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Full text of "Dizionario epigrafico di antichità romane"

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DfZlONARlO EPIG. 

DI 
ANflCHlTA ROM. 



2. 
pt.l 
C-C0N5UL 







'itA?^^ 



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ABBREVIAZIONI USATE SINORA 



. AC. — Annuaire de Conslantine. 

AI. — Annali dell'Istituto di corrispon- 
denza archeologica. 

AM. — Archives des missìons scietilifiques 
et littéraires. 

AV. — Allmer. Iiiscriptions antiques de 

AZ. — Archaologische Zeitung. 
BA. — BuUettin de la Socìété des anti- 
quaires de France. 

BD. — Bullett. d'archeologia e storia Dal- 

BE. — BuUetiii épigraphique dirige par 

R. Mowat. 
BG. — Bulletin de la Caule, 
BH. — Bulletin de corrispondance hellé- 

BI. — Bullettino dell'Istituto dì corri- 
spondenza archeologica, 

BJ. — Bonner JahrbQclier (Jahrbuch des 
Ve rei US von Alterthumsfreunden 
ini Rheinlande), 

BL. — Boissieu. Inscriptions de Lyon. 

BM. — Bullettino della Commiss, archeo- 
logica municipale di Roma. 

BRh. — Brambach. Corpus inscriptionum 
rheiianarum. 

C. — Corpus inscriptionum 1 

CIA. — Corpus inseription 

CIG. — Corpus inscriptionum graecarum. 

CR. — Compte-rendu de l'Académie des 
inscriptions et belles-leltres. 

DS. — Donati ad novum thesaurum Mu- 
rat. Supplementum. 

EE. — Ephemeris epigraphica corporis in 
scriptionum latiiiarum supplemen> 

FI. ~ Fabretfi. Inscript. anliquarum etc 
expticatio. 

FL. — Foucart-Lebas. Voyage archéol. en 
Grece et en Asie Mineure. Ex- 
plication des inscriptions (con- 
tinuata da Waddington). 



— lani Gruteri corpus inserì ptiotium 

— Gorii inscript, antiq. in Etruriae 

urb. exstantes. 

— Hermes. Zeitsthrift fiir ciassische 

Philologie. 

— Herzog. Galliae Narbonensis prò- 

vinciae Romanae historia etc. 

— Mommsen. Inscriptiones confoed. 

Helveticae lalinae. 



JB- 


— Jullian. Inscriptions de Bordeaux. 


KAA 


— Kiepert. Atlas aiiliquus. 


LN. 


— Lefaègue. Épigraphie de Narbonne 


M, 


— Muratori! novus thesaurus veterun 




inscriptionum. 


MOe. 


— Archaol.-epigraph. Mittheilungei 




aus Deste rreich 


NS. 


— Notizie degli scavi di antichità co 




municate alla R, Accademia de 




Lincei. 


0. 


— Creili. Inscriptionum latinarum se 




lectarum amplissima collectio. 


OH. 


~ Orelli-Henzen. Inscriptionum lati 




narum selectarum amplissima col 




lection. 


RA. 


— Revue archéologique. 


RC, 


— : Revue critique. 


RE. 


— Revue épigraph. du Midi de h 




France, 


RS. 


— Thomae Reinesii syntagma insci 




anliquarum. 


RSS. 


— Revue des sociétés savantes. 


RPh. 


— Revue de philologie. 


SI. 


— Corporis inscript. lat, Suppleme 




ta Italica. 


SIA. 


— Smelii iiiscr. antiquae. 


SR. 


— Spon. Recherche des antiq. ci 




riosit. de la ville de Lyon. 


WE. 


~ Wilmanns. Exempla inscripiionur 




latinarum. 


WZ. 


— Westdeutsche Zeitschrift. 



Proprietà letteraria riservata per ogni diritto. 



Spolelo, 1900 — Premiata Tipografìa deffUmbria, 



Hosted by 



Cpoogle 



DIZIONARIO EPIGRAFICO 



ANTICHITÀ ROMANE 



ETTORE DE RUGGIERO 



C - B> 

PARTE I. <?- c;5««a«^ 



ROMA 

L. PASQUALUCCI, EDITORE 



y Google 



870.2 
R93 
V.2 

pt. l 



y Google 



CAB 
CABARDIACENSIS OKnerva). - CXI 

1301: Minervae Caèardiaeensi Maria C.Mari 
Umbonis f{iUa) vfotum) sMvil) Uiiiens) m{e- 
rito)- 1306: Minervae medicae Cabardiac(,ensi) 
Valer a Sammoti a Ver eUens{ s) y s Z n II 
pred fato è locale e enzs dnbb o n connes 
«ione col n ne d Cabard aca« eh n Ila tavola 
almentana 1 \eleia (C XI 1147 ''In 4 65) 
è portato da dae fatid post nel paqui An b 
treb US confinante col temtor o di Placent a e 
d ^ eie a Motto probab Imente un d ess e r 
r spon le ali od mn cartello di Caveraafto a 
s n stra della Treb a e p co d scosto da Trev 
E per dubb o se appunto qu vvero nel terr 
tono di Trev s rgesse quel santuano d M 
nerva dal quale pruv ngo o ins eme con que 
ste due parecch e altre scnz oni (C \I 1292 
1310) n cu alla tessa d nta è lordnaro 
dato l ep teto 1 me aor (cf Bormann C XI 
p 54 Treller r m ÌTjthoI 1» p "16 Fnei 
Ifinder «^ ttengesch 3 p 478) 

CABELLIO {Ca a lion) — XII 1047 
105O 828 — C ttà Iella Gali p Narb nene s 
ulk r ?a destra della Dru nt a e la a che da 
Med olan um pei le Alpes C tt ae o duce a 
Narbo (Strab 4 1 II p 18 Ptol 2 10 14 
Cavell one (Itin Anton p ^43 cf 388) k 'iaX 
1 « (Slrab 1 e ) r tiaìì e (Tab Pe t ng 
ìjOaU I una scr z one 1 Mogo t a un 
(BRI 120*{) e B tas Cavell u n (Not t Oal 
lar 11 13 Seecl.) Cà diendente da Mas 
i a (-ifeph Byz s V X §M « ) ebbe 1 d 
ntfo d lat nità e divenne cosi Colon a {PI t 
h st S 36 cf Ptol 1 e ) piuttosto he p j 
di Cesare, di Angusto, come appare da 
lieta del 731 u. e, in cui per la prima It 
detta colonia (Mommsen, Mùnzw, p. 77) — 
Eira inscritta nel'ft tribù Voltin:;;, dcpo eh b 



CAB 
non si sa quando, la cittadinanza Romana (C. 
XII lOSO. 1057. — BRh, 1203). — Di istitu- 
zioni municipali non son ricordati che quattuor- 
viri (C. XII 1050. 1051). scviri Augmtale'! 
(1052) un curator Cabel[lien^iurn)\ dell'ordine 
eiutstre (3 75 add) e una (lan^inica) Aug(u- 
ttae) Cab Hi o le) (3242) ; cfr. Cabell{im.ies) 
(58 8J 

H US E o C I. Ut. XII p. Ì3S. 

CABENSIS laacerdoB). - C. VI 2173 
( = 2021 = C XIV 2228) : . . . [i]mp(eratoriì 
Caef(ar ) T[ae to? Aug(usto). . . Caben[ses >:]acer- 
dote[s fer a) um Latinorum moneti»] Albani. 
A Tao to r fer sce l'iscrizione l'Henzen per ra- 
g one paleografica, il Desgau invece inclina piut- 
tosto per 1 Antonius Pius. — 2174: Dii ma- 
ni bui) C Non G. f{ili] Ursi sacerdoti» Ca- 
bests mont s Albani curionis C. Nonius lusti- 
nas etc — 2175 : D. m. Noni ...[/] Iustin[_ii 
! orusp e s [Ou nti ?] patris et Q{uìnti) [f. prin\- 
e [p]« n Cab[ensis] monitis Albani} qui vixit 
flt ( i) C Nonius L. [f. . . . karuspex] Alt- 

gustorv^ni] dove il Mommsen supplisce princi- 
pu I ella p etra sta cippum, che in verità non 
ha lu ben?» ed egli pensa a Traia-.us Decins 
e al tigl Herennius Etruscus. Egli è stato il 
pr n (Bl 18bl p. 205 sei^.j a mettere in rela- , 
z n q est saoerdoticonlacittàdibuon'urascom- 
ìirsa 1 Cabum o Cubo al monte Albano, da cui 
forse derivai od en;onorae di Mente Cavo. Questi 
sa erdoti al pari dei Caeninenses, dei Laurentes 
I t Alb T 1 erano l'avanzo 

1 nt tt n 1 1 d enuta poi ro- 

q d ! l t ttà d ILaiio,daau- 

t m h t t t pò, divennero 

p f ? I 8 nerale il culto 

t d t t n TQ lesimi lunghi ; 

ro m Ito dello Stato, 



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CAE 



e del collef!io dei 



posto sotto la dire zi' 

tefici, e i sacerl f It f a rI abi 

tanti dei iuogh n lllnp aipart vano 
all'ordine eqnest (M n m n St at 3 p 5t.7 
seg. ?79 seg'. Ma quardf "it at 3 i 475 
479, Wilmanns, I> a d t t p 46) —Fra 
i framnieiiti di fast d U f L t jerti 

ove sorgeva il t mp d f La 1 |C \ I 

2011-2910), mio d (2019) gttaadal 

de Eossi (EE. 2 p tg) ajpart n ali Ib . a,p 
])nnto dei Bacerd t Cab n 

CABETIUS (Mara) - C \ n a scri- 
zione di Erhtett n Ha C rraa |D Wal, 
Blythol. sept. m n j gr 30b) p b b Imente 
]^iredicato locale 

CABUCAGENICORUM (gens) ~ Popo- 
lazione dell' Hispania Tarracoitenbis, probabil- 
mente patte degli Zocloe nel coiiTentus degli 
Assures (PlJn. nat. hist. 3, 3, 28), ricovdaU in 
un trattato di ospizio e clientela di Asturica 
Augusta (C. II -2633 et. Hiibiier, ivi). 

CABUM. — V. Cavniu. 

OAISURRUM. — V. Forum Vibii Ca- 

blItTIITII. 

CACCABOS. — Specie di paiuolo o pignatta, 
per lo più di terra o anche di lame o d'argento 
(\'^arro i. I. 5, 127. Stat. Silv. 4, 9, 44. Colum. 
12, 48, 1. Dig. 33, 7, 18. 3. 7. 13; 34, 2, 19, 
12 etc). Si Ila in un'iscrizione grafita mefrica 
di Pompei (C. I^' I896Ì; Ubi perna cocta est 
si coìwivae apponìtur, non giistat peraam lingit 
ollam aut caccabum. 

CACI (aca!ae). — Mettevano in comuni- 
cdxione la vallata del Circus maximus col Pa- 
latinus, e propriamente la parte meridionale 
dotta CermaluB, nel cui fianco eran tagliate. 
Formavano uno dei tre accessi all'antica città del 
Palatino, e finivano con ana porta, di cui non 
ci è dato i! nome (cf. Falatfnus). Cosi le chiama 
Solino (coUect. rer. mem, l, 18), eh t 
ciare le mura della Eoma quadr 
ijuae est in arca Apolliiiis ', e finir 
liu II GCalarum Caci, obi tngurium f F 
E sono senza dubbio le stesse che P 

tarco (Rom. 20), ove accenna al luog 
llorauli ', e le cui parole corrotte 
ii)fii;e sono state corrette già pri B 

io,inn (BI, 1852 p. 40) in ixriaije d 

Weckloin (Hermes 6 p- 194) in ^ 
xaxi>ii, cioè fia^/iai oìxiiif toù K«x L 
■ultima correzione si fonda aopra un D 

doro (4, 21), che chiama Kuxiov 
seolae stesse e hi pone la casa di 
ii)ù Kiixiov. Avanzi se re vedono 
Preller, Region. p. 152. Eichter, 
• iilbert, Gesch. und Top. ' p. 46 seg. 



CAC 

OACUNUS (lapiterì — lovis Cacttam 
leggesi in una pustrina di bronzo (C. VI371), 
di cui signori la pr \enienza; e [l\ovi Cacano 
f e in on frammento di pietra (C. IX 4876), 
froiat nella cima del m nte detto Pietra De- 
mona netta Sabina II Biondi (Atti dell'Accad. 
pintif 1 1 p 17^) tu il [rimo a mettere que- 
sto predicalo di <iio\ein rapporto con la parola 
cacameli e tltri epiteli analoghi dati alla stessa 
divinila come culminalu, Poeniitus efc. confer- 
man q io ita relazione (Preller, Mvthol- 1' p. 241). 

CACURIliS. — C. XI 1039 (Brisellum) : 
Q. Scado Pasto p. q. XII lapidei HIW] Fau- 
$tus lib[eTtus) et ffilarus cacurius. Il significato 
della parola non è accertato. H Borghesi (Oeuvr. 
8 p. 3 seg.) osserva; ' Non posso indurmi a cre- 
dere che quel eactiriiii sia un gentilizio, tro- 
vando altra volta usata questa voce come co- 
gnome, e molto meno mi pare che qui possa 
aver luogo il caso frequente negli scrittori, ma 
ben raro nei marmi, del cognome premesso al 
nome. La conispondonza col Fauittis liò{erliis), 
domanda un Ilila-rus ser{vus), oppure la men- 
zione di un nfficio servile o anche libertino in 
servizio del defunto, come ]i. e. IHlarm actor. 
ffilarus cellariHS. Ne la radicale di questa voce 
si rifiuta ad un simile senso; perchè.... ai ricor- 
derà del cacìila servo del soldato [v.Fest.p. 45], 
e del cacus fraefecti del Kellerniann (Vigil. 
p. 17 ef. CacuB), che egli interpreta per l'ordi- 
nanza del prefetto. Niente certo impedisce, che 
Stazio Peto possa essere stato un militare o un 
veterano. Ma io non m'avanzerb piìi oltre ' etc, 

CACUS. - In nn latcrculo dei vigili si 
legge {C. VI 1058, 7, 15): Cacm Jf. SatHus 
Felis; e in un altro, ricordandosi la stossa 
persona, si ha (C. VI 1057, 4, 11): CFC M. 
Salliua Felix. Il Kellermann (Vigil. p. 27) os- 



CPC 



It 



ìdemmiles sit, 
CiCUS d- 


uii 


n lapide priori 
facile in 










nus idem 


: 


C 






n prioris 
raefecti) 
est lexici 


h 








( id quod 
icnla au- 


P 

dm 








qui calo, 
clavisque 
if, Plaut. 

s signifi- 


ae 


e 






rit quem 
iris'. Cf. 


2 
ES 




Ca 

B 




1 civitas 



y Google 



CAD 

, nella Gallia Narboncnais, noti per 
e trovata a Vasiu (C. XU 1341) ; 
Vintar Oadienses t s l m 

CADISIAMJS (numerus) -Si ha in una 
lapide dei babii tempi di Aquileia C \ 1590 
Ioann s mil[es) de num(ero) Cadmano cum uxore 
sua etc et Numerus 

CADUCA — C m 1622 (Dacia) Aure 
l(Ìae) lanuanae fil ae pitssimae q uae) iix{it) 
.... Jlomanus Auj(ttìti) liHertus) proc\ìira(or 
a cad{u ts ') pater [/?'■(■;()] H supplemento a 
cad{uns) e dato dal Mumnisen (C III Index 
p. 1134) ma esso non è accettat dall Hiischfeld 
(Untersuch p 56 ^) per la considerazione che 
uno Bpeciile procurai re dei bon,a cadm.a non 
esisteva, essendo questi ammmiatraù dil prò 
cwratOT he eduatium e che le iscrizioni ricor 
àaxAiiprocuratores cadurorum lon false (cf Eioh 
horst Fleckeisen JahrbBcher 18i(3p 209 segg) 
Egli prova anche che fino al temp di Gaio i 
caduca spettavano lUAerannm Saturni e che 
docez onalmcnte già sotto Adriano e regolar 
mcntt, ia Marco Aurelio in joi dijendevano dal 
fiscus (cf Rul rff Zeitschr filr gescht Rechtsw 
C p 42' segg Maiquardt btaatsverw 2* 
p 211 =egg) 

CADUCA (aqua) — v Aqua p 568 

CADUKCORUM [vmtafi - Que^^y) Citta 
della dallia Aquitinica ai confini della Narbo 
nensis (1 ab, Peuting, 2 3) ne rdata oltre che 
dagli scrittori (Caes. beli ^J^11 7 4 64. 75; 
8, 32, 34. Strab. 4, 2 I 2 p 191 Plin. 
nat. hist 4, 19, 109; 19, 1, 8 Fr ntin Stiat. 
3, 7, 2 etc), ili due iacmioni: l'una locale (OH. 
5233 cf. RE. 1, 21): M. Liicter{to) lucterii 
Senecioni f{ilio) Leoni omnihm lionoribus in 
patria fvnclo, iacerdos arae Augiusti). . . v' 
tot Cad(urcorum: ob merit. etc, ; l'altra, ftam 
inentata, di Boraa (C. VI 1568):... AquUa\n\ 
\só\dali Antonin[iano civ%\tas Cadìireor\u>n f ]a 
blice patro[no]. 

CAECILIANI. - V. Africani mibtes 
p. 350. 

CAECUBUM (vinoni). - Così detto da un 
luogo palustre della Campania, presso il g f 
di Gaeta (Strab. 5, 3, 5. 6 p. 231 segg.), m 
celebrato dagli antichi (Horat. od. 1, 20,9 37 
5, 2; epod. 9, 1. Mari. 13, 115. Colum. 3, 8, 5 eie ) 
e divenuto rarissimo già al t«inpo di Plinio 
(nat. hist. 14, 6, 61 etc.). È ricordate ìi una 
iscrizione metrica di nn pìUcrepm (C. VI 9797 
lin. 9 sog. : et merum profundite nigrnm Faler 
num aut Selinum aul Caecubum oto.) e sopra 
delle moltissime anfore trovale insieme in Poma 
. in questi ultimi anni; {Caec{ì,ìmn) (BM. 1&79 
p. 54). 



et cruititm 
neis etc Ui 



CAE 3 

CAEDICII. — Nome di un ficus della Cam- 
pania, non molto lungi da Sinuessa (Flin. nat. 
hist 14 6 52 cf li 42 241 Post ep p 45) 
mentovato forsp anche da Liviu (22 36 7) ^e 
n una lapide nell agro Falerno 
le appunto accani ai Smuessaii 
Papim L f Terietina) Pottio 
L f Fal{erna) patri muhum 
'loms Senuisaris et Caedic a 
nnea Oaedie ana è pare menzio 
inzione di Petelia (C X 113) 
CAELATOR — Quulil inst orat 2 21 
8 sog u et ahae quoque artes minores habeiit 
multiplicem matenam velit caelatura quac 
aur argento aere ferro op ra efBcit nam se il 
[.tura etiam ligno ebir marmor vitrum gemma» 
pra ter ta quae dm complictitur " Qui dunque 
dalla sculptitra che è il termino generico è li 
stinta la caelatura come un ramo spcciile che 
oom[rende soltanto il lavoro in metallo (cfr Plin 
Tiat hist 35 156) In questo senso il verbo cnf 
lar ammette vani significati sec ndo i di 
versi processi teeniei a cui si presti il lav r 
in metallo e cosi nell iscrizione di uno specchi > 
1 renestino lo troviamo usato per il disegn grif 
iito n bronzo C XIV 4098 fiii» (=\ibiU3:' 
V M mmsen EB 1 24) Pihpua catiat.it L uso per 
il gran lunga prevalente dei sostantivi caelaìiixT 
e et lato) come a che del verbo <- quelb cho si 
riferisce alla suppellettile, e segnatamente ai vasi 
fatti di metalli preziosi e ornati con rilievi. Isìdor. 
orig. 20, 4, 7 ; « caelata Tasa argentea vel auvea 
sunt, signis eminentioribus intus estrave espres- 
sa; a cado vocata "; v. anche Plin. hist. nat. 3:ì. 
154 segg. confrontato con 34, 85; 90; 91, e a. m, 
(Di là pare che il verbo prem'L'Sse anche un signi- 
gn'fì at più largo adoperato per qualunque la- 
a lievo, senza difTerenza del mateTÌalc: 
fc u ghì raccolti da Cajlu.^, Mi'm, i\i: IMcnd. 
d In XXXII, 1768, p. 77u segg., ììIuuukt 
P 3 5). 

Fss nio l'argento il metallo che a pretorenza 
s usa a (v. Plin. 11. ce, BlCmner p. 234, 6, ed ì 
u nti conservati) e che infatti È piìi adatto 
a p e suddette il caelator si poteva consi- 
d a me una siecie particolare AcìVargeiita- 
rtui Plicid gloss in A Mai, class, auct. Ili 
p 443 11 caelator argentarius qui argento puro 
(cioè liSLi sinza rilievi cf. S.i.lmasiu8 p. 1047) 
eitnnseens facta signa dcprimil i>. Così caelalor 
accede come ai^iunta determinativa ad argeii- 
tinui (cf anche la gentarìus msdarius C. II 
3749) nell epigrafe BE 7 518 (Uauretania Cae- 
sarienaia) Vttulus argenta im caelator ann[Ìs) 
\ \[ni h e silus est i-ura coviegi fahr{orum) 
arjentar}io um) et conlegi Caci 



y Google 



4 CAB 

scent{iu7>i). terra Ubi levi» sit. Cfr. anche C. VI 
4328 {Roma]: Atitigonvs Germanici Caemnx 
ì^ibertus) argentarius viaiit annis XXH, Amian- 
tu» Germanici Caesaris eaelator fecit. 

Secondo i Tarii procedimenti tecnici (su questi 
T. Salmasius p. 1047 seg., A. Mìcliaelis, dae corsi- 
niBche Silbergefesa p. 4 eegg., BlOmner p. 247 eeg., 
Marquaidt-Mau, Priyatleben 2' p. 680 segg.jp si 
distinguono diversi generi di vasa caelata: gli 
ornamenti si potevano stozzare nella stessa la- 
1, oppure si lavoravano a parte per 
l attaccati (emblemata ; crustae). 
3 l'argenteria fra i principali og- 
.0 (Marquardt-Man. p. 696 segg., Fried- 
lilnder, Sittengescli. 3^ p. 117 segg,, cf. voi. I 
p. 663), la moda fn inesauribile a pretendere e 
a produrre nuove varietà di tipi e di forme : Plin. 
nat. hist. 32, 139: «vasa ex argento mire inccn- 
■itant a humini ingenii variai nullnm genns oiG. 
e nae du iroband nino F irnuna nunc Ciò 
diana nm e Gratiana — etenim tabernai mensii 
adoptamus — nunc anigljpfa, aspentatemiiue 
tuciso circa liniirura picturas quaenmus h cfr 
Marini 4 3*5 « nec desunt tibi vera Gritiana 
1 ec niensis anagijpta de patemis » Con questi 
luoghi SI collegano dae epigrafi C VI 9222 
(Roma) D( s) m[anibwì) J? Canuìet 7onmi 
ux(it) tìn«(u) XWm fec t pai onusl hierto) 
bene msrenti. Aie tn vita tua rvulh malediioit, 
sine volìintate patroni nihil fecit, muUum ponde- 
ri» auri ar(f}entiì penes eum aemper fuit, concu 
piit ex eo nihil umquam. hic artem eaelatura 
Ciadiana evicit omnes; C. II 2243 (Corduba): 
C. Valerim\_Diop}i]anels? na'^ione Tu .... , eae- 
lator anaglyptarim ; incrementum maximum <ì. 
e. viaiit) anaorivm) XL mem{iuw) V dier(um) 
VI; pi{us) in [siuos}'] h{ic] ^itus) e(st). sSt) ((.ibi) 
t(,erra) l{evis). C. Valeriw. Zephyrus 8«[<']c[bs- 
s\(^r']em suum, lib(ertutn) et alamnum indwlgen- 
tiìsimum, hic comecravit (lesione dello Hflbner), 
dove l'attributo anaglyptarins aggiunto a eae- 
lator evidentemente si ha da riferire alla specia- 
lità degli anaglypta mentovata da Plinio e da 
Maniale (11. ce). Un eaelator è pure ricordata in 
un'altra lapide sepolcrale di Roma C. VI 9221 : 
L. Fariu$ L. Kiberius) Diomedes eaelator de 
iacra via, ere., e forse anche C. VI 9432 (Roma), 
ove peTÌ> rimane incerto se l' ultima parola 
(GIILATOR) si abbia a leggere eaelator. 

È quasi inutile notare, come le persone date 
a questo nicetierc che conosciamo dalle epigrafi, 
quasi tutte sono o liberti o servi. 

Salmaeii;», PKn. eiarcit. Il p, 1046 aegg. — Stash. Phllo- 

logna XSI, 18B1. p. 4fp0 aegg. — Dahembeiio-Saglio, Dictlon- 

naiie dea utiquiUs. 1 p. 1TS niigg. (Ssglio).— B!.UHni!r. techno- 

logie und TtnniMlogie Hei Geirarbe nnd Knnst* IV p. 232 segg. 

E. LOEWY. 



CAB 

CAELESTE (nnnien). — Iscrizione di Eoma 
(C.VI 545): Nummi praesenti caelesti Vincen- 
tiui diomum) d{at). 

CAELESTIA. - Nome di una delie curie, , 
in cui era divisa la cittadinanza di Turca, nel- 
l'Africa proconsularìs (C. Vili 829: ab es^imium 
amorem circa palriam et praestantcm fidem...,. 
cv.r{ia) Caelestia patrono cf. n. 826) ; e quella di 
Simitthu, nella stessa provincia (C. Vili 14613 ^ 
EE. 5, 494). Molto probabilmente il nome è tratto 
dalla dea Caelestis. 

CAELESTIN US (Inpiter). - v. Caelestìs. 

CAELESTIS. - L'Aatarte dei Fenici tic- 
come personificazione della potenza del cielo che 
impera sulla luna e le stelle, e anche dell'amore 
e della fortuna, la protettrice di Cartagine, ove 
era adorata anche col nome di liuto o Virffo 
Caelestis; identificata più tardi con Cybele, Bona 
Dea Diana ^ enus Lrania, etc. (Serv. Aen. 12, 
841 ApuI iid 6 4 p. 388. Tertull. apol, 23. 
24 Herodian 5 6 4 Treb, Pollìo trig. tyr. 29. 
Phil sfr haer l'i cf Capitol. Pertin. 4; Opil. 
Macnn 3 Amm Marceli. 22, 13, 3, Aug. de civ. 
D 2 4 26 Eclth 1 D. N. 7 p. 183 seg,). In 
Africa dove il suo culto era naturalmente piii 
esteso nelle iscnzioni appara coi segoentì nomi: 

CaeleslisC Vmi300(BiBÌca,Aft.procons,);— 
2226 (Mascula Mauret,); — 2522 (Lamhaosis, 
Num.); — 4673. 4674 {Madaura, Num); — 
16411 ^EE. 5, 644 (loo. ine. Num.). 

Caelestis Augusta C. VIH 859 = 12376. (mu- 
njc. Giufitanum, Afr. procons.); — 993 ± 12454 
(Karpis, AEr. procons.); — I-'518 ^ 14850 (Tuc- 
cabor, Afr. procons.); — 1837 (Theveste, Num.); — 
42864290 (Num.?); — 6351 (Mactar, Num.); — 
8432 (Sitifis, Mauret); — 15513 = EE. 5, .^70 
Thngga, Afr. procons.); — 16145. 16865 (loc. 
ine, Afr. procons,); ~ Mei. d'arch. 1891 p. 430 
(Hippo regius, Nnm. procons.) — Caelestis Au- 
gusta redux et aonseroatrix BE. 5, 948 (Auria, 
Mauret); Numen Caelestis Augustae 8239^ 
EB. 5, 926 (Som.), 

Dea Caelestis C. VHI 1887 = 16510 (The- 
veste, Num.}; — I6I17 = EE. 5, 1264 (Au- 
bnzza, Afr. procons.) ; — Caelestis dea 993 = 
13454 (Karpis, Afr. procons.) ; — Dea landa 
Caelestis 8433 (Sitifis, Mauret.); — Dea magna 
Virgo Caelestis 9796 (Safar, Num,). 

Domina Caelestis I-E. 7, 460 (Grande Gabilia 
Mauret.). 

Diana Caelestis Augusta C.VIII 999 (Car- 
hago, Afr. procons.). 

FoTtunae dea Caelestis G. VID 6943 (Cirta, 
Nnm.) 

luno CeTestis Augusta C. Vili 1424 (Thibur- 
sicnm, Afr, procons). 



y Google 



Talvolta è usata anche la forma plurale 

Caeleste* Augustae C. Vili 9015 (Auzia, Mau- 
ret); EE. 5, 950 (ivi); dii Ca'-lestes Augusti 
EB. 5, 951 (m). 

Fu n d 11 Af a 1 culto della dea si diffuse 
n h n al j rt dell'Italia e delle provin- 

lla t a Eoma, dnve già al tempo 
d Ha nda a Punica essa fu Irasportat» 

(S A 12 481) Ed è qui specialmente che 
h p In I d niificazioni con le altre 

<1 n ta nd at 1^ lenenti sono questi nomii 
Cai t C II 4310 (Tarraco, Hìsp.); C. VI 
n (Ro na) li n Ca lesCis C. IH 992 (Apn- 
I m Da a) 

CaeleUù Augmla C. U 2570 (Lncas Augostì, 
Hisp. Tarrae.); — C IH 993 (Apulum. Dacia); — 
Gaelestis vktrij: C. VI 756 (R<iina) ; invieta Cae- 
lestis C. VI 78 (lìoma). 

Dea Caelfstis C. VI 2242 (Roma). 
Domim Caektlis C. VI 77 (Roma), 
Bona Dea Caelestis C. X 4&49 (Veiiafrum, 
Ital.); C. XIV 3530 (Aefnia? Ital.). 

Diana C7aflZe«((S CXI V 3536 (Tibur, Ital.) ; — 
Caelestis Diana Augusta C V 5765 (Mediola- 
mxna. Ital.)- 

Vrnm CaelestisC V 8137. 8138(Pola,Ital.); - 
C. VI 780 (Roma) ; — Venus Caelesta C. X 1596 
{Puteoli, Ital.); — Ventis Caelestis Augusta C. IX 
2562 (Bovianum Undec, Ital), 

Caelestis Urania C. VI 80 (Roma), 
Sovente la dea è nominata con altre divinità, 
come CaeleUis, Satarnus, Mercurius, Fortuna dii 
iuvantes (C. VIH 2226i ; Caelestis Augusta, lupi- 
ter, Plato, Salurnus, Victoria Augusta (C VII! 
42^-4290):- Dea Caelestis et Esculapius (C.Vm 
16417 = EE. 5, 12(54);- Caelestis Augusta et 
Aeiculapius Auguitus et Genius Cartkaginis et 
Genius Daciarum (C. Ili 993); - Deus Sol 
Mithra, Venus felix, Cupido, CaeleUii victrix 
(C. VI 756); — Venus Caelestis et dii omnes 
(G. VI 780). 

In generale pare che al culto attendessero degli 
uomini, come si vede da quattro iscrizioni del- 
l'Africa (C. Vm 1360. 4673.4674,16918), in cui 
ricorre un semplice sacerdos, e in nn'altra(C. Vili 
16417=- BB. 5, 1264) ove esso è detto sacerdos 
publicu$ deae Caelestis et AesculapH, e in nna 
di Roma (C. VI 2242), princeps sacerdotum dea 
Caelestis. Solamente in una della Spagna s lia 
nna saeerdoi (fi. II 4310). Istmmenti ed ut^ns I 
spettanti probabilmente al suo culto sono nd 
cati e spiegati nel frammento C. Vili 12501 

Caelestis è anche semplice predicalo, che tal 
volta è dato ad alcune divinità, come: 

Ivpiter CHI 1948; — X 4852 - BD.IS I 



CAE 5 

p. 177, che in una lapide di Roma è chiamato in- 
vece caeleuinus (fi. VI 404); 

Afer-^rius C. VI 521 ; 

Se.:uritas 0. VI 639 ; 

Serapis OH. 5645; 

Siloanus C. VI 638. 

Caelestes dii ricorreno in opposizione agli 
inferi o Manes in una lapide di Lambaosis, 
nella Numidia (C. Vili 2756 lin. 20: cuius ad- 
tnissi nel Manes vel Di caelestes erunt scele- 
ris vindices. 



n, Mithol. 






CAELIA {(Jeglie di liari). — C, IX 275-. 
281, 6179, — Città dell'Apnlia, a ]ioca distanza 
da Barium), nella regione II Augustoa; Celia 
nella tabula Peutingeriana (6. 5), HeXiii in Stra- 
bene (6, 3, 7 p. 282) e Tolomeo (3, 1. 73). 
Caelia in un latercoio urbano di pretoriani 
(C, VI 2382* lin, 33: C Valerius Cf. Cla{u- 
dia) A/aseulinitts) Cael{ia) ), che ce la ìndici in- 
scritta nella tribii Claudia. Ager Caelinus si ha 
nel Liber colon, p. 262. Delle pochissima lapidi 
locali, una (6197) ricorda un Aur/ustalis. Sulle 
monete che portano Karhinwn v. Samhoii, Monn. 
de la presqu'ìle Italique p. 201. 

MoMHSEN. C, 1, L.t. ix p, so. 

CAEIJM0N8. - V, Caelius. 

CAELIMONTANA (poMa), ( 

CAELJMONTANUS. v. Caelius 

CAELIMONTIS (genius) ' 

CAELIMONTJUM. ~ È il nome che prego 
una delle XIV regioni, la II, in cui Augusto divise 
la città di (v,) Roma. La regione è tutta dentro 
quel tratto di cortina, che va dalla porta Capena 
(b, Gregorio) alla Caelimontana (ss. Quattro co- 
ronati); la strada che dal centro della città con- 
daceva a qiie^ seconda porta (Via dei ss. Quat- 
tro), divideva la II dalla lU regione (cf. Lan- 
tani, BM. 1890 p, 4. 9. 14. 20-22). 

Gli itinerarii Costantiniani recano; 

" Regio II Caelimontium, Continet; templum 
Claudii, macellum niagnum, lupanarios, antrum 
Cyclopis, cohortem V vigilura, caput Africae, 
arborera sanctam, castra peregrina, domum Phi- 
lippi et Victilianam, ludum raatutinum et Galli- 
cum, spoliarium, samiarium, (arraamentarium) 



V \ II, aediculae VII, vicomagislri XLVIU, 
t II, insniae III. DC, domos CXXVII, 
1 rr a XVII, balinea LXXXV, laeos LXV, pi- 
li na XV 

C tnet pedes XII, CC, «. 
Cael onlium è anche il nome di un vico 
d una p azza della regione stessa, come risulta 
Ila 1 nominazione Caelimontienses che si 
gè due vott« nei frammenti di editti del pre- 



y Google 



6 CAE 

felto della cittì (BM ISni [. 342 aegu A b,3; 
C II 6) nello sftsso mod'' clic vi ki leggono 
nomi di altri vici o pniz A qoesto mede'iini'.i 
luogo =1 ào\T\ forse rjftrirt liacnzioiit di un 
collare di stìrvo fuggitivo rBCentemi,nte trovato 
in Koraa sul qaal« si legge da un latti Tene 
mo qui aufuqi et revoca me m Caehmonttum 
ad domttm Elpidn v(iTt) c(lariisimi) Borioso, 
e dall'altro : Tene me et revoca me in foro Mar- 
tis ad Maximianwn antiquarium (BI. 1874 
p. 85). 

CAELIIJS(Inpiter). — Iscrisione di Roma 
te. VI 334) dedicata: //ercuii Miano, Jovi Caelìo, 
Gemo Caelimontis, dorè il predicato Caelius 
ft% probabilmente per raeli-stis o caelestinui 
(cf Caelestis fi e) 

CAt-LIUS ~ tr o de e 11 della citta d 
Bon a ali ovest d v o dil P lat no per la vai 
lata che com ne andò dal bept zonium mette 
capo ali aroo d Co tant no ali e t prolungan 
t s vcrio I Lat«ian al nird co fina te on 
1 Esquilino o le Cannai e al sud 1 m tito dalli 

1) Pa el eslens otte 

La insenatura che e m n a lai Col seo e 
B prolunga fin nella parte settentr onale del 
Celi d vide questo n due alture d st nte 1 una 
ad 000 d nte Terso 1 Pakt no e corr spendente 
alla cbiesa dei ss Giovanni e Paolo l'altra ad 
t 1 p d d 11 B q 1 gg 

g 1 h d Q tt C t L 

mi d 4 d Itr 1 d h 
dd tt S t fan Eot d I L t E 

raltpbbl hi ta A C l lus C 
l m {Virll5 46Cdh p 
15 32 M rt 12 )R) f pp t 

q t t It 1 dd q 11 d C ì 

pd tttlUAqaldlld 
p t m p d 1 

CKiip Ca I m ntan s d 1 p 1 
b (C M 94 5 y Ci d Gli^t fym 

l g d mp C Im ' t ) 

È d bb d fti 1 t d d t fi 

t tf q li h d C mp ìf t l 

q t h 1 b I P t 

t 1 d tt Eq q d 1 C mpus Martius, 

q t d ti t a t d 1 Tevere (Fest. 

l p 131 t d f t ■! 519 ), Né d'altra 

p rt rt to p p t fosse questo 

Camp II B i (p ) g tta l'opinione 
d 1 P 1 hip U allamento fra 

1 Itui d C P lo e dei ss. 

Q ttr G t d 1 1 g poco adatto 

1 g! p tt 1 d p p babile che sia 

d n 11 I t d 1 L terano ; tanto 

p h 1 m d 1 p del Laterano 



CAB 
si chiamava Campus Lateranus, e t» Slartio 
diccvasi la vicina chiesa di s. Maria Impera- 
trice. Il Gilbert (2 p. 97 so,?.) s'accosta a questa 
opinione. |)ur accennando all'altra, secondo la 
quale il Campus Martialis si potrebbe immagi- 
nare a mezzogiorno del Celio, verso la vìa Appia, 
Secondo lui il nome trasse origine da un Siiii- 
tuario di Marte che sorgeva innanzi all'odierna 
porta d s Sebast ano e da cu si d sse ad Mar- 
t s tutto n tratt di terr no della estensione 
I crea un n gì o (C e al Q ft f. Liv. 

IO 23 38 ■>«) 
") Nom 



a tradz 



fa eco Ta- 



cito (ann 4 6a) Querquetulanm sarebbe stato 
il non e or g nar o del colle, dalie selve di querce 
ohe lo coprivano nella remota antichità; niinic 
a cu p u tard s sarebbe sostituito l'altro di 
Cael 13 da qu Ilo dell'etrusco Caeles Vibenna, 
che I avrebb per pr mo occupato (cf. il discorso 
d riaud BL j 136). Quale che sia il valore 
btonco d que ta trìRlizione, eerto è che etimolu- 
g camente Caeìius v ene da caedere (Bflcheler. 
Rhe n Mus 18 p 447), e che esso fu il nome 
p u generalm nte usato in ogni tempo e in 
questa for a appa to e non in quella di Coelius 
(cf Jrrdin Top I 1 p, 186,57). E come d'or- 
d nano I colle e detto Caelius mons cos\ negli 
'tt ' ■ g m Ho sfesso discorso 



LI d 


(BL 


1 


) 


m ( m Caelium or.ca- 


t t 


d 




r 


l t appellitatiis tic). 


d q 


t 


d 




e sorse l'altra di 


Caelm 


ns 


h 




è la forma primitiva 


las a. 




d bb 


d ssere nell'uso del 


SU 


pop 


ar 


E 


rre in una iscri- 



I 

h (C VI 33) d d ata: ffevculi fii- 
l [ C l G limontis etc. La 

1 p d g d ta 1 scorsi e poscia 

rr t f t ta p h ni or sono, e nella 
te p bbl h Etata fatta (BM. 

1887 p 319) è d t h nella pietra non 

tt die pus, Caeli mentis , 

m C l m t Dq IC I nontanm campus 
di C ì m t rcus, come è chia- 
m p rted Uaoq d tt laudio, quella che 

solleva sul Celio e fu restaurata da Severo e 
Caracalla (C \ I 1^59 hn lOseg) Arcui Cae 
hmonlanos plurifar am vetusCate conlapsos et 
eonruptoì a solo sua pecunia restitaerunt N( 
tevulc e pure m quella pietra urbana la prim» 
ed unica rappresentazione che si conosca di uno 
dei sette colli di Roma una figuri virile bir 
bata e seminuda the siede sopra un monte in 
cima al qual ectenìe i suoi rani una piait'i 
dalbro che U figura stes'<a abbnccia con li 
s nistja (BM le]— Men i e ra frequente 



y Google 



G lE 
ed officiale fu il nome di Uona Auguitui che 
il Celio ebbe ootto Tibent qnando essendo stato 
danneggiato la un grande incendio questo im 
peratore elargì lina somma per le ricostruzioni 
(Tac. ann. 4,64 '^net Tib 48) 

3) Prima della città '■ermana 

Sulla primitiva col nizzazinne del Celio e 
quindi pel period anteriore alla cittì ^erviaoi 
ei hanno duo tradizioni I i primx fa em 
il Incumone Caeles Vibenna dall Etruria i B m 
per venire in soccorso di Romolo m ost 1 tà 
Sabini e 'itabilirsi con le sue schiere sul 11 
{\ rr I 1 5 46 C d p b 2 8 14 

D y 2 36 F t p 44) S d 1 Itra 1 
t V b bb gr t tt Tarq 

P (T 4 61 F t p p 3 5) D 

rt 1 p t p p t g 1 

m t It ggi t t d q 1 b 

tt 11 g t d ti 

mtdllt fccbdllppl r 

è d L b bb PP t pp 

ttdgl bttdlCl (fSb gì 

G h 1 p 505 gg) U p t ff tt 

1 qllpptadiribrt 

Prtidlfttd itll 1 g 

I gì dà tr pp mp ri p e 
g d te t 1 p ci 

ul 1 d R ni gì m tte d 
tr m <T d F 1 da T 

ì AH p I q II d F 1 r 

pdbbl p dllpt-od 

t 1 d 1 C 1 I It d lì d C 

bb t t p p d q t 1 z 
AH d q 11 d T 1 in i 1 

bb 1 1 d 11 p rt n nt 1 1 

Gli tdl ItlDandntp 

II It dT ImCqebT 
hh Lti m dttdmntd 

st p trr Uh t d p 1 

It d U d M h bb de 11 

pd ( ini IBql Qet 
1 az n t m p d mini 

dUlmtlt f qd cm 

p è partdqlldlPlt dlQ 

ni gg g t 1 m dUEq 1 

TU H 1 1 Cael V b d f 

qllèlp fi di m die 

Idalptod tlt itdl punt d 

t t S d 1 t t bb ap 

d 11 t d q t m p to It 

tip fl 11 t n h 

T 11 H t ! f d 1 C lì gì 

d f rtifi t IC 1 IPU t 

d f d 1 m S ( p 

tt 41 1 te d p rt d 11 itt i 

Q q t 1 h bb d 11 ft\ S 



C4E 7 

Viano, e un contrasto tra i culti del Celio, che 
sono detti avventizi e quelli della città del Pa- 
latino detti pnbblici (Gesch und Top. 2p, 18-63). 
La traJizione connette pure la storia primi- 
tiva del Celio con la distruzione di AlbaLonga, 
in quanto che compiuto questo avvenimento, 
ToUns Hostilius trapiaita gh Albani sol colle, 
quindi lo incorpora nella citta (Liv. 1,30. 33. 



D 



31 4 \ 



ili. 4,3. Bu- 



14 



) h d n altra v 

p b 2 18 33 btiab 5 3, 7 p. 234), 

5 11 tt arebbe avvenuta sotto 

Ma Q t q està tradizione sia in- 

f d t ede principalmente da 

I C 1 ppare siccome parte della 

1 S pt m ti {Palatium, Velia, Cerma- 



1 Ojp 




P 


F gotal e Subura), cioè 


d q 11 


l 


t E 


riferisce appunto l'av- 


m t 




Alb 


L ga oin genere la storia 


dll p m 


m 


t dll 


m narebia (v, Septimon- 


t m) 








4) NI 




ttà S 


a: porte e vie. 


Ngl 


It 


t P 


Ha monarchia, qnando 


11 t 


tt 


di 


pt montium segni quella 


d tt 


d 1 


q M 


gioni tribù in cai 


f d 




11 


nta furono compresi 


It IQ 




1 \ 


! E e Capitolinas, anche 


l C 1 


C 


Pi 


d n'importante luogo dì 


Vrr (l 


1 


5 45 


?g) che descrivendo la di- 


trb 


d 


27 


ri degli Argei nelle 


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e pare che se ne sieno 
Il altura dei ss. Quattro 
1 p. 225). Gii avanzi di 
delle costruzioni Ber- 
so il Palatino, fra la 
Gregorio, è dubbio se 
costruzioni, a difesa 
t d Ha pendice del colle, 
f rt fl late di tutto i! Celio, 

li t S (AL 1871 p. 47. Jor- 



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dan, Top, I, 1 p. 206). Le costruzioni che si 
vedono al lato verso U via Appia, sono del 
tempo imperiale. — Una sola porta avea la cìnta 
Serviana sul Celio ed eia la 

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della chiesa suddetta. Se an altra via est 11 

porta vi sia st!ita,non sì pob determinare {11 ) — 
Una secnada via, anzi la principale e g 

l'unica che dal lato del Palatino menava 1 C 1 
era il vicus Scauri, corrispondente t rs 11 
via cita passa fra le chiese dei ss. Gioran P 1 
S. Gregorio (Becker, Top. p. 499 cf. Jorda f p H 
p. 594 seg. Gilbert, Gesch. und Top. 3 p 34 ) 
Quanio alla 

Porta QuerquetulaTta (Pììn. Dot. hi t Ib 7 
Fest. p. 261 cf. Varru 1, 1. 5, 49), gen 1 t 
s'ammette che essa sia una delle port« ') 
e che debba porsi poco piìi al settentr d 11 
precedente, tra l'Oppius (Esquilino) e il C 1 
nu dipresso ove oggi sta la chiesa dei P t 
e Marcellino. Soltanto il Gilbert (2 p. 37) t 
che cesa sia anteriore alla cinta Scrvia p o- 
prìamente l'unica porta che metteva ali f rt 
del Celio, quando questo formava un m 
sé, separato da quello del Palatino e del Q al 

5i Culli e santuari. 

Sono meno frequenti che in altri 1 h d 
Poma. Si conoscono ì seguenti : 

a) Minerva Capta. — Il culto fu t d tt 
da Palerii (Ovid. fasti 8, 843). Afinerviurtt e chia 
mato il tempio nei documenti degli Argei (Vairo 
1. 1. 5, 47), e sorgeva alla pendice del colle, presso 
il Colosseo (Ovid. fasti 3, 837). Cf. Preller, My- 
thol. 13 p. 292 2. 

b) Bea Cama. — D culto sarebbe stato in- 
trodotto in Roma da lunius Bratus (Macrob. sat. 
I, 12, 31 aeg.). Fanum Carnae chiama Tertul- 

■ liano (ad nat. 2, 9 cf. Ovid fase tt 101) il 
tempio, di cai non si pub determ nare il luogo 
preciso; secondo il Gilbert (2 p 23 cf p 11 
segg.) sorgeva sulla parte occilentale del colle 
e) Diana. — Il console dell anno SS av Cr 
L, Calpurnius Pise, ne eresse il tempio sul Celio 
lus (Cic. de bar. resp. 15, 32). 



CAE 
d) ffercìiles Victor? — I 
l'anno 145 a. Cr. (C, VI SSl) ricorda nn'aedes 
dedicata ad Ercole da L. Mummius ritornato vit- 
torioso dall'Achaia (cf. Aedes p 179) Essa fu 
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g 1 tó (t \I 1384) P.ComeliusP. 

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t l( ) t )s( ; ) ( ( ) ( nsuUo\ faciun- 
d t demq p b erimt. Fu dun- 

que eretto nell anno 10 d. Cr. Sulla sua origina- 
ria destinazione v'è dubbio. Alcuni fondandosi 
sulla notizia dì Frontino (aq. 87), che sul Celio 
e l'Aventino sino a Traiano non vi era che il solo 
acquedotto Claudio, negano che esso abbia fatto 
parte di una costruzione simile (Henzen al C, VI 
n. cit.) ; sicché sarebbe stato un arco onorario 
(Gilbert 3 p 189) Secondo altri invece (p. e. 
Richter [ 189) esso fece parie d'nn acqaedotto, 
f rie della Marcia (cf Lanciani, I coinment. di 
Frontino etc Mem dollAccad. dei Lincei 1880 
p 312 seg) 

b) ircus Neronian (CaeiimoKfdsi). —Fron- 
tino (aq 20) riferendosi a Nerone, scrive: ' Par- 
tem tamen sai Claudia prius in ar«us qui vooan- 



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CAE • 
■tur KeroDiatii ad bpem veterem transf rt H 
tlirecti per Caelium montem unta templum d 
Claudi! terminantuc Modum quem acceppr t t 
circa ipsiim montem aut in Palatmm Avent 
■que et regionem Iranstiberinam diraitfunt C 
lemontant son chiamati nella iscrizione (C VT 
1259Ì che ricorda il restauro di essi f tt d 
SettimiD beicri e Cardcalla Furtiiodunq g 
giunti da ierone ali acquedotto Hlaudio pS 
no per iscopo di provvedete d icqua \o St g m 
Neronis, dove poi Vespasiano eresse il C 1 
(Suet. Nero 31. Martial de spect 2 1) T 
una lacuna presso il Lateraoo ei^si si consertano 
ancora per la lunghezi'i di 20J0 metri e comm 
ciano a mezzogiorno della porta Ma^iorc tra 
versano la villa Wolltonsky (Maltei) pisiano dief ro 
la Scala Santa, lungo la via di s Stefano la 
piazza della Navicella, e finiscono nel giardino dei 
PasEionisti. Sei degli archi sono \ lu larghi itgh 
altri, fra essi quello appunto di Dolabella e sta 
vano a cavaliere di altrettante vip 

e) Njimpkeum. — C \I1728J Flaiiaì Phi 
lippus vir ciariasitnm ptaefeetat, u'it hym/ium 
Mrdium squalore foedatum et marmorum nu 
ditate deforme ad cuUum pi isttnym rei oca it 
cf. 1728 (t. Sorse molto pnbabilmeiite nella stessa 
(iccasione che furono cnetriiti gli archi N ro- 
iiiadi, e fu conservato quando sotto i Flavii le 
acque condotte da qatlli furono distribuite fra 
il Celio, il Palatino e 1 \Tentjn e il tempio 
ili Claudio fu restaurat esistono tuttora gli 

d) Coìtra Peregrina — Dal ritrovarne ito 
di varie iscrizioni che li nominano (C \I 2il 
354. 428) appare certo che sorgervano nelk vi 
cinanze di s. Maria in NaMCelta Anim ano Mar 
Cellino (16, 22, 66) li pone in genere sul C ho 
nella Notiti» e nel Cur osum del piri son dati 
iitlla regione II Augustea Eran destinati a quel 
corpo militare composto di non Itilici ])robafail 
mente istituito d» Settimio bevero (tf Marquardt 
Staatsv, 2' p. 493 seg, of BI 1851 p 113 segg 

1884 p, 21 segg ). 

e) Quartiere degli Equites nnqulaies — Sor 
geva presso il Laterano e gli avanzi di celk i 
corte con molte iscrizioni furono tr vati nel punto 
ove recentemente è stata costruita la via Taiso 
(HS. !877p.Ulil886 p 112 segg 4'»segg BM 

1885 p. 137 segg.; ]88( p 124 segg 347 etc 
7) Edifiii privati. 

Del tempo della Kepnbblica n n e ricordata 
che una sola casa privita quella di Claudius 
Centumalua, così alta, che per volere degli au 
guri sarebbe stata diroccata della parte superiore 
(Val. Mai. 8, 2, 1). Dagli avanzi moltissimi cht 
aun venuti fuori dagli sterri nel lato settentrio 



CAE 9 

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negli ultimi anni della sua vita e dove fu tru- 
cidato (Lamprid. Comm. 16. Capitol Pertin. 5 cf. 
Oros 7 16 etc). 

e Casa dei Luterani, i cui avanzi si trovano 
sntto la chiesa di s. Giovanni in Laterano r egre- 
g ae Lat»ranorum aedes, come la chiama Gio- 
venale (in, 17). Sotto Nrrone apparteneva alla 
famiglia dei Plautii Lateranì, di cui essendo stato 
ali ra giustiziato il console designato dello stesso 
I orna la casa divenne proprietà imperiale {Tac. 
ann 15 49. 60). Settimio Severo ladnnù di nuovo 
a un Lateranus (Aur. Vict. epit. 20). Costantino 
nt fece la propria residenza, l'adornb e vi costruì 
una chiesa (Niceph. 7, 49). 

d) Casa di Annius Verus. avo di Marco Au- 
relio ove questi fu allevato ; sorgeva iuxta aedes 
Lateranì (Capital. Marc. Ant. 1), e innanzi ad 
essa SI ergeva Uno all'anno 1583 la statua eque- 
stre di lui, ora sul Campidoglio. 

Su altri edifizii, come la domus Pkilippi, 
la mica aurea, Vantrum Cyelopis ricordati nel 
Curiosum e nella Notitia v. CaelimoDtium. 

Be kee. Topogt. p. 49*seeg- — Rlt-ITE". Topogi, p. 88» 
segg LBEKT. atii-i, and Top. 3 p. 18 segg. aa aegg, 

CAELIIM. — Nel significttto di sofBtto, co- 
pertura di una costruzione (Vitruv, 7, 3 ' caelum 
camerie cf. l'ior. 3. 6 fin ), ricorre in una la- 
pide urbana C. VI 776: Tutele Candidiane 
Comtantius Augiustorum) et Caes(aris) tabul{a- 
rius) ^ummi) c{horagÌi) una cum Sergiam Si- 
ricam cgniugem suam caelum cum, columnit et 
velis et aram odorièus repletam erga suorum 
santtatem d d. 

CAELU8. — Come personificazione del cielo 
appare tardi nella mitologia, e propriamente 
quand nel secolo VII di Roma la teologia greca 
comincio a creare nuove astrazioni e metterle 
in rapporto con le antiche divinità. Così per al- 
cuni (Hjgin. fab. praef.) è il figlio di Aether e 
Dits fratello della Terra e del Mare, per altri 
{Mjthogr Vat. 1, 204) è figlio di Ophion, o di 
Oceanus o di Nereus e dell'antica Thetis. Se- 
conl Cicerone (de nat. deor, 3, 2) segg.) è il pa- 
dre di luppiter II, Vulcanusl, Mercurius I(oII), 



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10 



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e d \ enus I (,<■( Ampel ^ 5 '*) Secondo Vairone 
[1 1 5 10 57 ■'egg ( f Non 197 b) invece il 
Cielo e la Terra cono gb dei più antichi gli dei 
magni lo stesso che anima et corpu'j li unii 
dnm et fn^idum In generale CaeluB è nna 
traduzione di OiQuvog e quinli padrt di Satur 
nu==:S.eoi'Oi- (Ciò d nat àur S 17 Non 1<Ì7 
<t cf Serr Aen 5 801 Macrob Soinn Snp 1 
2 11 etc) Il culto non coraincn che tardi co 
me SI vede dille iscrizioni nelle quali ora e 
detto semplicemente Caeìus (C II 2407 41 1885 
p, 260) Gaelam {WZ. 1887 Kbl. 23), ora Cae 
las aeternus (C. VI 81. 83. 84. 805?) cf. Neue, 
lat, Pormenlehre 1' p. 416. In esse si vede in- 
sieme con varie altre divinità, come: Iwno Regi- 
na, Minerva, Sol, Luna, Fortuna, Mercurius, 
Genius lovis , Genius Marti» , Acsculapius , 
Lux ? , Sommtig , Venus , Cupido, Castores ?, 
Ceres, Genius Vìctoriae (C. Il 2407), ovvero con 
lupiter. Inno Regina, Àfinerva (C. VI 81) o 
puro Terra Maler, Mercurius menestrator (C. 
VI 84), o lupiter, luno, Sol, Luna, ffereules^ 
Minerm, Man, Mercurius, Gampestres, Terra, 
Mar, Neptunua (AL 1885 p. 260). In nna (C. VI 
SI) gli si danno ì predicati soliti di Giove, spe- 
cialmente; Optimus maximuì Caelus aeternus. 
Importante È quella (WZ, 1887 Kbl 23) scoperta 
in Heddernlieim, scolpita sopra un'ara trovata in 
nn Mitreo. Tra il frontone e k scnltura si legge: 
D-0 Ìn(vÌcto) M{ithrae); sotto la scoltura: P{e- 
traiìC) genetricem Senilius Carantinus etc. ; asi- 
nìslra: CaulOp(at.); sotto, l'aquila di Giove sopra 
nn fulinine, sostenuto da una sfera celeste con 
le stelle e i circoli meridiani, e sotto Caelum etc. 

PBBLtBH, Mytliol. 2» p. 372. — SiEUDiNO in RoMbor"» 

CAEMENTA. — Nella Lei parieti faciondo 
di Puteoli (C. I 577 = X 1781, 2, 31) leggesi : 
Nive maiorem caementa (^ caementas) strutto, 
quam quae coementa arda petidat p(ondoì ,YV, 
nioe angolaria (^ angulariam) altiorem (trien- 
tem semunciam) facilo. Qui la parola, di genere 
femminile, sta nel significato di tegole e pro- 
priamente di quelle che si pongono agli angoli 
degli edifici, dette cantoni. Cf. BI 1841 p. 11. 
Enn. presso Non. 3, 43. BlQmner, Techn. 3p. 180. 

CAEMENTICIDS. — NeUe costruzioni 
murati dicesi di quelle composte non di massi 
quadrangolari o simili, ma di pietre rozze e 
scheggiate, che sono appunto il caemenlum (Vi- 
fruv. 2, 4. 7. 8, 7, 6 cf Cic. Mil. 27. Liv. 21, 
11 etc.). Cosi appunto in alcune lapidi, come 
C. II 3434 {=1 1477): M. Puupius M.[t(iber- 
tus)ì (seguono allii nove nomi) mag(istri) pilas 

1/ et l a] fundamento caement{icia} fa- 

ci\uni{d) co\era6»rÌuntl; — IX 3138 (=1 1379): 



CAE 
L Statius Cu f. Chilo (seguono altri quattro 
nomi) mag st i Laverneis murum eaementìeium, 
portarti porttcum, templum Bonae Deae pagi 
decreto faciundu[m\ curarunt etc; — VII 269: 
Impieratoré) Caes are) L. Septimio [Severo] 
Pio Pertinarye] Artg[usto'\ . . . [valium cani} 
èracckio eaementieium [coA(ors)] VI Nerviorum 
sub CU) a fecit etc. — Una lapide di Catina 

(C 5 7042) ha: Rogo vos domini paucis diebus 
siistineatis causa utilitatis caementorum quo ei- 
tius in usum testram possit esse. Cf. Blfimner, 
Technol. 2 p. 13; 3 p. 146. 

CAEMBNTARIUS. - In una lapide fram- 
mentata urbana (NS. 1888 p.49a=BM. 1888 p.390) 
si legge: Locus Ce[lerinif quem cofn{parabet a 

[fossore ef] cemenl[arÌo ]. Il eh. De 

Eossi, che la dà cosi supplita (Bull, d'arch. crist. 
1887 p. 73) osserva: ' H venditore del locns per 
la prima volta sembra un caementarius, cioè 
muratore. Ciò non deve farci punto meravigliare. 
Già nella Roma sotterranea tomo HI p. 553 ho 
identificato i fòssores con gli struclores nei ci- 
miteri. E la riunione dei due mestieri era in 
special modo necessaria nei sepolcreti all'aperto 
cielo, quale doveva essere quello, donde proviene 
il grande lastrone di marmo del sepolcro ven- 
duto dal caementarius. Nel sistema dei sepol- 
creti 31*4 dio, il fossore doveva prima scavare la 
fossa, poi costruirla d'opera muraria (caemenli- 
tia). Egli è adunque naturale che sia stato chia- 
mato fossor et caementarius, o cavatore e mu- 
rarore '. Cf. Blumner, Techn. 3 p. 7. 146. 

Dupliciarins caementarius. - Non ricorre 
che in una sola iscrizione di un classiario della 
flotta di Misenura (C. X 3414) : D. M. L. luU 
Valentis dupl(iciarii) caementari ex clas{se) 
pr(aetoria) Mise>is{i) natione Syri vissit etc. Cf. 
Dupliciarius. 

CAENINA. — Una delle antichissime città 
del Lazio scomparse di huon'ora, e la cui distru- 
zione è anzi dalla leggenda attrihuita allo stesso 
Romolo (Liv. 1, 10, 4. Plut. Rom. 16. Propert. 
5, 10, 7 cf. Dionjs. 1, 79; 2, 35. Plin. nat. hist. 
3, 68 Victor de vir. iU. 2. Eutrop. 1, 2 etc). 
A questa legenda si riferiGCono due monumenti 
epigrafici. Primamente l'elogio scoperto a Fora- 
pui (C. I el, XXII p. 383 =X 809): Romulus 
Martis [/]iHus urbem Romam [condi^il et re- 
gnavit annos duodeqaadraginla. Jsque primus 
dux duce hostium Acrone rege Caeninmsium 
interfecto spolia Qpi[fha\ Jovi Feretrio conse- 
cra[vit] receptusque in deoru[in\ numerum Qui- 
rinìiis] appellam[s est\ ef. Liv. 4, 19. Pro- 
pert. 1. e. Val. Mai. 3, 2, 3. Fest. p. 189. Inolile, 
un frammento di tavola trionfale scoperto nel 
1872 nel foro Romano (EE. 1 p. \W1): Romulus 



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CAE 
Martis fiilitis) rem mn. . . . de Gaeninemibus 
K(alendas) Mar . . . . etc. A qneski trionfo lii 
Romolo accenna Solino (1, 20 p. 9 Momm.! cf. 
Henzen, EB. 1. e. Quando che sia avvenuta la 
distrazione della città, certo è che dei snoì culti 
avvenne lo stesso che di quelli di altre città 
latine che ebhero la stessa sorte (cf. Albani, 
Cabenses, Lamiviiii, Lanrpntes Lavinates, 
Snciniani, TiiscolaDÌ sacerdote»), furono cioè 
dichiarati calti pubblici o dello Stato (sacra pu- 
blica populi Romani), costituendosi un collegio 
sacro per essi, composto di 

Sacerdotes Caeninenaes (C. V 4059. 5128.— 

X 3704 — Xr giOS — xn 671; cf mcerdos 
CammemiKm C XI 2699; saoerdotium Caeni- 
Kieitse C VI niS) o semplicemente Caenl 
nenaia (C IX 4885) Due lapidi greche (< lA ni 
623 624) ncrdino un Q Trebellius Rufus che 

fn inarag Katvdi t/vai^ Itgun' Sìft» fiofiaioiv 

che Marquardt (BB 1 p 303) traduce summus 
Caeninensis, aggiungendo qui quanqu'un in 
paucis, quae extaiit «acerdotum Caenine isiàm 
micnptinnibus n n invenitur lamen non 

minns recte se habere videtnr quam iiiìiv/tuì 
hatuspex (Cic de dn 2 24 15 summussicer 
dos sammm pontifev summus majister et ijuae 
hnius generis plura lollegit Marmi Arv p 55 
Nam quod Keilius [sched epigr p 41]etHer 
sogios [Gallia Narb n. 267] scripsernnt in« 
loi [xai] kaittiFTii- ali, ] Tebelliamque consulem 
in fastis qoaesiveronf non ai imadverferunt Tre 
belli cursum honoram non esse ccneuhb et sa 
cerdotes provi ci i is himinibu'' crean 
qui in sua ci t t mi hononbus functi 
eosent, id qnid T b 11 m q que fecisse titulus 
d icet ' etc Q ti d t omo m genere 

quelli ttstè cit t di It tt ktme nell Im 
peri dovevano jp t 11 ordine equestre 

cl^ che è prov t d 11 I p d he abbiimo ci 
tate ed erano ra t d i p ntefice massimo 
sotto la cni vigil p sti donde 1 indi 

cazione per nn d (C XI 3103) a pon 

tjtfiftòus creatm'],e per un altro (C \I 1598) a 
divo Anlontno equo publico et sacerdotio Cae 
nintenn ejornatus (Cf Mommsen Staatsr 

2» p 26 1 p 567 580) 

CAERE {Ceneten) — C XI 3512 3709 
— Città dell' Etr uria, presso Tarquinu alla 
forma ordinaria di Caere (C I el X\I\ = 
C. VI 1272. — XIV 3313) stannj accanto lai 
tra di Caeres (C. XI 35'i5 3fa01 3604 3605) 
e di Caerete (Verg. Aen in 183 Liv 4 61 
11; 5, 16, 5; 22, 1, 10) donde Cwretanui (C 

XI 3367. 3614 lin. 19 cf Mart 6 73 3 Plin 
nat. hist. 3, 51. Val. Max 1 I 10) — greco 
KaÌQi (Ptol. 8, 1, 43 (50) Stephan Byzant s v 



CAE 



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"AyvXÌ.<-), Knt^éa (Strab. 5, 2, 3 p. S20), KntQrj 
(Stephan. Byzant. s. v ), KaiQiita (Dionys. 3, 58). 
Avrebbe avuto guerra coi Romani già sotto 
Tarquinin Prisco e Servio Tullio (Dionys, 3,58. 
4, 27); e, scacciato da Roma, Tarquinio il Su- 
perbo vi avrebbe esulato con due figli (Liv. 1, 
60, 2), Occupata Roma dai Galli nel 364 u. e, 
furono a Caere trasportati i sacra e le Vestali, 
avvenimento ricordato in un elogio (C. I. e!. 
XXIV = C. VI 1272): [/... Albinim.... f. cum 
hostes Galli obs]iderent CapitoUum [virgines 
Ve]stales Caere deduxit, [ibi sacra at^ue ritus 
sollemnes ne \intermiUe'\rentiir curai sibi ha- 
buit, [urbe rectip}erata sacra et mrgines \_Ro- 
mam rev]e.vit cf Liv. 5, 40, 10 cf, 7, 20, 3 segg. 
Val Mai 1 1 10 Strab 5, 2, 3 p, 220. Geli. 
16 3 7 Nel medesimo anno fu conehiuao trft 
Roma L la citta un trattato d'amicizia o kospì- 
tium publicum (Liv 5 50 3), Nella guerra dei 
Romani contro 1 arquinii nel 401 u. e, avendo i 
Caentes parte^att per questi, ed essendo mi- 
nacciati di ostilità da Roma, ottennero un armi- 
stizio di cento anni (Liv 7, 19. 20); secondo 
Dione Cassio (frag 33) in un tempo Indetermi- 
nato meglio fra 1 anno 364 e 481 n. o. una 
pace sarebbe stata e nclusa e Caere avrebbe 
perdita la meta del suo territorio. La tradizione 
è incerta nel determinare il tempo, in cui Caere 
ottenendu H cittadinanza r'mana sine iure suf- 
fragi divenne mwiiciptum o praefectura : Li- 
vio {I e) Stratone (5 3 3 p. 220 cf. Schol. 
in Horat 1 6 62) si riferiscono al 401 ti. c. ; 
Gelilo invece (16 13 7) al tempo dell'invasione 
dei Galli notando che per la prima volta allora 
SI sarebbe applicata questa forma della cittadi- 
nanza romana Ka il Mommsen (Staatsr. 3 p. 572) 
non da molto peso a tale notizia, giudicando che 
lo scrittore abbia voluto piuttosto alludere alla 
classe peggiore di tali municipi!, quelli che man- 
carono di ogni autonomia (cf Fest. p. 127. 233 
Municipinm) "^ ignora quando da questa condi- 
zione sia passata a queila di niimicipio dì piena 
ciltidinanza e in che tribù sia stata inscritta. 
La notizia di Livio (28 45, 15), che nel- 
1 anno 549 u e Caere abbia fornito alla spedi- 
zione di Scipione nell Africa degli aiuti, non 
basta a risolvere i] dubbio (cf ATommsen, Staatsr. 
3 p 585 1) A ogni mod) notevole è la singo- 
larità dell ordinamento municipale posteriore, 
specialmente per ci che riguarda i titoli delle 
m^strature il ì ctator p e. è molto probabile 
che rimonti al tempo delti sna indipendenza da 
Roma che poscia divenula Caere praefectura, 
abbia avuto semplicemente un carattere sacro, 
come le altre praefecturae (Mommsen, Staatsr. 
3 p 580) e che divenata municipio con piena 



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12 



CAE 



aufonoisia, abbia assunto il potere degli altn 
magistrati supremi municipali 

Magistrati — Dictator o dìctatores (3593 
3614 3615) , aedihs iure dicundo e insieme prae 
fectus aerari (3614) aedtlis annonae (3614) 
aedilU (3015); prasfectus C. Caesans (3610) 
cemor perpetuus (3616. 3617); quaestor (8615) 
curator Gaeretanorum (3367). 

Senato e cittadinanza. — Àenaias (S5<» 6 3610 
3619), decuriones (3614); senatus populus^ue 
Caere» (3595. 3601. 3604. 3605. 8608) 

Augvstales (3613. 3614). 

Delle divinità non ricorrono che D (-uri ! 
les (3593) e Mara (3614). 

Edificii pubblici. — Templum divorum (3bU) 
aedes Marcii (S6U), òasiUca Sulpkiana CiSli) 
curia Aiemia (3593), thealrum (3b20 3621) 
balineum (3631- 3632), aquae ductum (3594) 

BOHMANN, C. I. Lst, SI p. 533 seg 

CAERIMONIA. — Questa forma della pa 
rola, usata nel suo significato proprio di rito 
religioso (Cic. invent. 2, 53, prò Balb 34 har 
resp. 17. Tao. hist. 4, 83 etc), si ha in due la 
pidi urbane; l'una posta dai Sodales Titi a\e 
spaaiano (C. VI 934): conservatori caerimonio- 
rum publicorum et restitutori aedium merarum 
l'altra dal senato e popolo Romano ad Antonino 
Pio (C. VI 1001): cura summa beniynitate tu 
sCissimo ab insignem erga eaerimonias publicai 
curam ac religionem. La forma cerimonia si ha 
pure in una lapide urbana dell'anno 101 d Or 
posta ad una Vestale massima (C. VI 2143) 
mirae sanctìtatis adque in cerimonia arttsttti 
deorum Terentiae Rufillae v(irgini) \{estaU) 
max(imaé) etc. Singolare è la forma caertmo 

pena (C. XI 3933): Flaviae Ammiae sacci doH 
Cereris ab honorem caerìmoniorum honestisstme 
praebitorum decreto ordinis. Cf. Preller My 
thol. !■ p. 82. 

CAERNOPHORUS. — Nei misteri dei 
Korjbanti e in genere ne! clilto di Cybele colei 
che porta una speciale patera [kìqi'oi') ripiena 
di frutta (Athen. XI, 476 e cf. XIV, 629 e. Schol. 
Nic. Al. 217. Poli. 4, 113 etc.). Una lapide di 
Pateoli IC, X 1803) è posta Ileriae Victorinae 
l^claemoforo da un M. Heriui Valerianus fiUae 
dulcunmae Un altra di Olisipo nella Lnsitania 
(C n 179) è dedicata alla Mater deunt Magna 
Idaea da una Fl(aBia) Tyche cemophorio) per 
M luìimm) Cass(ianum) etc. La patera stessa 
È nctrdata in una lìcriznne urbana (C. VI 508 
■= I p 391) dedicata alla HaterDenm Magna e 
ad Attis. 

CAERULEA (aqua). — v. Aqua p. 5Q8. 

CAESAR (cogDomeu). — Apparteneva a 



CAE 
uni delle famiglie patrizie della g nte lulia 
propriamente a qneila da cui discendeva li dit 
latore e di cui è ri urd) sm nel tempo cosi 
detto di Romolo (Liv 1 16) aecond) la tradì 
zione proveniente essa stessa la Enea e traspor 
tata da Laiinum a R ma lai re Tuli Ostilio 
(Dionjs 3 29 Tac ann U 24 cf Dmmann 
Geseh Roms 3 p 114 segg) Signora qiale 
degli antenati del dittatore sia stato il primo a 
ir ndere questo cognome Sparziano nella vita 
di Aeliua \ems (1 seg) riferisce le Tane cpi 
moni che e rrerano nella àtessa antichità fra 
CUI la più rerieimile è che Caesar siasi chii 
mato i a¥0 del dittatore per avere nell Africa 
UCCISO un elefante che in lingua punica aveva 
appunto questo nome (cf berv ad Aen 1 290) 
benché stoiicamente sia dimostrato ci e non fu 
1 avo il pr mo dei suoi antenati a prendere que- 
sto cogn me (cf Drumann le) Notevole È che 
ntlle monete del dittai re ncom spesso 1 im 
magine dell elefante e che sovente egli soleva 
far mostra di q lesto animale i elle pubbliche 
pumpe (Dio Cass 43 33 Suet Caes 37 etc ) 
Come parte pero della nomenclatura dellimpe 
ratore e della sua famiglia la {arola ebbe una 
sorte diversa sec ndo i tempi 

1) Dinastia det Gtulii - tinche occuparono 
il tr no imperatori della gente patrizia det lolii 
Caesar continuò ad essere ti cognome di famiglia 
ereditano di quella (Dio Caso 53 18) tanto m 
persona loro quanto in quella dei lor discen 
denti agnatizii v Aiigustus — Tiberins — 
Cabala 

2) Da Claud o a Traianc - Tutti gli im 
peratori da Claudio a Traiai o e i loro discen 
denti agnatizii assumono la par Ja Caesar come 
cognome distintivo della osa regnante e pei 
discendenti esso te s\ proprio che se pure manca 
talvolta nel tit li abbreviati degli imperatori in 
laelli non manca mai come p e nella lapide 
(0 2008) Hercuh Savana et impieiaton) Ve- 
spasiano Aug(usto) et Tito imp[eratort)etDomi 
ttano Caesan M Vibiw- Martialis etc Cosi esso 
ricorre anche p. e. in Britannicus (Cohen 1 p. 171 
= 369 CIG, 3831" lin. 16), in Calpurnius Fiso 
adottato da Galba (Tac. hist. 3, 86. Dio Cass. 
66, 1) etc. V. Claudins — Nero — Geilba. — 
Otho — Vespasianus — Tìtns — Domitìa- 
niis — Nerva — Traianns — Hadrianna. 

L'imperatore Vitelliiis 6 l'unico di questi 
imperatori, che non porta tale cogniime (Tac, hist 
1, 62; 2,62;3, 58. Suet. Viteil. 8) cf. Vitellius. 

S) Da Adriano in poi. — Dopo Adriano 
d'ordinario Caesar continua a far parte della 
nomenclatura dell'imperatore, benché talvolta per 
brevità sia anche o 



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sona n n dell im]. eriturs queslo cugnonie n il 
più proprio di tutti i discendenti agnatizii di 
lui bensì diviene una specie di titol di e lai 
che è desiR iato coma snccessore al trono qna 
Innque sia il rapporto di parentela che lo ledili 
ali imperai r g t Adnano infatti coi feri 
tale scopo q Itti T Aelins prinii 



f \ r 



I 






i A t 



Hddove 
on l'ebbfTO Cnsi 
OS Pius confirirl 
5), JI. Aurelius a 
(vita Marci 



poti h. Vera M A I 
dopo di Ini d A f 

a M. Aureli ( ta M 
Commodus e ad Annins \ 

vita Commodi 21) e così di seguito, y. Hadria 
una — Antoniiiiis Pius — M. Anreliim — 
L. Venis — Commodus. Questo titolo per non 
conferiva nn vero diritto alla Eaccessione, rm era, 
una semplice desi (^nazione e poteva esser dato 
anche a minorenni. Esso era dato dall'impera 
ture, benché Ìl senato avesse potuto impetrarlo 
come fu 11. e. nel caso delflpiiodiPertinace(vita 
Pertin. 6, Dio Cass. 73, V). Né per conseguenza ad 
esso era congiunto alcun potere politico. Egli è un 
caso eccezionale che nel secolo III dei CaesaflS 
sieno stati dei conreggenti, senza essere a un tempo 
Au'jUiti; In lorii conreggenz» dell'Impero ora 
nfUta colla trihiinìeit potestà (cf Consors ira- 
per Trlb nicia pot«9ta«i) N nd meno con- 
g t alla q 1 tà d (7 1 d ritto ad 

1 n p qo 11 1 e prcce- 

d t 11 1 11 fia 1 f a he 1 alt 

1 p rf la p l a p d da ^u Ila 
d 11 p t ( t Alb 2 f Momm en 
Sta.t 2 V 114 ) I It gì 
mi lai 1 na al 1 

gu f« ali n m n a ( 

a ess, ta 1 l an p 

st tura ( i p 1 m t 

n 11 d t 1 m g r 

U p pn m gì uU m t 
m 1 gn t7 l 

p d t blu f f M m 

2 I 70 ? 1139 gg) 

Quanto ni luo„o che occupa la par. la Cue- 
sar nella noni i datura imperiale d ordinano essi 
appare nel secolo I dipo il prenome perchè gli 
imperat n diiugu'to ad Adriano in generale 
non usano il gentilizio e prima del ugnome 
del cognomi ove questi sino più I Claudii 
invece che usano il gentilizio pongono Caesar 
dopo qupito Gilha Ottone e Nerva non 1 usano 
come primo cognome cosi puro nrn msncan 
casi in cui nella persona dello stesw impera 
toro la regola non è rigorosamente (s*=ervata 
Cobi a mo d esempio ^ espasiano ne! diplomi 
militare M {C III 849) si chiama >mp(eralor) 
Vcìpasianus faesar laddoie negli altri diplimt 



d I Genna 
q a do I e 

ooottato 

p t va porre 

- Nel secolo 

duto dal 

Staatsr. 



VII I\ e \ e luaai sempre si dice ii> fieraIOì 
Cattar Vespananns Nel secolo II specialmente 
dopo che tomi in uso il gentilizio Caesar suole 
stare tra tmperaCor e il gentilizio Quando per 
Ciesar indica il designato alla successione al 
trono allora ila sempre dopo 1 intero nome 
proprio p e / Septimius Gela Casi,ar I er 
tnlta q lesta parte v gli indici ai volumi del 
Corpus 

CAESARAUGUSTA {Zaragoza. Saragos- 
sa)-C. 112991-300.— Città deli'Hispania Tar- 
raconensis, Eull'Hiberiis, tra Gelsa e Turiaso 
(Itm Anton, p. 392. 438. 444, 44S. 451 , 452), detta 
già Salduba (Plin. nat. hist. 3. 24). Trasse il 
nome dall'avervi Angusto fondata una colonia 
6nita che fu la guerra Cantabrica {Isid. orig 15, 
1) siccome è provato anche dalle monete (Heìsfi, 
Monn antiq. de l'Espagne tav. 24, 18; 25,33), 
ohe mostrano esservi stati dedotti militi delle le- 
gioni IV, VI e X. Colonia immunis in chiama 
Plinio (1. e), e Strabene {3, 2, 15 p. 151) la pone 
fra le città, che chiama i'ùi'(Ttii'(i))(tir,uf'i'fi( ;?ói(fp. 
Era inscritta nella tribìi Aniensis (C. II 4249. — 
m 6417. - VI 9. - IX 793). Le poche lapidi 
locali e non locali confermano il titolo di Colonia 
Caesaraugmta (Q. II 2992. 4249) e ricordano 
l'ordo Caesaraugustanm (4244), ima. flaminica 
Caesaravgwtana (4241), nn servus coloniae (2992) 
e nn Genius tutelae horreorum (2991). 

HuEBME», e. I, Lai. II p. 406; HEHHea, I p, IBP seg. 

CAESARAUGUSTANUS COSVES- 
TU8. — V. Hispania. 

CAESAREA. — Molte ciltà, specialmente 
dell'Oriente, ottennero questo nome in onore di 
uno d'altro imperatore ; sicché sempre riesce 
difficile, quando non vi sia altra indicazione, di 
determinare a quale di esse le iscrizioni si rife- 
riscano (cf C. in D XL p. 882.— VI 1057, 
2416 2.1S, 2385 IV 5.7, EE. 4, 896 B. I 38.3fl. 
41 D II lo, 15. 28. 30, .ì3. etc). Accenniamo qui 
alle principali, per le quali abbiamo memorie epi- 
graflche. 

Oaesarea ad Libanum (Tel-Arka). — Città 
delh Fenicia ai piedi de! Libano, sulla via da 
Antaradus a Tnpolis (KAA. IH An. It Ant. 148, 
Hierosol 583 cf Syna) detta, col suo nome 
originano Arca anthe quando, in tempo noi| 
determinato assunse il nuovo di Caesarea (Joi 
seph ant Jnd 4 47 Aur Vict. de Caes. 24. Plin, 
nat hi'^t 1 18 74 Steph Bjz. s. v.[Hierocle9.). Fu 
la patria di Alessandro Severo (Lampr. 1. 5. 14). 
Non bi sa da chi sia statafatta colonia (Mionnct. 
Suppl 8 pag 2'J() dell epoca di CaracalJa cf 5, 
pag Ì58 Eckhel D n 3 p 360. Zumpt, Comm. 
ep 1 1 ag 43^) Una lapide trovata, dicesi, ad 
Abrin n n 1 ntano daBirfram (C. Ili 183) dice: 



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Fines positi inter Caesarenses ad Libanum et 
Gigartenos de vico Sidonior(um) etc, a cui il 
Mommsen appone la nota seguente; 'Oppiiia 
duo Caesaream ad Libannm et Gigarta conetat 
iiequaquam fuisse oontinia ; qnare credendum est 
hoc tìtulo determinari agroe Caesarensiam entra 
territorium eorum sitis conte rminosq ne agria 
iiesoio qaibus Gigartenorum eorum, qui vicum 
Sidoniurum inhabitareni'. Sembra essere stato 
j-arator di questa città Sex(tnB) Inlins Sei(ti) 
f(iliu3) Qair{ina) Possessor, adleclm in decurias 
Ati M. Aurelio e L. Vero, e curalor coloniae 
Arcensium (C. Il 1180). Cf. Head, Hist. num. 

Caesarea Antiochia. — t. Antiochia Pi- 
isidiae. 

Cassare» (lol) iCherckel) - C, Vili 9320- 
9598, 10930-10944 — EE 5 "ÌÒS-IOSV. 1305- 
1307; 7,502-527.— Città marittima della Mau- 
retania detta in origine lol (Sfrabo 17,3, 12 
p. 831. Plin. nat. hi!.t. 5 2 20 Ptol. 4, 2, 5. 
Mela 1, 6, 3), fu chiamata m onore di Augusto 
Caesarea da Giuba II qaando la fece sua re- 
sidenza. Quando Ciligula istituì le due Maare- 
tanie, elevò Caesarei a capitile della mi^giore, 
Appunto da essa detta Caesanensia Claudio la 
fece colonia (Plin. I. e. cf. Sclin. 25, 16) e perciò 
si disse: Claudia Caesarea Maurelania (C. VI 
3262 cf, C. Vin 9100J. Sede del governatore 
provinciale (cf. C. Vili 2728, li) e stazione dei 
suoi equitea lingulares {9354. 9355) e di altri 
corpi militari (v. Mauretaoìa), era una città 
splendida {Mela. Strab. Plin. 11. oc. Amm. Marc. 
29, 5, 18. Proeop. Vand. 2, S) e vi si trovarono, 
«Itre a parecchi monumenti ed oggetti d'arte 
(cf. Waille, De Caesareae menunientis), in gran 
nninero le lapidi, di cui alcune ricordano i ludi 
(9428. 9432. EB. 5, 979. cf. C, XIV 474). Alla 
fine del IV secalo essendo stata incendiata nella 
ribellione di Firmo, fu ricostruita dal duce Theo- 
dosiiis {Amm. Marc. 1. e, Sjmra. ep. 1,64). 

Senato. — Splendidissimus orda Caesariensis 
<9320), decuno (9395. 9400. 9401, 9405. 9406. 
BB. 5, 1008. 1033). 

Magistrati.— duoviri (9362. 9374, 9402. 9404. 
■9407. EE, 5, 994 ; dmmviralicius (9353. 9398 cf. 
S407); Iloir qainquemalis. ,9102. OIHV EA. 
1891 1 p.23): oerfi7ri8(9319. 9352. 9374.9402. 9404. 
9411. EE. 5998. EA. 1891, 1 p, 23).— Curator 
d'ispvnctor rei pubUcae Cacsarensis (9325. cf. 
■omtiibtts honoribm functus 9411). 

Sacerdozi e collegi.— Porefi/fejB (9399. 9413); 
fiamen(0SU);flamenAu!}UStalÌs(94Oi);(laini>iica 
(9403); dendrophori (9401. EE, 5, 1027=7,508) ; 
antiUes sanclissimi nvminis Matrii deum (9401) 
eanistraria {9337 add.=EE.5,96£ 



CAE 

{RA.1891, Ip. 23).— CWtoresiJoripiKri? (9409) 
e corporatus (EE.5,1305). Notevole è che a Cae- 
sarea, i llgii dei membri del collegio dei fabri 
argentarii formavano un collegio a sé, il colle- 
gium Caesariensium crescent{um) {BB, 7, 518). 

Offici privati. — Argentarius caelator {EE. 
7, 518); cubnolarius (0. Vni 9431) ; fartor (94321 ; 
inpaestator ? (9427) ; Ionio (9332. 9429) ; siructor 
ad repoaitorium (9426); aubornatrisc (9428); vi- 
triarim (9430), 

Soldati. — Uno, certamente di questa, Cae- 
sarea, ne troviamo tra i pretoriani (C. VI 2416, 
6) ed uno tra. gli equitea lingulareiiC. VI 3362). 

Divinità.— Aeaealapiva 19320); Cerea(6S22ìi 
Deus irtvictìis (9322) ; Deus saluli/er {EB. 5, 977); 
Dies bonus {C. VOI 9323=EB, 5, 964); For- 
tuna {RK. 1891, Ip. 18); ffei-c»/es{EB. 7,510); 
lupiter oplimus tnaximus ceterique dii immor- 
talea (C. Vili 9324) ; deua Liber (9325) ; Deaa ma- 
manus draconis (9326) ; dii Maurici (9327) ; Sa- 
turnus (9318, 9329. 9330. 10938. EE 7, 510); 
Sol invictus (C. Vili 9331), 

Era iscritta nella tribii Quirina (C. Vili 9378. 
9408. EF, 5, GÌ. 1011) cf Kubitschek, Imp. Kom. 
etc, p. 163. Sulle che vi mettevan capo v. Mau- 



Caesarea Giermanicia. — v. Gcrmanicìa. 

Caesarea (Mazaca){A'rtiMi-/). — Detta prima 
Eusebia (Eckh I D N 3 p 187 f C d " 
Spie, numism p 253-25ti 61 18 t 1^) n 
cevette il noi \ C ] b b 1 t d 

Claudio (Socr h t I 4) q d g 

nizzò la Capp^ b b It f t M 
buiscano quel m T b 1 mp\ 1 

nessione dì q 11 p 11 mp (E b 

Chron. ad.a. 1 H Chr p 184 E t p 

Tib. p. 77), & p d d 1 t A 

nella strategi CI (Pt I 5 7 f PI 6 3 
8) e ad essa m tf p m It {It A t 

p. 179. 210. f t b P f 10 f Cap 

padocia). Met p I d 1 d C ppad 

tale rimase 11 r { tr b 

14,2. 29 p. 664 f M t, pp 7 p g 
672), e quand I d C pp d f 

pitale della /i |H 1) L 1 t 

C. Ili 0772 e di \S l 

mctus Mtkra T d d ! d II i graf d 
Tomi (CHI 32) Eru D d 

Jlazaca. Afa3( ) m p t d Ut 
due volte in p 1 f m t d I t I 
urbano (BM. 1877 p 0) M rr bb 

tendere il Kub ts I k I p R p 263 11 
lapide C. Ili 74r0 B{ ) [ b ) I l ua B 
sua dai) f,il ) CU )/ Cf lU j 

Hisf. gofigr. p 03 H 1 n t m p 6 



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e AE 

CaesareaPaBeas(i9flnjtìit). - C.m6657.— 
Giaceva nella Syria sulla via da Damascns a, 
Tyrus (Tab. Pent 10, 2), nella tetrarchia eli 
PhìIippuB, da cui venne fondata, e jiercif) gì disse 
pure, cerne semidi ceni ente Pcmeru o Caesarea 
Phoenices, anche Caesarea Philippi (Plin. nat. 
hist. 5, 15, 2. Ili, 1. loseph, ant. Jud. 18, 3, I. 
Hieron. Comm. ad Matth. 16, 13. Hierocles), e la 
sua era principia coiranno 751 a. e, (Eclthel D. 
n. 3, 342). Ebbe poro per qualclie tempo il nume 
di Neronias {lose'ph. ant. Jud. 20, 9, 4 cf. Eclthel 
1. e). Di questa dev'essere ì'Ascla Syrui Cae- 
sarie(n)skis) deiriscrizione di PuteoliC. X 1985. 
Cf. Head, Hist. num. p. 663. — Syria. 

Caeaarea Stratonis (Kaisariye). — Città 
marittima della Palestina, tra Ptolemais e Dio- 
spoli at. Ant.p. 150. 199. T«b. Peut in, 1. It. 
Hieros. p. 585. 589. loseph. b. Jud. 3. 9, 1), delta 
prima Turris Stratonis, ricevette da Erode, che 
l'accrebbe, in onore di Angusto il nume di 
Caesarea (Plin. nat, kist. 5, 12, 63, Eulrop 
7, 10. Aram. 14,8, 11. loseph. b. Jud I. 21, 7. 
Strab. 16 p. 758. Rnfin. recogn. 7, 32). Una 
delle più grandi città della Judaea (loecph h. 
Jud. 3, 9. Apoll. Tyan. epist. 11), divenne la 
sede del governatore romano a metriipuli (Tac. 
hist 2,79. Atti degli Apost, 2:!, 23. 33; 25, 1. 
otc, loseph. passim, cf, Eckhei D. N. 3, p. 432. 
Mionnet, 5, 49^-97; sappi. 8, p. 340-313). Ve- 
spasiano, proclamata ivi imperatore, la fece co- 
lonia, però senza ius italicum ; Tito le enn- 
cesee l'immunità del suolo (Plin. nat. hist. 5, 
69. Dig. 50, 15, 1, 6. 8. 7. lustin. nov. 130 
pr.) Si disse allora: colonia Prima Flavia Au- 
gusta Feliie Caesii»'e«3!> (Eckhei D.n. 3, p. 428 
cf. Plin. I. e). Conosciamo un ano pomfex e 
duumviralu : Miarcuni'' Fl(avium) Affrippa(m) 
pontiUicem) IIviraKem) coUflniae) I Fl(.aviae) 
Aìiff(ìistae) Caesareae oratorem ex dec{re.to^ de- 
c[urÌonuni) pec(unia pubUica) (Am. loum. 1890 
p. 334). Un suo cittadino è nominato fra i 
testimoni nel diploma militare C. X 867: L. 
Cornell Simonis Caesarea Stratonis. Se i mi- 
litari delle lapidi C, IH 6580 {legione II Tra- 
iana), 0. Ili i:-iS2 (ala I ItnraeoTum) (cf C. VIU 
2808), che si dicouo ascritti alla tribìi Collina 
e Originarli di Caesarea, appartengano a questa 
di Palestina è dubbio, giacché la sua tribii do- 
iTebbe essere la Quirina, cf. Knbitschek Iinp. 
rom. p. 258). 

D. Vaoi.ierc. 

CAESARENSES.- v. Caesarea adLiba- 
niim — Caesarea lol. 

CAESAREUM. — Le epigrafi ricordano 
un tempio simile dedicato all'imperatore, in 



CAI 



15 



Ateste (C. X 2533), Benevcntum (C. IX 1556). 
Mutina (C. XI 948), Ptolemais Cyrenaica (C. IH 
IO), Volcei (C. X 415). Quanto a quello degli 
Atvali V. Arvales p. 691 seg. 

CAESAREUS. — In una lapide di Barium 
(C. IX 2851 si legge: Symphoros Antiochi Cae- 
sareus Trallianos vixit eto. Il Momnisen osserva 
(ivi): Trallibus etiam Cacsareae nomcn faisse 
ei hoc titnlo effecit Heiizciius. Magis credidcrim 
Graecum Latini titoli acrÌ|)torein Caesarenm Sym- 
phorum diiisse, ut Dio 69, 7 aliiqne Graecì Km- 
aagùovi appellant qui suiit ei faiuilia impera- ' 
toris liberti servive. Signilìeatur igitur Sym- 
phorum servum fnisse Antiochi, servi soilicet Cae- 
saris, et ita et ipsum Caesaris servnm n. 

CAESARIANENSIS.(SUvaniia).— Iscri- 
zione dell'agro Beneventano (C. IX 2113): Sil- 
vano Cassar iaw.mi Trophnnus act(or) ex voto. 
L'epiteto ricorda gli altri analoghi di A'ai-- 
vianus, Staianus, Veturianiis, Augustus e si- 
mili dati alla stessa divinità coin; conservatore 
e protettore di tutto ciò che appartiene al pa- 
drone di chi pone la lapide, ohe in questo caso 
appunto è un servo Icf. Preller, Mjtliol. 1* 
p. 395 seg.). 

CAESARIANI. — Nel significato di uffi- 
ciali secondari dipendenti da altri maggiori nel- 
l'amministrazione provinciale dell' Impero nei 
tempi posteriori (Cod. Theod. 19, 42. 1. Cod. lusf. 
10, 1, 5. 7), ricorre in una epistula di Costan- 
tino (a. 314) al prefetto della città (C. V 2781 
Un. 34). 

CAESARINA rcolonia). — v. Norba. 

CAESAlilNUM (niuBicipimn). - V. 
Asido. 

CAESARIS (aedes). — ^. Aedea divi 
luli p. 192. — Arvales p. 691 seg. 

CAESARIS (aqnae) - v. Aquae Cae- 
saris p. 575. 

CAESARIS (gcBins), — v. Oenius. 

CAESARIS (Lares). — v. Lares. 

CAESAROBRICA. (Talavera de la Rei- 
na). ~ C. II 893-947. — Città dell'Hispania, 
nella Tmsifania, sui confini con la Tarraconen- 
sia, a poca distanzaa dal Tagus. Plinio (nat. 
hist. 4, 1181 la pone fra le cittk stipendiariae; 
però col tempo divenne munidpium, come è 
detta in una iscrizione locale (895), ed era in- 
scritta nella tribù Quirina (896. 913. 938). Cac- 
sarohrigensis si ha 896. 897, e forse Caesaro- 
brigenses 5033. — IJi istituzioni municipali non 
si conoscono che aediles e quaestores (896) e 
una fiamiitica (895). 



CAESARODUNUM. 

Civita». 



Tiii'onornm 



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CAESENA {Cesena). — C. XI 554-570. — 
CiUJi dei Senonì nella Gallia Cispadana, tra Fa,' 
ventia e Ariminuni, presso il fiume Sapis, Kaia^- 
yil (Strab, 5, 1, 11 p. 217), Kaiaalva (Ptol. 3, 
1, 46) ; ella forma ordinaria di Caesena (Ciò. ad 
fam. 16, 27. Plin. nat. hist. 3, .15, 116. C. VI 
2379 e, 3, lin. 55, 58. Itin. Anton, p. 99. 126), 
stanno accanto anche Cesena (itin. di Vicarello 1 
C. X[ 2381.HieroB. p. 614) e Caesana (itin. di 
VicareUo 2 C. XI 2383); Curva Caesena si ha 
neU'ifiiier. Anton, (p. 286), nella Pentingeriana 
(5, 1) e nel 4" itin. di Vicarello (C. XI 2384). 
Ntì gli Bcrittori, ne le lapidi ci offrono notizie 
sul ano ordinamento municipale, tranne il co- 
dice Teodosiano che ricorda Vordo Caesenatium 
(il, 1, 6; 12, I, 42), come pure nonsi conosce la 
(ribìi in cnì era inscritta. Un'iscrizione locale ri- 
corda un curator rei publicae, che restaura nn 
balneum Anrelianum (556); e un'altra, anche lo- 
cale, nn fiamea divi o divae e la parola mu- 
ninpiitm (558). Plinio mentoTS i ' Oaesenatia 
Tina' (nat. hist. 14, 6, 67 jf. Cod. Theod. 11, 
1, 6), e Sidonio Apollinare (lib. 1 ep. 8) scrive: 
' Et tu mihi haec isla Caesenatis fumi, potius 
quam oppidi verna dehlateras ' ? cf. Procop. 
beli. Goth. -1, 1; 2, 11. 19. 29; 3, 6. Agath. 1, 20. 

BOBHAKK, C. 1. Lat. XI y. 103 seg. 

CAESETI (vicus). — t. Aventinus. 
CAESONIA. - V. Calignla. 
OAESURA. - V. Marmor. 

CAETOBamA {Troja presso Setuial).— 
Cini della Hispania, nella Lusitania, ricordata 
da Tolomeo (2, 5, 2: Kairó^iiii), da Marciano 
Hevaclcota, (2, 13 p. 547 Muli.: Kuaiip^i^ e 
ilrtgli itinerarii : Catobriaa neli' Antoniniano p. 
il7, 1, Cetobeica nel Rave;inate 4, 43 p. 306, 
18. Non se ne hanno che poche lapidi sepol- 
crali (C. II 40-44) e una frammentata posta a 
nn li. C^amelio L. f. iB]occho, lfiami]ni pro- 
vÌAcJae), [tr(iùuno)] mil{ieum) leg{ionis) IH 
Aa'jiuttae) . . . (EE. 1, 291 cf. C. U 35). 

HUEBKER, C. I. lai. II p. 8. 

CAIATIA {CajaZ3o). — C. X 4570-4614. 
8235-8237. — Città del Samninm, sulla de- 
stra del Volturnus, plesso la ria 'Latina, così 
chiamata anche nelle lapidi (C. VI 2380 lin. 15.— 
X 3893 Kaiatia ti. Caiatini 4570. 4b79. 4590. — 
IX 23181. Fu assoggettata dai Romani prima 
dell'anno 448 a. e, come appare dai luoghi di 
Dìodoro (20, 80) e di Livio (9, 43), nel primo 
dei quali bisogna sostituire alla parola 'Àiiia/ 
Tallra Kitinrin»', nel secondo a Calatia. Caiatia, 
non potendosi pensale alla citfii di Calatia, che 
era nella Campania, siccome aggredita in quel- 
l'anno dai ribellati Sanniti. Dalle monete locati 



CAI 
di bronzo the portano il nome di Caiatino (C 
I 21 (i Cai 22) e che sono posteriori alli guerra 
di Pirro e anteriori a quella di Annibale (cf 
Mommsen, Munzu p 330) il Mommsen trac- 
ia congettura che la citta abbia ottenuta la ei 
vitas m e sufragw nel secolo V Fin volte Li 
vio ne la menzione al tempo di quella seconda 
guerra e dove è scritto CalaUnuì aqe) (22 13 
6) Gala a (2^ 14 13 26 4 4) bisogna sem 
ire intendere la nostra città La medesima e r 
rezione & da fare anche nel Liber coloniarum 
p 2ù2 (lachm) e in Plinio (nat hist 3 5 63) 
di essa ragiona lungamente il Mommsen — 
Signora quand ebbe la pitna cittadinanza ro 
mana certo è che allora fu inscntta nella tribii 
Palema (C \ 3893 4570 4"79 4580} 

Magieiriti — Duomn (4581 4'83 8237 
dmvtn gmnqiiennales (4570. 4585. 4586. 4587. 
4592{?J); aediles (4583); quaestor rei publieat 
(4570), quaestor pecuniae alimentorum publico- 
rum (4570. 4582(?))ì curator kalendarii rei 
publicae (4570). 

Cittadinanza e senato,— Mìtnicìpiìim (4570. 
4584 (?). 4590), rea jowiJicfl (4570); decuriones 
(4572. 4575. 4576a. 4583. 4587). decuriones, Au~ 
gustales el popoliti (4579), orda decarionum et 
populm (4580), conscripti (8237). 

Auguatali e sacerdoti. — Au!)mtales (4579;. 
Avgustalis gratis (4591); magister Mercurialis 
(4589. 459I(?)). 

MoHMSSN, C. 1. Lat. X p. M4. 

CAIETA (Gaeta). -~ Compresa nel terri- 
torio di Foriniae nella Campania (I.iv. 40, 2, 1), 
non costituiva un comune per sé, come appare 
anche dal modo con cui è indicata talvolta negli 
scrittori, in Caieta (Cic. ad Att. 8, 3, 6; 14, 7, 
1), ovvero portas Gaietae (Cic. de imp. Cn. Pom- 
pei 12, 23. Vergil. Aen. 6. 900. Origo gent. Rom. 
10, 3) poftus Caieta (Plin. nat. hist. 3, 5, 59. 
Fior. 1. 11); donde anche il nome del seno^ 
(Strab. 5. 3, 6 p. 233) e del promontorio (Dio- 
nys. 1. 53). Olire al tempio di Apollo (Liv. L c,)V 
vi sorgeva anche nna villa di Cicerone (ad Att. 
1, 4, 3. Val. Mas. 1, 4, 5. Plut. Cic. 47). Se- 
condo Diodoro (4, 56) o Lioofrnne (v. 1024), an- 
ticamente si sarebbe detta -^ijjiij nd 
poeti Latini (Vergil. Aen. 7, 2. d t 14 
443) il nome sarebbe stato lo stes d qu 11 
della nutrice di Enea; Strabene (1 ) ! fa de- 
rivare dalla parola Laconica xamia agin 
altri (Serv. ad Aen. 7, 1 ; 10, 36 f, g nt 
Eom. 10, 4) due lov xixUtf. — Helle lapidi non 
è ricordata che una sola volta a proposito di un 
amministratore imperiale, probabilmente di una 
villa podere in quei luoghi: C. VI 8583: Ti. 
Claudio Speclaton Aug(nsti) liberto) procura- 



y Google 



CAI 

tor{i) Formix Fundis Caietae,procurafor(i) Laa- 
vento ad elephantoa etc. 

CAIIARUS. — Divinità celtica nota per 
una iscrizione di Arelate (Arlesì}, nella Narbo- 
nensìa C. XIl 655: Ex mperio T. ACtius Quar- 
tus Oaiiaro v(otum) s{otvit) U.ibens) m{erito). 
Sulla pietra non si legge altrimenti il nome ; 
ma è possibile che sia Cailaro, nel qnal caao 
vi ei vedrebbe la personificazione del monticullo 
de! Cailar, nel dipartimento rfi* Gard. 

CAILOCIEUUS (Mars). - Marti Cailo- 
ciego leggesi in una iscrizione di Tuy, nella 
Sp^na,e signilìcherebhe il Marte Galìaicu {Rtìvue 
des revaes nella RPh. 1880 p. 182, 53). 

CAIMINEAE iraatrones). - In una iscri- 
zione di Euskirchm, nella Germania, si legge 
(BBh. 563): Matronii Caimineais. 

CALABA - V Galhienses. 

CALABRIA. — Qaella parte dell'Italia 
meridionale che a forma di penisola si protende 
nel mare Ionio e da Tarentum, in direzione sud- 
est, si estende fino al promontorio lapjgiutn, la 
Messapia dei Greci e a un dipresso l'odierna 
Terra d'Otranto. Dai Romani non fu per la pri- 
ma volta occupata che dopo finita la guerra per 
essi vittoriosa contro Pirro, cioè nell' anno 480 
u. e. (Hieronjm. Chron. 126, 4). 

Vonnò da Augusto a Diocleziano parte della 
regione II dltalia, e circa i suoi conlìni, le sue 
vie e alcuni rami d'amministrazione, i cni capi 
pigliavan nome appunto da tutta la regione v. 
Apnlia et Calabria regio II e Apnlia et 
Calabria provincia. 

Quanto ai iundici, alle iscrizioni già rife- 
rite e che danno il titolo per Apuliam et Ca- 
labria (p, 583), aggiungiamo qui altre, dove il 
titolo è: 

Inridicus per Lucanium Brittios Cala- 
briam (C. VI 1563 : manca il nome), o per Ca- 
labriam Lucaniam Brittios: 

Q. Herennius Silvius Maiimns (C. IX 2213), 

. . . US L. f. Fab{ia) Ammianns (WZ. 1887 
Korrespbl. 93) ; 

Inrldicus per Apnliam Calabrlam Lu- 
caDÌam Brittioa: 

C. lul(ius) Se[ptimius)] Cortinus (MOe. XIV 
P- 70); 

Praefectag iuris d(ìcundo) Hispanìae ci- 
t(eriorisi et Calabriae: 

M. Caecilius Novatilianus (C. IX 1571), lo 
stesso che in altra lapide del medesimo luogo 
(Benerentnm C. IX 1572) è chiamato iur-id^icus) 
HÌ>pan.(ioe) cit{eriorÌs), mrid(icua) Apul(iae et 
Calabr(iae). 

All'amministrazione di beni imperiali si rife- 
riscono poi il 
IL 



CAI. 17 

Procnrator regionis Calabriae, M. Bat- 

saeus M. f. Pal{atina) A(eiui della lapide di 
Piiteoli (C. X 1795). Cf. ApoHa - Apnlia et 
Calabria — fnridicna. 

CALACUM. — Città delk Britanoia, sulla 
via tra Alone e Bremetmaci (Itin. Anton, p. 481). 
Forse son da riferire ad essa le lapidi trovate 
a Water Crook presso Kendal e a Windermert 
(C. VII 291-293). 

HUEUNEF, C. I. Llt. VII p. 72. 

CALAGURRIS, - Nome comune a due 
città dell'Hispania Tarraconensis. 

L'nna, che conisponde probabilmente all'o- 
dierna Calahorra, è la Calagurris Nassìca di 
Livio (framm. 19 del lib. 91 cf. Caes. beli. civ. 
1, 60| l)i sui confini dei Vasconi, presso il 
finma Iberus i.cf. Strab 3, 4, 10), tra Casoan- 
tus e Verela (Ifin. Anton, p. 393, 1). La for- 
ma de! nome varia specialmente nelle lapidi : 
Calagurris — Calagurritanm (Liv. Caes. I!, ce. 
Fior, 3, 22, 9. Plin.' nat. hist. 3, 2i. — MOe. 
X p. 28. C. n 4326, XII 3167), Calagorra — 
CalagorriCoìiui (Itin. Anton. 1, e. Auson. epist. 
25, 57, — C. II 2959. 2425. V 6987 cf, Kai C. 
IH 5932 = EE. 4, 634; Calag. BRh. 117; Co- 
logorr. NS. 1885 p, 69), Cata:)urris Mia (pLa- 
venn, 4, 43 p, 809, 8. Eckhel, D. N. 1 p. 39) : 
forse la KaXayoqiva di Tolomeo (3, 3, 24), Fu 
presa dai Romani nell'anno 568 u, e. {Liv. 39, 
21) e di essa è menzione anche nella guerra di 
Sertorio (Fior. 3, 22, 9 cf. Val. Mai. 7, 6, 3. Oros. 5, 
24 etc,). Dalle parole di Cesare (beli, civ, 1, 60, 1: 
' Oscenses et Calagnnitani, qui erant cum Oscen- 
sibus contributi, mittunt .... legatos ') si vede 
che essa al tempo di lui fu attribuita alla città 
di Osca e quindi resa a lei in certo modo 
soggetta. Ciò non esclude che abbia fatto parte 
delle città stipendiarie o suddite di Roma, do- 
vendosi intendere il nome di sociorian urbs 
datole da Livio (framm. cit.) nel senso abusivo 
COSI frequente della parola per indicare non 
lo Stato autonomo o quasi indipendente, ma 
il suddito (Monimsen, Staatsr, 3 p. 734 seg,). 
S'ignora in che tempo abbia ottenuta la citta- 
dinanza romana, la quale è provata oltre che da 
Plinio (1. e), dal nome di miinicipium lulium 
(Ravenn. I. e. Eckhel I. e.) e dalle lapidi, le 
quaSi la mostrano inscritta nella tribii Calerla 
{C. n 4245, - BRh, 117. - MOe. X p. 28). 
Di iscrizioni locali non si hanno che due sepol- 
crali (C. II 2983. 2<t84). Da una di NemausuB (C. 
XII 3167) si conosce il nome di un suo patrono, 
T. lulius Seis. f. Vol[tÌnia) Afaximus etc. 

L'altra, che non sì sa a quale delle città 
moderne corrisponda, detta Fibularensis (Plin. 
nat. hist 3, 3, 24) era tra Lugudunum e Aquas 



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18 CAI 

Bìccaa. anlla via dalle Aqnae Tarbellicae a To- 
losa (Itin. Anton p 457). Da Plinio (1. e) si 
vede che era stipendiarla e nel oonventns Cae- 
earangustaDus. 

Hdsbhei^ C. I. Lat 11 p. 104 itg. 

CALAMA [Gelma). — C. vni 3268-5494. 
10842-10845. 17477-17580. - Città dell'Africa, 
nella Numìdia procon salari s, a poca distanza 
da Hippo Tegius (Agost. de cìtìì. dei 22, 8, 
20), ricordata da Orosio (5, 15) come il luogo 
ove Giugnrta soleva tenere i suoi tesori (of. Sal- 
luat lag. 37. 38). Ne è fatta acche menzione 
ìli Honorius (cosraogr. p 699 == 722 bron ) e 
negli atti del Concilio Cirtense (Minsi 1 1248 
cf. 4 p. 123. 433. 437). Era mnnicipio rumano 
al tempo di Traiano, come appare dalle lapidi 
(5289. 5323. 5324. 5325) e non è imprjbibile 
che tale divenisse per e'ncessione di lui e fu 
inscritta nella tribù Papiria (52t8 52<)9 5^05 
5367. 5368. 5375 cf. Kubitschek Imp Eom p 
140), Prima di questo tempo era retta e me 
altre città dell'Africa romana di due sufetes e 
da on princepg (5306. 53ti<)) poscia prima da 
Ili/viri, poscia da Jloiit e cu per esser pas 
sata più tardi da manicipit a colonia quale ap- 
pare sotto l'imperatore Canno (5332 cf 5340 
5344. 5356): la lapide S368 che ci da un ////uu 
Ilvir quinquennalis prtmus mostra appunto 



Magistrati. - Quattuorviìi (^282 5368) 
rfuoein (5297. 5298; duotiralicius 5367) duo 
viriquÌnquennalei{h2&'ì.5ÌGb) aediìes aedihcit 
(5297. 5298. 5305.5867); — curator reipuhUcae 
(5356 5367; curator Calainemiv,m 5290 cf 533S 
5337. 5347. 5358). 

