle loro città , V arci- 
vescovo proditoriamente li fece prendere ed 
incatenare. Quindi unito coi Lucchesi , Sa- 
nesi 5 e Pistojesi ^ e col conte Guido , si 
mise in punto per correre ai danni del ter- 
ritorio pisano . A questo avviso fumanti di 
collera i Pisani e i Fiorentini uscirono in 
campagna^ e fecero fronte alla meditata ir- 
ruzione. Passarono anche i Pisani per fare 
una diversione sul territorio di Lucca , dan- 
do il guasto sino a Posampieri e a Lunata ; 
il che servì a far correre i Lucchesi alla 
propria difesa . Ma allorché questi furono 
al ponte di Fusso , assaliti dai Pisani nel 
di 19 d'agosto, rimasero sconfitti. Seguitò 
poi r arcivescovo Cristiano coi Lucchesi a 
far guerra in Toscana ; e i Genovesi nel 
settembre tolsero a' Pisani il castello dell! 
isola di Pianosa^ e lo smantellarono affat- 
to. Questo fatto negli Annali genovesi vicn 

ri- 



iiiz Annali d' Italia 
riferito al precedente anno ^: il che mi fa 
dubitare se appartenga quanto ho tratto qui 
dagli Annali pisani,, all'anno presente, o pu- 
re all'antecedente. Da essi Annali genovesi 
altro non si vede registrato sotto quest' an- 
no , se non la continuazion della guerra in- 
cominciata prima da Ohlzzo marchese Ma- 
laspina , e da Moroello suo figliuolo j con- 
tra de' Genovesi, con aver questi assediato 
e ricuperato il castello di Passano , che si 
era ribellato . Anche il Tronci * rapporta 
^JTanno H72 i suddetti avvenimenti. Se- 
guitavano in questi tempi le città di Lom- 
bardia a farai render ubbidienza dalle terre 
e castella già concedute in feudo dagV im- 
peradori a varj nobili^ per reintegrare i lo- 
ro distretti e contadi , che ne' tempi addie- 
tro erano rimasti troppo smembrati. Né da 
questo loro empito andavano esenti i vesco- 
vi e monisteri . Ne abbiamo un esempio 
neir anno presente^ in cui il popolo di Mo- 
dena costrinse varie comunità della monta- 
gna sottoposta alla badia di Frassinoro ^ a 
promettere di pagar tributo a Modena , e 
di militar sotto i consoli d' essa città in oc- 
casion di guerra. Altrettanto faceano anche 
le altre città , ingrandendo il lor territorio 
e distretto colle terre e castella loro tolte 
ne' secoli addietro o dalla forza de' nobili , 
o dai privilegi dei re ed imperadori. 

An* 

* Caffari Annal. Genuens- /. i. T. ?7. Rer. ItaU 

* Tronci Annali Pi san. 

^ Antiquit' Ital. Disscrt. 19* 



Anno MCLXXIV. ii^ 

Anno di Cristo mclxxiv, Indizione Vii. 
di Alessandro III^ papa i6. 
di Federigo I , re 23^ imperado- 
re 20. 

Uopo aver V imjìeradore Federigo tenuta 
una solennissima dieta in Ratisbona verso 
il fine di maggio* ^ , nella quale con sacri- 
lega prepotenza fece deporre Adalberto le- 
gittimo arcivescovo di Salisburgo j, e sosti- 
tuirne un altro : attese ad unire un poten- 
tissimo esercito^ con isperanza una volta di 
conculcar tutte ]e città della 'Lombardia . 
Gli faceano continue premure i Pavesi e 
il marchese di Monferrato _, perchè venisse . 
Adunque circa la festa di s. Michele di 
settembre^ come ha il continuatore di Caf- 
faro *, ossia W calendas octohris , come 
ha Sire Raul 3 ^ per la Borgogna e Savoja 
calò in Italia seco avendo il re di Boemia, 
e non pochi altri principi di Germania. 
Occupò Torino ed altre circonvicine città 
che spontaneamente se gli renderono . Ar- 
rivato a Susa , da dove è da credere che 
fossero fuggiti tutti quegli abitanti, sfogò 
la sua collera contra le loro case +^ ridu- 
cendo quella città in un mucchio di pietre ; 
non già perchè que' cittadini , come taluno 
Tom. XVI. H ha 

* Chronic. Reicherxpergense . 

* Caffari Annnl. Genuens. /. i'. T. P^I. Rer. Ita!. 

* Sire Raul Histor. T. l^I. Rer. Trai. 

4 Romualdus Salemit. in Chron. T. FU. Rer. Ital» 



"i r4 Annaii li' Italia 

ha scritto , seguitassero le parti di papa 
Alessandro , ma perchè nella sua fuga dall' 
Italia aveano a lui tolti^ gli ostaggi^ e ri- 
dotto lui a fuggirsene travestito per timo- 
re di peggio . Passò di là alla città d'Asti, 
e per otto giorni l'assediò ^. Quel popo- 
lo, contuttoché fosse stato premunito dalla 
lega con assai gente e buoni ingegneri , 
pure spaventato chiese ed ottenne buona 
capitolazione^ con rinunziare alla lega lom- 
barda . Kiserbava Federigo il suo furore 
contro la città d' Alessandria^ nata ad on- 
ta sua, e che avea preso quel nome per far 
dispetto a lui. Perciò rivolse tutto il suo 
sTorzo contro quella città, spintovi ancora 
dal marchese di Monferrato che coi Pavesi 
accorse a quell'assedio, e ne fece sperar 
facile la conquista. Nel dì 29 di ottobre si 
cominciò dunque ad assediarla ; si spiega- 
rono tutte le macchine di guerra, né si la- 
sciò indietro tentativo alcuno per vincere. 
Ma si trovarono si risoluti i cittadini alla 
difesa, che quantunque fosse quella città, 
per così dire, bambina :, e secondo Goti fre- 
do monaco*, non per anche cinta di mura , 
ma solamente provveduta di una profonda 
fossa ( il che viene asserito dall'* autore 
della vita d'Alessandro HI Mj P^J^e nulla 
vi profittò r esercito imperiale . Lascerò 

con- 

* Cardin. de Aragon, in Vita Alexandri Uh P. /. T. Uh 
Rerum Italie 

* Godefridt4S Monachus in Cbron. 

^ Cardi n* de Aragon- in lita Alexandri Ut. 



Anno MCLXXIV. 115 
considerare ad altri che capitale debba far- 
si deir Urspergense , allorché scrive di Ales- 
sandria : Erattamen clrcundata fossatis y & 
muris firmissimis , Federigo , principe di 
costanza mirabile nelle sue imprese ^ ben- 
ché le piogge avessero allagata quella pia- 
nura, pure determinò di passare piuttosto 
il verno sotto quella città nelle tende ^ che 
di ritirarsi a più agiati quartieri. Se vo- 
gliamo credere al Sigonio ^ i Milanesi, 
Piacentini , Bresciani , e Veronesi , ciascun 
popolo col proprio carroccio , vennero in 
quest* anno a postarsi tra Voghera e Ca- 
stiggio , per dar soccorso all'assediata cit- 
tà. Alla vista del loro ardire non poten- 
dosi contener V imperadore , venne ad at- 
taccar con esso loro battaglia : verum ade 
pidsus vix incolumis Clastidlum se recepii . 
Niun fondamento tro%-o io di questo fat- 
to d'armi, e di tal vittoria de' collegati 
nelle antiche storie, le quali anzi insegna- 
no il contrario . Né sussiste , come vuole 
esso Sigonio^ che in quest'anno i Cremo- 
nesi e Tortonesi si ritirassero dalla lega di 
Lombardia per paura di Federigo. Molto me- 
no poi si regge in piedi l'opinione del Pu- 
ricelli » , che i Pavesi fossero dianzi entrati 
in essa lega . Costantissimi furono sem^^re 
essi nel partito di Federigo. Nella prefazio- 
ne all'opuscolo di Buoncompagno da me da- 

H 2 lo 

• Stgoninr de Regno TtaU /. 14.. 

* PuriceU, Monura. Banilig. Ambu 



tttf ANNALI d'Italia 

to altrove alla luce S fidatomi del testo dì 
Sicardo vescovo di Cremona che vivca in 
questi tempi , scrissi che l'assedio d'Anco- 
na segui nell'anno 1172. Ora meglio disa- 
minato questo punto di storia ^ credo fallato 
quel testo , e doversi riferire tale impresa 
all'anno presente. Romoaldo salernitano * 
scrittore comtcmporaneo ne parla sotto que- 
sti tempi , e gli Annali pisani 3 più chiara- 
mente ci additano quest'anno. 

Non riconosceva la città d'Ancona , co- 
me le circonvicine 3 per suo signore 1' im- 
perador d"* Occidente ; ma godendo della 
sua libertà , si pregiava d' avere per suo 
sovrano 1' imperador d' Oriente , o almeno 
di stare sotto il di lui patrocinio . Quivi 
perciò risiedeva un ministro di Mannello 
Comneno imperadore^ principe che, siccome 
più d'una volta dicommo , da gran tempo 
andava ruminando pensieri di conquiste in 
Italia . Ma né air augusto Federigo , ne ai 
suoi ministri piacea questo nido de' Greci 
nel cuore dell'imperio occidentale. Molto 
men piaceva esso ai Veneziani , i quali 
non solamente erano inaspriti per le cose 
già dette contra de' Greci , ina eziandio 
aspiravano ad essere soli nel dominio dell' 
Adriatico e nel commercio delle merci in 
Levante; laonde antica era la gara, e vec- 
chio 



' Rerum Italie. T. ^T. 

* Romuald. Salem, rn Chron. 

* Annal. Pisani T. FI. Rer. itiU* 



Anno MCLXXIV. 117 
chio l'odio fra Venezia ed Ancona. Varie 
guerre ancora ne erano procedute negli an- 
ni addietro fra loro . S'intesero dunque 
insieme essi Veneziani e 1' arcivescovo di 
Magonza Cristiano , legato e plenipoten- 
ziario di Federigo in tutta 1' Italia , per 
sottomettere^ anzi per distruggere Anco- 
na . BuoncompagTTo autore contemporaneo , 
che descrisse questo avvenimento , ci fa in* 
tendere qual fosse allora la potenza dei 
Veneziani, con dire ^3 che illius civitatis 
dnx aureum circulum in vertice '^efert , 
& propter aqiiarum dignltatem qucedam re- 
galia insignia ohtinere 'videtur . Venne- 
ro dunque i Veneziani con una flotta di 
quaranta galee , e con un galeone di smi- 
surata grandezza , a bloccare si strettamen- 
te per mare il porto di quella città, che 
ninno ne poteva uscire. Per terra ancora 
ne formò V arcivescovo maganzese 1' asse- 
dio con quante milizie tedesche egli potè 
raccogliere, e con altre in maggior nume- 
ro venute dalla Toscana j Romagna, eSpo- 
leti . Dagli Annali pisani * abbiamo che 
quell'assedio durò dal primo giorno d'apri-r 
le dell' anno presente sino alla metà d' ot- 
tobre : cotanto vigorosa fu la difesa di quei 
cittadini. Ma più che gli eserciti nemici, 
cominciò col tempo la fame a far guerra 
a quel popolo , dimanierachè si ridusse- 

H 3 ro 

» Boncompagtìus de ehsidiont Ancona t- #7. Rer. ttal. 
* Annalit fùani. 



ii8 Annali d'Italia 
ro a cibarsi de' più sordidi alimenti ; e 
felice si riputava chi poteva avere in ta- 
vola carni di cani e gatti , e cuo^o di be- 
stie poco fa uccise . Volea T arcivescovo a 
discrezione la città, per mandarla del pa- 
ri colla città di Milano , e con altre secon^ 
do la barbarie d' allora ; e però mai noa 
volle prestar orecchio ad accordo alcuno , 
senza pensare che sempre ha fatto , e sem- 
pre farà brutto vedere un vescovo alla te- 
sta di un' armata per ispargere il sangue 
cristiano , e tanto più se privo di clemen- 
za . Non mancava intanto di confortare 
alla pazienza ed animare alla difesa quei 
cittadini il legato del greco augusto, eoo 
impiegare ancora quanto oro ebbe in loro 
soccorso; ma in fine era disperato il ca-^ 
60 : quando eccoti un buon vento di Po- 
nente , che rincorò gli assediati , e fece 
seccar tutte le speranze degli assedianti . 
Guglielmo degli Adelardi^ potentissimo e 
primario cittadino di Ferrara, unitosi con 
Aldruda contessa di Bertinoro , donna di 
gran cuore , della nobil famiglia de"* Fran- 
gipani di Roma ^ avea raunato un copiosis- 
simo esercito di Lombardi e Romagnuoli . 
Con questi venne egli in vicinanza d' An- 
cona ; e di più non vi volle , perchè nella 
notte r arcivescovo di Magonza levasse il 
campo, e precipitosamente si ritirasse. Re- 
stò la città libera, e dipoi abbondantemen- 
te provveduta dj viveri. R©nioaldo salcr- 



'ì 



Anno MCLXXIV. 119^ 
tiitano ' dopo aver detto chct Gugli elisio , 
e la contessa di Bertinoro vennexp con 
grandi forze in soccorso d' Ancona ,^fcrivc 
appresso , che l'arcivescovo recepta ab An-- 
conitanis pecunia ^ ab obsidione recessit\( 
Credane il lettore quel che vuole . Che per 
altro queir arcivescovo fosse un gran cac- 
ciator di danaro, si può facilmente prova- 
re . Gotifredo monaco di s. Pantalcone * 
accennando all'anno 1171 le prodezze del 
suddetto Cristiano arcivescovo fatte in cin- 
que anni di sua dimora in queste parti, 
non seppe quel che scriveva , allorché dis-^-^ 
se: Anconam civitatem marltimam ^ expul* 
slsGrxcis^ imperatori restituii . Differente-, 
mente ne parlano gli storici italiani meglio 
informati de' nostri affari. Andossene dipoi 
il glorioso ferrarese Guglierao alla corte 
di Costantinopoli , dove fu accolto con ono- 
ri da principe ; e tanti furono i regali cii 
oro e d'argento a lui fatti dall' imperar^or 
Mannello, che tornato in Italia disimpegno 
tosto tutte le sue tenute , sulle quali avea 
preso grosse somme di danaro per far queir 
impresa • Largamente ancor esso augusto 
rifece tutti i lor danni a' cittadini d' An- 
cona . Di questo famoso assedio poco si 
mostrano consapevoli gli scrittori veneti 
quantunque espressa pienzioné ne faccia il 
Dandolo 3^ ma è divederne la descrizione 

^4 a noi 

* God^t"*^ ^•n^<:hns in Chron. 

ì r '*''«/• tn Cbron. T. XII. B^r. I$ah 



I2Ò Annali d' I t a l i a 
a noi lasciata dal suddetto Buoncompagno 
fiorentino , che era in questi tempi pub- 
blico lettore di belle lettere in Bologna. 
Né si dee tacere che il suddetto arcivesco- 
vo , per 'attestato di Romoaldoj, prima di 
impircrrdtre V assedio d' Ancona ad ducatum 
spoletinum j & ad Marchiani venienSy mul- 
ta castra regionis ìllìus depopulatus est , 
& ceplt, Assislam clvitatcm & spoletinam 
suo dominio subdidlt . E scrivendo l'abba- 
te urspergensé , che in quest' anno nel me- 
se di marzo la città di Terni fu distrut^ 
la , si può immaginare che questa fosse 
una delle belle prodezze di quel barbaro 
prelato. Questi gran movimenti di guerra 
cagion furono che segui pace fra Gugliel- 
mo II re di Sicilia ^ e i Genovesi ^ , i qua- 
li ancora stabilirono una buona concordia 
col marchese Obizzo Mataspina . Un gran 
flabello neir anno presente si fece sentire 
alla città di Padova *. Attaccatosi il fuo- 
co o pe'X accidente j o per iniquità d* al- 
cuno nel Hi 4 di marzo, vi bruciò più 
di duemila e seicento case. 



AU' 

« CfTari Annal. Genueni^ /. 3- T- VT. Rer. ìtaU 



Anno MGLXXV. 121 ' , 

Anno di Cristo mclxxv, Indiz. viir. 
di Alessandro III, papa 17. 
di Federigo I, re 24, imperado- 
re 21. 

ivigoroso fu il verno di quest' anno, e 
ciò non ostante l'intrepido imperador Fe^ 
derigo non volle muovere un passo di sot- 
to all'assediata città di Alessandria contro 
il parere di tutti i suoi principi ^ . Tali 6 
tanti furono i disagi patiti dalla sua ar- 
mata in quella situazione, che per man- 
canza di foraggi gli perì gran quantità di 
cavalli , e si scemò il numero de' combat- 
lenti o per le malattie , o per le diserzio- 
ni, non potendo i soldati reggere alla pe- 
nuria di tutte le cose necessarie. Non si 
rallentava per questo 1' ardore d' esso au- 
gusto, lusingandosi egli di uscirne presto' 
con riputazione, mercè di un' invenzione 
che gli prometteva un felice successo dell' 
impresa . Questa era una ròina condotta sì 
segretamente sotterra verso la città , che 
gli Alessandrini non se ne avvidero giam- 
mai. Per questa sperava Federigo di pe- 
netrare air improvviso nella città . Raccon- 
ta Gotifredo monaco * che se cadeva nel- 
le sue mani alcuno de' nemici , d'ordinario 

li 

" Carditi, de Aragon. in Vita Alexandri III P- L T.IU. 

Herum Italicarum . 
» GQd^fridm Mona^hus in Chrtn- 



iè2 Annali d'Italia 

li faceva impiccare ; ma che un dì ne fe- 
ce pur una degna di lode. Condottigli da- 
vanti tre prigioni, ordinò tosto che fos« 
sero lor cavati gli occhj. Eseguita la sen- 
tenza sopra i due primi , dimandò V impe- 
radorc al terzo, che era un giovinetto, 
perchè fosse ribello contro l'imperio. Ris- 
pose il giovane : Nulla ^ signore, ho fatto 
contra di voi ^ o del V imperio ; mq, avendo 
un padrone nella città , ho fedelmente uò- 
hidito a quanto egli mi ha comandato, E 
5' egli vorrà servire a voi contra de' suoi: 
cittadini y con egual fedeltà a lui servirò^ 
e quando pur mi vogliate privar della vi-^ 
sta^ così cieco ancora servirò^ come potrò ^ 
al mio padrone . Da queste parole amman-s 
sato rimperadore, senza fargli altro ma-^ 
le gli ordinò di ricondurre in città gli aU 
tri due accecati . Venuto il marzo cornine 
ciava Alessandria a scarseggiar troppo di 
viveri: del che avvisati i collegati, nom 
tardarono più a mettersi air ordine^ per 
soccorrere di vettovaglia l'afflitta città, e 
per dar anche battaglia al campo imperiale , 
S' unì dunque a Piacenza un formidabil eser^ 
cito ò^ì Milanesi j Bresciani ^ Veronesi^ No- 
varesi y^Vercellini^ Trevisani , Padovani , 
Vicentini ^ Ma ntuani y Bergamaschi^, Piacen- 
tini y Parmigiani j Reggiani y Modonesi ^ e 
Ferraresi ^ , cavalieri e fanti . Coraggiosa- 
mente marciando questa sì poderosa oste , 

do- 

5 ^m Haul Uhi. T» ri^Jitr, ItaJ. 



Anno MCLXXV. 123 
dopo aver prese e distrutte le terre di 
Broni 5 e di s. Nazzario de* Pavesi, andò a 
postarsi nella domenica delle palme , gior- 
no 6 di aprile , vicino a Tortona , dicci 
miglia lungi dal campo tedesco . Si trovò 
allora Federigo tra due fuochi , ma non si 
sgomentò^ perchè sperav^ vicina la cadu- 
ta di Alessandria: per ottenere il quale in- 
tento ( conviene ben confessarlo ) si servì 
di una frode non. degna di principe one- 
sto, e molto meno di principe cristiano. 
Cioè fece intendere agli Alessandrini nel 
giovedì santo , che^, concedeva loro tregua 
per benignità imperiale sino al lunedì di 
pasqua. Affidato da queste parole quel po- 
polo ^ senza credere bisognevole in tempo 
tale la moltipl ietta delle guardie j, dopo le 
divozioni andò al riposo . Verso la mezza 
notte Federigo dimentico della fede data, 
spinse per la minasptterranea dugento dei 
più bravi e nerboruti suoi soldati j. e figu- 
randosi che questi sboccando nella città , 
darebbono campo a lui d' entrar per la por- 
ta : messa in armi tutta la sua gente , stet- 
te aspettando l'esito dell' affare poco lun- 
gi dalla porta suddetta. IVIa appena dalle 
sentinelle fu scoperto essere entrati in cit^^ 
tà alcuni de' nemici , che gridarono air 
armi; alla qual voce il popolo uscito dal- 
le^ case, a guisa.dilioni, affrontò i nemi-^ 
ci i e li costrinse a gittarsi giù dai bastio- 
ni , oppure a lasciare ivi la vita . Sopra 
quelli che non erano per «|.iiche usciti^ dalla 



mi- 



124 Annali d* Italia 
mina, cadde la terra superiore, e li soffo- 
cò . Poscia in quel bollore di sdegno gli 
Alessandrini aperte le porte assalirono il 
campo nemico non senza molta strage dei 
Tedeschi. Riuscì a quel popolo eziandio 
di attaccar fuoco al castello di legno dell' 
imperadore^ in cui stava wn buon drappello 
di soldati, e di bruciar T uno e gli altri . 
Quand' anche volesse talun dubitare se ve- 
ra fosse la frode suddetta, la qual pure 
vien raccontata dallo scrittor della vita di 
papa Alessandro III, e confermata da Ro- 
moaldo salernitano, e da Sire Raul: certo 
si meritava Federigo un sì infelice succes- 
so , dacché egli avea meditato e procura- 
to in giorni sì santi V eccidio di un po- 
polo intero seguace di Cristo, Vedendo 
egli dunque andare a rovescio tutte le spe- 
ranze sue^ attaccato il fuoco alle restanti 
macchine di guerra , levò il campo, e ven- 
ne a fronte dell* esercito collegato ' , • per 
impedirgli 1* unione cogli Alessandrini; op- 
pure si mise in viaggio, per tornare a 
Pavia, ma non potendo passare, si fermò 
nella villa appellata Guignella . 

Già pareva imminente una terribil gior- 
nata campale, quando in vece di battaglia 
seguì pace e concordia fra V imperadorc 
e i Lombardi . Gli storici tedeschi soliti 
a far nascere allori in tutti i passi di que- 
sto 






Anno MCLXXV. 125 

sto e d' altri augusti, scrivono ^ che al 
comparire dell' esercito cesareo sorpresi i 
Lombardi da timor panico , mandarono to- 
sto a chieder pace a Federigo , ed ottenu- 
tala con aver deposte 1' armi , s' andarono 
a gittar colle spade sul collo ai di lui 
piedi . Ma queste son da credere millante- 
rie . V autore ^ella vita di papa Alessan- 
dro^ e Romoaldo salernitano scrìttor gra- 
vissimo di questi tempi , ci assicurano che 
il timore fu dalla parte di Federigo ; né 
è da credere altrimenti , perchè egli era 
molto inferiore di forze ai Lombardi , e i 
Lombardi sapeano molto bene, contra di 
chi s' erano mossi col loro esercito . Ora 
nd lunedì di pasqua , mentre i Lombardi 
preparati a menar le mani erano incerti, 
se dovessero eglino assalire, oppure aspet- 
tar r assalto ^ : alcuni religiosi ed uomini 
savj , e non sospetti , cominciarono a cor- 
rere di qua e di là , per consigliar la pa- 
ce , e risparmiare il sangue cristiano. Fi- 
nalmente acconsentì Timperadore di rimet- 
tere le controversie, e distare ali* arbitrio 
d' uomini dabbene , purché restasse salvo 
il diritto deir imperio ; e i Lombardi ac- 
cettarono il partito, purché si salvasse la 
lor libertà, e quella della Chiesa romana. 
Gerardo Maurisio 3 e Galvano della Fiam- 
ma 

" Godefridus Monechus in Chfsn. Chroncgfapk» Saxo- 
* Caffari Annal. Genuens. l. 3 . 
-* Gerard. Maurisius in Cbron. 



12^ Annali d'Italia 

ma * scrivono che Eccelino primo, avolo 
del crudele , ed Anselmo da Doara , padre 
di Buoso , furono tra i mediatori di que- 
sto accordo. E specialmente Eccelino sic 
humUlter verbi s & fadis supiìlicavit eidem 
imperatori _, quod tam sibi qiiam diclis 
LombardiSy & obitioni marchionl estensi 
suam indignationem remisfit . Dovette an- 
che il marchese Obizzo d' Este .trovarsi 
nell'esercito collegato contra di Federigo» 
Insomma sottoscritto e giurato raccordo, 
con fare il compromesso in Filippo eletto 
arcivescovo di Colonia , in Gugliemo da 
Pozasca capitano di Torino, e in un Pa- 
vese di s. Nazzario per parte di Federigo^ 
e per parte de' Milanesi in Gherardo da 
Pesta milanese , e in Alberto da Gambara 
bresciano^ e in Gezonc veronese : non la- 
sciarono i Lombardi di comparire con tut-' 
ta umiliazione e riverenza davanti all'im- 
peradore, che gli accolse con molta beni- 
gnità, e si ritirò poscia a Pavia colla mo- 
glie e coi figliuoli. E perchè erano oramai 
sazj i soldati del re di Boemia de' tanti 
patimenti fatti , ottennero licenza di tor- 
narsene alle loro case : il che sempre pia 
sforzò l imperadore a dar orecchio a trat- 
tati di tregua, opace. Non era egli uomoj? 
se non si fosse veduto in bassa fortuna 
e in pe ricolo , da rimettere sì per poco la 
spada nel fodero. Tornando poscia i Lom- 

bar- 

' Gaìvanus Flamm. in Mani^uU Fior. f. 104. 



Anno MCLXXV. 127 

bardi per Piacenza alle lor città, trovaro- 
no per riaggio i Cremonesi che venivano 
col loro carroccio all' armata ^ . Non era- 
no saldi nella lega essi Cremonesi per V 
amicizia che passava fra loro e i Pavesi, 
e però consigliatamente tardarono tanta 
per isperanza d' impedir la mossa degli 
altri collegati . Saputo poi che senza di 
loro s'era intavolata la concordia^ n' eb- 
bero gran vergogna ; e il popolo di Cre- 
mona mosso per questo da bestiai furore, 
ed incolpatine i consoli^ andò ad atterrare 
i loro palagi , e a dare il sacco a tutti i 
loro beni , con poscia crearne dei nuovi • 
In quest' anno papa Alessandro diede il 
primo vescovo alla città d' Alessanilria ^ 
cioè Arduino suddiacono della Chiesa ro- 
mana ; e privò il vescovo di Pavia della 
prerogativa del pallio e della croce per 
cagione del suo attaccamento allo scisma . 
Intanto V augusto Federigo facendo cre- 
dere di voler pace anche colla Chiesa roma- 
na , fece sapere a Eomachene avrebbe vo- 
lentieri trattato con Ubaldo vescovo di 
Ostia, Bernardo vescovi di Porto , e Gu^ 
glielmo pavese cardinale di s. Pietro in Vin- 
cola . Vennero tutti e tre a Pavia * forse 
anche più a requisizion de' Lombardi che 
di Federigo ; loro fu fatto grande onore ; 
molle furono le conferenze d^ essi coi depu- 
ta- 

Cardin. de Aragen. in Vita Alexandri IH* 
» Romuaidus Saiernit, in Chron. 



128 Annali d'Italia 
tati dell' imperadore, e colle città della le- 
ga. Ma infine trovandosi esorbitanti in tut- 
to le pretensioni di Federigo per quello che 
riguardava la libertà tanto della Chiesa , 
quanto de' Lombardi , si sciolse in fumo il 
trattato, e i legati apostolici se ne torna- 
Tono a Roma . Le segrete mire di Fede- 
rigo erano di guadagnar tempo , tanto che 
calasse in Italia un nuovo esercito che si 
aspettava di Germania, e non già di ri- 
dursi ad accordo alcuno , in cui s' avessero 
a moderar V alte sue pretensioni . Per al- 
tro certissiixio è che fu fatto in quest' an- 
no nel dì i6 d' aprile vicino a Mombel- 
lo il compromesso dell' imperadore e dei 
Lombardi . Lo strumento intero da me trat- 
to dagli antichi registri della comunità di 
Modena si legge nelle mie Antichità italia- 
ne ^_, ed è di gran luce a questi avveni- 
menti . Degno è d' osservazione che Uberto 
conte di Sa^foja fa la figura di uno dei 
principali aderenti e confidenti dell' impera- 
dor Federigo ; e però sembra che sieno fa- 
vole quelle che ci racconta il Guichenon * 
intorno a questi tempi della real casa di 
Savoja . Si conferma eziandio ciò che ab- 
biam detto di sopra di Eccelino primo , e 
di Anselmo da Doara ; perchè da quegli 
atti apparisce che amenduc erano rettori 
di Lombardia , cioè direttori della lega e 

so- 

' Ami quii. Italie. Dissert- 48. 

* Guichenon de la Maif. de Savofe "^ " 



Anno MCLXXV. 129 

società delle città lombarde . Dignità di 
sommo credito in questi tempi , e indubi- 
tato indizio della lor nobiltà e saviezza . 
Vedesi inoltre , che la lega abbracciava le 
città della Lombardia , Marca di Verona y 
Venezia , e Romagna ^ e che Federigo se- 
gretamente se la dovea intendere coi Cre- 
monesi ^ benché collegati di Milano; per- 
chè in loro è rimessa la decision de' punti 
che restassero controversi . Tralascio il re- 
sto di quell'atto; da cui niun frutto po- 
scia si ricavò . 

Abbiamo dalle storie di Bologna ^ , che 
nel dì 7 di febbrajo deir anno presente quel 
gran faccendiere di Cristiano arcivescovo di 
Magonza , usato a maneggiar più 1' armi 
che il pastorale, co' Faentini, co' Forlivesi 
condotti dal conte Guido Guerra ^ e colle 
milizie di Rimini ^ e d'Imola e della To- 
scana , venne ad assediare il castello di s. 
Cassano , alla cui difesa stavano trecento 
cavalieri de' migliori di Bologna, che per 
più di tre settimane bravamente si sosten- 
nero . Contuttoché i Bolognesi ottenessero 
un buon soccorso , cioè da Milano trecento 
cavalieri , trecento da Brescia , trecento da 
Piacenza , cento da Bergamo ^ cinquecento 
da Cremona, dugento da Reggio, cento da 
Modena , trecento da Verona , dugento da 
Padova, con altri della contessa Sofia, e 
della città di Ferrara , e marciassero per 

Tom. XVI. I li- 

* Chron. Bononiens. T, i8. Rer. JtMÌ. 



150 A N N A L X D* It alia 

liberar quel .castello: tuttavia nulla fecero > 
perchè i difensori oramai stanchi , attacca- 
tovi il fuoco ed usciti , ebbero la fartuna di 
salvarsi correndo a Bologna. Il Sigonio di- 
versamente narra questo fatto . Impadro- 
nissi poscia r arcivescovo del castello di 
Medicina j, e fece altri mali al contado bo- 
lognese , e sconfìsse la lor gente presso al 
castello de' Britti . Mentre dihiorava V im- 
perador Federigo in Pavia , comandò che 
venissero a trovarlo i deputati di Genova 
e Pisa con plenipotenza delle lor città ^ ; 
venuti che furono^ stabilì fra queste due 
emule nazioni la pace , con assegnare ai Ge- 
novesi la metà della Sardegna (il che rin- 
crebbe forte ai Pisani ) e con ordinare la 
distruzion di Viareggio ai Lucchesi . Proibì 
ai Pisani il battere moneta ad imitazione 
del conio lucchese . Secondo gli Annali di 
Pisa * in quest' anno ( se pur non fu nel 
precedente) Guglielmo 11^ re di Sicilia de- 
sideroso di far qualche prodezza contra dei 
Saraceni, che ogni dì più faceano progres- 
si in Oriente colla rovina del regno gero- 
solimitano , sul principio di luglio inviò in 
Egitto un' armata di cento cinquanta galee 
e di dugento cinquanta legni da trasporta 
per la cavalleria : se pure è credibile sì 
poderosa flotta . Fecero sbarco vicino ad 
Alessandria, diedero il sacco a que'corìtor* 

ni 

' e affari Annal. Gen. /. 3. 

* Annali Pisani T, t^I, Rer, Ita!. Guillielm. Tyxlus Hist' 
Hierosolfmit. l, ai. 



Anno MCLXXVL 131 
ni ^ né si sa che riportassero alcun altro 
vantaggio . Forse per questo niuna men- 
zione fece di tale spedizione Romoaldo ar- 
civescovo di Salerno nella sua Cronica . 

Anno di Cristo mclxxvI , Indizione ix, 
di Alessandro III> papa 18. 
di Federigo Ij re 25, imperado- 
re 22. 

L'acche le alte pretensioni di Federigo fe- 
cero svanir tutte le speranze di pace , an- 
dò egli infestando gli Alessandrini, ma sen- 
za maggiormente stuzzicare il vespajo , dis- 
simulando il suo sdegno finche arrivassero i 
soccorsi aspettati dalla Germania, perette^ 
nere i quali avea neir anno precedente spe- 
dite lettere a tutti i principi di quelle con- 
trade . Stavano all'erta per lo contrario an- 
che i Lombardi, a' quali non mancavano 
spie per sapere ciò che si manipolava ol- 
tramonti. Vedesi parimente nel gennajo di 
quest'anno il giuramento di chi era diret- 
tore della lega lombarda ^ . Ora Wichmari' 
no arcivesco^?o di Maddeburgo , e Fili-ppo 
arcivescovo di Colonia^, con tutti que' ve- 
scovi e principi eh"* eglino poterono rauna- 
re *, dopo pasqua misero in marcia l'eser- 
cito preparato, per venire in ajuto dell' au- 
gusto Federigo . Dalla parte dell' Adige noa 

I 2 v'era 

* Antiquit. Ttalic. Dissertar. 48. 
Coronografi}. Sa xo a^ud Leibnittum* 



132 Annali d'Ita?; ìa 
v'era libero il passo ; e però pe r m ontàgtìe 
alpestri calarono finalmente verSo il lago di 
Como . Appena udì Federigo essere quella 
gente in viaggio, che non si potè contene- 
re di andare, ma sconosciuto , a riceverli a 
Como^ ed anche a Bellinzona. Con questa 
armata, e colle forze de' Comaschi suoi fe- 
deli , perchè doveano aver di nuovo aderi- 
to aldi lui partito, si mise in marcia per 
Cairate alla volta del Ticino , con pensiero 
di unirsi coi Pavesi e col marchese di Mon* 
ferrato^ e ricominciar la festa . Non dormi- 
vano i Milanesi; e premendo loro che non 
seguisse V union di Federigo coli' esercito 
pavese, sollecitarono tutti i lor collegati 
per uscire in campagna , ed opporsi al di 
lui passaggio . Non erano ancor giunte tut- 
te le milizie che s' aspettavano , quando si 
udì che l'armata nemica era già pervenuta 
a Como . Però senza perdere tempo, le scel- 
te schiere de' Milanesi , Bresciani , Piacenti- 
xìì^ Lodigiani, Novaresi^, e Vercellini, mos- 
sero col carroccio^ e fecero alto fra Borsa- 
no e Busto Arsiccio, ossia fra Legnano e 
il Ticino ^ . Mandarono innanzi settecento 
cavalli , per riconoscere qual via tenesse 1* 
esercito tedesco ; e questi appena fatte tre 
miglia di viaggio , si videro venire all'in- 
contro circa trecento cavalieri tedeschi . Ina? 
bracciati gli scudi j e colle lance in res 

tut- 



* Sire Raul Rist- T. VJ. Rer. Ital. Carditi, de Aragon. in 
^fta Alexandri III, P. I. T, III. Rerum Italie^ 



1 



I 



Anno MCLXXVI. 133 
ftutti spronarono, e tosto si attaccò batta- 
glia: battaglia memorabile per tutti i seco- 
li avvenire . li giorno , in cui essa seguì , 
dal Panvinio vien detto il dì 26 di maggio ; 
dal Sigonio il dì 30 d' esso mese , correndo 
la festa de' santi Sisinnio, Martirio ed Ales- 
sandro. Il pad' e Pagi pretende che abbia a 
prevalere a tutti T autorità della vita di pa- 
pa Alessandro III , dove si legge che que- 
sto fatto d'armi accadde circa fine mmen- 
sis junli . Neir edizione da me fattane è 
scorretto in essa vita V anno ^ „ leggen- 
dosi anno MCLXXV ^ quando ha da esse- 
re MCLXXVI^ come si trova negli estratti 
che ne fece il cardinal Baroni©. Tanto poi 
nell'cdizion suddetta^ quanto presso ilBa- 
ronio è difettoso quel circa finem junii . 
E si conosce dal vedere che si fa incam- 
minato Federigo a Como circa il fine di 
giugno , con soggiugnere appresso che i 
Milanesi in primo sabbato mensis junii , 
uscirono in campagna , né tardarono a ve- 
nire alle mani . Ma neppur sussiste che nel 
primo sabbato di giugno succedesse quella 
campai giornata . Avvenne essa nelF ultimo 
sabbato di maggio^ che era in queir anno 
il dì 29 di maggio, ossia il di IV kalen- 
das junii , correndo veramente allora la fe- 
$ta de' santi suddetti, che fu posta dal Si-» 
gonio sedotto da Galvano Fiamma , III ha- 
lendas junii . Sire Raul autore allora vivente 

I 3 ia 

E Rerum Iteti, P. 1. T. llh 



154 Annali d'Italia 

in Milano ^ , chiaramente mette la battaglia 
sufidetta , quarto kalendas junii , die sab^ 
bali . Il continuatore di Caffaro scrive * 
succeduto -ciò in hebdomada pentecnstes . E 
nel calendario milanese da me dato alla lu- 
ce si legge 3 : IV kalendas j unii ^ sanBorum 
Sislnnilj Martyrii j & Alexandria anno 
Domini MCLXXVl^ inter Legnianum & 
Ticinum Blediolanenses expulerunt decam^ 
pò imperatorem Federicum cum loto exer- 
cìtu suo j & infiniti teutonici calati sunt 
ibi j & gladio occisi j & fere totus populus 
Cumanorum ibi remansit . Il suddetto Gal- 
vano Fiamma "^ anch' egli mette questo fatto 
nella festa de' suddetti santi , benché per 
errore nel suo testo sia scritto III kalendas 
junii. E però in essa festa il popolo di 
Milano annualmente da lì innanzi continuò 
a rendere un pubblico ringraziamento alla 
misericordia di Dio , dimanierachè non è 
più da mettere in dubbio questa verità , 
cioè che nel dì Z^ maggio seguì quel fame-? 
so conflitto. 

Incominciarono dunque la baruffa i sette-:- 
cento cavalieri milanesi incontratisi coi tre-? 
cento Tedeschi, quando sopraggiunse Tim- 
peradore col grosso dell' armata , al cui ar- 
rivo non potendo essi reggere, presero I^ 
fuga . Con questo buon principio arrivò Fe- 
de- 

* Sire Raul Uist. T.VI. Rer. Ital. 

* Caffari Annui. Genuens- T. ri. Rer. Ital. 

3 Kalend. Medtolan. P. IT. T. II. Rer. Ital. f>>lP7' 
■* Galvanus Flamm. in Manifuh Fio"* 



Anno MCLXXVI. 135 
derigo dove V aspettava col carroccio il ner- 
bo maggiore dell' esercito collegato , e con 
tutto vigore l'assalì. Quivi trovò gran re- 
sistenza, e sulle prime vide steso a terra, 
€ stritolato dai piedi de' cavalli chi portava 
r imperiai bandiera . Contuttociò tal fu lo 
sforzo de' Tedeschi , che piegarono alcune 
schiere di Bresciani ^ e presa in fine la fuga 
furono inseguite per parecchie miglia. Ma 
perchè restava un altro gran corpo de' pia 
valorosi collegati alla guardia del carroccio, 
e parte de' Tedeschi s'era perduta a dar la 
caccia ai fuggitivi, non solan^ente non potè 
Federigo romperli , ma restò rotto egli stes- 
so , massimamente perchè andarono soprav- 
venendo al campo de' collegati nuovi rinfor- 
zi di gente, che dianzi era in viaggio ^. 
Fece delle maraviglie di bravura in quel di 
Federigo, e fu anche degli ultimi a ritirar- 
si ; ma finalmente rovesciato da cavallo , 
come potè il meglio si sottrasse al perico- 
lo , e sparì , lasciando i suoi alla discrezio- 
ne de' vincitori. Restarono moltissimi vitti- 
ma delle spade de' collegati , o affogati nel 
Ticino: moltissimi altri rimasero prigioni ^ 
ma principalmente toccò la mala ventura 
alle milizie di Como, che quasi tutte rima- 
sero tagliate a pezzi , o condotte in prigio- 
nia . Diedesì poscia il sacco al campo ne- 
mico, ed oltre ad una gran quantità d'ar- 
nii , di cavalli, d'arnesi, e d'equipaggio, 

I 4 i^ 

* Romuata Sdlernit. in Chro^* T. HI- Rer. Ital» 



t^6 Annali d'Italia 
fu presa la cassa di guerra, che porfava 
,air imperadore il tesoro raunato in Germa- 
nia per sostener^Jà guerra in Italia , con al- 
tri arredi e robe preziose. In una lettera 
scritta dai Milanesi a Bologna, e rapporta- 
ta da Radolfo di Diceto si legge ^ : Inter-' 
fectorum , submersorum , captivorum non 
est numerus . Scutum imperatoris y -vexil- 
lurrij crucem y & lanceam habemus . Aiirum 
& argentum multum in cUtellls ejus repe- 
rimus ^ & spolia hostium accepimits , quo- 
rum cestimationem non credlmus a quoquam 
posse definiri, Captus est in prcelio dux 
Bertholdus j & nepos imperatoris j, & fratev 
coloniensis archiepiscopi . Aliorum autem infi-^ 
nitas captivorum numerum excludlt , qui 
omnes Mediolano detinentur . Chi non sapes- 
se che i vittoriosi ingrandiscono sempre il 
valore e la fortuna loro , di qua può impa- 
rarlo . E chi avesse anche da imparare che 
i vinti sogliono inorpellar le loro perdite , 
legga qui le storie degli scrittori tedeschi* 
che scrivono aver avuto i collegati ben cen- 
tomila combattenti in quest'azione , quando 
era di poche migHaja Tarmata imperiale. V'ha 
licenza di credere che superiori di forze fos- 
sero i collegati, ma non per questo era ster- 
minato r esercito loro , come si può racco- 
gliere da Sire Raul. Né Federigo^ princi- 

* Radulf. de Diceto />. 591. 

* Otto de s. Biasio in Chvon. Godcfridus M»n^(hus in Chu 
Chronogr^fhus Saxo apud Leiknitium' 



Anno MCLXXVI. 13^ 

pe , cke come mastro di guerra sapeva be- 
ne il suo conto, ito sarebbe ad attaccare i 
Lombardi con poche migliaja d* armati . Ag- 
giungono finalmente, che l' imperadorc fece 
una grande strage di essi Lombardi , e che 
finalmente soperchiato dalle lor forze ^ si 
apri colla spada il passaggio a Pavia . La 
verità si è ^, che celatamente fuggito Fede- 
rigo, fu creduto ucciso in battaglia , e si 
cercò diligentemente il di lui cadavero . Pre- 
se tal piede questa credenza , che V impe-^ 
ladrice restata irt Como si vestì da corruc- 
cio ; e molti giorni si stette in tale ambi- 
guità, senza sapersi dove fosse il fuggito 
imperadore , finche all' improvviso egli com- 
parve vivo e sano in Pavia . Presso il Mal- 
vezzi abbiamo * , che Federigo fu fatto pri- 
gione dai Bresciani, e condotto a Brescia^ 
da dove fuggì in abito di mendico . Questa 
favola ci vorrebbe far credere molto poca 
avveduti i signori Bresciani. 

Comparve dunque in Pavia V imperador 
Federigo , ma molto umiliato , riconoscen- 
do egli finalmente la mano di Dio sopra 
di se, e di meritar anche peggio, per aver 
sì lungamente fomentata la disunione e lo 
scandalo nella Chiesa di Dio, e per tante 
sue crudeltà , prepotenze ed altri suoi pec- 
cati. Pertanto ammaestrato dalle disgrazie, 
e forse più per trovarsi sprovveduto di 

da- 

' Carditi, de Avagon, in l'ita Alexundvi UT. 
» Malvec. in Chron. Brixian. T, 14. Rer. Isa/. 



^3^ Anna*! d* Italia 

danaro e di gente, e consigliato da varj 
suai principi, cominciò una volta a conce- 
pir daddovero pensieri di pace . Però' non 
tardò raolto a spedire con plenipotenza 
Cristiano eletto arcivescovo di Magonza, 
Guglielmo eletto arcivescovo di Maddebur- 
go , e Pietro eletto vescovo di Vormazia ^ 
per farne V apertura a papa Alessandro 
ili ^ che si trovava in Anagni. Ammessi 
all' udienza y esposero il desiderio di Fede- 
rigo , ed ebbero per risposta che il papa 
era prontissimo alla Gonct>rdia, purché in 
essa avessero luogo anche il re di Sicilia, 
i Lombardi , e V imperador di Costantino- 
poli : al che acconsentirono gli ambascia- 
tori . Per quindici dì si tennero segrete 
conferenze, e restò smaltita la controver- 
sia spettante alla Chiesa romana, siccome 
si può vedere dallo strumento pubblicato 
dal padre Pagi ^ . Ma per quel che riguar- 
dava la lite coi Lombardi , niuna deter- 
minazione si potè prendere _, e solamente 
si giudicò bene che il papa in persona ve- 
nisse verso la Lombardia , per dar più fa- 
cilità e calore all' aggiustamento . Presen- 
tito questo negoziato di pace dai Cremo-^ 
nesi , si credettero eglino o sul fine di 
questo, o sul principio del seguente anno, 
di vantaggiare i loro interessi con darsi 
di buon' ora all' imperadore ; e però si ag- 

giu- 

* Pagius in Crit. Baron> ad hunc annum, Sigonius de Re- 
g/io Italia /.14.. 



Anno MCLXXVI. 139 
giustarono con lui senza il consenso dei 
collegati, e centra del giuramento. Anto- 
nio Campi ^ ne rapportalo strumento dato 
nell'anno presente. Altrettanto fecero dipoi 
i Tortonesi : passi tutti , sommamente de- 
testati dal papa e dagli altri collegati, che 
li chiamarono traditori, vili ed infami. 
Per quanto s' ha dall' Anonimo casinense * 
e dalla Cronica di Fossanuova ^ , Cristiano 
arcivescovo di Magonza sul principio di 
marzo delU' anno presente assediò il castel- 
lo di Celle ai confini della Puglia . Rug- 
gieri conte di Andria , e il conte Rober- 
to, messo insieme un copioso esercito an- 
darono per isloggiarlo di là . V ha chi 
scrive che venuti a battaglia coli' armata 
imperiale ne riportarono vittoria. Tutto 
il contrario sembra a me di leggere nella 
Cronica di Fossanuova , dove son queste 
parole ; comites regni Sicilios cum Ingenti 
exercitu insurrexerunt in eiim ; & gens 
quidem Alemannorum fult super eo5, & pie- 
rosque cepit ; atque in fugam vcrterunt 
VI idus martii . Altro non si sa di una 
tale impresa che questo poco. L'hanno poi 
fu questo in cui Guglielmo li re di Sicilia 
determinò di amnaogliarsi "»•_, e a tal fine 
spedì col titolo di legati in Inghilterra 
t'Ha vescovo eletto di Troja , ed Arnolfo 

ve- 

" Antonio Campi Cremon. fedel. 

* Anonymus Casinens- in Chron. 

^ Johann, de Ceccano Chron. Fossa nova . 

^ Romuaìduf Salernit' in Chron* 

\ 
\ 



i^o A^^iALI i>' Italia 

Vescovo di Capaccio a chiedere Giovanna 
iìgliuola del re Arrigo II in sua moglie*. 
Conchiuso il parentado per interposizion 
di papa Alessandro, fu da una squadra di 
navi inglesi condotta questa principessa si- 
no all' isola di s. Egidio in Linguadoca . 
Colà vennero a levarla Alfano arcivescovo 
dì Capoa , Riccardo vescovo di Siracusa j, 
e Roberto conte di Caserta con venticinque 
galee, e la condussero a Napoli, dove per 
non potere più essa soiFerir gì' incomodi 
del mare sbarcò , e celebrò la festa del 
santo natale. Continuato poscia il viaggio 
per Salerno e Calabria^ arrivò in fine fe- 
licemente a Palermo , e quivi con gran so- 
lennità fu sposata e poi coronata nel dì 13 
dell'anno seguente. Nel dì 18 d'aprile di 
quest' anno Caldino arcivescovo di Milano * , 
appena fatta sul pulpito della metropolitana 
una fervorosa predica contra degli eretici 
catari , che avcano cominciato ad infettare 
la città di Milano, colpito da un acciden- 
te mortale rendè 1' anima a Dio , e fu poi 
annoverato fra i santi . Erano i Catari una 
specie di Manichei che venuti dalla Bulghe- 
ria a poco a poco s'introdussero in Lom- 
iardia, in Francia^ e in Germania, Nella 
storia ecclesiastica sotto varj nomi , secon- 
do la diversità de' paesi dove si annidaro- 
no, veggonsi nominati. Qui in Italia per 

lo 

' Radulphut de Diceto p. 594. 

» /liia san6i, Bgllsnd ad diem l8 afriL 



Anno MCOXVII. 141 
ìopiù venivano chiamati paterlnl ^ e durò 
gran tempo questa peste , senza poterla 
sradicare. Ne ho parlato ancor io nell'An- 
tichità italiane ^ . 



tt 



Anno di Cristo mclxxvit^ Indizione Xr 
di Alessandro III , papa (9. 
di Federigo I, re 2^, imperado- 
re 25. 

Jr elicissimo fu il presente anno , perchè in 
esso ebbe fine una volta il deplorabile sci- 
sma della Chiesa di Dio, e cominciò la pa- 
ce a rifiorire in Italia. Erano già state con 
articoli segreti composte le differenze che 
passavano fra la Chiesa romana e Federigo 
imperadore , e restavano tuttavia penden- 
ti quelle de' Lombardi . Per agevolar V .g- 
giustamento ancora di queste , il ponteiice 
Alessandro y siccome era il concerto , avea 
da venire a Ravenna , o a Bologna^. P»* — 
ma di muoversi da Anagni, pei maggior 
cautela volle che lo stesso Federigo auten- 
ticasse col giuramento la sicurezza delia 
sua persona , a lui promessa dai plenipn- 
tenziarj . Però spedì apposta il vescovo Hi 
Ostia e il cardinale di s. Giorgio.^ i quali 
dalla Toscana venuti in Lombajdia ti' -^ 
reno Federigo ne' contorni di Mv>d^: 
furono accolti onorevolmente e con 

voi- . 

* Antiquit' Ital. Disscrt. 60. 

* Carditi, de Aratori, in f^ita Alexandri III. 



1^2 Annali d'Italia 
volto. Fece egli confermare col giuramento 
a nome suo da Corrado figliuolo del mar- 
chese di Monferrato il passaporto accorda- 
to al pontefice ; e lo stesso giuramento 
prestarono tutti i principi della sua corte. 
Informato di ciò papa Alessandro ITI , do- 
po avere spediti innanzi sei cardinali , che 
trovarono V imperadore a Ravenna , s' in- 
viò egli a Benevento ^ dove dinjorò dalla 
festa del santo natale sino all'epifania. Di 
là per Troja e Siponto passò al Vasto, 
dove trovò sette galee ben gnernite d' ar- 
mi e di viveri , che il re di Sicilia gli 
aveva allestite, con ordine z Romoalào ar- 
civescovo di Salerno ( lo stesso che scris- 
se la storia di questi fatti M , e a Rug^ 
gierl conte d"* Andria , gran contestabile e 
giustiziere della Puglia^ di accompagnare 
la santità sua, e di accudire agi' interessi 
del suo regno . Perchè il mare fu lunga- 
mente in collera, non potè il pontefice im- 
barcarsi , se non il primo dì di quaresima , 
cioè a dì 9 di marzo . Undici poi furono 
le galee che il servirono nel viaggio; e con 
queste^ e con cinque cardinali nella prima 
domenica di quaresima arrivò a Zara ^ e nel 
dì 20 , oppure nel dì 24 d' esso mese feli- 
cemente giunto a Venezia , prese riposo nel 
monistero di 3. Niccolò al Lido . Nel dì se-- 
guente Sebastiano Zlani doge co'patriarchi 

d' Aqui- 

' Romualdus Salernrìn.CbrBn- T, f'II. Rcr. Ita;. 



Anno MCLXXVIL 145 
cl'Aquileja e di Grado, coi lor vescovi suf- 
fraganei , ed immenso popolo, andò a le- 
vario: e il condusse a s. Marco ^ e di là 
al palazzo del patriarca. Dimorava intan- 
to Federigo augusto in Cesena , ed udito 
r arrivo del papa a Venezia, inviò colà 1' 
arcivescovo di Maddeburgo , il vescovo 
eletto di Vormazia , e il suo protonotajo 
a pregarlo di far mutare il luogo del con- 
gresso, che già era destinato in Bologna^ 
perchè non si attentava d^ inviare a Bolo- 
gna Cristiano arcivescovo di Magonza suo 
cancelliere, persona troppo odiata da' Bo- 
lognesi , per li danni loro inferiti dal me- 
desimo poco dianzi . Nulla volle conchiu- 
dere il saggio pontefice senza il parere e 
consenso de' collegati ; e però scrìsse _, ac- 
ciocché spedissero i lor deputati a Ferrara , 
dove egli si troverebbe nella domenica di 
passione. In Ferrara dunque, dove al de- 
terminato giorno comparve con undici ga- 
lee il santo padre , vennero a rendergli os- 
sequio Algisio novello arcivescovo di Mi- 
lano, e V arcivescovo di Ravenna coi lor 
suffraganei, e i consoli delle città lombar- 
de , e gran copia di abbati e di nobili . 
Disputossi per molti giorni del luogo del 
congresso , insistendo i Lombardi per Bo- 
logna , e i ministri dell' imperadore per 
Venezia . Prevalse V ultimo partito , in 
maniera che il papa col suo seguito imbar- 
catosi nel dì 9 di maggio se ne tornò a 
Venezia, dove ancora si trasferirono i de- 

pu- 



IA4 Annali d' Italia 
putati deir imperadore , e insieme quei del- 
le città della lega , cioè i vescovi di Te- 
rino, Bergamo, Como ed Asti, ed altri 
dell' ordine secolare,, e si diede principio 
alle conferenze . Empirei quivi di gran car- 
te , se volesse minutamente descrivere le 
pretensioni delle parti , e i maneggi di 
quel trattato . Chi più diffuso ne desidera 
il racconto, dee consultare la Cronica di 
Romoaldo salernitano , e gli atti da me 
pubblicati nelle Antichità italiane ^ , sicco- 
me ancora i prodotti dal Sigonio * , avver- 
tendo nulladimeno che esso Sigonio li ri- 
ferisce air anno precedente , quando e fuor 
di dubbio che appartengono al presente . 

Dirò in poche parole, aver preteso l' im- 
peradore che i Lombardi eseguissero quan- 
to era stato decretato nella dieta di Ronca- 
glia neir anno 1 158 col consiglio de' dotto- 
ri bolognesi intorno alla cession delle rega- 
lie^ oppure che rimettessero le cose nello 
stato in cui erano , allorché il vecchio Ar- 
rigo , cioè il quarto fra i re , e il terzo 
fra gì' imperadori , venne in Italia . Poca 
cognizion di storia convien dire che avesse 
Gerardo Pesta deputato de' Milanesi^ allor- 
ché per attestato di Homoaldo salernitano 
rispose che Arrigo il vecchio fu un tiran- 
no, e ch'egli fece prigione papa Pasquale 
( quando ciò accadde sotto Arrigo quinto ) 

né 



^ Antiquit' Ttal. Dissert- 48. 
* Sigonius de Regno Ita/. 



Anno MCLXXVII.^ 145 

toc alcuno vivea che si ricordasse degli atti 
e statuti d'esso Arrigo seniore. E però che 
essi erano pronti a rendere a Federigo quei 
doveri, quce antecessores nostri junior i Hen- 
ricoy Conrado ^ & Lothario^ & ei usque ad 
hcec tempora reddiderunt ; e che fossero sal- 
ve le consuetudini delle città colla lor li- 
bertà . Questa a mio credere cominciò fin 
sotto Arrigo seniore , né viveva allora al- 
cuno che si ricordasse del suo principio , 
laonde ab immemorabìU erano esse città in 
possesso dei diritti di eleggersi i lor mi- 
nistri j, e delle regalie . Apparisce poi dagli 
atti da me prodotti che le città , e i luo- 
ghi del partito imperiale erano in questi 
tempi Cremona y Pavia, Genova ^ Tortona^ 
Asti) Albaj, Acqui ^ Torino j, Ivrea j Ven- 
tìmigUa , Savona j Albenga , Casale di s. 
Evasio , MonteviOj Castello Bolognese , Imor 
Za, Faenza :, Ravenna^ Forlì ^ Forlimpopo- 
li , Cesena , Rimini , Castrocaro , il marche- 
se di Monferrato j, i conth di Biandrate ^ i 
marchesi del Guasto e del Bosco , e i 
conti di Lomello . All' incontro nella lega 
di Lombardia erano Venezia, Trivigij Fa- 
dova^, Vicenza j, Verona j Brescia ^ Ferrara y 
Mantova y Bergamo., Lodi., Milano ^ Como 
( benché da noi poco fa veduto aderente di 
Federigo), Novara ^ Vercelli, Alessandria ^ 
CarsinOj e Belmonte ^ Piacenza ^ Bobbio ^ 
Obizzo^ Malaspina marchese y Parma ^ Reg- 
gio ^ Modena y Bologna ^ Doccia ^ s. Cassa- 
no, ed altri luoghi^ e persone dell' esarca- 
ToM. XVI. K to^ 



1 



14^ Annali d'Italia 
to e della Lombardia. Le dispute andaro- 
no in lungo ^ e ninna conclusione potè ave- 
re il negoziato, non volendo cedere 1' una 
delle parti all'altra. Allora fu che papa 
Alessandro propose una tregua : il che ri- 
ferito air augusto Federigo^ andò nelle^ 
smanie . Ciò non ostante segretamente fece 
intendere al papa, che si contenterebbe di 
accordare ai Lombardi una tregua di sei 
anni ^ e di quindici al re di Sicilia , pur- 
ché il papa permettesse eh' egli per quin- 
dici anni godesse le rendite de' beni della 
famosa contessa Matilde^ che erano in sua 
mano, dopo i quali ne dimetterebbe il pos- 
sesso alla Chiesa romana . Contentossene il 
papa , e in questa maniera si stabilì la con- 
cordia. Lagnaronsi dipoi non poco i Lom- 
bardi del papa ^ _, perch' egli avesse accon- 
ci i fatti proprj , con lasciar essi tuttavia 
in ballo, quando eglino aveano portato tut- 
to il pesò della guerra con tanto loro dis- 
pendio di gente e di roba , per ridur pure 
Federigo a far pace colla Chiesa . Ma il più 
ordinario fin delle leghe suol esser questo . 
Cercano prima i potenti il maggior loro 
vantaggio , e tocca dipoi ai minori V acco- 
modarsi al volere degli altri , e ringraziar 
Dio se non anche restano abbandonati- Non 
erano ancora bene smaltiti tutti questi pun- 
ti , quando l' augusto Federigo venne a 
Chioggia. Suscitossi allora una gran com- 

mo- 

' Sire Raul Hist> T. TI. Rer. Ital. 



Anno MCLXXVII. 147 
mozione fra la plebe di Venezia , mostran- 
dosi essa risoluta di andare a condurlo to- 
sto in città : il cl>e fu quasi cagione che il 
papa e i ministri del re di Sicilia si riti- 
rassero da Venezia : e già n' erano partiti 
alla volta di Trevigi i deputati de'Lombar- 
di . Mail doge, uomo savissimo, trovò ri- 
paro a questo disordine, e diede tempo che 
fosse giurata la pace e concertato V abboc- 
camento da farsi in Venezia ^. Nel giorno 
adunque 24 di luglio , giorno di domenica, 
saputosi che Federigo impcradore veniva a 
Venezia, il papa di buon'ora con gran so- 
lennità si trasferì a s. Marco , e mandq 
ad incontrarlo i vescovi d' Ostia , di Por- 
to, e di Palestrina con altri cardinali che gli 
diedero V assoluzion della scomunica , e al- 
lora Cristiano arcivescovo di Magonza con 
gli altri prelati abiurarono Ottaviano^ Gui- 
do da Crema ^ e Giovanni da Struma anti- 
papi . Andò il doge con gran corteggio di 
bucentori e barche a levar V imperadore da 
san Niccolò del Lido, e processionalmente 
poi col patriarca di Grado e clero il con- 
dusse fin davanti alla basilica di s. Mar- 
[:o^ dove il papa in abito pontificale con 
flutti i cardinali , col patriarca d'AquileJa^ 
i 2 molti arcivescovi e vescovi lo stava aspetr 
tando. Allora Federigo alla vista del vero 
àcario di Cristo^ venerando in lui Dio , 

K z la- 

■ Romualduf Salem, in Chron. T. riT. Rer. Itah Cardim 
*l9 Arajon. in rita Alexandri HI. P. L T, IIL Rer- Ital. 



146 Annali d* Italia 

lasciata da parte la dignità imperiale , « 
gittate via il manto , con tutto il corpo si 
prostese a' piedi del sommo pontefice , e 
glieli baciò . Non potè contener le lagrime 
per la gioja il buon papa Alessandro^ e sol- 
levatolo con tutta benignità , gli diede il 
bacio di pace e la benedizione . Allora fu 
intonato ad alta voce ì\ Te Deum: e Fede- 
rigo, apprehensapontijlcis dtxteray il con- 
dusse fino al coro della basilica di s. Mar- 
co , dove ricevette la benedizion pontificia , 
e di là passò ad alloggiare nel ducal pala- 
gio. Nel giorno seguente festa di s* Jaco- 
po apostolo cantò il papa solenne messa , 
e predicò al popolò in s. Marco . Federi- 
go gli baciò i piedi , fece l'oblazione , e 
dopo la messa gli tenne la staffa : presa an- 
che la briglia del cavallo pontificio , era in 
procinto di addestrarlo, se il papa affettuo- 
samente non r avesse licenziato. Seguirono 
poi visite , conviti e colloquj , e nel dì 
primo d' agosto fu solennemente ratificata 
la pace e tregua; e poscia assoluti gli scis- 
matici . E nella vigilia dell' assunzion della 
Vergine tenne il papa un concilio in s* 
Marco , dove scomunicò chiunque rompesse 
la pace e tregua suddetta. Fece dipoi istan- 
za a Federigo per la restituzion dei beni 
della Chiesa romana : al che si mostrò pron- 
to r imperadore ^ ma con salvare per se le 
terre della contessa Matilde^ e il contado dì 
BertiivDro , che poco fa era vacato per la 
jliortc di quel conte accaduta in Venezia , 

pre« 



Anno MCLXXVIT. 149 
pretendendo quegli Stati, come cosa dell' 
imperio, ed esibendo di rimetterne la cogni- 
zione a tre arbitri per parte . Ne restò ama* 
raggiato non poco papa Alessandro^ e tan- 
to più perchè il suddetto conte di Bertino- 
ro ne avea fatta una donazione alla Chiesa 
romana ; ma per non disturbare la pace fat- 
ta , consentì ai di lui voleri. 

Con questo glorioso fine terminò lo scis- 
ma della Chiesa , al che specialmente dopo 
la mano di Dio contribuì assaissimo la 
prudenza e pazienza del buon papa Ales- 
sandro^ che sempre si guardò dall' inasprir 
gli animi coi rigori, e colse infine il frut- 
to della sua mansuetudine . Il buon esito 
ancora di sì grande, affare è dovuto all' 
inclita repubblica di Venezia , ne* cui ret- 
tori da tanti secoli passa come per eredi- 
tà la prudenza e saviezza^ essendosi mi- 
rabilmente adoperati que' nobili , e sopra 
gli altri il loro doge Ziani^ affinchè si ese- 
guisse la tanto sospirata riunione^ con ag- 
giugnersi ancora questa alle tante glori© 
della città di Venezia. Alla verità delle 
cose fi nquì narrate fecero poscia i tempi 
susseguenti varie frange con dire : che Fe-^ 
derigo andò nelT anno 117^ coli' esercito 
suo adAnagni, perseguitando papa Alessan- 
dro, il quale travestito se ne fuggì a Ve- 
nezia , dove fu riconosciuto ed onorato. 
Che esso Federigo passò fino a Taranto ia 
cerca del papa . Che una flotta di settap- 
tacinque galee da lui messa in ordine fu 

K 5 di- 



i5o Annali d' Italia 

disfatta da' Veneziani , con restarvi prigio- 
ne Ottone figliuolo di esso augusto . Che 
quando Federigo fu a' piedi del papa, met- 
tendogli Alessandro il pie sulla gola pro- 
rompesse in quelle parole : Su})er aspidem 
& basiliscum amhulabis , &c, e Federigo 
rispondesse : Non tibi , sed Tetro . Ed è 
ben vecchio questo racconto, Andrea Dan- 
dolo circa l'anno 1340 ^ cita le storie di 
Venezia ( se pur quella non è una giunta 
fatta a quel savio scrittore ) e una leggen- 
da di fra Pietro da Chioggia. Fra Galva- 
no Fiamma * contemporaneo del Dandolo 
ne parlò anch' egli : di modo che divenne 
famosa questa relazione nelle storie de' sus- 
seguenti storici. E perciocché il Sigonio e 
il cardinal Baronio dichiararono sì fatti 
racconti favole e solenni imposture 5 e lo 
stesso Sabellico prima d' essi avea assai 
fatto conoscere di tenerli per tali : don 
Fortunato Olmo monaco benedettino nell' 
anno 1^29 con libro apposta si studiò di 
giustificarli con dar fuori un pezzo di sto- 
ria di Obone ravennate, ed altre cronichet- 
te , e con addurre varie ragioni . Ma si trat- 
ta quivi di favole patenti , e sarebbe un 
perdere il tempo in volerle confutare . Gli 
autori contemporanei s' hanno da attende- 
re , e qui gli abbiamo , e gravissimi , in 
guisa tale che niuna fede merita la trop^^ 

* Dandul. in Chron. T. XIL Rer. Itol. 
f Calvanus Flamm. in ManipuI» Pier* 



Anno MCLXXVIL ^151 
pD diversa o contraria narrativa degli scrit- 
iorelli lontani da que' tempi . Che non si 
disse del duro trattamento fatto a Canossa 
' Gregorio VII al re Arrigo IV? Altret- 
tanto e più si sarebbe detto di papa Ales- 
sandro III con Federigo I^ se fondamento 
avesse avuto una tal diceria , Ma Alessan- 
dro fu pontefice moder?/ssimo> e però se- 
condo l'attestato del G^> e j^rafo sassone ^, 
Federigo dai cardinali '?^<rcsti55ime, e dal 
papa in osculo pacls suscìpìtur . Per esse- 
re gloriosa la città e repubblica di Vene- 
zia^ non v"* ha bisogno di favole , bastando 
la verità per onor suo^ essendo essa stata 
il teatro di sì memorabil pace, a cui con 
tanta prudenza, e con ispese regali som- 
mamente contribuì quel doge con altri no- 
bili • Curioso è bensi un catalogo di tutti 
i vescovi^ principi, abbati e signori, che 
intervennero a quella gran funzione di Ve- 
nezia colla nota della famiglia di cadauno , 
pubblicato dal suddetto Fortunato Olmo. 
Fra gli altri si veggono annoverati Alber- 
to ed Obizzo marchesi da Este con nomi" 
ni cento ottanta ^ cioè con accompagna- 
mento superiore a quello della maggior 
parte degli altri principi che colà concor- 
sero . E questi poi si truovano con altri 
'principi registrati in varj diplomi dalFau- 
j^^.sto Federigo, dati in Venezia nell'anno 

K 4 stes- 

* Cbronograph. Saxo apud Leiknitium* 



152 Annali d' Italia 

stesso^ siccome ho io altrove dimostrato^. 
Si partì poscia da Venezia Federigo , do- 
po aver baciati i piedi al sommo pont^-^- 
ce, e dato il bacio di pace a tutti i c"^ ^ 
dinali 5 e andossene a Ravenna, e di là a 
Cesena. Papa Alessandro anch' egli circa la 
metà di ottobre con quattro galee ottenu- 
te ^d a' Veneziani - perchè già s' erano parti- 
i legati del viodrsicilia colle lor galee, 
s'imbarcò , e g-t,/rr5 nel dì 29 d'esso me- 
se a Siponto, e presa la strada di Troja, 
Benevento , e s. Germano , con felicità, e 
saxijtà arrivò ad Anagni verso la metà di 
dicembre , se non che in Benevento finì i 
suoi giorni Ugo da Bologna cardinale, in 
Aversa Guglielmo da Pavia vescovo di Por- 
to, e Manfredi vescovo di Palestina in 
Anagni. Per attestato di Sire Raul, nel 
settembre di quest'anno un orribii diluvio , 
tale, che di un simile non v'era memoria , 
si provò nelle parti del Lago maggiore , 
il qual crebbe sino alT altezza di diciotto 
braccia ( se pure, come io vo credendo, 
non è scorretto quel testo ) e coprì le case 
di Lesa, con restare allagati dal fiume Ti- 
cino tutti i contorni , di maniera che dal- 
la Scrivia s'andava sino a Piacenza in bar* 
ca. 



An- 

^ Antichitd Estensi F. I. r. 35. Ami qui t< Ital. Dissert' 1^^ 



Anno MCLXXVIII. 153 



Anno di Cristo mclxxviii, Indiz. xr. 
di Alessandro III, papa 20. 
di Federigo I^ re 27 , imperado- 
re 24. 

