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Full text of "Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni .."

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1 



DIZIONARIO 

DI ERUDIZIONE 

STORICO-ECCLESIASTICA 

DA S. PIETRO SINO AI NOSTRI GIORNI 

SPECIALMENTE INTORNO 

Al PRINCIPALI SAHTI, BEATI, MARTIRI, PADRI, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI 
E Pm CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA OERAROIIA 
DELLA CHIESA CATTOLICA , ALLE CITTA PATRIARCALI , aACIVESCOVILI I 
VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, Al CONCILII, ALLE FESTE PIÙ* SOLBNNI, 
AI RITI, ALLE CERIMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI, CARDINALIZIE B 
PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, VOV 
CHE ALLA CORTE B CURIA BOMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, BG. BC. BC 

COMPILAZIONE 

DEL CAVALIERE GAETANO MORONI ROMANO 

SECONDO AIUTANTE DI CAMERA 

DI SUA SANTITÀ PIO IX. 



VCL. CU. 



, { IN VENEZIA 

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA 

HDCCCLXI. 



La presente edizione è poeta aelto la salvaguardia delle leggi 
vigentii per quanto riguarda la proprietà letteraria, di cui 
TAutore intènde gòdeM il diritto, giusta le Convenzieni 
relative. 



DIZIONARIO 



PI ERUDIZIONE 



STORICO-ECCLESIASTICA 




V 



VIT 

Coniinutnione efint deUarlic. Vitbbbck 

Governo di Monte Fiascònc. 

. Monte Fiascone(MontisFaUsei).Gì' 
là vescovile, cod resideoza del veioofo e 
del goveroatore. Quando pubblicai l'ar 
ticoloavea uDilalatede feicofiledi Cor- 
neto ( F,)^ tioo dal 1 436, ora esieodo ita* 
ta disuoila, coovieoe aggiungere alquan- 
te nozioni. La cillà è situata mi f eriioe 
di ameno e fruttifero monte in molo vul« 
canico, ed io salubre arra, sebbene av?er« 
ta il Palmieri, esseme il dima fariabilci 
per essere esposto a tutti i venti, massi* 
me di tramontana, cbe lo rende freddo. 
E' distante i o miglia • più da Viterbo, 
g da Bagnorea, ed una e mexsa dal lago 
dì Bolseoa. Vi transita Ig via corriera di 
Roma, dalla quale occorrono 9 poste per 
giungervi , secondo il Calindri. Si trae 
dall' ultima proposittone concistoriale , 
cbe ne descrive lo stato presente, essere 
il vescovato sempre immediatamente sog- 
getto alla s. Sede, e la eittà aTcre unita 
fere milUarii ambita. Il capitolo oompor» 



VIT 

si di 3 dignità, la 1.' il decano, le altre 
il sagrisia e l'arciprete; di 9 canoaid, eol« 
le prebende del teologo e del penilenda- 
re; di la benefidati , oltre altri preti e 
chierìdper TuAhiatura. Insegne delle di- 
gnità e canonici sono sempre la cappa 
magna colle fodere di pelli d*amellino 
neirinvemo, o di seta nell'altre ttagiooi, 
e della cotta e rocchetto nell'estate e al- 
tre stagioni: quelle de'benefidati, la cap* 
pa magna con fodere di pelli bigie nel* 
l'inverno, o di seta nell'altre stagioni, e 
quando i canonid osano il rocebetto, 
indossano la sola cotta. La cora parroc* 
cbiale della cattedrale ha l' naioo batti* 
sterio, ed é affidata al capitolo, e per e»* 
so al decano, il quale si b aiutare da un 
ooncurato canonico: in essa si venera U 
eapo della titolare s. Margherita vergi- 
ne e martire antiochena. Sooovi due al« 
tra chiese parrocchiali, seoia il s. fontcb 
La Statistica del 1 853 registra le par^ 
rocchie di s. Margherita, di a. Andrea, e 
r antichiuima saburbana, esistente nel 
borgo, di s. Fla Viano, già basilica di i. 
Maria e ool^giata, divisa io due partii 



4 VIT 

In I,* cllviiione rìsaanli m» 
d'altra parroccliiii Ai Viterbo^ e Ib a.* 
bilione altreUaolo« Rcgislra parc^ 
nara Moole PiatooneioGS eaae»i i49^ 
miglia, 54q8 abilaoli, de'qimli ■diana- 

Kgna aB^3: eonta 6a ttodcoti e 34 ■"* 
ari. La popolaùone poi degli altri eo- 
muol dal tuo governo aseeodere a 4617 
Indlfidvi» laonde oooiprest quelli delb 
città, tutto il governo ne sorooM 10, 1 1 5. 
Inoltre 10 Monte Piasoone banao cliicie 
a ciaustri i religiou ttinori oonveotuali, 
i servi di Maria, i cappuccini; le auNia- 
che benedettine, e le salcùanc^ oltre quel- 
le del Difino Amore addette alla pubbli- 
ca istruzione, e onorate di visita dal Pa- 
pa regnante, nella drcostanta cbe dir^ 
il seminario collegio, nella cui chiesa dì 
•• Bartolomeo fu sepolto nel 1 83o il car* 
dioal Crescini vescovo di Parma, ivi mor- 
to a'a I luglio, dopo esser stato creato car* 
dinaia a'37 luglio del precedente anno, 
onda profittai di queirartìcolo per la sua 
biografia ; ad hanno pur chiese alcuna 
0onfi*ataroite. Vi è T ospedale, V orhno* 
Irofio, il monte frumentario, 4 dotationi 
partitella, le scuole comunali pe'fimdulli, 
quella delle salesiane e delle maestra pia 

Cr la bnciulle; né manca di teatro dei- 
privata società filodrammatica. Dice 
il Palmieri, celebrarsi a'ao luglio la fe- 
lla |M)i)olara di s. Margherita, protettri- 
et dalla olita , la quale venera pure per 
AUlruNl •• Flaviano, e s. Felicita vedova 
f merlira 1 tenersi 5 annue fiere ed un 
miìtiììnlf marcato, commerciandosi di 
MMS^ di fino a di olio, prodotti abboo- 
^M^ dal suo ferace territorio ; e quao» 
^ %k «sWbra Emi o moscatello, nell' ar- 
^MHk Vmh> lol*oai a parlare del famo- 
«^^MM «à« ne restò vittima, del suo 
M4^ t tlalla sua iscrisione e in* 
ÌIHTftT>|T, ohe possiede bagni ru« 
,.^iMMl#Hf bbaro altra atteniione, 
tMla loro acque, essendo 
falle ali' ovest un 
^al «erd est un miglilo a 
Uaopia d'ogni ga- 



▼ IT 







k iiaiefia CenDuM. DdTMliea dirola 
iwcaAJfoalc Fìmbbm. dd aoggioMO 
de' Papi, e km pMag(i M «oaaioiie di 
Fiagg»o^ ia qvest* wtiealo e selle loro 
biografie tomai a parlaruc^ e aciraooen- 
■aloaitieolo aueo di qndlo del Papa Pio 
IX a'3 seUe«bi« 1857, di coi tratta il 
Gtomaie di Roma ne'a. 200 e 206, ce- 
iebrando V cauluoa pobbliea, nell' io- 
gretto licevutoaooo da asg.' delegato del- 
la profioda, e da mg/ fasoavo nel duo- 
mo e poi iielPepisoopio,r«ao e Taltro or- 
nati a Gesta, come lo era la città tutta. 
Meirepiscopio ammise al bado del piede 
la magistratura, il capitolo , il clero se* 
colaree regolare, i n ucktosì alunni e con- 
vittori dd seminario coll^io, i primari 
dttadini, e le deputadooi accorse dalla 
diocesi. I luoghi prìiidpali di quesla so- 
no: Celleno^ Tessemnano, Arlena^ Piam' 
sano. Maria, Capo di Aionie, Bisenso^ 
Grotte di Castro, t. Lorenzo Nuovo ^ Fa» 
Untano, Latera, Gradoli, i quali vado 
descrivendo a' loro paragrafi io questo 
articolo. — Nell'articolo Hobtb Fiiscovi 
narrai, coma Urbano V conia bolla Cuns 
UUus, daUin Viterbo a 3i agosto 1369, 
BulL Rom., t 3, par. 2, p. 328, rercsse 
in sede vescovile, dismembrandola da Bor 
gnorea, e formandone la diocesi con va* 
ria terra distaccate da quella e da altre 
con virine, stabilendone i confini. Quanto 
a'prìncipali luoghi co' quali la formò, si 
può vedere il paragrafo Bolsena. Quin* 
di riportai la syie de' vescovi oomincian* 
do dali.', nodiinato oeli376 dal suoces* 
aure Gregorio XI, sino e indusive al car- 
dinal Clarelli-Paracdani che allora fai 
governava; quindi mi occorre rettificare 
alcune cose, quanto ad alcuno de'primi 
vescovi, e ricordare ove ho parlato del* 
l'odierno. Il 1 ."^ vescovo fu fi*. Pietro d'Ao- 



VIT 

goiieea agottioiaiio eremitanoy ehe lodai 
eoo r Ughelliy mentre poi mi avvidi che 
il medesimo, in altri looghi dell' lialia 
sacra^ come nel t. g, p. 226, lo dice a* 
ver tolto seguito Tanti papaGemente VII, 
(Mide Urbano VI lo depose a' 9 novem- 
bre 1378, e nel vescovato gli sostituì Mi* 
colò Scarinci nel 1379, nel seguente fat- 
to governatore della provincia del Patri- 
monio, per tale non. conosciuto dal Bus* 
si; e che egli, e non il predecessore, Ur« 
bano VI spedì nunzio alla repubblica sa- 
oese. E siccome Pietro d' Anguiicen fu 
pure SagrisUtf penitensiere e biblioteca* 
rio pontificio, procedendo in tale artico- 
lo col Rocca, é trovando all'anno 1378 
esercitar con Urbano VI tali uffisi fr. Pe» 
trus Apamiensis ^Episcopali Montis F€h 
larii in Helruria dignitaiis decoratusj 
e per dirsi talvolta dagli antichi Monte 
Fiascone Mentis Falerii^ in detto artico- 
lo lo dissi: FescosH} di Monte Fiasoone^ 
ove lo lodai , con allusione a fir. Pietro 
Anguiscen; laonde anco per questo qui 
mi correggo, se errai; poiché fi*. Pietro 
di Pamiers, forse sembra non poter essere 
TAnguiicen, perché fu sagrista pure di 
Booificio IX del 1 389; e perché l'Angui- 
seco venne a tale carica eletto per sé dal- 
Taotipapa. Quantoa fr. Pietrodi Pamiers 
ìuiche nel Monasticon Àugustinianuin,p. 
161 ei6a, lo trovo nel 1378 successo al 
celebre sagrista Pietro Amelio, Petrus A* 
pamiensis Montis Falerij postea Episco* 
pus creatus, E poscia parlandosi di sua 
morte, ove non pare esatta la data, nuo- 
vamente é qualificato Petrus Apamien^ 
sis S. D. N, Sacrista, Episc. Montis Fa* 
lerii. Il Rocca registra il successore al- 
TaoDO 1395. Se poi fr. Pietro d«' Angui- 
seeo avesse avuto per patria Pamiers, 
convieo dire che il Rocca non conobbe 
la suadefesione, o l'Ughelli errò. Il Roc* 
ca morì nel i6ao, e il Monasticon Au- 
gitsiinianum fu stampato a Monaco nel 
i6i3.Dissi che a Nicolò Scariuci nel 1398 
successe Antonio Porziano, poi traslato a 
Sora aeli4o4> ^ che gli fu surrogato Ao- 



VLT 5 

drea Gio. Guidi , ed a questi nef 1412 
Antonio d'Aoagni. Il vero é , che Anto- 
nio Poniano non passò a Sora , che il 
jGuidi non pare dovei-si porre nella seriOi 
e che verso ili4io successe al Porsiano 
l'altro Antonio. Il vescovo Pietro Anto- 
nio non essendo nominato nella bolla di 
cui vado a far nuova mansione, sembra 
che allora fosse morto e vacasse la sede. 
Eugenio IV colla bolla In supremae di* 
gnitatis Apostolicae, data in Firenze a' 
5 dicembre 1435, BulL Rom., t. 3, par. 
3, p. 1 1 , tratta dall'Ughelli, e presso mg.' 
Giorgi, Hist, diplorn. Cathedrae Episco* 
paUs eivitatis Setiae, nell' Appendice n. 
•27, che l' offre pih esatta, smembrò da' 
vescovati uniti di Viterbo e Toscaaelhii 
CornetOf l'eresse in vescovato e l'uni ae- 
que prineipaliter a Monte Fiasoone. E 
siccome colla bolla Sacrosancta Romana 
EccUsia, parimente data in Firenze a' 
la dicembre dello stessei 43 5, BuU, cit., 
p. 1 3 , unì sotto un solo vescovo le sedi 
di Sutri e di Nepi^ di quest'ultima essen- 
done vescovo Pietro Giovanni dell'Orto, 
nel medesimo giorno lo trasferì a' ve* 
scovati di recente uniti di Monte Fiasco- 
ne e Cornetò, e quello di Sutri lo diven- 
ne di Sutri e Nepi. Al Dell' Orto suc- 
cesse quel Valentino vescovo d'Orte nel 
1438, di cui parlai nel paragrafo Civita 
Castellana , il quale dopo pochi giorni 
rinunziò per tornare alla sua chiesa , e 
nel seguente annodivenne vescovo di Ci- 
vita Castellana e Orte. Laonde nel 1 438 
stesso Eugenio IV gli sostituì Bartolomeo 
Vitelleschi diCoroelo, nipote del celebre 
cardinale di tal cognome, ma seguendo 
le parti dell'antipapa Felice V, fu depo- 
sto,e in sua vece eletto, secondo l'Ughelli, 
nel i44' Onofrio di Sessa. Però trovo 
ora, che il p. Casimiro da Roma, Memo» 
rie istoriche, p. a 5, severamente dice er- 
rati quelli che scrissero che l'Onofrio era 
vescovo delle due chiese , ma solamente 
presbyter suessanuSf come si trae dal bre- 
ve ch'esibisce d'Eugenio IV, Sacrae Re» 
ligìoniSf col quale il Papa approvò la ces- 



6 VII 

iiooe di OnofrioaWiDorì ottervanll» del* 
la chiesa di t. Giova noi Dell'isola Bisen- 
fina, con beneplacito del feioovo N. di 
Monte Fiasoone. Ma il breve porta la da- 
ta de' ig oofeniibrei43i,percoi poteva 
cner stato poi fatto vescovo nel 1 44 ' « ^^' 
bene da quanto dissi del Vitellescbi nel 

voi. IV, p.169, fino ali 44^ ^(i ^i** fi* 
inasto vescovo nell'ubbidienta di £uge« 
dìo I V| e adesso vedo anch'io non trovar 
luogo per rOnofria Sia cooaunque, av- 
verto l'obbiezione dell'eruditissimo p. Ca- 
simiro, in tutto seguito dal p. Annibali 
nelle Notizie storiche^ par. 3, p. 1 1 7^ cor* 
reggendo pure il Zucchi, che precedette 
Dell'errore l'Ughelli. Inoltre il p. Casimi- 
ro accusò pure d'errore il Lucenti, inve- 
ce questi noi ricooobl>e, e anzi annotò^ 
che al deposto Vitellescbi nel ^1 44^ suc- 
cesse Francesco de Materi, come riportai 
nella serie; insieme riferendo, che morto 
nel i449t avendo il Vitellescbi abiurato 
lo scisma e riiiunsiato 1' anti-cardinala- 
to, Nicolò VIo reintegrò delle 'chiese di 
Monte Fiascone e Corneto. Di sue virtù 
e dell' aver istituito il suono della cam- 
pana ne' venerdì all' ora di nona in me- 
moria della Passione del Signore , colla 
recita di preci j riparlai nel voi. XC, p, 
190. Morì a'i 3 dicembrei463, come dis- 
si nel citalo voi. IV, non nel i4^i co- 
me riportai con T Ughellì, e gli succes* 
Se il nipote Angelo, il quale fu fatto ve- 
scovo neh 464* Indi nel 1467 gli fu sur- 
rogato Gilberto Tolomei , il quale non 

. morì nel 1470, come nella serie scrisse 
r Ughellì, ed io ripetei, ma nel i479f ^ 
l'apprendo dall'iscricione sepolcrale che 
offre lo stesso (JghcUi, nel 1. 1 , p. 1 o 1 9. 
Altro non mi rimane ricordare , se non 
che aver Leone X nel 1 5 1 9 fatto aro mi - 
Distralore delle due chiese Ranuccio Far- 
nese di 9 anni, che continuò per i5 anni 
e rinunziò nel 1 534 » ^^ riparlai nel voi. 
XC V, p. 1 1 4i oel produrre vari di sì deplo- 

, rabili esempi. Narrai ne' voi. LXX,p. 14^9 
LXXI, p. 121, LXXII , p. 175, che a- 
vendo rinunziato le chiese di Monte Fia- 



▼ IT 

acìMw a Cornalo il vcteovo cardinal IR. 
aoh Oarelli PaimoeiaDi di Rieti, ch'è pra» 
lettore delle beaedeltine di s. Pietro del- 
la 1/ (iodi presidente óe^Sussidi, e dai- 
Tottobre 1860 prefetto della a. congra» 
gatione de' vescovi e regolari), il Papa Pio 
IX eolla bolla Ex quo ad Apoftolicam 
s. Pttrì Sedem^ de i4 giugno 1854» se- 
parò il vesoovMlo di Corneto da questo 
di Monte Fiascone, e disgiungendo dal 
suburbioario vescovato di Porto e s. /tu* 
/fiu?,qoello di Civita F ecchia {aììrì suoi 
vesoovi li riporto nel paragrafo Bieda^ 
in coi riparlo del suo antico vescovato), 
questo l'unì all' altro di Corneto aofue 
principali ter ; comprendendo Ja chiesa 
di Corneto 5 parrocchie e 5173 dioce- 
sani I e quella di Civita Vecdiia 8 par- 
rocchie e I a,4 1 5 diocesani. Nelle due di* 
là sono 5 conventi di religiosi, in Corne- 
to due monasteri di monache; diversi so- 
dalisi, l'ospedale, il monte di pietà han- 
no parimenti le medesime, con orfano* 
IroBo inCivitavecchia e seminario. Dtpiii 
il Papa soppresse l'abbatia nidlius diMon« 
te Romano, dell' ordine di s. Spìrito in 
Sassia, e l'unì alla diocesi di Cornato, e 
dismembrando dalla diocesi di Sutri la 
popolazioni di Tolfii e dell' Allumiere^ 
l'incorporò alla diocesi di Civita Vecchia^ 
Formò per mensa del vescovo 1' annua 
assegno e rendita di scudi 3,82i4> coa^> 
presi gli scudi 600 che il comune di Ci- 
vitavecchia somministrava prima al prò* 
prio sufiragaoeo , tassando ogni nuovo 
vescovo in fiorini 5oo. Finalmente il Pa- 
pa slabiPi per mensa di Monte Fiascone 
annui scudi 3,5oo, e ad ogni nuovo va* 
seovo impose la tassa di 1,800 fiorini. 
Quindi nel concistoro de'a3 del suddet- 
to mese preconizzò l'attuale vescovo di 
Monte Fiascone, mg.' Luigi Jona di Tre- 
vi nell'abbasia di Subiaoo, laurealo ad 
honorem in teologia ejuris utriusque^ vi- 
cario generale del vescovato suburbioa- 
rio di Palestrina, e arcidiacono I.' digni- 
tà di quella cattedrale; lodandolo per dot- 
trina, gravità, prudenza, probità, mora* 



VIT 

le^ e eooie iilrailo io lulle Ireoie ecek* 
iiasliche. NeiristesM i854 il prelato re- 
catoti io Roma ad aMiitere alla defioi« 
siooe dogmatica dell'Immacolato Conca* 
pimaoto della m. Vergioe, io precedenia 
o'ag oovembre fu anooverato Ira'veioo* 
vi atiiitenli al loglio pootificio; e toma* 
to Monte Fiaiconc eoa solennità cele- 
brò il religioao avvenimento. La diocaii 
ai estende a circa 1 8 miglia, a contiene i 
•unoomioati luoghi. Ha 3 vicariati fora* 
oeiy ig parrocchie, e x4f9^5 diocesani. 
IVe' cenni storici di Viterbo, e nella serie 
de' vescovi di Toicanella e Viterbo, ri- 
parlo non poco di Civita Vecchia e Cor* 
neto, e de'Ioro vescovati. Il prof. Orioli 
MBeW Album di Roma^ X, ao, p. agSe seg, 
acrìsse articoli con questo titolo : Monte 
Fiascone{ e la Chiesa e il Borgo di #. 
Flaviano. 

Bolsena o Bolseno^ Vobinium.Gomìà* 
ne e città vescovile della diocesi d'Orvie* 
to, residente del proprio vice-governato* 
re. Al suo articolo aggiungerò alcun' al- 
tre notisie , come in quello accennai di 
riparlarne in questo. Situala nella falda 
d'uo colie, sulla via settentrionale del la* 
go Volsinio o di Bolsena , é distante da 
Acquapendente I a miglia (secondo il Pal- 
mieri, e 9 al dire del p. Casimiro), circa 
altrettante da Orvieto,eg da Monte Fia* 
scoile, e IO poste da Roma. Esposta tut* 
la o meatodi , è cinta da turrite mura, 
attraversata dalla via Cassia checondu* 
ce a Firenze, e il suo perimetro interno é 
quasi un miglio. Il suo clima é dolce e 
teraperato,spiran(lovi i venti di <ud-ovest. 
La fontana di ac(|ua sorgiva é eccellente. 
1 fàbl>ricati delle piane di s. Cristina e 
di a. Francesco sono ricchi di archeolo 
gid monumenti, etruschi e romani: nella 
I.*, eh' é astai gaia, si mira un' urna di 
marmo paria con bassirilievi esprimen* 
ti satiri e baccanti, e poco lungi una gran- 
de € magnifica tana di granilo bigio o- 
rientale. Tra le chiese due sono parroc- 
chiali , s. Cristina e il ss. Salvatore. La 
chiesa di s. Cristina ha V altro litolare 



VIT 7 

di a. Giorgio nnartire. Era Caotica catte* 
drale , ed ora é collegiata eoo capitolo 
composto della dignità dal preposto , a 
cui é attribuita la cura dell'anime, e di 
nitrii 3 canonici, tutti u«an4o l'insegne 
corali di rocchetto e CQtta. La iacdata 
estema fu ornata di peperino eoo bassi* 
rilievi dell'antico teatro nel i5i3, dal 
cardinal Giovanni de Medici, che oel te* 
gnente anpo divenne Leone X. Egli era 
legato del Patnmooio, e risiedeva in BoU 
sena» come tuo particolare signore e go* 
vernatore, come si trae dall'isericione che 
olh*e l'Adami, posta sulla porta dalla col- 
legiata, ed altre memorie di sua genero- 
sita lasciò in Bolsena. Questo tempio fu 
eretto sopra l'antico d'Apollo. Dicali Pal- 
mieri, che nel suo intemo vi sono alcu* 
ni dipinti a olio della scuola di Giotto a 
del Perugino, ma inavvertentemente as* 
serisceche vi si f enera il corpo di s. Cristi- 
na vergine e martire (errore in cui cad* 
de il Castellano nella descritioiie dello 
Stato Pontificio)^ protettrice di Bolsena, 
nativa della vicina e distrutta città di Ti- 
ro, la quale gittata in una fornace arden* 
te di fuoco ne uscì illese e poi fii marti « 
ntsata; la fornace eswre un miglio e mes- 
to circa distante da Bolsena , e in gran 
venerasione, denominata la Fornace Ila 
della Santa, Ma poi, parlando dell'isola 
Martana del lago, narra ch'aravi la par- 
rocchiale chiesa di s. Stefano, dove fu de- 
posta s. Cristina, il cui sagro corpo dalla 
gran contessa Matilde marchesana di To* 
scena e dal Papa s. Gregorio VII fa tra- 
sferito in Boliena,ove fu rubato, e vene* 
rasi nella metropolitana di Palermo, del- 
la qual città é patrona. Questa verità fa 
oootradditione coll'anteriore fiillace as- 
sertione. A chiarire la prima, dirò al- 
quante parole col patrio storico, già ri- 
cordato al suo articolo, d. Andrea Ada- 
mi decano de' Cantori della cappella 
pontificia (nel quale articolo e relativi 
mi giovai dell' ahra sua opera, per ben 
regolare il suo coro):. Storia di P^olseno 
antica metropoli della Toscana^ dedi» 



8 VIT 

cata alla gloriosa vergine e martire s, 
Cristina concittadina sua^ Roma 1737. 
Noo è però opera che io possa profittar- 
ne per questa breve aggiunta, il i .^ tomo 
contenendo p. 291, ed il a.* p. ai5, con 
interessanti rami. Bensì ne profittai non 
poco nel decorso del Dizionario^ per la 
molta e varia erudicione che contiene. La 
fede fu divulgata in Bolsena da s. Cristina 
figlia del romano Urbano prefetto della 
stessa città, ammaestrata da una sua ca- 
meriera che occultamente la professava, 
colle parole e co'portentosi prodigi che 
per lei operò il Signore. A tale eroismo 
il padre oppose con molteplici tormenti 
tutta la crudeltà Idolatrica, ma la magna- 
nima resistette intrepida, e Dio puoi il 
genitore con deplorabile morte. Non ces- 
sò la persecutione nel prefetto successore 
Dione, castigato da Dio con pronta morte, 
né allorquando Giuliano, che gli fu surro- 
gato, la fece gettare in una fornace arden- 
te; mo Goalmente la Santa ottenne la co- 
rona del martirio quando fu da lui trafit- 
ta da due dardi, perchè continuava a loda- 
re il Signore benché gli avesse fatto tron- 
care la lingua: ciò avvenne nella sua età 
din anni a'i4 luglio 297. Si custodì il 
venerato corpo per molti anni, probabil- 
mente nell'esistente catacomba, da dove 
Riesposta al pubblico cullo nella suddet- 
ta chiesa, al presente collegiata, appena 
Costantino I restituì la pace alla Chiesa. 
Ma per Tincursloni de'barbari, fu il pre- 
zioso corpo della Santa nascosto verso il 
409 o forse nel 568, nell'isola Martana, 
finché nel 1 084 fu restituito alla sua chie- 
sa dalla gran contessa Matilde e da s. 
Gregorio VII in Bolsena. Mezzo secolo 
dopo circa, due viaggiatori francesi per 
divozione l'involarono, in uno alla pietra 
di marmo rosso, la cui iscrizione auten- 
ticava quel sagro tesoro; ma giunti a To- 
scaoella, riuscendo loro la pietra di troppo 
peso, ivi la lasciarono, anco con alcune 
ossa della Santa, e trovasi nella chiesa eli 
s. Maria Maggiore, al dire del Turrioz- 
zi, e secondo altri e presso que' fraticco 



VIT 

scani. Ma l'autorevole testimonianza del 
p. Annibali da Latera corrobora quella 
del Turriozzi. Continuando il viaggio, 
giunti a Sepino nel Sannio, per prodi- 
gioso avvenimento furono costretti ivi de- 
porre il sagro corpo. Una tradizione de- 
signa involatore un sacerdote sepinese,sa« 
grestano della chiesa, il quale volle ar« 
rìcchime la sua patria. Kimase colà al- 
cuni anni, finché venutone in cognizione 
Ugone arcivescovo di Palermo, a grandi 
istanze V ottenne nel 1 160 dal conte di 
Molise, signore di Sepino e genero del re 
GuglielmoI, lasciando a'sepinesi un brac- 
cio. Nel luogo ove giunse in Palermo fu 
poi edificata la chiesetta del suo nome, 
grati i palermitani per averli liberati dal- 
la peste che li desolava. Il prelato fece 
tosto trasportare le ss. Ossa nel duomo 
antico di s. Maria; ed alquanto dopo nel 
duomo nuovo, ove venne costruita una 
cappella nobilissima e bella. Essendo l'au- 
tore originario per la sua fa miglia di Ve- 
nezia, nel recarvisi nel 1726 col suo pa« 
drone il cardinal Ottoboui, volle esami- 
nare in Torcello se il corpo di s. Cristi • 
na,che ivi si venerava, fosse il derubato» 
ma constatò ch'era altro, e probabilmen-' 
te tratto dalle romane catacombe e di 
nome imposto. Egli poi essendo benefi- 
ciato della basilica Liberiana di Roma, 
attesta che si venera nella cappella di Pao- 
lo V il capo della s. Cristina di Bolsena, 
donato a quel Papa dal vescovo di Bisce- 
glia, asserendo averlo ricevuto da Aqui<« 
sgrana. E siccome i sepinesi aveano do- 
nato un pezzetto del loro braccio alle 
monache del monastero di s. Giacomo di 
Roma, detto le Muratte, donde nella sop* 
pressione fattane da Clemente IX, la re- 
liquia passò alle francescane di s. Apol- 
lonia, l'Adami ne implorò e conseguì un 
piccolo brano, e lo donò alla patria col- 
legiata (onde mi correggo, per aver con 
altri detto nell'articolo, venerarsi il ca- 
po).Notai nella biografia diTeodoricofì^- 
meri, ch'egli fabbricò in Dolseoa la chie- 
sa di 8. Cristina e il contiguo palazzo; e 



V IT 

come ortretano, ciò trovo confermato m 
p. 4 1 de' Ritratti poetici con noie hiogra* 
fiche ^alcuni uomini iliustrid Orvieto, 
Una fiera di 5 gioroi per s. Criitina co- 
nincta a'a4 luglio, in cui ti celebra la 
tua fetta , eh' è la principale della cit- 
tà. Dovrò riparlarne. Intanto dirò che 
scritte la vita della Santa V ab. Andrea 
Splendiano Pennani vicario generale 
d'Orvieto. Il nobile voUeneie conte Gio* 
vanni Costa nel 1 845 pubblicò a sua glo- 
ria, ed a quella delle vicende patrie, un 
belfistioio poemetto ttoricodi 56 ottave; 
ed il fratello conte Valerio é autore del- 
V Origini e vicende di Bolsena. Conti- 
gua alla collegiata è la catacomba , ote 
un tempo fu depoito il corpo di t. Cri- 
•lina, ed ivi ttava quando fu involatOg 
aotto l' altare che divenne celebre per 
quanto vado ad accennare, il cui disegno 
offre l'Adami. Essa ti prolunga nel col- 
le per un'estensione di circa b3 palmi, 
essendo 28 larga e ig alta. Vi si trova- 
rono incavati nel tufo molli sepolcri, ma 
senaa indisi che fossero servili a'cristm- 
dì, tranne due iscrizioni. Tutta voi la Af- 
ferma l'Adami, che ivi si ritirarono i gen- 
tili convertiti da s. Cristina, i quali poi 
anch'essi subtrono il martirio, e i loro sa- 
gri corpi furono deposti nella catacomba, 
di cui l'Adami offre la pianta, rilevando 
che non fu conosciuta dal Boldelti, e ne fa * 
la descrizione. Ov'è l'altare si chiama la 
chiesa della Grotta, nel quale sono le me- 
morie, ove sono impresse le orme delle 
tenere piante dello Santa, pel miracolo 
narrato dall'Adami. Mentre gli eretici co' 
loro errori spargevano maliziose ed em- 
pie dubbiezze sulla ss. Eucaristia , nel 
ia63 o meglio nel 1 364 fra'sacerdoti che 
divoti a s. Cristina, nel recarsi in sagro 
pellegrinaggio a Roma.vi vollerocelebra- 
re, la tradizione segnala Pietro boemo 
di Praga, degno ecclesiaMico, il quale nel 
pronunziare le sagre parole della conta- 
graziotie, vie piò tentato a dubitare della 
lra»forinazione ^^W Ostia e ilei Fino nel- 
le tpccie tagrameotali, nel ^tro Corpo e 



VIT 9 

Sangue di Cristo^ o dogma della tran- 
tustanziazione, quando giunse a frangere 
la sagra tistima Ostia , tale abbondanza 
di tangue tgorgò da essa, che ne rimase 
iiizoppato e macchiato gran parte del 
Corporale e altri pannilini, ed eziandio 
ne restò tinta e bagnata la pietra sagra 
dello stetto altare. Il tacerdote, pieno di 
rossore, smarrito restò immobile, e gli 
astanti furono compreti di tagro orrore. 
Iodi il sacerdote alquanto riscosso dallo 
stupore, fetta forza a sé stesso, adorò eoa 
intera fede il gran mistero, e compunto 
con copidse lagrime confessò la sua an* 
tenore dubbiezza incredula. Quindi rao« 
colto quanto potè dello sparso Sanguedi- 
vino, l'impiegò all'uso del sagrifìzio, sen- 
za osare di consomare l'Ostia coosagra- 
ta; e nel riportare, pieno di confusione, 
in fretta nella sagrestia il Corporale ba- 
gnato di sarngue, alcune goccie cadendo in 
terra, con nuovo portento restarono tena« 
cemente impresse sui marmi del lastrica- 
to della t. Grotta, che tuttora nella nuo« 
va chiesa vive e purpuree sono alla pub- 
blica venerazione visibili. Tutto il clamo- 
roso prodigio è rappresentato nel quadro 
ivi esistente, dipinto dal yalente pennello 
del cav. Francesco Trevisani, eseguito ad 
istanza dell'Adami. Risiedeva allora col- 
la curia in Orvieto il Papa Urbano /f^, 
e in quella vicina città tosto i volsenesi 
condussero il prete boemo , a narrargli 
l'avvenuto strepitoso miracolo. Il Papa 
commoSfO,con fervore ringraziò il Signo- 
re perché si fosse degnoto in modo co«ì 
straordinario convalidare la' credenza de' 
fedeli e confondere la miscredente eresia, 
ed astnise il pentito e lagrimante sacer- 
dote. Indi Urbano IV ordinò al vescovo 
d'Orvieto Jacopo Maltraga di recarti in 
Bolsenaa riconoscere il meraviglioso pit>- 
digio, ed acciocché il sa. Corporale e la ss. 
Ostia, in più sicuro luogo si custodis^- 
ro, gl'ingiunse portarli in Orvieto. Il Pa« 
pa co' cardinali e i principali della corta 
si recò nella valle sottoposta aincontrn- 
re il vescovo iiel tup ritorno, seguito dal 



10 VIT 

ftiagìMrato € dal popolo» ed al peMe di 
Kio Chiaro rinoontrò. Proatratoti a f e- 
nerare queir opera della divioa miieri* 
cordia, prete dalle sae mani il sagro te* 
aoro, lo portò nella cattedrale e ivi lo de- 
pose. Intanto pregato il Papa dal vesoo* 
^o di Liegi ad istitaire per tutta la Ghie- 
aa la solennità del M. Sagramento o 
Corpus Domi ni ^ oh hot eoo bolla ipe- 
dita in Orvieto, e eoo poiDpa di Procet* 
sione , la cui istititsiooe altri ritardano. 

11 sagro tesoro fa chiuso io magnifico re- 
liquiario, e gli orviataoi a suo onore e* 
ressero quel sontuoso tempio ch'i una del- 
le meraviglie del «Modo. Di tutto V ne* 
cennato, pi ili ampie noaioni sì ponoo leg- 
gere negli articoli che indioii in corsivo» 
e ne riparlai pure altrove e neirarticolo 
Obvibto, come nel vol.LXXXIX, p,207, 
nel ricordare certa operetta d' un bene- 
ficialo Valicano e eameriere d'onore di 
Pio VII 9 impressa in Orvieto e lodata 
da'dolti. In Bolsena , scelta da Dio per 
teatro della gloria del vi vifìco Sagramen- 
to dcH'altare, rimaicro solamente le pie- 
tre del pavimento della chiesa che, come 
dissi, dal miracoloso sangue lestaroro a* 
sperse ; ma essendo conservate poco de- 
centemente, fritto vescovo d'Orvieto nel 
1681 il cardinal Sevo Millini , indi nel 
1695 impetrato da Innocenzo XII largo 
soccorso, contribuendovi pure molti di- 
voti, fece edificare tra la collegiata e la 
Grotta, of eaccadde il miracolo, una bel- 
lissima chiesa con architetture di Tom- 
maso Mattai, nella quale il vescovo De- 
gli Atti del 1696, con solenne traslasio- 
uè dalla Grottii trasportò le pietre nella 
nuova chiesa. In Bolsena ne'tempì anti- 
chi furono molte chiese e sagri chiostri 
d'ambo i sessi, ed anche de'minori con- 
ventuali, di cui tratta il Theuli, Appara^ 
lo mifiorUico della pt'ovincia di Boina: 
Del convento di s, Francesco. Ora nel 
convento già de'minori conventuali, nel- 
la cui chiesa sono pregiati dipinti, vi to- 
no i dottrinari che dirigono le pubbliche 
Ktiole, e le maestre pie quelle delle fan- 



VIT 

dulie, ootne dissi nel suo articoloi oltre 
le scuole comunali ed elementari, che il 
Palmieri chiama Mingherline, aggiun- 
gendo che gì' infermi e i pellegrini sono 
ricoverati in vasto spedale. E recente sua 
asseraione l'esistensa de' dottrinari, lo 
credo che errò e h confuse cogli esistenti 
e utilissimi fratelli delle Scuole Crìstia* 
ne, come ripetutamente notai in quell'ar- 
ticolo, ove pure dissi esistere io Acqua* 
pendente^ nel cui paragrafo per ommis- 
•iooedel tipografo non fu detto,per cui qui 
ne fu doverosa reintegrazione. Va ricor- 
data la chiesa di s. Maria delGatto,co« del- 
ta perchè edificata verso il 14^4 d* tia 
nobile di tal cognome. I divoti volseoesi 
vi fecero dipingere la B. Vergine con una 
stella sul manto, da cui prese il nome. 
Poco fuorì della città è quella di s. Ma- 
ria del Giglio, col convento de'minori os- 
servanti, io delitiosa emioensa, rimoder- 
nata elegantemente nella metà del decor- 
so secolo, con l>el quadro del cav. Trevi- 
sani esprìmente la Natività della ss. Ver- 
gine, ed altro di s. Andrea del Bertosi, 
discepolo di quel pittore, secondo il Pal- 
mieri. Ma conviene dirne alquante paro- 
le, col p. Casimiro nelle Memorie istori^ 
ckCf p. 2 1 : Dalla chiesa e del convento 
di s. Maria del Giglio presso a Bolse* 
no, I minori osservanti furono primiera* 
mente invitati ad abitare nell'isola Bisen- 
tina dal sacerdote Onofrio di Sessa, di cui 
parlai nel paragrafo di Monte Fiascone^ 
cedendo loro la chiesa di s. Giovanni alla 
sua cura oonimessa, il che approvò Eu- 
genio IV col breve Sacrae Religionis^ 
de' 1 9 novembre 1 43 > (dice il p. Annibali 
che tale prete, anche dal Zucchi erronea- 
mente creduto [ì*aocescano e vescovo di 
Monte Fiascone, era«i ritirato nell' isola 
Bi^nlina allora deserta, e ivi custodiva 
la piccola chiesa di s. Giovanni, in qua** 
htàdi eremita, onde con piacere la rinun- 
ziò in mani del Papa quando senti da lui 
emanato il breve, in favore de'minori os- 
servanti, ad istanza di Ranuccio Farne- 
se). Veuuto dò a cognizione del pio e gè- 



VIT 

MToio Bmocdo FariMsttigiiore (MVUOf 
la, ordinò «ubilo cbfl Soue a*r«ligioti hb» 
bncato una ouova chiesa eoo oonodo con* 
ipcolo, e Al subilo eseguilo» atlestaodolo 
Pio 11 ne'Commefi/tfri'ideserì vendo il suo 
secesso alPisola Bisentioa, il quale nella 
ioaiaiilii deirisola ordinò la costrosio* 
ne della chiesuola di s. Fio 1 Papa e mar* 
tirc^ contigua alla cappella della Trasfi- 
gorationeediiiGalada'Farnesi con altre 6 
cappelle, descrìtte dal p.Oisimiro, in uno 
air indulgente concesse da Pio 11 , cioi 
quelle delle Sette Chiese di Roma, con* 
fermate da Paolo III Farnese. Le altre 6 
chiesuole o cappelle» fabbricate dalla pie* 
là de'Faroesi, s'intitolarono ad onore di 
9* Coocordioanartire,dis. Francesco d*A« 
aìsi, di Gesù Cristo orante nell' Orto, di 
a. Gregorio I Papa» di •• Caterina vergi-. 
DC e martire, e del Redentore Crocefis« 
so. Quando Pio 1 1 da Capo di Monte vi 
il recò eo'cardinali e prelati a celebrare 
solennemente per la lesta di s. Gio. Eaié 
lista, comparti iodulgensa plenaria a'pre- 
aenti, poi desinando in prato ad umbmm 
popuÙ paratum, co'religiosi (all' ombra 
d'un pioppo e imbandito colle limosìne 
cercate da'fratii dice il p. Annibali), t>er 
l'aflètto cheavea concepito a'fraocetcani 
per le predicaiioni di s. Bernardino da 
Siena, onde soleva dire aver poco man- 
cato che non avesse vestito il loro abito. 
Finito il pranzo, Gabriele Earnese ralle-' 
grò Pio II e la corte con corse di barche 
nel lago, con vivissimi colori descritte ne' 
Commentarti» La chiesa edificata da Re* 
Duccio fu dedicata a Dio, in onore de'»s. 
Giacomo apostolo e Cristoforo martire. 
Oltre l'altare maggiore, vi fece due cap- 
pelloni l'uno rim petto all'altro, nel mes- 
so de' quali erette ben intesa cupola co- 
perta dì piombo. Ne' primi anni del se* 
colo XVll i religiosi pattarono a s. Ma« 
ria del Giglio^ ma prima debbo compie* 
re le notitie del convento lasciato. Sino 
al pontificato di Clemente XI, comincia* 
lo nel 1700, i qitadri da'3 altari rappre* 
icotavapoi ili/ s, Giacomo, il S'^'uo Cro- 



VIT II 

cefisso con alati i a«. Francesco d'Asi&i e 
Antonio di Padova, il 3.** alcuni as. Mar- 
lirì, e tulli e Ire nel detto pontificalo lo* 
rono trasportali al Vaticano, eaoslitui- 
le delle copie (il p. Annibali li dice di* 
pioli dal celebre Annibale Carocci). Nel 
cappellone a corna Epistoiae sur un'ur- 
na sepolcrale di marmo erano due statue 
in atto di sostener f arco, dicendo l'iscri- 
sione averla (atta il lodato Ranuccio nel 
1 449f per si e suoi. In ambo i lati si ve- 
devano gli stemmi Famesiani di 9 gigli» 
mentre nell'altro erano 6. Sopra l' urna 
era un cassone colle spoglie mortali del 
cardinal Ranuccio Farnese^ morto di a5 
anni a'aS ottobre 1 565 (temo errata l'e- 
tà, poiché nacque nel i53o). Per la sin» 
gelare comodità del convento, a' 17 gio^ 
gnoi469 vi si celebrò un capitolo gene» 
rale (congregaiiooe generale la chiama il 
p. Annibali, e cb'é molto verosimile che 
v'intervenissero s..Giacomo della Marca, 
fd i beati Angelo da G vesso detto da Cla* 
vasio, e Pietro da Mogliaoo , con altri 
gran servi di Dio, col b. Marco Fantutsi 
di Bologna che vi fu eletto vicario gene- 
rale), in occasione del quale Paolo 1 1 in* 
diriscò a' vocali due brevi , odo riguar- 
dante le future elesioni, l'altro di parte- 
cipaiione della scomunica lanciata coatro 
Giorgio Podiebrasio re di Boemia, acciò 
foste pubblicala in lutti i conventi del- 
l'ordine, infestis diebus, intermistarum 
solcmnia^ e nell'idioma de'popoli. £ra^ 
un lungo dormitorio, ricco di molte eel- 
le, alcune delle quali migliori pe' vescovi 
nel trasferirsi nell'isola, come solevano la- 
re. 1 frati vi dimorarono sino al princi- 
piar del secolo XVll, costretti a lasciar* 
lo per l'aria maligna e per l'escreKeuxo 
dell'acque minaccienti naufragi, ed anco 
per la scarsetsa di limotine, onde i reliv 
gioti mancavano del necessario sostenta- 
mento. Quiodi il p. fr, Paolo Aquilano, 
che ne fu l'ultimo rettore, predicando io 
Bolseua nella quaresima 1 599 rappresen- 
tò vivamente ne'disqorsi familiari a'prin* 
cipali del luogo Ucondisione miserevole 



'^ VI T VIT 

uc r^! joriv^a ;.:»-ici» . flBffìMcwio re Molti nai loilcBalo lotlo il peto dei- 

-' j«^ii«mì jt .*iw»r« wtla c^cfa dk il k eotonle rooniM aooercfaia» e prcl«l- 

Ma. -a j«i G.i|iia jì^ttftce m 4.* di m- todd pretorio, ed eoi l'imperatore per* 

t'^^ì JM ."TiMe-lir jt 3tfi9«fM. • aorrtra del- aife rcmiooedi lUliieooo solo di mar* 

41 «ìli .wr cvt 4 «• U CV^ietOL II p. fr. »o e dì l>rooto . ma di oro , per OTcre 



F Vii^? >/iiii «uii «ieii'i««uj. <d e«^eoxfo •• 
Ma •'. 't'.tfiii»tf «'ik LHii^^iivv 0.^4^4 Ito ee- 
»ci «ir iii(/ j ^-itfi '.e«v;x> ftd^M Jv> ctasto* 
\j iìM .14 jtt 'vm<<o. Ljo*k4« «* SD luirzo 
*.*••• I {ou:;itof« ^« e\f I Ignori U con- 
MT-^ Ut. \ftwi. \ fi Pao i!c»ji Jj Koma, col- 
* v.*j .t:*.Miitfu^'oic. co ^tff!tfo'joCo del 

tu^.t « j^>»;-u «II. c«i^ì^iili «:ior« in Boi* 
MftM ^.1 ^ Autt Kt t Jice che n«l 1600 i 
k«i(% tMwwiivttoi Bs^^tafiM. e tubilo «1 iot* 

HnKi *j >^iiO I ci*.«.»-.KViuiV luJi il i/oUo- 

• * 

kt«> s<.M «ìli\« o>.*iv<.:o ^tnerele ilecre* 
lii> I ««««t^MNT Jtfl iVii«rnU\ e d'ingrauJi- 
b» «i^'W^ (HN to\U««:«i«alU divofiooe 
iMKxk«K iltxi««>i Jc\|(iji)i VI conlribuìi-o- 
iMk tV%c«d u chcv* r il ivnvenlo riceve - 
'tMK> «1(1 < cvaK^lii.^ t «bM 11 menti. Fu 
ikJiKnMi^ Mii iiitow» «iltjre maggiore, 
4iMM^>4l^ M ««wxM^t riluci a' 13 inag- 
^^ « >« ^iv wii^i'iir ilA». IWni^no e 
ìlKHw»>*a »»M*<m» #*s»i»kV**e le *olile in • 
yiy,^^ Kaui li (V i-ji«iiiiiro l'I porla le- 
ijttM ,^« Myiw irbx|iii<^ die «I venera* 
m «g^i^^MH*- l*»%v il *v»«*enlo lueilio- 
M» t.iq»v^-ir l«\\i^'H» jvaiUlii con bnle 
ra«Mlit «atKKMwù bibliiOecai e riptu** 
n, M h*^»*"^ •alivli*^ VJ*i,nilo al In- 
«MM^ 4M^^«a^V ^' «^'l« lb««»Hll»«i «g* 

IM^fM» nMi^w*" ^W'uiiiioi i o«ier- 

w ^ m,^^iiA«lt \ ea|M»wi^*»«> *'*" 

•ii*cWf^|V*i-^* KM*»»«m"M; ma 

(ik l*.4Mi«i». Ai **•• ♦ iUirai^|«w II 

w^*-^ i»i«K\i %i4uar«i e bi mwo 

>^ s^è^^m^fs^^^ laiuìKl» 

• ìH^^M*«>4 \«MM(Mi)Ml^ \^ martino 



1 
/A 

IHMl 

la I-I 

IMI I I 
•1 IHlU, 



eolle ioique arti di Fifone prefetto di So- 
rb. lollocol veleno dal mondo in Aolio- 
cbi« il valoroso e TÌrtiiOM>Germaoioo, che 
il loro ZIO Aiigutto aTea cbiarnalo dopo 
di lui all'impero, onile riconosceva in es- 
so un od:o^ e potente rmolo. E quindi 
Seiann campò la viia a Tiberio quando 
cenava in una villa presso Fondi, facen- 
do lo sfono di sostenere uoa grossa pie- 
tra cbe slava per cadérgli sopra , oode 
allora I elessea collega nel consolalo. Del» 
l'imniease riocfaene cumulate da Sàano, 
sono testimonio le vestigia della villa e 
delle terme sontoosamenle fabbricale oeU 
la patria Volseoo. Àgognaodo airimpe- 
ro, sedolla Livia moglie di Druso, Bglio 
Datura le di Tiberio, lo fece perire di ve- 
leno, e indusse l'imperatore a ritirarsi nel- 
la delitio«a isola di Capri. Finalmeote 
avendo Tiberio penetralo le trame di Sc- 
iano, lo fece morire, e l'infuriato popolo 
ne strascinò il cadavere per le pubbliche 
vie e poi gillò nel Tevere, e la sua fami- 
glia fu <iistrulta. Per contrapposto a tan- 
to mostro, l'Adami indi descrive la vita 
della gloriosa s. Cristina. Tra gl'illuslri 
antichi vi fu C. Rufo Muserio, qualifica* 
to decorodeU'umanilà.Fra'moderni pria 
cipal mente ricorderò il b. Guido franca- 
seano. Due famosi giureconsulti della fa- 
miglia Monaldescbi. Diversi abbati e co- 
spicui religiosi. Il cardinal Lorenzo Cos- 
S/i| quanluoque nato a s. Lorenzo, onde 
in quel paragrafo ne ragionai, nondime- 
no fu allevalo in Bolseua, di cui tanto si 
complooqiie, che vi fece trasferire la sua 
fiiinialiu, e vi fioriice Ira le prime. Un 
ano parente, il p. Bartolomeo Rubini, di- 
venne prima coadiutore e poi vescovo 
d' An.igni. Alcuni della famiglia Adami, 
« fi-a cHicsli il patrio storico, il cu. fralcl- 
lo provinciale de'conveirluali e visitalore 

goiei'*le dell'Umbria, abbellì la chiesa d. 



YIT 

•• Fraoteieo del tuo ordine in Bobene • 
ne migliorò il convenlo, mentre il nipote 
Leonardo fu encomieto letterato e ea« 
loro d' opere. Del magittrato civico di 
Bolfteoa, £bcì cenno coli' Adami nel voi* 
XXXIy p. a68 e 269. M'i protettore il 
cardinal Mario Matlei decano del ia« 
grò collegio. La Siatisdca registra 378 
case 9 4^9 ftmiglie, 2087 abitanti, de* 
quali 33 in campagna. La popolauone, 
dice il Palmieriiè CKlusivameole agrico* 
la, ed agiata. Il tuo territorio ba pianure 
lertiliiBÌme e ubertose colline^ abbonda 
di tutto il necessario alla vita, solo scar- 
seggi* di grano, per la quantità degli or* 
ti. In vicinanza di Bolseoa, solla strada 
€»nsolare , si osservano correnti bellissi- 
me di duri basalti. Lungo la strada, non 
molto lungi dalla citta, trovasi una colli- 
oa meniionata dal p. Kircber, la quale 
i un ammasso naturale di colonne a pri- 
ami regolari di basalto , di figura gene- 
ralmeuteesagona. Non manca di prodot- 
ti vulcanici, e lo stesso suo luogo si crede il 
cratere d' un estinto vulcano. Esistono 
tuttora avanci di sue antichità, massime 
i maestosi d* un tempio gentilesco che 
vuoisi della dea Nortia, principale divi- 
nità della città. Si ha da Plinio, che io 
tale tempio alla sua epoca si vedevaoo 
tuttora confitti i chiodi, da Sesto Pom- 
peo chiamati annali^ per segnare gli an- 
dì. Diverse iscrizioni antiche qualificano 
quella dea , grande e santa diva» Tale 
dea Degli Efiietti pare che denomini Vol- 
turno o FoUuninne : ne feci p orole nel 
voi. LXXVIll, p. 83 e altrove; »oggiun* 
gè che fu l'istessa di Volturno (o Vertun- 
no divinità de'latini, secondo l'Orioli), a 
bene vertendo le cose avverse in prospere. 
Aonio pretese che il tempio omonimo 
&sse a Viterbo. Ne riparlerò ne'cenni f>to* 
rici di tal città. Nel voi. LXVIII, p. 225 
e 226, parlai d'una iscrizione esisteiite a 
Spello^ e riguardante Boisena, e gli um* 
bri che da Spello vi si recavano per ri- 
crearla con giuochi e rappresentazioni da 
Teatro. Ed in quesl' articolo o volume 



VIT i3 

LXXIII, p. i55» coir Adand, ditii cbo 
Volieno fu la ritrovatrioe degli tpettacoli 
teatrali. Lo stesso Adami copiosamente 
tratta dell'antichità di Volseno, ed eru« 
ditamente l'illustra^ anche con belli ra- 
mi e iscriaioni. Il Caliodri aflG^rma cbo 
nel territorio era la città di Trossulo, 
che infiniti sono i monumenti quivi ri« 
trovati dell'una e dell' altra città , cioA 
bagni tanto pubblici che privati, un ca- 
rneo con due faocie di Giano rinvenuto 
nel 1778, di vario colore, cippi, oolonna 
orientali, corniole incise, un giacinto in* 
ciso con lettere. Lapidi in numero este- 
sissimo, mausolei, un niccolo intagliato a 
bassorilievo, ritrovato ne' primi anni del 
secolo corrente , gli avanzi del palazzo 
pretorio^ sarcofiigi, scarabei, statuette di 
stile etrusco, un superbo teatro scenico» 
pubbliche e private termi, vasi e ville. 
Aggiunge lo stesso Calindri. £ pure os- 
servabile il magnifico mausoleo di Lucio 
Ginuleio, ch'è di peperino. Eravi il tem- 
pio della Fortuita detta Nortia o Norzia; 
e che di qui ebbe principio il culto del- 
la dea Voltumiia, ma però il suo simula- 
cro era a Viterbo , secondo Orioli. No 
parlai coll'Adami nel voi. LXXXIX, p. 
i8> e dovrò dirne alcunché pure nel pa- 
ragrafo Latera. Negli scavi degli ultimi 
anni si trovarono molti sepolcri con ab- 
bondante copia di vasi etruschi , anche 
di metallo dorato. Nel Giornale di Ro* 
ma de*4 febbraio 1857 é l'articolo: ^a- 
lichità Etnische a Boisena. Comincia 
dal dire, Volsioio, oggi Boisena, é ben da 
credersi una delle principali Lucumouie 
dell'antica Toscana^ e tale la riconobbi 
io pure in quell'articolo, se meri tossi da 
Strabene il nome di capitale dtU^Etru^ 
ria, da Valerio Massimo quello di^ Ca- 
pul Etruriae^ e di optt Untissima da al- 
tri scrittori di grande autorità, stenden- 
dosi a modo d'anfiteatro vastissimo su 
quell'apriche colline che sovrastano il suo 
lago, detto auco Lago Tarquiniese^pev» 
che il territorio di Tarquinia (/\) pare 
che iu qualche guisa g\k si avvicinasse. Lo 



i4 VIT 

necropoli muA ettaier^be Toochìo dal* 
Tosservatore iDldligcDle scopre tutto al- 
l'iatorDO, a che pel Concetto di tuaeior- 
biiaoti rtccbene (coofermato dal fiitto 
delle duemila statua di brooto che i ro* 
luaui conquistatori oe trasportarono nel- 
l'aocor disadórna Roma), furono nell'età 
piii remote depredate e manomesse. E 
chi ha teduto le necropoli di Cent , di 
Tarquinia^ di Feio e di Falci può ben 
argomentare qual fosse il popolo f ulsi* 
niese, in proposito di sepolcri, tanto più 
ricco di quelli. Ma dense selve e non pra« 
ticabili chiudono ora ogni via a que'te- 
sori , che ci attestano come i vulsiniesi 
primeggiavano tra gli etruschi, e co' se- 
polcri rimangono sconotciute le acropoli 
o«' ebbero loro stanza gli abitanti delta 
campagne vulsiniesi. Meglio si discerno* 
no le tombe che sono uel territorio del- 
le Grotte di Castro a mestodì presso a 5 
miglia dall'attuale Bolseoa, cavate in du- 
i-issima roccia vulcanica^ed hauno la sin- 
golarità degli ampi vestiboli, che metto* 
no a 6, e talora anche a 9 celle sepolcra- 
li, colle porte che rastremano all'antica 
maniera etrusca. Da Bolieua a 3 miglia 
fia settentrione e levante altre ne sono 
iu'viciuanza di Civita, nome di luogo che 
io Elruria ebbe grande celebrità. Contro 
le glorie di VuUmio sembra tuttavia con- 
giurala una ditfortuna, la quale ne invi* 
dii tanta riocheua di monumenti da quel- 
le tombe disotterrati. Non vi era cosa che 
ormai più ricordasse la sublimità dell'arti 
vuUiuie»i: i suoi miti, le sue costumaose 
n'erano al tutto ignote. Non vi rimane- 
va che una languida fiducia nell'avveatu- 
rar Tiudagiui a levante dell'antica Bolse- 
na, tramezzo a burroni e macchie inac* 
vessiodi. Ma le speranze frustrate non ba- 
staitino ad allontanare Domenico Goli- 
ui di Baguorea, il quale dopo molti anni 
di ricerche ebbe dagli studi uel febbraio 
1 856 un primo felice successo; poiché a* 
sce!io al più alto colle a 2 miglia dalla 
moderna Bolsena, ove comincia a sten- 
dersi iu pianura a piccola distaoM dalhi 



VIT 

tia Gasila nel sito macchioso di VietaiMi 
o Cavooe Baio, rinvenne una tomba sfug- 
gita alla comune devastazione, per esser 
stata incavata attraverso alla oollina,men* 
tre l'altre nella linea retta del poggio era- 
no state spogliate. La porta chiusa era di 
pietra basaltina, ma in tempi remotissi- 
mi vi si era penetrati. A. sinistra era un* 
urna colossale di tal pietra, il cui enorma 
ooperchio, nel punto rispondente alla fac* 
eia del morto, uvea largo foro chiuso da 
pietra somigliante. Lo spostamento delle 
ossa fece intendere, come da quel pertu- 
gio gli oggetti preziosi fossero stati già 
sottratti. Di fronte, entro piccola cella, si 
trovò un'urna con copeixhio rimpsto, eoa 
entro ossa btniciate. I molti vasi di bron- 
zo rovesciati da'Ioro posti e diipersi per 
là tomba, non lasciarono dubitare la no- 
biltà del personaggio cui appartenevano. 
Consistevano questi in due grandi vasi di 
sagoma singolare a uovo tagliato sopra la 
metù, a piede scanalato con listelli e ovoli 
di stile elegante, che posano su base qua- 
drala ed hanno manubri scanalati che 
aderiscono in uno di essi col mezzo di 4 
teste barbate, e nell'altro si rinvenne un 
solo manubrio con figure muliebri con 
lunghi capelli che scendono dietro l'orec- 
chie, presentano nell'orificio minutiuimo 
ornato a modo di perle, quindi ovolo con 
li«telli, al di sotto del quale, targa fascia 
graffite , che differisce, perchè in uno a 
fiori, e nell'altro a ben condotto e intrec* 
ciatu nodo. Due grandi secchie, una con 
manubri, da uu lato testa d'Ercole co- 
perta dalla pelle del leone la di cui giub- 
ba adorna le gote, e quindi le zampe an- 
nodate sotto il mento; dalla parte poi ove 
meiceasi il liquido, una maschera Bacchi* 
ca colla fronte ornata di foglie di edera, 
la cui barba servita a versare, e sotto di 
questa testa barbata. Tre boeeali nasi- 
lerur,cou 4 sottocoppe ornate di manu* 
brio scanalate, e nell'attaccatura formato 
a foggia di conchiglia. Due secchie pie* 
cole, a'manubri da una parte la testa di 
lupo I il labbro inferiore della quale ser» 



?IT 

tifa ad emettere il liquido, dall'altre una 
tceia di Sileno. Due colatoi. Sei vaselli- 
u co'iuoi oiauubri. Uo piccolo specchio 
niitticOi che dalla parte coocava ha due 
figure a conserva la primitiva doratura, 
ed altri vasi ridotti io framiDeDli dal i.* 
rieercetore. Leggcsì io tutti la iscritloDe 
etruica. I dcMritti oggetti sono tnirabil- 
■senta conservati, e lo ripetono dalla do- 
ratura interna ed esterna, che tuttora in 
alcuna parte si ravvisa , e la perfctiooe 
ad elegansa del lavoro cooferniano quan- 
to dissero autorevoli scrittori che F'uUi' 
nio in lingua fenicia sìgniGca Città del* 
farti. Dopo avere in tanti luoghi regio* 
nato de' vasi fittili etruschi, come nel voi. 
LXXVIU, p. 87 a seg.yga egS.edaa- 
che descrivendo Ceri,Orte, PolimarziOf 
Tar^uinia^ Toscaneiia, Feti, Fukiee., 
trovai opportuno di riprodurre f esposte 
liotiaie riguardanti vati così singolari, io 
un articolo consagrato a nobilissima par* 
ta dall'antica Etrurìa, e miniera iocsau- 
ittile di monumenti e anticaglie etru- 
edie. Dipoi la Cisdltà Cattolica^ serie 4**f 
Li, p. 58a, de' 17 febbraio i85g, ci die* 
de ladeterisione interessantedegti Orna- 
meiUi muliebri e belietto etrusco trova- 
to nelle tombe Fulsiniesi, La seguente 
cipoeitione ti rannoda quindi a quelle di 
altre descrizioni d'ornamenti d'oro etra* 
acbi parlati altrove. Il cav. prof. Benedet- 
to Viale Prelè, osservando in Orvieto gli 
oggetti rinvenuti di recente dal conte Ra- 
TÌisa negli scavi da esso aperti poco lungi 
da Baisene, dov'era la neciopoli dell'an- 
tichiisima Vultinio, vide fra l' altre cose 
prcsiote una dovizia di ornamenti mulie- 
bri, tratti dalle tombe ov' erano stati se- 
polti insieme cogli antichi loro padroni. 
Vi erano diversi specchi di metallo a su- 
perficie concava, che impiccolendo V im*> 
aaagine la davano tratti più gentili; sma* 
Diglie e cerchietti d'oro in forma di hi* 
eoe, per cingere le braccia e i polsi; altri 
cercbietti che servivano di orecchini, da 
cui ciondolavano figure di Fortune alate 
cesellata in rilievo e tenenti un pie pò- 



VIT 



•|5 



uto sopra una ruota ; un grosso anello 
lavorato a sgusci e a fiorami con un oni- 
ce incastonato; molte slrisciolioe d' oro 
'avvolte a tortiglione lungo il loro asse, 
di cui le matrone ornavansi II collo; serti 
d'oro a ramoscelli di alloro e di olivo 
eolle fionda di lamina sottiiiuima;ed al- 
tri vezsi di squisita eleganza, da'quali si 
dimostra quanto gli etruschi fossero va- 
lenti nel tirar l'oro alla filiera e al lami- 
oatoio,ecome l)ene conoscessero l'arte di 
saldare e raromarginare a lucerna e a ca- 
lore, quella del cesellare, dello stampare, 
del brunire, del forbire, del condurre la 
piastra a sottile, dell'arrenare, ossia cuo- 
cere con renella di vetro l' oro per levar- 
gli i fumi cattivi , del camosciare e di 
quanto altro si attiene all'arte dell'orafo 
e del cesellatore. Tra questi vessi e or- 
nati muliebri II prelodato professore tro« 
vò in alcuni orciolini certi avanzi di liscio 
o belletto (preparazione cosmetica , che 
viene adoperata ad abl>ellire il colorito, 
ed a rendere la pelle piti morbida. Di- 
casi cosmetica quella parte della medici- 
na, che ha per oggetto la conservazione 
della l)ellezsa naturale ; sebbene, in pih 
largo significato, si prenda ancora per 
l'arte di correggere i difetti e rendere me* 
no spiacevoli le imperfezioni del corpo 
umano), e presoda curiosità di conoscer- 
ne la composizione si diede a fiirne co're- 
agenti chimici una diligente analisi. Che 
gli antichi conoscessero e usassero lo sti- 
bio (solfuro d'antimonio nativo) e la ce 
russa (sottocart>onato di piomt>o),ela mi- 
stura dell'uno collaltra per imbellettare 
di rosso odi bianco o d'incarnato le guan- 
ce, è cosa notissima e se ne hanno testi- 
monianse a dovizia ne'libri sagri e prò» 
fani: ma questo belletto delle genti Idon- 
neetruMhedi che qualità era egliT A que- 
sta domanda rispondono le osservazioni 
del professore, il cui processo ofire la Ci* 
viltà Cattolica. Quanto al risultato degli 
esposti saggi chimici, si e. Che il bellet- 
to trovato negl'ipogei Vnlsiniesi era com- 
posto di solfato di calce finissimo e di 



it3 V IT 

solfuro di ocreurio onìa di gesso e di d- 
Dabio ìmpaiUticoD acqua gommata. Gli 
aolichi etruschi dod coooscevano la pol- 
irere bianca a uso di belletto, che ritraesi 
dalla calcioasione e polterttsatione del 
talco, la quale è composta di magoesia, 
alluojioa, silice e ferrose eba doo si al- 
tera punto airesalazioni dell'idrogeDOMl- 
forato; ma col solfato di calce ooDSegtti- 
\ano il medesifno effetto. £ questo loro 
belletto era di composizione à teoaoe e 
salda, che maotiene tuttafia fresca dopo 
tanti secoli la sua ? irtùj sicché ha potu- 
to rendere anco oggidì il servizio, che già 
rese forse tremila anni fa alle dame etru- 
sche, sepolte^nella necropoli di Vulsioia 
De'belletti delle donne antiche, massime 
romane, imliellettate dalle ornatrici, trat- 
ta il Guasco , Delle ornalrici e de* loro 
uffizi t a p.ia5 e seg. — Pretesero alcu- 
ni che il patriarca ^oi venuto in Italia 
fondasse le xu repubbliche dell'Etruria, 
tra le quab Volseno; uè manca ohi lo fé- 
ce morire nella regione, anzi il Pacifici ne 
grolle stabilire pure il sito uelle Disserta' 
zioni sul martirio di s. Pietro nel Già' 
ìiicolo, e sulla venuta e morte nello stes» 
so monte di Noè, Ma saviamente l'Ada- 
mi si attiene alla s. Scrittura, la quale re* 
gistra prima la morte di Noè , e poi h 
dispersione delle genti. Piuttosto egli ere* 
de, doversi trovare i fondatori delle cit- 
tà, dal Nume tutelare, e di Volseno lo 
furono Vertunno e Narxia o Norsia, ma 
confessa nulla poter stabilire di certo; oè 
tace l'opinione che fondatore fu Ercole 
Tirio, e la favola che dalla sua clava, da 
lui divelta dalla terra, si formò il lago 
Cimino ossia di VoUeno, e per memoria 
vi fabbricasse la città di tal nome. «• Ma 
quanto ne sarebbe mai a proposito Teti- 
niologia I dir potendosi che Fulsinium 
chiamata fosse la mia patria, quasi Fui* 
sus'iinus^ sendo ella stata ^strutta nel 
luogo, ove quel gran seno di acqua, il suo 
Logo, dico, fu divelto da terra". 11 prof. 
OiioWwtW Àlbum di Roma^ t.aS, p.i65: 
ISomc vero(t)deirodierna Jìolsenojdioe 



VIT 

ohe la presenteBolsena en,seoondo il MlU^ 
ter, non la Folsinium etrusca, posta inve- 
ce in Orvieto. Mutò nome quando i va- 
ri bolsenesi vi furono trasportati da* ro- 
mani. Ma secondo una tradizione inval- 
sa nel medio evo, che s'incontra negli atti 
di s. Cristina (come in succinto dissi col 
Butler nella sua breve biografia), protet* 
trice oggi della città, e perfino nel falso 
decreto di Desiderio, cbiamavasi prima 
Jìro o Tira^ cioè porta ^ vale a dire il 
porto de Folsinii sul lago Volsiniese, eo« 
me Ontia era il porto di Roma, con e- 
guai significato, alla foce del Tevere. E 
l'Orioli crede legittimo tal nome, e quia- 
di soggiunge. Beda nel Martirologio ha : 
In Tyro apud Italiam^ quae est circa 
lacum Fulsinumy natale #. Christinae 
Firginis ec. a» Infatti la natura del luo- 
go favorisce questa opinione niente aSat* 
to moderna. Nel nostro caso il nome veo? 
chio restò alla parte vecchia dell'abitato, 
almeno presso il volgo (cioè qui natural- 
mente a quella ch'era sulla riva del la- 
go); e il nome nuovo alla parte nuova 
Hemorosa Inter juga (Juveoal. ili, 191). 
Io non so se s.Cristioa fosse veramente del- 
la Tiro Volsiniense ; ma quando anche io 
ciò vi sia interpolazione, ella ha da tener- 
si come fondata su qualche cosa di vero "• 
Leggo nel flfartyrologium Romanutn 
a'34 luglio. Tyri in Tuscia apud lacum 
Fulsinìum s, Christinae virginis etmar* 
tyris: quae in Christum credens , cmìts 
patris idola aurea et argentea commi* 
nuisset, ac pauperibus erogasset, ejus 
jttssu verberibus dilaniata, aUisigue sup* 
pUciis dirissime cruciata^ et cum magno 
saxi pondere in lacum prof ecta^ sedab 
angelo liberata: deinde sub aliofudice 
patris suis successore acerbioratormen^ 
ta constanler perfarens^ novissime a Ju^^ 
liano praesidepostfornacem ardentem, 
ubi quinque diebus illaesa permansiti 
post serpentes Christi virtute superatosi 
abscissione linguae^ et sagittarum infi* 
Xìone martyriisuicursum compievi t. Ma 
l'Adami, sebbene affermi che la tradizio- 



k da' genitori 
IO io cui 

l^loHe detta 
BlrÌB avuta 
bia egua- 

^già perchè 
ruKa sia lo 
inda prende 
"150 di Dol- 
igli uri tlori 
Voi te no Ti- 

lìiiìonde Vol- 



li convie- 

flfaiK det- 

che fotse 

■r quindi at- 

|ltana ove 

^ eiistono 

li ndpa- 

WBlquan- 

' 3 Nuovo, 

I capitale tle 

' e esisleiie 

e Ta patria di 1. 
ini tono gli abi- 
ft,pcrclièderÌTanti 
bndl'Vin lecolo, 
rmi era già ita- 
)ai-ZBnB«o$tieae 
■n (Jslla vetusti)- 
iiTÌrna Voi seno. 
< il SUD martirio 
ile agone della 
I il nome di La- 
e li ha dalla «i- 
«ggaii Adriano IF, 
da altri , conae dal 
}3, il qoala CatUian 
les juxta Lacian t. 
liòut eompmavit , il 
.irìartieoli. I«dÌKor< 



VIT 17 

M iteriiioDB Kpolorala della Santo, «i< 
■tenie in Tomnella (« tal quale la leggo 
nell'Adami), enuncia: ^ Hic nquiescit 
carpai t. ChritUnae V. et M.fiÙae Ur- 
bani de Civilate Tyri. Il Sanana ripor- 
ta le tetlinnuianie degli Krittorì prò et 
coatra, indi condude e li conferma che 
Tiro fu predMmenteo«aHirge(.Lorea- 
xo Nnoio, il quale come quella diitenda 
il luo lerrìloria al lago, e Tira fu circa 
Lacan f^uhinium, e le ne IroTaronn gli 
BTanii nella fabbrica del ouoio paeM, e 
che fu la patria di t. Criilina, Paicia a p. 
4^9 con lupplcmento dichiara: Dimo' 
ttrativo la eerlctxa delCethtenxa in an- 
tico della Toscana Tiro patria di t. 
Crittina V. M, S'ilttulrano intorno a 
ciò il Martirologio Romano e il decreto 
delreDetiderio, Prava l'argomento col- 
l'aulorevoleedeiplicilatetliraoaianudel 
cardinal Baranio, e con l'uoifòrme testo 
di diverti Martirologi; e che t. Cristina ti 
ditte IHria da Tiro tua patria, e non de 
no rione di Boltena cometcriiseil Pen- 
natsi. Però il eh. p. Tarquini, Origini 
Italiche e principalmente &rusche,d\o» 
Tiro ch'era nel lego topra grandi tottru- 
tioni, che ancora ti veggono e ti toccano 
eo'remi,edabrevediitBnzadal lido, ap- 
punto come Tirofenicia, la quale era pu- 
tta dentro il mare topra gi-aadi tottru- 
lioni, che ancora ti oiiervano, ed a bre- 
ve diitanta dal continente. Imperocché 
egli tottiene che i fondatori delle città e- 
tmtche in orìgine furono fenicii e cana- 
nei. Quanto all'antico nome di Fulsmio, 
il p. Tarquini dichiara praveaira da Bal- 
Siai, cioi luogo del Sineo, popolo feu- 
do cananeo; e la poitura conferma 
quello det paste de'Sinei. Poiché i delti 
popoli nel fondare lecittà teneodo in cuo- 
ra la Fenicia e la Cananea, come ti tiene 
in cuora la patria, non lolo i nomi me» 
deami delle città cananee e fìinicìe vi li 
trovanu impotti , ma tutto iniieme co) 
nome le forme e le postura medetime ttu- 
diate. Ma parlando del nome di Bolsena 
il Palmieri, cerio avendolo tratto da quel* 



i8 VIT 

Fopera^lo dio0 derivato da Bnl-sinif luo 
go dì Sifiee^ popolo di Fcniacio : errori 
tipografici. Aocenoai ncirarlicolo Dolse* 
na, della tiraonide uMirpata da* servi voi- 
tenesi sopra i loro padrooi, e della veD- 
detta fallane da'roinaniy a ciò ebianiati. 
Sul quale avvenimeoto raccoota il Bellioi 
ntWHisioria diPerugia^ che Taotica cit- 
ili di Bolseoa estendo tra* popoli di To- 
•caoa d'uomioi e di rìocheue abbondaa- 
tiséìma, per aver concesso per gratis a 
lutti i suoi servi la libertà^ essi perfida- 
mente bruciandola furono tanto audaci 
che deliberarono di toglierne il dominio 
a'padrooi, i quali essendo di buone leggi 
e d'ottimi costumi, ma piuttosto dediti 
alle delizie ed a'piaoeri, colla propria in» 
dulgenza furono cagione della temerità 
de'serf i, i quali tennero poi in tanta ar- 
roganza e bestialità, che usurpata Tauto* 
fila de'senatori, s'impadronirono total- 
mente della repubblica , dettando leggi 
agli antichi padroni e commettendo ogni 
genere di turpitudini contro le loro mo- 
gli e figlie. Laonde sdegnati i bolsenesi| 
per vendicarsi invocarono l'aiuto di Ro- 
ma, la quale vi spedì un esercito coman- 
dalo da! console Q. Fabio Gurgile, e que- 
sti tosto castigò i servi, li sottomise alle 
leggi, ristabilì il governo, e ritornò a Ro*. 
ma. Nel suo articolo accennai, che il suc- 
ees^re nel consolato M. Fulvio Fiacco 
propriamente espugnò Volseno, dopo es- 
ser morto Gurgite da ferite riportate né' 
combattimenti sostenuti da'servi con fi- 
gore; e quindi Volseno, ch'era l'ultima 
repubblica fra l'italiane, che si conservas- 
te indipendente, pel ricevuto benefizio Si 
assoggettò a Roma, come riporta 1* A da- 
mi. Poi soggiunge il Bellini, che B'olsena, 
come dicono alcuni, fu da un folgore ca- 
duto a cielo sereno tutta bruciata e ro- 
vinata, e venne riedificata dagli abitanti 
che si salvarono, ma piò piccola e meno 
polenle,di minor giroegraodetza,nel luo- 
go ove oggi si vede. Il Sarzuna ripetuta- 
mente sostiene , che Bolsena prima del 
7001 beihruiH cladibut eversa fidt^ for* 



VIT 

w dalla prepotenza de' longobardi. Gò 
apprendo pure dal Munaldeschi, Co/n- 
meniari hisiorici^ p. 63. Egli dice, esse* 
re Boltena edificata a piedi della città ao-* 
lica nelle rovine di essa, dagli antichi del- 
ta Urbi Fulsiniensium^ celebratistima a 
fi'a le XII prime edificate da Noè io To- 
scana; mentre la presente i situata tol- 
to un còlle. G>nlinuando a riferire in 
breve quanto non ditti nell' articolo , é 
intrinseco il notare coli' Adami, che nel 
727 con ispontanea dedizione passando 
il dominio del ducato romano, dall'impe- 
ro greco a quello della s. 6ede sotto s. 
Gregorio II, siccome ne faceva parie Boi- 
sena, questa pure vi fu compresa. Desi- 
derio re de' longobardi avendo nel 772 
occupato il ducalo romano ed altre terre j 
della Chiesa , Papa Slefono II detto III 1 
^"^ifeACt^a Carlo Magno re de' frenelli » il 
quale ner774 calato in Italiii, vinse Desi- 
derio, pose fine al regno de' longobardi, 
e restituì al Papa l'usurpato, coofeiman- 
done il dominio, con riconoscerlo ed am- 
pliarlo, anco col ducato della Toscana de* 
longobardi. Bolsena 4l|po aver sofferto 
nelle guerre de' longoDéVdi devastazioni 
e incendii , erasi rinvigorita a resa, di 
nuovo florida , quando per le nuove e 
terribili invasioni degli unni ede'norman- 
ni, soggiacque ad altre peripezie e depre- 
dazioni. Indi Bolsena con parte della re- 
gione era divenuta dominio de' marolie- 
n di Toscana , e fu pure signoreggiata 
dalla marchesana graueonlCMa Alalilde» 
la quale compiacendosi del soggiorno di 
Bolsena, molto tempo vi si fermò. Mossa 
dalla fama di e. Cristina ne fece ceicare 
il t. Corpo, e trovatolo nell'isola Maria- 
na, a tuo onore edificò una chiesa per 
quell'età magnifica, e nella sua Grotta 
contigua sotto un altare lo fece traspor- 
tare, come già dissi. Né di ciò coulenta, 
l'elesse a sua patrona, e ordinò che Bui- 
sena si chiamasse s. Cristina j e donò al- 
la Chiesa romana la signoria che teneva 
in Toscana e nella Lombardia, e coii Bul- 
tejaa tomo al tuo principato temporale^ 



VIT 

eomt « meglio ho riferito coirAdami nel 
▼ol. LXXXVIII. pi i8. Anche l'Adami 
gioelamente dice che AdriaooIV dell i54 
ampliò il oailello di Bolneoa, circoodan- 
dolo di validissime mora e di spesse tor* 
ri» onde il sito forte per naturai lo diven* 
ne maggiore con V arte. Di sua amplia- 
lione, operata da Adriano IV, parla pu- 
re il Borgia, Memorie di Benevento , i» 
'f P« 474* Quando Onorio III nel 1227 
concesse a Giovanni di Brenna re di Ge- 
rusalemme, per suo sostentamento, il go* 
verno di quanto possedeva la s. Sede da 
Radieofani in poi, anche Bolsena sarà sta- 
ta compresa. Ma poscia Gregorio IX nel 
ia34 proibì espressamente l'ai ienatione 
delle terre della Chiesa, specificando In 
T'huscia, Bulsenae^ cum tota Falle La* 
•f . Nel t i6a imperversando le fazioni de* 
guelfi e ghihs-IMni, Bolsena per essere sem- 
ps« fedele alla C Sede, soggiacque a van- 
dalico saccheggio, per opera del ghibel- 
lino Tancredi di Bisenso, unito a' viterbe- 
si, toscanellesi e cometaìBii , depredando 
pure le vicinante e Orvieto. Questa cit- 
ta, forse non senza il consenso della s. Se- 
de, ovea in quel tempo occupala la signo- 
ria di Bolsena e delle droostanti castel- 
la, e l'aspro suo comando i volsenesi sof- 
frirono per lungo tempo. Cambiatosi il 
suo governo in aperta tirannide, ne soos* 
seco il giogo , e in libertà si posero. Ma 
il comune d'Orvieto nel 1 298 inviò con* 
tro Bolaena il suo generale della cavalle- 
rìa Orso o Orsello Orsini con 5ooo firn* 
ti, come narra il p. Casimiro, e dopo as- 
sedio oatinato, per la valorosa difesa de' 
volaioeai, l'espugnò nel 1 394, la saccheg- 
giò, ne diroccò le mura, e portò prigioni 
in Orvieto i principali cittadini. Il Menai- 
dciebi nel descrìvere l'avvenimento anti- 
cipo l'epoca, dicendolo avvenuto nella se- 
de vaenatedi Nicolò IV, morto a'4 apri- 
kiag^, senxa osservare ch'essa durò si- 
no al 5 luglio 1 294. Nel racconto in par- 
te diffisrisce dall' Adami e dal p. Gasimi* 
ro^ convenendo nella sostante. Ansi nar- 
ra, cbo oientre l'esercito orvietano aNe- 



VI T ig 

diava Volsena, si recarono a giurare ub« 
bidienxa i sindaci del castello di s. Lorena 
so, di Grotte, di Latera, di Gradoli e di 
Valenlano. E che per l'attuale posicione 
di Bagnorea, sotto un colle, potevano gli 
orvietani colle lóro numerose macchine 
dall' alto offènderla e recarle gravissimi 
danni. Essa era difesa per la Chiesa ro- 
mana da fr. Giacomo Pocapaglia. Colle 
macchine si gettarono dentro Bolsena 
circa 6,000 palle di pietra. Non compor- 
tando Bonifacio Vlil l'operato d'Orvie- 
to, nel 1296 gl'invio legato non il cardi- 
nal Napoleone Orsini, bensì l'arcivesco- 
vo di Reggio Gentile minorità, per resti- 
tuire alla s. Sede la provincia di Val di 
Lago e Bolsena, per quanto dico nel pa- 
ragrafò di Gm^fe/i. Ricusa ronsi gli orvie* 
tani,e il legato li scomunicò e pose la cit- 
tà sotto l'interdetto, onde essa si riduce 
in gravi angustie. Poichi il legato lasciati 
soli 4pi^6ti alla custodia del ss. Sagra- 
mento in s. Andrea, menò seco a Roma 
il rimanente del clero secolare e regola- 
re. Gli orvietani, patrocinati da Carlo If 
re di Sicilia, inviarono tosto al Papa am- 
basciatori, e giustificatisi sul dominio di 
tali terre, ne confermò loro il possesso e II 
prosciolse dalle censure, riservandosi al- 
cuni diritti per la camera apostolica, an- 
che per Acquapendente. Fu allora che gli 
orvietani acconsentirono che il nipote del 
Papa Gottifredo Gaetani sposasse la con» 
tessa Margherita di casa lldebraodinai 
vedova del suddetto Orsini, onde la con- 
tea di s. Fiora veniva ad entrare nella 
sua casa; ed elessero Bonifacio Vili loro 
podestà e capitano pel 1 297, erigendogli 
due statue. Ritornati gli orvietani al tran • 
quillo possesso del litorale del lago di 
Bolsena, con tutte le terre ch'eranvi so- 
pra, pensarono a munir Bolsena, facendo^* 
vi edificar la rocca con forti liti di gusto 
gotico, probabilmente sul colle pel rife- 
rito di sopra , presentandone il disegno 
l'Adami, con notare che poi servì d'abi- 
tasione del cardinal legato del Patrimo- 
nio e governatore di Bolsena. Dopo pò- 






ao VIT 

chi aonì i volsenesi s'ìmpadronirotio del* 
la rocca, e se oe servirono per difender- 
si dagli orvietani^ e ritornaroDO all' ub- 
bidienza di Giovanni XXII, come leggo 
Del p. Casimiro, li Papa per difenderli 
dagl'insulti degli orvietani, ordinò nel 
iSio al rettore del Patrimonio, che si 
opponesse con tutte le force alle molestie 
degli orvietani, nemici irreconciliabili de* 
volsenesi; ordine che rinnovò nel i333. 
Imperocché gli orvietani per ricuperare 
Bolseoa, nel 1 3a8 eransi uniti allo scisma* 
lieo Lodovico V il Bavaro^ nemico della 
s. Sede. Partito egli a' io agosto da Vi- 
terbo, si pose a oste a questo castello, cai 
fece dare continue battaglie, sperando 
d'impadronirsene, perchè alcuni bolsene- 
si a' 1 5 agosto aveano promesso di conse* 
gnargli la porta, che va verso Bagnorea, 
mentre il popolo era intento a celebrare la 
ricorrente festa. Già aravi cavalcato l'im- 
periale maniscalco con looo cavalieri, 
quando scopertosi il tradimento,! rei subi- 
lo furono giustitiatì. Il perchéLodovico V 
vedendo svanito il suo disegno, ed inespu* 
gnabili i bolsenesi, nel di seguente tornò 
a Viteibo. Profittando la famiglia de'po- 
lenii de Vico di Viterbo, deirassenza de' 
Papi residenti in Avignone, fiittasi tiran* 
na della patria, estese il suo dominio ne' 
circostanti paesi sino e inclusive a Bolse* 
Da; finché il celebre legato cardinal Al- 
bornoz, venuto in Italia nel i353, ricu- 
però alla Chiesa le sue terre. Ne'paragrafi 
Gradali e Lattra narrai come la picco* 
la provincia di Val di Lago, a cui appar- 
teneva Bolsena, nel i a 68 si sottrasse alla 
dominazione d'Orvieto^ la quale non ces- 
sò di perseguitarla, per essersi la provin* 
eia nuovamente sottomessa al diretto do- 
minio deTapi. £ che non ostante l' ope- 
rato da Bonifacio Vili, la provincia non 
restò in pace fino al i ZS^ in parte, e me- 
glio dopo il 1 378. Ma dopo la morte del 
cardinal Albornot, e dd]po quella d'Ur- 
bano V, gli usurpatori tornarono in si- 
gnoria di Bolsena. Narra il p. Casimiro, 
che Deli 377 Giovaoni Prefetto de Vico 



VIT 

tiranno di Viterbo, avendo (atto ribella' 
re Bolsena alla Chiesa, portatosi sotto di 
essa la cinse d'assedio e con segrete intel- 
ligente, poiché la genia de' traditori noQ 
mancò mai,la prese e fece prigioniere 200 
lande spedite per soccorrerlo da Grego- 
rio XI (che a' 1 7 gennaio avea ristabilito 
la sospirata residenza pontificia io Roma); 
anzi gli riuscì ancora di prendere il di lai 
nipote, mandato nuovamente dal Papa 
con altre 3oo lancie, onde ricuperare il 
castello. Per questo il Papa si adopròooa 
tanta efficacia, che prima del termine del- 
l'anno introdusse la sua gente col mezzo 
d' alcuni &deli bolsenesi nel cassero, e 
nel convento de'frati minori, poi abitato 
da'conventuali ; la quale uscita improv- 
visamente colle armi alla mano combat- 
tè, vinse e uccise circa 5oo nemici ; e ooo 
contenta di ciò appiccò il fuoco alle ca* 
se a fece molti altri gravi mali, i quali 
furono l'araldo funesto della totale rovi- 
na di Bolsena, fatta pochi anni dopo da' 
soldati bretoni (questi in numero da io 
a 1 2 mila, qui vagi ahsque stipendio in 
Calliapopulabundiinarmis erant j fu- 
rono arrolati da Gregorio XI, prima di 
partire da quella regione, sì per man- 
tenere nella sua divozione i sudditi del- 
io stato ecclesiastico, sì per costringere 
all'ubbidienza quelli che già se gli erano 
ribellati), i quali si diportarono verso de' 
bolsenesi magis quatti Iioslili odio. Sta» 
pratae mulieres, virginesque^ viri in ca* 
ptiviiatem diteti, aedificia incensa^ moe- 
nia eversa. Il p. Casimiro che ciò rac- 
conta, lo toglie dalla collezione del Mu- 
ratori, Scripiorum rerum Italicarunt, e 
così le altre notizie qui riferite. Nel 1 3g% 
s'impadronirono del castello di Bolsena 
Corrado e Luca Monaldeschi della Cerva* 
ra,e Loca Gatti de' Bretoni, e perciò tut- 
ta tiranneggiarono la città; peròJacopac- 
cioda Fano venuto da Montalfino, col fa- 
vore di Giovanni Tomacelli duca d'Or- 
vieto e di Spoleto, fratello di Booilacio 
iX, con trattato segreto la ricuperò. Ma 
i Monaldeschi collegllisi con fiicola Far- 



VIT 
B e altri ce[HUDÌ, autdiaU la rocca, 
iligarODo Jacopaccio alla reta, e pa- 
ia carcere confeub eh 'eragli Atta ia- 
Mia ritnpreia da «ari aigoori or*ie- 
i , onde nacque ditcordie tra le loio 
ligliee quelle dc'MoQ al deschi. Nel se- 
I Hgueate i MonaldcKhi della Ccr- 
I ne ricuperarono la «gnoria, e lie- 
te guel6 parltgiani della Chieta, A- 
Indro V de) i4og coofermò a Cor- 
1 e Luca non lolo Boliena, ma i. Se* 
I, Meano, Torrioella, Agliano e la me* 
elcaitellod'Onano. Anti Martino V 
ido dato in iipota Aurelia Colonna 
nipote, a Paol» Pietro figlio di Cor* 
t, creb quetti col fratello Loca con- 
alatino, ed ereuo in contea Bolteoa 

Onano, Cervara, Meano eFighioe; 
ali luf^hi non molto dopotornaro- 
ill'im mediata lovraoità della i. Sede, 
itre dominava Paolo Pietro, cum aii- 
il tioslem suum,exprimoribut Vr- 
f^eneiorum, Roma nverU, intidias 
vit j aggnuiaque hominem ex im- 
ito, ej;comiialu ejiupleroiquttrun ■ 
l. lUam pernix equtu, et admotum 
raUar »alvavit. Egualmente a luo 
•o, per morte immatura dell'uoico 
Sglio Corrado , avvenuta nel 14^3, 
guendoiì la di Ini linea , Nicolò V 
opoie di riunire al principato lem- 
lo Boliena, dopo la morie di Paolo 
o. Quella avvenuta, ordinò la ricu- 
di Boliena al rettore del Patrimo- 
I quale l'effettuò a meato di Gianni- 
capitano delle miliiie papali ; e que- 
lecordo co'bolieneii entrò nella ter- 
« la porta di 1. Giovanni, Teneva 
nnodo della rocca Aurelia Colon* 
dova di Paolo Pietro, a cui il ret- 
richieie in nome del Papa le chiavi. 
[H-onlamente ubbid*!, colla protetta 
icolò V doveue udire le tue ragio- 
t favorivano il poueiiodi Boliena. 
ib B Roma inulilmeole. Premeva 

• Nicolò V, oltre il loiieoere i di- 
Iella i. Sede, il riacquisto di fiolie- 
Eagione della fbrleiu atta a di* 



VIT 9( 

fendsm il Patrimonio di 1. Pietro ; la 
qnal con tanto gli pareva necenarìa, che 
altra nefeceedìGcare dinuovo. Alla mor- 
te del luccesioi-e Calino 111 , parve op- 
portuna occasione a Lucadi Gentile Mo- 
naldetchi della Cervnra di lorprender la 
moca, e ooll'aiuto del volieneie Vipola, 
entrò in Boliena e tentò occupare il oa* 
itello. Però Franceico Vitoiii del luogo. 
Dentila lAonaldeicbi della Vìpera e Si- 
monflllo da Caitel Pietro, nemici de'Mn- 
naideichi della Cervara, raccolto buon 
oumern d' acquapendentani e di bogno- 
reii, wccnreero Boliena ; onde lopraffiit- 
tn Loca da Unta moltitudine, abbando- 
nò l'impreia e fuggì, a co«i rimaie Bai- 
sene nel pacifico poueno della s. Sede, 
ed ebbe l' onore d'estere residenia da^ 
governatori cardinali legati del Patrimn- 
nio, ad in conieguenia figurò quel me- 
tropoli de! Patrimonio , fiochi ebbe di 
tali governatori. A motivo di peste, cha 
poi aBiiite anche Boliena, da Roma nel 
i46> vi li recò Pio ti , il quale veduta 
cornei bretoói l'aveano rovinala terii- 
le ne'iuoi Commentarii, olire la deicri- 
rione di eiM e del luo soggiorno : futi 
et Pairum nostrorum memoria popiUo' 
sum ci amplum oppidum. Brìtonet va- 
slavere,nunevÌleCaìlcUumest. Salibo' 
nilas, oc LacM udtitat, ciii ad/'acet y ae 
quod iter est hoc ad Urbem, non tt- 
nit ia tolum perire. In progresio miglio- 
rò notabilmeotc, ed è ora ragguardevo- 
le. Ne* fMggi de' Papi, recandosi cui a 
Fireoie, l'ooorarono di loro preienca, ed 
il cardinal Pacca nelle Memorie tlori' 
che, dell'editione del Pompei d'Orvieto, 
I. a, p. 3o, racconta chaa'6 luglioiSog, 
portalo prigione dal irancese generale 
Radetcon Pio VII entro un cammina 
chiuso e con tendine calate, onde niuno 
si acGorgava del loro palleggio ; a Boi- 
sena avveone, mentre ti cambiavano i ca- 
valli, che Bccoitatosi si general Badet un 
religioso conventuale, il quale ignorando 
chi stava in quella carroiia eteativa tul- 
io, ti diedo a conoioen al gsoanle per 



» VIT 

lina penoDB, ch'era itala con lui io cor- 
lispoodeosa epistoUrc» e gli avea racco* 
mandato un affocato dimorante in Ro- 
ma : il generale li trovò molto imbaraz- 
zato a rispondergli, ed il Papa volutoli 
al cardinal Pacca gli diiie: Oh che frate 
briccone! Finalmenlenel luoarticolo no- 
tai, che Leone XII reititui a Boliena il 
titolo di città, e qui aggiungo col breve 
Civitalis litulo atifue insignihus^ del i.* 
febbraio 1818,^11//. Rom. cont., 1. 1 7, p, 
34 1 1 in cui necelebrò i principali fasti civi- 
li e religiosi^e Todierna onorevole condi- 
aione. -^— Volseno fu degna d'avere an- 
che la cattedra vescovile, immediatamen- 
te loggetta alla 1. Sede. Il Donzellini iti* 
ma che la chieia cattedrale foise Tao* 
tica sotto Tinf ocazione di s. Cristina, do- 
po tolto il profano culto d'Apollo; però 
ai conoscono 3 ioli veicovì. Gaudenzio 
Volsimenm ù lottoicritia al concilio di 
Roma , celebrato da Papa 1. Simmaco 
Del 499 ; Càndido EpiscopusFulsinicn- 
sis intervenne nel 601 al linodo roma- 
no di I. Gregorio I, ma tra le opere di 
€|uel Papa è chiamato Claudius Episcth 
pus P'ulsinemis ; e Agnello, che recato- 
ti nel 680 al concilio romano di 1. Aga- 
tone, li Mtloicriiie jignellM EpiscopuM 
s, Ecclesiae VolsiniensU in hanc sugge» 
iiionem, quam prò Apostolica nostra 
fide unanimiler consiruximus^ similiter 
subscrìpsi. Questa formola allude alla 
Condannata ereiia de' MonottUlL Dopo 
tale VII secolo , non li trova memoria 
d'altri veicovi volieneii. L' Adami non 
aderisce all'opinione del Mariani, legut- 
to dal Sarzaoa, che Yolseno ridotta a mi- 
sero itato e rimasta vuota di abitatori, 
non potesse più dare ricetto ad un vesco- 
vo, e dopo la fine del secolo VII non pih 
r ebbe. Poiché stima più malvagi i se- 
coli in cui furono, da'iuccessivi. Questo 
confronto non lembra giusto. Inoltre o- 
pina r Adami , che infiacchile ne' lecoli 
poiteriori Volseno e Orvieto dalle fazio^ 
ni de'guelfi e ghibellini, divenuteipopo 
late, devastati i terrilorii , parve alla 1» 



VIT 

Me bàitare un veioovo n govcnmure a» 
bedue, licché iMe fonerò coneallodfrii. 
Seguita poi le guerre Ira gli anridamil 
i volieneii, e luperati queai*uiUini,ecn- 
aoendo lempre in maggior grado Orvìt* 
lo pel favore di Roma, il ooiiiuQ veioo- 
vo traicurò riiiedere neirabbftllnia Val- 
aenOy che tratto tratto rettattdoaohmaali 
comprala nella dicceli d'Onrldo, penici- 
le Tenore della preiensa del pMloft,Bè 
più li coniiderò oome cilln. Riporta ri- 
dami quanto icriiie nella cronaca il fi* 
lerbese Giovanni Juzzo d« Covellaao. 
m Annoi 368. Detto Papa Urbano Va 
partio de Roma, et andone ad Hoatefia* 
icone » lo quale non era falla espia 9 aC 
fella cipta, al dì 5 del moia di tef^io, 
el tolze al Veioovo de Onriala BaV- 
zino, et al Vescovato da Vilarbo laha 
Marta, et l'Isola, al YeMOvato di Bagaa- 
regio Celleno,al Vescovato di Gaaira tal* 
ze Valentano, e dette al detto Vemoaa* 
to de Montefiaicone, nuova cìpta facta**. 
Soggiunge l'Adami, le laioalorìa é temi 
non credere, che itane mollo Yokaiio a 
ritornare lotto la giurisdlilBaa d'Orna^ 
to , lendo oggimai tempo immamocahi* 
le, che la Volieneae all'OnPialana diia- 
M mgglaoe. Il Sarzana volle oorvaggm 
il p. Caiimiro, per avere acrltto, aegam 
do il Cluverio, che Bohenat dopo l'dtt* 
mo conoidoto lao veoeovo^ àmlò aaa* 
pre perdendo il luo antico «plendmeb * 
coli reitò priva ancora di quel Inoliai 
venendo lottopoita al veioovo d| Vilor* 
bo, da cui finalmente fn diameaabralii 
e imita a quello di Monte Flaaeoaa da 
Urbano V. Imperocchi eoaobbe VÀMm» 
ria di Fiterbo del p. Borni, aena a 
tire al contennto della riportala 
ce del Covelluzzo; laoade non 
che Botiena fona imembrata da Viterha 
lotto Urbano V, eiieado giàaoMmbffOÉi 
prima e incorporata alladioeaai dXlm^ 
to. Egli crede che fonerò eaoaali i femad 
volseneii perdié Volieoa reilb dialràOi 
innanzi all'anno 700; ebe ae nelli bai* 
la dei Papa 1. Leone IV dctt' 853 nato 



VIT 

i OMÌ nomiuta, tutUfM mm conrw* 
mail ■kaai fendi «1 Tctconlo Tuica- 
nieoM, doÀ di To$eaiuUa (f.), cha 
do*eltero ipettare ana voNa •! tmcovo 
di Volwoo ; inditio che BoImh coniì* 
BUan a giacere nelle ne mina, e cha 
la dioceii era rella de) veMova TuKa- 
BÌenee. Crede inollre il Sanane, che Bol- 
■ana nel 1 193 Ibiie unita al *e»cofo di 
Viterbo , e poi ■ qaello d' Orvieto. Me 
dipoi il p. Atmibali de Latera, Noiàìe 
tloriehe deità casa Farnen^, del duca- 
to di Castro,e delie terre e luoghi che 
l« componevano, p»T. 3, p.io3, reltifìcb 
la propoÀiione dell'uDioDe di Balteaa « 
dall'iiola Martane alla diocesi di Viter- 
bo, con dichiarare, perchè quella era gii 
nnita a quelle di Toscanella ; e dina be- 
ne. — Ora paMO a parlare del farooio 
Lago di Boltenat della me isole Mar- 
lana • Bisentina. Il lago, gli aoticbi la 
chiamarono con diverti nomi, foltinus, 
Claudio Tolomao. itu/«n»j, i greci A- 
pthia Sniireao, a Procopio' CMarieate, 
oaando il B \u vece del F' , Mcoodo il 
greco idioma, rolàniensii, Plinio. Fui- 
aniensis, Columeila. Sembra cbe Stra- 
bone l'abbia pel Lago Cimino, ponao* 
dolo presto i volaeneii ; ed allretlanlo fÌB> 
ca Vibìo Sequeilro, il quale perlaodo di 
talli i laghi , nomina il Cimino , tenta 
parlar del Volienete , ni di altro della 
Toicana; a certamente, te quetti inteta 
parlar di quello cbe ora chiamiamo di 
/'ieo,ìl qualada molli vien prato pel Ci* 
■ino. Il moitrb poco diligente icrittore, 
tacmdo uno de'maggìori laghi della To- 
tcana, pcrmentoiareunode'miQgrì. die 
te troviamo poi il nomadi Cimino dato 
a latte quel monluoto e lelvoto pana, 
onde il lego di Voltano vien cinto da 
lotta la banda orienlale e auttrale, per- 
At quello nome non eonverrè etiandio 
al lago, che vi ratta raechiuio T Coti l'A' 
dami, il quale loggiunge 1 Coa Inttociò 
egli è pib «euro appoggiarti aD'opioioad 
de' più, e chiamarlo Vaitene*^ come «an- 
alla tna patria l' aver un lago 



VIT aS 

rrale, qiial i detto, da lei cognominato. 
Molli rutcellì, che ne' vicini monti sor- 
gono, gli tomniaislrano abbondanti ac- 
que, e il maggiore i quello nomalo di 
t. Lorento. Il Saraana rende regione di 
altre denomi nacioni date al lago, alcune 
delle quali derivanti da'lcrritorii cbe in 
euo terminavano, ed erano adiacenti. 
Onde Tu detto lago d' Italia, Grande, 
Tartfuinìe'f, Bottenrie, e di 7»o, non 
che di t. Cristina pel gì!k riferito ; cbe 
te fi] detto Gronde da Plinio, oltreché 
Tarquiniete per dì ■ tenderti adetioo dep- 
preiio il territorio di Tarquinia, fu per 
l'iflterprelaiione del nome Tiro, ond'era 
denominalo Laciis TVtrne, ouia Turea- 
tit , che poi ti ditte Tireniis, per la ra- 
gione che vi terminava l'egro della ciltk 
diTìro.Quettana'tecoIi bati!,ta Ito Astol- 
fo re de'longobardi, ne preteie « otleo- 
ne il dominio ad etcluitone de' Vclulonij, 
in tempo che Bolseoa era abbattuta. Fi- 
nalmente fu detto lago di Maria , e Ìl 
Giannolti che tcriite « favore di Totem- 
nella tUa patria, pretele che in vece di 
TanfuinientiLiKii, A diceste Tuieanen- 
fi Laeuy perchè tra etto e il territorio 
di Tarquinia vi è la dltìi di Toaeanella, 
l'antica Tuscania. Lo tlorico di quatta 
Turrioui a p. 95 parla del lago, deno- 
minalo anco ne' tecoli tamibarbari. La- 
cut Fulsiniensit lialìa città falsinia qui- 
vi giacente. La figura del lago di Bolse- 
nn è quali ovale i la circonferenie è di 
aS miglia (3o <liue il p. Caiimiro). B'il- 
tena sieda quasi nel meuo del maggior 
fianco, ch'è il tetlentrionsle ; dalla parta 
di levante ha un' itola, da quella di pò* 
neiite ua'altra, e quali rimpetto a Boi- 
sena sgorga dallo stetio il timpidiitiino 
fìume Maria, il qnola procedendo vciio 
il meteod'i, paiiaperToscanella, ovasof- 
fre il giogo d'un ponte. Quindi venendo 
arricdi'to dalle acque delta riviera Vela, 
r^ie da Velralla discende, lascia a man 
sinistra Coroelo, e poco dopo ba fòca nel 
marToteano.L'Adamtprodnoeun fram- 
mento di lapide tiovato ndle vicioante 



i 



94 V»T 

ié Ugo 9 io cui é celebrato Piscifemm 
aU/ue okii circumdata pinguibus arva, 
PoieÙ, egli dice, difficilmente le ne tro- 
Terìi altra, che produca petce coli copio- 
ao e delicato. Singolari pertanto sono le 
anguille, di cui tale e tanU n'è la tqui- 
aiteua, che il Rat isio paragonandole con 
quelle del lago di Garda e pregevolissi- 
me, dà la preferenza alle bolsenesi. E ben 
se n'intese Dante, allorché per cose di 
molto valore le descrisse^ dicendo : L'an» 
guille di Folscno^ela Guamaccia (al* 
tre lezioni riportano: L'anguille di Boi* 
sena in la rernaccia). il Petrarca n'e- 
aaltò di più la delicatezza , scrivendo a 
Urbano Y per indurlo a partire d'Avi- 
gnone e restituirsi alla vedova Roma ; nel 
mostrargli le rare prerogative onde sul* 
Taltre terre va altera l'Italia, nominò pu- 
re il soave sapore e la tenera grassezza, 
e la grandezza straordinaria dell'anguil- 
le volsenesi. Al predecessore Benedetto 
XII (XI dice il p. Casimiro col Gtacco- 
nio, e credo con più ragione, poichi il 
XII risiedette in Avignone. Benché anco 
il Cancellieri, nella Lettera suWaria 
di Roma, riportando il testo del Petrar- 
ca, nomina Benedetto XI 1. Nel paragra- 
fo Marta dovrò dire, che il p. Annibali 
attribuisce questo o altro simile dono a 
Gregorio XI e mandato ad Avignone i), 
furono donate alcune di quest' anguille* 
He ammirò il Papa la grossezza, ma non 
lasciò per questo di fiime parte a' car- 
dinali presenti ; gustatane poi la squisi* 
tazza, alcuni giorni dopo disse loro, che 
•a ne avesse conosciuto prima la singo- 
iar bontà , non lo avrebbero trovato A 
lai'go dispensatore. PaoloGiovio nel Trair 
iato de* pesci, e. a 3, così ne scrisse. Gran- 
di e ottime anguille produce il lago di 
Volseoo, delle quali abbiam veduto pi- 
gliarne gran quantità in certe orati nel* 
l'usci ra, che la il lago, formando un fiu- 
me, che vien detto Marta, per essera vi- 
rino ad una terra di questo nome ; ool- 
l'occasiona che il cardinal Farnese, poi 
Paolo 111, ricevette Leone X oell' a- 



VIT 

4soU Bisentiiia* HAlaripi^ diail 
vasto lago fisnno ampia corona, ano pri- 
va di loro pregi. Onorata meuBÌone tà 
Pliniodelle lapidicìne,chenearrìcchtaeo* 
•0 il distratto ; intendendo di quella pie- 
tre d'ottima qualità nel bianco maodiìa- 
la di colora rosso, che ItmgoiI lago nella 
spiagge degli antichi tarquiniesi ai cava* 
DO. Tali lapidicÌDe, dice il Sarzana, era- 
no petraie delia gente Anicia, e l'offici* 
ne di esse, come le cave, stavano iotor* 
no al lago stesso, come si ha da Vitra* 
vio, quarum officinae maximae sunL 
È fiivola per intimorira i fancialli bolsa* 
nasi, che il suolo del lago , reao laMgna 
pel martirio di s. Cristina, eU>e «aa po- 
polata città, la quale in castigo della Ina* 
suria fu ingoiata dalla terra, e sgorgò taft* 
ta copia d'acque di cui si formò il lago. 
Fo btta ralazione al senato romano, nar* 
ra Livio^ che il lago erasi mostrato tntlo - 
eolor di sangue^ onde con copiosi sagrifiai 
procurarono i romani di placar l'ira del 
delo, che con ù orrendo prodigio pare* 
va minacciar la repubblica loro dì qual- 
die infortunio,onde furono decretate pub» 
bliche processioni. Trovo nel p. Casimi- 
ro, che nel secolo X eravi il monastero 
di s, Peiri Fallis Prelatae , in cui per 
alcun tempo si conservò il corpo di a. 
Margherita vergine e martire. Sisto lY 
Deli48a ne donò una 3.* parta alla chia- 
sa d'Orvieto, e altrettanto a quella di 
Monte Fiascone. Riferisce il moderno oav. 
Palmieri, il lago Volsinio o di Bolseoa^det» 
iopQrtìa^oàiMartatdìCapodiAùmiOt 
essere mezzo miglio lungi dalla città di 
Bolsena. Derivò da uno spento vuloano» 
e però é profondissimo e di quasi ovaia 
figura, più largo cioè verso l'isola Mar* 
tana , ed ha a 5 miglia di drconferoata. 
Lo attorniano ameni colli di basaila a 
prismi esagoni disposti in tuttala diroaio^ 
ni , ove aridi , ed ova da ottimi terreni 
aoperti, da alberi, da orti a vigneti pni> 
ducenti aquisiti vini, maisime il moéaa- 
to. Al sud-est di Bolsena vedesi sopra al? 
ta collina Monta FiasconCi ed a leranla 



VIT 

dietro BolteDt la giogait cakuret di Ba- 
gnorea e d'Orvieto dìvideole il badoo del 
Lago dalla valle del Tevere. Al lud-ovcil 
vi SODO pianure noo troppo falubrii'che 
estendoDii sino al mare, lo alcuoi luo- 
ghi il Lago è alle rive poco profondo, pie* 
DO di canneti, e vi tono molti acquatici 
uccelli. Abbonda di pesce e più di grosse 
anguille, di lucci, di lallarini e di gambe- 
retti, oltre tanti altri minutissimi pasclo* 
lini detti dal volgo danciarioa. Intorno 
al Lago, oltre la città di Bolsena, vi sono 
le comuni di Capo di Monte e di Mar» 
tOf la chiesa di s. Magno, e il diruto Bi' 
senziop il Vescnto degli antichi e già se- 
de vescovile, piantato sur uno scoglio io 
riva al lago, a 2 miglia da Capo di Mon- 
te; in esso vi sono poche case, un'osteria, 
qualche pescatore, e vi si faceva la festa 
per s. Agapito a'i8 agosto. Ma di Bisen» 
zio^ ora annesso di Capo di Monte^ e di 
Marta parlerò a'Ioro paragra6, come in 
quelli dì Grotte di Castro e a. Lorenzo 
Nuovo fed de'loro territori! che giungo- 
no sino al Lago. Il Calindri dice che gi- 
ra per 43,000 metri, con grandioso emis- 
sario; e che vicino ad esso (u data la gran 
battaglia a galli, boi ed etruschi da'roma- 
ni, pe'quali fu la loro fortuna. Ed ecco- 
mi alle sue due belle isolette, Mariana 
e Bisentina, la seconda delle quali colti- 
vabile e abitata, è più grande della pri- 
ma. — Quella che riguarda Tonente di- 
cesi Mariana , forse per esser ella più 
prossima e quasi in faccia allo sboccare 
che & il lago nel fiume Marta, e vicino 
alla terra di Marta^ da cui è distante po- 
co più d'un miglio, ed ha un perimetro 
di un miglio scarso. Nel suo paragrafo 
parlo del comune nome fenicio. In que- 
ata si vedono le vestigia di antichissima 
torre, nella quale credette Dante che i 
Papi rilegassero qoe'chierici colpevoli di 
sdcun greve errore, e la cui custodia fos- 
ae di grande importanza. Si rese famosa 
per riogiusta morte ivi sofferta dalla re- 
giiM MGoli e d'Italia Amalasunta fi- 
e non sorella, come acrissero alcuni, 



VIT %5 

del gran Teodorioo, d'ordine deiringre* 
lissimo Teodato suo cugino, come figlio 
d'AmaUreda sorella di Teodorioo, da lei 
sposato e fatto re, altri vogliono soltanto 
assodato al trono, ma realmente l'impal* 
mò; perita nel 534 ^ ^^^ "^^ ^37, dopo 
averla ivi rilegata, altri dicono ch'eravisi 
ritirata per vivere quieto con alcune don* 
ielle, e fatta uccidere da Teodato, perchè 
di continuo lo rimprovera va di sua Itarba- 
ra natura nel rapire le altrui sostante in 
tutta l'Italia; e per aver Teodato impudi- 
camente e con istrattagemma sposata la 
figlia della stessa regina. Era la regina 
versata nelle greche e latine lettere da 
sorprendere ogni erudito. Favellava san- 
z'intarprete con ogni barbara uasione; e 
per le sue virtù era ammirata da'popoli 
e da'priocipi stranieri, onde sdegnato del 
suo assassinio l'imperatore greco Giusti- 
niano I, per vendicarla decretò guerra a 
Teodato, e ne fu conseguenza la sua uc- 
cisione e la liberazione d'Italia dal giogo 
gotico. Avvenimenti tutti che narrai oc' 
ricordati e altri relativi articoli. Morì A- 
malasunta strozzata con funi da Ermen- 
fredo castellano dell' isola, mentre preo* 
deva il bagno, a ciò avendolo scelto il 
perfido Teodato, per l'odio che a vea con- 
tro la regina per avergli fatto uccidere il 
padre lldebaldo. Sebbene il crudele Teo- 
dato fu contento di tale misfatto, tutta- 
via fece impiccare Ermenfredo. Inoltre 
r isola Mariana divenne celebre uè' fasti 
ecclesiastici, perchè santificata da s. Cri- 
stina, sia perchè in essa cominciò il suo 
glorioso martirio, sia perchè vi giacque 
nella chiesa di s. Stefano il suo sagro cor- 
po, al modo narrato di sopra , quando 
quella parrocchia spettava alla chiesa di 
Toscanella, come attesta il p. Casimiro. 
Si vedono tuttora nell'isola gli avanzi del 
palazzo d' Amalasunta, ove ebbero poi 
stanza i frati paolotti o minimi. Erraro- 
no dunque quelli, come il Calindri, che 
scrìssero Amalasunta rilegata e uccisa oel- 
l'isolaBisentina.Leggonel Bussi,che la pic- 
cola isoletta Martanai esistente nel lago di 



i6 TIT 

Marta, tio dsl io65 fu acqoiiUU ooirar« 
mi da' vilerbeti , essendo poi passata a 
meglio ritornata nel dooiinto della s. Se* 
de, poiché fu da OrlMOO IV ricuperata 
da Giacomo de Vico che la tiranneggia- 
ira da 12 anni, quindi venne da tal Papa 
donata a' fiterbeii, col castello di Colle 
Casale, ed esiste un istromenlo di rico- 
gnizione del dominio viterbese , rogato 
nel 1161, Della proprietà dell'isola a'ti- 
terbesi, anzi appartenente nello spiritua- 
le al vescovo di Viterbo, o meglio a To« 
scnnelia, ne tratta pure il Sarzana a p. 
287; indi Urbano V attribuì l'isola Mar- 
tana e terra di Marta a lei vicina, al ve- 
scovato di Monte Piascone neli36g. La 
proprietà poi dell'isola ora appartiene al 
seminario di Monte Fiasoone, ed attesta 
il Palmieri, che l' isoletta Mortane oggi 
è più scoglio dirupato e nudo, che terrai 
abitabile. Il citato p. Annibali a p. 98, 
tratta deir/fO^/%f/xr//xn^i,de'paolotti che 
vi ebbero convento, dell'assegnato pel lo* 
ro sostentamento, e del convento e chie- 
sa dì s. Maria Maddalena, situato in bas- 
so, già delle monache benedettine, da do- 
ve i paolotti si ritirarono aliti terra di 
Mdrta. Del convento e chiesa parrocchia- 
le di s. Stefano de' frati agostiniani, po- 
sti nella sommità dell'isola, ov'era la tor- 
re di s. Cristina, poi demoliti : agli ago- 
stiniani erano stati concessi nel 1 4^9, col 
monastero della Maddalena, poscia da lo- 
ro abbandonati. Ne'secoli IX, X e XI par- 
ticuiarraente sbarcando spesso alle spiag- 
ge del vicino more i saraceni dell' Afri- 
ca, uccidevano quanti trovavano nel li- 
torale, mettendo tutto a ferro e fuoco. 
In una di queste incursioni, i molti fug- 
genti si fermarono nelle due isole del la- 
go di Dolseoa, e vi stabilirono il domici- 
lio, e nella Martaoa fabbricarono un ca- 
stello, e costituirono la parrocchia con 
chiesa sagra a s. Stefano protootartire. 
Prima del 1 %Sq n'erano padroni i signo- 
ri di Bisenso, i quali in tal anno la cede- 
rono a Orvieto, con l'obbligo annuo di 
pagare al coiounc per l' isola Hartaoai 



mareham argenti infesto $. Mdriae de 
angusto^ promettendo cogli uomini del- 
l'isola di fcir guerra e pace, secondo il vo- 
lere degli orvietani. Il Zucchi, commen^ 
tato dal p. Annibali, racconta, che il mo- 
nastero, nella sommità dello scoglio del« 
l'isola, venne fabbricato per monache dal- 
la virtuosa regina Amalaiunta, di cui ve- 
devansi ancora i ruderi; poiché morta la 
regina era stato abbandonato, restandovi 
una cassetta piena di ss. Reliquie da lei 
donate, che i mariani trasportarono nel* 
la loro chiesa, come dirò nel paragrafo 
Marta, A tempo del Zucchi, di coltiva- 
to non aravi che la' vigna, l' albereto a 
l'orto de'paolotti, poiché dall'alto dell'iso- 
la é tutto scoglio. Que' religiosi aveano 
pure dal duca Parneieioo scudi annui, 
una barca per condursi a terra, ed alla 
loro porta una pesca di lattarini, venden- 
do il superfluo a'pescatori martani, seb- 
bene essi non mangiano mai carne. -— 
L'isola Bitentina é la più deliziosa e ri- 
guarda a occidente il lago , ed appellasi 
con tal nome pel vicino castello distrutto 
di Bisentio^ rimpetto ad esso nel suo ter- 
ritorio circa un mìglio e poco più , de- 
scritta elesaotemente come l'altra ne' 
Commenlarii di Pio 1 1 , della cui visita 
già parlai, e nel voi. XXIII, p. 20 i , no- 
tai esservi le tombe di molti individui 
della potente casa Farnese, in un a quel- 
la di Pier Luigi, dominatrice del circo* 
stante Ugo , mentre possedeva la ducea 
di Castro. Il Palmieri confuse Ranuccio 
Farnese, vero edificatore della chiesa de'ss. 
Giacomo e Cristoforo, ove sono le tomba 
Farnesi, col cardinal Ranuccio, dicendo- 
lo edificatore di essa. E formata da un 
piccolo piano verso mezzodì, e da un mon- 
ticello a tramontana. £* del perimetro di 
circa un miglio con terreno ferace , e vi 
sono fabbriche, una bella e grande chie* 
sa coperta di piombo, disegno del Vigna- 
la dice il Palmieri (nel paragrafo Galle' 
se parlo de'due templi eretti in quest'iso* 
la da Sangallo), con convento annesso, 
il quale coma raccontai col p. Casimiro ^ 



VIT 

tolte idlé «ippeilette, fu prima al>itèlo 
ila' minori osiervanli , pasfali a BoUena 
Bel 1600, poi per 29 anni da'cappuccioiy 
indi da'aionaci; e che noli' itola ti sodo 
iràric cappellette. Il contento T abiuro* 
DO ancora de' personaggi e cardinali, et* 
•endosi formalo ud gaio palauo a guisa 
diroccayCircoDdatoda giardini e boschet* 
li. Per la sua amenità V isola fu tisilata 
da'Pftpi Eugenio IV, Pio II, Leone X e 
Paolo III. Copiose notitie suir/50/a Bi* 
sentina offrono le Notizie storiche del p. 
Annibali a p. 1 15, ossia la reiasione del 
Zucchi del ducato dt Castro al duca O- 
doardo, di cui già qua e là mi giofai| 
cooiroeotata da quel dotto francescano. 
Questi dice, quanto alla popolazione, che 
derivò come quella dell' isola Mariana, 
cioè a tendo i saraceni africani occupati 
molti luoghi di Toscana nel 1 o4o e 1 o4 1 , 
quindi i normanni occupando parte del 
Patrimonio, allora Bagnurea e la due iso* 
le del lago si riempirono di gente fuggi* 
live, onde si munirono le terre intorno 
al lago di muraglie , e ti sono memorie 
del secolo XIV, che l'isola Bisentina for- 
Bsata comune, denominata quae oliui Bi» 
suntina, nunc Urbana insula nuncupa* 
tur (il perché lo dissi nella biografia di 
Urbano IV ^ cioè che per ater fatto di- 
struggere BisenzOf pel motito che nar- 
rerò in quel paragrafo, e ricuperato alla 
s. Sede il dominio dell' isole Mariana e 
Bisenlina , questa chiamò col suo nome 
Urbana, Àhrettanto atea riferito nel yoL 
XLVI, p* a 1 4» con notare che il Papa ri* 
eoperò l' isole Mariana e Bisentina , da 
Giaoomo de Vico che da 1 2 anni le si- 
gnoreggiata, e la 2/ fortificò), e co'pae* 
si della Val di Lago, formatano la pic- 
cola protineia d'Ortieto* Di essa e delle 
vertente tra gli or? ietani ed i paesi della 
provincia di Val di Lago» ragiono ne'pa- 
ragrafi Gradolip Latera principalmen* 
te. Riporta pure le notisie che super ìor* 
menle riprodussi col p. Casimiro, quanto 
a chiesa, coqtentoe cappelle col l'indul- 
geose delle sette Chiese di Roma, nolan* 



VIT 17 

do cbe Pio II le confermò, già eHendo 
state accordate da altri Papi, poi anche 
confermate da Leone X e Paolo HI, ti* 
sitate pure da'fedeli de'paesi contieini. I 
francescani a tea no la propria barca, per 
prottedersi dell' occorrente a Capo di 
Monte. Era n vi a tempo del Zucchi molti 
fagiani, e altri animali che recavano dì* 
ver ti mento , ed ere l' isola adorna di 
molte cose belle, come giardini, selve e 
frutti. Osserva il p. Annibali , che anco 
al presente tono nell'isola Bisentina di- 
versi animiili e altre delisie, ma di abita* 
sione non vi è che il solo convento ri- 
dotto ad uio (fi casino di campagna : la 
chiesa si vede nella sua integrità, co' se* 
poteri Farnesiani; e corregge Tassersione 
del Zucchi, che oeiri(»ola Bisentina fosse 
sepolta la regina Àmalasunta col figlio 
Atalarico; mentre é noto che questi mo- 
ri a Ravenna, e la regina uccisa nell'iso* 
la Mariana, s'ignora dove tenne sepolta. 
Capo di Monte. Comune della dioce- 
si di Monte Fiascooe, con territorio la piik 
parte in colle, con molti e belli fiibbrtca- 
li, quasi cinti all'intorno dal lago di Boi- 
sena , dice il Calindri , perciò da alcuni 
detto pure Lago di Capo di Monte. Gia«* 
ce in riva al lago in buon'aria a dolce 
clima, vi spira tramontana, e forma quasi 
una penisola, per circondarlo le sue ae* 
que, salto a ponente ove si entra, come 
si esprime il Palmieri, dichiarandolo dei 
circuito d'un miglio circa. Nelle Notizie 
storiche del p. Annibali, par. a: Capo di 
MontCf p. I o3, Benedetto Zucchi suo pò* 
desta, nella InformaziotustìÓQCtt Odoar» 
do , accompagnata con lettera scritta a 
Capo di Monte a' 10 novembre 1 63o, la 
disse terra lontana da Marta sì pel lago^ 
dote sì ta per barca, come per terra, uà 
miglio, la qual terra è posta un braccia 
nel lago, il quale quasi la circonda, irai^ 
ne la parte ote s' entro terso poaentiv 
Nella detta relazione, che il Znccki fece 
al doca Odoardo Farnese, dice ch'aranti 
il governatole dell'eulrate ducali, il cas» 
sierc o depositario, ilcasteUaaa ealtrt mi* 



▼ IT 

ttlilrl. Vi il (Mtn U «laipo delU Moma 
duMlli t la mdUm ducale era forutta di 
molle qualità dì tìdì , raooolii dagli al- 
borali e vigne. Enervi uo giardino du» 
«ale alla aponda del lago verso levante» 
•domo di inelarandy di pergole,* di ipal* 
Ilare e di frutlì, ed altre cote belle , at- 
lacoato al quale era il porto coperto, do* 
te lì oooMrvavano uo brigantino fatto 
alla turohetoai una filuca e altre barche, 
|Mr aervltio del duca e altri, pertonaggi, 
alia vi concorreva 00 onde andar spesso 
per il Iag0| ed all'isole Martana e Bisen* 
lina. Vi era ancora e sussiste uno stra- 
done alla riva del lago verso ponente, 
Inhhu un miglio, tutto piano, fiancbeg- 
Ulalu da salci, pioppi e gelsi di assai bella 
f e«liilNi |Mitendosi passeggiare all'ombra, 
gniiia larve al presente. Potersi circondar 
lUlU U lerra, con far delle tagliate, d'un 
ganala mediante spesa d'oltre looo scu- 
di, a iHM^ raiiderebbesi come un'isola; per 
la qilal legliiif l'acqua avrebbe foce nel 
jaau , a (Mime un rio di fiume verrebbe 
i iiliMiudarla verso ponente; potendovi 
1^1 iiai4t|ilaref e tutto produrrebbe buona 
mulinili, aun farci altri edifizi nel canale, 
da iliibNUCare ogni spesa nel i.*anno. 
IJuaiidM Ila divenne signore il duca Pier 
liMlal Hai • ^37, fu restaurata la rocca e 
dalH liMMiilsiima forma moderna, oltan- 
mmIniìi* iHriNmdsta di mura, eoo tirarvi 
Ul I ' i*Ml tuia ad uso di fortezza con 4 ba- 
lliaiill N |MMHei con T ordine che Tona 
limi ili ThIUì (con disegno del Vignola, 
dlHi II l'almlerO» Eravi un ponte per an- 
daia nII« iiuHMiiohe levandolo resUva 
IMIsUIIh a iMllMsa isolata. Al paro aravi 
H «I ^ ima MlNSSe lunga e alquanto larga, 
HllmilHla lUlU •••••••• principale, dal pa- 

Ussii iM n«li»riial«ra, da quello di già- 
«llslNi tÌ<ilU Hiiiipulisleria, e da molte al- 
Ma naia mHsIraMll la prime fondate a 
Wiiiia Ih urdlua da rurmare muro ca- 
lUliNHH ilMi»lilMW da porUj altra picco, 
k «Maudu sullu la loggia del palaam. 
Wk |«l«««« «Il «"iliii posla nel borgo, era 
ÌSm|MM lU iMCiuiu dal duca Pier Luig^ 



▼ IT 

ooHa Lioeoraa (o Alieomo. Nelhi anln àà 
palano Farnese di Capraroln è dipiala 
Parma antica di quella casa, cb'èoQO een* 
do tutto pieno di gigli OBurrì, quali pel 
fisrono ridotti a 9, Indi a 6. io ciaia al* 
lo stemma è un elmo, e eopm qisealo oa 
Alicorno con una benda di velo al cal- 
lo, che fu donato nel secolo XV ad una 
di casa Farnese^ o Ranuodo III, da Già* 
▼enne II regina di Napoli, per essersi 
portato valorosamente in ano ioaprasa) e 
gigli, per essersi d' assai ampliato In ter^ 
ra. La chicM principale è quella di a. Ma- 
ria AMunto con organo e i'arcipreC% già 
padronato de' Farnesi , la eoi 6sta pò* 
polare e solenne è a'iS agosto^ n md di 
seguente si celebra quella di a, Boaeo nel- 
la sua chiesa fuori del paese, ove « am- 
mira il bel quadro del Santo del Gigliel- 
li. Protettore precipuo del oomune è s. 
Sebastiano , la cui chiesa egualmeala è 
fuori del paese, oelebraodoseae la fissla. 
Altra ha luogo pel comprotettore a. Ber- 
nardino da Siena, altra per dtvoaione aaa 
grande e popolare a'26 maggio pars. Fh 
lippoNeri, nel qual giorno è fiera e si pro« 
trae per 3 giorni, essendovi pure aaereaU 
ogni luercoiedt. Altra festa è per a. Aga- 
pito protettore già di Bisenzo , annesso 
di Capo di Monte, e dalla chiesa delt'an- 
lieo castello, pervenne a questo luogo la 
metà delle sue ss. Reliquie, quando uà 
campagnolo la tolse dalla propria cbiem 
meutre ste va esposta nella sua festa. L'aa* 
tico Dilanio come feudo imperiale m^ 
vrastava a Capo di Monte. Il Zucchi et* 
leste, a suo tempo, esservi etiandio la 
chiesa di s. Carlo, nel borgo da baaso^ a- 
domate di bellissime cappelle, la quale 
tuttora esiste. Anche al presente, coma 
dissi', sono belli fsbbricati in Capo di 
Monte, fra'quali il palasso PoniatowskI» 
Vi è lo spedale, scuole pe'fiincinlU e per 
le fiinciulie, le quali percepiscono dueaa* 
noe doti Farnesiane, una di 80, rallia 
di 75 scudi. Registra la Statistica a45 
oase, 370 famiglie, i3o6 abitanti, ed in 
principio di quest'articolo celebrai il carf 



VIT 

cKoal Vinoento Macchi, che iri nacque a' 
3 1 agosto 1 77O1 patrio protettore» morto 
decano del tagro collegio nel 1860. Al- 
quanti abitanti ti occupano nella pesca» 
altri collidanoli proprio territorio, eh* è 
ami ubertoso , e iri si trof ano in copia 
ottime frutta, massime cerase, legna» le- 
gumi, grano» vino il più squisito, e pochi 
paacoli. L'acqua che si beve èquella del 
^8^ I 'I quale fornisce al paese ottimo 
pesce. Nolo il Zucchi, che in tempo d'io- 
▼emo s'ammaxzano nel lago col fucile a- 
nitrc, folgore e altri animali di assai nii* 
le. Lodò Taria buonissima, il bel sangue 
delle donne, la longeirità degli abitanti, 
a suo tempo essendone morto uno di ii 3 
anoi, e ne Viyea altro diioS bene; robu- 
sti e floridi essendo i maschi e le femmi- 
ne, pacifici e amici de'forestieri, buonis« 
ami cristiani. Il paese fu anco somma* 
BCQte lodato da AnoibaI Caro. -— Tutti 
convengono che il paese fu fabbricalo da 
Papa Alessandro IV deli254t sin allora 
csseodo un luogo da poco, bensì con una 
rocca antica. Era tutto maochioso, popo- 
lalo di cinghiali e capri* E già nel 1 257 
eonvieo dire che fosse importante, poiché 
Tacquistò la Simiglia Tancredi, e perciò 
divenne soggetto ad Orvieto* Narra il p. 
Annibali , esistere nell'archivio segreto 
d'Orvieto un codice il quale contiene 
omnia ei singula jura eie, in cui si leg* 
gè sotto questo titolo: SubjecUo Capitis 
MonUs anno MiU, cciru. Guiclo^ Ja* 
tobus^ NieolauM^ et Tancredus Domini 
Quicd suhmUerunt Comuni UrbisveUi» 
rìs Casirum CapitU Monlisadguerram^ 
H paeemj hostem , et Cavatchatam , et 
parlamenium^ et non avfirre pedagium^ 
pùdatnf ve/ scortam Vrbisvet. et solve* 
re districtuales Urbisvet. et tenere ami» 
eos prò amiciSf et inUnieos^ et exhandi* 
fot fuo inimidSf et exbanditis^ etguar* 
dare Castrumpro Comuni Vrbisvet,.. 
Patetmanu lidubanducci Not ... Instru* 
WÈcnium qualiter facta fuit locatio Ca* 
itri Bisentii , et Castri Capitis Montis, 
ftdpàenipro se, ci Catalutio ejusfratre 



VIT 39 

f'anni Galassia et promisit ipstan cu» 
stodire prò Comuni Vrbisvet. Patetma» 
nu Franeisci Ri^nerii de Monte s. Sa* 
vini. Aggiunge il p. Annibali, che il Ma« 
neote nell' Historie i Orvieto^ riferisce 
all'anno 1 3 1 8: *» In quest'anno nel gene* 
ral consiglio della baPia d'Orvieto^ furo* 
no ordinate le battaglie per lostatod'Or* 
vieto". Ed esprimendo il numero degli 
uomini, che ogni paese dovea mandare 
alla guerra, dopo diversi di questi segue 
a dire: » Valentano 5o, Bisenso 1 5, Ca« 
podimonle 20 **. Da luttociò apparisce 
chiaramente, che il castello di Capodi* 
monte appartenne prima a'signori di Di* 
sento, che lo tenevano come Bisenso stes* 
so quale feudo imperiale. Da questi fu ce- 
dulo agli orvietani, che li lasciarono go* 
vernare e custodire per essi a'signori già 
padroni di que'castelli, i quali finalmen* 
te li veoderoooa Ranuccio III Farnese pa< 
dre di Pier Luigi il seniore e avo di Pao* 

10 III. Ancora nello spirituale fu questa 
terra soggetta a Orvieto, poiché nel sino* 
do di mg.' della Corgoa vescovo di queU 
la città (ne celebrò due, nel 1660 e nel 
1666), riportandosi ilpitalogo de' paesi 
che furono di quella diocesi, si nomina an- 
cora Ca podimonle con Bisenso, e l' isola 
Bisenlina , ma ora sono della diocesi di 
Monte Fiasoone (cioè dal 1 369, come si 
leggenellabollad'UrbanoV, ed anche l'i* 
sola Mariana). Notai nel voi. LXXVIII» 
p. 269, che già nel 1 4^5 i Farnesi posse* 
devaoo Capo di Monte, e prima di quegli 
anni era stato onorato dalla presensa di 
Papa Eugenio I V,e secondo il p. Annibali, 
tornando da Firense, vi fece una mattina 
un concistoro di cardinali, e recandovisi 
un'alira volta, andò una mattina all'isola 
Bisenlina per udirci la messa in giorno di 
sabato. Narrai nel paragrafo ^o/jreit/s,che 
Pio II dimorando in Ca podi monte , co' 
cardinali e prelati, in barca si recò nella 
festa di s. Gio. Battista all' isola Bisenli- 
na a celebrarvi solennemente la messa. 

11 soggiorno e la descrisione di Caput 
Montis di Pio ll| si legge ne'suoi Com* 



I 



3o ▼IT 

mèemktni • p. s i i,i|i»alificAto m» 

mm simm loco; «rx rfnqrir mmaHa. A- 

iMswIf^ VI w*pnaiicliM«c«ilmi49^ 

é^ Viterbo pMfb • Gap* di Moole, ove 

■ miKoM qualcbt feionio, e indi ••* 

db • PilislMOO. Uooe X CglMlOMOlO 

mkà ▼•!!• « «•<* • ^P*^ •*' Monlt. 
Paolo 111 ««l »W7 cu*lìluito il duM- 
I» di CasÈTO^ vi oomprtse Capo dì Moo* 
I» « lo ùonftrì In invetlìliira al suo 6glio 
Pmt Luigi Farncso il KÌuiiìore»edo'Mioi 
dìMendciili} onde da* Fanietì venne ab- 
btllito • amplialo Capo di Monle» • noo 
da7r«fiirrji»iComescrìifteroCalìndn e Pai- 
Mi«iì« Do|)Ochè Pier Luigi ri»taurò la roo- 
ta Paolo Ili uMva recai sì ft|>e»so per too 
tkimrlo a Capo di Molile , cliuinandulo 
la sua Penìsola | della quel predìlesione 
M lUnareonel voi. XLVI,(k a i8. Quao- 
iln UiiFHtirlo XIII nel 1578 »ì recò alla 
«lUu 8Kir»e»ee (degii Sfotta comi di t. 
K^irai aillUNla in quel loro stato, oe'coo- 
Hill ilvllit *ruie«na, resa aroenìssìma dal 
imiduial Alesvamiro Sforta verso ili 58 1 
|iMIMeap|Ufittl<^ ^1*^ Uatli), nel rilomoal- 
li^llllid m tlepu di Monte odia roeca, eì 
iili|ii«iM(^i ti Im ii>N|lina ch'era donseoico 
HiitUi «HiVaittillM^i |>er barca a 5larta:tor- 
ItNlM N <J«i|Mi di Monte, dopo d praMo^ 
IHIIU |t|ii' Nllribd. i)eli*aoipiiaxMMM, ed 
|iililìi«ii«Miiiii «!«>' bori^hi di Capo di Mon* 
In ti|ii>liilN «)«i* ducili Farnesi , fis lede ti 
#iMii«lil \w\U\ Illusione, dicendo: 4o aaiii 
HMiiM nuli VI erano se non che inaocbie • 
imvil limbiUbilì dote ìncomiiiciaroao • 
Ikifl itM|i«iiMi» di «lecconi e di tavole, ed 
Min vul UliUiUHiia si è latta una boooo 
li^i IH. ¥ \U |M»iHi gente si e latta popolata 
lln Imi Niiiiiie (la %\>iit»^f rea dunque del 
|h 1 1 MM llitWi lì «Il |iUi), di 3oo fuochi, 
ili I In «iiUImII Nili II |ii|tlÌHr armi, con 20 
m«hI1|iHHI***I ***** imtttviihe gialle, perso* 
III. Iiilli>di HHrliMi iiiMiiMii di buona pre-> 
s«M«M. Iivu ai umile III dmuti, compresivi 
Ìm MlMltiidiMii i^lie iimevano una bellissi* 
Hm vhlu, « qutfvU II |Hil«vM obiamare ve* 
^Hi^ii^iil^ iiiiiuia d'ili diiiNiisiii il che non 
Su»>i«>t«M lualii I Itmulii dvlduoato di Ca« 



ilni. Di pia cnavi don ffopiteM da cBVii- 
la e da piedi. Hel 1S88 cravì Mia mHs 
meo b dnsh w B HaiiBlHnlB, Bglia dd 
doea A lewndio ParacK U GraMfe, ■». 
ffìletae Viecaeee IT ■■■age J^ee di Mém- 
«BMt (r.) che le lip^ quindi » 
da VoMie Alteoe {mi aerprwdi 
qocMo palciet ilZiiochi diie el dnoaa 
deerdo,ttp«n eoaécfvafledì eteasp, 
tf sfiiggìsaa tal groee enwe allW 
Ile p. AMibeB. Péiehè uspeni dalb 
Measo p. AMdielì. che U dMB Odoarde 
•eei|iiedaRaDaeciel figlio d'Alaasendro^ 
da Margherite JidobrmmiimL Ifergheri- 
te Pemese fé siVi . eoo aieriw, M dum 
Odoarde. Dei Goeaaga fii ripediata per 
ilerìlità» il aaetrieMMio veeeeidollo eal 
i583» ed esMi si ritirò io ao dùortroy*. 
I cerdieali Aleisaodro givoioreeOdear* 
de Fmrmese fireqoeeta vaoe Gepo di Man* 
le, due o tre bmsì dell' eoeo, per esiervi 
booo'arie , e par odire i aodditi oa*lara 
biaagm, eoo aoiorevolene e aoddisfhia- 
oe. Tcneine le lelaaooe del ZoecU d 
dece, eoo altri enceesi e Gepo di Maetei 
pd ioe pregredieote iecrcoMale^ pd ite 
dehfiesooroetodipoggiedi eelii« perla 
foe eeeellcote posture, e pel teiTilorio a* 
meoo e eofoodo. àia pel oerroto anche 
oal peragralb AequapendemÈt^ il deaata 
di Castro» con Capo di Monte, loraò d 
pieno e diretto dooninto delle eensera a* 
pestoliea oel 1649. Si legge nelle Uefa- 
%iome del viaggio di Gregorio XVla t^ 
Ftiice, del principe d Arsoli^ che pelli- 
iogni della camera apostolica, queste vaa* 
de al principe Stanislao Poniatewaki pe* 
lecco (nipote dell' ultiao te di Ad»- 
ma ), domicilieto a Roma, le leivo di s. 
Felice^ col lago e il moota Qraée, le cs* 
stellania di Capo di Afonie^ Mawtm e A^ 
#eiiso, U castellaoia dì Piantano ma Jr» 
lena^ e le teoote di Fallers e di Prete* 
fosse nel territorio di Fabrica, pel prcue 
di scudi 8o,i53 e bei* Sg, eoe islroioae 
te rogato a'i3 febbraio 1808 per gK atti 
del Nardi noterò A. C, e eoo chirogre* 
iodi Pio VII, risert aodesi però l'alte do* 



VIT 

nifiio tal feudo di t. FeUee, e sul suo li-* 
forale e torri ; il quale poi ricuperò Del 
i8a2, teota le allre terre veodute» pel 
pretzo di scudi 78,000 a motivo de'cnol- 
ti miglioramenti fatti dal principe. Quin- 
di i beni di Capo di Monte e degli altri 
pattarono io altri proprietari , estendo 
ioppreste le feudalità. Noterò, che il prin^ 
cipe alienò tali signorie quando partì da 
Roma, per negargliti la legittimazione 
de' figli avuti da quella ebe potè tposa* 
re più tardi. Portatoti a Fireote, il gran* 
duca legittimò quella prole, ed ivi egli 
morì circa il declinar della 1/ metà del 
eorrente tecolo. 

Biscwzo. A.onetto di Capo di Uonte, 
delle dioceti di Monte Fiatcone , catale 
e luogo di sosta per coloro che di mon- 
tagna vanno a Totcanella, e nel ferrilo* 
rio di Corneto, pretto il lago di Bolsena, 
abitato da circa 80 individui* Ricorda il 
vicino antico Biseoaio o F'esenlo, già cit* 
là vetcovile, ricca e fiorente^ poi rinoma* 
lo castello de'tignori del tuo nome, della 
potente, celebre e nobilittima cata Udo» 
braodina o Aldobrandetca, di cui tratta 
il Marchesi nella Galleria delt onore ^ 
coati di Soana (Z'.), poi degli Orsini xn 
uno ella contea di PilìglianofF.J, de'me* 
desinai Àldobrandetchi, e conti di s. Fiora, 
tignoria pattata nella casa Sforza (F*). 
Di faaiooe ghibellina, figurarono nel me* 
dio evo, e nella provincia del Patrimo- 
nio dominarono altre terre, oltre la tud- 
descritte isola Bisenlina^ che quale ap- 
pèrteoensa di Bisenso ne prese il nome» 
ovvero da essa probabilmente T assunse 
il paese. Nel pontificato di Gregorio XVI 
era presidente del rione Borgo di Roma 
il eoate Guido di Bisenso, che si diceva 
r ultimo rampollo di sua illustre stirpe. 
laneoii di parlare delle precipue notisie 
dell*antico,eccoqual eraa'lempi del Zuc- 
chi , cesia nei primi anni del secolo 
XVII, nella relazione al duca Odoaido, 
il luogo che ne porta il nome, poiché 
priaaa la città e poi il castello erano stati 
ilialrutlL 1 commenti del p. Anoibali, li 



VfT 3i 

riferirò poscia. Costello lontano da Capo 
di Monte due miglia , altrettante e più 
da Valentano (6 da Gradoli e 7 da Mon* 
te Fiaicone ) , in metzo alle due terre, 
sotto quella podesteria e milizia , ogni 
anno colà eleggendosi i priori di Bisenso 
(ed ora probabilmente sindaco, soggetto 
a quel governo comunale ). K piantato 
in un monte di scoglio alla riva del lago, 
e 100 anni addietro era de' due fratelli 
orvietani di casa Bitenzo, A.tcanio e Fa* 
brizio. Un lempoebbe la rocca, della qua- 
|(B non retta va che un pezzo di muraglie 
intorno e con morelli. Kon però verso 
il lago, dove lo scoglio serve per mura* 
glia, come lodiraottravala rocca del ca-» 
ttello totto la dittrutta fortezza. Dagli a* 
vanzi dell'abbattute case ti ho indizio cer« 
to che fu assai popolato, e più a basso un 
tiro d'archibugio nel piano vicino, era- 
no alcune case a guisa di sobborghi e 
l'otleria (ch'è l'odierno luogo tuaccenoa« 
to), dove vi pattava la ttrada maettra pel 
trantito a molti paeii della Maremma, e 
altre pel tuo territorio e campi; cioè vi pas- 
tava un ramo della via Cassia, andando 
l'altro per Bolsena. In tempo del cardinal 
Odoardo Farnese(morto nel 1 626) ti tro- 
varono molte tepolture con cadaveri di 
grande 6tatura,con appresso pistole e altra 
armi. Allora le poche case superttìti^den- 
tro il castello, oltreché piccole e baite, e- 
rano mal composte, e il simile quelle a 
basso nella strada. In tutto sommavano 
a cii*ca 4o fuochi, coniSo aniroir, tutti 
pescatori ; ma il territorio era grande e 
bello. Pel passato si risguaidava di cat* 
tivaaria, a cagione d'un piccolo lago det- 
to Lagaccione, che lo soprastava alla ga- 
gliarda egli apportava aria cattiva ; ma 
dopo esser stato disseccato,miglioro d'as* 
sai, vedendosi quindi invecchiare, quan*» 
do per r innanzi difficile era il vivere e 
più l'invecchiare. In poco tempo potria 
rendersi buon castello, se si tacesse abi* 
tare , ed utile. Imperocché il sito é in 
buona postura , il luògo buonissimo e 
frequentato da coloro cbe vanno a To- 



3« V I T 

•MnelU, Cornato e altri luoghi di qualle 
Maremme. Il castello, essendo de'meiDO- 
rati fratelli Bìtenzo, venendo tra loro in 
discordia, essendo molto comodo allo sta- 
to di CaslrOi uno ne donò la sua parte 
al duca Pier Luigi, l'altro poi ad esso lo 
vendè, nel pontificato di Paolo III. Era* 
iri un giardino poco distante, nel sito del* 
lo Tre Cannelle^ con buona quantità di 
frutta. Si fece la prova d'una vena d'ar« 
gento vivo, ch'è sotto il castello, ma fu 
tralasciata la cava , non tornando utile 
io confronto della spesa. La chiesa avea 
il curato, e vi si celebrava a' 1 8 agosto la 
festa di s. Agapito martire, con corsa a 
pallio. Poverissima era la comunità , il 
castellano di Capo di Monte esigendo le 
imposte sui beni. Rilevai nel voi. Lll, p. 
a33,che nella Pestilenza del 1 786, il ca- 
stello di Bisento restò deserto, per l'in- 
fluenta perniciosa derivata dall'aseiuga* 
mento d'uo laghetto (dunque era torna- 
lo a formarsi), nel cui fondo si putrefe« 
eero gl'insetti e i vegetabili. — Narra il 
p. Annibali, Notizie storiche^ par. a, p. 
no: BisenzOy essere il suo nome antico 
VesentOy e non Vesenzo^ come lo disse 
ilZucchi,edi popoli FesentinL Vesento 
in fatti trovasi nominato presso tutti gli 
antichi,e da Vesento i popoli furono detti 
Vesentini nella parte de' Volsenesi , co- 
me li chiama Plinio, dicendo: Fesentini, 
Folaterrani cognomine Hetrusci^ Fot» 
sinienses in eadtm parte. Per genio poi 
degl' italiani di mutar facilmente in B 
la lettera F^ cominciò a chiamarsi non 
più Fesento in lingua volgare, ma Bi» 
senza come tuttora si nomina , benché 
distrutto e ridotto ad una piccola chie- 
sa, con un'osteria. Il p. Tarquini spiega 
il vocabolo Feseniium^ colle parole fe- 
nicie Bethanti^ ovvero Beth-inti^ spie* 
gandole: Donms exaudUionis meaefim» 
sa de'miei voti compiuti. Fu questa una 
città, ed ebbe i suoi vescovi, de' quali si 
trova la memoria in alcuni concilil an- 
tichi ; ma dopoché i longobardi invase- 
ro la parte di Toscana , poi delta Pa^ 



VIT 

Crimonio, e distrussero aocb'a Vetaiilfl^ 
non si trova pih di loro chi uà pactL 
Tanto asserisoe il p. Annibali, aia eoa 
osi Al dato di potere oonTalidarlo 
altre testimoniarne, aon fecandoiia 
fione i geografi sagri. Della parla cha- 
restò della distrutta Vesento, ti andò fer- 
mando un forte, ben munito e bel aa« 
atallo,e quelli cha nel 981 oooaiiseiara- 
DO a signoreggiarlo , si dissero oonti di 
Bisenio, perdiè al dire d'akani l'ebbe 
ro quel fendo imperiale, in quel lampa 
doè ehe i dominii di eui pianava agl'im* 
paratori disporre, senta scrupolo aa to« 
ro appartenessero o no, acqaialavaao lata 
qualifica e dipendenia,servendo ad essi di 
fi^nentea premiode'Ioro partigiaai^ ta- 
li furono i conti di Bisenzo,di feaioBa fjtk* 
bellina, seguace dell* impero , a Beaaiea 
della Chiesa e del Papa. -Si vuole dha smIf^ 
la medesima epoca prinoipiasaa ìsi qisa» 
ala parte di Toscana la signoria da' ai* 
gnori di Farnese. Ricavo dal Buasi, cha 
ael 1 169 assoggettatosi Viterbo ali'iaspa' 
retore Federico I persectttoradella s.Sede^ 
fira' castelli che gli donò, pel prepoteata 
abusogià riprovato, vi comprasaBiaemow 
Tuttavia nei 1188 Bisento eonliniia«a> 
ad essere della casa Ildebrandina o ài* 
dobrandesca, poiché riferii nel vol.XLVI» 
p. 1 1 3, die i viterbesi ruppero lldabraa*^ 
dino eonte di Bisento , fin dova lo ano» 
alarono, per liberare due oardinali. Il p^ 
Annibali ritrasse dall' archivio d'O rvi a 
lo, che Guido signora di Bisento naliaao 
tu capeUa EpÌMe. Vrbisveleris ptnemiàl 
</. Honorio ili Papa, sottomise ad Or*» 
vieto il castello di Bisento, che tonava^ 
secondo alcuni, come feodoimperìala aia 
dal 981. Questi oonti dominarono aa* 
che Toscanella^ e come notai in qnal^^ 
l'articolo, nel 1 ^45 tornarono a sigoora§iJ. 
gtarla, e vt si mantennero dispottcama»» 
te altri 34 anni, ivi dicendo pure la ai» 
gooria che esercitavano in altri casld& 
Afferma il Bussi, che nel ia54 Vilarba 
infeudò lafemiglia lldabranditta di Boa» 
ca del Vecce a di Vigoaaallo, Bagìstral 



I 

/ 



VIT 

nel voi. XLIX, p. 3 1 2, che ndi 3$5 A* 
lessa miro IV fece arcivescovo fr. Costan- 
tino Medici di Bisenzo e Tinviò nunzio 
io Grecia. Nel 1^57 in uo codice dell'ar- 
chiìrio d'Orvieto, secondo il p. Annibali^ 
li fece sommissione di Bisenso e di Ca- 
po di Monte ad Orvieto, da'figli di Gui- 
do di Bisenco Giacomo, Nicola e Tao- 
credo. E trovasi pure registrato che fra' 
signori di Bisenzo eravi ancora Cataluc* 
ciò di Galasso, il quale pagava al co- 
mune d' Orvieto unum cereum xx li* 
hrar, E pel riferito nel paragrafo Capo 
di Monte^ Cataluccioavea un fratello de- 
nominato Vanno Calassi, i quali aveano 
sigoorìa anco in quel castello, pel comu- 
ne d'Orvieto ( nell' Album di Roma, C. 
aa, p. 8 1 si legge, col ritratto, la biogra- 
fia della virtuosa Giuseppina Catalucci^ 
bene scritta^da Carlo Calori, il quale in 
DoUi porla di Bisenzo ; e della signoria 
che vi ebbero i Cata lucci, i quali poi di- 
morarono inGradoli, imparentandosi con 
aicane nobili famiglie della provincia del 
Potriaiooio).Ne'vol.XLVI,p.!ii4,XLIX, 
p. aia» LXXXVI, p.i3,col comune de- 
gli storici narrai, come Giacomo de'conti 
di Bitento, avendo fatto uccidere o ucci- 
so egli stesso Guiccardo preside della prò* 
fincis, residente in Monte Fiascone, il 
Papi Urbano IV, che dimorava in tal 
òtte, fece distruggere il castello di Bisen- 
zo. Preside di Viterbo, anche il Zucchi 
chiamò Guiccardo di Pietra Santa prò* 
dilorinnseote ucciso dal popolo di Bisen- 
IO ; e preside del Patrimonio lo dts^e il 
p. Csaimiro e ripetè Marocco, niente me- 
Bo rìinrdando con anacronismo V awe- 
auto al 1 3o8, che accade circa il 1 264 ; 
ed inesatto è il riferito dal Palmieri. Ma 
il p. Aooibali rettifica la storia con di- 
tbiarare, che non il popolo o la gente di 
Bisenso uccise Guiccardodi Pietra Santa, 
OM Giacomo uno dei figli del conte Gui- 
do, essendo padrone del castello, pel qual 
crudele mislatto Urbano IV fece distrug- 
gere Bisenso^ e colle pietre di questo fu- 
rono edificate la rocca eia torre di Mar- 
▼oL. cu. 