Cittadinanza e senati — Muniapium (')328 
mun. Kalamensium 5373. 5376 mitmctpes 5355 
municipes municipii 5351 mumcipes (sic) Ci 
lamensium 5350), colonia (5344 5356 colonia 
Kalamensinm 5340), res pitihca colomae Ka 
Zameiwium (5332), j-e«;)«i2ica (5335 5337 5347 
5356. .'i358. 5367), civitas (17510 cwes 5356 
5365. 5366), Calamemes passim — ordo (53S7 
5865. 5366. 5378), splendtdimmus orda Rala 
mensium (5340. 5356 cf. splendtd ssmus ordo 
5347; ordo Gal. 5368), decurtones (5299 5323 
5324, 5325. 5330. 5331. 5365 decurto mum 
cipii Kal. 5373. 5376). 

Sacerdozi. — Av.gures (5335 5337) fiamen 
Augtitti perpetuai (5365. 5368) flamen perpetuus 
(5335. 5337. 5347. 5358. 53(>7 5 79) fiammica 
Augustorum perpetua (536o) fiammica.} erpetua 
(5365); sacerdo» Neplum (5298 5299} 

Patroni. — Patronus M Comelius T f 
Qnir(ina) Pronto (sen. 5350) - Q feervilius Q 
f. Hor(atia) Pudens (sen. 5354 = 17492) - I 



CÀI 

Stei . . . Hor(atÌB) (sen. 5355 = 17493); - L. 
Suanius Victor Vitellianus (sen. 5356=17494};- 
Q, Domitius Q. f. Quir(ina) Victor (eq. 5363 cf 
p, 1658j; — patrona: Vibia AureUa Sabina 
inip(eratoris) Severi Aug(usti} n(o3tri) soror, div: 
Pii Marci Alia (5327. 5328). 

Divinità. — Aaculapius (5288}; Fortunù 
(5289}, Fortuna victrìx (5290); Genius civilatv 
(17510); Hercules AuqksIus r5291. 5292); iiifl» 
pater (5293); .J/inerua (5294, 5295. 17511 V) 
D(eus?] Sf{Ìtkras?ì Torq(u)atÌU3 (5296); Neptu 
nm Auqustus (5297 5298) Neptunas (5299) 
Fiuto (17512) &atumus Augustìis (5302. 5304} 
S{eLmitasì a(e(emfl)P(5303) Tellus Silva Au 
gusta (5305) Victoria Atiqtis'a (5306), 

Fdifizu pubblici — rAeafram (5365, 5366) 
pucina (5335) lorus ad ne\ci'ud\rtum usuw 
et ad pere/rmorum hospitalitatem etc, f5341 
cf p 1058 sec IV V) 



■ I 1 



j 5'! 



CALATI A (ie Cij/Bw) — Città della Cam 
pania sulla Tia App a oltre il \ oUnrno, poc( 
lungi da Capua (Strab 5 4 10 p 249; 6, 3, '. 
p 283) Afl/a(i nelle monete osche (Fri ed lander 
Osk MQnien p 19 Sambon Eecherches etc 
p 174) Calatia in una lipide il recente sco 
porta a Po=ihpo presso Napoli (NS 1881 p, 283) 
nella ^uale sotto ciascuna delle parole Salur 
Soliì Lunae Martu leggesi Romae Capuai 
talatiae Bi,nev(enti) Calotte nella Peotinge 
nana (6 4) Occupata come pare da Sannit 
insiime con le vicine Capua e Atella nella guem 
che essi ebberr coi Romani questi ie ne impa 
dronirono nell anno 443 u e Circa i luoghi degl 
scrittori ihe si riferiscono a queito avvenimenti 
(Iir 9 28 Diodor 19 101} e sul modo ond' 
vanno corretti v At«Ila p 741 In generale li 
sua sorte fu la stissa di quella delle due altri 
citta Cimp ine essi divenne come quelle, monici 
pio romano senzi diritto di ^uf&agio e quind 
praeff tura retta dal praefectus Capuam Cuma. 
(v Fi-stns s y praefectura Mommsen Staatsr, S 
p 'i''3 8) Allo suo esigue mura accenna Sili{ 
Italico (8 542) e come essp fossero col tempc 
resta irate dai censori di Roma appare da Livi( 
(41 27 10) Nella guerra Annibalica, dopo li 
battaglia di Cannts nel 538 u e con Atella de- 
feziono a Roma (liv 22 61 Mi Ital. 11, 14) 
F m Ito probabile che allora essi con Capua < 
le illre cittì Campani" abbia cessato di formar* 
un corpo p litio a sé e il suo toxriforio sit 
diveunto demaniale Se non che per effetto delk 
le! lulia dei 695 u e i,he assegnava il territo- 
tono Campan» cosi m Caiilinum come in Cala- 
tia furono dedotte Cjlonie (Cic Philipp. 2, 40 
102 al Alt 16 8 1 ìcll 2 61 App. beli. civ. 



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CAL 
3, 40 cf. Liv. epit. 117). Da questo tempo ces- 
sano affatto le notìzie iutorno a Calatia, e non 
è improbabile che essa sia stata aggregata a 
Capua. 

HOHMSEN, e. I. Lst. X p. 363 cf. 36^, 444. 

CALATOR. - Questo nome nella sua pri- 
ma apiilicazione veniva dato presso i Romani a 
quello fra gli schiavi, che era per i snoi servigi 
per altro motivo in più diretta relazione col 
padrone e gli stava sempre accanto, pronto ad 
obbedire ai suoi comandi. Tale significato si pub 
anzitutto desumere dal noto passo di Paolo Dia- 
cono p. 38 Milller: 'calatorcs dicebantnr servi 
ano loiT xaXetv, quod est vocari, quia semper vo- 
cali possint ob necesEÌtatem servitutis '. Di esso 
che, come si vede anche dal tempo imperfetto, 
era proprio dell'uso antico, abbiamo altre riprove 
in alcuni passi di Plauto; Mercatot 5, 2, 11 
Chariuus dice; ' egomet mihi Comes, calator equos 
agaso mihi Knm ' Paeud. 4, 2, 52: 'Harpat, cala- 
tor meus est ad te qui venit '. Bndens 2, 3, 5: 'Esine 
hicTrachalio qnem conspicorcalatorPlesidippi?' 
Ma l'epigrafia non può finora registrare nessun 
esempio di questo uso antico. Dappoiché si esclu- 
de assolutamente, a mio credere, che l'iscrizione 
evi 3190; (£, AlfiwDiogmes halalor T.... 
Ves. . . .) possa essere interpretata nel senso di 
kalator Titi Flavi Vespasiani; prima d'ogni 
altro perchf' non abbiamo nessun altro esempio 
f 11 ta mp 



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(Mm 
rw3 p219) 



, C. VI 2184. 



gè ral 1 ant h ^ d 

Stiat 1 p 59 M q dt &taat 
E PP 1! g 

dei pontefices e dei fiamiites 
2185. 2186. 712, — X 1726. 

degli augure» C. VI 3187. 

dei XV sacris faciundis C. VI 3878. 

dei Titiales FlavialesC.^ 2188 2189.2190. 

dei Fratres Arvales C. VI [2044], 2051. 2053. 
2059. 2060. 2065. 2066. 2067. 2068. [2071]. 2474 a. 
2075. 2078. 2080. 2083. 2086. [2087], 2096. 2009. 
p. m 2101. 2103. 2104 5. [2106]. 2107. 

dei Vllviri epulonum C. X 6227. 8388. 

dei lodales Marciani Antoniniani EE. 8,368. 

a) Calatores pontificum et fiaminum. 

Nelle inscrizioni riferentisì ai calatores dei 
due collegi dei pontifici e dei flamini, essi ri- 



CAL 19 

corrono sempre rinniti, se non in un collegio 
certo in un gruppo o società, anzi il Marquatdt 
(StaatsT. 3 p 2271 crede assolutamente chi essi 
costituissero una corporazione autjnzzàta a on 
cedere permessi di fare sacrifici ed offerte di doni 

C. VI 2184; [Imp. Caesan diti Nervae f 
Nervae Traiano Aug. Germamco p(ontifici) 
m{aximo) trio. potes]tate V imp. Il cos IV p.p. 
(a. 101 102) kalatorei pontifieum et fio- 

P. Gornelius lalyssus. 

D. Valeriu.1 Alexander. 
Ti. Claudius fferonax. 
Ti. Tetlienus Felix. 

L. Corneliut ffelìus. 

C. Asiniits Ilieraa:. 

M. Antiius Fidus. 

L. lavolenus Phoebvs. 

Àpp. Annius Falernus. 

T. Claudius D[iotiȓ\ui. 

M. Atilius [Futyckus']. 

A. lappius IThaìllus. 

M. Aemlius Placidus. 

P. Calvisiui Trophimus. 

L. Gornelius Blastus, 

Cri. Gornelius Philargyrus. 

L. (X^'ifl^'as Doryphorus. 

Q. Pomponiui Xuthus. 

Ser. lulias Paederot. 

M. /«[»][«» Epapkrodiius. 

L. Licinius Elainus 

A. Cornelia Heras. 

M. Annius Silvester. 

L. Scribonius Parlkenopaeus. 

M. Clodiua Tiro. 

L. Minucius Epaphroditui. 

P. Ducenius Euprepes. 

G. Cassius Apetles. 

L. Celi'ìoniui Uesper. 

P. Marcius Parthenius. 

M. Rutilius Admetus. 

Eraùnus. Aug. lìb. 

L. Galv[e'\n\_£\ius Fknomus. 

M Lieinius Comicus. 

Cn. Luccius Plutiaaus Honoratus. 

C. Lucius Ma (?) ' 

Da tutti questi nomi di kalatores si vede che 
essi erano liberti, e fra loro si ha un Erasìnus. li- 
bertos Augusti, che era il calator dell'imperatore 
Traiano, nella sua qualità di pontiflce massimo. 

C. VI 2185 (cf. BM- 1887 p. 94); permisiu 
kc^latorum ponti ficu]m et [fi]aminuTn. 

[P. CìorneU lalissi (aie). 

[m. A]tili Eutychi. 

[0,] Valeri Alexandri. 



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Google 



20 CAL 

[A. L}appi ThallL 

[P. D-\uceni Eu[p\r6[p]ei. 

ÌT. TeQtieni IFeHoijì. 

[R Calvisi] Trophimi. 

[L. Ceioni H'^ri, 

IL. Comeli] Aeli. 

[L. Cornell] Blaui. 

iC. Asini ff]ieracis. 

[i. darti D]oryphoTÌ. 

[M. Rutili A\dmeti Amurcan. 

M. Anni Fidi. 

Q. Pomponi Xult]ki. 

[i,] lasoleni Pkoebi. 

Ser. Iitli Paederotis. 

L. Calventi Eunomi. 

Ap. Anni Falerni. 

M. luni Epaphroditi. 

M. Licini Comici. 

T. Claudi Diotymi. 

A. Comeli Herae. 

Sex. Atti lutti. 

a. Asini Silvestri. 

L. Baebi Polybi. 

C-VI 2186 ma... [permissuj kalato- 

r[ìtm pontificum et] fiaminum a quibus immu- 
nitai ei] data est sacrumfaciendi- dedicavit A. 
Cornelio {II} Q. [Baebio Tulio eo*,] (a.p.C. 109). 

C. VI 712. I^eo] Soli VÌ<ÌtorÌ] Q. Octavim 
Daphnicu[s] negotia(n}s vinaritis ase ... (?) tri- 
cliam fec{it) a solo mpenfja] sua ;permissu kala- 
tor;,um) pon{ti/licum)] et fiaminum cui immif 
nitasdata est ab eis sacrum faciend[i] 

C X 1726 [C Quinlt]o Trogi Itb Su 
kalaloi i ponti/Xicum) eto 

Si p i6 dunqae desumere che i calato es dei 
pontifici e dei fl'wniiii avessero il diritto o per 
loro mumtiTa anche come interniPilian di con 
cedere permeasi di costruzioni (ntive e di fare 
offerte e forse anche come già accennti C L 
Visconti (AI 1860 p 440) che i nomi dei singoli 
calatores erano dati t^uindo non tutti questi offi 
culi SI f sserc troiati iresenti alla seduta del 
coUe(;io in cai si discuteva suHa concessione o 
solla trasmissione del permesso Se non chi, dalle 
iscn Ilo nino u abbiamo neasina prò* a della fuii 
funzione di aprire la marcia nelle processioni 
rituali funzione anaÌof,a a quella dei lictores e 
che CI È nferita la un passo di Serrio in \irgilii 
Georg 1 282 pontifices sacrificatnm praemit 
tere calatores sucs solenf ot sicubi viderint opi 
ficea adsidentes opus louin prohibeant e che 
parrebbe più pr pria dei hctores curiati del pon 
tefice massimo (Marquardt "^taatay 3' f 219 
C XI\ 296 \1 1892) e che per i fiamines è 
attnboitft da Festus {ep 224 349) ai praecia 
e praecjamitatorés e da Macrobio ai precones 



CAL 
È per questa identità di funzione che alcuni vor- 
rebbero ehe i calatores sieno la stessa cosa che 
i praeciae o preciamitalores, di cui perù non ab- 
biamo notizia nelle fonti epigrafiche e sui quali 
non È quindi possìbile venire a conclusione certa. 

b) Calatores augurum.— C. VI 2187 : L. Iw 
nius Silani Hibertws) Paris dispe{n}s{ator), ca- 
lator augurum (vedi Suetonius, de gramm. 12, 
'calaforque in sacerdotìo augurali'). 

e) Calatores X Vvirum sacris faetundis. — 
evi 3878: T. Statiliu.ì Corvini lièiertus) Epaphra 
calator XVvir. 

d) Calatores Titialium Flavialium. — C.VI 
2188:2189: Q. Caecilio Feroci kalatori mcer- 
dotii Titialium Flavialium, studioso eloquenttae, 
viwit annis XV mense I diebus XXlìII filio 
optìtmo ac reverentissimo M. Gavius Ckarinm. 
2190: . . . L. Alfius Dioge[nes} katator T[itia- 
lium Flavialium. . . Ves (?). 

e) Calatores VlJmrum epwlonum. C. X 6227: 
Vinicio Coelaeo calat(ori) VIIvir(um) epul[o- 
num),liberto optumo patrontts. 8388: D.Af. me- 
moriae C. Septimi C. Hiberti) Fortunati kala- 
tori VlJvirfum) via!it annis XC. 

f) Calatores sodaliutn Marcianorum Anto- 
ninianorum EE. 8, 368 : C. Aetio P. fì. CI. Qui- 
rin{a) Domitiano Gauro, ab imp. M. Aurelio) 
Antonino Aug.pio, eguopublico orn{ato), praef. 
fabrum, praef. cokort(Ìs) III Aug. Cyenaìcae, 
trib. leg. XII Ful,minatae) certae constantis, 
scribae aedilium curulium, scribae librario 
quaestorio ttium decurai sacrdot aputLau 
rentes Laotnates calateri lfari.tano Antoni 
mano adlecto j« ordtn{em) deci eto d(ecurio 
num) remisns omnibus manertÒws 

Da tutti questi esempli se per un lat si pu 
inferire che per la massima parte i calaton dei 
Tari collegi sacerdotali in Eoma conosciuti ermo 
liberti per 1 altro n n è possibile sapere nulla 
quanto alle loro funzioni le quali probabilmente 
saranno state poco diverse da juelle dei rala 
tores pontifieam e degli alln appanton addetti 
ai collegi stessi Quanto alla loro condizione di 
di liberti degli esempi addotti due soli fanno 
ecitzione Q Caec lius Feroa, calator dei Ti 
tiah Fiatali (C VI 2188^P) e C Aelius Do 
mitianus Gaurus dell inscrizione Pufeolana (EE 
8 368) he per il primo caso è da supporre che 
il gioTiietto colatoi la stat figlio dun h 
berte tha inus per il secondo iniece lecce 
zione è evidente trattandosi qui non solo di un 
vero ingenuus ma dun eques equo publico <, 
decnrio del municipio Anche il Mommsen ferma 
la sua attenzione su questo fatto che è senja 
confronto nelle esistenti fonti epigrafiche (BI 
l''88 1 256 aeg ) e che pu dare motno acre 



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dere, come ir 
iti del cai t 
l'Impero, n 






1 



11 



parfile, Adg mdq tfttp gì 

di un eque ì ter d 1 1 P 1 

b dst ti d d 
tit t 1 m d A 
f rra t 11 in t d 



(i Mareian A l 
lei Hadria l f 
toniuiani n 1 161 p 
Marco Anr i 1 180 
toniniani cf C VHI OSO) p h 
come un att di d f t ad 1 



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Aggiung I 
pei l'assoliit 



lt( ?) 
h 1 



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tino- BAÀT&mi KA UTOR iS P 4 IFTOIIll la 
quale anziché portare qi alche lacc al nostr ir 
gomento non farebbe che renderlo pu bai) ed 
incerto poiché anche dopo li disquisizione dei 
Mommseti la spiegazione Battus calUo Baletii 
e lungi dall e&=.ffc incontestabile 

II Mommsen (^taatsr l' p 344 n 4) dice che 
1 LalatOTB), in generale non hanno nulla a cedere 
COI comitia calata Infatti noi non possiamo as>ia 
lutament« affermare che negli antichi comitia 
vacata m Capttoìto il pontefice massimo per 
convocar!, 1 aduiiinza si fosst servito di schiavi 
liberti che avessero il nome di calat res (il che 
non sarebbe escluso dall espressi ne àotXoi 
ntginoXoi éxfiifiaaiM della Glossa dì Lahbé p. 24). 
E però indisc ntibile la connessione etimologica, 
già notata d^li antichi (Festas p. 38. Varrò de 
1. 1. 6, 27. Quintilianus 1, 6, 33, Macrohius sat. 
15, 10), di calator col verbo calo, usato pei ne- 
gozi religiosi; come anche È certamente dimo- 
strata l'inesattezza della glossa di Labbé (loc. 
cit.) dove essa dice: calatores iuvìoi^tj/ióinoi. 
V. Curtius, Griindz. d. Griech. Etjm. 4' ed. p. 138. 
139. Corssen, (Jeb. Aassp. Vocal. nud Beton, der 
Lat Spr 1' 496 Georges, Ansfuhrlich. Lateinisch- 
deutìch HandwOrterb, p. 857. 876. Jordan, Quae- 
BÙones orthographicae latìnae (Hermes 1881, 
P 56) 

g) Calatores fiatrum Arvalium. 

Grazie alla maggiore quantità di memorie 
epigrafiche ed ii molti studii già fatti intomo al 
collegio dei fratelli Arvali, pia sicure e copiose 
sono le notizie sulla condizione sulle funzioni 
nelle sacre cerimonie dei loro calatores. — Anche 
in questo collegio essi erano liberti dei singoli 
fratelli, come vedremo dai nomi che ci sono stati 



tram dt hamt qllfb d I 
t q 1 - - - ■ 

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fetaat 1 p 359 



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4 ) d 



t t gì tt i 1120(C VI 20801 4 ) d 
è 1 d t 1 d fi ffi 1 d / 

torea ed è determinata con molta chiarezza la loro 
cond zione Essi pi>,havan parte alle seguenti 
cerimonie religiose del collegio : 

1 Sac um deae Diae. — Secondo gioruo: 
nella cerimmia della silita del magister dal te- 
traUylunt posto alte falde del luco, sino alla cima 
di questo per il sacrificio àeWagna opima, è usata 
qucbta frai,!, 

inde ad summotum i» aede sacrificio facto 
tmmolaiìt deae D ae agnam opìmam 
a 81 = C VI 2060 1. 16 

od anche 



i. 91' 



= C. VI 2065, 2 
= 0.[VI 2066, 1. 62] 
= C. VI 2067, 1. 52 
= C. VI 2068, 2 i. 2 



24 



oppare : sumptisque praetextis et coroms apt- 
ceis vittatis lucum deae Diae summoto ascen- 
dtrunt: 

a. 105 = evi 2085,21. 13 
a. 117 = C. [VI 2076, 1.21] 
a. 119 = evi 2079, 1.5 
a. 120= evi 2080, 1.39 
a. 122=C.V]; 2081, I. 15 
a. 135 = G. VI 20S6, I. 36 
a. 183 = C. VI 2099, 1. 20 
a. 213 = C. VI 2080, parte U 
a. ? = C. VI 2095, !. 4. 

Come pure nella frase riferent«si al ludo cir- 
cense ed alla salita del magister snlle carceres 
per dare il segno della partenza aì corridori, tro- 



y Google 



{magister] (ve! promagister), summoto, mpra 



a. 87= evi 2065, 1.35 
a. 89 = C. VI 2066, 1. 61 
a. 91 =-- C. VI 2068, 2. 10. 
a. f = evi 2071, 2. 1 
a. 105= evi 2075, 2,20 
a. ? = C. VI 2086, 1. 36 
a. 118 = evi 2078, 2. 7 
a, 120 = e VI 2080, 1. 43 
a. 155= L \I '>n86 1 44 
[a. 183= C ^I 2090 IH 1 "] 
a. 186 = C 2100 b 1 4 
Segoianio l'avviso dell Henzen {op e t p 28) 
che l'operazione acce ata dal ìubmoto ad sìtm 
motum (submovere) e che nelle ce mon e e 1 
appartensTa ai lictores sadarfrr a ola 
tores, i quali solennen ent precedevano 1 ma 
giiter ed i fratres nelle e oluz oni nel sacro luco 
Imperocché si è già detto a propo li de ala 
tores ponlificum et /lam num che questa de t ci 
operazione viene diille font accen ate r f r ta 
senza distinzione ai e latores t me ai;? aecones 
od ai praeeia. Oltre a e a qua to eapp a no 
gli Atvali non avevano l ttoT ci e apr t,sero la 
folla nelle procession e bene) è la e r mon a 
avesse luogo in un lue eh u o a pr fan pure 
le accennate testimon anze p grafiche confer 
mano che questa for n la r tuale era «tata man 
tenuta. 

Nel medesimo gii rno dopo che fratell iv 
vano recitato il noto carme contenuto negl Att 
del 219 =- e VI 2067 parte 2 1 5 s apnvan le 
porte ieìì'aedes diae D ae et il mag ster eh a 
mava ad ano ad uno calatore» de b ngol fra 
telli, perchè portaseer el temp o ìe e rone per 
la statua della dea e che ciano state segnate co 
nomi dei fratelli dal pubi cus co nmentar ens s 
Così si ritiene generalm nte dopo che l M n 
sen (in Henzen, Belaz degi '^ca nel bo co sacro 
dei fratelli Arvali p. S5 2) e l He zen (Acti tr 
Arv. p. CCVIII. 27. 33) s accordano nell ntendere 
l'intricato passo: et coro a(s) dere tas per co n 
citante singulor. inferent bus etc nel modo e- 
guente: et corona) derectasper comm(entar en 
Sem) citante sÌngvlor(um) no a maj stro 
latoribus singulorum nferentb set* C \I20 7 
II 1. 5.}. 

3" Giorno del mcrum deae Diae. — È noto 
come nella cena che avea luogo in città nel terzo 
giorno delle feste della Bea Dia, i sacerdoti, du- 
rante il banchetto, facessero offerta di biade alla 
divinità. Queste fruges libatae erano portate dal 
triclinio all'ara dai pueri patrimi et matrimi 
senatOTWt filli, i quali in questa cerimonia erano 
quasi sempre coadiuvati dai calatores e dai pub- 



CAL 

blici. Negli Atti troviamo asate le seguenti 
formolo. 

a) . . frvgps libalas, ninislrantibus katato- 
ribus et publicis, pueri riciniati praetexlati ad 
arata reltulerunt 

a. 90 = e VI 2067, 1. 61 
a. 91 = evi 2068, 1.20. 

b) fr. lib. tninistrantièus kalatoribui, pueri 
riciniati praetexlati cum publids ad aram ret- 
tuleruat ■ 

a. 105 = e VI 2074. U 1.35 
a. 118 = 0. VI 2078, U 1.17 
a, 120 = e VI 2080, 1.52 
a. 155= e VI 2086, 1.55 
a. 183 = e VI 2099, 1. 15 
) fr. Uè, cum calatoribus et pitblicis ad 
m reltulerunt: 

a. 213= evi 2086, II I. 14 
a. ? = e VI 2101, 1. 8. 
d) fruges livatae sunt per calatoribus (sic) 
n n strantibus et per pueros praetextatos cum 
jullcis ad aram relulerunt: 

a. 219 = e VI 2007, parte 2» 1. 16. 
Anche nell'ultima parte della cerimonia del 
terzo giorno, quando, dopo aver accese le lam- 
pade i sacerdoti facevano un sacrifizio coi sacri 
as [tuscanicae), si ricordano assai frequente- 
nte i calatores, che li riportano a casa. 
Le formolo usate sono; 

a) lampadibus incensis titscanieas contige- 
runt quas per calatores domibus suis miserunf- 

a. 87 = e VI 2065, U 47 
a. 90 = e VI 2067, 62 
a. 91 = e VI 9068, n 22. 

b) deinde lampadibus incensis, tuscanicas 
gerunt, quas per calatores domo sua (do- 

a. 105= evi 2075, II 1.37 
a. 118 = e VI 2078, H 1.19 
a. 120= e VI 2080, 1.54 
a. 183= e VI 3099, III l. 12 
a. 213 = e VI 2086, Il l. 15 
a. 221 = evi 3106, b. 1. 1. 
E da notarsi in esse l'espressione domibus 
su s o domo sua, le quali, riferite ai fratelli, con- 
fer nano come il calator fosse addetto al servizio 
d e ascun sacerdote, e, finita la cerimonia, ritor- 
nai e a casa dal patrono a riportarvi gli oggetti 
del culto. 

Gli atti dell'a. 1 19, (C. VI 2080), ci danno pnre 
]a notizia, che i calatores si unirono ai Catelli Ar- 
vali ia un'offerta d'incenao e di profumi per la 
consacrazione di Matìdia, suocera di Traiano : 

C. Herennio [Do^abella. L l. \R\u.fo ce(ny 

Hulibus) [mjagilst^erio [(7. Vittori Hosidi Qe- 
[l]ae X. K. Ian(uarias) in consecra[tÌonem Mìa- 



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GAL 
tidiae A[uguMaé) socms imp. Caesarit Traiani 
Hadriani Aug. unguenti p(ondo) li nomine col- 
legi fratr[um A!'vali]am per C. Vitorium Ho- 
sidium Qelam magfùlrum) miisam ; turii pondo 
quinquaginta item nomine catatorum. 

Ma la funzione che piìi freqnenlemente h at- 
tribuita ai calatores, è qnella Aeipiacula minora 






) fatti: 



1" per espiare la caduta o il taglio d'un 
albero al sacro luco ; 

2" per espiare l'introduziono o l'esporta- 
zione del ferro necessario per scolpire gli atti del 
magistero terminato e per le opere necessarie 
negli edifici del luco. 

1" a) piaeulvm. factum in luco deae Diae 
oh arborem quae a tempestate deciderat per ca- 
latorem et pubUeof- 

a. 72 = evi 2053, 1. 14; 
b) quod ramus (arltor') a vetustate (oli vetus- 
tatem) vel vi malori deciderat (o simili frasi) 
a. 81 ~ C. VI 206U 1. 6 
a. 87- evi SOes, li 1. 55 
ft. 80 = evi 2066, 1. 48 
a. 91= evi 2038, Il 1. 28 
a. 101 = e VI 2074, I 1. 74. 
2" piacula oh ferri inlationem et elatio- 
nem, — E noto ohe nel bosco sacro alla dea Dia, 
secondo un antichissimo rito, era assolnt ani ente 
proibito di portare ilferro,e,qQando citi fosse etato 
necessario per la scultura degli atti, si faceva un 
piaeulum tanto per Vintroduzione che per l'espor- 
tazione. Questo piacnlum era compito nell'anno 
seguente a quello a cui l'atto si riferisce, perchè la 
scriptura et sculptura si eseguivano sempre alcuni 
mesi dopo compiuto l'anno, magisterio consuin- 
mato, e per la massima parte dei casi era il calator 
dell'ex magisttr coi servi pubblici che facera il 
sacrificio a nome del magister stesso. Alcune volte 
il piaeulum per Vinlatio è fatto dall'ex magister, 
ed il solo piaeulum per Velatio dal calator. — 
Rispetto a questa cerimonia moltissime volte è 
taciuto il nome del calator, alcune, ci è con- 
servato. 

Le formolo sono: 

a) piaeulum factum ob ferrum ìnlatum [ela- 
tum) scriptarae eausa; 

b) piaeulum scripturae et sealpturae magit- 
terio consummato; 

e) piaeulum ferri inferendi efferendi etc. 
Per calatorem et puhlìcos: 

a. 81 = C VI 2059, 1. 21 
a. 88= e VI 2065, H 1. 65 
a. 91 = C VI 2068, H 1, 39 
a. 2Ì4 = eVI 2103 b. 1. 11. 
Per calatorem (il nome è perduto) a. 119 = 
e VI 2079, n 1. 70. 



GAL 23 

a. 120=C. VI 2080,1. 56: J/..,. Fausto, Q. Pom- 
ponio Marcello cos. VII Id. Apr. in luco deat 
Diae piaeulum factum ob ferrum inlatum ieri- 
pturae et sealpturae magisteri co^summati 
(7. Vitori] ffosidi Getae.porcis et agnlis], strui- 
bus ferlisqite per publicos et calatorem eius 
Hosidium Achilleum. — T. Pomponio Antistia- 
no, L. Pomponio Silvano cos. V. . .{^Maias\. . . 
piaeulum [fa]ctum ob ferrum elatum per publi- 
co» et calatorem [eius Hosidium A]ckilleum (era 
il calator dell'ea; magister Caius Vitorius Hosi- 
dius Geta). 

a. 130 = e VI 2083 : Q. Fabio Catull[im, M. 
Flavio Apr}o cos. Vili Kalendas M\_artias\. . 
piac[ulum factum ob ferrum inl]alum scriptu- 
rae) et sea\lpt(urae)'\ mag[isteri allerius) consuma 
m[atì L. Antoni Albi] . . . [pe]r L. Antonium. . , 

Icalatorem] .... — ... [Ca]ssÌo Agrilppa} 

Quarti{no i'c]os. XIII k. [Apr.] . . . piai^ulum 
factum ob ferrum. el\atum scri[pturae et s\cal- 
[ptiurae)] . . . [per L. Antonium] . . . Ibu. . . ca- 
latorem et publicos] etc. 

a. 1 56 = e VI 2086 1. 80 -piaeulum factum ob 
ferrum inlatum sealpturae magisterio (sic) Arilli 
Quadrati consummati.... per Proculum calato- 
rem eie. cf. lin. 73. 

a.l84=C. VI2099ini.l9:D)iflea!uw/'ac(H»i] 
ob ferri inlat[ionem'\ scripturae et sealpturae. . . 
per M. Ustio Narcisso kalat[ore] (sic) etc. cf. 
lin, 23. Questo nome di M. Ustio resta isolato 
né sappiamo a qual nome di frater connetterlo. 

a. 124= e VI 2107 1, 21 : p{iaculum\ f{aetum) 
mag[isteri) L. Porci Prisci ob ferri inlationem 
scripturfae) et scalptur{ae) . . . marmor[is) causa, 
inmol(ante) ipso mag(istro) ; . . . ob ferri eia- 
tionem scripturae et »cal[p]turae et operis per- 
fedi . . . per Pi>rc(ium) P[h]ilolog[um] cala- 
torem etc. 

Substitutio kalatOTum. —• I singoli calato- 
re» erano nominati Sa ciascuno dei fralres, in 
modo che, sopraggiungendo la morte del frater 
stesso, cessava l'officio del proprio calator. Perù 
né in questo caso nÈ nell'altro che il calator 
fosse stato congedato o sostituito da un altro, ve- 
niva restituita la somma depositata ob introi- 
tum e che rimaneva vincolata alla cassa del col- 
legio per l'accessio del calator che subentrava 
nei servizio. Questo appare dal noto passo degli 
atti dell'anni 120 (C, VI 2080 1. 45: ibique cum 
aditi essent fratres Arvales a Bittio Callistralo 
nomine Bittì Tkalli ealatoris Bitti ProcuH [ pe- 
tente] vt ei ob introitum redderetur, quaerere- 
turque an legitimi calatoris loco kabendus esset, 
qui [in numero calator]um sine introitu fuerat, 
placuit, cum calator accessio sit sacerdoti», se- 
mel ob introitum inferri [debere, licet aliut 



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24 CAL 

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d(on ) d{ d uni) t Cf C d Tb l 12 

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t mph II pai [ n n tum 

»]nMmm irath fdp 



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aver citato Lìrio (epìt. 67 ; ' Marius triumphali 
Teste in senatnm venit, quod nenio ante enm 
feeerat ') e Plutarco (Mar, 12 cf. Veli. 2, 40. 
Victor 56), aggiunge: ' Altera utra opinione pro- 
bata statue ndiim erit calceas patri e io 6 (nam 
puniceoB ab interpolatore proflcisoi vidimus) con- 
iunctos esse cum habitu Iriumphatorum, quo- 
rum de oilceamentis praeterea ni fallor notitia 
nulla ad nos pervenit; similìter in lege Banlina 
(v, 4) iunguntni cum praeteita soleae. Comme- 
morator calceas patricius apud Fest. p. 142: 
muUeos genus calceorum aiunt este, quiòits re- 
ges Albanorum primi, deinda patricH s«n( wi 
et Seneoam de tranq aii 11 *• qui in insigni- 
bus dignitatis numerat pjaHextam et augurale 
et lora patncia «-t Z nar 7 <t p 32 Pnid de 
plebeiis Tùv xs'^i"^ nputoiros nÀ^v rt;f aeaopa 
aiXfias «ni m'iuf icQomyaiv tioi taiop ^{le jf of 
toig SvnaiQidai^ratiteipe^oyTioi «i evvnoóijiiaiiav 
ourfff roti yg evncrQi&iiiciH inoétjfiuia iiaiiya 
Xm r<i eneìÀayii lot» luaiiiov xiu tu lun^ roi 
jgH^untos ej-EJtooutji to ly ex lavjiay ioxotfy 
«no xmy cx«to. «.J(.m ,<o. xar . jj-h, 90^?, 
ailyjiav xatinai Cf Ijdus de mag 1 17 et 
Beckerua in (lallu 3 p 133 Oinnino mullens 
Benat rum et migistratuum patnciorumque in 
aiimmi re idem videtur fuisse totusque {bverauB 
acalceoprivatuTum s ilicet ut a toga communi 
diffcrt t(ga senatorara magislntuumque trium 
pbaliumque vironim adsumpta purpura ita mul 
leua ruber fuit calcens niger albusve Praele 
rea veru ut senat ree in tof^ clavum habebant 
e purpura magistratua praeteitam triampha 
tores togam es luro et purpura totam ita mul 
leum aenatonum minus inaignem fuisae arbitror 
Eolea inagistratunni denique comgias lunulam 
qae eboream non permissaa esse nisi patnciia 
solis cf Mommsen, Staatar. V p. 459, 3 p. 21 7. Nel 
l'editto di Diocleziano * de pretiia rerum ' (C. Ili 
p. 833), sotto il titolo de caligis si legge;9, 7: 
Calcei patricii {denarioa) centam quinquaginta, 
laddove immediatamente dopo, caticae senalorum 
(dsnarios) centum e calicae equestres (denarioa) 
sepluaginta. 

CA.LVKVS(aercu\iS:el-J{aiitera).--C.YUl 
2426-2515, — EB, 5, 705. 705'; 7, 362. - Una 
delle oasi della Numidia, sulla via tra Lam- 
baesis e Bescera, ad occidente dell'Aurasio (Tab. 
Peutìng 3. 5), dalla fine del secolo II e princi- 
pio del ni sede di milizie dette nvmeri Pal- 
mirenorum (C, VIU 2486 ( = EE, 5,705),3502, 
2505, 2515. BE. 7, 362), comandate da un proc- 
positus, centurione della legione III Augusta, 
Non era ordinata a città, e delle iscrizioni una 
sola (2496) accenna ad ineolae. Alcune di esse 
son dedicate a Hercules sanctus (2496), Malag- 



GAL 25 

belva Augualm (2497), Mercurìus (2486), Ider- 
cutÌus et Hercules (2498), Neptunus Augustiu 
(EE. 7, 362), Silvanus Auguatua (G, 2499). 

MoMMaEN, C. I. Lat. vili p. 278. 280, 

CALCIAMENTUM. - L'editto di Diocle- 
ziano " de pretiis rerum - ,C. Ili p, 832) sotto il 
titolo de curis bubulis ha (8, 7) ; Idem conftc- 
twn ad aoV^e\anda caleiamenta (denarios) aeptin- 
gentia quinquaginta. Cf, Ciò. Tusc. 5, 32, Plin, 
nat, hist. 28, 4, 38, Colum. 12,3 etc, 

CALCI ATOR.— Iscrizione urbana C. VI 
3939; M.Lioivs Aag{ìistae) l(iheHus) Menophi- 
lua calciator. Cf. Varrò 1. 1. 8, 55. 

CALCULATURA (ars).-Nel significato di 
ragi neria coraputitteria non ricorre che in una 
lapide dulia Germania {Ifeukausen) OH, 7220 ; 
Lupulio Lupsr doclori artis ealculaturae etc. 
Pm coniane inrece e anche nelle lapidi 

Calcnlator nel senso appunto di ragioniere, 
computista (la id ong 1 3. Martial. 10, 62, 4 Dig. 
38 1 7 cf 50 8 8 etc): C. V 3384: P. Cae- 
tiltìis Elpaplk]roiitua VI vir Aitg(ustalis), 
cai ttìator etc — XIV 472: D. M. Melioris 
calculutoris siwtt ann(ia) XIIJ. Hic tantae 
msmoriae et acienttae fait ut ab antiquorum 
memon{a\ usque in diem finis suae omnium 
tttuloa superaoerit amqula autem quae sciebat 
iolumin[e\ potius quam titulo acribi potuerunt, 
nam, eommentanoa artia suae quos reliq(u)it pri- 
mus fecit et solua posset imitavi. . . . Sex Au- 
fuitiua Aqreua vemae suo praeceptor [i\nfeliHa- 
amus fectt etc (a 144 d. Cr.?).; — EE. 5,426 
= C VIII12Q0 2 CaeXa'-Ìs)n(oatrÌ)ser(vo) 
[ialcu]latori etc 

L editto di Diocleziano ' de pretiis rerum ' 
(C m p 831) sotto il titolo de aeramento ha 
(7 67) Calcuìatort in singulis pueris men- 
alruos {denarioa) aeptuaginta quinque ; e più 
innanzi (7, 66): magiatro institutori litterarum 
iu singulis pueris menatruos {denarios quin- 
quaginta) Cf. Cod.Iiist. 10,52,4. — Sai coiea/io 
sassolini naati per contare v. Marquardt, Pri?atl 
p. 98 segg. Bliimner, Teohn. 4 p 490, 1 

CALDARIA (cella). — Cosi è chiamata 
anche in una lapide di Falerìi (cf Plin epist 
5, 6. 26. Vitruv. 5, U (10), 1) una delle parti 
delle terme destinata al bagno caldo C, XI 
310 cellam caldar[iam pec(unia) sua feeit'] G 
Mummius etc. — Su un'altra di Aubuzza, nel- 
l'Africa proconsolare, ricorre pure la foiraa del 
pari usata (Senec. eiiist. 86, 11. Cels. 1, 3) di 

Caldariiim— EB. 5, 1261 = C. Vm 16368: 
vaganicu{m\ et portic(um) el caldar^ium) et 
chartem sum omnibus omamèntis a solo a(ua) 
piecunia) fec{it), o anche calidartum, come sì 
legge iu una lapide della civitas Lingonum nella 



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26 GAL 

Gallia (RA. 1890 II p. 32) ; caU[daritim cttm orniti- 

bìis s]uh ornamlentis s(ua) p(ecunia) piosiut). 

CALECULA, — Città dell'Hispanìa. nel 
eonveiitus Astigitanus (Pl'n nat h' t 3 12 Cai 
licula ci. Ptol. 2,4,11 kai; A ) EE 1 293 
a [Anrtìius Sev[e]ru Cai ulen an{ um) 
LXXK etc. Cf. Hub 

CALEOONIA. - Br tano a 

CALEFACENSES - Horrea 

CALENDAE - D es 

CALEMDARIUM (coUe^ un) -linai 
pide d'Aeso, nell'Hisp naTn nn h h 
Val{eTÌo) L. fil. Gal{ ) Fa nt n li l 
qui annona /rumenta a npt pi b m d u t 
et ob alta menta e\it» oli g a Aal da u t 
idnaria duo eivi grat m p u ( (t n 
4 168) Il titolo è sing la nd il n 

gottnra del Mommsen ( ) sa bb 
detti questo collegio gì altr d iita a 
quanto solerano nuni ali al ni ali d 
di ogni mese 

CALENDARIUM — È il registro dei pre- 
stiti ad inferisse nel t[uale sono inscritti cosi i 
cipitali impiegah a fritto i ^enora investiti in 
stipulazione come gli ar caria nomina, cioè 
mutui e depositi (Gai 3 131 132. Dig- 13, 5, 26), 
con 1 aggiunzione del termine della restituzione e 
degl interessi quindi anche le lestituzio ' t 
td j pagamenti di juelli (Dig 33, 8, 23 p 40 
7 40 4 cf Voigt Uebet die Banqu d 

die Buchfuhrung der HOmer Abhandl. d à li 
Gesellsch der Wissenecli 1888 p. 530). E t 
il 1U0 nome dalle kalendae che erano i t 
pel pagamento di quelli (Marfcial. 8, 44 11 
u centam eiplicintur paginae Italendarnm " 
cf Marquardt btaatsverw 2'p, 60). Uno schiaro 
eraperreg la incaricato di tenerlo (Dig. 13, 1,41; 
15, 1, 58, 33. 8, 28 pr 40 7 40 4)- e che 
egli siasi chiamato procurator sembra r sultire 
da Seneca ep. 14, !8 " rat ones ac p t forum 
conterit, kalendarium Ter at fit ei dom no prò 
curatori. Le iscrizioni per o oflr no esempio 
di un sif^tto procnratore ( 1 preteso p oc(wator) 
Mfilendarii) della lapide presso don II 24 è un 
procittrator) k(astrem»i) = C \I 8511) In una 
iscrizione lammmistrattre è detto vilicus ca 
ìendar%t (C in 4152 Gemo candtdat[orum) 

Venlert) Vtct(iict) Daphnui, col{oniae) Saianae 
vildcus) kal(endam) Septimiam etcì doie non 
si riconosce be il kalendanum Sepfiraiannm 
sia j1 libro censuale di un pairim nio privato o 

Infatti tanto i capitaìisti pnvati quanto i 
oomani per non liBCiar senza frutto in cassa il 
loro patrimonio solevano investirlo ad interesse 
con persone solide contrj garanzia o pegno 



GAL 

che generalmente consisteva in terreni. E i nomi 
dei debitori e fideiussori, l'esatta indicazione delie 
garanzie, i termini ed i pagamenti degl'interessi 

an g' t af "n un kal d "un I mun' 
a e an tal Ita p ù al nda C 1 guan 1 u a 

ti ri e a n legat n ap tal n un de- 
t m nato p p a nn eg tro 

F al In una z n d P (01 n n 

Sia P 43) un (7 7" ( US r ? nt na lasc a 
alla olon Pnau » il n la mma di 1000000 

sto Ha nd n h gn ann al 

natal z d 1 figl o l T t n b nd al p 
p 1 un ban h tt l frott d 400 000 t 
h n q 11 d n ni 600 000 gn 



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tn n HS DC ha pu dalla m de roa ttà 
(Op t 38) N Ila f a gn a pu e e 
p g 1 1 d 1 tt kal da um S pt m an m 
(t m 4152 f C \ 746« ti ato kal nda o- 
rum retp(ubhcae): X5654: curator kal{endarti) 
novi; 5657: cur{ator) kl_alendarii) arce: le duo 
ultime sono di Fabrateria vetus). L'amministra- 
zione dei calendarii municipali era certamente 
affidala ad uno schiavo o liberto, che, come si 
è villo, poteva chiamarsi viUcus o procurator. 
Soprai nten de va poi al calendarium un magistrato 
dir d' q tia(Frag. Vai 187), che sovente 
è d t Uè iscrizioni. Egli era talvolta 

n m n t IH mperafore(C. IX 1160. 1619; X 
416 4584 Gì 3451. forse perchè questi era in- 
te t 1 p trimonio municipale; d'ordinario 
la n m a (f snlla proposta dell'orbo ?) spet- 
t a 1 g atore della provincia (Dig. 50, 8, 
12, 4: " item rescrlpsernnt a curatore kalendarii 
CButionem exigi non dehere, cum a praeside in 
inquisitione eligatur "). Indire questi aveva il 
diriito di invigilare sull'amministrazione del ca- 
len knnra (D g 22 1 33 pr i si be e collo- 
Cdtae sunt pecuniae pubi cae n «ortem nquie- 
tal deb tores non debenf et mas me si paiient 
usuras si non parient pr s\ cere rei pul Hcae 
secuntati debet praeses provmciae n Ivi § 1 : 
u Praeterta prospicere debet ne peouniae pu- 
blicae credantiir sine pignoribua idoneis vel hy- 
pothicis 1 n luogo è tratto dal libro di Dlpiano 
de Citi at reipubl., e perciò da Marquardt (Staats- 
sverv 1 p. 163) è riferito a questo ufficiale; ma 
non VI 6 ragione per non credere che in questo 
scritte Ulpiano abbia trattato anche del curator 
calcndarii. In ogni tempo aveva quindi il di- 
ritto di esaminare i registri dei conti municipali 
(Plm ep. 47. 48 [56. 57}). 

La cura calendari! era un munus personale 
(Dig 50, 4, 18, 1). Se per esso vi bisognasse una 
speciale qualificazione, non si sa. Ad ogni modo 



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iB di Arretium (C, XI 1847)è espressamente 
fatta distinzione tra il curator kalend. e il cu- 
ratorrei puèlicae VetulDneiiBiiim, e così pure 
C, IX 1619 frali curator rei pubUcae Aeclano- 
rum e curator halendarii rei publir.ae Kanvr 
sinorum (ef. C. X 1236). Il curator reipaUicae 
era epefiso dell'ordine senatorio, laddove, per 
quanto sappiamo, lo stesso non era il caso del 
curator kalendarii. 

È notevole il fatto, che euratores kalendarii 
si abbiano soltanto in Italia, compresa la Gallia 
Cisalpina e la Sicilia, e nella Spagna. Lo Hecht 



CAL 27 

( p it p 2f>) traf dalla legge di Costantino (C. 
Th d 11 11 l=sC lust 11 32 2) cheanche 
Africa TI fu un curator kalendarii in quanto 
h questa legge è contenata in una costituziun* 
d tta ^d A Vennus il quale come È noto, era 
o dell Africa Ma la costituzione è del 30 
g aio 314 e Vermus era vicario dal 16 nov. 
318 1 20 maggio 321 (cf Seeek Zeitschr der Sa- 
j-Stiftung fur Rechtsgesch 10 p 210). E 
s Ignora quale ufficio abbia egli occupato 
Il nno 314 cosi cade questa congettura. Del 
t nelle altre pruvincie d^UImpero non pos- 
esser mancati siSalti curatori probabil' 
m te portavano iti un titolo duorso che in 
M a fu quillo di (t ) Dispon«ator Secondo P. 
P (BH 10 ISb») p 572) e H molle (RA. 34, 
187 p 349) m Grecia corrisponderebbero ad 
gli iiQ}igtot<imtti CI che dopo un esame 
d t tte le iscnziom a me sembri molto dubbio. 
P contrano menta considerazione Upiniono 
d 1 Momm^en (Inscr Neap Index s v curai, 
l nd ) ihe M Anteiui M f Pap(tria) Resti- 
t tus pr{aetor) luv(entutts) aediìis auqar, cu- 
(<i.or) p(ecuniae) p{uhhcae){i; XI 3256) non 
sia altro, che il curator kalendarii; e a,ncii6 aeì 
curator pec(uniaej publ(icae/ ewigendae et adtri- 
buendae (G. XIV 375) vede con ragione Homolle 
(RA. 1. e] un ufficiale identico al nostro curatore. 
Quando la cura kalendarii era conferita dal- 
l'imperatore stesso, si considerava siccome un 
particolare onore, che non soleva essere ohimesso 
nelle iscrizioni. Il lettore vedrà da sé il resto 
dalla seguente tavola; e a r nderla pili chiara, 
abbiam posta la cura kalendarii in un'apposita 
colmna, notando con una ljneetta(—) il posto che 
essa occupa nella iene deglihonores e dei munera. 



C. V 7468 

Industria si ve Bc 

dincomagas. 



C. Neratius C. fii, 
a n, C. pron., C. 
abn. Corinelia) Pro- 
cvlus Betitius Pius 
Msirimllianua 



e{que}) Romianus) eq(uo) 
pub{licoì, q(uaestor) aer{a- 
rii) p(ubtici) et ahm[ento 
rum), aediliis), IJvir — 

scrib{a) aedUltum) cur(u- 
lium) ho>i(ore) usui , ab 
imp{eratore) equo pubUtce) 
honoriatu»), praef{ectm) co- 
k{ortis) II Bracarauguìta- 
n(arum), triò(unus) miUÌ- 
tum) legi^onis) X Freten- 
a{Ìs), a divo Traiano. . . . 
donii donat{o\ praef(ectus) 
al{ae) VII Phryg{um) - 

qwaestor , I/vir quinq{uen- 
nalisj.p{alronus) c{oloniaé), 
flamen divi Hadriani, cu- 
rator operum puhl(Ìcorum) 
Yenuiiae datui ab divo 
Hadriani - 



curator kalendariorum r 
p(ublicaé). 



cuHator) kaU.endarii) Fa- 
braternor{uwt) novorfum). 



curat(or) kal{endarii) Nola- 
norum datus ab Ìmp(erato- 
re) Antonino Aug{u>lo) Pio 



y Google 



Q. Navius Q. f. Ser- 
(ffia) Celer 



Q. Noviua Q. filiu 
Seì"g{ia) lucunaus 



P. Ger{eUanui\P.f. 
[Maec^ìo)']' luci^n- 
dianwi] 

C ? Vitalis 



0. Odatius a f. Pa- 
Hatina) Modestus 



nilvir i{uTe) d{ieundo). 

Illfvir q{uin)^{uennalis) , 

'(oniw) municlipiiì — 

p(atronits) m(unicipii) — 
omnibus oneri[b{u»)] hono- 
rihusqu\e] perfunctus 

e(?ui)) pubUUro) honor{a- 
tus)] — prael/ectus) e ? 



P.OtaciliusL.f.Pa- 
l(atina) Rufus 



P SeniUu{_s\ P. f. 
FaHenta) Apri[[]i- 



M. Aulius M. f. Al- 



dec{w 



) coi(oniae) Ha- 
Min), ed iliì) Ili, 
pref^ectm) Cast{rij nov(i), 
Ilvir — praet. (^ praefe- 
ctus) III q(um)q{uennatis), 
curator muner(um) puòli- 
((orurn) bis. 



aupr, Ilvir i(itre) dlicm- 
do). qiiaest(or] II, praef(e- 
ctus) fabrium) Romae prae- 
fiectits] cok(ortis) li Pan- 
nonÌùr(um\ praefiectm) co- 
h{ortiìì III Ityraeorium), 
lrÌb(Tintis) miUitum) leg{io- 
nii) !lìIScythic(ae),cur{a- 
tor) rei plvùlicae) Aeeano- 
r{um) - 

saeerfdoi)..., ponti fex — ae- 
dì.l{ii), pfaef(ectvA) Illlvìr, 
Illlvir- i(ure) d{icundo); 



pat{ronm), IlIIvir [i(urè)\ 
d(ieundo) II, qiuin^qiuen- 

nalis) , /tam(en) perpetuus 
divi Iladriani, ab eodem 
equo publ{ico) honomtuì — 
patronus mumeipii 



Ilvir , q( uìn )qi uennalts ), 
q{uaeUor) r(ei) piuòlicae), 
q(ìiaestor) pec{ìiniae) ali- 
me[>i]t{ariae)p(,ublicae),pa- 
l(ronus) m«Kic[i|pt Caiati 



, ■) Breucor{um), 
q[mn)q{uennaUa) , quaestor 
— patronus 



GAL 

kalendar. 



curfator) kal{eHdarii) pu- 
Mlici) 



cur(ator] halendiarii). 



[cur(alor)} kalendar{ii). 



curator kal(endarii) Avi 



item honoratus ad curam 
kalendari reipiublicae) Ca- 
nusinor.um) a divo Traiano 
Parlkico et ab iinp{eratore) 
Hadriano Aug(usto). 



curator kalendari r 



ctus a divo Pio. 



[f:u]r(ator) kal[endarii) ma- 
ioris et Clodiani et Èinu- 
iciani]. 



curiator) ka[U\end{ariÌ) r 
p{uhlicae) eiusdem, 



curator kal{endarii) pub{li- 
ci) CubuUemorum. 



y Google 



Olivieri, Mann. 



G. Anti[us . . f. [Pa- 
ìiatina) Ase{Um) 



. . . Septimius L. f. 
Tromtentina) Het- 



C.StremproniuaC.f. 
Pomp(tina) Bassus 



Sex. Pitlfennitts a (. 
Ter(etina) Salutar is 
M. Luccius Valermi 
Severas 



IP. liaeyiius [P. /:] 
Teìietina) lustm 



Q. Obsequenlius Se- 



Q. Spurùmn Q. f. 
P(omptina) Quintia- 



L. Dentusius P. f. 
Pap[iria) A. Proco- 
linus 



patroKiiS munic(ipii) - 



inivir q(uin)q[uennalh) , 
patiroHìis) mtin{ioÌpii) Fa- 
lirat[eriae) vel(eris} — om- 
nibus konor[i]bus et mme- 
r?iu[s plerfunctus 

quinq(icennaliciiii7) vir,m{u- 
nicipii) FXabtaleriae) v(e- 
terisj — cur(aCor) Form., 
omnibus muneri&us perftin- 



ae[dilicia)p{otestate\pr(ae- 
tor), Ilvir,q{mn)q{itennatis), 
auguf, ewiator) reip{ubli- 
cae) — , curalo»" mwieris 
peqiuniae) AquilUanae II, 
q[uaestor) reipub(licae) IH. 

praef{ectus) coh(ortis) IIII 
Galliorum) equitat{ae). tri- 
HwMs) mil(itum) cohior- 
tis) I mill(iariae) Vindeli- 
c[orjim), prae/{ectus) alae I 
Pannonior(v,m] — , cìirat{or) 
templi et arcae Vitrasianae 
CatenuT^um) , fiamen divi 
Troiani. Ilvir, qfnaestor) 
III, patr{onuì) coì(oniae). 

Ilvir, aed(iUs), q{uaestor) — 



- laudabilis munerarius 



Augiustalìsj Pisis - 



eq{uo) pitònico), Laur{em) 
Lavin{as), aedil(is), I/vir 
— cur{otor) rei publ(icae) 
Vetulonensium. 



CAL 29 

curiator) kal(etidarit} {^Cit- 
bulte^rinoritim)? eleeltua ab 
imp. Se]vero et Allottino 
piis fet\ ' * ■" • '" 
(;(«s(ts)]. 



ict(ia] A[U3- 



(or) k{alendarii) a 






cur{ator) kal{endarii) novi 



\cur. kal. ] iani . . . 

[eodemque tempore f] curia- 
tor Portemis kal(endarii) 

curifitor) kal{endarii) Flo- 
rentinor(um). 

curat{or) kalend{arii) pie- 
bKis) Arret{Ìnae) 



curatior) kal{endarii) Ti- 
fernatium datus ab imp{e- 
ratoribìis) Severo et Anto- 
nino Au^(,u>tis). 

IlIIIIvir Atigimtalis). car{ator) kal{endarii). 
q(uaeator) cQl{oniae), aed(i- 
tis), Ilvir, fiamen divi Au- 
gniti), curiator) annonae, 
curator munerit publtci — 

q(uaeìtOT), Ilvir, q(uae>tor) curator kalendar{ii) peeu- 
alimentoiium) — ,patronns, niae Valentim n.iJS. DC- 
Vlvir AìigiuUalis) 



y Google 



Tiibus honorìbui funclus curalor kal[eniarii) Ame- 
datus ai optimo 
mimo mp(eratofe) 



■u n ?] {curatori haUendarii)] > 



[ v] (ator) peci n a ) an 
n{onae) — patron(iiS) VI 



• k]aHendarii) r(ei)p{u 
ae) Ameriinorum). 



Oltre a queste notiz e ep frrafiehe nell font 
letterarie sono ricordai 1 calendar u n d Cades 
(Paul. fr. Vat, § 187) e quello d B bracte (Eu 
men. Gratiar. actio Con tant n Aa<' I\ a 311) 
cher. Heidelberg 1863. — 



CALENTES (aquae). — v. Aqnae p. 575. 

CALES {Calvi). — C. X 4631-4716. 8378. 
8379. — EE. 8, 526-560. — Città delia Cam- 
pania, sulla via Latina, tra Casiiinum e Tianum 
Sidicinum (Strab. 5, 3, 9 p. 237. Tahul. Peuting. 
6, 3), nel territorio degli Aumnoi e nella' re- 
gione I Augiistea. Quanto alla forma CaUs, co- 
mune anche nelle lapidi (C. I. 15. 21. — VI 1368 
(= XIV 3993). 2382 b. 1. I4I9. — Vili 7049. — X 
4647. 4653. 4873. 8054, 7. 8056, 2. EE. 4, 834), 
si ha pnre Galenum (Plin. nat. hist. 3, 5, 53), 
e Cale (Sii. Ita!. 12, 525 cf. 8, 514. Tah. Peu- 
ting. 1. e.). Alleatasi coi Sidicini contro i 
Romani, fu da questi vinta e assoggettata nel- 
lanno 419 u e (Acta trnnph C I p 455) 
M Valer us M f M n Cor us II! eos IV 
an{no) CDXIÌ X Id b[us) Ma t( s) de Galene » 
cf Lv 8 16 I onjs 1 15 fr) Nel! an se 
guente v fu ded tta una colon a lat na (L v 
1 e Veli 1 14) un ca ella Ca pan a e da 
ali ra fu sede d tin joestore sped t da B 
ma a reggere quella re^ one (Tac ann 4 27 
ci Mommsen Staatsr o* p 557) Presa Capaa 
nella gaerra Ann bil cì vent e nque senat n t 
fu n mandai n custodia (L v 26 14 seg") 
in generale è d^l ant eh r cordata ns eme 
n TeanuniB ccomeìapnnc pale e ttàdellaCam 
pania {Polyb. 3, 91. Cic. de leg. agr. 2, 31, 86. 
35, 96). Fu anche una delle colonie latine, che 
nel 545 u. e. rifiutarono il contingente militare ai 
Romani e ne furono punite {Liv. 27, 9; 26, 15). 
Ebbe la cittadinanza Bomana dopo la gnerra 
sociale e fu ordinata a municipio (Cic. de leg. 
1^, 2, 31, 86; ad fam. 9, 13, 3. Lih. colon, p. 
232): solo alla fine del secolo III ebbe diritto 
di colonia, come è chiamata in una lapide ur- 
bana (C. VI 1419). Era inscritta nella tribù Pi> 
blilia (C. TI 2382 J, 1. - X 3910. 4655. — 



Mostrai — Censores (4633. 4662. 4663) o 
quali orv r tur d cundo (EE. 8, 531), quat- 
t to qu nqueìmales ture dìcunio (8910) , 

qiattuoTV T qu nqu wnal s (4641. 4644. 5654), 
quattfiorvtn (4653, 5. bi), praelores (4651); 
duoviri {4631, 12 ; da quando divenne colonia); — 
praefectus (3910); ~ aediles (4631, 13); — 
flaaesfocej {4631,11. 4658) ojMiiffsJo»' rei publicae 
3910); quaestor aiintenforam (3910); — caratar 
coloniae (C. VI 1419), curator Calenorum (C. 
VI 1368 = XIV 3993), curator civitatis Cale- 
norum (C. Vni 7049). 

Munera e ofBciì secondarii. — Legatus (4658); 
curator opemm publicorum (3910); curator viae 
Falernae (3910); curator templi et arcae Vi- 
trasianae (4783); — scriba (4643, i»); servus 
actor reipublicae (EE. i, 834); publicus {4687). 

Cittadinanza e senato. — Municipium {4641. 
4648), muniapes et incolae (EE. 8, 531), co- 
lonia (C. VI 1419), res yuWica (3917. 4643, M. 
4654); — senatus (3917. 3923. 3934. 4637. 4638. 
4648 4650. 4651. 46.54, 4658, 4659. 4667; in 
senalum cooptatm 4649) consc pt (4643, 21) ; 
Orio (4643) àecur es (3919 EE 8,532); ho- 
noratus decur onal bus ornament s (4659 ; oma- 
ment i 4643 is) 

feacerdoz e Angustab — Aìljur (3919), 
fianend % August (4641) mn stri Mentis 
Bonae (4636) — sev ri Augustales (3919. 4645. 
4646 4647 4661 8379) Augu. tales (464S, 20. 
4653 4659) 

CoUeg — Colleq um entonar orum con un 
quajlator et patronus (3919) 

Patr no - i Aufelltus Rufus (4641). 

D V n ta — Apollo (4633) D s pater (EE. 
8, 529), FortUJta (4633), Lar Augusti (4634), 
Mater magna (4635), Meni Bona (4636). 

Mommsen, C. I. Lai. S p, 451. 

CALIDAE (Aqiiae\ — r. Aqiiae Calidae 

p. 575, 

CALIGA. ~ Nell'editto di Diocleziano ' de 
pretiis rerum ' (9, 5-1 1 C. HI pag. 883) il nome ca- 
liga 6 usato in generale per indicare tutte le spe- 
cie di calzari; sicché nel titolo rf« caJtjissono com- 
presi anche i calcei patridi (9, 7) ed i calm]pagi 
mÌUtare>{9, 11), oltre alle altre specie v< 
indicate come caligae : caligae senatorum (S 



y Google 



CAL 
{dmarioi) centvm), equestrei (9, 9: (denarios) 
septuaginta), muliebres (9, 10: pa[r] (denanos) 
iexaginta), primae formae mulionioae sibe ru- 
stica (SS} l (dna ) CXX) 
milita (<» 6 l b {l ) tu ) 
Solo p n 11 It d p q li d 
oarr tt t d q 11 d Id t d b- 
arp rat p t 
t 11 1 



t 1 1 



tava 1 i t ff 

dira It h d {I 3,247, 16, 4 J b 11 J d 
7, 3. Plin. nat. hist. 9, 17, 69; 34, U, 143. etc.) 
e legate con molte slriscie di cnoio (Nigroni, 
Dissert de caliga veterum. Lindenschmidt, Tracht 
nnd B waff ng ta VI 1 S hiller, Kriegsalter- 
tUin n 11 H ndl» d lila> iltertniBB-wissensch. 
IV, 2 p 7'!9 f Catt BM 1887 p. 53). Qneata 
spec di p p dei soldati e dei 

centu n 16 l j ni ava anche il aer- 

vizionilfair (Sub t 17. Plin. nat hiet. 

7, 42 135 f 1 1 d nn graffito del- 

l'escubt <i gli C VI 3035: o/eum in 
caliga- d l g rabra essere gli stessi 

soldat gr g ) 

CabgatnB nelle lapidi e il soldato, in oppo- 
sizione aiVeoocatus: Sex Atusius Sex. /il. Fa- 
bia Roma Priscus, evoc(atus) Auif(usn}. primu.t 
omnium aram. Tiberino posuiC, quam calìgatus 
voverat )C. XI 3057); Pup. Flaccm evoc(atuH), 
5(bO vixiif' aninos) LV caKiffalas) XVIII etc. 
(C. XIV 2888). Cf, la forinola 

In caliga militare nelle lapidi seguenti: 
C. VI 2440: Diis Manibus L[ucii) Naevi Mu- 
di) /Xilii) Camelia) Paullini emc{ati) Aug(usti) ; 
Tuilitavit in c(o)ko{rte) I pi\aett>rid), equea, 
opCio equitum, cornicular(iusì tribuni ; militavit 
in caliga ann{ii) XVI, eoocatus fuit annuii) 
HI etc. ; — IX 5840 : C(aio) Oppio C(aio) /litio) 

Vel{ina) Basso (centurioni) leg(ionis) IIII 

Fl(aviaé) Fel(icis) et leglionis) II Tt(aianae) 
For(tÌs), svociato) Aug(usti) ai ac(tÌa)fori, b(ene- 
/iciari) pjiaefecti) pr(aetorio), militi) eok(ortis) 
IIpr(aetoriae)etcoh(ortium)XIIIetXIV urbta- 
narum), omnibus officiis in caliga functo etc, 
i qnali of^cia nella lapide 5839, dell'istesso sol- 
dato, sono specificali cosi : sigmf{er), optio, tesse- 
(rarius) coh(ortis) II pr(aetorÌae) ; — III 7108: 
7\itits) luUus T\,iti) f(ilius) Foltinia Paternus 
eoocatus Aug(usti) militavit aninos) in cal(iga) 
XVII in eal(iga) [sic, leggi: evocatus\ VII; 
-IX 5647:. . . . [vm]ni ko[nore in} caliga [fnn- 
cto ?]. 

numerus callgatornm o militnin caliga- 
toram è detta !a plebs, divisa in 16 decurie, 
del solo collegio dei fabri tignnarii di Ostia, in 
opposizione agli konorati ed ai decuriones: C. 
XIV 128 {=YI 1H6J: Imp{eratori) Caes{ari) 



CAL 81 

C- Valerio Dìocletiano (a. 285) konorati et 

decurion{es) et numerua miUtum caligatorum-, 
IGO : P(ìiòlio) Bassilio P^ublii) fiUo Crescenti., 
numents caligatorum decKriar{um) XVI colle- 
g{i) fabrum tignuariorum Ostis etc. ; 374 : Jfarco 
Licinio Privato . . . magistro quinquennal(i) col- 
legi fabrum tignuariorum lustri XXVIIII et 
decurioni eiundem numeri decur(Ìarum) XVI.... 
univeraus numerua caligatorum collegi fabrum 
tignitariorlum) Osliens(iìim) etc. 

CALIGARES (tormae). - La forme dei 
caJzolaì sdbù ricordate nell'editto di Diocleziano 
« de pretiis rerum » 9, 1-4. (C. UI p. 833): de 
formis calivaribus: formoe calicares maximae 
(denarioa) centum ; formae aecundae mensurae 
(denarioa) octaginta ; formae muliebrea (dena- 
rioa) sexaginta ; formae infantiles (denarios) 
triginta. 

'CALIGARIUS. — È il fabbricante di ca- 
ligae (Vita Alex. Ser. 33. Firmic. Mat. 3,12; 
4, 7). Caligarii ricorrono in una lapide urbana 
{C. VT 9225) ed in alfie dì Aquileia (C. V 1585), 
Vcrcdlae (C. V 6671), Teate Marrucinorum (C. 
IX 3027 ; sutor institor ealigarius), e forse 
di Aqujnum (C. X 5456). Sutor caligariua fi 
detto anche C. Atilius G- f lustua della iscrizione 
di Mediolanum (C. V 5919), sovrapposta al ri- 
lievo rappresentante il calzolaio in atto di cu- 
cire una caliga con entro la forma, raentro una 
altra fonna e la lesina stanno snl suo banchetto 
(LabuB in Rosmini, Storia di Milano 3, 133' 
Cf. Gatti a proposito del monnmcnto C. lulius 
ffelius sutor a porta Fontinale, che deve essere 
stato pure un caligarius per la calig'a rappre- 
sentatavi BM. 1887 p. 53). BlAmner, Techn. 1 p. 
272; 4 p. 522). 

CALIGULA (C. Caet^ar Germanicus) — 
Nacque da Germanico e da Agrippina il 31 Agosto 
dell'anno 12 d. Cr. (Suet. Cai. 8 cf. Fasti Vallenses 
C. I p. 320 = VI 2298 : Prid. K. Sept. : Nat(aUa) 
C. Caesaris Germanici. Fasti Pighiani C. 1 p. 326 
= VI 2300 N t(l ) G m ()) d 

Plm 1 Amb t t T d 

Ltirtl Ib dglttpb- 

bli A ti (S t 1 IT 1 41) 

È Tt p 1 f 11 t r rmani d 
ta I p d m Id t h It 1 

m F hplijmli 

t h gì 1 p ri gì d d I 
p m A C Ig l {\ an 1 41 69 D 
Gas 57 5 '^ t C ) h U t n gì è 
masto, benché egli piii tardi direnuto imperatore, 
lo considerasse siccome offensivo (Seneca, de conBt. 
18). Accompagnato nell'anno 17 suo padre in 
Orienta, visse poscia presso la madre, e, quando 
questa fa relegata, presso Livia, di cni disse 



Hosteciby V:i 



oogic 



p^^ 



32 GAL 

l'elogio fnnebre (Suet. 10 cf. Tao. ann, 5, 1), 

e infine presso l'ava Antonia (Suet. 1. e). 

Dall'odio di Seiano lo salvò e l'essere stato 
edncato da Tiberio e il favore ohe godeva presso 
il popolo siccome figlio di Germanico (Dio Cass. 58, 
81. Nell'anno in cui fu ucciso Seiano (31) fu fatto 
p ntefice (D'o Cass 18 7 8 cf '^uet Cai 12) 
dae ann dopo augure {b et 1 e ) e questore d 
venne nell s esso anno 33 {D o Casa 5(5 23) 
quando ali età i 21 a no oh an ato da T b r o 
a Capn assunse la toga v r 1p e dep se la barb 
(Suet Cai 10) 

^ eee q nd e n T b r o no trando d d 
ne t care la sorte d sua madre e de s ui fra 
teli devot al sovra o n modo li dai ncea 
e one al detto attnbu to ali oratore Pass en 
Keque tneharem vnquam serms negue deteno 
rem dommum fuiìse dandosi a crudeltà e stravizi 
(Snet Cai 10 U Tac ann 6 20. Vict. ep. 3), 
si che Iimperatore traaltr) dicevadi lui: exitio 
suo ommumque Caium vweTe (Suet. Cai. 11). 

Per assicurarsi la successione al trono cui 
Tiberio sfesso gli davt motivo ad aspirare (Dio 
Cass 58 23 cf 8 Tac ann 6,46), sedusse la 
moglie di Maero prefetto del pretorio, Ennia 
Naevia promettendole di sposarla qualora fosse 
^unto al potere e guadagnajidone in tal modo alla 
propria causa il manto (Suet Cai. 12. Tac. 
ann. 6, 45. Dio Cass 58 28 Philo legatio 6)! 
Quale parte abbia avuto nella morte di Ti- 
berio, non si sa; meno dubbio È che una ne abbia 
avuta. Secondo alcuni gli propinò un lento ve- 
leno; secondo altri gli rifiutò il cibo dnrante 
la malattia, soffocandolo infine coi cuscini fSuet. 
Tìb. 73; Cai. 12. Dio Cass. 58, 28. Tac. ann. 
6, 50. Oros. 7, 4). 

Accompagnando a Roma il cadavere di Ti- 
berio, Caligola, il figlio dell'adorato Germanico, 
fu lungo tutto il viaggio festeggiato da un im- 
menso popolo, ed entrato in Roma trionfalmente il 
28 Marzo, trovò straordinarie accoglienze (Suet. 
Cai. 13. 14. cf Atti degli Arvali C. VI 20'>8 e 
A(.nte) d{iem) VK. Aprile»: \quod hoc die [C ] Cete 
sar Augustus Oermanicus urbem inijretsiut est) 

Tiberio, che era stato in dubbio a chi do- 
vesse lasciare la snccessione del potere, indie 
tanto Gaio quanto Tiberio Gemello, allora an 
Cora adolescente (cf. Schiller p. 303), lasciando 
ambedue eredi del suo avere in parti eguali (Snet 
Tib. 76; Cai. 14. Tac. ann. 6, 46. Philo in Placo 
3i legatio 4.5). E 18 Marzo Gaio fu appellato 
imperatore dal senato (Suet. Cai. 14 cf. Atti de- 
gli Arvsli C. VI 2028 e: A{nte) d{iem) XV K. 
Apr.: quod hoc die C. Caesar Augustus Ger- 
manicu» a senatu Ìììtper[ator appellatus est], 
rifiutando gli altri titoli che gli si offrivano (Dio 



GAL 

Cass 59 8) Si conservano due documenti che si 
nferiEcono alla sua assunzione al trono i gin 
raraenti cioè fatti in quell occasi jne dalla città 
di Assus (Pipers of the arch inst of America 
]8'^2 p 13^) e da quella di Aritium vetus (C 
II 172) Egli ottenne jer pnma cosa che il senato 
cassasse il testamento di Tiberio (Dio Cass. 59, 
1 Suet Cai 14 Zon.U, 4, p. 447), e per Ti- 
beno Gemello provvide così, che, quando vestì 
la toga V ni lo adottò e lo fece princeps in- 
e tu s (Suet 15 Dio Cass. 59, 8). Propose 
beni la con aerazione di Tiberio, ma per Top- 
po zone del senato, non v'insistè ulteriormente; 
f ce ani tralaec are il giuramento negli atti di 
lu (D Cass 5 3. 9). 

Tenuta 1 orai one funebre di Tiberio, nella 
quale apparve evidente l'intenzione di ricordare, 
più che lui. Augusto e Germanico (Dio Cass. 
59, 3), portò solennemente a Roma le ceneri di 
sua madre e di sao frateiln Nero (v. Tiberina), 
che fece deporre nel mausoleo di Angusto (Snet. 
15), rinnovò nelle monete e nelle iscrizioni la 
memoria dei genitori (cf. C. II 172. CIG. 1301. 
2452) e dei fratelli, ne fece solennizzare dagli 
Arvali illoro giorno natalizio e cancellò le accuse 
contro la madre ed il fratello, punendone gli ac- 
cusatori e facendone tumare dall'esilio gli amici. 
Inoltre volle che il mese di Settembre d'allora in 
poi si chiamasse Germanicus (Suet. 15. Dio Cass. 
59, 3 cf. le monete in Cohen 1, Geim. 2-5; 
Germ. et Cai.; Agrippina 1: Agrippina M(arci 
f{ilia) mat(er) C. Caesaris Augusti \ s. p. g. R. 
memoriae Agrippinae-, Agripp. et Cai. 1-7 ; Nero 
et Drnsus 1-8) ; a ciò sì riferiscono le monete 
nelle quali ricorre il motto ;)Ìe(as, che egli estese 
del resto sino a M. Antonio, riabilitandone la 
memoria (C. VI 1364. Mommsen, res gest. p. 180. 
Dio Cass, 59, 20, Snet. 23), In questi primi tempi 
non si vergognò neanche, come avvenne pili tardi, 
della discendenza da Agiippa, che è menzionata 
nella lapide di Agrippina C. VI 886 ; però la mo- 
neta che dice Caligola M Agrippae nepos (Cohen 
1 Cai 31) può essere stata coniata a sua insi 
puta Quello per' che snb {o in lui si rileva è 
il fatti che evita il chiamarsi nipote di Ti 
bene non cos invece pronipote di Augusto 
(v sotto cf Cohen Cai et Aug p 244) 
Fece jure conferire aliava Ant ma il titoli 
di Augusta e tutti gli non e i privilegi che 
aveva avuti Livia (suet Cai 15 Dio f aas 59 ? 
/on 11 4 p 447 cf AugUShiB) alle sorelle 
attribuì gli onori delle Vestali (Dio Cass. 59, 3) 
e nomina per la prima volta console Io zio Claudio 
(v. Claudina), 

Il principio del suo regno si segnala per 
l'opposizione a quello di Tiberio e per l'osten- 



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GAL 
tata concessione di libertà ed amnistie; cosi si 
spiega il pileus lihertatU clie si scorge sulle 
sne monete. Cacciò dall'Italia i delatori, abolendo 
i pToceeei di lesa maestà, graziA i carcerati e ì 
gli esiliati, concesse ai magistrali libera giaris- 
diiione, togliendo il diritto d'appello all'impe- 
ratore, introdusse un'altra volta l'elezione comi- 
ziale per le magistrature repubblicane, distinse 
i poteri del senato da qaelli dell'imperatore, ri- 
conobbe l'obbligo di presentare i resoconti delle 
spese pubbliche, permise un'altra volta i sodalizii, 
introdusse una quinta decuria di giudici, am- 
mise nel culto pubblico quello di Iside; misure 
quesl«, che in parte durarono, ma per lo piò ce= 
sarono sotto il regno suo stesso (Dio Cass. 59, 6 '^ 
20;60, e.SuetCal. 15. le.Zon ll,4p.449).Quan 
do al 1 Luglio del 3S cominciò il suo primo oon 
solato, egli tenne un discorso, nel quale biasimu 
la natora tetra, lo crudeltà, l'avidità, i difetti 
tutti insomma di Tiberio, promettendo di attenersi 
all'esempio di Angosto ; siccbÈ il senato decise di 
far leggere ogni anno questo discoreo (Dio Cass 
59,7). La gioia del popolo era immensa, e non solo 
a Roma e in Italia, ma pure nelle Provincie 
E quando egli, pare in seguito agli stravizii cui 
subito si abbandonò (Philo. leg. 2), cadde am 
malato, tatti s'interessarono per la sua salute pei 
la quale sì fecero in ogni parte dei voti {Suet Cai 
14, 27. Dio Cass. 59, 8 cf. Fililo leg. 3). 

Se non che, ora tutto cambia. L'idolatrato figli 
di Germanico non si mostra più degno dell'aspetta 
zione del popolo ; il suo governo oltre che dalla 
sua naturale tendenza alla crudeltà ed ai disordini 
è caratterizzato dalla mania dell' onnipotenza 
che già i suoi contemporanei attribuirono id 
infermità di mente, e dalle difficoltà finanziane 

La sua natura era divina, e percib richiedeva 
per BÈ, a Roma e fuori onori divini ; perfino 
- sfidò Giove a decidere chi dovesse avere il d 
mìnio del mondo (Jos. ant. Jud. 18, 7, 2; 1 
19, 1, 1. 2.; 2, 5. Suet Cai. 22. Dio Cass. 59 28 
58, 1-6; Philo leg. 11. Sen. de ira 1, 16. A 
Vict. Caos. 3, ep. 3. Suid. v- s. rdiog. Zon 11 
4. p, 448. 456 cf. Curtius, Beri. Monataber. 1874 
p. 11 segg.). Sua madre Agrippina, diceva 
figlia di Augusto edilulia: il suosangue q d 
non aveva a che fare con quello di Agripp K 
lui doveva essere permesso di avere rela 
amorosa con tutte le sorelle, di vivere anz 
Drnsilla in completa unione incestuosa (v. s tt ) 
Egli solo poteva giudicare, egli solo gode di 
assoluta libertà (Suet. Cai. 29. 31. 33); a 1 
solo spettava il permettere che s'innalzassero st f 
a" viventi, e per poco non tolse dalle pubbl h 
biblioteche Omero, Virgilio e Tito Livio (S t 
34). Per lui i cittadini non erano che schiavi (A 

n 



GAL 33 

Vict. Caes. 3. Epit. 3. Philo leg. 17). Chiunque 
gli era d'ostacolo doveva sparire innanzi a lui. 
Così Tiberio Gemello alla fine del 37 dovè lasciar 
la vita (Dio Caes. 59, I. 8. Zon. 11, 4 p, 447. 
Philo leg, 4. Suet. 23); così Antonia perdette 
su lui ogni influenza, tanto che corse anzi 
voce che per suo ordine morisse (Dio Case. 59, 
3. Zon. H, 4 p. 447. Suet. CaL 23. Suid. s. v. 
raiog). Anche il senato gli divenne sempre piìi 
inviso, mentre cercava di salvarsi colla più bassa 
servilità (los. ant. lud. 19, 1, I. Suet. Cai. 30. 
49. Dio Cass. 59, 24. Seneca de benef. 2, 12, 2). 
Né l'iiuperatore doveva avere obblighi con al- 
cuno- Macro e sia m glie cui era debit re in 
parte del trono dovettero morire insi me co die 
figliuoli (loe ant lud 18 8 " Suet Cai 26 
Dio Cass Sf» 10 Philo in Flacc lef, 6 6) 

Ben presto trov modo li dissipare tutto 
quanto Tiberio aveva ammassato Pag ai sol 
dati alla plebe urbana ai privati i lasciti del 
•iuo predecessore e di Lnia ed il dono alla 
plebe non fatto quando ef,li assun e la toga 
virile Ordinava ogni giorn banchetti <. spet- 
tacoli sontuosi pei quali era appassionato fino 
al punto da prendervi parto egli stesso <. ai 
quali tanto più lo incitavano gli amici panto- 
mimi corridori ecc (Suet Cai 18 Dio Cass 59 
5 10 14) e prud gava doni a chiunque ne lo 
richiedesse Prima insomma he fosse scorso un 
anno i risparmi àiA governo li Tiberio erano 
inferamente scomparsi (Suet Cai 37 Dio ' a-^s 
59 3 Zon 11 4 p 447) Abolì pure la du 
centesima auctioium (Suet Cai 16 Cohen 1 
Cai 14 17 cf perii Jilommsen Zeitscl r ftìr Nu 
raism 1 p 239) e per opere pubbliche spese anche 
moltissimo Se i nuovi acquedotti (Suet Cai 21 
Front de aq 13 Plin nat hist 36 15 122) se il 
compimento del tempio d Aui^usto (cf Cohi^n 1 
t 1 9) d l t tr d P mp 1 t 

(S t 1 D C 59 7) 

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34 GAL 

sunto i! governo doreva avere il n me li Pi 
rtlia t[uisi Ifi'ic qucll delia tee iida f nda 
iione di Eoma (Suet Cil 16) Ma 1p conseguenze 
di qnesta amminietrizione dieeipatnce doveva,no 
presto farsi sentire Eisorgono le condanne per 
lesi maestà bis. per ordine imperialo che del ie 
n^to (8uet Cai 37 Di Casa 59 10 16 8 18 
Seneca de ira 2 S3 3 18 11 20) cominciano 
le confische con o senza condanne a mortp e 
q^uelle anzi ni nelle quali il compratore era 
obbligato a pagare strior Imariamente 1 onore di 
venire in possesso di oggetti già di propiieta 
imperiale (Dio tass 59 U 18 28 SueL Lai 
38) auzioni che dirette dall imperatore in per 
sona si estesero pure alla dallia quando Roma 
e 1 Italia furouj sfruttate Cuet tal 3Q Dio 
Cass 5*^ 22) Sollevava pretese sulle eredità 
de sui liti volle <iopra tutto i legati delle 
perione ancor iivinti destinati al suo prede- 
cessore poi lerelita dei centanoni che avevano 
preso parte al tn nfo di Germanico indi quello 
di tutti 1 soldati insomma ognuno fu obbli 
gato a ncordarsi del principe nel suo testamento 
(Dio Cass 51 15 Zon 11 5 p 451 Suet Cai 
S8) Nel 41 mtine intr dubse alcune imposte che 
lenivano a ricadere sni poveri lina sugli ani 
mali macellati e sul macinatn la qvadfagesiMa 
ntium quella di reniita ai che sugli operai e 
perfino sulle raerttnci tutte tasse ler le qual 
\ imperat re studiava ogni mezzo per far Cadore 
la gente in e ntravvenzinne La sua aviditi li 
raccogher danar 1 spinse perfiu) da uniate a 
sequestrare i beni dei templi da,ll altro ad aprire 
un li^inare di donne e fancmlli nel suo stesso 
palazz (Dio Cass '59 28 I s ant lud 19 I isuet 
Cai 40 41) \ erso i soldati si dimostr da princi 
pio benevolo (cf Cohen 1 Cai 10 12) p scia ne 
diminuì il soldo ed i ionativi Le illegalità che 
commetteifa nel coprire i posti degli nlficiali e 
1 aver voluto trucidare delle legioni perchè tanti 
Bum prima s erano ribellate a suo paire (buet 
Cai 44) furono atti che lo reser) invis cogb 
altri cittadini pure ai soldati 

B presso questi invero non poteva essere in 
grande opinione Nel "/io intraprese una sptdi 
zione m Germania dove si ^eo^ facendo una mar 
eia ridicola e subito ne toIn^ senza avere nulla 
concluso pur vantando le sue imprese ed i suoi 
trionfi (Eutrop 7 12 2 Saet Cai 4S seg 51 
Galb 6 Dio Cass 59 21 Zon 11 6 p 453) 
Poi mosse contro la Britannia chiamato m aiuto 
da Admmio figlio di un principi, di colà giunto 
per sulla «piaggia del mare si ferm e fei^e 
raccogliere dai soldati delle e nchighe Unii" 
effetto della bui grande impresa si fu la sot 
tomisBione d una popolazione della Normandia 



CAL 
I Menni Eppure per sett.- v Ite si fé e chia 
mire imjerat re e pcrfin valeva gh onori del 
trionf (Suet Cai 11 Jb 47 Dio Cass 51 21 
22 Oros 7 5 5 Aor \ict taes 3) 

Ne«s no essendo più si uro della vita (''en 
cons ad Pnljb 32 4) vessati ricchi e poven 
malcontente le legi nt eri naturile che si for- 
massero delk congiure Sembra infatti che in 
breve tempo ne sieno sorte pare chie (los. ant. 
lud 19 1 2 Suet Cai 56 Dio Cass 59, 26. 
Zot 11 b p 454) Tra esse la più pericolosa 
fu q iella di suo cugino M Aemiliua Lepidus, 
destinato a suo success re e di Cu Lentnlus 
Qaetulicus nella quale mentre Gaio si trovava 
nelle Gallie entrarono piire anche le due sorelle 
Agrippina e Lirilla Drusilla essendo già morta. 
Scoperta al 27 Ottobre dell ani o 3Q la congiura, 
gb uimini furono e ndannati i morte le sorelle, 
la cni vita scostumata egli pubblicamente denun- 
ciò in senato relegate nelle isole del Ponto (Suet. 
Cai 24 Claud 9 Galb f Dio Cass 59, 22. 
Zon 11 4 p 448 6 p 453 %ea n qu 4 praef. 
13 cf gli atti degli Arvah C VI 2029 d a. d. VI 
K Nov [ex s t] ob deterta iffaria con- 
iatila m C Caesarem Aug Germanu]ìtm Cn. 
Lenitili Gae\tKhc%\^ Ed in questa occasione, come 
sempre si mostrò un altra tolta la servilità del 
senato Decisiva invece fu una con n ad gì' uffl 
cial d 1 corjo alla quale prese p rt pu 
più influenti dei liberti imperiai E pp ò 

il24Ccnnao4I quanl Caio pp t d 

intraprendere un viaggii jer lEgtt I un 
corrid io del teatr caide per n di 1 n 

ufficiali e specialmente di Cassi Ch h 

da lui tri stato oftcso (los ant I d I<> 1 3- 
15 Dio Cass 59 21 Zon H 6 p 4 5 g 
7 p 458 Eutrop 7 12 4 loh A t h f gm 
84 Moller 4 372 S let Cai 49 60) Il suo 
cadavere fu trasportato di nascosto i egli orti Da- 
miani e mezzo abbruciato appena più tardi fu 
dalle sorelle tornate dall esilio religiosamente 
cremato e sepolto Visse 29 anni di cui passò 
sul tron tre anni dieci mtsi e otto giorni (Suet. 
Cai 59) "^n qnanto segui dopo la sua morte v. 
ClaildllIS II su nome i trovi abraso alcune 
volte n^lle lipidi (C X 901 104 Bull de la 
600 des ant 1885 2° livl 

In Oriente Gaio con poco senno seppe di- 
sfare quel] che 1 abile politica di Tiberio avea 
fatt Già nel primo inu) the eri sul trono 
noostitii I abolito regnj di C mmagene conce- 
dendolo al fìgbo dell ultimo re Antiothus IV, 
Epiphanes Magnua cai died.- inoltre la costa 
deUa Cihcia e restituì i beni se lueitrati al pa- 
dre per 1 importo di 10 ) milioni di sesterzi (Dio 
Cass 59 8 Suet Cai Ul pin tardi perù gb 



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l M g t d l t ! p t t 

di t t d l. \ 

fu che dovunque piacesse ai nemici degli Ebrei, 
le sinagoghe divennero templi dell'imperatore (v 
specialmente Philo, legatio ad Cainm) Ma non 
basta. Pablins Petroniae, governatore della Syna 
ebbe net 39 ordine di entrare colle sue truppe 
a Gerusalemme e innalzare nel tempio !a statua 
dell'imperatore. Mentr'egli spaventai» e mosso 
dall'eccitamento dei Giudei, procrastinavaefaceva 
delle rimostranze, il re Agrippa si recì) a Roma 
ed ottenne infatti la revoca del decreto. Caligola 
per^ e ni ò morte '1 governatore ma la sua 
t guita ( I daea) 

N 11 Tra I g m m pp e- 

tt fmlttl d p pmo- 
L mp t C h qui 1 1 al 

d fan Ph talk fi 1 d ko- 
tjlg dqlp ndd gli, 

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Ic flgl d Eh k p n ( Thracia) E 1 do 
f n p gì Itr f t 11 a Po- 

1 1 P t P 1 m d K tj 1 Ar- 

m {r 9 1) 



CAL 



35 



I ffl t le suo misure nell'Africa 

Al 1 1 t ! 1 npero militare, rendendo 

d d p d t 1 legato della Numidia {v. 

Afr ca) C d da morte il re Ptolomaeua 

d M t h m to a Roma nel 40, decise 

1 in rj az 11 Impero di quel grande Stato 

f d far Ih 1 pii tardi si potè effettuare 
pi b II 11 a scoppiata dei Mauri (v. 

Alan tania) 

Gigi alt di statura e sproporzionato, 

p 11 d d 1 t occhi e tempie infossate, 

d 11 f t 1 g t a, con pochi capelli (Suet. 
C 1 "i J F t rt mente d'ingegno, come lo 
d m t 1 ! tiS nell'arte oratoria (Job 

t J d 1 D Cass 59 28 =iuet Cai 53 

S t ot) sieme di buon gusto che 

p 1 p 11 pazzie era certamente 

t h t d p t ome di corpo (buet Cai 
50} 11 p p g e la sua vita più che la 
pp t p 
N m 

App f Ila gens lulia per essere 

tt Ipd dU gns riaudia adottato in 

q 11 g mm p egli si dice luhus il qutle 

m t elle sorelle e nella figlia 



tt ) 



C t t t 1 si chiami G Cai-sar C 
ni'12n 4=V SUO 18 = IXe078, 25 (tegole); 
VI399I S996 4119(d 1 monumento diLivia); BH. 
1881 p 23 ( p p to di giuochi istituiti a 
C ) CIA. 3, 1284. Cohen 1 Cai. 

t Tb 1 4 h 

ce G m icìis, dal nome che al- 

1 Dru t t conferito dal senato per 

se ed i suol discendenti {Suet. Claud. 1. Dio 
Gass 65 2 60 2) f Xn 1848. 1849 (ante- 
riori alla sua assunzione al trono); — II 172 
{giuramento dei cittadini di Aritium vetus a. 37), 

C Caetar Augustm: C. U 4639 cf. 4640 
{miliarii delh Lusitinia). 4962, 4 (in una se- 
muncatro\ata a Corduba); — VI 4096 (nel 
monumento di Livia) ; — GIG. 2452 (in una de- 
dicazione fatta al padre Germanico) ; Cohen 1, 
Germ 3 i, Germ, et CaL 5. 6; Agr. et Cai. 5. 
6; Gal. 2. 3. 5-8. 10. 11. 20-23. 25. 26. 28. 29 
57-59. 61-63; Nero et Drus, 2. 3; CaL et Aug. 
6-8, 

C. Caesar Augustus Germanicus: C. I p. 327 
(Fasti Antiat, a. 39. 40 ; indicazione del suo 
consolato); — n 4716. cf. 4717 (miliarii della 
Baetioa); — VI 2028 (atti degli Arvali passim);.— 
in 2882. 2976; — V 6641; — VI 5188; — X 796 
(a. 37); — XI 3595 (in una dedicazione divae 
Drusillae); — XII 342 add. (in una dedicazione 
per la sua salute del pagus Matavonicus). 2331 (in 
una dedicazione dell'a. 37 dei Eatiari Voludnien- 



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33 



GAL 



■es^ — XIV 2854 (Praenesfe: in una dedica- 
zione alla Fortuna Primigenia per la sua 3a1ut« 
ed il suo ritorno); — Papera of the arch. inst. 
of America 1882 p. 133 (ginramenio dei citta- 
dini di Asaus); — C. n 172; CIG. 1301 (in de- 
dicazioni alla madre Agrippina). Cohen 1 Germ. 

1, 2. 6; Geim. et CaL 14. 7-14; Agripp. etCal. 
1-4; Neron et Dina, I; Cai. 1. 4. 9. 12-19. 24. 
27. 30 segg, 60; Cai. et Aug. 1-5, 9-11, 

Del Oai prinoipatus bÌ parla nell'editto di 
Cles (C. V 5050, 12). Una dedicazione prò sa- 
lìtte et pace et reditu et Victoria et genio Cae- 
laris Aì/[giisti] del 37 si trova a Roma (C. VI 
811). 

H nome di Cahqula mveip ni>i moniimenti 
non compare mai. 

I suoi rapporti di iscendenza lono così, molto 
oaratteristicamsnte, indicati nelle lapidi e nelle 
monete ; 

Germanici fihus C XII 342 add., 

Tiberii nepos: Cohen 1, Cai. et Tib. 14., 

Germanici f., M. Agrippae n., divi Augusti 
pron. Cohen 1 Cai. 81 (coloniale, a quanto pare), 

Germanici f.. Ti. Angusti n., divi Augusti 
pron. : C. XH 1848. 1849 (prima della sua as- 
sunzione al trono), 

divi Augusti pron.: C. II 4639 cf. 4640. 
Cohen 1 Germ. 4; Neron et Drus. 2. 3; Cai. 

2. 3. 5-8. 10-11. 20-23. 25. 26. 28. 29., 

Germanici Caesaris f.. Ti. Augusti n , divi 
Augusti pron., divi luti abn. C. Il 4716 cf. 
4717 (a. 39)- 



atraturt 



oli. 



Pontifex nel 3 1 (Dio Casa. 58, 7. 8 cf. Suet. 
Cai. 12. C. Xn 1848. 1849). 

Awgur nel 33 {Suet.l.c,;Cohen 1, Cai. 1. 12). 

Quaestor nei 33 (Dio Caas. 58, 23. C. XII 
1848. 1849). 

Consul fu per la prima volta per due mesi 
e dodici giorni dal 1 Laglio 37 (Suet. Cai. 17, 
Dio Cass. 59, 9 cf. Henzen, Acta fr. Arv. p. 
CCXLVI). 

Consul II per un mese dal 1 Gennaio 89 
(Suet. 1. e. Dio Cass. 59, 13 cf C. VI 2029). 

Consul III fino agli idi dì Gennaio del 40 
(Suet. 1. e. Dio Cass. 59, 24 cf. Tao. Agric. 44). 

Consul IV fino alla sua morte (Suet. Dio 
Casa. 11. ce). 

La ana tribunicia potestas I •n, dal 18 Marzo 
37 al 18 Marzo 38, e coai di aegaito la U, HI, IV. 

Pater patriae non ai diaaeaubito ma alquanto 
tempo dopo (C. II 4962, *). 

Imperator mai ai trova in docun ent ffic ali 
(Dio Cass. 59, 3); ricorre aolo ahus vamente n 
iscrizioni (C. ìl 4716 cf. 4717 — X Q6 ed n 



CAL 
monete municipali (Cohen 1 Cai. 12. 30. 36. 37. 
48. 55). 

Seguendo l'ordine CEonologico ai ha: 
A. 37 (Dal 18 Marzo in poi: pontifex mawimus, 
triiunicia potestate (Cohen 1, Germ. 1-3. 
5; Germ. et Cai. 14. 14; Agripp. et Cai. 
14; Neron et Drus. 1; Cai. 1. 4. 9. 12. 
13. 17-19. 24-27; Cai. et Aug. 1-5. 9). 
f (Dal 1 Luglio in poi) Pontifex maaiimus, 
tribunicia potestate, consul (C. X 796. 
2331. Cohen 1, Cai. 14, 50-53; Cai, et 
Aug. 10). 
A. 38 (Ano al 18 Marno) Pontifex maximus, 
tr'biinicia potestate consul, pater patriae. 
» (dil 18 Marzo in poi) Pontifex maxtmus, 
tr bunieia potestate II onsul, pater pa- 
triae (Cohen 1 Cai 15) 
n Pontifev mtìxtmus tribunicia potestate 
II consul consul desijn. II, pater pa- 

A. 39 (fii al 18 Marzo) Pot tifex maximus, 
tr bum la potestate II consul II, pater 
patriae (b II 4716 cf 4717. 6208). 

" (dal 18 Marzo in poi) PoM^i/e* maximus, 
tribanicia potestate III, consul II, pater 
patriae (Cohen 1, Cai. 2. 10. 25. 28). 

" Pontifex maximus, tribunicia potestate 

III, consul lì, consul design. III, pater 
patriae (Cohen I, Cai. 5). 

A. 40 (fino al 18 Marzo) Pontifex maximus, 
tribunicia potestate III, consul III, pater 
patriae (Cohen 1, Germ. et Cai. 5. 6; 
Agripp. et Cai. 5 ; Cai. 6. 20-23 ; Cai. et 
Aug. 6). 

" (dal 18 Marzo in poi) Pontifex maximus, 
tribunicia potestate IV, consul HI, pater 
patriae (Cohen 1, Germ. 4 ; Néron et Drus. 
2-3; Cai. 3. 7. U, 16. 26. 29. C. H 6233. 
6234). 

n Pontifex maximus, tribunicia potestate 

IV, consul III, consul design. IV, pater 
patriae (C. II 4639 cf 4640). 

A. 41 Pontifex maximus, tribunicia potestate 
IV, comul IV, pater patriae (Cohen 1, 
Agripp. et Cai. 7 ; Cai. 8 ; Cai. et Aug. 7). 

Famiglia, 
(cf. specialmente Mommsen, Hermes 13 p. 
244 segg.). 

1) Antonia minor, ava (v. Tiberine). 

2) Germanicus, padre n 

3) Agrippina, madre n 

4) Caius Ttberius, fratello » 

5) Drusus. fratello n 

6) Nero, fratello 

7) Un altro fratello, morto bambino n 



y Google 



CAL 

8) Mia. cognata (v. Tiberius). 

9) Aemilia Lepida, cognata n 

10) Julia Drusilla, sorella, nata, pare, nel 16 
in Germania, quella probabilmente alla cnì na- 
scita si riferisce l'altare innalzato " in Treveria 
vico Ambitarrio supra Confluentes n ooll'epìgrafe 
oi Agrippinae puerperium (Suet. Cai. 8 cf, 
Eckhel 6 p. 231). Caligola dicesi L'abbia stu- 
prata, mentr'era ancora pretestato, e che anzi 
una volta aia stato sorpreso dalla nonna in in- 
tima rapporto con lei. Già nel 33 Tiberio la 
destinò iu moglie a L. Caesius Longinus ; Cali- 
gula perb, salito al trona, gliela tolse (secondo 
Dione Cass. 59, 11, a M. Lepidus) e visse con 
lei apertamente in unione incestuosa (Suet. Cai. 
24); secondo Eutropio, (7, 12) ne ebbe anzi una 
figlia. Ebbe gli onori delle Vestali (Dio Cass. 
59, 3). Poco perÈ visse con lei, perchè nel 38 
essa mori ed egli, che dovette molto amarla, 
ordinò un pubblico lutto e diede in ismanie 
straordinarie. Fu consacrata sotto il nome di 
Panthea ed a lei furono attribuiti tutti gli onori 
decretati a Livia ed altri molti. Di iscrizioni 
dedicate divae Bruaillae abbiamo parecchie : 
C. XI 1168, 8595. XIV 3576. lìA. 1879, 38 p. 372. 
Rh. Mns. 1890 p. 614; una sua flaminka C. V 
7345 (Cabnrrum), U^d» Eh, Mus. 1, e.; della 
sua consecratio parlano forse gli Atti degli Ar- 
vali C. VI 2028 e 12 segg, (cf. EB. 8 p. 821. 
C. Xn 1026), Anteriore però alla sua morte pare 
debba essere la lapide Dittenberger, Syll. 279. 
N6 piii tardi Caligula giurò nelle radnnanze se 
non per Drusilla (Suet. Cai. 24. Dio Cass. 89, 
11. 13 cf. Sen. apocol. 1), — DrusilHam si 
chiamano gli schiavi che per la sua eredità ven- 
nero in mano a Claudio (C. VI, 8822-24). 

14) L. Cassius Longinus, cognato, di fami- 
glia plebea ma antica (Tac, ann. 6, 15 cf. 45), 
Fu console nel 30; nel 40-41 era proconsole 
dell'Asia e nel 41 fu ucciso, perchè, come rife- 
risce Suetonio (Cai. 57), ' monuerant et Fortunae 
Antiatinae ut a Cassio caveret ', 

15) Tnlia Livilla, sorella, nata nel 18 a 
Lesbo (Tao. ann, 54, 2), data da Tiberio in 
moglie a M Vinieius {Tac ann 6 15) Ebbe 
insieme colle sorelle gli onori delle \ ebtah D pò 
aver avuto relezi )ne anche lei col fratell fu 
da lui relegata per \% congiura li Lepilo (buet 
Cai 29 Dio Cass 59 3) Apptna dopo la sua 
morte fu di Claudi) richiamata (Dio Cass bO 
4 Zon 11 8 p 4bl) Ma la sua parentela e 1 
1 imperatore la sua piacevolezza il dubbio sorto 
che tendesse al trono la rese invisa a Meost 
lina che la fece morire (Dio Cass 60 8 27 
4 Suet Cland 29 Sen ajocol 10 4, Oct, 946 
acgg) tf C ben 1 p 249 



CAL 



37 



10) M. Vinieius, cognato, console nel 30. 
Dopo la morte di Caligula aspirò al trono (Ioaeph. 
ant, Jud. 19, 4, 3), ma proclamato Clandio, vi 
rinunciò. Fu console per la seconda volta nel 
45. Anch'eglì mori di veleno per opera di Mes- 
salina nel 46 (Dio Cass. 60, 27), 

17) lidia Agrippina, sorella. ' 

18) Cn. Domititts Ahenobardus, cognato, v, 
Claudius. 

19) N^ero, nipote, v. Nero, 

20) Claudia o lania Gianduia, prima moglie, 
figlia di M. Silanus (Snet. Cai. 12), sposata secondo 
Tacito (ann. 6, 20} e Suetonio (I, e.) nel 33; se- 
condo Dione (58, 25), pare, nel 35. Morì di parto 
nel 36 (Suet, Cai, 12. Tac, ann, 6, 45 cf. Dio 
Cass. 58, 25; S9, 8, Philo, leg. 9). 

21) M. luni'os Silanui, suocero, console nel 
19. Fu proconsole dell'Africa sotto Caligula 
(Tac. hist. 4, 48; Plìn. ep. 3, 7; Dio Cass. 59, 
20). Secondo Tacito (Agr. 4) Caligula lo fece 
accusare e l'obbliga ad aprirsi le rene, perchè 
aspirava al trono (Suet, 23). 

22) Livia Orestilla, seconda moglie, che 
egli nel 37 tolse a C. Comelìus Fiso proprio 
nel giorno delle nozze; ma dopo pochi giorni la 
repudiò e più tardi la relegh, perchè dicevasi, 
avesse avuto relazione con Piso (Suet, Cai. 25. 
Dio Cass. 59, 8). 

23) Lollia Paulina, terza moglie. La sposò 
nel 38, pochi giorni dopo la morte di Drusilla, 
togliendola al marito C. Meramius Begulas, che 
dovette invece adattarla come figlia. In breve 
la rimandò, proibendolo ogni relazione con altri 
uomini (Snet. Cai. 25. Dio Cass. 59, 12). Perse 
il suo natalia fu festeggiato dagli Arvali tra il 
6 e 12 del Febbraio 39 (EE. 8 p, 323). 

23) Milonia Caesonia, quarta moglie. Que- 
sta lo seppe avvincere piii delle altre, benché 
non bella, non giovane e già madre di tie figlie. 
Aveva di già relazione con lei; la sposò alla 
fine, pare, del 39, e trenta giorni dopo essa si 
sgravò di una bambina. Fu ammazzata insieme 
a luì (Suet. Cai. 25. 33, 38. 50, 59. Dio CaBs, 
59, 23. 28. 89. Ics. ant, Jud. 19, 2, 4. Plin. nat. 
hist 7, 5, 39. Pers. 6, 47). Il suo nome è proba- 
bilmente abraso negli Atti degli Arvali del 40 
(C VI 2030, cf. EE. 8 p. 327). 

24) lulia Drusilla, figlia sua e di Caesonia. 
Amata molto dal padre, fu pure accisa, quando 
egli morì (Suet. 59. Dio Cass. 59, 28. 29. los. 
ant Jud, 19, 1, 2). 

25) Claudius, zio v. Claudius. 

26) Claudia Livilla, zia v. Augustns. 

D. Taglieri. 



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38 GAL 

CALIX. — E raramente ricordato nelle 
iEcrizioni, p. e. nella pariotaria di Pompei C. IV 
1292: Adda calicem Setinum, e l'altra sopra un 
vaso di Vicarello C. XI 3287: Af olimi smcto 
et Ni/mphis.voto suscepto Qavia Rkodine d(ono) 
d(edit) calicem argenteum. p(ojido) ■ s(em s) Cf 
Marquardt, Privatleben p. 648. 734 seg 74S 

tinanto al caliso proprio per la coi dutturi 
delle acque, è dubbio se la leggenda veduta e 
puliblicata dal Lanciani (I comment. di I<r n 
tino etc. Atti della r. Accad. dei Lincei 18&0 
p. 499 n. 577): luliae aalices et lihertii) eius 
et Alypi Augiusti) l(iòerti) ltbert{i) accenni a 
un vero calice o pinttosto a nna fistula aguaria 
dalla quale si distinguerà per essere di hronzo 
piuttosto olio di piombo e d'ordinario sprovvisto 
di leggenda (cf, Aqnaria flBtiila p. 580 segg ) 
Di calici scritti il Lanciani atesso (op. cit. p 575) 
afferma di non conoscere se non due autentici 
snll'uno dei quali è scritto; Fl(avi) Rust ci v{ni) 
k(onestii,simì) e sull'altro FI G -ego i i{irt) 
d{eioti) Per lui noi sono veri calici acquari! 
ma misuro di liquidi usate probabilmente m oc 
casione di congiani qupi tubi di metallo che 
portano scritti nomi di imperatori II calice che 
immetteva 1 acqua dal serbatnu (naus caìtel 
lum) era deUa larghezza minima di m 221 e 
un diametro comspon lente alla juantità d I 
laeijua erogata (Frontin de aquis Sb cf 105 
106 113) Cf Aqua p 541 seg 

CALLAECIA. — v. Gallacela. 

CALLAECOBUM ((whortes). — v. Hi* 
panorum cohortes. 

CALLATIS (Mangana). — Città della 
Moesia inferior, iul Ponto (Itin Anton, p. 227. 
Tab Ptnt 8 4), questa forma del nome è ac- 
certata dal miliario di M Aurelio e L. Vero 
(a 1621 che finisce a CalUnde VII e fu tro- 
vato a Bnjuk Tatlatichak (C IH blb) Pr ba 
bilmente appartiene a questa e ttà 1 n 1 te lei 
latercolo EE 4 994 o, bn 4 H nome della 
citta è for'e anche contenuto nel term ne che 
porta scritto F{inis) terì(itor ) Call{et d i) 
trovato a Kalojdziden (C III 7587) e nella 
lapide: .... {civt\tas Cal[l^a{t\ ano[ruJtì] efc 
(C, ni 769) 1 giacché kaaaatianìin ncorre sulle 
monete (Ecìthel, D. N. 2 p. 13 cf R4 1881 
5Ln p. 300). Delle lapidi lat ne v r nvennte 
nna è dedicata a I(upiter) o{] t m s)n( v n s) 
e luTio regina (C, III 7585), 1 altra ad Aure- 
liano nel 272 d; Cr. da un praes pò ne ae 
(C. m 7586). 

CALLENSESC^iCoronii?) — Pop laz ne 
deU'Hispania Baetica, chiamata da PI n ( at 
hist. 3, 3, 14) Callenses Aenean e forse appar 
tenente al conventns Aetigitanus I>elle due iscn 



CAM 
zioni ivi rinvenute, una (C. II 1371) è dedicata 
ad Adriano, l'altra (1372) ricorda forse la [res\ 
piuòlica) Callensis. Cf. Hiibner, C. Il p. 186, 
847 

CALLIPOUb - ^ n ommc a lan 

In Italia nella Calabria regione II Augu 
stea 1 odierna Gali poi i lon m-ordata che da 
Mela (2 4 66 « urbs Craia Calhptlis ») da 
Fin 10 (nat hist 3 11 100 b in ora Cai 
II] olis quae n ine Ama LXXV a Tarant b) t 
f f^e ancl e m un lat reolo di pretoriani jC VI 
23''5 e lin 6 Saturnina» talQipoli) Ca 

(lahnae)) Delle tre lapidi ivi trovate (C IX 

7 °i) una ( 8 Dts manib[w<) D Vibullus B f 
FaÌ{ia) Fascu.'i decurto etc) mostra col sao 
decurto che ! ordinament era municipale e che 
f rse fu inscritta nella (ribn Fabia CI M mm 
sen C I\ p 3 

Nella Sicilia fondata da Na\os (Strab b 2 
6 p 273 Sii Ital 14 241) 

Neil Aet ha (Polyb 20 11 11 li t6 ^0 
App '^y^ 21) 

Nella Thraeia nel Cher? neso (Ln 31 lt> 
Plin nat hist 4 11 49 Amm 22 8 4 Itm 
Al toi p 533) Delle tre lapidi latine ivi ritro- 
vate una (C III 7381 = 725) ci da forse un 
sacordos e la tribù Amensis un altra frammen 
tata (7382) ricorda Antonino Pio e una tpraa 
(7o83) f rse un collegiun Una greca (tlb 2013) 
e una dedicazione ad Adnaiie del 124 d. Cr. cf. 
Dumont, Mélanges pag 4'7 segg 

CALCIS fcoctor) — Neil editto di Diocle- 
ziano " de pretiis rerum " (C lU p. 830) sotto 
il titolo: de mercelilius ojt-rartorum si legge: 
7, 4; Calcia coiteri u sup>a diurni (dsnarios) 
quinquaginta. &u tali operai v Cod. Theod. 
14, (i 

CAL^ A (dea) — Un isenzione di Pelm, 
presso Gerolste B nella Germania (OH. 5681) 
ha Calvae deae aede omn wa impensa do- 
na t y \ toT s Polle it n(us) et oh perpetuam 
I elam e sl(fm) aed s diJ t etc, È dubbio se 
s a da metters n qualche relazione colla Venus 
Calva (&erv Aen 1 "O. Lactant. 1, 20, 27 cf 
Preller Mythol I^ p 447). 