Incredibilfu rallegrq;zza di tutta la Chie- 
sa di Dio per la pace stabilita in Venezia 
fra il papa e V imperadore . I Romani ne 
fecero anch' eglino festa ^, e considerando 
il grave danno che loro era venut;D tanto 
nello spirituale , che nel temporale per le 
passate discordie^ e per la lontananza del 
vero pontefice , cominciarono seriamente a 
trattare di richiamar papa Alessandro in 
Roma. Gli spedirono a questo fine un'am- 
basceria di sette nobili , pregandolo di ri- 
tornare alla sua città . Prima di farlo, vol- 
le il saggio pontefice che si acconciassero 
le differenze passate , e deputò Arrigo ve- 
scovo d'Ostia^ che con due altri cardinali 
ne trattasse coi senatori ^ ed egli intanto 
venne a Tuscolo , per essere più vicino ai 
bisogni del negoziato. Dopo lunghi dibat- 
timenti restò conchinso che sussisterebbe il 
senato , ma con obbligazione di giurar fe- 
deltà ed omaggio al papa , e di restituir- 
gli la chiesa di s. Pietro e tutte le rega- 
lie occupate . Nel giorno adunque 12 di 
marzo , festa di s. Gregorio , con trionfa- 
le 

« Cardin. de Ara^gn, in f'itM Jltxand ri Uh F. /. T. IH. 

Utrurn Italit, / 



1 



T54 Annali d' Italia 

le accoglimento del popolo entrò in Roma, 
e dopo aver visitata la basilica latcranen- 
se , andò a riposarsi nel contiguo palazzo ; 
e celebrò dipoi la santa pasqua con gran 
solennità . Nel mese d' agosto passò a vil- 
leggiare in Tuscolo , ossia Tuscolano * . 
Quivi fu, che nel dì 29 d^esso mese ebbe 
la consolazione di veder a' suoi piedi Gio- 
vanni abbate di Struma, già antipapa sotto 
nome di Callisto IH. Costui dacché intese ri- 
conciliato r augusto Federigo col pontefice 
si ritirò a Viterbo, ostinato come prima 
nel suo proposito. Avvertitone 1 impera- 
tore, gli ordinò di ubbidire, e di sotto- 
mettersi : altrimente V avrebbe messo al 
bando dell' imperio . Spaventato da questo 
tuono lasciò Viterbo, e si rifugiò in Mon- 
te Albano^ ricevuto ivi molto cortesemente 
da Giovanni signore di quel castello^ per 
isperanza di ricavarne molto oro da papa 
Alessandro. Ma ciò inteso dà Cristiano ar- 
civescovo di Magonza, volò ad assediar 
Monte Albano^ con dare il guasto alle vi- 
ti e alle biade di quel distretto. Lasciata 
poi quivi gente sufficiente per tenere ri- 
stretto quel luogo , andò a prendere il 
possesso di Viterbo a nome del papa , e 
trovò il popolo ubbidiente , ma non già i 
nobili , che fomentati da Corrado figliuolo 
del marchese di Monferrato , si opposero 
coir armi all' arcivescovo e al popolo ; e 

per- 

' Romuald. Saìernit> in Chron^ T, ni. Rer. Ital» 



Anno MCLXXVIII. 155 
perchè non poteano resistere alla plebe , 
implorarono V ajuto de' senatori e del po- 
polo romano. Né mancarono questi, sicco- 
me gente ben presto dimentica de^ snoi 
giuramenti , di accorrere in ajuto de' no- 
bili; edera per seguirne grande spargimen- 
to di sangue, se il saggio papa non aves- 
se ordinato all' arcivescovo e al popolo di 
schivar la battaglia . Ma conoscendo V 
antipapa Callisto la rovina de'proprj affa- 
ri , finalmente tutto umiliato andò nel dì 
29 d'agosto a buttarsi a' piedi di papa 
Alessandro in Tuscolo , col confessare il 
suo peccato , e chiedere misericordia. Quem 
Alexander papa y ut erat plus & humUiSy 
non objurgavit & reprehendit , sed secùndum 
sibi innatam mansuetudinem benigne rece^ 
pit : sono parole di Romoaldo salernitano, che 
poscia soggiugne ; Alexander papa eum , & 
in curla^& in mensa sua honorifice habuit . 
Abbiamo inoltre ^ che il papa eum pos<ea 
reclorem Beneventl constituit . Basta ciò 
a far conoscere qual credenza meriti chi 
inventò V accoglimento indecente di Fe- 
derigo augusto in Venezia . Se il buon pa- 
pa così amorevolmente trattò costui : che 
non avrà poi fatto ad pn imperadore , ^ 
imperadore qual fu Federigo, ed essendo 
mediatrice la saviezza veneta ^ a cui stava 
a cuore anche V onor d' esso augusto ? E 
h^n pareva a tutti con ciò estinto affatto 

lo 

? Anonjimus Casincns. T. r. Rer, Itah 



I 



j^6 Annali d* Italia 
io scisma, quando venne in pensiero ad 
alcuni disperati scismatici delle parti di 
Roma, di far nascere un altro fantoccio col 
nome di papa . Ecco le parole di Giovanni 
da Ceccano ^ : Tertio kalendas oBohris quidam 
de secla schismatica inito concilio Landum 
Sltinum elegerunt in papam Innocentium 
III qui ab eisdem est consecratus . Nella 
Cronica acquicintina * è scritto che costui 
era de -progenie illorum , quos Frangipanes 
Romani 'vocant : il che difficilmente si può 
credere di quella così nobile e cattolica fa- 
miglia ; e che un fratello di Ottaviano già 
antipapa gli diede ricovero in una fortez-r 
za in vicinanza di Roma, 

Vegnendo ora all' imperador Federigo, 
appena egli fu giunto nell'anno addietro a 
Cesena, che si accostò alla terra diBerti- 
noro , e ai due cardinali ^ che erano sta- 
ti già mandati dal papa a prenderne il pos- 
sesso^ fece istanza di prenderlo ed averla 
egli , pretendendolo a mio credere come 
dipendenza della Romagna ;, di cui allora 
gr imperadori erano padroni , senza che se 
ne udissero lamenti, o proteste dei papi; 
ed anche perchè secondo la legge da lui 
pubblicata in Roncaglia, non si potevano 
senza licenza sua lasciar feudi alle chiese. 
Risposero essi con tutta mansuetudine , di 
non poter farlo senza ordine del papa . Al- 
tro non vi volle perchè Federigo intimasse 

im- 

' Johann, de Ceccaina. Chran- Fotse nouf . 

* Jipud Pùgium in Cvit. Bavon. ad hunc annum* 

* Card, de Aragon* in Vita Alexandfi IH- 



IW Anno MCLXXVIII. 152 
mantinente la guerra , e rannate Tesero 
tnto si portasse sotto quel castello. Noti 
-vollero mettersi in difesa i due cardinali, 
e massimamente perchè v' erano dentro le 
fazioni de' Bulgari e de' Mainardi , V una 
delle quali teneva per Timperadore. Sicché 
queir inespugnabil castello ( oggidì città 
episcopale ) senza sfoderar la spada venne 
alle mani di Federigo ; e benché il papa 
gliene facesse delle doglianze con ammo- 
nizioni paterne , nulla si mosse egli dal 
proponimento suo . Non si sa per altro in- 
tendere come tanto V imperadore che il 
papa pretendessero sopra Bertinoro, quan- 
do esso era della chiesa di Ravenna ^ ed 
io ne ho rapportata V investitura ^ , data 
neiranno 1130 da Gualtieri arcivescovo a 
Cavalcaconte conte y i cui antecessori simil- 
mente ne erano stati investiti da essa chie- 
sa di Ravenna . Passò dipoi esso augusto 
a Spoleti , e di là in Toscana . Truovasi 
negli Annali de' Genovesi ^ che nel gennajo 
di quest'anno egli arrivò a Genova^ dove 
era anche pervenuta nel di innanzi V au- 
gusta sua consorte Beatrice ^ e nel dì se- 
guente comparve il giovinetto re Arrigo 
lor primogenito . Dopo essersi fermati al- 
quanti giorni in quella città , sontuosamen- 
te regalati se n' andarono . Galvano Fiamma 
scrive 3 eh' egli venne a Milano ; ma que- 
sto 

■ Antiquit. Ital. Dissert. il. p'623. 

* Caffari Annal. Gen. /. 3. 

* Galvan. Fiamma in Mani^ul. Fior. 



158 Annali d'Italia 
sto autore non è tale da poter noi riposa- 
re sulla sua {carola ne' tempi lontani da 
lui • Ora , giacché la tregua co' Lombardi 
non permetteva a Federigo di continuar 
il suo mestiere, che era quel della guerra ' , 
determinò di passare in Borgogna . Né fi- 
dandosi degl' Italiani * , ordinò a Bertoldo 
duca di Zeringhen , di venir di qua dalle 
Alpi con un buon corpo di truppe per is- 
cortarlo . Passò dunque pel Monsenisio in 
Borgogna , e stando in Arles si fece Coro- 
nare re di quelle contrade . Bernardo di 
Guidone ^ mette questa coronazione nel dì 
HI nonas augusti * Tenne poscia il par- 
lamento di quel regno in Besanzone nella 
festa dell' assunzion della Vergine. Era 
egli forte in collera contra di Arrigo il 
Leone duca di Baviera e Sassonia . Ne di- 
rò le cagioni fra poco . E però sottomano 
fece che Filippo ^ arcivescovo di Colonia . 
cominciasse a muovergli guerra . Giunto 
che fu Federigo a Spira ^ andò il duca a 
rendergli i suoi rispetti , e a dolersi de- 
gli attentati dell' arcivescovo '^ ; ma ben- 
ché Federigo dissimulasse, pur fece abba- 
stanza conoscere che covava dei cattivi 
pensieri contra di lui. Intanto non dormi- 
vano i Lombardi. Era ben uscito d' Italia 
Federigo . Era fatta la tregua : contuttociò 

egli- 

' Otto de j. Biasio in Chron. 

* Godèfriiiuf Monachus in Cbron» 

' Eernard^ Guidonis in Vit- Alexandri TIJ. 

^ Arnold. Lubec. Chr. Slavi e 24 aut a 9. 



Anno MCLXXVIIL 159 
eglino sempre in sospetto non lasciavano 
di prendere le misure competenti per la 
difesa della ior libertà. Da un documento 
pubblicato dal Puricelli ^ , e scritto nel 
dì 15 dj settembre dell' anno presente;, si 
scorge^ che i rettori della Lombardia^ 
Marca, e Romagna tennero un congresso 
per loro affari nella città di Parma. I no- 
mi loro son questi : Guillìelmus de Ossa 
de Mediolano , Ardizo confanonerius BrU 
xìce^ Amabeus Veronce , OhertuÈ de Bonl-^ 
facio Placentice , Guillielmus de Mapello 
Fergamensis ^ Eleazarus Laudensis ^ Gai" 
dotus Meginus j Matvetlus de Blantua , 
Fìus Manfredi de Mulina , Albericus de 
Padua , Astulfus de Tarvisio , Rodulfus 
BononiensiSy MainfredMS de Parma, Ser^ 
vira ancora questa memoria a farci cono- 
scere che la nobil casa de' Pii, una delle 
molte de' figliuoli di Manfredi, eradi pa- 
tria modenese . Nella breve cronica di Cre- 
mona da me data alla luce * si legge che 
nell'anno 1177 i Cremonesi per la prima 
volta elessero il loro podestà ; che fu Ghe- 
rardo da Carpineta nobile reggiano , il 
quale finì ivi i suoi giorni nel 1180. Post 
ìlliim Manfredus Fantus de filiis Manfredi 
mutinensiSy gener ipsius Girardi fnit pò- 
testas eleclus , Hic silo tempore Castrum 
Manfredum asdificavit^ & illi nomen siium 

im* 

Puricill. Monum, Basilie. Amhv. n> 565. 
Chron. Cremonens. T.J. Rcr. hai. 



^ 



i€o Annali d' Italia 

imposuit . Dal che parimente intendiamo 
che i Pii, i Fanti, Fichi, ed altri de* fi^ 
gliuuli di Manfredi , erano di schiatta mo- 
denese . Circa questi tempi Guglitmo li 
re di Sicilia * spedì un' armata di cinquan- 
ta galee in soccorso dei cristiani d' Orien- 
te , sommamente afflitti dalle forze di Sala- 
dino sultano d'Egitto. L' arrivo d' essa a 
Tiro con genti e vettovaglie fu la salute di 
Antiochia e di Tripoli . 

Anno di Cristo mclxxix, Indiz. xii. 
di Alessa MDRo III, papa 21. 
di Federigo I, re 28, imperado- 
re 25. 

1-^er saldare affatto le piaghe lasciate dal 

lungo scisma nella Chiesa di Dio^ lo zelan- 
tissimo papa Alessandro avea intimato un 
concilio generale nell' anno precedente per 
tutta la cristianità. Lo tenne infatti nell' 
anno presente ( e non già nel ii8o_, co- 
me alcuno ha creduto ) , sul principio di 
marzo nella basilica lateranense *, coli' in- 
tervento di più di trecento arcivescovi e 
vescovi , e di una sterminata moltitudine 
d' altri ecclesiastici e laici . Vi furono fatti 
ventisette canoni , ne' quali fu riformata la 
disciplina ecclesiastica ; provveduto alla si- 

mo- 

* Anonym. Hist. Hierofolymit. 

* Labh Conciliar. T. X. Baron. in Annsl, Eccl. Pagius «'» 
Crii, ad Annal. B,iron, 



i 



Anno MCLXXiX. i^i 
monia ; scomunicati gli eretici albigensi 
( ancor questi erano manichei ) ^ che s' an- 
davano sempre più dilatando in Tolosa e 
Be' suoi contorni ; e dato buon sesto a mol- 
te chiese che aveano patito non poco du- 
rante io scisma . Al medesimo concilio , se- 
condochè scrisse Roberto del Monte ^^ in- 
tervenne ancora Burgundio pisano , uomo 
in questi tempi dottissimo non meno nella 
latina , che nella greca lingua . Delle di lui 
fatiche letterarie accuratamente ha parlato 
il celebre padre don Guido Grandi abbate 
camaldolese, e pubblico lettore di Pisa . 
Due diete in quest'anno tenne Timperador 
Federigo in Germania, Tuna in Worma- 
2ia , r altra in Maddeburgo ^ e cercando 
pur le vie di sfogar la sua vendetta contra 
di Arrigo il Leone ^ duca di Sassonia e di 
Baviera , invitò quanti principi potè a 
muovere delle querele , e fino accuse di tra- 
dimento deir imperio contra di lui. Perlo- 
chè il citò a rispondere ìh giudizio * . Il 
duca poco fidandosi de' consiglieri e giudici 
dell' imperadorCj non volle comparire . Ot- 
tenne da Federigo un' udienza privata^ e si 
studiò di placarlo nella miglior maniera che 
potè . Gli disse Federigo , che il consiglia- 
va di pagare cinquemDa marche alla sua 
camera : che in questa maniera il farebbe 
rientrare nella grazia de'principi • Parve du- 
ra al duca una tal dimanda ^ esenzavoler- 
ToM. XVI. L ne 

' Robert. He Monte in Chron- 

* Arnold. Lubec. in Chron. Siav. e a4 aut aj. 



il52 Annali d'Italia 
ne far altro se n^ andò . Gli costò ben cara 
il non essersi appigliato a questo consiglio. 
Tornò r arcivescovo di Colonia a portar la 
guerra ne' di lui Stati; e il duca sopportò 
con pazienza anche questo nuovo insulto , 
senza fargli resistenza . Sono parole di Go- 
tifredo monaco di s. Pantaleone a questo 
anno . Chrìstianus moguntinus episcopus 
capitur a Marvio Ferrei Jìùntis ^ . Scor- 
retta è la parola Marvio , e facilmente si 
intende che lo stor co averà scritto Mar- 
cliione. Ma in che luogo e perchè questo 
arcivescovo fosse preso dal marchese di 
Monferrato, questo restò nella penna dello 
scrittore . Roberto dal Monte ne parla fuor 
di sito,, cioè all'anno 1180; se pur egli 
non usò l'era pisana. Abbiam veduto all' 
anno precedente che questo guerriero arci- 
vescovo per guadagnarsi V affetto del papa , 
contra di cui avea tanto operato in addie- 
tro , fece guerra alla nobiltà di Viterbo, 
che non volea sottomettersi al dominio 
temporale del papa. Erano sostenuti quei 
nobili da Corrado figliuolo del marchese di 
Monferrato , e in lor soccorso venne anco- 
ra l'oste de' Romani. Seguitando quella ris- 
sa , r arcivescovo di Magonza dovette restar 
prigione del suddetto Corrado . Ma per 
buona ventura Buoncompagno storico di 
questi tempi qui ci somministra lume, con 
dire che Conradus Marchio Montisferratl 

cum 

' Codefìiduji Monachus in Cbìo.n> 



f^F^ Anno MCLXXlX. 16^ 

^^^m^yroefato cancellarlo (cioè col suddet'* 
to Cristiano arcivescovo ) commisit ]prc€lium 
juxta Canterinum j in qua €um super (jua- 
dam rupe prope arcem ^ cjuce dicitur Fio- 
ragnm ^ cepit, ipsumque apud Aquampen- 
denterà detinuit non modico tempore cate- 
nls ferreis religatum , Exivlt demum de 
carcere , & quum consuetam ducerei vi- 
tam y mors eum Tusculani conclusiti Et 
lune illum pcenituit de commissls ^ quum 
non potuit amplius lascivire ^, Parleremo 
a suo tempo della morte di questo scan- 
daloso prelato . 

Ma giacché s^'è fatta menzione di un fi- 
gliuolo del marchese di Monferrato ^ esige 
quella nobilissima casa italiana che io qui 
accenni alcune illustri sue parentele , per le 
quali si rendè essa tanto celebre non meno 
in Occidente che in Oriente . Il marchese di 
Monferrato^ di cui s'è più volte udito il 
nome di sopra,, aderente costantissimo di Fe- 
derigo augusto, era Guglielmo principe di 
gran senno e valore. Questi per attestato 
ài Sicardo * fu stretto parente d'esso Fede- 
rigo , perchè ebbe per moglie GiuUtta so- 
rella di Corrado in re di Germania e d'Ita- 
lia , che gli procreò cinque figliuoli maschj 
cioè GagZie/mo, Corrado, Bonifazio , Fede- 
rigo e Rinierl . Avvenne , che ito in Ter- 
ra santa Guglielmo il primogenito^, sopran- 

L 2 no- 

Boncompagnus de obsidione Ancon. cap. 25. T. FI. Rerum 
It^ilicarum . 

* Sicard. Chron. T. f'IL R^r. hai. 



J^ 



1^4 AìJnali d' Italia 
nominato Longaspada^ Baldovino illebbrò* 
so re di Gerusalerwme, innamorato della di 
lui gagliardia , bravura ed avvenenza^ do- 
ti unite ad una grande nobiltà, gli diede 
per moglie Siblglia sua sorella e la contea 
di Joppe in dote . Da Bernardo tesoriere ^ 
egli vien chiamato , Bonefacii ìllustris mar'- 
cliionis Montisferratifiliusy ma con errore. 
Sicardo ne sapea più di lui . Morì Sibiglia 
poco più di un anno dipoi con avergli ge- 
nerato wn figliuolo 5 a cui fu posto il nome 
di Baldovino. Questi dopo la morte d'esso 
re Baldovino suo zio materno fu dichia- 
rato re di Gerusalemme^ ma mancò di vita 
in tenera età . Anche Mannello Comneno 
imperador di Costantinopoli, pel gran cre- 
dito in cui era in questi tempi la casa di 
Monferrato, fece sapere al marchese Gugliel- 
mo seniore , che gli mandasse uno de' suoi 
figliuoli, perchè desiderava di dargli una 
sua figliuola , cioè Cira Blaria ^ ossia don- 
na Maria j per moglie , cioè quella stessa 
che fu promessa dianzi a Guglielmo li, re 
di Sicilia, ma che egli non potè poi avere, 
€ neppur potè ottenere 1' augusto Federigo 
per Arrigo suo primogenito . In que' tempi 
due figliuoli d' esso Guglielmo marchese , 
cioè Corrado e Bonifacio erano ammogliati . 
Federigo vestiva V abito clericale, e poi 
fu creato' vescovo d' Alba . Colà dunque man- 
dò Guglielmo il minore de' suoi figliuoli , 

cioè 



* Bernard. Thesaurar. de gcauisit- Teff, sanEì, e, 138» 



I 



Anno MCLXXIX. 165 
cioè Rinicri giovane di bellissimo aspetto , 
a cui l'augusto greco diede la destina- 
ta moglie , e per dote la corona del re- 
gno di Tessalonica , ossia di Salonichi , 
porzione la più nobile di quelT imperio 
dopo Costantinopoli , perciocché V altiera 
figliuola , per testimonianza di Roberto del 
Monte ^ y protestò di non voler marito che 
non fosse re . Furono celebrate quelle nozze 
con gran solennità , per attestato di Gu- 
glielmo Tirio * . Benché Roberto ne parli 
all'anno 1180^ si scorge nondimeno appar- 
tenere questo fatto all'anno presente, per- 
chè succeduto nell'anno del concilio III la- 
teranense. Benvenuto da s. Giorgio scrive? 
che Giordana sorella del suddetto Rinieri 
fu data in moglie ad Alessio imperadore , 
figliuolo del suddetto Mannello Comneno 
imperadore . Ma è contraria alla storia una 
tal notizia,, perchè Alessio in età di tredici 
anni , e in questo medesimo anno prese uni- 
camente per moglie Agnese figliuola di Lq- 
dovicoVIIj re di Francia, la quale soprav- 
visse al marito . Del resto le prodezze dei 
principi della casa di Monferrato in Levan- 
te tali furono, che il nome loro con glo- 
ria penetrò dappertutto. Nel dì 13 di apri- 
le dell'anno 1178 , secondochè scrive i^ 
Pandolo ^^ terminò i suoi giorni Sebastia'i 

1-5 no 

' K oberi, d^ Monte in Chvan. 

* Guillielm- Tfrius /. aa. r. 4. 

' Benvenuto Ha s. Giorgio Storia del Monftnhttù T.XXlìt, 
^erum Italicarum . 

* D0n4ul. in Ckrtn. T, XIL Rer. Itaf. 



i@8 Annali d'Italia 
no Zianl degnissimo doge di Venezia , ed 
ebbe per successore Aureo , ossia Orlo Ma- 
stropetro eletto da^ voti concordi del popo- 
lo. Ma seguitando a dire il Dandolo. che , 
eodem. anno Alexander papa lateranense con^ 
gregavit concULumj ed essendo certo che 
tenuto fu in quest'anno esso concilio, può 
nascere sospetto che al presente, e non al 
precedente anno appartenga la morte dell' 
un doge , e la creazione dell' altro . Se si 
ha a credere alle storie di Bologna ^ , la 
città d'Imola in quest'anno fu presa dai 
Bolognesi , che ne spianarono le fosse , e ne 
condussero in trionfo le porte a Bologna • 
Ma ciò non s' accorda nel tempo con altre 
storie . 

Anno di Cristo mclxxx , Indizione xii. 
di Alessandro IIl^ papa 22. 
di Federigo I;, te 29, imperado- 
re 26» 

1 eggioravano sempre più gli affari de' cri- 
stiani in Oriente per la gran potenza e va- 
lore di Saladino Sultano dell'Egitto: e pe- 
to 4n quest'anno* papa Alessandro Zìi" scris- 
se lettere compassionevoli ai re di Fran- 
cia e d' Inghilterra , e a tutti gli altti prin- 
cìpi e vescovi della cristianità .per muo- 
verli a recar soccorso a quel regno, mag- 
giormente ancora posto in pericolo per le 

in- 

^ Cron, di Bologna T,xmi. Rer. Ita/. 



i 



m 

^H^ Anno MCLXXX. 167. 

^^Rmità della lebbra del valoroso rtBaU 
dovino. Rapporta queste lettere il cardinal 
Baronie ^ . Mancò di vita in quest' anno 
Lodovico VIIj re di Francia, a cui succe- 
dette Filippo augusto. Questo novello re, 
e parimente Arrigo II re &' Inghilterra , 
mossi dalle esortazioni del santo padrp , si 
impegnarono di somministrar de' gagliardi 
soccorsi a così pio bisogno. L'anno fu que- 
sto , in cui la linea germanica degli Estensi 
da un altissimo stato fu precipitata al bas- 
so dair ira di Federigo imperadore . Uno 
de' principi più gloriosi dell'Europa era Ar^ 
rigo il Lione per le tante imprese da lui 
fatte , che si possono leggere nella cronica 
slavica di Elmoldo , e di Arnoldo abbate 
di Lubeca . Tale era la sua potenza , che 
dopo i re non m" era principe , che l' ugua- 
gliasse , perchè possessore dei ducati della 
Sassonia e Baviera^ più vasti allora che og- 
gidì , e di Brunsvich e Luneburgo , e d' al- 
tri paesi, che io tralascio. Ma egli incorse 
nella disgrazia di Federigo, perchè non vol- 
le ajutarlo a mettere in catene l'Italia, e 
a sostenete lo scandalo degli antipapi : il 
che fu bensì la salute dell' Italia e della 
Chiesa ; ma egli ne pagò il floj perchè cad- 
de sopra di lui tutta la rovina che era de- 
stinata per gl'Italiani. Arnoldo da Lube- 
ca * , Ottone da s. Biagio 3 , Corrado ab- 

L 4 ba- 

' Baron. jn Annalib. ad hunc annum . 
* Arnold. Lubec. Chron. l. ^. e, 15 aut 10. 
^ Otto de j, Biasio in Chron. 



i68 Annali d' Italia 

Bate urspergerrse ^ ed altri raccontano! mo 
tivi dello sdegno di Federigo con qualche 
diversità bensì , ma nella sostanza conven- 
gono che Federigo nell'anno 1175^ abbiso- 
gnando di grossi soccorsi della Germania per 
vincere pure l'izza sua contra de' Lombar- 
di , fece venire a Chiavenna il duca Arrigo 
suo cugino^ cioè il solo che in questi^tem- 
pi non meno per la sua riputazione in fat- 
ti di guerra , che per la gran potenza , e 
per le molte ricchezze, potea raddrizzare la 
sua declinante fortuna . Venne il duca, ado- 
però Federigo quante persuasioni potè per 
tirarlo in Italia . Si scusò Arrigo per esse- 
re vecchio e consumato dalle fatiche; esibì 
genti e danaro; ma per la sua persona stet- 
te fermo in dire che non potea servirlo . 
Allora Federigo ( tanto gli premeva questo 
affare ) con inginocchiarscgli a' piedi si fi- 
gurò di poter espugnare la di lui ripugnan- 
za . Sorpreso e confuso da atto tale il du- 
ca, Talzò tosto di terra, ma neppure per 
questo s' arrendè ai voleri di lui . Ecco il 
reato del duca Arrigo , di cui finalmente 
giunse a Federigo il tempo di farne ven- 
detta. 

Gli appose che passasse intelligenza fra 
esso duca , e il papa , e i Lombardi , nemi- 
ci dell'* imperio. Mi maraviglio io che non 
saltasse fuori ancora, esser egli stato gua- 
dagnato dairimperador di Costantinopoli ^ 

per* 

' 4bbat Ursfsrgenf, in Ckron. 



Anno MCLXXX. i% 

^crchè essendo ito il medesimo duca Arrigo 
nell'anno 1172, oppure 1173, P^^ ^^^ *^i~ 
vozione al santo Sepolcro , ricevette immensi 
onori dappertutto dove passò , ma special- 
mente alla corte del greco augusto . In 
somma citato più volte, senza ch'egli vo- 
lesse comparire nella dieta tenuta in Gey- 
linhusen da Federigo verso la metà di qu.a- 
resima ^, fu posto al bando dell'imperio 
e dichiarato decaduto da tutti i suoi Stati^ 
Diede incontanente l' imperadore il ducato 
di Baviera ad Ottone conte palatino di Wi- 
telspach , da cui discende la nobilissima ca- 
sa del regnante duca ed elettore di Bavie- 
ra, oggidì imperador de' Romani. Investì 
del ducato della Sassonia Bernardo conte 
d'Anhalt; e della Westfalia ed Angria Fi- 
lippo arci-vescovo di Colonia. Si difese poi 
per quanto potè generosamente il duca Ar- 
rigo; ma furono tanti e sì poderosi i suoi 
nemici , e massimamente dacché lo stesso 
Federigo congiunse con loro Tarmi sue , che 
restò interamente spogliato di que' ducati , 
senza che né il re d' Inghilterra suocero suo^ 
uè alcun altro principe movessero una ma- 
no per ajutarlo. Tuttavia rimasero a lui gli 
Stati di Brunsvich , e Luneburgo , oggidì 
pur anche posseduti da'* suoi nobilissimi di- 
scendenti che a' dì nostri seggono ancora 
sul trono della gran Brettagna . Diede fine 
alla sua vita nel settembre di quest'anno 

Ma- 

Godefridut Mcuaehuì in Chron- Chron- Riishtrs^^r^y 



ijo Annali d'Italia 

Blanuello Comneno^ glorioso imperador dei 
Grecia ed ebbe per successore Alessio suo 
figliuolo^ principe infelice , perchè nell' an- 
no 1183 ^^ Andronico tiranno fu barba- 
ramente levato dal mondo. Per la morte 
di Manuello, scrive il Continuatore di Caf- 
faro ^ Christianitas universa ridnam ma-* 
scimam & detrimentum incurrit . Comin- 
ciarono inoltre ad andare di male in peg- 
gio gli affari temporali dell'imperio orien- 
tale per le iniquità^ per le dissensioni^ e 
per la debolezza de' successori augusti . Già 
dicemmo creato antipapa un certo Lando- 
rx col nome d'; Innocenzo III , dappoiché 1' 
altro antipapa Callisto^ ossia Giovanni ab- 
bate di Struma^ pentito era ricorso alla 
misericordia di papa Alessandro III. Ab- 
biamo dall'Anonimo casinense che costui 
neir anno presente * apud Palumbariam 
cum sociis captus ■, ad Cavas est in encsi- 
llum deportatus. Altrettanto s'ha da Gio- 
vanni da Cercano j, che scrive Landò Sith- 
nus falso Papa dicius^ captus ab Alexandro 
papa ^ & illaqueatus est y & apud Caveam 
cum compllcibus suis in exsilium ducìus- 
est i. E nella Cronica acqiiicintina si leg- 
ge 4 che Alessandro papa comperò dal fra- 
tello dell' antipapa Ottaviano la Palombara , 
dove dimorava Landone , e l' ebbe in questa 

ma- 

* Caffart Anna!. Genusns. l. 3. T. ^L Rer. Ital. 

* Anonymus Casinens. in Chron. T. V. Rer. Ital. 
^ Johann, de Ceccano Chron. Fosste n9V^ • 

-* Chronic* Acquici ntinum . 



A N N o MCLXXX. 17 1 
era nelle roani: con che cessarono una 
volta tutte le reliquie dello scisma . Scrive 
ancora il suddetto Giovanni da Ceccano che 
traboccato dagli argini il fiume Tevere inon- 

Énon poca parte di Roma: dal che nac- 
una fiera epidemia, che infestò gra- 
.„.aente quella gran città, ed insieme Ter- 
ra di Lavoro . Roberto dal Monte scrive 
anch' egli un^ importante particolarità sotto 
il presente anno ^^ ma che per mio avviso 
appartiene al precedente . Cioè che il redi 
Marocco potentissimo principe^ perchè si- 
gnoreggiava tutta la costa defl' Africa sul 
Mediterraneo , e a lui ubbidivano ajiche i 
Saraceni di Spagna, mandava a marito ad 
un altro re saraceno una sua figliuola. Si 
incontrarono le navi che la conducev:.no , 
nella flotta di Guglielmo II , re di Sicilia, 
che fatta prigione questa principessa la con- 
dusse a Palermo. Una sì riguardevol preda 
servì per ristabilir la pace fra que^ due po- 
tentati . Guglielmo restituì al re padre la 
figliuola ; e il re di Marocco a quel di Si- 
cilia le due città di Africa , ossia Mahadia 
e Siviglia situate in Africa. Nulla di que- 
sto s'ha dalle vecchie storie di Sicilia. Ab- 
biamo bensì dair anonimo casin^nse che nel 
seguente anno 1181 ; Dominus noster rex 
feclt treguam apud Panormum cum rege 
Maxamutorum usciue ad decem annos men- 
se augusti. 

An- 

* Robtrt. de Monte in Chron. 



172 Annali d'Italia 

Anno di Cristo mclxxxi , Indiz. xiv 
di Lucio III, papa i. 
di Federigo I, re 30, imperado- 
re 27. 

-Tu chiamato da Dio in quest'anno a mi- 
glior vita papa Alessandro IIL Accadde la 
morte sua in Città castellana nel dì 30 di 
agosto, secondo i conti del padre Pagi ^. 
In lui mancò uno de' più insigni successo- 
ri di san Pietro ; tanta era la sua lettera- 
tura^ tale la sua moderazione e saviezza, 
per cui gloriosamente si governò in tempi 
sommamente torbidi^ e in fine felicemente 
arrivò a restituire il sereno alla Chiesa di 
Dio . Appena gli fu data sepoltura , che 
raunati i vescovi e cardinali , con voti 
unanimi concorsero nella persona di Ubaldo 
vescovo d' Ostia e di Velletri , di nazione 
lucchese , personaggio di singolare spericn- 
za e prudenza , perchè adoperato in ad- 
dietro in tutti i più scabrosi affari della 
Chiesa romana. Egli, eletto che fu papa^ 
prese il nome di Lucio III ^ e venne poi 
coronato nella domenica prima di settem- 
bre in Velletri. Abbiamo da Tolomeo da 
Lucca sotto questo medesimo anno , eh' es- 
sp pontefice concessìt Lucensibus monetam 
cudendam , quam, civitatem summe commen* 
dans^ omnibus civitatibus Tusclcc^ Mar-- 

chice , 

' Pa^fus in Critf'c Barqn. ^d butte finnum ' 



Anno MCLXXXI. t^^ 
chlce , Campania^:, Romagnola^ & ApuUce 
in moneta prceponit ^ . Ma conviene spiegar 
questa concessione. Noi sappiam di certo, 
e se ne possono veder le pruove nelle mie 
Antichità italiane, che Lucca iìn dai tem- 
pi dei re longobardi godeva il privilegio 
della zecca, ossia di battere, come dicia- 
mo, moneta. Né altra città in Toscana, 
che Lucca , si sa che avesse allora un tal 
diritto^ continuato poscia in essa sotto gli 
augusti franchi e tedeschi . E questo dirit- 
to nelle città del regno d' Italia si ottene- 
va dai soli re , od imperadori . Però iu- 
verisimile a me sembra che la coneession 
di papa Lucio si restrignesse al volere 
che la moneta lucchese avesse corso negli 
Stati della Chiesa romana . Aggiugne Io 
stesso Tolomeo , che in quest' anno seguì 
pace fra i Lucchesi e i Pisani ^ avendo 
giurato questi di tenere i Lucchesi per 
cittadini di Pisa , con dar loro la facoltà 
di mercantare in Pisa al pari degli stessi 
Pisani. Finqul era stato detenuto prigione 
in Acquapendente Cristiano arcivescovo di 
Magonza da Corrado marchese di Monfer- 
rato , senza che s' intenda^ come esso Cor- 
rado figliuolo di Guglielmo marchese^ cioè 
di un principe sì strettamente unito con 
Federigo augusto, trattasse così male un 
arcivescovo primo ministro d'esso impera- 
tore , e che in questi tempi guerreggiava 

in 

' Ptotom. Lttcenr. Annal, brev. T. XI. Rer, hai* 



1 74 ANNALI d' I T A L I A 

in favore della Chiesa romana. Il sospetta- 
re che Federigo, al vederlo divenuto s 
parziale del papa, non avesse dispiacere 
eh' egli fosse maltrattato , potrebbe parere 
un pensier troppo malizioso . Ora noi ab- 
biamo da Gotifredo monaco che Cristiano 
neir anno presente riacquistò la libertà . 
dato non modico argento ^. Scrive Ro.ber- 
to del Monte * per relazione d' alcuni che 
in quest'anno, oppure nel seguente, GiO" 
-Vanna figliuola d' Arrigo II, re d^'Inghilter- 
ra, e moglie dì Guglielmo II, re dì Sicilia, 
gli partorì un figliuolo j, a cui fu posto il 
nome di Boamondo ; ed appena battezza- 
to fu dichiarato dal padre duca di Puglia * 
Riccardo da san Germano lasciò scritto 
air incontro, che Dio j, concltisit uterum 
consortis llliusj, ut non parerei, vel coiìt 
ci-peret filium 3. Né di questo figliuolo eb- 
bero notizia altre istorie de' Siciliani. Pe- 
rò se altronde non viene miglior lume , 
convien per ora sospenderne la credenza . 
Negli Annali di Genova ^ è scritto che il 
re di Sicilia Guglielmo inviò un polente 
stuolo di galee e di uscieri ( navi da tras- 
porto ) sotto il comando di Gualtieri da 
Moach suo ammiraglio, con disegno di por- 
tar la guerra contro V isola di Minorica . 

Sver- 



' G$defrulus Mc\nec&ut in Chron. 
* Rohertus de Mente in Chron. 
3 Ricardus de j. Germano in Chron. 
^ CaffarJ 4nnal. Qenuens.l- 3. 



Anno MCLXXXII. «75 
Svernò questa flotta in Vado , ne apparisce 
che facesse altra impresa. 

Anno di Cristo mclxxxii, Indiz. xv. 
di Lucio III , papa 2. 
di FEDERIGO I, re 31 , imperado- 
re 28. 

Seguitò ancora in quest'anno pam Lucio 
a far la sua residenza in Vdletri : segno 
che dopo la morte di Alessandro III s' era 
di nuovo sconcertata l'armonia fra lui e il 
senato romano; ed egli ad imitazione dei 
suoi predecessori , perchè non si trovava né 
quieto né sicuro fra i Romani , meglio 
amava di starsene in quella città. Nella ^ 
cronica di Fossanuova si legge che essendo 
morto Landolfo conte di Ceccano , i suoi 
figliuoli Castrum reddiderunt papa? Lucio ^ , 
Abbiamo ancora dalF Anonimo casinense ^ 
che per tre giorni fra V ottava dell' epi- 
fania spirò un vento si impetuoso per tut- 
ta r Italia , che uccise molti uomini ed 
animali, e fece seccargli alberi. Erano in 
oltre cinque anni che infieriva la carestia 
per tutte le contrade dell' Italia , di manie- 
ra che in alcune parti neppure con una'on- 
cia d'oro si potea trovare una salma, os- 
sia somma di grano : il perchè assaissimi 
contadini perirono, nuli' altro avendo essi 

da 

Johann, de Cercano Chron. Fossa nova . 
* Af2Qiffn. Casinens. in Cbvon^ T. r. Rer. Ital. 



i^é Annali d'Italia 
da cibarsi che erbe. Di questi guai fa an* 
che menzione Gaufredo priore del moniste- 
ro vosiense con iscrivere^: Rom ce mortali^ 
tas populum muhum prostravLt . Petrus 
legatus ( arcivescovo bituricense ) kalendis 
augusti apud Ostiarìiy prcescnte papa Lucio ^ 
accessit . In Germania Arrigo il Leone es- 
tense-guelfo spogliato dei ducati di Sasso- 
nia e Baviera * , non potendo resistere al- 
le forze di tanti nemici , e dello stesso 
imperadore , passò in Normandia colla mo- 
glie Matilda e co' figliuoli , a vivere pres- 
so il re Arrigo d'Inghilterra suocero suo, 
con isperanza di ricuperar gli Stati colP 
appoggio d' esso re. Mai più non venne 
questo favorevol vento. Secondo i conti di 
Girolamo Rossi ^ ^ in qu^st' anno terminò 
il corso di sua vita Gherardo arcivescovo 
di Ravenna , perchè si truova in uno stru- 
mento nominata Capella domni Gherardl 
archiepiscopi bonos recordationis . Ma quew. 
sta formola fu anche usata altre volte per 
le persone viventi ; e trovandosi anche da 
lì innanzi un Gherardo arcivescovo di quel- 
la città, verisimile a me sembra che la 
stesso arcivescovo , e non già un al- 
tro dello stesso nome , continuasse a vi- 
vere . Siccome ho io provato nelle Anti- 

chi- 



* Gaufred. Vosiens. in Cbron. apud Labbe . 

* Robertui de Monte in Chron. Godefrid» Monacbus in Cbr» 
■Arnoldus Lubecensis in Chr'on. 

* Rubeus Histor, Havenn. 1.6. 



Anno MCLXXXII. i^l 
chità estensi ^, la linea italiana de' mar- 
chesi estensi;, per essere stata finora di- 
ramata in varj personaggi , ciascuno dei 
quali godeva la sua parte di Stati e di 
beni allodiali , per qualche tempo cessò di 
far figura nella Storia d' Italia . Ma ridot- 
tasi finalmente ne** marchesi Alberto ed Ohìz- 
20 , e in Bonifazio loro nipote ;, cominciò 
di nuovo a risplendere come prima. Im- 
pariamo dalle Storie di Padova ^ che nell' 
anno 1177, e nel seguente, esso marchese 
Obizzo governò la nobilissima città di Pa- 
dova^ eletto e confermato, per suo podestà 
da quel popolo libero . Ed insorta in que- 
st' anno lite fra essi marchesi e il popolo 
d'Este, si vede lettera dell' imperador Fe- 
derigo data in Magonza nel dì 28 d' apri- 
le , con cui conferma la sentenza proferita 
in favore de' marchesi contra di quel po- 
polo , che avea appellato al tribunale ce- 
sareo .^ 



Tom. XVI. M An- 

* Antichità Estensi P. I. f. 35. 

* Catalogus Potestatum Patav fan Roland, 



1^8 Annali d'Italia 

Anno di Cristo mclxxxiii , Indiz. i. »' 
di Lucio 111, papa 3. 
di Federigo I, re 32^ imperado- 
re 29. 

V^elebre è nella Storia d'Italia 1' anno pre- 
sente per la pace finalmente conchiusa fra 
r imperador Federigo , e le città collegate 
della Lombardia , Marca , e Romagna . Già 
erano vicini a spirare i sei anni della tre- 
gua conchiusa nell'anno 11 77 in Venezia. 
E perciocché premeva forte al giovane re 
Arrigo figliuolo di Federigo di assicurarsi 
il regno d'Italia, si crede ch'egli promo- 
vesse il trattato della concordia . Ben veri- 
simile nondimeno è che anche i Lombardi 
ne facessero destramente muover parola al- 
la corte . Trovavasi allora Federigo nella 
città di Costanza , e dato orecchio a chi 
gliene parlava, deiputò Guglielmo vescovo 
d' Asti , il marchese Arrigo soprannomina- 
to il Guercio, frate Teoderico , e Ridolfo 
camerlengo, che ne trattassero, dando lo- 
ro l'opportuna plenipotenza . Ma il popo- 
lo di Tortona senza voler aspettar gli al- 
tri della lega , nel dì 4 di febbrajo del 
presente anno fece la pace coli' imperadore , 
come costa dai documenti da me prodotti 
nelle Antichità italiane ^ . Fu dunque inti- 
ma- 

* dm^iuft. Itaif Dissero 48' 



Anno MCLXXXIIL i?^ 
liiato il congresso della lega coi deputati 
cesarei nella città di Piacenza j, e in que- 
sto , che tenuto fu nel dì"3o aprile^ si ab- 
bozzò la desiderata concordia . Gli atti 
preliminari tutti , per quanto ho io potu- 
to , raccolti da. varj archivi , si leggono 
neife suddette Antichità. Finalmente si con- 
chiuse r accordo , e portatisi i deputati 
delle città a Costanza , quivi nel dì 25 di 
giugno r augusto Federigo col re Arrigo 
suo iìgliuolo diede la pace air Italia ^ con- 
fermandola con un suo famoso diploma ^ 
che abbian^o ne' testi civili de Pace Con" 
stantice ^ ma Scorretto non poco. Mi son 
io studiato di levarne gli errori col con- 
fronto de' manuscritti .' Le città che era« 
no prima contra l' imperadore son queste: 
Milano, Brescia j, Giacenza y Bergamo, Ve- 
rona , Vicenza, Padova^ Trlvigi , Manto- 
va, Faenza, Bologna, Modena, Reggio ^ 
Parma j Lodi^ Novara, Vercelli, ed Obiz- 
zo marchese Malasplna . Le città che tene- 
vano la parte dell' imperadore ivi enunzia- 
te, sonoiavìa^ Cremona^ Como^ Tortona, 
Asti, Alba ^ Genova, e Cesarea, Sotto 
quest' yltimo nome venne la città d' Ales- 
sandria , la quale , siccome da qviesti atti 
apparisce, staccatasi nel precedente marzo 
dalla lega , al pari di Torton*^ avea fat- 
ta una pace particolare coli' imperadore , 
ma con obbligazione di deporre il nome 
primiero , odiato da Federigo , e di chia- 

M z mar- 



1 8o Annali d* I t a l i a 
marsi Cesarea . Il Sigonio ^ , e il Ghilino * 
rapportano il diploma e le condizioni del- 
la pace degli Alessandrini. Ma se non pri- 
ma , dappoiché cessò di vivere esso Fede- 
rigo , quella città ripigliò il nome d' Ales" 
sanarla^ che dura tuttavia. Ne"* prelimina- 
ri si truova fra i principi della parte dell' 
impera dorè comes de Savolia : il che fa 
conoscere che T oggidì real casa di Sa- 
voja si era molto prima amicata colT au- 
gusto Federigo . Non furono ammesse a 
questa pace , probabilmente perchè non in- 
viarono i loro agenti, Imola ^ il,eastello di 
s. Cassiano , Bobbio ^ la Pieve di Gravede^ 
na y Feltre ^ Belluno ^ Ceneda , e Ferrara^ 
alle quali fu riservata la grazia delT impe- 
radore , se nel termine di due mesi si ac- 
cordassero coi Lombardi^ oppure colT im- 
peradore . Ancorché Venezia fosse dianzi 
nella lega^ pure d'essa non si vede meno- 
ma menzione in questi trattati , perchè non 
era. città del regno d'Italia. Non mi fer- 
merò io a specificare i capitoli della pace 
suddetta , perché son fra le mani di tutti 
i letterati . Basterà solamente accennare 
che le città suddette restarono in possesso 
delia libertà, e delle regalie e consuetudi- 
ni , ossia dei diritti che da gran tempo 
godevano , con riservare agi' imperadori T 
aito dominio, le appellazioni, e qualche 

al- 



^ Stgonius de Ret^nt Italia U 15. 
* Ghilin^ AnnaL Alexandrin^ 




Anno MCLXXXIIL i8i 
altro diritto . Che le appellazioni della 
Marca di Verona fossero concedute ad Obiz- 
20 marchese d' Este ^ e ad Azzo VI suo fi- 
gliuolo^ Io vedremo fra poco. 

Incredibil fu l'allegrezza di tutta la Lom- 
bardia per questa pace, mediante la quale 
si stabilì coir approvazione imperiale la 
forma di repubblica in tante città, con go- 
verno sì diverso da quello de' precedenti se- 
coli . I Piacentini in loro parte pagarono 
diecimila lire imperiali all' imperadore , e 
mille ai suoi legati ^, Verisimilmente su- 
darono anche le borse dell' altre città. Du- 
ravano intanto le controversie fra papa Lu- 
cio e i Romani , i quali non mai deponen- 
do la memoria dei danni patiti nella guer- 
ra contra di Tuscolo ^ ossia Tuscolano , in 
quest' anno conceputa speranza d' impadro- 
nirsene 5 coir oste loro andarono all' asse- 
dio di quella città * . Ma inutile riuscì lo 
sforzo loro. Trovavasi forse non lungi da 
quelle parti Cristiano arcivescovo di Mar 
gonza, ed avvisato dal pontefice di questo 
insulto fatto ad una sua terra dai Romani , 
vi accorse tosto con un' armata di Tede- 
schi . Non aspettarono già i Romani 1' ar-?» 
rivo di lui, e bravamente si ritirarono ; 
ma Cristiano cominciò a devastare il lor 
territorio, ed era per far peggio, se colpi- 
to da una malattia in Tuscolo non fosse 

M 3 pas- 

' Ckron. Piacene. T.ió- Rer. Ttal. 

* Johann, de Ceccano Chron. Fosse nova* Gotiefridus Mo- 
nachus in Chron. 4nonfm, CasinenS' in Cbron^ 



ifii Annali d'Italia 
passato al tribunale di Dio a rendere conr 
to della sua vita troppo aliena dal sacro 
suo carattere. Secondo il solito in casi tà- 
li , coràe qualche voce che i Romani 1'. a ves- 
serò ajutato a far questo viaggio . Certo è 
eh' egli si meritò da Roberto dal Monte il 
seguente elogio ^: Anno 1182 (dee essere 
1183) Clirist'ianus moguntiensls arcliieiU' 
sco'pus obliti qui se non habebat secundmn 
morem cleficorum y sed more tyranni., exer-- 
citus ducendo j & Brebansones ( cioè i sol- 
dati borgognoni ) . Multa mala Jecit ( pri- 
ma dell'anno 1177 ) E<^clcsice romance.^ 
& hominlbus 5. Petri ^ & quibusdam ci- 
'vitatibus Longobardios ^ quce erant contra- 
riae Imperatori Alemannia; domino suo, L' 
Anonimo casinense sciive che in quesf* anno 
Guglielmo II y re di Sicilia , nel dì 26 di 
gennajo venne a Monte Casino , e nel dì se- 
guente a Capoa . Intanto papà Lucio conti- 
nuava il suo soggiorno inVelletri, e quivi 
stando eresse , non già nell' anno 1182, 
ina nel presente , in arcivescovato il regal 
monisterodi Monreale in Sicilia *, nonis /e* 
hniariiy Indizione I Incarnationis domini^ 
eoe anno MCLXXXIL V Indizione prima in- 
dica Tanno presente,* e quello dee essere 
anno fiorentino. 



An. 



' Robert, de Monte in Chrou. 

* Bullar. Casin. T. 2. Constiti I55' 



A N JJJ o MCLXXXIV. 183 

Anno di Cristo mclxxxiv, Indiz. ir. 
di Lucio IH , papa 4. 
di Federigo l^ re 33, iraperado- 
re .30. 

1 er testimonianza di Arnoldo da Lube- 
ca S e di Gotifrcdo monaco *, nella pen- 
tecoste di- quest'anno tenne Tintperador Fe- 
derigo in Magonza^ una delle più. superbe e 
magnifiche corti bandite^ che da gran tem- 
po si fossero vedute , perchè v' intervenne 
non solamente dalla Germania ed Italia , 
ma anche da altri regni gran copia di prin- 
cipi ecclesiastici e laici y e infinita molti- 
tudine di persone. Il motivo fu quello di 
crear cavaliere il giov;Ane re Arrigo suo 
figliuolo. Ma perchè non era capace la cit- 
tà di quella immensa foresteria ^ in una 
vasta pianura contigua d' ordine di Federi- 
go fu fabbricato un vasto palagio di legno 
con un'alta cappella, dove si fece la solen- 
ne funzione , e sotto i padiglioni alloggiò 
quella gran frotta di nobili . Ma in uno 
de' seguenti giorni insorto un fiero tempo- 
rale gittò a terra quel grande edificio , e 
sotto vi restarono morte quindici , o venti 
persone^; il che fu creduto un presagio di 
calamità , che pur troppo vennero . Poscia 
nel mese d' agosto 1' augusto Federigo calò 

^ M 4 in 

* ArnoU. Liihec. Chr. l. J. e 9. 

* Codefridus Monachus in Chron» 



Il 



184 Annali p' Italia 

in Italia per visitar le città già rimesse in 
sua grazia . Abbiamo dalla Cronica di Pia- 
cenza , eh' egli primo paclfice intravit Me- 
diolanunij delude PapiaTriy postea Cremonam, 
deinde Veronam ad loquendum cum pa-pa Lu- 
cio ^ (lui succèsserat Alaxandro . Postea ivit 
ad alias civltates , videlicet Paduam , Vicen- 
tiam , Bergomum\ Laudem , & Placentiam ^ . 
Con sommo onore fu accolto dappertutto , 
e si dee anche credere con gravissime spe- 
se e regali a lui fatti da que' popoli. Ab- 
biamo da questo scrittore, e da altri ^ che 
s'abboccarono insieme nell'anno presente il 
pontefice e l'imperadore in Verona * , e 
non già nel seguente anno^, come pare che 
per errore si legga nella Cronica di Arnol- 
do daLubeca^ seguitato in ciò dal- cardinal 
Baroni© . Sicardo sembra d' accordo con Ar- 
noldo^ e Gotifredo monaco chiaramente scri- 
ve che quel congresso seguì nel 1185. Ma 
certo è che fu nel presente . Convien ora 
spiegare la cagion di questo abboccamento 
fra i due primi luminari del mondo cri- 
stiano. Più che mai si scoprivano i Romani 
inviperiti contro la vicina città di Tuscolo;, 
e siccome essi non si prendevano gran sug- 
gczione di papa Lucio, cosi per attestato di 
Giovanni da Ceccano ^^ nel mese d* aprile 
ripigliate le ostilità si portarono a dare il 

gua- 

' Cò-ron. Placent. T. \6. Rer, ItaL 

Radulph. de Diceto ìrnij^. Histor. ad bunc anr.um . SigOm 
nitis , Rubens , Panvhiius , 6*f . 

^Johann, de Cercano Chr9n^ Faste nsva , 



A N iJ o MCLXXXIV. 185 
guasto a tutto il territorio di quella terra. 
E dopo aver anche donato alle fiamme Pal- 
liano^ Ferrone^ ed altri luoghi _, se ne tor- 
narono a casa. La Cronica acquicintina ^ e 
il Nangio * , oltre a questo raccontano che 
i Romani avendo presi alcuni cherici aderen- 
ti al papa , cavarono loro gli occhj a ri- 
serva d' uno 5 acciocché fosse condottiere 
degli altri ^ e messe loro in capo delle mi- 
tre per ischerno , gli obbligarono con giu- 
ramento a presentarsi davanti al pontefice 
in quella guisa . Anche fiate Francesco Pi- 
pino 5 scrive nella vita di questo papa ; 
Multi ex suis excoecantur ., mitrati super 
asinos aversis \-ultibus ponuntur^ & uti ju- 
raveruntj s€ papce taliter reprcesentant . A 
tale spettacolo inorridì^ e sommamente si 
afflisse il buon pontefice ; né potendo più 
leggere a dimorare in quelle vicinanze ^ 
prese il partito di venire a trovar Timpe- 
radore , non tanto per implorare il suo 
ajuto , quanto per trattare d* altri assai 
importanti affari . Tutte le suddette Croni- 
che asseriscono eh' egli venne in questo 
anno in Lombardia , ed il suddetto Gio- 
vanni da Ceccano non meno che V i\npni- 
mo casinense attestano eh' egli lasciò, o piut- 
tosto poscia mandò il conte Bertoldo^, l^g^^ 
to deirimperadore, alla difesa della Cam- 
pa- 

Chron. Acqui ci nSìinum . 

* Guillielm. Nang. in Chron. 

* Fraiiciicus Pi^in. Chron^ T. 9- Rer- Ital, 



1^6 Annali d'Italia 

pania, il quale con uno stratageirima s^ im- 
padronì della rocca di Papa, e fece varie 
scorreiic nel distretto di Roma. 

Ora papa Lucio incamminatosi per la 
^Toscana ^ passò per Lucca , e siccome ab- 
biamo dalle Croniche di Bologna, in questo 
anno die. oclava julii intravij: Bononiam^ 
& consecravlt eccltsiam s. Tetri majoris * . 
Poscia secondo gli Annali vecchj di Mode- 
na ^j nel dì 12 del medesimo mese di lu- 
glio con dieci cardinali e molti arcivesco- 
vi e vescovi arrivato a Modena , alle prc* 
ghiere di Gherardo arcivescovo di Ravenna, 
di Ardlclone ^vescovo di Modena, de' con- 
soli della città , e dei rettori della Lom- 
bardia, Marca di Verona, e Romagnuolay 
consecrò la cattedrale nel dì seguente ^ 
fece vedere- al popolo il sacro corpo di 
san Geminiano vescovo e protettore d' essa 
città. Uscendo poi della città nel dì il^, 
dello stesso mese per la porta di Citta- 
nuova , rivolto ad essa la benedisse con di- 
re Benedicla] sit hoec [civitas ab ormiipo- 
tenti Deo Patre^ Fllio ^ & Spiriti^ Sanào j 
& a beata Maria semper Virglne ^ & a 
beato Petro Apo^olo , & a beato Geminia- 
no • Augeat eam Dominus Deus j & cresce- 
re & multiplicare eam faciat . Di questa 
dedicazione si fa tuttavia V anniversaria 

in 



* Ptolom. Lucensis in Annalìh. brevilr. T. XL Rer. Ixal. 

* Matth. de Griffon Memori al. Hi storie. T. i8. Rer. Ital. 

* 4nnaL fettr. Mutinenses T. XI. Rer, Ital. 



Anno MCLXXXIV. 187 
Modena. Passò dipoi il pontefice a Ve- 
rona y ■ dove era concertato il congresso 
con Federigo imperadore . Ne abbiamo l'at- 
testato da Sicardo vescovo di Cremona , di 
cui song le seguenti parole : Anno Domi- 
ni MCLXXXIV pa-pa Lucius Ver'onam ve- 
ri It ^ qui me anno prcecedenti subdiaconnm 
ordinaverat & pro-hoc adventu' ad impera- 
torem direxerat ^ . Nella Cronica verone- 
se di Parisio da Ccreta si legge : Anno 
MCLXXXILI dominus Lucius papa j &' 
dominns Fredericus imperator ultimo die 
juld juerujfit Veronam , 6* liilariter re- 
cepti & honorifice periractati^ , Ma il te- 
sto è fallato , e si dee scrivere an- 
no MCLXXXIV. Aggiugne il medesimo sto- 
rico che nel principio di gennajo dello stesso 
anno maxima pars alce arence Veronoe cecl- 
dìt y terrcemotu magno per priùs facio , 
xidelicet ala exterior * In Verona tenne il 
papa un concilio nell'' anno presente piut* 
tosto che nel susseguente , a cui interven- 
ne lo stesso imperadore , e in esso fulmi- 
nò la condanna e scomunica centra gli 
eretici catari , paterini', umiliati , poveri di 
Lione, passagini^ giuseppini^ ed altri , tut- 
ti specie di manichei sotto diversi nomi . 
Scomunicò ancora gli arnaldisti^ e i Ro- 
mani disubbidienti e ribelli- alla temporale 
autorità del papa . Quivi parimente si trat- 
tò 

' Si card, in Chron. T. 7- Rer. Ita!. 

- Parisius de Cereta Chron. t^eron. T. FlII^ Rìy. ItaU 



i88 Annali dMtalta 
tò del soccorso di Terra santa , il cui pe- 
ricolo ogni dì più cresceva per la potenza 
e per le vittorie di Saladino sultano dell' 
Egitto . Abbiamo inoltre da Arnoldo da 
Lub'eca ^ che si dibatterono poscia, in pri- 
vato varj punti particolari fra il papa e 
rimperadore , e. massimamente quello del 
patrimonio della contessa Matilde. Ne era 
in possesso Federigo, e il papa ne faceva 
istanza,, come di beni donati alla Chiesa 
romana . Si disputò lungamente , furono 
prodotti varj strumenti , ma in fine la con-^ 
troversia restò nelT essere di prjma . Nep- 
pure s'accordarono il papa e l'imperadore 
nel punto di varj prelati scismatici , o elet- 
ti in discordia. Mosse anche Federigo la 
pretensione che il papa concedesse la coro- 
na dell' imperio al re Arrigo suo figliuolo ; 
al che ilpontefice non acconsentì , condire-^ 
che non era più in uso V aver due impera - 
dori nello stesso tempo, né poter egli dar 
la corona al figliuolo , se prima il padre 
non la deponeva. In somma mal soddisfat- 
ti l'uno deir altro in fine si separarono. 
Bestò papa Lucio in* Verona, e Federigo 
andò a visitar 1' altre città della Lombar- 
dia . Noi abbiamo una bolla del medesimo 
papa in favore dell' insigne monistero del- 
le monache di santa Giulia di Brescia , da- 
ta Veronce XV kalendas sepiemhris , IndiHiO' 
ne 11^ Incarnationis dominicos MCLXXXIV^ 

* Arnold, ItMbecenfis /. 3. f. io. 



Anno MCLXXXIV. 189 
pontificatus vero domnl Lucll papoe III ^ 
anno IV ^. Un'altra sua bolla spedita si- 
milmente in essa città X Jcalendas decem-^ 
briS viene riferita dall' Ughelli *. Ho io 
finalmente dato alla luce lo strumento , 
da cui apparisce che anno dominicce Nati-- 
vitatis BlCUkXXlV y die veneris j, qui est 
tertiodecimo excunte mense aàohris ^ IndÀ- 
Bione secunday quum Federicus Romano^ 
rum imperator apud Veronam in palatio 
y. Zenonis ciim maxima curia esset ( qui- 
vi egli investì ) marchionem Ohizonem de 
Hest de marchia Genuas , & de marchia 
Mediolani & de omni eo ^ quod marchio 
Azzo ( suo avolo ) habuit & tenuit ab 
imperio 3. Questo rilevante atto^ quan- 
tunque, 'fosse solamente a titolo d'ono- 
re , perchè già Milano e Genova godevano 
la lor libertà, né più erano sottoposte ai 
marchesi , tuttavia è di singoiar gloria per 
la nobilissima casa d' Este, perchè da esso 
risulta che i di lei maggiori doveano es- 
sere stati marchesi di Milano e di Genova^ 
e Federigo volle conservar loro il titolo^ 
giacche non poteva il possesso per le mu- 
tazioni delle cose . Altri esempli simili di 
Stati non più posseduti si truovano in 
questi tempi , ed anche oggidì si mirano 
nelle investiture date dagl' imperadori a 
varj principi di Germania , e alla stessa 

ca- 

* Bullar. Casin^nS' T. II. Constit. zoi. 

* Ughell. Ital. Sacr. T. F. in Episcopi reron, 
- 4ntichhà Estensi P, I. c*6. 



190 Annali d'Italia 
casa d' Este . E da ciò ancora vien confer- 
mato l'abboccamento seguito in «pHeet' anno 
in Verona fra il papa e il medesimo ira- 
peradore. 

Anno di «Cristo mclxxxv, Indiz, ni. 
di Urbaj:vo III, papa i. 
di Federigo I, re 34, imperado- 
re 31. 

V-iontinuò papa Lucio il suo soggiorno iti 
Verona , e ì' Ughelli rapporta una sua bol- 
la data Verone^ idlbus junii , Indici. Ili, 
Incarnationis dominlcod anno MCLXXXV s 
pontijicatus vero domnl Ludi III papce 
anno quarto ^ , Trattenevasi tuttavia in 
Italia anche V imperador Fedcrfgo , se 
pure non aveva egli fatta una scappata ir! 
Germania . E però il papa dovette persi-* 
ster ivi per continuare i negoziati scabrosi 
con esso augusto. Rapporta il Marg^frino 
un diploma di esso Federigo , dato apuà 
Veronam V nonas januarli., anno dominlcce 
Incarnationis MCLXXXV * . Trovossi poi 
il medesimo augusto in Reggio III idus 
fehruarll , cioè nel dì 11 di fèbbrajo 
del presente anno y e quivi confermò i 
privilegi al popolo milanese ^ con esten- 
sione^ di molte grazie , tutte probabil- 
mente ^n pagate . Il Puricelli ^ rapporta 

V in- 

* Ughell. Ital. Sacr. T. V. in Episeop. Feronens* 

* Ballar. Casinens. T-TT. Constit- 203. 
^ Furiceli. Monum, ''B:isilic< Ambr. 



Anno MCLXXXIV. 191 
intero diploma , degno ben di cousidera- 
zione f perchè in esso restituisce a* Milane- 
si le antiche loro giurisdizioni dalla parte 
d'Occidente e Settentrione , e tutte l'altre 
dalla parte di Levante , con obbligarsi di 
rimettere in piedi la terra di Crema ; il 
che servì ad alterar sommamente gli anic- 
ini de' Cremonesi, i quali dopo tante spese 
e dopo tanto sangue e fatiche vedeano se 
stessi spogliati delle lor conquiste , e premia* 
to chi si lungamente avea sostenuta la guer- 
ra contra di esso Federigo. All' incontro 
i Milanesi si obbligano di ajutar l' impera- 
dorè, di ritenere e ricuperare tutti i diritti 
dell'imperio in Italia, e nominatamente i 
beni della contessa Matilde. Fra' tcstimo- 
nj si veggono nominati , Conradus dux Spo- 
letiy & Conradus marchio anconìtanus , 
cioè che allora governava la Marca d' An- 
cona , benché non apparisca se la stessa cit- 
tà d' Ancona allora ubbidisse a lui .. Un 
altro diploma d' esso Federigo spedito 
in Milano IV nonas mail , in favore del 
monistero di s. Ambrosio , si legge presso 
il suddetto Puricelli . Però non dovrebbe 
sussistere lo scriversi dal Sigonio * che Fe- 
derigo partitosi da Reg'gio arrivò a Bolo- 
gna nel dì primo d'aprile, e di là pas- 
sò alla visita delle città della Romagna . 
Aggiugne il medesimo Sigonio, che dalla 
Romagna andò in Toscana nel mese di lu- 
glio 

' Sigari, de Regno Italia A 15- 



192 Annali. d'Italia 
glio , e che tolse a tutte quelle città le re- 
galie , fuorché a Pisa e a Pistoja ^ con 
privarle della libertà, e sottometterle agli 
ufiziali da lui destinati; e ciò perchè nel- 
le guerre passate aveano tenuto colla Chie- 
sa centra di lui . Prese queste notizie il 
Sigonio da Giovanni Villani ^ ^ che le rac- 
conta all'anno 1184, anticipando d'un an- 
no il tempo . Concorrono nella stessa nar- 
rativa gli Annali antichi di Siena * , con 
asserire sotto il presente anno V arrivo in 
Toscana dellMmperador suddetto. Già co- 
minciavano nelle città a pullulare i semi 
ascosi delle fazioni guelfa e ghibellina . 
Teneano i nobili la parte delF imperadore 
per difendere le lor castella ei lor feudi, 
che dianzi erano esenti dalla giurisdizione 
delle città . All' incontro il popolo che vo- 
lea non solo godere della libertà, ma ri- 
mettere ancora sotto il suo dominio tutti 
i luoghi , che anticamente erano del suo 
distretto j, e forzava i nobili ad ubbidire, 
ripugnava all' autorità dell' imperadorej. 
Per questa cagione in Faenza s' accese la 
discordia fra il popolo e i nobili . Inferio- 
ri di forze gli ultimi ricorsero a Federi^ 
go 5, il quale ordinò a Bertoldo suo can^ 
celliere di assediar quella città colle for- 
ze della Romagna . Dopo una gagliarda 

di- 

* feniani Istor. /. 5. e. la. 

* Annales Senens. T, 15. Rer. Ital^ 

f Hietonymus Rubens HisH' Raventh /♦ ^» 



Anno MCLXXXV. 193 
difesa i Faentini in fine furono costretti 
a sottomettersi alla volontà dell' impera- 
tore . 

S"* era poi cangiato V animo de' Cremo- 
nesi sì caldo negli anni addietro in favor 
d'esso augusto , dacché videro eh* egli avea 
confermata Crema al popolo di Milano ; e 
non essendo ignota a Federigo questa loro 
alienazione d' affetto , ne fece vendetta con 
ordinare che si rifabbricasse quelT abbattu- 
ta terra . Così ne scrive Sicardo ^ : Anno 
Domini MCLXXXV , imperator in Italiani 
rediens , Cremam in odiiim Cremonensium 
reasdificavit . Quo anno ego Sicardus^ prce- 
sentis operis compllator & scriba^ Cremonos^ 
licei indegne j, elecius sum ad episcopale 
officium, Trattenevasi tuttavia in Verona 
il buon papa Lucio III ^ quando Iddio volle 
chiamarlo a se . Concordano gli storici in 
asserire * che la sua morte accadde verso 
il fine di novembre, e data gli fu sepol- 
tura nel dì 25 di quel mese . Era sta- 
to eletto in questo medesimo anno ar- 
civescovo di Milano Uberto Crivello , chia- 
mato Lamberto con errore da altri . Ta- 
le dovea essere il di lui merito, che il 
collegio de' cardinali appena dopo le ese- 
quie del defunto papa Lucio s'accordarono 
in eleggerlo sommo pontefice. Prese egli 
il nome di Urbano IIIj e continuò a go- 

ToM. XVI. N vcr- 

' Sicard. in Chron. T. FU. Rer. Ital. 

'* Martin. Pohnus in Chron. Radulfh. de Diceto, & alti* 



1^4 Annali d'Italia 
vernar come arcivescovo la chiesa di Milano? 
per tutto il tempo del suo pontificato^ sic- 
come han già concludentemente provato il 
p. Pagi ^ e il signor Sassi * . Uno de' mo- 
tivi , per li quali V imperador Federigo an* 
dava rondando per T Italia, quello era ezian- 
dio di trattare il matrimonio di Costanza 
figliuola postuma del fu re Ruggieri avolo 
dì Guglielmo IIj, re di Sicilia j, col re Arrigo 
suo primogenito. Vedeva egli quel re senza 
successione , e bramóso di unire il fioritissimo 
regno della Sicilia che abbracciava ancora la 
Puglia, la Calabria, Napoli^ e il princi- 
pato di Capua, si diede a far maneggi nel^ 
la corte di Sicilia per ottenere il suo in- 
tento . Vi si trovarono delle difficoltà, ri- 
pugnando i consiglieri del re Guglielmo all' 
unione di quegli Stati coli' imperio, e alla 
signoria de' Tedeschi , il governo de' quali 
era assai screditato ne' tempi d^ allora . Più 
ancora par verisimile che segretamente si 
opponesse il romano pontefice^ per non tro- 
varsi un dì fra le forbici , e senza l'appog- 
gio dei re di Sicilia, stati in addietro difen- 
sori della Chiesa romana. Ma ebbe maniera 
Federigo di guadagnar il punto. Abbiamo 
dall'Anonimo casinense 3 che in quest'an- 
no fu conchiusa la pace fra esso augusto e 
il re Guglielmo . Fra i patti di quella pa- 



Pagius in Cri tic Baron. 