VIT 



33 



/tf, t dttadini riparando nelle vicine ter- 
re. Essere poi falso, che l'assassinato fos- 
se preside di Viterbo, perchè questa città 
ancora non era stata dichiarata capitale 
della provincia del Patrimonio, e Guic- 
cardo era governatore di questa provin- 
cia e non di Viterbo, né come tanti al- 
tri prima e dopo di lui in qoell' uffizio 
avea luogo determinato nel Patrimonio 
per la sua resìdenta , che faceva perciò 
dove gli fosse piaciuto, e ordioariamen* 
mente in Monte Fiascone (anchein Bol^ 
sena^ come dissi in quel paragrafo, e così 
lo notai in altri ove soggiornarono), do- 
ve o in quelle vicin8nze,si vuole che Gia- 
como di Bisenzo l'uccidesse. Tuttavia il 
Bussi, nella cronologia de'goveroatori di 
Viterbo, registrò all'annoi a64» Guiscar- 
do da Pietra Santa podestà. Da Monte 
Fiascone essendo Urbano IV passatoio 
Orvieto^ dipoi ne parti malcontento, per 
aver gli orvietani occupato il contado di 
Bisenso, ch'era della s. Sede. Nondime- 
no il castello di Bisenzo presto tornò al- 
quanto a risorgere, poiché si ha dal Bus- 
si, che Viterbo neli3oi infeudò a Ila fa- 
miglia Ildebrsndina, Bisenzo e poi parte 
di Montalto di Castro, la quale oeli3 1 5 
si usurpò il dominio di Monte Piascone 
di Bagnorea : ma egli non è sempre esat- 
to. Racconta il p. Annibali, che nel 1 3 1 8 
nella guerra degli orvietani, Bisenzo som* 
ministrò 1 5 uomini atti alle armi ;enel 
iSia essendo insorta lite pel possesso del 
medesimo castello tra Guiduccio di Gia- 
como, e Vanne, e Cataluccio di Galasso, 
tutti della famiglia de'sigoori di Bisenzo, 
Guidone Farnese vescovo d'Orvieto fu 
deputato giudice per comporre quella^ 
controtersia, e di ciò vi è memoria nel- 
l'archifio d'Orvieto. Nel 1 32 2 Giovanni 
XXII ordinando al governatore del Pa- 
trimonio di affaticarsi per ridurre all'ub- 
bidienza della s. Sede alcuni luoghi che 
si erano ribellati, tra questi nomina an- 
che Bisenzo. E Francesco Sa uso vi no oel- 
Vllistoria di Casa Orsina^ riferisce che 
sotto quelPapa, essendo generale de'guel- 

3 



34 VIT 

fi in Toscana PoooelloOriini, assaltò Bt« 
seuzo, lo prcM e condutse i figli di Gui- 
do prigionieri io Orvieto. Biseozo e la 
sua isola Biseutina erano sotto la diocesi 
di Orvieto» ma Urbano V nel 1869 erì- 
gendo il ìrescovato di Monte Fiasoooe, 
iri unì il castello e l'isola. Trovo nel p* 
GisimirOtChe nel 1 876 Nicolò Orsini pos- 
sedeva la metà di Bisento e di Borgo So- 
sto , che poi coofiegnò alla camera apo- 
stolica, propter deltcta Calulani GueU 
pili de Bisentio. La festa che di s. Aga« 
pito martire patrono di Bisenso si cele* 
brava a' 1 8 agosto» ora ha luogo a VaUri' 
tano e Capo di Monte, per la relìquia che 
quivi rubata^ come dirò nel i. 'paragrafo» 
fu portata in que'due comuni. Leggo nel 
Cecco ni , Storia di Paleslrina^ p. 217, 
che distrutta nel i436 la città dal car- 
dinal VilelleKhi di GornetO| in questa 
congiuntura è assai verosimile che si pro- 
pagasse il culto del protettore 8. Agapito 
in Bi8enzo,poiché nella chiesa parrocchia- 
le si conservava una sua reliquia, e se ne 
celebrava l'annua memoria. Il corpo del 
Santo fu portato a Cometo» e si venera 
nella chiesa di s. Francesco de'minori os« 
servanti. Compreso Bisenzo nel 1 587 nel 
ducato di Castro f con questo tornò poi al 
diretto dominio della s. Sede nel 1649. 
lUarta.CofDìiut della diocesi di Mon- 
te Fiascone, con territorio in piano, paese 
di non molti fabbricati» cinti da mura al- 
l'intorno» con piccolo borgo» al riferire di 
Calindri. Nel 1 63o il Zucchi nella relazio- 
ne del ducato di Castro» a cui Marta ap« 
par tenne, la disse terra che ha attaccatele 
muraglie al lago di^o^cna verso levante» 
e perciò viene anche detto Lago di Mar- 
ta nel suo territorio, sebbene tutto il cir- 
cuito di detto lago si suol chiamare il La- 
go di BobenOf e le case da quella parte 
sono dall'acque battute assai, e confina 
conToscanella,con Viterboe Monte Fia- 
scone, e verso lo Stato di Castro confina 
con Pianzanoe Capo di Monte lungi cir* 
ca un miglio» e per il lago confina anco* 
ra con Bolsena e oon altri luoghi. L'iso* 



VIT 

la Martana» che da qu^to comune pre- 
se il nome» o meglio da essa fu denomi- 
nato il paese con voce fenicia»tituata dea- 
tro al lago, gli è lontana poco più d'un 
miglio» e la descrissi col lago nel para- 
grafo Bolsena. Il Palmieri dichiara Mar* 
ta situata in piano»sur una dirupata valla 
alle sponde del VuUinio lago» un sol mi- 
glio da Capo di Monte distante e 6 da 
Valentano » derivando il tuo nome dal 
fiume Marta, che a aoo passi lungi dal 
paese serve di emissario al lago : dolce 
e temperato esserne il clima» spirandovi 
i venti scirocco e tramontana. Dice il Ca- 
lindri ^ esistere in una casa un sotterra* 
neo o cunicolo, pel quale si arriva a un 
fortino incavato nel masso, ora però di- 
strutto nella più parte. Forse è quella 
torre ottangolare» con vari sotterranei» 
che ora enuncia il Palmieri» e già de- 
scrisse il Zucchi, di cui dovrò riparlare^ 
La chiesa parrocchiale e collegiata è sa? 
gra a s. Marta ed a $. Biagio» festa po- 
polare celebrandosi a' 39 luglio per la 
patrona di s. Marta : anticamente eravi 
pure la corsa col palio, e nel lago la cor- 
sa di barche assai bella. Il Zucchi disse 
il capitolo composto a suo tempo d'un 
preposto e di 4 canonici» ed il suo anno- 
tatore p. Annibali assicura essere uffi- 
ftiata da i a canonici, cioè nel 1 8 17 quan- 
do pubblicò le Notizie storiche. Nella col- 
legiata si venerano le reliquie di s. Bia- 
gio, di 8. Stefano protomartire» di 8.Mar* 
ta» di s. Maria Maddalena e di s. Gio. 
Battista. Imperocché la regina Amalasun* 
ta ritiratasi o piuttosto rilegata dal per- 
fido sposo e cugino Teodalo uell' isola 
Martana» vi portò una cassetta di ss. Re* 
liquie» che alla violenta sua morte re- 
stò al monastero di monache da lei fab- 
bricato, e contenente : una mascella e 5 
denti di s. Biagio ; un pezzo d' osso del 
cranio di s. Marta coperto d'argento ; 3 
denti di s. Maria Maddalena » colla ca- 
tena cui si legava e disciplinava ; un sas- 
so col quale fu lapidato s. Stefano ; un 
pezzo d'osso del cubito fino alla mano 



VIT 

eeio di t. Giatanni Bdttitla, e un 
Ik UMno, che la traditiooe «uois 
■elio col quele indicò il Sai valore 
I Giordano, cielamando: Ecce A- 
Ir ,- ed ÌDoltrc 3 carboni del fuo> 
quale l'empio Giuliano ApoitaUi 
idare il corpo del*. Precuriore, 
ngueme ogni memoria, retlaodo 
leno i memorali o»o e di(o(il Ca- 
lice, due dita, pollice e indice, e 
quìario euere iodio io golico : 
4gmitDei), non lenui prodigio, 
lere de'carboni e del reitanle del 
anco altra parti di questo, o tut- 
irono intatte; tanto £ vero, chn 

> ne pouiede il mento, ed altre 
altre iotigni reliquie, cioè le par- 
loro luoghi); con molte altre *■, 
t. Le quali tulle, trovate da'mar- 
n'itola, re ligioM menta le por- 
sella toro chicM principale , ove 
«no. Inoltre nell' itola Martaos 
a di I. Alarìs Maddalena col ri- 

> monaitero e i beni degli ogoitì- 
Mcndo alali dati a'fratì paololti, 
e teguilo ti ritirarono n Marta 
lieta della Madonna del Monte « 

convento. Il governo francete 
retie nei 1 8 1 o, e depauperalo de^ 

1 beni non trovavati piìi in grado 
itinameoto , laonde mg.' Gaiota 
itratore lelanliitimo di Monte 
t, e poi vescovo • cardinale, ot- 
I Pio VII, col brave Clericorun 
ria, del [.'aprile 1816, ebe i fon- 
ni e ruttici tuperitili invenduti 
itti, l'iiola Mariana e l'aotico di- 
lla petca nel lago , foMero aiw- 
•eminorio di /IJonle Flascone, 
wnnai io quell'articolo. In Maria 
Kuole per ambo i ietti, euendo 
re del comiioe il cardinal Filip- 
.ngelit arcivetcovo di Fermo, già 
di Monte Piaicooe. La Slalisli- 
t)53 regiìlia 308 cate, 373 fa- 
a34B'''l^')^'- 1 maggiori prodotti 
erritorio tono gran copia di gra- 
ilurco, fieno, «ino, olio, oltre i 



VIT 35 

paicoli e )a pena a cui molli l'iodailria- 
no : in breve, abbonda di tulli i generi. 
Narra il Caliodrì. Pretto il fiume Marta 
e in queato territorio aravi il pneae di 
Curtuota oCornuota, del quale nonal< 
Irò otiervati che miieri frantumi , tut- 
tora detti Cornota, fra'quali in uno tea' 
vo cbe vi fu btla ne' primordi! del cor- 
■ ente incoio, vi ti trovò un lepatcro eoo 
don cadaveri di due re, teppur non fix- 
teroduetommi guerrieri, conmcendoal 
ciò dall'armi, dalle vaiti, da' vati etruschi 
d'inetlimabtle valore, da'piattì contimilì 
e lutl'altro trovatovi, ogni cota conmrvn- 
ta nel moieo etruModal Vatieaoo.lo altra 
parie del territorio oravi altro paetello 
dello Caitel d'Araldo, il quale venne di- 
ilrutto nel kooIo XII dall' impcratora 
Federico I, e colla aua demoliiiona t'in- 
grandì B vieppili popolb Marti. Il Pal- 
mieri nota, che pretto la riva nuitrale 
del lago, ■ poca diitania, envi un erga- 
Molo detto Malta, nel quale i Papi cbiu- 
deVBDO gli escletiailici più qualificati. 
Quello lui^o dev' eiier quella torre di 
cui parlai nel paragrafo BoUeita, col pa- 
trin itnrieo Adami, detcri vendo in lucvt 
l'itola Mariana. L'Adami nel ri tari re che 
certe Bci|ne del lago di Volieoo trotiaro il 
nome della dea Nonia oNartia, tutela- 
re de' volte n eli, quasi poirìati credere che 
il fiume oggidì chiamalo Marta, derivan- 
te dal lago, forte ne'primi tempi dal no- 
me dellh dea fu denominato, la quale a- 
vea il tempio lul lago ileiw. Cib ditte 
per congettura, e meno tlravagaote dal- 
l'etimologia del famoio Aonio, che pr» 
lete provenire il nome da Larthet, co- 
m'egli otacr va. in principio del pretente 
srlicolu già parlai dell'origine del fiume 
Marta, del tuo cono e di tua fóce. Ecco 
tuttavia quanto ne ditte il Zucchi. Lon- 
tano da Marta, per la itrada che va a Vi- 
terbo, drca due liri di fucile, l'acqua del 
lago di Bolsena da un canale, che diven- 
ta fiume chiamatola !\Iarlu,\\ qual fiu- 
me patta a Toscanella /Kj, e laiciau- 
do tal ciUà di qua vario lo Stato di Ca- 



36 VIT 

Siro, t tirando verso GimetOi per dove 
pam fuori di quella città , lasciandola 
procede verso gli altri dominii della Chie- 
sa, sgorga poi nella nnarina nella Mesta 
spiaggia di G)rneto. Sotto al principio del 
canale, ch'esce dal lago, che poi diventa 
fiame^ circa mezio miglio da Marta, era- 
vi una fMbbrica antica e venuta poi in 
proprietà del duca Farnese, che attraver- 
sava il fiame Matta (e probabilmente sus- 
sisterà), denominata la Cannara, e fatta 
con SI beirartifìiio,che vi cadevanoden* 
tro nelle notti oscure e di cattivo tempo 
anguille lunghe quasi quanto un uomo,e 
grosse talune di esse come un braccio o 
polso umano; le quali uscivano dal lago 
impaurite dal cattivo tempo, conducen* 
dosi alla lK>cca del canale, e la corren* 
te le trasportava in giù nella Cannara, 
dopo poi si riservavano in un vivaio, nel 
quale alle volte erano in tanta gran quan- 
tità da destare stupore in vederle invilup- 
pate insieme e guizzare fra esse, grosse 
grandi e belle. Qui nota il p. Annibali, 
che di tali anguille ne fu mandala buo* 
na quantità al Papa Gregorio Xf in A- 
vignone, il quale ne distribuì a'cardinali 
prima di assaggiarle, ma gustatele ed es« 
sendogli molto piaciute , mostrò dispia- 
cere d'averne donate troppo. Già rilevai| 
parlando del lago di Bol&ena, l'anguille 
donate a Benedetto XII egualmente re- 
sidente in Avignone, al quale avvenne 
quanto ora si attribuisce a Gregorio XI. 
lo temo che siasi confuso l'uno coll'altro 
Papa, anzi avvertii che si vuole da altri 
il presente fatto a Benedetto XI, che di- 
morò nella provincia.Notai nel vol.XLVI| 
p. 223, che il cardinal Aldovraudi vesco- 
vo di Monte Fiascone, meditava la navi- 
gazione del fiume Marta sino al mare di 
Civitavecchia, come sorgente di ricchez- 
za per la provincia. Non poco porla del 
fiume Marta e del suo corso, il Sarzana, 
e di sua foce nel mar Tirreno. Dipoi il 
dotto Vincenzo Campanari di Toscanel- 
la, come ricavo dalla bella biografia che 
col suo vero ritratto pubblicò il bea de* 



gno e ooD men dotto figlio SecotHBaMS 
ntWjfUtum fli Romita *• 7* P- * ^^fdic ver- 
sato in ogni ramo di sdema coltive pura 
la pubblica eeooooia, eziandio stampò 
una sua Memoria intorno il progetto A 
un parziale proxciugantento tiri lago di 
Marta^ che levò in Roma e fuori mmm* 
re grandissimo; e quello ancora pilli aah 
pio del Trasimeno, e de'Iaghi di Bieoii* 
oa, Fucecchio e Maciuccoki di Toteaaa: 
i quali progetti accolti furono col pia 
gron favore, quelli da Leone XI f, c|uesli 
dal granduca Leopoldo 11. Per lago di 
Marta, come già diui, s' intende iJ lago 
piii comunemente detto di Bolsena, da 
Plinio detto Marta, pe'sign ilici ti che of- 
fre il citato Sarzana a p. 1 1 8 e 2&5. — • 
Cronaca antica, per attestato del Zaochi, 
che scriveva verso il 1 638, assegna la fon- 
dazione di Marta a Laerte re dì Chiusi^ 
quindi soggiunge, essere allora percoli 
1 589 anni. Nell'annotarlo il p. Aouibali 
osserva. Vi fu un Laerte re di certe iso* 
le della Grecia nel mar Ionio, dal nome 
di lui dette Laertia regna , da Virgìlit 
oeW Eneide 3;dtverso perciò da qQelLae^ 
le accennato dal Zucchi, re di Chiusi, do* 
▼e regnò Porsenna , se non vuoisi dire 
che Marta fosse fondata da Porsenna, det- 
to ancora Lara Porse na^ Comiioque àà 
sia, conclude, antica certamente è la fon- 
dazione di Marta, come apparisce anche 
dal fiume, il quale dal Castello è deooni- 
nBio la Marta pure nel i'/<merar/«d*Aa« 
tonino. Anche il Sarzana dice che Marti 
fu detta Larthes Oppidum^e clie il Giaa- 
notti scrisse Larthe^ oggi dioesi Marta, 
ed è un castello, a differenza di Lartke 
fiume. Notai in principio, che co* vocaboli 
di Larte e Lucnnione si denominavano 
i re o princìpi delle xii Lucumonie o me* 
tropoli di Toscana (/".), donde ne con- 
segue che non solo il fondatore di Marta 
si chiamò Larlheo Laerte, secondo i no- 
minati scrittori, ma era comune a* capi 
d'ogni repubblica elrusca. Riferisce il Ci- 
lindri. Marta fu detta Laerta^ indi Lar» 
ta, e poi Maria. L'origine sua si credi 



l 



VIT 

da Ikàriro proaìpote dì Noi, ed* infatti 
vi è ana località delta la Casa di Toma 
• Tomao. Altri affermaao die sia tratta 
ém Laaraio re del Cliiutìy il quale quivi 
tlabiltYatii fuggendo le persecuzioni cl*uo 
MIO emulo. Le prime eapaoae da eoi tor- 
li tlpaete, tono attua Imeote immerse oeN 
Pacqua del lago. Queite asserxiooi ripro- 
dusse il pili moderno Palmieri, non sen- 
le aggiungervi l'opinione d' alcuni, ohe 
Merla sìa fabbricata sulle rovine dell'an** 
liee Cartes, L* illustre prof, del collegio 
romano, il eh. p. Camillo Taiquini ge- 
suita, d'una delle prime famiglie di Mar- 
ie , che laudai nel paragrafo Grotte di 
Cé9siro^ noiuioando alcune sue dotte o- 
pere, e per altra nel voi. LXI, p. 1 14' in 
quella dell' Origi/u Italiche e principale 
WiCnieEtrusche rivelale da* nomi geogra- 
ficif secoado il sunto esibito dalla CrVii- 
ià Cattolica^ serie 3.', t. 6, p. 563; do- 
po essersi notato, che i nomi delle città 
e eoo esse de'mooti, de'laghi, de' fiumi, 
sono senta dubbio uno de'piii certi indi- 
ti dell'origini de'popoli; e siccome quella 
degritaliani massime etrusci é di origine 
fienicia e cananea, i nomi medesimi delle 
loro città, appunto come osano i popoli 
trasmigrati a serbar memoria delle pa* 
trio loro, gl'imposero a quelle d' Italia e 
specialmente d'Etruria; quindi si di* 
chiaro. Martha è un paese antichissimo, 
posto di contro a Bolseoa sulla sponda 
dd lago, e da esso ha il suo nome il fiu« 
nCp cbe cou tal nome medesimo è scrit- 
to iieiritiiierario d'Antonino. Questo no- 
me ooo è già somigliante, ma assoluta* 
Beato il medesimo che Marathut^ città 
Isaosa della Fenicia, il cui nome genui* 
HO (grccameute allungato in ìUaratkos) 
i àiarath^ siccome si legge nelle sue mo- 
Bete, la quel voce secondo il costume ita- 
lico della vocale in ultimo, ci dà Mara» 
ika e contratto Martha. Ilimpetto gli 
sarge, dal lago medesimo, l'isola ove fu 
itrangolata T infelice àmalasuntai que- 
u' isola non à che uno scoglio bagnato 
intoroo dalie acque; la sua circouferea* 



VIT 37 

te è un mìglio scarso, e altrettale è la tua 
distanta dal lido. In brere, è una viva 
pittura della Marath fenicia, la quale, dis- 
se Aliano, e regione insuLie Aradi in 
continente sita estj e l' isola Arado, se- 
condo Strabone,es£5/ij[rii//s mari circuni» 
fusum; la cui circoufereuza è 7 stadi os- 
sia un miglio scarso; e la sua lontananta 
dal lido brevissima , cioè ao stadi sog- 
giunge Strabone, o aoo passi secondo 
Plinio. E perchè più viva se n'abbia Te- 
videntd , vicino a M^rta sono le rovine 
d' altra città, che il nome porta di colai 
altra, che profondamente stava in cuore 
a'fenicii; e quivi ancora insieme col no- 
me la postura medesima vi si scorge tra- 
soelta, e le forme imitate. Marta faceva 
parte del ducato romano, quando que- 
sto dopo il 7^6 si die' spontaneamente 
alla sovranità della s. Sede: altri dicooo 
che apparteneva alla Toscana de'Ioogo- 
bardi, alla medesima donata da Carlo 
Magno. Indi ne riconobbe il dominio il 
figlio imperatore Lodovico 1 il Pio nel- 
l'Ò 1 7, col notissimo diploma, nominan- 
dola espressamente: in Tusciae Longo^ 
bardorum^Mariam.Aìir tiìMQìoì^f^ nel 
diploma di conferma del 962, dell'impe- 
ratore Ottone I, ed il simile fece s. Enri- 
co 1 1 nel 1 o 1 4* H Borgia, Memorie di Be* 
nevento^ t. 3, p. aaS esaS, parlando del- 
la douatione di Carlo Magno , dice che 
donò alla Chiesa {romana portione del 
Patrimonio di s. Pietro, dal Tevere fino 
al fiume Marta, il qual paese e il Peru- 
gino ebbero il nome di ducato di Romaj 
ma poi scrisse che la Toscana de'longo- 
bardi comprende oggi l'Orvietano, il già 
ducato di Castro e il Patrimonio dal fiu- 
me Marta e dalla città di Viterbo. Rife- 
risce il Bussi, che passò la terra di Marta io 
potere de' viterbesi nel 1 197, per averla 
i medesimi acquistata combattendo eoa 
Janni Macero di lei signore, che uccìsero 
iu battaglia. Narra il p. Annibali, che la 
torre fu edificata colle pietre di Biseoto, 
allorché fudemolito sottoGiovanntXXll, 
il quale nel i333 scrisse al tesoriere del 



'4ft VIT 

I'*i#fm#wvi4> fisf U lirclificiitione Castra- 
fum Mi. /ntiéiae Mitf'ltifuirt quae crani 
/r^r#fi//#/wwi//ffi/ri/«/fl.A|i|)arleoetaM8r- 
!• »ilU ilior^ftì ili Tmcanella , coli' isola 
lini Min iMiiwa, ma Uibauo V oel 1369 
r4im|ir««« rimae ì'iiUra Ira'paesi co'quali 
rollìi |»iit« la nuova diocesi di Monte Fia- 
MMina. C\h ailenna anche il p. Annibali, 
ma per averlo riferito prima di lui il p* 
Camiuiro , il Sarzaua pretese aver oom- 
inesio errore, citando ti Bussi. Questi, che 
bo riscontrato, oltre un brano della boi* 
la, riporta la cronaca del Covelluszo, e- 
sibila più sopra a suo luogo , con dire : 
tolse Marta e l'isola al vescovato di Vi- 
larbo. Però essendo Toscanella unita a 
quel vescovato, talvolta sì disse quanto 
spetta alla sua diocesi^ come fosse di Vi- 
terbo. Si legga la bolla di s. Leone IV, 
come TolTre il Turi tozzi a p.io5, e non 
come piacque commentarla al Sanana,e 
si vedrà che a Toscanella apparteneva- 
no. Di versi Papi mostrarono premura pel 
castello di Marta, e Gregorio XI nel 1 3jS 
da Avignone ordinò ad Angelo Taver* 
nini tesoriere del Patrimonio, di fare ri- 
sarcire la Cannerà di Marta, già parlata, 
ubi capiunlur anguillae, 11 medesimo Pa- 
pa comandò all'abbate del Maggior Mo- 
liastero (Gerardo vicario generale della 
prii%incia del Patrimonio) di provvedere 
lUalurioal vescovo dt Monte Fiasconepel 
|}iiV«inodi Marta, e custodia della Cao- 
iitir» concedutagli a vita. Nel gennaio 
I .Ì77 Gregorio XI restituì a Roma la re- 
fetdi»ii«a papille, accompagnato da un e- 
«^««•ilM liielone, il quale fermatosi in Ita- 
Im l|i««tf Miniti danni, eiiaudio a Marta, e 
MVM vi vt<ll<> P<^^*o per liberarsene. J Papi, 
^wlv\u•l il p' Annibali, mostrarono sem« 
^iv 4Mvl««» iliiMiinio sopra di Marta, come 
«vuxi*^ sU'ImiIUiii d'Urbano VI, d'inno- 
.^«.. V > U^alltl NolHi nel voi. LXXVIII, 
\ > >v. sUm^mph^'Mo XII dichiarò vica- 
•V ^«r,v\*AW «h 'loiiuinella e di Marta 
^%v.v sSuMk ^«vi ^ rtuni* da altri chìa- 
«^>,« V »v«.^'>vK« V «tiiitla di .Souiia; il che 



VIT 

lira che Giovanni XXIII nel i4iS tei* 
ilereodo il vicariato di Tofloanella hi Tar- 
laglia,vi coropreodesieMarle,pcrQbéllar 1 
tioo V ratificandolo nel 14^0, l'amiilià 
e con Marta ancora, esteodeodo rime- 
alitun a' discendenti. Infelice fu la 6Bt 
del conte Tartaglia nel 1 4^ i » e ooaì Ma^ 
ta tornò airimmediata dipeodenin dclh 
8. Sede. E siccome Eugenio IV neli43s 
die'il vicariato di Toscanella per 5 aa- 
• ni a Francesco e Lorenzo (come scrive il 
Ratti, e non a Lodovico, come ioand* 
l'articolo dissi col p. Casimiro) Sforta, noa 
viene specificato se ne fece parte JMarta. 
M'istruiéce però il p. A nnibeli, die aven- 
do Ranuccio Farnese imprestato 4>ooo 
fiorini d' oro di camera ad Eugenio IV, 
questo Papa nel i432 gli cooceise i\^ 
verno del castello di Marta per 5 anni fi* 
niti; dichiarando , che se dentro qoeslo 
tempo non fosse stato restituito lutto s 
Ranuccio, gli accordava il medesimo ca- 
stello, nondimeno sino al fine del quia- 
qùennio ed ultra. Inoltre Eugenio IV fa- 
ce Ranuccio generale di a. Chiesa e nd 
1434 gli donò la Rosad' oro benedetta 
{F.y Ranuccio fu l'avo di Paolo III. Nd 
pontificato di Moolò V, Angelo Meo, 000 
de'figli di Ranuccio, fu citato nel i45) 
a restituire il castello di Marta colla Pi* 
scina, ossia Cannare, che teneva ìq pegno 
dalla camera apostolica. Tuttavolta nd 
i46i Angelo Meo co'suoi fratelli otten- 
ne Marta da Pio 11 io pegno per In som- 
ma di 6000 fiorini d'mo di camera, da 
ritenersi fino all'intera restitusione ddla 
somma. Non trovo che sia stata restituì* 
ta, laonde il castello rimase nel dominio 
de'Faruesi. Si ha quindi dal libro de'cen- 
si, che il cardinal Farnese, poi Paolo II I, 
nel 1 5 1 a pagò per sé e per Galeauo Far* 
nese, ao ducati d'oro pe'castelli che te- 
nevano in vicariato temporale, fra'quali 
é nominato quello di Alarthae. Nel 1 53^ 
Paolo III formando il ducato di Castro^ 
riparlato nel paragrafo ^c^ii/ipeiid<*ji/^, 
vi comprese Marta, e ne investì il figlio 
Pier Luigi Farnese, il quale l'ampliò» a 



VIT 

migHorb rintica rocca , cbt t* l«npi del 
Zucchi era tutta caduta, tranoe una torre 
ottaogolare oolPioipreta io maraio diPier 
Luigi Farnese, ed allora già aravi l'orolo- 
gio pubblico eoo tua campaDa, Mei 1578 
toroando Gregorio XIII dalla villa Sfone- 
aca,dorroì il sabato sera a Capo dìMoate, e 
nella mattina tegnente andò oo'cardinali 
per barca a Marta, e udita la messa nel* 
la chiesa della Madonna del Monte de' 

• 

paoloUi , si restituì a pranzo a Capo di 
Monte. Neli63o circa il Zuecbi facendo 
la relazione di Marta al duca Odoardo, 
gli disse esser?! un Casone sotto la roc- 
ca, chiamato il Vescovato* dell'ordinario 
▼escovo di Monte Fiascone, dove veneo* 
do in visita andava ad abitare, sebbene 
fatto antico e non troppo comodo. Loda 
la grande piatsa avanti il pahisio di giù* 
stisia , con in messo il posso pubblico, 
posta fuori delia porta, tra le molte ca« 
se fatte a borgo, quest'esterno essendo 
meglio dell'interno, le cui strade le dice 
strette e tortuose. Mei posso si raccoglie 
l'acqua del lago, e liesee di maggior per* 
festone di quella, per purgarvisi. Rimar- 
ca la prospettiva delle case della fo miglia 
Ciotti, né mancare d'altre fiimiglie di uo- 
mini di valore e di buona sostansa, mol- 
te essendo mancate. La Cannara si afBt* 
tava, e quando alcuno voleva comprare 
un' anguilla, si prendeva con un uncino 
di ferro, dovendosi pagare piccola o gros- 
sa che fosse I soliti due testoni ossia 6 
paoli: quest'anguille si chiamano marta- 
ne, e si recavano a vendere ogni merco- 
ledì ne^ paesi con vicini e in Roma, e so* 
no belle a buone. Erano in Marta, per 
comodità del lago, buona quantità di pe« 
scatort , co' loro arnesi , reti e barche» 
vivendo di tale industria, recando al pan* 
•a notabile utile il traffico della pescagio* 
ne: » e tutti questi pescatori sono una 
mala gente, com'è solito di persone d'ac» 
qua". A. questa censura del Zucchi, ba- 
sata sul detto popolare: Con gente acqua^ 
iica amicizia e non pratica; il p. Anni- 
bali espone la sua disapprovasione, per 



VIT 39 

offimdcra anche gli altri paesi posti sul 
litorale del lago, supponendola tutta cat- 
tiva, il che non si può dire. E quanto a 
Marta, se vi sono molti pescatori, vi so- 
no ancora molte famiglie d'altri mestie- 
ri, ed altre pulite, colte e civili. Tra l'ul* 
time» fin da'tempi de' duchi Farnesi, si 
distinse quella de' Dolci, che vanta pura 
mg.' Leone, nome chiaro tra' giurecon* 
sulti (Ora, dice il Palmieri, sono prime 
famiglie del paese, Tarquini,Imperi,Can<* 
soni). Pochi lavori si eseguivano co'bovi, 
la maggior parte seminando io una te- 
nuta, commenda di s. Savino , lontana 
circa 3 miglia, ma terreni di Toscanella 
e della dogana ducale, avendoci i marta- 
ni il /lu seminandi^ con privilegio eoo- 
ces«o loro da Paolo 1 1 1 di poter trasporta- 
re via il raccolto e pagare i terratici in 
Marta. Vi si raccoglievano buonissimi vi- 
ni e in quantità. Eravi uuh caccia riser- 
vata alduca, nella macchia di Marta, ov'e- 
reno copiosi cinghiali, capri e lepri. Al- 
lora Marta contava 200 fuochi e 1000 
anime. Avea 200 soldati arrolati a pi- 
gliar armi, con 20 cavalleggieri colle ca- 
sacche gialle, co'Ioro capitani. Il castel- 
lano di Capo di Monte curava l'esigensa, 
e la podesteria era assai comoda e buo- 
na, così la comune. Eravi perfetta car- 
tiera, salnitro e molino: gran nominansa 
aveano la carta , il pesce e 1' anguille di 
Marta.Cessò il dominio Farnese nel 1 649, y 
e ritornata la camera apostolica nel di- 
retto dominio di Marta, nel 1 808 la ven* 
de al principe Poniatowsky, al modo det- 
to nel paragrafo Capo di Monte. 
Costerno di Otte, 
Orte (Hortan,)» Città vescovile, con 
residensa del vescovo e del governatore. 
K situata in basso colle tufaceo, circon- 
data di mura, pochi passi lontano e so- 
pra il Tevere, che le é al nord, traghet- 
tandosi sur una barca, dopo esser anda- 
to in rovina il ponte d'Augusto. K distan- 
te ao miglia da Civita Castellana, alti*et- 
tante da Viterbo, SdaBassanoin Teve- 
rina. E' in forma di violone, e da lonta* 



4o VIT 

mo appanMi evale: il difln è eakio mm* 
«lo»« oeirioveroo vi tono nevi. Il tuo ar- 
cuilo ioCerno i d* uo miglio órca , eoo 
boooe ttrade, eoo pimo pubblica e oro- 
logio.iJa deceolifiibbrieali.fra'qutlipri* 
tticggtaoo il palatxo Alberti, oggi Seer- 
ra, ed il palaxso Nuxu, al preteole reti- 
cleota goveroativa e del oiuoicipto. Il te- 
miliario è ricco di bibliotecai etto occtH 
pa il cooveoto e la bella chiesa di t. Frao* 
ceicq. Nel i .* tettembre ti celebra eoo fio- 
ra la fetta popolare del patrooo t. Egi- 
dio abbate, il cui corpo ti veoeni Della 
cattedrale (odia quale tra'caoouid tono 
comprate le prebeode dd teologo e dd 
peoiteotiere): altra fetta cadea'iS mag* 
gto pe'tt. Martiri comprotettori. Dopo il 
tuo articolo, e dopo averne riparlato od 
paragrafo Cmia CoilrZ/cinn, alla cui dio- 
ceti è uoita acque principaliter, poc'al- 
Ij'O mi retta a dire. Notai pure di fopra, 
che il poote d'Orte tul Tevere, costrui- 
to tecoodo il tittema americano, ranno* 
daodo la strada da Viterbo a Orte, colla 
strada corriera a Naroi , va a stabilire, 
olire tulle le corounicauoni de*oonlomi, 
la linea piii breve dall'Adriatico al Me- 
diterraneo. Ad affrettare il compimento 
di questa congiunzione si è impegnala la 
•ocielà della ferrovia a dare il massimo 
impulso a'iavori nel tratto della traccia 
ilradale da Narni ad Oite. La Statistica 
dell 853 registra: chiese parrocchiali, la 
maestosa basilica della B. Vergine As- 
iunla cattedrale , t. Agostino di grande 
ediiìzioj s. Giuseppe, t. Lorenzo, s. Mi- 
chele Arcangelo , t. Pietro , t. Liberato 
frazione 5 miglia distante che forma una 
specie di paesello, ed è porzione d'altra 
cura che appartiene a Narni, nella cui via 
rimane. Case 5 io, famiglie SGg, abitan- 
ti 28 1 3, de'quali ^^4? io campagna. Tut- 
to il suo governo contiene 6169 ÌQ^^^ir 
dui. L' Ughelli disse comporsi la diocett 
di Soriano^ Cantpina, Bassaticlio^ Bas* 
safioìu Teverina, C/i/£i,s. Liberalo. Tul- 
li hanno paragrafi, tranne l'ollimo qtid 
frazioue di Narui ; quanto a Cane/una 




it 




re 



n della tada^ te Mi ai 

« Viterbo. AllcfcMo di 

% OBiglta dalb citte, 

•ora cbtaaMUi Bmmm^ „ 

8cotiteniiali,Ucipi3««lia ^Mm 
aolforoto pcodnitttayd'Mì 

sapore, lidia lcaipcr«t«M« 
calda, e riescono giovai 
sterno cMilattìe, • in ia^ 
Dna sola sorgeaU vi è ci*i 
la quale scaturìtce ìm 
si di pietra calcarea alla faMc A 
porverdeggiaDtc, 3 qaarlt dlasi^bi- 
gt dalla dita, e a acao df va 
di legoo va poi allo fbota, la 
asui in basso adla suddatla piani kèm 
■liglia dalla òttìi vi scmo aatcaa ad ssd* 
lenti cava di stucco, a io wmwmft^éà 
Icrritorio ve ne sono di papcriaa sks- 
Tcrtioo: a 4 miglia distaola asìsis Art 
cava di superbo alabastro a di tmgìnii 
looltre od territorio è uoa spade di b* 
ghetto tulftireo, detto anche di s. Midr 
le Arcangelo dall' omonima cUess par* 
rooehiale, da alcuni creduto ilsailmta* 
to lago di Vadimone. Ad ya 4** di«i* 
glio dalla dttà , vi è uo raggiò laoato 
airinloroo dal (osto Eio, ohe ad à os* 
rica nel Tevere, e muove 3 aHiUd a gi^ 
' no, e 4 montani a dio. Vi é oaf bfaliri* 
ca di piatti, tegole e mattooi. Il tamil* 
rio è atta! ricco d-ortaglic, e fuimiséaì 
di canapa, oltreché abbooda d'agni gì* 
nere, e di moltitsimo grano , florida si- 
sendovi ragricoltora. Dal Tevere ti pa< 
tcsno celali, barbi e ottioia laode , psi 
la cui pesca ne' due o^eti di paspo vi i 
privativa. Il barone Camuocioi nelle d- 
dnanie del grasioso convento de'oappaa 
dui scoprì un superbo sepolcreto aire 
SCO. -^ Bagnolo è un annesso d' Orti^ 
specie di gran tenuta delle moneciia d 
s. Silvestro in Capite di Roma , e eeali 
• drca 3o abitanti. Vi sono masaeriad 
cavalli, di vacche , di |)ecore. Uu scasi 
dote vi celebra la messa iu tutte le IctM 
BassancUo, C,ÀMuuqc dalla diuoed d 



VIT 

, Orì9p eoo territorio in eolle • ni pieno» 
eoo pochi e mediocri febbriceti doli di 
mura. £' posta in piaoa e graaiote ei- 
toasione, e poco ditlaote ti ioorr» il fio* 
oiioello Meta, cbe dopo 3 oiiglia geltail 
nel Tevere verto tranootana. Il dima è 
temperato , ed i venti vi spirano secchi. 
Abbonda d'acqoa e di generi. Si fabbri- 
ca mollo sapooe, e rinomate sono le fal>- 
bi iche d' ottimo vasellame dì creta , re- 
tislenle al fuoco e denominalo di Bosmo^ 
fieiio. 1 principi Sómna» Colonna Bar- 
berini di Roma , cbe ne sono duchi, vi 
hanno un bel palano. Ha due chiese par- 
rocchiali, la B. Vergine Assunta^ e il se. 
Salvatore. La festa popolare è a'5 mag- 
gio, nel qual giorno vi é anche fiera, per 
s. Lanno o Landò martire, la cui sa- 
gra spoglia si venera io una cappella pò* 
co lontana dal paese. L' avea sepolto s. 
£utizìo, che poi fu egli pure martire, pres- 
so le mura di Bastanello, e fa ritrovato 
colla sua epigrafe nel 1 628, per ricerche 
falle d'ordine del vckovo Gonadini. La 
Statisiica novera a58 case,a6o làmigliei 
1201 abitanti, de'qualii6 in campagna. 
Sono precipui prodotti del territorio il 
grano e il vioo, oltre i pascoli: é pure rie* 
co di cerqueli. T-*-£ìarra il Calindri, che 
Bassanello già esisteva sotto gli antichi 
re toscani, col nome di yasanelio^ e fa- 
ceva parte de'popoli fiiliscij giusta la de- 
scrizione di Livio. Lo dice originato da' 
popoli d' Arcadia, e crede clia nel ferri* 
torio fosse il lago di Vadiioone, ormai 
seccalo, il quale a'tcmpi di Plinio era di 
tanto interesse. Bla l'ubicazione è assai 
contrastata, e ne parlo altrove e nel se- 
guente paragrafo. Soggiunge il Palmieri, 
cheinqufsto paese, o ivi presso, P. Girne- 
lio Dolabella vinse gli ei rosei nel 741 di 
lioma ; e che aoticamenle (orse fu dello 
f^asanello^per l'abilitii degli abitanti nel- 
la formazione de' vasi dicreta.Si trae dalle 
Memorie Colonnesideì Coppi, aver Mar- 
Uno V Colonna, con alto de' a3 ottobre 
14^3 nominato Lodovico della Coloona 
gotaroatore del castello di Bossanello. lo* 



VIT 4( 

di od 1 4^4 i'tnvib a eomandare le trup- 
pe pontificie, spedite colle oapoletene a 
Kberare la città d' Aquila assediata dal 
condottiero Braccio da Montone, lo noe 
battaglia combattuta a'i 4 giugoo la ÓU 
tè fu liberata, l'esercito di Braccio sooiiv 
fitto, ed esso medesimo ferito, cadde pri* 
gioniero e poco dopo morì. Lodovico oe 
poirtò il corpo a Roma, e il Papa lo face 
sotlernire io campagna avanti le chiese 
di s. Lorenzo, e per memoria vi fii poste 
una colonna; poiché era stalo di vita em- 
pia ed eretica , non credendo ne a Oio^ 
né a'Saiili. Trovo nel p. Casimiro, che 
Nicolò V investì di Bassanello, Cerqueto 
e Palaztolo vicino a Orte, Cosimo e Lo- 
dovioo Orsini t prima ne avea ricevuto 
rinvestitura Gentile de Miliorelis. Inol- 
tre epprendo dalle Memorie Colonnesi^ 
dopoché FrancescoColonna vendè il prio- 
dpeto di Palcitrina, nel 1 63o rimase co' 
fèudi di Bassanello, Carbognano e altrL 
Tuttora Bassanello è del prindpe Saar* 
ra-Colonna-Barl)erinì, senza la giurisdi- 
■ione baronale abolita. 

Bastano in Tt per ina. Comune delle 
diocesi di Orte, con territorio in piano 
e colle, con fabbricati in parte dnti di 
mura, il cui perimetro interno si calco* 
la 800 metri: le spe contrade principali 
sono nomate Castello e Capomoute. Già* 
ce in colle piuttosto alto, 5 miglia distan* 
te da Orte,! 5 da Viterbo, un 4*** di mi-> 
glio da'boschi comunali, e 3 miglia dal 
Tevere , dalla qual vicinanza prende il 
nome di Bassano in Teverina^ per di- 
stinguersi da Bassano di Sulri^ della 
stessa provincia. Scarseggia d'acqua, ed 
ha il dima temperato e asciutto, esposto 
e tutti i venti. Esìste una torre de'bassi 
tempi, al dire del Palmieri; e vi aggiun- 
ge il Calindri , un palazzo ove sono, fra 
l'altre belle cose, delle pitture di mano 
maestra. La chiesa parrocdiiale di s. Me* 
ria de'Luuii o de'Luminari, ha un que^ 
dro in tavola, creduto del Perugino o di 
Giotto. Altra chiesa prindpale é «sagra 
ella Madonna dello Quercia. La lede 



44 viT 

mImUmo km caifjt— > L'»jirt ^ i>o> t, Bil- 

MMI ì Il4 |M>r«# MI |CI«»« fi^ M if^Ci atl* 

m il <»ry» <MU cit<6w »> Fiimèemmf^^ 
«M^iii# • m«r«irr • co^lÌMid M iitolo «i« 

|kU« «tilt %|«iH>rM di 2U«, mI cucMnIft* 
1^ %Wi MM «ÌMftr«ll« Bm«m^ pnaiiaba ili 
Tv««>* «Il L«t«Mxv Hi|MitUà «Il «|wl iÙM> 

|M4l(l»\«IIHkMlll«Mir%«il»«l«^LIU, ^ si^t 

|\ .«'• iM««mihi>ti&4^KS*Ul««lta atti** 
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IhI (mollili untili» «tiillMi»!!. \l A «IIC\H^ 
UH mIIIII lM«ll>flUll II IIIaIuIiVMI HltHÌO «U 

Ittiiiimii 0«>i«iiti luiii «tuliluliiciikii* mi* 

l|il II ciniiltilMliMlii, vllii«lti|ili'«t«i lilla /à|« 
«1(1 lèi ti«, •mi l«ii||iiiiii»Hlii «n ii# |ii^i|ilU* 

\\\\, Il I IIUI|M HII«l«Mllll( U^k\* Il l<^l|||»ll%la «"II* 
[k\ (MMMMCMi IiIKiImIIII l'tllUnUl «I » lwi«Ul>« 
Hti|il Ui|. U tPt'tl •liUlllli'MI ||U|IM«l«Ut#^ «I 

ilii.Milii «iiIm vii*'** ^^*^ *t*lt IWflH^I^ M 
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della 9«de, dc'Mi ilkHln, dcgh uber 
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tcMilipffe» 
ttl proprà «rtìnilo. Nm- 
■I ■rtr i M lamio m 
ta^iMtecil Calì«« 
• altfi. QMWiofliaMe ha 
il Icmidno i« pÌM e cdUe, hcUi, gima« 
dkadtacà fabbnal^ Mb 4i nim «HI 
biM|Kliì. lOoiMalfe san e U paleggio 
dttla ik'Mani. 4« o«c à gode ««eoo •• 
ràfeiMMe. Swge Mpri rapi dilof a kCoidcb 
hiogi S i^e da OfU, 9 da Qtiia Ca- 
•l«Uaoa» ei|ooò^ a letaMc dal Tcvoe, 
cIm ^para il aoo lenniono dalla Sabìaa» 
Il disfano palana dooaìe lo diiH col Ca« 
«ttllMK» duegoo da Vigoola,«a il Pài* 
mitri lo Ui d Mi f o ooMfwilo da SaagaUo 
(«anta ipiegm qoale . poicU i fraCcUi 
GtulMaoa Aalooio Garùoberti 6or«oli- 
•ì |Hxae«>o folraodM U dfomoinatioue di 
•^ Ualks dopo aver li I , - edificalo fiiori ia 
piMla «. Ga^lo di Fireoae d grao cooteo- 
Hi dfijili ajK«M(ioiaou loollre Ui.*disega6 
m( diNM Valealioa la rocca di lloota 
KiMiMae, «d il 1/ pMOiò d'ordioe d'A- 
li^«i«udi>ii V 1 la rocKa di CmiaGaalcllaat. 
Ck\ liana il Milma s ma òooooe già e- 
«•(«^ta« davr4^ lolecitlerù o die la miglio- 
i\ii Ui'i^iilicMl M^tuiasoggiuoge: Ad- 
loiuulV\>oui daMjd^elto, dallo Saogallo 
\w* Imiali •!! waleiai suoi oiaeslri, oilra 
UiNiiiiaiilf* QuelUmc^làpconociarcsIau- 
rii la i>oiHMi di Moaie Fiascaae ; oell'iao* 
la Uiicuiiiia oooiui dac umpli, uqo al 



VIT 

icoTO a. AtikAmo , lebbene fonerò ne- 
cbimo io elcgaote tarcofago di marmo, 
pare la critliana piala e la fiducia dbe 
ButroDO i aillodiiii vario il Santo loro 
patrono, abilmente destata dal lelàntia- 
mo veicolo diocemiio mg.' Brinciotti-, 
&ce nascere nel popolo il desiderio d'a- 
prire al pubblico qoel sagro tesoro nello 
splendore de'suoi abiti pontificali, in una 
superba urna di metallo dorato. Tale 
incarico ìrenne aflidalo al valente artista 
romano Modesto Scevola, il quale supe- 
ib la generale aipettationei poiché seppe 
ricomporre le sante ossa ; ed acciò il po- 
polo potesse quali nelle proprie sembian* 
sa rimirare V antico s. Pastore, appose 
sui venerabile cranio una maschera in'- 
tessuta di fili metallici, che imita J*a«petto 
del beato volto, ritratto da un antica ef- 
figie del Santo intagliata in rame. £ per 
ultimo, colla direiione del p. Francesco 
Tangiorgi gesuita , e diiaro professore 
d'archeologia, ricoprì .i sagri avanzi di 
pontificali indumenti, maestosi e beiiac* 
conci allo stile del tempo in cui fiorì nel 
VI secolo il Santo. Ad agevolare poi a' 
fedeli la pia soddisfatione di vederlo, il 
lodato artefice congegnò un meccanismo 
per cui anco un fanciullo puòinnalsare 
dalla nicchia in cui è custodito il Santo 
oorpo, sopra l'altare maggiore alla pub* 
blica venerazione. Tanto e meglio no- 
tificò il Giornale di Roma del 1 860 a 
p. 1 1 36. Registra la Statistica 298 case, 
3io fiimiglie,i44i abitanti, de' quali 7 
stamiati in campagna. A'6 marzo vi é la 
fiera. Precipue produzioni del territorio 
sono il grano, il vino, 1' olio, granturco, 
frutta, ghiande e altro, oltre i pascoli. 
Ha per appodiati Chia e Mugnano. 

Chia» Appodiato di Bomarso , della 
dioeesi di Orte , distante 3 miglia dal 
detto comune. Gode spazioso orizzoote, 
e clima temperato. Ha l'acqua vicina ed 
eocclleote ; a mole a grano, ed un mon- 
tano per l'olio. Vi si é costruito un bel 
poote y e una grande strada rotabile e 
proviDciak , che prosieguo sino a Orte, 



VIT 43 

a da Chia a Bagna ia, quindi a Viterbo. 
La chiesa parrocchiale è sagra a s. Ma- 
ria delle Graeie , con organo. La festa 
popolare si celebra a'3 maggio per l'altro 
protettore a. Giovenale. Si ha dalla Sta- 
{ittica^ che contiene 91 case, altrettante 
famiglie, e 398 abitanti, occupati ne'la- 
vori agricoli e della pastorizia. Ebbe il 
suo barone della famiglia Cappello, guer- 
reggiato e disfatto da' cellenesi e da' vi- 
terbesi, per essere sostenitore dell'eresia, 
^erso il 1 360. 

Magnano, Appodiatodi 6oroarzo,del- 
la diocesi di Bagnorea, lungi 2 miglia dal 
suo comune, 9 da Orte, ei 2 da Viterbo. 
Situato in colle, ha il clima dolce^ ma u- 
mido, a cagione del vicino Tevere e del 
fosso Rio. La chiesa parrocchiale di s. Ni- 
codemo martire, secondo la Statistica^ 
mentre il Palmieri la dice di s. Vincenzo 
martire, ha belli quadri eorgano,l'edifizio 
essendo di gaia e moderna architettura, e 
tutta dipinta per le zelanti e generose cure 
dell'attuale patrio arciprete d. Luigi Vit- 
lori,il qualche pure istituito un beuefìco 
monte frumentario. La po|M)lare fe^ta e 
a' a maggio pel patrono principale del 
castello s. Liberato monaco e vescovo di 
Cartagine, il quale ha la propria chiesa, 
già esistente neil'Xl secolo. Questa avea 
propinquo il monastero della badia de' 
benedettini, demolito nel secolo XVI o 
per violenza de'terremoti o per logorata 
vecchiaia. Quindi il comune di Mugna- 
noottenne da Clemente Vili tutti i fi-am- 
menti del caduto monastero pel restau* 
ro della chiesa di s. Liberato ( almeno 
nel 1 6o5, e non nel 1 6 1 5 come per fallo 
tipogi-afico si legge nelle dotte Memorie 
archeologiche storiche sulla città diPo* 
limarlo oggi Bomarzo, del laudato ar« 
ciprete). Vi è scuola per le fanciulle, a 
notturna pe' maschi. Il territorio è ben 
coltivato, e produce tutto in copia, gra- 
no, vino, legumi e altro. Vi è una sor- 
gente d'acqua potabile , e in due vicini 
crateri vi sono acque minerali sulfuree. 
Registra la Statistica 5t case e altrel* 



44 VIT 

Unte 6migli«^ »6o «biUittli» de'<|uali 5 
«bilaoo io campagna.L'egregìocaf. Pal- 
oiieii ha preso un grosio equivoco Del- 
ralleriiiare che io qoeftlo luogo ti veoe* 
ra il corpo delia celebre a. Fiioinema (F.) 
vergine e marlire » coofondeodolo eoo 
Mugliano del Cardinale nel regoo di Na- 
poJi oella diocesi di Nola» oel circooda- 
rio del suo distretto Baiano» provincia di 
Terra di Lavoro. Riparlai di quel rioo- 
inatissioiosantuarionelvol.Llil, p. aiy» 
celebrando la visita futta dal Papa Pio 
IX a'7 no vembrai 849* Se talvolta av vie- 
De che io debba, oou senza pena» retti &• 
care coloro stessi da'quali ricavo notizie, 
questo non altera la mia doverosa rico- 
Doscenza» impartialfDeDte e per dovere 
dimostraDdola od confessare l'istruzione 
che ne ricavo. Altri però operaoo diver- 
•amente. Sono capaci, noo di spigolarci 
Dia di falciare il vostro campo, senza af- 
fatto nominarvi, tranne e soltanto se eoo 
astio vi lanciano un*acre censura, e tal* 
volta errando essi medesimi 1 1 E' egli que« 
•ta equità e coscienza di scrittore ? Ne 
profanano e degradano la dignità I Peg* 
gioseessi sono ecclesiastici, e noo ne man* 
cano, neppure della classe di cui vado a 
far parola, anche stranieri. Vi è ancora 
un altro indegno e malizioso modo di 
copiare. Osservo con soddisfazione mi- 
ita a compassione, chediqueito mio Di- 
zionario ^ vari largamente se ne proGtta- 
DO, e comprendendo bene o temeodo che 
lo conosca, credono cautelarsi e bastare 
appena, o qua! sonnifero impodente, il 
dirmelo colla voce. Ma se li leggete, ti 
occulta il fonte, e rivestitisi dell'autorità 
medesime io esso trovate, le citano e se 
ne pa voneggianoenciclopedici,come pro« 
prie fossero le laboriose mie ricerche I 
S'intende che i pili furbi le mascherano 
con intrecciarvi alcuo'allra testimonian- 
za o nozione. Se a costoro sembra como- 
do questo modo di pubblicare le loro co« 
M, io però ci vedo uo sistema d'okteota- 
zione, d'ingiustizia, d'ingratitudine, un 
plagio : peiciò ii riprofo, quanto i ftum* 



V IT 

meotovati e e chi fk*a mA é peggiaiv la 
giudichi il savio ietlore. Queste parole, 
wliarameoU si raBoodaoo alla aolenoe 
protesta emessa fraocamente, cod unica 
Dota, oel voi. G, p. 1 80. -^ Mugoaoo oo- 
cupa il sito dell'aotica città di Meooia, 
della quale, de'suoi illustri, degli uber- 
tosi scavi di moaumeati etruschi, e delle 
principali notizie di questo oobile castel- 
lo, perciò detto ancora Meoniano^ ne ra- 
gionai io breve oel voi. LI V, p. 34 e ^gt 
giovandomi deireoeomiate Afe/norie di 
Politnarzio. 

GaUese (Gallesin,). Città vescovile^ 
ooncattedrale eoo Càfiia Castellana • 
oou Or£e,peragraGche vanno tenuti pre« 
lenti, iosieine al proprio articolo. Noo- 
dimeno seguendo il sistema tenuto in 
questo, farò alcuoe aggiunte col Calin- 
dri. Palmieri e altri. Questo cornane ha 
il territorio in piano e colle, belli, gran* 
di ed estesi fabbricati, cinti di mura eoa 
borghi. Iiitorooalle mura é il passeggio 
detto de'Merli, da ove si gode ameno o* 
rizzonte. Sorge sopra rupi di tufa litoide, 
lungi 5 miglia da Orte, 9 da Civita Ca- 
•tellana, e quasi a a levante dal Tevere, 
che separa il suo territorio dalla Sabina. 
Il discorso palazzo ducale lo dissi col Ca- 
stellano disegoo del Vigoola, ma il Pal- 
mieri lo dichiara costruito da Saogallo 
(senza spiegare quale , poiché i fratelli 
Giuliano e Antonio Garimberti fioreoti- 
dì presero entrambi la denominazione di 
i. Gallo, dopo aver il 1 .'> edi Beato fuori la 
porta s. Gallo di Firenze il gran conven- 
to degli agostiniaoi. Inoltre ili.* disegnò 
pel duca Valentino la rocca di Moote 
Fiascone, ed il 2.^ piantò d ordine d'A- 
lessandro VI la rocca di CivitaCastellanau 
Ciò narra il Milizia ; ma siccome già e> 
sisteva, dovrà intendersi o che la miglio- 
rò, o Iaricdi6co.il Mdizia soggiunge: An- 
tonio Piccooi da Mugello, detto Saogallo 
pe' lodati zii materni suoi maestri, oltre 
Bramante. Quello nella provincia restau- 
rò la rocca di Monte Fiascone ; nell'iso- 
la Biscotiua costruì due tem^ili, uno ai 



lam Gallesi^ CasitUum Gattisem. A- 
nastasio fiibliolecaiio nella ìrita di t. Gre- 
gorio]! lochiamo CalliensiumCastrum, 
Nota il Buftii, che quaotuDque Gallese é% 
tempo immemorabile sia ttato conlede* 
rato colla ciltà di Viterbo, pure trotad 
che circa il 1 254 ^^^ feudo della mede* 
sima; come apparii^ce dal mandato di pro- 
cura fatto a GioTanni Capizucchi, per do- 
mandare a'gallesaoi il tributo ch'erano 
ogni anno tenuti di dare; ancorché dal 
consiglio di Gallese fosse a quello ri»po- 
•to essere spirato il tempo dell'oblatione. 
Trovo nelle Memorie Colonnesi del Cop- 
pi, quella della dominaiione della poten- 
te famiglia Co/oitfia .in Gallese. Bonifacio 
IX con bolla de'24 maggio i4oo sotto- 
pose all'interdetto ecclesiaitioo Gallese e 
altri luoghi appartenenti a Giovanni e 
Micolò Colonna signori di Palestrina, da 
lui scomunicati, promulgando contro di 
loro la crociata per essersi a lui ribellati 
in Boma e commesse altre iniquità. Do* 
mata cosi la loro alterigia, nel i4oi si 
proilrarooo a'piedi del Papa, coofessaD- 
do i propri delitti e chiedendo misericor- 
dia; furono assolti e reintegrati nello sta- 
to primiero. Antì ottennero io vicariato 
a 3.* generatione Gallese, col tributo rife* 
rito nel voi. LXXX,p.i85. Ma nel 1407, 
per nuove turbolenze di Boma, Giovao* 
ni e Nicolò tosto si unirono a'&tiosi nel- 
la notte de' 1 7 giugno. Però nel di seguen* 
te gli atialtò colle milizie papali Paolo 
Ortioi, li respinse fuori le mura, e fra' 
prìgiooieri caddero i due Colonnesi. Que« 
ati per liberarsi pagarono all'Orsini una 
aonma d' oro, e gli cederooo alcuni ca- 
atelli, in uno a Gallese. In seguito gli Or- 
aio i furono espulsi per le loro tirannie. 
Jn diverti tempi i gallesini si meritarono 
da'Papi diplomi di affezione e gratitudi- 
ne» pe'taoti servigi io varie epoche pre- 
atati» e per la loro ubbidieoza alla s. Se* 
de. Tale fu quello diretto a' 1 4 agosto 
1434 >l comooe da Eugenio IV, per a- 
Tere i gallesini co'sutrini riportato vitto* 
ria ooutro l'esercito di Nicolò Fortebrac- 



viT 4y 

do, il quale avea tentato iaspadroninì di 
Gallese. Questa città nel 1 5oa era gover» 
nata da Giovanni Borgia duca di Nrpi, 
a lui concessa dallo zio Alessandro VI} 
ondai gallesini vennero obbligati da poo» 
tifido breve a prestar giuramento di b* 
deità nelle mani del cardinal Cesarini tu- 
tore del Borgia. Dipoi pervenne Gallese 
in signoria del cardinal Lodovico Ma* 
drucci, il quale nel 1579 lo Tende al ni- 
pote di Pio IV cardinal Marco Sittico 
Altemps, della quel nobile famiglia ri* 

parlai ne' voi. L,p.a95,LXXVll,p.a54 
e seg.» col titolo di duca Bobcrto 1 d'Al- 
temps, secondo Palmieri; cioè dopo cba 
Sisto V nel 1 585 eresse Gallese io dooaa, 
la quale tuttora è goduta dagli Altempsi 
Ricavo dal p. Gattico, De Itineriòut Ro» 
manorum Ponlificum^ p. 1 79» che Paolo 
111 neh 533 tornando da Perugia a Ito* 
ma, a'3 ottobre giunse a Gallese, vi perw 
nottò, e nel di seguente passò a Nepi ,ia 
cui si trattenne due giorni. — - Nel auo 
articolo riportai la serie de' vescovi. Qui 
mi occone aggiungere. III.* suo vescovo 
fu Gioviano nel 769 intervenuto al con* 
cilio dì Laterano, cui successe Steùino, 
col quale rincominciai. Con TUghelli dia* 
si, che a cagione delie scarse rendite del- 
la mensa, Alessandra IV nel ia5a l'uni 
a Civita Castellana, senza avvertire ch'e* 
gli fu eletto nel 1 254f ed a quell' anno 
regnava Innocenzo IV , né manca chi 
pretenda averlo decretato AleMandro IV 
a' 18 febbraio ia55: certo é, che tutta- 
volta ebbe un altro pastore che nominai. 
Pio IV nel 1 562 ristabifì il vescovato di 
Gallese, e lo conferì al famoso Girolamo 
Garimberti, che con l'Ughelli dissi di 
Siena. Ma ora leggo nelle Memorie de* 
gli scrittori e letterati parmigiani rac" 
colte dalp. jéffo^ t. 4$ p* ■ 35, nella bio* 
grafia di Girolamo Garimberti vescovo 
di Gallese, non solo corretto l'Ughelli per 
averlo reputato senese, ma che Parma è 
sicura d'essergli patria e d'averlo vedu- 
to nascere a'6 luglio 1 5o6, com'è esples- 
so neirepitailio, che esibisce, da cui si trae 



4'^ V I T 

•ww hewsi morto il' anni 70 nel i575, 
wa ir kiìL f/n\ e non coma « le^ge nel- 
la tXttsm itcniione neirUshellì xitirl. de* 
i^mhrh. Conclavista il Ganmberli del 
cartlinal Truclì^rt prr 1* e leiione di Fio 
1V| <|ur«ti lo |Vt*e canonici) Valicano, e 
•K'ctMiia mollo l'amava, {HMisòa rlMabi- 
In^e in tavor suo il vescovato di Galleie, 
ao|»|trr!ifto «la alcuni ««coli per le scarse 
iviiilila di «|iirlliii'ltii}su| laonde dala ese- 
(uuioMu ni fello [lansiaro neli5()),e eon- 
aiif^ialolo vaM'ovo, gli diede il governo 
a)MiilMiil«t «li i|oit| |iu|)(ilo. Allineili però 
|ioli'M«i vivor «louiodii intente, né allonta» 
imiM nM (ìoiivrnitme d.i lionia, ove anai 
voImiiIumi il vtt«|«vNjo costituì a un tem- 
ilo vifario «lellii liaiilica Laleranense; la 
i|iial«* «>iii ii-a l'ilantialo in lloina sempre, 
||i4iilo^ iitli loltdie originali del prelato 
vi*dolM tUl (t. AlhS, Ira il dello anno e il 
I ì«1,t.liii Ih rnlllino di «na vita, ivi ri- 
■iMlfiMliiilliniiilraniMionliniinmenle.An' 
i.|iii il I ii'ii'iiiilifliili Sitittt tirtia xx, (Vi/r* 
1,9 / .*ft.i iifo «ni-, |i. li't, ripro«lii«Ne la iiie- 
liiiii la «I |ihIi<i iiiinlal pi uldlt), «sihlcnlc nel- 
la iiHVi* iiiiiiiMu inai liliaiirt, presso l'alia* 
Ili di • Uhi lo «vaiifivo ili Poilirrs, idenli« 
IIH IH hillH a ipmllii dui |i. Alili, in cui 

noi»* •! I»^rth* /*•«""•«•'■ /7"*<''7'<' '*"'■ 
\ |.| .,i /.oMi» /' fiitf'io / uutrio , l'ùiV 
•H •%% i^mh n ^'ti i/i'. utuxìir. Il 
^imIviii>« VhIhiIihI. I il iu^Ii limale ha- 

,,, , * f.|. iMp, I 1, p «li, ntlrsttt 

JV„,hn..« di'H HpMMlll'». « «'II" d pillalo 
^,u'x\'» %Miih»hiiIm».i ).n d'unni 70. IW 
\y ,«M0^«»»" -Mnn»'»»iH»^ •! P Allo, feiip. 
V o\ W'tM II nion'»- ♦• «BHiovuto (||( ■«il- 
V \ »,,M.i ImihIm iiKll»»so»iliaiilii:ii. 

^ . . i \u I tl'M'" ••• ** ••»•» «>!»•'»*«'• 
^ , i. n «II» pH-«»riiV' I "lignina 

^ .. ,> I •• / iMf mt uim'ttlnii 

. .li H .!< liti f ili ptìi' 
I ' .4iH|/i».| hi t'I *i fil'O 

, . ,, III \ \iiii^\H ap 

».. ii^.. i|i r».iiMii i *thy. 

\ ,»v . »*• \ MiiMH n».l|a /Vi» 

. k^. , iIm' m<oi ih «i 

.A. Mv hi hop^'lilii la 



V IT 

vendita, ond'i divenuta mollo rara. Li 
ragione è nota : la troppa sua mordaci- 
tè. lo non voglio occultare l'opiniooo sul- 
le sue opere dichiarata dal dottissimo p. 
Affò. M Oltre all'esser colte nello etilene 
piene di amenità, ridondano di molta & 
losofia, e di grave e sana politica". Seb- 
bene r (Jglielli scrivesse, poi seguito ie 
questo dal p. Aliò, nel t.io, p. i 10: £b 
dffuncto ad C'mialis Castellanac Pa- 
stormi iternm redire GalUiiana Eccir' 
sia oh SHì pniiperiem compulstifuii^qucm 
iisqtiernodo vencratursìo potei registrare 
nel suoarticolojche dopo la morte del Ga- 
riui berli, succeduta nel 1 Sy.?, gli succes- 
se il bergamasco fr. Gabriele deA/exan- 
dris delKordine de' predicatori , il quale 
perla defìciensa degli scudi 3oo assegna- 
li fdla mensa del cardinal Madracci, ri- 
nuiisiò al vescovato, e fu traslato solTra- 

gaiieoa Trenlo.Allora il vescovatodi Gal- 
lese Tu nuovamente unito a qaellodi Civi- 
ta Castellana. Siccome a quell'epoca era 
signore di Gallese il Crfrdinal Lodovico 
AJiidrurci (^^), e già coadiutore dello 
ti(» cardinal Cristoforo Madrueci (/^.)» 
come m'istruisce il Catena, F'ita di Pio 
y f\\ì I ti, vescovo di Trento loro comune 
pallia e amministratore di Bressaonone^ 
avendo alienato il feudo di Gallese nel 
1 570), come di sopra notai, prese seco fr. 
Gabriele a solTraganeoe vicario generale^ 
e pare ansi certo che lo fosse pure stato 
dello 7.Ì0, rilenendo però il titolo di ve« 
sc:ovo di Gallese*, indi morì nel 1 5^5, ed 
il cardinal Lodovico lo seguì nella tom- 
ba nelitìoo. Laonde, e per la digressio- 
ne che dovrò fare , non sembra potersi 
dire assoliitamenle, che Gregorio XIII 
verso il 1 J76 tornò ad unire Gallese a 
Civita Castelliiori, ma almeno nel 1 579,0 
tutto al più alla morte del de Alexandris. 
Ani he al presente vi sono P escovi, i qua- 
li niinnKialo il /Vicoìvj/o, ne ritengono 
il titolo, sebbene il successore lo sìa digiu- 
nidisionr. Se ciò si pratica coli' esistenti 
bimIi vrscovili governate dal proprio pa- 
stora, con pili di ragione può cooservai-si 



VIT 

lum Gallesii^ Casitllum Gatttsem. A* 
nattasìo fiibliolccario nella vita di ••Gre- 
gorio II lochiaoiò GalliensiumCastrum, 
Nota il Botti, che quantuoque Gallcte da 
leoipo imiDeinorabile tia italo conlede* 
rato colla città di Viterbo, pure Irotad 
che circa il i a54 tra feudo della roede* 
sima; come apparisce dal roandalodi pro- 
cura fatto a GioTBoni Capizucchi, per do- 
maodare a'galletaoi il tributo eh' erauo 
ogoi anno leouti di dare; aocorché dal 
contiglio di Gallete fotte a quello ri»po- 
•to attere spirato il tempo dell'oblatiooe. 
Trovo nelle Mtmorie Colonnesi del Cop- 
pi, quella della domi oaiione della poleu* 
teftroiglia Co/oi}ii<2.in Gallete. Bonifacio 
IX con bolla de'24 maggio i4oototio- 
poae airinleidetto eccletiattico Gallete e 
altri luoghi appartenenti a Giovanni e 
^icolò Colonna tignori di Palettrina, da 
luì tcomunicati, promulgando contro di 
loro la crociata per etterti a lui ribellati 
io Roma e commette altre iniquità. Do* 
mala coti la loro alterigia, nel 1 4o 1 ti 
proairarooo a'piedi del Papa, coofetsaD* 
do i propri delitti e chiedendo mitericor- 
dia; furono attolti e reintegrali nello tta- 
to primiero. Anti ottennero in vicarialo 
a 3/generaf ione Gallete, col tributo rife" 
rito nel voi. LXXX,p.i85. Ma nel 1407, 
per nuove turbolenze di Roma, Giovan- 
ni e Nicolò lotto ti unirono a'iàtioti nel- 
la notte de' 1 7 giugno. Perbnel di teguen- 
le gli attaltò colle militie papali Paolo 
Orsini, li retpiote fuori le mura, e fra* 
prigionieri caddero i due Coloimeti. Que* 
tti per liberarti pagarono airOrtini una 
tomaia d' oro, e gli ceder 000 alcuni ca- 
ttelli, io uno a Gallete. In teguilo gli Or- 
tio i furono espulsi per le loro tirannie. 
In diverti tempi i galletini si meritarono 
da'Papi diplomi di affezione e gratitudi- 
ne, pestanti tervigi in varie epoche pre- 
tlati, e per la loro ubbidienza alla t. Se* 
de. Tale fu quello diretto a' i4 agotlo 
1434 ^1 comune da Eugenio IV, per a- 
vere i gallesini co'tutrini riportato vitto- 
ria coulro l'esercito di Nicolò Fortebrac- 



VIT 4? 

010^ il qmde avea tentato iaipadronir« di 
Gallete. Quetta città nel 1 5oa era gover* 
nata da Giovanni Borgia duca di Nepi, 
a lui concetta dallo aio Alettandro VI} 
ondai galletini vennero obbligati da pon* 
lifido breve a prettar giuramento di fé* 
deità nelle mani dal cardinal Cetarini tu- 
tore del Borgia. Dipoi pervenne Gallete 
in tignoria del cardinal Lodovico Ma* 
drucd, il quale nel 1579 lo vendè al ni- 
pote di Pio IV cardinal Marco Sittico 
Altempt, della qua! nobile famiglia ri- 
parlai ne' voi. L, p.395,LXXVl],p. a54 
e teg., col titolo di duca Roberto 1 d'Al- 
tempt, tecondo Palmieri; cioè dopo ebo 
Sitlo V nel 1 585 erette Gallete in ducea, 
la quale tuttora è goduta dagli Altempti 
Ricavo dal p. Gallico, De lù'neribut Ro» 
manorum Ponlificum^ p. 1 79, che Paolo 
Ili neh 533 tornando da Perugia a Ro* 
ma, a'3 ottobre giunte a Gallete, vi per^ 
nottò, e nel dì teguenle pattò a Nepi ,ìd 
cui ti Iratlenna due giorni. — - Nel tuo 
articolo riportai la serie da'veteovi. Qui 
mi occorre aggiungere. Ui.^ tuo vescovo 
fu Gioviano nel 769 intervenuto al con* 
cilio di Laterano, cui tuccesse Stefano, 
col quale l'incominciai. Con TUghelli dit- 
ti, che a cagione ét\\p tcarte rendite del- 
la menta, Alettandro IV nel ia52 Tuni 
a Civita Cattellana, tenta avvertire ch'e- 
gli fu eletto nel 1 254» ed a quali' anno 
regnava Innocenzo IV , né manca clii 
pretenda averlo decretato Alettandro IV 
a' 18 febbraio i255: certo è, che tutta* 
volto ebbe un altro pastore che nominai. 
Pio IV nel 1 562 ritta bifì il vetcovatodi, 
Gallese, e lo conferì al famoto Girolamo 
Gariinbertì, che con 1' Ughelli ditti di 
Siena. Ma ora leggo nelle Memorie de* 
gli scrittori e letterati parmigiani rac» 
colte dalp, jiffb^ 1. 4$ p- > 35, nella bio- 
grafia di Girolamo Gariinberti vetcovo 
di Gallese, non tolo corretto l' Ughelli per 
averlo reputa lo senese, ina che Parma è 
ticura d'essergli patria e d'averlo vedu- 
to nascere a'6 luglio 1 5o6, com'è espres- 
to neirepi tallio, che esibisce, da CUI ti trae 



48 V I T 

esser bensì morto d' inni 70 nel fSjSf 
ma /r koL dee, e non come ti legge nel» 
la stesMi Ì9cri«ione neirUghelli X kaL de* 
cembris. Conclavista il Garìmberti del 
cardioal Truchses per l' elexione di Pio 
IV, questi lo fece canooico Vaticano^ e 
siccouie molto l'amava, pensò a ristabi* 
lire in favor suo il vescovato di Gallese, 
soppresso da alcuni secoli per le scarse 
rendite di quella cbiesa} laonde data ese» 
dizione al suo pensiero oeli563, econ« 
sagratolo vescovo , gli diede il governo 
spirituale di quel popolo. AfBncbi però 
potesse viver Comodameote, né ailonta* 
narsi gli convenisse da Roma, ove assai 
▼olontieri il vedeva^ lo costituì a un tem- 
po vicario della basilica Laleranense; la 
quale carica ritennelo in Roma sempre^ 
giacGhé più lettere originali del prelato 
"Vedute dal p. Affò, tra il detto anno e il 
1575, che fu l'ultimo di sua vita, ivi ri* 
siedere lo dimostrano continuamente. A n' 
che il Crescimbeni, Siato delia ss. Chic* 
sa LatcranensCf p. 83, riproduste la me* 
moria sepolcraledel prelato,esistente oeU 
la nave minore meridiana, presso l'alta* 
re di s. Ilario vescovo di Poitiers, ideoti* 
fica in tutto a quella del p. ASb> in cai 
pure si legge Parmensi: Episcopo Gal* 
tesano hujus basilicae Vicario , yixit 
an, Lxx. Oòiii ir kaL dee, MDixxr. Il 
moderno Valentini, La patriarcale ha* 
silica Lateranense^ t. 3, p. a6, attesta 
l'esistenza dell'epitaffio, e che il prelato 
mori a'28 novembre 1 575 d'anni 70. Per 
la sua morte, soggiunge il p. Affò, sop* 
presso fu novellamente il vescovato diGal- 
lese, ed egli ebbe tomba nella sua basilica. 
Quindi riporta l'elenco di 8 sue opere, 
compresa questa che posseggo: La prima 
parte dtiie Vite o x^ero fatti memorabili 
iV alcuni Papi ci di tutti i Cardinali pas- 
sati di Hieronimo Garimberto vescovo 
di Gallese con privilegi, lo Vìnegia ap- 
presso Gabriel Giolito de'Fcrrari 1567. 
Osserva il p. Affò, che l'Uaìm nella No- 
tizia de' libri rari scrive , che non fu sì 
tosto pubblicata, che ne fu impedita la 



V IT 

vendita, ond'è divenata molto rpra. Ln 
ragione è nota : la troppa sua mordaci- 
tè« lo non voglio occultare l'opinione sul- 
le sue opere dichiarata dal dottissimo p. 
Affò. M Oltre all'esser colte nello stile, • 
piene di amenità, ridondano di molta fi* 
lo8o6a, e di grave e sana politica". Seb- 
bene r (Jglielli scrivesse, poi seguito in 
questo dal p. Affò, nel t.io, p. 1 10: Eo 
defuncto ad Cmtatis Castellanae Pa» 
storem iternm redire GaUesiana Eccle- 
sia oh sui pauperiem compulsafuit^quem 
usquemodo veneratur/io potei registrare 
oeltuoarlicolo,chedopola morte del Ga- 
rìmberti, succeduta nel 1 575, gli succes- 
se il bergamasco fr. Gabriele de Alexnn* 
dris dell'ordine de' predicatori , il quale 
perla deflcienta degli scudi 3oo assegna- 
ti alla mensa del cardinal Madrucci, ri* 
nonztò al vescovato, e fu traslato suffi*a- 
ganeoa Trento. Allora il vescovato di Gal- 
lese fu nuovamente unito a quello di Ci vi. 
ta Castellana. Siccome a quell'epoca ei*a 
signore di Gallese il cardinal Lodovico 
Madrucci {V^^ e già coadiutore dello 
zio cardinal Cristoforo Madrucci {V,)^ 
come m'istruisce il Catena, Fita di Pio 
f^,p.i 1 2, vescovodiT'reiito loro comune 
patria e amministratore di Bressannone, 
avendo alienato il feudo di Gallese nel 
1579, ^^^ ^* sopra notai, prese seco fi*. 
Gabriele a suffraganeo e vicario generale, 
e pare anzi certo che lo fosse pure stato 
dello zio, ritenendo però il titolo di ve- 
scovo di Gallese: indi morì nel 1 595, ed 
il cardinal Lodovico lo seguì nella tom- 
ba nel 1600. Laonde, e per la digressio- 
ne che dovrò fare , non sembra potersi 
dire assolutamente, che Gregorio XIII 
verso il 1 576 tornò ad unire Gallese a 
Civita Castellana, ma almeno nel 1 579, o 
tutto al più alla morte del de Alexandris. 
Anche al presente vi sono Pescavi, i qua- 
li rinunziato il rescovato^ ne ritengono 
il titolo, sebbene il successore lo sia di giu- 
risdizione. Se CIÒ si pratica coli' esistenti 
sedi vescovili governate dal proprio pa- 
store, eoo piò di ragione può conservarsi 



YÌT 

•1 titolo d'ani|MeoTa(o ooa più esiit«iile, 
ooD riteDeroe ìlseraplioe litoba viU. Ma 
k denomiiuiziofie iatioa di Gallese, Gal» 
lensis, Galliensis, GaUisanensiifialle* 
sianensiSf Gallesinensìs^ fu pietra d*in« 
ciampo per alcuni icritlori confratelli del 
de AlexaoJris , colla deiiominatioDe di 
Gaitelli o Galtelly di Sardegna, Gaitel- 
Itnensit^ Galtellù^ ed ecco il risultato di 
mie ricerche, per escluderlo da tal sede, 
e cooferaiarlo io quella di Gallese. Il p. 
Fontana, «S'ociti//! Theatrum Dominica- 
num^ RoDiae 1666, riferisce a p. igS e 
3i3.Gabrielede Alexandris di Bergamo, 
docDeoicano della provincia di Lo m bar* 
dia, ìrertato nelle teologiche e filosofiche 
discipline, dopo aver egregiamente dife- 
ao pubblicamente le tesi della 1/ parledel- 
la Somma dis. Tommaso, tutta con gran 
lode, onde fu laureato dottore, s. PioV 
•*a6 aprile 1 566 lo fece vescovo di Gal» 
Uiin in Sardinia sub arch, Arhoren,^ ov- 
vero di Ales pure in Sardegna. Indi fu da- 
to dallo stesso Papa a suffraganeodel car- 
dinal Cristoforo Madrucci vescovo di 
Trento. Però lo stesso p. Fontana, ne Mo- 
numenta Dominicana breviter in Syno^ 
pam ooUecta^ Romae 1 675, a p. 5ao, dice 
il concistoro de'ao febbraio. Fr. Gio. Mi- 
chele Cavalieri, Galieria de* Sommi Pon- 
tefici^ cardinali^ patriarchi^ arcivescovi^ 
vescovi delFordine de* Predicatori^ Ro- 
■IO 1696, 1. 1, p. 4i7f chiama Gabriele 
figlio del celebre dottore Gabriele degli 
Aiessaodrì che colle sue opere decorò la 
suo patria; e che siccome insigne e dot- 
tissimo, dal convento patrio di s. Stefa- 
w>9 fo fatto véscovo Galtellinense nell'iso- 
b di Sardegna, ed insieme suffraganeodel 
cardinal Madrucci, da s. Pio V a'iSapri* 
lei 566. Aggiunge, che dal p. Pio, f^ita 
degU uomini illustri di s. Domenico, lib. 
4, par. a, viene detto Gallense, e dal p. 
FoDtana , colla testimooiania degli atti 
ooiKÌstoriali,vescovoG<2//e5fiie/i.fe in Sar- 
degna ; e lo riconosce per tale anco nel- 
l'iodice, sebbene avverlisie che Gallese 
è città di Toscana, se non fin vescovo sar* 
YOL. cu. 



Vlt 49 

do. Trovai ne'pp. Quetifed Ech%rd,&n- 
ptores ordinis Praedicatornm, Romae 
1721, t. a, p. 3i49che Gabriele fu pe- 
rito nelle lingue e chiaro neirerudiziooe, 
lodato dal Calvo tra grillustri bergama- 
schi, per la sua esimia pietà, prudeoaa, 
dottrina e altre doti. Non Pio IV, come 
scrisse il Calvo, ma s. Pio V lo promosse 
ad infiilani Galesinam a'26 aprile 1 566, 
che il p. Fontana credette Ales, a cui fu 
aggiunto VselU in Sardegna^ ma crede- 
re piuttosto Frescenniam, qnaeei Gal- 
lesinam et oppiditm in Tuscia ad TibC' 
rim ditionis Ponti ficiae^ cujus EpiscO" 
patus Civita tis Castellanae alias adie^ 
ctus ab Alexandro ly, dixjunctus fuit 
a Pio IV anno 1 56a, anno lamen 1 569 
in eadem societate redire compulsus, ut 
narrai Ugheilus {peW Italia sacra, t.i, 
p. 596). Qniodi lo dice preso a suffraga- 
oeo dal cardinal Madrucci, nel qual uffi- 
aio esercitò le parti tutte di diligente e 
zelante pastore, e colle predica xioni ed e- 
sempio convertì più eretici. Moiì nei 
settembre 1595, lasciando le seguenti o- 
pere. De Candelarum aUarumqae re* 
rumsensu cerea tinm benedictionibusttc, 
adversns haereticos brevisdisputatio:De 
Domini Rcsurrectione disputatio: S, Ma.* 
ximis martyris et monachi, de duabtis 
Christi voiuntatibus, et actionibiis: Ejus* 
dem ad Marinum presbyterum , quod 
posi Rcsurrectione Dei Sanctorum volun" 
tas una futura non sit: In Christophari 
cardinalis Aladrucii Episcopi principes" 
que Tridentini ac Brixiensis funere O- 
ratio. Opere tutte stampate a Milano nel 
i588. Volli inoltre consultare ilp. Mat- 
tei de'conventoali, Sardxma sacra^in E- 
pi scopi Usellenses^B p* 372, il quale mo- 
strandosi istruito delle disci^p*nzo degli 
scrittori domenicani, del riferito dall' CJ* 
ghelli e suoi continuatori» osserva che fu 
Gabriele vescovo di Gallese, anche for- 
se vivente il Garimberti, questi contento 
del solo titolo, ed in sua morte gli fu sur- 
rogalo, giacché il p. Breniond, Bull, Ord. 
Praed., t. 5, p. 299, riporta un'epistola 

4 



5o V IT 

«li Gabriele de'3 aprile i SGy, in ciii aper- 
tamente s'intitola Ephcoptis Galleianus, 
Di piii il p. Maltei, in Rclrsia GalfeUi- 
nemis , toma a p. 28 1 a confutare che 
fosse vescovo di Gallellj. Col p. Mattel 
dunque si può benis«inao concordare 
quanto di sopra ho riferito col p. Affò, 
che Garimberti portò il titolo di vescovo 
aino al 1575, ma di giurisdizione lo era 
Gabriele sino dal 1 566. E poi non pote- 
va mai essere Gabriele vescovo delle no- 
minate sedi sarde , poiché di Galtelljr 
dopo il i486 non si conosce più vescovo, 
e nel 1 49 5 Alessandro V I l'uni a Caglia' 
rr; dipoi nel 1779 Pio VI U ristabilì e 
unì a iVitioro, ove risiede il vescovo di 
Gahelly Nuoro. Alla tede di V stili fu 
unita quella à*Alc* verso il 1 183, fin- 
ché Giulio II nel i5o3 decretò la sua in» 
oorporatione a Terrnlbn, aeqitr. princi* 
paliter^ e nelfa serie de' vescovi non tro- 
vasi adatto Gabriele. Ma ormai à ritorni 
• Gallese. Finalmente ricordai nel pro- 
prio articolo il breve col quale Pio VII 
■'ao dicembre i8o5 ristabilì alla colle- 
giata di Gallese Taotico grado di catte- 
drale vescovile, confermandone l'unione 
conCivita Castellana e Orte, e dipoi essen- 
dosi pubblicato nel Bull, Rom, coni., si 
può leggere nel t.12, p. 4oa: Canonidi 
Ecclesiae Gallesii dioecesis CivilatìsCa - 
iU'llanae conctditur usus insigniiim ad 
instar Capituli, tt Canoniconim Eccle- 
siae CathedraUs Civitatis Castellanae^ 
cum dudo Cathedralitatis prò eorum 
Ecclesiae, Prima le dignità e i canonici 
usavano l'insegna corale dell'almuiia, e 
d'allora in poi mansero la cappa magna 
nell'inverno, hi colta e il rocchetto nel- 
l'altre stagioni. Indi il vescovo s'intitolò 
di Civita Castellana^ Orie e Gallese^ e 
pel I.* mg/ Lorenao de Dominicis. 
Governo di Roncìglione. 
BoneigUone, Città e coinune della dio- 
cesi di Sutri^ooo residenza, tal volta del ve- 
scovo, e del governatore. b'distante 1 4 n>i- 
glia da Viterbo, situala all' estremità de' 
mootiCimÌDi|pftrlcio pianoaparteiadol- 



▼ IT 

ce colle, con larghe e beo lastricate vie ; e 
•icoome la sua beo ampia strada cor rie* 
ra via salendo fa coflue un cogolo o se- 
micerchio, da ciò prese il nome di Ron- 
ciglione. A quel l'articolo oon mi rimane 
che aggiungere alcune posteriori oosioni, 
altre avendone riferite in principio e al* 
trove, quanto a'numerosi opi fieli e stabi- 
limenti, favoriti daHabbondantl sue ac* 
que. ^é manca di quelle minerali, e del- 
le potabili assai copiose e purissime, de- 
rivanti dal monte Cimino e dal lago di 
Vico. Ha pure una pineta. Kegi«tra la 
Statistica del 1 853, le chiese parrocchiali 
di e. Pietro e di s. Andrea , 688 case, 
1 049 famiglie,5 1 1 1 abitan ti,de'quAli 2 56 
stonxiaoo in campagna: 6 sono studenti 
e 4^ militari. Tutto il tuo governo com- 
prende 11,836 individui. Vi é fiera per 
10 giorni cootioui, cominciando da' 10 
agosto. Il tuo ferace territorio abbonda 
di tutto, e di castagneti; ne accrescono 
poi rul>ertotità l'acque deIRicano influen- 
te del Treia , anche pe' prati artificiali. 
Poco distante da Honciglione, per anda* 
re a Viterbo, esiste il Lago di Fico^ det- 
to pure Elbio^ e Lago Cimino , perché 
alle falde di questo monte, ed é un estin^ 
to vulenno, e le tue spoode tono di tufo 
che soffrì V atione del fuoco. Presentati 
irregolare, bislungo, della circonferenta 
di 1 5 miglia o 1 8,800 metri, e vi si fa con* 
tinua pesca. Il Ricano, ossia il Rio Vi- 
caiio, gli terve d'emistario. Narra Degli 
Ef&lti che i tignort deirAnguillara verte 
la metà del secolo XVII provarono di 
rendere navigabile la Treia di Civita Ca- 
ttellaoa, ch'esce dal lago di Vico o Cimi- 
no, per avere affermato Strabene ch'era 
stata navigabile. Presso il lago fu l' an* 
tichissima città di SucciniooSuccunitva 
o Sub'Ciminium. Si può vedere l'Orioli, 
Giornale Arcadico ^ t.i 18, p. 1 35. Vi %\ 
Tede la chiesetta di t. Lucia, e il diruto 
castello di Fico, Innansi vi é il monte 
Poiaoo> latinamente Flavium^ tutto co^ 
perto d'alberi, e alle falde la chiesetta di 
s. Maria. Al lioc del lago, verso Viterbo^ 



VIT 

al di là della iponda, ti tede monte Ve- 
nera io eui ti li speecliia, ed i tutto il la-^ 
go attorniato da belli prati, uno de'quali 
cooie penisola iuternusi nel!' acque. — - 
Vuole il Sareana, che il castello e il lago 
abbia pre«oil nome f^/co, dal Ficod'Ei 
bio ebe giace rof inalo ivi appresso ; alla 
ainistra del Game Marta estendo il lago. 
Trofo nel^a//. Rom., 1. 1 , p. 36o>la bolla 
di s. Leone IX del 1 049 : Privi legium li» 
bertatìs EccUsiae ciijiisdam in Fico , 
qiiidicitur mia ad fluviuin Blesam, 
Il castello di Vico, narra il Bussi, era sog- 
getto a'fiterbesi, ed ì suoi consoli i'iufeu* 
darono nel 1 388, con Velrtilla,alla famo- 
sa famiglia de Vico, Prefetti di Roma 
(^•), per cui dovrò io piil luoghi ripar- 
larne. In diversi tempi alla roedasima a- 
¥eanoi viterbesi infeudato : nel 1^54 Ri* 
Spampani ; nelia6a il castello di s. Gio* 
¥enale^ i I quale con altri castelli era stalo 
donato a Viterbo d» Federico I nel 11 69 
con Looi, Monte Monistero, ed altri, Fui* 
tinso de'quali oelTi4i già era stato do- 
Baio dal conte Farulfo al comune di Vi- 
terbo; nel 1 338 Sipiceiano; e dipoi nel 
1434 Vallerano. Se non che alla fami- 
glia Farulbinel ia4^ erano itati infeu* 
dati MoDte Monistero, Barbarano, Aita- 
to, f. Giovenale e s. Angelo. Tutto ap* 
prendo dal Bussi. Il p. Casimiro dice che 
colla distruzione del castello di Vico s'in- 
grandì quello di Caprarola^ e con e<8a 
U cardinal Vitellescbi nel x^^o lo vendè 
al fiimigerato Everso II Orsini conte del* 
rAiiguillara, ed a' suoi figli ribelli lolse 
lo stalo Paolo II. — Del resto di Ronci- 
gliene^ nel suo articolo,ottreraverUi de- 
scritta capitale della contea del suo no- 
me, e dello che istituito nel 1 537 da Pao- 
lo IH per la sua famiglia Farnese il du« 
calo di Castro riparlato nel paragrafo 
Acquapendente f ad esso fu incorporata, 
ritornando nel diretto dominio della t. 

Sede neli649i °^^** P^**^ quanto fu o* 
norata nel passaggio o soggiornò de*Pa* 
pi in Piaggio, In questo poi feci menzione 
di quello di Papa Pib lXneli857,festeg* 



VIT Si 

gialo dalla popolazione. Ivi a' 5 settem- 
bre, reduce da Viterbo, si recò od incon- 
trarlo e ossetpiiarlo il cardinal Roberti 
presidente di Roma e G>marca, colle sue 
congregazione governativa e commisdo- 
ne provinciale, e nel felicitarlo gli pre- 
sentò una medaglia commemorativa del- 
ravvenimento,di grande dimensione, tan* 
lo in oro, che argento e in bronzo. Pub* 
blicò poi il n.** a 12 del Giornale di Ro» 
ma, I esultanza di Roociglione , per es- 
sersi degnatoti Papa di sceglierla a luogo 
di stasione, prima di fare il solenne in- 
gresso nellacittà regina. Giunta SuaSan* 
lità, col nobile suo seguito, alla porta di 
Roncigiione, la trovò adornata ad arco 
di trioufo,ed ove erano effigiati i fasti più 
gloriosi del suo pontificato; ivi ricevè dal 
magistrato municipale colla presentazio- 
ne delle chiavi, gli omaggi di divozione 
e sudditanza. Recalasi quindi al palaz« 
zo municipale venneaccolta dal cardinal 
Roberti, da mg.' Roccaserra delegato a- 
postolico, dal magistrato e governatore 
locale. Salita negli appartamenti, dopo 
breve riposo degnossi ammettere alla sua 
presenza mg.' Severa vescovo di Terni 
e kng.' Signani vescovo diocesano di Su- 
Iri e Nepi, il clero secolare e regolare, il 
governatore della città ed i suoi funzio- 
nari ; oltre numerose magistrature e de* 
putaziooi de'Iooghi d'intorno, molti di- 
stinti signori e signore, premurosi lutti 
di umiliarle la loro venerazione. Dopo es« 
sersi compiaciuto gradire la refezione 
apprestatagli dal municipio, il Papa si 
mostrò alla moltitudine riboccante nella 
piazza e nelle spaziose vie che vi fanno 
capo, ricevuto co*piil sinceri segni di ri* 
spetto, e colle gnda della pid ossequiosa 
allegrezza, a compartirne l'apostolica be- 
nedizione ; nel mentre 3 concerti musi* 
cali facevano echeggiar V aria di melo- 
diose armonie. E poco dopo fra gli evvi- 
va e gli augurii de'divoti suoi sudditi, ri- 
prese il viaggio per restituirsi a Roma. 
Caprarola, Comune della diocesi di 
Civita Castellana, con vioegofemo, col 



1^1 



VIT 

leiiiloiio in pìnno e colle. Situata allu 
nttì'u nrcji ilclla moiiiagna per andare 
tri Mi Vilrrlto, ti afasia (lestra della stra- 
li» fDriirni la cliietuia di s. Rocco, colla 
rjiMrnin di gendarmeria, e la vìa cl^egli 
ì: dji|ipr«*iiMi conduce al |>aese , già de- 
Mtiillo al tuo uiticolu, a cui per unìfur- 
mitii di <|utf«to «Olio neceisarie diverse 
aggiunte, («iace il leiiilorio in piano e 
in i.olltf, il lungo contenendo oiolti e belli 
lrtlfhiii:Mti iicinli di mura, e sembra una 
ui ludi: Uh, diklMiile 8 miglia da Civita Ca- 
sIé;1Ihiiii, |iiii di 3 du Uonciglione, eio da 
ViUilfO, Ili alia luInbie.Diceil Pulmie- 
ri, t^4iu^^k\t il bri paese in un borgo al- 
i-.im |ioMi ilucokceio, ma retto , che in- 
«ifiiiiiiiJM dui kupinbu palano Farnesia- 
110, e ItrmiiMi (in dopo U porta di t. Mar- 
i.o, ovu pine pioiirgiie un borgo, essen- 
do iM hd |iiiii4« (ÌHpraroln lunga piii di 
iititéth ifii^Jtfi l'ili vi sono altre vìe late* 
inIi »: Mitili min, elitiine pure scoscese, e 
•ani; I biMMitiifi mi' nomi di Corsica, Ba- 
sii* ti hUiì Mit Melila i r ode celebra que- 
slinliMi iii«ii»llii aliii«i'o, situato io ec« 
^lUnf». ffi urinili, «ul droliviod'uu colle 
alla l'iMri lUl liniino, ii il vailo paletto 
ilfH solali N Inclinili in nipo del rasrggia* 
$ét (;«fii«lo pM«di|iio ilrll'arleaicbitelto- 
MM, i^ih lo drtiiiMi iiMiiio a' suoi illu« 
llMlf'fi ff^l sooMiltiiolo, a' ijuali aggiun* 
MMth I snifMiiotf, puma fiirglio dicliiaran- 
Ah ì'titt^^tn tM .Vbaaliani : Pnrrizione e 
ftltt^hff^ hlfifìi f^ tMnoffili0\iìno e reni 
ttrthifi^ti //' /■/////////////, lloma 1 74 i,raro. 
hhHtmit l'inarolo, l't tintilo ttrllr cote 
miu mniwi nhlli 'fi httniti^ tffffrmnirvi U 
àhhnH^hnii fhl l'itttt^'t» tii Ciiprarola, 
lliifMN I V < ' ///"♦^" /"''' /'t/nif^ùifiì CO' 
ifillM itrl fful iftlfff'''f' fff Ctipt tirala^ 
ilM^HHifM »• ^whl il* fitff**' ff'i (0/iytare 
l*i>a»«, imUtifftNilr tillf itlihifr in rt\o 
U¥^ìA\f i(ii' /w iiu l.i9hniU',»i'f,imi apro- 
s|ifi*l,ttMHWi74l» lU^p^f'bila i«/|««lla 
V«liM«iMU II •••••l'I *• ('*'''''' Miiwii, 
U Wr Ayili rt /nfrM inihiMII, \n /|Hal' 

^*^ \\\mm \\k\\m\ lU V*»»/*»», mtt' 
^^ \\^%s ^m «ur ««Milli*!* w^J« 



VIT 

celebri Cibbrìche da lui innalzate , aog« 
giunge non esser paragonabili al magni* 
fico palatio in Caprarola, eh e senta al- 
cun dubbio l'opera più grande e più bel- 
la di ù egregio artisU. Al cardinal Ales- 
sandro Farnese (f'.), nipote di Paolo Ili, 
venne iroglia di scegliere un sito solitario 
lungi da Roma verso Viterbo, in un ter- 
reno montuoso e ingratissimo. LVdifitio 
sta sulla «cliiena d'una collina circonda* 
la di scogli, e in una specie di gola fiir- 
ma un anfiteatro aggradevole, che sipre* 
senta felicemente a chi arriva, e da dove 
si scuopre una vista che incanta (il ma* 
gico orittonte presenta il Lazio^ Aoma, 
la provincia di Campagna , la Sabiam, 
l'Umbria e ì confini del regno di Kapoli). 
Molti cortili, oe'quali sono distrihuile a 
sinistra e a destra le scuderie e le cuci- 
ne, precedono il palazzo, ch'è situato nel 
luogo più eminente. La sua forma penla- 
gona fiancheggiata óà S bastioni imita 
unir fortezza, e questo misto d'architet- 
tura militare e civile dà un' aria di gran* 
diosilè singolare. Il dettaglio della deco- 
ratione é in tutte le regole della buona 
archi tettoia, e |a distribuzione della pian- 
ta è delle meglio eseguite e delle più re- 
golari. Oltre una gran loggia, ed una sca- 
la ingegnosa, che occupano un de'Iati del 
poligono, vi sono ad ogni piano 4 grandi 
appartamenti completi, che reslan liberi 
per mezzo di portici circolari, che regna* 
no intorno ad un cortile rotondo, ch'é 
nel centro dell'edifizio. Benché questa fiib- 
brica non sia d'una grande estensione, le 
parli sono sì ben gruppale, che rìnchiu* 
de gran ouniero di appartamenti e di co« 
modità. Alla saviezza dell* architettura 
corrisponde la bellezza delle pitture in- 
gegnosamente immaginale e sparse per 
tulle le camere. AnnibaI Caro , uno de' 
più belli spiriti di quel tempo, diresse i 
pennelli degli eccellenti Zuccari (Taddeo 
e suo fratello ed allievo Federico, eccel- 
lenti h-e^ranli. Il p. Casimiro vi aggiun- 
ge un 3.* fratello, Ottaviano, coloriU tut- 
ti e tre nella nla ddU dt' Falli Farne- 



VIT 

siant\ in alto di sotteoer le aite d'un bsl- 
dacehifio. Mentre Antonio Tempesta che 
dipinse ad arabetchi la leala regia a lu- 
maca teni'aniina, ohe conduoeal 3.* pia* 
DO nobile, dì 4o palmi di diameirO| so* 
steouta da 3o colonne di peperino de- 
corate di capitelli, espresse sé stesso in 
abito femminile fuggente a ca? allo). Nel* 
la gran saia sono rappresentate le asioni 
più risplendenti degl'il lustri Farnesi. La 
mnggior parte delle camere hanno i loro 
nomi, alcune son dedicate al sonno, al si« 
lentio, alla solitudine, ed altre alle virtù, 
alle stagioni , che vi sono rapprcMntate 
co'Ioro attributi. Le prospettive son tut- 
te dipinte dal Vignola stesso, il quale riu* 
sciva in questo genere di pittura, e confes- 
sava che la scienza della prospettiva glia* 
▼ea aperto l'iogegoo per l'arte di fabbrica* 
re. Il Vasari molto parlò di questo paletto; 
il Liberati Tencomiò con versi toscani e 
con altri latini descrisse Gaprarola, come 
pur fece Lorenzo Gambara bresdano. Il 
contemporaneo Bfonaldeschi , ne' Coni* 
mentati historici^ celebrò il palaxzo e roc- 
ca del castello di Caprarola, di tanta ma- 
gnificenza e grandezza, da potersi anno- 
▼erare tra le cose notabili d' Italia e di 
fuori, non solo per la fabbrica, ma anco 
per le pitture e ornamenti descritti in 
versi dal nobile poeta Gambara, mante- 
nuto nella splendida corte del cardinal 
Farnese. Molti altri versi, sul luogo, fu* 
rono composti da Bartolomeo Mérinori 
piacentino, offrendo quelli sulla sala di- 
pinta dell'Arme di molte casate nobili, 
fsongiunte ne' vari tempi in parentado 
colla Farnese. Molti personaggi sin d'al- 
lora, attesta Monaldeschi, allungavano il 
Viaggio per recarsi a Caprarola, restando 
meravigliati della bellezza e magnificen* 
sa del palazzo e sue appartenenze. Il Ve- 
nuti, nella Roma moderna^ descrisse nel- 
la n&età del secolo passato la Filla e il 
Palazzo di Caprarola. Egli dice. Il ma* 
gnanimo cardinal Farnese, fatta spianare 
con gran fatica e spesa una vasta rupe, 
m iisbbricò il palauo^ a lo aoniù a guisa 



VIT 53 

di fortezza, e perciò era chiamato la Fot* 
tezza di Caprarola^ e da altri per la sua 
ampiezza Palazzo di Caprarola, In for- 
ma pentagona, la cui altezza è assai gran* 
de, si compone di più ordmi, e, tranne 
Tinferiore dorico, tutto circondato di co* 
lonne. Cinque sono i lati del palazzo e 
5 gli ordini delle scale , e benché A di 
fuori sia di 5 angoli, ed il cortile e le log* 
gie sieno circolari, pure le stanze riesco- 
no tutte quadrate con bellissima propor- 
zione, ninna particella poi restando ozio* 
sa. Le stanze dell'appartamento d'in ver* 
no guardano il meuinfi e l'occaso del so* 
le. Gli appartamenti estivi guardano dal 
settentrione al nascer del sole, l'ortento 
d'arte è la scala a lumaca , molto gran* 
de , girando su colonne d'ordine dorico 
con balaustre , parapetto e cornice sino 
alla sommità, e par fatta di getto. Rile* 
va le pitture più singolari esprimenti fa- 
vole mitologiche, statue, geni nudi e al* 
tri simulacri, grotteschi, i xii Ceiari, i ri- 
tratti d'Enrico li re di Francia e di Fi* 
lippo li re di Spagna. Le vittorie ripor* 
tate in Toscana da Pietro Farneie gene- 
rale di s. Chiesa nel t ioo;ta liberazione di 
Bologna di Pietro Nicolò Farnese; la «li- 
sfatta de' pisani di Pietro Farnese capi* 
tano de'fiorenlini, che gli eressero una 
statua di bronzo. L'operato in Germania 
nella legazione dal cardinal Farnese; Può* 
lo III checongiunge in matrimonio Mar« 
gherita d'Austria , naturale di Carlo V, 
col suo nipote Ottavio Farnese, e Diana 
naturale d'Enrico U.coll'altro nipote O* 
razio. I giardini amenisfiini, magnifica- 
mente situati, col famoso fonte detto del 
Pattort^ oltre nitri dove l'acque mae- 
strevolmente scaturiscono. Grande la va- 
rietà de'fiori, d«lizio4Ì i viali, belli i bo- 
schetti e altre infinite cose leggiadre. Per 
tutto questo sentenziò Carlo V, in ono- 
re del cardinale: ColUgiumCardinalium 
si ex talibus Firis constata profecto Se* 
natu9 similis nusquam gentium reperie^ 
tur. Questo complesso di magnificenze, 
colla altre de' Farnesi^ ereditarono i re 



»4 V « T 

«kilt KÌm Skiiif (r), di cui 

«•« Vigiiol« OMip\ il p*Uiio ttd 1 559. 
cUt UotUmm «M moìimI Fmmw «««• 

«MMMCMllO ImI I Mr SMgtlI^ E* «Ilo 
li «I n^lM !««(« »l H^^ * MttMi t 

MT U ^imW tt «ìc«mW |>tr altra teak 
il ii|iMiiM Uriti» (mImìiiki • kiay» «^S» 

|M1MH\k 4« ^M»U «II.* |MIM tOlItCTCI- 

MH^ iii|Li#«M U«^W «wnxMMk Alm tnte 

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H^ « )u %l|«t il IM^ «VtllMiM» «Wf^ M* 
«H«I|K II %«M^ |Rm<«t«IM^ l^iMTlm 4 «QÉ« 

IMI mlM>«« t^mlw* «Mi'^^ifrvtliilU li ««« 
«Hi iik%«l^ ^^<lii» U MiU i[t||ti«% ^ «• «MO 

iM |iiU«Mk Annoili « i|M«aa «ì 4 h «ìl« 

U IHIH iMl^lmi» ♦ iHMtf^ «Il MlltiM» «M 
|^( imiH IH «WàWlIWI^HNk U ^Ik tf«« 
Hi Im UliU m\ I ^V|ll ^1 MII^MMll tVloM^ 

ÌIh Ì''«i ii««i % |H^iiìi|Hil« M «iriliiMil A« 
Ummli^ 'rMM«ii'« Tiiiii'Ait^li 4 ^Uli 
ìli hi«|iiiiiliiU*IÌM'i>l«#ii Mii«liiì»|i*r««i* 
m\^\^ Im «hi|Hiii«l«i ^ «t^Whii |Mil«utt » l« 
III» Ht«|ili»Mi iUllHi'ii \%^ vlit««i tomi bti* 
li i iU||iiHii«# !«• |iiiir«»«H4Mili «Il i« Mi* 
|(|lii||t AiiMiii||i»lit, i^ «««li i lìtHi Ml^ni^i* 

\\\\ NìMH|Iì||IiU|Ii»HI,dI|ÌIIìÌ|(U| MIT 

l(uii»Uilil» irAiiNflM >*H»Hi iivipi^^li «W 
U vt^llvulMH lUiNilUMi ili «. Mu'livk Ai^ 
v*iHii«l»^ H» IllliiiiliiH** III t.«|iniiN»li U fii* 

|U \\l I Mlllllllll»l| il t *" «lilllilllUl¥ 4IHI ti« 

|di>i( viiu |iit«|iitii mII'ii* i «|«i«i«Ii^i lii«i«« 

}^\\\\ vwW tiiKiiillHilil vi»«iHivii Alimi* lU* 

|\\y\\«i \\ Il *il il«»l '•♦»•«••• •/» Wi»Wf# ilil 

^^i iVn MvlU iiini »U'^ niHiuimHiy 

Y VV\WMllVllUlll«lltt^««*HlillltHII|tllililW 

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V^v 1 ,x V \v^\ \ Il iiMllitiiw ISiihirliiiiliii 
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VIT 

Il patasto di Uarcello Gkerardi per 1 8ao 
•oudi, fi fiibliricò la chiesa e noiiatlero 
di t. Rocco, ili cui a'i4 diceoibre t6i i 
furono introdotte dal teteofo diocesano 
mg/ Fabiani agoitioiano, le religioiedi 
s. Agostino, cioè suor Bernardina Casot- 
ti pnura e suor Serafioa Anoellotti tica- 
ria, co» 3 titelle tratte dal osooaslero de* 
ss. Quattro Girooatì di Roma, per fi «ere 
sotto Ja regola di detto santo, oltre 5 firn* 
ciulie di Caprarola. Tutte queste religio 
se le mantenne l'ospedale con annui scu* 
di aoo, fiuclié il monastero f enne prof- 
feduto con sufllcieoti rendite. Non mol- 
to lontano dal monastero, ma fuori della 
terra sur un poggio, racconta il p. Casi* 
miro, nel 1 623 fu edificata da'Farnesi la 
bella chiesa di s. Maria e di s. Silvestro 
con l'aonesio bel convento peTrati car- 
melitani sedisi, i quali v'insegna f ano la 
filosofia. Nella chiesa furono collocati Ire 
eccellenti quadri esprimenti, s. Antonio, 
di Paolo Veronese; s. Silvestro, di Guido 
Reni; s. Teresa, di Giovanni Lanfraocbi. 
1 religiosi tuttora vi dimorano, e il Ma* 
rocco alTernia altrettauto Sttll'esittenta 
<le' quadri, denominando la chiesa anco 
di s. Teresa, qual fondatrice de' frati, e 
riporta 5 iscritiooi lefiolerali che sono iu 
essa ; fra le quali quella del restauratore 
Gio. Battista Restituii di Caprarola arci- 
prete di s. Angelo, e quella de' coniugi 
Bo<chetti-Petti, benefattori del convento 
che laKiarono erede. Di più il p. Gasimi* 
ro tratta nel cap. 6: Della chiesa e con^ 
vento di s, Maria della ContoUnione in 
Caprarola, già ricordato nell'articolo. 
Comincia dal dire. Innanri che In questa 
terra fossero introdotte le agostiniane e 
i carmelitani, gli aveano preceduti i frati 
mioori osservanti, cioè nel pontificato di 
i. Pio V , in vigore del suo beneplacito 
dato vivae vocit oracolo al cardinal A- 
Icssaodro Farneie di sopra lodato, e lo- 
ro fìi commessa la cura della chiesuola 
di s. Maria della Consolaiioaai posta al- 
lora fuori della porta Romana, a fabbri- 
cata dalia oomooitè oel i Safip in un sito 



VIT 55 

donato nel 1 5 1 4 al capitolo Laleraneose 
da Nicola Muttobuono e Marco Grossi 
di Caprarola. Il benefico cardinal Alessa» 
dro , acciò questo popolo fosse assistito 
da maggior numero di religiosi, neh 570 
promosie la fabbrica del nuovo oonven* 
to, ed ingiunse al comune di somminì* 
strare sul luogo i materiali : altri bene* 
fattori vi contribuirono, e 100 scudi diaT 
l'ospedale di s. Giovanni. Nel 1 58a ridoC* 
ta a buon termine la fabbrica, i priori di 
Caprarola a'a4 settembre coniegnaronn 
il convento e ru4o perpetuo della chiesa 
al superiore de'*frati fr. Sebastiano Do* 
meoico de Baschi, salvo il oonsenio del 
capitolo Lateraneiise e la corrisposta ad 
es«o, che prima corrispondeva il comu- 
ne, cioè il censo d'annue a libbre di pepa 
|ier l'AfSuota, e il quiiidennio, per aver 
|>ermesso fabbricare sul suo fondo la chio* 
sa. Tutto approvò Gregorio XIII col bre* 
Te Jn tupertNunfitìii,de\ 1 .'dicembre, che 
esibisce il p. Casimiro. Però la chiesa ven* 
ne poi distrutta e incorporata al conven- 
to. Avea un solo altare, consagrato nel 
1 565 dal «escovo diocesano Peruschi, in 
onore della Natività della B. Vergine, e 
Gregorio XIII nel 1 578 l'avea arricchito 
d'indulgenza plenaria per la festa della 
S4. Annuiisiata. L'odierna fu cominciata 
e finita nel secolo XVII colle pteoblasio- 
ni dc'Farnesi e de' più ricchi oaprarolesi.. 
Forma una nave capace di molto popolo, 
coperta ila solfitto lavorato , con 8 cap- 
pelle laterali ornate di stucchi dorati e di 
varie buone pitture. L'altare maggiore di 
legno iloralo edificalo da'Farnesi, dicen 
disegno del Vigtiola (forse tra'lasGÌati,per- 
che era morto, come già notai), e nel mea- 
to si venera una piccola immagine della 
Madonna di somma divosiooe popolare^ 
per la sua prodigiosa invenzione in un fos- 
so di Maitocchio nella via di Carbogoano» 
narrata dal p. Casimiro, il quale descrive 
le cappelle e il copioso novero delle ss. He> 
liquie che si venerano nel detto altare, a 
riporta 7 iscritiooi sepolcrali,e quella del- 
l'antica porta del convento, del religioso 



56 ? I T 

Basìlii eccellente predicetore, che pelvi .* 
iotiodusse l'organo nella custodia d^ Gè* 
rusalemme nel 1 6 1 5, con islupore de*tur- 
chi. La biblioteca la fondò il capraroteie 
Giuseppe Petti uditore del cardinal Ca- 
prera. Vi sono le maestre pie cbe fanno 
scuola alle fanciulle, e scuola hanno pu- 
re i roatchi. Caprarola vanta diversi il- 
lustri. Ricorderò soltanto: Francesco Re- 
stituto abbate benedettino di s. Matteo 
d'Imola, erudito e integerrima France- 
sco Restiiuto eruditissimo. Il «en. ir. Giu- 
seppe di s. Maria de Sebastiani (il cui pa- 
dre era oriundo di Macerata, come atte* 
sta mg.' Muzi, Memorie ecclesiastiche di 
Ci Ila di Casitllot t. 3, p.i 1 1), carmeli- 
tano scalzo, da Alessandro VII inviato 
delegato apostolico alla Serra del Mala- 
bar, e tornato in Roma fatto consagrare 
nel 1 659 in quel modo singolare riferito 
nel voi. XCV, p. 3 18, vescovo di Gera* 
poli inpartibus. Spedito nuovamente al- 
la Serra, con facoltà di consagrar nuovi 
vescovi all'occorrenza, indi restituitoli in 
Roma, veonedestinato commissario apo- 
stolico nell'Arcipelago. Quanto operò in 
vantaggio delle due chiese l'espose in due 
opere : Le spedizioni alt Indie Orienta" 
li: F raggi all'Arcipelago. Clemente IX 
lo fece vescovo di Bisignano, chiesa go- 
vernata santamente, e rinunziata a Cle- 
mente X dovette accettar quella di Città 
di Castello nel 1667. Scrisse allora: Il Fi» 
fo/e/e ossia l'amante della morte: Decon* 
solationead Episcopos^ ove dimostra che 
il vescovato è un vero martirio. Nel 1 689 
•i predisse la morte 6 mesi avanti, e si 
verificò nel dì di s. Teresa in buon odo- 
re di santità. A sua intercessione Dio o- 
però vari prodigi. Si ha dalla Statistica 
aver Caprarola 698 case, 883 famiglie, 
4^30 abitanti, fra'quiili 8 militari. L'a- 
gricoltura, la pastorizia, la musica vi so- 
no molto coltivate. Marocco loda gli abi- 
tanti cortesi e ospitali, e che la ragguar* 
devole terra meriterebbe il grado di cit- 
tà: gli faccio eco. Nelle vicinanze trovasi 
dell'argilla atta a costruire belle porcel* 



VIT 

lane, siceome duttile, oleosa e aitai ma- 
neggevole. Il territorio assai ferace, ab- 
bonda di tutto, ha copiosi pascoli e mol- 
ti castagneti, producendo in abbondan* 
ta grano, granturco, olio, vino e ghian- 
de, come affermano CalLndri e Palmie- 
ri. — Col Torrigio, nel suo articolo, dissi 
Caprarola patrimonio ereditato da Adria- 
no I, il quale lo lasciò alla s. Sede per so- 
stentamento de' poveri, e poi s. Leone ÌX 
lo die'al capitolo Vaticano. Ma quel dot- 
to sembra che la confondesse con Capra- 
coro, seguito da altri e dal Palmieri. In- 
fatti osserva il p. Casimiro. Questa terra 
fu così chiamata dalla Capra Amaltea, 
che quivi volgarmente si crede allattasse 
Giove bambino: finzione mitologioo-poe- 
tica. E* molto verosìmile, che abbia sor- 
tito la denominazione dalle capre, che in 
questo sito in grande numero pasturava- 
no, siccome tuttora fanno; di che il me- 
desimo comune somministra forte con- 
gettura , collo stemma formato da due 
Capre in piedi, l'una rivolta contro del- 
l'altra; le quali oo'piedi dinanzi or strin- 
gono un Giglio, or una Rovere, per de- 
notare i diversi baroni che la dominaro- 
no. Ond' è che Caprarola non dee con- 
fondersi col castello di Capracoro, come 
fecero Torrigio , Piazza e Leopoldo Se- 
bastiaui. Imperocché Caprarola est Op* 
pidum situm in regione Faleriarum^ in 
saxosi Collis parte, atque in altissimis 
rupiutn appendicibus conditum, a Lacu 
F'icano , civitate Nepesina duo millia 
passuitm distans, e da Campagnano 1 7 e 
37 da Roma. Laddove Capracoro era si- 
tuato nel terri torio di /^eio, ed era lon- 
tano da Roma 1 5 miglia, come notarono 
Anastasio Bibliotecario nella vita d'Adria- 
no I, e in quello d' Adnano IV Cencio 
Camerario. Già Degli Effetti, col Nardini, 
avea corretto l'errore del Mazzocchi e al- 
tri, dichiarando Capracoro non esser Ca- 
prarola. Adriano 1 nell'agro romano fon- 
dò 4 domoculte o villaggi, ed altra do- 
mocu/to e colonia stabili nel territorio Ve- 
leote» a'ooofiai del Mepesioo, nel luogo 



▼ IT 

detto Capnitoro, oo' molti torreiiiflivdi- 
tati da' tuoi CDaggiorì e altri che acqui- 
stò. Ne ragionai io piti luoghi, come oei 
Tol. XCIX, p. là^iA caprai dunque, ri- 
piglia il p. Casimiro, colle loro rosse abi- 
Iasioni diedero principio a questa terra, 
la quale dipoi colla rotine de'paesi mici- 
ni molto si accrebbe ; e masiimamente 
colla distrusione di Vico, Casale, e Ca« 
samala distante circa a miglia da Capra* 
rola, i>enché soggetta alla diocesi di Su- 
tri, indi rovinata dal cardinal Vitellescbi, 
ui ereditar ad.complacendam Eversi A ti' 
gmllariae comiiis. Cesamela era un ca- 
stello nel I a54 soggetto aSiterbesi, se- 
condo il Bussi; però il Borgia, Memora 
di Benevento^ t. 3, p. 363, non solo la 
dice della s. Sede^ ma che nel 1 1 56 A- 
drìano IV avea dato il castello di Casa 
Mala io pegno per So marche d' argen- 
to. Ora le case fabbricatesi da'caprai e da- 
gli stranieri ritiratisi nel luogo, come in 
sicuro Dftilo, furono piantate vicino al fos- 
so dicontro a RoocigUone, come si fede; 
e sì queste e l'altre situate dalla parte op- 
posta, e sparse sulla schiena del monte, 
componevano già la terra di Caprarola, 
la quale sembra al p. Casimiro for«e tro- 
irarsi la i .' volta accennata nella deposi- 
zione d' Alvaro Gondisalvo canonico di 
Cordovatfp^e exisiens Romaeaudm puh 
sari campanam Capitola, quando Do* 
minus Gomezius Albornoxi senator exi- 
vit cum exereitu anno 1 354 contra Gri» 
perolam, et contra Civitatem Fttereni 
(ma tanto nel Vitale, quanto nel Pom- 
pilj Olivieri, tal senatore é registrato al- 
l'anno 1 377). Nel 1 370 passò nel dominio 
degli Orsini conti d'Anguiliara, essendo 
slata permutata con Trevignano[(non mi 
pare che il Bondi nelle Memorie suir o* 
rigine di Trevignano, ne faccia parola). 
Dopo questo tempo, a cagione delle guer* 
re civili, e delle pretensioni che ciascun 
tiranno vantava su di essa, jFii sottoposta 
■ diversi signori, finché nel i44o dal car- 
dinal Vitellescbi^ bisognoso di denaro pel 
^CMotcnimento dell'esercilo papale, di cui 



VIT 57 

èra supremo comandante, con IViatorìtii 
d'Eugenio IV, Caprarola fu venduta col 
castello di Vico al famoso Everso conte 
dell'Anguillara, per 7373 fiorini d'oro, 
rilasciandogliene però 3865 qual erede 
della nobile Maria, figlia d' Orso conte 
d'Angoillara ed erede di Pietro de Vico. 
Questo nuovo acquisto del conl^ Ever* 
so II fu l'origine di varie discordie, non 
meno in sua vita che dopo morto. E pri- 
mieramente^ in una tregua del 1 457 fra 
il eonte, e gli altri Orsini cardinal Lati* 
no, Giovanni arcivescovo di Treni, Na« 
polione e Botarlo, venne dichiarato che 
la terra di Caprarola, e quelle di s. Pu- 
pa (castello già deW Ospedale di s. Spi-' 
rito di Romajj e della Rota (annesso di 
Tolfa) , non parva praestabant impedi' 
menta ad discordias contimutndas. fa 
secondo luogo, Sicuransa e Menelao, fi- 
gli di Jacopo ultimo Prefetto de Vico, 
vantando pretensioni su Caprarola nei 
t456, non senza sospetto d'intelligeiisa 
oo'caprarolani, la tolsero ad Everso II, il 
quale perciò altamente sdegnato, non ni- 
tro allora potenJo fare , spogliò tutti i 
terreszani di Caprarola dì tutti i beni mo- 
bili e immobili, cb' eglino possedevano 
ne' territorii de'castelli di Vico, Casale e 
Casa Mala. Il perchè Papa Calisto lll> 
prevedendo le funeste conseguenze che 
potevano partorire le dissensioni tra que- 
ste due potenti famiglie, anziché aggiudi- 
care Caprarola all'una oairaltra,dichia- 
rò esser quella un'appartenenza della pra- 
fettura di Roma, secondo il determinato 
da'suoi predecessori; per cui nel 1457 a« 
vendo eletto Prefetto di Roma (V.) Pie* 
Irò Lodovico Borgia suo nipote, a'3 1 lu« 
glio 1458 gli concesse in Vicarìatum ter* 
ras et castra Caprarolae^ Civitas f^e- 
tulae^Montagnolae^ Fetrallae^ CarbO' 
gnani^ Rispampani, Orclae, Tulphae 
Novae^ Julianelli, Montis Romani, Va* 
Urani, et alia quae ad officium Prae* 
fecturae jiltnae Urbis olim spectabant. 
Altrattanto leggo nel Borgia , con altra 
estese concessioni, parlate a'Ioro luoghi. 



58 VIT 

Ma fosse la morie del Fapa,BVfenuta •' 
6 del <u<seguente agosto^ o la cooIiiiob- 
cia de' 6gli del Prefetto de Vieo, è cer- 
to che questa difpositiooe tioo ebbe al- 
cun effetto; e Stcuraota rileooe Capraro- 
^ la fino al 1 464, nel qual tempo essendo 
mancato il conte Eterso 11^ Diofebo a 
Francesco suoi figli| non potendo più toU 
lerare la pretesa ingiuria recata loro da 
Sicuranza, s'impadrooirono colla foraa 
dell'armi, contro la parola data a Paolo 
JI(r,), di Caprarola, rendendo a'terraa* 
Zani quanto da Everso 11 era stato loro 
tolto, eziandio i fruttici quali furono tro- 
vati presso il fattore del conte loro pa« 
dre. Fu però tale aggressione di sommo 
dispiacere a Paolo II, e per vendicar l'in* 
giuria fatta a lui pubblicamente, nella vi- 
gilia de'ss. Pietro e Paolo deli465, do- 
po aver pontificato il vespero solenne, li 
scomuuicòquali contumaci e ribelli.Quio* 
di fece avanzare verso Caprarola alcune 
sue truppe, e con tutta facilità se ne im- 
padronì a' 5 luglio, non meno di tutte 
l'altre terre che signoreggiavano, sebl>e- 
nesituate in buone posizionile alcune ine* 
spùgnabili, né fosse loro mancato viveri, 
armi e uomini, e tuttociò nello spazio di 
circa 1 2 giorni. Diofebo a gran pena si 
salvò con 4 cavalli e ^4.000 ducati; ma 
il figlio, il fratello e tutta la famiglia ri* 
masero prigioni. Poteva il Papa trattarli 
severamente, per la loro fellonia e orgo- 
glio, ma ricordaodosi esser più padre che 
sovrano, li fece trattar bene io Castel s. 
Angelo, da dove li liberò Sisto I V,che gli 
successe a'9 agosto i47i« Si può federe 
il Cohellio, Notùia Cardi nalaUis^ P*l44 
e 1 45. Ritornata Caprarola sotto l'imme- 
diata sovranità della s. Sede, il Papa Io* 
noceozo Vili neli4B4 !• concesse a vita 
col palazzo baronale, al cardinal Giovan- 
ni à* Aragona (^^) figlio di Ferdinando 
I re di Napoli, cui aggiunse Ponte Cor* 
yo, infeudazioni che cessarono colla sol- 
lecita Rua morte, av?eQutaa'i7 0ttol>ra 
1 4B5. Giulio 1 1 donò Caprarola colle sue 
dipcndeoieal nipote Francesco M/ 1 del* 



VIT 

la Rovere, poi duea d' Urbino, il quale 
a' 19 gennaio 1 5o4 la vendè, colla tenuta 
di Casa Mala e il castello di Vico, al car* 
dinal Farnese, che più tardi fu Paolo II L 
Trovo nel Gattico, De llineribiu Rofna^ 
noruni Ponti/icum^ che Giulio II nel 1 5o 5 
a'i 5 settembreda Soriano, r^eii^aw^ Ca» 
prarolam^ubiin\^emtcatdinale$ s, Geof" 
gii (Gio. Antonio Sangiorgio), ei Bono* 
fttemem^idesiJoannem Slephanum Fer» 
rerium. Dics jovis 1 8 Papa equiiavit ad 
Ecclesiam s, Mariae de Quercu. Il car« 
dinaie Farnese l'S luglio 1 Sa i , ottenne 
da Leone X, che Caprarola fosse conces* 
sa in Ficariatum a*saoi Pier Luigi figlio 
e Ranuccio nipote, loro eredi e successori 
in perpetuo, con l'annuo censo di 4 lib- 
bre di cera nella festa de'ss. Pietro e Pao* 
lo. E stata certamente gloria singolare di 
Caprarola, dichiara il p. Casimiro, l'esse* 
re signoreggiata da' Farnesi, come cantò 
il Liberati conversi che produce. Ma non 
minore fu l'utile che da loro ne riportò, 
poichi la nobii famiglia avendo speri- 
mentata la bontà dell'aria, la fertilità del 
territorio , la squisiteua del vino e delle 
frutta, e l'abbondanza dell'altre cose ne- 
cessarie al vivere, pensò, per dir così, di 
nuovamente rifabbricarle, ornandola di 
sontuosi edifizi« di vago giardino, d'ame* 
na villa, di delizioso parco e d'altre fab- 
briche; per cagione delle quali dopo quel 
tempo gli alNtanti chiamarono la loro pa- 
tria Caprarola Nuova, per distinguerla 
dalle poche e rozze case, le quali prima 
del dorainioFarnesianocomponevaooCa- 
prarola vecchia, la quale tuttavia si ri- 
conosce dall'abitazioni, che riguardano il 
fosso di contro alla città di Roncigliooe. 
Istituito Paolo III neh 537 il ducato di 
Castro^ vi unì la contea di Ronciglione e 
Caprarola, investendone Pier Luigi Far- 
nese e suoi discendenti, onorandola ripe- 
tutamente di sua presenza. Fra'tanti per- 
sonaggi e principi che la visitarono, ri* 
corderò il cardinal s. Carlo Borromeo, 
Gregorio XIII nel 1578, e poscia Clemen- 
te VUl nel 1597. La camera apostolica 



VIT 

•ci 1649 riffipefò io sUlo Faroeiiaao, e 
Caprarola aooora, ootando il p. Aiioibali 
nelle Noihie storiche deUa casa Farne* 
se f ecoettuato il magnifieo palano eoi 
giartlioo aooeiio, anti ti proibì nel eoo* 
tratto di veodita dello sUto iofeudato, 
di potersi mai vendere; peroiutare, alia* 
nari*, ioapegnare iu qualunque modo» o 
affittare neppure per poco tempa Quin* 
di pervenne coli' eredità Farnetiana, la 
Fiila o Orti Farnesiani (f^ ,) di Roma, 
il aontuoio Palano Farnese(F,)Aì quel* 
la dominante, ed il Palazzo Farnesina 
{y.) nella ttetta, il quale era de'Fameti 
ducbi di LaterOy a're delle due Sicilie^ 
difcsendeoti della regina di Spagna Eli- 
tabelta, l'ultima de'Farnesiy cbe tuttora 
oeaouo proprietari.il cav. Sabatucci, nel- 
la Narrazione del viaggio di Gregorio 
XFI nel 1841» rimarea cbe a'5 ottobre 
quel Papa nel recarsi dal territoiio di Ca-^ 
nrpina a Ronciglione^ì caprarolesi ne fé* 
stcggìarono il passaggio , sor un tratto 
della via spettante al loro territorio, col* 
rcretione d' un arco trionfile, e con di* 
OMMtratiooi dì gioia e di ossequio, corri- 
spoeti da paterne benediaioni. 

Carbognano. G>muiie della diocesi di 
Gvita Castellana, con territorio in piano 
e coll^ con mediocri fobbricati e palano 
baronale del principe »Sciarra-Co/oit/ia- 
Barberini, Giace in un colle abbondan- 
te d'acqua, un miglio e mezzo circa a gre- 
co lontano da Caprarola, 8 a ponente di 
Gvita Castellana, e 3 a levante da Ron- 
dgifone, in clima temperato e aria salu- 
bre. Ha la cbiem parroccbiale e collegia- 
ta di s. Pietro. Notò il No vaes, descriven- 
do la canonizsasione di s. Filippo Neri 
nei 1621, che la 1.* chiesa in onore di 
qud santo fu eretta in Carbognaoo, da 
Oraaio Giustiniani ^ poi cardinale, stato 
gin prete deiroratorio,oongregasione fon* 
dntn <ln quel gran servo di Dio, come dis- 
si aelln biogra&a del cardinale. Registra 
la Statìstica 349oase,359 fomiglie, 1 740 
abitanti, de'quali 54stanziano in campa- 
gna. A' %6 maggio, fasta di s. Filippo, n 



VIT 59 

i fiera per 3 giorni, ad altra di 6 comin- 
ciando a'7 agosto. Ubertoso n' è il terri- 
torio, e principalmente produce, oltre i 
pascoli, grano, castagne, ghiande, ed ot- 
timo vino, che si conserva in fresche grot- 
te dentro e fuori il paese. ^- Carbogna- 
no, Confignanum^ Cktrbonianum^ fu si- 
gnoreggiato da diversi baroni. Nel seco- 
lo XV siccome anticamente ap|>artenen« 
te alla giurisdizione del Prefetto di Ro^ 
ma (^.), Calisto 111 avendone conferita 
la dignità al nipote Pietro Lodovico Bor- 
gia, a lui nel 1458 lo concesse in vicaria- 
to; ma morto il Papa dopo 6 gioroi non 
ebbe effetto. Era allora dominato da Dio* 
febo e Franceico Orsini, figli del f«mo«o 
Everso II conte (lell'Angoillara. Ribella» 
tisi ambedue a Paolo II, uè furono spo- 
gliati dalle milizie pontificie, e con sen- 
tenza di scomunica. Indi l'anquisiò 1* O- 
spedale di s. Spirilo di Roma, Nel 1 537 
formatosi da Paolo HI pe'suoi parenti 
Farnesi lo Slato di Castro, vi uni la con- 
tea di Rotici glione e Carbognano, come 
attenta Degli Edetti , e rilevai nel voi. 
XV, p. 73. Tutta volta Carbognano pas« 
so poi nel dominio de'Colonnesi. Narrai 
nel voi. XIV, p. 293 e 297, cheFran* 
Cesco Colonna principe di Pa lastrina, es« 
sondo opprcMO di debiti, nel 1 63o vendè 
aCarloBarberini fratello d' Urbano y III 
{y,) la città di Paleitrioa,ool titolo princi- 
pesco. A Francesco restaronoCarbognano, 
Bassanello e altri feudi. Ma siccome ri- 
maneva senza il titolo di principe, così 
il Papa elevò a principato Carbognano, 
e tuttora lo godono i principi Sciarra-Co- 
lonna-Barl)erini, dimoranti in Roma nel 
Palazzo Sciar ra- Colonna ( y.\ de'qua- 
li riparlai nel voi. LXX Vl,p. a5, deaeri-' 
vendo il principato di Roviano, ed altro- 
ve. E siccome il detto palazzo a mezzo 
d'un arco si congiunge ad altro de' me* 
desimi principi, l'arco e l'ingresso della ^ 
via Muratte viene denominato 1' ^rco 
ile' Carbognanif dal titolo principesco di 
Carbognano, come notai meglio a suo 
luogo. Un. 16 dal Giornale di Roma 



6o VIT 

del 1861 irarra faudMe pervertita de* 
componenti le buide de'coù detti voloo* 
tari Cacciatori del Tevere^ che milita* 
no sotto il ledieenleeolmiiiello Alati. Al- 
rimbrunir del i3 geoneio tulla piasse 
del comune di Carbognano ti pretenlò 
una masnada di tali bande, i cui inditi* 
dui armali, fra grida e imprecaaioni cor* 
tero qua e là il paese, gittando nello tpa* 
vento i pacifici abitatori del luogo, e col* 
tellando un cittadino benché riparatosi 
in chiesa. Ecco un altro episodio delle 
loro disumane crudeltà commette in Or- 
vieto e io altri paesi. La BUdiografia del» 
lo Stalo Pontificio dice che di Garbo- 
guano ne scritte : Fioravanle Martinelli, 
Carhognano illustrato, Roma 1 694. Ed 
avverte, doversi il libro al Macchioni, 

. perchè lo sottraste dal pericolo di per- 
dersi : sua è la prefaxione, e la giunta al 
cap. 7. Sì può vedere il paragrafo frigna» 
nello^ per le dimostrationi falle da' prin- 
cipi a Benedetto XIII. 

Fabrica o Fabbrica. G>inune della 
diocesi di Civita GaslelUna, con territo- 
rio in piano, è un paese di piacevoli fab- 
bricati, in temperalo clima e buon'aria. 
La chiesa parrocchiale di s. Silvestro 1 
Papa, é collegiata, secondo il Calindri. 
Vi era il convento degli agostiniani, sop* 
presso da'fraocesi nel 1810. L<i Statisti» 
ca registra SgS case, 4^ > famiglie, 1 755 
abitanti, de'qiiali stanziano in campagna 
34* Il cardinal Antonio ToUi è protetto- 
re del comune. A' 30 giugno principia 
la fiera, e si protrae per 8 giorni. Fera* 
ce di lutto è il suo territorio, i coi piii 
abbondanti prodotti tono grano, vino, 
olio, ghiande e fieno. — - Questo castello 
nel secolo XV apparteneva all' ospedale 
di s. Spirito in Sassia di Roma, come 
notai nel voi. XV, p. 71. Si trae dal 
Gallico, De Itineribt$t Rotnanornm Ponr 

^ li/lcumt che recandoti Giulio 11 nel aet- 
tembre i5o5 a Qvila Cattellana e altri 
luoghi, recessit de Civitate Castellana^ 
et cunt eo omnes sex Cardinales. Ejui" 
iavit Fabricam^ ubifecU pràndium 



VIT 

expemie Cardin, Reccaaalenfis Hiero* 
nymi Bassi de Binare, Facto prandio^ 
Papa equilavit Surianum. Nel viaggio 
delloftestoGiulioUa Bologna nel i5o6, 
da Qvita Castellana ti portò ad pràn- 
dium in Fabrica. Die dominiea 3o au» 
gusti cum adhuc nos esset mista au- 
dita» et colatione facta^ discessimtis an* 
te luce cum lumine lunae .... Àppuli* 
mus ad Castrum Faòrieae, ubi tunc de- 
gebat Card. Reccanatensis ( Girolamo 
Basto della Rovere di Savona, nipote di 
Sitto IV e cugino di Giuho 11, vescovo 
di Recanati e di Sabina), qui omnes nos 
excepit non mìnut copiose, qnam deli' 
tio^e. Adjuerunt cum PonUfice Cardi- 
. nales fV, et ipse Reccanatensis in loco 
ultimo . . . Rustici claves obUtlerunt : Ad 
Ecclesiam non itum fuit. Eadem die 
hora circa 19, ex Fabricae recessi mus^ 
evitata via Canapina^ at male propter 
monttm continue ascendimuv, et inde 
descetidimu8fif:Ba%ìiba Viterbo. Con vico 
dire che il luogo fosse delizioso, e che il 
cardinal Della Rovere lo frequentasse e vi 
soggiornasse, poiché narrai nella sua bio* 
gralìii, che morì io Fabrica nel i5o7, e 
trasferito in Roma in t. Maria del Popolo, 
Giulio 1 1 gli eresie un tuperbo monumen- 
to, ove ti dice /imitino suoB. M.pos. Col 
Ciaccooio, f^itae S. R, E. Cardinalium, 
t. 3, p. 64, qui stabilisoo il giorno del 
suo decesso. E vita migravit in Oppido 
Fabricae die prima septembris i5o7y 
corpus in Urbe translatum. Quindi er* 
rò lo Speraodio, Sabina sacra^ p. 236, 
nel dirlo morto in Roma. Imparo dal 
Bussi, che Giulio 1 1 a' 1 6 settembre 1 509 
pernottò io Fabrica, e nella tegueote 
mattina, do|M> udita U metta, partì per 
la Queròìa. Che l'aria fotte eccellente e 
piacevole il soggiorno, n'è prova ulte- 
riore l'essersi poohi anni dopo recalo in 
Fabrica il cardinal Gio. Battista Palla» 
vicino di Genova, per ristabilirti in ta- 
Ittle, ma ivi morì d' anni 44* ^^^ *' 
Ciacconio: Erumpente rursus morbi vio* 
lenta, die ii augusti^ eequenii iwcfc 



VIT 

anno 1 5^4 ^^'^us humanis exeeait Ed 
anche il tuo cada fere, trasferito • Roma, 
ebiie onorevole tomba in •• Maria del 
Popolo. A«ea fatto testa meoto a* a a lo- 
glio, in cui al tuo titolo di a. Apollina- 
re, al quale avea eom iodato a costrui- 
re il palazzo, lasciò fondi per V erezione 
d' un bcueficiato prete a 4 canonicati ; 
quorum praesentalionem ad ìiaeredes 
suo 8^ instituUonem ad CardinaUm s. 
jìfpollinans iiiulum prò tempore huben* 
lem ptrlinere mandavii, Quoi cerds 
ditbn$ prò aeterna suae animae salute 
sacra operarla officia q uè ecclesiastica 
peragere voluit^ quibus redditus sutri' 
narum^ qua ipse palatio s, Apoilinaris 
contiguas extruxerat^ assigna\fit. Paolo 
III nel i537 formando lo Slato di Ca- 
stro pe' suoi discendenti Farnesi, y\ unì 
la contea di Roociglione, compresa Fa- 
brica, che smembrò da s. Spirilo, come 
con Degli Effetti riportai nel citato voi. 
a p. 7a. Iiifeudazione cessata nel 1649^ 
onde Fa brica ritornò all' immediato do* 
minio della s. Sede. Nel paragrafo Fi- 
gnanello, narrando l'accesso nel 1725 
di Benedetto XIII, dissi pure del suo pas- 
saggio per Fabrica. 

Governo di Sutri» 
Sutri (Sutrin.). Città vescovile, con 
residenza del vescovo e del governatore. 
Il vescovato è unito a quello di Nepi^ 
riparlato in quel paragrafo, dovendosi te- 
ner presenta l'avvertenza importante ri* 
ferita nel voi. LXXVIII, p. a8o. Laon* 
deal proprio articolo altro non ho da 
aggiungere che il riferito dalla Statisti' 
ca pubblicata posteriormente nel 1857. 
Nella città ha le chiese pai rocchiali, del- 
la cattedrale liasilica di s. Maria Assun- 
ta, e l'altra di s. Silvestro. Conta 367 
case, 4^8 famiglie, 1 998 abitanti, tra' 
c|ttali 45 stanziano in campagna. Tra' 
prioù sono compresi 1 3 studenti e 9 mi- 
litari. Tutto il suo governo contiene 
7089 individui. La diocesi comprende 
Capranica^ Ronciglione, Fico^ Bassano 
di Suiri^ che hanno io quest'articolo i 



YIT 61 

loro paragrafi ; Angoillara, Bracciano^ 
coir anne»io Pisciaralli, Trevignaoo, di 
cui nel voi. LVIII^ p. 116, 118, 121; 
Canale, già Monterano, coli' annesso 
Monte Virginio, de'quali nel voi. LVIII, 
p. i34,25i ea5a. V Album di Roma 
nel t. 17, p. 287 ci die'il disegno inciso: 
U Eremo sul Monte Virginio presso 
Oriolo. Quindi soggiunse : L'articolo in 
un prossimo numero. Non mi riuscì tro- 
varlo, se pure non si volle alludere a 
quanto dicesi nel contesto di altro arti* 
colo, di cui farò parola nel paragrafo dì 
Oriolo, La diocesi di Sutri ha 3 vicarie 
foranee, 18 parrocchie, 17,080 diocesa- 
ni. Un'avvertenza, ^'el citato voi. LVIII, 
p. 1 18 e lai, descrivendo la Comarca 
di Roma^ riportai il governo di Brac* 
cianOf che si compone ancora delle co* 
ni uni di Trevignano e df Oriolo. Per 
una svista ommisi Oriolo, e siccome fii* 
ceva parte del governo di Sutri^ vi sup- 
plirò in floe del suo governo. Questa se- 
vi ana disposizione pubblicò il Giornale 
di Roma del 1 85 1 col n. 54, ne'seguenli 
termini. *• Per benigna concessione della 
Santità di N. S. Papa Pio IX nel giorno 
37 gennaio i comuni di Oriolo e di TVe- 
vignano vennero appodiati al governo di 
Bracciano^ Comarca di Roma. Mon sarà 
giammai cancellata la gioia universale, 
con cui la città di firacciano a'a del suc- 
cessivo febbraio, giorno dedicato alla 
Purificazione di Mariass., festeggiò sì pro- 
ficua sovrana munificenza ". Nel citato 
voi. LVIII, p. I30, feci cenno degli u- 
tiliisioii bagni di Ficarello^ \ quali me* 
ritano qui altre parole, perché Trevi- 
gnaoo e Bracciano appartennero alla prò* 
vincia. In riVa all' amenissimo lago di 
Bracciano, e poche ore distante da Ro- 
ma, vi sono i bagni di Vicartllo, ovvero 
le Aeque Apollinarì, tanto celebri pret- 
so gli etruschi ed i romani. La freschez- 
la e salubrità dell'aria e la comodità del- 
l'ampio edilicio, fornito d'ogni suppel* 
lettila all'uopoi rispondono alla fama 
dellasiogolafc tfiicacia delle acque ^^/- 



6a VIT 

bnnri, ehe te owertMiooi chiroicbe le 
haooo dichiirale acidule talioe e dì 4' 
gradi di temperatura. Ne ragionò il Bao- 
ci Dell'opera De TTiermis, e nel i843 
ne feoe ranalMi il prof. Barlocci. Da ul- 
lioio ne pubblicò dotta diitertaaione il 
d/ Masi, nella quale accenna le virtò te* 
rapeutiche e le •«ariate malattie guarite 
eolle bibite, colle docciature e i bagni 
di queste acque terinali. Riescono diu-*^ 
retiche e purgative, e quindi anche utili 
negl' infarcinienti addominali, ed aflb* 
sioui che da essi derivano. AH' estemOi 
aia in bagno, che in doccia, giovano nel* 
ra£Fetioni cutanee, più negli erpeti, e so* 
prattutto ne'cronici reumatismi. Dc'Im- 
gni n' è direttore Edoardo Freylag. SI 
può vedere il Giornale di Roma del 1 858| 
al n. 463. Ricavo dal diarista Cecconi| 
ehe Innocenzo Xlll neirestate faceva uso 
de' bagni di Vicarello, coiracqua cheti 
trasportava in Roma. 1 bagni di Vica* 
rcllo, Taotico f^icus Aurelitn, sono di« 
«tanti da Trevtgnaoo a miglia e 6 da 
Bracciano, e vi si giunge per la via ro* 
labile che volta alla stasione di Selle 
Vene. 

Bassano di StUri, Comune della dio* 
cesi di Suiri, situata porzione in piano, 
ponioiie in monte, con sufficienti fabbri* 
4sati, d' un miglio circa di circuito, cinti 
di mura, con borghi. Il clima è tempo* 
ratOy dominandovi la tramontana e lo 
acirooco. Abbonda di limpide e leggere 
acque, come il suo territorio. Il magoifi'» 
co palazzo già de' principi Giustiniani^ 
t^gi del priucìpe Òdescnlchi^ colla oo« 
bile villa, M>iio degni di gran citlii. Rife- 
risce il Mibby, Analisi de* dintorni di 
Roma^ t. 3, p.i44- ^^ ^iH^^ Giustiniani, 
e l'annesso palazzo, o casino della villa 
come dicesi, furono cottruiti dal Vigno* 
la: l'ampiezza de'viali, e la vetustà delle 
elei e degli abeti che vestono questa villa 
ne fanno delizioso il soggiorpo. La villa 
ai congtunge a mezzo d' un ponte al pa* 
lazzo, opera sontuosa del marchese Vio* 
censo Giuitiniani, il quale, secondo il Ba- 



Vlt 

glioni a secondo il Passeri, cfaiambad or* 
■arlo i pittori più Insigni del tempo tuo, 
ch'é quanto dire il fiore delh seoolabo* 
logoete, e fra le altre opere ivi si coìibì* 
ra un eamerino dipinto dal Domeniebi^ 
no: egli nel mezzo della volta eflSgjiò Dia* 
na sulle nuvole; e da una parte la fiivola 
d'Ifigenia (intenderà dire di quella fer- 
mata col fatto della Gglia di Jefte, nar* 
fato dalla sacra Serittnra), e dall' altra 
quella di Alteone (che I poeti finsero la* 
cerato da' suoi cani da eaoeia, per aver 
mirato Diana nel bagno, o coma al- 
tri dioono, per aver sposalo Scmele a* 
osante di Giove). Il Gtonude di Roma 
del i854 ripetutamente «munciò, co- 
me a p. 348 e 690. Vendila volonlarta 
dell'ex fèudo baronale di Bastano praMO 
Su tri, con titolo di principato, distante 
da Roma àrea miglia 3a, appartenente 
alla primogenitura e fideeoamiiso Gin- 
sliniaoi. Essendo stali o&rti so.ino,ooot 
compresi i rispettivi diritti e ragioni, il- 
oiarcbeie Leonardo Benedetto Gi n i li nM i 
ni, a vantaggio della primoganilnni A 
ma izmiglia, invitò tu tale malAn In ^• 
gesimaepoi la testa, a ciò nnloriiBBtn db' 
pontificio re4critto de' 1 8 dicemlm iBSlL' 
Indi si dice: L'ex feudo è conipotlo dftttt 
territorio di circa rnbbie ftmw!ùa tSSp. 
Di magnifico patazao nobile iHnnkiM^* 
tura del celebre Vignola, In A «^ tnliT 
nebili furono dipiote da su] 
de' valeotittimi pittori 
baoo Gafa di Battano» Zueaari er nfen. 
Di un' imponente e bellittidta fM«, con- 
paroo annetto, del qnaàtitalivo in Intla 
rubbia 3o, entro In qliale nltm pnkno^ 
nobile. Villa e palaaao pariatenti di nr*' 
ohitetlura e ditegno del lodalo Vignola. 
Di grandioti granari, rimette e tiri la^ oan 
Ittltoeiò che può ettere necettario sdì nna 
nobile teuderia. Di molte «io ed nllM 
fabbriche, di centi e canoni A% cmUanli 
che a grano, ed il tolto etitlenlo dotrtM 
Bastanottesso. Notificòpoìlottciio Omt" 
naie de' 1 8 ottobre 1 854» Battano^ gma» 
ta Urrà, ha un gmndioto palano io coi 




VIT 

•i ammiraqo molli diplnlì ukìIì lia'cla^- 
sicì penoelli del DomenìchinOy dell* Al- 
bani e de'Zuccari : accanto al quale lor- 
gè un grandioso giardino fatto con dise- 
gno del Vignola. Ora questo niagnìGco 
luogo apprliene aireccellentissimo prin- 
cipe d. Litio Odetcalchi» duca del Sir^ 
mio (/''.) e di Bracciano, il quale nel 
passato leltembre andò • f ititarlo per la 
I / volta assieme alla propria consorte d. 
Sofia, ed a'suot figli d. Baldatsare e d. La- 
dislao^ riscuotendo una testi «a accogliensa 
da quella po|K)latione. %Scrisse ilCalindri, 
e ripetè il Palmieri, che il bel' palatto 
V eressero gli Anguillara» indi aocresoiu* 
tOyC nel 1607 abituilo con distinte pit- 
ture deir Albani e del Domenichino. La 
villa essere superba ingrandì viali di ver- 
tura. 1 medesimi scrittori aueriscono, che 
Innocenzo X nel 1 646 eresse in Bassa no 
una specie di collegiata, nella chiesa par- 
rocchiale di s. Maria Assunta ; e v'istituì 
una fiera per allora franca,checomincia il 
I .^novembre e prosiegue per altri 1 o gior* 
ni. Altre fiere si tengono il t.* di maggio 
e il I a di agosto. Registra la Siatistica 
347 ease, 38o famiglie, 1 787 abitanti, 
Ira qOali-37 dimorano alla campagna. Il 
territorio è ubei toso^ e fornisce a dovi- 
tia ogni genere, precipuamente vino, o- 
lio, grano I fegumi, lino, oltre i pascoli. 
Conitene pure gran copia di castagneti 
•elvnticii di cerri, di miniere di solfo, in- 
oltre il Calindri crede trovarsi nel ter- 
ritorio le vestigia del Poro Claudio, af- 
feroandolo pure il Palmieri; e soggiun- 
ge che ivi si rinvenne un piedistallo an- 
tico di marmo con V iscriaione: T. Ho* 
stiliu9. L. D. Manitis, An, M. /*. & /• 
— Dice il Nibby. Una via mena da Su- 
tri a Bastano, che • diffei-enxa di altre 
terre dello stesso nome, auol dirsi Bas» 
Mano di Snlrij e prima si traversa la val- 
le del Promonte, e poscia entrasi iu una 
flrada amenissima tagliata nel tufo, che 
•cavalca la lacinia fra questo rivo e la 
iralle delle Molle: dopo a miglia, passa- 
te le mole, tea? alcasi un'altre frastaglia- 



VI T 61 

tura del monte che sovrasta Tantica sta- 
zione del Ficus Matrinii (il p. Ranghia* 
sci-Brancaleoni diceche la stazione della 
via Cassia, la ((uale trovasi immediata- 
mente dopo Suirium, andando verso Fi- 
renze, nomata f^icus Matrinii, oggi cor- 
risponde al casale delle Capannaccie, già 
tenuta di Famiano Nardini): si scende 
circa al 3.* miglio ad un magnifico ponte 
moderno, edificato sul rivo che prende il 
nome dalla vicina terra di Bassano, e la- 
sciando a destra il convento de'cappucci- 
nij si entra in Bassano, il quale nel fab- 
bricalo presenta il carattere di Sutri 
(F')> Essa pure direbbesi d'antica data 
d'origine, poiché sul ciglio delle rupi os« 
servansi vestigia di mura di grandi pie- 
tre quadrate sotto le costruzioni poste- 
riori. Dice il Bondi, Saggio storico del» 
t antichissima città ili Sutri, che Bas- 
sano si vuole fabbricato da' sutrini, ed 
è certo che gli fu concesso il territorio 
da Sutri. Se dnn(|ue il paese è antico, se 
alcuni vogliono col Palmieri che sia il 
Caslrunt Amerìniun, che il Cluverio po- 
se a Bassano in Teverina, non pare do- 
versi ritardare l'edificazione da' sutrini 
circa il 1 175 sotto Alessandro III, ovve- 
ro al dird'altrì nel pontificato d'Adria- 
no IV nel 1 157, perchè vi tenue abboc- 
camento con Federico 1 imperatore ; opi- 
nione esibita dal Calindri. Fu signureg- 
giata da diversi baroni, e quindi dagli 
Orsini.Narra Degli Effetti, che contro gli 
Orsini avendo mossa guerra Alessandro 
VI, nel i49^ ^ meglio nel 1496» prese 
loto Bassano, Sutri, l'Isola ealtri luoghi. 
Gli Ordini ricuperarono poi Bassano, in- 
di lo venderono a' Giustiniani. Avendo 
il principe di Bassano d. Andrea Gina!- 
niani sposatola figlia di Pauiphilio Pam- 
phiij e di d. Olimpia Maidalchiui, il car- 
dinale Ptomphilj zìo della sposa, divenuto 
InnooenzoX, secondo i sunnominati scrit- 
tori nel 1646 onorò di sua presenza Bas- 
sano, e fece le narrate concessioni, anno 
in cui non sono d'accordo, perchè piU 
tardi Innocenzo X venne oella provincia, 



64 V I T 

come dichiarai nel paragrafo!. Martino, 
Nel 1 7 1 7 e nel 1721 vi andò pure a ?il- 
leggiare nel palazzo e lilla Giuitiniani, 
Giacomo III re cattolico d' Inghillerrai 
residente in Roma. L* Effemeridi lette» 
rarie di Roma del 1787, danno conte*- 
sa della Memoria medico-pratica- eco- 
nomico'polilica di Felice M* Donarci- 
a dottore in filosofia e medicina ^ ed aC' 
cadtmico Georgico- Tarquiniense^sulla 
cura della popolazione di Bassano pres- 
to a Sutri da' primi di maggio a tutto 
ottobre del 17861 Ronciglìone 1787. E* 
una difesa del metodo dall'autore teouto 
nella cura delle febbri intermittenti che 
afflissero la popolazionediBassanodiSutri 
da'primi di maggioa tutl*ottobre 1786; 
sottomettendola all'oculato e dotto medi» 
co pontiGcio mg/ Saliceti. Egli comincia 
dal dare una succinta idea della terra di 
Cassano, che non può essere più deliziosa, 
deiraria, dell' acqua e de' suoi prodotti; 
non menodegli abitanti,tutticomunemeQ- 
te atletici, laboriosi,di svegliato ingegnOiC 
che d'ordinario giungono sino alla più 
canuta età. Quindi non ostante tutti que- 
sti favorevoli dati, la sregolatezza e l'io- 
curia degli uomini, e le smodate fatiche, 
da un cantone l'inclemenza delle stagioni 
dairaltro,ponnodareorigineamoltiroor^ 
bi; e tributati poi elogi al principe Giu- 
stiniani signore del luogo, per la pater- 
na cura da lui sempre presa d'allontana- 
re le cause morbi fiche tanto fisiche che 
morali , passa il d/ Donarelli al princi- 
pale assunto della sua Memoria, cioè al* 
la descrizione delle dette malattie. Per 
r avversione degl' infermi alla polvere 
delle china- china, o impotenti a com* 
prarla, piuttosto che vederli perire, il d.' 
Donarelli sostituì ad essa V uso d'un'ac* 
qua acidula nascente lungo il fosso defle 
ÀI ole di Bassa no, e da lui creduta ido- 
pea air uopo, niente meno e fors' anco 
più della china-china. Lo portò primie- 
ramente a così pensare la natura di quel- 
r acqua limpida cristallina e pregna d'a* 
cido aereo, perciò opportuna u vincete 



VIT 

r indole alcaleicente e putrido-fernieii« 
tante dell' eccedente bile che manifesta- 
vasì in quelle febbri. Lo confermò poi in 
questo suo pensiero l'autorità d'accredi- 
tati maestri nell'artei e principalosente 
quella del celebre HoffcnaDn, che molte 
febbri ostinate e anco recidive, perchè 
troppo frettolosamente soppresse, non 
solo terzane, ma pure quartane, attesta 
d' aver felicemente curato eoli' uso deU 
l'acidule ; quella del òJ Thierry, \m qua- 
le assicura d'essere state debellate dalla 
sua acidula di Capranica molte febbri 
intermittenti/:he aveano deluso l'efficacia 
dello specifico peraviaao ; e finalmente 
le portentose cure delle medesime febbri, 
che coir acqua acidula de' Ptsciarelli, sì 
naturale e sì artificiale, meglio assai del- 
la peruviana corteccia, aveaoo operato 
il d.' Lattieri io Napoli e il d/ Orlandi 
in Roma. Prescritta dunque dal d.' Do- 
narelli l'acidula, eoo debito metodo, 
compì felicemente 56 non beili cure. 
Tutta volta, a dispetto di tanta evideniai 
vi fu chi di notte devastò la sorgente, 
per non essersi prima mai usata quale 
antifebbrile, e per attribuirsi ad essa la 
morte di 4 parsone. Il d.' Dooarellìj ciò 
impugnando, a bene pubblico, invocò 
l'autorità dell'archiatro, pel ristabilimen- 
to del devastato fonte, la cui salubrità ad 
efficacia chiaramente dimostra colla ra- 
gione e r esperienza. 

Capranica di Sutri. Comune della 
diocesi di Sntri, con territorio in colica 
piano, paese di molti fabbricati e alcuni 
di buona architettura. £ distante 2 mi- 
glia da Sutri, 3 da Bassano di Sutri, 4 
da Ronciglione, 8 da Nepi e 33 da Ro- 
ma. Giace sur un piano monte alla fal- 
da del Cimino, ed ha una bella e colti* 
vata pianura a ponente. Il suo interno 
perimetro è metri 1396; buona ha la 
strada di mezzo, le altre essendo erte, e 
la porta maggiore è posta sul tufo. L' a- 
ria vi è pura, il clima piuttosto tempe- 
rato, dominandovi a preferenia la Ira- 
moutaott. Lo scirocco è riparato da un 



VIT 

boscO| distinte i oo passi dal peate. Go- 
de ncqua copiosa e ottima. Ha due chiese 
parrocchiali, Pinsigne collegiata di s. Gìo* 
irannì Apoitolo ed Evangelista, e quella 
di s. Maria. Si distingue la i/anoo per 
la grandezza e maestà deiredifizio a fol- 
ta reale, con beli' organo del Morettini 
di Perugia. Si compone il capitolo del* 
l'arciprete e di j8 canonici, coirinsegna 
corale della mozzetta paonazza. L' alta* 
re maggiore ha per quadro s. Giovanni 
che scrive V Apocalisse^ ben dipinto nel 
1 83o dal cav. Pozzi. Nel i .* altare a cor- 
fin Epistolae si venera la miracolosa Ma- 
donna^ che la tradizione dice avere aper- 
to gli occhi a' 18 luglio 1796. Appartie- 
ne alla famiglia Petrucci. £ vi è un bel- 
lissimo Crocefisso di legno di grandezza 
naturale. La chiesa di s. Maria é antica, 
ed ha i' organo. La chiesa de' ss. Loren- 
zo e Francesco, unita al convento de'mi- 
nori conventuali, è a tutta volta con due 
navi, dice il Palmieri, con organo : nel 
coro, dietro I' altare maggiore, si vede il 
magnifico deposilo marmoreo de'fratel- 
li Francesco e Nicola Orsini, conti del- 
l'Anguillara e baroni di Capranìca, mor- 
ti il i.^^nel i4o6, l'altro nel i4o8. Le 
loro due statue al naturale sono giacenti 
lungo r urna, ed eleganti appariscono i 
fregi del monumento. Il Marocco ne offre 
l' iscrizione sepolcrale, insieme ad altri 5 
cpitaiB appartenenti ad altri defunti. Ad 
un 4** di miglio dal paese,a capo della pas- 
seggiala fiancheggiata da olmi, trovasi 
l'elegante e maestosa chiesa della Madon- 
na del Piano^ dal Marocco celebrata ar- 
chitettata da Vignola, con belli affreschi 
creduti de'Zuccari. Dalle due iscrizioni 
sepolcrali, predotte dal Marocco, si rica- 
ira, che il soffitto Io fece la casa Forlani, 
e che ornò il tempio Ignazio Petrucci pro- 
tODotario apostolico, che per 39 anni fa 
arciprete della patria collegiata. Propin- 
quo alla chiesa vi è il convento de'mino- 
ri osservanti irlandesi. Due sono le feste 
popolari : nel i .** settembre pel patrono 
a.,Terenziano vescovo e martire» l'altra 
Yoi. cu. 



VIT 65 

e con maggior pompa 1*8 di detto mese 
per la Natività della B. Vergine, per l'il- 
luminazione serale di tutto il paesej la 
quale si protrae fino alla Madonna del 
Piano e alla bella facciala del suo tem- 
pio. Non vi mancano sodalizi. Si dotano 
3 zitelle povere ogni anno, una dalla 
collegiata, l'altra dalla confraternita del 
ss. Rosario, la 3.* dalla confraternita del- 
la ss. Annunziata e del Carmine. I pove- 
ri hanno l'ospedale di s. Sebastiano. E- 
siste pure il monte frumentario istituito 
nel 1641 pe' bisognosi di Capranica da 
Mattia Nardioi, appartenente alla fami- 
glia ragguardevole del luogo. Vi sono 
scuole pe' maschi e per le fanciulle, noe 
che scuole uollurne pe' poveri artigiani 
e contadini. La Statistica registra 5^5 
case, 559 famiglie, 241 3 abitanti, de' 
quali 84 stanziano nella campagna. Tra' 
suoi illustri ricorderò il celebre antiqua- 
rio Famiano Nardiut autore di pregiate 
opere : come, Roma antica : V antico 
Feto, Nicolò Naidini autore del Discor- 
so sulla cattedrale vescovile di s. Tolo* 
meo in Nepi. Filippo Petrucci eletto ge- 
nerale de' barnabiti nel 17 17» morto in 
patria nel 1 728, ed altri di sua famiglia. 
Il territorio produce il bisognevole, in 
abbondanza ottimo vino, che si traspor- 
ta a Boma e in Maremma, in copia i ce- 
reali, frutta e discreta quantità d' olio, 
oltre i pascoli. Avendo molte macchie, 
parecchi s' industriano nel commercio 
delle dogarelle, che si spediscono nella 
Spagna, e nello stesso slato pontificio, 
colle filagne, tavole, passoni, travi. Con- 
tinue sono in Capranica^ riferisce il Pal- 
mieri, leguarigioni degli ostruzìonari e di 
altri mali, per le celebri acque acidule 
ferruginose che trovausi a ponente lungi 
aoo passi dal paese, ove ne sgorgyo 2 
fontane copiose e perenni : di esse ^trat- 
tarono il Dacci, Bernardo Odeschi &roo- 
so medico capra nicense, il Folchi nella 
Materia Medica , ed il celebre Thierry, 
ricordato nel paragrafo Bassano di Sw 
trif coli' opera: Des eaux minerales 

5 



66 



VI T 



de la ville de Capranica^ Rome 1 766* 
Ne ragionò pure diffusamente il d/Miooh 
Cadaoi. E il Marocco e&ibisce breve ana- 
lisi. — Pretende Calindri, che Capranica 
sia stata colonia di Oceano germano dì 
Teti ; però avverte, ciò sussistendo, van- 
terebbe un' origine antichissima. Quan- 
do la storia sì mescola colla mitologia, 
non presenta certexza. Certo, non succes- 
se a Copracoro, domucuUa d'Adriano I, 
nel territorio di P'eio (F,), ora di Cam* 
pagnano, il quale probabilmente succes- 
se ad esso. Alcuni vollero confondere Ca« 
prauica e Caprarola con quella colonia 
per l'aflìnità del nome. Anzi a distinguer- 
la da Capranica del distretto di Subia- 
co diocesi di Palestrina^ fu denominata 
Capranica di SntrL Parlando della pri- 
ma il Nibby, Analisi de* dintorni di Ro* 
may 1. 1 , p. 3g4> anch'eglì avverte : Que* 
sta terra non dee confondersi con quel- 
la dello stesso nome, posta presso la via 
Cassia a piccola distarne da Sutri, patria 
del celebre antiquario Nardini : 1' una e 
l'altra però, soggiunge, traggono la eti- 
mologia dalle capre, che piti particolar- 
mente abbondano sopra le bislse, sulle 
quali vennero fondate. Eguale origine 
onomastica die' il p. Casimiro a Capra- 
rola, 11 Bondi inclina a credere, che fòs- 
se fabbricata da' sutrìni, i quali le asse- 
gnarono il territorio. Narra il Bussi, che 
nel 1 2 1 5 era Giordano signore di Capra- 
nica, la quale fu espugnata da'viterl)esi| 
colla prigionia di quel barone. Sembra 
quel Giordano di casa Orsini, poiché 
quel ramo, il quale fu conte d'Anguilla- 
ra, signoreggiò ancora Capranica. Rica- 
duta Capranica nel diretto dominio so- 
vrano della s. Sede, questa le assegnò go- 
vernatori speciali, cardinali per lo più 
dal i465 al 1676, secondo Palmieri. Il 
principio di tal governo accenna alla 
privazione de'feudi de'conti d'Anguillara, 
da Paolo II operata. Si legge sulla porta 
urbana di Capranica, detta di Vetralla, 
la quale porta include cinta di mura: Vr* 
huno FUI Pont. Max. - Caprapica * 



VIT 

Fiae Casiiae sili restitutae » Pétblico 
aucta cttrsu - Bcnefaciori - Anno sai. 

MDCU. 