CAL\DON {KuHaga). — Città doll'Aetolia 
presso 1 tiu ne Evenu a poca distanza dal 
mare (PI n nat 1 et 4, 2, 6. Mela 2, 3, 10 
cf Caes beli e v 51 Liv, 36, li etc). Se ne 
ha una «ola lap de latina (C. IH 7305). 

CAMALOBUNUM (Cohhester). - C. vn 

8 94 — EE = 51 4 667; 7, 844. 845. — 
r tta a tica della Bntanuia e sede del re Cino- 
btll (D tass 6 ''1), sulla via fra Londi- 
I nm e Venta Icenoru i (Itin. Anton, p, 480, 4. 



yGotìgle 



CAM 
Ravenn. 5, 21 p. 429, 14 Tab. Penting. 2, 1): 
Camalodunv/m (Plin. nat, hist. 2. 187), Camulodo- 
num (Tao, ann. 12, 32; 14, 31. Itin. Aoton.l. c; 
Ka^otiiórfouroK (Dio Cass. 1. e. cf. Ptol. 2, 3, 22; 
Ktciioii&óXiivoi').Ma/mlodaIo celoma (BAV6nii.l.c.). 
Colonia Vietvicensi» Camalodunum è chiamata 
in lyja lapide di Nomentam (C. XIV 3955: cer- 
gitor eiuium RomanoruJa eoloniae Yietricensis 
quae est it Britanma Camaloduni) e Victri- 
censis prubftbilmenfe si dice pure uno nativo di 
colà (C. II 2363). Sulla oriffine di questo nome 
vi è molta incertezza. L'Hùbner lo farebbe deri- 
vare da! tempio provinciale ivi eretto (Tac. ann. 14, 
31) in onore di Ttom^ e della Vittoria{cf. Seneca, 
apoc. 8)i altri dal opnome Victris della legione 
XIV Martia o XX Valeria. Secondo lo stesso 
Hùbner i veterani ivi dedotti, oltre che di qnelle 
due legioni, sarebbero stati anche della II An- 
gusta e della IX Hispana La deduzione avvenne 
nell'anno 51 d. Cr. per opera del legato di Clan- 
dius Ostorios Scapula (Tac. ann. 12. 33 cf. Agrio. 
14), dopo che nell'a. 43 la città era stata occu- 
pata dai Bomani (Dio Cass. 60, 21). Una seconda 
deduzione di veterani sembra essere stata fatta 
di poi, poco prima dell'anno 61 (Tac. ann. 14, 
31). Un presidio militare dovè anche avervi 
starna (Tac. !. e), benché non vi siano tegole 
scritte, che indichino il corpo militare. Le poche 
iscrizioni ivi ritrovate non offrono alcun dato 
circa l'ordinamento comunale. 

HUEBNEB. C. 1. Lit. VII p, aS segg. ; Hermes, Ig p. 53B 



CAMARTENSES. - Leggesi in uno dei 
frammenti degli editti emanati dal prefetto della 
città nel secolo IV (BM. 1891 p. 346 cf. C. VI 
10099 dove leggesi erroneamente Camarienses). 
Sarebbero gli abitanti di un luogo di Roma ohe 



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tr 1 pd 1 1 ((, in 5 5772) 1 [ è 

dedicata ad Antonino Pio da alcune civttatis, 
fra cui forse era Cambodunum, la seconda è 



CAM 39 

sepolcrale e la terja è dedicata Deo Mercurio. 
Of. Mommsen, C. m p. 709 cf. 721. 737. 739. 

La seconda città era nella Britaiinia (Itin. 
Anton, p. 468) e propriamente nel territorio dei 
Brigantes, torse corrispondente all'odierno Stack 
presso Stainland, ove sono avanzi di accampa- 
menti romani e sono state ritrovate tre lapidi 
(C. VII 199. 201. 202). di cui la prima è dedi- 
cata alla Fortuna da nn centurione della legio VI 
victrix p(ia) f^idetis). Cf. Hflbner, C. VII p. 54. 

CAMBUS?. — In una iscrizione di iMpflin- 
gen presso Landau (OH. 5690) leggesi : Deo Mer- 
curio Gambo Juiti u(oiMjn) ì[plvit) Uihensì] mifi- 
rito). È dubbio se sìa un predicato celtico di 
Mercurio ovvero parte del nome del dedicante. 

CAMELLENSES. — Leggesi in due fram- 
menti di editti dal prefetto della città del secolo 
IV(BM. 1891 p. 342 segg- fr. A b, 4; C H 7), e 
indica abitanti di un luogo di Roma finora scono- 
sciuto. L'Hfilsen (ivi) osserva: « La posizione sul 
Celio è accertata dall'ordine dei nomi, e quindi 
non pa<) stare in relazione né con la Camellaria 

Cameliana sul Campidoglio (lordan. Top. Il 
p. 457 seg). neppure con il palaliwni Cainillia- 
num Camilianum del Campo Marzio (lordan, 
1. e- p. 406). 

CAMELUS. — Nell'editto di Diocleziano 
" de prttiis rerum " (C. ni p. 834], sotto il ti- 
tolo :7)i! sa3misailia(ll,5): Sagma camelli [de- 
nario») trecentis quinquaginta. Sotto il titolo : 
de mercediÒm operarìorum (7, 17): Cameìario 
sibe asinario et burdonario pasto diurni (de- 
ìiarios) biginti quinque. 

CAMENAE- — Divinità delle fonti in ori- 
gine, come appare dal rapporto che il loro culto 
ha con quelle e colla Ninfa Egeria (Varrò I. 1. 
7, 36. Liv. 1, 21, 8. Serv. Verg. eclog. 7. 21 
cf Tertull adv Marc 1 Vi Vitruv 8 3 1 etc), 
I t p d t fi ar II M q ndo 

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d I 1 d N p gì della 

^ f Eff d d ò II C i la 

p rt C p ì f t (L 1 21, 

3 PI t \ m 13 S li t 7) m pure 

d I d b h p t d Ipt dalla 

folgore, fu trasp rt t ! temp del- 

VHonos e Virtù», e più tardi ancora nel tempio 



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40 CàU 

di Hercules Musarum eretto d F 1 N b 1 
(Symm. ep. 1,21 Serr, Aen. 1 8) E d bb 
nel lucns stesso sìa sorto q 1 t p d 1} C 
mene, nel qnale Plinio {nat. h t 34 I ) d 

avere il poeta L. Accins post p p -t t 

Da un luogo di Giovenale ( t S 10 g f 
Schol. ivi) appare sieuranie t h I b 1 

grotta erano a pie' del Celi tr d 11 

Appia e fuori le mura Seri 11 

nanzi alla porta Capena, a t 1 <1 1 P^ 

Bava il 

Viene Camenarum rie d d il b r 
pitoìina {C. VI 975), e corri p d t 11 d m 
via delle Mole di S. Sisto, 11 g I A 
gustea, dove appunto laNtti p 1 dm 
Honorii et Virtutu a \e C m Cf B k 

Top. p. 413 segg, Hichter, T p p 884 

CAMERA. ~ Nel aig fl t p m 

di volta e cielo a volta nell t 

(p. e. Cic. ad Q. fr. 3, 1, I \ rr d 3 7 

SollQst. Catil. 58. Plin. nat h t 16 3tj 1 6 
35, 189. Vitruy. 7,3 etc), rr par h 

iscrizioni cosi nella forma à. m (C IH 
456. ~ VI 3714. 23400), e m 11 Itr m 
(C. II 3420. — VI 5532. - VHI 1183 1309 
(=14807). 1323 (=14855) — S 63) 

Porticos arcos quièas s p m p t 
mera curva convexaq(u6) C II 34 0) 

Claudia Aug(usti) liberta TertuUa sibi et.... 
viro suo monumentum cum camara etc. {C. ni 
456). 

Silvano ei7 voto camaram tt paretea sitii 

inpendis a novo vestiòit etc. {C. VI 3714). 

puteum llabrtim cum ful\menteÌ3 it[em'\ . . . 

ttratum ca[m.aram cum fornaci]5us scataria 

ostium hypa[ethrttni] etc. (C. VI 5532). 

in hoc pariete quae mnt colombaria totius 
parietis sive oliarla asque ab terra ad cama- 
ram et ante aediculam ossuarium etc. (G. VI 
23400). 

Aedem trium camerarum vetustate collapiam 
addito cultu meliori laqueariorum pecunia pro- 
pria reformavit (C. Vili 1183), 

Hercvli Aug[mto) sac{rwm). Fabius ar- 

cuus cum camera lignina et osteo patriae dono 
dedit idemqiue) ded{icavit) (C. Vili 1309 = 
14807). 

cameram superposuit et opere mwseo ewor- 
mvit (C. Vm 1328 = 14855). 

acde]m Minerv(ae) opere {tectiorioj], carne- 
. raim), limi[na l}apide ruì>(re), asseres ....m clu- 
d>md(am) f(acienda) cur(_aoÌt) (C. XI 5263). 

CAMERINUM (Camerino). - C. XI 5628- 
5641. — Città della regione VI Augnstea, Um- 
bria, ma presso al confine del Piceno, in alto e 
discosta dalle grandi vie romane. I cittadini si 



CAM 

h m C m t M ni L vi (9, 36) 

Il 1 E m 444 p h ro tt C mertes 

Uml lIEt d (10 25 li) he Clu- 

(Ch ) p t t t Gamart 

f (10 26) p CI 1 bafta- 

gl h d P Ib (2 19 5) nne èv 

B fi q ^ 1 ttpptaeda 

m It d f 1 p h h Camerti 

Il d in C m no. Con 

gr 1 p d »gi e varil 

d tti d C h ff ni t» 1 d tto del 

1 p ul dCmtCm qne sia, 

è rt h q 1 ti p t n men- 

t C rt d t d C m no. Ci6 

Igàjl rrAbl pia quale 

C m rt m t d S I It lieo (4, 

157 8 46 463) d L ( 8 45) ll'a. 549. 



l 



)iRo- 



q / ?«s C 1 b h algrado 
jstCM UgnrrCrab a due 

rta d t m dJ d j 11 lore la 

tt d B (C I B Ib 20. 21. 

2 ^l M 52SPltlilIr. 28). 
D f m d C m n nei tor- 

b d d C t lin ( Il t L t 27 1 Cic. prò 
S 11 1 53) li g rr f C Pompeo 

(C b 1 15 5 f C d Att 8 12B) e 
Il g rr P fApi L 5 50). Dal- 

1 epoca posteriore fino al V secolo d. Cr. nulla 
sì racconta di Camerino; il nome si trova nelle 
geografie di Strabone (5, 2, 10 p. 227), Plinio 
(nat. hist. 3, 113), Tolomeo (3, 1,46 = 53), e cosi 
pure nel libro colon. I p. 240, 7 ed. L.; II p. 
256, 16. 257 seg., 257, 9 e presso Apìdo, de re 
coquìnaria 1, 3. 

Iscrizioni antiche di Camerino si conoscono 
in numero ristretto. Esse provano che era mu- 
jiicipium {C. XI 5632. 5635) ed ascritto alla 
tribù Cornelia (5632. 5634. 5635). Di magistrati 
ei hanno: aedilis (5635) e JIII vir iur(e) di- 
c(undo) (5684. 5635 e forse 5633); dì sacerdoti, 
fiamen divor(tim) Atig{ustorum) dell' epoca di 
M. Aurelio e Commodo (5635). La frammentata 
ÌBcrìzìone 5628 pare che sì riferisca ad una statua 
pesta a Gaio Cesare figlio di Augusto come pa- 
trono dal sfenatuaì di Camerino. Lo stesso si 
chiama ardo Camertium nell'iscrizione di Fermo 
{C. IX 5362). Un pretoriano nativo di Came- 
rino, che entrf) nella milizia l'a, 147, si trova 
nel registro NS. 1885 p, 69 III 12. Famosa 
è la base C, XI 5631 posta dai Camerti a 
Settimio Severo, perchè aveva confermato im 
aequum foederis. Interessante è pure C. XI 5632 
eretta dai vicani Censorglacenses, che avevano 
ottenuto da Antonino Pio beneficio interpreta- 
tionis eius privilegia, quibus in perpetuum 



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CAM 
deciti confirmatique mnt ad un M. Maenius C. 
f. Cor[nelia) Agrippa L. Tusidiits Campester, 
che vien detto hospes disi Hadriani, pater se 
natoris, poi electus a divo Hadriano et missus 
in earpeditionem Srittannicam tri6(Hnus) co- 
k(ortis) I Hispanorium) equitat{ae) e patronus 
municipi (di Camerino). Quando costai fn in 
Britannia, fu posta l'ara C. VII 879 : /(oy») o(plÌ- 
mo) m(aximo) cok[ors) I ffis(panorum), cui 
prae{st) M. Maenius Agrip{pa) triiu{nus), po- 
simi). 

E. BORMANN. 

CAMILIA (Cam. paesim. — Camil C. V 
61. 772S (?); SI. 1, 182. C. VI 15268. - Vili 
2533. 3896. — Candii. C. IX 27 add. p. 652. — 
Camilla C. VI 2890. VH 188. BKh. 492. — Kj- 
UÌAAÌA EE. 4 p. 220. — KAMEAAIA FL. 3, 
195-198 = Greek inscriptione of the British Mn- 
seuni 3, 405 due volte), distretto territoriale ed 
amministrativo dello Stato, una delle più antiche 
tribm ruslicae istituite second li tridizi ne te 
non dal re Sem lullio almeno prima dell inno 
358 u e (LiT 2 21 7 cf Di nys 7 64 sulla 
con knna di Ijlarcio Coriolano nell aniK 2tj3 n e 
Kubitscheli de Rem trib ondine p 25 sejìg 
Mon msen Itaafsr 3 p Ib6 3) S ignora ancnra 
1 etimologia del nome che pire derivato da una 
gente di patrizi la gens Camiìia di cuj per 
allrc ninna teotimoiianza CI fa fede Imperciocché 
noi è molto probabile che vi sia qualche rap 
porto tra i Camihi o Carnei i o Camdln di 
rado nominati in iscrizioni dell età impenale 
p e C \ I 14301 14304 \ 369^ 8041 <> XIV 
3080 3084) e quella gente del H o III secolo 
u e S Ignora anche di questa tribù 1 ubicazione 
originaria nelle ncinanze di Roma II temi no 
della Camilii ehinse a S5 il numero delle tribù 
dopo la metà del secolo III a Cr s allarg ma 
non n Ito né fuori dell Italia. Furono iscritte in 
essa Pisaaium celoma di cittadini Pomari de 
dotta nel! anno 184 a C ed in Itre le ciltii di 
Tibur Ravenna ed Alba Pompeia (Knbittchek 
p 75) che ottennero la cittadinanza Romana 
durai te o dopo la S'nerra sociile A me pare 
che Angusta Bagiennotum iscritta pmmente 
nella tribù Camilii sia ^ta fondata nel] agro 
di Alba Pompeia forse anche Suasa prima di 
essere costituita a municii io romwo fece in 
qualche modo parte IpU agro di Pesaro e nello 
stesso modo Atna fu da jrima un vico attnbmto 
ftllagr Eavennate Adunine la Camilla comprese 
le seguenti cittìi: 

Alba Pompeia (Italia reg. U. C V 7153. 
7553. 7922. VI 2620. 2649, Vm I83fl 2533 
BI. 1866 p. 31. Kubitschelc, Imp. Rom. trib. deacr. 
p. 100). 



CAM 41 

Atria (Italia reg. S BEh 1264. Kubìtschek 
p. 108). 

Augusta Bagienncrum (Italia reg. IX C. V 
7669. VI 2757. 2890. 3896, 8070*. BRh. 492. 
Kubìtschek p. 101). 

tupiae (Italia reg.- II C. IX 24. 26. Xublt- 
BChek p. 42). 

PisauTum (Italia reg. VI C. Ili 2014. VI 2381 
a I, 14. Vn 188 Kubitschek p. 74). 

Ravenna {Italia reg. VIU C. VI 215, 2382. 
* 22 e 32. 2539. 2551. 3884, 1. 32 e 37 e 2, 9 e 
3,14. 35. 87 e 4,22. BE 4, 887, 2, 22. Kubit- 
schek p. 99). 

Soasa (Italia reg. VI C. VI 3884, 8, 17. Ku- 
bitschek p. 77). 

Tihur (Italia reg. I C. VI 2427. 3884, 4, 12. 
Kubitscbek p. 50). 

Per le altre lapidi, in cui ricorre la tribù 
Camilla (p. e. MOe, 6,79. FI. 137, 123. C. V 7160. 
7162) vale la stessa osservazione fatt* dal Da 
RuggVro sulla tribù Aemilia, al fine dell'arli- 
cck p 291. 

J. W. Kubitschek. 

CAJHPAGONUM (ala). - v, Hispanornm 
alae 

CAMPAGUS. — Specie di calzari rinchiu- 
lenti le dita del piede e il calcagni, per modo 
la lanciare ecoperta la parte superiore media, 
legati con corregge incrociate e allacciate (Lyd. 
de mag. 1,17). Nei bassi tempi fu sostituito al 
calceuì patricius. Nell'editto di Diocleziano u de 
pretiis rerum n (C. IH p. 833), nel quale sotto il 
titolo de caligié ricorrono i caicoi patriiii, i 
cawpagi sono indicati come calzature milìl«ri: 
<> 11 Ca[tn^a)fi militar (d n * ) ptua- 
gtnta quinque- Cf. Marquardt P ali p 575. 

CAMPANA. — In un d gì tt d fra- 
telli Arvali (C. VI 2067 U 7 g f 3!04i 3) 
descrivendosi le cerimonie a d 1 p m ng^o 
del secondo giorno della f ta 1 nne ( f Arvo- 
les p 700), È detto : Dep t pra t xt ena- 
tona alia acc(_epertijit) et in tetrastylo epulae{i\ 
sunt mor{e\ pompae in tetrastylum fercula cum 
Campania et urnalibus muìst singulorum tran- 
sterunt etc L'Henzen (Acta fr Arval p 85) 
osserva " Campanam laidorus (orig 16, 25, 6) 
«tateram dicit, qnae duas lancea non habeat, eei 
virga sit signata libris et uncns et vago pon- 
Icre mensurata, nec negavenm fieri potuisee, ut, 
sicnt mulsi urna, ita ciborum quoqae certnto 
qualdam pondus epnlantibua appenderetur Po- 
test etiam de tintmiiabnlis cogitan, quae bene 
ad pompam videotur convenire et ab aiitiquis 
lam campaniruin nomine appellabantur cf onom. 
p 25 Labb campana yiaifaiv Denique cum prae- 
t«r urnalia patellae quoque fercolis impositae re- 



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42 CAM 

qnìri TÌdeantur , Campana Horalii (ent. 1, 6, 13) 
Bapellei in mentem venit, ut qnae in eacris diei 
tertii occnrrnnt tuscanicae et ipsae vasa ([uae- 
dam videntur esso ei Etruria aliata n (Mominsen, 
add. ad Henzen, Belazione etc. p. XIV). 

CAMPANA (via). — Una delle vie snbur- 
bane di Roma, che corainciava dall'antica porta 
Fortueneis alla riva destra del Tevere e si sten 
deva fino al mare. Traeva il nome dal Campai 
ialinarum, corrispondente alle antiche salme 
Veìentane, sulla spiaggia di ponente al porto 
Claudio-Traiano, e ricordata in una iicnzione di 
recente ritrovata negli stagni di Campo Salino 
(KS. 1888 p. 2281. Che cominciasse dal posto 
dove poi sorse quella porta, è dimostrato dall'in- 
dicazione di distanza ricorrente negli atti degli 
Arvali (C. VI 2107 ad a. 224 lin. 14) : IH id(us) 
Dec(embres) fratres A-n>al(eì) in luco deae Diae 
via Campana apud lap{idem) {qmyttum) convene- 
r{unt) etc.; e il bosco sacro degli Arvali sorgeva 
proprio oltre il quinto miliario da Roma. Sic- 
come una delle vie secondarie, essa insieme con 
la via Ostieusis dall'altro latfl del flumo, era am- 
ministrata da un 

Gurator Tianim Ostiensis et Campanae 
(C, VI 1610: T. Fl(amo) R.... iano trib(uno) 
leg{ioms) IV Flaviae etc), il quale come eqnite 
avea un grado eguale a quello dei procuratori, 
e in fatto talvolta parta anche il titolo di 

Procnrator viae Ostiensls et CampaDae 
C. X 1795: M. Bassaeo M. f. Pal(atina) Awio.... 
proc(iiratori) Aug(usti) viae OiHiensO) et Cam- 
pianaé), tribinno) mil(itam) leg(ionis) XIII Gè- 
m{Ì7iae) etc. 

Essa è pure ricordata in un cippo termi- 
nale scoperto a due miglia dalla città (OH. 6660 
cf. BI. 1891 p. 344); Partes introrms ad viam 
CampaHa(m) versus ad pTOxm[um) cippum, 

pToprius(= Gatti leggerebbe: ped{es) quin- 

queiemiì)i>i loco proprio hortora(m) Cocceiano- 
rttm, oneri femndo vigÌliario,quod estportorum 
Titianorum etc. Cf. BI. 1. e. dove È detta sem- 
plicemente via piiblica; e inoltre in una epigrafe 
sepolcrale (C. VI 10250): Huic monimento iter 
aditus ambitns debelur ex sententia Erotis Au- 
jf(«8ti) l(iberli) iiidicis a via Campana publira 
dexlrorsus inler etc. Cf PortueDSÌs via. 

Biondi, Atti deU'Asctd, mm. d'sichsol. IX l. 473 segg. — 
JiiBDiK, Tep. 1, ì p. 380; Il p.23«. — Richteb. Top. p. Mlfl3. 

CAMPANA (cohora). — Questo titolo, come 
anche gli altri di Campsstris o Campauorum, 
il coi significato non è chiaro, sembra essere 
stato proprio dì cohoHes voluniaHoram civium 
Romanorum (BD. 7 p. 146 ef. Voluotario- 
rnm cohortes), 

CAMPANI- — In quanta sono ricordati in 



CAM 
alcuni programmi elettorali porapoiani v. Pom- 
peìì. 

CAMPANIA. — Formato probabilmente 
dagli scrittori greci questo nome indicantL. una 
pirte dell Italia meridionale non fu usato dagli 
scntt 11 latini anteri ri a Cicerone perche in 
origine Campani si duscro gli abitanti li Ca 
pua e dal territorio di q està secondo 1 indole 
della hngui latina nnn si poteva determinare 
tutta una regione (Cf Mommsen C X p 499) 
Da qnel tempo esso divenne frequente e anche 
nelle iscrizioni ricirre Itre che in molte rela 
tivt id ufficiali amministrativi nell Impero (v 
più (Itre) in poche altro come in due fram 
mentale 1 una di Roma {C VI 3862 ae prò 
cXurator'l Campani ae mbcwatoì ) 

I altra di Nola (C \ 1282) e in altre due nel 
1 Africa. deUe quali la prima (C Vili 2801) oi 
dà un Cecihìii Cecthus Proculeianm mìl(es) le 
a[ionis) IH Auq(astae) ex Campania) la 

SPConJa metrica ricorda il vino della Laxa 
pania in genere (C MII 212 lin 31) i queste 
si possono at!giungere alcune altre che a cen- 
nano a qìadiatoiei, prim(ì) Campani) (C X 
6012) a, Ha F Sabmm Campanus Teanensu 
eq(ues) I{{omanus) (Esp^randteu Epigr i 228) 
un Sempromits Fortunatus memor atdi/ir orvM 
nattone Kampanus (C IH ai2<t) e un 1/ Lu 
e/bus Secundus mts ev ala Front dono Cam 
pano (BRh 271) Uh acta trmmph p i {C I 
p 455) ncordano k vittoria riportata dai Iwo 
mini nell anno 214 n e smCampant Lai (i etc 
Come da questo temp sino allo scorcio dell età 
repuhbhcana li sorti della Campania nei saji 
rapporti con Roma segnissero m genire quelle 
di Capua si vi-drl megli ragiunand di questa 
citta (v Capua) 

Neil Impero issa si presenta in un doppio 
ordinamento anmu etritivD come reg on ìap 
prima come provincia pi i tardi 

1) Campania regio I — tale d vpnne 
nellla divisione che Auguìt fece della peni 
sola italica in nnlici distritti amministrativi 
(v Italia) Essa comprendeva 1" La Cam 
pania propna che a quel tempo era n n più 
1 antic territori di Cai u^ bensì q lello che 
al sud era diviso dalla lucania per mezz del 
fiume Sdìrus alla «uà t(co (Plin nat h st ^ 5 
71 &trib 6 1 1 p 252 6 2 4 p 25a Ptol 
8) ali ovest confinava col mare ali est con 
gli Hirpiui e il Simnium (cf C I\ p Sb X 
p 127) da CUI era separati dal ^olturnus (C 
IX p 203) al nord col Latium 3° Il Litium 
vetus antiqvum cioè quel territorio che dal 
principio del V secolo di Roma in poi comin 
Clava dil Tevere e giungeva fino a Circeii Tarra 



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CAM 
Cina e Fundi (Scjlas § 8. Strab. 5, 3. 4 p. 231 
cf. 5, 2, 1 p. 219; 5, S, 9 p, 237. Plin. nat. 
list. 3, 5, 56. Polyb. 3, 22. Serv, ad Aen. 1, 6 
cf. C. X p, 498) e confliiaya al nord con l'E- 
truria, all'ovest col mare, all'est coi Satini, Aequi 
e Marsi, e al sud col Latìom novnm. 3" Latium 
adiectum o nooum, cioè il territ-oiio che si esten- 
deva dal Latium vetus fino al Liris e addirittura 
al Volturnus (Plin. nat. hist. 3, 5, 56. 57. Ptol. 
3, 1, 6. 63. Mela 2, 4, 70. Strab. 5, 3, 9 p. 237 
cf. C. X 496 e Latium). 

Qaanto a speciali istituzioni amministrative 
eoQnesae con le rosoni Augustee, è da notare 
che, laddove per alcune di esso sono conosciuti 
dei iuridici, questi mancano affatto per la Cam- 
pania; sicché È da credere che per alcuni atti 
della giurisdizione, p. e. la tutela, i fedecom- 
messi eie. quella dipendesse direttamente dai ma- 
gÌBlrati di Roma (Mommseii, Staatsr. 2» p. 1085. 
9 cf. Inrìdicus). 

La sola istituzione, almeno fra le note per 
le lapidi, è quella relativa all'amministrazione 
dell'imposta sull'eredità, retta da un 

Procnrator XX hereditatìnm. Il quale 
appare come ammiuistriuito talvolta insieme due 
regioni, la Campania e l'Apulia con la Calabria 
(C. XI 378: L. Faesellio L. filio An{ienii) Sa- 
bimano proc(uraCori^ i[fap. Antonini Aug. Pii 
[prioviinciae) Pan(noniaé) inf(erioni), proc(Tira- 
tori) XXlhé]r(editalÌum) region{is) Campan(iae), 
ApvHiae), Calabr[iae) [e]yao pu6l(ico) etc), altra 
volta quattro, la Campania, il Pioennm, l'Umbria 
e la Tuscia (C. XIV 2922 cf, 2955 : T. Flavio 
T. flilio) Germano curatori triumphi felicis- 
simi Germanici secundi [imp. M. AursU Com- 
modi Antonini Aug. Pii] lproi:](vratorÌ) 

XX ker(editatiìim) Umh-iae, Tmciae, Piceni 
\regionSis Campaniae etc.; — EA. 1892 p. 304 
n. 33: M. Herennio M. fil. 0«[ir{i»a)] ....ri 

v(iro) ^(fregio) proc{uratori) [XX herediy 

tatium per- Umbriam, Taisciam Pice]num et 
tracttim Cam[paniae^ etc). Una lapide urbana 
indica una procuratia della Campania (C. VI 
1633: C. Valerio QuÌT[ina) Fusco proc['aratori) 
XX per Campan{tam) etc), che molto probabil- 
mente sarà da riferire alla stessa amministra- 
zione, tacendovisi forse qualclie altra regione a 
quella connessa. Piìi dubbio è invece il caso del 
frammento epigrafico (C. VI 3862), ove si legge : 

...ae prociurator'] Campaniae [sjuò- 

curator [kon'ìoribtis aput La lapide 

ora riferita e ricordante il tractiis Campaniae, 
che pare sinonimo di regio Campaniae, trova un 
riscontro nell' altra che ci dà an Acastui Alt- 
g{ì(sti) lib(ertiis) procurator provinciae Mavre- 
tmiae et tractuis) Co<npan{iae) (C. X 6081), e 



CAM 



43 



annulla una delle ragioni addotte dall' Hirsehfeld 
(Sitzungsb. dar Akad. dei Wiss. za Berlin 1889 
p, 428) per ritenerla falsa, 

2) Campania proTÌncia. — Nel nuovo 
ordinamento amministrativo dell'Impero, comin- 
ciato alla fine del secolo III e compiuto da Co- 
stantino, la Campania, cogli stessi confini della 
regione Augnstea, form& una delle provincie, in 
cui fu divisa r(v.) Italia, poste con altre sotto 
la dipendenza mediata del praefectus praetorio 
Raliae (Noi. dign. Oc. 2, 17 Seeci) e imme- 
diata del vicarius urbis Romae (Not. dign. Oc. 
19, 3 Seeck. C. Theod. 12, 1, 68 cf. 9, 4, 12), 
con la capitale Capua (Athan. hist. Arian. ad 
monachos in Athan. op. I p. 355 cf. Laterc. 
Polem. Silv, 1, 3 Seeck) e residenza del prae- 
fectus classis Misenatium (Not. dign. Oc. 42, 10 
Seeck). Essa era retta da un governatore, di cni 
il titolo varift col tempo. Da principio si disse. 

Corrector Campaniae, col titolo onorifico 
di vir clarissimus o vir consularis (cf. Canta- 
relli, BM. 1892 p. 136 segg.). Le iscrizioni of- 
frono ì seguenti ; 

T. FHavi'ts) Postumim Titianus v{ir) coin)- 
s{iilaris),proco{n)s(ul)prov{inciae) Africae, co(n)- 
»(,ularis) aquarum et Miniciae, corr(ector) Cam- 
paniae etc. C. VI 1418, 1419. — Console per la 
seconda volta nel 301, ]>refctto della città nel 305. 

P. Helvius Aelius Dionysius cons{ularis) vir, 
corrfector) Cainp(aniae) etc. C. X 6084. — Sotto 
Diocleziano e Massimiano o nei primi anni di 
Costantino cf. Borghesi Op. 6 p. 389; Mommsen, 
EE. 1, 141 1). 

Pompeius Faustinas v(ir) cllarìsstmus), cor- 
riector) Campaniae etc. C. X 4785. — Prefetto 
della città nel 300 cf. Boi^hesi, Op, p. 281. 

C. Vettius Cossinius Rufnus (^larissimus) 

v{ir) corr{ector) Camp(aniae), corr{ector) 

Tusciae et Umèriae etc. C. X 5061. — Intorno 
al 312. Console nel 323. 

Viriui Gallus v(ir) cilarissimus), corr(ector) 
Campaniae etc. C. X 3867. — Sotto Diocleziano 
o Costantino. — Cf Corrector. 

Più tardi, e, a quanto pare, circa dall'anno 
333 in poi, è chiamato 

Conaiilaris Campaniae (Not. dign. Oc, 1, 59 
cf 19, 3; 43, 1-4 Seeck), anch'esso vir claris- 
simus; il titolo di coTisularis in una lapide dì 
Nola (G. X 1247) erroneamente ha l'aggiunta 
di provinciae alla Campania. In un'altra di Ro- 
ma (C. VI 1736) si vedono congiunte forse tem- 
poraneamente e per eccezione, sotto uno stesso 
consularis, la Campania e il Samninm {eonsulari 
Campaniae cum Samnio). 

Acilius Glabrio Sibidin» v(ìt) c(larisiimu»), 
..Mgatus in provincia Ackaia, consularis Cam- 



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44 CAM 

paniae, vicariui per QalUas ìeptera provincia' 
rum eto. C. VI 1678. — A. 438. Symni. lit. 7, 
129. 130. 131, 

Aemilius Ru/inus . . . com(es) primi ord[inis), 
\co]m(ulaTÌs] Camp(amae) C. IX 1563. — A. 
423/450. 

Amphilochius Cod. Theod. 12, 1, 11. — 
A. 370. 

Avianius Valentinus v. e. consiularìs) Cam- 
piattiae) C. X 1656. 

Avianim Vindieiamis v. e. cons. Camp. C. 
X 1683. 6312. 6313, 

Barbarus Pompeiatms v. e. consularis Camp. 
C, K 1199. XIV 2919, — A. 833. Cod. Theod. 
1, 2, 6i 1, 22, 4. 

Setititts Plus MaxÌmUlianv4 consutaris 
Clampamae?'\ C. IX 1121. 

Bulephorus. — A. 364 seg, Cod. Theod. 9, 
30, 8; 15, 15, 1, 2 cf. 8, 5, 24. 

C- Caelius Censorinws v. e cons. Camp. 

C. X 3732. — Sotto Costantino. 

Claudius Ivlius Pacatus ». e. cons. Camp. 
C. IX 1575. 

Q. Clodius Hermogeniamis Olyhrius v. e. 
eomularis Campaniae, proconsul Àfricae, prae- 
feclus urbis, praef[ectus) praet(orio) etc. C. VI 
1714 cf. X 6083? — Console nel 879. 

Oomitius Severianus v. e. con{s'\. Campa- 
niae EE. 8, 456 (=. BI, 1885 p. 14 = NS. 1885 
p. 80). — Forse il procuratore dell'Asia o il duit 
militttm residente nella Gallia nel 366 cf, Cod. 
Teod. 5, 5. 1. 

Felix, Cod, Theod, 4, 9, 5. — Sotto Valen- 
tin iano e Valente. 

FHavius) Eusebius v.c. consularis Cam- 
paniae C. XI 3203, — Forse congole nel 359 cf. 
Amm. Marcali. 18, 1, 1 ; 21, 6, 4i 29, 2, 9, BI. 
1866 p. 127, 

FHavius) Lupus v. e. cons. Comp. C, IX 
1580 cf. XIV 2928. 

Flaviìts Maesius Egnatius LoUì 
curat(or) alvei Tiberii et operum 
et aquarum, cons. Camp. C. VI 1723. X 1696. 
1696. 4752. EE. 8, 365 (N8. 1885 p. 393). — 
Console nel 355, Borghesi, Oeuvr. 4 p. 519 se^. 

Gracclms Cod. Theod. 14, 7, 1. — A. 397, 

lulius Festus Hymetius e. v. corrector Tu- 
sinae et Umbriae, praator urbanu», consularis 
Campaniae cum Samnio, vicarim urbis Romae 
aeternae, proconsul provinciae Africae C. YI 
1786. ~ Vicarins nel 362 (Cod. Theod, 11, 30, 
29). proconsul Africae circa il 368 (Amm. Mar- 
celi, 28, 1, 17). 

C. lulius Rufinianus Ablabius Tatianus e. 

V consularis Campaniae C. X 1125. — 

Sotto Costantino. 



CAM 

....rius {Virius?) Lupus v- e. cons. Camp. 
C. X 3858 cf. XIV 2928. 

Neratius Scopius v. e. consularis Campa- 
niae C. VI 1746, IX 1566. X 1253, 

Nicomackus Flavianus cons. Camp, procons. 
Asiae, praef. urbis C. VI 1783. — Cf. De Eossi, 
AI. 1849 p. 312. Proconsole dell'Asia nei 383. 

Ortensius consularis provinciae Campaniae 
C. X 1247. 

Pontius Proserius PauUnus Iunior v. e. cons. 
Camp. C. X 1702. 6088. 

Postumius Lampadius v. e. et inlustris cons. 
Camp. C. X 1704, 3860. 

Septimius Rusticus v. e. cons. Camp. C, X 
1707. — Cf. Borghesi, Oeuvr, 7 p. 411. 

Tanonius MarcelUnus v. e. cons. Camp. C. 
IX 1589. 

Valerius Hermonius Mawimus v. e. cons. 
Cawp.C. X 1690. 1691. — Cf. Borghesi, Oeuvr. 
8 p, 413. 

Valerius Puhlicola e. v. cons. Campaniae 
C. IX 1G91. 

Virius Audentius Aemilianus v. e. cons. 
Camp. C. X 3714. 3842. 3866. 

Virius Turbo v. e. cons. Camp. C. X 3868. 

Virius Vièius cos. Camp. C. X 3869. 

Manca il nome affatto o in parte di colui 
che fu consularis C. IX 1597. 2206. — X 1482. 
1488. 6441. Forse accenna alla stessa carica la 
lapide urbana C. VI 1747'^^. 

Proconsul Campaniae. — Con questo ti- 
tolo non si conosce che un solo governatore di 
questa provincia, queir Anicius Auchenìus Bassus, 
forse lo stesso che fu console nel 408, e che 
tenne quel governo tra il 379-382 (C. VI 1679.— 
IX 1568. 1569. — X 3843. 6656 cf, 518, — 
XIV 2917 cf 1875, — CIG. 2597.— NS. 1892 
p, 166. Symm. ed, Seeck p. 93). Che qui non si 
tratti d'un mutamento stabile avvenato nel titolo 
del governatore, si vede da cìb, che fra i nomi 
citati di consulares vi sono alcuni, i quali appar- 
tengono al tempo posteriore eA Anicio. Né d'altra 
parte il ripetersi quello di proconsul in persona 
di lui in lapidi di luoghi diversi, pub far supporre 
una inesattezza locale nell'indicarsi il capo della 
provincia. Il mutamento dovè dunque essere tem- 
poraneo, speciale nel caso di Anicio, e la ragioiie, 
come già osservava il Garrucci (BI. 1859 p. 91), 
ci È data parte dalle iscrizioni ove egli È chia- 
mato proconsul Campaniae, vice sacra iudicans 
(C. IX 1568. 1569. X 3843. 6656), parte soprat- 
tntto da quella {C, VI 1679), nella quale si leg- 
ge: Anicio Auckenio Basso v(iro) c{larÌ9simo), 
quaestori candidato, uno eodemque tempore prae- 
tori tutelari, proconsuU Campaniae, praefecto 
urbi etc. Egli dunque fa nel medesimo tempo 



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CAM 

m Roma pretjre e prefetto della citta e prò 
console della Campinia cosa insjlita e che per 
cii duvÈ es^er motivata da circostanze partico 
lari a noi ignote F come la^iunta al titolo 
proconsuì di vice sacra ludicans accenna a un 
potere straordinario che lo p neva più diretta 
mente sotto la dipendenza dell imperatore e in 
certo modo lo scioglieva da quella del i canus 
urbis COSI probabilmente fn ptr questo che al 
titolo di consularis si soatitm quello iiproeonsal 

Il moderator delle citta della Campania in 
una lapide metrica frammentata di Suessa (C 
X 4769), certamente indica il conitular s Dub 
bio perù 6 se altrettanto debba lir=i del 

Curator Campanornm ~ di una iscrizione 
urbana frammentata (C. VI 3836) e del 

Defensor provinciae CampaniiLe — di 
nn'attra di Abella (C. X 1201) Ta ju no W 
tal[i]o^i] o(iro) lp(erfectissÌmo)} patrono gene 
rie] e[(] oriy^inle] dignissimo togato prm[^] 
loci, defensori provinciae Camp(amae) oò eius 
merita ot«,). Quanto ad essi non è improbaljile 
che sotto i due titoli sì abbiano volnto inten Ipre 
1 aoliti curatores e defensores di più città della 
Campania (of. Cnrator — Defensor) 

L'ojjicium, del confinlaris era così composto 
(Not, dign. Oc. 43. 6, 13 Seeek) 

'Principem deofficio praefecti pract. 

Corni culacinm 

TibulariuB duos [prò numerin h] 

Adiutorem 

Gomme ntar lensem 

Ab actis 

"^ubadiuvara 

Esieptorca et reliquoi cuh rta[l]in 
non licet ad aliim transire militiim 
titione clementiae princiiahs 

Un 

SacerdOij provinciae (Campanme) è ricor- 
dato pan in una iscrizione di Capua (C X 3792), 
contenente un feriale redatto nell annn 387 (cf. 
Mommsen Benchte der aàcha desfll der Wiss. 
1850 p 64 Bcgg ) \1 l'Otte l um accenna Syrara, 
cp 4 46 

F e della regione I 
1. Da Roma (Porta Ostiensis) ad Ostia, 
V. Ostiensis via- 

Tab. Peut. 5, 5. 

a) Da questa SÌ staccava la via Lau- 
rentina (v. Lanrentina via), che andava a La- 
vinium (Pratica) cf. G. XIV 4086. 4077. Nella 
Tab. Peut, 5, 5; 6, 1 e nell'It. Ant. p. 301 la 
congiunzione tra Roma e Laviniwn è indicata 
cosi : Roma — Ostia — Laurentum [cioè Lau- 
rentea vico Augustano, presso Castel Porziano] — 
Lavinium. Cf. C. XIV p. 183. 186. 



CAK 



45 



>riultaha 






h) Forse pure da questa via si staccava la 
via Ardeatina (y. Ardeatìna via), diretta ad 

f) Da Ostia a Tarricina (Terracina) (cf. 
13) andava la via Severiana, C. X p. 60. 683 
n bSH. V. Severiana via: 

Antiitm (Porto d'Anzio); 

Altura (Ter d'Asttira); 

Giostra ; 

Ad Turres alàas; 

Girceli (Paola sotto il monte Circello); 

Ad Turres; 

Tarricina (Terracina) (cf. 13). 

Tab. Peut. 5, 5; 6, 1-2. 

2. Da Roma (Porta Portuensis) al Campus 
Salmarum v. Campana via- 

3. Da Roma (Porta PortuensisJ al Portus 
(Porto) V. Portuensis via. 

Da Portus (Porto) a Fregenae (Maccarese) 
è iniioata una via nell'It. Ant. 300, cf. Tab. 
Peut 5, 5. C. XI p. 549, v. Etniria. 

4. Da Roma (Porta Aurelia) a Lorium 
(La Bottaocia), v. Anrelia via — Etruria. 

It Ant. 290. Tab. Peut. 5, 5. 

Il) La via Janiculensis (Notitia e Cario- 
s im) forse identica alla via Vitellia (Suet, Vit. 
1) sembra una diramazione della via Portuensis. 

b] Dal pons Aelius partiva la via Aurelia 
nova, che soU'altura si congiungeva colla Aure- 
lia vetKS. Da quella si staccavano pure le vie 
Cornelia e triumpkalis, cf. Jordan Top, I, I p. 
376 seg. Riohter, Top. p. 917. 

5. Da Roma (Porta Flaminia) a Saxa Ru- 
bra (Prima Portai. Cf, C, XI p, 567. v, Fla- 
minia via — Ktrurìa- 

Tab, Peut. 5, 5, Hieroa. p. 193. 

6. Da Roma, staccandosi dalla via Fla- 
minia (5), a Gareiae (Galera), Cf, C. XI p. 553. 
V. Cassia via — Clodia via — Etrnria. 

It. Ant. p. 300. Tih, Peut- 5, 5, 

7. Da Roma (Porta Salaria) ad Eretum 
(cf. 8) per Fidenae (La Serpentara), Cf. C. IX 
p. 472. V. Salarla via — Samninm. 

It. Ant, p. 306, Tab. Peut. 5, 5. Rav. 4, 34. 

Patinaria chiamavasi una via di congiunzione 
tra la Salaria e la Nomentana (cf. 8) (Chro- 
nogr, p, 646, 20 cf. Suet. Nero, 48). 

8. Da Roma (Porta Nomentana) ad Ere- 
tum (cf. 7) per Ficulea (la Cesarina cf, Liv, 3, 
52, 3) e Nometitum (Mentana). Cf. C, IX p. 472. 
XIV p. 440. 447. V. Nomentana via — Sam- 
nìum. 

Tab. Peut. 5, 5. Strabo 5, 3, 1 p. 228; 5, 3, 
Il p. 238. 

Nella Tab. Peut. 5, 5 È indicata una 
Nomentum (Mentana) a Tibur (Tivoli), 



t da 



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46 CAM 

9. Da Roma (Port* Tiburtina) a Carsiol 
(Piano del Cavaliere), v. Tìbnrtina 



Va- 



leria via — Samnràra. 

Tibiir (Tivoli) (cf. 8); 
Varia (Vicovaro); 

Lamntte ; 

Carsìoli (Piano del Cavaliere tra Arsoli e 
Caraoli) (cf. 10). 

It. Ant. p. 308 seg. 

Nella Tab. Peut. 5, 5 ; 6, I e nel Rav. 4, 34 
è indicata la stagione delle Aquaf Albvìae tra 
Roma e Ttbur. 

Tra Lamnae e Carsioli si "itaccava dalla via 
Valeria U via Sublacensis (Frontin de aqnis 7 
cf. Tab. Peut. 6, 1-2), che conduceva a Suhla 
queum (Subiaco). Cf. C. IX p 588 n S'ITI 

10. Roma (Porta PraenPstina) a, Compttum 
Anagtiinum (Anagni). Cf. C. IX 6886. t. Prae- 
nestina via- 

Gabii (Pantano) (cf. Liv. 2, U, 7 ; 3, 6, 7. 5, 49, 
6. App. b. e. 5, 23. Strab. 5 p. 238. Dionys. i, 53), 

Praeneste (Palestriua) ; 

Compitum Anagninum (Anagni) (cf. 11). 

It. Ant. p. 802 cf. Tab. Pèut. 5, 5; 6, 1. 

Una via da Praeneste (Palestrina) per Treba 
Augusta (Trevi nel haxìii) a Carsioli {Piano del 
Cavaliere) (cf. 9) è indicata nella Tab. Peut. 1. 
e. Cf. C. XIV p. 353. 

11. Da Roma (Porta Praenestina) a Casi- 
Unum, r. Labicana via. Cf. C. IX p. 695 segg. 

Quintanae (cioè Labici, presso Monte Com- 
patri) (cf. sotto b); 

Ad Statuas; 

Ad Pietas (cf. 12); 

Bivium (cf. Botto fl); 

Compitum Anagninum (Anagni) (cf. 10); 

Ferentinum (Ferentino); 

Frusino (Fresinone); 

Fregellae (Ceprano); 

Fabrateria nova (La Civita); 

Aqainum (Aquino); 

Casinum (Caseino); 

Ad FUxum (S. Pietro in fine); 

Vena/rum (Venafro) (cf. sotto e); 

Teanum (Teano) (cf. sotto de); 

Cales (Calvi) i 

Casilinum (Capua) {cf. 12). 

n Rav. inserisce tra Fabrateria e Ferenti- 
num Sarà (Sora), tra Ferentinum ed Anagnia 
Aletrium (Alatii), e prima di Anagnia ha Si' 
gnia (Segni). 

It. Ant. p. 302. 305. Tab, Peut. 5, 5; 6, 1-5. 
Strab. 5, 3, 9 p. 237. Eav. 4, 33. 

fl) Al Bivium probabilmente si congiun- 
geva la via che veniva da Velitrae (Velletri) e 
Signia (Segni) Cf. C. IX p. 695 seg. 



CAM 

i) Ad una via da Laiicum (presso Monte 
Compatri) a Tasculum (presso Frascati) (cf. 13) 
si dovrebbe riferire il miliario C. XIV 4088, se 
gennino. 

e) Da Venafrum (Venafro) si staccava una 
via che per la stazione ad Rotai andava ad Ae- 
sernia (Isernia) cf. C. IX 589 n. 5970-78. — X 
p. 60. 699. Tab. Peut. 6, 3. v. Saraninm. 

d) Da Teanum (Teano) a Mintumae (presso 
Traetlo) correva una via, che congiungeva Ja viaLa- 
bicana coll'Appia (Tab. Peut 6, 2-8. It. Ant. p. 121). 

e) Una via andava da Teanum (Teano) sA 
AUifae (Allife) (It. Ant. p. 123. 304. Rav. 4, 33 
cf Tab. Pent. 6, 3). v. Samninm, 

f) Colla via Labicana saranno state pure 
ornginnte, oltre alle snccitate, lo città di Ale- 
t> rum (Alatri), Fabrateria vetus (Ceccano), Sora, 
Attna etc. 

12. Da Roma (Porta Latina) a ad Pietas. 
V. Latina via. C. X p. 695 n, 6881: 

Ad Decimum (Ciampino); 
Roboraria: 
Ad Pietas (cf. 11). 

Con questa via sarà etata congiunta Tuscu- 
lum (presso Frascati) (cf. 11). 

13. Da Roma (Porta Appia) a Caudium 
(Montesarchio). v. Appia Via — Apuiia. (I 
p. 534 n. 10) Cf. C. IX p. 590. — X p. 59. 683 
seg^. 7O0. 991: 

Ad Nonwn (Tomba di Gallieno); 
BoDillae (presso le Frattocchie) (cf. sotto a) 
Ariccia (Ariccia); 
Ad Sponsas (Cisterna); 
Tres Tabernae (sotto Norma); 
Forum Appi (Foro Appio); 
Ad Mediai (Mesa) ; 
Feronia (Feronia); 
Tarricina (Terracina) (cf. 1); 
Fundi (Fondi) ; 
Formiae (Formia) ; 
Mintumae (presso Traefto); 
Sinuessa (Mondragone) (cf. sotto d); 
Ad pontem Campanum ; 
Urbana ; 

Casilinum (Capua) (cf. 11); 
Capua (S. Maria Capua Vet«re) (cf, sotto efg); 
Calatia (Galazze) (cf. sotto g] ; 
Ad Novas (S. Maria la Nova); 
Caudium (Montesarchio). 
It. Ant. p. 108. Tab. Peut. 5, 5; 0, 1-4. Rav. 
5, 2. Hieros. p. 610. 6tl, 

a) Da Bóvillae (presso le Frattocchie) con- 
duceva ad Antium (Porto d'Anzio) la via An- 
tiatina. 

b) Jy&WAppia a Setia (Sezze) andava la 
via Setina. 



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CAM 

e) Egaalmente coli' Appìa saranno state 
congiunte le città di Velitrae (Velletii) (cf. 11), 
Cora (Cori), Norba (Norma), Ulubrae (presso 
Cisterna), Prìvernum (Piperno yecohio). 

d) Da Sinuessa (Mon dragone) a Neupolis 
(Napolii andava la via Domitiana (Dio Cass. 67, 
14. Stjit. silv. i, 3 cf. C. X p, -58. 183. 702 n. 
6926-6985) pei 

Voltumum (Castel Volturno); 

Liternum (presso il lago di Patria); 

Cumae (Cumu) (cf. sotto); 

In vintisi 

Puteoli (Pozzuoli) (cf. sotto); 

Neapolis (Napoli) (cf, sotto). 

Da Puteoli (Pozzuoli) a Neapolis (Napoli) 
vi furono due vie, l'una per la Crypta (Grotta 
di Pozzuoli) (Tab. Peut. 6, 4. Eav. 4, 32; 5, 2). 
l'altra intorno la collina di Fogillipo (It. Ant. 
p. 122). 

It. Ant. p. 122. 123. Tab. Peut. 6, 3-4. Bav. 
4, 32; .5, 2. 

La via da Cumae (Cuma) a Misenum (Miseno) 
per Baiae è ricordata nell'It. Ant. p. 123. Tab. 
Peut. 6, 3. Eav 1 '2 1 2 

e) Una via da Capaa (S. Maria di Capua) 
per Caiatìa (Cajazzo) a Teìesia (Tolese) h indi- 
cala confusamente nella Tab Peut. 6, 34; no 
provengono dup mil in C \ 8307. 8308. 

f) Da Capua una via conduceva a Cumae 
(Cuma), una i PuttoU (Pozzooli). (Cf. Plin. nat. 
hist. 18, Il 111 X p 183. 705; un'altra per 
Attila (Sant'Arpino) a Neapolis (Napoli) (Tab. 
Peut. 6, 4. Rav. 4, 34 of.C. X p. 58. 171. 705). 

g) Da Capua a Nuceria (Nocera) [cf. C. 
X p. 58. p. 707 n. 6950) per 



CAM 



47 



Suessula (Ariei 
Nola (Nola); 
Ad Teglanum; 
Nuceria (Noe 
II. Ant. p. 10 
Con questa v 



"h 



ira) (cf 14. 15). 
». Tab. Peut. 6, 4-5. Rav. 4, 34. 
t saranno state congiunte A- 
cerrae (Arena), Abella (Avella vecchia)etc. 

17) Da Neapolis (Napoli) a Nuceria (No- 
oera) cf. C. X p. 58. 124. 734 n. 6936-40) per 
Herculaneum (Kesina); 
Oplontis (C. X p. 90); 
Pompei; 

Nuceria (Nocera) (cf 13 g. 15). 
Di Pompei al Promontorium Minervae (Pun- 
ta della Campanella) andava una via (C. X p. 58) 
colle seguenti stazioni: 

Stabiae (Oastellammare di Stabia); 
Surrentum, (Sorrento); 
Templum Minervae. 

Nella Tab. Peut. con questa si congiunge 
una ria proveniente da Nuceria (Nocera). 



Tab. Peut. 6, 5. Eav, 4, 32; 5, 2. 

Da Nuceria (Nocera) una via per Abellimm 
(Atripalda presso Avellino) andava a Beneventum 
(Benevento) (Tab. Peut, 6, 5. Eav. 4, 84 cf C. 
X p, 58) cf Apnlia p- 534 n, 11. 

15. Da Nuceria (Nocera) (cf 139 g. 15) 
ad Acerronia andava la via PopUlia (cf. C. X 
p. 2, 707 n. 6950 — v. Brnttìi) per SaUmum 
(Salerno) (cf sotto e Plcentia (Vicenza). 

It. Ant. p. 109. Tab. Peut. 6, 5. Rav. 4, 32. 

Un'altra via andava da Salernum (Salerno) 
a Paestum (Pesto). Cf. C. X p. 2. v. Bnittii. 

Tab. Peut. 6, 5. Rav. 5, 2 cf. 4, 32. 

CAMPANORUM (cohors). - v. Campana 
cohors. 

CAMPANUS (ager), ~ v. Capua. 

CAMPANUS (Hercules). - Sulla base 
d'una statuetta d'Ercole si legge (C. VI 303) : 
Zoticu» fenarius Herculem Ca{m)panum votum 
red{d)it. È dubbio che l'epiteto abbia nn rap- 
porto topografico, come p. e. nell' Hercules Ga- 
dilanus, Pompeianus etc. Potrebbe piuttosto 
essere in connessione col concetto rurale ricor- 
rente in questa divinità nell'Italia e special- 
mente nel Lazio, e avere il significato di cam- 
pestris rusticus, predicato non infrequente in 
Ercole (Stat. silv. 3, 1, 30.Lamprid. Comm. 10 
cf. Preller, Mjthol, 2* p. 282); ciò che con- 
corda con la qualità di fenarius del dedicante. 

CAMPESTRES (dli, matres). - Non sono 
noti che per iscrizioni, sotto tre forme; dì C'uns- 
pestres (C. IH 3667. 5910. 7904. — VI 768. — 
VII 1029. 1080. 1114. 1129. - BEh. 1585. 
1596. — MOe. H p. 186; VI p, 101. - Litera- 
turzeitung 1887 p. 674. — Archaol. Journal 39 
p. 370. — AL 1885 p. 239 n. 4 ; p. 241 n. 5 ; 
p. 244 n. 6 ; p. 24S n. 7 ; p. 246 n. 8 ; p. 248 
n. 9; p. 249 n. 10; p, 252 n. 12. 13; p. 258 n. 20. 
21; p. 259 n. 22; p. 260 n. 23; p. 280 n. 28. — 
BM. 1885 n. 1057), dii Campestre! (C. Vm 
2635. 10760) e Matte» Campestre! (C. VII 510. 
1084). Di queste tre forme la seconda molto pro- 
babilmente non si riferisce alle medesime divi- 
nità indicato colla prima e con la terza, cam- 
pestre» essendo un semplice predicato di dii. E 
ciò, sia perchè le due lapidi ove essa ricorre sono 
della Numidìa, laddove tutte le altre provengono 
da altri lunghi, sia perchè sotto Campestre» sem- 
plicemente dette bisogna vedere divinità muliebri; ■ 
la qual cosa a sua volta è provata da due circo- 
stanze. L'una, che spesso esse sono nominate 
insieme con altre divinità muliebri, come Epona 
(C. in 5910. 7904. MOe. VI p. 101 cf C. VH 
1114), Suleoiae (C. VI 768), lum. Victoria, For- 
tuna, Felicita», Minerva, Fatue, Salus et omnes 
deae (AL 1885 p. 259 n. 22 et ivi n. 4, 5, 6, 



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48 CAM 

7 etc). L'altra, che talrolta sono anche dette 
Matrei (C, Vn 510. 1084), congiunte con le Ma- 
tres Alatenae (ivi). Che esse poi abbiano un'at- 
tinenza più coi campo militare che con la cam- 
pagna, appare non solamente da cìii, che nel se- 
condo significato si sarebbero usate piuttoetu le 
parole agrestis, ruralis {et. Verg. Aen. 3, 34), 
laddove campestri! è proprio della militia (cf. 
Horat. de art poet. 379; epist. 1, 18, 54. Suet. 
Ang. 83; Galba 6. Plin. paneg. 13 etc); ma 
anche dal fatto che in tutte le lapidi sa citate 
la dedicazione alle Gampeitres ù fatta da mili- 
tari, per lo più non gregatii, come centurioni, 
decurionij prefetti di ale e coorti, tribuni di 
coorti etc. Erano quindi divinità proprie tutelari 
degli accampamenti militari. Che fossero conce- 
pite generalmente nel numero di tre, come ri- 
eorrono in una lapide (C. VII 510), non è im- 
probabile, — Il loro culto, a giudicare almeno 
dalle lapidi, non rimonta più innanzi del sc- 
olo II dell'Impero ; ed esse mostrano del pari 
che il medesimo non era punto romano, ma 
straniero, probabilmente celtico, non incontran- 
dosi che nella Germania superiore, nella Brit- 
tannia settentrionale, nella Pannonia, nella Rae- 
tia, nella Dacia e nella Numidia: le iscrizioni 
di Eoma {AL 1885. BM. 1885 li. ce, G. VI 768) 
sono di militari, quasi tutti equiti singolari e 
di origine non romana. 



CAMPESTKIS (Mara, Nemeaie). - C. n 
4083 (Tarraco) r Marti campestri sac{rum) prò 
taliute) impieratoris) M. Aurfeli) Commodi Au- 
g{usti) et equit{um) sing(ularmm) T. Aureliius) 
Decitnw (centuria) leg{ionis) VII O(eminae) Fe- 
tidi) praep{ositm) simul et camp{idoctor) etc. — 
C. VI 533 (Roma); Nemesi sanctac campestri prò 
talute domi?iorum n{oHrorum) Aug{ustorum) P. 
AeUius) P. f. Aetia Pacatus Scupiì quod coh{or- 
tis) doctor voverat, nitne campi doctor coh(or- 

tis) I ptraetoriae) p{iae) v{indicis) posuit. 

Che qui il predicato campestri) abbia il mede- 
simo significato che nelle divinità (v.) Campe- 
Btres, specialmente riguardo a Marte, non am- 
mette alcun dubbio e per la qualità del dedicante 
e per la natura speciale del dìo, detto spesso 
anche miUtaris (cf Preller, Mythol. 1» p. 151j. 
Anche rispetto a Nemesi è notevole che il dedi- 
cante è pure un militare, e che questa divinità 
greca dai Romani era anche identificata con la 
FortDna (cf. Preller, Op. cit. 2' p. 195) ; nel qnal 
caso si può pensare alia fortuna delle armi. — 
Probabilmente a un Mars campester o simile ac- 
cenna la iscrizione di recente scoperta a Col- 
Chester e pubblicata dall'Haverfield (Proceedings 



CAM 

of the Soc. of Antiquaries Feb. 11, 1892 p. 12) : 
Oso Marti Medocio Campesium (= Canipes- 
Irium ?) et Victoriae Aiexandri Pii Felicis Au- 
gusti nos[tr?]Ì, donuin Lossio Veda de suo po- 
suit etc. 

CAHPE8TBIS (cohors). - v. Campana 
cobors, 

CAMPI (Elysii). - Sono ricordati in qualche 
iscrizione metrica, p. e. in due sepolcrali di Rom.i: 
C. VI 21846, che comincia: Umlirarum serura 
quies, animae{que) prior(um) | laudatae solitis 
quae loca sancto Erehì, \ sedes iìisontem Ma- 
gnillam ducile vestras \ per nemora et campos 
protinus ElysiOi etc.; — 2S295: Dis maniius 
piis s(acrum). C. Oatasius Memor Octaviae Ne- 
reidi coniugi libertae. Condita Nebris habcn ti- 
tubtm quem sola mereris } Oetavi Memoris co- 
nittx quae vera fuisti. \ Elt/sìos precor ut pausi s 
invadere campos, j matronamque coles Ditis Di- 
[temque~\ | dei sedes ut 

CAMPI (Alletìni). — Nella Numidia v. 
Alletini campi p. 422. 

CAMPIDOCTOR. - Come il nome stesso 
dimostra, eampidoetor era colui, che doveva di- 
rigere l'iefluzione militare dei soldati e in modij 
speciale degli armaturae (Veg. 1, 13; 2, 23; 
3, 26). Le iscrizioni ce li fanno conoscere 

a) tra i pretoriani: C. VI 533: Nemesi 
sanctae Campestri prò salute dominorum n[o- 
strorum) Augfustorum duorum) P{uUius) Ae- 
Hius) P(uilii) ^ilius) Aelia Pacatus Scupi'' quod 
cok(ortis) doctor voverat nunc campi doctor 
coh(ortis primae) pr{aetoriae) p(iae) v{indi- 
cis) etc. — EE. 4, 896 C 15 : cam{pi)d(octor) 
P. Allius in un latercolo del tempo di Settimio 
Severo. — C, VI 2658: IKÌs) M{anihus). C[aius) 
Val{erius) lulianus evocatus Aug(.ustì} . . . C(a- 
ius) Valerius Alexander patrono b{ene) mieren- 
ti) fificit), proc(urante) L{ueio) Sep{timio) Ma- 
ximo campidoc{tore) coMortis septimae) pr[ae- 
toriae) etc. — V 6886 .... [campi]doctor .... 
coh[ortis octavae) pr(aeloriae etc. — VI 2C97: 
Awr(eliusj Elìaseir {ti Aurel{ius) laseir] co- 
Mortis) camppidoctor coh(orte nona) prastioria 
centuria) Marci natio(né) Pan(nomus), qui vixit 
an(nis sexaginta) e(t) militavit in legione an«(is 
decem) et in praet(orio) ann(is vigintiquinque). 

b) Tra i singulares: C. II 4083: Marti 
Campestri sac{rum), prò salute) Ìmp(eratoris) 
M(arci) Aur{eli) Commodi Aug{usti) et equit{umì 
singiulurium) TXitus) Aurel{ius) Decimus, (cen^ 
turio) leg(ionis septimae) 0(eminae) fel(ìcis), 
praep(ositus) simul [cquitum singularium ?] et 
campiidoctor) dedic(avit) etc. (a. 182). — AI. 
1885 p. 281 n. 14 e. 3: Aelius Nigrinm GDS 
(=c(ampi)d{octor} s{inguiarium)ì 



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CAM 

e di AureliuB Decimus (C. II 4083), 
eie, a qaanto sembra, essendo centurione leg'io- 
nario, fu distaccato eccezionalmente a comandare 
ed istrnire un corpo di equites singulares, ha 
fatto credere alI'Henzen {AI. 1850 p. 43 segg,), 
che il eampidoctor' aia stato dell'istesso grado del 
centorione. Dall'esame delle altre lapidi sembra 
doTecsi invece credere, corno dimostra il Bearlier, 
che la parola eampidoctor più che nn grado in- 
dichi una funzione. Certamente inferiore al campi- 
doctor era il cohortis doctor (cf. la lapide citata 
per la prima C. VI 533). cf. Exercitator. 

Direrso dal eampidoctor È il campiductor, 
che ricorre soltanto dopo il IV secolo. Una sola 
iscrizione certamente lo nomina tra coloro che 
hanno fatto una dedicazione a Vitalius, maguter 
militum sotto Tiberio Costantino (578-582): forse 
camped(ìtctor) numeri Bataor(um) seniiorum) 
sarà stato Vaasionns della lapide cristianadi Con- 
cordia C. V 8773. Era colui che faceva da guida 
nelle marcie, andava in testa insieme col coman- 
dante ed il maTtdator ; e in ordine gerarchico 
veniva dopo il tribuno ed il vicario (Leo 7, 54. 
5S. Mauriciua 12, 11; 8. Amra. Marc. 19, 6, 2, 
Veg. 3, 6 etc). — Cf. Beurlier, Jlélanges Grani 
p. 297- 303. 

CAMPIDUCTOR. - v. Campidoctor. 

CAMPONA (Tetenyf). — Cittadella Pan- 
nonia inferiore, sulla via tra Matrica e Aqninum 
(Mn. Anton, p, 245), forse l'odierna Teteny, ove 
sono state trovate non poche iscrizioni (C. Ili 
3388. 8389. 3300. 3391. 3392. 3393. 3394. 3395- 
3400. 3402-3405 cf. EE. 2 p. 367; 4 p. 127). Da 
dQB di esse (3388. 3394) appare come al prin- 
cipio del secolo IH vi avesse stanza l'ala I Thra- 
Cam, di cui la prima ricorda un praefectus, la 
seconda un dupUcarius. Più tardi vi ai vedono 
stanziare gli equites Dalmatae, dipendenti dal 
dux provinciae Valeriae (Net. dign. Oc 33 
14 = 35 Seeck p. 192 seg.). 

MoMMSEB, C. 1. Lil. Ili p. 43a. 

CAMPUS, — Di rado non è abbastanza chiaro 
ilsìgnificato speciale della parola ri corrente spesso 
nelle lapidi, come p. e. C. IH 6660. vm 12573 
Talvolta sta per indicare l'agro proprio del tem 
pio; C. XIV 324: M. Antius Crescens Caljur 
nianus pontif{ex) Volk{ani) et aedium sacra 
rium) statuam poni in campo Matris deum m 
fantilem permisi etc; forse appartiene qui anche 
C. m 7983 (EB. 2, 438): J!/: Iul{Ìus) Pap(ma) 
Justus dec{urio) col{oniae) ob hon(orem) pontt 
f{icatut] campum cvm suis aditibus clus\i]t et 
statuam posuit, o pure il luogo ove sorgono lan 
tuari C. X 178, 3 Un. 3: Eìdem sacella ara» 
lignaque, quae m campo sunt etc. — Nel si 
gnificato dì palestra per lo più annessa alle 



CAM 



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terme, campo dì esercitazioni ginnastiche, spet- 
tacoli equestri e simili (Horat. art. poet. 161; 
od. 1, 8, 3; sat. 1, 1. 90. Cic. Quint. 18 etc.) sì 
vede usato : C, X 5807 : semitas in oppido omnii 
porticum qua in arcem eitwr campum ubei lu- 
dunt etc; V 5279: C. Caecilius L. f. Clio.... 
legavit ex quorum reditu quot annis per Neptu- 
nalia oleum in campo et in tkermis et òalitieis 
omnibus quae sunt Comi populo praeberentnr ; 
XII 2498-2495: C. Sennius C. f. Vol{tinia) Sa- 
binus — balineum. campum, porticus, aqitat 
iusque earum aquarum tubo ducendarum etc; 
IX 5305: L. Ritpilius A f. L. Miniciu» L. f. 
duovir(i> campum et macer{iam) ex d(ecreto) d(e- 
curionum) faciundu{m) coer(averunt) etc. ; X 
1236: C. Catius M. f. IlIIvir campum publiee 
curavit, maceriem et sekolas et solarium semi- 
tam de s(«t) p{ecunia) f(aciendum) c{uravit); 
vm 11150 (BB. 7,880) : Sorothi patricius Jppar- 
chus campus dilectus (è rappresentato nn campo 
con cavalli). — Forse a un campo militare ac- 
cenna la lapide frammentata d Th e t C Vm 

16728 [deo paty-io gen amp iu[g{ (i)] 

sacr(um) etc. 

Un campus pecuariua If h n E ma 
(v. piii sotto) ricorre anche n un f n nento di 
editto di nn luogo della Gali a H b n nsis 
C. XH 2462 ...in campum hunc pecuarium ve- 
\hiculumY\ ne quii indurisse v[e]lit niìi aut 
[nun]dinarum causaa, o[m(] koapes qui [in} diae- 
ta Asiciana aut [? P^iconiana Ihospijtabilur vet 
ini«c[a}w ire oolet. 

Nel senso comune della parola si ha C. X 
1401 lin. 34. 

Nella città di Roma, fuori ed entro le stesse 
mura Serviane, erano parecchi i campi destinati 
a vario scopo ; fra essi, oltre il (v.) Campus Mar- 
tina, son ricordati soprattutto i seguenti, di cui 
otto {Agrippae Bruttianus ladetanus, canata- 
rtus Martius Octavius pecuarim Vimìnatis) 
sono dati anche dai regionari! 

1) Campus Aqrippae — Nella regione VII, 
a destra e affatto presio alla via Lata, forse nelle 
vicinanze della piazza Sourra al Coreo. Fn im- 
piantato da A^rippa senza dubbio per la stessa 
destinaaione lei Campus Martins ed era circon- 
dato forse da passeggiai'' certamente da portici, 
fra CUI è sjcCialmente ricordato quello, che dal 
nome della sorella di Agrippa si disse porCicus 
Polae e ne! quale dovea esser collocata la carta 
del mondo da lui ordii ata (Dio Cass. 55, 6, Msrt. 
1 108 3 4 18 1 Celi 14 5 I cf. Tac hist. 
1 31 Plin nat hist 3 17 P!ut Galb. 25. No- 
titia reg VII) — Btcker Top p 588. 595 aegg. 
Preller Regitn p 137 Riehter Top, p. 149, Gil- 
bert, Gesch. und Top. 3 p. 245 aeg. 



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CAM 
) Campus boariìts, — È ricordato in ima 
e orbana, di cui il luogo preciso del ri- 

ttovameato non è sicuro (C. VI 9226) : 

Terenlia feeit marito suo Nonio Mawrylio 
qui futi [e]aiicellariui prim [ì] C tnp b 
etc. Moli» probabilmente no è h In 

nazione diversa, posteriore p / u i a « ( f 
Gilbert, Gesch. und Top. 3 p 239 2) 

3) Campus Bruttianus et C d I nu — N Ila 
regione Xim (Reeionar,). S ti Un 
cìcas Bruttianus è ricordato Ut p n 
nella base Capitolina (C. VI 9 5) C d t 

si disse l'altro per la grand bb d d 11 
pianta codeta, che ivi sorg [F t p t p 58) 
Una naumachia fu data da Cesare ' in minore 
Codeta defesso kcu ' (Snet. Caes. 39 cf. Dio Cass. 
48, 23. Richter, Top. p. 157). 

4) Campus Caelemontanus — i Caeliua 
P 6 

5) Campus Esquthnus — Nella regione^ Dal 
i indicanone topografica consenata da Strab ne 
(5 3 9 p 237) dalle recenti scoperte di an 
bebé tombe p dal luogo ove fur no trovate tre 
lÈcrwioni cioè due presso la porti Eaquihna 
1 altra verso la > iminalis si pu6 inferire con ab 
bastanza sicurezza, che esso si pstei deva fra 
queste due porte quindi nellu spaz o rinchiuso 
dalle due vie uscenti dallo medesime a dc'itra 
e tuoii le mura Serviane Una di quelle iscn 
zuni fC VI 3823) trovata presso la porta Bsqui 
lina contiene il frammento d un senatoc nsulto 
dell'età republicana, il quale vieta nelle ustrinae 
in eis lodi re^gjionibusve nive foci tistnna[e] 
caussa fierent; niva sterem terTa[m']ve intra 
ea loca feciise conieeiìseve veli\f\ quei haee loca 
ah paago Montano [redempta habebtt eie ) Ciù 
fa supporre al Mommsen (ivi), che si tritti di nn 
luogo sacro o sacellum appartenente al pagas 
Montanus fuori J'Bsqnilino, sacello eh g a 
appunto nel campns Esquilinus o necr p 1 d 
l'uso delle uHtinae era natnralment f q 
tissimo. L'altra iscrizione in due esei pi (BM 
1882 p. 159; 1884 p. 58), della stessa et ti 

nn editto pretorio, diretto al medesim p d 1 
senatoconsulto, e che delimita la zo f n 1 
quale era permessa nella Repubblica di t«n 1 11 
ustrinae: L. Sentius C. f. pr{aetor) d ( tus) 
ient{entia) loca terminando cùer{avi ) B( u ) 
f{aetum). Nei quis intra terminos prop u b 
. fecisse velit, neive stereu d 
■e velit; ai che in uno dei due ginwi 
a lettere distinte: Stercus longe auf ne a 
lum habeas. Il campo serviva princip Im t 
due scopi; come luogo di sepoltura 1 11 g I 
povera, non escluse perù persone di cet It (C 
Phil. 9,7. Varrò 1. 1. 5, 25. Horat. aat. I, 8, 8 segg. 



CAM 
cf. Schol. Acr. e Cruq. etc), e come piazza, su cui 
si eseguivano lo pene capitali specialmente degli 
schiavi (Plaut. Casina 2, 6 ; Pseudol. 3, 96 segg.; 
Mil gì 2 4 6 Horat epod 5 «9 Tac ann 2 
32 15 60 S t ti d S) 5 wm a 1 

mdlt hirt qtap 

(PI t Ih 28 E [ t V 1 1 b h 

SchirqHtpd5 00 fT ht 
1 ) I d t Ha b 1 a d S C 

C 1 mn t np p t 

g 1 d t Pai t m S t m (A a t 

t S 1 tr p 45) 1 C mp E q 1 e 
Il d 11 ì Lbt (L 40 19 41 

1 H t m 3 30, 7 D y 4, 15 PI t 
q R m 2'! t ) til horti Maecenatis, se nou 
1 p f rs t tto, in gran parte doverono 

t g i t ne (v. £sqiiìlinus). Sullo 
tombe Binperte ivi in questi ultimi anni, e di cui 
alcune hinno una grinde importanza storica per 
essere di una ita anteri re alle fortificazioni Ser- 
viane v spicialmonte Lanciani e De Rossi BM. 
1 p 255 S p 41 segg 23^ 6 p. 64 segg. 139 
segg 8 p 51 segg 12 p ISO segg.; 13 p. 39 
6e„g 193 14 I 29 15 p 278. 328. AI. 1867 
p o" segg cf 1S79 p 253 '880 p. 265; 1882 
p 5 segg Beckei Top p 554 segg. Richter, Top. 
p 171 seg (iilbett (lesch und Top. S p. 309 

6) Campus Flam « «s — Nella regione IX, e 
proiTiimente in quella jarte del Campas Martius, 
che e pm prossima al Capitohno e al Tevere. 
Cosi è chiamato da Varrone |1 1 5, 154), Praia 
Flaminia da Livio (3, 54 63), nome proveniente 
da quello del censire C Flaminius, chene 1533 
a e vi costruì un circo (v Circns Flaminiiis) 
piuttosto che, come vorrebbe il Ghlbert, da (la- 
mmes, in yuanto il campo avrebbe fatto parte, 
come ageì puhhcus, della dotazione di collegi 
\ Im te di quello dei flamini Egli 
p 6 ga b wi rapporto intimo di prò- 

p t p abbia potuto essere tra esso 

I f, t FI m lù che a noi sembra molto 
p p b b 1 1 11 Itra congettura. La quale si 
f d 11 t (0 OS. 5, 18 cf Appian, Mitbr. 
22) h S 11 d privati ' loca publica quae 

t C p t 1 pontiflcibuB auguribus de- 

m n t fi m b in possessionem tradita 

nt h tu Capitola debba inten- 

d pp t 1 p ) posto ad occidente del 

II è 1 mp Fi minio; ciò che è alquanto 
d bb C rt d gni modo che esso dovè par- 
t p m t tt 1 Campo Marzio, alla qualità 
didm alttpù ohe già al tempo del De- 

m t 1 raccogliere concilia plebis 

(L ì 54) hi pari di quello, poco a poco 
lo vediamo tutto spareo di templi ed altri edi- 



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CAM 
fici pubblici. Of. Becker, Top, p. 604, 667. 1 Ib rt 
Gescb, und Top. 8 p. 6 seg, 66 segg. 

7) Gamvus igttifer. — Nella regione IX 1 
ateaa» luogo presso il Tevere conosciuto col m 
di (v,) Tarcntnm cf, Campns Martius 

8) Campus look. — È ricordato da Sp 
come luo^o ove sorgeva la casa di Pe 
(vita 12 Domus e:us hodie Eomae vi t 
campo Iivis quae appollatnr Pescennian ) Il 
Gilbert (Geach nnd Top 3 p 377, 3) v rr bb 
vedere una rekzi ne hi es&o e il nym} k m 
levn di una iscnzt ne urbana (BM, 15 i 144) 

I) Campus [anatarms — E ricordato d 
gionaru nella regione \II Jordan {Top. 2 p, 216) 
on,de che forse sia una corruzione di lanarius, 
e lì Gilbert (fìeach ui d Top 3 p, 442, 3) pensa 
a un mercifo di lane 

10) Campus MaitiaUs — Nella regione II 
v Caelins p 6 

II) Campus Octaiius — E rammentato dal 
Cariosum fra gli etto campi di Roma, senza in- 
dicazione della regione 

12) Campus pecuanus ~ C, VI 9660: D. 

m. Q. MariAUS s. deeurialis negotiator 

co[mp)i pecuari sibi et suU v[iv\us fedi et Uèer- 
ti3 U[bertà]titsque poUeriilque eorurti] etc. Non 
è improbabile che sia lo stesso forum boarium, 
in altra lapide chiamato pare campus boarius 
fn. 2), 

IS) Campus sceleratus. — Nella regione VI, 
all'interno della porta Collina sul Quirinale, im- 
mediatamente accanto ali aggere Serviano : Festua 
p. 333: ' Sceleratu"! campus appellatur proiime 
portom Colhnam in quo virginea Veatales quae 
inceatam fecenint defjasae sunt ' (cf. Dionjs, 2, 
67, Plut, Numa 10) 

14) Campi» Tibeimui — v. Campus Blar- 
tìns. 

15) Campus Vaticanus. ■— Cic. ad, Att 13, 
33, 4: 'A ponte Mulvio Tìberim duci secun- 
dom montes Vaticanoa, campum Martinm coae- 
ditìcari, illam aufem campum Vaticanum fieri 
quasi Martinm Campum ' cf. Plin. nat. hìst. 8, 
37. — T. Vatìcaous, 

16) Campus Vimìnalis sub aggere. — Dai re- 
gionari è posto nella regione V, e probabilmente 
si estendeva fra j castra praetorla e le mura Ser- 
viane, servendo per esercitazioni militari. In 
questo luogo infatti sono stata ritrovate in questi 
ultimi anni avanzi di cappelle e are, e nel mezzo 
un tempietto, con iscrizioni dedicatorie di pre- 
toriani (BM. 1877 p. 21 ; 1878 p. 263), Cf. Becker, 
Top. p. S53 seg. Riehter, Top. p, 180. 

CAMPUS (Martina). — Quella parte della 
città di Roma, che dalle pendici settentrionale 
ed occidentale del Quirinale e de! Pincio, e oc- 



CAM 51 

i t le del Capitolino si esfendeva verso il Te- 
mprendendo tutto quel piano e quell'al- 
be a nord sono limitati dalle mura Aurelìane 
1 porta Flaminia e la Salaria, al sud si re- 
■ 10 nel breve tratto fra la porta Caraientalis 
1 dirimpetto al fiume, all'est 
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L'una più a settentrione e limitata ad est dalla 
via Lata e parte della Flaminia, ad oveat dal Te- 
vere e al aud dal Circus Flaminius; l'altra a mez- 
zogiorno, pili aderente alle mura della città Ser- 
viana e formata appunto da tutta quella esten- 
sione che ebbe il nome generico di Circus Fla- 
minius (cf. Strab. 5, 3, 8 p. 236. Varr. 1. 1, 5, 154 
of. Becker p, 594. 598. 600. 621 seg. Gilbert 3 
p. 67), I confini precisi fra queste ultime due parti 
non È facile il determinare. E propabile però che 
essi sieno stati in quella zona circa il Pantheon, 
occupata in parte da Adriano col tempio di Mati- 
di», essendosi ritrovate, in quei pressi (via del Se- 
minario) un cippo con l'iscrizione {C. VI 874) : Id 
quod intra cippas ad Camp(,um) versus soli est 
Caesar August{us) redemptum a privato puMÌ- 
cavit; cippo che dovè essere uno di quelli posti 
da Augusto allo' scopo di tale limitazione (cf. 
BM. 1883 p. I seg, Eichter p. 140). Per modo 
che il nome specifico di Campus Martius sì sa- 
rebbe col tempo circoscritto alta parte a setten- 
trione del circo Flaminio, e piìi accosto al Tevere, 
che alla città Serviana. Cib'è in parte confer- 
mato dai Fasti e iscrizioni, che con l'indicazione 
generica in Campo o in Campo Martio, o in 
Campo ai Tìberim, accennano a templi ed are 
che là sorgevano. Cosi Vaedes Felicitati^ i« 
Campo Martio, che era non lungi dal teatro di 
Pompeo (v. Aedes p. 178); l'Ara Pacis Auguttat 
in Campo conslkuta, che sorgeva presso la chiesa 
di s. Lorenzo in Lucina e il palazzo Fiano 
(v. Ara p. 605 seg.). Del pari negli atti dei ludi 
secolari d'Augusto^E. 8 p. 2301in.90 e p. 231 
lin. 108 segg.), dove leggesi in Campo ad Tibe- 
rim in in Campo secundum Tiberim, s'in- 
tende quella parte del Campo Marzio detto Td- 



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52 CAM 

rentum, il quale orinai è provato anche p 1 
luogn di ritrovamento di quegli atti e per 1 
di Dite, che sorgeva nelle vicinanze dell'odi m 
piazza Cesariai (cf, Lanclani, L'itinerari d 
Einsiedeln col. 112 6egg.). Benché non si e 
8ca il luogo preciso ove sorgessero i temp d 
Giove Fulguie, della Fortuna e di Giunone d tt 
genericamente in Campo (v. Aedes p. 178. )81 
182), non v'È a. dubitare percift che con qu t 
e ai voglia intendere quella stessa p rt 



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modo, che esso rii 
in quattro tribù e 
di quella città. 



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lase escluso così d 11 di 
ime dal pomerio d 11 m 
soltanto nella di 
ohe Angusto fece di Roma in XIV g 
die luogo a due di esse, la IX ( ) C rcnB 
Flamiiiius e la VII (v.) Via Lata S p tt tto 
l'esclusione dalle quattro tribù S è 
prova, che il snolo allora e in graJi p rt h 
dopo dovè essere di proprietà den ai I ( d 
celione p. e. dei prata Flaminia (ti A m l ) 
gìaccliÈ nelle tribù non era ammesso che sol 
tanto quello di proprietà privata. Di questa non 
si ha menzione che relativamente tardi {cf. Cic. 
ad Att. 7, 8, 9. Van. r. r. 8, 2), e non è impro- 
babile che i ' loca publioa . . in circuito Capi- 
toli vendita ' da Sulla (Oros. 5, ]8 cf. App. 

Mithr. 22) si sieiio estesi anche verso il Campo 
Mariio. Dubbio molto è invece che nel disegno 
di Cesare ' Campum Martium aediflcari ' (Cic ad 
Att. 13, 33, 4. cf. Dio Casa. 43. 50), siasi compreso 
.anche quello dì alienare nna parte del suolo pub 
blico, siccome si pretende (Gilbert, 3 p. 7, 2). Come 
in generale appartenente allo Stato, esso svea una 
doppia destinazione. L'una politica, in quanto 
quella parte che era più presso alla città Ser 
viana e alla via Lata, in genere chiamata Circus 
Flaminius, conteneva il ricinto pei comizii cen 
turiati con gli edìflzii che più tardi vi sorsero 
intorno {v. p. e, Idv. 1, 44 ; 9. 46. Dionys. 4, 22 cf 
Mommsen, Staatsr. 3 p. 880). L'altra ginnastica, 
in quanto la parte più accosto al Tevere conteneva 
luoghi ed ediUzii per esercitazioni corporali di 
ogni specie (v. p- e. Horat. od. 1, 8 ; 3, 7, 26 segg.; 
3, 12, 7, Cic. prò Cael. 15, 86. Veget. 1, 10. Strah. 
5, 3, 8 p. 236 eto.). Il maggiore sviluppo delle 
opere pubbliche, cominciate già negli ultimi 



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CAM 

Bep bblica, ai ha sotto Cesare ed 

t mp ratori peri anch'essi vi la- 

d ila loro attività per arricchire 

m enti anche questa parte della 



bb gh che mano a mano si vennero 

f 1 ura della città Serviana e lun- 

ti dalle sue porte, Ìl Campus 

fEr d sicuro tre; è una semplice 

( Ib rt 3 p ^74) 



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carattere predomi- 
dal circus Flaminia 
vi fondato, e com- 

da parecchi tempii 

teatri di Balbo e di 

; hter p 38 ; p. 135 

q artieri più signorili 

— Fra le 



XI. Questa incertezza nasce dal non 
potersi sicuramente determinare il luogo dove 
sorgesse quella porta Serviana (cf Fest, p. 89).' 
Sembra però che siasi esteso verso H parte bassa 
del Campo e non Inngi da! Tevere, per essere 
stato soggetto spesso ad inondazioni (Liv. 6, 20; 
25, 9. 21. Fest. p. 89 cf. Cic. ad Art. 7, 3, 9. 
Varrò r r 3 2 Bichter p. 38. 137. Gilbert 3 
p 377 seg) 

e) In Aemdianiì. — Nella regione IX. È 
noordato rare volte (Varrò r. r. 3, 2. Suet. 
Claud 18 cf Tac ann. 15, 40). Il luogo preciso 
è incerto Becker (p. 648 seg.) crede che si 
estendesse in quella parte del circo Flaminio, che 
è fri 1 teatri di Bilbo e di Pompeo, fino al Te- 
vere Richter (p 139) si accosta all'opinione del 
Bunoen che lo facea allargare da quel Circo verso 
il Qumnale circa innanzi alla porta Fontìnalis. 
Gilbert J (p. 378, 2) invece lo trasporta più in 
basso, in direzione dell'arx Capitolina. 

2) Campi, prati, orti eto. 

Abbondano così nel Campus Martina proprio 
a sinistra della via Lata, come nella parte a 
destra, tranne che nel primo poco a poco cede- 
rono il posto ad opere varie costruttive, lad- 
dove nella seconda rimasero ancora lungo tempo. 



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CAM 

a) Campus Ayrippae. — Nella regione IX 
T. Campus p. 49. 

b) Campii» Tiherinm. — Nella regione IX. 
È ricordato da Plinii, che accenna a questa 

leggenda (hiat nat 34, 25); ' Invenitur statua 
decreta et Taraoiae Gaiae sive Fufetiae virgini 
Vestali, ut poneratur sifai vellet, quod adiectum 
non minns hononahabet, quam feminae esse decre- 
tam. mentum eius ipsis ponajn annalinm verbis: 
quod camputn tibertnum gratificata esset ea po- 
pulO" E Gelilo (7 7 1 segg) « QuaeL rent ae 
et Oaiie Taraciae sive lUa Fufetia est nomini in 
antij|UiB annalibus celebna ennt Eiram alterae 
post mortem Taraciae antera vivae amplissimi 
honores a popolo Eomano habiti Ft Taraciam 
quidcm viigii em Vcstalem fnisae lei Horatia 
testis est quae saper ei. ad populum lata 
Praeterea si quadr^ginta annos nata sacerdotio 
abire ic nnbere loluisset vis ei potpstasque ex 
augiiTundi atque nnbendi fida est munificentiae 
et ben(flcii gratia quod cimpnm Tibennum sive 
Bive Martmm populo condonasset n Seondt Gel 
ho adunque Tiberinus i od sarebbe che un an 
tico nome invece di MartiQS ciu che non appare 
nel luogo di Plinio secondo il quale probabil 
mente 1 Tibermus in onginP non fu che una 
parie del Martins (cf Becker p 622 Gilbert 2 ' 
p 112 3) 

e) Praia iemiliana —Nella regi ne IX — 
T Sobborghi (e) 

d) Ptata riamimi ~ Nella legi ne I\ e 
pnpriamente nella parte pu mei li naie in 
prossim ti del Capitolino Son ncordati come il 
luogo in cui al tenipo del Decemvinto 'i tenne 
nn assemblea della plebe e una tornata del senato 
(Ljv 3 54 6D) campus Flaminiui lo chiama 
■Varrone (I 1 5 154) Che il nome non venga 
da uni po<ieessione privata dei Ilaminii uno dei 
quali VI fondt il circo ma dall aver quel campo 
fatto parte della d tazione di collegi sacri e pirti 
colarmente d«i flamines è un ipimone poco accet 
tabile derOilbert (3 p. 68 cf. Becker p 604 seg ) 

e) Lucus Petdintu. — Nella regione I\ 
È ricordato due volte siccome luogo posto evtra 
portam Flumentanam, nel quale si tennero co 
mizii centitriati, nel 370 u. e. pel pr cess di 
M. Maiilius (Liv. 6, 19 segg.), e nel 412 (Liv 7 
39 segg,). La identificazione però È incerta (cf 
Mommsen, rBm, Forsch. 2 p. 192, (jilbert 3 
p. 142 seg.). 

/) //orti Aciliorum. — Circa la regione VII 
sul Pincio . Avanzi di piecine ne sono stati 
recentemente scoperti (tanciani, I comment di 
Frontino p. 29). Una lapide ivi acoperta (l VI 
623) ricorda un serlfius) vilieus kortoi uni (Già 
brionis). 



CAM 53 

g) Horli Dolabellae. — Circa la regione VII, 
Li ricorda Suetonio (Galba 12). 

h) Horti Domitiorum. - Circa la regione VII. 
Vi sorgeva il sepolcro della famiglia, nel quale 
fu anche seppellito Nerone (Suet. Nero 50). 

il Horti Lucullaai. — Hella regione VII. Fu- 
rono dei primi che sorsero sul Pincio, e pei quali 
passava l'acquedotto della Virgo (Frontin. de 
aquis 22), Al tempo di Claudio, dopo varie vicende, 
vennero in proprietà di Valerius Asialious (Tao. 
ann 11 I) da cui passarono nelle mani di 
Messalina e della casa imperiale (Inv. IO, 334. 
Tac am II 32. 87 cf. 13, 43. Plut. Lucuti. 39. 
DioCa^s 60 31.Beckerp.59I.Gilbert3p.376,8. 
Eichfer p 151). 

l) I/orti Pompeiani. — Circa la regione VH. 
Una lapide urbana (C. VI 6399) ricorda un Eros 
i(n}sularius ev korteis Pompeiaims) cf Ascon. 
Gic Phil 32 45 Cic Phil 2 27 Plut Pomp. 
40) 

jw) Morti SallusCiam — Erano parte nella 
regione \ I pirte nella VII, abbraccnvano fra 
1 altr la vallata che separa il Pincius dal Qul- 
riniJiB ma si stendevano anche sul primo fin 
circa le mura Aureliano, e sul secondo ì nrono 
fondati dallo stonco feailustius Cnspus, che forse 
ne acquista i! terreno et! danaro p&torto nella 
Numidia oviero proveniente da eredità (Dio Cass. 
48 9 cf Pseud. Cic. in Sai. 7, 19. Tac. ann. 3, 30 : 
hist 8 82) Sul tempio di Venere che vi sorgeva 
e quelle iscruioni che li ricordano v. Horti. 

3) Vi/ fori, piazze età. 

La natira stessa del luogo e la sua destina- 
zione non comportavano che il Campo Marzio 
abbondasse di vie ; almeno d'esse non sono cono- 
sciute che le seguenti, di cui niuoa nella Vii 
regione 

a) ^ la L ita. ~ Nella regione IX. Quella 
pirt^ della via Flam nia, che dalla porta Ratn- 
mti a della citta '•erviana, a pie del Capitolino, 
divideva la regi ne I\ o CampuaM artìus proprio 
dalla regione VII e fiancheggiata da edilìcii, 
giungeva poi circa la porta Flaminia; il Corso 
odierno (Becker p 593). 

b) Via Tecla — Nella regione IX. Continua- 
zione di quella che lalla porta Carmentalia a 
piÈ del Capit)bno traversava quasi parallela- 
mente al fiume tutto il Campo e finiva nel punto 
avanti al pons Aelins dove sorsero gli archi di 
Onziano Teodosio e ^ alentiniano ; detta cosi dal- 
1 avervi que'^ti imperatori costruiti dei portici, 
Porticus maanmae Essa è vagamente ricordata 
dagli antichi (Sen !ud 13 cf. Mart. 3, 5, 5; 8, 
7S2 2) se la vm fornicata che Livio (22, 36) 
pone nel Campus sia la medesima, è dubbio. 
Avanzi recentemente scoparti ne fanno identificare 



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54 CAM 

una parto colla via Montanara (NS. 1876 p. 138 
cf. Bichter p. 135. 147. Gilbert 3 p. 378, 4). 

e) Vieni Aesc(u)leH. — Nella regione IX, 
Sul basamento di un' ara ritrovata a circa 100 m. 
dalla riva del Tevere, nell'in crociamento della ^à 
yia della Mortella e di S. Bartolomeo dei Vac- 
cinari, leggesi un' iscrizione, in cni ricorrono 
lmà]gistri vici Aesdeli anni Vili (NS. 1888 
p. 498. BM. 1888 p. 327. 379 ; 1889 p, 69 segg.). 
Un Aesculetum siccome luog-o del Campo Marzio, 
in cui una volta si tennero comizi! (Plin. nat, 
llist, 16, 37 cf. VaiT. 1.1. 5, 152), era già noto; 
molto probaliilmente esso ha rapporto appnnto 
con questo vicus (cf. HfllBen,BI. 1889 p. 265segg'.). 

d) Vicus Pallacinae. — Nella regione IX. 
Cicerone (prò Eoscio 7, 18) ricorda i halneae 
Pallacinae, e Io ecolìasta (45, 132), nn vicus 
Pallacine (sic) locm ubi cenaverat P. Roscius. 
Jordan (Hermes 2 p. p. 76 segg.) eredo i ba^i 
sorgessero accosto al circo Flaminio, e che al 
pari dei balneae Saeniae (Cic. prò Coel. 25, 61) 
il nome venga da Pallacius (noineii) o Palla 
einus (cognomen) di colui che li costruì. 

e) Forum olitoriam e 

/) Forum suarium, i! primo nella regione IX, 
il secondo nella VII. v. Fornm. 

g) Trigaritm. — Nella regione IX. NS. 1887 
p. 323: Panllus Fabius Perslicus], Eggim Ma- 
mll\tts\ L. Sergtus Paullus G. ObeUius Ru\fus'\ 

L. Scriboniti[s Libo] ripam cippis pos[itis] 

temiinaverìinC a trlig'jaf^io] ad pontem Agrip- 
p[aej; — C.YlSiGli Fecit Àf india ffelpis C. lu- 
lio Thallo.... qui egit oficinaa plubarias trasti- 
berina et trigari etc. Secondo Eichter(p. 148 seg.) 
qnesta specie di piazza, destinata alle esercita- 
i q t {CI PI 1 ) bb 1 p 

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Hai (BI IS89 p 2(>8) t d h 

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b) PC m - S 

preciso, ma come è dette che 1' 
nel Tevere, debbono essere stati nella regione IX. 
Dai luoghi di Feste (p. 250 : ' Petronia amnis 
est in Tiberini perfluens, qnam magietratus auspi- 
cato transeunti cum in Campo quid agere volunt, 
quod genns auspici peremne vocatur '. — epit. 
p. 45 : ' Cati fons, ei qno aqua Pefronia in Ti- 



CAM 
berim flnit, dictns, quod in agro fuerit cuiusdam, 
Cati ') si vede, come l'uno fosse la fonte dell'altro, 
e che amendue avessero un carattere sacro in re- 
lazione col rito degli auguri (cf, Preiler, Mythol. 2' 
p. 138 cf. 127). 

e) Palus Caprea. — Nella regione IX. È ri- 
cordata da Livio {], 16 cf. Ovid. fast, 2, 491) 
siccome quella doveBomil nel presiedere un' as 
semb! p p I bb p E p bab le 

che rqtfabat t) aro 

Il laog p è t è d fB 1 h n 

vuole 1 C Ib rt (1 p 290 3) da r He 

vicina d ]l Mart 

d) T r m — N 11 n IX La 1 g 
genda 11 g q t 1 g 1 n lei ludi 
secola C Lnd ) 1 it d 1> P t e Pro- 
sorpin d g I b t un'ara 
(Val. M 245Z 213f')d. fast. 
I 501 g L p 49 F t p 3 9 cf. ep. 
p 350 rv 4 8 63 M rt 4 1 8 10, 63 
3 etc) (7 jO q f bb B h chia- 
mati p n Ita t f n i 1 fuoco 

dei p g (Val M Z m 11. ce.). 
L ani t p gr lì Iq t d termi- 
nato ldFt(l mqqe Diti 
ac [P rp a rat ] tr mo Mar- 
t[io Cai p q d T ntuni p]p 11 t ), che 
lo pò t em Jlf l C p E dubbio 
perù q t d d bb p d rsi nel 
senso d 11 tr t tt t I dionale 
ower d 11 p rt p p m 11 e. Per 
la sett t I st 1 B k fp che Io 
porrebb li an d 1 1 d Augusto 
e del p rt d R p It p 1 m di I invece 
stsnn 1 Ul h (B h b E n III 3 p. 5) e 

1 C Ib rt (2 p. 108, 1). La recente scoperta degi! 
tt I t lodi secolari Severiani, in un luogo 

d q ì (BE. 8 p. 284, IH lin. 15 cf. p. 299) 

I g [P mpei]us Rii[so^iaH[usi]magiiter Ta- 

ì t vit, ha dato occasione a ritornare 

11 g ente. E come quegli atti sono stati 

t ti lungi da S. Maria in Vallicella, dove, 

\ j t» nel cortile del palazzo Cesarini, 

It It f no scoperti avanzi di una magnifica 

p b b I ente quella di Dite, così l'Hiilsen e 

t mp mente il Lanciani (EE, 8 p. 253 seg, 

L L t ner. di Einsiedeln etc. p. 112 segg.), 

tt p d nuovo esame le antiche opinioni, 

f 1 parere che il Tarentum sia da 

porsi appunto nelle vicinanze di piazza Cesarini. 

e) Aedes Apollinis. — Nella regione IX, fra 
il theatrum Marcelli e il eircns Flaminius. v. 
Aede» p. 174. 

f) Aedes Bellonae Pulvinensis. — NeOa re- 
gione IX, presso il pulvinare del cirons Flami- 
nius. y. Aedes p. 175. 



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CAM 

g) Aedes Castoris PoUucis in circo Flaminio. 
V. Aedes p. 176. 

k) Aedes Bianae. — Nel circo Flaminio, 
dedicata da M. Aemilius Lepidua nell'anno 574 
u. e. (Liv. 40, 53). 

i) Templum Boni Eventus. — Nella regio- 
ne IX. È ricordato da Ammiano (29, 6, 19), OTe 
accenna a restauri fatti sotto Yalentiniano a un 
portico dello steeso nome {cf. Lanciani, BM, 
1891 p. 226). 

h) Aedes Felicitatis in Campo Martio. -~ 
Nella Tcgiono IX. Forse da identificare con X'aedeì 
Felicitatis in tkealro marmoreo, y. Aedes p- 178. 

l) Aedes Fortunae kuiusque diei in Campo. — 

Nella regione IX, ma se ne ignora il luogo 
preciso. V. Aedes p. 178. 

m) Aedes Fortunae equestri^. — Nella re- 
gione IX, e presso il teatro di Pompeo, ad thea- 
truìtt lapideum, come dice Vitruvio (3, 8, 2), 
Tu votata nel 571 u. e, da Q. Fnlvius Flaccns.in 
Jina battaglia contro i Cimbri, e sei anni dopo 
da lui stesso dedicata (Liv. 40, 40, 44 cf. 42, 
3, 10. Val. Mai. 1, I, 20). Al tempo di Tiberio 
non esisteva più (Tac. ann. 3, 71). Cf. Becker, 
Top. p. 618 seg. Preller, Mythol. 2' p. 184 seg. 
Richter, Top. p. 136 seg. 

n) Aedes Fortunae reduoia. — Nella re- 
gionelX, probabilmente presso il teatro di Pompeo 
e il circo Flaminio. Fu innalzata da Domiziano 
dopo il suo ritorno in Roma nell'anno 93 (Mart. 
8, 65). 

o) Aedes Herculis Musarum. — Nella re- 
gione IX, presso il porticus Octariae, v. Aedes 
p. 179. 

f) Aedes Herculis magni custodis in circo 
Flaminio. -~ v. Aedes p. 179, 

g) Aedes Fani ad theatrum Marcelli. — v. 
Aede« p. 180. 

r) Tempio d'Iside. — È ricordato da Dione 
Cassio (66, 2) fra i monumenti periti o danneg- 
giati nell'incendio sotto Tito. 

s) Aeìes lunonn Reginae ad circitm Fla- 
m ntum — Nelh parte meridionale della re- 
gione IX e rea la V a che traversava il sobborgo 
evira pò ta n Cam entalem. v. Aedes p. 182. 

t) A dea Tmon — Nella regione IX e pro- 
pr an ente dov col tempo sorse il porticns Octa- 
tav ae forse nnalzata dallo stesso Q. Caecilius 
M tellus che eresse vi dei portici (Veli 1 11 3 
cf 2 1 2 Be ker Top p 608 cf 618) 

m) Aedes lunon s Currtti^ in Campo — v 
Aedes p 182 

y) Aeles lunon s Sospitae — Nella re 
g ooe IX e iropram nte nel Forum obtonnm 
Fu costrn ta da C Conulius Cethegns nel 558 
u e pel voto fatto nella battaglia contro gli 



Insubri (Liv. 32, 30; 34, 53 cf. Becker, Top. 



y) Aedes lovis porticus Octaviae. — Nella 
regione IX^ Prubabilmenfe è lo stosso che fu 
eretto da Q. Caecilius Metellus dopo il suo trionfo 
sulla Macedonia. — t. Aedes p. 181. 

z) Aedes lovis Statoris ad circum Fla- 
minium. — v. Aedes p. 181 cf Becker, Top, 
p. 108 segg. 

ad) Aedes Larwn Permarinorum. — Sor- 
geva nella regione IX e nel porticus Minuciae. 
V. Aedes p. 183. 

bh) Aedes Martis. — Nella regione IX e 
propriamente nel circo Flaminio, eretto da D. 
lonius Brutua Callaicus (Plin. nat. hist. 36, 26 
cf. Cnrn. Nep. presso Priseian. 8, 4}. 

ce) Templum Matidiae et Marcianae. — 
V. più oltre 5, a. 

dd) Templum Minevvae Chalcidicae. — Nella 
regione IX, corrispondente all'odierna chiesa di 
S. Maria sopra Minerva, molto probabilmente lo 
stesso che fu eretto da Domiziano (Mirabilia, 
Notiti» ctc. cf. Becker, Top. p. 645 seg,). 

ee) Mitrkaeum. ~ Nella regione VII, presso 
la chiesa di S. Silvestro in Capite. Varie iscri- 
zioni vi si riferiscono, v. Uithras, 

ff) Aedes Neptuni in circo Flaminio. — 
T. Aedes p. 184 cf Lanciani, AL 1883 p. 8 seg. 

gg) Pantheum. — v. Aedes p, 185, 

hh) Aedes Pietatis ad circum Fìamìnium. — 
V. Aedes p. 185. 

lì'l Serupaeum. — È ricordato da Dione Cas- 
sio (66. 24) fra quei monumenti che, parte di- 
strutti o danneggiati dall'incendio avvenuto sotto 
Tito, furono restituiti da Domiziano. 

kk) Templum SoUs Aureliani. — Nella re- 
gione VII, a destra della via Flaminia, nelle vi- 
cinanze del campus Agrippae e della chiesa di 
S. Silvestro in Capite. Fu eretto da Aureliano 
(vita e. 48 cf. BM. 1886 p. 81. Urlichs, BL 1888 
p. 38, Hiilsen, ivi 1889 p. 269, Eichter, Top. 
149 seg.). 

il) Aedes Spei ad forum oUtorium. — v. 
Aedes p 186. 

mm) Aedes Veneris Victricis in theatro mar- 
moreo. — Eretto da Pompeo nel suo secondo 
consolato, alla sommità dei suo teatro, v, Aedes 
p, 187. 

«n) Aedes Vulcani in circo Flaminio. — v. 
Aedes p. 187, 

00) Ara Ditis Patris et Proserpinae. — Nella 
regione IX e propriamente nel luogo detto Ta- 
rmtum (cf, sopra, lettera d e Ara p. 604). 

pp) Ara Martis. — v. Ara p. 605. 



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56 CAM 

qq) Ara Tfeptuni. — t. Ara p- 60S. 
rr) Ara Pach Augmtae. — t. Ara p. 605. 
5) Edi/isii pubblici. 

Raccogliamo sotto questo nome quegli edi- 
lìzii, che erano destinali a veri scopi dello Stato. 

a) Basilica Matidiae et Mardanae. — Nelle 
regione IX. Così la chiamano i regionarii; tem- 
plum Matidiae è perù detto in una fistola acqua- 
ria, trovata tra il Pantheon e la chiesa di S, Ignazio 
(Lancimi, I comment. di Frontino p. 232 n. 143)- 
Fare che da avanzi di antica costruzione ritrovati 
tra la basilica Neptuni e il Pantheon, si possa 
inferire che basilica siasi detta dai portici che 
circondavano Q tempio, e che si vedono pure 
effigiati in unamonetadedicataaMatìdia(Cohen 2, 
Hadrian, 543 ef. Lanciani, BW. 1883 p.- 5 aegg. 
Gilbert, Gesch. nnd Top. 3 p. 127, 1). 

b) Basilica Neptuni. — Nella regione IX 
circa i Saepta e la via Lata. Fu etetta da Àgrippa 
accanto al nome di basilica (Spart. Hadrian 10 
Curiosnm) ricorrono anche quelli di oro« ij to 
noanóàvoq o ro' lìoaei&éviov (Dio Case. 53, 27) 
e poHicus Argonautarum (Mart. 2, 14; 3, 20 
11, 1, 12), dai dipinti che l'adornavano. Gli avanzi 
und 1 part d li m 

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(B k T p p 637 E ht 1 p p 143 g 
Glb tt G h d T p 8 p 2(7 g) 

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avuto il disegno di trasportarle nel campus Vati- 
canus (Cic. ad Att. 13, 33), dopo che l'ebbe ab- 
bandonato, si die a costruirle in pietra e ne 
formò una piazza di 1000 passi circondata di 
portici, i quali comprendevano anche la Villa 
publica (Cic. ad Att, 4, 16, 14). La costruzione 
perù non fu da lui compiuta; la continui) il trium- 
viro Lepido e menò a fine Agrippa, inaugu- 
randola nell'anno 727 u. e. (Dio Cass. 53. 23) ; 
da allora si dissero Saepta lìtlia. Col tempo, 
cessata la funzione dei comizi!, furono de-sti- 
nate a spettacoli gladiatorii e a naumachie (Dio 
Cass. 55, 8. IO; 59, 10. Snet. Aug. 43 Cai. 18; 
Claud. 21; Nero 12 etc), e più tardi ancora 
occupate da botteghe di venditori d'ogni specie 



CAM 
(Martial. 9, 59 ; IO, 80 cfr. 2, 14, 57). Furono 
distrutte dall'incendio avvenuto sotto Tito (Dio 
Cass. 66, 24). Nella pianta antica di Roma (Jordan, 
Forma Urbis) si conservano duo frammenti (35. 36) 
dei portici, uno. dei quali porta ancora scritto 
Saepta lullial {Bursinn, Jahresbcricht. etc. 1878 
p. 408 seg. Becker, Top, p, 623. 632 seg, Bichter. 
Top, p, 140, 14, seg,). 

e) DiribitOTium. — Presso i Saepta e proba- 
bilmente rinchiuso nei loro portici, vastissima 
sala cominciata da Agrippa e inaugurata da Au- 
gusto nel 746 a, e, destinata allo squittinio dei 
voti dei comizìi, e da Caligola talvolta usata come 
teatro (Plin, nat. hist. 36, 102, Dio Cass, 55, 8; 
59, 7. Suet. Claud. 18 etc. cf. Becker, Top. p. 637 
seg. Eichter, Top. p. 144 etc). 

f ) Villa publica. — Fra i Saepta e il circus 
Flammms (\arr r r 3 2) eretta nel 317 u e 
(LiY 4 22) ampliata nel 560 (L v 34 44) e 
destinata speciilmente alle operazioni relative 
al cens e alla leva e insieii e come luogo ove 
erano albergati gli ambaaciaton di Stati esteri 
(v p e Liv 30 31 33 24 'Varr 1 o etc 
cf Becker T p pag 6j4 6tg Richfer Top 
pag. 140 etc). 

g) Stabula IIIJ factionum. — Presso il circns 
Flaminius, e corrispondente probabilmente alla 
chiesa di S. Lorenzo in Damaso, che nel medio 
evo si chiamò anche in prasino ; nella via dei 
Banchi vecchi fu trovata una fìstola acquarla 
che porta : [fa'\ctionis prasinae (BM. 1886 p. 393; 
1887 p. 10). Sono ricordate anche dai regionari 
(cf. Tac. hist. 2, 94. Suet. Cai. 55. Dio Cass. 
59, 14). 

h) Navalia. — Sorgevano in quella parte del 
Campo Marzio, presso il Tevere, che è di fronte 
al monte Vaticano (Liv. 3, 26. Plln. nat. hist. 18, 
20) ; specie di docks, della cui esistenza non si ha 
notizia prima del dittatore L. Quinctius Cincin- 
natns (Liv, 1. e), e in cai più che costruirsi, si 
conservavano le navi dello Stato (Liv. 8, 14, 12; 45, 
42, 12. Plut. Cato min. 39). Alla metà del se- 
colo n a. Cr. fu amplificata dall'architetto greco 
Hermodorus (Cic. de or. 1, 14, 62). 'Procopio 
narra di avervi veduto ancora ia nave, con cui 
Enea venne in Italia (Goth. 4, 22). In relazione 
coi medesimi era certo la Porta navalis ricordata 
da Paolo Diacono (p. 179). Cf, Becker, Top, p. 158 
segg. Eichter, Top. p. 138 seg. 