Saxius in Notis ad Sigon. de Regno Ttal. Ì-S- 

Anonjfmus Cffsinens. in Cbron, T. K Rer. Itai^ 



Anno MCLXXXV. 195 
ce vi dovette entrare il matrimonio suddet^ 
to , di cui parleremo nell'anno prossimo se^ 
^uente. Abbiamo anche dal suddetto stori- 
co , da Niceta Coniate ^ _, da Sicario * , e 
daila Cronica di Fossanuova ^ , che il pre- 
detto Guglielmo II, re di Sicilia^ per vendi- 
carsi de' Greci che I' aveano molto prima 
beffato nel trattato di matrimonio con una 
figliuola di Mannello Comneno loro impe- 
radore^ e per la loro barbarie contra de' La- 
tini , animato ancora da Alessio Comneno , 
che era ricorso a lui , spedì nel dì 11 di 
giugno una potentissima flotta a' danni di 
Andronico ( tiranno allora regnante sul tro- 
no di Costantinopoli ) sotto il comando 
del conte Tancredi suo cugino. S'impadro- 
nì questa armata nel dì 24 di giugno del- 
la città di Durazzo , e nella festa di s. Bar- 
tolomraeo d^ agosto , dell' insigne città di 
Tessalonica , ossia di Salonichi . Conquistò 
molte altre città, castella e rocche , legna- 
li tutte giurarono fedeltà al re siciliano, 
le cui genti commisero ogni sorta di cru- 
deltà e sacrilegi in tale occasione . Ucciso 
in questo mentre Andronico^ succedutogli 
Isacco Angelo nell' imperio , non tardò ad 
inviare una poderosa flotta per fermar que- 
sti progressi;, e non finì la faccenda, che 
ebbero una rotta i Siciliani per terra; e di^ 

N a poi 

* Niceta Choniates in Histor. 

* Sicard. in Chronic 

* Johann. H« Ceccano Cbron. Foss4 nov4 • 



i£;6 Annali d'Italia 
poi s'intavolò una pace fra loro^ ma coti 
frode j perchè gli ufiziali del re Guglielmo 
traditi , furono condotti prigioni a Costanti- 
nopoli . Li fece ben rilasciare Isacco, ma a 
buon conto egli ricuperò tutto il perduto , 
e la flotta siciliana molto confusa se ne tor- 
nò a' suoi porti. 

Anno di Cristo mclxxxvi , Indizione iv. 
di Urbano III j, papa 2. 
di Federigo I ^ re 35 , imperado- 

re 32. 
di Arrigo VI^ re d'Italia i. 

V^ontinuò anche Urbano III papa la sua 
dimora in Verona: il che sì raccoglie dalle 
di lui lettere scritte in quella città nel dì 12 
di gennajo dell' anno presente , pubblicate 
dal cardinal Baronio ^ , e da due bolle che 
si leggono nel Bollario casinense ^ . Venne a 
Milano il re Arrigo primogenito dell' impe- 
rader Federigo , e colà parimente fa con- 
dotta Costanza zia di Guglielmo II y re di 
Sicilia, che si trovava allora in età d' anni 
trentuno^ né mai fu monaca, come chiara- 
mente dimostrò il suddetto cardinal Baro- 
nio . Per attestato di Gotifredo da Viter- 
bo 3 , che con questo racconto dà fine alla 
sua Cronica , furono celebrate le nozze di 
.- . qua- 

* Baron. in Annalib. Eccles. 

* Bullar. Casin. T. 2. Constit- 104. & 105. 

* Godefridus l^ittvbiensit in Chroìu 



Anno MCLXXXVI. 197 
questi principi presso Milano nel palazzo 
contiguo alla basilica di s. Ambrosio , con 
incredibil magnificenza e concorso di nobil- 
tà ;, e coir assistenza deir iinperador Federi- 
go 5 nel dì 27 di gennajo . Gotifredo , monaco 
di s. Pantaleone , lasciò scritto che esso au*^ 
gusto celebrò il santo natale in Milano,, e che 
in octava Epiplianice nwptias filii sui opu- 
lentissimti cum magna -posne cunciorum pra-^ 
cerum frequentia apud Tlcinum aglt ^ . 
Ma merita qui più fede il suddetto. Gotifre- 
do da Viterbo , perchè italiano , e perchè 
scrittore di cose da se vedute , che ciò ri- 
ferisce avvenuto in Milano. Anche Sicardo 
contemporaneo *j ^Itre ad Ottone da s. Bia- 
gio ^, e a Galvano \Fiamma 4, asserisce lo 
stesso . E però molto meno è da ascoltare 
Arnoldo da Lubeca, dove scrive che la solenni- 
tà di quelle nozze fu data in confinio Papié n- 
sium & Mantuanorum 5 : che è an evidente 
errore a chiunque sa che Pavia non confina 
con Mantova . Frate Francesco Pipino delFor- 
dine de"* predicatori aggiugne una particola- 
rità, cioè che r imperador Federigo nel 
precedente anno mense jiillo cum aliquot 
Theutonicis & Lombardls perrexit Apuliam^ 
aceepturus filiam regis Willielmi (dee diro 
Rogerll) Constantiam nomine:, Henrico filiQ 

N 3 suo 

* Qadefriduf Monachus s. Pantal. in Annalib- 

* Si card, in Chron. T. 7. Rer. hai. 
^ Otta de s. Biasio m Chron. 



* Galvan. Fiamma in Manip. Fior, 
' ArnoU. Lubec. /. 3 . 1, i.4. 



ì^S Annali r' Itali a 

suo in uxorem ^ . Però probabile è che Fe- 
derigo ncir anno addietro dalla Toscana 
passasse ai confini del regno, detto oggidì 
di Napoli, per trattar più da vicino, della 
pace e delle nozze di Costanza col re Gu- 
glielmo. Soggiugne il Pipino: Pro cujuS 
dote recepit ultra centum quinquaginta so^ 
marios ^ auro y argento^ palliis & allis pretio- 
sis jocalibus onustos , Prcefatam ìgitur Con- 
stantiam hyeme scquentij de mense sclUcèt 
ftbruarii ( janiiarii ) , anno Incarnationis 
dominicele MCL XXXVI j idem Henricus cum 
maximis solemnitatibus desponsavit uxorem ^ 
& ambos idem imperator coronis regalibus 
insignivit. Lo stesso vien confermato dalla 
cronica di Piacenza sì per l'andata di Fe- 
derigo verso la Puglia , come ancora per la 
dote . Et liabuit ex ea plusquam CL. equos 
oneratos auro & argento ^ & samitorum ^ 
& paUiorum ^ & grixiorum. ■, & -vario^ 
rum y & aliarum bonarum rerum *. Atte- 
sta anche egli che Costanza passò per Pia- 
cenza , eundo Mediolanum ^ ubi dicto anno 
desponsata fuit per dominum Henricum 
regem y & ipsi jugales ibi coronati fuerunt . 
Il medesimo abbiamo dalla Cronica di Par- 
ma 3 . E perciocché i Cremonesi non inter- 
vennero a quella suntuosa funzione , V ebbe 
sì forte a male Federigo , che trovati dei 

pre- 

' Pipinus Chron. ci. T.6. Rer. Ital. 
"» Chron. Placent. T. \6. Rer. Ita/. 
^ Chroìt' Parmense T. 9. Rer. Ital* 



Anno MCLXXXVI. 199 
pretesti li mise al bando dell' imperio . Il 
Sigonio ^ seguitando un po' troppo confiden- 
temente Galvano Fiamma *, scrisse che nell' 
anno 1184 il re Arrigo ricevette la corona 
ferrea in s. Ambrosio di Milano. Lo stes- 
so Fiamma altrove, cioè nella Cronica mag* 
giore manoscritta , ci vien dicendo che Ar- 
rigo e Costanza fuerunt corcmati in sanclo 
Ambrosio & in Modoetia . A\V incontro il 
cardinal Baronio^ e il Puricelli ^ , credono 
seguita cotal coronazione nell'anno 1185 . 
Ma s' imbrogliano poi tali ed altri scrit- 
tori in assegnare l'arcivescovo di Milano , 
che gli desse la corona y adducendo alcuni 
Algisio j altri Uberto j, ed altri Milone . 

La verità si è , che il re Arrigo e Co- 
stanza sua moglie furono coronati in quest' 
anno correndo il mese di gennajo , come si 
ricava dai sopra allegati autori . Ascoltisi 
Radolfo da Diceto ^ : Inter Henricum ^ dice 
cgli_, regem teutonicum & Constantiamfiliam 
Rogerl siculi regisy amitam -vero GuilUelmi 
regis siculi y generi regis Anglorum ma^ 
trimonium celebratum est : sexto kalendas 
februarii viennensis archiepiscopus Frede- 
rlcum imperatorem romanum Mediolani co- 
ronavit : (cioè colla corona del regno di Bor- 
gogna ) eodem in die aquilejensis patriar^ 

N 4 cha 

' Stgon. de Regno Ittilia l. IJ. 

* Galvaneus Fiamma in Mantp. Fior. 

* B.iron. in Annal. Ecclesiaste 

* Furiceli. Monum. Basilic Amhr, n. s^óì* 

* Radulphus He Diceto Imago HJstsr' 



200 A N N^\ LI I>' I T A L I A 

clid coronavlt ( cioè colla corona del régno 
d'Italia) Henricum regem teutonicum, & 
ah ea die vocatus est Cceìar . Quidam epi- 
scoinis tentonicus coronavit Constantiam , 
amitam Willelmi regis siculi ( cioè come 
regina della Germania). Hféc aBa sunt in 
monasterio sancii Ambrosii j e non già in 
Monza . All' arcivescovo di P/Iilano appar- 
teneva il dar la corona ferrea al nuovo re 
d'Italia. E perciocché allora papa Urbano 
III riteneva tuttavia come arcivescovo quel- 
la chiesa j né volle per dissapori già insor- 
ti fra lui e Timperadore^ intervenir a quel- 
la funzione. Gotifredo patriarca d'Aquile- 
ja , uomo arditissimo , e persona assai mon- 
dana , senza riguardo al papa si usurpò 
quel diritto , e conferì al re Arrigo la co- 
rona del regno d'Italia . Per questa sua 
presunzione fa sì egli, come gli altri ve- 
scovi assistenti a quella coronazione , so- 
speso dai divini ufizj da papa Urbano . Ne 
abbiamo 1' attestato presso T autor della 
cronica acquicintina, che narrando le dis- 
sensioni nuovamente nate fra papa Urbano 
e Federigo augusto, così ne parla: Prce- 
cipiie quod patriarcha aquilejensis , & 
quidam episcopi interfuerunt ^ absque con- 
sensu papce , coronationi Henrici regis die 
quadam solemni in Italia: quos omnes pa- 
pa a divino suspendit officio ^ . Ci ha con- 

ser- 

* Chroiiic* Act^uicint, apud Pagìum ad hunc annwfn . 



Anno MCLXXX¥I.- 201 
servati Arnoldo da Lubcca ^ gli altri capi 
delle querele di papa Urbano contra di Fe- 
derigo imperadore , Laraentavasi in primo 
luogo eh' egli indebitamente occupasse il 
patrimonio della contessa Matild-e, da lei 
donato alla Chiesa romana . Poscia , che 1' 
imperadore, venendo a morte qualche ve- 
scovo, entrasse in possesso de' beni di quel- 
le chiese , con fare Io spoglio in danno in- 
tollerabile de* vescavi successori , In terzo 
luogo, che col pretesto di toglier le bades- 
se scandalose, occupasse le rendite de'mo- 
nisteri , e non ne sostituisse altre di mi- 
glior professione . Eravi anche lite per 
cagione del nuovo arcivescovo di Treviri, 
e per le decime possedute, o usurpate dai 
laici . Di più non ne dico per non diffon- 
dermi troppo ; ma si può ben credere che 
una delle cose ^ che maggiormente amareg- 
giava l'animo del pontefice e de' cardinali, 
fossero le nozze di Costanza col re Arri- 
go 5 ben conoscendo essi le mire di Fede- 
rigo sopra un regno spettante *^la Chiesa 
romana, senza averne egli ricercato l'as- 
senso del sommo pontefice , e prevedendo 
i guai che ne poteano venire, e che ven- 
nero in fatti all' Italia per questa allean- 
za . 

Lo sdegno conceputo dall' imperador Fe»- 
derigo contra de' Cremonesi , e maggior- 
mente fomentato dai Milanesi , il condusse 

quest' 

' Arnold, luiec. Chr, /. J. f. lo' 



Sò2 'Annali d' Itali a 
quest' anno ai loro danni . Con tutte dunque 
le forze di essi Milanesi^ de' Piacentini , 
Bresciani ed altri popoli , ostilmente pas- 
sò nel territorio di Cremona sul principio 
di giugno^ prese varie terre e castella; e 
trovato Castel-Manfredo poco dianzi fab- 
bricato da' Cremonesi che facea resisten za, 
ne intraprese 1' assedio , e superatolo colla 
forza lo distrusse . Fu in tale occasione 
ch'egli concedette a' Milanesi varie castel- 
la poste fra i fiumi Adda ed Oglio , cioè 
Rivolta, CasiratC;, Agnanello ed altri. Il 
diploma di tal concessione , da me dato 
alla luce^ si vede scritto in quest' anno, 
in territorio cremonensij in destruBione 
Castri Melmfredi y quinto idusjunii ^ . Veg- 
gendosi perciò a mal partito i Cremonesi , 
cominciarono a trattar d'accordo, e a que- 
sto fine spedirono all' imperadore un perso- 
naggio a lui ben noto , cioè Slcardo loro 
vescovo, il quale così efficacemente si ado- 
però , che rimise in grazia di lui il suo 
popolo. Così ne parla nella sua cronica lo 
stesso Sicardo : Anno Domini MCLXXXVI,\ 
imperator quoddam castrum Cremonensium ,\ 
quod Manfredi nomine vocabatur ^ omnino 
destruxit . Sed auBore Domino per meum 
ministerium faBa est inter imperatorem & 
cives meos reconciliatio * . Si truova dipoi 
Federigo nel dì 22 di giugno in Varese, 

no - 

' Antiquit. ital. Dissert. 47. 

' Sicard. in Chrtn, T.j- Rer. Itaì. 



Anno MCLXXXIV. 203 
ftobil terra del Milanese , dove concedette 
un privilegio alla badia del Mezzano ;, pub- 
blicato dal Campi ^. Dopo queste imprese 
Federigo se ne tornò in Germania , e fece 
tosto conoscere il suo mal talento contra 
di papa Urbano * , con far serrar tutte le 
vie deirAlpij, acciocché ninno dalla Ger- 
mania potesse venire in Italia alla santa se* 
de. Aveva egli anche lasciato al figliuolo 
Arrigo il governo dell'Italia^ e speditolo 
coir esercito alla volta di Roma per mag- 
giormente angustiare il papa , sulla speran- 
za di ridurlo a* suoi voleri . Per quanto vo 
io conghietturando , andava Arrigo d' accor- 
do col senato romano, laonde portò la 
guerra unito con essi Romani alle terre, 
cke tuttavia si mantenevano sotto V ubbi- 
dienza del romano pontefice . Ed ecco quan- 
to breve durata ebbe la pace di Venezia. 
Scrive Giovanni da Ceccano 3, che esso re 
in quest'anno soggiogò tutta la Campania, 
cioè quella che apparteneva al romano pon- 
tefice, fuorché la rocca di Fu mone ; e as- 
sediò castello Ferentino per nove giorni . 
Altri gran danni recò 1' armata sua a quel- 
le parti ; ed egli restituì Ceperano a Ric- 
cardo Reberi . Aggiugne che i Romani sul 
principio di dicembre passarono nella stes- 
sa Campania , diedero alle fiamme Monte 



Lun- 



Campi Istor. di Piacenz.^ • 
Arnoldus Lubecensis /. 3. 0.7. 
^ Johann, de Ceccano Chron. Fossa nova 



I 



2o4 Annali d' Italia 
Lungo 5 e dopo varj saccheggi se ne torna- 
rono a casa . Che il re Arrigo facesse del- 
le altre ostilità in quelle parti , Io raccol- 
go da uno strumento altrove da me pub- 
blicato ^ . Abbiamo anche dalla Cronica ac- 
quicintina *, che incontratosi il re Arrigo 
in un famiglio del papa , che portava a 
Verona una buona somma d'oro e d' argen- 
to , gli tolse tutto, e fecegli anche taglia- 
re il naso in disprezzo del papa . Intanto 
non bastò ai Cremonesi d' aver acconciati 
i loro interessi coli' imperador Federigo; 
vollero similmente assicurarsi del sole na- 
scente , cioè del medesimo re Arrigo . Spe- 
ditagli adunque un' ambasceria , ottennero 
anche da lui pace: Lo strumento fu scritto 
in quest'anno^ qui fuit sextus intrante men- 
se jalli.Actuin sub temptprio regls Henri-^ 
ci feliciter , quando erat in ohsidione lir- 
his -veteris . Fra i testimonj si conta, Offo 
Frangespanem prcefeclus Romce. Altri de- 
ciderà, se qui si parli dcU' assedio d"* Or- 
vieto , o pure di Civita vecchia . Il Sigo- 
nio dice Orvieto, e a lui mi attengo anch' 
io. Accennai di sopra che le appellazioni 
della Marca di Verona furono appoggia- 
te ad Ohizzo marchese d' Este . In confer- 
mazione di ciò ho prodotto altrove due 
sentenze date dal medesimo marchese , V 
una in que^' anno die mercurii^ qui fuit 

quar- 

' jintùfin't. Tial. Disserta JO. 
* Cfy)o,u /Iqiiicint, .r^ud Pa^- 




Anno MCLXXXVI. 205 
juarto idiis decembris ^ dove si trova marchio 
Opizo , commissis nobis per imperatorem ap- 
pellatlonibus totìus Paduoey atque ejus di'- 
striBus &c. ^ ; e r altra neiranno seguente 
1167 proferita inEste_, nella quale si legge : 
Ego Opizo marchio de Hest , -\ncarius & 
nuncius domni imperatoris Federici , ad 
audiendas causas appellationuìn Veronoe ^ 
& ejas districias , &c In passando il re 
Arrigo nel mese di giugno di quest' anno 
per la Toscana , avea ricevuto in sua gra- 
zia i Sanesi;, ma con rigorose condizioni, 
come apparisce dallo strumento da me da- 
to alla luce *. Ma dovette quel popolo in- 
gegnarsi , e verisimilmente con quel segre- 
to , che ha tanta forza nel mondo , per 
ricuperare i perduti diritti ; e però sul 
fine d' ottobre , mentre esso re dimorava 
in Cesena , Vili Icalendas novembris , In- 
dictionc V ottennero da lui un diploma 
grazioso , che si può leggere nelle mie An- 
tichità italiane 3 



An- 



' antichità Estensi P. ì. 
^ Antiquit. Ital. Disserta 50. 
* Idem ibidem . 



LO- 

I 



zoS Annali d' Italia 

Anno di Cristo mclxxxvii, Indiz, v 
di Gregorio Vili, papa i. 
di Clemente III, papa i. 
di Federigo I^ re 3^, imperado- 

re 33. 
di Arrigo VI^ re d'Italia 2 

-Tu segnato il presente infelicissimo anno 
colle lagrime di tutta la cristianità. La 
santa città di Gerusalemme, che avrebbe 
dovuto ispirare in tutti i suoi abitanti cri- 
stiani la divozione e il timore di Dio , già 
era divenuta il teatro dell'ambizione , dell' 
incontinenza, e degli altri vizj che accom- 
pagnano il libertinaggio ; e questi si mira- 
vano baldanzosi fra quella gente . Però Dio 
volle finirla . Insorsero fra i principi delle 
dissensioni a cagione del regno ; e perché 
non si mantenea la fede a Saladino poten- 
tissimo sultano di Babilonia e dell'Egitto, 
né agli altri vicini % esso Saladino con is- 
misurato esercito m^arciò alla volta della 
Palestina. Rimasero sconfitti i Cristiani (e 
fu creduto per tradimento di Rinaldo prin- 
cl]^ di Montereale , e di Raimondo conte 
di Tripoli ) con i.strage di molti , e col- 
la prigionia del re Guido ;, e di moltissimi 
altri nobili^ fra' quali si abbattè il vecchio 

Gli- 

* Sì card. Chvon. T.J. Rer. Ital. Bernard. The sa arar. Hist. 
T.y. Rer. Ital. Guilìielm. Nav^ius in Chr, /IcquicinSi» apud 
Pag. Chron. Rficheys^ergense . 



Anno MCLXXXVI. 207 
Guglielmo marchese del Monferrato , che 
era andato alla visita de"* luoghi santi ^ ed 
anche per assistere al picciolo suo nipote 4 
Cotal disgrazia si tirò dietro la perdita 
di molte città. Dopo di che Saladino con- 
dusse Tarmata terrestre e marittima sopra 
l'importante città di Tiro, e ne formò V 
assedio. Era perduta quella nobil città, 
se per avventura Corrado figliuolo del sud- 
detto marchese Guglielmo , venendo da 
Costantinopoli per andare ai luoghi santi , 
intesa la perdita di Tiberiade , ossia di 
Accon , voltata vela non fosse qualche tem- 
po prima approdato ad essa città di Ti- 
ro , dove da quel popolo ricevuto come 
angelo di Dio fu eletto per loro signore. 
Guidò Saladino sotto quella città il vec- 
chio marchese suo prigione , esibendone 
la libertà a Corrado , se gli rendeva la 
terra : altrimente minacciandone la mor- 
te , se non accettava T offerta . Nulla 
si mosse il marchese Corrado , anzi rispo- 
se eh' egli sarebbe il primo a saettare il 
padre, se Saladino l'avesse esposto per im- 
pedir la difesa. La costanza di questo prin- 
cipe fece mutar pensiero a Saladino , che 
niun danno per questo inferi al vecchio 
marchese . Non amando poi egli di consu- 
mare il tempo sotto una città sì dura, con 
perdere il frutto della vittoria^ rivolse Tar- 
mata contro le città circonvicine a Gerusa- 
lemme; e impadronitosene obbligò infine 
alla resa, la santa città nel dì 2 d'ottobre: 

col- 



5io8 A'NNALi d'Italia 

Colpo che riempiè d"* incredibil dolore tutti 
quanti i fedeli . Tornò poscia il vittorioso 
Saladino all' assedio di Tiro nel mese di 
novembre. Avea il valoroso marchese Cor- 
rado ne' giorni addietro coll'ajuto de' Pisa- 
ni battuta due volte la flotta nemica , pre- 
se ancora alcune lor galee e navi nel por- 
to di Accon ', provveduta la città di vive- 
ri , e fabbricato un forte barbacane. Cadde- 
ro il dì innanzi che arrivasse Saladino qua- 
ranta braccia di questo muro : il che atrer- 
rì som-mamente il popolo cristiano , ma 
non già l'intrepido marchese Corrado, che 
impiegati uomini e donne, riparò in un 
dì quel danno. Fatte poi vestire da uomo 
le donne, e messe sulle mura, inviò i 
Pisani di nuovo ad Accon , da dove condus- 
sero due navi cariche di vettovaglie . E 
questi medesimi da lì a non molto prese- 
ro cinque altre galèe nemiche , piene di 
gente e di viveri . Per queste perdite ar^ 
rabbiato Saladino fece dei mirabili sforzi 
contra del barbacane , adoperando assalti e 
quante macchine di guerra erano allora in 
uso, con gran perdita de'suoi, e lieve degli 
assediati . E perciocché ai Pisani venne fat- 
to j, inseguendo nove galee della flotta in- 
fedele , di pressarle , dimanierachè i bar- 
bari attaccaron ad essi il fuoco : Saladi- 
no che avea perduta molta gente , trovan- 
dosi anche sprovveduto d'ajuto per mare, 
Analmente nell'ultimo giorno di decembre, 
oppure nel dì primo del seguente gennajOj, 

do« 



Anno MCLXXXVII. 209 
dopo aver bruciate tutte le macchine^ si ri- 
tirò pieno ài dispetto dalla città di Tiro. 
In segno ancora del suo dolore fece tagliar 
la coda al proprio cavallo^ per incitare in 
questa maniera i èuoi alla vendetta. Di qui 
probabilmente ebbe principio il rito dt' Fur- 
chi^ di appendere allo stendardo loro la co- 
da del cavallo per segno di guerra. Diste- 
samente parla di questi fatti Bernardo te- 
soriere , la cui Storia ho dato alla luce _, 
oltre a molti altri scrittori che un lacrime- 
vol racconto lasciarono di questi infelici 
successi de'Latini in Oriente. Di tante con- 
quiste tre sole città restarono in lor pote- 
re, cioè Antiochia, Tiro, e Tripoli. 

Andavano intanto maggiormente crescen- 
do i dissapori fra papa Urbino III e l' 
ìmptrador Federigo ; e quantunque il pon- 
tefice , il quale nel dì 4 di giugno stando 
in essa città di Verona diede una bolla in 
favor delle monache di s. Eufemia di Mo- 
dena ^^ si vedesse in molte strettezze, per- 
chè dall' un canto Federigo avca serrati i 
passi fra la Germania e T Italia^ e teneva 
come in pugno tutta la Lombardia e la Ro- 
magna ; e dall'altro gli Stati della Chiesa 
romana erano malmenati dal giovane re 
Arrigo : tuttavia come personaggio di gran 
cuore e zelo , prese la risoluzione di usar 
r armi spirituali contra di Federigo * . Ci- 

ToM. XVI. O tol- 

' Antiquit. Italie Dissert. 16, 
* Arnold. Lubec. /. 3. f. 18. 



2 IO Annali d'Italia 

follo nelle debite forme ; ma quando fu pef 
fulminare la scomunica, i Veronesi con rap- 
presentargli che erano servi ed amici dell' 
imperadore , il pregarono di non voler nel- 
la loro città far questo passo che avrebbe 
fatto grande strepito^ e cagionato loro dei 
gravi disturbi. Il perchè Urbano si partì 
di Verona ed incamminossi alla volta di 
-Ferrara , con pensiero d' effettuar ivi il suo 
disegno. Gervasio tiberiense ^ all'incontro 
scrive che s'era intavolato, anzi sottoscrit- 
to un accordo fra esso papa e Federigo .- 
dopo di che Urbano sen venne a Ferrara . 
Lo stesso abbiamo dal Cronografo sassone . 
Comunque sia , appena giunto il pontefice 
in quella città;, quivi caduto infermo, pas- 
sò a miglior vita nel dì 19 d'ottobre. Do- 
po avergli per sette giorni il popolo fer- 
rarese fatte solenni esequie , gli diede se- 
poltura nella cattedrale. Buona parte degli 
storici*^ copiando l' un l'altro, lasciarono 
scritto che il buon pontefice Urbano per- 
venutagli la dolorosa nuova della perdita 
di Gerusalemme j non potendo reggere all' 
afflizione, mancò di vita . Diffìcile è ben da 
credere che in sì poco tempo fosse portato 
a Ferrara quel funestissimo avviso. Scegli 
morì d'affanno, come vien preteso, dovet- 
te piuttosto essere per la notizia ricevuta 
della rotta precedentemente data da Saladi- 
no 

.' Cervaf. Tiheriens. in Chrou. 
* Ru^o Antissiùdor, Ptohmaus Lucensis <, Ncuhrig. 6* alii- 



Anno MCLXXXVIL 211 
fio ai Cristiani , e della presa di varie citlà, 
e dcir assedio di Tiro . Dopo la sepoltura 
del defunto papa Urbano , fu in suo luogo 
assunto al pontificato Alberto cardinale di 
S.Lorenzo in Lucina, cancelliere della santa 
romana Chiesa , che prese il nome di Gre- 
gorio Vili , Non tardò questo pontefice , 
lodatissimo da tutti gli scrittori, a spedit 
lettere circolari a tutta la cristianità y che 
si leggono presso Ruggieri Hovedeno ^ ,*e 
sono anche riferite dal cardinal Baronio - • 
In esse caldamente esorta tutti i fedeli al 
soccorso di Terra santa, con prescrivere 
ancora digiuni e preghiere per placare l'ira 
di Dio. Una lettera di questo pontefice ad 
Arrigo , regi elecio Romanorum imperato'- 
rij pubblicata dal Leibnizio ^, per provare 
usato fin allora il titolo d' imperadore elet- 
to, non può stare, perchè contraria ali* 
uso di quei tempi . Leggonsi ancora presso 
rUghelli* i privilegi e le esenzioni conce- 
dute neir ottobre delP anno presente da 
Corrado marchese ^ che s"* intitola figliuolo 
del marchese di Monferrato^ ai Pisani ;, pel 
soccorso a lui dato nella difesa di Tiro . 
Per attestato degli Annali genovesi 5 , scris- 
se il medesimo Corrado lettere alT impera- 
dore^ e ai re di Francia^ Indiilterra , ^ 

02'^ Si- 

' Roger i US Hovedenus in Annalih, 

* BaroH' in Annales Eccles. 

^ Leibnitius Prodr. ad Cod. Jur. Cent. 

♦ Ughell. Ttal. San: T. TU. in Episco^. Pisanis . 
5 Annal. Genuens. /. 5. T.6. Rtr.' It.U.. 



I 



^là Annali D'IxALtA 
Sicilia , implorando ajuto per gli urgenti 
bisogni della cristianità in Levante. Verisi- 
milmente venne nel dì io di dicembre a Pa- 
via il nuovo papa Gregorio Vili ^ appun- 
to per muovere quel popolo e i Genovesi 
a far maggiori sforzi per sostenere la ca- 
dente fortuna de' cristiani Utini in Levan- 
te. Ma Iddio dispose altrimenti ; impercioc- 
ché questo pontefice degnissimo di lunga 
vita per le sue rare virtù ^ infermatosi in 
essa città di Fisa , fu chiamato da Dio ad 
tm miglior paese nel dì 17 del mese sud- 
detto, e fu seppellito il sacro suo corpo in 
quella cattedrale . Che vacasse la cattedr^i 
di san Pietro venti giorni^ onde solamente 
nel gennajo dell' anno seguente fosse eletto 
il di lui successore, lo credettero il Sigonio, 
il Panvinio, il Baronio ed altri. Ma secon- 
do le pruove recate dal p. Pagi ^ , T ele- 
sióne di un altro pontefice seguì nel dì 19 
del suddetto dicembre. Nellf^ Croniche pisa- 
ne* è scritto: XIV kalendas ejusdem menslrs 
cardlnalìs Paiilus prcenestlnus episcopus in 
eadem ecclesia majori pontifex summus est 
eleclus , levatus ab hospitio 5. PauU de Ri- 
pa Arni y & largiente Domino Clemens III 
"vocatus est . Sicché fu eletto papa e con- 
secrato Paolo cardinale e vescovo di Pale- 
strina, di nazione romano^ che si fece chia- 
mare Clemente IIL 

Ho 

' Pagius in Cr/ti'c ad Aanal. Barone 

^ Cbrcn. Pi san. apitd Ughtllium T.III. Ital. Saer» 



^H Anno MCLXXXVII. 213 
ilo detto di sopra, che V ottimo ■pap(% 
Gregorio Vili si portò a Pisa per incitar 
non meno quel popolo , che V altro di Ge- 
nova all'ajuto di Terra santa j ma ho det-» 
to poco . Fu di mestieri il mettere prima 
pace fra quelle due nazioni , giacché di nuo- 
vo s' era accesa la guerra fra esse . Abbia- 
mo dai continuatori degli Annali genovesi 
di CafFaro ^ , che in quest' anno i Pisani , 
contravvenendo ai trattati e giuramenti del- 
la pace, con un'armata passarono in Sarde- 
gna , dove spogliarono e cacciarono da tut- 
to il giudicato di Cagliari quanti merca- 
tanti genovesi trovarono in quelle parti. 
All'avviso della rotta pace , allestirono im- 
mediatamente i Genovesi un potente eser- 
cito per passare a Porto pisano, quand' ec- 
co comparire aMjenova una lettera del re 
Arrigo y che i Pisani aveano segretamente 
procacciata al bisogno . In essa pregava il 
re i Genovesi di desistere per amor suo 
dair offesa de' Pisani , e però si disarmo 
la preparata flotta a riserva di dieci galee, 
che passate in Sardegna infestarono non 
poco i Pisani , e preso il castello di Boni* 
fazio , fabbricato da essi Pisani , lo distrus- 
sero da' fondamenti . Bernardo di Gurdo-? 
ne*, ed altri scrivono che la pace fra que-? 
ali due popoli fu maneggiata e conchiusa 
dal suddetto papa Gregorio Vili. Ma di 

O 5 ciò 

" Annal. Genuenr. iiè.3. 

* Bernardus Guid^nis P, I. T. III. Rev. Usi- 



2i/f Annali d'Italia 

ciò nulla ha il continuatore de' suddetti An- 
nali di Genova, che pur era contemporaneo . 
Sul fine di quest'anno^ o sul principio del 
seguente , come ha dimostrato il signor 
Sassi '^ , arcivescovo di Milano fu eletto 
Mllone da Cardano vescovo di Torino , e 
milanese di patria. E se vogliam credere 
a Galvano Fiamma *, V anno fu questo j> 
in cui lì popolo di Milano elesse per suo 
primo podestà Uberto de' Visconti di Pia- 
cenza . Ne vo' lasciar di dire una partico- 
larità a noi conservata da Bernardo teso- 
riere 3 . Cioè che alcune migliaja di cristia- 
ni cacciati da Gerusalemme pervennero ad 
Alessandria d'Egitto , e quivi svernarono 
sino al marzo dell'anno seguente, trattati 
con assai carità ed ospitalità da que' Sara- 
ceni* Arrivarono in quel mese trentasci 
navi di Pisani^ Genovesi, g Veneziani che 
imbarcarono quanti cristiani poteano paga- 
re il nolo . Essendone restato in terra un 
migliajo d' essi , il governator saraceno 
volle saperne la cagione , e inteso che era 
perchè non aveano di che pagare, fece una 
severa parlata a que' capitani di navi per 
la poco loro carità verso de' cristiani loro 
fratelli , con vergogna del nome cristiano , 
quando Saladino ed egli stesso gli aveano 
trattati tutti con tanta amorevolezza e cU- 

men- 



" Saxius in Nat. ad Sigon. de Regno Ifal. 

* Galvaneus Fiamma in Manif' Fior. 

* Bernard. Thesaurar. Cbron- e. KJ5. 



i 



Anno MCLXXXVII. 215 
menza . E perchè non perisse quella pove- 
ra gente _, e non divenisse schiava^ volle 
che la ricevessero nelle navi^ e la traspor- 
tassero in Italia , con dar loro di sua bor- 
sa tanto biscotto ed acqua dolce , quanto 
potea bastare pel viaggio. Tutti racconta- 
no che Saladino più de' cristiani medesimi 
era misericordioso verso de' poveri cristia- 
ni. Sicché i più de' nostri non per motivo 
alcuno di religione , ma per sete di gua- 
dagno e per vivere più liberamente, usa- 
vano in que' tempi di andare in Terra san- 
ta . Né si vuol tacere , che 1' itagrandìmen- 
to e la ricchezza de' Pisani e Genovesi si 
ha in parte da attribuire alle caravane dei 
pellegrini , che le loro navi conducevano, 
e riconducevano da que' paesi, con ricavar- 
ne un buon nolo , ed occupar la roba di 
chi moriva nel viaggio . Molti privilegi , 
esenzioni e diritti accordati circa questi 
tempi al popolo pisano dai re di Gerusa- 
lemme , dal principe d' Antiochia , dal con- 
te di Tripoli j dal principe di Tiro, e da 
altri principi cristiani di Levante, si pos- 
sono leggere nelle mie Antichità italia- 
ne ^ . 



O 4 An. 

■ Antiquit._ ìtat. Disserta 3«. f, 907, & seq* 



2i6 Annali d* Italia 

Anno di Cristo mclxxxvtii , Indiz. vi, 
di Clemente 111, papa 2. 
di Federigo I, re 57 ^ imperado- 

re 34, 
di Arrigo VI, re d'Italia 3. 

Lue calamità di Terra santa quelle furona 
che quetarono iri questi tempi le differenze 
pullulate di nuovo fra i sommi pontefici 
e r imperador Federigo. Cessarono le osti- 
lità per molti anni, continuate fra il re di 
Ungheria e i Veneziani a cagion della Da.U 
mazia . Si fece anche pace fra i re di Fran- 
cia e d' Inghilterra . In somma la religio-* 
ne, che tante volte s'è veduta sotto i pie- 
di dell'ambizione de' principi j, questa volta 
lesto in molti paesi al disopra: tanto ri- 
masero sbalorditi e compunti i sovrani d' al- 
lora per la miserabil perdita di Gerusalem- 
me^ e per gl'immensi progressi di Sala- 
dino . D' altro allora non si parlava, se non 
di queste disavventure , e del loro rimedio. 
Aveva il pontefice Clemente III, siccome 
quegli , a cui più che ad ogni altro stava a 
cuore il sussidio di Terra santa , spediti alle 
corti di tutti i principi delia cristianità va- 
rj cardinali legati per promuovere questo 
importante affare ^. Comparvero due d'es- 
si alla dieta generale tenuta dall' imperador 

Fé- 

' Abbas Urspergenr. in Chro*i' Otto de s. Biasio in Cbron- 
Cbrenogra^h» Sax» . Cedefrid. Monacbus & alti . 



Anno MCLXXXVIII. 217 

Federigo in Magonza verso la metà della 
quaresima ^ e perorarono così forte a nome 
del papa^ che lo stesso Federigo augusto 
prese la risoluzione di andar egli in perso- 
na alla testa di un'armata in Levante . Già 
la pace regnava in Italia e Germania ; lie- 
ve non era la somma de' peccati di questo 
imperadore , de** quali bramava egli di far 
penitenza con sagrificare il resto de' cadenti 
suoi giorni alla difesa del cristianesimo. Vi 
entrò anche il desiderio della gloria, perchè 
egli andando si teneva in pugno la libera- 
zion di Terra santa . Però prese la croce 
egli, e coir esempio suo trasse alla risolu- 
zion medesima Federigo duca di Suevia suo 
figliuolo, e una gran quantità di vescovi 
e principi. Fu dunque intimata la spedizione 
nelTanno prossimo venturo^ e che intanto 
ognun si preparasse . Grandi guerre addietro 
erano state tra Filippo re di Francia , ed 
Arrigo re d'Inghilterra. Guglielmo arcive- 
scovo di Tiro spedito dal papa, ed altri 
legati pontifici , non solamente condussero 
que'due monarchi alla pace, ma gì' indus- 
sero ancora a prender la croce e a promet- 
tere di passare in persona colle lor forze 
in Terra santa. Predicata parimente la cro- 
ciata per tutte l' altre provincio della cristia- 
tiità, commosse i popoli alla sacra impre- 
sa. I primi a portar colà dei storcersi, fu- 
rono gl'Italiani, chiamati dall'abbate ur- 
«pergense homines belltcosi , discreti , & 
regula sobrictatis modcsHj prodigalitatis, 

ex- 



2i8 Annali d'Italia 
expenes y parcentes expensis , (juum necessU 
tas non incnbuerit , & qui inter omnes 
gentes soli scripta legum sanclione tegun-' 
tur. Sotto nome d'Italiani sono qui com- 
presi i Veneziani^ i Lombardi, i Toscani 
e gli altri popoli di qua dal regno di Napo- 
li . Imperciocché quanto a Guglielmo IT, re di 
Sicilia e di Puglia , spedì egli una fiotta di 
dugento vele in soccorso della città di Ti- 
ro ^ , che unita a quella di Corrado marT 
chese di Monferrato ^ liberò Tripoli dall' 
assedio di Saladino . Ma Sicardo * con po- 
ca lode parla de' Siciliani . Essendo stato in 
questo mentre rimesso in libertà Guido re 
di Gerusalemme da Saladino con varj no- 
bili dianzi suoi prigionieri , egli si animp 
a nuove imprese , giacché gli giunse in soc- 
corso una fiotta numerosa di Veneziani, 
sopra la quale era anche 1' arcivescovo di 
Bavenna Gherardo col vescovo di Faenza . 
A questa secondo alcuni s' uni Taltra dei 
Pisani , che era condotta dal loro arcive- 
scovo Ubaldo. Imperocché allo zelantissi- 
mo papa Clemente III riuscì in quest' an- 
no col mezzo di due cardinali deputati , di 
rimettere la pace fra essi Pisani e i Geno- 
vesi , come costa da una sua bolla pubbli- 
cata dal Tronci 3 . 

Ora il re Guido con questo possente rin-; 

for- 



* Sicard. in Cbron. T. 7, Rer. It*l. 

* Bernard' Thesaurar. Hist. e 17*. 

* Tronci Annui. Pi san' 



Anno MCLXXXVIIL 219 
forzo deliberò di far T assedio di Tolemai- 
i]e y ossia di Accon , importante città ma- 
rittima. Non giunse però la flotta pisana, 
secondo il suddetto Sicardo , alla città di 
Tiro, se non nelTanno seguente. In que- 
sto sì trovandosi Tiro senza vettovaglie, l' 
indefesso marchese Corrado inviò la sua flot- 
ta navale ad Azoto . Presa fu quella terra 
dai cristiani, fatto prigione l'ammiraglio 
di Saladino con cinquecento soldati , libe- 
rati molti fedeli dalla schiavitù . Ricco bot- 
tino e abbondanza di viveri fu riportata da 
quelle vittoriose navi a Tiro^ e Corrado col 
cambio di quell'ammiraglio riebbe in liber- 
tà il marchese Guglielmo suo padre. Perchè 
il mio argomento noi richiede , non mi 
stenderò io molto a narrar quelle strepitose 
avventure , bastandomi di solamente accen- 
narle. A chi più ne desidera^ non mancano 
libri che diffusamente trattano della guer- 
ra sacra. Mandò intanto T imperadore Fe- 
derigo in Levante a Saladino il conte Ar- 
rigo di Dedi con lettere , nelle quali gì' in- 
timava la restituzione di Gerusalemme ' : 
altrimenti lo sfidava. Saladino se ne rise, 
e seguitò a fare il fatto suo^, con impadro- 
nirsi in quest'anno di varie altre città. Con 
tutte le disgrazie di Terra santa non si cal- 
marono in quest'anno le discordie tra i Pia- 
cei|^ini e i Parmigiani * . Vennero questi due 

pò- 

' Roger. Hovecientts in Chron> 

^ Chron. Placenta T. i6. Rer, Ita/. 



220 Annali d'Italia 
popoli ad un fatto d'armi^, in cui restaro- 
no sconfitti i Parmigiani col marchese Ma- 
rrano Malaspina in valle di Taro . Ma rin- 
forzati dipoi i Parmigiani dai Cremonesi^ 
Modenesi j e Reggiani, ^darono all'asse- 
dio della torre di Seno e di Castelnuovo^, 
e dopo tre giorni impadronitisi di quelle 
castella, le diruparono. Mosse intanto pa- 
rola di pace col senato romano il pontefi- 
ce Clemente ; e siccome egli era lor con- 
cittadino, e i guai del cristianesimo veni- 
vano allora uditi come una gran predica 
deir ira di Dio : così trovò quel popolo 
disposto air accordo . Leggesi presso il car- 
dinal Baronio ^ , e più compiuto nelle mie 
Antichità italiche * lo strumento della con- 
cordia stabilita fra esso papa e i Roma- 
ni neir ultimo dì di maggio , dove si veg- 
gono restituite al pontefice romano tutte 
le regalie , ma con aver egli sacrificata 
allo sdegno implacabile de' Romani la cit- 
tà di Tuscolo troppo vicina a Roma^ ed 
anche Tivoli , con aver conservato il me- 
desimo senato , e accordate ad esso varie 
prerogative . Nulladimeno prima del sud- 
detto strumento papa Clemente era venuta 
a Roma , ricavandosi ciò da una sua let-. 
tera scritta a Guglielmo re di Scozia , e 
riferita dallo stesso Baronio , come data 
Laterani tenio idus mar t li , pontlfica$us 

no- 

* Baron. t'a Annxlih. ad hunc annum» 

* 4ntiquit' Italie- Dtssfrt. /il' p-?^}' 



Anno MCLXXXIX. 22 1 
nostri anno primo , Una sua bolla ancora 
s'ha nel bollarlo casinense , data XVI ca* 
lendas junil ^ Indici. VI, pontijìcatus anno 
primo ^. Era stato spedito in Germania 
dai Cremonesi Sicardo lor vescovo ^ per 
impetrare là licenza di rifabbricare Casal 
Manfredi . Senza poterla ottenere se ne ri- 
tornò . In sua vece i Cremonesi fondarono 
Castel-Leone^ ossia Castiglione. 

Anno di Cristo mclxxxìx, Indiz. vir. 
di Clemente III^ papa 5. 
di Federigo I , re 38^ imperado- 

re 45. 
di Arrigo VI^ re d'Italia 4. 

i\ella festa di s. Giorgio di quest'anno, 
cioè nel dì 23 d'aprile Federigo ìmperado-- 
re diede principio alla sua spedizion verso 
Oriente, conducendo seco il suo figlio Fe- 
derigo ( e non già Corrado , come pensò 
il padre Pagi ) duca di Suevia , con as- 
saissimi altri principi, e circa trentamila 
cavalli oltre alla fanteria. Arnoldo da Lu~ 
beca' fa qui una sparata grande, con dire 
che giunto Federigo al fine dell'Ungheria si 
trovò avere un esercito di cinquantamila 
cavalli, e di altri centomila combattenti. 
Sicardo ^ non gli dà se non novantamila 

sol- 

^ Ballar. Casinens. T.Il. Constit. 207. 

* Sicflrd. in Chronic 

^ Arnold. Lubecensis /. 3. 019. Chron. Reichersfergsnse^ 

' Si fard, in Chron, T>?. Rer. Ital. 



222 Annali d'Italia 

soldati, fra' quali dodicimila cavalli. Passò 
Federigo per 1' Ungheria ben accolto da 
quel re e dalla regina sua moglie, e sof- 
ferti molti incomodi per la Bulgheria.; poi 
s'inoltrò verso la Romania . Avendo conca- 
puto dei sinistri sospetti di questa pode- 
rosa armata Isacco Angelo imperador dei 
Greci, fra il quale ancora _, sevogliam cre- 
dere ad alcuni autori, e Saladino sultano 
de' Saraceni , passava stretta intelligenza 
ed amicizia, trattenne e maltrattò il ve- 
scovo di Munster , e il conte di Nassau, 
ambasciatori a lui inviati , e spedì solda- 
tesche per impedire il passaggio di Fede- 
rigo augusto , il cui figliuolo Federigo 
principe di raro valore sbaragliò chiunque 
se gli oppose. Diede per questo Tarmata 
tedesca il sacco dovunque passò ; ma fi- 
nalmente lasciati in libertà gli ambascia- 
tori , € dati dal greco imperadore gli ostag- 
gi richiesti, si quetò il rumore. Furono 
nondimeno cagione cotali sconcerti , che V 
armata imperiale dovette svernare in Gre- 
cia, ma senza mai fidarsi de' Greci che sot- 
tomano manipolavano la rovina de' Lati-ij 
ni. Se r imperador Federigo non veniva 
dissuaso da' suoi principi , voleva ben egli 
farne vendetta , col mettere V assedio a 
Costantinopoli . Erasi intanto riaccesa la 
guerra tra Filippo re di Francia, ed Arrigo 
re d'Inghilterra ^ . Tanto si adoperarono al- 
lo- 

' Radulphui de Diceto tma^o Ristcr- 



Anno MCLXXXIX. 223 
lora Giovanni da Anagni , cardinale legata 
della santa sede , e varj arcivescovi e ve- 
scovi , che infine si ristabilì nella vigilia 
della festa di s. Pietro la pace fra loro : laon- 
de cominciarono a prepararsi per compie- 
re il roto di Terra santa. Ma venuto a mor- 
te da lì a poco il re Arrigo, a lui succe- 
dette nel re^no Riccardo già duca d'Aqui- 
tania suo primogenito : il qùal poscia pre- 
se l'impegno d'eseguir ciò che il re suo 
padre prevenuto dalla morte avea lasciato 
imperfetto. Essendo già concorsa a Tiro da 
tutte le parti d'Italia una tal copia di com- 
battenti , che non potea più capire in Ti* 
ro, e nascendo ogni dì dei disordini , Gui- 
do re di Gerusalemme condusse^ questo po- 
polo all'assedio di Tolemaide, ossia di Ac- 
con, o di Acri , a cui fu dato principio nei 
mese d' agosto . Sicardo scrive che v' inter- 
venne coi Pisani il loro arcivescovo legato 
apostolioo 5 e vi arrivò anche una grossis- 
sima nave fabbricata dai Cremonesi, e ben 
armata di loro gente . Giunservi ancora mol- 
ti legni de' Genovesi ^ con buona copia di 
Combattenti , desiderosi tutti di segnalarsi 
in quelle contrade per la fede cristiana. Ma 
non andò molto che V esercito de' Fedeli 
mutò faccia, perchè di assediante divenne 
assediato. Colà accorse Saladino con una 
formidabil armata, e piantò il campo coii- 
tra de' cristiani^ i quali perciò si trovaro- 
no 

' Carfari Annat. Cenuens- /. ì^T, r/. Rer. Ital. 



224 Annali V Italia 

fio ristretti fra la città e il nemico eserci- 
to ^ e in un miserabile stato. Evidente si 
scorgeva il pericolo di restar quivi tutti vit- 
tima delle sciable nemiche : sì piccolo era 
il numero loro in confronto dell' innumera- 
bil oste de' Saraceni ^ , se non che all' im- 
provviso comparvero dalla Frisia e dalla 
Danimarca cinquanta vascelli, e trentasette 
dalla Fiandra, che sbarcarono un buon rin- 
forzo di gente e di viveri , e rincorarono a 
maraviglia il campo cristiano, il quale se- 
guitò costantemente a tenere il suo posto, 
ancorché ogni dì convenisse aver Tarmi in 
mano, e difendere dagli assalti nemici le 
linee e i trincieramenti , coi quali s' era- 
no fortificati . 

Perchè intanto durava in Lombardia la 
guerra fra i Piacentini e i Parmigiani * , 
Fietro eSlffredo cardinaii> legati della santa 
sede s'interposero, e fecero seguir pace tra 
loroj compresovi il marchese Malaspina . 
Una terribil mutazione di co^e accadde nel 
presente anno in Sicilia , che riuscì ancke 
di sommo danno all'Italia tutta, e all'ar- 
mi cristiane iti Levante. Nel dì i6 di no- 
vembre 3 venne a morte Guglielmo 11^ re di 
Sicilia soprannominato il buono, in età di 
soli trentasei anni , principe pio , f>rincipe 
glorioso, e padre de' suoi popoli, i quali 
perciò in dirotti pianti si sciolsero non tan^ 

ta 

* Bernnrdus Thesaurar' Hist. e I7i' 



* Chron. Pimenti». T. i6. Rer. Ita/. 
^ Rtcardus de i. German/? . 



1 



Anno MCLXXXIX. 225 
to per la perdita del bene presente , quanto 
per la previsione de' mali avvenire, perchè 
egli non lasciava dopo di se prole alcuna^ 
Secando le promesse e i patti del matri^- 
monio di Costanza con Arrigo VI re di Ger- 
mania e d' Italia^ dovca succedere nel regno 
essa Costanza. Scrive ancora il Cronografo 
acquicintino ^ che Guglielmo prim^ di mo- 
rire dichiarò suo figliuolo ed erede il me- 
desimo re Arrigo . Ma si sa dall' Anonimo 
casinense * , eh' egli morì senza far testa- 
mento . Certo non è da mettere in dubbio 
che Costanza fosse stata dinanzi riconosciuta 
per erede presuntiva di quella corona ; men- 
tre sappiamo che lo stesso Tancredi , a cui 
toccò il regno, avea con altri giurata fe- 
deltà alla medesima regina Costanza. Ma i 
Siciliani abborrivano di andar sotto di prin- 
cipe straniero , che per cagion degli altri 
suoi Stati poteva trasportare altrove la cor- 
te . Apprendevano ancora come duro e bar- 
barico il governo dei Tedeschi d^ allora , 
uè s' ingannavano . Però somma fu la con- 
fusione di que' vescovi , conti , e ministri in 
tale congiuntura . Scrive il suddetto Ano- 
nimo che dopo la morte del re vennero al- 
le mani i Cristiani coi Saraceni abitanti 
in Palermo ( e ve n' era ben qualche mi- 
gliajo ) , in guisa che degli ultimi fu fatta 
grande strage , e il resto venne obbligato 
Tom. XVI. P a ri- 

Chron. ^cquicintinum apud Pag. 
J: Anonjfmus Casinensis in Chron. T. F. Rer. Ital. 



I 



2iS Annali d' Italia 
a ritirarsi ad abitar nelle montagne. 11 per- 
chè non si sa. Trovavasi in grave perples- 
sità quella corte, e convocato il parlamento 
de' baroni, Gualtieri arcivescovo di Paler- 
mo , per cui opera erano seguite le nozze 
di Costanza con Arrigo , sostenne il loro 
partito ^ . Ma il gran cancelliere Matteo da 
Salerno prevalse coli' altro, il quale^ giac- 
ché vi restava un rampollo maschio de' prin- 
cipi normanni , a questo credea dovuta la 
corona, per benefizio ancora del regno. Vi 
si aggiunse ancora 1' autorità e il maneg- 
gio , se non palese^ almeno segreto della 
corte di Roma , affinchè non si unissero que- 
gli Stati in chi era re d'Italia , e doveva 
essere imperadore; e tanto più vi s'inte- 
ressò il pontefice , dacché senza riguardo 
della sua sovranità altri volea disporre di 
quel regno. Fu dunque spedita gente a Lec- 
ce a chiamar Tancredi conte di quel paese, 
col notificargli la risoluzione presa di volerlo 
per re. Era Tancredi figliuolo dì Ruggieri 
duca di Puglia, cioè del primogenito del re 
Ruggieri; ma nato fuor di matrimonio da 
una nobil donzella , che molti nondimeno 
crederono sposata da lui. Sotto il re Gu- 
glielmo fu detenuto prigione. Fuggitone sf 
ricoverò in Costantinopoli. Dopo la morte 
d'esso re zio se ne tornò in Puglia ben ve- 
duto dal re Guglielmo II y suo cugino j, la 
cui morte apri a lui l'adito alla corona . 

E n'era 

' Johann, de Ceccano Chren. Fessee nova , 



ì 



Anno MCXC. 227 

È n'era degno per le sue belle qualità^, per- 
chè signore d'animo sublime e di molta 
prudenza ^ , e che alle virtù polìtiche ac- 
coppiava ancora un amor distinto alle let- 
tere^ e sapeva anche le matematiche, V 
astronomia, e la musica.* cosa raraincpe- 
sti tempi . Ma al di lui merito mal cor- 
rispose la fortuna , siccome vedremo. 

Anno di Cristo mcxc , Indizione viir^ 
di Clemente III , papa 4. ^ 
di Arrigo VI^ re di Germania e 
d'Jtalia 5. 

V enuta la primavera , V Imperador Fede- 
rigo rimise in viaggia l'esercito suo, ed 
arrivato a Gallipoli * trovò quivi un' im- 
mensa quantità di legni piccioli e grandi , 
preparati affinchè potesse passar l'Ellespon- 
to dall'* imperador greco, premuroso di le- 
varsi d' addosso un' armata sì potente che 
il teneva in continue gelosie e timori. Ver- 
so il iine di marzo valicò essa armata lo 
stretto in cinque giorni. Tenne la vanguar- 
dia Federigo duca di Suevia;, la retroguar- 
dia l'augusto Federigo suo padre. Di gra- 
vi incomodi comincò a patire questo eser- 
cito passato che fu in Asia per le segrete 
mine de' Greci; ma peggio avvenne allorché 
giunse nelle terre de' Turchi e del sultano 

P 2 d' Ico- 

' Hugo Falcandus in Chron. 

~ Niceta Cboni.Ttes . Godefridus Mcnachus- Chron. Reicher- 
sferg. Si ardus in Chron. 



Mi 

per 



228 Annali d'Ita ita 

d' Iconio^ perchè mancavano i viveri pél 
gli uomini e per li cavalli ; e scopertasi ne- 
mica quella gente ^ non passava giorno che 
non si avesse a combattere. Arrivarono ad 
Iconio, né potendo aver per danari vetto- 
vaglia ^ ordinò Federigo che si espugnasse 
quella città : il che fu eseguito con incredi- 
bil bravura e strage de' Turchi. Kifugiossi 
il sultano nel castello , e si ridusse allora a 
dar dei viveri^ benché a caro prezzo. Di 
là passò r imperadore in Armenia , dove 
t*:ovò buona accoglienza e miglior mercato. 
Arrivato poscia al fiume Salef, che scorre per 
deliziose campagne , essendo il caldo grande 
volle Federigo bagnarsi in quelT acque , ma 
in esse sventuratamente' lasciò la vita, chi 
dice perchè annegato nuotando , e chi perchè 
il soverchio freddo dell'acqua T intirizzì^ 
laonde dopo poche ore mancò di vita . Suc- 
cedette la morte sua nel dì io di giugno. 
Altri scrivono nel dì 12, ma senza fonda- 
mento, perchè fu in domenica, e questa 
cadde nel dì io suddetto. Non può negar- 
si: uno de' più gloriosi principi che abbia- 
no governato V imperio romano fu Federi- 
go I Barbarossa, alle cui lodi espresse da 
varj autori^ nulla ho io da aggiugnere. Non 
mancarono già fra molte sue virtù moltissi- 
mi vizj e difetti considerabili , tali ancora , 
che la memoria di lui resterà sempre in ab- 
bominazione presso degl'Italiani. Ma non 
si può negare,, egli almeno coli' ultima sua 
piissima risoluzione compiè la carriera dei 

suo 



Anno MCXC. 229 

guo vivere. gloriosamente^ e con dispiacer^ 
universale; perchè niuno era più a propo- 
sito di lui per umiliar la fortuna di Saladi^ 
no ' tanto era il suo valore , e il suo credi- 
to anche in Oriente. Il duca Federigo suo 
figliuolo^ valorosissimo principe S prose il 
comando dell' armata rimasta in una grave 
costernazione ; la condusse fino ad Antio- 
chia , dove per V intemperanza del vivere 
quasi tutta pcrì^, in maniera che egli giun- 
se con pooiii air assedio di Accon , ed ivi 
terminò anch' egli la vita nel principio dell* 
anno seguente. Seguitava intanto l'assedio 
di Accon, assedio de' più famosi che mai si 
sieno intesi , e vi succederono varj fatti di 
armi, tutti degni di storia , ma non conve- 
nevoli alla mia, che ha altra mira, A me 
basterà di accennare qualmente in una gior- 
nata campale , che i Cristiani vollero az- 
zardare^ restarono sconfitti dall'esercito di 
Saladino; e che ciò non ostante continuaro- 
no essi a ristringere quella citlà^ tuttoché 
bloccati da Saladino» Entrata la carestia nel 
campo cristiano^ cagione fu che ne perisse- 
ro ben settemila. Giunse anchjs una^ flotta 
saracena nel porto di Acpon ^ che ridusse a 
maggiori angustie V accampamento de* Cri- 
stiani ; ma il valoroso marchese di Monfer^ 
rato Corrado portatosi a Tiro^ e tornato 
con uno stuolo di navi , prese i legni ne-» 
mici carichi di vettovaglie , che servironq 

i* 3 al 

' jlèèaf l/rspergcnt. in Chfon% 



230 Ai>JNALi d' Italia 
al bisogno de' cristiani . Tuttavia disperati 
pareano questi affari, quando nell'anno se- 
guente giunsero colà i re di Francia e di 
Inghilterra, che fecero mutar faccia alle co- 
se^ siccome diremo. 

Intanto è da sapere che questi due mo- 
narchi avendo preparata cadauno una gran 
flotta coir accompagnamento d' as^aissimi 
principi, fecero vela verso T Oriente. Ab- 
biamo dal continuatore di Caffaro ^y che 
Filippo augusto re di Francia arrivò nel 
dì primo d'agosto in Genova. Colà pari- 
mente nel dì 15 d'esso mese giunse Ric^ 
cardare d'Inghilterra , il quale dopo esser- 
si abboccato col re Filippo continuò tosta 
il suo viaggio . Sul fine d'esso mese appro- 
darono amendue a Messina^ dove con gran- 
di finezze e regali furono accolti da Tan- 
credi,, che nel gennajo di quest'anno era 
stato coronato re di Sicilia col consenso 
del romano pontefice. Dopo la sua esalta- 
zione avea atteso Tancredi ad assicurarsi 
della Puglia * , dove non mancavano baro- 
ni e città, o malcontenti per invidia della 
di lui fortuna, o aderenti alla regina Gostan- 
za 5 fra' quali specialmente Ruggieri conte 
d'Andria. Diede il comando dell' armi a 
Riccardo conte di Acer r a suo cognato ; e 
questi parte colla dolcezza , parte colla for- 
za tirò air ubbidienza di Tancredi quasi 

tut- 

' Caffari Annai- Genuens. /. 3. 

* Ricardus de j. Germano in Cbron. /inonjfm> C^tinetrSo 



Anno MCXC. ^31 

tutta la Puglia e Terra di Lavoro. Intan- 
to irrigo FI, re di Germania e d'Italia, si 
disponeva per far valere le ragioni della 
regina Costanza sua moglie , ma non con 
quella fretta che avrebbono desiderato i 
suoi parziali . Mandò ben egli Arrigo Te- 
sta suo maresciallo con un corpo d' arma- 
ta che, unitosi col conte d'Andria, prese 
molti luoghi in Puglia , lasciando dapper- 
tutto segni di crudeltà per li continui sac- 
cheggi . Ma ingrossato V esercito del re 
Tancredi , ed entrate le malattie e la pe- 
nuria de"* viveri nel nemico esercito , il 
comandante tedesco si ritirò, lasciando in 
ballo il conte d' Andria , che si rifugiò in 
Ascoli . Ad assediarlo in quella città ven- 
ne il conte d' Acerra , e un dì sotto buo- 
na fede chiamato fuor delle porte esso con- 
te d' Andria , proditoriamente il fece pren- 
dere , e poi tagliargli la testa . Col tempo 
anche la città di Capoa, dianzi favorevole 
alla regina Costanza, abbracciò il partito 
del re Tancredi : con che poco, o nulla re- 
stò che noi riconoscesse per suo sovranoi^ 
Ma un più pericoloso affare ebbe Tancre- 
di in casa propria . Appena fu giunto al 
porto di Messina il re inglese Riccardo , 
che mosse varie pretensioni contra d' esso 
Tancredi ; cioè che gli desse cento navi 
promesse dal reGuglietoo al re Arrigo di 
lui padre , per valersene nel passaggio di 
Terra santa. Pretese eziandio che gli fos- 
se rimandata la regina Glo-vanna sua so* 

P 4 rei 



232 Annali d'Italia 
tella è vedova del re Guglielmo II y e in-* 
sieme o restituita la dote, o assegnato per 
essa uno stato competente . Perchè si tar- 
dava a soddisfarlo, Riccardo principe fe- 
rocissimo mise mano all'armi^ e colla for- 
za s' impossessò di due fortezze situate 
foor di Messina . Ciò veduto da' Messinesi , 
non tardarono a cacciar fuori di città quan- 
ti Inglesi vi si trovavano. E ne sarebbe se- 
guito peggio j, se frappostosi il re di Fran- 
cia, ch'era approdato anch' egli a Messina^ 
non avesse calmata l'ira di Riccardo, e 
trattato di aggiustamento . Ma non andò 
molto che portata a lui una falsa nuova , 
che i Messinesi macchinavano contra di 
lui , alla testa de' suoi egli ostilmente pre- 
se una porta di quella città ' ; fece ma- 
cello di quanti cittadini gli vennero all' 
incontro, e piantò le sue bandiere sopra 
le mura. perchè si smorzasse la sua col- 
ìetày o perchè prevalesse il parere de' suoi 
consiglieri, uscì della città. Venne poscia 
ad un accordo con Tancredi, il quale si 
pbWigò di pagare ventimila once d' oro 
per la dote della vedova regina, e di prov- 
vedere a Riccardo alquante navi pel viag- 
gio di Terra santa . Restò ancora conchiu- 
so che Tancredi darebbe una sua figliuola 
in moglie ad Arturo duca di Brettagna, ni- 
pote d' esso re Riccardo, con dote di ven- 
timila once d'oro. Né mancaron motivi di 

di- 

* Hovedenus in Chron. 



Anno MCXC. 233 

discordia fra gli stessi due re di Francia 
e d^ Inghilterra ; ma il francese più mode- 
rato e saggio deir altro , sopportò tutto 
per non disturbxire il piissimo suo disegno 
di soccorrere i cristiani in Terra santa . 
Fu in questa occasione , che ad istanza del 
re Riccardo fu chiamato a Messina Gioac- 
chino abbate cistcrciense del monistero flo- 
rense , tenuto allora in gran concetto di 
probità, e di profetizzar l'avvenire ^. In- 
terrogato egli se si libererebbe Gerusalem- 
me , rispose che non era per anche giunto 
il tempo di questa consolazione. Hanno 
combattuto, e combattono tuttavia gli scrit- 
tori^ chi trattando esso abbate Gioacchino 
da impostore , e fin da eretico^ e chi te- 
nendolo per uomo d'esemplarissima vita , 
di buona credenza e santo. Veggasi il pa- 
dre Pagi a quest'anno. A me nulla appar- 
tiene r entrare in sì fatto litigio . In que- 
sto anno i Genovesi elessero per loro pri- 
mo podestàManigoldo nobile bresciano, che 
diede principio con vigore al suo governo 
in quella troppo disunita e tumultuante 
città*. Per quanto s'ha dalla Cronica esten- 
se 3, neiranno presente guerra fu fra i Fer- 
raresi e Mantovani , e si venne alle mani 
nella terra di Massa, distretto ferrarese. 
Toccò ai Mantovani il voltare le spalle. 



" Hovedenus in Annalib. 

* Cacari Annui. Genuenf. T.6. Rer. lt,iL 

* Chron. Bitinte T,Xt^, Rtr. It(tl> 



An- 



234 Annali d'Italia 

Anno di Cristo mcxgi, Indizione ix. 
di Celestino III^ papa i. 
di Arrigo VI^ re 6, imperado'^ 
re I. 

JLy lede fine al corso di sua vita il sommo 
pontefice C/emente Zir verso il fine di mar- 
to nel corrente anno ^_, e gli fu data se- 
poltura nel dì 28 di marzo. Da lì a due 
giorni fu eletto papa Oirtcinto cardinale di 
santa Maria in Cosmedin , in età di circa 
òttantacinque anni , che prese il nome di 
Celestino III . Doveva egli , secondo il ri- 
to > essere consecrato nella seguente dome- 
nica ; ma intendendo che venisse alla vol- 
ta di Roma Arrigo FI, re di Germania e 
d'Italia, con gran baldanza per ricever la 
corona dell'imperio, volle differir la pro- 
pria consecrazione , per ritardar quella di 
Arrigo,, e gUcTdagnar tempo , tanto che si 
concertassero gli affari con decoro della 
santa Chiesa romana . Si dovettero concor- 
ftal" .ttìtti i punti ; e Arnoldo da Lubeca 
scrive * che i Komani segretamente si 
accordarono con esso Arrigo , e poi pre- 
garono il papa di dargli la corona. Però 
il novello pontefice ricevette la propria 
consecrazione nel dì 14 d' aprile , giorno 
solenne di pasqua. Nel dì seguente poi il 

re 

' ChYonicon Reicherspergense . Anonj/m. Casinensis • NeaO' 
i<g-. Casinense . 

* jìrriold. Lukecenth /. 4. r. 4. 



Anno MCXCI. 255 

re Arrigo j, che scortato da un copioso eser- 
cito era giunto nelle vicinanze della basi- 
lica vaticana colla moglie Costanza , ma 
senza entrare in Roma, le cui porte_, se 
cicdiamo a Ruggieri Hovedeno ^ , furono 
ben chiuse e guardate dal popolo romano , 
senza lasciarvi entrare i Tedeschi : venne 
incontro al papa , che dal laterano si tras- 
ferì al vaticano . Sopra la scalinata di san 
Pietro prestò il giuramento consueto, e 
poscia nella basilica introdotto , fu solen-!- 
Demente coronato imperadore . Racconta il 
suddetto Hovcdeno che Celestino sedebat 
in cathedra pontificali tenens coronam au^ 
ream imperia,lem Inter pedes suos j & ìm- 
perator inclinato capite recepit coronam j 
& imperatrix similiter de pedibus domini 
papae . Dominus autem papa statlm percus- 
sit Cam pede suo coronam imperatoris ^ & 
dejecit eam in terram ^ signijicans, quod. 
ipse potestatem ejlciendi eiim ah imperio 
kabet j si ille demeruerit . Sed cardinales 
statim arripieniGs coronam , imposuerunt 
eam capiti imperatoris. Questo racconto 
vien preso dal cardinal Baronio come mo- 
neta contante . Ma niuno de' lettori ha ob- 
bligo di creder vero un fatto che più con- 
viene alla scena ^ che al sacro tempio, e 
troppo disdice ad un vicario di Cristo, ed 
è contra il rituale di tutti i tempii e si 
conosce sommamente obbrobrioso a questo 

im- 

?» Rfigeriui Hovedenus in Ann»l> 






23<5 Annali d' Italia 
imperadore . Tale non era egli da softeii- 
re in faccia del suo esercito e di Roma , 
un insulto e strapazzosi fatto. Però quan- 
to più si esaminerà questo racconto , tan- 
to pili si scorgerà inverisimile . Nella Cro- 
nica reicherspergehse è scritto che Arriga 
fu ab ipso Celestino -papa consecratus ho- 
norablliter Romce^ & coronatus ^ . Fra i 
patti accordati fra esso augusto Arrigo e 
i Romani prima della sua coronazione *, il 
primario fu , eh' egli cederebbe loro la cit- 
tà di Tuscolo, entro la quale era stato 
posto presidio imperiale . Abbiamo veduto 
che anche papa Clemente III aveva abban- 
donata quella città al volere del popola 
romano. E Ruggieri Hovedeno scrive die 
anche papa Celestino ne fece istanza ad 
Arrigo : altrimenti non volea coronarlo . 
Perciò la guarnigion cesarea d' ordine del 
noY^llo imperadore appresso ne diede la 
tenuta ai Romani , senza avvertirne i cit- 
tadini. Pretende il cardinal Baronio che i 
Romani infierissero solamente contro le 
mura e le case , né maltrattassero gli ahi-?. 
tanti . L' abbate urspergcnse , che vivea in 
questi tempi y così parla del presidio im- 
periale : Hi accepta legatione imperatoris , 
incautam civitatem Romanls tradiderunt y 
qui multos peremerunt de clvibus y & fere 
ojfines slve pedibus sive manibus y sea allis 

mem- 

' CBron. Relchersf ergente 

* Abbas Urfpergcns, in Cbroa^ 



Anno MCXCL 252* 

memhris mutìlaverunt . Pro qua re impera* 
tori Imiìroperatum est a multls . Lo stesso 
vien confermato da Gotifredo monaco ^ ; 

ÉSicardo vescovo allora di Cremofia seri- 
, * : Imperator Apostolico ded'it Tuscula^ 
nmn y & JpùstoUcus Romanis . Romani 
".-ero civitattm desiruxerunt & arcem^ Tu^ 

dhnos aiios excoecantes ^ & alios defor- 
mlter mutilante s , Però neppur il papa do- 
vette andar esente da biasimo per tali cru- 
deltà y degne dei barbari tempi che allora 
correano . Non reso pietra sopra pietra 
della misera città, e questa mai più non 
risorse. Dicono che gli abitanti rimasti in 
vita si fabbricarono in que' contorni capan- 
ne con frasche , dal che prese poi il nome 
la città di Frascati d'oggidì. 