Viano. Comune della diocesi di Vi- 
terbo, con territorio in piano e in collci 
con mediocri fabbricati, chiusi da mura, 
come dice il Calindri. Marra il Palmieri^ 
dividersi il paese in antico e in moder- 
no Viano. Il 1.^ giace nella gola di si- 
nuosa montagna, ove lungi i o metri scor- 
re fragoroso il Mignone, sul quale si ve- 
de il castello baronale di forma triango- 
lare, con un torrione per ciascun angolo 
e circondato da mura munite da fortini, 
e vi si entra per due ponti. Questo ca- 
stello è tagliato tutto a picco su tu fa di 
colore rosso. La 3.* divisione del paese, 
o parte moderna, trovasi a livello di det- 
ta rocca, e consiste in un vasto prato 
pascolativo, chiamato il Piano^ cinto da 
case irregolari assai abitate, ov'é pure il 
palazzo Cilli a 3 piani, con annesso vago 
giardino. La parte antica ha vie irregola- 
ri scoscese; la moderna è piana, colla pic- 
cola piazza avanti' la chiesa arcipretale, 
ed il palazzo Cavicchioni, famiglia anti- 
chissima e illustre, ch'ebbe vescovi e pre- 
lati, ed oggi d. Angelo chiaro nelle lette- 
re filosofiche, siccome riporta lo stesso 
Palmieri. Viano è distante da Viterbo 
18 miglia al nord, 35 al sud da Roma, 
5 da Oriolo, 9 da Bracciano, i o da Ron- 
ciglione, e 3 e mezzo da Barbarano. Il 
clima è freddo umido nell' inverno, cal- 
do umido ùeir estate, soggetto a grandi 
nebbie, dominato dallo scirocco pel for- 
te taglio d'annosi boschi. La chiesa par- 
rocchiale di s. Maria ha il parroco arci- 
prete, e fu eretta del 1 5 1 8. Ha l'organo, 
ed in essa é in gran venerazione la reli- 
quia di s. Orsio paladino di Carlo Ma- 
gno, la cui festa popolare si celebra a'29 
gennaio. Vi é pure il corpo di s. Emilio 
(probabilmente di nome imposto e tro- 
vato nelle romane catacombe, e forse do- 
nato dagli Altieri signori del luogo, per- 
dié il Papa Clemente X di tale princi- 
pesca famiglia avea prima il nome d' E- 



?IT 

mino), del qaale aocor» ti f« k fatta è' 
28 maggÌ0| ed altra grande celebrati per 
la Madoooa del tt. Rosario oelia 1 / do- 
raeoica d'ottobre. Vi é il uiaettro di teoo* 
la pe' Maciulli, e due maetlre pie per le 
faoGÌulle. Registra la SlatislicaM i853, 
cete 1 57,faaiiglieao8,abitaoti 846.II pae- 
se è duoqiie in ootabile incremeoto^ per- 
cbé trof o oel Butti, che pubblicò Vlsioria 
di nurbo oel 1 743» allora contare Viano 
1 1 3 fuochi e476 anime. H territorio è e* 
tteto, TI é assai attita Tagricoltura e la pa- 
storizia, essendo soci pi incipali prodotti 
il grano, il fino, la ghianda, oltre ì pa* 
scoli. A circa no miglio dal paese» alle 
Pantane (così dette dalle acque del bgo 
Vadimooe, secondo Topinionedel Bassi, 
contro quella de' più, che lo colloca ooo 
▼lei 00 a Viterbo nel suo agro, ma pres- 
so Bassano in Tt¥erina\ ?• i una polla 
d'acqua acetosa limpida, assai utile nelle 
malattie urìnarie,'e nelle addominali fi* 
sconie, come al Palmieri notificò il d.' 
Cesare Panunti, che grattota mente gli 
somministrò le notisie di questo paese. 
Altra sorgente solfo- ferrigna é poco lun- 
gi, e giova ne'mali della pelle. Poche so- 
no le acque potabili, contengono calce e 
magnesia, e tutte scorrono dal sud verso 
borea. Eltero, o forse Alteto, e Lischiai 
sono due vicini paesi diruti. Se realmen- 
te Eltero fosse Alteto, si potrebbe dire 
col Bussi, che nel 1 169 fa donato da Fe- 
derico I a Viterbo, la quale nel i aag di- 
fese il castello contro gli sforxi de'romani 
che l'aveano assediato; e ttccome gli abi- 
tanti combatterono valorosamente e 00- 
atrinsero i romani a ritirarti, il comune 
di Viterbo concetto loro considerabili e- 
aensiooi, e li cognominò per sempre: i 
frandd di AUtlo. Indi Viterbo nel iifyx 
ìofeodò del castello la famiglia Farul- 
fii, e nel 1^83 la fiimiglia Tignosa. — 
Viano, f^iiiMtfiit,secondoilPalmieri, ven- 
ne fiibbricato da alcune famiglie dell'an- 
ticn FeiioFeìo (K), e u disse Ficus 
Fejanus^ poi Fiano. Narrando le orìgini 
slelte Sovranità della s. Sede^ sopra /Uh 



V IT 67 

ma e lo Staio Pontificio^ cominciata nel 
pontificato di s. Gregorio //verso il 726, 
rilevai quanto quel gran Papa fosse lon- 
tano d'usurpare per sé questa sovranità 
togliendola all' impero, contro le calun- 
nie de' nemici della Chiesa e del Papato, 
che confuterò ne'cenni storici di Viterboi 
e quel condotta mirabile tenne in quegli 
avvenimenti clamorosi, non ostante che 
l'empio Leone III imperatore /co/iocb- 
Mta^ ripetutamente insidiaste alla sua vi- 
ta. Fra le altre cose virtuose operate a 
prò dell' impero da s. Gregorio 11, rac* 
contai la repreuione con pronto vigore 
dell'audace Tiberio Petasio, il quale pen- 
sando di profittare dallo sfoscio in che 
andavano le cose imperiali in Italia, ar* 
di temente si propose nientemeno d'usur- 
pare per sé il regno romano, levando a 
ribellione parte della Tuscia Romana, e 
già avea fatto gente e preso giuramento 
di fedeltà da que' di Maturano, di Luni 
e di Blera. Questi erano luoghi del du- 
cato di Ronia^ in quella che allora chia- 
mavasi Tuscia Rornanorum, Si crede 
Maturano il medesimo che l'odierno 
Barbarano^ di cui più avanti. Luni, non 
certamente la celebre città omonima pò* 
sta sul fiume Magra, e il Muratori all'an^ 
no 730 dubita, che non debba leggersi 
FianOf castello che tta tra Barbarano e 
Sieda otsia Blera. Alla nuova della ri- 
bellione, £utichio etarca di Ravenna pet 
l'imperatore, che trovavati allora in Ro- 
ma, pacificatoti con t. Gregorio 11, si tur- 
bò e cadde d'animo. Ma il Papa conforta- 
tolo, mandò con esso lui a reprimere que* 
ribelli i principali della città e dell'eser- 
cito romano ; e questi giunti a Matura- 
no, presero Petasio e l'uccisero, e tpeo-* 
sero con lui d' un sol colpo la ribellione* 
La sua testa recisa fu mandata a Costan- 
tinopoli all'imperatore, il quale neppure 
per ù bel tratto, non t'indutte a restituire 
pienamente la sua grasia a' romani. Ora 
ìàCiviltà Catiolica che, giovandoci degli 
studi delTroya e di altri recenti scritturi, 
va pubblicando con insuperabile duttri- 



68 V IT 

^•ereni erìtica,€ fatta eruditioiie, la O- 
rigini della Sovranità temporale de^PO' 
pi, che io immeosamente ammiro e gu* 
alo pe' tanti studi fatti su di essa e pub- 
blicati, nella serie 4*'> t* 6, p. 470| offre 
importante articolo intitolato: La città 
di Luni sulla Magra e il castello di ìm^ 
ni nel ducato Romano, Ricordando il 
por già da essa riferito della ribellione di 
Tiberio Petasio nella Tuscia Romano^ 
rum^ il giuramento ricevuto da qua' di 
Maturano, di Biera e di Luni, nominate 
da Anastasio Bibliotecario, l'opinione del 
liuratori, che per Luni(F,) non si doves* 
aa intendere la famosa posta alle frontiera 
Liguri (di questa etrusca distrutta città di 
facente fu pubblicato il Discorso storico 
sulla città di Luni del sacerdote Fedele 
Luxardo, Genova 1 860. La descrisie E* 
trosce e una delle 111 Lucomooie, dopo 
essere stata dominata da' liguri, Roma- 
"M, e Barbarica, dorante il quel periodo 
perì, per opera de'saraceni e de'norman- 
ni,a quindi totalmente abbandonata an* 
to dal clero, quando si trasportarono a 
Sarzana con le reliquie di Lnoi le ooo* 
rificenze di città), e che non conoscendo 
altra città di simil nome, dubitò non si 
dovesse leggere Fiano^ appunto per tro^ 
Tarsi fra Barbarano e Bieda. A togliere 
di mesto il dubbio del dottissimo anno* 
lista, ed a chiarire questo punto non igno* 
biledalla corografia romana, dimostran- 
do come da tempi antichi esistesie vera- 
mente fra Maturanum e Blera una La* 
mi, un cortese ed erudito gentilmente co- 
municò alla Civiltà Cattolica la seguen- 
te ootisia, attinta a fonti sicure e da per- 
sone ben conoscenti de' luoghi. Se quel 
magistrale periodico stimò pregio dell'o- 
pera il comunicarla a' suoi lettori, io la 
trovo, in riprodurla, intrìnseca per que- 
sto articolo e opportuna al presente pa- 
ragrafo, anco per averla accennata nel 
paragrafo Ronciglione, parlando del Ga* 
stello di Fico, infeudato con Luni, san 
Giovenale e altri castelli, alla famiglia de 
Vico, con l' autorità del Bussi. » Ltmi, 



?IT 

Zarne o Luna fu dttà, ovvero castello e* 
tnssoo situalo alla destra del Mìgnone^ 
tra pooo sopra al confluente di questa col- 
b riviera Vesce, e distante, credo, ao io 
miglia da Barbarano eda Biada, rtmpel- 
lo alle montagne della Tolfs, che domi* 
«ano la sinistra del detto Mignone. Ne 
restano i ruderi a capo d' una rupe non 
molto elevata vidnoal Vignolo, al piano 
ebe tuttora chiamasi A'^iit di Luni, ed 
a Honlefortinò, nome che pur si dà ad 
una rupe prossima, la quale sembra eoa 
■rie ben acconciala ad uso di rocca. Go- 
de quel piano d'ottima acqua sorgente, 
b migliore di tutto il lerritario. La ne- 
cropoli, che si estendeva fino alla strada 
delle Quadrello, venne firugata ne' bassi 
tempi e spogliata ; nondimeno vi si ve- 
dono tuttavia de'sepolcri adorai di baHi- 
rilievi. Alcuni* franlwmi di vasi rinvenuti 
Belle vicinante ricordano la più bell'epo- 
oa dell'arie etrusea. Ancor più empiono* 
titie « sarebbero areale da una grande 
bpide etrusca di cinque o seieento lette- 
ra ivi diseppelliu nd iSSg, se i pastori 
non r avessero fatta in petti e cosi mu* 
rata in un abbeveratoio. Non può dun* 
qua mettersi in dubbio l'esislenta di que- 
st'altra Luni. Ciò non ostante di essa non 
ai ha mcntione negli antichi scrittori che 
d rimangono^ sia perchè non abbia avu- 
ta giammai grande importante, sia per- 
chè essendo già decaduta allorché i ro* 
mani soggiogarono l'Etrarìa; e vìgoren* 
do per eòolrario b prioM, di questa so* 
la siasi conservato il nome e la Gima pre- 
valente; sia perchè non posta, come Bie- 
da, sulla via Claodia fosse sempre pooo 
nota agli scrittori Ialini, da'quali Ionia* 
mo ogni antica memoria. Prima d'Ana- 
stasio non so che altri l'abbia nominala; 
ma è eertissimo che nel i i6g fu donala 
insieme a s. Giovenale (luogo vicino che 
quindi innanti si vede costantemente ac- 
coppiato alla nostra Luni) al comune di 
Viterbo dall' imperatore Federico L Nel 
ia4s fu data in feudo alla Csmiglia Fé* 
rnlfii, jB non guari dopo tornata al mede* 



VIT 

•iiBO eomaiie per ooneMerd maotenoCì 
i patti. Nel taés la ebbe oello iteiio mo* 
do la famiglia de Vico: e cirea quel ten- 
po gli Oriioi, che tignoreggiataDO le 
coofioanti terre della Tolfa, come oeiiii- 
d mortali de* de Vico» assaltarono im« 
provvisameote Luoi» e oe Acero sì mal 
goTerno cbe Pietro de Vico reputò bene 
Uapiantaroe a Bieda la popolatione sfug* 
gita al crudele macella Omesse altre no- 
tizie, noto per ultimo un breve di Papa 
Paolo II del i465| esistente nell'archi- 
▼io comunale di Bieda, nel quale, (aite 
varie concessioni, si dice: FolatnusqttO' 
que.„ quod Uberi et exempU sitis glan* 
iiium^ spicantm et herbarum lenimenti 
veslrae terrae^ et herbarum dumlaxat 
s. Juvenalis et Luni, Del resto il nome 
di Luni è vivo tuttora in bocca a tutti 
i popoli circonvicini ; ed è inoltre segnato 
nelle carte geografiche, anche non molto 
antiche, quantunque dovrebbe collocar- 
si più presso al confluente : trovasi cosi 
nella carta grande dello Stato PontificiOf 
in quella dedicata al duca di Blacas, ed 
in quella del Patrimonio pubblicata Tan- 
no 1 791 "• In tal modo venne incontra- 
stabilmente chiarito e prò vate, che ^id- 
no non fa Luni. Osserverò poi di pas* 
•aggio,che gli storici, di Toscnnella(f^.\ 
oltre T Ughelli, contano fra' loro illustri 
s. Eutichiano Papa del 375, che comu- 
nemente si vuole di Luni, alia foce del 
fiume Macra, che divide la Liguria dal- 
la Toscana. Forse essi l'avranno attri- 
buito alla Luci ctrusca, o perchè ab a/t- 
tico appartenesse alla loro diocesi e con- 
tado. Ma il Cerini, Memorie storiche 
della Lunigiana^ t, i, p. 2 1 ; Z?i s, fiis* 
tichiano^ apertamente lo sostiene di Lu- 
ni, e figlio di s. Caio Marino martire del- 
la chiesa di Luni, detto ancor Massimo, 
di nobilissima stirpe, discendente di Lu- 
cio Martin di Roma, il quale nelTimpe« 
ro d'Adriano pose stanu in Lunigiana, 
e nella città di Luni hsciòdovisiosa fa- 
jniglia. Inoltre il Cerini confuta il p. Ce-^ 
sarà Fnmciotti, cbe pretese s. Eutichia* 



▼ IT 69 

BO di Monte Magno di Lucca* Deposto 
il corpo di s. Eutichiano nel cimitero di 
Calisto, a tempo d' Innocenzo X fu ri- 
mosso per opera di Filippo Casoni ve- 
scovo di s. Donnino, e riposto nella eat- 
tedrale di sua patria Sarzana^ ove era 
stata trasportata la sede vescovi la di Lu- 
ni, dopo che questa fu distrutta da' sa- 
raceni neli'849» ^ ^^^ ^"^^^ rovinata da' 
normanni neir86o. La deposixioiie di 1. 
Eìutichiano in detta cattedrale, si efEettuò 
a preghiera di Nicolò Casoni conte di 
Villanova, fratello di detto prelato. Il 
Semeria, Storia ecqleaiastica di Geno* 
va e della Liguria^ p* 337, ^'^ ** ^^^' 
chiano nativo di Luni, e siccome questa 
città sorgeva alla foce del Macra, che se* 
para la Liguria dalla Toscana» così da 
certi storici ecclesiastici fu detto de Tu» 
sciaj tuttavia é cosa riconosciuta e pro- 
vata, che alla Liguria appartiene quel 
Papa. La cattedrale di Sarzana tuttora 
ne venera le sagre reliquie e ne recita 
l'uffisio ecclesiastico. Anzi il Bìma, nella 
Serie cronologica de' vescovi del re» 
gno di Sardegna^ p. 272, crede eretta la 
sede di Luni da s. Eutichiano, per deco- 
rare la propria patria. Il Repetti, Dizio* 
nario geografico^ storico dellaToscana^ 
il totale abbandono di Luni in Val di 
Magra T attribuisce al secolo XV, e che 
allora il clero portò a Surzana le ss. Re- 
liquie e r onorificenze di città vescovile; 
ragionando non poco dell' ubicazione di 
Luni, a cui i più attribuiscono l' onoro 
d'essere stata patria di s. Eutichiano. Ri- 
scontrai anco Anastasio Bibliotecario, ed 
ì suoi commentatori nulla dicono in con- 
trario,--'- Il castello di Viano fu signo- 
reggiato da diversi baroni, e principal- 
mente dagli Orsini conti d'Anguillara, e 
ne trovo riscontri nelle loro storie, e lo 
era ancora quando Paolo II scomunicò t 
Ggh ribelli di Everso II, e fece occupar- 
ne i domioii, di che ragionai in diversi 
de'precedeuti paragrafi. Degli Effetti di- 
ce che Viano, con altri luoghi,. lu preso 
agli Orsini fì9L Alessandro VI nel i49^ 



7© YIT 

o nel 14961 h quale ultima data ttimo 
pih probal>ile. In vece asserisce il Pal« 
mieri, a^er gli Orsini fenduto Viano nel 
1493 a' Santacroce (F.), i quali vi fab- 
bricarono la rocca; che questa fu rovi- 
nala dal faroo«o Cesare Borgia duca Va- 
lentino, figlio d' Alessandro VI, e quin- 
di i Santacroce la rifabbricarono. Riac« 
qoistata V iaoo dagli Orsini nel 1 6o6,que* 
ati la fenderono dopo 60 anni agli Allie' 
rif nobilissima famiglia di cui riparlai ra- 
gionando della filila Altieri di Roma 
(ma qui io debbo fare un'emenda a quel 
paragrafo. Ansi tutto dico, che villa Al- 
tieri fu acquistata da Lorento Altieri pa- 
dre di Clemente X, quando la nobile fa- 
miglia non atea titolo e grado signorile; 
e vi fu posto il di lui stemma marmoreo e 
della moglie Vittoria Delfini nobile vene* 
la. La villa fu venduta nell'agosto 1857 
per3o,ooo scudi, con tutti i pregiatissimi 
e antichi mobilile gli oggetti d'arte^all'im- 
presa delle Fie ferrate^ per la quale n« 
prese possesso il conte Filippo Antonelli. 
pa tale società, la villa passò in proprietà 
dello spagnuolo d. Giuseppe da Salaman • 
ca, già ministro della regina di Spagna). 
Viano, ex feudo, ha titolo di principato, 
dairillustre casa assegnato a'primogeniti 
di sua famiglia, ed ora è principe di Via- 
no d. Emilio Altieri capitano delle guar- 
die nobili pontificie, col grado di teoente 
generale. 

Oriolo, Comune della diocesi di Vi- 
lerbo, ma del governo di Bracciano, pri- 
ma dell 85 1 essendolo di «Sei/ri, per l'av- 
vertito in quei paragrafo, ove ho nota- 
lo, che avendola per uoa svista ommessa 
nella descrizione della Comarca di fìo* 
ma^ a cui ora appartiene Oriolo, suppli- 
sco io questo luogo, siccome appartenu- 
ta al governo di Sutri sino a'27 gennaio 
1 85 1. Ha il territorio in piano, con paese 
di Ijelli e buoni fabbncali, cinti di mu- 
ra , 8econdo il Calindri. Dal Palmieri i 
qualificato paese dì graziosissimo aspetto, 
con due belle piaue, nella superiore del- 
la f|uali| p piazza del CoipunOi vi è una 



▼ IT 

bella fonte, il palazzo manieipale e ti pa* 
lano baronale. Le belle borgate sono 4 
e piane, denominate del Borgo, della via 
delle Cantine, della via di Mezzo, e di s. 
Anna. Oriolo è inoltre recinto da un mi- 
glio quadrato di leggiadre gallerie cam- 
pestri a doppie file d'olmate, con bellis- 
iime strade rotabili. E' distante 5 miglia 
da Bracciano, altrettante da Fiano^ al- 
Iro ex feudo come questo della prin- 
cipesca famiglia Altieri, men di 3 miglia 
da Canale, succeduto alla città di Mon- 
lerano , 4 da' bagni di Vicarelli e 6 da 
quelli di Stigliano. Il più vicino paese i 
Monte Virginio , annesso di Canale, uo 
miglio solo distante , e vi si giunge per 
bellissima olmata. Il vento predomi nan- 
le Oriolo è sud, e temperato n'è il clima. 
Dissi nel paragrafo Sutri ^ che VMbum di 
Roma^ 1 1 7, p. 337, offre la veduta del- 
r Eremo sid Monte Virginio presso Orio* 
lo, promettendone poi l'articolo, che non 
comparve. Soltanto il cav. Belli nel dare 
a p. 319 il prospetto della Chiesa del 
Divino Amore in Castello di Leva^ dì 
cui nel voi. XVII, p. 18 e altrove, sog- 
giunse: «• Sul vertice d'un castello, che ti 
sembra il Monte Virginio, presso l'Orio- 
lo, Forum Clodii^ antica città vescovile, 
9 I. N. O. da Roma, e al N. O. del lago 
di Bracciano, si vede il santuario che ha 
un vago e dignitoso prospetto". Il paiaz* 
90 baronale del principe Altieri é spien* 
dido e magnifico. Io un lungo apposito 
braccio di più camere, é collocata l'inte- 
resiantissima, rara e rinomata colleziona 
cronologica de' ritratti di tutti i Sommi 
Pontefici Romani, da s. Pietro fino e in» 
clusiveal regnante Papa Pio IX, con iscri- 
fiooi analoghe, ed i loro stemmi gentili- 
fi, e da ultimo venne restaurata. Annes- 
sa al palazzo è la villa , a la principesca 
fiimiglia Altieri suole recarvisi a villeg^ 
giare, Narra il n. 33 delle Notizie del 
Giorno di Roma del 1 846, noverare il 
popolo di Oiiolo fiv'giorni più lieti il 38 
luglio, in che l'Em."* Cardinal Lodovico 

9 ora camarleogo di •• ftomaiui 



VIT 

ChieM e fiicoiN> luburbieario di Alba- 
no, per la prima folta, dopo di etM- 
re stalo iaoalsato all'ooore della f. por- 
pora (Gregorio XVI lo creò oardioale e 
ri<erfò in petto a*i4 dicembrai 84 o, io- 
di lo pubblÌQba'2i aprile 1 845), lo ral- 
legrava di tua preseoza. Nella «idaa cit- 
tà di Bracciaoo si recarono i deputati del 
clero» seguiti dalle persoae piìl raggoar- 
devoli di Oriolo, per attestargli eoo qua- 
le uoi versale desiderio sì attendeva la sua 
veoula. Pervenuto il cardinale al conven- 
to de'lraocescaui, ivi in bell'ordine schie- 
rati si offrirono molti giovani vestiti io 
abito decente, i quali non ostante la sua 
viva renuenza, tolti i cavalli dalla carros- 
ta , si disposero a trarla a mano. Quivi 
il magistrato municipale vestito di rubo- 
ne si presentò a ricevere il prindpe car* 
dinaie; ed in tale circostante, con quel- 
l'aflabilità cb'è tutta propria di lui, ob- 
bligò il priore e gli antiani ad ascendere 
con esso lui nella carroxia. Così venne 
tratto l'egregio porpora to,lunghesso la via 
sino alla chiara parrocchiale, facendo ala 
alla carroua i primari del paese, al suo- 
no di scelta banda musicale, e fra mani- 
festi segni di vera aflGstione e gratitudi- 
ne. Solla porta del tempio fu ricevuto dal 
parroco arciprete, in uno al clero. Fatta 
quivi l'adorasione del ss. Sagramento, il 
cardinale si avviò a piedi, aceompagoato 
dalla magistratura e dal clero, fra' sem- 
pre ripetuti plausi della moltitudine e 
lo sparo frequente de'mortari, al suo no- 
bile palauo. Il principe d. Clemente Al- 
tieri, che insieme all'Ecc.ma famiglia tro- 
vavasi da vari giorni a villeggiare in que- 
sto suo ex feudo di Oriolo, avvisato del- 
Tarrìvo dell'Em.' fratello, gli mosse in- 
contro. Asceso il cardinale al suo sontuo- 
so appartamento, ammise al bacio del s, 
anello tutti coloro ch'ebbero l'onore di 
accompagnarlo , facendo a tutti manife- 
stamente conoscere di quali sentimenti 
fosse coinpreio il suo animo in sì lieto 
giorno. Nella sera seguente gli abitanti 
di Oriolo non ommiseiro d' illuminare in 



VIT 71 

Tari modi TesterBO delle loro abitationi, 
distinguendosi in ciò il palano comuna- 
le, ed un arco trionfale vagamente illu- 
minato e fatto a bella posta costruire ia 
fondo della via rimpetto al palazso ba- 
ronale. Circa un' ora di notte fu incen- 
diato un grazioso fuoco artificiale, in cui 
raggiante apparve nel mezzo di variopio- 
ta illuminazione lo stemma dell' Em.* 
porporato. Frattanto il cardinale, unita- 
menta al principe fratello, nel suo palaz- 
zo ammetteva a splendido e nobile rice- 
vimento il clero, la magistratura e i pri- 
mari del paese. Così fu posto fioe alle 
dimostrazioni che il popolo di Oriolo po- 
tè fare all'illustre ed eminente personag- 
gio. La chiesa parrocchiale earcipretaleé 
sagra a s. Giorgio martire, di convenien- 
te architettura, in forma di croce greca: 
ha l'organo, e di bel disegno è la ricca 
macchina della B. Vergine Assunta, la 
cui festa a'i5 agosto è la maggiore po- 
polare, solennizzandosi con molta pom- 
pa; e con egual modo si celebra quella 
del protettore s. Giorgio a'a3 aprile. Vi 
è la chiesa e rettoria di s. Anna, ed altra 
piccola di s. Rocco. I minori osservanti 
hanno il convento e la chiara di s. Anto- 
nio un 4*** di miglio dalla porta Roma- 
na. Riporta il n. 84 del Diario di Ro» 
ma del 1846, che se ricorre sempre caro 
e solenne alla pietà del popolo d'Oriolo 
il 4 ottobre, sagro alla preziosa memo- 
ria dell'umile patriarca de'poveri s. Fran- 
cesco d' Asiai , annualmente festeggiato 
da'minori osservanti riformati; nel detto 
anno concorse a renderlo oltre l' orato 
solenne e memorando la presenza di ve- 
nerandi prelati, tali furono mg.' Pompai- 
lier vescovo di Maronea e vicario aposto- 
lico della Nuova Zelanda nell'Oceania, e 
mg.' Luquet vescovo d'Eseboo e coadiu- 
tore del vicario apostolico di Pondichery 
nell'Indie orientali, i quali avendo preso 
ospizio per parecchi giorni in questo con- 
vanto, previo permesso del cardinal Pia- 
netti vescovo di Viterbo e Toscanetla, 
vennero daVeligiosi pregati di accrescere 



7» ▼ I T 

h folaniiiA col celebrare pontìficalmeti- 
le. I primi ^esperi e la mesta solenoe fu- 
fooo cantali da mg/ Pompallier, od- 
KMM»tenta di mg/ Lucjoet; questi cele- 
brando esiandio poQti6calmeóte i secon* 
di» chiuse la religiosa funtione compar- 
tendo al folto popolo la trina benedisio- 
ne. Le iodi del Serafico patriarca ftaro- 
DO dette con eloquente orazione dal rev.^ 
p. Benigno da Vallebona ex definitore gè* 
Barale de' minori osservanti rifiirmati, 
consultore delle •. congregasiooi deirio- 
dice e di Propaganda J^ii^. Per V islro- 
lione pubblica vi sono due maestri di 
scuola pe*fainciulli , e 3 maestre pie per 
le fanciulle* Vi è un piccolo spedale con 
4 letti, una congregaiiooe di beneficen- 
n pe' poveri , ed il monte frumentario 
istituito dal comune pe'bisogoi della pò* 
polatiooe. 11 Bussi ncir/^torùi dì Filer-' 
to^ pubblicata nel 1 743»notò essere nel ca« 
stello di Oriolo 948 case, ed anime 1 1 65. 
La Statistica del i853 registra ^47 ^* 
se, 389 fìimiglici e 1 3 1 1 abitanti|de'quali 
gstantiati in campagna. Vi sono in copia 
Tacque polabilig ma quelle della fontana 
vecchia, un 3.* di miglio distante, è vera- 
mente ottima. Le primarie famiglie sono 
quelle de' Valentini, Persi, Gori, Menghi- 
DÌ,LeonieGrimaldi.La popolazione è do- 
cile e civile, si occupa nell^agricoltura, ed 
anche nelISndustria del leguamee del car- 
bone, con un commercio diretto con Ro- 
ma, per essere il paese tutto contornato 
da boschi di castagno, di faggi e di car- 
ri. Il territorio è arativo, vignato e se^ 
minati vo, abbonda di molti cereali e ber 
stiami, con buoni pascoli, il vino e il gra- 
no essendo gli altri principali prodotti. 
D«U'o8servationi mi nera logiche sul terri- 
torio d'Oriolo, scrisse Brerslsk, con l' o- 
pera ricordata nel voi. LVIU, p. 1 33. — 
Anticamente per Oiiolo vi passava la 
via Claudia o Clodia, della quale anco 
nel voi. LXX VI II, p. 382 . Dice il p. An- 
nibali, il foro Cassio, che dava il nome 
alla via Cassia, era dov'è oggi yetralla; 
ed il loro Claudio Clodio, che dava il 



VIT 

some «Ila vh Claodia ò Clodia, era do- 
ve al preseote è la terra d'Oriolo^ e ri- 
lova^ che oell'ltiBerario d'Antonino a Lu^ 
ca komam per dodiam^ pone questo 1 1 
miglia distante da Sutri,ia da Baocano 
6 ai da Roma. Il Inogo per la sua im« 
portante divenne città vescovile del vi- 
cariato Romano , immediatamente sog- 
getta alla s. Sede ^ e denominata Foro 
Claudio o Clodio, nel quale articolo no 
parigli, riferendo i tre suoi vescovi che si 
oonoscooo del IV, del V e del VI secolo. 
B da Foro di Claudio e ononimo ve« 
scovato derivò il nome odierno di Orio- 
lo, che ne occupa il luogo, sebbene non 
vi restino memorie. La sua diocesi si ria* 
DÌ a quella di Toscanella, come si legga 
nella bolla Convenit ApostoUco^Ax s. Leo- 
ne IV dell'847, e poi di Viterbo e To- 
soanella nell'unione delle due diocesi fot- 
ta da Celestino IH nel 1 191. Non si deve 
confondere colla sede vescovile di Poro 
Claudio (f^.), nel Sannio, poscia riunita 
n Carinola^ la quale a' nostri giorni in- 
corporata a Sessa^ meglio a quest' arti- 
colo ne ragionai. Il vescovo si chiamò A- 
ntcfodieisifi, ed anche l'Olstenio riconob- 
be, oltre altri, essere succeduto a Forum 
Clodij. Commanville , Histoire dt tout 
ks Eveschez^ disse il vescovato eretto nel 
III secolo, e ponendolo sotto Sotri, quasi 
accenna che ad esso fu riunito, ma non 
pare. 11 Cohellio,*iVotflia Cardinalatus^ 
pretese collooare il Forum Claudi; alla 
Tolfa, perchè come dissi nel voi. LVlli» 
p»i33, al suo paragrafo, da alcuni fu co^ 
à detto, ami pure venne denominato Fo* 
ndtde* Fillaggi, Di comune consenso si 
riconosce Oriolo succeduto al Foro di 
Claudio m Thuscia^ e sua città vescovi- 
le. Dominata da vari baroni, e per ultimo 
dogli Orsini, da questi nel secoU XVlf 
■acquistò con titolo di principato la no* 
bilissima famiglia Altieri romana, di cui 
ripariai nel paragrafo f^inno, altro suo 
exfisudo. 

Governo di Toicanella. ■ 
' Tofqamelta (Tuscanen.). Città vasoo- 



VIT 

vik, eoo rtiUeiiia del ? «eoio a dd go- 
vernatore, io teoiperato ciioM, ipiraodo* 
vi trarooolaoa e iciroooo. La eoa chiesa 
è aeque prìncipaliter oniU eoo I* altro 
vescotato di Vilerboi aoticbinima e già 
centro dell' etroica civiltà, di cui abba- 
•taota parlai al tuo articolo, essendo ad 
essa già unite le diocesi di Sieda e di 
Civita ì'^ecchia , e questa poscia venne 
disgiunta. Non siponno più precisare gli 
speciali luoghi di sua diocesi, tranne To- 
scanella stessa eque'cbe andai rilevan- 
do n^lla descrisione del presente arti- 
colo, essendosi compeoetrati con quel- 
la di Viterbo, onde si dicono comune* 
niente di Viterbo, ma veramente deva 
intenderti di Tofcanrlla e Fiterbo, per- 
chè quando fu istituita la sede di Viter- 
bo preesistcFa da molti secoli quella di 
Toscanetla, alla quale fu unita ; ma la 
preponderanza cÌTÌle e la vantaggiosa po- 
sisione di Viterbo prevalse, anche per la 
residenxa del veicovo più ordinariameu- 
te fatta in Viterbo ; ed impropriamente 
i geografi sagri registrarono le città e 
luoghi delle due diocesi colla geoerica de- 
Dominatione di Filerbo^ mentre con più 
di ragione dovevasi e dovrebbesi dire di 
Toscaneiia e Fiierho j e ciò per tutto 
quantocriticamentee imparzialmente ra- 
gionai in quali' articolo, non senza no- 
tare gli scrittori viterbesi, i quali passio- 
natamente scrissero in favore di loro il- 
lustre patria, a pregiudizio notabilissimo 
delle ragioni e prerogative di Toscanei- 
ia. Dovrò non poco riparlarne, descriven- 
do il vescovato di Viterbo, e la continua- 
zione de' vescovi di Viterbo e Toscanel* 
la. Registra la Slalislica del 1 853 : nella 
città le parrocchie di s. Giacomo Mag* 
giore cattedrale, divisa in prima e secon- 
da, de'ss. Marco e Silvestro, e di s. Lo- 
renzo; case 44^> famiglie 6o4 > abitanti 
2763, tra' quali i4 sludeuli e 9 militari. 
A' detti abitanti aggiunti quelli del suo 
governo, sommano a 6616. Oltre il prò- 
prio seminario vescovile, nell'antico eoo- 
vento degli agostiuiaui, del quale fu be- 



VIT 73 

DOttarantissirao il patrio can. d. Giovan- 
ni Farrocchi morto nel iSSg, i di cui 
Cenni biografici di Teodosio Laurenti^ 
pubblicò VAlbiun di Roma, t. a6, p. 338, 
ha l'orfanotrofio per le fanciulle, l'ospe- 
dale e altri stabilimenti. Il territorio è 
assai ferace, abbondt d'ogni genere, pre- 
cipuamente è fertile il terreno del cesala 
Cipollara, così chiamato per le stragran- 
di e gran quantità di cipolle che produ- 
ce il Piano Cipollara. E copiosissima vi 
è l'acqua, oltre Tesser bagnata dal fiuma 
Marta. Lo è pure dal rigagnolo Acqua •* 
matta, che corre solo 6 miglia : nasce a' 
piedi australi del monte Razzanesa, e va 
a gettarsi nel Velo. 

Arteria, Comune della diocesi di Mon- 
ta Fiascone, con territorio in piano. Di* 
ce il Palmieri, consistere il paese io tra 
lunghi graziosi borghi piantati sul tufo, 
ed a capo con circolare fortilizio, ora di 
verno uso, detto la Roccaecia di sopra^ 
la quale prima dell' eresiane del paese 
giaceva in fondo del suolo di quello cho 
vi fu formato. E' intersecato dalla via 
che conduce da Ischia a Toscaneiia, coU 
la quale ultima confina mediante la seU 
va di Pantalla. Una balla strada grande 
un 4-* di miglio, selciata, ariosa, con ca- 
se formanti nel complesso un grazioso 
borgo posto in piano, ha laterali due via- 
li, oltre il Castello vecchio o Roccaecia. 
Inoltra a capo del paese vi è un gran piaz- 
sale, con Croce avanti , e chiesetta di s. 
Rocco con cimiterio. Trovasi distante 3 
miglia da Toscanella,aUrettanle da Pian- 
sano, quasi la stessa distanza da Tessen'* 
nano e dal confine Toscano circa, 6 mi- 
glia a ostro di Capo di Monte e aa da 
Viterbo. L'aria é salubre, l' acqua scar- 
sa, essendo bevibile quella del fosso Ar- 
oiano, che rimane sotto il paese. In qua-r 
sto vi spirano la tramontana e lo sciroc* 
co. La chiesa parrocchiale è sagra a s. 
Gin. Battista, costruita a volta, con 5 al- 
tari, ed organo. Vi si venerano i corpi di 
alcuni ss. Martiri di nome imposto, che 
dalla catacombe romane ottennero i Pu- 



74 VIT 

gliaoci di Viterbo e porta roDO ad Arle« 
iia. La iesta popolare si solennizta pel 
protettore s. Rocco a' i6 agosto, ed an- 
licameote anco colla corsa del patio.Altra 
principale festa si celebra DeU'8.*di Pa* 
aqua, pe'detti ss. Martiri. Registra la Sta- 
titlica deliSSSyCasegi, famiglie gS, a- 
bitaoti 346. ^ei territorio, al dire di Ca- 
lindri, ti scuoprì una tenne con musaici| 
tubi di staglio per condotti d' acqua , e 
di quando io quando si trovano negli sca- 
iri antichità etrusche. Riferisce il p. An- 
nibali da Luterà, nelle Notizie della ca^ 
sa Farnese^ e ripetè il Calindri, che nel* 
la vicina tenuta detta la Poliedrara^ sur- 
se giù r etrusca città di Conlenebra^ in 
agro Tarquiniensiy come lo è Arlena, il 
quale agro, al dir di Plinio, giungeva si* 
Ilo circa Lacum Vulsinienseni; di cui, 
come narra il Palmieri, nelle vicioanse 
d'Arlena, sopra un colle chiamato Civi' 
iella, ti vede tuttora un diruto fortilizio. 
Oiserva il p. Tarqnini, nell'Origini 1 ta- 
lché e principalmente Etrusche rivela* 
te da' nomi geografici, Con tenebra, gPi e- 
truschi, siccome mancanti déll'O, dovet- 
tero pronunziare Cuntenebra e Cun-ten- 
eber, e aggiuntovi conforme il costume 
italico la vocale in fine^ Cun-ten-ebra, 
ossia Cun-dan-ibra. Cui fondò un pria* 
cipe d'oltremare, precisamente Giudice, 
ch'é pur notabile, poiché fornisce un bel 
riscontro alla s. Scrittura, nella quale ti 
legge che oe'tempi primitivi della nazio- 
ne ebrea, i principi si chiamavano Giu' 
itici ^ donde il Libro de Giudici, Questo 
nome hi la forma medesima di Cabsàel, 
città della tribù di Giuda, e di fesue,a\- 
tra città della medesima. Produce il fer- 
tde territorio d'Arlena grano, fieno, vi« 
no, olio, granturco, fava, fdgiuoli, frut- 
ta e altro, oltre i pascoli, occupandosi gli 
abitanti dell* agricoltura e della pastori* 
lia. Di più, dice il Calindri, che il fiume 
Larrone, o meglio i' Arrone, origina i[ 
•ud d* A r lena , e corre miglia 17 eoo il 
proprio letto. Ma ciò non consta dalla 
Carta corografita dell'Agro Totcanttc 



VIT 

e sue adiaeen%€ del Turrioni» ove vedo 
un ramo dell' Arrone bagnarne il terri- 
torio; il quale fiume Arrone, secondo VA» 
natisi de' dintorni di Roma del Nibby, 
(N*igiua «lai lago di Bracciano, essendone 
l'emisiMirio naturale, e si scarica nel ma-> 
re presso la torre di M'iccarese. Il suo 
nome risente l'origine etrusca, probabiU 
mente derivando dalla radice di Aruns. 
Alti*ettanlo leggo nel Zanchi, IL Feio il» 
luitrato, il quale tratta ancora dell'anti- 
ca Ariena, città tra Ceri e Veio, e di Ar« 
tene del Lazio oe'Volsci nella provincia 
di Frosinone, Quanto all' Arteoa tra Ce- 
ri e Veio , il Zaochi è contraddetto dal 
Nibby, e dal p. Ranghiasci-Brancaleoq ì, 
Memorie (storiche di Nepi e del Feii e* 
irusco , p, 39. Volli fare cenno di tali 
due Artene , perchè non si confondesse* 
ro, per qualche somiglianza del nome, 
con A r lena , la cui origine è ben cono- 
sciuta. Anzi aggiungerò col Nibbj , che 
VArtena tra Ceri e Veio era terra de'Ce* 
riti e non de' Veienti, e fu distrutta da' 
re di Roma. Il Nibby crede averla sco- 
perta alla destra della via Aurelia, nella 
tenuta di Castel Campanile. Invece il 
Sondi, Memorie del Lago Sabatino, o- 
pinò che tal città sorgesse nelle vicinan- 
ze del lago di Martignano, detto dagli an- 
tichi Alsietinus, nella strada di Braccia* 
no posto dal Nibby. — ^e\V In/or mazio^ 
ne della città di Castro e di tutto io sta» 
io suo del Zucchi , commentata dal p. 
Annibali, nel t. a, p. 60, è descritta Ar» 
lena. Essa fu scritta nel i63o pel duca 
Odoardo. Egli pertanto racconta, che in 
questo luogo, ove d'antico non si vede 
che una Roccaccia diruta , è lungi due 
tiri di fucile un poggio macchioso detto 
Civitella, dove sono certe muraglie anti- 
che cadenti, le quali molti opinano esse* 
re state d' un luogo spettante a partico* 
lare signore, ed altri un monastero di ca- 
maldolesi, ma però tali congetture non 
tono convalidate da alcun monumento o 
memoria. Bensì ti conosce dplle vestigia 
appartanenrad un piccolo CasleUoi essa 



Vii 

fsoDtlctendo nellt noinioati Roceaoeia. Il 
principio di Arlena de? eti ad alcuna b-* 
miglia qui fi recatesi da AlUrona o Le* 
rona, comune e dioceii d'Orvieto , nel 
gotemo di Fieulie. E Allerona un paese 
antico y con vecchie ipura oon ruderi di 
merli, il cui nome sembra cUe gli deri- 
vasse dalla moUipliciU delle piante che 
nel suo vasto e fertile territorio alligna- 
noy dette di cerase marine o LelUronif 
atiutus unedo^ in folti boschi al sud di 
quel paese, tpccialmente nel suolo di Ban- 
dita del monte e di Banditella. Giace su 
elevato colle in ameno oriuonte, in sa- 
lubre e freddo clima, con eccellente ac- 
qua potabile fuori di porta t. Maria. Ha 
le chiese parrocchiali di s. Michele Ar- 
cangelo, di s. Maria della Stella, di s. Ab- 
bondio e di s. Pietro jiquae ortus. Con- 
ta 1 62 case, altrettante famiglie e 1 087 
abitanti, 3 de'quali sono educati nel se- 
minario d'Orvieto per benefica Uscita di 
Cappelletti d'Allerona, la quale vanta un 
LuigiBella fronte poeta estemporaoeo.M'é 
protettore s. Ansano martire. Alcune fa- 
miglie dunque d'Allerona, col consenso 
del cardinal Alessandro Farnese (tt è il 
seniore, egli fu creato tale nel 1 493, e Pa- 
pa col nome di Paolo III nel 1 534; ^ poi 
è Alessandro il giunìore, questi fu eleva- 
to alla porpora dallo «io Paolo 111 nello 
atesso 1 534» e visse sino ali 589), si por- 
tarono a vedere il jogo, ed essendo loro 
piaciuto, il cardinale che n*era proprie- 
tario die'ad esse terreni per piantar vigna 
cpersementarea loro suCBcieaza, non che 
aiti per fabbricare case, esentandole per 
jo anni da qualunque imposta, i quali 
decorsi dovessero tanto per le vigne,quan- 
to per le case pagare il doppio per rico- 
Dosceota. Secondo il Calin^ri e il Palmie- 
ri» fu il cardinal Alessandro Farnese, che 
chiamò la colonia d' Allerona o A rione a 
popolare questo luogo, ed a lavorarne il 
terreno. Osserva il p. Annibali, che Pao- 
lo 111 nella sua bolla F'ices licei imme" 
rid^ con cui nel 1 5 37 eresse il ducato di 
distro a (àvore di Pier Lfuigi Farqesee 



V IT 75 

suoi discendenti, ed in cui nomina i pae« 
ai che lo dovevano comporre, chiama que- 
sto ArUiim, ed allora non dovea essere 
che una tenuta o campagna da semina* 
re, colla Roocaocia (in questo caso forse 
il nome del paese non si ripeterebbe da* 
coloni d' Allerona, ma da Arleo si fece 
^f/e/ui/Nel breve di ClementeVIII,Cti//s 
sicut nuper^ col quale concesse al duca 
Ranuccio 11 Teresione del a.** Monte Far- 
nesiano , fondato sulle rendite de' paesi 
del ducato di Castro, questo paese si chìa« 
maArlona. Il Zucchi nel riferirne la sua 
conditione nel 1 63o, disse ftire allora 1 00 
fuochi, ed avere 3oo anime circa, e tut- 
tavia andavasi fabbricandovi, concorren- 
dovi sempre gente da Lerona o Allerona 
ad abitarvi. Erauvi già buoniuime pos* 
sessioni, e vigne dalle quali si raccoglie- 
vano buoniitsimi vini. Vi avevano como- 
damente buoni ritorni. Non esisteva ban- 
dita (riserva per caccia o pastura) alcuna 
pel bestiame,e gli abitanti fidavano(Mc) aU 
Irove per campare. Erano questi alquan- 
to comodi di legna, ma scomodi di mo- 
lino, ond'erano obbligati macinare a Ca- 
nino alla ferriera ne' molini ducali. Go- 
devano assai buon' acqua da bere. Era 
un lunghetto assai di garbo, senza mu- 
raglie, ma tutto un borgo piantato in tu- 
fo. Si teneva per aria grossa , a cagione 
della lontana marina. Vi erano palom- 
bari di piccioni selvatici, e altre comodi- 
tà di pollami. Mon si notavano ricchezze 
rimarchevoli, ma la maggior parte della 
gente stavano bene in casa, per non ozia- 
rle si aiutavano assai. Sementavano nel* 
la vicina tenuta di s. Giuliano del vescor 
vo di Viterbo. La comunità stava sotto 
la podesteria di Tessennano, era biso- 
gnosa, senza bandite, con pochi e sterili 
terreni, col vantaggio però, che il terni- 
tico solo era del cascato (sic), e senza ac- 
crescimento. Gli abitanti, per la vicinan- 
za, erano amicissimi de'toscanesi. A veva 
4o uomini arrolati a pigliar Tarmi, da 1 o 
a 20 cavalleggteri di casacche paonazze. 
Facevano l'insegoa da per loro con prò- 



76 VIT 

prio eapitaoOi ed erano «Hai «bbidieoti 
ai terviiio ducale. Neli649« pel narralo 
anche nel paragrafo Acquapendente^ la 
camera apottolica riacquUtò il dominio 
diretto del ducato di Castro e coti di Ar- 
kna. Narrai nel paragrafo Capo di Man* 
le, che la stessa camera apostolica vendè 
Arlena con altri luoghi nel 1808 al po- 
lacco principe Poniatowsky, dal quale in 
•egtiito passò io altra proprietà. 

Canino, Comune della diocesi d' Ac* 
quapendente, con territorio la piii parte 
ìu piano, ha buone, eleganti e decenti 
frbbriche, e buon borgo. Per averla fi» 
gnoreggiata lungamente la casa Furile- 
se, in quest'articolo ne ragionai non po- 
co, in uno al suo principato, cioè nel voL 
X2LIII, p. rgS e seg.', laonde in questo 
paragrafo ricorderò il più interessante, • 
vi aggiungerò a!lr^ nozioni , anche col 
oommeud.' Visconti e col p. Casimiro, 
co'quali procedei nel menzionato artico* 
lo, di quanto in esso non riportai. Inten- 
do accennare alle opere, quanto al i.**t 
Notizie isteriche delia terra eli Canitio^ 
Boma 1 843. Quantoal a.**: Memorie isto* 
riche delle chiese e conventi de* frati ad* 
neri della provincia romana , Roma 
1744* l^> gioverò pure del p. Annibali 
da Latera , Notizie storiche della casa 
Farnese^ e di altri autori che nominerò. 
Trovasi nel principio della Maremma per 
linea dritta alla volta di Montalto di Ga- 
atro , strada tutta piana di circa 8 mi- 
glia, e dal luogo ove fu 'Castro in trian- 
golo 7 miglia, mentre da Montalto al già 
Castro ve ne sono 1 2: inoltre è lungi 8 
miglia da Toscaoella ei 4 da Cornato. E 
passo di tutta la Maremma di Montalto 
e altri luoghi , ed in ogni tempo fu Ca- 
nino la chiave e il ceutrodi tutti i traf- 
fichi della Maremma pontificia. Inoltre 
è distante 7 miglia dal confine Toscano, 
] a dal lago di Boltena , e 1 5 dal mare 
Medi tetra neo. Giace in forma oblunga 
au d'un piano inclinato, circondato da a- 
meni passeggi e strade rotabili , da ri- 
denti coltine coperte di vigne a di 



▼ l-T 

Ut e da vallata solcate da fiumieelli, la 
cai cadate lerfooo ad alimentara molti 
adiGii per la aacioasione del grano e del- 
rdive, e per la lavorazione del ferro. Go- 
da dolce clima , e abbondanza d' acqua 
potabile che scaturisce 00 miglio e mes- 
to lungi verso Cellere, condottata da'du- 
chi Farnesi , sgorgando in 3 pubbliche 
fiintanee presso vari fabbricati. Tali fon* 
li sono situati , uno nel borgo detto di 
aopra» altro nella grande piazza, ove so- 
no poni pel grano, ed altro in fondo alla 
terra. Vi sono officine quasi d'ogni me- 
•lieffi^ ed ana Cibbrica di pentole, mas- 
ilae di terra gialla. Tra le comode abi- 
lationi primeggia nel!' ingresso del bor- 
go il palazio grandioso baronale, d' un 
aol piano, ampliato e abbellito dal pria- 
dpa Luciano Donaparte, dotto nelle ar- 
cheologiche discipline, e fratello minora 
di Napoleone I imperatore de' francesi. 
Per le scale vi collocò un'ara scolpita, già 
aagra ad Apollo, con bella iscrizione che 
offiv il Visconti, oltre la statua d'Igia di 
greco stile e di egregio panneggio, ambo 
trovate ne'snoi scavi. Malia sommità del 
piano, dov'era la rocca, sta ora il duo- 
mo, avendo rim petto la detta vasta piai- 
sa, decorata da importanti edifizi di buo* 
Da apparenza. Quel tempio é la collegia- 
ta parrocchiale de'ss. Giovanni e Andrea 
Apostoli protettori della terra. La 1 •* pie- 
tra vi fu posta a' 1 4 leggio 1788, quia- 
di compito il tempio, nel 1796 dopo la 
aolenne benedizione dell'arciprete Anto- 
nio Marini, d' ordine e commissione di. 
mg.' Bartoli vescovo d' Acquapendente» 
a'3i ottobre vigilia d'Ognissanti, fu ese- 
guita la pubblica apertura al divin cul- 
to. Poscia venne consagrato solennemea* 
te da mg.' Pierleoni vescovo d' Acqua- 
pendente a' 14 maggio i8o4» destinando 
la 3.* domenica d'ottobre a celebrarne 
l'anniversaria dedicazione. A cura del ca- 
ninese Luigi de Angelis, nel presbite* 
rio fu posta marmorea iscrizione, pubbli* 
cata dal Marocco, nell'articolo Canina^ 
ow si legge; Btcens aerepublico afua^ 



V if 

dameniit excitatum. Di più il M«roeeo 
offre riierìtìone trpolcrale etisleiite iota- 
greftia, tur una beil'urDa marmorea ia^ 
trecciala di oero antico, di mg/ Febei ▼•- 
scoto d'Acquapendente^ morto a' i4 •* 
prile 1688. Questo tempio a grande a 
molto f ago , e più bello e maestoso sa- 
rebbe se fosse un poco più alto. Dietro 
l'altare maggiora, ia beiruniia di legno, 
ti fede a venera il corpo di s. Clemente 
di nome imposto, di cui ogni anco §i ce- 
lebra iu maggio festa popolare con 3 
giorni di ^ fiera. Ha buon organo, e fi sì 
ammira un superbo quadro di Mariotto 
Albertinelli fiorentino, esprimente la B. 
Vergine, s. Bartolomeo, s. Gregorio I, s. 
Girolamo e s. Romualdo, dono del prin- 
cipe Luciano, onde il capitolo nel 1819 
a lode di sue beneficente le eelebiòcoo 
iscritione e pie della taf da, riportala dal 
Visconti. 11 principe Luciano fece lunga 
dimora in Canino , e lo rese illustre as- 
sociandolo alle scoperte archeologiche, 
che si ottennero dagli scafi da lui con 
molto successo operati nel territorio. Nel 
1840 giunto al termine di sua vita, per 
tempre più dimostrare quanto gli fosse 
caro questo suo ritiro e principato, fol- 
le che i soci avanti mortali fossero tra- 
sportali e sepolti nel duomo. Per cui l'il- 
lustre sua vedova principessa Alessandri* 
Da de Blechamp vi lece erigere una cap- 
pella, in cui oltre alla tomba destinata 
al principe ed a sé slessa , con insigni 
sculture del Pampaloni, tono degne di 
ammirazione quelle rappresentanti Car* 
lo padre del principe , e Cristina Boyer 
di questi prima moglie , eseguite dal 
Laboureur; e sopra tutte quella del firn- 
ciullo Giuseppe Luciano, opera del som- 
mo Cànova, lo occasione poi dell' inau* 
guratione della cappella , la principessa 
legò a'poveri del paese una rendita per- 
petua di 100 scudi annui. Per tante be« 
nemereoie,eperquant'aitro dovrò dire^ 
la famiglia e persona del principe Lucia* 
DO sarà sempre in baoeditione a Cani* 
00. Si dcfc af fertira,ciia i Sotonumenti 



77 



VIT 

della Boyer, di CarloediGitiseppe Lu- 
ciano, dal principe Luciano erano stati 
eretti nella cappella del suo palazto di 
Mutigoano, quindi trasportati dalla prin- 
cipessa Alessandrina nella detta eappel- 
la del duomo. Ecco come nel 1 836 de- 
scrisse i 3 monumenti il Marocco, il/o- 
numcnti dello Stato Pontificio^ 1.14* p> 
101, quando cioè stavano nel luogo pri- 
mitivo. Il monumento della Boyer con- 
siste in un'urna con eleganti ornali, su 
cui siede la statua della defuuta in atto 
dolente, coperta di ricco manto, e tiene 
nelle mani una guida di ferale cipiesso. 
Dice l'epitaffio in francese, esser nata a 
s. Massimino dì Provenza e morta in Pa- 
rigi. Il monumento di Carlo Bonaparla 
viene espresso nobilmente col suo busto, 
dicendolo l'iscrizione francese, nato in 
A laccio e morto a Montpellier. Ambedue 
il principe Luciano, rispettivamente ma- 
rito e figlio, gli eresse il i .^ maggio 1 8o6. 
Il 3/ monumento è un magnifico depo- 
sito etpiimeote in bassorilievo il bambi- 
no Giuseppe Luciano nudosopra lettino, 
a cui un Angelo addita il Paradiso nel- 
Tatto che spira. Sotto si legge: Est soia 
in coelo qiiies - Et sine nube dics. La 
scritta francese lo dichiara nato da Lu- 
ciano e d' A lessandrina a' 1 4 giugno 1 806 
nella villa Tusculana, morto a' 1 5 agosto 
1807 in Roma. Il capitolo della collegia- 
ta ha l'arciprete ed é numeroso di canonici 
(l'antico ne contava 6 oltre l'arciprete)^ 
e Pio VI col breve Catliolicae EccUsiae 
.decor^ de'aa aprile 1 796, concesse all'ar- 
ciprete e a'cauonici, nelle funzioni pub- 
bliche e private, in perpetuo, l'insegne 
corali del rocchetto e della motzetta pao- 
nazza col cappuccio, r inverno di lana e 
l'estate di seta, foderata di seta rossa eoa 
asole e bottoni parimenti rossi; da usar* 
si eziandio alla presenza d' un cardinal 
legato a latere, di qualunque prelato a 
vescovo, inclusivameote al proprio ordi- 
nario, ne' sinodi provinciali e generali o 
universali; e ciò volle accordar loro ok 
praediciae Terrae qualilatan, ex qua 



.»8 VIT 

è 

fri. ree. Pauliii Papa III^ attique eia» 
rissimi viri^quidignitate et vilae sancii» 
monta Jloruere ^ ortnm hahueruni. Di 
quest'ÌDiigoe collegiata era protettore il 
cardinal Yiooeozo Macchi decano del sa- 
gro collegio, morto a'3o settembre 1860. 
fKeirontica chiesa collegiata de'ss. Andrea 
e Giovanni^ dice il p. Casimiro, si vede- 
va una specie di potzo marmoreo, ov'era 
fama che ne' remoti tempi si conferisse il 
ba t lesi moper i/7i/neriio/iei?i.Oi venuta ca« 
dente e indecente, venne abbandonata «* 
1 4 maggio 1 786, esolennemente traspor- 
lato il ss. Sagramento nella chiesa della 
Misericordia, e quindi fu demolita. Nar- 
ra il Zucchi, ììtW Informazione del du^ 
cato di Castro al duca Odoardo, che nel 
i63o per la festa di s. Andrea restau- 
randosi l'altare maggiore di detta non piii 
esistente collegiata, ed altro altare picco- 
lo, vi furono trovati dentro due vasi mu- 
rati, uno di legno e l'altro di terra. Nel 
i.^ vi erano molte ss. Reliquie, cioè os- 
sa, due peni di carne infilati, e del grat- 
to; in quello di terra eravi un'accetta di 
filato o bambacio finissimo tutta insan* 
guinata, e dentro al vaso si videro molte 
gocciedi sangue che pareva vivo. La scrit- 
ta che descriveva le reliquie, subito fi poi* 
veriztò. Bensì restò una piccola polisca 
in cui si faceva mensione delle ss. Relr- 
quie e della consagratione della chiesa, 
con queste parole: Indictione XFponli- 
ficatus Eugenii Secundi haec Ecclesia 
full consecrata ah Episcopo Castrentiad 
honorem ss,Danielis,Antonii,et Luciae. 
Le ss. Reliquie si esposero alla pubblica 
veneratione, e quindi riposte in altri piii 
onorevoli vasi nella fenestrella sull'altar 
maggiore, nella quale anticamente si cu- 
stodiva il ss. Sagramento. Eugenio li fu 
Papa da' 16 febbraio 824 a' 27 agosto 
817. Non si conosce come e quando si 
mutò alla chiesa il titolo de'Santi, in o- 
nore de'quali fu dedicata, in quello di •• 
Andrea, cui pare poi fu aggiunto s. Gio» 
vanni. Altra chiesa parrocchiale di Ca- 
nino è quella della ss. Croce. Riferisce il 



VIT 

Palmieri, esistere due altre chiese, e cia« 
que nel territorio, cioè due romitaggi, e 
tra piccole dedicate alla B. Vergine; ed 
aggiunge, che Giulia Acquaviva, moglie 
di Pier Bertoldo Farnese, nel 1 56o edi- 
ficò a capo del borgo la chiesa di s. Roc- 
co con organo. Neil' Informazione del 
Zucchi, scritta nel i63o, sono ricordate 
le chiese della Madonna delle Grazie del- 
ta della Tufo, ufficiata da'preti, ed altra 
di 8. Maria Maddalena, ambo di grandit- 
•ima divotione. Altra chiesa era per la 
strada che va a Montai to, poco lontano 
della terra, sagra a s. Martino. Vi sono 
fèrie confraternite, ed un piccolo speda- 
le. Prima di giungera a Canino, a lato 
della via principale, 100 passi dal paese, 
•i trova la chiesa e il convento di s. Fran* 
cesoo de' minori osservanti , con avanti 
un obelisco, innanzi a cui s'apre un chio- 
stro coni 5 logge inferiori e superiori. Eld 
ecco come ne fa la descrìsione il p. Casi- 
miro nel cap. 5: Della chiesa e del con» 
vento di s. Francesco presso a Canino, 
"E filma universale presso i caoinesi ed i 
francescani, che questo convento ricono- 
sca la sua origine dallo stesso s. France- 
sco d'Asisi, il quale si dice avere abitato 
per alcun tempo unacappelletta contigua 
al convento, perciò stata presso tutti in 
molta venerasione. Si vuole ancora che il 
s. patriarca piantasse nell'orto alcuni al- 
beri, tra'quali un pino, che rovinò, eduii 
fico e un pero, i quali con istupora di lut* 
li ogni anno nel i.* d'agosto in sull'ora 
del vespero, quando comincia l'indulgen* 
sa della PorUuncola, facevano pompa 
de'Ioro frutti maturi, de'quali cibandoti 
gl'infermi ne riportavano segnalali bene* 
fisi per la salute de'Ioro corpi. Al tempo 
dell' autora vivevano alcuni raligiosi, i 
quali avevano sovente veduto il prodi- 
gio, narrando essere stati abbattuti e sra* 
dicati i due alberi da impetuoso turbines 
tuttavia quel di fico pareva volesse ri- 
germogliare. Sia comunque, è manifesto 
che il convento non può vantara Tanti* 
chilà ad esso attribuita, essendo stato e* 



V I T 

dificafo da*sigiiori del luogo Gabriele e 
Francesco Farnesi nel secolo XV, per la 
ialote dì loro anime e di quelle de'geni- 
torì, propìnquo alla cappella della sa. Ao- 
Dunziata del comune, e da questo dinuo- 
^o costrutta e di suo padronato; come si 
trae dal breire Scdis j4postoUrae , de' 
3o giugno 1473 di Sisto IV. La cbieaa 
presente, edificata in onore di s. Franco- 
SCO, ha una sola nate, con soffitto a tran 
incatenati, g altari e buon orgiino, con 
quadro assai stihfiato della Madonna de- 
gli Angeli, dice il PalQDÌeri. Ne'primordii 
del corrente secolo furono di molto ri- 
storati la chiesa e il convento, e rifatto 
di nuovo l'altare maggiore, e l'attesta il 
p. Annibali. A tempo del p. CasiroìrOyO 
forse esisteranno, eranvi duo tavole, ed 
esprimenti, una s. Antonio di Padova co- 
lorita nel 1 4871 l'altra e dipinta dal Mo- 
naldi di bell'apparenta, la B, Vergine se- 
dente col divìn Figlio^ 00' ss. Giovanni 
Evangelista e Battista, Francesco e Gi- 
rolamo. Innanai la cappella di s. Bona- 
ventura é un assai onorevole epitaffio di 
Dona ventura Rosati, esibilo dal p. Casi- 
miro. Il Marocco lo riproduase con altro 
posteriore e di encomio del oaninese Bia- 
gio de Andreis. Il nobile e non compito 
chiotiro è indialo di altro convento che 
volevasi costruire. Ivi sono 3 cappelle, fra 
le quali la memorata nel ricordalo bre- 
ve. L' ampiezza del convento permise la 
celebraaione in esso del capitolo provin- 
ciale a' 27 o meglio 39 aprile iSyS, io 
cui soltanto furono eletti alcuni guardia- 
ni e lutti gli annuali definitori, essendo 
anco in questo errata la lapide che lo ri- 
corda. Registra la Statistica del 1 853, co- 
te 159, famiglie 3 5o, abitanti §439, fra' 
quali 1 1 stantiati in campagna e a ebrei. 
Vanta Canino non pochi illustri. E co- 
minciando da Paolo /// Farnese, come 
dissi in quell'articolo e negli altri che si 
devono tener presenti, ne contrastano a 
Canino la gloria, Roma^ Toscandla e M- 
Urho, quindi ctiandìo la discrepanza di 
dota nel giorno della naidlOy non meno 



V I T 79 

che di mese e dì anno. Il Zncchi e il p. 
Annibali ripetutamente affermarono, a- 
ver Pier Luigi il seniore neU*antioa roc- 
ca di Canino, ampliata e ridotta ad uso 
di fortezza con appartamenti magnifici, 
fermato il suo domicilio, con altri due fra- 
telli, almeno nel 1461, e per mollo tem- 
po si conservò la stanta (già cascata nel 
j63o), dove gli nacque l'ultimo febliraio 
1468 al dire del p. Annibali, e secondo 
il Cesarinìda lui allegato nel 1476, quel 
6glio che fu poi Paolo III; e rovinata lo 
rocca, ov'era la primitiva e unica chiesa 
di s. Andrea, il sito fu detto Castel vec- 
chio. Il Visconti riferisce, che pervenuto 
Canino in potere de'Farnest, la famiglia 
l'abbeiri di edi6ti, e lo scelse Ira le altra 
convicine terre, che similmente p<Msede* 
va, a sua dimora, massime nell' inverno, 
addobbando il castello con sontuosa sup- 
pellettile, nel quale l'ultimo di fèl)braio 
'474 (questa data ritengono i caninesi) 
nacque Alessandro, poi Papa magnanimo 
di alti e grandi spiriti. Durò lungamen- 
te la memoria dell'avvenimento memo- 
rabile, con conservarsi nel castello la ca- 
mera ov'era nato Paolo 111 , tal quale 
com' era allora ; ma col volger degli an- 
ni, trasferitisi i auoi discendenti duchi 
in Parma e Piacenza^ cioè alprinci- 
pal dominio de' Farnesi, e andando ne- 
gletti prima, e poscia perduti i possessi 
che aveano di queste terre , così rovinò 
(anzi già era cascala la casa, durante il 
dominio Farnesiano, perchè come dissi, 
il Zucchi lo dichiarò nel i63o al duca O- 
doardo), e non più ne resta vestigio. Il 
Palmieri ri larda l'epoca della nascila al 
1478. Egualmente disputano ■ Canino, 
Fìterho e Canepina^ per quanto dovrò 
dire e pel notato nel 1.^ paragrafo,i natali 
di fr. Egidio Canisio o Canino Antonini| 
dello da Fiterbo^ di cui fu vescovo, dot- 
to agostiniano e celebre cardinale. Nel ri- 
cordato paragrafo riprodussi un monu- 
mento del Turriozzi io favore di Cani- 
no. A questo rattribuisce il p. Annibali 
6 dichiarando: come consta dalle Memo» 



8o V IT 

rie iiorirhe di Toseanella^ e da alemii 
•tromeoliesiftCDiiffieirarchiviodelb ter- 
ra di Bagnala, quali Tao nieii£Ìoiie di d. 
Pacifica Caoif i da Canioo sorella del car- 
dinale, maritala a Pietro Paolo da Cani- 
no. Inoltre aggiunge, ca ni ne«e fu il b. Ni- 
colò frate minore, del quale nel Marti* 
rologio francescano a' 5 settembre si leg* 
gè : In Laiio B. Nicolai de. Canino Con* 
fetsoris^eximiae sancii tatis viri. Y» nel- 
le note al medesimo: Hic Eremi Ciuitel' 
Ine (di TìyoIì, ove si venera il suo corpo) 
nonnumquam extiiit incola: interfuii 
exeqniisB. Margarilae Columnae{mot' 
la in Paleslrina a' 3o dicembre) anno 
17,%^^ qui cuni in funere ipsius virginit 
sacrificiiini offerrtt^ apparuit illiglorio-' 
sa. Onde scrisse il Vadingo a tal anno: 
Velalo funere ad Ecclesiain s, Pelri, et 
sacrum faciente fratre Nicolao de Ca- 
nino, ordinis minoruni, eremi Civilellae 
incola j viro utiqne sancto adslabai sa- 
crificanti anima B. P^irginit , ipso sa* 
cerdoie sacrificante, donec consumma- 
ta hostia, recta gloriose ascendit in eoe- 
lum. Vi nacquero pure: il veo. p. Ca- 
millo Pacelli gesuita, autore di varie o« 
pere ascetiche, denominato \* Apostolo di 
Perugia, di cui si legge un magnifico e* 
logio delle sue virtù e dottrina nella di 
lui Fila stampata in Perugia nel 1789, 
dove morì con gran fama di santità nel 
1 754» il cardinal Odoardo Farnese; ho- 
rento Rosati egregio e fecondo cittadinO| 
ambasciatore del comune aPaolo 1 1 l}Gio- 
▼anni Poutatinotoperlasua opera Agra- 
ria stampata verso ili65o, e pe'suoi Ra» 
tizzi delle mercedi; il cav. Pietro Micci- 
nelli rinomato poeta; il principe Paolo 
Donaparle, ed altri. Alferma il Palmieri, 
essere primarie famiglie di Canino quel- 
le de'couli Valenlini, de' Caraceni , de* 
Miccinelli e de De A ndreis. Quest'ultima 
è congiunta alla illustre Buttaoni della 
Tolfa, di cui nel voi. LVlIl.p. 1 3ti,XCVI. 
p. ^4^> e ^^^ luoghi , e n' è ornamen- 
to l'autore del seguente opuscolo, di mol- 
to ingegno e islrutiooei di gravi costumi 



V 1 T 

e ami benefieo della patria. DeUaboU- 
zione de' diritti popolari di legnare e 
di pascere nel territorio di Canino , e 
della destinauoneda darsi aterreniche 
vi sono soletti per renderli più van- 
taggiosi al popolo. Discorso all'Illu- 
stre Municipio di Canino di Costantino 
De Àndreis^ Viterbo, stamperia di Roc- 
co Monarchi 1 858. Sai*ebbfl aiilissimoil 
dame breve contezta, ma per un para- 
grafo oe manca lo spazio. Lo stemma di 
Canioo, dice Marocco, è un Cane che ve- 
desi espresso sulla porta castellana. Nel 
territorio, a ponente sono i monti deao* 
minati di Canino ricoperti di boschi «ed 
a mezaogiorno vaste pianure attissime al- 
la coltivazione delle biade e al pascolo del 
bestiame. Inoltre il suo territoiio è no- 
tabile 000 tanto per la feracità, quanto 
per l'ottima qualità de' prodotti, grano, 
fino, e specialmente dell'abboodante o* 
lio, pel quale vi sono 1 4 montani, e for- 
ma la principale ricchezza del paese. Il 
Giornale di Roma del 1 855, a p. 711, 
descrive Tutihtà della macchina trebbia- 
trice del grano, di Giovanni Hollinger, 
dal conte Colloredo luogotenente dell'or- 
dine Gerosolimitano attivata nella tenu- 
ta della Sugarella del territorio di Cani* 
no. Vi è un forno fusorio pel ferro grez- 
zo dell'isola dell'Elba e della ferriera del 
paese. Agisce per l'acqua mandata dal 
fosso Timone un miglio distante, il qua- 
le fa agire anche varie suburbane mole 
da grano, contribuendovi pure l' acqua 
del fosso chiamato Fosso di sotto , che 
serve eziandio alle lavandaie. A destra 
dopo tal fosso comincia la piccola salita 
che conduce alla ferriera, dov'è una cap- 
palletta aggiuntavi nel 1 67 3. Boschi d'aU 
to fusto e da carbone circondano Cani- 
oo, e lo riparano da'oocivi venti del sud, 
quello precipuamente detto di Bovi e di 
Musignauo, e quello del comuue di Tes- 
senoano, ricchi tutti di cacciagione, cin- 
ghiali, lepri e di volatili d'ogni sorta. Os- 
serva il Palmieri , risultare da' registri 
parrocchiali, che si accrebbe la cifra de' 



VIT 

norti in lutti quegli anni in cui furono 
diradali i l>oaehi. Infatti trofo nel Can- 
cellieri, Lettera tult aria di Roma^ ri- 
cordale a p. 88 le seguenti icritture stam- 
pate. Giuseppe Giovaoardi Buffarli, Oi- 
servazioni sul foglio del taglio delle 
Macchie camerali del territorio di Ca» 
ninOf col voto del collegio de' medici sul' 
Fistesso taglio del 1 7 56 , Roma 1 7 76, col 
sommario annesso. Istrom ento delt ac- 
cesso/atto da due prelati deputati dah 
la s. Congregazione alle Macchie ca- 
merali del territorio di Canino in dicem- 
ftrei772, coUa Relazione uniforme al" 
la pianta^ e modello del geometra Do* 
menico Sarti perito giudiziale^ che Sfan- 
no unite air osservazioni di M, Buffer^ 
li. Una parte de'monti produce alabastri 
di 3 sorti e belli; uè mancano cete di tu- 
ia, calce e grandi travertini. Poco distan- 
te da Canino sono i ruderi del piccolo 
paesello Castellardo o Castell'Ardo, sac* 
cheggiato e distrutto da'canìoesi , secon- 
do il Zucchi verso ili53o, con ricco ter- 
ritorio, goduto dal comune di Canino. 
Soggiunge, che il castelletto apparteneva 
a certi signori orvietani, onde fu inter* 
detta Canino, per essere slata depredata 
anche la sua chiesa di s. Valerìano e tol- 
ti i suoi beni, venendo trasferite nella col- 
legiata le sue campane e la testa di s. Va- 
leriano. Pagata una multa, ?enne quin- 
di Canino assolta dairindulgenta ponti- 
ficia. Indi s'interpose anco mg.' Carissi- 
mi vescovo di Castro. U Torrioni nelle 
Memorie di ToscaneHa, fa menzione del 
castello col nome di Castel Lardo, sicco- 
me già soggetto a quella città, ond' era 
tenuto al tributo 1*8 agosto per la festa 
de'Santi prolettori. Il p. Casimiro lo chia- 
ina Casteir Eraldo, parlando dj Tosca* 
nella (/^.), e dell' investitura datane al 
Tartaglia vicario temporale di quella; ed 
a p. 387 dichiara: •• Pio 11 cassò ed an- 
noilo il processo e la sentensa fulmina- 
ta contro il popolo di Canino, per aver 
gettata a terra la rocca di Castell'Eral- 
do*'* Alle bidè de'monti di Canino , di- 
VOI. cu. 



VIT 



8f 



stante circa 3 miglia dal paese, nel luo* 
go detto le Muracce, trovasi un comodo 
e vago bagno, riedificato dal principe 
Luciano Booaparte, presso una sorgente 
d'acqua sulfurea analizzata da'professori 
Gandolfi e Monchini nel 18 10, e poste- 
riormente dal valente chimico principe 
Luigi Luciano Booaparte, e riconosciuta 
efficacissima nella cura specialmente de' 
mali cutanei. A poco distanza da questo 
bagno in maggior elevazione trovansi gli 
avanzi di antiche Terme, volgarmente 
dette le Cento Camere^ magnifiche e va- 
ste in modo che potevano bastare ad un 
tempo stesso a più di 600 persone , di 
cui tratta il prof. Gandolfi: Acque Ter» 
nutli di Canino, Roma 1810. Secondo le 
osservazioni della vastità di queste Ter- 
me e della loro ubicazione sembrò a mol- 
ti, che potesse fondatamente credersi, che 
fossero i celebri bagni etruschi, de'quali 
parla Tibullo nell' Eleg. 5, lib. 3 : ^os 
tenet Etruscis manat quae fontibas un» 
da^ - Unda sub aestivum non adeunda 
Canem, Nel Piano della Badia, di cui ra- 
gionerò nel seguente paragrafo Afa^^/t£X-* 
no, luogo del territorio di Canino , alla 
distanta di 5 miglia da Canino trovasi il 
monte Fumaiolo^ ove scaturisce fra cal- 
carei scogli continuo fumo da una buca, 
offi*endo rimedio efficacissimo ne'reuma* 
tismi, in tutte le doglie dell' articolazio- 
ni ed in qualunque altra parte solida del 
corpo umano. Consiste il Fumaiolo in 
una fossa profonda circa 5 palmi, e qua- 
si di eguale lunghezza e larghezza , la 
quale tramanda vapore acquoso, e gas 
acido carbonico ad un'alta temperatura. 
Se nello stato attuale d'abbandono in cai 
trovasi il Fumaiolo, pure vi accorrono 
io ogni anno da tutta la provincia i ma- 
lati a ne ripartono guariti, può con cer- 
tezsa asserirsi, che più grande sarà il con- 
corso, e molto giovamento ne potrà ri- 
dondare all'umaaità, se si fabbricherà un 
locale dove di questo bagno a vapore poi* 
sano gl'infermi profittare con tutti i co- 
modi a con tutti i riguardi necessari. Al 

6 



8s tlT 

pie cte*oioiiti| KriMe il Zucchi, vi è ufe*Mi- 
licaglia diiamaU le Sctie Porte, di om- 
raTÌgliosa fiata; ed in una caferoa, dm 
va ftolto ammonii, si crede esistere un te* 
loro» che a oiutio fu dato prendere. Al* 
Ire dicerie aggiunge il suo annotatore p» 
AnuilNiliy colla sa? ia a? verteuta: le cre- 
da chi fuole. Disse il Caliodrì, e ripeli 
in parte il Palmieri, che dagli scavi falli 
nel territorio di Canino, con preiioti ri- 
ioltati , si ebbero indizi di avanti della 
città di Yetulonia , per quanto fossero 
dubbie le congetture rispetto alla sua tl- 
Inastone, che altri pongono presso Vi- 
terbo, altri altrove^ potendosi vedere il 
voi. LXXVIII, p.8i e seg. Io tali scavi 
ai scuoprirono iscritioni, vasi e coppe e- 
lrusche,taz«etle, bronti, ori, scarabei, di- 
pinti e statue. Uno di que'vasi dipinti a- 
tea le parole: Filhlon Ochei^ le quali con- 
fermarono «alcuui neir opinione che ivi 
fosse slata Vetulonia , una delle capitali 
dell'antica Etrupa, distrutta in tempi re- 
motissimi. Nell'articolo ricordato inprin* 
cipio di questo paragrafo feci cenno de* 
feraci e classici «cavi del territorio di Ca« 
nino ne' sepolcreti etruKhi, ed anche al- 
trove, massimamente per le solerti e in* 
leti igeo li cure del principe Luciano , Il 
quale eruditamente illustrò i vasi e altri 
monumenti etruschi» ù col suo magoifi* 
co Museum Etrusque , opera ricordata 
nel voi. XLVIl,p.i 14» e sì coll'altra non 
meno splendida, Fases ElrusqutsyWet* 
Le 1829 chea Cammille Toftoni. Ambe* 
due con bellissime tavole colorate. Giii nel 
1827 nella stessa Viterbo avea pubbli- 
cato il Catalogo di scelte jintichità E- 
trusehe trovate negli scavi. Di questi fii« 
migerali scavi, onde Canino venne pili 
frequentalo e in rinomatila , inclusivn- 
mente a quelli deirantica etrusca Fulci 
(F.), nel latifondo di Campo Scala» ch'è 
su quel di Canino, ne die'pregevole con- 
lessa ilsullodalocommend. Visconlii nel- 
le Notizie di Canino j non senta mani- 
festare il ragionevole desiderio, che si sia* 
bilisse in Canino una pubblica raccolta 



▼ IT 

aranieipalf di elivsdii nionnmenli,a ln« 
slimoniansadeir immensa rìecbesia rin- 
venuta nel eoo territorio^ il quale fornì 
I pih pretiosi dmeUi ad ornamento de' 
precipui musei d'Europa. -^ Ignota è 
rorigine di Canino^ e non è che una ipo- 
tesi' quanto alcuni dissero, che sia deri* 
vate da Vulcij ipotesi in vero non priva 
di qualche fondamento, massime se si 
eonrideri, che trasferita la sede vescovi- 
le di Fiddtk Castro f Canino fu conde* 
eorate di eonealtedrale, come si trae da 
documenli mss., e dal summentovato bre- 
ve di Pio Vlj Catholieae EccUsiae de- 
cor, registrate nel Bollario della cancel«' 
lena vescovile d* Acquapendente, ove nel 
1 649 fu trasferite la sede della soppres- 
sa Castro, onde Canino pure dall'estinte 
diocesi passò a far parte della nuova. La 
dette ipotesi formo pure il Visconti, nel 
eonsiderare la prossimità di questo luogo 
alla città di Vulci, già una delle più an- 
tiche e poderose della Toscana, e di al* 
tre sue particolarità, come deirabiterei 
popoli in diverse distanze, per coi riien* 
ne da una di teli parli della popola* 
alone vulcente essere o continua la osor* 
te la terra di Canino. Noudimeno sog- 
giunse, miglior sentensa però sarà quel* 
la di ritenerlo popolalo infino dall'anti* 
co, e gli edifisi antichi parlati, e i monn* 
menti scoperti ne sono documento. Ne p* 
pure è giuste l'opinione di alcuni, i quali 
Snidandosi sopra un errore del Ciaecn* 
nio, in Fita PaulilII, sostennero Cani* 
no essere stata un tempo dette Carino^ 
poiché dalla boHa di s. Leone IV, Papa 
deir8479 pubblicala dal Balusio, l. a, p. 
83, fra le Lettere ^Innocenzo III, tro- 
vasi nominato il Musileo di Canino. Zfel 
riprodunla il Turriozsi, nelle Memorie di 
TotcaneHa, a p. ito, forse con fallo ti* 
pografico è detto Arlinus adMausilcuoH 
Fu il p. Casimiro che pubblicò avere il 
Ciacoonio chiamato Carino questo loo* 
go, e volendo spiegare il vocabolo di C^ 
nino, eoi quale venne quindi ep[>tfliato^ 
lo erede derivalo da intestine discordia 



VIT 

de'ciHadioi, èhe per lungo tempo oe lor- 
uefilaroiio il popolo. Però doq Ucqoe il 
riferito dal Balutio» dichiarando quel Mu» 
tiUum^ uoa cootrada dello iteno catteU 
lo. Di ciò Qon raaocai fame parola oel 
rammeolato articolo. Ripeterono col p. 
Casimiro, il oome presunto di Carino^ il 
p. ÀDDÌbali e il Palmieri. Ma il Visconti 
rilevando Terrore del Oacconio, non so- 
lo esclude il oome di Carino^ ma ancora 
^origine assegnata dal p. Casimiro all'ai* 
l'altro di Canino^ non troppo onorevole, 
sebbene pochi popoli in quelTepoche pon- 
no vantare d'essere andati esenti da in- 
terne e laceranti fationi. Afferma il p. Ca- 
simiro, che Canino nel dominio tempo- 
rale fu sempre soggetto a' Papi^ i quali 
variamente ne disposero. Pertanto dissi 
nelTarticolOfChe Alessandro 111 neh 180 
donò a'viterbesi Castrum Canini^ insie- 
me con Cellere e Castellardo, i quali lo 
aignoreggiavano ancora nel 1^55; e che 
da loro si sottrassero i caoinesi con darsi 
nell'agosto laSg a Toscanella^ ma tosto 
ribellatisi» subilo tornarono a sottomet- 
tersi a mezzo del sindaco e di 3 amba- 
sciatori, a'9 di detto mese giurando vas- 
aallaggio, con quelle particolarità narra- 
te dal Turrioui a p. 33 » esibendone il 
documento. Indi soggiunge, che nel 1 3oo 
profittando i caninesi della sommissione 
• condanna inflitta a Toscanella dal se* 
Mio romano, tentarono scuoterne II gio- 
go, per cui con altri castelli neli3o8 su* 
acitarono nuova ribellione. Allora To- 
scanella som ministrò 1 000 libbre di buo- 
ni denari al nobile Giovanni Pantaleoni 
capitano del senato romano, per stipen- 
dio di lui e de' soldati, onde sottomette- 
re il ribelle Canino. Quindi nel 1 Sog eon 
lodo di Guittusio di Biseniio, riconoscìu* 
lo pure dal p. Casimiro, fu stabilito tra 
Taltre cose, che il Castel di Canino a ri- 
chiesta del podestà di Toscanella debba 
perpetuamente fare esercito e cavalcata, 
iDandando So uomini armati al servitio 
della città, e che ogni anno nella vigìlia 
de'ss. Martiri protettori, per meuo del 



VIT 



9B 



sindaco dovesse pagare il tributo di a 5 
libbre di paparini (equivalenti a 4ocar* 
lini, ed a bai. 11 per libbra, ed in tutto 
scudi tre) o provisi ni, ossia due palli pe' 
giuochi di carnevale, e d'un cereo di io 
libbre. Narrai ancora col Sarsana , che 
nel detto tempo dominarono Toscanel- 
la anche gli Orsini, chiamando esso in- 
valido il detto atto di vassallaggio, e di 
niun valore tutti i successivi istromenti 
mentovati dal Turriozzi. Ciò non dere 
recare meraviglia, per esser noto quan<« 
to il Sarzana acremente impugnò le Me^ 
morie di Toscanella^ al modo deplorato 
In quell'articolo con istorica imparzialità. 
Egli sostenne incompatibili due domina- 
zioni, del Papa e di una città. Ma que« 
ste soggezioni erano una specie di confe- 
derazione per esser difesi, in tempi pre* 
potenti, il che non ledeva la sovranità 
pontificia,di che abbiamo dalla storia in- 
numerabili esempi, da me riferiti a'propri 
luoghi. E n'é prova, che più tardi Pio II 
non dubitò approvare il lodo per la cen- 
tenaria, come confessa lo stesso Sarzana 
a modo suo, con molte e superflue paro- 
le beffeggianti, come per tutta l'opera, 
non meno per la tenuità del Tributo\F.\ 
senza considerare, che molti simili e an- 
co minori furono imposti da' Papi nel- 
V investiture baronali de' Ficari Tem* 
potati (f*.). Il tributo ridotto a scudi 
tre, era in sostanza un omaggio di divo- 
zione a'ss. Protettori; del resto Toscanel- 
la solo godeva l'esenzione da ogni gabel- 
la com unitati va, in Canino e suo terri- 
torio. Dissi pure, nell'articolo che vado 
ricordando, quanto ingiunse a Canino 
nel 1283 Martino IV; e che il Prefetto 
Giovanni de Vico, profittando delU lon- 
tananza de'Papi, dimoranti in Avignone, 
occupò pure Canino , lo fortificò e lun- 
gaoaente vi si mantenne, finché nel 1 354 
non lo ricuperò alla s. Sede il celebra 
legato cardinal Albornoz. Nel 1 377 aven- 
do Gregorio XI riportata la residenza 
pontificia a Roma , racconta il p. Casi- 
miro, che assolvette Commune et homi* 



84 VIT 

net Castri Canini a quibuscumque prò* 
ee$$ibus laiis cantra ipsos per rtdorem 
provinciae Palrìmonii^ et restttmtijut- 
runt in omnibus^ et per omnia, iodi €•• 
mino togi^iacqae alcoo tempo agli orrìe- 
toni. NoUi ancora, che nel 1 383 cadde il 
caftello io polere de* Moeù e del loro co- 
pilaoo Moole Canillo; cootro del quale 
«Mtndow moffi i bretooi, probabiloneo- 
te ai foldo d^Urbaoo VI, lo combatterò- 
DO, violerò e presero eoo tutta la sua geo • 
le. Dopo 6 mesi di prigiooe, il capitano 
mediante 8,ooo fiorini fa rilaiciato, re- 
stando i bretoni padroni non purediCa- 
Bino, ma di Bolteoa e altri luoghi (Ora 
leggo nel p. Annibali, che oeliSgS per 
la diviMone de'feudi Ira' Faroeti , a Ra- 
nuccio III furono dati Ischia e Canino: 
dunque lo dominatano. Anzi il Manente 
aggiunge, aver Bonifacio IX confermato 
Canino a Lodotico e Giorgio Faroete). 
Biferii altresì col p. Casimiro, che torna- 
to Canino nella signoria delia s. Sede,Bo- 
Bifado IX v'iotiò un governatore, e poi 
^erso il 1 398 lo concesse in tutela e vi- 
cariato temporale a Paolo o Bertoldo Or- 
sini, sub annuo censo unius Cani^ al qua- 
le nel 1409 lo confermò Alessandro V 
(Ma questi era stato eletto nel famoso si- 
nodo di Pisa, contro il legittimo Grego* 
rio XII, il quale avea conferito io vice* 
riato Canino a Ranuccio III Farnese ave 
di Paolo III); però il successore Giovanni 
XXIII nel i4i5 trasferì il vicariato, in 
uno a Toioanella e altri luoghi, ad An- 
gelo da Lavello detto Tartaglia, confer- 
matogli nel 14^0 da Martino V. Ma uc* 
cìso Tartaglia nel i4%iiquel Papa nel 
.14^5 in compenso del tolto a lldebrao- 
dioo o Aldobrandino Conti, l'investì di 
Canino e di altre terre vicine, e della Ba- 
dia ad Pontem, sub annuo censo a5/ì- 
brarum cerat infesto Omnium Sanclo^ 
rum^tk 3/ generazione. I quali luoghi es- 
sendo panati in retaggio a'suoi figli Alto 
e Grato Conti, il secondo di questi resa 
la parte che a lui si competeva ad Eu« 
genio IV 9 riportandone in compenso il 



Tir 

costello di PbUonn. Raceodtai pure, co- 
sne Eugenio IV, onde prof vedere alla di- 
fen di Canino e deUe prossime terre, no 
inveiti col tìtolo di vicario temporale nel 
■ 44^ Raouecio III Farnese per sé e sud 
3/ generazione, e col ceoio d'i i libbre 
di cera. Seooodo il Viseooti, da questo 
vicariato coosiodò la grandezza di casa 
Farnese, soirorigine delb quale polen- 
ta meglio è vedere le Notizie storiche dei' 
la casa Farnese dei p. Annibali. Però 
noo estese essa allora il proprio dominio, 
se noo solo sopra la metà di Canino, e 
dcNidni liM^bi della diocesi di Castro, 
cioè sulla porzione da Grato Conti resti- 
tuita al Papa^ ritenendo tuttavia l'altra 
metà Alto soo fratello e altri eredi d'Al- 
dobrandino. I quali però nel 1464 (il ^^* 
ti. Della famiglia Sfòrza, L 2, p. 11S e 
^39, ragionando Della fanùglia de Con» 
ti di Segni^ riporta la quietanza del cen- 
so dovuto da Alto nel §463 alla camera 
apostolica, del vice-camerlengo di Pio II, 
tanto del vicariato di Segni, quanto del 
vicariato della metà di Canino, di Gra- 
doli e dell'Abbadia al Ponte, cioè di i5 
libbre di cera bianca per Segni, e 12 e 
mezza per la metà di Canino, di Gradoli 
e dell'Abbadia). Neil 4^4 i Conti vende- 
rono la metà di Canino e degli altri luo- 
ghi ad Antonio Piccolomini d'Aragonai 
nipote di Pio II, il quale ratificò l' alto. 
Ma in tale anno divenuto Papa Paolo II, 
per 5,000 fiorini d'oro, Francesco, Pier 
Luigi il senioree Pier Bertoldo da Farne- 
se comprarono dal Piccolomini l'altra me- 
tà di Canino e de'prossimi castelli;il tut- 
to confermando il Papa con bolla d'inve- 
stitura di vicariato temporale a 3.' gene- 
razione a'ac ottobre, coli* annuo censo 
d'un vaso d'argento del peso di 8 ducati 
d'oro di camera, da presentarsi nella fe- 
sta di s. Pietro, secondo il Visconti. Me- 
glio però il p. Annibali tuttociò racconta. 
Egli dice: I Farnesi per la metà de'castelli 
di Canino, di Gradoli e dell' Abbazia al 
Ponte, che tenevano a D. Papa^ s. Ro» 
mona Ecclesia in Ficariaium^ pagava* 



VIT 

00131 libbre e messa di cere bianoe per 
aoDuo cento. Iodi Paolo li a'a i ottobre 
1464 GoaferiDÒ tale vicariato a 3/ gene- 
rasiooe, aggiungeado alla metà di detti 
castelli, Valeolano, Latera, Teisennauo 
e PiaosaoOy col ceoio annuo imius era* 
teris argentei valoris duodecimjhreno' 
rum de camera. Ed avendo i Farnesi ac- 
quistato dal Piccolomiui per 5,ooo fio* 
rioi d'oro l'altra metà de' castelli di Ca- 
nino, di Gradoli e dell'Abbasia al Pon- 
te, Paolo 1 1 nello stesso giorno a 1 otto- 
bre 1464 con altra bolla gli confermò il 
lutto io yicarìato, anche pe'Ioro figli edi- 
Kendeuli a 3/ generazione, inclusive col 
censo unius crateris argentei del pesod'8 
ducati d*oro di camera, da pagarsi ogni 
anno nella festa di s. Pietro. Avverte il 
Turriozzi, che sebbene Canino passò nei 
dominio de'Farnesi, pureTosca nella con- 
tinuò a godere nel territorio l'esentioni 
de'pedagi e gabelle; i quali diritti ricom- 
prandosi i caninesi, si obbligarono paga- 
te 20 scudi annui a Toscanella, ridotti 
nel j 536 a scudi 17 a mediazione di Pier 
Luigi Farnese il giuniore, salvo l'annuo 
tributo degli scudi 3 per la festa de' ss. 
Protettori. Finalmente Leone X inveiti 
di Canino e di molti feudi il cardinal A« 
lessandro Farnese il seniore, nato in Ca« 
Dino e figlio del suddetto Pier Luigi il 
aeniore, col tenue censo d'una tazza d'ar- 
gento del valore di 1 2 fiorini, da godersi 
pure dalla sua discendenza. Appena Ca« 
uino cominciò ad essere siguoreggiato da' 
Farnesi, venne da loro favorito e abbel- 
lito, e divenuto il cardinale Paolo 111, nel 
j537 istituì il ducato di Castro, vi com- 
prese Canino, e ne investì il suo figlio 
Pier Luigi Farnese il giuniore. Per Pao- 
lo 111 Canino crebbe in prosperità e in 
comodità singolare, e l'onorò più volte di 
•uà presenza. Tale divenne fiorente e ric- 
co Canino, che il cardinal Alessandro Far- 
nese il giuniore, nipote del Papa , come 
riportano Zucchi e Annibali, amandolo 
e soggiornandovi, lo chiamava il piccolo 
/fapob\ e soleva direi che se volevano die 



VIT 85 

campaste in eterno ^ lo facessero stare a 
Gradoli restatela Canino C inverno. Im- 
perocché Taria era tenuta grossa rispet- 
to a'monti che gli si presentano, non es- 
sendovi né troppo freddo, né troppo cal- 
do. Fu descritto nel 1 63o pel duca O- 
doardo dal Zucchi, nella Informazione^ 
pubblicata dal p. Annibali e commenta- 
ta nel t. 3 delle Notizie storielle della 
casa Farnese, a p. 33 : Canino. Ne darò 
breve cenno, ad evitare ripetizione, per 
essermene di sopra già giovato. Antica- 
mente Canino era un paese lungo con una 
rocca, fiitta da qualche sigooretto, con en* 
troia chiesa di s. Andrea; della quale roc* 
ca 000 rimaneva die una torre quadra, 
con un casone ducale propinquo da ser- 
vire per abitazione. Quindi da' Farnesi 
fu il paese ampliato, migliorato, e reso 
comodo e bello. Avere due borghi, uno 
de'quali alla porta di sotto, l' altro alla 
porta di sopra. Essere fertili i terreni, co* 
piosi e buoni i raccolti di sue produzioni. 
Sì celebravano con pompa le feste del 
Corpus Domini , di s. Croce in maggio, 
di s. Giovanni e di s. Andrea Apostoli. 
Nelle due prime, e per quella della ss. 
Trinità, vi correvano i palii co' barberi, 
e vi si faceva alla lotta. Censurando al- 
quanto il comune nell' amministrazione, 
e gli abitanti nella condotta, osserva il p. 
Annibali non più esisterne le cagioni, av« 
vertendo che il Zucchi si mostrò mal di- 
sposto col paese, forse per alcun disgusto 
provato nella terra quando vi fu podestà. 
Confinare con Castro, Montalto, Cellere, 
Pianiano, Tessennano e Toscanella. Cou 
quest'ultima città passarvi graocoofiden- 
sa e antica confederazione, essendo semt 
pre stato Canino a quella addetto, seb- 
bene quanto al temporale fu sempre sog- 
getta al Papa. £ ciò perché stendendosi 
il territorio di Toscanella fino quasi alle 
vigne di Canino, in grazia di Paolo 11 f, 
i toscanellesi si contentarono di concede- 
re a Canino d'allargarsi verso di loro, si- 
no al confine nella macchia ; della qual 
coocestioue e aiUe capilolasioui d' ami: 



/ 



86 VIT 

dsia t federatione etislooo i docDroeoli 
aiìco nella oomunilà di CaoioOj comel'aD* 
suo obbligo di luaodare giulii 3a alla co- 
muoe di Totcanella^ in rispetto dt rico- 
giiiiione, rS agosto festa de'ss. Protettori 
di tal Giità. Vi era la Bandita (luogo ri- 
lerfato per caccia o pastura e serninagio' 
ne) di s. Pietro d'Angleuo o s. Pierrolto, 
già monastero di monaci, da Urbano V 
anegnata alla mensa di Monte Fiascone. 
Paolo 111 v'introdusse l'arte o università 
delfagricoltura, per decidere tutte le dif- 
frrense agrarie. Si fuceva il salnitro pel 
duca, e si portava a Castro. La comune 
allora avea 4>ooo scudi di rendita , e la 
terra era una gioia in mexM di tutte 
le terre e castelli dello Stato di Castro. 
Gli Mbitanti erano piiid'Sio, de'quali 80 
arrolati a pigliar armi, con 10 cavalleg- 
gieri vestiti di casacche rosse di bellissi- 
ma vista, avendo l'una e l'altra miliiia 
il suo capitano. Nel 16A9 distrutta Ca« 
atro, il ducato insieme a Canino tornò pel 
diretto dominio della s. Sede, e partaci* 
pò d'allora in poi a tutte le vicende co* 
muni , non meno alla provincia , che a 
lutto lo stato papale. Ma col cessare del- 
la dominazione de'Farnesi, non oessaro- 
Do i rapporti di loro con Canino. Oltre 
che questa terra continuò sempre a frui* 
re d'alcune befieficenze insieme agli altri 
paesi del ducato di Castro, si rileva da 
molte lettere esistenti nc| palano coma* 
naie, che i caninesi conservarono lunga* 
mente buona memoria di que' principi, 
e prctteio parte alle gioie e alle aQisiopi 
Imo; e i Furnesi li con*is|>osero con bU 
trettautoaffttto, offrendosi pronti in ogni 
congiuntura u promuovere i vantaggi de' 
eaninest. Il possesso camerale del Piano 
dell'Abbadia essendo stato venduto a'iy 
febbraio i8p8 (il Visconti dice, colla rag- 
guardevole castellania di Caniuo)^ al se- 
natore francese Luciano Bonaparte, con 
beneplacito di Pio VII , questi poi eoo 
ch'irograio de' 1 8 agosto 1 8 1 4 innaltò Ca« 
pino all'onore e titolo di principato, ti* 
fole che conferì allo stesso prinàpe Lti* 



▼ IT 

«Ilo « traamesstbile a'suoi eredi e di- 
•oendenti legittimi in linea mascolina, che 
saranno possessori prò tempore de' beni 
situati in detto territorio, unitamente • 
latti i singoli privilegi, onori e preminen* 
te , ect che si godono da simili titoli di 
principato,aggregando detto Luciano Bo« 
oaparte e suoi discendenti nel nuoiero o 
rango degli altri nobili, illustri e antichi 
principi ". Quindi Leone XII con chiro- 
grafi) de'a 1 mareoi 8i4i *8S*^''^*^ a'pri* 
mogeniti , il titolo di principe di Musi* 
goano.M Annuendo alle preci del princi* 
pe Luciano Bonaparte , ordiniamo che 
d'ora in appresso il detto Luciano assov 
ma per sé e suoi legittimi discendenti il 
titolo unito di principe di Canino e Mo- 
•ignauo, con facoltà di poter rescinderò 
un titolo, e d'imporre quello di principe 
di Musìgnano al di lui attuale primoge^f 
Dito Carlo Bonaparte, conservandosi nel 
detto Luciano quello di principe di Cani<r 
PO, e così in perpetuo proseguire: in gui- 
M che esìstendo nella linea discendente 
del medesimo il solo capo della famiglia, 
riunisca questo il titolo di principe d'am- 
bedue le terre, e giungendo all'età mag* 
giure il figlio primogenito, ovvero altro 
figlio, per il cui meno si propaghi la di- 
•oendenaa io legittimo matrimonio , as- 
suma questo il titolo di principe di Mii- 
ngnano^ e resti nel genitore quello di 
principe di Capino; ed alla morte d' aon 
delle due persone, una dall'altra imme« 
diatamentedisGendenti,si consolidino am- 
bedue i titoli itf quella del superstite, e 
così rispettivamente si scinda e si unisca 
il titolo di principato unito di Canino o 
Musignano, secondo l' esistcnaa o non e- 
iisteuza delle due persone prossime pel- 
la linea retta discendentale ". Della di- 
sceodenaade'Booaparte ragionai in molti 
articoli. In oonteguenta del chirografo 
di Leone XII, il primogenito d, Carb as- 
sunse il titolo di principe di Musignano. 
Quindi Gregorio XVI con chirografo de* 
16 aprile 1887 eonlèiì a d. Carlo il gra- 
do^ gii onori e i privilegi propri di prio? 



VIT 

cipc» e ciò iodipendenteiaeiite dal titolo 
e iii¥ettitur« del principato dì Caoino e 
Hutigoano apparteoente alla tua fiinii • 
glia. Per cui, allorché a'3o giugno i84o 
morì il prioctpe Luciano, il figlio d. Car- 
lo aMunse il titolo di principe di Canino 
e Musignano tensa le formalità d' uto in 
simili casi, notificandolo bensì il Diario 
di Roma de'a a agosto 1 840. Dipoi il forili* 
cipe d. Carlo cede il titolo di principe 
di Musignano al suo primogenito princi- 
pe d. Giuseppe, che l'usò sino airaliena- 
Itone de'fondi. Ma la sua madre, la ? ir- 
tuosa prìncipessa d. Zenaide » dopo tal 
Tendita, fiochi tisse continuò ad intito- 
larsi principessa di Canino. In seguito il 
principe d. Carlo, nel 1 853 vendette le 
poasidense del Piano dell'Abbadia al prin- 
cipe d. Alessandro Torlonia, • mediante 
contratto de' a6 novembre fennero dal 
principe acquistati pure i titoli onorifici, 
compresa la qualifica e dignità di prin- 
cipe di Canino e di principe di Musigna- 
DO, per usare però i quali fii d'uopo d'un 
pontificio breve. 

Musignano o Miatignano, Questo 
luogo del territorio di Gi/iiiiO|le cui no« 
litie si rannodano con quel paragrafo, 
nella diocesi d'Acquapendente, fu descrit- 
to nel seguente modo dalZuccbi nel 1 63o, 
e v'intreccierò le annotasioni del p. An- 
nibali, Notizie storielle della casa Far' 
nesCf t. 2, p. 53; Malignano, Allora era 
una rocca antica fra Canino e Montalto, 
lontana dal 1 .^ due miglia e sei dal 2.% 
con istrada tutta piana, posta nel confi* 
ne per principio del Piano della Badia. 
Nel 18 1 7 in cui il p. Annibali pubblicò le 
Notizie^ il luogo avea una fabbrica per 
magauini di grano. Questa fabbrica fu 
anticamente monastero cisterciense,se pu* 
t€ non fu prima abitato da altri monaci, 
•s'ignora se fu anterioreal Cattriim Mu» 
signanif abitato un tempo 01 vilmente,cbe 
leggo nel Turrioui, Memorie di Tosca' 
neUa^ p. 37. Egli rifiertsce. il castello di 
Musignano riconosceva d'esser soggetto 
ji Tosoaoella. Il suo barone Pietro di Ra- 



.V I T 87 

■uccio, essendo tra'ribelli contro la città , 
a questa neli3o8 si arrese, confessando 
esser distrettuale del contado Toscanel- 
lese, «-giurò avanti il capitano de'roma- 
ni, chiamato a domare gl'insorti, d' ub- 
bidire al rettore e comune di ToscanelU, 
di seguirlo co'soldati, e di tenere in per- 
petuo il castello e suo territorio al servi- 
no e disposizione della città, guarnito • 
sguarnito, armato e disarmato, di far pa- 
ce e guerra a piacere della medesima, di 
consegnarlo ad ogni richiesta, e di osser- 
vare gli statuti e riforme di ToscanelUi« 
Nella cappella, dell'interno della fabbri- 
ca, dice r Annibali, si vedevano dipinto 
sul muro le figure della B. Vergine, di 
f. Antonio abbate in piviale, quella d'un 
Monaco cistcrciense legato con funi io- 
crociate per tutto il corpo, e quelle di 4 
Monaci cistcrciensi in atto di partire co' 
loro fardelli, fermati da s. Antonio. Por- 
se si volle esprimere con questa pittura 
qualche assalto dato al monastero da'sa- 
raceni, che speiso sbarcavano alla spiag- 
gia di Montalto e nelle vicinanze. Da que- 
sto monastero, la gran pianura di Mon- 
talto, nel principio della quale era situa- 
to, fu detta e tuttora si dice il Pian del" 
la Badia, la quale anticamente si chia- 
mava Y Abbazia di s, Massimiliano^ co- 
me si trae dalla storia Depraedationis 
Castrensium, f^el i63o era vi una chie- 
suola, cisterna, cantina, orto, stalle, poz- 
zi e altre comodità ad uso di palazzo si- 
gnorile campestre. In questo luogo si ri- 
poneva tutto il grano de' terreni del 
Piano della Badia e d'altre raccolte; a ta- 
le e£Eetto eranvi buonissimi magazzini e 
pozzi per conservarlo e quindi venderlo, 
per la via di Montalto che conduce alla 
mariua. Eranvi due palombarepe'colom- 
bi. U luogo ha incontro i monti di Ca« 
ninO| ed essendo circoodato da macchia 
e sei va, l'aria non era troppo buona. Il vi* 
dnofiumicelloTimone som ministra buon 
pesce detto rovella. Si trovavano anconi 
grotte con casina ove facevasi il salnitro 
pel ducaj trasportandosi a Castro. Le sei* 



88 VIT 

yft t la fida cle'bettiami reodetano oltre 
a 860 scudi l'aoQO. Proponeva il- Zucchi 
al duca di rendere a campo di tementa 
le macchie di Mezzoitolfo, di Civilella, e 
parlicolarmente quella di Sugareto (tuoi* 
mentovata )» le qua li renderebbero ciancu- 
na circa 7,000 Dcudi annui, giovando pu* 
re alla satubrith dell' aria, ed allora ta« 
rebbe abitalo. Proponeva far lorvegliara 
il tcoimeoto da speciale fallore, invece 
dèi castellano di Canino. Ciò importerei 
perchè Musiguano, oltre luogo di con- 
serva del frumento I era un passo e una 
stazione vantaggiosa per la via pubblica 
per andare in tutta la Maremma, in Mon> 
talto e altri luoghi. Come venne in signo* 
riaa'Farnesi, lo dissi nel paragrafo di Ca- 
ninOf e nel 1649 tornò nel diretto domi- 
nio della camera apostolica. Ivi pur nar- 
rai, come nel 1808 il principe Luciano 
Bonaparte acquistò il Piano dell' Abba- 
dia, onde Pio VII nel 18 14 lo dichiarò 
principe di Canino, e Leone Xll nel 1 8^4 
^i aggiunse pe' primogeniti il titolo di 
principi di Musignano, costituendo que- 
sto in principato o titolo principesco; e 
che il principe Luciano ridusse il fabbri* 
ceto in forma di palazzo , con graziosa 
cappella, in cui collocò 3 monumenti se- 
polcrali, dalla sua vedova'principessa A- 
lessandrina de Blechamp trasportati nel 
duomo di Canino. Di tal dama il Viscon- 
ti ci die'nelle Notizie istoriche di Cani* 
no: Un temporale a Musignano, canto in 
ìrersi francesi, Intitolato: Un oragt à 
Musignan du tempi des Templiers qui 
on dit onthahité V antique Manoir, Dal- 
le note storiche della medesima dama si 
trae, che i cavalieri Templari vi ebbero 
ttoacasa che abitarono lungo tempo (for- 
se una commenda con p08se8SÌone,ma con- 
tiene ricordarsi che furono soppressi nel 
1 3 1 1 dal concilio di Fienna del Delfi- 
nato: e quanto a quel conte Ranieri che 
signoreggiata il castello, habité noblc' 
ment^ nel 1 5o8 secondo la cronaca di To- 
scanella, desso è quel Pietro di Ranuccio 
parlato di sopra col Turriozvi 1 ma nel 



VIT 

1 3o8,poicbi era giàdeTamesi nel 1 5o8\ 
dopo i quali l'ebbero i dstercieosi. Welle 
grotte e sepolcreti si rinveaoero vasi etru- 
schi, generalmente di terra nera, ed an- 
che dell' ossa e un cranio creduto d' un 
religioso, perfettamente conservato» io 
cui si CI edette riconoscervi le iniziali: 
T.G. C. C. T. Nelle quali dall'immagina- 
liooe poetica di Chatelaine si volle rtoo- 
noseervi, secondo le idee del tempo, un'ia- 
dieatione delle differenti fasi della vita 
di chi appartenne il cranio , con questa 
interpretazione. Troubadour, Guerrier. 
Crois. Ch€9alitr. 2Vm/i(ìèr. Fmalmente 
notai, die nel i8S3 il principe di Cani- 
no e di Musignano d. Carlo Bonaparte 
ìrendè la possidenza del Piano dell'Abba- 
dia al prìncipe d. Alessandro Torlonia, 
insieme a'titoli prìoeipeschi di Canino e 
di Musignano. Con Musignano non pon- 
no andar disgiunte alcune nosioni del vi- 
cino Ponte delC Abbadia^ nome preso dal 
suddetto monastero e ablEMzia, e del qua- 
le ponte già feci cenno nel paragrafo Ac- 
qiiapcndente^ riparlando della distrutta 
città di Castro e suo ducato, in cui era 
compreso, e le riferìrò col Zucchi e col p. 
Annibali: Rocca del Ponte della Badia. 
Fabbrica antica con baluardi a modo di 
fortesaa, era nel 1 63o, e tuttora esiste, con 
lorre'fatta a morelli, sulla sponda del fiu- 
me Fiora, io ripa altissima verso il Pia- 
no dell'Abbadia ; e nell'altra ripa attac- 
oata ad essa é un grandissimo massiccio 
di muro, formato di sassi a calcina (sic), 
dov'è fondato un ponte, detto il Ponle 
delV Abbadia (magnifica e ardita opera 
etnisca), il quale traversa il letto di tal 
fiume , e tocca da vicino la porta della 
rocca. K tanto alto il ponte , che a chi 
guarda a basso mette grandissimo spa- 
vento, e non ostante sì notabile altezza, e 
Unto stretto nel suo mezzo che renda 
molto piti terrore a chi vi passa, per es- 
aer allora prìvo di sponde o para[)etti|e 
pure non mancavano velocissimi corri- 
dori a cavallo a passarlo rapidamente: 
ansi cadendo nel messo del fiume un mu- 



Jo delctrdtMil AlflMiiidro FmMMMlk 
oMie di MieargMteney quett* ti ricupe- 
rvmio, • qutlla betUa non fmù ••(••l* 
ciMio. Sul ponte vi panala un anlioo aa* 
^uedotto che conducala Tacqua a Vul* 
d, a coi ti vuole ipcttaMa il ponte, la 
quale non sì mava come tartaroca, e il 
MIO capo cadendo come pioggia giù per 
le valli della ripa premo il ponle , tutte 
le pietre , le piante e .i rami che begna, 
rende tartarotii onde di quelle pietre te 
ne faceva uto pe' giardini e per fiMuti, a* 
Tendo bella apparitcenia. Dice il moder- 
no Calindri, e ripttè il Palmieri, i anco- 
ra intatto il meraviglioto Ponte dell'Ab- 
badia, fermato di grandi tufi commetti 
tenta calcCi lungo 343 piedi, ttretto» al- 
to nel metto piedi 96, il eoi grande arco 
di metto ne ha 63 d'apertura,! 5 il pìe« 
colo a ftioitira tenta tponde, e tolto vi 
tcorre V Armeoila o Amine, oggi fiume 
Fiora. Sul dettro lato del ponte oravi già 
un acquedotto di vena termale , che al 
pretenie icaturiice in larga copia nella 
parte tinittra del fiume, e depone largo 
tarlaroto sedimento , etsendosi guastato 
l'acquedotto; e vi è il sonnomioato ba» 
gno d'acqua solfurea alte Moracee, situa* 

10 alle pendici de'monti. Tuttora al di là 
del ponte vi tono l' ottéria, la chiese, un 
Ibnte dì fresca e salubre aèqua, la doga* 
na poòtificia e già ducale del Ponte del- 
l'Abbadia, che s'interna nel confine To« 
aoano, i cui ministri vanno a dormire io 
Canino, essendovi l'aria non poco sospet- 
ta , restaodovi alcuni soldati di Goanta. 

11 duca Famete nella rocca teneva ti ca« 
atcllano, essendo punto interessante poli- 
lioo e finantiario, siccome di transito e 
confinante colle strade del Senese, Orbe- 
fello , Porto Ercole , Montacuto e altri 
luoghi, per recarsi a Viterbo e Roma. Vi 
aveva la pesca, ed era convegno di pa- 
atori e de'pecorari affidati neli' inverno. 
Da una bolla dell'antipapii Clemente VII 
idei 1 379 si raccoglie, che nel luogo della 
Bocca ci fottero ancora altre abitazioni, 
foìcbi dice in otta di creare Aldericu de 



?IT 89 

laterminellit rettore e caslelbiao Roc» 
eae^ tiW Loci Abbatiae ad Pomiem Tti- 
tcaiten. Dioeces, ad benepiaciium Sedit 
jtpastoticde. Imperocché tanto la Rocca 
o il luogo del Peate dell'Abbadia, quan« 
to tutto il Piano dell'Abbadia, prima che 
l'avessero da'Papi i Farnesi, i inedctimi 
Papi nedisposero liberanìcute a loro pia- 
cere, come apparisce da'libri de'Ioro vi« 
cariati temporali,edissi nel paragr«fi>&i« 
Amo. L'antica Falci turse circa uu mi- 
glio distante. A poca distanza sono puro 
gli avanzi di altri 3 ponti etruschi sullo 
stesso Fiora, consimili al desGritto,e si ere* 
dono concorrere a provare l'esisteuta 
d'una grande città, la quale, come disti, 
tecondoi dati raccolti dal principe Lucia- 
no Bonaparte, fu Fetulonia^ dalle cui ro- 
▼ine derivò Fulci. Merita vitiiarsi una 
vasta grotta di stallattiii presso il moli- 
no di Ponte Sodo. 

Celierc, Comooe della diocesi d' Ae« 
quapendenle , con territorio in piano e 
colle, con fabbricati dentro mura castel- 
lane e buon borgo. E' dittante circa a 
miglia dal suo annesso Piantano j 3 da 
Tessennano,piìi di 3 daCanino,4 da Ischia, 
5 da Valentaoo, e 37 da Viterbo. Giace 
in piano di un colle, in forma graziosa, 
alla vista della marina , tra due piccoU 
fossi, il cui orizzonte nell'alto del peese 
diviene ampio e assai aperto. Vedendo 
Ccllereal di fuori sembra basata sul tu- 
fo, e Te ne sono delle cave: la sua strada 
di mezzo è lunga più di mezzo miglio. 
L'aria è buona assai, per essere coperta 
dallo scirocco, e scoperta da tramontana. 
Anche il Palmieri conviene sul suo tem- 
perato clima , ed avere tuttora sotto il 
paese due fontane d' acqua ottima , ma 
scarta : il Zucchi le disse alquanto inco- 
mode e non perfetta l'acqua. Si sarà mi* 
gliorata. Vi sono due chiese parrocchiali. 
.L'areipretale é sotto l' invocazione della 
B. Vergine Assunta, con 5 altari, picco- 
lo organo, molti e belli banchi padrona- 
li :^la cappella del ss. Crocefisso è ricca 
d'adrescht esprimenti fatti della s. Scrii* 



gì» VIT 

tur». Vélf cIh«m pfro cchirft i 
m t. Sit*«««»ofHJo r« «Il D«»rgof|M « 
r«« Qui \m riporlo eolU Staihiiea, MS v»* 
r«m#oi# A cii»#«« r 04ira di Pìamano^ e»> 
rnn «1)1 6 MI (|ii#t |Mir«gi«fo. Narra il 
•Ih, vii» «I r«»4l«KHiafi<> ogni aono il i / 
lf»ml»ra i. Kuliea martire a t. Egidio ab- 
itali», |»alrofii dalla larra, aoo tolaiuiilà • 
graiMla di viitìona, eooeorraodofi i popoli 
Hiiivlaini, |iar oMara uno da'Saati (pars 
M ■«.* , noti a^Modo chiara la ralazìooe) 
iMVfmflo par la guarigiona dalla febbre 
A «IMI tafii|Ni lì fucata Mileone proctHÌo- 
iia iirlU oliiata di •• Peitca ietto il aaOal* 
Im, liiMiira (««difilla, a vi ti portava il mio 
liraiHtio ili raliquiarlo d'argento, coU'ao- 
rHiiipagMaiiifiilo dalla militia. Pino dal 
va«p»Mi Ula aia il ooiiourio, cha leoibra* 
va ima Darai |Nir la molla roba che vi li 
vaiidavaiio. Avaa luogo la corta dal pa* 
Imi ala lolla, Nola il p. Anniliali, tiaoo- 
ma la laila di ooailo ». Palica , patrono 
ili tatlaia adi 'Vv«t«iiiiaiio» ca«laa'3oa« 
||utlo,a«|iii>IU du.|<)|idio ili.*talt«iubra, 
ì'KnX III (|iia«lo gioiMo %i «>alakraiio amba- 
dna limiviiia Alila iiiaoo toUiina fasta 
Il italabia pai •. I«idoi'o agiicollora a*i5 
iiia^gM». Vili Oli pKHMilii »|i«datai itlitiiì- 
I» da Ldiainlo iSlaMaiiggii la qual fa* 
•••i(|lia, una Ira la prunai te del paeta» eb* 
|ia dotlorii capitani e un Gio. Felice che 
luoiì in ooiiuelto di saotilà. Dit utliiuo 
iìori in buon odore di egregie virtii laen* 
isoniiala ntW Elogio funebre di Pruden- 
za Mazzarif(gif vfuf vhmla in ogni reti' 
fioMo Uovcre. etrmiìLirinaìina^ riposò nel 
Signore qiéadriliti Ire donzella il di % #c^ 
tembrc 1 838. ìjelio nelle solenni esequie 
celebrale nella ven, chiesa di s. Felice 
in Ct'llrre, dalcan, d. Giuseppe Roma* 
^nolidoUoi e in s, teologia e membro del» 
Vuvcadeinia teologica ne IV università rof 
Ileana. Pubblicato per cura del molto 
rcw. Aaceiulote d, Vincenzo Fracassi^ 
liuuitii838. hifìua ti riporta la marmo- 
r«a iitiruiuiitf oollocala nella chieui di s. 
Itiliue, uve fu depoiU io luogo diitìnto. 
iftt luaaitia pie fauno icuola alle fauaul- 



kPoariUaMlallo^poaodi aopra al 
ko^gn» Offvai Mi emfHlo b coi chiesa é 
*<tn U Boqpi èà Qmmkm. A molta di- 
^nainaa. ¥1 abitaaaao ì aaraMlitaoi scal* 
à. Haarai ad y agi ai a Acquapendente ^ 
cfca il caaaanla la eapprtna da Pio VII 
ad 1 8 L 5fpar ranBoaa del lemioarìo dio • 
ìLk d PÉlanari ae parla eome a- 
Bi parta la iitf^<iradel 1 853 ea- 
tm^ 3«4a fraiiglie, i5o8 abir 
^"iiuali j aaitan. Il luogo mani* 
■a graiB yi t rh è trovo aeli'/a* 
éti ésiBtm di Castro^ Citta 




ad i63o ed Mmiaài d daca Odoardo^ 
CdkaaiSo fuochi e 6oo a* 
6o wUalì arrolali da preo* 
dar armi, aompraii qiidli di Pianiaao» cha 
militavano eolio b slasia insegna, oltre 
IO cavalleggieri eoa casacche lurcbine. 
Disse ancora ctaer la gaate assd boona, 
fraana alecoo di mala natara (come da 
par tutto non na maocaroao mai), como- 
damente baoeslanti, amici de' forestieri, 
BMSiimamenta co'tesseanaoesi, co'quali 
passava pacifica corrispondeosa. L'odier* 
ao Palmieri gli (eoe eco, dichiarando il 
popolo assai buono e geoeroso, atti vissi* 
OM ragricoltura. Il territorio abbonda di 
cereali, di frutti, d'orteglie, di aeoallan* 
la vino, d'olio,.di bestiame. Produce mol* 
le piante medicinali, fra le quali il gius* 
quiaino, l'altea, la dulcamara, l'asèeniio, 
la cicuta, lo stramonio, e vi vengono mol* 
la cantaridi. Non molto distante a borea 
è un bosco di 4 niigtia d'estensioae cbia* 
mato la Macc.lùa di CeUere^ la quale ha 
molte piante di sughero. Il Caliadrì pò* 
ne nella selva un Fumaiolo d'acquoso va- 
pore, che i naturalisti credono o avanso 
d'antico vulcano, ovvero l'origine d' oo 
nuovo igoivoiooeruttaroeato.M4 questo 
dev' eisere il Fumaiolo del territorio di 
Canino , descritto in quel paragrafo. — r 
Di questo paese, leggo oel Bussi, che Pa* 
pa Alessandro Jll neli i8o donò Cellere 
a Viterbo. Dal Turrioui si apprende cha 
indi appartenne al contado di Ihseanel* 
la% almeno fio dal i %ii per quaoto diro 



TU 

fih mMa. Vmnà da qnd patrio Homo 
a p. 37. Del cattollo di Calhri li Ina da 
no MlrooMolOi da lui rcaitalo a p. i3i| 
io eoi il Catullo è dello Cclgaro t CU- 
forti che oel 1 3o8 ctiendoM riballatOi il 
•00 barooe II ioola di Baooooio di Papo* 
oc» detto Nicola di Callarì, par mano dal 
tuo procuralora Conio di Hoiio daCof- 
tooa, cofifeiiaBdo cnarcgli dal ditlnllo 
a contado di Totcaoallai giorò anoti il 
proooQiole de'rooiaoi, a prooiiia d'ubbi- 
din io perpetuo a qualsi? ogiia cooiaodo 
del oomuDo di ToaGaoella, •pactaioicnla 
di feguirlo , tccoDdo la tua iogiuosioni, 
000 tu Ida ti a piedi e a cafallo, di tenen 
perpeluameote il castello di Cdleri e soo 
territorio al flerfiùo a diipoiisiooa del 
comuoei guarotto a iguaroitOi armalo a 
difarmato, alla paca a alla goam, di li* 
berameota darlo a cooiegoarlo, par quo- 
luoque oMcqoio e lerf ilio, a d'oeiervan 
gli ttatuti, ordioaiiooi a riforma di To* 
acaoella. Dipoi Callen permanile oel do- 
mioio degli Ortini» da*quali panò io qod* 
lo dcTaroetL Imperocché si legge ocllt 
Notnie storiche della casa Farnese del 
p. Annibalif che il cardioala Aleenodro 
Faroeta il leoion, poi Paolo 111, diede 
per moglie al tuo figlio Pier Luigi il giu« 
niora Girolama Orsini figlia di Lodo? ico 
coola di Pitigliaoo^ la quale ebbe in do- 
ta doa castelli, cioè Gallerà e Piantano. 
Pier liuigi migliorò la condiaiona di Cai* 
Inn, poscia si fiibbricb il borgo esterno» 
cJM successifamente dif enaequasi 3 toir 
to del castello ? accbio di dentro. Egli è 
perqoasto,cbe quando Paolo IH oel 1 537 
effcsca il ducato di Castro pei detto suo 
figKo^ nella bolla d'aretione non sono no- 
sninati oèCallere,néPicnianaSembracba 
P^olo ili ipqualdiploma non abbia tolu» 
lo nominanm non i soli paesi concessi a' 
Faroesi da* vori Papi in ditarsi tempi a 
aollodiTeni titoli^ benché poi tanto Cel- 
iare, quanto Pianlano, Ibrooo compresi 
90I ducato Farnaiinno di Castro. fVel bre- 
T« col quale Clameota Vili accordò te- 
rwooi dol 9.! Monto Forucéono, fan* 



?IT 91 

dati sui frutti delle terre del ducalo Ca» 
stnnsa, Cellere è cbiauiitio CeUo. Nella 
ricordata Informazione del Zuochi, prcr 
sentala al duca Odoardo nel 1 63o, dmcri* 
laodosi lo stato attuale di Cellere, dì cui 
io buona parie già uè profittai, é detto 
oell'articolo CeUere^ a p. 6a. E* un ca- 
stello,quasi io meno allo Slato di Castro^ 
che io origine fu ristretto luogo^ riocbiu- 
so da muraglie caftlellane con una porta 
sola, dove era vi un'aulica rocca col ca« 
stallaoo^il quale ciinta resigenca di Tas» 
seunano, di Arleoa e di Fiaoiaoo, oltn 
quella di Caliere. Indi soggiunge. Que* 
sto castello, secondo le storie di Siena dal 
Malcontenti, é quello dove passando l'cv 
scrdto de' tanesi, ebbe a trallan col si- 
gnon di Cegliole e di Plf indiana^ così 
in quel tempo chiamandosi Cellere e Pia* 
niano. Trovo nel Turriozù , a p. 1 4$t 
riportato nn documento del iaa3 , dal 
quale si ricava che i castelli di Piandia* 
na a di Cegliano ed altri , in segno di 
soggetiooe a Toscaoella, devono ogni an- 
no don alcuni cerei ed alloro, o^la far 
sta da'ss. Martiri protettori di quella cit* 
tè. Inoltro nfèriice il Zucchi,chela famir 
glia Cotti era antica di Cellero e fetori* 
la issai da' Farnesi, onde il castello na 
speriasentò i benefici efietti , migliorò o 
divenne piò popolato. Avere il territorio 
In proportione alquanto ampio, ma ter- 
reni leggieri. Eraiivi bandite e pascoli di 
bestiami convenienti, e la coocia di co* 
nmi. Nel territorio esisteca un palasso* 
na , lungi da Cellero quasi un miglio^ 
chiamato hi Colla, della ricordata fami** 
glia Cotta (e sussiste al dira del Palmiat 
ri), che oltre l' avaro gran quantità di 
piccioni e palombaro, n si tenevano pol- 
lami a altri animali, e nella possessiono 
si nccoglieva buona quantità di frutt 
li. Hai 1649 Iniioceoui X fecedeoMdir 
n Castro, e trasferì la sede vescovile ia 
Acquapendente; e Cellero passò ad apr 
partaoare a quella diocesi^ prima esean* 
du compresa nella soppressa, allTOttaoto 
dicosi di Pianiano» In pari lampo fai cut 



mera «poltoiica ateDilo ricuperato il di- 
retto dominio ilello ttalo di Castro, an- 
che Ccllcre ne segui il aiutaaientodi ti* 
gooria, e similmente Pianiaoo. 

Piantano. A fìntilo del comune di Gel- 
lere,deiia diocesi d'Accftiapendente, a mi* 
glia distante da quel comune^ le cui no- 
tizie abbracciano quelle di c|ues(o castel- 
lo, sia per la soggezione eli' ebbe a To- 
•canella^col nome di castello di PlamUa" 
/i/3, sia per la signoria die fi eterei taro* 
DO gli Orsini^ e sia per quella de' Farnesi 
• loro ducato di Castro fino al 1 649i iu 
cui tornò nel dominio diretto della s. Se- 
de. I suoi abitatori appartengono alla 
parrocchia di s. Sigismondo, chiesa spet* 
tante a questo luogo, secondo il Zacclii 
e il p. Annibali^ il qual Sauto n'è pro- 
tettore, e se ne celebra la festa popolare 
•' 16 ottobre, sebbene nel Martirologio 
romano è registrato ili.^ maggio. Altra 
minor festa si solennizza per s. Isidoro 
Agricoltore a' ó maggio per divozione 
degli abitanti. Ha una Lloccaccia con tor- 
ve quadrata « mezza diruta , e l'abitato 
borgo. Eccone la descrizione che nel 1 63o 
lece il Zucchi, riferita con note dal p. 
huuìMìtNolizie storiche deUétcasaFar- 
nest^ p. 66: Pianìano, In questo castello 
Don si vedono che la detta Roccaccia e 
torre quadra, caduta all'entrar della por- 
ta, perche piccolo luogo rinchius^o, al di 
fuori essendo il borgo e più grande. Fa- 
ceva allora 60 fuochi, con i5o anime, 
•omministrava 25 soldati, oltre i pedoni 
e i cavulleggieri c«>n casacche turchine, 
che militavano sotto l'insegna di Cellere. 
Dunque a confi onto dell'antico, il pre- 
sente è in notabile decrescenza di abitan- 
ti. Fioriva di assai buomi gente, con pro- 
pria podesteria , e nel 1 597 n' era stato 
podestà lo stesso Zucchi , ed era meglio 
di quella di Cellere, di cui pure egli fu 
podestà. Al i63o già era in deperimen- 
to, [)oichè nel 1597 era popolato assai di 
più, pa^sando il centinoio di fuochi, con 
tect.lii bencUanti, esperti nell'arte dell'a* 
gricoitura. lu seguito gli ubitauti auda • 



VIT 

rono osancaodo e ti diotiDuirono, proba- 
bilmente dalla scoperta che fa lontano 
dalla marina, ohe lo reodedi cattiva a* 
pia; diceodosi ciò derivar pare dal pon- 
te, che si entra dentro , nel quale so(Ha 
sempre lo scirocco, benché passo perico- 
loso assai a starci dob che a fermarcisi, 
dove soleva la gente recarsi 1* estate in 
particolare a trattenersi ed a giuncare, e 
diversi ricevendo quel colpo di vento in 
breve se oc morivano, il che produsse 
avvilimento ne'superstiti. Il sito è bel- 
lo, il distretto e lacampigaa é buona con 
terreni fertili. Vi si raccolgono buonissi- 
mi vini e quantità di legna, e vi sono 
frutti e cerase assai; luogo molto oppor- 
tuno per farci allievi di potei e di capre. 
Si difetta d'acqua. Per la festa di s. Si- 
gismondo si correva e lottava il palio. Si 
faceva il salnitro pel duca e sì portava 
a Castro. Il castellano di Cellere avea 
cura di Pianiano. Aggiunse il p. Anni- 
bali. Essendo Pianiano riinasto quasi af- 
fatto spopolalo, a' 1 9 marzo 1 7 56 venne • 
ro dall'Albania varie famiglie partite di 
là pegli aggravi, che ricevevano da'cru- 
deh turchi, e sbircate in Ancona a' io 
giugno giunsero in Canino, da dove si 
portarono a Pianiano, prendendo stanza 
nelle poche case rimastevi^ e molle nel- 
le capanne che da per loro si costruirono. 
Nel 1 760 partirono quasi tutti, ed imbar- 
catisi in Ci vita vecchia,andarono nella Pu- 
glia, rimanendo in Pianiano 3 sole fami* 
glie. Ma nel 1761 tornarono a Pianiano, 
e vi giunsero a'aS marzo festa di Pasqua. 
Ivi SI stabilirono, ed essendosi imparen- 
tati con quelli de' paesi vicini, nel 1817 
formavano la popolazione di 100 anime. 
Il Riparto territoriale però deli 83 3 re- 
gistrò 36 abitanti. La Statistica del 1 853 
olTre nella parrocchia di s. Sigismondo 7 
case, 7 famiglie e 38 abitanti. 

Tesseauano, Comiiue della diocesi di 
Monte Fiascone, con territorio in piano, 
paese di non molti fabbricati con bel bor- 
go. ÌS distante da Canino 1 miglia , se- 
condo ài Zucchi, e circa 4 aiTeruia Pai* 



mieri. U ari» é buona, temperafe il eli* 
ma, ma «tfrndoia miglia la»f|i dal ma- 
re, vi tpirano piutlotio veoti umidi. Vi 
fono due fontane, una da capo e ralira 
a piò del paese di pib abbondante e mi* 
glior qoalilk, ma però fuori di essa Ba 
la bella cfaiem parroechiale di k Friioe 
martire, edificata ne'primi anni del cor- 
rente fecole, e quel proiettore te ne ce- 
lebra la lesta a*3o agosto, insieme a quel* 
la di s. Adaucto martire. Altra festa po- 
polare é agli 1 1 maggio per s. Liberato 
martire, altro prolettore del paese. Inol- 
tre solenninasi la festa deirAwunla a' i5 
agokto. Nella cbiesa di s. Maria del Soc* 
oorto il popolo ha gran divotione. Regi« 
stra la Sialistica ì/^o case, i4i famiglie, 
570 abitanti. Nel i63o il Zuccbi avee 
enumeralo poco più di 100 fuochi, 4oo e 
più anime, ma non i 60 uomini alti al* 
l'armi, soltanto 10 cavalleggieri con ce* 
sacche turchine. Il territorio è buonore 
produce grano e altri cereali in abbon» 
danza, tino H|uisito, buona quantità di 
kgna, fieno, ghianda, oltre i pascoli. La 
copiosa legna viene fornita dalla macchia 
di Tulio. Narra il Zuccbi che fu essa do* 
Data dal comune di Canino al duca Ora* 
aio e alla duchessa Girolama, e quindi 
per il ristretto territorio di Tessennano 
fìi fenduta aquestocomune,collacoodi* 
lione che i caoinesi ogni anno nei giorno 
di s. Stefano, vigilia del loro patrono s. 
Giovanni Evangelista» potassero recarsi 
nella macchia e farvi tanta quantità di 
legna di carro bastante a fare un gran 
fuoco nel dì seguente sulla piatta di Ca- 
nino; U10 che dorò sino al tempo del 
cardinal OdoardoFarneie.Poicbè taglian- 
dosi senta diseretiooe da* caoinesi i cerri, 
vi pose freno, stabilendo il taglio di soli 
3, alla presenta de' podestà e de' priori 
de' due paesi, per V osservanta dell' in* 
giuntione. — Bepotò il Zuccbi derivare 
li nome del castello di Tessennano da 
Tenfo, seguendo l'Alberti, che nella De* 
sentione tT Italia narrò come A Scanio 
6glio d' E^u volendo fiibbricar Tosea- 



VIT 93 

nella, la piantò in un luof o detto Tm* 
srnnana, a different a di Tussaiunga* E 
non essendovi altri luoghi vicino se non 
Tessennano, questo coti venne appellato 
per corrutione di nome, come avvenne 
di altri luoghi. Ma opportunamente notò 
il p. Annibali, che Tei uditissimo Turrioa- 
li nelle sue Anemone di Toscaneila^ ta- 
le diceria qualificò come uno de'sogoi dì 
Annio viterbese, da cui l' Alberti trasse 
b notitia, ripetuta dal Zucchi. Il Sarca- 
ne, Della capitale de' Tuscaniensi^ vol- 
le provare che Tessennano none Thscìs- 
Nama^ con lunga digressione, già s'inten- 
de a pregiuditio di Toscanella {F,)^A% 
cominciò a p. 85, contro chi attribuii a 
Tessennano la le vocabolo, mentre in lati- 
no dieesi Texennanum j falsamente re- 
putandosi antichissima e fabbricata pri- 
ma di Toscanella da Ascaoio, e di aver 
portato il nome di Tusca-Nana o 2ìi$* 
sO'Nana^ o Tosca Piccola^ nomi in ve- 
ce tulli propri di Toscanella fiu dal prin- 
cipio di sua fondazione. Il quale vocabo- 
lo diminulivo, secondo le pretensioni di 
queir esagerato scrittore, lo crede aper* 
.temente relativo a Tuscia la grande^ 
cioè alla capitale de* Tuscaniensi^ già 
Tnrrena ed Fururia^ poi Viterbo; e cbo 
il sinònimo Toscanella ^ non trovato 
dalTorriotti prima del 1 3oo, egli in ve* 
ce l'evea letto in una pergamena del 
I i6a che offre, anzi nello stesso (sediceo* 
le e felso) decreto del re Desiderio, ove e 
detta Tmcanellum, Tanto è vero, con- 
tinua il Sarzana, che Tusca-Nana non 
è Tessennono, ma precisamente Tosce- 
nella, che crede provarlo coli' accennate 
diceria, e colia distanza di Tessennano 
da Roma di 70 miglia e piò, sulla vie 
Clodia. Tessennano, detta anco Tessano^ 
fu uno de' 33 caslelli che riconobbero il 
dominio di Tuscania ossia Toscanella, ed 
il Turriozzi ne produce il documento del 
I a63,a p. 35 e 1 34i parlalo nel pare- 
gralb PiansanOj prima del quale anno 
già ubbidiva a quella città, ed era nel 
ano coaledo e gtorisditione,come lo e ao- 



94 VIT 

con del luogoftroo. Il lovriao ffeminio 
però leiopre spettò a' Papi, che la eoo* 
cetiero a piacere con divertì titoli e eeii« 
m^ come può vedersi nel libro de'vicaria- 
ti temporali d'Eugenio IV e di Paolo II. 
Quest'ultimo, con altri paesi| lo die' nel 
f 4^4 interamente io vicariato a'Parna- 
si, e lo attestano il p. Casimiro e il p. An- 
nibali. Dico interamente, perchè al rifa* 
rire dell'Annibali, già Eugenio IV eoo 
bolla de' ^ maggio i436 avea concesso 
a Ranuccio Farnese, prò se et filiis^ ad 
beneplacitum Sedis ApostoUcae^ la me* 
tà del castello di Tesseonano ooll'aonoo 
censo d' un cane da caccia^ per quanto 
dissi nel paragrafo Marta, Quindi nel 
i463 fu fatta qoietanaa a' Parnasi pel 
aoddisfatto censo, ed altre negli anni suc- 
cessivi. Trovandosi dunque Tetienoano 
Bc'dominii Farnesiani, quando Paolo III 
nel 153^ costituì il ducato di Castro, io 
questo lo comprese^ e confeiì il ducato 
al suo figlio Pier Luigi Farnese il giù* 
niore ed a' suoi discendenti. Nell'/zf/or- 
mazione che di esso il Zucehi fece al du- 
ca Odoardo nel i63o^ quanto a Tessen* 
nano, oltre il già riportato, riferisca il 
easlello trovarsi tra due ponti, a come 
al tempo del duca Ottavio (dominò dal 
i547 ^' i586) e del cardinal Alessan- 
dro Farnese il giuniore, col loro placet^ 
accorsero nel castello varie famiglie da 
Perugia ad abitarlo, vi si stabilirono a 
ne ampliarono l'interno fabbricato, coA 
fuori nel borgo piti grande del paese, • 
tuttora a suo tempo parlavano il dialet- 
to perugino. Ma come altri luoghi del* 
la Maremma, questo trovarasi in deca* 
denta in uomini e sottanse. Per la festa 
del protettore s. Felice martire si corre* 
%a e lottaTa il palio. Gli abitanti esser 
buona gente e fedelissima. Nel i649 ri* 
cuperato dalla camera apostolica il do- 
minio diretto del ducato di Castro, tor- 
nò ancora Tesseonano nell'immediata so- 
vranità della %4 Sede. 

Goì^rno di falenlano. 
Faknlano^ Faienlanum. Città e oo* 



▼ It 

amoa dalla dioaen di Monta PiascoiK!^ 
eoo resideota del govemotora, U coi ter- 
ritorio è in piano a io colle: ha molti é 
balli Csbbrìcati doti di mura con due por- 
ta^ il cui interno si estenda per circa 3 
quarti di miglio, ad ha oo borgo, la cui 
porta d' ingresso sembra oo arco trioo- 
ble. Secondo il Zucchi, confina di 3 mt* 
glia eoo Ischia, Piaoiaoo a Latera, di S 
eoo Caliere a pura di 5 eoo Gradali^ lool* 
Ire i distante t4 miglia da Monte Pia- 
aoone a da Acquapendente, ^ da Canino 
a %6 da Viterbo. Questa gentile città gia- 
ce sol piaoo d'elevalo colle, ono di quel* 
li che firn corona al lago di BoUena, da 
cui a ponente dista man di 3 miglia : ha 
¥Ìeino un monte piil alto pieno di casta* 
gneti, dal quale é riparato dallo 8ciroe« 
no, mentre vico dominato dalla tramon* 
tana. Gode di bellissimo e ameno ori»* 
aonte, a oltre la vista della valle o Pia» 
no di Faltnlano^ scuopre pura molti 
paesi di Siena, di •• Fiora a di altri luo- 
ghi, verso tramontana e ponente; men* 
tra dal lato di levante estende le sue de- 
litlose vedute su Capo di Monte, V itola 
Bisentina e Martaoa, e molti altri luo- 
ghi, anco di lontani paesi, fino a Ile mon- 
tagne di Norcia. Buonissimo n'è il clima, 
sì neir inverno e sì nell'estate, in questa 
stagione respirandosi aria soavissima, nel- 
r altra soggiacendo spesso alla neve, co- 
me luogo alto, ventoso e fraddo. Con- 
clude il Zuccht, Valentano é in buonìs- 
aima positioneein aria migliore di quan* 
te comuni tono nello Stato di Castra. 
L'acqua vi é a sufficienu, ma circa un 4** 
di miglio lontano. Oitra la buone fab- 
briche degli abitanti, nella piana sorga 
Il palano municipale e governativo eoo 
vie regolare Tra le chiese primegaia la 
parrocchiale a insigne collegiata del pa* 
Irano s« Giovanni Apostolo ed Evangeli- 
sta, con buonissimo organo, e tra le ss. 
Reliquie si venera il corpo di s. Giusti- 
no martire di nome imposto, e la reliquia 
di s. Agapito martire, già protettore di 
Bisenso^ donde l'invo^un pastore nel* 



1* Mperstile chicta rioiÉiUiti^ mI A dalie 
fetta, mentre era etpotla, ed altra parta 
Tebbe Capo di Monle^ fetta che ha luo- 
go anco io Valentano. Il Maroeco dica 
il tempio eretto da' Fameti (e loro pa- 
dronato lo chiama il Zucehi), enerfi nel- 
la 2.* cappella a dettra, sagra alla u. 
Vergine delRotario, il quadro die retpri- 
me, dipinto da Carlo Maratta i altre pit- 
ture tono del Corrado, e rappretentano 
la B. Vergine e s. Giuseppe. Io quetta 
cappella ora è stato eretto no bel mo- 
numento a Vincento Botati dall'amore 
de' suoi figli, con busto marmoreo, teni- 
tura eteguita in Boma dal prof. Gugllel* 
mi. Di piti il Marocco offre 7 itcrisioni, 
S tepolcrali, e 3 monumentali celebranti 
il restauro e abbellimento della chiesa, 
eseguito per core e telo del suo arcipre- 
te Giuseppe Aztaloni nel 1788, etianclio 
a premura del vescoto cardinal Garam- 
pi. II capitolo anticamente formavasi del* 
V arciprete e di 4 canonici di maua, a' 
quali furono aggiunti altri, in tutti essen* 
do X 3, oltre 6 preti pure addetti alla 
decorosa offiziatura quali beneficiati. E 
aiocome l'arciprete e i i3 canonici usa- 
vano ralroozia. Pio VII col breve Aom/z* 
norum Pontìficum^ de' a8 agosto 1 807, 
BtdL Rem, coni., t. 1 3, p. 306, gli con- 
cesse in perpetuo il rocchetto e la moi- 
tetta violacea, e nell'estate la cotta sol 
rocchetto. A tempo del Zucchi, nel ve- 
nerdì santo si faceva la solenne proces- 
•ione alle chiese della Madonna della Sa- 
lute e della Madonna dell' Eschio, nella 
quale 3oo confrati coperti di sacco a pie- 
di nudi si disciplinavano a sangue, con 
flagelli di ferro e di spine pòngenli. La 
1/ chiesa erade'frati servi di Maria, in- 
trodotti dal cardinal Alessandro Farne» 
se il seniore } la 2.* de' frati carmelitani, 
i quali nel 1 653 per la piccolezza del 
convento furono soppressi nel i65a da 
lonocenso X, restando la chiesa in cura 
del clero secolare, per k singoiar divo- 
aione de'valentani alla prodigiosa imma- 
fJLUt della ss. Yeigiac io essa ftoerata, 



▼ IT 95 

e polla sur on gran tronco d'Eschio, den- 
tro r altare, poiché fu trovata so quel- 
l'albero io mezzo ad un bosco, nel sito 
ov'èal presente la chiesa, alquanto umi- 
do. Il p. Casimiro nelle Memorie stori* 
che tratta al cap. i4- ^^/^ chiesa e del 
cofwento dis. 3faria della Salute presso 
a Falentano. Narra quindi, che in di- 
stanza dal borgo trovatasi la chiesuola 
della Madonna della Salute (perché sotto 
tal titolo Andrea arcivescovo di Monem* 
basia ne consagrò l'altare a' i3 settem- 
bre i5i3), detta di Cecchino^ probabile 
mente dal nome del fondatore, epropio* 
quo Giovanni Vitozzi facoltoso valente- 
naso vi eresse un piccolo convento, e l'u- 
no e l'altra dal sullodato cardinale Far- 
nese, poi nel 1 534 Paolo 111, furono dati 
■'frati serviti, indi anch'essi nel i65% 
soppressi da Innocenzo X pel riferito mo* 
tivo, applicandone i beni parte all'ospe- 
dale di Valentano, e parte al seminario 
di Monte Fiascone, fabbricato dal Cardi- 
nal Paluzzi« Restato privo il popolo di 
Valentano, allora di 3ooo anime, degli 
aiuti spirituali de'religiosi, come de' car- 
melitani, il gonfaloniere e priori nel i6go 
determinarono di concedere a'minorios* 
servanti il luogo, il che approvò la con-^ 
gregazionede'vescovi e regolari nel 1691, 
ed Innocenzo XII col breve Ex poni no* 
biSf de'a i febbraio 1 693, recitato dal p« 
Casimiro, con autorità apostolica corro« 
boro la conceuione. Ma insorto impedì* 
mento, in vece nel 1694 ottenne chiesa 
e convento il p. Odoardo, cnpo di certi 
romiti detti gli Schiavi di Maria Fer* 
gine, Tuttavolta la suddetta s. congrega* 
zinna a'aS gennaio 1701 commise al ve** 
scovo l' esecuzione del breve, ma non h 
effettuò che nel 1 708 da mg/ Bonaven* 
tura. Laonde a' 19 giugno 1709 fu get* 
tata la 1.' pietra pel nuovo convento, e 
non molto dopo venne compito, ludi nel 
1736 si die' principio alla nuova chiesa, 
col titolo dell'altra, la quale pure in bre<i 
ve tempo fu terminata, ed é vasta e bel* 
la. La descrive con 4 altari, oltre al mag* 



96 VIT 

gif»re, in cui Giuteppe Matlei colorì bi 
SI. Vergine col s. Bambino in braiscio te* 
nenie una rosa nelle mani. Nel i.* alta- 
re TAlfani dipinse la coronaiione della 
B. Vergine; e il Gerardioi negli alll*i 3 
colori rimmacotota G)ncesionei colle ss. 
Chiara ed Elisabetta; i n. Pietro d'Alceo* 
tara, Pasquale e Diego; ed il Crocefisso, 
colle »s. Rosa di Viterbo e Margherita da 
Cortona. Fu inoltre arricchita di copiose 
81. Reliquie, pur descritte dal p. Casimi- 
ro. Nel metto del tempio il ti? ente mg/ 
Giuseppe Romagnoli, già encomiato in 
principio di quest'articolo e nel paragra* 
io Cellrre,nt\ i843 pose alla soa dilet* 
tissima madre una bella isct*iaione in 
marmo bianco con ornati (Di questo pre- 
lato, che onora la patria, sì ha pure : De 
laudibus s. Ivonh, Oraiio in magno Ar» 
chigymnasii Romani tempio dum pu* 
hlica ac solemnis tanti Patroni recole* 
retitr memoria^ habitaa Josepho ca- 
noniòo Romagnoli eie. coram Em, ac 
Rev. S, R. E. PP, Cardinalibus, am» 
piissimo Advocatorum s, Consistorialìs 
aulae Collegio^ etfacultates cujusque 
doctoribus et auditoribut^ xtr hai ju- 
nii MDCCcxxxriii^fiocaae i838. Inoltre 
compose, e furono pubblicati colle stam* 
pe: Synodus Dioecesana habita in 
cathedrali Ecclesia Centumcellarum 
diebus xxxt maji, i et il /unii anni 
1847, ab Em.'' et Rev."" DD. Fineentio 
Episcopo Portuensi, s, Rufinae, et Cen- 
tumcellarum S. R, E. Cardinali Mac- 
chio etc, RomRei847* 'Synodus Dioe^ 
cesana ab Em,^ et Rev,^ Domino Carolo 
Aloisio Cardinali Monchini ArehiepU 
scopo Episcopo Aesino^ celebrata in Ec- 
clesìa cathedrali diebus xr, xf/, xfim 
novembris 1 847, Aesii. Quindi fu vicario 
generale delle suddette chiese di Porto, 
s. RuHlna e Civitavecchia, del celebre 
cardinal LambruschinifC delle medesime, 
per sua morte, nel 1 854 sicario sposto- 
lieo). Il p. Annibali attribuisce a mg/ De 
Angelis patrizio pisano, l'erezione del 
convento, il quale pochi anni dopo fu 



VIT 

dìdiiarato Ritiro^ t abitato fio d'allora 
da' religioai che bramano osservare piìi 
esattamente la regola di san Francesco, 
e può dirsi un vero santuerio, e per tale 
è tenuto anche da' popoli vicini e lonta« 
ni. Vi é ancora, riropetto alla collegiata, 
il monastero delle domenicana gavotte. 
Conviene premettere col Zucchine mas- 
sime col p. Annibali, che in Valentano 
eravi una rocca antica ottangolare, con 
sua torre, ampliata e abbellita da Pier 
Luigi Farnese il seniore, padre di Paolo 
III, allocchi da Canino passò ad abita* 
re a Valentano, e poi vi si stabiPi col* 
la moglie duchessa Girolama, Pier Luigi 
il giuniore figlio del Papa, che ridusse 
Valentano nella forma beila e amena at- 
tuale, e la rocca venne abitata dalla du- 
chessa. Quindi la rocca colla torre, già 
ridotte a superbo palazzo, come leggo 
nel Bussi, fu convertita in bel monaste- 
rodi monache domenicane, la di cui chie- 
sa è sotto il titolo del ss. Rosario, fonda- 
ta dalla veo. suor Maria GeltrudeSalan- 
dri romana, la quale da quello di s. Ca* 
terina delle domenicane di Viterbo, eoa 
suor Costante M.' Rostagni romana, si 
portò a Valentano a'2 1 novembre 1731, 
e nel di seguente fu introdotta nel mo- 
nastero (veramente il Bussi dice, che da 
principio stabilì la sua clausura in alcu- 
ne propinque casette, e dopo qualche 
tempo, non senza impulso divino, Cle* 
mente XII le concesse la rocca), dal ve* 
scovo mg.' Bonaventura. Questo mona- 
stero, soggiunse il p. Annibali, era un 
conservatorio dove con alcune compagne 
viveva la serva di Dio Anna M/ Sternini 
valentanese, ma essendo il luogo angu* 
sto, a' 10 maggio 1733 col permesso di 
Clemente Xll fu concessa alla Salandri 
la rocca di Valentano con tutte le sue a- 
diacenze, ed essa qual priora vi passò a' 
ai del susseguente luglio colle sue com- 
pagne, le quali incederono prooessional- 
mente, portando avanti il Crocefisso la 
Sternini, che poi tornò al suo corner va- 
torio, fioche si fece religiosa oel mona- 



VIT 

stero e fine riiiOÉ*4 mano 1765 cono* 
dorè di grao viriti, quale tuttavia conti- 
nuano a spargere quett' ottime dooieoi* 
cane. Il Marocco parla deiriitituzionecon 
alcuna lieve diderenzai riferendo aver il 
Papa ad istansa della Stemini concessa 
la rocca, e riporta due iscrizioni sepol- 
crali, la I .* della ven. Salandri fondatri- 
ce, la 1/ e con distinto elogio^ della ven. 
Maria Angela di Gesù Stemini varenta» 
nenf morta nel 1 755, e nel 1 8 1 6 con li- 
cenza dell'ordinario mg/ Gazola, rittque 
huc honorifice translata. Vi é l'ospeda- 
le, e già esisteva nel iGSa, pel riferito di 
•opra. La chiesa di esso fu fabbricata dal 
marchese Carlo Francesco de Angelis pi- 
sano, ad insinuazione della ven. Salandri 
nel 1751, comesi legge Dell'iscrizione 
collocata sulla medesima presso il Ma* 
rocco. Vi é pure il monte frumentarto, 
aoggetto airautorità vescovile; e la casa 
delle maestre pie dell' istituto della ser- 
va di Dio Filippini, eretta per l'educazio* 
ne delle fanciulledal beneGcentinimo car- 
dinal Barbarigo vescoYO diocesano. Va- 
Untano die' i natali a molti illustri. Ivi 
abitava Pier Luigi il giuniore quando il 
padre divenne Paolo IH, e tosto si recò 
a Roma co' due primi figli, Alessandro 
Farnese il giuniore e Rannocio Farnese 
poi cardinali : essi erano nati a Valente- 
DO, COSI i loro fìratelli Ottavio successore 
■I padre ne' ducati di Parma e Piacen* 
zCy e Orazio duca di Castro^ cos\ la so- 
rtila Vittoria duchessa A* Urbino, La ca- 
•a Vitelli onorò la patria e fu molto ama- 
ta dalla casa Farnese, pegli uomini di va- 
lore che in essa fiorirono : Giovanni dot- 
tore insigne, per la sua dottrina era un 
oracolo in patria, consultato da tutto lo 
atato; non meno sapiente e virtuoso fu 
il nipote Francesco. La famiglia Vitelli^ 
oòn quelle de'Cotti di CelUre e de'Cìottt 
di Marta, primeggiò nello Stato di Gi- 
atro. 11 p. Annibali assiema che di Va* 
tentano fiirono Alessandro Mazzinelli, da 
«Uri attribuito altrove^ rettore e profes- 
sore del seminario diocesaDOi autore del* 
YOL. cu. 