6) Aqua Virgo. 

Nella regione VII passava l'acquedotto Virgo, 
cominciando sotto gli horti Lucullani e termi- 
nando nel Campo Marzio, circa ove oggi sorge 
il palazzo Serlupi (Frontin. de aquis 1, 20). Quanto 
ad alcuni archi superstiti v. Becker, Top. p. 624. 
Eichter, Top.p. 150. BI. 1889 p. 269. 



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CAM 

7) Teatri, anfiteatri, ginnasii, terme eto. 

Erano gli edìfìzii, di cui rimpetto ad dire parti 
della città, il Campo Marzio maggiormente ab- 
bondara, soprattutto dagli ultimi tempi della 
Repubblica. 

a) Tkeatrum Balbi. — Nella parte meridio- 
dioiiale della regione IX, costruito sotto Augu 
sto da Cornelius Balbus (Snet. Aug. 29. Dìo Cass 
54, 25; 66, 24. Mart. 10, 51, 11 etc). È dubbio 
se la Crypta Balbi della Notitia sia identica a 
questfl teatro, t. Theatmm. 

b) Theatmm Marcelli. — Più ancora che il 
precedente, al mezzogiorno della regione IX Come 
si vede dagli avanzi che uè restauo nel palazzo 
Orsini presso piazza Montanara (Mon. Anoyr 4 
22 C, III p. 730. Pìin. nat. hist. 7, 86, 121 Dio 
Cass. 43, 49 etc.) v. Theatrum. 

e) Theatrum Pompei — Nella regione IX 
pni a. seltentnone di quello di Balbo, presao la 
via clie J^Ila porta Carmentalis menava al pons 
Aelius, detto anche theatrum lapideum o mar 
moreum (Fast Amitern C I p 324= IX 4192 
pnd Id Aug cf Taf ann 14, 20 Dio Cass 39 
38. Veli. 2, 48, 2. Plut. Pump. 52. Plin. nat hist 
36, 115 etc), T. Theatrum. 

d) Odeum. — Fu eretto da Domiziano (Suet 
Domit. 5) e probabilmente restaurato da Tra 
iano (Dio Cass. 69, 4 ef. Amm. Marc. 16. 10. 14). 
Se ne ignora il luogo preciso, per altro anche 
dai regionari è posto nella regione JX. cf. Odenin. 

e) Ampkitkeatrum. — Fu eretto da Statilius 
Taurua nell'anno 725 u. e, (Suet. Aug. 29. Dio 
Cass. 51, 23), distrutto nell'incendio di Nerone, 
che ve ne sostituì un altro di legno (Tac. ann. 
13, 31) e già da Caligola tenuto in poco conto 
(Dio Cass. 59, 10) cf. Aniphittaeatrum p. 454. 
459, 

f) CÌtcvh Flaminia — Fu eretto da C. Fla- 
minius nell'anno 533 a. e, destinato ai ludi plebei 
e Taurii (Feat. p. 351. Ascon, in Verr. p. 143); 
da esso prese nome la regione IX. y, CircnS- 

g) Stadiwn. — Eretto da Domiziano circa il 
centro della regione IX e ricostruito da Alessan- 
dro Severo (Suet. Domit. 5. Lamprid. Alai. 24. 
Cassiod, Chron. 2 p. 197), Corrisponde prohahil- 
mente all'odierna piazza Navona. v. Stadiuin, 

h) Gymnasium. — Nella legione IX. Fu co- 
struito da Nerone, forse presso o entro le sue 
thermae (Suet, Ner. 12. Tac. ann. 14, 47). cf. 
Gymnasiai», 

i) Thermae Agrippianae. — Nella regione IX. 
Costruite da Agrippa nella parte posteriore del 
Pantheon (Dio Casa, 53, 27). cf. Thenuae, 

1} Thermae Nerenianae e Alexattdrianae. — 
Nerone le costruì accanto alle precedenti (Cassiod. 
Chron. 64 d. Cr.), e Alessandro Severo le rinnovù 



CAM 57 

ed ampliù (Lamprid Alei 25 Casiiod 1 e p 209) 
sorgeiauf n eli area occupata oggi dai palazzi 
Patrizi Madtma, Giustiniani e dalla chuia di 
S Luigi dei Francesi v Thermae 

m) Balneae Pallacinae — v sopra vicus 
Pullaunae 

n) Curia Pompei. — v. più sotto : portici (9). 
8) Monumenti varii. 

a) Columna bellica. — Nella regione IX, alle 
spalle del tempio di Bellona, e oltre la quale il 
fetialii gettala la freccia come simbolo del co- 
mmciamento di guerra [Serv, Aen. 9, 53. Ovid. 
fast 6 205 Fest ep. 33. Dio Cass, 50, 4; 71, 
33 etc cf Becker Top 607) 

b) Columaa Antonin'ana ~ Sorgeva in onore 
di Antonino Ilo lungo la parte sinistra della via 
Lata nella regione IX, in una piazza dietro 
quella oggi detta Colonna, dove nel giardioo 
della Casa della Miosioiie ne furcno ritrovati 

degli acanzi e la lise ctn un^ iscrizione (cf BI 
1889 p 42 s(ggì V Colnnuia. 

e Colunna M Aureli — Fresco la ]rece- 
dente e tuttora esistente in piazza Colonna 
V Columna 

d) Cieoniae nixae. — Gruppo che sorgeva 
nella regione IX, presso l'ara Mariìs, innanzi 
al quale &i sacrificava un cavallo i! 15 Ottobre 
(Fasti di Fiiocalo C, I p. 352), È ricordato nella 
descrizione delle regioni (cf. C. VI 785 Preller, 
Eeg, p. 173 e CìGoniae. 

e) Obelisco. — Fu innalzato da Augusto nel 
744 u. e. e doveva servire di orologio solare 'Plin. 
nat. hist. 36, 72), Fu ritrovato colla sua base 
(C, VI 702) presso s. Lorenzo in Lucina e si vede 
oggi in piazza di Montecitorio, cf Becker, Top. 
p. 638. Richter, Top, p. 144, BM, li p. 63. 

f j Arco. — Sorgeva nell'area circondata da. 
un portico, che stava innanzi al Pantheon, Ornato 
di bassorilievi rappresentanti le provinole e le 
nazioni dell'Impero romano in atto di chiedere 
aiuto ad un imperatore, ebbe nel medio evo il 
nome di arcus Pietatis (Mirab. 22, 2), Cf. Richter, 
Top. p. 143. 

g). Porta Triumphalis. — Eia un arco sul 
contine del sobhorgo del Circo Flaminio e Campa 
Marzio, presso il quale cominciava il corteo trion- 
fale, ordinatovi nel Campo Marzio, Fu restau- 
rato da Domiziano, che gli costruì accanto nn 
tempio della Fortuna redux (Cic. in Pis. 23. 
Tac. ann. 1, 8. Martial. 8, 65). cf. Becker, Top. 
p. 145 segg. Richter, Top. p. 149. 

h) Arcus Tiberii. — Fu innalzato da Claudio 
presso il teatro di Pompeo (Suet. Claud. 11). cf. 
Arene p. 650 seg, 

i) Arcus Claudii. — Era un arco àeW'aqua 
Virgo ridotto a trionfale nell'a. 51 o 52 in onore 



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58 CAM 

di Claudia e della sna casa ; ^ittiaTerBava la via 
Lata all'estremità meridionale delia piazza Sciar- 
la, cf. Arcua p. 648. 

k) Arcui Domitiani. — Stava sulla via Lata 
a. pie' del Capitolino , non iTingi dall'odierno 
8. Marco, cf. Arcua p. 649. 

I) Arcus Marci et Veri. — Sorgeva sulla via 
Lata allo sbocco delUodiema via della Vite. cf. 
Arcns p. 650. 

m) Arcns noyws. — Fa innalzato da Diocle- 
liano nel 301 d. C. Stava allato alla chiesa di 
B. Maria in via Lata. cf. ArCaS p. 650. 

n) Arcus Gratiani, Valentiniani et Theo- 
dosii. — Chiudeva le portiaua maximae innanzi 
al Pons Aelins. cf. ArcnB p. 649 aeg. 

9) Portici. 

Sono numerosi in questa parte della città, e 
su quelli proprii della regione IX ha trattato 
particolarmente il Lanoiani AI. 1883 p. 5 segg. 
cf. Portìcna. 

a) Argonautarum. — Nella regione IX Ap- 
parteneva al tempio di Nettuno (v. sopra ae les 
Neptuni etc. p. 55), cosi detto, al pan d altri 
come Meleagri, Europae etc, da rappresentazioni 
artistiche. 

b) Arae Martis. — Nella regione IX met 

Fonfinalis, al Quirinale (Liv. 25, 10) 

e) Boni Eoentìis. — Nella regione IX v sopra 
templum. Boni Sventus p. 55 e Lanciali BM 
1892 p. 224 segg. 

d) Con.t ntn — N ila é, Vn. È ricor- 
dato dai g nan 

e) Di «m — N Ila g IX. 

f) £■!( pfl — N 11 <n n IX. Era alla 
parte sette t nal d 1 P th (Martial. 2, 4 , 
Si 7, 32, 12 f B k Tip 96). 

g) Gyp Oi» - N 11 gì VII. È ricor- 

h) Jlek tyl n —ìi ì\ g IX, accanto 
al portico d P mp (H ym Lhron. p 475 
cf. Jordan. Forma Urbis n. 31). 

i) fferdtma et lovia. — v. più sotto : portico 
di Pompeo. 

I) Maximae. — Nella regione IX, via che con- 
dnceva al pons Aelius. v. sopra: via Tecla p 53 

m) Meleagri. — Nella regione IX press 1 
poTticns Argonautarum: ricordato nei r g onar 

n) Metelli. — v. Porticus Octav ae 

o) Miniciae. — Nella regione IX. I te" onar 
ne ricordano due, la vetus e la frumentar a La 
prima eretta nel 642 u. e. (Veli. 2, 8); I altra non 
si sa g^uando, e amendue probabilmente presso 
il forum olitorium. Era destinato alla distrìbu- 
sione del frumento, v. Franientatio. 

p) Ad Nationes. — Nella regione IX, presso 



CAM 

il teatro di Pompeo, dubbio se eretto o restau- 
rato da Augusto (Serv. Aen. 8, 721. Plin. nat. 
hist. 36, S, 39. Suol Nero 46); così detto in 
quanto conteneva 14 statue rappresentanti altret- 
tanti popoli. 

q) Octaviae. — Nella regione IX, sostituito 
da Augusta al portico di Metello eretto nel 605 
u. e. (Veli. ], 11, 3; 2, 1, 2) e circondante il 
tempio di lupiter Stator. Fu detto cos\ dal nome 
della sorella di Augusto, e comprendeva nna 
schola, nna biblioteca e insigni opere d'arte 
(Plin. nat. hist. 36, 5, 40. Dio CasB. 49, 43. Suet. 
Aug 29. Plut. Marceli. 30 etc). cf. Becker, Top. 
p. 608 segg. Eichter, Top. p. 187. 

r) Ootavia. — Nella regione IX, presso il 
circo Flaminio, costruito da Cn. Ootavius dupo 
il trionfo riportato su Persens, detto Corintkia 
dall'ordine delle colonne (Plin. nat. hist. 34, 13). 
Fu restaurato da Augusto [Mon. Ancjr. 4, 2 segg. 
C. m p. 780). cf. Becker, Top. p. 617. Richter 

Top p ng 

s) Phìhppt — telli regione IX intorno al 
tempio di Ilenules Musarum e fu innabato o 
da L Marius Philippus j.itrigno di Augusto o 
da questo in onore d l u (Suet Aug 29 Ovid 
fast 6 7J1) f Becker Top \ 613 

t) Poìae ~ Nella reg une ì II e propria 
mente uno di quelli che circ i davai o il cam; iis 
Agnppie et strilli con lo scopo di esponi la 
carta g ograflca di ^grippa cosi dptto di Pola 
sorella di Ini (Dio Cass. 5o, 8. Plin. nat. hist. 
3, 17) cf. Becker, Top. p. 596. Eichter, Top. 
p. 149. 

m Pompei. — Nella regione IX, congiunto 
col teatro omonimo, e in un'esedra di esso, co- 
nosciuta col nome di curia Pompei, era la statua 
di Pompeo (Plut. Brut. 14; Caes. 66. App. belL 



, 115 e 



v) Triumpki. — Sorgeva molto prohabilmenf* 
nella vicinanza del circus Plaminius e della Villa 
publiea; secondo il de Eossi potè essere una 
parte del portico di questa o dei Saepta (NS. 1888 
p. 709-141) cf. Triumphns. 

IO) Tombe. 

Ne sorgevano parecchie per lo piìi nella parte 
estrema settentrionale, tra la via Flaminia e il 
Tevere, e destinate a personaggi insignì, come 
p e. Sulla (Liv. ep. 90. Plut. Bull. 38. App. 
beli civ. 1, 107. Dio Cass. 39, 64; 77, 13 etc), 
Cesare (Dio Cass. 44, 51) e sua zia lulia (Suet 
Caes. 84. Liv. ep. 106. Dio Cass. 89, 64) e sua 
figlia lulia Pompei (Plut Pomp. 33. Caes. 23) 
i consoli Hirtius e Pansa morti innanzi a Mu- 
tina (Liv. ep. 119), Agrippa (Dio Cass. 54, 28) 
etc. Ne avanzano ancora due. Quella eretta da 
Augusto per sé e la sua famiglia nel suo sesto 



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GAL 
consolato, il così detto Mausoleum (Siiet. Aug. 
100, Strab. 5, 3, 8 p. 236) e dove fnrono sepolti pa- 
recchi della casa imperiale (Hirschfeld, Abhand!. 
der Berlin. Akademie 1889 p. 1149 segg. cf.Man- 
solenni). E il sepolcro dell'edile C. Publius Bi- 
bulus, sulla via Lata presso una delle porte Ser- 
viane, al principio della via Marforio ; la iscri- 
ziono loBgesi nel G. VI 1319 = 1 635. 



CAMULORICA - v. Caraulorix. 

CAMULORIX. — Sopra un cippo trovata 
a Ponl'les- /ìonfays (Vosgi), e che ha da una parte 
la rappresentazione d'una donna, dall'altra, paro, 
quella d'un uomo, vi si legge : Camulorici (Revue 
des revnes nella RPh. 1886 p. 272, 3). Vi si dovrà 
intendere la divinità maschile corrispondente alla 
dea Camuloriea menzionata in una iscrizione 
del Museo di Soissons (Rev. celt. 3 p. 162). 

OAMULUS — divinità celtica identiflcata 
nelle iscriaion li pp ta (C VI 46) 

col MuTS rom BKh 164= 1 77 d R 
dern presso CI f/ C m l m p 

salute Tiberi CI d C is A i( t) G 
manici imp(e t ) R m q t mpl 

conitituerunt. — C YIA^ A d C l 



Iobì, Mtrcur H 
M(arci) /{iliua) 
MortU) VII pr{ t 
v(indim) vis ( ) 
che va attrib f 
della tiibìi, eh 



l Mi 
S b 



is) Q l tì 
Remus m I 
) A t (}})() 

I q I I par 1 

Il t ! p t 
— C VII 403 = EE 7 



1090, di Barh II D 1/ r[(] (7 / t f 
C. Ili 8671 ? — RA 184.( p 253 R i 
revues nella EPI 1 p 1 7 l'i M y II 
Mèra, de la s 1 tiq d t 2 

IX p. ai9, 

CAMUM — Sp d b rr 1 t 1 

l'aditto di Dio 1 d p t m (C III 

p. 837) sotto il pt 1 (f (2 II) (7 

camiltalicìini (sextarium) unum, [denarios) juat 
tuor. cf. Dig, 33, 6, 9: ' simili modo nec camura 
nec cervesia continebifur, hydromeli '. 

CAMUNNI {Cividatedi Val Camonica) — 
C \ ■19'(4-4<I80 ''811 — SI 1 1284 — Popò 
Iftzione dell Italia sette itn naie abitante presso 
il fiume Olhna «ec ndo Slrtbone (4 6 8 p 206 
Raetj) se ondo Plinio (nat hist -( 20 H4) Eo 
ganai Sono rii" rdati fra le gctites Alpmae as 
soggettate da Augusto (G V 7817 2) che prò 
babtimente liè loro il diritto di Latinità ponen 
doli alla dipendenza {attr lacré) di altri città 
{Pilli nit hst 3 13^ 1341 che per ragicn del 
luogo pot^ essere cos Bergomum e me Bnsia 
Acquistata col tempo la cittadinanza romana 



CAK 59 

furono inscritti nella tribù Qnirina (4935. 4957. 
4959. 4960. 4967. 4969. 4970. 4972. 4972. 4973. 
4974. 8891 cf. Kubitschelt, Imp. rom etc, p. 109). 

Gittadinanza. -- Civitas C[amunnoTum] (4954), 
res publica Camunaorum (4957. 4964). 

Magistrati. — Duoviri iure dicundo (4935. 
4957. 4959. 4967. 4969. 5101.— SI, 1, 1284 = 
NS. 1885 p.338). 

Sacerdozi. — Saeerdos Caesaris (4966), sa- 
cerdos Augusti (4950. 4960. 4965), ssxvir Fla- 
vialia (496S?). 

Divinità. — Alantedoba (4934), Caulus Pater 
(4935), Sii et Deae (4936), DU omnes (4937), 
Fonles Divini (4938), lutto regina (4939), A/ater 
deum (4930), Mercuriut (4941. 4942. 4943. 4944), 
Minerva (4945. 4964), Silvanas (4947), Sol di- 
vinus (4938), Victoria (4940). 

CANABA. ^ Questa parola, che nelle iscri- 
zioni si trova nella forma di aanaba (G, III 61 66. 
7474. O.4077.EE.2, 711?), hanaba (OH. 7007), 
canaba (C VI 1585) canapa (C UI 4850) e non 
t liti d 

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2 p 83) d 1 g X ? E 6 t 

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I b 11 d Ad st p t d 11 I d 

MA 1 (C VI 1 85) Egl tti d p t 
aedificare lo o cannahae a solo ìun» sui pecu- 
ma sua cioè evidentemente nn edificio custodiae 
causa columnae centenariae, pia solido della ba- 
racca che aveva prima E doe ratwnales impe- 
riali gli fanno dare tegulas omnes et inipensa\fa\ 
(cioè il materiale da costruzione) de casulis item 
cannabis et ledifi-ciis tdoneis ..,ut ad eolupta- 
tem suam kosptttum stbi extruat. 

2 Canabae dei negotiatores vìtiarìi dì Ln- 

Sono menzionate in due iscrizioni: 0. 4077: 

D(ts) mfanibus) s(acrum) CSenCio Reguliano, 
eq(uiti) Riamano) neqot{iatorum) vinarìo{rum) 
Lujudun( ) in canabis consistentium curatori et 
pati ono eiusd[em) corpons etc.; — OH. 7007; M. 



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60 CAN 

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Ly p 39 ) 

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d t It d ù h 1 f f 1 fi 

alla sponda del fiume, perche fossero protette 
pare le abitazioni dei veterani e dei merciinti 
che stavano Ira il castello ed il fiume. Così Ta- 
cito (hist 4, 22) a proposito di Vetera parla di 
' longa pacis opera haad procul castris in modum 
muuicipiì oitructa '. 

Quale fosse il carattere della popolazione più 
o meno numerosa di queste oattahas, si può im- 
maginare: si trattava di una società di tavernieri, 
piccoli mercanti, donne di cattivo affare e simili, 
di quanti insomma potevano offrire distrazioni ai 
soldati del campo ; tanto piìi quindi seinln-a na- 
turale ohe si sia trattato di luogi pfisti nella 
immediata vicinanza di questo. Quando gli ac- 
campamenti divennero stabilì, anche le canabae 
perdettero il loro carattere di costruzioni prov- 
visorie. Forse anche già nei primi tempi dell'Im- 
pero, i veterani che erano ritenuti sub vexilio, 
abitarono in queste baracche; certo è invece, che 
più tardi, quando cessarono le aBsegnazioni di 
terreni ai veterani, molti di qTiesti, al ritornare 
in patria o recarsi in paesi nuovi, preferirono 
rimanere in quel luogo, dove avevano passati tanti 
anni della loro vita, dove s'avean formati una 
famiglia, dove forse tuttora servivano i figli, E 
per tal modo le canabae oh' eran poste presso 
i grandi accampamenti, crebbero fino a diven- 
tare delle piccole città; anzi talvolta dei veri 
centri di grande movimento, massime in quei 



CAN 

pae 1 I g m rappresentavano 

1 d 11 Ita Ei ] I er quanto impor- 

t t p 1 g t mp 1 lae non furono co- 

1 1 t è m p è oloniae. Durante 

t tto 1 1 1 rv ! Mommsen, eifu 

rt mp tib 1 1 t r accampamento, 

1 di m t nul tar 1 ordinamento mu- 

) 1 è tt GÌ atto i Claudii, né 

tt FI 1 is d necessità, si col- 

1 1 g d m icipio, né si isti- 

tu m p d 1 gioni. E la vera 

d ff d 1 M mm tra le canabae e le 

tti t 1 d pp rt in cui sono gli 

bt f d fr t 11 g bitato: i cittadini 

!gt q t * n.8s invece sempli- 

( db legionis o ad le- 

g 1 d d labilmente in un 

Ig h p6pòdare Yorigo. A dif- 

f d 11 ftà h 1 gate al posto dove 

la 1 b I S t U'accampamento 

1 ai 1 p m sicché solo tara- 

m t p me locale. 

C g fi ted q esto, che canabae 
bb d q Idati romani, siano 

m It p h M 1 p h" 1 g] ■ t 

h d tt ir a q 11 1 

d I M ra Ih d tt 

a ab 1 d t d m nt 

IP a tt n t di qual p t d 

1 pp6 la tt T 1 

Apnlum n 1) D d d Ila ! g XIII 

C. HI 1008: ... Genio Canabemium L. Silitu 
Maximus v[et(eraniis)] leg{Ìonh) I ad{iutricU) 
(diae) fi^idelis) magistra{n}s primìts in Can{a- 

1100: ... vet(eranus) ex dec(urione) oHae) 
I! Pamt{oniorum), deciurio coronine) Dac{Ìcae), 
dec{urio) mun(icipii) Nap(ocae), dec(wio) Kana- 
b(emiuììi) leg(ionis) XIII G{eminae). 

p. 941. Cautio vn lin. 1»: Aci{v.m) Kanab(is) 
legiionis) XIU G{ew,inaé). 

p. 959. Cautio XXV lin. 17: Act{vm) Kana- 
b{U) legiionis) XIII 0(eminae). 

1093: ...veCeramis legiionis) XIII Gem[i- 
n]ae?, d\e\curio Canabemium. 

1214 : . . . de\_cur{io) K]anabarum.. 

1158: . . . ve^eranus) legiionis) XIII 0(eminae) 
M{artiaé) v(ictricis), aedis cwstos c{ìvmm) Ji{o- 
manorumj teg(Ìonis) XIII v. Apulum. 

AqninCIim, nella Pannonia inferiore, sede 
della II adiutrix : 

C. 1113505:... vet{erani) et [c{iveij} IKomam) 
co(-n)s{isteTites) ad leg(ionem) II ad(iutricem), 
curam agenHijb{iis) Val[erió) Respeeto et Ute- 
dio Ma^i]m[i'^o ma[g{t)stria)}. 



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CAN 

EE. 2, 711: M. Furio Po[l{Ua)] Rufo Ca- 
na\b]Ìs)'i~\. cf. il collegium negotiantium, che 
ricorre in MOe. VH p- H5. 

ArgeDtoratnm nella Germania superiore, 
sede èeW Vili Augusta: 

BEh. 1891 : . . . [Glmio vici ca\na\bar{um) et 
vÌ\cd\norum canahensium, seppure l'ìscr zione è 
a questo modo tene supplita: giacché nellapo 
grafo fattone cos\ è indicata: | ENIO VICI CA | 
III BAR ■ ET VI 1 CANOR ■ CANA ||] BENSU M eto 

Brìgetio nella Pannonia superiore, sede della 
/ adiutrix • 

C. m i2m:... M.Val. Jifarinus vet{e anus) 
legiionis) I ad(iìitricis) p{im) f(idelis) ex sign{ 
fero), dec(urio) Bri(getiojie) , gai magistrat 
Cf. C. Ili 4288, dedicato Genio commerci et 
negotiantium; MOe. X p. 106. XIV p. 131 

Durostomm nella Moesia inferiore sedi 
ieWXI Claudia: 

C. Ili mi- . . . templum et staluam c(wi 
Òus) Riomanis) et consisstentibus (sic) in canabu 
Aelis l{e)g(ionis) XI CUfiydiae) . . . fecerunt etQ 
(tra U 139 ed il 161)' 

Troesmìs nella Moesia inferiore, sede della 

V Macedonica: 

C. m 6166: . . . a Valierio) Pud{ente) vet{e- 
rana) le{gionis) V Mac{edo»Ìcae) et M. Ulp{w] 
Leonzio) mag(istris) Canaie{nsiam) et Ttic(cio) 
Ae^iano) aedifle] d{onum) d(ant) vet(sTani) et 
c(ivei) R(omaniì cons{istentes) ad canab{as) le- 
g(ioni») V M(acedonicaé). 

6162: ...P. Valierius) Clemes et L Comi- 
nim Vàl{eni) vet{eranus o veterani) legiionis) 

V Mac{edonÌcaé) ma{g{iatri)'\ et L. Vaì{e)iuè) 
Crispus aedilis eto. 

6167: . . . c(ives) R{pmani) Tr[oeami ..on- 
8Ìst(entes) mag[isterio) Ge]mini Aqm![int et eto 

7597 (?) ... tem[plum] ... c(ivesì R{omarn) 
c{anabenses) leigionis) V Ant{oninÌaHae) [constv- 
tuemnl] (a. 212-213). 

Non ci sembra di dovere attribuire a Truee- 
mia la lapide MOe. 14 p. 19 trovata ad Hassar- 
hk [Gesto] VICI G Hhus Vale[n)s ieter(a- 
ntts) legiìoniù) V Maced{omcae), maglister) vici 
etc Viinnam non ebbe certaniento origine dalle 
canabae non si sa quindi a che luogo si nfe- 
sca la lapide C IH 4850 tn canapa leg(iO- 

ms ìejionana) inter/ecto a barbarla Da 
Stuklu eissenburg proviene la lapide EE 4 425 
dedicata al console del 144 T Statilio Massimo 
dai Cattabenses iquincum cui era attribuito quel 
Tico fu colonia prima di intonino Pio, onde 
quei Ticani o si dissero fanabenses, per l' esi- 
stenza di canabae non ca'ifrensi, o piìi probabil 
mente perche m qualche tempo vi stazionarono 
del soldati 



CAN 61 

Secondo queste lapidi che sono le uniche no- 
stre fonti per la conoscenza delle canabae, gli 
abitanti di q^ueste, i canabenses (0. HI 1008. 1093. 
Ilio. 6166), eono indicati come veterani et civet 
Romani consistente» ad legionem (C. m 3505. 
6166), cives Romani comìstentes in canabii 
(C.ni 7474) simili, cf. C. VH 105; veterani 
et ko[mine3? ad] legiomm ... consistente!: in 
una soli lapide pare siano detti vicani cana- 
beises{Bm. 1891). Si vede perciò come siano 
peri piii chiaramente indicate quelle due con- 
dì» oni per le quali si apparteneva alle cana- 
bae il coniistere in canahis, e l'avere la citta- 
dinanzi romana, nei veterani sottintesa, negli 
altn espressa. È evitata ogni accenno ad un or- 
dinamento municipale: al qual proposito 6 inte- 
ressante la lapide C. mino, nelìa quale T.Fl[a- 
V Ui) Longinuì si dice dec(iiTÌo) col{oniae) Da- 
fiirae) dec(uno) mun{ìcipii) Nap(ocae), dec(u- 
Tio) Aanab(arum). Le canabae dunque non sono 
né monicipu né colonia; forse vico si dice Ar- 
gentoratum, indicandosi a questo modo la man- 
canza di diritto municipale. Raramente si trova 
un nome locale {C. Ili 6167): piii strano è il 
predicato Aehae che hanno le canabae di Duro- 
stomm 

Nell'ordinamento delle canabae troviamo una 
grande affinità con quello dei collegi. A capo di 
ognuna di esse stanno due magistri (C. HI 305, 
6162 6166 6167? 4292: dec[urio) Briigetione) 
qui magistrat 1008; magistra(n)3 primus in Ca- 
nabii), e veramente nell'epigrafe C. m 6616 e 
forse pure nell'altra 6162 l'uno di essi appartiene 
alla categona dei veterani, l'altro a quella degli 
altri cittadini romani. Ma non possiamo infe- 
rirne che le due categorie di persone che compo- 
nevano le canabae, e che sono pure nella lapidi 
specificate (C III 8505. 6166), siano state sempre 
come due corpi distinti rappresentati da proprii 
magi^tri Oltre ai magistri. a Troesmis troviamo 
un aedihs {C HI 6162. 6166 cf. Aedilla p. 269), 
ad Apulum un (v) Aedia Custoa (G. Ili 1158): 
templi comnm sono del resto spesso ricordati 
(C in 7474 7597. MOe. XIV p. 131 ?). Le 
lapidi C m 1093. Ilio. 1214. 4292 menzio- 
nano 1 decartones, come in ogni respublica, in 
ogni Corporazione; ma tra esse È specialmente 
importante la lapide CUI 1110 su citata, che 
contrappone le nostre canabae ad un. municipio e 
ad una colonia, perchè ne indica il carattere piii, 
dirò COSI, municipale, che collegiale. In tutta 
l'amministrazione romana quelle corporazioni, che 
più ai avvicinano e per origine e per componenti 
e pir ordinamento alle nostre canabae, sono in- 
dubbiamente 1 conventus civium Romanorum 
(v. CouTentus), vale a dire quelle unioni di cit- 



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62 CAN 

ladini Bomani viventi per ragione di e mmer 
CIO in mezz a gente di oundizione p liti(?a in 
fenorp Illa loro nni ni destinate i costituire per 
loro una respubli a e & provvedere ali anmini 
strazione delle loro faccende Anche qui dunque 
Bi hanno i cittadini Ramini i commercianti il 
collegi Istituito collo Ecopo istesso delle ree pu 
hi cae canabenses In questi quindi specialmei te 
in quelli dell IllyriEnni converrà -cercare più 
ancora che il tipo modello 1 origine stessa del 
diritto canabeae 

Il Mommsen crede che 1 rdinan ente testé 
descritto sta stato preceduto da un altro di carit 
tere p u militare cho cioè a cipo delle canabae 
Siano stati i uratores leteranorum i quali s no 
ni ordati m parecchie iscrizioni (v CuTRtor 
veteraDOraml II che sarà stato ] oBiib le ben 
che a me sembri p co probabile per la grinde 
analogia delle canabae coi convenlus tir! vm Ro 
mvnOTum e per 1 origine loro Le e udizioni di 
Mo^ontiacum salle quali il Mommsen special 
mente si fonda non sembrano dargli rag ne 
Dal fatto che C SeHorius L f Ouf Te m 
di una lapide lell epoca dei ftmlii {( ì 5757) 
veteranus leq{i,onii) XVI di sede a Mogonlia 
eum È inoltre curator cimum Ho naiilor(umT\ 
Mogontiaci egli deduce che il titnlo intero di 
questo curator sia curator teteranoru « (e o6 
della categ ria degli altri simili i.ura£ores) et 
ccvium Romanorum qui rom * unt ad legio- 
nem etc Nellistesso senso spiega le lettere CT 
della lapide BRh 1049 Fortanae Ang[uatae) 
tac(rum) C (?) ^eflonlus SenecìO Cr[cioè c{u 
rator) oleteranomm)} et T Tert us Felix g{tiaes 
tor) et Cat us Verecundus acttpr) di,e s(uo) p(o 
tuerunt Un altro quaestor si ha nella lapide lei 
1 anno 198 BRh <»51 L Semhus J)eclf\ nanus 
q{uaeator) epurato )c{iuum)R(omanonim)m{an 
Uculanorum) n(egot atorum) Moq(ontiacemium 
Mogontiact) c{tiis) T{aunensts) nn altro 
actor in quella pubblicata nel Korrespondenibl 
170 della WZ 1883 J o m prò oalute C Cai 
pumi Seppiam p{rimi) p(tlt) ìeg{ìoms) X\II 
pr{imigeniae) p{iae) Trophmas aetor [et ?] ca 
nahar% ex voto Senonchè come osserva il Kor 
neroann questi cnes Romani di Mognntiacum 
sono chiaramente indicati come neqotiatore^ man 
tiGuìar i (BJ 67 p 4 cites Romani manticu 
lari negotiatores dell a 43 d Cr cf la lap de 
BRh 956 succitata) Oltrea nn (/(ftui-ìo o{ntum) 
JHomanoriim) Hoq[ontiaci) dell ai no 276 abbn 
mo un veterano della legione X\n Prim genia 
adlectua tn ordti]nle]in cdvtum) R{omanoriim) 
Mog{ontiaci). Tutte queste lapidi mostrano chia- 
ramente come tra le condizioni dei cii>es Ro- 
mani di Mogontiaciim e quella delli 



CAN 
corrano molte diversità essenziale quella che qui 
in prima li ea appa oi o nel titolu i leterani e 
Imlicazi ne della legione liti nejottetores La 
città di Mogontiacum n n st svlIupp^ dalle ca 
nabae ma e me gii stamente osservo jel primo 
il Bergk dal vice indiger o e dui commercianti 
romani numerosi a quel posto da Inng tempo 
e prescindendo dalla 1 gione romani E molto 
pr babiimcitelasiglaGFdelIalapdelìRh 104'J 
come aveva proposto il Bergli si dora suo 
gliere in c[u ator) i(f i) di uno di quei vici cioè 
m CUI era divisa Mogonfncum E poiché nella 
stessa iscrizione ricorre un actor del vico stesso 
per 1 altra lapide si potrebbe supporre dopo actor 
la lettera } per vici del vico aioò ctnabaìi[o 
rum) Del recito anche se una revisione della lapide 
escludesse questa lettura ai potrebbe pensare ad 
un collegio e ad ogni modo 1 esistenza di ca 
nabari secondo 1 opinione del Mommsen o di un 
canabartum secondo quella del Bucheler (WZ 
1 e ) a M gontiacum non direbbe ragione ad 
ascrivere questa tra la città canabae (Li Mo 
gontiacnm Berkg WZ 1882 p 498 sesrg Hubner 
BJ 64 i 31 segg 

Come di emmo presso ogni corp mihtare 
dovevano trovarsi le canabae ma come a Mo 
gont icum non dovunque queste fur no per 
qualche tempo amministrate secondo il diritto 
canabense lè se ni re dettero origine ad una 
citta Per questa ragione eri,diamo cho on 
viene escludete dall elenco tutte quelle città per 
le quali mani.i ogni prova diretta di quella loro 
c<ndizio e Indichiamo qui quelle che s no state 
registrate Ira le citta canabae per ragioni che 
a noi non sembrano convincenti e altr che sic 
Lome sedi di legion possouD aver avuto lordi 
namento di cui trattiamo per alcune l avvenire 
forse CI darà net zit maggi ri 

Aquae Heheticae 1 Aquens i t icus (0 457) 
cf Tac 1 66 troppo lontina perù dall accam 
pimento di Vindonissa cf Mommsen p 205 

Astuni.a nella Tarraconen^^is II Hommsen 
la considera come canabae per la lapide C II 
2636 Reipiubltra) Asl(urica) Atigimta) per 
maqislros) G Pacatum et Fl(aeium) Pro- 

culum etc Sede della legione VII gemina era 
I diema leon circa 40 miglia romane lontana 
da Asfurica non e però certf dice il M mmsen 
che la stazione militare e la Civile ^leno stati 
senpre ali stesso posto che la kj-ide è stata 
trovata a meta strada Ira le dut cittì e che non 
è sclasa la possibilità che 1 ini o 1 altra o an 
che ambedue abbiano nel corso del tempo mu- 
tato il posto. 

Carnuntum nella Pannonia superiore (MOe. 
10 p. 15 cf. Kubitschek und Frankfurter, Fiihror 



y Google 



dnrch Camnntnin pag. 12 aeg.). Tra le molta 
iscrizioni di là provenienti, nessuiia accenna a 
canabae: forse l'origine della città si dovrà ascn 
vere al vico indigeno, a cui ci riporta già il 
nome E nutevole la lapide C IH 65P3 M Au 
reho Avito c{tvi) R{pm.anó) Avitiam filio Car 
ntinliemt prot im lae Pannomae iupertoris etc 
per la menzione d«]la cittadinanza romana a 
Carnuntum poi eaistava an colhgium veterano 
rvm entonariorum 

Casti a Regina nella Raetia tome il nome di 
moatra non eble mai dir tto municipale cosi 



Deva nella Britinn a sede della W 'Valeria 
Victrii etnie si vede pure dal n me odierno 
di Chester 

I nella Brifannia ^ede della li V o 
1 qualche tempo colonia (C. \ Il p 36 



48.'6I). 
divenne n 



a Britaunia, sede della li Auguste non 
lai municipio o colonia. A canabae pub 
la lapiJe C VU 105 ef Jlommsen H 
p 308 vetetrom] et ke{minesV ad] ìej{to 
nem) II A\uq(iatam) cons[istentes)] 

Lambaesiì in Numidia sede della III Auga 
sta cf Wilmanns die rOra La^erstadt Africaa 
nelle Comm in h n Momnaem p 110 seg e 
Schulten p 03 

Lauri icum nel None im sede della II Ita 
lica Mancano traccie di rdinamento municipale 

Legio nella Tarrac nenaia side della VII (re 
mina: non ebbe mai nome municipale. 

Payw Mercarialis veteramram Mede! ta 
norum. C. Vm 885 = 12387. 

Melitene in Cappadocia cf. Procop. de aedif 
3, 4. 

Novae nella Moesia, sede della I Italica, con 
ordinamento municipale prima di Diocleziano. 

Phasis nel Ponto cf. Arrian. peripl. 9, 12. 

Poetovio nella Pannonia superiore, sede della 
Xni Gemina, colonia sotto Traiano. 

PotaUsa, nella Dacia, sede della V Macedo- 
nica, colonia sotto Settimio Severo, che vi porti 
la legione. 

Rapidi nella Mauretania, sede della coorte 
n Sardomm (C. VIH p. 788) cf EE 5, 915 
1302 = (7, 497. 498);... veteiam et pagani 
consistentes apud Rapidum (a. 167) Fu mani 
cipio alla fine del IH secolo. 

Singidwmm nella Moesia, sede della IV Flar 
via, con ordinamento manicipale prima di Dio- 
cleziano. 

Vetera nella Germania inferiore (Tac, hist. 4, 
22). Il Mommaen erede che da queste canabae aia 
sorta la posteriore colonia Traiaaa. La distanza 
però tra raocarapamento e questa sembra troppa; 



CAN «8 

forte si tratterà d' ui a nuova colonia (Bergk 1 e. 
p 505) 

Vetussahnae nella Pannonia inferiore sede 
della coorte III Batavorum ci C III 10305 .. 
cwibins) R(omams) {qu aonsistun^t Vetìtss{ali- 
nis) [qui constitunt ad Intemsam e]( Vetwi- 
^alinis) 

Verecunda nelH Numidi» cf 'Schulten p 94. 

Viminacium nella Moc^ia sede della VH 
Claudia probabilnienta con diritto municipale 
sotto Trajino 

Vtndoiona nella Pannoi la, sede della X Ge- 
mina cf Kaemmel in frenaboten l'ìSO p 21 seg. 

I ìnionissa nella ^Jerm^nl■i sede dell XI Ra- 
pai cf Morel de cnritoribns civ Bora p 205. 

L antica incompatibilità fra 1 r linamente mu- 
nicipale e quello tulitare and"! man mano ces- 
sando Alla fine del II secolo e 'pecialmenle al 
principio del HI i più antichi e più grandi di 
q ue'ìfi centn militari ih amati canabae divennero 
citta di ordinamento municipale È dubbio se 
la cobnia Traiana sia stata le canabae dell ac- 
campamento di \ etera è certo invece che Tra- 
jano il quale dette crdmamento coloniale a Poe- 
t vio quando ne levò la XHI legione e proba- 
bilmente a Carnuntum e Viminaciuti concesse 
diritto marne pale ad Aquincum Marco Aurelio 
ad A].ulum Poi mano mano tra 'lettimio ''evero 
e Diockziano le altre canabae cedettero il posto 
a cittì 



D \aclieri 
CAHABtTUM. — ]Sel lignificato proprio 
di canapaia si ha in una iscrizione sepolcrale 
di Patavium (C. V 3072), dove dandosi i con- 
fini di un'area, è detto, late ded. X, retro usqw 
ad canabetum ete. 

CAHALIS. — Nel significalo proprio della 
parola e quindi come mezzo per condurre l'acqua 
(p. e. Varrò, r. r. 3, 5. Vifruv. 8, 7. Caos, beli 
cir 10 Suet. Claud. 20 ete.) si ha: C. IX 4130; 
aquam m fanvM sua inpensa perduxerunt, tor 
henles qvadrifaria suo loco restituemnt; canale» 
vetustate corruptos et dissupatos restituerunt, fi- 
stutas omnes et sigilla ahenea posuerunt ete.; — 
4903 .[c]«BflÌM Iaspide structi?}; — X 4842 
lin, 13. fistulas, canales, lubas ponere ete; — 
XI 3895: Huie monimento eedit rosarium cum 
viniola (et) sola(rio) suo, fine viniae, et e regione- 
piscinae et canalis usque ad ariam et area 
cum (a)sdificis ete; — WZ. 1887 Kbl. 141: 

balneum dilapsum .... fistulis [am]- 

plisì per cella\ni ductis .... can\alibus et lu- 
[minibus? . . . ]. 



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CAM 



CANAMA (Villaneuva del Rio). - C. U 
1074-1081 — Citta dell Hispania, nella Bactica, 
presso il fiume Baeti^. al disopra di Hiepalis, da 
Plinio (nat hist 3, 3, 11) probabilmente indi- 
cata come stipendiarla Municipium Flavium 
Canamense è chiamata in una lapide (1074), la 
quale ricorda pure duumi dì e un flamen. 

HUEBNE^ e. 1. LaL IÌ p. 140. 

CANATE l (,Kanav)dt). - Città della 8y- 
ria, nella regione Decapolitani, a eettentrione 
di Bostra (Plin. nat. hist. 5, 18, 74. Joseph, bel!. 
Ind. 1. 19; 2, 87; antiqu. 15, 6. Tab. Peuting. 
10, 2 etc.). Una lapide locale (C. IH 121) ì 
dedicata a Caracalla da uu centurione leg{io 
nis) III Cyr{enaic,ae) Antoninianae ; un'altra bi 
lingue trovata nella Gallia {Genay presso Tré- 
vaux) ha: Diis maniius Thaemi Iwlìani Satì 
[fi]l(ii) Syri de vico Athelani, decurion{i S]epti 
miano Canotha, negotiatori Lugtiduni et prò- 
v(Ìncia) Aquitanacica (sic): nel testo greco s 
ha: tiovXivrni noi;[r].?( ti K«vm»«ii«iy i[ni\ Sv- 
fiijg (Kaibel, Inacrip. Italìae etc. n. 2532). Di altre 
iscrizioni greche (FL. VI 2329-2363), una riguarda 
Adriano, un'altra Antonino Pio, una Commodo 
ed nna Elagabalo. 

CANATHENOR0M (cohora I). - Nelle 
tegole di PfOning (C. Ili 6000 = EE. 2. 1004) 
e nelle lapidi di Tharangadi (C. VHl 2294. 2395 ) 
k deità cohors I Fl(aviàj C'anathenorunt; ne! di- 
ploma militare (EE. 2 n. LXII) cohers I Flavia 
Canathenorum miliaria. Questo diploma dell'a. 
166 È relativo all'esercito della Haetia, la quale 
residenza è confermata dalle tegole di Pfìirring, 
Eegensburg (EE. 2, 1005 = 4, 634), e Straubing 
(v. OhlenschlSger. Die rOm, Truppen, p. 54); da 
quest'ultima località proviene pure la lapide 
posta nel 163 dai suoi veterani a lupiter Doli- 
chenus {Sitzungsber. der bayr. Ak. 1887 p. 213). 
Un suo tribunus 6 ricordato nelle lapidi C. VHI 
2394. 2395: 

Sertius M. Plotius Faustus, eq{ues) R{oma- 
nus), praefiectm) coh{ortis) HI Ilyraeorum, tri- 
h^unus) coh{orth) IFl.aviae) Canathenorumprae- 
f{ectu») alae I Fl{amae) Gatlorum Taurianae 
etc, — Gf. Hassenoamp, De cohorlibus p. 34 e 
Ohienschlager 1. e. 

CANCELLARIUS. - Qualcosa di snpe- 
riore allo scriba, segretario di altri officiali am- 
ministrativi dei tempi posteriori delllmpero. Ol- 
tre all'accenno che se ne ha in Cassiodoro (Var. 
11, 6), ricorre pure nelle seguenti iscrizioni: 

C. VI 1770 (edito AApfoefecmurH del 363): 
Ex aueloritate Turai Aproniani v(ini) c(l<iris- 

iimi) praefecti urbis quam tribìinuì 

officium eancellarius et scriba de pecuariis ca- 
pere eonsueverant etc. (Il tribunus dev'essere 



CAN 

quello del forum suarium della Not. dign. Oc. 

4, IO Seeck). 

C. VI 9226 : Nonio Manrylio qui fuit 

\c]ancellarus primi [lìQci campi boari etc. 
, C. VI 8401 (a. 577. 578) : qaod fuit cor iure 
q(uon)d(am) Micini canceì(lari) inl(ustris) urb{ar 
nae) sie]d{Ìs). 

C. IX 2826 (costituzione dell'età dei Goti): 
»a{croque omni tem\pore per loca praefigendo 
cancellarii n{ost)rÌ auc[torÌtate edìcto . . . . ] 
fla iscrizione è del Samniam). Cf. Casaiod. Var. 
11, 6. 

C. XI 317 (a. 574 o 576): Hic requiescent 
in pace Florentiua pater (?) pistorum regis 

Theoderici et filius eorum Apolenaris 

cancelllarius) pre{fecti = exarcki) Longini eto. 

CANCELLI. — Spesso son ricordati nelle 
lapidi, specialmente trattandosi di tenipi, are e 
altri edifizii (cf.Cic. prò Sest. 58. Varr. r. r. 3, 

5. Dig. 30, 41, 10 etc). 

{Aram 7] et aedUculam omni im^pensa cum 
colum]nis et cancello aereo (C. VI 207). 

supra aediculam {cùlm cancellis et ornamen- 
is et hydriam onychinatn etc. (C. VI 



tis {aeye 
5306). 



83). 



m cancellis d{e) suap(ecunia) (C. VII 



conoamarationes camp 

inluminaverunt easque cancellis marmoreis .... 
erunt delphtnis binis per mas theatri adiunctis 
etc. (C. VIII 7994). 

ambitum fontis cancellis aereis [concluden- 

dum curauit porticus jri picturis ex- 

ornatas ianuis et pronais arf[ii(is] etc. (C. VIII 
2369 cf. 2370). 

lunarem inargentai . . . stauravit cancellis 
circundatis ex voto etc. (C. X 3793). 
clupea inaurata VI et ... ■ tile una cancellos 
acerneos pod (C. XIV 2794). 

Fra ì doni votivi ornamentali forse di una 
statua di Iside a Nomi, ricorrono ; cancelli aenei 
cum kennulis nlumero] Vili iatro et foras etc. 
(C. XIV 2215 Un. 13), Cf, C.XIV 337. MOe. X 
p. 31, 18. 

CANCESIS (Fortnna). — C. VI 185; [a]r- 
nelius Anton\ianus ?] Floytune Cancesi d[ono) 
d{at). Predicato affatto ignoto. 

CAND AMIUS (lupiter). — Appellativo pro- 
babilmente locale, che non si ha se non in una 
iscrizione degli Aatures Transmontani, nella Tar- 
raconensis (C. H 2695); lovi Gandamio. Il Mo- 
ralis (ivi) pensa alla valle detta de Candamo 
presso Pravia e Grado, città dell'Aatnria. 

CANDELABRUM. - Poche volte ricorre 
nelle lapidi {cf. Plin. nat. hist. 34, 11. Varrò 
1. 1, 5, 119. Fest. ep. p. 46, 7. Mart. 14, 43 etc.); 



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CAN 
p. e. trattandosi di doni fatti a. Mercurio (C. Vili 
12001): peraonam argenteam et candelabra ae- 
rea et lucernas de stio fecerunt ai. : ad initru- 
mentam tricliniorum dvum, quod eis me vibo tra- 
didi, eandelaira et lvt:ema[''] òUychnes arbitrio 
Afgtutalilim etc (C X 113 Im 16) — Pietas 
Sec[iui]di conluber[itahs] mat/(ìstra) arcum et 
candelaèrum lavo/ii d{e) siuo) d(o}ium) d{at) 
(C. X 202). — L artefice proprio di simili uten 

Candelabrarìns è ricordato in due iscnziom 
di Hoina: Ti. CfaudìUs Primigenvus candela 
briarius) (C. VI 9327) ,~ D m Fi(av%o) Aqaiho 
HedonicandelahanoviTìlan etc (C VI 9228) 

CANDJDAKIUS (plstor). — Fornaio che 
fabbrica pane bianco. Si ha in una lapide d 1 
l'agro Albano (C. XIV 2302): C. luiiìis Augi 
iti) liberti libertus Eros pistor candidaHusp 
annos qnos inter mortale» fuit ante eum d m 
qui fìiit Vfidus Mal,as) vixit annoi etc, e in 
altro di Narbo (C. XU 4502): L. Aponio Gel t 
Uiberto) Eroti pistori cand(ÌdarÌo) Venusta e 
tubern(aHs) etc. (Cf. luven. 5, 70). 

CANDIDATA - t. Caodldatiis (Une) 

CANDIDATL'8. — Era antico costnme 
Roma, che chiunque ambiva presso il popolo d 
una delle magistrature, porfaEse, per tutto 1 
tempo che durava la sua concorrenza, fino al mo- 
mento che si annunziava il risultato dell'elesio 
la toga candida, cioè una toga fatta appos t 
mente splendida {Poi jb. I0,4,8:ri7^ci'»'n i«,«n(i ) 
donde il nome di candìdatus : Isid. orig. 19, 24, 
6: 'To^ candida eademqne cretata, in qua nan- 
didati, id est magistratum petentes, ambiebant, 
addita creta, quo candidior ìnsigniorfine esset. Ci- 
cero orationem, quara habuit centra competitore», 
in toga candida seri psit '. (cf. Pers. 5, 177). La pa- 
rola fa dopo usata.per dinotare chiunque ambiva 
a qualche cosft{cf. Forcell. e. v.), ma anche quelli 
che concorrevano a magistrature municipali C II 
1282 (Salpensa); XI 1421 udecretum continuo 
Pareiitalium quotannis celebrandomm a colonis 
luliensibus coloniae Ohsequentis luliae Pisanae 
in honorem C, Caesaris Augusti <Iilii)n Quod 
\y(erba) flaclaì] ^unt) cum in colonia nostra pro- 
ptercontentionescardidatoru[mm\agutrat>isnon 
eisent etc. È noto che Taso che v'era di scrivere 
i nomi di questi candidati, per lo piii seguiti 
da raccomandazioni sulle pareti delle case e dei 
sepolcri i e i costruttori o i possessori di tali edi 
fizi di tratto in tratto solevano, con ogni sorta 
di imprecazioni ed ammonimenti, proteggersi con- 
tro simili deturpamenti della loro proprietà. Hen- 
zen ha raccolto (Arch. Zeit 4, I84G p. 242 segg) 

Bul riguardo i seguenti esempi: ita can- 

didatus, quod petit, fiat tuus et ita perennis, 
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CAN 6S 

scriptor opus hoc praeteri; hoc si impetro a 
[t]e, felix vivoè. Bene vale. — 0. 4820 : M. Camu- 
riiu T. f. Rom(ilia) fìoranus hific) m{onumen- 
tum) hieredem n{on) s(equetur); sed si hoc mo- 
numento ultìus cadidati nomen inscrissero ne 
Bakam Cod Vat 5263 f 274 inscnptor roffo 

te ut transeas hoc monumentum ast an 

quoias candidati nomen m hoc monumento 
miiciiptum fucrit, repulsum ferat neque hono- 
rem ullum gerat C XI 575 tta candìdatus fiat 
konoratus tuus et ita giatum edat munui tuus 
muneranus et tu /ehne (sts) scnptor si hìc non 
scripser is 

l) Candidati Caesaris — Abbattuta !a Efl- 
pubblica l'Impero mirft com'è naturale a che le 



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naré). Terzo, a Ini tu concesso nell'anno 727 u. e, 
il privilegio di raccomandare (commendare, suf- 
fragatio] un certo numero di persone, che noi non 
possiamo determinare: Lei Vespasiani (C. VI 930 
lin lOsegg.): Utiquequosmagistratumpotestatem 
imperium curationemve cuius rei petentes sena- 
tui populoque Romano commendaverit, quibusque 
saffi agationem suam dederit promiserit, eorum 
comtttii quibuAque extra ordinem ratio habeatur. 
Ora, coloro che in quest'ultimo modo occupavano 
una magistratura, si dissero appnnto candidati 
Caesaris S'intende quindi che ben tosto si dovè 
considerare siccome qualcosa di segnalato, quando 
SI occupava una magistratura per raccomanda- 
zione imperiale-, sicché gifi nel secolo I non si 
soleva tralasciare di notare nelle iscrizioni la 
candidatura imperiale. 

Candidati Caesaris non si hanno né pel con- 
solito, né pel vigintivirato ; non per quello, perchè 
da Augusto a Nerone l'imperatore non aveva il 
diritto di raccomandare consoli, ma da Nerone 
in poi tutti i consoli erano eletti su proposta 
dell'imperatore o semplicemente da lui nominati, 
per modo che cessava la differenza fra consules e 



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66 CAN 

consulei candidati Caesaris: non pel vigintiri- 
rato, perchè forse questa ma=ri9tratura, era troppo 
umile per aspirare alla raccomandazione imperia- 
le. Dei pretori sotto Tiberio furino eletti quattro 
con tale raccomandazione (Tao. ann, 1, 15); an- 
cora al tempo di Marco Aurelio i pretori in can- 
dida son distinti dalla gres compeUtorum (Spari. 
Ser. 1). — Noè rari sono fra i tribuni della plebe 
i candidati imperiali ; laddove finora non si co- 
nosce che un solo edile cnrule, che si chiama 
eandidatux Caesaris (Q. Gaecilius MarceUus 
Dentilianus aedfilis) cur{uUì) candidatiti divi 
Hadriani, cQ{n)s{ul) sujfiectus) EE. 7, 20e}. È 
noto che 1 patrizi erano dispensati dal grado 
gerarchico del tribunato o dell'edilità, il qnale 
al principio del secolo DI fn interamente abo 
lito. — Quanto ai questori, il Slonmisen ha di 
mostrato come probabile, che in tutto erano venti 
di cui due, detti quaestores Caesaris, erano de 
Brinati a particolari funzioni presso l'imperatore 
Egli crede (Staatsr. 2' p, B27), che per regola sol 
tanto questi due erano eletti per raccomandazione 
imperiale, perchè L. MinuciuB in nna lapile 
(C. XIV 3511) 6 detto quaestor candidata divi 
Hadriani, in un'altra {C, II 4509), quaestor Au 
gusti, quindi amendue le espressioni so io usate 
nello stesso senso; e perchè UIpiano(Dig 1 13 1 
2. 4) chiama i questori imperiali espressamente 
' qaaestoroa candidati principia '. Se non che sulla 
nostra tabella s'incontrano tre questori di altra 
specie, i quali espressamente son chiamiti ^la^ 
Stores candidati Caesaris. E sono: C. Ili 2830 
Sex. Vinicius Faitstinus quaestor prov nome 
Macedoniae candidatus divi Troiani Parthici 
V 877 : A. Platurius A. f. Nepos qwiest(or) prò 
vinc(_iae) Maced{omae) candidatus divi Trata- 
ni) secondo la congettura del Mommsen) ; X 1123; 
Ti- Claudius Saetkida Caelianus qiuaestor) pro- 
vinc{iae) Siciliae candidatus Ìmp(eratoria) Anto- 
nini etVeri Augustorium), che lo stesso Mommsen 
riferisce (Staatsr. 2^ p. 530, 2). Si pub anche sup- 
porre, che prima si eleggessero tutti i questori e 
qu'nd' h r'n p at 1' f a e ' ' d 

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quaestor divi Claudi, P. Tebanus (C.IX 3602), 

il quaestor divi Hadriani Augusti, C. Papi- 
lics (C. XIV 3610) si danno corneale)- omnes ho- 
noves candidatus Augnstor^wm) (cf. anche l'ano- 
nimo C. X 336). n quesito non si putì per ora 
risalvere, Noi abbiam creduto di ommettere nella 
nostra tabella quelli che si dicono quaestores Au- 
gusti, perchè basta l'enumerare quelli che si chia- 
mano espressamente quaestores candidati Cae- 
saris, a perchè i quaestores Caesaris vanno trat- 
tari sotto (v.) Quaestor. 

L'imperatore Alessandro Severo stabili che 
soltanto i qoestori raccomandati dall'imperatore 
avessero da dare gli spettacoli a proprie spese 
(ritac 43- Sjmm ep 2 81) con che acquistavamo 
il diritto d: essere immediatamente promossi alla 
pretura Gli altri questori ricevevano il danaro 
per 1 1 ro spettacoli dalla cassa dello Stato, e 
perciò SI dissero quaestores arcani. È per questo 
che nel cilendario di Philocalui a VI Id. Dee. e 
a. Xni Eal lan e nofito munus candida, cioè 
spettacoli dei quaestores candidati (C. I p. 407). 
A questo scopo rimasero quaestores candidati 
anche nel IV e \ secolo laddove i rimanenti ma- 
gistrati in questo temp erai o nominati, senza 
alcuna ingerenza imperiale dal senato, e quindi 
triban o praetores caniiiati non s'incontrano 
più dalla metà del secolo IV 

Quanto al titolo di candidati Caesaris, iti. 
no tra tabella mostra che nei due primi secoli 
molto spesE il genitivo Ciesaris è aggiunto 
anche il nome dell imperatore raccomandante; 
laddove dalla (ine del sec i n è uso di conten- 
tarsi con la semplice aggiunta di candidatus. Sa- 
rebbe infondato per il voler conchiudere da ci6, 
che soltanto i candidati Caesaris avessero il 
diritto di portar la toga candida, ovvero che essi 
possedessero questo diritto nel periodo delle loro 
funzioni. 

Tutto l'argomento è stato trattato da Stobbe 
in due fondate monogi'afie (Philolog. 27, 1868 
p. 88-112; 28, 1869 p. 684-700). Quantunque egli 
p ■ ha r e l ra teriale sia oggi grande- 

m nt m t t p il suo lavoro è sempre 
d gì d t d E l dà anche nna lista dei c^- 

1 1 t n li t t bella i suoi numeri sono 
d t fra p t II Mimmsen ha esaurito il 
t m 1 Staat ht 2* p. 915>927 cf. p. 529 

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Candidati neWeiercito. — H diritto di 
i ufficiali enperiori, spettù in tutto 
il tempo dell'Impero al principe; ma la spedi- 
zione del decreto avveniva per regola su pro- 
poEtai dei coniandaatì della legione : EE. 5, 1043: 
Pro sal{ute) [M. Aemi]U Macri lleg(ati) Au- 
fftujti)] pr(o) pr(aetore) c{larÌMÌmi) v(iri) prÌo- 
pter] cuius suflfrag'ationemj] a sacratiss(imo) 
limp[eraCore)] ordmibv[s ad}seriptus sum . . . 
Eo d[is exi] dec(iirione) sum pro[mó\tui, votum 
lso]lvÌ meo no[m(me'] Catulu» (senturio) [Ug{io- 
nis)'] III Augimiae). - CVUI 217 -.miUtavitL 
annis, IV in Ug(ione) III A{ugiuiita)'\, lihraiiiut), 
tesier(aritts), optio, signifer factus ex suffragio 
ieglati) lA]u[g{usti) pr{o) pr(aeCore)'], militavit 
(centurio) leglionis) II Ital(,icae). BM. 1881 d. 15: 

Th(oy) MX{toy) N(ilfi(iop) 'àvjuIvkiv lefl^Qov %òy 
Xa/in^oiaiov vnBtixòp, loV evi^yéiiiv, 'IobXios 
'hvhai'òs tpgfovfitvtapiog) Ovaitytetvog (éxator- 

1 candidati saranno duni^ue da considerarsi 
come quei principales, ehe dal governatore ve- 
nivano designati come aventi le qualità per essere 
promossi a centurioni (Domaszewslti I. e). Essi 
però non sempre vedevano soddisfatte le loro spe- 
ranze; cifi che È provato da alcune espressioni, 
come, optio spsi (CIU 3445 ; - V 6423 ; - VIH 
2554) ex candidalo (C. Vm 2618 "; ~ EE. 4, 
188), 

Candidati sì hanno : OH. 6804... leg- XXX; — 
C. vm 2801. SSeei^ff./// ^«3:2568 (5 candi- 
dati). 2569 (2 candid.). 2618 (1 candid,) — IH 
l]90(6candid.), 3398 i«ir.//tìrf')iir.. 3308 Jej.// 
a(iÌM(r; forse anche MOe.Xp. 19,4 (cf. più sotto 3). 
Fai candidati: BRh. 1978; - C. VUI 2618 (3 ei 
candid.); — C. Ili 7688. Veget. 2, 7 distinguer 
nd d t d pi d d t mpl Hi sunt 

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Igdlb It 11 Moram- 

(M t 2 p 26 ) I 
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( È d Z Annius 
Ig(tus) A q{ t) pria) 
f) VI 1410: M. 
'. m mihtns candida- 
ins Septiminus Cilo praef, 
urh.) ; quantunque anche qui sia possibile la spie- 
gazione data pei centufionei candidati. [Il cent, 
cokor. VII vigil. Rom. candidai. Ti. Cattar. 
Eellermann. vig. 41 , 20=C VI 2993, fe falsificato, 
a parere del Mommsen Staatsr. S^ p, 1159, 2)], 



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Sono mterameoto diversi da' Buddetti candi- 
dati, quelli del secolo IV e V, di cui l'origine e 
il significato non eono ancora chiari (cf. Vales. 
ad Amm. Marc 15 5, 16. Amm. Maro. 2, 5,3, 
5; 81, 13, 14, 16; 31, 15, 8. Cod, lust. 12, 33, 
5. Chron. Pasch. ad ann. 243. 251. Not. Dign. 
Or. 2, 6, 10. Moramsen, Hermes 24 p. 220). 

UoHHSEN, Ephem. epigr. lY p. bS2, — t. Douiszewsni. 
MìtthBil. M! Osslsrrsich, S p. 23. 

3) Candidati nei calti. — Presso diversi culti, 
fra coloro che vi piglian parte, ricorrono alcuni, 
i quali si designano col titolo di candidati. Ciù 
che per essi si debba intendere, non è noto ; 
quindi non reata che darne una semplice rassegna. 

a) Culto di Honor e Virtus. — C. VUI 6951: 
Honoris Virtutia Aug. sacirum). Q. Bomitiui 
Primianui et Julia Fortunula uxor eiw can- 
didata eìus viio moniti etc. Si osservi che la 
iscrizione è di Cìrta. la quale è chiamata co- 
lonia Julia Juvenalis Honoris et Virtutìs Girla 
(C. Vm 7041 etc). 

b) Culto di lupiter Dolichenus. — C. VI ilìG: 
L. Tettius Hermes eq(ues) Ripmanvs) et kandi- 

datus et patronus huius loci prò saìoute sa- 

cerdotìitm et kandidatorum et colitorum kuius 

loci Qiios elexit Jiupiter) o(ptimus) m{aa;ì- 

mus) JXotichenus) sibi servire M. Aurel(.ium) 
Oenopione\m] Onetimum signwn Acaci nolarium 
et Septimium Antoniam signum Olympi pa- 
tre{m), kandid(atos), patronos, fralres canssimos 
et collegas kon{estissimos) Aur{eliu!tt) Magne- 
Siam, Aw. Serapiacum etc; — 409: {sacey- 
dotes et candidati . . . [conltulerunt in fabrioa 
templi; — 413 (a. 244 d. Cr.): salvis eandidatis 
huius loci. — Secondo U congettora di Momm- 
sen (dove?) candidatus dinota forse io stesso che 
presso Herodiano (8, 7) X^vx^fiiaf : al ànò'ha- 
XÌb; nàXeig Ti^ea^eioi inefinov iiÒy jrpojietio'niui' 
nirp' avioìf àv&fiòv , o'i Xei'xiil'oi'oiii/Te; xai 
itaipiiijifógot SeiÒf TiaiQtwy Ixamoi, jipoosjrd^tCoj- 
«j-d'jl.ufiin. — A ciù si riferisce pure riscriiione 
MOe. X p. 19. 4: [J{ovÌ) o[plimo) m^fiximo)] 
Dol[i}ch(eno) prò sal{ute) [impfsratoris) Cae- 
»{aTÌs)-\ C(ai) {!itl[ii) Verfi) 3t}aa![imi>ii p(»1] 

/ielicis) [invUcti) Au]g{usti) [UlpìiuU 

A^là^inus miUes} leg{Ìonis) XJJJ 0{eminae) 

librari[u'^ numeri s , cas((os) armiontm), 

tignifler'], optio olctà]v[i] pr(incipìì) pT(ioris) 
eandidatus niunini etc. 

e) Culto di Vesta? — BM. 1883 p. 219: Cee- 
liae Claudianae viirgini] V(estali) maximae 
sanctiìsimae religiosissimae et super omnes piis- 
simae cuius opera sacrorum gubernante Vesta 
matre maxtmatus sui X. X. complebit Aureìius 
Fructosus cliens et eandidatus begnitatae ^lus 
probatus sic XX sic XXX feliciter. 



CAN 79 

d) Culto di VenusP — C. IH 4152: Genio 
candidat{OTum) Ven{erìe?i ric((rtcis '■') Daphnus 
col(oniae) Sav[ariae) vil(icus) kal. Septimiani 
sac(erdote) P. Ael[io) Sabiniano d. d. 

e) Culto di Silvanus. — C. X 8217 (Capua): 
Silvano sac[r{um)] Ursulus vil{icus) />tan[a«] et 
candidati; seguono otto nomi. 

Sono por me inesplicabili C. VI 1357. 9229. 

B. KtJEBLER. 

CANDIDIANU8. - v. MaximiaDUB, 

OANDIDUS. — Divinità celtica, ricordata 
in due lapidi, una di Entrains: .i4upusfo «icnim 
deo Borboni et Candido (De la Ménardiere, Le 
culto chez les Pictons p. 17), l'altra a Boarbonn- 
les-Bains: Aug{uslo) sacr{um). Deo Borvoni et 
Candido, aerarii sub cura Leonia et Marciani 
ef«, (RA. 1881 XLI p. 307) Cf Borvo. 

CANDIEDO. — Appellativo celtico di Giove; 
leggesi in una iscrizione di un luogo incerto della 
Gallaecia, Hispanias(C. 112599): /(owt) o(ptimo) 
miaximo) Candiedoni T. Caesius Jtufus Saele- 
nua ex voto fecit. Probabilmente ha un rapporto 
locale come l'altro (v.) CandemiilS. 

CANETONNENSIS (Mercnrius). — Ri- 
corre in varie iscrizioni di patere e simili ritro- 
vate a Bernay, nella Gallia EPh. 1866 p. 279 
seg.: 1" Deo Mer(curio) Canletonnessil) Deci- 
r(ius) Lupercus etc; 2" Deo Mercurio Kaneton- 
nesai 0- Propert(Ìus) Secundus v.s.l.m.\ Z" Mer{ciir 
rii) Caneto{nnensi) Epaticua d(e) s(uo) d[at).et. 
OH. 5885. 

CANISTEARI A. — Corrispondente al greco 
jtun/cjpógDc, portatrice di canestro, che ricorre in 
tre iscriaioni, tutte e tre Africane (C. Vili 9321 = 
EB. 5, 963. 9337. 12919 = EE. 7, 193), daUe 
quali non appare a quale culto sia da riferire: 
la prima delle iscrizioni è dedicata Cereri Au- 
gusta. Un'altra iscrizione trovata recentemente 
sul Capitolino, nei lavori di fondazione del mo- 
numento a V. Emanuele, ha (KS, 1 892 p. 407): 
Flaviae Epicha[ridi], aacerdotiae deae oirgini{s) 
Caelestis p'eaesentisaim,[i\ numtnH,s) loci ntontia 
Tarpei, Sexta Olympias, h(onorifica) /[emina), 
et Chrestina Dorcadiua, k(ononfica) f[emina}, 
honori/ìcae feminae, coniugi Juni ffyle sacer- 
d{otÌs) una cum, sacratas et e/tnistrariis dignis- 
simae. A un lato si legge la data, a. 259 d. Gr, 
Cf. Cannophonis. 

CANNA. — Asticella per le penne da scri- 
vere. L'editto di Diocleziano ' de pretiis rerum • 
(C III p. 833) e sotto il capitolo 10 ' de scortiis ' 
accenna al prezzo dell'astuccio contenenti cinque 
di esse, 17 : Thecam cannarum n{umero) quinque 
(denarios) quadraginta (cf Snet. Claud. 36. Amm^ 
MircelL 28, 4, 13. Moninisen, Das Edict Diocle- 
tians p. 65). 



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80 CAN 

CANNABIS. — Quanto al seme di questo 
prodotta, l'editto di Diocleziano de pretiia re 
ram ' (C. lU p. 827), sotto il capitole 1 2'J sta 
bilifice così il prezzo: Cannabis semmis k{astren 
tem) m(odium) unum {denorws) oclojinta 
CANNA (Intrat). — v Cannophoni" 
CANNAE (Canne presso Barletta) — C IX 
317-323. — Al tempo della famosa battaglia C m 
battutavi tra Eomani e Cartaginesi nel 538 u e 
non era che un viaus ignòbìlts Apuhae come 
Io chiama Floro (3, 22 [2, 6] cf Liv 22 43 49 
Appian. Hann. 17). Città la chiamano invece Po 
libio (3, 107; 4, 1) e Sìlio Italico (8 624) Pire 
che sia stato un eiupario di Csnusium e ali or 
dinamenfo a comune accennano indirettamente 
Appiano Cheli, civ. 1, 52) e Plinio {nat hist 3 
11. 105); oì!> che probabilmente fu gi\ nel se 
colo IV dell'Impero. Sorgeva pro'jso il fiume Au 
fldus, tra Barletta e Canusium da cui listava 
XXV stadii (Procnp. beli- Goth 3 18] Le poche 
lapidi non offrono di notevole the un Aagustalis 
(319). 

p. 95 >8eg. 

CANNANEFATES. - Popolazione della 
Germania inferiore, abitante quella regione della 
Batavia detta Batavorum insula (Plin. nat. hist 
4, 101 cf Tao, hist. 4, 12. 15. 32. 56. 79. 5 2-1; 
ann. 11, 18), soggiogata da Tiberio nell'anno 4 
d. Cr. (Veli. 2, 105). Come indicazione di patria 
ricorre in una sola iscrizione (C. VI 3203): I). 
m. T. Awielio) Felici eqiuìti) singlularij Au- 
giuHi), turima) Ulpi Victoria, naC{ione) Cono- 
nefaa etc. Altrove s'incontra solo come denomina- 
zione di corpi militari, sempre variamente scritto; 
difatti, oltre alla forma Canoniifas, dell'iscrizione 
citata, abbiamo Caninefates {Tac. ann. 4, 72), 
Canninefates (Tac. hist. 4, 19), Cannanefates 
(C. XI 2699. m p. 881 D. XXXIX), Cannene- 
fam (C. Ili p. 852 D, IX. EB. 4 p, 496 D.LXVIII. 
KB. 5 p. 652 D. LXXIX), Cannanafates (BRh. 
968), Cammnfates (Plin. hist, uat. 4, 29, 1). o 
Canafiites [C. V 5006). Cf. Beclter nei Bonn' 
Jahrb. 1850 p. 101 segg, 

CANNANEFATIUM (ala). - È detta o 
semplicement* cosi (Tac. ann. 4, 73), o ala ! 
Cannane fatium (C. Ili 4391, V 5006. XI 2699. 
m p. 852 D. IX. EE. 4 p. 496 D. LXVm. EE. 
5 p. 652 D. LXXIX). o ala I Cannanefatium. ci- 
vium Romanorum. (C. UI p, 381 D. XXXIX) ma 
sembra doversi intendere sempre l'istcsso corpo. 
Nell'anno 27 d. C, prese parte alla spedizione 
di L. Apronius contro i Frisii (Tac. ann. 4, 73). 
In Germania superiore stanziava anche posterior- 
mente, come dimostrano i diplomi del 74 (IX 
C. m p. 852), deir82 (LXVIII EE. 4 p. 496), 



CAN 

del 90 (LXXIX EB. 5 p. 652), e da Mogotitiacnm 
jroviene la iscrizione BRh. 968. 11 diploma del 
154 invece {XXXIX C. HI p. 881) la indica 
stanziata in Pannonia superiore, ed è l'ultimo 
moi amento che la ricordi. 

Un praefectus equitum & menzionati! nella 
ht de di Volstnìi C. XI 2699. 
M Helvius M. f. Clemens Arneneis, domo Car- 
tkaqtne Un decurio nell'altra C. V 5006; lovi 
L Cullontus L. fii. FaìAia) Primm, dec{uTÌo) 
alae I Canafatium, de[cwio) Brixiae etc. cf, 
BRh 9ti8 un eques, cìves Treoer in quella di 
(rerulate (C HI 4391). — Cf. Aschbach, Bonner 
Jilrb 1813 p. 50 e Vaders, do alis p. 19. 

CANNANEFATIUM fcohore). - Detta 
cosi in Tacito (hist. 4, 19), si chiama cokors I 
Cann{aTtefatÌum) nel diploma dell'anno 138 
(XXXVI t HI p. 879). Essi sono i due soli ri- 
cordi che ne abbiamo, il primo a proposito della 
sua defezione da VitelUo, che aveva dato ordine, 
che venisse a Roma, e della sua unione con Ci- 
vita 1 altro nominandolo tra i corpi militari, che 
in quell anno stanziavano in Pannonia superiore. 

CANNOPHORUS. - Componente una cor- 
porazione religiosa relativa al culto della Magna 
mater (genet, plur. cannofororum (C. X 21), can- 
nophorum (C. XIV 116. 117. 284; cannoforum 
{C. VI 5840; XIV 284. 285); dat. plur. eanno- 
phoris (C. XIV 85) , kannopkris (C. XIV 34), 
cmtnoforis (C. XIV 36. 118); fem. genet. plur. 
canoforarum (C. IX 2480). - La festa princi- 
pale della Madre degli dei cominciava il 15 Marzo 
con una prucessione di cannofori (C, I p, 338: 
Idibus Canna intrat), simile a quella che i Den- 
drofori (cf Dendrophorus) celebravano la set- 
timana seguente. Come appare dal loro nomo, i 
cannofori vi portavano delle canne. H significato 
di questa cerimonia è dichiarato da un bassori- 
lievo pubblicato dal Visconti (Monum. deU'Inst. 
IX 8" 1' cfr. AL 1869 p. 242), in cui si vede 
Attis coi leoni di Cjbele in mezzo alle canne. 
Il soggetto di questa scena non puìt essere, come 
ha creduto il Visconti, la scoperta di Attis fatta 
da Cybele dopo la sua mutilazione, perchè se- 
condo la leggenda ricevuta a Roma (cf. Den- 
drophorus), è sotto un pino che Attis si mutila. 
Piuttosto vi È rappresentato Attis fanciullo espo- 
sto sulle rive del Gallus (lui, or. V 1658: ixic- 

bé-ia Tiagd Vaklov noja^ov ,tù( ifiV«K cf. Attis) 
Secondo Brodiano (I, 11, 2) i Frigi di Pessi- 
nunte celebravano delle cerimonie sacre presso 
questo fiume, senza dubbio in memoria dell'espo- 
sizione di Attis, e la cerimonia romana pare che 
sia una trasformazione di quelle. 

Lo stesso giorno degli idi di Marzo il pon- 
txfex maxima», la portatrice della tiara e alcani 



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CAN 
cannofori presiedevano al sacrifizio d'un toro di 
sei anni, a prò' dei campi {o delle caccie ?) nelle 
montagne (Lyd. de inens. 4, 36 ; leaihsyoy éè xal 
XavgoF emétti ptiig tali' ^y toiV uptirtc ùygmy, 
rjyovfiéFOV toi iiQ^isféoK liti tàv nrcptj^ÓQUii' r^s 
fiijipax«i' [leggasi tali' xbvvo^óqoiv i^ì (ìuqì- 
Xoi-]). — Sembra che i cannofori partecipassero 
anche alle altre cerimonie del colto della Magna 
mater, vedendoli ricordati nell' occasiono d'un 
tanrobolio (C. XIV 40). — Queste corporazioni 
religiose erano nello stesso tempo fonerarie. Su 15 
iscrizioni che menzionano i cannofori, 3 sono 
epitaffi posti da essi a uno dei loro colleghi: 
C. IX 2480 : D. m. Enniae Priscae eol{legmm) ea- 
nofofortim ; — XI 21 : 0. w,. Felix vixU annis X 
coUegim canofororum: — X 8339; D. m. Pul- 
lictus Tallus viwit artaos X.YXP' coHegius cano- 
/{ororum) f(eett). 

1. Tempo e luogo ove s'incontrano. — 11 
difetto di documenti non permette che si ri- 
sponda con sicurezza alla domanda, se collegi 
di cannofori vi sieno stati nel mondo ellenico. 
Certo e'isì non hanno nulla di comune coi xbcjj- 
^ógoi, portatori di canestri, che si trovano ad 
Atene e altrove (cf. Canjstraria). Essi non 
appaiono che molto tardi nelllmpero. Le iscri- 
zioni, di cui si puf) determinare l'età, sono del 
regno di Marco Aurelio (C XIV 40) di Set 
timio Severo (C. XIV 116. 118. a. 200) e di 
Caracalla (C. XIV 117. 110. a. 212; 84) ^on 
pare che l'istitazione si sia assai este'ia nelk 
Provincie; almeno non s'incontrano ohe in Itilia 
e propriamente in : 

Ostia — C. XIV 34. 35. 36. 37. 40 U6 117 
118. 119. 284. 285, 

JMediolaniam — C. V 5840, 
Locri — C. X 21. 8339 d., 
Saepinum — C. IX 2480. 

2, Ordinamento. — Como si è già accennato, 
i cannofori erano ordinati a collegio: collegiwn, 
coUegius cannofororum (C. V 5840. IX 2480. 
X 21. 8339 d), corpus cannofororum (C. XIV 116. 
117), composte d'uomini e donne (C. IX 2480). 
Le dignità che troviamo menzionate, oltre la 
^upó^of ricordata da Lydns (1,0.), sono: un 5«i«- 
qmmalis e quattro curam gerente) ICXiV 284: 
Antonino q{uÌn)q(itennaU) , Nasvius Charitlp], 
LivimNothuislValliusfferaUd} ifa la u 
Caedi{cianus], qui curalm] g u[ C] o n 
forum 0[sHiensium)] ; inoltr an pat a 
mater (C. XVI 37), parole h b an 
sinonimo di patronus e pat «a ( f L h n n 
Vereinsw. p. 218, 2). Non è imp b b 1 ^ alt 
che i sacerdoti della Magna mater o oupassero 
un posto nel nostro collegio, come potiebbe ri- 
cavarsi dalla iscrizione ostiense C. XIV 35 : Ar- 



C.\ N 81 

chigallus dfiloniae) 0(stieniis) imaginem Attù .... 
cannophoris Ostiemibus d{onuni) d{edit). 

3. Dedicaiioni. — Sovente ai cannofori si ve- 
dono dedicate statue preziose delle loro divinità, 
somme di danaro e forse anche opere costruttive. 
C. XIV 34: imaginem Afatris deum argen- 
team pfpndo) I cum signo Nemesem. 

C. XIV 35: imaginem Attis argentiam p(ondo) 
I cum sigillo, frugem aereo (of. AttIs p. 76fi). 

C. XIV 36 : typttm Matris deum argenti 
p[ondo) II. 

C. XIV 37; signam Attis. 
C. XIV 119; aifgenti) p{ondq libram) l, (scri- 
ptula) Vili, cwim ded(Ìcatione) ded[it) pan(em), 
vin{iim) et (denarios singulos). 

C. V 5840 : Collegio canno forum (sesotertium) 
IV n(umw«m) ex quorum usuris eidem collegio 
largitus est alia {sextertium) IIII n{ummum) 
ex quorum etc, 

C. XIV 285 : scholam sumptu suo cannophorii 
fecit. 

Il collegio stesso poi dedica delle statue di 
valore agli imperatori ; 

C. XIV 116; Impfuratori) Caes(ari) L. Septi- 
mio Severo Pio Pertinaci Aug(usto) corpus can- 
nopkorum Ost(iensium) arguenti) p[ondo) I. 

C XIV 117 Impieratorìì Caeì(ari) ¥ Au 
reho Anlonmo Auqiusto) corpus cannopkorum 
Ostlienstum) arg(entj) piando) I 

P CUMONT 

CANON — Nel senso speciale di canoi e 
prestazione (tf Cic \err 4 2 Spart Stv 8 
lampnd F!ag 27 Gol Inst 4 66 3) ncorre 
m un frammento epigrafico di fi ma relativo 
probabilmente a nn cinone vinario dtlk città 
del f«mii postenori dell Impero {C VI 1784 cf 
1771). 

CANOPUS- — Città dell'Egitto, non lungi 
dalia foco occidentale del Nilo, nel nomo Mene- 
laites, a 120 stadi: da Alessandria (Strab. 17, 17, 1 
p. 801 cf. Amm. Marceli. 22, 16, 14 eto). È 
ricordata come patria d'un paedagogus di Lam- 
baesis (C. VHI 38 lin. 22). 

Dall'essere il culto di Serapide proprio della 
città (Strab. 1. e), si spiega come in alcuni luoghi 
il santuario di questa divinità pigliasse Io stesso 
nome di Canopua, p. e. in Carthago (0. Vili 
1303 cf. 1005), e in Eeneventum, dove a un C. 
Umbria Eudrasto C. f. SteUlatina) patrono co- 
loniae ... si fa una dedica dal collegìum Mar- 
tensium intraforanum, .... quod is a solo Ca- 
nopum propriis sumptibus fecerit otc. (C. IX 
1685). 

CANOVIUM {Caerkyn). — Città della Bri- 
tannia, ricordati dagli itinerarii (Anton, p. 482. 
Ravenn. 5, 31) siccome posta a nove miglia da 



VOL II. , 



PO epigrafico di axlùhilà rmame. 



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82 C A N 

Camalodunum e dodici da Caesaromagus. È ricor- 
data da un miliario dei tempo di Adriano {EE. 
7, 1009 cf. 1110), trovato a otto miglia dall'odierna 
Caerhyn. Se ne conoscevano già delle tegole di 
edificii della legione XX e patere (C. VII 19*. 
1386. 806 cf. EE. 7, 1125). 

HuEENB^ Ejhein. epigi. 7 p.8M. 

CANTABEI. — Popolazione dell'Hispania 
Tarraconensis, insieme coi Varduli abitante la 
regione, che dal finme Hiberns si estendeva fino 
al mare (Plin. nat. hist. 4, 20, 110 seg. cf. 
Strnb. 3, 4, 12 p^ 161, 5, 20 pag 167 eie 
OrOB. 1, 2 Isid orig 1, 2, 113 Mela 3 1, 
9. 10 etc.) Fu definitivamente conquistala dai 
Romani Botte Aagnsto (Soet Aug 26 81 Dio 
Cass. 53, 22 25 54 11 Tao acn 4, 4 etc cf 
Hìspania) 

Alcune lapidi ncordano persone originane di 
queetii regione, come p. e. un Q. Porcius Q. /il. 
Quir{{na) Vetustinus Cantabiiicus) luliairi- 
g{ensis), prae/lectus) c{o)hor{tis) eto. (C. II 
4240), un Cantaber Elguosmìo Luci p{uer}, pro- 
babilmente un servo (C. H 3061 = 5870). Altre 
accennano alla medesima origine, usando la forma 
em gente Gantaòrorum (C. n 4192. 4233). 

HuBBNUtt, C. I. Lat. II p. 387 seg. 63t 

CANTABRORUM (cohors U). - E ricor- 
data polo nel diploma militare dell'86 d. C. (XIV, 
C m p 65 ) tr 1 trupp d Ila Judaea. Del 

t g a C a (b 11 1 38) dice, che 

Cantab a t a gì au I an e sei'ondo 

Ig n (d n ist 30) 70O tavano negli 

a mpan t Cf H n mp D coiiortibus 
p 31 eg 

K4NTAS NISKAS - L gg si in una 
laminetta plumblea votiva, trovata nella princi 
pale sorgente termale di Amelie- Les-Bams nei 
Pirenei orientali. Dabbia è la lezione della leg- 
genda, ma sembra scritta in latina cosi Kantas 
JViskas, Togamus et de[pr]ecamiis {?) vos et sa- 
nate eie. (C, XII 5367). Lebègue {RA 1888 H 
p. 138) vi riconosce le divinità protettrici di 
quelle sorgenti. 

CANTHARDS. - Di questa specie di bic- 
chiere, dal j'iede alto e con maniclù (p, e. Plaut. 
Asin. 906; Kticli. 710. Hor. od. 1, 20, 2) e pro- 
prio dì Dìonj'sos (Verg. ecl. 6, 17. Macrob. sat. 
S, 21. 16. riii!. nat. hist. 33, 150 etc), si ha 
menzione anch'.' nelle lapidi, come dono votivo 
p. e. ad Anjtunto (C. HI 1769 : ludos scaenic(os) 
per tridiuum) d(edit) et cantkar[um) arg[enteum) 
fiondo) {imciaratn septem)), a lapiter Dolichenus 
snll'Aveulinu (C. VI 407; catUharum cum vose 
tua posueruìtll) cte.), al Liber pater (C. XI 358: 
cum redimiculo auri Ili et thyrso et cantaro 
argienti) pion'h) US). 



CAN 
CANTERI (Tlcns a capite). — Uno dei 

vici della città di Roma, nella regione XIII, ri- 
cordato nella base Capitolina {C. VI 975), e cosi 
chiamato probabilmente da cantenus, cavallo ca- 
strato, di cui un'effigie dovea sorgere sul luogo. 

Forse un vicus dallo stesso nome esisteva 
nella città di Cordnba nella Spagna, come si ha 
da una lapide del luogo: C. II 2248 a: Valeria 
Quinta a Capite canteri h{ic) slatta) e(st) etc. 

CANTIGI. — Città dell'Hispania Baetica, 
non ricordata che in una iscrizione frammentaria 
trovata presso Ossigi, e che è posta ai Mani 
d una Viatorina Cantigit\ana\ ete. (C. II 5067). 

CANTISMERTA. — Divinità celtica ri- 
corrente in on'iscrizione deUe Alpes Poeninae 
(C XII 131) : Cantismerte L. Quartillius Quar- 
tmui UShens) m{erÌto). L'Hirsohfeld (ivi) con- 
fronta la dea Gallica Rosmerta e i! nome Smertn- 
litanos Namnis della lapide BRh. 891. 

CAHTRIX. — C. VI 7285 : Chrymnthe can- 
trici Voltisi Elaiìii vix. ann(is) XX. Pkilo- 
despothus consev(u)s fecit; — 9280: Cnismi 
sectoris et Pelorinis cantricis vix. etc; — BM. 
1885 p. 109 : Qwintiae Antoniae Brusi l(ibertae) 
cantricis. cf. Plaut. Trin. 2, 1, 23. 

CANTRUNEHAE (matronae). ~ Iscri- 
zione di TeU nella Germania BEh. 605: Ma- 
tronii CantTu\neh ?] aJufs]. 

CANDSIUH iCanosa). - C. IX 324-413. 
6186-6192, — Città dell'ApuUa Daunia, presso il 
fiume Aufìdus, suOa via da Barium a Beneven- 
tum (Itin. Anton, p, 117. 112.Hierosoljm. p. 609. 
Ravenn. 4, 35 cf. Mela 2, 4, 66. Plin. nat. hiet. 
3, 11, 102. 104; 6, 34, 217. Ptol. 3, I, 72, Pro- 
cop beli. Goth. 3, 18 ete.). Sarebbe slata fon- 
data da Diomed ( I b 6 3 9 p 83 Horat. 
sat 1, 52, 92) h mata da cani, 

essendo un luog I t gì gì a clava 

C^erv Aen 11, 246) Datas ai H an n 1 346 
n <• (Liv 0, 26) nn a ni n pporlo 

di amicizia per 1 ng t mp n ila g a An- 
nibalica accolse gli avan dell eser to ornano 
dopo la battaglia di Cannae (Liv. 22, 52-54. Val. 
T&-\t 4 8, 2 Dio Cass. pag. S7, 39 cf. Polyb. 
3, 107) Neil* guerra sociale parteggiti contro 
Roma (App. beli. civ. 1, 42. 54. 84). Poscia 
divenne municipio romano, come è chiamato 
in due lapidi {342. 843), fu iscritta nella tribù 
Oufentina (336. 339. 340. 415), e retta da 
Illlviri iure dicundo, IlIIvin aediles e quae- 
stores. Ottenne il diritte di colonia sotto Anto- 
nino Pio, onde il nome di colonia Aurelia 
Augusta Pia Canusia della lapide del tempo 
di Marco Aurelio (344 cf. 334. 389 e Phi- 
loslr. vita Boph. 2, 1, 5 pag. 551. Liber colon, 
p. 210); e allora ai Illlviri furono sostituiti i 



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GAP 

IJviri iure dicundo. La città era fiorente gik al 
tempo della Eepnbbiica pel commercio mar t 
timo (Strab. 6, 3, 9 p. 283); celebre era la sta 
zione ̥i della via poscia detta Traiana {C e ad 
Att. 1, 13, 1 ; 8, 11. Caes. beli. civ. 1 2t 
App. beli. civ. S, 57. Vita Marci 8 ; Veri 6) e la 
sua lana (Pliii. nat. hist. 8, 48, 190. 191 Mar 
tial. U, 127. 129, Vita Carini 19. Athen 3 52 
p. 97. Suot. Nero 30 etc). Una clamlyYem Ca 
nusinam è ricordata una iscrizione di Tbor gn 
nella Gallia Lugdunensis (Berichte der Gè eli 
der W!ss. in Leipzig. 1852 p. 240 lin. 9) 

Magistrati, Quaituoviri iure dicundo (415) 
quattuoviri aediles [S41. 415), quattuorvir (326 
327, 342); duomri quiriquennalei (338 qu 
quennalicii', allectus inler quinquennal e os 
dutimviralicius ; aedilieius, ivi) ; quaestores (341 
415; quaestoricius 338); curator rei può! ae 
(688); cuTvtor /calendari rei publicae Canus 
norum (1619). 

Senato e cittadinanza. — Decuriones (334 
338. 344. 345. 41S), pedani (348), praetex at 
(338), senatus (326, 327), orda populusque Ca 
nusimrum (688); populus(SM. 389. 396) pìeòa 
.... municipi Canuaini (342), res publica u 
nicipwm Canusinorum (343), municipium Ca 
nusinum (342), municipe$ Canmint (343) o!o 
nia Aurelia {_Ait]g(usta) Pia Canusìum (344), 
colonia (389), 

AuguBtali. ^ ,4«jus(aii»(345, 346, 347. 348, 
349. 350, 351), Auguitalium quìnquennalis (344), 

Patroni. — Q. Arl[i]culeius Regulus (een.) 
331 ; — M. Antanius Vitelianus (eq.) 334; — 
i. Amius L. f. Oufientina) Rufm (eq.) 339 cf. 
340- — L Calvìsma Sahinus {s,s!\) A\4 ■ ~ L 
Pubi US Gel US Pa ru tius (a n ) 688 I albo de 
decur od della e ttà (338) ont ene no ni d 
altri 39 pation d cu 31 sono senaton e 8 
equestr 

Un or g nar o della e tta {domo Can « ) e 
r cordato n una ecnz on di Capua (C X 3958) 

D V n tà — lap er (524) S Iva us (325) 
Vesta (ì'»6) T a ur>nus (o"?) 

MOMM N e L t X p 3t g 

CAPAECAE — C tta della r a tra Arra 
ed Ep phan a d tta nell t n rar \ to u ano 
(p 194) Caper ae E nom nata n du s r z on 
d Ani och ad P s d a a quanto par come b de 
deil'accampamentn della legione VI Ferrata (C. 
m 6814. 6816), 

CAPABENSES (Nymphae). - Eicorrono 
in tre iscrizioni dì BaSos presso Salmantica, 
Lusitania (C. H 883. 884. 891), probabilmente 
così dette dalla vicina città di Caperà. 

CAPENA. - C. XI 3858-4080. - Città 
dell'Etruria, a sei miglia dal Tevere, secondo 



CAP 83 

alcun sul colla detto G vitucola, allo cui pen- 
tì e scorre 1 r vo ani camente detto Capenas; 
secondo altr com 1 de Bossi, in qnella parte 
del monte feoratte o e ogg è il villaggio S. Ore- 
ste laddove G o tu ola \ r Ini corrisponderebbe 
al T e n Lucus Feron ae Se ne attribuisce la 
fondaz une a Vo ent (Serv, ad Aen. 7, 697 cf. 
Cato frag 48 n Peter h t frag. p. 50. Priscian. 
4 4 1 p 1 9 7 12 10 p. 337). Alleati eoi 
Fai se mossero guerra ai Bomauì negli anni 
35" 359 u (Lv 5 8 10. 12-14. 16-19), nel- 
1 nlf mo de qual a n essendo stati vinti, chie- 
s r ed ottennero la pace (Liv. 5, 24. 27 cf, P!ut. 
Gan 11 2 5 cf 7) Nel 365 n. e. fu loro con- 
cessa la e ttad nanza roma la (Liv 6, 4, 4), e due 
ann dop dal suo temto o fu formata una delle 
tr bu !a Stellat na (L v 6, 5, 8. Fest, p. 367), 
e da allo a n pò la e tta rimase inscritta in 
essa (3968 3959 4004 4015). Prodigi romani 
su quel suolo 3 no r cordati spesso (Liv. 22, 1, 
« 27 4 14 Oros 4 15 1 Sii, Ital, 13, 84 seg.). 
N t z e st r che della e tta mancano quasi inte- 
ramente dall ann "4 u e , in cui Annibale di- 
si asse 1 temp o d Feronia (Liv. 26, 11, 8); e 
Eolt nlo qua e la s ba qualche vago cenno nei 
temp poster on (C Verr acc 2 12, 31 ; prò 
Fiacco 29 7 de kg agr 2 25 66; ad fam. 
9, 17, a Plm nat hist 3 52 Lib. colon. 
p. 216 seg 2 p 255) 

Magistrati — Praetores (5873 5876 a ?) ; ae- 
diles (3932) quaestores (3932) 

Senato e cittadinanza. — Decuriones (3890), 
ardo (3933. 8936); — municipium Capena foe- 
rferfl(am(3932), municipium Capenatium foede- 
ratorum (3936) municipium Gapenalium (3878. 
3935) Capenates fo derat (3873 3876 a ?ì res 
puoi a Capen (5890) Sul municipium foede- 
ratum v p u s tto 

A gustali — 6 r (3871 3935) Augusta- 
les {S936) Augu- tal a pr mus (3872) 

Sacerdoz — .Sa e dot Gereris (3933) 

Colleg — GoUeg um faòrum Cignanorum 
Roma en um (3936) 

I ncna FeronUe — Neil agro di Capena e 
tomo al luogo ove sorgevano un lutus e un 
ten p della lei F ron a {Liv. 26, 11 ; 27, 4; 
33 26 cf I 30 D js ", 32, Cato, fragm. 30 
n Peter h st fragn i 48), col tempo si formii 
una città, che prese nomo dal bosco di quella dea. 
S'ignora quando ci6 avvenisse; certamente la 
città esisteva al tempo di Strabene (5, 2, 9 p. 226), 
ed È ricordata, oltre che da Plinio (nat. hist. 3, 51) 
e da Tolomeo (3, 1, 43 [47]), da iscrizioni, in 
una delle qnali (3938) si menzionano iuvenes 
Lucoferonenses et amp{h)itke\a\trum col(oniae) 
luliiai) Felici[s'\ Lucoferifinensis) ; in un'altra 



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84 GAP 

di Roma appare essere stata inscrìtta nella trìbii 
Voltinia (C. VI 258i:^I). m. P. Octavio P. f. 
Volitlnia) Marcellino Luco Feroniae oeteranus 
AugaHorum ef«.). Ad essa sembrano anche accen- 
nare i luoghi di Frontino (de controv, agr. p. 46, 
17 ; 47, 19 cf. 78, 14 = 77, 20,) e il Liber colonia- 
rnm (p. 256, 19). Dalla iscrizione locale (3938) 
si hii menzione di nn patronus seoirum Augu- 
stalium e magister iuvenum,e della esistenza di 
decttrioTies. Secondo alcnni l'antica città Barene 
stata presso l'odierno Naziano; secondo De Rossi 
corrisponderebbe a Cìvìtucula, ove quelli poti 
gono Capena. Lo stesso De Rossi spiegi il titolo 
di municipium Capenatìutn foederatorum e altri 
simili dati di sopra, supponendo che Capena 
Lueus Feroniae e una terza città non ricordata 
che potè essere Sepernoiiwa, abbiano un tempo 
form to n lo tutt II B rra pò d 



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115 segg. 




C. 1. Lit. 



CAPER. ~ Nella tariffa daziaria romana 
della colonia lalia Zarai nella Numidia (C. VII! 
4508) sotto il capitolo Lex capitularii è dato 
anche il dazio per ovem, caprum etc. 

CAPERÀ ilas ventai de Caparra). — C. II 
804-825. — Città della Lusitania, nella regione 
dei Vettones, sulla via dn Augusta Emerìta a 
8almantica, a 102 miglia fra l'una e l'altra città 
(C. n 4658, Itin. Anton, p. 4337. Ravonn 4, 45), 
da Plinio Cnat. hist. 4, 35, 118) annoverata fra 
le ciltà stipendiarle (cf. Rol. 2, 5, 8 cf 9), forse 
divenuta municipio sotto Vespasiano. La forma 
Caperà oltre che in Plinio (1. e), ricorre anche 
in una lapide (813 cf. Caperensis 806, Capa 
rens's 810. 812); Capara nell'itin. Antoniano 
(1. e ) e Cappara nel Ravennate (I. e ) — Le 
iscrizioni ci danno l'Orio iplendidistimus (810) 
e rei publica (815). 

HITI'BNEK, C. I. Lst. II p, 100. eST, 

CAPIDAVA. — Città della Moesia, tra 
Aiiopolis e Carsus (Itin. Anton, p. 224 ci Ba- 
venn. 4, 5. 7, Tab. Peuting. 8, 3. Noi Dign 



GAP 

Or. 39, 4 Seeek). Una lapide trovata a Pantelìmon 
o Catalorman nella Dobrutscha, ha (MOe. XIV 
p. 17); C. Mito) C. f. QmdraKiis) memoriam 

sibi et luliae ; \t\oci priticep», quinquen- 

nalis territorii Capidaoenùs etc. 

CAPILLATI. — Popolazione ligure delle 
Alpes marilimae, ai confini del mare Liguslicnm 
(Plin. nat. hist-. 3, 5, 47; 3, 20, 135 cf. 11, 
37, 130. Lucan, 1, 442), soggiogata dai Romani 
nelranno 740 u. e. (Dio Cass. 54, 24), e a cui in 
pirte Augusto (Plin nat hist 3 20 135) in parte 
Nerone nelb4d Cr (Tao aan 15 33) concessero 
la latinità Una iscrizione di Ebr lunum nelle 
Alpes Cotti ae (C HI 80) ricorda un prae/(eri!(s) 
CapiU{atQTum) etc intorno al quale il Momm 
sen (ivi) nota Praefecti civitatium qui item 
praesides essent omnino diffemnt a praefecti? 
cnitatium qui praesidibus parerent quales sunt 
praefeetus civitatium Moe&iae et Trebilliae (C V 
1838) priefectus I cohortis Coraorum et Civita 
tum Barbariae it Sardinia (C XI\ 2-t54) Ems 
generi' quos prietereanoTimus equ estri s ordini s 
homines sunt nec satis lerto ei nominum forma 
efficias Alhainm hnnc «vitate Romana et equo 

CAPILLATUS — Chiamavas cosi anche 
colui che intpndeva al eultj della Mater magna 
e di Bellona (Val Placo. 7, 636 cf Arnob 5, 7, 
16): C. VI 2262: Dism(anihHs) L. Vettio Syn- 
tropho religioso a Maire magna eapillato Veltia 
Amor de suo fecit etc. 

CAPILLI. — Una lapide del santuario di 
Minerva presso Travi, nel territorio di Piacenti», 
ha (C. XI 1305): Minerme memori Tullia Su- 
periana restitutione facta sibi capillorum v(o- 
tum) s[olvit) Hibens) m(erUo) 

CAPISTRUIT, — Neil editto di Diocleziano 
' de pretiis rerum ' (C, lU p 833) sotto il ti 
tolo ' de loramentis ', 10, 4 Capistrum equestT^ae 
cum circulis et du]caii (denarjos) s<,ptiiaginta 
{quinque); 10,7: Gapistrum mulare (cum tapi 
s'eilo) (denarios) centum bigmtr Cf Mommsen 
Benchte der k. silch, Gesell derWiis 1851 p 79 
nota 1. — Un 

Caplstrarina, — fabbricante piuitueto che 
venditore di cavezze, è ricordito in uni l'cri 
ziono di Narbo (C. XH 4466) Vvont L Oppio 
Qu'elo capistrario et Maltae Carae oontuber 
(nah) per anno[s . , . ] sin[e i]urgio vivant. 

CAPITA (arfiaiuZo).— Probabilmente nome 
di un vicus di Roma, al Palatino, ove nacque 
Augusto (Su et. Aug. 5). 

CAPITALIS. - V. Triumviri. 

CAPITIS (canteri vicns). - v. Canteri. 

CAPITIS (Gorgonis).— Nome di vico di 
Roma ricordato nei regionari. 



yGoógIc 



CAP 

CAPITIUM { Capùd). — Città della Sicilia, 
non ricordata che da Cicerone (Veri. 3, 43, 103) 
e da Tolomen (3, 4, 12), Se ne ha una sola la- 
pide eepolcrale (C. X 7462). 

CAPITOLIAS. — Città della Coele Syria, 
tra Adraa e Gadara (Itin. Anton, p. 196. 198. 
Havenn. 2, 14. Tab. Peutiti^. 10, 3. Hierocl, 
§ 54). Primo a ricordarla è Tolomeo (5. 15, 22), 
e dall'era che ricorre sulle moiiet* la fondazione 
non pare sia stata anteriore a Traiano. Nelle 
lapidi è ricordata come patria di pretoriani (C. VI 
210. EB. 4, 896D H 4), di kgionari (C. m 771. 
EE. 5, 723); una iscrizione di Saletnnm (G. X 
532) è posta ad nn pretoriano da nn suo keres 
T. T. fiilius) Flmiui Agrippa GyHn[a ^ Qui- 
rina triòii) Capitolia{de]. Cf. Head, hist. num. 
p. 662. 

CAPITOLINA. - V. AeUa Capitolina. 

CAPITOLINA (lais). — Un saeerdos hidih) 
Capitoli(nae) non si ha che in un'iscrizione delle 
vicinante di Roma (C. I 1034 = VI 2247), a cui il 
Mommsen fa seguire questa osservazione : ' Capi- 
tolina Isis praeterea non memoratur, nisi quod 
notum est eitrema liberae reipubìicae aetate, 
hoc est ea, q^ua inscriptio haec facta est, sacoUa 
Isiaca intia muroa et inasime in Capitolio sena- 
tus auctoritate disiecta esse ' (Tertull. apolog. 6: 
Serapidem et laidem et Harpocratem cum suo 
cynocepkalo Capitolio prohUoa inferri — Pisa 
et Gaiìnitts consules — eversis etiam aris eo- 
rum abdicaverunt). 

CAPITOLINI.— Così si dissero i componenti 
di un collegio in Roma, iiisfituito nell'anno 364 
u e , dopo 1 incendio dei Galli, per celebrare i 
ludi Capitolini {Jay 5, SO cf. 52). Esso È ricor- 
dato in due lapidi, l'una di Lavinium (C. XIV 
2105), che CI dà un A. Castridus Myrio Talenti 

fitlìus) mag[iMer) colleg[iorum) Luperco- 

r(Mm) et Capito linor(um) et MercariaUium) et 
paganorlum) Aventin{ensittm) ; l'altra di Ulubrae 
nel Latium adiectum [C. X 6488 = 1 805), che 
ha un Clesipus Oeganius mag(ister) Capi\t{olino- 
ruta)\ mag[ister) Luperctprutri) ete. II collegio 
dei Mercurialea o mercatore^ secondo Lìtìo (2, 
21. 27) fu istituito già nell'anno 261 u. e, e area 
sede presso il Circo massimo, ove sorgeva il 
tempo di Mercurio (Ovid. fast. 5, 669. Fest. ep. 
p. 148. Appul, met. 6 p. 395 cf. Aedes p. 184). 
L'uno e l'altro collegio sono pure menzionati da 
Cicerone (ad Q. fr. 2, 5, 2). II Mommsen (C. I 
al n. 805 cf. Staatsr. 3 p. 114 Begg.) li consi- 
dera siccome compesti, l'uno degli abitanti del 
Capitolinm e dell'ari, l'altra di quelli del terri- 
torio presso l'ATCntino, ove sorgeva quel tempio. 
E li identifica coi pagi extraurbani ma inlramu- 
tanì, in quanto il Capitolino e l'Aventino e il 



CAP 85 

Circo massimo erano fuori le quattro tribii ur- 
bane, e dentro le mura Serviane, Se non che, è 
da osservare che l'identità dei Mercurialea col 
collegio dei mercatores non è certa, come da 
altra parte È dubbio il rapporto tra quelli e un 
pago in quella regione presso l'Aventino (cf. 
Jordan, Top. 1 1 p. 278, 43; 281, 46 ; 2 p. 39, 38). 
Sui ludi Capitolini in ispecie v. AgOii. 

CAPITOLINUS (Inpiter). - v. Caplto- 
Unm-Inpiter. 

CAPITOLIUM. — Minore fra tutti i colli 
di Roma, e circondato dal Campus Martius, dal 
Palatinus, dalla vallata del forum Bomanum e 
da quella del forum Traianum, si compone di tre 
parti distinta: H Capitolìum in senso stretto, o 
parte meridionale^ l'Ars; o parte settentrionale, 
e nel mezzo l'insenatura chiamata per lo più in- 
ter duos lueos. 

1) Etimologia ed uso della parola. 

L'etimologia delia parola È incerta: la favola 
del capo umano sanguinante scoperta nello scavare 
le fondamenta del tempio di Giove (Varr. 1. 1. 5, 
41. Liv. 1, 55. Dionys. 4, 59. 60. Serv. Aen. 8. 
345 cf. Plin. nat. hist. 28, 2, 14. Zonar. 7, 11. 
Amob. 6, 7 etc), probabilmente è tratta dal nome 
stesso di Capitolìum. Schwegler (rOm. Gesch. 1 
p. 771 seg. 798) spiega Capitolìum = Capìtulum 
come l'altura che è il capo, cioè la fortezza della 
città (caput urbis). Jordan (rOm.Topogr.I,! p. 180 
cf Hermes 4 p, 246) osservando che Capilolium 
presuppone capitolis e che questa parola sta a 
capit-alii come prif/i'Bris nprim-arisjprim-arius, 
conchiude che Capitolinm voglia dire il « monte 
per eccellenza", e siasi così chiamato quando 
con la costruzione del tempio di Giove divenne 
la sede delle tre divinità protettrici della città 
dei sette colli. A suo avviso (Top. I 2 pag. 6 
cf I 1 p. 180) prima di questo tempo il colle non 
avrebbe avuto un nome proprio : quello di mons 
Tarpeius o Satumiu) (Vmto I. 1. 5, 41 seg- 
Solin. 1, 12 seg. Liv. I, 11, 6. Fest. pag, 343, 
Cornific. rhotor ad Herenn. 4, 32, 43) sarebbero 
invenzioni degli stessi dotti dell'antichità (v. 
Mone Tarpdns). Una spiegazione aflàtto di- 
versa È data dal Gilbert (Gesch. und Top, 2 
p. 85 cf. 28. 38 seg,), secondo il quale il nome 
CapUolium non si pub disgiungere da quello di 
Minerva Capita, il cui culto, che in origine 
avea sede sul Caelius (cf. Preller, rOra. Mythol, 1 
p. 292), trasportato col tempo sulla parte meri- 
dionale del Qnirinalis, detta poscia CapitoUum 
rutila, e congiunto con quello di lupiter e lano, 
avrebbe dato origine alla parola, nel senso che 
Capilolium si sarebbe detta questa sua nuova 
sede e quindi la fortezza della cittì. 