Intanto Tancredi re di Sicilia ^ avea con- 
chiuso un trattato di matrimonio fra Irene 
iìgliuola à^ Isacco Angelo imperador de' Gre- 
ci^ e Ruggieri suo primogenito, già di- 
chiarato duca di Puglia. E perchè questa 
principessa era in viaggio alla |volta d'Ita- 
lia , €gli passò di qua dal Faro, per esser 
pronto a riceverla . Dopo aver dunque ri- 
dotti al loro dovere alcuni popoli dell'Abruz- 
zo , che teneano col conte Rinaldo suo ri- 
bello, si portò a Brindisi^ dove accolse la 
regal sua nuora ^ le cui nozze furono con 

sin- 

* Cotkfridtis Monachus in Chron. 

* Sicard. in Chron. T. ril. Rer. Ital, 
i 'Richardus de s. Germano . 



£38 Annali d' Itali a 

singoiar magnificenza celebrate. Quivi ànco- 
ra diede il titolo di re allo stesso figliuolo , 
e fex:e coronarlo : dopo di che con gloria e 
trionfo se ne tornò in Sicilia. Strano è il 
vedere che T Anonimo casinense ^ inetta la 
solennità di queste nozze nell'anno 1193. 
Si dee credere scorretto il suo testo . Pa- 
reva con ciò stabilita non men la fortuna 
di Tancredi:, che la pace del suo regno ; 
ma poco andò che alzossi una terribil tem- 
pesta di guai^ che recò a lui la rovina, e 
la desolazione a tutto quel fioritissimo re- 
gno. Sul fine d'aprile, o sul principio di 
maggio l'imperadore Arrigo ostilmente entrò 
nella Puglia ^ , ancorché il pontefice Celesti- 
no se l'avesse forte a male, e facesse quanta 
potesse per ritenerlo . Mise l'assedio alla 
terra d'Arce difesa da Matteo Burello; né 
giovò che il dì seguente que' cittadini si 
rendessero amichevolmente . Egli ciò non 
ostante diede quella terra alle fiamme: ese- 
cuzione , da cui restarono atterriti i popoli 
vicini , che senza voler aspettare la chiama- 
ta , nonché la forza ^ si diedero a lui, cioè 
r abbate di Monte Casino , i conti di Fon- 
di e di Molise^ e le città di s. Germano^ 
Sora , Arpino , Capoa , Teano , Aversa , ed 
altre terre . Di là passò colT esercito a 
Napoli, e trovata quella nobil città prepa- 
rata alla difesa, ne imprese T assedio. Vi 

era 

^ * /tnonymus Casin. in Chron» 
* Arnold' Lubec /. 4. r. 5- 



Anno MCXCI. 239 

èra dentro un buon corpo di gente coman- 
dato da Riccardo conte d' Acerra , cognato 
del re Tancredi , e risoluto di far fronte 
a tutti i tentativi de' nemici . Molti farono 
gli assalti^ molte le f.rove per vincere la 
forte città; tutto nondimeno senza frutto^ 
perchè i difensoi(i_, che aveano aperto il ma- 
re,, e nulla loro mancava di gent& e di vi- 
veri^ di tutti gli sforzi ostili si rideano. 
Intanto 1 importante città di Salerno si ren- 
dè air imperadore ,. Erano venuti i Pisani 
con stuolo di navi^ per secondar l'impresa 
d'' Arrigo sotto Napoli, quando eccoti giù-, 
gnere la flotta del re di Sicilia^ composta, 
di settantadue galee, condotta dall'amiva- 
glio Margaritone^ uomo famoso che assediò 
i Pisani in Castellamare. Si studiò ancora 
r augusto Arrigo di aver dalla sua i Ge- 
novesi in questo bisogno : al qual fine spe- 
di a Genova l' arcivescovo di Ravenna , 
chiamato Ottone dal continuatore di Caffa- 
ro ^ . Per testimonianza del Rossi * tenea 
quella chiesa allora Gu^-Zie/mo arcivescovo. 
S'egli non avea due nomi , Tuno di questi, 
autori ha sbagliato. Quel che è più, l'arci- 
vescovo di Ravenna era passato in Orien- 
te , e quivi ancora sotto Accon lasciò la 
vita. Il Rossi di ciò non parla . Ora per 
guadagnare il popolo di Genova , Arrigo gli 
confermò tutti i pyvilegi , assegnogli Mo- 
na- 

' C^ffari Anni/. Genuenf. /. 3. T. TI. Rer. ItaL 
* Ruheus Hist. Ravenn. 1.6. 



240 Annali d' Italia 
naco e Gavi , e si obbligò di concedergli la 
citià di Siracusa con altri vantaggi , se alle 
sue mani veniva la Sicilia : promesse eh' egli 
non voleva poi mantenere . Misero dunque 
alla vela con trentatrè galee ben armate i 
Genovesi sotto il comando di due de' loro 
consoli^ e tirarono verso Napoli,* ma vi tro- 
varono mutato l'aspetto delle cose. La sta- 
gione bollente e l'aria poco salubre di quei 
tempi cominciò a far guerra all'armata te- 
desca^ dlmanierachè una fiera epidemia ne 
cacciò sotterra alquante migliaja^ senza per- 
donare agli stessi principi ^^ fra' quali man- 
cò di vita Filippo arcivescovo di Colonia y 
e Ottone duca di Boemia . Cadde gravemen-^ 
te infermo lo stesso Arrigo imperadore» 
fino ad essere corsa voce , che avea cessa- 
to di vivere . Fecero queste disavventure 
risolvere Arrigo tuttavia malato di ritirar-* 
si dall' assedio di Napoli nel mese di set-' 
tembre . Lasciato pertanto alla guardia di 
Capoa Corrado per soprannome chiamato 
Moscaincervello j e T impcradrice Costanza 
a Salerno , conducendo seco Roffredo abba-^ 
te di Monte Casino , sen venne a Genova , 
dove con ricche promesse di parole irape- 
gnò quel popolo a' sostenere i suoi disegni 
sopra la Sicilia , e di là poscia passò in 
Germania. Ebbero i Pisani la fortuna di 
sottrarsi colla fuga all'ammiraglio di Sici- 
lia , il quale data anche la caccia ai Geno- 

ve- 

* Arnold. Luffet. l. 4. f . 6' 



Anno MCXCI. 241 

vesi , gli obbligò a tornarsene al loro pae- 
se . Appena fu slontanato dalla Campania 
Tauguslo Federigo j, che uscito di Napoli 
il conte di Acerra con quante soldatesche 
potè unire venne a dirittura a Capoa^ che 
se gli diede * . Ritiratosi nel castello il 
Moscaincervello, per mancanza di viveri ca- 
pitolò in breve , se n' andò con Dio . Tor- 
narono air ubbidienza del re Tancredi Aver- 
sa^ Teano, s. Germano, ed altre terre. 

Allora i Salernitani^ che erano stati dei 
più spasimati a darsi all'" imperadore , e 
presso i quali si credea sicurissima V impe- 
radrice Costanza^ veggendo la mutazion de- 
gli affari , per riacquistare la grazia del re 
Tancredi, condussero a Palermo, e gli die- 
dero nelle mani V imperadrice stessa . L' 
Anonimo casinense scrive che Arrigo prima 
d' uscire di Terra di Lavoro,, mandò a pren- 
dere Costanza^ ma restò questa tradita dai 
Salernitani. Con gran piacere accolse Tan- 
credi una sì rilevante preda, e non lasciò 
di trattarla con tutta onorcvolezza. L' au.. 
gusto Arrigo all' incontro risaputa la dis- 
grazia della moglie, con lettere calde tempe- 
stò papa Celestino per riaverla col mezzo 
suo . Infatti indusse questo pontefice il re 
Tancredi a rimetterla in libertà, e a riman- 
darla in Germania nelF anno seguente . Non 
si sa eh' egli la cedesse con patto alcuno di 
suo vantaggio . Solamente sappiamo , che 

Tom. XVL Q do- 

' Rxcardifs de s. Germano . 



V 



tt\t Annali d* Italia 

dopo averla generosamente regalata , la xU 
mandò . Vero è che il concerto era , eh* es- 
sa augusta passasse per Roma , dovè il pon- 
tefice pensava di trattar di concordia ; ma 
essa gli scappò dalle mani\, e in vece d' ar- 
rivare a Roma , voltò strada , e se ne an- 
dò a SpoTeti . Se i principi d' oggidì , tro- 
vandosi in una sjtuazion tale , fossero per 
privarsi con tanta facilità , e senza alcuna 
propria utilità di una principessa, che seco 
portava il diritto sopra la Sicilia , lascerò 
io che i saggi lettori lo decidano ^ Ben fu 
ingrato dipoi Arrigo, che niuna riconoscen- 
za eJjbe di si gran dono. Per conto di Ter- 
ra santa ^, giunto sotto Accon, ossia Acri , 
Filippo re di Francia , trovò che la fame 
e la peste aveano fatto gran macello della 
gente cristiana^ che assediava quella città, 
con essere anch' essa ristretta dal campo di 
Saladino. L'arrivo suo rimise in buono sta- 
to quegli affari > di maniera che da lì in- 
nanzi si cominiciò daddovero a tormentar 
colle macchine V assediata città . Intanto 
Riccardo re d" Inghilterra giunto in Cipri 
cbbe_, o cercò delle ragioni per mover guerra 
ad Isacco, ossia Chir sacco ^ signore o tiran- 
no greco di queir amenissima isola^ il quale 
si facea chiamare imperador de' Greci . Il 
mise in fuga, e assediatolo poscia in un ca- 
stello^ r ebbe in sua mano con un immenso 

te- 

' Sicard. in Cbron. Arnoldus Luhecsns. Ahbas Ursfergens. 
Qociefridus Monachus . Bernard. Tbesaur* 6* alti » 



A N 14 o MCXCI. 243 

tesoro. Venne in potere dì lui ogni citt.? ^ 
terra di quell'isola, ch'egli spogliò di tut- 
te le sue ricchezze, e poscia per venticin- 
quemila marche d'argento la vendè ai ca- 
valieri templari, e toltala in fine ai mede- 
simi , la rivendè per ventiseimila bisanti 
a Guido Liislgnano già re di Gerusalemme , 
i cui discendenti gran tempo dipoi ne fu^ 
rono possessori . Arrivò sotto Accon questo 
feroce re , ma entrò ben tosto anche l'invi- 
dia eia discordia fra lui e il re di Francia. 
Bastava che l'uno volesse una cosa, perchè 
1' altro la disapprovasse . Contuttociò le lar- 
ghe brecce fatte nelle mura di quella cit- 
tà ^ che fin qui era costata la vita d' innu- 
merabili cristiani , e di moltissimi princi- 
pi , obbligarono i Saraceni a renderla qpn 
sommo giubilo della cristianità nel dì 12, 
oppure nel 15 di luglio dell'anno presen- 
te . L' immensa preda fu divisa fra gì' In- 
glesi e Francesi, con grave doglianza delle 
altre nazioni, che pia d'essi aveano fati- 
cato e patito in queir assedio , e nulla gua- 
dagnarono. 

Allora Saladino si ritirò in fretta ; e 
perchè non volle approvar le proposizioni 
di render Gerusalemme , il re Riccardo con 
inudita barbarie fece levar di vita cinque- 
mila prigioni saraceni . Le torbide passio- 
ni che mantenevano la discordia fra i due 
re , crebbero maggiormente da lì innanzi , 
e furono cagione che non si prendesse la 
santa città: il che era facile allora. Il re 

Q 2 Fi- 



244 Annali D^IxAttA 

Filippo principe saggio, tra perchè non gli 
piacea di star più lungamente in quella do- 
mestica guerra^ e perchè si trovava oppres- 
so da una grave malattia , se ne tornò in 
Italia^ e dopo aver presa in Roma la be- 
nedizione da papa Celestino , ripatriò . Il 
re Riccardo restò in Soria . Né si dee ta- 
cere che essendo morta nell'assedio di Ac- 
con Slbilia regina di Gerusalemme , moglie 
di Guido Lusignano , succedendo in quel 
diritto Isabella sua sorella _, figliuola del 
già re Almerico , fu dichiarato nullo il ma- 
trimonio d' essa con Unfredo signore di 
Monreale , e questa data a Corrado mar-^ 
cliese di Monferrato , il più prode ed ac- 
creditato fra que' principi cristiani, il quale 
perciò potè aspirare al titolo di re. Erasi 
accesa o riaccesa guerra in quest' anno tra 
i Bresciani e i Bergamaschi. In ajuto de- 
gli ultimi accorsero i Cremonesi ^, ma so- 
praffatti dai Bresciani , o come altri scri-^ 
vono^ atterriti dalla voce sparsa , che ve^ 
nivano anche i Milanesi * , ne riportarono 
una fiera sconfitta^ di cui durò un pezzo 
la memoria col nome dì mala morte; per- 
ciocché incalzati , moltissimi di loro s'an^ 
negarono nel fiume Oglio; altri furono pre- 
si , ed altri tagliati a pezzi , colla perdita 
del loro carroccio , che trionfalmente fu 

con- 



* Sicard. in Chron. T. 7- ^er. Uni. 

* Gualvanus Fiamma in Mamp- Flcr. 



A N NO MCXCI. 245 

condotto a Brescia. Jacopo Malvezzi ^ scri-^ 
ve a lungo questa vittoria . Ritornando poi 
V ìmperadore Arrigo di Puglia fece rilasciar 
loro i prigioni , e con suo privilegio con- 
cedè la terra di Crema al popolo di Cre- 
mona : il che essendo contrario a quanto 
avca stabilito V impcrador Federigo suo 
padre in favore de' Milanesi ^ alienò forte 
r animo di questi dall' amore d' esso augu- 
sto , e fu seme di nuove guerre fra le emu- 
le città suddette . Secondo le Croniche di 
Asti *, in quest'anno nel dì 19 di giugno 
gli Astigiani vicino a Montiglio ebbero 
battaglia con Bonifazio marchese di Mon- 
ferrato, e ne riportarono una rotta sì fie- 
ra, che circa dueaiila d' essi furono con- 
dotti prigionieri nelle carceri del Mon- 
ferrato , dove penarono per più di tre 
anni, finche si riscattarono. Durò questa 
guerra dipoi per quindici anni , con farsi 
ora pace , ed ora tregua , male osservate 
sempre da esso marchese^ e dal marchese 
Guglielmo suo figliuolo. Finalmente nelT 
anno 1206 segui fra esso Guglielmo e gli 
Astigiani una vera pace, in cui gli ultimi 
guadagnarono Loreto e la contea delle Ca- 
stagnuole . 



Q 3 An- 

* Jacopus Malvecius in Chren. BrixianO'i T^'XW. ISier. hai- 
Annales Piacentini T. 1.5. Rer. Ita!. 

* Chron. Aìtense T. il. Rer, I^rJ. 



24^ Annali d* Italia 

Anno di Cristo Mcxcrr, Indizione x. 
di Celestiì\o III^ papa 2. 
di Arrigo VI, re 9 , imperado- 
re 2, 

jr\vea V imperadore Arrigo lasciato perca^ 
stellano della rocca d' Arce Diopoldo suo 
ufìziale ^ . Costui nel mese di gennajo mes- 
sa insieme un'armata di Tedeschi, e delle 
terre della Campania e dì Roma, assedia- 
ta la città di s. Germano, la costrinse al- 
la resa, e diede il sacco non meno ad es- 
sa, che ad altre terre da lui conquistate^ 
facendo dappertutto quanto male gli sugge- 
riva la sua crudeltà ed avarizia . Da ciò 
mosso il re Tancredi , giudicò meglio di 
venire egli in persona ad assistere a' suoi 
interessi di qua dal Faro . Giunse fino a 
Pescara , e riuscitogli di riporre sotto la 
sua ubbidienza buona parte del paese, e 
di mettere a dovere Riccardo conte di Ce- 
lano , se ne tornò poscia in Sicilia . Fu 
assediato dalle sue truppe s. Germano, ma 
inutilmente, perchè difeso da^^rnoifo mo- 
naco , decano di Monte Casino . Riman- 
dò poscia Timperadore in Italia con un 
corpo d' armati Roffredo abbate di queir 
insigne monistero , il quale tutto s' era 
dato a lui , con ordine a Bertoldo con- 

te 

' Anonymus Casinens. ChroH. T. S. R*r. Ital, Johannes d[ 
tectano Ckron» fiìsséc nov* . 







Anno MCXCII. 247 

te, di marciare con quanta gente potea in 
compagnia d' esso abbate verso Terra di 
Lavoro . Riccardo da s. Germano ^ ciò 
riferisce all'anno, seguente . Fermossi Ber- 
toldo in Toscana, e diede la gente all'ab- 
bate , che fece molta guerra in quelle 
parti, e conDiopoldo s'impadronì d'Aqui- 
no, e stese le sue scorrerie fino [a Sessa. 
Lo stesso Bertoldo nel mese di novembre 
anch' egli comparve , ed acquistò Amiter- 
no e Valva , ed occupò i contadi di Moli- 
fe e di Venafro. Perchè il re Tancredi e 
il conte d' Acerra suo cognato non si op- 
ponessero agli avanzamenti di questi ufi- 
ziali cesarei ^ la storia nói dice . Abbiamo 
dal Malvezzi* che in quest'anno l' impera- 
dore Arrigo dimorando in Germania con- 
fermò ed aumentò i privilegi al comune 
di Brescia . Leggesi presso quello storico 
il cesareo diploma , in cui si veggono ob- 
bligati i Bresciani ad ajutar l'imperadore 
a mantener l'imperio in Lombardia j Mar- 
cliia y Romandlola ^ & specialiter terram 
ijuondam comitissce Mathildis , Di grandi 
prodezze fece in quest'anno Riccardo re 
d'Inghilterra , tuttavia dimorante in Orien- 
te , benché con poco frutto di quella cri- 
stianità. Fra l'altre imprese non essen- 
do giunto a tempo per soccorrere la città 
di Jafet vinta per assedio da Saladino , ebbe 

Q 4 l'ar- 

' Ricaxdus de s. Germano in Chron* 
^ Malvec. in Chron. Brixian» 



24B Annali d' I t a li a 
r ardire d' entrarvi dentro con pochi dei 
suoi , dove fece strage di quegl' infedeli , 
finché seguitato da tutti i suoi^ interamen- 
te la ricuperò. Rifabbricò varie città, diede 
anche una rotta all'immenso esercito di Sala-*^ 
dino* Era così temuto nelle contrade dei Sa- 
raceni il nonte di questo re per le sue bra- 
vure ^_, che le donne saracene per far pau- 
ra ai piccoli figliuoli^ loro diceano .* Viene 
il re Riccardo, Un grand' eroe sarebbe egli 
stato, se a tanta bravura avesse aggiuntola 
moderazion dell'animo, che in lui difficil- 
mente si trovava. Ma gli sconcerti del suo 
regno il richiamavano a casa . Propose dun- 
que che si creasse un generale dell* armata 
cristiana^ che portasse anche il titolo di 
re*. Concorrevano alcuni in Guido già re 
di Gerusalemme , altri in Arrigo conte di 
Sciampagna ; ma i più si dichiararono in fa- 
vore di Corrado marchese di Monferrato, e 
signore di Tiro, di cui ci fanno questa di- 
pintura Corrado abbate urspergense e Ber- 
nardo il tesoriere : Fuit autem idem mar* 
cliia Conradus armis strenuus ; ingenio 6* 
scientia sagacissimus ; animo & facto ama- 
bilis^ cunclis mundanis virtutibus -prasdi-- 
tus ; in omni Consilio supremus ; spes blan- 
da suorum ; hostium fulmen ignitum ; si- 
mulator & dissimulator in omni re; omni* 
bus linguis instrucius^ respeUu cujus fa-* 

cun* 

' Bcrnardus Thesauvar. Hist- c< l77' 
* Sf'card. in Chronic. 



H Anno MCXCII. 249 

cnndissìml reputabantur ellngucs. Era so- 
lamente tacciato per aver tolta in moglie 
la principessa Isabella , vivente ancora Un- 
fredo suo marito , stante il non credersi le- 
gittima la dissoluzion del loro matrimonio, 
Ma che? Trovavasi in Tiro questo sì illu- 
stre principe nel dì 24 d"* aprile, quando gli 
furono presentate le lettere coli' avviso del* 
la sua assunzione; e in quello stesso gior- 
tio , secondochè abbiam da Sicardo , tolta 
gli fu da due sicarj con varie coltellate la 
vita . Si divulgò r atroce caso . Chi V im- 
putava al suddetto Unfredo; altri ne facea- 
no autore il re Riccardo, che veramente lo 
ebbe sempre in odio, perchè dichiarato par- 
ziale di Filippo re di Francia ^ ; e questa 
voce corse per tutto l'Occidente. Altri 
scrittori poi convengono in credere che il 
vecchio della montagna ^ signore di un trat- 
to di paese chiamato degli Assassini, i cui 
sudditi mirabilmente eseguivano tutti i di 
lui ordini, senza far conto della lor vita (on- 
de poscia venne il nome d'assassino in Ita^ 
lia per denotare un sicario) l'avesse fatto 
proditoriamente levare dal mondo in ven- 
detta d' aver Corrado tolta ad alcuni mer- 
catanti d' esso vecchio una gran somma di 
danaro senza volerla restituire. Appena udi- 
ta la morte del valoroso marchese, il re Ric- 
cardo entrato in nave corse a Tiro , e tre 
giorni dopo quella brutta scena obbligò la 

re- 

• AlhrJc Mvnachus in Chron, Godejr. Monachus in ChrotU 



2^o Annali d'Italia 

regina Isabella^ benché fosse gravida , e ben* 
che centra sua voglia , a sposare il suddet- 
to conte di Sciampagna irrigo, nipote de! 
medesimo Riccardo^ a cui conferì anche il 
titolo di re: cose tutte che servirono a mag- 
giormente accrescere i sospetti della morte 
di Corrado contra dello stesso re Riccardo. 
Stabilita poi con Saladino una tregua di cin- 
que anni, s'imbarcò Riccardo,, e dato l'ulti- 
mo addio alla Palestina e Soria , sciolse le 
vele verso l'Occidente ^. Battuto da una 
£era tempesta, fu spinto per l' Adriati(:o ver- 
so Aquileja, ove sbarcato con pochi^ pre-r 
se quella via che potè. Ebbe difficoltà di 
scampare dagli uomini del conte di Gorizia, 
che gli presero alcuni de' suoi. Passando poi 
per le terre di Leopoldo duca d' Austria ^^ 
benché travestito venne per sua mala fortu- 
na^ oppure per tradimento d'alcuno de' suoi 
famigli , riconosciuto all'osteria da chi l'avea 
veduto in Oriente^ e ne fu portato l'avvi- 
so al duca , il quale spedì tosto nel dì 20 
di dicembre gente armata a prenderlo^ e il 
confinò in una sicura prigione. Non era già 
Leopoldo della gloriosa famiglia austriaca , 
la quale dopo la morte dell' ottimo Carlo 
VI, imperador de' Romani, torna a rifiorire 
in Maria Teresa regina d'Ungheria e Bocr- 
mia ^ sua figlia . Era egli poc' anzi tornato 
da Accon, dopo avere bravamente militato 
ia quelle parti , ed avea al pari di tant' ak 

tri 

' Pipinas Chron. /. i. 1. 16. T. IX. Rer. Ital, 



Anno MCXCIL 251 

tri in quella occasione ricevuti non pochi 
strapazzi dal violento re inglese ^ principe 
che in alterigia e in isprezzar tutti sopra- 
vanzava chiunque si fosse. Venne il tempo 
di farne vendetta, benché ciò foàse contro i 
privilegi della crociata^ e parve che Dio 
permettesse questo accidente per umiliarlo, 
ed anche per punirlo, se pur egli fu reo del- 
la morte del marchese Corrado . Gran ru- 
more cagionò ancor questo fatto per tutta 
la cristianità ; e chi V approvò , e chi som- 
mamente lo disapprovò, perchè egli infine 
era benemerito della crociata , e vi aveva 
impiegato gente e tesori non pochi . Die- 
de fine nell'anno precedente ai pensieri se- 
colareschi Aureo y ossia Orio Mastropetro 
doge di Venezia ^ , con ritirarsi nel moni- 
stero di santa Croce a far vita monastica ; 
in quest'anno nel dì primo di gennajo in 
luogo suo fu eletto doge Arrigo Dandolo y 
personaggio de' più illustri e benefici y che 
s'abbia mai avuto quell'inclita repubblica. 

Anno di Cristo mcxciii , Indizione xi. 
di Celestimo III , papa 3. 
di Arrigo VI , re 8 , imperado- 
re 3. 

v^ontinuò in quest'anno ancora la confu- 
sione in Puglia e in Terra di Lavoro * . 

Ber- 

' Dandul. in Chron. T. XTL Rer, Ita!. 

Richardus de s. Germana in Chron. Anonymus Casinens* 
in ChrvniC' 



252 Annali d' Italia 
Bertoldo generale deli' imperadore , cogli 
altri uiìziali cesarei , coli' abbate di Monte 
Casino , che dimentico dei canoni era di- 
venuto guerriero, e coi conti di Fondi e 
di Caserta,, prese varie castella . Ingrossò l*' 
armata sua con tutti coloro che tencano la 
parte dell' imperadore , dimodoché quan- 
tunque venisse di qua del Faro il re Tan- 
credi con un grosso esercito, non lasciò di 
tener la campagna , anzi di andar a fronte 
dell' armata nemica a Monte Fuscolo . Era- 
no inferiori molto di forze i cesarei ; eppure 
si astenne Tancredi dal venire a battaglia, 
perchè i suoi gli rappresentarono andarvi del 
suo onore, scegli essendo re si cimentava 
con chi non era par suo . Assediò Bertoldo 
il castello di Monte Rodone . Una grossa 
pietra scagliata da un mangano lo stritolò. 
Nel generalato succedette a lui Corrado 
Moscaincervclloj che impadronitosi di quel 
castello , non lasciò vivo alcuno degli abi- 
tanti . All'incontro il re Tancredi riacquista 
la rocca di s. Agata, Avcrsa^ Caserta j, 
ed altre terre ; e sentendosi poi aggravato 
da febbri, si ridusse verso il fine dell'anno 
in Sicilia, dove restò trafitto da inesplica- 
bil dolore per la morte ^ che gli rubò sul 
fior degli anni il primogenito suo , cioè il 
re Ruggieri, Questo colpo quel fu che sul 
principio dell' anno seguente fece tracollar 
la sanità dell'infelice Tancredi^ il qual ten- 
ne dietro al figliuolo, e riempiè di pianto 
la Sicilia tutta, ben prevedendo ognuno le. 



SI- 



Anno MCXCIIL 255 

^rinistre conseguenze di perdite cotanto inas-* 
pettate. Lasciò egli sotto la tutela della re- 
gina 5iòiZ/a sua moglie il secondogenito suo, 
cioè Guglielmo III ^ erede piuttosto di la- 
grimevoli disavventure, che della corona 
rtale e di un bellissimo regno . Miracolo 
è, che secondo V uso dei fallaci umani giudi- 
zj niuno susurrò che questi principi fossero 
stati ajutati a sloggiare dal mondo . Sicco- 
me osserva il cardinal Baronio ^ , incita- 
to papa Clestino III in quest'anno da re- 
plicate forti lettere della regina d'Inghilter- 
ra Eleonora madre del re Riccardo ^ che 
era prigione in Germania, finalmente s'in- 
dusse a minacciar le censure contra Leo-' 
poldo duca d'Austria ^ e contra dello stesso 
impevadore Arrigo , se non mettevano in 
libertà il re fatto prigioniere, con trasgre- 
dire i capitoli e giuramenti della crociata . 
Ho detto anche Arrigo augusto , perchè 
anch' egli volle essere a parte di quella pre- 
da, con aver fissata la massima di ricavarne 
un grossissimo riscatto. Adduceva egli quel- 
la gran ragione, che un re non dovea star 
nelle carceri di un duca , e però o colle 
minacce, o colle promesse di parte del gua- 
dagno fatte al duca medesimo , gliel tras- 
se di mano, con. divenir egli principale in 
quest'affare, e con accusare dipoi Riccardo 
di varj insussistenti reati , fra' quali entrò 
zi preteso assassinamento del marchese Cor- 
ra- 

* Barvn. in Annales Bc^hs. 



^ 



254 Annali d' Italia 

ifado . Fu dunque proposto a Riccardo , se 
bramava la libertà, un enorme pagamento 
di danaro . A queste disavventure del re 
inglese una più dolorosa si aggiunse , per- 
chè Filippo re di Francia ^ sentiti in tal 
occasione più vigorosi i consigli dell'in- 
teresse che deir onore , uscì armato in 
campagna^ e cominciò ad occupar gli- Sta- 
ti ch^ Riccardo possedeva di qua del ma- 
re. 

Abbiamo dalla Cronica cremonese ^ che 
fu guerra in quest'anno fra i Milanesi e i 
Lodigiani- Aveano questi tirata una fossa 
dalla lor città sino a Lambro . Dovette ciò 
dispiacere ai Milanesi, i quali perciò venu- 
ti coir esercito sul Lodigiano , la spianaro* 
no , bruciarono un tratto di paese y e con- 
dussero prigioni molti Lodigiani . Galvano 
Fiamma^ di ciò parla alT anno precedente, 
ma il Malvezzi ^ ne scrive sotto il presen- 
te. Secondo questi autori , i Cremonesi col- 
legati coi Lodigiani, e accampati nel ter- 
ritorio d'essi, si diedero a far delle scorre- 
rie nel distretto di Milano. Uscirono in cam- 
pagna anche i Milanesi^ e diedero loro bat- 
taglia- Nel conflitto si sparse voce che ve- 
nivano i Bresciani ; laonde i Cremonesi pen- 
sarono più a fuggire che :ì combattere - Re- 
stò in mano de' Milanesi il loro carroccio. 

Ma 



» Cbr0n. Cremonens, T-J' Rer. Ital. 

* Galvan. Flamwn in Manipal, Fior. r. 115. 

* Mslvecius Chron. Brixìan- r. 71. T. 14. Rer> ìfal- 



Anno MCXCIIL 235 

Ma son da ricevere con gran riguardo tali 
notizie , perchè Galvano Fiamma troppe al- 
tre cose narra o favolose , o accresciute ol- 
tre al dovere. Era stato podestà di Bologna 
nelTanno precedente Gherardo degli Scan- 
nabecchi , vescovo di quella città ^ , e con 
lode aveva esercitato quel principesco ufi- 
zio. Continuò anch« nel presente; ma piii 
tion pi?»cendo il governo suo , furono ivi di 
nuovo creati i consoli; e perchè il vescovo 
non volea dimettere il comando , si fece una 
sollevazione contra di lui , per la quale fa 
assediato il palazzo episcopale colla morte 
di molti. Il vescovo fuggito per una cloa- 
ca^ travestito, ebbe la fortuna di mettersi in 
salvo. Genova anch'essa provò i mali ef- 
fetti della discordia civile *. Tuttodì vi si 
commettevano omicidj e ruberie ; e l'una 
famiglia dalla sua torre facea guerra ali* 
altra. Durò questo infelice stato di cose 
fino all'anno seguente ^ in cui fatto venir 
da Pavia Oberto da Ole vano per loro po- 
destà, questi siccome persona di gran cuo- 
re e prudenza diede buon sesto a tanti 
disordini. Era incorso nella disgrazia dell* 
imperadore Arrigo , e posto a.iche a ban- 
do dell' imperio il popolo di Reggio di 
Lombardia ^ perchè avea costretto molti 
castellani dipendenti dall'imperio a giurar 
fedeltà e ubbidienza al loro cornane ; cosa 

pra- 

" Matth. de Gviffonibus Annal. Bo-noniens. T.i8. Rer. ItaU 
^ Caffari Annal, Genuens. /. 3. T. t^l, Rer. hai. 



25^ Annali d' Italia 

praticata in questi tempi anche da altre 
città . Li rimise Arrigo in sua grazia neir 
anno presente con diploma dato JVirceburc 
XIV halendas novembris , Indictione XI ^y 
Indizione che non si doveva mutare nel 
settemlre; ma con aver prima i Reggiani 
assoluto da' giuramenti qua' vassalli impe- 
riali, e restituiti i luoghi occupati . Passa- 
vano delle differenze fra i Bolognesi e i 
Ferraresi . Furono in quest' anno composte 
nel dì IO di marzo nella villa di Dugliuo- 
lo y come costa dallo strumento da me pub- 
blicato altrove ^ . 

Anno di Cristo Mftxciv, Indizione xii. 
di Celestino III^ papa 4. 
di Arrigo VI^ re 9 , imperado- 
re 4. 

JL/opo sì lunga prigionia , finalmente sul 
Principio di febbrajo di quest' anno fu ri- 
inesso in libertà Riccardo re d'Inghilter- 
ra 3. Gli convenne pagare centomila mar- 
che ossia libbre d' argento^ e promettere 
altra somma r\V imperadore Arrigo j che là 
terza parte ne diede a Leopoldo duca di 
Austria. In Inghilterra, per mettere insie- 
me questo tesoro , che sembra quasi incre- 
dibile 5 furono venduti fino i calici sacri : 

laon- 

* Antiquit' Italie- Dissert. 50. 

* IbiderA Dissert- 49- 

' Roger. Hoved»n. Guillielm. Neubrigen^ Abbas Ursptrgenf. 

tu aia. 



Anno MCXCIV. 557 
per tale avania Arrigo si tirò ad- 
dosso il biasimo e V indignazione univer- 
sale. Intanto giunse la nuova d'essere man- 
cato di vita il re Tancredi col figliuolo 
maggiore , e rimasto il regno di Sicilia 
in mano d' un re fanciullo , e sotto il go- 
verno di una donna, cioè della regina Si- 
bilia ^ o Sibilla sua madre. Che tempo 
piropizio fosse questo per conquistare que- 
gli Stati 5 più degli altri l'intese Arrigo 
augusto ; e trovandosi egli anche ben prov- 
! veduto d' oro , gran requisito per chi vuol 
far guerra _, s' affrettò a mettere insieme un 
possente esercito per la spedizion di Sici- 
lia. Nel mese di giugno calò in Italia, e 
premendogli di aver sufficienti forze per 
mare alla meditata impresa , personalmen- 
te si trasferì a Genova , dove con larga 
mano regalò quel popolo di promesse in 
loro vantaggio . Si per vos , disse egli ^ , 
yQstDeum^ regnum Sic ilice acquisterò j, meus 
erit honor^ proficuum erit vestrum . Ego enim 
in €0 cumTeutonicis meis manere non de- 
beoj sed vos & posteri vestri in eo mane- 
hitis. Erit inique illud regnumnon meum ^ 
sed vestrum . Con degli ampli privilegi an- 
cora ben sigillati confermò loro questi 
monti d'oro. Non è dunque da stupire se 
i Genovesi fecero un grande sforzo di gen- 
te e di navi per secondare i disegni dell' 
imperadore . Portossi Arrigo anche a Pisa 
Tom. XVI. R ve r- 

' Caffari Annal. Genuens. /. 3- T. l^L Rer. ItaL 




258 Annali d'Italia 
verso la metà di luglio j, ed impetrò 
quel popolo un altro stuolo di navi . Ho 
io dato alla luce un suo diploma * ema 
nato neir aano precedente , in cui oltre al 
confermare tutte le lor giurisdizioni e va 
tj privilegi , concede anche loro in feudc 
la metà di Palermo , di Messina , di Saler- 
no e Napoli , e tutta Gaeta , Mazara , t 
Trapani .• tutte belle promesse per delude 
re que' popoli poco accorti^ ed averne buoi 
servigio. In Pisa si trovarono i deputat 
di Napoli , che gli promisero di renders 
al primo arrivo dell'imperiale armata . Cor 
questa dunque s'inviò egli per la Toscana 
alia volta della Puglia e di Terra di La 
voro*. Piuttosto verso il principio che su 
fine d"* agosto arrivato colà, le più dell 
città corsero ad arrendersi . Atino e Hoc 
ca di Guglielmo tennero forte . Capoa e< 
Aversa ne si renderono , né furono assedia 
te . Se si vuoi credere ad Ottone da s 
Biagio 3 , che con errore ciò riferisce ali 
anno 1193, Arrigo fatto dare il sacco ; 
tutte le città della Campania e della Pu 
glia^ le distrusse, e massimamente Saler 
no , Barletta e Bari , con asportarne ui 
immenso bottino. Ma della sovversione d 
tante città non parlando né T Anonimo ca 
sinense, né Riccardo da s. Germano^ ben 

che 

' Antiquit. Italie* Dissevt. 30. 

* Ricardus de s. Germano. Anonymus CasinenS' Johannc 
de Ceccano Chron^ 
^ ^ Otto de s. Biasio, 



A ^ N o MCXCIV. 259 

che si potesse sospettare che tacessero pet 
paura di chi allora comandava in Sicilia , 
pure non è credibile tutto quanto narra 
quello scrittore , specialmente stendendo 
egli queste crudeltà a tutte le città di quel- 
le contrade. Fuor di dubbio è^ che'Arrigo 
fece assediar Gaeta ^ e che colà nello stes- 
so tempo arrivò la flotta de' Genovesi . 
L^Iou volle quella città far lunga resistenza 
air armi cesaree , e si rendè a Marquardo 
siniscalco dell' imperadore , a Guglidmo 
marchese di Monferrato^ e ad Oberto da 
Olevano podesìà e generale de' Genovesi. 
Passò dipoi r esercito e la flotta nella vi- 
gilia di s. Bartolommeo a Napoli, città che 
li rendè tosto all' imperadore , e gli giurò 
fedeltà , siccome ancora Ischia _, ed altre 
isole e terre . La rabbia maggiore dell' au- 
gusto Arrigo intanto era contra de' Saler- 
nitani , per aver essi tradita l'imperadri- 
ce Costanza sua moglie. E però inviò il 
suddetto Guglielmo marchese ad assediar 
quella ricca e nobil città ^ . Tuttoché quei 
cittadini facessero una valorosa difesa , pu- 
re non poterono lungamente resistere agli 
assalti del marchese , il qual poscia per or- 
dine d' Arrigo infierì contra d^ essi , eoa 
levar la vita a moltissimi, permettere il 
disonor delle donne , imprigionare e tor- 
mentar altri j, e bandire i restanti. Tutto 
fu messo a sacco , e poscia senza perdona- 

R 2 re 

* Radalth' de Diceto in Imag. Hi star > 




2Go AjJNALi d' Italia 

re alle chiese , restò interamente sm'anteT 
lata la città ^ che da II innanzi non potè 
più risorgere all'antico suo. splendore . Pei 
la Calabria s'inoltrò T esercito cesareo, e 
passato il Faro giunse a P/lessina ^ che tosto 
se gli diede. Che ciò accadesse sul fine di 
agosto, si può argomentar dagli Annali di 
Genova, che dicono arrivata a Messina la 
lor flotta nel dì primo di settembre: tem- 
po in cui quella città era già pervenuta 
alle mani dell' imperadore . 

Questi vittoriosi progressi furono allora 
turbati da un accidente occorso fra i Geno- 
vesi e i Pisani. L'odio fra queste due emu- 
le nazioni, originato dalla gara dell'ambizio- 
ne, e piia da quella dell' interesse^ era pas- 
sato in eredità; e si potea ben con tregue 
è paci fermare , ma per poco tornava a di- 
vampare in maggióri incendj . Appena si 
trovarono le lor flotte a Messina^ che ven- 
nero alle mani 5, e nel lungo conflitto molti 
de' Pisani vi restarono o morti , o feriti . 
Per questo gli altri Pisani che erano nella 
città corsero al fondaco de' Genovesi ^ egli 
diedero il sacco, con asportarne molto da- 
naro . Altrettanto fecero alle case dove si 
trovarono de' Genovesi , molti ancora dei 
quali furono fatti prigioni . Ciò inteso dai 
Genovesi che stavano nelle navi _, infuriati 
corsero a farne vendetta sopra le galee pi- 
sane,, e tredici ne presero, con tagliare a 
pezzi molti de' Pisani. S'interpose Marquar- 
do imperiai siniscalco^ e riportò dalle par-* 

ti 



Anno MGXCIV. 2^1 

ti giuramento di restituire il maltolto, e di 
non più offendersi . Eseguirono la promessa 
i Genovesi . Poco , o nulla ne fecero i Pi- 
sani , che godeano miglior aura alla corte ; 
anzi fecero nuovi insulti per le strade ai 
Genovesi^ e presero una lor ricca nave, che 
veniva di Ceuta . Per tali affronti e danni 
morì di passione il podestà e generale dei 
Genovesi Oberto da Olevano. Allorché si 
seppe in Palermo la resa di Messina , la 
regina Sibilla si fortificò nel palazzo reale, 
e il fanciullo re GzigZie/mo si ritirò nel for- 
te castello diCalatabillotta. Allora i Paler- 
mitani spedirono all' imperadore Arrigo ^ 
invitandolo alla lor città. Così l'Anonimo ca-^ 
ùnense. Ma, secondo gli Annali genovesi pa- 
re che i Palermitani resistessero un tempo^ 
e si faccsseso pregare per ammetterlo. In- 
tanto i Genovesi accorsero in ajuto di Ca- 
tania , che s' era data all' imperadore^ e 
trovavasi allora assediata dai Saraceni ahi-» 
tanti in Sicilia^ siccome fautori della fazion 
di Tancredi , e la liberarono . Presero poi 
per forza la città di Siracusa. Tengo io per 
fermo che l'Anonimo casinense^ e Riccardo 
da san Germano^ per politica parlarono pò» 
chissimo di questi affari, che pur furono sì 
strepitosi , mettendo un velo sopra molte 
iniquità e crudeltà d' Arrigo . Non mancò 
egli di addormentare con graziosissime pro- 
messe i Palermitani ^ . Il magnifico di lui 

R 3 i"- 

* Johann, dt Ccfcano . Kiebardus di x. Germano • 



262 Annali d' Italia 

ingresso in quella città ci vien descritto Aà 
Ottone da san Bijigio ^ . Ma perchè conob- 
be dur^ impresa V inipadroi^irsi del jegal 
palazzo , e del castello di Calatabi.IIotta , 
mandò alciini suoi ministri a trattare colla 
regina Sibilla , con cui secondo il suo co- 
stume fu libéralissimo di promesse . Cioè 
impegnò la sua paròla di concedere a Gu- 
glielmo di lei figliuolo la contea di Lecce , 
e di aggiugnervi il principato di Taranto; 
condizioni che furono da lei abbracciate , 
perchè già vedea disperato il caso di po- 
tersi sostenere. Diede dunque se stessa, e 
il figliuolo in mano di Arrigo , il quale 
non si tosto fu padrone del palazzo regale, 
che lo spogliò di tutte le cose^rezìose^ e 
lasciò il sacco del resto ai soldati. Secondo 
gli scrittori moderni siciliani^ Arrigo si 
fece coronare ve di Sicilia nella cattedrale 
di Palermo. Non truovo io di ciò vestigio 
alcuno presso r Anonimo casinense, né pres- 
so Riccardo da s. Germano. Ne parla bensì 
Radolfo da Diceto, che il dice coronato nel 
dì 23 di ottobre. Rocco Pirro rapporta un 
suo diploma , dato Panormi III idus ja* 
nuaril^ Indicllone XIII ^ anno MCXCV *, 
dove parlando della chiesa di Palermo^ di- 
ce in qua i-psius regni coronavi primo por- 
tavlmus . Ma falla esso Pirro in iscrivere 
che tal coronazione seguì nel dì 30 di no- 

vem- 

* Otto de s. Biasio in Chron. 

* P^rrhus Chronolog. Reg» Sicil. & in Notis Eccltsiastt 



Panor^ 



11 



Anno MCXCIV. 2^3 
vcmbre dell' anno 1195. Se il diploma da 
lui poco fa accennato, e dato nel dìndi 
gennajo dell'anno 1194, la suppone già fat- 
ta, come differirla al novembre dell' anno 
medesimo ? Oltre di che nel novembre del 
1195 Arrigo non era più in Sicilia. Sicché 
egli dovette esser coronato in Palermo o 
nell'ottobre, o nel novembre del presente 
anno 1194. Neppure sussiste il dirsi da 
flocco Pirro che Timperadrice Costanza ri- 
cevette anch' essa la corona in tale occasio- 
ne . Abbiamo da Riccardo da s. Germano 
che in quest'anno imperatrix Exit civltate 
Marchios filium ^eperit nomine Fredericum 
mense decembrl in festo sancii Stephani • 
Non era ella dunque giunta per anche in 
Siclia , e da Jesi non si potè partir cosi 
presto, come ognun comprende, 

E qui si noti la nascita di questo prin- 
cipe^ ehe fu poi Federigo II imperadore ^ 
della cui nascita , e del luogo dove Costan- 
za augusta il partorì, molte favole si leg- 
gono presso gli storici lontani da questi tem- 
pi . V ha anche disputa intorno all' anno 
della sua nascita. Ma oltre al suddetto Ric- 
cardo, l'Anonimo casinense ^^ e Alberto 
Stadense * , il fanno nato nel fine dell' an- 
no presente, perchè il loro anno 1195 co- 
minciato nel dì della natività del Signore, 
abbraccia la festa di s. Stefano di questo 

R 4 an- 

' Anonjfm. Casimns. in Chfon, 
* Albert' Stadcns. in Chron, 



2^4. Annali D'ItAtfA 
anno 1194. Finalmente nella vita d'Inno- 
cenzo III papa *, troviamo che i principi in 
Germania nell'anno 1196 elessero re Fede- 
rigo II 5 puerum vlx duorum annorum , ^ 
nondum sacri baptismatis unda renatum*. 
il che ci assicura^ doversi riferire all' an- 
no presente la nascita d' esso Federigo . 
Qual fosse la coscienza ed onoratezza dell' 
iraperadore Arrigo VI , lo scorgeremo ora . 
Dopo aver tanto speso e faticato per lui i 
Genovesi, richiesero il guiderdone loro pro- 
messo , cioè il possesso di Siracusa e della 
valle di Noto*. Andò Arrigo per qualche 
tempo allegando varie scuse , e pascendo 
quel popolo di varie speranze* La conclu- 
sione finalmente fu che non solamente nul- 
la diede loro del pattuito, ma levò ad essi 
ancora tutti i diritti e privilegi, goduti da 
loro sotto i re precedenti in Sicilia , Cala- 
bria , Puglia^ e in altri luoghi. Proibì 
sotto pena della vita ai Genovesi il dar il 
nome di console ad alcuno in quelle par- 
ti. Anzi minacciò d'impedir lor T andar per 
mare^ e giunse fi no a dire^ che distrugge- 
rebbe Genova. Il continuatore di Caffaro 
tion potè contenersi dal chiamarlo un nuo* 
vo Nerone , per così orrida mancanza dì 
fede. Certo è che neppure i Pisani riporta- 
rono un palmo di terra in Sicilia, e sparve- 
ro agli occhj ancora di questi gli ampli Sta- 
ti 



" ÌTita Innocenti t UT, n. 19. 
* C affari Annali GenuenS' /. 3- 



1 



Anno MCXClV. 2^5 

ti che si leggono promessi loro nel diplo- 
ma di sopra accennato. E pur poco fu que- 
sto . Nel giorno santo di natale tenne un 
solenne parlamento di tutto il regno in Pa- 
lermo , e quivi cacciò fuori delle lettere , 
credute dai più di sua invenzione, dalle qu^- 
li appariva una cospirazione formata centra 
di lui da alcuni baroni del regno . Dopo di 
che fece mettere le mani addosso a moltissi- 
mi vescovi, conti ^ e nobili, e cacciar in 
prigione anche la stessa vedova regina Sibil- 
la , ossia Sibilia , e il figliuolo Guglielmo 
finalmente da lui proclamato conte di Lee-. 
ce e principe di Taranto , dimenticando il 
bell'atto del re Tancredi^ che gli avea re- 
stituita la moglie Costanza, e mettendosi 
sotto piedi la fede e le promesse date alla 
regina e al figliuolo. Alcuni d'essi baroni 
furono accecati;, altri impiccati, altri fatti 
morir nelle fiamme, e il resto mandato e 
condotto in Germania in esilia. Anche Ot- 
tone da san Biagio fa menzione di queste 
crudeltà, accennate parimente da Giovanni 
da Ceccano, e da Innocenzo III papa in 
una sua lettera, prevedute ancora da Ugo 
Falcando sul principio della sua storia , che 
dovettero fare un grande strepito per tutta 
l'Europa. Fece fino aprire il sepolcro di 
Tancredi e del figliuolo Ruggieri , e strap- 
par loro di capo la corona regale . Sicardo 
vescovo allora di Cremona , e parziale di 
Arrigo, scrive che i Siciliani se la merita- 
rono, per avertele insidie airimperadore*. 

Ma 



2£G Annali b'Italia 

Ma sarebbe convenuto accertarsi prima se 
sussisteva la congiura: poiché per cooto 
dell' aver eglino preferito Tancredi a Costan- 
za contra del loro giuramento , non aveano 
essi operato ciò senza V approvazione del 
romano pontefice , al quale apparteneva il 
disporre di quel regno , come di feudo della 
santa sede. Vuole il padre Pagi che non 
sussista tanta barbarie dell'augusto Arrigo 
in Sicilia , citando in prova di ciò Giovan- 
ni da Ceccano. Ma questo medesimo auto- 
re ò buon testimonio dell'inumanità d' Ar- 
rigo VI . m 

Anno di Cristo mcxcv, Indizione xiir, 
di Celestino III , papa 5. 
di'ARRiGo VI^ re io, imperado'^ 
re 5. 

i_^opo avere Arrigo augusto sfogato in 
parte il suo crudcl talento contra gli ade- 
renti del fu re Tancredi , venne in Puglia , 
dove tenne un gran parlamento di baroni. 
Trovavasi nella corte di Sicilia Irene ve- 
dova del giovane re Ruggieri figliuolo di 
Tancredi . La trovò assai avvenente Filip- 
po fratello dell^imperadorc, e forse pensan- 
do egli che questa principessa potesse anche 
portar seco dei diritti d' importanza ^ per 
essere figliuola di un greco imperadore , 
la prese per moglie * di consentimento di 

Ar- 

* Canrad. Ahbas Urspergenr. in Chron» 



Anno MCXCV. 2^7 

Arrigo, che allora gli diede a godere il 
ducato delia Toscana , e i beni della fa 
contessa Matilde . Vedesi presso il Marga- 
rino * un diploma d' esso Filippo coi titoli 
suddetti , spedito in s. Benedetto di Poliro- 
ne nel dì 31 di luglio, trovandosi egli in, 
quel monistero , Dopo aver tenuto in Pu- 
glia il parlamento suddetto , ed inviata la 
imperadrice in Sicilia , prese Arrigo la 
strada di terra , per tornarsene in Germa- 
nia . Convengono tutti gli scrittori in dire 
ch'egli per mare e per terra mandò in 
Germania innumerabili ricchezze ; tutte 
spoglie de' miseri Siciliani , e del regale 
palazzo di Palermo. Arnoldo da Lubeca 
scrive * , eh' egli reperlt thesauros abscon-^ 
dltos j & omnem lapldum pretlosorum & 
gemmarum glorlam , ita ut oneratis cen- 
tum sexaginta somariis ( cavalli , o muli 
da soma ) auro & argento^ laindibas pre- 
tlosis , & vestibus sericls , gloriose ad ter- 
ram siiam redierit. Bella gloria al certo 
guadagnata con tanti spergiuri , coli' ingra- 
titudine^ colla barbarie , e con lasciare in 
Sicilia un incredibil odio e mormorazione 
contra della sua persona . Oltre ad assaissimi 
baroni prigiofiieri , ed oltre agli ostaggi 
di varie città, fra' quali fu T arcivescovo 
di Salerno , seco egli menò la sfortunata 
regina Sibilla con tre figliuole , e col fi- 

gliuo- 

* Èullar. Casinens. T. IL Conttit'll^. 
^ Arnold. Luiecensis /. 4. e zo. 



1 



268 Annali dItalìa 
gliuolo Guglielmo , e li tenne poi sotto 
buona guardia chiusi in una fortezza * Cre- 
de il padre Pagi • che Arrigo solamente 
nel natale dell'anno presente imperversasse 
contra de' Siciliani _, e poscia se ne tor- 
nasse in Germania . Ma Giovanni da Cecca- 
no * parla del natale dell' anno preceden- 
te . Ed Arrigo in quest'anno venne a Pa- 
via , e di là passò in Germania , come si 
ha dagli Annali genovesi 3 ^ e da altri au- 
tori. Girolamo Rossi ^ cita un suo diploma 
dato in Vormacia VI kalendas decembri s ., 
Indiclione XIIII ^ anno Domini MCXCV. La 
Indizione è quivi mutata nel settembre . 
Anche il Sigonio accenna un suo diploma, 
dato VII kalendas junias apud burgnm 
sancii Domninl , anno MCXCV , regni ,Sici- 
lice primo ^ > Lasciò esso Arrigo per suo 
vicario , ossia per viceré nel regno di Si- 
cilia il vescovo d'Ildeseim già suo maestro, 
ohe fra tanti suoi studj non dimenticò quel- 
lo di far danaro pef quanto potè. In questo 
anno il celebre Arrigo Leone ^ già duca di 
Sassonia e Baviera , della linea estense di 
Germania termina i suoi giorni in Brun- 
swic^ città restata a lui con altre adiacenti 
dopo il terribil naufragio di sua grandez- 
za. Ma in questo medesimo anno essendo 

mor- 

* Pagius in Critic Bàfon. ad hunc annum . 

* Jobanfh de Ceccano Cbron^ Fosse nove . 

* Cacari Annuì. Genuens. /• 3- T.6, Rer. ItMh 

* Rubens Hist. Ravenn- 1.6. 

5 Sisari, de R(^no It^^h /. 15. 



Anno MCXCIV. 263 

morto Corrado conte palatino del Reno, 
zio paterno dell'augusto Arrigo^ succedet- 
te ne' di lui Stati Arrigo , uno de' figliuoli 
d' esso Arrigo Leone , perchè marito dell' 
unica figliuola del medesimo Corrado : sic- 
ché in qualche maniera tornò a rifiorire 
in Germania la potenza de' principi esten- 
si-guelfi . Ne si dee tacere, che l' impe- 
radore Arrigo suddetto in quest'anno creò 
e confermò duca di Spoleti Corrado Mo- 
scaincervello , e dichiarò duca di Ravenna, 
e marchese d'Ancona Marquardo » E con- 
siderabile lo strumento di concordia segui- 
ta fra lui e il popolo di Ravenna ^ di cui 
Girolamo Rossi ci ha conservata la memo- 
ria . Da esso apparisce che anche Raven- 
na si governava in repubblica, ed avca il 
suo podestà j, e giurisdizione, e rendite; 
m^ doveano al duca restar salve le regalie, 
quas im^erator , & ipse Marchoaldus in 
clvitate Ravennae & ejus distriBu habere 
consuevit . La terza parte di Ceifvia appar- 
teneva ad esso Marquardo e Marcoaldo , 
un'altra all' arcivescovo , e un' altra al co- 
mune di Ravenna, che partivano insieme le 
intrate, massimamente del sale. 

Racconta il continuatore di CaiFaro che i 
Pisani , trovandoci in favorevole stato alla 
corte imperiale, seguitarono in questi tem- 
pi a recar insulti, danni, e ingiurie ai Ge- 
novesi ; e rifabbricarono anche ad onta di 
essi il castello di Bonifazio in Corsica , che 
divenne un nido di corsari , fingendo di non 

cs- 



270 Annali d* Ir ali a 

esserne eglino padroni. Non polendo piit 
reggere a tali strapazzi il popolo genovese > 
spedi in Corsica con varj legni un corpo di 
combattenti , che a forza d' armi entrarono 
in Bonifazio , e vi si fortificarono . Presero 
dipoi varie navi pisane^ ed altri danni in- 
ferirono a quella nemica naziOiie, della qua- 
le in questi tempi ci manca l'antica isto- 
ria . Spedirono anche i Genovesi Bonifazio 
loro arcivescovo^ e Jacopo Manieri lor po- 
destà a Pavia all' imperadore , che prima di 
passare in Germania soggiornava nel mo- 
nistero di s. Salvatore fuori della città^ per 
ricordargli le promesse lor fatte, e conferma- 
te con un solenne diploma. Si accorsero in 
line , nulla essere da sperare da un prin- 
cipe che niun conto faceva della sua fede . 
Dissi già che esso augusto aveva concedu- 
ta Crema al popolo cremonese. Anche nell' 
anno presente addi 6 di giugno ^ lo stesso 
imperadore Arrigo confcrmòa' medesimi Cre- 
monesi coi gonfalone l' investitura di tutti 
i loro Stati ^ fra"* quali anche la terra di 
Crema era compresa. Ma perchè di questa 
erano in possesso i- Milanesi per concessio- 
ne, e diploma di Federigo!, augusto padre 
del regnante, ne si sentivano essi voglia di 
cedere una sì riguardevol terra ^ restò fin 
qui ineifettuata la concessione d' Arrigo . 
Probabilmente cadde ancora in quest'anno 

uà 

* /lmiqu:t. Jtal. Dissert.ii. f wH. 



A n N o MCXCV. 271 

iin altro documento, dame dato alla luce ^ 
colle note guaste, da cui apparisce^ che 
avendo Giovanni Lilò d' Hassia , messo e 
camerlengo dell' imperadore Arrigo _, man- 
dato a prendere la tenuta d* essa Crema , non 
era stato ammesso il suo deputato, e però 
egli mette al bando dell'imperio i Crema- 
schi , i Milanesi , e i Bresciani per tal di- 
subbidienza . Queir atto fu fatto in Cremo- 
na : anno ah Incamatione Domini nostri 
^J^su Christi BICXC^ Indiciione Xlll^ die mer- 
curii tertiodecimo intrante junio. Ma con- 
viene air anno presente in cui correa V In* 
diz, XIII ; se non che il dì 13 di giugno 
non era inmercòrdì. Dalla Gronichetta cre- 
monese * abbiamo che in quest' anno fa 
qualche guerra fra essi Milanesi e Cremo- 
nesi , e che restarono prigioni alquanti de- 
gli ultimi. 

Anno di Cristo mcxcvi, Indizione xiv, 
di Celestino III^ papa 6, 
di Arrigo VI, re 11 , imperado- 
re 6. 

1 cr le crudeltà loro usate dall' imperadoVe 
Arrigo andavano tuttodì i Siciliani e Pu- 
gliesi^ massimamente di nazione normanna , 
meditando rivoluzioni; e verisimilmente ac- 
caddero non poche sollevazioni e sconcerti 

in 

' ìbidem Disserta 50. 

* Chron. Cremonense T.J* Rer, Itai. 



1 



27^ An^tali d Italia 
in quelle contrade , delle quali ei dan qual- 
che barlume _, ma non già una chiara noti- 
zia^ gli antichi storici. A tali avvisi lo 
spietato Arrigo ( n' è incerto il tempo ) fe- 
ce cavar gli occhj agl'innocenti ostaggi che 
erano in Germania, fuorché a JVicco/ò ar-' 
civescovo di Salerno . Or mentre si trova- 
va esso Arrigo in Germania, fu gagliarda- 
mente sollecitato da papa Celestino III a 
portare soccorsi in Terra santa. Ci è per- 
messo di credere che si prevalesse egli di 
questa occasione , per muovere i popoli del- 
la Germania a prendere Tarmi, col fine di 
valersene egli prima a gastigare i popoli di 
Sicilia e Puglia, siccome avca fatto nell^ an- 
no 1194, in cui sappiamo xh' egli si servi 
d'alcune migliaja di pellegrini crociati^ che 
erano io viaggio verso la Soria, per con-^ 
quistar la Puglia e Sicilia . Infatti raunò 
una possente armata . Ma prima di muo- 
versi alla volta d'Italia, tenne una general 
dieta ^y in cui tanto si adoperà, che in- 
dusse que' principi ad eleggere , re de' Ro- 
mani e di Germania j il suo figliuolo Fede- 
rigo 11^ ancorché appena giunto all'età di 
due anni, e non per anche battezzato. Ciò 
fatto venne in Italia. Egli si trova in Mi- 
lano secundo idus augusti , come costa 
da un suo diploma dato nell' anno presente 
presso il Puricelli ^ . Poscia il vediamo in 

Pia- 

' Godefrid. Monachus in Chron- 

* Puriceilius Monum^nt. Basilic Avtiros. 



A K N MCXCVL 275 

Piacenza VI idus septemòris ^ ciò apparendo 
da un altro suo diploma pubblicato dal Cam^ 
pi ^. Da tre altri che si leggono nel bol- 
lario casinense *, impariamo ch'egli era ia 
Monte Fiascone XIII kalendas novembris ^ 
e in Tivoli XVI kalend. decembris . Per atte^ 
stato di Giovanni da Ceccano ^ _, nell'ultimo 
giorno di novembre arrivò a Ferentino , e vi 
dimorò sette giorni, mostrando secondo il 
suo finto animo pensieri di pace e di equi- 
tà . Se n' andò poscia a Capoa , nelle cui 
prigioni trovò il valoroso , ma sfortunato 
Riccardo conte di Acerra^ che poco prima 
nel voler fuggire , per prevenir 1' arrivo di 
es$o augusto, tradito da un monaco bian- 
co , cadde nelle mani di Diopoldo ufiziale 
cesareo 4. J] fece giudicare, e poi tirare a 
coda di cavallo pel f^ngo di tutte le piazze, 
e finalmente impiccar per li piedi , finche 
morisse ; né il suo cadavero fu rimosso dal- 
la forca, se non dappoiché giunse la nuova 
della morte d'esso augusto nell' anno se- 
guente . Dopo la festa del natale s' incam- 
minò verso la Sicilia . Essendo in qwesto 
mentre mancato di vita senza figliuoli Cor-^ 
rado suo fratello duca di Alemagna ^ ossia 
di Suevia s , diede quel ducato all'altro 
suo fratello FiZippo^ dianzi dichiarato duca 
Tom, XVI. S ii 

' Campi Tstor. di Piacenza T. IL 

* Bullar. Casinens. Constit. no- & seq, 

* Johannes de Ceccano Chron. Fossa nov0 > 

* Richardus de j. Germano in Cbrtn* 
' Otto de s. Biasio in Chron' 



:t/4 Annali d'Italia 

tR Toscana, e mandollo'a prenderne il pos» 
sesso: il che fu da lui volentieri eseguito, 
con tener una corte solenne in Augusta 
nell'agosto dell' anno presente . Abbiamo 
ancora da Riccardo da s. Germano, che Ar- 
rigo prima di giugnere in quelle contrade, 
anzi stando anche in Germania, avea spe- 
dito il vescovo di Vormacia per suo lega- 
to in Italia. Andò questo prelato a Napo- 
li col guerriero abbate di Monte Casino , e 
con molte squadre di soldati italiani e tede- 
schi & imperiale implens mandatum ^ Nea^ 
polis muros & Camice Junditusfecit tverti. 
Per assicurarsi xJi quel regno^ altro ripiega 
non volle adoperar quest'augusto , che quel- 
lo del rigore e terrore, duri maestri del 
ben operare . Coi beneilzj e non colla cru- 
deltà si guadagnano i cuori de' popoli. 

Ebbero in quest' anno i Genovesi per lo- 
ro podestà Drudo Marcellino ^, uomo dì 
petto, che con vigore esercitò la sua balìa, 
non la perdonando a malfattore alcuno, e 
gastigando tutta la gente inquieta , talché 
rimise in buono stato quella sì discorde cit- 
tà . Fra V altre sue prodezze^ perchè mol- 
ti cittadini contro i pubblici divieti aveano 
fabbricate torri altissime, delle quali poi 
si servivano a far guerra ai lor vicini ne- 
mici , intrepidamente le fece abbassare, ri- 
ducendole tutte alla misura d'ottanta pie- 
di 

5 Cagavi Annal. QenutHf, /. 3. T. VI, Rer- hah 



Anno MCXCVI. 275 

di d'altezza. La continuata dissensione e 
guerra , che in questi tempi^oUiva fra es- 
si Genovesi e Pisani, dispiacendo al pater- 
no cuore di papa Celestino III ^ cagion fa 
ch'egli inviasse a Genova per suo legato 
Pandoljo cardinale della basilica de' dodici 
Apostoli per trattar di pace. Fra i deputa- 
ti dell' una e dell' altra città alla presenza 
di lui si tenne un congresso in Lerice sul 
principio d'aprile. Questo per cagion del- 
la vicina pasqua si sciolse senza frutto^ e fu 
rimesso ad altro tempo. Prevalendosi di tal 
dilazione i Pisani , segretamente spedirono 
in Corsica uno stuolo di navi, credendosi 
di poter levare il castello di Bonifazio ai 
Genovesi _, ma lo ritrovarono benguernito, 
A questo rumore accorsero ancora i Geno- 
vesi con una bella armata di mare , e an- 
darono a sbarcare , e a postarsi in Sardegna 
nel giudicato di Caglieri , di cui era allora 
padrone il marc/iese Gug/ieZmo (di qual ca- 
sa io non so dire). Kaunò questo marche- 
se un esercito di Sardi, Catalani, e Pisani 
per isloggiare i Gt novesi j ma ne riuscì 
tutto il contrario. Fu messo in fuga 6oi 
suoi 5 e la sua bravura gli costò 1' incendiò 
dei suo palagio, e d'altri ancora. Dopo 
di che i Genovesi se ne tornarono a Boni- 
fazio . Tentarono un' altra volta i Pisani 
d'assediar quel castello^ ma indarno» Ven- 
nero anche a battaglia le flotte pisana e 
genovese, ma con poco divario nella per- 

S 2 di- 



2^6 Annali d'Itàlità: 

dita . A quest' anno il Sigonio ^ , e il Ros- 
si ^ riferiscono il matrimonio di Azzo V 
figliuolo di Oh'izzo marchese d'Este con 
Marchesella degli Adelardi. Ho io prova- 
to 3 che molto prima di questi tempi do- 
vettero accader queste nozze ; nozze di som- 
ma importanza per la linea estense d' Ita- 
lia ^ perchè aprirono alla nobilissima casa 
de' marchesi estensi la porta per signoreg- 
giare in Ferrara "^ . Abbiamo veduto di so- 
pra air anno 1174 qual fosse la potenza e 
riputazìon di Guglielmo Adelardi sopranno- 
minato della marchesella , per cui valore fu 
liberata Ancona dall' assedio . Egli era prin- 
cipe della fazion guelfa in Ferrara : giacché 
erano nate , e andavano crescendo le fazioni 
de' Guelfi^ e de' Ghibellini. Salinguerra fi- 
gliuolo di Taurello , ossia Torello, era il 
capo dell' altra fazione. Morto egli , e man- 
cato parimente di vita Adelardo suo fratel- 
lo, e rimasta erede dell'immensa loro ere- 
dità Marchesella figliuola di Adelardo, fa 
questa sposata al saddetto Azzo estense^ 
accìochè egli sostenesse il partito de' guel- 
fi in quella città. Da lì innanzi i marchesi 
d'Este, signori del Polesine di Rovigo^ di 
Este , Montagnana , Badia , e d'altre nobili 
terre , cominciarono ad aver abitazione in 
Ferrara , e a far la figura di capi della fa-? 

zion 

' Sigonius de Regno Ital. /. 1$. 

* Rubeus Histor. Ravenn- 1-6. 

* Antichità Estensi P. L e- 3^. 
•* Richobald. in Pomario . 



Anno MCXCVIL 277 

tlon guelfa non solo in essa città, ma an- 
che per tutta la marca di Verona , dimo-^ 
dochè lo stesso era dire la parte marche-^ 
sana, che la parte guelfa. 

Anno di Cristo Mcxvcrr , Indizione xv. 
di CelestiiNO III, papa 7. 
di Arrigo VI, re iz, imperadq^ 
re 7. 