VlT g-r 

h beir opera De locis Theologicis, del 
«nodo di mg/ Bonaventura, e delle pre- 
ziose note all'uffizio delta Settimana San- 
iaj Matteo Scaglioni carissimo ad Inno- 
cenzo XIII, e suo segretario de' brevi a* 
principi, fatto da Benedetto XIII canoni- 
co Lateronense ; ed Antonio Martinetti 
beneficiato Vaticano, il quale molto aiutò 
ne'suoi studi Benedetto XI V» particolar- 
mente nella nuova edizione del Martiro- 
logio Romano. L'avv. Giuseppe Gaeta* 
DO Martinetti romano, delle cui opere mi 
giovai, in quella della Collezione classi* 
ca^ t.i, p. i35, dice che Antonio fu fra- 
tello di suo avo, i cui genitori erano o- 
riundi di Valentano, e ne porge le noti- 
zie biografiche, con grandi e giusti elogi. 
Ripeterò solamente, che Antonio avendo 
goduto la confidenza di Clemente XII e 
Benedetto XIV, molto contribuì col suo 
eredito e consigli a'primi inizi nella car- 
riera ecclesiastica del Braschi, poscia Pio 
VL Fu scrittore ecclesiastico e diploma- 
tico, perito negl' idiomi e nell'erudizione 
ebraica, greca e latina. Tra l'opere ee-' 
clesiastiche è insigne il libro: De Psal' 
terio Romano, Stimata i' opera : Pregi 
ddla Basilica Vaticana^ di cui feci US04 
Dotte le spiegazioni dell' Uffizio dtlla 
Settimana Santa, Eruditissime le note 
al Bollano Praticano, Dell'opere diplo- 
matiòhe, vi sono inediti de'frammenti, e 
stampata la dotta dissertazione : De Ve- 
vitate Diplomatum ven* Monasterii #« 
M, de Populeto ord, cisterc. Virtuoso 
e umile, ricusò i vescovati di Nepi e Su- 
tri, e di Civita Castellana e Orte, moren- 
do nella visita della diocesi di Monte Fia* 
scone nel 1 754, ingiuntagli da Benedetto 
XIV, e meritò che il suo capitolo ne ri- 
chiedesse le spoglie mortali. La Statisti" 
ca dell 853 riporta 535 case, 535 fami- 
glie, a388 abitanti, de'quali a5 stanziati 
io campagna ei4 militari, tra le prima- 
rie femiglie nominandosi dal Palmieri la 
Rosati. Si trae dall' Informazione fetta 
Del 1 63o dal Zucchi al duca Odoardo, che 
allora Valentano avea 3oo fuochi^ i5oo 

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Fc.ii.i.\c, puL't l:«x> ij««:o.«.- db tato iIa 
cjuasi tutle la«au<Ja:e. >c. [*'.:*v.o tio«kSi 
una fonte d'acqua ierrata, «.h< liicesi ef 
(Icac« aii'iJiopi>ia» altra J ac.|ua acelOM, 
ed Ulta vena di solfo la cui lena in pai 
toltole li teulie, e »cio!ta uell'aci^ua iie< 
Ke rimedio eueigico conliu TiiMeleiala 
rogna del corpo uiuauo e dt'ijuadi upedi. 
La valle irrigata dairOlpeta, che si sca- 
rica nel Fiora, ha il mulino, e cou^rva 
la meaioi'ia di Castro. Sorge in essa Tao- 
lica rocca Farnese io un colle, presso le 
cui f«ilde scorre rOI|>eta, e sulle rive di 
questo loirenle, poco lungi dal confine 
ToM'nno, vi è la colonna che indica dove 
fu Castro, già cillù vescu\ile e capo dello 



VIT 

.torà sueweA Cantre t Roncìglio ne. Oj. 
^ttf^^ i-' * o eri^BOo dutei»i laceic una 
Liz-'ii ra .etl. Ljltora. tu quale e^i^le nel 
con .•■- tfci.Ade!e^«iicOcdi Vileibu ver- 



- «^an 



*<i .4 Ti-Ciaaoe'a. oli di Castro, the ^o- 
aii ju.i c^t iiuai vBc dtr*uioiiti Anjiuli- 
ji Ji ». r .r». o«e Si «cui^r iiu'aoìpia su* | 
.-esicec. crea iG II: g'u quadrate, coui* 
pdfeLi «^jd*: iblla d Un aiiiin«is»o di fi ani- 
aenC dt rf>.ce e cumuli di m»si d' ugni 
i^rma, Krai.detia e colore, da funuuie 
air4^'4,Ie LLcrintu per chi senza gni- 
lìà li :rsLSÌta. t' ilrttu il Lamonr di Cu- 
'-'V. — Quanto all'uligine e uuLico no- 
ve deiia olla, che ti Castellanu, il Pdl- 
B er; e al'h chiamano Ca^truin f'aLu- 
ii^m ^oel Voi. XIII, p. 29!), feci cenno 
J*iMi ve»€ovalo di tal nume cui Cuiiimau- 
vdlc, ne'limili delia diocesi di Civita Ca* 
sleiUna), riferisce il p. Casimiro over eie • 
dulo Cluveiio, che Valenlano 8 miglia 
lungi da Pitigliauo^ sìa stata chiainatu da 
Plinio Ferenlum^tFertnUini ì >tio\ citta • 
diui; donde poi a poco a poco sia»i forma to 
/ artntano^ etfrcquentius emoHila ca- 
m u lìltera F aleuta no. Altri che nou la 
repataoo coti aulica, soggiunge , dicono 
efesie «tata con lui nome appellata dj 
r<elio Varentano, CDodolliero d'uomini 
ti'aiine;ed altri Cualmeole, iqu<»li in%e- 
eie di ì'alailamtm , «urrrbbero doversi 
chiamate /Vi Ì/j/ì£(2 /«uni. pensa uu eusi es- 
sere stata denominata, per e»serclU pian- 
tata in una f nlie seminata di molli al- 
beri Outaiii^ detta perciò dal Manente 
f'aìie Ontana. Prima del p. Ca^imiio, 
area creduto il Zucchì, Valente uo esser 
stalo fondato da %. Leone IX nel io53. 
Dopo il |i. Casimiro il oorreligioso p. An- 
oibali da Latera osservò^ avere \\ Zucclii 
preso la notitia dalle Storie d' Orvieto di 
ftlaueote e Moiialdeschi, i quali scrisseiuj 
che s. Leone IX oelio53 fondò Valen- 
lano e Latera, Leggersi nell* Uni\*ersits 
Terrarwn Orhis scriptoruin calamo de- 
lineaiia:FerentanutH Opp.Thusciar me- 
diterr,,qiiod est F'ereutuui aliis^ I alea- 
(ano vulgo Opp. Italiae in ditionc Ec* 



VIT 

ef lA dueatu Castrefui, inirm li* 
miies provitieiae Patrimoniideeem ndL 
ab Acula in merid. qitot a Monte Fjr* 
seoae in oecat.fuii olim Vrhs Epitco- 
palis. n Ma Mpeodofi da' toddeUi Ma- 
Beole e MooaldeKbì» die ValeoUoo fd 
edìGcalo nella Valle Ootana, io dico che 
da questa prete oataraliaeole il Dome di 
Fauoniano e poi di FalenUtno. Né pot 
•o aceordaroii eoo quV che preleodono 
fosse FerenlanOf che mai esittè nella To- 
•eana , oè eoo quegli altri che t ogiiono 
fiMse ivi raotieo Ferento^ atta ragguar- 
defole e veseÓYÌle , perchè al dire di d. 
Giovanni Cesarìni valentanesOi canonico 
patrio ecuralodi Pia/iianoi nelle sue dot- 
te iVbfisie o Memorie da lui raooolte, Cro* 
naca niss. che si conserva nella sua en- 
ea , prima del duca Pier Loìgi Parneee, 
Valentauo era un luogo quasi orridi^ e 
perchè il pìccolo colle sopra eoi è (onda- 
lo, non offre alcoo vestigio d* antichità; 
od offrendone altronde assai la contrada 
detta di s. LudOf 3 miglia e piti distan- 
te da Valeotaoo, verso il lago Statooiese 
ora di Mettano, nel territorio di Latera, 
è prolmbile che qui fiisse Perento. Che 
•e Valeotano non fu Verento , neppure 
fu mai cittii vescovile. Inoltro il Ceseri- 
dì facendo il novero dell' antiche citth 
di queste regione nomina Féento^ oggi 
Faìentano^ al dire dello stesso; e Tuder* 
no o Suderno era poeto nel territorio di 
Valeoteoo , ooofioando il soo territorio 
ODO qodlo di Siaionia, nella eontrodo 
detta Savooata a 3 miglia de Valeoteoo 
^orso pooente. Quanto al vescovo attri* 
balio a deUa sede, la sottosorìnooe di Cu- 
etodito^ che nel oondlio romaoo del 680 
ai segna sotto Castro Falentanae Epi* 
seopus (di cui parlai nel paragrafo AfC' 
qiutpendente^ oioendo della trasferita se* 
de vescovile di Castro) , noo cooTieno 
ooiraitra (atte all'epistola sioodiea di Pa- 
pa e. Agatooe oeiraooo stesso 680: Cu* 
etodittts Episcoptu e. BecL Castro Fa* 
Untiaete oH'OlsteniOi chea! dir di Do- 

Gioiti kunc a§Bo$eU Falenta- 



ni Castri Episcopum, si oppone Lucenti 
che scrìve: Cuslodiium naepius Falen^ 
tana divertisse ^ihique jura episcopalia 
exercuisse". Già il p. Casimiro avea ra- 
gionato sull'opinione, che Valentano fos- 
se state governate nello spi rituale dal pro- 
prio vescovo, e fra le diverse sottoscrttio- 
ni che offrì di Custodito è quella dell' Ar« 
duino, Episcopus M.Ecclesiae Castro Fa- 
/tfitlTMf; e quella del Labbé, Custoditus 
humiUs Episcopus s. /?., e nell'indice 
Castro F aleniinensis Episcopus, Altri 
opinano, che i vescovi di Fulei tLiemO' 
ro la lor sede ora a BìsenzOy detto pure 
FesentOf onde si ritenne andi' essa sede 
vescovile, ed ora a Valentano, ambo luo- 
ghi della diocesi di Vulcì, la quale sop- 
pressa , forono soggettati al vescovo di 
Castro, e poscia incorporati a quella di 
Monte Fiasoonei > quali vescovi di Vulei, 
dopo avere risieduto a Fesento ed Fw 
tentano, forse rovinate, in fine si forma- 
rono stabilmente in Castro, quando pe- 
rV già questa scile esiste va. Il p. Sbara «^ 
gKa , nelle correzioni dell' Italia saera 
d'Ughelli,confose Faientana^eoo Castro 
Falente delia Campania Felice^ e coA 
i sOoi vescovi. Il Coleti, altro correttore 
e cootiouatore d'Ughelli, sul riferito del 
LueeotI, cominciò la serie de'Tcsoovi di 
Castro con Custodito, qualificandolo ve* 
scovo di Castro Falente^ e perciò non 
di Castro poi capitale dell'omonimo du- 
cato. Il ricordato avv. Martinetti chlamtf 
Valentano, antica colonia degli etruschi, 
oonoaeiuta fio dal tempo de'Lucumoni, 
eotte nome di popoli FarentanL II che 
t'impugna dal Marocco, non esistendovi 
vestigia antiche; neppure conviene che gli 
desse 11 nome il capitano d'armi, e At 
gli derivasse dalla Valle Ootane, per non 
risultare da documenti: lo diiamò Ca* 
strum Falentinum, Il Calindri credè il 
paese originato da'popoli Fenentam^ è 
notò die vuoisi fabbricato nel 1 o4o, o do 
e. Leooe IX nel io53; opinioni tsguite 
dal Palmieri. Per finirla osservo^ che io 
Valeoteoo si rilieoe quella d' eeser tue* 



loo V 1 T 

cedola • Ferento^ perchè l^go oe^sooi 
cpitaflBe iicrizioDi: i^erentanust Farew' 
tanus. Sulle porla che riguarda la ilrada 
di Caoiuo ti legge: Pius FI. P. M. - Fé- 
tastate CoUapsem - Populus Perenta* 
nensis - Magnificenlius Extruxii - An. 
D. MDCCLXXix. Scritte il Butti a p. 54i 
che Valeolauo era di Viterbo, come ap- 
parisce da iitromeoti del 1 1 98 e del 1 254» 
Dc'quali ti enuncia il vauallaggio di que* 
•la lerra e l'aonuo ceofo feudale che pa- 
gava. Ma il p. Anoibali lo confulòi affer- 
mando non trovare tali documenti, sib- 
bene molli monumenti comprovanti la 
•oggeiione di Valentano a Orvieto , dal 
eui archivio ti trae, che nel i a 1 2 Giovan- 
ni Benincaita, Bartolomeo e Pirelto Fi* 
eecomitesj numptii atquc Icgatit Com» 
munis ipsius Castri promisero solvere et 
dare annuatim x Ubr. denar. senenen. 
a'consoli d'Orvieto. E questi promisero 
bentfacere et defendere homines Castri 
FaUntani sicut alios nostrot subditos 
et subjectos. Da altro si ha, che Gofir^ 
do notaro e sindaco procurator et actor 
Communìs Castri FaltntaniyConiìtfom a 
promette agli or ?ietani,fuo</Co/iiiitiiiie el 
homines Falentani in perpetuimi faciaU 
exercilum et cavalcamentum et parla' 
mentum adarbitrium et voluntatem di* 
cti Communis Urbis Feteris. Trovo nel 
p. Casimiro, che Onorio 111 a*27 gennaio 
1127 commise Valentano^ con altri luo* 
ghi, alla cura e custodia di Giovanni Brea*. 
Da re di Geruralemme , e pel manleni« 
mento di sua persona, restata priva del 
regno. £d aggiunge, e lo leggo pure nel- 
Torvietano Cohellio, iVbfi/f il Cardinala* 
ius, p. 1 39, che mentre ubbidiva a Pan* 
dolfo Capocci^ per averlo tolto agli or* 
vielaoi. Urbano IV deli 261 lo ricoperò 
al pieno dominio della s. Sede, riprodu- 
cendo i versi del poeta Luoeuzio, che oib 
narra, cavati dal p. Casimiro. Imperoc* 
che questi rilevò, che V incendio di Va- 
lentano ne' versi accennato avvenne il 
giorno di s. Agata , in cui ogni anno il 
clero per voto ne celebra la fiuta e can* 



VIT 

la una metia lolenDe in ringratiameDlo 
a Dio di non averla lotalmeole incene- 
rila. Ciò accadde a*5 febbraio, /^er un tra • 
ve di fuoco proveniente da settentrione 
(tic), che appena die'campo agli abitanti 
di (uggire. Per cagione di tale infortunio, 
crede il p. Caaimiro, che i valenlanesi vo- 
lessero sottoporti di nuovo agli orvieta- 
ni, offrendo loro la propria patria, con- 
•umala dalle fiamme, acciocché il comu- 
ne d'Orvieto la rifabbricasfe, prometten- 
do inoltre riconoscerla con annuo tribu- 
to. La quel cosa caputa da Urbano IV, 
od 1262 con eoo breve ordinò a'valen- 
tonesi di non farlo affatto, poiché sì eui, 
come la loro lerra spettava all' immedia- 
to dominio della s. Sede. Anzi, com'è o- 
aprcMO na'veni, egli la ricomprò da Pan* 
4olfb pd pretto di 2000 libbre. Dopo 
queito frlto, i Papi foocessori si diedero 
pensiero di reilaorare la terra, sebbene 
U Manente neh 3 18 volle annoverare il 
paese ira* tossali per una Ungente d'uo- 
■aioi da mandarsi a disposizione di Or« 
mto. Con dello provvido divisamento^ 
Giovanni XXII nel iSai in Avignone 
aMolvelteiloomunedi Valentenodal pa- 
gare per lo spalio d' nn anno il salario 
solito darsi da e«o al rettore della pro- 
irinda del Patrimonio; e neli33o volle 
ancora, che i valentenesi non pagassero 
le teglie, il focatico o altra imposizione, 
acciocché il corrispondente denaro Impie* 
gasserò nella fabbrica delle nuove mura 
di loro pallia. Anzi il di lui saccessore 
Benedetto Xlf, venuto in eognislooa di. 
non essersi sin allora provveduto a'dan- 
ni recati dall'incendio, ordinò nel i337 
al tesoriere della provincia, di raggua* 
gliarlo delle spese fino a quell'epoca fisi-, 
le, ed inoltre del denaro necessario per. 
terminare la fabbrica, e G>rse sarà alato, 
somministrato a' valentaoesi. Nondimeno 
nel pontificato del successore Clemente. 
Vl« grandissimi danni avendo recato i 
nemici della Chiesa a Valenteno,e vero* 
similo^ente ancora la rovina delle nuove 
mura , quel Papa oommiserando da pe* 



dre It loro austri^ Bel 1 35o U dbpeiiik 
per IO «mi da'eeott lolili da «ni pigani 
alla«fliitniapottolica»eiiel MgiMotaeoo* 
fermò tale iodolto. Onde il p. CaniDiro 
Boa pnò penoadersif oooie il podestà di 
Viterbo oel 1 355 poteste infèiidare quo- 
sto eastello alla (aniglia Capood, eoese 
aerìsse il Biisd| giacché non solo prìioa 
di questo tempo, come ho oarrato, ma 
aoche dopo i Papi disposero pieaamea« 
te di esso, infatti Urbano V nel 1 368, e 
lo conferma il p. Annibali, costituì ret- 
tori e governatori di Valentano e di tut* 
te le sue attinenie per 4 «ooi, t figli di 
Cola o Nicola Farnese o de Fameto, Ha* 
Bucdoll e Potio. Nella bolla di quel Pa- 
pa, colla quale neh 36g istitiù il veseom- 
to di Monte Fiaseone, nel oomprenderti 
Valentano è nominato semplicemente 
FaUem. Urbano VI a* 1 5 s^tembre 1379 
concesse Valentano in vieariaium tem« 
poraie a Guglielmo Cordeschi viterbese, 
ad beneplacitum Sedis apoitoUeae. Nel 
I SgS, dopo il tragico avvenimento d'/* 
Mehia^ in cui furono nocisl tre Farnesi, 
per maltrattare I loro vassalli , dice la 
Cromwa di Montemarte^ che si conser* 
ira in casa Cesarini di Valentano, che Pie* 
tro. Cola e Pier Bertoldo fratdili dentro* 
ddati si recarono a Valentano^ ma i va* 
lentanesi non vollero ucciderli. Quindi 
ebbe Valentano Beraniooe, che nel 1 399 
lo teneva per la Chiesa, e poi ebbe Far- 
■issa. Il legato pontificio di Alessandro 
y, cardinal Cosm, nel 1409 concesse Va- 
laótanoeLatera a Pietro, e Pietro Ber- 
toldo di Ranuccio II Farnese, scampati 
dall'eccidio d* Ischia- ^ sino a 3.* genera* 
aione; il che confermò neli4i9ltf>rtino 
V,ll quale compì la restaorasione di Va- 
lentano, per coi il suo stemma fu mesto 
aopra l'antica porta. Inoltra Valentano fii 
eonbrita da Paolo II a'ai ottobre 14^4» 
BOB altre terre e castella in vicariato tem* 
poraie a Gabriele Francesco e Pier Ber- 
toldo Farnese sino a 3.* generaiione, sub 
msmuo eensu unius cratiris argenieit va* 
loHs xafiwnmrvm ami àe camera. 



VIT loi 

Lo pagarono, inclusivamente al cardinal 
Alemandro Farnese il seniore, al quale e 
al eoo figlio Pier Luigi il giuniore, ed a' 
figli di questo d'ambo i sessi, Leone X 
ne concesse l'investitura in perpetuo nel 
i5i3. Divenuto il cardinale Paolo IH, 
questi nel 1 587 formò il ducato di Castro 
e lo conferì al detto suo figlio, eompre;^- 
dendovi Valentano. Mentre n' era duca 
Odoardo, il Zucchi oeli63o gli fece l'/zt- 
/orinazione di tutto il ducato, e quella 
di talentano pubblicò con note il p. An- 
nibali nelle Notizie storiche della casa 
FamesCf t. 2, p. 74, di cui già feci ordi- 
natamente r esposizione , intrecciaodola 
alle altre anteriori e posteriori nosioni. 
Né altro di essa mi resta a dire , che il 
castellano di Gradoli curava resigeou di 
Valentano,eche in questo risiedevano Tu* 
ditore, il fiicale e il bargello, per comodo 
degli statisti, anteriormente dimorando a 
Castro. Atterrata tale città d'ordine d'In* 
noceoto X nel 16491 oello stesso anno la 
camera apostolica ricuperò il diretto do- 
minio del ducato e di Valentano, in cui 
fa trasferito il tribunale di Castro, e per 
la sna importante dichiarandosi dal Pa* 
pa Valentano capo dello Stato di Castro, 
colla giurisdìsione temporale; e capo del- 
lo Stato di Castro qualificasi Valentano, 
nel iupplemento alle rfotizie àcl Giorno 
de'9 luglio 1846. Prima la giurisdizione 
governetiva abbracciava un maggior nu- 
mero di paesi, che riferirò ragionando di 
quelli della provincia di Viterbo. 

Farnese. Comune della diocesi di Ac* 
quapeodente, con territorio io colico pia- 
no, fornito di molti, comodi e belli fab- 
bricati eioti di mura, con borgo. E' di- 
stante 7 miglia da Latera, circa 9 da Va- 
lentano, 1 4 d'Acquapendente ei 5 da To- 
. scanella. Giace in piano su d* una colli- 
na, le cui falde sono bagnate dal fiumi- 
odilo Olpeta. Il clima è temperato, ma va 
soggetto allo scirocco. La chiesa parroc- 
chiale è sagra al ss. Saltatore. Vi è il pri- 
■mario monastero Farnesiano di s. Maria 
daUa Grasie, di cui é protettora il cardi- 



101 V I T 

Dal QMtaDtiQO Patrìti^ come degli allri 
4 moDatteri Farnesiani^ooD che di qua* 
Ilo comune. Narrai ne'vol.XXIll, p.198, 
XI VI, p. i85 e 189, ed altrove, in coi 
parlai di tali monasteri, che circa il 1 56o 
Giulia Acquaviva , moglie di Pier Ber 
toldo Farnese duca di Latera e Farnetei 
edificò in capo al borgo una chiesa in o- 
Dore di •• Rocco, ed un convento pe'mi- 
oori osservanti, e l'abitarono sino al 1 6 1 7. 
Imperocché la ven. suor Francesca di Ge- 
sù Maria monaca professa del monaste* 
ro di s. Lorento in Pane e Peroa di Ro* 
ma, ispirata da Dio a menare una vita 
più rigorosa, ricorse al proprio genitore 
Mario Farnese duca di Latera e signore 
di Farnese, per otienere da questo Tere* 
aioue d'un nuovo monastero nella terra 
di Farnese, penntraprendervi eoo altre 
religiose una vita più confroente al suo 
genio, e più propria a rinnovar l'istituto 
della %^ regola francescana di s. ChiarOi 
• la stretta e rigida osservante di s. Pie* 
Irò d'Aloantara. L'amor paterno s'impe- 
gnò tosto a consolar la figlia, e scorgen- 
do che in Farnese non eravi luogo più 
oonbrmea'di leidesiderii cheileonven* 
lo de' minori osservanti, chiamati a sé ì 
religiosi promise loro, se glielo avessero 
ceduto, di bbbrioarne uno nuovo in al- 
tro sito da superare la 3/ parte il vaio* 
re del vecchio, I frati, ch'erano somma- 
mente obbligati alla (amiglia Farnese , 
per essere stati sempre da essa amati e 
lavoriti con (bndationi di chiese e con* 
venti, come sono andato dicendo ne'di* 
versi precedenti paragrafi, di buon gre* 
do acconsentirono alle brame del duca. 
Laonde a'ii maggioi6i7 fu rogoto l'i* 
stromento dì pennuta, e Paolo V lo eoa- 
fermò col breve jid ea ex apostolico 
iervituiii officio^ de' a6 del susseguente 
agosto, recitato dal p, Casimiro. Abban* 
donato pertanto da (rati il con vento» dal 
duca Mario fu tosto ridotto a monaste- 
ro più proprio per le religiose } e tra le 
altre cose, per forma*^ il coro,fu divisa la 
ehieiai che con nuovo titolo venne cbia* 



▼ IT 
mal» #• Morìa delle Gnnie^ oedendosi 
a'frati il nome di a. Roeeo, che vollero 
ritenere per titolare del nuovo tempio. 
Terminato poi tolto Tedi fino in pochi 
mesi, suor Francesca Fameseesuor Ma- 
ria Isabella, sua sorella, parimente mo- 
naca professa nel suddetto monastero di 
Roma , con breve speciale dello stesso 
Paolo V, si trasferirono a Latera, quin- 
di a Farnese, e vi giunsero 0*9 maggio 
1618, e quivi trovarono saor Violante 
sorella del doca Mario, e suor Virginia 
degli Atti figlia d'una sorella di detta 
suor Vioknte, ambedue partite dal mo- 
nastero di s. àlisabetta d'Amelia. Il p^ 
Annibali, colla vita della ven. fondatri- 
ce, scritta e stampala dal Nicoletti, chia- 
ma Virginia e Margherita le sue sorelle 
minori, educande nel monastero roma- 
no di s. Lorento, e che Virginia preso 
il nome di suor Maria Serafica. E che 
nel monastero entrarono ancora Ì nipoti 
della venerabile fondatrice, figlie del de- 
funto suo fratello Francesco , nna delle 
quali soor Geltrude fu di tenta virtù , 
onde poi venne destinata a fondare il 
■Mnaslero di Frascati ; ma poi per es- 
servi stato introdotto Y istiloto di viin 
più mite , pessò a quello già riformato 
dalla aia in Palestrina. Avverte ancom 
dhe il duca Mario volendo aggiungere al- 
la clausura una vigna contigua, con un 
poco di olivete ed un orto^ e mancando 
Il denaro per lare il maro di cinta , In 
Provvidenta dispose che aleuni ebrei di 
Latera per grave delitto pegerono nna 
multa aociò fosse loro osata demensa » 
la quale lo suflBeiente a finire le mura- 
glie. Tutte queste monache , con altre 
giovanelte ispirale da Dio ad abbraccia- 
re la nuova forma dì vivere, nello stesso 
mese ed anno foron o solenneasenle in- 
trodotte nel nuovo monastero, ben ae- 
erescinto e ordinato dal duca , da mg.' 
Brasatola vescovo di Castro ; ed in mm 
diedero prìneipio ad una vita molto e- 
semplare, imitele sempre mai da quelle 
ohe le s o cc ei siro, essendo^allom iniio- 



lit, l a wem. ilfktiMto • esngrsgatioM 
ddbdariMePWrnetiaiie, fendtlo da suor 
Fnnmeii Ptrncte, dia eo^K diri 4 no* 
■Mtcri indi femUti, per \m ti d\vmo Far* 
menimi. La «anerabila fervidi Dio pat- 
ria quindi a fondare il tècondo ( e aoa 
primo come ditti altrofa aol p. Bonao- 
bì) di Albano^ indi qualK di PaksiniUÈ 
e di Para in Sahimm^ a per nllimo qnello 
di Baina,conchiatatDtloll titolo deirim- 
anaedala Coneettone, io facda alla diia- 
aa dalla Madonna de'Mofiti^ddlo la Se* 
poUe^vive^ In coi la ter va di Dio mot) a' 
17 otlol>rai65t di quatl 5g anni a 43 
a pih di religione, in buon odore di tan- 
lite, a vi rimate depotla. Le due tordlo 
intero otorirono tantaroanla nel mo» 
oatlero di Paroete. Qoando od 1649 ^^ 
dittmtla CetirOi ti trasportò in Poma* 
te b miracolota immagina di t. M«na 
ddlo Gratie. Ignoro in qua! cbiata, ma 
ho aredoto làmr qui n>e moria pd ti- 
fltile titolo di qodla ddle monache Pbr* 
netlaor darìtie, dMta da alcuni impro* 
prìamento Grp/Mceme.^MJIbmm di 
BomaÓ9*t^ maggio 1 896, t! leggono di* 
vota ed eleganti lentna dd eh. can» d. 
Giovanni RomaodK di Toeeaodla e ae- 
lebraoti : Il Treniesìmodi If a» tra Don» 
Mt$ delie Orarne in Fameee, :Ma ti ri-^ 
tomi a'minon ottervanti, eoi p. Cadmi- 
ra, per averne preeipoamenta con etto 
fogiooato» traeodolo dal cap.io : Della 
Meeae del convento di s, Roeeopreseo 
FmmeMe. Ritiratiti i rdigtoti in aleuno 
aaeei e ad ufBtiara una vicina chiem, fin* 
ahè nair edifitio del nuovo convento , 
oompiofoti il dormitorio con r4 (sdloi 
quante ne avea il eon vento. cadalo , te 
no iropottettarono con Y autorità d' no 
feUvva apottdico di Paolo V, temendo 
ani pnf redimento della fabbrica i atie- 
en la morta dd duaa Mario, teguita ad-' 
i'apnlei6ig;40oda la vandvbile figlia 
dìtte^ averlo Dio ehiaiiiato a tè, per rr* 
ÉBunerado di tante toahooifa opere. Pa- 
vhH too figlio dnar Pteiro PlÉmate prò* 
aagai cionipl la MbrioB dd' o w f t a to 



VIT io3 

pretto la chiesa di t. Magno veteovo e 
martire, volgarmente dal popdo chia- 
mata !• UtnnnOf benché secondo il con- 
venato venne intitoltta a s. Rocco, quan- 
do fii aontegnata a' rel^gioti. Tuttavia 
ogni anno vi ti ooolinua a celebrare eon 
pompa la tua* festa, di cui tcrltse la vita 
mg/ Perdinaiidoo Ferrante Farnete ve* 
tcovo di Parma de'duchi di Latera, do- 
nandola al comune nel 1 5g5. Ndla fi»ta 
pd dd nuovo titolare t. Roceo, ti poh 
lucrare rindulgenza pleotria , la quale 
con ce t ta alFaltra chiesa ceduta alle mo* 
nache da Pio IV neli56a, in questa la 
trasferì P«olo V con breve de'4 selleat- 
hrai6i7. L'unica tua nave ha due cap* 
pelle e tre altari : nel maggiorai lavora* 
to nd princìpio del secolo pattato da doa 
fdigioti franccti, con molta diligaoxa a 
gutlo, ti venera la divotittima ebdiitti* 
ma immagine del m. Crocefisso, IbroM» 
ta da fr. Vincento da Bassiano pio laioo 
minore osservante, di cui anche nd voi. 
LXXXIX, p. loi, e ivi collocato dopo 
ona solenne processione fatta per tutta 
la terra a'ii maggio 1 684 1 di nuovo 
ripdnle nd 1 784 con grandistioM pom<* 
pa. Ma* venerdì si tuolc da' femeteni vi:- 
aitarla procestiooal mente con granditsi* 
itaa divoiione, e la comunità di Prooano 
ne'iHasi'di giugno e settembre vi tpedi' 
àoe la oompagnie dell»! ss. Trinità e ddla 
Morte oim oblazioni di cera. Il quadre^ 
della cappella di s. Antonio è asmi tti« 
malo da'piltori ; e quello di t. Franee- 
tco lo eden verso la metà ddlo scorto 
tacdo Giuseppe Duprà. fonami la por»* 
la ddla chiesa, nel 1 7^4 «i fu innalsaia 
una aolonna dì granito, trovata nelle ro- 
vine di Castro. Fra le ss. Reliquia ti ve- 
nera del legno della ss. Croce , donato 
nall68l(dal cardinal Flavio Chigi. Mo- 
to H pi' Annibali, che questa chiam aol 
atoèlia- patsalo fu tutta restaurata per ad» 
ra ladafole del p. Bartolooieo da Par^ 
tata Mardiaoo del convento, eoo fervi 
la vdta, Taltare maggiora e la fecchlla 
di Olialo, oltre var^riattameuti eiétù. 



io4 VIT 

Tento, e ne'primordii del corrente secolo 
furono fatti a volta due dormitorii^ ch'e* 
rano a tetto. Inoltre in Farnese anco i 
cappuccini haooo chiesa e convento di 
t. Francesco d' Alisi. 11 p. Annibali da 
Latera nel t. a delle Notizie storiche del* 
la Casa Farnese, ci diede ancora le spe* 
ciali di Farnese, oltre di a?erne lunga- 
mente ragionalo nel 1. 1 , quanto all' o* 
rigine e successione de'Farnesi,col quale 
alla sua volta procederò. £gli dunque 
narra, che questo convento dovea esse- 
re in Latera, secondo l'ordinato dal me* 
morato mg." Farnese de'duchi di Late* 
ra , il quale rinunziato il vescovato di 
Parma e ritiratosi io Latera sua pa- 
tria, invece T edificò in questa terra, e 
ne consagrò la chiesa a'4 gennaio 1587 
in onore di s. Francesco d'Asisi, conce- 
dendo negli anniversari 4o giorni d'in- 
dulgensa, come si legge nella lapide pò* 
•ta nel presbiterio e prodotta dal p. Aa- 
Dibali, io un all' epitaffio sepolcrale del 
duca Mario e di sua moglie Camilla Lu- 
pi de'marchesi Soragna, ivi tumulati io 
mesio al tempio. In essa chiesa furono 
poi sepolti altri ancora della stessa fami- 
glia, e fors'anco mg.*^ Farnese morto in 
Latera, ed i notati nel libro della chiesa 
parrocchiale di Farnese. La terra vanta 
deglMlustri^ oltre l'aver dato i natali a' 
primitivi e altri Farnesi. Nel 1694 vi 
nacque Gio. Battista Passeri laborioso 
antiquario, autore di varie opere stam-p 
paté anco sull' antichità etrusche, e so» 
noiDeAnaglypho Beneventano. De E* 
iruria Regali Parali pò mena. Disserta" 
tiones de reNummaria Etruscorum, de 
Noniinibus Etruscorum^ et Notae Ta* 
hulas Engiibinas. Istoria de' fossili del 
Pesarese, Istoria delle pitture in ma» 
Mica fatte in Pesaro. Il sacerdote Ber- 
Midìno Famiani, morto ne' primi an- 
«I MI* odierno secolo, pubblicò co' tipi 
M Granchi : Storia degli uomini illu-^, 
m^MÌ* Antico Testamento, Tradusse 
\ Travagli o siano patimenti 
Orùla. I farnesaoi sono ordì- 



VIT 

nanamente cortesi , civili e cordiali. Si 
ha dalla Statistica del i853 contenere 
la terra, che il Calindri chiame città du* 
cale : case 44^ • Ciniglie 49^) abitanti 
aa72,de'quali 33 stanziati in campagna 
ei I militari. E' dunque in notabilissimo 
incremento , poiché il p. Casimiro nel 
1744 scrisse essere abitata la terra da 
laoo persone. Il territorio produce^ se* 
condo il Calindri, oltre i pascoli , prin- 
cipalmente grano, vino, fieno, ghiande; 
ed aggiunge il Palmieri, olio squisito, da 
stare a confronto con quel di Nizza e di 
Lucoa. Non si deve confondere Farnese 
con V Isola Farnese, luogo famoso della 
Comarca di Roma, ove fu la celeberri* 
ba Feio (^.), maestosa e potente froQ« 
tiera dell'Etruria, sebbene altri preten» 
dono collocarla altrove, ed il Zanchi dì 
Campagnano, il Bendi e altri, sostengo- 
no che sorse sull'amenissime alture della 
valle di Baccano, alle cui falde scorre il 
tanto rinomato fiumicello Cremerà, in 
oggi la Valea. Il luogo prese il nome d'/*» 
sola dalla sua forma, a cui fu aggiunto 
quello di Farnese, per le possidenze che 
i Farnesi acquistarono nelle vicinanze , 
e poscia anch'essa venne in loro proprie- 
tà. — ^ Questa terra, cosi detta dh'Farnip 
specie di quercie, de' quali era pieno il 
luogo dove ora esiste, al dire di Sanso- 
vino, DeW origine e defa^ti delle fami" 
glie iUtistri di Italia, e di altri, è stata 
secondo molti il i." feudo posseduto in 
Italia dall'antica , nobilissima e potente 
Farnese famiglia (F>)f che vogliono 
dalla terra stessa prendesse il cognome 
quando si chiamava Farneto. Altri poi 
pretendono, che da questa famiglia ab* 
bia avuto l'origine la terra, essendosi an- 
ticamente nelle sue scritture appellata 
da Farneto, Il p. Annibali seguì 1' au- 
torità d'un codice mss. scritto da un pa- 
tritio orvietano, e preferì di far discen* 
dare la famiglia Farnese da'longobardi 
fermati in Orvieto e sne- vicinanse , al 
cessar del loro regno, invece che dalla 
ii dalla Francia òde Roma oof 



▼ IT 

«M allri w ^ mm. Il ZmM MHi'Gro^ 
MM • Itifaifmmkme de' pMti apparto^ 
aeali al émmì» é\ CmIfOi non parlò di: 
FanMMMMonittpeltaole «ll'allroranHi^ 
dt'FarocM duchi di £tfl0r%lMndoMri»- 
•e ch« bchia fa lai/ tana data a' Far- 
mmL Però iMiggiaoge il pi Anfiibali, dal*" 
Ja tarra di P«rfMtt,ieeafBdoaiolli, i Fai^ 
■ati presero il ooguooMi dieeadoti pro« 
priaoieola da Farnese , a qoette terra 
fiMTta eoa quella d'Itefaia fu dota- kro ia 
finido dagl'ieiperatori tede iah i, e> per 
questo motivo non li trovano espressa 
Mila bolla di Peolo III« spedite per l'è- 
reilene del ducato di GMtro , a qoanto 
od Iscbia, benché ne facesse perte. Nel 
mio articolo cominciei le nolitìe de'Fer* 
BOit dal 90O9 II Seosovino ne riporte il 
principio eliosTs dicendo ohe seguinn 
no le, perte Gutlfaòk u Chiese i-e Tau- 
lore delcodiceprodocendoondocoinen* 
to dell ii5|incoi il conte Bernerdo fi? 
glio del conte Reniero del contado Or- 
vietano^ che vivevo eolia legge di ano ne- 
aione longoberda, 00' suoi figli Ugolino 
oR^po detto Mei vicino, nelle chiese di 
e. Giorgio di Beisene, per l'anime de'gè- 
nitori, delle oioglie e degli eltri perenti, 
donò in perpetuo e Goglielmo vescovo 
d'Orvieto e •uoitncoessori le chiese di 
a. Cristine , già catledrele di Doliene ; 
eondnde con rìtenere.ch'ccsi eppar tcnes* 
cero alle famiglie Fernese , e sembrare 
da Pepo diseeodere le atirpey eoDtiniie* 
le del tuo figlio Pepo o Renaccio I mi* 
filOi Conviene il p. Annibeli sull'orìgine 
qui accennata della famiglie, e sul di lei 
stehiUroento in OrtictOi enti che anco 
prime del 1027 si trovano i Feroeii iti 
inpiegati nelle prìmeceriche della città, 
telffolte dominendole s ed inoltre, che 
appone in essa farmò il domicilio^ veo* 
ne int estite di due lèndi^ cioè prime di 
quello di^ Femese,e poscia di quelb di 
JidUa, ottenuti secnndo elcuni dairim* 
peretore Ottone I del 962^0 da Ottone 
.11 aoo figlio del 973,<o..da Corredo II 
flil49^4* H^flt «aaali. d'Orvieto si . ha. 



V I T io5 

ohe Bel g8i cominciò In Toscana le si* 
gnorie de' signori di Biseoto e de' si* 
gnor» di Fernese, e nell' enno 984 si 
tt«}vo Pietro Fernese console d' Orvio» 
lo.' Tfoeciete l'origine de' Farnesi, e ri» 
giiofdo delle domineiione loro tu quo* 
sle omonime terra, pel rcéto mi rimetto 
n qoento ne scrissi el loro articolo e el- 
tri raletivii e quanto vedo stolgendo nel 
preaente, eprecipuemcnteei p. Anoibe» 
li^ mie guida, che con crilice erudite e 
molteplice ne raccolse e compilò la prò*- 
graasive discendeota , polenta e splendo* 
re, enmentata dopo rascritiooe alla no* 
biltò romana^ienta lasciare Tantica d'Or» 
vieto, dieui molieplici testimoniente ve* 
do sviinppando in questo prolisso, gra* 
ve veriato articolo, quantunque nelle 
pili eompeodiose proportioni ralalive* 
nsenln ella tasiità dell' argomeoto. La 
famiglie Farnese dunque, qualunque ne 
aie stola l'origine, che sembro essolote- 
asenle longobarda, ebbe in principio le 
signorie del caiilello di Farnese o Fei** 
nelo, presso Or?ieto,dal quale probebiU 
mente essunse il nome prima di Farne» 
lo e poi da Farnese, quindi le sue possi- 
dente si estesero nelle vicinante di Or* 
viete, e successit amente si dileleronoe 
moltiplicai ono In altre parti delle Pro- 
vincie del Patrimonio di s.Pietro,furs'en* 
coelounc per concessioni imperiali, certo 
perinfeodationi e vicariati temporali del* 
le aotranità della s. Sede, confanti da' 
Sovrani Pontefici. Lunga e interrotte di* 
mora fecero i Farnesi nella loro signorie 
di Fernese. Nel 1389 Pietro Fernese, 
coiraioto di Biodo conte di Soane, en« 
Irò nel castello di Farnese, e essediò 
nelle rocca Pietro Bertoldo e 1 suoi fi*e* 
lelli, figli di Ranuccio II signore di Fer* 
neae^ die poi furono libereti de Nicolò * 
Sernese^ il quale stando in Ischia , io- 
li fatto, aodò subito con gente a soe» 
rii, restando essi figli di Renaccio 
li pedroni di Farnese. Questi figli fu- 
reoo 7iCÌoé Angelo, Puccio, Francesco, 
Bartolomeo, Pietro, Cobo Nicole, e Ber* 



io6 V I T 

toldo/i 3 primi de'quali nel laglioiSgS 
furono uccisi io Ischia^ per quanto dirò 
in quel paragrafo, laUandosi il loro fra- 
tello'Barlolomeo col nipote Ranuocio III 
figlio di Pietro assente. Dopo questo tra-^ 
gicoat Tenimeato, i superstiti fratelli, ed 
i figli de'3 morti, si ditisero tra loroi feu* 
di. A Bartolomeo furono dati Latera e 
Farnese» a Ranuccio 111 Ischia e Cani* 
no. Allora fu che la famiglia Farnese 
restò divisa io due rami, di uno fu sti- 
pite Bartolomeo, dell'altro fii stipile 
Ranuccio 111 suo nipote, scampati dal* 
l'eccidio d'Ischia. Da Bartolomeo deri- 
varono i duchi di Lalera^$ignon di Far- 
oese, onde in quel paragrafo ne riferirò 
la fluceessiooe; paragrafo che intefamen* 
te si rannoda con questo per esserne co- 
muni le nottue. Da Ranuccio Ili, fatto 
cavaliere romano, onde poi la sua fami- 
gita fu considerata sempre come romana, 
senui lasciar la cittadinunxa d'Orvieto» 
derivarono i duchi di Castro^ poiché fu 
padre di Pier Luigi il seniore, da cui nac- 
que Alessandro il seniore, che diveputo 
cardinale e consolidatisi in lui, per ragio- 
ne di successione del suo ramo, molli ^u- 
di e latifondi, eletto Papa nel 1 534 col 
nome di Paolo 111, fu cagione della mag- 
gior grandesza e lustro di sua prosapia. 
Égli quindi riunì tutte le sue possidenzei 
econ altre, tranne Latera e Farnese» vol- 
le nobilitarle con formarci nel 1 537 '' 
ducato di CastrOf riparlato nel para* 
grafo Acquapendente ^ ed unendovi la 
contea di RoncigUone^ ne investi il prò* 
prio figlio Pier Luigi Farnese il giunto* 
re, a cui poi die in feudo i ducati di Par" 
ma e Piacenza (^.). Inoltre Paolo III 
lasciò alla linea di Bartolomeo Farnese 
le due terre di Latera e Farnese, confe» 
rendo ancora a queste il titolo di ducalo, 
eda'sigiiori quello didu«:hi. Quantunque 
però la famiglia Farnese fosse così divisa 
in due rami, i discendenti deiruno e del* 
l'altro, sino all'ereaione del ducato di Ca- 
atro, si mantennero totalmente uniti nel 
lare acquieto di nuovi feudi, e nel pagare 



VIT 

eli questi i ceittt camerali, hi facevano eo* 
me fosse una sola famiglia indivisa. At- 
tesero tutti a distifigiiersi e renderti cele- 
bri con eroiche asioni, per le quali me- 
ritarono varie rioompense, e distinti ono- 
ri e fligniià. Nel 1649 il ducato di Castro 
fu riunito al diretto dominio della came* 
ra apostolica , ed fnnocenso X fatta in 
pari tempo di^ruggere la città di Castro, 
da cui Farnese era distante 7 miglia, tra- 
sferì la sede vescovile in Acquapendente, 
alla cui diocesi fii assegnata anoo Far- 
nese per essere stata di qaella soppressa. 
Riferisce il Calindri, che per la distruzio- 
■edi Castro, si aumentò di abitanti Far* 
Base, e ne migliorò la condizione. Indi 
con chirografo d'Alessandro VII , de' 7 
giugno 1 658, la terra di Farnese fu ven- 
duta dal cardinal Girolamo Farnese e da 
Pietro suo fratello duca di Latera, al car- 
dinal Flavio Chigi nipote del Papa, per 
275,000 feudi ; ed Alessandro VII eres- 
te Farnese in principato. A'nostri giorni 
il principe d. Agostino Chigi vendè que- 
sto principato alla camera apostolica, ri* 
serbandosi il titolo principesco, sua vita 
durante, la quale ebbe termine nel iS5>. 
Abbiamo' del eh. p. d. Alessandro Chec* 
eh ucci delle scuole pie e rettore del col- 
legio Nazareno, Necrologia del princi* 
pe d. Agottino Chigi, Roma §855. Lui 
tvivente, la camera apostolica vendè Far- 
nese, soppressa già la giurisditione baro- 
nale, al celebre e valoroso francese ma- 
resciallodi Francia Bourmont, il conqui- 
statore d'Algeri (morì di 73 anni nell'ot- 
tobre 1846 nel suo castello d'Anjou), dal 
quale l'acquistò a'i8 ottobre 1 843 la fa- 
miglia Gourmont, e da questa con atto 
di aggiudicazione fatta a Gegré in Fran- 
cia a'i5 agosto 1 856, il principe d. Ales- 
sandro Torlonia. Questo principe oon4a- 
le atto acquistò pure i suoi diritti, privi- 
legi, allodiali e titolo prtneipesoo, ad u- 
sere il quale però occorre l'eutorità d'un 
breve apostolico. 

Gr/i^o/r.Comune della diocesi di Mon- 
te Fiasoonoi eoo terrritorio in piano t 



•olK «OH iImM fiilibrifiiitl «bIi <M mot», 
con borgo btto più gnmdo «M poow, 
ooa bellMiiiiNi piotu odorM dì omo di 
Immnm opp o r t ttM, E^ dìrtonlt do Loloni 
qom oo miglio o nnesiOi eifoo » dol h* 
go di BoImoo, di coi o lovooto godo fo* 
«ooo «i«tO| 5 vigKo do Vobotooo. 
Gioco in uno «soglio io Mtnooiooo operto, 
ioleipptroto cKmo o bumi'orio» porb do- 
minolo dolio traoMMitono. Locfaiofto por- 
roccbìolo é insigne oollegioto »ogro o $» 
Mario MaddolcBo protoUrioe pHnetpalo 
della ttrrO| noilo cui finto o'aa luglio vi 
é 6ero libero» ed anticomcoto ti lollovo 
il polio. Affermo rAiinìbali oiiore quo* 
ilo tempio uno do'pìfi boHi, ampli e or* 
noli del donato di Cailro« mollo bene ufi» 
Oliato do nooBeroio elero o rioeo di m* 
gri orredit con ergono. Rilevo inoltre ea- 
sere il pulpito aoalenulo do ono grande 
nquila di beljiiilmo intaglio di oocoi co- 
me b é il euro e la vasta «agreslia. Har> 
n il Zucohi» cbe neli63o oveo il prio- 
re, 4 cononieii ed altri preti per reserd- 
no del divin eolto^ ooo molto decoro, e 
ontieameote 1' uffisiovono i a cappellani, 
i qtioli viveTono in comune eome i fro- 
li doustroli, mo poi il Pape trovò op- 
^Ibno di mandarvi nn commismrìo 
npoaiolieOi cbc li riduase in priorelo con 
canonici ; onde il p. Annibali crede, 
che lo digotth e capo del copitolo, or^ 
composto di 1 3 cononicifComprcaa la prò* 
beiido del penitencierei ritenesse il titolo 
di priore, cbe oveo poreqnondo i cop- 
pellonl oiservovono lo vtto comune de^ 
cononici regolari. Pio VII coU'onorevo» 
liisinMi breve QuotUum venwaù'otiiif ótf 
no oprilei8o4^ Bull. Bom. coni,^ t.i9, 
p.iS3, tendalo il tempio, il popolo, il co- 
pitelo , dicbiorolo insigne U eollegiata, 
cooc oi m le inerenti preminente e privi* 
lagi, ed olio digniih del priore e canoni* 
ci f oso del roccbelto e asooaetta violo* 
con con bottoni e osolo jerlcf t cremiti^ 
mi eohrU ndl* inverno^ e nell* estale lo 
onltn sol roccbelto, tonto nelle collegio- 
In, qnoBto Ibori di oam, nello procassio 



A 



V I T ,07 

ni ed ollri otti pubblici. Emvi il conven- 
to di s.Fronoesco, de'mioori con ventooli, 
circo 00 mezEo miglio Inori del poeso, 
eoo chiem grande, bella e di molla di- 
foaione, intitolata alla ss. Annunsiata. Il 
convento non pi il esiste, essendo aio- 
lo soppresso do Innocenzo X, in uno n 
lutti gli altri piccoli conventi. Nel mo- 
gnifico paletto Farnese di Gredoli , di 
bflla forma e lodevole architettura om« 
plioto o meglio edificato con ogni como- 
dità do Paolo III, frequentato neiresto- 
te do^cardinali Alessandro il giuniore e 
Odoardo Farnese, per la bella posiaione 
e ottima aria, onde madama Vittoria du- 
cbesM d' Urbino e figlia di Pier Luigi 
Fomese il giuniore vi si recave apposi- 
tamenlea villeggiarvi, oltre lo stesso Peo- 
lo III Ck molti altri personaggi in delle 
alogioise; da'primi anni del corrente se- 
colo è abitato da'filippini dell' oratorio, 
t quali hanno la loro chiesa di a. Filip» 
pò Neri contigua alla collegiata e allo 
stesso pelatto, per lo più gradotesi e di 
grandeedificatione porgli aiuti spirituali 
che rendono al popolo. Queste congi[|^ 
gotione de'filippioi di Gradoli fu fonde- 
te do d. Giulio Danielli gradolese nel 
1718, coH'espresfe conditione, che i pe- 
dri dello medesimo siano gradolesi e del 
grembo di quella collegiata; e questi mati- 
condo, o noo assistendosi più le chiese 
dello eongregatione , resti annullala af- 
fiilto In sua lestementaria dispnsiiione. 
Conviene inoltre sapere, che qoendo i 
gradolesi si sottoposero o furono sotto- 
posti n'Fnrnesi, Ira le capitolationi sti- 
puleronoirhenon dovessero mai guastai^ 
ranliee loro rocce, chiamata il CaUrUo, 
il cbe fo OAServato sino a Paolo Ili, (atto 
Pepe imI 1 534 » il quale poi con efficoda* 
almo regioni indusse i gradolesi alla do- 
naoKiitmo della rocca ; quindi egli la fece 
dlsfcre,e di quelle pietre e altri materioK 
leoe edificare il bel paletto, e cui totte- 
vlo iMiò il nome di Castello. Altro bol- 
lo diicMcon romitorio i circe metto mi- 
filo Ittngi dallo lerro, di s. Vittore mor- 



fo8 VIT 

tire, la cai festa igradoleti celebrano eoo 
aol«fioìtii. Vi è icuola pe'fanciullì, e le 
maestre pie iftmifoono le franciulte. Re* 
gittra la Sialhiìca del 1 853 , aver GradoK 
329 ca9e, 36 1 fiiiDÌglie,i 543 abitanti. Il 
Zuccfai riferì nel 1 63o al duca Odoardo. 
^re G redoli a 00 fuochi, 1000 abitanti 
(dunque tono diminuiti sensibilmente), 
de' quali 3oo arrolali a prender le ar- 
mi, con 3o cavalleggieri di casacche ne- 
re. La popolazione essere industriosa, così 
le donne, quanto quella pur lodevole del- 
la Grotte di Castro, e seminare nella Ma* 
remma per la strettezza del territorio , 
che nondimeno facevano fruttare : le don- 
ne aver bel sangue, edificare il loro ri- 
spetto pel priore della collegiata ; tutti pa- 
cifici e di lieto umore, amici de'forastierf, 
né mancare di famiglie civili e benestan- 
ti; tali ora essendo quelle de' Manni, Ol- 
eacea, Galeotti, Basilj, e Catalucci i cui 
antenati dominarono in Bisenzo, al mo- 
do detto in quel paragrafo. Nel voi. LX, 
p. 1 9 1 parlai de'pregi dell'otti mo e savio 
pr^ato mg/ fr. Giuseppe Perugini ago- 
^niano Sagrisia delPapa,u^ìoìn Gra- 
doli, il quale lasciò molte memorie di he* 
neficenza. Il territorio è fertile, fruttife- 
ro di eccellenti vini bianchi e rossi, mas- 
iime l'aleatico, quanto quelli delle Grot- 
te, d'ogni specie di frutti , castagne, le- 
gumi, lini e canape, legna, ghiande, oltre 
i pascoli. Rimarca di più ilZucchi, il pia- 
no verso al lago, detto il Piano del lago 
di Gradolif i terreni del quale sono assai 
feraci, dove si raccolgono negli orti cipol- 
le eccellenti e dolci, onde nel settembre 
da' luoghi convicini si concorre a cam- 
biarle col grano, con grande utile della 
terra.Gli uomini s'industriano a far botti, 
line, bigonzi e cerchi con notabile lucro} 
altri si esercitano nella pesca, e provve* 
dono il paese di pesce. — Crede il Pal- 
mieri, che il nome di Gradali derivi a 
gradiando. Stima il Calindri, che il pae- 
se sorgesse daTuggitivi della città di Ti- 
ro, di sopra discorsa ne'paragrafi Grotte 
di Castro^ Bolsma e altri. Certo é cba 



▼ IT 

glk esisteva adi 1 18, eoaae si trae dal p. 
Annibali, poicbé od coodlio che celebrò 
io Val di Lago Guglielmo vescovo d'Or- 
vietOy alla eoi diocesi appartenae fino al 
1369 Gradoli, Vioterveone*!! derodel 
oastdb di Gradoli. Dunque è inesatto lo 
scritto dal Maoente storico d'Orvieto, che 
nel 1 157 mentre Adriano IV stava io 
Orvieto, fondò il castello di'.Gradoli in- 
torno al lago di Bolsena ; asserzione ri- 
prodotta dal Borgia, Memorie di Bene- 
veniOt t 3j p. 474» * ^*l Zoochi, il quale 
allegò una pergamena esistente odia se- 
greteria comunale deli4oo. Il p. Anni* 
bali volendo dimostrare piii antica l'o- 
rigine di Gradoli , contro l' asserto del 
Zuochi, cadde io un errore cronologico, 
eoi soggiungere che Adriano IV, eletto 
ndiiyS, visse 37 giorni, quindi non eb- 
be molto tempo di edificar castelli. Dap- 
poiché tale Papa noo fu Adriano IV^ ma 
Adriano V, mentre Adriano IV venne 
detto nel 1 1 54* Siccome questo Papa fe- 
ce acquisti intorno al lago diBolsena, tro- 
vo probabile l'aver ingrandito o giova- 
to il castello di Gradoli ; le cui mura ca- 
stellane, secondo il Calindri, si fabbrica- 
rono neh 191. Narra il p. Annibali: La 
terra di Gradoli, con altre dette di Val 
di Lago, fu soggetta alla dttà d'Orvieto^ 
quando questa si governava a forma di 
irepubblica; ma nel pontificato di Cle- 
mente IV, del 1265-68,0 meglio al la sua 
morte, come dico od riparlarne nel pa- 
ragrafo Latera, si ribellò coll'altre terre 
accennate agli orvietani , e si sottomise 
all'immediato dominio della s. Sede, di 
che gli orvietani (benché anch' essi sot- 
toposti alla sovranità della s. Sede, co- 
me eziandio si può vedere nel suo arti- 
colo, nel paragrafo ^/j/er/s, e nell'orvìeta- 
noCohellio, Ifotitia Cardinalatus : Tir» 
bis Fetu9 confirmatur S. R. E, a Caro» 

10 Magno imperatore j a Ludovico I 
imperatore, et ah Olhone I imperato* 
re. Urbis Feteris respublica Sylvestri 

11 pontifieis salutaribus legibus iniun* 
età) feoerograodìHimi risentimenti e do* 



▼ IT VIT 109 

gRtBMflo'hpi nMOBMori, atìMUIpié* Bit tra gli orvietaoi ed i oisldli di Val 

te. Si ottinaniBO aoiidiiieB^ di Id Mft* di Lego. Riuicl eochein qucsiOiertaMMMi 

ttiere i» •o tI eBere le proprie wgie nit m de Oriieto la forma repubblioaoai aoovA- 

B oon voler eedere que'peeiij'clie giiM- OMotele sottopose al governo pontificia 

laro fino a toggiaoare e pene leoaporeliy ieiaBediato. Altrettanto avvenne co' o«« 

ed a cenipre^ colle quali rlÉBaateo alleo- tlelli di Val di Lago, ed a GradoU che 00» 

dati siooa Bonifaeio Vili» die niello nel eiii nvea tottenuto Ja propria indipen«« 

1^949 dopo nNilte ripngnanae^ fimleleiH demnj contro le pretentìoni degli orvie» 

te per le preghiere i|t molti inandò ia tanii per ottenerla cogli altri castelli. Ciò 

nenil eardlnide RapòleoooOr^ evvieoiieneli35g,edaquestoleiopoGra- 



alni, come acrisie ndln Sioria itOrvie» deU.sea^pre rimase sotto il dominia de' 
lo U Ueoente, ne fr. Gentile ainorilar Ptopivche ne disposero e piacere; uM noa 



arcivescovo di BeggioinCalabrieiaodoe^ aetsarooo le vertenze della lite e le pre* 
che gli assolvesse» come leggesi netla ìhà* lenstoni d'Orvieto^ che narro nel para-i 



U Auuela Matris EceletUw, spedita per grafo Latera. Pretese il Zucchi, che es* 

tale assoluaione, dopo l'interdetto de hsir tendo Gradoli libere» governandosi a for^^ 

messo nelle dttii^ eMne* narrai nel pem*« ma di repubblice» si die'spontaneamen^ 

gnhBolsenéL Assilli gli orvietani e toJN le ni dominio di Renaccio Farnemt ^oim 

nnli in grmie del Ptopn|.qneMÌjemsflnb Jn. Ulolodi oonteyC fra'patti conveiuiti, v#k 

liolla lùiut i4ceit date la Agnani n' 4^^ ^ eonwrvata la proprie rocca, Bipugnò^ 

tobrei 996, nella quale emrlh' Intli elle? al p, Annibali questa spontanea deidisio* 

pace,ed a fine di renderlastebile preaorisin ne^ dimostreodo» oon quanta ho già narH 

elcu ne oondunoni, e tra queste che o gn «< calOi che i gradolesi furono prima suddi^ 

Bode'peesìdl VeldiLagoinse§nodiaog« tì^ del Pape, indi vennero dominali dn«| 

gecione dovcsmro maodnre ni eofiuiie gli Of^ltteoif ^dopo le liteicon.esdii tpr^ 

d'Orvieto ogni anno no palio di 6libbre> narono al diretto dominio dAlla l^ iMf^ 

di denari il giovedì del mmevale, ed ma Trovo nel Borgia, che Giovanni. ])UU IL 

eereodi aS libbre nella vigilia deU'Assnn* deh4io infeudò Leoncellndi Erancasoi». 

lai ed erano questi paesi B attema ^ s. Lo^ degli Orsini, di Gradoli e delle Grolle^. 

rasso^ le Gròtto^ CradioU^ Laimra^ e l*i« Apprendo àMMÌ\J)eliafumi%lì4f^Soì^ 



aula Biseniina del lago di Bolsene; i quelt sn^ t a, p. 2a5, parlando di quella de' 
lutti Insiemecomponeveno la pièoole prò» ' Conti di «Segni, che Martino Voeli4^5. 
vinda di Val di Lago, benché Laten fpe-c investì di Gradoli e di altri castelli Udor' 
en nelk Velie Ontano, e pagavnno nsi-f lirandino Conti, e per suaCM^rte i badi 



ilamnte ella repobl>liea d'OMal^ passamno ne' suoi figli Grato, ed Alto. 
1000 fiorini d'oro. Ma con latin b boUn btlo.dél Papa Maestro del SagmO^^ 



pontificia, quo' oaslelli mostrnronoj rin a<o...Fiti gli accennati castelli «eravi,C0^ 

pugnania di eollomettersi nd Orvieto 1 jsino» nei quel paragrafo raccontai, cher 

• quindi n* 4 gennaio 12197^ interpella- Gratn i^Ionti restituì al Papa^himelii di, 

li gB nomini di Lntera, rispnsero dm datli.cealelli , e sé competente ;.ed £u<- 

Sion intendevano di aervire a doasigno» gcmoriV nel i44S <m iofeifdòBannom 

ri» A Lalera foce oso Gradoli a gti> altri 111 Farnese sino a 3.* geoerasione. In fot*^ 

pnesi| che mantemsero In lite een Orvion t^ rimvo del p. Annibali, che da une boir 

lo per molti unni. Qnnndo Innoeemo VI In 4i.Calisto III, i di lui figli Pier Luigi 

da Avignone mandò hs llalin il celebre ilséninre, Angelo Meo e Gabriele Fra/a* 

^galo cardinal' Albonsoa, per lionperare oasen pagavano pel vicariato tempocmln 



In terre usurpate da'prepotenti alla s. Se- dì Canino, di Gradoli e dell'Abbesin al 
eh sii «ommim nno^rn di p^ fine nUn KMto annuo censo ; vicariato oonformat 



no vn: 

lo «Tarocti da Paulo 11 od i464« ^ 
quale aooo^ ateoilo veoduto i CooU la 
loro parta ad Aotooio Pteeoloaiwii , da 
qoeiti i Paraeti l'acquiilarono, ecou re- 
alarono ioteraoieoie sigoori feodalari dì 
Gradoli e degli allrì caitelli, eoo pootìG- 
cieapprovaBÌone,al modo riferito oel ri* 
cordato paragrafo Canino. Riuoite le si- 
gnorie oel cardinal Aleisandro Paroete 
il aeniorei Leone X nel 1 5 1 3 gli eonfet) 
di Gradoli e dell'altre la perpetua tigno- 
ria. Di tenuto il cardioale Paolo 111, od* 
V aooo 1 537 formò con esse e altre il 
ducato di CaitrOy compreto Gradoli^ e lo 
conferì al «uo figlio Pier Luigi il giunio- 
re e diioendeuti. Nella ditoorta Infbnna" 
sioite del ducato di Castro, del Zuo- 
ohi al duca Odoardo,riporliita dal p. Ao* 
mbali oel t. a, p. 110, Gradoli^ di que- 
lla ne fece la detcritiooe di cui mi gio- 
irai, dicendo pure die il duca Pier Luigi 
F ampliò talmente , che ditenne grossa' 
terra, popolata e fruttifere^ e di oodr 
piacef ole # salubre soggiorno, da replica* 
re il detto a Canino ; ctoe solar ripetere 
il cardinal Alessandro Pamese il giunio-' 
re figlio del lOeuiionato^uca: Che se vo» 
levano non morisse in eterno^ lofaces^- 
eero stare a Gradoli testale eda Ca- 
nino tingerne. Nel 1 649 il ducato di Ce* 
atro fu ricuperato al diretto dominio del- 
la eamera apostolica , e eoo esso pur% 
Gradoli. 

' Ischia, Comune della diocesi' d- Ac- 
quapendente, con territorio in piano m 
colle, con uumeroii e decenti febbricati^ 
chiusi da mura, cou borgo di bdl'aspet- 
lo. Per gli ultimi suoi ingrandimenti, • 
per la sua graiiosa appariseenia, è detta 
da molti la Città di Maremma^ coaM 
atteste il p. Annibali, ET distante a mi«? 
glia da Farnese, circa 3 da Valentano^ o 
5 da Castro quando esisteta. Rimane si« 
tuata fia due profondissimi foMi, sopra 
00 suolo tufaceo, in dima temperato, do* 
minato da sciiocoo e tramontana. Boo- 
Bi i l'acqua, se non abbondante, ed a<* 
^aoti la porta che dal borgo introduco 



TIT 



shI castello, vi i ami bella fontana. La 
chiesa matrice a parrocchiale é intitola- 
ta a t. Ermete patrono daUa terra, odia 
evi soleoae bsta aaticaiMate m fiicet a 
la corsa e la lotta del paltò. In quest' ul- 
timi tempi, dica II p. Aooibalii fu edifi- 
cata magnificamente da* iondamenti, ed 
il Pelmieri la qualifica collegiata, senta 
dir nulla se ha capitolo. Altra chiesa è 
qudla della Madoooa del Giglio. Nel 
borgo è il monastero de' ss. Filippo 
Giacomo Apostoli dì monache francesco- 
M del tara' ordine, della riforma della 
vao. soor Lilia Maria del ss. CrocefisM 
da Fiterbo^ e da Id fondato con altri 4 
od secolo passalo: di msa e de' suoi mo- 
nasteri riparlai ne- toL XXVI, p. 191, 
LXXXIX, p. 180. Il p. Annibali aserisso 
a vaotum, d'ater assistito la serva di Dio 
■i^li ultimi dì tua vita, sino al ponto della 
preaioia sua morta. Da questo monaslo* 
rousck suor HL* Maddalena ddi'incama* 
amoe, badessa, fiMidatrice della monache 
é$dprmtri€i perpetue del ss, Sagramento 
fjF.JffuAkìm io diversi articoli : dì che fis* 
d oaoao od paragrafo AequapendeiOe^ 
Koori del borgo i le chiesa di a. Rocco, in 
coi « celebra la finta ddU B. Vergioe Ad« 
ddorata odia 3.* domenica di settembre, 
ed allora vi è la fiera per 3 giorni^ ire- 
q«ienteta da gran concorso di popolo. Lo 
Ìet\m V istituirono i filati servi di Mdrìa, 
i quali raveano in cura, con contiguo 
convento, soppresso od i8i5daPioVII 
per rerètiooe del semioario vescovile 
d*Jcquapendèntef m seconda del riferito 
io qud peragrafo. 11 trovarsi otolti an- 
tichi sepalori, con entro piccoli iddt di 
bronao^ e lami detti perpeloi, fii cono- 
soere resistena d'Ischia assai prima dd 
erislianeslmo, coom ritiene il Celindri. 
La sua eondidooe di già antico Snido da' 
Farnesi, e da loro abitato, fu cagiono 
ddla nasdta di diversi persooaggi di es- 
si, di altri illustri di gran lalentoo lei* 
torati. Valga per tutti il ricordare Ucar* 
diod Giovanni CastìglUnd^ vescovo d'O- 
SÌ9S0 e Cingoli (F^ osdto da una dello 



▼ IT VIT III 

p'iii ngMrili fa»iglw dd ìtièpk pA«po«' AMttÉtIo m^wu il p. AanilMli. oli« a- 

nim «udito.A «loilow La m^ mtÙh far. «Mdo4l Zucdii qualìBoaU queiU terra 

miglia proviaM <h qualla c^Mn» di Mi^ la- pitaia a la più aot'ica di caga Farmese, 

laao» do«dè &qA Papai CcIwIùiP' /^* dalla quale riparlai in quel paragrafila di 

{f-^J^ t^^f^9^^ eadia ìa Cingoli, elM af . cui ne sia fiala tigoora e di qiiaaie oa 

iKitUi giorai ebbe il. Papa Pio J^IJI ooalaaoaro il tuo Slato di Castro ^ eib 

(/^)9ed caiaiidioi»Fanieiaèdii«fnata.> aatertparehi egli li propoie nella etia 

Gi«s Loreotp Cailiglioni» nato ìm. kdiia> enmacadi parlare de* toh paesi ehe prò* 

daqueila baiigliai fidano gunaimlad'Aafi p«laàieole ne coonposero il duealo, mmì< 

qnapendeoli^iiditora dalla Mmialura di > fiMaòdo- per questo parola né della eow^ 

Napoli, oal 1 66%. taaaof o d'ÀMgoi e nel: tea di RoncìgUone^ sebbene gli fu noila^ 

1.680 IraalaloaUa rtenfc Aequapendeola|. nidet^ducatodi Latera^ dell'allro ramo^ 

ualki paalonlle dircttàr al popolo a«kro FamaMno» al quale apparlenet a la lerm 



a/uagoioo dichiarò la. Ma. proaapia di» diFttmtfie,chesi t4iolefeudoinipariaUi 

S€aMlaf«.da' Catligliooldi .|lilaiio« Bf or* dato. dagrimpera tori ledesohi a'Faraesi, 

lo poi io quatto eoa patria laohia, a fO-^ ioiiàmo cou Itchiai a perciò non espressi 

polto io §• Booeo» afelja ballaiieniiona et-' Balla bolla di ereaione del dàoata di Ca* 

pokrale si diee della:Mirpii di jCal eitì uoi sfrOi' Sunto ciò, soggiungati p. AnoibaKi 

l.V. Quasto disoBodeaiO/ida llilaao lo ri- hflÉèbA Ischia si possa dir ki 1 .* terra -di 

oooobbe l'iiiiparalora Giusappo li, eoa daUo d'Mto, fu però dato p' Pairoesr io^ 

bigUelto del suo- Biialtl«KÌDfVoaa aaiKi iiaaBè:éQn Farnese 4 ansi esso propenda' 

dittai Herlaaa da'aa agoUoit^Sg^opaMi digradata, che questa óv* fosia loro data* 

latipato al oardiaaloaioaliaiara pralalOj. ptiaia iTlschia, formando cosi il i / -aa-^ 



AbbiaoN» daUa i^faiìaliM diBkift5$.aM07 . alaa dalla dominaaiooe Faraesiàna, pai-' 

ro is» liòliia 4^5',aat^ 445 4iaiigllov> ohèoioHi pretendono, che 1 Farnesi prea*i 

aodi6. abilOBti, da' quali §4 «liosialt juj dasscn» il cogoooie dalla terra di Farmo^^ 

pagaa. Il Zueohi: noli' i#i/&fi0iasaoiidt ja^aArr/selo, fioiscndo in Orvieto a ca*^ 



dei dmoato dì Capirò mi dùaa> Oiloaffdo|: cibili, dotfviciai sino dalioa7 ofterodal 

acrisia aal i63DifiMW Ischia a5o hioohivl gSti Poco «lupo il principio dal secoto 

i3oo^aaioie(dunquaha'fiioltof|ragrad^t Xl^^ai- trova ftauaoeio miYiTe o cavaito* 

to)p da^qikaU abitaoli i5o atti airanki^j m chlaaMito dalla terra che signoreggio* 

eoa aao^eavaUcggiarì di a asa och a larchi» 1 va»«ilr Isclot coasa si legge io un cudiea 

noi e^gaalaado il caraltaraalqaaato aa«<' omc asistenle ih Ortieto» già de' nobili- 

daaa.aè' dtia tesH^ paB6 aoMMOvoli aa*t9«. Af tisaiioosi. Ripalo auoora qui il detto' 

raalìarit a di bellisBinio aaagua la galanti • a 'Formue, che i'pii» ^oglioao longubar^ 

doMfbtII p. Aaaihaii.BMdifica la raUak^! daTorigioe dc'Farneti, di parte Quti/a 

nodfi Zuecbi, il quale assaado dal eo»*t diaala a'Papi. Tale Rmuucoìo era flgiio' 



fiaaala Castro» fii aospettora di iiaislro' di-ftiéolòi uatoda on piimo Raaoeaioi 

prataatiooi, per qudlegare quasi fiuinu-i iHNaa ditenuto ereditorio ue'Faraeci, e* 

ili aa'^iàai; del, mio lodando tonto gli portala oltre altri da 3 ioditidui preei*. 

SHMMiai che le duaaa^ ad almaao ora sMia puaneale, da a duchi e da un eardiuah;* - 

atara qua' difistti rilavati dall' acre Zue 1 Faraasi domiciliati iu Oreieto e sue n«' 

chi* Quatti eggiuuge» essere la campa- cio a nB aj secondo alcuni ottoouero i-feudi^* 

gaa asalto amphii i larraai ddioli, eoo prioiiquello di Faraese, e poi TaltrodU*'' 

pasfioli>e baadito pel bcatiaaia, racco* ichiaf4laU'imperaioreOitooeI,od(»lsuo* 

gliaadoii buonissimi viai| ed il castetlauo figlio* Ottone II e &rs anco da Corrado 

duanla dalhi rocca natica avia la aura IL dall'albero Faracsiaaodel eoale Lo ' 



di inigglicra il frano a l'asigcaia ^^. sdiv omCotu/jatdusiorici^ lì primo Ra- 



1 la 



V IT 

DUCCIO trovali nel 1 191 cooiole d'Or vie- 
lo e capiiaiio de'fioreolioì, chiamato del 
SauAOvÌDo liaouccio 1. Nel i347 m (ro* 
va che i Fai oesi pagavano ad Orvieto il 
tributo, onde si legge nel libro de Ceri" 
sibus: Domini de Farne to^ et Ischia prò 
duobus equis. Ed appresso: Dominus de 
F aritelo ccL las, 1 Farnesi oltre Tesse- 
re stati sempre grandi io Orvieto, o'eb* 
bero ancora I-assoluto dominio. Nel 1 889 
Pietro Farnese, coH'aiuto di Bindo conte 
diSoana,eotrò nel castello di Farnese, ed 
assediò nella rocca Pietro Bertoldo ed i 
fcuoi fratelli, 6gli di Ranuccio II Farne- 
se, indi liberatida Nicolò Farnese, il qua* 
le da Ischia con gente accorse ' in loro- 
aiuto. I figli di Ranuccio II furono 7, cioè 
Angelo, Puccio, Francesco, Bartolomeo, 
Pietro, Cola o Micola>e Pietro Bertoldo. 
1 primi 3 di questi uel luglio 1 395 (e noa 
oom'é detto nel voi. XXUI, p. 195, l'an- 
noi 4981 errore di recente ripelttto dal- 
Palmieri) furono, truci da ti in Ischia, sal- 
vandosi Bartolomeo loro fratello ool ni- 
pote Ranuccio 111 figlio di Pietro. Ehxo 
oome il Manente, ntìì' Uistorie d^Orvie* 
lo nel iib. 3 riferisce il tragico avveni- 
mento. M Neil 395 gli uomini d'Ischia di 
Maremma si levarono contro i Farnesi 
loro signori, col favore del conte Bindo 
di Soana, et dell'Orsini del PatrimoniO| 
et uccisero Angelo, Francesco, et Puc- 
cio Farnese , et presero Bartolomeo lor 
fratello , et Ranuccio lor nipote , et gli 
misero prigioni in una fossa di grano^ es- 
sendo il signor Nicolò e Pietro Bertoldo 
in Montalto, il che inteso i signori (Mo* 
naldeschi) della Cervara subito andaro- 
no in lor favore, et fecero venire la com- 
pagnia de' Bertoni (bretoni), e fu messo 
il campo intorno a Ischia, et liberati li 
due signori prigioni, et preso il luogo fu- 
rono castigati gli malfattori, che si pote- 
rono avere, essendo molti fuggiti in Soa- 
na e Sorano ( Soriano degli Orsini, ma 
allora loro tolto da' gallo-bretoni), et fu 
Ischia consignata a Pepo , Giovanni e 
Sciarra, figliuoli del signor Puccio^ et il 



VIT 

eastello di Farnese ■ quegli altri signo- 
ri della casa ; et fa coofirmato da Papa 
Bonifazio IX, Canino al signor Lodovi- 
co, et Giorgio di Francesco di Ranuccio 
JI Farnese, quali scarcarono con le loro 
forse Plaosano contro de*conti di Moa- 
ternarie, et molto ionnalsarono loro do- 
minio". Il conte Francesco Montemarte 
nella sua Cronaca dal 1 3oo al 1 4oo ms., 
che si conserva in casaCesarioi di Valente- 
no, nel seguente modo riferisce il fatto me- 
desimo con qualche drcosla osa diversa. 
M Di questo mese di luglio 1895 Tuomini 
d'Ischia si ribellarono alli signori loro , 
cioè contro i figli di Ranuccio da Farne- 
se, et ncoìsero tra di loro, cioè Angelo, 
Pocoio Francesco ; Pietro, Cola e Pier 
Bertoldo lor fratelli andarono a Valen- 
tano, ma gli uomini di Valentano non 
gli volsero uccidere, ma a pena, perchè 
camperò Taltro lor fratello, e Ranuccio 
figlio di Pietro , per team di non esser 
morti, si getterò a risico in on posso (di 
grano), e ve li' tennero grìsehiaoi alcun 
anno in^rrgiòne « di poi se ne fuggirò, 
ettgl'ischiani si diedero al conte BeitoU 
do, et boggi 1 399 di marso, esso tiene 
Isohia. Hebbe Valentano Berardone, che 
Io tiene per la Chiesa, et poi ebbe Far* 
nese, il quale si rendè agli figli bastardi 
di Puccio da Farnese, fratello di Ranuc- 
cio, e tutte questo cose , per quello che 
si dice, accaddero per molte sconveneue 
che facevano agU huomini loro, di bat- 
tergli, e di toglierli il loro, ma in specia- 
lità delle femine loro. Si diceva anco, che 
ricevevano molti dispetti da loro, e que- 
sto dovria esser esempio ad ogni genti- 
luomo da trattar bene i fedeli e sudditi 
loro, e non fargli danno, né vergogna" • 
E indispensabile ripetere in breve il det- 
to nel paragrafo Farnese^ Dopo il funesto 
fatto i superstiti fratelli e figli degli ucci- 
si si divisero tra loro i feudi Farnesiani: 
a Bartolomeo scampato dall'eccidio fu- 
rono dati Farnese e Latera j ed a Ra- 
nuccio III suo nipote, che con lui corse 
lo stesso pericolo d'esser truciilato,/<fcAia 



VIT 

« Cokitw iétùA ebbe cicMmiom Reo* 
do ivpiTMlt. Altera fu che bi ttirpa da' 
Farnati restò ditisa in dna raaiì. Bario* 
lomao fu eapo-itipite de'duchi di Lale- 
ra i Farnese j a Ranuccio ili fu aapo* 
tlipita da' ducbi di Caff/irO|adi Parma 
e Piaetn%a (a fillo cavaliara rooiano, la 
aua diteeDdcoia vanne aggregata alla no- 
bilia romana )• imparooebè dal «io fi- 
glio Pier Luigi il teoiore nacque il gran 
Paolo III| il quale nel 1 537 istituì co'tuoi 
feudi a allra lignoria il ducalo di Castro» 
ove oomprete Ischia sabl)eoe non nooii- 
nala ualla bolla d'istiluiione» a lo con* 
far) al suo figlio Pier Luigi il giuniorea 
iooi discendenti ; e di più ini esA de'dn» 
cali di Parma a Piaoenia lo slesso Pier 
Luigi. Ischia dunqnescgoi le vicende del 
ducalo di Castro, a nella suddetta reh- 
alone del Zuccbi fii descrìlla atrarticolo 
Ischia t riportato dal p. Annibali nella 
Noiizie storiche detta casa Farnese^ t 
Af P* 691 di cui già diedi contena delpib 
interessante, rilevando i vantaggi recali 
■d Ischia da' Farnesi. Nel 1 649 •^^c^^'*" 
io d'ordine d'innocenaoXCsistro, a Im- 
aferiio il seggio episcopale in Aequapan* 
denta j a questa diocesi fu assegnala I- 
acbia. Conlcoiporaneanienla la carne* 
ra apostolica riacquistò fiasmedialo do» 
■unio del ducalo» e con esso quello d'i- 
icbia. QuesU fu noUlitaU da Pio VII 
con elevarla nell'anno 1816 al grado di 
uinrchesatOi che conferì al oaletierrimo 
«n virtuoso scultora venato Antonio Ca« 
••ove» di cui ragionai in tanti luoghi, e per 
.ultimo ne' voi. XLVll,p.93.LXXXV, 
p.i 169 XCl, p. 65 ei5o, XCilI, pi %é 
4i • £ perché Pio VII aggiunse ai no- 
bile grado un'annua vilaliaia pensione di 
aoudi tremila, il grande e generoso ar- 
tista, iMuchè mollo innanù avesse isti- 
luito un premio annuale anonimo di 60 
cecchini a quale de'giovani artisti dimo- 
ranli in Roma si fiissa distralo sopra un 
dato soggetto nelle duo classi pittura a 
aanltura; ora in quast'ittcantra immagi- 
aò che mrabba la grado ali* ottimo so- 
voi. cu. 



%ntiOj che i prodotti della pehsioDe di* 
spoKta a suo favore come uiarcliete d'I^ 
schia fosfiero convertiti a beoeficio di 
qoeir arti medesime , che coir onorifico 
titolo glie r avevano fatta conseguire. 
Laonde dicendo esser quello un patrimo- 
nio non suo, ma dell'arti e degli artistfg 
si riaolse alla disposizione mirabile, rife- 
rita dal Missirioi nelle Memorie per ser-^ 
pire alla storia della romana accade^ 
mia di s. Luca fino alla morte di j4n^ 
ionio Canova^ a p.383. Tramontò que- 
sto splendido e benefico genio dell'arti 
a'i3 ottobre i8aa, ed il Missirioi cele- 
brò tal perdita colla descrizione de' so- 
lenni funerali decretali in Roma dall'ac» 
eademia di s. Luca, di cui era stato prin- 
cipe perpetuo, e coH'oratione funebre in 
assi da lai pronunciata, a p. 433. 

Ltftera.Comunedella diocesi di Mon* 
lo Fiascooe, con territorio in colle e pia- 
no, contenente molti fabbricati, e distan- 
te poco più d'un miglio da Farnese. Gia- 
ce sur un colle a capo della Valle Onta* 
na, e perciò dalla parte di Valentano 
goda l>ella veduta, ma sovrastando dal- 
l'altra parti altri alti colli , fanno sì die 
aidiia poco oriszoote. L'aria però è Inio- 
aa, con temperato clima, e partecipa di 
quaiia di montagna ; onde i montagnoli 
che ogni aoiio vi passano per assistere al" 
lalaforaxioni di Montalto e Coroelo, so- 
gliono chiamar Latera la Serra della 
Maremma* Le buone acque poi che ab- 
iMndano, eaiandio entro il paese, e le sel« 
va di castagni che lo circoudano, rando<« 
no l'aria anche migliore, a giuditio di lui'* 
ti ì medici, che tengono quelle piante per 
la piti salutifere. Fu per questo che i du- 
chi di Litera proibirono a'proprietari,ed 
a tulli, di tagliare un castagno ne' colli 
circostanti, sotto pena d'uno scudo d'oro. 
L'iooaservanza di quella legge, col taglio 
di aoo pochi castagni, negli ultimi tempi 
eseguilo nel circondario di Latera , die' 
luogo, secondo i periti, a quelle morbo- 
so Inibianae, che lauto sceioarono la po« 
poindoao. Mal primo ingresso del paese 

o 



fi4 VIT 

▼i è una bella footana di pietra io Coma 
ottagooa, con una colonaa nel roeszodia 
aofticne una conca recipiente Tallo getto 
d'acqua, costruita nel i658 regnanti il 
duca Pietro, come si legge nelT ifcrisio- 
ne. La cbieia parrocchiale è sagra m a. 
Clemente 1 Papa e martire, precipuo pa- 
trono della terra, fu eretta dal duca Ma- 
rio con dispositione partecipata al coma* 
na nel 1 60 3, e riuscì vasta e di assai biio* 
na arcliiletlura, con superbo organo fat- 
to nel i6a6 dal duca Pietro, accresciuta 
sul fine del secolo passato di nuovo cam- 
panile, di nuova orchestra con bussola, 
del cornicione a stucco con soffitto pit- 
turato, e del nuovo bel quadro del San* 
lo titolare, donalo dal benemerito di qua* 
sta patria p. Annibali, unitamente all'ur- 
na contenente il corpo di s. Angelo mar- 
tire €um hoc nomine invenium^ coma con* 
ila dalla sua autentica. Narra quel pa- 
trio storico , aver il cardinal Girolamo 
Farnese (f^.), ultimo duca di La tara, la- 
sciato morendo nel 16Ì68 l'annua rendita 
di 600 Mudi per fondare una collegiata 
d'8 canonici, e suo arciprete, onde pre- 
gar Dio per la sua anima e pe' suoi ge- 
nitori e parenti, nella delta chiesa par* 
l'Occhiale edificata dal duca Mario suo 
padre; e di più disposto che la rendila ti 
dividesse prò aequali parie^ attribuendo 
la nomina di 4 canonici a'priori del eo* 
mune, 1 a' priori di Farnese, e % a'tra 
cardinali capi d'ordine, con prelaaione a' 
nativi o oriundi di Latera. Ma avendo il 
cardinale costituito suo erede usufruttua- 
rio mg/ Mario AUterici o Aibrizi (F.)ti'* 
glio di sua sorella Giulia maritata al prio* 
cipe della Vetrana, questi creato cardina- 
le nel 1675 e vescovo di 7Ypo/i,per la do- 
te di sua madide ipotecata suH'ereditii del 
cardinal tio, ottenne un mandato di sca* 
di 36,ooo, e non solo si aggiudicò i beni 
mobili e stabili di Roma, della Tolb, la 
Farnesina e il palauo di Cornelo, nsa ao« 
dò altresì al possesso de'fondì allodiali di 
Lalera per scudi 149 187, da'qualì doaen 
trarsi la rendita per la oollagjala. HoA 



▼ IT 

io Boom 0*29 aettemhre 1680, e fa se* 
pollo nella basilica Liberiana avanti l'al- 
iare ove n venera la ss. Colla o PresepiOi 
la eui lapide fu poi trasportala sotto il 
portico della nuova canonica. Nel suo te- 
stamento I per conformarsi alla pia in- 
tenaiooe del cardinal »o, donò alla chie- 
aa di s. Clemente l'annua entrata de'Mioi 
terreni di Monte Calvello per erigervi 6 
oappellanìe, da conferirsi all'arciprete ed 
a 5 preti originari del luogo, i più anzia- 
ni nel secerdoxio, con l'obbligo d'alcune 
ufficiatura, della provvista de'sagri arre- 
di, e di pagare il sagrestano e due chie- 
rici. Nel i68a la s. congregasione della 
rav. Fabbrica di s. Pietro, intentò il giu- 
ditio contro i conti del Verme e Mara- 
aeolli eredi del cardinal Alberici o Al- 
briai, pertoostringerli all'aretione della 
collegiata, i quali si composero pagando 
1600 scudi. Dalle parti interessate si man- 
eò di energia per tale lesione enormissi- 
osa, e si finì eoo protesta del comune di 
Lalera blla nel 1 767, contro i batiliani 
di Grotta Ferrala acquirenti de'beni per 
i3,3oo scudi. Il p. Annibali termina con* 
deplorara, cbe per tutlodò la collegiata 
non fu eretta. Le sue iVbf rate siorichedeU 
lacasaFarnesefdeìiaJu duà di Castro^ 
del tuo ducato e delle terre e luo/^ che 

10 componevano , coll'aggiunla di due 
paesi Laìera e Farnese, furono slani- 
pale in Monte Fiaseane nel 1 8 1 7- 1 8. Ora 

11 cav. Palmieri nella Topografia stati^- 
etica dello Stato Pontifido, nell'articolo 
Luterà, asserisca la chiesa di a. Qemen- 
te, insigme collegiata con cauomici e ar* 
dprete,99nut renderne ragione, dopo es« 
aersi giovato del p. Annibali, f^ s'inteo- 
de col pressoché comune oao de'eompi» 
blori di non nominara i fonti dalla loro 
eompilatiooe; ano me ne fii dnbitare,tanto 
più che lo veggo equivocare, ollra in al- 
tro, anco nel dira venerarsi in essa il c*> 
|io di s. An§alo snarlira hattesuskK Ea* 
aandosi oocrasduta la popolatioiie, lab 
MMivn chiesa venne ooatraita perchè ara 
troppo pieaolaraalicn ahiasa panroocbìa* 



▼ IT 

b di •• Pieiro Apostolo, giìk dflTditcìtieo- 
•i del Monte Amiate» e loadateri poi pe* 
rire De'primi ■noi del corrente teeolo. Il 
•no parroco evee il titolo di prepoito. In- 
oltre in Lalera vi sono le chieie di •• Gin- 
seppe, aotichiMima e eon bel quadro, e 
della Madonna della Cooiolailone (nnite 
alla caia delle maettre pìOi della chiesa e 
delle quali dotrò riparlare, che fanno la 
scuola alla fiineiolle]^piooola e ne priroor- 
diì del nostro seoolo molto ornata. Le 
chiese poi fuori di Latera sono 5. Lai/ 
è quella della Madonna delle Gratie nel' 
la via di Gradoli, antica e già de'cister^ 
ciensi di s. Pietro. La a.* è nella via di 
Valenteno dedicata all'I mmacolata Con* 
celione , benché dal popolo dicati di s; 
SebasUanOy per essere dipinta la sua fi* 
gura a lato della B. Vergine; è dì gaio di* 
segno con 3 oeppelle in croce greca. La 
3.' assai piccola, per la stessa strada di 
s. Rocco, forse fobbricata per la peste del 
1 348 dal comune con dote: generale con* 
tegio creduto cagionato dagli ebrei eoa 
avvelenar le acque, onde in varie provin* 
eie furono uccìsi da'crìstiani. La 4** della 
Madonna della Cava, nella via che con- 
duce a Menano, ben grande con 5 alte* 
ri, avendo la volta del coro ben dipinte 
colla date del 1612, fiitte come Taltre a 
•pesie del comune: ogni anno vi si celebra 
la festa della Natività della B. Vergine, 
nella quale recasi il clero processionai- 
mente pel vespero e messa cantete. Ver- 
so il 1816 colle limosioe de* fedeli fìi co- 
struita la 5.* chiesa rurale della Madon- 
na del Carmìoe, ove prima era una nia* 
cbia coll'immagine della Madonna diCa* 
naie. La chiesa di s. Martino non più e« 
siste, e da due lateresi era state data a' 
dsterdeosi Amiatini. Le confraternite so- 
no: del ss. Sagramento; del Gonfalone; 
della Misericordia in s. Clemente; de'Sac- 
conl in s. Giuseppe, che vuoisi la 1.* del 
suo nome, eretta dalla duchessa Camilla 
Virginia per impulso della cugina s.Gia« 
ante, che istituì quella di Viterbo. lnol« 
Irò in s. Giuseppe vi è la recente coogra- 



VIT -ii5 

gatione del sagro Cuore di Gesb e Ma< 
ria per gli uonaioi, e nella chiesa della 
Consolasione quella per le donne. Il mon- 
te fimmentario è foodazione del duca Ma« 
rio e del comune, cominciato nel 1618 
con 100 some di grano, somministrate a 
metà per ciascuno. Vi fu il ghetto degli 
ebrei, come dissi nel paragrafo Farnese^ 
e se ne hanno memorie di acquisti da lo- 
ro fatti nel 1570, e poi anche per la se- 
poltura nazionale. Nel i5'j^ il comune 
ammise per medico M. Gabriele ebreo 
di qudghelto.Nel 1 6 1 3 fu battezzata unV 
brea, ISscendo da padrino il duca Pietro e 
da madrina la duchessa Giulia. Della mol- 
te antichità di Latera sono testimonian- 
le alcune fabbriche dirute nelle vicinan- 
fé, ed il trovarsi molte anticaglie latine 
e toscane. Poiché il patrio storico opina, 
che l'antica Latera non fosse nel cattivo 
sito ove trovasi, ma nel colle di Castagne- 
te , dove tuttora sono gran macerie di 
febbriche, ivi trovandosi nel secolo scor- 
so sepolcri pieni d'ossa; sepolcri che spes* 
so rinvengono i lavoratori anche in altre 
parti del territorio, ove passava la via Cas- 
sia, e si sa, che vicino a quella via ama- 
vano esser sepolte le persone di qualità, 
perchè dice Varrone, praetereuntes ad* 
moneni et sefuisse^ et illos esse moria* 
tes. Nella stessa via nella contrada di e. 
Martino, così detta dall'omonima chiesa 
ricordate, sono vestigia d'antico tempio 

Egano, onde quel piano ebbe il nome di 
orella. Poco distante eravi una villa di 
Traiano, per una lapide ivi scoperte con 
tale denominazione. Altra rinvenute nel- 
la contrada Molino coli' iscrizione i Di» 
vo Octaviano ^c/^., fece congetturare che 
ivi fossero i bagni d'Ottaviano, per esser- 
si chiamato anticamente quel luogo Ba- 
gnoh, Pare poi certo, che nelle vicinanze 
diLatera fosse acclamato imperatore Mar- 
c^Aurelio, per altra lapide su piedistello 
ivi teovata, portata in casa Procenesi, col- 
l'iscrìilone: M. Aurelio Antonino Cae» 
tari Designato Im, Aug, D, D, Così ar« 
guk M' Breislak, nel suo Saggio di osser* 



ii8 VIT 

Mirriferiti prodotli. Avverte poi l'il^uitra 
hlerese p. ADoibalì, che non seosa cau- 
tela coDYieoe accostarsi a' detti luoghi e 
ad altri, specialmeote alle cave della Pfia- 
Zola e di •• Martino , essendovi da per 
tutto la mofèta, la quale se fi respira dà 
subito la iDorte,edi cadaveri vi sono eoo- 
servati incorrotti. Tali cave o grottoni so- 
no pur dette le Moféte di Latcra , dal 
cui suolo svolgendosi gas irrespirahili^fan 
cadere tosto in asfissia. Questo suolo è 
tempre coperto d'insetti estinti, ed i pa« 
stori spesso vi trovano uccelli e altri ani* 
mali 9 che vi si conservano lungamente. 
11 solo fuoco ben gagliardo può cacciar 
da que'luoghi una guardia sì formidabi- 
k. Riferiscono pib scrittori, che non mol- 
lo di«tante da La ter a presso il confine 
toscano vi è il La^o di Mezzano^ la cui 
circonferenta ha 3 miglia o 3700 roetrìi 
ed è suo emissario il fiume Olpeta. Vie* 
pe pur detto Lago Staloniese dalla città 
di Statonia capitale de' Volturreoi, indi 
municipio romano distrutto da* vandali. 
Di che vado a portare le opinioni del p^ 
Annibali. — Al dir di Plinio, erano li« 
mitrofi i popoli Vesentini , Volsinìesi, e 
Vulterreni cosi detti dal tempio o &no 
di Voltunna o Volturnia, dea tutelare di 
quella parte di Toscana , parlalo anche 
nel paragrafo Bolstna, di cui vedonsi le 
rovine nel luogo chiamato oggi oorrot- 
taaiente il Follone , vicino al Lago di 
Mezzano detto Siatoniese dalla città di 
Statonia , municipio romano e capitale 
de'Volturreni, e eoo Volalerrani o Vol- 
terrani, come dissi più sopra. Secondo il 
Cesarini, Statonia fu dove poi venne e- 
dificato Castro fO due miglia distante ver» 
so tramontana, capo della provincia del 
suo nome, municipio o prefettura degli 
Statonienses Populù Ripete in ahro luo- 
go il p. Annibali, che Statonia fu vera* 
mente a miglia lungi dal sito ove poi si 
piantò Castro colle sue rovine, di cui fu 
trasferita a Castro anche la sede vescovi- 
le. Ma di questo non trovo traccia negli 
saUtori de' vescot ali. Piuttosto akuao 



VIT 

disse, che la sedè di Fuki fii trasferita 
a Castro^ il che non è vero, come ripar- 
landone dichiarai nel paragrafo Acqua^ 
pendente. La provincia Statonìese si esten- 
deva sino al Lago dì Boliena , e perciò 
il Lago di Mestano che sta nel territorio 
di Latera, era da essa lontano 1 1 circa 
I a miglia, nel quale^al dir di Seneca era- 
no risole Natanti, cioè certe glebe o zolle 
di terra, ristrette e unite dalle radiche di 
giunchi o di canouooe. Se i lecito con- 
getturare, soggiunge il p. Anni)ìali, pare 
die Latera nella sua foodatione dovesse 
•ppartenereal governo de' Volturreoi,GO- 
me a 1^1 più vicini degli altri popoli di 
Biseoio e di Bolseoo , cioè Vesentini e 
Volsioiesi, in metto a cui questa terra ri- 
trovasi. Distrutta poi Statonia , come si 
erede dalla fisroda demandali, Latera do- 
vette passare sotto il governo di Castro, 
allora edificato. Ignora il patrio storico 
ee soggiacque all'invasione de* longobar- 
di, ma impugna le asicrtionì di Manente 
• Monaldeschi storici orvietani, che oar- 
raDO come nel io53 mentre s. Leone IX 
guerreggiava gì* invasori normanni, lii 
fondato il castello di Latera in Val di 
Lago, nella quale non è situata, sibbene 
nella Valle Ontana di Maremma , ed a 
quell'epoca già esisteva, il che si trae dal- 
Tarchivio del monastero di s. Salvatore 
del monte Amiate» dal cui indice estras- 
se il p. Annibali le prove. In esso si lag* 
gè, che nello i3 Giovanni prete e Stefih 
no figli di Cristiano donarono al monaste- 
ro Amiatino la chiesa di s. Martino prò- 
pe CatleUumde Latera. Che la Cella 
#. Petn in Latera e la chiesa di s. Mar^ 
tino asserte furono al monastero da Cor- 
rado Il^e regnò dal ioa4*'>o ^9- ^^O" 
qua Latdra esisteva prima del io53. Vi 

è pure una donatione al monastero dal 
1086 del nobile Rolando abitante in La- 
tera natione longobardu$^ in Comitaim 
Castro^ nel castello di Latera 5 case 00* 
tenimenti, con vigna in Binintirino e ol- 
ire terre in Doeiano. Certo è, che finito 
il regno longobardo in Italia^ avvenimoB- 



VIT 

to del 774i Lateitt con altri paesi li die* 
alla città d'Orvieto^ chea differeoca d'ai* 
tre città le quali ti toggettarooo al do* 
minio pootiticio » volle governarti da tè 
in forma di repubblica (ma come disti 
Del suo articolo, e nel paragrafo Grado- 
lif Orvieto fu retti tuito o donato alla s. 
Sede da Carlo Magno colla Toscana de' 
Longobardi, dopo aver conquistato il re- 
gno longobardo. Il dotto autore di Or' 
vieto la città de* Pontefici, Discorso sto* 
rico di yincenzo Prinwalli , Orvieto 
presso Spera ndio Pompei 1 857, riconosce 
che ivA Patrimoni della Chiesa Roma» 
na, già posseduti prima di s. Gregorio I 
del 5go, eravi la Toscana, e nel diploma 
di Lodovico 1, che nell'8i 4 successe a tuo 
padre Carlo Magno , confermandone le 
donazioni , chiaramente vi è compresa 
Orvieto; e lo leggo io pure nel diploma 
Drbìvetum)* Durò questa soggezione di 
Latera sino al conclave tenuto in Fiter* 
bo dopo la morte di Clemente IV , ivi 
avvenuta a'39 novembre 1268. Allora 
fu che Latera e gli altri paesi detti di 
Val di Lago (apparteneva a questa pio- 
cola provincia, sebbene fosse nella Valle 
Outaua, come notai nel paragrafo Gra» 
doli)f distaccatisi dalla repubblica d'Or* 
vieto si sottomiiero nuovamente al do* 
minio immediato della s. Sede. Gli or« 
^ietani fecero perciò de'reolami a' cardi* 
Dall' radunati in conclave, e vessarono e- 
siandio coll'armi quella provincia, ad on* 
la delle censure che venivano loro mi* 
Slacciate e inflitte. Assunto al pontificato 
Bonifticio Vili nel iag4t volle veder fi- 
nita questa grande lite, ed avendo assolti 
gli orvietani dali'incorse censure, obbli- 
gò que'castelli a riconoscere in qualche 
parte Fantico dominio della città d'Or- 
vrieto con offrirle ciascuno un oereo di ^5 
libbre nella festa dell'Assunta, e un palio 
Del giovedì del carnevale, e pagar tutte 
insieme 1000 fiorini Tanno. Quantoa La» 
Sera, pretesero gli orvietani, che essendo 
i castelli di Val dì Lago nella diocesi d'Or« 
Yiet0| doveano esser loro soggetti anche 



VIT 119 

nel governo temporale, secondo l'uso d'I- 
talia; che però Bonifacio Vili nella sua 
bolla Illius vices , ne riprovò 1' uso di- 
chiarandolo abuso. Latera poi non era 
sotto la diocesi d'Orvieto, ma di Castro, 
il cui vescovo nel 1 3^0 sostenne lite con 
la badia di monte Amiata, sul cattedra- 
tico di s. Pietro di Latera, antica sua ma* 
trice. Dopo la morte di Bonifacio Vili, 
accaduta 1*1 1 ottobre i3o 3, i paesi di Val 
di Lago, che con ripugnanza soggiaceva- 
no a' pesi da lui imposti a favore d'Or- 
vieto, suscitarono una lite per esserne e* 
sentati, nella quale i lateresi furono i pri- 
mi attori e ricisumenle dissero : non vo< 
gliamo servire a due Signor i.Taiii quan- 
ti i paesi della provincia aderirono a tal 
protesta. Rilevasi dal codice Aviamonza- 
no e dall'archivio d'Orvieto in un docu- 
mento del 1 362-7 1, che Guidetto Cecchi 
sindaco di Latera costituito a nome de' 
lateresi,oel general consiglio di quella cit- 
tà non dubitò di dichiarare, aver essoco* 
suoi mossa e fomentata l'ingiusta lite 
contro il popolo d Orvieto. Si studiaro- 
no molti Papi di comporre questa grave 
vertenza, e Urbano V volle trattarla (il 
p. Annibali, parlando di Gradoli, ci a- 
vea detto, averla fatta cessare nel i35g 
il cardinal Albornoz, quindi nel 1367 
morto quello in Viterbo, si rinnovarono 
le pretensioni or vieta oe) da sé stesso men • 
tre soggiornava nel i363 in Monte Pia* 
scone, o nel 1 369 in Orvieto; ma invano, 
e propriamente non cessò la lite tra'paesl 
di Val di Lago ed Orvieto, se non quan- 
do cessò in quella città il governo repub- 
blicano. Pare anzi dall'archivio d'Orvie- 
to, che si protraesse la causa sino al pon- 
tificato del successore Gregorio XI, e for- 
se sino a Urbano VI eletto nel 1 378. Per 
altro si ha dal medesimo archivio una 
quietanza tra Latera e Orvieto del 1370 
tempore Gregorii XL Conviene inoltre 
dire, che pendente ancora la detta lite, i 
paesi di Val di Lago, benché protetti dal- 
l'aogarie e ostilità degli orvietani, non fu* 
però dispensati dal portar loro an« 



lao VIT 

naaimeote le coniuete contributioni, An« 
fi, anche dopo fioita la lite, e dopo la 
nuota riunione d'Orvieto ni diretto do- 
minio ponti6cio, Lalera e gli altri paesi 
dovettero per qualche tempo soggiacere 
pd alcuno di que'tributi, che Orvieto ad 
pompam annualmente ripeteva , com' é 
chiaro dall' uso che tuttavia conserva, 
d'invitare cioè nella vigilia dell'Assunta 
ad uno ad uno tutti ì paesi die solevano 
anticBinente far l'oblazione del cereo in-^ 
lianti alla statua della ss. Vergine, nell'at- 
to di portarla in processione; e perché niu- 
PO compariscead oHrirloital invito è det- 
to comunemente dagli orvietani Vlmpro» 
perio. Il dominio dunque immediato del- 
la 8. Sede SII Laterale sopra gli altri pae- 
si di Val di Lago, si rinnovò nel ia68, 
ad onta de' reclami lunghi e incessanti 
d'Orvieto, e pendente ancora la famosa 
lite i papi sostennero sempre il loro do-r 
minio su quelle terre, com'è chiaro da' 
Regesti dell'archivio della a. Sede. Gio* 
vanni XXII neli3ioda ^v'/^/io/te ordi- 
nò al tesoriere del Patrimonio, nepermi- 
tal in a Ugno vexariCommunitaicsBulse' 
nae (e con essa certamente l'isola Biten* 
tina, facente parte della provincia di Val 
di Lago, co'paesi dal Papa qui nomina- 
ti), Gryplarum^ s, Laiirtntii^ Laterar, 
et Gradulamm a populo JJvhevctano, 
Il medesimo Papa colla bolla Ex parte 
dileflQrum^ spedita pure da Avignone a- 
gli orvietani, proibì loro d^imporre qua- 
lunque siasi peso a quelle comunità. Ur- 
bano V coWEpi.st. 33 e 34 del 1 369, co- 
mandò assolutamenle che non si facesse- 
ro podeslà per Latera e per le Grotte> 
se non persone idonee e suflìcienti.Termi- 
nata poi definitivamente la lite de' paesi 
di Val di Lago con Orvieto, i Papi nuo* 
vomente divenuti assoluti padroni delle 
medesime, cpminciarono a disporne eoo 
pieno arbitrio, e per qui dire solamente 
di Latera, questa a' 10 giugno 1408 fa 
data da Gregorio XII in governo e vica- 
riato temporale a Ranuccio III Farnese 
per s^ ^ suoi ^ii Cola e Pier Bertoldo 1, 



VIT 

èome ti trae da una pergamena dell'ar* 
chivio di Latera» che offre il p. Annibali. 
Apparisce da questo monumento, che La- 
tera fu ili.* castello, che la casa Farnese 
ottenne da' Papi (perchè si vuole che i 
feudi di Farnese e Ischia gli ebbe assai 
prima dagl'imperatori), nella persona di 
Ranuccio III avo di Paolo III, da cui poi 
discesero i duchi di Castro. Passata La- 
tera nel dominio de'Farnesi, i lateresi del 
loro governo restarono assai contenti, e 
ne ricevettero molto bene, cominciando 
da Pantesilea moglie deli.* investito Ra- 
Duccio III, la quale donò al comune 84 
6orini d'oro, che le dovea per tanto gra- 
no da essa ricevuto. Angelo Meo suo fi- 
glio fece edificare il molino che tuttora 
esiste nel territorio, e nel i452 lo donò al 
eomune. Paolo II confermò con bolla de' 
30 ottobre 1464 ^^^ vicariato o governo 
di Latera e di altri castelli, Gabriele Fran- 
cesco, e Pier Bertoldo Farnesi sino alla 
3.* generazione, coll'annuo censo d'una 
latta d'argento; e Leone X neli5i3 e- 
•lese il vicariato in perpetuo al cardinal 
Alessandro Farnese il seniore , e al suo 
figlio Pier Luigi il giuniore. Finalmente 
il cardinale di venuto Paolo III, eresse cul- 
le terre de' Farnesi ed altre il ducato di 
Castro a favore di detto Pier Luigi, cui 
poi investì ancode'ducati di Parma e Pia» 
cenza; lasciando però Lalera e Farnese 
in potere de' discendenti di Bartolomeo 
Farnese, capo-stipite dell'altro ramo Fan 
nese, pel narrato in quel paragrafo, ch'é 
intrinseco non dimenticare. Allora fu e- 
iiandio,che Paolo III qualificò anco que? 
Ita 3.* linea de'Farnesi col titolo di Du^ 
ca di Latera^ ricevendo quello di duca'; 
to Latera e Farnese, ed a'Ioro sudditi ac- 
cordò tutti i privilegi, de'quali godevano 
quelli del ducato di Castro^ riparlato nel 
paragrafo Acquapendente, Di volo ricor- 
derò, che nell'eccidio d'Ischia del 1 395 
•campati da morte il detto Bartolomeo 
Farnese, da altri chiamato Bartolo o Ber- 
toldo, col nipote Ranuccio III, essi furo- 
no onpi-ltipiti de'due rami, i quali però 



V IT 

•ino air emione della diicea di Castro 
ritennero iDdittti i loro feudi, pagandone 
in comune i censi alla s. Sede. 11 Loschi 
cominciò l'albero della x* linea da Ber* 
loldo, poi pone Bartolo, indi Pier Ber- 
toldo, ed in 4** luogo suo 6glìo Galeatto 
duca I.* di Latera. L'olbero Farnesiano 
cavato da' registri delle bolle pontificie, 
pone ini.* luogo Bartolomeo di Latera, 
in 2.* Bertoldo e in 3.* Galeauo suo G* 
glio. Questi bignore di Latera, col cardi* 
lial Alessindro poi Paolo 111 pagò alla 
camera apostolica il censo nel 1 5 1 3, e nel 
1 5 1 3 da Leone X fu compreso nella per- 
petuità del vicariato; quindi d'ordine di 
Clemente VII die'il sacco a Castro, cre- 
duto ribelle alla s. Sede. Primogenito di 
Pier Bertoldo o Bertoldo fu Ferdinando 
o Ferrante vescovo di Monte Fiascone e 
poi di Parma, parlato nel paragrafo Z^nr- 
n«fe, e secondogenito Galeazxo che con* 
tinuò la successione. Da sua moglie Isa* 
bella nacque nel 1 544 Bertoldo in Far- 
nese. Qui è oscuro il p. Annibali nel ri* 
ferire le diverse lesioni degli alberi gè* 
pealogici, anzi apparisce in contraddisio- 
ne: la maocansa di qualche parola prò* 
duce confusione, tanto più che altrove fa- 
cendo il novero de'duchi di Latera regi- 
stra: I .* Galeaxao> che nel 1 570 promosse 
la piantagione degli olivi, la quale perì 
per r estremo freddo d' un inverno, a.* 
Pier Bertoldo. 3."" Mario di lui figlio, fra* 
fello di Ferdinando o Ferrante vescovo 
già detto , il quale dominò col fratello, 
morto nel 1606, dopo aver rinuntiatoil 
Tescovato di Parma perchè Ranuccio I 
duca suo nipote pretendeva violare la li* 
berta ecclesiastica, ed egli non volle tra* 
dire il suo ministero. 4** Pietro terioge- 
nito di Mario. 5.* Girolamo suo fratello 
e cardinale, ultimo duca. Ciò premesso, 
la narrativa non procede piana. Nel 1 54 1 
Bertoldo o Pier Bertoldo II figlio di Ga- 
leazzo (ma non era nato neli544^)i P^^ 
morte dei padre era 9.* duca di Latera, 
governando sotto la tutela della madre 
Isabella. Peggio segue ripetuta la noliaiai 



VIT lai 

atere ordinato il duca Galeazzo nel 1570 
(o è il morto, ovvero l'altro che dirò, ma 
non figura duca) la piantagione degli oli* 
vi. Indi si dice che Pier Bertoldo II, se- 
condo il Loschi, ebbe a figli Fabio, Ma* 
rio, Galeazzo e Ferrante; e secondo le 
bolle pontificie Fabio, Ferdinando, Ma- 
rio, Galeazzo e Alessandro, notandosiche 
Ferdinando o Ferrante è il vescovo. Nel 
15^3 si la dominare Fabio, che morto 
pare nello stesso anno, nel medesimo Ma- 
rio detto ora 3." ora 3.° genito. Questo 
è un ginepraio eh' é meglio uscirne con 
ripetere. Primo duca di Latera e Farne- 
se fu Galeazzo, a.^ Pier Bertoldo 11, che 
nulla di bene fece a Latera. 3." Mario di 
eui non poco parlai al paragrafo Farne* 
se^ così del vescovo Ferdinando suo fra- 
tello, e di sua figliuolanza anco di sopra. 
Morto Mario nel 16 19, qual 4'* duca gli 
successe il figlio Pietro. £bbe a moglie 
la piissima Camilla Virginia Savelli de' 
signori di Palombara,la quale a vendo ac-r 
eompagnato, e for^'anco cooperato, nelle 
fondazioni de' monasteri Farnesiani la 
cognata ven. suor Francesca, concepì il 
desiderio e propose di fondar anch' essa 
on monastero in Latera. Radunò a tal 
fine in una casa della terra di Farnese 
diverse fanciulle, native particolarmente 
di Latera , acciocché fossero le prime a 
vestir l'abito religioso nel monastero pa* 
trio; ma dopo aver disposto tutto per la 
fabbrica, non potè elTettuare il suo prò* 
pouimeoto impedita dal duca marito. Ri-r 
mesta agitatissima nella coscienza, si por- 
tò a Viterbo per consigliarsi con s. Già- 
einta Marescolti sua cugina, la quale la 
tranquillò con dirgli da vergine pruden- 
te: 11 luogo essere cosa accidentale, e che 
per l' adempimento della sua promessa 
fatta a Dio, com'essa diceva, bastare che 
io fondasse dove avesse potuto. Quietato 
il suo spinto, dipoi fondò il monastero, 
colla denominazione della Duchessa di 
LalerOiàMOblate de Sette Dolon{K) 
in Roma, tuttora fiorente. Il duca Pietro 
ftce Oftolte cose utili in tempo del suo gu» 



Ila 



V IT 

^crno. MaquiiI p. Annibali urta io un al* 
Irò scoglio. Dopo aver dello che Pietro 
successe al padre uel i6ig, gli fa confer- 
mare a' io maggio i6o4 il decreto delle 
successioni ab intestato^ fatto nel iSgG 
dallo lio mg/ Ferdioaodo allorché coi 
fratello Mario era duca di Latera , esi* 
stente in Farnese col titolo: Statuto e Mc' 
moria lìella terra e principato di Far- 
nese. Indi soggiunge. Questo decreto é 
riportato anche nel libro de' decreti esi- 
stente nella segreteria di Latera. Io esso 
si legge: m Ordiniamo che i podestà pro- 
tempo tanto di Latera^ quanto di Farne- 
se, e tutto il nostro dominio , siano , ed 
esser debbano giudici ordinari e compe* 
lenti ini.* istanza di tulle le caute, che 
occorreranno nella sua giurisdizione, tao* 
lo civili quanto criminali, mere e miste, 
coirinfrascritte circostante, dichiarazioni 
ec. Dttlo in Farnese li 24 ui aggio 1649* 
Pietro Farnese duca di Latera". Questa 
data, che mi giova interpretare probabile 
tuenle per vera,dislrugge l'altra del 1 6o4t 
che per eliminare un imbarazzante ana- 
cronismo sembra certo errata. Altre mol* 
te cose ordinò egli per utile e vantaggio 
dc'»uoi vassalli (le principali ho riferito 
di sopra, così quelle de'suoi predecesso* 
ri, anche nel paragrafo /^ar/ie.fej, de'qua* 
ii fu amantissimo, e morì probabilmen- 
te nel line di giugno o nel principio di 
luglio 1 658^ senza fìgli, in Roma,e fu se- 
polto nel suddetto monastero de'SetteOo* 
lori fondato dalla moglie, la quale ivi pu- 
re ebbe tomba, con errata iscrizione se- 
polcrale comune, benché il duca fu de- 
posto nella parte opposta; poiché egli i 
cognominalo Sa\>elli^ e la moglie Far^ 
nese. Le monache però gli eressero uoa 
lapide di riconoscenza, che offre il p. Ao- 
cibali. Già nvea venduto, col cardinal 
Girolamo suo fratello, a' 1 5 del preceden- 
te maggio, il feudo di Farnese al cardi- 
nal Chigi. Dissi morto il duca senza prò* 
le, per essergli premorto il figlio duchi- 
no Pietro, ucciso alla caccia a tradimen- 
to io A mone presso CastrOi dai duca Ch> 



VIT 

alni di Pitigliatto , e poi gettalo in uno 
spineto; e ciò per sospetto che avesse a* 
lìxXo che fare colla moglie in una sua gita 
a Soriano: il corpo fu portato a Farnese, 
compianto e onorate di solenni esequie. 
li padre duca Pietro non seppe subito 
Tassassimo, ma venutone in cognizione, 
lo vendicò con uccidere 1' Orsini in Fi- 
renze ov' erasi rifugiato. Il cardinal Gi* 
rolatto ino fratello , che avea con esso 
governato il ducato, restò solo nel go* 
verno di sua patria qual duca di Latera, 
e seguilo fino alla morte avvenuta in (to- 
ma uel 1668, a* 18 febbraio dice il No- 
vaes, o a'28 novembre secondo il p. An- 
nibali da Latera. Anch'agli ordinò mol- 
te cose vantaggiose e buone, come sui pa- 
scoli del i>e8tiame pecorino e bovino. La 
comune di Latera neiresaltazioneal car- 
dinalato gli fece un regalo, e per la sua 
morte, quale ultimo rampollo de' duchi 
di Latera, e pe*beoe6zi ricevuti da lui e 
da'suoi predecessori, gli celebrò in f . Cle- 
mente solenni funerali nel 1 66g. Dalla 
morte del cardinal Girolamo Farnese, 
Latera ritornò sotto 1' assoluto dominio 
de'Papi, e Clemente IX inviò da Roma 
a prenderne formale possesso Giuseppe 
Chiappini commissario pontiGcio, il qua- 
le incontrato dal vice-duca e da' priori, 
nel palazzo priorale presentò le sue ere* 
denziati , quali lette prestarono tutti il 
giuramento di fedeltà e ubbidienza al Pa- 
pa, e perpetua, anco a nome de'loro figli 
e successori, a'ao febbraio 1669. In vi- 
gore di quesl' atto Latera fu riunita a' 
paesi componenti la provincia del Patri- 
monio, governata dal preside di Viterbo, 
e ne seguì le vicende. Recente é quella 
riferita da'o.f 16 e 1 17 del Giornale di 
Roma del 1 860. •• A' 1 9 maggio,un'orda di 
circa 35o de'così detti volontari, de'pie- 
montesi^ violando contro il diritto delle 
genti il confiue, ha osato invadere il ter- 
ritorio pontificio, spingendosi Gno a La- 
tera e saccheggiandola; dopo aver assa- 
lito il quartiere di finanza ed atterrati gli 
atemmi pontificii, impadronendosi nella 



VII 

di tutte le ami e UeiieberM db 
letto. Inoltre coarioitro il priore iì qaé 
ooBiiioe a trarre due ordini di pegaoMn- 
to nella fomma di tendi 75, di 3oo ch'et- 
ti ne pretendevano , né ti rittettero o- 
liandio dairotare violente oontro alcooi 
eaoerdoli del luogo, riehicdeodo fucili» 
cavalli e dcnarL Da Monte Fiatcone vi 
aeoorie il oolonnello Pimodan t con 60 
gendarmi a cavallo^ ma i fiMinoroti era- 
BOgià partiti per le Grotte, peate dittan- 
te àrea due kghc^ ove imotedietamenle 
ti dirette". In tale paragnilo narrai quan- 
lo ivi avvenne. 

Piansano o Piaraano. Comune delle 
dioceti di Monte Fiaicooe, con territorio 
in pieno, che racchiude piacevoli fabbri- 
cati» il cui ettemo Ci beila mottra. £* di- 
ttante 3 miglia da Celiare, 4 da Tetten- 
neno, 6 da Capo di Monte e del lago di 
Bdtena, 18 da Acquapendente » ao dal 
mare e ai da Viterbo: per ittrade rote« 
bili è luogi 4 miglia da Valeatano, e 8 
daTotcanella. Benché tituaU fra due fot- 
ti atciutti neirettale, detti di VaUtfor^ 
ma quello a levante» e di Fosso delle 
Streghe a ponente, piantata tu tufo, tut- 
tavia il clima è atciutlo, temperato e Ta* 
ria talubre. Il peate contitte in un retto 
borgo di ttrada piuttotto larga : vi tooe 
nitri vicoli e per lo più con gradini per 
condurti neirabitauoni; altro borgo é pih 
in batto, chiamato le CafkinneUe, con 
lutti i belconcini al di fiiori, come a Cel- 
iare, Tettennaoo, Canino e Ariana, al ri* 
fierire del Palmieri. Aggiunge mancare 
neir intemo acque potabili, bevendoti 
quelle delle cittarne pattabili; a che vi è 
una bèllittima patteggiata, a capo della 
quale i la chieta di t. Lucia a dettra per 
andare a Valentano, ed i? i rorisumta é 
nttai aperto, mirandoti da iletto lato an- 
no Monte Fiatcone. Le chieta parrocchia- 
le di t. fieroerdino da Siene, protettore 
del luogo, il Palmieri la dice piccola, a 
aiolta, piuttotto gratiota, tutta dipinta,con 
6 altari, oltre il maggiore^ con organo e 
lieUt fiki di banchi padronali» Scritta il 



VIT 



ii3 



Zucehi, ettervì nel 1 63o il curato, un ca- 
nonico e un cappellaoo, a' quali furouo 
aggiunti altri preti , come atticura iJ p. 
Annibali da Latera,echeaDtÌGameote per 
la fetta vi ti coi reta e lolla va il palio, ce- 
lebrandola aoco per Tal Irò patrono t. Gio. 
Battitta. La graode festa popolare è però 
perle B. Vergine del Rosario oellt 1/ do- 
menica d'ottobre, con indicibile concor- 
tndi tutti i f icioi paeti. Altra piccola chie- 
tetta a volta eoo 3 altari trovtti in mas* 
ao al paete, e si chiama la cappella auo« 
va delle Madonna. Da ultimo la beoefi- 
ea Michelina Bucci piansanese, morta nel 
1840, fondò l'ospedale, coadiuvato dalla 
farmacia Bartolotti, tenuta la migliore 
del ducato dì Castro, e provvede molte 
altre. La facoltosa famiglia Pani vanta il 
dotto avvocato Pietro, e più recentemen- 
te d. Filippo, che fu personaggio distinto 
per dottrina. Ofifre la Slatisticadeì 1 853, 
cete 335, famiglie 4^8, abitanti 1879, 
de'quali stanziati in campagna 8. il Zuc- 
ehi ntW Informazione al duca Odoaido, 
ditse il castello proporzionata mente po- 
polato, con 100 soldati atti a pigliar Far» 
mi, eia cavalleggieri con casacche gialla, 
ed inoltre eranvi 700 anime, induttrioti 
ettendo uomini e donne, tutti buoni, pa- 
cifici tra loro, amorevoli co' forattieri, e 
veramente buoni cristiani. Aver sempre 
il luogo avuto la propria insegna, non o- 
ttante dipendere dalla milizie e podeste- 
ria di Valentano, con incomodo del pae- 
te, che ormai meritava aver la propria, 
già ritiedendovi il castellano per retigen- 
sa, poiché era il luogo che rendeva mag- 
giorentrata al duca. Ora del comune o'é 
protettore il cardinal Fdippo de Ange* 
lit, già vescovo diocesano. 11 territorio i 
fiartile, buono e bello, e peixiò ti monero 
molte portone d'Arezzo a trattare col car- 
dinal Farnese, poi Paolo 111, il quale die* 
loro fiMoltà di fabbricar case, onde da luo- 
go che allora era una Roccaccia o mnra- 
glin btta a modo di rocca diruta, in si- 
to lutto macchioto, diveune buon castel- 
4^1 e per la&occaccia nel i63o ti diceva 



1)4 ▼ « T 

•MorB il Casicilaccio. AttcheToieMMsl- 
ky IO grafia di Paolo 111, conoetse agli •- 
rclioi il proprio territorio, a motivo del- 
rampliaùooe del Gattello e del bisogno 
che ne avea, formandoci pure de' booni 
paieoli. Precipui suoi prodotti sono ab- 
bondante grano e legna, buonissimo vi- 
tto, legumi, canapa: la paaoritia vi iìm 
molta attività. Abbonda pure di stame» 
quaglie, lepri e altra cacciagione. Un ni- 
glio sopra Piansano si gocle belli«siaoo- 
rizzonle, e vi sooo prati seminativi MM 
estesi e kraci delti il Piano^ ì quali eoo* 
finano eolla pianura di Caliere e di Tea* 
iennano detto il Macchione ^ forse per* 
cbé prima era tutto bosco. Chiude In fon* 
do Taroena scena il Mediterraneo. Scris- 
se il Cesarioi, che fra V antiche città e* 
trusche vi fu Mattmo^ ed era io un col- 
le vicino a Piansano, detto ora Malino, — ^ 
Il nome di Piansano o Pianzano^ secon- 
do il Zuccbi , deriva da una bandita di 
pastura, chiamata PianzanellOy da To- 
acaoella concessa a'suddetti aretini, men- 
tre propriamente il luogo, come dissi, de* 
nominavasi Castellaccio, Invece riferi- 
sce il Palmieri^ Piangano conta oltre 3 
secoli, ed era detto Piansanto, per la fe- 
racità de'li ni itrofi terreni. Altri voglionO| 
egli soggiunge, che derivi il nome suo da 
Piano sano. Ma, per quanto vado a nar- 
rare, il nome e il paese sono più antichi; 
bensì convengo nel suo ingrandimento, a 
•mpiiazione di territorio a detta epoca. 
£ primieramente trovo nel Turrioxxi , 
Memorie di Toscanella^ a p. 35, che il 
castello di Piantano era nella giurisdixio- 
ne di Toscanella , come già rilevai in 
quell'articolo, il quale soltraitost in tem- 
pi torbidi e di fazioni dalla dovuta ubbi- 
dienza, avendolo usurpato Nicola di Qui* 
dotto di Bisenzo, questi a'5 maggio ia63, 
per sé e suoi successori lo restituì e sot- 
topone a Toscanella, unitamente con tut* 
lo il di lui territorio, per le mani del sin* 
daco della città; e tra 1 altre cose giurò di 
tenerlo guarnito e sguarnito, alla pace e 
•Ila guerra , contro qualunque luogo o 



▼ IT 

I, a diiposiiidna del podestà e po- 
polo toseaoasa , dì ubbidire e servire la 
loto città, • di Gir tutto quello ohe fan- 
•• gli altri hwghi del contado, e special- 
aeotecooie ubbidisooiio i castelli di Tes- 
aenoano^ si Savino e Gvitella ; promise 
••Cora d'abfaidira al podestà e capitano 
di ToseanelU» d'armare a vantaggio del- 
k medesima, a di prestare sotto i coman- 
di dì qudla tutti gli altri servigi, come ì 
•amioatì castelli ad ì loro signori; adda* 
aaado per motivo, che il castello di Pian- 
tano era dal territorio, distretto, contado 
a giarisditìone dì Toscanella, e perchè sta 
aotto la di lei protetione. Produsse Tur- 
rioiaì il docomeato a p. ia4* nel quale 
leggo chiaramaate, CaHrumPlanzaniio* 
imm iatus , eC /brit eum ioio e/ut teni* 
mento cum omnibus suis possessionibus^ 
furUnuei aedombus. Ciò conobbe anche 
il p. Aonìbali. Il Turrioesi seguita a nar* 
rare, eha dopo ìliSoo lento por anco il 
barone di Piantano Galasso di Bisenio, 
^glio del suddetto Nicola, d'esentarsi dal* 
la dovuta ubbidienza ; ma Paganino del- 
la Torre senatore di Roma, a cui erasi 
soggettata Toscanella , esaminato V im- 
memorabile diritto, gl'istromenti di som - 
missione, e molte pubbliche scrittura no- 
tate nel registro della curia di Toscanel- 
la , con solenne sentenza l'obbligò alla 
soggezione di Toscanella , nella qoale il 
oastello sì mantenne sino a Martino \, il 
quale non infermato de'diritti di Tosca- 
nella su di esso^ lo ooncesse a Ranuccio 
III Farnese, per compenso di certo sti- 
pendio dovutogli dalla camera apostoli- 
ca. Ma m'istruisce il p. Aonibah, che sic- 
come Piansano era forse passato al pieno 
dominio della s. Sede, già nel 1371 Gre- 
gorio XI avea concesso al eonte Ugolino 
Montemartedi Corbara, Castrum Pian* 
%ani ienendum nomine Sedis Apostoli' 
caeusi/ue adcerium tempus. Il che dif- 
fusamente racoonta ancora nella sua Cro- 
naca, di loro famiglia, il conte Francesco 
Montemarte nipote o fratello del conte, 
dicendo d'essera andato in Avigooaa col- 



VIT 

lo Bio^.tf che II Papi gli eoi 
DO. Iiioltfo oorro, che i figli di Coli For- 
Dcfeglielo tollero (al dire di Meoenle, toei 
1887 Raouccio e Pueelo diColaFerno- 
le preivro PiansaQO io Bia w» ia» ad IT- 
goliao Mootemarte/iiigeooaadoilcBtlel- 
lano), uccidendo il cattellaiK^ e quindi il 
cali elio fìi prcio a'Faroeil da' bretoni, e 
da qoetti V ebbe in pegDO Lodovico di 
Baicbi, a coi parìmenla fenoe lè«otO| • 
poi reitituitoe finalmeoto ritolto dal ooli- 
te Bertoldo Faruete, il quale nel 1 896 lo 
ftee fcaricare» benché lapeiie ch'era del* 
h bmiglia li ontemarle.Coovieodire,cho 
qnaodo Piantano fh dato •' Mooteaiar» 
te, fotie on castello colla rocca memiii* 
nata dal Zuccbi, a che deaiolila dal con- 
te Bertoldo, Ìomo ridotto ad una teonta, 
quale ti mantenne colla rocca a qualche 
easa finché dagli aretini «enne riedifica- 
to e ridotto a poco a poco allo italo prò- 
aente per le cure de'Farneii, a'quali tuo* 
ceictYanDente fu dato da vari Papi, come 
osserva il p. Annibali, indi questi aggiun- 
ge, averlo Martino V a'i5 maggio 14^3 
eoneesto a Ranuccio 111 Farnese prò $e 
etJUiii ad btnepiaeiium Sedis JposUh 
iicae^ coir annuo censo dii o libbre di ce- 
ra biauca. Ed io quest'occasione i tosca- 
nesi fecero inutili istante per riaverlo, 
perciò si trova dato a' a 1 ottobre 1464 da 
Paolo II, con allri castelli, in vicariato 
temporale, a Gabriele Francesco e Pier 
Bertoldo Farnesi, quello del i.* ramo, que« 
eti dal a.* de'signori di Latera^sino alla 
3/ generatiooe inclusive, col censo che 
seguitarono a pagare finché fu istituito 
il ducato di Castro^ a coi Piansano ven- 
ne incorporalo. .Imperocché Leone Xeon- 
cesse Piansano cogli altri feudi de'Faroe- 
ti al cardinal Alessandro seniore e discen- 
denti in vicariato perpetuo. 11 cardinale 
divenuto Paolo III, a' 3f ottobre \5Zj 
con tali feudi e altra terre formato il du« 
catodi Castro, lo conferì al suo figlio Pier 
Luigi Farnese il giuniore. Non devo ta* 
cere il riferito dal Turriotti. Dopo che 
li artinot V die'Piauano a Bamibcio Illf 



VIT 



ii5 



Toacaaelle fece varie istante alla s. Sede, 
per cui gli furono spedite le maoutenzio* 
ni(sie) de' Papi Paolo 11, Sisto IV nel 
1476, ed Inooctnzo Vili nel i49^9 « fi- 
nalmente la città a'ia maggio iSSy do- 
nò Piantano al ricordalo Pier Luigi 
suol posteri, prima cioè dell* istitutione 
del doccio. La lelatione di questo e di 
Piantano^ il p. Annibali la riporta nelle 
Ifoiìtie della casa Farnese^ t. a, p. 87, 
• di già ne dissi abbastanza con esso e col 
Zuechi. Altro dunque non mi rimane a 
dire, che nel 1649 ricuperando la carne- 
ra apostolica il diretto dominio del du* 
ceto di Castro, tornò Piansano sotto Tim- 
mcdiata sovranità della s. Sede. Narrai 
nel paragrafo Cttpo di Monte ^ che nel 
1808 Pio VII permise la vendita della 
castellania di Piansano al polacco prin- 
cipe Poniatowsky, da cui le possessioni 
passarono in altri proprietari , già sop- 
pressa le giurisditioni iMironali, 
Governo di Fetralta» 
f^eiralla. Città e comune della dioce- 
si di Viterbo, con residenza del governa- 
toro, ha il recinto delle turrite mura di- 
roccate io parte dal lato nord ovest e sud- 
ovest verso porta Marina. Molto elegan* 
te é la porla Romana, costruita dal mu- 
nicipio neli575, coll'autorità del cardi- 
nal Alessandro Farnese il giuniore, go- 
vernatore perpetuo Fori Cassii, come si 
trae dall' iscrizione che offre il Maroceo 
ìk^ Uonumenli delloSlato Pontificio^ che 
nel l.i4* P*i64, tratta di Fetralla. Di 
più in essa si leggej: Henri. Ang. Fra. 
Rex. JuliusJL Pont, Max, - Chri,Card. 
JngL Ann. D. mdxiì. - Die xx Julii. 
Aggiunge il Marocco , essere pure deco- 
rata dallo stemma de'Borghesi e del car« 
dioal Fai nese. Questa porta benché de- 
molita nell'apertura della nuova via ora 
provinciale, che mette a Roma per Ca- 
prantca e Sutri, fu però ricostruita nel 
pontificato di Gregorio XVI nella stessa 
Carme primitiva; non così le interne stra- 
de, quasi monumentali della citlà , per- 
ché iaelricate delle itessa pietra lai'ghe a 



10^6 VIT 

voluminose, tratte dall'antica via Gtfsia, 
leqiiali disparvero e per sempre cedendo 
alle leggi del sistema moderno fui conto 
del lastricare le pubbliche strade. Prece- 
dono l'ingresso nella città i suoi popolati 
borghi. È distante circa 9 miglia da Vi* 
terbo, 8 da Sutri, g da Ronciglione^ 3 1 
da Civita Castellana, 4o da Roma secon- 
do il Palmieri, eh' è la vera distanza, e 
non 4$ come dice il Marocco, 6 circa dal* 
l'antica Bìeda^ ^5 da Civitavecchia, la 
da Toscanella, e 8 poste afiferma il Ca- 
lindrì. Situata vagamente tur un collCi 
presso e distaccato da'monti Cimini, sor* 
gè Vetralla in un piano ridente, circon* 
data da fertili campagne: fu bella moftni 
di se, vi si gode estesissimo orizzonte, ed 
ha l'aria stimata generalmente salubre e 
buona. Ampie, rette, piane e ben lastri- 
cate sono le strade interne; ed il fabbri- 
cato è pulito e decoroso, con piazze e fon- 
tane bastevoli, ed in qualche punto l'ul- 
teriore ornato pubblico non tarderà forse 
ad apparire. Tra gli edifizi primeggiano 
diversi palazzi, il duomo, e la chiesa di !• 
Francesco: la vecchia Rocca è rimpiazza- 
ta dal monastero delle carmelitane, fon- 
dato or dono due secoli dal servo di Dio 
Benedetto Baldi sacerdote 'vetrallese, in- 
signe per virtile dottrina, a cui devesi la 
venuta delle Salesiane in Roma , da lui 
chiamatevi per la fondazione dell'istituto 
del gran vescovo s. Francesco di Sales nel- 
la sua patria , benché Dio disponesse al- 
trimenti. 11 palazzo municipale, di mo- 
derna e graziosa costruzione, é decorato 
lungo le scale di più lapidi e iscrizioni an- 
tiche, la cui sala e alcune camere furono 
pitturate da'Zuccari, come attesta il Pal- 
mieri. Dice il Ma rocco esservi pureleiscri* 
zioni di Giulio II, di Pio VI e del pro- 
tettore cardinal duca di York benemeri- 
to della città, onde i magistrati nel 1801 
gli eressero un busto marmoreo, con epi- 
grafe, che riporta, in cui pur si legge: 
Qitod cmum j'iira vindicaveriL Proba- 
bilmente per quanto gli ottenne da Pio 
VI e da Pio VII. Dappoiché Pio VI col 



V IT 

breve Circumspecta Romani Pontìficls^ 
de'4 aprile 1783, Bull. Rom. coni., t 7, 
p.i 17: Ertetio Ttrrat Fetrallae in Ci* 
vitatem; ne enumerò i pregi, e concesse 
ancora al magistrato prò tempore^ togam 
longam ex ìiolo%erico raso nigri coloris^ 
eum zona simiUs , ila tamen ut a zona 
primiConservatorit duoflocei aureo con- 
texfi, a zona vero secundi, et tertii sim- 
plieei flood nigri colorispendeantXAon- 
de grato il magistrato a Pio VI, per aver 
elevato Vetralla al grado di città, co*cor* 
rispondenti privilegi ed onori, sul muro 
della feconda scala collocò un'iscrizione 
monumentale, pubblicata dal Marocco. 
Pio VII poi, col breve Paterna , quam 
de Nosirii, deli.* aprile i8oa, BuU. city' 
1 1 1, p. 3 1 7 : Conjfirmatio literarum a 
feL ree. Fu Flexpeditarum super ere* 
elione in Gvitatem Communilatis Ve* 
trallae. Con esso anche estese gli orna» 
menti decarionaU, conoeàendo i primus 
ejufdem Civitatis Conservator praedi^ 
ctae óblongae togae partes inversas « 
vulgo mostre - auralas habere et gesta- 
re; secundum vero, et tertius Conservi»- 
lores eadem zonam nigram praedictant 
cunifloccis auro serico contextis public 
ee gerere libere, et licite possint. Dipoi 
per le disposizioni emanate da'Papi suc- 
cessori, riguardanti il Gonfaloniere, cO' 
me ora ha Vetralla, il Priore, il Sinda* 
co, in quegli articoli ne descrissi le vesti. 
Inoltre Pio VII col breve Exponi nobis, 
de'25 giugno 1 8o2,loc.cit.,p. 35 1 xlnstanr 
te Untversitate Fetrallae confirmatur 
rescriptum s, congregationis Boni Regi" 
minis. Possiede la popolazione, ossia cia- 
scuno, e tutti i vetrallesi da immemora- 
bile tempo il Monte Fogliano, ti*a'Monti 
Cimini, e la sua vasta Selva e pertinenze 
riconosciute e confermate nel dominio de' 
vetrallesi da Eugenio IV, Sisto IV e da 
piii altri Papi successori; il comune però 
in rappresentanza di tutti n'esercita l'am- 
ministrazione, derogato io ciò al disposto 
del moto-proprio de' 19 marzo 1 801, la- 
Kiando a tutti e a ciascuno l' uso libero 



VIT 

del dirillo di legnare, di p«9oere le erbe 
e di ghieDdere, taUe alcune eeoenoDi e 
riserve dettele dalle leggi d' ooa buona 
ammìnistraxioDe. Alla Selva di MonleFc»* 
gUano si eongiunge l'allra di Monte Pa* 
neie all' ovest del territorio di Vetrallay 
selva anch' essa popolare e sagrOi ebe di- 
fende la città da' venti marioi e protegge 
l'iocoluaiità dell' aria; nella quale selva 
a niuno è lecito legnare, e ti punisce con 
aevcre pene chi recasae soltanto una scu* 
re da recidere piante e rami di quelle an* 
nose querele in gran parte secolari. Tra 
gli altri pabtti, il Marocco distingue quel* 
li de'nobilìBrugiotti-Carpegna e Francio* 
soni, reputandoli degni di qualunque al* 
Ira citte, a dicendo il palano de'Francio- 
soni disegno del Vtgoola, con buone pit- 
ture del Zuccari, sovrastandone la fronte 
lo stemma genliliaio. Nella easa de'Nar* 
dini, oggi Paocbi, conservasi la ritpettabi* 
le pittura della Sagra Famiglia che dica* 
si del Correggio, di proprietà dell'oipeda* 
le vetrallese, come riporta il Palmieri;clia 
inoltre rileva , essere nella casa del d/ 
Lattanti unode'medici condotti della cil- 
là y più sarcofagi e casse eirusche , non 
guari rinvenute ne'd intomi di Norcbiai 
In una <lelle quali il prof. Orioli e il p.» 
Secchi gesuita lessero una lunga iscriiio' 
nodi carattere etrusco, e la stimarono in* 
fèriore soltanto a quella che adorna il va* 
so rinvenuto in Bomano dal medesimo 
gesuita recentemente illustrato con dotta 
dicbiaratiooi. L' insigne collegiata e par- 
roecbia di s. Andrea Apostolo, nella qua* 
le fanno vaga mostra di sé l'organo gran- 
dieso, il pulpito e i confessionali con ar» 
ebilettonicbe forme costrutti; leresse da' 
fondamenti con somma grandiosità la co- 
mune nel 1 7 1 8, come sì legge nella lapi- 
da posta sulla porla interna, che esibisca 
il Marocco, Insieme a quella situata tal* 
la porla lalcralei riferita pure dal Bntsi| 
di sua solenne eonsagratione, eseguita in 
uno all'aliare aaggloia a^5 maggioi 710, 
colla solila conaassione dell' Indulgenia 
naU'anMvaiaarMi dal vasaava di Viterbo 



VIT 117 

e Toteanella mg.' Adriano Sermattei. Il 
capitolo si compone dell' unica dignità 
dell'arciprete, a cui è aflìdata la cura d'a- 
nime, e di 1 3 canonici, oltre altri eccle- 
siasliei addetti al suo culto, da Benedet- 
to XIV decorati dell'insegne corali di cot- 
ta e rocchetto, a cui fu poi aggiunta la 
moitetta paonazza. DelTantica collegia- 
ta e suo capitolo dirò alquante parole col 
patrio storico: f'elralla antica cognomi" 
nmta il Foro di Cassio , del dJ ÌAii^i 
Strafini rettore della chiesa de ss. Già» 
corno € Filippo. AlVEm^ e Rev.^ Prin- 
cipe il Si§.' Cardinal Brancacci Vesco» 
va di Fiterbo e Toscanelia. In Viterbo 
per Mariano Diolalleti itaropator pub- 
blico 164B. il Ranghiasci nella Bibliogra» 
fia la qualificò : Opei*etta di non molto 
merito, ma rarissima, lo la posseggo, ma 
per giovarmene occorre non poca indu- 
stria, mancando d'ordine. Il prof. Orioli, 
Giornale Arcadico , t. i34i p* ^f^t la 
giudicò: libro servilmente A noiano ! L'au- 
lica collegiata e parrocchia era la chiesa 
di s. Francesco, prima detta di s. Maria, 
di eui parlerò più sotto. Il capitolo for- 
mavasi dell'arciprete, di 5 canonici e di 
pibcappellani,i quali abitavano nella pro- 
pinqua canonica io vita comune, leian- 
dosi la notte a recitare il mattutino e poi 
le altre ore canoniche. Rovinota Vetrai* 
la daHe guerre, nella parte di sotto fu 
abbandonata dal popolo anche la chiesa 
collegiata, onde i canonici vedendo ch'era 
poco frequentata, per maggior comodi- 
tà cominciarono a poco a poco a ritirar- 
si nella parte superstite, dandosi ad uf- 
fisiare la chiesa di s. Andrea allora par* 
roecbia con rettore, e così lasciarono af- 
fetto s. Maria. Dominava a quell'epoca 
Vetralla il tiranno Pietro di Vico Pre- 
fitto di Roma (F*)^ il quale nel 1 4o4 si'P* 
plico a ottenne da Innocenzo VII la chie- 
sa di a. Maria pe' minori conventuali di 
t. Francesco , per cui ne prese il nome, 
e la parrocchia di s. Andrea al capitolo 
per oollegiata, unendogli ad esso il ret- 
Martino V neli43o. Però l'alta- 



ii8 



V IT 



re maggiore di i, Andrea era pare ititi* 
loia to a 1. Caterina vergine e martire qua- 
le altra titolare della medesima. Al tem- 
po del Serafini si ulIUiava dall'arcipre- 
le, da 4 canonici, da 3 altri istituiti da 
Antonio Pacchi, e da due benefìciati e* 
retti ooll'enlrate della chiesa de'ss. Già* 
corno e Filippo: di piùeranvi altri i a tie* 
ncfizi semplici, e 4 confraternite oo'pro- 
pri altari. Questi erano molti, fra' quali 
quello della ss. Concezione, quello privi* 
legialo pe'defuntì, e 7 godevano l'indul- 
genze delle Sette Chiese di Roma. Nel 
loro altare, la compagnia de* Bifolchi a* 
tea la miracolosa immagine della u. Ver- 
gine Assunta, pittura assai antica, tra* 
iferita dall'antica collegiata, onde nella 
vigilia di sua festa , nella processione si 
portava in essa, e nella chiesa de'ss. Pie- 
tro e Paolo, perchè anco la sua parroc- 
chia era stata unita a s. Andrea , e cosi 
ebbe 3 parrocchie unite. Il Serafini de- 
scrive lesue ss. Reliquie insigni. Nel cam- 
panile una campana a vea la data del 1261. 
Sono altre chiese parrocchiali di Vetrai- 
la. SS, Giacomo e Filippo Apostoli, do- 
viziosa di ss. Reliquie, di cui il Serafini 
reca l'elenco. Avendo un vescovo di Vi- 
teibo e Totcanella unita questa cura al- 
l'arcipretatodis. Andrea, coll'annua rea- 
diladi 5oo scudi, dipoi i vetrallesi otten- 
nero da Paolo V la disgiunzione e rein- 
tegrazione della particolare parrocchia 
de'ss. Giacomo e Filippo, smembrando- 
si però una rendita di 5o scudi, colla qua- 
le si eressero due beneficiati residenziali 
nella collegiata. Altra chiesa parrocchia- 
le è sagra a s. Giovooui Evangelista, po- 
co dissimile da quella de' ss. Fihp{)o e 
Giacomo, non avendo forma né ornato 
di porta, però tenuto il tempio l'edifizio 
sagro più antico della città, e perciò di 
rozza forma , in un altare essendovi il 
quadro di Pietro Perugino, pieno di bel- 
lissime figure de'Santi. Anche le ss. Re- 
liquie di questa sono descritte dal Sera- 
fini. Pel contado vi é la chiesa parroo- 
cbiale di s. Maria del Soccorso, circa mi 



•VIT 

miglio distante dalla dltk, sulla via Cas- 
sia, denominata la Cura de* Casa lidi /*e» 
traila. Comprende dalla parte orientale 
del territorio circa a miglia d'estensio- 
ne, in cui è più frequente l'abitato, e si 
dilata in lutto il territorio vetrallese. Sei 
sono le diverse contrade del contado e 
chiamate: Mazzocchio^ Capodacqua o 
Tre Croci, Giardino o Mazza Colto^ 
BoUe o Campo Giordana^ Fosso Gran* 
de o Falli, e Pietrara. A questa cura ru- 
rale la Siadsiicaàeì i853 assegna case 
20 1 , famiglie 48^ » anime laoo, le quali 
il p'ìh recente Palmieri somma a 2863. 
Di pih aggiunge, che la parrocchia è am- 
ministrala da un priore parroco, coadiu- 
vato da'religiosi cappuccini e passionisti. 
Essere in piano, in bdl'orìzsont^ in a- 
ria talnbre, contornata da boscaglie e an- 
nosi querceti che ne riparano lo sciroc- 
co; e se nell'inverno assai vi soffia la tra- 
montana , nondimeno temperato d' è il 
dima. Gli uomini, oltre roocuparsi ne' 
lavori agrari , s' industriano nell'arte di 
boaltieri guidando carri e birocci tirati 
da bovi e da bufale che conducono le- 
gname a Roma, ed a Qvitavecchia ove 
s'imbarcano per la Spagna le doghe di 
castagno e eerro, e per Tolone i grossi le- 
gni di quercia da costruiiooe. Le donne 
pure sono assai lalioriose, ed è rimarche- 
volo la distinzione fra loroco'nastri : le ai- 
telle l'usano di vari colori,le maritate ros- 
so, le vedove nel 1 .* anno nero, poi pao- 
nazzo. In Vetralla nella piaste delia Roc- 
ca sorge la cbiesa e la maestosa fabbrica 
del monastero delle monadie carmelita- 
ne di s. Maria Maddalena, che rendono 
onore alla città perla filma dell'osservan- 
ta religiosa in cui vivono. Fiorirono tra 
di esse molte religiose segnalate in virtil 
dalla fondazione del monastero a oggi, tra 
cui meritano ricordo suor M.* Colomba, 
per la quale custodita e tramandala a noi 
si propagò nella Chiesa la Corona Ange- 
lica di s. Michele Aremmgdo^ approvata 
a arricchita di molta iadulgenae dal Pa- 
pa Pio IX; a suor M.* Mìmm di Gesii, 



Vlt 

morta io odore di fantitk di 66 toni tlla 
preseozadelb.Paolo della Crooe,oh«Tolle 
pure sfiislerealla sua tumulaaioDe, della 
quale il p. Paolo di t. Giuseppe carmelita- 
no acalzo pubblicò in Roma la voluminosa 
Fila co'lipi del Salviucci, dedicandola al 
cardinal Zurla vicario diRoma.Della chie- 
sa il Marocco riporta 4 iue iscrixiooi. Di* 
ce quella sulla porta d'ingreuo della chic* 
sa, che da'fondamenli Teretse nel i6g5 
il principe d. Li vioOdescalchi nipote d'In- 
nocenzo Xf. Si legge nell'altra sepolcra- 
le del sullodato ser?o di Dio Benedetto 
Baldi sacerdote Fetrallensit • E coelo 
dalus - jid hocMonasterìum erigendum • 
Non minus injahrica - Quam in spiri* 
tu primitivo • CarmeUtarum - Sancte 
pcracto munere - Fecil coelo redditus * 
XI ji ugus ti MDCXcir, Aììra sepolcraledel 
parroco di s. Giacomo, Lucia Cianfanai 
l'eressero le monache: A quomaximise* 
Umosinis - Hoc F. Coenobium auctum. 
L' area del monastero e attigua chiesa 
comprende lo spazio già occupato dall'an- 
tica Rocca, donde in altre epoche ebbero 
protezione le armi e i guerrieri, e donde 
Eugenio III dettò la sua lettera al re dì 
Francia, di che piti avanti. Avanzo della 
fortezza é l'alta torre che ammirasi tul- 
tora nell'angolo destro del fabbricato» a 
che in forma semi-conica si congiuoge al 
muro del tempio, non che ne'merli del- 
le mura esterne del chiostro. Avendo scrit- 
to di tutte le Corone Divozionali {F,)^ 
che mi fu dato conoscere, anche io altri 
articoli, ad onore del celeste Patrono di 
s. Chiesa, mi sia lecita una breve digres- 
sione dell'accennata Corona^ ora che la 
sua divozione si é tanto diffusa nel cri* 
stianesimo, e sarà una gloria spirituale di 
Vetralla. Una pia religiosa testé defunla 
nel monastero in discorso, suor Maria Fe- 
lice di s. Luigi Gonzaga della famiglia 
Rossini vetrallese, recitava con divozione 
ogni giorno la detta corona, lasciatale co- 
me in eredità da un'altra religiosa, a cui 
era derivata dalla celebre sullodata suor 
Colomba, morta in odore di santità nel 
voi. cu. 



VIT 139 

1751. Suor M.* Angela Colomba Leo- 
nardi del Cuor di Gesù di Lucca (perciò 
probabilmente attinente per parentela al 
ven. Giovanni Leonardi fondatore de' 
Chierici regolari della Madre di Dio^ 
già prossimo airooore degli altari pel ri- 
ferito dal n."" 3o del Giornale di Roma 
del '1861) avea pregato che cento anni 
dopo la sua morte si supplicasse il Som- 
mo Pontefice a voler pubblicare nella 
Chiesa l'orazione della Corona Angeli' 
ca, poiché si riprometteva, se pregato il 
s. Arcangelo , questo avrebbe difeso la 
Chiesa ne'suoi bisogni. Quasi avesse pro« 
fetato, nel i85i tutti vedemmo e siamo 
tuttavia testimoni oculari de'bisognì gra- 
vissimi in cui versava e versa oggidì la 
s. Chiesa. Suor Maria Felice sospirando 
che si conoscesse nel cristianesimo la di- 
tota pratica con approvazione della s. 
Sede, fra que'a cui si rivolse onde perciò 
si portasse a cognizione del Papa regnan- 
te, vi fu l'illustre concittadino sacerdote 
d. Gio. Battista Fratejacci. Iddio permi- 
se, che incaricato quell'ecclesiastico di far 
parte d'una deputazione del patrio mu- 
nicipio al medesimo Papa, ne (ece la di- 
vota domanda, la quale ebbe pieno esau- 
dimento. Il Papa ne commise l'esame e 
l'approvazione alla s. congregazione, con 
concessione d'indulgenze, ond'essa ema- 
nò r 8 agosto t85i il seguente decreto. 
M Cotesto modo di preghiera (cioè la Co* 
fona Angelica) fu nelle delizie di una 
carmelitana del monastero della città di 
Vetralla, diocesi Viterbese, passata di vi- 
ta con odore di santità Tanno 1751, do- 
po molte, tutte penosissime infermità, tol- 
lerate da lei per lunghi anni (si ha per 
tradizione, che 87 anni, de' 5o in cui la 
sullodata serva di Dio suor M.* Angela 
Colomba Leonardi visse virtuosamen- 
te nel chiostro, fu abitualmente in lelto^ 
tanto che erasi a lei ricurvata la spina 
dorsale,il che venne riconosciuto cent'an- 
oi dopo la sua morte, nella ricognizione 
6tta del suo sepolcro nel 1 85 1, ed é fa- 
ma che molte grazie furono da Dio ope- 

9 



i3o T I T 

rate ptr infocazioBc di questo sm serva» 
di cui fona no gioroo proouDuerà giù* 
ditio e leDteDxa la Chiesa) eoo anMca 
paxieosa ; sicché dura ulilroenle aneba 
pggidì quella pratica ivi roaoteonta seo* 
la inlerrutioDe fioo al presente '\ Quio- 
di la stessa s. coogregaùoQe, con altro 
decreto deir 8 settembre i85a, oonfiur- 
BBÒ il precedente, quando già la s. con* 
gregatione dell* Indulgenze, queste avea 
concede con decreto de' a4 novembre 
i85i. In conieguenxa fu stampato il !!• 
bretto: La Corona Angelica inonore del 
glorioso s. Michele Arcangelo, Roma 
pel Puocinelli i85a. D'allora in poi si 
eontano ormai da So a 60 edizioni. Fuo- 
ri della porta di sopra, nel borgo, vi e la 
graziosa chiesa con convento annesto, già 
abitato fino al principio del corrente se- 
colo da'fiati carmelitani della congrega- 
liona di Mantova , poi da cui abbando- 
nato nella soppressione degli ordini re- 
ligiosi; del tempio essendo benemeritOi 
per averlo restaurato e abbellito quasi 
da'fondamenti, e dotato l'altare maggio- 
re, il virtuoso nobile vetrallese capitano 
Alessandro Brusciotti, morto neliGai, a 
ivi sepolto con epitaffio prodotto da So* 
ra6ni e Marocco. Mei convento vi i il gin* 
nasiocomunalepel pubblico insegnamen* 
lo. Il vescovo cardinal Severoli» zelando 
il bene de'vetrallesi suoi diocesani, volle 
che nel soppresso convento sorgesse il gin* 
nasio ch'egli denominò: Pio Istituto di 
Pubbliche Scuole ; ma prevenuto dalla 
motte non potè ilbenemerito pastore re* 
care in atto i suoi santi disegni, e li rao- 
comandò al Papa Leone XII. Laonde 
forse fu ili.'' istituito nello Stalo Ponti- 
ficio dal medesimo Leone XII nel 1827, 
dopo la bolla Quod divina Sap lentia. La 
città deve a quel gran Papa e al »uo v4» 
acovo cardinal Se veroli l'educazione scieu» 
tìfica e letteraria della gio ventò, con ac« 
oogliere le preghiere del popolo a del 
magistrato, applicando il generoso lascia 
lodel benemerita vetrallese Porfirio FaiH 
loaiini| il quale lasciò lutto la sua soUaa^ 



la per la fiMidaiioDad'ttB eollegio palrìo|. 
«OD che ranauo ceoso o&rlo dalla prov- 
Tidensa del comune. A tale e&lto spedì 
ia Vetralla il dotto cardinal Gamia ve- 
scovo di Monte Fiaacooe a ONmeto, per 
visitatore apostolico; ed egh col decreto 
iSlìgrtfW^, dettò le norme itW Institutum 
publicumFori C^z^sii, denominazione op* 
porluna a mantenere queir antico della 
ctllà. E' questa nobile palestra aperta a' 
giovani sacerdoti di ooltivare le scienze e 
la lettere per eiserne abili maestri , e il 
bando dato all' ozio ed alla ignoranza 
della gioventù , peste la piii perniciosa 
d'una popolazione. Poco lungi dalla sub« 
urbana chiesa d ella Madonna del Soc- 
corso i il piccolo e bel convento de'fi-ati 
cappoocìai, la cui biblioteea contiene mol- 
le opere di medicina d' antichi autori 1 
oltre varia pitture che sono nel medesi* 
no, si conserva la pesante Croce di quer* 
da» che porto va sugli omeri il veo. Ni- 
cola Molioarì quando si recava a dare la 
Si. missioni. La chiesa é intitohito a a. Ao«i 
tonio di Padova, e tu Cibbricata dalla pie- 
tà del eav. Francesco Pagliaroni vetrai- 
lese nelt586| ivi sepolto con lungo epi* 
loffio, pe'lodati religiosi» indi eonsagrala 
a' §4 gennaio 1 588. Fuori della porto per 
andata a Viterbo trovasi l'antichissimo 
a vasto tempio di gnslo gotico, sebbena 
notabilmente rifiorniato imU' archi tetiu* 
ra, intitolalo a s. Fraacasca d'Asisi, e già 
antica parrocchia e coilegiato di s. Ma«< 
ria, mentre parlando dell'odierna, dissi 
come Giovanni de Vico iiali4o4 otten- 
ne da Innocenzo Vii il trasferimento del* 
la cura a della collegiate io a. Andrea, 
per consegnare la chiesa a' minori con- 
ventuali. Il Serafini, che molto ne ragio- 
nai narra che dispiacente il capitolo d'a- 
verlo lasciato , fece di tutte per ricupe^ 
rarlo. Ma i Arali ricoraero a Martino V, 
il quale col breve Dudum d quidem, de* 
a6 aprile i43o, presso ilSerauai, ne con- 
fermò loro il possesso. • U ano sotterra» 
aao, creda il patrio stortone poter gareg- 
tiara aoUa pHi aniiaba driaaa.dii lloma« 



▼ IT 

Vi Mno 4 ooloniie di mariBo «iidiio wà- 
Mi vaghe, frft le quali ele?aii Paltart inag» 
giore come nelle batilklw. àllre^loa* 
ne lono di nefro, ed ha pare degli orna- 
li. La chiesa superiore è divisa in 3 nafi 
da grosse coloone di nefrOi e raotieo pa« 
cimento era di pietre diverse a musaico. 
A'tempi del SeraBoi avea 1 3 altari,il mag- 
giore essendo stato eoosagrato da Fran- 
cesco M.* Visconti vescovo di Viterbo e 
Toscanella a'5settembrei474» ìd onore 
delia B. Vergine e di s. Francesco d'Asi- 
si. Il p. ra. Bonaventura Onofri neliOia 
restaurò la chiesa e ne fece dipingere II 
corpo, nella quale occasione nell' antico 
altare maggiore si trovarono molte ss. 
Reliquie, le quali Furono collocate in al- 
tro altare. Ivi erano state riposte da' ve- 
scovi di Toscanella GiselbertodelioSo, 
ovvero da Giselberto del i i6i come rì« 
porta il Turriosti, e da Pietro deli ia6, 
nel consagrarlo. Ed è perctòTche ad au- 
tenticarle il capitolo della cattedrale di 
Toscanella inviò un canonico , il quale 
eolle carte del proprio archivio ne con- 
statò ridentilè, ansi mostrò un dooumen«> 
to da cui si trae, che nel detto aitar mag- 
giore si conservavano le reliquie de' ss. 
Ippolito, Sinforosa, Bartolomeo e altri, 
fin dal ponti6cato di Clemente III del 
1 187. Tuttavoha ne (u commesso il pro- 
cesso da Paolo V al Vicegerente di Ro» 
ma mg/ Fedele (in quell' articolo lo dis- 
si Caesar Fidelit vescovo di Salono), il 
quale nel 161 3 le dichiarò vere con let- 
tere al vescovo di Viterbo e Toscanella 
cardinal Muti. Il Serafini le nomina tut- 
te , ed io mi contenterò riferire la sola 
{Nrima, cioè parte del corpo di s. Ippolito 
àiartire, cavaliere romano e protettore 
prindpale di Vetralla, il cranio del qua- 
le con altre ss. Reliquie si porta in pro- 
cessione a' 1 3 agosto, giorno di sua festa 
popolare, per tutta la dttè, e nel quale 
nel igt riportò la corona del martirio, 
dòpo quello deirercidfaeono a. Loreoxo^ 
còme si legge od Compendio di ^ite pre^ 
ìiB'dà wiri autori con te rHative ii^una» 



VIT iJi 

ginj d^ Santi per tutti i giorni delTanno, 
da Antonio e Luigi Bamo^ Roma 1846, 
a.* edisiooe. ^Noterò che essi sono grind- 
sori e gli editori. Il dotto compilatore del 
bel compendio delle Vite de'Santi, é l'e- 
semplare sacerdote, già encomiato, d.Gio* 
Battista Fratejacci di Vetralla, che per 
virtuosa modestia ascose l'onorevole suo 
nome, e mi gode l'animo, con sensi d'am- 
miratione, per la storia, svelarlo nella sua 
illustre patria. Ma si ritorni alla chiesa. 
In quella circostanza del restauro, il p. 
ra. Bonaventura rimosse il monumento 
sepolcrale del valoroso guerriero Brio* 
bris figlio (altri dicono naturale) del pre- 
fetto Giovanni de Vico, di casa Cesarea 
C-Orsina come lo mostrano gli stemmi 
scolpiti, secondo il Marocco. Ma leggo ne- 
gli storici invece, che gli Orsini erano 
nemici acerrimi de' de Vico. Di tale il- 
lustre famiglia ragionerò tra quelle di 
Viterbo, a suo luogo. Il Coretini dichia- 
ra Briobbi giovane di segnalato valo- 
re e di gran nome, morto nel i353y e 
figlio di Giovanni II di Vico. Stava fra 
due colonne, ed era coperto da un pedi* 
glione marmoreo sostenuto da altre 4 
colonne antiche pur di marmo, le quali 
furono poste a ornamento dell'altare 
maggiore, servendo i marmi del padiglio* 
ne ad altre decorazioni del tempio. Quin- 
di fece collocare il monumento io facda 
alla porta. E' magnifico, di marmo bian* 
co^ rappresentante Briobris giacente sul* 
l'urna col suo stemma esprimente un'a- 
quila imperiale. Sotto è scritto l'artefice: 
ifagiiter Paulus Gualdo Cataneo me 
fieii. Segue l'epitaffio in versi latini, ce* 
lebrante Briobris morto di 33 anni, e la 
grandecta di sua stirpe. Si legge nel Se* 
rafini con altre iscrizioni sepolcrali, noè 
de' nobilissimi PanHolfi, di Nardini cav. 
del Giglio, e di Eugenia moglie di Pran- 
eeseo Zdli patrizio di Vetralla. Nel fine 
delb chiesa è la cappella di s. Gio. Bat« 
tista, eretta nei 1 348 con altare privile- 
gieto,e rindulgenze delle Setits Chiese di 
Bùma e di s. Maria della Portiuncola 



i3a flT 

d' Aitti. Sopra gli artbl delk oat ita in 
ineEzoI muri toao abbellii! di pillura rap- 
preieolaDU la nascita» la fila e la norie 
di s. FraDcesco ; al di sotto delle qaali 
figurano ancorai secondo l'uso del tem* 
pOy gli stemmi gentiliti deirantiche làmi* 
glie Tetrallesi Brusciotli, Zelli» Cianfaoa, 
Fratejacci, Serantoni, Pandolfi ed allrCi 
molte delle quali or son del tutto estinte. 
Nel convento Gorirono illustri e beneme- 
riti religiosi, anche vetrallesi, come i pp. 
Bonaventura Onofri, Giulio Ghiodi, Eu- 
genio Ventura e Francesco. Sotto il pro- 
^incialalo deli.* l'i i settembre 1 597 vi 
•i tenne il capitolo provinciale con 3oo 
frati, a'quali il comune donò 200 scudip 
bvorendo pure due altri simili in esso ce- 
lebrati, e nel 1 645 si adunò la congrega- 
lione provinciale. Diminuite le rendite 
del convento e perciò ridotto a pochi re- 
ligiosi. Pio VII col breve Exponi Nobit , 
de'io settembre i SoB, Bull. Rom, cont,^ 
Lia, p. 65, lo soppresse e incorporò co' 
beni al collegio di s. Antonio di Roma, 
delle missioni di Moldavia degli stessi 
minori conventuali, con l'obbligo d'aver 
cura del servizio divino nella chiesa e l'a- 
dempimento degli obblighi delle pie la- 
tcite. Pochi anni dopo il governo franca- 
te, soppressi tutti i religiosi, vendette il 
locale del convento ed i migliori suoi be» 
dì, onde Pio VII avendo deputato a visi- 
tatore apostolico del collegio il cardinal 
Giuseppe Albani, questi nel 18 15 emanò 
alcune provvidenze sulla custodia e cura 
della chiesa, ed ottenne dall'amminislra- 
tione de'beni ecclesiastici annua rendita 
di compenso, pel mantenimento di due 
religiosi, uno sacerdote, l'altro laico. Di- 
venuto visitatore apostolico il cardinal 
Agostino Rivarola, affidò 1* amministra- 
aione e cura della chiesa al procuratore 
generale delle missioni de'minori conven- 
tuali, il tutto approvando Gregorio XVI 
col breve ExponcndumNMs^de'^^ set- 
tembre 1834, Btill* cit., U ig, p. 664* 
Scrisse le notizie del convento di s. Frao- 
aeioo il p. Theuli, oell'^ffiara/o Miso* 



fi» 

rilko dettaprwmeia di lUmuL A 3 mi* 
glia dalla città, qoaai nel eeatro del Mon- 
ta Fogliano, è il ritiro a santuario de're- 
ligioii PassioniiU, il primo fondato dal 
h. Paolo della Crooe^ istitutore della con- 
gregazione, dopo la casa del noviziato in 
Monta Argenterò. In esao ha la sua resi- 
denza il p. proposito provindale co'suoi 
consultori, e una numerosa famiglia. Gli 
alunni religiosi vi coltivano gli studi mag- 
giori della filosofia e teologia, giovandoti 
dell'aria di quel propizio soggiorno, e del- 
la vasta e scelta libreria che vi si ammi- 
ra. Alla chiesa, tutta di elegante forma, 
anche non ha guari restaurata e ornata, 
è attigua la venerabile cappelletta , già 
ttanza abitata dal b. Paolo fondatore, e 
dal p. Gio. Battista tuo fratello e con- 
fondatore della congregazione , a cui ti 
onorano i.vetrallesi di dare il nome di 
conciMadini. Vi si venerano mpite sagre 
tpoglie ed utensili domestici del beato 
fondatore , non che le ceneri del lodato 
tuo fratello confuse nel sepolcro comune 
de'religiosì. Nell'altare maggiore, il qcia-^ 
dro si ttima dal Palmieri della tcuola del 
Perugino. Il dotto toscanellese Secondia- 
no Campanari nel 1 854 pubblicò nel t. 
ai, p. 3i dell'i^/^fiiii di Roma^ le noti- 
ile della chiesa, che fino circa al 1 35o ap* 
parteone a' vescovi di Toscanella, de'qua* 
li pure fu il monte dal lato occidentale, 
ch'é il piti alto de'Cimioi, prima che al* 
la cattedra Toscaniese fosse aggiunta l'al- 
tra di Viterbo; narrando ancora che Tim- 
magine bizantina di Nostra Signora di- 
pinta da s. Luca, in essa venerata,nel 1 48 o 
dal tempio di s. Sofia di Costantinopoli 
fu portata a Roma e donata da alcuni 
greci al patrizio ronmno e totcanellete 
Clemente Toscanella, il quale la donò al- 
la Chiesa di «. Agostino (F.) degli ago- 
ttiniani di Roma , per etsere famigliare 
(i{on che intrinseco del generale degli a- 
gosUniani p. m. Ambrogio di Cori) del 
protettore dell'ordine cardinale d'Estoa- 
teville, che la fece ristorare e abbellire. 
E ritiene nientei e p o e rari t nai ente, che 



▼ IT 

la II. Iminagii» non piii etiita in i^ Ago- 
•tioo , beochè io eiM la noonofcena il 
ooocittadÌQO Turrìoaii» nella «ferra i/t^ 
dita mss. de' Vescovi di ToscaneUa^ ma 
nella chieia de' paisiooitti , onde invita 
le Guide di Roma a farne eorresione I 
Surk probabilmente una copia , poiché 
oltre quanto deterÌTe il Piana nella Gè* 
rarchia Cardinaliùa^ a p. 63a> riferen- 
do pure il donativo del Totcanellai e co* 
me t. Luca la portasse sempre seco qual 
prototipo dell'altre, e con essa volle es« 
sere sepolto; tuttora in gran veneratone 
la n. Immagine trovasi identi Reamente 
nel sontuoso altare maggiore della chic* 
sa di s. Agostino, come anche prova in* 
contrastabilmente il recente eruditissimo 
e critico libro, che ne offre V immagine: 
Cenni istorici intorno alla sacratissùna 
Immagine di Maria ss, sotto il (Itolo 
Virgo Virginum et Maler Omnium^ che 
si venera ad alto nelV altare massimo 
della ven. chiesa parrocchiale di s. A* 
gostino in Roma, Estratti da vari ri- 
spettabili autori dal p. m. Angelo A. 
Lombardi parroco in delta chiesa edas^ 
sistente generale agostiniano^ Napoli pe' 
tipi di Saverio Giordano iSSg, Se po- 
tesse leggerlo il Campanari, tanto da me 
ammirato nella sua patria Toscanelia 
(^.) f certo sopprimendo la Correzione 
da farsi alle Guide di Roma^ corregge- 
rebbe la sua troppo franca assertione, ba- 
sata con fallace interpretasione sopra una 
iscriaione che produce , dichiarante sol- 
tento il donativo del Toscanelia alla chic* 
aa di s. Agostino di Roma. Non debbono 
lasciarsi senta mensione nella chiesa di s« 
Angelo i due sepolcri che ricordano i no« 
ni di due religiosi della benemerita con* 
gregasione, morti in onore di grande vir- 
tù, cioè fratel Ubaldo Michetti di Paiia- 
no venerdì a5 novembre i836, dopo a- 
irer vissuto semplice e umile con assidua 
orazione, neirufficio d'eccellente ortola- 
no^ nel 79.^ anno di sua età. Amantis- 
simo e innamorato della B. Vergine» fa- 
miliarmente la chiamava Madre mia. 