Negli scrittori e nei monumenti la parola Ca- 



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e specialmente in Poljb. 16 2 2 
18, 2. Cic, prò Pont. 14, 30. Liy. 5, 4fi 87 3 
Dionys. 2, 38 seg. App. beli. Gali. fr. 6. Geli 17 
2, 14. SerT. Aen. 12, 120. Fest. p. 241 etc Im[.or 
tante è anche il luogo di Livio (5, 50} da cui 
appare, che un collegio institaitn dopo 1 inva 
sìone dei Galli, si disse dei Capitolini appunto 
perchè Abitanti nelle due parti del colle nel 
Capitolìum parte meridionale e neìVArx o parte 
settentrionale, e i Indi da essi celebrati furuno 
istituiti, perchè Giove avca difeso sedem suam 
atque arcem (cf. Capitolini p. 85). ~ L occu 
pazione dei Galli è ricordata, oltre che nei lu ghi 
su citati di Polibio, da un elogio (C. I el. XXIV = 
VI 1272): \L. Albinius... f. cum kosles Galli 
oès^iderent Capitolìum [virgines ve]Uales Caere 
dedwaìit etcUn elogio di Mario (C. lei. XX\ni=. 
XI 8131) fa menzione di un'altra occupazione 
armata del colle per parte del tribuno della plebe 
L. Appnleius Saturninus e del pretore C. Servi- 
Uus Glaucia (cf. Flcr. 3, 16, 3 segg.): [£7. Ma- 
rins C f.] . . . . rem p(ublic ) h 
dithnibua lr{ibìini) pUebia) et p aet [ ) q 
armati Capitolìum occupaveru t VI {) { l ) 
vindicavit otc. — Snll'aso dell par 1 ^ p 
tutto il colle T. più sotto. 

b) Parte meridionale e sp l ti 
del tempio. — A questo sign fl t 
chiaramente gli scrittori in gen 1 (p P Ijb 
2, 31. Varrò 1. 1. 5, 41. Liv. 36 21 D y 3 
69; 8, 22; 10, 14. Plant. Cure 266 gg 1 
83 seg. Tao. hist. 3, 71. Plut. L m II 5 T 11 
13, 29, 1. Non, p. 346. Stephan. By Et ra 

maga. pag. 490. Suid. s. t. f ) i tt tt 
OTe vogliono indicare le due mm t A l 
Capitolium (Cic. Catil. 4, 9, 16 p R b p d 
r. 12, 35. Liv. 3, 68, 7; 5, 15, 6 39 12 50 6 
20; 26, 10, 2. Val. Mai. 3, 2, 7 t ) p Itr 
talvolta Ara) indica pure tutto il 11 (p C 
de re pub. 2, 6, 11. Luoret. 4, 683 t ) m 
urbi icouttuppnslo a, Capitolium m t tt 
(Caes. b. civ. 1. 6, 7). Lo stes g fi to di 
parte meridionale, espresso con 1 f rm 1 g 



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{GII. 2485 15 gg = B 11 d 
X p 171 f M mm Staat hi 

t It d St t b (B 11 t d 

correp beli. IX p. 473 segg. I. 32. 124); eena- 
toconsulto de Asolepiade (C. I 203) ; senato- 
consulto de Mitilcnis (Mittheil. dos Athen. Inst. 
IX pag. 83 1. II segg.): altro relativo agli 
stessi (Cicborius, Rom nnd Mytilen p. 4 I. 4. 8) ; 
senaconsnlto a favore dei Tyrrhaei (Bull, de 
corr beli. 1886 p. 165) etc. Tali sono varii decreti 
di mainstrati ricordati da Cicerone {Phil. 2, 36, 
92 37, 93; 3, 13, 30; 5, 4, 12 cf. ad fam. 
1" 1 1. Kommgen, Staatsreoht 1^ p. 256 seg.). 
Tali 1 diplomi militari, pei quali specialmente sodo 
ricordati tempi, are e basi dell'area Capitolina, 
nelle cui pareti erano afSssi gli ori^nali (C. Ili 

dipi I n. m. IV. V. VL vn, viii. ix. x. xi. 

XII Xm. XIV ; BB, 2 p. 454 Dipi. LIX = C. X 
7H'!1 p, 457 Dipi. LX = ex 867; EE.4p. 496 
D^ì LXVm ; EB. 5 p. 93 Dipi. LXXIV ; p. 612 
Dipi. LXXVin). Elfi compiati in CapitoUo son 
pure ricordati dai Fasti, talvolta accennandosi a 
tempii fuori dell'area Capitolina^ come p. e Vae- 
des Fidei : aU7 Marzo fast. Farnes. (C. I p. 333 = 
VI 2301) 1 Giugno fast. Venus. (C. I p. 301 = 
IX 42t) M ff (C. I p. 305 = VI 2297), Roman, 
pi (f I p 331 = VI 2303) ; al 2 Luglio 
f t A t t (Cip. 328 = X 6638); al 25 
Ag -t f t \ llens. {C. I p. 320 = VI 2298): 

Il S tt mi fast Amitero. (Cip. 324 = IX 
4192) Arv I (C. VI 626); al 2 Ottobre fast. 
A t m (C I p- 325 = IX 4192), Ostiens. (C. I 
p 3 2) 19 Ottobre fast. Amitern. (I p. 325 = 
I\ 41 2) A 1 (C. VI 626). Lo stesso È a dire 
d 11 gì tti degli Arvali, in cui (C, VI 

20 9 1 11 gg) la parola Capitolium è usata 
d It li tesso perìodo, la prima nel senso 

d p rte m d naie, e la seconda di tempio di 
il t tttì lo altre il significato costante 

mb q li p ù proprio e largo dell'ar 



pt ! 



ji(C \I 2 
C & l 



le talvolta vi è pure ricordata 
ndioazione generale di Capito- 
i5 I I. 18: Eodem die ibidem in 
{Li~]beralis, q{%i v]ice magistri 
et vino in igne %n focato fecit 
ino, mola cultroque lovt o. m. 



yGexogIc 



CAP 
i'{ovem) m(arem), lunoni reginae b{ovem) f{emi- 
'<am), Minervae b{ovem) /(eminarrù, Saluti puili- 
caepiopuli) R(omani) Q(uiritium) b(ovem) f[e- 
minam); exta aulirocta reddidit : — C. VI 2024 
1. 2; 2025 1 1. l.ni. 1. 13; 2027 1. 7: 2028c 
1, 7, II. 31. g\. 7; 2029 1. 1. 6; 2030 l. 2.19; 
;ì032 1. 6; 3035 1. 4; 2037 1. 6; 2039 I. 8. 16. 
nO; 2040 1. 8. 16; 2041 1. 10. 16. 20, 30. 41. 
58. 65 ; 2042 a 1. 12. 27. 35. e 1. 10. Z' 1. 3 ; 2043 
I 1. yi. n 1. 4; 2044 Io 1. 6. 7.10. 17. H e !. 23. 
28; 2061 1. 11. 27. 43. 60. 65. 70. 73. 83; 2052 
1. 2 ; 2054 1. 8 ; 2055 1. 5 ; 2056 !. 7 ; 2059 1. 9; 
2060 1. 28. 33 ; 2064 I. 1 ; 2065 I 1. 2. 65. H 
1. 58. 61 ; 3066 I. 14. 20. 27. 32. 36; 2067 1. 6; 
2074 1. 6. 23 ; 2075 !. 2 ; 2076 1. 5 ; 2078 1. 24 
cf. 52 ; 2080 1. 9i 2084 1, 4 ; 2086 o 1. 5. i 1. 20 
cf. 22; 2090 1. 2; 2099 1. 1; 2103 1.5. 11.12. 
i 1. 2; 2104 1. 31; 2108 1. 3; 2113 1. 8 2114 
!. 3; - EE. 8 p. 322 n. 5 l. 1. 7. 16; p 224 
li. 6 1. 2. 19 i p. 226 n. 8 [. 4 ; p. 228 n. 9 1 6 
p 331 n 15 1 7 — Più specialmente ali 
Capitolina sotto li ndicazione in Capito! 
cmnano anche gli atti relativi ai ludi s 1 
Augusttìi (EE 8 p 227 seg.) lin 9. 17. 30 
"5 79 M 103 119. 148. — È da rf 
anche qui ciu che Augusto scrisse nelle 
gestae {Mon 4ncjr HI p. 794) 4. 5 ; aed 
Capitoho lovis feietri et Jovis tonantìs 

e) Temp di G ove. — Si nsa Capii l 
nel e ili. del tempio di Giove p. o. in Cic V rr 
4 31 69 Sen cnntroT. 1, 6, 4 ; 2, 1, 1. Tac h t 
3 71 4 53 Suet Domit. 8. Dio Cass. 41 27 
Plm nat hist 3 70 83, 57. Vitruv. 3 2 5 
Plut Sulla 27 Geli 2, 10, 2. Joseph, a t l'i 
1 1 Z sim 5 38 Euseb. chron. p. 174 & hO 
Auson dar nrh 12 17. Lact. de ira dei 23 6 
inst. 1, 6, 11. 14 etc. — In questo senso si h p 
nelle res gestae di Angusto [Mod. Ancyr. C HI 
p. 788 Egg.) 1, 23: in CapUtolio ootis, quae] q oq 
bello nuncu[paveram, solu]tÌs; 4, 9 : Capii l 
el Pompeium theatrum ^utrumque cpusimp 
grandi refeci ; 4, 24 : Don\a e}x manibiis C 
pitolio et Ì3t aede divi /mì[Ì] et in aede Ap l 

linis consacravi; 6, 37: Refecit C p 

tQ[lium aacra]sque aedes [nu\m[ero octogint ] — 
Si è già innanzi detto (h) come talvolt gì 
atti degli Arrali Capitolimi stia anch p 1 
tempio di Giove (C. VT 2059 1. 11 se^ ) — 
Così pure nel trattato di Astypalea 1. 42 g d 
sopra (h) ricordato. — Da Prisciano de p d 62 
si sa che in esso ei conservavano i campioni delle 
misu ^ V ^ V aWro erano riposti 

pure n altn templi lu gh { f. Aedilis p. 233 
seg. M ran n Staat ht p. 399 seg.) ; ciù 
che nf rmat dal! n ai ; C. X 8067. 3 



CAP 



87 



(staterà): Imp. Vesp. Aìig. IIX. T. imp. Aug. 
f. VI coi. Exacta in Capilo(lw) : — WE. 2767 
(congius): Imp. Caesare VespOf VI. T. Caes. 
Aug. (. HIT coi. menmrae exactae in Capitolio 
p{o7tdo) X; 2768 (vaso di bronzo): Mensurae ad 
exernplum earum quae in Capitolio nint auctore 
mnctisiimo Aug. n. nobUisiimo Can. per re- 
giones missae curia) algiente)] P. Simonia Tu- 
liana prae. ttrb. e. v. D Gatti (AI. 1881 p. 181) 
legge ì(b) Ciflpitolio) sopra un'anfora, e un'am- 
phora Capitolina è ricordata nell.i vita di Mas- 
simino (i). — Moneta dì Domiziano (Cohen, Pom. 
2^): Imp. Caes. Domitian. Aug. p. m. cos. VIII{\ 
Capitolio) restit{ute). 

Religiosua de Capitolio. — C. VI 2263: 
Sex Annius Celer religiosus de Capitolio h{ic) 
s{itus) e{st). 

Diap nsat Cap tol — C \ I 8b87 Bis 

bui S b C ì } ( i») 

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1 It bb 1 ! t mp d G 

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2) D a g II f d d l I pio 

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I f i d 1 1 p d C 11 I arte 

m nd 1 d 1 li p p d liii nii 
( p il tt ) g 1 lun te d d t ] na 
t rt 11 q i 1 C p t 1 f ori 

d 11 ttà 1 Itra p t d la 

p rtfi 1 t 1 p d 11 ttà t 

N 11 p m t 1 t di p ic- 

m p t I rt d 11 part m d ale 

(C p r i M) 1 1 11 d II tt { I [^ ^). 

N II p bb 1 1 ! ne 

è d ti 1 i q 11 d gì It 11 d il fu- 
t R ra i d ttà d tu 5 ia 

(\ rr 1 1 42 F t p 8 f S 1 1 13. 
D y 1 34 6 1) 1 hi (lil- 

b ri (1 p 240 gg) f d d It 1 ali 

d & t Op V 1 M d he 

t t d pp gm f 1 t p eia 

m t 1 t t d Itr il 

T 1 mar (?) C I temp 1 ttà d 1 Pa- 

p q t 1 t d 1 11 



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b t t 1 Qui m 1 pi tradim to d Ila 
Tarpeia (liv. 1, II. Dionys. 2, 37 segg. Pìut. Rom. 
17 cf. Varrò 1. 1. 5, 41. Prop. 4, 4, 93. Val. Mai. 
9, 6, 1. Fest. 343 etc.) : Romolo vi fonda il tempio 
di lupiter feretrins (Liv. 1, 10). Segue allora il 
trattato d'alleanza tra lui e Titus Tatias del 



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88 GAP 

'Quirinale, e per effetto di esso Romulo o la città 
del Palatino rimane in possesso del Cspitolium 
proprio, e quella del Quirinale dell'ara; (Liv. 1, 12, 
Dionys. 2, 46. 50. cf. Strab. 5, 3, 7 p. 234. Varr. 
1. 1.5, 51. Plut. Eom. 19. Fest p. 254. SchweRler, 
rOm. Gesch. 1 p. 462 seg. 484 segg.), dove Titus 
Tatins ebbe la sua dimora (Solio, 1, SI. Plut. 
Rom. 17 etc). Qui la tradizione ci lascia, e non 
ricorda il Capitolino se non nell'occasione che i 
Tarquinii vi oostmirono il tempio di Giove che 
èp mpt Ipm nndUEp bbl 

(L 1 S8 55 7 3 D j 3 69 5 35 PI t 
P pi 14 f C d p b 2 20 36 T hi t 
3 72 t ) C h PI m d hb d t tta 
1 tr d è 1 f tt h t tto l 11 

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fprtdlQ It a 11 dm 

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g 3 p 124 t ) q 11 d IC pt 1 
a p la uaifg pa t o alm n n t mp 
p ant h ] ubhl tant pi e I temi, 

di U n la grand ahi da a 

qua t p appari n 1 est a 11 g ac 
a fa ftìlto nduto a pn ati a te np li 

fe 11 (0 6 18 f J da I I p 282 3 2 
M mm n SUats 2 p 67 f 442) 

3) Wella città Seniana: fortificazioni, vie 
e porte 

La fondazione del tempio di GioTe corrisponde 
perciò al fatto, pel quale, riunite le due città del 
Septimontium e del Quiriiialis, il Capitolino di- 



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Un secondo e un terzo ordine 


erano le fortifica- 


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) CI t pt l — E 1 
bl h d I f P m d 

1 11 (fC pEbpdlIL 73 
41 27 T h t 3 71 D C 57 5 II 
p 5 & A 2 116 t ) C t M 

111 5* 1 1 ta d 1 CI m 

p I dTbnU Idllbl 

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1 11 tt d t ri 

flllltntlll hf 1 

parete posteriore dielpoTticwdeoru'niConsenliu'm; 
dove poi questa sofitruzione incontra l'angolo del 
Taòularium, volge il clivo in angolo ottuso verso 
il nord-ovest, e in questa direzione giunge imme- 
diatamente a pie'della sommità meridionale. Dal- 
l'arco di Tiberio sino all'altezza della insenatura 
il clivo misura 200 m„ e, come il forum è a 12 m. 
sul Tevere all'arco di Tiberio, e l'insenatura del 
Capitolino a 30 m,, così la salita del clivo È di 
18 m., oioÈ 1:11, elevazione non insignificante, 
ma neanche non infrequente in simili vie t (Ri- 
chter, Topogr. p. 85 seg. cf. Hermes, 18 p,104 sgg.). 



Hnstec by Vj 



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GAP 
Dalla inaenatura il clho ai b p rti 
via conduceva allMi":!;, in origi 1 p mp 
tante (i'arro 1. 1. 5, 47), l'altra al t p 1 & 
E dubbio il corso preciso dell m d m I 
possibile, che dalla insenatura I 

ducesse slYArx, come anche ogg It t 

si monta alla chiesa dì S. Maria A Ih 
sorge sul medesimo luogo di q 11 L t t 
lezza poi del terreno consente 1 1 p 
che l'altra via in un lungo giro t 1 1 p 

di Giove giungesse airingresso d 1 m d 
(Itichter, Top. p, 87 cf. Jordan 1 3 p 62 g 77 g 
120 seg. Gilbert 1 p. 313 segg 2 p 311 gg 
4=3 se°- 445 segg ) 



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sdutta, e le case poste nell'insenatura stessa si 
estesero fino alle mura dell'area 

d) Un accesso a scala conduc va pure ali ine 
tia il tempio della Concordia ed il carcere Ma- 
mertino pio Cass. 58, 5 of. Hermes 18 p. 125 
seg.) ; da essa si staccavano presso il carcere le 
sciilae Gemoniae (cfr. Tac. ann. 3, 14; hist, 
3, 74 etc). 

e) Porta Pandana o Saturnia. — Seconda 
Vatrone (I. 1. 5, 42) sarelibe stata la porta della 
Città Satornii sul lati mendiinale del collo. Da 
essa sarebbero entr'iti i babini o ì Tities del Qui- 
rinale occupando quella fortezza tenuta dagli abi- 
tanb del Palatino (Fest p 363- epit p 220 cf 
Sl'iu 1 13 Polsaen strat 8,25 Arnob 4 3) 
da essi Appius Herdonius si sarebbe impadrj 
nito del Capitolino (Dionja 10 14 per errori, 
egli la confmde on la porta Carmentalis della 
cinta Serriana) A qaale via o clivo mettesse 
capo non SI pu) determinare Secondo il Gilbert 
(1 p. 257. 329 segg.) essa don essere m rela 
zione col vtcus lugartus e servire i niettere 
in comunicazione la città del Palatin< a cui 
nn tempo appartenevaiin l'altura mend onale 
del Capitolino e la vallata sott posta e n 1 al 
tura medesimo. Jordan invece (I 2 p 122) con 
gettura, che fosse una piccola p rta la quale 
dal Capitolium dava accesso al posto presso la 
rupe Tarpeia, nel quale avean lu g) le esecu 
zioni capitali. 

f) Porta ttercoraria. — Serviva a chiud re 
un angiportm (chiassetto), dove al 15 giu:^ o 



GAP 89 

"n nn ponevano le immondizie tolte dal 

t mp d V t sul foro Romano {Fest. p. 344 b 
f p 5fi \ rro 1. 1. 6, 32). Sorgeva sul clivus 
C p t 1 f e nel punto in coi girava inforno 

1 t p d S turno (Richter pag. S6); diflìcil- 
m t P d ntificare o mettere in qualunque 
laz 1 porta che chiudeva il clivo stesso 

1 C p t 1 come vorrebbe ammettere il Gil- 
b rt (2 p 316 1). 

4) A hi, portici. 

rea si pu6 considerare l'avvalla- 
m t p ta tra le due parti alte del Capi- 

t l 1 d piazza del Campidoglio, chia- 

ta 1 gì t hi 
) A yl inter duos Incos, dai due boschi 

hit lati, scendendo dalle due alture 

1 t Idi li È qui che Romolo avrebbe fatto 
d to ricetto alla gente fuggita dai 
1 gh (L V. I,'8. Dionys. 2, 15. Plot. Rom. 
9 f St b 5 ^. 2 p. 230. Ovid. fasti 3, 429 
g D C 47, 19 etc). Gli antichi scrittori 
g lerale alla circostanza, che l'area 
t tt t circondata di mura (I-iv. Dio 
C 11 ) Il Gilbert peri (I p. 331 seg.) 
pensa che il locus saeptus sia da riferire a uno 
spazio ristretto (temenos) del tempio di Vejovìs, 
che vi sorgeva nel mezzo, e che tutta l'area sia 
stata come un territorio neutrale fra le due for- 
tezze, l'una della città del Quirinale {Arx), l'altra 
del Palatino {CapitoHvm). 

b) Area Capitola. — Area, sottinteso Ccipi- 
tolii Capitolina, ricorre una sola volta negli 
atti degli Arvali (C. VI 2065 I Iin.l8). Circon- 
dava il tempio di Giove Capitolino, od era rin- 
chiusa da mnra, che almeno al Iato occidentale 
aveano internamente dei portici : Dipi. IX (C, III 
p. 852).: Descriptum et recognitum ex tabula 
aenea guae fixa est Romae in Capitolio intra 
eunttbus ad sinistram ire muro inter duos arcua 
(cfr Tac. hist 3, 71. Suet. Aug, 94). Quale sia stata 
la sua estensione, non si pub con certezza affer- 
ra GÌ d 11 mura al lato settentrio- 
I d 1 t 1 (BI 1883 p. 227 segg.) non gio- 
1 t la questione, e ancora 
g d t abbia compiesa quasi 
lo del colle (Jordan I 2 
ero uno spazio piìi ri- 
18 p. 112 i 



t tt 



prt 



p 34 g 76 gg) 
t tt (R ht 



Top p. 94). n Gilbert (2 p. 434 segg.) fa una 
distinzione tra l'area in senso generale, com- 
prendente appunto tutta la parte meridionale, 
quella in cui sorgevano altri tempii e santuarii 
fc in cui avea luogo la leva e la riunione di al- 
cuni comizii, riferendo ad essa alcuni luoghi di 
scrittori {Poljb. 6, 19. Varrò, sai Menipp. ed. 
Piese p. 140. Lìv. 26, 31 ; 34, 56. Dionys. 3, 



y Google 



90 CAN 

69 etc ) e 1 area propria del tempio aesai pm 
ristretta dell altra a cai riferisce Bpecialmente 
Uel! 2 10 2 Liv 1 55 Dionjs 3 17 ^upt 
Calig 23 ^14 Non p 346 eto "secondo lui ove 
gli scrittori e 1 d ciimenti usano la forinola in 
CapitolìO per accennare a santuari e nti reti 
giosi {v sopra I b) si deve intendere la pnma 
tanto pu ohe la tradizione ricordand la fenda 
zione del tempio di Gicve narra che per far 
luogo ad esso furono abbattuti tutti gii altri 
santuani preesistenti (Liv I 55 Feet p 162 
cfr Ovid fasti 2 663 seg Dionjs 3 69 Serv 
Aen 9 448 etc ) A ogni modo è neli area Ca 
pitolina che sorgevano parecchi luoghi ed edi 
lìcii sacn e monumenti van sui quali v più eotto 
5) Ivi il collegio dei Capitolini celehrava i suoi 
spettacoli (v Capitolini) ivi si nunivar o i co 
mui tributi e il conciltum plehis (Liv 25 3 14 
18 25 7 34 1 4 53 43 16 9 45 3b 1 
epit 58 App beli civ I 15 Pht Paul 30 
etc cf Mommsen Staatsr 3 p 381 se") ivi i 
consoli facevano la leva (Polyb 6 19 Liv 2b 31 
34 56 etc of Marqaardt &taafÉTerw 2» p 381) 
e pr priamonte negli tdifizi che vi sorgevano 
erano esposte le tavole contenenti trattati inter 
nazionali senatocon suiti decreti diplomi militari 
etc come pure avean luogo riti sacri ilei fra 
telli Arvali e solennità dei ludi aetolin (vedi 
sopra 1 b) 

Le muri cht he oingev'uio 1 area eran for 
nitt di una porta (TiC hist 3 71 '■t Suet Aug 
04 App beli civ 1 If) custodita da aeditui 
e cani [Ck jro Eoso \mer 20 5b Geli 6 1 
6 2 10 4 Tac hist 3 74 Ob=eq 57 Suet 
Domit 1 etc 1 La qual cos^ non rende impr 
babile la congettara che sia da leggersi 

Aeditnaa de Capitolio in una lapide ur 
bana (0 M 10021) tanto più che m simile n 
corre anche riguardo al ( apitoliuni di Ostia 
(C XIV S2J 

e) Un arco fu elevato di P Scipione nel 564 
u. e 11 C p t 1 ' f C p t I 

advers q C p t 1 m d t 

(Liv 37 



dall 



t 



sómm t — I q al part d 11 t 1 

sorg Itr d t d T t 

(ann 15 18) d bb 

A) F n C Ifuntìts - È d t d 

Oro (5)0 J (f g t) p grad q 
sunt p Clpmmfn m t m 
È si g 11 U {C I g d ) 

dal 1 t d 11 rup T p { p 3 
ovve p q I h altr 

e) D p rt d t It q 11 

dell afa d 11 C p t I a (V 11 2 1 2 3 



CAN 

1 cf Tac hist 3 72) quello che nellanno 58D 
u e fu eretto lastricandosi il clivo Capitolino 
a destri di questo oomincimdo dal tempio di 
Saturno fino il Capitohum propno (Liv 41 27) 
6) Luoghi sacri templi are monumenti 
Fra 1 luoghi sacri del Capitolino mentano di 
essere ricordati specialmente oltre ii\ÌAsyìtim 
(v s pra 4 a) i seguenti 

a) (7isa RomuU — Sorgeva nell area Capi 
tnlma presso la Cuna caìabra (Macruh 1 15 
10 \itruv 3 1 20 Senec controv " 1 4 to 
non narr 48) 

b) Augura ulum — & il Ara ed era una 
p azzctta ve si lasc avai o liberiinente crescere 
le verbenae pei sacnflzn e sulla quile s in 
nalzava una specie di casetta da cui t magi 
strati gli augun prendevano gli luspicii (Cic 
de off 3 66 Varrò 1 1 5 47 Liv 1 18 24 
VitruT 2 16 Fest p 18 of p 16 e Attgn 
raculnm) L opinione che accant ad esso «la 
s rto anche un e lifizio proprio degli auguri 
negata dal Jordan [I 2 p 105) è ancora non 
interamente rigettata dal Gilbert (3 p 401) 

Quanto ai templi parecchi ne soi o menzionati 
ma tranne alcuni che dev no esaere stati vera 
mente tali altn massime quelli che sorgevano 
nel penmetr dell area Capitolina si dehbono 
considerare piatto to come aacella o santuarii 
in genere Nel seguente elenco non annoveriamo 
gli antichissimi sacello che sarebbero stati o 
abbattuti o rinchiusi nel gran tempio di Giove 
quaido questo fu coitruito come quelli di Ter 
minuB luventas Mara (Fest p lb2 Liv 1 55 
Dionys 3 69 Serv leu Q 446 etc ) 

e) Aedes Con ordiae — Sorgeva suW Arx 
e fu votata dil pectore L Manhu nel 53b i e 
V Aedes Concordiae in arce p 177 

d) A Fel e tatis — Sorgeva sul Cipitolmm 
incerto se nell area Capitolina o lungo il clivo 
T Aedes Felicitabs in Capitello p 178 

e) A F d t — Sorgeva sul Gap tohu n fu ri 
d ir Capitolina (Richfer, Hermes 18 p. 116; 
T p p 96. Gilbert 2 p. 424). Era uno dei più 
gra 1 dopo quello di Giove v. AedeB Feli- 
cltatis popnli Romani in Capitolio p. 178. 

f)^ Oenii publici. -~ V. A. VenerisVictricis. 

g) A. Honoris et Virtutis. — Fu eretto da 

Man sorgeira probabilmente sulla pendice 

d t deir^r^, sotto l'auguraculum (Richter 

p 89) è difficile che sia stata in connessione 

1 paea dello stesso Mario, siccome vorrebbe 

1 G Ih rt (3 p. 99). V, Aedes Honoris et Vir- 

t t s p 180. 

h) A. lunonu Monetae. — Sorgeva sull'ara', 

d presso ove è ora ia chiesa di s. Maria in 

A 1 V. Aedea Innonis Monetae p. 182. 



y Google 



GAP 
) A ! pt m m — Aed S I 

vi optimi ma m in Capitoli» p 181 Lh 

g li p t d 1 d 1 11 

mèp mtd trtC p !mt 

ra t \t\-f\Cptlm 

t d p h 1 t mp f d p (I ) 

t — Cf E hf p 90 g G Ih rt 2 
p 416 gg 430 gg 

Pax h d E ni f MI 

d di t 

lupiter Capitollnus ; 

C. VI 372 (Eoma); [iacet ob coturni resti- 
lutei in maiortim leiber^atem dant^ Roma lovei 
Capitolino et poplo Romano v\irtutis\ benivo- 
lentiae bene^ciqne causa erga Lucios ab eomu- 
[ni]. Insieme con due altro iscrizioni bilìngni 
(373. 374) furono poste probabilmente nel tem- 
pio di Giove dai legati dei popoli dell'Asia, 
dopo la guerra Mitridatica (Mommsen, C. I al 
n. 589. Jordan, Top. I 2 p. 26. 25). Un frammento 
di iscrizione analoga bilingne o dedicata [IovÌ 
Capit]olino et Ro[mae] si ha BI. 1891 p. 103 seg. 
cfr. 1889 p. 252 Begg. 

C. VI 2817 (Roma): Jovi optimo maxima 
Capitolino cives Dalmatas (sic) posuerunt. 

C. VI 2818 (Boma) : lovi optimo malxiimo)] 
Cap[itoUno) sanet{o) de votl_o] fec{i) pr{opter) vo- 
t(um)meum Av[r{elim)} Vale{ns ì) miUes) cko(r- 
tis) tertiae pre\t[oriae) (centuriae)} Felicis na- 
tionem Mesacus (?) vic(i) .... votutn libens s[pl- 
vit} et alia faciut (=farAt). 

C. II 4079 (Tarr^co, Hisp.) : lovi optimo ma- 
ximo Capitolino sacrum. 

C. m 1677 (Naissus, Moes. eop.): I(om) 
o{ptimo) fìitlguratori ?) m{awimo) Capitolino ex 
boto P. Nica Hermels] prò salute do'nini nostri. 

G. ni J678 (ivi): I(ovi) o(ptimo) m{axmo) 
Capitolino deo Ulp{ÌM) Ruf{us) ex v[oto) pò- 
Uuit). 

C. Vni 8434 = EE. 5, 935 (Sitifis, Mauret.): 
D(eo) d{omino) panato) S(atumo) et lovi optimo 
maxima Capitolino C. Julius Hospes v. s. l. a. 
a(nno) p[rovinciae) CLXXXXV (a. 234 d. Cr.). 

C. IX 2860 (Histoninm. Ital. reg. IV) : L. Va- 
lerio L. f. Pudenti; [KJic cum esset annorum 
XIII Romae certamìne sacro lovis Capitolini 
lustro secDto <a. 106 d. Cr.) clarìtate ingenii co- 
ronatus est inter poetas Latinos omnibus sen- 
tsnCis iudieum etc. 

BB. 3, 93 (Maryport, Biltann.) : lovi opti- 
m(o) maxi(mo) Capitolino prò salut(e) Antonini 
Aug(ftsti} Pii Postimivs Acilianìts praej{ectas) 
coh(oTtis) I Delmlatorum). 

lupiter optimus maximus Capitolinus si ha 
nelle monete di Galba (Cohen, Galba, auton. I 
p, 844 n. 368) e di Vitellio (Cohen I p. 3S9 



GAP 91 

39 40) / p ( ptm m m q 11 

d G m d (C h III p 60 238 Kg ) 
di L p d fi^l ( h ìli p 210) 

d P t m {f I VI p 3 l'io) 

k) il / I — N 11 C 

p t 1 F tt d r 1 1 g 

g 1 di tdllg tmpd 

Il q 1 1 t t f d 

temp I ;; m p im d ! t d 
d t I pt us( (T h t 3 74 t 

Dom. 5). 

1) A. lovis Feretri. — Fuori l'atea Capito- 
lina, cica il clivo (Eichter, Hermes 18 p, 116; 
Top. 96. Gilbert 2 p. 424). — v. Aedea lovia 
Feretri in Capitello p. 180. 

m) A. lovis Tonantis. — Nella parte astrema 
superiore del clivo, presso l'ingresso dell'area 
Capitolina (Richter pag. 97. Gilbert 3 pag. 399) 
V. Aedea lovis Tonantis in Capltolio p- 182 
cf. Atti dei ludi secolari Augustei, (BE. 8 p, 228) 
1. 30-31 : ... [ut in Capitolio . . . ante aedem 
lovis tonantis etc.]. 

n) A. Mentis. — Fuori l'area Capitolina, 
circa il clivo (Eichter p. 96. Gilbert 3 p. 101. 
399). V. Aedea Mentia in Capitolio p. 184. 

o) A. Opis. — Nell'area Capitolina (Richter 
p. 96. Gilbert 3 p. 399 cf, Hiilsen, BI. 1832 
p. 290 sgg.). Dipi. LXXVIII (EE. 5 p. 612): 
intra iaxuam Opis ad latas- dextrum. Atti dei 
ludi Becolari Angustei (BE. 8 p. 230) I. 73-7S : 
matronae et pueri . . . separatim a celerà [turba 
.. .ad aedem\ Opis in Capitolio etc. — v. Aedea 
Opis opifera In Capilolio p. 184. 

p) A. Vejovis. — Nella insenatura del colie. 
inter duos lucos. Richter p. 98, Gilbert 2 p, 99 
segg. 3 p. 82 V. Aedea Vediovia inter duoa 
Incoa p. 186. 

q)^, Veneris Capitoltnae. — v. A. Veneris 
Victricis. 

j) A. Veneris Erycinae. — Fuori l'area Ca- 
pitolina, circa il clivo. Fa votata nel 537 u. e. 
da Q. Fabins Maiimns, dopo la battaglia al lago 
Trasìinena, due anni dopo che T, Otacilius avea 
votat<i, allo stesso scopo, l'altio santuario della 
dea Mens. ivi presso (Liv. 22, IO; 23, 31 cf, Ovid. 
fasti 6, 241. Richter p, 96. Gilbert 3 [p. 101. 
899). 

s) A. Veneris victricis. — Pnori dell'area 
Capitolina. E ricordata nei fasti Amiternini ai 
9 dì Ottobre (C. I p. 425 = IX 4129) e negli Ar- 
valici (C. VI 2295). Forse è il medesimo tempio 
della Venus Capitolina ricordato da Svetonio 
(Calig, 7 cf. Galba 18). Gfr. Aedes Geni! pn- 
blici etc. p. 179. Eichter p. 96. Gilbert 3 p. 101. 

Di are, ohe certo doverono essere non poche 
in tutta la parte meridionale del colle, e special- 



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92 CAP 

mente nel recinte dell'area Capitolina, Tati ricor- 
date, oltre quella che Borgera innanzi al gran 
tempio di Giove e dorè forse sacrificavano i gio- 
Tani dopo avere indossato per la prima volta la 
toga virilis (cf. Marqnardt, Privatleben p. 624), 

l'Ara gentii luliae — nell'area Capit<ilina, (v. 
Ara genti» luliae), e vario are dedicate a Giove 
stesso, come Quelle di lupiter Piotar (Ovid. fasti 
6, 3i3 8gg. Lact. 1, 20, 33), lupiter Soteris {Serv. 
Aen. 8, 651), ZeuV àie^ixaxo; (Phlegon mirab. 
6) etc. 

Molti erano invece i monumenti, ohe dai più 
antichi tempi della Republica fino in quelli del- 
l'Impelo, si vedevano cosi nel tempio atesso di 
Giove, come nell'area Capitolina. Di essi i più 
importanti sono (efr. Jordan I 2 p. 46 segg. Gil- 
bert 3 p. 883 segg.) i seguenti : 

a) Statue di divinità. — Oltre qnelle della 
triade Capitolina, altre dello stesso lupiter (Dio 
Cass. 39, 7. Cic. Cato 8, 8, t9; de div. 1, 12, 
20. Plin. nat. hist 84, 33), lupiter Victor (Dio 
Cass. 47, 40, 2), lupiter imperator (Liv. 6, 29. 
Cic. Verr. 4, 58, 129), Inpiter Afrious (Dipi. X 
C. Ili p. 853 e Dipi. XII p. 855), di Apollo (Piin. 
n^t. hist 34, 39), di Bonus Éventus e Bona 
Fortuna (Plin. nat. hist. 36, 23) ; due di Hercules 
(Liv. 9, 44. Strab. 6 p. 278. Plin. nat. Iiist. 34, 
41. Dio Cass. 42, 26. Plut. Pab. 22), una di Libor 
(Dipi. VI C. ni p. 8(6 cf Aedes Liberi in Capi- 
tolio p. 183), dÌMar8(DioCass, 41, 14), Nemesis' 
Plin. nat. hist, 11, 251; 28, 22), Valetudo (Petron. 
sat. 88) etc. 

b) Statue di personaggi dorici, — Erano 
còsi numerose, che Augusto, a rendere più libera 
l'area Capitolina, ne trasporth gran parte nel Cam- 
pus Martius (Soet Calig. 84). SÌ ricordano spe- 

, cialmente quelle dei re di Roma, compreso T. Ta- 
tins, e di Brutus, di più antica collocazione (Plin. 
nat. hist. 34, 23. 24. Dio Casa. 48, 45. Ascon. 
in Scanr. fin.), di Spnriiis Carvilius{P!in. nat. hist. 
84, 43), Q. Fabins Masiinns (Plnt. Pab. 22), Scipio 
Africanas senior (Val. JUai. 8, 15, 1), L. Scipio 
(Val. Mai. 8, 6, 2 cf Cic. prò Rab. Post. 10, 27), 
II, Caecilius Meullns (Dionys. 2, 66), Aerailiua 
Lepidns (Val, Mai. 3, 1, 1), Q. Marcins Rei 
(Dipi, m C. in p. 846), T. Seius (Plin. nat. 
hist, 18, 16), Caesar (Dio Cass. 33, 54), Domizia- 
nas (Snet. Domit. 13), Traianas (Plin. pan. 52), 
Claudius (Treb. Poli. 8), Aurelianus (vita Tac. 9; 
Aurei. 41) etc. 

e) Trofei e doni votivi —«Trofei di Mario 
(Suet. Caes. 11. Plut. Caos. 6 cf Veli. 2, 43. 
Dio Cass. 50, 4. Propert. 3, 11, 46), probabil- 
mente dono votivo, e quelli di Germanico (Dipi. 
Xni e XIV C. m pag. 856 seg. cf EE. 4 
p. 499). Sugli scudi, le corone, le tavolette ricor- 



CAP 

danti famose vittorie etc. v. Gilbert 3 p. 384 segg. 
394 segg. 

6) Edifiii puhblirA e privati. — Quanto ad 
edifizi pubblici, il principale è i! Taèularium 
sulla pendice verso il forum Roraanum, costruito 
da Q. Lutatius Catulus (v. Taìtnlarium). Inoltre, 
nell'area Capitolina, la (v.) Caria Calabria 
(cf Fasti Praen. al I Genn. C. I pag. 312) in 
cut ai raccoglievano i comitia calata presie- 
duti dal pontefice massimo (Varr. 6, 27. Macrob. 
), 15, 9 regg. Fest. pag. 49 etc. cf Momm- 
sen, Staatsr. 3 pag. 927) ; Vaedes thensarum 
(Dipi. JI G. Ili p. 845, LXXIV EE. 5 p. 93), 
ove si conservavano ogni sorta di suppellettile 
per le processioni aaore; un Atrium publicum 
(Liv. 24, 10), ohe è dubbio se sia identico col- 
ì'àyayófioii' laftieìoi' ài Polibio (3, 26) o con 
Vaede) thensarum (cf. Jordan I 2 p. 52. Gilbert 
8 p. 160); nn tribunal Caesarum Vespasiani, 
riti. Domitiani (Dipi, LXVIII EE. 4 p. 496)i 
e finalmente una Bibliotheca ricordata da Hieron' 
chron ali a 2201 sotto Lommodo e di Orosio 
7, 16 (cf Jordan I 2 p 30 nota 31 p 60 Gii 
bert 8 p 34 T 2) 

Quant ad edifizu privati e indubitato che 
ve n'erano sparsi m tutto il colle come appare 
dall'episodio della casa di Minilo abbattuta e 
quindi dalla legge lei 370 u e che stabih ne 
quis patricms m arce aut Capitello habitaret 
(Liv, 6 20) dall e<iist«nza del collegio dei Ca 
pitolini composto e\ iis qui in Capitolio atque 
arce habitarent ' (Liv, 5, 52), e soprattutto dalla 
vendita che fa fatta a privati di suoli apparte- 
nenti già a corporazioni religiose (Oros. 5, 18). 
Una casa di Milone è pure ricirdata circa il olivo 
Capitolino (Cic prò Mil 24, 64 cf Richter p, 98, 
Gilbert 3 p 45 381) 

BECKEK,Top p Sl5 BSKK --JlBDAN Top.1 K p. 3-154, - 



Oescb. uad Top. 



p.244 



aege.; 2 p 428 segg 448 segg, ì p 382 aegg. 

Un CapHohum vetus è pure ricordata dagli 
antichi siccome esistente sul Quirinale, e pro- 
priamente sulla cima detta Lattaria (Varrò 1, l. 
5, 158 cf Martial 5 22 4 1 117), sede del 
culto anche di Giove Giunone t Minerva, come 
quello del Capitolino, L'opinione di parecchi (p. e, 
Jordan, Top, I 1 p. 282 seg.; 2 p. 36 nota 35. 
Riohter, Top. p. 182 etc), che quello del Quiri- 
nale non sia anteriore all'altro, ma invece sorto 
sull'esempio di questo, non è seguita dal Gilbert 
(Gesch. und Top. 2 p. 84 seg. 3 p. 371 seg.). 
Le iscrizioni dedicatorie a Roma e al popolo 
Romano poste da popoli asiatici dopo la vittoria 
di Sulla su Mitridate, trovate tanto sul Capito- 
lino quanto sul Quirinale, provano che il Capi- 
tolium vetus avea anch'oaao un'importanza pub- 
blica (Mommsen, AI. 1858 p. 206 cf Qnirinalis'. 



y Google 



CAP 
CapitoUa fuori di Roma. 

La diffusione del culto della triade Capitolina 
fuori di Roma, cominciata molto probabilmente 
cun 1 eetendets n Ital a e n altre pirti dell I 
pero dol d T tto colon ano romano fece sor 
gere in raolt ss me e ita de Gap tol fl d cu 
spec almente le iscr z on ufTrnno test n on anza 
Ommetban o fra le tta Med olanum Poh Tei 
geste Cae^irea nelli Caipadoc 1 Durocortorum 
e Sanctona nella ballia, nelle ([ual] 1 esistenza 
d'un vero Capitolinm è dubbia (cf. Kuhfoldt p. 41 
segg. 60, 67). 

Italia. 
Abellinum — Acta aanct. 2 p. 43, 2 ; ' lovis 
pontifices .... vulneribus plEgaverunt ; qui ... ad 
montem Capitolinum perductus in forum deici- 

Aquae Cntiliae — C. IX 4663: lovi optimo 
maxima aedem etc. 

Aquileia — Act. sanct. 22 p. 456 segg. ; 
' praeco . . . proclamabat, nt omnes yenirent cum 
bostiis ad Capitolium lovis ' {sotte Diocleziano). 

Beneventum — Snet. Se grainm. 9: 'Statua 
eìus (Orbilii grammatici) Beneventi ostenditar in 
Capitolio ad sinistrum latus raannorea '. 

Brisia — Act. sanct 5 p. 812 ef. 816 ; ' Sibi 
(Hadrianus) in Capitolio sedem parari; quo cum 
Sanctos Dei adduci praecepisset, compellabat eoa 
lovi thnra imponere '. 

Capua — Dedicato da Tiberio nell'anno 29 
d. Cr. (Tac. ann. 4, 57. Suet. Tib. 40), È colpito 
dalla folgore nel 40 d. Cr. (Suet, Calig. 57) e 
distrutto sotto Diocleziano (Act eanct, voi. 6 
p. 18 6eg.). 

Fabrateria nova — C. X 5675: fl[erfe]m /(ovis) 
Iun[{onis) Min{ervae) [{aciendam) curaveTunt)^ 

FaeBnlae — C. XI \5ihi lovt o(ftimo)m[a- 
ximó), limoni reg(inae\ Minervae ob restitutio- 
netti Capitoli orda sp^endìdissimns) Fiorentino- 
rum) discreto) d{ecurionum) (sec. I o li). 

Falerio — C. IX 5438 : Imp(eratore) Caesare 
Traiano ffadriano Aug(iiSto) UT c6(n}s{ule) 
(a. 119 d. Cr)t via Nova strafa lapide per me- 
dium forum pecuar[ium\ a sttmmo vico Longo 
arcum tunctum Capitolio et conlatione mani- 
predi possessorum circa forum et negotiantium 
item collegia guae attingunt eidem foro etc. 

Flcirentia — Appare dall'esistenza di una 
cliiesa S. Maria in Capitolio. 

Formiae — C. X 6073: magisteri /(ovis) 
o(ptimi) miaximi) etc. 

Histonium - C.IX2842:[C>;)ttóZi«m[7?'>- 
bitis Maxim[ui\ v{ir) c{larissimus) \i\nstaura- 
w[iO (sec. IV ?). 



CAP 99 

Mairovium — C IX 3688 Oetavius Lae- 

nas Cervarius P f lillvir^i) quinq{uenna- 

les) viam post Capitohum silice sternandiam) 
ex d(ecreto) d{ecunonum) locarunt idemq{ue) 
iroba[r{,nt)\ 

Nola — Act sajict 2 p 233, 1 ' Me ad Ca- 
p tol nm re ubete, Tit ipsnm lovem prineipem 
daem n ornm e trorum ruere faciam ' etc. 

Ost a — t XIV 32 = VI 479 : Pro salutem 
Aug 1 Osttensis Asclepiades aedilus Ca- 

pitoli signum Martis corpori familiae pv,blic{a)e 
lihtrtorum et servorum d(onum) d{edit). 

PagUB Veianus — C. IX 1496 {cfr. 1497): 
Iov(i) opt{imo) ma:e{imo) L. Trebonius Primui 
aedem cvm por\ticu 

Peltuinum — C.X%-2ih\^; ex collegio Kflvìi) 
oiptimi) m[aximi). 

Pompei -ex 796: I\ovÌ) o(ptimo) m(a- 
mo] prò salute [C Ca^esaris Augusti Germanilei 

i'jmpieratoris) (a. 37 d. Cr.). Proviene dalla 

cella del tempio nella parte settentionale del Foro, 
tempio dedicato probabilmente alla trìade Capi- 
Puf eoli — ex 1574 : lovi ottimo) m(axi- 
mo) et genio coloniae ludos fec[efunt) (a. 56 d. 
Cr.) cf. 1575. 1576. 1578. 1579. 1634. 

Ravenna — Act. sanct. 5 p. 36 : ' Beatissimus 
Apollinaris (episc. a. 75 d. Cr.)... in carcerem 
misBUS est non longe ad Capitolinm istius Ra- 
vennao civitatis '. 

Saepinum — C. IX 2441 ; . . . templum l(ovis) 
oiplimi) m(aximi) 

Suessula — C. X 3764: ... cullar /(ovia) 
oiptimi) m(ateimi) etc. 

Verona — C. V S3S2; Hor tante ieatitud me 
temporum d{ominorum) rt(oslrorum) Gratiani 
Valentiniani et Theodosi Aug(ustorum) statuam 
in Capitolio diu iaeentem in cereberrimo (sic) 
fori loco constitui iusstt Valferim) Palladius 
v(ir) dlanssimus) com(ularis) Venet(iaé) et 
Hist{riae) (a. 37S-383 A. Cr.), — 3242 lovi 
lunoni Minervae L. V. A- v(otum)s{olvit) Uibens) 
■mierito). 

Hispania. 

Hispalis - C. n U94 (Y) M. . . . . P. . . . [s(]fl- 

tuam in Capit(_olio) fc. loco etc. 

Gallia Narbonensis, 

Narbo — Auson. de dar. urb. 13, 14, cf. 
Sidon. ApoU. e, 23. Act. sanct. 9 p. 373. 

Nemausus - — Si conserva memoria nel nome 
della chiesa di S. Etienne de Capdueil {= Capi- 
tolii ?) cf. Kuhfeldt p. 64 nota 239. 

Tolosa — Act. martyr. ainc. et sei. p. 109 
seg. Sidon. Apoll. epist. 9, 16. Gregor. Tnron. 
lib. miracnl. 1, 48 etc. - 



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94 GAP 

Gallia Lugttdunensis. 
Angustodunum — Nella descrizione della 
Echola Maeniana, Enmenius (prò restaur. schol. 
10) sctiTe: ' intet Apolinis templum atqne Capi- 

tolìum ubi ante aras quodammodo sias lo- 

yìos Hercnliosqne andiant praedicari lappiter 
pater et Minerva socia et luno placata '. 

Belgica. 
Angasia Treyiroruni — Act. sanct, 8 p. 584 
seg. 2 p. 55. Gesta TreTÌr. nei Moiiani. Gemi, 
script. 8 p. 132. 150. 

Vesontio — D nome Capitolanni si conservò 
fln nel secolo VII, ed era nna piazza tra la chiesa 
di s. Paolo e la porta Ni gra (Casto n p. 47 seg. 
Kuhfeldt p, 66 seg.). 

GeTmania inferior. 
Colonia Agrippina — Chiesa S. Manae in 
Capitolio (cf. Kahfeldt p. 74 seg.). 
Aehaia. 
Corinthus — Paus. 2, 4, 5: vTièg ài io Wc- 
igoV talli' It^òr jiiSg Kanetaiiiov etc. 
Thracia. 
Beroe — Dnmont, MéUnges d'archriol. p. 353 

n. 61™ : ^yad^i n'/iji. Jii^ijitof) 'ÀaxXijJitóSoXBg 
ò Ulti ^BinxpiiUf, IcQEvq Jiò; Ka!ift(u[X]ini/ etC. 

C'onstantinopolis — Chron. Pasch. I p. 570 ed. 
Bonn. Cledon. graninj. lat. 5 p. 14 Keil. Corp. 
lost. 2 p. 334.836. Coripp. in laad. lust. Aug. 3 
p. 121 seg, 
Asia. 

Antiochia — Zftìj Knnirtahevs. 'Jiritóxeioi' 
(M onnet 3 n 83) ZjkV. Kanei ....;. 'Àvttàxcmi' 
{M net n S2) Zeus Kaiux. Uvg. 'Atruòxeioi' 
(M onnet 3 n 61) 

Njsa — CIU 2943; hgcvg Jiòg Kanetoiiiov 

le') — eie 3074: Jtòf KiiJOiou Jló; Ka- 
jtETiiiXiov P(o/t7^s aya&ov ^aiftovog. 

Syria. 
Antiochia — Liv. 41, 20, 9; (Antiocns Epi- 
phanes) ' Antiochiae lovis Capitolini magniflcum 
templnm non laqueatum auro tantum sed parìe- 
tihns t^tis lamina inauratum et alia multa aliis 
locis pollicitns non peifecit ' cf. Gran. Licinian. 
p. 9 Bonn. Polyk 26, 80, 11. Johann. Malalae 
liist. chron. p. 302. Act. santo. 1 p. 571. 

Palaestina. 
Aelia Capitolina — Dio Cass. 69, 12. cf. 
Paulin. Not in patrol. lat. 61 p. 3260 Migne. 
Salpic. Sev. chron, 2, 31, 3. Miomiet 5 n. 2. 25. 



GAP 

Africa procoMularis. 

Aelitmi — ■ 0. Vm 928 = 11205: . . . em s(e- 
natus) cipnmlto) qmd sufUr in cellis Capi\to- 
lii'\ etc. 

Garthago -~ C. Vni 1013 - 12464 : . . . cttm 

iigmentis Mercu ., .et Marte plagulas atiai 

puras 111 Capitoli vel\8ris'i'\; 1141: [Ae^scu- 

lapim sac[erdos) I[ovis) o{ptÌmì) m{a3!Ìmi) 

[cM]m ara et opere albari ew etc. 

Numlalis — RA. 1892 II p. 216 : {I]ovÌ opti- 
mo maxima, limoni reginae, Minervae Augustae 
sacrttm. lP]ro salate imp. Caes. M. Aureli An- 
tonini Aug. ... (a. 170 d. Cr.) Memmiits Pecua- 
rim Mareellinits, eam mo et L. Memmi Marcelli 
Pecuariani, decurionis c{olomae) I(uliae) Kiar- 
tkaginis), fiaminis divi Nervae designati, filii 
sui nomine templum Capitoli lièeralitate sua 
faciendvm ex sestertium XX miUibus) nummum 
patriae suae et civilali Numlulitanae promi- 
sisset et ob honorem, fiamonii Juniae Satur- 

ninae uxoùs suae sestertium llll mil(ia) 

Bwmmum in id opus pro[curasset ?], muUipUcata 
pecunia, sola suo extruxit et marmoribus et 
statuis omniqiuè) cuUu exornavit itemq(ue) de- 
dicavit etc. 

Cirta — C. Vm 6981 : Synopsis. — loois 
Victor argenteus in KapitoUo, habens in capite 
coronam argenteam querqueam folior(um) XXX, 
in qua glandes n{umero) XV, ferens in manu 
dextra orbem argenteum et VÌctoria(mì palmam 
ferentem \spinar[um) ?] XX et coronam folio- 
r(«»i) XKXX, [in maB«] sinistra hastam arg{en- 
team) tenens .... 6988 (6984): Argenteun in 
Kapitolio ex hs. CCCIl. 

Lamhaesis — C. ÌTII 2611 (cf, 2612): [/m- 
p{eratore) Caes{are) Antonino III et Gela II} 
Aagiustis) co(n)s(uli6us) (a. 208 d. Cr.) [numi- 
num Augustorum lovis o{ptimi) m{aximi), lu- 
fionis reginae}, Minervae et genii Lambae^sis 
templum inckoatum a republica municipii Lam- 
bae}sitanorum etc. 

Tagura — C. VIU 10767 = 16849 : [Pro sa- 
lute imp{ertttoris) Gaes(aris) M. Aur(elii) Severi 

Alexa}ndri pii felicis Aug(usti) [cur{atoT) 

rei p^ublicae .... }rdensium Kapitoli[um 

fejeit et dedicavit etc. 

Thamugadi — C. VIUI 2388 ; Pro magnifi- 
centia saeculi d(ominorum] n(ostrorum) Valen- 
tiniani et Valentts semper Augustorum [qwat}- 
tìior porticus Capitoli seriae vetustatis absum- 
ptas -et Ksque ad ima fundamenta c[pllapsas} 
novo opere perfectas exomatasque dedicavit 
Pitblilius Caeionius Caecin[a Albi}nus etc, (cf. 
Castan p. 64). 

Theveste — C. Vin 1858 = 16504: [Test}a- 
mento C. Comeli Egriliani,praef{eeti)leg{%onis) 



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GAP 
XIIU Geminae; quo testamento ex {nestertiuin) 
CCL miliibv^ n^ummifm) arcum cum statuii 
[Atig(uHorum) n(ostrortm) i\teni tetrastylh duo- 
bus cum statuii [/««OBts e]t Minervae quae in 
foro fieri pra^cepit, jira\eteT alia (sestertium) 
CCL miUia) n{ummum) quae reip(uMicaeì, ita 
ut certis diebus gy]mnaaia populo publice in 
thermisprae[berenturlegavit,datasquea'\dKapÌ- 
tol(ium) arglentì) liè{rasì) CLXX eto. 

Thu^ga — C.Vini471 —15513: lavi opti- 
mo maximo, [/K]«(ini \reginae\, Minervae Au- 
g(ustàe) saerum prò salute impieratoris) [Cae- 
s[aris)'] M. \AuTel%\ Antonini Aug(ttsti) et L. Veri 
Augiusti) etc. 

Uzelis — Vni 6339: lovi optimo maximo 
genio areae frumentariae Aug(ustae) 'sac(rtm). 
P. Marciui P. f. Q(uirina) Crescens magditer) 
oh statuam quam oh honorem magistratus sui 
die in nonarum lanuariarum in CapitoHo pro- 
miser{at) dedicavit eto, 

Bymeena. 

Segermes — C. Vm 906= 11167: [Tovi opti- 
mo maximo, lunoni Auguatoje reginae, Miner- 

{vae ] Capitoli[um . tru 

xit idemqlue dedicavit etc, 

Castan, Lsb Caplk>Tes prOTbcUni. S86 — 

KUHFELPT, Se Cspildliis imp. Uod, laSZ 

CAPITULARIA (rndaeorum - C M 

8604: T. Flavio Aug{usti] lib(ert ) E k 
qui fuit ab epistulis, item procu t d p 
tulania ludaeorum fecit eto. cf F sca In 
dtUcns. 

CAPITULAKIUM. — La 1 m 1 II V 
pascensis (C. II 5181 lin. 12) u 1 d 

mercede dovuto per le suzioni: [Q m p 
sub praecone venumyiederit, si q q m 
remve numerum vendiderit, capii l m 

gula capita {denarii) ,[ìim em me 

rum vendi^derit, in singula capit (d t ) 

conductori socio actorive eius d d b C ( ( 
EB. 8 p, 175). — Sta inTeoe come tassa d ammis- 
sione <ia pagarsi da colui che è inscritto in un 
collegio, neUa lei collegi Dianae et Antmoi 
di Lanuvium (C. XIV 2113 lin. 20 seg) IPla- 
c]uit unimrsis, ut, quisquts in hoc tollegium 
intrare voluerit, dabit kapitulari nomine (sester- 
tios centum) n(ummos) et vilni} boni amphoram, 
item in menses aingiulos) a{saes qumas) 

CAPITULUM (HerDicnm: Piglio) - È 
ricordata la città da Slrabone (5, 3, 10 p S'IS) 
siccoine posta tra Amignii e Praeneste, e da 
Plinio (nat. hist. 3, 5, 63); dal Liber Colon 
p. 232 È data fra le pretese colonie di Sulla (cf 
Moinmsen, Hermes 18 p. 174); ' Capitulumoppi- 
dum lege Snllana «st dednctnm ' etc Non se ne 



GAP 95 

hanno che due lapidi C, X 595S. 5959. Era in- 
scritta nella tribù Aniensis siccome appare da 
una lapide (C, XIV 2960), la quale ci fa cono- 
scere anche un quaestor, praetor, praetor quin- 
quennalis e pontifex. 

UOMUSEN, C. 1, Tilt. X p. iV>. 

CAPLATORES. - v, Oapulatorea. 

CAPO- — - Iscrizione di un luogo della Nu- 
midia C. Vin 8247 (cf, 8246) : D(is ?) h{onis ?) 
^acrwn). C.C.... Primus sac{erdos) Saturni 

agnufm) taurulm) domino 

oviclafm) Teluri 

berbece(m) loco (?) 

ovicla{m) INultrici 

caponefjn) [H\erculi 

edv{m) Meriiur[io)^ 

aeduafm) Veneri 

ber[bec']e(m) Testimonio etc. 

n Mommsen nota: "...neque alibi cpinor 
caponi in re sacra locus datur, qui nnm propterea 
Kerculi acceptus sit, quod ab eins sacris arcestur 
mulieres, videant qui in sacras res Bomanornm 
inquirunt n. 

CAPPADOCIA (provincia),- G, Hip, 46. 
975) - L C pp d ■ m St t T t p "m 



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Ipp Mth 105) 

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N 1 17 d C 1 f tt lA 

m 1 1 A h 1 h gn C p 

podocia dal 718 u, e, fu chiamato a Roma e 
deposto, e il suo paese annesso all'Impero (Tao. 
ann 2,42 Dio Cìss. 57, 17. Saet.Tib. 37; Gal, 1. 
Strab 12. 2, 4 p 534. Jos. ant. Jud. 18, 3, 5. 
Eutrop 7, 11, 2 etc). Germanico fu incaricato di 
ordinare la nuora provincia, il ohe egli fece per 
mezzo del suo legato G. Veranius (Tac. ann. 2, 56 
cf 74, 3, 10 13. 17. 19). Essa non venne di- 
visa in distretti di città, bensì in dieci strategie, 
CIOÈ al sud Melitene, Cataonia, Gilicia, Tyanitis, 
Gareauritis, e al nord Lavianaene, Sargarausene, 
Saravene, Charanene e Morimene (Strab, I. e. 
cf Plin nat hist 6, 3), Questa divisione durava 
ancora ai tempi di Antonino Pio (Ptot. 5, 6. 7). 
Cf Bamsaj, Hist geogr. p. 281 eegg. 



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96 GAP 

Posta da principio sotto nn procurator (Dio 
Cas3. 57, 17. Tao. aim. 12, 49), che era protetta 
dalle truppe del governatole della Syria (Tac. 
aiiti, 12, 45-49), fu eotto Vespasiano rinforzata 
miiitannente e unita alla Gaiatia sotto nn legato 
consolare (cf. Gat&tia). Sotto Traiano (cf. C. Ili 
6819), e veramente quando egli allargi i con- 
fini orientali dell'impero, la Cappadocia e la G&- 
latia, furono, a, quanto sembra, definitivamente 
diviso. Allora a quella si unirono altie regioni, 
che geograficamente le appartenevano. La pro- 
vincia comprese pnce il Pontus Galaticus, il 
Ponlns Polemoniacus col Pontas Cappadoclcus, 
l'Armenia minor, l'Armenia maior, per quel breve 
tempo in coi questa fu retta a provincia, e più 
tardi la Lycaonia (Ptol. 5, 6. Plin. nat. hist. 6, 
8, 8. 9. Cliron. Paech. p. 64 Bonn. cf. C. HI 6819). 
Cf. Armenia — Lycaonla — Pontua e Kamsay 
pag. 314 eegg. 

Dal rapporto del legato della Cappadocia, Pla- 
vius Arrianius (per. 26) risulta che questi 



DioEcuria 






e e 



i Ili Pu>/tttioig 

otto 4); lad- 
sta dipendeva 



tezae con g m 

dove l'int ali p 11 d 11 
dai princ p nd g (1 15) 
2) Go m t 

Da principio resse la provincia un procurator 
Uno ne conosciamo da Tacito (ann 12 49cf 2 56) 

lulias Pelignus 

Po'cia resbC lo due provincie rinnite fìiKtii 
e Cai pidocja un legato consolire col tit lo di 

Legatus Angusti prò praetore ngeopnirti; 
X(i I yriarQBXijyOi lou 2e^( tfioi 

Da esso dipendeia a quant sembri un 

Legatns Angneti, pretorio chp reggeva la 
Ca] [adoc a e ne e mandava le troppe Quando 
le due Provincie furono divise la Cippadocia 
siccome sede di due legioni ebbe un 

Legatns Angusti prò praetore, cons lare 

Sui legtti delle d e jrovmiio riunite v Ga 
latia. Quelli della Capiadocia preterii inma 
e ngolan poi s n compresi nell elenco soguent 
nel quale i numen in parentesi si riferiscono 
ali opera del Iiebenam Foraci ungtn 

P AehuB SeverianusMaiimus (13) econfitto 
nel 162 plesso Elegia da \ 1 gasos VI re dei 
Parti. — Luo.quomodo liist- 21. 25. Dio Cass. 71, 
2. Frontos princ. hist. p. 209 Maber. cf, FL. 1943. 

L. Aemilius L. f. Cam(ilia) Karus {12). — 
Pare sotto Antonino Pio. C. VI 1383 cf. Borghesi 
Oeuvr. i p. 159. 

C. Antius A. lulius A. f, Quadratus (S) le- 
gato pretorio. — Console nell'a, 93. CIG. 3532. 
3548. 4288 d. FL. 1722 a. 



CAP 

Antonius Memraìus Hieron (6). — Sotto i Fi- 
lippi. C. HI 6914. 6915. 6917. 6933. 6941. 6942, 
6946. 6947. 6955. 

C. Arrius Antoninus (16). — Dopo l'a. 175. 
BH. 1883 p. 320 cf, CIG. 4168. 4193. 

C. Atilins Cn. f. ... n. [L. Gaspijns lulianus 
CI. Eufinns (8). — Primo legato consolare dopo 
la separazione delle provinole C, X 8291. of. 
Armenia p. 672. 

Q. Atrius Clonius (18). - C, n 4111. Coopta- 
tm in un collegio sacro neU'a. 952 u. e. (C. VI. 
2004, 16), 

L. Burbulelus L. f. Quir(ina) Optatus Liga- 
rianuB. — Console prima del 138. C. X 6006 
cf. Borghesi, Oeuvr. 4 p. 103 segg. 

CaelÌHS Calvinus? (p. 178). — Sotto Com- 
modo. C. Ili 6052. 

Cuspidins Fkminins Severus (22). — Sotto 
Pupieno e Balbmi- C IH 6*113 6934. 69S6. 6953. 

Flavias Aminus il noto scrittore (10). — 
Dali'a. 131 al 137 almeno RA 1877, 33 p. 204 
cf. il suo periplus e la '■uà acies. 

C. lulius Flaccns Achanus (17). — Sotto Set- 
timio Severo. C m 6904 6907 6911. 6922. 6927. 
6929, 6050. 

lulius Severus. , — Probabilmente il consolo 
del 155, ano dei capitani della guerra Armeniaca 
di L. Vero. C. IH 7505. 

M lunius — Circa V a. 114. Dio Cass. 68, 19. 

Licinni is Serenianus. — Sotto Massimino. 
C in 6932 6933. 6945. 6951. 0S52. 

P Mirtius Veras (15). — Noto per la guerra 
am ennoa il L. Vero. C. HI 7505. Suidas s. v. Mi'iq- 
tw (2 1 1 715 Bernh.) of. Vita Veri 7. Dio Cass. 
71 24 

M fetitius M. f. Cl(audia) Priscus Licinius 
Italie 11 (14) — Famoso per la guerra Armeniaca 
diL Vero C IH 7505. — VI 1523. Vita Marci 9. 
Veri 7 

Sulla Cerialis (19), — Sotto Elagahalo. Con- 
ili nel 215 Dio Cass. 79, 4. 

\ VergmiuB Masimus. — Sotto Gallo e Vo- 
Insiino C III 6919. 

M Ulpus Ofellius Theodorus (20). — Sotto 
Elagabal C. IH 6003. 6912. 6918. 6930. 6931. 

3) Procuratori ed altri offlciali. 

Dei prjcuratori provinciali non praeudes ci 

T. Desticius T. f. Cìa(udia) Severus, che 
nel 166 fu procuratore della Raetia (C. V 8660) e 

L. Valerius L. f. Qizir[ina) Proculus, della fine 
del secondo secolo (C. II 1970). Il primo si 

Procurator prò vinciaeCappadociae,item 
Ponti meilit«rranei et Armeniae minoris, 
item Lycaoniae Antioclilanae, nel qual titolo 



y Google 



GAP 
sono cioè indicate tutte le singole parti dolk 
Capjiadocia; il secondo bì chiama aempli cernente 

Procnrator provinciae Cappadocìae. 

Rispetto al cursus honorum vediamo Desti- 
cius essere stato procurator provinniae Daciae 
superioria,procitrator prooinciae Cappadociae .... 
frocurator provinciae Raetiae e Valerins pro- 
curator provinciae Cappadociae, procvrator pro- 
vinciae Asiae. 

In due iscrizioni della Lycaonia troviamo men- 
zionati dae procuratores, liberti imperiali : 

T. Aelins Amiantus. — C. lU 287. 

Tlieophilas. — BH. 1886 p. 50i. 

La lapide C. Ili 248 menziona un 

Procnrator famlliae gladiatoriae per 
ÀBiame altre provincie, tra cui laCappadooia. Un 

DÌBpensator, servo imperiale e un suo 

ArcariuB, ricorralo nella iscrizione C. II! 
6772 di Caesarea, 

i) Presidio e reclutamento. 

L'importanza di questa provincia era del tnttu 
militare, IUcgato della Cappadocia doveva difen^ 
dere dai Parti l'Armenia maggioro e le stìrjvi 
del Caucaso, ed aveva natnralmente gran parte 
nella politica orientale. Da prima, come vedemmo, 
alle truppe sire spettava la difesa del paese. Ve- 
spasiano mandi a Melitene la legio XIT fulmi- 
nata (los b Jud 71 3 Dio Cass. 55, 23); più 
tardi TI fn mandila !a \V Apollinaris, che 
stanziò a Sat^la Ambedue insieme lo troviamo 
nella pKVincia dal tempo di Amano sino atempi 
molto recenti (Not. dign. Or. 38, 13. 14 Sceck 
cf. C. ni 6747. 6787. — Vili 7079- BH. 1883 
p. 133): ancora nel VI secolo Procopio (de aed 
3, 5) parla della Xlf fulminata. Guarnigioni sH 
vano in varii posti, anche sulle coste del Ponto 
a Trapezus (Are. per. I), dove piii tardi trov a o 
la legio I Pontica (C. IH 236 = 6746 cf. N t 
dign. Or. 38. 16 Seeck p. 84. Cf. C. Ili 6745 
vex[ill\alio kg. XII FT^Kminataé)]), ad Hys 
portas (Arr. p. 4; una coorte cf. Not. dign Or 
38, 34 Seeck p. 85: cokora Apuleìa civium Ho 
manomm), Apsarus (Arr. per 7: 5 coorti cf. C X 
1202), sul Phasis (Air. per. 12: 400 ar^aiua 
énlXtKcoi), Dioscmias (o. e. 14). Una vexHlat o 
della XV Apollinaris stava sotto Commodo a 
Valarsciapat (C. IH 6052). 

Molte furono naturalmente le circostanze pei 
cui varii corpi dovettero essere inviati cola e 
interessante sotto tale rispetto il rapporto di Ar 
ri ano sui preparativi della spedizione contro 
gli Alani. Così pure per una lapide {C. Ili 6 48) 
sappiamo che per qualche tempo fn in Cap- 
padocia l'aio / Flavia Augusta Britannica ini- 
liaria civium Romanorum. All'esercito stabile 
della provincia deve avere appartenuto Vaia II 



CAP 97 

Ulpia Auriana (Arr ac p 80 6 Net dign 
Or. 38. 22pa(; 84 acpck) che stai zi»a a Da 
scusa (C. ni 6743) Da Arnanj sappiamo pure 
che v' era anche nel paese io av/i/iax "oy un 
corpo indigeno '■otto il comando di un affidile 
deg'li ausiliarii (ac 7 cf 14 29 MOe 8 p 22 H 
22 p. 551), corpo questo che va distinto tanto 
dalle truppe imperiali quanto debili ausiliarii 
doll'Armenia maior (Arr ac 13) e che si limita 
ai distretti dell Armenia minor e delPtntocap 

Di soldati provenienti dalle regioni della Cap- 
padocia si conoscon pochi : nelle coorti pretorie ed 
urbane:C. VI 2383, 2,5 (CoropissuB). 2455 2964, 
EE. 4 p. 325 (Iconium Lycaoniae); nella l adiu- 
trìx: EE. 4, 509 (Iconium), nella VII Claudia: 
j C. Ili 2709, nella XI Claudia G. III 2818 (La- 
randa I.ycaoniae) , in una legione dell'Egitto, 
C. Ili 6627 (Sebafitopolis Ponti Cappadocici) ; 
negli equites Illyrici : G. Ili p. 876 D. XXXHI 
(Sebastopoli»); nella flotta : C. VI 3092. — X 8261 
(GoropissQs). 3092 cf. X 3571. 

5) Dieta e città della provincia. 

Della dieta abbiamo un solo accenno ntl Kun- 
7iadoxBQX>ie del Digesto (27, 1, 6, 14). 

Al tempo della istituzione della provincia 
v'erano quattro sole città,; Tyana (Slrab. 12, 537 
cf. Philostr. V. ApoU. 1, 4), che da Adriano in poi 
si disse ffpn, «fftiiof, aviéyifioi (Mionnet, suppl. 7 
p, 713); Mazaca (Strabo 12, 538), che col nomo 
di Caesarea divenne la capitale, fttiigónnXt^ (Mion- 
net suppl 7p 672)- Ariazatha (Steph. Byz. s. V. 
Pt 1 5 6 13) ed Archela b (Ptol. 5, 6, 14 cf. Plin. 
nat h ^ 6 8 cf It Hyer p 576). Gli altri luoghi 
erano tutl v e xiafta senza ordinamento mu- 
n e pale [cf K hn 3 p ^33 segg.) ; solo durante 
1 d n n ron ano alcun s nnalzarono al grado 
1 cita Lf Marquardtp 372 segg. Come altrove, 
ol te npo fu tolta anche n questa regione la 
d one n straleg e e ntrodotta l'amministra- 
z e de dccur on 

A be raper al nella provincia accenna la 
^ t dgn Or 10 2 p 30 Seeck; Domus divina 
jer Cappadoc am (sub d spositione viri illuìtris 
/ aepos t sa c»b cui ) cf Cod. Theod. 6, 30, 2. 
Just Kov 30 

6) Ori nanento governativo posteriore. 

A poco a poco la provine a della Cappadocia 
f d Tisa sette provinole 1° D Diospontui o 
Helleaopo tus 2 1 Pentus Polemoniacus (v. 
Pontus) 3 la Cappadoc a prima colle ctttil 
d Caesarea Nyssa Therma Regepodandus ; 4° la 
Cappadocia secunda colle città di Tjana, Fau- 
stinopolis, Cyhistra, Naiianzus; 5° VArmenia 
prima; 6° VArmenia secunda (v. Armenia p. 674) 
e 7" la Lycaonia (v. Lycaonia\ Eccetto quest'ut- 



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98 CAP 

tinta, che appartenne alla dioecesis Asiat, 
Asia p. 732), le altre fecero parte della 
cetii Pontiea (a. Pontas), dipendente dalla pre- 
fettura del pretorio per Orientem e retta da 
vicaritts (Net. dign. Or. 2, 45. 46 pag. 6 Seeck; 
25. 20. 21 p^. 55). 

Ad un praeses della Cappadocia 6 diretto un 
rescritto di Costantino e Licinio (Cod. lust. 7, 
16, 41). 

Le due Cappadooie divise vennero istituite 
al piii tardi prima del 381, probabilmente già 
prima del 371 (cf. Ciwalina, Verzeichniss p. 3). 

6) Vie pubbliehe. 

1. Da Amisus (Sameun) (of. 9. — Pontns) 
a Diosouriai (Tab. Peut. 10, 2-3): 

Ancon ; 

Heracleum; 

Aenoe; 

Camita; 

Pytane ; 

Polemonium (ef. 3. 4); 

Melantiwm ; 

Ceratsìis; 

Zephyrium, ; 

Philocalia ; 

Cordyla: 

Trapeius (Trebisonda) ; 

Ilyssi limen; 

Opkù; 

RhUaei; 

Adienum ; 

Atkenae ; 

Abgabes ; 

Cissa ; 

Apsarus ; 

Portvi aitits; 

Niger; 

Phasis : 

Ckarieu; 

Chobus ; 

Singames ; 

Cyanes ; 

Tarturas ; 

Sebastopoli» o Dioscìtnas. 

2. Da Gangra (Ciangri) (of. Fontus) a A7- 
copolii (Tab. Peut. 10, 1-5; Eamsay p. 250. 263) 

Andrapa (Iskelib); 

Euckhaita (Tchomm) i 

Etonia (Hadjl Keui) (cf. 5); 

Amasia (Amasia) (cf. 9); 

Palalee (Gusgus Kilisse); 

Lolve (Ealagalla); 

Fida (Fidi); 

Nsoeaesarea (Niksar) (cf. 3, 10); 

Anxaca; 



CAP 
Nicopolk (cf. 4. 25. 33). 

3. La via da Polemonium (cf. 1.4.) a Neo- 
fiti indicata nella Tabula Peutinge- 

riana {10, 2-3); 
Bartae ; 
Neocaesarea (Niksar) (cf, 2. 10). 

4. Qaella da Polemonium (cf. 1. 3) a Nico- 
polis così (1. e. 10, 2-n, 3): 

Sauronìsena ; 

Matuasco ; 

Anniaca ; 

Nicopolis (cf. 2. 25. 83). 

5. Da Tavium (Nefei Keui) (cf. 12~Ga- 
latia) ad Etonia (Tab. Peut. 10, 1. Kamsay 
pag, 259): 

Tonea {Tombaì, Tamba Hassan); 
Garsi (Karissa? , presso Alaja); 
Etonia (Hadji Keui) (cf. 2), 

6. Da Emgina (GOne) (cf. 8. 13. — Galatia) 
ad Ibora (Tab. Peut. 10, 1, Bamsaj pag. 26! 
ef, 263): 

Pleumaris ; * 

Zela (Zille) (cf, 7); 
Ibora (Turkhal) cf, 9, 11); 

7. Da Zela (ZiUe) (cf. 6) a Sebastopolis (Sulu 
Serai) (cf. 8) of. EamBay pag. 267. 

8. Da Euagina (GOne) (cf, 6. 13. — Galatia) 
a Sebastia (It. Ant. 205. Ramsay pag. 261)r 

Sermusa ? 

Sebastopolis (Sulu Serai) (cf. 7); 
Verisa (Bolus) (cf. 8. 10); 
Siara (Yenì Klian) of. 12); 
Sebastia (Sivas) (cf, 25. 26, 27). 

9. Da Amisuì (Samsun) (cf, 1 — FontllS) 
a Verisa (C. HI 6894, Rameay pag. 262): 

Amasia (Amasia) (cf. 2); 
Ibora (Turkhal) (cf. 6. 11); 
Dazimon (presso Cornano) (cf. 10); 
Verisa (Bolus) (cf. 8. IO) ; 

10. Da Verisa (Bolus) (cf. 8. 9) a Neocac- 
sarea (Eamsay pag. 263): 

CoJnana (presso Tokat) (cf. 11); 
Neocaesarea (cf. 2. 3). 

11. Da Ibora (Turkhal) (cf. 6. 9) a Comana 
(presso Tokat) (cf. 10 ; Eamsay pag. 263). 

12- Da Tavium (Nefez Keui) (cf. 5. 14. — 
Galatia) a Siara (It. Ant. 204, Eamsay pag. 264} : 

Carniaspa ; 

Parbosina (Tarbarshenaf); 

Sibora (Mushalem Kale?); 

Agriane (presso Ekkayi); 

Siara (Yeni Khan) (cf. 8). 

13. Da Euagina (GSne) (cf. 6. 8. - Galatia) 
a Flaviopohs (Tab. Peut. 10, 1-3. It. Ant ISO. 
211. Eamsay p. 267. 280): 

Aquae Sarvenae (Terzili Hamam); 



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GAP 

Siva (Yoannes); 
Cambe (Kemet) ; 
Caemrea (Kaìsari) (et. 15. 25) ; 
Araioma (Zerezek); 
Codìisaiala (Keui Yere) (of. 22. 26) ; 
Sirica (cf. 23); 
Cocmsus (cf, 23. 24); 
Lavanda (Kilissejik ?) ; 
Badimum ; 
Praetoritim ; 

Flaviopolit (Sìb) (cf, Cilicia). 
U. Da Corniaspa (cf. 12) a Siva (Yoanne.'-) 
(cf. 13; Eamsay pag. 270). 

15. Da Taviam (Nefc* Keui) (cf 5. 12. — 
Giilatia) a Caesarea {It. Ant. 202. Eamsav 
pag. 270); 

Mokissut (Kir Sheher); 
Odogra (presso Hadji Bektash); 
Soanda (New Sheher) ; 
Sakosena (Virati Sheher); 
Caesarea (Kaisari) (cf. 13. 25). 

16. Da Asporta (cf. Galatia) ad Arckelais 
(Tab. Peat. 9, 4-5, Hicros. 575. It. Ant. 205. 
Itamsa; pag. 251); 

Gadea ; 

Andrapa ; 

Pamassus (presso Tcliishin Aghyl) (cf 17); 

Ozuala ; 

Nitalu; 

Argiistana ; 

Arckelais (Ak Serai) (cf 18, 21); 

17. Da Pamassus (presso Tchichin Aghyl) 
(cf. 16) a Soanda (It. Ant. 205): 

Nyssa ; 

Soanda (Neu Sheher) (cf 15); 
Una via da Nyisa a Caesarea (ì) vedi in 
' Greg. Nyss. ep. 6 cf Bamsay pag. 287. 

18. Da Koropassus (of Galatia) a Pylaa 
Cilioiae (It. Ani. 207, cf. Strab. pag. 568. 663. 
Ramaai pag. 357. 360); 

Archelais (Ak Serai) (cf. 16. 31); 

Momoat&um (Mammasum) ; 

Nanianzjis (Nenizi); 

Sasima (Bassa Keui); 

Andahalis (Andaval); 

Tyam (Kiz Bissar) (cf. 19. 21); 

FausUnopolis (presso Pashmakji); 

Caena ; 

Podandus (Bozanti) cf. 20); 

Pylae Ciliciae (cf, Cilicia). 

19. Da Kastabala (Ambaraasi) (cf Lycaoiila) 
a. Tyma (Tab. Peat. 10, 2-3. Ramsay pag, 357); 

Kybktra (Brogli) (cf. 20); 
Tyana (Kiz HisEar) (cf. 18. 21). 

20. Da KyhiUra (Eregli) (cf 19) a Podandus 
(Bozanti) (cf. IS) (Ramsay pag. 357). 



CAP 99 

21. Da Archelais (Ak Serai) (of. 16. 18) a 
Tyana (Tab. Peiit. 10, 1-2. Eamsaj pag. 360): 

Salaberina ; 

Caena f 

Tracias; 

Tiana (Kii Rissar) (cf 18- 19\ 

22- Da Coimabala (Keni Yere) (cf. 13. 26) 
a Germanicia (It. Ant. 178. Ramsay pag. 272): 

Ptanadarh (Tanir); 

Arahissus (Yarpnz) (cf. 27. 38) ; 

Adata ; 

Germanicia (Marash) (cf 24). 

23. Da Cocussus (cf 13, 21) a Comana 
(Rwisay pag. 274 cf C. IH. 

Sirica (cf 13}; 
Comana. 

24. Da Cocussus (cf 13- 23) a Germanici'. 
(Marash) (of 22.) Eamsay pag. 276). 

25. Da Caesarea (Kaisari) (cf 13. 15) a Sa- 
lata (Tab. Peut. 10, 3-4. -It. Ant, 179. 20,7 214, 
Ramsay pag. 58. 267. 270 cf Hogarth e Mann). 
Mudern and anoient roads in Eaiitern Asie Minor 



. 47 s 



g.): 



A-<poUe (Pallas); 

Armaxa; 

Mar andana ; 

Scanatui ? 

Sebastia (Sivaa) cf 8. 25. 27); 

Camita ; 

Fara ; 

Dagalassus ; 

Nif.opolia (cf 2. 4.) 

Clotoedariga ; 

Dracontet; 

Ara; 

Salala (Sadagh) (of 32). 

26. Da Codusabala (Koui Yere) (cf 13, 22) 
a Sebastia (It. Ant, 181. Eamsay pag, 274); 

Ariaratha (Azizie); 

Tonosa ; 

Sebastia (Sivas) (cf 8, 25. 27), 

27. Da Arabisstts (Yarpuz) (cf 22. 28) a Se- 
bastìa (It. Ant. 177. Eamsay pag. 275): 

Gauraina (Giiran); 

Blandi; 

Euspoena (Kangal) (cf 31); 

Sebastia (Sivas) (of 8. 25. 26). 

28. Da Arabisstts (Tatpui) (of 22. 27) a M,:- 
litene (It Ant. 210. 215. of Tab. Peut. 10, 4-11, 2, 
Ramsay pag. 273) : 

Osdara (presso Alhazli); 

Dandaxina; '. 

Arca (Arga); 

Melitene (Malatia) (cf, 29. 30. 31. 32). 

29. Da Melitene (Malatia) (cf, 28. 30. 31. 32) 
a Samosata (It, Ant. 210. 215. Eamsay pag, 280) : 



y Google 



100 e A P 




Maìsena ; 




Lokotena ; 




Perre <Adìaman) 




Samosala {Samsat) (cf. 30. - Syria). 


30. Da Melitene (Maiatìa) cf. 28. 


29. 31. 82) 






Korne; 




Meteita; 




Clavdioi; 




MiopoUs; 




Barmlo ; 




Heba; 




Cholmadara ; 




Samosata (SamEat) {(f. 29. — Syria). 


31. Da Melitene {Malafra) {cf. 28 


29. 30. 32) 


a, Eìiipoena (It. Ani 177. Eamsay pag, 275): 


Sinis; 




Praetorium ; 




Aranga ; 




Euspoena (Eangal) (cf 27). 




32. Da Melitene (Malatia) (cf. 28 


29. 30, 31) 


a Salala (It. Ant. 208. Ramsay pag 


275): 


Ciaca ; 




Dateum (Penga) ; 




Saba; 




Teueila: 




Zimara ; 




Analibla; 




Sinebra; 




Carsaga (cf. 33); 




Arauraca ; 




Suina : 




Salata (Sadagh) (cf. 25). 




33. Da Nicopolis (cf. 2. 4. 25) 


a Cartaga 


(It. Ant. 215, Eamsay pag. 56): 




SeloUroia; 




Caltiorissa ; 




Cargaga (cf. 32). 






- M0MM5KN 


Buem. Gesch. 5 C. 7111. IX -- Kuhb, Vettas 


Mg 2 p- 14* 



— Eambjit. Hiitor. gspBriplir. 

D. Vaglieri. 

CAPPADOX. — Ricorre in poche lapidi per 
dinotare la persona nativa della Cappadooìa, come 
C, VI 3092: Afranius Zoilua miUea) d{assÌ3) 
prfaetoriae) Mis(enalis) nat(ione) Cappadox cf. 
C. ni 10540. — X 1966, 3571. — XI 864. — 
Il 224? — BRh. 1480? 

CAPPAEIS. — Nell'editto di Diocleziano 
u de pretiis reram n (C, III p- 820), sotlo il ca- 
pitolo VI, 25: Capparis ilal{ienm) m(odiitm) 
{unum] {denarios) eentum (cf. Colum 11, 3 fin. 
Pallad. 10, 18; 11, 11 fin, Plaut. Cure. I, 1, 90. 
Plin, nat. hist, 13, 23, 127 etc), 

CAPRA, - Negli atti dei Imli eeoolari 
(EE. 8 p. 230) leggesi a lin. 92: Moerae uli 



CAP 

vobis in illeis libr[eis scriplum est, quarumgue 
rerum ergo, quodque melius aiet p(_opulo) È(o- 
mano) Quiritibus, vobi) Villi] agnis feminis 
et IX capris femi\_nis sacrum fiat etc., ef, lin. 
98. — Forse signum caprae sarà da leggere in nna 
iscrizione dì Nescania, nella Baetica (C. II 2006). 

CAPRBA. — Nell'editto di Diocleziano 
" de praiis rerum » (C IH p. 828), al capitolo 
IV de catnìs lin 45 Darci sibe caprle^ae vel 
dammae ìtaUtcum) p(ond)o I (demrios) duo- 
decm — Iscrizione metrica della Tarraconenais 
dedicata a Diana da nn Q. Tullius Maiimus le- 
gato della legione VII Gemina: Aequora con- 
dustt campi dietique dicavit | et templum sta- 
tuit tibi. Delia virgo triformia, \ Tullius eLi- 
bya, rector legioni» Htberae: l ut quiret vo- 
lucris capreas, ut fiqete cervoa, | laetigerosut 
t^roi, ut equorum nlvicolentum \ progenlem, ut 
cursu certare, ut diaiee ferri, \ et pedes arma 
gerem et equo iaculator Hibero etc. 

CAPREAE (ÌDSnla: Capri). — C. X 6806- 
6810. EE. 8, 669-674. — Isola del Tirreno, di 
fronte al promontorium Mincrvae, da cui un 
tempo si sarebbe distaccata (Strab. 1, 3, 19 p. 60), 
secondo la favola già abitata dalle Sirene e poscia 
da Teleboi, e eoa! detto da un certo Capreo 
(Serv. Aen, 5, 864; 7, 735. Stat. Silv. 3, 5, 10. 

Sii. Ital. 7, 418; 8, 541 etc); - >d Kanqiai 
(Slrab, 1, 2, 12 p, 122; 2, 5, 19 p. 123; 6,1, 6 
p. 258. S+eph. Ejz. s. v.), e piii raramente ij Kic- 
ngia (Dìo Oass. 52, 43; 58, 5; 72, 4}, — Capreae 
(Verg. Aen, 7, 735. Ovid. met. 15, 709. Mela 
1, 7, 121. Plin, nat. hist, 3, 6, 82 cf. Strabol, 
3, 19 p, 60 ; 5, 4, 8 p, 247 ; 5, 4, 4 p. 248, Plut. 
de esil. 9), raramente Caprea (Kanpéa Ptol. 3, 
I, 79) Capraria [Itin. marit. p, 516), Appar- 
teneva a Neapolis (Strabo 5, 4, 9 p. 248), e fa 
soltanto da Angusto permutata con l'altra isola 
Aenaria (Suet, Ang. 92 cf. Strab, 1. e. Dio Cass. 
52, 43), costruendovi una villa (Slrabo 1. e. Suet. 
Aug. 72. 98), che fa allarg'ata da Tiberio (Plin, 
nat, hist. 3, 6, 82), aggiungendovi un faro (Suet. 
Tib, 74 cf. 65, Tac. ann, 4, 67) e passandovi 
gli ultimi anni di sua vita (Tac. I, e. Suet Tih. 
40. 60. 62. 73. 74 Dio Cass. 52, 43; 58, 5). 
Nell'Impero fu Inogo di relegazione (Dio Cass. 
72, 4). Le poche lapidi ivi ritrovate non hanno 
importanza per la storia della città. 

Cappenses vemae ricorrono in alcune lapidi 
(C. VI 8958: lunoni Doreadis Miae Augustae 
l(iòertae) vemae Caprensis ornatrieìs etc : 
8409»: Staphylo Augiuati) a manu vemae Ca- 
prine (= Caprienisì)?); C. X 6688 C 3, 3: Ba- 
tkyllus ver(na) Òapr(emis) a iybl{iotheca), e 
appartengono prohabilmente alla familia di Ti- 
berio. Una Mia divi Augnati liberta Aphro- 



y Google 



CAP 
disia Venerìa si hi pure in un'iecriziotie locale 
(EE. 8, 671). 

MOHMSEB, C. 1. Lai. X p.SSl. 

CAPRICOKNUS. ~ Nome di navi (C. VI 
3095. X 3597. XI 18^0. EE. 4, 924). v. Ciassig. 

CAPRICULANUS (pagna). - t. Nola. 

CAPRINARII. - C. VI 10317= I 806: 
L. Rvtdius L. l(iheHui) Artemido{rus), A. Car- 
vilius L. l(iòerlus) Diodoras, P. Sulpieius Q. 
Hiiiertui) Philocùm(us) mag(istri) conUegii) ca- 
prim^riorum) Gallò{rum) ex d(ong) d{ató) [f\a- 
o{iendum) coeraverunt. Collegio non noto che per 
questa iscrizione. Il Cohn (rOm. Vcreinsrecht 
p 79) oon'iderando che la iscrizione proviene 
dall insula liberina ove esisteva un santuario 
dedicato al dio Pane e che i libtrti m essa ri- 
cordati sono in ongii e greca conf,ettura che il 
collegio aia stato relativo al culto di quella di- 
vinità, come ve n era un simili per quello della 
Magna mater A ogni modo è cprto clic ninna 
TLlaziont. ha con tale collegio il caprinarius 
di un altra lapido nrhana del 545 d Òr. (C. VI 
9231 conparavit S[ie]fanv.[s] caprinar(ius) 
se DIVO htc req(uieicU) [in] p(ace) etc.). 

CAPRINUS. — Heir editto di Diocleziano 
« de prctiis rerum k (C. Ili p. 827 segg.) sotto 
il capitolo IV de earnis lin. 3 : Carnis capri- 
nae sihe verbecinae Iialficum) p(ond)o unum 
[denarios) <3[c](o ; VIH de curiis bubvlis lin. 1 1 : 
(PeU)U ea(prma) maxima infec(ta) (denarios) 
\_guadraginta];lin. 12: Ead{em) con(fecta) (dena- 
rios)qm7iqitaginta; — Vlllde segestribus lin. 42; 
[S]egeH}'ae de caprinis, \p\ellis n(umer)o odo 
(denarios) sescentis; al capitolo XI de saet[i]s 
caprinis sibe eamellims lin, 1 PHorum infec- 
lorum p[onio) I (denarios) sex, lin. Pipili neti 
ad labernaa vel saccos p(ondo) I {denarios) de- 
cem; lin. 3: Pilorum ad funem confeetorum 
p(ondo) unum (denarios) decem. 

Una iscrizione sepolcrale metrica di Forum 
novum (C. IX 4796) ha : Lièer nmc caris fuerim 
qui respice tector, \ notus in urbe sacra ven- 
dendo pelle caprina \ exhibvi merces popula- 
ribus ìiiibua aptas \ rara fides caius laudata est 
semper ubiqae \ etc. 

CAPRIO. — Iscrizione di Mùrleniack nella 
Germania (OH. 5805): In h(onorem) d(omus) 
d(ivinae) deo Caprion{x\ L. Teddiatius Primus. 
Dirinità celtica, secondo il Preller (Mythol. 2' 
p. 227, 2), forse in correlazione con caper e con 
la radicale kap, donde divinità di fruttificazione 
(Steuding in Eoscher's Lexicon). 

CAPROTINAE (nonae). — In una iscri- 
zione di Pompei dell'anno 29 d. Cr. la data è : 
pridie noìias Caprotinas (C. IV 1555). v. Ancil- 
lamm feriae p, 467. 



CAP 101 

CAPSA (Gafsa). - C.^n 97-150. 10513. 
EE. 7, 32. 33. - Città dell'Africa, nella Bjzacena, 
fondata da Hercules Libys (Sali. lag. 89 cf, 
ri r 1 "6) tra i fiumi Bagrada e Trito (Strab 
173 12 p 8S1 Plin nat 1 ist 5 4 30 Ptol 4 
3 3Q Itin Anton p 77) già dipendente da Car 
t^glne dopo la guerra annibalici aggiunta al 
regno di Massii issa quindi presa da Mano (Sai 
Inst Ing 89 seg ) Forse ebbe la lat nità dai 
Flavii da Trann la cittadinanza romana mu 
n%ciptum È chiamata al tempo di Adriano (98) 
colonia nella tavola Peutingeriant (5 1 cf Ba 
lenn 3 5) E^isendo stita da Giistimano accre 
fcinti ed abbellita è talvolta detta fehcisn[ma 
luì^tin ana Capsa c[iDitas} (101 102) e da lui 
fu ppr editto {Cod lust 1 27 2) dichiarata 
ca^ ttle della prtvmcia Sriacena Ert iscritta 
nella tribù Pijina (98) Di istitiz ni munici 
pali sono ricordati duovirt (98) decurtanes (111) 
1 n patronus (98) un flamen perpetuus (98 113 
114); res publica Capsen slum si ha pure in 
una lapide (100). Come patria si ha in un later- 
eolo militare (C. Vm 2569' lin, 37 : T. Fla- 
vlus Maximus Caps[a). 

MOMHSES. e. I. Lit. vili p. 23. 

CAPSARIUS. - Si dice cosi il servo che 
accompagna il giovinetto padrone alla scuola, 
portando in una specie di cassetta (capsa) i libri 
(Suet. Nero 36. luven. 10, 117. Horat. sat, I, 6, 
78 cfr. Horat. ep. 2, 1, 268 etc.), come pure 
quello che tiene in custodia nei bagni gli abiti 
del padrone e in genere del bagnante (Petron. 
30. Dig. 1, 15, 3, 5 cf, Lucian. Hipp. 5), o pure 
anche quello che vende utensili propri dei bagni 
(Schol. ad luven. 3. 263). All'uno o all'altro di 
questi significati, ma molto pib al secondo, si 
riferiscono alcune iscrizioni: C.Yl 3952: £'«(11- 
ctus Liviae (sarvus), Asia Liviae capsar(ia) 
Cascelliana; — 9232: Cucumìo et Victoria se 
jiivos fecerunt, capsararius de Antoninianas 
(thermas); — 9333: capsarara (= capsararius, 
capsararia) ; — 9234 .... {cap'\sarariu[s'\ ... ; — 
6245: Epaphra puer capsa(rius'' . Fra essi non 
v'è che un solo liberto: C. VI 7368: Diis ma- 
nibus saorum, L. Volusio Heraclae capsario 
idem a cubiculo L(uci) n(ostri) Volusia Prima etc. 
Circa il capsario dei bagni, l'editto di Diocle- 
ziano " de pretiis rerum n (C. IH p. 831), sotto 
il titolo vn de aeramentis stabilisce cosi la 
mercede a lai dovuta per ogni bagnante, n^^tn- 
ralmente quando egli non è un servo privato, 
ma delle terme; lin. 75: Capsario in singulis 
labaniibus (denarios) duos. — Sul capsarius 
delle milizie v. Acta p- 57, a cui è da aggiun- 
gere una seconda lapide ; Lejau, inscript, antiq. 
de la Cate-d'or n. 373''"; [;> h(0Mrem) d(o- 



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102 C A P 

mas) d(iuinae) deabm ma[t]r(ièm) Mius Re- 
gilus, miles legionea r/[//] Antoninianae A['a- 
g^uttae)], [rjabsarius ex voto (Tkil-Chatel). 
Avuto riguardo alla (lualltà d'ingenuo o almeno 
di libero, quale appare nn M. Terentius M. f. 
Marcelltu capsarim (C. V 3158), e al nian in- 
dizio di qualità militare, è probabile che qui si 
tratti d'an costruttore dì capsae, nel senso di 
cassette destinate a vario nso, e specialmente 
per conservare frutta secche e simili (Martial. 
11, 8. Plin. nat. hiat. 15, 17, 06. 18, 82 cf, 16, 
43, 229 etc). 

CAPUA {S. Maria Capua vetere). — C. X 
3772-4553. 8217-8234. 8377. g377a. 8377*. — 
EE. 8, 459-522, — Città della Campania, presso 
il Voltumus, tra Calafia e Ca^ilinnni (Strab. 
5, 4, 10; 6, 3, 7 p. 248. Ptol. 3, 1. Ititi. Anton. 
p. 108 111 112 121 Eaventi 4 32 33 34 
5. 2 Hierosolym p 610 611 Til) Peuting 
€, 4) dagli antichi posta a paio ein Cirtagine 
e la stessa Eoma (Cic de leg agr 2 32 87 
cfr Philipp 12 3 7 Plut Fab 17 Hor 1 11 
|;i6] 34[2 18}) La sua lunlazione si Iacea ri 
montare a circa cmquant anni prima di quella 
di Eoma wvero a quarantanni ìo[o la scat 
ciaia dei re (Veli 1 7) Sarebbe stata fon iata 
secondo molti dagli Etruschi cjl nome di \ ul 
tumum anche di Capua (Lato press Veli 1 
e. Polyb. 2, 17. LiT. 4, 37. Strab. 5, 4, 3 p 242 
Fast. ep. p. 43. Serv. Aen. 10, 145), siccome 
il caput delle 12 città etrusche della Campania 
Altri opinano che siasi detta Capua da Capys 
Troiano, suo fondatore (Heoat. fr. 27 MUll '^er? 
Aen. 1. e. Ovid. fasti 4, 45 Dionys. 1, 73 Suet 
Caes. 81 etc.); altri finalmente da campus la 
pianura in cni sorgeva (Liv. 4, .37, Fest. ep p 43 
Plin, nat. hist. 3, 5, 63. Serv. Aen. 1. e ) ciu 
che sembra piii verisimile, essendo nei migb ri 
tempi usato la parola Campani per indicarne 
gli abitanti (Varrò 1. 1. 10, 16 cf. CampaDi) — 
Fu presa dal Sanniti, secando Diodoro (12 31J 
nell'anno 309 a. C, secondo Livio (4, 37 cf. 
Euseb. ad a. Abr, 1581) nel 330 u. e), capita- 
nati da un Capye, che avrebbe mutato in Capua 
l'antico nome di Volturnam (v. sopra). — Nel 414 
u. e. piuttosto che nel 411 si die' a' Romani, 
debbio se vinta dalle armi, ovvero per difenderai 
contro un'invasione sannitica (Liv. 8, 11. 12 cf 

7, 31). Fu circa questo tempo che una patto del 
suo esteso territorio, cioÈ l'agro Falerims e lo 
Stellas, a destra del Volturno, fu reso pubblica 
da Roma e diviso viritim ai suoi cittadini (Liv. 

8, li cf. e. 22, 6 ; 9, 41, 5), dande poi fu isti- 
tuita nna nuova tiibii nel 436 u. e, la Falema. 

Nell'anno 416 u. e. concessa ai Campani la 
civitas line iure su/fragii (Liv. 8, 14 cf. Veli. 



GAP 

1, 14), Capua divenne praefectara, retta da nn 
pracfentus iure dicundo, spedito ogni anno dal 
pretore di Eoma, per amministrarvi la giustizia 
(Liv. 9, 20). Sembra perù che, a differenza di 
altre praefecturae, qnella di Capua abbia goduto 
del privilegia, che la giurisdizione fosse divisa 
tra il prefetto ed il magistrato locale, il meidiai 
tuticui (Liv. 23, 55; 24, 19 cf. Mommsen, Sfaats- 
recht 3 p. 581). Con ciò concorda il fatto, che, 
non ostante un pretore romano fossa colà man- 
dato per dare nuove leggi (Liv, 9, 20), i Cam- 
pani conservarono l'uso della propria lingua, 
magistrati propri e proprie monete, quelle di 
bronzo con leggenda osca J^apv, le altra d'oro e 
^l'argento, con la latina Romano o Roma (C. I 
13 cf. Fricdlandar Osk Mtìnzen p, 7. Mommsen, 
IJnterital. Dialeite p 177 tav, 8; EE. 2 p. 158 

Nella guerri Sannitica si tenne ostile verso 
Eoma (Diod 11 36 cf Liv. 9, 26); nell'Anni- 
balica dopo battaglia di Cannes nell'anno 538 
i e fece nuovo atto di defezione (eccetto la 
parte nobile della popolazione) pretendendo che 
uno del due consoli fosse un Campano (Liv. 23, 
6 6 Cio de leg agr 2 35 95 In Pison. IJ, 
21) Fu allora guerreggiata dai Romani, e, dopo 
un lungo assedio espugnata nel 544, venne nel- 
1 ann seguente privata di ogni autonomia, re- 
stanlo senza comizii senza magistrati propri, 
senza lenato e 1 essendo governata in tutto dal 
jraefectus mandato da Eoma (Liv. 26, 16 cf, 
Cie da leg agr 1 6 19 2 32 88). Degli abi- 
tanti quelli che eran rimasti fedeli a Eoma fu- 
rono trasferiti a Cumae (Liv 24 13); tutti gli 
litri rimisero senza diritto di citta iinanza romana 
né locale conservando solo quelli del connubio 
e di es'ere censiti in Eoma (Liv 38, 28. 36). 
Da questo tempo sino a che Cesare non vi spedì 
una colonia cassato ogni oriinamento politico, 
a questo ne fu sostituito un altro sacro in pagi 
e VICI sparsi per tutto 1 antico territorio dalla 
città, eccetto forse questa medesima (v. Fagus). 

Dopo vari tentativi vani di colonizzazione 
nel territorio Campano (v. piii sotto), la prima 
colonia di cittadini romani dedotta ivi e nel 
Campui Slellatis (Suet. Caos. 20) fu quella di 
Cesare nell'anno 695 u. e. composta di 20,000 
persone (Cic. ad fam, 13, 4, 2. Caes. beli. civ. 

1, 14. Varrò de r. r. 1, 2, 10. Suet Caes. 20. 81. 
Veli. 2, 44. App. beli, civ, 2, 10. Dio Cass. 38, 
7. Plut. Caio min, 33 eie.): della legge che or- 
dinò la colonizzazione si conservano tre capitoli 
nei Cromatici veteres (pag. 263-266 cf. EE, 2 
p. 120). Nuove spedizioni di coloni avvennero 
per opera di Antonio nel 710 u. e. (Cic. Phil, 

2, 89, 40), dei triumviri (App, belL civ. 4, 3), 



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CAP 

dì Ottaviano nel 718 (Veli. 2, 81. DioCass.49, 
U. Piin. nat. hist. 18, 11, 114) e di Nerone 
(Tac. ann. 13, 31). — Era inscritf» nella tribù 
Falerna(C. VI 238U 1, 9. 2382 a 34. 388t, 1, 
6; 3, 20. 25. 32; 4. 3. 13. 18. — X 3891. EB. 
4, 887, 2, 3 cfr. Eubitschelt, Imp. tom. eto. p. 15). 

Nome. — Colonia Julia Felìa: è il nome piìi 
antico, che ricorre nel Liber coloniarum (p. 231), 
Julia certamente detta dalla colonizzazione di 
Cesare, e Felix probabilmentte anche da lui. 
Colonia Julia Fella: Augtista Capita si ha in 
an titolo del tempo di Adriano (3832), e Augusta 
si disse dall'imperat re Angusto, o per avervi eg-li 
spedito nuovi coloni, dopo la deduzione già riooi^ 
data del 718 u, e, o per semplice onoranza a luì 
offerta cosi dagli stessi Capuani. Concordia Julia 
Valeria Felia> Capua è chiamata in una lapide 
del tempo di Diocleziano (3867) : Valeria da Dio- 
cleziano, e Concordia forse nello stesso t«mpo 
per riguardo a Massimiano. D'ordinario nelle 
lapidi si ha colonia Capua (3834. 3940) o sem- 
plicemente Capua (1572. 1573. 1795. 8851. 3852. 
3891. 3904. 3913. 8939. 6950 8071 5 etc). 

Magistrature. — Quattuorpiri (0. X 3921), 
quattuorviri quinqueimales (1572. 1578. 3871); 
duODÌri (3803. 3804. 3822. 3850. 3903. 3908. 
3909. 3913. 3914. Z^28 : designatus 3865 cf, Cic. 
in Pis. 11, 15; prò Sest. 8, 19); — aediles 
(3803. 3804, 8822. 3830. 3914); guaestoresì 
(3909); curator (3846. 8857). 

Cittadinanza e senato. — Colonia, coloni 
\. 3940, 8941. 4334: deductus 



e[4 divo Augusto i 
res publica (3851. 3852. 
(3925) , — comcripti {Zi. 
rione» et coloni (8929), 
m (3907), splendidi»; 



liam] nostrani 3903), 
populus 
)3), decu- 
rdo decu. 
soj-rfo (3874. 3920), 



;. 3854. ; 



decuriones (3803. 'Ì827. 3848. 3860. 3863. 3871, 
3898. 3900. 3909. 3913. 3924. 3927: decurio 
ornatus aententia duumvirali 3904). 

Patroni. — Jmpferator) Caesar divi [f(ilius)] 
{382ti); Claudius TL [fj.... (3848: senat.); i. 
Comelius L. [f]. Balbus (3854: senat.); Postn- 
mius Lampadius.... patronus longe a maioribus 
or iginalis {S860 ; seonA.); M. Valer ius Jfomullus 
(3863: senat.). 

Sacerdozi e Augnatali. — Augures (?) (3904); 
sacerdos publica numini» Capuae electa ab or- 
dine (3920) ; sacerdos Cereris mundalis (3926: 
fem.), sacerdos Cereris (3912: fem,), sacerdos 
(3911; fem.); — Augustalis Capuae maximvs 
(3716), Augustalis Capuae (3943 — 4946. 3948 — 
3953), Augustalis (3927. 3947. 8821), honorAagu- 
stalitatis gratuitus ab ordine decretus (3907). 

Apparitorea. — Scriba duumviralis et quae- 
storius (3906); lictor duumviralis Capuae (3939) ; 



CAP 
familia limata (3942) con ur 
niae libertus Campanìus (3940); — servi: a sa- 
cri} coloniae (unns) (3941) ; arcarìus cai Capuae 
(3940), arcarius (3942), arcarius Cretae (3938), 
cosi detto dagli agri vestigales Cretenses nella 
colonizzazione di Ottaviano (Veli. 2, 81. Sicul 
Place, p. 173) tabularìus coloniae (3938). 

Ager Campanns. — Era il territorio este- 
Bissirao di Capua, il quale, dopo che questa fu 
assoggettata ai Romani nel 414 u. e. e soprat- 
tutto dopo che nel 544 fu da essi privata di 
ogni esistenza politica (v. sopra), divenne de- 
manio dello Siato, ed ebbe quindi una sorte 
varia a traverso specialmente i moti agrari di 

La parte a destra del Volturno, cioè Vager 
Falernus e Stella», fu poco dopo il 414 diviso 
a cittadini romani, dando così luogo alla nuova 
tribù Falema (liv. 8, 11. 22, 0; 9, 41, 5). 

Della regione verso il mare, a mezzogiorno 
del Volturno, venne per necessiti» dell'erario, nel 
549 u. e. venduta nna parte a privati (Liv. 28, 
46), un'altra nel 560 assegnata a coloni (Liv. 34, 
45), docde le due colonie di (v.) Litemnin e 
Voitnnilim. Della regione interna, sotto Tifata, 
fu venduta una piccola parte già nel 550 a. e. 
(Liv. 32, 7. 3) V. Tifata. 

Tutto il rimanente territorio rimase fin dalla 
prima soggezione ager publicus populi Romani, 
non destinato slì'oocupatio dei privati, ma dato 
loro in lo.iaiione (Liv. 27, 3, 1. 11, 8); e ad 
evitare ulteriori occupazioni, nel 581 u. e. si pro- 
cede a una delimitazione dei campi pubblici dai 
privati, e nello stesso anno una legge comminò 
più severe pene contro le trasgressioni (Liv. 42, 
1, 6, 19). Nel 589, anzi, un aenatoconsnlto ordinft, 
che lo Stato acquistasse dai privati quei campi, 
che confinavano col demanio e che perciò ren- 
devano facili le usurpazioni a danno di questo 
(Cic. da leg. agr. 2, 29, 81. 30, 82). Il demanio 
fu perciò suddiviso in vari lotti e dato in loca- 
zione ai privali (Licinian. p. 15 ed. Borni, cfr. 
Cic. ad Att. 2, 16, 1). A questo stato di cose 
accenna in più luoghi Cicerone; de leg. agr. 2, 
31, 84: « totna ager Campanns colitur et possi- 
detur a plebe et a plebe optima et modestissima, 
quod genuB hominum optimorum et aratorum et 
militnm ab hoc plebicolo tribuno plebis fundituB 
eicitur. atque illi miseri nati in illis agris et 
educati glebis subigendis eiercitati quo se subito 
conferant non habebunt " ; 2, 33, 89; (maiores) 
a Capuam rei ceptaculum aratorum, nundinas 
rasticorum, cellam atque horreum Campani agri 
esse Toluerunt n cf. prò Sest. 4, 9; in Pison. 25. 