Le più strepitose avventure dell'anno pre- 
sente furono quest' anno in Sicilia j ma per 
disavventura, non han voluto raccontarle 
per qualche politico riguardo gli antichi 
scrittori italiani di quelle parti, che era* 
no sudditi di Fedtrigo II augusto, figliuo- 
lo di Arrigo VI imperadore* Più ne haa 
parlato gli scrittori inglesi e tedeschi , ma 
non senza mio timore^ ch'essi lontani in- 
gannati dalle dicerie, possano ingannare 
ancor noi . Scrive adunque Arnoldo da Lu-*» 
beca ^, che giunto in Sicilia T augusto Ar* 
rigo , vi fu occupato da molte traversie e 
battaglie, perciocché costava dt\ tradimen- 
to deirimperadrice Costanza sua moglie, 
e degli altri nobili di quelle contrade. 
Perciò rannata gran gente , a forza di da- 
naro d'essi congiurati ben si vendicò, dopo 
averli fatti prigioni < A colui che era stato 
creato re contra di lui , fece confccare in 
capo una corona con acutissimi chiodi ; al^ 

S s tri 



i.lS AisTNAti d'Italia 

tri nobili condannò alla forca , al fuoco ^ 
e ad altri supplizj. Poscia in un pubblico 
parlamento perdonò a chiunque aveva avu- 
ta mano in quella cospirazione, e talibus 
alloqulls multam gratiam ìUb's regni in-- 
venitj & de celerò .terra quievit , Che la 
imperadrice Costanza mirasse di mal oc- 
chio le crudeltà del marito contra de' po- 
veri siciliani, e massimamente del sangue 
normanno^ si può senza fatica credere , 
perchè era nata in Sicilia _, e normanna di 
nazione, e si riconosceva anche obbligata 
alla famiglia di Tancredi ^ perchè sì gene- 
rosamente rimessa da lui in libertà . Final- 
mente suo era quel regno , e non del ma- 
rito, né potea piacerle eh' egli lo distrug- 
gesse col macello di tanta nobiltà , e con 
votarlo di tutte le ricchezze per portarle 
in Germania. Ma non è mai credibile che 
avendo ella un figliuolo, potesse consenti- 
re che altri si mettesse in testa quella co- 
rona . Par dunque più probabile che l'im- 
peradrice fosse in sospetto al marito augu- 
sto d'aver parte in quelle sollevazioni; ma 
non già ^h'^la ne restasse convinta , E pe- 
rò convien sospendere la credenza in par- 
te di quello che scrive Ruggieri Hovede- 
no^, storico inglese, e però nemico d'Ar- 
rigo, con dirò che Arrigo prese i magna- 
ti della Sicilia, e parte ne imprigionò, 
parte dopo varj tormenti fece morire. Ave* 

^ * Roggrìuf Hovedenus Ann/ti' 



Anno MCXCVII. 279 
va dianzi dato il ducato di Durazzo e il 
principato di Taranto a Margarite , ossia 
Margaritone grande ammiraglio . Questa 
volt4 il fece abbacinare ed eunucare . Per 
le quali inumanità V imperadrice Costanza 
fece lega colla sua gente contra dell' augu- 
sto consorte; e venuta a Palermo prese i 
tesori dei re suoi antenati y dal che inco- 
raggiti i Palermitani uccisero gran copia 
di Tedeschi . L' imperadore fuggendo si 
racchiuse in una fortezza , con pensiero di 
ripatriare^ se gli veniva fatto; ma i suoi ne- 
mici gli aveano serrati i passi . Credane ciò 
che vuole il lettore . Sicardo storico ita- 
liano ^ y e allora vivente , scrive che Mar- 
garitone fu accecato da Arrigo nell' anno 
1194, e non già nel presente. Che in Sicilia 
fossero e congiure ^ rumori o nel preceden- 
te , o nel corrente anno , ammettiamolo pu- 
re. Ma che Arrigo ito colà con un^^armata 
di sessantamila combattenti fosse ridotto in 
quello stato, non ha molto di verisimile . Me- 
no ne ha, che l' imperadrice a visiera ca- 
lata impugnasse il marito . Riceva dunque 
il lettore come meglio fondato il racconta 
di Gotifredo monaco , di cui sono le se- 
guenti parole all' anno presente : Impera^ 
tor in ApuUa moratur. Ibi quosdam prin- 
cipcs^ qui in necsm ejus conspirasse dice- 
hantur , di-versis poenis occidit . Rumor 
etiam de eo ac de imperatrice Constantia 

S 4 va- 

' Sicard. in Chron. T. PII. Rer. ItaU 



28o A N N A LI d' Italia 
Varia seminai , scilicet quod ipse ih varìLi 
eventihus prodventus , etiam in -vitoe peri- 
culo swpe constitutus sit ; quod imperatri- 
cis voluntatc semper fieri vulgabatur ^ . 
Quetati i rumori della Sicilia , e riconcilia- 
to r imperadore Arrigo colla moglie , al- 
lora egli permise che la gran flotta de' pel- 
legrini desiderosi di segnalarsi in Terra 
santa sciogliesse le vele , con aggiugnervi 
egli alcune delle sue squadre^ e dar loro 
per condottiere Corrado vescovo di Wirt- 
zburgo suo cancelliere. Andarono, fecero 
alquante prodezze in quelle parti ; più an. 
Cora n' avrebbono fatto , se non fosse giun- 
ta la morte dell' imperadore , che sbandò 
tutti i principi tedeschi , volendo ciascuno 
correre a casa ^ per intervenire alTelezion 
del nuovo augusto. Succedette essa morte 
nella seguente forma ^ come s' ha da Ric-*- 
cardo da s. Germano *. Fece Arrigo venire 
a se r imperadrice Costanza sua moglie , e 
mentre essa era nel palazzo di Palermo^ 
Guglielmo castellano di Castro-Giovanni si 
ribellò air imperadore . Pertossi in persóna 
Arrigo all' assedio di quella fortezza : qui- 
vi stando fu preso da una malattia , a ca- 
gion dalla quale condotto ( per quanto si 
ha da Giovanni da Ceccano 5, e dall'Hovede- 
no ^ ) a Messina , quivi terminò i suoi gior- 
ni 

* Oodefridus Monachus in Cbrort' 

* Rùhgrdus de s. Germano in Chron. 

* Johann, de Ceccano Chrori' FosfK nvvtS . 

* Rogtrins Hovtdsnuto 



Anno MCXCVII. 281 
ni nella vigilia di s. Michele , cioè nel dì 
a8 di settfinbre. Altri dicono nella festa 
di s. Michele , altri nel dì quinto d'ottobre, 
e negli Annali genc\*>v i ^ la sua morte è 
riferita nell'ultimo dì di settembre . 

Voce corse eh' egli morisse attossicato 
dalla moglie j, a cui si attribuiscono tutte 
le traversie patite dal marito j ma Corrado 
abbate urspergense la giustifica di tal tac- 
cia con dire: Quod tamen non est 'verisi^ 
mile. Et qui cum ipso (Augusto) eo tem-*. 
jfore erantfamiliarlssimi , hoc inficiabantur • 
Audivi ego id ipsum a domno Conrado ^ 
qui postmodum fuit abbas prcemonstraten" 
sis, & lune in sodculari habltu constitutus y 
in camera imperatoris exstitit familiaris- 
simus * . Non so io qual fede meriti l' Ho- 
vedcno allorché scrive che Arrigo mori sco- 
municato da papa Celestino 171, per noti 
avere restituito il danaro indebitamente 
estorto a Riccardo re d'Jrghilterra , e perciò 
proibì il papa che se gli desse sepoltura in 
luogo sacro, tuttoché l'arcivescovo di Mes- 
sina molto si adoperasse per ottenerlo. Ag- 
giugnc che lo stesso arcivescovo venne da 
Roma per questo > e di tre cose fece is- 
tanza. La prima j che fosse permesso il sep- 
pellire esso augusto ; al che rispose papa 
Celestino di non poterlo concedere senza 
consetitimento del re d' Inghilterra , e re- 

«ti- 

' Caffari Annal. Genuens. 7.4. 

* jfifhas Urfpergens, in Chran* 



a82 Annali d'Italia 

stituito prima il maltolto. La seconda, che 
facesse ritirare i Romani che aveano as- 
sediato Marquardo nella marca di Guarnie- 
ri, cioè d'Ancona: ì) che dovette succede- 
re dopo la morte dell' imperadore .E la 
terza , che permettesse la coronazione del 
picciolo Federigo in re di Sicilia . Sono 
sospetti gli scrittori inglesi in parlando di 
questo imperadore. Nondimeno anche Gal- 
vano Fiamma * lasciò scritto, ch'egli mo- 
ri scomunicato . Quel eh' è più , vedremo 
che anche papa Innocenzo III il pretese sco- 
municato da esso papa Celestino. Forse im- 
plicitamente si pretendea incorso Arrigo nel- 
la scomunica per la violenza usata al re di 
Inghilterra ; ma che espressamente fossero 
fulminate contra di lui le censure , non si 
truova in altte memorie d'allora. All'in- 
contro Ottone da s. Biagio dopo aver nota^ 
ta la morte d' Arrigo in Messina , soggiu- 
gne ; Ibidem cura maxima totius exercitus 
lamento cultu regio sepelitur^ * Sono ancora 
di Sicardo storico e vescovo allora vivente 
le seguenti parole: Anno Domini MCXCVH 
reversus imperator in Italiamy in Sicilia mar' 
tuus est & sepitltus ^ , E l' abbate ursper- 
gense discorda bensì nel luogo della sepol- 
tura p ma questa ce la dà per certa , scri^ 
Tendo ^ : Henricus imperator obiit in Siciliay 

& in 

' Q/tlvan» Fiamma in M^nip' Fior» 

* Otto de j. Biasio r'n Cbron- . y 

^ Siccardus in Chron. 

^ Abbai Ursfcrgens» in Ckrtìyt, 



! A.N N o MCXCVII. 285 
fir in ecclesia yanormiiana magnlfice est 
sepultus , né alcun d' essi parla di scomu- 
nica . Comunque sia , la morte di questo au- 
gusto fu sommamente compianta dai Te- 
deschi , che r esaltano f(M'te _, per avere 
stesi i confini dell' imperio , e portati 
dalla Sicilia in Germania imm'^nsi tesori ; 
ma air incontro essa riempiè d' allegrezza 
tutti i popoli della Sicilia^ e d'altri pae- 
si d'Italia, che Taveano provato principe 
crudele e sanguinario , né gli davano alt^ 
nome che di tiranno . Odasi Giovanni da 
Ceecano * : 

Omnia cum papa gaudent de morte ty- 
ranni ^ 

Mors necaty & cuncH gaudent de mor^ 
te sepultiy 

ApuluSj, & Calaherj Siculus, Tuscusciue j 
Ligurque . 

Certo è che la morte di questo principe 
portò una somma confusione nella Gcrma- 
ria, e si tirò dietro un fiero sconvolgimen- 
to e una ^ran mutazione di cose anche in 
Italia, siccòtpc andremo vedendo. Per lume 
intanto di quel che poscia avvenne, consi- 
derabile è una notizia a noi conservata dall' 
autore della vita d' Innocenzo III papa * . 
Scrive egli che dopo la rotta data , sicco- 
me 

* Johannes de Ceecano Chfon> Fosse nove . 

* i^it» Innotentii III. P. l. Tj. Rtr^ Ita:. 



^1 



284 A N 5: A L I DTr A L r A 
lUe vedretno, ncH' anno 1200 a Marqilardd 
marchese d' Ancona sì trovò fra' suoi scri- 
gni il testamento del suddetto impcradore 
ArrìgoVl^ con bolla d'oro, che ora si leg- 
ge stampato da me e da altri. In esso or-» 
dinava egli che Federigo Ruggieri suo fi- 
gliuolo riconoscesse dal papa il regno di 
Sicilia ; e mancando la moglie e il figliuo- 
lo senza erede , esso regno tornasse alla 
Chiesa romana . Che se il papi confermasse 
al figliuolo Federigo V imperio , in ricom- 
pensa si reslituisse alla Chiesa stessa tutta 
la terra della contessa Matilde ^ a riserva 
di Medicina e di Argelata sul bolognese . 
Ordinò ancora a Marquardo , ut ducatum 
ravennatem j terram Briclinori^ inarchiam 
Anconce recipiat a domino papa., & roma- 
na Ecclesia y & recogaoscat etiam ab eh 
Medisinam & Argelata . E mancando egli 
senza eredi , vuole che quegli Stati restino 
in dominio della suddetta Chiesa . Una pa- 
rola non vi si legge del ducato di Spoleti . 
Solamente vi si dice che sia restituita al 
papa tutta la terra da Monte Paile sino a 
CeperanOj siccome ancora Monte Fiascone • 
Secondochè abbiamo da Parisio da Cereta ^ , 
i Veronesi in quest'anno attaccarono batta- 
glia coi Padovani , assistiti da Eccelino da 
Romano ;, e da Azzo marchese d' Este , e 
li sconfissero colla morte di molti. Queèto 
Eccelino, per £opr;u3nome il monaco, fu pa- 
dre 

^ Paryr. cU Ctreu Cf-rort. f^ercn. T.9. Rer. Ititi. 



A N 1? o MCXCVII. 285 
àie drl criulele Eccelino da Romano . Di 
questo fatto parla ancora Gherardo Mauri- 
sio *^ con dire che i Vicentini dopo una 
gran rotta loro data dai Padovani e dal 
suddetto Eccelino, per cui restarono pri- 
gionieri più di duemila d' essi , ricorsero 
per ajuto ai Veronesi ^ i quali con sì for- 
midabil armata entrarono nel padovano , 
guastando e bruciando sino alle porte di 
Padova , che atterriti i Padovani altro ri- 
piego non ebbero per liberarsi da questo 
turbine , che di restituire tutti i prigioni : 
il che fatto j, ebbe fine la guerra . Ma que-^ 
sto avvenimento daRolandino vien riferito 
all'anno seguente, e in altri testi all' anno 
^^99' ^^ documento da me prodotto nelle 
Antichità italiane forse ci fa vedere tuttavia 
duca di Toscana Fì/ippo fratello dell' impe- 
xadore Arrigo . Esso fu scritto nelT anno 
1196 nel dì 30 d'agosto correndo V Indi- 
zione XV. Ma perchè tale Indizione spetta 
all'anno presente, però^ o ivi dovette es- 
sere l'anno 119 7, ovvero s' ha da scrive- 
re Indizione XV , e sarà veramente l' an- 
no 1196. 



An- 



* Uaufis, Bist> T. 8. Rgr. IjtaJ . 



286 Annali d' Italia 

Anno di Cristo mcxctiii, Indizione i. 
d' Innocenzo III^ papa i. 
Vacante V impero . 

V enne a morte papa Celestina III nel dì 
8 di gennajo, VI idus janiiarìi dell'anno 
presente, e ^u seppellito il corpo suo nella 
basilica lateranense . A lui succedette nella 
cattedra di s. Pietro Lottario, figliuolo di 
Trasmondo conte di Segno^ cardinale de' santi 
Sergio e Bacco , che prese il nome d* InnO" 
cenzo III , e riuscì uno de' più insigni e 
gloriosi pontefici , che s' abbia mai avuto 
la Chiesa di Dio, e al quale eterne obbli- 
gazioni professa specialraente la romana, 
al cui ingrandimento non meno nel tempo- 
rale , che nello spi-rituale , egli assaissimo 
contribuì mercè delle prospere Gongiuntu- 
re , e più ancora dell'elevatezza dell'inge- 
gno suo ^. Era egli allora in età di soli 
trentasette anni, ma maturo di senno, e 
ornato delle scienze , studiate in Roma^ in 
Parigi, e in Bologna. Nella di lui vita è 
scritto, che fu eìetfo^Tiel dì 8 di gennajo, 
sexto idus januarli . Ma, o papa Celestino do- 
vette morire un giorno prima, o egli esser 
elette? un giorno dopo; perciocché sappiamo 
che non si veniva all'elezione, se non dappoi- 
ché era stata data sepoltura all'antecessore; 
e questo pio cardinale apud basilicam con- 

stari' 

■ In tita Inììoctmii 1/7. «• 5. 



Anno MCXCVIIL 287 
^tantinianam voluit decessoris exeqtiìis in- ^ 
teresse. Fu poi consecrato papa nella festa 
della cattedra di s. Pietro, cioè nel dì 22 
di fcbbrajo . Trovò egli smantellato il pa- 
trimonio della Chiesa romana ; perchè il 
poco fa defunto imp&radore Arrigo avea 
occupato tutto quasi fino alle porte di Pio- 
ma, a riserva della Campania^ in cui non- 
dimeno era esso augusto più temuto che 
il papa . Trovò ancora che niun ostacolo 
restava alla sua autorità dalla parte degli 
imperadori per le ragioni che addurrò fra 
poco . Una delle sue prime imprese dopo 
la consacrazione fu questa : Petrum urbis 
prxfeclum ad liglam fidelitattm recepii , ^ 
per mantum ^ quod illi donavity de prcefe^ 
ciura eum puhlice investivit^ qui usque ad 
ìd tempus juramento fidelitatis imperatori 
fuerat ohligatus ^ & ab eo proefeciurce te- 
nebat honorem . Leggesi il di lui giuramen- 
to fra le lettere d'esso papa Innocenzo ^ . 
Notizia degna di osservazione per la co- 
noscenza de' tempi addietro ;, e di quelli 
che succederono , perchè spirò qui V ultimo 
fiato l'autorità degli augusti in Roma^ e 
da lì innanzi i prefetti di Roma , il sena- 
to , e gli altri magistrati giurarono fedeltà 
al solo romano pontefice . 

Non tardò il generoso papa , giacché pìh 
non v' era ostacolo , a ripigliare il domi- 
nio della Marca df Ancona , nulla badando 

al- 

' Innocente IH. A i. £///;. 577. 



288 Annali d'Italia 

alle ofFerte, preghiere^ e larghe proTtièsse, 
che fece fargli Marquardo già investito di 
quelle contrade dal predefunto Arrigo . A 
riserva d' Ascoli , vennero alle di lui mani 
Ancona , Fermo , Osirao , Camerino ^ Fano , 
Jesi 5 Sinigaglia _, e Pesaro : il che ci fa in- 
tendere di quale estensione fosse allora la 
Marca d' Ancona ^ chiamata in altri tempi 
ora dì Camerino y edora di Fermo. In bre- 
ve ancora ricuperò dalle mani di Corrado 
Suevo dianzi duca di Spoleti e conte d' As» 
5Ìsi , tutte quelle contrade ; cioè il ducato 
di Spoleti j che abbracciava le città di Rie- 
ti , Spoleti j, Assisi , Foligno , e Nocer^ . 
E poscia tornarono in suo potere le città 
di Perugia^ Gubbio , Todi e città di Ca- 
stello. Tentò ancora di ridurre sotto il 
^uo docninio l'esarcato di Ravenna, Berti- 
noro , e la terra del conte Cavalcaconte , 
con ispedir colà lettere e legati , ma non 
gli venne fatto s perchè V arcivescovo di 
Bavenna tenne forte^, allegando e mostran- 
do le investiture imperiali da lungo tem- 
po addietro date di quel paese a' suoi an-r 
tecessori , e alla chiesa sua : il che fermò 
i [passi alle pretensioni del papa. Ne la- 
sciò indietro papa Innocenzo la ricerca e 
la ricuperazione dei beni della contessa 
Matilde ; nel che provò non pochi intoppi 
6 contraddizioni . Erano da gran tempo 
malcontente dagl' impcradori sue vi le città 
della Toscana , cioè Firenze, Lucca, Pisto- 
ia 5 Siena ed altre , perchè laddove tante 

al- 



Anno MCXCVTIL 2S9 

altre città di Lombardia godevano una pie- 
na libertà^ né sopra di loro aveano marche- 
se , o duca che esercitasse giurisdizione , 
elleno sole si trovavano m^/trattate prima 
da Federigo Barbarossa , poi d a Arrigo suo 
figliuolo, ed ultimamente da Filippo già 
dichiarato duca di Toscana ^ figliuolo anche 
esso del medesimo Federigo . Però, giacché 
il vento era propizio eoli'' essere mancato 
Timperadore Arrigo, la cui crudeltà e po- 
tenza facea star tutti col capo chino , si 
misero al forte , per non voler più sopra 
di loro ministro alcuno imperiale, senza 
pregiudizio nondimeno della sovranità ce- 
sarea . Strinsero dunque una lega collo stes- 
so pontefice Innocenzo per sostenersi col- 
le forze unite contro chiunque in avvenire 
volesse pregiudicare alla lor libertà . Simi* 
le era questa alla lega di Lombardia. I 
! Pisani , siccome que' soli che in Toscana 
godevano di tutte le regalie _, né poteano 
: guadagnar di più , essendo già attaccatissimi 
,» igl' imperadori , non vollero entrare in essa 
^ ega, che noi riguarderemo da qui innanzi 
, )er lega guelfa . Imperciocché questo nome di 
guelfi e ghibellini originato, siccome accen- 
: lai di sopra, dalle gare continue della casa 
, le' duchi ed imperadori di Suevia , discen- 
denti dalla casa ghibellina degli Arrighi 
ugusti per via di donne , colla casa degli 
listensi di Germania duchi di Sassonia e 
baviera , discendenti per via di donne 
■agli antichi guelfi, questo nome, dissi, 
Tor.T. XVL T co- 



290 Annali d'Italia 
cominciò a prendere gran voga in Italia . 
Chi era aderente de' papi, per custodire la. 
sua libertà, né essere più conculcato dagli 
ufiziali cesarci, si dicea seguitar la parte, 
o fazione guelfa. E chi aderiva all'impe- 
radore , si chiamava di parte, o fazion 
ghibellina . In quest'ultima si contavano 
perlopiù que' marchesi , conti , castellani 
ed altri nobili, che godeano feudi dell'im- 
perio per mantenersi liberi dal giogo del- 
le città libere, le quali tuttodì cercavano 
di sottomettersi alla lor giurisdizione. Vi 
entravano ancora alcune città, che oltre 
all'essere ben trattate dagli augusti ^ avea- 
no bisogno della lor protezione ^ per non 
essere ingojate dalle vicine più potenti 
città. Tali furono Pavia , Cremona, Pisa 
ed altre. E massimamente presero piede, 
siccome andremo vedendo , queste due fa- 
zioni negli anni susseguenti , perchè risve- 
gliossi più che mai la discordia fra le ca- 
se suddette de' guelfi e ghibellini in Ger- 
mania, a cagione dei due re che vedremc 
fra poco eletti , cioè di Firqjpo duca di 
Suevia di sangue ghibellino, e di'Ottont 
IV procedente dai guelfi. A' quali poi suc- 
cedette Federigo II ^ figliuolo di Arrigo VI, 
e pexciò d'origine ghibellina, fra i quali 
e i romani pontefici e varie città d'Italia 
passarono sanguinose discordie ; e chiunque 
a lui si oppose, si gloriava d'' essere del 
partito de' guelfi . Che sconcerti , che guer 
re civili, che rovine producessero col (em 

pò 



Anno MCXCVITI. 291 
pò queste lagrime voli e diaboliche fazioni,. 
r andrò accennando nella continuazion del- 
la storia: giacché penetrò a poco a poco 
questo veleno nel cuore delle stesse città^ 
rompendo la concordia de' cittadini e del-- 
le famiglie ; dal che derivarono infiniti 
mali. 

Intanto è da dire che Filippo duca di 
Suevia ncir anno precedente fu chiamato 
in Italia dall' imperadore Arrigo suo fra- 
tello, con disegno eh' egli conducesse iq 
Germania il piccolo Federigo II , eletto già 
dai principi tedeschi re de' Romani^ per 
farlo coronare ^ . Arrivò Filippo sino a 
Monte Fiascone , e non già a Falcone y vi- 
cino a Viterbo, dove ricevette l'avviso 
dell' immatura morte del fratello augusto . 
Allora senza più mettersi pensiero del ni- 
pote Federigo , ed unicamente ruminando 
i proprj vantaggi, voltò strada per tornar- 
sene in Germania . Talmente erano esacer^ 
Lati gli animi degli Italiani contra de' Te- 
deschi pel governo barbarico di Federigo I 
e di Arrigo VI suo figliuolo, che dovunque 
passò Filippo, sia per la Toscana, sia per 
le altre città , fu maltrattato, e in pericolo 
della vita, e restarono uccisi anche alcuni 
de' suoi cortigiani . Giunto in Germania, 
cominciò i suoi maneggi per essere eletto 
re, e gli ve^nne fatto. Il buon uso del da- 

T 2 na- 

' Otto de s. Biasio. Abbaj Urs^ergens. Godefridus Mona-^ 
(bus. Afnoldus Lubecfniif> 



I 



29^ Annali d'Italia 

naro e delle promesse, e la protezione di 
Filippo re di Francia , operarono che mol- 
tissimi principi della Germania , niun caso 
facendo del giuramento prestato nell'ele- 
zione del fanciullo Federigo, il proclamas- 
sero re . Dopo di che tu egli coronato 
non già in Aquisgrana , ma in Magonza > 
né dalP arcivescovo di Colonia , ma da quel- 
le di Tarantasia ; cose tutti; contro il ri- 
tuale . All'incontro Riccardo re d'Inghil- 
terra, entrato anch'egli in questa briga,, si 
studiò di promuovere Ottone figliuolo del 
già duca di Sassonia e Baviera Arrigo Leo- 
ne ^ cstense-gtielfo , e di Matilde sua so- 
rella, che era allora duca di Aquitania, 
e conte del Poitù . Confessa Arnoldo da 
Lubeca che Riccardo impiegò, per vince- 
re il punto, settantamila marche d'argen- 
to, troppo dispiacendogli T esaltazione di 
Filippo, fratello di chi con tanta indignità 
Wea fatto mercato della di lui persona . 
In somma da Adolfo arcivescovo dì Colo- 
nia , e da' suoi suffraganei , da Arrigo duca 
di Lorena, dal vescovo d' Argentina ^ e da 
alcuni altri vescovi^ abbati, e conti, di 
numero nondimeno inferiore agli elettori 
dell' altro ;, fu esso Ottone IV eletto re dei 
Romani , e coronato dipoi in Aquisgrana. 
Arnoldo da Lubeca , e Ottone da s. Bia- 
gio scrivono che a questa elezione inter- 
venne anche Arrigo conte palatino delRer- 
no , fratello maggiore di esso Ottone , tor- 
nato in fretta da Terra santa . Ma Ruggier 

ri 



Anno MCXCVIIL 295 

ri Hovedeno * , e Federigo monaco * rac- 
contano ch'egli arrivò dipoi, e sostenne 
gl'interessi del fratello^ con essersi ad Ot- 
tone uniti i vescovi di Gambray^ Paderbo^ 
na , ed altri , e i duchi di Lovanio e Lim- 
burgo^ e il landgravio di Turingia , ed al- 
tri . Ebbe anche mano neirelezion di Otto- 
ne IV, Innocenzo III papa ^perch' egli era 
^i una casa stata sempre divota della san- 
ta sede ) e casa che , per la sua parzialità 
i verso i papi^ avea perduti i ducati di Ba- 
i riera e Sassonia . 11 perchè egli favorì la 
di lui elezione, e riprovò quella di Filippo 
suevo , allegando che questi era stato sco- 
municato da papa Celestino III ^ per varie 
usurpazioni fatte dianzi dtgli Stati della 
Chiesa romana , e rammentando gli eccessi 
commessi dal padre e dal fratello suo . La 
scisma di questi due re si tirò dietro ia 
Germania di molte guerre , turbolenze , e 
danni infiniti, de' quali parlano gli storici; 
tedeschi . 

Intanto , dacché si videro i Siciliani li*^- 
beri dall' odiato imperadore Arrigo VI per 
l'inaspettata sua morte, si diedero a sfo- 
gar la rabbia loro contra de' Tedeschi che 
erano in quell'isola. Il che vedendo 1' im« 
peradrice Costanza ^ che aveva assunto il 
governo di quel regno e la tutela del fi- 
gliuolo Federigo Ruggieri , con farlo veni-. 

T 3 re 

■ Rogerius Moverle kus ^ 
* Fridtricus Movac, 



1 



254 Annali d*I t a t r a 

re da Jesi , dove era stato lasciato sotto la 
cura de' conti di Celano e di ^ opersano ^, 
ovvero , come altri scrive , della duchessa 
di Spoleti , e con farlo coronare dipoi ^ or- 
dinò che uscissero di Sicilia le truppe stra- 
niere : risoluzione, che per allora mise in 
calma gli animi alterati di que* popoli. E 
tanto più perchè ella scoperte le trame e 
le mire di Marquardo , già duca di Ra- 
venna e marchese d' Ancona ; il dichiarò 
nemico del re e del regno^ e volle che tut- 
ti il trattassero cóme tale . Inviò poscia 
ambasciatori a papa Innocenzo * , per otte- 
nere rinvestitura pontificia degli Stati al 
fanciullo Federigo . Tentò allora la corte 
di Roma di profittar di questa occasione 
per abbattere quella che oggidì si chia- 
ma la monarchia di Sicilia , benché si cre- 
da che Adriano e Clemente papi avessero 
conceduti que"* privilegi . Su questo si di- 
sputò lungamente. Mossesi T imperadrice 
a spedire anche Anselmo nrcivescovo di 
Napoli a Roma, sperando miglior merca- 
to dalla di lui eloquenza . Ma più di lui 
sapeano parlare i ministri pontificj ; e però 
convenne accettar V investitura ( cosa di 
troppa premura in quelle circostanze ) con 
quelle leggi che piacquero al papa , cioè 
capitulis illis omnino remotls , e con obbli- 
gazione di ricevere nella corte di Sicilia^ 



Ot- 



* Rìchardus de x. Germano in Chron. 

* rita Innocentii ni. P. I. T. 3- ^«r. Uah 



Anno MCXCVIII. 295 
Ottaviano vescovo e cardinale ostiense , 
come legato della santa sede . Ma questa 
investitura arrivò in Sicilia in tempo che 
V imperadrice era passata all' altra vita - 
Certo è che la medesima finì di vivere nel 
dì 27 di novembre ;, dopo aver dichiarata 
balio , ossia tutore del re suo figliuolo pa- 
pa Innocenzo III , ed ordinato che durante 
la di lui minorità si pagassero ogni anno 
trentamila tari per tal cura ad esso pon- 
tefice , oltre a quelli eh' egli spendesse per 
difesa del regno . L' educazione del re fan- 
ciullo fu lasciata agli arcivescovi di Paler- 
mo , Monreale, e Capoa . Non mancò in 
questi tempi papa Innocenzo di procurare 
con vigorosi e caritativi ufizj la liberazio- 
ne di iStòiZia, già moglie di Tancredi re di 
Sicilia, detenuta prigione in Germania col- 
le figliuole . Posta in libertà , oppure aju- 
tata a fuggire _, si rifugiò essa in Francia , 
dove maritò la sua primogenita con Gual^ 
tleri conte di Brenna, di cui avremo a 
parlare a.idando innanzi . V ha chi crede 
che Guglielmo suo figliuolo , già dichiarato 
re dal padre ^ fosse morto . ISiè si può ne- 
gare che r autor della vita d'Innocenzo 
III, e Giovanni da Ceccano Io scrivono. 
Se con certezza, noi so. Imperocché Ot- 
tone da san Biagio racconta che Arrigo 
dopo averlo fatto accecare ( altri hanno 
scritto^ che solamente il fece eunucare) il 
condannò ad una perpetua prigionia in una 
fortezza de'Grigioni. Qui ubi ad virilem 

T 4 (xta^ 






296 Annali d' I t a l r a 

Vdtatem pervenit , de transitoriis desperaiìs. 
honis operibus , ut fertur^ odierna qnoosi-^ 
vit ,.Nam de acilvatranslatuscoacie^ con- 
templativce stiiduit ^ utlnam meritorie. In 
quest'anno i MiFanesi stabilirono pace col 
popolo di Lodi. Lo strumento J'cssa da 
me dato alla luce fu scritto in clvitatc 
Laude ^ anno dominicos Incarnationls mll^ 
leslmo centesimo nonagesimo nono , die lu-- 
nce V calendas januarii , Indiciione secun^ 
da^. Il dì 28 di dicembre dell'anno pre- 
sente cadde in lunedì j e però scorgiamo 
che in Lodi si cominciava 1' anno nuovo 
nel natale^ oppure nel dì 25 del preceden- 
te marzo alla maniera pisana; e che l'In- 
dizione si mutava nt4 settembre. Abbiamo 
da Rolandino * che in quest'anno i Pado- 
van^i coli ajuto di Azzo VI marchese d' E- 
ste loro collegato andarono all'assedio del^ 
la terra di Carmignano , una delle migliori 
del Vicentino, e a forza d'armi se ne fe- 
ef ro padroni . Antonio Godio 3 mette que-^ 
sto fatto S'Vtto l'anno seguente. Altri testi 
k) riferiscono al precedente. Dopo di che 
i Veronesi venuti in soccorso de' Vicentini 
fecero gran danno e paura ai Padovani y 
siccome lia detto nell' anno anteeeden^te * 



An- 

' Ar^tiquit' Italie^ Dtssevt. 49. 

* Rolandin. H:stor. /. l. e. S. 

^ GQ^fUf in Histtr. T.8c R«u Itaf. 



Anno MCXCIX. 29? 

Anno di Cristo mcxcix, Indizione 11» 
d* Innocenzo III , papa 2. 
Vacante l'impero. 

XJenchè molti odiassero in Sicilia, Puglia^ 
e Calabria il picciolo re Federigo II j, prole 
di chi avea spogliato quel regno di tante 
vite e di tanti tesori : pure s^ erano essi 
quetati al riflettere che loro tornava me- 
glio l'avere un re pròprio, e massimamen- 
te dappoiché pareva ch'egli non potesse as- 
pirare alla Germania , del cui dominio di- 
sputavano allora Filippo ed Ottone , Ciò non 
ostante sopravvennero a quel regno altri non 
pensati guai , che V afflissero molto , e per 
lungo tempo * . Marquardo cacciato dalla 
marca d' Ancona si ridusse in Puglia ; né 
sì tosto ebbe intesa la morte dell' impera- 
drice Costanza _, che raunato un esercito di 
Tedeschi e d"" altri suoi aderenti e scape- 
strati , sfoderò la sua pretensione di voler 
assumere il baliato^ cioè la tutela del fan- 
ciullo Federigo , a lui lasciata dall' impc- 
radore Arrigo VI nell'ultimo suo testa- 
mento . Era costui anche animato e spro- 
nato con occulta intelligenza dal re Filippo 
zio paterno di Federigo . Passò dunque , 
dopo aver prese alcune castella , ad asse- 
diare la città di s. Germano sul principio 
di quest' anno , e impadronitosene V abban- 

dQ- 

.' Innocentius III, l, i. e^iit. 557. (ST s^^. 



298 Annali d'Italia 

clonò al sacco de' suoi, per animarli a mag- 
giori imprese. La guarnigione de' soldati 
con buona parte de' cittadini ebbe la for- 
tuna di potersi ritirare a Monte Casino ^ . 
Fu per otto dì assediato quel sacro luogo 
dal medesimo Marquardo , e forse giugnea 
costui a compiere le sue sacrileghe voglie , 
se la mano di Dio Mon rompeva i suoi di-? 
segni. Era nel dì 15 di gennajo, festa di s. 
Mauro abbate, sereno il cielo. Sorse all' 
improvviso un fiero temporale , misto di 
vento, gragnuola e pioggia , che rovesciò 
tutte le tende degli assedianti , i quali for- 
zati a cercare scampo colla fuga , lascia- 
rono indietro tutto l'equipaggio, e inse- 
guiti perderono anche molta gente . Papa 
Innocenzo IH, attentissimo a questi affari, 
siccome quegli che era risoluto di difen- 
dere il re Federigo alla sua cura commes- 
so, mise anch' egli insieme un buon eserci- 
to, per distornarne i progressi di Marquar- 
do che mostrò di pentirsi , e tanto seppe 
fare, che indusse il papa ad assolverlo dal- 
le censure, né stette poi molto a tradirlo. 
O prima, o dopo questa simulata concordia 
fec& costui varie scorrerie per la Puglia ; 
mise a sacco la città d' Isernia , prese^ o 
tentò d' occupar varie altre terre ; e si ri- 
dusse infine a Salerno città affezionata al 
suo partito. Aveva egli con precedente trat^ 

ta- 

' Johannes de Ceccano phron. Fossa nova . Kichardus fle 
j' Gsrmano , 



Anno MCXCIX. 299 

tato indotti i Pisani a fornirlo di una buo- 
na flotta di legni , e questi appunto li tro-*^ 
vò preparati in Salerno, quanrunque papa 
Innocenzo con iscrivere a Pisa più lettere 
si fosse studiato di divertire quel popolo 
dall' ajutar questo perfido . Imbarcatosi dun- 
que esso Marquardo su quest'armata, fece 
vela alla volta della Sicilia^ dove era desi- 
derato e aspettato dai Saraceni, abitanti tut- 
tavia con libertà di coscienza e di rito in 
quell'isola,, per timore che il papa si ser- 
visse di questa favorevol congiuntura per 
jscacciarli fuori del regno. L'avca ben pre- 
veduta questa lor ribellione Innocenzo, e ne 
avea scritto anche ad essi per tenerli in do- 
vere : ma a nulla servi . Che 1' andata di 
Marquardo in Sicilia succedesse nel novem- 
bre di quest' anno , lo raccolgo da una let- 
tera d'esso pontefice^ , scritta a tutti i con- 
ti e baroni di Sicilia Vili kalendas decem- 
hris, E però non sussiste ciò che scrive Odo- 
rico Rinaldi* con dire che riuscì in questo 
2nno a Marquardo di occupar Palermo col 
palazzo regale , mediante una composizione 
seguita col conte Gentile di Palear^, lascia* 
to ivi custode del re Federigo da Gualtieri 
grancancelliere del regno. Vero è^ che ciò 
n legge nella Cronica di Riccardo da s. 
Gerpiano ; ma ciò è detto fuor di sitOj e 
forse questa è una giunta fatta da qualche 

igno- 

' Innocentìus 111. /.a. epist.izi. 

? Raynaldus in Annal. Ecfi, ad bunc annum* 



'^^l^B 



goo Annali d* Italia 

ignorante alla sua Cronica. Tale fors' arxhe 
è il leggersi quivi poco innanzi che Diopol- 
do conte , cioè la man destra di Marquardo, 
a GulUelino Caserte comite captus est , & 
quamdiiL vixitj eiim tcnuit vinculatum ,• 
Sed eo mortilo j Giùlielmus fillus ejus ^ ac^ 
cepta filla ejus in uxorem _, Ubertim dimi^ 
sit illum . Bisognerà ben dire che quel con- 
te di Caserta mancasse presto di vita^ per-' 
che noi troviam da lì a poco lo stesso Dio« 
poldo in armi . Ciò che veramente succe- 
dette in Sicilia, lo diremo all' anno se-« 
guente . 

Più non ci eàsendo chi tenesse in briglia: 
le emule città di Lombardia, ed ita per ter- 
ra la dianzi forte lega de' Lombardi , ripi- 
gliarono esse più che prima 1' armi V una 
contro dell' altra . Fra i Parmigiani e i Pia- 
centini gran discordia era insorta a cagione 
di Borgo s. Donnino. Apparteneva quella 
nobil terra ^ non so ben dire, se alla citta 
di Parma, oppure ai marchesi Palavicini 
( oggidì Pallavicini ) in questi tempi . Arri- 
go VI augusto ultimamente V aveva impe-» 
gnata ai Piacentini per duemila lire impe- 
riali. Guerra ne venne per questo. Abbia- 
mo dà Sicardo vescovo di Cremona ^ allor 
vivente , che nel presente anno , e fu di 
ixiaggio, con grande sforzo di gente si por- 
tarono essi Piacentini all'assedio del borgo 

sud- 



* Sicard. in Chìonic T. FIL Reu hai. 



Anno MCXCIX. 301 

suddetto. Negli Annali piacentini ^ e bre- 
sciani * ciò è riferito all'* anno precedente. 
Ma è più sicuro 1' attenersi a Sicardo, eoa 
cui va d' accordo la Cronica di Parma ^ . 
In ajuto de' Piacentini accorsero i Milanesi, 
Bresciani, Comaschi, Vercellini, Astigiani, 
^Novaresi ed Alessandrini . Ebbero i Parmi- 
giani dalla lor parte le forze de' Cremone- 
si, Reggiani e Modenesi. 11 Malvezzi nella 
Cronica di Brescia scrive * che anche i Pa- 
vesi e i Bergamaschi inviarono gente in fa- 
vore di Parma. Per alquanti giorni duraro- 
no le offese de' collegati contra di Borgo s. 
Donnino; ma indarno, perchè stava alla di- 
fesa di quella terra un buon corpo di ani- 
mosi combattenti: il che indusse i Piacenti- 
ni e i collegati a battere la ritirata. Allora 
i Parmigiani in armi coi lor confederati die- 
dero alla coda dell'armata nimica, elafe- 
cero camminar di buon trotto sino ai con- 
fini di Piacenza. Quivi i Piacentini e i Mi- 
lanesi , voltata faccia , s' affrontarono con 
chi gì' incalzava . Duro fu il combattimen- 
to_, da cui si sbrigarono con gran perdita 
i primi; e maggiore ancora sarebbe stato 
il danno _, se non giugnevano a tempo i 
Bresciani in loro ajuto. Circa dugento ca- 
valieri piacentini rimasero prigioni, e fu-» 
rono condotti nelle carceri di Parma. Scri-^ 

vo- 

' Annales Piacentini T. 16. Rer. Ital. 

^ Chron. Brixianum T. 14. Rer. Ital. 

^ Chron. Parme ns. T- 9. Rer. Ital. 

*♦ Malvecius Chron. Brixiat^, T. 14. Rer. ItaU 



302 Annali i^Mtaiia 

vono ancora gli antichi storici che i. Pia- 
centini uniti ai Milanesi andarono coireste 
a Castel nuovo di bocca d' Adda, e vi 
ebbero cattivo mercato . Se questo sia un 
fato diverso dall' altro, noi so dire.. Negli 
Annali di Piacenza è riferito sotto un dif- 
ferente anno. Credo ben falso che di quel 
castello s' impadronissero , come lasciò scrit- 
to Galvano Fiamma ^. Sicardo e i suddet- 
ti Annali di Piacenza dicono il contrario . 
Abbiamo inoltre dal medesimo Sicardo 
che in quest' anno Veronenses Mantuanos 
discumftcerunt j ex eis innumeram multi'' 
tudlnem captivantes . 11 che vien confer- 
mato da Parisio da Cereta , il quale notò 
il luogo del conflitto, cioè in capite pontis 
molendinorum d(i Mantua ^ , oggidì Ponte 
Molino. E questi aggiugne che neiranno 
presente andarono gli stessi Veronesi a fab- 
bricare il castello d'OstJglia sul Po. Né 
si dee tralasciare che papa Innocenzo III 
avvertito della rabbiosa gara che passava 
fra i Piacentini" e i Parmigiani a cagion di 
Borgo s. Donnino^ scrisse lettere all'* abba- 
te di Lucedio, V kalendas mail ^ ^ incari- 
candolo di unirsi colTarcivescovo di Milano 
e coi vescovi di Vercelli, Bergamo, Lodi, ce. 
per indurre a concordia questi popoli con 
adoperar le scomuniche contra de^ renitenti. 

Da 



* Galvaneus Fiamma in Manip. Fior. e. 135. 

* Parisius de Cereta Chron. f^eron. T. 8. Rer, Ital. 

* Innocentius III. /. 1. epist. ì^ 



Anno MCXCJX. 303 

Da fsssà lettela 'apparisce che i rfeedesimi 
popoli universdm Lombardlam commoverunt 
ad arma ^ & alteri cum universis fautori- 
bus sulsy alteris & omnibus eorum compii' 
cihus generale prcelium indlxerunt . Secon* 
docbè scrive Ottone da s. Biagio ^^ passa- 
rono in qu^t' anno dall'* Italia in Germa- 
nia , venendo da Terra santa _, Corrado ar- 
civescovo di Magonza, e Bonifazio mar^ 
chese di Monferrato, con commessione avu- 
ta dal papa di trovar ripiego allo sconvol- 
gimento della Germania per reiezione e 
guerra dei due re Filippo ed Ottone . Riu- 
scirono inutili i lor negoziati , perchè Ot- 
tone troppo abborriva il depor le insegne 
regali. 

Anno di Cristo mcc , Indizione iir. 
d* Innocenzo III^ papa 3. 
Vacante l'impero. 

Uopo aver prese varie terre e città in Si- 
cilia , Marquardo coli' esercito suo si portò 
all'assedio di Palermo , dove trovò difen- 
sori ben anim.ati alla difesa . Intanto papa 
Innocenzo III avca spedito Jacopo suo cu- 
gino per maresciallo , e il cardinale di s. Lo- 
renzo in Lucina con dugento cavalli verso 
la Sicilia . Di un sì smilzo ajuto parla il 
testo della vita di papa Innocenzo *, qui 

for. 

* Otto rie X. Biasio in Chron. 

* yfta InnocÉntii III. n' ì?. P. L T. 3. Rer. Ital- 



^04 Annali d'Italta 
forse difettoso . Che altre forze inviasg»- 
colà il papa , si può argomentate da quan- 
to avvenne dipoi . Lo stesso Innocenzo scri- 
vendo al re Federigo/ in una lettera rap- 
portata in essa vita, dice d'aver inviato 
Jacopo suo cugino j, cum exercitu nostro 
ij^ favore di lui. Riccardo da s. Germano 
anch' egli narra che il papa spedì in ajuto 
del pupillo Federigo re di Sicilia ii sud- 
detto Jacopo , cum militari exercitu ^ . Du- 
gento cavalli non formano un esercito. Ar- 
rivò felicemente questa armata a Messina, 
e quivi inteso il tentati^ di Marquardo 
sopra Palermo, dopo avflp^ fatta massa di 
quanti soldati erano in favore di Federi- 
go , si mise in marcia alla volta dell'asse- 
diata città. Giunta che fu colà , non si di- 
menticò l'astuto Marquardo di far pruova^, 
se poteva addormentarli con far proposi- 
zioni di pace ; e si fu suU' orlo di con- 
chiuderla. Ma osservato che il papa onni- 
namente vietava il venire ad accordo al- 
cuno con chi s' era già fatto sì palesemen- 
te conoscere mancator di parola .• fu pre- 
sa la risoluzione di deciderla colle spa- 
de . Nella pianura adunque posta fra Pa- 
lermo e Monreale sì venne nel mese di 
luglio ad una sanguinosa battaglia, in cui 
interamente restò disfatto 1' esercito di 
Marquardo colla strage di moltissimi dei 
suoi, e colla perdita dell' equipaggio^ in 

cui 

^ Ricbavius de s. Germano in Chron. 




A if N o MCC. 305 

cui fu ritrovato il testamento dell' impera- 
dorè Arrigo VL Uscito ancora di città il 
conte Gentile colla guarnigione _, diede ad- 
dosso a cinquecento Pisani, che con una 
gran moltitudine- di Saraceni custodivano 
varj siti in quelle montagne^ e ne fece un 
£ero macello. Per questa vittoria poi pa- 
pa Innocenzo, riconosceiidola specialmente 
da Jacopo suo cugino: e maresciallo, che 
mercè della sua buona condotta e valore 
corrispose in quel dì all' cspettazione di 
esso papa, proccurò che in ricompensa gli 
fosse conceduta dal re Federigo e dal suo 
consiglio la contea d' Andria . Questa vit- 
toria avrebbe dovuto tirarsi dietro dei con- 
€iderabili vantaggi per la quiete delia Si- 
'Cilia. Pure ad altro non servii che a li- 
berar per allora Palermo dagli artigli di 
Marquardo » Mancando ì danari per paga- 
re l'esercito, fu questi obbligato a ripas- 
sare il mare: il che servì a far tornare 
in auge l'abbattuto Marquardo che si ria^ 
vigori di forze , e colle minacce e coi raa-* 
neggi tornò a cercar di mettere il piede 
nella corte di~Palermo ^ . E gli venne fat- 
to . Gualtieri vescovo di Troja , allora 
gran cancelliere del regno, uomo di sfre- 
nata ambizione , essendo morto 1' arcive- 
scovo di Palermo^ ebbe maniera di farsi 
eleggere suo successore , ma senza poter 
ottenerne Y approvazione del papa , il qùa- 
ToM. XVI. V le 

' f'ita InHoctnt. III. «.33. 



^ò6 Annali d'Italia 

te ben conosceva di che tempra fosse qur* 
sto arnese. Costui non solamente alzò so* 
pra gli affari Gentile conte di Monopello 
suo fratello^ ma si diede anche a trattar 
di concordia con Marquardo^, tanto che lo 
introdusse in corte , con dividersi poi amen- 
due fra loro il governo del regno . Som4 
mamente dispiacque* al pontefice Innocenza 
questa cabala j, siccome quella che esclude- 
va lui dal ballato del regno ^ e dalla tute- 
la di Federigo ; e allora fu che si sparse- 
ro delle gravi diiSdenze e ciarle . Mostra- 
va Roma di credere più che mai , che Mar- 
quardo aspirasse al regno colla depressio- 
ne del picciolo Federigo. E all'incontro il 
gran cancelliere andava spacciando che pa- 
pa Innocenzo macchinava delle novità pre- 
giudiziali al regno, coli' aver fatto venire 
Gua/£ ieri conce di Brenna 5 di cui favellere- 
mo fra poco, per farne un re nuovo ad 
esclusione di Federigo . Cosi con tutto il pa- 
drocinio di papa Innocenzo, il quale sopra 
ciò scrisse lettere risentite, dettate nulladi- 
meno da gran prudenza , peggioravano gli 
affari della Sicilia • 

S'è nominato poco fa Gualtieri conte òì 
Brenna.- quello stesso ^ /Jì è che avea spo- 
sata la p!Ì nogenita d< 1 re Tancredi, ^uggi- 
ta • dalie carceri di Germania in Francia 
COll^ regina Sibilla -^oa madre. Povero ca- 
valiere egli era, ma valoroso e di rara no- 
biltà, pai ente ancora dei re di Francia e 
d' Inghilterra • Volle egli far valere le pve- 

ten- 



Anno MCC. 307 

della moglie , e venuto a Roma 
colla suocera e colla moglie trovò buon ac- 
cesso presso di papa Innocenzo, a cui non 
dispiacque d* avere un personaggio tale di- 
pendente da se , non solamente per oppor- 
le, allora agli ufiziali tedeschi, che mal- 
mettevano il regno di Sicilia e di Puglia , 
ma forse anche per farlo salire più alto , 
caso che fosse accaduta la morte del fan- 
ciullo Federigo» Si adoperò dunque egli 
con vigore^ acciocché adesso conte di Bren- 
na e a sua moglie fosse conceduta la con- 
tea di Lecce col principato di Taranto: 
al che s'era obbligato Arrigo VI impera- 
dore , allorché la regina Sibllia a lui si 
arrendè sotto questa condizione ; con aver 
nondimeno ricavata promessa dallo stesso 
conte di non pretendere di più, e di far 
guerra ai nemici del picciolo re Federigo^, 
Tornò il conte in Francia per cc^ndurrc in 
suo ajuto qualche squadra di combattenti in 
Italia. Ed eccolo comparir di nuovo a Ro* 
ma con pochi sì, ma scelti uomini d'armi. 
Con questi intrepidamente entrò in Puglia, 
e tuttoché tanti fossero gli avvcrsarj , che 
si credeva doverne restare ingojato , pure 
venuto a battaglia col conte Diopoldo pres- 
so a Capoa , gli diede una rotta con istu- 
pore de' Capoani , che saltarono fuori a spo- 
gliare il campo . Ajutò poscia il conte di 
Celano ad acquistar la contea di Molise; e 

V 2 quin- 

" rita Innoctm. IH. ». 31, PI. T. 3, Rer. Jtnh 



3o8 Annali d'Italia 
quindi passato in Puglia , s' impadronì del 
castello di Lecce , e poscia d' alcune città 
del principato di Taranto, cioè diMatera, 
Otranto^ Brindisi, Melfi ^ Barolo, Monte- 
piloso e d'altri luoghi, e si mise a far 
guerra a quei di Monopoli e di Taranto, 
che non si volevano sottomettere al di lui 
dominio. Non furono minori in questi tem- 
ici gli sconcerti in Lombardia, divorandosi 
Tuna coir altra quelle sfrenate città. Nar- 
ra Sicardo ^ che i Milanesi e i Bresciani 
impresero Tassedio di Soncino, appartenen- 
te ai Cremonesi , e con poco onore se ne 
partirono. Essendosi poi affrontati essi Mi- 
lanesi coi Pavesi a Rosate , rimasero sconr^ 
fitti . Vennero anche alle mani i Cremonesi ' 
coi Piacentini a s. Andrea vicino a Busseto, 
e li sbaragliarono . Secondo gli Annali di 
Piacenza ^, restarono prigionieri più di se- 
cento sessanta Piacentini col loro podestà 
Guido da Mandelio milanese. Seguì ancora 
un'altra battaglia al castello di s. Lorenzo 
fra i Piacentini dall'una parte, e i Cremo- 
nesi e Parmigiani dall'altra, colla peggio 
de' primi. Per lo contrario fu conchiusa pa- 
ce in quest'anno fra i Cremonesi e i Man- 
tovani, dopo essere per alcuni anni durata 
la discordia e guerra fra loro. Trovavansi 
assaissimi Mantovani prigioni in Cremona : 
per questo motivo giovò il venire ad un ac-; 

cor- 

" Sicard. in Chfon. T. VII. Rer. Ital. 
* ninnai. FJaCintini T, lé. Jigf' Ital- 




Anno MCC. 305 

c^rdb . Finquì s* era mantenuta la buona 
armonia del popolo di Brescia; ma si scon- 
certò neiranno presente, perchè la plebe si 
sollevò contro la nobiltà: disgrazia clae ver- 
so questi tempi cominciò a propagarsi per 
altre città . Jacopo Malvezzi ^ attribuisce 
la cagione della domestica rottura dei Bre- 
sciani all'aver alcuni voluto unirsi coi Mi- 
lanesi ai danni de' Bergamaschi ,* al che altri 
s' opposero . II fine della dissensione fu , che 
toccò ai nobili l'uscir di città ^ e questi ri- 
corsi ai Crfm.ònesi^ coir ajuto loro si die- 
dero a far guerra alla fazion popolare do- 
minante , alla quale fu posto il nome di bru- 
zella. D'altri vantaggi riportati dai Cre» 
rnonesi sopra i Bresciani parla la Crooichet* 
la cremonese^* Cercavano anche iHoraani 
dì dilatare il loro distretto ; e però con 
tutte le loro forze e bandiere spiegate an- 
darono in quest' anno addosso a Viterbo , 
€ talménte strinsero e combatterono quella 
città , che fu astretta a sottomettersi alla lor 
signoria, ossia a quella del papa. All'anno 
presente scrive Galvano dalla Fiamma 3 che 
nel dì 4 dì settembre i Milanesi col carroc* 
ciò entrarono nella Loraellina de' Pavesi^ e 
vi presero Mortara con venticinque altre 
castella. Girolamo Rossi ^ , e il Sigonio - 

V 3 ri- 

' Malvecitts Chron. Brixtan. T. 14. Rtr. ItaL 

* Ckrorì, Cremonense T- 7- R'f' ^t^^- 

* Galvan. Fiamma in Maniput. Fior- e ajj» 

* Rubeus Hitt. Ravenn. i- 6. 

5 Sfson, de Regno Ual. /. »J.^ 



3^o A^fNAtI d'Itaiia 

riferiscono che Salinguerra figliuolo di To- 
rello^ capo della fazion ghibellina in Ferra- 
ra , air improvviso ostilmente assalì coU* 
esercito ferrarese la terra d' Argenta, e do- 
po averla presa^ la mise a sacco. Accorsa 
una mano diKavegnani per dar soccorso a 
quella guarnigione , restarono prigioni ; e 
condotti nelle carceri di Ferrara^ quivi mi- 
seramente finirono i lor giorni. Per questa 
disgrazia e per timore di peggio,, furono 
obbligati i Ravegnani a fare una pace svan- 
taggiosa coi Ferraresi, i capitoli della qua-» 
le si leggono da me dati alla luce ^ , Tolta 
parimente fu ad esso popolo di Ravenna la 
città di Cervia da quei di Forlì. 

Anno di Cristo mcci , Indizione iv, 
d' Innocenzo III^ papa 4. 
Vacante T impero, 

-rVrrivò in questi tempi al sommo T ambi- 
zione e prepotenza di Gualtieri vescovadi 
Troja eletto arcivescovo di Palermo^, e gran 
cancelliere del regno di Sicilia *. Oltre all' 
aver tirato in corte il perfido Marquardo ^ 
cominciò a farla da re , dando e levando 
le contee a sua voglia ^ creando nuovi ufi- 
ziali , vendendo, o impegnandole dogane, 
e r altre rendite regali, e soprattutto spar- 
lando di papa Innocenzo 111 a cagione del 

co»- 

* Antiquit. Itslie> Dessert. 49. 

* yitM InnoeenullJ. n>i%. 6* stq. 




A N NO MCCI. 311 

conte di Brenna da lui oltremodo odiata • 
Tanto ancora operò, che il legato aposto- 
lico si levò di Sicilia . Non potè più lun- 
gamente il pontefice sofFerir questi eccessi , 
ridondanti in dispregio della sacra sua per- 
sona j, e del baliato a lui commesso nel re- 
gno di Sicilia . Adunque lo scomunicò e 
privò d'amendue le chiese, e fece ordinar 
altri vescovi in suo luogo. Di più non oc- 
corse , perchè scoppiando 1' odio d' ognuno 
eontra di costui^ egli restasse abbandona- 
to da tutti • laonde si vide in necessità 
di fuggirsene dalla corte . Venuto poi in 
Puglia, ed unitosi col conte Diopoldo, at- 
tese da lì innanzi a far quanto di male 
poteva al sommo pontefice . E quantunque 
trattasse dipoi di riconciliarsi con Pietro 
-vescovo di Porto , legato del papa in Pu- 
glia, pure ostinato in non voler promette- 
re di non opporsi al conte di Brenna , me- 
glio amò di persistere nella sua contuma- 
cia , che di ottenere il perdono offerto- 
gli . Intanto Marquardo divenne onnipoten- 
te in Sicilia . Avea in suo potere il re Fe^ 
derigo col palazzo , e già pendeva da' suoi 
voleri tutta la Sicilia, a riserva di Mes- 
sina , e di qualche altro luogo . Opinione 
corse che costui avrebbe usurpata la coro- 
na, se non T avesse ritenuto il timore del 
conte di Brenna , a cui dopo la morte di 
Federigo perveniva quel regno. Ma non 
andò mollo che colei , la quale scompiglia 
tanti disegni de' mortali, pose fine anche 

V 4 *i 



m 



512 Annali d'Italia 
ai suoi . Era egli tormentato da asprissi-- 
mi dolori di pietra, ed arendo voluto far- 
si tagliare ( giacché ancora in que' tempi 
erano in uso i tagliatori di pietra ), così 
sinistramente andò l'operazione , che nell! 
atto stesso egli spirò l'anima, Fecesi allo- 
ra avanti Guglielmo Capparonc, di nascita 
anch' egli tedesco ; ed occupato il palazzo 
reals colla persona del re Federigo , sotto 
il titolo di capitan generale del regno si 
arrogò tale autorità , che superò quella 
dello stesso Marquardo. Riccardo da s. Ger- 
mano ^ rapporta all'anno seguente la mor- 
te d' esso Marquardo-, e forse convien dif- 
ferirla sino a quel tempo. Vivente ancora 
costui , il conte di Brenna riportò un' al- 
tra vittoria in Puglia . Quivi egli trovava- 
si presso al famoso luogo di Canne , e con 
poche squadre di combattenti , quando com- 
parve a fronte di lui il conte Diopoldo con 
un esercito superiore di lunga mano al 
suOé Al vedersi così alle strette, e tanto 
più perchè il legato apostolico provvide 
alla sua sicurezza con una pronta ritirata, 
testò, pieno d'affanno- Tuttavia rivolgendo 
le sue speranze a Dio, invocato ad ''alta 
voce il nome di s. Prospero, procedette al- 
la battaglia che fu ben dura . Ma infine 
i pochi rimasero superiori ai molti. Fece 
il conte alcuni riguardi-voli prigioni ; e 
dopo questi felici avvenimenti papa Inno- 

cen- 

5 Rifharduf de /. Qcrwam in Chronic^ 



Anno MCCL ^ 31 j 
cenzo III pensava a spedirlo in Sicilia, col- 
la speranza eh' egli avesse da liberare quel 
regno ^ e la corte da chi V opprimeva . In 
quest'anno ancora i Cremonesi^ riportaro- 
no un'insigne vittoria. Per sostenere il par- 
tito de* nobili cacciati da Brescia^ uscirono 
armati in canipo contro la plebe bresciana; 
€ seguì un fiero conflitto fra loro nelle vi- 
cinanze di Calcinato , in cui restò sconfitto 
l'esercito de' Bresciani . Il loro carroccio 
preso trionfalmente fu condotto a Cremona. 
Jacopo Malvezzi racconta *• che intervetyie- 
xo a questo fatto d'armi i Bergamaschi e i 
Mantovani in favor di Cremona; che i Ve^ 
ronesi chiamati in ajuto del popolo di Bre- 
scia erano in viaggio colle lor forze , ma 
non giunsero a tempo. Aggiugne che la bat- 
taglia si diede nel di 9 d' agosto , e vi fu 
grande strage dall'una e dall'altra parte ; 
ma tace la perdita del campo e del carroc- 
cio , asserita dal vescovo Sicardo allora vi- 
vente. Servirono poi questi malanni a pro- 
durre un bene; perciocché interpostisi _gli 
ambasciatori spediti da B'-^logna , nel mese 
di novembre fu ristabilita la pace fra i Cre- 
monesi^ Bergamaschi^ C )maschi , e Brescia- 
ni, per cui tornò in Brescia la nobiltà 
dianzi bandita; ma con serbare in suo 
cuore un odio implacabile verso la plebe. 
Anche nell'anno presente con gagliardo 

eser- 

* Stcard. in Chron. Chfon. Cremonens. T.7' Rer, Itaf^ 



314 Annali d'Italia 

esercito entrarono i Milanesi in Lomellin* 
de' Pavesi, e vi diedero il guasto. Assedia- 
rono poscia l^ importante castello di Vige- 
vano, tentato già due altre volte indarno, 
e nel dì 4 di giugno se ne impadronirono 
con farvi prigioni mille e dugento Pavesi . 
11 nome di Vigevano è scorretto nel testo 
di Sicardo e d"* altri autori . Se crediamo a 
Galvano Fiamma , ipso anno de mense au- 
gusti Paplenses in manibus Philippi ar^ 
chlepiscopi juraverunt perpetuo obedire man" 
datis civitatis Mediolanl ^ . Se egli vuol 
dire che seguì pace fra loro, si può crede- 
re ; ma non già che i Pavesi per allora si 
riducessero a giurare ubbidienza e suggezio- 
ne alla città di Milano . Prima nondimeno 
della perdita di Vigevano ebbero un'altra 
scossa i Pavesi raccontata nella Cronica pia- 
centina *. Cioè presso al castello di Nigri- 
no si azzuffò 1' esercito loro con quello dei 
Piacentini e Milanesi , e restò rotto con la- 
sciar prigionieri de' vincitori quattro cava- 
lieri e trecento trentadue fanti . Disfecero 
poscia i Piacentini la torre , di sant' An- 
drea,, e ridussero in ottimo stato le fosse 
della loro città . A cagion dell' acque del 
fiume Secchia che corre fra i Modenesi e 
i Reggiani^ a parte delle quali volevano 
essere i Reggiani , quando i Modonesi pre- 
tendeano d'averne una piena padronanza, 

era- 

* Galvan. Flamm. in Manipul. Florurn . 

* 4nnales Piacentini T. X^I. Rer^ hai. 



Anno MCCI. 315 

*rano state negli anni addietro varie liti 
i rumori fra questi due popoli . NelT anno 
oresente si diede mano all'armi daddove- 
ro . Venuti i Reggiani coli' essercito loro 
fin verso Formigìne di qua da Secchia , 
attaccarono battaglia co' Modenesi , e il mi- 
sero in rotta * , inseguendo i fuggitivi si- 
no al prato della tenzone, creduto da me 
quello, in cui secondo i costumi dello cit- 
tà d'Italia d'allora s'esercitavano nelP^r- 
mi specialmente i giovani ne' giorni di fe- 
sta. Vi restarono prigionieri più di cento 
cavalieri col podestà di Modena, che era 
allora Alberto da Lendenara, nobile vero- 
nese. In queste guerre de' Lombardi è da 
notare, che d'ordinario non si perdeva la 
memoria dell' umanità. Si dava quartiere 
a tutti , mettendo i popoli la loro gloria 
non già nell' uccidere , ma nel prendere il 
più che poleano de' loro nemici. Neil' an- 
no presente conculcati i Faentini dal po- 
polo di Forlì, implorarono l'ajuto de' Bo- 
lognesi , i quali con possente esercito , e 
col carroccio andarono a campo a Forlì. 
Scrive il Sigonio * ^ che diedero una rotta 
ai Forlivesi. Di ciò non parlano le storie 
bolognesi da me date alla luce. Né si dee 
tacere che quantunque gli affari del re Ot- 
tone IV fossero in poco buona positura in 

Ger- 

' Memoriale Potest. Regiens. T. 8. Rer. Ual. Annui. Vetcf^ 
ÌAutin. T. XI. Rer. Ital. Chron. Bononiens. T.18. Rer. Ital* 
* SfgQn^ de Rcsno Jtat, 1. 15. 



giS Annali d'Italia 
Germania , e superióri senza paragone fos- 
sero le forze del re Filippo: pure papa In- 
nocenzo nell'anno presente ', con ispedire 
a Colonia Guido cardinale vescovo di Pale- 
strina , solennemente confermò V elezione 
di esso re Ottone , e fulminò le scomuni- 
che contra del re Filippo : il che fu occa- 
sione a molti di sparlare d' esso pontefice . 
Le di lui ragioni e giustificazioni si leg- 
gono negli Annali ecclesiastici del Rinal- 
di * . Fece sul fine di questo anno lega il 
comune di Modena con quello di Manto- 
va , siccotne costa dallo strumento da me 
dato alla luce K 

Anno di Cristo mccii, Indizione Vo 
d' Innocenzo 111, papa 5. 
Vacante T impero. 

Jr urono in quest' anno rivolti gli occhj di 
tutti gl'Italiani alla riguardevol crociata^ 
che s^ incamminava verso Oriente per libe* 
rar la Terra santa . Erano già tre anni , 
che in Francia e in Fiandra , e in altrf' 
paesi oltramontani si predicava questo ri- 
guardevol impiego della pietà cristiana' per 
que' sacri luoghi, e non poco calore diede- 
a tale impresa lo zelo di papa Innacenza „ 
Capo dell' esercito de' crociati era stato 

scel- 

' Godefrid. Manachus in Chron. 

* Raynaldus in /ìnnalib. EccleS' ai ffunc annum- 

* Aritiquiu Itàl, Ùissfrtat.^9- 



Anno MCCIL 317 

scelto il conte di Sciampagna^ ma venuto 
questi a morte, fu proposto il bastone del 
comando ad Eude duca di Borgogna, e a 
Tebaldo conte dì Bar , che se ne scusarono» 
Grande era anche di là da' monti il credito 
di Bonifacio marchese di Monferrato^ fra^ 
tello di quel valoroso marchese Corrado, 
che vedemmo principe di Tiro, e procla- 
mato in fine re di Gerusalemme ^. Con- 
corsero quc'princìpi nel desiderio d' averlo 
per generale, ed avendo spedito messi in 
Italia a questo fine, il trovarono prontissimo 
ad assumere cosi nobil peso* Andò egli in 
Francia , prese la croce, e concertò con quei 
principi la maniera dell'esecuzione. Sei 
deputati vennero in Italia , e trovato più 
comodo il dar principio al viaggio per 
Venezia, colà s'inviarono alcuni deputati 
per trattarne con Arrigo Dandolo , insigne 
doge di quella repubblica . Infine fu ri- 
soluto che i Veneziani somministrerebbo- 
no una flotta di tanti legni , che fosse ca- 
pace di condurre quattromila e cinquecen- 
to uomini a cavallo, novemila scudieri, e 
ventimila fanti con viveri per nove mesi : 
il tutto col pagamento di ottantacinque- 
mila marche d' argento . Par credibile che 
in più volte, e non in una sola, «i avesse 
? far lo trasporto per mare di tanta gen- 
te 



' i^tM Innocente IIL P.L T. 3. Rer. Itsl' j(ìhevicus Mona, 
^hus . Sicardus in Chron. T. 7. Rer» ItaJ. Bernard. Thesaur» 
J.7' Rcr. Ita/, 



jiS Annali d* Italia 

te e cavalli. Ne fu scritto al pontefice In^ 
nocenzo ^_, che lodò bensì questo pio mo- 
vimento de' cristiani , ina rispose che l'ap- 
proverebbe con Un patto ed obbligazione, 
cioè che non fosse loro permesso di nuo- 
cere ai cristiani , se non in caso che voles- 
sero frastornare il loro passaggio. Non piac- 
que ai Veneziani questa condizione , per- 
chè già andavano meditando di valersi in 
lor prò di questa spedizione. Comparvero 
dunque nell'anno presente a Venezia in 
folla principi^ vescovi, e nobili di Fran- 
cia, di Fiandra, di Borgogna , e d' altre 
contrade, e a migliaja i crociati tutti vo- 
gliosi di far prodezze in Oriente per la 
fede. Molti Italiani vi concorsero, e fra 
gli altri Sicardo -vescovo di Cremona , il 
quale per conseguente nella sua Storia, da 
me data alla luce, può parlar di quegli 
avvenimenti con fondamento. Ma con tut- 
te le pratiche fatte dal pontefice Innocen- 
zo per pacificar insiefile i Genovesi e i 
Pisani , affinchè poi secondassero colle lor 
forze r impresa meditata di Terra santa ^ 
nulla si potè ottener da loro, prevalendo 
più in lor cuore l'odio particolare, che il 
bene universale della cristianità. Fra que- 
sti apparati della guerra sacra venne a 
frammischiarsi un altro affare di tal rilievo, 
che in breve lo vedremo d'accessorio di- 
venir principale. Ad Isacco An^do impe- 
ra- 

• f^ita Innocent. TU' ji- 8j. 



Anno MCCIL, 319 
.jdor d€' Greci aveva Alessio suo fratello 
Tcvato neir anno 1195 gli occhj e il tro- 
no , e tenuto tìnquì in istrettà prigione 
Alessio suo nipote, figliuolo del suddetto ^ < 
Ebbe questo giovane principe la fortuna 
di salvarsi; e vi^nuto a Roma si presentò 
a' piedi di papa Innocenzo Ili , implorando 
giustizia contro il tiranno suo zio. Se ne 
andò poscia in Germania a trovar la 
regina Irene moglie del re Filippo^ sorel- 
la sua . Filippo veggendo già disposto il 
passaggio de' crociati in Levante , caldamen- 
te raccomandò a Bonifazio marchese di 
Monferrato la persona e gF interessi di que- 
sto suo cognato* 

Avevano intanto i Veneziani allestita la 
gran flotta promessa pel trasporto del pre- 
parate^ esercito ; ma a muoverla s'incontra- 
rono varie difficoltà , la maggior delle qua- 
li era, che mancava molto a compiere il 
pagamento accordato dai principi crociati. 
Il ripiego che si trovò, fu di obbligarsi i 
Franzesi e i Fiaminghi di dar mano ai 
Veneziani per ricuperare la città di Zara , 
loro occupata negli anni addietro dal re 
d'Ungheria. Fece dunque Violai nel dì 8 di 
ottobre de Venezia V armata navale , in 
cui s' imbarcò lo stesso doge Dandolo ben- 
ché vecchio, e benché quasi cieco ^ ed ar- 

ri- 

^illharduinus . Siccardtis in Cbron. Dandul. in Chvonic, 
Niceta in Chron- Abbas VnPergens. in Ckron. f^ifa Innocsn' 
tii III, * 



J20 Annaii d'Italia 
rivo nel dì io di novembre a Zara . Cer- 
carono quegli abitanti di rendersi , ma per 
mala intelligenza fu presa quella città, e 
messa a sacco, condividersi le ricche spo- 
glie d'essa fra i conquistatori. Ne furono 
poi atterrate tutte le mura e fortificazioni , 
per levare ai cittadini la comodità di ri- 
bellarsi in a:vvenire* La troppo avanzata 
stagione consigliò 1"* armata a passare il 
verna in quelle parti . Sommamente dispiac- 
que al pontefice Innocenzo questa prima 
impresa de' crociati, perche-sfatta contri 
di Arrigo re d'Ungheria, il quale aveva 
anch'esso con Andrea suo fratello presa 
la croce ^ e perchè eseguita contro la prc-? 
cedente proibizione del medesimo papa > al 
cui giudizio s'erano rimessi gli Zaralini. 
Ne scrisse perciò delle gravi doglianze all' 
esercito de' crocesignati ^ , trattandoli cpnie 
scomunicati, e loro comandando la restituzio- 
ne di quella città. Ma Bonifi^zio .marchese 
di Monferrato giudicò meglio di non lasciar 
correre la lettera pontificia,, per timore che 
£Ì sciogliesse in fumo tutta la spedizione. 
Essendo morto in quest' anno , oppure nel 
precedente, Marquardo arbitro della Sicilia, 
ed avendo prese le redini del governo Gu- 
glielmo Capperone, siccome dicemmo ^ ad 
onta del papa ; si formò contra di lui una 
fazione degli aderenti dello stesso Marquar- 
do . Non lasciò Gualtieri gran caBCclliere ;, 

già 

* Jnnocentius III. /. 5. E^ist. \6i. 