VlT i33 

e a lei indirinova tutto il giorno canzo- 
ni e lodi. Ebbe concetto di santo religio- 
so, e fu consultato ne' dubbi da eminen- 
ti personaggi, recatisi appositamente in 
questo ritiro. Ignorante della scienza u- 
mena, fu sapientissimo di quella del Van- 
gelo. L'altro servo di Dio fu il p. Lorenzo 
Maria di s. Francesco Saverio (della ro- 
mana famiglia SaUi, e fratello del va- 
lente arciìitetto, di cui anco nel voi. 
LXXXIX, p. a 1 8, ambo assai stimati, in 
uno alla famiglia, dal Pontefice Grego- 
rio XVI), decesso da pochi anni^ di cui mi 
i di consolazione religiosa averne godu- 
to la benevolenza, e soavemente convis- 
suto con lui a 3 giorni nel ritiro di Mon- 
te Cave, donandomi la sua preziosa ope- 
ra: L* Anima innamorata di Gesù Bam- 
bino da cui riceve quotidiane spiritiutli 
istruzioni j ed al quale si rivolge ogni 
giorno in santi colloqui ec^ Seconda e- 
dizione riveduta e corretta dalV autore 
e corredata di graziosi rami, Roma 
1837. E' mirabile ancora per aver sapu- 
to trovare in ogni giorno dell'anno un 
esempio analogo al suo pio proponimen- 
to. Questa chiesa dedicata a s. Michele 
Arcangelo (non lungi dall'altra deirere- 
mo di s. Girolamo, formata nello scoglio 
a forza di scalpello^ e di cui pure parla 
il Serafini) é l'antica oggi ampliata; e dal 
i368 in poi, ogni anno 1*8 maggio, festa 
titolare, accoglie la magistratura comu- 
nale di Vetralla, e il clero, i quali inter- 
vengono alla solenne messa; dopo la qua- 
le i detti rappresentanti comunali, in per- 
sona di tutti i vetrallesi , nunofano gli 
atti possessorii della Selva, stimata un te- 
soro, per aggiungere nuove ragioni al do- 
minio immemorabile che ne posseggono. 
Del selvoso monte, del romitaggio e del- 
la chiesa de'passionisti, scrisse pure il cav. 
Belli, Diporti e riposi villerecci, p. 6g. 
In Vetrai la, nella chiesa di s. Giuseppe, 
vi i una tela che vuoisi del b. Angelico 
da Fiesole del 1480. Il Serafini riporte 
il noTero delle chiese esistenti al suo tem- 
po in Vetralla e suo territorio. Nella cit- 



i34 VIT 

th. U cbUtt di a. Egidio abbtU epite- 
to p0rroocbialt| quindi fu data alla omi- 
Cralarnila della Mi«cricordia, aggregata 
• quella diRoma, e perciò ricca di molte 
iodiflgroie s nelle ftaiife oootigue allo 
cbieia reearooii ad abitarti alcune ao* 
nactieclariMeifenute dalla tidoa Viter- 
bo con animo di fondarvi od monailcro; 
ma diiaoimate dall' angustia del sito, e 
dall'ioAuflicicoza delle rendite» detittelte- 
ro dall' opera iocomiodate, e ti reUitui* 
rono airantica loro dimora. Altra chieM 

Eirroccbiale era quella de' m. Pietro e 
koloi indi GooceiM alla confraternita del 
Goniàlone aggregata alla romana , eti- 
itendo col tempio. Egualmente la chieM 
di s. Maria delle Grazie, priorato del par- 
roco rurale, §1 ufficia tuttora, dalla con- 
fraternita di t. Giuieppe aggregala a quel- 
la di Roma, con m. immagine miracolo* 
la. Fuori della cittli. Le chiese di •. Ma- 
ria della Pietài della compagnia de'tM- 
iitori; t. Maria del Ponte, dell'arte tua* 
ria; «. Antonio Abbate, della compagnia 
de'mulattlerii aggregata a quella di %, An* 
tonio di Roma} nel Campo Giordano da* 
Bruiciotti, la chiesa della Natività di N.S. 
Quindi parla d'altre i4 chiese dirupate 
o abbandonate del territorio, e di 3 al- 
tre già dentro Vetralla, cioè di s. Crocei 
di s. Bartolomeo entro la rocca e altra 
nel suo giardino. Eravi il monte di pie* 
lài ora frumenlario. L'ospedale ha la chie- 
sa in cura della compagnia della Miseri- 
coixlia. Vi i un piccolo teatro. Non man* 
ca di vestigia di edifìti anticliii come del- 
la sua lurttfsta lul poggio del Castello, la 
quale era circondata da profonda e lar* 
ga altura, e colle sue mura castellane si 
dilatava da un fosso all'altro, ond'era £or* 
lìssima a' suoi tempi. Anche nel tei rito- 
rio vi sono molte antichità e rovine di 
fiibbiiche che sembrano castelli, come n 
Valle Salsella dentro la selva dì Monto 
Fogliano* Intorno a Veiralla conlìmia- 
Metile i villici trovano monete ealtre au- 
Ucaglie. Pochi |>assi lungi dalla citi às'am* 
0Uf M un tcmpielto rotondo con esleros 



TU 

Iti A tabo bgliaBsi, il di eoi co» 
ftrto ocnpote, da ultimo rovinata, era 
pire di lofi egwg^ameate commetti sen- 
aa calee, eoa od fbiaaM di prospetto alla 
porta cbe introdooeva ad uà sotterraneoi 
ora rìpìciio di frantomi. Arguì il Maroc- 
co cbo fossa dedicato a a. Nicola di Bari» 
colla bllace congettura d'un campanello 
scolpito, ch'é piuttosto attributo di s. An« 
Ionio, o meglio perché l'oli veto porte il 
pooM di s. Nicola. Di piU offre varie isori-* 
tioai antiche trovate alle Capanaode, e 
altrove^ da Capranica per andare a Ve- 
iralla» nel quale luogo egli crede esistesso 
il Forum Cassii » di cui piU avanti. U 
Palmieri senaa distinsione note le prin« 
eipali fiimiglie antiche e moderne, che og« 
gi sono le pitk boolloae, essere quelle do' 
Pieri,Paeohi,Battigalli, Tirasaodhi, Fraa- 
ciosoni, Bubalari, Pompa, Cima, Biao- 
coni, Anserini, Taddeoeci, Zelli, Cerosi» 
Blesi, Paolucci { e nel eoatado Moretti» 
Losi e Pasquini. In alcune fiorirono uo« 
mini illustri, così in al tre non piti esisten- 
ti» e già rammentati. Neil' i^lànm di Ao- 
mo, t. la, p. a33, il prof. D. Vaocoliui 
celebrò la dottrina a roperc del P. d. Raf* 
faekZelU'IacohmmprHH^eamttete^wtoa 
ignobile tra'filosofi che fiorirono nella sua 
età. E nel medesimo Alhum^ 1 1 3, p. a4^, 
i il ritratto con il bellissimo Elogio bio* 
grafico di Framcnco Pieri, di G. B. F. 
(cioè il sullodatod.Gio. Battista Fratejao* 
ci). Illustre per molto sapere, pietà e ai« 
tre virtù» rapito eoase U prmdente io 
florida età alle giuste speraa» de'pareoti 
a della patria, poiché i vetrallesi furono 
sempre caldissimi d aaaer patrio, ed aoi» 
miratori degli uomini furaiti di sìngolara 
ingegno e sdenta. Araaagelo fu vesoovo 
di Sutri. Gio. Battiste Renroli vescovo 
d'Amelia. Mario Monteaì iìi vescovo di 
Noeera : oiolto si adoperò percbè la via 
Cassia passasse per Veiralla , come ia 
aatioo» ma coooaceadosi da*velralle^ 
cba avrebbe danneggiala Vìlorb^ «eco- 
aaa a&ùooaU a qadla città si qaietoro- 

dellaca. 



mera ìd Ferrara, d/coiifini in lempudi 
guerra e di peite, roiMsirae Delle guerre 
di Perugia e di Castro. Gregorio Zelli 
Bionaca Ra-uineie, poi tcjco'O J'^Kolinel 
Piceao, illuitre per pielà e rare Juti d'a- 
nimo e di cuore: egli era fratello dell'en- 
comialo d. Ralldcle. Altro loro degno Tra- 
Iclloc correligioio Fu d. Gio. Francesca 
Zelli abbate di i. Paolo di Boma, facol- 
liizato da Gregario XVI a benedire l'al- 
tare masBi'iio di quel risorto splendida 
Tempio, come notai neUol, Xll,p.ii5,e 
di cui iunaopocabeaeinei'itocuULtoiage- 
gao.Di Davide Carboni li ha, UGeoniftra 
perito, impreno io [loma nel 1810. Del- 
l' illustre famiglia Brufcioltt,ara ettinla, 
ne fu ultima discendente la dama die fu 
moglie al conleGaipare Carpegna, ricor- 
data in alcune opere con elogio, come 
Della seguente di altro illustre reirallete. 
Fr, Hyaciniho Brutciolto a Fetral' 
la, concionatore cappuccino mistìonutn 
praefcclo: Doclrina ChrUliana adpro- 
Jècliim Missìonum totiusRegni Coiigiin 
qaataor liaguas per corretatìvtu colti- 
ninas di4tini:ta, Rornaeib^o. il popolo d 
urbano e gentile, e li e<erci(a iu varie ar- 
ti e mestieri-, vi ù la rinomala concia di 
rallese Giacomo Mddias, di 
i uu opiQcio di coabacione 
a r Asphadelus bulhomi, 
,* StatiHiea del i853 re- 
,1113 famiglie, Si 78 abi> 
li degenti in campagna i3aa, 
a««ia nel territorio, e 7 militari. Gli abi- 
tanti degli altri comuni (oggetti al suo 
gofeino tona 3 i83, in lutto il ga*erna 
8356. Per morte del protettore cardinal 
RalTaele Fornari, il Papa Pio I X dicliia- 
rb proiettore di Veiralla neh 854 il car- 
diual RoberloRoberti,e la città a'i6 na> 
vembre feileggib l'inualtameato deltua 
iteiuma sulla iiic:iala del palaKio tnuai- 
ciprie , e Di.'lla chiesa collegiata fu con 
musica concertata detta la messa solenne 
e cantato il TV Oeit'ii, co) l'i «Iter Tento io 
forma pubblica dell'autaritii locali. Mia 
lera fu illuiniaala la città, e fu incendia- 



pelli del «CI. 
più etsendot 
per l'alcool e 
cioè poraKo. 
g>«tra67^ ci 
tanti, de '1 



VIT i3S 

lo Un fuoco d'artifìcio. Tanto riporta i( 
D. 187 del Giorn/ile di Roiiicr.titliGìi. 
il comune Huhtì il mercato libero del 
martedì. La (ìeia si tiene u'17 gennaio^ 
a' 1 3 giugno, a' 1 3 agoMo, e di 8 giorai 
cominciando dalla domenica in Albi*. 
Compulb il Serafini l'eiteni ione del ter- 
ritorio a miglia 35 circa, pieno di kI*«, 
pian u ce, munti, colli, e ferace d'ogni prò* 
duiione. Dall'annose foreBleli Iree legna* 
me da carbone, da ardere, dadoghceda 
cotlriiEioiie, e sono ricche di cacciagione. 
Rende mollo olio di buona qualità, e*- 
nape e lini per eisere abbondantisrimo 
d'acijue, ed il lino vetrallese gareggia ool 
padovano, aè invìdia a quello dì qualiia- 
si altro paese. Inoltre produce molto «i* 
DO, frulli, palale, legumi, e copiotegra- 
naglie ed erbaggi di buon sapore, olirà 
le piante medicinali, che ancora deal cte- 
reno la presenta e l'oKervatione d'un bo- 
tanico sludioto , e buoni funghì d' ogni 
specie, — AntichistiniBè l'origine dell'a- 
Iruica Veiralla. Il Serafmi, clied&ana- 
l'ìice, seguace del famoso Annio, dice BDk 
cor più pregiarci aver per irapreee la «t- 
te, pianta secondagli egizi significalo di 
fatica per la coltivazione che esige, e per 
ricordare il suo fondatole Noè, detto b(> 
Irimenti Giano, a cui si attribuisce la pinn- 
tagiona della vigna. Di lui mollo parie, 
de'siioiagnatni,disuai.*e 3." veoula ia 
Italia, in cui ebbe a principal seda la To- 
scana, da lui riempita d'abitatori, noli la 
regione Sjleumbrana, che trovò abiiabì' 
le precipuamente sotto il monte Cimino 
e nel lerritorio di Vetralla, e v'ioipiega 
10 capitoli per provarlo, l'ultimo ivol' 
gendolotull'etimologin. Di questa egli di' 
ce. Per aver i galli [lopoli della Sctiiai 
venuti con Noè, por fabbricar l' Elrurìa 
cli'è fiterbo (sogni che o suo lut^ toa* 
fulerb), prima d'ogni altra natione tMi* 
tato questa regione, ebbero il cognomi 
di frecciti. La parola Fetralla (|«i«dl 
allro non ispiegareche f^etcr GaUa^tntté 
frcchia Calla o vecchia abitaiioor de' 
g4lli, onde il disse fetraiU e /'«(«Wp 



i36 YIT 

b.'Qutito Dome Mgaificare FgUu Aula 
o f'cterum Aula^ equifaleote • tUoia 
ireochia de'galli» o sUnta reale de*feechi 
galli , quali ^primi abitatori del paese, 
loollre sulla fiMle d'uo Addìo, ritieoe il 
Serafioiy che Vetralla era in piedi quao* 
do regnava la città £truria/i suoi abitan- 
ti dicendosi Galli «Gianigeni-Saleonibro* 
DI. Il prof. Orioli nel ricordato t.i34 del 
Giornale Arcadico^ p. 164 e seg.» ragio- 
Da d'alcune poco conosciute terre lungo 
il tratto Viterbese della via Cassia, e del 
favoloso itinerario riferito dall' Ughellij 
dafr. Gioacchino da Monte Fiascone cap- 
puccino, e da'Bollandititi, non sansa im* 
portense per l' indicasione de' luoghi. 
Quello parla di Vetralla col nomadi Fe^ 
tus Aula, onde l' Orioli subodora una 
penna di famiglia Anniana, il quale così 
la nomina, sebbene non taccia che l'in- 
terpretasione o etimologia è piik antica di 
Annio,esibendone testi monianse del XIII 
secolo uscente.Quindi congettura,Ghesul« 
la gran via Cas&ia , la quale era la lia 
•dell' armata , per temporanea residensa 
•dell'imperatore non eravi luogo piìl op- 
portuno del /^orii//i Cdifì/, e siccome esso 
Don era troppo posisione strategica , si 
aarà un po' mosso di luogo, e trasporta- 
lo a Vetralla pochissimo discosta; ossia 
Vetralla si sarà fondata con queli.* suo 
nome. Poi. distrutta, in un col borgo di 
s. Valentino, detto Forum Imperaioris, 
da'vitei basi Ira il 1 1 1 o e il 11 87, il noma 
di Forum Imperatoris sarà perito eoa 
lai, e restala nondimeno la memoria del- 
r imperiai residenta, si sarà oomiDCiaU 
a dii la FtUis Aula o Fé ter Aula da'più 
istruiti, a /VlAi//a dal volgo^ che avrà 
Delia ciuuuna coo«iietadine abolito pra* 
alo Talti-o ooosa» GR ripugna Tatìasolo* 
già data dal Sarafiai di fetermm Aula^ 
ìm fefer Oatlml ludi nd «ol. 1 36 dal 
Gior9%ale A'Todico, p. 1 38, il proC Orio* 
K. nel suo Florilegio flterbest^ di odo- 
vo volle riparlare di Feiui Aula o Fé* 
9ere ^«iU. primitivo ooom di Fetrmiùu 
QAro parlaulo un diploaaa dtU'mspaffD* 



Iona EorloQ VI dato In Argentina fDrse 
Dell 190, ÌD cui si Domina Vetralla, e ne 
trae la oooseguensa, essersi delta fin da 
prioeipìo dal popolo oomonemente non 
Feius Aula^ né Feier Aula^ ma Fete* 
re Aula^ per essere allora la lingua ita- 
liana oe'suoi inisi. Da Feiere Aula, al 
pitk compendioso Fetralla facile era il 
passaggio. Nel diploma i scritto Felera» 
lam. Proponendosi provare, che il i .^ no- 
me di qoesla terra sncceduta a Forum 
Ca9$u,w9iFetu$ ^ci^, osserva che il po- 
polo ne' principii dell' idioma italiano 
vieppiii compendiando pronaosib For-» 
eassi, come dice ancor oggi; a dovè di 
leggieri dire non Fetus Aula, ma Feie* 
re AuUSf a poi fare di Fetus Aula quel 
At avea btto di Foro Cassiti e pronun- 
liare Feter Aula^e finalmente dimenti- 
eare anche 1' 11 in Aula e dir Fetrala 
cóme si' legge Del diplòosa d'Enrico Vf, 
fioche di mutamento in mutamento sai^ 
venuta fuori la denominatiooe odierna. 
U Palmieri rioonosoendo 1' aniichissima 
origÌDe di Vetralla , il coi oome alcuni 
fannoderi vare da Feter Aula, soggiunga 
che tale si appella dalle voci caldee Beth* 
j^re^casa deirindrooDciso. Poiché nota, 
che i fienicii si eircooddevano , e coloro 
che praticavano 00' greci aveano dimes- 
so tal costume. Quindi ad esso pare cer- 
to, che Vetralla venisse a principio edi- 
ficata da'pelasgi» o greco fienicii. Dice il 
Caliadrì, l'origiae di questa dita etrusco 
esser avvolta oell'osourità de'secoli, e so- 
lo si sa che questo fu il Foro Cassio, la 
dispersione del qoalecreb il presente luo- 
go. Odia celebra via CassM riparlai n el 
voi. LXXVIII, p. a8i : prsaa Ul nomo» 
aaooodo Nibbj, dal oeosara Lodo Cassio 
LoDgioo Ra villa, quello slasfo che nel- 
ToDDO 6a6 di Roma, a qoesla coodusse 
raeqoa Tcpula, col colkga G. Scrvilio 
C epi oD a , ed una staiiooa era Foro Cas- 
Jà^ ov'é stataria di Foraasd praM Ve- 
tralla lungi od aaìglio. CosidDeavi da Ho- 

DM a Firtuae. il Scrafiai md oauvìefie 
lUa^ cka VaUolla teii^tt M Foix» 



TIT 

di Canioi pokM «oiUeDf profMiirt da 
Noè cognomioatp Gitilo, • pcffoib ■ quel- 
lo preeiittente; bensì cbe ra detta da'la* 
Uoi Forum Cassii, per a? erla i Caiiiiooiì 
deoomioela, onde Èiòìut la cUià de' CoP' 
sii, forte da Spurio Cassio 3 ?olte oooso- 
le , ed io prof a esibisce noa sua meda* 
glia, e soprastava al suo foro omoDimo» 
ove Doo si amministrava la giustisia, nel 
luogo cioeda'galli appellato Fossato Gal- 
lo, giacché ivi si faceva la fiera e il mer- 
cato; mentre Spurio Cassio fermò la sua 
residenza governativa, e alzò il tribuna- 
le per amministrarla nella città. Insom- 
ma distingue, iìForum C^miiì essere pro- 
priamente in Vetralla , ed il luogo di s. 
Maria di Foi*cassi, ove gli altri colloca- 
no il foro , altro non essere stato che 
luogo subordinato al principale. La chie- 
sa è dedicata alla ss. Annunziata, e nella 
sua festa a*a5 marzo in memoria del fo- 
ro vi si teneva la fiera e si correvano pa- 
lii. Ne riporta le memorie antiche, dice 
esservi una miracolosa immagine della B. 
Vergine,ed essere commendadiMaUa;ora 
però soppressa, non trovandola io nel Ruth 
lo dell'ordine Gerosoliniiiano.'Rtì luogo 
sono ruderi de'suoi edifisi, e vi si trova- 
rono medaglie d'argento e di bronzo col- 
l'immagine di Spurio Cassio, non che al- 
tre anticaglie, marmi, colonne, sepolcri| 
lucerne di creta,ed avanzi di bagni. Mol- 
to ragiona il Serafini della nobiltà e po- 
tenza della famiglia Cassia; e della con- 
federazione che Vetralla conservava co* 
popoli Fallici, con Vesento, co' Veienti, 
con Bagnorea e con Pitigliano. Dalle te- 
stimonianze riportate di sopra, apparisce 
che Vetralla apparteneva alla diocesi di 
Tosca nella, prima che a questa fosse uni- 
ta quella di Viterbo, e l'afferma il Tur- 
riozzi. Scrìsse alcuno che Forum Cassii 
città ragguardevole ebbe la sede vesco- 
vile, e la cattedrale io s. Maria di For- 
cassi. Ma rUghelli,o meglio il suo anno- 
tatore e continuatore Coleti dell' luilia 
sacra 1 1. 1 o,p. 1 84» dichiarò: Contendunl 
ciregU FeWaUensii Caslrif scu Terrae 



VIT i37 

ineolae decoratus fuUse E/nscopali di- 
gnitaie. Quod si spectetur antiqua Ve^ 
trallae condicio ^ ea nobilissima est. Haec 
enim inter Sutrium et Fiterbium 7 mil. 
passus exurgens in ipso Fiat Casside 
romanorum celebri itinere^ inde nuncu* 
patOf quod a potentissima gente Cassia 
silice substructum, et inde Fetralla Fo- 
rum deinceps Cassii dieta fueril, viseba* 
tur de qua Cluveriusin Àntiq. Ital. ** iVb- 
siri saeculi plerique auctores docent 
Forum Cassii esse oppidum^ quod vulgo 
vocatur Vetralla, quasi a latina appel" 
latione Veteri Aula, tanquani loci mC" 
moriam referente, Aliud praeterea ar^ 
gumentum producunt, quod templum isti 
oppido contiguum etiarn vulgo appella' 
tur %. Maria Forcassi. Quod sane docu» 
mentumhaudvane videri potesÌ\ Ejus* 
dem sententiae sunt Leander Albertus^ 
Folaterranus et Antoninus in suo Iti- 
nerario* Cum enim Romanam rem inge* 
nio, opibus, armis servassent^ et pluri* 
mum auxissent prò geniti e Cassio ger» 
mine^ Forum de e/us nomine statuere 
prisci romani^ et hoc in ipsa via Cassia^ 
et loco ejusdem praecipuo Vetralla, in 
cujus agro afossoribus plura eruta sunt 
ex aurOf argento, et aere numismata, 
quaepraeserunt imagines, et Cassioruni 
munera^ de quibus agit Aloysius Sera* 
phimis in opere a se edito, cujus titulus 
est: Vetralla antica cognominata il Foro 
di Cassio. Ferrano in Lexico Geograplii- 
co, in verbo Forum Cassii, quod Fetral- 
lam fuisse consentii, urbeni etiam dicit 
quondam Episcopalem. Mos enim , et 
institutum rohìanorum, ut observat Si' 
goniui^trat Forum praecipuis tantum in 
loels ponere; ethinc est, quod forum a 
scriptoribus saepissime usurpatur prò 
aliqua Civitate, velloco insigni, velqida 
jus ibi dicundum erat, vel celebres Nun* 
dinae agebantur, vel sane quia Nundi- 
noe, et negotiorum domicilia erant, ibi 
Jus dicebatur. Facuum ìgitur fuisse di- 
gnitate Episcopali non existimant hoc 
Forum Cassii, quando et alia huie cou' 



i38 VIT 

termina loca proprio potiebaniur maro» 
rum Principe. Nos tamen rem duUanè 
haud certam facimuM, cum nuUus mm- 
nel nosiris studiis ex antiquitatU ino* 
namends Episcopus, quiForiCastiinum^ 
enpeiur, P^etraUensis vero populus ad» 
htic spectabiUs est, territorio ampio gau^ 
det^ arvorumfertilitate^ omnique opa* 
kntia^ et ad viiae eternae culturamtem* 
piis, religiosis utriusque texus domibns^ 
piisque aedibut tam prò se, quam prò 
exteris satis dives est, Haec de FetraV 
la verbatim ilescripsimus ex Abbatis- 
Lueentii Italiae saerae illustratae]ei 
auciae U i in f^iterbiensiiun, ut siquidem 
de hujus nobilis oppidi antiquato , ut 
fertur, Episcopatu nulla uspiam appo- • 
reant vestigia^ hic saltem commemoren* 
tur, quaeadillum suadendumineulcant 
p^etrallenses.HuWa ci dice il SeraQoi del- 
la storia urbaoa dell'epoca roinansy del* 
rinti'oduxiooe del criitiaQesiaio,ede'prt- 
mi secoli del medio evo, per essere peri* 
te le memorie nelle frequenti guerre che 
tratagliaroooVetralla.La i .* ootitia l'ap- 
presi e già accennai, dall'Orioli, dolche 
Vetralla fu distrutta in uo col borgo di 
s. Valentino, da'viterbesi tra ili i io e il 
1 137. Ofserva il Serafini , che non è a 
dubitarsi che questo luogo sia stata resi- 
denza de' Papi, i quali soggiornarono nel- 
la provincia , sì per la ticinanta di Eo- 
ma e di Viterbo, donde venivano m rl- 
c:reai*si nell'aere di Vetralla, già saluber- 
rima avanti il taglio della selva di.mon« 
te Paue8e,che rompeva tutti i venti ma* 
rini; ed anco per accertarne gli serittorì| 
fra 'quali il Baronio negli Annali Ecolc' 
òiastici^ da cui si trae come Eugenio III 
del 1 14^> bramoso d'estirpare i nemici 
del nome di Cristo, stansiaise in Vetrai* 
la, e da dove scriveva lettere per la spe* 
dì&ione di Terra Santa, esortando e invi- 
tando ciascuno all' impresa', con lettere 
mandate da lui al redi Francia Luigi VII 
il Giovine, ed agli altri principi franoe* 
si : JMl, / tlrallae, haUndis decembris 
1 1 45| antu) I ." eius Pontificatus, Euga- 



▼ IT 

M HI cnm portalo m Jiiaonire io Ve^ 
Inlla, chi ofoo olkm fato mooiia e (or- 
to rooea, oostretlo • loseior Roma per lo 
sioiolota rieoQciliasiooedo'romaDii che lo 
persegnitavaoOy agitati daireresioroa Ar* 
oaldo da Breieie. Ed aocomodate io Ve- 
trailo le sue oosci Eogaoio III passò o 
Piusoa patria, e qoiodi io Fraocia. L'O- 
rioli rileva, che l'epistola d'Eugenio III 
è pih'reeeole par sempre della distro» o- 
oe del disoorso Forum Imperatoris, Go*^ 
A lo pergaoieoa deli i46, presso il Mu- 
ratori, Antiq. med^aevif che ha: Certuim 
esime Girardum eomitem de Fé traila j 
o l'altro dell 14?: Signa manuum Sene* 
balli Ruberti fiiiiteivieecomitis Fetral* 
Use. Duoque a qoell'epoca Vetralla oveo 
il soo oonlo e f iscoolei sigoore o gover-' 
Datore. Si appreode dal Bussi, che fra lo 
dooasiooi fatte a Viterbo da Pietro [do 
Vioo, dal eoote Goitto e da'eooti Lom* 
bordi di Gastellardo, ti fu pure Vetralla; 
deoasiooioooferGaatedall'imperotoreFe* 
dorico I Dell 174» qoandoavea occupati 
gli stati della s. Sede, o eoi certameoto 
già apparteoeva Vetralla. Riferisce Galio* 
dri, che oeli i85 vi fu guerra tra'romani 
e viterbesi, che distrussero Vetralla. Me- 
glio lo oarra il Bussi. Nel 1187 i viter- 
besi furooo GOUretti a preoilere l' armi 
oontro i romani, a'quali si unirono i pò* 
tenti signori Taocredo e Girardo de'G iut* 
to, che da' viterbesi vinti nella valle di Ca - 
stiglione, e dopo pacificati nel 1 188 tor- 
Dati ad astulTirsi, nuovamente i viterbe- 
si disfl^cero i romani. Provò nell'anno stes* 
so il furore de' viterbesi il popolodella ter- 
ra di Vetralla, giacché essendosi questo 
ad essi ribellato, li pose in oeoessità di 
assediar Vetralla, la quale essendo stato 
da loro espugnata, per gran parte la di- 
strussero. E siccome Giono e Borgogoo- 
oe, ricchi e potenti vetrallesi, volevano 
accingersi a riedificaroe il castello o for- 
tetsa, i viterbesi portando di nuovo l'ar-" 
mi contro di essi, per allora glielo ioipe- 
dirono; avendola poi alia fine totalmeoto 
dittrutta oel 1 1 89, termioò b guano co* 



veli-Bllesi. Co»'i VeIrallB ptt la a." »olla 
fu JevaMala ita'viteibe». ^a^Iail Sera- 
fiui, la famiglia de Viuo litaDueggianda 
la provincia del Patrimonio. l*icli'o de 
Vico prefetto di Roma eiieadoiene im- 
padronito,» pure iniieiue a Velralls, nel 
1 193 ne fu caccialo da Papa Celetlioo 
111. Pili tardi Vetralla nuovamente «og- 
giacijiie a'de Vico, poicLé Manfredo pi-e- 
feiio de Vico odi 309 co» sua gente dì 
Velialln, Tolfo, Vico, Viterbo e Coroe- 
lo, andò io Mareiuma udlo «tato llde- 
l)iBndiao, e depredò grao uuaierodi pe- 
core. A Manfredo succe»w Giooanni 
prefetto de Vico, a cui più tardi moite 
guena il famoio agitatore Cola di Rien- 
zo tribuno di Roma [/^'.) ; e dichiarato 
cb'egli fu vicario dell'imperatore in Vi- 
terbo nel r 343, divenne coti polente che 
li fece a(rallo tiranno de' luoghi del Fa- 
Uimonio fra'quah Vetralla, che la fece 
(ua hbera , donando col (uo figlio Gia- 
como multi itabili del tuo territorio, al 
ben aQ'etlo veli-Blleie Giovaoni P.roto. 
Divenuto Cola di Rieiito lenatore di Ro- 
ma, o mentre ancora era tribuno (poiché 
le date del Seralini tono errate), «igeo- 
do da tulli lomminsione, liccome gliela 
negava il >olo Giovanni de Vico prefetto 
di Roma, vicario di Viterbo e della pro- 
vincia del Palrimoaio, sdegualoii Cola, 
moiseconli'odiluicon 5ooo fanti e looa 
CRialli.e^ercilofarttislocollegenlìdiCar- 
oelo (cornandole da Mai.rredo lor signo- 
re). Perugia, Todi e al tri luoghi co ot ioni 
(come di Naini e de'baroni romani), al 
[{uale prepose per capitan generale Cola 
Oriìni guerriero di mollo ardire. Um:i l'è- 
•ercito io campagna nel uieie di giugno, 
t Miggiogali molli castelli del prefella, 
Colin rocca di Hispampaoi, di cui nel voi. 
LXXVIIl, p. 170, giunge «illoiioiua Ve- 
tralla, che comballula pi LI volte du'neini- 
ci con ripetuti aualli, fu io poter loro la- 
HÌalB liberamente dm'veiralleii, i (]uali si 
ritirarono nella rocca. Quetla non lard6 
l'Orsini d'asulire,ripetutoineiile con tul- 
le le fune, e vedendu che iiiiano si af- 



V I T iS» 

faticava d'espugnarla, pei- la ifelflroM di- 
feia de' vetrai lesi, si poie à Mccbc^ian 
la cacupagoa, bruciando quanto incon-f 
travB, per cobi cotlringere la rocca alla 
. Scorgendo Gnuldienle che leiusOTI> 



deità a 



o prò. 



laggio 



nella disperala difeia de'velralleti, quuil 
non curaudo le rovine recale al loro ler- 
ritorio, Elabil'i l'Orsini di ilare un gene- 
rale Biielto alla rocca , valendoti dell* 
macchine gueiietche, e particola rmeiilfl 
dell'ali nel la, che loslo ì velralleii bruci» 
l'ono , ributtando l'esercito stulilore. 
Laonde rOisini ragguagliò Cola di Rien- 
10, di non aver potuto in due meti « eoa 
tutti gli sforzi impadronirsi della l'acca 
di Vetialla, Alteratosi Cola, fece inten> 
dere al de Vico, che se non veniva alln 
lUB ubbidienza, avi ebbe fallo dare il guii* 
ilo alla campagna di Vileibo,*! mai pih 
l'avrebbe perdonato. Scosto GiovanniUa 
Vico da' pencoli che tovraslavanoal luo 
ttoio, ipvib al di Rienzo i suoi ambMciat 
lori, lollomeilendosi e invocando perdo* 
DO. In tal gnita la rocca di Veiralla retlb 
illesa, ma rilirandoti l'esercito asta li tor^ 
fluì di depredare Vetralla a il territorio. 
Nella difesa della roccn sperìoMBli» Gio> 
vanni la fedeltà e la proJezM de' velrol* 
lesi. A chiarire la vera epoca d«ll'a*«*« 
nimenlo, e alcune parliculanlà, ni gio^ 
vero della ^'ita di Cola eliRitiao illw 
tirata da Ztfirino Re, e paro ìl ■ 347* 
Ricuiaudoii Giovanoi de Vico, che bcI-> 
l'atsenza de'Papi residenti in Avignoitet 
da governatore crasi Tatto tiranno di Vi* 
terbo, di rendere iibbiilienia a Roma, il 
tribuno Cola di Rienzo lo depoce dalla 
prefetlurn, e l'sccosì) a Clemenle VI a'f 
luglio 1347 di fratricidio e altri delitti. 
Iodi determinala la guerra contro di Ini^ 
il tribuno fece capilBfio dell'esercita Co* 
la Orsini signore di Cnilel (. Angelo,* 
per contigliele gli die' Giordana Onini^ 
L'etcì-cìlo pose il campo a Velnilla,vri-' 
mate all' attedio della rocca dee gioroi^ 
scorrendo la piaiiuiM Hno a Viterbo, ar- 
dendo e dcrubaudu con gruo paura do* 



i4o VIT 

viterbesi. Velralla ti rese perbaoiufo- 
lontà degli abitaoli^ ma non la forte roo- 
ca. Volendola i romaoi prendere per ae^ 
te di guerra fecero trabocchi e manga- 
nelle, macchine per. gettar pietre, fuoco 
e zolfo; ed uo'asiaella di legno, ordigno 
formalo da grossa trave per batter mu- 
ri e gettarea terra porte, e così detta daU 
la testa ch'era oeirestremità d'uo'asina; 
ma condotta alla porta della rocca, nel- 
la notte fu arsa dagli assediati, con get- 
tarvi sopra una mistura di zolfo, peoe.o- 
lio, trementina, legna e altre cose. Con- 
fumato e guasto da'romani ogni campo 
fino a Viterbo, a mezzo estate di luglio^ 
fervendo il caldo, il tribuno si recò all'è* 
sercito per mostrare tutta la sua polca - 
la, con cavalieri e pedoni, per ulteriore 
mente guastare e distruggere le vigne di 
Viterbo. Saputosi ciò dal de Vico, tosto 
pensò d'ubbidire: mandò prima amba* 
sciatori a Roma, e poi vi si recò égli etes* 
»o, seguito da 60 persone. GiòQto in Cam» 
pidoglio, si pose nelle mani del tribuno, 
il quale adunati i romani de*due sessi, 
pronunziò un discorso, dichiarando che 
Giovanni voleva ubbidire al popolo ro- 
mano, e quindi lo reintegrò della prefet» 
tura e de'benì. Innanzi poi che il prefet« 
to partisse da Roma e V esercito da Ve* 
traila, fu consegnata al sindaco e a' fat- 
tori di Roma, la rocca di Riipampano, 
indi il prefetto fu lasciato libero. Media- 
ture di tutto fu fr. Acuto d'Asisi dell'or- 
dine degli ospitalieri, di santa vita, e fon- 
datore dell'ospedale detto della Croce di 
a. Maria Rotonda in Roma. L' esercito 
tornò in Roma, coronato di rami d'oli- 
vo. Mentre Urbano V erasi portalo da A- 
vignone in Roma, coli' iolendimeoto di 
ristabilirvi la residenza pontificia , nel 
1 370 guerreggiando contro Giovanni de 
Vico, sempre inquieto, a'sS aprile man- 
dò il suo esercito ad assediare Vetralla, 
e quindi si reitiluì in Provenza. Succe- 
duto a Giovanni de Vico il primogeni- 
to Francesco, questi nel pontificalo d'Ur- 
bano Vi marciò contro qua' luoghi che 



▼ IT 

ne aveaoo rioonoiduta U tovraoità, de* 
▼astaodoli colle eoa truppe. Verso il^fine 
del settembre 1379 sottomise Vetralla^ 
e la donò a Gaglielmo ano de'saoi ca- 
pitani, il quale dopo averla barbaramen* 
te saccheggiata, la vendè al popolo di Ro- 
ma; a cui però Francesco io breve tem- 
po a forza la ritolse. L'Orioli, col Bussi, 
chiama 3.* devastazione di Velralla, l'oc- 
eapazione di Francesco; e 4-' quella del 
i43a, di cui vado a parlare. Il Bussi poi 
narra, che nel i388 i consoli di Viterbo 
investirono di Velralla la famiglia de Vi- 
co. Ed eococt all'epoca in cui i velrallesi, 
bramosi di vivere sotto l'immediata ub- 
bidienza della s. Sede, ad essa si diedero, 
col seguente racconto del Serafini. Pe- 
rito a pezzi il prefetto Francesco de Vi- 
co, gli successe il fratello che seguì le sue 
riprovevoli pedate, eh' erano quelle del 
comune padre. Egli non volle altrimen ti 
concedere a Velralla la desiderala liber- 
ta, ma tenendola occupata, si faceva for- 
te nella rocca , tiranneggiando gli altri 
luoghi convicini. A'3 marzo 1 43 1 eleva- 
to al pontificato il virtuoso Eugenio IV 
d'alti spiriti, subito si dedicò ad elimina- 
re le turbolenze, eonseguenze del lungo 
scisma, che ancora travaglia vano la Chie- 
sa nello spirituale e nel temporale. Vo- 
lendo sterminare i prepotenti tiranni de' 
domini! della s. Sede, affidò il tornando 
delle milizie pontificie al prode prelato 
cornelano Fìtelleschi (^.) poi cardina- 
le, a Nicolò della Stella detto Fortebrac- 
oio capitano di ventura e generale di s. 
Chiesa, e al conte Dolce, ambo guerrieri 
valorosi. Questi divisando abbattere pri- 
ma quelli vicini a Roma, nello slesso me* 
se e anoo tosto mossero V esercito contro 
Giacomo e l'assediarono in Velralla, do- 
po essersi impadroniti di molti suoi luo- 
ghi. Il maggior nerbo delle truppe papali 
si accampò vicino a s. Francesco , e con 
l'altra porzione circondarono la terra con 
regolare assedio, non senza dare il gua- 
sto alle campagne velratlesi, per ridurre 
questi alla sommissione. Ma i cilladini si 



Vi T 

oitinarono alla diroa, non cm-ando teli 
danni , onde non coulBrnipar la loro ti- 
pulHiìone. Dì che aiiedutoii il Vitelle- 
«chi, e iri'ilalo per Farti poco conio di me 
torte, si decìse ad un estallo generale, pel 
<]uale di*emitoDe padrone, i soldati ten- 
ta freno ti abbandonarono od od ci iide- 

Veti alla col fuoco eco! Tetro, che non la 
pcrdoDorooo a teniture e ad edititi, ed 
B quanto loro icone in mano. I vetrai* 
leii colle loro co>e più care, eronsi cun 
GJaconio rifugiali nella rocca, e roililìca- 
liai, fecero Bioslra di i iguai dare con in- 
diUerenxs lanlo eccidio, ludi peiòcono- 
KÌuti i gvaii pericoli che loro tovrasls- 
feno, K noD pioGllavano dell'occatione 
pel riacquiito di loro libertà, riwUelle- 
ro darsi sponlaneBoienle al Vitelletchi, 
e di tolloponi all' ubbidieoia pontifìcia 
da tanto tempo bromata da loro. Io lai 
modo e dopo «egielo e luogo conaiglio, 
insorgendo di coniuii accordo, recaionii 
alle Mante di Giacomo gridando: f'iva, 
rivas. Chieia. Ed impadioniliti di lui, 
lo coniegnarouo al Vilelles(hi, per »nggio 
de'Ioro inlendimenli. Il severo pielalo, 
Tenuto io cognizione della deliberaiione 
del popolo, perdonò a ciaicuno 1' enor- 
oiexie commesse iu quetla gueria, o in 
allra occasione coulro la Cbieta. Quindi 
il prelato e i veltatleti, inviati ainbaicia- 
toi'i ad Eugenio IV, la comune con di> 
versi capitoli, accettali de'Tetrallesi, e ri- 
prodotti dal Serafini, ottenne molli pri- 
vilegi in premio di spontanea dediiione 
al diretto dominio dello e. Sedei l'alio 
ponliGcio recando la data de'30 mano 
1 43 1> Primamente dichiarò il Papa dì 
tenere perpetuamente Vetialla «otto il 
dominio immediato della Chiesa, né dì 
concederla ad alcuno, o d'impegnarla o 
obbligarla Ìo alcun modo, non oilaoteche 
da altri il contrario sia stalo fatto e st- 
lentato fin allora, il che qualificò nullo 
e irrito, tteslilui a'Telrallesi il tolloglì da' 
de Vico. Concesse loio refcntionc da ga- 
belle d'etporlaiioue e impoi laiione d'o- 



VIT i4' 

gni torta di biade, però nella pro*hica 
del Patrimonio. Che la cogoìiione delle 
cause ini.' islanta si ciiilieù criminali, 
si debbano giudica redsgliuSiiialidclluo- 
go; e che gli uomini e uiiiTetMlà di Ve* 
traila non fossero tenuti denanuare i 
molefìzi falli nella lei ra al giudice della 
provincia del PaliimoDio, come godeva* 
DO Solfi e Munte Fiascone. AllrecoDce*- 
«ioni li ponno leggere nel patrio Itorico, 
ilquale aggiunge. Dopo i:bc il Vitelleicbi 
ebbe in mano Giacomo de Vico, lo feca 
conduire prigione nelln rocca di Soiia» 
no, dote gli fu tagliala la letta, perei-' 
tei si falli) signore di molte lene intorno 
a Vetialla, e commesse molle iniquità. 
E quanto a'danni eofferli da Veiralla In 
qiietla guerra, tono registriti oel la can- 
celleria comunale. Domaodalosi da Nico- 
lò Fortebraccio a Eugenio IV lo (tipen- 
dio pel tempo che avea militato per lui, 
rispose il Papa, dovergli ballare il Ioli» 
al capitano del borgo di Vetralla e di Ci- 
vita Vecchia, il saccheggio di etto borgo, 
ed i bollini lalli io alUi cailelli. MalcoD- 
lento il Foitehraccio di tale rilpolta, ■ 
vendicarsi delle paghe che pretendeva 
doveigliii per la ricupera di Veiralla s 
di Civita Vecchia, si uni a' ribelli Colon- 
neti nel far guerra al Papa, e nel i433 
ctutnbui con altri avventurieri alla ri- 
voluzione di Roma, checoitrìnie Euge- 
nio IV a fuggire a Firenze. Continnaa- 



do il Eoi 



-eggiB. 



avendone occupati pa- 
recchi, Laltagliaudo nel 1 435 a Capo di 
Monte, probabilmente di Napoli, rimaM 
ferito e vi moi'i dopo pochi giorni. Par- 
lai di lui ne'vDl.Lll,p.i43,LV,p.3l7 
e altrove. Rammenleiùancora avere ri- 
ferito con Conleloro, Diondo altri, ne' 
voi. Xlll.p. 3oi,bV,p. laS, eia altri 
luoghi, rìie vuoiti il de Vico decapitalo 
Deli435iiiVelia1la nella vigilia di >.Ui. 
chele, collo sua famìglia, meulte altri con 
quella lo dicono strangolato Ìo Soriano 
iieli44'' Nanano il D uni col Cofellut- 
ij, e il prof. Orioli con Della Tuccia, cba 



\ 



i4i ▼ 1 1 

in Vetralla e io Viterbo dopo la (SaccMi- 
ta,a derisione del tiranno de Vico, m can- 
tava nel f434<]iie8ta strofa: On ne pen- 
serò le fai la - Al prefetto superbo - f^O" 
ha desfare Fiterbo - Ora se tolle Ve- 
tralla, Si ha dal Serafìni, che onoraro- 
no di lor presenza Vetralla Eugenio I V| 
ed il successore Nicolò V, per ricreazio- 
ne dell'animo, e per goderne l'aria allo- 
ra perfetlìssima. Ricuperata ch'ebbe Ve- 
tralla la sua libertà, credeva che le fosse 
dato goderla in quiete, quando morto nel 
l44o il cardinal Vitelleschi^ che col ter- 
rore del suo nome teneva io freno i pre- 
potenti, essendogli succeduto nella cari- 
ca di generale di s. Chiesa e nella fama 
di guerriero di gran credilo, Everso H 
Orsini conte dell' A nguillara, occupò mol« 
li circostanti luoghi della s. Sede. Recan- 
dosi poi a Ronciglione colTesercito, pen- 
sò d'impadronirsi di Vetralla, e marcia* 
to alla sua volta come uflìzialedi s. Chie- 
sa, con belle paroU protestò di nulla fa* 
re a suo danno , e finì con occupare la 
rocca co'suoi, e l'afTidò ad un castellano. 
A poco a poco il conte prendendo auda* 
eia , cominciò a imbrigliare i vetrallesi, 
ed a farsi loro signore strano forse pih 
de'de Vico. Intanto, come narrai nel pa- 
ragrafo Caprarola^ nel i456 Sicuranza 
e Menelao figli superstiti del giu*>tiziafo 
Giacomo de Vico, avendo tolta quella 
terra ad Everso 11 , il Papa Calisto III 
colendone prevenire le conseguenze, di- 
chiarò Caprarola, Vetralla e altri luoghi 
appartenenze della giurisdizionedel Pre- 
ftlto di Roma (^''.), ed avendo neh 45*7 
conferita tal dignità al proprio nipote 
Pietro Lodovico Borgia, poscia a'3 i lu- 
glio 1 458 gli concesse Vetralla e gli al- 
tri luoghi della prefettura ; disposizione 
restala senza eflelto o per la contumacia 
de'de Vico, o per la morte del Papa se- 
guita o'6 del seguente agosto, cui succes- 
se Pio II. Si legge a p* 377 de'^uoi Cam* 
ì/ientarii, nel cui indice Vetralla è qua- 
lificata Civìtas, Eversi ab ecclesiasiicis 
recuperata yòi\Qet\àoi\ dell'andata del Pa- 



pa iti Vetralla. tJhique invoeaidlur E!e* 
cletia, et ubidite studiwn erat deiicien* 
dae servitutis\ quam misere tot annos 
pertulerant. Erant illis Oppida irede* 
eim natura loci, frumento, armis, eoe' 
ieritqne ad defsnsionem necessarii egre» 
gie communi ta, Jovium, Carbonianum, 
Caprarola, Roncilio, Capranica , Ve* 
traila, Bleda , Vianwn , Monteranum, 
Cerete, Charcarum, Severa, MonliceU 
lum, parlim aoceptam a patribus, par» 
timper imuriamvieinis adempia, necpu* 
tabatur sine magnis incómmodis itane 
victoriamfiUuràm Ecclesia^. Più avan- 
ti, parlandoli di Oiofebo figlio d'Eversa 
11, anch'esso nemico de' Papi , è dcttoi 
Noctu tandem peditihU9paucÌ8 comitati» 
bus, exportans nesdo , quid ad fugae 
subsidium, ex arce Bledae ad qtiam a 
Vetralla refugerat ingenti trepidatione 
abscessit. Oc pene est interceptus, Ecce 
vetustae sed nocentis famiUae exitum. 
Il Serafini dopo aver anch'agli detto che 
Pio II si recò a rallegrare di sua presen- 
ta Vetralla, ecco come racconta la tiran- 
nica dominazione del eonte dell* Angui !• 
lare, e come i vetrallesi Hberatisi dal suo 
giogo ritornarono sotto s. Chiesa. Men- 
tre i conti d'Anguillara figli d'Everso II, 
con questi tirannicamente governavano, 
potenti pe'vicini molti luoghi che signo- 
reggiavano, di quando in quando s' im- 
padronivano delle giurisditioni , fecero 
altrettanto colla selva di Monte Foglia* 
no, stimata sempre dal comune vero te- 
soro , come già rilevai. Pertanto venne 
proibito con rigoroso bando a lutti di 
legnare in tal monte, senza licensa del 
conte, l vetrallesi che sino allora aveano 
tollerato ogni vessatione, ne restarono vi- 
vamente disgustati , e si proposero di 
vendicare la patria libertà. Di repente 
s' impadronirono della rocca, cacciando 
la guarnigione del conte Evei^soll^ il qua- 
le forse per rammarico oe morì , a' cui 
figli Diofebo e Francesco intimò Paola 
Il nel i4fi4 d'onninamente restituire i 
luoghi usurpati. AlteraoMote risposero 



"fìt 

con oegatiTB, vantandoti cbe le protoca- 
ri tioD avrebbero mancalo di diTendeiti. 
Risoluto dunque Paolo 11 di vendicala 
tenie iagiuiie, tolenuemeole IÌ «comuni- 
GÙ e dichiarò ribelli a'iS luglio 146?, e 
per meuo di valoioto esercilo alla aiciìi 
di luglio già Biea ricuperato gli usurpali 
luoghi, fugaudoDiorrbo e impiigiofian- 
do FiBuceKo, it] modo narralD nel >ul. 
LXXXVI.p. :i98. Allora i teiralleti »pedi- 
l'aiioambascialorial PopB.tupplicundola 
a pieoderji »olto la sua proleiione. l'aiilo 
Il le con ce ile con breve deli." «ellembre 
i465 , lodandone la fedeltà e Jivoiioiie 
alla I. Sede, per esperii nuotainenle ad 
elsa soltopotii, reiificanda gl'iDduiti e 
capìtoli da Eugenio IV i-o»cessi.Neli4C8 
vevlendo lite Ira Bieda e Vetinlla pe'cun* 
fini, ì velrnllesi ollennei-o contro i bieda- 
ni un luonilorio da Paolo II, e pili tarili 
tie]iS4i «eguii'cno Uh loiocapilolaiioni 
. Neil 474' dopo lunga lite, 



l'alia fece 



col cardinal 

■datario 

pe\Jiis pasctndi nel- 



Bbbatedii. Mani 

la costa di lìridigaoue, che anlicameota 
era d'asiolula pioprielà del conione. Al- 
ili privilegi accordò a Veiralla Ìl succes- 
sore di Paolo II, Papa SitlolV, il qua- 
le neli476 angustiando Roma la peslì- 
lenia, sccumpognato da G cardinali, cO' 



idNoTa 



<i si por. 



«,a 17 giugno ' 
tò. e pare che s\ ù fermasse sino s'Jo in 
cui giunse in Amelia. Avendo i vetrallesi 
in laute guerre ed eccidii di loro pati la, 
perduto roolli documenti sulla proprielù 
della selva di Monte Fogliano, provaro- 
no tale doiuinio comincialo nel 1 56S, a- 
vanli ìl goveroetore dì Sulri deputato ai/ 
hoc per commiiìario dal cardinal camer- 
lengo. Dopo ohe i veliallesi ritoinacoDO 
all'ubbidì. ■ ~ 



procurai'ot 
cardinale, < 



. d'ei 



mpre 1 



e governi 



idaal 



VIT .45 

ne sono registrate le provvisioni che si !«• 
cevano per la venuta de'Papi, i restauri e 
gli abbellimenti della rocca pei- alloggiar* 
li co'cardiDali, i princìpi e la corte; e li 
Ila UD hieve di Alessandro VI de' 18 ot- 
tobre 1 49^1 col quale avvisò il comuna 
di fare conTenienli provvigioni p«r la sua 
venula, accompagnato dalla sua ramiglia 
e da molli cardinali, ad H'iiandam ne- 
ris intemperiem, ad Tcrram islam no- 
ttram, per dies alìquos divertire, et in 
ea morarì, dichiarando ìl da farsi; ed an- 
cb'egli accorciò a Vetralla privilegi ed e< 
■emioni. Quindi pìil volte ami) ricrearti 
con benevolenza a Vetralla, anche per l« 
divoiione che scorgeva neglìabitanli ver- 
so la I. Sede. Ma avanti ancora che vi si 
recasse la 1.' volla, per vieppiii conTer- 
rnarli in tali sentimenti, pensò di affida» 
re Vetralla al governo perpetuo del sua 
nipote cardinal Giovanni Borgia (F.)Ìl 
seniore, detto di s. Angelo (fmse perei- 

poicbè poi fu prete del titolo di s. Su- 
sanna). Volendone riportare il consenso 

della leira, le sci' 
tna di breve a'38 



dola. 



laudar 



lettela iu 


for- 


.493. i"'i 


iisn- 


■li deputati per 


proponir 


nen- 


le di recip 


iioca 



lo, ed il tulio si conven 
soddisfazione, piglìaiiduni 
vernatore ìl poskesso. Due volte nel suo 
pontificato Vetralla tommìnistrb gran» 
a Rome che ne penuriava, e la 1.' fu in 
seguilo del breved'Alessandi'D VI de'ic^ 
■etleinbrci494< '■■■iato a meno di ii)g.' 



solida. 



bI'< 



perciò ad ogni nuovo Papa 



nenuria dell'alme ciltà;e Vetrai- 
mente inviò al Papa co'suoi O- 
10 rubbia di grano. Intanto il 
dorgia governava con ogni cel- 
ia, e manteneva nella locca fa- 
icipescB col caslellnoo. Ma al- 
i geotiluDiiiiiii altentandu al- 
,ella veiraliete Angelclla, il ma- 
ulogli avverti a i'ispeltarla,enoii 
I li minficciò della vita. Prose- 
ti Dtl pravo ìnleDdiUMiitii, Tu* 



i44 ▼IT 

molo • TeodlMnl deir oltraggio 
Aodrea Lodi e Giovanni Milano, • or* 
dendo di rifeotìmeoto lo sfogò pure eoo 
altri della fiimigfia del gOTeroatore. Il ^i- 
ce-govematore quietò il tumolto/mdieoo- 
fiscò i beni dell'ooiicida ede'fooi aderen- 
ti, il che dettò l'odio de'vetrallesi eontro 
tutta la fanoiglia, ed in ogni oocatione ne 
•foga vano lo sdegno.ll castellano che nea« 
vea preia la difeMy vedendo il popolo sol* 
levalo a suo danno, fuggì nella rocca, al* 
tò il ponte e si die' a lanciar bombarde 
contro la terra. Armatiti i vetralleti e da* 
bitando di qualche tradimento di darti 
ad altri la rocca, vi posero ordinato atta* 
dio. Indi pe' loro oratori di tutto feeero 
ittruiti il Papa e il cardinale. Alestandro 
\1 gli atcoltò attentamente, li confortò 
di voler a tutto provtedere, e con due 
brevi de'i6 maggio 1 493, diretti al co* 
inune e al popolo , gì' inviò per nunzio 
mg.' Guglielmi tuo cameriere tegreto eoa 
istruzione di pacificare i cittadini col oa'- 
ttellanoe la famiglia del cardinale, richia- 
mare i banditi, togliere le confitche, e as* 
tolvere da ogni pena e censura il popolo^ 
il Tumulo ed i tuoi aderenti. 11 tutto eh* 
be felice effetto, e Veiralla riacquistò la 
tua quiete. Vantò Vetralla anco la prò* 
tesione de' re cattolici d'Inghilterra fin da* 
tempi di Giulio II, onde nel 1 5 1 1 per gra- 
to animo, oltre Tiscritione riprodottala 
principio, pose nella facciata della roeea 
gli stemmi marmorei dì quel Papa, del 
re Enrico Vili, e del cardinal Crittoforo 
Vrsovico {F,) inglete, protettore o ni* 
Distro di sua nazione presto la t. Sede. 
Dallo stesto Giulio 11 i vetralleti neli5o7 
aveano ottenuto, oltre de' privilegi, uà 
monitorio contro Capranica, pe' confini 
delle Capannaccie: le liti finirono nel 1 58» 
con reciproche conventioni. 11 Serafinii 
dopo il cardinal Borgia, registra gover* 
natore un cardinal Medici^ tenxa diroe il 
nome. Dunque o fu Giovanni ohe nel 
1 5 1 3 divenne Leone X, o Giulio che nel 
1 5a3 fu pur eletto Papa.eol nome di Cle* 
mente VIK Quetli a rimunerare il oipc|- 



leandhnl haaoBMO COo(Fl) delle be- 
«naemne che aioa colla a. Sede» e per 
avergli pretlalo 35,ooo scadi per la ri- 
capera di Panno a Piacao», con breve 
de!*a8 aellembret5a8, locoalitoì gover- 
■clorc perpdoo di Vetrallci e presone il 
possesso goveroò eoo giostislcé lode, gua- 
dagaaodcsi l'aosore de'vetrallesi, i quali 
lorigoardcrooo come loro principe natU'- 
nk» Però poco dopo il cardinale creden- 
do di Gsàlmente ottenere il consenso de' 
vetralleti • bra investire il fratello Lo- 
di Vétrtlb» gli donò il detto suo 
che «vea colla cacsera apostolica. 
Lorento aubilo sopplicò lo sto Clemente 
VII per tab titolo a iofetidarlo di Ve- 
tralh, e oc otteaoc il breve a' 1 1 dicem- 
bra iSag^dicUonodolo il Papa anche 
padrone della rocca o suo fortilisio. Sa* 
pùtoti da* vetralleti si prapararono a con* 
trastarglieoe il pc e s ess o^ protestando di 
giammai ricoooteerio per prìncipe, rap- 
pretentando aCleaaente Vll| ottarale ca- 
pilolatioof btle coaEageoio IV, i privi- 
legi da lui olleoàliy o le ratifiche eonìM- 
goite da Piolo II e altri Papi, i quali prò* 
mitero di ooo soggettarli mai ad altra si* 
goorìa,per qualaàque bisogno della Chic- 
u. Ha per l'istaoie da Lorento Cibo fat-« 
te al Papa, questi inspose a' vetrallesi di 
riconoscerlo qua! signora di Vetralla; non* 
dimeno i vetnUe^ rimaoeodo saldi, fe- 
cero legali proteste. Allora' Loreoto per 
Don inasprira gli animii lasciò che il car- 
dinal fratello ne' riassdniesse il governo, 
sperando che co'di lui beoni trattamen- 
ti alla fine avrabbé otteéàto il bramato 
consenso. I vetrallesi però restarono fer- 
mi a non riconoscerlo! pronti ad affron- 
tara qualunque disastro. I due firatelli ot* 
tennero inutilmente dal Papa eccstameo* 
ti amoravoli, esortatorie e persiiio minào* 
ce, onda piegar l'animo dervetrallesL Gò 
non bastando, a*6 gennaio 1 53 1 Giemen* 
lo VII osando al comaooiw pracattivo 
monitorio d* ubbidicMa ptoalo^hgeea- 
dosi di sua laaadta,di ricovera a gover- 
oalorapeipetoft Laraaiajsaasiipntii» eco- 



ViT 

sì cTilare risoluzioni pih graTi. 1 fetral** 
lesi io vece si offrirono reintegrare i due 
fratelli del credito de'35,ooo scadi, e non 
venendo esauditi, si sottomisero a'precel- 
tivi comandi ponliGcii, con protesta del- 
le loro ragioni per la patria libertà. Quin- 
di 4 scelti cittadini stipularono l'i i feb- 
braio di detto anno le capitolazioni con 
Lorenzo Cibo. Questi preso finalmente 
possesso della signoria di Vetralla, prò- 
cedette con riguardi e circospezione, per 
aver conosciuto l'animo tirile de' vetrai - 
lesi, cercando guadagnarli alla sua affe- 
tione, a tale effetto nel 1 533 in un biso- 
gno del comune gl'imprestò molti dena* 
ri. Non ostante questi lodevoli por-tamen* 
li e altre grazie elargite, il rancore de' te- 
tra Itesi in vedersi signoreggiati da un par* 
ticolare, restò sempre alimentato dall'a* 
mor patrio, il quale li teneva tutti uniti, 
ne'loro segreti convegni sempre sospiran- 
do la libertà. Alla fine si accordarono d'in- 
vitare il Cibo alla caccia , e nel ritorno 
impedirgli I' accesso in Yetralla. Lusin- 
gandosi il Cibo di avere guadagnato l'a- 
more de'suoi vassalli, non dubitò d'accu* 
dirvi ; ma poi non gli fu dato rientrare 
nella terra , trovandone chiuse le porte. 
Allora il Cibo partì per Roma a ricorre* 
re al Papa gravemente infermo, mentre 
ì vetrallesi s' impadronirono della rocca 
e de'seguaci e dipendenti del Cibo. Intan- 
to Clemente VII morì a' a5 settembre 
i534» ed il Cibo rimase deluso nelle sue 
speranze. A' 1 3 del susseguente ottobre 
fu eletto Paolo III Farnese, al quale to- 
sto i vetrallesi spedirono ambasciatorii 
che gli esposero i loro travagli e le ragio- 
ni che gì' impedivano continuare nella 
soggezione di Lorenzo Cibo ; ed il Papa 
promise loro che gli avrebbe mantenuti 
nel ricuperato stato libero, e con breve 
de'a I ottobre 1 536 (sic : io credo debba 
leggersi i534^, annullò e rivocò quello 
dei predecessore dell'investitura a favore 
del Cibo, dichiarando non doveigli i ve- 
trallesi più ubbidire. Frattanto i vetrai- 
Iesi vollero produrre le loro ragioni gin* 
YOii. cu. 



VIT i45 

ridicamente per restare immediatamen- 
te soggetti alla s. Sede, a seconda delle 
pontificie capitolaziooi; e la causa fu com- 
messa a' cardinali Girolamo Ghinuoci e 
Jacopo Simonetta, a cui fu poi aggiunto 
il cardinal Paolo Emilio Cesi, i quali do- 
po lungo e maturo esame, a'2 dicembre 
i536 sentenziaiono a favore di Vetrai- 
la, qualificando di niun valore l'atto pos- 
sessorio e altre ragioni emesse dal Cibo. 
Questi malcontento, ottenne dal Papa di 
potersi appellare a mg/ Archinto gover* 
natore di Roma, il quale con decreto de' 
18 maggio 1 537 coufermò la giusta sen- 
tenza de' cardinoli , e dichiarò Lorenzo 
Cibo non aver alcuna ragione su Vetrai- 
la, condannandolo a pagare le spese del' 
la lite. E* inutile il dire che i Cibo non si 
quietarono; vari principi di lor famiglia 
protrassero le pretensioni sino al pontifi- 
calo di Pio IV, senz'alcun successo. Però 
i vetrallesi fin dal principio della litea- 
veano depositato nel proprio monte di 
pietà i 35,000 scudi, che sicuramente a- 
vranno poi riliratoi Cibo. Nella difesa pa- 
tria si distinsero i letterali giurisperiti 
Paolo Brusciotti e Orazio Merlini. Gover- 
natore di Vetralla fu fatto il cardinal A* 
lessandro Farnese {F,) il giuniore, nipo- 
te di Paolo III, che la governò pel corso 
di 4o addì continui (laonde se governò 
sino alla morte nel 1 589, il suo governo 

sarebbe cominciato neh 549) ^^ ^ P''^' 
babile che Io fosse prima, o piuttosto lo 
rinunziasse nel declinar della vita, il che 
non pare per quanto del)bo dire), e tanto 
rettamente che i vetrallesi non vollero 
mutar con altri il governo finché visse, 
e perciò supplicarono ogni nuovo Papa 
aconfèrmarlo, mostrandosi eziandio sem- 
pre affezionati alla nobilissima famiglia 
Farnese, pe'benefizi ricevuti da essa. Nel 
1567 il comune acquistò dalla camera la 
giurisdizione civile e criminale del danno 
dato. Dopo la morte dell'encomiato car- 
dinal Alessandro, Sisto V a'25 gennaio 
1589 concesse il i .° governo di Vetralla 
i personaggio non ioàignito della porpo; 

10 



i46 VIT 

ra ^ nella pertoaa di Francesco CoDretti 
di I. Geiuioi , dichiaraodolo fuori della 
pi oviocia del Patriroonio; ma poiché i go- 
vernatori della profiocia volevano Ve- 
traila solfo il loro governo, benché neve* 
Disse esentata da'privilegi pontificii, per* 
ciò i Tetrallesi ottennero a' 24 gennaio 
i5go l'ordine al governatore della pro- 
vincia di non più usare la sua giurisdi- 
tionesu questa tetra, ingiunzione che ti 
dovette fare rinnovare neliSga dalla s. 
congregazione di consulta. Crealo cardi- 
nale nel 1 59 1 Odoardo Farnese ( r,\ poi 
fu fallo legato perpetuo di Viterbo nel 
1 600. Emulando Io zio cardinal Àiessao* 
dro nella prolezione di Vetralla, fece de- 
stinarne a protettore mg/ Galeazzo San- 
vitale suo viceltgato e poi governatore 
della provincia ; nfTidando il governo di 
Veti alla a Catiiillu Massimi romano. Mor- 
to il cardinal Odoardo nel 1 626, e poi an- 
che mg/ Sanvitale, amando i vetrallesi 
di restare sotto il governo d'altri cardi- 
nali, domandarono e oltennero a protet- 
tori prima il cardinal Tiberio Muti [F,), 
indi nel 1 636 il cardinal Alessandro Cesa» 
rini(F,)y ambo loro vescovi diocesani. A 
quesl* ultimo succedemlo nel vescovato 
nel 1 638 il cardinal Francesco M/ Bra ri- 
cacci (/^^), i vetrallesi lo supplicarono di 
sua protezione, e furono prontamente e- 
lauditi, ed il Serafini lo rimeritò con rife- 
rire le notizie di sua antica e nobile fa- 
miglia. Egli termina la patria storia con 
segnalare gli scudi 2800 som ntini&t rati 
a Urbano Vili pe'bisogni del 1 625-44» 
e che nel 1645 il comune avendo buona 
relazione colia famiglia Maidalchini , di 
cui d. Olimpia era cognata del regnante 
Innocenzo X, aggregò per acclamazione 
alla cittadinanza il marchese Andrea Mai- 
dalchini fratello di quella dama e padre 
dei cardinal Maidalcìiini* Terminerò an* 
ch'io con ricordare, aver notato nel voi. 
V, p. 17, che Benedetto XI 11 separò il 
governo di Vetralla dal governo di Vi* 
Serbo, a cui era stala riunita, e gli asse- 
gnò un proprio governatore da nomiuar- 



•i con breve' pontificio. Ciò ordinò col 
noto-proprio Folendo noi dimostrare^ 
de'7 dicembre 1728, BulL Rom.^ t. 12, 
p. 336. Fa a questo mosso il Papa, pe' 
nerìti che la terra avea colla t. Sede, cui 
io diverse occasioni a«ea dimostrato esi- 
mia ^eoeraaiooe, e l'avere eziandio colla 
•pesa di 3o,ooo scudi eretta da* fonda- 
menti la chiesa collegiata di s. Andrea. A 
MIO decoro, l'esentò pure dalla giurisdi- 
tione di Viterbo nelle cause civili e cri* 
minali, merco miste in qualunque istan* 
aa>'e per le criminali, dovere il governa- 
tore unicamente dipendere dalla s. Con^ 
gregatione della Consultay e per quelle 
della comunità e sua amministrazione, 
dalla s. Congregatone del Buon Cover' 
no. E leggo nelle Notizie di Rorna^ re- 
gistrato ai.* governatore il d.' Ponthio. 
Divenuta la pro^iuM Delegazione apo» 
òtolica^ Vetralla ne seguì lorganiszazione 
governatifa e municipale. 

Bieda. Città vescovile e comune della 
diocesi di Viterbo, con territorio in pia- 
no e coltivo, con buone Csbbriche e molti 
avanzi deirantica città etnisca, avente un 
circuito di quasi meuo miglio. £ distante 
3 miglia da Barberano, 5 da Vetralla, più 
di i3 da Toscanella, e io Ofvero i5 da 
Viteibo. Giace parte in piano e parte in 
colle in beiroriztonte, gode salubre aria 
e vi spirano tutti i venti; però il clima è 
un poco umido pe' due laterali fossi in 
pendenza, uno detto Siedano, l'altro A/o 
Canale, A levante, fuori della porta del 
paese, esiste una fonte, la cui acqua vie- 
ne portata da un acquedotto scavato nel 
tufo, lungo mezzo miglio e della profon- 
dità di 60 e più palmi, secondo il Pal- 
mieri. La chiesa arcipretale e collegiata 
insigne, è sagra a s. Maria Assunta in cie- 
lo, ed a s. Vivenzio cittadino e vescovo 
di Bitda, di cui è principale patrono, che 
Calindri e Palmieri affermano cooser ta- 
re tuttora il nome di coooattedrale, ben- 
ché quest'onore sia ora un poco trascu- 
rato, come rile? a il i .** di tali scrittori uio- 
derni, il quale aggiunge cita Tedifiiio fa 



VIT 

rMtfturato nel 1763. Il capitolo li com- 
pane dslla dignità dell'arciprete parroco, 
e di I a caooujci, ornali d' integoe corali. 
Sotto il coro è il solterraiieo coli' altare 
di ». Viienzio, la cui festa popolare eI ce- 
lebra con aolennità a' 13 dicembre, secon- 
do il faltnierì. Altra cliieia è iolitolatn 
* t. Nicolb. Fuori dell'aliilalo *i è quel- 
la della Muiloiina del Sull.agio, ed ultra 
in onore di 1. Itoecu. PI un tuQuca di spe- 
dale pe'poieri, di buona e ben piovvisla 
farmacia, e d'un luonie riurnenlario do- 
lalo con i3o rubbia di grano. La pub 
biica iitrutione è aflidaln ad uti maestro 
|ie' roascbi , e a due maestre pie per le 
feminine. Vanta personaggi illuilri, an- 
liciti cuntoli e altri niagittrali toniani. 
AVIue Papi, ed un cardinale , registrali 
nel tuo articolo, Calindri e Palmieri •! 
•ggiiingoDoanclieil Papa S.Leone I Afa- 
gno, the alti-i »oglioou romano; ed il a." 
dice che «i ebbe i natali Ìl profeMure 
FianceiGO OdoU illustre scienziato e ar- 
clietilogo, mentre altri lo pretendono di 
Vallerano. Egli poi nelle sue opere si 
vanta sempre viterbese, forte per appnr- 
lenei'ealla provincia, eaieiido nato a fai- 
lerana, come constatai io quel paragra- 
To. Il Giornale di Roma Ae 5 notembre 
■ 856 ne aiinuuiiò la morte ivi avvenu- 
ta nel di precedente, e lo ditte naia in 
Biella nel tj9-i. ìodiVJIbimdi Roma 
deirS novembre, ofli'eodoiie la Necrolo- 
gia, ripetè :/« sua patria Sieda. F«l. 
larono ambedue. Poiché perquiiili i li- 
bri etì>tenti nella segreteria della comu- 
ne di Bieda, quando ì due periadici io 
manifetlurono in essa nato, soltanto si 
rinvenne, esieie stalo io eisa un chiiur- 
go Orioli, io coadolla, ritenendosi da' 
L/edani che fosse il padre del defunlo. 
Si ba dalla ^a/iV-ci del i853canle- 
nere Bieda 3oo case, 5i6 lamiglie, t^fi^ 
abitami. Il Dussi legislrùnel 1743, ave- 
te 3o5 fuochi e i347 anime: dunque 
è in incremento. Lungi mexio miglio, vi 
è la mncchioita deoomioata le Cete, e 4 
miglia più lootauH l'altra chiatuata \aSel- 



VlT 147 

<a. In alila, a 5 miglia dittatile dal pae- 
e, verso ponente, delta del Poeiaedo, 
rovasi una soigente don piccola d'acqua 
cetosa assai stimata, e mollivi accorro- 
a guarirsi da mali diversi; ed on'ac* 
UB iulfurca ila ai monte Penisi. Il ter- 
ilurìo è Terlile , ed abbonda di biade, 
orio, grano, dt cui utile stagioni anco me- 
diocri se ii'es|joriano centinaia di rubbia: 
il vino e altri generi sodovÌ a tuOìcienta, 
e giornaliu<:nle ìl paese ba copta di pe- 
sce. Alili precipui pr'idotti tono il fieno, 
le teglia da fuoco, olirei pa- 
ti palle del popolo è dedicata 
ura e alla pasloriiia, essendo 
:mi e it bestiame i due pria- 
J'indu.lriade'biedaoi. Vie 
f'ibbrita di mattoni, tegole e ca- 



li carbo 
scoli. Ui 
all' agric 
le semìu 
Cipali ca 
pure uo' 

nali. Riferisce il Cslindn, e ripetè il Pal- 
mieri , che nel terrilurio eravi l'antica 
cillà di Limi o Lime elrusca, della qua- 
le si minino tanti miseri ruderi. Negli sca- 
vi eseguili ai hovaroiio idoli di bronui 
e di mBi-iiio, vasi antichi di terra, lepol- 
cri antichi, colonne di marmo icaualale, 
e l'iscriiioiie del trionfo di Capitone Aa- 
teio, console nel 764 di Roma. Inoltro 
nel territorio si vedono molte grotte ss- 
polcrali e antichi cimiteri, oggi detti pa- 
lombari, e tulli scavati nel tufo. Tutto- 
ra esiste l'antichiisimo ponte detto della 
Rocca, formalo di pietre tenia calce, ap- 
parlenente all'antita via Claudia o Clo- 
dia o Casiia, che transitava per la cillà, 
e lotto vi scorte il f^sto Siedano. Quan- 
to a Luni, divelta dalla celebre città ve- 
scovile posta sul fiume Magra, il Mura- 
tori la disse l'odiei no fiano. Narrai nel 
paragrafo di qiieslucastelloiìtualotraBie- 
da eBarberano, le sue iioliaie, dichjaraa- 
do inco Dira Slabi le l'esiilenu della Luai 
nel ducalo di Roma, presso Bieda, ma 
nooetseiletucceduto Viano. Sema ava- 
re il piacere di conoscerla , onde profit- 
tarne, mi è nolo che un Alberti tcriita la 
Storia di Sieda ciità anlichiisina del- 
la Toicann, Roma 1833. Sieda, coma 
notai nel suo articolo, fu pur detta Ble- 



1 48 V 1 T 

da^ Blera e BUrae, e lecondo Calindri 
e Palmieri, li chiamò ancora Ciiià Lun- 
ga. Leggo neir Origini ItalicJie princi" 
paltììctUf Etnische rivelate da' nomi geo» 
grafi€Ì,de\ p. Tarquini, ipiegato il ooioe 
dì Blera, ostia Bel er, e colla vocale io 
fine Belerà Baal, custode, il cui custo- 
de é Baal. Vocaboli che mostrano l'ori* 
gine fenicia o cananea de'popoli italiani, 
ntatsimeetruschi^e quindi doverti a quel* 
li l'origine di filerà, |>oi Dieda. Infatti il 
Calindri afferma, che questa città femo- 
•a e antichissima dell' Etruria , secondo 
Plinio, Tolomeo, Catone ed altri, fu fon- 
data da'Ggli o nipoti di ^'oè, e contenne 
allora 3o,ooo ahi tanti, per cui poi meritò 
il seggio vescovile. Di sua situazione to- 
pografica, e perché fu detta anche O/e- 
ra, parlai nel voi. LXXVIII.p. aSa. Ne 
ragiona pure il Sarzana, Della capitale 
de* Tuscaniensi, a p. 79, con rilevfire la 
scorrezione del vocabolo, per essersi caio- 
bìata la lettera B nella lettera O. Inol- 
tre nel suo articolo, e più io quelli che 
ìri hanno relazione, narrai , come Bieda 
appartenendo alla Toscana Romana, fo 
quindi compresa nel ducato di Roma, e 
perciò quando tutta V Italia, anzi tutto 
l' Occidente, si levò come uo uomo solo 
ad esecrare l'empietà dell'imperatore gre* 
co Leone 111 contro le ss. Immagini e ss. 
Reliquie de* Santi, e a pigliar contro di 
loi le parti di Papa s. Gregorio II, difeo* 
sore iovitto dell'ortodossia della fedecat-, 
tolica, nel 727 circa col ducato romaoo 
si sottrasse dall' ubbidienza dell' impero 
greco, e spontaneamente si die' alla «So- • 
vranità della s. Sede , con Toscanella 
{F.) e altre città e luoghi circostanti del 
ducato; opponendosi il virtuoso Papa, che 
ì popoli frementi balzassero dal trono l'e- 
retico e crudele principe, che avea atten- 
tato alla sua vita. Nondimeno nella Tu* 
scia Romana suscitata una ribellione ver- 
so il 73o,capitanata dall'ambizioso Tibe* 
rio detto Petasio, il quale aspirava al re- 
gno romano. Maturano, Luni e Blera gli 
prestarono giuramento di fedeltà. A re* 



VIT 

primereriosorreiione, s. Gregorio II io' 
viò l'esercito, e preso in Maturano Tibe- 
rio venne decapitato, e inviata la sua te- 
sto Gistantinopoli , come raccontai nel 
paragrafo Viano. Nel pontificato del suc- 
cessore s. Gregorio III, Luitprando re de' 
longobardi rinnovò guerra contro i do- 
Dioii della Chiesa per impossessarsene nel 
738, quindi s'impadronì pure di Blera. 
Il Papa ricorse al poderoso aiuto de'fran- 
dii» onde per l'inlerpositione del suo a- 
mico Carlo Martello, Luitprando si riti- 
rò, ritenendo però Blera e altre 3 città, 
quasi io vendetta di non avergli i roma- 
ai consegnato Trasamondoll duca diSpo- 
lelo, rifugiato tro^loro per non essersi vo- 
luto riunire • lui. L'espugnazione di Ble» 
ra, Amelia, Orie e Polimanio , Degli 
Effetti l'assegna al 739. Il Papa per ri- 
cuperare le 4 città, nel 740 inviò due le- 
gati a Luitprando in Pavia, e con lette- 
ra enciclica diretta a' vescovi della Tuscia 
Longobarda, per la quale doveano passa- 
re^ li richiese di oongiungersi ad essi, se- 
condo il giuramento fiitlo a s. Pietro nel- 
V ordinarsi, di aiutare cioè con ogni stu- 
dio ne'casi emergenti la Chiesa Romana, 
per domandare al re la restituzione a'ss. 
Pietro e Paolo delle 4 ^^^^ > altrimenti 
egli stesso avrebbe intrapreso il viaggio, 
sebbene infermiccio. Non si conosce l' e- 
•ito della legazione. Fatto é, che poco do- 
po divenuto Papa l' invitto s. Zaccaria, 
mentre Luitprando si moveva coll'eserci- 
to contro Spoleto e il ducato romano, 
pieno di mal talento, a stornare il perì- 
colo mandò legati per trattar di pace, 
onde il re promise loro d'astenersi d'ogni 
ostilità, e di restituir^ Blera o le altre 3 
città. Procrastinandone T esecuzione , s. 
Zaccaria risoluto di rivendicare i diritti 
della Chiesa e del popolo romaoo, deter* 
minò nel 74^ tli recarsi in persona pres- 
so il re, di'era io Terni {F.). Ad Orto 
fu incontrato da Grìmoaldo, mandalo. dal 
re a fargli on(N*e e condurio fioo a Nar- 
ni.Nel aiemorabileabboccaaiento,otteo- 
ne non solo la pronta restiluaione della 



VIT 
4 cillà, con lulli i loro abitattli, ma an* 
coi-B nltrecli piìi antica uiurpationej e nel 
partire, Luitpranda fece accompagnare 
il Papa dal nipole Agìpianda duca di 
Chiusi, da'gaitalili Taciperlo e Ramin- 
go, e da Grimoaldo, incaricandoli a met* 
lerlo inpnsse»adi Blera eJell'alIre cit- 
tà reililuile. E cot'i (u Tallo. Mei ritorno 
■ Boma, I. Ziccaria tenne la via d'Ame- 
lia, Olle, Polimanio e Blera, ed in eia. 
icona i regi messi eieguii'ono l'alio della 
fìontegnn. Poscia i re longobardi Aflulfo 
e Desiderio loi-narooo alle usurpaiiont, 
anzi iì Palmieri dice clie il t." dislrusu 
Blera. Accorsero in aiolo di Stefano III 
e di Adriano 1, Pipino e Carlo Magno re 
deTranchi, i ([tiali restituirono alla *. Se> 
de Toccupalo e ne ampliarono con dona- 
zioDÌ il prìocipato civile. E Carlo Magno 
nel 774 vinto Desiderio, pose fine al re- 
gno de' longobardi. 11 suo G;1ioLodoTÌ- 
col con diploma deir8 17 conrermbe ri- 
conobbe t poMctsi della 1. Sede, incluai* 
«amenle a Bieitam, ed altrettanto legga 
nel diploma d'Ottone I del 96:», Oleiiani 
in Tasciae partibu!. Mentre nel laGi 
la famiglia de Vico sigaoreggiaTa Lunì, 
gli Orsini che dominavano le conlinanti 
lerre della Tolfa, come loro nemici mor- 
tali, assaltarono itnproTTÌ«nmente Luni, 
e ne lecero si mal governo, che Pietra 
de Vico reputò bene Impiantarne a Sie- 
da la popolniionei>fuggit9 al crudele mn> 
cello. Ricavo dal Cobeiiio, che allora o 
poco dopo, Urbano IV ricuperò alla s. 
Sede Bieda e altri luoghi : RrcuptravU 
CaitnimetiamBlfdae^uodPflrutprae- 
Jectm Hontae moriens Eeeleiiae Roma- 
nae relirfueral, et Pelrit!: de fico occit- 
priverai et retìnuerat. Nel laGì gli suc- 
cesse Clemenle IV, che ÌI Degli ElFetti fa 
dare Uieda in investitura a Pietro de Vi- 
co, e pare senra canone. Di più il Cohel- 
lio ci dice, che Qieda dominala poi dagli 
Orsini conti dell'Anguillan 1 luio tu 
Ja Paolo 11 deli4G4e idrata a 
iede. Da un b Paoa 

he ìt terrili 



VIT 



'49 



ni ione compreio in quello di Qieda. 
Forse gli Ordini aveano rioccupalo Bia- 
dd, percht'^ Uovo ael Degli Effetti, che A* 
lessandro VI nel 1 {93 meglio 1 496 gner- ' 
reggiando gli Oiitoi, prese Bieda e altri 
lunghi. — iVel suo articolo, caduto at- 
gli mizi di (]iieito mio Dizionario, ioiù 
osservare il lacooilmo in principia prò- 
poitOfni, laonile era in dovere di qui lup- 
piirvi, e coM dt-lla serie de' suoi vescDVÌ, 
che vado a tipoitarecol Colei! continua- 
lore e annoinlnie dell'Ughelli, Italia la- 
era, t. 10, p. 'Jo, e con altri ; Blereruit' 
EpiscopaiiK. Comincia dal dire Blera, 
seu Blerae, viil^rì Bieda, fu antica cillfi 
elruKa (itunla irn.Sutri eTuscania,chÌa< 
ra e nobile ne'bili cristiani, onde fu de- 
corala del veggio vescovile e del proprio 
pnslore. fi r ." che si conosca f» t. A'itwi- 
(f'uT Ei'cletiae Bleraaae EpÌKOf>ui,pa- 
rorhum, ci archiprcibylerum suum vene- 
raiur, eziandio ijual patrono e concitta- 
dino, ma senza indicarne l'aano. Il Fer- 
rari, Catalos'ts .fS. Itnliae ad dien 1 1 
deeembrif, in cui ne registra la fella, ri- 
ferisce: firliniiis Acta illiiti , ^iiae pò- 
li-it Irndilioiir , ijiiam alicuf.ua tcriplo- 
riV aiirtorihiif coMtnnf. Ti Ut Inter cae* 
tera tempii^, tjiin vixil, ani obiii, detide- 
r/ilur, lille tanen die a Bleranii eòli' ■ 
tur. Massimo Bleranun intervenne a* ro- 
mani coni:iiii eeiebrali dal 4S7 sotto (, 
Felice detto III, «no e inclmivea quelli 
di Papa *. .Siiiimnco dal 499 al 5o^ Ro- 
mano «olloscriìse al sinodo di Roma a* 
dunato da :. Oiegorio I nel 595. Formi- 
no sedè Ira'pudri ihl concilio di Laterano, 
celebralo da ;. Martino I nel 649. Nolerìi 
col cardinal Corredini, De Eccktia Seti- 
ni, p. i4 1 1 che Firminus t. BleranaeEc- 
clesiae.sithicripìit prò Corana,peve\iiìo 
cri sere italo vescovo di Cori, della 

q h gii) sede vescovile, ragionai nel 

CXIX, p.191, ora nella dìooeii 
I ri. Trovasi quindi registralo A- 

oel sinodo romano del 680 di ■. 
Il vescovo Giovanni I travasi 

nsii appellalo ael coaiilio di Eo- 



i5a V I T 

tott'occliio le pretcDgioni cootrarie degli 
fcrittori e apologiiti ? ilerbesì, e potei erilì- 
camente narrare: cbe al tempodiRiccardo 
vescovo di Toftcaoella fino dal 1 086, le 
furono unite e loggetlate le chiese vesoo- 
ìrili di Bieda e Centocelle, avendotene' 
Tallegata oiemoria certa del i ogS, Che 
l'unione segui senza lesione alcuna de'di- 
ritti di cattedralità diToscanella.^el 1 1 92 
circa da Celestino 111 dichiarata citta Vi- 
terbo, l'eresse iucaltedra vescovile e Tunì 
a quella di Toscanella, co'titoli vescovili 
congiunti di Bieda eCentocelle, altre chie- 
se cattedrali. C che altri scrissero, che per 
esser divenute dirute Toscanellai Bieda e 
Civitavecchia, gUscenti, Celestino 111 le 
congiunse a Viterbo, al quale era unito 
il titolo di Fcrenlo^ ed apparteneva il suo 
castello alla diocesi di Toscanella;de'quali 
5 titoli per brevità i vescovi s'intitolerò* 
DO soltanto di Fiterbo e Toscanella , e 
così Gessarono di più nominarsi Bieda e 
Civitavecchia^ubbene propriamente noo 
finsero mai da pontificio decreto soppres- 
se. Laonde in progresso di tempo Bieda 
perde il titolo episcopale. Però Ci vi (a vee* 
chia, siccome per la sua posizione marit* 
tima più florida, dopo essersene intitola* 
lo il cardinal Se?eroli vescovo di Viterbo 
e Toscanella, lo ricuperò a'nostri giorni, 
restando quest'ultime due chiese tuttora 
uuìie aeque principali ter. L'unione con 
Viterbo esser seguita nel vescovato del 
cardinal Giovanni, il quale portò i titoli 
di Episcopus TuscanuSf Centumcellicus 
et Bledanus. Riportai i decreti d' Inno- 
cenzo 111 del 1207 di conferma del vesco- 
vato di Viterbo , e di sua unione cum 
Tuscanensi, Centumcellcnsi, atqueBU^ 
iltnsi pontijlcalcm obli nere t deinceps di» 
gnitalemj e quello di s. Celestino V del 
1 294, col quale ingiunse a' toscanesi di 
riconoscere i' unione della cattedra fatta 
da Celestino 111 a Viterbo, Tuscanenf 
Centunicelltn, et Blctanam Ecclesia, U 
Saldane, al solito a modo suo, a p. 4o8 
e seg. ragiona dell' unione a Toscaoellai 
Bieda e Civitavecchia, di Viterbo^ dofO 



VIT 

eretta in sede feseotilt, dondeperòsi trae 
la decadeoia della éXXk di Bieda per le 
vicissitodini de' tempi. Soggetto al oomu- 
na di Bieda è il seguente appodiato. 

Ciriieìla Cesi. Appodiato diBìeda,del- 
la diocesi di Viterbo, con territorio in pia- 
no e colle f con buoni fabbricati nel suo 
pioeolo paese. La chiesa parrocchiale è in- 
titolata a s. Leonardo patrono del castel- 
lo. La «floCrrlica del i853 registra 21 
casciat iamiglie, 74 abitanti: nel Bipar" 
to tmritorìale del 1 833 eranogG. 1 1 Bussi 
nel 174% aftrma, diebceTa 38 faocbi| 
con 1 53 abitanti ; ed esser villa e feudo 
de'prtnGÌ(fi Rospigliosi-Pallavìcìoi. Dun- 
que trovasi in decresoanxa. Ha il territo- 
rio assai ubertoso^ ed i massimi suoi pro- 
dotti sono il grano, l'olio^ Il vino, il fie* 
no, le frotta, oltre i pascoli, come rileva 
il Calindri. Narrai nel voL Xf, p. 1 37, il 

castelloedifieatonelio24<'^'^^^ Bovac- 
cìni \ altri attribuendolo a' Monaldeschi 
nel 10261 e colsolp nome di Civiteìla, 
Dissi nel paragrafo Péansano^ esser sog- 
getta Givitella neh 263 alla dttk di To- 
scanelta, al modo come Piansano. lool* 
tre raccontai nel voi. citato, che prese il 
nome di Civiiella Cesi^ quando di venne 
signora del feudo di Qvitella la fiimiglia 
Cs^/, la quale fece le prime capitolasioni 
cogli abitanti nel 1608. Cbe passò in pro- 
prietà de'Borghesi nel 16741 nello stes- 
so anno de' Palla vicioi, a Givore de'quali 
Innocenso XI l'elevò al grado di princi- 
pato. Indi passò nel dominio de' Rospi" 
gliosi {F.) Pallavicini. Nel 181 3 acqui- 
stato il principato dal duca d* Giovanni 
Torlonia, Pio VII nel i8i4 riconobbe 
tale tUolo. Quando quel signore istituì la 
secondogenitura pel figlio d. Alfuandro, 
vi comprese questo ex feudo, ed in occa- 
sione del matrimonio del principe d. A- 
lessandro Torlonia , Gregorio XVI nel 
1840 lo riconobbe principe di Gvitella- 
Gesi, e statuì il titolo principesco na'pri* 
mogeniti suoi e de'ditoandenti. 
S. Giovami di Bieda. Coanni delln 



VIT 

paese di pochi fabbricali, circondalo da 
mura castellane tutte ili «elcr, e con qual- 
che baluardo. Drslanle 3 miglia da Bie* 
da, è (ìtuala in bellissimo e ameno pia- 
no, le piioiariciue *ÌechiamaiicIasiMon' 
le Cavallo e Piazza del Comune, o»e ri- 
>icde nel suo edifìzio il magistrato. Vi 
ipìraao ponente e Iramonlana, e aria sa- 
lubre ed eccellente. L'acqua nell'interno 
è appena gulGcìenle agli usì del popolo, 
Dia Ti SODO sorgenti ficìne. Fuoi'i delle 
mura si vede un gran prato lungo un 
miglio, coperto d'annose querele, con un 
mlicello a'due lati. La chiesa parroc- 



chiale e 



talee» 



lista patrono del luogo, la cui feita po- 
polare si celebra a' 34 giugno per la di 
lui Natiiilà , la quale per lo più si ira- 
iporla oell'ullima domenica d'Hgoslo. Si 
appella il duomo, è bellitsima, con Sai- 
lari, nel maggiore ammirandosi il super- 
bo quadro del valente Francesco Guerri- 
ni, ivi nato; ed è inoltre adorna d'eccel- 
lenleorgano. Vi è pure la chiesa della Ma- 
dori na della Neve a voi la,ed al tra chiesa se- 
polcrale. Non manca di monte Trumenla- 
rio.di maestro per la sciiobde'fanciulli, e 
di maestra pia per l'islruzione delle fan- 
ciulle. Fin dal i834esiste un buon concer- 
ta musicale, Si esercitano gli abilnn ti in va- 
ri mestieri. La Slaihtica deli853 regi- 
lira i33 case, i33 fomiglie, e 637ahi- 
tanti. Il Bufsi nel 1 743 lo chiamò villag- 
gio di 144 fiiochi e di 610 anime. Il Ri- 
parlo lerriioriale del i833 gli atsegtib 
493 abilaoli, sembra con deprimerlo. In 
ogni mercoledì vi è il mercato. Il piìi *i> 
ciuu bosco è monte Pinesì. Il territorio e 
alfjuanto sterile, per essere luldceo e sas- 
soso. Nondimeno ha famiglie facoltose, 
essendo i principali prodolti grano, bia- 
da, fieno, legna da fuoco, canepa e lino 
■cello di grande lucro, fruiti abbondanti 
eaquitiii. — IlCalìndri eil Pabiiiert,che 
ne ragionano, credono che l'origine 
liti 



VIT i53 

rana o lilantarano, Maturanum, Mar- 
liiriannm , Barbcranum, Comune della 
diòcesi di Viterbo, con territorio in pia- 
no e colle, pjcie di numerosi eanche rag- 
guardevoli fabbiicnli , recioti di mura. 
Trovasi distaile 3 miglia da Bìeda , al- 
trellanle e più da Viano, « 7 da Vetrai- 
la. Bagnata dui torrente Bieda, giace in 
pianura sur una penisola vulcanica, at- 
lornìeta da fotii nliioenlati da perenni 
Bc<iue. Il suo circuito interno k di circa 
un miglio , chiam.indosi le precipue sua 
vie, di Mezzd, dct .Sole e Giudia. Tem. 
pei'olo ne il clima, salubre l'aria, umi- 
diccio InlvoUn, sehijene vi spiri il vento 
nord, ma nuche i'ovtst. L'acqua potabi- 
le é ottima, e sgoign copiosa d^due fon- 
li a poca distanza ddl paese. La chieia, 
insigne collegiata e arciprelale di •.' Ai^ 
gelo e di 5. Alaria Assunta, A un decoro- 
so [empio, che conserva le memOTie del- 
l'antica cattedrale di Manlurano O HOD-' 
terano: ha un celeliie quadro esprimeol» 
il Presepio, e buon organo. Il capitolali' 
compone della dig'iiià dell' aroiprato, • 
cui è alTidat» la cura dell'anime, adi ea- 
nonici decDinli dtll'iaiegne oorali. Netln 
chiesa della coulVaiernila della Morie li 
veneia uu ss. Crocelìtso miracolooo. Al- 
tro maestoso tempio è a circa tooo ma* 
tri dal paese nella vìa Romana, in cui è 
mirabile il qundro rappresenlantala Fla- 
gellaiione del Redentore. Ha contiguo il 
convento di s. Antonio de'miooricanvea- 
tuali. La festa popolare si lolenniiza per 
la Natività della lì. Vergine l'S seltem- 
bi'e, con lieiM die si protrae per 8 gior- 
ni. Altra gran lesta ricorre a'4 dicembre,' 
per t. Barbara vergine e martire, palro* 
na principale del luogo (che abbia que- 
sto 1 .apieio l'odierno nonne? ovvero 
d Ilo <\ scel'c la protettrice? Mie 

e re). Ih l'ospedale, il mante fra- 

1 benefico, e l'istrutione pubbli- 
ata ad <iii maestro di sonola e 
Bestie pie. Si dispenta un'annua 
e per generosa lascila del bene- 
Alveitro Uenanotte. Conta do' 



i54 VIT 

grniuitri, fra'qiinli inerifa ricordini il 
ioiìo p. Rtimoodo Migo^^i, priioeggicn- 
do fra le citili e facoltose famiglie quel- 
le de'Sagretii, de'BaUitana, de'Vallerani 
e Mangoni. 11 Bussi a p. 3 14 riporta le 
nolizie della ter fa di Dio Felice vergine, 
nata io Bai-bnrano, e morta in [toma a' 
ao aprile i553, in buon odore di tanti tà, 
ed ifi tcpolta nella cliietadit. Cecilia, ora 
i. M.'in Vallieella. La Statistica del 1 853 
notifica contenere 2 1 8 case, a 3i fdimiglie» 
^8abilanti,de'qualia:»UanziatiinGam* 
pagna e 5 militari. Il Bussi registrò nel 
1742, fuochi a4^ > anime 1070. Ed il 
Riparto territoriale del i833, abitanti 
900. llCalindridicecheil territorio con- 
Uene patooli, e tra' prodotti in maggior 
eopia il grano e altri cereali, ed il tino, 
ki etto ti tcuoprirono innumerevoli te- 
pokri etruiohi dì belli tti me forme. —^ 
Momimrmièoo Atartnranoo lìlartorano 
% JAirlarìaito,potta nell'antica Etrurin, 
Mila vt|ìo«e di SaUtia ora di Braccia- 
laa^ekìemalapurecuiraltre analoghe de- 
li riferite di topra^ dice il Pai- 
rìeortlata tln Tito Litio, • 
U nome nell'attuale, dall'otiv 
li^^^itt (|Mi«lttÌbrleca«tello ti pre^eDer 
«nÉaiHà re Uè* ItMigobardi » il quale l' in* 
MtiaA % b«e«k& d'alte e belle mura con 
ti^t*m»<te»K ^* tuttora ti tcorgono. 
^ifyéfc partieMlarmente, quale rarità, la 

% •llangulnre torre , an- 
^di quell'ultimo re de* 

ìi^iM«^4«é«eitMebbe fine nel 774* 

r^lkarberano tia tuccetso 

o 3tontaranOt 

^Utglitcrittori^edi 

b CMllà Catto- 

41^5Lfi 570, t 6, p. 

.eiteovll«|Qoo 

MerawP| m*' 

.(lS|«4ifcoitfc 

MMabiflift 

ACk 



Sieda e t. 




▼ IT 

19 e £7, e con altri ecrittorì, ne parlai 
alquanto nel voi. LVIII»p, i5i,iodÌGan« 
do l'epoche in coi ti trovarono de' tuoi 
vescovi. Degli Effelli atEerraa, che il Ba« 
rooio parla di Reparato -intervenuto nel 
sinodo romano adunato da t. Martino I 
nel 6499 io cui ti tottotcriste s. Manta* 
rionensis Eeclesiae provinciae Tusciae. 
Nella tettìone 4-' del concilio celebrato 
in Roma da •• Agatone nel 680 ti legge, 
Etilarato Episcoput 9. Ecciesiae AJftau' 
rentii provineiae ffistriae, il quale an* 
oorohè dairUgbelli ti ttimi dell' Urbina* 
le, luttavoita onenra che mai i vescovi 
d'Urbino ti eottoterittero Metaurensi, o 
le parole proinnciae Hisiriae convenire 
alle colonie illiriche e dalmatine di Veio, 
trovandoti vetoovi di Fèio colla totto- 
tcrixione proinneiae Hitiriae. Meglio al* 
Ire lexioni offrono provineiae Ttisciae. 
Trovati nel concilio roniano di t. Grego* 
rio II del 711, Opportuno Mataranen* 
9Ìff ma tiocome in quel tinodo interven* 
nero altri pastori della provincia,non sem* 
bra di Martorano di Calabria, come con 
altro Reparato^ coH'Ughelli riportai nel* 
le tene di que'vetcovi. Inoltre Degli Ef« 
fotti toggiunge altri vetcovi trovarsi del* 
V8%5 tolto Eugenio II, e dell' 853 nel 
pontificato di s. Leone IV meneionati da 
Bnronio. Si può vedere il Giorgi, H'isto* 
ria diplomatica Calhedrae Episcopali» 
Civitaiis Setiae^ p« 5%^ ove ragiona de* 
vetcovi di Maturano o Martaranoo Man- 
turano. Questa eittà facendo parte della 
Toscana de'ilomani, fu compresa nel du* 
catodi Roma (/'.), e figurò fra quelle che 
si diedero airubbidiensa civile della Ghie* 
ea Romana a'tempidis. Gregorio II nel 
716 oireo. Narrai ne'paragrafi di Viano 
a tìkdn^ ohe la oonfiuante Maturano an« 
. eora prestò giuramento a Tiberio Pela* 
SÌD| dia nella Tuscia Romana alzando lo 
stendardo della ribellione aspirò al re- 
gno, onde a reprimerla a. Gregorio II in* 
-vibfla Roma Tetarca imperiale Eutichio 
ooH'etereito romano^ e eolla tua decapi* 
iMiOÉe vaooi tubilo otIinU, come si ha 



TIT 

t)a AnsilaMo Biblioiecmb. Lodovico I il 
Pio figlio di CbvIo Mngiio, nel .liiilmna 
ilell'8 1 7, col qusle confermi^ alla s, Se.lc 
le (lonaziODi e resliluzioni del padia, no' 
mina etpreissmenie in Tii'^riae pnriibit*, 
Mnrtitranum : e Marlurianum si legge 
in <iuella limile d' Ottone I <Iel gf^i , e 
nell'altro di >. Enrico II del i o 1 4. S< ve- 
de che ancora concertava 1' antica dfiia- 
minaiione. Trovo nel Bli»Ì, che PapnCe- 
letlino IN del 1 191, doi>o avere ncevuio 
dall'itoperslote Eniico V I la reilitiiiione 
di Viteiho e Touanella, donò a' »ifer. 
be«i la lerni dì llaibarsno. E che ì cnn- 
ioli di Viterbo del ii^i invetlìiono di 
Bdi barano la famiglia Paiuir», con n'tri 
caticlii. Ma prima di tale epoca, racconta 
lo «teiio Buifi, che gueireggìando nel 
laaSi romani controViterho.minnccia- 
rono d'etpngnare Bsrbarano, e (emendo 
i suoi abitanti de'inali die polefano laro 
avTenire, ebbero per liene di renderli a' 
medesimi, avendo ciò fallo con vnrieviti- 

ad assalire Viterbo, rimasero (cannili; 
ma nondimeno i roraaui s'impadioniio- 
no del cartello di Ititpampani, e lieti di 
tali acquisii tornarono a Roma, perchè 
i caslelli di Coibarano e di Ri<>pa>upant 
erano alloradi moltnconsideratione. On- 
de coTiolibero i vitei be«i, che ad oiitn di-l 
riportalo vantaggio, maggiore Aid don- 
no che ne patirono, l'robebilmenle allq- 
ra O più lardi Baib.irano divenne signo- 
ria e litudo baronate del popolo romHno, 
governalo da'coo4ei'*al 



l< 



1 govt 



eie 



lie,C0Dic negli altri loro feudi, pnriiiteiicl 
voi. Vili, p. 78; mentre di Biirbajaaoe 
degli altri feudi de'go*erni baronali de' 
conservatori di Roma, ragionai ne' voi. 
LIX, p. 75, LXIV, p. 61 e>rg. Itipt'itn 
■1 Ricchi, La lirgs''" de'JoUci, p. 365. 
u Baibarano li sotlopaseall' obbidicnia 
dell'inclito popolo romano, per timore di 
essere preia a fona dall'armi romane, co- 
me li raccoglie dal lil). 1 , cap. 6 1 de'- 
Statuti". Il Vitale, Storia diplomi 



V I T 1.^5 

•k'Senaiovi ,H Roma, t.i, p.iSS, offre il 
diploma di CttUi I d'Ansio (enatore di 
Roma e re Ui Sicilia, dato in Orvieto a' 
16 maggio r^H3. col quale depulb suo 
ricario liuglieltuoSlendardo francese, eil 
altri deputali a diverti ultiii , come de' 
lorrierì alla ciisioilia de'cadellì, »on cha 
dt' Catti- Un nh in Barliamito, Bilitrola- 
noei Alo'irirelìo. Dunque è certo, cbe nel 
ii83 già B.iibai'inoeraioggelloal ^e- 
nato Rom.uin. ^A secolo XV pare cha 
continuaste tnUnita a cbiamarii anco 
Monteranno puicltè notai nella biograS» 
di Siiti! [!', (he a'i» «elleoibre r48o 
quel Papa loiiiò a Braccisno , con dua 
carditiali e In coite, indi «i recba Manie* 
rano dal proprio nipote Bartolomeo Top- 
po accollo con re^io apparato, e glielo 
coneesie in vit^aiiato col titolo di contea. 
Il che, in cello modo , sembra doversi 
me]>IÌoalliibiiirc a Monieranodacui liC'* 
rito Canale, se pine non é lo il«saa,o for- 
se può estere, i-he ad lempttt \o towtatnm 
dulia giuiÌMliiiui>i?del popolo romano, ta 
realmente è Catb.ìrano. Il Papa Pia IX 
ueIl.''oltul)re 1847 organiuando il con- 
siglio e senato di Itoma, loppreiie la glu- 
risdiiione tinto ainmmiitrallva quanto 
giudiziaria e li^icnaie de'tuperltitireudi 
del senato e pniiolo romano, cioè di Dar* 
barano, Vitorthiano, Magliano eCori.o 
li sottomise all' iinineilialo governo del* 
In s. Sede; i due primi alla delegaiionft 
apostolicp d> Viiei Ilo, e Barbaraoo al tuo 
governo di Vetrnlla. 

Viterbo, Fiierhium, antica, ragguar- 
devole, nohiliitiina e bella città, una del* 
le prime dello .Slato Pontificio, e metro- 
poli delta celebre provincia del Patrimo* 
nio di t. Pieirii, olTre dignitosa vaghei- 
la nella topogr.ilìi) e nel fabbricalo; ed 
è di nnlnbile irvilmlria commerciale, na> 
co -isere H4iiii (requenlala, eziandio 

pei arvi Ifi via coiriera che da Ro* 

jiloi^e iiU.i Toscana ed a Pirenie. 
V ^inta dn alle, valide, antiche e toiv 
a, onde di Viterbo dine un poe> 
\nliclie torri ha corotutto il eri^ 





*» U »*M W d*«M la hra* <^B 

Ih.. «« I «.«il» il>lio p«r« di «. P<lH(riM te MftMh^ pHt OiniiV 9m fc licita 

llifll.. hl>i*M i.inf>m>IM. ilicndoti fabbri l^tf«l«i, fv mmm ^ w» htB ■ai- 
tati il»Hlt .(.Ili». IW)re il BiMH a(fe>- 
••« Ih )>MitlB KifM'^i ■rict tirila cillà, pa^ 
blii-Hi» •>•) t 'fi|l< a») <ilrtbc*« T*r<]MÌB 
(■■^•••tM. ahi» p«Mlitc*M)i>Bc it Corrimi 

^tt, ■••Kvbal H *ftli*M> <l«liBralfl OB gn» JHkSiJki (aicwl i< 

kwiHMK thiMrtt. k«*»rU BonnwTM^ tHfaSMaaSnMX ««'ila d 

^H>»MHa 4 ' |'"*l* >!' ■|u«ll« cb« Vittrb» b Hi^^sdàHBaatf porta Sontau' 

««H|«»A (MH'ki w««lt Mhlicirv, im' ijoai |FiSMa^ll^MMs:Ewiea VI figlio di 

■Militili *<tlMi ■ M|7 tfiwllttlfl HM ÌbUT' ~ ■ - - 

^, »•»*« H»B|'t««nl«rt) )• torri inlcrna- 

lo «blIoMtiH» itil>«N«i|>rr CUI polSTadir- 

tf Vtivi|>ii, » Itf *r« in rcalia, um Mira 

ih iwMi C^miMidi Inni* BliMia, dicono 

W i-M-iint-lio, «Iht appena da (erra ti pò- 

llitMiii' *tHlfr*. ('■«•Ile allroTc, i nobili la 

|«l*|ii H'ii )<>»■• imn meno per oiicntaiiona 

t |l>«»ilM(it. the per propria a pubblica 

tlibit, (H iireniione di guerre cMcrnc a Siani, paca ph ^^^f^ ^^^ gnUa, ora 

l)l iliMiiilif iitlernc piomoMc d<iila la- ieppelli«aD« gS d^i^fa^ifcabbnro il 

tittm v da' |)rf poienli. Si cbimnarnno !• ghcrto. La 5/ pafk. par aaMata, cfaba 

uttt iltH'ii»!» Imre llitniiaro n Deniala, nome Fiorilm, twm^Smhfmitm Sai- 

tlw«Mii ili tl'trlolomeol'nntii, .Sfingno- ffcr/d, a la lì ~ 

la, bvieiH AliloWanilin», Tignola, Vica* fi.* «gtialuMnlc wara^ fc 4 

w »iiiM il« Vi«>. lm|ieraiore, llrataan- dalla vicina finite, porta 4d CòwedUo, 

ti^ tft»it Vviiita. * di Angeiodi Salama- ed anco di «. Mar^o. La t.'Abcm prc- 

H, h qua)* 'i" l»ll< I' '97 "'* '* P'<* wnlemenle t. Lneia, per caar a poca 

hlUa t la piti alla di Vilerlm. AITernib dinante dalla diieta della ia«li pà de* 

u |g^ a igv Ifiapu non re«tarne nep- gerowlimilani. Per la eicna eibnanea 

IMI ti V pif'*' P"" ■'**'' *l*l< l'altre elle ehieia di /. Matteo, aacba dì qneria 

mtaM<^' Mmwollt demolite nelle ne portò il nnme. E per coadam a Fi- 

■yr.» ^atlL ed abbaUole per ridurre renie, li appella coauneneata fWm- 

Tj^yW tf^ wifUw citlina di ttreda An/i. L' 6.' é murala, n diNe porta di 

■L JiJU ^ iW"liiTT Aniiiouiua- ^d/Ze, come poita nel principio della 

,.i.u> v" '"' ""'"''*' '*"*" ''"^'^ '"'' ^""" l'i ■■ Anlonia;e porta di «. JAirù 

..Aiiii'Nt^v'^-"***"''""*'" ""' 't/"'/</<i/eBA, per ewer non mollo lunjii 

^^^ __^^^,^ ti Jttlne* <lu Dioniqio de '|ti4lla chieia. La g.* è porta Faut a 

Qgl^ „.„ ,1 niMli Mriiu rlìu tali /''orik o Faiiiir, liccome lituaU aell'an* 

Rie no r* -^tvW'"*^'*'"'''' '^'"''** "M omonima contrada, aperta nel i568 

woclioi' -■ -atìita*»*» "*"' '''"^ '" ' coDeaiiiooe del cardinal AlcHaodro 

elesia .Irl ■■ ' iAùmwW «W* '■*"' irran» il gioniore, legalo perpetuo del- 

vitavcL lIii < - ' <Mlt C*t> "^ irriiinde, onde alcuni la cliiemaron» 

deiSoranc^ ^'^'^^ÌÈ JW* P ■•• della piÙ Taglie, diie- 



-J £ 



V IT 
gnata dal Vignola, quHie l' offre ta figu- 
ra il Buui, &ovra&taU ilallo ilemma cai'- 
Jitialiiio. Conduce al Bulicainti e a Tu- 
scBiiella. La i o.' suol cliìainarsl porla di 
Piano Scorano o del Carmine, [icrcliè 
il i.''nonie le deriia dalla cunlrails, il 
a. 'dalla piouiniiiìi del cuuteiilu itt'iar- 
Dielilaiii. &«terle il Bus», che questa, e 
quelle ili s. Lucia e dì Faule erano lui- 
te aperte, ma le princijiali eisete le 4 ^^^ 
gtieati, che etsenJo in tolte 7, una cerio 
renne cliiuia, ed è la icgnenle. Lai.' 
deiraceenoale, dalla ticiunnza della csi- 
ledrale, si diue s. Lorenzo. La a.' chia- 



i Salci 



rioila 



<hia 
e Salsii 



I Sulicif 
C'a.edai 
inli la thic! 



l Pù- 



VteUu di Cutlognu, la quale die' pure il 
nome al Borgo s. l'.elio, o megl;o que- 
llo lop<»e dulia distrutta cliioa di >. die- 
tro dell'Olmo. Bifeiiice il SaiTaan.aver 
la porla pVeso il nome di Salitici, per- 
chè cuiiduceva al castello oggi diruludi 
fiolmcaslello ife Salce, a miglia più ol- 
tre di Vetralla e 7 dislaole da VUcilio. 
Della sua catena e chiaoi da' romani ap- 
pese all'arco di a. Vito, ne parlerò ne' 
ccodì storici di Vileiboal piiuEipiar del 
SUI secolo, dicendo dell' eapogusiio- 
ne del castello di Salci. La 3.' diceii s. 
Siilo dalla tiuiua eollegi<ilB,dopocliè nel 
|653 fu aperta a render più nobile l'in- 
grctso a loDozeuzo X, Ja piecirdcDle es- 
sendole più contigua, ed ebbe un' iscri- 
tione celebrante il cardinal FaiDete.Gbe 
l'atea eretta o ornata. Inolile 1' odierna 
1 7o5 fu meglio decorata. £' delta an- 



;o porla flo/ 



r, per 1 



induir 



ullol 



Colerò col Marocco, cbe fu donneggiata 
nel 1799 quando i lepuLblrcnni fiaucesi 
batterono con artiglierie la città, nella 
qutile occasione i «iterbesì mo&lraronij 
mollo coraggio. La 4-' porta, riedificata 
neh 737 dal comune, chiamati s.^/af reo, 
benché dovrebbe dirsi s. Mania dnlla 
chiesa lìcina e poi atterrata. Aulicamen* 
le si udidìdÌi porla dell' Abbate, poiché 
fuoii le mura ai prcsK&laTB di faccia la 



VlT 1S7 

rihieia e moaaitero de'premoiiralenti, 
guTernsli du un abbate. Adunque le 6 
porte supeisliii ed eiistenli sono: Piano 
Scarano, o del Cannine ; di 1. Lucia a 
Fiorentina; di i'aui Faulle; di Sal~ 
lìccia o s. Pie Irò ; ò\ s. Sitto o Romana; 
di s. AJaiieo. Viterbo è distante 1 1 mi- 
glia da Tuscaiieila, 1 3 da Monte PiaKo- 
ne, a5 da Civiiuvecdiia e dal mure (e lul 
tuo livello inehi 4i>!^ e 9< *> pieditiSg), 
da Boma /,H circa e .juasi 80 da Siena. 
llCalindri dice occoirere da Viterbo 
a Banitt 6 (loste e 3 quarti. Le diitau- 
teda ViteilJu alle città e comuni di sun 
provincia, in buona parte le dichiaiai 
tuperioroicuie ne' loro paragrafi. Gia- 
ce 10 falsa ma aperta pianura sulla falda 
occidciituk del tunto di sopra celebralo 
monie Cimino, che riceveda Viterbo Ìl 
nome moderno, io ottima e amena post- 
eione, sia per l'abbiiudaniade'tiveri d'o- 
gni specie, sia pei l'alia salubre, special- 
mente lempernta riell'eslale (scrittori anr 
licbi e moderni celebrarono la salubrità 
dell'aere vileibese, e fra' mollisiimi iu 
versi latini l'eli-ganliiMmoMirc' Antonio 
Flaminio, Uh. a, ode 54), sebbene tog- 
gella a lenipe»le ed a' venti umidicci non 
ostante che abbia boschi a levante a • 
metuidi, la ginn macchia del Conte luo- 
gi S miglia e 4 quella di Rocca tlispam- 
pani, ricca di cacciagione e di bellisiiiDÌ 
iiasaìli; sia in fine, pei l'oriiionle ampio 
che gode. Questo ostcrvatodalla sommi- 
tà della Ione della piaiu del Comune, 
ù cii'cosciitio dui liilu orientale de'monti 
Ciniiui Ola dciioininati Monte Soriano, 
Monte della l'aUiiiaiia, Cime della MuD- 
lagnaeMoule Fogliano. Laminìinaluo- y 
ghetia della vituale e di circa 3 miglia^ 
di 6 In Riasiiifiia. Nell'area da questa par- 

bilaiioni ruiali, e deliziosi casini sul pen- 
dio de' Cimini. >ella parie meridionale 
fei scorgoiioi monti della Maniiana, mon- 
te Viigiuio, I monti della Tolfa e dell'Al- 
lumiere, munte Romano, e il mare He- 
diterrooEO. La ai ini ma luogheut della «i- 



i58 Vlt 

f uele èdi circa ao migtiaja maistma quasi 
£u.Da quello latoè visibile raDtica città di 
Toscauella. Nella parte occidentale, vie- 
ne terminata dal mare, dal moute Ar- 
gentato, da'monti di Canino, Vaicntano 
e Ucliia, da'monti Amiati, di s. Fiora, di 
Iladicofdni e da Moute Fiascone. Dal la- 
to setlentrionaleè limitata da'iuonti d'Or- 
ìrieto, dagli A pennini e da' monti di Vi- 
torchiano. La lunghezza minima della vi- 
suale é di circa 7 miglia, di 60 la masii- 
ma. Da questa patte si distinguono il 
borgo delia Quercia, e la terra graziosii- 
sima di Bagnaia, la qgale con s. Martino 
e Rocca del Vecce è nel suo fertilissi- 
mo territorio. L'interno circuito della 
città è di 3 miglia, circher dice l'ultima 
proposizione concistoriale, e divisa in 4 
piccole colline e colle sue valli, separate, 
al due del Coretini, da alcuni fìumicelli 
o toltemi, il più notabile essendo l'Al- 
cione o Urcionio, poiché gira macine da 
olio e da grano, e serve a vari opiflcii, 
come vuole il Palmieri. Però è da av- 
vertirsi col Bussi, che i piccoli torrenti 
che scendono da' monti Cimini e scor- 
rono per la città sono 3, cioè Paratus* 
so, Uiciuiiio e Vetulonio, i quali riuni- 
ti foiiiiuno il fiuinicello Faule, transi- 
taiido<«i sui ponti Tremoli, s. Lorenzo, 
Paradosso, e altro per cui da rollurna 
si passa a /V/fi/o/2<Vz, due rioni della cit- 
tà, gli altri due dicendosi Ariano t Lori- 
gola^ ne'quali si suddivide tutta. Queste 
contrade ricordano i nomi dell' antiche 
città eliusche colle.quali si formò Viter- 
bo, secondo i patrii sciitlori, come nar- 
retò alla sua volta, colle correzioni del- 
l' Orioli. Peto tali tori enti più volte ca- 
gionarono alia città pregiudizievoli inon* 
dazioni. L' ampiezza delle strade e delie 
piazze, la copia e vaghezza delle fontane, 
la mngiiincenza degli edifizìe la sontuo'- 
sita de' templi, rendono Viterbo decorosa* 
e niente inferiore al più delie città, che 
coinpouguno lo Stato di s. Chiesa, come 
rilegò il Coietiiii. Di tutto minutamente 
trattò il suo coucittadmo Bu)SÌ, io 47^ 



▼ IT 

pagiae in foglio grande coH'opera pub- 
blicata nel 1 74^ ; ma a me noo é per- 
mesio per l'ampiezza della materia, che 
ragionare del più principale, noo senza 
tener presenti il Castel lano/d Marocco (il 
quale dice aver proceduto coli' odierna 
Guida di rilerbó)^ìl Palmieri e altri re- 
centi scrittori, a sicurezta dell' esistente 
Del formale e materiale della città. Non- 
dimeno in tanta vasta materia, e con mol- 
teplici asserzioni, ad onta della diligen- 
za, temo in alcuna cosa equivocare. Le 
pubbliche vie sono numerose, molto am- 
pie e assai bene lastricate di peperino; e 
l>elle sono pure l'esterne, comode a'tran- 
siti, e deliziose a'pa&seggi, massime quella 
che conduce al santuario della Quercia, 
veramente nubile, fuori di porta Fiorenti- 
na. 1 1 suburbano non manca di ponti,4 de- 
scrivendone il Bussi come precipui, cioè 
Camillario o di s. Valentino ; di s. Nicolò 
molto antico perchè i*estaurato da Vespa» 
siano (de' quali dovrò riparlare); dì Ro- 
ma edificato da Gregorio Xlll;ediGradì 
vicino alla chiesa omonima. Gaie e bea 
disposte sono le piazze, fra le quali quel- 
la dell'Erbe, sempre piena di abbondan- 
ti frutta e copiose ortaglie; quella assai 
spaziosa della Rocca ; la piazza grande 
del Municipio, ov' è il bel palazzo Dele- 
gatizio, oltre quello molto vasto del Co- 
mune. Delle molte sue piazze, il Bu^si 
descrisse le i4 piùrinomate. Possiede Vi- 
terbo ottime e copioseacque potabili, che 
scendono da'vicini monti, e vi sono iso- 
late fontane, fra le (piali primeggiano la 
bellissima fontana Grande, di gotica for- 
ma, costruita nel 1 207, che riceve l'acqua 
da un antico condotto e la versa in co- 
pia nella piazza Sipali, il Bussi ofTieudo- 
ne la figura. La grandiosa fontana del- 
la Rocca, al dire del Palmieri elegante 
disegno del Vignola, edificata nel i556 
dal cardinal Farnese, riferisce Marocco, 
ina dall' iscrizione che offre si trae che 
la compi, avendola ordinata il cardinal 
Ippolito d Este altro legato; come espre»- 
sumente notò il Bussi nel dame la figu* 



VIT 

ra e V iscrizione. Quella aiiai graziosa di 
piazza deirCrbe, liluata quasi oel oiezio 
della città, secondo il Marocco, che lul- 
tribuiice al Viguola, dal cui fusto nel 
centro del i>aciuo spoigouo in fuori 4 
mensole su cui sono 4 l^oni di peperino, 
ì quali posauo uuu zampa su globi qua- 
dripartiti colle lettere F. J, F. L, parie 
dello steainna viterbese, ed il Dussi iia 
produce il di&egno, coirarme del cardi- 
nal Farnese, e il Marocco l'iscrizione 
coiranno i588. E la vaga fontana nel- 
l'atrio del palazzo Municipale, nella qua- 
le 4 delfìni sostengono le tazze superiori 
e gli erableuìi della città, spruzzando 
graziosamente l'acque, ^e'te^lpi andati, 
Viterbo fu detta la cillà delle Fonta- 
ne, osserta il Bussi, e tuttora 9 esistono, 
iiflcrma Marocco. Le più alte torri di Vi- 
terbo superstiti, sono quelle del Comu- 
ite, dell' Orologio vecchio, di Scaccia- 
liicci, del Duomo, e della Rocca, la qua- 
le ne' popolari tumulti serviva di sicuro 
asilo a' Papi ed a' presidi della provin- 
cia. 11 celebre legato cardinal Àlbornoz, 
a prevenire che Viterbo fosse ulterior- 
mente tiranneggiata da' prepotenti, fece 
edificare presso la porta di s. Lucia una 
molto valida fortezza, la quale venne 
chiamata col suo nome, per averne puie 
dcsiguato il sito, e gettata neToudameu* 
ti la I.* pietra a'26 luglio 1 354} ^ quindi 
&i disse la Rocca, ludi da Bonifacio IX, 
venne nel iSgS ridotta in miglior for- 
ma con grosso e saldo muro, colla spesa 
di 1 3,000 ducali d'oro, oltre l'operato 
da* viterbesi, i quali gratuitamente la vo- 
lai ono per l'acquisto dell'indulgenze 
conces!>e dal Papa, ^el 14^4 * viterbesi 
avendo udito il tradimeulo del castella- 
uo della rocca di Spoleto, e le funeste 
conseguenze che ne putì la città, dubi- 
tando del pioprio, certo con assenso del 
legato Vitelle&chi, deiiioliiono gran par- 
te della propria Rocca, ed io vece risto- 
rarono e fortificarono le mura urbane. 
Ma poi ripullulate iu Viterbo le fazioni| 
Calisto 111 uel 14^7 dal nipote Uorgia 



VIT 159 

generale di s. Chiesa la fece rifabbricare, 
ponendovi questi solennemente la prima 
pietra 1*8 marzo: la ridusse ragguarde- 
vole e validissima, e munì d' un pozzo 
d' acqua. Finalmente, Clemente XII nel 
1738 per fondare io Viterbo l'ospedale 
o ospizio de' trovatelli, a suggerimeuto 
del cardinal Porzia, per locale assegnò 
la Rocca, facendola ridurre abitabile • 
adatta allo stabilimento, di cui piti avan- 
ti. Dissi già che nella piazza grande del 
Comune, vi è il palazzo apostolico deco- 
roso, il quale elevasi nel suo lato meri- 
dionale, residenza de' delegati aposto- 
lici, del tribunale della giudicatura, e 
degli ufDzi governativi. Dal lato occiden- 
tale sorge il magnifico palazzo Muni- 
cipale o del Comune, uno de' più grandi 
e belli de' dominii della s. Sede, sia per 
comodità e ampiezza, come per oroa- 
menti e magnificenza; cominciato nel 
1264 e terminato nella parte esterna nel 
pontificato di Sisto IV. Il suo interno è 
pili rimarchevole, poiché nell' atrio, ol- 
tre la suddescritta bella fonte, al lato si- 
nistro vi sono 6 statue etruiche di pepe- 
rino rappresentanti sacerdoti con patere 
sopra sarcofagi trovati nel 1694 nelle 
grotte sepolcrali dell' agro Cibelario, og- 
gi Ci pollerà : la corte è ben ideata. Asce- 
sa la scala grande si vede incastrato nel 
muto un antichissimo geroglifico espri- 
mente una vite con grappolo d' uva, un 
nido d' Uccelli sulla sommità, una sala- 
mandra sul ceppo e due teste umane a* 
lati. Si ciede simboleggi la favolosa ve- 
uuta e le vittorie d'Osu'ide in Italia. Sul- 
la volta e pareti della 1 .* sala sono dipin- 
ti a fresco di buono stile i prodigi di Ma- 
ria ss. della Quercia, ed é degna di ri- 
niaico un'immagine della Al^doniia col 
s. Bambino della scuola di Pietro Perugi- 
DO,espressabUruua lunetta. Segue la grau 
sala Regia, o come altri dicono dell'ac- 
cademia degli Ardenti, neìle pareti deh^ 
la quale si vedono dipinte le priodpa 
storie di Viterbo, e i personaggi pili oi 
labri e riaomati che l' iliusiraroao» Bn 



i6o VIT 

quali l'imperatore Micheledeli a6o, ioa- 
dalore della dioaslia de'Paleologi che re* 
gnarono in Nioea e poi io GMCanliaepo- 
li, ed il Papa Paolo II I;qoo che lalofMH 
grafia della primitiva Etmria Mediterni* 
Dea, i sagriOii de' sacerdoti deli' enlioo 
Fano di Vulturoa divinità etruice, e le 
lopograGa de' paesi della proviiicie del 
Patrimonio di s. Pietro, a questo doovi* 
inente donati dalla gran contesse Blatil* 
de : opere a fresco di Baldassare Croce 
bolognese. Nella soffitta, i pittori viter- 
besi Lodovico Nucci e Tarquinio Liga- 
•tri sunnominato, vi espressero e fresco 
i 33 feudi anticamente posseduti da Vi- 
terbo (ti ponno leggere nel Bussi e nel Co- 
relini, e ue'miei precedenti paragrafi ove 
in buona parte ne parlai o li descrìssi, 
e perciò con diversi tratti della storia de* 
viterbesi. 1 nomi loro, e di altri So ce- 
stelli, li riferirò perlando del G>moDe), 
Sulle 4 grandi pareti si vedono ì piii im- 
portanti punti della patria storia da' re- 
motissimi tempi etruschi fino al termine 
del secolo XVI, in tanti quadri beo im- 
maginati dallo storico viterbese Dome- 
Dico Bianchi nel iSgi. Dalla sala Regia 
si passa ad un gabinetto accademico, co- 
miociato nel 182 1, ove sono raccolti mol- 
tissimi vosi etruschi, urne, sarcofagi, ido- 
letti diversi, ed oggetti mineralogici, tut- 
to rinvenuto io alcuni scavi fatti nel ter- 
ritorio Viterbese. Nella vasta e non meo 
dignitosa sala de' Comici, ove adunasi il 
consiglio municipale, con sedili intorno^ 
vi sono molte immagini d' antichi eroi 
dipinti a chiaroscuro dal eh. Teodoro Si- 
ciliano, ed ivi sono memorie clie ricorda- 
no i benefìzi elargiti a Viterho da'Papi, 
10 de' quali vi soggiornarono colla cu- 
ria, dagl' imperatori e da' re. Nella pros- 
sima sala dell'Aurora vi sono i busti de' 
Papi Benedetto X1Ì1 e Pio VII, beneme- 
riti della città, e sulla volta si ammira 
una bella copia dell'Aui^ora eseguita dal 
Zuccari nel polazto di Caprarola, il qua- 
le originale, disse il Castellano, è ormai 
perito. Alaguifica i pur la saia delta del 



▼ IT 

BaldeeehiiiOv owm eopceiso da Beoedet- 
lo XIII al magistrale monioipale, e do- 
ve questo h ricevìmeatitoleani nelle oc* 
easioni festive. Nelle videa camere de' 
quadri, vi è una Segra Famiglia del Ro- 
«enelii viterbese, discepolo di Pietro de 
Cortooe. Nella staout delle lepidi, vi è 
r origioele Tavole Cibelarìa io caratte- 
re greco entico» e eltre iscrizioni di stile 
gotico e latino, oltre il famoso e contre- 
iteto deereto scolpito io maroio e atlri- 
boito a Desiderb re de' longobardi, di 
coi regioocfò a suo luogo. Le nobile cap- 
pelle, già ricee d'atBretdii e dorature, pe« 
ri oeirioceadio del 1817,0 solo vi restò 
il quedro delle Visitatione della B. Ver- 
gine titolere, bell'opere del viterbcie Fi- 
lippo Ceperoni detto lo Spagooletto. Nel 
pieno superiore è il ragguardevole ar- 
chivio spreto, coaiindeto nel secolo X, 
io cui si coiuerveDO iosigoi pergamene, 
ecceileoti lifaci e scritture riguardanti la 
eomooilli. A.vverte il Bussi,che prima che 
fisterò pitturate le stebce municipali e la 
vega cappella, erano ornate di vari motti 
•eoteotiosi fitti collocere nel 1 556 dal ce- 
lebre d.'Giecomo Sacchi viterbese nel suo 
magistrato, quali riporta il Bussi. Questi 
e il Coretini descrivono i luoghi assegnati 
nel palazto pubblico al monte di pietà, 
alla vendita de'pegni a suon di tromba, al 
monte frumentario, al collegio degli av- 
vocati, procuratori e noteri della città. 
I medesimi discorrono del palano conti- 
guo, ove i conservatori risiedevano pri- 
ma di Sisto IV, in cui si formò il teatro 
de'nobili, e sotto 1 luoghi per la dogana 
e r archivio pubblico. Notò il Bussi che 
sulla loggia del palazzo nel i638 «col- 
locò per pubblico decreto la statua della 
B. Vergine, la quale ogni sere all' A.vtt 
Maria, dopo accede due torcie innanzi, ai 
scoopriva al popolo esistente nelle piena, 
e il suono delle trombe V invitava alla 
recita della Salutazione Angelica. La 
belle torre quedrata del Comune col bel- 
r orologio pubblico tulle cime, 2 in lua 
angolo del bd pahiio destinato all'eoi- 



VIT 

mìiìÌ<ilfnEÌone de' uli e Ubacclii. il Bu««ì 
e il Marocca riproilucendo le nuinerote 
isci'itìoni amiche e monumenlBli esiilea- 
tj ìB Viterbo, olTiono pure quelle del pa- 
llino MuDicipale. Tra Ì principali pa- 
Uni tegnalerb quello de'ZellìPatuglia, 
ove oltre nobili mobilia, vi è una piege- 
vole galleria di quadri, merilando di ser- 
vire d'alloggio a lari «OTrani e principi, 
fra' quali, rileva il Cstleltaoo, Carlo IV 
re di SpagDH e Franceico I imperatore 
d'Autlria. Quello de' Paci ha la cappel- 
la della b. Lucia da Naro), eretta ne) 
i56i, io memoria d'essere laslanza io 
cui soggiornò e vi ricevè le H. Stimmate, 
come ricordino le due ìkvìeìddÌ esiliite 
dal Bunieiiprodottedal Marocco.Dovrb 
riparlai*De, dicendo delle doraeoicane del 
3.° ordine al cui monailero appartenne. 
Pon mancano allrì ragguardevoli palac- 
ci, e presio le famiglie pìU diiljiite li 
Irovauo pure dipioli di pregio. Scrieie 
il Itussi, che da non molti anni, o«iia ne' 
pt'imi del secolo paiMlo, nel menzionalo 
palano già retidenza de'conservatort mu- 
oicipati, i nobili fabbricarono un leetro, 
■ dittinziooe di altro fatto erigere da'Mer- 
canti. Indi disse il Castellano, il teatro 
del Genio lervire alle Kenicbe rappre- 
leotaiiooi; ed ora il più moderno Pal- 
mieri nel 1859 pubbhcò avere Viterbo 
due teatri dell' accademia Filarmonica. 
Vt\ Giornale di Roma àe\ 1^55, p. 746, 
si legge. •• Viterbo 5 agosto i855. La 
grande apertura del nuovo teatro di Vi- 
terbo I' Unione (nome allusivo a' gene- 
rosi cittadmi, che «i uuifono al Co- 
tuuoe di questa città peradornarla d'un 
mooumcnto »i utile e decoroio) ba avu- 
to luogo la sera del 4 corrente agosto 
eoo quella pompa che si attendeva. Noa 
è da maravigliare se accorrevano da'cir. 
convicioi paesi e città, non che dalla oo- 
•tra capitale, io Folla pertone bramose di 
unirli a'viterbeii, per ammirare la gran- 
diosa opero dell'architetto romano sig. 
conte CB*. Virginio Vespignani, già bea 
avio oclla nubile arie di Brimantec Vi- 



VIT i6r 

gnola, e di assistere ad uooipcllacalodì 
cui (ormavano parie artisti di primaria 
ricomaoEa: ne li pubblica aipellaliva 
restò io nulla defraudala. Spetta ■ di- 
stinte peone descrivere partitamenle'U 
nuova fnlibi Ica di esso teatro, laonde mi 
limitelo ad accennare r imprewionecho 
recò al numeroso pubblico che coooone 
alla I.' rappresentazione dello spettacolo 
con cui s'inaugurava. Come l'eaterDK 
facciala, nobile e grandinio à rintenne 
r interno di questo edilìtio. L'atrio, l« 
attigue sale, quelle superiori, e parlieo- 
tarroeole la giao sala di metto, il circo- 
lo de' palchi, la platea destarono mera- 
viglia per forme rlegHOli,ricefamud'or* 
namenli nella semplicità, puretta di ati- 
le, leggiadri dipinti, talmenleché il dii> 
meroBo pubblico, ivi adunato, prorom- 
peva in vivi elogi a gloria dell' «gregio 
arcbiletto, cbeieppe riunire tante perfè- 
tioni dell' arte. Il vasto palco icenico, 
gli annessi locali, a comodo degli artisti 
teatrali, nulla lasciano desiderare per la 
esecuiione di un imponente a grandinio 
spettacolo. Contribuisce a enmpiere la 
magnifica opera del cav. Veipignani il 
beli mimo si[>.irio, dipinto dal rinomato 
romano Brinila sig. cav. Pietro Gagliar- 
di, ove li ammirano quegl'Italiani cho 
furono sommi nella tragedia, nel dram- 
ma lìrico, nella commedia, muiìea e dan- 
ta. Guidali dalle riipetlive Muse al tem- 
pio della Gloria, essi ricevono dallo ma- 
ni di Apollo il meritato alloro, meotro 
la patria Stbiia ne incide gl'illuilrì m- 
mi in pagine eterne da Dante Goo a Ver- 
di. L' elTello prodotto da tal quadro fu 
immenso, ed il pubblico, nella aperanu 
di vederne l'autore, invano prolungava 
i suoi applausi, eh' esso in seno alla tua 
famiglia, ifoggiva ad un'ovastoDe, cfae la 
sua modestia fonenonallendeva. Lo spet' 
tacolo, come prevedevasi, fu degrmtlel- 
l'armonicissimoedi litio in cui venne rap- 
preientalo. Nel f-'ijciri^c^io, moltÌMimo 
li distinse Colini, la Boccaliadati, Hatl- 
(liD 1 piacque Lalersa, la SbViKu, l'cM- 



i6i 



VIT 



cutione dciropera, k belle leene ddCtfr 
Cito. Il Fomartito (bello del Rote) in* 
contro il pieno fiiTore del pubblico : lo- 
dettuime aocbe le scene del Betteni. 
Bieco, magnifico ti rintenne il yestierio^ 
le decoresioni ti dell'opera che del bel* 
lo. E qui vuol giuitixia che onorevol- 
mente li nomini il lig. conte Celare Pòfr 
ci, che icello tra gli altii loci ationiiti| 
con tanto celo ed inteliigenia guidò a 
compimento il nuovo teatro, lormontan* 
do difficoltà immenie, per cui quelli ri- 
eonoiccuti offi'i%angli un'epigrafe di ma- 
ritata lode. Talmentecbè furono in lotto 
adempiuti i voti di qoeito benemerito 
Comune, de' mei cbe contribuirono al- 
r innalf amento d' un edifiaio, che (mito 
gliaufpicii deiramaiisiimo delegato mg/ 
LaMgni, e deli' ottimo gonreloniere lig. 
avv. Ciofi) aggiunge luitro alla gloria ar^ 
liitica della nmlra patria. Giuieppe Cen- 
celli "• L' Eptacordo di Roma del 1 855, 
a p. 66, 67, 7 1 e 79, ragionò dell'edifi* 
gio e delle sue piimerappreientance,do« 
pò averlo deicriito artisticamente col le* 

fuente articolo.M JVuoi'O Teatro di Fiter-' 
9, t Unione. Fra'teatri the lorgono nel- 
le capitah delle provincie, queito certo i 
il migliore* L'architetto ir ppe idogliere il 
problema ad ottenere un bel teatro, suf- 
fiaentemente spatioso, decorato sempli« 
oamente e con leggiadria, ed in tulio so- 
Boro. Un portico e quindi dappresso al 
medesimo un doppio vestìbolo ofiitmo il 
principale ingresm a 3 femìci, al lato de* 
quali Sé trovano il caffè, il botteghino, il 
oorpo di guardia, il guardaroba e le due 
•rendi scale che conducono agli ordini, 
k cui ai^a si verifico per la lunghesta di 
pelmii3oe per la Urghetmdi palmi 73, 
Il proipetto ha due ordini, il dorico e lo 
|onico.lli/*q^toiafcno«en€l. 

tessa deirordioa i.* e a.* de palchi net- 
rioternodrfl.mta.«»«^*»*««?«J 
3.* ed il 4.*. »entie l'attico con 011 ha 

Itrmine imegnn .1 ^t^'^^f'^ "J ^^ 
aU mettalori premuta una bella ^gnra • 
lèà meglio deirnrt. della bnim. «t- 



?iT 

driA; slmlecbè i semleireobm colle ali 
nrolun g als , le qmili. però non superano 
mUngania dal dnolo, e termina al prin- 
cipiar dal prosasoio o bocca d'opera. Il 
MO diametro idi palmi 64- 1 palchi so- 
no »5 per ordine. Gli ordini sono 4i ov'é 
al di sopra il hibioné o loggiato. 1 palchi 
pei sono comodi e oflrono spailo suffi- 
danle per ben goder degli spellacoli. Il 
•afftlo i lonettalo e dipinto con isvaria- 
te rivolorioni d'arabescbif ed i parapelli 
dc^patchi, I plbUrini di divistone e le cor- 
nici che ne girano sugli architravi sono 
di boono stile con fondo bianco e messi 
ad oro. Il proaeenio è largo palmi 5a, 
alto simiimenle palmi 5a, e lungo palmi 
i5. Dall'una parte e dalTaltra ha duo 
pilastri eoo capitelli composti e diviii io 
tanti riquadri con delle bellinime candel- 
Ilare che rammenteno ilctnqnecento. Ne- 
gl'lntervnili fra'nllastri si raccbìudooo i 
palchi dal I.* al 4«* ordine. I corridori 
ninnlemo sono ampi e ricoperti da toI* 
lieelle rìbasiale» Il proscenio o bocca d'o« 
pera rapprmcnta ona grande cornice d'cm 
qtmdro^ che i il sipario dipinto dal loda- 
tissimo nostro romano pittore eav. Ga- 
li, il quale vi sì mostra io tutto il 
splendore. Egli figurò il tempio del- 
la Gloria eoo Apollo, che avente oaa co- 
rmia d'alloro per premio al vero merìiOy 
sta lira'4 grandi poeti itellani, • mira al 
groppo de'celehri compositori di rnvaieo 
Cimarom, Rossini, Bellini,Domietti^Blcr. 
cadente^ Verdi, Ricci, ce. : di poeo dieeo* 
sii si stanno i poeti comici e drammntìci 
fira'qoali l'è dato vedere MetaitsiÌD, Gol- 
doni a Gimad, quindi i coreografi Viga- 
nò, Pfenaieri , ed alla destra peamoti el 

veggono i poeti della tragedia doadaaairi 
fra'veri Alfieri e lloati. Henlre do «« 
hto h Storia registra i nomi di talli 
Questo sipario è bello^ le figaro sua» ba- 

M •n^PfMte.h composiaioae dal tana 
è meravigliom. Un palco scenico è epa- 
aioso ed ampio» larga palmi tao, laaga 
laMioS» ed ^Bra tatti leomodi, « per 
» la posta colla alnada da daeaaaU 



£ 



VII 

valli « carri che servono alto «pellarolo 
ponno (Brìi passare. Al pari del 3.°or(li' 
ne è la grande galloiia dell'inlerteninieD- 
ta con 4 spail'ise camere cJa'Iali, e quivi 
un gentile oi dine di colonne e ili pìlaitri 
d' un bel corìnlio fa di lè licoa mostra. 
Il lutto di questo teatro la la lode dell'ar- 
chitetto conte Vrrgiaio Vespignani. E Vi- 
terbo deve andarne «uperbo". Due altri 
nuovi e recenti eilifÌEÌ, ed insieme utili 
ttabilimenli pubblici di Viterbo, che pon- 

d'arle, indicano come la città non è i- 
le Dell'abbellirsi e procurarsi gli ag 
ciati. L'amor patrio nel renderli noli e 
le siaiupe, volle moìirareche Viterbo tro- 
va» nello stadio di lodevole emulaiìone 
colle principali città dello Slato Ecclesia- 
«lieo, per promuovere e accrescere i co- 
modi de' suoi abitanti e il dei 



ola si. 



a polli 



e l'i. 



;. Her. 



tanln venue pubblicata nel t. B7 del Gior- 
naie jtrradico, e ristampala a parie; Sul 
nuovo Carcere e sul pubbliro Macello 
freni in Viterbo. Notizia dell' aif. Jft- 
Jhno Camini, Rome 1 84 < ■ L'antivlie lue 
prigioni presentavano inconvenienti per 
l'anguitia, irregoinrilìi del locale e topo- 
grafica poti/ioiie. Datti il direcb'eruno 
•iluale nella più nobile e decorosa parie 
della cìliù, pretto il palazzo Comunale, 
sulla bella via di strada Romana, e sulla 
niaeslosa piana del Comune, ove d'ordi- 
nario hen luogo i pubblici ipeltacoli e il 
pubblico passeggio. l'er lo lelodel dele- 
gato apostolico mg.' D" Andrea, la con- 
discendenza del cardinal Tosti pro-teso- 
riere generale, erannuenza di Gregoiio 
XVI in esaudire i voti de'viterbesi, per- 
peluaii con iscrizione monutueulale nel 
prospetto del nuovo carcere, questo col- 
i'opera lodevole di Vincenzo Federici vi- 
terbese, ingegnere in capo d'acque e stra- 
de della delegazione, fu eretto nclt'eslre- 
idìIù della città presso l'aotica Rocca. La 
fabbrica è solida, di forma quadrilunga, 
cioè di palmi 3:io sopra 60, della quale 
ung ile' maggiori lati fòrtnante il prospet- 



VIT i63 

lo <i ettenrle sulla praterìa detta dì Sai- 
lupara, l'altro posteriore vien formato 
dal muro cartel la oo Rancheggialo da am- 
pio barbacane o muro di precincione. Il 
prospello presenta l'idea della templiciti, 
dell'aiislerilù e della rubusleua, ed è di- 
viso da 8 grandi pibslri, che dal suolo li 
elevano a sostenere il cornicione del let- 
to. ?Iel mezzo la poi*ta vico formala da 
un solida bugnato di peperino, pietra tul- 
caoica locale, e sunnonlalo dall'accenna- 
' [ione, che offre la itampa. Il rima* 
Iella superfìcie proipetlica è occu- 
'■1 finestre regolarmente diipotte,8 
: d'opportune infernale e geloiie, 
L> iniernoc'jDiieoe ambienti aalabri om- 
parali, mediante carceri legreta, larghs 
o galeone, correzionali e pe'ragaui, per 
le donne, inrermerie, altari per gli e*er- 
chi religiosi, e le ofiìcine neceuarie , da 
per lutto regnandovi la licureua dall'e- 
vasioni, [n breve, quello Ila bilimcnlocar- 
ceiario pub servir di modello e norDM 
di limili editili. Fu eiiaodìo provvido 
contiglio il rimuovere la grande tnrpUa- 
dine, che degradava Viterbo, cio^rarbì* 
Irnria mattazione di bovi, vacche, porci, 
agnelli ec., in ogni luogo chs reitava co- 
modo agli spaccialuri di carne, pizzica- 
gnoli e anche particolari, Soveola le TÌe 
eie piazze vedevaiisi perciò cootaminate 
da «angue e immondizie, ed ammorbara 
col fetore, olirei diiordini che acceooai 
nel vol.L\XXlV,p.i4i,neldeM;ri»re 
lo ttabilimenlo di Mattazione Ìo Roma 
(ni quale nel 18Ì9 fu aggiunto, dallt 
fundamecila ediGcuto, un locale dettioa- 
lo per coloro d'arabo i ietti, I quali per 
qualche pHiziate fisico difetto, aveue- 
ro biiog'io de' cos'i delti bagni anima- 
li. QaiaiW attivato nell'estate del 1860» 
spenoieolaronoìl bagno animale 6!^ per* 
sone. Ne rende ragione 1' Eptacordo tU 
Roma del ]SCi, col n." 38). & porre 
un termine a un tal i neon ve Diente, ia- 
lollerabile co'progrciù della dviltà na- 
deroa e il decoro della citlà , n conce- 
pi r idea d'uà pubblico Anamanaloio o 



i64 V1T 

Macello, ofe iQlti gli animali suiedicali 
e timili fottero uccisi e mondati, iodi io- 
viali a'iuoghi di smercio e alle case par* 
lìcolari. Il locale fu destinalo dalla dvica 
magistratura nel piano di Faule , posto 
fra la collina del Duomo e quella della 
Trinità, e prossimo alle mura castellane 
e alla porla della città che apresì alla fio 
di Toscaoella. Il luogo non ha proisiine 
abìlationi, ma é vicino alla parte più pò* 
polosa della città, e perciò conf eoientis- 
Simo all'uopo. Ivi scorre il fiumicello Ar* 
done, che uell'intraprendersi la fabbrica 
qualche anno addietro fu diviso in due 
rami, per dar luogo nel mezzo di essi al- 
la fabbrica. Appena però essa fu intra- 
presa, venne interrotta da impreviste dr* 
costanze: finché l'encomiato preside mg/ 
D'Andrea ne ecdtò e agevolò il pro«e- 
guimento ed il termine. Biukcì antha 
quest'edifizio da servir di norma per .si- 
mili stabilimenti, sia per la giudiziosa di* 
•tribuziooe degli ambienti, sia per la co- 
modità delle varie mattazioni, sia per la 
sua eleganza ed euritmia.Consiste dunque 
Tedifizio in un rettangolo esteriore di re* 
cinto, di palmi a8o eopra i4o. Il pro- 
spetto su d'uno de'maggiorì lati presen* 
la un portone d'ingresso e altro di egres* 
80, posti nelle due metà di esso, a' quali 
•i perviene mediante ponti sull'Arcione, 
ed un'iscrizione intermedia. Neirinterno 
sono distinti il mattatoio pecorino e ca- 
prino, quello del bestiame vaccino, quel- 
lo del bestiame pordno. Vi sono piazze, 
fontane, rinchiuse, ambulacri e altri lo- 
cali, per la custodia e macellazione delle 
nominate bestie, co'bisognevoli arnesi. Di 
questa encomiata e simmetrica fabbrica 
ne fu applaudilo architetto Pietro Masci- 
ni viteibe»e. Le più rinomate locande, 
secondo il Marocco, sono quelle dell'An- 
gelo o d'Inghilterra, e dell'Aquila nera: 
il Palmieri dislingue la locanda Agnetot* 
ti, e l'altra dell'Angelo. 