Questa parte appunta del demanio rimasto 
invenduta e non occupata, fa oggetto di varie 



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C tt f 1 ttà d C p 1 d p 

li d C 1 t di 

1 agro Campano timafie ancora per qualche tempu 
ordinato a pagi e vini con propri magistri, o 
altrimenti a collegi deetinati a speciali culti, fra 
i quali pagi primeggiano l'HeTCulanBUB e quello 
che pigliava nome dal monte (t.) Tifata- Ag- 
giungendo ad essi il collegiwm mercatorum an- 
ch'eaEo costituito con magisCri, si hanno di tutte 
le seguenti menzioni nelle lapidi: 

magiitrei Castorti et Pollitcis (3788), 
magistrei Gererns (3779-3780), 
magiìtri Dianae (Tifatinae) (3781), 

magistrei lovet pagi ffercalanei (3772 

cf. 3783?). 

magistri lovis Liiertatis (3786), 
magiari lunonis Oaurae (3783), 
•magistrei Locum lovei (EE. 8, 473), 
magistrei Spei Fidei Fortunae (3775). 
magistrei Venerus loviae (3776. 3777 = 
BE. 8, 460), 

magistrei conlegi mercatorum (3773), 
ministri Larum (3789), 
ministri (ani.... (3790). 
caniiiati (8217). 

UoHHnH. e. I. Lit. X p. 3S5 ■<£(. — Belocb, C>io- 
pinlan etc. f. 2I>& aegg. 

CAPULATOR. — Collegi di capulaCores. 
cioè di operai propri della cultura dell'olio, e del 
Tino, addetti a travasare da un recipiente in 
un altro il liquido (Cato t. r. 66, Colum. 12, 
50, 10 cf. Plin, u^t hist 25, 5, 22), si hanno 
in Anagnia (C. X 5917): M.Aurel{io) Sabiniano 
Aug(ustorum) lii{erto) patrono civìtatis Ano- 
gHÌnor(um), itsm qiuaestorì) collegi caplato- 
rum etc. ; Allifae (C. IX 2386): Cominiae L. fil. 
Vipsaniae. . . collegium capulatorum saceràotum 
Dianae; — Auaculura (C. IX 665): P. Fundanio 

P. f. Papiiria) Prisco patron(,o) municipi 

capiatores patrono etci — Casinum (EE. 8, 
591): Silmm sacrum caplator(es); — Tibnr (G. 



CAB 

XIV 3677): Supeiae Alsxandriae v{irgini) V(fi- 
stali) Tibartium capiatores THurtes mirae eius 
i/inocenliae eie. 

CAPUT. - Spesso ricorre nelle iscrizioni 
nel senso di capitoli o paragrafi, in cai sono 
suddivise le^i, decreti e in genere atti pub- 
blici privati (Cic. Verr. 8, 46; de lege agr. 2, 
6; de orat. 2, 55 i ad fam. 3, 8. Gel!, 2, 15 etc): 
C. I 204 II lin. 29. - VI 220 lin. 9 segg. ; 266 
lin. 19. 24. - X 7852 lin. 4. — XI 3614 lin. 15. 
18, — XIV 2112 I lin. 11. — Talvolta sta anche 
per misura di campi (EE. 7, 788 passim cfr. 
p, 256), come s'ha p. es. nel Codice Teodoeiano 
(11, 20, 6); " eorum iugorum sive capitum sive 
quo alio nomine nuncupantur privati iuris n etc. 

CAPUT (Afrioae). — v. Africae caput. 

CAPUT (saltHS Horreortun). — v. Hoirea. 

CARACALLA (BI. Aurelius AntoDi- 
nna) '. — Nacqae a Lugudunum il 4 o 6 aprile 
dell'anno 188 d. Cr. (Dio Cass. 78, 6. Zonar, 12, 12. 
Sparziano Car. 9 erroneamente pone l'anno di na- 
scita nel 174 d. G.) da L. Settimio Severo e da 
lulia (secondo Sparziano, I. e, da Marcia, prima 
moglie di Severo). L'amabilità e la grazia della 
sua infanzia non lasciavano supporre la ferocia, 
nella quale egli doveva superare tutti i suoi an- 
tecessori (Spari. Car. 1), Nell'anno 196, quando 
il padre moveva contro Albino, fu nominato 
Caesar, e gli venne apposto il nome di M. Au- 
relius Antoninus (Spari. Sev. 10 cf. iscrizione di 
Treviri nella Zeitschr. des Ver. zur Erforsch. 
der Bh. Gesch. und Alt. 1887 p. 515). 

Nell'anno seguente, 197 fu fatto pontifex e 
desrinato all'Impero, al quale venne assunto nel- 
l'anno 198 (Spari GetaS; Sev. 16. Lampr. Dìa- 
dum. 6. Clinton, fasti Romani p. 201. Eclihel, 
7, 176. 200, Cohen 4, Car. 19. 64 etc.). 

Nell'anno 202 fu fatto console in Siria, e ve- 
nuto in Roma, sposò Plautilla figlia di Plauziano, 
prefetto del pretorio (v. sotto), Cohen, 1. e. n. 524. 

Nell'anno 208 col padre e col fratello Geta, 
in quell'anno stesso innalzato all'Impero, parti 
por la Britfannia, dove rimase sino dopo la morte 
del padre, avvenuta a York, il 4 febbraio 211 
{C. Vn 912. Cohen 4, Car. 628. 627 cf. Dio 
Cass. 76, 15. Herod. 3, 15. Spari. Sev. 19. Zonar. 
12, 10). Dobbiamo escludere che la morte di Set- 
timio Severo fosse causata da veleno propinato 
da Caracalla (Herod. 3, 15, Dio Cass. 76, 15), 
perù venne affrettata dal dolore per la discordia 
dei fratelli, Caracalla vedendo che l'animo dei 
soldati era molto propenso a Geta, -finse di de- 
porre ogni cruccio verso il fratello, però si affrettò 

■ L'iutore non ht potuto rivedere qnesto arliculo nalU 



y Google 



CAB 
a far pace coi Caledoni ed alibandun»rdo !e le- 
gioni, a tornare a Roma {Concordia Augg. Cohen 
4, 755. Eckliel 7, 231. 209: *LXaiéXtpia). Perù 
ben presto ricominciarono i rancori, le dispute 
e le insidie reciproche (Herod. 4, 3. D C 
77, 4>, sinché Caraoalla, dopo aver oercat 
di far nccidere il fratellu a tradimento, 1 as 
sinù di sua mano nelle braccia della m d 
Vinse lo adegno dei soldati coU'oro e e 11 p 
messe, face accettare col terrore le prop g 
stìficazìoni. 

Al senato (Dio Caes. 77, 3. Herod 4 4 
Spart. Car. 3), perseguita gli amici, ì e g ui t 
i fautori di Geta, e cercò cancellare ogn t 
dell'infelice fratello dal mondo (Dio Gas 77 4) 
ma non riuscì a cancellare dal proprio 
rimorsi ohe lo perseguitarono ferocem t 
alla morte. Poco dopo parte per la Gem 
perii Gallia(212) e nei febbraio del 213 t 
di nuovo a Boma: donde riparte poco d [ p 
i confini del Danubio e del Beno, minacc t d 11 
nnova confederazione degli Alemanni (L \I 
2086 n lin. 20 segg. : quod dotninw n(ost ) mp 
santissim(us) pitts M. Awellius Antoni us A g 
poHt. mix. per limìtem Baetiae ad liost t 
pandos barbarorum [terram] introituru t (11 
agosto). Dopo d'arer respinto il pericol p rt 
colle armi e piìi ancora coll'oro (Dio C 7 

13. Victor. 21, 1. Spart. Car. 10, of. Att d I 
Arvali C. VI 2086 H lin. 23 segg. C. Vni 4 02j 
nel 214 passù in Tracia, poi in Aaia M 
Nicomedia(4tf d Vk rCVI2103M 5) 
ed a Peigam d q ta ttà t t 
pei guarire d mal fi 

avere assai t I A 
si recò in Eg tt d Al 
dicarsi di I m tt 1 
Ini, fece u 



CAB 



105 



! Di 
dit b f 10 h 



cittadini in rm 
cheggio (D C 
intraprende 
quale avend \ 
l'Impero, r 
pitale del r g 
ma poi, tem 
tirò nei q r 
preparara tt 



Id t 



77 22 H 
pd 



(D C 77 18 Sp rt t fi) 



217 M 



n di 



campagna, gg f tt p 

tempio del! L C rr f p 

gazione di Mac p f tto d I p t 
4, 12. Spart C 6) L m d II 

volle sopravvivergli e ai nccise pochi gi' r 
Ad onta dei suoi delitti, la plebe e p 
la soldatesca da Caricalla largamente b 
gli conservarono affettuoso ricordo, ed 



senato dovette dimoltere il disegno di maledire 
la sua memoria: anzi egli fu perfino consacrato 
{Dio Caas. 78. 9, 2; 19, 5; 18, 3). 

La figura di Caracalla, piìl ancora di quella 
d Ip dx di g africsnadellafamiglia; 

1 t d tr tt he di lui si conservano 

d tutt 1 tt t he fisiche degli antichi 

M t li I attualmente si riscon- 

t gì dg B beri dell'Atlante. Oltre 

tt d noi ritratti, e special- 

m te 1 m g fl b to della Galleria degli 
""" " p tano la sua figura torva, 

g d concentrato ed incerto, 
fl d'animo, che non solo 

I h Dione gli attribuisce di 
(Dio Cass. 77, Il cf. 
m t no un'astrazione quasi 
p amo benissimo spiegare 
d p na precoce e sfrenata 
ora giovanissimo rivo- 
d una maestà illimitata, 
spiegano in parte 1 
Iferma salute, che lo co- 






14) 



alle CI 






d t d Esculapio {Dio Cass. 77, 

15 E kh 1 7 212) anche le sue debolezza 

di Id t d in complesso tutti gli 

tt d li t ludente e disordinata. 



N 1 



edicatì. 



Il 



d f iglia era Septimìus 
B h f rmò col cognome d(!l 

il i m d ir avo materno (Aurei. 

V t 2) Q d I padre dichiari sÈ stesso 
d t t d Ila dinastia degli Anto- 

fi I figl ji mogenito di Severo de- 

I ' p dottare quello della fa- 
mgl Ip d 1 sna volontà era entrato. 

II d C il un nomignolo forse di 
g t h ricorda una sorta di 

I t g 11 h do presso i soldati e che 
f p t t ai h dall mperatore sino dai primi 
t mi d U f U zza (Dio Casa. 78, 3). 

N 11 1 t si incontrano queste 

f m di m 

MA l A t nus Cassar. 

M A ì US A toninut Caesar. 

Imp C MA liui Antoninui Aug. 

I p C MA elius AnConinvs Aug. 
P 

Imp C VAI US Antoninus Plus Felix 
4 g 

Imp C Vi elUus Antoninus Pius 

A g t Fi 

Imp C MA lius Ssvertu Pius Aug. 



y Google 



lOe CAR 

Imp. Cae». M. Auretius Antoninus Severu) 
Plus Attg. Felix. 

Imp. Antoninui Plus Felix Aug. 

Axtoni/tus Pius Felix Auguitus. 

Antoninus Pius Invictus AttguUus Severuì 
Antoninus. 

Imp. Antoitinus Avg. 

Le relazioni coi suoi antenati veri o supposti 
sono indicate in questo modo durante la vita 
del padre : 

/.. Septimii Severi Pii Pertinacie AdiaÒe- 
nici Parthici maximi filius, divi M. Antonini 
Pii Germanici Sarmatici nepot, divi Antonmi 
pii pronepos, divi Hadriani abnepos, divi Tro- 
iani Parthici et divi Nervae adnepos. Dopo la 
morte del padre con qualche modificazione ab- 
biamo: 

Divi Septimi Severi Pii Pertinacia Ara- 



i Adiaòenici Parthici maximi Brittannic^ 
maximi filius, divi M. Aitrelii Antonini Qer- 
manici Sarmatici nepos, divi Antonini Pii pro- 
nepos, divi Hadriani aònepos, divi Traiani 
Parthici et divi Nervae adnepos. Vedi gl'indici 
del Corpus II p. 1104. HI 1116. V 1156. VK 
333. Vm 10«. IX 753. X 1003. XII 908. XIV 
550. EE. 2 p. 485 ; 4 p. 546 ; 5 p. 662 ; 7 p. 473. 
8 p. 274. 294. 

Nelle iscrizioni greche il nome presenta non 
minore varietà; ricordo le piìi solite eli esse: 

UfKuj-ctVof CIG. 3974, 

ÀitonQaioiq "Àfiiayùvoi CIG. 3163. 5973. 

'AytoiTiPOi KaÌa„e CIG. add. 4915 b. 

■^rtoj-iVof ifi^notoV CIG. 3791. 5884. Le Bas, 
Voy. arch. III n. 1623. 

eei( 'AyioftvBs CIG, 4016. 4017. 

©tiOTBiof ÀBXoXfiàiiog 'Ayiaivivos Kuìaaq CIG. 

3178. cf. BH. 1878 p. 403. n. 3. 4. 

'AiitutftvB; evaefiiataroq avTox^aiaiQ CIG. 
2971. 

JvtBXQÓlioQ Àvioiyìvoi KaìaaQ fvae^ìj; ae^«- 
fftoV CIG. 4080. 4984. 

JH. Avetjiio; 'AyiiovìfOS CIG. add. 3837, 

AvtoxQÓtoiff M. AvffijXioc 'AriioyTyo; CIG. 

3856. 3956. 4343. cf. Mitth. Inst. Ath. XU (1887) 
p. 178. 

M. Av^r,hos 'AvTùipìrùq Sepaatk CIG. 8841. 

M. ÀigriXiaq "Avtutyìvot KaìaaQ CIG. 1320. 
AvioxgaTWQ M. ^lìpijiiof 'Arriayìyos Ztflaaiò; 

CIG. 4701. 

M. 'Arliavtvos Kalaa^ Ze^aatòs Avroxgai<a^ 
CIG. 4863. 

M, Ave^Xtot 'Aviaìfìvas Evaepijg le^aoxòg CIG, 
353. 

AviioxqatiaQ KaTaag M.Avq'^Xto^'Avtwvìvoi £&■ 
fa<jtÒ( CIG. 1075. 1185. 1216. 2140. 2581. add 



Cab 

3882. Latysohew, Inscript. Ponti Euiinii 2, 34. 
Sìtzb. d. k. Bayer. Akadem. 1888 p. 317. 

AvmxqataiQ IH. AcQr/Xto( 'Avitarlvoi Biae^iji 
ae^i-atii CIG. 4905. 

Avioxgàiiog 2efiaaiòs M. Av^^Xiof Ujroj'eirof 
A^yoÈaiOf CIG. 2091. 

AvioxqtttoiQ KaTaiip M. AvgijXio; 'AviBivìyoi 
Stpaatòt fiéytaio; CIG. add. 3882 f. 

AixaxQiitioq M. AvQijXios 'Aytiayìyoi Kaionp 
E«ff£|Sijt at^aatig CIG. 4409. 

AvioxgiirtOQ Kàìaaq M. AvQ^Xtn; evae^^s eviv- 
X>ìt ae^aazòs CIG. 2912. 2913. 3770 (coU'aggiunta 
di fiiytaios vedi 1735. BH. 1881 pag. 444). 

'Ayiiovìro; Zeovépog CIG. 4989. 

£toiiéeoi 'Avraiyìyof Segnalò; CIG. 1874. 

Ait. M. AJgTJXio; Zepénoi 'Anorlrof CIQ, 4991 , 

4994. 4610, 4154. 

JvToxgiÌT<oQ KaTaa^ M. Avq^Xioì S(fiéitoi"Ài-- 
ziayTvos eiÌib/ìk, fiae}^i. Ze^aatiq CIG. 3485. 
4680, 3484. 1561 (,'Aqapixi; 'Adtvpenxòi Bae^i- 
xòs nèyiatos 6829), 

Avioxqattaq Kaìaag M. Avg^Xiog leovégoc 'Ay- 
TiovTvo; Avyavato;, acptimós 'Aga^uròg, 'A^ia§cvi- 

xòs llftpffutof ttiaepìjg Eu'tujfijr CIG. 1619. 

M. Avp^Xiog 'Ayrutvtvos Zepaatiq Méymiog 
'ÀQBptxòi. 'Adia^eyixSi ffHpffuoV CIG. 4371. 

AvTOxgiiiiog M, Avg^Xia; 'AVTiayìvog rcQ/xavi- 
xàg CIG. 1133. 1327. (lìgirtayixi; 2973). 

Avt. Katua^ M. AvgtjXiBC 'AvTiovìfoe, Ha^Sixòs 
fiéyiDtot, Bgiiiapixòs ftiyiato;, rtQfiaytxòs ué- 
yiaro;, CIG, 3484, 1321. 2457. 

JiioxQÓTmQ Kttìaag M. AvQ^Xto; Zcoégiìs 'Av- 
jayìyoi 2sfia<JiÒt eCaefiiji 'Aqapaiòg 'Aifiapeyixòe 
IlaQ.-tixò; BgiTmyixòs /téyiarng, cf, 'E^i, 'Aqx- 1887 

p, 54. Le Bas, Voy. arch. 2, 261. 

MaQXOi AvQijhii; 'Avfoyeìvos Kaìeag Se§aajif, 

Latyschew, Insc. Pont. Eui. 1, 17. 

AvtoxgaTtuQ Sejiaaiòs M. Avgt^Xiog'AvTiuvùyn; 
AiyQvatK, Latyschew, o, C. 1, 109, 

OJtre agli epiteti che più solitamente accom- 
pagnano il nome dell'ini peratore, dobbiamo ri- 
cordarne altri meno frequenti, ma non meno sin- 
golari. Per es. : 

Magnus imperator — C. II 28, III 8705, 
vm 12, 350, X 5802 cf. Kaibel, Insor. 1024. 

Pater milìtam — CU 4676, 

Fortissimus inclitìisque ac super omnes fe- 
licisìimas princeps — C. V 7780. X 5909, 

Fortunatitsimus noòilissimusque princeps — 
C. VI 1032. 

Insictus princeps — C, V 7643, 

Optimus maximus et super omnes indulgen- 
tissimìis princeps — EE. 4, 791. 

Super omnes retro principes invictìssimus — 
C, VIII 6306. 
Auguslzis optimus — C, VIII 15, 436, 709, 966, 



y Google 



CAR 

Oplimas sancCisiimus pius felix Avgtislus 
dominut noster invictissìmus et omaium prin- 
eipum virlute benivolentia indulgentia exupe- 
rantissimus — C. XIV 2073. 

Dominut noster invktissimuì Augustui — 
C. Vili 7973. 

y^^ xbì aaUooTìi; SMn6z>ìs CIG. 2264. 2912. 
2913. 3485. 3844. 

ffmrijp TJji oijjf olxovfiéys]i CIG. 4680. 

fundatoT paci» Cohen, Med. Imp. 4, Car. 90. 

rector orbis Cohen, I. e. 541-547. 

festitutor urbis Cohen, 1. e. 522-542. 

àvixijroi, xal evtii-((aia[0( Jvjoxpihioff Latj- 
schew, 0. e. 1, 3. 

Magistrature e titoli. 
A. 196 Caesar. 
n 197 Imperator destinatua. 

« Pontifex. 

« « Fratrer Armlii C. VI 1053. 

" « Cooptatila inter sacerdotes in aede 
lovis propugnatori» conaistentes 
C. VI 2009. 

■> 198 Auguatus (prima del 3 maggio) C.VIII 
2465. 

1 201 Piua. 

n 202 Consul. 

K 205 Conaul II. 

p. 208 Gonsul UT, Imperator II. 

" 210 Britannicui. 

» 211 ArabicKS (dopo la morte del padre). 

1 » Adiabenicua. 

« 1 Parthicus maximal. 

n n Invictua. 

n « Pater Patriae. 

» " Pontifex Maximus. 

n 213 Consul IV, Imperator III. 

» n Germanicua. 

n « Felix. 

•> 215 Imperator IV. 

Le inscrizioni si possono distribuire crono- 
logicamente nel modo seguente; 

A. 196. 

A/. Aurelina Antoninus Caeaar C. II 1040. Ili 
154. 304. 1696 (?). 8387. 6163. VI 1050. 1051. 
X 1651. 3341. 5964. 7273. XI 8. XII 4345. XIV 
121. EB. 7,440. Cft. Zeitschr. d. Ver. d. Eh. Gesch. 
und Alterth. UI 1887 p. 515. FL. 2372. Cohen 
4, Car. p. 160 n. 148. p. 161, n. 155. 566. 582. 
586. 681. 

A. 197. 

Le iscrizioni riferentisi & questo anno offrono, 
secondo il tempo, due diversi titoli. 

I") M. Aureliua Antonimia Caesar C. VI 
224. 1050. Cf. Cohen, 4, Car, n. 74. 119. 120. 
IbO. 593. 597. 748. 



CAB 



107 



^) Af. Aureliua Antoninus Caesar Imperator 
deatinalus (nelle iscrizioni greche «èiaxqdiaig 
Meiyfiévoi) pontifex (sino al 2 giugno dell'anno 
seguente) C. TU 243. 10059. VI 2009. ÌX 4880. 

X 5174. XI 2913. EB. 7, 353. 390. WB, 122. 
BRh. 1G62. EB. 1. 13. BH. 1881 p. 156. Cf. Cohen 
4, Car. 53. 54. 83 (solo per eccezione o per errore 
il titolo di Augustus C. V 5259). 

A. 198. 

Imp. Caes. M. Auretius Antoninus Augustus, 
pontifex, triòunicia potevate (2 giugno). ~ ]1 
Wilmanns (Eiempla etc. 2 pag. 519)' osserva; 
" Ceterum vide ne duplex fuerit ratio numeroram 
tribunicia poteatatis, altera iucipiena ab anno 198, 
eaqae solemnis et legitima, altera ab anno 197 n. 
C. ni 205. 218. 471. 1453. 3745. 4642. 4650. 
6071.6530.6723.6725. 10616. VI1052. IX 2122. 

XI 3876. Xn 7276. BE. 5, 1161. 1174. EA. 1888 
I p. 424. Cltì. add. 3837 (ròr nlóy ici«x»"^ 
/ieià toi maeSf). Latyschew 1. e. 1, 97. 109a, 
cf. Cohen 4, Car. n. 19. 64. 79. 82. 113. 116 
568. 571. 598-99. 615. 

A, 199. 

Imp. Caea. M. Aureliua Antoninus Aug. Pius, 
pontifex, tribunicia poteatate II {1 gennaio). 
C. 1111453. 3708.3733. 5823, VI1053. X7275. 
7560. XI 1025. 3876a. XU 1232. EE. 7, 354. 
0. 926. CIG. add. 4915*. 4701. Cohen 4, Car. CO. 
61. 162. 405. 497. 600. 

A. 200. 

Imp. Caes. M. Aureliua Antoninus Parthicus 
maximus, pontifex, tribunicia potestate III, con- 
iai., proconsul, p. p. C. II 1669. 1770. Ili 4622 
7602. 7603. 7604. VI 225. 1054. X 5052. xf 
1322. CIG. 3178. 4154 et. Cohen 4, Car. n. 181. 
405. 413. 415. Car. et Gete p, 244 n. 5, 

A. 201, 

Imp. Caes. M. Aureliua Antoninus Piua Aug., 
Parthicus maximua, pontifex, tribunicia poti- 
state IV, consul, proconsul, p.p. CUI iS2.3ì20. 
4624. 4638. 4654. 5712. 5714. 5717. 5722. 5723. 
5746. 5750. 5978. 5981. 5982. 5987. 5990-95. 
7540. 10278 (cf. MOe. 11, p. 65) C. VI 1029. 1030. 
3769. Vm 10992. IX 5980. X 6908. 6929. XU 
5532. CIG. 1561. Kaìbel, Inscript. 917. Laty- 
Bchew. op. cit. 1, 3. 34. Cohen 4, Car. n. 173. 
175. 176. 183. 671; Car. et Gete p. 263, n. 1. 
4. 6. 

A. 202. 

Imp. Caes. M. Aureliut Antoninus Pius Aug., 
pontifex, Parthicus maximus, tribunicia potè- 



' Hm IDmncADD «rrorj dÌT«r^n» i»l campato degli 
li dalla pototoatè triboaicik: 

a) in mano C. IH 7fll)2-7S04. 75*0-5720. EB. B, i60. 
i) in pio EE. ^ 90S. C. Ili iti. 1452. X 7228, 



y Google 



108 C A R 

«a(d V, consul, proconsul, p. p. C. VI 226 8<t6 
1074. 103t. 1037. 862. 3774(?). BE. 7, 301 NS 
1892 p.480. CIG. 5973. et Cohen 4, Car n 2 
8. 16. 22. 175. 178. 68G. 692; Car. et lete 
p. 2t3, n. 2. 



Inip. Caes, M. Attrelìus Anlomnui Pìus Aug 
pontifex, Partkicus maximal, tribunicia potè 
state VI, COS., procos., p. p. C. VI 220 10^3 
1033. 1034. VIÌI 12. 402. IX 788, EE. 7 750 
NS, 1888 p. 389. CIG. 4965. cf, Cohen 4 Cat 
96. 121-123. 416, 419. 669. 

A. 204. 

Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus, Parthcus 
maximus, pontifex, tribunicia potestate 17/ 
fonsttl, imp. 11, C. HI 5993. VI 1035. XI 3086 
EB. 7, 104. BRh. 1406. CIG. 4980, cf. Lohen 
4, Car. n. 14, 15, 48. 125. 418, 513. 662 Sulla 
celebrazione dei ludi saecalares, avvenuta in 
quell'anno cf. EB. 8, p. 274. 294. Cohen 4 Car 
n. 48. 53 {Antoninus Pius Aug. poni tr p 
VII. COS. lud(os) ìaec(ulares) fec(it); n 555 
556; sacra saecniaria cf Cenaor. e. 17 Zosi 
muB, 2. 4. Herod, 3, 8. 10), 

A, 205. 

Imp. Caes. SI. Aureliui Antoninus Aagustus 
Partkicus maximus, pontifex, tribunicm } ote 
state VIII, consul II, imp. II, p,p. C, II 1170 
ni 1051. 4452. VI 1055, 1056. VH 229. Vm 
6306. IX 1609. EE. 5, 902 (eironeam. irti.^Josf. 
VUII). Cohen 4. Car. p, 146, 36-38 ; n, 93. 419. 
422 ; Car, et Gete p. 245 n. 8. CIG. 5884. 

A. 206. 

Imp. Caes. M. Aurelius Antomnus Pius Au- 
gustus, Partkiati maximus, pontifex, tribuni- 
cia potestate IX, cotisul li, imp. II, p. p. CIG. 
3791. 4084. cf. Cohen 4, Car. n. 424. 425, 426, 

A. 207. 

Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus Pius 
Augustut, Partkicus maximus, pontifex maxi- 
mus, consul designatus III, imperator li, p. p. 
C. VI 2836. X 5909. HS. 1889 paff. 41. EE. 7, 
1205, Cohen 4, Car, 409. 410. 430-445. 

A. 208. 

Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus Pìus 
Augustus, Partkicus maximus, pontifex maxi- 
mus, tribunicia potestate XI, consul III, imp. 
il, p. p. C. ni Dipi. XLVni. 5720 {per errore 
tr. poi. IX) 5808, V 4055, VI 210, 434. 716? 
Vili 2711. IX 4117. X 5064. 8010. FL.II 261. 
BH. 1887 pag. 450, CIG. 3770. Cf Cohen 4, 
Car. n. 126-128. 4Ì6-459. 517. 682-685. 

A. 209, 

Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus Pius 
Augustus, pontifex maximus, Partkicus maxi- 
mus, tribunicia potestales XII, consul 111, im- 



CAR 
perator II p p G VIH 460 9792 5496- 
Cohenl Car n 46 400 473 518 519 60H 618; 
rara la forinola pius felix 4ugustus EF 2, 
491 usata solo dopo la morte del paiire 

A 210 

Imp Cae^ M Aurihus Antomnus Pius Felix 
Aug tribunicia potestate Xlll consullll imp. 
Il j p. C. II 1037. V 4317. VI 1057, 1059, 
1076 IX 6010, XI 3087. 3716. EE. 7, 13, Nelle 
mtnete appare il titolo di Britannicus, cf. Cohen 
4 142 n, 10. 12, p, 154 n. 104. 185. 474-493, 

4 211. 

imp Caes. M. Aur. Antoninus Pius felix 
Aug pontifex maximus, Partkicus max., Bri- 
tannicus max., trib. pot. XIV, consul IH, imp. 
11 procos., p.p. C, m 467. XI 2096. XIV 1982. 
Nh 1889 p. 38. CIG. 3163, EA, 1892 p. 311 
n 53 Cf Cohen 4, p. 142 n. 27 [Concordia 
Augg) cf. 28, 31. p.l51. n. 84. p. 158 n, 186- 
187 194. 538. 634-642. 67S. 

A 212. 

Imp Caes. M. Aurelius Antoninus Pius Felix 
Aug pontifex maximus, Britannicus max., Par- 
tkicus max., tribunicia potestate XV, consul IH, 
imp 111, procons., p. p. BRh. 1424. C, II 6235, 
1671 [tmp. bis), m 3519. 5755. VI 1063. 1064, 
\I 3250, EB. 5,300. 338. 1232; 7, 96, 0. XIV 
119 Consul IV designatus: C. IH532.HI 4452, 
4639. X 6876. Cf. Cohen 4, p. 147 n. 44, p, 155 
n, IH. p. 158 n. 133. 195-208. 494-497. 611. 

A. 313. 

Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus Pius Felix 
Aug., Partkicus maximus, Britannicus maxi- 
mus; dopo la spedizione in Germania, Gcrma- 
nicus maximus (v, Eckhei 7, 211. 222. EE. 2, 
597: ob victoriam Oermanicam) pontifex maxi- 
mus, trib. potestate XVI, cos IV, imp. IH: C. 
m 202. 795. 796. 1378. 4628. 6324, 5704. 5735. 
5755. 5980. 5997. 5999. 1493. 11950. V 28. VI 
1065, 1066, 2001. 3773. VIU 10610, EE. 5, 519. 
G. IX 1609, X 5826. 6422. 7338 (erron. tr.pot. 
XYIl). Xn 3436. XIV 2073. 3391. EE. 2, 597; 
5, 519. BRh. 1959. 1962. 0. 928. WB. 1461. 
8M, 1877 p. 11. BI. 1883 p. 56. 59. Cf Cohen 
4, p. 144 n, 25. p. 154 n. 107; p. 158 n, 134. 
135. 136. pag. 160 n. 147. 152. 167. 211-«37. 
536-639. 579. 

A, 214. 

Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus Pius Velix 
Augustus, Partkicus max., Britannicus maxi- 
mus, Germanicus maximus, tribunicia potestate 
X VII, consul I V, Imp. Ili, procos., pater patriae. 
CU 3707. 4801, 6218. 6981, 6223. 6241, 4689 
4690. 4755. 4727. 4728. 4740. 4763. 4754. 4755' 
4801. 4804. 4837, 4842. 4843.4846.4848,4850. 
4872. 4876 (eccezionalmente im/Jerator IV f.sa. 



yGodgle 



CAR 
4740. 4876). Ili 5785. V 7780. VI 1067. 1068, 
2103. IX 5994. X 6922. BB. 4, 431. 5, 979. 
Cf. Cohen 4, Car. p. 141 n. 1. p. 158 n. 137, 
138. 139. 239-27.V Bevne des étuiìes grecqnee, 
1891 p. 297. 

A. 215. 

Imf. Caei. M. Aurelius Antoninus, pontifex 
maxiTims, Parthicus masimui, Germanicus ma- 
ximus, Britannicus masimus, tribunieia pote- 
slate XyiII, consul IV, Imp. Ili, procos., pater 
patriae C. IH 1063. 3629. 138 ; princeps maxi- 
mus C, m 5997. 5980. 5998. 5990. VII 1043. 
Vin 7973. 11022. XIV 1226. BE. 5, 1149; 7, 
567. CIG. 4989. Cf. Cohen 4, Car, 276-235. 

A. 216, 

lììip. Caes. M. Awelius Antoninus Plus Felin: 
Augustus, Parthicus maximus Germanicus ma- 
ximus, Britannicus maximus, pontifea; maxi- 
mas, tr. pot. XVIIÌI, eos. III!, Imp. Ili, prò- 
eons., p. p. C. IT 2663, HI Dipi. XLIX, 1697, 
1070. 1595. 207 {inuictus tmperator). C. X 6854. 
XI 628. XIV 2596 (princeps iweniutis). EE. 5, 
U02;l,h%\(AureUiv,sSevertt3). 631. 633.635. 
Vedi Cohen 4, Car. n. 336-370. 523. 

A. 217. 

Imp. Caes. M. Awrelius Antoninus Pius 
Felix Augustus, Britannici^ maximus, Par- 
thicus maximus, pontifex maximus, tr.pot. XX, 
imp. ni, COS. un C. ni 711. 712 {dominus 
poster). 3907, VI 1009. VH 217. BE. 4, 791. 
C. II 4889. 4676, 2661. EB, 5, 1120. Cf. Cohen 
4, Car. 372. 404. 647. 652. 653. 654. 657. 

Divus. 

Dopo la morte dell'imperatore Macrinua, si 
riscontra l'epiteto divus conferito aCaracalla nelle 
inscrizioni di Elagabalo e di Alessandro Severo. 

«) nelle inscrÌKioni di Elagabalo: 

C. n 4766: divi Antonini Pii Magni 0o. 
cf. 4767. 742 (sacerdotes parenlum imp. Anto- 
nini). XII 4848. 5537. VI 1078. KA. 1888 
p. 180. 

j^ì nelle inscrizioni di Alessandro Severo ; 

C, VI 1083 (divi Antonini Magni Pii /il) 
VII 585. ef. Vm 12404.4766. 4769. 4805. IX 
4853. XII 3163. 8. 108, 109. X 7278. 7279. 
XIV 3514. BEh. 1960 1961 RA 1892 II p 392 
EE. 5, 1313. 1144. 553 74 72, 7, 653 602 
792 (fiaminatus perpetuus d Magni Antonini 
Pii) Cf Cohen p. 145 n 33 34 

Molti<i3Ìme delle inscrizioni di Caracalla non 
SI possono riferire ad anno determinato e restano 
quindi di scarso ainto per la cronologia di qnesto 
momento di storia imperiale Alcune perb bi pos- 
sono restringere entro un limite di tempo, altre 
invece nmangono assnlut ara ente incerte 

Al periodo di regno comune col padre (a. 198- 



CAR 
211) si debbono ascrivere !e seguenti i 
CU 259. 810, 1670. 1664, 1969. Ili 75. 1127. 
1174. 1343. 1377. 1439. 1564.1602. 1780.2862. 
3342. 3346, 3391. 3518, 4623. 4650, 5166, 5824. 
.'■.508. 5536. 5727. 6943. 10119. V 1761. 2816, 
2821. 5806, 7980. 7643. 8063, VI 120. 180, 354. 
410. 419. 461. 570. 643. 738. 883. 935. 938. 
1039. 1041. 1042. 1047. 1060.1061.1062.1997. 
2388. 2837. 2838. 3401. 3770. VU 269. 482. 837. 
VUI 12349. 14457. IX 38. 2166. 2204. 2950. 
2997. 8425. 4958, 4959. X 1585, 3325. 4584. 
5333. 6487. 6655. 7336. 7503. 8022. 8025. 8262. 
XI 3784. 3785. XII 2183. 2491, 4323. 5426. 
XIV 2072. 2101. 2255. 2803. EE. 2, 982; 5, 508. 
FL. m 988. 1044. 787. 1700. — lourn of hellen. 
st. XIII p. 259. EE. 1, 16. — RA 1892II p. 151. 
MOE XI p. 44. — Cohen 4, Car. 57. 67. 71. 77. 
80. 90. 108. 109. 117. 175. 526. 568. 589. 591. 
Al periodo che corre dalla morie del p.idro 
sino alla fine dell'impero di Caracalla (a. 221- 
217) si riferiscono le seguenti: CU 2661. Ili 
206. 466. 1453. 1565.4623. 4623. 532(. 5734. 
5735. 5808. 4230. 6530. 7645. 7690. 8705. V 
874. 1836. 8084. 8087. 8089. 8090. 8091. 8092. 
8093. 8096. 8097. 8099. 8104. 8107. VI 1061. 
1062. 1070. 1071. 1072. 2388. 3401. VII 311. 

VIII 15385. 15436. cf. 709. 966. 1615. 1798. 

IX 429. 5013. X 474. 6991. 7949. 8059. 8325. 
XI 596. 3876, XII 1851. 4347. XIV 122. EE. 7, 
1228. BEh. 1452. 1661. 1664. Kaibel, Inscript. 
1063. 

Non si possono distribuire cronologicamente 
lo seguenti inscrizioni: 

C. n 955. 1644. 3830. 4130. 4055. IH 180 
427. 3342. 3346. 3514. 8518, 4560. 5943. 6580, 
V 4192. 7865. 7866. VI 570, 1060, 1073. VII 
269. 62. 837. IX 2997. 2950. 3425. 4637. 4900. 

X 43. 414. 5802. 7277. 7471. 8044. 8243. XI 
2695. 3608. XII 5426. XIV 2497, 2977 BE, 5. 
776. 710. 335. 810. 822.823.1189. 1197. 1228; 
7, 141. 226. 355. 558. 638. 804.1100.026.627. 
583. BRh. 1661. CIG. 1075. 1185. 1619. 2091, 
2581. 2264. 2912. 2973, 2457. 3856. 4016. 4371. 
4663. 

Opere pubbliche. 

I recenti studu di topografia romana hanno 
messo in luce la grandp parte che la ilniastia 
Seienana ha avuto nella stona edilizia e monu- 
mentale di Roma, ma si noti che però non 6 
sempre possibilp distinguere quanto fu dal figlio 
inuiato da lui semplicemente continuato o 
compiuto Le ricerche epigrafiche nelle provincie 
romane hanno anche dato la conoscenza di mol- 
tissimi lavori di pubblica utilità impresi o com- 
piuti sotto il regno di Caracalla, e conferisccno 



y Google 



no e \ R 

naoTi elementi ppr conoscere la condizione del- 
l'Impero in quell'età, di cm le fonti letterarie 
danno di preferenia o l'inutile dett^lio o l'in- 
trij?o di corte 
In Roma 

I bolli imperiali portano le indicazioni C XV 
688 opus dohare d n Antonini Aug ex fìq 
Voconianis, oppure XV 744: op. dol. ex pr. M. 
Aur. Antonini Aug. n. port. Sic. od anche C. 
XV 769 a. b. op. dal. ex praed. Aug. n. fig. C. 
Per. TU. 

Iscrizioni di monumenti: C. VI 1033. Snl- 
l'arco di Settimio Severo, dedicato non Eolo 
all'eterno ricordo delle vittorie del padre, ma 
anche iniigmhts virtatièua eias. — C. VI 
1032. Nel Septiionio, — G. VI 896: Panlheum 
vetustate corruptum cum omni cuUu restitùe- 
runt. — C. VI 1031. Nel castello dell'Acqua 
Claudia (col padre a. 202). — C. VI 1034. Snl 
portico d' Ottavia (a. 203. col padre) ; incendi 
corruptum restitueriunt). — 1035. Sull'arco degli 
argentari (col padre). — 935. Sul tempio di 
Saturno (?) (a. 198/211 col padre): impp. Caess. 
Severtis et Antoninus Pii Augg. felices resti- 
tuer{unt). — 938. Sai tempio di Vespasiano 
(col padre): [impp. Caess. Severus et Antoninus 
Pii Augg. felicei ré\itituer[unt). — 883. Forse 
sul tempio della Fortnna muliebre sulla vìa 
Latina: Livia lD\rutÌ f. Hxor Claesaris Au- 
gusti'] Impp. Claes]s. Severus et AtUo[ni- 

nus Augg. et Gela nobilissimus Caeiar] el[lulid] 
Augimta) mater Aug[g . . . restituerent]. — 570: 
Serapidi deo sancto (Aedes, ara ? Cf. Spart. 
Car. e. 9). 

Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus. P. F. Aug- 
PaHk. max. Britt. max. pont. max. aquam. 
Maroiam variis caribus impeditam purgata 
fonte excisiì et perforati! montura restituta 
forma adquisito edam fonte novo Antoniniano 
in sacram Ifrbem suam perducenJam curavit. — 
Circo di Caracalla (?) Coh. 4, Car. 236. 237. 

In Italia. 

Ostia: EE. 7, 1265: Jmp. Caes. M. Aurelio 
Antonino Pio Augusto Pio. Augusto, felici, 
restitutori castrorum Osliensium (a. 201). C. XIV 
114 ne! teatro: 3£. Aurelio Antoninus Caesar 
(a. 196). 

Via Appia. C. X 8854 (Terracina Fundos); 
viam ante hoc lapida albo inuliliter stratam, et 
corruptam silice novo quo firmior commeantibus 
esìet per milia passum XXI sua pecunia fecit 
LXXI (a. 216). 

6922 (Benevento Caudiuni): munitiones alvei 
cenlabsas cum substructione restituit cf. IX 
5994 (a. 214). 

6908 (Capua-Calatiam) : marum ad iefen- 



CAR 

sionem viae vetuitate eollnpsuin rest'tuerunt 
(col padre e col fratello). 

6870 {ad pontem Capuanutn) ; viam inonda- 
tione aque (sic) mteruptam restituit. 

Anagni 5909 vram quae ducit in villam 
ìfaqnam nlice sua pecunia straverunt (col padre 
a 207) 

Via Puteoli-Neapolira. 6929. cf. IX 5980: 
(Foro novo Aeqnum tuticum) col padre, a. 210: 
ìabentem viam amplissimi! operibus susceperunt 
obiectisque molibus sua pecunia munierunt. 

Neapolis NS 1892 p. 480: ... Severus... 
et ... Antoninus molem novam ad defensionem 
viae adluiione maris corruptae f\e\eeTunt. 

Lanuvium. C 'Kn 2101: Senatus populuiq{ue) 
{Lanuvinus) tkermas ampliati* locis et eellit 
a fundamentis extruxit ae dedicavit ex quan- 
titatibus quae indulgentia dominorum nostro- 
rum principum h onorar iaT(um) summarum sa- 
cerdotiorum adquisita lunt. 

C. V 8063: Via Ticino Augustam Tauri- 

8083: Via Mia Augusta (cf 8087. 8089. 
8090. 8091. 8092. 8093. 8096. 8097. 8099. 8104. 
8107. 

Sardinia. 

C. X 8010. 8022: Via Caralibus Turrem. 

8025: Via Caralibus Turrem et Olbiam. 

Gallia Narhonensis. 

C. XII 3430 (Vintìo Eeioa) ponles viamq{ué\ 
vetustate conlabs(am) rest(itaic). — Cf. 3431 (?). 
3432. 3434. 3435. 3406. 5532. Via /fosioduno 
Genavam (col padre e col fratello). 

ffispania. 

C. n 6218 : Via Braeara Asturicam Quarlam. 

Germania. 

BRh. 1759. 1962. 1961. Via ab Aquis ad 
vicos Nottingen, Helmendingcn cf. 0. 928: ai 
Aquis mi). 

Britannia. 

C. VII 106: templum(?) de sua pecunia 
restituerunt (col padre e col fratello) a. 208-211. 

Africa. 

EB. 5, 1120: Via Cartkagine Tkagaslem 
restituii— 1159: Via Cartkagine Portum Ma- 
gnum {a. 216) — RA. 1888 I p. 416: Aquas 
Flavianas vetustatem collapsas per vexillationes 
militum suorum restituerunt (198-910). — EE. 
5, 1102; Viam Cartkagine Tkevestem- . .resti- 
tuii cf EE. 7, 572. 567. 627. 633. 635. 636. 
572. 583 (riferite all'anno tr. pot. XVIII, 216, 
tranne 567 {tr. pot. XVII!), cf. Willmanns n. 834) 
7, 556: Via Tacapis Capsam.— 561: Via Te- 
lepte Thevestem (a. 216) — 621: Via CilUo 
Tkevestem (a. 211) - W. 840 a. b.: Via Lam- 
baese Dianam. 



y Google 



CAH 

Jlaelia. 

C, in 5981 aegg. vias et pontes reslituit — 
ab Aug(iisfa) etc, fa. 201). 

Afacedonia. 

C. m 711. 713 (a. 214). 

Pannonia Superior. 

C. Ili 4639 (a. 212). 

Panitonia. 

C. m 206. 3733. 3745. 5981. 5982. 4017. 
4622. 4623, 4638. 4654. — MOb. 14, p. 92. 

Norioum. 

C. m 5755: viamiuxtamamnem Danuiium 
fieri iussit a Bonodurusalo ...? (press Passa 
fia) cf. 5704. 5750. 5720. 

Moeiia inferior. 

C. Ili 7602. 7603. 7604 (presso Hirschoua) 

Aita. 

C. m 467: (Troade) Provinciam Asiamper 
viam et (lumina pontibvt subiugavit {a, 211) — 
6723. 5725: Via Epipkaniam Ernesam (a 198) 
314: (Ancyra) (a. 217). — BH. 1878 piR 597 
Pisidia (a. 196-210). — C. IH 200 {Syiia) per 
opera della leg. Ili Gallica (a, 213-7) — BI 
1883 p. 83. Ponte sul fiume Chabina nella Cum 
magene cf EE. 4, 28 (a. 200 1 — RA 18 8 I 
p. 434 presso Sidon (miliarium X\ HI ^ ?) — 
CIG. add, 3857 d. Via Aeiani-B ~ 2 78 

Sull'acquedotto di Ephesus. 



P Sept'm'u Gela (fratell ) Geta 
P u sotto 8 tratterà spec al n t d 1 d 

figl di L Sepf m us Serer Q Ig 

soltanto le nscne on d Cara alH nelle quii 
s s orge la rasn a del nome d (. età o la so 
st tu7 one d altre pa ole jer dm trare la 
scrnpolos tà ed anche la rap d tà o de fu ese 
gD to 1 ord ne d nartelHn ente d to dall mpe 

'^ab reno la medes ma s rte le ns r z on 
Tcordant L Sept m us età C&esar p e C ^I 
1033 EB 4 78 come quelle r fer te ali m 
pe alar Caesar P Sept n m Gela p us Augn 
slus fé! x -p e C U 2 9 810 HI 75 18 
427. 471. 482. 1009. 1127. 1174. 1343. 1375, 
1439. I45I. 1602, 1780. 3346. 3615. 3733. 3991. 
3998. 4617. 4622.4624.4654.5156. 5187. 5536. 
5712. 5715. 5717. 5723, 6745. 5746, 5981. 5982. 
5987. 5990. 5991. 5993. 5995, 5996, 6222. 7603. 
7645. V 4317. VI 120. 180. 225. 354. 410. 1032. 
1033. 1076. 1035. 1056, 1075. 1076. 1500. 3778, 
VII 279, Vni 12142. 14457, IX 4958. 4959. 
S895. X 5909. 6908. 7275, 7503. 8010. XI 596. 
1322. 1926. XII 5532. XIV 2072. EE. 4, 778. 
789. 1035. 1056. 1075. 1076. 1500; 5, 400, 



CAR 111 

598. 618, 716. 822. 902. 927. 1161. 1189. 1193. 
1197. BRh. 1402. 1452. 1513. 1934. WE. 985. 
1482. 1377. 1482. 987. 990. BH. 1878 p, 597. 
CIG. 3841 d add. 3857d, cf. 1216- 1217. 2091. 
2591. 2974. 3956 b. 4701 h. 4609. 5884. 5956 b. 
4973. 6829. 

Il nome di Gela, che non si trova nelle 
inscrizioni che per rara eccezione (p. e, C, VI 210), 
non fu conservato che su qualche oggetto d'uso 
privato, p. e. Ili 5687 ao o sulle flsiulae acquarle 
che rimasero solt terra C XIV 1981. 1982. 
3636 5oll VIE 2801 bo 2812 e; CIG. 
add 3841 d nelle monete ^edi Cohen, Med. 
Imp Car e Geta e ''età 

Piantili» (moglie) — Era figlia dì Pliu- 
ziano citfadmo d origine africana e da Settimio 
Seroro innalzat< ai più eccelsi gradi dello Stalo. 
Pan alla sua fortuna furono la tracotanza e la 
superbia di 1 il che os perfino minacciare l'im- 
peratrice e Caracalla La sua auperbia passfi 
g-m limite quinJo egli nell a 202 tiusci ad 
unire la sua hglia Plautilla al gì vane Caracalla 
(v Cohen Med Imp 4 PJautilla Aug. n. 21). 



La dote che venn 


e data alla sposa poterà 


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d 11 g a d PI t 


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t 11 f 1 ti II 



1 Li 



I 



nd 



nel 210 quando Caracalla sali al trono 
Caracalla ebbe da PlautiUa due fìgl' un maschio 
\nt n no che morì bambino una femmina elio 
d v e la sorte della madre Nelle iscrwnni il 
omo d Phut Ha non si trovi che assai rara 
nente esse do stato emanat) lordine che easj 
ven sse eraso Eb C X 7336 Nelle monete Cohen 
Med Inp 4 p 243 Car. e PlautiUa 1-4, e p. 244 
n 149 come pure nelle monete di Corinto. Cohen 
1 e n 30 42 di Heliopolis, neUa Celesiria p. 247 
n 43 d Tjras,^ nella Fenicia, Cohen 1. e. 44. 

C. VI 120. 180. 220. 224. 225. 1074. 1500. 
VII 875. IX 4958. EE. 7, 438. 744. WE. 935. 
1500. Dumont Melangea n. 110 a. 

A. Taramblli. 

CARACTERARIA (ars). - Iscrizione di 
Lugudunum BL. p. 425: Aureli Leonlii, qui 

vixit annis XXIJJ artis caracte\ranae] 

Ausonia Amauda mater etc, H Boissieo (ivi) 
crede che sì alluda all'arte di scolpire iscrizioni 
in marmo e forse anche dì inciderle in metallo . 



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e AR 
CAKAEDUDIS. - Nome di divinità, noto 
di Astnrica, nella Spagi 



C. Il 5663 { =. BE. 3, 148): Caraedudi Franto 
Reburri f[iliiis) v. s. l. m. 

CARALES (Cagliari). - C. S 7522-7807. 
8323. — EE. 8, 709-723. — Città della Sardi- 
nia, secondo la tradiiione fondata dai Cartagi- 
ni'si (Paus. 10, 17, 9. Steph. Byz. a. v. Kd^eXig. 
Itela 2, 7, 123. Solin. 4, 2), e principale del- 
l'isola (Strab. 5, 2, 7 p. 225. Fior. 1, 2 [2, 6] 
cf. Ptol. 3, 3, 4; 8, 8, 3. Itin. Anton, p. 80. 81. 
82. 84. 85. Raveun. 5, 26). La forma plurale k 
comnniseiiua nelle lapidi e neg:li scrittoTÌ, eccetto 
Floro {1. e.) e Claudiano (de beli. Gild. 520) e 
g-li itinerarii (11. ce.). Di eeaa è menzione nella 
Eoconda guerra Panica (Lìt. 23, 40; 27, 6; 30, 
39), in quella portataTÌ dal console Ti. Senipro- 
nius GracchuB nel 577 u. e. ,Flor. 1,22 [2, 6} 
cf. Liv. 41, 6. 12), nelle guerre civili [Caes. beli, 
civ. 1, 30; beli. Afr. 98. Dio Casa. 48, 10) e 
nelle due spedizioni l'una contro Gildone (Clan 
dian, 1. e), l'altra contro i Vandali e i Goti sotto 
Ginstiniano (Prooop. beli. Vand. 1, 23. 25 ; 2, 13 
beli. Goth. 4, 24). Da due iscrizioni (C. X 7682 
78t4), che ricordano due Mii, l'uno (7682) cor 
tainunte, l'altro (7844) molto probabilmonto liberti 
del municipio Garalitano, potrebbe trarsi, che la 
città sìa sfata elevata a municipio da Cesare 
essendosi a lui conservata amica nelle guerre 
civili. Certamente al tempo di Plinio {nat. hist 
3, 7, 85) era « oppidum ciyìum Eoraanorum n 
Era inscritto nella tribù Quirina (C. Vili 3185. 
X 7587. 7598. 7599. 7603). 

Magistrati. — Quattvorviri iure dicunde 
(7587. 7599. 7600 cf. 7605), quinquennales (7587. 
7599); quattuorviri aedilìeia potestate (7600. 
7603). Dnbbio 6 il senso del princeps civitalis 
(7808) ; e il proeurator.... Karalitanomm (7828) 
probabilmente sta per actor. 

Cittadinanza e sonato, — Municìpium (7682. 
7844), civitas (ISOS) ; splendidisùmus orda (7917, 
7940), ardo (EE. 8, 718), decurione (7602. 
7604). 

Sacerdoti e Auguetali. — Ponlifem (7587. 
7605); fiaminicus (7602), fiaminica perpetua 
(7604); — magister AuguHalis (7552). 

Liberti del municipio. — 7682. 7844. 

Sotte Caralitani come teatimoni son ricor- 
dati in un diploma militare dell'anno 68 d. Or. 
(C. X 7891). — Un eenturio princeps? le- 
giionh) XIIII Gem[inae) Caralitanus (C. X 
6574). 

La città {Karales) è ricordata in parecchi 
miliarii (C. X 799. 8000. 8001. 8006. 8011. 
8019. 8022. 8025. 8027. 8031. 8033; - EE. 8, 
743. 747. 757. 760. 761. 762. 770. 772-779. 781- 



CAR 
782. 787. 791. 792-794. 796. 798. ■ 



NS. 1892 



EdOMNCEK, C. I. LKt. S p. 477. 

CARARIEN8ES (cultores). - Si hanno 
in una iscrizione di Sigus nella Numidia (C. Vili 
10857): Neptuno Aug{usto) sac{rìtm) cuttores 
Cararienses v(atum) 3{olvit) l{ibens) a{nimo). 

CARAUSIA. - Y. Valens. 

CARAU8IUS (M. Aureliua Valerins 
Fiii3 Felix iDTlctas). — Carausio, Menapio, 
avev^ atnto da Ma^eimino l'incarico di provve- 
dere alla sicarezza del mare presso Bononia, 
infestata da Trinci e Sarones. Egli ebbu il co- 
mando del soldati e della flotta del canale, ma 
pare che insnpeibitosi per la huona riuscita 
delle sue imprese, abbia cominciato ad agire 
per conti proprio Condannato a morte, cccupù 
la Bntannia (a 286), al che si riferiscono le sue 
monete colla leggenda; Expectate veni e colla 
rappri-sentazione del genio della Britannia (Cohen, 
54 segg ) Assonse i nomi di Imperafor, Cassar 
ed iujustus, che gli furono riconosciuti da Dio- 
cleziano e Massimino, dopo che nel 289 egli ebbe 
bdttufi I soldati mandatigli contro. Allora proba- 
b Imente assunse i nomi di M. Aurelius Valertut. 

helle sue mnnete 1 tipi sono ripetuti da 
quelle di imperatori precedenti: sono più note- 
voli quelle Carausiui et fratres mi, nelle quali 
accinto 1 luì si vedono Massimino e Diocleziano 
(Cohen 7 p 43), Moneta Auggg. (Cohen 177), 
Laetitia Auggg (Cohen, 129), conservatori Augg. 
(Cohen, 49), Comes Auggg. (Cohen, 27), Hila- 
ritas Auggg- (Cohen, 104), Paio Auggg. (lliv. 

Non s'ha memoria che egli ibbia coperti la 
carica di console, hcncl Ènnam ta(Chn 
51) si legga COS. HI. 

11 suo dominio durb p u a n 1 bn n 
snltato di assicurare la t nqn 11 tà d di 

Nord. Senonchi nel 2 3 f di p 

fette dei pretoriani. Ali f h P 1 

posto (Entrop. 9, 2. I pa C n ta t 

12, 21. Aur. Vict. C; 39 20 21 J dan 
Rom. 297 etc.). Cfr. S h 11 G h d m 
Kaiserz. 2 p. 127 aegg) 

CARB0NARIU8 - I ne d B ne 

ventura C. IX 1716: M Eg [ t ] M U b t ) 
Pamlpìhili carbonari t d R ma C \I9235 
Locu.1 Caeciliae Arratis se.... carbonaro quem 
emit ab.... etc. ; Q23G:... [/iUus}ì Acili v{iri) 
v(enerabilis) carbonaruls] eie. Cf. PUut Casin. 
2, 8, 2. Tert. de carn. Chr. 6. Bltimner, Tech- 
nol. etc. 2 p. 347. 

CARBULA (Aimodovar dei Rio). - Città 
della Baotica, presso Corduba, sulla riva del 
Bactis, da Plinio (nat. hist. 3, 3, IO) poeta tra 



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CAB 
le città del ' conTentus Cordubensis '. Dolio po- 
che laiiidi loculi (C, Il 2322-2325), una (2322) 
è posta a Vespasiano (a. 74} dai pagani pagi 
Carbulensìs; il che pare riferirsi a un muta- 
meiito posteriore nell'ordinamento della città, 
ricondotta circa quel tempo alla condizioue di 
pagm. 

HUEaUEB. C. 1. Lat. II p. Ì2Ì. 

CARBUNCULOS. - Nel senso di gemma 
(Plin. nat hìst. 37, 7, 92 segg. Isid. orig. 16, 
14, 1) ai ha in due iscrizioni, che descrivono 
ornamenti di statoe di Iside: C. II 3386:... in 
basilio uaio et margarita «(amerò) VI, ima- 
ragdi duo, cylindH n(uniero) VII, gemma car- 
bunclui, gemma kyactnlkm, gemmae ceraumae 
duae etc. ; — XIV 2215:... corona analem- 
psiacal cum gemmis topaios nfumero) XXI et 
carbunculos n{wnero) LXXXIII etc. 

CARCASO iCareassone) — Città della Gallia 
Narboneusis, nel territorio dei Volcae Tectosagi 
(Ptol. 2, 10, 6 cf. Caes. beli. Gali. 3, 20): Car- 
cassione nella tabula Peutingeriana (2, 2), e Ca- 
stellum Carcansone (IfJn. Hieros. p. 551, 9), Car- 
easiona (Ravcnn 4 28) Careasum (Plin, nat 
hist 8 36) riinio n e ) la pone fra le citta 
di dmttD latino, e unais^ruione (C. XH 5371) 
ricorda un C Cominius C f Volt{inia) Bilulio 
prait{Oì) c(oloma) I{uhae) C(arcaaonis) ; da cui 
appare essere stata iscritta dopo divenuta co 
Ionia romana nella tribù Voltinia, che ricorre 
pure in un altra lapide (BRh, 946 (Bretzenheim) 
C. lulius C. f- Vol(tinia) Carcfasons) Niger 
milea legìonia II etc). 

HlKSLKFELD. C. I. Llt. XII p. K!2. «21. 

CARCER — Nel significato proprio della pa 
rola {cf. Cic. Catil. 2, 12; Verr. 7, 28, 29 30 
prò Piane. 12. Tac. ann. 4.68; C, 40 etc.) si 
ha nel frammento, di un editto del governatore 
della Numidia (EE. 5, 1268 ... in carcere co\n\ 
ìtitu[i tame\n ? debent ab ordi\_n\e civitatlijs etc ) 
Spesso negli atti degli Arvali (p. es. C \l 
2041 lin, 1 ; 242 lin. 20 etc.) sono ricordate le 
careeres o ricint<i del circo ove si tenevano i ca- 
valli, le bighe e lo quadrighe per lo corse (Varrò 
1. 1. 5, 153 cf. Cic. Brut. 47. Vergil. Georg. 3, 
101; Aen. 5. 145. Horat, sat. 1, 1, 114 etc.). In 
un frammento anai si ha proprio per la prima 
volta earcar{es'i circi (NS. 1892 p. 270). 

Frequente è invece la menzione nelle lapidi di 
militari, che sopraintendevano allo carceri proprie 
degli acquartieramenti militari. Il nome È vario : 
a) Car<;«rariaa : Karc(erariuì) 0. Oalpur 
rtius Seoeras, nella cohors V dei Vigiles (0 VI 
1057, 7 lin. 4) ; — Caricerarius) C. Mtimmtui 
Vitalis, nella^stessa (C. VI 1058, 3 lin. 7), — 
Kar(Mrarius) legiionii) C. IH 10493. 



CAR 113 

b) Agens curam carceris: Etpinius Fe- 
stianus frumentariui leg{ionis) I adiutrich agem 
euram carceris etc. (C. Ili 433) ; — Aur{elixì) 
Artemidor^ut) b ene)fìieiarim) leg{ati) Ug[ioniì) 
li ad{iutricis) p(iai^) /{idelis] S(everianae) ageni 
c(,uram) c(flrceris) (C. UI 3412). 

e) Opti» caPCeris: ... optio karc(eris] ehor- 
(tu) XII urb(anae) Gordianae (C. VI 531); ~ 
C. Luccius C. fil{im) Stell(atina) Sahinus.... 
militavit in cok{orte) I itrb(ana).... optio vale- 
tudUnarii). optio carcaris etc. (C. IX 1617); — op- 
[t^ionis karceris ea: cohort{e) XIII wban{a) etc. 
(OH. 6808) ; — ... opt{io) car(ceris) Noni Blande, 
frammento di latercolo delle coorti dei vigili 
(C. VI 240C); — ... mit. ckot. Ipraetor., optioni 
carcaris etc, 

d) A Gommentarìis custodìamm; Sex. 
Cetri Sev[e]ri spec(ulatoris) bene/iciari(i) Getan, 
ab com(.m)entari[is'\ custodi flru[m] (0. 3206); — 
M. Apicio T. Kilio) Cam{ilia) Tironi .... evo- 
cialo) a comment{arÌs) cust{odÌarum), optioni, 
evociflto) salar{Ìorum) etc. (C. XI 19). 

Il dubbio, se in una lapide (BEh. 452) posta 
a un [Opp'ìonio Pfl(er[no] p{rincipalif) b{ene- 
fictarw ") 1 ej; ca kj(wn s) /sia da sciogliersi 
ìB ex ca(rce>arto) o non piuttosto ea; ca{ndi- 
dato] Biei~oine v rrebbe il Lauer cons dorando 
che mancano esempi finora di carcerarli perse 
di 1 gion'ir ed essendo la custodia delle carceri 
militari affidata a dei princpa/es del rorp , 
come p e beneficiarti opliones frumentari etc ; 
questo dabbio è ora tolto per la lapide su rife- 
rita (a) che 01 cifre appunto m kar{ceraritt)) 
leg(tonis) Seconio lui pare eie affidandosi di 
preferenza tale custodia ad optiones col tempo 
siasi detto optto carceris il custode propri delle 
medesime anche se la persona non era in vero 
optio (cf C IX 1617 Cauer Bphem epigr 4 
p 4''2 segg) 

CARDO — V Centuria 

CARDULORUM (cohors) - \ \ arda- 
lomm cohors.. 

CARDUS, — Delle due specie di cardi, 
l'uno silvesCris (Plin. nat. hist. 20, 262. Vergi], 
Georg. 1, 151 etcì, l'altro sativus od hortennr, 
il nostro carciofo (Plin. nat. hist. 19, 152. Colum. 
11, 3 etc), l'editti) di Diocleziano " de pretiis 
rerum n (C. m p. 1933) accenna probabLlmenta 
alla seconda, e ne distingue due qualità : 6, 1 : 
hem cardai maiores n{umero) quinque (dena- 
rios) decem, 2 Sponduli n'umeró) deccm (dena- 
rios) sT 

CABEIAE (GaUra). - C. XI 3759-3776. - 
Stazione della vu Clandia o Clodia, a non molta 
distanza da Roma ricordata negli itinerarii (An- 
ton p 300 Tab Peuting 5, 4 Eavenn. 4, 33) 



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lU 



CAB 



e da Frontino (de aquis o. 11) : « {Alsiotina, 
aqua) ooncipitur ei laon Alsietino via Claadia 
miliario quarto decimo, deveriiculo dextrorstiB 
pasenunt sex. milinm quingentoTumn, e e. IT: 
u cnm es laou Alsietino et deinde circa Careias 
es Sabatino (Alsietinara aquam) [accipiat]». Il 
Bormann osserva: «Intra cuius dritatis terri- 
torimn Cireiae fuerint neseic. Credibile tamen 
mihi videtui, cura via Claudia sive Clodia mu- 
nita praefectura Claadia constituìta sit, cuius 
sedes esset Forum Clodi, intra hanc praefectu- 
ram hunc quoque locum fuisae, ubi easet prima 
statio viae Claudiae dietans a Foro Clodio fere 
19 chil. n. Le iBcridoni non offrono notizie 
importanti. 

BoRMiHN, C. 1. lat. II »3. 

CARENSES{.S'3n(flfla'-a). -Città nella Tar- 
raconensis, nel conventus Caesarangustanus, di 
condiziono stipendiaria (Plin, nat. hist. 3, 24 cf. 
Eav. 4. 43). Una fiammica (della proTÌneia Hispa- 
nia citerioiis) ex (cotwentu) Cae'araug{vstano) 
Karensis è ricordata in una lapide di Tarraca 
(C. n 1242), e un Porcili» Felixs K[a]resis in 
una (2962) delle scarse lapidi locali {C. II 2962- 
2972). Il nome si ha pure in un miliario dell'a. 134 
(4906): a Cara m. p. III. 

HUBBNEB. C. I. Llt. II p. 402 987. 

CARES. — Città della Sardinia, ricordata 
come patria (Cares{Ìo)) d'un soldato delia cokors 
II gemina Ligurum et Cursorvm in un diploma 
di NervB (C. X 7890=111 p. 861. 1967 dipi. 
XXVI). Il Mommsen (ivi) ricorda i K«^^<'awi di 
Tolomeo (3, 3, 6) e suppone che si riferiscali') 
alla stessa città. Il Tamponi {NS. 1890 p. 363 
segg.) notando che non tì sia identità tra cesa e 
ììforwn Caris dell'itinerario Antoniniano (p. 80), 
crede che essa corrisponda al luo^o oggi ancora 
detto Caresi, presso Terranova Fausania. 

CARIA. — Regione dell'Asia minore, che ad 
oriente confina colla Ljcia, a mezzogiorno e ad 
occidente col mare, a nord colla Lydia e la Phry- 
gìa (Plin. nat. hist. 5, 29, 1 segg. Liv. 36, 16. 
Capell. 6,686. Solin. 40,15, Isid. orig. 14, 3, 43. 
Mela 1,16, Corn. Nep. Ages, 3. Front strat. 1, 
8, 12; 3, 2, 5 cf, Eamsaj, Hist. geogr. p. 722), 
Dopo la guerra con Antioco nel 564 u. e. fa 
data ai Ehodii [Diod. 29, 11), dopo la gue-ra 
con Perseo nel 586 fatta lihera (Poljb. 30, 5; 
31, 7. LiT. 44, 15. Appian. Sjr. 44; Mithr.23). 
Nel 625 nell'ordinamento dell' Asia fatto da 
Manio Aquillio, dovette essere comprosa in quella 
provincia, alla quale poscia appartenne (Cic. pr. 
Fiacco 27,65), fatta ecceaione per Ehodus e la 
Peraea. Cf. Asia 1 p. 715 segg. 

No ll'ord in amento governativo dioclezianeo fu 
provincia a sé della prefettura d'Oriente e dipen- 



CAE 
dente dal moarim dioeceseos Asìafiae {Not. dign. 
Or. 1 , 101 ; 2, 39 ! 24, 5 = 14 Seeck pag. 4, 6. 
53. Laterc. Veron. 3, 7. Polem. Silv. 7, 6. (cf. Asia 
p. 732 seg.). Capitale ne era Aphrodisias (f/tpo- 
noli? Hieroch 688,10. Epistola Leonis imp. in 
Labbei concil. 9 p. 267. CIG. 2712 lin. 14. 2746). 
Aveva a capo un 

Praeses (Not- dign. Or. l, 101 Seeck 
p, 4): 

Aiirel(iue) Marcellus w(iJ-) p{erfectisnmìli) 
praes[es) proviinciae Cariale'], sotto Diocleziano. 
C. m 449 ; 

Fl(avius) Baralach (?) oHarisùmus) praeses 
Cariae, sotto Teodosio II e Valentìniano HI. 
C. Ili 7152; 

ri(aTÌus) Costantius, o ìa/mQÓtaio^ ó ^ 
ye/iùiv probabilmente appartenente alla genera- 
zione posteriore e quella dell'imperatore Con- 
Btanzio. FL. HI 593. 

Fl(avius) QTiint(as) Eros Monaiios ó rfin- 
a^ftoTiitog ^ycfi'òi' sotto Constanzio. CIG. 2744. 

Fulvins Asticos ò ^ytfiùy ó Óiciatiftoiaxoi 
gotto Diocleziano C. Ili 480. 

In Hieroolee (687,7) la provincia è detta di- 
pendente da un consuiarìs. 

CARICA. — L'editto dì Diocleziano ' de pre- 
tiis rerum ' (C. Ili p. 1934) ha: 6, 84: Ficus Ca- 
ricai ti(umero) bigtnCi quinque (denarios) quat- 
tuor; 85: Caricae preuae siextaTium) umm 
(denarios) qualtuor. Un'iscrizione di Eoma (BM. 
1887 p. 4) ricordando un banchetto dei negotian- 
tes corani, ha: [mluataciim et palma et carica 
et pir{a). Su questi fichi socchi, detti così dalla 
loro provenienza dalla Caria, v. Cic. de div. 2, 
40. Plin. nat. hist. 13, 51; 15, 83. Ovid. met 8, 
C74; fasti 1, 185 etc. 

CAKICIANA (Diana). - C. VI 181 : Diana 
Cariciana M. Aurelius Caricus oqvarius huius 
loci cutn li&ertis et alumnis sigillo Dianae etc. 
Indubbiamente il predicato è in relazione col 
cognome del dedicante ; ciò che è frequente anche 
per altre divinità. 

CARIETUM (cohors). — C. V 4373: C 
Me$o C. f. Cla{adia) Saxoni primo pilo, prae- 
f[ecto) coho t[is) p fi t ) f i { ] p t' 
/ic{i), quinqueni I) h C m tV ae 

sum. n nom t tt d 11 I I 1 à Ca 

rietes, nell'H p T rd ta d 

PUnio siceon ip rt (al f CI 

niensis (nat. h t 1 3 26 f Pt 1 2 6 8) 

OARINAE - Q Ha i rti, d 11 tt d 
Roma, e prop m t i 11 E q 1 h 

il suo punto pi t 11 d h 

di s. Pietro \ 1 h d 1 

deva nella vallata ad occidente verso il foro Eo 
mano, comprendendo cosi a un dipresso lo spazio 



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CAB 

tra la Sutura al nord e il Colosseo a! sud, e le 
terme di Tito ad est e il wicui Ctprius ad ovest 
{Varrò 1. 1. 5, 47. 48. Dionye. 3. 22; 8, 79. Liv. 
26, 10. Dio Cass. 48, 38etc. cf. Becker, Top. p. 522 
seg^. Gilbert, Gesch.iind Top. 1 p. 163 seg. 168). 
Nella divieione SexvJana della città in tribù, ap- 
parteneva alla seconda, la Saburana; in quella 
di Augusto in regioni, alla terza, Isis et Seraph. 
Ivi sorgevano, al oltre tempio di Cerea e Tellus 
(v. Aedea p. 186), le case di Cicerone (ad Q. fr. 
2, 3) e di Pompeo (Veli. 2, 77. Auct. de vir. ili. 
84) cfr. Cic. de harasp. 23. Suet. Tib. 15. Serv. 
Aen. 8, 360 seg. etc. — Il luogo è ricordato da 
una lapide urbana; C. VI 9718: Olla L. Cluvi 
L. Uiberti) oleari de Carinis. 11 custos carina- 
rum di una iscrizione dell'età cristiana {C. VI 
9318) difficilmente sarà da riferire ad esso. 

CARINUS. - V. Oarns. 

CARIOCIECUS (Mars). - C. H 5612: 
Alarti Cariocieco L. ffispanius Franto em voto 
mcrum. Così una iscrizione di Tudae nell'Hispa- 
nia Tarraconensis. 

CARISTIA. — Una delle ferìae privatae, 
non della famiglia propria, ma dei parenti, cbe 
si celebrava ai 22 di febbraio, ft 1 q 1 
data leggesi nei fasti di Philo al mpl 

mente Caristia, di Polemius Sii Ca a 

gnatio ideo dieta, quia tunc ets fuer nt 
rum parentum odia, tempore obit d p ninu 
(C. I' p. 258 seg.) e nei Menolog t a (7fl o 
cognatio (C. I« p. 280). Nella lei 11 g A 
lapu et Hjgiae fL \I 10234 lin. 13) pani ente 
Item vai K{aleì ìas) JHart(ias) D e karae co 
inationis etc \ aleno Maximo (2 1 8) cos 
descnie lo scoio della fetta Convivi n et am 
sollpmne maiorcs instiluerunt idque car t a ap 
jcllaverunt cui praeter cognat s et adfines nem 
jnterponebalnr t si qua Inter necessar as per 
3 nas querella essct orta apud sacri meiisae et 
Inter 1 liantatem an murnm et fautur bus on 
rdiae adhibitis tolleretur cf Ov d fasù 2 
615 seg. Martial. 9, 55. lertull. de idol. 10. 

CARMEN. — V. Arvales p. 700 e Lndi 



CAR 



116 



CARMENTALIA. - Festa religiosa in 
onore della dea Carmenta o Carmentis, a cui 
un tempio (fanìim) sarebbe stata innalzato da 
Evandro, secondo una iiadizione suo figlio, se- 
condo un'altra marito, a pie" del Capitolium, circa 
il forum Olitorium, tempio che die' il nome alla 
porta Serviana detta Oarmenlalis (Dionys. 1, 33. 
Solin. 1, 13, Serv. Aen. 8, 337). La festa si ce- 
lebrava in dnc giorni del mese di gennaio e di 
cui il secondo pare essere state un'aggiunzione 



il ( 



= ni idiut) faniìtariai) : Kar- 



mientalia) (fasti Praenest. C. I* p. 231); — 
Car{mentaUa) (fasti Maff. C. I' p. 228 = VI 
2297); — Diei Carmentariorum (J&sii Philocal. 
C. I' p. 256); — Carmentalia de nomine matris 
Evandri (fasti Silv. C. P p. 257) ; {Carmentii 
partws curai omniaque'] futura; o6 qttam calu- 
sam in aede eius cavetur ab icorteis omnique] 
ornine morticino (fast Praen. 1. e). Come di- 
vinità tutelari del parto, le Carmentae eran due, 
Porrima e Prona e Postverta (Geli. 16,16, 4. 
TertuU. ad nat. 2, 11), e il sacrifizio era com- 
piuto da un (y.) Flamen carmeotalis e dai pon- 
telìci (Ovid. fasti 1, 461 seg. 629. Varrò J. 1. 6, 
12; 7, 84. Geli. 18, 7 etc). 

15 gennaio = XIIX K(alendas) Febr{ua- 
rias): Kar{mentalia) (fasti Praen. C. I' p. 231); — 
Car\mmtalia) (fast. Maff. C. I' p. 223 = VI 
2297); — Carmentalia (fasti Philocal. C. I' 
p. 256). I fasti Praenestinì aggiungono [I. e): 
Feriae Ciir\me'\nti ob eandem causslam quod] 

Jllidus. Hic {dlies dicitur institutu\s ab ] si 

Fidenas eo die eepiss[e'\t: probabilmente il noma 
mancante sarà stato quello di Mamcicas Aemi- 
liuB, dittatore nel 317 o 328 u. e. (Liv. 4, 32, 8) o 
d-Q S I dttat 1319 II d n 



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b t n t mp ali d 



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d glflhèlntn bban 

li t la a Ib (0 d fast 1 617 

gPltq tEmSefFtp 245) 

CAEMKNTALIS (flamen). - Uno dei jia- 
m neimmores addetto al culto della dea Carmenta 
(Cic Brut. U, 56), Un'iscrizione urbana ce io 
m stra ancora esistente al tempo dell'Impero, e, 
a d fferenza dei tre flamine^ maiores, che arano 
jatr ZI) appartenente all'ordine eqnestre; EE. 4, 
759 {= C. VI 3720) r Soli Lmae Apollini Bia- 
nde T Claudiuì Pallio proc(iiralor) Aiig(usti) 
YY hereditatium, proclurator) Alpium Graia- 
rum flamen Carmentalis, praef[ectut) gentium 
m Africa, [pr']ae{fectus} alae Flaniat milita- 
rilael Secondo l'Hirechfeld (Untersuch. p, 306) 
sarebbe lo stesso Claudio Poliione ricordato da 
Plinio epist. 7, 31. 

CARMINATOK. - Un collegio di lanarii 
carmitiatores (scardassieri cf. Varr, 1. !. 7, 54. 
Plaut. Men. 5, 2, 46. Plin. nat. hist. 9, 134; 
11, 77. etc.) si ha in Briiellum: C. XI 1031: 
d(is) M{anibv,t). Eaec loca sunt lanarioram car- 
minator{um) sodalici, quae fatiunt in agro etc. 
Nelle lapidi ricorre anche (t.) PectìnariuB , 
Pectinator. 

CARMO (Carmona). — C. H 1378-1390. 
5412-5436. ~ Città della Baetica tra Hiapalis 
e Astigi (Itin. di Vicarello C. XI 3281-328)4 



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116 



CAR 



Anton, p. 414, 2, Rayenn. 4, «), Kne.uwi- (Slrab. 
3, 2, 3). Knei^oi^ti (Appian. Iber. 25. 5P), ricor- 
data da Livio (23, 21, 8) e da Cesare (beli. civ. 
2, 19, 5) siccome una delie piìi forti della pro- 
vincia della Hispania. Singolare è che Plinio non 
ne faccia menzione. Era inscritta nella tribù 
Galeria (1380), ed è probabile che già sotto Au- 
gusto abbia ottenuto il diritto della latinità e 
la stessa cittadinanza romana (Kubitschek, De 
orig. trib. Rom. ]>. 136). — Munieipium è detta 
nelle lapidi (5120), le quali offrono anche 

qumwrviri (1379. 1380 cf. add. 5120), un 
praefectut C. Caesarìi quatuorvirali [potestate] 
(5120) cfr. quattuor virali potestfate) munert[sì 
edendi causa (1380), un pontifex sacrontm pu 
blicorvM municipalium (5120) o semplicemente 
pontifex (1380) un ponti{fex) dipi Auq{usM 
(5120) e un aiig{tir) (1380). 

HiiEBHEB. c. I. Lit. p. XLii. lee see. i 43 

CARNARIA. — Festa religiosa 1 b ata 1 
1 giugno in onore della dea Carna n 1 t mp 
che BMgesa sul (v.) Caelìna. Varr i N 

nius p. 341 : ' Quod Kalendis luni t pabl 
et ptivatuni fabatam pultem dis mactant Macrob 
1, 12, 81 : ' Nonnulli putaverunt lunium menseni 
a lunio Bruto, qui primus Romae e nsul factus 
est, nominatnm, quod hoc mense id eit Kalendis 
luniia pulso Tarquinio saorum Carnoe deae m 
Caelio monte voti rena faerit, Hanc ieam vita 
lihua humanis praeesse credunt' cf Oud fast 
6, 101 sogg. TertuJl. ad nat. 2, 9. — singolare 
è n ricorrere della festa in una iscrizione di 
Emona, nella Pannonìa snperior; C III 3893 
ZHis) m(tmiòus). L. Caesernìo Primitivo I/IfUI) 
v[iro) et dec{uriali) col(legÌi) fab(rum) et Olhae 
Primillae conÌitg(i) eius, leg(atis) ex tettamen 
t(i») eor{um) dec{uriis) JJIJ colKegit) fabr{um) 
Itti rosas Carnar{iis) dueant, (denartis) CC L 
Caesemius PrimiCioo» parentib(us) 

CARNEUS, — Iscrizione di Ebora nella Lu 
sitania C. II 125 : Carneo Galanticlji)ì(%) Caecilta 
etc Lo Steadìng (in Boscher'a Lexicon) non crede 
che sia da riferire all'Apollo Kngvùog, ma piut- 
tosto al xaQvov (corno) da Hesyohins dato come 
gallico, sicché nel m bb ' d' t il d" 

cornuto della nott d II m t p C It 

CARNI - CATALI - P p 1 Ip 

ani confine orient I 1 It 1 S di t 

studio del Benus C te d 1 g 

l'altipiano del fium II 11 H d 1 C gì 

e in parte pure fl I C t t E fi 

navano con gli I t I Car dd tto 

pie' della selva Pir t d d p If h 
Inngo le Alpi Ca h h d ti 

delle Giulie fin e t 1 d C 1 I f tt 

preaso Garkfeld \\ % f p t 



CAR 
zione posta appunto dagli Aelii Carni (C. Ili 
3915 = 10798: l{ovi) o{ptimo) maximo prò ia- 
lut(e) impieraloris) Csesaris Traiani Hadrian(i) 
Augiusti) Aelii Cam{i) cives Roman(i)). La qaale 
mostra come una parte della popolazione ebbe 
da Adriano la cittadinanza romana. — Quanto ai 
Catalì, essi abitavano nella parte montuosa del- 
l'Istria, ove probahilmente li ricorda tuttora il 
monte Catalano, da cui ha origine il fiume Ti- 
mavo: Catalan è pure castelliere al vallo romano 
(cf '^trab 4 6 9 5, I, 9; 7, 5, 2. Liv. 43, 1. 
Appian Illjr 16 Plin. nat. hist. 3, 18, 127. 19, 
130 20 133 24 Ufi etc. Ptol. 1, 26, 29. Mela 
2 4 2 Ravenn 4 37 etc). Galli Cantei sono 
detti a proposito del trionfo che su di essi ce- 
lehr nel 639 u e il console AemiHns Scaurns: 
C I» p. 49. Àf. Aemilius ìf{arciì f{ilius), Utici) 
n{epos) Scaurus co(»'s(mO d» Oatieis Kameii 

[De]c{embres) a(nno) BCXXXIIX. 

Augusto, vinti i Dalmati nel 721 u.c. e or- 
d nata a colonia Tergeste, pose le due popola- 

1 lioni alla dipendenza di lei, siccome si ricava 
d I decreto di Antonino Pio, che a sua volta mo- 
dificJj questa relazione di dipendenza: C. V 532 

2 lin I segg.; ex proximo vero, ut manifesta- 
lur cae?[rs](iiiw Utterii Antonini Aug(uiti) Pii, 
tam fehctter dyìsiderinm pulb'ìlicum apitd eum 
stt prosecutus impetrando, itti Carni Catalique 
attributi a divo Augusto rei publicae nostrae, 
prout qui meruissent vita atijue censii, per 
aedihtatts qradum in ewiam, nostram admit- 
[te'\rentu.r ae per hoc civitatem Romanam api- 
ieerentw et aerarium nostrum ditavit et curiam 
compleo[tt] et universum rem p(ublicam) «(o- 
saam) cum fomentis ampliavit etc. In ohe oon- 
aistesse il rapporto di dipendenza da Tergeste, e in 
chi, senso fosso moc[ÌScat« da Antonino Pio, s'in- 
tenderà meglio ove sarà trattata dei [v.) Con- 
tributi popiili. 

Bèni SEI L'Istria sino sd Angusta p. 52. ISl soEg. \bì. 
ne >^ — Mjmhsen, C. I Lst. Ili p. 4ii6; V l. 53. SS. 

CAENICUH (Iiilium). - lulinm car- 

CARNUNTI]M(/'flh-o?ì«;;). - CHI 4393- 

45^'> '181 6485 11086 1128G — C'ttà t 

ptt«dllP ddp n 

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e della Pannotiia, probabilmente circa il luof;o, 
dove s'incrooiaTano il fiume e la via, che dal 
mare Baltico menava all'Adriatico, via di gran 
momento per l'importaziono del snccino; almeno 
riirio (nat. hist. 37, 45) ricorda, che sottoMl 
regno di Nerone xm cavaliere romano, incari- 
cato dell'incetta di succino per un ' gladiafornin 
munUB Neronis principia, qai et commercia ea 
uxorcuit et lilora peragravit ', calcolù ' sexcentis 
milia passuum fere a Camunto Pannoniae abesse 
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I p d t [mp(, ( ) M P ] 

Cae^are) Aug{usto) {^(ontt^ce) m{axtmo) mp{ 
retore) X p{atre) p{atriae) coMsule) IV f 
ginato) gfnato) V; T{xto) mp{eraton) Ca s( ) 
A\u^{uHi) fiitio) impieratore) IV co{nì${ i ) // 
desiginato) HI, Domttiano Caes{aris) Aiig( t ) 
fillio) co{-!t)[s{ule) II], C. Calpet[ano] R t 
Quir[inale] Valer[io FeU}o leg(ato) Augi t ) 
pria) Ipriaetore)], Q. Elq\n\afSÌo C\ato l q{ t ) 
legiionis) XV Apol(linaris)l legiio) XiV Ip I 
{linaris)] (C. lU 11194-11196 d. a. 73 d C ) 
Ma il eh. Otto Hirsohfeld, di cui sono p 
tantissimi e degni di eomma lode i merit d 11 
esplorazione di Camantura e degli scavi d 11 
rovine della fortezza posta tra /"eiJ-oneH e fle ( h 
Altenhirg, ha giustamente rilevato il gr» 



essendo 
Cappad' 



mero di soldati della legione XV Apollinaris, 
morti a Carnnntum e mancanti di cognome (MOc. 
5 p. 217 seg.), oltre alla gran copia di tegole 
relative a quel corpo militare. Laonde 
> stato traslocato dalla Pannonia in 
sotto Traiano, è molto probabile che 
del secolo I, forse mentre 
regnava Tiberio (ci& che più piace al eh. Do- 
mazewski MOo. 10 p. 15) ovvero Claudio, la le- 
gione XV Apollinaris sia stata trasferita da Poe- 
t ' C t m ci le iscrizioni su citate 

pj rt f, ì t uzione nuova, o puro 

d d t d 11 hiberna. 

Il ast II d C t era fin da quel tempo 

1 t 1 p ) le delle foricstze linii- 

t fi d II F d p la divisione di questa 

p d II f te d Ila Pannonia superior. 

E d t d considerevole numero 

dp frtfit trre fortini. Nell'abbat- 

t g d f rt circolare chiamata 

Q d II tn 1 ecolo V VI d. Cr., 

f p rta d q 11 opere nell'estate del 

18J0 d i à D h Altenburg, sopra la 

p t 1 11 d tt £fl pietra [am Stein). 

El t t d 1 t li calcina, sopra una 

d 11 q 1 ! g il opra un'altra i.X. 

te LXIII {dir 11245), cioè l[e- 

} d ) il, j d a quarta] ; e sorgeva 

p t d m t ipetto a una murata 

11 tr h ai ata das Òde Scklosi 

(Il t 11 1 rt ) mparso, ma già prima 

m t d 1 k he la dichiarò testa 

d p t (& t b d K. Altad. der Wiaaen- 

h ft W \l 1854, p. 377 seg.). ~ È 

! quel ponte sia ripro- 



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118 



CAB 



bona) 1 \1 Claudiapta /idelis la YIII gemina 
la X\X Ulpta victriie e oltre ad esse la co 
hors ì iel a sagittariorum Né manca di veri 
Giniiglianza che anche il comandante della clas 
ìis Flai! a Pannomca nsiedesse a Carnuntun 
henchc cih non sia strettamente provato Qua» do 
la Rotitia dignitatum fu redatta (Occ 84 28) 
era praefectta claasis Hutncae Arrunto ((.or 
lUEtone pare di Carnimto] swe Vtaìomanae a 
Carnvnto traslata (Intgi corrjtto per ititerpo 
lazioni.?) A qnel tempo vi era pure la fabrtca 
Carnulensis senta la (Not dign Occ •> 20) 

^ulla SI sa finora delle canabae Carnuntma 
Certo t. che da ([nesta condizione col tempc 
Carnnntam divenne mumcipium Aelìum (EE. 
4, 895. 0. 2675 de! tempo di (Jnmmodo. C. HI 
4554. 4495 a. 178 d Cr), siccome Mursa, Aqoin- 
cuìii e Oviiava, e fn inscritta nella trihii Sergia 
(C. lU 4495. IIOIB. Vni 2G75. BRh. 204 cf. 
Hettner, De love Dolicheno p, 41 i archàolog. erte- 
sitO 1891 p 233 Kubitachek Imp Eom tributim 
descr p 22b seg) Secondo 1 n o av so a buon 
dintt crede 1 Domszewalt (MOe 10 p 15 seg.), 
avere Adr ano dato 1 ord na nento n un e pile a 
Car nntnra mentre s recava snlla t a In go il 
I an b e agg ungo parer che ti quel mc- 
dei n tempo inchp i \ dubona s a stata fatta 
da qaell mperatore la medes ma concese onc. 
Durando la guerra moiea da Marco Aurei o ai 
Marcomann (expedtt o Ger nan ca 9 r natica), 
per qualcl e tempo 1 mperatore ns ede a Car- 
nuntum (Eutrop 8 13 Aurei V et aee 16), e 
fu IVI che d È compimento al secon lo 1 bro dei 
suol afor sm (v 1 sotto tit 1» del secondo libro 
i« if Kaffyo rv ) Che T B ano stat i are Anto- 
n no P e pr a d lu no de Pliv è in 
qualche modo provai dalle lap d C VI 8878 
(cf lannot) e IH 44^7 

Circa la fine dell'anno 191 d. Cr. Settimio 
Severo, che nell'anno precedente area avuto il 
consolata, fu nominato governatore della Panno- 
nia. E ■ ' 1 193' n If 1 rta fbus repugnans 
imperat t app llatu apnd Camuntum Idibus 
Augustis ( ta 5 1) Li l g KIIH gemina 
vietrix h gì f tt n la dignità impe- 
riale, fa da ìu ata 1 m n ne in monete 
d'oro, d a (, nt li b nz (C h n n. 270. 275). 
Ora av nd a quant s mb a gli abitanti dì 
Carnunt m t n ent asme quell'atto 
dell'ese t la tta da mun p um fu elevata 
a colon a C m 4236 4567 4539 (posta, come 
pare, fra gli anni 198--09 o 211 212 cf. EE, 4, 
892 lin. 8 : Stpt. Carln-]. 894 b lin. 14 ; Sep, 
Carnu). I decurione» del municipio sono ricor- 
dati C. ni 4495. 4554; quelli della colonia 
42S6. 4567; deU'uno e deU'altra 4J70. 4410. 



CAE 

ITn ìllhtr iure d{t^mdo) del manie pio si ha 
4554 e nna lapide con 1 iscrizione Illh ir 
(C in 11253) rinvenuta nell anfiteatro si crede 
allnda ai po'ti donde i quattuoivin assistevano 
ali spettacolo Ui Auq{uUahs) mun[%Cip i) Ae 
l(t) kainiunli) si ha in 2675 Da ma dedi 
ZI 1 e fatta a VoU-anus Auy ustus] si conoscono 
due Augustal(es) curator{es) thermar(tim) che 
ai p Iranno riferire alla sovnntendenza dei bagni 
sulfurei di Seutìch Alterèurg molto tisati nei 
tem;i antichi e nei moderni Un servir col[o 
niae) A appare in 4539 Di collegi si conoscono 
fìi qui tre e sono un coUegiìtn veteianorum 
tentonai wrum con propri magistn (44960»= 
11093); una scote Variana, in onore delia quale 
nell'anno 243 d. Cr. un Ctaudius Verìssimus 
[pyeco q(ìiin)q(uennalii) posuit non si sa che 
cosa (4496 = 11096) e un collegium convetera- 
nofum, dì cui un magister era allora veliera- 
nus] leg{ionis) XIII! gem(inae) M{aximi\anae 
(11189). 

Nel novembre dell'anno 307 d. Cr. i Caesares 
ed Augusti si adunarono a Camuntum (Lactant, 
de mori persec. 29), e Licinio fu proclamato Aìt- 
gustus; e pare che in quel tempo sia stata eretta 
l'ara C. IH 4413: De(o) S(oli) i(nvicto) M{itkraé) 
fautori imperii mi lovii et Flerculii religiosis- 
simi iugusti et Caesares sacrarium rettitue 
riiit — Nel 375 d Tr \alent ano cun tar 
nuntum Illyr orum opp dnm i tro saet desertara 
qu dem nunc et squalens sed dactor exerc tus 
perquim oportunu ub f rs cop im ded sset 
aut rat o e statione j roi n a r pr n ebaf barba 
r cus adpet tus (Am Marceli 30 5 "j e d 
la emanò il suo rescritto sulla recrimm itio (Cnd. 
11 d 9 1 12 p d Id A g t Carnati*). 
Dpi d d II N 1 1 d g t tum (Occ. 

9 20 ^ 26 28) g d d Carnim- 



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b g ad t d 11 d I la il vil- 

laggi d D t hAlte bu g, e agli antichi sob- 
borghi si sono sostituiti i giardini al di sotto 
della città di Haimbutg. Quegli avanzi però per 
incredibile negligenza rimasero sempre negletti, 
finché diciassette anni or sono alcani dotti di 
Vienna, specialmente il Conze, l'Hauser el'Rirsch- 
feld, non vì rivolsero la loro efficace attenzione. 
Da allora infatti sono stati scoperte vestigia 
delle kibema, di bagni militari, acquedotti, san- 
taari, come p. e. di Mithras, luppiter Dolichenus, 
Silvanus e altre divinità, di case, cimiteri, vie 
atc. Oltre a ciò vi si é rinvenuta gran copia di 



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CiR 
moneto e anticaglie d'ogni sorta. Al mezzogiorno 
di Petronell si vede ancora al disopra del ter- 
reno alto circa 13 metii, l'avanzo d'un lanus 
quadrifrons, chiamato oggi VUeidenthor, co- 
straifo nel secolo IH o IV. 



J. W, KuBITSCHBK., 

CARSUTUM. - V. Antricum. 

CARO. — L'editto di Diocleziano ' de pretiie 
rerum ' (C, III p. 1933) sotto il capitolo 4 item 
carnii riferisce cinquanta articolL diversi di carni 
e grascie, fra i quali la parola caro ricorre nei 
seguenti: 4, 1; Carni[i] porcmae /tal{icum) 
p{ondo) unum {denarìos) duodecim; — 4, 2: 
Carnis bubulae Ital{icum) fiondo) unum (dena- 
rios) odo; —4,3: Carnis caprimie stÒe veybe- 
cinae Ital{icum)p{ondo) unum (denarios) <^c}to; 
4, 12: Ungellas laattuor et aqualiculitm pretio 
quo caro distrahitur. — Cf.nn decreto dei^ a 
fectus itrii C. VI 1770 lin. 12. 

CAROENUM. — Specie di vino cotto (Pai 
lad. II. 18. Apic. 2, 1 eie); nell'editto di D 
cleziano 'de protiis rerum' (C. Ili p- 1 31) 
sotto il capitolo 2 de vinis: 2, 13: Item car n 
Maeoni Halicim {se.vtanum) unum (dena ) 
triginta. 

CARPANTUS. - Divinità gallica, di cui 
non si ha menziono che in una lapide di Forum 
lulii, nella Galli» Narljonensis : C. XII 248: L. 
Valeriuì Quartus Carpanto viotum] s(ol>>ii) Hi- 
bem) m{erito). 

CARPENTARIUS. - v. Carpentum. 

CARPENTORATE {Carpentras). - C. XH 
1 157-1315. 5832-5834. - Città della Gallia Narbo- 
ncnsis, nel territorio dei Memini, tra Vasio e 
Avennio; forma p I' a d 1 ra C ianCo- 
rate (Plin. nat. h t 3 36) t C rpen- 

torate, come p. 11 N tt T 11 m (11, 

12r 'civìtas Carpe t t Ad usca) 

e negli Atti dei Idi I \ I { pisco- 

pus Carpentorat ) C l{ ) I K ) Me- 

m{inorum) è eh m n d Arau- 

sio (C. XII 123 ) 1 (" l 6 d dicata 

on'altra del luog (USS) WF mN s, che 
Tolomeo (2, 10 16) p 11 t t mtorio 

dei Memini, pnh hit ed dalla 

nostra città, elmptè Idq T 

Claudins Nero, 1 1 n 8 p 

ordine di Cesa ì d d 11 1 a 

Gallia Narbone (S t T b 4) "^ du h 
da Plinio 0- C-) d h d r bb a 

latinità, S'ignor q d tt 1 ttad 

nania romana; alluik fu meentta forse nella tribù 



CAB 119 

Voltinia (1187), Dell'ordiniinenfo municipale le 
lapidi non danna alcun ragguaglio, (ranne che 
in una (1188) si accenna al populus e in un'altra 
(1159) si ricordano sexviri e sexmrì AugustaUs 
et Flaviaies. 

HlRSCHFBLD, C, 1. L»t. IH p. 147. 

CARPENTUM. ~ Una lapide urbana (C, 
VI 3744), forse relativa a spettacoli dati da una 
coorte di vigili e dell'anno 362 d. Cr. ha; De- 
scriptio feT^iarum] quae in cohorte.... CI Ma- 
merlino e[t Nemttà] cons[ulihm). Matronae 
cum oarpentii sifon{ibwq . . , falc\ibu3\ ... un- 
c[mis\... h[alteisì] . . . . Altra di Sitifla nella 
Mauretania e rigaardanto un tempio (C. VII! 

8457): ...ai therm[aa exornandaè] 

carpenti capistellis et stroitlii ve eis cxar- 

natum .... Sul margine di cilindri (SI. 1, 1295) 

leggesi ; , . . rebuc — carpentum bona noeta 

vada dormitum. 

Al costrnttore di tali veicoli col nome di 
carpentarius, accennano Dig. 50, 6, 6. Lampr. 
Al S 52, 1, L'editto di Diocleziano u do 
p t um n (C, in p, 1935) sotto il titolo 

d m diòus operariorum 7, 10: Carpentario 

t up a diurni Idenarios) quinquaginta (cfr, 
M q a It Privatlehen p. 706. 713 seg. Blflmner, 
T hn 1 2 p, 325, 

CARPICUS. — Appellaiiro preso per vit- 
torie riportata sui Carpi, popolazione Sarmatica, 
dagli imperatori (v.) Philippus -Aiirelianus — 
Diocletianns — Maximianus — ConBtantius 
— Cìalerius. 

A una invasione dei Carpi nella Dacia nel 
secolo III accenna indirettamente un'iscrizione 
di Apulum : [/(oui)] o{ptimo) m[aximo) 0. Va- 
t{erius) Sarapio a Carpii liberatus prò salute 
sua et suorum vlfitum) !{ibens) p{osuil) (C. ni 
1051). 

CARPIS. {M Merissa). — Città dell'Africa 
proconsularis, sul golfo di Cartagine, tra Aquae 
Carpitanae e Aquae Cummitanae, ricordata da 
Plinio (nat. hist. 5, 4, 24 Carpi), da Tolomeo 
(4, 3, 7 Knpn(f), nel Ravennate (3, 5; 5, 5 Car- 
pai cf. Itin. mar. p. 493 Carpos); Karipii) in 
nna lapide locale (C. VID 994). In un'altra di 
Hippo (C. Vm 1206) è detta cofonio Mia Car- 
pitana, ci6 che dimostra esser divenuta tale sotto 
Cesare o forse anche Augusto. Delle tre lapidi 
che ne prevengono (C. Vili 993 = 12454. 994. 
W5= 2455) una (998) accenna insieme ad 
ad d u on a un saeerdos publicus, al 

/ amen p pe uu e ad una flaminica divae Pio- 
a t e a a ndicazione generale omnibus 

ono bu fan u riguarda un tempio dedicato 
a a dea (\ Le altre due ricordano, una 

(994) Costantino, 1 altra (995) Graziano. 



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12D CAfi 

CARPITANAE AQUAE. - v. A*iuae 

p. 575. 

CARPUNDA (dea). — Divinità celtica, 
ricordata in nna iscrizione di Poitiers (De la 
Ménardiere, Le culto chez les Pictons p 13) 

CARPUSCULUS. - Membro architetto- 
nico, di cui non Bon sicure né la forma ne la 
destinaiione. Secondo Palustre [Congres archool 
XLVI 1879 p. 198 eeg.) cajyuscuh sarebbero 
delle ant^fixes à don: faces, deatini^eB à la dé- 
coration des faStages, oìi ellea servaipn-t a relier 
les imbrices des pentes opposées". Una iscri- 
zione di Vienna, nella Gallia Marbonensis (C. 
XII 1904) ha: 'd{ecreto) tHecttrìonum) ftaminica 
Viennae tegulas aeneas aurata» cum carpuscuHs 
et vestituris basium et tigna Castori» et Pot- 
luci) Cam equis et siijna Herculis et Mercuri 
d{é) s(uo) d(edià) (cf. Allmer, Inscripf. de Vienne 
2 p. 293 sog,). Altra frammentaria di Aequum, 

nella Dalmatia (C. Ili 9768) ex pecunia 

honor^arialduoviratuusampliusex^eUertiii...? 
additis carlpusculis ìnauralis fastigi a[edis ?... 
fece']nmt. 

CARRUGA. — Cocchio a quattro ruote 
(Acron ad Horat. sat. 1, 6, 104. Suet. Nero 30. 
Martini. 3,62. Amm. 14,6 cf. Plin. nat. hist. 33, 
n, 140). Dig. 34, 2, 13 etc), di cui l'editto di 
Diocleziano « de pretiis rerum n (C. IH p. 1938) 
sotto il titolo de loramentis 10,1 ; Averta pri- 
mae formae in carnea (denarios) mille gain- 
gentis eh. 15, 87 (p. 1940); xagovxoi' pttiatSy 
Xu>ek fldfjfeou etc. Una iscrizione cristiana di 
Roma (0. 4131 = 4924) ricorda una schola ear- 
rucamm. 

CARRUS {Mara). Un' iscrizione di Reii, 
nella Gallia Narljonensis, È dedicata Marti Carro 
Cicino da un i. Pomf^eius) M. y(sic) Jlismus eie, 
(C. XII 356). Probabilmente il predicato accenna 
alla personificazione de! monte, delle Basse Alpi, 
la cui vetta si dice Pic-du-Gar. 

CARSIOLI [Piano del Cavaliere tra Arsoli 
e CarsoU).— C. IX 4051-4102, EE. 8, 196.— 
Città degli Aeqni, sulla via Valeria (Itin, Anton, 
p, 308. Tab. Peuling 6, 1 erroneam. Carsulis), 
nella regione IV Augustea. La forma Carsioli e 
non CarseoU è attestato dalla lapide 4067. Fu 
in origine colonia dì diritto latino, fondata da 
Roma nel 452 u. e., due anni dopo che nello 
stessa territorio era stata dedotta Alba Fucetia, 
dopo vinti i Marsi nella prima guerra Sannitica 
(Veli. 1, 14; secondo Liv. 10, 3. 13 in quell'anno 
sarebbe stata emanata la legge relativa e solo 
nel 456 vi si dedussero i coloni, che furono 4000). 
Che sorgesse nel territorio degli Aequi o Aequi- 
culi, È attestalo dagli scrittori (Liv. 10, 13. 
Plin. nat. hist, 3, 12, 106. Ptol. 3, 1, 56); Stra- 



CAB 
fra le città del Lazio (5, 3, 11 
p. 238), perchè in fatto gli Aequi ne facean 
parte. Nella guerra Annibalica fu tra le colonie 
latine, che rifiatarono contingenti armati a Roma, 
e nr- fu punita (Liv 27, 9i 29, 15); rimase perù 
Ada a lei nella guerra Marsica, e per questo 
devastata dagli alleati (fior. 2, 6), Ottenuta al- 
lora la cittadinanza romana, fu costituita a mu- 
nicipio e inscritta nd'a tribù Aniensis (40GI. 
4064 4075 4084 4085. 4095. 4096. 4101 ?). 
Spasso È ncordata negli scrittori, come p. e. 
Obaequens (52), Ovidio (fasti 4, 683 seg.), Co- 
lumella (3, 9, 2), Plinio (nat. hist. 17, 23, 213) 
e nel Liber coloniaruin (p. 239 cf. 254). 

Magistrati, — Quattuoroiri iure dicundo quin- 
quennales (4059), quattuorviri iure dicundo 4062. 
4063, 4064), quattaùrviri (4065. 4069. 4128); — 
quattuorviri aedilicia potcstate [iW2); — quae- 
stor rei publicae (4064); {curator?) annonae 
frumentariae populiiiue (4071>. 

Cittadinanza e senato, — Colonia (4067 circa 
del secolo forzo), res puhlica (6078, 55), popu- 
lus (4064. 4071); sunatus populmque (4056), 
senatua (4054. 4061), deeurionet (4063. 4067). 

Sacerdoti e Augustali. — Augur (4061); 
ordo Auguslalium Martinorum (4067), uvir 
Auguxtalis Martinwi (4071), Aagustalis (4058). 

Corporazioni. — Collegiitm fabrum ligna- 
riorum (4071\ collegium dendropkorum (4067. 
4068); Martini (^068 a. 4070). 

Patrono. — M. Metiliua Repentinus (4067). 

MOMUSKN. e. 1. Lit. IK p. 382 sog. 

CARSIUM {Illrschowa). - Città della Moe- 
sia inferior, non lontano da Axiopolis sul Danu- 
vios: Carso (Itin. Anton, pag. 224), Carsio 
(Tab. Peut. 8, 3), Carsion (Rjivenn. 179, 2, 186, 
14), KiiQaovji (Ptol. 3, 10, 10), A'«eo«i (Procop. 
de aed. p, 308, 25), Ku^aoì (Hierocl. p. 637), 
KaQiog (Const. Porphyr. de hem. p. 47, 15 cf. 
Noi, dign. Or. 39,22: « Milifes Scjthici Carso « 
sotto il diix Scythiae). Se ne hanno cinque iscri- 
zioni latine (0. Ili 7488-7492), ed è ricordata 
nella seguente di Dorosturura MOe, XIV p. 16: 
[rf(om;a«s) n{oiter) iìmpierator) Auret{ianus) 
vicit iimperavitque Palmyrenorum reginam Zey 
nobiam invÌio\sqae ante se barbaroram populus 
inler Ca]rsium et Sucid[avam funditm deleaitj 
etc. ; il supplemento è del Domazewski. 

CARSULAE (S. Gemini. Cesi, Acqua- 
sparto). — C. XI 4567-4631. — Città dell'Umbria, 
sulla via Flaminia, tra Tuder e Spoletinm, nella 
regione VI Augustea (Plin, nat. hist. 3, 113 et. 
epist. 1, 4. Strab. 5, 2, 10 p, 127; KéqoovXot): 
la forma Carsulae è accertala così da lapidi 
locali (4575. 45S3), come da altre di altri luoghi 
(C. ni 1188. VI 2379 lin. 29), Oltre a Strabene 



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CAB .. 

e a Ph 11 ) (11 ce ) non se no h^i ricordo cha in 
Tacit ove narra che l'esercito dei Flaviani vi 
riinasc nell anno 70 d. Cr. qualche tempo {hìst. 
) 60) Dalle lapili appare essere stata muni- 
cipium(4Slo 4579 4582. 4590), e inscritto nella 
Inbu Clusfomina (4572. 4573. 4575, 4577. 4579. 
4 SO 4585 4b0b 4611. 4613. 4GI4. 4622. 4023. 
4()24 - C III 1188). 

Magistrati - Quatluorviri (4572. 4585 cf. 
4i)82 quattaorviratua), quattiiorvìri iure dicun- 
do (4857) quat'uorviri iure dicando quinquen- 
j}i/eì{4580) quatluorviri quinquennaìes (4572. 
4t78) qtmquemales(A^l^ 457S); — qu'rttuorviri 
aeiiha (457*) a'.diUs . . . . 4-5S8. 4591); — 

duoviri iure dtcundo in una sol.i lapiilii dei primi 
tempi d Augusto (4575 cf. 4.')88j ; curator pecu- 
ntae fnimenlariae (4579). 

Senato —De wìobm (4567. 4568. 4579 4580 
4582 4^87 cf 4510. 4591). 

Augnstali — Seviri Augustales (4579 45'!2 
4584 4586) Auguslales {4573. 5480. 4582) ma 
giUer Auquitahi (4581); iexviri (4580 458"*) 

Collegi — Colkgius iuvenum (4579) tuvenes 
colleqiati (4589) xuvenea (4579). proairatoì tu 
vemm (4580) cf editor iuveitalìum. 

Un milite Carsulano della legio XIIF gemina 
C. ni 7797 = 1188 {G. Atriitì'C- (■ Crustumina 
Crescem), un pretoriano C. VI 2379 lin. 29 (Sex. 
Nummius Pacatm). 



I, LU. XI p. Mt 98 



- 1. Sciiw 



CARTEIA [El Rocadillo). ~ C ttà 1 11 
Baetica, sullo stretto di Gibilterra (It A t 
p, 406. 3. Havenn. p. 305, 11; 344, 5), g 

abitata dai Fenici e detta anche Tarte ("W 1 

2, 6, 9). alleata di Annibale nella seco 1 g 
Punica (Sii. Ital. 3, 396) ; più tardi, p g t 
dai Romani, questi vi dedussero nel 583 
una culonia latina, che fu la prima fon 1 t f 
d'Italia e della GalUa Cisalpina (Liv. 4S 3 1 4) 
Secondo l'Hiihner (CU 151. 242. p. 875J Car 
f«ia era fra le nove colonie che Plinio ( t h t 

3, 12) annovera, nella Baetica (cf. H q aidt 
Staatsverw. 1' p. 257). Le iscrizioni eh p 
vengono sono scarse (C. II 1927-1933 5485) 
in una di esse (1929) ricorre la tribii G 1 h 
fa forse quella della città, e un saco d II 
calia. Dalle monete, invece (Heìss, M 

ant de l'Espagne pag. 330 cf. Eckh 1 D tr 
nnm. 1 p. 17), appaiono quattuooiri d l 
decuriones. Freqaenti sono pure i rie d h 
ne hanno negli scrittori (p. e. Strab 3, 1, 7 
Dio CasB. 43, 31. 3. Plin. nat. hist, 3, 3, 7; 31, 
8, 94. Appian, Iber. 2, 63; beli. civ. 2, 105. Ftol, 
2, 4, 6. Pausan, 6, 19, 3 etc ). 

HUEBHEB, C. L lAt. II t.3U nig. Sii. 



CAB 131 

CARTENNAE (Tenes). - C. VHI 9649- 
9695. — Città litoranea della Mauretania Caesa- 
riensis, sulla via tra Cartilis e Arscnaria (Mela 
1, 6, 31. Plin. nat. hist. 5, 2, 20. Ptol. 4, 2, 4. 
Itin. Anton, p. 14. Ravenn.-3, 8; 5, 4), Colonia 6 
detta in una lapido (9663), e da Plinio (l. e.) si . 
sa che fa fondata da Augusto con veterani di una 
legione seconda. Era inscritta nella tribù Quirina 
(9663. 9664. 9680). Si hanno: Duumviri quin- 
quennaìes (9668), duumoiri (9G6Z), aediticiapo- 
testate 9666), aediles (9663 cf. 9664 acdHicius), 
qaaestor (9663); — ordo et populus Cartcnni- 
Canus et incolae (9663), ordo (9667) ; fonti fex, 
augur, fiamen Augustalis (9663). — P'nlsa è 
l'iscrizione 9665 e non del luogo (cfr. EE. 7, 531). 