Anno MCCIL 321 

già vescovo diTroja, di pescare in questo 
torbido . Maneggiossi egli colla corte di 
Roma , e prestato giuramento di ubbidire 
ai comandamenti del pontefice^ impetrò 1^ 
assoluzione della scomunica . Dopo di che 
passò in Sicilia, ed unissi cogli avversa- 
re del Capperone j mostrandosi tutto attac- 
cato alla santa sede, quantunque non po- 
tesse più riavere le mitre perdute . Lo stre- 
pito della crociata fu cagione , che in que- 
st* anno si osservasse tregua dal più delle 
città. Contuttociò i Modenesi non potendo 
digerire la vergogna della battaglia perduta 
nel precedente anno coi Eeggiani^ nel pre- 
sente chiamati in ajuto i Ferraresi e Vero- 
nesi coi lor carrocci (il che portava seco il 
maggior nerbo della gente di quelle città )^ 
passarono ostilmente all'assedio di Rubiera 
di là dal fiume Secchia ; e coi mangani co- 
minciarono a tormentar quella terra , e da- 
re il guasto al paese, senza che potessero 
i Reggiani col soccorso de' Bolognesi im- 
pedir questi danni. Secondo le Croniche di 
Bologna ^ Rubiera fu presa . Dell' assedio 
bensì, ma non dell'acquisto^ parlano gli 
Annali di Modena *, E quei di Reggio 3 
scrivono che non fecero danno alcuno a quel 
castello . Certo è che s' interposero Lupo 
marchese, podestà allora di Parma^ e Gua- 
ToM. XVL X ri- 



* Chron. Sortoniens. T. i8. Rer. Ital. 

' Annales ^eteres Mutinens. 

3 Memori al. Fotestat' Regiens. T,S. Rer. Ital. 



Jf 2r Annali d^taiia 
rizone ed Aimerico , amendue podestà d» 
Gremona, per condurre a pace questi popo- 
li sì animati Tun centra dell' altro. La pa- 
ce fu conchiusa nella ghiara di Secchia nel 
dì 6 d' agosto , e giurata da Manfredi Pico 
podestà di Modena , e da Gherardo figliuo- 
lo di Rolandino bolognese podestà di Reg* 
gio. Fu divisa l'acqua di Secchia, e rila- 
sciati i prigioni . Lo strumento si vede da 
me dato alla luce ^. Abbiamo anche dalla 
Cronica piacentina *che in quest'anno i Cre- 
monesi e i Parmigiani andarono alT assedio 
di Fiorenzuola , nobil terra de' Piacentini , 
senza sapersene V esito. 

Anno di Cristo mcciii, Indizione vr. 
d' Innocenzo IIIj, papa 6. 
Vacante l'impero. 

strepitose furono le imprese fatte dai La- 
tini in quest' anno , non già in servigio di 
Terra santa, come richiedeva l'impegno da 
lor preso , ma in favore del giovane Ales- 
sio figliuolo del deposto imperadore Isacco 
Angelo 5 . Passò a Zara il predetto princi- 
pe Alessio , dove fu con onore accolto dal 
Dandolo doge di Venezia , e dal marchese 
di Monferrato; e loro fatte varie promesse , 
qualora 1' ajutassero a ricuperare il perduto 

im- 

* Antiquit. ItaliC' Dtssert, 49. H 

* Chron. Placent. T. 1.6. Rer. Ttal S 
^ Sicard. in Chronic. T. TIL Rer. Jtal. nilharduinus . 'Go- 

defridus Monach. Djindul, in Chfon. T,XIL Rer. hai- 



1 



Anno MCCIII. 323 

impero, s'imbarcò, e con parte della flot- 
ta, essendo T altra incamminata innanzi, 
dirizzò le prore verso l'Epiro. La città dì 
Durazzo il ricevette come suo principe . 
Sbarcarorìo in Corfù 3 e quf'gl* isolani pro- 
misero di suggeltarsi a lui , dappoiché aves- 
se conquistata la città di Costantinopoli . 
Tale appunto in fine fu il disegno di quei 
principi per favorire quel fuggiasco princi- 
pe, mossi dalle raccomandazioni del re Fi- 
lippo di Germania, e dalla parentela del re 
di Francia contratta coi greci augusti, mer- 
cè delle nozze di Agnese figliuola di Lodo- 
vico re con Alessio Comneno ; ma più per 
isperanza di ricavar danari e viveri, senza 
i quali non vedeano la maniera di arrivare 
in Soria , o in Egitto , secondo il primo lo- 
ro concerto. Vero e che il papa Innocenzo^ 
informato delle mire d' essi , proibì loro 
per varie ragioni d'invadere gli Stati del 
greco augusto; ma essi, figurandosi forse, 
ch'egli così scrivesse per politica, e che 
internamente avrebbe caro il lor pensiero^ 
seguitarono il lor viaggio fino a Costantino- 
poli . Ciò che ivi operassero , s' io volessi 
prendere a raccontarlo, mi dilungherei trop- 
po dair assunto mio. In brevi parole dirò, 
che fatta la chiamata ad Alessio Angelo, oc- 
cupatore del trono imperiale, né volendo 
egli cedere , ruppero i Latini la catena del 
porto : con che liberamente in quel porto 
entrarono tutte le lor navi. Per terra e per 
mare impiegarono sette giorni per espugnar 

X 2 la 



\ 



g?4 Annali d'Itaita 
la città. Nell'ottavo uscì Alessio fuori coti 
trentamila cavalli e infiniti pedoni, dispof 
sto a dar battaglia ai Latini ; ma veduta la 
lt>r fermezza fece vista di differire al dì 
seguente il fatto d'armi; ma venuta la notte 
segretamente presa la fuga , si ritirò ad 
Andrinopoli . Rinforzò allora l'esercito la- 
tino gli assalti, ed entrò per forza in Co- 
stantinopoli, con molta strage de* Greci , e 
saccheggio decloro averi. Cavato dalle car- 
ceri il cieco Isacco Angelo , fu riposto sul 
trono, e proclamato imperadorc anche Ales- 
sio suo figliuolo, per cui la festa era fatta ^ 
nel mese di luglio solennemente ricevette 
la corona nel gran tempio di s. Sofia. Marciò 
poscia coir esercito contra del fuggito Ales- 
sio suo zio ad Andrinopoli , lo sconfisse e 
l'obbligò a cercarsi un più lontano ricove- 
ro . Non so io se prima, o dopo quest'ul- 
tima azione, succedesse ciò che son per di- 
re. Ossia che i Greci per l'antico odio, o 
per le fresche perdite , non sapendo soffe* 
rire i Latini, ne andassero di quando in 
quando uccidendo , come scrive Sicardo , op- 
pure come altri ha scritto, perchè una ma- 
no di Fiaminghi e Pisani volle dare il sac- 
co alle case e alle moschee de' Saraceni 
abitanti in Costantinopoli : diedesi principio 
un dì ad una fiera mischia fra i Latini e 
i Greci. Attaccato il fuoco ad alcune case, 
perchè soffiava forte il vento, si dilatò am- 
piamente per la città , e fece un orrido 
S^cempio d' innumerabili chiese, palagi^ 



Anno MGCìil. 325 

e case . Gran bottino riportarono ancora £ 
Latini da questo fiero accidente. 11 resto io 
accennerò all' anno seguente . 

Sembra che nel presente anno per qual- 
che disgusto ricevuto dai Romani non mai 
quieti^ -papa Innocenzo uscisse di Roma, e 
si ritirasse a Ferentino, nonls maji, scri- 
ve Giovanni daCeccano^ indlgnatione Ro^ 
manorum dominus papa -venlt Ferenti- 
num. ^ . Lettere sue quivi scritte si leggo- 
no . Andò ad Anagni^ dove coUo da una 
grave infennità;, diede motivo alla voce y 
ch'egli fosse morto * . Fu questo un colpo 
mortale a Gua/rieri conte di Brenna , perchè 
su tali dicerie alcune città se gli ribella- 
rono, e fra T altre Matera, Brindisi^ ed 
Otranto. Anche Baroli si sottrasse all'ub- 
bidienza di Jacopo cugino del papa , il qua- 
le ricuperò poi le città d' Andria e di Mi- 
nerbio . Inviò papa Innocenzo in Sicilia per 
suo legato Gherardo cardinale di s. Adria- 
no suo nipote , con isperanza di dar pace 
a quegli affari, dappoiché Gualtieri graa 
cancelliere, e il Capperone^ benché nemi- 
ci, si mostravano dispostissimi a voler quel 
solo che piacesse ad esso papa . Non cor- 
risposero gli effetti alle parole . Il car- 
dinale dopo essere stato alquanti giorni in 
Palermo, si ritirò a Messina, per quivi 
aspettar le risoluzioni del pontefice zio • 

X 3 Pro- 

' Johannes de Ce ecano Chron. Fosse nov£ . 
* yita Innocenfii Uh A /. T- ì- Rer. Itah 



^iQ Annali d'Italia 

Prosperarono in quest'anno gli affari del 
re Ottone in Germania ^, con singoiar pia- 
cere del papa che il proteggeva . Ma in Bre- 
scia si riaccese la pazza discordia ** Do- 
po avere per qualche tempo i nobili cova- 
to il lor odio contro la plebe , e medita- 
ta vendetta per gli affronti e danni patiti 
in addietro: la eseguirono nelgennajo delT 
anno presente , dimenticando i giuramenti 
della precedente pace. Tutti dunque in 
armi assalirono il basso popolo, che fece 
quella resistenza che potè . Ne uccisero 
molti , e più ne costrinsero a cercar colla 
fuga r esilio . Racconta il Sigonio ^ sotto, 
quest'anno un gran movimento de' Bolo- 
gnesi , incitati dair ambizione , figliuola 
della potenza e grassezza , per islargare il 
lor territorio, con danno dei Modenesi ; ma 
senza poter trarre alla loro lega i Cremo- 
nesi e Parmigiani collegati di Modena. Anzi 
per evitare questa guerra spedirono i Par- 
migiani a Bologna Matteo da Corregio lor 
podestà, e i Cremonesi i lor ambasciatori , 
per pregare e consigliare il popolo di Bo- 
logna^ che si degnasse di rimettere in lo- 
ro la cognizion di tali differenze. Rispose 
Guglielmo podestà di Bologna _, di non vo- 
lere compromettersi né in loro , né in 
persone religiose. Il male è vecchio . Chi 

ha 



* Gcdefridus Monachus in Chron. 

* Mal veci US Chron. Brixinn. T. 14. Ker. Itah 

* Sig§nius de Regno Ita/, i. X5. 



Anno MCCIV. 327 

ha più forza , dee anche aver più ragione . 
Lcggcsi quest'atto nelle mie Antichità ita- 
liane * . 

Anno di Cristo mcciv, Indizione tu. 
d' Innocenzo III , papa 7. 
Vacante l'impero. 

ijiran mutazione di cose succedette in Co- 
stantinopoli neir anno presente. Non sapea- 
no i Greci mirar di buon occhio il nuovo' 
loro imperadore ^Zessio *, perchè s' era ser- 
vito [de' Latini a salire sul soglio con tanto 
loro obbrobrio e danno . Insorse ancora lite 
fra esso Alessio e i Latini a cagion delle 
paghe promesse ai medesimi , il compimen- 
to delle quali s' andava troppo differendo , 
Perciò la nobiltà greca elesse imperadore 
un certo Costantino ^ e il popolo ne elesse 
un altro, cioè Ale s fio soprannominato Mur- 
zulfo; né solamente l'elesse, ma il fece 
anche coronare augusto . Questo crudele 
mise tosto le mani addosso al giovane Ales- 
sio augusto ; e cacciatolo in prigione , o 
col veleno, o in altra guisa il levò dal mon- 
do. Poco stette a tenergli dietro Isacco 
Angelo suo padre vinto dal dolore, oppu- 
re ajutato da altri ad uscire di quei guai. 
Questi avvenimenti funesti quei furono che 
fecero prendere allora , se pur non vi pen- 

X 4 ^ sa- 

' jintiq. Italie. Dt'ssert. 49- 

* Pipintcì in Chron- Bononietis, T. IX. Rer. TtaU Sicard. 
in Chrort' Godefridut Mon/t(hus in Chron. 



228 Annali d'ItaIia 

èavano prima , -una risoluzione air armati 
latina d'impadronirsi di Costantinopoli ^ è 
di piantarvi il loro dominio . Il conlinua- 
tore di CafFaro ^ vorrebbe farci credere 
che finto fu il disegno di que'^ principi cri- 
stiani di passare in Terra santa • e il ve- 
ro essere stato fin sul principo quello di 
sottomettere al loro comando 1' imperio 
de' Greci . Assalirono dunque con battaglia 
di terra e di mare quella regal città. Mur- 
'zulfo dopo qualche difesa , corrsiderando 
la bravura altrui, e il pericolo proprio, 
si ritirò in salvo fuori della città , laonde 
in fine i cittadini capitolarono la resa nel 
mese di marzo j, la quale non si sa inten- 
dere perchè fosse seguitata dal sacco di 
quell'augusta città, per cui tutti i soldati 
arricchirono, e da altri eccessi e disordi- 
ni, di cui è capace in tali congiunture la 
sfrenata licenza della gente di guerra . Que-* 
tati i rumori , fu proposto nel consiglio 
di que' vittoriósi principi di eleggere un 
imperador latino^ e il più degno fu credu* 
to Baldovino conte di Fiandra. Poscia se- 
cando i patti fu fatta la drvision dell'im- 
perio. Ai Veneziani toccò la quarta parte ^^ 
consistente in varie provincie , isole e cit- 
tà, specificate tutte ne' documenti aggiun- 
ti alla Cronica di Andrea Dandolo *, é 
inoltre la facoltà di eleggere il patriarca 

* Caffari ^nnaU Genutns. T.6. Rer. Ita!. 
^ JDandul, in Chron. T, XII. Reu Itsl. 



Anno MCCIV. 329 

latino di Costantinopoli . Questo otlore toc- 
cò per qucJla volta a Tommaso Morosi- 
no . A Bonifazio marchese di Monferrato 
in sua parte fu confermato il regno di 
Tessalònica, ossia di Salonichi ^ coli' isola 
di Candia. Agli altri signori furono con- 
cedute in feudo altre provincie e terre. 
Prima di questi sì strepitosi avvenimenti 
il pontefice Innocenzo III ^ o prevedendo, 
o sapendo cosa andassero macchinando i 
principi crociati , avea con varie lettere p 
minacce cercato di rimuoverli dal danneg- 
giare l'imperio greco, perchè di cristiani , 
Mostrossi anche in collera per tale conqui-.^ 
sta j m.i da saggio se la lasciò passare ben 
tosto , perchè sotto di lui era accaduto 
un si gran cambiamento di cose, vantaggio- 
so non poco alla santa Sede^ e alla Chis- 
sà latina^ con cui, voltare, o non volere, 
n©n tardarono ad accordarsi i Greci, dac- 
ché Dio avea cotanto umiliata la loro su- 
perbia. 

In quest'anno Gualtieri conte di Brenna 
collegato con Jacf>po conte di Tricarico, e 
con Ruggieri conte di Chieti , prese Terra- 
cina . Assediato poi dal conte Diopoldo , e 
dai Salernitani , e ferito da una saetta restò 
privo d'un occhio; ma al soccorso di lui si 
affiettar(ìno i due conti suddetti , e il libe- 
rarono, Tuttociò abbiamo da Riccardo da 
s. Germano ^, il quale aggiugne che il 

so- 

' Riihardus de s, Gtrm^rio in Chron. 



330 Annali d* Italia 
soprascritto Diopoldo fu ignominiosamente 
coi suoi cacciato di Salerno . Profittando i 
Pisani delle discordie che bollivano in Sici- 
lia , trovarono maniera d' impossessarsi della 
città di Siracusa, con obbligare a ritirarsi 
molti di que' cittadini 5 e fin lo stesso ve- 
scovo e i di lui fratelli ^ . Ciò udito dai 
Genovesi , tra per V odio antico contra dei 
Pisani^ e perchè da. Arrigo VI augusto era 
stata loro assegnata in dominio quella città , 
vennero in parere di levarla ai Pisani . Uni- 
tesi dunque varie loro navi ed armatori 
neir isola di Candia, si portarono a Mal- 
ta ^ e tirarono con esso loro in lega Arri^ 
go conte di quell'isola, valoroso signore, 
che in persona con varie galee e colla sua 
gente accorse alla meditata impresa . Nel 
di 6 d'agosto arrivarono sotto Siracusa , 
€ cominciarono le offese contra dei difen- 
sori ^ e dopo sette giorni a forza d' armi 
v'entrarono, con tagliar a pezzi assaissimi 
Pisani^ e rimettere in casa il vescovo coi 
suoi fratelli. Ritennero per se quella città, 
e vi lasciarono un governatore^ chela reg- 
gesse a nome della repubblica di Genova^ 
se pur non gliela diedero in feudp . Ma in 
Genova una fiera tempesta di mare affon- 
dò varie loro navi mercantili, con grandis- 
simo danno di merci e denari. Vi fu anche 
una sedizione d'alcuni cittadini contra del 
podestà^ che colla mediazione di persone re- 
li- 

5 ^affari AnnaU Genuens. l- 4* 



. Anno MQCIV. 531 

IBiose e d* altri savj si sopì ben presto, 
Hiche in Piacenza la divisione entrò fra 
"iPl ecclesiastici e i laici di quella città ' , 
2 toccò ni primi , siccome inferiori di for- 
ze, col loro vescovo Grimerio di abbando* 
;^are la città; e tuttoché papa Innocenzo 
fulminasse le censure contro gli autori di 
tali eccessi ^ per tre anni e mezzo stettero 
quegli ecclesiastici esclusi dalla città. Era 
stato in addietro lo studio delle città li- 
bere quello di sottomettere al loro impe- 
rio i castellani e nobili , che godeano feu- 
di indipendenti dalle città, con ampliare 
il loro distretto per quanto poterono. Si ri- 
volsero poi contra de' vescovi , abbati,, ed 
altri ecclesiastici^ parendo loro che pos- 
sedessero troppe giurisdizioni e beni in 
pregiudizio del comune ; e senza ri- 
spettare i sacri canoni , gli andarono spo- 
gliando di molte terre e di varj diritti , e 
mettendo talvolta anche delle taglie sopra 
i loro stabili. Ciò che fece Piacenza, si 
truova in altri anni praticato da altre cit- 
tà; perciocché l'esempio è un efficace mae- 
stro del mal fare. La nuova della presa di 
Costantinopoli sparsa per Italia^ cagione fu 
che circa mille Cremonesi^ presero il viaggio 
verso colà, sulla speranza d'arricchire anche 
essi alle spese de' Greci . Erano già vicini i 
bolognesi e i Modenesi a romperla ^ ; e bi-^ 

S0- 

* Chroft. Placent. T. 16. Rer. Ita/. 

* Chron- Cremonense T. 7. Rer. Ital, 

« Annales f^àtsres Mutinens, T, il, Rer» It^l» 



332^ ANNALI D* Italia 

sogna ben credere che il popolo di Moddiià 
si sentisse debole di polso; imperocché sul 
principio di gennajo giunse a compromettere 
le differenze che vertivano cogli avversar], 
nello stesso podestà di Bologna», ch'era Uberto 
Visconte. Ciò che doveva aspettarsene av- 
venne. Nel dì 9 di maggio proferì egli il 
laudo, che stendea i confini del bolognese 
sino alla Muzza con patente ingiustizia . Se 
ne lagnarono forte i Modenesi ; ma per non 
potere di più^ chinarono la testa, e soffe- 
rirono i colpi della contraria fortuna. Noi 
vedremo ritrattato lo stesso laudo da Fe- 
derigo II augusto all'anno 122G , Cerca- 
rono poi essi di rifarsi contrai de^ capita- 
ni e castellani del Frignano, viventi in li- 
bertà in quelle montagne , che dai Liguri 
Friniati presero il nome : il che diede mo- 
tivo ai Parmigiani di accorrere col loro 
carroccio alla difesa di que' popoli . Crema 
in quest' anno ^ restò tutta consumata dal 
fuoco. Non s'era per anche ammogliato ^z- 
zo VI marchese d'Este. L' anno iu questo , 
in cui egli solennizzò le sue nozze con 
Alisia, figliuola di Rinaldo principe d' An- 
tiochia , che portò nella famiglia estense il 
nome di Rinaldo, una ricca dote , e un no- 
bilissimo parentado . Imperciocché una so- 
rella fu maritata * in Mannello Comneno 
imperadore de Greci , e un^ altra per nome 
Agnese divenne moglie di Bela re d'Unghe- 
ria . 

" Gaìvaneus Fiamma in Maiiip. Flofé 

* Albericui Monnchus Trt'um Fùnt- in Cìr-on. 



Anno MCCV. 333 

ia. Di questo matrimonio^ siccome ancora 
'altri atti spettanti ad esso marchese , ha 
parlato nelle Antichità estensi ^ . 



fe 



Anno di Cristo mccv , Indizione vrir. 
d' Innocenzo III, papa 8. 
Vacante V impero , 



èrminò in quest anno Gualtieri conte di 
brenna la carriera del suo vivere - . Passa- 
va il suo valore in temerità . Essendo con* 
ligliato da chi gli volea bene , di aver più 
guardia a se stesso , diede una risposta da 
guascone con dire presuntuosamente , che 
i Tedeschi armati non osere.bbono di assa- 
lire Francesi disarmati. Non andò molto, 
che ne fece la pruova . Aveva gli messo 
l'' assedio al. castello di Sarno, entro cui 
rinserrò il conte Diopoldo, e se ne stava 
con poca guardia. Accortosene Diopoldo, 
una mattina per tempo co' suoi in armi 
andò a fargli una visita, ma non da ami- 
co ; e trovato lui co' suoi , che nudi agita- 
mente dormivano fra le morbide piume , 
ne fece un macello . II conte ferito da più 
saette e lancie , condotto prigione ne\ ca- 
stello , da lì a pochi giorni spirò V anima , 
lasciando gravida la moglie sua , chiamata 
da Rocco Pirro Alteria , o Albiria figliuo- 
la 

* Antichità Estensi P. L e 39. 

* Rfcbarduj de s. Gaman» in Chrgn. Vita Innocenti i IJI- 
f- l- r. 3. Rer. Uai, 



534 Annali d'Italia 
la del già reTancredi^ la quale dopo aver 
partorito un figliuolo, in cui fu ricreato 
il nome del padre, passò alle seconde noz- 
ze con Jacopo conte di Tricarico . Giovan-' 
ni conte di Brenna suo fratello fu dipoi 
creato re di Gerusalemme . Sbrigatosi Dio- 
poldo da questo bravo avversario^ e tor- 
natosene vittorioso a Salerno, dove teneva 
in suo potere la torre maggiore, prese 
molti Salernitani , e come traditori li pu- 
nì a suo talento . Infausto riuscì V anno 
presente anche ai Latini signoreggianti in 
Costantinopoli ^ . Portatosi V imperadore 
Baldovino all'assedio di Andrinopoli, fu 
quivi preso vivo dai Bulgari , e poi bar- 
baramente ucciso . In luogo suo fu alzato 
al trono Arrigo suo fratello . Per attestato 
del continuatore di CafTari * Bonifazio 
marchese di Monferrato ^ ere di Tessaglia ^ 
ossia di Salonichi ^ si portò all' assedio 
di Napoli di Malvasia e di Corinto , do- 
ve tuttavia signoreggiava quelT Alessio , 
che tirannicamente aveva usurpata la coro- 
na del greco imperio . Il fece prigione col- 
la moglie e col figliuolo, e li mandò .in 
una nave di Porto Venere sino a Ge- 
nova . Di ciò avvisato Guglielmo marchese 
suo figliuolo, corse immantinente a Geno- 
va, e presi questi illustri prigionieri , seco 
li condusse in Monferrato . Confessa nulla- 
di- 

■ Sicard. in Chron, T. 7. Rer. ItaU .Nicetas , 6* alii . 
* C affavi Ann al, Genuens. T. 6. Rer- Ital. 



Anno MCCV. 335 

dimeno Sicardo vescovo di Cremona j che 
in quest'anno il suddetto marchese Bonifa- 
zio a Grcecis & Blacliis , ( Bulgari erano 
costoro ) multa passus est ; e che la for- 
tuna neir anno presente favorevole fu ai 
Greci, contraria ai Latini. In quest^ anno 
ancora conoscendo il suddetto marchese di 
non poter tenere l'Isola diCandia^ ne fe- 
ce vendita ai Veneziani per mille marche 
d'argento, e tanti poderi, che rendessero 
diecimila perperi di entrata ogni anno. Lo 
strumento si legge presso Benvenuto da s. 
Giorgio ^ ♦ Si rodevano intanto i Pisani 
per cagion di Siracusa tolta loro da' Geno- 
vesi , e per ansietà di ricuperarla, fecero 
in quest* anno un grande armamento^ ed 
ebbero soccorso dal conte Rinieri e da al- 
tri Toscani. Con queste forze andarono a 
mettere l'assedio a Siracusa^ e la strinse- 
ro per tre mesi e mezzo . Mossesi allora 
Arrigo conte di Malta con quattro galee 
ben armate, e venuto a Messina, vi trovò 
alcune navi de* Genovesi ^ ed altre ne uni 
per soccorrere quella città . Dichiarato ge- 
nerale di quella flotta , da Messina passò 
alla volta di Siracusa . Gli vennero incon- 
ro i Pisani con dodici galee ed altri legni 
ed attaccarono battaglia , ma con loro dan- 
no^ perchè a riserva di cinque galee di 
Lombardi , che presero la fuga , V altre 
vennero in potere de' Genovesi . Uscito 

an- 

* Benvenui, de j. Giorgia St. del Monferrato 



55^ Annali d'Italia 
anche di Siracusa Alemanno conte eli quel- 
la città, diede addosso ai Pisani ch%;rano 
in terra , e li mise in rotta^ con prendere 
le bandiere^ tende, e bagaglio del campo 
loro. Succedette questo fatto nel lunedì 
avanti alla natività del Signore . 

Molte altre prodezze e prese di ricche 
navi mercantili veneziane fatte da esso Ar- 
rigo conte di Malta , e T ajato da lui pre- 
stato al conte di Tripoli^ si leggono negli 
Annali genovesi. In questi tempi la pirate- 
ria , ossia il fare il corsaro , era un me- 
stiere che non dispiaceva neppure a molti 
cristiani ; e questo conte non era V ultimo 
a praticarlo. AU^ udire i Genovesi, erano 
corsari i Pisani _, e lo stesso nome veniva 
dato da altri ai Genovesi . Riuscì in que- 
Bt'anno al popolo di Modena ^ di ridurre 
con amichevol trattato i capitani , cioè i 
nobili padroni di terre e castella nel Fri- 
gnano , a sottomettersi alla loro comunità, 
con divenir cittadini di Modena , promet- 
tere di abitar in essa città qualche mese 
dell'anno, e di militare secondo le occor- 
renze in ajuto del comune. Così il distret- 
to di Modena ripigliò gli antichi suoi con- 
fini , e così andavano anche facendo le altre 
città libere d'Italia. Abbiamo da Gerardo 
Maurisio che in quest' anno venlt studium 
scholarium in civitate Vicentice^ & duravit 

US- 

' Annaler l^enres Muttnens. T. XT, R«r. Itah 



Anno MCCV. 337 

iisque ad -potestariam domini drudi ^ , cioè 
sino all'anno 1209. Antonio Godio* anche 
egli attesta^ che neiranno presente, studium 
generale fuit in civitate Vicentice^ do- 
Sicresque in contraia sanBi Viti ìnanebant. 
I primi ad istituire lo studio delle leggi 
nel secolo undecimo , o duodecimo , furono 
i Bolognesi, e in quella sola città durò 
per molti anni questo ornamento^ con es- 
sersi a poco a poco aggiunti anche i letto- 
ri di lettere umane^ di filosofia e medici- 
na. Mirando poi gli altri popoli quanto ono- 
re e vantaggio venisse a Bologna dal gran 
concorso degli scolari, s' invogliarono di no- 
bilitar le loro città con somigliante studio • 
Ciò specialmente fecero anche i Modenesi 
e i Padovani : del quale argomento ho io 
trattato altrove ^ . Era in questi tempi ca- 
po della fazion ghibellina in Ferrara 5^aZi7i- 
guerra figliuolo di Torello. Capo della guel- 
fa tanto in quella città, che per tutta la 
Marca di Verona , era Azzo VI^ marchese di 
Este. Frasi contrarj genj ed impegni trop- 
po era difficile che lungamente durasse la 
concordia . Infatti secondo la Cronica di Bo- 
logna 4 , neir anno presente il marchese Az- 
zo , non gli piacendo che Salinguerra aves- 
se fortificata la Frotta , castello ne' confi- 
ni de' suoi Stati , gliel prese e lo dirupò : 
Tom. XVI. Y il 



■ Maurisiiti Hist. T. 8. Rer. Ital. 

* Godsus in Chron. T.S. Rer. Ital. 

* Anxiquit. Ital. Dissertat. 44. 

4 Chron. Bononiense T. 17. Rer. Ital. 



$^Ò Annali d' Italia 

il che fu principio delle tante dissensioni 
che seguirono poscia fra loro. La Cronica 
estense Sparla di questo fatto all'anno 1189 ; 
ma fuor di sito a mio credere, perchè so- 
lamente neir anno seguente fra questi due 
emuli s'accese la guerra. Essendo mancato 
di vita in Costantinopoli T insigne doge di 
Venezia Arrigo Dandolo nel di primo di 
giugno , portatane la funesta nuova a Ve- 
nezia^ si venne nel dì 5 d'agosto all'ele- 
zione d'un nuovo doge, e questa cadde nel- 
la persona di Pietro Ziano^ conte d'Arbe> 
figliuolo del già doge Sebastiano . 

Anno di Cristo mccvi, Indizione ix. 
d"* Innocenzo HI , papa 9. 
Vacante l' impero» 

J-^opo tanta opposizione fatta £n qui da 
Diopoldo conte tedesco a papa Innocenzo 
Iti in Puglia j costui finalmente cercò di 
rimettersi in grazia d' esso" pontefice ^^ con 
promettergli una totale ubbidienza e som- 
messione , e specialmente per gli affari del 
governo del regno di Sicilia. Fu dunque chia- 
mato a Roma, ed ottenuta che ebbe l'asso- 
luzione dt:lle scomuniche, con licenza del 
sommo pontefice se ^ne tornò a Salerno , 
Sperava Innocenzo col braccio di questo 
ministro di ristabilir la pace , e insieme la 



sua 



* Chron. Estense T. ij. Rer. Jtal- 

* DanHtil. in Cbron. T. la. Retr Itai. 

* Ritbafdus de s> Germano > 



Anno MCCVI. 359 

sua autoiità nella corte reale di Palermo- 
Passo infatti Diopoldo , secondo T Anonimo 
casinense^, in quest'anno, oppure come ha 
Riccardo da s Germano, nell' anno seguen- 
te in Sicilia ; e tanto si adoperò con Gu- 
glielmo Capperone , che V indusse a conse- 
gnare il giovinetto re Federigo nelle mani 
del cardinale legato. Ma Diopoldo si trovò 
ben presto tradito. Fu sparsa voce eh"* egli 
con sì belle apparenze era dietro ad impos- 
sessarsi del re, e ad atterrare lo stesso Cap- 
perone e Gualtieri gran cancelliere , che coz- 
zavano da gran tempo fra loro. Fondata, o 
immaginata che si fosse dai malevoli una 
tal diceria: la verità è che avendo Diopol- 
do preparato un convito per solennizzare 
la pace fatta, contra di lui fu svegliata una 
sedizione , in cui preso egli andò a far del- 
le meditazioni in prigione . Ma non vi si 
fermò molto, perchè ebbe chi Tajutò a fug- 
gire ; e foftunat^iente uscito di Palermo 
si ricoverò di nuovo a Salerno . Allora il 
grancancelliere giunse ad aver in suo potere 
il re Federigo. Circa questi tempi JBoni/a2to 
marchese di Monferrato fu coronato re di 
Tessalia , ed abbiamo dal continuatore di 
CafFaro * che in Genova furono armate quat- 
tro galee, per concHirre a Costantinopoli 
una figliuola d* esso marchese , destinata in 
moglie ad Arrigo di Fiandra nuovo impe- 

Y 2 ra-/ 

* Anonymus Casiuens. in Chvonic 

* Caffari Anna!, Genuens. /. 4 T. 6- Rer. Ital- 



540 Annah b' Italia 

rador latino in quelle parti . Proseguiva con 
calore V astio e la guerra fra i due com- 
petitori nel regno germanico, cioè tra Fi- 
lippo di Spevia e Ottone estense-guelfo ^. 
Ebbe una rotta in quest'anno il re Ottone: 
il che indusse il popolo di Colonia ad ac- 
comodarsi col re Filippo. Trovossi allora 
Ottone a mal termine, e portatosi a Brun- 
svich , dopo aver dato buon sesto a' suoi 
affari^ passò in Inghilterra a chiedere soc- 
corso al re Giovanni suo zio , e vi fu ri- 
cevuto con grande onore sì dal re , come 
da tutti i baroni . Dopo esservisi trattenu- 
to per qualche tempo , se ne tornò in Ger- 
mania, portando seco un gagliardo rinforzo 
di danaro. Verso questi tempi i nobili^ che 
soli governavano Brescia *, vennero fra loro 
alle mani^ e si sparse molto sangue.- il che 
fu cagione che fu richiamata in città quel- 
la plebe, che n' era stata cacciata. Ma poca 
durata in quella sconvolta città ebbe la pa- 
ce . Sorse Alberto conte ai Casalalto, che 
aspirava al comando sopra gli altri, e si 
venne all' armi . Co' suoi aderenti fu forza- 
to a fuggirsene dalla città , e continuò dipoi 
la guerra civile. Essendo mancato di vita 
in quest'anno Filippo arcivescovo di Milano , 
in luogo suo' venne eletto Uberto da Piro- 
vano , il quale j, secondo le pruove addot- 
te 



' Godefrir'. Mcnachus in Chroìiic. Alhericus Monaebus in 
Chronie. 

* Malvecius in Chron. Bvixian. T. 14. Rer. Itat. 



Anno MCCVI. 54I 

te dal signor Sassi ^ , fu insieme cardinale 
della santa romana Chiesa . Terminò ancora 
i suoi giorni Alberto arcivescovo di Raven- 
na^ ed ebbe per successore Egidio vescovo 
di Modena *. Entrò in quest'anno la discor- 
dia anche nella città di Verona . Bonifazio 
conte figliuolo di Sauro conte di s. Bonifa- 
zio , che era chiamato conte di Verona , non 
già perchè la governasse allora^ ma perchè 
era discendente dagli antichi conti y o vo- 
gliam dire governatori perpetui di quella 
città, siccome del partito de'Guelfi, ebbe 
controversie 3 coi Monticoli;, ossia Montec- 
chi potenti cittadini di Verona , di partito 
contrario. Nel dì iZ|. di maggio venute alle 
mani queste due fazioni , seguì un fiero con- 
flitto,, e soccombendo i Monticoli , si sot- 
trassero colla fuga al pericolo di peggio. 
Furono in questa occasione bruciate le case 
loro, le botteghe de' mercaranti , e le case 
de' nobili dalla Carcere , e di Lendenara . 



y 3 An- 



' Saxius in Not- ad Sigon. de Regno Ital. 
» Annui, reter. Mut/nens. T. XI. Rer. Ital. Ruheus Hist- 
Rcvenn. lib. 6. 

i F/irts, de dreta C'hnn. Vefonenst T, 8. Rer, Ital. 



34^ Annali d'Itaiia 

Anno di Cristo mccvii , Indizione ix, 
d' Innocenzo III^ papa io. 
Vacante V impero . 

r ^ra in grande auge di gloria e di poten- 
za Bonifazio marchese di Monferrato, per- 
chè re di un bel regno , cioè di Salonichi 
e della Tessalia . All'udire* che i Sarace- 
ni aveano assediata Satalia, benché non di 
sua giurisdizione , non potè contenersi il 
suo valore dall' accorrere in ajuto deaeri-* 
stiani. Ma venuto a battaglia con quegli 
infedeli , ferito da una saetta avvelenata , 
diede gloriosamente fine alla sua vita . Re- 
starono di lui due figliuoli maschj , Guglel- 
vio che fu marchese di Monferrato , e De^ 
metrio a cui toccò la corona del regno tes- 
salonico. Soggiornava in Salerno il conte 
Diopoldo * , mal soddisfatto de' suoi emuli 
che governavano la Sicilia^ e probabilmen- 
te anche della corte di Roma . Insorsero 
dissapori fra lui e i Napoletani^ e si ven- 
ne a decidere col ferro la loro contesa . 
Rimasero disfatti i Napoletani^ con gravis- 
sima loro perdita di gente . Fra gli altri 
prigioni vi restò Giffredo da Montefuscolo, 
che era loro generale . Essendo prcvaluta 
in Verona la fazione de' guelfi , per forti- 
ficarla maggiormente si studiarono essi di 

ave- 



' Sicard. in ChYon. T. 7. Rer. Ital. 

* Anonymus Catinens. in Ckron. Richardus de S' Germ. 



Anno MCCVII. 345 

avere per loro podestà in quest' anno Azzo 
FI, marchese d' Este : ufizio ben volentieri 
accettato da lui , perchè V andare per pode* 
sta nelle città libere d' allora si chiamava 
andare in signoria^ cioè andar a fare il 
principe in quelle città ^. Unitosi dunque 
col conte Bonifazio da s, Bonifazio , nobi- 
le e potente signore tanto in Verona , che 
nel suo distretto , cominciò il marchese ad 
esercitar con vigore il suo governo . Ma i 
Montecchi esiliati , a' quali troppo dispia- 
ceva la patita depressione , collegatisi col 
marchese Bonifazio d' Este^ zio d'esso Azzo, 
e alieno da lui per liti civili , e con Ecce- 
lino da Onara padre del .'crudele Eccelino, 
e non già del conte Bonifazio da s. Boni- 
fazio , come per qualche errore de' copisti 
sì legge nella Cronica di Parisio da Cere- 
ta ^j furtivamente introdotti una notte in 
Verona , costrinsero il marchese Azzo ad 
abbandonar la città . Allora fu ch^ anche 
Salinguerra^ capo de' ghibellini in Ferrara, 
scopertosi intrinseco amico di Eccelino, cac- 
ciò da quella città tutti gli aderenti del 
marchese Azzo, e senza lasciar più luogo 
a lui , cominciò a farla da signore di Fer- 
rara. Ma che non andasse impunita l'inso- 
lenza di costoro , lo vedremo ali"* anno se- 
guente . Ritirossi il marchese alla terra 
della Badia, e negli altri suoi Stati ^ dove 

Y 4 at- 

' Roland, l. i. r. 9. Gerard. Maurisius T. 8. Ker. Ital» 
* Paris, de Cereta Chron. Feron. T. 8. Rer. hai. 



344 Annali d' Italia 
attese a far gente . Parla di questo fatto 
anche la Cronica estense ^ , con aggiugnere 
che Salioguerra prese in qnest' anno ài fla« 
vennati la grossa terra d'Argenta^ e con- 
segnatala alle fiamme se ne tornò trionfal- 
mente a Ferrara con assaissimi prigioni . 
Fin Tanno addietro papa Innocenzo Jjl ^ 
che vedea in gran declinazione gli affari 
del re Ottone in Germania, ricevute che 
ebbe lettere di gran sommessione dal re 
Filippo * y siccome personaggio provveduto 
di una buona bussola per sapere con van- 
taggio navigare secondo i venti , cominciò 
a parlar dolce con esso Filippo; e spediti 
in quest' anno in Germania due cardinali 
legati , diede ordine che si trattasse di pa- 
ce. V'ha chi scrive 3 ^ essersi questa con- 
chiusa, con obbligarsi il re Filippo di dare 
una sua figliuola per moglie al re Ottone 
col ducato della Suevia. Altri niegano che 
seguisse accordo alcuno ; e giacché non si 
potè ottener altro, i legati stabilirono una 
tregua d'un anno, e fecero depor l'armi' 
a Filippo. Ciò non ostante '^ papa Innocen- 
zo diede, mano ad un accomodamento pro- 
prio con Filippo , disposto a dargli la co- 
rona dell' imperio , tuttoché avesse già ri- 
conosciuto Ottone per legittimo re de'Ro- 

ma- 

* ChYon. Estense T. 15. Rer. Ttah 

* Arnold. Lubec. l.j.'có. 

^ Abbas VrsfergenS' in Chron. 

* Arnold. Lubec. Chronic, Uh. 7. C. 6. Albert. Sta.^. ad ars- 
num 179 j. 

\ 



Anno MCCVII. 345 
mani . Rasconta Corrado abbate uspergense 
d' avere inteso da persone veridiche^ che 
Filippo si guadagnò l'animo del pontefice, 
colla promessa di concedere in moglie a 
Riccardo fratello d' esso papa ^ già fatto 
conte, una sua figliuola^ e di dargli ia 
dote la Toscana, Spoleti e la Marca d'An- 
cona . Probabilmente queste furono dicerie 
de' fautori del re Ottone, oppure di coloro 
che facilmente fanno gl'interpreti de' gabi- 
netti de' principi . Per altro non dimenticò 
mai questo pontefice in mezzo ai pubblici 
affari i privati della propria casa. Sparsasi 
poi per Italia la nuova del favorevol ascen- 
dente del re Filippo y non perde tempo 
Azzo VI marchese d'Este ad inviar depu- 
tati in Germania^ per ottener la conferma 
delle appellazioni della Marca di Verona , 
cioè di Verona^ Vicenza, Padova, Trivigi, 
Trento , Feltre^, e Belluno , e V investitura 
di cinque ville poste nel territorio di Vi- 
cenza , per se e per la principessa Alisia 
sua moglie. Leggonsi questi due diplomi 
spediti in Argentina XIV kalendas jidii ^ , 
nelle Antichità estensi. Un altro diploma, 
con cui Filippo concede in feudo a Tomma- 
so conte di Savoja nel dì primo di giugno 
alcune castella, mentre stava in Basilea, 
si legge presso il Guichcnon *• 



An- 



' Antichità Estensi P. I. e 39- 

^ Guithinvn HsstQÌr< de la Ma$f> de Savoie T. 3. 



54^ Annali »' Italia 

Anno di Cristo mccviii, Indizióne xi. 
d' Innocenzo III^ papa ii. 
Vacante l'impero. 

VJTià era il tutto disposto per la riconci- 
liazione ed esaltazione del re Filippo; già 
avea egli spedito i suoi ambasciatori a 
papa Innocenzo III per la confermazione 
dei capitoli accordati coi legati apostoli- 
ci : quando un funesto accidente scompigliò 
e rovesciò tutti questi disegni ^ . Soggior- 
nava il re Filippo in Bamberga , raunando 
x^n potente esercito contra del re Ottone^ 
oppur contra dìWaldemaro re di Danimar- 
ca, collegato d'esso Ottone. Trovandosi alla 
sua corte Ottonepalatino conte di Witelspacb_, 
uomo facinoroso, sdegnato con esso Filip- 
po per alcune cagioni , e specialmente per 
non aver potuto impetrare da lui in mo- 
glie Cunigonda di lui figliuola, benché ne 
fossero seguiti gli sponsali , o le promes- 
se : nel giorno in cui s'era Filippo fatto sa- 
lassare ad amendue le braccia, chiese udien- 
za per parlargli. Ammesso nella camera 
del re, sguainato il ferro, con un sol col- 
po vibrato alla testa , lo stese morto a ter- 
ra . Sbrigatosi poi con altri colpi da chi 
voleva arrestarlo, e salito co' suoi ne'pre* 
parati cavalli , felicemente si mise in sal- 
vo . 

* jirnold. Lubecens. 1^7- ^- I4- Otto de s. Biasio. Abbai 
Vrspergens. Gtdeftidus Monachus . 



Anno MCCVIIL 347 

vo . Quest' orrido eccesso , commesso nel 
dì 21 di giugno , oppure nel seguente , si 
tirò dietro la detestazione di tutti, e mas- 
simamente del re Ottone, che nulla ebbe 
che fare nella risoluzion presa da questo 
assassina. Tornò bensì in vantaggio di 
esso Ottone T altrui iniquità; perciocché 
tenuta una dieta ad Alberstad, quivi con 
unanime consenso de' principi fu di nuovo 
eletto re de' Romani e di Germania . Po-^ 
scia in un altro più solenne parlamento 
congregato iu Francoforte nella festa di s. 
Martino, non solamente ricevette le rega- 
li insegne , ma conchiuse ancora un altro 
importante affare , cioè di prendere in mo- 
glie Beatrice figliuola dell' ucciso re Filip- 
po ^ la quale gli portò poi in dote trecen- 
tocinquanta castella _, e gli altri allodiali 
delia casa di Suevia , quasiché per nulla si 
contasse allora Federigo II , re di Sicilia , 
nipote d'' esso Filippo . Così per tutta la 
Germania rifiorì la pace e la tranquillità; 
e papa Innocenzo dopo aver detestato Y 
assaissinio fatto a Filippo, rivolse tutto il 
suo studio e le sue carezze in favore del 
re Ottone . Attese dal suo canto anche Ot- 
tone a guadagnarsi gli animi de' principi 
già suoi avversarj , con rinunziare partico- 
larmente alle pretensioni sue sopra quegli 
immensi Stati , de' quali era stato spoglia- 
to a' tempi di Federigo Barbarossa il duca 
irrigo Leone suo padre . 

Per vendicarsi deir^iFronto ricevuto nell' 

an- 



54^ Annali d' Ir a l i a 
r anno addietro in Verona dagli emuli 
suoi, Azzo Vly marchese A' Este ^ congre- 
gò un potente esercito di Lombardi, Ro- 
magnuoli , e della Marca di Verona , e 
massimamente ebbe in suo ajuto il comu- 
ne di Mantova . Con queste forze entrato 
in Verona, s'impadronì di qualche fortez- 
ISL, In ajuto della fazione contraria dei 
Montecchi accorse Eccelino da Onara so- 
prannominato poi il monaco, con un buon 
corpo di gente. Vennero anche i Vicentini 
fino alle porte , per desiderio di metter 
pace; ma guerra vi fu , e si venne a bat-^ 
taglia nella Braida di Verona , in cui do- 
po ostinato combattimento e strage di mol- 
ti , la vittoria si dicliiarò in favore del 
marchese. Fuggirono i Montecchi^ e si fe- 
cero forti nelle rocche di/jarda e di Pe-' 
schiera . Le lor torri e case in Verona fu- 
rono diroccate, e da lì innanzi il marche- 
se Azzo col conte di s. Bonifazio sieno^ 
reggiò finche ebbe vita in quella città . Ho 
ben io raccontato questo avvenimento sot- 
to l'anno presente colla scorta di Rolan- 
dino * . Ma Parisio da Cereta ^ mi par 
più degno di fede , perchè scrittor vero- 
nese , e non meno antico dell'altro. Que- 
sti lo riferisce all'anno 1207, e ci assicu- 
ra che quel conflitto accadde nel dì 29 di 

set- 



■ Gerardus Maurisins Hist. T. S. Rer. Ita/. 

* Roland. Uh. i. cap. 9- 

* Paris, dà Cerha Chron. T. 8. Rer. U»l. 



I 



Anno MCCVIII. 349 

settembre j festa di s. Michele. Scrive ancora 
RolandinOj che il suddetto Ecceiino padre del 
crudele Ecceiino , restò prigione del marche- 
se , che il trattò con gran cortesia ed ono- 
rcvolezza^ e infine donatagli la libertà sen- 
za riscatto, il fece nobilmente accompa- 
gnare fino a Bassano. E quivi Rolandjno 
prorompe in lode di questi tempi , ne' qua- 
li sì buon trattamento si faceva ai nemici 
prigionieri , laddove cinquanta anni dappoi 
ogni sorta di crudeltà si cominciò a prati- 
car contra di essi. Gherardo Maurisio, scrit- 
tore parzialissimo della casa d^ Ecceiino, 
scrive ch'egli ebbe la fortuna di salvarsi 
co' suoi dopo la rotta suddetta ; e che aven- 
do poi il marchese Azzo messo V assedio 
alla fortezza di Garda, e ridottala a tale, 
che già alla guarnigione erano mancati i 
viveri, Ecceiino con alcune schiere d'ar- 
mati raunati in Brescia comparve all'im- 
provviso sotto Garda , e la fornì di vetto- 
vaglie per un anno : sicché fu obbligato il 
marchese a ritiiarsi. All'incontro abbia- 
mo dal poco fa mentovato Parisio , che Gar- 
da fu presa dal marchese , e condotti pri- 
gioni ad Este tutti que' difensori : il che 
vien anche asserito da Andrea Dandolo ^ • 
Qui non si fermò l' attività e il valore 
del marchese d'Este. Venuto a Ferrara cor\ 
grande sforzo di gente, ne csiccìò Salinguerra 
icapo de' Ghibellini. E allora fu che il po- 
pò- 

^ Dandul. in Cbron. T. Xìl. Rer. Ita/. 



350 Annali d' Italia 

polo di Ferrara , per mettere fine alle in- 
terne sue turbolenze , determinò di metter- 
si nelle braccia d'un solo, adi proclama- 
re per suo signore il marchese. Fu ese- 
guito il pensiero , e data a lui una piena 
balìa sopra quella città e suo distretto con 
uno strumento che si legge nelle Antichi- 
tà estensi ^ . Di questo suo dominio in 
Ferrara abbiamo anche la testimonianza 
di Gherardo Maurisio . Negli Annali anti- 
chi di Modena * è scritto che Salinguerra 
cacciato da Ferrara si ricoverò in Modena . 
E merita riflessione che il predetto mar- 
chese Azzo fu il primo , per quanto io 
sappia , che acquistasse principato in città 
libere 5 per volere de' cittadini , acciocché 
cessassero gli abominevoli effetti delle fazio- 
ni e guerre civili: il che servì poscia di 
esempio ad altre per fare lo stesso. Veni- 
vano allora così fatti principi considerati 
come capi delle repubbliche , perchè tut- 
tavia restava il nome e F autorità d'esse 
repubbliche. La lega fatta dallo stesso mar- 
chese colla città di Cremona, nelle sud- 
dette Antichità estensi si può leggere. E di 
un' altra stabilita col popolo di Ravenna 
park Girolamo Rossi ^ . Ricuperò ancora 
il marchese la fortezza di Peschiera, «qui- 
vi caduti nelle sue mani i Montecchi , li 

man- 

» jfn^hitJ Estensi P. I. e 39' 
^ Ann.iles reter. Mutinens. T. XT. Rer. ItaL 
« Ruhus Histor. Ravenn. 1.6. Pgn'f. de Cereta in Chgn. 
T. 8. Rer. Trai. 



Anno MCCVIII. 351 

mandò nella carceri d'Este. A quelF asse- 
dio intervennero i Veronesi e i Mantovani coi 
iloro carrocci . Truovasi poi ne' suddetti An- 
nali di Modena, che in quest'anno il popolo 
modenese andò in ajuto de' Mantovani ^ per- 
chè loro si era ribellata Suzara. Secondo la 
Cronica di Reggio ^ all' assedio di quella 
terra furono i Mantovani , il marchese di 
Este , i Modenesi e i Cremonesi . Ma so- 
praggiunti i Reggiani coi loro collegati , 
si sciolse quell'assedio. Quali fossero que- 
sti collegati , si raccoglie dagli Annali di 
Modena^ ne' quali è scritto sotto il presen- 
te anno : Bononlenses ciim suo carrocìo , 
Imolenses , & Fa-ventini ivenmt in servitio 
Regiensium per ^urgos civitatis Matinee . 
, Ed ecco come in questi tempi erano sem- 
j pre in armi e in moto i popoli della Lom- 
I bardia^ per opprimersi, o difendersi l' un 
j l'altro. La lor libertà era un gran bene, 
ma insieme un gran male la loro ambizio- 
ne ed inquietudine. Se crediamo agli sto- 
rici moderni della Sicilia , Inveges , Pirro 
ed altri , il pontefice Innocenzo III nell' 
anno presente per mare si portò a Palermo 
e vi arrivò nel dì 30 di maggio, per dar 
sesto agli affari del re Federigo. Sono fa- 
vole^ fondate a mio credere sopra una let- 
tera d'esso papa, in cui dice d'essere tn^ 
irato nel regno . Ma questa sua entrata al- 
tro non vuol dirc^ se non eh' egli andò a 

So- 

* Mcm§riaU Potest. Regiens. T. 8. R^r. hai. 



3^2 Annali d'Italia 
Sora, ricuperata con altre terre in quest'an- 
no dalla tirannide degli uiiziali tedeschi ^ 
delle quali creò egli conte Riccardo suo 
fratello . Poscia se n' andò a san Germano 
e a Monte Casino . Questo è tutto quello 
che di lui raccontano V autore anonimo 
della sua vita *, l'Anonimo casinense *, 
e Riccardo da s. Germano ^ . Se il ponte- 
fice avesse fatto un viaggio ilno in Sicilia, 
siccome avvenimento tanto più considera- 
bile, non l'avrebhono taciuto quegli auto- 
ri . Aggiungasi che esso Riccardo storico , 
e Giovanni da Ceccano "^ niinutatjiente de- 
scrivono i passi di questo pontefice^ con 
^ire ch'egli nel dì lé di giugno, uscito di 
Roma andò ad Anagni , poscia a Piperno^ 
al monistero di Fossanuova , e nel dì 13 
d'esso mese a s. Germano, dove tenne un 
parlamento coi baroni del regno per ajuto 
del re Federigo , e per la pace di quelle 
contrade. Che luogo dunque resta all' im- 
maginato suo viaggio in Sicilia ? 

Racconta Galvano Fiamma 5 che in que- 
st' anno i Milanesi, udita l'esaltazione di 
Ottone IV re non più dubbioso, gli spedi- 
rono ambasciatori fino a Colonia , pregan- 
dolo di venire a ricevere la corona del re- 
gno d'Italia. Duranti le discordie passate 

fra 

' f^tta Innocent.III- PI- T. 3. Rer. Ital. 
* Ricard, de s. Germano in Chron. 
^ Anonymus Casinens. in Chron. 
^Johann, de Ceccano Chron. Fosr-éB novte . 
' Galvan. Flamm. in Manitui. Fior. ^.44*- 



Anno MCCVIII. 353 

fra la plebe di Brescia, era venuta alle ma- 
ni de^ Cremonesi la terra di Ponte Vico ^ 
Vollero 'i Bresciani ricuperarlo, e lo strin- 
sero d'assedio. Si mossero bensì i Cremo- 
monesi , con avere in ajuto il marchese di 
Este ; ma sopraggiunti i Milanesi collegati 
de' Bresciani , misero in rotta il campo cre- 
monese y con far prigionieri quattrocento dei 
lor uomini a cavallo ; e Ponte Vico tornò 
in potere de' Bresciani . Nella Cronichetta 
di Cremona ^ è scritto di Assagito da s. Na- 
zario, potestà in quest' anno di Cremona : 
Hlc suo tempore cepit Pontevicum ^ & suo 
tempore perdidlt . Aveva Arrigo conte di 
Malta-, fiancheggiato dai Genovesi, tolta ai 
Veneziani l'isola di Creta ^ ossia di Can- 
dia nell'anno 1206. Inviarono in quest'an- 
no i Veneziani una flotta contra di lui ; 
ma furono rotti ^ e restò prigione Rinieri 
Dandolo loro ammiraglio, L' insigne storico 
veneto Andrea Dandolo ^ differentemente 
parla di questi affari. Cioè, che nell'anno 
1206 fu spedito -Rinieri Dandolo con una 
armata di galee trentuna , il quale prese 
Leone Vetrano corsaro genovese con galee 
nove di suo seguito: dal che nacque guerra 
fra i Genovesi e i Veneziani, Impadronissi 
ancora il suddetto Rinieri di Corfù , Modone, 
Corone , Atene^ e d' altri luoghi . In questi 
Tom. XVI, Z tem- 



' Chron- Cremonense T. 7. Rer. Ital. 

* Caffari Annal. Genuens. lib. 4. T. 6. Rer. Ital. 

5 Dattdulus in Chron. T. XII. Rer. Itai. 



J54 Annali d' Italia 
tempi Arrigo, chiamato Pescatore, conte cl£ 
Malta colle forze de' Genovesi mise piede 
inCandia, coli' impadronirsi di molto paese. 
Nell'anno 1207 Tarmata veneta giunta co- 
là , ricuperò la capitale dell'* isola ^ e. mise 
in fuga il Maltese , con prendergli quattro 
navi . Neir anno presente uscito in campagna 
esso Kinieri Dandolo contra d' alcuni ribel- 
li^ ferito da una saetta in un occhio, ter- 
itiinò i suoi dì , e fu seppellito nella città 
di Candia. Seguitò poi la guerra coi Ge- 
novesi , ma pare che l' isola di Candia re- 
stasse interamente sotto il dominio veneto. 
Ebbero anche i Veneziani il possesso di 
Negroponte e di Cefalonia , ed infeudarono 
que' paesi per lor minore fastidio ad alcu* 
ni nobili . 

Anno di Cristo mccix , Indizione xii. 
d' LsTNocENZO III, papa 12. 
di Ottonè'^IV , iraperadore i. 

Oolennizzò in quest'anno con dispensa pon- 
tificia Ottone IV re de' Romani in Wirtz- 
burg le sue nozze con J3eatric(? figliuola del 
Te Filippo ucciso ^, Aveva egli messo al 
fcando dell'impero Ottone conte palatino di 
Witelspach uccisore del medesimo, e confi- 
scati idi lui Stati, con distribuirli a varie 
persone. Questi nelTanno presente colto da 

Ar- 

^ Abhas Urspevgerisis in Ckronic Godefridus Monachus in 
Cbron^ & alti. 



Anno MCCIX. 355 

Arrigo di Calendin maresciallo , testò con 
più ferite tolto dal mondo. Inviò in Italia 
Volchero patriarca d'Aquileja a riconosce^ 
re i diritti imperiali, e a disporre le città 
per la sua venuta. Sopra di che è da leg- 
gere ilSigonio. Acconciò egli intanto tutti 
i suoi affari con papa Innocenzo III ^ per 
poter passare a Roma, e ricevere la coro- 
na imperiale . Tutto quanto seppe diman- 
dare il pontefice, fu liberalissimamente ac- 
cordato e promesso da lui , mentre era nel- 
la citjtà di Spira , con obbligarsi di resti- 
tuire alla Chiesa romana tutta la terra di 
Radicofani sino a Ceperano ^ la Marca di 
Ancona^ il ducato di Spoletta la terra del- 
la contessa Matilde ^ la contea di Benino- 
noro y V esarcato di Ravenna ^ la Pentapoliy 
e tutto quanto era espresso in molti pri-^ 
'vilegi d' imperadori e re dai tempi di Lo^ 
doVico pio . Ciò fatto , Ottone dopo aver 
celebrata in Augusta la festa de' santi Apo- 
stoli Pietro e Paolo, con forte esercito per 
la valle di Trento calò in Italia. Passò 1' 
Adige sopra un ponte fabbricato dai Vero- 
nesi ^, da' quali pretese e ricevette la roc- 
ca di Garda. Furono a pagargli il tributo 
de' loro ossequj AzzoVI ^ marchese d' Este , 
ed Eccelino da Onara, fra** quali passavano 
neraicizie , ed altercando insieme, si sfida- 
rono alla presenza d'esso re. Curioso è 
quanto racconta il Maurisio dell' incontro 

Z 2 di - 

■ Gerard. Mauri sìus Hist. T. S. Rer. Ital, 



55<> Aknaii d'Italia 

^i questi due emuli , e della cura eh' ebbe 
Ottone di pacificarli ; e de' sospetti poi con- 
ceputi di loro. Ne ho parlato nelle Anti* 
chità estensi. Ordinò egli al marchese di 
rimettere in libertà i prigioni; e fu. ubbi- 
dito. Venne Ottone verso Modena ^ , e si 
attendò nel distretto di Spilamberto . Indi 
per testimonianza di Ottone da s. Biagio ^^ 
passò a Bologna , dove concorsero tutti i 
principi e deputati delle città d' Italia , e 
vi fu fatta gran corte e festa. Di là pertos- 
si a Milano , ricevuto con gran' pompa ed 
allegria da quel popolo . In tale occasione 
gli storici milanesi scrivono ^ che esso re 
prese nella basilica di sant'Ambrosio la co- 
rona del regno d' Italia , ne per tal funzione 
volle chiedere, o ricevere quella contribu- 
zion di danaro^ che secondo il costume si 
pagava dai popoli . Tristano Calco ^ diffe- 
risce all'anno seguente la di lui coronazio- 
ne italica: il che sembra poco verisimile ^ 
l'uso essendo stato, che la corona del re- 
gno d'Italia precedentemente alla romana 
si conferisse . Ma certo non sussiste il dir- 
si da Galvano Fiamma che Ottone fosse co- 
ronato nel sabbato santo di quest' anno ^ 
perchè egli non era per anche disceso in Ita- 
lia ; e tal asserzione può piuttosto persua- 
de r- 

' Anna! e s Veteyes Mtittnenf. T. li. Rer. Ital. 

* Otto de s. Biasio in Chron> 

* Cualvanus Fiamma in Manip. Fior. #.144. Coriuj i Bosm 
lius , fb* aia . 

I* Trtstan. Cakus Hisfor. Msdiolan. 



Anno MCCIX; 357 

4erci r opinione del Calchi , che rifevisce 
la di lui coronazione in Mihano al sacra 
giorno di pasqua delT anno susseguente . Do- 
po aver quivi dato ordine agli affari del 
regno d'Italia, si rimise in viaggio il re 
Ottone y e passato TApennino^ per tuttala 
Toscana fu ben veduto ed accolto. Trova 
a Viterbo papa Innocenzo ^, che T aspet- 
tava; e concertata con lui la coronazione 
romana^ e confermati i giuramenti, conti- 
nuò il viaggio alla volta di Koma coir eser- 
cito suo, accresciuto di mólte migliaja dì 
Italiani , e andò ad accamparsi nelle vici- 
nanze di s. Pietro , cioè delia basilica va- 
ticana. In essa poi dalle mani di papa In- 
nocenzo III ricevette V imperiai corona e 
benedizione . Il giorno di sì solenne fun- 
zione è controverso fra gli storici * . Al- 
cuni la scrivono fatta nel dì 27 di settem- 
bre^ giorno di domenica, altri nella seguen- 
te domenica , giorno 4 d'ottobre. Non ho 
io trovato finora lumi bastanti per decide- 
re questo dubbio , parendomi nulladimeno 
più probabile la seconda opinione. Accom- 
pagnò Ottone colla corona in capo il pon- 
tefice siilo alla porta di Eoma fra la gran 
calca delle sue truppe ;, e tornosscne dipoi 
al suo padiglione . 

Ma questa gran festa ed allegria mutò 
ben presto aspetto . Ossia , come vogliono 

Z 3 al- 

' Johannes de Ceccano Chron. Fossis nova . 
* Otto eie s. Biasio in Chron. Arnold, Luèec, Godefridus 
Monache Matth^us Paris^ Hf'ft' /fwjA 



558, Annali d' Itali a 

alcuni ^ . che accidentalmente venissero al- 
le mani i Romani coi Tedeschi a cagione 
di qualche danno, o insolenza loro fatta; 
oppure, secondo altri, che il popolo ro- 
mano pretendesse que' grossi regali , che da 
alcuni precedenti augusti erano stati lor 
fatti nella coronazione romana , e Ottone 
ricusasse di soddisfarli : certo è^ che seguì 
fra i Romani e i Tedeschi una calda ba- 
ruffa^ e la peggio toccò alle genti del no- 
vello imperadore. Non sinc strage magna 
suoritm , dice Riccardo da s. Germano ^ • 
Giordano, ed Alberico monaco dei tre Fon- 
ti, amplificando a mio credere questo av- 
venimento , scrivono : Multi de Teutonìcis 
occhi sunt j & plurimi damnificati^ ita 
quod diclum est postea , in ilio bello mille 
centum equos amisisse imperatorem , proeter 
homines occisos j, & alia damna 3. Non ci 
è bastante fondamento di credere così gran 
perdita . Ma verisimilmente per questo ac- 
cidente cominciò a turbarsi la buona ar- 
monia fra il papa e V imperadore, il qua- 
le venuto in Toscana^ parte quivi, e par- 
te in Lombardia passò il verno seguente , 
con aver licenziata la maggior parte dell' 
armata sua . Parmi ancora credibile che non 
tardasse molto 1' augusto Ottone ad occu- 
pare , o a non restituire alcuni degli Stati 

del- 

' ^bhas Vrspergens. in Chron. Jordanus in Chori' 
* Richard, de s- Germ. in Chron. 

' Albericus Monathus in Chronie. /Ipfendix ad Robert' ds 
Mente . 



Anno MCCIX. 359 

della Chiesa romana , non ostante la pro- 
messa e il giuramento da lui prestato . La 
storia è qui molto scarsa, ne si scoprono 
le cagioni tutte che produssero dipoi tanti 
sconcerti fra la santa sede , e il suddetto 
imperadore . Sappiamo da tutti , che papa 
Innocenzo III accusò di usurpazione e per- 
fidia Ottone ; e che all' incontro Ottone 
pretendeva di non operar contro il giura- 
mento fatto in favore del pontefice, con di- 
re ch'egli prima avea nella sua coronazio- 
ne germanica giurato di conservare e ricu- 
perare gli Stati e i diritti imperiali . Si 
può credere che mettessero la zampa nel 
consiglio imperiale i legisti politici j, con 
rappresentare ad Ottone V esempio de* suoi 
predecessori , che aveano goduto il domi- 
nio di quegli Stati , e date ne aveano le 
investiture : il che era stato praticato^ an- 
che da Arrigo I , imperadore santo . Forse 
ancora chiamarono ad esame i diplomi del- 
le concessioni fatte ai papi dagl' impera- 
dori fin da' tempi di Lodovico pio sino a 
questi , con trovarvi delle dlfiìcoltà ♦ Co- 
munque sia , egli è fuor di dubbio che gran- 
de strepito fece il pontefice contra di Ot- 
tone , r ammonì per mezzo dell' arcivesco- 
vo di Pisa, ma indarno; sicché giunse in 
fine ad atterrarlo ^ siccome vedremo . Piiìt 
che mai seguitava intanto il vigilantissimo 
papa a tenersi ben unito con Federigo II ^ 
re di Sicilia , considerando il bisogno che 
potrebbe occorrere di quel principe, qua- 

Z 4 lo- 



I 



ggo Annali D'ItAtiA 
lora le speranze da lui concepute di Otto- 
ne IV rimanessero deluse . Fu egli dunque 
che consigliò a Federigo di accasarsi ; fu 
egli ancora mediatore del matrimonio di 
lui con Costanza figliuola del re d^ Arago- 
na . Nel mese di febbrajo del presente an- 
no, essendo stata condotta questa principes- 
ca a Palermo, cori rara magnificenza se ne 
celebrarono le nozze. Abbiamo da Gerardo 
Maurisio % e da altri storici, che in que- 
sto znno Sallnguerra^ capo de' ghibellini in 
Ferrara, co' suoi aderenti seppe far tanto _, 
che rientrò in Ferrara, spogliò di quel do^ 
minio AzzoVly marchese d'Este^ e cacciò 
in esilio tutti i di lui partigiani . Trovavasi 
allora il marchese coli' esercito suo, accom* 
pagnato dai Veronesi e Vicentini verso la 
Brenta ^ per passare alla distruzione della 
nobil terra di Bassano, dove Eccelino da 
Onara nemico suo signoreggiava . Erano 
anche in armi i Trivisani^ per dar ajuto 
ad esso Eccelino. Arrivò al marchese la 
nuova della perdita di Ferrara: allora pre-* 
cipitosamerìte levò il campo e tornossene 
a Vicenza,, ubbidiente in questi tempi ai 
suoi cenni , e fu inseguito da Eccelino sino 
alle porte di quella città. Non andò più 
innanzi questa briga , perchè arrivato il re 
Ottone 3 che veniva allora dalla Germania^ 

ad 



• Gerard. Mauristus Hht. T.PIII. Rer. Ita!. Memcr. Po- 
test. Regiens. Tom. FUI, Ret, Ital. Chron Estfns-e Tom. Xt^, 
Rir. Ital, 



Anno MCCIX. 361 

àS Orsaniga , tanto il marchese , che Ec- 
celino dovettero ire alla corte, siccome 
ho disopra accennato. In Cremona * anco- 
ra nell'anno presente v'entrò la discordia . 
Il popolo si divise in due fazioni ; V una 
teneva la città vecchia , e V altra la nuo- 
va , dimodoché arrivarono nell' anno se- 
guente cadauna delle parti ad eleggere il 
suo podestà rf 

Anno di Cristo iwccx , Indizióne 2tiir, 
d' Innocenzo III, papa 13. 
di Ottone IV, imperadore 2, 

1 rovavasi T imperadore Ottone tuttavia 
in Toscana XIll kalendas februaril dell' 
anno presente, ciò apparendo da un suo 
diploma dato aàAzzoVI, marchese d'Este 
apud Cluslnam civitatem * * intorno al qual 
documento è da avvertire che il saggio 
pontefice Innocenzo negli anni addietro at- 
tento a ricuperar dalle mani de Tedeschi 
gli Stati della Chiesa romana > e standogli 
forte a cuore la Marca d"* Ancona , perchè 
non avea forze bastevoli per ricuperare e 
sostener quel paese alla sua divozione, lo 
concedette con investitura al suddetto mar- 
chese d' Este , ben conoscendo di che valo- 
re egli fosse dotato. Abbiamo di ciò la 
sicura testimonianza di Rolandino J stori- 
co 

' Chron. Cremonense T. 7. Rgr. Ita/, 
^ Antichità Estensi P. I. e jy/ 
' Roland. Chrm. /. i. e, \: 



gi^2 Annali dMtalia 

co di questo secolo. Ma avendo l'augusto 
Ottone IV preteso che quello Stato appar- 
tenesse all' imperio , giudicò meglio il mar- 
chese Azzo'di prenderne l'investitura an- 
che da esso iinperadore , e forse con taci- 
to consenso del pontefice, acciocché. non si 
annidasse in quel dominio qualche persona 
mal affetta alla santa Sede. Ottone dunque 
l'investì di quella Marca che abbracciava 
allora le città dì Ascoli ^ Fermo, Camerino^ 
Osimo^ Ancona y Umana ^ Iesi, Sinigaglia^ 
Fano ^ Pesaro y Fossombronej, Caglia e 5as- 
sof errato . Viene ivi chiamato^ cognatus 
noster Azzo marchio estensis , da Ottone , 
perchè amendne discendeano dal marchese 
Azzolll^ comune stipite della linea esten- 
de di Germania ^ e dell'italiana. Un 'al- 
tro diploma d'esso Ottone dato in Foligno 
nel dì cinque di gennajo^ ho io quivi ac* 
cennato. Presso 1' Ughelli un altro se né 
legge dato aynd Pratum in Toscana Vili idus 
jehruarìi ^ . Era esso augusto , apud Imolam 
III calendas aprdls^ come costa da un 
altro suo diploma riferito dal medesimo 
Ughelli*. Trasferitosi anche a Ferrara , qui- 
vi pubblicò un editto contro gli eretici pa- 
terini , ossia gazari , mettendoli al bando 
dell'imperio^ coir intimar pene gravissime 
eontra de' medesimi . Il suo diploma da 
me pubblicato^ fu dato Ferrarioe Vili ka- 

* VghelU ìtal. Sacv. T. IH. in Epijeo^, Ptttoriens. 