Fra' principali e grandi edifizi di Vi- 
leibo, primeggia il duomo o cattedrale, 
eolio rinvocazione di s« Lorenzo martira 



VIT 

«rddieeoiio delleClMeta romaiio,eompro- 
lettore di Viterbo, e già adesso intitola- 
le qiieodo fu elevale, e tei grado. L'an- 
liee Iraditione le vuole piantate sulle ro- 
vine del tempio d'Eroole, che il Castella- 
no dioe eoairuilo nell' eneo 479 ^' ^^* 
ne , Deireree dell' antieo castello di tei 
nome, del quale meglio più inoanti. Il 
Bossi però la crede succeduta ad altra 
chiese più piccola, anzi opina che le co- 
lonne ebe moiireno notabile antichità 
alano appartenuto ed altra di maggior 
grandena surrogate alla primitiva, alla 
quale tocceNe l'odiema in seguito rimo- 
dernate e poi reateunte a' nostri giorni. 
Essa si eleva tur nna collina , il cui in- 
terno masso é tutto traforato di grotte e 
cunicoli, già sepolcreti etruschi di diverte 
altezze, i quali spesso somministrarono 
antichi oggetti di terra cotta, e frantu- 
mi di metallo ossidalo d' etrusco lavoro. 
Per ascendervi ti passa il ponte del Duo- 
mo, costruito sui ruderi d'altro più antico 
di pietra formato senta calce e quasi dclo* 
pico, donde conlemplesi a sinistra l'am- 
pio piano Soarano. 1 ruderi o poligoni 
ch'erano' intomo al vertice della collina, 
con altri avanzi di aolidisiima costruzio- 
ne, dopo ili.* quarto del secolo corren- 
te vennero improvvidamente distrutti. 
L'architettura della caltedrale i miete e 
pertedpa del medio evo , e in parte di 
gusto gotico,'come il campanile con suo 
orologio, e le colonne che la dividono in 
3 nevi, le cui volte e finestra si devono 
al vescovo cardinal Stefiino Brancacci. 
Nella media sono rimarchevoli io meda- 
glioni esprimenti le geste di s. Lorenzo, 
di s. Bose, e di s. Gio. Baltiste, dipinti con 
maestravole mauiera dal cav. Marco Be« 
nefiale. Il gran quadro dell' eltara mag- 
giora rappresenta U gloria di s. Lorenzo, 
colorilo da Gio. Francesco Romanelli, ed 
è pura sua opera quello di 9. Gìuseppei 
colla Madonna e a. Bernardino. Il suo fi- 
glio Urbano fece opera insigne nella vol- 
te della navata di messo , esprimendovi 
il martirio di s« Lorenao. Neltn cappelli^ 



<le'ti. Vilenlino e Ilario, i 3 (]iia<)n del 
lui-o marlii'lo tono del cav. Mattanti, di 
cui (ODO egualmente i WkIiì laterali nel- 
la cappella di £. Lucia. Il veicovo cai'dt- 
oalSacchelti DOlabiliiieuleingrand'i lico- 
ri), e lo fece ornare di vagbe pitture a 
riesco da Giuseppe Puìteri. Valla é la 
cnp|iella del a. ^agramento. Tra le *«. Be- 
lii|uie *Ì teneraiio i corpi de'ii. Valenti* 
nu prete e Ilario diacono martiri, de'», 
l'rotegenio e Tranquillino pretti martìri, 
(li *. Pappale martire, de'iì. Argeo, N^r- 
ciiue Marcellinu fralellì marliri, di 9. For- 
lunalo martire e di s. Gemini confetio- 
re, olire il meuto di i. Gio. Battista tro> 
(alo ili que&ta ebieia nel 1 376, nel luogo 
nve fu posta inarniorea epigrafe. Un'aiu- 
polla con iwrtione de'carboui, graHo e 
■Hnguedel glorionot-Lorenso, (u donala 
(la Gregurio XVI i di ctieparlerò alla aita 
epoca, ne' cenni atorici di Viterbo. Vi w- 
ni> lepalli 1 Papi Aletiandro IP'e Gio- 
v.maiXXl( F.), del quale ultimo il Bui- 
ti odre il dileguo del monumento sepol' 
crale, colla figura ornala del Triregno 
(y.). laohre racconta, che la prodigioia 
imiungiue del «». Saltatore che si .tenera 
in 1111 altare, prima stata dipinta lopra 
una colonna, e certo Franco barattiere, 
prato da diabatica disperaiiuae, feritolo 
con tin coltello nella gola ne uki in co- 
pia vivn «angue. L'empio fuggila a Va- 
lentaoo fu colto da tale infermila, che le 
carni gli cadetano diueccale. Allora pen- 
titoti, appena canletialo l'urribile lacrile- 
gio, tosto di tenne laiio. Alla porta della 
inagnitlca «agreslia lotraila il butto del 
cardinal Muzio Gallo tetcoto.poitovi dal 
lapitoloperchè la fece costruire, e tièin 
BsiB una la tola creduta d'Alberto Duro, la 
quale eiprime il Redentore co '4 Etaoge- 
litti.ed un medaglione luUa tulta dell'in- 
ligne Carlo Maratta. Vi è il s. fonte co- 
me i.'parrnccbia della città, amminislra- 
U dal capitola a metta d'un canonico cu- 
rato, tecondo la ricordata propusiiione 
iiistoi'iale, ed un teotpo dsU'arciprt 
fu allidata, col titolo di ticaiii 



V I T i65 

rato, ad un beneficiato. Il tetmio cardi* 
nalGanibara, minacciando rovina qiiMo 
tempio, lo rittOL-ó, ampliò e nobitUi^ e di 
più a sue spete ereste la sua graodioM 
facciata, ote ti legge il ino noiDe. «d il 
Butti ne produce il disegno. Il Haroceo' 
riporta alcune iscritìuni della cattedrale, 
fra le quali quella d'Innocento XIII già . 
te«coto. per quanto dispose |Nr «ta, « 
dirò nella serie de'vetcotl, e dd eardind 
Gio. Battista Busti reclamato re della cap- 
pella gentUitia , e per aver abbellito il 
coro cogli slalli e pitture. Il Garampi, 
Memorie eccUtìastiche, Disnrt, Della 
fila claustrale, nel § itt riporta la eoiU- 
lutioni di quella otsertala da' canonici 
della obiesa de' is. Stefano e Bonifacio, U 
quale fu unita alla cattedrale, Oa etMH 
ricataqual fosse nel 1 346 1» ditcìplioa 
de' canonici secolari. Dice la propDMttO- 
ne concistoriale, comporsi il capitolo dd- 
lai.'digiiilH dell'arcidiacono, ddll di- 
gnità dell'arciprete, di 16 CanODÌCÌ,GOiD* 

prete le prebende del leologo e del peai- 
teniiere, e di IO beneHciali, oltre altri pre- 
ti e cbieiici addetti ail'ulfìtiatura. Il Biu- 
si Otserva, cbe 1 canonici sono ditìli ne* 
gli ordini pre>b'lerale e diaconale, «de- 
«ibisce la bolla /'i Ai>oìlolicae Poletta- 
tii, de'a agosto 17:16, colla quale Bene* 
detto XIII ad istanza delca*. ClbaldJiia 
Henioli tilerbese, coiicetse alle dignità • 
canonici l'uso della mitra, da porUni col- 
la cappa magna con fodere d'arcnellini o 
di «età cremiti, o colla cotta sopra il roc- 
chetto, indegne corali che già godevano 
di pib il Papa aggiunse vii/d^vocM ora- 
culo l'uso dell'anello, della bugie, M bl- 
dittorio, e nella celebratione della mei- 
(a cantala l'uso del bacile e boeoslfld'ar- 
D> '9 di detto mese, vigilia dd Saa- 

e, nella cattedrale il vetcoto Sor- 



medi le n 



a ciascuno. Dipoi Pio VII «ri 
Sanclae /4posioIicaeSedit,àt' 
nSo^, Bull. Rom.eoml.,t.ì3, 
iulgeCur dignìlatibus el canoiù- 
sdralìs Filerbieiisii, ut habìta 



i66 V I T 

Praelatitlo^ etaliis Protonotariorumin* 
figniis ad instar alterius capiluli Vrbe» 
vetani^ utivaUant eipossint. E con ood- 
ceise loro Tuso de' pootiGcalì. 1 benefi- 
ciati hanno per insegne corali la oiouet* 
ta paonazza eoo bottoni e asole rosse, e 
rocchetto. Neil' archivio capitolare vi è 
la biblioteca con una rara, interessante t 
copiosa collezione di mss., pergamene ed 
edizioni antiche, lasciata nel 1 5g3 nella 
più parte dal celebre Latini viterbese, di 
cui più avanti. Celebre é Tepiscopìo, de- 
nominato Domus Pontificalis, per aver- 
lo abitato i Papi. Esso sorge prossimo 
alla cattedrale, nell'area dell'antico ca- 
stello d'Ercole» che nel medio evo con- 
servò il nome di Castellum Hercuiis o 
Castrum civitatis #^i/eròif.Essone'sccoli 
Xi e XII comprendeva nel suo perime- 
tro ben 16 grandiosi palazzi de'più ric« 
chi cittadini, ed era garonlito d'ogni ira* 
provvisa aggressione mediante le mura 
di recinto, e l'elevazione del suolo. Il pro- 
spetto del già palazzo papale, ora vesco- 
vile, colla sua scala, l'offrì il Bussi e ri* 
produsse il viterbese erudito avv. Camilli 
lìtW Album di Roma^ 1. 1 1 , p. 1 08, ed ivi 
Darre. Allorquando l'imperatore Fede- 
rico Il nel 1 243 (era sede vocante , la 
quale cominciata 1*8 ottobre 1241» ebbe 
termine a'34 gi^g'^^ 1243 coli' «lezione 
d'Innocenzo IV seguita in Ànagni. Dipoi 
Federico 11 essendo a Trm/, per trattar 
la pace il Papa si condusse co' cardinali 
a Civita Castellana a'7 giugno isi44i 0^* 
conosciute Y insidie di quel persecutore 
della Chiesa, si ritiiò a Sutri^ e per Ci- 
vitavecchia fuggì in Francia) trova vasi io 
Sezze col Papa, ed occupava Viterbo co' 
suoi ghibellini, in questo castello avea fis- 
sata la sua residenza il legato imperiale 
o prefetto Simone di Chieti. Era poi beo 
necessaria ogni precauzione in que'tempi 
in cui anche dentro le singole città oscil- 
lavano alternamente le fazioni Gìùbelli* 
ne e Guelfe (A\), ed ogni signore procu- 
rava di rendere la propria casa una pio- 
Gola fortezza cuU'erigervi qualche torre^ 



VIT 

e eorriipondeole munimeoto per non ri- 
soaoere (adi preda del contrario partito. 
Ora in tale stalo di cose la parte guelfii, 
benché compressa, tentò e valse con un 
popolare movimento di conquidere il po- 
tere imperiale e sostituirvi il pontificio, 
quindi il prefetto Simone fu espulso dal 
castello, mentre il cardinal Raniero Ca- 
pocci legato del Papa Innocenzo IV oc- 
cupava la città e parte della provincia. 
Questo zelante cardinale però, affinché i 
nemici della Chiesa non avessero in se- 
guito mezsi di stabilirsi e sostenersi io 
Viterbo, neliaSi ordinò non solo la de- 
molizione di molte torri munite spettanti 
•'ghibellini (oltre quelle di Federico li 
e il suo palazzo), ma indusse pur anco i 
viterbesi a demolire interamente il ca- 
stello di Ercole, con tutte le sue torri e 
palazii.Frattaoto le vicende politiche eoo- 
sigli areno i Papi successori d'Innocenzo 
IV, cioè Alestaodro IV nel i^Sg, Urba- 
no IV nel 1361 e Clcoieote IV nelia65, 
e stabilir la loro residenza in Viterbo. Du- 
rante il pootificato di quesl' ultimo, Ra- 
niero Gatti capitano generale della città, 
rifietlendoche i Papi ivi mancavano d'uo 
conveniente palatzo d'abitazione, velica 
proprie spese (altri scrittori dicono, a sua 
cura, ma a pubbliche spese) edificarne 
uno sulle rovine del castello d' Ercole 
prossimo al duomo, il quale credesi eret- 
to sulle fondamenta dell'antico tempio 
d'Ercole, come già dissi. Ciò si effettuò 
nel 1 266, il che si trae dalla lapide esi- 
stente aulla porta principale del palazzo. 
Nel seguente 1267 l'altro cittadino A u- 
drea Berallo o de' Bercili (meglio di fìe- 
raldo Gatti), anch'esso di casa Gatti os- 
sia de' Brettoni e capitano generale del 
Patrimonio, mosso da gentile emulazio- 
ne (ma egualmente a pubbliche spese), 
aggiunse al palazzo un elegante terrazzo 
sopra 00 magnifico arco con una fronte 
di pietra, ed eleganti trafori gotici pure in 
pietra, oe'due opposti lati, lusso ornamen- 
tale dell'architettura di que' tempi. Sul 
onuro del lerrauo altra lapide ne b ricor- 



di).QkieiUcoiraltra,aiulMÌa*eriilarn)t, 
■I leggono nel Uihsì eJ eiiaadio riportaua 
il Cuiiiilli e il Marocco. Il singolare poeti- 
co concelto della i .' fu pi'Cio dallo slem- 
ma de'Gatti, formato appunto dd un gut- 
lo. Qaeslo palaiLO die'oiigine al regola- 
re Conclave (f^.), non esjeado^i BDi;ora 
ÌBlrodotlD, per l'Elezione de' PonU- 
jEci {''.), e lue leggi che riportai ia tali 
articoli. Imperocché, come in esii e in al- 
ti'ì narrai, marto io Viterbo Cle/itenle 
IF ai^ novtfiubre 1268, Kguì la pib 
lunga &ifc(ipos(o/ic(i/"flcan/c(f,), per 
la discrepansa di pareri de'iij cardiuali 
clic allora cooipoocvanu il Sagro Colle- 
gio (nelle lapidi puile dal cai'din<il Pìh" 
netti oell'epiicopio, a memoria dell'ester- 
«i ttali Gregorio XVI e Fio IX, lecou- 
tio le riportale nelle Relazioni itampate 
ia Viterbo , in quella della 1.' li legge 
tticciotto cardinali ; nellti 1' quindici. 
Sarà fallo lipogi-aficu). A togliere tale 
deplorabile discordia, avendo approda- 
to a Civita*eccliiit Carlo 1 re di Sici- 
lia, col suo nipote Filippo III, poi re di 
Francis, li recarooo a Viterbo esortan- 
do i cardinali a Iralaiciare le peroicio- 
le diiwnsiooi, ma furooo spettatori di 
tragico e memorabile avveaiiaeoto. Pe 
va a correggere il Vellittello, il Bu»i, 
gli altri cbe lo copiarono, come l'avv, 
(Jauiilli ae.\\' AUmm, t, 1 i,p. 1 10, con far- 
ne autore Guido di Montefeltre conte 
d'£/('&ino e capoparte gliibellina, oltre 
l'errare sulla parentela della tittima, mi 
accorre una breve digressione. Il Trance- 
le Simone Vidi MuuilbitoMuufoi'l con- 
te di Leiceiter, figlio del celebre Simone 
IV conte di Alouioi't, che tanto si re^e 
bmoso oelie crociate aoalca gli albigcà 
di Tolosa 6 di Avignone (f'.), aveudo 
■potalo Eleonora sorella d'Enrico 111 re 
à' Inghilterra {F.), e vedova del celebre 
Guglielmo coQle di Pembroke già reg- 
f;eule di quel regno, di questo pretto ne 
ditenae l'arbitro, ma fu spesso iu guerra 
eoo troll re cognato. Imperocché, Siinomf 
conte di Leiceiter, i)ual capo dc'ribelli, fu 



V I T 167 

denomioato il CitUìna Inglete, e par le 
lue dissensioni col re, derifaronofiuellc 
riforme, le quali ampliarono le libertà 
naiìoaali, e prodiiìsero il perfetioaa mea- 
to della coslituitoiie inglese e del parla- 
mento. Nell'ultima sua guerra, inardaa- 
do contro OJoardo pricoogeaito d'En- 
rico III, Il quale teoeva Meo in prigione, 
il pi'ìacipe inglese con islratagemaa In 
vinse e uccise nella billaglia d'Eveihaui 
a'4oa'5 ago^toiaG?. lodi fece • petit 
il «uo cadavere e li mandò igoominioM- 
mente alla di lui vedova, ch'era pura U 
propria zia. Il re venne liberato, « con 
esso anco il fratello Uic<»rdo di Goruo- 
vaglia re de' romaoi, altro prigione del 
defunto, la cui fdiniglìa fu espulsa dal- 
l'I ngbil terra. Simone conte di LeloMter 
era stato scomunicalo dal Papa; peret- 
lersi ribellato co'baronl faiìoti, al tuo r« 
ecognato; tuttavia a rendo favorito i mo- 
naci, questi ne raccoUei'oleiparM mem- 
bra, e gli diedero onorevole Mpoltura. 
Primogeuito del re fliccardo e di gratili 
iperaou, era Enrico di CoraoTaglìa, ia- 
Kieme nipote d Enrico MI e fratelloeugi- 
no d'Odo!ii'du (e non nipote coma con 
altri ripetei nel voi. X\XV,p.5>).Qiw. 
sto Enrico erasi portato in Viterbo OMi 
OJoardo, pei' p.iisaie InToleoiaideo &- 
cri alla guerra crociata, ad ivi pur» vi ai 
trovava Guido di Monfort figlio dati 'uè- 1 
cito Simone conte di Leicaiter, al lervi- 
tio di Carlo I, |iel notato nel voi. LX.V, 
p.lg3. Mentre dunque quelli pemaag- 
gi soggioi'Dnvaiio in Viterbo, i oardinali, 
nou essendo ancora in uto dì raoohiuder* 
si nel conclave, recavaiisi quotìdiaoamm- 
te nella cattedrale, a meglio pe'riflesii del 
Bussi nella chiesi dis. Silvestro pel eon- 
tueto scrutinio, previa l'aitiHeiicaalla lo- 
lita messa per l'iurocaiiooe dello Spiri- 
to Santo ; quando nella mattina de' >5 
maggioi 270 BSsiMendo a tale mena Car- 
lo I, Filippi! Ili ed Enrico conte di Gor- 
novaglia , penelrdlo nella chieia Guido 
di Moiifurl, ardendo di (ìirìoia vendetta 
del palcroo soogue, nell'atto che ti bea- 



I70 VIT 

•uno di piti, quali io breve vedo a deMri* 
Tere. -— S. Sisto Papa e cnariire, eaiei 
eolica e collegiale, il cui capitolo si oooi- 
|x>De di 1 2 cauouici coioprefto l'erdpra* 
le, uoica digoilà che vi esercita la cura 
d'anioie, tulli aveodoper iniegoe corali 
•ul rocclictto la cappa magna eoo loda* 
re di pelle bigie Dell' ioveruo, e di tela 
paonaxza oeirallre slagioui; vi sono pa* 
re due beneficiali. Tra le tue ss. Reliquia 
vanno segnalale, il corpo di s. Felioila 
vergine e martire, sotto l'altare maggio- 
re, già della collegiata di s. Stefano;! cor- 
pi de' ss. Donifiicio e Redento veAoovi di 
Perento a di s. Magno confessore, olirà 
la testa e il piede smislro del Santo ti lo* 
lare (non si dice dì quale Papa, cioè sa 
Sino /, o Ilo III: sembra probabile di 
s. SÌ9lo 11^ di cui fu diacono s. Loraoto 
a lo segui dopo 3 giorni nella gloria del 
niarliriu), delle quali si fa l'ostensione il 
giorno di s. Marco, la cui processione qui 
ba termine. Il tempio ba 5 navi, receo- 
temente alterato uu'ullima volta nella ve- 
nerande sue forme^ che lo rendevano il 
|iiù nobile monumento cristiano arcbiieU 
Ionico di Viterbo ; e possiede una cam« 
pana grossa, fusa nel 1256 dal maestra- 
Belici venne pisano. Nel 1^43 Federico 11 
gli avea donala la grossa campana tolta 
dal comune della città di Nola , di cui 
oon si ba altra memoria. Si crede coosa* 
graia dal Papa Nicolò V nel 1 4^0. Pro* 
pinquo e per proprio uso, il cardinal Por* 
liguerra legato^ nel 1470 edificò no pa-^ 
lazzo con ameno giardioo, e dopo la sua 
morte restò per abitazione degli arcipra* 
li, fincbè nel 1 6 1 o fu unito alle propiie* 
là vescovili, e per l'aria perfelliisima dal 
silo pili vescovi rabitarono uell'eslale, a 
Diotivo che prospettando l'episcopio ver* 
so il Bulicame, si vuole che in tale sta- 
gione Taere sia meo salubre. Presso que- 
sta chiesa un tempo si conservavano la 
scritture e lo statuto municipale. -— La 
chiesa parrocchiale di s. Micliele Arcan* 
gelo, delta volgarmente s. Angelo inSpa» 
ta^ forse dal cognome della Simiglia cha 



VIT 

la dolik QmmU aoUegiata iia il capitoto 
colla digoilà dal priaia aaralo od altri 
t5 eanoniei, tulli oaaado eolia cotta Tal* 
■ittùa,aooaesaadaBoaifaeio 1 Z ad 1 398, 
a doa baoafidati. Goosagrala 1*8 maggio 
1 1 45 da Papa Eugenio Ili, aooM acceo* 
•ai oal voi. Xl^ p. a53, oalla rifabbrica 
furoao trovata a'3o agosto 174Q le relì- 
quia da'si. Savioo o Sabtoo vescovo d'ik- 
•iait Bugaaio^ Pietro Alessaodrìoo, Vii* 
lore, Booifiieia a Corooa martiri, postevi 
dal Papa a oaioosla poi oel cavo d'un oa- 
pilallo oal i9(53i dal priora Barlolooieo. 
Malia ioleooaiovauiiooa che oc fece il va* 
•covo Abati, ad istaota del capitolod'Àsisi 
gli doóò parta delle reliquie di s. Savioo. 
Mal RaggitagSo di taliovenxìooe, tosto 
•laoipato io Vitarbob ooo ai fa oieotiooe 
da' corpi di a. Purtaoalo aooCMtore e di e. 
Illuoiioata vargìoa,Maatioaati odia lapi- 
da ddladedieaciooa. Iltaaapioèdagaoteo 
aootiaoaquadrì pragevali. Mei %* altera a 
destra dairiograsao, il a. Isidoro è di Bar- 
lolooieo Cavaroaii, od 3«* altera si va- 
oara il miraodoio sa. Crocefisso trasGBri* 
loda Faraolot il quadro deiraltara mag- 
giora di a. Michela Arcangelo, lo dipiosa 
Filippo Gaparocti, coma il pracedaota vi- 
tarb^e. Il ooocittadioo Gio. Francesco 
Booifau colorì il §. Liborio od i.* alte- 
ra a einislra. L'archivia è ricco di porga- 
mene eoliche. Foodalora dall'eolica chie- 
sa si vuole un abbate Pietro, comesi trao 
da una dell'iscrisiooi che offire Marocco. 
Altra di eesc i od ceootafio oiarmoreo 
a per maggior pompa collocalo fuori dd- 
le chiesa a sioistra del suo iogresso, di chi 
o'esoe, io uo sercoiago elrosoo eoo basso- 
rilievi esprimcoti la caccie del Goghiale 
Caledooio,ilcui bel disegno offire il Buaai, 
entro il qude fu collocala la bdla oobila 
viterbese Galieoa o Galiana o Galaaoa, 
morte giovane odi i38. Gredeodosi 000 
essera allora donna più avveoenle, e tale 
che da lontani paesi le genti raoavansi a 
mirarla, Teeercito romano a tal fioemoa- 
se guerra e assediò invano Viterbo, onda 
domaodò dmeno io graiia di vederle dal* 



le mure, e coki fu niotirata tu (juelledi 
t. Clemenle. Oiteiia Palmieii: TbuIo le 
donne viieibesi furono sempre i>ei' bel- 
leiia vantale I L'Oiioli oe tagioiia nel 
Giornale Arcadica, 1. 1 1 8, p. 1 46, ed a»- 
vtrie col ci'ouislB Dtlla Tuccia, cbe i ro- 
ta d"un loio si(;oore, e ooo polendola 
conseguire » cunleiiluiouo che Toi^e luiu 
iDoglfuta tulle mura di i. Clemenle, e 
quindi lorusrouo a Roma, lenza puleila 
dare a quel loro principale. Egli ci tede 
del faioloM) io iguanlo riguarda i laccoa- 
li di GaleaoB, a'i|Uiili la plebe aggiuofe 
molli ricami, e fi a di eui clic nini i lii stra- 
le, lanciatole per insidia da que'romaiii 
a' quali fu mostrala, per dispetto di uva 
poleila recare al siguor loro. Del reilo, 
soggiunge, la belleiza ingenerale del san- 
gue viierliese è nula , e la celebrù ulli- 
uiBOieule il Toutuon neg)i Eiiuks .umh- 
tigufi stir Home. Oltre le due iBciiiioni 
die decorano il liiunuiuento, une 3. che 
ripoi'ta, forse peri cull'autica racciala uel 
i549- — La (.hieta auliciiisuma e par- 
rocchiale de'». Faustino e Giovila mar- 
tiri, collegiata a cui è unita 1' altra di s. 
Luca, il cui capitolo si compone di 7 ca- 
nonici compieta il priore, ul quale è af- 
Tidalalacura dell'aniiue di &. Luca, luen- 
Ue un canonica 1' eaeicila in quella de' 
u. PauUiNO e Giatila, Dopo che i cava- 
liei'i Ge/-Oi'D/inii((]Hi[f.)furonon<:li53'J 
da'turcUi ««pulii dall'isola di Rodi[/ .), 
CleraenleVII oeliSzS cunceue loro pei' 
re»identiiprov«i»ioualcla Jloccadi Vilcl'- 
ba,edi canonici di questo pvuisiHiu cbie- 
ta accDiduiono loiu di potere io eisa e- 
Ml'Cilarti gli atti religioni, pasuindo e 
ad ullliiai-e nella cUieia di %. Lucia. 1 1 
«alicri vi collocarono tulle ie iusigui 
Reliquie e ss. Iininagiui portate da ^ 
di. Ira le quali eraii l'efligie io tavola 
Maria il. di Filerno, cbealpretenlevi 
nera in quesiu chieia col nome di Nm; 
DoQua di Coslaulioopc uoltc 

Reliquie donale da' e: ,i 

tiel qual auuu celcbrait^-w 



VIT 171 

Rocca dopo la messa dello 
Spirila Santo canlata in questa chieda, 
l'iìi altre cose mi rimangano a dire del- 
la dimora de'cavalieri, ma per uoila d'ar> 
gORienlu le liseno nella parte storica al- 
la slessa epoca. Laonde noterò solnmen- 
te, che i cavalieri dopo 3 anni, 3 mesi 
e i3 giorni di perniaiieuiB fatta io Vi- 
teibu, ne partirono per stabilirsi nell'i- 
sola di Malta (f.) , loro donata in so- 
«laiiilitdali'HupeLulore Carlo V, dopoa- 
ver in cjuesia cbie^a steso l'alto di accel- 
laiioTie. Dipoi neli654i il gran maestra 
dell'ordine Cotoiier, col suo consiglio, fe- 
ce partecipi il priore e Ì canooici della 
collegiata, e loru successori, di lutle l'in- 
dulgcnie e privilegi spirituali concessi da 
l'api alla tua sovrana Religione, e di lut- 
le le opere meritorie della medesima, con 
diploma pubblicalo dal Rus^Ì. Nel qun- 
le anuo il capitulu collocò sulla facciata 
del tempio marmorea itcritione celebran- 
te r avvenimento ed i sagri doni. Nella 
chiesa il quadro dell'altare maggiure,ra|j- 
preseulaute i ss. Fausiino e Giovila, Io 
dipinte il vileibese Viiicenio .Strigelli,e 



di lui 



e la .Su 



degl'Ini 



al- 



l'aliare del lato destra della sagrestìa. La 
ss. Concezione, con ■. Giovanni e s. Ni- 
colo, è del viteibese Pucciuli. Leggo nel 
n. 58 del Diario di /toma del 1 »a4. A' 
5 luglio il vilerbete uig.' Gregorio Zelli 
Jitcubuti vescovo d'ippoiia, per commis- 
sione deU'ordiniirioGardinal.SeveroliiCon- 
sagrò quella ckieis, dopo avervi uel pre- 
cedeule pomeriggia dato principia allu 
sagra funtiuoe collucundu le >s. Riiliquie 
iu una contigua cappella appositamente 
eretta con eicgauti aildubbi. Durante la 
I ma interruzione, i caounici e cle- 

I ullegiata recitmona i salmi pre- 

■ icbè nella matlnia tornò il te- 

empiere ì sagri riti, cb'ebbem 
solenne messa pontificale, alla 
iste colle vesti sagre il capitola 
K, gli altri capitoli, il gonlalo- 
iaiiiiani. Grande fu dconcor- 
i^ili i Ittle^jgiameuti, «jual (jior- 



171 VIT 

no di patria letieia [ìer U iledicaKione d'u- 
na delle principali chiede della città. — • 
Chiesa parrocchiale e prioraledi i. Lu- 
ca Evangeli s tu , è anntnna alla preceden» 
te collegiata, il cui priore ii' è il parro- 
co. — Chiesa parrocchiale e priorale di 
a. Maria Nnos^a^ già collegiata soppret* 
ta da 8. Fio V e unita alla cattedrale, e 
•iccome una delle più antiche, braman- 
done Clemente VI la resta urasione, eoo 
bolla de'i 5 agosto 1 34^2 concef«e l'iudul' 
faenza di 4o giorni a chi a tesse contri* 
buito limosina. Vi sono i corpi de'ss. Dio- 
nigi vescovo e Eutisio prete. E* detta Ntto- 
va a confronto di s. M.'della Cella, di cui 
a suo luogo, per credersi la più antica di 
Viterbo, mentre é una delle più vetuste. 
Riferisce l'Orioli, ueW* Album diRoma^ I. 
18, p. 35o, e nel Giornale Arcadico^ t. 
36, P'i79« che chiama Viterbo sua pa- 
tria (su di che può vedersi i paragrafi raU 
Urano e Bieda), essere grandemente mu- 
tata dairanteriori forme, appena serban- 
do alcun vestigio dell'antico. Quindi co* 
patrii cronisti narra, quando la mitologia 
viterbese chiamava Viterbo il castello 
d'Ercole, ristretto al solo colle del Duo- 
mo , oltre ad alcuni borghi estramura- 
liei, prima del 1080 fu edificata la bella 
e magna chiesa di s. Moria Nova presso 
al borgo s. Pietro dell' Olmo, da un al- 
bero omonimo così detto, dalla gran fa- 
miglia Gattesca o de' Brettoni, con l'epe* 
ra di Andrea muratore dottissimo o spe- 
cie d'architetto famigerato tra' suoi con- 
temporanei, quando Viterbo era sogget- 
ta al vescovo di Toscanella Giselberto «• la 
quale era ben Toscanella ( ì^.) , e non 
una sognata ^iterbìiun-Tuscania ^ coi 
nessun mai, fuori di pochi viterbesi, ha 
riconosciuto". L'imparziale e dotto scrit-^ 
tore allude a quanto colla storia critica 
ho dovuto narrare nel citato articolo. I 
auccessivi restauri alterarono l'antica sua 
bellezza celebrata da'monumenti prodot- 
ti dall'Orioli, ed ebbe già innanzi una 
piazza e una colonna forse nel suo mes- 
fo, come si trae da uu istrumento del 



V IT 

1 176. lo processo di tempo perete la sua 
rinomanza e imporlniia, oé più vi si con- 
fervano» almCiio in parte, gli archivi ilei 
eomuue, come dice lo statuto del 1 46St 
il quale parla pure di quelli allora esi- 
tteuli anche presso s. Sisto. Ad e%sa ap- 
partenne dal I i5i la chiesa di s. Maria 
di Castiglione culle sue pertinente. Del- 
l' antico nella sua sagrestia, in urna co* 
perla di cristalli, vi sono i resti d*un Cro- 
cefisso scolpito in legno coevo alla fonda- 
zione del tempio, interessanti per l'arte 
di que'tempi; la tavola trittica dipinta 
rappresentante il Salvatore, che vi é io 
particolar modo festeggiato ogni anno a* 
i4 agosto dal ceto de' Bifolchi fin dal 
ia83, iu che fu trovato miracolosamen- 
te, menti-e nel campo de'Chiricheri essi 
aravano co' boti , i quali si prostrarono 
avanti la cassa che la conteneva. Il Ma- 
rocco riporta l' iscriiione che celebra Ja 
magnifica cappella marmorea erettagli 
dal comune nel 1 833, ed altre sepolcrali 
della chiesa, con quella ove si venerano 
i suddetti corpi de's^. Dionigi e Eutizio. 
Qui é un esternu pulpito ove predicò •• 
Tommaso d* Aquino. — - Chiesa parroc- 
chiale e priorale di s. Maria del Pag* 
giù, è amministrata da' chierici regola- 
ri ministri degl'infermi, detta della Cro- 
cetta da quella che i religiosi portono 
•ni petto, onde sono denominati Cro^ 
ci feri, ed é l' unica parrocchia affidata 
a regolari. Venne fondata sotto l'anti- 
co sontuoso palazzo deiriinperatore Fe- 
derico ly per essere stata eziandio anti- 
camente parrocchia. Si disse del Pog» 
gio^ perchi quello in cui elevasi chiama- 
vasi anticamente Poggio del Tigno^o^ 
dalla nobii famiglia di tal cognome. Fra 
le case di sua giurisdizione, vi a vea quel- 
la di s. Rosa vergine, gloria di Viterbo, 
la quale poi venne rinchiusa nel recinto 
del monastero di tal Santa. Buone sono 
le sue pitture. Quella deli .* altare a de- 
stra dell'ingresso, esprimente s. Luigi e 
altri Santi, é di Luigi Agricola. Una Ma- 
donna in tavola, la dipinse Caracciolo» 



V IT 

Helln mgretliii vi è I immiginedel cada- 
vere ili t, llni^a, dopo rimafilo 3o meli 
totlo lerrn, dijiinia dui Romanelli , poi- 
ché in eua eia ilata tumulala, ilonde si 
li'anpoilò al nionailei'O che prese il «uo 
'. Il liiofinoTe fu deposta è occii|ii 



allHi 



! die 



nella liealaninrle della Sanlit, le »>uecam> 
pare tuunatter» da per loro. Allra lia- 
dizioiie «uule, che l' immagine della D. 
Vergine, che ivi ti tenera, parlante alla 
Salila, imporendnle di «dir l'abilo di 
leiTÌarìa di i. t'i aiiceico. Clemeole IX a 
DBnlenimenlode'religiuti, nel 1668 uo'i 
a que&la cliiesa la prioria di t. Malico in 
Sonia, colla cura dell' anime , altre sue 
chiede liliali estendo quelle di >. Egidio 
e di >. Rocco, riiinoinndo coi'i la ma an- 
lica pariorcliia. — Chiesa parrnccliialfi 
di ■. Gioi-anni Eyan^elUia, della in do- 
co/aepoiìn Zoccoli, molto antica, poiché 
nel 1697 fu rifusa una di lei campana 
Goiri<tcriKÌone delioS?, non che per un' 
anlichioioia lua cattedra marmorea, e 
pegli ornati delb porta. Forte apparien- 
ne a dc'iuDiiaci, indi cbhe un leiiipo due 
reitni'i. come ntl 1 ^36. Le pilluredeiral- 
tare maggiore sono d'un Frenretc'Anlo- 
uio viierU>e llunlo nel 1433. E' del M>- 
dalizio del Gonfalone, di cui a «110 luo- 
go. Il quadro delU cappella a di-tlra di 
a. Cario è del Maratta. Sull'orchedra é 
una pitlui II espi-imenie la Decollatìonedi 
t. Gio. BaltitiB,del Coni, di cui pur to- 
no i 4 Pri.rcii d. pinti nella «olla : i prx>- 
ajietli architettonici diqtiMtngli esegui 
il Mnrielli, e la gloria lo Strigali. Il «. 
Gio.Batlislaa>anli£i'ode,neirallar mag- 
giore, è del TÌleibeie Anlon'Aogelo Fa- 
latctii, e il quadro del Batle^imo dello 
ileuo Santo, é del Romanelli. — Cli<e«a 
|)si'rocchiale dis. Marco Evan^elìsla,^i.a 
della badia ciBlurcieiue di Moiile Amia' 
la, ed uD suo mounco l'amni inibirai a un- 
licameiile, pn>cia prewolaiidune l'abba- 
te il letlore. Fu consagrata ili ." dicem- 
bre 119» dal fapa Innocenzo IN, e vi 
potè l'indulgenza di 100 «naie ellrellan- 



VIT 173 

te quarantene per l 'anni *nta rio, e per l« 
re«(e del Santo titolare adi a. Benedetloi 
eri i i4 cardinali che l'aocompagaaTaBO 
concetterò )>er ogni giorno della loro ot- 
tave, ciaiciiiio un Biiqo e ^o giorni d'in* 
dulgenxa; come si Irgge nella lapida io 
carallere golico |)0<ita tulla facciala, ri* 
prodolladalltu^ii «dal Marocco. — Cbie< 
ta parrocchiale di Si Andrea Àpoflolo, 
trovati net piano Scarlano, ed é anticfail- 
lima. — Ciiiesa p^irrocchialede'af. Gut' 
conio ji /IO 'lolo e Martino. Mollo aniiui 
le fu unita la parrocchia della cadente 
chieia di 1. Martino vano ÌI1600, e poi 
venne distrutta, cnntervandoiene in que- 
lla il titolo. ' — Chieta pa nocchia la di 1. 
/V//fgr7i;o niaillie, nel Borgo Longo, 
inollu BOiicii. — Cliieu parrocchiale di 
I. £eo»("'i^ocoure$tore,molta antica, det- 
ta *. Ltoitanlo in /larrocchia, a dilui- 
zione dell'omonima chieM preuo U *ia 
del Colle della cooipagnìade'poverì c«r> 
Cerati. — Chiesa parrocchiale de*!!. Si- 
mone e Ciinla ,4postoii,At\\e moDadit 
franceiconedel 3.' ordine : maglio è par- 
larne ragionando di quelle. — • PriRMI 
frazione della partocchiB di t. Flavia no 
di fl/onle Fiasrone. — Seconda fratioiM 
della pai rocchia dì %. Flaviano di Mom- 
te Fiascone. — Parrocchia de'M. Gio* 
vanni e f'iliore in Selva. — ScgcmkU 
frazione della parrocchia di 1. Donato, 
cou slire portiune di quella dì Ba^nons 
e di Cellino. — Ponionc della parroc- 
chia di Grolle s, Stefano. — Chieta par- 
rocchiale e rurale di i. Maria delle Fa' 
rine, lungi a oiiglia dalla città, coa^ cor* 
rollamente della dal volgo, perchè eret- 
ta ove fu il tempio dalla dea Fei-onia, — 
Chiesa pHrrorchiale rurale di 1. Maria 
dell'EÙrra o teiera, lituala fuori Ut por- 
ta s. Lucia o Fiorentina, nella ilrada «ha 
cooduceal sautuBi iodella Quercia, lilla- 
■occo la dice graiioto ditegno del Vi^no- 
la d'incompleta etccuiiona. Invaoa narra 
il Bussi, cheli «escova Montigli a'l5giil- 
giio I S89 con molta lolanoità vi pota la 
I.' pietra futjdanieutalc, e che la chicM 



• r4 viT 

^en ne edificala dalla compagnia di •• Ma* 
ria Maddalena» come ricorda rifcrìzione 
riportata da lui e da Marocco, soggiun- 
gendo: M dalla quale iscrizione parimenle 
SI ha eisere stata la chiesa ridotta alla sua 
perfezione nel 1 5g5 , esondo protettore 
nou meno ddla confraternita che di tal 
chiesa il cardinal Piei beneiletti". La prò* 
digiosa ioiniagine della B. Vergine, die 
ifi si Tenera, da lungo tempo trovavasi 
•ur un pezzo di porta, tutta ricoperta da 
un cespuglio di edera, quando un giorno 
all'improvviso da per sé si rese visibile, 
cominciò a far miracoli , onde le fu e* 
retta la chiesa cognominata dalla pianta 
che l'avea tenuta occulta. Vi è sepolto il 
medico Pietro de France, a cui nel 1810 
posero affettuosa lapide Luciano e Ales- 
sandrina Bonaparle principi di CaDÌU0| 
esibita dal Marocco. 

La proposizione concittoriale dice es- 
servi in Viterbo e suo suburbio locon- 
irenti di religiosi. A me pare, che co' ri- 
scontri degli scrittori più recenti sieno i 
seguenti 1 3, piima essendo, «econdo il Co* 
retini, 5 dentro la città e 9 fuori di essa. 
Ora sembrami che esistano 5 in città • 
7 nel suburbio. Comincierò dagli urba* 
Ili. — agostiniani della ss. Trinità, il 
cui convento è di molta considerazione, 
il chiostro è sostenuto da 36 colonne di 
peperino d' un sol pezzo , e le eccellenti 
pitture di esso, esprimenti le gesta di s. 
Agostino, sono di MarzioGanasselli:il Co* 
retini lo quallGca il più bel chiostro del- 
l'ordine in Italia. La chiesa della ss. Tri* 
nitàè piena di pregi architettonici. Al 3." 
alture vi è la deposizione dalla Croce di 
Arrigo namniiiigo; ed al 3.^ il s. Tomma- 
so da Villanova è del Corvi. II s. Agosti- 
no sopra il coro è di Pietro Chiari ro- 
mano: il s. Nicolò da Tolentino dall'al- 
tro lato è di Gio. Francesco Bonifazi vi- 
terbese. Las. Margherita la dipinse il cav. 
d'Arpino: la s. Agata nella cappella de' 
marchesi Chigi sì dice dello stile di Stri- 
gelli, dal Marocco riportandosi l'epigra- 
le gentilizia; ed il Salvatore che consegna 



¥ IT 

le ehiavi • t. Pietro, dipinto tul legno, 
viene giudicato di leoola perogioa. lo que- 
•fa chiesa , in magnifica cappella, é ia 
grande veneratione l'immagine di s. Ma- 
ria Liberatrice^ onde il tempio si deno- 
mina pure col tuo titolo. Narra il Bussi^ 
oo'oontemporanei cronisti, con prove cri* 
licbe di relazioni stampate, di pitture e 
lapidi che offre, che volendo messer Cam- 
pana di Novara canonico Rtimense e cap- 
pellano di Nicolò IV, fabbricare io que- 
sta chiesa, eretta 3oanni prima, una cap- 
pella a a, Anna madre della B. Vergine, 
bella la costruì « dritta del suo ingresso 
(altri la vogliono edificata sin dal 1237). 
Dopo qualche tempo nelle pareti a sìnt- 
atra di essa con istU[M>re di tutti apparve 
dipinta una vaga e divotissima immagi- 
ne del la B. Vergine col Bambino in brac- 
cio, onda corse fama che V avessero di- 
pinta gli Angeli, venendo riconosciuta si- 
mile a quella esistente in Gerusalemme 
e creduta colorita da s. Luca vivente la 
medesima Madre di Dio; tuttavia conser- 
vandosi fresca, bella e vivace come fosse 
ora fatta. Non venerandosi quanto me- 
ritava, la notte de' 38 maggio i320 av- 
venne tale terribile sconvolgimento atmo- 
sferico di gagliardi venti, dirotte pioggie 
e frequenti fulmini, accompagnati da spa- 
ventevoli tremiti di terra, che ormai sem- 
bra va doversi subissare la città. Per l'ae- 
re si videro percorrere furiosamente schie- 
re di denionìi, sotto forme d'animali, gri- 
dando incessantemente: L'inferno vi a» 
spetta, Trovavansi i cittadini imbrattati 
da non pochi detestabili visi, per cui ne re- 
starono estremamente atterriti, creden- 
do esser giunto il giudizio finale , e la- 
grimosi colle persone religiose (monache, 
francescani e domenicani flageltandosi), 
implorarono la divina misericordia e il 
patrocinio della B. Vergine. Questa to- 
sto apparve in aria cinta di splendori, la 
quale invitò t viterbesi a recarsi nella cap- 
pella dis. Anna, e invocare il suo aiuto 
innanzi alla propria effigie. Recatisi fra 
le tenebre con fiaccole accede alla chie- 



VIT 
n della s». Trinila , licoooMiero «nml- 
gliare lati. Immagine a quella eli' era 
loro apparta, ed ivi fervoroMmeii'e tup- 
plicalala, ad uo trailo il cielo ù rii<ere- 
nò, e comparsa una fulgida «Iella, da e*ia 
USCI la voce di Msris dicendo : Ililorna- 
tevenr,o Irgionì infrrnitli.al i-Oflro atea- 
rissimo rrgiio. E ad un Irallo i maligni 
spirili si prccipilarono nel piccolo lago, 
perpeliinmenle ardente, chintnato il Bu- 
licame (parlando del (jiinle, nel detcri*e- 
re le acijne e bagni miiiernli del Vller* 
brse, doviò lornureiiill'eigomento). La 
gi'aliludine de'vilerbeai lu corrisponden- 
te al ricevuto portentoso prodigio. Il co- 
mune, oltre allre manutnentali dimostra- 
tìoni, Tece fare una tavola d'argento di 
■ 4 libbre, e<pi>inenleVilerl>o, die I con- 
servatori ofTriroiio a quella B. Vergine, 
quindi ordinarono die nel 2.°gi'iriiii di 
Pentecoste, perchè oella nolle di tnl so- 
lennilà era succeduto il tremendo aite- 
nimenlo, ogni anno eoo pubblica procei- 
sione, dal palauo comiiiiale alla cappe]' 
la, si rinnovasie in questa chiesa la po- 
polare riconotcenis (il Coteiini dice die 
si porla in ossequio e gratìluiline alla B. 
Vergine una pirculn ciitìi d'argento; e 
rOt'ioli narra che lungamente si codu- 
■nò ta processione alla chiesa sotto aiti- 
ficiali oscui-e «olle illuminate da laci, a 
ricordanza delle tenebre della (remenda 
nolle), e f» lai. 'di <iuelle che si Tanno 
dalla città. D'allora in poi la ss. Imma- 
gine f<i «enernta col liloto di s. Maria Li- 
beratrice, la quale co' viteibesi fu xeni- 
pre generosa di segnalali benefìci , pre- 
servando la cillù neli^o3 dal terremolo 
•:he flegelló le vidne citlà , ed a memo- 
ria dal senato e popolo «ilerbete fu po- 
sta nella chiesa lapide monumentale, die 
insieme all'altra del rscconlalo prodigio 
e tempesta, pubblicarono Busti e Maroc- 
co. tVel 14^^ eiiendo altacciilo il fuoco 
alla chiesa , fu consunta dalle fiamme , 
tranne le pareti e l'intera cappella della 
-Vergine restala miracolosamente ia- 
Mila ti. luiuiagioe, onde Martino 



indiagli 



VIT .75 

agostiniani 1 5o finrtni 



ro n'36 luglio, acciò subilo riparassero 
b1 dislrutlo. Inasprendosi le fatiuni cil' 
ladine Gnileaca e Mugonzeie, a'tS gen- 
naio i5o3, alcuni divoti giovani si sen- 
tirono ispiniti di vestirsi di bianco, e pre- 
ceduti dallo ilendni-ito di ». Maria Libe- 
ratrice, con rami d'ulivo in mano, girati* 
do per la cìllù incesaantemeate gridava- 
no : Pace, pncef vuole e comanda Ma- 
ria /^ergine. Inteneritoti il popolo, si as- 
(ociò alla toro processione, e commosso 
il gaveriialore di Viterbo d'Ette, lece al- 
trettanto, invitandovi il magistrato mu- 
nicipale e molti tilli'i nobili, lutti inniems 
replicando 1 /'«ce. pace, coti vuole , e 
comaniln Dio e Maria Fergine. Mira- 
hilmenle a un Irallo si mutarono glia- 






rcipu, 1 



icilia- 



rontì col popolo, colla lieta acclamatio- 
ne : Pace, Pncf, tra l'univertali lagrimfl 
ili lenereTZH. Allora fii, chea confermar- 
la, il crlebie generale agoiliniano fr. E- 
gidìo Antonini, poi cardinale, nella chie- 
sa delta ta. Trinità lleila predicò con 
tanta snpienra ed energia, che appena 
lerminata con ittrurnenlofu soleDaemen- 
le giurala perjietua pace, e non piii tà- 
zioni o pnrti , lotto pena a datcuno di 
1000 ducali d'oro. In memoria di gra< 



Il segn, 



li Inula o 



iforai de' J'api, de* 
cardinali e degl'imperatori, le donne vi- 
terbesi portarono un lolo d'argento alla 
cappella di 1. Maria Liberatrice con ana< 
Ioga epigrafi!. Il viieil>ese cardinal San- 
toro neh ''n'•^ dclilierò di ribbbrieara al- 
la Madonna la diiCM, con piti magnifi- 
ca sli'ullura a 3 navi divite da 36 colon- 
ne del miglior peperino, tutte d'un pcx- 
zo, ma ne fu impedito da sopravvenuta 
circostanze ednlla oiorte. Densi il car- 
dinal fr. Egidio Antonini, nel i5i4 A 
servi di tali colonne pel chiostro, ed it 
nobile viterbese Giacomo Nini lofece ab- 
bellire colle suddette pitture. Continuan- 
do la B. Vergine ad esser dts[ieosalric« 
dì gratie a'suoi divoti, il capitolo Vali- 



176 V IT 

caoo io fio a Viterbo il tuo canonico mg/ 
Francesco Busti viterbese, con un bene- 
ficiato, a solennemente coronare con co- 
j'one d'oro la B. Vergine e il clivin Fi- 
glio ; seguì la funsione V 1 1 novembre 
1 7 1 5, (lo|>o la pomposa e grande proces* 
•ione del giorno precedente. — Alino- 
ri Convenluali di s, Francesco, Questa 
chiesa e convento occupano T area del* 
Dantico Castel s. Angelo, come ricorda 
un'iscrizione deli6i4i in cui furono re- 
staurati. NeliaoS i viterbesi atterrarono 
gran porzione dell'antichissimo Castel s. 
Angelo, il quale era allora Tunica loro 
fortexza interna, e vi fabbricarono un 
sontuoso palazzo che denominarono de- 
gli Alemanni, il quale servi poi d'ordi- 
naria abitazione de' legati e altri mini- 
stri della s. Sede, e vi stanziarono pure, 
oltre alcun imperatore e re, diversi Pa- 
pi. NeliaoS venne in Viterbo s. Fran- 
cesco d'Asisi, e dte'il suo abito a'giovani 
irilerbesi Leone e Morico, che divenne- 
ro suoi compagni e servi di Dio. Il santo 
con essi istituì presso s. Giovanni io Zoe* 
coli un povero oratorio , in cui 1' altro 
viterbese fr. Snida nerio eresse uu ospe- 
dale , chiamato col suo nome. Aumen- 
tati i religiosi, il comune donò loro la 
chiesa di s. Angelo, con detto palazzo A- 
lamanni , la quale prese il nome di s. 
Francesco. E»!»endo Giulio 11 in Viterbo, 
la ss. Eucaristia, che lo precedeva nel 
arieggio, fu deposta a' 18 settembre iSog 
Della chiesa di s. Francesco, ove a'si6 si 
portò il Papa ad ascoltar la messa, am- 
mettendo i frati al bacio del piede , e 
dando loro circa 20 ducati per l'organo 
e pel pavimento della chiesa. In essa si 
venerano le teste delle ss. Cunegonda fi- 
glia del redi Sicilia, Abondia figlia del 
re di Bretagna , ed £liiiabetta regine 
d'Ungheria, eoo altre ss. Reliquie. A de- 
stra della sagrestia si ammira la bellis- 
sima deposizione dalla Croce di fr. Seba- 
stiano del Piombo. Il quadro dell' aitar 
maggiore, esprimente la venuta de Ma- 
gi, è dì Cesare Nebbia orvietano. Alla si* 



VIT 

nistra di esso e il bel sepolcro di Papa 
jiiManù F (/^.) di manap bianco e di 
gotica struttura, ornato di musaico, eoa 
iscrizione in carattere gotico. Sotto di 
essa nel 1 7 1 5 vi fu collocate altra lapide 
dichiarante il restauro del monumento 
operato dalla sua famiglia Fiaschi, a cura 
del guardiano p. Giuseppe Frezza dt 
Gryptis, Quest'ultima lapide occupa il 
sito eli altra, ivi posta a miglior iotelli* 
gente della scolpita in gotico. Il disegno 
del mausoleo e le 3 iscrizioni , offre il 
Bussi. Questi inoltre esibisce il disegno 
del se|>olcro e versi incisi su di esso, del 
cardinal Fictdomino Ficcdomini (F,)^ 
sovrastato dallo stemma cardinalizio, la 
cui giacente figura è coronata di Tiara^ 
colle Scarpe crucigere, poiché fu per un 
giorno Papa col nome di Gregorio XI 
(/*.), sebbene non contato fra' Papi. Di 
piii riporta il disegno del sepolcro e l'è- 
pìtalìio del cardinal Gherardo Lcuidria* 
ni (F.), Monumenti tutti, che con altri 
sepolcrali sono io questa chiesa. Di fuori 
di essa si vede il pulpito in pietra, su 
cui predicò s. Beroardmo de Sieoa nel 
14^6, eretto ivi appositamente per la 
moltitudine del popolo che oon poteva 
comprendere la chiesa. Nell'orto esisto- 
no gli avanzi del Castel s. Angelo e il pa- 
lazzo degli Alamanni,oome auicura Ma- 
rocco. Nel maggio i5g6 nel convento fu 
celebrato il capitolo generale de' minori 
conventuali, e dalla monumentale iscri« 
zinne situata sulla porta della sagrestia 
si trae che il comune contribuì alle spe- 
se, riuscì decoroso e coli' intervento di 
circa 1 5oo frati. E siccome l'iscrizione ac- 
oenoa ad altro capitolo geoerale ivi ce- 
lebrato, il p. Theuli che oell' Apparalo 
JUinorilico della provincia di Roma , 
scrisse le notizie del Convento di s. Fran* 
Cesco f la stima errata, non essendo ve ne 
memoria uel le storie dell'ordì ne. — Car» 
meUtani calzali in s. Gio. Battista. So- 
no situati la chiesa e il convento nella 
via Bordelletto (così detta per abitarvi 
anticamente la meretrici). Mentre il vi- 



V IT 
tei-beteOiovaoni Ballìala Almnitiani prò- 
tonolnrio apostolico e prelato clomciti* 
co dì LeoDe X , tro*a*a«l in Germa- 
nia, contrasse amicizia con un cavalie- 
re mantoTBOo, il quale venuto a mor- 
te e assislitD dal prelato, gli espose il 
rammaiico dì Don averefFettuDln In con- 
cepita fondazioDe d'un convento carme- 
litano per la cong legazione di Mantova. 
Il prelato lo consolò, con a»icuL-Brlo ch'e- 
gli stesso l'avrebbe fondato nella propria 
patria. In questa restituitoti. Deh 5ioco- 
mincib l 'erezione della chiesa a sue spe- 
se, ìnlilotnta al Santo del tuo nome, e la 
Gomp'i neli5i5, indi coslruendo il con- 
lento. Il prelato ottenne oel iSiy per 
bolla di Leone X, Ìl privilegio del bat- 
tisterio, per cui allora e a'iempì del Bus- 
si, nella città l'aveano soltanto la catte- 
drale e le 3 collegiate ; dì pib il Papa un'i 
ella chiesa di t. Gio. Battista la vicina 
piccola cli'eSB di e. Maria della Fette, 
COSI detta per ei^serne restali preservati 
q ne' viterbesi che invocarono il patroci- 
Tito dello B. Vergine in essa venerala. 
Oltre che i frati con lapide perennarono 
le benemerenze clell'Almadianì, sotto la 
base dell» Statua che lo rappresenta io 
abito prelatizio, pretto l'aitar maggiore 
si legge analogo dìstico. I carmelitani , 
sino al la generale soppressione del 1 8 1 o, 
fatta dal governo francese, aveano pure 
fuori porta di Piano Scarnna la chiesa 
e convento di i. Maria di Monte Cirme 
lo, a cui concesse indulgenze Kicolì» IV 
nel 1 390. — Carmetitani Scalti o Te- 
reiìani de's^. Giuseppe e Teresii. Tro- 
vasi nella piazza della Fontana Grande. 
Bramando ì viterbesi questi religiosi, es' 
fendo assente il vescovo, essi ne fecero 
gettare lai.' pietra a'i8 aprilei634 dal 
vescovo dì Sutri e Nepi de Paoli, coll'io- 
lervento de'fiati che RÌà abitavano pres- 
so s. Silvestro e ne uHuiavano la chiesa. 
Del tempio furono benemeriti i «ilei besì 
Pietro Brogiotti con varie case che donb 
per l'area, e Giambattista PettirosM per 
Bf erla a proprie spese nella maggior por- 



VIT .77 

te fabbricala, come attestano le lapidi: 
il I ." vi eresse la cappella di i. Pietro, in 
cui sì venerano i corpi di a. Renato ve- 
scovo e mai'liie, e de'ss. Paolino e Com- 
pagni mai tiri, e vi è la tomba gentilisia 
col suo bii^io e ijuetlo della moglie. Il 
vefiCQ vo Sermat lei n' 1 8 marzo i "jrx Ì con- 
sagrò la rhie^a, e Del suo fondo M ne col- 
locò la nicnioiia. Compito ìl con*enlO 
nel 1640 , i frnti da s. Silvestro io prò- 
ceisiorie e col ss. Sagiimeoto lì recarono 
ad abitarlo, intervenendovi il cai'dinal 
Biancacci vescovo, il capitolo cattedrale, 
gli ordinìregolai'ie le confraternite. Nel- 
la cUieia vi è 1' Annuniiala del Roma- 
nelli ; nella crippella di t. Terew il tuo 
quadro è <lel civ. Mazzantj ; in quella 
seguente il s. Pietro è di Anton' Angelo 
Bomiaii, di cui ancora é il quadro del 
Santo titolare, Itiporla il Marocco diver- 
se iici-izioni sepolcrali e monamentali, 
fra le quali di Girolamo Pamphilj del 
1765 per aver compito la cnpola. — 
Ministri ilfgl' Infermi. Vivente ìl loro 
fondatore s. Camillo de Lellis, ae]i6o3 
furono inliuilolli in Viterbo per l'eser- 
cizio del propi io istiuto, il quale è non 
solo dì assistere i moribondi a confor- 
tarli nel rendeie l' estremo spìrito, ma 
anco dì sei vire ima lati negli spedali ben- 
ché infetti ili peste. Il comodo da prin- 
cipio dato 11 'ri'li girici fu l'ospedal grande 
della città con alcuna case contigue; il 
quale fu poi commutalo nella casa che 
tuttora abitano, unita alla parlata chie- 
sa dì «. if/iiri,} tl,'l Poggio, concessa loro 
dal vescovo Malteucci, ammiralora del 
Santo fondatore. Questa casa è una delle 
primitivedell'ordine. — I conventi tub- 
urbanì sono i ìcguenti. — 1^. Maria 
dciUi Qiifrcia iie'Oomtnicani.Vnoàe' 
piii celebri santuari del mondo cattotico, 
con borgo, distante da Viterbo olire un 
miglio. Usciti dulia città per la porta di 
s. Lucia Fiorentina, si presenta io mi- 
la destra unn mtigniSca strada , ampia, 
dritta, piana, fiancheggiala da msoelli, 
dafònli,da spalliere di verdura e templi, 



1 78 V I T 

ed eleganti abitazioni rurali, la quale ti 
estende e lerminn al borgo e santuario. 
In sulla destra vcdesi alla distanza di cir- 
ca un miglio sorgerei!) anfiteatro il mon- 
te di Palenzana, o ParanzHiia, e le vette 
de'Cimini coronate da rigoglio^ bosca- 
glia: in sulla sinistra miri vignati, oliveti| 
ed una valle coltivata ad ortaglie e fer> 
lilizzata da un rivo, detta per la feracità 
Traile d*oro, e deliziosa prnteria, e lun- 
gi il colle é la città di Monte Fiascone 
che ne occupa il culmine. Questo gran 
monumento ha pochi eguali tra' santua" 
ri del cristianesimo^ sì per la chiarezza e 
celebrità de'principii, come per la glorie 
de' successi e la magnificenza degli edifi- 
ci. Eccone in breve la storia. Nella con- 
trada Mandreccittle, verso Bagnuia, pro- 
priamente presso il campo Graziano o 
Graziano, era vi anticamente una folla or- 
rida selva , nella quale di continuo si 
commettevano frequenti omicidii, e al- 
tre non poche scelleratezze; la qual sei- 
▼a volendo la Regina de*cìelì, che da ni- 
do terribile di demonii si tra«mutasse in 
an albergo d' Angeli, nel i4i7 inspirò 
Battista luzzante o Tuzzanle di Viterbo, 
chiaverò molto di voto, a far dipingere 
sopra una tegola la sua sagra Immagine, 
ed appenderla ad una quercia della selva 
verso la pubblica strada. Il pio Battista 
ne commise la pittura a Marcello o Ce- 
sare Manetto, il quale espresse la B. Ver- 
gine, col divin Figlio che stringe colla 
mano destra una rondine ^ posando la 
sinistra sul petto materno, e poscia l'at* 
laccò (ill'ulbero, presso una vigna di 8. 
Maria Nuova. Questo trova vasi appog* 
giatoad una vite selvatica, onde non sen- 
ta forse prodigio s' intralciarono i rami 
delle due piante, formandogli sopra co- 
me un tabernacolo. La ss. Immagine vi 
rimase 3o anni, senza altri segni di so- 
vraumano favore, che quello di restar 
tempre illesa al suo posto, rispettata dal- 
Tintemperie. Ma nel f 44? i^ patrizio se- 
nese Pier Domenico Alberti, che lasciati 
i comodi di sua casa menafa vita eremi- 



?IT 

tiea e tanta tur unodc'fiionti Gmini det- 
to di t. Angelo, dalla chiesa dì n. Michele 
Arcangelo e presso di essa nel romitag- 
gio, un miglio distante dall'avventurosa 
quercia, non contento di spesso visitarla, 
aeceso un giorno di maggior divozione, 
peniò di toglierla riverentemente dall'al- 
bero, e di portarla alla cappella del suo 
romitaggio. Ivi recata, postOM innanzi 
a pregare, ti addormentò, e parvegH ve- 
der la tt. Immagine ritornare alla «uà 
qoercia. Svegliatosi , di fatti non era vi 
più, e andato alla quercia la rinvenne al 
tuo sito.Stupito, la venerò, e lasciò in si- 
lentio il prodigioso avvenimento. Se non 
che spesso amlava dicendo, con misterio- 
sa riservatezza, che tra ViierlK) e Bagnata 
vi era un gran tesoro, e ninno lo ricer- 
ca ira. A molti, che pel concetto che avea- 
00 di lui, si diedero a scavare in vari luo- 
ghi, faceva intendere che non si affatì- 
eassero, perchè il tesoro non era sotto la 
terra. Non altrimenti alcune pie donne 
viterbeti, osservata la figura della B. Ver- 
gine sulla quercia, motse da lumi super- 
ni, la visitavano frequentemente, e cott 
particolare divozione. Alfine Bartolomea, 
una di loro, dopo esservi stala per mol- 
te ore in orazione, dispiacente di lasciar- 
la, se la portò a casa , da dove le t[>ar), 
ritrovandola sulla quercia. Volle ripren- 
derla, e giimta in casa la ripose in una 
cassa sotto chiave. 5Ia apertala poi, non 
la trovò. Si convinse allora del miraco- 
lo, tenendolo però segreto. Continuò pe* 
rò a visitarla più spesso, eccitando gli al- 
tri ad andarvi per divozione. Finalnaen- 
te piacque a Dio a manifestarla al popo- 
lo. Un viterbese, r8lMglioi467 passan- 
do per la via di quella memorabile quer- 
cia, si vide improvvisamente alle apatie 
alcuni suoi nemici per ucciderlo. A que- 
st'essa Ito, correndo tra gli alL>eri per seller- 
nairsi, alzaudo gli occhi al cielo per ia« 
irocar il divino aiuto , vide la ss. Imoia- 
gìne pendente dall'albero, e tosto si rico- 
vrò sotto di etto e gli auspici i della ss. 
Vergine. Io quel puoto ttesto i oeinicì per- 



TTIT 

d'tiolii ili vktn, menaii'lo colpi ferÌTano 
<é stesti; (ìndie, pieni Ji raljbia, lirslem- 
Diiaiiila riloinnrofio in VìlerlM). Il Irepi- 
danle agjjreilito , umiliali fcrvarosi rìa- 
gruii,i(uen>i alt'i s«. tmnt'igine , si retti' 
lu'i cautamente nella ciltii , e |)ei- gratt- 
lUilhie piibbliuò il giMTi benefìzio. Qtii ca- 
miiicia r epcion gloiìnta, die die' orìgine 
al «aalu'irio. Allora purlìi il raniilo, pai'- 
Ib II«i'tolo[Hta, li cominoisero i citiodini 



i: la fori 






afiK 



*lo acce rei) iato da ioiiDcnso pnpolo, «ili 
qii-de la ». Vergine in Inlti (jiie' giorni 
Tei'tj) copiose buaelìccnze. Eia inritiitoil 
contorto, e <ri «i computarono alcune *ol' 
te 4o>ooo pei-sooe, dia «i alFolNii'nno pe' 
ilinlomi andntulo e *encncla ilalU por> 
tentala immagine, cli« il popolo iiihtoli!) 
In Afiiilnnna della (^iierria. Subilo fu 
eretta ii-io pro»»i"inn cappella di la*o- 
le, e odiai.' domenica d'nguilo, nliie il 
popolo di Vilerluj e di »«iie allre parti, 
*i lìli'OTarunoi 4iiiterecomunità in prò- 
ceisioiie.porlanUo ciascuna la pcopria o(- 
feria. IVcI «eguente settembre *i si recti 
tutta la ciltà ili Viterbo con solenne prò* 
Gestione, rompotta del popolo, delle con- 
fiateniile TMtile di lacco, di lutto il cie- 
lo icculai'e e regolare, eaccompignalì dal 
vesuoio l'ier Franceico vilerbcK, che vi 
c^inlò mriaa poiililìc.ilnienle io metta ad 
una moltiludine di 5o,000 e più peng- 
ne. Lj cit'ù ili Siena era in rjue'giorni 
.tpavenlala da una serie continuala di ler- 
lemnti, che temeva d'esser a ogni iilanta 
slerminnla, liuiicendo inutili tulle le piìi 
fervoruie divotioni, contanduii ie tcoS'^ 
lino i.1 numero tiiiGo. Abbandonala Ja' 
cittadini, il romii» Alberti aniiilo del pe- 
ric'>l<> di tua patria, l'imilb n ìn'ocnre 
>. Maria ijeli<i Quercia, e lotto t savi del 
U lepiibbliun fecero un volo, divamente 
raccuinaiiiliindusi al i>uo patroonio, eoa 
oiniioni alle quali «i uni il venerando i-o- 
mitn. CeiMle alfalio le scosie, e rieolrati 

uillamenle gli abitanti in Siena, fe- 

iinmediiilamente partire 
ogliere il Tolt 



VlT .79 

della Quercia, mediante una tavola d'ar- 
gento rnppreJientinle la città di Siena. 
Questa (dice avieoiiueuto è dipinto in 
un quadro che ù conserva nel palauomu- 
nicipale di Vileibo, con analoga iscriiio- 
ne. Andrei per le lunghe in narrare la 
meraviglie innumerevoli operale lul luo- 
go, o inioranil't \a Madonna della Quer- 
cia: basti il dire die da per lutto d'altro 
non parlavasi clie della vìsia ve^lituilaa' 
c>ei:h<, {Iella lor|i.ela a'muli, dell'udito a' 
ioidi, degli slui pi lanali e così delle gua- 
rigioni d' incuiabili infermità. Corta la 
filma per l'Iialia e per l'Europa, da re- 
motiMime parli coticoi'revaao i pellegri- 
ni, ed alenili idiiavi dell'Africa e di Co- 
■iBnlini)|ioli, si videro comparir liberi e 
ìulvicu'Ierii e colle catene perappeoderli 
lotto t'liiima|>ine dell'invocata liberatri< 
ce. L'immense oflerte recate in pochi me- 
ni, leftilìcnruno la moltitudine de' bene- 
bili avveniiiieiiii, essendo dimostralo che 
la u. Veigiiie avi^a destinalo quel luogo 
alle tue glorie, non mano che alla dispen- 
sa di sue giaiie, fu stabilito con decreta 
vescovile ^ìe'-ìG agosto 1467 che vi foiM 
eretta una piccoU chiesa con aliare ap- 
poggialo fllla sngra Quercia. Dopo varia 
de«lma:ÌODÌ particolari di religiosi e di 
flacerdoti per omininiilrarii i sagramen- 
li , e deputati custodi al santo luogo e 
alle pie olfeile, poscia afGadiè 1' uffiiia- 
lura fune regolare, fu risoluta anche l'e- 
dificazione d'un canrenlu per col locarvi 
una comunità religiosa, e all'uopo ti iccl- 
sei-o i Gt'^uali, a' quali Paolo 11 l'alBdò 
colla bolla Pro sìnguloriint ckristifide- 
tinnì, lie 11 del su sieguen te ottobre, prea- 
so il Bussi, che del Mntuario racconta !• 
iloria (Karra il Monti, che il veicovo pri- 
ma l'allidb all'n llerna ti va custodia de'do- 
m. ni di s. Muia in Gradi, di'franoe- 
sca -'serviti e degli agostiniani; ma 

n. une dilf,;i ente. (>aolo II la die' a' 

). Ma decorsi due anni , vedutili 
.1 insiifìicieali pel loro aumero ail 
t alla salute dell'aDioe, pel uu< 



i8o 



VIT 



m eroso concorso» rìnunziaroDO il eirico 
•1 comune di Viterbo. Il consiglio di et* 
sa imbarazzato da quel cambiameoto,pre- 
se una risoluzione in apparenza alquanto 
bizzarra , tuttavia abbastanza plausibile 
per altri esempi nelle divine Scritture, 
anzi col divisamento che in tal modo la 
B. Vergine si scegliesse i custodi. Si con- 
venne dunque di mandar subito 3 prio- 
ri della città sulla porta di s. Lucia, ool- 
Tistruzione d'ivi attendere la venuta di 
qualche religioso forestiere dalla parte 
della strada Romana che conduce a Fi- 
renze, per consegnare a quello che entras- 
te il 1 .*, e al suo ordine, la custodia del 
nuovo santuario. A ppena arrivati alla por- 
ta i 3 priori, videro comparire 3 religiosi 
domenicani, ch'erano il ven. fr. Marziale 
Auribelli maestro generale dell'ordinede' 
Predicatori^ co'suoi compagni che tor- 
navano a Roma dalla visita delle provin- 
ole oltramontane. Meravigliati d'essersi 
subito incontrati col capo supremo d'un 
ordine con cospicuo, benemerito e divo- 
to a Maria^ nairarono loro l'accaduto, e 
gli offrirono il convento e il santuario, 
dicendo: Non noi, ma la ss. tergine vi 
ha eletti, He provò grande allegrezza il p. 
generale , e consentì subito alla nobile 
offerta. E Paolo 11 colla bolla Fidelità' 
tis constantia, de'sg settembre i46g, rì- 

t portata dal Bussi, ratificò la cessione del 
uogo alla famiglia di s. Domenico, con 
privilegi e grazie per contribuire alla 
maggior divozione del santuario. Vi ti 
prestarono in fatti con tutto zelo i dome- 
nicani, riunendo in quel luogo tanto ve* 
nerato i piti edificanti e idonei religiosi, 
scelti da varie proviocie e conventi, che 
in numero di 36 vi presero possesso. In- 
di d'accordo colla compagnia istituitn per 
custodire le limosine, intrapresero con di- 
segno nobilissimo del celebre Bramante 
la fabbrica di più vasta e magnifica chie- 
sa e d'un grandioso convento , a cui se- 
condo il Monti contribuì Paolo II; ed il 
Bussi offre il prospetto del tempio, del - 
l'alto isolato e superbo campanile, e del 



▼ IT 

convento, il tutto degoo d'uno de'più fa- 
SDOsi fantnarì dei mmlo. La chiesa beo- 
che di mole molto eoonderàbile, fu fab- 
bricata dentro il teriBiBcdi soli 1 6 mesi, 
tranne la maestosa fiscdata. Po^a fu de- 
corata d'insigne organo, di vago soffitto 
a intagli, fatto ttnpendaoiente dorare da 
PaoloIII, di lontoosn cappella della Ma- 
donna delia Quercia , di ricchi altari e 
lavori in ogni parte de'più rinomati ar- 
tefici di qoe' tempi. Il convento si formò 
ancora con varie offidne, vasta cisterna 
e belle fontane, per cui fu costruito con- 
tiderabile acquedotto, a benefizio pure 
del pubblico. Avanzarono nondimeno 
molte limotine, e furono impiegate nel- 
l'acquisto de* vidoi poderi, olivati e vi- 
gne, che reitarono in patrimonio all'in • 
aigne santuario. Po aperta da Paolo III 
la ratta e larga via tuddetcritta, con una 
fonte nel mezzo, tpianata con ponti e ab- 
bellita di firondoiì alberi lungo le tpou- 
de. Si apiì ancora quella che mena a Or- 
to, e per altri luoghi della Teverina, non 
che la 3.* che va a Bagnala, aperta dalla 
magnificenza del cardinal Ridolfi vesco- 
vo di Viterbo e legato della provinda. Si 
edificarono inoltra un grande ospizio pe' 
pellegrini, ed a comodo de'mercanti e del 
popolo, che vi concorrono alle feste e al- 
le fiera che dirò poi, fiirono alzate Intor- 
no alla piazza della chiesa molte case e 
botteghe, che nel luogo colle altre abita- 
zioni formano un borgo e paesetto, cir- 
condato da ville , orti, vigne e poderi. 
Così un territorio prima selvatico e de- 
torto, venne cambiato in delizioso sog- 
giorno, popolato e frequentato, in salu- 
berrima situazione, dondesi godono ame- 
ne vedute; prodigio operato come in al- 
tri luoghi, col solo mezzo de'tantuari, be- 
nemeriti della civiltà quasi altrettanto 
che della pietà. Una piccola immagine 
della st. Vergine dipinta topra una te- 
gola, è quella che ha operato tante me- 
raviglie, collocata tuli' alUre della cap- 
pella, corrispondente al luogo medesimo 
dell'antica Quercia , la quale dopo 4 e 



Tlt 

più Hcoli, dopo Unle «isende e mine, 
coDMrTa BDcor tulia la pia conlìuuala 
veoeiazione de'popoli. Viteibo poco do- 
po la sua prodigiosa iDaciifiulaEioiie Tu li- 
berata (la tia raoi bo epideoiica, ed un ae- 
colo dopo dalle locuste, e sempre l'ebbe 
a sua beoefica proletlrice.oode dicesi pu- 
re la !\ladonna di FilerLo. Mollissiuii 
Papi sì iccarobo B veoeraila, nel modo 
clie aari'eròalla sua volta,pei'UDÌ(à d'ar- 
gomento, e molli souo i brevi e le bolle 
da loro emanate a celebiare il sautuario 
ed a coDcedere iadulgenu e privilegi. Io 
questa placida e spleudida sede della B. 
Vergine, in ogni tempo in giao numero 
sono pure concorsi cardinali , vescoTi e 
alti'i prelati, io*rani e principi, cailelli e 
intere comunità, uomini santi e ditoli, 
di tutte le condiiiuni, lasciaudu attestali 
d'una lenerazìoae afiivata dalle conti* 
nue grazie che ne riportarono. Il Teseo- 
lo cardinal Garabara soleva dire, non a- 
I-erte mai chiesto cosa , che non avesse 
ottenuta: egli soleanemente coniagrb la 
chiesa l'H aprilei 577, e l'altare della si. 
Vergine cb'é il maggiore, sotto il titolo 
della suaNatÌTità. Di piti fece ornare la 
cappella con superbi slucclii e pitture, 
colle quali al naturale fu espresto genu- 
flesso iu atto di adoi-are la Regina del 
Cielo. Gli donb ancora un calice d'oro 
uiatsiccio, 7 lampade d'argento, un pa- 
botto molto preziosoe altre pregevoli co- 
se.disponendo d'esser tumulalo uella cap- 
pella, sebbene morisse iu Roma. Il con- 
lemporaneo cardinal Alcssaudro Perelli, 
pronipote di Sisto V, gli fece quegli splen- 
didi doni clie registrai nella biografìa. Net 
*ol. LXXXIV, p. i4i, ragionando del- 
l' uni versila e eoa fra temila de' Macellari 
di Roma, io breve narrai la descritta 
nianifestaiiouc della Madonna dcUa 
Quercia, e dissi che nel i5a3 alcuni tì- 
lei'besi mei'canti di bestiame ne intro- 
dussero io Roma la divoiione, con uno 
copia della medesima cITigie, appesa con 
UD ramo di Quercia d'argento, tutto ìl 
cui titolo si pose d ìaduliuo, lullOtM Cut 



VIT ,81 

reote nella propria chiesa pretso Piazza 
Farnese. E quesla ss. Immagine avendo 
operato grau copia di miracoli, fu coro- 
nata dal capitola Vuticano eoa corona 
d'oro, venendo cos'i incerto modo cano- 
iiiziatoaucberoriginaleche li venera nel 
suo splendido tempio col tronco dell'al- 
bore dentro la sua cappella isolata fra la 
cupola e il coro. Paolo 111 aeli546 coa- 
(ermò tutti i pontificii privilegi di Viter- 
bo, ed altri ne accordò, e per maggior' 
mente coodecoraila islitui nella profia- 
cia del Patrimonio, per sua difesa con- 
tro l'invasioni de' turchi, colla reiidea» 
io Viterbo nel palazzo Oggi delegatili», 
l'ordine de' cavalieri del Giglio {F.}, 
con una medaglia per insegna coll'iin- 
raagiuedi s. M.iria della Quercia. L'ordi- 
ne fu poi aumentalo, e se ne conserva 
la memoria da' uobili Primomi diicea- 
denti di quel Loreuzo Domenica Pri- 
momii il liliale Tu uoo altrimenti che un 
Adriano Fani, un Calabresi e altri vi- 
terbesi de' primi insigniti. Ma ormai Ìo 
debbo dire alcunché de' oiagaifici edi- 
fizi del santuario. All' estremità della 
nobile via, che da Viterbo vi conduce, 
trova): la spaziosa piazta, e di firoate il 
prospetto iinpoDimte del gran tempio, 
tutto formato di pietre tagliate « (cai- 
pcllo, decoralo di bjssìrilievi e di luci-, 
disiimo plastico, disegno dell'encomiato 
architetto Rriimante. Sorge a lato il co- 
lossale eamp.iuile torre campanaria ìio- 
lalu, (ulto pure di pietre lavorale a squa- 
dro, e conforisiite iu ornati e belle mo. 
dioalure: ha Jos enormi campane del 
complessivo pe^o d< x.\,ooa libbre, il cui 
armonioso «uouo diIlDadeiia molle mi- 
glia di raggio. L'ioleruo della chiesa pre- 
■euta all'occhio, ::hc ,(i solleva, la ricca ed 
elegante aul!tltJ djrat.i , munifìceuia di 
Paolo llMei i53:. Rulla pure o'è l'ar- 
chitettura a 3 navi, ma le pareti ed i 
cornicioni speci jlmcnleattiraDo gli sguar- 
di pe'curiosi oggetti che contengono. Le 
prime intatti, fino ad una certa altezu, 
suuo iiuaii lutei amenti: coperte di label; 



i8i VIT 

le volive dipinte in legno, appelei^i oel 
corso di più secoli. I secondi poi, cioi i 
cornicioui e spoili, sono popolati di sta- 
tue e figure in pieno rilievo, pur votive, 
di graudczza per lo più naturale, formate 
di tela, legno e simili ecooooiiclie mate- 
rie, atte piuttosto a dimostrare la divo- 
sione, che la ricchezza degli offerenti. Le 
attitudini ne sono varie, e talune curiose, 
poiché vedi un tale che sta col capo sot* 
to una mannaia patibolare, un altro co- 
perto di pietre , uno tradìtto da strali e 
da spade, altro col seno squarciato da fe- 
rite, e via dicendo. Vedesi rimmogine di 
qualche Papa e cardinale in atto d* ora- 
re, e composte di tal modella materia. 
E* vero però, che oggidì non solo è quasi 
cessala quella specie di oblazioni rappre* 
sentati ve, ma anche il tempo colla sua li- 
ma incessante deturpa e distrugge qne* 
fragili lavori, che sovente a causa di de- 
cadenza SUD rimossi dal tempio e decre- 
scono progressivamente nel numero, li 
Santuario propriamente consiste in una 
celletta tappezzata d'argento e altre ricche 
offerte, nella quale sono racchiusi i rami 
dell'antica Quercia, cui il tronco è stato 
lentamente consunto, ed asportato dalla 
divozione deTedeli. AVami è appesa l'aY- 
irenturata tegola coli*imniagioe prodigio- 
sa di s. Maria della Quercia. Prima del- 
l'epoca repubblicana del 1 798, questa cel • 
la racchiudeva un vero tesoro di ori, gioie 
e ricchezze: quelle che in oggi vi si osser- 
vano, rappresentano la posteriore divo- 
tione de' fedeli. Il quadro in tavola del 
coro, dicesi del Domenichino; quello di 
s. Tommaso d'Aquino e di s. Pietro Mar- 
tire, è del Battoni; e quello di s. Carlo, 
delcav. d'Ai pino. Il Marocco offre le iscri- 
zioni monumentali e sepolcrali del tem- 
pio, come della cappella di s. Raimondo 
di Pegnafort, de'Bussi, della cappella del- 
la ss. Croce, e della consagiaziune della 
chiesa. Il vasto convento ha due leggia- 
dri claustri ; 1' uno a due ripiani di fino 
lavoro gotico in pietra, in mezzo al qua- 
le sorge il bel pozzo cilindiico, ornato di 



VIT 

•ffraachidi buono itile, il dire di Marco- 
co; Teltro interiore di elegante architel- 
tora iBoderoai cou uoa grande e ariifì- 
dose fontana a vari zampilli. In questo, 
narra il Bussi, il celebre pittore a fresco 
Francesco Mola «i dipinse 3 miracoli del- 
la B. Vergine del santuario, io altrettan- 
ti archi o lunette, e si proponeva fare le 
altre qoando ne avesse fantasia, il che non 
tollerando i frati, egli se ne partì, e così 
venne impedito il compimento della mi* 
'rabile opera. Altri attribuirono i due 
belliisimi chiostri a Bramante ed a Vi- 
gnola. Il convento, recinto di bella bo- 
scaglia, gode la vista deliziosa delle ag- 
giacenti campagne e tottopo»to borgo» 
ha una copiosa biblioteca^ alla quale 
gli studiosi , anche stranieri , han facile 
accesso dalla gentilexia de' religiosi ; ed 
una buona fiirmacia, a comodo pure de- 
gli altri. In due stagioni in cui la campa- 
gna é più gioconda,e pib moderata l'atmo- 
sferica temperatura, il luogo aequì>ta ra- 
pidamente e temporaneamente uo'af- 
flucosa di gente anco di meo prossimi 
paesi,e formasi sì ricco emporio di variato 
commercio, che rappresenta una città im- 
provvisata. Ciò avviene ne' 1 5 giorni sue» 
cessivi alla festa di Pentecoste, ed a quel- 
la di s. Matteo a'i 1 settembre, per le due 
rinomate fiere, denominandosi la 1.' di 
Pinlecoste^ la a.* di s. Michele. Esse so- 
no tra le principali dello Stato Pontifi- 
cio, e dal luogo ove si tengono» si dicono 
Fiere della Quercia. M'istruisce il cav. 
Monti direttore generale delie fiere, nelle 
Notizie isiorìche sulVorigine delle Fiere 
dello Stato Ecclesiastico , parlando a p, 
75 di quelle di Fiterho^ dopo avere ra- 
gionato del santuario. Che d'antichissima 
istituzione è la fiera di Viterbo del set- 
tembre, concessa alla città dall'imperato- 
re Federico II, in Faenza con diploma de' 
14 settembre ia4o, da lui prodotto. Que- 
sta fiera, che prima face vasi in Viterbo» 
formato il santuario della Quercia e le 
abitazioni adiaeenti, in questo luogo veo- 
Be trasferita. L'altra poi fu accordata per 



V IT 
la TmIm (li Pentecoste, eJ nmlicilae e\t\x- 
ri) vurieeiiivci'«ec|)ache. Impei'Dccliè l'ii* 
l>j Uii.lió II >Ul)il'i nel i3o3,cl»!Uri.- 
l'd Ji telleiubre li celebrasse iietgi'Hncam- 
pu (fi'uziano, preiio la piatii <ld tantua- 



I, U», 



, avi 



pUlb.daJif 



rare 8 ginin.i |iriin> (Iella retti della ^a- 
liviià JcJU B. Vergine e 8 daiio (jjuichù il 
l'iuiio Sìito IV.iininediatu sucueuure ili 
l'iiolo II, tiel 1481 avea concedo indili' 
gema plentria a ([uelii che *Ìiìtaiieru il 
■auluario, iielU dumeiiicu seguente alla 
Nalivilbdelld D. Voi-giue, eoa atlie gra- 
zie). Leune X Del I ? 1 3, credcnrlu jiiìi up- 



irtuna tempo di fiera la 



paiqii 



I di l'è 



tecoite, SD p prette quel U diiettembrc, eia 
ttabili per 1 5 giurili innanzi e dopo fen- 
lecotle, cu'iiieilMiiiii privilegi, pjolo HI 
nel 1 534 reilrinie la Hera di Penlecoite 
a 8 giorni iiinaiini e dopo, e ripristinò 
uuella Jì settembre, retti ing«ndo il tem- 



po a 



, <ii.. 



e dopo ha l'8.' drlla domenica della Ma- 
Juiiiia. Reclamando peibla cillìi,chein 
tunlo breve spazio di tempo noti ti pole' 
vuno cireltuare i cuuti'atli, muucaiido pU' 
re il lempudi ritirare le merci, prima dì 
ipirare la francliìgia, la prorogò Paolo 1 1 1 
d'altri 3 prima e dopo, ed m tutto iG 
giorni (il tutta da Pia IV approvalo). 
Gregorio XIII col Iireve Decel Romano 
rum Poiili^urfi, de'g «eltembre ■?79> 
Bull. Rom., I. 4, par. 3, p. 4i3,cuaf<:r- 
DI& la detta Gera, con vaii^rne il princi- 
pio e il termine, uidinando clie ti cele- 
bruue quella di Penlecoite 4 giorni in- 
nanzi la festa per termiuarf it dopo, e 
Gui'i cullo slexo turao quelli 



iella do. 



oppresso 



la Naii.i 



la. Clemente Vili cou breve de'3 giugno 
iSgS ordinò, che la fiera di settembre 
avesK principio a'12 del mese, e termi- 
DASie a' 4 ottobre festa di b. Fiaucescu, 
colle «olite eiCQiioui e prl vilegi, accordan 
du di più a negniianti di poter lasciare 
le merci invendute ne'iDagaztini del con- 
Tento de'damenicaiii, da una Gera all'ai- 
tia, sotto la loro cura e custodia ; ben in 



V I T i83 

teso, che ad ugni collo fi fosse esterior- 
inenle un bullo, e che se Tuorì di dette 
epoche rH»es-.ero levato, Tusse soggettata 
la merce al duviilo dazio. Clemeole XIV 
con breve ile'3i agonto 1771, confermò 
tutte le diipusiiioni di Clemente Vili, 
taato in onliiie alla durata delle mede- 
sime, ed n'piivilegi, quanto al permesso 
di ritenei» d.i'rL-iigìoii io deposito le mer- 
ci da una llera eli' altra. Quelle fiere, 
puma delta aislemaziuiie delle dogane a' 
confini dullo stalo, non erano regolale da' 
sistemi e leg>Ì ih lìiianza, a pochi daiie- 
ranosoltupuite le mei ci, e solo signoreg- 
giavano per fraiiiihigia i pesi coiDunitati- 
vi. Poscia ri^il.iiido fci uie le delle esenzio- 
ni, fui ono sQl!u|jnsie ul vincalo dell'atte- 
glie, ed assistile da un competente mini- 
Stili di fjiiri Manche VI «ipurta eipretsamen- 
le da Ituiiid, Li fiera non è accretciula 
da'priiui li'in{>' di concoriodiDegoziBnti, 

ne con un suiriijieiite numero, e segoata- 
luenle di elu ei, per ogni torta di tessuti, 
ceree vi concorrono quasi tutti que' di 
Viterbo, hiwandoperijnel tempo le bot- 
teghe di citii'i. Heca attreii vantaggio agli 
ubitanti de'lungbì circonvicini, ed «tutti 
quelli del Patrimonio, della Sabina eCo- 
niarca che vi portano le tele, i cominesli- 
bili e altre piccole manifatture. Grande 
poi, e di iiiiillo riguardo, é il mercalu 
di lieiliami d'ogni sorta che si forma nel 
campo GiBMau^*, appartenente a'dome- 
nicani. I tuscmi vi fanno acquisti di ca- 
valli, ed anelli? d> betliame vaccino. Sa- 
no con->idi:rEibi]i i negoziati che *i si fjn- 
no da'naiioLt.ili, tanto nelle vendile che 
ne'cambi di b(?.tiame, e dal felice ritiiN 
lato di qni^Mo commercio tante volle di- 
pende quello d^^lle merci. Quello campo 
cui'i ricoperto d'ugni sorta di bestiame di 
masseria (cine un immenso numero di 
bovi, vacche, cavalli, asini, porot, capre 
e pecore, forse un So mila Gopraaoeio- 
no «parse sopra tutta la collinetta e la 
vallata del prato, alle sponde d'un bel ri- 
vo, presso un graodioto fontauile, e ■!- 



i84 VIT 

l'ombia (lì grandi alberi), ìd mezzo • com- 
pratori e veuditorif Testiti di di tersi co- 
lori, da farìe capanoe apposita meo le fat- 
te da' f ÌTaDdieri, fuori delle quali chi be- 
ve o mangia iu piedi, o seduto in croc- 
chio di uomini e donne, presenta un col- 
po di vista sorprendente, particolarmen- 
te nel 1.** giorno dell'apertura della fiera, 
a/ festa di Pentecoste, essendo gli altri 
due delle consecutive domeniche molto 
scarsi e di poca considerazione, e così io 
tutto si osserva minore quella di settem- 
bre. Fin qui il Monti. Fero, secondo quan- 
to notai in principio, per postenori pon- 
tificie disposizioni, le due fiere della Quer- 
cia si tengono ne' i5 giorni successivi al- 
le feste di Pentecoste e di s. Matteo. Gli 
cdifizi che circondano la piazza e altre 
strade, sono atti ad esser cambiati in cir- 
ca 3oo botteghe nelle descritte due pin- 
gui annuali fiere, i fondachi essendo pie- 
ni di drappi, d' orificerie, di chincaglie, 
di vestiario, di lavori metallici, cordami, 
e più altre specie di merci. Laonde illuo- 
go è assai rimarchevole come santuario^ 
come monumento d' arte, come emporio 
di commercio, e come convegno piace wo* 
le e animatissimo. Sotto questo quadru* 
plice aspetto lo celebra e descrive 1' au- 
tore dell'articolo dell' Album di Roma^ 
t.j2, p. 3o6: Il Santuario, il Borgate 
le Fiere della Quercia presso Fiterbo. 
Trattano dell' origine, storia e descrizio- 
ne del santuario: Atanasio Nelli, Origi- 
ne della Madonna della Quercia di Fi» 
ierbo, ridotta in lingua toscana da F, 
Aurelio Cosimi, Viterbo per Agostino 
Colaklii57i. Vificeuzo Malaootte, 7^(0- 
rta della miracolosa Immagine della 
Quercia, o sia miracoli e grazie dtUa 
Madonna della Quercia di Viterbo, raC' 
colli da pili libri stampati in Fiterbo, 
Orvieto e Pt:rugia, Viterbo 1 666. Nicolò 
M.* Torelli , Mu- acoli della Madonna 
della Quercia di Viterbo e sua istoria, 
con nuovo ordine ed aggiunte , Venezia 
1735. Uomai7c)3 61827. Ristretto del» 
la Istoria dilla Madonna della Quercia 



▼ IT 

presso Fiterbo, compilato dal proposto 
Antonio Riccardi, tìdC opera dtlp.fr, 
Nicolò Maria Torelli delC ordine dr^ 
predicatori, Roma 1846. Di questo mi 
giovai precipuamente. — * iS. Maria a 
Gradi de* Domenicani, La magnifica e 
vasta chiesa, ed il coavcoto nno de' piti 
antichi, raggaardevoli e divoti d' Italia, 
trovansi fuori di porta s. Sslo o Romana 
distante 60 passi. Il viterbese cardinal 
Raniero Qipocci cisterciease, dormendo 
vide io visione una bellissima Donna che 
tenendo un cereo ardente» preso il cardi- 
nale per la mano lo condosse sul collo 
Caponino, già Quioiiaoo o Pinaaoo » la 
quella parte del bosco ove ora sorge il 
tempio, e col oereo bruciò lotte l'erbe o 
gli arboscelli dell' area io eoi fu piaotata 
la chiesa. Svegliato, e ooo eompreodeo- 
do la visione, si portò oclh seguente mat- 
tina alla vicina terra di a. MartiiiOi a co- 
municarla al coocittadinoAlbo monaco ci- 
slerciense dell'omonimo monastero (che 
allesoc ìstaoie poi da'fondameoti restau- 
rò^ oode oa fu celebrato fondatore). Ri* 
spose il pio religioso : Maria h la Doa* 
nudate veduta, la quale vuole che neU 
lo spazio da tua indicato, tu le edifi» 
ehi una chiesa s a ciò fare io vivamente ti 
esorto^ e sarai felicitato^ condotto da lei 
in Paradiso, Il cardinale tosto si propo- 
se aderirvi, e nello stesso perimetro nel 
iai5 cominciò la fabbrica della chiesa, 
presso le mura d'altra piccola già delle 
monache di s. Croce, che anticameota ti 
aveano un monastero» edificandovi pura 
il propinquo convento. Ateodolafiitta co- 
struire con grandiose fijrme, io modo che 
per ascendervi occorsero molti gradi di 
pietra, come tuttora, dt* Gradi fu appel- 
lata. E sebbene per le vicende de' tempi 
non potè per allora compierla perfetta • 
mente, nel principio circa del 1317, col 
contento , la donò al suo amicistioìo s. 
Domenico e all'ordine de Predicatori da 
essofoodato, ed approf ato a'aa del prece* 
dente dicembre; onde fu la i.* eh' ebbe 
lui dine illustreiccosì ilcunveuto. Qae« 



sto il StiDto l'abilbalcuD lempo, celebran- 
do ogni giorno la messa nella cappella tlì 
1. Croce, eretta in memoria della suddet- 
ta chieso, poi iotilolata al «s. Nome di 
Gesù e padruDBla de'Maidakhiai. Cella 
raedesiiDa ogni notte Iratteoevati in oia- 
aione, si disciplinava, e non sbendo letto 
proprio, dormiTa appoggiato all'aliare o 
disteso sulla predella. Una Tolla recando- 
li a Rama e passando per Vileibo, l'er- 
malosi in questo convento, s. Domenica 
fu «ii'preso da grave ÌDrermltàdi flusso 
di sangue, e io tutto il tempo cbe ii ri- 
mase malato, non sì cibò che d'erbe e ra- 
pe, ediCcaudo i suoi figli co'digiuni, cul- 
la pazienta e coll'oiieivanza religiosa. Il 
cardinale ueliaSi ac(]uiilò de'fuudi eli 
donò alla cbresa di i. Maria pel decoro 
del suo cullo, e nel 1349 da Guglielma 
vescovo,di Modena ne Tcce benedire il ci- 
ffliterio. Morto nel segueule Federico II, 
il cardinal potè ricuperare al dominio 
della ». Sede, Viterbo colla provincia , e 
qual vicario apostolico vi >Ì portò a go- 
vernarla, e tosto si die's terminare la r.>b' 
Lrica della chiesa, confermando la dona- 
zione di essa edelcoaieuloa'domeaica. 
DÌ: II Bussi ofli e il disegno del prosiictlo 
della cbicsa e del grandioso contento.Con- 
■ideraudo che il conTeoto, siccome sub- 
urbano, era espoito all'incursioni de'ne- 
mjci di Viterbo, in questa donù a'religio- 
*i di Gradi la chiesa di s. Fortunato, ora 
non pib esistente, colle contigue case e 
un grandioso palazzo perritugÌo,uon cbe 
preziose suppeIJellilì sagre e altre cose di 
pregio. Morto il cardinale in Vìteilio net 
ia53, fu sepolto io s. Maria de 'Gradi a- 
vaati l'allaie maggiore con onoriGco e- 
piUflìo. Dice il Cardella, che non elibe 
lempo dì ridurre a perfezione la chiesa 
e il convento, ed il Bussi che ne lasciò il 
carico ad Albo monaco suo amico. Que- 
gli già ad istanza del cardinale era sta- 
lo creato anch'esso cardinale da Inno- 
cenzo IV oe]fìi^,0 meglio nel l^'ìa O 
1333, sembra morto nel ii54. e fu se- 
pollo Della chiesa. Noi conobbe il Coreti- 



VIT i85 

ni, ma i domenicani rlconoKeadola be- 
netoeritudi questa chiesa, in lagreslia gli 
eiesteroun busto con iscrizione, il Car- 
della dice nel secolo passato, ma quella 
che legga nel Marocco ha la dataióSi, 
forse dovrà diie 1731. Chete il monu- 
mento fosie ciiisiilu a lempo del Coreti- 
ni, che puhblkù l'opera nel I774) farsa 
non gli sarebbe sfuggilo si illusti-e con- 
cittadino, e il Bussi ne avrebbe cooosciu* 
lo la digiiilà. Ma ambedue in alcune co- 
se li trovai inesatti. Alessandro IV nel- 
l'ultima domeoicB di aprile 1258 solen- 
nemente confagli) la chiesa, come notai 
nel voi. XI, |>. 'ij/i, e di propria mano 
collocò le Si. ItL'Iirjiiie nel principale alia- 
re; e la lapide ildln facciata ne conserva 
la memoria. Qimiuio ì domenicani nel 
ìSyt vollero rendere più maestnsn l'al- 
laremaggioie,si trovarono le ss. Reliquie, 
e lo consagiò mg,' L^rcolani domenicano 
vescovo di SaKio. Bunifacio IX oeliBgS 
concesse iu peipetLiu t'indutgeaza piena- 
riadella Porziumol.i a questa chiesa per 
la festa della ^j. Annunziala a chi la vi- 
sita, faceudone fede la lapide in gotico nel 
sua portico. Ricca d'insignì reliquie, fra 
queste nuniineig i corpi de' ss. Gassiano 
e Teodoiu martiri. I suoi posteriori re- 
stauri e ubhelliinenli li testimoniano le 
lapidi; coii l'ampio dormitorio aggiunto 
al convento nel 1 3 1 1 per disposizione del 
cardinal Boccamati, eseguita dal celebre 
cardinal <ti Prato diuieaicano, che riven- 
dicai dall'accuse sull'elezione di Clemen- 
te V, nel voi. XCVII, p.ia3. La chiesa 
e il convento furono visitati e il a." tal- 
lolla abitalo, da'ss. Pietro Martire, Rai- 
mondo da l'cgnafort, Tommaso d'Aqui- 
no, Anloni[io arcivescovo di Firenze, ed 
altri santi e beati ; da' Papi Alessandra 
IV,Clemenlc IV, Gregorio X, Giovanni 
XXI, Mattino IV, Innocenzo VII piìi 
tolte, Giovanni XXIll. Martino V, Ni- 
colò Vpiò volle, 1>.ioIdI1I, Gregorio Xlll 
e Benedetto XIII; e da'principi Filippo 
III re di Fr,uida, Carlo 1 re di Siàlia, 
Lodovico V il Uiivaio, Ladiilao re di SU* 



i86 V I T 

cilia, Sigismondo e Federico III impera- 
lori, oltre altri sotrani. Antico è il por- 
tico della chiesa, ma questa contiene mo- 
derni restauri con bellitsimi stuoclii, co' 
vagiti disegni dell'arcliitetlo Nicola Sdivi 
romano , operati nel secolo passato. Il 
quadro di s. Pietro Martire nel 3." al- 
tare a dritta dell'ingresso, fu copiato dal- 
l' originale esistente nel refettorio mag- 
giore. Il quadretto del Volto Santo è co- 
pia del Tiziano. Nel 4<^ altare è V Addo- 
lorata del Dolci. Rimpelto ha la Madon- 
na del ss. Hosario, dipinta dal viterbese 
Fidaschi,di cui pur sono la ss. Annuntia- 
la nella mezza luna sul coro, la detta co* 
pia di s. Pietro e altra di s. Giacinto. A- 
vanti la sagrestìa é una bella Madonna 
dipinta nel 1292. L'antica cappella della 
ss. Croce, forma per la sua grandezza co- 
me una chiesa contigua, ed anch'essa ri- 
cevè moderni restauri, dicendosi la c/if>- 
sa vecchia; ma gli affreschi in gran par- 
te logorò l'edace tempo. Vi è sepolto Pa- 
pa Clemente IV, Morto questi in Viter- 
bo a'29 novembre 1268, dopo aver di- 
chiarato di voler esser ivi deposto, per 
l'amore che aveva a' domenicani, il cui 
8l>ito porta va sotto le pontifìcie vesti; per 
essere in gran concetto di santità, tutto 
il popolo andò a venerarlo, laonde i ca- 
nonici della cattedrale si studiarono di 
farne tumulare in essa il corpo, non ostan 
le le proteste solenni fatte al sagro col- 
legio da'domenicaoi (il Novaes scrisse, che 
fu sepolto prima presso di loro, indi tra- 
sferito nel duomo, e poi restituito a'reli- 
giosi). I cardinali quindi ordinarono al- 
l'arcivescovo di Narbona il monumento 
sepolcrale di marmo, per collocarsi ove 
di giustizia, conservandosi intanto il pon- 
tificio cadavere io luogo terzo ^ per poi 
seppellirsi ove fosse stato decretato da' 
cardinali di s. Marco e di s. Eustachio, 
deputati a decidere la gran contesa. Ma 
fi vendo i canonici fatto violentemente tra- 
sportare nel duomo Tincomiociato avel- 
lo, ed ivi terminato depostovi il corpo di 
Clemente IV, da ciò avveooe , che nel 



V IT 

117 1 il successore Gregorio X fu infor- 
mato da'due cardinali dell'operato dd 'ca- 
nonici contro il loro decreto, per cui il 
Papa rimise il giudizio della vertenza al 
cardinal Annibaldi. Questi tutto matu 
ramente esaminato, sentenziò, che il cor- 
po controverso si dovesse restituire a'do- 
menicani di Gradì. Non volendo i cano- 
nici ubbidire^ il Papa diresse 6 bolle al 
cardinale, per obbligar l'aroiprete, il ca- 
pitolo e ogni allro a restituire il corpo, 
sotto pena delie censure ecclesiastiche. Fi- 
nalmente, dopo 7 anni dacché era morto 
Clemente IV, i domenicani ottennero il 
suo corpo e monumento, terminando co- 
sì la strepitosa lite, sebbene sembri che la 
traslazione si effettuasse nel 1 276 nel pon- 
tificato del domenicano Innocenzo V, per 
cui alcuni storici pretesero averlo lui sen- 
tenziato. Il Bussi riporta il mausoleo go- 
tico ed elegante, con incisione, lo dice in 
gran parte lavorato in musaico, colTepi- 
taffio io versi, ed aggiunge che a pie' di 
esso, io altro sepolcro pur di marmo bian- 
co, fu deposto il corpo del vescovo Pietro 
Cross di s. Egidio nipote del Papa, la cui 
figura è giacente su di esso. Il Camilli 
fktW Album di Roma, 1. 1 1 , p. 1 09, ripro> 
dusse il disegno del monumento di Cle- 
mente IV, deplorando per essere stato 
»'quasi affatto distrutto in ispecie ne'ma- 
saici dalia barbarie de'forsennati repub- 
blicani del 1 798, i quali si fecero altresì 
trastullo delle ceneri ed arredi, che vi e- 
rano contenuti". Nella vecchia chiesa vi è 
pure il monumento sepolcrale di Pietro 
de Vico il seniore Prefetto di Roma, Ri- 
dotto questi nel suo castello di Vico agli 
estremi di sua vita, allacciato dalle sco- 
muniche, pe'molti e gravi danni fatti al- 
le chiese di Viterbo, mostrandosi pentito, 
il vescovo lo fece assolvere, ed egli • pe- 
nitenza del mal fatto lasciò erede la chie- 
sa e convento di Gradi, e la campana della 
sua torre di Vico, acciò col suo suono fos- 
sero i religiosi e i feileli eccitati a prega- 
re per lui e per gli altri defunti. Ordmò 
ancora^ che seguita la sua morte, il suo 



V IT 

cado vere si divult^tte in 7 parli, a ilele* 
•iB/iooe de'7 vizi capitali da cui era fla- 
to brutlamenle maccliiato; il die non <^- 
rà stato eseguilo, non praiicAndosi nella 
Chiesa cattolica gìbarbxiecarneficioe. Il 
Bussi ofTre il disegno dei suo luooumeo- 
lo marmoreo, lavorato di musaioOf ope- 
ralo dallo slesso artefice di quello di Cle- 
mente IV, poi manomesso dalla furia fe- 
roce de'suoi nemici, anco per non essere 
a tulli noto che fosse stalo prosciolto dal- 
le censure , onde alcuni credendo inter- 
detto il tempio volevano a forza entrar- 
ne il cadavere. Si trae dairepitatlìo che 
vi furono deposti altri di sua famiglia. 
Noterò col Cordini, che Pietro forse non 
fu Prefetto di Roma^ ma Pietro V suo fi 
glio, e chea questi fu innaltalo il monu- 
mento. Il Marocco pubblicò le diverse 
iscritioni monumentali e sepolcrali della 
chiesa, insieme a quella del refettorio, io 
memoria d'avervi ^senato il domenicano 
Benedetto XIII, per quanto narrerò alla 
sua volta; e dice avere il convento due 
claustri, uno in forma gotica, cioè il chio- 
stro maggìoi*e, fabbricato nel 1^56 (da 
Alessandro IV, leggo nel Bussi, colla la- 
pide), molto vasto e vago, con 1 60 colon- 
nette di marmo bianco, lavoralo secondo 
il miglior gusto di quel secolo; l'altro mi- 
nore e di stile più moderno. Il quadro di 
i. Domenico, avanti al noviziato, merita 
considerazione. Riferisce il Cartellano. 
»» Appreslavasi qui a'petlegrini accoglien- 
za ospitale (è T ospizio incontro , di cui 
più avanti), e nella cospicua biblioteca 
serbanti gli originali msi. di Giovauni 
Nanni, più nolo col nome di frale Aii' 
ìlio da FiltrbOf vissuto al tempo d'Ales- 
sandro VI, che tanto danno fece alla re- 
pubblica letteraria, e di sì folte tenebre 
avvolse la storia degli antichi tempi, che 
i lavori ermeneutici di più secoli non han 
bastato a pienamente dissiparle. Egli pe- 
rò tanto ne impose in quell' epoca del- 
l'infanzia della stampa, che per lunga età 
ì testi del suo Beroso Caldeo , di Fabio 
Pittorei di MirsilO| dì Sempronio, di Ar- 



VII 187 

oliiloco, di Catone, di Megastene, di Ma- 
netone e di vari altri egualmente apocri- 
fi, servirono co'suoi bizzarri Commenta' 
ri agli scrittori di guida (fatale) ". E di 
recente il cav. Palmieri soggiun^: » Il 
convento è ricco d' una grande bibliote- 
ca, ove sono gli originali mss. di Giovan- 
ni Nanni, chiamato y^^7/e Ànnh da F'i* 
terbo^ il quale viveva a'tempi d'Alessan- 
dro VI, e che co'suoi bizzarri e non cri- 
tici Commentari avvolse di tenebre la 
storia degli antichi tempi, e vi occorsero 
secoli agli studiosi per dissiparle". Ab- 
biamo del domenicano fr. Vincenzo M .* 
Fontana : De Romana provincia Ord, 
Praedicalorum, Romaei67o: Conven- 
ttis r. flfariae ad Gradus, et s. Marìae 
super Quercum,ac de Monasteriis ri- 
terhiensihux. Più, del domenicano fr. Gia- 
cinto de Nobili, Cronaca della Chiesa 
e Convento di Gradi, — Serviti dis. Ma* 
ria della Ferità. La chiesa è antica, ma 
Donunadelle più belle e piùgrandidi Vi- 
terbo, ed è situata in faccia alla porta di 
t. Matteo. Non è noto quando vi furono 
introdotti i «Serici di Maria, però si co- 
nosce che il convento fu già de'premostra- 
tensi, i quali loro affidarono la chiesa di 
s. Macario; come pure che nel 1 281 vi 
celebrarono il loro capitolo generale, ed 
altro nel 1482 in cui intervennero rag- 
guardevoli personaggi dell' ordine , fra' 
quali il b. Gio. Angelo Porro, e vi con- 
tribuì generosamente il comune di Vi* 
terbo. Il nome della chiesa lo prese dal 
seguente avvenimento. Neil 44^ portan- 
dosi 3 fanciulli quotidianamente a ve- 
nerarvi r immagine della Madonna, po- 
sta nella cappella a destra, questa loro 
apparve in forma di bellissima donna, 
istruendoli nella fede e ne' buoni costu- 
mi. A' 18 maggio loro riapparve, insie* 
me ad un uomo che aspramente flagel- 
landosi domanda va misericordia. Dopo la 
visione , si avvidero essere il volto della 
is. Immagine asperso di goccie di sangue, 
e d'allora in poi cominciò a fare stupen- 
di miracoli. 1 fanciulli narrate la appari- 



88 



VIT 



sìodì, il f escofo CaranzoDi li rtA ooo 
loro a constatarle; ed essi raffermarono 
coD giuramento. Minaociandolt eifenao* 
doli acciò diceisero la vcritàfed ì laociulli 
restando costanti al deposto , laonde ù 
l'i m magi ne e si la chiesa fu denominata 
s. Maria della Ferità. Sì venerano in 
essa i corpi della b. Francesca Grabetta 
viterbese, e del b. Pietro della Croce ger- 
mano eremita servi ta, morto nel i5a2. 
Nella I.* cappella a destra sul muro vi è 
dipioto lo Sposalizio di s. GiuseppOi ooo 
molte altre figure, di Lorenzo di Giaco* 
mo viterbese, lavoro finito nel 1469. A 
destra dell'altare maggiore vi sono affi«- 
•chi d'ignota mano, ma ben condotti; ed 
i quadri pregevoli al destro lato, torten- 
do dalla chiesa, esprimono il Presepio e 
la Pietà. Il Bussi a confutare la volgare 
opinione,che la campana maggiore,di gra* 
devole suono, fosse della distrutta Casiro, 
ne riporta l'iscrizione deli45a in cui la 
fuse Sante di Viterbo. -— 1^. Maria del 
Paradiso de* Minori osservanti» K fuori 
di |>orta di s. Lucia Fiorentina , non 
molto lungi o aoo passi dalla città, con 
grandioso convento. Ricavo dal p. Casi- 
miro da Roma, Memorie istoriche delle 
chiese e de* conventi de' fra li Minori del» 
la provincia Romana, p. 4^4* DeUachie* 
sa e del convento di s. Maria del Para» 
iliso presso Viterbo, Il luogo si chiama- 
va Falle deirinferno, e dopo fabbrica- 
ta la chiesa e il claustro y si appellò col 
nome opposto di Paradiso, non altrimen* 
ti che in Asisi era detto Colle dell' lafer» 
no il sito in cui si piantò la chiesa di 8. 
Francesco, onde prese la denominazione 
di Colle di Paradiso. La chiesa di s. Ma- 
ria fu edificata verso il 1220 dal viterbe- 
se cardinal Raniero C^i/^occx cistcrciense, 
e poi ad essa fu unito il monastero fondato 
dall'inglese cardinal Giovanni Toledo &• 
sterciense, il quale nel 1370, col consenso 
del sagro collegio riunito nel conclave di 
Viterbo, v'introdusse le monache del lùo 
istituto, essendo falso l'asserto da Pietro 
Coretiui nelle costituzioni sinodali del 



?IT 

vaicovoSeriiiattei» oka falCriboiioa ad qq 
Migliato cardinal PranoMiglai e prima di 
lui anche dairUghelUiU quale poi sì ritrat- 
tò. Lecisterdeosi dimorarono nel mooa* 
itero sino ali4359 in cui pe*loro demeriti 
furono iopprefie dal cardinal TiteUeschi 
legato; doé perché la nuova badessa a- 
vea con minacce intimato loro h rìgo- 
roia osservanza della regola; laonde esse 
k gittarono n terra, percossero e strap- 
parono i eapellii e dichiarato non voler- 
la ubbidire, proluderono all'elezione d'ai* 
tra superiora. Cacciate le monache, il rao- 
naitero fu dal cardinale unito alla catte- 
dralOi e neli43g a'a luglio con decreto, 
che offire il p. Casimiro, lo concesse colla 
chiesa e appartenenze a'frati minori. Ag- 
giunge quello ttoricOyXorreggendo il Bus- 
sile lo fu pure da altri e per altro), cho 
Eugenio IV a' 16 dicembre non solo ap- 
provò la ooooessione, ma accordò a'frati 
il richiettotito vidnodi poco valore, ma 
per essi di grande utilità. Piii solenne con- 
farma emise Eugenio IV colla bolla Its, 
4fuae proEoclesiarumetUonasteriorum, 
de'ia ottobre i440| esibita dal p. Casi- 
miro. Indi i irati limosinarono per restau- 
rare la chiesa e il convento, e per fiibbri-. 
care alcune necessarie abitazioni. Ma nou 
ritrovando sussidio bastevole per oom - 
piera la oomindata fabbrica, avendo le 
guerra impoverito i viterbesi e spopolata 
in modo la dttà, che dipoi passandovi 
rOrtiz neli5a4 non vi trovò piò di mil- 
le persone, ricorsero a Eugenio IV loro 
affiettuoio benefattore. Il Papa col breve 
Diffia exauditione vota per sonarum, de' 
5 novembre i444>pu^ redtato dal p. Ca- 
simiro, gli concesse il privilegio di perce- 
pire i legati e donazioni, oltre la quarta 
funerale. La chiesa era a metà coperta 
da volta, probabilmente quella delle mo- 
nache, e neli45i fu aggiunta l'altra eoa 
tetto. Nell'altara maggiore si venera l'im- 
magine della Madonna del Parto , tra- 
sferitavi da altra chiesa nel 1577. Gli al- 
tri altari erano 6, e quello col quadro 
di Gesò flagellato di stimato peonellu (a- 



VIT 

pera di ScLosliano ilei Pìomlio, o i 
lacopÌs),B cui Gregorio Xlllt 
ter«icelebrare le messe cleMifunii con [Ili- 
lilegio di liberar dalle [iene del purgato- 
rio.lo essa tono sepolti iocorrorti veri frali 
vissuti «ani il mente, e «i Mno dìierii epi- 
tadi sepolcrali clieriporla.il convento oca 
mostra d'antico che il cbioslro, a cui co- 
«tru^i r ìnferDieria nel 1679 il viterbese 
Claudio Sagt'etlani. Pio II estendo 



inaEgioi46ainVileibo,rre(]u 


eniòilcon- 


Tento, *i tenne piò volle la co 


ngresatio- 


ne di segnatura, e ne parlan 


i di lui 


Commentari. Da un' ìsccìeìoc 


,e del M«. 






el I Sti I fu r 






solidamente la cliiesa, il paticnenlo.eret* 
te colonne, fiiperilmclo fornice rectorio. 
Presso la sua porla, l'alTresro del celebre 
Leonardo da Vinci eiprime la B. Ver- 
gine. 11 chiostro del cotiveiilo presenta i 
prodigi di s. Antonio da Padova, dipinti 
dal Pucciali. — Cappufcìni di s. Pao- 
lo, Le chiesa e convento di s. Paolo Apo- 
stolo reità fuori della poita di ». Mat- 
teo , distante dalla città circa un 3.° di 
miglio, nel monte Oliveto. La chi età fu 



tennemeiile, e 



I all'altare 



si legge dall'iscrizione 
'e della Conversione di 
s. Paolo, rs febbiaio i6t5 da Tiberio 
Muli Episcopni f'' itetbicnsiir et Tusea- 
niensis, pai cardinale. Questi cappuccini 
diconii iVr/oi'i, a di&tioxione di quelli del 
seguente piti antico convento di Palenis- 
na, come rileva il Bufsì, notando anche 
il Coretìni esservi nel convento l'infer- 
merle per tutti Ì religiosi dell'ordine deU 
la provincia. — Cappiircini di a. /fililo- 
nio di Padowi. £' situala la chiesa di tal 
nome fuori della porto s. Malico, propria- 
mente a pie' del monte di Pairnzana. di 
cui già parlai nel paragrafo di Bagni 
quasi a miglia lungi da Viterbo. Il Bm 
dice il contenta con noviiìala, ed eis 
la chiesa una delle prime edificale 
principio dell'isti lutione del beneme 
ordine. — Frati d,Ua Peniift 
tetti in f. Pittro. Fuori de 



VIT iSg 

(ro o Salciccia, nel borgo 1. Pietro Irò- 
vasi il convento e la chiesa di (. Pietre 
del Castagno, fabbricata dal cardinal Bs 
niero Capocci, ijuiodi priorato de' lilvc 
tlrini di Monte Fano, e commenda de 
cardinal Farnese poi Paolo III. neh 49)^ 
Alessandro VI la die' a'girolamini del b 
Pietro da Pisa, del cui ordine il cardina 
le divenne protettore, i quali monaci cO' 
gli aiuti del vescovo cardinal Riariotoo' 
tuosamenie rieilificarono la chiesa, ed i 
filiale dellH bnsilicn Lalerancnie: eni ces 
sarono cnlla soppresiione de'francett. I 
servo di Dio fr. Giovanni Varella e Lo 
soda fondtilore degli scalielli, dopo la me 
tii del secolo decorso stabifi uà eonven 

10 a'suoi religioni tul monte s. Angelo, i 
quali poi si tr^'Terirono nella chiesa d 
s. Sil<e^Iro, detta ieì u. Gesb dalla con' 
fralerniiH ìitiiiii;a nel i54o , anche pei 
la cura degli mì'aìiì dello spedai grandi 
(in essa vi sono due buone pitture espri' 
menti la Presentalione al Tempio e t 
Cecilia) Indi gli scaltetli passarono ne 
convento e chiesa di i. Pietro del Cails 
gnoDvesi Irovanii. 

I monaateri di monache in Vitevho,sO' 
noiseguenli io,noti compreso il conserva' 
Iorio. — S. Rasa , franctscanedi I. CUia' 
ret. Anlicainenle la chiesa e il monasle' 
ro denominnva^i s. Maria delle Uose 
abitato dalle monache dell'ordine di a 
Damiano. Fu cosi chiamato il 3.° ordi- 
ne di i. Fi ancesco, e dalla 1 .' religiosa di 
esso S. Chiara venne purdellodelle Cla- 
risse o Chiariste, Imperocché la vergini 
d' Asisi volendoci con sagra re a Dio, *. 
Fi ancesco la pose nel monasiei'o delle bc' 
nedettine di s. Paolo della comune pa 

11 loi in quello di 1. Angelo di Panie 
s;o ordine.efìnalmeDtepreuoli 
li f. Damiano dal santo restau- 
dio quale ebbe principio l'ordini 

■ ancescane, come nella chiesa del 
ziuncola l'avea avuto quello de' 
scani. Il moDBSlero contiguo prete 
■te di j. Damiano e cosi l'ordioe 
Tendo voluto allora il santo darti 



igo VlX 

alcuna regota, e il solo oome di poltre 
Dame rinchiutr^ bcniì deputò fisilato* 
re del monaUcro e degli altri a tuo eiea- 
pìo fuoiiatiy Ambrogio abate ctttercieii* 
te, il quale preKri«M alle monache la re- 
gola di 1. DeoedeltOy con particolari oo* 
•tiluzionì del cardioal Ugotioo Coutil poi 
Gregorio IX , approtaie dal Papa. Le 
reli gioie ti chiamarono dami'anhie , a 
quanilo •• Franceico concesse una rego* 
la acritta a s. Chiara ^ acciò con etui ti 
gof emanerò dopo la di lui morte, la 
maggior pai le dc'monaMeri Tabbraccia- 
rono, lanciando la benedettina. Ora il 
monafttero di Viterbo, pel narrato detto 
di •• Damiano, dopo eiiersi ascritto al« 
l'ordine, poco appresso fu approvato da 
Gregorio IX nelii35, as««*gnaiidogli la 
regota di s. Benedetto e dichiarandolo in 
tutto esente dalla giuri>dÌ7.ione vescovi* 
le. Nell'anno precedente, secondo alcuni, 
o pili tardi come vogliono altri, essendo 
^rie le opinioni, era nata in Viterbo t. 
R€nai che n'è la protettrice principale^ 
•ella parrocchia di s. Maria di Poggio^ 
t tolto die' manifesti segni di santità ; la 
prime parole che balbettò furono i soa* 
vi e adoi'Hbili nomi di Gesìi e Ji Maria. 
Dì citca 3 anni olle sue oraziani risusci- 
lii la morta lia, mentre si recava al se* 
UMlcro, riempiendo di stupore e di ve- 
^«asiune i suoi concittadini. Cresceva 
^UVserciiio delle più belle virtù, alla 
^iHUua edi(icaKÌone, nella vita contem* 
^liva t penitente, vivamente bramosa 
^^ll>Uar le gesle di s. Francesco, con ab- 
b4^i^4«irua la regola nel 2."* lustro di sua 
v(u, 4 \;iò iuvitalrt in visione dalla B. Ver- 
(^«ut'k « prodigiosa mente ricevendone la 
Uiuu^^ bi^iA. La pia Sita le rase i ca- 
kivlb» «d «li» lu s. Francesco ne pronuo- 
ktC^ ( ^i»tK 9 quindi si die* ad adempiere 
U x>t«i i«ligiusa tra leoraiioni, i digiuni 
V Iv vh«c*piin#i SiHMbra che il suo diret-* 
U>4v Y'^^^^^ ^^^'^ d. Pietro Capotosto 
|U4\ (V di V Mulino» uieulre la B. Vergi- 
vkM Aw^^ picncritte le norme del tuo 
\t\w4%» V* iuv4tiò aucura di godere le vi- 



f IT 

rioai del ReilcfilenL Teroiiuato il i.* Iti- 
tiro, v«à dalle de««liche mura, e eoa 
mirabile eloqueaaa , per impulso dello 
Spirilo Saalo* predicò la Gede di Gesù 
Criito coatro Teretie de* Palariai e le 
cormllele dell'esercilo imperiale di Fe- 
derico II, che dootiiiava Viterbo, e anì- 
niaiido il popolo alla divosioue alla k 
Sede. Colla predieasione e co' miracoli 
eoo veri) un gran numero di peccatori a 
pcfiileiiia,erooltierelici ridusse al grem- 
bo della Chieta caltolica. Per tutto que- 
tio s'IogeMrono di lei i ministri impe- 
riali, laonde oo*virluosi e vecchi suoi gè- 
aitori, etsa unica loro figlia, tenuta per 
teiluttrioedel popolo, fu esiliata dalla cit- 
tà oel ia5o. Trovandoti in Soriano, in 
cui eraVi ritirata, ove preponderava la 
parte della Chieta, illuminala da Dio, e 
pre<lieando con sereno viso, annunziò I-i 
seguita morte di Federico 11 acerrimi» 
persecutore della Chiesa , da lei saputa 
per diviiui rivelatiooe, il che restò avve- 
rato; per coi Viterbo ritornò all'ubbia 
diente del Papa, e la Santa che vi avea 
contribuito colle predica tioni, e co' pro« 
digi che operava, dopo essere stata a Vi- 
torchiano a proseguir la sua missione ed^ 
a con vei tire un'eretica tedesca, che altri 
dicono maga, quindi potè rìpatriare, ri- 
veduta da'concittadini cuu e§tretno cim- 
tento, |ier esser da tutti riguardata per 
santa. Allora vieppiù si ridestò in lei la 
vagheggiata brama di racchi udersti nel 
chioMro di s. Damiano, ma le monache 
continuaronoa ritìutarsidi riceverla, po- 
neiiilo per iicu^a esser completo il loro 
numero. Ma la Santa francamente pre- 
disse, che un giorno dispiacerebbe ad es« 
se sifiTalta ripulsa : Mirate questo corpo 
che vÌK^tnfe ricusate ^ godrele a^'cre, ed 
avrete con assai gioia dopo morto, hd 
appuntino si verificò. Continuando ani- 
mosa nella via della perfetione, non la- 
sciava uusolo istante di rinnovare in suo 
cuore l'unione con Dio. E poiché brama* 
va che sempre più gli veoisse ofTerlo a- 
more, culto e ostequio, imm^igiuò di for- 



V IT 

mare uncfto ili ■ergìni, chi: nello ilare 






alle diiiipai 



i Ucl 



eapetsero slsccai-fene oppovIuDa* 
mente, e raccolte in eletto (IrBiipelio in- 
TÌBS«erii col cuore iniiocenle e |iuio le 
pìfa Fervorose ailoiaMoul all' AliÌjiin<o. 
Que. 



VIT 19, 

Don tace leJiverse leilimoniante in (a- 
toie (Iella prima sentenza, e in baw iti 
eoa ne prosegue il lacconto. Rilornulo 
AleatBujiij IV a Viterbo nel 1360, gli 



appa 



;nte 3 . 



I l'ii 



iella 






: dice 



>elIedi«.Ro».E]laeomi<i- 
ciò Bll isli'uirle prìnja mi randonieuti 
della carila, «iriii per lei piediletla e co- 
me il roDduiiienlo d'ogni opei-a buona. 
£ bramava ebete sue «eguaci si vulesse- 
ro (li questo finii oine (l'nlimenlo del 
loro Fpiiito, Diide trovarsi tempre pron- 
te H(l amari' l'oggeliospecialmenle il piìi 
dcgito tli ijueslosoavit.imo alTctto, il lo- 
ro Dio. Criicìunilo il suo corpo con nuo- 
ve prnilenie e aslinetiie, aia ciljiì e con- 
tinuale CDeditHzionJ , ne re»lb nUraiiro. 
Diveniira pretlota agli occhi (li Dio, rgit 
ne tro>òco!>'igianJieiualuti i merili die 
la volle <è per preoliarlo. Il 100 bealo 
((ansito, sotliene il Mencarini, iegiii a'6 
iiisrzuilSs, anno contratlalo, e di sua 
gloiiosn elii 18. >ariBÌ, parlaodo della 
sua chiesa pairoccbiele di 1, Maria del 
Poggio, che in essa Tu depo«la. Il BuhI, 
allegando il Corelini, di' è uno di (jue* 
cbe ritardano (ale morte, lacconla che 
wgu'i a'6 nierinia58, e die Alesiandro 
IV, allora residente in Viterbo, a preve- 
nire ogni lumullo popolare, per la dìto- 
lioiie do tulli proreiiBta alla Santa, co- 
mandò che in della chiesa segreta mente 
fi'Sttr sepolla. Quella gran sanU favolila 
da Dio lln dall'iufanEia, tu dolala di lin- 
gol-.r ingegno, einqiienia, e versata ntl- 

na ; ebbe lo »pirÌlo profetico, e launia- 
lurga per virlii divina, cpetò ntìracoli 
in vita e dupo morta, t'ortundo ancor 
fanciullu il p 



:. Olii 



Santa UOQ nioi'i ni 
d'Alosai'diolV,.. 
uoceniu IV nein 
vera la Irailaiioot 



t lo fide t 
liu.«i, Llie 



recarsi io ». BIdria del fo((gio , e dofs 
avesse IroiBlo una fiorila rosa, «olio ter- 
ra i*i avrebbe rinvedolo il tuo corpo; 
e perchè non voleva da altri esser tocca- 
la, lo levos«e e poltriste nel monastero di 
di t. Maria ddle Uose, poiché ivi dovea 
■ollanto lipoifire, Hncliè nell'estremo 

la triplice »|ipFii'iiioiie persuaso il Papa 
ddla velila della ti.ione, a'4 tetlembre 
co'cardiuali e col clero si portb io delta 
chiesa , e veduto sul pavimento il fiore 
vermiglio e oduiueo, fece icavor la terra 
umidissima. e.<i rinvenne iliagrucu'pQ 
perfellamente intallo, bello e colorilo, 
come vìvo daiiiiienie, oletianle soave o- 
dorè. Sono pure in conUaslo gli scrino- 
ri neireisegnar lo spazio di leuipo, che 
rimase fra la nuda lerra il bealo corpo, 
poiché gli uni alfennano 18 mesi, alili 
3o (e nelle pudie paiole, die alle pochis- 
sime del Doller aggiunsi nella blografì-i, 
proponenduini di pailarae in quest'arti" 
colo, colciiailo, nello scrivere colle le- 
tionì 3o >wsi,coi, Mìa tipografico fu im- 
presto aa/i', onde ne fo qui emenda), 8 
dotti) ripailurne. Slupelalti, s'i Alessan- 
dro IV e s'i gU usldiili, per si meraviglio- 
so tpeltaoolo , ringraziarono allainenta 
1» divina n>ii<:ricurdia, la quiile a glori- 
ne la dileLla sua serva, operò inliitili 
OJ i. Indi con solennissima proces- 

si 111 ricca bara, portata da 4 cardi- 

r" Irasreiiioou nel monastero di *. 

Idle R-iSK, (va il plauso e l'esul- 
iversule. Propoceodosi il Paga 
irla, lìii [l'ullora fu leiierata per 
I monache cbe l'ateano ricusata 
com'essa mea predetto, si tea- 
lei di possedere tanto Inoro, a 
■ il titolo primitivo e la regota be- 
B, la chiesa e il monaitero prese 



19* VIT 

quello di s, Rosa^ adottando U rdigioM 
la regola di s. Francesco profesnta da 
quella. La tua festa fin da quell'epoca 
•'incominciò a celebrarla a'4 settembre^ 
annifersariodì sua solenne traslauoae, 
e tuttora si osserva. Quanto al titolo del- 
la chiesa di s. Maria delle Rose, fu im* 
posto poi ad una chiesuola che si edificò 
poco distante col nome della Madonna 
delle Rose , io cura della confraternita 
de'Sacchi , verso il 1689 istituita da •• 
Giacinta Marescotti. Massimo fu il mi* 
racolo col quale Dio[nel 1 357 ^^''^ 8^®* 
rificare s. Ròsa. Una candela airimprof* 
^iso die'fuoco alla cassa di legno in coi 
si custodiva nella propria cappella il suo 
aagro corpo, e l'incendio si comunicò a' 
ricchi addobbi , consumando i preziosi 
lavori d'oro e d'argento, on' infinità di 
voli ed altri doni di sommo valore: 
crebbe tanto, che non fu possibile di fre* 
Darlo. Prodigiosamente suonarono la 
campane del monastero, non già perché 
il popolo avesse a correre per dare toc- 
corso, ma bensì perchè Dio lo volle spet- 
tatore di portentose meraviglie, che vo- 
leva operare su quel corpo a lui tanto 
caro. Uammaricate accorsero le mona- 
che e tutta la città, dolenti della temu* 
ta perdila di tanto tesoro. Ardevano per 
ogni parte le muraglie e le porte, impe- 
dendo le voraci fiamme a tutti ravvici- 
narsi. Da sé si estinse il fuoco, ed allora 
con istupore e gioia universale si videro 
bruciate le vesti che coprivano il s. G>r- 
pò, distrutti e liquefatti gli anelli, le col* 
lane e le gemme che Tornavano, ma es* 
so rimase illeso, perfettamente intatto e 
flessibile, come tuttora mirabilmente li 
mantiene , soltonlo annerito dal fumo , 
qual perpetuo e indelebile testimonio del- 
lo stupendo estraordinario miracolo o- 
pereto dalla divina onnipotenza. Inoltre 
iddio la preservò dall'aggressione di ma- 
no rapace, che toltale un' unghia, que- 
sta si riprodusse; da altro minacciato in- 
cendio, dal rimaner sepolta dalle mace- 
rie del monastero, e dairempietà de'ia- 



?IT 

dri, forse per ipogRorlt de* suoi tesori. 
Papa Calisto III mIi458 pose nel cata- 
logo de' santi la vergine s. Rosa di Vi- 
terbo. Sisto ly le eoQoasse l'affilio pro- 
prio, da Giulio II eoofermato. Il vescovo 
'«ardioal Fnnoeseo VL* Brtoeacei nel 
1668 otteooe dalla s. Sede l'approva- 
fione delle letioai del suo alBiio per tut- 
ta la città e diocesi. Poscia Clenaeote XI 
eoi breve jtgni immaeulati^ de' 1 4 S^b* 
qaioi70i, BtUL Aom., per la sua festa 
a'4iettenibre,ooocessel'ÌDdulgeosa ple- 
naria a quelli ebe eonfiBSsati e comuni- 
eati visitassero uoa chiesa de' frati e mo* 
Deche de'mioori osservanti. E Beoedet- 
lo XIII confermò il decreto della con- 
gregasìode deViti, ad istanza del vesco- 
vo Serroattei , eoi quale elevò 1' uffizio 
della traslaaioné della Saota,al rito dop- 
piodi a.* classe con 8.* per la città e dio- 
cesi di Viterbo, come da antico tempo 
era stato accordato a'minorì conventuali. 
I Papi e molti de'sovrani che si recaro- 
no a Viterbo, ne vollero veoerare l'in- 
tatto corpo, k divotione de'fedeli, le mo- 
nache dispeosano eleganti rose artificiali. 
Del cui mesto è una teca col Velo che per 
molti anni ha tenuto in dosso la Santa,e la 
badessa oe rilascia l'attestato. Donanoan* 
core una fittuocia di seta colla misura del 
atto corpo, e cuscinetti ove posano le sue 
mani, ed altro. Il Bussi nell'Aggiunta al- 
l'Appendice pubblicò la ^e^enf/n B,Fir» 
ginis Rosae Fiterbiensis. Ne scrissero la 
vita : Pietro Coretinr, Fiia di s. Rosa 
vergine di Viterbo, ivi pel Diotallevi 
i638. Andrea Girolamo Andreucci ge- 
suita. Notizie critico 'ÌMtoriche dis. Ao- 
sa vergine flterbese, Roma 1 750. Rac- 
conti della vita^ de' prodigi e del culto 
di s. Rosa vergine Viterbese , esposti 
ila Bernardino Mencarini,\i ter bo 1 8 a 8 
nella stamperia Poggiarelli. Questi so- 
stenendo, come dissi, che la Santa mori 
nel 1 25a nel pontificato d'Innocenzo IV» 
narra pure die a quel Papa rivolsero le 
loro suppliche il magistrato e clero di Vi^ 
terbo, perchè di sua saotità oe ordioasse 



▼ IT 

il pi'oresio, onde porla nel novero de'San- 
li. Il Papn colla liollB.¥>('m.?<inrfi.sde'35 
novembre 1 353, che riporta, locoaiiniM 
all'arciprele tli i. Sisto e ti priore di a. 
Maria ile'Graili, della deisa ctllà , e sic- 
Goiue non fu compito o perì, dipoi altro 
ne ordinò Euf-enio IV, teiminalodB Ca- 
llidio III. Dichiarò fiiilace la lt-»iliiioDe 
riportata da *ari tcrìllori, che io tempo 
tl'Aleisandro IV la Santa volasse al cielo, 
interpretando erroneaircDle che Iddo- 
cenio IV comandò il pioces^o ii«ente la 
Santa, il che sarebbe contro le leggi ca- 
noniche e il buon senso. Quanlu alla pre- 
cisa epoca della Iraslatione, il ciilico Meo- 
carini la stabilisce a'4 settembre i aSy.on- 
ile il sagro corpo rimase soneria cinque 
o sei aonì, e circa sei mesi , lebbene il 
Magri com pilalore delle leiiooi appro- 
vale dalla Cbie«a, stabiPi trenta mesi di 
tepollura. Aggiunge che AlesSBJidro tV 
pel suo cullo, ad onor della Santa ne sta- 
biH la festa a'6 mano, olire quella della 
solennissima traslazione da lui celebrata. 
In Viterbo r|ueit'ullima si celebra solen- 
niisimameole a'4«ellenibre, calla esposi- 
lione in rbieaadelcorpo flessi bile, inleroe 
iacorrollodi s. Rosa, sempre vestito del- 
l'abito monacale del mooaslero di s. Chia- 
ra, poi lalovi dalla sua cappella alla pub- 
corso di popoli de'liniitiofì e loolani pae- 

viene recala in processione per la città, 
collocala, su di alla trionfale e Diagnilica 
macchina, negli eleganti ornati sempre 
di nuovo disegno, e ricca di cerei accesi, 

da 3ti facchini unifoiniemenle «estui, 

sero a 53, ed anche a 63. la tale lieti»- 
Slitta ricorrenza, vi è gran fiera, tom- 
bola, musica, fuochi artilìiiali, teatro 
e altre dimuiliaiioni di pubLihca alle- 
gi-e»a. S. CaiciMi pubblicò nel Giorna- 
le Arcadico di Rama, 1. 3g,p.339 : Sul- 
la macclùna, o mole tnonfaie che an- 






te, e il takoio 

so e l'afllueoz 
silfalle pubbiii 
il genio ch'ecc 



V 1 T 193 

nualmentc si coftriiitcee trasporta per 
la lillà di f'iierlio. Comincia egregia* 
;i tare, non tolaoieiite i *o- 
I) SODO tetlii&onidipotcD- 
, ma le stesse annuali ri- 
e rauj mentano gli aolicbi 
■ azione a'celesli patroni, 
il buon gusto dell'arti bei- 
civico » procurarsi il pUu- 
a degli estericon laluaa di 
:he cliinostiationi; poicbi 
ita gl'iDgrgai, si maniretU 
l'amor pft- 
bile sprone all'i D- 
d'oggetti da de- 
stare l'universale meraviglia, la ciò Vi- 
terbo merita special riguardo, per un« 
molearchileiloiiica di grandeuaeatrul- 
lura stupenda, colla ijuale dà alle molti- 
ludini intelligenti saggio di belle arti, in 
cui rinveniiorie baia precipua parie, • 
tale da mei ilare la cognizione dell' Ila* 
lia - o*e talora spreiiandosi le belle Da- 
tive produzioni d'ingegno, ergonli altari 
elle frivoleiie d'oltremare e d'oltremnn* 
te 1 " A darne una leaue idea, conviene 
anzitutto sapere, che una specie di mole 
o macchina, con alcun semplice ornalo, 
di gib nel cader Jt\ secolo XVII ODiIrai. 
vasi in Viterbo pel Ij-asporto dell'imma- 
gine della sua 5anta concitladina C pro< 
(ellrice (leggo nella Relazione deltar- 
rivo in Viterbo di Gregorio Xfl. GII 
uomini che danno moto alla macchina 
sono ascosi dentro di està. L'origine del* 
la procetsioue colla inaccbina, derivò 
da solenne volo fullo del popolo *!• 
terbese, uscito dal ildgello della palle Del 
1664= crebbe d'onoo io aoQO in dimen- 
sione, ed ora giunge B tanta attetia da 
superate la più pai le de' tetti della cit- 
tà) i ma quella mole di poco eeoedeva 
la grandezza di altre liQattedeilinalgad 
usi analoglii e traile a spalle d' uomini. 
L'altezza di essa ascendeva a 35 palmi, 
e i disegni che ne restano rammentano il 
mal gutto de' tempi e la modicità del- 
l'itupresB. luseguilo » «olle pibelataU 
i3 



,94 VIT 

k mole» e ytì li andò introducendo rogo* 
briie di forme archi letloniclie e orna- 
mentali, mauime dacché rarchitettoGiu* 
sti tulio loorcìo del secolo decorso comin* 
ciò ad ocGU|)arii de'disegoi. Quello an- 
nuo, l'intrapreodenle pretenta al magi- 
ttratOy che presso Y esame e il giuditio 
deiraccademia d'arti e industria, ne tan- 
»ona e ordina l'esecutione. Quindi l'in« 
gegnoso Papini , nel fine del i.* quarto 
del corrente secolo, con unire al progelto 
de' disegni Tesecuiione, si ammirarono 
le più vaghe, decorate ed eleganti man- 
chine, nelle quali d'ordinario ti adotta» 
^ano le belle forme delFarchitetlura greca 
a romana, per quanto era potsibìle; giac* 
che le dimensioni e proportioni in lota« 
le della macchina tono tali, che diflBcil- 
mente ti prestano 'alle forme etemplari 
dell'antichità, estendo etsa una torre di 
base retlangolaie, che armonicamente a 
con ogni sorta di ornato piramideggia, 
ond'etter piii idonea alla tratlasiooe. Nel 
1828 il lodato Papini volle tentare un 
intolito genere d'arcliilettura , e rimon* 
landò col pensiero a quel secolo, che fi- 
de i prodigi di s.Bo8a viTcnte, concepì un 
disegno interamente di gusto gotico, il 
quale oltre alla novità , sembrò meglio 
adattarsi che l' antico classico a questa 
mole svelta e acuta, e insieme prestarti 
a quella profutione d'orualo, che mal ti 
addice alla greca templicità architetto* 
Dica. L'autore patta a descrivere la mac- 
china del 1 818 artisticamente. Dirò so- 
lamente. Nella parte centrale veniva rap- 
presentato il prodigio della Santa , che 
rese ad una fémmina un vase di terra 
reintegrato da frammenti. Eravi espret- 
ta in una parte la fonte isolata di gotica 
forma, tuttora esistente nella piatta di t. 
Maria in Poggio, ove accadde il prodigio, 
e la Santa che in monacale vestimento 
presentava il vase alla femmina sorpresa 
e umiliata. Quell' 01 dine era coperto e 
terminato da una cupola piuttosto pa- 
diglione ottagono con angoli ornati d'o* 
gni modo, ohe appariva fra una selva di 



¥IT 

cotpidi, piraiptdi a candelabri vagamen- 
te aggruppati a aasorgenti. Generalmen- 
te in ogni parte e ne'fcndì campeggia va- 
qo a profosiooc Fatuinro e Toro disposti 
la musaico di varia maniere. In totale la 
macchina conteneva ben 100 colonne di 
varie dimensioni e moduli, a4 piramidi, 
3o ttatuedi deoorationeì fra le quali quel- 
la timboleggiaoti le virtù che Inforroaro* 
no la Sante, ed una quantità di cande- 
labri, alcuni retti da geni, e comucopii in 
varie forme ramificati per tottenere ctroa 
35o lumi di cera. Ogni oggetto corri- 
•pendeva al genio delle belle arti del te- 
colo XIII, la tenitura, T architettura , i 
Dutalci, le pittore,ed i caratteri dell'iscri- 
«ioni } lotte concorreva a produrre un 
completto proprio de'più ricchi e magni- 
Bei lavori di quall'eimea. La materia del- 
la macchina aeHInlernotono travi ed at- 
ri di legno tondamente connetti, che a* 
•oendono fino al culmina per accendere 
moderare la bei. L'attrinteco poi, e lui- 
lodò che pròpriamente forma la decora - 
sione, ti è tela a carta pitta atsai conti- 
tteote, conformate in ogni tpecie di figu- 
re, fregi, rilievi a altro: e tebbene d'or- 
dinario in timili lavori di temporanea 
apparenta non ti utino che roui e in- 
completi abboni, pur quivi l'etecutiona 
n*i complete ed etattittima in ogni dette- 
glio, quale (lotrebbe ottenerti da qualtia* 
ri accurato tenitore e plattico. Ciò però 
che forma la maggior ammiratione degli 
spettatori, é la notturna Iratlatione del- 
la macchina. Dappoiché in una tituatio- 
ne la più elevata della città, dal lato che 
la riunisce al gruppo de' monti Cimini, 
già fin da 5 o 6 giorni precedenti al Ira- 
sporto, sotto un altissimo padiglione di 
materiale, sono coordinatici vari membri 
della macchina su grandi cavalietti di le- 
gno. La aera de'3 settembre, allorchfto- 
no lotto le facci accete , ti collocano 36 
robusti facchini in 4 linee parallele alla 
fi'onte della macchina, e totto di essa a- 
daltano le braccia alternativamente in- 
trecciate, ed il dorso armato di ciulTo ai- 



V!T 
le travi della bate. E siccome ntl profjre- 
dire dalla ilrsila , ilie deie percuiTcu! 
neh." iladio, l' uniforiue olietia de' fac- 
ehiai rendendo In baie pnralellBal 1.110I0 
dedite Farebbe lecedeie la mole ilaila 
perpenilicoiBrila centrale , e Equilibrare 
-.itnaieipù 



facdiinì nell'ai 



rango, e prò 



e 4-'' Otite a quesli, altri 1 6 aiulnnli ao- 
uo pioDliaduppotreall'accorrenia inier- 
niediarÌBOienle Ira fila e Già le spalle a' 
lembi delle base, e coi'i il peso di elica 
C),ooolibbi'eroii»ne viene leggladrainen- 
le aipoilBlo. Un niecconUtno di 4 grandi 
lìti di legno, che a piacere si prolungano 
dagli angoli della base terso (erra, pua- 
no recare al bisogno un sostegno cppor- 
tiino. Situali in tal guisa i raccliini , si 
triplice appello del capo, ed al di lui gri- 
do d'ordine, Santa Uosa, lolletano tì- 
mullBoea (nenie i dorsi, e con essi la mac- 



cbi. 



, che 



1 aititi 






fuori del padiglione. Se l'aria è 
la, lo spettacolo è late , che desia gene> 
mie piacere e meratlglia. Quella torre 
di luce , quella nieleora che proietta il 
suo fulgore fìn su' letti delle esse , e ri- 
«i'rl)era stupendamente sulle leste deb 
l'alfollato popolo, maeilossniente discen> 
de alla piar.» del Sipali, Irasmeltenda 
nel rapido passaggio ti«i lampi di luce 
per entro le vie confluenli, e per entro 
le fineslie e leabilaiionl ìonanii 1e(|iiBlÌ 
percorre. Frallanlo lo spellalore, situa- 
lo nella soggiacente piana delta del Co- 
mune, è colpilo da no protpetlo magico 
e indescrivibile, poiché vede apparire nel- 
la somma estremiti di vìa Nuoto questa 
maccbiuB che illumina una doppia ala di 
popolo, e fra esso equabilmeutedticende. 
Dello purancoa ttdersi, allorché la <nac- 
chioa cDlni In quella piazza, li è il gluo- 
co dello luce, che diverge progressita- 
menle a ventaglio, (inchè abbia iriadlalo 
Ogni lalo, e siati posata la nacchina in- 
nanzi al palauo comunale, termine del 
I.' iladio. Pio VII, Gregorio XVI. Pio 



VI T 

e pih illusili strani 



■95 

ri , che da tal* 

Don taleartìG- 
ale ipettiicolo , cui nun saprebbe qiial 
aturate fcnuiupno equipararti, hanno 
Jreconcordemenieleslilìcalo la propria 
>. La via die resta 



•ul dei 






!l toilet 



■ 1"'" 

d'uopo, ch'ella sul suo estere normale ti 
volga per un 4''di circolo, equeala evolu- 
zione viene con mirabile proOletta d^ 
faccliioi e ammirazione degli spettatori 
eseguila, l'tit sorpiendenleaDCoraèlaro- 
taiioneeil progresso, cli'è iodìipensabì' 
le prima dell' ingreisu della piaua del- 
l'Erbe; poiché rlducendosi ivi la via an- 
gusla tepcutlnameale piùddla larghea- 
ta della li'onle della maccbioa, Fa d'uo- 
po che questa proceda di lìanoo per cir- 
ca 70 palmi di spazio, dopa di che ri* 
volgesi di nuovo di fronte ad ìllamioar 
della piazza e la bella fanl« iti esisten- 
te. Il a.° stadio ai compie a pia' del dito 
pel quale si ascende alla chieta della Sau- 
la, e quivi si fa posa, mentre preaenlao- 
dosi un'erta ascensione s'inverlono i rag- 
gili de'Facchlni, collocandosi conf^ruameu- 
le al cammino che si presenta. Quindi do- 
vendo la macchina dirigersi ia lu Ila de- 
lira, nel sollevarsi tolgesi di fronte alla 
tia del tempio. Al popolo che dal baiw 
mira quell'ascensione di s'i Fulgida mola 
avente in seno l'etrigle della Sauta, sem- 
bra che si sospinga verso <iuella ledeoa- 
leste, che ne accoglie il bealo spirito. la> 
falli pertenuta alla sommità, quasi iu 
un istante dispare alla vista del popolo 
nell'ima parte cullocaln, volgendosi nella 
piana alla dritra del lem {ito. Colasi po> 
sa dopo aver percorso oltre 4oo P***' 
in discesa , circa nltreltanti di tia pia- 
na, e circa passi 5o di ajceniione, scoti 
quasi una linea di poco meno d' un mi- 
glio. La curiosila pubblica è appagata 
colassi) nella vista della macchiua per al- 
cuni giorni; ma dopo tal bretetermioe, 
la mole che costa il lavoro dì circa 8 me- 
si (i distrugge a biaui dopo euerp tlala 



196 VIT 

il soggetto di tante acclamiiioni ed elo- 
gi, eccitando io più d' un animo la me- 
ditatione sulla caducità dell'umane gran* 
dexze. Annunciò il Giornale di Roma del 
i85g a p.128. La macchina di s. Rosa, 
da lungo celebre per Viterbo, è una mo* 
k sopra base quadrata di pai mi 18 eroex- 
10, ed alta 70, la quale rappresenta le 
varie geita della Santa, fatti ed emblemi 
religiosi, ed altro: illuminata a cera, vie- 
ne trasportata a spalla da 63 facchini. 
A vantaggio e splendore del Tarte, il gè* 
nio dell'artista meccanico Gio. Augusto 
Mercati, dopo un lavoro dii5 anni, sep- 
pe formare di legno a colore naturale di 
stile gotico minutamente intagliata, tut- 
ta di suo disegno e opera , ammirabile 
per ogni parte, una simile macchinetta 
alta 63 centimetri, larga nella basai 5,6, 
ed i piccoli facchini sono alti 5,7. Ad un 
tocco di molla, la macchinetta è traspor- 
tata da'facchini, moventisi a passo rego«> 
kre per interno meccanismo, ora longi- 
todinalmente, ora in volta, ora in giro, a 
piacere de'riguardanti. L'autore l'espose 
io Roma al pubblico, massime agli ama- 
tori dell'arte. L** antica chiesa fu conui- 
grata 1*8 ottobre i45o, dal cardinal Pa* 
là de'signori di Varambone, vescovo di 
a. Giovanni di Maurienne (sull'epoca del- 
k contrastata sua morte, il Dima l'asse- 
gna a' 37 settembre i45i), assillilo dal 
vescovo Caranzoni. Minacciando rovina, 
convenne abbatterla, e fu statuilo di ri- 
fabbricarla da'fondamenti più ampia e 
■Bagoifica dalle monache, contribuendo- 
vi ancora la pietà di vari viterbesi, ed il 
cardinal Pianetti vescovo, che inoltre e- 
resse la farciala. Si legge pertanto nel d. 
38 del Diario di Roma del 1 846, che a' 

4 l'^oSS*^ ^^^ ^^^^^ ^' spettatori sin dal 
primo mattino si recò sull'area prepara* 
ta al nuovo tempio, in cui si portò il car* 
dinal vescovo all'ore 10 antimeridiane, 
coH'assistenea di due canonici, e compiu- 
ta la I .' parte del rito colla beneditiona 
degli esordi dell'impresa, indi discese io 
quella parte de'foodamenti dove compi 



f IT 

h )/ eòlloeando h eanatta di piombo^ 
contenota io altra di legoo verniciato e 
ferrata, e vi depoaeia aMdaglie, 6 d'ar- 
gento e 6 di metallo ordinario apposita- 
Decte eooiate^ aventi 1* iaiaaagini de' 5 
Santi canonizzati da Gregorio XVI, e nel 
rovescio quella del Papa. Da uo altro la- 
to della canetta aggiunse ona pergame- 
na involta e fermata eoi proprio sigillo, 
io cui è descrìtta la storia e le circostanze 
della pia ceremooia. Chioso il recipiente 
di piombo con lamina corrispondente, e 
saldatine i margini, la cassetta di legno, 
anche coperta di catrame per difenderla 
dairumido,fu acconciata entro il foro pre* 
ticato nel'Suolo del fbodaroento; pure nel 
foro fu incassata alquanto la pietra ango- 
bre d'un palmo quadrato colle sue Cro- 
ci in rilievo dorate; e tosto coperta, si die' 
principio alle fondazioni. Finalmente si 
stese e lesse dal cancelliere vescovile l'at- 
to relativo, cui si sottoscrissero testimoni 
il delegato apostolico e il gonfaloniere, 
intervenuti alla solenne fonuone. Questa 
fii anco decorata da'confiessorì de'6 mo- 

• 

nasteri di vescovile giorisdltione, da'sagri 
ministri e cantori, dalla commissione in- 
caricata della fabbrica, dalle ynilizie cìvi- 
che e pontificie , e riosd commovente o 
di stimolo alla ulteriore generosità de'fe- 
deli, già numerosa o cospicua. Rilèri poi 
il n. a I o del Giornale di Rama del 1 85oi 
essere 5 anni dacchi l'incorrotta spoglia 
della gloriosa s. Rosa coslodivasi nell'in- 
terna cappella del monastero, pendente 
la fabbrica del novello tempio , che in« 
naizavasi in più grande ed elegante fbr* 
ma sull'area dell'antico. Compiutoli ma- 
gnifico edifiuo, a' ai agosto il sagro de- 
posito con augusta pompa venne trasfe- 
rito alla cappella, eretta con appositi or- 
nati nella nuova chiesa , e composte en- 
tro un' urna assai splendida e ricca di 
predosi metalli con isquisito lavoro. Eb- 
be luogo il solenne trasporto alle ore 10 
antimerìdiane. Quattro sacerdoti io abiti 
•egri ne reggevano la sontuosa bara, pre- 
oednta eoo beirordtnedalle vergini elau* 



VIT 

strali di 3 monasteri, cioè di t. Bow «tei- 
co, e degli altri due caiitìgui di i, Sima- 
oe s|)0(lolo franMKaoe, e di r. Caleriua 
domeniCBOe. Seguivano quindi con toicic 
acceseli veicovo cardinal l'iBDelli.ilconi- 
inittBi'io delta profiticia mg.' Pila, e Fi- 
lippo Saveri pretideule del municipio;) 
membri deputali perla fabbrica, ei due 
pitlori niluilre ca». prof. Francesco Po- 
desti, e l'egregio i;Ì0Tsne Delitavio Siila- 
ni di a3 anni (che lodai nel voi. XLVII, 
p. 86), venuti da Ilonis per a«4Ì$lere al 
collocameiita de'IaroeccelleDti (juadri «ui 
principali altari del nuovo tempio, il le- 
ntnte-coloDoello cav. Blcnchard coman- 
dante della guarnigione fraoceie accom- 
pugnava il grandioio traiporlo. Gl'inlei'- 
dì airii del mouaslero per cui ebbe a 
pasiare la divola procestìone erano or- 
ndli di telici drappi e di ardenti dop- 
pieri. Il toccante inno delle monache, il 
festivo mono delle campane di lulla la 
ciilii , il religioso attef^giaoierilo del po- 
polo addensulo nel tempio, tulla piana 
e pi eira le diichiuie porle del cliio>lro, 
fitrinavatio un sublime quadro di divota 
tenereua. All'apparire della venerala lai. 
ma, al riveder l'intatto volto della i. Ver- 
gine^iterbese.i buoni couciltadinì alzaro- 
no a un tratto gridi di gioia e fervide voci 
di preghiera. Molti cominoaii nel più vi~ 
*o dell'animo, versavano taciti «riveren- 
ti dirotto pianto. Tornala com alla pub- 
blica veneraiione la pretioìa «alma della 
gloria di Viterbo, il cardinal vescovo in- 
tuonò l'uiou di ringraiiamentoal Sigoo- 
re, dopo il quale compaii'i al commosso 
popolo la pastorale beoeditioae. E per- 
chè «'posteri pervenga autentica memo- 
ria del fatto, oe fu couleoiporaneaioeo- 
le «lìpolatu un allo regolare, alla presen- 
za degli encomiali personaggi. Nel gior- 
no poi de'aS dello ilcMO agosto, il car- 
dinal Piaoelti con solenne cousagraiione 
dedicò aldivinculto il nuovo tempio del- 
la Santa. Il prof. OrioU nelV Album di 
Roma, t. I7,p.i6a, 360 ea83, descrit- 
M i (|uadri dipinti per ijucitB uliicia, uno 



V 1 T .97 

àoè dal cav. Podesti, e due dal talente 
batarese Michele Vitlmer, e ne rileva i 
singolari pregi di cijscuao, e ne niTrele 
delineationi. l'er l'aliare maggioreilcar. 
Podesti espreue s. Rosa glorificata da- 
gli Angeli, e che fatiule corona l'aceooi- 
pBgnaoj al cielo dopa il bealo Irantilo, 
«edendoii al basso la città, sulla quale al- 
cuni Angeli versano fioTÌ, simbolo de'fa- 
voli del cielo che la Vi-rginella sua {Mlro< 
na implora e ottiene. Per l'aliare a (ioi- 
stra, il piii vicino all'ingresso della chie- 
sa, l'esimio tedesco, di cui Lauseilpubli- 
ca, rappresentò quanlo gli fu imposto 
dalle monache. Eise vollero: la Madonna 
inalto col Bambiuo,il vescovo s. Francesco 
di Salei, s. Giovanoa Francesca Frentiot 
diCbaatal, la quale con quel prelato fon- 
dò l'ordine della Visitauoue; poi il dot- 
tore cardinal s, lìonaventura , l'altro 
minorila s. Antonio di Padova, il gemi- 
la 1. Staiiinldo Kosika per giunta. •• Gli 
anacronismi non imporlavann loro. Ba- 
stava ad esìe che fossero contemporanei 
nelle glorie dell'eternità, e nell'oteruilà 
delle glorie. Bastava loro che fÌMMra con- 
temporanei nelle preci loro di tutti igior> 
ni. Il pittore soddisfece il pio desiderio « 
eoa savio e bello ordinamento, di tanla 
figure e si diverse". L' altro dipinto del- 
l'encomialo WiLtiiier^ una lunga tela 
alla palmi 1 c) e larga 3 e meno, volutasi 
in questa svuntaggitisa proporaìone, per- 
chè doveva sei-lire pel coro interiore del- 
le monache. Itappreseata una viiioae tut- 
ta di paradiso, ni di sopra delle nubi la- 
minose del cielo empireo che s'apre io 
due piani distinti. Mei piano inferiore i 
la bellissima figura di s. Francesoo d'A.- 
sisi, contemplante geuullesio 000 espres- 
siva mossa la U. Vergine e il divin Fi* 
glio. Dall'altro lato, pur piegate le giuoo- 
chia, è l'Eroina Viterbese, la quale nel- 
l'ebbretza della ctleste visione perunmo- 
mento si distoglie, e volge te pupille el- 
le sue sorelle terrestri e perdir loro I Giun- 
gete meco le palme, e pregale. Io *i guar- 
do. Più assorta uella muta contempla* 



ig8 VIT 

Bìeoc iolerìore è s. Chiara ritta id piadi, 
rocchio d'estatica levato in alto, e teiiea- 
do uoa custodia del si. Sagra mento. Ul- 
tifoo a. Vinoenio Ferrari , accenna alle 
coogragate verginelle il libro, fonte di ve* 
rità,e testamento di promesse a'iedeli per 
la vita seconda. In alto è la gran Madre 
di Dio sedente in mezzo ad una larga co* 
rena di Cherubini, e tale nelle braccia e 
nel grambo sostiene il benedetto frotte 
del suo ventre Gesìi. Le stanno a'iali due 
Angeli riferenti, offrendo l'uno alla Re« 
gina del cielo e al Di? in Infante un can- 
dido giglio, ci'istiano simbolo della puri« 
la illibata, principale oblazione delle be- 
nedette vergini racchiuse nel santo luogo; 
l'altro riversa a piene roani, e sparge ro- 
se del giardino che non è in terra, altro 
simbolo delle grazie che piovon di cielo. 
Le virtù del quadro, in tutto il rimaoen* 
te onde una pittura sale ad eccellenza, so* 
ne quelle medesime dall'Orioli celebrate 
nell'altro. Nello stesso Album a p. ao6. 
P. Genouvez offre l'articolo: Quadro ad 
otto diBelisario Sillanida Pesaro. Que« 
sto suo primo lavoro pubblico, io quadro 
alto palmi i4 e mexzo sopra 9 di larghet- 
xa, venne allogato all'ottimo amico del* 
l' articolista, ed egli seppe animosameo* 
te dar saggio di quanto apprase con lue- 
ghi e laboriosi studi. Rappresenta s. Fran* 
cesco d'Asisi in alto di porgere a s. Chia- 
ra il libro delle regole del suo ordine. 
L'artefice avendo vinto le difficoltà che 
sogliono trovarsi nelle figure di grandi 
proporzioni, giunse a comporre un insie- 
me aggradevole e ben ordinalo, da supe* 
rara ogni espettazipne. Campeggia la fi« 
gOra del Serafico patriarca, in cui appa- 
re l'uomo di Dìoedella'penitenza, il qua- 
le colla mano sinistra porge alla Santa il 
libro ove sono scritte le regole , eh' essa 
riceve genuflessa, e con tale espressione 
ispirata e divota nel volto da non potersi 
asufficienza lodareil valente pitlore,Com« 
pisGono sì bel gruppo due religiose segua« 
ci di 8. Chiara, ed un compagno del glo- 
rioso Santo; ed io tutte questa figura si 



▼ IT 

lifesla pore verità, natoralcBn e 
Umeato. Maestosi poi e ben Intoa cono 
i panneggiamenti, di franoo toeso, ed e- 
aatti gli acocssorìi, oserbido e ragionato 
il colorita La prospettiva del quadro i 
il corridoio d'un monastero^ ed è andi'es* 
sa ben diseguala e di bello effetto. Anche 
questo quadro decora un altera della nuo- 
va chiesa di s. Rosa. — CisUrciensi del» 
la Fùitinioite della B. f ergine alle Du- 
ehesse» Girolama Farnese figlie di Lodo* 
vico Orsini conte di Pitigliano, vedova di 
Pier Luigi Farnese ilgiunìore» fiittodal 
podra Paolo III primo doca di Castro, e 
di Parma e Piacenza, madra de'ducbi Ot- 
tavio e Orazio, di Vittoria duchessa d'Ur- 
bino, e de'cardioali Alessandro il giunio- 
itt e Banuecio, siccome insigne per pietà, 
deliberò di fondara in Viterbo perla mag- 
gior gloria di Dio nn nionastero di sa- 
gra vergini , colla debita dotasiooe, e da 
Paolo IV ili.* gennaio i557 ne ottenne 
lioeoia a mesto di brave spedito dalla s. 
Peniteniieria, presieduta dal cardinal Ra- 
nuccio. Le si concesse di poterlo fondare 
dell'ordine benedettioo,sotto 11 titolo del* 
la Visitatiooe della B. Vergine, e di de- 
molira air e£fètto la chiesa parrocchiale 
dis. Bartolomeo; dichiarandosi esente da 
qualsivoglia giurisdiiione vescovile, e so- 
lo soggetto a quella del cardinal Penitene 
tiera prò tempore^ e che fosse padronato 
de' duchi e duchesse di Castro. Avendo 
dunque la duchessa coospralo un palas- 
10 io Viterbo presso detto chiesa, da Pao- 
lo Spraca, già del cardinal Raniero Ca- 
pocci, in cui ut\ì^/^o vi avea alloggiato 
Federico 11, poi distrutto da Corrado IV 
e quindi riedificato da'viurbesi, 000 che 
alcune ease e orti contigui, tutto fece ridur> 
ra a forma di comodo monastero, e vi rac- 
chiuse aS donzelle nobili da lei scelte, per 
professarri le regola cisteraiense; laonde 
per Istruirle furono tratte dal monaste- 
ro di s. Donato in Polveroso presso Fi* 
rense, le cistcrciensi suor Angelica Atto- 
vanti, dichiarato badessa, con altra 6 com* 
pagoe^ ed a'3 1 ottobra vi cntraron(^ Kel 



VIT 

1." ilei r J38 diedero l'abito a 6 lilelle, 
tiA le quali lìlena Oriioi oipote ilella du- 
c1>e»a fouilatrice, in memoria della qua- 
le il monastero Tenne Atnomintlo /leila 
Dnchtita e delle Duchesse (li p. Anni- 
bali nelle ìVoihie della casa Farnese, 
cuMiinentando il Zucthi, dice che la du- 
cUe«sa abilata fpetto in Caitro, ove afea 
ediltcalo un monaileio alle ciitercienii, 
che poi iratierì a Vilerba , per cagione 
del *esco>o di Cailrn, privato della lede. 
h' Uglielli non fa paiola del nioaaitero 
del suo ordine uitlercien«e in Castro). La 
cliiess fu edificala lolla l'invocazione del- 
la Visitazione della B. Vergine, e venne 
fui'nita di i-icclie suppellettili e utensili 
d'argenlo. Dipoi avendo Benedetto XIII 
l'innovato nel niouastei'o benedettino di 
t. Aiubrogio di Roma la eooiagrazioue 
e beneditione delle Fergitii C-), secon- 
do l'antico l'ito ptesci-itto dal Poutifìcala 
l'oniano, stimolò i vescovi ad imitarlo 8 
molli l'eseguirunu, come quello di Orte. 
Allora la badeisadelle cistei'ciensi,a mag- 
gior decoro del monailero e piolitla spi- 
rituale, deiidei'ò alti*et(anlo per le sue 
monache, e segui la solenne funiiotie ce- 
lebrata dal «escavo Sermaitei, e miuuta- 
mcDte descriila dal Bussi, nella loro chie- 
sa suiierba mente addobbala domenica ^3 
aprile 1730, in numero di 4 5, comprese 
le converse (sebbene in tulle fossero 5i, 
csseudo l'altre già coasagrate), accompa- 
gnale quali paraninfeda 5 nobili dame vi- 
lerbesi. Le monache donarono al vescovo 
una Croce petloiule d'oro, adorna di 6 
grossi smeraldi e 31 diamanti, e il pre- 
lato rilasciò al moDailero 45 cerei di 3 
libbre I' uno. Nel seguente lunedì colle 
cari'O'ae e le paraiiirif'e, visitarono il san- 
tuario di s. Rota , e nel martedì il ven. 
corpo dellah, Giacinta Mariscolti nel mo- 
nastero di s. Be rnardinn, ad ambo i mo- 
nasteri facendo l'oblaiione di a4 cerei. 
Nella chiesa della Visitazione, i I suo qua - 
di'u e quello di ». Beuedelto sono di Biir> 
loluineo Cavaroui, seGondo il Marocco, 
poiché il Coreliui dico il t.* di tale auto* 



VIT ,99 

re eiislere nella cappella tiel palatio pub- 
blicai ed il uiarliriu di 1. Bartolomeo, Del- 
l'aliare erelio a memoria della precedeu- 
le chiesa, lo colori la romana Verchia- 
Dt. Tra le ss, Reliquie, si vener» il cor- 
po di s. Cresceozinca di nome certo, lio- 
nato da Gregorio XVI, di che parlerò 
ne' cenai storici di Viterbo, all'epoca 
del suo gloiioso pootifìcato, colla deseri- 
liuue della suleune trailazioae. — Ser- 
vile dì t. Maria della Pace. Viveva- 
no in Viterbo alcune pie donne nelle 
proprie case coll'uhilo delleservodi Ma- 
ria, ed erano chiauiale le terziarie del- 
la B. Vergine. U.ilti'ita Alitici, una di es- 
se, avendo nel i4^o fatta la «uà profet- 
sione, circa il i49l laiciò in lettameaia 
alcune ca»e a'i eliijiuti servi di Maria, col- 
la coiidiiioiie che 111 esse dovessero abi- 
ure tutte unite quelle donne che vesti- 
vano il ddlo abito. Essendosi in seguilo 
aumentale, l'S scileiabre i5a3 il p. m. 
Giovanni da t'oligno provinciale de'scr- 
vili del l'alrimoiiio, con a altri religioti 
e le debite Tucullà, condutso le teniarie 
processionai mente per la citili, con adì- 
ftcazioae e plauso del popolo, fl poi ac- 
compagnò nelle delle case ridotte io for- 
ma di monastero, di assi fece superiora 
suor Benedetta, che lo era alata di quel* 
lo di Spoleto, vi potè la clausura, e'gli as- 
segnò per triolo s. Maria della Pace. Le 
suore già aveano dato (al saggio di bon- 
tà, che fin dali499 due dì loro aveano 
fondato il inonasterodiEerrara. Il vescovo 
cardinal Francesco M.' Braocaoei, a'i6 
iDaggioiGCÌ; gettò la I.' pietra ne'feiula- 
menti della chiesa di quelle moDacha,in«- 
nore dell'Ascensione del Signore. La liM 
fjccialaédecaiala di Tiriestaluodi traver- 
tino. — Domeniame del L'ordine, im. 
Caterina vergine e martire aleiMandri' 
iia.Qon licenza di Leone X,iieli5iQHioo- 
la Booellie Giambattista Cordalli comin- 
ciarono la fabbrica di quetlo moiiastcro, 
ed b'3u sellcmbie \5i^ *i entrò iiior 
Brigida Manetti con altre 6 compagiM 
del muuasiaro di s. Paolo d'Orvieto, nel 



aoo V I T 

quale ti litlrb la celebre Vittoria Coloo* 
na, i*estala vedova di Ferrante d' A.valof 
narchete di Pescara, della quale e degli 
altri roonaRteri io cui viste, ragionai nel 
voi. LXX XVIII, p. 300 e seg., morendo 
in Roma. Equivocò il Bussi uell'afferma- 
re, che appena morto il marito quivi si 
ritirò, non essendovi allora la daasura, 
e poi morì, sulla fede d'erronee testimo* 
niaoze. Meli 555 molte monache ti re- 
sero infette d'eresia. Rifiorendo nel buon 
odore, nel 1 78 1 ne uicìrono la ven. suor 
Maria Geltrude Salindri romana e suor 
Gitante M/ Rostagni, per fondare, oo« 
me eseguirono, il monastero di Faìeii" 
iano, al modo narralo in quel paragrafo. 
Hella chiesa i freschi della volta, espri- 
menti una gloria, sono del oav. Colli; il 
quadro di s. Caterina è del Falaschi, e 
quello della Madonna, all'altare prossi* 
mo della sagrestia, di mano ignota, ma 
di molta grazia. -^ Domenicane del 3.^ 
ordine dis, Domenico , nella chiesa del 
suo nome. Anticamente erano in Viter- 
bo alcune donselle, le quali per vestir 
l'abito del 3.*^ ordine di s. Domenico ve- 
nivano perciò chiamate le monache della 
Penitenza ; e sebbene abitassero nelle 
proprie case, por« neirubbidienza erano 
soggette al p. priore del contento di Gra- 
di. Sì denominavano anco oblato, poi« 
che non solo offrivano la loro vita al ser« 
vizio di Dio, ma eziandio di tuttociò che 
possedevano in mòbili e stabili ne faceva- 
PO oblazione nelle mani di detto p. prio- 
re. In seguito cominciarono ad abitare 
unite in una casa nella piazza di s. Tom* 
maso presso la chiesa di s. Bernardino, 
ove poi fu fobbricaloun palazzo da'nobi li 
Finiziani. Fiorì tra loro la b. Lucia da 
Narni, che nel 1497 nella feria 4** dopo 
la a.' domenica di quaresima ( secondo 
il p. Fontana, mentre il Bussi ofire od 
istromento da cui si trae, che la serva di 
Dio già nel 1496 avea ricevuto le ti. 
Stimmate) fu da GesiiCristo degnata del* 
le sue ss. Stimmate (K) in tutto visibi- 
li ; il che saputo Alessandro VI, nop me- 



VIT 

no iD Viterbo, ohe in Ferrara , ova la 
Beata passò a staotiare, volle a mezzo 
degl' inquifitorì e de' medici accertarsi 
tdella verità di s) distinto divin fiivore, a 
tali furono rinvenute qoali dalla pubbli- 
ca voce si decantavano, giusta i processi 
e scrittura autentiche di siffiitta ricogni- 
■ione, che dieonsi esistere in s» Domeni* 
00 di Siena e io s. Caterina di Ferrara. 
Fu la Beata io somma venerazione pres- 
80 i viterbesi, per cui bramoso Alessan- 
dro VI di aver la consolazione di veder- 
la e parlarla, 000 é a dubitarsi che ad 
osai piii volte la domaodasse, fioche con 
breve de'i8 febbraio 149^1 esibito dal 
Buffi , comandò loro sotto peoa di sco* 
manica , che immediatamente la man- 
dassero lo Roma. S'ignora sa vi si recò. 
Essendo della Beata molto divoto Creo- 
la I duca di Ferrara, fece istanza al Pa- 
pa per averla, ma i viterbesi non la la- 
•darooo partire. Finalmente con som- 
ma segretasaa, posta deotro un cesto, o 
cpllooata sur un gi omento, fu in tal mo- 
do tratta da Viterbo, e poi con miglior 
aomodo trasportata in Ferrara sotto If 
custodia di 1 00 soldati, mandati appo* 
•ta oon altre persone dal duca. Ivi giuo- 
ta, la Beata istituì il nobile monastero 
di a. Caterina da Siena, in cui volò al 
cielo a- 1 5 novembre i545 (altri dicooq 
l544)* coniervaodosi nel medesimo il 
sagro suo corpo eoo indicibile divoziona 
a onore. La piccola stanza da lei abita* 
ta in Viterbo , appartenente alla parta 
superstite del palazzo Finiziani, sebbeoa 
questo poi riedificato, fu lasciata intatta. 
Divenuto proprietà de'Pad, questi nel 
prospetto del paUzzo nel 1 65 1 posero 
m memoria una lapide, ed altra il can. 
Domenico Pad nel 1661 collocò nella 
alAOsada lui ornata e ridotta a oratorio^ 
par avervi la Beata ricevuto le ss. Stini- 
mate,apme accennai parlando de'palaz» 
(Dopo l'equipollente beatificazione della 
b. Lueia,fiitta da Clemente XI, ne pubblio 
aò nel 1 7 1 1 in Roma la Fita il p. Dome- 
i(ioo Bousio dumauioano, a oopaggiuo- 



ijujslai'oi 



■i.o,« dopo -, 
>eli530 olici 



V IT 
le fu ivi rUlani[>aln nel fj^o. La com- 
pilarono Bncora ■ pp. Vinceuio Belli e 
GiscuinuMariani dello ilesso online), fìi- 
torRBaJa sll'oblaie domeDicaoe, ontl'ei- 
tcie piti vicine stia chic» di Graili, a- 
Q caia presso In fontana di 
■Die alla chiesa di ». Spi- 
ervi abitato circa 4 anni, 
nero da Leone X di poter 
Iure in tietla cliieia uo coro pendile l'i- 
cponderile alla caia, una inola pei' inan- 
dai'vi le cole necessai'ie, e un luogo per 
coofesMi'si ; lìnaliimnle ottenuta per in- 
tero la chiesa la deooraioaroDo di t. 
Domenico. £ise io principio leslivonu 
la sola tonaca colla cappa, ma neli579 
oltenneroiltoggulodalp.ManluetOiDae- 
slro generale dell'ordine, e poi nel i 583 
loscapolare. Nel quol lernpo avendo tul- 
le piorensalo, comincia la clausura e la 
ilabilimenlo del oionailero , riceveodo 
il ugro velo neli646 dal p, Marino vi- 
cario generale dell'oi-dine. Vi lìorirono 
diverse gran lErve di Dio, Tra le quali 
luor Maria Boccabella da Sulri , *uor 
Vincenia Fudanni vilerlicK. «suor U.' 
Colomba Tonni da Baguaia in gran cou> 
cello di sanlilà, onde il tuo corpo fu tu- 
uiulutoB parlee t'iotioduiielacsusH per 
la sua bealiliciitione. Quando nel 1 653 In- 
nocet)^o X si recò in V itei bo, celebrò due 
volte nella chieta e viiiiò d inonastero,pe4' 
loddiifore la pia divozione di due roona- 
cbeioretlediauacognatad. Olimpia Mui- 
dalchini; a comodo dellequalie ad litan- 
ia della cognata, Tece fabbricare dentro 
la clauiura un nobile appartamento cal- 
la spesa di molle migliaia di scudi, or- 
dinando con suo brevet che doveste es- 
ser sempre ad uso di alcuna signora della 
famiglia Maidelcbini, monaca di qiieslu 
clauiiro i equalora non vi (osse, l'appar- 
tamento doversi chiudere e consegtiarns 
le chiavi alla detta famiglia. DI lutto le 
monache posero memoria con lapide nel 
Ilaria tiirio, prodotta dal Bussi, INella chie- 
sa, alla destra, vi sono i quadri de] Siil- 
vuture e di s. Domenico, di mano igno- 



VIT aoi 

ts, ma di liiiono stile. — /agostiniane Hi 
f. Agallino in s. iVaria in f'oUurna. 
Queti'ultima denouiinationesi pretcods 
derivata itail' essere la cliiesa presso il 
celebre tempio o Fano del Dia Voitui> 
Da (sic), o sopra i suoi ruderi ; certo è an- 
lichissima. Il inonaslero appatteoeia oa* 
secoli andati alle monache benedettìatt, 
come nel i i 89 ; rimosse le quali dal va- 
scovo Osiieiiie (iic), vi sotteoirarono le 
agosliniane, e già vi erano nel pontifica' 

10 d' Ales-^aiidro VI, il quale confeirob 
loro il raunaMero neli49g eoo bolli, al- 
tra dirigendogli Leone X nel i5i4- Il 
vescovo cai limai Siefano Diancacci colla 
maggior suleiiititÈi il i." settembre 1679 
ne coniugio la cbieia, culi 'osti itenis d«' 
capitoli della canedrala e delle collegia- 
le, Kella chiesa di s. Agostino sono osser? 
Tabili i quadri ili l£il Santo, edi t. Sioo- 
lò, dipinti da Siilvaiore Rosa, ed è veri- 
iueole magni lieo i[uello della Presenta- 
zione al Tempio, — r Cappuccine in t. 
Maria Assuma ./.Ite le Motiavhelle del 
3." ordine di x. Francesco. La veo. suor 
Lilia Malia del ss. Croceiìsio, una della 
nlórmatiici del 3.° ordine di i. Franca- 
ICO, sotto la direzione del p. Gio. Dumer 
Dico Lucclie^e caioielitanoe la protetio* 
ne del pielatoAccoiambonipoi cordiiia- 
le,fondò5nionBi1eri efuqueito oeli 7^0; 
gli altri TlsiiIui a llonciglione, a Monte 
s. Vilo, in Iscbin d. Castro, ed a Cori t 
della serva di Dio parlai ne'fol.XXVI, 
p.191, LXXXIX, p.tSo. Trovanilsuo 
corpo nella cliiesa di questo monastero. 