MOMMSEN, C. I. Ut.VII[ pig. e-H. OTS, — C.iT. Essai 
•u la pruvincs toniùne da Uinrétuiìe Césarienio p. 113 segg. 

CARTHAGO — C Vni9991169a 10526- 
10550 10973-10978 12462-14286 — Città pu- 
nica sulla costa aettentnonale dell 4fr ca, nel 
golfo di TuniBi seondo la tradizione più co- 
rnane fondata da Did ne figliuola d un re di 
Tyrus nella Fenicia (Cato presso Solin 27, 10. 
Jn=tin 1<? 4 segg cfr \erg Aen 1 %J Tao. 
ann. 16, 1. Oros. 4, 6. Hieronjra. Chron. alfa, 797. 
973. 1003. Cic. de re pub. 2, 23. Liv. cpit. 51. 
Veli. 1, 12 etc,). Poggiandosi sulla descrizìe di 
Polibio (1 69 1. 73, 4. 75, 4), di Strabene (17, 
3 14) p Imcnte sul lungo racconto lasciatoci 
d 4j p rea l'assedio per parte dei Romani 

(P 95 g .), e giovandosi delle esplorazioni 
f tt II in questi aitimi (empi, il Tissot 
d ve la topografia: ' Vue de Tunis, 
1 p q 1 le Carthage dessine sur l'azur foncé 
d g If d SSU9 des plaines basees de 1' " istli- 
d F Ijbe. ces eaus toujours calmes du lao 
(d r ) de la nappe éblouissanto de la 
bkh d S ukora, une S(!rie d'ondulations à 
p bl s à la naissoiice de la Taenia (ist- 

h p ra ancora oggi il lago di Tunisi 
d ! he riunisce in un secondo punto il 

d ( artaiHne al continente) miìs de plus 
pi q d d-o t au n d jusqn'à 

1 p f d S d b S d ^ tabi p m ntoire, 
d t 1 11 1 d tt t I è d 130 net e. Une 
d d 11 m SI é ourant 

d d t a d t tt h i p nte de 

d'=fdhbd t aplE Kamart. 

d t 1 p t pf pi ng t d 5té du 



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122 



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et offre SD outre dem versanta déterminéB par 
I arSte qui a étend de Sidi bou Safd à U Taenia 
C est sur les deui versants de la partie mendio 
naie de oette arete q^ue s élevait Carthage Au 
mihen do cefte méne arSte se dreese la colline 
de Byrsa (p "ibS èp^ cf p 58b) 

Il monumento epigiaflco latino pin antico 
che menzioni i Cartaginesi prima anc ra che la 
citta fuase distrutta dai E mani È la col nna 
rostrata posta nel foro Romano al constle Duilio 
per la vittoria navale riportata su quelli nel 
l'anno 494 a. e.: C. I 195 = VI 1300 lin 2 
Lecione[sque Cartacinimsis omnis ma]a.i>no''que 
nacislr{a}tos ^ìici palam post dies ii]oiem ca 
itreh escfoeiont; — lin. 8: Cumque eu na 
vebos claseì-1 Poenicas oin[nÌs item maj!]iimai 
copiai CarCaciniensis praesente[d Ilaniìialed'] 
dictatored ollor]um in altod marid pucnlandod 
vieni]; — 17: [Primos qu]cique navaled praedad 
poploin[do3tavet primosque] Cartacini{ens}ii[in 
ee]nuos d[iia!Ìt in triumpod] cf. Mommsen C I 
p. 39 seg. 

Gornelius Scipio Cartkagine ca;)ia le ggesi in 
nna b.iie scoperta a Marrnvinm nei Marsi (C. IX 
63t8), Il qnale probabilmente ' sustìnnit statuam 
aliqnam ei praeda Cartbaginienai Marsìs a Sci- 
pione mn restitatam, sed donatam. ut similiter 
L. Mmninius capta Corintlio oompluribus populis 
sìgna CI praeda dono dedit, potuitque imperator 
ineinor esse amilii, quod Africano priori in Afri- 
cam ] ITO ficis centi Marsi aliqnando praeetiturant 
<LÌT.28,45), — come osserva il Momnise (C " ') 

Distrutta Cartagine dai Romani nel G08 
(Liv. epit. 49. 51. Obsequ. 20, Fior. 2, 15 
4, 22 aeg. cf. Cic. de nat. deor. 3, 38 etc t ) 1 
031 uni lei Rnbria dispose che tì si 
nna colonia, la quale infatti composta d 0000 
citladini Romani neiranno seguente vi f d d tt 
da C. Oracchus, Fulvius Flaccus e da t 
ches'ignera, sullo stesso suolo della citti, d t tt 
e pigliando il nome di Colonia lunon (PI t 
C. Gracch. 10. 11. 14. App. Pun 136- h II 
1.21. Veli. 1, 15; 2,6.7.Liy. epit 60 ^1 2 
Eutrop. 4, 21. Oios. 5, 11). Ma nell 638 

una nuova legge di M. Minuc us Eufn 1 b 11 
sema dubbio per ragione poi t ca col pretesto 
che tristi presagi s'erano man festati nella del 
mitazlone del suolo, che era stato consacrato 
alle diviniti infere (App. 11. ce. Oros. 5, 11. Fior. 
2, 3, Obseq. 33). Se peti la colonia Graccana 
fu abolita come ente politico, i coloni rimasero 
tuttavia in possesso dei campi Icro assegnati, e 
a questi accenna la legge agraria dell'anno 643 
u.c. in più luoghi (C. I 200 lin. 45. 55. 59-61. 
66^9. 79. 89), in due dei quali specialmente si 
logge : lin. 81 : extreque eum agrum laaiim uòei 



Car 

oppoduji Ckar[ta io] fuit quloniam] etc lin. 89; 

Quei [ager m Afiira eit quae viae in co'] 
agro ante qiiam Cartaio capta est fuerunt: eae 
Ines pulì cae &wito limiUsque tnteì centu- 

Una nuova colonizzazione fn stabilita da Ce- 
sare nell anno 710 u e (Strab 17 S Io p. 883. 
Plutarch Caes 57 Paus 2 1 2 Dio Caes. 43, 
50 8 50 41 1 Apini Pun Ufi) Ma loichè 
nella moneta battuta sotto Cesare ne rr no stt- 
fetes (Mtìller Num. de lAfnque 2 p. 1-19: Ari- 
sto Mutwnbal Ricoce suf[etes)), che non pote- 
vano esservi in una colonia romana, cos'i ne segue 
o ohe Cesare stesso dovÈ pih tardi mutare l'or- 
dinamento della colonia, o pure che la fonda- 
zune di essa dovè avvenire per opera dei Trium- 
viri sicome una attuazione postuma di una 
decisione del dittatore (cf. Mommsen, RCm. Gesch. 
5 p 645) H M. Cadivs U. l{iòertm) Phileroi 
accsns[us) T Sexti imp(eratoris) in Africa 
(« 719 714), Cartkagiine) aed(Ìlù), prae[fectìis) 
Hure) diicutido) vectigialihts) qmnq(ue»nalibiisì 
locandiis) in casteU(Ìs) LXXXIII (C, X 6104), 
può avere occupato l'edilità nel tempo che pre- 
cedette l'ordinamento definitivo della colonia. 
Essa sorse sulle rovine dell'antica città punica 
(cf. Tissot p, 637 segg.), prese nome di colonia 
/alia Cartkago, e fu inscritta nella tiibii Aniensis 
(C. m 6185. 6580. - VI 220. 232. 2663. — 
Vin 805. 1035, 2615^. 2618*' 3358. 3925.4436, 
10526 10573, 12510. — XI 2699 etc): Colon 



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6 5) e in una cista scoperta in Biscia nella Pan- 
non a si vedono poste insieme; Cartkago, Can- 
ai nt nopolia, Jio[ma2, Nico>>ied\ja'2, Siseia (C. 
Ili 3969). Come capitale della provincia, ebbe pro- 
babilmente un'officina monetaria, anche prima 
di Aureliano (Cohen, Menu. imp. 6 p. 175 cf. 
Cagnat, L'arraée rom. d'Afrique p. 411); e alla 
disposizione del proconsole, dopo che da Cali- 
gola in poi quello perde il comando dell'esercito 
d'occupazione, nna coorte risiedeva appunto in 
Cartagine (Cagnat, Op. cit, p. 261 segg.). 



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CAR 



123 



Sulla dioeceiii CartAaginiemium e sul tra- 
ctus Carthaginienns v. Africa p 333 eeg 336 
338, 

Magistrati. — i?uoiiH (1U7 12585, duutn- 
viralicius 1165), duovir quinquennahi lus (883), 
aediles (8S3. C. X 6104; aedthctii) C VIU 
125S4);praefectjtsi(ure)d{icundo)(l25S5),prae- 
feetw iure dicundo vectig{alibìis) quinq[uenna- 
lihus) locmd[Ìs) in eaacellia LXXXIII {G. X 
6104); — curator rei publicae Karthaginìensi) 
(1016. 1165. 12523), curator CaHhaginis (EA. 
1884 I p. 356), curator colontae Carlaginlt (C. 
IX 1131), curator splendida^ Cartkagmis (C. X 
3732) ; — omnibus honoribus patria sua functus 
(BA. 1892 II p. 205). 

Cittadinanza e seuato. — Culonia latia Car- 
thago (C. VIU 805. 1413 (= 15202). 1494. 1497. 
12568. 15529. RA. 1892 U p. 215. AM. XIV 
1888 p. 96), colonia Felix Mia Aurelia An- 
niniana Karthago (1220), colonia luUa Aitrelia 
Antoniniana Karthago (12518), colonia alma 
Cartkago (12545 cf. 11205. 14773). splendidis- 
sima colonia Garthaginienns (1165. 2409 cf. C. X 
3732), coioni* Carlhago (4895. 16530. C. IX 
1121). colonia (12484. 12513: beneficiis eius 
(Pii) aueta), coloni Karthaginienses (C. XI 
2908); invicta Roma, felìx Cartago (EE. 3, 167) ; 
res publica (12522), populus (12573); — adlecti 
decuriones colonorum (1413^15305). adleotus 
decurto a colonis (15529), decurio Kartkagine 
(883. 2409), decuriones (1002. 1004. 1141. 12492. 
12495? 12571. 12572. BA. 1892 II p. 215). 

Sacerdozi. — Augur i\A91'',fia'nen divi Augusti 
(1494). flamen divi Nervae Augusti (KA. 1892 II 
p. 2\h), flamen divi Vespasiani (RA.1893 li p. 892t, 
ftamen perpetuus(l02S. 1165.12569), sacerdas Sa- 
turni (12499), Genius Carlhagininìs (C. Ili 998). 
Patrono. — . . . . uttiedius L f. Afer (C. 
XIV 3615). 

Come patria ò Bpeego ricordata : civis Car- 
tkaginiensis {C. V 6209. 0. 4209), domo Car- 
thagine (evocalus Augusti C. Ili 446; miles 
frument. ieg. IH Aagustae C. VI 332; mil. 
cohortis Vlf praetoriae C. VI 2663; prae^. eq. 
alae primae Cannanefalun C. XI 2699). Car- 
tkaginiensis (C. vni 14362. 14364, BRh. 325. 
M^ianges d'arcli. 1890 p. 489), (domo) Cariatine 
(C. là p. 853. 1960 dipi XI test.; 6185: eentu- 
tione ; 6580 = EE. 5, 10 : veterano Ieg. II Tra- 
ianae; C. VI 290 lin. 14: vigilis; 2:J85, 1, a 
lin. 5: pretoriano; 2413 lin. 12; ineerto; C. Vm 
12188 16303 EE. 3. 896 B. I lin, 21; 7, 367. 
372, NS 1887 p. 70: pretoriano). 



CARTHAGO NOVA (Cartagena). - C. H 
3408-8520'- 5927-5940. — Città dell' Hispania 
TaTTBConensis, non lungi dai confini della Bae- 
tica (Polyb. 10, 10, Strab. 3, 4, 6 p. 157. Liv. 
36, 42. Itin. Anton, p. 396. 401. 496 etc), di 
origine punica (Plin. nat. hist. 3. 3, SI); secondo 
alcuni (Mela 2, 6. 7) fondata da Hasdrubales, 
secondo altri (Isid. orÌg. 15, 1, 67 cf. Sii. Ital. 
3. 368; 15, 198) da Annibale. Espugnata da 
P. Scipione Africano nel 544 u, e. (Polyb. 10, 6. 
Liv. 26, 41 segg. Fior. 2. 6, 39. Val. Mai. 4, 
3, 1 etc), diveane bentosto la città capitale di 
tutta la provincia dell'Hispania citoiior (Cìc. ad 
Att. 16, 4,2. Polyb. 11, 35 sogg. 31 segg. Lir. 
28, 17. 21. 24 segg. 32 segg. Dio Casa, 43, 30; 
45, 10). e fra i sette conventus della provincia, 
il Cartilagini ensis era il maggiore e più copioso 
di cittìk (Plin. nat. hist, 3, 8, 18). Che ottenesse 
la cittadinanza romana prima dell'età di Cesare, 
divenendo municipium, appare dalla iscrizione 
chericorda probabilmente dei qaattuorviri (3408), 
Poscia divenne colonia (Plin, nat. hist, 3, 21), 
forse per opera stessa di Cesare, come si vede 
dal predicato di lulia ricorrente nelle monete 
fin dal tempo di Augusto (Heiss. Mon, aniiq, de 
l'Espagne p, 269 segg.). Era iscritta nella tribù 
Sergia (C. II 4230. 3442. 3479 cf, Kubitschelt, 
Imp. Rom. etc. p, 191). 

Magistrati. — Duoviri (3425 3429. 3435. 
5920), duoviri quitnquennales (3417, 3435. 5929), 
quinquennales (3426); aediles (5941: konor ae- 
diiitatis 3423. 3424). 

Cittadinanza e senato. — Colonia Cartka- 
giniensis (5941), coloni (3414. MIT), eolonei et 
ìncolae libertini (3419), oppidum (3408), res 
pablica (3432. 3435), HvU Cartaginensis (3602), 
eivis adlectus (3423. 3424) ; — decuriones (3425. 
8426. 3431. 3432. 3437; concordia decurionum 
3424). 

Sacerdoti e Augustali. — Augur (3426) ; — 
sevir Augustalis{ZiS% ; Lares Àugastales (5929). 

Patroni. — Ees luba legis labae filiua (3417). 
— Ti. Claudim Ti, f(ilius) Nero (5930), — P. 
Siliua Nerva (3414). 

Pretoriano. — C. Fabius C, f,ilius) Ser(gia) 
Crispua (C. VI 1"- 






, C, I. Lit, Il p, 462 ti 



1, g,^. 



CARTIMA ICartama). - C. II 1949-1961. 
5488. — Città dell'Hispania nella Baetioa, ad 
occidente di Malaca, a pie' dei monti ohe circon- 
dano la eosta marittima della Baetìca, sulla riva 
dell'odierno fiume Guadalhorce. L' Hfihner di- 
mostra, che la città di Certima presso Livio 
(40, 47), presa dai Romani nel 573 u. e. per opera 
di Ti. Sempronius Gracchua, è appunto questa. 
Da ntu iscrìzioDe dell'anno 53[4 d. Cr., dove k 



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124 



CAB 



ricordato un decemvir come magistrato del luogo 
(1953), si rende probabile, che la città prima 
di ricevere, insieme con altre della Spagna, il 
diritta Latino, sìa stata ordinata n eivitas libera 
(et. HUbnor ìyì e Dotlefsen, Phìlolog. 30 p. 272). 
Qaando divenisse municipio romano non ù noto; 
municipium in genere è chiamata in due lapidi 
(1956. 5488). di cui l'età non sembra molto po- 
steriore a quella di Vespasiano. Era inscritta 
nella tribù Quirina (1949. 1951. 1957. 1901. 
1962). — Tie lapidi offrono, olire al decemvir 
suddetto, Vordo Cartmitanua (1954. 1958) o 
Cartimilanorvm (1956), e decuriones (5488), 
pontifes! (1957 cfr. 1954; ponti/èx perputuus); 
sacerdos perpetua et prima in municipio C. 
(1956), sacerdos perpetua discreto) d{ecurÌonum) 
m[wnicipi) C(arlimitani) f{acta) (5488). Oltre a, 
municipium si ha [pore: civitas Cartimitana 
(1955) e res p(ublica) Cartimitana (1957). 

HHEBKRR. C. I. Lat. II p. E4T. 876. 

CARVETII. - Popolazione ignota, ricordata 
soltanto in una lapide di Plumptonwall nella 
Britannia; C. Vn 325; IHis) m{ambiis). FU,avio) 
Jlfartio, Sen. Iff C. Cametiorum questorio 
Vixit an(noa) XL V etc. Alcuni leggono m c{o- 
horte), altri in c{oUmia), altri inc{ola): l'Hiibner: 
tet^iori) in c({vitale). 

CAIIUCUM (pagns).— Unapietra terminale 
scoperta a Neidenbach presso Kyllburg nella 
regione a sinistra del Reno, ha : Finis pagi Ca- 
rucv.m. Il Bergk, che la pahblica nella sua 
Gesch. und Topogr. der Rheinlande et*., ac- 
cenna (p. 104) che qui per la prima volta 6 ri- 
cordato il cantone dei Carmes, che ne! medio 
evo continua a chiamarsi pagus Carascus- po- 
polazione guerriera, che fu tra le prim \ 
Bare il Eeno, stabilendosi nella regione il C It 
tra la Mosa e la Mesella, ricevendovi il m 
di Germani. 

CAROLA. - Città delrffispania B t 
24 miglia da Ba=ilippo (Itin. Anton, p. 411) U 
L. Lueanius Optatus Carulensis an ( m) 
LX-^XXXete. è ricordato in una lapide di A t g 
(C. ir 5459). 

CARUS. — Dove sta nato, è incerto 1 
vita (4, 2-5) lo dice Illirico : le altre fo t (E 
trop. 9, 18. Aur. Vict. epit. 38) invee b 11 
confondendosi forse Narona con Narbo. E p 
Tennto sino alla carica di prefetto del pretorio, 
(vita Cari 5. Vict. Caes. 38, 1 cf Hirsehfeld, 
Untersuch. p. 238), qnando in Raetia fu procla- 
mato imperatore dai soldati (Zon. 12, 29). Le 
truppe mandate tardi contro i ribelli dall'impe- 
ratore Probo, 81 ribellarono anch'esse, e questi fu 
ucciso nell'ottobre del 282 (v Probua). I sol- 
dati riconobbero subito tutti Caro, che comu- 



CAR 
nicù la sua nomin.i al senato e punì gli ucci- 
sori di Probo (rita Proh. 24, 4. Aur. Vict Caes. 
37, 5. Eutrop. 19, 18,1. Oros. 7, 34. 4). Nominò 
conreggenti i suoi figli, prima il maggiore Ca- 
rino, poi anche l'altro, Numeriano. 

Accompagnato da questo già nel 282 mosse 
per una spedizione in Persia, e per via vinse Sar- 
mati e Quadi, che avevano passato il Danobio 
(vita Car. 8, ], 9, 4. Eutrop. 9, 18, 1. Syncell. 
p. 724, Jordan. Rom. 294. cf. Cohen, Num, 91 : 
triumfi4ji) Quadorum). In Mesopotamia costrinse 
Varahran II a riconoscere l'autorità dell'Impero 
romano. Vinse quindi ì Persiani, passato il Tigri 
occupù Xoche-Ktesiphon (vita Car 8, 1. Eutrop. 
9, 13, I. Oros. 7. 27, 4. Zon. 12, 30 p. 611- 
Syncell. p. 724. Cudr. 1, p, 4C4. Jordan. Rom. 
294), e assunse i titoli di Parthicus e Persicus 
(v. più eotto cf. Cohen, 118 segg.; undique vic- 
tores). Mentre si proponeva di proseguire oltre, 
mori pare per una congiura nel Dicembre (?) del 
283 (vita Car. 8, 2-7. Aur. Vict. Caes, 38, 34 ; 
ep 38, 2. Eutrop. 9, 18, 1. Oros. 7, 24, 4. Zon. 
12, 30 p. 611). I figli ne consacrarono la me- 
mona, onde le monete colla leggenda; Divo Caro 
Pio e simili e nel rovescio: Consecratio (Oohen, 
14 segg.), cf. le lapidi di Verecunda, C. Vni. 
4221 : {Pro salute^ Ìnip(eratortim) f(ratrum?) 
d{ominorum) n{oUrorum) Carini ^t Numeriamo 
divi Cari genitoris eorum tem^plam a funda- 
mentii r{es) p{iiblica) mun{icipii)'] Verecunden- 
i etc. e 4222 : [^Salvis d{ominis) n(ostris) 
cy.issimis A[ureliis Carino et Numeriajno... 
Zdivo Caro, genityiri eor^um templum a funda} 
nt^s'} etc. Il suo nome si trova poi eraso 
qualche rara volta cf C II 4102 Vili 5332 = 
pd 1 I t I m 

q 11 1 flgl 1 It p Im t 

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d Arri Ap p f ff d 1 f t 

( t hum lA ■VtC 3868p8 
45 E t p 9 19, 2. Oros. 7, 24, 4. Jordan. 
E m 2 l 12, 30 p. 611. Syncell. 1 p. 725), 

II f tt pi appena sul Bosforo : gli ufE- 
1 p Ù 1 ro a collega di Carino il cornei 

l m t Diocletianus, il quale senz'altro 

d lad ArriusAper: secondo il Chron. 

P hip 510 Bonn, il fatto avvenne a Chal- 

cedon U 17 settembre 284 (t. Diocletiauiia). 



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CAB 
& fu consacrata dal fratello (Cohen 
10 segg. ; divo Numeriano || Consecratio). Il suo 
nome è spesso ahraso, of. C. Vili 2529. 2530. 
5332 = 17486. 10382. XI 827. 3580. XII 110. 
XIV 126, 

Carìnna, rimasto in Oriente, era un uomo, 
cui l'impero serviva a soddisfare i capricci (vita 
Garin. 16, 1. 2. 7; 17. Anr. Vici Caes. 39, 9-13. 
Eutrop. 9, 19, 2. Suid. s. v. K<'e<'>'"i- Oros. 
7,25, l. Eunap. fragni. 4, MuUer 4, U. Zon. 12, 
30 p. 612), ma non mancava di energia. Aveva 
vinto i Germani (cf. Cohen, 158: Victoria Ger- 
manicà\ e probahilmente lìconquislata la Ctl- 
tannia (v. piìi sotto) : ora raccolte delle truppe^ 
abhattè dapprima l'imperatore lulianus (v. Inlia- 
una) e poscia combatta felicemente in Moesia 
contro Diocleziano (vita Garin. 18, 2). Anche nella 
battaglia decisiva sul Margus inferiore era [(uaBi 
vincitore, c[uando fu ucciso da nn tribuno per 
vendetta privata (vita Garin. 18, 2. Aur. Vici 
Caes. 39, 12; ep. 38, 6-8. Eutrop. 9, 20, 2. Oros. 
7, 25, 1. Jordan. Eom. 295. Cassiod. Cbron. 
a. 287. 648). Il suo nome è abraso spessissimo 
(cf. G. II 3469. 4103. VIU 2529. 2530. 5332 = 
17486. 7002. 10157. XIV 126). 



Nom 



itoli di Ca 



L'intero suo nome si 6 quello di imperator 
Caesar Marcut Aurelius Carus Pini Felix Invi- 
etus Auguitus t cui talvolta s'aggiungono Per- 
siaus (Cilen 17) o Persicus maximus (C VUI 
12522 a 238) /'artAfcus (Cohen 18 19 33 etc ) 
Germanicus (EE 8 740) o Germamcus maa.tm«s 
(C \in !2j33) 

Il suo primo cons lato cade in un anno in 
certu rrnia che salisse a! trono il seconilo net 
283 (cf Klem p IIJ) la saa prima tribunicia 
potestas nel 282 la seconda nel 283 Onde 
lindicazinne completa de ectoi titoh È pontifez 
maa,imus irtòantcìa potestaU ( trihuniciapo 
testale II nel 283) pater palnae conmì (o 
eonsul II nel 383) fTO on^ul cf p e G II 
3660 4102 4760 VIU 968 5332 = 17486 
12522 etc. 

Deus et dominus è detto nella moneta Cohen 
37, jbHissimut et clementissimus nella lapide C. 
114102, invictissimus Caesar, piissimm princepi, 
cUmentissimus imperator C. n 4908 (miliario). 



Nom 



oli 



n suo nome completo, dopo salito al trono, 
fu quello di imperator Caesar Marcia Aureliu& 
Carinus Pius Felix Invictits, a cui talora s'ag- 
giungono quelli di Germanicus{KK 8, 740) o Ger- 



CAR 125 

(C.Vin 8717? 7002) o Oer- 
manieus maximus, Britannicus maximus, Per- 
sicas maximus (G. XIV 126). 

Dfirante la sua conreggoiixa oltre a Cacsaf 
(EE. 7, 671. Cohen, Garus, Garin et Nnmer.), no. 
biUssimus Caesar (C.U 4103. 4761. 7307. Vili 
5332=17486. 10144.10157. 10210. X 8013. EB. 
7, 003; 8. 740. Cohen 3. 8. 19. 29 eie), prin- 
ceps imentutis (Jl 4103. 4832? Vili 5332 = 
17486. 10144. 10219. X 8013. Cuhen 81 segg.) 
è detto per eccezione, ad indicare appunto la sua 
conreggcnua, imperator (Cohen, Ciirus et Garin 
11), imperator Caesar (G.II 4832? Cohen 115). 
Augustìis (C. n 3835. 4761. VIII 5332 = 1 7486. 
10144, dove Numeriano è detto soltanto nobilis- 
simus Caesar, Cohen, Carus et Gaiin 6. 9. 11), 
proeonsal (C. II 4103. 4832) cf. Mommson, 
Staatsr, 3' p. 1164 seg.). Notevole è il miliario 
sardo EE, 8, 758; . . . Imp. M. Aurelio Carino 
Pio Fel. Aug. et imp. Caes. SI. Aurei. Carino 
p. f. (Aug.J, ponti f. max., tribnnic. potestatis ott,. 

Coprì il primo oonaolato nel 283 iosiomo al 
padre (cf. C. II 4103. VIII 5332 = 17485), il 
secondo nel 284 insieme a! fratello (Klein, Fasti 
consularea p. II). L'indicazione completa desnoi / 
titoli È : pontifes! maximus, tribwnicia potestato. 
pater patriae, consul (o consal II nel 2" " 
C. VIII 7003?): V. p. e. C. lì 4 — '-" 
XIV 216. Cohen, 70. 80). 

Forlissimus et piissimvs princeps è detto 
nella lapide G. II 1655 ; victoriosissimus G. U 
4103 iMicttssimtis G. VI 1 ] 15. VII! 271 7 ? 4222. 



. VIZI 10315. 



Nom 



e tìtoli di Nu 



Dopo sjlito al trono, portò il nome di Impe- 
rator Caesar Marcus Aurelius Numerivs (C. Vili 
1083 XI 827) Numerianus Pius Felix Invictus 
AuqustusOermanicui maximus, Britannicus ma- 
ximìh Persicm maximus è detto come il fratello 
nella lapide di Ostia C. XIV 126. 

La sua conreggenza, che cominciò più tardi 
di quella del fratello, è indicala come in questo, 
oltre che iai titoli di Caesar [Y.^. 7, 671), nobi- 
hssimus Cuesar (C. II 4452 4942 III 7307 etc.) 
;jrincejtis ÌK!;e«(M(Js(C. VIII 5313= 1748b 10283, 
IX 2442. Cohen 65 segg) anche ài. tmperator 
Caesar (Cohen m 114J e iuguìtus {C 114793. 
VII! 5332 = 17486). 

Occupò il consolato insieme al fratello nel 
384 (cf. Klein, Fasti p 113) consul designatus 
si dice nella lapide 283 (G. 10288). L'indicazione 
completa de" titoli quali ricorrono nelle lapidi 
e nelle monete k:pontifex maximus, tribunicia 
potestate, pater patriae, consul cf. C. VIII 4222. 
XI 3580. XII 110, XIV 126. Cohen 4. 25. 64), 



y Google 



Della famiglia di f(nesti imperatori sappiamo 
poco. Conosciamo soltanto: 

1. Mignia Urbica, una delle mogli di Carino 
cf. C. n 3394 : Magniae Urbicae Auglustde), 
mairi castrorum, conmgì d(omim) k(ostri) Ca- 
rini Inviati Auf/(usti) eie. C. YUI 2384 ; Magniae 
Urbicae Au[gustae), mairi castrorum, senatus 
ac patriae, coniugi d{omìni) n{ostri) Carini In- 
vidi Aug{usti), tutto abraso. Cf. Cohen p. 405. 

2. Arriua Aper, suocero di Nuraeriano, pre- 
fetto del pretorio nel 284. Vedi sopra. 

3. Nigriniantis , che da una Upìde di Roma 
(BM. 1889 p. 31: Divo Nigriniano nepoti Cari), 
sappiamo solo essere stato nipote di Caro, morto 
prima di Ini e consacrito Cf Cohen p 409. 

e S8 isgg. 

D V GLIERI. 

CABYSTUS (K y lis) — C tt dell'isola 
d'Eub tt 1 m t t ah tradì 

zion f d f d Dry p (D d 4 37 f Thueyd 
7, 5 ) h m t d 1 m d I fi 1 di Chi 

rone (bt [h By d E t ti H II 2 

539) F p d R 11 5b n e 

e nell g t d h t 1 1 (Lit 32 

16. i7 33 4) E dtp latrli 

scritt p Im t p m e acque 

term 1 (H d 4 33 6 DO St h 10 1 b 
p. 446 9 5 16 p 4 7 PI t h t 4 11 51 

12, 64 6 34 216 18 70 36 6 48 49 Lacan. 
5, 23 Stat S 1 1 5 34 2 93 Theb. 7, 
370.718 i5 1 11 16 C pt 1 t. d 32 etc). 
Se ne hanno due iscnzioni latine, di cui una (BH 
1889 p. 519) sacra ad Ercole, ricorda un Tittis 
Largiui (centuria) leg(ionis) XV Ap[oUinaris) 
cfc, l'altra {C. DI 563) è posta a un Thamyro 
Aag{uHi) disipensatori) nutricio optimo da un 
llj/menaeits Aggiusti) iilb{ertus) Th]amyriaKus, 
i quali ricorrono insieme aiiche in una lapide 
urbana, che ricorda le cave di Carjstus : C. VI 
8i86 : Ilymenaeu? Gaesaris ser(vus) Thamyria- 
nus a lapicidiiiis Carystiis feciit) ubi et Tha- 
myro nutricio opt(i)no) etc. È probabile che 
il centurione della prima lapide sia stato a capo 
dell'amministrazione di quelle cave (cf. Stana, 
AI, 1870 n.l). 

CASA. — Nel significato ordinario della pa- 
rola, cioè di edifizio rustico, specialmente desti- 
nato ad uso colonico per riporvi i frutti dei 
campi (p. e. Ciò. ad fam. 16, 18. Marfial. 6,43; 
12, 66 cf Vitrnv. 2, 1 etc), ricorre nelle se- 
guenti iscrizioni, spesso accompagnata dalla pa- 
rola fundus: 

TavolaalimentariadeiLiguresBael:iianì(C. IX 



casa; 2, 
Ì9:Fiin- 

i Muna- 



CAS 
1455); 2, 14: Fund(i) Pacciani et casae Aure- 
liani; 2, 24: Fìtnd^i) Albiani cum casis etc; 
2, 54: Fund(i) Coroniani et Cerelliani et casae 
Crispin%ll{icaé) ; 2, 59 : Fund(i) Luiiani et casae 
Popillianicae ; 3, 28: Fund(i) Antoniniani aum 
casa; 3,33: Fund(i) PetilUani cttm casis et pa- 
rietinis ; 3, 53 : Fund{i) Familiari K{asa) Aquae- 
rata; 3, 59: Fund{i} Vareiani cum ausa Foe- 
derna. 

Tavola alimentaria di Veleia (C. XI 1147): 1 , 8; 
Fundum Suigianum cum casis III; 1, Il ; Fun- 
dum Manlianum Hostilianum cum casa; 1, 14: 
Fund{um) Munatianum Atlìanum cum casis III; 
1, 17: Fundum Munatianum Attìanum cum ca- 
sis; 1, 19: Fund{um) Arsuniacum i 
1, 21: Fundum Proper. 
29: Fund{os) Matìc'.anos o 
d{um) J^etiiianum Lueilianum Ant 
casis et sìIpìs; 4, 43: Fundum Alfian 
tianum .... cum casis in Carricino et silvis sa- 
f/atis; 4, 51: Fand{um) Anneianum cum casa 
etpraedhts) etc 6 30 Fund{um) Aminianum ... 
cum casis vectigaha Ebui ciants Pollianum Fer- 
ramianum etc 6 44 Fund{um) Carrufania- 
num et Ventilianum Lum casis Fundi e casae 
sono anche nommate insieme in una iscrizione 
d Volceii C X 407 2 9 10 4 9. Talvolta 
casa è naata anche in Iuoifo di fundus (RndorlF. 
t rom Inst p 235) come p e nella stessa 
tavola di \eleia (C XI 1147) 2 33: Fundos) 
Gcminianos Pisuniacuni tem casas etc, 

in nn testamento (C. XIV 2934) lin. 17 seg.: civi- 
bus Praeinestinis) omnibus dari bolo ex massa 
Prae(nestina) hasam cui vocabulum est Falge- 
rita , regione Camp{ania) terrliùorio) Prae- 
[nestino) etc. (cf lin. 6). 

Né mancano esempii dell'uso nella parola in- 
vece di sepolcro: C. VI 9659: liane casutam in 
parvo fecit supremi temporis tedem maiori cura 
quam impensa potuit ; 15526: Claudia Augtmti) 

llHiertaì] Obsequens hanc casam cum 

agro et et pomaris i\ta «(i] optimam ma- 

ximamque emi me viva consacra[viì custodiam. 
sepulchr^i] meorum qui in hdc ar\a] inscripti 
erunt posterisque eorum. 

CASAE, ■- Tra i melti esempi che si hanno 
di luoghi abitati sotto questo nome (cf De-VÌt, 
Onomast s. v.), le iscrizioni ne metiiionano due 

1. Ad Casas, regione Beguensis, territorio 
Musulamiorum leggcsi in un senatoconsulto del- 
l'anno 138 d. Cr., con cui si concede agli abi- 
tanti del luogo di potere toner mercato in cerii 
giorni dell'anno (C, Vili 270 = 11451). Il luogo 
corrisponde all'odierno //.' et Begar, nella By- 
zacena, e di esso si vedono ancora ruine nella 



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CAS 
pianura presso il monte Djehel Semmema e Dje- 
bel Tawvttscka (cfr. Mommsen, C. Vili p. 45). 

2. ATunicipìlim Casensium. — Altra luogo 
della Nnmidia (El Madher o Aìn Kerma), in una 
iaoridone locale (C. VUI 4327). Fra le altre ohe 
ne provsngono (4322-4353), una (4322) mostra 
come al princìpio del secolo m vi avesse stanza 
una i>ex(.illatio) leg[ionìsj IH Aug{ustae). Cf.Mél. 
d'arch. 1894 p. 77. 

Un'iscrizione di RaTenna (C. XI 61) dell'epoca 
cristiana, ricorda nn Caiia Lobonis de lo{co) Ka- 
sense, civis Afer qm vixtt ete.; è dubbio però di 
quale dei due saddetti luoghi o di altri dell'Africa 
egli sia originario. 

CASANICUS. - Predicato di Silvano, con- 
cepito siccome protettore di fondi, non diverso 
dal domesticus e vilicus, che ricorrono sovente 
nelle iscrizioni (C. IX 2100 Pro salute et re 
dita L. Turseli [M^ax mi L Tursehus Reità 
[t]us l(ibertus) Silvano Casamco mUum) hb(ens) 
loloit) ; e anche dei Lares (C Vi. 725) C Sai 
viua Eutyckus Lar(ibtts) cas amet$) ob redit{vm) 
Rectinae n(ostrae) v(otum) s(olvit) Cf Preller 
rBm. Mjthol. 13 p. 395 seg 

OASARIUS. — V Casa 

CASCANTUM (Ci>.cante) 
l'Hispania Tarraconens e nel t 
auiìustaiius, posta tra Calagli 
gusta (Itin. Antonin \ 312 
diriffo latino (Plin. nat hist 
4321: Bis manib(iis) Graniac Sabm(ae) hb(i 
tue) Vitati C. Grantus Saèmus Casc{antinui) 
vivos fedi sibi et suts — Manie ptum Cascan 
tum nelle monete (Cohen Tibère I p 200) 

CASEBONO. — Lapide di Trn nella Mot 
sia superior; Sanctv Gasebono aacrum prò sa 
ltit(e) inip(eratoris) M Aatomni. [A']ii[j/(uHt)] 
Felicisiimas [ser{vm)-\ i[licu^)] (C IH 8 56)- 
II Bormann ricorda a tale riguardo (MOe IO 
p. 53) il nome di Kaaipovmy he porti in ca 
stello della Tracia presso Pruco])io (de aedif 4 
11 p. 306, 18). 

CASEUS. — Neil editti di DmcleiMano <■ de 
pretiis rerum-. (C. Ili p 1933 seg) 5 II Casei 
mei Ital(ÌCttm) p(ond)o denarwt duoiecim) 6 
96: Catei recentia [Ital{ii.um)'\ *((. tarium) v.num 
(denarios) odo. Cf. Plin nat hisf 11 42 Co 
Ioni. 7, 8. Vano r. r 2 11 effi 

CASILINUM. - Città della Campania i 
tre miglia da Capua (Tab Peutmg 6 3 Ravenn 
4, 32 segg. cf. Strab 'i 3 p 237 DiDn^'i 
15, 4), attravrsata dal Voltuiius (Liv 22 15 
23, 17), e projriiment pusso I oditma Capua 
un tempo parie dell antica in quanto che consta 
che i Campani possedevano tutto il temtorio 
sulle due rivi, del fiimu t^iand i Komaiii ne 



CAS 



127 



- Ciità del 
iientus Caesai 
13 e Caesaran 
1) n tem] o li 
24) C II 



cuparono la Campania, e fecero propria Li riva 
destra di quello, assegnando Vager FaUmu» 
a cittadini (Liv. 8, 13), ridussero Casilinum nulla 
nella stessa coudizione di municipium sine suf- 
fragio (Liv. 23, 19, 8) come avean fatto di 
(v.) Capaa. Nella guerra Annihnlioa fu anch'essa 
ostile ai Eomani, ed è probabile che al pari di 
Capua, perdesse allora ogni autonomia ammini- 
strativa. Nel 695 u. e. per una lex Mia vi fn de- 
dotta una colonia (Cic. Phil. 2, 40, 102 ef. ad 
Att. 16, 8, 1. Veli. 2, 61, Appìan, beli, civ, 3, 
40). II Mommsen però osserva fC, X p, 369 cu!. 2): 
'Sed colonia lulia Casilinum, ut inittam Anto- 
niam non iure deductam, nou din stoterit necesse 
est ; nam quamquam nomen ponant Strabo (5, 3, 
S. 10 p. 237. 938; e. 4, 10 p, 249; 6, 3, 7 
p. 283) et PtolemaeuE (3, 1, 61) et itinerarium 
Poutingenanum [6, 3] et feriale provinciao 
saec quarti [C X 8792], Pliniiis in indiccm po- 
pulorum regionis primae Casilinenses non rctto- 
lit poatea inter oppida agri Campani iam sublata 
3 5 70 posuit inorientes Cafsillini reliquias '. 

CASINUM {Cassino = S. Germano). — 
C X 5159-5330 EE. 8, 588-603. 887. — Città 
dei ^ olsci 6U1 confluì del Samnium, presso Aqui- 
num sulla via Latina, nella regione I Auguslia 
(Itm Anton p 302. Tab. Peuting. 6, 2 cfr. 
Strab 5 3 9 1 'j PI u nat 1 ist. 3, 5, g:;). 
Dalie not z o che hanno (L e ] ro Balbo 13,31. 
de ffl 11 35 Strah 5 3 4p "ìl) circa l'ani- 
misiione delle e tta de '^ olso nella cittadinanzii 
romana senza d ritto d suffrag o nel secolo V. 
Con tale d ntt nel secolo egu n(«, si pu?i e. n 
molta i-r bab ! ta nfer re la stessa sorte esser 
toccata anele a Cas num Laii ve Plinio (1, e ) 
non la pone fra le colon e pure essa è data come 
tale dal L her colon arum (p "31) e colonia è 
detta in ilcnne scr z on 1 cai e municipium 
BoltantD n una d H spellum ( XI 5278) e in 
altra di Praoneste (C \n 2827) Forse una co- 
lonia vi fu dedotta sotto 1 tr un v rato. Era in- 
scritta nella tribù Terotina (C. VI 3382 a lin 2t>, 
\ 5182 5197 5198. 5255. -5257. 5276. 5417), 
Frequente è il ricordo negli scrittori, come a 
mi d sempio circa prodigi (Liv. 27, 23, Plin, 
nat hjst 7 4 36), avvenimenti della gaerr.i 
Ann balica (I iv 22, 13 ; 23, 17 ; 26, 9. Plutartli. 
Fab b Sii 4 227; 12, 527) e cosi via (cf. Cic. 
de lege agr 3 4, 14; Philipp. 2, 40, 103. 41, 
105 prò PKnc 9. 22, Varrò r. r. 3, 5, 8. 9 etc). 

Magistrati — Nei tempi piii antichi; prae- 
fectus (5193. 5194), pr(aetorìf (5203); poscia, 
essendo municipio, quattuorviri iure dicundo 
( Ì90) divenuta colonia, duoviri iure dtcundo 
(5159 Hllì.duoviri quinquennales (5197. 519S. 
C XI -^287); qu''»stores(^ìma.a2(H]; curntor 



y Google 



128 CAS 

annonae) (5419); — mrator reipuèlicae coloniae 
(5796). curator reipublicae (5200). Advocatus co- 
loniae (4860). 

Cittadinania e senato. — Municipìum (C. XI 
5278. XIV 2827); colonia (4860. 5198. 5200. 
5796); Casinates (4860. 5183.5193.5197. 5200. 
5207. 5796; Casmum 5205. 5417. 5419); uni- 
versus populus una cum liiieris (5200); — de- 
curiones (5J60. 5174. 5176. 5198. 5207. EE. 8. 
593), conscripti 5159. 5160 a. 5204). 

Sacerdozi e Augustoli. — Pontifecc (8383), 
sacerdos sacrorum Savediorum (5197), sacerdos 
Cerertts et Venerai (6191), sac^rdos divarufa 
(5201), sacerdas .... (5202); — Auguslaliì 
(5185. 5419). 

Corporazioni. — Collegiunt fabrum, quibus 
eie ì{enatus) c(onsulto) coire licet (5189), colle- 
giutn aeneatorum (5173). 

HOMHSEN, e. I. L»t, S p.509 seg. 915. 

CASJUS (Tupiter dens). — C. ni 576 (Cor- 
cyr&) : P.Ifeterius looi Casio ^acT^um) ;577(ivi): 

At V l US Cervi lovi Casio v(otum) 

{ l t) !{ èens) v^erito). — Il predicato di la- 
j te Z e (Lucan. 8, 858. Lactant. 1, 22) Tiene 
di m dentioo di due monti, sui quali aor- 
f, Itrettmii tempii a lui dedicati, l'uno 

Il Sy tra Antiochia e la Lydia (Plin. iiat. 
h t 5 2 SOcf. Ammian. 22, 14,4. Spart. Ha- 
1 1 riG. 7044 è. Anthol. Pai. 6, 332. Proc. 
tli 4 22) i l'altro nell'Egitto, presso Pelusium 
(St b 16 2, 33 p. 760. Plin. nat. hist. 5, 12, 
68) n Ho in Corcyra a cui ii difenscono le 
d pn lapidi, È ricordato da PI nio (nit hi=t 
4 12 5 ) da Svotonio (Nero 22) e nelle monete 
(Eckhel, D. N. 3, 326 cf 2 179) — A un Dco 
Casio è dedicata nna iscrizione di Ileìdernheim 
nella Germania (BEh 1458) 

CASMILUS. — Casnilus nommatur Si 
mothreeea mystcris dius quidam administtr d is 
magnis ' (Varr. 1. 1. 7 34 cf Macrob sat 1 8 
5. Apoll. Argon, 1, 917) Ricorre in nn amuleto 
scoperto in Vindonissa nella Germania Belgica 
(0. 440). 

CASSAHDREA(.^a?anrfm) — Citt^delH 
Macedonia, nella penisola d Pallene (Mela 2 3 
1), già detta Potidaea pose a aumentata di nuovi 
abitanti da Cassander re della Macedonia (Liv 
44, 11 cf. 28, 8; 31, 45 43 22 etc Plin nit 
hist, 2, 58, 150 etc). Resa, colonia da Augusto 
(cfr, Plin. nat, hist, 4, 10, 36), prese il "titolo di 
Colonia lulia Augusta Cassandrea. Se ne ha 
una iscrizione (C. HI 7333), la quale è posta a 
un M. Valerio M. f. Pap(iria) Rugae aed(iti), 
q(uaestori) IIvÌr(o) , . . . patrono : sicché è 
molto probahile che essa sia stata inscritta nella 
tribù Papiria. — Nelle monete ricorrono questi 



CAS 
nomi: colonia lulia Auguìta Cassandrensium 
(Cohen, Claude 1, 1 p. 260i'Neron, lp.303; Galba, 
1 p. 350; Vespaaion 1 p, 420'; Philippe pére V 
p. 122), colonia lulia Cassandrensium (Cohen, 
Maesa 4 p. 397 etc), semplicemente colonia Cai- 
sandrensium (Cohen, lalia Domna 4 p. 127; L. 
Verus 3 p. 207 etc), e anche col ■ antaneina 
CASSANDRiA (Cohen, Gordien III p 7 ) 

OASSES (dii). — Ricorrono fin qu tre 
icriaioiii: una del Palatinato {Laudstl al) BRI 
1779; Diis (7fl»siiu[s] Matuinus viptum) s(,olmt) 
l{ÌÌ>ens) m[erito)i un'altra della eteesa regione 
{Neustadt) BRh. 1823: In Sonore ) l{onus) 
d(ivinae) t, n. d. d. dis Cassièus Castus Taluppe 
V. s. l. m., dove il Sander (La Mjthol. du Nord 
p. 141) vorrebbe sciogliere le sigle in Hmpera- 
torisque) n{osCri) d{omini) d(ivi), che piottosto 
sono uiia erronea ripetizione delle prime. La 
terza è dell'AsBia Renana (OberkKngen) BJ. 66 
p. 44 : Oassiius vota fec[it] Emacelu[s] Fausti- 
nu[s\ m\il{es) leg[ionis) XXII^ primfigemae). 
Karl Christ aggiunge a queste un'altra iscrizione 

(BRh. 1386; eC Tribfis = TtìbUs), Qua- 

(drubiis), Cas(sibus etc), e fondandosi special- 
mente su questa, pensa che i dii Casses fossero 
protettori dello vie (BJ, 1. e). Lo Steuding (Eo- 
schec's Lexicon) li ritiene divinità celtiche e li 
pone in confronto con le parole Tricasses, Bae- 
diocasses, etc, ; laddove ÌlSander(l.c.)lecredfl ger- 
maniche, confrontandoli coi Dioscuri dei Germani 
( Vidar e Vale). Per altro anche Cbristnonavea ne- 
gata la possibilità che fossero dmniti germaniche 
{.lemere cf Holder Altcelt '-i rachiohàtz s. v. 

CASSIA (via) - Nella re-- i e VII Augu- 
'tea Si diramava dalla Clodia a poca distanza 
da Roma oltre il ponte Milvio e traversando 
1 Elmiia SI e ngiui gova con 1 Anrelia oltre la 
città di luca passando fra le )rincipali città 
di Sutrium 1 ol ir ii Clusium Arretium Floren- 
tn Pistoria (It n 4ntcn p 285 seg Tab Peu- 
tmK 5 cf Etnina) È ne rdata m un miliario 
di Adriano (d 157 2 /mp{erator) Caesar divi 
Traiant Fa thici fil(_ius) hvt Nervae nep[os) 
Traianus ffadrianus Aug{ustus) ponliifev) ma- 
ci;{imvx) trib{umma) potlfistate) MI co(n)s{ul) 
in vtam Cassiair vetustate collabiam a Giusi- 
norlum) finibus Floretmm perduxit milita pas- 
suum XXCI) e in una iscrizione del territorio 
di Viterbo (C. XI 3003), a proposito delle Aqwoe 
Passerianae, che nella tavola Peatingeriana (5, IJ 
sono notai* appunto come wna stazione della via. 
Sui suoi cìiralores v, Clodia via. 

CASSI ANI L'S. — V, Lalinins. 

CASSIS. — Nell'editto di Ditcleziano «de 
pretiis reram n (C, HI p. 1935), sotto il titolo 
de aeramcnto, è fissata la mercede di denarii 



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CAS 

bigititi ijuinque al ripulitore samiulor in cas- 
side e.rs usa (7, 34). cioè di inia galea usata. 

CASTABOCI. - V. OoatoboN. 

CASTAECAK. — C. Il 3404: Reburri- 
uus lapidluius Caslaeds v{otmn) /(ibeiis) \s(ol- 
vit)] inerito. La iscrizione viene da Caldas de 
Vizetla. presso Gitimaraeiis, nella Hispaiiia 
Tarraconensis, L'Hùbner (ivi) congettura clie 
sia nome di Nympliae: Standing (Rosctier's 
lexicon s. V,), le chiama divinità celtiche, 
forse sottili tendendo visi maires. e fa il con- 
fronto col nome celtico Casiicus (Caes, beli. 
Gali. I, 3. 4. C. V 4705. 5318), Kiffra^ 
(App. Ib. 32); cf. Holder. Alt-celt. .Spracli- 



CASTANEA. — Nell'editto di Diodeeia- 
no « de pretiis rerum » (C. Ili p. 829) 6, 49: 
Castaneae n{mnero) centum {deiiarìos) qiiiilliior. 
Cf. Plin, nat. Ilist. 15, 7. 28. 23, 92. 28, 112 
etc, Vergil. ed. 1, 81; 2, 51. Macrob. 
iS, 7 etc. Cf. Blllmner, in Moiiimse 
Maximnitarif p. 92. 

CA8TELLAKI. - v. raslflllum. 

CASTELLARIUS. - v. Aqua p. 555- 

OASTELLUM — Opera foriifcatorn 
quasi un piccolo tas rum militire (\eget 3 
81 destinita ■> a a difesa dell accampainen 



CAS 



taf 



Der 



• (P ' 



beli . 



i quella di ponti gmdi 
della liiea di circomallaziore (Ciea b 11 e 
3 36 37 beli Gali - 69 Ve^et 3 8 
jo Sali lug 54 eie ) nel qual c-u.0 suol es 
sere preciria e per lo più composta di sem 
plice i^ere e fobsa «la a protezione di fron 
tiere città e simili nel qiul caho la costru 
zione è in mum e stabile m alture o anche 
in piano (beli Alex 42 \ eget 3 8 cf Liv 
3S 45 Sali lug 92 Tac. ami. s, 74; 4. 46 
etc ] Non mancano iscrizioni, ciie ricordano 
castelli in questo significato proprio e origi- 
nano come p e C III 6733 (Antiochia in 
Cilicia) lussa d{ominoium) u{osirontin) Con- 
slanlit tnumfatons Augusti et luliani nob(Ì- 
Itsstmi) Caesarts casiellum din ante a lalro- 
nibus possessnm et provinciis perniciosuin Bas- 
sidius Lauricius v(ir) c{larissimtts) coin(es) et 
praeses ocmpavit ad[q\ue ad perpeiuam [yJ«(V- 
tis firmitatem milititm praesidio inunitum An- 
iiochiam nuneupavit; — V 7809 (Tavia, Li- 
guria); Victoriae aetemi imvicti (sic) lovis 
optimi maximi M. Valerius Comim^sy castelli 
resiilutor etc; — SL i, 475 (Altinum, Ve- 
netia): Q. Aeinilius Q. f. Pal\atind) Secundus 
\in\ castris divi Aug{usli) j[afi] P. Sulpìcio 
Quirinto le\g{alo) Aug{usti)'\ C\a^saris Syriaé 



.... idem missu Quirini adversus Ituraeos in 

Libano monte castelluni eorum cepi etc. — 
Nei tempi posteriori dell' Impero, e propria- 
mente per una riforma introdotta da Alessan- 
dro Severo, castella si dissero quei campi 
tolti ai popoli barbari sulle frontiere, dati, 
per la difesa di queste, in perjietuo iiSo a 
soldati, trasmissibili ai loro figli insieme con 
l'obbligo al servizio militare, inalienabili e im- 
muni da tributo (Lamprid, Alex. Sev. 58; 
« Sola qitae de hostibiis capta stint limitaneis 
ducibus et milìtibus donavit ita, ut eorum 
essent, si heredes eorum militarent, nec um- 
quam ad privatos pertinerent, dicens attentius 
eos mililaiuros, si etiani sua rura defenderent; 
addidit sane his et ammalia et servos, ut pos- 
sent colere qnod acee;>erant, ne per inopiam 
hominum vel per seiiectutem possidentium 
deserereniur rura vicina barbariae quod tur- 
pissimum ille ducebat » cf. vita Prob. 16, Cod. 
Tbeod. 7, 15, 2 = Cod, lust. 11, 60, 2. 31 
T, 27, 2, 8. Monimsen, EE. 4 p. 512 seg.; 
Hermes 24 p. 199 seg. Marquardt, Staatsverw. 
2 p. 611). Tali soldati son quelli che si chia- 
ma o ìipanenses castuciim (Cod Theod. 7, 
1 ifa) iiparienses mtlttes (Cod Theod. 7, 
4 14) castitam (vita Aurei 26) o anche 

Castellani (Cod Theol - 15 2 = Cod. 
lust II 60 2) come pribiblneite sarà da 
leggere in un d pioni i ni lilìre dato fra l'an- 
no 216247 d Cr gitoì UHI nomi ti suòscripia 
sun[t cr itaiem'ì Romaiiam q n eorum non 
[hibttent dedtt e]i coaubium cum u\oi-{ibus) 
praeierea [liberis eotunde ii\ deairionum 
et ceiitiino{num qiti cum jilis in] prwiac{ia) 
et se procreatis [inihies tbi e ist l]tani esseni 
(Dipi XC C Hip 2001) I-orse il medesimo si- 
, gtiilicato a\rà la parola nella seguente iscrizione 
di Alburnus maior, nella Dacia (C. HI 7821): 
Apollini P[l]alor Patientis ex \v\oto caslel[r^ 
nis v{otunì) s{olvif) [/{iberis)] m[erito): 
i) Nell'ordinamento municipale. 
Pur conservando il significato fondamentale 
di luogo militarmente fortificato, casteltum signi- 
ficò pure, nell'ordinamento municipale romano, 
un complesso di case e abitatori, senza formare 
una res piAtica a sé, anzi compreso nel ter- 
ritorio d'un comune {municipium, colonia) o , 
di una città alleata {foederata), mancante so- 
prattutto di giurisdizione proprin e per lo più 
attribuito all'uno o all'altra (Mommsen, Staatsr. 
3 p. 766. 798. Marquardt, Staatsverw. i' p. 
6 seg. cf. ContrUiati pi}))uiìj. In questo senso 
è adoperato specialmente nella lex Rubria 
dell'anno 705 u, e, ove ai tnunicipia, cola- 



De R 



;. F.pig. 



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lìO 



CAS 



niae, praefecturae, fora, conciHaiuia seguono 
immediatamente i vici e i castella, come va 
rie specie di enti comunali più o meno autj 
nomi (C. I 205 II iin. 3. 26. 53, 56. 5^1 
suddivisione che si ripete quasi identica anche 
presso il giureconsulto Paolo (sent. 4, 6 2 
< testamenta in municipio colonia oppido 
praefectura vico castello conciliabulo facta ») 
laddove nella lex lulia muiiicipalìs del 709 u 
e. predomina quella in miinicipium, colonia 
praefectlira . forum , coiiciliabulum , ovvero 
in mutiicipiiitn, colonia^ praefectura (C I 
306 Iin. 83. 108, 124. 126. 128). Anche Fron 
tino (de controv. agr. p, 35, 13 seg.) distm 
gue Vager in aut colonkus, aut nmmctpa 
lis, aut aliadus castelli aut cottcìliabuli) 

Italia. 

UBat«llaui Alianam. — Nel territorio di Gè 
nua; è ricol-dato come punto di confine nella 
sentenza arbitrale dei Minucii {C. I 199 = \ 
7749 Iin. 16 seg.: lude siirsum iiigo recto in 
cas/elutn, quei l'ocitatust Aìianus; iÒei tenni 
nus stati e d'incerto riscontro odierno. 

CastellniD Amerinnm. — Neil' Umbria a 
otto miglia da Ameria (Tnb. Peuting. 5 2 cf 
Plin. epist. 8, 20, 3), probabilmente aggregT 
to a quella città. 

Castellani Axia. ~ Neil' Etruria, a poca 
distanza da Viterbo [Cic. prò Caec. 7 20) 
oggi Castel d'Asso. 

Castellani FirmanoFam. — Nel Piceno tra 
Potentia e Castrum Truentlnum, suU'Adnati 
tico, già porto di Firmuni (Strab. 5, 4 2 p 
241. Mela 3, 4, 65. Plin. nat. hist. 3, 13 iii 
Itin. Anton, p. 313. Tab. Peuting. 5, 4) oggi 
Porto di Fermo {S. Giorgio). 

CaBlellnm lD^aaa(cirDni ?}. — Nei territo- 
rio di Brixia: C. V 4488: [D(is) m{anibus) 
Valerii...'], qui et Majmuli et Va\f\eriae A 
prillae. C. Valerius Primiti{v)ics parentibus 
bene merentibas et libi et coniugi suae Acu 
(iae Ursae. Qui legaserunl coil{.egiis) fabris 
l/aòrum] et centipnariorum sesterlium) n(uin 
ntum duo milia), et [ky>c amplii^s) tabernas cum 
cenac(,ulis) coll{egio) centonarionmt, quae sunt 
in vico Herc{ulió), [ut inde farti] profuswnes 
in perpetuium) per oficiales c{ollegii) cenl(o 
nariorum). Quod [sì] mi voluplaii [tneae to 
luntati] sati(s) non fecerit, iub\e'\o casti llum 
abere lHgeti&n{oruni ?) etc. 

Ca8t«lliim Langensiam (Vitariornm). — Nel 
3 di Genua, con cui ebbe una contro 
fini e più volle ricordato nella 
;a arbitrale dei Minucii (C. V 7749 Un 
5 seg.: Qua ager privatus casteli Vilutìotum 



CAS 

est quem attuili eos tendete hoedemque se- 
gui licei ts ager ecitgal nei siet ... Un, 13; 
Agri poplict quod Langeiises posideul, hisce 
Jinis identur esse lin 23 Quein agrum 

pophcutn tuduamus esse euiii ai^nnn casle- 
Itnos Langenses Peilurios po\st]dtre frmqite 
zidilii opoiltn etc) Lg^ Lingisco. 

fastellam Sj raf asano ram — Ricordato nel- 
1 Itinerario Antoniniano (p 517) 

Hispama Tarracoiitrists 

Oastellum Berense — Appnre per la prima 
volta in una iscrizione della Baetìca (C. II 
5353) dalla quale si veie che essa era nel 

Castellani Heidaninni — Iscrizione della 
civitas LiniKorum (C II 2520) Medamus Ar- 
cisi f(ilius) kie srtus est caslel[iy> Meidunio. 
Monumentimi fecetunl Ancondei amico caro. 
Una Botttia 1feid{unu isis) ricorre in un'altra 
iscrizione di Iant,> ndk I Ubitania (C. 1! 
5250) 

Lusitmi 1 

lastellnai Liseli ^ L na lai de di Caesa- 
robriga (C II 5330) e d^ un t lesaroòrigensis 
et cas{lello) Ctseli 

rastcllaui MorinaFam — Fri Tarvenna e 
Virovncuni (Itin Anton p 376 seg.). È pro- 
babile clie SI riferisci ad esio la menzione 
che SI ha di un tasi Rum in un miliario di 
Aduatuci Tui grorum nelh stessa Gallia Bel- 
gica OH 5236 liem a Cislello \ad'\ fines 
4htbxhum l[eugae) XIHI etc 

Raeh l ' 

I astellam IreaTinm Ibcrfzione di Saintes, 
dipartimento della Charente H 22 p. 546: C. 
lutto 4gi[?)u{^]i[^)l a Macto Sant[oni). 
duplicano alae 4leclori£ laaafe] stipendis e- 
mertlis XX XII aere lucisso ezocat[o] gesato- 
rum DC Raetonini ctsfello Itcazio, clup[eis'\ 
coroms aeiiulu (sil) aureis donilo a comtnili- 
lon[tb(us)\ etc 

Germania 

Castellnm Nattiarornm — v Mattine!. 

AoriLum 

Castellnm Boiodarnm — \ Boiodarnm. 

Pannoini intettoi 

Castellani llnagrinum — E ncordato nella 
Notitia dign tatum Oc 32 41 « Ausilia Au- 
gustenaia cuntra Bononlam in barbarico in 
castello Omgri 10 » 48 « Praerectus legionis 
quintae loviae et sextae Herculeie, in castel- 
lo Onagrmo » 

CBstellam \ixillam — C VI 2544: D.m. 



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CAS 

Pletorio Primo Jisci curatori coh{ortis) UH 
priaeiorìae cenlutia) Silvani oriundus ex pro- 
vincia Patmo{itÌa) inferiore, naius castello Vi- 
xillo, qui vixit mmis XXXV etc. 
Dalinatia. 

Caslellmn Uaesitiatiun. — C. Ili yìo\ ~ 
10159 (miliario): [TY. C^aesat divi Augusti 
/■ {Au'\gusius imp(erator) poHtiJ{ex) iuax{i- 
mus) trib(unicia) poies^aie XX! co(t/)s(ul) 

III viam a Sctlonìs (td He..., \c\astellum 

Daesitiaiium Per etc. I Daesitiates sono ricor- 
dati da StraboLie {7. 5, 3 p. 314) e Plinio 
(nat. hist. 3, 22, 143), ma s'ignora dove fus- 

Annema. 

Castellnm Tablarlense. — È meiizionato 
nella Notitta digiiitatum Or. 3S, 25: « Ala ca- 
stello Tablariensi constituta ». 

Africa proconsularis. 

Castella LXXXUI. — C. X 6104 (Formiae): 
M. Caelius M. i{il>ertus) Philerus aece7is(«s) 
T. Sexti imp{eratoris) iu Africa; Cartkag\i- 
né) aed{ilis) praef[eclus) i(ure) d(icu>idi>) ve- 
c(ig(aliòus) guinqljieiutalibus) locandis in ca- 
sUll{is) LXXXIH aed{em) Tellurìs ^ua) P{e- 
cunia) f[ecii) etc. 11 Mommsen osserva (ivi); 
« Praerectus in colonia lulia Cartilagine Plii- 
^ leros et ius divit et vectigalia castellornm 
LXXXIII, territorio opinor magfnae urbis com- 
prehensorum, in quinquenninni vocavit, id est 
si niavis quinquennalis oflicium 



CAS 



tji 



. Castellum {H.' Sidi Merzug, Niber). 

— C. Vlil 1615 = 15721. i6i6 = 15722. 
1617 ^ 15728. 1618 — 15748. 1619 = 15754- 
i6jo = 1575"- 1621 — .15764- 'fi22 — 15770. 
i57a3-'5727- 15729-15747- 15749-15753- I57S5- 
15760. 15762- 15763. 15765-15769- 15771-15773- 

— Ne avanzano rovine alle pendici del 
monte dirimpetto ai luogo arabo detto Niber. 
Dipendeva indubbiamente dalla città di Sicca, 
e fn forse costruito per difendere 1 accesso 
settentnonale della \ aliata di Bograda Note- 
voli fra le lapidi sono soprattutto le tre in 
due delle quali (1615 1616 = 15721 15722) 
i seniores kasl[elli) fanno una dedicazione ad 
Antonino Pio e alla moglie e nella terza do- 
ve ricorre un C Pacctus Rogalvs fl(amen) 
P\,er)p{etuus), II t,r co!(omae) S,c{cae) pria)e- 
f{ecias) caste(ìh) etc (15726), dalla quale ap- 
pare come probabile che \\ prae/ectus sia stato 
inviato dà Slcca ad amniinistrare il castello. 

Nunndia. 

Castellam Armeni itanam. — v. Arsacal. 

Castellani Hastarensu. — v. Mastar. 



Cast«llNiii Fbaentinin. — v. Tban. 

Castellani SÌj;aitanaiB. — v. Sigas- 

Castelliim Siaiteusc. — Prossimo ad Hippo 
Diarrhytus e forse da esso dipendente {Notit. 
Afric. August. de civ. Dei 8, ii, 22). 

Bysacena. 

Caslellam Siifptanani. — v. Safi'H. 

Maurelania Cacsarìensis. 

Castellani Talei. — Nella Gran Kabilia. In 
due iscrizioni sepolcrali del luogo (C. Vili 
9005. 9006) si ricorda un prìnceps ex castello 
Tulei. 

Castellum — Una iscrizione scoperta 

nel territorio tra Tipasa e Caesarea È dedi- 
cata a Settimio Severo da un C. lulius la- 
nuarins et L. Cassius Augustin[»s'] mag{islri) 
q(uÌH)q{uennales) kastelli etc. [C. Vili 9317). 

Mauretama Sitifensis. 

Castellum Anrelianense Auloulnianenae. — 
V. Hurrea. 

K(astellnni) B — Una iscrizione pro- 
veniente da Bir Haddada (C- Vili' 8710) è 
dedicata I{ovi) oKPtimo) m^aximo) ceterisq{ue) 
dis dgabusq(ue) prò salute adqiue) incolumiia- 
te vìcÌoriisq{iie) dell'imperatore Gordiano e d 
Sabinia Tranquillina dal IGfistellani?) B.... 

Cast«llum Cellense. — v. Celtae. 

Castellani Dianense (Celiai). — C. Vili 
8701-8709. Notevole fra le poclie lapidi È la 
prima {8701); Intp(eralor) Caesar M. Aure- 
lius Severus Alexander tiwicius pùts felix 
Aug{uslus) muros kastelli Diaiie{n)sis extruxit 
per colonos eiusdem kastelli (a. 734)- 

Castellim Vietorìae. — C. Vili 8369 (Igìl- 
gili); Termini Positi inter IgilgilHa»os in quo- 
rum finibus kasiellutn Vietorìae posìtum est 
et Zimi!s{es), ut sciant Zimizes um plui in 
usurn se kaber{e) ex auctoritate M. Velli LO' 
tronis proc{uratoris) Augnasti) gita[m) in cir- 
cuitu a muro tasl{elli) p{assus quingentùs) 

Come i castella, al pari dei vici e dei pa- 
gi, pur non costituendo un comune a sé, po- 
tessero avere un ordinamento quasi comuna- 
le, si vede specialmente in quelli dell'Africa 
in genere, dove per la natura speciale del luo- 
go li troviamo non solo piìi numerosi, ma an- 
che durare più lungo tempo, mentre in altre 
parti dell'Impero, e specialmente in Italia, 
spesso si trasformavano a poco a poco in co- 
muni, non lasciando traccie del loro primitivo 
ordinamento. Coà oltre a casiellum talvolta 

Phua (C. Vili 6267) e Sigus {5683. 5705. 
I 10860), o anche res puòlica, come p. e. ii) 



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139 



CAS 



Arsacal {C Vili 6048) Maitar (6356! in 
Phua stessa (6aSS 6iOì 6306 6307) e in Si 
gus (5693 5699 5700 5701) E gli abitanti 
ora SI dicono fOsU/lam come in un caslellum 
£ della Mauretaiiia (8710) ori C2i.es come 
nel Sufetanum (11427) e or» coloni m quin 
to son tali rispetto ali imperatore p e a 
Horrea (84261 a Cellae (8777) e nel castelliim 
Dianense {8-'0i} A capo di essi poi taKoIta 
troviamo dei Prut/ech mandati dalla città da 
cui dipendono come nel Lastello soggetto a 
Sicca (15726) e negli LXXMII castelli mollo 
probabilmente nel territorio di Cartagine |C. 
X 6104) ma questi alroein nel secondo caso, 
pniono non aver sostituito le quasi magistra- 
ture locali le quali per to più son rappresen- 
tate di ma^siri come ad Arsacal (6044), e 
a Phua doie ora si chiamino iiiagisiri ea- 
sfelti (6271 629SI ora migìsiri pagi (6267. 
6268 eie ) ori semplicemente magisM (6269. 
6275 etc } In un cTstelIo tra Tipasa e Cae- 
sarea nelH fliauretania si \edon due magi- 
sin quinquenn-tles koiUth (9317]. Un prùi' 
ceps SI ha a Tulei (9005 9006). Dccuriones si 
vedono a Arsacal (6041), a Mastar (6356), a 
Phua (6303), a Sigus (RA. 1888 11 p. 268), 
dove si Ila pure un _fiaiitcn (RA. 1. e). Nel 
castello rispondente al luogo moderno H'. 
Sidi Merzug, Niber, forse i seniores kasMli, 
che fanno due dedicazioni a Caracalla ed a 
Giulia Domna stanno in luogo dei decurioni 
(1615. 161S — 15721. 15722). 

a) Nelle costruzioni degli acquedolli. 

Castelltim si disse anche quella costruzione 
destinata a ricevere l'acqua dagli acquedotti, 
per poi versarla mediante i calices nelle con- 
dutture (Vitruv. 8, 7 segg. Frontin, de aquis 
35 etc. Plin. nat. hist. 36, 121. Dlg. 43, 20, 
I, 38-4( etc). 

Nelle lapidi se ne trova spe 

C. VI 564 (Roma): \(:asUyi{i. 

lìenlem, aram \tra^ casieU[uin) in 
\tricli\nia, (/), proiecÌ{nm) sÌgiU{a) Priap{i) 
Liberii) [muro] i>icius{a) d{e) s(uo) d{omtni) 
d{,edil). 

C. VI 3345: D{is) m(<inibus) Laelns publi- 

cus populi Romani aqitarius aguae A'tnio- 

nis veteris castelli viae Latinae cottlra Dra- 

C. VI 3866; Castelltim aquae Claitdiae re- 
gioni pr^imae] disposino dedit et usui tradidit 
ìmssu rationis Augusiae d(oinÌHoriim) ti(ostro- 
rum) yalen/inliani] et f^alentis viclorutn. Gai 
Cagioni Rufi yolusiani viiri) chiarissimi) ex 



CAS 

Pra\ef{ectd) praetiorio)] prae/{ecH) ufbi ivdicìs 
■iter{nm) sai.rar\um) cogn\ittonum\ curante Eu- 
slo< Atoi{iro)e(Iartsstmo)consr^iytre aquar[Hiti\. 
L Henzen (EC 4 845) comenta I epigrafe 
mettendo a compenso un altri analoga per 
la (orma a questa di Concordia (C \ 8987), 
e osser\a tussu tationis Augusiae d{omino- 
riim) n[oslroru»a) Valentvnant et Valentis 
dedii et usut tradidtt dtsposttto l olusiaai 
praefeclt urbi curante Eiistockio consulari 
aguarum, 1 e tussu tinpetaiontin disfiosttit 
praefectus urbi ut darei consutaris aquaritm. 

C. V 1019 (Aquileia) iLxoris.... [™n]r. 

moribits ex \sig\no aereo effi... \sig\ms mar- 
moreis.... e verva aqua.... \cas\tello pnbltco 

C. XI ro62 (Parma): mini August.... 

Munatius Apsyrtu\s\.... [^7] vir et Augusta- 
l![S7'ia]in lapide turbÌHat\p a f\oro ad poriam,., 
\st)ravil crepidine.... castella posuit pori.... 
[m]annoribus staiu[eis ftst\uleis et salienlibus 
oninvil d(e) p{ecunia) s{ua). 

Una lapide frammentaria (NS. 1891 p. 323) 
accenna più volte a castella di un act(uedotto, 
probabilmente d'Amiternum. 

Quanto al custode speciale dei castella de- 
gli acquedotti pubblici, al 

Castellarins, appartenente alla /amilia pu^ 
blica, V. Aqna p. 555. 



di Capita (C, X 3969) 
Quicum dum. haberet cìausam 
in castello an\imu]lam {mortalem], ad superos 
lictlum est \J\ittilam ad diem p\a\rce pudetis- 
qne vixil etc. II Mommsen (H. 1 p. 149, a) 
avea pensato atl'immi^ine del castetlum aquae, 
nel senso che il petto conserva l'alito, come 
il serbatoio l'acqua dell'acquedotto. Ma il Vi- 
scher (H. a p. 15) con più ragione intende 



per castetlum I 



(pfSUfH, 



:ui secondo la 



di Pitagora l'anima è rinchiusa, o il 
del dialogo di Axiochos p. 365 E, 
il praesidium et slatio di Cicerone in Cato 
maior 29. 

CASTORES. — I Dioscurl (Aioaxey^s:, 
cf. C. XIV i: lovis proles), Castore (Kiffrm e, 
Caslor, in ctr. Kastur o Kasutru) e Polluce 
(rioXu^ewtH?, Potluces (Plaut. Bacch, 4, 8, 53 
cf. Varrò 1. I. 5, 74, Pollux, Potouces o Po- 
loces in ispecclii di Praeneste (C. XIV 4094, 
4095), Puliuc, Pulluke o Palttiake in etrusco) 
per la prevalenza del primo, quaiVtìD son no- 
minati insieme, sono di solito detti Castores (C. 

in 1287. VI 85. 413. xir 2821, XIV 2576); 

per la forma Potluces (Serv. Georg. 3, 89) 



y Google 



epigrafica. Cf. 



CAS 
non c'è alcuna testimoniali 
Jordan, Krit. Beitr. p. 3g segg.). 
I. Il culto iti generale, 

11 loro culto passò ìli epoca molto antica 
dalla Grecia in Sicilia e in Italia, e presto si 
diflùse colla storia delle loro imprese, spe- 
cialmente della parie da loro avuta nella spe- 
dizione degli Argonauti. A questa accennano 
le due sole iscrizioni latine, che abbiano atti- 
nenza col loro mito, cioè quelle dei due suc- 
citati specchi prenestiiii, in uno dei quali (C. 
XIV 4095) si vedono Polluce {Poloi-es} e Amy- 
cus {Amnces) che si preparano alla lotta, e 
in mezzo a loro la Ltiua [Losita): nell'altra 
(C. XIV 4094) è rappresentato Amycus {Amu- 
cos) leg-ato ad un albero e accanto Castore e 
Polluce (Potouees) [cf. Schol. Ap. Rh. a, 98). 

L'essere essi gli dei protettori della navi- 
gazione e, consegue!! temente , del commercio, 
ne favori certamente la diffusione nei primi 
tempi: oltre che a Locri (Cic. n. d. 2, 6; 3,5, 
i3etc.), ad Ardea (Plin. hist. nat. 35, 17) e 
in tutte le cittii, sulle cui monete ricorrono 
come Tarentum, Syracus, Nuceria, Paestum 
etc, li troviamo in epoca antichissima onorati 
nel Lazio a Tusculum, di cui erano i protet- 
tori (,. .otto i,. 

Divinità guerriere, davano la vittoria alla 
cavalleria, come nella battaglia al lago Re- 
gino (v, sotto), e annunciavano l'esito, co- 
me oltre in quella, annunciarono la disfat- 
ta di Perseo (Cic. de nat. deor, 3, 5, 
Plut. Paul. Aem. 24. 25. Val. Max. 1,8, i), 
la vittoria di Mario sui Cimbri {Fior. 3, 3, 
ao), l'esitodella battaglia di Parsalo (Dio Cass. 
41, 61) cf. Plut. Flam. iz. Dio Cass. 55. i. 
etc. Dei della navigazione, calmavano le tem- 
peste, e ancora sotto GiuliaLio, non potendosi 
portare il grano ad Ostia a cagione del tem- 
po, onde Roma era minacciata di fame, un 
sacrificio ai Castori fatto dal prefetto della 
città Tertuilus, otti 
(Amm. Marc. 19 v 
3. Prop. I. 17, 18 
della buona fede, 
monete e sul loro i 
Mecaslor). Nei giuochi de! 
pure, e loro erano sacri i desili: 
Fab. 8). Tutto ciò fa chiaro, perchè 
stati i veri dei protettori degli equiti, nei due 
rispetti di soldati e commercianti. Conviene 
ancora qui ricordare i Castori come divinità 
cosmiche e divinità funebri. 

a) Predicali. 

Augusliis: C. Vili 6940. 6941 (Cirta). 8193 
(Chullu). 



CAS 



'33 



-273) cf. Hor. od. I, 

Dei del commercio e 

o rappresentati sulle 

giurava (cf, Edepole 

appariscono 

(Hygin. 



dii- C. Ili 493. — SL I, 1166. 

Ili due iscrizioni trovate tra Augustum e 
il lago Lemanno, Polluce è identificato col dio 
Vintius: Virilio Aalg(itslo)] Polluci st^cr[um)] 
etc. (C. XII 2361) e Deo Viniio Polluci (C. 
XII 2562) cf. Augusltts Vinlius (C. XII 2558) 
e Mars l'intim (C. XII 3). V. Vinlins. 

b) Divinità iimeme a ati appaiono. (Cf. O. 
1993): 

C. II 2407 ( Tarracoiiensìs): [Iutwni\ regi- 
n-te, Minervi'e, Soli, /jtiiiac, diis ommt[p'\o{l.'\, 
Forlunajé], Mercitri\o\ , genio lovis, genia 
Marlis, [.-^esmlapio, Luci, [S'\ointio, [V]ene- 
ri, [Cyipidini, {C]aelo, Castoribus (?), Cereri, 
genio l'ictoriae, genio meo etc. 

C. VI 413 (Roma): I(ovi) o{pHmo) S{olÌ) 
p{raestanlissiino) d(igiio) et lunoni saiutae 
Herae, Castorib{us) et ApoUini coiiservalorì- 

C. XII 1904 (Vienna): legulas 

aeneas auratas cum carpusculis et vestitttris 
basiitm et signa Castoris et Poltucis cum 
eqtiis el sigilli Herculis el Mercuri etc. 

ci Dedicazioni. 

In generale poche sono le dedicazioni fatte 
ai Castori, come meglio vedremo più innanzi 
e dall'esame di esse poco si ricava. 

Fatte talora ex visii (SI. r, 1266) o ex 
iussu nuimnis eiìfs (C. VI 413) o ob honorem 
seviraius (C, II 3100), solo in un caso ne co- 
nosciauLo lo scopo: prò salute (C. VI 413). E 
egualmente poco c'indica la natura dei dedi- 
canti, escluse le dedicazioLii pubbliche; vi tro- 
viamo un senir (C. II 2100), un curalor den- 
drophomm (C. Vili 6940. 6941), un honoralus 
collega corporis mensorum inaciùnariorum 
frumetitì piiblici (C. VI 75), due fiamùàcae 
(C. II 2122. Xll 1904), un primipUaris (C. 
XII 2526?), un dispeiisalor AugusU (C. Ili 
493I, naulae (O. 1993). Forse a Castore e Pol- 
iLLce si dedica u Lia statua di Apollo nella la- 
pide C. XI! 2526. 

2. / Castori in Roma. 

Nella battaglia, che 1 Romani combatterono 
nel 258 1). e. contro i Tusculani ed i Tarquinii 
al lago Regillo, nel territorio di Tusculum, 
avvenne quanto dicevasi fosse avvenuto nella 
battaglia tra i Locresi e i Crotoniati al fiume 
Sagra (Cic. nat. deor, 2, 2, 6; 3, 5, 13 etc). 
I Castori erano gli dei protettori di Tusculum: 
a loro quindi si rivolse il dittatore Postumio 
in richiesta d'aiuto in una battaglia che do- 
veva decidersi dalla cavalleria, invitandoli ad 
abbandonare il loro popolo e promettendo 
templi e ludi (cf. Macrob. sat. 3, 9). E infatti 



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^^^^m'^fW^^T^^'^^' ' 



IS4 



CAS 



al dittatore apparvero due gio\ani di straor 
dinana bellezza e grandezza che po'^tisi alla 
testa dell esercito romano cacciarono in fiigT 
1 T^isculani Subito gli stesai due giovani ar 
mati compirsi su! foro di Roma lavarono 
1 loro cavalli nella luturna narrando a! popolo 
meravigliato lesilo della ba»a(,lia mutando 
in rossa la barba di Domit us (Ahenobarbus) 
che non credeva e sparendo improvvisamente 
(Cic nat deor 2 2 6 3 5 n Dionjs 6 13 
Plot. Aem. Paul. 25). Il tempio loro votato nella 
battaglia, fu innalzato nel posto stesso dove era- 
no appaisi (cf. Aedes p. 175). Insieme fu istituita 
una festa solenne annuale pel 15 Luglio, giorno 
della battaglia ^ della loro apparizione, l'epoca 
stessa in cui erano apparsi ai Locresi e in 
cui poscia apparvero nella battaglia di Pydna 
(a. 586 u. e.) a in quella presso Verona coi 
' Cimbri dell'a. 563 u. e. (Cic. nat. d. 3, 5, 
li. Val. Max. 1, 8, 1. Fior. 2, I2, 15; 3, 3, 
20. Plut. Mar. 16). Questa festa che si disse iran- 
sveciio equitum fu stabilmente ordinata dal cen- 
sore Q. Fabius Maximus nel 450 u. e. Si trattava 
di una processione, che cominciava, nei tempi 
più antichi, innanzi alla porta Capena. dalla 
quale era entrato in città il dittatore col suo ma- 
gister equitum ed i suoi cavalieri, poscia presso 
al tempio di Marte (Dionys. 6, 13. Aur, Vict. 
de vir ili. 31). In essa i cavalieri mostravano 
tutto il loro splendore: divisi in turme. ar- 
mati, a cavallo, coronati di olivo, cogli or- 
namenti militari andavano al Foro per offrire 
ai Castori un sacrificio in nome dello Stato, 
poi al Campidoglio per ringraziare Giove e 
scendevano quindi al circo, dove si facevano 
giuochi solenni. 

Un tempio di Castore e Polluce solleva 
anche nel circo Flaminio {Vitr. 4, 8, 4); ad 
esso si riferiscono i Fasti Amiternini (C. l' p. 
244 = IX 4192) e gli Allifani (C. I' p. 217 = 
IX 2320): Eid(ibus) Aug{ustis): .C<isiori Polluci 
in circo Flianhào. 

N{atalis) Cas/oris et PoUucis con ludi cir- 
censi è ricordato nei Fasti di Filocaio (C. I' 
p. 262} all'S Aprile, Secondo il Mommsen 
questo si può riferire all'edicola, che i Castori 
avevano nel Circo Massimo. 

Due immagini dei Castori donate al colle- 
gio dei mensores machinarii frumenti publici 
sono ricordate nella lapide C. VI 85: M. Ae- 
/(iwj) M. /. Rusiicus, rector iinm[unis ilerum), 
haii(oraius tertium) in diem vilae suae tne{ny 
saribus maeh(itMriÌs) /{rumenii) piublici), gui- 
lAfts) ex tienahts) c(onsulio) coir{é) tic(el), Ca- 
storts iMottam) d{edit) et ob dedicatione{in) 



CA'Ì 

dedtt sing{ulis denanos) II L Faemo Fidele 
q(inn)g{jfeHnalt tteruin) dsdic{aii) XV kal{en' 
das) luTi(ns) 'taturmno et Gallo co{ii)si^iiìbus) 
(a 198 d Cr ) 

1 / Castori in lialu e nelle Provincie. 

Poche come diss sono le dedicazioni ai 
Dioscuri Prescindendo dalle iscrizioni greche, 
dalle mo lete sudcitite e dalle notizie degli 
scrittori per Ardea {Plin nat hist. 35, 17) 
e per Locri (cf sopn) i Castori sono ricordati 
in iscrizioni latine delle città seguenti: 

a) Italia: 

Asisium OH. 6126; Gal. Tettieitus Parda- 
las et Tettiena Galene tetràstyluin sua pecunia 
fecerunl ilem simulacra Castori! et PoUucis 
municipibus Asisinatibus don{um) dederiftnt) 

Capua C, I 567 (= X 3779Ì: ■ ■ ■ heisce 
magistrei Castori et Polluci nmrum et plu- 
teum faciimd{um) coeravere eidemque loedos 
fecere etc.(a. u. e. 648). - 569 (= X 3781): 
M. Antonio, A. Postumio co(n)s{ulibus) heisce 
inag. muruin . . . et catcidi-um et portic(um) 
...et sig?ia marmor{ed) Cast{orls) et Pol{.lu- 
cis) et loc{uin) pritial(mn) de stipe ■ Dianfae) 
emendum [/aci]entluin co^aver[e]. 

Cora, C. I 1150. 1151 (= X 6505. 6506): 
. . . Calvius P. /. P. n. C. Geminius C. /. 
Mateiclus aed[em] Casion's PoUucis de s(etta- 
tus) s{en^tia) Jaciendam pequi^id) sac\r{à^ 
coeraver[tinl. M.] Ca/v/us Af. /. P. n. C, 
Crassicius P. f. C. n. Verris d(e) s{enaliis) 
s(enlentia) prob\antnt d]edicariiint)q{!ie). 

Tra Cremona e Brixia C. V 4154: Castori 
et Pollaci etc. — SI, 1, 1266: Castori deo 

Larinum C. IX 724; . . . Rafus I{III 
vir i{ure) d^icundó)], IlIIvir [quing{uennali.^) 
Cast]ori et Pol\lucÌ fac{iendum) cur(avil) 
ide]iHq{ue) pro[bavi{]. 

Ostia C. XIV i; IMoribus vestris gnoniam 
certamin[à] laetum exlhybuisse itwal, Casior 
venerandeque Pollux, munere prò tanto facimn 
certaminis ipsain. Magna lovis proles, vestra 
prò sede locavi, urbanis Catius (console II nel 
?i6) gaudens me/ascibus aucltim, Neptunoque 
patri ludos fecisse Sabinus. Questi ludi son 
detti ludi Castorutn nei Fasti di Polemio Silvio 
al 27 Gennaio (C. T p, 257) e sonò ricordati in 
Etico p. 716 ed Ammiano 19, io, 4 (a. 359): 
erano specialmente destinati agli dei della na- 
vigazione e del commercio. — C. XIV 376: 
P. Lucilio P. [/.], P. n. P. pron. Camala[e]... 
idem aedem Castori! et Polluds resHituit) etc. 

Tusculum C. XIV 2576: Castoribus Q. 



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CAS 

l/^l(avius)] Balbus io(n)s{uì) I Castori erano 
le vere divinità protettrici di questa ciCtS (Ci', 
de div. I, 43, 98] dove annualrneiite erano 
onorati di un lecUstermu n con uno stioppus 
sul pulvinare (Fest s \ stioppis cf Albert 
p. 12 segg.). Anche le per<ioue di \a origiLia 
rie, come Matiius Cordi iis (Monimsen MClnzw 
p. 651, 657) e Mamus Fonteiiib (o e p 573 
591) ne posero le immagini sulle monete rlie 
batterono a Roma per uidieare la propr a 
provenienza (Borghesi Oeuvres i p 270 cf 
Dessau ad C. XIV 2603) egualme ite ia mo 
neta d'oro di L. Strvius RuFus (Colieii Sii 
pida 6), die ha nel roves 10 h rappresenti 
zione della ro"ca co 1 h scritta rnscuì{uiit\ 
ha nella parte antenore 1 immagine dei due dei 
— V'era poi un collegio di acdilm Caslotis 
et Polltfcù (C. XIV 26jo. 2639. 2639) col 
loro maghter (C. XIV 291S. 2637) ed il loro 
atrator (C. XIV 2629). E come a Tibur, la 
città d'Ercole, gli HeraUaiiei divennero nel 
l'epoca imperiale HeraUanei Aiignslales cosi 
questi aediliii divennero Aiigiislales a Tuscu 
lum (C. XIV 2620 cf. 2637). 

Veii C. XI i777: Sacrintii] Casloi i eiPo[l 
luci] etc. 

Vibo C. X 3S; Casior, Polln t o iim 

b) llispaiiia: 

Dertosa C. II 6070: \C\aUon ci [/'] \ir\uci 

iHturRi CU 2122; \P\oUuci Aug{HStO)&t.Q 

OssigiC.II 2100: Sacrum Pollaci Sex Qiiiit 
iius Sex. Q. Sticcessini lib Fortmialus ob ho 
norem VI viiiaias) ex d{ecretó) ordìnis soluta 
pecunia petente populo doimm de ,ua p unta 
etc. 

e) Gallia Narbonensis: 

Tra Ai^ustum et il lago Lemanus C XII 
1526: Castori et Polluci Q. Ateius PciUha 
r{is) p{rimi)li(,ilaris) Apolliti. (= Apollmem?) 
ex stipe dupla facieridnm curavit. Cf \iatiUB 

Tra Ucetia e Nemausus, C. XII 2999 Ca 

Vienna, C. XII 1904: . ... et sigiia Ca 
storis et Pollttcis cutn eqitis etc. 
Ugernum, C. XII 2S21: Caslotzms 

d) Gallia Lugudunensis: 
Ltitetia Parisiorum, O, 1993. 

e) Belgica e Germania: 
Colonia. BRh. 381: Castori etc 
Epamanduorum, RA. 1862 XLIII p 261; 

O. 1568. 1569: Castori etc. 

f) Dada; 

Ampelum, C. Ili 1287: Castoribus 



g) Dalindtia: 

Andetrium, C. III 2743: Castori et Pol- 
ii} Achaia: 
Sparta, C. Ili 493; Diis Castori et Polluci 

\) Nttinidia: * 

Chullu, C. Vili 8193: Castori Aagiusto) 

Cirta, C. VII! 6940: Castori Aug{itsto) etc.. 
6941: Polluci Aiig{tisto). 

rln, Thorii., iBS.j. — PkKLLaH, KOin. Mythol. a' p. 300 
segg. — RoscHhR, Lciikoii der Mythologie 1 p. I1S4 

Castori» (art), v. Aertes p. 175- 

D. Vagli ERI. 

CASTOR (navix). — C. X 3582. X! 44- 
53. V. Classia. 

l'ollns (navis). — C. VI 3106. X 3514. 
361J idd \ tlaasis 

CASTORINA ipllis) - ^ Pellis 

CASTRA — t 1 accampamento militare, 
destinato o al riposo per la notte nelle mar 
e e o 1 punto d attacco e di difesa o a re 
siden/^ stabile dei soldati 

« Qoindo I Ronnni dice Giuseppe Flavio 
(b hid 3 sì sono entrati in paese nemico 
non danno batt-i^ha prima clie sia fortifi 
cato il loro accampa mento Nu Io pongono 
senza fatica ne in suolo inegm e e non tutti 

senz ordine si danno a questo lavoro ma 
se per caso avviene che il luogo sia luegua 
le viene appianatoe 1 accampamento e misu- 
rato e fatto in forma quadrata Li seguono 
molti operai cogli istrumenti netessarii a quel 
la costruzione I a parte interna 1 occupano 
colle loro tende ali estemo invece s ha una 
cinta simile a un muro con torri poste a 
eguale distanza Negli intervalli sono posti 
scorpioni catapulte balliste e le altre mac 
chine di questo genere tutte pronte al tiro 
Fanno quattro porte una per lato tanto per 
facilitare 1 ingresso agli ammali quanto per 
permettere le sortite necessarie Neil interno 

1 accampamento è diviso comodamente dalle 
vie E nel mezzo sono poste le tende del ca 
pitam nel centro di esse il praetonum a ai 
mighanza di un tempio e come nelle città, 
VI si vede anche il forum e lavoratorii e tn 
bunali per 1 centurioni ed i tribuni dove giù 
dicano le liti che sorgono La cinta e i laiori 
interni sono fatti più presto di quanto si creda 
per il numero e la capacità dei fabbricanti 
Se serve si getta anche una fossa intorno al 



yGobgIc 



W^^^^'-W^^'^^'-^J'^'^^y^'^- 



136 



CAS 



vallo, profonda quattro cubiti ed altrettanto 
larga. Così rinchiusi, tutti con quiete e come 
si conviene, si stabiliscono ecc. ». 

Questo passo, destinato a mostrare ai Giu- 
dei i pregi degli ordinamenti militari romani, 
ci dà un breve cenno degli accampamenti e 
dell' ini portanza che i Romani, a ragione, vi 
annettevano. Anche la descrizione molto ac- 
curata di un accampamento romano per due 
legioni nell'epoca repubblicana è dovuta ad 
uno straniero, a Polibio (6, 27 seg^.)i t^''^ 
come Giuseppe Ebreo è entusiasta di quel- 
l'opera. La ricostruzione dell'accampamento 
polibiano è stata fatta più volte; (v. special- 
mente Masquete, Étude sur la castramétation 
des Romains 1864. Nissen, Das Templui» p. 
«2 segg. Droysen, nelle Comm. in bon. Tli. 
Mominseni p. 34. Hatikel, N. Jahrb. f. Phil. 
lìlp. 737 segg.; r23 p, S5o segg. Ni.-isen, N. 
Jahrb. f. Phil. 123 p. 129 segg. Marquardt, 
Staatsverw. 2 p. 404 segg. MasquelcK nel Di- 
zionario di Darenbet^ e Saglio s. v,) 

Mutate però le condizioni politiche e mi- 
litari dovette mutarsi in p^rte anche l'arcam 
pamento ed mCatti quello che ci descr ve Igino 
gromit co (pnma metà del II sec ) nel suo 
Llberde mumt castrorum e in parte diverso 
da quello di Polibio Sulla sua ricostruzione 
vedi specialmente il Domaszewskl nelH sua 
edizione dell opera di Igino (Lipsa 1S8 ) 01 
tre agli scrittori utili pari ino un pò larga 
mente dell accampamento rimano Giuho A 
fricano (6 61 \egezio (i 23 2 13 i 8) e 
Leone filosofo (Instit 11 20) 

Se col tempo mutarono certe parlicoKriti 
non mutarono le condizioni esse i/iali inzi 
tutt la fimi litio eguile a qi ella delle colonie 
o delle terre assegnate lim latto fi-,sat 1 dalla 
scienza augurale da tempi imnienioribili Cosi 
salvo forzi maggiore o convenienza ! accam 
pamento fu sempre rettangola e cDine 1 mti 
ca terramara italica co ne la colomi roinina 
Cosi SI fecero sempre al posto istesso il ptae 
tortuni il quaestortum e li forum le Me e 

Fatta forse eccezione soltanto del decreto 
di L Emilio della 5(15 u e che cjiite 
ne 1b formola Acini i in cislreu etc [L 
II 5041), le nostre iscrizioni accennano tutte 
ai castra stativa stabiliti sulle frontiere sui 
punti strategici più importanti e nelle vie pnii 
cipali di comunicazione Questi essendo per 
manenti o do\endo almeno durare per molto 
tempo furono più che altro delle fortezze di 
i regolare e simile ali accampamen 



CAS 
in quanto poteva abbiso- 
gnare alla vita slabile di un corpo militare, 
specialmente con grandi magazzini, con bagni 
e via dicendo. Per citare i pili importanti, si 
veda la descrizione di quello di Carnuntuni 
in Kubitschek e Frankfurter, Ffihrer durch 
Carnmitum 2 ed. p. 66 e di quello di Lani- 
baesis in Cagnat, L'armÈe roinaine p. 519 
seg^. Alla costruzione probabilmente dell'ac- 
campamento di Carnuntuni si riferisce l'iscri- 
zione C. Ili iii94-6:)« Ip{eratore) Vespasia- 
no'] Caes{nre) Aug{usto), {p(,onlifice) «i(aximo), 
imp(eraloré) X, p(atre) p(atriaé), co{ii)']s(ule) 
ly, desiginalo) V, T{iio) iinp{eraiore) Cae- 
s{are) A[u]g(usti)/{ilio), imp(eratm-e)IV, Co(«)- 
s{iile) n, designato) III , Domiliauo Cae- 
s[are) AugiiisH) /[ilio} co(nm»le) III C{a- 
io) Calpe^ano] Raitlio Quir\ÌHaU\ Valer[io 
Fesl^, leg{ató) Aiig{mti) pr^o) [piiaelore)]. 
Qiuinlo) £:\gy^af\io Ciato, leeiato) leg{ioms) 
XV Apol{lhiarÌs)]. kg(io) X[y ApoKli-iaris)]. 
I castra dì Lambaesis sono indicati nei milia- 
rii C. Vili 10231, 10232, che misurano la di- 
stanzi a ras/rijs) e nell'allocuzione di Adriano 
(C \ III 2532 A b: mrtlas/h' castra ci nova 
f celiti B b tfiti ogressi castra raplìm ci c:- 
biim el Irma cepistis: al loro genio è dedica- 
ta la lapde C Vili 2529. A queUi di The- 
veste SI rifersce l'allocuzione succitata {A b) 
e 1 milnr C \ 111 looiS. 10023:... viam ex 
tastrits) hib niis etc. Sui comandanti di tali 
accampime iti stabili, detti prae/ecti caslroriim 

più tirdi pia ledi kgionis v. Legioiiìs prae- 
feetus 

I cislia o caserma dei soldati della flotta 
di Ravenna sono menzionati nella lapide di 
Populonium C \I 2606; queUi di Miseno nei- 

1 altra ^ E 8 426: D. in. L. Calpurnio Rufo, 
sctibae c/(assis) pr{aetorÌae) Mìs{enatinm). Hic 
Bpheio ta munere missus defuuctìis est et ibi 
sa* ofihago marmoreo sifiis est M Sitlius 

■ìfricaiins mumceps et h res ad lasiia memo 

La costruzione di un accampamento 1 Co 
ptus è ricordata m un latercolo del! epoca An 
gustea (C III 6627) casliam (sic) aidifica 
ve-iuiit et refecerimt Si riferiscono pero pi ut 
tosto lUa costruzione dì castelli che a quelli 
di veri accampamenti le lapidi seguenti dei 
bassi tempi nelle quali ncorre a preferì 



la parola casti m 



(ET ■ 



staoT^ov 






ad Aen 6 ''~6t si tratta di luoghi murati 
qnah ricorr>no sotto questo nome anche nella 
nntitii G illiarnm (Seeck Noi dign p 263 



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cAs 

C. Ili 6661 — 133 di Pahiiyra: \_Repara- 
to\res orbis.... d{omitti) n{ostri) DiocUtianus 

castra felidter coudidetmit, \ci(ra agé\nie 

Sossiano Hieroclete »( irò ) ^ erfectisstmo ) 
praes{ide) provinciac, d{evoto) n{umim) m(aie 
stalÌM.«e\\ eornm. . 

C. Vili 9835 di Aitava nella Mauretaiiia 
Caesarìensis dell'a. 508; Pì'o sal{ute) et tnco!{n 
niìlaie) regiis) Masimae g£»t{iuìn) Mam [pruni) 
et Komanoi\iim) castriim aedijic{atum') a Ma 
sgivini pre/{ecio) de Safari idir (?) proc a 
sira Severianfji) qiiem Masima Aitava positil 
Et Maxim{ia) profittrator) Altiavaè) peìfec{il) 
J\osÌtumì) p(rovincÌae) CCCCLXVIH 

C. Vili 10937 di Cellae nella Mauretaiiirt 
Sitifensis! Salvit d{omiiiis) n(osirÌs) imperato 
ribus imnctis prbicipibiis Vale\iUé\, Giatiano 
et Valeiitiniano.... Fla{vius) Vìctoriaiius t(ir) 
c[larissiinus) prìm(z} ordiitis coines Afucae 
semper veltro uumitU devotits\ caslram deit 

C. vni 4354 di Ain-Ksar nella Nuniidn 
Imp(era»tibus} d{o)in{DH{is) f,{o)d{rìs] Fl{a.w) 
Costantino et Anastasie.... (a. 578-582) Vita- 
[tion m{a)z{ni/ico ?) e[{\ tu{tiustn) ?] m{agi- 
stro f) m{i)t[itum) Afr{i)ca(e) aH.viÌiante d{e)o 
per Fl{avium) T(ri^\£\et{ium^ hic i:(a)!t(ni7n) 
consettt{!}en!{es) sÌ6i cibes istìus loci..... fece- 

C. Vili 14439 di Hr. Megascia nell'Afri- 
ca proconsul ris \Iiidica''\ hfc ii'nliis [fusli- 
»i]an(o imp ato ) < / ] nostros 

ii^petu à]ast d(o ) io ba\ai j astm(m) 
perfecitum). 

C. VII 36S d I B a a (V o 

VI sec.): /ut ana p{ a )p(o iS ) Findi- 
cianus m{as i ) a^b t Pr{a p ti) »«(/- 
lilmn)? castrum fecit etc. 

A tali castelli si potrà forse riferire \\ prae- 
posiias casirìs, benché tale su p pie mento sia 
assolutamente troppo dubbio nella lapide di 
Castra Regina C. Ili 5938(cf. 11943): -'/. Vir{ius) 
Mareellus dcc(tiHo) al(ae) I F(l.w!ae) s{ìiigu- 
lariuiu) A(l£xaHdri(tuaef), s{ingularis) co(ii)s(ii- 
laris). p[meposilus) i{aslrisf) (tertìum o ter- 
nis etc); vi osserva il Momniseii che caslra 
terna in quella parte non fa difficoltà perchè 
da oltre Castra Regina sino al limes vi furono 
molti accampamenti a piccoli intervalli. 

La formula castris si trova spesso aggiun- 
ta al nome di soldati, a quelli cioè nati nelle 
canabe militari, da un matrimonio non legitti- 
mo, e quindi di dritto senza padre e senza madre. 
Quando essi venivano ammessi nell'esercito, ri- 
5 la cittadinanza romana ed erano in- 
i nella tribù Follia (cf. Mommsen, C. Ili 



CAS 



137 



p. I2I2. Bormann, MOe. 16 p. 327 se^. 
Kubitschek, Imperium Romanum p, 262, v. 
Polita). Già nel latercoto di Coptus, che si 
attribuisce ali epoca Augnstea, troviamo su 
trentisei due soldati castris, tuttì e due della 
tnbu Follia (C III 6627 a 39; b 35). Più tardi 
il numero I)ro aumenta, come si vede dal 
seguente specchietto: 

Castri di Lambaesis; C. Vili 2565 su di- 
ciotto sette — 2566 su sette, tre. — 2567 
su sessanta ventitre. — 2568 su ottantaquat- 
tro quarantadue, — 2569 su quarantuno. ven- 
ti — 2586 su quarantacinque, cinque (circa 
sotto Ehgabalo o Severo Alessandro). — 2618 
quattro si undici (a. 211 ) ì). — EE. 5, 714: 
dieci SII ventotto fa. 166); 724: su quaranta- 
cinque diciotto 723; su settanta, quattro. — 
EE 7 367 due su settantadue; 372: undici 

Castra di Alexandrea: {C. Ili 6580; later- 
colo d soldat entrati nell'esercito nell'a. ifiS); 
su quarantasei almeno ventidue. 

Trovnmo 1 indicazione castris ancora nei 
seguenti soldati legionari!; in un veterano della 
V Macedonica, quindi nato a Troesmis (C. 
Ili 7505 a. 173), in un soldato della XV A- 
pollinaris, quindi di Carauntum (C. Ili 11118), 
in soldati della III Augusta, cioè di Lambae- 
sis (C. VIII 2994. 3iot. 3151. 3247). Quando 
la tribìi è indicata, è sempre senza eccezione 
la follia. 

Anche tra i pretoriani s'hanno dei nativi 
castris e veramente in alcuni latercoli: EE. 4, 
892: quattro su trenta; 893: uno su cinque; 
895; uno su quarantatre. — Ad un eqiiite 
della coorte I Flavia Numidarum, nato castris, 
è rilascialo Ìl diploma del 178 n. LXXVI (C. 
Ili p. 1993 cf. pure p. 1984 dipi. LIX). 

1 Caslra di Roma. 

I. Castra praetoria. — Caserma dei preto- 
riani costruita da Tiberio fuori la porta Vi- 
minale (Suet. Tib. 37; Nero 48, Tac. ann, 4, 
2. Plin. 3, 67. Schol. luven. 10, 94 seg. cf. , 
Tac, hist. 3i 84. Herod. 7, 12, 3 seg.; 4, 4, 
5I; fu compresa da Aureliano nella sua cinta 
e abbandonata sotto Costantino, rimanen- 
do, come tuttora, il nome alla località. Gli 
scavi hanno dato notizie importanti tanto sul- 
la sua distribuzione, quanto sulla conduttura 
dell'acqua (l.anciani, acqua p. 276 segg.). — Ca- 
stris praetorc{s)Aug( usti } n{ostri) I eg^esi su mat- 
toni circa dell'epoca di Marco Aurelio o Com- 
modo (C. XV i). In castris praetoriis militare 
dice qualche epitafìo per militare come pretoria- 
no cf. C. VI 2771. 2772, nella quale ultima 
lapide i castra praetoria sono contrapposti 



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W^^ifi'^^^^^ p^JTT'-''. 



.138 



CAS 



alla legione (cf. VI 2774). — P(ondo fmns) 
£astror[um) Aug{ttsti) che si legge su un pe 
so-tipo di bronzo trovato presso al Castro pre 
torio, forse a questo si riferisce (BI 1879 p 
211). — All'interno della caserma si può n 
ferire il vinartarius in casins pixactoms"] [C 

VI 9992); alle sue vicinanze invece il [con-]di 
tarius de castris pra[elor'\ibi<ì (C M 9277) 
Ad un tempio, appartenente ai pretoriani che 
sorgeva però fuori della caserma appartiene 
\'eg(ues) praeioriaii{m) cok(orits) III pr(aeio 
riae), gin urb(i) item (— in urbe iempli ?) an 
iisies Ifuil et) saeerd(as) templi Matiis ca 
slrùtiuìn) pr(aelon'anorum) etc — Cf Becker 
Topogr, p. 199. Richter, Top p iSo Gilbert 
Gesch. und Top. 3,' 198; v Praetorioe co 
hoFtes. 

2. Castra urbana. — Caserma delle coorti 
urbane, che sorgeva sul /^c7n(w ainiium nella 

VII regione, costruita *o piuttosto riLostmita 
ivi da Aureliano accanto al luo tcinpìum So 
lìs {Chron. 191. Dig. 48, 5, 16 [15] % Region 
cf. Tac. hist, I, 21. C, VI 1157 titbunus co 
hortiumurbanarmn et Jori sitali — Cf Becker 
Top. p. 597. Preller, Reg. p 141 Richter 
Top. p. 149. Gilbert, Gesch und Top 3 p 
199. Mommsen, Staatsr. 2' p lofiS v l'rba 
nae cotaortes. 

3- lastra priora e Castra notaCieveriana} 
— Caserme degli equites singulare^ I a primi 
sorgeva presso il Laterano nella regione V. ed 
è stata ritrovata recentemente (cf. Hen/en, 
Al. 1885 p. 235 segg. I-anciani, BM. 1S85 p. 
137 segg.): è menzionata in parecchie iscri- 
zioni di eqiiiti singolari (C. V! 3183. 3191. 
3196. 3241. 3279. 3288. 3293. 3300. NS. !88i 
p. 372). Dell'altra caserma non si sa nulla: è 
possibile che sia stata costruita da Settimio 
Severo, giudicando dall'epiteto Severimta, che 
porta nel diplorna militare di Alessandro Se- 
vero n. LXXXVII = LI C. Ili p. 893. 1999 
{cf. C. VI 3198. 3254. 3266. 32S9. 3297. iX 
795). — Cf. Richter, Top. p, 16S. Gilbert, 
Gesch. und Top. 3 P- 200. v. Equitea aingu- 
lares. 

4. Castra peregrina. — Caserma dei pere- 
grini sita sul Celio nella regione II presso s. 
Maria in Navicella (Amm. Marc. 16, 22, 66. 
Regionarii v. Caelins p. 9). Genio sancto ca- 
siforutn peregrinorum sono dedicate le lapidi 
C. VI 230, 231, 428, 3327. 3329: una provie- 
ne da Ostia C, XIV 7. — C. Becker, Top. 
p, 503. Preller, Regionen p. 99. Richter, Top. 
p, 168. Gilbert, Gesch. und. Top. 3 p. 199. 
V. Peregrini. 



CAS 

5 Ca»>tra Vi alenati uni. — Casermn dei sol- 
dit! della flotti Misenale di guarnigione a 
Roma e'Jistente nella regione III in prossi- 
mità -ille Terme di Tito (P'orma sub. i. 5. 
Region ) \i bi riferisce probabilmente la la- 
pide C VI 1091 trovata presso quelle terme 
e supplita dall Heiizen {Imp(era(or) Caes(ar) 

W^arciis) Antomus Cordiami]s (a. 340) 

Roinae Misei^attttt» castra solo privalo] am- 
plifltca it] (cf Kaibel Inscr. gr. Sic. 956 B 
15) — Cf Henzen ^nn. d. Inst. 1862 p. 60 
segg Jordin Top 2 p. 116. Richter, Top. 
p iSi Gilbert Gesch. und. Top. 3 p. 200. 

6 Castra Rat en nati nni. — Caserma dei sol- 
dati della flotta Ravennate, esistente in Tra- 
stevere (regione MV) — Cf. Preller, Regio- 
nen p 100 Jordan Top. 2 p. 327 seg. Richter, 
Top p 15S Gilbert Gesch. uiid Top. 3 p. 

Nei Regionarii vengono nominati ancora 
altn cosila non ctserme però ma stazioni; 
cosi nella regione XIV i castra tecticaiiorum, 
e altrove 111 luoghi non determinati i castra 
Sllzcarlorum tibLllii loriim, vicliiiiarioriim. 
Forse di siimi genere erano i 

( astra l'onKanoraDi ?) della lapide C, VI 
70 Bonae deac casli{oiHiH) o castr(eitsi) Foni. 
Ti{beiius) Uuidi Aug{us/Ì) l{iberli) Prìsci 
Cilei seri !/i) ia6ul(anus) Posuit. 