* Id. T. IL in Epiicop. Parmens. 



Anno MCCX. 3G5 

lundas aprliis ^ del presente anno. Proba- 
bilmente fu in questa congiuntura eh' egli 
pacificò insieme il suddetto Azze VI^ mar- 
chese d' Este e Salinguerra competitori nel- 
la signoria di Ferrara. Imperator -prcediclus 
i^enit Ferrafiam , & i)acem fecit Inter viar* 
clìionem estensem & dominum Salinguer^ 
ram * : così è scritto nella vecchia Cronica 
estense . Altrettanto abbiamo dagli antichi 
Annali di Modena ^ . Passò dipoi l'impe- 
radore Ottone a Milano , dove furono da 
lui spediti nel mese d'aprile tre diplomi 
accennati dal signor Sassi ^. Ch^ egli si 
trattenesse in quelle partii e si trovasse 
in Piacenza nel mese di giugno^ in Cre- 
mona ^ in Alba, in Brescia^ e in Vercelli, 
apparisce da altri suoi diplomi. Che pari- 
mente egli soggiornasse vicino a Pavia nel 
dì 17 d agosto dell''anno presente^ si rac- 
coglie da un altro suo diploma presso il 
suddetto Ughelli nel catalogo de"' vescovi 
di Parma . Tenne anche un parlamento in 
essa città di Parma 5, Era antico l'odio 
di Ottone^ perchè erede della casa de' guel- 
fi , contra di Federigo II re di Sicilia, erede 
della casa ghibellina di Suevia • Crebbe que- 
sto alla pubblica notizia eh' esso Federigo 
aspirava air impero j anche prima della co- 

ro- 

' Antiquit. Ttal. Ditsert. 60. 

* Chron. Estense T. Xr. Rer. Ttal. 

3 Annales l^eter. Mutinens. T. XI. Rer. Ital. 

* Saxius in Not. ad Sigonium de Regn. ItaUf<. 

* Chron, Farmense T. n, Rer, Ital* 



3^4 Annali d* Ita li a 
jonazion di Ottone . E giacché s' erano 
stranamente imbrogliati gli affari fra "sso 
Ottone e papa Innocenzo , che gran par- 
zialità mostrava per Federigo: Ottone sen- 
za voler far caso che il regno di Sicilia da 
tanto tempo dipendeva dalla sovranità dei 
soli romani pontefici , consigliatamente e 
contra de' giuramenti , si lasciò trasporta- 
re a dichiarar la guerra al medesimo Fe- 
derigo , e ad invadere i di lui Stati di 
qua dal Faro ^ Abbiamo da Rigordo y che 
egli aveva ancora occupato castra & mu-- 
nitiones _, qucje eratit jurls beati Petri j 
Aqiiapendens j Radicojanum ^ sanBum Qui- 
ricum , Montem Flasconis , & fere totam 
Romaniam ^ . Intanto egli ebbe de' segreti 
negoziati in Puglia col conte Diopoldo tan- 
te volte nominato di sopra, e il guadagnò 
eoi dargli rinvestitura del ducato di Spo- 
leti. Scrive il Sigonio ^ di averla veduta, 
data XIII kalendas februarias dell' amia' 
presente. 

Tirò eziandio nel suo partito Pietro con- 
te di Celano , potente signore in quelle con- 
trade. Studiossi inoltre di metter pace fra 
i Genovesi e i Pisani ^j, per aver ajuto da 
lj0lo nella meditata impresa . A questo fi- 
ne , mentre era in Piacenza , chiamò colà i 
loro deputati ; si fece consegnare i prigioni 
deir una e dell' altra parte 3 e intimò una 

tre- 

' Rigord. de gest. Philip. Reg. Frane- 

* Sigon. de Regno Ital. l. \6. 

f C affari Annal. Genusnf. /. 4. T,6. Rer. Ital. 



Anno MCCX. 3^5 

tregua fra lero dalla vicina festa di s. Mi-^ 
chele sino a due anni . Ciò fatto , verso il 
principio di novembre s'incamminò con un 
possente esercito di Tedeschi, Toscani, e 
Lombardi alla volta della Puglia . Fin qui 
avea il pontefice Innocenzo 111 adoperate 
esortazioni e minacce per rimettere in buon 
cammino questo principe ; ma nulla avendo 
operato le parole , e scorgendolo più che 
mai spinto dalla sua passione a perdere af- 
fatto il rispetto alla santa sede, venne fi- 
nalmente ai fatti , cioè il dichiarò scomu- 
nicato ^. L'intrepidezza di questo papa 
bastante era a fargli prendere una si ga- 
gliarda risoluzione ; ma non lasciò egli di 
misurar prima anche le forze temporali^ 
che potevano assisterlo in tal congiuntura. 
Non lieve odio portavano i Homani ad Ot- 
tone: il che assicurava il pontefice della 
loro aderenza e costanza , Faceva anche 
gran capitale delle forze di Federigo li re 
di Sicilia, unitissimo seco d'interessi. Né 
minore speranza fondava egli su quelle di 
Filippo re di Francia nemico di Ottone, 
alla cui esaltazione dianzi aveva egli fatto 
ogni possibile contrasto . Sapeva inoltre 
papa Innocenzo , quanto poteva prometter- 
si di molti de' più possenti principi della 
Germania j e ne vedremo presto le pruove. 
Però al prudente e zelante pontefice non 

man- 

* Godefrid. Monachus . /llbenus Stad. Richétrdus de s. Ger^ 
mano. Rig»ràus. Sicarduf^ 6* alti. 



^66 Annali d' Italia 

fnancavano i mezzi umani per sostenere i 
suoi atti. Ciò non ostante marciò i' augu- 
sto Ottone in Puglia ^, e dalla parte di 
Hieti entrato s' avanzò a Marsi , e a Co- 
rnino, con riempiere di terrore quelle con- 
trade . Koffredo abbate di Monte Casino 
contro il parere de'' suoi monaci andò a tro- 
varlo , e benignamente ricevuto ne riportò 
salveguardie per li suoi Stati . Celebrala la 
festa di s. Martino vicino a Sera _, passò 
Ottone all'assedio della città d'Aquino, 
che fu valorosamente difesa da Tommaso, 
Pandolfo, e Roberto conti di quella città. 
Venne alle sue mani Capoa col suo princi- 
pato , d,atagli da Pietro conte di Celano ^ 
Salerno gli fu consegnato da Diopoldo .crea- 
to duca di Spoleti. Oltre ad altre città an- 
che i Napoletani , per odio che portavano 
alla città d' A versa, spontaneamante se gli 
diedero, con attizzarlo poi a mettere l'as- 
sedio a quella città . Durò questo sino 
alla natirità del Signore; e vedendo Otto- 
ne di non poter più sussistere in campagna 
a cagion della stagione, dopo aver fatta una 
composizione cogli Aversani , si ritirò ai 
quartieri di verno in Capoa , dove attese 
a far fabbricar macchine da espugnar le 
città . In tale stato erano gli affari di quel- 
le parti. Fu in quest'anno fieramente agi- 
tata la città di Cremona * dalle civili fa- 

zio- 

' Richardus de s. Gemmano in Chron. Johannes di Ceicano 
Cbron- Fossa nnva . 
* Chron- Cremonense T'7 Rcr- Ital* 



Anno MCCX. 357 

:.xaoi insorte fra il popolo della città r^uo- 
ri, e quei della vecchia, e si venne molte 
^olte alle mani . Interpostosi il vescovo Si- 
cardo restituì loro la pace , ma pace che 
secondo il costume di que' tempi sconcerà 
tati ebbe corta durata . Una delle applica- 
zioni del popolo di Modena* in quest'anno 
fu quella di indurre l'abbate di Frassino- 
re , che sulle montagne possedeva molte 
terre j a sottomettersi alla città per gode- 
re del suo patrocinio. Così le città libere 
d'allora andavano pelando i vescovi ed ab- 
bati , con intromettersi nelle loro giurisdi- 
zioni , giugnendo in fine a liberarli dalla 
cura di que' temporali governi , ed accre- 
scendo in questa maniera il "proprio di^ 
stretto* Fabbricarono ancora essi Modenesi 
il castello di Spilamberto. Vo io creden- 
do che riducessero quella terra in fortez- 
za ; poiché anche ne' tempi precedenti se 
ne truova memoria. 

Anno di Cristo mccxi , Indizione xiv* 
d' Innocenzo III^ papa 14. 
di Ottone IV, imperadore 3. 

V enuta la primavera continuò l' imperado- 
re Ottone le conquiste nel regno siciliano 
di qua del Faro *. Sottomise a' suoi voleri 
tutta la Puglia , la Terra di Lavoro , e qua- 
si 

' Annales Veteres Mutinens- T. XI. Rer. Itai. 
* Johannes de Ceccano Chron. Fessa nov/e . 



3^8 Annali d* Italia 

si interamente la Calabria ^ ed arrivò tino 
a Taranto . Abbiamo dall' abbate ursper- 
gcnse ^ che papa Innocenzo III desideroso 
pur d'estinguere questo fiero incendio , avea 
durante il verno mandato innanzi e indie- 
tro a Capoa 1' abbate di Morimondo , per 
indurre alla pace ^ o a qualche aggiusta* 
mento Ottone , contentandosi piuttosto di pa- 
tir del danno negli Stati , che di permettere 
la rovina del re Federigo. Ma indarno an- 
darono i messi e le proposizioni d' accordo . 
Ubbriacato Ottone dalla ridente fortuna, tut- 
to rigettò , perchè persuaso di potere ora- 
mai balzare dal trono il giovinetto re *• 
Infatti i Saraceni di Sicilia segretamente 
gli fecero sapere che prenderebbono l'armi 
per lui . Abbiamo anche dagli Annali pisa- 
no 3 che in ajuto di esso augusto furono 
armate in Pisa quaranta galee, le quali an- 
darono fino a Procida^ credendo di potere 
trovar quivi V imperadore . Insomma si 
disponeva Ottone IV a passare in Skilia, 
e pareano in cotal decadenza gli affari del 
re Federigo II ; quando ecco scoppiare una 
terribil mina da Ottone non preveduta . Tan- 
to seppe fare il non dormiglioso papa In- 
nocenzo^ col favore ancora di Filippo re 
di Francia , che indusse molti vescovi del- 
la Germania non solamente a pubblicar la 

SCO- 

* Abhéis VrspergenS' in Chron- 

* Godefridits tAonachus in Annal. 

' Annal es Pisani T, FI. Rev. Ital. 



Anno MCCXI. 3^9 

scomunica contra di Ottone , e a dichiarar- 
lo decaduto, ma ancora a trattar di eleg- 
gere in suo luogo re de' Romani Federi- 
go II . In questa lega concorsero Siffredo 
arcivescovo di Magonza legato apostolico 
r arcivescovo di Treveri ^ il lantgravio del- 
ja Turingia , il re di Boemia _, il duca di 
Baviera, il duca di Zeringhen , ed altri 
vescovi e principi . Soffiò non poco in que- 
sto fuoco anche il suddetto re di Francia 
Filippo , che per aver tolta la Normandia 
al re d' Inghilterra , non potea tollerar le 
prosperità di Ottone augusto, parente stret- 
tissimo e collegato coll'inglese. Gotifrcdo 
monaco scrive , che questi principi si rau- 
narono in Bamberga^ e fu proposta T ele- 
zion di Federigo ; ma che non accordando- 
si fra loro, restò ^sospeso il colpo. L'ar- 
civescovo di Magonza bensì pubblicò dap- 
pertutto le censure contra di Ottone ; dal 
che presero motivo Arrigo conte palatino 
del Reno fratello d' esso Ottone , e il duca 
del Brabante , e i nobili della Lorena di 
dare un terribil guasto al territorio di Ma- 
gonza . Nella Cronica di Fossanuova ^ , e 
presso Alberico ^ , Sicardo 3, ed altri, si 
legge che seguì di fatto l'elezion di Fede- 
rigo in Germania . Sembra almen certo che 
intanto que' principi sollecitassero il pour 
Tom. XVL Aa te- in 

* Johann, de Ceccano Chr. Fossa nova . 

* Alheric. Menachus in Chronic. 

^ Sicard. in ChronicQ Tom. t^Il. Rer. Italie Abbas Ursfey- 
gens. in Chronic, 



g7o Annali d'Italia 
tefice a spignere in Germania il giovinetto 
Federigo. Quel che è certo > furono cagio- 
ne questi disgustosi avvisi, che Ottone ta- 
gliasse il corso alle sue vittorie in Puglia, 
e ai disegni di portar la guerra in Sicilia, 
e cominciasse a pensare alla propria casa> 
a cui era attaccato il fuoco . Congregati 
dunque i baroni di quelle contrade , racco- 
mandò loro la costanza nella sua fedeltà , 
virtù per altro poco conosciuta da quegli 
instabili popoli , e preso da loro congedo, 
venne nel mese di novembre in Lombardia , 
per impedire a Federigo il passaggio in 
Germania . I Pisani ^ , eh' erano iti fino a 
Napoli in ajuto di lui colle loro quaranta 
galee, non sentendone più nuova, se ne tor- 
narono, senza far altro , al loro paese - 
Venuto l'augusto Ottone in Lombardia *, 
tenne in Lodi un parlamento , per esami- 
nar qual conto egli potesse fare degli ani- 
mi e de' soccorsi di questi popoli. Si tro- 
vò che il pontefice avea già preoccupata 
più d'uno contra di lui. E stensis enim mar- 
chio jam cum Faplensìbus & Cremonensibusj 
& Veronensibus consenslt siimmi pontlficis 
fasdus inire contradictionis ; sono parole di 
Sicardo allora vescovo di Cremona. Infat- 
ti né il marchese d'Este, né i deputati di 
Pavia, Cremona, e Verona vollero interve- 
nire a quella dieta. Ma i Milanesi, sicco- 
me 

* Caffjri Annal, Genuens. /. 4» Tom> VI. Rev. Italie. 

* Sicafd' in Chronic. 



Anno MCCXI. sP 

ine quelli che amavano forte la casa esten- 
se guelfa dei duchi di Sassonia y e odia-^ 
vano la ghibellina de' duchi di Suevia , dà 
cui tanti mali aveano ricevuto, larghe pro- 
messe fecero all'augusto Ottone, e gli altri 
non mancarono di dargli buone parole ^ . 
Avea il pontefice Innocenzo solennemente 
confermata nel giovedì santo la scomunica 
contra di lui . Poscia mise V interdetto a 
Napoli e a Capoa, perchè aveano comuni- 
cato cori lui. Scrisse contro i Pisani, i Bo- 
lognesi , ed altri , che favorivano lo scomu- 
nicato augusto. In questi tempi l'indefesso 
marchese d' Este Azzo VI coU'ajuto de^ Cre- 
monesi * ricuperò Ferrara , e ne cacciò Ugo 
dia Guarnasio,^ lasciato ivi per podestà da 
esso Ottone. Che anche Salinguerra mutasse 
aria in tal congiuntura, se non e certo, è 
àlmen credibile ^ Ttoviamo parimente pres- 
so papà Innocenzo menzione della presa di 
Ferrara, fatta dal marchese d' Este , in una 
lèttera scritta in quesi' anno FJI idus jUnil ^^ 
In Cremona la parte del popolo di città 
nuova non potendo reggere alla forza di 
quei della città vècchia, restò abbattuta^ > 
e spogliata de' suoi averi . Tanto ancor^t si 
industriò in questi tempi Eccelino da Ona-' 
<a signor di Bassano, che ottenne dall' im- 

A a 2 pe- 



' Ridar dus de s. Germano' 

* Chron. Crernonens- Tom. VII, Rer. Itaìic Annates Esteri* 
Ses^ Tom. Xf^. Rer. Italie. 

< Innocentius Ut. l. 14, Bfitt. 76. 



572 Annali d'Italia 

peradore il governo della città di Vicenza^: 
il che fu il primo gradino, che portò di- 
poi il crudele Eccelino da Romano suo fi-^ 
gliuolo alla potenza che vedremo. 

Anno di Cristo mccxii , Indizione xv. 
d''IN^iocE^zo III ^ papa 15. 
di Otto.\e IV , imperadore 4. 

V ' ha degli scrittori * che narrano parti- 
to r imperadore Ottone d'Italia nell'anno 
precedente , per accudire agi' interessi della 
Germania , che cominciavano a prendere un 
cattivo sistema. La verità si è, ch'egli era 
tuttavia in Milano nel dì io di febbrajo 
dtjr anno presente, ciò ricavandosi da due 
suoi decreti da me dati alla luce ^ , nei 
quali prende la protezione di certe preten- 
sioni civili , che avea Bonifazio marchese 
d' Este contra del marchese Azzo VI ^uo 
nipote. E Riccardo da s. Geri|iano coeren- 
temente lasciò scritto che Oljtone regnum 
( di Puglia ) festinus egredìtiìr mense no- 
-vemhri (del precedente anno ), & mense mar- 
tio ( del presente ) in Alemanniam remea- 
vit '^ . Anche 1' abbate urspergense 5 atte- 
sta lo stesso. Nel passare per Brescia , se- 
co n- 



' Maurisius Histor- Tom. 7. Rer. JtMlic 

* Godefridus Monachus in Chton. Sicardus in Chronic> itì 

aia . 

* Antich. Estensi Par. I. e. 40. 

* Ricardus de s. Germano in Chron. 
5 Abbas Urs^ergens. in Chvonice . 






Anno MCCXII. 373 

tondo il Malvezzi ^ , rimise la pace fra i 
iiobili e la plebe di quella città. Arrivato 
in Germania j circa la festa della penteco- 
ste tenne una solenne dieta in Norimberga^ 
dove espose a que' principi che v* internen- 
tiero^ i motivi della sua rottura col papa. 
Fece poi guerra ad Ermanno lantgravio di 
Turingia , uno di que' principi che se gli 
erano ribellati^ mettendo a ferro e fuoco 
tutte le di lui contrade. Ma intanto per le 
replicate instanze de' principi tedeschi del 
partito di Federigo lì re di Sicilia, avva- 
lorate ancora dalT altre di Filippo re di 
Francia^ papa Innocenzo III fece premura 
a Federigo di passare in Germania_, dove 
la sua presenza recherebbe più calore ed 
animo ai suoi partigiani . Si oppose forte 
a tal risoluzione la regina moglie^ per ti- 
more eh' egli potesse correre troppi perico- 
li oltra monti ; ma in cuore del giovinetto 
re prevalsero le spinte dell' ambizione e 
della gloria ; e però lasciata la moglie, che 
già dato avea alla luce un figliuolo appel- 
lato Arrigo , imbarcatosi venne a Gaeta , e 
nel dì 17 di marzo di quest'anno, e non 
già del precedente , come ha il testo di Ric- 
cardo da s. Germano ^ , entrò in Benevento. 
Di là poi passò a Roma 3 , dove fu con 
ogni dimostrazion d'onore accolto dal papa 

Aa 3 e dai 

■ Malveciuj Chrov. Srixian. Tom. JCir. Rer. Italie. 

* Ricard. de s- Germ. in Chronic 

* Johann, de Ceccano Chr. Fosttc mv. 



574 Annali d'Italia 
e dai Romani . Dopo pochi giorni per mare 
si portò a Genova S ^ quivi ben trattato 
si fermò quasi tre mesi , concertando intana 
to le maniere di passare in Germania, giac- 
ché Timperadore Ottone avea messe guardie 
dappertutto per impedirgli il passaggio. Nel 
dì 15 di luglio si mosse da Genova, e an- 
dò a Pavia . Erano per lui i Pavesi e il mar- 
chese di Monferrato j e però scortato dal- 
la loro armata, arrivò fino al Lambro , do- 
ve l'aspettavano con tutte le loro forze i 
Cremonesi ed A zzo VI, marchese d'Estc^ 
i quali con gran festa il menarono a Cre- 
mona . Nel tornarsene addietro , i Pavesi 
air improvviso furono assaliti dai Milane- 
si , e in quel fatto d' armi furono fatti dall' 
una fi dall'altra parte alquanti prigioni. 

Come si ha da Rolandino * , e da Albe- 
rico monaco 3 _, il più zelante a scortare 
verso V Alemagna il re Federigo^ fu il sud- 
detto marchese d'Este^ che con grande ac- 
compagnamento d' armati il menò per disa- 
strose e non praticate strade sicuramente si- 
no a Coirà ne' Grigioni . Lo stesso Federi- 
go , siccome costa da una sua lettera ^ , 
scritta ad Eccelino da Romano molti anni 
Jappoi , riconosceva specialmente da esso 
jnarchese il principio della sua esaltazione o 
Arrivò dunque il giovane Federigo a Co« 

stan- 

' Cnffari Annui. Genuens. 1. 4. Tom. 5. Rer. ItHlic 
* Roland. Chron. l. i. eli. 
^ Alberic. Monachus in Chren. 
■4 RolandÌHus Chr. /. 4. c.%. 



Anno MCCXII. 375 

stanza tre ore prima di Ottone. Se tardava 
un poco più, sarebbe stato costretto a tor- 
narsene indietro. Andò poscia a Basilea , € 
per l'altre parti del Reno, dove trovò tut- 
ti i principi j che s' erano dichiarati per lui. 
Si abboccò con Filippo re di Francia a Val- 
colore , e stabilì lega con lui . Scrittori non 
mancano, che il dicono eletto in quest' anno 
re de' Romani e di Germania ^ anzi gli An- 
nali di Genova , scritti da autori contempo- 
ranei , e r abbate urspergense ci assicurano 
eh' egli fu coronato in Magonza sul principio 
di dicembre . Godifredo monaco diiFerisce 
questa coronazione fino all'anno 1215, eia 
dice fatta in Aquisgrana, Due volte proba- 
bilmente dovette egli farsi coronare. Giac- 
ché i Milanesi stavano pertinaci in favorir 
r imperadore Ottone^ Azzo VI marchese 
d'Este e d'Ancona strinse nel dì 25 d'ago- 
sto una lega colle città di Cremona , Bre- 
scia, Verona , Ferrara , e Pavia , e col con- 
te Bonifazio da s. Bonifazio. Se ne legge 
lo strumento nelle Antichità estensi ^ . la 
quesf'anno poi esso marchese coli' esercito 
e carroccio veronese, e coi rinforzi venu- 
ti di Mantova, Cremona ^ Reggio , Bre- 
scia, e Pavia, mosse guerra a Vicenza • 
Dopo aver preso LunigOj» si accostò alla 
città. Eccelino co' Vicentini e Trivisani 
il fece ritirar in fretta . Ma questo glorio- 
so principe, e il suddetto conte di s. Bo- 

Aa 4 ni- 

' Antich. Estensi P. J. cap./^o* 



« 



^2^ Annali d' I t A l i a 
nifazio, nel novembre seguente termirtaro-* 
no i lor giorni nel più belf ascendente* 
della loro fortuna ^ . Lasciò il marchese 
Azzo VI dopo di se due figliuoli , Aldro^ 
-vanditio ed Azzo VII ^ principi che ere- 
ditarono non solamente gli Stati , ma an- 
che il valore del padre. Restò similmente 
di lui Beatrice y che per le sue rare virtù 
meritò poi il titolo di beata, procreata da 
una figliuola di Tommaso conte di Savoja , 
moglie, d'esso marchese. Videsi in questo 
anno una novità in Italia . Circa sette- 
mila tra uomini , ragazzi , donne , e fan- 
ciulle , da pio entusiasmo mossi dalla Ger- 
mania , con avere per capo un fanciullo 
nomato Niccolò, arrivarono a Genova sul 
iìne d' agosto * , per andare in Terra san- 
ta . Ma quivi trovarono un gran ^fosso da 
passare^ e però si sciolse la loro unione 
e chi restò in Genova , e chi andò in al- 
tri paesi. Di trentamila di questi fanciulli, 
venuti fino a Mairsiglia col suddetto spro- 
positato disegno , parlano Alberico mona- 
co de' tre Fonti 3^ e Alberto Stadense ^, 
con^aggiugnere che furono assassinati dai 
ribaldi ^ parte affogati in mare , parte ven- 
duti ai Saraceni. Nell'anno precedente era 
nata guerra fra i Bolognesi e i Pistoiesi 5; 

e ve- 

' Gevard. Maurisius Uistor. Mon.icbus Patavinns Chron, 
Rùlandinus Uh. I. r-il. / 

* C affari Armai. Genuens. l./^> Tom. VI. Rer. Italie 

* Alberic. Monachtis in Chron. 
4 Albert. Stadiens. in Chron. 

* M.itth. de Griffunthus HistoY* Bonon. 



Anno MCCXIL 37? 

e venuti alle mani , restarono molti dei 
Bolognesi prigioni. Per vendicarsene ^ essi 
Bolognesi in quest'anno coir ajuto ancora 
de' Reggiani ^, Faentini^ ed Imolesi, me- 
narono un forte esercito a' danni di Pisto- 
ja ; e piantato il campo sul monte della 
Sambuca , ammazzarono molti de' nemici , 
e molti altri presi li trassero alle carceri 
di Bologna ^ con che ricuperarono i lor 
prigioni. Carestia così grave in quest'an- 
no flagellò la Puglia e Sicilia, paesi per 
altro soliti ad essere i granaj dell'Italia, 
che per attestato di Sicardo ^ vescovo allo- 
ra di Cremona *j le madri giunsero a man- 
giare i loro figliuoli. 

Anno di Cristo mccxiii, Indizione i. 
d' INNOCENZO III^ papa 16. 
di Ottone IV ^ imperadore 5. 

Ovantaggiosa era stata nel precedente an- 
no per li Pavesi la battaglia loro data dai 
Milanesi fautori di Ottone nel ritorno che 
faceano a casa^, dopo avere accompagnato 
il re Federigo sino al Lambro ^ . Per ri- 
farsi del danno, uscirono questi in campa- 
gna con grande sforzo nell' anno presente . 
Mossero ancora i Cremonesi col loro car- 
roccio, ajutati da trecento cavalieri brescia- 
ni 

* Memori Mi e Potest. Regiens. Tom. [^TlI. Rer. ItalU- 

* Sicard. in Cbron. Tom. ^7/. Rer. Italie- 
^ id. ih'd, Al!feric> Monathus in Chro^. 



57^ Annali d* Italia 
ili j coti animo di unirsi coi Pavesi . Era- 
no già pervenuti a Castello Leone , ossia 
Castiglione , quando air improvviso nel 
dì 2; di giugno^ giorno di pentecoste, fu 
loro, addosso V oste de' Milanesi , forte non 
sola^nente per le proprie milizie, ma anche 
per /li cavalieri ed arcieri piacentini, e per 
la cavalleria e fanteria de'Lodigiani e Co- 
maschi , e per trecento altri cavalieri bre- 
sci^ani del partito contrario. Fiero, lungo 
ed ostinato fu il combattimento, in cui 
sulle prime ebbero la peggio i Cremonesi. 
Ma rinforzato da questi l'assalto^ riusci 
loro di mettere in rotta il campo milane- 
se^ con far prigioni alcune migliaja d'essi, 
€ con prendere il loro carroccio : segno di 
piena vittoria e di gran vergogna per chi 
perdeva. La fama de' Cremonesi per questo 
illustre fatto si sparse per tutto Y Occiden- 
te , come attesta il monaco padovano^ . Dal- 
la pia gente allora fu attribuita questa vit- 
toria a miracolosa assistenza di Dio, per- 
chè i Milanesi teneano saldo per lo sco- 
municato Ottone ; ma si può anche essere 
pio, senza obbligo di credere si fatti mira- 
coli . Scrive inoltre Alberico monaco dei 
tre Fonti, che il popolo di Milano ripiglia- 
te le forze in questo medesimo anno uscì 
contro i Pavesi , ed assediò un lor castel- 
lo . Ma sopravvenuta l'armata de' Pavesi, 
diedero i Milanesi alle gambe , con abbru- 
ciar 

* MonaC' Patavhtus in Chran* 



Anno MCCVIII. 379 

ciar le loro tende. Furono seguiti dai Pa- 
vesi, che fecero quantità di prigioni, e 
spogliarono il campo loro . Così due rotte 
ebbe in un sol anno il popolo di Milano . 
Aggiugne il medesimo Alberico, che essen- 
do stato ucciso r abbate ^del monistero di 
santo Agostino di Pavia da* suoi monachi 
neri ^ il legato apostolico diede quel sacro 
luogo ai canonici regolari diMortara , che 
tuttavia ne sono in possesso. Dalle cose 
iìn qui narrate, si può comprendere che 
Galvano Fiamma ^ cercò d' inorpellar le 
perdite de'Milansi , con dire ch'essi dopo 
aver presa gran copia di prigioni, cavalli, 
carriaggi j e tende de' Cremonesi, volendo 
mettere in salvo tante spoglie, raccoman- 
darono il loro carroccio a pochi Piacentini 
( il che troppo è inverisimile ), a' quali 
tolto fu dai Cremonesi . Scrive inoltre , che 
i Milanesi nel dì 12 di giugno entrarono 
armati in Lomellina , distrussero Morta- 
la, Gambalo, e Lomello , emisero a sacco 
tutta quella contrada. Presero anche il ca- 
stello di Voghera . Tace poi le busse lor 
date dal popolo pavese : sicché gran sos- 
petto porge d'adulazione. A questi fatti 
aggiugne il Sigonio * dell' altre particolari- 
tà , senza eh' io sappia onde le abbia ri- 
cavate. Ben so eh' egli si servì del Fiam- 
ma in questo racconto. Il continuatore di 

Caf- 

' Golvaneus Flam. in Manif- Fior, f. 146. 
' St^9nfus de Regno ltal> lib' 16. 



380 Annali d* Itali a 

CaiFaro scrive ^ , che quattromila Milanesi 
tra fanti e cavalieri rimasero prigionieri 
in mano de' Cremonesi^ e che i popoli di 
Alessandria, Tortona, Vercelli^ Aiqui ed 
Alba, co' marchesi Guglielmo e Corrado 
Maiaspina , e settecento cavalieri milanesi, 
entrarono nel Pavese ostilmente, e prese- 
ro Sala. Usciti anche i Pavesi in campo ^ 
diedero una rotta a questi collegati , con 
farne duemila prigioni . A questi autori 
pare che si possa credere senza timor di 
fallare • 

Succeduto al marchese Azzo Vt suo pa- 
dre ^/drovandÌTio marchese d Este e d' An- 
cona , continuò a tenere col conte Riccar-^ 
do da s. Bonifazio il dominio di Verona , 
dove fu creato podestà nell' anno presen-* 
te * . Ma egli ebbe di gravissimi contrasti 
con Salinguerra in Ferrara. In ajuto di 
lui furono i Modenesi ^ . Tornando questi 
a casa col loro podestà , cioè con Baldo- 
vino Visdomino da Parma, caddero in un 
agguato posto dal nipote d' esso Salinguerra j 
in cui restò morto esso podestà ^ e fatti 
prigioni circa cento quaranta de' lor solda- 
ti. Fabbricarono in quest anno essi Mode- 
nesi il castello del Finale 4, per avere un 
antemurale contra de' Ferraresi. Secondo la 

Cro- 



' Caffavi Annal. Cenuens. //?• 4. Tom. VL Rer. Italie 

* Parts, de Cereta Chron. f^eron. T. 8. Rer. Ital. 

* Annales f^eteres. Mutinens. To^n. ri. Rer. Ital. 

* Antich. Estensi P, L <;. 41. 



Anno MCCXIIL 381 

Cronica estense ^ seguì pace fra il suddet- 
to marchese Aldrovandino e Salinguerra, 
ed io ne ho rapportato altrove lo strumen- 
to. Ma più gravi disturbi ebbe esso mar- 
chese dal popolo di Padova^ che al pari 
degli altri si studiava di dilatare i suoi 
confini alle spese de' vicini . Era da loro 
indipendente la nobil terra d'Este. Perchè 
egli non avea fatta giustizia ad alcnrli^Pa- 
dovani, l'assediarono essi in quest^aiino;, 
ed intervenne a quell'assedio Eccelinò da 
Onara col giovinetto suo figliuolo Eccelino 
da Romano ' . Fu obbligato il marchese a 
venire ad un accordo, e a prendere la cit- 
tadinanza di Padova : la qual violenza fu 
appresso riprovata da papa Innocenzo III ^ 
e col tempo ancora da Federigo II augu- 
sto . Sei anni e due mesi era stata fuori 
di Verona la fazion ghibellina dc* Montec- 
chi , la quale rifugiata nella terra di Ce- 
reta> quivi creava il suo- podestà. Inter- 
postosi in quest' anno Marino Zeno pode- 
stà di Padova unitamente col comune stes-^ 
so di Padova 3 ^ tanto fece che quel di Ve- 
rona lasciò tornarli pacificamente in città. 
Non così avvenne alla città di Brescia , Po- 
co durò la concordia fra i nobili e il po- 
polo . Nella festa de' santi Faustino e Gio- 

vi- 

* Chron. Estense Tom. Xr. Rer. 7 tal. 

* Roland, lib. i. eia- Monacbus Pat aviti, in Chronico. An^ 
tichttà Estensi P. I. e 41. 

* Chron. Estense Tom. XF. Rer* Ital. Ger^ftìus Maurisius 
Uist. Tom. njl. Rer. Ital. 



r^ti 



I 



382 Annalid'Italia 
-vita presero V armi i popolari , e cacciaro- 
no fuori della città tutta la fazion de' no- 
bili; né ciò loro bastando, infierirono centra 
le lor torri e case, con atterrarle; crudel- 
tà meritamente detestata dal Malvezzi cro- 
nista bresciano ^. L'aver essi similmente 
data la fuga a Tommaso da Torino^ la- 
sciato ivi per governatore dalTimperador 
Ottóne , fa intendere che que' popolari avea- 
no abbracciato il partito del re Federigo. 
Ma probabilmente questo fatto appartiene 
air anno precedente ^ giacché lo stesso sto- 
rico scrive che per cura di Alberto da Reg- 
gio vescovo della lor città, e prelato di 
rara virtùy fu nell'ottobre dell'anno pre- 
sente conchiusa pace fra que' discordi citta- 
dini . Tale fu la fede di cadauno in quel 
buon vescovo, che a lui diedero anche il 
politico governo della città. Fecero lega inf 
quest' anno i Bolognesi coi Reggiani , ob- 
bligandosi di far guerra ai Modenesi a<J 
égril lor canna * «^ 



An« 



' Malveclus Cbrori- Bvixìari. Tom. Xìr. Rer. Ttal. 
* 'Memoriale Pottit. Re^t'ens. Tom. mi. Rer- Italie. 



Anno MCCXIV. 383 

Anno di Cristo mccxiv. Indizione ii* 
d'' Innocenzo 111 , papa 17. 
di Ottone IV, imperadore 6. 

succedette iti quest' anno una famosa bat- 
taglia campale fra l' imperadore Ottone e 
Filippo re di Francia ^ . Si trovarono a 
fronte i due potentissimi eserciti nel dì 2I 
di luglio a Ponte Bovino , e vennero alle 
mani. Dalla parte di Ottone militavano le 
forze del re d' Inghilterra , i duchi del Bra-^ 
bante , e di Lim.burgo , e i conti di Fian- 
dra , e di Bologna . Il fiore de* Francesi 
col duca di Borgogna 5 era nelT altra parte . 
Lungo tempo durò l'ostinato combattimento, 
e infine i Francesi riportarono una piena 
vittoria , con far moltissimi prigioni di con- 
to , e grosso bottino. Questa disgrazia die- 
de il crollo agl'interessi dell' imperadore 
Ottone _j che da lì innanzi stentò a soste- 
nersi in piedi. Se vogliamo prestar fede 
a Galvano Fiamma *, in quest'anno i Mi- 
lanesi vogliosi di vendicarsi de' Cremonesi^ 
per la rotta ricevuta nel precedente anno, 
cori potente sforzo andarono sino a Zcne- 
Irolta . S' incontrarono coi Cremonesi , e 
menarono così ben le mani , che li scon- 
fissero e presero il loro carroccio • In pruo- 

va 

* Godefrìd. Monachus * Alheric- Monachus . AbhaS Urspgv^ 

* Calvan. Fiamma in Manif. Fior, e- 47» 



384 Annali d'Italia 

va di ciò il Fiamma cita la Cronica di Si- 
cardo . Ma giusto fondamento e' è . di so- 
spettare immaginaria e finta questa rotta 
de' Cremonesi . Ne' due testi, de' quali mi 
sono servito per pubblicar la Cronica di 
Sicardo, nulla di ciò si legge. Nulla nelle 
Croniche di Cremona, Piacenza, Parma, ed 
altre , che dopo aver parlato sì chiaramen- 
te della vittoria riportata dai Cremonesi 
air anno precedente, se questa gran percos- 
sa data loro dai Milanesi sussistesse , ne 
avrebbono anch' esse fatta menzione . Ag- 
giugne esso Fiamma che entrati i Milanesi 
23ella Lomellina de"* Pavesi, vi espugnarono 
varie castella. Questo potrebbe stare. Ab* 
biamo bensì dalla Cronica di Cremona che 
rìQÌV anno presente i Cremonesi fecero oste 
sopra i Piacentini, con bruciar molto pae- 
se, e prender alcune lor terre . Irritati an- 
che i Modenesi ^ per 1' affronto e danno lo-^ 
ro inferito neli' anno precedente da un nipo- 
te di Salinguerra , messo insieme un grosso 
esercito, con cui s' accoppiarono ancora i 
Parmigiani ^ i Mantovani , e i Ferraresi del 
partito di Aldrovandino marchese d' Este , 
andarono a mettere l' assedio a Ponte Deso- 
lo , ed impadronitosi d' esso, nella festa di 
san Martino diedero alle fiamme , e sman- 
tellarono quel castello, con portarne a Mo- 
dena in segno di vittoria la campana^ che 

fu 

* Chron. Parmense T 7. Rer. hai. Annate $ f^eteref Muti- 
nens. T. 11. Rer. Ital. 



Anno MGCXIV. 385 

fu posta nella torre maggiore , e adoperata 
dipoi a sonar nona . Somma tranquillità go- 
deva in questi tempi la città di Padova. 
Accadde che si tenne gran corte , e si pre- 
parò un giuoco, o spettacolo pubblico nella 
città di Trivigi descritto da Rolandino ^. 
V intervenne da Venezia e da Padova mol- 
ta nobiltà dell'uno e dell'altro sesso. Nel 
combattimento che si fece per prendere un 
finto castello, si appiccò lite fra i Venezia- 
ni e i Padovani , gareggiando tutti per aver 
la preminenza del conquisto. Fu nella mi- 
schia stracciato un pezzo della bandiera di 
s. Marco portata dai Veneziani , e ne sor- 
se tal rumore , che i presidenti al giuoco 
lo fecero dismettere. S'ingrossò forte per 
questo accidente l'odio dei Veneziani contra 
de"* Padovani , in guisa che serrarono tutti 
i passi delle mercatanzie , e andò poi più 
innanzi la briga . Le replicate istanze di 
papa Innocenzo mossero nell' anno presente 
Aldrovandino marchese d'Este a passare nel- 
la Marca d"* Ancona . N' era egli al pari di 
suo padre stato investito dalla sede aposto- 
lica. Ma sopraggiunta l'immatura morte del 
padre , e per varj suoi scabrosi affari tro- 
vandosi egli impegnato in Lombardia , i 
conti di Celano, fautori di Ottone augu- 
sto, s'erano impadroniti di quella contra- 
da . Potè egli solamente ora accudire a quel 
dominio. Impegnò tutti i suoi allodiali, e 
Tom. XVL B b lo 

* Roland. Chronic. l. i. f. 13, 



386 A'nnali d'Italia m 

lo stesso fratello suo Azzo VII ai prestato?^ 
ri fiorentini per mettere insieme delle gros- 
se somme di danaro da far gente ^ . Allor- 
ché ebbe in pronto un buon esercito, mar- 
ciò verso quella Marca ^ dove gli cotfvenne 
un gran coraggio per le molte opposizioni a 
lui fatte , parte dai popoli della terra, e par- 
te dai conti suddetti . Tuttavia diede loro 
varie rotte, ed avea messo in buono stato 
quella signoria/ quando la morte venne a 
rompere tutte le di lui misure , come dirò 
air anno seguente . 

Anno di Cristo mccxv, Indizione iil<^ 
d' Innocenzo III, papa 18. 
di Ottone IV , irtìperadore 7. 

L'anno fu questo, in cui lo zelantissima 
papa Innocenzo III celebrò uno de' più in- 
signi concilj generali , che abbia tenuto 
la Chiesa di Dio, cioè il lateranense quar- 
to *. Nel dì II di novembre gli fu dato 
principio nella basilica lateranense, e v'in- 
tervennero più di quattrocento tra patriarchi, 
arcivescovi , e vescovi^ e più di ottocento 
abbati e priori. Furono quivi pubblicati 3 
non pochi decreti spettanti al soccorso di 
Terra santa, agli eretici di questi tempi, 

che 

' Idem cap. 15. Monachus Fatavinus in Chron- Antichi tÀ 
Estensi P' T. cap.^l. 

* Ayhas Vrsperg. in Chron. Johannes de Ceccano Cbroru 
Fossa r.ovs Richard, de s. Germano , & alii • 

* Labbe Cenci li CY, Tom* XI. P. 1. 



Anno MCCXIV. 38^ 
cKe faceano gran guasto e resistenza nel 
contado di Tolosa, e nelle vicine città; q 
fu anche trattato della disciplina ecclesia- 
stica , che s'era molto infievolita in sì tor- 
bidi tempi. Avendo presa in quel concilio 
i Milanesi a difendere la parte deir impe- 
radore Ottone > il marchese di Monfer- 
rato 3 siccome pareffte di Federigo ^ aringo 
forte in favore di lui, ed ebbe maggior 
fortuna . Fra gli altri delitti di Ottone si 
contò ancora, ch'egli avea chiamato Fede- 
rigo il re dei preti. Ora è fuor di dubbio 
che esso Federigo per attestato di Gotifre- 
do monaco ^ fu in quest' anno solennemeiì- 
te coronato re di Germania da Slffredo ar- 
civescovo di Magonza , e legato apostolico 
io Aquisgrana . Sappiamo altresì che ad 
istanza del papa egli prese la croce, e si 
obbligò a militare in Terra santa. E per- 
ciocché egli in quest' anno fece proclamai 
re di Sicilia Arrigo suo figliuolo , non pia- 
cendo al pontefice che una sola persona 
nello stesso tempo fosse imperadore e re 
di Sicilia: fu astretto a rifare una solenne 
obbligazione al papa , che qualora egli ot- 
tenesse la corona dell'imperio, immediata- 
mente deporrebbe il governo al re figliuo- 
lo > il quale lo riconoscerebbe dalla santa 
sede . Poteva allora chiedere papa Innocen- 
zo III quanto voleva, che tutto largamente 
si prometteva per timore che si facesse gio- 

B b 2 car 



\ 



388 Annali d'Italia 

car l'opposizione dell' emulo. Vedremo a 
suo tempo , qnal memoria e cura di queste 
promesse e giuramenti mostrasse lo stesso 
Federigo. Non è forse ben chiaro^ se il 
papa che avea barcheggiato finora pe ; os- 
servare dove andassero a terminare gl'im- 
pensati accidenti della guerra , veramente 
in quest'anno confermasse Telezion di Fe- 
derigo: perciocché^ finché visse Ottone _, mai 
non si volle in Roma far l'ultimo passo di 
concedere a Federigo la corona imperiale* 
Ma non mancano autori , e fra gli altri 
Riccardo da s. Germano ^, che scrivono 
essersi Innocenzo apertamente dichiarato 
per r elezion- di Federigo in re de' Roma- 
ni . 

Avea Aldrovandlno marchese d'Este col- 
la prudenza, col valore, e colla liberalità 
ridotta quasi tutta in suo potere la Marca 
d Ancona * . Ma nel più bel fiore dell* età 
sua la morte il rapì^ con essersi creduto 
che i conti di Celano trovassero la maniera 
di farlo attossicare . Fu questo un colpo 
di sommo svantaggio alla casa d'Este, per- 
chè di maschj non restò in essa , se non 
Azzo VII ^ marchese d'Este ^ che cominciò 
ad appellarsi anche marchese d' Ancona ; ma 
in tenera età , né capace per anche di ga- 
reggiar co' suoi maggiori nelle imprese che 
esigono gran cuore e senno . Conservò egli 

ben- 

" Rfchardus a jr. Germano in Chron. 

* Roland. /. 4. e. 15. Monathus Patavinus in Chron» 



A N ^ ^o MGCXV. 389 

bensì gii Stati suoi aviti di Este, Rovigo > 
e deir altre terre poste in un felicissimo 
paese ; ma da lì a qualche anno venne me- 
no la sua autorià in Ferrara^ perchè trop- 
po vi crebbe quella del ghibellino Salinguer- 
ra_, siccome dirò a suo tempo. Seppe que- 
sto volpone ncir anno presente con sì buo- 
ne parole e promesse entrare in grazia di 
papa Innocenzo ( probabilmente dopo la 
morte del marchese Aldrovandino), che ot- 
tenne da lui rinvestitura delle terre, che 
già fa reno della contessa Matilde , ne' ve- 
scovati di Modena, Reggio^ Parma, Bolo- 
gna ed Imola , coti obbligarsi a servire in 
campagna eoli' armi al pontefice . L' atto e 
giuramento suo, prestato nel dì 7 di set- 
tembre , si legge negli Annali ecclesiastici 
del Rinaldi *. Andando innanzi, vedremo 
la fedeltà di costui ai sommi pontefici . Fu 
cagione la discordia insorta fra i Padova- 
ni e i Veneziani^ che i primi in quest'an- 
no * passassero con grandi forze e pre- 
parativi verso Chioggia , ed imprendessero 
l'assedio della torre di Baiba in tempo di 
autunno. Sopravvennero tali piogge^ che fu- 
rono obbligati a ritirarsi* Diedero loro alla 
coda i Chioggiotti e i Veneziani , e prese- 
ro molti uomini j e non poco del loro equi- 
paggio . Assediarono anche i Reggiani coi 
Cremonesi nell' anno presente il castello di 

Bb 3 Gon- 

* Raynaldus .in /fnnal, Eccles. ad hunc aun. «. 39« 

* Roland. A l. e 14. 



39© Annali d'Italia 
Gonzaga, che era de' Mantovani '. Ricor- 
sero questi air ajuto de' Veronesi, che non 
mancarono di uscire in campo con lor». La 
venuta di questa annata fece risolvere gli 
assedianti ad una pronta ritirata . Secpndo- 
chè abbiamo da Ricordano Malaspina * , per 
morte data in Firenze a Buondelmonte dei 
Buondelmonti , entrò in quella città la di- 
visione 5 e chi tenne alla parte de' guelfi , 
e chi a quella de"* ghibellini. Ricordano fa un 
catalogo delle nobili famiglie , che abbrac- 
ciarono chi questa, e chi quella fazione . 
Scrive Galvano Fiamma 3 essere entrati an- 
cora in quest' anno i Milanesi ostilmente 
nella Lomellina de'Pavesi, con prendere per 
forza Garlasco, e menar via gran quantità 
di bestie e mobili . Aggiugne , che avendo 
essi fatta lega con Tommaso conte di Savoja, 
il quale personalmente venne con mille ca- 
valli in loro ajuto, si portarono all'assedio 
di Casale di sant'Evasiò> terra nobile, che 
venuta in loro potere nel dì 2o d'agosto, 
per aderire alle preghiere del popolo di Ver- 
celli , fu da essi disfatta da' fondamenti . 
Andarono poscia anch' essi in favor d' esso 
conte nel Piemonte, ed obbligarono il mar- 
chese di Pimasio ( se pure non è scorretto 
questo nome ) a cercar accordo col conte 
di Savoja. Scrive il Sigonio ^, che questo 

mar- 

* Paris, de Cevet» Tom. 8. Rerum Italicar. 

* Ricordano MalaSfina Istor. cap. 104. 

^ Galvanus Fiamma in Manifuh Fior. cap. 148. 

* Sigon. de Rgga» Ital. /. |6. 



Anno MCCXVI. 391 

marchese fu quello di Monferrato. Mancò 
di vita nel giugno dell' anno preserite , e non 
già nel precedente , come lasciò scritto-Gal- 
vano Fiamma , SicardOj uno de' più riguar- 
devoli vescovi di Cremona, di cui è resta- 
ta una Cronica^ da me data alla luce* 

Anno di Cristo mccxvi , Indizione ir, 
d' Onorio III, papa i. 
di Ottone IV , imperadore 8. i 

Le premure à^ Innocenzo III papa pel soc- 
corso di Terra santa erano incessanti . Co- 
noscendo egli quanto potesse influire al bene 
di quegli affari la potenza de' Genovesi e 
Pisani j provveduti di tanti legni e gente 
brava specialmente in mare *^ si doleva for- 
te della discordia e guerra che da tanti an- 
ni bolliva fra queste due nazioni . Determi- 
nò dunque di portarsi in persona in sito , 
dove potesse trattar di pace fra loro . Ma 
pervenuto a Perugia , quivi cadde malato , 
e r infermità fu sì grave^ che il rapì da 
questa vita nel dì 6 di luglio dell' anno pre- 
sente . Mancò in lui uno de' più abili e glo- 
riosi pontefici , che sieno seduti nella cat- 
tedra di s. Pietro, gran giurisconsulto , gran 
politico , che air esperienza grande da lui 
mostrata nel governo spirituale aggiunse 1* 
ingrandimento temporale della Chiesa roma- 

B b 4 na , 

' Si'card. in Chronie. Tom. VII. Rer. Iteti. 
* Martin» Pohnus Chron, Pontific 



59» Annali d^Italì^a 

Ila, con procurar nello stesso tempo quel- 
lo de' suoi parenti . Ma a questo insigne 
pontefice non mancarono censure^ facili ad 
uscir della penna di chi si consiglia colla 
propria passione ed interesse , Ai grandi av- 
venimenti , che furono sotto il suo pontifica- 
to, fra' quali specialmente è da riporre l'es- 
sere caduta in mano de' Latini la città di Co- 
stantinopoli con buona parte del greco impero, 
si dee aggiugnere la nascita di due insigni 
ordini religiosi , che illustrarono poi, e tut- 
tavia illustrano la Chiesa di Dio^, cioè dei 
predicatori, istituito da s.Domenico^, e dei 
minori j fondato da s. Francesco d'Assisi . 
Ci son di quelli che li credono confermati 
dal medesimo papa Innocenzo III ^ il che 
non mi sembra ben fondato. Nell'universa- 
le concilio lateranense IV tenuto nel prece- 
dente anno, fu stabilito così al capo tredice- 
simo : Ne nimia rdlgionum dlversìtas gra- 
TèTTi in Ecclesia Del confusionem inducat , 
firmiter prohibemus , ne quis de cetero no- 
vam religìonem inveniat . Sed quicumque 
voluerit ad religìonem converti , imam de 
approbatis assumat ^ . Però è ben vero che 
sotto Innocenzo ebbe principio I' uno e V 
altro di questi due ordini si benemeriti del- 
la Chiesa *, ma quello de' predicatori non 
ebbe bisogno di conferma, perchè s. Dome- 
nico scelse la regola de' canonici regolari , 

e per 

' Lal;l;e Conci lior. Tom. ir. 
* Antiq> ItaliC' Disserta ^5- 



Anno MCCXVI. 393 

e per molto tempo que' religiosi ritennero 
j il nome di canonici , assumendo col tempo 
quello di predicatori . L'altro de' minori , in 
considerazione della mirabil vita del suo 
istitutore, e delle sante sue regole, fu ve- 
ramente approvato da papa Onorio ZZI, del 
quale ora son per parlare . In luogo dunque 
del defunto Innocenzo III fu nel seguente 
giorno eletto sommo pontefice Cencio car- 
dinale de' santi Giovanni e Paolo di nazione 
romano , che secondo le mie conghietture 
quel medesimo fu che ci ha lasciato il libro 
de' censi della Chiesa romana, da me dato 
alla luce^. Assunse il nome di Onorio I II , 
pontefice anch'egli di gran vaglia * , il quale 
fu poi consecrato nel di 11 d'agosto. E 
perciocché tuttavia durava la guerra de' Mi- 
lanesi e Piacentini contra de' Pavesi , senza 
voler ascoltare consigli di pace ^ esso pon- 
tefice in vigore di un decreto del suddetto 
concilio lateranense scomunicò di nuovo i 
rettori di Milano e Piacenza, e pubblicò l** 
interdetto in quelle città . Diede ancora in 
governo al comune di Modena alcune delle 
terre, delle quali Salinguerra era stato in- 
vestito dal suo predecessore. 

Determinò in quest" anno il re Federigo 
II di chiamare in Germania l' unico suo 
figliuolo Arrigo , già dichiarato re di Si- 
cilia , benché fosse in tenera età , per ot- 

te- 

' Anti/]. Ttal. Dissertata 6g. 
* Rajfnaldus in AnnaL BceL 



594 Annali d' Italia 

tenergli T amore de' principi tedeschi^ e 
fors' anche per sospetto di qualche rivolu- 
zione in Sicilia^ durante la sua lontananza. 
Venne da Palermo questo fanciullo re^ ac- 
compagnato dair arcivescovo di Palermo sino 
a Gaeta per mare. Ch'egli passasse per la 
Toscana e per Lucca, si può arguire dagli 
atti del comun di Modena da me pubblicati K 
Imperciocché Frogieri podestà di Modena 
cogli ambasciatori d'essa città ^ cioè con 
Gherardo Kangone , Aldeprando Pico ed 
altri , andò a riceverlo con un corpo di 
armati sino allo spedale di s. Pellegrino , 
che era l* ultimo luogo della giurisdizione 
^i Modena, e condottolo per le montagne 
sino al ponte di Guiligua^ il consegnò ivi 
agli ambasciatori di Reggio e di Parma. 
Anche la regina Co tanza sua madre per 
altra via s'incamminò verso la Germania. 
Le Croniche di Bologna * e di Reggio ^ at- 
testano ch'ella passò per quelle città nell'anno 
presente • Riccardo da s. Germano ^ diffe- 
risce r andata sua sino air anno 1 218. Ab- 
biamo poi da esso Riccardo, che in questo 
anno Diopoldo duca dì Spoleti volendo 
passare travestito a cavallo di un asino in 
Puglia , tradito e scoperto , fu preso in vi- 
cinanza del Tevere , e consegnato al se- 
natore di Roma ^ che il mise in prigione . 

, L'on- 

* Antiq. Ital. Dissert- 47. 

* Chron- Bononiense Tom. 18. Rer, Ital. 

^ Memor. Potestat, Regiens. T. 8. Rer. Itah 
■* Richardu4 de S. G]grmano in Chrort* 



Anno MCCXVL' 395 

'J onnipotente forza della pecunia servì 
Doscia a liberarlo , Per quanto i' ha da 
Galvano Fiamma ^, in quest'anno i Mila- 
nesi irritati per le censure pontificie , pre- 
tendendo che fossero nulle od ingiuste , 
naggiormente esercitarono la rabbia loro 
wontra de' Pavesi . Presero e distrussero va- 
rie loro castella; misero l'assedio ad Are- 
na ( non già ad Arona, come sta scritto 
nel testo del Sigonio * ), ma non potero- 
no averla . Tornarono anche a spogliar 
la Lomellina . Tace poi questo autore ciò 
che si legge nella Cronichetta di Cremona 5, 
cioè che il popolo cremonese collegato dei 
Pavesi , neppur egli stette colle mani alla 
cintola in questi tempi . Col guasto e col 
fuoco distrusse le terre de' Milanesi e Cre- 
maschi ne' contorni dell'Adda. Lo stesso 
danno recò a un tratto del Piacentino . 
Prese e smantellò Ponte Vico : se pure 
non è scorretto questo nome . Azzuffatosi poi 
V esercito loro con quel de' Piacentini pres- 
so a Montile fra Ponte Vico e Piacenza , 
lo sconfìsse^ e molti prigioni condusse a 
Cremona. Gelò sì forte in quest^ anno il 
Poj che le carra e le bestie vi passavano 
sopra , e seccarono perciò le viti . La Cro- 
nica di Piacenza ^ conferma il danno re- 
cato da' Piacentini e Milanesi collegati al 

di- 

* Qttlvanus Fl.imma in ManipuU Flou caf* 148. 
, * Sigon. eie Regn. Ital. /. 16. 

3 Chron. Cremon. T.7. Rer. Ital. 

* Chron- PI acent. Tom. Xn. Rer. Ital. 



3^^ ANNAti D'iTALfA 

distretto di Pavia coir incendio dì moltf 
castella^ e soggiugne in fine: Eodem anm 
fu'u praellum de Pontenurlo . Questa bat- 
taglia di Pontenura è spiegata dalla Croni 
ca di Parma ^ . Ivi dunque si legge che l 
oste parmigiano andò sino a Ponte Nur? 
sul Piacentino, e vi si fece una baruffa col- 
la ppggio d' essi Piacentini . Poscia ne 
di 30 di settembre ebbero battaglia i Par= 
migiani con parte de' Piacentini^ Lodigia- 
ni , Cremaschi e Milanesi vicino al mede- 
simo ponte verso Fontana , e fecero molt; 
prigioni : al qual combattimento interven- 
nero pochi Cremonesi . Nelle Croniche di 
Bologna *, dileggio ^ e Cesena "^ è scrit- 
to che in quest' anno nel dì 14 di giugno 
ebbero i Cesenati dai B.iminesi una mala 
percossa , con lasciare in man loro mille e 
settecento prigionieri. Implorato Ta/uto 
de' Bolognesi _> due mesi dappoi questi con 
grande sforzo di gente ^ rinforzati anche 
dalla cavalleria e dagli arcieri di Reggio , 
assediarono il castello di sant' Arcangelo 
per sei settimane • La Cronica bolognese 
racconta che lo presero per forza, con da- 
re il guasto a tutto il paese intorno. Di 
questo acquisto non parla la Cronica di 
Reggio, più antica dell'altra, e neppur 
gli Annali di Cesena. Quel che è certo, 

co- 

* Chron. Parmettf. T.9- Rer. ttal. 

* Cron. Bononiens. Tom. l8. Rer. Ttal. 

* Memoriale Potfist. Regrenf. T. 8. Rer. Jtal. 

* /innales Casen. T»m. 14. Rfv. Itah 



A N ìJ o MCCXVI. 397 

-ostrinsero i Riminesi a rendere tutti i 
origioni. Non par già certo che i Cesenati 
allora promettessero ubbidienza ai comune 
di Bologna . 

Anno di Cristo mccxvii, Indizione v, 
di Onorio III , papa 2. 
di Ottone IV , imperadore 9. 

V enne in quest' anno a Roma Pietro Cfyn- 
te d' Auxerre, pretendente della corona im- 
periale di Costantinopoli ^ . Ogni dì più 
andavano prevalendo agli odiati Latini i 
Grecia che aveano per loro capo Teodoro 
Comneno . Nel dì 9 d'aprile fu egli con 
gran gloria e solennità coronato imperado- 
re d' Oriente da papa Onorio III nella 
chiesa di s. Lorenzo . Conft^rmò questo efi- 
mero augusto a GugUdmo marchese di 
Monferrato^ e a Demetrio di lui fratello il 
regno di Salonicchi^ tuttavia posseduto da 
questi principi . Io punto non mi affatiche- 
rò a seguitare gK infelici suoi passi in 
Oriente . Passò pel Mediterraneo in questo 
anno una possente crociata di cristiani in- 
camminata verso r Egitto ; e Andrea re di 
Lungheria con altri principi , e con un co- 
piosissimo esercito marciò anch'esso a quel- 
la volta. Non ommise diligenza veruna in 
tempi di tanto bisogno papa . Onorio per 

ri- 

* Johann, de Ceccano Chron. Fosse nova • Richard, de j. 
Cerva» in Chron. Raj/naldus Annal, EcjcI* 



398 Annali d* Italia 
Viraettere la pace fra i popoli deir Italia 4 
A questo fine , per attestato del continua- 
tore di Caffaro ^ , inviò a Genova Ugolino 
cardinale e vescovo d' Ostia , che fu poi 
papa Gregorio IX , personaggio di raffinata 
prudenza, per condurre quel popolo a far 
pace coi Pisani. S'obbligarono i Genovesi 
di stare a quello che avesse decretato il 
pontefice . Altrettanto fecero i Pisani : il 
che aprì la strada dopo tanti anni di guer- 
ra alla concordia fra quelle due ernule cit- 
tà. Abbiamo ancora dal medesimo scritto-* 
re contemporaneo, che in quest'anno, òb 
multas discordias ^ qux vertebantiir in- 
ter clvltates Loinbardice ^ qumn mutue re- 
ligiosos persoiioe se intromltterent de pace & 
concordia componenda , tandem auxUio 
Dei inter Papiam , Bledlolanum , Placen- 
tiam , Terdonam , & Alexandrlam pax fir^- 
ma juit , 6* firmata mense junli • Resta 
i>ensi viva la guerra fra essi Milanesi e 
Cremonesi. Leggesi nella Cranica di Cre- 
mona * che nell'anno presente i Cremone- 
si , assistiti di forze da' Parmigiani , Reg- 
giani , e Modenesi , andarono a fronte delT 
esercito milanese , il quale col rinforzo dei 
Piacentini , Comaschi^ Novaresi , Vercelli- 
ni, ed Alessandrini, era giunto fin presso 
a Zenevolta . La loro comparsa produsse 
il piirabil effetto d'indurre i Milanesi a 

ri- 

■ Caffari Annal. Genuens. /. 4» Tom. 6. Rcr, ItaU 
* Chr^n. Cyemonemt T(,m> 7^ Rer. Ital. 



Anno MCCXVII. 399 

Htirarsi in fretta . Ascoltisi ora Galva- 
no dalla Fiamma là dove scrive ^ che in 
quest' anno i Milanesi col carroccio anda- 
rono sul Cremonese, s'impadronirono di 
Ruminengo e di Zenevolta , presero il 
carroccio de' Cremonesi , fecero anche pri- 
gione il vescovo di Cremona con innume- 
rabili Cremonesi . Mandò il podestà di 
Cremona a minacciarli^ ma non oso uscire 
della città. Dopo altri fatti l'armata mila- 
nese passò ai danni de' Parmigiani . E final- 
mente i Pavesi per la terza volta giuraro- 
no di ubbidire ai Milanesi. Noi non siam 
tenuti a credere tutto a Galvano Fiamma , 
adulatore non rade volte della patria sua . 
Merita ben più fede il Cronista piacentino *^ 
il quale dopo aver detto che i Piacentini coi 
lor collegati furono' a dare il guasto al 
territorio di Cremona, aggiugne che i Pa- 
vesi dall' una parte , e i Milanesi e i Pia- 
centini da l'altra fecero compromesso del- 
le Iqr differenze nel podestà di Piacenza , 
il quale sentenziò che i Milanesi rilascias- 
sero Vigevano ai Pavesi per dieci anni , 
e che ai Piacentini restassero alcune ville . 
Negli Annali vecchj di Modena ^ è bensì 
scritto che nell' anno presente riuscì ai Bo- 
lognesi di prendere al comune di Modena 
le castella di Bazzano , s. Cesario e Nonan- 

to- 

* Galvanus Flamm. Manip. Fior. e. 150. 

* Chrqn. Piacent. Tom. 16. Rer» Ttal. 

* Ar.nal. reter. Mutinens. Tom. li. R«r. Ital. 



4oo Annali d' Italia 

tola , e di sottomettere tutta la Romagnuo- 
la ; ma fuor di sito è una tal memo- 
ria^ essendo succeduti tai fatti molto piìi 
tardi . 

Diedero in quest' anno principio i crocia- 
ti alle lor imprese in Egitto / Gran copia 
di Veneziani , Genovesi e Pisani , e d* al- 
tre città d'Italia intervenne a quella glo- 
riosa impresa . Dalle memorie che rapporta 
il Rinaldi ^ si scorge che Guglielmo mar-i- 
chese di Massa (e perciò di casa Malaspi- 
na ) era stato padrone del giudicato di Ca-^ 
gliari in Sardegna. Morto lui, una sua figli- 
uola ereditò quegli Stati ^ e ne prese il pos-« 
sesso di consenso de' popoli suscepto hacu-^ 
lo regali , ([uod. est signum conjirmationìs 
in regnum. Da lì a non molto , per met- 
ter fine alle guerre, che erano state in ad- 
dietro fra quel giudicato e l'altro di Ar- 
l>orea , ella sposò il giudice di essa Ar- 
borea^ oggiclì Oristagi . I Pisani^ che pre- 
tendevano il dominio della Sardegna , giun- 
ti colà un giorno con una squadra di navi 
obbligarono la marchesana di Massa e il 
marito a giurar loro fedeltà, e a prendere 
da essi 1' investitura col gonfalone . Col 
tempo i Pisani cominciarono ad usurpar 
quelle giurisdizioni, e farla quivi da pa- 
droni assoluti : perlocchè la marchesana 
fece, ricorso a papa Onorio , implorando il 

suo 

f Raynaldus Annal. Ecclesiaste ad butte annum. 



Anno MCCXVII. 401 
siio ajuto. Per attestato del Dandolo ^, in 
quest' anno il patriarca d' Aquileja , per 
<lelegazione del papa , rimise pace fra i 
Veneziani e i Padovani, che erano in rot- 
ta per r accidente occorso nel giuoco di 
Trivigi. Ma Rolandino * non s'accorda cori 
questa notizia^ scrivendo egli, che anche 
nell'anno 1220 durava la nemicizia fra quel- 
le due repubbliche . Siccome costa dalle 
bolle da me date alla luce 3^ in quest'an- 
no papa Onorio III diede V investitura del- 
la Marca di Guarnieri , cioè di Ancona , da 
Azzo VII^ marchese d'Iste^ benché giovi- 
netto , coir annoverar cadauna città di quel- 
3a Marca . 

Anno di Cristo mccxviii , Indiz. vi. 
d' Onorio III , papa 3. 
di Ottone IV ^ impcradore io. 

Uopo pasqua cadde infermo in un suo ca- 
stello chiamato Hartzburg l' imperadore Ot- 
tane IV ; ed aggravandosi il male + , con 
gran compunzione di cuore e molte lagri-- 
me chiese 1' assoluzione della scomunica^ la 
quale , dopo aver egli promesso di stare a 
quanto gli fosse ordinato dal sommo pon- 
tefice , gli fu conceduta dal vescovo d^ llde- 
sheim . Ricevuti poscia i sacramenti con 
Tom. XVI. C e tut- 

• Dandul. in Chron. Tom- i». Ker. hai. 

* Roland. Chron. /. a. e i. 

« Antùb. Estensi P. I. e. 41. 

♦ Albertus Stadensis in Chron* 



402 Annali D'IxALfA 
tutta divozione, terminò la sua vita nel di 
19 di maggio . Gotifredo monaco ^ la met- 
te al dì 15 di quel mese. Il continuatore 
di Caffaro uno die ante ascenslooem Doliti" 
ni * , cioè nel dì 25 di maggio . Ma il 
Meibomio sta per la prima sentenza. Ne 
dovette ben intendere il re Federigo la mor- 
te senza rammarico. Una grande scossa fu 
questa alla nobilissima linea degli Estensi 
di Germania , perchè sbrigato da questo 
competitore esso re Federigo , tolse il pala- 
tinato del Reno Sià Arrigo fratello del de- 
funto Ottone^ senza far caso d*un accordo 
stabilito con lui, ne dell' avergli esso Ar- 
rigo consegnate l'insegne dell'imperio dopo 
la morte del fratello. Venne perciò a re- 
star quella casa coi soli Stati diBrunswic, 
tuttavia da lei posseduti, coli' accrescimen- 
to ai nostri giorni d'altri paesi , e della 
corona della gran Brettagna . Che in questo 
anno seguisse la pace tra i Genovesi e i 
Pisani , lo raccoglie il Rinaldi ^ da un di- 
ploma pontificio . Di questa parlano gli An- 
nali di Genova solamente all' anno prece- 
dente , e sono scritti da autori contempora- 
nei . Abbiamo bensì da essi Annali , che in 
un congresso tenuto in Parma fra i deputa- 
ti di Venezia y e quei di Genova , restò 
conchiusa una pace di dieci anni fra quel- 
le due repubbliche . Lasciò scritto Riccar- 
do 

* Godefrid. Monachus in Chvon» 

* Caffari Annal. Genuens. Uh. 4- Tom, T/. Rey. hai- 
' Rdynal.dus Annal. Ecclesiast. 



Anno MCCXVift. 403 
do da s. Germano ^ , che nelT anno presenta 
d'ordine del re Federigo II, Diopoldo du-, 
ca di Spelati fu preso da Jacopo da s. Se- 
verino. Dovettero i non mai quieti Roma- 
ni inquietare in quest'anno il buon pa'pa 
Onorio . Nel mese di giugno si portò egli 
alla villeggiatura di Rieti . Neil' ottobre 
seguente andò a Viterbo, e di là a Roma, 
sed quiim propter Romanorum molestias 
esse Romce non posset^ coacius est Viter^ 
hliim remeare • 

Non avendo più che temere dalla parte 
di Pavia i Milanesi, dopo aver unito alle 
armi sue quelle degli stessi Pavesi ^ de' Ver- 
cellesi , Novaresi , Tortonesi , Comaschi , 
Alessandrini , Lodigiani, e Cremaschi, ven- 
nero fino a Borgo s. Donnino _, con dise- 
gno di farne un regalo ai Piacentini * • 
Trovarono quivi accampato l'esercito dei 
Cremonesi, Parmigiani, Reggiani^ e Mode- 
nesi ; e però delusi delle loro speranze , 
voltarono verso il Po. Arrivati verso Ghi- 
bello , i Cremonesi coi lor collegati compar- 
"vero anch' essi colà , e nel dì 6 di giugno 
presentarono loro la battaglia . Durò que- 
sta dalla nona iìno alla notte , e vi resta- 
rono sconfitti i Milanesi. Molti d' essi fu- 
rono condotti nelle carceri di Cremona . 
La Cronica di Parma ^ ha che questo fatto 

Ce 2 d' ar- 

* Richardus de s. Germano in Chron. 