11 vescovo Sermatlei a' 10 aprile i-^iS 
fece benedire la chiesa delle monachelle, 
con l'iavucHzione dell'Assuntioiie di Ma* 
tia Vergine.dal suo vicario generale Ga- 
spare Ori. Indi il vescovo successore Ab^ 
bali, a' 13 agosto 1737 la benedi con più 
solennità. Il Marocco dice posseder un 
quadro del cav. Conca, e riporta l'iKri- 
tione delta facciata ioGUi è celebralo Pie? 
Irò Gio. l'ucci patrizio losca ucllese, cha 
contribu'i con 1 dog Kudi ali 'edificati mie 

— Francescane ili s. 



aoi V I T 

Bernardino del 3.*^ ordine. Narra il p. 
Casimiro a p. 467 : Del monistero ili 
s. Bernardino, Ira' moo^steri di suore 
dei 3.^ ordine di s. Francesco, singoiar* 
niente fioriti oel secolo XV, due esseri 
quelli di s. Ànnadi Foligno, fondato dal- 
la contessa b. Angelina orvietana de'conti 
di Mnrsciano, e di s. Agnese di Viler* 
bo. Queste furono cosi appellate dalla 
loro cbiesa dedicata a Dio in onore di 
quella Santa. £bbero il loro principio da 
i. Bernardino da Siena, mentre predica- 
fa in Viterbo, e perciò da alcuni furono 
chiamate Ì9 suore di F. Bernardino^ per 
ordine del quale vennero qui trasporta- 
te dui monastero di s. Anna suddetto al- 
cune religiose , acciocché colla loro vita 
ed esempio ammaestrassero le altre nella 
pura ed esatta osservanza della discipli- 
na regolare. Il Bussi rileva che alla loro 
abitazione, per formare un congruo mo- 
nastero, fu incorporata la famosa torre 
Dainirtta col palazzo de' nobili Tignosi. 
Mei 1 45^ Nicolò V loro concesse di far la 
professione de'3 voti essenziali nelle mar- 
ni della ministra, e di vivere a seconda 
delle norme osservate dal monastero ro* 
mano di s. Margherita ioTraste vere. Ver- 
so il 1458 cominciarono a fabbricar la 
chiesa di s. Bernardino, e da allora io poi 
perderono la denominazione di suore di 
s, Agncse^e acquistarono quella di suore 
di s. Bernardino ^coW^i quale sono chia- 
mate. La clausura non ancora stabilita, 
faceva vagare le monache, massime per 
l'elezione della ministra, onde nel i46i 
pio li slimò opportuno d'ordinare a eia* 
cun monastero di eleggersi la ministra 
nella propria famiglia. Paolo II nel 1469 
permise di seppellire in chiesa le suo- 
re, e di udiziarla a'minori osservanti. Nel 
1435 concessero 19 cardinali 100 gior- 
ni d'indulgenza a tutti i fedeli, che aves- 
sero visitato la cbiesa nelle feste dell'An- 
nunziata , dell'Assunta e di s. France- 
sco, più nella 1,* festa di Pasqua, ed a' 
90 maggio in cui si celebra la dedicasio- 
ne della chiesa e la {està di s. Beruardi* 



▼ IT 

tto. Finalmente nel 161 a furono legate 
eoi vincolo della clausura, e sono sem- 
pre vissute con grande esemplarità, co- 
me s. Giacinta Mariscotti romana , ma 
nata in r'ignanello, perciò riparlata in 
quel paragrafo. Il suo altare, col quadro 
del Passeri, ove si venera il s. Corpo, fu 
eonsagrato soleoneraenle da Benedetto 
XIII, lasciando al monastero il calice col 
quale avea celebrato, e 100 scudi d'oro 
per la perpetua celebrazione io esso di 3 
messe. Visitò la sua cella, e permise che 
nella festa della Santa potesse celebrar- 
si la messa. Tra le altre , vi fiori pure, 
prima di s. Giacinta, la serva di Dio suor 
Agnese Guerrieri romana, vestitasi re- 
ligiosa neli6o4< Le sue edificanti, mira- 
bili e aspre penitenze racconta il p. Ca- 
simiro, e quanto fu favorita da Dio, che 
a sua intercessione operò miracoli, dopo 
averla chiamata a se a'ao novembre 1 67 r, 
restando il suo corpo pienamente palpa- 
bile, uscendo sangue due vòlte dalle sue 
vene. — Francescane del a.* ordine in 
jf. Simone e Giuda apostoli. Il p. Ca- 
simiro a p. 470 : Oel monistero ile* ss. 
Simone e Giuda^n^rra. Dicesi dal Bus- 
si, che nel sito che occupa, Federico II 
nel 194^ aveise fabbricato un sontuoso 
palazzo, ed il vescovo Pietro Capocci nel 
1 290 vi uni uno spedale sotto il titolo 
de' ss. Simone e Giuda, da lui edificato 
pe' pellegrini della nazione armena , il 
cuii.** priore al quale l'affidò fu fr. Gu- 
glielmo armeno, e per servizio degl' in* 
fiermi fuaffidatoda alcuni monaci arme- 
ni dell'ordine di s. Basilio, di che è me- 
moria nella logora lapide esistente sulla 
porta della chiesa, offerta dal Bussi e ri- 
petuta dal Marocco. E le parole armene 
scolpite negh stipiti della stess» porta, 
esprimono pure esaere il luogo stato o- 
spedale d^li armeni. I monaci vi dimo- 
rarono non sino al 1 333, come con altri 
scrisse il Bussi, seguendo i pp. Vadiogo 
• Goosaga, ma sino al i444> come ri- 
sulta da documenti e da una bolla d'Eu- 
genio LV» acoeoaata io altra di Sisto IV. 



VIT 

Imperocché «edendo io quel tempo il 
comuaeJi Viterbo, die i moiiaci Ijùiìlia- 
ni non potevano più lo&ldnlRrii (ler fa- 
rie cigioni, licorse ed Eugenio IV •ccìb 
lisoppnmeise.e fotM congegnata la cliie- 
M e la loia Hbilatioae SodeUili paujte- 
rii'H^ postolortim paape.ris vUae,i quali 
eran^i uiferli poi gcie il Gon?enìente rime- 
àia all'IinmiuenleioviDa che l'unse lai- 
Ira tuinacciavanu, e alla quale Ì monaci, 
perla loro impotcnia emisevìa.nonatea- 
no potuto riparare. Il Papa esauil'i be- 
nignnmenteì viieibeii.e commiiea ['Vati- 
ceico Miiterio vefcovo (li Monte Fiaico- 
ne e C<irneto, col breve Scdii ApotloU- 
cae gratiosa bemgnilas, de' 1 6 dicemlire 
j444, di etpelleve i basiliaui dalla cliie- 
ea de'ii. SimoDe e Giuda , e conaegnar- 
la alla uuoTa società. La qual co»b ven- 
ne eseguita il i.°n)arEoi44^. ■" cui Bat- 
tista Vanni da Ferino, uno degli apo- 
atoli della compagnia, ne prese po^sesao. 
£ incerto il tempociie tali apostoli rima- 
sero in questo luogo ; pero è certissimo 
che nel poulificalo di Siilo IV l'areano 
ebbaodonato. Poichèiuoi-Calidonin, mi- 
nistra delle io rei le del 3.'ordine, le quali 
abitavano una casa privata di Viterbu,da- 
mandbal Papa la casae la chiesa, proinet* 
tendo ripararle culla cooperailone delle 
limoline deTedeli. Sisto IV l'esaudì con 
bolla de' 17 dicembre 1478, concedendo- 
le ancora le leodile , rhe allora non ec- 
cedevano annuum ditoruin Jlorcnorutn 
auridt Cainera.Co\\a\aaXaiìw\e del luo- 
go le terziarie «ollero cambiar pure l'i- 
•liluto del loro viiere ) laonde decide ro- 
se di maggior peiTezioiie, cbieiero ad In- 
nocenzo Vili di piufeSiaie la regola di 
t. Chiara, il che subito (u loro concesso. 
Ma non eiieodosi per l'eiecuiicae spedi- 
le le lettere apuslolicUe, vi soppeii il suc- 
cessore Alestaitdro VI a' iS aeltembre 
1493. In couiegueoia furoDo esiraile 
«lai inooaslei'o de's«. Cosma e Damiano 
di KomB alcune religioie, che giunte a 
Viterbo a'9 maggio 1493, e ricevute con 
ùngolar ouun dal magisUalo delia cit- 



tii, lotto furc 
10 de'sn. SiD 
la badei^a s< 
principiaron 

braccia re 



VIT «o3 

introdotte nel monaiie- 
e e Giuda, e fu costilui- 
Antonia da Siena. Indi 
uà vita sWiamplare, che 
□ multe fanciulle adab- 
il loro iìiitulo; eneli5o8 al- 
cune di esse furono scelte per la nuova 
fondatione del monastero di t. Chiara 
d'Orvieto, e neli5j8 altre furono chia- 
mate a Roma per rirormsre quello di ■. 
Silvestro in Capite. Il fervore delle ro- 
ligiose volle ritenere molte oiiervanM 
della I .* regola, specialmente il digiuno, 
e r aslioenza dalla carne; fm eli è dive- 
nule abitualmente inferme, e io conse- 
guenza infruttuose pel monastero, ad i- 
stanza dì suor Felice Bulli badessa, net 
i6o3 ne furono diipeniale , Mito certe 
condizioni, dal ministro delta provin- 
cia. — /igo^ii'iiaiie di I. Maria Egitia- 
ca delle Com-rriìle. Avendo il viterbcM 
Federico Pauloneliiìc<ato lo ma ìosIbiuk 
ascendente a 13, odo scudi per la fonda- 
lìone d'un maiinstero per le convertile, 
il vescovo c^rdiuul Muti esecutore leita- 
men tarlo l'elll'iLuòcua tal aommaeiuoi 
frutti, cocoprandu il sito ed edificando il 
monastero. In cjueito a'ag giugnai63a 
pose 5 religione e le vesti, facendo venire 
a istruirle due monache delle convertite 
di Roma. coU'osseivania della regola di 
I. Agostino. Nella chiesa il quadro della 
titolare s. Maria Egiziaca, Io dipinse il 
cav. Generale. 

Non manca Viterbo di altri stabilimen- 
ti pii, pubblici e benefici, d'ambo i sessi) 
dìiò de'priiicipaii, diversi de'qualì han- 
no la propria chiesa, e Viterbo ne coola 
più di 5o, di molte delle quali (avh pib 
lAo.CaiftrvatoriodeUa Pie- 
! delle ZìielU Spene. E rego- 
lalo a guisa di monailero, ma sema clau- 
sura. Vi » ricevono le povere bacìutle 
reilsle prive di genil'iii,o abbandonate 
da essi, e |i<^iciù Ui;ili a pericolare. Ebbe 
origine ni^l[tì3j luediaoie copiose limo- 
sine raccolte da molle pietose peiione. 
La casa di ricovero lu fabbricala uells 



ao4 V I T 

parrocchia di t. Sisto, presso il fonte Bot** 
lalone o Bettilone , il vescovo cardinal 
Muti la benedì a'i aprile vestito in abiti 
ponliflcali, e venne aflidata alla cura del- 
la coofrateroita di t. Orsola, la quale •' 
i5 di detto mese vi collocò fanciulle non 
minori di 9 anni, né lun^qiori dna. Di* 
poi il vescovo cardinal Oddi, col ponti* 
ficio beneplacito, cedette alle zitelle sper« 
le il palcizto vescovile contiguo alla chie* 
fa di s. Sisto, ove solevano dimorare i 
vescovi neir estate, e nel 1760 ve le 
trasferì , al dire del Coretini , mentre 
l'atto che vado a riportare è del 1761. 
Prima Clemente XI 11, col breve diretto 
al cardinale,£!r/905(i/5(i nobis^ de' i o giu- 
gno 1761, Bull. Roni, conLf t. a, p. 1 27 : 
Bina legata pia a principe Hieronymo 
Pamphily relieta prò dotandis puelUs 
orphanis^subveniendisqueiniserabilibus 
fainiliis civitatis Viterbii^ praeviae te- 
stamentariae dispositionis derogatione^ 
Conservatorio nuncnpato delle Zitelle 
3pcrse ejusdem civitatis applicantur ^ 
dìatis super erogatione peculiaribus nor* 
mis. Indi con l'altro dello stesso gioroo, 
egualmente indirizzato al cardinale, Ex* 
posuisti Nobis, p. lag del luogo citato, 
Clemente XIII Fiterbiensi Episcopofa" 
cultates impertiuntur cedendi antiquum 
Episcopale Pala tium favore Conserva- 
torfV delle Zitelle Sperse ejusdem Civita^ 
tis, ad hoc ut major illarum numerum 
recipif et a Hi in eo Conservatorio pos* 
sit/aciliuSf et comodius. Tengono scuo* 
la a circa 80 fanciulle, ed altre 3a gioviv 
nette vengono i vi custodite, educate e dor 
poi a5 anni rimandatea'p'irenti, come ri- 
ferisce il Palmieri. — Nella biografia del 
vescovo cardinal Severoli dissi che isti* 
luì un orfanotrofio per ambo i sessi; e la 
casa per le donne abbandonate o cadute 
in fallo. Forse il i .^ è il Conservatorio dei^ 
la Divina Provvidenza, in cui si educano 
i giovani per ragricoltura,ele donne nel- 
le domestiche faccende, essendo io tutti 
circa 70. Senza ripetere, meglio è legge- 
re il citato articolo. — ^ Spedale Gran* 



VIT 

de di f • Spirito : Conser¥ak>rio e Spé^ 
date di s. Francesca Romana à^ Pro* 
ióiti : Ospizio de* Pellegrini : Ospizio 
di s, Carlo : Monte di Pietà. Di eia- 
senno vado a dime alcune parole. Scrìs* 
•t il Bussi, possedere Viterbo 9 spedali, 
cioè lo Spedale Grande, de' Proietti, de- 
gli Orfanelli, de' Convalescenti, de' Vee* 
chi inabili.delle Vecchie, de'Cilzolai il pìil 
antico di tutti, de' Sartori, degli Osti, de* 
Pellegrini presso e rimpetto al convento 
di Gradi. Il Coretini che pubblicò l'opera 
nel 1774 ooverò 8 spedali, escludendo 
quello degli orfanelli, come forse riunito 
ad altro» — III.' Spedale Grande così 
vìen detto per distinzione dagli altri eret- 
ti anteriormente e poi insieme uniti. Con- 
•ideraodo i viterbesi che l'antico tpedale 
dì s. Croce in Valle, originato nel i «85 
d'ordine d'Onorio IV, situato nel piano 
di Faule, in luogo molto basso, la sua aria 
rìntciva pregiudizievole agi' infermi, al- 
tro ne fabbricarono neh 575 in sito più 
elavato, e riscrizione posta sulla princi- 
pale porta della facciata ne ricorda la 
finidazione sotto la legacione del cardi- 
Bai farnese. Fu affidato al magistrato 
della città, ed a 4 nobili governatori, col- 
la soprintendenza del vescovo. E* per gli 
uomini e per le donne, con locali sepa- 
rati, fornito di tutto. I cadaveri si porta- 
no a seppellire nella chiesa di s. Croca 
mentovata. Vi sono anche i pazzi, nel re* 
duiorio Carabozzoli. Riferisce il Palmie- 
ri, essere in 3 sale ricevuti circa i84o in* 
fermi l'anno d' ambo i sessi, con iscuola 
medico-chirurgica. Situato in ventilata 
posizione a tramontana e mezzodì, alla 
vista dell'aperta campagna, vi sono laa 
letti numerati, a'quali ne' bisogni se ne 
•SS^^^S^*^^ altrettanti a cariola, ed altri 
60 io un nuovo braccio , oltre altri a6. 
Quotidianamente vi hanno circa 1 00 ma- 
lati , 60 oeir inverno , e 200 neli' esta- 
te. M Vi i un medico primario con annui 
scudi 4oo, altri medici e chirurghi sti* 
peodiati, farmacia con laboratorio e di- 
stillalorto, e picoulo orto annesso; 3 prìo* 



VIT 

re per te Jonne, ftlotani auis'enli, cap- 
pellani. A principio «ichiamù O'pritale 
Mia Carila a di *. Eìrna, od Ojptda- 
le della Morte , o di 3. Malleo , o di s. 
Siilo, o di X. Apollonia, ora di i. Spi- 
rilo. Oggi dipende dal Comune, e poi ta 
il «nnio di esserli italo Ì»rÌluilo pel i .* il 
Gahitìftio Cliniro dello Sialo Ponfifì- 
eio". Quello «nnlo giàaieano lìieiato Ìl 
Ca),lellBiio e il Rlaiocco,il«|uole aggiunge. 
All'altare della grnn coma de'n>si<lii 'e- 
deti lo Probaticn ['iscina dì Cesate Neb- 
bia nt'^ietano. Piii ripiodu«!e la nienio- 
rata )«crixÌoiie, che avea lecilnla il Gui> 
■i. Conservalorio e Spedale di s. Frnn- 
resea Homnna de' Proietti, ca'lro*nlrIII 
ed eipoeii d'atiiLo i leisì, tecondo il Ma- 
rocco denominato anclie ». Spirilo, per- 
elle il celelire Ospedale di n. Spìiiloln 
SasDia (r.)di home «i manda ii.ioi e- 
Ipotti o proielli. Eoi «ono in locali te- 
parati itabililì nel 1 738 da Clemenle XII 
nel ppIniED pontilìcio dell'anlira Bocca, 



la. Die 



il Pai 



« In 



sei des 
m1>i ti 



rumi, patte a paoli 13 


il me»,! 


i parte a 




aposlolic 


.0 il Gar> 


din»] nobeilo Roberti. 


— O.p 


lizio de' 


f'ellegrini.Tr» gl'illuati 


rinedìib 


il fonda - 


lore. A'pcl|egiÌDÌ si dà 


in esso U 


clloelu- 


ne, e se ne ricevono cir 


ca4oor. 


anno. — 


Ospizio di s. Carlo. Si 


Il accolgo 


00 i *ec- 


chi one<lì einipotenii.e 


iono cirf 


aaS.— 


Atonie diPielii.h'uZn 


lB,ZOl4«3 


Igtip. 


tenia nel pubblico ^en 




IsigllOM, 


Francesco da Viterbo 


tni< - i 


i^iervaD' 


te e custode dì s. Maria 


de 


i|«0. Dn 


mandata licenra di par 






cittadino viterbese '' 


H ..ài 


che in Viterbo si 






t\i *olula (la Dio, 







VIT ao5 

formatterò !e;;gì profittevoli, proponen- 
do: L'islittizioned'unmoatedi pegni, per 
eliminare l'eccessive usuredegli ebrei nel- 
rìtnpreilsr dfnnio. Riforma delle speM 
esorbitanti negli a;ipannegg't o acconci 
delle spose. Proibizione di maicbcrarti, 
pegli omicidii e alili molli mali che ne 
derivavano. La soirDiaria procedura co' 
debitori ili IO lite. H divieto de' giuochi 
illeciti, lo proibizione delle bestemmie e 
del Diercnio ne'd'i f'eilivi. La remoiione 
del (libunnleper le cause civili delle don- 
ne nella cliiesù di s. Angelo di Spala, ro- 
llando piolànnlu la casa di Dio colle men- 
rogne e spergiuri de'litigBiiti. Il Buiii di- 
ce che pei CIÒ fu sinLilito Ìl monte di pie- 
tà, con piccolo inlereise che si trae da chi 
■'Impresta denaro col pegno. Ed ìl Core- 
lini assicura clie fu eretto sotto il portico 
del paliii7o comunale, colta diretione del 
telante li'. Fiancesco. — Riferisce il Bua- 
si essere in Viieiboi3 chiese nelle quali 
sono altieliBnIe Confralernite ài laici, 
diitimecon diverti abili o i^dcco, e for- 
nite di proprio oroloi'io e residenu, al- 

lilelle (dice M:>i'<iccu ettervi oggi ao coo- 
fraternite e iiihIoiÌi), Preferisco, nel dar- 
ne notizia, il Coietmi come più recente e 
più breve. S. Gio.Batlisia,coì\*muipn-. 
gnia del Cc^n/ii/o/ir, perla redeniione de- 
gli schiavi: veble secco bianco. •£C/eme/i- 
le, colla ciiiupa^ii'a omonima: veste sac- 
co leonato e mozzelta di saia rossa. S. 
Harìn Maililnliiia, toW» compagnia del 
tuo nome e della t\r' Disciplinanti: vello 
Meco bianco, morielta leonata e ditcipli- 
D .dente. S. Ciò. Decollatole a cto- 
c la, e SI tuoi diiegno del Vignota, 

3 titolare dipinto da Anlou'An- 
rifazi) , colla compagnia sotto !■ 
:Bziuue, detta della ìiUsericor- 
lUisleiee cnniorlare icondaona- 
.c : vette sacco nero. S. Rocco 
idro maggiore dell' Assunta di- 
. iMBiicescu Romanelli, oltre !■ 
Jella IVIadonoa a fresco: l'enìgio 
M con altri Santi, oell'oltaie a 



!io6 ▼ I T 

linistra, è del cav. Arpioo), eolltoora* 
pagnia omonima, che conduce io leltiga 
all'onpedale grinferoii del territorìot va- 
ile sacco verde, ed ha pure la chiesa del- 
l' A «suola. S, Silvestro , oggi del Gesù 
(«Il cui già feci cenno superiormente), sot- 
to l'invocazione del ss. Nome di Gesu^ 
che sino al lySS manleneva un numero 
d'orfani: veste sacco rosso. S, Leonardo^ 
colla compagnia di tal nome, che provve- 
de del bisognevole i carcerati, onde liba- 
lava ogni anno un condannato alla gale- 
ra: veste sacco rosso. S, Tommaso Apo* 
«/o/o (il cui dipinto è di Salvator Rota), 
colla compagnia della Morie godente i 
privilegi diquella di Roma, per raccoglie- 
re nelle campagne i cadaveri e seppellir- 
li: veste sacco nero. S. Maria della Cel' 
la o delV Immacolata Concezione(\n cui 
dicevi esservi l'indulgenza plenaria quo* 
tidiana), colla compagnia di tallitolo: ve- 
ste sacco bianco e mozzetta turchina. Ifa* 
tività di Maria, già di s. Quirico^ ora a. 
Maria del Suffragio (fraquentatissimai 
olHe un dipinto dell'anime del Purgato* 
rio di Gio. Francesco Bonifasi , meotra 
quello di s. Gio. Battista è del fratello 
Anton Angelo: nella volta il Daniele nel 
lago de' leoni, co' 4 medaglioni laterali, 
sono affreschi del Vanvitelli romano), col- 
la compagnia di tal titolo, che questua 
messe pe'sufTragi de' defunti: veste sacco 
bianco e mozzetta nera. S, Egidio o ss* 
Croce , colla compagnia di s. Egidio o 
del ss. Crocefisso , la quale dispensa 11 
maggior numero di doti: veste sacca ne- 
ro. S, Orsola F ergine e Martire^ eolla 
compagnia del suo nome: veste sacco qua- 
si bÌHnco, con mozzetta rosacea. S. Ma» 
ria delle /?o^e(già parlata), colla compa- 
gnia òe' Sacelli istituita da s. Giacinta, 
per soccorrere gl'infermi nell'ospedale: 
veste sacchi di canevaccio quasi bianco a 
cinge grossa fune. Vi sono 7 altre com* 
pagnie dette del ss. Sagramento^ che con 
sacchi bianchi accompagnano il ss. Via* 
ti«:o, erette nella cattedrale, nelle colle- 
giate di s. Angelo e de'ss. Faustino e Gio^ 



TIT 

vita, in a. Lnaa, In s. Andrea, ia •• Gio- 
vanni in Zooeoli^ in s. Maria del Poggio. 
Finalmente In altra chiesa sono aoogra* 
gationi kema sacco, cioè: S. Maria Mia 
Salute (il Bussi oflira il disegno dalla osi- 
rabile marmorea porta gotica eoa bassi- 
rilievi a vaghe figura d' egregio lavoro , 
non dissimile da quella del duomo d'Or- 
vieto: oeil' intemo il quadro della Pra- 
sanlatiooe è di Bartolomeo Ca varoai. Vi 
è traditiooe che sia succeduta al taaipki 
atrusoo dalla Saluta, da dove Flavio Sisa- 
vino tolse il pugnala pier trucidar Nero- 
ne^ su di che può vedersi il voL C, p. i45 
ai 74): il collegio de'dottori di legga e da' 
notari. S. Girolamo^ delta della Buca 
e de'Segretif perché questua per la pove- 
ra famiglie vergognose. Carità e Ifome 
*di DiOf oratorio presso Gradi: due eoo- 
gregasioni, Tuna per impedir le bestam- 
mie, e l' altra la profatoasiooe del oooia 
di Dio, non che per sovvenir grinferosl 
nelle osse. & Biagio (l'Assunta neiralta- 
re maggiore è di Filippo Cavaroi»), ooK- 
la eongregasione òt'ss. Angeli Cuitodi: 
ne fu fondatore ilsacerdote viterbese Giu- 
seppe Vinci nelt6gi. Del Croeefitw, in 
s. Maria del Poggio: per pregare peglì a- 
gonizsanti. Oratorio di s. Filippo Neri^ 
in s. Leonardo. Adunante in s. Grooe in 
Valle e io s. Maria di Val Verde o da* 
Giustiziati: per suffragare i'animedel pur- 
gatorio. Hanno ancora in diversa chiesa 
le loro eongregasioni tutti gli artieri del- 
la città, già Università artistiche^ prioM 
della fatale soppressione. Con questa pa- 
rola, nel decorso de'tempì, se sempre va- 
riabili il corrente in ciò è notabile^ se pu- 
re non ne ha il primato, forse elcune del- 
le nominate istituzioni non piò esisteran- 
no. Altrettanto potrà dirsi de'6 RomiUh 
rii con piccole chiese descritti o nomina- 
li dal Bussi e dal Goreti ni, dalle vicinan- 
te di Viterbo, vale a dire: s. Michele Ar- 
cangelo, nella sommità del monte della 
Palenzana; si. CrooeBsso, nella via della 
Quercia; p. Maria della Ginestra , nella 
via di Monte Piaseooe; s. Maria dairOI- 



V IT 

mo, nella tìa il] VetinllA; t. Croce, ruo- 
li di parla «.Siilo nello via dì Romai Ma- 
doiioa della Grollicelie, in lai via. 

Il pubblico insrgnsnienla è loHetol* 
metile curalo in V ilei bo. Neil 5^6 pre- 
galo l'oolo HI ilftl oiagislralo e cilladijii 
eibo,pM 



e l« (hiaf 



vilei 



i, iMilui 



tludio pubblico (lì «cicnie, che doii los» 
pillilo inferiore oll'allie univertilà d'Iti' 
ila, egli ben Igne meule ne ìncaritò del l'e- 
secuzione lìsrlulomeo Appog{;iodB Ma- 
ceiBlu allorspretìdc della provincia. Que- 
gli cui oiiigistrtito vi corritpose con pion- 
Iciia, jiubblicaiidone l' iililuuone a' 34 
ollolire. Ma sebbene provveduto di olti- 
mi lettori e maetlii, non riutcì di quel- 
la durata die si operava, n per la vici- 
nanta dell'alUe uni*ertilà di Boina, Pe- 
rugia e Àiena, e ù per la morie del l'a> 
pa avteoulB a'io novembre 1 549- ''"'* 
peiòche gin «iiteste, sebbene se ne igno- 
ri l'oiig'ne, l'arcadeinia degli yirdrnù, 
che liiiliitB fiorine, poicliè ouervB il But- 
ti, non etiere ini probabile d'p«ter*i ita* 
lo B»criito il celebre Claudio Tolomei, il 
tonale in una ììuh lettera de' 18 gennaio 
) 547, «tampala nel 1 554, dicbiara come 
gli Bi'CBdemici jinltiiii desideravano a- 
veito tra loro, per suo gran Tavore, ina 
temere cullo tua umida fi eddeiu espor- 
re in pftì te la loro lidia fiamma, la qua- 
le sperava ir.bievedover produrre (]ual- gli 
che gran luce di gloria. Inleie alludere 
all'impresa BCCodemica.prodoIlB il) dise- 
guo dal Coretini, esprimente un crogiuo- 



io con t 


ntro una verga d'oro che bolle 


iratefic 


imniee col mollo Dome Punim 


Esercita 


ndoii gli accademici prima nelle 


propria 


letideuioe avendodiversi fondi 


quindi 1 


sei palazzo municipale, in vaile 


sorta di 


itudi e nella poesia, animali eia- 



dal desiderio di virtuosamente o- 
perare, presero il nome di Ardenti, e 
Ibrmai-ono 1' accennata corrispondente 
imprese, per denotare forse, che il fuoco 
e l'ardore delle dìspute , e degli eruditi 
rDgioDaD)culiv»'()ualì negli studi si eser- 



V I T ao7 

GÌIatsno, faceste (luell'elTetta in loro, che 
fa lieti' oro lu lui-nace , cioè che ()uantO 
pib vi Bla deiitio , tanto più ti affina • 
punica; e cos'i e-<.i col varìoecontinua* 

10 etercÌ7to degli studi fervendo, inien- 
deiauo dar piote d'esser degni figli del- 
la patrie, come dell'accademia, quasi da 
fornace ritcìildali e commossi a più chia- 
re azioni. Il Quadrio, Della storia cari- 
la rngìcne d' ogni poesia, IrailBiido tlt 
quett'accadtruiia, la dice fìoriliitima sin 
dal secolo XVI col nomedegli Ardenti, 
ed avere pei impieta più verghe d'oro 
poste io un ciugmolo tulle fiammea li- 
quefarsi, col nioiio: Donec Ptirtim. Di - 
Bilie RCcodeniie di Viterbo fa menzione 
il Quadrio, dicendo: Sul principio del M- 
colo XVII ebbe origine l'accademia de* 
gli Ostinati, aveuie per Impresa una pi- 
iBraide d'ogni inloi 110 soffiala, col mollo: 
Frutlra. Fioiirono pure gli accademici 
Confusi, i quali ebbcroa impresa il caos; 
e ^V Innoiiiiiiaii. Il Catiellano ditte l'ac- 
cademiB degli .,4r</rnti istituita nel i5oa, 
divita in 4 sezioni di scienze e lettere, e 

ginerìpelt.Marfìccùjcbiarnandola discien- 
ze e arti, dividersi in 4 classi, ciascuna 
delle quali» riuni^conn privatamente, C 
lutle una tolt.i si mete in una sala muni- 
cipale. £ da ultimo aggiunte il Palmie- 
ri, che l'Bccndcmin di sciente e arti de- 
Ardcufi , 111 fondala nel i5o3 dal 
conte Antonio Tagliaferro dì Parma (il 
p. AflTi, MeiuorU- lUgli icrhlori e lette- 
rati pariìiigìiìiiì, ilhe loltanto quelle di 
Gabriele Tagliafrrri , guerriero, poeta, 
scrittore, e nel i S-j 1 governatore di Ga- 
silo, figlio d'un Guid' Antonio), da dov« 
era fuggito per citili discordie, ed aver* 
nella suo resideozo nel palauo munici- 
pale un gabinetto d'archeologia e di sto- 
ria nelmale. Di più contare Viterbo dal 
i8a8rBccRdemia/-'/Wrilrnmdfira,epoi 
venne isiiiuita aoclie l'accademia Filar' 
manica, olire un concerto musicale.— 

11 seminario ve<covile, riferisce il Busti, 
GoU'aulorilii de'mss. della catudrak.cbfl 



2o8 V I T 

ti vescovo cardinal Cesfjnnì fieìì63*/ lo 
fuudò di pianta, sebbene egli opini, che 
si applicasse a rimetterlo nel primiero 
stalo, già da molti anni abbandonato, 
senza rendere ragione da chi fondato pri- 
ma, ed in principio fu presso la chieia di 
s. Maria Nuota. Inoltre si trae da' detti 
mss. che la fondazione segui a spese non 
solo dal cardinal Cesa ri ni , ma anco di 
lutto il clero della città e diocesi, e del- 
la comunità di Viterbo. Il cardinal Fran- 
cesco M.' Brancacci, che gli successe nel 
i638, lo compì eridusse in miglior siste- 
ma, contando 3o alunni a tempo del Bus- 
ti. Il seminario dipoi si trasferì sul pon- 
te di s. Lorenzo contiguo alla cattedrale; 
quindi passò nella cosa de' carmelitani 
scalzi. Qui conviene parlare della com- 
pagnia di Gesù, e del suo collegio nel cen- 
tro della città, nell'area della distrutta 
chiesa parrocchiale di sXroce. Per le re- 
plicate istanze del comune di Viterbo, e 
l'assenso di Gregorio XV, nel 1623 vi 
furono introdotti i gesuiti,coo queste con- 
dizioni. Che il comune dovesse dare per 
fondazione e dote del collegio al suo p. 
rettore ani>ui scudi 1000, oltre altrettan- 
ti nell'ingresso per provvedere le cose ne- 
cessarie, e Gooo per fabbricare il colle- 
gio; beu inteso che acquistando i religiosi 
beni stabili, dovesse proporzionatamente 
diminuirsi Tassegno, cioè quando la rendi- 
ta annua ascendesse a scudi a 00. 1 religio- 
si poi si obbligarono tenervi pubbliche 
scuole in cui s' insegnasse il leggere e lo 
scrivere, la grammatica, l'umanità, la ret- 
torica, la iilosoda. A'4 l^'glio 1 626 moren- 
do il cardinalScipioneCobelluzzi viterbe- 
se, istituì erede uiiiversaleil collegiode'ge- 
siiili;e perchè la sua eredità ascese a 700 
scudi d'annua rendita, perciò egli ne fu 
dichiarato fondatore, e d comune restò 
obbligato a pagare soltanto annui scudi 
3oo a compimento degli statuiti 1000, 
de'quali venne del lutto sgravato per al- 
tri acquisti fatti dal collegio mediante 
donazione del viterbese Giovanni Brunac* 
CI. Inoltre culi' eredità dei cardinale , il 



VIT 

collegio acquistò una ricca e copiosa li- 
breria, e dalla vendita de' mobili se ne 
trasse taoto da potersi a'a dioembre 1 662 
darsi principio e'foodaroeoti delle pro- 
pinqua chiesa sotto l'iovocasiooe di s. 
Ignazio Lojola; la quale poi fu proseguita 
colle limosino e legali di varie pie perso- 
ne, massime del cav. Donato Spadenti 
viterbese, al cui effetto lasciò 1 5oo scudi 
d'oro , e finalmente si terminò per una 
lascita di scudi 8000, fatta a' ag dicem- 
bre (670 dal p. Girolamo Bussi gesuita, 
colla condizione che si ricomprasse a fé-* 
vere del collegio tutto lo speso nella fab- 
brica della cliiesa, e si compisse quanto 
mancava, pregando il p. generale della 
compagnia ad onorar la sua famiglia col 
titolo di fondatrice della chiesa, come fu 
esaudito con lapide sulla porta oella par- 
te interiore, che esibisce, coli' altra che 
vado a dire, il patrio storico BussL Pei*ò 
i gesuiti, grati allo Spadenti, in seguito 
posero sulla porticella presso la cappella 
di s. Francesco Borgia, lapide con memo- 
ria del lascito. La chiesa fa aperta a'3o 
luglio 1671, e la benedì Ridolfo Acqua- 
viva arcivescovo di Laodicea e governa- 
tore del Patrimonio, avendo assistito a' 
Cri mi e secondi vesperi e olla messa so- 
mne il capitolo della cattedrale. Poi d. 
Olimpia Aldobrandini principessa di Bos- 
sano, vedova did. CamilloPamphilj prin- 
cipe di s. Martino, con testamento del 
1 68 1 , fondò nel collegio due pp. gesuiti 
per fare di continuo le miuiooi nel di- 
stretto di So miglia. Marra il Goretini, 
che per la fatale soppressione della be- 
nemerita compagnia di Gesù, avvenuta 
nel 1 77 3 (disse un moderno. L'espulsio- 
ne de'gesuiti da per tutto precedette sem- 
pre e spianò la strada alle rivoluzioni, ed 
alla soppressione etiandio degli altri ordi- 
ni religiosi 1) nel collegio si continuarono 
le pubbliche scuole di grammatica,umani- 
tà, reltorica e filosofia. Nel 1 8 1 4 ripristi- 
nala per tutto il mondo la compagnia di 
Gesù, con unico esempio nella storia de- 
gli ordini regolari, il municipio di Viter- 



•ixitiin ii'^eMiili il Collegio Rumano^ *à- 

Ini.. Mi.: |iiri<l>t«<ei u il Cdlegiu lìuNobUi 

ili Homii, come notai nel «ol. LXXXVI, 
p. a 1 6, r genuìii sponUiiennivnte *i fili- 
l'.iono <l4t 'collegi (ti Vlietix), di Terni o 
<]' tJibino, terminato l'anno icolailico 

I Si6, Hienciti bisogno di «oggetti, pe'det 

II t; nitrì slabilinienti [liii grandi. Fu al- 
lora che nel locale del cullegiuM tra&por 
lo il «emioArio «eicoviie, [oroiandoai l'n- 
iiilu tilabiljmenlo inwgnaote di Semina 
rio-Collegio, eli' è [ìorenle e capace per 
l'ampiena d'un centinaio d'alunni. In se- 
giiito, come (i legge nel Giornate di FiO- 
ma del >d53 a p. 333, avendo il cardi- 
niil bio. Battista Duìti arcitescooo di Be- 
nevento e palrìiio lileibese, iinilaodu i 
(uui nnlenali ce le beni ut i per ogni mu- 
niei's di benefìcennr lerio la patita, con 
allo di ulllma volontà lasciato erede de' 
«UDÌ liberi averi il lemiiieiio *eicotil«, 
>]iieiio pio letterario iitilutn a' 17 U\i- 
braio iU53 lodditrece ad un impoilanle 
doteredi gratitudine e di giuttìiia, cele- 
brando nella sua cbiesa di s. Ignazio bo- 
lenni funerali in aollrJgio drlla di lui a- 
niiua. Nulla fu ommesBO onde riusciste 



il t< 



'ole la «ai 
opio paia 



ritchiorulo da funeree fa 
un msgnificocalafdlco adorno drgli slein- 
IDI dell'illustre porporato defunto, epi- 
grail ed emblemi espuinenli la dignità 
ed i suoi nteriti. Il «eicovu cardinal tia- 
netti in abili pontificsli, unito al capito- 
lo delia caiiedrale, ti compiacque d'a^si- 
atere alla messa lolenne di leijuie, cele- 
brata dilli' a<cidincono d. Giotaiini Crì- 
•lal'eri, con musica Ulromenlale e voca- 
le cuiuposia e diletta dal maestro Pro- 
spere] Selli. Dopo r elogio funebre pvo- 
niintiuio dui can. prof. d. Luca Ceccoili, 
prefetto degli studi, il coro de' musici l'i- 
preie la flebile armonia iulonaudo l'ul- 
tiine (ueci d'esequie, tneotre iuturao at 



ocunciUadin 
moria, bEiiedella da Dìu e dagli uiimini, 
rimarra In perpetuo esempio di egregii: 
■lioni e di vera grundezEa. Il Gmrnale 
ollie 3 cori'ispuiidenli epigiafì, pixlesul- 
la porle {;ratide del tempio ed a' due lati 
del cnlBinloii, e celebranti la muniricenui 
patria del cardinal Bu'si terso \' Epigeo- 
pnlc Gjmnatium. Dello stalo presente 
del Seoiinarìo-CoMegio dice il Palmieri: 
Vi sono tutte le scuole pobblicbe for«i»n- 
li (juasi un Liceo, (eiiaiidio) con cattedre 

è uo professore di diiieij(i«,alU-o dì c(in- 
lo ecclesiastico, altro di calligrafìa. Il Ma- 
rocco, die pubblici) il voi. con l'articolo 
Fiterho neliS37, itiesallamenle disse lo 
Stabiliinetilo, coUrgio i/r gesuili, con la 
chiesa, ove dichiara essere: d quadro di 
i. Ignazio un capo d opera del cu*. Mai' 
laoli, il quale dipinse pure la B. Vergine 
col Bambino nel 3," aliare a sinistrai e 
nella lagrealia esistere un Crocefitso, cul- 
la B. Vergine e ii. Giovanni, buona copia 
dell'imigrie Michelangelo. — Pubblicò il 
n. 4 de! Diarw di Homn deli83p,ona 
comunicBiione scrìtta da Vìlerbo.'ln es- 
sa è detto. Il 3 gennaio fu per la cìllà 
giorno di leliiiB. I ir. fratelli doUe Scuo- 
le rrisùiiiir, lanlo benemerìli dello Reli- 
gione e della socielà, aprirono una casa 
del loro s. lalilulo per l'istruzione deTun- 
ciulh della prima età. Fra tante pie foD- 
daiìODÌ, delle ijualiiD ogni specie abbon- 
da Viterbo, come onoi-andi telaggi della 
pietà degli ati, mancava solo questo or- 
oamealo, che puòdirsi il migliore per gli 
elftaii salutali cbe ne scendono all'educa- 
zione ealtolica della tenera gioveniìl, ov è 
affidata mila la speranza della |>ulria. I 
G«muni e già lunghi *oti vennero così 
appagai), m^icè dell'inttencabili cure del 
,*igilaoti«.N>n)o pastore cardinal Pianelti 
(allora prelato), il quale dopo la conces- 
iiooe falla dell'antico locale del wniiia 



10 VIT 

io preéso la calteJralr, e «li un annuo 
ìs%Ki (iiioiaf io {■'io{x>r7i"rifcto iilltriicl lii 
ili *elo iiilurlu ■ »ii* »|^^P, cuiiìoilu al- 
•u*o ilcir iiiilii."i«"r, e f- r« io «li tulio 
l iitfce&saiiu ini I* i'^ l«iiU« |«cr ic wuu:e, 
lUttiilo per r^lulai'.oiiC tir' luat-^li:. D'i- 
etti»! rgualiuente lutto questo bene alla 
L^ioviiJa aaiutiniitraiivue i!cl comune, 
ni io i»|^ccie allo telo ilei ic! giuti^mu 
iiiagi^tialo, il qujle an bie ^t>lieciUto iIjI- 
r^iiiati^simo |»re>'i)e U14' ^' acoiuo Au- 
luuelli (uia cariltnal ur^tctaitu Ji »talu), 
cui niente stug§i^a del pubblico vantag- 
gio» proiìio&se l'u^HTra vno al »uo lermi- 
IK, a%»egnaQ Jo la maggior parte cleiran* 

11 uà nieiisa [lel coukkIo «oUciitameoto ile 
lodati cDembri. Stabilite tutte ieco«e, pre- 
gia rauloiiiuiiuiie fto«iaoa di Gregorio 
Wl, in detto giorno dopo celebrata la 
uetM e coni unica ti in eisa i ir. fratelSi 
dali'euconiiato cardinale, coli' a»si»tenza 
del capitolo e di liiUi i pairocbi, oca cbe 
riulerveulu (ormale del-a magistratura, 
uteccdula dal nobile Laizaro Aivaiigeli 
goufdlonieie , ebbe luogo la procestioiie 
d'actuinpaguo, e l'apertura delle scuole 
criitiaue. Cautalo l'iiin*» del'oSpirito "Mili- 
to, cuiuinciò il religioso corteggio. Pre- 
cedeva la baiìdieia bianca, sotto la qua- 
le m>t*gua, fi a riirmonia delle sagre lau- 
di, dtiìiava in bell'ordine DucDero>u stuo- 
li di giovanetti , cui vigilavano a lato i 
Kto^iuvi parrochi; seguiva la Crooe ca- 
Mlu^tfe* e il seoiioario episcopale, iodi i 

che facevano convenevole ala a' 
mmh Maestri cbe s'investivano del 
^'jali nell'edificante loro con- 
Ei«eMi«vaoo l'attenzione e ilrispet* 
r 1^.^ popolo accorso; cbiude- 
ia il caidiual vetco- 
u Pervenuti nel Io- 
li cooveoieiile 
iL«adeiimo veico- 
«AUiaia&ttuo- 
aUa dreoaUn- 
à r« Deuntf 
wmfMonìm 





CI. 




V IT 

re le scuole 270 gio^aoetli Tanon, ma 
impropriamente cbiaaiò i n>mr%ìr\fratel' 
ii f'ella Dottrina cristiana. Per Tistni- 
tione delle fanciulle vi sono le Maetfre 
Pie (r.), delle quali vaoU Vilcrboii'a- 
ver dato i natali alla fondatrice di tale 
utilissima e pro|»agala ist*luuoiie, inclou- 
vamente a quella pro% iniia De'Iuogbi no- 
tali ne'propi i paragrafi. Come narrai nel- 
Tarticcloy riferisce il Bus&i, che per im- 
pulso e direzione del gesuita p. Jgnatio 
Martinelli perugino, di untissima vita, a' 
2C| agosto i6S5 la serva di Dio Ro«a Ve- 
uciioi viteibese die' principio nella sua 
patria alla tanto profittevole, e non mai 
abbastanza coinmeodata istituzione del- 
le scuole e maestre pie , cioè a dire di 
quelle maestre che per puro spirito di ca- 
rità coosumano tutta la vita in istruire 
k fiiaciulle, alle quali oltreché pi tocipal- 
mente iusegaano il vero modo di ^iwetc 
cristianamente per mezzo de* rudimenti 
della cattolica fede, e colla pratica deU 
l'orazione mentale e vocale, e di altri spi- 
rituali esercizi, insegnano ancora a legge- 
re e scrivere, ed a fare lavori donneschi, 
non meno a divenir buone madri di fa- 
miglia. Le scuole di Viteibo delle mae- 
stre pie, il Palmieri le designa co' nomi 
di s. Faustino, frequentata da circa 80 
acuiate; t. Giovanni eoo circa 100, s. Car- 
lo con circa So, Divina Provvidenza con 
ao. Prima di luì il ftlarocco le divise in 
3| citè a eoo convitto e altra eoo ospizio. 
Illustri in ogoi tempo ebbe Viterbo. 
Olire i nominati, e quelli che dovrò ri- 
curdare nel progresso dell'articolo» senza 
qui ripeterli, i priocipali sono i seguen- 
ti, per MOtità di vita e segnalati iu ope- 
re di pietà , nelle dignità ecclesiastiche, 
tranne i vescovi patrii di cui per ultimo 
«ella loro serie , nelle scienze e lettere, 
udl'arti, nell'armi, e d anco il gentil »es- 
•o ebbe Uisue illustri. Fiorirono dunque 
|ier taotilà di vita. Il b. Suldanerio, uno 
de*primi seguaci di s. Francewiu d'Asiiii. 
Il b. Guglielmo Cordella minorità, il cui 
corpo ripoM in a. Franeeioo di Toscauel- 



VIT 

In. Il b. BnrDabii minorila. II b. GioTnn- 
ni sgoMiniana. Il b. Giacomo <leirn [Il 
agostiniano, della nobii ramiglin Cnpoc- 
ci, valente teologo cantore d'opere, <li cui 
IfBie I' elenco il Coretioi ; ai'CÌ*e«rovD di 
Denevealo e poi di Nnpoli. Il b. Antonio 
de'iei'ti di Maria, vicario generale e •!- 
■ilatore apoi'olico del »io ordine. Ln b. 
Frjnce'ca Cirabetla del 3.° ordine delle 
«erre di Maria. Agn«(ina figlia d'Angelo, 
un:* delle d»c-epole di >. Francesca roma- 
na, colle quali die' principio alla cnngre- 
gigione dell'oblBle. Su'ir Francetca Ca 
(erina Vaccbini del 3." ordine di «. Do- 
menico: TÌpota il fenerabde soo corpo 
nella chieta di Gradi, con iscrizione pò- 



i dal e 



!. Il b. Cr 



1 da Vi- 



lerbn laico proresco cappuccino, della fa- 
migtia Fioretti: il»«o corpo <i tenera nel- 
la cbieaa de'cappiiccini di Koms, oie Pio 
VII lo beatificò col 'jreve Quan Domi- 
n».tcoe/i.de'a6agoMor8u6, Bull. Rom. 
coni., t.i 3, p, 4i' Sì (egnatarono per o- 
pere di pietà. VÌKonle Gatti oabibctimo, 
valoroto nell'armi, e illustra per pietà; 
Tondo e dotò l'ospedale pe'pellegrini nel 
1 393, incontro la cbieta di Gradi, detto 
Domus Di-i, di cui BoDiracio Vili nei 
i3()g affidò la cura al p. priore di quel 
conTCnlo, e prese lotto In proleiione del- 
la a. Sede. Pier Franceaeo Bu«ti nel 1 570 
atollieto de'poveriitlitxì il monte Tru- 
mentariocon 3000 scudi, attribuendone 
l'amministrazione a' pubblici deputali e 
al prìmof^enitode'iuoi discendenti. Giara- 
battiiia Znnera nella parrocchia di *. Ma- 
rta Nuova Tondo l' ospedale de' convale- 
scenti, sotto l'in vocaiione di S.Carlo Cor- 
rouneo. Distinti per dignità eccidi asti clic. 
Cardinali; Raniero Capocci. Alho. Mar- 
co Ha Viterbo, sepolto nella chiesa di». 
Francetro de'suol conventuali con monu- 
mento. VavaSaniorio. Egidio da F'ùer- 
lo i\e'CanìiÌ 4nlomai, cbe altri vogliono 
di Canapina, altri di Cinino,' per ijuan- 
lo diati in (jua' paragrafi: il Coretini lo 
ne nato da Antonino Caniti nobile 
e da Maria del Tetta della dio- 



V IT stt 

ceti di Cixti'o. e riporta il catalogo di aite 
opere rdite e incdittf. Scipione CoheUaz' 
zi. Francesco nfiiifalckìni. Gio. Batlitta 
fliiMr. Pier Fiance'co Busii,n»to in Ro- 
ma, oriundo viterbese: amaDtiiiimo de' 
poveri li nominò credi. Di tutti questi 
cardinali sci issi le liiogrnfie. Non potei 
r«rlo del cardinal Gio. Datlitta Buhì rn. 
mano, nato in Viterbo, arcive<covo di 
Benevento, peritile 'eorlo nel 1 844, men- 
tre il voi. VI, die contiene quelle de'«uoi 
anienati.i'rtven polililicila nel 1 S^o. Spe. 
ro potervi '^op^ieni e nelle Addizicii, da 



prei 



fuder 



da fbi 



e vescovi, fecondo il Coretioi, non com- 
presi i pairii, per ragionarne nella *erie. 
Fr. Ridolfo da Viterbo donaenicano, nel 
i27oarcive«covo di Taranta Francesco 
nel 1375 vescovo di Sulri. Corrado nel 
1384 vescovo d'Orte. Fr. Monaldo mi- 
noiita vescovo di Civita Castellana nel 
iiHa. Camilla Gatti del iag3, sueceS4Ì- 
vnmenle ve!ci>vo di Camerino, Mileto, 
Nocera. Fr. ContiUo Gatti domenicano, 
nel 1399 arcivescovo di SaMari, poi dt 
Conia. Fr. Gitivaiiiii Majenti domenica- 
no, nel t3oI^ v.-;covo di Civita Caslella- 
na; ma l'Uglielii non lo riparta a tale aa- 
Do, ben*'] nel [279 ìdmeno, ma deve es- 
sere anche prima e nel 1370, cbiaman-* 
dolo ntnyneM'ttf. Fr. Pietro domenica no, 
o nel 1 33 t vescovo di Castro del Patri- 
monio, in «Hutilà e dottrina chiaro, « 
versolli33i arcivescovo di Ragii»i , se- 
pollo in quel tempio di ». Domenico. Pr, 
Lorenio di Angelo damenicaao, nel 1 3^9 
veicovo di Civitate io Sardegna, ma do- 
vette Termarsi a Piva. Pr. PieliSi dome- 
nicano, nel 134B vescovo di Cagli. Gio- 
vanni o Gemino forse de'Salamarì, nel 
■ 348 veicovo di Civita Castellana. Pr. 
Steiano agostiniano, neliSSg vetcovodi 
tal chiesa. Fr. Giotanni domenicano, nel 
i3fì7 vescovo di Civitate nella Puglia. 
Antonio de Vetiilin, neh 37 5 vescovo di 
Fermo. Fr. Antonio (Dinotila, nel iSgi 
vescovo di Lecce. Valentiao dì Vanno, 
nel 1 397 vescovo di Soaoa. Fr. FraneeMO 



3ti VIT 

Angelo miiionta,nel 1 4oo fescovodiCai- 
•andra. Fr. Raimoodo minonta, nel 1 4^ i 
vescovo di CaUaro. Fr. Angelo Scanleo- 
De agostiniano, trasferito dal veicovalo 
di Geioiu a Todi nel i434- ^<'* ^^■«^■'o 
Antonio Petrucci doiuenrcano e celebre 
teologo, nel i44^ vescovo di Sediti. Mi- 
chele Canensi o Canesio nel 1 4^9 e non 
nel 1478 vescovo di Castro del Pattiino- 
nio. Tito Veltri, nel 1480 vescovo della 
slessa chiesa. Paolo Giosi , vescovo nel 
1483 circa neirirlanda.Fr. Lodovico Ad- 
gelelli de'Gentili domenicano, nel iSoy 
vescovo di Segni. Cristoforo Spiriti, nei 
i5io vescovo di Cesena: gii successe per 
ooadiutoria il nipote Giambattista Spiri- 
li, Dia privo degli ordini sagri rinunziò 
con pensione di 4^0 scudi d'oro, e spo* 
ib Camilla Orsini sorella del conte di Pi- 
figliano. Fr. Angelo Maidalchini dome« 
Dicano, nel 1645 vescovo d'Aquino, indi 
di s. Severino. Vincenzo degfi Atti 00- 
bilissimo, nel 1695 vescovo di Baguorea, 
indi d'Orvieto. Benedetto Bussi, nel 1727 
vescovo di Recanati e Loreto. Nunzi apo* 
atolict. Fr. Bainone domenicano priore 
di Gradi, nel 1 376 fu uno delegati mao- 
dati da Giovanni XXI a Michele Pa- 
leologo imperatore greco. Fr. Giovanni 
Verreschi domenicano , Nicolò HI net 
1277 lo spedì nunzio a pacificare il re 
di Francia, col re di Castiglia e Leone, 
e Del 1278 a Bologna e in Romagna: fu 
grande impugnatore degli eretici. Fr. Ra« 
nierodomeoicano, nunzioio Sicilia di Ni* 
colò IV, per la libertà, che ottenne, di 
Carlo principe di Taranto. CherofinoChe- 
rotini canonico penitenziere della catte- 
drale^ nel 1681 internunzio nella Svizze- 
ra. Prelati della s. Sede. Pietro Luneo* 
si, segretario de' brevi di Nicolò V. Ao- 
drea Spiriti, nel 1471 chierico di came- 
ra e protonotario partecipante. Giovan- 
dì Botonti, nel 1489 chierico di camera. 
Aurelio Caprini, nel 1489 chierico di ca- 
mera. Domenico Francisci , prelato do- 
mestico di Leone X. Alessandro Jaco« 
mucci| nel 1616 protonotario, e TOUnte 



V I T 

di segnatara. Lodovico Bussi, segretario! 
di consulta, rinunziò a Innocenso XII, 
per d isporsi a beo morire. Marcello Che- 
roGni, ponente del Buon governo: reci- 
tò neltu cappella pontificia l'orazione fu- 
Debie dell' imperatore Francesco I. Fr. 
GiovHUui Nanni oAnnio domenicano, na- 
to verso il 1432, peritissimo nelle lingue 
greca, ebraica, siriaca, caldaica e altre, 
versatissimo nelle storie e antichità sagro- 
profane: fu caro a Sisto IV, ed Alessan- 
dro VI il quale nel 1 499 lo fece Mae$tro 
del s. Palazzo nposioUco (A'^.)» moren- 
do a'i3 novembre i5o2. Il Coretini ri- 
porta l'epilaflio, e il catalogo dell'opere 
stampate e inedite, ma 1' amor patrio lo 
rese cauto a portarne qtiel giudizio, che 
GOD altri qua e là ancenoai, ed altrove, 
limitandosi a dire: n Vari sono i senti- 
menti degli scrittori intorno le opere da 
lui pubblitote, essendo tenute da molti 
per spurie, da molti per alterate e cor- 
rotte, e da molti per sincere. Non è dai a 
iipesiooe, oè questo è luogo proprio di 
esamioare tale controversia. Per la qual 
cosa, rimetto i lettori all' eloquente ed 
erudita orasiooe stampata in sua difesa 
dal nostro concittadino Francesco Ma • 
naai^ per tacere altri apologisti di lui 
DDooverati dal p. Echard e dal B-iyle ". 
Hoo solo ebbe apologisti, ma fatalraeote 
aache segaaci, mauime viterbesi, che al- 
terarono la storia, inclusivaineote a quel- 
la di Viterbo, ed all' origini e antichità 
Etrosche: De Antiquitateei rebus Eiiuu* 
riae^ Lugduoi 1 555. Tali apologisti e eie* 
dìi seguaci, senza critica e troppo credu- 
li, caddero come l'autore, in credere le 
favole da lui recitate; furono confutati, 
ancheda dotti e savi patrii scrittori, e per 
ultimo di recente dal prof. Orioli, benché 
si vanti viterbese, per cui non fanno au- 
torità. Ma si riprenda il novero degli al- 
tri illustri. Fr. Vincenzo Fani domeni- 
caDO , segretario della s. congregazione 
dell'Indice oel 1 664* Altri Protonotari a- 
postolioi.CesareBussi Del 1 585.Bosio Ma- 
Ugrieeia aeli6i6,Gurolamo Fiorenzola 



VIT 

neh63 5.TiinokoVaui)iue1i635.Giovan- 
nÌGoii«llì nel i636. Avvocali coiimioriali. 
Domenico FnjaDi oel i4uo. Aoselmi) Da- 
li>nii neli49o- Nicolò F"jani nel i5ga. 
GiroleniD fa»! ad 1743. Scieniiao e 
lelteiali. Fi". Angelo Ncgio " legioni 
(lomeiiicauD, Ilonto nel 1179 nel conven- 
to di Gradi, come laiili altri illustri i'«' 
ligiiisi (li 11 celebre dauitio ; di «ingoiar 
duiirina.d'orJiuediDunifacio Vili scrii- 
se. De Poteslale l'apae. M. Girolsnio 
dottore in cuedicinFi, e Cola di Covellui- 
10 ìci libera lenieinoi'ieo cronache patrie 
del I a53 al i4oa circa. Kicola Ji Bartolo- 
meo o della Tuccia, mercante di profeS' 
none, raccoUe quanto oe aieanoacritlo 
i due croiiitti ooiuiuali, olire lo scritto 
del Laniclbllo, e la conliiinò nelle caie 
daluiviste dal i4o<3 al [473. Questa cro- 
naca inedita 000 èpropriacuenie di Laa> 
Tcllutlo, ma di Nicolò che la compilò, 
conte allerti il prof. Oiioli ocH'-^/Wm 
1/1 Roma, l. ao, p. 3o5. La CMllà Cat- 
tolica, strìe a.', t. 8, p. 319, die'contez- 
u ; Cronaca de principali falli d'Ita- 
lia daltanno i4i 7 al 1468 di Nicolo 
delta Tuccia viterbese, pubblicala per 
la prima volta da un niss. di Moniefia- 
icone per curii di Francesco Orioli, Ko 
ma 1853. L'editore si pioponeia pub- 
blicare del medesimo autore l' inedita 
CioudCB deYatti particolari dì Viterbo. 
GioTanui Juzio da Covelluieo ipeiialf, 
per la SUB integrità impiegaloin raggnar- 
defoli ulTui da Airunio I le di Napoli, 
e da'Fapi Nicolò V, Fio 11 e Paolo 11 ; 
continuò le patrie cronache Ji Girolamo 
e di Cola , cominciando dal pontiCcaio 
di Boniidcio IX sino ali48o : suo figlio 
Cosimo le prosegui per due atioi. Do- 
menico eccellente profesioredi legge del 
1474. Fi'. Tomtnaìo Bonelli agoiiinm- 
DO, rinomato predicatore del XV secolo. 
Dio. Denedetto Annio, el leta 11 

'Dcipiodilahccolo.C ioSj 

loetaegtegiodel ■ 
btaddi482. 
auo, celebre 



VIT aiì 

morto nel 1 49<3. Cornelio Benigno, nelle 
inalemaiiclic e in nltre sciente veriatissi- 
ino, da Limone X loduto. D. Gregorio cas- 
«iiieie, dottore in ambo le leggi e perito 
nelle divine 3ci'illui-e, del i54o. Girola- 
mo Ruicelli uno de'più eccellenti profes- 
sori di belle leltcrede! XVI secolo ; oio- 
l'i a Venezi.1, ma non fu di tal citlìi, e 
mollo meno fu in\'enlore dt comporre i 
teriii nella luigna italiana I come scritte 
un moderno; beni"i ci diede Tarie rac- 
colte di rime, ed il Rimario, colle »oci 
e co'yrecelli pei t:amporre «ersi italiani. 
Fu autore e |iiù elitore di molle opere, 
riferite anche J.1I Coretini , ma mostrò 
più Eelu che ciilic.t. Nel poniifìcalo di 
l'aolollIFinilòin Roma l'accademia del- 
lo Sdegno, ma ebbe corta durata. Vin- 
cenio Ruscelli, buon letterato, Deli584 
fece flgginiile al Wbro MV Imprese illii- 
ilrìiiei prci;eJeiile. Latina Latini, fu ia 
Roma impiegato! 3 aaninell'emendaiio- 
ne della laiiculta ile'canoni di Grasiano; 
correste puic e iUuttrò altre opere sa- 
gro- prò fu ne, ed il cirdinal Baronia tot- 
tomì<e alla sua revisione la nuova edi- 
■ ione del ìM<imÌìoIosìo Romano. Morì nel 
I 593 e lasci!) la ma libreria al capitola 
della cattedrale, ci>llesi)e opera edite e 
inedite. Colonisio .S«nnelli, celebre dot- 
tore in nie.Iii:ina. Fr. Atanasio Xelli do- 
lente sapere. Domeni- 
e la pallia storia sino 



ih6i 



calili 



nell'archi- 



Gabriele PoUioni do- 
menicano , commentò alcune memoria 
P'ilne e del comeiito di Gradi. Valerio 
Flocco insigne meilico pontifÌcio,(li cui 
ne' voi. XLIV, p. 12), Ll,p. 13 1. CoMr« 
Cri , r.iii]osis»nio medica Itoiito nei 

ve del secolo SVII, tra le cui ope- 

iratt.'iio, Oe' Bagni di Fiterbo, 
[lei Giulii, 3.' edizione. Pietro 
. Gui'i verso la fine del secolo 
ciò diverso da quello che vado 
mi giovo : legretariu del comu- 
I erudizione. Stampò: Calalo- 
opoTiim Filerliiensium, cioè a 



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mucci, nel; 



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VII 

e Jtiila taccia di rr:> :. d' impostura. 
*. L'.rsj dui a::.:.':*,: ? Ardente in 
' 'fo<!a al j'V-"'' ^'•■•^'•»<? sopra ^U 
•uri di To^i tifiti. Ed réllerttdili.s.^iuio 
i^'ior d, Lutloi'ìco Antonio Muratori 
\ crno alla ditti di Sorrena in al.u .d 
icrizioni da lui riportali^ v.d al Dtcre- 
.• dd re Dt'òitlrrio, IloinRi74^* Q**e- 
««o discorso già lo ricordai udì' articolo 
Lmsria, iitfl quale tiportui altri trattati 
M hanno relazione con questo. Nel Gìor- 
i.:.V tlt Letterati di Roma, del i ySS, vi 
- l'articolo 24*' i^e Elruritie Civita te, et 
S urinnat'/^ilerbien.sis Arrctina inserì- 
:?..\»'if. Art.Sa: De Tlierrnis Taurianis^ 
i.::.is Taurinis, et Agro Scntinate in 
y.ruria. Ari. 87: De Antitjuis f\Jisy 
ì: rvjente Colonia contra Cluveriuni^ 
Holstenittm aliosqiu'. Nel i f^^-^j^ Art. 
ìo: De Hellenistis in Arlis Apostolo^ 
rum contra Saloiasium, Svicerum^ O- 
leatium^etalios. Art. il^x Risposta del^ 
fiueademico Ardente al signor alha^ 
le llidol/ìno fremiti sopra la città di 
CoritOt^w sìa Cortona. Il gesuita p. An- 
drea Girolamo Andieucci molte opere 
pul)l3licò,rifurilcdal Coretini,ma io aveu- 
dune tialtato altrove, mi contenterò ri- 
cordare quelle riguardanti' Viterbo. IVo- 
tizie istoriclie de' ss, l' alenti no prete, ed 
Jhrio diaconi martiri \»ilerbesij lloina 
I740' Delle IVotizie di s. Rosa, già par- 
lai. Sulle quali due opere, dice il Core- 
tini, quanto airantichità viterbesi, pre- 
se diversi abbagli. Se ciò lo sostengfi a 
ragione , giudichino i critici. Canonico 
Gio. Giuseppe Looglii, rinomato piedi- 
catore eloquente , e di vivace ingegno. 
Gaetano Coietini, di cui nel nominarlo 
vado profittando, compilò le Brevi no- 
tizie della cittfì di P'iterbo e degli uo- 
mini illustri dulia medesinm protlol- 
ti, lloma 1774» Di quest'opei'ii resero ra* 
gione r Effemeridi letterarie dì Rit/na 
del 1 774 ^P- ac)7.£sse lodarono il bnuiio 
spiritopatriutico,pe'cataloghi beo lunghi 
^fg^ degli uomini illustri di Viteibo^eperaver 
j^« cercalo per quanto a lui fu possibile d'il- 






«. •■ 



./. 






Ittitr.ire la tua pallia ; » onde *e gli de- 
ve coDitonore, k leoin recarci nuove ra- 
gioDi, egli si luaingn d'esMre uscita dal- 
l'intralcinta lalierinto della lilerbetean- 
lichita, [ter avei-ci ripelulo. che Vilerbo 
era una naelropulì della Tn'MOa, fon- 
dala come luHo il reslo deU'Eiruria, da 
Cam, o per lo meno da'di lui figliuoli, e 
die prese la deooininaiione dalle parole 
cliniche o fenicie Brili-terbon, oviero 
Berh-tobnb. Noi coiifeMÌamo nun oilaa- 
le, che restiamo tullavia nella itesM in- 
certezza; eaaremmorei'.ali maggiarmen- 
te obbligali al doKo autore, «'egli avet- 
le recalo qualche co^a di pib preciso, e 
di meglio rondalo sul lempo e iuila ma- 
niei-a, eoo cui quelle per altro aniichit- 
>Ìma cìUà li rendè melropoli della pro- 
vincia del Patrimonio ". Itinomnti oel- 
l'urti lilierali. Fr. Giacomo lenita del 
i4S4i "cl formare statue di legno o di 
marmo, sembrò che superaiie la natu- 
ra. Lorenzo di Giacomo del i43g, fu 
uno de' piìi bravi pittori del suo tem- 
po. Bernardino eccellente arcbilellodel 
i535. Lodovico Nucci e Tarquioio Li- 
gustri del i?93, egregi piMori, e il 3." 
anche archilellu, Giacomo Cni'delli del 
1610, pittore e ingegnere: dipinte il 
cliiiMtrn di Grndi, e collocò lutla torre 
dell'amico piUito de' Monaldetchi in 
piiitEa del Comuoe la campana ilei pub- 
blico. Borlulomeo Ctinrozii piltoie, al- 
lievo dei Gueicino da Cento. Pdippo Ca- 
parozzi pillore, discepolo del C3*. d'Ar- 
pino. Pucciali, pittore e (colare del Guer< 
cino. Gio. Francesco Bomaoclli valente 
pillole e diicepolo di Pietra dit Carto- 
na. Urbano Itamanelli suo figlio l'avreb- 
be nella pittura eguagliato la gloria, ma 
mori Del lìor dell'eth. Antoa'Augelu lìo- 
nifazii riutcì bravo pittore, (Otto gi' iii<e- 
giiaroenti di Pietro da Cortona. Altro di- 
scepolo fu il fratello Gio. Francc!>co Ooui - 
fdzil.Gio. Maria Mari pittore. Giuieppe 
Sii'o Fielti pittore. Anlon'Angela Fato- 
ichi pittore. Vincenzo Slrìgellì piltore 
e discepolo di Pietro Conca. D«' pitlofi 



V I T a.=f 

il Corelini deicnve ru|iere molteplici dm 
loro CMguile per la pnlrìa, che io buo- 
ni parte dithiarai a'kioghi loro. Il prof. 
Orioli nel 1. 140 del Giornale Arcadi- 
co,a p. 200 tratta ; Di alcuni pìUorì vi- 
terbesi che operarnno neltevo infitno,e 
nei primi conii'iri.jrumli del rinaicer 
delle ani. Di più ci diede 3 articoli nel- 
V Album di Roma, t. 18, p. 35o. 366, 
386 eintiiolati: Celebri artieri mea co- 
naieiiui dì fiterho, e in primo luogo 
d'un archiltno deW XT trcolo, ed af- 
fline iiiipariiinli iscrizioni di qiut tem- 
po. E riconolibe - die una certa alacrità 
d'ingegno non è mai miiacata ■' vilerbe- 
(i, e una certa particolare virtù naniCe- 
ttalasì spello in oomìui di piccolo flato 
io modo mulltfurme". Segnalali ne ll'o- 
terciiio delle armi. I Paleologt impera- 
lort di Coita nlinopuli IraMcro la loro 
origiue da Viterbo, come oltre il rìler' 
bete cronista Lantellollo, il cardinal Ga- 
llisi, il San<>o*ino e altri attestano, anti 
lo dichiarò il I ° di c'si Michele Paleolo- 
go in una lettera ad Urbano [V, elibila 
dal Bussi, ignorandosi però quale de'moi 
antenati ahbiiiidon.^to il tuolo natio li 
itabifi in Costantinopoli. Solo « oono- 
sce che tra essi fìoiirono uomini valo- 
rosi , i quali col mezzo della militia li 
aprirono la strada alle primarie dignità, 
ed al soglio stesso ilf II' impero d'Orien- 
te. Nella cr'iunca riferita dal Bianchi , 
nella Ilaria m^s. di Viterbo ; De Fiter- 
bii virii etfai'iiliis illii<lribu<,%i nume- 
rano diversi log^eiti illustri della priiv 
cipeiC9fi"'(ie'c^j//iig//a(^.), come nati 
in Viterlio, ove certamente quella ca*i 
ebbe palazzo aperto, cioè Ugolino, capi- 
tana d'Soo soldati della li g noria di Ve- 
nezia; Bertoldo, capitan genero'e delle 
militie pontificie; Pietro, capitan geno- 
rnle deTiorentìni, che trionf7> «ui pisani ; 
Cola gran capitano e padre di Ranuc- 
cio 11; Ranuccio IH, da Viterbo fatto 
capitano delle sue milizie, dalla snaia Se- 
de costituito nmminisfralore della prò* 
«inuia del Pntrioiouio, e dalla regioxli 



2i6 VIT 

flspoli Giovanna 11 eletto comandante 
Mipreaio delle tue truppe, intignilo con 
regia fascia che poi ornò il collo dell'u- 
nicorno sovrastante lo stemoia de' Far- 
nesi ; Angelo, Gabriele e Pier Luigi il 
seniore, in nulla per coraggio inferiori 
a'Ioro gloriosi antenati, Angelo ed Ales- 
sandro il seniore, il i.° rinomato nell'ar- 
miy il a." nella dottrina e nella pruden- 
za, e meritò d'essere il magnanimo Pao- 
•lo HI ( P\). ** Siccome però della nasci- 
la particoiaruiente di Alessandro in Vi- 
terbo non ho (dice il Coretini) altri in- 
dubitali documenti , e «'e chi lo vuole 
nato in Orvieto, chi in Roma, chi nella 
terra di Canino, non ho ardito di altri- 
buire assolutamente alla mia patria l'o- 
nore d'averlo prodotto (il Bussi invece 
ebbe gran motivo di crederlo, così al- 
tri)". Meile Relazioni (aite imprimere dal 
municipio di Viterbo pel soggiorno di 
Gregorio XVi e Pio IX, e dello. Paolo 
111 ben poteva dirsi viterbese, dacché 
Pier Luigi seniore suo padre dimoran- 
te in Canino e possessore del magnifico 
{Milazzo di Viterbo nel castello di s. Lo* 
reozo , che tuttora torreggia sul ponte 
del Duomo, volle esser aggregato alla 
cittadinanra e nobiltà di Viterlx) a'39 no- 
vembre i4Ba.Ma del soggiorno de'Farne- 
si in vari luoghi della provincia, come io 
Farnese JichiayCanino, /'alenlano e al* 
tri, ragionai superiormente a' loro para- 
grafi. Anche Toscanella(r,)s\ pregia, che 
in taleanlichissima città e nel suo distretto 
di Tuscania, ne' vecchi tempi dimoraro- 
no i Farnesi. 1 signori della pur famosa 
famiglia de Vico, de'quali moltissimi fu- 
rono Prefetti di Roma ( f .), e ne ripar* 
lai dicendo del /'ice- Camerlengo, sooo 
annoverali fra le famiglie illustri di Vi- 
terbo. La mancanza de' documenti im- 
pedì al Coretini il determinare l'origine 
vera e il tempo preciso in cui fisM> il suo 
domicilio in Viterbo. Da un'iscrizione si 
ha che fra gli anni 95 1 e 9 56 uno de'coa- 
soli dì Viterbo fu Valerio Virhio. Onde 
se i Vichi i fuiouo i padroni del castello 



▼ I T 

di P^ico^ parlato di sopra, dovrebbe dir' 
si eh'eàsi firuna della metà del »ec«»lo X 
eransi stabiliti in V iterbo, gidcché coiimi- 
le di es«o non poteva essere che un vi- 
terbese. Certo è che tal fHmiglia prodtit- 
se perM>titf ggi per cari die e per valore di- 
Stinti, ma per lo più dominali dal genio 
crudele di tiranneggiare i popoli e di u- 
surparsi il dominio delle cillà ede'paesi 
della s. Sede. Il Coretini riporta la serie 
de' seguenti, oltre Valerio, che sebbene 
dovrò riparlarne nel decorso dell'artico- 
lo, riuniti e bene farne cenno, anche per 
avere altrove dichiarato trattar di pro- 
posito di essi in questo, e per intelligen- 
za del riferito di essi in tanti paragrafi, 
e per quanto dovrò «errare. Giovanni I 
prefetto di Vico fu console d'Orvieto nel 
975 e 989. Avverte il Coretini, che Ma- 
neota nel riportare Joannem Preffctuin 
de Fico adannum 864> 000 aflGerma che 
fisise in quell'anno prefetto di Roina,anzi 
neppur lo chiama prefetto di Vico,ma de* 
pK&ttidi Vico,ch'é quanto dire della fa- 
miglia, che godeva la prefettura di Vico. 
Pietro I de'Prefetli di Vico, fu console di 
Orvieto nel 1 000. Riccardo di Vico, circa 
il 1 080 prefetto diUoma,ed il Bianchi pre- 
tese che in quell'anno si usurpò la signoria 
di Viterbo. Pietro 1 1 di Vico fu prefetto di 
Roma circa il 1099, il Zazzera però del 
cognome non vuole rendersene malleva- 
dore. Altrettanto dice il Coretini di quel 
Pietro, di cui fa menzione Cristiano ar- 
civescovo di Magonza, e legalo imperiale, 
nel diploma del 1 1 yS pubblicatodalBussi, 
il quale lo fa de' Vico. Odoardo de Vico 
tenne le parli del Papa, e neli i48 ebbe 
io dono dagli orvietani rocca Sberii.i.E 
mollo verosimile ch'egli fosse uno de' si- 
gnori di Vico, che verso il i07.5 veden- 
dosi poco favoliti diili'iiiiperAtore auda- 
rono ad abitare in Orvieto, e contrasse- 
ro parentela co'conli Bo veci a ni. Angelo 
Prefetto di Vico, guerriero di segnalato 
valore. Federico I nei 1 1 59 lo prese a' 
suoi stipendi. Pietro IH di Vico, si vuole 
che otteoesM k prefettura di Homa , e 



VIT 
iKiirpB«e la lignoTÌn ili Viterbo, di cui 
|[> <)ii)gtib [loi Celcsliiio 111 : cerio i die 
ri CtHileluri nel i 1 9B lo i-egif li & nella m- 
rie ile'pierelli, ed acuì Orviein ilie'ioc- 
«aSlM>i'i>n,p«f compiacer pHjia [nnocea- 
to III, iucca (la lui ceduta a'conli di Mon- 
ili Mitrte. K incerto s' egli fo*» il Fre- 
feltu l'ieliD di »on>r<iEÌo^, « cui liiooceo- 
Ko IV diresse 3 lettere, cnlle i|uhIì resti- 
luÌDcl fa49 «Ila famiglia de' Vicn, Sie- 
da , Vico e altri luoglii folligli da' ci- 
pitniii di Federico li , e iDiieme urdi- 
nò rifiire ad cusi i danni , recati turo 
da] conte d' Anguillaia, da Gregario Cen- 
ci e da «Ilei, fietro IV di Vico, dnerio 
dal precedente, seguendo il cardinal U- 
balilini legato, iiiiieme con altri l>aroni 
leie insidie agli amliatcialuii e podestà 
(le'fìoi enti Ili nel i i5iÌ, reduci da Alessun- 
tlro IV ch'era in Aiiagni. Aderendo a 
Meiifredi uturpatoiedella Sicilia, die'nel 
1364 >l g'inst» ella provincia del potii- 
Dtonio, liii.hè Uibano IV piomulgala 
conlrudi loi unacrociata.presto fu cnccia- 
lo dalla provincia del Fatrioionio eatse- 
dialo nel csilellodi Vico. AIu insorta di' 

rendo PielrDlV,oIibjigà il vicario di Ilo- 
ma, che soprnstava ali' impresa, a rili- 
i'ar*i. Quindi Pietro li poilò contioi fru- 
icatani die aitediavano la rocca d'un ri* 
belle del Papa, e li di^perte. Tentò pui 
con iniidìe iiiipadiouiisi di Ruma, aia 
con intento si salvb colla fuga, restando i 
tuoi uccisi o prigioni, ludi ti pacifica con 
Ut'liauo IV, die a finir le coulroverde 
l'iof esridiBiedaeCiiila vecchia nel laó?. 
Venuto a morte neli368, e attuilo dulie 
eenture (forte avendo cuiittneiso poi al* 
(ri reati, poidiè non sì concedono gra- 
lieda' l'api, gè non pieiaetlono l'a^tolu- 
lioiie dalle ceoime, per l'cirato di es.e), 
r«ce le singolari ilisposicioni riportale 
dicendo della diicoa di Crudi, l'icliu V 
INO figlio, certo fu prefetto di fìuuiu dal 
it)3, e lo era eziandio nel 1 297. Alla 
tU ilei padre, col fmlella Mditl'redu 
tettalo cullo la tuUlu da' cardiiuli 



VIT ai7 

Ulinldini, StcfuMO Vancha e Annilialdi, 
al cui ieii>|ioiiel j 369 ac([uistnrono il ce- 
siello di .SciMiiino.ed il camerlengo di (. 
Chieda proib'inl capitano e podellà di Vi* 
leriio, di dtv guerra e molestare i fratel- 
li. A*eiidue<ii gueiTeggiaio cogli Orti- 
ni, pel caiilello di Vallerano , usurpato 
queitoela tocca d'Altia, OnoriolV nel 
I2J33 ijuale Bibitro senteniiò, fece at- 
tultere dalla tcomunica Pietro ei inut 
•aisalli.dumnli.conrutocol padre. Nella 
sede vBCHnte del 1294, i cardinali vieta- 
rono a'diie fialelli di favorire gli orvie- 
tani. Manfifdo nel i3oi era pudeslii ili 
Corneto, e neh^tuó Clemente V lo di- 
•penib di <<ji()siie la sua parente Mata- 
luiia:neli3i 1 •oulè ■ noiandoCietceo- 
zi la rocca di Giuie, ed era già prefella 
di Roma, iiiili cMic cantroveisie cogli uo< 
Olmi ili Munlsll<>, ca->lella che posiedevgi 
a metà col ciudinal Napoleone Oriinj, « 
per quello d' Ancorano co'Farneii ; nel 
i3ati fu a-«.ll<> dalla «comunica, e nel 
■ 337 aiulù'lietloiedd l'alriinoniocon- 
iro i ribelli. CleuienteVI ueli34Scon- 
cesie al suo lìgliu Lodovico, la facoltà di 
■potarsi collii ]><ii'enle Giovanna Oi'sioi. 
Fagiolo di Vico figlio naturale di Maor 
fredo, nel iS^qfu capo della faiione con- 
tro Sdvesito G^itti tiranno di Viterbo, e 
l'uccise; iiiiliiiel i333 tisotlomiaeal Pa> 
pa cagli altri ribelli di Viterbo, di cui 
pui reioti tiiijMoo, venne trucidalo nel 
i338 du Giovanni II dì Vico prefetlo 
di Roiuii.Q>ieiii tolto s'impadroni di Vi- 
terbo, e ne'ie^iienti anni ancbe di Ve- 
traila, ToiunnL-lla, Canino, Orvieto e •)• 
Ire città e liioglii dello stato papale, 
e per mnggioi-ìuti sicurezza in VetralU 
fabbrica una furleiza, nell'area venduta- 
gli ila Andrea Oitini co' suoi beni. Ma 
Cleinenle Vi riprovò tuUoneli345, vie- 
tò a'viteibe>i ili praticar lui ei fratelli, 
e nel (353 lo ilichiarb incorso nella tco- 
munica e iielliì {i<.-ne contro gì' m'atori 
delle terre dui In Chieda; [ìndie nel i354 
il legnlo Eai'iliiiiil Alborooi, dopo aver 
inutil'uentc tcniatu a retliluirc l'occu- 



2i8 VIT 

palo, l'afiedib in Orvieto, e l'obbligò • 
•ottoftcrivere diverte ooodizioni , Un le 
quali di noa poterti, io uno alla sua fii- 
miglia, pena anni accostare a ViterbO| 
•otto pena di 5ooo ducati. Beoché il car« 
dinaie lo fece pena aoni vicario tempo- 
rale di Corneto , ne lo cacciò Giordano 
Ordini d'ordioe d'Inoocenzo VI, il quale 
rammon'i nel i36-i a ravvedersi e resti* 
tuire il mal tolto , ma inutilmente. Es- 
sendo morto, nel 1 368 sua (ìglia Tradi- 
ca sposò Giovanili de' Contiduca da Pi- 
sa. Suo fìglio fu Briobbt o Briobi, giova- 
ne di segnalato valore; era morto nel 1 353 
m tumulato in s. Francesco di FeU*aUa^ 
nei quel paragrafo desciisii il suo mau- 
soleo. Pietro III di Vico nel i366 pre* 
fetto di Roma, ebbe a moglie Maria fi- 
glia d'Orso conte deirAnguillani. Fran- 
cesco di Vico prefetto di Roma neli375, 
col fratello Battista , entrato di nascosto 
In Viterbo e armatosi, cacciò il presidio 
• il vicario papale, e se n'impadronì. Ne' 
seguenti due anni ruppe le milizie della 
Chiesa e le ausiliarie di Giovanna I re« 
ginn di Sicilia ; si pacificò con Gregorio 
XI e fu reintegrato della tolta prefettu- 
rai ma condannato a restituire il castello 
ili Fabbrica all'ospedale di s. Spirilo di 
Koiutt. Aforto il Papa nel 1378, nuova- 
lueiile si ribellò, espugnò e saccheggiò di* 
verse terre del Patrimonio, soltometteu- 
du alla »ua liraunia Nepi , Toscanella e 
Moute Fiascone. Finalmente nel 1387 
iikwiti i viterbesi, TS maggio fu ucciso e 
i^Momtniosamente strascinato alla piazza 
iùl comune. Giovanni di Sciarra di Vi- 
vo nel 1 38 J b'impadroiiì di Nepi, e la sac- 
^he^^iò. Veisu il 1390 si usurpò Viterbo 
« allH pt«e%ideila provincia; però nel 1393 
bvrik^tf unitlaieute a Bonifacio IX, e resti- 
luit<i^U Vi(eilHMieli39 ) ottenne perdo- 
no di ^uc nlM:Uiuui ed estorsioni. Nel 1390 
£iv^i»trato tr«'prefetliili Roma, ma Con- 
tcùui \luL»ita vhe sia romonimo vissuto 
^v»uu M.iktuM V, die r assolse da' delitti 
vvui(uv««<i ed l:)u^euto IV. Giacomo di 
\ (vv Uà t'utumo Uà \|uesta poteoie e lur* 



VIT 

bolenta famiglia, secondo Coretinì, poi- 
ché oel paragrafo Caprarola, parlai de' 
tuoi 6gli Sicarania e Menelao, domioaii- 
do in quel castello sino al 1 464* Anzi ag- 
giungerò , che i di Vico passarono con 
▼ari rami a stabilirti ìq Venezia, in Pe- 
saro, io M<icemta, e per ultimo a Gvi- 
Unova, nella provincia di quella, e si e- 
stinguerà col conte Giovanni di Vico, 
fratello del celeberrimo scienziato p.Pran- 
cesco di Vico gesuita. Era Giacomo pre- 
fetto di Roma, quando si ribellò ad Eu- 
genio IV, che io pena gli confiscò tutti ì 
beni. Restato prigioniero, in un fatto d'ar- 
mi^ del cardinal Vitelleschi, fu mandato 
co'figli nella rocca di Soriano, e a'ag set- 
tembre 1435 il cardinale gli fece tagliar 
la testa in Vetralla o in Soriano: periro- 
no pure altri di sua famiglia. La fami- 
glia Gatti o de'Gatte^chi^ che venuta di 
Bretagna , fu pur detta de' Bretoni , si 
conta tra le più celebri e potenti di Vi- 
terbo, di cui più sopra replicatamente 
parlai, e dovrò farlo ancora alla sua volta. 
Il I .^di essa chiaro nell'arma fu Gasto Gat- 
ti, il quale dioeti che militò da capitano 
nella t .* crociata conGoffredo di Buglione 
pel conquisto di Gerusalemme nel 1099: 
in compagnia di Tancredi con i3o sol- 
dati a cavallo , riportò gloriosa vittoria 
d'una squadra numerosissima d'infedeli. 
Questa falsa gloria il Coretint la ricavò 
dal Bussi , il quale sovente prese gravi 
farfélloni, perciò corretto dall'Orioli nel- 
V Album di Roma, t. 21, p. ^3, con at- 
tribuire il nome di G;isto ad uno della 
fimiglia Gattesca oggi estinta, alcuni del- 
la quale ripararono nell'ultima Calabria. 
Il crociato Gjsto o meglio Gastone di 
Beziers, fu un francese, non mai un Gat- 
to di Viterbo, la quale può vantare glo- 
rie piò vere e più reali. L'errore lo co- 
piò pure l'avv. Camilli con l'articolo pub- 
blicato nel t. i5, p. 138 dello stesso Al* 
bum: Conflitto de* Crociati Fiterbeù xol- 
io le mura di Gerusalemme contro i Sa* 
raceni fieli 199. Questa data compren- 
de pure un anacronismo^ ed i ripetuta, 



VI T 
corno afea fallo il Bi>«kì. Ranieio Gitili, 
Alidi end) BeralOoGalli e Vitcunii: Gal- 
li cbliero il comaudu generale (Ielle ini- 
liiie Ji Vileibo, dal i a66 al 1 168: tleli.' 
già di lopta oanaì la cuiludia del con- 
clave. Sihegtio Galli ueli336, col fsfo- 
re de'gbibelliiii, de'quali li diclilHiò ca- 
po, «olioniite Vi tei bosll'aMolul osuo da - 
mitiiu; e Tenoe scomuniculo dal velluto 
« legalo Tignosi. Kel iSa? Ludo.ico V 
il Bmaro, nemico della Cbina, t>en<bè 
DUO ri lì cani et] le accolto da Sìliesli'u, tu- 
piudolo ricco, da Bocna mattili) il ino 
nisretciallo CODI 000 CBitalli, lo lece arin- 
Btare e loi-iueolaie aninclié palesatte A 
»uo tesoro , e queito trovalo Tu pollalo 
io Roma con Sd«etlio eiuo n^lio. Indi 
liberali, SiIvcttro invece di ravvederti, 
contioub a parteggiare pel Bav/iro, per 
l'antipapa Wicolò V, e l'endolfo Capocci 
iotiusQ.eicotodi Viterbo. Neli339Gm- 
vanni XX 11 rulniioìi contro di lui nuove 
■comuuicbe e alla cittìi l'inlerdello, iu- 
viaudo il CQidiiml Giovanni Oitioi con 
uuiueroio esercito ad aiìediarla. In late 
tlalo i viierbcfì , che mal hoffiivnno U 
tirannia di Silvestro, ti tollevaronu con- 
tro di lui, e a'io «elleiiibie l'uccite Fa- 
liolo di Vico, e eoo lui perirono paiec- 
chi altri cittadini. Giovanoì Gatti >etiio- 
tt nel 1419 » uni con Sforza di Cali(;iiu- 
la B favore della t. Sede, e nel 1419 '» 
governatore dElt'arini di Viieibo, uni loI 
pretesto di tenerla perla Cliieta, lu Ju- 

drone. Peiù in tutto il tempo di^l ma 

tutti, fu alieno dalla (.rodellà e dull'ata- 
rìiia, ed ebbe «empie pei gli eccle«iatli- 
ci tonimo riguardo e napello. Morendo 
nel 1438 fu piaolo e onoi'iilo con iiiagni- 
fiche|eie(]uie. l'tiacivulle Gotti tuo figlio, 
Deli44(> bIIb leAa de'tuoi partigiani car- 
ie la città per parie della Cliiftu ; e i4 
aDDÌ dopo, tornando da Kuma , uv'eia 
Budalo per grave afliire del cuiiiuiie, da 
FalemoDe capitana dellu xigunria di Fi- 
Tcuu, e nipote di Fiaucetco Luociolto 



VIT aig 

abbate di Fnrfn e ili 1. Harttno, fu aiu- 

blu nel liui'go >li Vico, e ucciio barbara- 
lueote con 33 ferite. Il corpo fu partalo 
uella chiesa di Gradi, e gli furono resi 
lolenni funerali. i>ici)lò V ne fu rarania- 
ricalo, e ordinò di procedere eoa rigara 
contro gli auluri e complici dei misfat- 
lo, e di mantener cala Galli nella ligao' 
ria di ViUrbo, slimandolo vagtaggioao 
alle condizioni in cui era lo (tato papale. 
Nun trovo «he i Gatti preodeuero un li- 
lula di Signore a /Vi/ici^e o altro (igni- 
fìcaute aovrunilà e principato, cerio per 
evitare iociemenlo d'invidia e rancore 
ne' contrari. Quella lagace aiteniiooe fu 
comune a molli Tiranni d'altre ciltàfl 
popoli. Il fiHlello bailardodì Prìncivalle, 
TroiloGallj.si fece capo della faiioaeGat- 
letca. E Giigliebno Gatti, fFatello cugi- 
nodi Princivalle, gli succe«M nella ilgno- 
ria.CalislollicbiamaloloaUoma.t'accol- 
se con ogni dimuEtrationed'afretto,locr«Ò 
conte palatino, signore di Cellere e di Roc- 
ca del Vecce, e gli donò il cailello di Ki- 
Bpa inpani col lei litorio.Di quello caliti lo 
parlato a Tosca/iella, i luoi provmili in 
parie lervivnno anticainente a manteni- 
mento dell' Università Romana. Quindi 
nacquero gravi discordie fra lui,elanio- 
glieefralellidil'rincivatle.OiidoGugliet. 
nio si buttò al |)artilode'Maganieiì,«i mu- 
tando atuiciiin cu'cnpi di eiitu, eh' erano 
3 fratelli de' Tignoii, nemici giurati de' 
Galleschi, iltii: (li;'i[tiali accortili del mal 
animo di G ti gli l'I ni i>, nel i456 lo Fecero 
Uccidere nella piopria casa. Gettato il 
iuu cadavere utib pubblica «ia, non tro- 
votii rhi la portasse a leppellire, perché 
lutti l'odiavanu. Giovanni Juuo daCu- 
velluiio esercitò con lui queit' Opera dì 
carità. Giovanni Gatti giuuinre, luccei- 
•orcdi Guglielmo uella liraonia dì Vi- 
teibo, Del castello dì Celleno da lui pa- 
rimente occupato, lu ucciio nel 1496 con 
un pretesilo ie>^ii»ce,ediceii d'ordiued'^- 
Insaudi'o VI, il (]i.>ale con breve de*4 lu- 
glio, diletto a<jli uoiuiui di Celleno, con- 
donò loro pel t497 9S U meitt del lui- 



120 VIT 

sidio ch'erano tenuti pacare a Viterbo, 
e cjiitpeosò dall' irregolarità ì sacerdoti • 
chierici Irovatiii presenli o che coopera- 
rono airuccìsiooe di Giovanni, come ri- 
porta il Corelinì.Marc* Antonio Galli ven- 
ne commendato per milite valoroso. Gio» 
▼anni di Cocco, nel 1 3 1 5 podestà di Sie- 
na , fu il 1.** autore delle civili discor- 
die che poi fieramente lacerarono Viter- 
bo. Rolando di Pietro d'Alessandro fu il 
gran capitano, che nel 1228 combatten- 
do per la patria respìnse con iscarsodrap- 
pello i romani , in guerra con Viterbo 
per Castel Monastero. La nobile famiglia 
Spiriti , creduta proveniente da Geroia* 
iiia, si slabiPi io Viterbo » • da qui nel 
i4o3 si diramò in Cosenza, ovvero da 
Cesena colà si trasferì nel 1 5 1 1. Riccar- 
do Spiriti militò per Carlo II re di Sici- 
lia, il quale nel 1 3o6 confermò al suo fi- 
glio il donato castello Maranola ne' Pire- 
nei. Giambattista Spiriti colonnello di 
10,000 fanti dell'imperatore Massimi- 
liano I, che nel iSog gli accordò d' io- 
quartare nello stemma raniiila imperia- 
le. Il figlio Ottaviano fu coloonello del- 
l'imperatore Carlo V, e fattosi capo del* 
la fazione Gattesca, nel 1 5^8 tentò d'in- 
signorirsi della patria: il di lui figlio Vin- 
cenzo fu capitano e poi colonnello io 
Francia. Bartolomeo Spiriti capitano del- 
le milizie d'Ascanio Colonna, dife-te eoo 
Fabio CoUnina Paliano assediata da Pier 
Luigi Farnese il giuniore generale di a. 
Chiesa, il quale dopo gran tempo l'espu* 
gnò. ToYello da Viterbo fu uno de'capi- 
lani ghibellini, collegati neli320 co*Co- 
lonnesi. La nobile famiglia Bussi è un 
ramo di quella illustre de'conti di Baschi, 
ed Ufo per molto tempo il cognome Bus* 
sao del Bussa, come si trae da documen- 
ti de'secoli XII e XII 1: nel seguente, a 
tempo di Cola di Rienzo, fiorì in armi 
Raniero Bussa; poi si distinsero un capi- 
tano Alessandro e altri. Paolo Bussi fu 
luogotenente generale della marina pon- 
tificia di Paolo V. Antonio Domenico 
Russi cavaliere gerosolimitano seni i8 



VIT 

ansi glorìoMmenla la •. Sad«qaal i .* co- 
roandanledelle pootifioie'galere: nel i GgS 
si segnalò contro il torco co' veneti in Le- 
vante, e fìi poi castellano di Ferrare e di 
Forte Urbano. Papirio Bussi graocroee 
dell'ordine gerosolimitano, fu supremo 
comandante della marina pontificia, go- 
vernatore dell' armi in Ferrara e castel- 
lano di Castel s. Angelo. La famiglia Ti- 
gnosi o Tignosini nobilissima,fu detta an- 
che de'Maganxesi,perclièdaMagonsa ven- 
ne a fermarsi in Viterbo, e dopo la fa- 
miglia di Cocco fu capo-fazione cootro i 
Gatteschi. Si distinsero nell'armi Angelo 
e Alessio. Nel 1 887 Angelo da Palino Ti- 
gnosi liberò la patria dalla tirannia di 
Francesco di Vico, con ucciderlo. Alessio 
Tignosi nel i4^9 s'impadronì di Viter- 
bo, ma pochi giorni dopo fu vinto e Bàl- 
io prigione dalle milizie papali, ed a'i3 
settembre fu decapitato sulla piazza del 
Comune. Perette de Andreis militò per 
Carlo III Ourazzo re di Sicilia , che lo 
dichiarò maresciallo, e poi pel re figlio 
Ladislao, che l'inviò viceré in Dalmazia. 
Pietro Paolo de Andreis detto il Braca^ 
figlio del precedente, servì nella milizia 
nel 1398 Bonifacio IX, dopo la cui mor- 
te passò in quella di Ladislao, che lo feoe 
maresciallo, viceré di Calabria , capitan 
generale della Sicilia, conte di Belcastro 
e di Policastro, e marchese di Cotrone. 
Andrea Capocci nel 1 396 podestà di Sie- 
na. Ca[>occino, forse de' Capocci, nel 1 4 1 3 
ebbe il comando di 600 soldati a caval- 
lo pontificii. La famiglia Bonelli, una del- 
le più antiche di Viterbo, produsse mol- 
ti illustri nelle lettere e nell'armi: in que- 
st'ultime si distinsero Nicola nel 1 436 ca- 
stellano d' Ostia ; e Domenico cavaliere 
gerosohmitano, pel suo valore da Paolo V 
dichiarato capitano della i.' galera, e poi 
fu castellano di Forte Urbano. Bartolo- 
meo de'nobili Mazzatosta, nel §433 ca- 
stellano di Civita Castellana. A Paolo Er- 
mo, nel 1460 Sigismondo Malatesta si- 
gnore di Ri mini affidò il supremo co- 
mando di sue miliùe. Romauello dello 



V 1 T 

Meo (la Vileiho, che alcuni ilìcnna de' 
Casini, nel i £99 pel «uo velure eiibc (la* 
«cncli il gote! DO dell'ami della nuoia 
cilladella di Corfìi, morendo per fti ita 1 i- 
ce* u(a disgraziata melile in un tomeo.e o- 
fioralo di solenni Tunerali. Della (aiuigliB 
Cecchini, fra le piti eoliche e nobili, Aitt- 
liu miliib pe'ieoeli 3o anni per capita- 
no, indi goverualoie, peri da pioite io 
battaglia nel 161 7; tollenliò il nipote E- 
nea Del carico di cepilano ili Veneiio. 
filarc'AnlooioSaTÌni neliB^ofu ttrgen- 
le maggiore delle luiliiie del l'ali iinon>«: 
lai famiglia nobile dentò da .Si.liino di 
Ciotaiii.i di Cola da Gallipoli, capitano 
del celebre Remo da Ceri de'conli d'An- 
guillaia. SfurzaMeidalchini cBislierege> 
rusoliDiXano, nel i663 colonnello di ca- 
valleria papale dello italo d'Avignone. 
Andrea giuinoie niardieie Meidulrliiiii 
godè la beneioleDis de'ie Luigi XIV e 
Luigi XV.di Francia, Filippo V di Spa- 
gna e Giacomo III d'Ioghiltrrra: fu co- 
iiiBiidante delle milizie del Palriinouio, 
generale delle poste ponEificiei coltivò le 
buone erti e l'etuditioue, e morendo nel 
1735 li eiitinie con lui la linea masdiile 
di ti illuntie prosapia. Doo)enico Cbeio- 
lìui, valoroso teiieule nell'armi ausiria- 
cfae, peli nella battaglia di feteivaradi- 
no. Girolamo dfgli Alti ebbe il comando 
d'uua galera pontifìciB nel i6i^C). Lodo- 
vico Sunnelti capitano del re delle due 
Sicilie, Il Cotetini legnala ancora Ira le 
donne illustri. La duma Galiana di iov- 
prendente bellezia, allieliBDio virLuosa, 
dì cui parlai nel descrivere ta ihiesa di s. 
Angelo iu Spala ; e d. 01in>pia Alaidal- 
chini prima moglie di Paolo I\>ni nobile 
vilei heae e sua erede, poi dil'aolìllo Pam- 
phii/ (F.) di Gubbio, il CUI hatello di- 
venne Iiiiiocenjo A (/^'.), indi priocipci- 
sa di t. Martino , la cui lena ne speri- 
mentò le magaificente, ed ove mori net 
1657. Inoltre il Coretinì offre un bel nu- 
mero di ilemmi delle 45 famiglie nobili 
originarie e domiciliale in Viterbo, non 
può dell'aggregate alla sua nobJllìi.Sog- 



VIT 2-3 1 

giunge, che per leslimomanin di Laiiiel> 
lotto cronista viieibete, neliaaS Viter- 
bo rontava circa 30,000 uomini da di- 
fendeic le loro jiersone, e tra donne, faD- 
ciuili efoirtiiei I tiirona oumeiBle6o,ooo 
pri^one. Ma per le ilragi teguile nelle 
gliene, e pe'ttinrti nelle carestie e preci- 
puameole nelli: pestilenze, da cui 8 volte 
da fjurl irmpo è Itela desolala la citlk 
(non compiego il colera a' nostri giorni 
ripeliilainenlir), il numero de' tuoi abi- 
tanti nel 1774 "<"' arrivava te non chea 
i4|Oao circa , Ira' quali parecchi ricchi 
merranti, comodi ciiladini, e 4^ famiglie 
nubili. Prima .1. lui, nella Storia di Fi- 
Irrbo tiri Diasi, stampala nelj74a, so- 
no enoaieiali 3^08 fuochi, ed anime 
11,844. La Su,ti.uicai\e\ i853 registra 
3757 cane, Sitìd famiglie, 1 6,344 ■!>'■ 
tanti , ik' (jiiiili «lamie no in campagna 
a 1 1 8. Tin t;li nòilanli 97 studenti , 93 
mililaii, 5 rliiei. Ospitalissimi dichiarò i 
viieibeni il ca*. Belli, estendo pure bea 



.nlli, 






tri. Il cb. Pietro Gìolchi- 
ni tegi prai 10 del Giornale Arcadico, An- 
te la ciilii cullo e gentile, voga e maesto- 
sa, dolce esaliibie l'aere, ubertoso il suo- 
lo, e glialiilanli forniti d' Ottimo e vigo- 
roso tempri amei)to,onde facilmente giun- 
gono alla feci biella. 11 prof. Orioli scria- 
se i\t\\'Àìiuni di Roma, nel t. a i, p. 33>, 
I articido: ll./ialetlo Fitcrbfic <hl Tre- 
rtnio. Ktl t. 20, p.a?!: Amici fabbri- 
ca filert'r^e de mattoni smaltali. Nel 
l. j3, p. 3 5: f.ayoro d'orifìceriade'prin- 
cipii dtl s, , olo XF d'artefice Fiterbrie. 
Hello ilcMo AlLum, t. 17, p.t6o, l'avv. 
B. pubblicò le teguenle Slalitlica degli 
siabilimenli pubblici e privali d' indu- 
slrLa, di cui è ora fornita Viterbo. Una 
fondeiia di lanii, 4 ferriere,! 3 conce, 3 
cartiere, una ceieria, 3 fabbiicbe di ter- 
raglie, una di carte da giooco, 4 <li CO- 
tonerie , uim di vetri e cristalli , una di 
coide da uiuiineria, ed altra di altri cor- 
(laoii, una di candele di sego, una di ve- 
tiiulo, una di legane ecordoai (dì cui e- 



aai V I T 

•iste altra tollanto nello tUto) , 9 di fo- 
sfori. Poscia riferì il Palmieri. In Viter- 
bo tono tutta torte di fondachi, di dro- 
ghe e altri generi, fabbriche di oonfettii ' 
^arie di cappelli e di patte d'ogni tpecìe; 
4 orefici I a stamperie, indoratori, una 
grande libreria, negoti di pannine, fab- 
briche di cordoni a macchina; Olatura e 
lessiliira in cotone, lana, seta, oro e ar- 
gento, oon 60 macchine moste dall' ac- 
qua, con 3oo donne e fanciulli, e 1 5 uo- 
ntni, unico stabilimento dello ttalo pa- 
pale; due altre cotoncrie; tintorie, filan- 
de di seta, fabbrica di f etri e cristallii e 
dì calce vìva. Il mercato anticamente « 
ftccTa nella piatta di s. Silvestro, perciò 
detta poi del Mercato Vecchio^ cdcbm 
negli annali viterbesi, non meno perchè 
in e&ta erano gli antichi palacti de'consoli 
• de'di Vico, ma anco pe' molti memora- 
bili fatti ivi successi. In seguito il mer- 
cato fu trasferito' nella piatta del Comu- 
ne. Ogni sabato in Viterbo vi sono mer- 
cati di cereali e aftri generi, e di be«tiami 
in tutti i venerdì. L'annue fkre si tengo- 
no: quella piccola per s. Biagio a*3 feb- 
braio, per la $$. Annuntiata a'a4 mano 
di merci e di moltÌMinii generi, della 
Quercia e di s. Rosa già parlate. Le fie- 
re mobili sono quelle dette de'Cappticct- 
ni nel dì della Pasqua', del Paradiso la 
1.* domenica dopo tal solennità, di Val- 
Ter de la domenica seguente, e l'altra dal- 
la Quercia per la Pentecoste. 

Di quanto riguarda l' antico Comune 
e Municipio di Viterbo, trattano diflcisn- 
niente il Bussi, e brevemente il Coretini| 
e con quest'ultimo ne darò alcun cenno, 
intrecciandovi eruditioni critiche.Seguen- 
doli Coretini l'opinionedell'antichità che 
pretendono dare a Viterbo Annioe i suoi 
seguaci, parlando del governo di Viter- 
bo, essendo stata varia la sua forma, co- 
sì divem furono i titoli di quelli che lo 
presiederono. I prinìi, si crede avessero 
di Re la podestà e il nome. A questi suc- 
cessero i Lucunioni, qnosi re, ma senta 
assoluto potere. Sccuudo il Mariani, al- 



Irò Anniano, pretore dieefati raotieopro- 
side di Viterbo , o proconsole; indi pre- 
fato, oome Grìmooldo a cai re Deside- 
rio indirìttò ti famoso sapposto decreto. 
Finalmente dal 1084 eli 644 1 tììoìì de' 
governanti, sotto gl'imperatori asorpnto- 
ri del dominio di s. Chiesa, furono di ▼!- 
eirio imperiale , rettore, capitano gene* 
ra'le e governatore per l'impero; e quan- 
do la città ebbe II diritto d' eleggere il 
proprio capo, o visse sotto l'ubbidieon 
legittima cle'Romani Pontefid, farono di 
podestà, legato della t. Sede, ed in sue 
assente Tice-legato, rettore e governato- 
re. Dal 1644 fino ctl iBoo di goTerneto* 
re, e da quell'epoca alla correote di de* 
legato epostolieo^ pel già descritto io piìa* 
eipio di quest'articolo. Trovandosi però 
mentovati i podestà anche in quegli an- 
ni ne' quali vi era il rettore, o vicario, o 
legato pontificio, convien sapere, qhe lad- 
dove sembra che anticamente l'autorità 
del podestà fosse la stessa, che quelle del 
rettore o governatore, cioi dì giudicare 
tanto le cause dvili, quanto le cnminali 
delle persone private, e di soprintende* 
re a'publdici affari; dipoi fìi ristrette al- 
la giudicatura delle cause civili, facen- 
do il. di piii il rettore , o vicario , o per 
meglio dire all'impiego ridotto de'poste* 
rieri luogotenenti civili dei governo. Nel- 
la guisa poi che il comune di Viterbo ne' 
secoli bas«i creava un podestà pel gover- 
no politico, creava un capitan generale 
pel governo militere, l'esercitio delle 
qoali cariche dorava un anno. Dipoi la 
a.* si conferì dal Papa col titob di gover- 
natore dell'armi del Patrimonio, con re- 
sidenza in Viterbo, sebbene non tempre 
si fece. Si ha dall'Aggiunta e Riforma del- 
la rubrica 1 3.' dello Statato, che antica* 
mente |>er la buona amministrazione del 
comune ogni anno si eleggevano 4 ^'<* 
soli dall'ordine de' nobili, e se ne ha me- 
moria del secolo X, e nc'monomenti del* 
l'XI si ricava ch'essi comparivano nell'in- 
feudazioni, vendite, compre ec. Nel laSa 
follevatosi la plebe eootro le nobiltà, al 



VIT 

iTingittralo Je' condoli fti soilìtuilo una 
nuovo componili ili t» pei-sone, 8wil(ì- 
Idlo (li Priori, e 4 ">" «luello di Gonfcf 
hnieri {ne' qtah orlinoli l'Sgìono iIeII'o 
(lierne niagiilcalure nitinict[iBli, e perrià 
ani bc di Vileibo),da eirggerii ugni Gii>e 
iì (lai numero dc'|ilebei, eicluti iempre 
i nobili. Io «eguilo, rÌpi'e*ale(«Io la no- 
bilia, Del 1197 cull'auloi'ilndi [lonifacio 
Vili fu ttabililo, che in Bvfenire degli 
S priori, 4 " pteodesiero dal corpo de' 
nubili, e 4 dal corpo della plebe, comi- 
nuiiudo lutlnvin i| niagistrsto de' gooFa- 
loiiieri. Nel 1 354 >■ ""'lioal Alboino! le- 
galo creb g coniali d'eguale euloiitn,B 
300 lenaluii. Nel i4oi tiofandosi U 
C1IIÙ miteranieole lacerata dalle dilli di- 
icorilie, in un generale contiglio adunalo 
con papale aulnrilii, fu decretalo che il 
pubblico reggimento apparteneiie nit un 
consiglio di 4o nubili, ed a'capi dell'ar- 
ti (cli'erana 4 letron), da' ijiiali ti cavas- 
sero 4 prioii, cheiebbenedi famiglie pa- 
lri^ie, ti clijaiDSSSei*o priori lìti popolo. 
l'oco dopu, ateiidodì nuoTo preio vigo- 
re il pai rito de'pltbei, il ningi^rslo de' 
liliali lui'DÒadeiseidi4<>ol>itt« dì 4p'^- 
bei, e lalvulla furono tutti nobili, a le- 
euiida della pretalenle faiioiie. In line 
Cieoieiire VII oel i5]4 niJotseil inagi- 
•linto degli Seriori a soli 4, da eleggerai, 
cuuie nella tua primiera iiiituiione, dal- 
le sole fimiglie nubili, aasegnaiido pel de 
coiow loromautenimenlo la oietìi del- 
l' eiilruta, che per 1' avanti ai ipendeta, 
B»ceiidenle a più dì «cudi 1 ?oo ; e nel 
1 53a ordinò ibe Ì priori ai chiamatsero 
con^rrvalori del popolo f dtlln pare, il 
che conreimò l'aule lllnel l53» in occa 
lioiie del giuruineuto futlo dii' viterbeti 
di mantener la pace generale fra essi sti 
pulala.Fincbèduibil aiHgittralo de 'con- 
soli, la loro carica era d'un auuo. I prio- 
ri ed i couiervalori da principio cooti- 
tiuaroDo nel luio impiego 6 meii, indi 3 
e in appresilo 1, e puicia per decreto ilei 
gmu cuutiglio del #608, ot)er*alo sino 
•gli ulttuii teiD^i, fu alabilito luulare 



ogni 3 me«i, catnndnne nitri dal bu«<n- 
lo, cbe si rnrmiiv» ogni 3 «noi. L'ordina 
de'nobiti bn fdtto sempre prova di aobiU 
là generosa, per esfeie aniineMo in lutti 
gli ordini e[]ueilri che tal prova ricer- 
cano, incliKivamonle til lOfrano ordina 
GeroiolimiiBiii>. La carica poi de'4 gonfa- 
lonieri cbe si prende VII 110 da'ioli nobili, Tu 
soppieiia da Clen.enle XIII nel I75g. 
L'abitode'couservaioiiera unruboaedi 
damasco 1' estate, e di velluto l'inverno, 
ambedue dicolor nei'O, con Ioga simile di 
raso, e fascia di ^eta ti<;ra co'fìocchi all'è- 
siremìlà, e in tetta pollavano la coppo* 
la corrìspoiidcnld al rubone. Mellesalen* 
ni compnise usnvaTio il rubone di lama 
d'oro, come il Senato Romano (K), E 
coRi'eiio decoiali del titolo d'£cce/^n- 
SA, ricevei>do a udienti i personaggi più 
didinli lollo il biilJaccliino, elle sempre 
il magistrato ha aliato in sala a ciò desti- 
nala, dopo 1» concessi Oli e. Il treno di fur- 
ma publiticB era di 3 carroxte, e di 3 
nelle funzioni principali, co' fiocchi alU 
leda de' cavalli, pieceduli sempre da 
UT1D de'lorn fdmigli coli' ombrellino, a 
serviti da numerosa corte, coosiitente in 
8 cnppe nere, 8 slnlTieri e 4 (rombettj, 
tulli stiprndiali dui pubblico, ed in lati 
occaiimii una cappn nera con gran mas* 
ru d'urgenti dorato, intigna anticbitùma 
di i|UFila oiHgisIratuia, con sopra incito 
li Lentie coi'^nalo, avrnlesutlola destra 
branca d globo (jund ri partito colle 4 
lettere F. A. /'. f.. Accennai nel voi, 
XXtlI.p. '>49,cberulìe.ie.MloXIII,ciil 
bi-eve Pnleriiii ijuam <ìr NoHi-i»,iW-} »\- 
lobiei 716, elle Hccordiia'coniervatori di 
Viterbo le pierogaiive ili >|uelli di Roma, 
ne da lui, né dn'suoi predecetsori conces- 
se a veruo' altra cillà, nubile privilegio 
da noma caeiiupoli del caltolicisroo, e- 
iteso a Viterbo metropoli del PatrÌtDO> 
nio di s. Pietro ; cioè il rubone d'oro, il 
baldacchino, l'ombrellino, i fiocchi a'ea- 
valli, il titolo d' eccelleva (la maita, se- 
condo il Uusii, ma già 1' UMTa),e |i«rsi- 
DO l'avere ì famigli vestili come i Fedeli 



ai4 VIT 

(fi Ciimpodo^lio (P^,). TiiCli qaetli privi- 
Icgi «Olio ili vigore, tranne il rubone d'o- 
ro, il i| utile pe'cambianìenti avvenuti nel- 
Ih «iiiiidicatiioi*gBnittiitione(pregiuiliiie- 
vole alla oobllà d^lle città provinciali) 
cle'6 luglio i8i6,dellaniagistraturamu« 
Ilici pale, non più es«endovi i conservato- 
ri (i cui rubonì d'oro lacerarono i demo- 
cratici del 1798, né più si rifecero: quel- 
lo del capo della magistratura si rinnovò 
nel 1B19), ma 6 aniiani, 1' usa il solo 
gonfaloniere ch'é sempre dell'ordine de' 
nobili, insième al titolo d' eccelleoia, gli 
•uiiani essendo scelti da ogni ceto (l'aii* 
tìdiissimo abito de'cousoli era il mantel- 
lo di panno nero con coppola simile, Il 
quale mantello fu poi di panno pao- 
nano, e già lo era a' tempi di Pio il ). 
I^rir onorevolissimo breve dì Benedetto 

XIII. il consiglio composto di 40 nobili, 
essendo il governo municipale della città 
aristocratico, lo chiamò cospicutun «Se* 
nalnin seu Magistralum. Si può leggere 
nel Bussi. L'antico magistrato de'cooser* 
▼atori avea il proprio tribunale co'rispet- 
tivì ministri, e l' esercizio della giurisdi- 
zione e giudicatura privativa sulle grasce 
e grtbelle (anticdunente dovendo i consoli 
lare atti pubblica, o ricevere i giuramen- 
ti, come de' podestà spediti a Viterbo da' 
rettori del Patrimonio o da'Papi, li face- 
vano o ricevevano nella pubblica piana 
•vanti il loro palazzo, sedendo presso la 
porta su sedili di pietra). Lo statuto delle 
leggi municipali confermarono diversi 
Papi, e più recentemente Pio li, Paolo 
11^ Ianocen7o Vili e altri. Molti diritti 
godè il comune di Viterbo ne'secoli XII, 
XIII e XIV. Benché la città, dopo esser 
stata obbligata soggettarsi a'romani, non 
più riacquistò interamente riiidipenden- 
za primitiva, tuttavia per connivenza 
de' principi, a' quali ubbidiva, massime 
a'Papi, o per qualsivoglia altra ragione, 
godè pel corso di molti secoli il gius ter* 
ritoriale, e la giurisdizione col mero e 
mi>to impero, e governandosi con leggi 
e magistrati propri, disponeva iiberamen- 



V4T 

te de' castelli e terre ad eisa M>tlopfKte, 
e faceva gui-rra, pace, leghe e cnnfiMler^* 
aioni come repnbbliGi. Il giiH lerritoria* 
le,' colla bolla iVoite<f //i/iivfo, fu confer* 
mato da Imiocenio IV nel laSot, nel ri- 
cevere all' ubbideota della s. Setle i vi- 
terlitfsi che aveano seguito lepnrti di Fe- 
derico II, cioè il dominio che la ctttn e i 
cittadini godeano di castelli, fortcaae ec. 
Essa é diretta : PoieUatì^ Consilio, ti 
Comm uni Fìterbiensibus, 1 1 croii»taIi« n* 
Ballotto, riferito da Giovanni Jusao al* 
l'anno ra55, dice che allora dipeodem- 
Do da Viterbo più di 1 5o castelli, ooaG- 
vanti col Tevere, Val di Lago e Canino^ 
dal mare da Monlallo sino alla Tolfr • 
•'confini di Nepi e Orto: di Vil«rLo fu- 
rono on tempo Radicofani, Hroceno e 
altri contermini castelli. L'entrale erano 
del comune, |k>co dando alla Chiesa. De' 
OMmorati castelli 33 si vedono dipinti 
nella parlata sala Hegia del palniso co- 
munale, già conservatortale, e sono : Cem* 
toeeile o Cis^iUiveechia^ FaienianOp Dmr* 
Àoraiio, Castello Almadiano, Ritpampa* 
mi, Bicoca, Castel d'Asso, Castel VoocIim^ 
Castel Lupardo, Orekiat Grsfflgtmno^ 
Fiorentino, Marano, PiaouinooPìumta» 
no^ Bìsento^ Cornienta, Castello Aitato, 
Monte Casale, Canino^ Bomarxo^ Sipic* 
dano^ Afonie Calvello^ Caeiei di Piero^ 
Mt^^nanofianepina^BastanidlOf Figna» 
nello^ Fallerano^ Felralla, Rocca dd 
Fecce, Celleno, Bagnaia e Fitorchiamo. 
I riportati in corsivo descrissi in ispecia- 
li paragrafi di sopra, tranne alcuni, di 
cui ragionai in altri di essi, così di altri 
non rilevati in corsivo. Altrettanto pra« 
ticai per quelli che vado a nominare. Il 
Bussi allega documenti del dominio effiet* 
tivo eh' ebbe Viterbo non solamente do' 
suddetti, ma de' seguenti 5o castelli. S. 
Angelo, S. Ai'cangelo, Attigliano, Casa' 
fiiii/tf,Caf/e//an/o,CastellodiCucumelle^ ' 
Castel Dardaoo, Castel di Fratta, Castel 
Foranio, Castel Leone, Castel di Salci, Ca- 
stel diScopulo,O//ere,anoelle,CiVil0//ii, 
CoUeCasnle, Commenda de' ss. 



V IT 

tfìUore (Ji cui più sotin), Core Affino, Cor- 
, GurnOTsa, Ciir*iiino, Corvogliano, 
rnjo, città (lisli'ulta, Cal- 
. Giovenale, s. Giuliano, isola ^f<lr• 
le Rotclieuc, Limi, Marta, Maz- 
MoQie Acuto, Monte AHiauo.Moa- 
Cocuzione, Monte Garofdlo, Mnnte 
o, Palen^ana a Parenzarttt, 
Petrigna no, Proceno, Quarenla 
Radicofani, Rocca 



■ la, .. SaTH.o, Sj^. Sor 


inno, Tel. 


1, fico.To^cantmj^^t, 


Iclloquel- 


farticob, in cui col "^^om 


i con lutai 


asserzione ilei Coielini).1Via 


■lessa bol- 


1 J' Innocenzo IV hi iie& 


li dirillo 


el comune d'eleggere il Wi 


;,wà, e tut- 


i ministri del tribunale, gB 


ici.offiiia. 


, ec. Ma atendo quindi pfl 


Uo aoM i 


ilerbe«i di prorompeie in ■ 


L-i eccessi, 


[fra gli altri aiendo nel lal 


B in con- 


iDtui-a del Conclave, bai 


Laineiile 


Italo i cardinali Malico J 


BioiJano 


.nm,\\ Papa Onorio IV «1 


■ veoduli 


ii85dall7nier^(fo, io [| 


Kli 


lei mero e miito impero, e 


Hnalun- 


giuiiidizioue Tino a niio«f 


^K termi- 


ione della i. Sede, riservai 


^L sé e 


lioiiianM Cliieta la relloi'i 


i^Vpode- 


a della cillu, da eterei tarti 


^L DIB- 


1 di' egli o la %. Sede medcM pre- 


crebbe. Questa proibiiione^l isti- 


il podeMùegliallrìmioii 


sliSenne 


iiMEraladaUonifucio Vlll.il 


qM.... 



bull 



'99" 



ufTc 



Ne) 



rivilegio d'eleggi 
u XXII coni 
lel diiillodi 
dMlu, <]ua1l^ non h^ff'dal P 
l4iSil cariI^^Uol^nlrgHla della prò- 

mutje la iioiuina di 3 soggetti, una de 
quali (lutesse estere confeimalo podeslì 
di Viterbo dui legato apoilolico o dal rei 
(ore della proiiiicia. Quanto uTeudì, an 
die dopo la bolla d'Onorio IV il comu 
uè teguilù ad Bcquiilnme de'iiuo*i e di 
ijiorre dt que' di cui era in posiestoj i 
fervile quel Papa noi f riTÒ di tal dirttlo, 



V I T ai5 

o pereti^ in qneiiri Io riabililb. Una delle 
romliiioni o.i <i obbligavano i reudotarl, 
ed i pnesi che .il cuiaunedi Viterbo giu- 
ravano vassnlLig^io, era di stare alla pa- 
ce e alla gnerin, clie avrebbero fatta i 
viterbesi, donde si trae il diritto del co- 
mune di muover guerra, e di fai- tregua 
e pace, di die esislnoo monumenti, oltre 
le conredcraiioni. fra questi mi limiterò 
a ricordure quello liguardante la ti-egua 
concluda nel t sG.T, cogli orviclani, e tre 
del 1391 ]>ur Id pace col senatoepopolo 
romano. Finalm«i>ie quanto alle coofe- 
derazìoiii.crlebie, antlcbissiina e imme- 
morabile è qiiella, cbe paasb da tem- 
po antico, e chiia ancora, [ra la cilt& di 
Viterbo, e q'iclle di Aretzo, di Galle- 
se e di Tivoli; conrcderazione cheetlen- 
de alle popolazioni la reciproca cittadi- 
nanza, col godimento de' rispettivi privi- 
legi. Non i\ pub fissare il tempo io cut 
1' aulorilù del comune di Viterbo fu li- 
mitala e ri^lrelln, e quando i paeii che 
da eisa dipEodevano, paitarooo lotto 
rimineJiutu e diretto domìnio della s. 
Sede e sua Camera apostolica. Sembra 
perb BS)ai verosimile, che tali mulaiiooi 
siano avvenute verso la fine del XV •«- 
colo, ovvero al principio del XVI, quan- 
do del tolto estirpali i tirennetti e com- 
poste le civili discordie, la forma del go- 
verno della provincia del Patrimonio fii 
cambiala e ridotta in toitaota io buona 
parte alili stalo p rese ole, Iran ne qu eli 'ec- 
cezioni segortlale ne'iuperiorì paragrafi. 
Il Coretini osserva, eisere la provincia 
del Patrimonio una delle piìi vaste dello 
stalo di s. Chiesa, e rilenersi non leoia 
londamenio die Pa.^rjuale II dichiaib Vi- 
terbo capitale di quella parie di Totca- 
im, che la gran contessa Matilde avea 
olTerta a 9. f ictro, lolto i) dominio de' 
successori, e perciò delta Patrimonio di 
s. Pietro. (Jsuipiit» poi da Federico II 
Viieibo, la cnMiur. con diploma del tei- 
lembre ii;')". rcsidenin imperiale e me- 
Inipuli di tulio i|ud trsllodipaeieepro- 
vioGÌa,clie egualmente ava> tolto di pre- 



ai6 V I T 

potenza aliai. Sede. Al dominio dì que- 
sta ritornata, vi fu ria|>erta la curia ge- 
nerale della provincia del Patrimonio, di- 
chiarando due cardinali legali che in tir 
•a dovessero ritiedere, quale luogo princi- 
pale della provincia. Le città, terre e ca- 
stelli che nel declinar del secolo passato 
formavano la provincia, si dividevano in 
3 classi. La i.* comprende va i luoghi ira- 
media temente soggetti al governo di Vi- 
terbo, cioè, oltre Viterbo metropoli, le 
cilla di Olle, Bagnorea, Acquapendente, 
Toscanella, Monte Fiascone; le terre di 
Vetralia, Bieda, Lugnano (par quello ora 
della delegazione di Spoleto)^ Bassano, 
Celleno, Bolsena, s. Loretfko, Latera, O- 
nano, Pioceno. La 3/ abbracciava i luo- 
ghi sottoposti a' due giudici degustati di 
Bonciglione e Valeniaoo, avendone la 
soprintendenza il governatore di Viter- 
bo: alio slato di li onci gì ione appartene- 
vano, oltre Ronciglione città, le terre di 
Capi arnia, Canepina, Vallerano, Fabbri- 
ca, Corchiano, Borgbelto borgo, Isola 
( ora della Comarca di Fioma) castello, 
t. Elia castello: eliostato di Valenlano, 
oltre questa terra, appartenevano quel- 
le di Grotte, Gradoli, Capo di Monte, 
Marta,Canino, hchia, Montalto (ora del- 
la delegazione di Civilat'fcchia^ riparla- 
la nel voi. LVIII, p. i3o); ed i castelli 
diTessennanojArlena, Cellere, Piauiano, 
Pianzano, Bisenzo luogo diruto unito al- 
la podesteria di Capo di Monte. La 3.* 
conteneva i luoghi baronali di Bagnaia, 
Barbarano, Bassanello, Bomarzo, Bassa- 
nò diSutri, Carbognano, Calcata, Castel 
di Piero, Castel Cellese, Chia, Graflìgoa- 
no, Gallese, Mugnano, Monte Calvello, 
Rocca del Vecce, Soriano, Sipicciano, s. 
Martino, Stabbia, Vitoichiano, Vigna- 
nello, Civitella Cesi, s. Giovanni di Bia- 
da, (1 seguenti luoghi ora appartengono 
alla Comorcadi /?o/7iA)Anguillara, Brac- 
ciano, Gettano, Castel Nuovo, Campagna- 
no, Civitella s. Paolo, Formello, Filac- 
ciano, Fiano, Galera, Lepiignano, Ma- 
glia no Pecora reccio, Morlupo, MazzanO| 



Monte Roti, Oriolo, Pomano^ BtgiMiio^ 
ScrofanOyt. Oreste, Tri vignano, Torrìta, 
(i seguenti luoghi ora appartengooo alla 
ilelegazione di Civitaveecbia) Ceri Cer- 
▼eterì,Monterano, Monte Rondano, Blaa* 
siaoa, Bota, (il seguente ora appartiene 
•Ila delegazione di Spoleto) Giove, e Pia- 
no che neViparti territoriali e statitticha 
non trovo ricordato. Lo ttemma del« 
la città di Viterbo, dal Bussi e dal Core- 
tini descritto e prodotto in figura, è un 
Leone colla corona sopra la testa, che a- 
nito o appoggiato ad albore di palma ha 
•otto la destra branca un globo quadri- 
partito colle lettere F, J. F. L, ^e regge 
un'a&ta con aquila imperiale bicipite nel- 
la sommità, e con una bandiera che ter- 
mina in due code svolazzanti, divisa da 
una Croce in 4 piarti, in ciascuna delle 
quali sono \t Chiavi poniificie incrociate. 
Riferisce il Coretini : Il Leone si crede 
adottato per impresa da' viterbesi fin da 
quando adoravano Ercole, nume eroico 
cui si attribuì lo stro^amento del leone 
che infestava lasciva Nomea. La Coro^ 
na^ sulla di lui testa, significa 1' antico 
principato goduto da Viterbo, di cui ere* 
densi prove i sepolcri etruschi trovati 
ne'diotorni, di persone dalle cui insegne 
si ritiene avere esercitato la regia podestà. 
1/ Albero di palma ricorda lo stemma 
di Perento, espugnata e distrutta nel 
1 173 da' viterbesi. Le 4 /e//rre del glo- 
bo quadripartito sono le iniziali delle 4 
parti o piccole città, che formavano la 
Tetrapoli Viterbese, cioè Fano^jérbanOf 
Fetulonia, Longola. Il Vessillo o asta 
coir aquila imperiale nella sommità, fu 
conceduto a'viterbesid^iriinperatore Fe- 
derico! neh 172. In fine, l'uso della Bari' 
diera, ossia stendardo colla Crocee Chia* 
vi pontificie, fu accordato ( ma al modo 
che dissi nel voi. XI, p*i78, col Goram* 
pi), o come pretende il Bussi, fu amplia- 
to il privilegio, nel 1 3i6 da Bernardo di 
Cuccioaco (meglio Cucuiaco, per surro- 
garlo air impei iale) vicario generale del 
retlorCi e capitano generale della provin- 



y IT 

eia del Palrimonio, per «reilo i vilerb»! 
sfuna d'aroiilibeietoJalleniBiii iji l'on- 
celb Or»ÌDÌ e di altri i Ibelli ilella Chiesa, 
da' quali era stalo assediato nella lòitez* 
la (Il Monte Fisscone. In froote del di' 
|)loma vi è espresia in miniatura l' inse- 
gna della Chiesa, ch'egli con ceste, cioè 
uno Meodardo rcxso ivolsitaole e termi- 
nante io due code. Una Croce bianca lo 
divide lutto tu 4 parti, ed in ognuna ve- 
desi una chiave parimenti bianca. Pai'IÌ> 
colorita ommesse dal fiusiì, producendo 
il diploma scorretto, llcriticoe dolio prof. 
Orioli, quantunque zelatore costante del- 
le vere glorie di Viterbo, che «anta a pa- 
llia, all' opportunità ooo mancò di con* 
fulare le cose favolose, credute Moricheda 
alcuni scrittori literbesi. E GadalriTeri- 
lo e promesso nell' jitbuni di lioma, l. 
30, p. 3o5,si proposedi trattare altrove 
del mQnicipele blasone, prolìllando del- 
l' erudizione nraldica e delle osservazioni 
■ccurale del nobile «ilerbeie Liberalo de 
Liberali. Inrallì l'eireltuò nel Giornale 
Arcadico ili Roma, 1. 134, ?■ i36, Flo- 
rilegio f'iierbese: Lo Stemma dì F'iier- 
ho; I. i36,p. ila : Ancora de' Suggel- 
li edrlF Inagnedi /'iterbo. Poco dopo 
e nrllo stesso j854 pubbhcb DtWAliiim 
di Roma, I. a i , p. 355, l'articolo che me- 
rita riprodursi qui, .. / Stiggelliek !n- 
itgne di FiUrbo. La fine del secolo XV, 
e il principio del seguente, segnano un'e- 
poca Tunesta per le amichila viterbesi. 
Non qui mi cale cercare la origine prima 
del dctiamenlo dalla schietta verità, e del 
cominciauienlodell'oherationi sistemati- 
che diesie: Isvoio a che non mi sono sot- 
trailo parecchie olire volte.Qi 



poi 



ilo dì da 



pioi 



ancora evidenti 



{per unodegliesemp)),cheloslemaia>tes- 
'ellaciiiàe le sue integnes'adultei oro- 
colla intromissione di simboli illegilli- 
che seguitano ad essere adoperati an- 
a'dì nostri ne'suggelli municipali e ad 
i altro pubblico uso. La faUilìcazione 
icipale consiste da più che Ire secoli, 
'aver sottoposloalla lampa dritta liei 



idip,.. 

passalo autunni 
le io Iho trovo 
«tenda rdo d'un 



VIT «7 

leon cnmminanle ( primili*0 emblema 
della cillà.come leslilìcnno Ì croniiti DO- 
slri) un globo quadripartito, e Iterino 
nelle 4 lettere F, A. /'- L., e oell'aver 
ciò Tatto a studio perché polesM cavarsi 
quindi unnaienilicalu conferma della le- 
gnala esiiitetiza in amico delta Teirapo- 
Il Faoo, Pillano, /'elulonia, Coagula, 
quattro cillii riunite in una e lignificalo 
da quelle 4 iniiiali. Di ciò Irallai a lun- 
ato nell'ultimo mio opuscolo : Florilegio 
FiliTbeìe,ail]ca\a i.° Mancavami allo- 
ra una prova materiale di quel ch'io cer- 
io soli ragione meDti. Nel 
i questa prova materia- 
la ; e sono i luggelli e lo 
tempo aniecedente, cui 
riproduce la tavola onde si fregia i) pre- 
sente loglio. I (lue disegni ioreriorì tono 
la delineazione chedebboBllaperisia cor- 
tese e benevola , alla quale hammi abi- 
tuato il nobile già vane signor Pietro Zelli 
Jacohuzi ; perizia e coitesia pari a quel- 
la dell'illuiire suo germano Girolamo, 
spesso da me lodata a pib d' un titolo 
(comeDell'^/fc»/»(/jfiofl»ff,l.i8,p.3Si, 
parlando delle particolarità lopograRcbe 
di Viterbo, sulle quali l'Orioli dice po- 
tersi di piìi trattenere» aiutato mauì- 
roamenle nell'opera di traicrivere molte 
delle pergamene dalla intelligente, aceu- 
rata e indefessa eoo per azione e fatica de' 
nobili signori Lilieinta Liberati, e fra- 
telli Zelli Jac'ibuzi, cui piaceioì render 
queslo sincei-o tiibulo di meritata lode, 
mentre essi ìnlrepidaroenteieguilanodi 
per tè l'assuntEi impresa d'esamiaareeco- 
p'ar lutto ched'imporlante fin qui celano 
i copioaistimi no-tii archivi, propollali 
con una elella d'altri noliilitiimicitladini, 
il maggior lavoro di preparare una edi- 
zione del Codex Diplonmlicus Filer» 
liensìt, del no4lio antico ^(nIuKf dell'an- 
no I35i, de'nostri cionisli tuHora ine* 
diti.ec"). Ih. "disegno (quello coH'iscri* 
lione de'consuli) ha, come ciatcun vede, 
il leone camminarne verro la dritta, eoa 
una delle zampe sollevala e rampante, a 



%^8 V I T 

ooD dietro a sé una pianta inclinata a li- 
nìftray schiantata, e senta foglie, che si 
sa figurare una palma. £* appeso a ben 
due pergamene originali, una degli 1 1 
febbraio 1 1 98 , indizione prima ; ed è 
del podestà Raniero Pepone che, a no- 
me e per mandato della Università Vi- 
terbese, e de' Rettori della città , stipo- 
la co' 4 condomini di Valentano, di far 
guerra e pace a comandamento del Co- 
mune di Viterbo, e di pagare in carne- 
irale ogni annoio libbre di buoni sanesL 
Unosimile e degli stessi anno e inditione, 
ma degli 8 di giugno, è de' consoli prò 
tempore^ maestro Giovanni Fereutinate, 
Geizone ed Ebriaco, che col consiglio de' 
due loro assessori danno certe disposi- 
lionì relative al riparto dell'acque tra' 
terreni ortivi appartenenti alla chiesa di 
s. Angelo in Spata, e i molini adiacenti. 
Il suggello è profondamente impVesso 
sulla parte piana del grosso segmento 
d' una palla di cera bianca , circondata 
da un rilievo anulare perchè meglio ti 
conservasse. Ed essendo l'uso di tal sug- 
gello non guari qui lontano dall' anno 
della distruzione di Perento, e da quello 
dell'assoluzione per tal fatto data da Cri- 
stiano arcivescovo di Magonza a nome 
di Federico 1 imperatore neh I74i que- 
sto ne spiega perchè la palma vi appa- 
risce, ove si ricordi quel che intorno a 
ciò si legge presso il cronista Lanzellotto» 
che, per sì latta vittoria li Viterbesi ad* 
gionsero al Leone del Comune la Pai» 
ma^ ch'era Parme del Comune di Fé* 
renli: ond' è eli' io congetturo apparir 
quella inclinata, e quasi schianta ts, come 
dissiy e senza fronde, appunto perchè con 
essa vollesi figurare rabbatlimento della 
città rivale e nemica. Noto per ultimo 
che la seta, dalla quale lacera è penden- 
te, è rossa. L'altro suggello, e il secondo, 
è sospeso ad un cordone di cotone azzur- 
rO| e lo si vede in pari modo impresso 
in cera, annesso a una pergamena dell'an- 
no 1225, scritta a nome di Milanzuolo 
podestà y il cui lesto può leggersi stam- 



VIT 

palo od Basii tra gli altri neir Appen« 
diee sotto il d.* VI. Ma qui il leooe ha 
faceta umana, come una sfinge; è volto a 
sinistra ; e dopo di se, io luogo della pai- 
ma, ha la picca eretta, e intorno la leg* 
geoda qua e là corrosa» la qual però sì 
▼ede essere stata : Non meiuens vcrbo^ 
ho ium qui signo Viterbum j differen- 
te perciò in questo da ciò che stampava 
il Bussi a p. 38, senz'addurre prova: Non 
tìmeo verbum etc, in che non fa che co- 
piare Ànnio, il quale forse citava a me- 
moria» e perciò sbagliava. Or questo per 
vero è conforme nella sostanza a quel che 
accennano altrove in più luoghi della cit- 
tà altri monumenti, dove I simboli del 
soo stemma mostransi sotto varia forma; 
ei.*(al lato sinistro dell'odierna piana 
del Comune, guardando il palatso della 
Magistratura ) il leone senza la palma, 
io tutto rilievo e in peperino del pae- 
se sopra una colonna ; a.* il leone allo 
stesso modo, ma colla palma dietro, sul- 
la destra di essa piazza ; 3.^ il leone in 
basso rilievo dello stesso sasso, dove col- 
la picca, e dove collo stendardo tenuto 
dalla branca alzata, di cui si dirà tra po- 
co, e ciò nella stessa piazza,, sulla fironte 
del palagio che fu già del podestà e del 
capitano del popolo, dirimpetto al palaa- 
zo della Signoria. Ma la picca sostituita 
alla palma si trova pure dietro il leone 
in basso rilievo, or volto a dritta , or a 
sinistra, sul fregio della loggia laterale 
del domus pontjficalis^oggi palazzo del 
Vescovado , nella piazza del Duomo, a 
spese pubbliche fabbricato a cura de' 
due capitani Rainerio Gatto, ed Andrea 
diBerallo,purde'GatteKhi,dopo la mor^ 
te di Federico 11, negli anni 1266 e 67 
(le cui iscrizioni al solito malamente co- 
piò il Bussi). E come il suggello che por- 
ta il motto Consules Fiterbiemes chia- 
ramente è da ciò indicato ch'era quel di 
che la signoria usava, come proprio del- 
la città, si deduce quindi che TaUro col- 
la picca era dunque invece quel del pò* 
desta e del capitano, i quali ititeudevaoo, 



VI T 

inilicar con esia picca In loro «ulorìlìi e 
il lui'o iilliào. Uo>e lenellx ttipolacìonfl 
co' valenlanesi Rasiera Pepone , die pur 
eia potlcslà, uk>, in luogo .lell'allio, il 
bollo J«l Comune, ciò uiubabil mente è 



V 1 T «9 

etinngniaRoninnaeEiclesiaeperipsttm 
Uoiiein portando, sciUcel sieut tupen'us 
designata .situi, illavoltìs sic designala 
et detcripU, yo'n's Irndimus deferre et 
parlare sirut vobis placiieril perpHuii 



pecche in <|uel citto, a nome appunto del 


temporibiti uii.uiritale, ordinatione, et 


C.mune. e *olu come suo raj)preien- 


mand'ilo wntro. Esso stendardo è in al- 


tSTile civile ■tipcilavii. Dd reilo i docu- 


lo della pergamena non solo disegnalo, 


meitli dell' archioio mi lian fjllo cono- 


ina eziandio colorilo. 11 campo è aiEur> 


scere nncbe un 3.° bollo minore, da im- 


ro. Il (enne coronato, gialla figurante 


priiDFr sopra carta, a lappietentunle la 
sol» lesta del Isone (cilota di Taccia, qua- 


oro cogli scori neri. L'asta e la palma 
verde, j fintii vom. Rossa la fìamina. 


le li «coi-ge ancor o^gi uelle nostre fonti 


Bianca k Ci nce e le Chiavi (cioè 4, e non 


le più nnl>che a foggia di otaicberoiie 


incrociate. come io avea riferito nelsua- 


donde sgorga l' BOijua ; e come ìu lutto 


nominalo voi. fio dal 1841). Gialla la 


rilieio ipoi-ge di peperino e più in gran- 
de, sopra uno degli antichi ed ora ao- 
ceiinsli portici della pis»a di *. Silve- 


sbarra : bandiera oggi uscita d' uso, oè 
IO perchè; eil è quella appunto che meo- 
tovava di si>pia come scolpita nella bran- 


stro (oggi del Getii) ■ delira di cbi vie- 


ca d'uno de'Ieoiii in bnisurilieto sul pa- 


ne dol duomo. Rimane dii ultima di' io 






dato Florirt-gio. § 3, il pi'of. Orioli avea- 


gno è sopra all'altre due, la quale rap- 





il i 



.elio. 






niu lo stenihirdu concetto a'vilei beli uel- 
l'enno 1 3 1 6 du Oeinardu de Cucuia- 
co, vicario generale dd Palriiiionio (con 
carln BStni roalamenle stampata dal Bus- 
si, Append. u. x\ix ; ma che non è que- 
sto il luogo di riprodurre qunl essa è 
lerameiite], dove Ira molte altre co- 
se è questo brano: f'oif.nles vai, ctpo- 
sleritatern veilrnm praero^atwahonorii 
ei gralia prosrqai ipeciaU , . . vos (cioè 
il podestà) ci populum veilrum in tfita- 
liÙct exercila, ijuem Comune, Eccletia, 
et Beciof Patrìmonii, i/tti prò tempore 
fnerit , faciet , vet Jacere mandabit... 
ordinamus ei declaramui perpeluum 
t'r.xUlìferum, seu Confaloneriani, de- 
femorem, valitorem, et adiutore-i ho- 
iiorìf el j'irium Roiiuiiiae Ecclesiae et 
It'-rlorit Piilriaionii, uhicunicfiie, infra 
ìp'uni Patrimonium, suiini exercitam 
e onlìgerit congregare, ita qtiod in ipso 
ejeriilu,el ileai inquolibetal'oexercilu, 
t/iteiii cantigerit vestro nomine voffactiif 
ror, ultra arma veslra propria quae lui- 
ltetis,adlii:cl leoiiis cum palina, vexillum 






siilo, I 



giunto all'insegni) del leone colla palma 
(dimenticala ornai la picca, e messo in 
oblio il mollo 4^ Non tìmeo verbuin, Uo 
mm qui itg'io /'icerbum, prodotto dal 
Bu4si, copiiinle senza dubbio Aooìo de 
excisis nifiiioriiif, da esso ancor oggi 
abbrancala, comeshè non colla corona, 
)a quale questo Deraardo avevaglì pur 
dato ; e cu'oei^bè altro ordine abbiamo 
introdotto nella posizione delle chiavi , 
ed altri mulDinenti dicolori adottammo 
arbitrariamente. La palla però, dico di 
di nuovo, nemmeo allora Te' di tè mo- 
■Ira. Di più noi ci arrogammo d'iolra- 
metter s'i fitta bandiera nello stemma 
mentre la concestione non aveva parla- 
lo d'altra insemione che negli sleadardi 
del popolo; stendardi che sono andati 
in non cale, forte perchè non abbiama 
più milizia di inuaicipio o dì provincia. 
Abbiamo nooiUnienoancor oggi una ban- 
diera da pur fuori, in nome del comune, 
per altre siguifìcazioni di civile ammioi- 
«Irazione, o d'altro, e non veggo perchè 



a3o V I T 

Doo ufiaroo del nostro privilegio antieo 
e legittimo, abbandonate ooiai le ciao* 
fruftcole di ninno o di fallo signiGcato, 
che tono indegne dell'onorato lor poito. 
Anche i suggelli antichi» con piccola mo* 
dificaxiooe, potrebbero essere ripresi. 11 
leone avrebbe da esser coronato, perchè 
DOO so qua! ragione fi sia di avergli tol* 
to questo fregio. 11 suggello del podestà 
potrebbe divenire quello degli atti che 
emanano dal gonfaloniere ( vexillifer ) 
quando ordina qualche cosa. Il verso 
leonino si potrebbe lasciare. L'altro sa- 
rebbe propriamente il suggello generale 
del comune. Alla leggenda però ConMw 
les Fiterhienses , avrebbe a sostituirsi 
Ordo et Populus Fiteìbitnsisy all' enti* 
ca, poiché lo S. P. Q. F. è una buratti* 
nata insipida e moderna, non avendo noi 
Senatore iIGmsiglio Municipale^ secoo* 
do la buona lingua nativa dicendosi Or» 
do^t splendidus Ordo^ o poco diversa- 
mente". Tanto pubblicava francamente 
nel 1 854 *' Pf^^* Orioli. Fatto è che io 
fronte alla Relazione della venuta e 
permanenza inViterhodel Sommo Fon» 
tefice Pio IX felicemente regnante^ Vi» 
lerbo tipografia di Rocco Monarchi 1 857, 
si vede lo stemma della dita formato 
GOkì. Il leone camminante e corona- 
to colla zampa dritta sollevata a reg* 
gere il vessillo, eh' è una semplice asta, 
con bandiera terminante in due code , 
divisa da una Croce in 4 parti , in eia- 
scuna delle quali è una chiave ritta : die* 
tro al leone è l'albero di palma fronsu- 
to. Tra le iscrizioni onorarie, vi sono le 
sigle : S. P. Q. F» Dunque non sì volle 
adottare V Ordo ec. Bensì fu riformato 
lo stemma» poiché quello del frontespi- 
lio della Relazione dell* arrivo e per» 
manenza in Fiterbo del glorioso Ponte* 
fice Gregorio XFJ felicemente regnane 
le, Viterbo i84i tipografia Monarchi, 
ha il leone col famoso globo quadripar* 
tito colle lettere F. A. F. L., e l'asta del* 
la bandiera coU'aquila da due teste nella 
lommità. U Bussi volle ripeter^ baocbi 



▼ IT 

rileoere altri ed egli tlesao im- 
postura il sedioeote decreto di re Desi- 
derio, aver eoo esso accordato faooltii al 
popolo di Viterbo di coniar k mooete 
eolle lettere F. A. F, L. j ma a lai 
Boo riuscì vedenM alcuna. Noodianeoo 
racconta poi, che nel 1 474 ^^ introdotta 
la teoca in Viterbo, e le mooete che ia 
ossesi batterono furono carlini, qoattrìai 
e piccioli; da una parte de'quali era Tar- 
me di Sisto IV, che ne avea accordato 
Il privilegio, e dall'altra la figaro di a. 
Pietro eoo sotto uo piccolo leooe iose« 
goa della città. E siccome se oe trovano 
ancora, avendo nel rovescio l'immagine 
del glorioso protettore principale della 
città s. Lorenzo, con intorno : «. Latt- 
igli. D. Fiterb,^ giusta le figure che offre, 
io cui si vede il Santo tenere eolla de- 
atra on libro, e neiraltra la palma o la 
graticok. Sembra doversi credere^ che 
leda principio nella lecca viterbese fii* 
rooo coniate tali monete, in seguito se 
ne batterono anche altre, alcune della 
qoali erano una mistura di rame e d'ar- 
gento, e l'altre unicamente d'argento. La 
lecca fu stabihta presso la diiesa di a. 
Croce, a coi soccesse quella di s. Ignazio» 
in casa di Giambattista Dellituare, ma 
non vi rimate pih di due anni , poiché 
i viterbesi in vece di vantaggio ne avea« 
no danno. Quando nel i457 si voleva 
introdurre a Viterbo la zecoa,fattane pro.- 
positiooe nel consiglio generale, Pietro 
Paolo de'Gaetani consigliere, aociocchi 
BOO s'introducesse, allegò il detto (aceto 
di mg.' Pietro Lunensi : Quod la zecca, 
quae latine didiur officina^ capitar ali» 
quando prò quodam animali exUtentt 
Ut cauda/umentorum.Quare videndum 
e«l, ne id postea forel damnum luiis^r* 
iorum civium^ et ne /adendo monetas, 
destruerentur supellectilia antiqua do- 
mestica^ cupiditate pecuniarum. Il Co- 
retini dipoi asserì, che Federico II im* 
paratore col diploma del 1 240, prodotto 
dal BuMÌ,cooeesse a Viterbo il privilegio 
di batter auweta, pubiieaepecuniae si'- 



VIT 

elueuAiibtrtfHaeliiiaginUNoiti'aemh- 
strìptioiie praefulgeal. Ma log ginn gè, la 
icMlra città prima di Fedecico II, e do- 
po ancora, lia goduto questo diritto eoa 
maggior ampieus, afendo conialo mo- 
neta coll'arroe a nome proprio. Imperoc- 
ché nel discreto di DeiìJerio uliinio re 
de'IoDgobardi ti legge: Permìitimus pe- 
cu'iiis imprimi F A V L, sed amoveri 
HercuUm, etponi t. Laurentìwncomm 
Patronum. E nel 1761 ia uno tcoTO si 
trovb una inoneta d'argento della gron- 
dena d'un paolo, giudicata dagli eruditi 
non più baila del XIV secolo, oelU qua- 
le da una parte era l'ioimiigine di s. Lo- 
renzo, e Del giro s. Lnurentiu! : dall'al- 
tra un leone app>)ggiata all'albero di 
palma coli 'iscrizione intorno: De f'ìler- 
bio. Ne esibisce l'impronta, ove vedo il 
Santo stringere colla destra un'asta (er- 
minanle colla Croce, colla sinistra un li- 
bro ; e nel rovescio veramente leggo de 
l'Ìthio,tXQk f iferZu'oabbresiato.Tai ino- 
neia fu rìpoita nella cassa del Comune, 
;ui sotto 4ct>iavi sì custodivano Ì pub- 



blio 



illi. Die. 






tieta pur coniata in Viterbo, quando era 
tiranneggiata da uQ di Vico preretlo di 
Koma, pubblicitU dal Contelori, si mi- 
ra da una parte un leone, antica impre- 
sa di Viterbo {una cimi tex panibtis, pel 
riferito da me al ino articolo, e nel ro- 
vescio la lettera P, iniiiale di Prefetto, 
ed in giroi4 pani), Già il Muratori, Dii- 
tert. sopra le antichilàllaiìane: Ditsert. 
27.' Della Zecca, e del diritto opriviU- 
gio dì battere 'noneM,rdgioaBodo di quel- 
la di Bologna, aves detto : Avere il Si- 
gonio, se pure nou ègiuuta fatta alla sua 
postuma storia, da|>o aver asserto che £0- 
rico VI nel 1 191 concesse a Dologoa la 
facoltà di Tabbncir denari , Langohar- 
dorum temporibus, quemadmodunt ex 
priyìlegio DesiderU regìi fiterbiensibui 
dnlo cognoicitur. Osserva il Muratori: 
» Il privilegioqui cilato,allrooaD è,clie 
il famoso Editto, tuttavia inciso in la> 
vola di marmo, ed esiiteotc ìu Viterbo, 



VIT a3i 

che lo ilesso Sigmiio rammealli oel lib. 
3 de Regno hai., e il Gruferò inserì co- 
me una gioia oel Tmoro dell' Iscrizioni, 
per lacere altri suoi panegiristi. Non é 
da stupire, se non seppero bea guardarsi 
da questo iinlo Eilitlo i vecchi, perche 
non abboLid.iva iu esd ia critica. Abbia- 
mo bemi da meiavigliarci. comel'Olste- 
Dio.uomocertameutedamettereWprì' 
mi letterati, e bene spet'lo io essa critica, 
dopo tanta luce dataiaquest'ultimi tem- 
pi all'erudizione e ce li; si astica e proiàaa, 
giuDgeiieoonsuload approvare, ma aa- 
che a difendere (come non ha mollo ha 
tentato anche un letterato da Viterbo) 
un SI screditato monumento, rìconniciu- 
to per impollina d-il coro degli uomini 
dotti. Basta vedere il solo sopr'accenna> 
to per conoscere la falsità della merce. 
Ivi li legge: Pi^raii'ffi'ituf (cioè al popolo 
di Viterbo) peciiniis imprimi F. A. Ù. I. 
(qui temo errori di stampa), sedamoveri 
Hercitlem, et poni (. Laurenlium eorum 
patronum, m faci e Homa et Bononia. 
Lascio andare quella frase Pecun'ds ini- 
primi; e dico, trovarli qui non una fa- 
vola. Si dee tenere pei' falso, che fosse eoa- 
ceduto il giù; della secca ad un Cattello 
o Fortezza, come era Viterbo, detto da 
Anailaiio Uililioteuaiio ^iterbiense Co- 
strum, quando ne erano prive quasi tul- 
le le altre piEi illustri città d'Italia. Pai- 
sà è pariinenli, che allora ii batteise mo- 
neta in Dalagiia; e molto più il dire, cba 
la pecunia romana e bolugoeie portaisa 
t'edigic di s. Loreto. Ninna di lali ma< 
nele si è mai veduts, oè si vedrà". Tot* 
locib ben conolibe il Turrìoisi, Memorie 
isloriehe della città Tuscania ora To- 
icaneLla, pubblicate dopo il Coretini, poi- 
ché l'espose nel cap. 3: Si dimostra la 
fallita del di'crdo di Desiderio re de' 
Longobardi prodotto in lapide da' filer- 
besi. Rifetite le parole del mpposto de- 
creto , sul privilegio di batter moneta, 
dichiara. » Stabilire che Viterbo, luogo 
allora ignobile e piccai castello, conìasia 
moneta con Ercole e Faul, è »oppo in- 



si3i V I T 

credibile) molto meoo, che rìmosio Er- 
cole, fi t' ioiprime<se t. Lorenio. Delle 
prime e seconde monete io allefUto di 
ferità , il mondo non ha potuto veder 
seppur una, con tatto che, eticndu quel- 
la città la metropoli, che ù decanta, do* 
fesse averne coniata una gran quantità 
d'ogni genere. Non accade dire, che se il 
decreto fu inventato dall'Anuio, come fe- 
ce questi inciderlo in marmo, così potea 
per corroborarlo far imprimere ancor le 
monete, o potea tralasciar le facoltà di 
coniarle. Se per sostenere il decreto ab« 
biamo ricorso a ciò, che Annio potea fa* 
re, e non fece, verrebbe certamente ac- 
comodato o^i errore. L' Annio potea, è 
fero, far tutto, ma non lo fece, perchè 
per ordinaria prof videnzadi Dio ha pro- 
prio la falsità anche negli uomini erudi- 
ti ed accorti, di scoprirsi da sé medesi- 
ma. Potea Annio far imprimer le mone- 
te, e farle ancor comparire nel medesi- 
mo luogo, of e ripose il decreto, ma bea 
conobbe la maggior difficoltà, il pericolo 
delle leggi , e sapefa eziandio , che egli 
non avea la mano onnipotente di supplì* 
re in un subilo a tutto quello che la na- 
tura afrebbe fatto in esse in pili secoli. 
Da ciò che potea farsi e non si fece, non 
può iormarsene un sodo argomento ". 
Quindi riporta in breve il detto col Mu- 
ratori, che convalida la falsità del decre- 
to. 11 prof. Orioli, nel Florilegio nier- 
tese, presso il Giornale Arcadico, 1. 1 34» 
p. 25i, ragionando delle monete di Vi- 
terbo, lo chiama argomentodtsperatonon 
men degli altri (Fanum Fullunmae: Lo 
Stemma di Fiterbo. Più sotto tornerò 
suirargomento del FAFL, parlando col- 
rOrioli del Fanum Foltumnae e del ter- 
ritorio Viterbese), che niun uomo ha po- 
tuto mai esaminare. Per giudicare della 
cui forza basti trascrivere dal Sarxana, 
Della capitale de* Tnscaniensi, n Altre 
monete vi sono da me vedute; ed una ne 
presenta il signor Gaetauo Coretioi ea". 
Mon aggiungo il resto per averlo con es- 
so già prodotto, beusì offrirò quett altro 



▼ IT 

del fismoio Sanasa, con rOrioli. » Il no- 
bile f iterbcM iig. d. Sebuliano Znaiara, 
già canonico di quella cattedrale, poi ar- 
ciprete della collegiata di t. Siato, nooM 
molto dotto ed etemplare cceleaiaatìcoy 
la famigKarìtà erudita di cui morte aol- 
ledta mi tolse, m'ebbe regalata una di 
queste monete di rame, ohe da una par- 
ie ha i. Lorenzo colla graticola, e le let- 
tere nel giro i. Laurentius^ e nell' altra 
parte da P'iierbio, col leone che tiene il 
globocoUc lettere F. A. K P. (^ve Faul^ 
perché dice trofarsi ne' monnmenti or 
Faulw Faup, anzi anche Fabule)^ ed é 
tanza palma , indizio che fu coniata in* 
nanzi la dittmzione di Ferenti, cioè pri* 
ma dell'an.1 173 ". Ma rOrioli esclamai 
crimine ab uno disee omner. Egli non 
v'ba f edoto niente, perchè niente di quel 
cb'eì dice f 'i. V'é bene il leone, ma del 
globo non fi è traccia , né delle lettere 
àie fi tiano mai state. Non f 'è la palma^ 
ù bene la picca col ferro tri6do. Ne in- 
tomo è de Fiterbio, ma de Fiibìo^ cioo» 
che, per fero, torna allo stesso. » Or s'e- 
gli afca le traveggole nel leggere lottam* 
peto (dal Coretioi) è chiarissimo , come 
postiamo sperare che non leavessequan* 
do credeva vedere nella monetina di ra^ 
use, posseduta da lui, la palla e il F. A. 
Vm P. ?" lodi pasta a riportare quanto 
ditte il Piorav ante, della già discorsa mo- 
neta del prefetto di Vico, che io riscon- 
trai nel Contelorì, ofe il leone apparisce 
tanza le lettere, e tenz* altro indizio del 
contrattato emblema. Dio ta , riprende 
l'Orioli, quali mooete fossero, se fur mo- 
nete e f iterbesi , quelle di cui parlano 
Anoio, il Mariani, il Faure (che dotto, 
altrofc deplorò essersi perduto in mo%* 
sorecchierie niente degne di valentuo- 
mo), di cui non si ton mai dati i disegni, 
oche ne'musei non si vedono I Avendone 
l'Orioli interpellato l'intelligentissimo di 
numismatica del medio evo cav. di s. 
Quintino, gli rispose non conoscer nulle 
di simile. Numerose pergamene de' secoli 
3U11 nJLlW parlano dt'yilerbini e de'4o- 



VIT 
nnriorum vilerbiiiornm. Dttla Tuccia 
(cmM all'annoiStJS, che il pferetlo elj- 
be a' 4 aprile Toscanells, Monlallo ec, 
e fece batler la moneta ir) Viterbo ila Jue 
soldi l'uno con i. Lareozo e la graia con 
la ^oipe e la Croce, OlTre Inoltre un bra ■ 
no delle riinmiasioai municipali del i^3o, 
l'iguardanli le pro**i(lenie prete in Vi- 
terbo perla niallili>diue(fer2nriorii»i;;fir^ 
i>uloriim,sivrpìcciriloriim.Coocluiie,c\ìe 
l'argonieDla delle ntonele non men ta- 
cilla di^^itti gli altri •• e die i vìlerbie» 
miei loo cotlretti a concbiudere, com'io 
diceva in principio: i.* cbeVi toroftemms 
è oggi deliirpato (rammento che tcrive- 
vaDeli854)dairailullcrinaintru>ioae> 
quDle9peroa*erdinio«lrala pitiche ad ab- 
bondanza; a." die dalle lettere /'"af//, pro- 
vate coti non antiche, niente può legillì- 
roainenle ricatarii a fatore dell'etislen- 
ta neila città nostra del primilita Fa- 
nunt FoUumnae, cooiunqueelle voglia- 
no interpretarti". Di dia piìi atauli, qui 
pei'b iunaiiii di lasciar le monete «iter- 
beti, noterò col eh. avv. De Minici», Cen- 
ni storici e nwnismaikì, p. 1 07, che per 
cbirogi'aTo di Pio VI del P796, lu data 
ftiGollà a 34 zecche dello Sialo l'unliG- 
ciodi batter moueta di rame eruis, fra 
le quali Viterbo. — La cìllòdi Vilerlioha 
un cardinale per protettore. Anouoeiò il 
Giornale di Roma At'-xo maggio 1 857, 



iilPar 



il cardinal Gir. 



lamod'Andrea (divenuto veicovu di Subi- 
naa'uStettembieiSGo.ritencndoincoin- 
luenda il titolo di ». Agneie, oltre quella 
dell'abbazia peipelua di Suliaco); quin- 
di riferì quello de'3o luglio la gratiludi- 
ne di Viterbo pereiiere state esaudite le 
>ue preghiere, avendone già ammirato le 
qualità della mente e del cuore , fin da 
quando l'ebbe a ano delegato apostolico. 
i, quanto ne fu lieta la popolaiione, la 
dmioili'ì) a'37 di detto meie, in cui mg/ 
Roccaserra delegalo apoitolico, mediaii- 
le {jiocura, pie&e formale poMesio della 
protelloria in nome del cardioale iieU 
l'aule oiunicìpah. In quelle alla preten- 



VIT 5^3 

in del prelato , della congr^iione go- 
veroativa, di mg.' Bisconli vicario geoe- 
rnle, della niagiMiatura comunale e di 
«arie distinte persone, fu letto e lOtto- 
(Ci'illo l'atto «olenne, e quindi venne lui- 
la facciata del paUitzo municipale innal- 
zalo lo stemma del novello Em." protet- 
tore, nome caro a'ii1ei'be«i anco perche 
derivalo da antica nobilillima famiglia 
di loro cittli. Lieto il popolo, nella aera 
Fu tutta la riiiu jjilendidamente illumi- 
nnta, aumentiindo l'univertale esullania 

mia lì tarmunii:H, ch'ebbe da prelato dele* 
gato a pretideate il cardinale, in omag- 
gio eseguì una ciinlala affposilaraents 
ademico filarmonico Pie- 
mente potla il 



lall'i 



Irò Manzn 

lica da Vincenzo fontani valente \. 
tiro della stessa arcaJemia, cantala auai 
bene da vari prufeisori cittadini e tli'a- 
nieri nella gran sata comunale. Coti Vi- 
teijra molilo la euri compiacenza nell'a- 
vcr a cardiiinl protettore chi ebbe pri- 
ma a suo delegntii ^ipostolico. 