' Chronic. Cremonese Tom- «. Rer. TtaU 

* Chron, Parmsiìsi Tom. 9. Rer. Ital. 



4^4 Annali d'Italia 
d'armi seguì nel primo giovedì di giugno^" 
e che i Reggiani non arrivarono a tempo : 
laonde passò in proverbio il soccorso del 
Reggiani. L' autore della Cronica piacenti- 
na altro non dice ^^ se non che seguì fra 
loro in quest' anno una gran battaglia , e 
che i Milanesi s"* impossessarono di Busse- 
to . Ma il vigilantissimo papa Onorio III , 
cui troppo dispiacevano gli odj sanguinar; 
di questi popoli * , spedì anche ad essi 
Ugolino vescovo d'Ostia e di Velletri suo 
cardinale legato. Tale fu la di lui eloquen- 
za e destrezza , che gli venne fatto di met- 
ter pace fra i Milanesi e i Piacentini dall' 
una parte , e i Cremonesi e i Parmigiani 
dall'altra. Ascoltiamo ora anche Galvano 
Fiamma 3, il quale fuor di sito , cioè all' 
annoi2i9, scrive che usciti in campagna i 
Milanesi coi lor collegati^ nel dì 6 di giu- 
gno presero il castello di santa Croce. E 
nel di 17 di luglio assediarono i Cremone- 
si , Parmigiani ^ Reggiani , e Modenesi in 
un luogo inespugnabile appellato Ghibello, 
e si venne ad un fatto d' armi^ in cui mol- 
ti perirono dall'una e dall'altra parte. Nel 
giorno appresso presero Busseto con trenta 
e più luoghi de' Cremonesi . Ma alle pre- 
ghiere degli ambasciatori di Bologna, che 
erano venuti a far pace, si ritirarono dal 

Gre- 

' Chron- Placent. Tom- 16. Rer. Ital. 

* Chron. Cremonens. ut supra . 

^ Galvan. Fiamma in Mantp. Fior. (, a5ft. 



Anno MCGXVIIL 405 
Crelnonese . Se Cremona possedesse allora 
tanti luoghi di qua del Po ^ noi saprei di- 
re . Ma Galvano quasi nulla parla della pa- 
ce suddetta , e neppur ben conobbe chi la 
maneggiò. Così si andavano mordendo a 
guisa di cavalli sfrenati , e consumando le 
città della Lombardia fra loro j ma il peg- 
gio era , quando s' introduceva la matta 
discordia fra gli stessi abitatori d'una città. 
In quest'anno appunto, in occasione della 
guerra suddetta , entrò la divisione fra i 
nobili e il popolo di Piacenza ; e prevalen- 
do y come perlopiù succedeva , la forza 
del popolo , questo vergognosamente cacciò 
dal suo governo il podestà che era allora 
Guido da Busto milanese ^ . Peggio ne av- 
venne dipoi _, siccome vedremo. Ci riferi- 
scono gli Annali di Cesena *, che in queste 
anno i Faentini uniti coi Cesenati assedia- 
rono' Imola. Temo io che agli anni seguen- 
ti appartenga questa notizia , giacché si ag- 
giugne, che nell'anno seguente i Bolognesi 
la presero : il che accadde più tardi . E 
tanto più perchè il Sigonio ^ scrive che in 
quest' anno i Forlivesi fecero guerra più cbe 
mai a' Faentini, i quali veggendosi al di- 
sotto, implorarono 1' ajuto de' Bolognesi . 
Vollero questi tentar prima, se la loro au- 
torità potea bastare ad estinguere quella 

Ce 3 guer- 

* Chron. Placenta ut supra . 

* ninnai es Cesen. Tom- 15. Rer. Jtal. 

* Sigon. de Regno Ital. i. i^. 



4o5 Annalx d' Italia 
guerra senza metter mano all' armi . Spe- 
diti dunque ambasciatori a JForlì , fecero 
istanza^ che fosse compromessa nel loro 
podestà ogni contesa di quelle città. E co- 
sì fu fatto . E il podestà pubblicò tosto 
una tregua ^ per conoscere con più agio 
i motivi delle loro discordie. 

Anno' di Cristo mccxix. Indizione vii. 
di Onorio III, papa Zf. 
Vacante V impero • 

jLi assedio diDamiata, fortissima ed impor- 
tante città neir Egitto, terminato fu in que- 
st' anno dopo immense fatiche col costo di 
infinito sangue di popolo battezzato , dall' 
esercito deVcrociati , colla presa dì quella 
città in faccia all' innumcrabil esercito di 
Corradino sultano de' Saraceni nel dì cinque 
di novembre ^ . Riempie questa nuova di 
immenso gaudio tutta la cristianità, e un 
tal acquisto produsse un incredibil tesoro e 
bottino a tutta quell'armata di cristiani . 
Racconta Goti fredo monaco* una particola- 
rità confermata dairUrspergense 3. Cioè che 
il Sultano per non perdere così cara città 
aveva esibito ai cristiani di restituir loro il 
legno della vera croce, tutti i prigionieri, 
e di somministrar le spese per rimettere in 

pie- 

* Memoy. Votest. Regt'ens. T. 8. Rer. Ttal. Bernardus The" 
otturar. Tom. 7. Rer.Ital. Monachus P atavinus ^ -Ù^ alti. 

* Godefrid. Monachus in Chron, 

* Abbas UrspergenS' in Chreit. 



I 



Anno MCCXIX. 407 
piedi le mura da lui smantellate di Geru- 
salemme . Insli;p€r regnum hierosolfmita- 
num totaliter restìtueret ^ prceter Craccum ^ 
& Montem regaltm^ prò quibus retinendls 
tribittmn obtuUtj quamdiu tregua dura- 
ret , Ma il legato pontificio, i templari, 
ed altri rigettarono sì bella esibizione, spac- 
ciandola per un'illusione e furberia del Sul- 
tano ; e sostenendo che quelle due sole for- 
tezze erano bastanti ad inquietare conti- 
nuamente Gerusalemme . Insomma stabili- 
rono di voler prima conquistar Damiata, e 
poscia far trattato col Sultano. Damiata fu 
presa , e niun trattato si fece dipoi . Non 
lasciava intanto papa Onorio ^ di sollecita- 
re il re Federigo II ad eseguire il voto de- 
la croce da lui presa^ per portare soccorso 
ai cristiani militanti in Egitto. Ed egli col- 
le più belle lettere del mondo rispondeva di 
essere tutto acceso di voglia d* impiegar co- 
là le sue forze in prò della cristianità, e 
il buon papa se lo credeva . La vera inten- 
zione di Federigo, siccome col tempo si 
venne a conoscere, era di cavar dalle mani 
del romano pontefice la corona dell'impe- 
rio : al che appunto egli arrivò nell' anno 
seguente, per quanto si vedrà. Né voglio 
tacere, che per testimonianza di Jacopo da 
Vitry *, cardinale e scrittore contemporaneo, 
il rairabil servo di Dio s. Francesco d'As- 

Cc 4 si- 

' Raynaldu! Annoi. Eccl- 

* Jacobus de f^itriafo Hist* Orient. 



4o8 Annali d'Italia 

sisi fu air assedio di Damiata , ed ehhe cc^ 
raggio di passare all' udienza del Sultano , 
che deposta la sua fierezza V ascoltò predi- 
care della fede di Cristo . Ma veggendo il 
santo che niun frutto faceano le prediche 
sue con quegF indurati Maoiiìcttani , se ne 
tornò in Italia . Crebbe in qucst' anno la 
rottura fra i nobili e il popolo di Piacenza ^ , 
dimanierachè toccò ai p>imi .di uscire 
dalla città con tutte le loro famiglie . Ki- 
tiraronsi essi a Podenzano^, dove creato il 
loro podestà cominciarono ad impedire che 
i contadini del distretto non andassero al 
mercato di Piacenza . 

Fecero pace in quest' anno i Bolognesi * 
col popolo diPistoja. E' da vedere il Sigo- 
nio 3 che minutamente descrive gli atti di 
queste due città in occasione di questa pa- 
ce. Durando ancora le nemicizie de'Faenti- 
ni contra degrimolesi, i primi assistiti dal 
popolo di Bologna ostilmente procederono 
contro Imola. Mentre davano il guasto al 
paese , sopravvennero Jacopo ^vescovo di To- 
rino , e Guglielmo marchese dì Monferrato y 
che andavano ambasciatori del re Federigo 
a Roma . Questi intimarono al podestà di 
Bologna di non molestar il popolo d' Imo- 
la , e di restituire il maltolto. Mostrò ì\ 
podestà dì non credere eh' essi fossero mi- 

ni- 



-■ Cbron. Plaeent. Tom. T.6. Rer. Jtal. 
P €hron- Bononicnse Tom. i8. Rer. Itt^l. 
' ii^onim de Regno Ital. liè. lé. 



Anno MCCXVill. 409 
tiistri di Federigo , al quale per altro tutto 
il popolo bolognese professava riverenza . 
Andò nelle smanie il vescovo, e dopo aver 
messa Bologna al bando dell' imperio , in 
fretta se ne andò con Dio . Furono poi ri- 
messe quelle differenze degl* Imolesi e Fa- 
entini nel medesimo podestà di Bologna . 
Neir anno seguente capitato ad essa città di 
Bologna Anselmo da' Spira legato di Fede- 
rigo , avendolo i Bolognesi unto con un- 
guento di mirabil efficacia , furono da lui as- 
soluti . Era il marchese di Monferrato non 
solamente per vincolo di parentela, ma per 
affetto e per comunione d'interessi, attac- 
catissimo al re Federigo . Ed appunto rac- 
conta Benvenuto da s, Giorgio ^5 che in que- 
st'anno egli ottenne da esso re quattro ca- 
stella situate sulle rive del Po con diploma^ 
che vien rapportato dal medesimo storico, 
dato apud Spiram anno MCCXIX ^ nonohar 
lendas martil ^ Indiciione VII. Ma forse 
circa questi tempi una fiera scossa patì la 
insigne casa de' marchesi di Monferrato ^ 
perchè Demetrio fratello del suddetto Gu- 
glielmo marchese, re di Tessalonica ^ ossia 
di Salonicchi e della Tessalia fu dal greco 
Teodoro Lascarl spogliato di quel regno , 
e gli convenne tornare in Italia, e ricove- 
rarsi nell'avito suo paese. Fra esso mar- 
chese Guglielmo, e Andrea Delfino contedi 
Vienna e di Granoble passarono delle con- 

tro- 

■ Btnvenut. da S. Giorgio Stor. dsl Monferr. T.iì^Rtr.It. 



i\io Annali d'Italia 
troversie a cagione del castello e borgo di 
Brinzone. Furono queste nelF anno presente 
composte con aver data il marchese Bea-- 
tricc sua figliuola in moglie al Delfino , ed 
assegnatagli in dote quella terra. Da ciò si 
può arguire , quanto ampiamente si sten- 
desse allora il dominio de' marchesi di Mon- 
ferrato^ da' quali si diramarono senza fallo 
i marchesi di Saluzzo . 

Anno di Cristo mccxx, Indizione viii^ 
d' Onorio III^ papa 5. 
di Federigo II ^ imperadore i. 

V^on lettere efficacissime andava più che 
mai imya Onorio spronando il re Federigo 
alla spedizione jdi Terra santa, e al com- 
pimento del voto suo ^ ; e Federigo che 
sapeva , quantunque giovane , tutta la quin- 
tessenza dell'astuzia^ ne scriveva dell' al- 
tre al papa le più rispettose , le più affet- 
tuose , che mai si potessero immaginare , 
addùcendo scuse, e promettendo gran cose . 
Scrisse ancora lettere adulatorie al senato 
e popolo romano , coli' avvertenza di esor- 
tarli all'ubbidienza dovuta al sommo pon- 
tefice _, al quale già notammo che avevano 
recato dei disgusti , e data occasione di 
ritirarsi fuor di Roma . Il ritardo di Fede- 
rigo in Germania, a cui per altro un'ora 
parca mila anni di venire in Italia a ricc- 

ye- 

■ Rajfnald. Annai. EcfJ. 



Anno MCCXX. 411 

vere la sospirata corona imperiale, prove- 
niva dai maneggi ch'egli andava facendo 
per r elezione del re Arrigo suo figliuola 
in re de'Romani e di Germania. E li fa- 
ceva senza farne consapevole il papa , e 
senza ricercarne il di lui consenso , con 
aver poi con varie mendicate ragioni scu- 
sato il suo procedere . Seguì in fatti V ele- 
zione suddetta j e Federigo fece credere al 
pontefice d' averne sospesa V esecuzione , 
finché questa venisse approvata dalla santa 
sede . Sbrigato da così importante aifare 
mosse Federigo di Germania, e con un 
fiorito esercito giunse a Verona , da dove 
nel dì 13 di settembre spedì nuove lettere 
al papa. Se vogliam prestar fede a Galva- 
no Fiamma ^ ^ fece istanza ai Milanesi per 
la' corona del ferro. Essi gliela negarono. 
Più probabile è che conoscendo il lor ani- 
mo,, risparmiasse a se stesso untale affroti- 
to . Essendo egli in s. Leone vicino a Man- 
tova quintodecimo kalendas ociobris , diede 
un diploma in favore di Azzo VII marche- 
se d' Este , comandando al popolo di Pa- 
dova di non inquietare il marchese nel pa- 
cifico possesso e dominio d' Este, Calaone , 
Montagnama, e degli altri antichi Stati del- 
la casa d' Este * . Passato dipoi per Mode- 
na a Bologna, di là nel di 5 d'ottobre 
scrisse altre lettere al medesimo papa , tut- 
te 

* GalvanuT Flam. in Manip. Fior, r 154. 
^.Antichifà Estens- P.L cap. ^i. 



412 Annali d'Italia 
te infiorate delle solite proteste dell' ingran- 
dimento temporale della Chiesa romana, 
della filiale ubbidienza e di altre tenerezze 
che poco costano alla penna. > Il pontefice,, 
a cui forte premeva oltre air altre cose, 
solite a promettersi dai novelli augusti ^ 
che il regno di Sicilia e di Puglia, se si 
conferiva la corona dell'impero a chi n'era 
padrone , non venisse ad incorporarsi nello 
stesso impero con danno esorbitante della 
Chiesa romana ;• ed inoltre sommamente 
desiderava che il nuovo imperadore im- 
piegasse le forze sue in soccorso della cri- 
stianità in Egitto, o in Soria : volle pri- 
ma assicurarsi di questi due punti. Federi- 
go non vi fece difficoltà veruna . Però con- 
tinuato il viaggio , felicemente giunse a 
Homa , dove nel dì 22 di novembre fu so- 
lennemente coronato imperadore insieme 
con Costanza sua moglie nella basilica di 
s. Pietro per mano di papa Onorio , con 
gran concorso e pace del popolo romano . 
Nello stesso giorno il nuuvo imperador 
Federigo * pubblicò nel vaticano un famo- 
so editto contro gli eretici manichei ossia 
patavini , che allora quasi per tutte le cit- 
tà d'Italia, o pubblicamente^ o segreta- 
mente viveano ^ e similmente in favore 
della libertà degli ecclesiastici. Fece dono 
di qualche Stato alla Chiesa romana , e le 

re- 

> Godefrici. Monoch- Richard, de J*. Cefman* Menar hut 
Patavinus . Chronicon lustrai. 6" ahf • 



A N N o MCCXX/ 413 

restituì i beni della contessa Matilde. Al- 
berico monaco v'aggiugne una particolari- 
tà^ cioè eh' egli papam per manam validam, 
Romam introdiixit., jam ab ea per septem 
menses exclusum , & Romanos eidem recon- 
ciliavit ^. Per conto delT impresa di Ter- 
ra santa ^ di nuovo prese la croce dalle 
mani di Ugolino cardinale vescovo d' Ostia, 
con obbligarsi di spedire nel prossimo ven- 
turo marzo un gagliardo soccorso ai cro- 
cesignati , e di passar fra pochi mesi anch' 
egli in Palestina, allegando di non poter 
farlo allora;, perchè avea dei ribelli in Pu- 
glia , e i Saraceni in Sicilia da domar 
prima . Nel dì 26 di novembre si trovava 
Federigo tuttavia presso Roina , dove con- 
fermò i privilegi ad Arrigo vescovo di 
Bologna , ciò apparendo dal diploma rap- 
portato dal Ghirardacci * . Passò dipoi a 
s. Germano , magnificamente accolto ivi da 
Pietro abbate di Monte C^^sino . Mensam 
Campsorum , & jus sangulnis ^ quod usque 
tunc habuerat concessione imperatoris Hen' 
ricl ecclesia casinensis ^ reciplt ab code m 3. 
Crede il padre abbate Gattola ^ che Fede- 
rigo confermasse questi due diritti all'in- 
signe monjstero casinense . Voglia Dio che 
Hiccardo non dica il contrario^ cioè che 
iJ primo regalo fatto da Federigo II ai 

Ca~ 

* Alberic Monachus in Chroti. 

^ Ghir.irdacci Istor. di Bologna lib. 5. 

* Richardus de S. German. 

-♦ Qat4.ola Mq€ss> ad Histor, Casinens, P- L 



414 Annali d'Italia 

Casinensi non fosse quello di 'levar loiq quei 
gius. Così seguita a scrivere Riccardo^ cbe 
esso augusto tolse ed uni al dominio re- 
gale Suessa , Teano, e la Rocca di Drago- 
ne, che godeva il conte Ruggieri dall' 
Aquila. Poscia s'incanìtninò a Capoa > do- 
ve in un gran parlamento pubblicò le as- 
sise ;, cioè venti costituzioni pel buono sta- 
to e governo del regno , e formò la corte 
ca'puana* 

Abbiamo dai continuatori di Caffaro ^ 
che saputosi dai Genovesi 1' arrivo in Ita- 
lia di Federigo, gli spedirono Rambertino 
de' Bonarelli da Bologna lor podestà con 
molti nobili, sperando di riportarne molti 
vantaggi per le larghe promesse lor fatte 
con varie lettere da esso principe. Il tro- 
varono fuor di Modena, il seguitarono fi- 
no a Castel s. Pietro, dove sfoderati i lor 
privilegi, il supplicarono per la conferma 
d'essi. Appena volle egli confermar una 
parte di quello che apparteneva ali impero, 
scusandosi di nulla poter concedere intor- 
no al regno di Sicilia , se non dappoiché 
fosse giunto colà, e promettendo secondo 
il suo solito di voler far molto : il che 
come fosse ben eseguito, lo vedremo in 
breve . Voleva che i Genovesi 1' accompa- 
gnassero alla eoronazion romana j ma se 
ne sottrassero questi , con allegare di non 
poter farlo senza licenza del consiglio di 

Ge- 

' CaQ'uri ^mial. Genuens. /. 5. Tom. TI. Rer. Italie 



Anno MCCXX. 415 

Genova j e di non aver mai usato il loro 
popolo d'inviare a quella funzione. Così 
ottenuto il congedo , malcontenti se ne 
tornarono a casa . Per la guerra che dura- 
va fra i Keggiani e i Mantovani , in que- 
st' anno ^ i primi , avendo in ajuto i Par- 
migiani e i Cremonesi , andarono aìT as- 
sedio del castello di Gonzaga , tenuto dai 
Mantovani . In vigor della lega , contratta 
coi Mantovani^ in soccorro d'essi volaro- 
no i Modenesi . Portò la buona sorte che 
l'arcivescovo di Maddeburgo lega-to dell' 
augusto Federigo , arrivò a Modena , dove 
chiamati con plenipotenza i deputati di 
amendue le città ^ facendo valere la sua 
autorità , stabilì pace fra loro . Abbiamo 
parimente dall' antica cronica di Reggio * 
che in quest' anno nel dì 16 di giugno uni- 
ti insieme i Mantovani , Veronesi , Ferra- 
resi , e Modenesi presero il castello del 
Bondeno , probabilmente ai Reggiani , il 
distretto de' quali una volta si stendeva fi- 
no colà . Circa questi tempi 2 il popolo di 
Trivigi diede il guasto alle diocesi di Ce- 
lieda , Feltre_, e Belluno, ed uccise i ve- 
scovi delle due ultime città. Per l'atroci- 
tà di questi fatti il pontefice Onorio ful- 
minò le censure contra di lorO;, e li mi* 
nacciò di peggio , se nel termine di un 

me- 



* Annales Veteres Mutincifs. Tom. XT. Rer, Ttal. 

* Memoriale Potust- Re^iens. Tom. S. Rer. Ita!. 
^ Rajtnaid. in Annal. £ccles. 



£^1^ Annali d'Italia 
mese non riparavano i danni e restituiva- 
rio r ingiustamente occupato. Erano quei 
vescovi padroni delle loro città . A tali 
notizie un' altra ne aggiugne .Rolandino ' 
storico padovano. Cioè che i Veneziani per 
timore che i Trivisani si unissero co* Pa- 
dovani, co' quali seguitava tuttavia la ne- 
micìzia , nata nella congiuntura del giuoco 
di Triviso, fecero lega con essi Trivisani. 
Ciò saputosi da. Bertoldo patriarca d'Aqui- 
leja (giacché anch' egli si sentiva mal- 
trattato da essi Trivisani ), per avere un 
buon appoggio, in quest'anno elesse di far- 
si cittadino di Padova, e di giurare di 
far quello che facessero i Padovani : al 
qual fine mandò a fabbricare a sue spese 
alcuni bei palagi in Padova. Servì T esem- 
pio suo, perchè i vescovi di Feltre e di 
Belluno prendessero anch' essi la cittadinan- 
2a di Padova . In fatti avendo il popola 
di Trivigi in quest' anno portata la guerra 
ad alcune terre del patriarca , i Padovani 
usciti in campagna coli' esercito loro si 
portarono sotto Castel franco terra di Tri- 
vigi : e questo sol movimento bastò a far 
tornare i Trivisani di galoppo a casa. Andò 
in quest' anno il popolo di Piacenza * oltre 
al fiume Trebbia j, e bruciò Campo Mal- 
do di sotto, che era de' nobili fuorusciti. 
S' attrupparono a tal avviso i nobili, e rag- 

giuQ- 

' Rolando Chvon. /. 2. ci. 

* Chron. Placenta Tom. 16. Rer> Itai. 



Anno MCCXXI. 417 

giunti i popolari vicino alla Trebbia^ li 
misero in isconiìtta. Molti se ne affoga- 
rono nel fiume ; circa secento fanti rima- 
sti prigioni furono condotti parte nelle car- 
ceri di Fiorenzuola , parte in quelle di Ca- 
stello Arquato» 

Anno di Cristo mccxxi , Indizione ix. 
di Onorio III_, papa 6. 
di Federigo li, imperadore 2. 

U n gran passaggio di cristiani si fece nel- 
la primavera di quest'anno alla volta della 
conquistata Damiata. Per attestato di Jacopo 
da Vitry ^ cardinale e vescovo di Accon^ 
ossia di Acri , vi arrivarono fra gli altri 
Arrigo da Settata arcivescovo di Milano ^ e 
i vescovi di Faenza (come ha Bernardo il 
tesoriere ^ j e non già di Genova , come il 
Vitry), di Reggio e di Brescia. Vi giun- 
sero ancora i legati dell'" imperador Federi- 
go, portando nuove, ch'egli in persona ver- 
rebbe. Aderat & Italix militia copiosa. 
Noi sappiamo dall' annalista Rinaldi 5, che 
papa Onorio III cominciò a far di gravi 
doglianze contra dell'" imperador Federigo, 
perchè non avesse adempiuta la promessa 
di mandar un gagliardo soccorso ai cristia- 
ni guerreggianti in Egitto . Ma certa cosa 
Tom. XVI. Dà è, che 



' Jacobus de l^it fiato Hist. Orient. 

* Bernard. Thesauray. cap.io^. Tom. 7. Re r. Ita'. 

* Raj/nald' in Annal. Bai» 



4i8 Annali d* Italia 
è, ch'egli con buon animo fin qui soddisfe- 
ce air impegno preso col papa ; perciocché 
spedì colà una flotta di quaranta galee ben 
armate ^ sotto il comando di Arrigo conta 
di Malta, il più bravo e sperimentato ca- 
pitano di mare che allora ci fosse, accom- 
pagnato da Gualtieri di Palear suo gran 
cancelliere . Non so io dire , se in questo 
stuolo sieno comprese otto galee condotte 
dal conte Matteo di Puglia ^ che Jacopo da 
Vitry j e Bernardo tesoriere scrivono esser 
giunte di luglio aDamiata, dopo aver pre- 
so in viaggio due navi corsare de' Sarace- 
ni . Sembra ancora eh"* egli somministrasse 
legni pel trasporto del duca di Baviera , che 
affrettato da esso augusto, con gran copia 
di nobiltà e di soldatesche della Germania 
approdò a Damiata . Era già insorta discor- 
dia, specialmente per la signoria di Damia- 
ta^ soffiando l'interesse e l"* ambizione nel 
cuor di molti , più che 1' amor della reli- 
gione^, fra Giovanni re di Gerusalemme , e 
Felagio portoghese , cardinale, vescovo d' Al- 
bano , e legato pontifi.cio , uomo testardo , 
a cui viene da alcuni attribuita la rovina 
degli affari della cristianità in Oriente. Pre- 
se il re alcuni pretesti, e si ritirò ad Ac- 
con ; e intanto il legato scomunicò i di lui 
aderenti . Trovandosi poi questo legato 
con una si fiorita armata , che Gotifredo 

mo- 

* Riehardus a S. Germano . Bérnardtti Thesaurar- ut sup' 
Caffari AnnaU Cevuens. /. 5. T$m 6. Rer, Italie* 



Anno MGGXXI. 419 

moioaco * fa asoenderc a quasi dugentomila 
persone, ma che di gran lunga minore vien 
asserita da altri , non volendo stare in ozio, 
propose di far qualche grande impresa . Tro- 
vò che le milizie non si volevano muovere 
senza aver alla testa un generale di sperien- 
za , cioè il suddetto re Giovanni^^ parendo 
loro che un cherico, benché d' altissima di- 
gnità^ non fosse atto a maneggiare il ba- 
ston del comando. Perciò il legato fu co- 
stretto a pregare il re che tornasse , pro- 
mettendo di pagargli centomila bisanti ., che 
gii dovea. Venuto il re, e tenutosi con- 
siglio di guerra, fu egli di parere che si 
avesse da andare a dirittura a rifabbricar 
Gerusalemme, e a riacquistar quel regno: 
cosa allora facile^, e che avrebbe potuto 
agevolar dipoi altre conquiste in Egitto ** 
Il legato, che si credea miglior mastro di 
guerra, volle nel mese di luglio che si 
marciasse alla volta del Cairo, città capita- 
le dell'Egitto. Il Sultano non lasciò in que- 
sti tempi di far nuove proposizioni di pa- 
ce, se gli si restituiva Damiata , con offe-^ 
rire la restituzion de' prigioni, e del re- 
gno di Gerusalemme , a riserva della for- 
tezza del Krach, e di pagar le spese per 
ia riparazion delle smantellate città^j e una 
tregua di trenta anni. Tutta Tarmata cri- 
stiana acconsentiva,- il solo legato Pelagio 

D d 2 rup- 

' G&defrid. Monnchus Arn.ri. 
* Aiberk» Monachus in Cbron, 



4^o Annali d'Italia 

ruppe il trattato, e volle guerra. Gotifré* 
do monaco , e Bernardo Tesoriere ci assi- 
curarono di questo fatto. Finiamola con 
dire, che inoltratasi Tarmata de' crociati , 
il Sultano le tagliò la strada, per cui da 
Damiara aveano da venir le vettovaglie,, 
ed aprì varie bocche del Nilo, che mag- 
giormente ristrinsero i Cristiani, dimanie- 
rachè affamati ^ e senza modo di uscire 
di quei labirinto, necessitati farono a chie- 
der pace al Saraceno . Per ottenerla conven- 
ne cedere Damiata colla vicendevol restituì 
zion de'prigioni. Tale esito ebbe T osti- 
nazion del legato : dopo di che di male in 
peggio andarono da lì innanzi gli affari di 
Terra santa. A nulla servì in tal occasio- 
ne la flotta spedita a Damiata dall' impe- 
rador Federigo , ossia perchè , siccome ha 
il continuator diCaffaro^ non sapendo V eser- 
cito cristiano l'arrivo di essa, non se ne 
prevalse; oppure perchè i Saraceni le im- 
pedirono il poter continuare il viaggio pel 
Nilo . Quel che è certo ( e l'abbiamo da 
Riccardo da s. Germano), il gran cancellie- 
re Gualtieri -vescovo di Catania, ed Arrigo 
conte di Malta, condottieri della medesi- 
ma , per giusto timore d' essere gastigati 
dall'augusto Federigo^ l'uno, cioè Gualtie- 
ri, se ne fuggì a Venezia, dove poi ter- 
minò i suoi giorni; e l'altro, cioè Arrigo, 
tornato in Sicilia , e preso ^ restò spoglia- 
to della sua contea di Malta . Ma il sud- 
detto continuatore degli Annali di Genova 

seri- 



Anno MCCXXI. 421 
iscrive che egli perde Malta solamente nelP 
anno 1223, per sospetti d'intelligenza coi 
Saraceni di Sicilia ribelli . Oltre di che il 
troveremo all'anno 1227 di nuovo in gra- 
zia di Federigo . 

Attese in quest' anno esso imperadore a 
vendicarsi di chi in Puglia avea presel'' ar- 
mi contra di lui , o veniva da lui creduto 
indebito possessor de' suoi Stati. LevòSora 
ed altri luoghi a Riccardo fratello d'Inno- 
cenzo III , con pretendere che esso Inno-* 
cenzo nel tempo della di lui fanciullezza 
avesse abusato della sua autorità in danno 
eli lui. Non meritava papa Innocenzo un 
trattamento sì fatto ne' suoi parenti , dopo 
aver tanto operato per sostener Federigo 
fanciullo in Sicilia ^ e per fargli ottenere il 
regno dì Germania : il che fu un sicuro gra- 
dino alla corona dell' impero . Obbligò Fe- 
derigo parimente Stefano cardinale di s. 
Adriano a rilasciar la rocca d' Arce . Spo- 
gliò delle lor terre Tommaso conte di Cela- 
no e il conte di Molise, Ricuperò Bojano , 
e ad istanza de' Tedeschi rimise in libertà 
il conte DiopoldOj ma con torgli Alife , Ca- 
jazzo ed Acerra, Di quest'ultima città in- 
vesti Tommaso conte d' Aquino , con dichia- 
rarlo ancora gran giustiziere della Puglia • 
Scrivono inoltre alcuni che fece morir qual- 
che vescovo stato in addietro ribello . Cer- 
tamente con varie pene li maltrattò . Ora 
tanti baroni abbassati tutti si riducevano 
a Roma , con far ivi di gravi doglianze al 

D d ^ pa- 



422 ANNALI D* I T A L t A 

"papa contra di Federigo, il quale all' in- 
contro si lamentava del pontefice^, perchè 
faceva buon accoglimento a chiunque era in 
disgrazia sua. Il papa infatti cominciò, o 
pur seguitò maggiormente ad alterarsi con- 
tra di lui ; ed imputando a lui tutte le 
X disgrazie succedute in Oriente, uscìinque- 
' sto medesimo anno in minacce di scomuni- 
ca , s'egli non dava compimento al voto di 
Terra santa . Dopo aver disposte le cose di 
Puglia, passò poi Federigo in Sicilia, e te- 
nuto in Messina un general parlamento del 
regno , pubblicò ivi alcuni regolamenti pel 
buon governo d'esso. Per far pruova i Ge- 
novesi di che metallo fossero le belle pro- 
messe lor fatte nell'anno precedente *, spe- 
tlirongli nel presente per loro ambasciatori 
Oberto da Volta, Sorlaone Pevere , e Uber- 
to da Novara. La ricompensa de' tanti ser- 
vigi a lui prestati , fu , eh' egli tolse loro 
e al conte Alemanno loro vassallo, il pos- 
sesso € il governo di Siracusa ; li spogliò 
del palazzo di Margaritone , già grande am- 
riìiraglio, donato ai medesimi tanti anni 
prima ; e gli obbligò a pagare al par d^gli 
altri tutti i diritti delle dogane per l'intro- 
duzione, od estrazione di merci: dimodo- 
ché se ne tornarono a Genova , non so se 
bestemmiando, certo non benedicendo la ge- 
nerosità di questo imperadore. E di que- 
sta 

' Abèàs Urspergens. in Chfon. 
* Càffari Annal. Gériuens- lib.^. 



Anno MCCXXI. 425 

sto passo camminava Federigo , cliiudendo 
gli occhj e 1' orecchie a tulio , purché ben 
assodasse la sua potenza in Sicilia , ed im- 
pinguasse r erario suo . Ch' egli in quest'anno 
venisse a Genova , lo scrisse bensì il Sigo- 
nioS ma non colla swa solita accuratezza. 
Il continuator di Caffaro parla della di lui 
venuta a Genova nell'anno 1212 , e non 
già d'un* altra nell'anno presente, in cui 
egli non si mosse dal regno. Erasi ribel* 
lata la città di Ventimiglia ai Genovesi ne- 
gli anni addietro . Con polente oste proce- 
derono essi in quest"* anno contra di quel 
popolo , il quale venne bensì all' ubbidien- 
^za ; ma nel dì seguente si rivoltò . Fecero 
i Genovesi delle mirabili fortificazioni in- 
torno a quella città , e lasciatala da ©gni 
intorno bloccata ^ ridussero a casa 1' eserci- 
to. L'anno fu questo, in cui , secondo Gal- 
vano dalla Fiamma * , cominciò la discor- 
dia a spargere il suo veleno fra i nobili e 
i popolari della città di Milano. Nasceva- 
no tutte queste civili divisioni nelle città 
libere d' Italia dall' ambizione , ossia dal 
soverchio desiderio degli onori . Aveano i 
popolari la lor parte nel governo, né sapea- 
no sofferire che i nobili ambissero i mi- 
gliori ufizj , le ambascerie ed altri posti o 
più onorevoli , o più lucrosi. Quindi le do- 
glianze , e infine si dava di piglio alle 

Dd 4 ^r- 



' Stgon. de Regno' Ita l, ì. 37. 

* Galvan- Flamtna Mani fui- fior. ^•354* 



424 Annali dMtalia 
armi. Non potendo resistere i nobili sll.i 
possanza degli, avversar) ^ convenne loro 
uscir della città colle lor famiglie . Ma non 
già ne uscì l'arcivescovo ^rri^o da Setta/a , 
come scrive il suddetto Fiamma , perchè 
noi r abbiani veduto in questi tempi cro- 
cesignato in Damiata. 

Per lo contrario il cardinale Ugolino ve- 
scovo d' Ostia j glorioso per aver procurata 
pace dovunque arrivava , nel mese di set- 
tembre dell' anno presente compose le dif- 
ferenze che passavano fra il popolo e la 
nobiltà fuoruscita di Piacenza ^ , con far 
rimettere in libertà i prigioni popolari : con 
che i nobili se ne ritornarono in città . 
Belle erano sì fatte concordie j ma che ? se 
con gran difficoltà si stringevano , con fa- 
cilità mirabile si discioglievano. Aveva il 
cardinale posto in Piacenza per podestà ge~ 
nerale della città Ottone da Mandello mi- 
lanese . Dovette parere al popolo eh"* egli 
avesse della parzialità per li nobili; e però 
nel mese d' ottobre elesse per suo podestà 
Guglielmo dell'Andito, che è oggidì la fa- 
miglia de"* marchesi Laudi, Nel seguente 
novembre il suddetto Ottone da Mandello 
in tempo di mezza notte coi nobili andò 
alla casa di Guglielmo Laudi per farlo pri- 
gione. Trasse a questo rumore il popolo , 
ed attaccata battaglia , fece prigione Otton 
da Mandello con tutta la sua famiglia . Fu- 

' caronte. Placsnt. Tom, xé. Rer. Italie- 



Anno MCCXXI. 4^5 

irono presi anche cento nobili ^ ma poscia 
rilasciati. Anche in Ferrara avvennero delle 
novità^. Azzo VII ^ marchese d'Este e di 
Ancona, chiamato anche Azzolino^ ed Az- 
zo novello^ giovinetto spiritoso e insieme 
prudente^ dopo la morte del marchese Al- 
drovandino suo fratello^ abitava spesse vol- 
te in Ferrara , siccome capo della fazion 
guelfa , e possessor quivi di gran copia di 
beni e di vassalli^ uno de' quali era lo stes- 
so Salinguerra , capo de' ghibellini . Duro 
pareva agli aderenti del marchese, che Sa- 
linguerra co' suoi godesse i migliori ufizj 
delia repubblica . Però nel mese d' agosto 
prese l'armi, assalirono la parte di Salin- 
guerra, e dopo aspro combattimento la for- 
zarono ad abbandonar la città ; e in tal 
occasione fu dato alle fiamme il palazzo del 
medesimo Salinguerra . Si dovettero inter-. 
porre saggi mediatori di pace, perchè da lì 
a pochi giorni i fuorusciti ritornarono alle 
lor case. Secondo le Croniche di Bologna ^, 
neir a no presente il dì 23 dì luglio in luo- 
go detto il Corneglio seguì un fatto di 
armi fra i Bolognesi e gì' Imolesi . Ai men 
possenti, cioè gli ultimi^ toccò la rotta , e 
circa mille e cinquecento d' essi rimasero pri- 
gionieri. Ma nulla di questo ha il Sigònio 
scrittore informatissimo delle cose di Bo- 
logna . Scrive egli bensì 3 ^ che gì' Imolesi 

ir- 

* Cbron. Estens. T. 15. Rer. Ital. 

* Cbron- Bonontens- Tom. 18. Rerum Ital. 
^ Si^onius de Regno ItJl- lib.J?^ . . . 



42^ Annali d' Italia 
irritati centra del castello d' ImoIa_, lo di- 
strussero , e tutti quegli abitatori accolse- 
ro nella città, come lor veri cittadini. Ven- 
ne in quest'anno a morte nella città di Bo- 
logna ^ il glorioso servo di Dio s. Domeni-- 
co y istitutore delTordine de' predicatori, eal 
qorpo suo fu data sepoltura nella chiesa dei 
suoi religiosi già piantati in quella città . 
Abbiamo da Girolamo Rossi *, che Ugolino 
di Giuliano conte della Romagna, mentr' era 
podestà di Ravenna tagliato fu a pezzi , 
senza dire da chi . In suo luogo Federigo 
augusto creò conte di quella provincia Gof- 
fredo conte di Biandrate, con dargli il go- 
dimento di tutte le gabelle^ e de' porti spet- 
tanti all'impero, mercedi un diploma spe- 
dito in Messina nel giugno di quest'anno. 
Abbiamo di qui, che Federigo al pari dei 
suoi predecessori seguitava a signoreggiar 
nella Romagna ; né apparisce che il papa 
ne facesse doglianza , Diede ancora esso 
imperadore l' investitura degli Stati aviti 
ad AzzoVII marchese d' Este ^, con diplo- 
ma spedito in Brindisi nel marzo del cor- 
rente anno . 



An- 

* Boland. A6Ì. Sanfl. ad diem 4- Augusti . 

* Rubens HistoY. Ravenn. ad hunc ann. 
' Antichità Estensi P. /. f<^/». 41. 



Anno MCCXXil. 427 

Anno di Ckisto mccxxii , Indizione x« 
di Onorio III, papa 7. 
di Federigo II, imperado/e 3. 

-Le disavventure occorse ai cristiani in 
Egitto, per le quali il buon pontefice Omo- 
rio III preso fa da somma afflizione , il 
tenevano in continui pensieri e cure per 
riparare il danno sofferto, e mettere in 
migliore stato il cadente regno de' cristiani 
in quelle parti ^ . Pertanto concertò coir 
imperador Federigo di fare un solenne con- 
gresso in Verona per la festa di s. Marti- 
no, dove desiderava di trovarsi egli con 
esso imperadore, col re di Gerusalemme 
Giovanni y e col legato pontificio Pelagio 
vescovo d' Albano , a'qaali scrisse per que- 
sto . Il concerto di questo general parla- 
mento fu fatto primieramente in Veroli ; 
perciocché per attestato di Riccardo da s. 
Germano * , nel mese di febbrajo uscito 
di Roma il pontefice andò ad Anagni , ed 
invitò l'augusto Federigo a venire a tro- 
varlo. Trovaronsi dunque insieme in Ve- 
roli, e per quindici dì dimorati in quella 
terra, ebbero agio di trattar di varj affa- 
ri . Fu ivi risoluta la suddetta gran corte 
in Verona, e Federigo si obbligò in certo 
termine di tempo di passar come impera- 
lo- 

' Raynaldus Annoi. Eccl. nd hunc ann. 
^ Richarduj de S. Germano in Chrùn. 



42.8 Annali dMt al i a 

^ore in sussidio di Terra santa. Ma nulla 
seguì poi del progettato parlamento_^ forse 
per r infermità del papa_, il quale_, secon- 
do il suddetto Riccardo , patì in quest' an- 
no un grave male in una gamba. I Roma- 
ni , che perlopiù aveano nemicizia coi 
Viterbesi, .fecero esercito neir anno pfesen- 
te contro la loro città. Neppur mancava- 
no dei fastidj all' imperador Federigo. La 
rocca di Magenul in Puglia si manteneva 
ribellata .* fece assediarla da Tommaso con- 
te di Acerra . In Sicilia, i Saraceni quivi 
abitanti, perchè aggravati di grosse taglie, 
e maltrattati dai cristiani , s' erano solle- 
vati , con recare immensi danni alla valle 
di Mazzara , avendo per loro capo un cer- 
to Mirabetto . Fu obbligato per questo Fe- 
derigo a tornarsene in Sicilia , dove am- 
massato un buon esercito ^ marciò contra 
di coloro . Terminò i suoi giorni nel 
dì 23 di giugno dell'anno presente in Ca- 
tania V imperadrice Costanza di lui moglie^ 
la qual perdita dicono che gli fu molto 
sensibile . Uscito segretamente dalla rocca 
di Magenur Tommaso conte di Celano, eb- 
be maniera di ricuperar la sua terra di 
Celano j, e per ben vettovagliarla scorse 
tutta la Marsia. Allora il conte d' Acerra ;, 
lasciata quanta gente occorreva per tener 
bloccata la rocca suddetta di Magenul , ven- 
ne ad assediar Celano . Si rendè poi la roc- 
ca predetta , e Federigo diede in Sicilia 
delle buone percosse ai ribellati Saraceni 

In 



Anno MCCXXII. 429 

In un conflitto vi restò ucciso il loro con- 
dottiere Mirabetto. 

Fu posto fine in quest'anno alla guerra 
de' Bolognesi e Faentini contro Imola , con 
ridurre quella città ad accettar la legge 
che ne vollero imporre i due più potenti av- 
versar] . Ne parla a lungo il Sigonio ^ , che 
su questo diligentemente consultò gli atti 
pubblici e le storie di Bologna. Solamen- 
te accennerò io, che con tutte le lor forze 
il popolo di Bologna ;, e quel di Faenza , 
nell' agosto dell' anno presente ostilmente 
si portarono sotto essa città d"* Imola , e. 
ne impresero l'assedio. Ma eccoti giugne- 
re al campo loro Diotisalvi da Pavia, spe- 
dito dall' arcivescovo di Maddeburgo lega- 
to in Lombardia dell' imperador Federigo, 
coi podestà di Parma e Cremona , e cogli 
altri ambasciatori di Brescia, Verona, Man- 
tova, Keggio^ e Modena, per trattar pa- 
ce, e impedir quell'assedio. Contuttoché 
Diotisalvi a nome dell' arcivescovo , sotto 
pena di mille marche d'oro, intimasse lo- 
ro il non molestar quella città j, e a que- 
sto comandamento aggiugnesscro gli altri 
le più efficaci preghiere : pure gli assedian- 
tij, sentendo di avere il vento in poppa , 
stettero saldi nel loro proposito . Partiti 
che furc^no quegli ambasciatori , il popolo 
d'Imola, per non ridursi agli estremi, in- 
viò i suoi deputati al campo per rendersi • 

Du- 

* Stggn. de Regrf Ttah lib. l6. 



430 Annali d' Italia 
Dure furono le condizioni dell' accordo . 
Imola restò sotto la guardia ed autorità 
de' Bolognesi e Faentini ; convenne spianar 
le fosse; eie porte della città furono trion- 
falmente portate a Bologna, e non già in 
altro anno, come alcuno ha creduto. Por- 
tata questa nuova all' imperador Federigo , 
ne andò forte in collera ; fece anchfr cita- 
re al suo tribunale Gioffredo da Pirovano 
podestà di Bologna ; e da lì innanzi covò 
sempre un mal animo contra de' Bologne- 
si . Di cattiva ricordanza fu Tanno pre- 
sente pel terribil tremuoto , che nello stes- 
so dì del santo natale del Signore si fece 
sentire in Lombardia, e per due settima- 
ne replicò due volte il giorno le scosse. 
Secondochè scrive Gotifredo monaco ^^ in 
più luoghi abbattè le case e le chiese , con 
opprimere gli uomini e i sacerdoti. Fece 
anche gran male in Genova * . Ma princi- 
palmente si scaricò questo flagello sopra 
la città di Brescia , avendone atterrata la 
maggior parte colla morte di molto popo- 
lo. Tutto ciò vien confermato dallo sto- 
rico bresciano Jacopo Malvezzi ^ ^ ^onfes- 
sando egli , che non solamente innumera- 
bili fabbriche nella città, nelle castella e 
ville , furono rovesciate a terra , ma che 
vi perì anche una gran quantità di perso- 
ne , 



' Godefr. Monacbus in Chron. Rolandin- l. a. cap- 3. 

* C a^ari Annal. Genuenj. l. 5. T. 6. Rev. Jtal. 

3 Malvcciui Chron. Brixj.tn. Tom. 14. Rirura Itsl- 



Anno MCCXXII. 431 
ne , massimjunente eli pargoletti e di be- 
stiame . E perciocché seguitò questa cala- 
mità lungo tempo dipoi , quasi tutti , ab* 
bandonate le loro abitazioni , si ridussero 
a vivere in mezzo alle campagne . 

Tommaso arcidiacono di Spalatro , la cui 
storia salonitana fu data alla luce da Gio- 
vanni Lucio ^, scrivendo le cose de' suoi 
éì , fa menzione di quest' orribil disastro, 
con aggiungere che n^ ebbe gran danno la 
Liguria, l'Emilia^ e la Marca Venetica, 
cioè di Verona ; e che Brescia in gran piir- 
te cadde , con rimaner seppellita nelle ro- 
vine una moltitudine d'uomini, e special- 
mente di eretici. Né voglio tacere una bel- 
la particolarità , eh' egli di veduta sóggiu- 
gne intorno a s. Francesco d' i^ssisi : Eo- 
dem annoj dic'egli^ in die assuntionis Dei 
Genitricis quum essem Bononios in studio^ 
vidi s, Franciscum prcedicantem in pla- 
tea ante palatium publicum^ uhi tota pce- 
ne civitas convenerat . Fuit auteni exordium 
sermonis ejus angeli ^ homines^ dcemones ; 
de his enim tribus spiritlbus railonalibus 
ita bene & discrete yroposuit , ut multis 
UteratiSj qui aderant , fieret admirationi 
non modicos sermo hominis idiota ; nec 
tamen ipse modum prcedicantis tenuit ; sed 
quasi concionantis . Tota vero verborum 
ejus discurrebat materies ad extinguendas 
inimicitias , 6* ad pacis f cederà ref or man- 
da: 

* Tbom. Spalatr. afud Johann, Lucium de Reg.DalntJt. f .3 38« 



43^ Annali d' Italia 
da: Sordidus erat habitus ^ persona con* 
temtìbiUs , & facies indecora . Sed tantam 
Deus verbis ilUus contulit eficaciam •, ut 
multoe tribns nobiUum ^ inter quos antiqua^ 
rum inimicitiarum furor immanis multa 
sanguinis effusione fuerat debaccatus , ad 
yacis consilium reduceretur. Erga Ipsum 
"vero tam magna erat reverentia hominum 
& devotio y ut viri & mulieres in eum 
catervatim ruerent , satagentes velfimbriam 
ejus tangere y aiit aliquid de pannulis ejus 
auferre. Prevalse in quest'anno nella cit- 
tà di Ferrara la fazione di Salinguerra, 
capo de'ghibellini , in guisa che Azzo VII ^ 
marchese d'Este e d' Ancona , con quei del 
suo partito guelfo fu obbligato ad uscire 
della città . Per rifarsi di questo ajfFronto ^ 
il marchese mise insieme un esercito rac- 
colto da Rovigo^ e dagli altri suoi Stati, 
e dalla Lombardia,, e Marca di Verona , e 
andò a mettere il campo sotto Ferrara vi- 
cino al Po. Salinguerra_, volpe vecchia, 
temendo che si sollevase il popolo contra 
di lui^ mandò al marchese, con accordar- 
gli che entrasse in Ferrara , dove si trat- 
terebbe amichevolmente di concordia fra le 
parti. Cadde buonamente nella rete il mar- 
chese , ed entrò con cento nobili nel suo 
partito nella città . Allora Salinguerra , 
fatta correr voce che gli entrati con mala 
maniera prendevano il vivere per se e per 

li . 

' Roland. Chron< Ub- a. caf.y. 



Anno MCCXXII. 433 
li loro cavalli, e faccano altre insolenze , 
gridò air armi . Parte degli entrati ebbe la 
fortuna di salvarsi col marchese ; gli altri 
restarono uccisi, e fra questi Tisolino da 
Campo s. Pietro^ nobilissimo cavalier pa- 
dovano, nel ritirarsi fu fermato dai con-^ 
tadini di una villa chiamata Girzola , o 
Guzola. Dopo averne aramazzati alcuni, 
senza mai volersi rendere, per mano di 
quella canaglia perde miseramente la vita^ 
del che fu non lieve dolore e compassione 
per tutta la marca veronese . Contuttociò 
neppure per questo imparò il marchese di 
Este a conoscere se Salinguerra fosse per- 
sonaggio da fidarsi di lui. I nobili mila- 
nesi fuorusciti ^ , ed Arrigo da Sellala 
arcivescovo , che aveano per lor capo Ot- 
tone da Mandello , erano tuttavia in rotta 
coi popolari padroni della città, governati 
da Ardigetto Marcellino . Seguirono guasti ed 
incendj non pochi nel distretto . Finalmen- 
te i due nemici eserciti vennero a fronte 
in campagna , ed ognun si aspettava che 
si venisse alle mani : quando essendosi in- 
terposte persone savie e zelanti del pub- 
blico bene , seguì pace fra loro . Nel me- 
se di marzo del presente anno Sozzo , o 
Gozzo de\ Coleoni da Bergamo , podestà 
di Cremona , ebbe la gloria di far pace 
fra i nobili e i popolari di Piacenza * , e 
Tom. XVI. E e di 

' Galvanus Fiamma in Mantp. Fior. e. 255. 
* Chrtn. Plactnt. Tom, 16. Rer. Italie» 



43:4 Annali d* Italia 

di pubblicarla nella piazza maggiore tU 
quella città , con determinare che i no- 
bili avessero la metà degli onori , e due 
parti delle ambascerie, e il popolo la me- 
tà degli onori ^ e la terza parte delle am- 
bascerie. Ecco i motivi ordinar] delle guer- 
re civili in questi tempi fra la nobiltà e 
il popolo delle città libere . Ma non pas- 
sarono molti mesi , che i nobili costretti 
ad abbandonar la città colle lor famiglie , 
tornarono alle lor castella , e ricominciaro- 
no la guerra contro la città. Riuscì in 
quest'anno ai Genovesi ^ dopo un lungo 
e forte blocco di ridurre all'antica lor 
suggezione ed ubbidienza la città di Ven- 
timiglia . Ereditario era l'odio e l'emula- 
zione fra essi Genovesi e i Pisani ; e do- 
vunque si trovavanoj, poco ci voleva ad 
accendersi lite fra loro , e la lite perlopiù 
si decideva coli' armi. In quest'anno ap- 
punto nella città d^ Accon , ossia d' Acri , 
seguì una fiera baruffa fra queste due na- 
zioni. Ebbero la peggio i Pisani. La ven- 
detta che ne fecero fu di appiccar fuoco 
alle case da' Genovesi, per cui non sola- 
mente rovinò la lor torre, che era di mi- 
rabil bellezza e di grande altezza ^ ma ne 
rimase anche la maggior parte di quella 
città distrutta . Il rt Giovanni favoriva ai 
Pisani^ e però gran danno n'ebbero i Ge- 
novesi • 

An- 

' Cnffjìi Annal. Gcnuens. lib. 5. Tom. 6. Rer. ìsMtc. 



Anno MCCXXIir. 435 

Anno di Crfjmo mccxxiii, Indiz. xi# 
di Onorio III , papa 8. 
di Federigo II, imperadore 4, 

yj era sul fine del precedente anno venu- 
to , o certamente sul principio di questo 
venne a Roma Giovanni di Brenna re di 
Gerusalemme , con somma benignità e mol- 
te carezze accolto dal pontefice Onorio HI. 
Erano con lui i gran mastri de' cavalieri 
templari , ospitalarj ^ e teutonici ^ . Allora 
il papa invitò Timperador Federigo II ad 
un congresso, che si dovea tenere in san 
Germano . Non mancò Federigo , mossosi 
di Sicilia , d'essere colà al tempo prefisso | 
ma perciocché il som.mo pontefice tuttavia 
si trovava incomodato dal male della gam- 
hsLy né potè fare quel viaggio, Ferentino 
fu destinato per quelT abboccamento . V in- 
tervennero il papa, r imperadore^ il re di 
Gerusalemme co'' suoi , e molti altri signo- 
rij colà invitati dal papa zelantissimo per 
gli affari di Terra santa. Restò ivi conchiu- 
so , che giacche duravano le tregue coi Sa- 
raceni , e tempo si richiedeva per fare i ne- 
cessarj preparamenti, l'augusto Federigo 
da lì a due anni nella festa di s. Giovanni 
Battista farebbe il passaggio in Levante 
con tutte le forze sue : al che egli si obbli- 
gò con solenne giuramento sotto pena della 

Ee 2 sco- 

' Richard, de S,Germ. in Chron. R^ij/nald. Annal, Eccl» 



43^ Anna ir d'Ita tf a 

scomunica. Fu stabilito inoltre^ che esso 
Federigo contraesse allora gli sponsali con 
Jolanta figliuola unica del suddetto Giovan- 
ni re di Gerusalemme , per celebrarne il 
matrimonio a suo tempo: con che si figu- 
rò il saggio pontefice di maggiormente ani- 
mar Federigo a quell'impresa per la spe- 
ranza di acquistare un regno , di cui do- 
veva essere erede la suddetta Jolanta . Ter- 
minato il congresso^ passò il re Giovanni 
in Francia , in Inghilterra _, e in Ispagna , a 
cercar de' soccorsi . Onorio papa anch' egli 
continuò con calde lettere le paterne esor- 
tazioni e preghiere sue ai re e principi 
della cristianità, acciocché ciascun dal suo 
canto porgesse mano ai bisogni di Terra 
santa . Federigo preso congedo dal papa , 
passò per Sora , e andò a Celano , che si 
trovava allora assediato dalle sue milizie . 
Era quella forte terra difesa da Tommaso 
antico conte d'essa. Benché facesse venire 
la moglie e il figliuolo del medesimo conte 
per esortarlo a rendersi,, nulla potè otte- 
nere . Incamminossi Federigo verso la Sici- 
lia ; e non per anche s'era imbarcato, che 
frappostosi il papa^ il conte di Celano ven- 
ne ad un accordo, per cui cedette all'im- 
peradore Celano ed altre sue terre,, con 
obbligo di uscire del. regno, e facoltà di 
condur seco tutte le robe e gli aderenti suoi • 
Alla moglie di lui fu riserbata la contea di 
Molise , e datone anche il possesso . Ese- 
guita la capitolazione, fu ordinato agli abi- 
tane 



Anno MGCXXIIL 437 
ianti di Celano di uscirne coi loro mobili , 
e poi da' fondamenti fu distrutta quella ter- 
ra ;, e gli abitanti furono col tempo tra- 
sportati in Malta per popolar queir isola 
che oggidì è sì famosa . Passò dunque Fé* 
derigo in Sicilia ^ per attendere a domare 
i Saraceni , più che mai ostinati nella lot 
ribellione. Il tcrrribil flagello del tremuoto ^ 
che nel natale dell' anno precedente recò 
tanta rovina a Brescia , se non apportò 
gran danno y cagionò bene gran terrore 
alla città di Piacenza *. Però quei po- 
polari ^ e nobili fuorusciti , prima divi- 
si , compunti ora al vedere Tira di Dio , 
èpontaneamente conchiusero la pace fra lo- 
ro 5 e il popolo ito ad incontrare la nobil- 
tà, l'introdusse lietamente nella patria co- 
mune. Ne' vccchj Annali di Modena si legge^ 
che in quesf anno muttCG paces cotnposltce 
fuerunt occasione Carthaginls *. Ciò che 
si voglia dir questo autore^ noi so io indo- 
vinare con quei nóme di Cartagine , E che 
non paja errore in vece di terremoto^ si 
può dedurre dal soggiugnere egli : Èo- 
dem anno fult terrosmotus magna s . Al- 
tri ancora hanno riferito al presente an- 
no il famoso terren:ioto dell' anno prece- 
dente , perchè accaduto nel natale del Si- 
gnore , da cui molte città cominciavano a 
contare V anno nuovo. Benvenuto da s, 

Ee 3 Gior- 

* Chron. Placent- Tom. 16. Rer. Italie. 

* Annales f^eteret Muti ne ns. Tcm. Xt. Rerum Ital. 



438 Annaii d'Italia 

Giorgio 5 accenna sotto questo anno una 
concession d* alcune cast^ Ila fatta da Fede- 
rigo imperadore a Guglielmo marchese di 
Monferrato, con diploma dato nel mese di 
aprile di questo anno in obsidlone Cetani 
iCelani credo io), e fra' testimonj si legge 
Rainaldus dux Spoleti . Questo medesimo 
d«ca di Spoleti il truovo io in altro diplo- 
ma d'esso Federigo dell'anno 1220 da me 
dato alla luce ^, e in altri diplomi rife- 
riti dal suddetto Benvenuto nel 1224^ e 
dal Margarino * nel 1226. E' cosa da os- 
servare , perchè in questi tempi il pontefi- 
ce era in possesso del ducato di Spoleti . 
Dovea quel Rinaldo portarne solamente il 
titolo , perchè figliuolo di chi già ne era 
stato investito. 



An- 



'^ Henvitt. da J*. Gtorg. Storia del Monferr^itc 

* Ami eh. Estens. P- T. cap. 41. 

•* Sulìar, CMsimns. Tom. II, Censtitut» iif»f 



Anno MCCXXIV. 439 

Anno di Cristo mccxxiv , Indiz. xii. 
d* Onorio III , papa 9. 
di Federigo II, imperadore 5. 

X anto da Gotifredo monaco ^ , quanto dal- 
le lettere dello stesso imperador Federigo 
rapportate dal Rinaldi * , abbiamo che esso 
augusto per mostrare^ oppure per far crede- 
re al pontefice V animo suo risoluto per la 
liberazion di Terra santa , ed animar con 
ciò i principi di Germania a dar soccorsi 
per la sacra impresa , scrisse d' aver quasi 
in pronto cento galee ne' suoi porti ben ar- 
mate 5 e eh' egli inoltre facea fabbricar ceji- 
to uscieri, ossia grosse navi da trasportar 
cavalleria : dimodoché secondo i suoi con- 
ti potca condurre in esse sole cinquanta na* 
vi duemila cavalieri coi lor cavalli, e inol- 
tre diecimila fanti • Aveano questi uscie- 
ri i lor ponti da gittare in terra , per li 
quali avrebbono potuto gli uomini uscire a 
cavallo dalle navi stesse. Oltre a ciò aspet- 
tava assaissimi altri legni da varie parti dell* 
Italia , capaci di un' altra armata . Spedì 
ancora suoi ufiziali in Germania per far gen- 
te , e muover* que' principi , ed anche il re 
d' Ungheria alla crociata , offerendo a tutti 
passaggio e danaro pel suo regno . Insom- 
ma pare eh' egli operasse daddcvero fin qui 

Ee 4 per 

' Godcfrtd. Monachus in Chren* 
* Rajftiald. Annali Ecel^ 



440 AnI^TALI D'ItALfA 

per l'esecuzion delle sue promesse. Ma si 
doleva di saper di certo che niun soccorso 
si potea sperare dalla Francia ed Inghilter- 
ra , eh' erano in guerra fra loro ; e fors' an- 
che ricusavano di accudire alla sacra impre- 
sa, che finora era costata la vita di tante 
centinaja di migliaja d' uomini , e tanti te- 
sori ai cristiani, con sì poco frutto in fine 
della cristianità . Intanto Giovanni re di Ge- 
rusalemme ito in Ispagna s'indusse a pren- 
dere in moglie Berengaria sorella del re di 
Castiglia. Non dovette già piacere all'au- 
gusto Federigo un tal matrimonio, dacché 
per isperanza di ereditare il di lui regno, 
s* era indotto agli sponsali colici figlia del 
medesimo ve Giovanni . E fin qui era dura-^ 
ta la guerra in Sicilia contra de' Saraceni 
ribelli, che afforzati nelle montagne mostra- 
^ vano poca paura dell'armi cristiane. Tut- 
tavia neir anno presente furono così stretti ^ 
che finalmente la maggior parte d'essi im* 
plorò perdono, che ben volentieri concedet- 
te loro r augusto Federigo . Ma affinchè 
non inquietassero in avvenire la Sicilia, e 
cessasse ancora il pericolo, che costoro ti- 
rassero un dì dall' Africa dei rinforzi della 
loro setta : prese Federigo lo spediente di 
trasportarli in Puglia, lungi dal mare, con 
dar loro ad abitare nella provincia di Capi- 
tanata la città di Nocera disabitata , che da 
lì innanzi fu appellata Nocera de' Pagani a. 
distinzion d'altre Noce re . Scrive Giovanni 

Vii- 



Anno MCCXXIV. 441 

Villani *j che furono più di ventimila Sa- 
TAceni da arme condotti colà ; il che mi sem- 
bra esorbitante numero , considerando le lor 
famiglie che non sarebbono capite in Noce* 
ra. Ebbe anche Federigo la mira colla fon- 
dazion di questa colonia maomettana di te- 
nere in briglia i Pugliesi . Col tempo ne fe- 
ce doglianza la corte di Roma. Non man- 
cano scrittori che credono succeduto molti 
anni dappoi un tal trasporto. Certo è^ che 
non finì qui la guerra coi Saraceni , e ne 
Vesto almeno in Sicilia un' altra parte di tut- 
avia contumaci * . Federigo si servì di que- 
to pretesto per chiamare in Sicilia Ruggie- 
1t dall'Aquila, Jacopo da s. Severino, e 
il figliuolo del conte di Tricarico, fingendo 
di volersene valere contra d' essi Saraceni *. 
Aidarono que' baroni ; furono messi in pri- 
gione ; e sulle lor terre i regj ufiziali ste- 
selo le griffe. Il perchè non viene espres- 
so Tolse ancora alla contessa di Molise le 
sue terre , ed impose delle nuove gravezze 
ai jopoli é S'egli fosse lodato per questo, 
non occorre eh' io il dica • 

Irsorsero in quest'anno ancora delle bri- 
ghe fra i nobili e popolari di Piacenza a 
cagi^n d' un omicidio ^j, e di nuovo la no- 
biltà prese la risoluzione^di ritirarsi fuori 
di ciità. Anche in Modena ^ cominciò a 

met- 

Gj'oianni rijlani tbron. Uh. 6. taf. I4. 
^ Richard. He S. Germ. in Chron. 

* Ch'roTu Placent. Tarn. 16. Rerum Italie 

* AnntUss ^tteres Mutinens. Tom. XI. Rtrum Uah 



1 



44^ Annali d^ Italia 
metter piede la discordia in quest'anno fra i 
cittadini e le fazioni furono in armi. V 
una d'esse prese la torre maggiore di s. 
GeminianOj e vi si afforzò : laonde il podestà 
fece di molte condanne . Scritto è negli stes- 
si Annali di Modena^ che Guglielmo mar- 
cliese di Monferrato con grande accompa- 
gnamento di nobili lombardi andò in Ale- 
magna y dove da lì a due anni morì. In 
vece di Alemanniam s'ha quivi da scrivere 
jRomaniam . Abbiamo da Benvenuto da s. 
Giorgio ^ _, che questo principe lasciandos' 
trasportar dalla voglia di ricuperare il ve 
gno di Tessalia , che era stato da Teodox) 
Lascarl tolto a Demetrio suo fratello, fcfC 
grande ammasso di gente , e specialmente ii 
pobili suoi amici per quella impresa, ae 
egli concepiva molto facile. Ma mancanco- 
gli il danaro occorrente per tante spee , 
passò nell'anno presente in Sicilia affine di 
impetrarne dalTimperador Federigo . Otten- 
ne infatti da lui settemila marche di ar- 
gento al peso di Colonia , ciascuna celle 
quali pesava mezz'oncia; ma con dargi in 
pegno la maggior parte dele sue terre t dei 
suoi vassalli di Monferrato, tutte e lutti 
ad un per uno annoverati nello strumento 
riferito da esso Benvenuto, il che è una 
prodigiosa quantità . Potrebbe sospettarsi er- 
rore in quel settemila^ parendo troppo po- 
co rispetto al pegno. Né solamente impe- 
gnò 

* Benvenuto d^ J"- Giorgio Storia del Monferratt • 



Anno MCCXXIV. 443 
gnò a Federigo quegli Stali , ma gliene di- 
de il possesso e le rendite da godersi , fin- 
ché fosse restituita tutta la somma di esso 
danaro. Lo strumento di tale sborso e pe- 
gno fu fatto in Catania nel di 24 di marzo 
delTanno presente. Andò il marchese col 
fratello Demetrio, e con Bonifazio suo fi- 
gliuolo a Salonicchi ^ e pare che riavesse 
quella ricca città, ma nel seguente anno vi 
lasciò la vita attossicato^ per quanto fu 
creduto . dai Greci . Dopo aver perduta qua- 
si tutta la sua armata , suo figliuolo Boni- 
fazio se ne tornò in Italia^ e Demetrio suo 
zio poco stette a venirsene anch' egli, cac- 
ciato di nuovo dai Greci . Questo infelice 
fine ebbe la spedizion del marchese Gugliel- 
mo. Come poi Bonifazio suo figliuolo di- 
simpegnasse le terre suddette^ non l'ho 
ben saputo discernere. 

La frode fatta in Ferrara Fanno 1222 
da Salinguerra ad Azzo VII marchese di 
Este, e la morte di Tisolino da Campo s. 
Pietro y che era de' più cari amici d' esso 
marchese , stavano fitte nel cuore di que- 
sto principe ^. Egli perciò nell'anno pre^ 
sente raunatoun buon esercito de' suoi Sta- 
ti , e degli amici di Mantova , Padova , e 
Verona, volendone far vendetta, ritornò 
all'assedio di Ferrara. Tanto seppe fare e 
dire con lettere ed ambasciate affettuose 

V astu- 

* Roland. Cbron. /. a. e. 4« Chron» Estense Tom. IS' Rer- Tf* 
^onachus Patavinus in Chron. 



I 



444 Annali d' I r à i,1 a 

V astuto Salinguerra , che indusse il conte 
Riccardo da s. Bonifazio con uria certa 
quantità d'uomini a cavallo ad entrare in 
Ferrara , sotto specie di conchiudere uni 
amichevole accordo . Ma entrato, fu ben to- 
sto fatto prigione con tutti i suoi, 'e però 
il marchese d' Este deluso si ritirò da queir 
assedio . E' da stupire , come signori savj , i 
quali doveano essere abbastanza addottrina- 
ti dal precedente inganno, si lasciassero' 
di bel nuovo attrappolare da quel solenne 
mancator di parola . Adirato per questo 
successo il marchese Azzo , si portò all' as- 
sedio dèi castello della Fratta , de* più cari 
che si avesse Salinguerra^ e tanto vi stet- 
te sotto , che a forza di fame se ne impa- 
dronì, con infierir poi barbaramente con- 
tra que' difensori ed abitanti . Di ciò scris- 
se Salinguerra ad Eccelino da Roma suo 
cognato eoa' amarezza ; ed amendue co- 
minciarono più che mai da lì innanzi a 
studiar le maniere di abbattere la faiior? 
guelfa, dicuicapo era il marchese d'Este; 
Negli Annali vecchj di Modena ^ si legge 
che i Veronesi, Mantovani, e Ferraresi 
furono air assedio del Donde no , e se ne 
partirono con poco gusto ed onore . I Feì^-^ 
tarasi uniti co' Veronesi e i Mantovani 
dovettero essere i fuorusciti, aderenti a! 
marghese d' Este . Mossero in quest' anno 

guer- 

* Annjf. Feeer. Mutinens^ Tom, li. Rer. Iiat. 



Anno MCGXXiV. . 445 
guerra gli Alessandrini ai Genovesi ^ per 
cagion della terra di Capriata^ pretesa da 
essi di loro ragione . Ricavati molti ajuti 
dai Tortonesi , Verccllini e Milanesi , usci- 
rono in campagna contra di quella terra . 
Non furono lenti ad accorrere alla difesa 
i Genovesi^ alla vista de' quali batterono 
gli Alessandrini la ritirata. Restò preso ed 
incendiato Montaldello, castello degli Ales- 
sandrini, e Tassaruolo^ castello de' Genove- 
j&ì . Tornaronsi dopo queste baruffe le ar- 
mate ai lor quartieri. Secondo gli Annali 
di Bologna * , passò in quest' anno per quel- 
la città Giovanni di Brenna re di Gerusa-? 
lemme colla moglie di ritornc dalla Ger- 
mania . 



» Ctffari Annah Genuens. /. *. Tom. 6. Rtr. JtMl, 
* Cbron. Sononiense Tom. 18. Rer, Itah 



fine del Tomo decimosesto 






.^fi 



"•<. 

^ 






DG 
M9 
t.l6 



Muratori, Lodovico Antonio 

Annali d'Italia Ed. 
novissima 



PLEASE DO NOT REMOVE 
CARDS OR SLIPS FROM THIS POCKET 



UNIVERSITY OF TORONTO LIBRARY