Il territorio di Viterbo, quasi (riango- 
lare, nella miiggior parte in pianura, il 
Giretini lo dice estendersi a 40,000 rub- 
bia di terreno, e produce grano e allrs 
biade in aXAmwUina. così l'olio, gran co- 
pia d'erbn^^i e frutti , essendo bagnalo 
da molli picouli liunii che danno buoni 
e saporiti [it<>ci , ed ha pascoli ubertosi 
per bestiami. L'olio perii, la canepa, il U- 
no, la seta, il vino lormano i capi piU 
coiisiderabiii del commercloi oltre la ca- 
ia del vetriolo, le cava dì lolio, e *i fu 
giìi quella del bolo armeno, da cui pigliò 
il nome la contrada di Monte Arminio. 
1 moderni descrivono il territorio «iter- 
bese tutto innalzalo da una molliludine 
di pescosi torrenti e ruscelli, che il rendo- 
DO sommamente léraee di biade, ortaglie 
e vini, e tnnto reililiisimo di canepa da 
potersi dire In iividie di essa, egregiamen- 
te la varandosi con nota bile negozia to.Ab> 
bondare, i'dr«i gran cummercio, ed esser* 
rinomati i luimaggi delli di FUerbo, s 



•34 V I T 

le omonime carote: queste tono le rape 
roa«e, Daucus Carota, che lesale, pela« 
te, tagliate a felle, e bollite poi in aceto, 
ai condiscono con aoiii, garofani e cuoca- 
ro.II Palmieri dichiara. >• 11 temtorìo ha 
la superficie di tavole 87 1 ,016, diviso io 
monti e piani, valli e colline; bagnato da 
pescosi torrenti, che ne rendono feracis* 
aiino il suolo. In esso si vedono molli vil- 
lerecci abituri e graziosi casini: Tagricol- 
tura vi è atlivissima, così la paslorìsia. 
Tanto è vero, che vi ti raccolgono nelle 
propisie stagioni circa 900,000 barili di 
buon vino, 700fOOorubbia di grano, ab- 
bondante squisito olio, pochissimo gran- 
turco, molto tabucco, lino e legumi d*o- 
gni s|>ecie. Gli erbaggi vi sono abbondan- 
tied'oltimaqualità. Visooocirca 3a,ooo 
pecore, i5oo cavalli, 2000 giumenti, 
800 vacche, 3oo maiali, 4oo capre, aoo 
muli'*. Per un raggio di 3 migUa, s'io* 
centrano orli, vigne e oli veti fioreotissì* 
mi ; menti*e su per V erta de' Cimioi ti 
hanno vaghe case di campagna e amene 
irilleggiature. Appartengono alla cittày 
eom presi nell'enumerazionedi sua popo- 
lazione, i 4 annessi o (razioni denomina* 
Ik Commenda, Fastello, FetriolotMa* 
pugnano. Secondo i Riparti territoriali 
però, quanto alla giurisdizione ecclesia* 
•lice , i due primi sono nella diocesi di 
Monte Fiascone,gli altri in quella di Ba« 
gnorea. Eccone poche parole. Comtnen* 
da de* ss, Gios^anni e littore. Luogo di- 
atante 7 miglia da Viterbo, già commen* 
da dell'ordine Gerosolimitano, ed anticfi- 
mente fu di Viterbo, come apparisce da 
una testimonianza del 1 SSg prodotta dal 
Bussi. Conta circa i5o anime. -^Fastel» 
lo. Luogo lungi IO miglia da Viterbo, io 
prossimità dell'antico castello Fiorenti-- 
no o /erei/o distrutto, il cui particolare 
statuto originaledeli3o5 è nell'archivio 
viterbese. Novera quasi no abitanti. — - 
Fetriolo, Luogo lontano 5 miglia da Vi- 
terbo, presso l'edifizio della fabbrica del 
vetriolo, che fu la 1.' a fornirlo all'Euro* 
pa, nella valle delta Vlnfirnaccio. in A 



▼ IT 

vtdooo foqireiideiiti baialti primMiei • 
oolonDari. È dal niiiio,eoaM io chisoM 
Il Palmieri, di tali roooie bassiltielie, dt- 
composte da'salfarei mporì, che ai aoUe* 
vano dal foodo della terra, che ai ottk* 
Bt il aolAito di ferro , ostia vetriolo ro* 
ìmdo. La tOa cura d aoime apparteoaa 
anticamente al capitolo di Bagoorea, 
quindi ebbe il proprio parroco. Eouma* 
radrea 70 anime. -^ Magugnano o Ma- 
fognante II Palmieri lo dice villaggio del 
principe Dona Pamphilj, distante 9 oai* 
glia da Viterbo, o assai meno oome aeri* 
va rOfioli, poichi il piano di H agogna* 
no i qnello ohe oooduce dalle Grotte #. 
Stefano m Viterbo. Esso vuoisi anecadn* 
toallaciltà di Ferento^ distratta nel 
1171 o 1 173 (almeno i nel tuo diatrat* 
to), a vedersi oase scavate nel tuib o ta« 
gliate nel vivo iasio sotterra, non diver* 
ee dagli antri de'Crogloditi. La chiesa ei* 
aere sopra terra, a vi ti aggiunsero altra 
aase porgli abitanti, ehe i riparti tarrito* 
riali vogliono ascendere a circa 46o. Il 
Bussi lo dice già castello di Viterbo, per 
aantenta del 1 549, o forse di data più aa* 
Uea. HM* Album di Roma^ t ai , p. 77, 
ai legge del prof. Orioli, l'erudito arti* 
oolo: Magtignano, villaggio del Fìterbe-^ 
9t in qnello dell'antica e distrutta Fé* 
rentum. Lo visitò neli65g il celebre pu 
Kircher,e vi trovò abitazioni scavale sot- 
terra, le cui grotte non erano diverse da« 
gli antri de*trogloditi. Eraovi oameruc* 
ce, sedili, nicchie, tutte tagliate nel vivo 
aasso, e sopra terra sorge va la chiesa. Seb* 
bene siano pasrali due secoli , con poco 
mutamento trovasi altrettanto, con l'ag* 
giunta di casamenti e migliorie , anche 
di buona apparìsoenia. Il p. Kircher lo 
scrisse col nome di Meoniano , come a* 
marono dirlo scrittori d'Anniana scuola, 
poiché non deve confondersi con Magna- 
no, altro vicino castello^, né col Macon» 
supposta patria di s. Anselmo vescovo di 
Polimarxìo, secondo rarciprete Vittori. 
Se ne ha frequente meniione nelle per- 
gamene da'tabularì vilerbast^ancbe le più 



VIT 

BDliche, come nel 1081 Irovasi Guido 
J'icccotues et Adiloseia danno Giinlir- 
rio claregemme hnhiialoii Fereiili{nif 
laqueslo,a»«rlerOrÌoli, onde li lin pro- 
va, non unica, Ferenlo eiKi'it leguiUlo 
ad ubilaie aoclie dopo lu luppokla tua 
total distruzione lei-io gli anni 1171 O 
1173. Con quetle parole pare forse che 
r Oiiolt alluda alla preU» anteriore di- 
ilrutione di Perento) ... nomine comma- 
tationis ... terram depUcìnalihusningii- 
gnaai. Nel 1 0^5 (io contratlo legnato ila 
bernardo indice datibus de civci Fere 
li) è pur detto d'altra terra in valle M- 
gognanu. Weli i53 un Atìbranduif. 
zonis de Torrena (altro diitruUo 1 
stello) dedit ... petiam unam de terra tu- 
borijtoria in loco qui dicilur Magogn/'- 
110. Neh 186 Behinberiuf (f. Uerlioglii 
li) reclor s. Ularie de Buturno loca l 
rat que siint in. Moguianù (abliretial 
die poi tì si chiamano terre rfi Magn. 
no con legno di coin pendio lopra. E no>. 
diTeviDinenle io iicrillure a noi più ' 
cine o dell'archivio Comunale, o di tji 
lo di 1. Angelo, o dell'altro del Duon, 
o di (juel di I. Maria adgradu.>- ec. C 
ancora diceii lUagiignano o Magog... 
no, cioè nella <ua furtna Ialina , Mn{ 
nionum derivato non da Mirgiii, ma 
Jtltjgo fllagonis, nome personale comi 
cisto ad usarli in [toma dupo la preia 
Cartagine. Ma il luogo dcbci-illo dal 
Rircher none propriaineule quetto, 
delle Grotte dì Magagnano o inej 
Grotte di s. Stefano, accanto a Mìar, 
veramente il Jitaeonr di 1. Anielnio, 
Piammeaiio dell'arciprete Vittori. 
ancora ti tono intere strade «cavate . 
todo. con utci di qua e di là in serie, ci 
rappreienlano l'idea legillima d'una n. 
CI opolietrusca, dalla quale probabilmec 
le tratterò il disegno delle aLitaxionili 
va ab antico i terrazzani, poiché In n> 
la dilTeriSGoiio dagli ipogei numerosi d' 
truria; e sono piobabilinenlei discendi 
ti dique'cheal leinp"''> '*' 
ta fuggirono qua e 



VIT 235 

mo fornisce loro grotte salubri, dove sa- 
nissimi vivono e J'oltinio colore. Vi to- 
no apparlninenli divisi in camere mollo 
ben diitribuile, cucina colla cappa sul fo- 
colare, e la gola che sale fìnosll'aperlo; 
stalla pel giumento, porcile , gallinaio, 
tlaoze da ietto, magiiiioi, forno. Quello 
che è Ma^iigiiana, é il piano che dalla 
Grotte i. Slcfino ta a Vilerho; da un al- 
tro lato è il Traforo e la Torre, che nel- 
le cronache pare esser chiamata Torredi 
'^ '""■ani do FereiHo, famosa per più fal- 
li. i< Orioli scrisse ancora un a.'srlieo- 
■o su Sltigugncno, che pubblicò a p. 86 
■uddelio Album , ma non trovo op- 
ino ragionarne, siccome riguardan- 
7no storpio che vinceva al corso i 
e. , Viia singolare lognalrice. Una 

I ^er/ie'iii7. Finalmente l'Orioli 
tato di Fiterbo e il mo lerrito- 
sso il G-iornale Arcadico, 1. 1 18, 
,j, ragiona di Ferento. Lo dice di- 
da' vileiheti net 1 170 a in quel 
lell'accanimento col quale ne per- 
onoandici ruderi, ben 8o anni 
j: de'suoi decaroai edifìzi , teatro e 
' della SaIutc da dove Flavio 5ce- 
lise il pugnale per trucidar Nero- 
Eiupio della Fortuna Salutare; de- 
'iri cil ladini di Fé renio, della quB> 
onimili l'imperatore Ottone, e 
inche Flavia Domitilla 1.' moglie 
oasiaiio, forse aliinente di Scevi- 
Feienlo, oltre il dello net ino ar- 
inche col Sariana, che perciò «a 
:.lo, dovrà liparl.r.. Qui •alo, g. 
liunierb, che l'ultimo tuo vescovo del 
Qonilo, lo fu anche di Polìmarzio 
■ Ila quale chiesa restò unita la 
\\ Ferente, che sebbene iruvasi 
ìtorio di Viterbo, apparlicne al- 
ti di Baguorea (nel qual para- 
gisliai i suoi vescovi), perchè a 
i concentrò il vescovato di Po* 
, Furouo trasferiti in Viterbo i 
'ss. Dionisio, Bouifacio e [tede*- 
elio pure di s. E ut ilio prete che 
I in (. Alarit Nudtb cou quello 



a36 V I T 

di t. Dionisio; mentre quelli di s. Redento 
e di s. Bonifacio tono in n. Sisto^ ed il suo 
camice nella cattedrale si venera. Peren- 
to fu anche detto Ferentia , Ferentino^ 
Ferentano^ Farenlo e Farcntino , co»i 
alcuni suoi vescovi. Gli è vicino Castel 
Fiorentino^ ora men d'un villaggio , da 
cui derivò FiorenlineUo , altro minore 
borgo. Ambedue sono al predente casipo- 
le di villani, ambo luoghi egualmente pro- 
venienti da Perento, però non molto lun- 
gi da Monte Piascone. Il Palmieri sebbe* 
ne disse Magognano 9 miglia distante da 
Viterbo, poi parlando delle rovine e •• 
iranzi del gran teatro, ove giaceva la co- 
spicua Perento, le dichiara 5 miglia di- 
stanti da Viterl)o. — « Il territorio di Vi- 
terbo merita d'esser visitato, tanto dal 
naturalista quanto dall'antiquario. Il ve- 
scovo cardinal Prancesco M.' Brancacci 
vi rinvenne la celebre statua delta Vene- 
re Medicea, così detta per averta poi do« 
nata al granduca di Toscana il cardinal 
Flavio Chigi, il quale l'avea ricevuta dal 
viterbese conte Pelice degli Alti che la 
comprò. D. Eugenio Sarzana scrisse la 
Dissertazione critico -sepolcrale sopra 
un monumento scoperto nel Poggio di 
altri antichi sepolcri, detto il Poggio del- 
le Pornaci presso la città di Fiterbo^ 
colVaggiunta in fine di varie erudite an» 
notazioni, utili agli studiosi. Netta stam- 
peria degli eredi di Giulio de'Giulii, Vi- 
terbo 1789. Ne die* ragguaglio 1' Effe» 
nieridi letterarie di Roma del 1 790 a 
p. 172. In esse si dice. All'occidente di 
Viterbo , non più di 4oo passi lontano 
dalla città, incontrasi il Poggio detto del- 
le Pornaci , in cui si veggono incavate 
molte grotte, donde negli andati tempi 
furono estratte moltissime anticaglie se- 
polcrali, e fra queste parecchie urne e 
casse d'argilla cotta. Dne di queste urne 
o casse, ritrovate intere entro due cavi 
d'una di quelle grotte, ed allora di là e- 
stratte, porsero erudito argomento all'è-* 
rudita dissertazione del Sarzana can. di s. 
Sisto. L'illustrazione delle medesime si ag- 



VIT 

gira preripnameiite iotorao «'loro coper- 
chi ,ciascuDode'quali rappreseota od letto 
colla sua coltre, ed una statua di doooa 
che vestita elegaotemeote vi giace aopra, 
colla testa alquanto elevata, ed il braccio 
sinistro appoggiato ad un ricco cuscino. 
Una di tali donne ha nel dito anulare 
della mano sinistra l'anello col suo ca- 
stone, del quale anello non è ornata Tal* 
tra , ma è distinta con colori di pittura 
esistenti dopo tanti secoli, benché ormai 
il alzavano e distacca va usi dai plasma* 
Dentro la grotta si rinvennero ancora: 
24 gitisse tegole, ciascuna lunga 6 palmi 
e con 4 ^ori; alcune tazze e altri vasi te- 
stacei, un lagrimatoio e una piccolissioia 
sottocoppa rosseggiante di sottilissima 
vernice; un bel giglio di perfetto bronzo^ 
lungo circa 8 palmi, verniciato di verde. 
Dalle studiose ricerche dello scrittore vi- 
terbese si ricava. Essere il sepolcro della 
piii remota antichità, e de' tempi in cui 
ai usò scavarli nelle viscere della terra, e 
ne'quali l'arte figulina era esercitala da- 
gli etruschi in ciò eccellenti maestri, non 
però ancora tali ne'metalli e nelle pietre. 
Le donne esprimersi giacenti co' piedi nu- 
di al triclinio, da'romani con tante altre 
cose appreso dagli etruschi, ornate da ve- 
sti convivali e dal velo curcuUus^ eh e. dal- 
la testa discende sugli omeri; e crederle 
delle primarie famiglie di Volturrena, 
quella coU'anello maritata, l'altra morta 
nubile. Congettura che il giglio fosse il 
manico di qualche olla, il cui vaso venis- 
se depredato nel i.^ discoprimento della 
grotta. Termina il Sarzana col richiama- 
re ad esame e vigorosamente combatte- 
re l'opinione del Turriozzi, storico di 7^o* 
àcanella, sulle grotte sepolcrali, che pri- 
ma di divenir tombe di morti, fossero sta- 
te ne'remotissimi tempi abitazioni di vi- 
vi, e le prime case fabbricate dagli etru- 
schi al primo loro approdo al mare infe- 
riore. Quanto alle Annotazioni^ sulle piò 
remote antichità italiche e de'suoi primi 
abitatori, osserva l' autore della rivista. 
M Benché il Sarxana nel far ciò abbia 



VIT 
pri nei pel mente in oiira d'innahaf qnaii' 
lo piìi può le gloi'ìe di Viterbo, qu»la 
locIe*ale patzialiià gli «i perdonerà Don- 
dimeno aiui lolenlieri, in graiia dell'io- 
gegtiose ed erudite congellure, che gli ha 
la (uedesiniB suggerile". Altri numeroii 
■cali succesfivanienle furono eiegu ili nel 
territorio, feraci di monumenti elruwlii. 
Tultavia il modeioo Calindri lolle rile- 
vale , che infiniti monutneuti lepolciail 
ci Iroiarono psi'lecipare lo stile orienla- 
)e, piùcbe l'elruico. Il GìornnU.irca. 
(/(ro,nel 1.117, cuniiene: / ilcrboeUs 
Terrilorio, Archrologiehe ruerehe 
Fraiiceieo Orioli vìlertieie. Si etlei 
da p. 263 a p. 387 iuclutive, con ^'"' 
li paragi sn. E nel t. 1 1 8 : nterli 
suo Territorio, Appendici. Si etlencie 
p. io5 a p. ]65 iuclutÌTe, Mt duole i-i 
quello gravissimo, vasto eifarìatoa 
nienio cade tulio icorcio di quanto 1 
fatio precedere i cenni ilorici della cìl 
e del f eicovalo di Viterbo, giii abbaila 
ta lungo per l'iuiporlanza tbe piesei 
il cotnpietto imponente dell'illoslre e 
lebie ciilùi laonde ormai non an è f 
tue«io che «pigolarne in kcete e acc 
Darne appena il pìii inlereuanle, perp> 
libil mente callucatlo nello ipeilo die | 

guardo alle precedente deMriiìone, te. 
bene compendi otistinia, della proiiii' 
edelegBiione del boo nome, ed alle orig 
di Viierbo, che coti riusciranno piùbrc 
facendone precedere la critica. Cotuin 
il prof. Oiioli con queste Parole pn 
miliari. » lo tendo mellere innanii 1 
occhi di que' che leggono alquante n.. 
rie relaiiie o Viicibo, e ad antiibecil 
o cualella che già Itnnero in lutto o 
siede la patria 






Atolli primi 

ai g(i mento, 

de de' dotti , e lasciai 1 

disfatele a que'cbe pei 

lar TuleiKio ia iìetta i\ 

che iD ciò un A 



H (al 



I porta 10 



ali 



VIT a37 

(anzi due Pietro e Gaetano, da me par- 
lali Ira gl'illiHlri viterbesi), un Bianchi, 
un Mariani, un Bussi, uà Paure, uà 
Saltane , e ncio l'O bene quali e quanti 
alili, alfiim elK/ieraiii perdiderunt. Val- 
gami, pei' qiie>.ro titolo, a ceswre ogni 
mela pi eTeiiziuiie di chi tona giudicare, 
il far co^o^ctle die ho tenulo altra stra- 
da, e che, se debbano anche i mìei chia- 
marti eiToii e sogni, eisi almeno «arauno 
errori e sogni nuO*ì, sui quali bisogne- 
'" "litoiie giudico con nuove nurnne. 
non nego che io qualche apprensione ODÌ 
I pensare nppunto a questa Irop- 
..ilà delle mie dotlrii 



e che 



jn dieile iilcun seniore di »e 10 pal- 
igli eludili; t cìtla e castella li no- 
»nnt. igtioiate sin qui, la più par- 
-.uloio (.he icrissero d'antica geo- 
Ma mi iiiifi-anca il pensare che 
a prova liiiuoa autorità di lapidi, O 
neiie aulenliche d'archivi (le quali 

«Sleinalu pioponimeolo), e ruderi 
li lopiB la terra e viiibili a lut- 
;li quitidi dice di queste cose a- 

.enij, dell'italiano congresso degli 

.ali in A'apuli nel 1845, delconses- 

■i\' isiiiiiiu ai'cheologiGo tedesco in 

1 nelib47t <^'>'> itiampe, con pi'iva- 

luie suliuposti al senno d'altri dol- 

i, Ira'qiiBli il come Ca\\a Tioya di 

il quale l'incnraggiaro- 

a farle di pubblico ragione. Ricuida, 

.„cre o piivilrgin o piesuuiione del no- 

ilro Mcolo, il rifurmaie molli cuori de* 

ra - io lolle o quali tutte le opiuio~ 

iii s'eLbeio, dal (elio in giii, a 

leguFiiie anche nella storia e uel- 

lafia di questa sleua llalia, non 

ad oiQ studiala, per giudizio u- 

! di ijiie'tbe oggi credono guar- 

colio HIV più sussidio di nionu- 

r.oii più diligenza e cou più acu- 

'ilica. » Così vedi'BSsi, spero, che 

» io uoD feci pel mio pa»e nata- 



»Jii 



*38 V l T 

le , se DOB quello che cereeii tkrt tutti, 
0011 non diverso eSeito, o almeo fine, pe* 
p«e«ì di loro nMcilo odi lor predilemoe ^» 
Altri correggeranoo le cote in che avrò 
•iTato»cd a|giuogeraono quelle che m'è 
stalo fÌMrta lavciar da partc'\ Imperocché 
confetta^ che gli sarebbero stali d'uopo 
altri sussidii » ma insieme dichiara che 
contro la Decessile, secondo un aniioodet* 
lo, sono impotenti anche i numi. -— I. 
Aìmmaria indicatione et alcuni luoghi 
ptk noiabUitM ierrilorio FUerbese. Niu* 
oa memoria l'iiicontray o in classici, o io 
monumenti legittimi e ben interpretati, 
dell'esser stata in pie* Viterbo, città o ter* 
ra con abitatori entro una stessa cerchia 
di muro, sotlo questo medesimo nome^ 
o sotlo denominasione poco di tersa, fin- 
che sì fatta parte d'Etruria non divenne 
perlinenia de' longobardi, generalmente 
parlanda Non dubilò altresì d'afferma* 
re che su niun buono e sufBcientemente 
•aldo fondamento posa quel che in pat- 
talo molti faotaslicarooo intorno a 4 cit- 
tà: Fano^ Arhano^ Fetulonia, Longula^ 
raccolte in teirapoli, e poste nell'età pri- 
mitive, dove or Viterbo sorge. Opinione 
soilenula , dopo Àonio, precipuamente 
dal Bussi, nel!' Istoria di Viterbo; dal 
Paure, nella Difesa del decreto direDe* 
siderioj dal Sarzana, Della capitale do* 
Tuscaniensi. Né v' é ornai necessità di 
pi*ovare l'affermazione dissertando a per- 
dita di fiato o d'inchiostro. Il tempo ha 
già fallo giustizia di quesle viete favole, 
delle quali niun savio più parla, te non 
a dileggiamento. Certo il paese non èra 
allora un cleserlo, che non senza ragione 
Tito Livio chiamava opulente le campa- 
gne, oggi viterbesi, vedute dall' allo de* 
Cimiiii gioghi, ne'giorni ancor belli deU 
r autonomia losca. I monti avean selva 
condensa, e ampiamente distesa per le 
pendici, coronante le cime, insinuata fra 
le gole, scendente fino all' ime valli ; ed 
era essa il sì celebrato e temuto saltus 
Ciminiiis, paragonato agli orridi Ercinii 
boschi. Tra essi monti il lacus Ciminiif 



TIT 

oggi di Vico } e pretto quelto, qb colle 
Mioor^detlo afonie Femert^ eoa chiani 
iBdicaiiofiei che a qoett'altima geolUe- 
tea divinità era tagro^ cioè alla toaea Tm* 
mnj e tuU'oDa delle rive il vieus GM- 
Jif, oggi il rovinato cattello di Fico» Iner- 
picato sulla sommità, e nateotto proba- 
bilmente nel folto, eoo mori Soperstitidi 
pdasgica o ciclopee struttura, era Tanti- 
chitsimo castello di Rocca Jliia, diver^ 
ao da Alicia. Poi nella pianura toggettef 
secondo che il bosco o cettava, o é*apri- 
«a, dente altre borgate con nsuro tntor- 
no» non s) scomparse che l'occhio non ne 
ritrovi i segni, e gli archiTt non ne serbi 
ricordo. I sepolcri tono indisia eerto di 
popolatione toprabbondante delle piooo* 
le eatldla, fra le quali tono più degne di 
saemoria Fercniinum oppidum^ o Fcrtn^ 
lo, già città non incelebre e con otta Co* 
Ocl Fioreniino o Fiortntinello, parlato 
di topra; Ch^iia Uusarna^ forte sorta snl 
Monte Arminioi VAxia Casielltum^ eo* 
spicuo pe*tuoi tepoicri, o CaUcl dCAuo^ 
illustrato dal can. Ceoootti; Or^a o Of 
ck Castro, illustre egualmente pa* suoi 
nobili sepolcri, e fu detta Norchiaj e lon- 
go indi la Cassia, Fictu Malrini^ le cni 
rovine tono alle Capaonaccie, tra Viter- 
bo e Capranicaj Forum Cassie^ i coi a- 
vanzi t' incontrano a t. Maria di Far* 
eassif di cui nel tuperiore paragrafo di 
Feirallaj né guari lungi Aquac Pommc'* 
ris, o PaisertanaCf una delle mantionif 
o luoghi di fermata sulla Gattia, oggi ba- 
gno di Navito, perchè furon anco detta 
Aquac Avis^ e potrebbe il nome etter 
provenuto da quello del i .* pottettore; a 
Filla Calvisiana, che forte fu tolto Bioo* 
te fugo alle Palasse, e il Bacucco; e piii 
altre borgate (buona parte delle nomina- 
te^ l'Orioli illustra ncW Appendici) d* o* 
scura e perduta storia, come Petrigna^ 
no, Salci, Roecarispampano, Palenzia* 
na (queste due ultime parlate tuperior« 
mente). A circa on miglio, o messo, da 
Viterbo, sono evidenti avansi d'un op< 
pido , da meritare il seguente paragra- 



V IT 

fo, — li. Sorrina a Surrinn Nova. Ne pì- 
poi'laleauloriliicbelariguBrtlBiio,coiiiìa> 
ciaDilo dalle pm moderne, per poi risali- 
re alle più niiticlie, cicé da quella di Aie- 
colb della Tuccia del i4i7i pi'ims che 
Aduìo appai'isie al mcndo co'meuiogne- 
ri suoi sciilli. Venne denominili^ anche 
Sorrtna, Soienna , Soiena, Surtna , a 
vi a^giutise la Nova per quanlo dice nel 
seguEolc paragraib, compiiuenLo di fjue* 
sto. E dalle lesLimoniauzecheolTreeiner- 

devule liu da'ieuipi ili Itomi pagana, che 
i lomani paiono avere o nniJO*alo o ta- 



perchè, e della quale mai no 


.niiaUiìla 


memoria. Soireiia dunque i 


,ur»elraVi. 


lerbo e il Bulicame, proiisiii; 


>a alla «alle 


del Cairo, Pian de'Uagm, e 


w della du' 


bagni lilerbcìi dell'acque Gai 


e; ed in Soi- 



IIr 



i. Valentin 



a lopra il ponte indi chianiatu di i. l'a- 
lenliiio, che ia>ece gli alti de' s*. Valen- 
tino e Ilario niaHiri chiamano Camilla- 
rio, mirabile |>ei' l'antichità e pei- l'eiiur- 
me grotieiia de'peui di che ti compone 
il suo uoicoenobiliisimo arco. Altro bel 
ponte è quello di ». Nicolo, intero e di 
romana egregia ilrullura, e di soda lein- 
plicilà. Si trae dalla tua lapide che lo co- 
tliui «ulta Cassia l' imperatore Tilieria 
Dell'anno 77 di nostra ei*H, e lo leslatiiii 
Vespasiano. Oi' era Surrina tedeii una 
ei'itliano catacombe! con alcuni oidini di 
loculi cimiteriali, che il volgo denomina 
Croif» f/i fì'(7/o, rafoleggiaodoe-serqui- 
ii spirili d'inferno, guarilisni d'nu teso- 
ro, che li crede cotiiittere iu una galhna 
seguitala da pulcini, l'unaegli altri d'oro 
Riatticelo. Giace nel fianco del poggio, 
Jiii^B in cuGicoii, grotte subalterne, clie 
tenirooo parie a lepolcri, perle a gui- 
dare >ene d'acqua, che tì scorrono in un 
pei enne e giotio rito dello Hiello. Il sot- 
terraneo è vatlo, in parte laaccetiibile 
pev l'acijua die l'alltga. La terra di Pia- 

Bultuinie. Ciede dumjue l'Oiioli, d'ave- 



V 1 T 23g 

re reitituito alla geografia d'Italia la nm- 
le eEJttenia d'una cillÈi, già otanicipio no* 
bile di Roma pagana, con quelle moli* 
magiitralute pro|>iie degli altri munici* 
pii, avendo fra piìt altic cote un ordina 
dfcurionale, un merdaio pubblico, un 
ponteHce-giudice, un 'jueitore della casta 
pubblica, un collegio di sacerdoti augu- 
Itali, uu altro cutlegio di fabbri e di cen- 
tonarli, statue oiiuiMrie, protettori della 
repubblica , Tubliriche di terme ec Ghti 
la città, dalle lenebie del genti leMmo,pai- 
sata alla luce drl cieder cristiano, per la 
predicaiione dc'di venuti poi martiri, Va- 
lentino prete e Ilario diacono (forte oc- 
cidentali e non derivanti dall'Oriente, 
come mule la leggenda), presto ebbe 
propagata in sé la Religione nuova, dap* 
poiché l'uio delle catacombe rinvenute, 
adottò fin da'primi secoli a crist'ana for- 
ma. Chev'è ami indiiio avere altresì, 
quanto almeno ad alcuni suoi cittadini, 






, ogni pi 



Ita all'è 



(/' ), e degli altri rousorli 
loro, pO'lo die in alcun sepolcro si Ero- 
varonn degli /iOr/i.tdi (lettere miiterio- 
se colle quali couipotcro il nome di Dio, 
e le aveanu tculjiite su lalitmani e amu- 
leti di Siiperslhio/ie),ode\\eg,tmoit*à 
usodiqueile^'io.sdt'Acsetle.CheDODmea 
consta da buotii indizi a ver ne'dintoroi al- 
lignata il cullo oiitriaco, già rivale della 
religione cristiana, fincb'era'iu sul nasce- 
re. Che di quesiti Sorrena furono dipen- 
denta i bngui vilei be«Ì, e da essa paiono 
aver preso il nome. Che al sopravvenire 
de'barbari, o i primi o secondi, come di- 
re le orde guliclie, o quelle di Radaga- 
sio.fuesia o ubLandonata o smantellala 
e dislrnlta, nonaltro pih leslando dì lei, 
poco stante, se non uu miieru evaoto sat> 
to nome di casale, .sinonimo di grossa 
/attoria o borgata. Clie flualoieole bìimì 
invidìnui ne fu il de^lmu, poiché [tuaii> 
tunque antichi monumenti e latsi scritti 
la fan pur oggi riconoscere per paese ha- 
ttauteuirnle cospicuo, d'un grado non Ìd- 
fcriere alla vicinisìiinu Fereuto , pur i 



3 io \ 1 X 

cUaaci Uocioiiodilcs,4eLjeaea«lteMea 
noscNaUcfu Cmme, c rc»o(a, i'^ilri poe- 
ti ro4l. fior di m^ao. i c^oal. ;«r neri* 
lare*: t :Q>:r« c« lactixoai v^iio tmao 
kfz ««'j::. 7«* «r. ««JDCJ '. di.. < devasta- 
i:<:ij. vitf: e Citi Idre. < jì. e :l< une del 
l<«ju. — Li. S^'L'^ a »e«xQ.a, .Sari* 

•" .'li* J.rùi-vdr. /"tf-'^.-v'i.?!, r^ierbum^ 
jS^ e--} i/FC, J. •:.••} .ffi, /'f.frxii-Ti. Mot" 
j^i •' r: f <-!. r-: ':> il • ee. Io q'je^ j para^ra- 
li> .\ì;a:o(« dr. «ce il pceosóeute, sur una 
«< . ja.cbectiùiU tui pre*»o a poco sco- 
pai- (j, o certo ntornata a^U uiemona de' 
p. e^oii, Qvtaado che [«r ;o iouanzi ooa 
•e oe avei ooLzia, ^ uun cooie so^oo, e 
04D ie si b^iUva. Proccileuiioaliaspcó* 
licaiiooe d'aicuue più ìcnporUDti oonse- 
^ueuze. J schiara perprioij. 11 luogo dov'è 
wi A \ ttet Iv» p«r che avesse ad essere (nel 
lrtii»;v tu che don va S,?rri/ij .VovJìdoq 
wi.vu«^'«tCi> òj un'aitia atià di qualche ri* 
ai'Ot.iifiij tfxiaa^^euj. lufatti ^a bcncon- 
\vun* «ft Metio aiKora che uu mezzo mi* 
^i\ì ^t/«eiU es^er ìa distanza deiruUiine 
,^w« . ^ i^t\: ;uno pomerio di Sorrìoa 
^u ••■Ih" «ivsvo.'ì dei ijoioove or Viler- 
j<# vi^'t. , >r% «.i.j (VAI (e, SI ha a uo di- 
M«.i«u 'tt*i 4»'à iu<vic3^:aiji. un* iscrizione 
,.,^ >«.i.j« I ^WJt co anche meglio, al- 
^^.. V* i».i...a jK»*:o*»e ;a qiule 03;§i si 
^«.^^ - .xM»iv vV u s"*.Uji oiiieroa, e 
^^^^^ j «M J•l^^ jx* dumelro, Es- 
^ ^>i«»v»«. gì Va-»ai o Vateno Ni- 
.» ^^of^.^K- 'V. ►%wi*.x.j^erimparar- 
"^ . ^^ , ...V M.XV. u-^.tti calli vaio 
V - •*- '«* '' "* ^'•'•' * jwsetilele 
"^ . ^*->i, .*-^ •^'••^ ^- *^ ^*^<>« 
^ '.._. ..^ vo- .» ^ - -"^-* ^' Fiorco- 
^ ^ ^^.. ^. ai.«.^/^ A e di e>*a 

^ !^ -•.s-v. «'»^ ^-^^--ixco- 

"^ ^ ■ , .^ ^..ui, J A-i «« «- 

. M. ..*• »»^^ «<* 





VIT 

riapoKÌbìlità aaolotapdi doe ci Ili o grot- 
m castelli In loro «idoi , meo di meno 
Bijglioruo dall'altro. Oveom esiste Vi^ 
lerbo doaqoe^ eravì allora forse nieot'al* 
Ito , che CBapasna meim • coltura . t 
vide di ricchi, o casipole di TÌUaDi? Quc* 
Mo ^1 eoo affiBraaa e ooo crede. Aluic- 
■o questo ooo era stato tempre, e lo di- 
ce r occhio, meglio d'eroi coogellurale 
iodoiìooe o disoono. Imperocché mostra 
ewo sessoi d*uD oppido già stato, roassi- 
oie dov'è d colle dell'episcopio e della cat- 
tedrale; e con più evidenza oooora , che 
Doo sul poggio de'Ciofi gli ovanaì di Sor- 
rioa la Nuova. A provarlo, con ispezioni 
locali, oe descrive la topografia, i brani 
dell'auliche mura oè romaoe, oè loogo* 
barde o posteriori, e fa coofronti eoo al- 
tre vetuste dtlà. La loro costruziooe ten* 
sa cemeoto ricorda 1* italica primitiva 
fabbricazione, e perfino l'offiesa recata lo- 
to da macchine di grossa guerra, oltre le 
superstiti aperture di due porte, da ulti- 
mo essendosi trovato il foodameoto d*u- 
oa torre, appartenente alla cerchio mu* 
rata, a uso di castello, di età losca. Avan* 
ti I longobardi (che si sa aver ivi posto il 
Casirum Fiterbiij come una rocca a di- 
feta della ior Marca o conGoe loro, con- 
tro il ducato romano e contro i greci im- 
peratori, quale Ior frontiera) l'aia o par- 
te di essa, dov'è Viterbo, non era duo* 
que, o ooo era stata sempre, campagna 
nuda o mal vestita. Un primo castello o 
città, o v'era, o v' era stala. E per conci- 
liare questo fatto coU'improbabilità ricor- 
data , delia contemporanea esistenza di 
due sì vicini paesi, quali dovettero esse- 
re Sorrina Nova^ e il finora iunom ina- 
lo oppido, che poi si chiamò Viterbo, 
non altra pili ragionevole ipotesi può far- 
si, che supporre distrutto questo, quan- 
do quella sorgeva. Una Sorrina fu nel 
Pian de' Bagni summentovato, e quesia 
tdhiamavasia memoria d'uomini, «Sorn/i^x 
Aot'A* Dunque un'altra ve n'ebbe, in più 
eolico tempo d'egual nome, cioè Sor ri- 
ma Fctuts benché l'epiteto FeUis non vi 



V IT 
fu molifo d' aggiungerlo, finché ida re- 
ilò in [liedi. Certo questa prima Sorrìna 
era etruica, nun solo ili suolo, ma allrc- 
«I per fondazione e per Fondatori, come 
l'indica il nomee le (eiliiiioniante delle 
lombe. Do(e questa primllria Siirrina 
de'toicoiii tara stata? Nel luogo medesi- 
mo, io cui più lardi la romana e nuova ? 
Riipomle l'auloi-e. Ciò épos^iibile, e con- 
forme al praticalo più d'una volta, come 
io /'ciò. Ma ciò non è poi né necrataria, 
oè cerio. Più ipesso ancor» le città lin- 
noiate si raulaTsa di ilto , castumiinia 
praticala nelln piotincia per ultimo per 
S. Lorenzo Fi.wvo, al mudo neriHlo più 
sopra in quel peragrafo. Quesiu ferero i 
romani per l'oUinìo e pei' Falena: co>ì 
Tarquinia die' nascimento a Cometa, 
Ceri il Cerveteritc; e tì Tui ono due Roc- 
che ItiipampauD, sempre con mutazione 
di sede dal «ecchio al nuovo. In tali casi 
il nome era cambiato, altra volta si coo- 
lenaia, duco coli' aggiunta dell'epiteto 
IViiova, per ricordo deirsnlìco luogo ab- 
bandoiiulo e fmantellsto: multi ne tono 
gli eseoipi, anche Ira'greci. Oi' pei'clié non 
potè accader allrettantu Ira iioiVioggiun- 
ge l'Orioli. Finora della vecchia citlà O 
caitlello, ^ià esislenle sul colle del Duo- 



lobbe il n 



mgubar 



persi quando vi poser piede 
e gli diedero il nome che 

d'attenersi alla d«nomiiiaii< 
trada, dopo la traifon 
te l'ebbe. 11 riedificatole o restauratore, 
se straniero d'attia lingua, btorpia al piti 
e defurma la parola che trova, non però 
la mula. Suppone l'autore pei tanta, die 
COSI flitor si hcetu. nierbnm o f'iler- 
binili, con poca diversità di «criltuia o di 
prununiia (di vocaboli ripoilati nel lito- 
Io di quetlo paragrafo), Mia dunque sta- 
ta la panila, clic i nuovi venuti incontra- 
rono (in gli ahilaiili del paese allorché 
ne fecero T usurpazione. Ma tutto il vo- 
cabolo, quanto a lìionomia, odo è per 
nulla elruscOj né di *uoao, né di desinen- 
voL. cu. 



VIT 24" 

u , e non lancia facilmente ricoooicerti 
per teutonico, a della lingui degl' inn- 
lori. Duiiijue sarà stata la storpiatura 
d'una voce dulia latinità, la quale Ira'la- 
tiui é da cenaisi con opportuni filolo- 
gici aiuti , cioè in Massa yetemeruis a 
/ Vff n'eri .(ù. Nel più antico oalmennel 
più cliiai'u ricordo che comunemente ti 
sappia re^itu'nc. é Beterbon; cosi l'ano- 
nimo raveiinnte, avvetto allo scrivere 
aulico , dove 1,^ deiineuia greca boa e* 
quivale .-illn teiiiiinaelone latina bum, e 
dove il D, massime nell'iniziali, vale F. 
Perno, ii siate a cjueìlH foima, il paese 
nel VI o VII »ecolo di nostra era ii sa- 
rebbe dn|)|ii>ma chiamalo yelervum o 
f''eierl'uni; loima quest'ultima che »' è 
sempre mantenuta , a dispetto di certa 
tenilenta prcs'u pur nata nelle bocche 
curiali e scoUisiiche, a sostituire l'i alla 
primo e, ed a premetleie un altro iall'u, 
quaniuni{i>eiiC'>iioscela tendensatutt'al- 
tro che abusiva, trovandoli nelle carte 
delI'VllI e lX<iecolo alternato Fiterbun 
e riterliiiiii. Il tocubolo mostra dunque 
psle>e, nella sua prima età, una radice 
veliti o vi't-r, che \' i, più lardi, Del po- 
sto dell'c, cuti moderna arittocrntica le- 
ziosità i^tlu^o, meo riesce a nascondere. 
Ala lo sles'O volgo, per una sua lingole- 
rilà, certo non carnale, chiame la città 
Ftierbo, e il cittadino o cittadini viUtr- 
l/eie e viliirbrui ; e lascia cosi scoperta 
uo'allra radice, cioè ì'urbs. Dunque Del- 
l'antico concetto popolare, trasmesto da' 
secoli, il nome primitivo era Felits Vrbt 
(Civita Vfccliia), culle varianti moltepli- 
ci che offie. Laonde questa nomeda'Ia- 
lini lo presero i longobardi. Dunque il 
poggio lini Duomo, e il velustisBlmo Ca- 
ttrum che vi stampò sopra le sue orme, 
quando i longobardi si recarono a porvi 
alaoxa, poiiava una d enomina rione ger- 
Diana di quello d' On-ieto,o tanto sola 
diversa, quiialo bailatse a noo confonde- 
re un nume coll'altro. Orvieto era. I7r(j 
l'clas, e il culle viterbese cognominava- 
si felus Vrbs , alteralo alcun poco a 



94a ▼ I T 

l^e di grammatica. Ni i barbari pao- 
lo ne mutarono il saono, poichi in tutto 
il resto adottarono la lingua de' vinti. Et- 
•a parola, per lo meno, giunse tino a noi, 
aoiì come i romani 1' han tramandata; 
Barrando nel IV secolo Ammiano Mar- 
cellino, che Gallo Cesare nacque , apud 
tuscos, in Massa Vetemensis (da Galla 
aorella di Neraùo Cereale prefetto di Bo- 
na e Vulcaiio Rufino console e prefetto 
del pretorio, viterbesi anch'essi; alla quel 
bmiglia sembra pure appartenuto Vul- 
cazio Gallicano, uno degli scrittori della 
storia Augusta), che gli abitanti di Massa 
lo Toscana pretendono appartenere al 
paese loro, presso Piombino ^ i quali rì- 
leneodo stata ne'diotorni Vetulonia, la 
chiamarono M<if 5^1 Feluloniensis, e cor- 
rottamente Feiernensis , però confutati 
dal cav. loghirami. A favor di Viterbo, 
al quale veramente abbia dovuto spetta- 
re in quel tempo la denominazione Mas» 
ta P'eternensis 9 valorosamente milita 
Fargomentarione che svolge, sia con impie- 
gare la voce Massa^ per raduno di casa 
rustiche costituenti fattoria, o vastissima 
possessione, donde derivò l'altra analoga 
di 3Jasserfa, sia con attribuire all' altra 
di Fettrncnsis^ la coosiderasiooe, che la 
piò antica delle forme del nome imposto 
a Surrina distrutta, fu l'enunciata Fetet» 
i^unij donde di conseguenza uscì la voce 
Felervensis^h qvkBÌe poi leggermente si 
mutò in Biterviensis. La similitudioe firn 
Feterventis e Feternensis facilmente &• 
ce scambiare V u d'un vocabolo colla n 
dell'altro; e così prova, che Bilernensis, 
e pere' ò Fiternensis e Feternensis ^h ben 
cosa di legittima spettanza di Viterbo. 
Conclude, che il passo d'Ammiano a' vi* 
feritesi si riferisce, e non ad altri aflGitto; 
che quindi non è piò vero che di Viter- 
bo, sotto l'attuale suo nome, o sotto ai» 
irò poco diverso, niun classico porli; che 
il nome fu veramente latino, e non lon- 
gobardo, ma più antico de'tempi loogo* 
bardi; e che realmente l'antico paese, co- 
sì denominato, dovette nel IV secolo es- 



f IT 

aere fiirao ribollo tatto iotcro olh liiala 
coodizioot d'ooo msmssm, i 

braoo però esaera ataH d'i 

manaeota illoatre, poiché v'cbbo 8lao> 
lOy almeo par akoo tempo, odo 4t'3 fr 
gK di Costaoio Qoro impetotore^ o eoa 
OMglie Galla, la qoale gli dio*oib iJk 
Gallo Cesare, e perciò pffobabiloaosrtoao- 
che il famoso Giuliano Y Apostata wam 
fratello, e imperatore andi'eaK» oel 36 1| 
•mbedoa nipoti di Costaotioo 1 il Gram- 
cfe, il quale pure avrò freqoeotato il loo- 
go» e da ogni lato mescolati a imperiali 
propaggini. Dopo le oo«e fio qai diacor> 
ae, dice l'Orioli, oiuoo vorrà oegoro, che 
Il paese posto a mesto miglio di dialoota 
da un altro, il a.* de'qoali portò il ooose 
di Sorrina Nova^ mentre ili.* eoo vesti- 
gia visibili d' ooa eostrusiooe aotiehiasi- 
soa, portò quello di Città Feochia^ cer- 
io non altro esser potè, secondo tutte le 
apparenze , che la Sorrina Fetus » o la 
Sorrina auolotamente oosì detta seos'al* 
tro aggiooto. E ammeaso questo, allora 
bisogna aopporre, che la Sorrina Nova^ 
neiressere rìonovata, s*era molata di loo« 
go dia poro, spoetatala però non troppo^ 
ed operatone lo spostamento col traspor- 
tarla nel luc^o che si dirà, a lei con veoico* 
tissimo. Coà lai.* Sorrina sarà ritrova- 
la, DM al tempo dell'invasione ioogobar* 
dica era essa del tatto o già deserta, o 
ridotta al più ad abitazione di pochissi- 
mi ritornati io piò fresco tempa infetti 
il costcoirsi d'ooa nuova Sorrina^ io tao* 
la prossimità della vetus^ importa per chi 
beo considera, il vuotarsi della città veo* 
chia^ e l'abbandonarla. D'altra parte, il 
-vocabolo Urbs^ o altro d' egual valore, 
lasciato come uno degli elementi al no* 
me che, da indi in là, s'impose alla van* 
tata collina, è indizio chiaro, che la Sor* 
rina vecchia , nel suo primo essere , fo 
qualche cosa piò eospicua che un sem« 
plice castelluzzo. Dunque l'area non moN 
lo grande del poggio del Duomo, non de* 
vette contener tutto, e non fii probabii* 
meota olia il luogo ddl' acropoli, o del- 



VIT 
Varx. E allora è fona conresure, che il 
retto della città abbi-acciaise il perime- 
tro segnato dal fiumicello Arcìooe. Tut- 
tociò cbe si sa del Caslruia longobardo, 
dalla tua prima cotlruiioDe ìu poi, con- 
duce a stabilire, che iolamente dopo l'Xl 
o verso il XI I tecolo di nostra era , co- 
miocìb etio a piolendere in modo re- 
golare le lue breccia loor della propria 
cerchia, roouodaadoii cu'borghi poitigli 
intoi'ao per una lucceisioiie eoutiounta 
d'abitazioni, non pi ima af eiido ali ester- 
no, che chiese o casolari iparsi, e campa- 
gua più onteno nuda, il che viene ad im- 
pararli, pel tempo della domioatioDe di 
Roma antica, diti documento della lapi- 
de di Vigeto. Dunque Ee.ìibra all'auto- 
re, *ie più li è sfureait ad aver per fer- 
mo, che Del fatto , l'^elurhiiun a f^cliir- 



indo e 



aincib a 



quello nome, perdette non pure l' antico 
suo lustro, ma ebbe cambiata in deserlo 
la miglior sua pozione, per non rifarai 
di case e d'abitatori, che io tempo aitai 
poileriore, prima coli' opera di barbari, 
ratini padroni del luulo, <|uaud' ebbero 
assodata la domioaziooe tuli' intorno, e 
Indi, uel rinlisr che fece Italia la lesta, 
cull'opera de' suoi ites«ì citiadinl crescìu- 
osperilà, quaodo l'indipendenia 



Ìt»lia 



' pale 



Iche r 



loleslitie, e l'esterne, sotto la 
baodiera or ghibellina orguelfa, e rigua- 
dugnaln l'autonomìa per prezzo di lan- 
gne. L'Orioli quindi si propone di rav»i- 
vare alcune delle memorie di Sorrìna 
fumica, in uno alle precvdeoti restate- 
ci, quantunque sino s lui idegnate dagh 
tcrilLori patrii, che alle più di loro oon 
posero mente. L'olfre anzitutta il fiumi- 



Fan Ile, 1 
il Cauri 



cello ^rcio 



e, che tulio l 
Soi'iina, e la difendeva e 
pe 1 donde si airà cnntei 
trrbum a J'tturhium, ni 
0011 In prima sede da cui 
rinemea Nmenses, per di 
là invece della già perita o abbandona- 
ta, — IV. Il JìumictUo Sansa, o Sun- 



a lato bagnava 
ili' erte ^ueri- 
ualo.che re. 
a altro era, se 

'altra cit- 



VIT 343 

va. Risalendo alla valle di 
(li quelle che fiaucheggiaao 
f'iterbii, 6no a quella cbe 
chiamasi la S^'olia, e di là alla Oggi del- 
la Gabbia del Cricco, si ha sulla siniitra 
il nominalD fiumicello, cbe gli archeolo- 
gi patrii di scuola Auoiana e Marianesca 
sogliono nobili tHre mulandoaeilnomeia 
Urcionio o Alcionio, per desiderio di 
dargli un sniiiiu piìi classico. Ma esii ti 
dilettano in ciò d'un soave sogno. Se leg- 
gessero il Nibby, Analisi storico-topo- 
gmfico-iì'iii.jiiiìrio delta carta de'dia' 
torni iti Hoiiin, t. r, p. 4*3, imparereb- 
l>ero, che ne'lempi bassi dal IX al XIV 
secolo, generalmente ti cbiamavano Ar- 
ciones e Arronc, le arcuazioat tolto le 
qoali pass<ing acque, donde poi ti comu- 
nicava non radamente la denominaziono 
agli alvei tull'inlieri e a'fondl allineali; 
e con ciò s.'iprebbei'O, che te il vilerbew 
fiumicello si trova or chiamato aiich'el- 
so Arcione, o lacgUo fosso d" Arcione, 
questo è perche dd qualche secolo tra- 
versa dI di sullo ^i rupie tolte della specie 
dì quelle, che l 'archeologo rum ano accen- 
nava. Il nome vero gli icrillori viterbesi 
r ignorarono per non averlo cercalo, e 
l'Orioli colle lesliinuniaDie cbe produce, 
tra diverie forme, prove cbe le piil usate 
fui'ono Sansa Soitza, Sansa u Sarnsa, 
voci signidcBuLi il rio di Surrina, a di 
iS'iirnii nome compendiato della ciUà vec- 
chia in etiuscoi uiira lumino» conferma, 
che la prima Surnna eraipeciricatamea- 
le nel luogo dote ora è Viterbo. Notaa- 
do, che il suo punte di Tremoli, forte 
fu cok'i cUiaiualD perchè io pnucipio et- 
seodo levatoio e di legno, tremava sollo 
t piedi e i carri, io ragione della lua mol- 
la lurigheiza. — V. Il tempio d' Ercole' 
Carlino (■") in Surrina etruica o Sarna. 
Ilnomedel fiume dì Surrina la vecclùa 
non si muli) in quello d'Arcione, Kooa 
quando la str^ida .SVa//ii della nuova Vi- 
terbo fu fondata, e learcuationi li fece- 
ro sotto le quali l'acqua pana. Dal grido 



d'etii remulissima 1' 



npan 



ra, che ad Kr- 



ctk cn Mgro il luogo ia leapo dd po- 
gpmiioo Fia do qooodok Viterbo Ioa- 
gobordicOfdo priina riilrclto in ool cotto 
dolio coltcdroloy osa foorì dalTaogiiitie 
do'tuoi eoofioi, per oliuogani «er«o Ira- 
■MMiUoo, e dilatoni «eno le due porti 
dd fole orìeote ed ooddoob «eouto lo oo- 
OOMilo di denooiioore eoo an partieolor 
vome lo pìh aotica porxiooe^ CitU oomì, 
ODioe fotto gli etnifdii, rocca ddl'aecre- 
idolo paete, fu iodifiereotemeote cfaia- 
nata dal popolo. Costei dis. Lorenzo e 
CoMteld Ercole. Scrìffero i crooisti over- 
lo fabbricato Ekxole, ouioe della fona, e 
do lui impostogli il oooie, al quale eret- 
to poi uo teoipio, tulle sue vestigia odi* 
ficaia la chiesa di s. Lorenzo, di questo 
prese oome il castello; chiesa probabH* 
nentc anteriore alla riedificatiooe loogo- 
barclica della cilli vecchia, e coevo alla 
vittoria riportata dal crisliaoesicoo sul 
paganesimo. Che il tempio d'Ercole osi- 
•lesse in Surrioo vecchia, ed a quel Da- 
me eretto da' surioesi in epoca remota, 
lo convalida una lapide gift esistente od 
duomo, recitata dairOrioli. Questi pai« 
li all'analifti della primitiva Surina, o 
eompand iosa mente Surna, così chiama* 
la io etrusco da'foodatori popoli Cimioii, 
i quali la vollero deoomioare dal famoso 
palo o vette ferreo, a suro vel suri^ che 
aembra i surinesi aver poi venerato qua- 
m Palladio con culto anniversario, par- 
klodalBussi nell'inedito voi. a.* dell'^^ii* 
ikagUe di Fiterho (coU'OrioIi ne ripar- 
lairò od paragrafo Vili). Si descrive una 
Immoo di bronzo, per affìggersi in quai- 
abe luogo, colle parole in toschi caratte- 
ri SUvftnffs surts. Erano ad Ercole con* 
sabato le aci|ue calde nelle naturali ter- 
i^a» ptMchè M narra aver quel dio della 
l44*a 4HUIU entro terra il palo suo di 
Iflbtv^ a p«-^M«.<«e tal fenditura che fino 
Vc««Uk tìu«Mi tiififinalì sia penetrata. Dal- 
riUè|^»t4» Ua«U p^x:o«M, ne derivò l'eru- 
*w«M «•<•! ^Hi^tt salutari, anche bollenti, 
v^<j4M>^^ 'i uuHMo vii Bulioaagie. I sonine- 
HM«««^felM^ <mI tev^rfuM rooGooto eoo* 



▼ IT 




Inalo, fia da tooipooa- 

obboMlaroso odi agro loto. 
Chi Boa si aealo p ers ua s o, atraed le pa^^ 
pmte, o alsBca posa oltre, dal fiivoloao 
raeeoatow Sesabra die gnodostrtoaisàaM 
dnucbi tiovameio il Biodo di mollipli- 
OBre le oeqae calde sorgenti, essendo ce- 
lebrali i loro aqmilep, e che il prioio tro- 
vato follo la forma dd riferìlo olilo Tat- 
Iffibaissero od Ercole. K però cerliasinM^ 
die Ercole in realtà ebbe io Surrima- Fé» 
inrbium on suo aaotuario, cioi Dcirocio- 
pdi, dove oltre a*mat«imi numi Giove^ 
GioBooo e Minerva, soleva darsi aeded 
prioapol protettore della città; ed a tpie- 
garae la ragione una favola locale a'ia- 
vealb, restata io onore finché durò il pa« 
gaaesioMi , donde la ragiooe dd oooio 
ilosso dato alla dita; e che il tempio d 
cader dd gentilesimo risorse come chie* 
to crìftiaoa, dedicata al culto d'uà Saa- 
lo, la cui morte era alata simile a quel- 
lo che il mito attribuiva al pagaoo eroe 
ebe finì sullo pira. Finsero i poeti e ia* 
Ireoeiaroao cdla storta, che TEreole ita» 
lieo , il venuto dalla Spagna co* bovi di 
Gerione, chiamato Carufone ne* vasi vai* 
denti, andato a Roma, dopo aver senta 
dubbio attraversalo prima le Cimioie 
oooirade, e io queste le sorrìnesi, porla* 
va, olmen tra'romaoi antichissimi, il no* 
me di Garano/ e diffuso Ira' loschi col 
BOOM di Caranus^ dal quale derivarono 
in Viterbo le deoominatiooi del fonte 
Cràniso, già Cranis, il Pian Scarano 
o Corano f poi bllo Scarlano e Asca^ 
rane, e nel Rt^esium Farfense nel IX 
secolo trovati Squarranusj dai quel pia* 
00 o spianata s'andava al tempio di Ca^ 
rano, per aver i aorrinesi così cogoo mi- 
nato Ercole loro nume principale. Collo 
quali denominasioai, dopo tanti secoli, 
si perpetuò il ricordo, che la fondazione 
della città losca riferiva alla venuta d'Er- 
cole. — VI. n Fano di Foliumna. Al- 
lo riccroa d'aa qanlche graa mistero, ce- 



VIT 

lato ad occhi volgari, fu lempre l'autore 
iovilHlo da una siogolBrilà dello itemma 
TJterbete (già di lopra ragiooalo col me- 
deiiino, in un a'sigiìlì e alle monete), cioè 
le 4 letlere F. A. /'. L., che »Ì si con 
tengono mi sieri osa meni e scritle,e icoin- 
pnilile sopi-a la palla tagliala in crocea 
Dodu etrusco (si sa che il circolo slauro- 
grifo, fra gli etruschi, rappretenlava, ol- 
tre a molle altre coie, il cielo e le terra 
togliale dal cardÌDe,e dal decumano, se- 
condo le aruspicali dottrine di Tagele e 
di B>goe], e sog^ìaceote alla zampa de- 
stra del Leone veMillifero, pei" fermo aun 
senza recondito seolimentu; tanto piìi, 
che ooo ivi solo elle occorruoo, ma ne' 
suggelli allreti del coinuoe, nell'antiche 
monete di »oa zecca, e ne'pubblici njo- 
numenti, anche solitarie o oconipugiiale 
dall'iminagine del re de'deserti, e dagli 
altri emblemi; olire la i .* delle porte del- 
la città, della Qualri-aera , volendo si- 
gnificare con lai voce le 4 lettere, che 
v'eran sopra io bronzo e di cospicua 
grande»a, perdutesi quando Tu atterra- 
la la porla. Inoltre questo Fan/ è anche 
nume dì luogo, da' tempi i piìt remoti 
delta vallelln, che all'antica città, o piut- 
tosto alla sua rocca, ed al Cuslnim lon- 
gobardo immedialamenle è soltopoita, 
dentro il giro della città odierna, or chia- 
mata v(i//ci/iFfiu//e, mentre Hntica men- 
te si pronuniiava al modo notalo più so- 
pra, riporteodo qui l'Orioli.in uiioalKiit/ 
vecchio e al nuo<o, altri looghi in eon- 
liuuaiione uno dell'altro. La niisteiiota 
denomiuaiione fu tanto cara a' lileibe- 
si, che dì essa fecero quel che del nume 
dì l'Uerbo, Iratf'irmaudola anche io no- 
tue di persona. Dalla collina alla (luale la 
valletti! di Faule fa base e rondameli 
Bupr'eisa valle s'aiTHCciu e pende 1' bii 
chìjsimo monastero delle discorse agos. 
Diane, colla chiesa di a. Marìa in /'< 
fuma a in /"o/fiirno, e più anlicamei 
in fotiimo e in Botonio. Le *oc 
turno, l'erliinno e f olimi 
gDnoadivìuìtìipujjaae,! 



VIT a45 

il I .", nome osco o latino, piii che etrusco; 
celebri ed e in inen temente loKani gli altri 
due, se due pur sono, e non uno stesso e 
identico, cioè / o/f»nin<idÌ>Ìnilàelrusca, 
corrispondente a quella dì f^eriunno àt' 
lulini (come l'autore dìaiostrb nella lei- 
icra al prof. F'/rrmìglìolì sufollumna 
prìncipiile diviiiUA degli etruschi, negli 
Opuscoli lttf,'r.iri di Bologna. iȓi8i8, 
B p. agB 3 [ 6. Dipoi nel (. 1 34 del Gior- 
u. ile Arcadico,^. \ZG,àt\ Florittffof'i- 
lerbese, tornòiii^gionarne: FanumFut- 
liimnni- , lllog^ delle solenni adunanze 
de'XIIpoftoti toscani delt Etriiria). Da 
l'erlunno dunque, talea dirada Fultu- 
lima, il moaasieio s' inlilolb , perchè il 
suolo fu «agio a T'oluimna, cioè in an- 
tico un Fiiiirirn Foliaiitnar, ma èda ce- 
dersi lino a qiial punto avetse celebrità, 
e ae molili meiiiare d'esser creduto lo 
stusso ilhislre tempio dove le grandi adu- 
nante politiche di tutta la nazione tose* 
sì tenevano , con giuochi e feste , e con 
mollo concoiio di mercanti. Al nome ri- 
masto, con ìi poco mutamento, si aggiun- 
ge il raisleiioio Faul, che crede abbre- 
viazione di Faaiitn folnimnae: FA. 
Ì'L, ridotte alle due sìllabe ìoitiali, FL 
essendo un ovvio compendio di VFL. 
Furse le steste lettere ab anticuiegaaro- 
no i globi e gli emisferii, in che si termi' 
nuvano le colnnoette riizale intorno al 
peribolo del tempio per notare i limili 
dell'aia sagra, e forse in origine erano e- 
trusche tali cifre, l'uscia le 4 lettere fu- 
rono unite i>i una stesso rnciiholo d'arca- 
no senso, donde sarà derivalo il Faul, 
parola di'eiiiii.i quasi d'incantesimo e 
d'amulelu su per- 1 illuso, posta a cuslodia 
.n delle future surtì della città e 
ini. E con cib la res falnlis , o 
lio della uuuva Viterbo non più 
Q il p.ilo o il surus d' Ercole, a 
a, inrf esso Faul dalle colonne 
i. £ (orse per quealo il cìrcolo 
mmalo avranno i, viterbesi incili- 
stemma, posto sulla porta Qua- 
iuciio ne' sigilli del pubblico e 



a46 V I T 

De'monumeiili in unici pali» e alcun di lo- 
ro anco assunto per nome. Quanto alla 
celebrità non piccola dell'antico fano, la 
storia e la tradizione de'templi famosi di 
Voliumna, non ne ricordano che un so* 
lo, quantunque tacciano dove avesse la 
sede, che dovette esser centrale per To* 
scena e probabilmente neutro. Quindi ar- 
ditamente 1' Orioli lo pone nel luogo vi- 
terbese del Fanum ruliumnae, perchi 
l'area di Viterbo, non semplicemente é 
centrale, rispetto all'antica Etruria, ma 
è anco intermedia fra la Toscana Trasci- 
minia e la Cisciminia, futta più sicura a 
qne' giorni da ogni nemica iocursionci 
per la cinta d'un'impenetrabile mezza co- 
rona di boschi; posta felicemente sul con- 
fine, ad un tempo, de' Tarquiniesì , de* 
Yulsi nienti e de' Falisci ; e perciò facii* 
niente separabile da' territorii loro , per 
costituirla in indipendenza; comodamen- 
te accessibile a tutti, come quella a cui 
debbono aver messo capo un crocicchio 
di vie principali: una tagliantein due tut- 
ta la lunghezza d'Etruria, che poi di leg- 
gieri divenne, con poco mutamento, la 
via Cascia; l'altra presso a poco norma- 
le a questa prima , e congiungente per 
Tarquinia il mare a Orte, alle sue bar- 
che, al Tevere, ed agli umbri, vicina da 
nn lato al famoso lago di Vadimone, 
presso Dnssano d' Orte, altro sito di so- 
lenni adunamenti, e a quel che pare, di 
URzionali terribili riti pe'toscani, e da un 
secondo lato al tempio Bolsenese della dea 
Nortia, egualmente destinato a ceremo- 
nie annue, le quali dovevano avere gran- 
de importanza per tutti ì xii cantoni e* 
truschi confederati, e probabilmente ri- 
chieder r intervento de' loro rappresen- 
tanti ; non men opportunamente vicina 
•ir antichissima principale metropoli di 
Toscana, qual di certo dovette essere la 
già mentovata T^zr^iimi'/?, donde ogni sa- 
gra legge e costumanza ebbe pe'toschi o- 
rigine, dove i x" lucumoni , soprastanti 
alla lega, primi fermarono il patto del- 
ralleaoza, e per conseguente cercarono il 



VIT 

luogo delle periodiche congreghe lorei 
Non trovandosi più memoria dì Voltumm 
e del suo tempio, come di luogo dato al- 
la dieta de'xii popoli, dopo la guerra de' 
romani co'tarquiniesi, spinta nella regie- 
ne Trasciminia, rispetto a Roma, sioo t 
Cortuosn e Contenebra, espugnate soUs 
rive del lago di Bolsena, o verfo quelli 
parte, quando le legioni del Seltimooiio 
fin là si condussero da Sutrì, par ciò pro- 
vare ancor più il celebre faoo estera sta- 
to compreso in quel tratto, e rovinato od 
I .* tempo di quelle ostili incursioni, o noa 
guari dopo. La conclusione non è eoo- 
traddelta da Properzio , do ve fa dire s 
Vertunno, cioè al tosco Voltumna, ch'c» 
so a Roma fu trasportato per opera di 
que'venutivi, in tempo antichiorimo, dil 
paese de'Vulcienti e de'Vulsìenai; chiare 
è che, come limitrofi del Fanum Fol" 
tuninae ^ avevano un tal qaal diritto di 
chiamarlo cosa loro, e loro appendice, cs< 
scodo concorsi essi pure, col particolari 
loro suolo, a costituirgli un territorio io 
dipendente, massime conti deratocheVal 
eia , Salpino e Volsioio par formassero 
di 3 territorii solo una repubblica, eoa 
posta d' un popolo maggiore sovrano, < 
di due popoli isopoliti, rispetto a qoe 
primo. M Dopo le quali otservasioni, gio 
sto , dunque, mi sembra il finir diceo 
do, che i diritti di noi viterbeti ad ave 
posseduto , rasente all' antico poroerM 
della prima Surina o Surna, in un'arei 
distinta, il luogo destinato alle general 
riunioni delle genti etrusche, e d' essere 
|)erciò verosimilmente stato ne'tempi del' 
l'autonomia un paese neutro e sagre 
communis jurh^ e perciò un' importan- 
tissima parte d'Etruria (i luoghi de'tem- 
pli, ove le repubbliche alleate d'una stc» 
sa nazione, o in generale i diversi stili 
solevano unirsi a parlamento, erao pres- 
so gli antichi, per solito, sacerdotali ter< 
• re, che a ninno in particolare andavao 
soggette, per meglio esser comuni a tut< 
ti), non poi sì gratuitamente ci ton dati, 
da non potei-si validamente pugnare a ri* 



tenerli, con rsgioai mif;lìori, che qunUi- 
voglia «Itro popolo di ToM»nB,poilo che 
per DOÌcombaltonDaulorilà poilliie, per 
g'i altri Deituoe autorità che li codcmcs '. 
Qualunque, al postutto, uon ne (oue ao- 

altro tempio di ^olluinna o f-'t-rluniio, 
stato fra' viterbesi, che oltre a quel inas- 
liiiio, ed unicameole noto pei- classiche 
leslÌmonisnie,deelr«'toicani aver ({udulo 
d'una celebiìlù inferiore ili poco alla cele- 
brilù di quell'uno e principale. B liccome 
apparisce (iB'monumen ti, che iu Sitrrena 
fu un fano di Vollumna di nolabil fa- 
ma, e die uoiimìi faaoesiiloa realmen- 
U tra'toiclii, nominato dagli scrittori an- 
tichi «ema indicarne il luogo, sembra 
non potersi negarea Viterbo che ha ra 
giani a rivendicarlo. Noterò, che lutla- 
volta l'Onoli, 6 anni dopo Del citato I. 
i34 del Giornale ÀrcadUro, dichiarò 
estei'gli la cosa sempre (sembrata incer- 
ta ed lu volta in^rave dubbio. Dappoiché 
avendo nfh843 nelle sue Nuove ricer- 
che iiilornoa're Tarquinia, Servio Tul- 
lio, ed altri loro conlemporanci, opina- 
to che il tempio fo«!e in Vulci o nel suo 
territorio, nel pubblicare fiurbo eilsuo 
rrrrrVoria,Bembrandoglr aver mancato al- 
l'alTeito di patria, cooperando a privar- 
la d'un vanto, che generulmente fin al- 
lora erale stato accordato da' più savi ; 
per quello scrupolo posta a nuovo esame 
la queitione, si credette legil lima mente 
condotto a tornare alh più comune len- 
lenta, avendogli fatto forza tuH'intellet- 
to l'antico stemma de) comune e le 4 let- 
tere /'aii/, intorno alle quali tanto schia- 
■naiiarono Anrio e la ichiero de' concit- 
tadini anniani. » E per verità, Annio e 
gli anniatii bau creduto di dover*! \eg- 
%ere : Faaum , Arbanum, Veliilonia, 
/.origlila, 4 nomi delle 4 porti d'uoa so- 
piata Tetrapoli , della quale lutti ( 
ridono ; ma i più discreti *' avean Un. 
Fa. T'L. cioè Fanum VolUannar- Ta 
le in fatti fu il parere del riiraigera 
Bri aatore del notissimo Hierolejtn 



VIT «47 

ciocché non incontra le difficoltà, odirb 
meglio le assurdità, dell'altra interpre- 
tBiiuae, e per couirario è ipiegàiione op- 
portuuissimadieise lettere, che non poti- 
no esser quivi stale poste a caso, quao* 
d'elle li giodicbiao e siauo più anticlis 
di Annio". Qui l'tiuloreprosiegue, quan- 
to riguardante lu Slemma ho già coq lui 
basta nteinen te detto più sopra, ripelen- 
do esserlo stemma UD falso supposto, una 
immagìoB^.ionedel declinar del secoloXV 
odeirioci|iieriteX VI, operata a bello stu* 
dio. — VII. Un iiiauioleo incognito. Uà 
anfiteatro o leu Irò. Un tontuoso edifi- 
cio Siiburliauo. U:\ acquedotto. Un pez- 
zo d'antica lopof;ra/ia della campagna 
Sorri/iese. U<ui ■•■ìlla romana. In breve. 
Crede: Che un mauioleo o magnifico se- 
polcro sorgesse nel piano de'Tornalori 
iu Surrina vecchiae etrusca, uo'adiacen- 
la della citià d'Ercole. Che un moou- 
■nento circolnre, anfiteatro o teatro, de- 
corò la pili le della Vetutonia. Che il aon- 
tuoso edilìcio fu un paUiio antico, icui 
pivioienii erntio ornali a bel musaico, 
poco lungi doif si suppone il Fanitnt 
f'ollumiiai-, eccita fuori delle mura del- 
l'antica cillii, aldi là del suo pomerio : pa- 
re distrutto per laccudio in tempo del 
gentilesimo. Che da un'iscriiioae.cheor- 
He illustrata, li tiae la costruzione sulle 
terre Surinianc, e quasi rasente •ll'aolì- 
cn città, d'un nubile acquedotto, che di 
un Figeto piese nome : in esia è pure 
mentovato ììfunJo Antonìano, secondo 
il Regestiim Farfenie, Ficus Anlonia- 
aiis o Ca udcAiiionìaiiiim,\\ quale rispet- 
to al Castel di s. Lorenio sembra eisere 
stato a0al<o suburliano, nel qual fondo 
oi l'acquo Figetia. Che da altra 

i -j>ie, pi-irr: esibita, si deduce quali 

azione delia carta topografica d'a- 
ia di suolo Sorrìoese, e con vil< 
31 proIraediiPortaRomanaainei- 
i Monte Fiascone. — VIll.Bicd- 
ne delle vosefinor ditcorse. Fi- 
gobardica. Il vico Soma, ed al- 
i casali. Civiuu s. f'alenlini. 



948 V 1 T 

Venuti ftl lermioedel raceolloiotornoal 
i.*e a.* periodo della itoria di Surioa o 
Surna, e ti dell'aotica e fi della rinnova- 
ta, eccone l'epilogo. Opinava osi nell'età 
mitica, che gli etruschi, cioè i raseni (di 
eui nel voi. LXX Vili, p. 79)jeranti c(»* 
dotti appena tra' pelasgi, che mitti ad 
aborigeni abitavano vicatim le campagne 
viterbesi, tutto bosco dalla cima al piede 
della montagna, e tutte pascoli, eoo alcu- 
na seminagione nella pianura, quaudofa- 
voleggiavasi che vi capitò £rcole (soprao* 
Bomiuato Cerano o Crane?) dopo la lit- 
toria contro Carufone in Ispngua, reea- 
tali dietro la preda del nobile armento; 
e questo circa la secoli innanzi alla no- 
atra era, con computo toscano. I popoli 
drconvicioi adunati ad una festa, si eser* 
citavano al palo. Banchettarono l'eroe, 
l'invitarono a' giuochi loro, e pregarono 
d'uno sperimento di forza. Egli vinse tnt- 
ti. Piantato da ultimo in terra con im- 
peto \\ ferro suro, sfidò i suoi competi* 
tori a tramalo. £ niuno essendo riusci* 
to, lo trasse quel figlio di Giove e d' Aio- 
mena, con quella facilità che poteva da 
tuo aspettarsi, ed ebbe allora principio 
il Placane o Bulicame. Partito Ercole 
Carano, restò in venerazione il sagro pa- 
lo. I testimoni dell'alto fatto, specialmen- 
te di sangue tosco, che padroni di recente 
della contrada, perchè da poco arrivati 
da Meooia , essendo in sul fondare sta- 
bili sedi, fabbricarono poco lungi dall'a- 
rea del prodigio una città con tempio 
a Ercole. A suro^ velsuri, la chianiaro- 
no Surina, e per compendio Surna, e 
diedero al ruscello che le correva sotto 
il nome di Sursìfa, S'iMituirono annue 
feste e giuochi, a imitazione di que'pri- 
mi. Gii acquilegi toschi amarono trar 
di quinci 1' origine del trovar acque, a 
mezzo di fori artificiali fatti nella terra. 
Tagete, il fanciullo rivelatore , intanto 
s'era manifestato a Tarcoutefondalor di 
Tarquinia, e die' a'raseni i religiosi e po- 
litici precetti. Fatte le leggi della lega» 
a luogo per l'adunanze di tutti| libero e 



VlT 

iadipeiidente» fii teelta Sàrina^ fthbrf- 
catovi all' eatarno^ dopo il pooMno, il 
Jkmtm F'uliumnae io terreno conanya 
to» che d' allora io poi divenne la aeda 
degli annui concilii » Dell* oocaaiooe <W 
quali graode ere I» toleooitii e il ooneor* 
ao deYorastieri e de'meroaoti, apleodidà 
U pompa de'pubbllei tratteoioieoti. VI 
^--aggiunsero due maggiori strade, oltre 
a molte altre mioori,per porre in comuni- 
cenone il celebre tempio con Terie dtlk 
etroscbe, l'Ombrìa, la Sabioa, il Laaic^ 
e ellri tempK piti o mcoo iìloatri. Cosi 
durò» fioche la poteoia etrutee non ce* 
miociò e venir meuo» assalita de 4 P*>^ 
H» da'gred italioti, e poi aoeora dfe'oer- 
lagioeti, per mare; da'galii cisalpini ver- 
ao levaote e lettentriooe, e da' rameol 
verso mezzodì. S'iocootra l'ultime me- 
moria nel 364 di Roma, 388 acanti l'ere 
corrente, quando Ltruria tutte fa ao* 
pra a Suui già romana , eaaendo ditle- 
tore Bi. Furio Camillo. Si potrebbe ere* 
dcre che Surina fosse distrutta l' enne 
àeguente, quando i romani devasteroeo 
il diatretto larquiniete, da Sutri fino al 
lago di-Bolsena, nel tuo confine ocoiden- 
tale, ove imantellarono Cornosa eCoo* 
teoebre. Probabilmente fu risparmiato 
il fiiDo di Vulturona, come luogo «egro. 
Però don fu piò nominato, trovaodoai 
menzione de'ooncilii di tutta Etrurie, e 
sembra che il faoo venisse forse distrut* 
tè da'galii piombati sull' Etruria, quali 
spregiatori delle cote ornane e divine. 
Così Surina venne meuo, e d' allora in 
poi l'antico noaae ti perdo, fona oonner- 
vandosi tra'soli. toscani. Poco dopo i m* 
mani frequentando il auolo e divenuti* 
ne in breve padroni^ diedero al rovina- 
to paese il nome di Felurbiunt, Feiur* 
vum, Fetervum^ ^ iterbium.Gìi abitato* 
ri antichi, o que'che avaozarpno alle ro- 
vine, non totti però ai dispersero. I piò 
ai congregarono vicino al Belicame, e fon- 
darono per amor de'bagni, una Surri' 
na Nova, richiamate io pregio le aquae 
SarrinenteSf fiBrmeede còA un menici» 



VIT 

pio cfae Ira breve divenne Intina di co- 
*lumi e di lingua. Il noiaesliura di Sur- 
ma, si cnrobiò nel \i\ìi dolce iti Sansa, 
pel fìumicello.l templi d'Erculee di Voi- 
tuninfl.per «eoeratioDeii lipararono alh 
meglio. Il retto de'ruderi erimmediale 
adiacenze pretto vennero io potere d'al- 
cuna romana polente famiglia, e costi- 
tuirooocioixhèpoichiainoKi SJatm Ce- 
terventis e Frlernem,ed ivi dxnurara- 
KO i (uonuniinali personaggi imperiali. 
Ma nioUi degli antichi abitatori , crede 
l'autore che, tcarapali alla diitruiioiie, ti 
riparassero più Fuori di tlrada, e fiibbrì- 
CBSsero P'iiorckìaiiatf^ibtrrlnnitniia for- 
se il vocnbolo derivò da ficiit Orcla- 
niis, secondo la più vogala opinione, ol- 
ila dall'ubbatidonata Orda, ma p>ù luu- 
taua di Suirina.La cillà ripristinata prei- 
>o i bagni, nemioeno etsa durò inteme- 
rata e perenne. Sorride la loi te alcuni 
lecoli, e si copri allora il soulo di belli 
ediGri, emolliplicai-onole fabbncUeaUe 
terme, ed altre dentro il cerchio di sue 
murs.o all'intorno e lungo UCeksìb. Fi- 
nalmeDleper&,al cominciare al Tretjuen- 
le riiinatarii delle incuitioni de'bnrba- 
ri, forse nel cliiuderii del Vseciilodi no- 
•Ira era.o al piìi nell'enlcar del VI, fu 



ogni ( 



■ell'ad.a 



altra 



lolta 



i »<mi]un- 
3. Quindi altra di>peraione tenne a ciò 
dietro pe'misei i ahilatori delle contrade 
viterbesi ; doode forie a que'd'i «iirsero ; 
Btignaia, da' fuggiaschi de' bagni ; Su- 
rìaniini<>Surniiinanì,AaA\i\\tn-\ i\\ Sur- 
na o Stirìna, iti a rifugio nel più erto 
del monte; /^cfrd//ii, quali a t'clertrti- 
biiff vale a dire dagli adunati a nuovo 
comune, dopo le i-ovine delle più vec- 
chie terre di ficus Slalrini , à\ Forum 
Catsii, e di lutto quel distretto. Ma la 
morte Don era tenia risorgimento. In fui 
terminar del eccolo VI, o nel priiicip 
del seguente, diUtaliti i longobardi ui> 
ConquistesiuonllaCiminìiuMtena, e e 
dagoatala al loro intero e fermo 
dìo, trovarouo esser bene fortili 



VIT =49 

contro il ducalo di Roma, rimaito un 
annesso dell'impero greco, e rittoraionQ 
l'acropoli, nn'e»f,de'priniitorrine<i, con- 
servatole il Kitoio nome; e a quello mo* 
do s'ebbe il CastfUttm oil CaHrum Fé- 
Urhenae o f'iterbi, detto anche più tar« 
di, appresKO nd ultimi accresciinenli suoì^ 
Civitas / iVrr&i, cijfl inleadinieiito clie 



avelie ad es»e 
soldatesche, pi 
fesa od'oflesa, 
tante lor Alar 


da 


leaogn 
1 lato d 


;ca gueniila di 
i bisogno di di- 
i questa impor. 
ciò della Mar- 


chia Tu,caua. 


cicj 


>t a ca va 


liere dell. 


islra< 


da principnle < 




<l,illa Tuscia va 


aRo. 


ma. Così la nu 


IO» 


a Viterl 


30 fu, da . 


qtiesla 


parte, come or 


lac 


Ielle chi 


avi di Lui 


M,b.,. 



diaede'greci |ios'eil>menti;esi coocord* 
cibcol poco che ci è rimaito dalla tioria, 
poiché qui si affilarono in parte alcuna 
delle querele di l'api) f. Zaccaria e di Pa- 
pa Adriana 1, con Astolfo e con Deside- 
rio rede'longobnrdi, nel pieno delI'VIII 
secolo. Laonde, non più battendo all'im- 
portanza ciescente d'un cos'i fatto posto 
mililarc, il troppo ristretto spasio, che Ìl 
Castel d'Eicule dava, ebber fin d'allo- 
ra l'origine loro i borghi tuburbani, ed 
altri più discotti, ma compi-eii nel lerri- 
lorio, i primi dF'ijuali dovevano poi più 
laidi formare ilnudeo della città «dier- 
iia,quandocn<luti ire longobardi diPavia, 
e passalo ìl doniiiiEirtde'fraiichi.edegrjm- 
peratoi'i che ne raccolsero l'eredità, nasce- 
va il Comune, con leggi or di soggezìuoff 
a'iiranni, or al Papa (di cui più antico è 
ìl ilominio, e lo proterb ne'cenoi sturici), 
ordì repubblica più o meno indi[)eiiden* 
le, più a meno aiiionoma. Proponendo* 
si l'fl'Hi di parlare altrove de' borglù 
;1ii, qui il Iti solo eoo quello prò- 
I subui bio Sansa o Suiiia, che 



celb, I 



■ da 



•t\ presente la contrada Svolta 
'Ila nuova Viterbo, pres«« la 
I, Matteo, e ne olire le prove, 
iiloAnninparlandone'siiuicoin- 
ilellerEgiunidi Vìterboedi sua 
r'cluluiiia.— IX./^cgesi<T.//^n- 



a5o V l T 

te Sipale. Le rwalità con Roma^Ep^gù, 
Tra'molti nomi dati • Viterbo» « trova 
ancor chiamata nel medio efo F'egeniia^ 
Feiuzza, città ^egciana o poco diversa- 
mente oome^rhenianas lebbenedi que« 
•t'ultimo l'Orioli ne ha dubbio e lo cre- 
de nome non del castrum Fittrbi^ o vo- 
gliasi dire della città longobarclicai toc* 
ceduta nel luogo di Surrena la vecchia, 
ma di un castello o bastia di ragione 
romana, posto dirimpetto a Viterbo e 
quasi a contatto di esso, e perciò con- 
fondibile con quello, costruito da'roma- 
ni per stare a offesa e guardia continua 
contro i viterbesi, e si vuole che nel 996 
o meglio nel 997 vi si rifugiasse Papa 
Gregorio V, fuggito da Roma per le pre- 
potente di Crescenzio Nomentano con- 
sole e dominatore della città, e pare eho 
sorgesse ov' é oggi la chiesa di s. Sisto, 
che ne fu forse la pieve, e la fonte dal 
Sipale. Ivi riceveva l'acquedotto di Vì- 
geto e forse si disse fonte Vegeiia^ dal 
quale probabilmente ricevè il nome il 
Ficux preesistente alla bastia, e questa 
pure si dehomi nò Fegetia o ad ^ege- 
tiam. Il cronista Jusco registrò all'anno 
1 080. » Essendo Roma grande et magna 
cercavano (i romani) sottomettere il ca- 
stello d'Ercole (uhe co'toscani tenea pur 
sempre, e eoo Roma lottava), et non po- 
lendo aterlo, li fecero una bastia, dov'è 
Dggi la chiesa di s. Sisto, et durò la det- 
ta per iosino che Arezto fu scaricato da* 
romani co il braccio dell'imperadore Ar- 
rigo III (leggi IV)". E nel 1084. *• Uà- 
retini fecero continuo guerra a Roma. Si 
ridussero al Castel d' Ercole, et per for- 
te pigliaro la bastia de'romani, et edifi- 
caro sopra il detto castello due borghi, 
a s. Petro V uno per la strada romana, 
l'altro terso s. Pellegrino, chtamossibor» 
go lungo, et multiplicanoo popoli as« 
sai nel detto luogo, fecero assai torri 
per difendersi da' romani; traile qua- 
li genti furono assai ceptadini de Tivoli 
in quello tempo nemici de' romani ; et 
per questo se dice, che di poi el corpo 



f IT 

ddla dpla Ib appallalo FUerha^ éìmà 
per li honìni valanU, eht quolK Pihs- 
m (leggi Tivolesi) posero qooalo doobì 
Viterbo, Fi Tlbun''. in Ul naodo pcTro- 
moni la loro Vitorbo oro Fegotia^ vo- 
cabolo che potè esser olterato io oUi à 
barbara , e oppalIaU eoo quelli rìfiBfitL 
Restaodo su quel coofine (fuori di porla 
s» Sisto o Romana) la suborbaoa dùcsa 
di s. Maria delle Fortesse (edificato da' 
Farnesi eoo disegoodi Braosaoto, e coo- 
cessa net 1577 dal eomooeo'religiosi pao- 
loUi o oiioimi), lai vocabolo è iodiaio 
che si este n d es s e fio là roooopociooo ro- 
nsana, o che i viterbesi da quell'osloroo 
lato contrapponessero fortificaiiooi a for- 
tificaalooi, per cui l'autore soppono che 
allora esseoìdo stato il breve interposto 
iotervallo tra il Castrum Fiterbim Co* 
$tra Fegetia^ terra od X o oelt'XI eccole^ 
di cootiooa battaglie e «Tinfèstaiiooi red- 
proche,edi rteatti,dò bdlmcnto abbia 
dato opportunità al modificarn della de- 
oominadone nati vedi Planum adCanad 
o Caranum, ovvero almeno di PUumm 
Squarrétni^ Sfoorani^ o Searani^ io 
Planum Jtcaranif eioèPUtn delPaegaw^ 
grnio. Dora aooora la meosoria d'alcuoe 
delle carbonerie o fosse , onde la FegB' 
tin dovette esser ante, finché rimase io 
piedi, tma parte separata e nemica ddla 
dttà. Im fonie Fegetia trasformata w 
fons Sìpaiis^ para questo nome origina* 
lo dell'aver ooU'acque scolanti odia car» 
bonara servito par una delle apparìscen* 
ti linee di separatione e come di siepe tra 
ìmjast£a Fegetia^ e il Castrum Fiter» 
M, l'antico concetto ripetendo il volgo 
col chiamar il fonte e l'acqua del SepO' 
ri. La Sorrina Nova^ intorno almeno al- 
la chiesa di s. Valentino, o mai non info* 
rameote abbattuta , o fedlmente risor- 
ta, si riabitò sotto forma d'un borgo, al 
al di là però dd torrente, il quale è die- 
tro egli odieroi bagni ; ed il borgo fa 
diiamalo di #. Falentino e di s. Falerni 
tino in SiUee, che poi crebbe pih tardi 
fino a potersi diooasioara emtas s. Fa^ 



VIT 

Iriitini, per uno di <](ipgli abusi non in- 
frerguenli nel basto lenipo, e iti«sifilefa 
Del 1 1 Zf quando prese il nome di citlìi, 
ma fu allora ditlrullo il n' viterbesi ade- 
renti all' anlipapa Anacleto 11,1 ijualì, 
bI sopraT»eoire del l*»[>a Innocenzo II 
e di Enrico VOrgoglìoio duca di Tosca- 
na, dovellero in pena pagar gronn mo- 
neta (Nella chiesa ernnii «tali depofii 
i corpi de's<. Valentino e Ilario apoatoU 
di Sorrena la nuo»a , venerati per (ali 
da Viterbo, come luogo di loro decapi- 
lezione, presso il ponte Camillaiio, o 
de Alone arciprete della cattedrale ■ 
falibiicb la cliiean, il che caputoti dn 
a ìì, nel 1 1 3^ per la sua conbPi 



cnnquaolopoMeda*s). Termina l'Oi 
il suo IraltHio di riurbo e il snn le 
torio (avendo io intrecciato le sue prii 
5 jippendiei aVorr̻pondenii paraci', 
mentre dell'altre più avaiili fatò ct 
no) , con (lucile parole. >■ Sia termine ■ 
quest'iororme lavoro un lospelto intar- 



sile 






el'oi 



Anniaoa delle 4 città raccolte in Trtra- 
poti. Questo par movesse dol fatto, che 
la Viterbo longobarda, già rittretta nel 
colle del Duomo, cucccssivamenle a «i 
aggiunse più sobborghi, come dire 
Baiila Fesetia, Son,a, il r'Uo S<j,im..- 
no, e siccome io pento il fico Anioni/t 
no, t forse altii. Nuove inve*tigationi <vb 
o pib cose oggi celate, e reltifìclie 






elle ch'io disi 



aliiitf poli-it, nema omnia". Nel Gior... 
tedi Roma del i %%o, dipoi il prof. Orii 
li pubblicò a p. 344 e 3U3 le notizie m 
la scoperta della città o Civiln Mufarm 
del cBsitllo etrusco dì (:orrf;g/fVi«o,e dio 
tre castrila toscane, nel territorio dIVilei 
I>o, e delle pregevoli co»e trovale ne' le 
ro ubertosi scavi. Oiterva, doversi coi 
fetiare, che do[io meglio di 3 lecoli d'( 
Derose ricerche, questa non mai boti 
«ente studiata clnssica terra, siamo, 
lontani un l>el trattoti 
ta pur mIo io quella 



VIT 3?i 

guarda le anlichc città o caitella, la qua* 
le già la taccono illustre prima che tut- 
te le altre sue glorie oltuscasie la gloria 
deirrjiti^.? Bo'ii't. che alla propria gran* 
delta fece s'i gran fondamento di rotino 
ammassale iutorn'i a sé, per 3 secoli, dal- 
le sponde del Te'ore per tutta i'arapìn- 
la dell' italica penisola. Notilìca, dover> 
si al viterbese Giosafatle Basiichellt, eoo 
poche indicHTioni date da lui, la scoper» 
la di Musarmi e Ji CHriilianiim, fonda- 
lìoni etru.s'-he promettenti agli antiqua- 
gran m<^sse ili monumenti, i quali po- 
•ranno oroBie i musei nostrali e d'allre« 
nte. Le vestt|^ìa di Musarnaedi Cor- 
iano sono nella strada che da Viter> 
duce a Toseanella, la r .' nella Mao- 
-1 Conte, il 3.° maiio miglio di- 
lal fìiimirello Veia Oggi Leia.Mit- 
■lando uQ miglio più in là, pur 
ia. Lo scopritore unitosi con 
LI acerra e Luigi Ludovisi, jntrapreie 
cavi, che lìn ila principio diedero co«« 
i pregevoli, sebbene i più grandiosi 
;ei si troTHi'ono già da più vecchio 
.pò messi H ruba. In alcune grotte se- 
si rinvennero più di 4o sarcofagi 
l'o, e ligure giacenti sui coperchi 
«inudi del vero, tinte di rosso nella 
cogli occhi coloriti di turchino; 
goi iscrizioni etrosche, quali sui 
lel'e figure, quali lungo le gambe, 
■I nelle cosse o sui co|>erchi, esempio 
vo in silfatte figure, /^unarna fu an- 
cne detta lilnifrin:, Mittcena, Motinn, 
'libano, e si vuole distrutta da'saracenì, 
misero a l'erro e a fuoco ogni cosa dil* 
t )• dominiiziooe loro in Centocelle, 
che ne Iutiero suoi sobborgi Cor* 
« <'/j\ifl Cardinale pureetru- 
ibFibllinenle furono distrutti net 
Un f>ueri'a popolare capitanata 
I di Vnlle, contro i gentiluoml- 
esi cb'eiansi appropriate le ren- 
stato,eraolti cnsiellitConiedir{> 
■1 storici di ViterlM. A corollario 
]ui licito col prof. Orioli, nell'in- 
iere a recare le precipue ootiiio 



a?2 V I T 

delle celebri acque minerali» di cui i do- 
▼isioM) il suolo vitcrbese,edeiiandio per 
unità d' argomento, ad altri preferisco 
di prenderlo a guida , non che mi gio* 
vero poi deiregregio ed erudito opusco- 
lo, estratto dal t.io4>p.3 del pregievole 
Giornale Arcadico^ e intitolato: LeAc» 
quc minerali di Fiterho descritte da Pie* 
irò Biolchini segretario della societàdel 
Giornale ^rc/7</ico, Eomai84^* Olire 
l'anteriorità di esso, l'autore è pure bene- 
merito, non solamenleperaferdimoilra* 
lo coir autorità di talenti fisici e dotti 
scrittori inmedicina,la propiietà^efficacia 
e virtù salutari dell' acque stesse a utile 
(Iella travagliata umanità ; ma ancora di 
•vegliare in alcuno di que' nobili ingegni 
che fiorivano nell'amor del le sciente e del« 
l' arti, il desiderio di riparare a' danni 
dell' edifizio de' bagni, la cui rovina era 
progressi va,con proporre il da farsi e l'ag- 
giunta d'un nuovo edificio , con divota 
cappella alla Regina degli Angeli, Salta 
Infirmomnif a pascolo pio e conforto de' 
figli della cattolica religione. Dichinran- 
do essere animato a ciò pubblicare, dal 
sapere che lacittàavea saggiamente e con 
piacere universale eletta una deputatio- 
ne pel miglioramento de' bagni, a van- 
taggio del salubre istituto, non che a lu« 
atro e decoro deirmtera provincia. E sic- 
come tali provvidenze ebbero edetto e 
le descrive V Orioli , fu per me questa 
una ragione di più per seguirlo, e farlo 
precedere al eh. Biolchini per averne il- 
lustrati eruditamente i luoghi. 

Pregevolissimo é inoltre il territorio 
diViterbo per le naturali scaturigini d'ac- 
que termali, calde e fredde, di diversa chi* 
mica composizione, e per lo stabilimento 
de'bagui minerali. Dissi in principio, che 
quasi tutta la superficie del vasto terri- 
torio viterbese, posta fra due famosi cra- 
teri di estinti vulcani, il lagoCiroino o di 
Vico e quello Volsiniese o di Bolsena, 
presenta non solo grandiose vestigiee co- 
piosissime reliffuie delle remote confla- 
grazionij ma indica altresì colle copiose 



f IT 

toe polle temioli e minorali, che noo è 
•atinla in questo datsioo aaiola ìm fila 
vulcanica. A quatte eelcbrftte aoqoc» il 
prof. FraDoeaco Orioli od i85o ooosa- 
grò sei articoli, e li pubUiob netr^ftoai 
di Romani. I7»p. i45t 178, 197,205^ 
A i 3, 1 17 e ^54. Art. 1. 1 Bagni di Fi^ 
terbo. Presenta in disegno il proapetlc 
principale, e hi pianta dkl piano infcrio* 
re de' bagni della dita di Viterbo» di- 
cendo che da pochissimi anni fa nuova- 
mente fondato, a distansa comoda e pio- 
cola dal romorc della dttàg redifiiìo tcf^ 
male suburbano, ed aversene debito prìn* 
opale di graCitudine a Filippo Severìj a 
queir epoca presidente degnissimo della 
commissione munidpale, al d."* Bernar- 
dino Mencariui ed a V incenso Celestini 
viterbesi, che contribuirono all'opera 
eolla direzione, con anlici|>aaoni genero- 
se di denaro, e con altro. Loda lo stabilì- 
osento, fornito di tutto il bisognevole al 
moderno vivere. Ciò premesso^ comincia 
la sua lueubraaione cosi. Antica è la fis» 
ma del luogo donde l' acque medidnali 
scaturiscono, pochi passi lontano da una 
città che ivi sorgeva, sinché Roma domi- 
nò sul mondo, e pare non grande, chia* 
mata Surrina o Surrina Nova, La cer- 
chia era sol poggio, ora vigna e olivete 
de'Ciofi. M E so che alcuni v'han poca fih 
de, e vorrebbero veder vela meglio. Dd 
non poterlo a tutto lor grado, se la pren* 
dano coi tempo nemico delle coie. Hav- 
vi ancora chi rigetta come sospette di 
falso ed insufficienti le autorità molte che 
la provano stata, e quivi stata. Studi egli 
meglio r argomento". Riporta nuove te- 
stimonianze, che bello sarebbe riprodur- 
re, se io non dovessi anco co'bagni segui* 
re il compendioso, tra le sue adiacente 
comprendendo il Bulicame e Rielio. An- 
che il famoso Annio spesso parlò di Sor» 
rina o Sor rena, ma non avendola capita 
ne guastò l'ortografìa, e volle a forza che 
si diia masse Tur rena e Sursena, con ve* 
nendo che distava mezzo miglio da Vt- 
terbO| nella stessa dirciiooe iudicala da* 



VIT 

gli altri, ma ridefolmeate tpK^ii l'tscri- 
iioiir troiata preMo un bagno, forte quel- 
lu di Ser Paolo. - Plntilinenle fu egli «e- 
guilato da'tuol peiliuequi'perpelui, Co> 
retini, Biaochi, MariaDÌ, Foui e, Soriana, 
eruditi uomini, i|ual più, qiial meno (co- 
mecliè col giudizio radalo da piegiudi- 
cale opinioni) che tutii le sieste cose al- 
lo (lesso oioilo raccontano. ,. Sonina 
era un ImpedinieDlo, per Anoio e per gli 
Anniani, e non un aiuto alle loro ar- 
clieologiche fantaiie, che tulle *i volge- 
vano ad altra perl«". Palleggiando, poti- 
no riconoscerti i ugni iu|>er>liti ilei 1*0- 
ninno didrutlo tnunicipio, di due delie 
tue polle, d'alcuno'de'iuoi inag^-iai i edi- 
lìti, delle «liade d'approccio, delle fosie 



inTallai 



e della nolal 



ap- 



pemlii 



■: bagni 



ia,la(|iiHle le fubbiictte 
iiigcano n furuin d'un 
lioi'go prolungato sino alla prosmoiB via 
Caisia, oggi sLadaddln Dogana veccliia. 
Si appreudei'ìi da luttociò, ih« le acque 
leriuali erano nel lecchio tempo, non 
veramente le Àijuiie Calne, del quale 
nome nieale piota la legittimile, ma fa/- 
nne, o Baliiieae Siirrìiiruiri, come di- 
ce l'ifCriiioDe murala nell'angolo della 
cau de' Crislorori in Vìlerba. Dopo ciò 
riu9ciià una delle meno ìmpruliabili o- 
piiiioni, quella cui pib d' un vilerbeM 
scrinare ap|>IÌGa ad alcuna delle toigeo- 
ti quel patso di Vitrutio, nel quale po- 
ne fra Vacitfae venae foatmm d' lialia, 
dislrugi;ilrici de calcoli e pietre della re- 
■cica, quelle di f'irena. Dove gli editori 
ti affannano a emendare ip diverte for- 
me l'igDolo Fìrtna : e dove gli scrittoli 
viterbesi vorrebber leggere Tirreno, in- 
Undendo l'Anniana città Tyrrhrnia a^ 
Hirurin ; ma dove i aitai più naturale 
leggere Sureiia o Sunna. Nun mancano 
testiinanisniedi (ali proprietà dell'acque 
(erl>e«i, che altri applicano aW aqiiae 
:, colle quali concordano le co- 
i dette ; ma è lecito stare per 



Tauri 



r acque Soi'i 



.iC 



1 d'ei 



per lu torgeute oggi delU Mia Gre 






VIT i53 

caidne Terrata esalila a utani a Iwvnit' 
da,o per qualche altra sua «loiileclie già 
tcalurisfe dal terreno): e ciò ù pel con- 
fi'ontocol pasiodi Vitruvio, *i per la coa- 
sidci'Biioiie delia dislanta adquirujuuge- 
iiinum ah Urbe lapidem, come Ifgge 
Marcello, o adqiiinqua§esimum lapidem 
sedeiiiit. o iiira reddentis, come altri cor" 
reggono Scribonio (poiché di 5o calcoli 
renduli per orina non par ti debba in- 
tendere, ne Marcello lo in(e(e, giacché 
la vii'lìi itiedicAii'ice men riaguardava lo 
•fiiriiiar digita pietra leKicale, che il ri- 
mediate nd tiiiiiamn rt calorem (o do- 
iorem) ri ej-iilitralìoncm. Ii>ratli, a due 
patti da' luoghi ìli discorto, è l'antico B 
bel ponle di e. Nicolò, già dello pons in 
qiiìiiifiiagriinio, appunto Ìo ragione di 
que>la >uj diiilaiizH ab Urbe. Ed ove ciò 
concedati, ne decita la noi ili a, essere Sta- 



de del 

(OKIU 



'"l'O '" CI 



I Nuova fu te- 
che su tutto il trailo in* 



ala 



denta dalln comodità del luogo posto ■ 
cavaliere della via Casiìa e della Ci minia. 
Si ha buon fundnnieDlo al credere, cbo 
l'dggi dello Piano de' Sogni due tudtii- 
vìsiuni ave<«e Ira i'nllre, cioè flJnlernutn 
e Camilliiiniiiii, preti fune i due nomi, 
igevano, prin- 



ilili I 



di madi e, come par che lo indichi la re- 
ttala deuoiiiiiiBMDtie al Batneiim Do- 
minaruni, a delle donne ; l'allro dalle 
acque pieferite a uso di mal di fanciul- 
le [a eamilli>,). In prova il 3.* antico pon- 
le, di più i-ioiota e cospicua cottrution^ 
iletlo pons Camdlariut o in Camillia- 
no, ihe può far pensare ■ qualche fonia 
Camillaria per dolutile oppilate, come U 
ferrigna nalina d'alcuna delle polle par 
suggeiiicii. L'na l^.' »a\ua gli antichi sem> 
biuiioavei' (.\{H.,„-^\a Bibida. Il luogo 
dello in Decano, fu poi Irasforinato in 
valle del Caii o o di Caino, e ftoalmente 
in valle dil Caio, ove li rinvenne la te- 
gurnieacqu:!. Iiilurno al Bagno della 
Crociala o de CrocialÌ,cb'è iì piincipale 



aH V 1 1 

de* lodati per tolfo, laogo é il rieeooto, 
per etserti trovato nel i a i ^ io veoe d'un 
preteso tesoro anoooziato dopo togooi 
da uo tale semplicione in sul partire pel 
sagro pellegrinaggio di Pale^tinai ivi pre- 
fenle, col magistrato e il popolo, nel rom* 
persi la terra. L' ultimo colpo del picco- 
oe fece zampillare dal vi?o masso F ac» 
qua zolfigna in ricca vena. Il più savio 
de'magistraliy a salvamento del credulo 
dell'ira popolare, gridò: Ecco il tesoro! 
Tesoro di salute pe' viterbesi, e pe'fore* 
atieri che quindi innanzi qua concorre- 
ranno per medicina. E acqua benedetta 
da Dio, mostrata da lui per panacea. La 
chiameremo Acqua de' Cruciati^ perchè 
c'è rivelata a liberar di tormento chi è nel 
cruccio ; e perché è insignito di croce il 
buon uomo a cui fu data la rivelazione. 
Intuoni la chieresia, pur ivi accorsa, l'io- 
DO di ringraziamento, e sappia il mondo 
il nuovo benefizio che la Provvidenza ci 
ha compartito. — ^ Art. 11. / Bagni di 
Fiterbo: Il Bulicame. La più famosa 
tra le acque de' Surrinesi Novensi, è la 
notissima del Bulicame, resa famigerata 
nel canto dell' Inferno da Dante, e da 
Benvenuto da Imula col commento, chia- 
mata nel medio evo Fulgano o Bulga» 
no, e Pelacane, doude il volgo disse Pia* 
cane, Neil' età romana ed etrusca s' i- 
gnora che nome avesse. Il Dacci, e dopo 
lui molti, gli applicarono l'elegante mi- 
to d'Ercole, già narrato di sopracqueo* 
do venuto nella contrada piantò in terra 
una verga ferrea,dal cui foro sgorgò gran 
copia d'acque,doudeuu laghetto formossif 
il quale durò perenne. Siccome il palo o 
verga ferrea io lingua d'antichissimi ita- 
liani chiama vasi surus, e siccome «S*firr//ia 
in etrusco non devesi credere che raddop- 
piasse la r,così vollecougetturare l'autore, 
che il nome imposto ad essa fu tratto dal 
suro erculeo. La favola fu vestita di colori 
mitologici, con allusione all'antichissima 
pratica de'pozci forati o Artesiani, dando 
r nuore dell' invenzione al dio della for> 
ta, e il coiniuciameuto^ io ugni ipotesi| 



VIT 

illc cooiradc Sorrioesi. EtidenlMMalc 
I loaeaoi, aoolari io taotc ooae degU «già, 
•vacoo imponito da lampo imoacoBom* 
bile, ioduttriositsimi eodie ai so che fbro- 
oo, o traforare eoo trivelle romplo ktla 
de' travertioi, che fiso copcrdiio nel Vi* 
terbese, e oell'adiaceozeiagli strati ocqoi- 
fisri e termali, e davaoo V onore detlllh 
•eguameoto ad Ercole, quaodo porqoa- 
ste cootrade passò. Vi è chi credei che al 
Bulicame peosatie Lucretio, ooaapuloi* 
dolo tra gli Averoi, e bocea d'ioferno, ad 
il oome soggiacque a variaoti Ira il XII 
e il XV secolo. Come spano io qoesta 
maoiera di sorgeoti avvieoa, piik volte la 
condizioni del laogo^si eambiaroao. Fa 
già tempo ch'asso era di più gran ctreoi* 
lo, e r acqua tutto intero empiva il cer- 
chio di muro, che alcuoi secoli fa vi posa 
il comune. Ora il crescer de* tartari ha 
ootabilmente ristretto lo spazio ìoooda* 
lo. Dante (morto nel 1 3i i) che lo visitò^ 
lo trovò bolleolae beo degno dal suo no- 
me di Bulicame^ BulUcame o BolUeét* 
me. L'istessa temperatura v'incontrò Pa- 
tio degli Dberti (morto od 1 867 cirsaj^ 
lasciando scritto nel DiUamondo (o poa* 
lice descrizione della terra), che l'infiai- 
lo suo bollore spolpò uo moolona, osi 
tempo in eoi l'uomo cammina no 4-* di 
miglio. Disse il Buui : Or da 1 00 anni 
in qua, più il calore non basta al cuocer 
UOVI anche agusciati e Infranti, il cba vuol 
dire, ch'esso 000 giunge nemmeno a'55 
gradi di Réaumur, poiché il mercurio 
000 vi sale più su di 5o gradi, meotraa' 
giorni di Fazio è forza dire che asceodas- 
se agli 80. Né la profondità è più la stes* 
sa, perchè Agostino Almadiaoi, verso I 
medesimi tempi, io un suo soiarrito poa* 
ma sopra i Bagni Viterbesi, rozzamente 
cantava non essersi mai potuto trovare 
il fondo. Ma il baratro, misurato or sono 
alcuni anni da d. Pio Semeria, noo supa* 
rava i 4^ piedi fraocesi; certo perché a 
questa profondità si devia dal filo del 
perpendicolo^Un tempo, a non lontano, 
visiraccogliavasuiisilornoallarìvc braa* 



VIT 

eie fguali a quelle cliÌBniBte confetti dì 
Tiioli. Itxegnavsil p.Kìrclier.nel Miin- 
diis sublerraneiii, die la sor'geote, hai/et 
cum alio vicino lacu, Inter P'iterbium eC 
Montemtlascoiiein , m,i%nnm commwii- 
caiionein, ubi aijiia ex fundo Incm e- 
ruiiìpeiin iHÌros exerceltumiillus; e pnr- 
la i*i eTÌdenlemente dell' illra lacuna 
ilell'acquedi Navira delle i m pi opriat» ca- 
le il Bagnacelo, pretto le Ar/uae Puf- 
stris, e la /'Illa Calfisiana, do»e peib 
cgualmeale «eDiiero meno i miriluimtt- 
tus. Qui l'Oiioli narra il piii memora- 
bile degli a vieni melili di che le cronnclie 
dì quello Bulicame ci han laKialo memo- 
ria, cioè quello del i3io, clie col Uutti 
io iscorcio lacEODlai ragioonndo degli a- 
goltÌDiaoi e cliieu della m. Trinila, e 5iia 
immaginedii. Maria LilMralrice, cioè del- 
l'onibile fracasio di ci«lo e fitla caligine 
inlerrolla dal guÌHar de'Iampi, della ra- 
netta iiieuaiiuile de' 18 maggio. » E Tu 
allora il miracolo cbe è lenipie, .ielle 
glandi peiturbaziooi morali, agli uoiuìdì 
di buona volontà e d' intelletto con*e- 









noo guasto dalla po*era rilusofìs del dub- 
bio. Il raondo degl' invilibili (i fu *iiibi- 
le. Celesti e iofi^rnali ap|iaioiio al muso 
citeriore, dipiniivi da un' altra luce, che 
tioo è quella oode per legge di lìbica t'il- 
liiuiinaoo le cose terrene . . . £ ìl miraco- 
lo più grande è il mutamento io meglio 
de* Irisli, l'accretciuto fervore per la ve- 
rità uè' buoni, e il cominciamento d' uo 
tempo, pibomen duieTole,inche le genti 
loruudo a Dio ". Accorse il popolo a ioi- 
plorare il divino aiuto, per l'iulercetiione 
di t. Maria Liberatrice, nella cbieo dei. 
la w. Trinila. " Bestati ai di fuori ì più 
tino alle ripe, odono un tratto un terri- 
bile rimbombo, che tulli gli altri rumori 
liuce. E' la terra che Koppìa iu quel del 
Duiìcamc. Ed una rianima immensa m 
d' alza infìiio al ciclo, che «forza a chiu- 
der gli occhi abbaccinati, e a precipitar- 
li tulli sul luolo, percusii da *pa*enlo. 
Quaudo all' allo delta tila u (Iella Toce 



VIT a55 

si fu loraatì, nuoie grida l'aluvaaa. La 
Vergine, certo, era Ìo oiezto alle fiam- 
me. .'. Diavoli sotto.... Le centiaaia a 
le centinaia ... Tremanti, sconfitti, cala- 
le l'ali. Comandma està con una ma- 
no e con voce: Precipitatevi lualedetU 
nel rfgno delle pene. E il lago che im- 
pervenava, in sé li raccolse; e la furia 
d' inferno giù cessa . . . Taceva in fat*!! a 
poco a poco la romba del cielo a della 
terra. Le teiiebre 4Ì diradavano. RoHeg- 
giava di verso la levala I' orixionte eli 



f«' giorno. Il 


Dulicam. 


e rieni 


rava nel *ua 


lello. Si cali 


nnvan le 


paur. 


:... 11 Buh- 


carne ooii è 


alno piò 


che 1 


iin fenomeno 


naturale. E' 


,|,>.lche 


volta 


un vulcano 


idro-pirico " 


. L'autore ne 


olire il dite- 



gOD, in cui si vede l'ampio cratere O cal- 
daia, come dal volgo si appella, cinto di 
basso muricci'iolo, entro il quale bolla 
in grandi pulle, o piuttoito gorgoglia l'ac- 
qua che poi n' emerge da appositi emis- 
sari. Si mnnilèila da lungi eon una co- 
lonna di fumo io nieiioad un suolo can- 
dido, e nudo di vegetasione per la forte 
deposizione calcaiea della termale, il cui 
odore di zolfo la corrente d' aria reca in 
dislanio. — Art. Iti. I Bngnidi Filer^ 
ho: CamìUiiino. S. yalendno in Siti' 
ce. Borgo di s. f'itlenUno. Castel di ». 
f'aleulino. Città di s. Falentino. Fo- 
rum Imperatori!. Oltre Surrina Nova, 
in contiguità co'bagni surrtitesi, ecol bor- 
go col ({uule furmavaua alleo bel borgo o 



eia. 



; dopo il ponte <. Va- 



indovinarla si 
lenlino o Cui: 
cola sagra a tal martire, e ivi appresto Ìl 
sepolcrale antro, or quasi pien di terra, 
dov' è f ima che il corpo si deponesse di 
esso Santo e del suo degno comir.ililona 
1. Ilario, a cura della divota matrona 
Eudossia, signora del fondo, e poi mar- 
tire anch'esca. Il luogoera aiutato edeo- 
■o di case, uvente forma di castello sog- 
getto a Viltibo, nomato Cnsalii Camtl- 
larius e l'urgui s. Fakitlini. Un docu- 
mento dell'SaS fa sapere, che l'altra por* 



!i56 V 1 T 

«Glie del Pian de' Bagni, era chiamata 
Maternum o Materna^ casale anch' esio 
e borgo. Airabitaiioni raccolte inCanil* 
liano, faceira centro la chteta di s. Valen- 
tano in Silice (per essere lungo la via la- 
stricata a modo romano ), edificata da' 
eonvertiti di Sonine nei luogo di saa 
passione, appena trionfo il crittianetimow 
Pervenuta in potere de* monaci di Far- 
tè, nell' 806 l'abbate Sicardo trasportò 
i corpi de' ss. Martiri nella tua Sabina. 
Indi il luogo partecipò alle devastazioai 
e agli altri flagelli che desolarono l'Etru- 
ria suburbicoria. In processo di tempo^ 
il borgo o Castel s. Valentino, cresciuto 
in celebrità, trovati appellato Citià di 
#. f'altniino, ansi Foro dtit Impera" 
tore (Evito i dettagli, poiché il dotto 
autore, nel troppo ritornare sopra 1 tuoi 
argomenti, a forza di commenti, piU 
d'una volta cade in anacronismi, facili a 
conoscersi ; e con copiose ripetizioni che 
qui riuscirebbero superflue, dopo averle 
già anch' io riprodotte). Dopoché Inno* 
cento 11 donò alla cattedrale la riedifi- 
cata chiesa di t. Valentino, la borgata 
che avea sofferto nelle guerre d' Enrico 
JVe di Enrico V« non pare si ripopo- 
lasse; e quanto alla chiesa, nel i3o3 ri- 
manevano poche vestigia, da dove pare 
furono traslate nel duomo le ossa de' ss. 
Martiri, già restituite al luogo che l'avea 
implorate, d'ordine d' Enrico IV a cui 
era alTezionato, il quale avendovi forti- 
ficato la piazza o il campo adiacente, il 
luogo amò chiamarsi città e Forum Im* 
peraloris. — • Art. IV. / Bagni di Fi* 
ierbo: Nuo\f amente de W Acqua della 
Crociata^ e dtl Borgo Materna o Ma* 
terno. Quel pellegrino che nel 1217 fu 
cagione della clamorosa scoperta acqua 
termale, era un crocesignato probabil- 
mente nobile viterbese o de' principali. 
Ed il sogno del tesoro, fu perchè con es- 
so SI sovvenisse alle grandi spese della 
spedizione, onde al fonte fu dato il oc- 
me di Bagno della Crociata ode*Cro- 
ciati, e il luogo fu chiamato ralle dtl 



▼ IT 

Cairot quasi a ricorda, ohe il meggieii 

sferso Al allora oontro V Egitto^ dove li 
sola gloria che si raccolte At b praM di 
Dandaku La torre omooime, periata ia 
principio, etti trovasi esistere aubite da> 
pò in Viterbo nel isas, &lte oelebre ptr 
lunghe e crudeli gare tre'Tigiioai e Gat- 
teschi, ed appartenente a Nicolò di Già* 
^nni di Qmco, pare die questi le fisees* 
se edifiGare,o uno de'saoi, per ewer pa^ 
tedpato all' impresa dell' eapngoeiioe^ 
e voluto nella sue torre perpetnere il ri* 
cordo quel domestico vanto; e forte en- 
oora per contrapporla al fitalo de' Gat- 
teschi, di contraria fissiona, per gloriar- 
si essi cMcrsi Gesto 100 enei prima di- 
stinto alb presa di GerusalemoM. Quin- 
di passe i autore e pubblicare aicuaa 
notitie riguardanti il borgo di BiaàBr- 
mo o Matema^d^ lui collocato ei ruscel- 
lo, nel Piano de'Bagni, il quale luogo ri* 
dotto nel IX e X secolo a casale di eoe- 
tadoj certo fu tra gli avanti di Sorrioa 
Nuova. Il nome risale a' tempi romaait 
come appartenente a quelb poraione teb- 
orbana del municipio dove i begni e- 
reno^ che ttendevati lo tpatio aotle lai 
Dome fino alla via di Roma, e ne fiMMvae 
parte o confine certe terre in que'tempi 
dette Terre de* Longobardi, fonmcomt 
quelle che già ttate del privato dominio 
de're di quella gente, passarono iodi a're 
fianchi vincitori loro, ed in fine al Pape 
(meglio Chiesa Romana e a s. Pietro), 
per la donatiooe di Carlo Magno, io fi>r* 
te del celebre patto Carisiaoense, né omì 
perdettero in tanti passaggi l'antico vo- 
cabolo. La chiesa del casale era t. Marie 
in Silice^ così detta per quanto rilevai 
di sopra, della quale ivi ancora restano 
le rovine. » Il completo abbandono dee 
supporsi contemporaneo presso a poco 
a quello di tutto il resto della campagne 
Viterbese, alla quale il medio eto e l'in- 
fimo fu assai men funesto dell'età chia- 
osata del risorgimento. Perchè in quel- 
lo i boschi purificavano l'ariai e pi^ che 
i boscbii le deesissime boigate e cestelle 



V I T 

qun e tu iparw, eil [lopulu comixigDoIo, 
che alla ipìcciolala *ÌTendo»i, td ani' 
piac&eote colliiuiido il 6udIo, clava in- 
carico ad UDO l'icca vegelaziotie ili con- 
sumare i iuÌBsaii,o le materie alte a pio- 
duili, e ftapponeB folla siepe il'alhuii al 
mal soUìo ile'Tenli mai etn mani. Ma uel- 
l'etù cbe fino al iiostio lenipo ti disten- 
de, xpsi'Tero le seUe ; le castella cadde- 
ro t il contadino diveulò abitatore delle 
città ! >i ipianlarono i be' vigneti , ì be' 
fruiteti i i campi del bumeDlo si fecero 
ingrati pascoli; riilagoarona leacque- 
ed oggi, se B mille pasii l'allontani della 
radice liei monte, edalla cittadina cerchia 
verso Marenmia, non incontri guari altro 
cbe deterto, e lo spavento della mal aria 
ebeti minacciale fonti della vita" .... Art. 
V. / Btigni di filerbo : L'acqua tli No- 
vita vol^anntnte detta il Bagnaccio, Il 
Ingo di /'odimene. Fuori della porta 
Fioienlina per la via coniolare cbe con- 
duce a Monte FiBKone, e imbocca nel 
lerrilurio di Velralla nel luogo creduto 
il diruto Forum Cassii,ti entra nella re- 
gione de'ioliì: pirgandosul !a sinistra ver- 
«o la campagna, poco dopo li vede una 
l8guna,DiB^gioi-e del Bulicame,cÌc>L' ciuci- 
la cbe i viteibesi odierni profanano col 
plebeo nome di Bagnacelo, oiiia {'Ac- 
qua di Salito, t Laguna singolare! la 
(jiialr, se iiiicriogbi baie Anoio, lidiià 
(b'è il celebre lago Vedimene . . . il sa- 
gio lugbctto dall'iRble galleggianti edal- 
l'illuslri e duloiose memorie. Tu non gli 
prestar fede. Il «ero Vadimoue è nella 
\alle cbeo Bsitsn d'Orte soggiace, sotto 
il Tevere, nnianii ad Amelia. Qui è óò 
cbe gli nnticbi nominaiono Aquae Pas- 
lem , nel luogo o^gid'i cliianialo il Da- 
cucco". L'antico 'Vadimoue per [|ual- 
cbe succedili (ine dì tempi sì cercava in- 



V I T 357 

rifugio nelln spavento al popolo furouo 
te cliieae, e ivi n^jietlare tra le preghiere 
eie lagiinie rij|ipaiiredel giorno, il (]ua- 
le non fu sollecito. Ala quando il vedere 
fu possibile, si trovùche il Vadimone ri- 
nasceva. La luna s'ifra spalaocata a ro* 
tonda voragiuc. Uno colonna immenta 
d'acqua s'alzava a più di 100 piedi,coa 
melma nero-gugia, E fu bisogno d'al- 
quanti giorni iiir imperversare dell'ac- 
quoso «iilcBUo, perchè la pace tornaste 
olla terra e al popolo. Poco diversa, sti- 
run r Orioli, essere stata l'origine del 
laghetto di rVaviso, ma la storia non ne 
giunse sino a noi. Il far della laguna è 
quel medesimo del Vadimone, non del 
Bulicame. Il ieneno è mobile sulla riva 
e di pericolosoapprcccio, da non tentare 
senta tastare cou p >'< sospeso il terreno. 
Quando in gioventù la visitb l'autore, se 
isole natanti non v'erano, in due sparti- 
tala, meglio cbe qoelle, una forma di 
ponte pensile, tessuto d'erbe palustri, cbe 
colle radici e culi' intreccio de' rami co- 
ricati sopra lo specchio liquido, faceva- 
no lutto un feltro diiolle, camminando- 
vi con paura e pericolo. La profondità 
era un 4» picili, e pochissima ladistanza 
dal ciglio destro della Cassia. Pensa l'au- 
tore, cbe il ponte un tempo s'allargava 
B tutto lo spazio lanuto oggi dall'acque, 
e coprivalo d'un suolo acquitrinoso d'in- 
fido e insidioso accesso, come non meoo 
lo è qua e là ncll' adiacente, la laguna 
essendo venuln piti tardi per terremoto, 
o peresplus^otie gazosa. Ma se lo stagno 
noo sembra che ne' (empi antichi fosse, 
il terreno o toccìt i|uelIo delle notissime 



T Pass 



'i fu compreso; poì- 
nulai più sopra, il nome 



damo. Una notte buia ecaligiuosa av- 
venne quasi altrettanto del narrato del 
Bulicame. Muggì Is terra collo strepi- 
lo infernale di mille tuoni, frammis 


al lìolto qi 
veuieute di 


rasi di mere in tempesta pr 
>l più cupo della lille; ui 


vnt. L.i. 





Acqua di ywi. 



tltro p 

Aqu, 



s,velNausae,vel La- 
o essere se non una cor* 






: al- 



e del Passere. La 
a, presso a poco, del luogo roo- 
1' antico, non può esser argo- 

disputu. Si traedall» visita fat- 



a58 V I T 

la a' bagDi di Viterbo Del i533 dal me- 
dico Lodofico Patino, De Balneis FU 
terbi, che quello di Nàviso avea uoa la- 
guoa piuttosto aoipìa, coll'acqua latteg* 
giaote e alquanto calda. Alla distaota di 
IO cubiti due fori si apiitano nel suolo, 
r uno discosto dall' altro non pih d' un 
cubito, e ciascuno un po' più largo di 3 
dita. Da essi, a 4 dita d' altezta, l'acqua 
tampìllaTa. Dieci volte in un'ora la toc- 
cò nelle due fonti, trovando l'una caldii- 
tiosa, r altra freddissima, anzi una bol- 
lente, r altra tutta d'un freddo di neve. 
Come cosa prodigiosa, il medico ne fece 
relatione a Clemente VII, il cui arcbia- 
Iro Curii ne dichiarò l' impossibilità. Il 
Papa, piò saggio, della calda ne fece ade- 
quata spiegazione, attribuendo all' in- 
fluenza degli astri l't^pposta qualità della 
fredda ; quindi a mezzo del Cavalierino 
de'sooi piò cari, ordinò ad Antonio Tur- 
rino fisico viterbese l'esame de'due fon- 
tii il quale trovò vero l'asserto da Pasi- 
no. Soggiunge TOrioli. » Tale era il fi- 
losofare delle scuole in que' tempi .... 
Noi non siam diversi da Clemente VII 
nel dar ragione dell' origine della fonte 
calda; e perla fredda quel ch'egli chia- 
mava sotterraneo vento, lo diciamo eru- 
zione di gas generati per azione chimica. 
Le stelle, per vero, le lasciamo a lor luo* 
go,e non le incomodiamo per sì poco.Siaai 
però men lontani di quel che altri pensa* 
rebbe dal negare i loro fisici influssi. Per 
parere più dotti abbiamo a questi can- 
gialo il nome, e li diciamo attrazioni ed 
irradiazioni . . . ma pur sempie azioni in 
distans^ ed occulte nelle loro cagioni ul- 
time. La dilfereuza dell' acqua calda e 
fredda la deduciamo dalla diversa pro- 
fondità e derivazione delle vene : più 
profonde le catde^più superficiali le fred- 
de. Né gli orifizi vicini significan per noi 
necessariamente vicinanza delle sotterra- 
nee sorgenti. Ciò è come ne' fiumi che 
s'accostano al luogodella conJluenza^XìxX- 
lochè vengano spesso da parti opposte ''• 
— Art. VI. i Bagni di rilerbo: An* 



VIT 

€ora deltJcqua di Ndvito^ volga 
te detta il Bagmaecio. Digretsiome muL 
la origine di quelle JbntL Lo acriaie do- 
po averla ctplonUi con reenr viti, rilevaa- 
do le variaxioni avvenute, pcrcbd niente 
in questa regione ha durevoletcn, dopo 
le detcrixioni del Patino e del Crivellali 
ripetute dal Buni, a cui oontmtta laspie- 
gaiione del vocabolo Ndviso^ confiermaa- 
doM in quella da lui già data e riferiti 
anche poc'anii ; imperocché ilBaisi dalh 
pila in forma di nave, non più ctitleali^ 
della fonte calda ti neirettaten sì oeiria- 
vemo, crede prendesse il nome di ific&i- 
«0. Trovò due zampilli erompenti, ehe 
al di sopra la temperatura em calda, ed 
al di sotto fredda, essendo manifesto ehe 
due serbatoi alimentano il liquido ivi 
raccolto ; superiore l'uno e d'aoqoa fred* 
da, quasi trasudante da tutta la porosità 
del suolo, inferiore l'altro e fervente» che 
ascende da'due fori. Dove, per la minore 
gravità specifica dell' acqua cnlda, gal- 
leggia questa su quella d' una tempera- 
tura più bassa. Osserva, che ivi m ne' dia- 
torni sono diverse specie d' acqua al di 
sopra del terreno, con Ire molto luoghi 
e molto larghi strati acquiferi, intercalali 
e separati l' un dall' altro, per 1* interpo- 
sizione di roccie impermeabili, si disten- 
dono r uno sotto r altro, a diversa pro- 
fondità, per tutta la contrada : men pro- 
fondo il I.*, e d'acqua naturale e fredda, 
se non in quanto ne altera il sapore e la 
natura una più o men larga mescolansa 
co' trasudamenti inferiori ; in una posi- 
none media il a.*, e d' acqua analoga a 
quella della grotta; profondissimo il 3.% 
e d' acqua del genere di quella del Buli- 
came e della Crociata : cosicché, secondo 
la diversa profondità de' fori, or 1' una 
or r altra, or la terz' acqua, spiccia con 
impeto proporzionato alla forca che in 
sn la spinge, per la pressione trasmessa* 
le fin dall'alto de'monti secondo la legge 
che vale pe'tubi comunicanti, o per quel- 
la de' gas compressi celi' interno dèlia 
terrai che in su la fenno schiuare aiu- 



VIT 

tata dnl notabile grado dì cabrecbe Ì gas 
fa più elaalici e più piemenii. l'ioiioue 
i modi, ed i vanlsg^i die polrebbu dar- 
re il municìpio dalle talulaii ac<|ue, che 
pei' ogni duie inzuppano e allagano oiol' 
li de^;!' inrevioii (Irati, mediarne un pi£i 
grandioso edlGzio di bagni peifcllo, io 
miglior posiiiune ancoi-a dell' odietno, 
anzi alle porle sresse della clllà, in piU 

to Giardmoo nell'adiacenie. » CiòiCi'i- 
vo per un «ecolo migliore, in die drac- 
ehi gli uomini di laila da EnceUidi eda 
Ficiuietei per lottare cu'Gioii, ti folge- 
i-anno meglio avviasti s (juel che teis- 
meule i pi ogresso,t lasceranno quel che 
I usinga l'immaginazione e ro*ina i po[ui- 
h". A tale confetsione politica d'un prof. 
Orioli, qui arroge l'antica furinola defi- 
lata da'jongobai'di ; Fiat, Fiat. » Stimo 
ancora, che, lasciata da parte la mitica 
etimologia di Smina dal suro, cioè dal 
vette ferrea d'Ercole, roiigine vera dì 
quel nome Surrìna sia dal greco con- 
fino (ouervi) Millingen e altri, che molte 
città dell' Eiruria litorale han greco no- 
me), formato oppunlo per l'abboadania 
dell'acque e de' ligBgtioli che da ogni 
parte veiigon fuori, e ìi facilmente con- 
fluiscono; di guisa che per poco che dal 
tratto pedemontano un li di«cofti,fBcilco> 
gaèci'earetralamarinaeilTeieieqiiaiito 
piìi tuoi» di liquido agli aanolCeinenti". 
Farlanito degl'illustri vileibeti, riportai 
il titolo dell'opere di que' che Kriitera 
intorno a questi bagni, de' quali pure 
icribiero altri aia tpecialmente, sia gene- 
ralmente ne' trattati delle terme e ine- 
riti nella lìibliografia del Rangbiasci, 
comeollreglinnlichi: De B>iliieis omnia 
<]uaeexlani, Venetiii i553; Andrea Bac 
CIO, De T/urnifc, Koraae i567;Me[ighi 
Blancbelli, De Balnch f-'ilerbieniìbuss 
Michele Savonarola, De Balttcìs {■'iter' 
bivnsihus. Tra'primi poi, si panno ricor- 
dare : D.' Giulio Durante romano. Trat- 
talo de' 1 3 bagni singolari deU'ìllnatre 
cillà di Viterbo, nclqtuile fi mostrano 



It maniere, l'iim, It virlh e giovamtnti 
/oro, Perugia i5c)?. Gio.DomenicoMar- 
lelli, D'W iicq ne Ciiie, ovvero dell'ac- 
que di f'^iìerbo, opero fìsÌco-medica,^o- 
ma 1 777 con figure. D.' Lorenzo De A- 
lexaudris, Breve, noiitia dell'acque ter- 
mali e deli' acqua acidula di Fiierbo, 
dissertazioni-, Viterbo 1780 perGiuiep- 
pe Poggiarelk Dipoi nel 1839S. Camil- 
li ci diede a p. 37 del I. 6 dell' Album 
di lloina : S„IL acque Tennalie Terme 
del territorio f''ilerl'eie, /befferà. In que- 
sta rete ni^ione: i.° Dc'Bagoi pubblici. 
3." del Dollicuiue. 3." Dell'eiitiche terme 
del Bacucco. 4° Del lago di Vadimone 
degli etruschi. Inolila nel 1859 il prof. 
FilippoMercuripubhlìcbnelt. 26,p. 236 
dell' Album di Hoina : Intorno ad un 
passo di Scrihonio Largo medico loda- 
thsimo di Tiberio Cesare. L'argamento 
già toccai di sopra coll'Orioli, e riguar- 
da le diflùienli opinioni degli icrittori 
sulle Acque Caie di fiterbo, in coi al- 
cuni creduno 1 iconnscere le Acque Tau- 
rine di Civìtiiveichia. non meno si trai* 
ta di loro e(!icticia. Il Saizana ne ragio- 
oa s p. 1 1 3, e 1 32 e Kg. Egli dichiara: 
" Queste Àtque Caie sono quelle che 
diconsi volgaimeote Bagni del Papa, 
che reslauraroii Nicolò V, Pio II, Mar- 
cello Il Sommi l'uiitefìci, ed altri JH-inci- 

ed eleganleiiitiiie aiUgiali e di comodi 
opporlunaiiieiite fumili per la beDelìCt 
paterna cura del Stmimo PoDtelìce Pio 
VI, inlento 11 piovveJere anche alla sa- 
nità umana ikiii inen de 'suoi sudditi, che 
degli esten pilliti d.ille più lontane parti 
d'Europa venire ogni anno ad appi'ofìl- 
laroeicoopciaioavenilovi il cardinal An- 
tonio Casali pi cfclto della i. coogregaiio- 
ne del Buon Guvei no, Il quale da che era 
prelato gli oiioi Ìj colla sua presenza, e col- 
1' uso proficuo che ne fece, non men del 
gran cardinal De<«sdrioue, li commendò. 
Ond'é, che per la siiggia deputazione 
■ tanto interessante oggetto fattane dal 
nobile viterbese Gio. Antonio Zauara, 



i6o V I T 

del d/ Gio. Domenico Marlellii e coll'af» 
sisleDza e perizia di Filippo Preda, l'o* 
pera trovasi perfettamente compiuta. A 
tal l)agno, che così anche in singolare ti 
dice, perchè tutte le acque Caie sotto uo 
medesimo tetto rinchiude , è adiacente 
quella fertilissima Yalle , che si nomioa 
delle Caie. Esso edificio posa sulla destra 
sponda del Liocheo, detto ancor Calda- 
D0| fiumicello eh' esce dalla città di Vi* 
terboy e fa a temprare le calde sue acque 
con quelle dell'Egelido, altro fiumicello 
che pur discende dal Monte Cimino in 
poca distanza da Viterbo e volgarmente è 
detto il Freddano". Finalmente ecco uo 
sunto del mentovato opuscolo del iodato 
Biolchioi. Moltissime sono le sorgenti di 
acque minerali propinque a Viterbo, le 
quali genericamente si dicono Acque Ca- 
ie; e celebri già furono presso gli etru- 
Mhi, i romani ed i nostri antichi. Nume- 
rosi sono gli avanzi delle terme etrusche 
e romane: tra ^li antichi le rammentano 
Strabooe, Tibullo, Simmaco, 5Iarzialee 
altri; emoltissimi tra'moderni. Pochi pae- 
si racchiudono in breve spazio tanta va- 
rietà e quantità d' acque sorgenti mine* 
rali, quante ne ha Viterbo. 1 medici del 
XV e del XVI secolo ne contarono sino 
a I o, che sono : i .^ 11 Bagno della Grot- 
ta. 2.** Della Crociata. 3.^ Del Bollicarne. 
4** Delle Bussete. 5.** De'Pa lazzi, che og* 
gi chiamano delle Serpi. 6.*^ Della Ma- 
donna in Silice, oggi di s. Maria in Fel- 
ce. 7.** Del Prato. S."" Del Paganello. 9.* 
Della valle del Caio o delle Donne, oggi 
detta l'acqua del Canneto. 10.*^ Del Usi- 
nello, oggi deirAsinello. Assicura il Mar- 
telli , che per le sue sperienze venne io 
chiaro, l'acqua del Canneto o delle Don- 
ne esser simile a quella della Grotta, e 
COSI ancora quella deirAsinello. Di que- 
ste acque molte sono perdute, altre di- 
minuirono, e le polle d'altre sorgono io 
nuovi luoghi , e talora scompaiono per 
mostrarsi altrove, o si perdono afTatto. Il 
De Alexandris fa particolare descrizione 
delle sorgenti chiamine della GrotU,del- 



h Crociata, dd Bagouokidi fuori, del- 
l'aoqoa del Calo edeiraoqiui Acidula det* 
ta acqua rosta. Il Martelli poi dì quelli 
del Bagouolo di fuori, della Crociata, 
della Grotta, ed io on'appendice dell'ac- 
qua Acidula detta rosu. L'ocqaa del Ba- 
gouolo di fuori sooniparve, od oMoi utile 
sarebbe il rintracciarla per poterlo ag« 
giungere alle due rimaste dolio Grotta 
della Crociata. Sorgevaoo di qnoil'ae- 
qoe alcuoe polle a drca 5o palmi dalle 
•orgeoti dell'acquo della Grotta e ddlt 
Crodata; ed eran dette del Bagouolo di 
fuorl,percbé discostedalle fabbriche pria* 
dpali. Era però aocor questo Bagouda 
coperto da separata fabbrica, che divisa 
io due parti formava due ttanxe da ba- 
gai. Quest'acqua era limpidiitioBa, chia- 
ra e diafaoa; il suo odore uo poco spiri- 
toso, il sapore leggermeote acido e qtu« 
iob-dolce, 000 lasdandoal palato alcun 
disgusto. La sua temperatura era blan- 
da e piacevole, perdo il dissero Bagouo- 
lo. Il bagno io quest' acque tornava as* 
•ai proGcuo oelle malattie e spasosi oer- 
vosi, oe'dolori nefritici, artitrici, reuroa- 
tid e podagrosi. Ne'dolori assai fieri bi- 
sognava osservare che non vi fosse feb- 
bre o infiammazione, poiché allora nuo- 
ceva. Laonde utilissimo sarebbe il rin- 
tracciare l'acqua del Bagnuolo, massime 
oggi che il mal de'oervi è sì comune (for- 
se si ritrovò, per quanto in fine di que- 
sto paragrafo dovrò dire col d.' Palmie- 
ri). Uscendo dalla porta ocddeotale di 
Viterbo, detta di Faulle, lungi cii-ea un 
miglio è la fabbrica di bagni , die rac- 
chiude le due sorgenti della Grotta e del- 
la Crociata. L' esservi stati i Papi Nicolò 
V e Pio II, li fecero chiamare Bagni del 
Ptf/MS, unitamente all'acqua del Bagnuo- 
lo di fuori. L'acqua della Grotta scaturi- 
sce a destra della fabbrica, e per acque- 
dotti è portata alla fonte e a' separati ba- 
gni.ln dascuno di questi si vede nel matti- 
no galleggiare un velo di color ceuerogno- 
lo chiaro, il quale se si dà moto all'acqua, 
si sptnde lateralmente e precipita al fvn- 



VIT 

(lo, BMHnMndosì alle iinieli <lc'meile<imt 
e tìngptiilitln At color ocreci. fina ill'altez- 
in del peln (lell'ncqua. BnlranJo Ìn<|ue- 
sii bsgiii In matlina, s\ sente un odore al- 
quanto tulfiii'cn, non ispiaccTole, atitì di 
«ollievo ngli Btiualici. II colore è chiaro, 
il calore niile e pÌ3ce«ols,il Mpoieaub- 
acido e le^germeale ferrigno, 1 pfincipii 
cliioiict ptii i:nportnnli sono alcuni sali 
alcalini e il fi^rro. Molli morbi pnnnoet- 
«er corali coli' ac] un delln gi-'illn, usuo- 
dola aia in be'auda, iia in bagno, sia per 
doccia, e ila ancora per bagno a vapor 
Perii ncll'infìammaiioai nuoce. L'acqi 
della Grolla giova mirabilmeatealle < 
ttrucioni i^landolari o de'TÌweri, ocll'a.- 
fliioni calculoie, nelle renelle, alla di* 
rin; alla gonorrea, alla sopprettione e 
iniDuiiouede'oieilriii, a'tìori bianchi, : 
Id slerilità; alle tcrofole, uJI' ilteriiia. 
l'alfeiiooi ainialiche, agli apuli tnoguig 
alle (oalallie dì nervi. I>er l'utoilell'i 
qua della Crocialo occonono «[uell'a 
vertente e cautele , che deve regolare 
medico, ma traipov tao doli perde d'el 
cacia. E*» rampolla iu molla quanti 
mila piauB de' bagni, loo palmi lui 
duir acqua della Grotta. Il luo odori 
olquanto snlfuieo, il colore liuipiilo e t 
itallino, il sapore leggermente subacioi,, 
la temperatura maggiore di quella «lei'* 
Grotta, cisendo a 3o gradi del lermom 
Irò di Reaumur. Monda auai bene i pa 
nilini , ed é leggerissima. Non conliei 
ferro, ben» tolfo e sali alcalmi, in miuv. 
quaulità dell'acqua della Grotta. Gene- 
rnlmenle non li adopera che per bagno, 
telthcDe pub atsai giovare per aso inler- 
uo, per confortare lottotnaco debole, per 
irenar la sete e gli ardori delh febbre, 
per moderare l'asma , e ogni altro ma 
di petto originato da leittezza di circol 
o da ingorgamento di umori. Pi'omuov 
lutraipU'Bzioue, e giova alla sua loppif 
: «ione. E^ternamenle adoperala, «aiir 
■ualallie della pelle , come erpeti, se 
bi», ulceri, prurigini. Se Bll'imuiei's' 
del bagao cougiun^aii la doccia, si 



VIT 361 

guano le durezze aucbe inveterale io o- 
gni parte del corpo, come di visceri in- 
gorgali, o di 1 umori articolari. Cos'i i tu- 
mori iodolrnli e Elruinosi , purché noo 
dageaerali iu i-iciiro, e guarisce te na- 
scenti rachitidi ileTinciulli. Inoltre aster- 
ge l'antiche piiighe ulcerose, e le cicatrit- 
la. Giova it' '.eui ristolari , non iacallili, 
ed egunlmenie iniettata allegonorret cel- 
tiche. Tra le nvverleoie.da regolarsi dal 
medico, si curi che la temperatura non 
sia troppo «Imaln. L'acqua Acidulao &- 
sa o ro'i^Fi, olle bcaluriice più di 3 mi- 
oatano dalla città a sellentrione, ha 
'rescbissime, copiose e limpide sor- 
:.i.i, l'uno dolce, l'altra acidula, eoo ìn- 
■■-tbIIo Ilo loro di io palmi. Qoest'ac- 
a lascio uu teuiie sedimento di bel co- 
lOi reo; l'uduie è spiritoso e ferrigno, 
ir e di attinge filla fonte, ma poi di- 
piacevole eadoi-a d'inchiostro. Ca* 
una specie d'ebrietà a chi ne beva 
[la di buon'ora, e col capo molto av- 
linaio all'ui^ipia: la slesso accade dopo 
già. [tuuipe i