D. Vaglieri 

CASTRA. — Gli itinerarii e gli autori 
danno ad alcune città e stazioni questo nome, 
che accenna a una residenza di corpi militari; 
molto spesso al semplice nome è aggiunto un 
predicato. Un elenco s'ha in De-Vit. Onom. 
s. V.; citiamo tra esse le seguenti; 

1. Nell'Hiitria (reg. X), oggi Aidussina. 
It. Hier. p. 560 cf. Majonica, Aquileja zur 
ROmerzeit p. 23. 

2. Nella Mauretania Cae.ìarieiisis a venti 
migha da Galaxia (Tab. Peut. 1, 2). 

3. Castra Baiava, oggi Passau nella Raetia, 
Cf. Itatavornni cohors i p. 9^2. 

4. Castra Caecilia. v. Norba. 

5. Ero Castra, v. Heroon]iolis. 

6. Castra I^tnbaesilana. v. Laiiiboesls, 

7. Cas'ra Mùtervae nella Calabria (regio- 
ne II) a sette miglia da Hydruntum (Strab. 
6, 3, 5 p. 281 Dionys. i, 51. Verg. Aen. 3, 
531. Probus ad Veig. ecl. 6, 31 p. 15 Keil. 
Tab. Peut. 7, 2) oggi Castro. 

8. 1'a.stra Kegina (Regensburg). — C. Ili 
5942-5977. 6531-5536. 6571-6573, 11959-11975- 
— Città della Raetia (Tab. Peuting. 4, 4. II. 
Ant, p, 256; Regino), detta nel miliario C. 



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CAS 

IH 5997 L{e)g{ió), per la legione IH Italica 
ivi di residenza (Not. diga. Occ. 35, 17), For- 
se ad essa è riferito l'nii cim/^h dell'Itinerario 
Ant. p. 259. Non ebbe mai ordinamento mu- 
nicipale: fu soltanto la residenza dì quella le- 
gione, alla quale si riferiscono la ma^ior parte 
delle lapidi clie ne provengono (C. IH 5942. 
5947- 5949-50- 5952-53- 5955- 595^ = 11959. 
5957 = iigSo- 5958- 6531 — 11962. 6571 = 
11964. 11966. 11968-70); le tegole olire chea 
questa legione (C. HI 6000. 11986. 11984Ì ap- 
partengono alla coh{ors) I Ca/i(mnf/aiium) 
(C. IH 11992 d. e.) ed a!l'<j/{a) T svig{alarium) 
(C. HI ÌI995 <t). Alla costruzione di un vallo 
appartiene l'iscrizione C, IH 11965, trovata 
nelle rovine di ima porta dell 'accampamento; 
\linp{era/or) Caes{ar) M{areus) Aìii\elius) An- 

ioninus divi Pii filius ei imp{erator) Cae- 

s{ar) L{ttciics) Aiir{elius) Coinmodus] va/- 

&([j»] cmM portis et tarribus e/c. i (f).... [c«- 
rmite,f\ M{arco) Helvio {Clé]me'ife Dexirìano, 
Ug{ato) AH\g(uslorum) pria) priaelore)^. Cf. 
Mommsen, C. HI p. 730. 

CASTRA VETERA. - v. Velerà. 

CASTRA ULCISIA. — v- Ulrisìa castra. 

CASTRA FONTANORUM. - v. Ca- 
stra p. 138. 

CASTRA IIISENATIUH. - v, Castra 
p- isf. 

CASTRA NOVA. - v. Castra p- 138. 

CASTRA PEREGRINA. — v. fa 
atra p. 138. 

CASTRA PRAETORI A. - v. Castra p 
137- 

CASTRA PRIORA. — v. Castrap.i,b 

CASTRA RAVENNATIUM. - v. (a 
stra p. 138. 

CASTRA SEVERIAHA. - v. (it 
stra p. 138. 

CASTRA URBANA. — v. Castra p. 138 

CASTRBNSIS- — Così sembra di do\er 
intendere l'abbreviazione kast. nella lapide di 
Aquincum, C, HI 3468- Maiorìbus sanciis L 
Naevius Cainpaniis tasi. leg(ionis) UH Fl{ i 
viae) etc. S% nell'istesso modo va inteso il 
(OS. di un latercolo di Lambaesis, dove un 
soldato con tale ufficio ricorre tra altri prin 
cipales, non vi si potrà vedere, come vuole il 
Mommsen, Il prae/ecl'is castrorum. 

CASTRBNSIS (ratio, flsccs). — U iscri 
zioni che si riferiscono al Jiscus ed alla ratto 
castrensis sono state studiate per la prima 
volta di proposito dallo Eichhorst negli JahrbQ 
cherfìjr Pliilologie9i (1865) p. i07segg. Egli ri 
guarda questo fisco come una cassa destinata 



CAS 

alle spese dei ludi castrenses menzionati da 
Svetonio (Tib. 72). Ma questa teoria è ora ab- 
bandonata da tutti, perchè manca dei minimo 
fondamento; in quelle iscrizioni non c'È nes- 
sun accenno a ludi. In seguito lo Hirschfeld 
negli Jahrb. fDr Phil. 97 (1868) p. 691 segg. 
propose di riguardare il fisco ( 
la ca.ssa speciale destinai; 
delle truppe; 1 procuratores castrenses, sog- 
getti tutti ^prociirator raiionis caslrensis, sa- 
rebbero identici agli éjriTpOTOi toC KaiffaBOS 
iTrTrixa) a.ySpsq ai SmveiJJiyrei; tò, xp^f-"-'^"- r*^i 
f5Tpa.riu3Ta.is eiq ihv Sloixna'n roÌJ Sion menzio- 
nati da Strabene (3, 4, io p. 167), Se non che qua- 
si tutti i proairaiores castrenses di cui abbiamo 
notizie, sono liberti imperiali, non (jtttixo? «v- 
SpsS', ^'^ distinzione tra procuraior cas/rensis 
e procuraior ralioins castrensis è stata in se- 
guito riconosciuta come infondata dallo stesso 
Hirsclifeld; e poi le iscrizioni relative al per- 
sonale addetto alla ratio castrensis sono state 
trovate quasi tutte non dove stanziavano le 
legioni, ma in Italia e specialmente a Roma, 
Cosi questa teoria fu abbandonata anche dal- 
l'autore nelle sue Untersuchimgenetc. p. 198 s. 
Qui egli propone di considerare i procurato- 
tes castrenses come coloro che stanno a capo 
dell 'ani mi ni strazi Olle delia casa imperiale, per 
CIO che riguarda le spese relatue al personale 
di servizio, le spese di guardaroba, di ma- 
nulenzio le dei iocili etc Successore AtA pro- 
curaior castrensis sarebbe nell'ordinamento 
dioclezianeo il castrensis sacrt palatii, il quale 
e una specie di maggiordomo del palazzo im- 
pernle [Not. dign. Or. i, 19; Occ. i, 17; 15, i). 
Questi ipotesi incontra peròdue difficoltà: la pri- 
mi cheli palazzo imperiale nella letteratura an- 
teriore a Diocleziano non ha punto il nome di fa 
stra{\ Momniben H 25 p 242) la seconda è'" 
! esistenzi di mn fami ha ritioms casttensis 
a I ambaesii presio la legione III Augusta 
Cosi la teoria che presentemente risolva in 
modo p u soddisfacente la difficolti sembra 
quella del Mommsen (H I e Staatsrecht 
a' p 807 n 2 più indeterminatamente EE 
5 p 117) il quale Ma preso una posizione 
intermedia tra le due ipotet.1 dello Hirsóhfeld 
Fgli crede che sia nei castrense^ mtnistrt 
menzionati nella \ita Alex 41 3 sia nel 
personale ricordato nelle iscrizioni relative al 
la ratio castrensis si debba \ edere quella parte 
del personale imperiale che serve 1 imperatore 
in quanto capo supremo dal! esercito II fisco 
castrense sarebbe la cascia speciale destinata 
alle spese della ti,stis casttensis imperiale di 



yGocI 



^^^^3^^^!^^y^'^ 



Ho 



CAS 



tutto l'apparato imperiale da viaggio e da 
campo etc. Cosi si spiega facilmente come al- 
cuni ministri castrensi potessero trovarsi a 
Lambaesis e come d'altra parte le iscrizioni 
del personale castrense siansi trovate per la 
massima parte in Italia. 

Soprintendente del fisco castrense è il 

FrocDFator castrensis C. VI 652 : Safur- 
nitius Aug. lib. proc. caslrcnsis. — 727: M 
Aiirelius Sterlinius Carpus una cum Carpo 
proc. k. paire. —^^ii\ Aurelius Herims Aug. 
lib. proc. t. —8512: U/fiio Craieri Aug. lib. 
Proc. castres. — 8513: Ulpi Ses . . . . [guon]- 
dam proc. kaslren{sis). -^ X 6005: Aelio 
Aug. l. Saturnino procur. castr. — XI 3612: 
Ti. Clauditis Aug. lib. Bucolas praegustator 
lrielinarc(ka), proc. a muneribus, proc. aquar. 
proc. caslrcnsis. — XIV 2932; /'acari Aug. 
lib. proc. caslrens. — GiG. 3888: M, Av/j. 
Seowffrój»' iTtsKEìjSEpiiy YùpriaxenTO. éjrirfiintoy 
Aot/yòaljyoi/ TaXXia.^ xcù Ì7:'iTpo%av ^pvyixg 
xcù k7!ÌrpOT!av xccaTfìiaiy), detto anche 

Praeurutnr mtionis castronsis C. X 5336: 
M. Aurelio Basilea viro ducenario proc. ra- 
Honis caslrensis) o pure 

Proeuralor flsei easlrensis (C. VI 8514: Pri- 
migenio Epagathi Aug. l. proc /{isci) c[aslren- 
sis) delicio. — 8515: Martialis A[ug. lib.] 
labulariuls'] proc. fiscorum leY fisci [casir]en- 
sis). La stessa carica è indicata una volta col 
titolo di proc{urator) Aug[nsti) H(oslri) sla- 
t(uMts) cisfr{ensis) (BM. i6 p. 389 = NS. 
1888 p 569). La maggior parte di questi pro- 
curatori sono detti esplicitamente liberti im- 
periali Ma la stretta relazione che essi ave- 
vano con la corte, accrebbe loro importanza. 
Cosi il procura/or casirensis M, Aurelius Ba- 
sileus {che però è probabilmente anch'esso 
d'origine servile), è detto vìr duccnarius (C, 
X 5336)- Molto importante è poi la carriera di 
M. Aurelius Crescens, il quale dopo che ^roi^;*- 
rator caslrensis è ^x-vtxwAo procuraior Phrygiiu 
^procarator Galliae Lngdimcnsis (GIG. 3888). 
Sappiamo inoltre che il proeuralor caslrensis 
era gerarchicamente superiore al proeuralor 
aquarum (C XI 3612) Dal che si rileva che 
la procuratia castrense era considerata come 
un ufficio abbastanza ragguardevole 

Dipendono di questi procuraton numerosi 
offiaali di condizione o di nascita servile e 

FbkÌIib rstioois castrensia (C \ III 2702), 
la quale alla sui volta non è che una parte 
della granàe /atmlia castrtnsis nominata in 
i{L \I 8532 8533 VIII 5^34- 



CAS 

NS. 1981 p. 232). Della /a»«(Vja vationis ca 
sirensis fa parte in primo luogo !' 

Ilfflcium tabulari castronsis (C. VI 8518), 

lYMpaxitna labolitriorum rationis eastrensis 

{C. VI 8528: HermeroH Aug. lib. praeposiio 
tabular, ralionis caslrensis). Sotto di lui poi 

Tabellari o tabulari! caslren ses, detti anche 
labularii slationis o ralionis caslrensis o ta- 
bularli procuratori! fisci caslrensis {C. VI 776: 
Coslanlius Augg. el Caes. fa&ul. s{laiionis) c{a- 
sirensis) — 2104 b. 40: per [Secundimtm] lab. 
ral. k(astrensis)— 8515, v, sopra. — 8526: 
Ti . Claudius Aug . lib . Pkilargyrus ta- 
bular, caslrcttsis. — 8527: Callis[/us] Caes. n. 
serv. velrria] lab. castre»lsis]). È menzionato 

Adiutor tabulari uastrensig o adiutor offi- 
cii labularii caslrensis o adiutor labulario- 
rum rationis caslrensis ( C . VI 8518 ; T. 
Aelius Aug. lib. Aelianus . . . coiugi . . . 
el sibi et filis Ckresimo Aug. lib. adiutori of- 
fici commentari kas. el Apkrodisio Caesarìs 
n. vemae adiutori offici lobulari kas. etc. — 
VI 8530; Fausto Aug. db. adìul. labul. castr. 
— XII, 68*: D.M. Piì Caes. n. verti. adiul. 
labul. ral. kaslrens.). In una iscrizione (C. VI 
8531) è menzionato un adiul(or) labul{ario- 
rum) a ral(ionibus) m(armormiiì Hirschfeld) 
/{isci) c(astrensis). In altre epigrafi ricorre l'e- 
spressione più indeterminata di 

A tabulario eastrensi (VI 8529: Hennetì 
Aug. [/i6] a tabulario caslr. — Vili 2825 [C 
Comelius Fld]renlinus c(enlurio) leg(ionis) HI 
Aug{uslt^jII PHaeì) . . . oie . . . a labul. ca- 
str.). Accanto alì'o0crum labularii. caslrensis 
troviamo 1' 

OIDcìum (ìommentarii castrengig . Ci vieu 
ricordato un cj: c»mmentarienst ralionis ca- 
slrensis (C. VI 8519: M. Aur. Augg. [li]b. 
Aureliarms ex comm. rat, éastr.j ed un adiu- 
tor officii commentarii caslrensis (C. VI 851S, 
v. sopra), ambedue liberti imperiali. Oltre 
agli addetti a questi due officia, il personale 
relativo alla ratio caslrensis comprende un 

DispensatOF fise! castreasls (C. VI 8516: Ba- 
pknus Caesaris ti. ser. disp. fisci caslrensis), 
identico probabilmente al dispensator castro- 
rum ricordato in C. VI 8^20 {Astus dispen- 
sator caslrorum), da cui dipende un dispensa- 
laris fisci caslrensis arcarius (S. VI 8517; Epi- 
tyiickanus Hesycki dispensaloris fisci caslren- 
sis arcarius). Sono inoltre ricordati dei 

Pedissequi ralionis o nutueri o slalionis ca- 



yGotglc 



^^■'?;;•■■■^^■"^,5;;«^^■^^^^ìw^><1■Tf5l^|^cf^p|^3p!^^ 



CAS 
strensis (C. VI 8511: Ckryseros Aug. verna pe- 
dusec. riaUonis) Hasirensis) — 8522: Feltxs 
Aug, n. ser. verona) pediseq. rat. k. — 8523: 
BtUyches Caes. «. s. pedisegu{us] stalloni ca- 
strese. — 8524: ZashKO C. n. ped. nutn{cri) 
castren.). 

Oltre gl'impieghi lìnaiiziarì dell 'azienda ca- 
strense, abbiamo notizia di alcuni altri di or- 
dine diverso, appartenenti alla Familia ca- 
strensh. come di un officiale liberto d'Augu- 
sto, detto 

A Bapp«lleftile caslrensi (C. VI 8525; D. 
M. s. Alimeti Aug. ì, a supe/l. castrensi, c(. X 
8293), di un servo d'Augusto chiamato 

A veste castrensi {C. XIV 3^32: A/cimus 
Neronis Caesaris Aug. servos a l'este castren- 
si); di un altro 

Ex mnifro festiarioram (C Vili 5234- jl/u- 
nitbus) »i[eiM(onae) -ìòìascan/l, Cie'ìsaiis ex 
[famiìlra casi[ren]tternum[er«te\sfiano/nm) 
do\e s! tratta probabilmente dello stesso im 
piego che nel caso precedente di un Uberto 
imperlile col titolo di 

Ppaepositns velants eostreniibns [C \1 51S3 
P Aelius Aug tib Eutychus prafpositus te 
iaii(f)s castretiTtbìis) e di due liberti 

Prftecones Amiliae castrensi» (C M S5 3 
M Uipms -Ittg lib Felix pi aeco /unitile 
easttensis — NS 1891 p 132 M Llpius 4 
poìliiius 4ug t preco familme catlrensu) 
Che gli officiali di questi famiglia costitu 
isserò una corporazione molto probibilmente 
funeraticia si può arguire da una iscrizione 
di Roma la quale ci da api unto un 

tolleginn familiae castrensls (C \I S532 
\iecmiombits\ et pltbet Con ordiae Au 
gusltanorum famtltae easttensis Vexander 
Marcelltanm et Emolphtus Domttiatuanus cu 
btculart sfati oms prtniie d. d.). Diverso da 
questo e però il 

Colle^iam castrense (C VI 7281. 7281 a), 
il quale era costituito da servi e liberti della 
famigli! dei \ olusu m Roma, e di cui le iscri- 
zioni CI offrono citr^ioies [C. VI 7281. 7281 a) 
t, decurtones {^ \I7297 7303, 7304. 7379, 
7387) Molto probabilmente, come opina anche 
il Mommsen (Staat^r 2 p. 1068) esso aveva 
relazione coi castra delle coorti urbane, tanto 
più che una delle suddette lapidi {C, VI 7303) 
CI mostra il collegio esistente già nell'anno 58 
d C e s! sa che L \ olusius Saturninus fu 
praefectus urbi dall anno 42 in poi. 

Non sappiamo quale impiego della azienda 
castrense sia indicato (C VI 8498) con le pa- 
role ordinalus a dtz o Commodo in castrensi, 
né che impiegato sia il dìsteni castrensis tna- 



CAS 



141 



menzionato in una epigrafe (C. VI 8534), 
i tradizione però e alquanto incerta, Er- 
stata riferita qui la iscrizione C. 
IX 3158 [alleruin castre{n)sibus eiusdem Cae- 
saris Augrist(i) smnmis [^]»[M]/m ordinis 
honoribus et iam superiori destinatum ordini), 
dove Mommsen nota : « Castrenses Augusti 
siimtm equestri ordinis honores sunt tribunatus 
cohortis et praefectura praetorii siniiliaque 

A cupis castrentiibas menzionata in una sola 
iscrizione (C. VI 8537) è probabilmente iden- 
tica a quella a copiis mititaribus che ricorre 
in varie altre {Hlrschfeld, Jahrb. 97 p. 695) 
e quindi non ha che fare con la familia e la 
ratio cnstrensis. 

G. De Sanctis 

CASTRENSIS (Bona dea, Silvanns), - 

IscJ zione i Aquileia C, V 760: Augustae 
jR[onae dt le ] castrensi ex . . . Ferouia Li- 
bain tib{etti) Ti. Claiidins Stephan\i lib{er- 
tris)] — di Tergeste C. V 524: Silvano ca- 
slr nsi (cf C. IX 3375 dì Anfìnum; . . . Ma- 
gne dirtm Silvane polens sanctissiine pastor 
qui n'inii^ Ilaemn romanaque castra gabernas 
eie) 

CASTROKUH (mater). — Titolo che 
portaro 10 alcune imperatrici, cominciando da 
Faustina moglie di Marco Aurelio; lo ebbero 
infatti luha Domna, lulla Maesa, Julia Mamaea, 
OtaciUa Se\era, Herennia Etruscilla, Ulpia Se- 
venna Magnia Urbica. 

CASTRORUM (medieus). - Ricorre in 
una sola lapide urbana ed ha rapporto cogli 
eguiUs singutares {&ÌA. 1885 p. 139: favi Do- 
lickeno prò salute n(umeri) eg{mtuin) sing{u- 
latiiiin) ■1ug(ustì) Q{mnius) 3farcius Artemi~ 
darus, medieus castrorum, aram pocuil). 

CASTRORUM (praefectns). — v. Legìo- 
nis praefectus. 

CASTRORUM (princ«ps). — Su tale uf- 
ficio tra i pretoriani v. Centario — Praetarìae 
eobortes; tra i peregrini v. Pejpegpini. 

CASTRUM. - V. Castra. 

CASTKUM NOVUM (presso Giuliano- 
va). — C, IX 5143-5154- — Città marittima 
del Piceno, tra Matrinum e Truentum {Strab, 
5, 4, a p. 341. Plin. nat. hist. 3, 13, 110, Ptol. 3, 
I, 35. Itin, Anton, p. loi. 307. 312. Tab. Peut. 
5, 5), nella regione V Augustea. Non si sa 
con certezza se una coionia vi fu dedotta nel 
490 u. e. come dice Vellejo o piuttosto tra il 
464 e il 468, come dice Livio (epit. 11), po- 
tendo i due passi riferirsi tanto a questa città 



y Google 



Ha , CAS 

quanto all'altra omonima dell'Etrurìa. A que- 
st'ultima e non alla nostra si riferisce Livio 
36, 3, Secondo il Liber coloniarum p. 326, 13, 
* Ager castranus » tra quello Aternese e quel- 
lo Tnientino fu « lege Augustiana adsignatus » 
cf. Mommsen, Hermes 18 p. 179. Si ignora 
a quale tribù sia stata iscritta {v. Kubitschek, 
Imperium romanumetc.p,63). Come magistrati 
troviamo praetore's (5145 cf. 5073) ed un prae- 
fectus (5io6r pftf. Cast. nov.)\ il scnalus ri- 
corre nella lapide 5145. I Castronovaiii paga- 
vano un vectigal alla vicina Interamnia, pro- 
babilmente per l'acqua addotta da questo ter- 
ritorio (5144; Pubticum Intetamnitmis vectigal 
balnearum, trovata suiie terme di Casttum No- 



m). 



), e. J. 



CASTETJM NOVUM ( Temila della Chia^ 
ruecìa-]. - C. _XI 35r!-359i- - Città marit- 
tima dell'Etruria, a quattro miglia da Centum- 
cellae (Tab. Peut. 5. 3. Itin. mar. p. 498. Itin. 
Anton, p. 291. 301), nella regione VII Augu 
stea (Mela 2, 4, 72. Plin. nat. hist 3 51 
Ptol. 3, I, 4. Rutil. Namat. i, 727) Livio 
(ep. Il) narra della deduzione di cui i e a 
Castrum, Sena, Hadria tra gii anni 464 e 468 
U. C, Vellejo (1, 14) di una del 460 a Tir num 
e Castrum: si ignora quale dei due artcnni a 
Castrum novum dell'Etruria e quale a luello 
del Piceno. Certamente però, come dimostra 
il Bormann, essa fu una delle colonie mar t 
time, che nel 561 u. e. vollero estendere la 
€ vacatio rei militarìs » anche alla flotta (Liv. 
36, 3). Una nuova colonia vi fu dedotta anche 
posteriormente, dicendosi essa colonia Julia 
Castranovo (3576-3578). ma non si sa se sia da 
ascriversi al dittatore o ad Augusto; coloni si 
dicono i Castronovaiii nella lapide 35S3 e nella 
fistula 3586 b, Casironovani semplicemente 
3579-3581. Due delie iscrizioni del luogo si 
riferiscono a L. Ateius M. f. Capito, duoinvir 
qainquennalis (3583- 3584) il quale curiam. la- 
bularium, scaenarium, subseliarium loco pri- 
valo de sua pecunia c(o/ams) C{astri) n[ovi) 
/[aciunda) coeravii; porlicus, cenacula ex de- 
eurionum decreto de sua pecunia c(olonis) C{a~ 
tiri) N{ovi) feciimda coeravii ideng{ue) pro- 
bavit (3583). Un aedilis si avrebbe nel cippo 
copiato a Roma C, VI 951, se il supplemento 
è esatto e se a questo Castrum Novum si ri- 
ferisce: Imp. Nervae....L. Sertorius L.f. Volt. 
Euaathus aedil{is) c(olrmiae) C[astri) n{ovi) 
d{ecretó) d{ecuriomtm) s{ua) p{eeuma) J{ecil). 
I decurioni ricorrono colle formule ex deeu-< 
rionuin decreto 3575. 3579, 3580, 3583; due 



CAS 

magistri di un vico s'hanno nella lapide 3585. 
Delle poche lapidi sette (3575-3581) sono de- 
dicazioni imperiali ad Adriano, Gallieno, Sa- 
lonlna, Valeriano, Aureliano, Numeriano, FI. 
Valerio Severo. 

CASTEUM (Pianse). — Iscrizione di Ra- 
venna (C. XI 76): D{U) m{anibus) C. Marcio 
Ittsii vet{eranù) ex adoplione nat{ione) Del- 
m{atae) castri Planae (P) etc. 

CASTEUM (Truentinam). — v. Tmentum. 

CASTULO {Cazlotia). — C. li 3264-3326. 
5907-5915. — Città dell'Hispania Tarraconen- 
sis, circa i confini della Baetica, sul Baetis, a 
quasi la medesima distanza da Baesucci, lii^o 
e Tugia (Itin. Anton, p. 402, 5. Itin. di Vica- 
relioC. XI 3281. 3283. Phn. nat. hist. 3, 3, 25). 
centro della regione degli Oretani (Strab. 3, 
3, 2 p. 152. Ptol. 2, 6, 59 etc). Benché al- 
leata dei Cartaginesi (Liv. 24, 41, 7), prese 
le parti dei Romani, e quando le armi di 
questi soccombettero si diede di nuovo a 
quelh (Ln 28 19 -"o) Come si vede da Pli- 
nij (le) pnma ancora di Augusto godeva 
del dir tto di latinità le parole però oppidani 
lati vtterts Castulonenses gin Caesari venales 
appellantut sono indubbiamente corrotte, e 
forse e da leggere Cwsaiii o Ciesarini luve- 
nales (cf Mommsen e Hubner C. Il p. 440. 
949) Acquistata la cittadin-inz-i romana, fu 
u scritta nella tnbu Galena (C li 2647. 3269. 
39,2. 32,6. 3293, 4209). Sulle vicine miniere 
d'argento, che contribuirono molto alla sua 
prosperità e fortezza v. Polyb. io, 38; II, 20. 
Strab. 3, 2, IO p. 147 cf, Caes. beli. civ. r, 
38, I. Liv. 22, 20, 12; 26, 20, 6; 27, 20, 3. 
Plut. Sert, 3. App. Iber. 16. Sii. Ital. 3, 97 
segg. 391 etc. 

Magistrati, — Duoviri (3276. 3277). 

Cittadinanza e senato. — Municipiwm Ca- 
slulonense (2641. },T]%), municipes Castulonen- 
ses (3270), m{tmicipium) C(asluló) F{ ?) 

(Heiss, Monn, antiq. de l'Espagne p. 285, 
2?), popultis {3270), res publica (4209), — 
orda (3265), decuriones (3268. 3270). 

Sacerdozi. — Flamen Romae et Augusto- 
rum. (3276), fiaitten perpetuus (3277}, ftami- 
nica sive sacerdos municipi etc. (3278), sacer- 
Rotnae et Augustorum (3279), 



BR, C. I 



CASTURRENSES («oioni). — Cosi son 
chiamati gli abitanti dì una città o luogo della 
Mauretania Sitifensis, in una iscrizione locale 
(C. Vili 8812), relativa alla delimitazione di 
campi limìtrofi al territorio dei Casturrenses 



y Google 



CAS 
slessi e al patrimonio imperiale. Cf. De Rug- 
giero, L'arbitrato pubblico etc. n. 63, 

CASUALIS (Fortnn»). — Iscrizione di 
Mursa, nella Pannonia inferior: C. Ili 10265; 
fi'oriiitiay] Casuali Ael(ius) Balbìn[tis].... v. 
s. I. m. Ha qualche analogia con la Fortuna 
Dubia, e in genere con quella, di cui i vari 
predicati accennano alla sua incertezza ed in- 
stabilità (Cf. Preller, r5m. Mytiiol. 2 p. 186 

CASUENTINI. — Neir Umbria, forse 
non diversi dai Casuentiljani di Plinio (nat. 
hist. 3, 14, 113) e ricordati in una lapide di 
Interamna Nahars (C. XI 4209 ^ WE. 2097; 
T. Fl{avio) T. /. Clu(slumina) eq(mti) Ro- 

m{a>io) patrono nmnicìpi Casuentìttorum 

,etc.). 

CASULA. — V. Casa. 

CASUS {Kasos). — Isola a mezz g 
di Carpatlius, già detta Achne e appari l 
a Rhodos (Strab. io, 5, 18 p. 489. P! l 

hisl. 5, 133). Se ne ha una iscrizione I t 
sepolcrale [C. Ili 7166). 

CASUS (boni). — Iscrizione dell G 
mania BRh. 1283: Bonh Casnbus vexi^ Il t ) 
leg{ionu) XXII p{rimigeniae) p(iae) iì rf / ) 
etc. Cf. Cic. de nat. deor. i, 32; divi 6 

off, 2, 6 etc. 

CATABOLENSES. - Corporazione ri- 
cordata in due costituzioni dei tempi poste- 
riori dell'Impero (Cod. Theod. 14, 3, 9. io), 
indirizzate al prefetto della città, dalle quali 
si vede come quella fosse composta da liberti 
che possedevano 150 o più solidi e non avea- 
no altri oneri da sopportare. Che essi abbia- 
no avuto un certo rapporto col corpo dei pi- 
stores, appare chiaro dal fatto, che degli uni 
e degli altri insieme tratta un medesimo titolo 
del Codice Teodosiano (14, 3). Sicché non è 
improbabile l'opinione del Gothofredus (ivi), 
che i calabolenses abbiano avuto l'officio di 
trasportare il frumento dal porto nei granai, 
e da questi ai fornai, e il pane nei luoghi 
della distribuzione. Da Cassiodoro (Var. 3, 10 
cf. 4, 47) si vede pure che essi servivano per ca- 
ricare il m.irmo ad uso pubblico. Certo è che 
essi non sono da confondere coi saccarii di 
Portus, di cui Cod. Theod. 14, 23, r. Cf. 
Gebhardt, Verpfiegungswesen etc. p. 26. Ru- 
dorff, Vormundschaft 2 p. 127. 

L'albo dei decurioni di Thamugadi, nella 
Nuraidia (C. Vili 2403) ha, nella serie dei 
duoviri due nomi (lin. 33, 34), che dopo l'in- 
dicazione di _ft(amen) p{erpelui4s), hanno la si- 
glia EX CT, che nell'Indice del C. Vili p. 



CAT 



143 



1071 sono spiegate ex e{a)/{abolensi), dall'a- 
nalogia di altre lapidi africane, dove si ha e.x 
i{ransvecturario) et nav{iculario) (969), ex 
t(ransvecliiran'o) (915) etc. Secondo lo Spi- 
nazzola, invece, e a noi sembra con ragione, 
la sigla sarebbe da sciogliere ear c{onsettsu) 
'I\hamiigadetisimii), accennandosi cosi all'ele- 
zione comiziale dei Jiamines perpetui (v. Aa- 
gnr p. 797). 

CATADROMARIUS. — Lo stesso che fu- 
nambuius (Suet. Nero 11. Dio Casa, 61, 17 cf, 
Dig. 19, I, 54 etc). C. VI 10157: [/>("■)] m{mn- 
òìis)... [me]morie... catadromarius... \ludisRó\- 
manis qw catadrom... \decucHrrÌ{\ CCXXVI in 
Glaiice. Ivi si osserva; * Ghinee nescio an sit 
nomen equi; ita ut catadromarius ille equo 
vectus decucurrerit, ut elephanto eques a Sue- 



t D 



(Il 



) 



CATAHìACTiRII — \pp 11 

q K h p m 

d p t i t I p 

t t d t ff 11 q I 

tini d m 11 <! d 

d P PP t I 11 It m 

gì 1 A h 1 11 1 

t ss t (TIC 9 I a 4 

■V g 4 S d A 77 PI t 

Lue. 28. Propert. 3. 13, 12 etc). Tale caval- 
leria pesante, che i Romani imitarono dai 
Persiani, dai Parti e dai Sarmati, non fu in- 
trodotta elle tardi: appare per la prima volta 
sulla colonna Trajana (cf. Saglio in Daremberg 
e Saglio, Diction. etc. 2 p. 966). Si conosco- 
no sia per le iscrizioni, sia specialmente per 
la Notitìa dignitatum parecchi corpi di questa 

Ala firma catarractaria. — Due iscrizioni di 
epoca bassa, si riferiscono a due suoi decu- 
rioni , nativi della Mesopotamia : C. Ili 
10307 (di Intercisa): I{ovi) o{plimo) m{axi- 
ìiio) Barseinis Abbei (filiits). dec{urio) ala 
firma katafractaria, ex numero Hosrd{en'\o- 

rum (?] n{athne) d(omo) Carris etc. — 

WZ. 1893 p. 311 {Rddelheiin): Memoriae Bi- 
ribam Absei (filius), dec{urio) a\l\ae firmae 
cala\/yact{ariae), bello desiderati, oriundo ex 
provincia Mesopo\tà\iniae doinO Ra.... 

Ala nova firma miliaria catafrae tarla. — È 
rirordata solo in un'i.icrizione di Bostra, de- 
dicata da un suo prefetto tra gli anni 244-349 
(C. Ili 99): Tulio luliano, v{iro) e[gregió), 
dmenario lcg(ioiiis) I Parthicae Philippianae, 
duci devotissimo, Trebicius Gavointis praej[e~ 
ctus) aloe novae firmae {miliariae) caiafraH{a- 
riae) Philippiatioe, praeposito optitno. Quest'a- 



y Google 



144 CAT 

la fu ntenuta identica^all altra pnma dif Be 
cker (Grabschnft eines rOm Panzerreiteroffi 
ciers Frankfurt) ed ora dal Cichorms (PauU 
Real Enc)el i ed p 1)36) Le crede diverse 
lì Vaders (de alis p 13) e pm a rigione spt 
cialmente per I epiteto nata che ha una di 

Sita ala Galloritm tt Pannomiriin caia 
fractana \ daìlorum ala — Un afa I Iona 
caiafraclariormn res dente ■\ Fampiiie nelh 
Tebaide è menziomta nella Notitn dign Or 
31 53 Un 

Niinieras equitam cularrac Urioriiin riLorre 
in una lapide di Concordia dei bassi tem 
pi come lc,allre Concordiesi NS 1S90 p 
343 Snenanus cenlenanus de numi un 
(sic) egmi{u)m cata/taclaìtoi-iim Nella hpitle 
era indicata la patrn del -loldito un il Uwgo 
è guasto Una 

Vexillatio (atafractanopam è men^ man 
in una lapide di Eporedn che ne da un 
CtrcUor (C 'V 9789) — Un biarc iis di una 
vexillatto equttuftt cataf>a(iartoriim sttto il 
comando di un tnbuno Teodoro e residente 
allora ad Arsmoe m Egitto occorre come 
compratore d uno schnvo m un p p ro 
di Ascalon dell a 395 (Bruns Fontes mris 
6 ed p 325 fX BiraXiavDs Utae^XO'i cuf^s? 

VM* xa. vvv h [t« 'A^<ii]vo£itÓ3v n-CA£i jrii 
AtyùnTni, inro Aa^éSeoy r^Sov[yi>y] etc). 11 
Wilcken che pubblica questo papiro (Hermes 
19 p. 417 regg.)' crede che questo corpo in 
quei giorni abbia lasciato la sua residenza di 
Arsinoe e si sia trovato di passaggio ad Ascnlon 
per la guerra formidabile che allora i Romani 
dovevano combattere coi Parti. — Eqidles 
catafraclarii ricorrono spesso nella Notitia Di- 
gnitatum e veramente a Morbium in Uritannia 
(Occ. 40, 31 ì, tra le « vexillationes comita- 
tenses » del magister militum praesentalis {Or, 
6, 35); equiles catafraclarii Ambianeuses (Or. 
6, 36) e BUurigenses (Or. 5, 34) tra le stesse, 
Albigenses (Or. 8, 29) tra le « vexillationes 
comitatenses » del magister militum per Thra- 
cias (Or. 8, 29); equiles catafraclarii iuniores 
sotto il coines Brilatmiarum (Occ. 7, 200); un 
curteus equtfuin calafraclariorum ad Arupium 
in Scythia (Or. 39, 16); comiles calafraclarii 
bttcellarii iuniores tra le * vexillationes co- 
mitatenses » del magister militum per Orien- 
terfi, 

CATALI. — V. Carni. 

CATARACTONIUM. — atta della Bri- 
tpnnia, nel territorio dei Brìgantes, sulla via 



tra \inOMa e Isurium (Itin. Anton. 465, 2; 
468 2 476 2 Ra\enn. 5, 31 p. 431, 15. l'tol. 
2 1 16I pribablmeite l'odierna Catleric'i. 

CATEVATES - Popolazione alpina, 
ricorditi nel arco di Tropaea Augusti fra le 
genti assoggettate da Augusto (C, V 7817 lin. 
13 cf Flin int hst 3, 136 seg.). 

CATERVARIU8. — Specie di pugilla- 
tori di quelli cioè clie combattono non a ten- 
z( ne SI igol ire ma in frotta, come si ha da 
S\etonio (Aiig 45) F ricordato in due lapidi 
di Cirta nella Num dia (C. Vili 7413. 7414), 
e 111 una di Pompei (C. X 1074'': A. Clodius 

A f 'ileitiema) Flaicus seciiiido duomvi- 

tatù qiiiiiq Apollinaribus Ìh foro pompam 
lautos tainaitos succursores pugiles caterva- 
nos etc ) Cile lo scenicus viarum di una iscri- 
zione puie di Cirn (C. Vili 7151) sia la me- 
desiim cos i ci sembra dubbio. 

CATHEDRA — Specie di sedia con 
spiUiera imncinte di bracciuoli e per lo pili 
usata dalle donne digl'infermi e in genere 
dii visitatori o convitati. In quest'ultimo rap- 
porto norre negli atti degli Arvali, ove si 
descrivono la cerimonie del primo giorno in 
onore della Dei Dia (C. VI 2104 lin, 8 se^, 
ef -114 Plm ep 2 17, ii; 8, 21 etc). Come 
suppellettile di bagni si vede usata in una iscri- 
zione di Turca, nell'Africa p rocon sul aris C. Vili 
828 (cf. 11347): apodylerium novìim in dente- 
rà cellis exeuHtibas a solo conslrticlum et sca- 
las \ti\ava{s\ celerà restaurala adq{ue) statttis 
mariHoribus labulis piclis columnis cella- 
rum cathedrebus ornata etc. Cf. Marquardt, 
Privatleben p. 705. 716. 

CATHUBODUA. - v. Atnbftdna. 
CATI (fona). — v. Canipps Martius p. 54. 
CATIUUS SEVERUS - v, Alexander 
P- 393. 

CATILLUS. — Come suppellettile sacra 
ricorre in una iscrizione di Salonae, nella 
Dalmatia: C. Ili 1952 cf. 8567: Curia Prisca 
Mairi tnagnae fanuin r\é]fecil, sigila posttit, 
larophorum cymbala lynpana calillum forfices 
aram dal etc. Cf. de vir. ili. 33. 
Un 

CatìllarÌDS si ha nella serie di negozianti, 
ricordati in alcuni frammenti epigrafici di e- 
ditti del praefectus urbi (BM. 1891 p. 352). 

CATINA [Calania). — C. X 7014-7119. 
S312. — Città della Sicilia, sulla costa orien- 
tale, a mezzogiorno di Hybla maior e poco 
lungi dalla foce del Symaethus (Itin. Anton. 



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CAT 
Strab. 6, 2, 1, I. 3 p. 2G6-Ì68. Pliii. nat. 
hist. 3. S, 89, PtoL 3. 4, g. Mela ?. 7, 
16 etr..): la forma del nome SÌ ha anche 
nelle lapidi (C. X 7014: uròis Calma; — Xll 
178: domo Catìna; — XIV 3593). Presa dai 
Romani nella prima guerra Punica (a. 491 u. 
e. Plin. nat. hist. 7, 60, 114. Eutrop. 2, 19I, 
fu ridotta alla condizione di quelle città del- 
l'isola dette deeumartae, cioè che pagavano 
come tributo il decimo dei prodotti annui (Cic. 
Verr. 2, 3, 103 cf. 2, 73, 185; 4, 23, 50). 
Danneggiata da una eruzione circa l'anno 633 
u. e, il senato la di.spensò per dieci anni dal 
pagamento delle imposte (Oros. 5. 13). Otte- 
nuta da Cesare la Latinità, forse insieme con 
tutte le altre città della Sicilia {cf. Marquardt, 
Staatsverw. 1 p, 24S), Augusto vi dedusse, 
pare nell'anno 733 u. e. una colonia (Dio Cass. 
54, 7. Strab. 6, 7, 3 p, 268. Pliu. nat. hist. 
3, 8, 89 cf. Ptol. 1. e), e da allora divenne 
una delle città più fiorenti dell'isola (Strab, 
6, 2, 4 p. 272. Aiison. de clar, urb. 11). Era 
inscritta nella tribù Claudia (7023. 7031), 

Magistrati. — Duoviri (7024. 7025. 7029. 
7031. 7032). duovir suffragio populi creattis 
(7023), diioviri quiiìgnennaUs (7028), aediics 
(7026), gu&estor decurionum decreto (7026), 
curalor rei publicae (C. XIV 3593), d(e/e'isor?) 
P(erpelJiusf) (C. X 7017). 

Cittadinanza e senato. — Popiilus (7023), 
populus sptendidissitatis Caiiitensium (7017), 
res publica (C. XIV 3593). Caliiieiises (7017. 
7024 cf. 7367); — decurioiies (7024. 7026), 
orda (7024}. 

Sacerdoti e Augustali. — Aygur (7028); 
— sexvir Augitstalù (7027). 

Delle iscrizioni greche (v. Kaibel, Inscr. gr. 
Sicil. etc, n. 448-566 cf. p. 116), merita di esser 
ricordata una (455), in quanto contiene un e- 
ditto del consularis Siciliae dell'anno 434 d, 
Cr., relativo alle terme Achilliane. 

CATTHAREHSIUM (naroerus). - Cor- 
po militare, il cui nome forse è da mettere in 
relazione con quello odierno della città dì 
Cattaro in Dalmazia o colla popolazione pan- 
nonica dei Catari, menzionata da Plinio (nat. 
hist. 3, 148 cf. B&cking, ad Not. dign. Occ. 
p. 279. Mommsen, C. III p. 282). Sorse in 
tempo relativamente recente. Tegole in gran 
numero si sono trovate sinora solo in Ger- 
mania, a Mogontiacum (BRh. 1377 k), a Hed- 
demheim (1491 e), a Heidenkirche (1497), a 
Reìfenberg (1550 d), al Kleines Peldberg (I,i- 
mesblatt 1892 n. i p. 5). La Notitia dignita- 
Ds Ruggiero ~ Diz. Epig. l'ai. II. 



CAT 



t4ì 



tum invece (Occ. 7, 6») pone Ì Calarienses 

tra i corpi dell'Illirico. Le iscrizioni ci nomi- 
nano nn cifcitof {hR\ì. 1293 di Mogontiacum), 
e due saldati (BRh. 1317 di Mogontiacum 
RA. i83o p. 325 di Amiens]. 

OATUALLAUNA. - v. Catuvellimni. 

CATUBRINt. — NS. 1888 p. 408: [/]- 
thaci 31. Carminio M. fil. Pap{iria) J'adenti 

eqtio pubblico) patrona Cattibrinorum etC. 

L'iscrizione proviene da Bellunum, ed è la 
sola fonte, da cui appare che la popolazione 
dell'odierno Cadore portava giii nell'antichità 
il nome di Catubrìni: nel secolo X ricorre 
quello di Cadubrinm o Caiubria. 

CATUIACfA. — Stazione della Gallia 
Narbonensis, sulla via tra Apta e Alaunìum 
(Itin. Anton, p. 343. Tab. Peuting, 2, r), ri- 
cordata anche negli itinerarii di Vicarello (C, 
XI 3251-3284). Cf. Desjardin, Gèogr. de la 
Gaule p. 416 seg. 

CATURIGES. — Popolazione celtica, la 
quale abitava nella vallata superiore della 
Druentia {Durancé). nel territorio delle Alpes 
Cottiae, colle città di Caturigomagus o Catu- 
riges (Chorges), Eburodunum (Embnai), Bri- 
gatitio {Brian^on), mentre circa l'anno 4003. 
Cr. una parte di essa avanzantnsi verso la 
Gallia Transpadana, era stata distrutta dagl'In- 
subri. d»i Boti e dai Senoui (Plin. nat. hist. 
3, 125). Siccome gente alpina, i Caturiges so- 
no designati da Cesare (b. Gali. 1, io), da 
Strabone (4, 5. 6 p. 204) e da Tolomeo (3, i, 65), 
Dalla iscrizione C. V 7231 si vede come essi 
formassero una delle civitates, che erano sotto 
il dominio di M. lulìus Cottìus, figliuolo del 
re Donnus (a. 9 | 8 a. Cr. nell'arco trionfale 
di Segusium); e cosi pure appaiono fra le po- 
polazioni alpine soggiogate dai Romani nella 
iscrizione C. V 7817 = Phn. hist. nat. 3, 137 
{a. 7 I 6 a. Cr. sul monumento di Turbia). 
Un Caiurix nell'esercito romano si ha C. IH 
6366 — 8491, nella Dalmatia (Primus T. f. 
ttcòicen do(mo) Caturix mil{es) coh{orlis) III 
Aip[inoniin)), Dal tempo di Diocleàano ri- 
corrono la civi({as) Ca/ur(igum) (C. XII 78) 
e un ardo Ca/[urigum) (C. XII 5707). — U- 
na parte di questa popolazione sembra esser- 
si distaccata dal rimanente e aver posto se- 
de presso l'Omain. confluente della Marna, 
giacché ivi si ha una città detta Caturiges 
(Tab, Peuting. 2, 5 Calurices. Itin. Anton. 
365, 2 Caturrigis)., corrispondente all'odierno 
Bar-le-Duc. 

CatDFÌges, oggi Ckorges {dép. Haules-Alpes) 
è chiamata come stazione nella Tabula Peli- 



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tingenana (3 2) e nell Itinerano Antoniniano 1 
(349 ' 357 6) PS"" contrario negl itinerari 
di ViCTrello (C XI 3281 3184) ricorre il nome 
di Cainttgomagus die prò bibil mente è iden 
tieo con quello di Caturiges. 

F. Haog. 

CATURIGOMAGUS {Chorges). - Luo- 
go dei Caturigcs, nelle Alpes Cottiae, ai con- 
fini del territorio dei Vocontii e non molto 
lungi da Ebrodunum (Itln. Anton, p. 34»- 
357. Hierosol. p. 555. Tab. Peutiiig. 3i 2. 
Ravenn. 4. 27. 7). ricordata anche negli itine- 
rarii di Vicarello {C. XI 3281-3284). Delle tre 
iscrizioni che ne provengono (C. XII 75. 78. 
3707), una (78) menziona la civitas Caturigum, 
l'altra (5707) Vordo Caturigum, che 1' Hir- 
schfeld (C, Xlt p. ir) attribuisce a tutto il 
cantone dei Caturiges, non avendo Caturigo- 
magus formato per se un comune. 

CATURIX (MaPS). — Caturix appare 
più volte siccome appellativo di Mars (^= E- 
sus?), soprattutto nel territorio degli Helvetii. 
Cosi C, XIII 5046: MarH Caturigi L. Camil- 
l{tis) Aelolits fetnplttin a novo in{si]i/uii {Non- 
fom presso Essertine); — 5054: Marti Cala- 
ri,igi) sacr{um) prò salut(e) et incolumitate D. 
Val. Camini Sex. Cr\is r\pin{ius) Nigrinus 
v{o/um) s{ol2!Ìt) l{ibetis) m[erito) {Pomy pres- 
so Yverdun). e forse anche 5035 {Marti C]a- 

turig {Tronche-Belon, Cantone di /V/iw?-- 

gó). Inoltre appare nel cosiddetto paese dei 
Decumates BRh. 1588 — O. 1080: I{ovi) o{pti- 
tno) m{ax-imo) et MarH Caturigi, genio loci 
C. Iul{ius) Anicetits 6(eneì/{ictarius) co(u)s{u- 
laris) v{otum) s{oivit) l(ibens} l{aelus) m(erito) 
{ROckingen presso Heilbronti). Questo predi- 
cato di Marte senza dubbio non deve riguar- 
darsi siccome etnico, cioè il Mars dei Caturi- 
ges, bensì appellativo, cioè Mars ^ re batta- 
gliero, 

F, Haug. 

CATUVELLAUNORUM (eivitas). - 
Nella Britannia. È ricordata in una iscrizione 
di Amboglanna (C. VII 863: Cìvitate Catu- 
vellaunorum Tassodio), e in un'altra di 5u«tt 
Shields (EE. 4. 718*: D{is) m{anil>its) Regina 
liberta et coniuge Barales Palmyretms, naiio- 
tu Catuallauna, an(norum) XXX: seguono al- 
cune parole in Palmireno, che, tradotte, suo- 
nano: Regina liberta Baratis), dove l'HUbner 
identifica Catuallauna con la nostra civitas. 

CAVARES. - Popolazione della Galiia 
Narbonenas, nella regione che si estende tra 
la Druentia e l'isara ove confluisce nel Rho- 



CAV 



185. Plin. nat. hist. 



danu'5 (Strab 4 

j ifi Mela 2 5, 75. Ptol. 

Uno di origine 

Cararianus è menzionato 
di Potiters: (Ésperandieu, Épigr. du Poitou 
p. 233): Ave. D(is) mi,anibus) et tnemoriae fu- 
liae Max(i}miliae.... ex una doinu !.. Iul{i) 
Frontonis Cavariani etc. Cf. C. XII p. 130. 
152.. 160. lo-j. 346, 

CAVATOR. — C. VI 9239: n{is) m{a~ 
nibui) Decimiormu Fausti et Fortunati caba- 
lores de via sacra feceruni siòi etc. Cf. Plin. 
nat. hist. io, iS 40 

CAVATURINI - Abitanti di un tuus 
nel territorio di Genua menzionati nella sen 
tenza arbitrale dei fratelh 'Minucii dell anno 
637 u- e. (C. V 7749 lui 38 39 40) 

CATICA (Coca) — Citta dell Hisp-ina 
Tarraconensis, nel territorio dei Vicciei t 
settentrione di Segovia (Itm Anton p 43S 
4. Ravenn. 4, 44 P 312 21 Plm nat hist 
3, 3, 26. Ptol. 2 6 57 Appian Ibpr 51 52 
89), patria di Teodosio Mai,iio [Hydit 2 
Zosim. 4, 24, 4) Ne provengono due hpidi 
sepolcrali (C. II 2727.2728). Una della vicina 
Segovia è posta {2729): Fltmino Comenescìg. 
Flavi /{ilio) Cauceiisi etc, e un'altra di Cae- 
sarea nella Mauretania (C. Vili 9390) ricorda 
un Saecius Caucesis, equite dell'a/a // Tkra- 

CAUCASUS. — Un vaso di Arausio. nel- 
la Gallia Narbonensis (C. XII 5687, 15} ha: 
[Prometheus in'\ Caucaso [vin'\ctus, vtscera 
pa\s]cen[s aq\uila; Hercules. Da un lato è rap- 
presentato Prometeo legato alla roccia, con 
l'aquila che gli divora il fegato; dall'altro Er- 
cole con la clava a terra, in atto di tendere 

CAUDELLENSES. - C. XII 10641 
Dexivae et Caudellensibus C. Helvius Primus 
sedilia v{otum) s{olvil) l(ibetis) m(erita). L'i- 
scrizione viene da Cadenet, nel dipartimento 
di Vaucluse, nella Gallia Narbonensis, e non 
è improbabile che Caudellenses sia stato il no- 
me antico degli abitanti di quel luogo, per- 
sonificato forse in maironae nella nostra la- 

CAUDICARIUS. - V. Codiearius. 

CAUDIUM (presso Montesarckio verso 
Arpaja). — C. IX 2161-2193. 6293. 6394. — 
EE. 8, 815. — Città del Samnlum (Ptol. 3> 
1, 67), da Plinio (nat. hist. 3, il, 105) posta 
fra i popoli Hirpini, sulla via Appia, non mol- 
to lungi da Beneventum (Horat. sat. 1, 5, 50. 



1 



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CAU 
Strab. 5, 4, io p. 349. Itin. Anton, p, tu, 
Tab, Peuting. 6, 4. Raveiiii. 4, 33. Hìerosol. p. 
6ro), nella regione 11 Augustea, celebre per 
la sorte che v'incontrò nell'anno 433 u. e. 
l'esercito romano (I.iv. 9. 2, 3; 9, 27, 1. Ap- 
pian. Samn. 4. Geli. 17, 21, 36 c(. Cic, de 
off, 3, IO, 109). Augusto ne aggregò una 
parte de! territorio a Beneventum (Liber co- 
lon, p. 231 ef. C. !X 2165; colonia Bfue- 

veutmn tu territorio suo guod eiugit etimn 
Caudittorum civitatemmttro tenus eXz. cf. 2167), 
Era ordinata a municipio, come si vede spe- 
cialmente da due lapidi di Puteoli, clie ci 
danno un quaituorvit guinqiienaalis Gaudi (C. 
X 1572. 1573), ed inscritta nella tribù Fakr- 
na (C. IX 2168. 2182. VI 478. 3884. I lin. 
34). Dalle lapidi locali si hanno 
[fili?] vir iure diniiido (2176), 
decuriones (3171. 217?), 
pontifex (2161), 
Augìistalis (2175). 

Patrono. — L. Scribonius L. f. I.Ì1>0 {3171- 
3 ■74). 

Pretoriano. — C. VI 478. 
Milite urbano. — C. VI 3884, i lin. 34. 
MoMMSEN, C, 1. Lot. IX p. 198 scg. 67J. 
CAULAE. — Ricinto, cancello o simile 
per rinchiudere bestiame (Verg. Aen. 9, 59. 
Lucret, 3, 355). templi etc. (Macr. sat. i, 9, 
16 cf. Serv. ad Aen. 7, 610). Come ricinto 
di una statua si ha in una iscrizione di Bo- 
nonia (C. XI 715):. -■■ ['«] tnetitoriam P. Cor- 
ned Saturnini, magisiralis, Cornelia Prima... 
signuvt Liberi, basetn, caulas d. d. 

CAULECES. — Divinità ricordata in una 
iscrizione di ,S". Crislóòal de Castro, nella Hi- 
spaiiia Tarraconensis (C. II 2351); I>eo £>.... 
Cauleci sac. sacrum xisit XIX etc. Cf. Hol- 
der, Alt-celt. Sprachschatz s. v, 
CAUUCULUS - v. CoHculos, 
CAUPO. - V. Capo. 
CAURIUM {Coria\ — C. II 763-803. 
5305-5311. — Città dell'Hispania, nella Lusi- 
tania, tra gli Igaeditani e Caperà (Ptol. 2,5, 8), 
da Plinio (nat. hist. 4, 35, 118) annoverata 
fra ie città stipendiariae . Del suo ordinamento 
coiuunale le lapidi non danno alcuna notizia, 
tranne che era inscritta nella tribù Qnirina 
(789). Spesso vi è indicata l'origine con la 
parola Cauriensis (766-770. So2), e una lapide 
di Aquae Sulis, nella Britannia, ci offre (C. 
VII 52) un L. yHellius Manlat J{ilius) Tan- 
cinus, cives Hisp^anus) Cauriesis, eq{ms) alae 
Vettottum t^ivium) R(omattorum) etc. 

HuEBHBR, e. I. lM, 11 p. 9*- *«■ Bafi- 



CAtt 



Uì 



CAII8A Qcaussa, come secondo la testi- 
di Quintiliano (i. 7, so) ^ scrìsse 
ai tempi di Cicerone (nelle iscrizioni m trova- 
no ambedue le forme; cfr. Ribb. Ind. Gramm. 
zn Virg. Prolegg. p. 445, 5), designa in origi- 
ne la cagione d'un avvenimento (Cic. de fat. 
34: € causa ea est, qnae id efficit, cuius est 
causa, ut vulnus mortis, cruditas morbi, ignls 
ardoris »). In questo significato la troviamo 
nelle lapidi: Lex repetundarum (C. I 19S, lin. 
37): tiisei seiquae causa eri/, quae eiei ex 
\hace lege quo eam rem miiius ùidicet, per- 
miile(\\ lex agraria [C. i 200, lin. 6): \ex earum 
causa aliqua de q^uibuls saprà scriptum esf])\ 
lex lui. municipalts (C. I 206, lin. 60) quaruM 
rerum caussa piastra li{ace) l(ege) certeis Ho- 
minibus certeis de caaseis agere ducere licebil, 
C. II 6273, 3: quae causa illi morbo vires 

In un significato tecnico militare troviamo 
questa jiarola in causa missionis: Dig. 49, 16, 
19, 3; * Missionum generales causae sunt tres; 
honesta causarla Ignominiosa .... honesta 
est, quae tempore mililiae impleto datur ; 
Ciinsaria. cum quis vitio animi vel corporis 
minus idoneus militiae renuntiatiir. » Un ex 
ciau^sa howsta missimie wissus C. XIV 2383 
^Albanol; due ex causa iiiissi AI. 1S85 p. 
246: P. Aelius Valens e T. Flavius Bigens. 
Nel linguaggio giuridico con causa s'in- 
tende la causa HHs, cioè la cosa o l'oggetto, 
sul quale si deve pronunziare una sentenza 
giuridica, il caso giuridico; donde la lex Rubrìa 
(C. I20S) II Ao: s[iremps) /(ex) r(esì i{us) 
c{aussa)q(ue) o{miiibus) o{mmiiiii) t [erum) e{sto), 
alque utei esset esseve oporteret etc. cf, C. II 
6378, 19: lam hoc genus causarum diversam 
formam habebit, ut appellet qui non sunt 
creati sacerdotes, imo populus. VI 1477. X 
5398 (Octavius Sabinus console del 2i4p.Chr.): 
. . . pr{aetor) de liberatiHus) causis. ~ NS. 

1888 p. 408 (Belluno): Carminio M, 

fil. Fap[iria) Pudenii equo pub[lÌco) sacerdoti 
Lau(renli) Lav{inati) electo ad caasas fisci 
iuendas . C, VIII 9349 ( Rusgunia, Maur. 
Caes.): Licinio Q. /[il ì3]uir(ina) Donalo de- 
c{urioni) patriae Rusguniens[i\mn, ad causai 
fiscales Iuendas in proviticìam Ba[e(]icam be- 
neficio sludiorum prima aetate iuventuiis elec- 
to. C. II 19^4 (Lex Salpensana) iin 68: p»- 
blicam causant agere, — 4192: ob causas uti- 
lilatesque puòlicas fideliter et constanler defen- 

La parola si trova inoltre congiunta nelle 
seguenti espressioni: causa liquet? C. I 198, 



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ut 



CAU 



liti. 49 lex repetundarum): causmn agere C. II 
1964 lin. 5, 51, e. LXVm (LexSalpensana): 
cmisam cogitoscere 1. e. C. Il 1963 (Lex Malaci- 
tana),i, 35. ^- 2g.C.Vl gig.g^^i^-.camamdùe- 
reC. I 198 (Lex repetundarum), 33. 36; causarti 
novisse C. 1 198, 42; caaMw orare C. Vili 
3506 (Lambaesis); causam probaréi C. i 198, 

Per l'avvocato d'una causa, oltre a (v.) 
Advoeatiia e Cansidicus, si trovano le seguenti 
espressioni; 

P&tronas causae C. II 1964 (Le?[ Salpen- 
sanai, 5, 51 e. 68. — IH 5116 (Celeia, Nori- 
cum); [paiycrii causarum [pyovindae Maii- 
relaniae Caesarensis; C. X 4560 (Trebula); 

Oan^aram pragmati«Qa OH. 7*70 (Mogon- 
tiacum) cf. O. 4981; 

Oansarnm oratnr C. VI 510 (a. 376); Sex- 
tìlins Agesiimis AedeHus v{ir) c{larissimus) 
causartim non ignobilis A/ricani trUmnalis 
oralor C. VI 9241; 

Blectoa ad cansas Asci toendas NS 188S p. 
40S. C. VIII 9249. — nobilis in caiisis C. VI 
511. — /econdissiinus in causis C. VI 1357. 

Nel latino dei bussi tempi il signilìcato della 
parola causa sbiadisce sempre più fino a dive- 
nire identico a quello di res (cfr. ital. ciisa 
frane, c/iose). 

B. Ki;EBLB(t. 

CAUSIDICUS. - Is qui causam didt 
{Cf. Canss), l'avvocato, C. V 5894 (Mediol. 
anum 388 f.): D. M. C. Valeri Petromaui, 
decur{ioms), poniÌJ\icis), sacerd[otis) iìiven{um) 
Med[iolariensittm), causidici eie. IH. 117; L. 
Attr(elio) Reperto, iuveni erudito, causidico 
bis civi Vallinsae et Equestri etc. BRh. ro88: 
Z,. Sextio Peruvinco dec{urioni) civiiaiis An- 
derensium, causidico etc. C. VI 9740: Aeter- 
nae animae L. Aeli Terti causidici etc. Cf. 
AdvocBtDH, Causa, Urstor, Praf;maticns, Toga- 



rodiava ( 

ris licsor, mutus argutus, i 

saris Augusti qui printum 

imilari. 

Cfr. Advocatus p. T17. Le is< 

Httzig, Die Assessaren der r5ini: 
Kiehter, Monaco 1893, 8° . P. i09- 



OH 



CAUTES. - CAUTOPATES 

Ste forme sono le sole possi 
nativo. Al dativo si ha Caul 
7863. VI 86. 748. XII 1811. 
O CauH (C. II 5633. III 994 



CAU 
763) e Cautopati (C. Ili 79*1. 10463. V 765: 
1809. 493S. 5465. BRh. 1413) o Kautopati 
(C. Vili 2228); ma il dativo Cauto e per con- 
seguenza il nominativo Cautrts non esistono: 
bisogna leggere C. V 763 col Labus Caulo- 
p(ali). L' eti ni elogia del nome è oscura (cf. 
WZ. 1894 p. 89 n. 160). 

Recenti scoperte (C. Ili 7922. BRh. 1413. 
WZ. 1. e.) han reso certo che Cautes e Cau- 
iopates erano i nomi dati ai dadofori, i qnali 
sui bassirilievi di Mitra Taurotoctono sono 
generalmente posti al due lati di questa divi- 
nità, Cautes indica colui che tiene la sua face 
elevata, Cautopale colui che l'abbassa. Questi 
portafaci sono stati trovati in gran numero 
dappertutto, dove si è esteso il culto mitriaco. 
Né è da maravigliare, se si incontrano delle 
dedicazioni Caute o Cautopati in quasi tutte 
le Provincie occidentali dell'Impero: a Roma 
(C, VI 86, 748, 3730?), in Italia (Aquikia C, 
V 763. 765; Gemona 1809; Camunni 4935; 
Angera 5465), in Dacia (Apulum C. 111 994; 
Micia 7863; Sarmizegetusa 7922), in Pannonla 
(AquincumC. Ili 10461-10463; Brigetio 11006; 
Carnuntum 4406), nel Norico (Teuruia C, III 
4736; Virunum 11529?), in Germania (Fried- 
berg BRh. 1413; Heddernheim WZ. 1894 p, 
88), in Britannia (Borcovicium C, VII 650; 
Lancaster 1344C), in Gallia (Vienna C, XII 
1811), in Hispania (Emerita C. II 464; Ugul- 
tuniacum J025; Ida 5633) e perfino in Africa 
(Mascula C, Vili 2228), 

Come si vede dalle iscrìiioni C. Ili 4416; 
D{eo) I(nviclo) M[itkra£) C{aute).- VII 650. 
1344 e: D(eo) M(ithrae) C[au(o)fi{ati) S\i>/i} 
I{nvicto); BBh. 1413: D{eo) I{nvÌclo) M[ilhrae) 
Cautopati; Il 581 : Af(ithraeì) C(auto)p{ali) 
("?), i nomi Cautes e Cautopates sono de 
semplici predicati di Mitra. Infatti, iportafiac- 
cole ed il dio Taurotoctono rappresentano la 
stessa persona; essi formano insieme il t/httXÓ- 
0(0? Mi&gas di cui parla il pseudo Dionigi 



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CEA 



149 



Zeitschrift 1894 [>. 88-93. 



F. Cu IH 



CATJTIO. — Nel significato di obbliga- 
zione scritta {sy/igrafiAa, chirographmiì\, con 
cui il debitore attesta il suo debito (Gai. 3, 
134- Uig- *, 14. 47. i; so. I. 15. 1; 3'. 61 
etc.) si Iwnno questi esempi epigrifici 

C. II 2959 (Pompaelo): Claifiiiis Quarti 
niis (legato della Tarraconensis) duovti i% Poni 
pe\l{ùneiisibus)'\ xaliilem. Et t'i/s macisti ot/s 
vestrì exequi adversns coniuniares pot stts et 
ftikilominus, giti catilionibus accifitendn desimi 
sciant futurttm ut non per hoc ttitt si ut Nani 
et non acccptarmn cautioimm penculiiin ad 
eos respìcict et qiiidqnid praes nles quoque 
egerint, id commuiiis oneris crii Bene a'e 
te etc. (a. 119 d. Cr.). 

C. IX 6312 (Buca, nei Frentini) Custos 
P. Facci l'itali ser(vus) scripsi m[e u] epts 
{s)e a. . . . pa . . . . 

C. \ 8i22 I (vaso d argento nel museo 
di Tonno) Martino et l/rbino co(n)s{tttibiis) 
(a. S34 d Cr ) pn{die) A il(endas) lan^uati is) 
accipet i-etiaus (denarws) \II S Moniiiisen 
osserva (ivi) « Accipet si scn[>tum e t prò 
accépit lioc significatur \ ennuni \asculi domi 
iium accepisiie die mdicita niutuos deiiarios 
12 1/2 et reli iuis->e pigioris loco apiid rredi 
torem id ipsuni \ascuium quod tenemus Si 
qui magis volet \erinuiii prò reditore habere 
accipiet legit necesse est » 

Altre a itiones si Inn o 111 alcune delle 
tavole rente della Dacn (C 111 n II XIV 
XVI-XXV p. 920 se^. ci. Bnms, Fontes p. 
256. 259. 360. 261, 267. 268, 270). 

CAUTUS. — V. Captes. 
CAUVA. — Iscrizione di Regni nella Bri- 
tannia (C. VII 13): \Bottdi\cca (?) Aelia. Cau- 

va fil{M), aninorum) XXX FI. L'HOb- 

ner, piuttosto che il nome del padre di Aelia, 
vorrebbe vedere in Cauva l'indicazione di una 
gente, quantunque nulla si sappia di una tale 



CA7AL S d {Hr. Mtmsaf). — Stazio- 

e veste a Thamugadi nella 

ing. 4, 2). Ad Hr. Mtussa, 

ndere, si sono trovate due 

(C. Vili 23'8- 2319)- 

CEAIIUS Secondo il Cgmden, una 

artiste (C. VII 339) sareb- 

D eaiio.e, dietro. a lui tale di- 

1 ammessa da tutti (cf. tra 

Roscher's Lexikon; Holder, 

ra atz s. v.; Sander, Mythol. 

p. 79). Il Bruce però invece di Ceaiio lesse 

Genio, e forse questa è la lettura da preferirà. 

CEANGI. — Il nome esatto di questa 

popolazione britannica del Ckeshire corner of 

Nort/i li'ales ci è dato da pani di piombo, 

due di Deva col nome di Vespasiano (C. VII 

1204 EF 7 1I2E- De Cea>igi{s)) uno di 
Hmlì Common coli istesso nome (C VII 

1205 De Cta(igi^) e altri infine di Runcom 
col nome di Dominalo (C \ Il 1206 De 
t<,r«i(;i)) Secondo que^ta forma vanno cor 
retti 1 testi di Tacto (ann 12 32) e di Cesa 
re (b GiU 5 21 i) il quile nomina questa 
popolazio le insieme cogli Iceni Segontiaci 
Ancalites liibroci e Cassi Nel geografo Ra 
vennate (6 ■^l p 412 4) si ha la forma Ce 
gang s nella Notit a dignitatum (Occ 40 
9—24) Coi gaiie;ios un Kaiaj^cu» Mfw in 
Tolomeo (2 3 2) Cf Holder Aliceli 
Spnchschatz s \ 

CECCIQUM - Nome di popolazione 
della Hispana conserv atOLi m uni tessera 
ospitale {C II 5-6- Ciisaios Cecctq{um) P{nn 
ceps?) Argailo(m). 

CECEAIGI. — Nome di divinità locali, 
forse iberiche. Ricorre in due iscrizioni della 
Tarraconensis, una di luogo incerto (C. II 
2597: Diis Ccceaigis etc). l'altra di Aquae 
Flaviae (C. II 2472: Laribus Tatinucenbacis 
Ceceaecis (?) etc.) 

CEDIA {Hr. Uni m/). — C. Vili 2309. 
10727 - 32 cf. EE. 5 p. 380; 7 p. 102. — 
Città della Numidia, non lontana dalla vìa che 
da Masciila va a Theveste, Il nome, fuori 
che negli atti ecclesiastici del 258 e 411, ri- 
corre soltanto nelle lapidi locali che nomina- 
no i Cedienses (2309) o la res publica Cedien- 
slum (10727). Di magistrati son nominati un 
duovir (10727) e un princeps (? 10727); dì 
sacerdoti A\ì& Jlamities perpetui {ìotit . 10723), 
h'ordo è ricordato nella lapide 10727. 

CEDRIPO. — Città della Hispanìa, men- 
zionata solo nella lapide di Ostìppo C. II 



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150 



CEI 



1444: L, Catsius Maxitnitms Cedripatiensis 
<m{nort(m) XXI hit iiUerfeclus est etc. 

CEIONIA. - V. Oommwlpg. 

CEIONIUS. - V. Commodns - Verna. 

CELCEITIS (Diana). — C. IJI 3156"; 
Deatuu Celceitidi Flavìus Si[/va]>ius pos[aìt) 
sì legge sotto ui) simulacro di Diana triforme 
colla face in- ambedue le mani (v. MOe. 4tav. 
V). Diana Celceitis è adunque lo stesso che 
Ecate: e va confrontata con 'A^rÉ/i'S KeXxai* 
1 nell'Attica, Cf. Petersen MOe 5 p 



CELEIA {CiiH). — c. in 5154 siSo 
11689-1170S. -^ Città sulla via tra Fmona e 
Poetovio (Tab. Peut. 5, 1. It. Ant. lag 4 
It. Hieros. 560, II. Ptol. 1, 13, a. Plin nat 
hist. 3, 146. C. Ili 5740. 11316). Che ipi)ir 
tenesse al Noricum, è comprovato oltre che 
da Tolomeo e da Plinio (1. e), dalle iscnznni 
dedicate alla dea Noreia ivi scoperte I5188 
5193), dalle dedicazioni fatte dai beneficiarli 
dei procuratori o consolari del Norico (5160 
segg.}, dai titoli posti dai Narici mediltn 1 
nei (5107. 5208) o dal praeses di questa prò 
vincia (5209) nell'età Costantiniana, ed mfiiie 
dalla lapide-urbana C. VI 1569; . . . cnrlaics 
[Narici Vi]runensei, Celeienses, . . {Teur] 

nettses (?), 0!'\ilavenscs] ^giirilens[es 

Cé\liefises etc. I suoi abitanti si dicono Ce!e 
ioni (5197- 5205. 5228 p. 1830. 5235. 5282?) 
o CeUieiises (5159 p. 1830. C. Vi 1569)- Al 
pari di Virunum, Teurnia, Aguntum, luvavum, 
anche questa città (Plin, nat. hist. 3, 146) eb- 
be il nome di Claudia, e si disse di solito 
Claudia Celeia (C, lìl 4055. 5143, 5183. 5194. 
san. 5335. 5226 p. 1830. 5236. 5237. VI 
2522. EF, 7, 900, SI. t. 610. O. sol); ben- 
ché sì trovi anche Celeia soltanto (C. HI 2746. 
4754- 3127- 5145- 5740. VI 892. NS. 1887 p. 
70 etc). Anche un liberto di Celeia sì chiama 
Ti. Claudius Favor (5227 p. 1830); forse però 
è da ritenersi liberto dello stesso comune an- 
che il Sex. Publicius Pronto, menzionalo nel- 
la lapide 5333 insieme con tre servi Celdan{o- 
rum). Era iscritta nella tribù Claudia, com'è 
chiaramente dimostrato dalla lapide EE. 7, 
900: D. m. M. Sextius . . . Clau(dia) Bel- 
lit^us\ Cla(udiaì Celeia, dove Claudia è ripe- 
tuto due volte, una per la tribù, l'altra come 
predicato della città. Cosi è da ritenersi come 
vera indicazione di tribù, non come Irilià mi- 
niare, quando ricorre in soldati nativi di Ce- 
leia (C, III 274S. 2382 a lin. 3. 13. 14- 22. 
2619. 2751. EE. 4, 895 lin. 30. BRh. 1229); 
uno si dice bensì della tribù Voltinia (SI. i. 



CEL 
610); ma tale fatto converrà spiegare diversa- 
mente (cf. Kubitschek, Imperiiim Rom. p. 
204). Mmticipinm Celeìtimim è detta in una 
sola lapide (5227 p. 1S30). Dì magistrati si 
conoscono diicì-ìrì iure dicjiiido (5116. 5233) 
otfwofiVi (5183. 5194. 5237), aediles (5143- 
5225), un gnaesior (5143), nao omnibus muiie- 
rìbus fiinclm (5111): è dubbio, ([uale ufficio 
si debba intendere nelle lettere /... ('... della 
iscrizione ^145. L'ardo è menzionato nelle la- 
pidi 5159 5205; decuriaiies 5127. 5145. 5194. 
5226 p 1830 5229. 5236. Erano fiorenti a Ce- 
leia tre collegi, composti di ingenui o liberti, 
1 cuUoies Genti Auigemii (5157), ì ciillores 
Vercunt 4«gitsli (5196) ed 1 culiores Voi- 
lam 4iiguslt (11699). IHerritorio di Celeia era 
molto esteso come si vede da' suoi titoli muni- 
cpali rimenuti nei dintorni (C. Ili p. 826. 
H28) — Ricorrono moltissimi soldati nativi 
di Celeia specialmente nel pretorio {C. VI 
2382 -i hn 1 11, ... ..■ 2522. 2534. 2619. 275J. 
EE 4 895 Im. 30; 896, I, liu. 20. SI. I, 
610 NS 1887 p. 70), benché non manchino 
1 legionani (C 111 4055. 10887. O. 501) e 
gh auMlnni (C. Ili 2745. 2746. BRh. 1229). 
Eri nUno di Celeia quel T. Varius T. fil. 
Clemens che procuratore prima di varie Pro- 
vincie divenne ab cpisliilis di M. Aurelio e 
1 Vero (C III 3211-5215- 11690). 

MouMSUN <-, 1. Lat. Ili i>. 631. 

CELEIA. — Divinità locale della città di 
Celeia e della quale si ha notizia in alcune la- 
pidi ivi dedicatele; C. lil 5154: . . . Celeiae 
Aiig{iistae') eie. (a. 213I; — 5185: . . . Hpvf) 
o(plima) iii{aximó) conser{vatort) Aruòiano et 
Cel{eiae) sanci^tae) etc. (a. 215); — 51S7: . . . 
I{ovi) o{pUmo) m{axima) el Cel{eiaé) sancl^ae) 
etc. (a. 211); - 6188: J{avi) o{ptiu,o) m{axi- 
iiio) el Cel(eiae) el Noreiae etc. ^- 5192 cf. 
p. 1830: I{ovi-) o{plimo)m{axinw), Epoìiae et 
Celeiae sanctae etc. 

CELENAE (Aqnae). — v. Aquae Celo- 
nae I. p. 575- 

CELER (Hercules) — In un'iscrizione ur- 
bana (C. VI 304): Herculei celeri dal A. liii- 
liliiis P, l. Attliacus\s\. 

CELERUH (ala). — È ricordata soltanto 
in una lapide dì Virunum (C. Ili 4832=11506); 
Aggaeo exarcho alae Celeriim, viro sagittandi 
peritissima, vi militum ÌHterein{p)to etc. Ap- 
partiene certamente ai bassi tempi. Cf. RA. 
1890 II p. 59: Itti . . ■ Iribun/is .... cele- 
rum (?). 

CELERUM (trìhuDos). 
Velerà m. 



Tribnniifl 



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GEL 

CELES.... — In 1311 masso di rozzo gra- 
nito trovato a Fonno in Sardegna (C. X 
78S9) IcRgesi da un lato Celes, dall'altro Cii- 
sin. Il Mommsen (ivij osserva: .'Fortasse ter- 
miiiu.s fuit . . . utrinique inseriptiis iiumine 
populi; ea nomina cnm alibi non inveniantur 
(nisi placet liuc traliere KeXfffravoii? — vel KeJ.- 
Tfvoi'S secnnelnm cod. Vat. 191 — et Kdwoi'- 
aiTCvoiiii Ptolemaei 3, 3, 6), titilli Sardi coni- 
plnres po[>itlos memorant auctoribus iiostris 
ignotos. » 

CELEUSTA. — Questa voce, forma la- 
tina del greco xiXevaT»^, ricorre soltiuilo in 
una iscrizione di Forum lulii (C. XII 5736Ì. 
Era colui clie faceva sentire il cauto, il celeit- 
sina (Martial. 3, 67. Ascon, in div, Verr. 17 
etc.) sulle navi romane per regolare i movi- 
menti dei rematori. Cf. Howat, Bull, èpigr. 
1885 p. i5. 

CELLA. — Ha un significato vario se- 
condo die fa parte di case private, di templi 
e di bagni, o secondo che forma edilìzio a sé. 

I. Nelle case private. — Cellae dicevansi 
anzitutto i luoghi, dove si conservavano gli og- 
getti per uso della famiglia, le nostre dispen- 
se o conser\-e (Varrò de 1. I-. 5. 163- Fest. 
ep. so), e disti nguevansi specialmente in poia- 
riae o penntriae quando vi si raccoglievano le 
provviste di tutte le specie per il consumo di 
più tempo, e in promptuariae, quelle dove si 
conservava quanto poteva servire per un gior- 
no solo o doveva essere più a mano (Serv, ad 
Aen. I, 708. Snet, Aug. 6. Cic. senect, 16; Verr. 
4, 2 cf. Geli. 4, I. Dig. 33, 9, 3). Secondo la 
destinazione poi si avevano cellae vinariae, 
oleariae etc., coi quali nomi però si intendevano 
anche i locali presso le vigne o gli oliveti per 
la conservazione del vino e dell'olio. In que- 
sto significato ricorre la parola cella scritta su 
anfore per lo pili pompeiane (C. IV 1596; 
Liqtiamen (?) pmiin(riiim) e.KS cell{a)... p(oiido) 
XXC cf. »583. 2610 add. 2636. 2637. 2655. 
3669), e su una lamina di bronzo esistente a 
Roma (U. 2867: Probi et l'robes iwstti s{er- 
vas f) de luassa cella biiiara (= vinaria). 

Si dicexT» pure cella ogni piccola camera, 
quella p. es. degli schiavi,' sia per un servizio 
speciale (Petron. Satyr. 29; « cella ostiarii ») 
o per dormire (Cic. Phil. 3, 27. Cato r. r. 
14, Vitr, 6, 7, r. Seti, de tranq. an. 85. Hor. 
sat. I, 8, 8), le camere degli alberghi {Petron. 
95), delle meretrici (Quintil. deci. 8. luv. 5, 
122. Mart. ti, 45. i) etc. 

3. Nel significato di magazzino cella è 



GEL 



151 



l'edifi/io dove Ì negozianti deponevano spe- 
cialmente le derrate da vendere. Un edificio 
a tale scopo si scopri anni or sono a Roma 
(NS, 1878 p. 102 segg.), le cosidette cel- 
lae mnariae nova et Arnintiona (v. ArrantÌR- 
nae). Simili dovevano essere le cellae Nigri- 
tiiaim (C. VI 3739) e Groesiana (C, VI 706; 
Soli, Ltinae, Silvano et Genia cellae Groesia~ 

3. Nei templi. — Dicevasi quella parte 
dove stava l'immagine della divinitfi (Vitruv. 
3, i; 4, '■ Cic. Phil. 3, 12. Liv. 5, 50; 27, 
J5). Ante celìain iHooni!! regìnae in Gapito- 
lio, cioè nel tempio di Giove Capitolino innanzi 
alla capella di Giunone si radunano ne! il^ d. 
Cr. gli Arvali (C. VI 2086 II so} e l'impera- 
tore Settimio .Severo e altre persone per la pre- 
ghiera a Giunone nell'occasione dei ludi se- 
colari (KE. 8 p. 387 IV lin. 9). A costruzione 
di celle di templi accennano parecchie lapidi; 
C. VI 2219:... P]i,pias A{hH) /{ilius) tnag{i- 
sl'.-r) [pa]!;{i) lanicol{e}isis) porHcu(tit\ [«]/- 
lam, ciiliuam, [ar]am de pagi sentenl{Ìa) [fa]- 
cinndii(m) coiravil; — Vili 10569 = 14393 
{Reza nell'Africa proconsolare):.... cetlam cuin 
pronni'o vetus\lafe collapsam g«\am sacerdo- 
tale! et Cerea[les refec'rrant e.rornavi{] etc; 
121H (della ByMcena); Mercurio s[acram'\.... 

/,. Aemilins Donatas vel[erantts'] eellam 

cnm gradibns.... s(ua) p{ec.uma) J{ecil): - IX 
3440 (Peltuinum):.... magislri (pagi) eellam 
et cntinam faciuuda cnrarunt; — XIV 376, 
lin. 16 (Ostia):,,., idem cnrator pecuniae pip- 
blicae exigendae et attribnendae in coiniiiis 
factus eellam patri Tiberino reslilait; — XII 

5370 (della Gnllia Narbonensis): viagislri 

pagi e.r rediiu fani Larrasom cellas faciun- 
d[as) curaverunt ideinqise probaverunt. — In 
una lapide invece di Atina (C. X 333) ricor- 

Cella gacRrd(otnin); .... aedein (Matris Ma- 
gline) et poriicum qui est ante aedem et eellam 
sacerd[otum) ad solo pec{unia) sua fec. etc. 

4. Nei bagni. — Dinotava le singole partì 
degli slessi (Plin. ep. 5, 5. Pallad. i, 40. Vopisc. 
Garin. 17. G. XIV 2101;.... senat{iis) populus- 
q{»e) Lammittus in Iochih balnearum, quae 
per vetiistatetn in usu esse desierant ther- 
mos.... atiipiiatis locis et cellis a fundamentù 
exstruxil et dedicami. 137: Thennas rnariti- 
tnas intreseciis refectione celtarum, foris soli 
adiectione d{omini) n(ostri) Valens, Gratiauus 
et Faleniinianiis..,. decoraruiU cf. G. VIII 
838 — 13347. IX 4974. EE. 7, 960). Esse 

nomi speciali di: 



y Google 



«5» 



CEL 



Celi» ealdaria C III 7146. X 3916. XI 
3100 

tella brpoean'tta C \ I 1474; 

Cella natatoria C III 7343; 

(«11» Bohans C \I!1 10607 — 14700 cf. 
Vitt C-irac 9 

Cella tepitlana C \l 1703; 

Cella vealibnla I fj \ Inscr. de la Còte 
d jr iSi 

Cella anctaaria C MII 4645. 

5 Come parte di edificio sepolcrale ricorre 
cella nel testamenti del Gallo (Briiiis, Fontes 
5P 297) I lin I seg? \ccUaiH.,quam a\edificavi 
metiiariae, perjici volo ad exsmplar gitod dedi 
ila, ut exe{<f\ra sii eo \loco\ in quo slalua se- 
deas ponalar martno>saex lapide quam oplutno 
transtaarino, i/[?/] aeiiea ex aere tabutan qiiam 
optitmo, alt[a\ nemiiat! p{edes) F. Leclica fial 
stib exedra et II snbselHa ad duo lalera ex 
lapide Iransniarino. Stratui ibi sii guod sler- 
natìtr Per eos dtes. guibus cella vumonae a- 
perietur, et II lodices et ctrvicalia duo pa- 
laia) cenaloiiia) et aboll[ae] li \e(\ lanìca. 
Araq(ue) ponatur atfle id aedìjiciinm) ex la- 
pide Lttnensi g«am opiiirto sculpla gnam opiu- 
me, in qua ossa mea repotmtttar. Cludaturq{ue) 
id uedijicittm lapide Lunensi ila, ul facile ape- 
riti et denuo ciudi possit cf. II, rj:..,. ante 
ce[t]lam meinoriae. Cf. De Rossi, Roma sotter- 
ranea I p. 96 seg. — C. VI 8413: Liberlis et 
famitiae Ti. Ti. Claiidiorum Erolis et Feli- 
eis Attg[tistì) l(iberti) a rationibas posierisgiie 
eorum stabulum cum praesepiis et cellis; huic 
loco maceria eluso cedit et puteus et piscina 
cum adilu coinm{tiHÌ) de pu6{lico). 

Serbatoi d'acqua si debbono intendere nella 
lapide di Pinna (C. IX 3351): C. ALtileiiiis Q 
/.... C. Teucidiiis N.f.... mi vir\i) agiiam 
Ventinata ex s(enaliis\ c(onsnlto] cludendam 
cetlasg{ue) fotitis et Ventinae et vtiium fa 
dendns concamerand{as) curarunt probaiunt 
dedicaruntgiie. 

CELLAE. — A tre luoghi dell Africa gli 
itinerarii ed i monumenti ecclesiastici danno 
questo nome: 

1. Uno sorgeva nella Mauretania Sitifensis 
tra Sitifis e Zabis (Itin. Ant, p. 30) oggi 
Kherbet Zerga, detto in una lapide castellum 
Cellense (C. VII! 8777: Pro salute et tncolu 
ntitaie domini nostri imp{eratoris) Ca\es\aru')\ 
M, Anioni Gordiani Invidi FU Felic is Au 
g[ttsti) lotittsque domus divinae eius munis 
conutitulus a solo a colonis eius castelli Cel- 
lensis dicatissime devoti numim eius fecerunf 
.,., (a. 143 d. C). 



CEL 

2. Un altro stava nella provincia procon- 
solare (Not. eccl. Afric. a. 484) tra Lares e 
Althiburum, nel sito dell'odierno v^(« Z»ari», 
Se ne hanno due lapidi (C. Vili 16352-3). di 
cui una dice (16332): Ckellenses Numidae 
p(edes o passus) CCCCX/JII. Cf. Schmidt 
C. VIII p. 1561. 

3, Il terio sorgeva nella Byzacena {Collat. 
Carthag, a, 411 cf. Cognit. i n. 126), detto 
neir itinerario Antoniniano p. 50; Cellae Pi- 
centinae. Si trovava tra Tabalta e Tacape. 

CELLAE Nigrensiam Maioram. (Besse- 
riani-Negrìn). — Città della Numidia, detta 
ad Maiores nella tavola Peuiingeriana (4, 4), 
Nigrenses Maiores nella Collat. Carthag. a.411. 
Il nome completo si ha soltanto in una tegola, 
che probabilmente proviene da questo luogo (C. 
VIII 10962 a ^ X 8045, 12): Cel. Nigr[ensùim) 
3laio[riiin'], L{uci) Minici Natali[s'], Fulalus 
aclor ei[iis], e intorno alla quale è da osser- 
vare che l'istesso Mìnicio Natale ricorre come 
dedicante in una lapide locale (C. Vili 2478). 
Indicazione sulla sua condizione politica e su' 
suoi magistrati s' hanno nell'altra C. Vili 

3480 I 81! Aoc [loco munÌ\cÌpio n{pstro), 

quem Ctodius Victor, Pompottius Macia[nus 
ob honorem II vi]ratus promisef\ant post ter- 
fn\e motuin, giiod patriae Paterno ^t\ Arce- 

silao co(n)s{Hlibus) (a. 267) hora jioc[tis 

somiio /]essfs contigit, dedi\c\ante v{iro) Pier- 
fedissimo') Flavio Fla\viyino p{raeside o pa- 
trono) nlostio), Clodius Victor /(ilitts)., Fla- 
viiis Paitlinianiis /(ilius) fecerunt, curante 
\C\occeio Donatiano \e{ijuite')\ R{omano) c{tt- 
rotore) reip(iMÌcae). 

CELLARTUS. - È colui che è addet- 
to alla cantina o dispensa {Plaut. Capt. 4. 
2 115. Colum. II, I. Plin. 19, 62, 2), per 
solito di condizione servile (C. VI 6216. 7281. 
9243. 9244. 9245. 9246. 9247. 9248. 9249. 
9250. 9251. 9253- — IX 2484. 3424)- ài rado 
liberto (C. VI 3690 = XIV 17, liberto impe- 
nale. VI 9252. V 3294?). Un cellario, liberto, 
era pure addetto alla fazione prasiiia (BM. 1887 
p 264), Ai celiarli deWa /aiiii/ia Angusta, so- 
prani tendeva un 

fraepositas cellariorani o cellBrha (C. VI 
874'5. 8746. 8747 ?). 

E dubbio se cellarii si sieno detti aiiclie 
1 custodi delle celle dei templi, come sì è in- 
ferito da un'iscrizione Prenestina (C. XIV 

2864; Fortunae Priinigeniae celtareis A- 

moeiio, Dionysio, Lino). L'Henzen aveva cre- 
duto vi si dovesse intendere, che il donarlo 
era stato posto quando erano cellarii del teni- 



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GEL 
pio Anioenus, Dionysius e Linus; il Dessnu 
invece osserva, che l'iscrizione non appartiene 
ad un'eFWca in cui cellarer's ai usciva per ee/ln- 
riis. Si crede che fosse cellario di un tempio 
anche Liciuiiis Gelasiiis della lapide Veronese 
C. V 3294 {^rapi Aug{usto) et Isidi regi- 
n(aé) arain posiiit.... Licinins Gelasias cella- 

CELLIO. — C. II 5356: /J,'/j) m{anibus) 
s(acrum). Celìm verna cellio aiui[orum) LI. 
Frontonia Vegeta marito [p\ieiitìssìmo fec{!t) 
etc. È dubbio se vi si debba intendere lo 
stesso che cellarius. I, 'iscrizione di Mediola- 
num (G. 58?, io), sulla quale si leggeva egual- 
mente la parola cellio, è formala dall'unione 
dslle due iscrizioni C. V 6056 e 6072; sepa- 
rate queste due, la parola cellio Jion vi ricor- 

CELSA (Nonia). - v. Hacrinas. 

CEL8A {lelsa presso Velilla). — Citta 
degli Ilergeli ntll' Hispania Tarraconensis 
(Strab. 3, 4, IO p. 161. Plin. (lat. hist. 3, ?4. 
Ptol. 1. 6, 67). Le poche iscrizioni ivi rinve 
nute (C. II 30ZS-3020. 5849-S'^5o) non forni 
scoilo alcuna indicazione sul suo ordniamento 
dalle monete invece si sa che fu cotoaui (cf 
Plin. 1. e.) e si disse colonia 1 tiixr lidia 
Celsa, retta da dui/viri ed nfrfi/if (Cohen 
Med. imp. i p. 156 n. 694 seg 702 sejig ) 

CELTI. — Città dell'Hispmia BietiLi 
tra Astigi e Keniana (Itin. Anton 414 s 
Rav. 4, 4 p. 315, ?), nel conventi!-, Hi'ipilen 
sis {Plin. nat. hist. 3. n)- Un ait\.tinns) 
forma usata anche nelle monete (Fckhel D 
N. I p. 18), ricorre probabilmente m una la 
pide di Corduba {C. II 2231) torse però e da 
riferirsi alla stessa città la forma Celtica (C 
II 5667 ~ 2902: Fitsca Coel[i] /[Uia) Celtica 
etc). 

CELTIANEN9ES (KHorba Beni-lVel- 
bdn). - C. Vili 7945-7955. EE. 5, 899-905; 
7, 444' — Questo nome ci è noto solo per tre 
iscrizioni, di cui una {EE. 5, 900) è dedicata 
Genio Cel/iauis (per Celtiaaeii!).t{iiiin}?),un'a.\- 
tra (EE. 5, 904) è posta dai Celli 
nella terza {EE. 5, 902) infine è 
resp{ublicà) c(olomae) C\ett!aneiisis). Fu dap- 
prima un pago della Nuniidia attribuito a (v.) 
Cirta e a quell'epoca spettano il magisterinm 
aediliciae [poteslatis] (C. Vili 7946) ed il 
[im]g{isler) p{agi), aed{ilis) iur(e) dÌc(undo) 
o [md\g{ister) {k{abens)'\ p{olestaicm) aed{ilis) 
iut\e) dic[uudo) (EE. 8, 903). Forse nell'età 
Severiana fu elevata a colonia (EE. 5, 902 



CEL 



153 



dell'a. 205). C(. Io. Schmidt. Ephem. Epigr. 
5 P- 442- 

CELTIBERIA. - Regione dell'Hispa- 
nia citeriore, che secondo Strabone (3. 4, I3 
p. 162Ì confinaua al nord coi Verones e i 
Bardiili, ad occidente cogli Astures, Callaeci, 
Vaccaei, Vettones e Carpetani, al sud cogli 
Oretani, Bastitani, Editaiii e ad oriente for- 
mava il confine il monte Idubeda. Di ori- 
gine celtica (Plin. nat. hist. 3, 13. Lucan. 
4, 9 etc), era la più bellicosa delle popo- 
lazioni della Hispania. e . i Romani ebbero 
parecchie volte a combattere contro di essa 
tra gii anni 547 e 676 u. e, onde spesso è 
ricordata negli scrittori {cf. Holder. Alt-celt. 
Spraclischatz s. v.). Di quattro di queste guer- 
re s'ha ricordo negli atti trionfali: a. 559 (C. 

I' p. 48): A/. Helv[ius] propr(aelore) o- 

vaiis de Celtibereis etc. {cf. Liv. 34, 10); a. 
576 (C. r p. 48): \;n{beritts) Sempronìus I\u- 
bli) Jlilius) TilbeH)] a(epos) Gra[ccAus Pro- 
co{n)s(iile) de Celtib\ereis Hispaneisq{ue) etc. 
(cf. Liv. 41. 7); a. 5S0 (C. I' p. 48): lApipius) 
Ciyitidtus e [l{ilius) Ap «{epos) Centko prò 
Ìpr{aetot e)} oian\s e\ Hupama et Cé\lh.bena 
etc {cf J \\ 41 28) a 661 (C I' p 49) 
r Didim r f Su n [ttetnm) proco{n)- 
s{ule) er Hispama A Celiibetets etc — Ci't- 
fi del Celtiberi erano Ercavica Bilbilis, Ca- 
se uitnm NumantLT Segobnga Caesaraugusta 

CELTfBERORUM (cohortes — I Cel 
tLberL turimo adibiti dai Romani come soldati 
mercemni già nel 541 u e \U\ 24 49 7) 
pero nell epaca imperiale non si conoscono 
siiiorT che le due seguenti coorti 

fohors I f eltibeFOTDm — Risiedeva in Bri 
tinnn negli anni 105 e 146 d Cr (Diploma 
n XXIII C III p 866 L\ il p 1982) Se 
ne conosce oltre un dtiurto (L II 2552 
2SS5') \i.Ti prae/e tus (C II 4141) 

C Ini US C hi Arnens(i'i) bperatlanus 

lolior<i III leltiberoram — F menzionata 
solo in una lapide di S Ctisióbil de Castio 
nell Hispania Tarraconensis posta nel lò*" d 
C ob nataks stgnor{um) Forse è la stessa 
cokors Celtibeta che risiedeva secondo la No- 
titia dignitatum (Oc. 42, 30) a luhobriga nella 
Gallaecia. 

CELTICA. - V. Celti. 

CELTICOFLAVIA. - Città delì'Hispa- 
nia, nota solo per una lapide di Torrecilla 
de Aldeaiejada presso Salmantica {C. II 880: 
D. m. s. Amine Fesli /{lliae) Albocoletfii.... 



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■ 154 C E M 

Cassius Vegeltts Celtico Flavensis uxori piae 
f. Ci. 

CELTIGUN. — C. II 6298 (della Hisoa- 
nk Tarraconensis): D. m. Aìae Quemiae, Bad- 
ai fiiiiae), CeliigUH. an{norum) XXXI; d. m. 
Atos Caravaiuae, Boddi/(ilÌae), Celiiguit, an- 
[tiorum) XXXV ete. L'Hiibiier osserva (ivi): 
< Celtigun gentis indicatio formata ut Bod- 
degun (v. ad n. 6297) Celti beroriim inter Caii- 
tabros vestigiurn videtur servare ». 

CEMENELUM (Cimella). — C. V 7865- 
7981. SI. 1, 1014-1054. — Città dei Vedian- 
tii, tra i fiumi Palo e Vartis, poco lontana da 
Nicaea oggi Nizza (Plin. nat. hfst. 3, 5, 47: 
Cemenilo o Ctinenilo. Tab. Peuting, 3, 3; 
Gemenello. It, Anton, p. ^96, 5: Cemenelo. 
Pto!. 3, I, 43: Kì^evÉXEoy cf, Not. Galliaruni 
17, 8 Seeck p, 274). Fu la capitale della pro- 
vincia delle (v.) Alpes raaritim&e sino a che 
non fu sostituita da Eburodonum, come in 
epoca bassa fu sostituita per importanza da 
(v.) NIea«a. A questo riguardo Detlefsen (Her- 
mes 21 p. 533) rileva la circostanza singolare, 
che mentre Cemenelum era rapiti'e della prò 
vincia dellt ^Ipes mantimae nello stesso t<.m 
pò faceva parte della regione nom d itaha 
Era iscritta nella tribù Clan I a (C III 97S2 
V 7872. \ I 2382 a -!ì39l cf kubLt>,chel 
Imperium rominum p i2j 

Magistrati — - Duotirt ( 905 791? 7giì 
7915), aedtlu (7919- aediliciiis) — duuiii ti 
(SI I, 1024 = C V 7915) - 
3 di Nieaea (7914) con un duunitir 
qmnqttettnalt\ e praefecliis prò diioziro qut 1 
quennait spetta a Masiilia. 

Citta imanza e senato — Ctiilas ( 90^ 
79'3 7915Ì. populus {7905 7920) — ardo 
(7879. 7880), decurianes (7903 7905 7908 

7910. 7911. 7913, 7917? 79JO SI I 1022 

1024 =: C. V 79"5)- 

Sacerdoti e Augustali. — Flai imes i-tJitì 
lis (7913. SI. I, 1024 — C V 7915) — Sex 
viri Augustales (7909, 7920 sextiti ^ii^itsfa 
Us aròaniì]; sexviri (ygos 7916 C Xil 3) 

OgiciaUs (7905?- Zgi'o]. 

Collegi. — CotUgia ina guibns ex senatus 
consulto coire permissum est (7881; palroiius. 
7903: collegia Iria. 7920; collegia\ collegium 
centonarioritm (7906), collegium dendropkorum 

(7904: magister e sckola), collegium oriim 

(7921: paironus), c\ultores Apot\linis qui i[ii 
Cemenìelo (?) eivila[ie] etc. (C. XH 21 add.). 

Patrono. — P. Aelius Severinus, vir egre- 

Sono detti nativi di Cemenelum un preto- 



CEM 
riano (C. VI 3382 a), un milite della cohors 
Vili voluntariorum (C. Ili 9782), un fru- 
mentano della legione II Augusta (C. VI 
3339) ed un centurione della legione XXII 
Primigenia [C. V 7872). 

CEMENELUS (Hars). — Divinità topica 
di Cemenelum, ricordata in una iscrizione 
locale (C. V 7871: Marti Cemenelo L. Vip- 
pitis iiV]"!'"] v{ohim) viplvil) l{ibefis) tn(eri- 
to). 



>. 4^5 (su 



CEMENTARTUS. ^ C. V s 
una tegola); L{?,a) M[a]f,m cem 
Ooementorins. 

CEMENTUM. — C. Ili 10984: I(ovi) 
oiptimo) 7H{a.viino) prò salute d(omiiii) n(o- 
siri) imp{eratoris) Caes{aris) M. Aar{eli) 5e- 
jrerli) Ale.taadrt..... teiitplam vicalem a solo 
inpendis suis centetito extriicliim ex voto re- 
stititit. V. Ccementicias. 

CEMNA. — Iscrizione di Corduba nella 
Baetica (C. II 2253):... C{aius) Val{eHus) A- 
vitus.... nationc Tu.... Ceinna gitoi est m[u- 
uicipùiml\.... etc. 

CENA — Nel significato proprio delh 
pirola e il desinire principale qnotidnno che 
nel tempi pui antichi avea luogo a mezzodì 
più tirdi so->tituendosi ali antica ^esperita 
nel pomeriggio e propiiamente ncll koi 1 I\ 
o V ITest p 54 3ì8 Isid orit, 20 2 14 
cf Cic ad fini 9 ■'è Mirt 4 8 6 7 "ii 
II Horat ep i - 71 Atict ad Herenn 4 
SI 54 etc ) In questo senso è usati p e in 
alcune iscririom panetarie di Pompei C IV 
1S80 L Is acidi At qiiein non cerio òiiia 
tus tlle mihi est (cf Geli 19 7 2) 1884 
Qui verpam tusit ( — iisit) quid cenasse ti 
liiin piites 19Ì-' Qmsqiie me ad c[e'\nom 
ocartti(aleii\ Soprattutto nelle lapidi pero 
cena iiidn.i oitni specie di biiKhetto più o 
meno pubblico e solenne dato in deterni mte 
Decisioni e T CUI piglian parte secondo 1 
casi \Trii ordini di (.ersone sta inso urna per 
epuluiii Non w sono che tre iscn/ioni in 
CUI <i lest uso della parola è lubbio in qu n lo 
che nella stessa occasione e d:illa medesinn per 
sona si offre ad alcuni la cena ad altn I ept 
luin: C IX 2962 (luvanum): Cmiis dedtiaiione 
diem liidoriim et ceitam deiurtontbus et Jilis, 
item quinq{uentmlibus) Aug{Hstahbus) et ttlis 
et plebi epulmn dedit; — 5841 (Auximum) et 
in dedicifiiiotté) statuae cenoni colo>i(tf) et e- 
puliunt) popiiilo) dediti) etc; OH. 6183 (Vet- 
tona):,.. lud\osf per decen dies aepnla grdi- 
nibus propiiK^f] el ce^nas[ etc. Secondo il Tol- 
ler (p. 80) qui epulum starebbe invece di di- 



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CEN 

slribuiio ciborum; ma specialmente per le due ] 
prime iscrizioni sembra forse più accettabile 
ia glossa di Svetoiiio, ove leggesi * epulae ad 
Benatimi, prandìum vero ad popiilum attitiet » 
(Walter Scott, Waverley p. 62 cf, Becker Rh. 
Museum 37 p. 643) v. Epntnm. 



CEM 



»5S 



t di 






bliche, i fasti Praenestiiù ricordano al 4 aprile 
quella die i nobili in Roma reciprocamente 
si davano in memoria del mutamento di pa- 
tria della Magna Mater Idaea (C. I" p. 235); 
Nobilium mutilationes cenaruin solilae sunt 
fieri, quod Maler magna ex liùrìs sibitlJinis 
arcessita locma mutavi/ ex Phry^a Komairt 
(cf. Ovid. fast. 4, 353. Geli. 2, 24. 2; 18. t, 
II. Preller, rOm. Myth. a p. 60). Fra le sa- 
cre e insieme roUegiati si notino: quella del 
collegio degli Arvali (C. VI 2104, ti: ifetn 
post merid[ieìH) a balueo cathedris coasede- 
rimi; deinde \ìnattibus tautis c\eiia/ot-Ìa alba 
sumseiijtiil) et vi lr!cliiiiarib(us) diseubuetiunl) 
et epulati swit; 2065, I! 39 seg.; Eiu^é\tn die 
Ramac domo apud mag{islmm) C. JiUium Sila- 
nitm idem giti in iuco cenantiii ^tc.cf. Arvalmp. 
698), del collegio Aesculapi et Hygiae (C. \'I 
10234 lin. 14: Itempi\idie)id{as)Mart(ias)eo- 
dem loco ceitam, quam Ofilius Hermes g. g. om- 
nibus annis dandam praesentibiis promisit, vel 
sporlulas, sicut solitiis est dare etc.) e del 
collegio funeraticio di Laiiuvium (C. XIV 
2113, II lin. 8; gitisguis magister suo anno 
erit ex ordine al\bi\ ad cenam faciendam, etc; 
II, 11; ordo cenarmn; II, 14: mtgistri cena- 
rum ex ordine albi /adi giiogu}o ordine ko- 
itiìties qimtemi {=; quaienws) ponere debe- 
l^unf\; vini boni amphoras singuliu et pancs 
a{ssium) II gui immerns collegi /ueril, et sar- 
das n[ji]mero quattuor, siationem, caldani ciim 
luinisterio). 

Cena pnbliea (C. II 1046. 1721. 2156. XI 
1803 cf C \ 4736 OH 7115)0 anche rccta 
cena {Suet Aug 74 Domit 7 Mart 2 69 
7 7 20 2 8 50 IO etc ) e il banchetto ch^ 
SI oRre da un magistrato o pure da un pn 
lato ■\ tutta o a parte della citta d n anzi in 
occasioni e per ragioni vane come feste reli 
Riose trionfi spettacoli fui erali etc Fu per 
limitare le eccessive spese che costavano in 
Roma simili banchetti che Neione sostituì ad 
essi le sportulae ciò che da Domiznno fu 
abolito introducendo di nuovo 1 antica con 
■iuetudine (Suet Nero 16 Donni 7) La lex 
coloniae Genetivae proibiva simili con\iii ai 
candidati alle magistrature della uittà (C. II 
5439 P- 3s9) e. CXXXII: Ne quii in e[oloma) 



G{eneliva) posi h{aM) l{egem) dalam petitor 
kandidatus, guicumque in c{olonìà) G{eneli- 
va) I{iilia) mag(istratum) pelei, [mjagtstia- 
luls'i petendi causa in eo anno, guo guisgue 
anno pclitor kandidatus mag[istralum) pe- 
lei petiiurusve erit, mag{istralus) petendi con- 
vivia facito neve al cenam gue^m] vocato 
neve cmwlvium habeto neve facito sc{iens) d(0' 
lo) m{alo), quo quì[s\ suae pelilionis causa 
eoHvi[tn\um haheal ad cenamve gii^m\ vocet, 
praeler dum guod ipse kandidatus pelitor 
in eo anno, [quo'] mag{istratum) petat. va- 
rar[it] dui» taxal \in\ dies siug{ulos) M^omi- 
num) l-HIl couv!Xvt\um habeto, si vote/, sfi- 
ne) d{olo) iufalo). Neve quis petttor kandi- 
datus donuiii muntis aliudvs guil del largia- 
tur pelilionis causa sc(iens) d[olo) m{ald). 
Neve quis alteritis pelilionis causa convivia 
faciio neve guem ad cenam vacalo neve 
coiivivium habelo, neve quis alterius peti- 
tionis causa cui quii dlon]i(ru munus aliulve 
qu[iil\ dato donalo largito sc{iens) d{olo) mia- 
Io). Alle quali parole il Mommsen fa seguire 
la seguente osservazione {EE. 2 p. 140): « Con- 
vivici publica ita prohibita esse, ut candidato 
per id tempiis liceret in singulos dies homlnes 
dumtaxat iiovenos ad cenam vocare, qui nu- 
nieriis iustus est convivii privati, ad huc igno- 
rabanius, cautum autem ita esse videtur post 
Ciceronem consulem, iiam cum is Murenam 
(35i 73Ì defendit, publica quider 
prohibita erant, sed licitorum e 
tus numerus noudum delìnilus ». 

Una 

€«na pav»Btftlìtia è ricordata in una iscri- 
zione di Petelia (NS. 1894 p. it), ove si vede 
un J/. Megonius Leo lascia in testamento in 
ceno parcnlalicia (denarios) L el hoc amplius 
sumplum hasliae prout localìo fueril etc. Cf. 
Par« alalia. 

C II 1046 (Iporca, Baetica) : Corneliae 
Clementis /. Tuscae sacerdotis perpetuae. Or- 
do Iporcbtisium ob munificentiam slaluam ei 
cenis publìcis posuii ilem sevirì cenas remi- 
sei unt 

C II 1721 (Sosontigi, Baetica): Q. Vale- 
rins Optatus Augrislal^ perpetuus. Huic ordo 
mumapii Flavi Soson\tigiC\anorum cenas pu- 
b'icas decrei'il etc. 

C II 2156 (Epora, Baetica): Lupae Ro- 
fitanae Jlf Valerius Phoebus VI vir Augu- 
stahs cui ordo mumc{ipii) Epor{ensium) ob 
menta cenis publicis inier decur(iones) conve- 
nire pe,i_misif\. 

C. IX 3963 (luvanum)i Cuius dedicatione 



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156 



CEN 



dieitt ludorum et cenam decurìonibus el filis. 
item qmnq{ueimtilibus) Aug{nsialibus) et filù 
et plebi eputum dedit 

C. IX 5823 (Auxunum) Quotimi dedi 

catione singttlis decunombits (denanos) III 
Aiigustalibus {denano^'\ II e' cotoms cenam 
dedit etc. 

C, IX 5831 (Auximum) coloni ob mt 

rita eius. In cmus dedii[atiofie) cinam col{p 
nis) dedit etc. 

C. IX 5833 (Auximum) in A iuy itwnc) 
statuae colonis cenam dedit 

C. IX 5840 (Auximum) in cmus dtd(i 
catione) cenam col{oms) dediti) etc 

C. IX 5841 (Aufimum) et in dedic(a 

Itone) siaitiae cenam toton(is) et epuHtim) pò 
p{ulo) ded[it) etc 

C. IX 5S55 {Auximum) {l]uios lecit già 
diatores dedi\t\, cenam se^^iraleiH prtmiis 
dedit etc. 

C. X 688 (Surrentum) ob honor\tm ] 
decurÌonih{ìts) magnam cenam d\edi[\ 

C. I 1199 — \ 4727 L Papias L f Ter 
Pollio duovir L. Papio L, f. Fai. patri viul- 
sum et crustttm colonis Senitisa?tis et Caedt- 
cianeis onifiibus munus gladiatoi-ium cenam 
colonis Senuisanis et Papieis etc. 

C. XI 3805 (Veii) Tra le concessioni dei 
centumviri a C. lutius divi Aug. I(ibertus) Gè- 
los;.,.. liceatque ei omnibits spectaculis muni- 
cipio nostro bisellio proprio inter Augustales 
considere cenisgne omnibus pttblicis inier cen- 
iumviros interesse etc. 

OH. 6183 (Vettona):.... lud]os f per decen 
dies aepula ordinibia propina]/} et ce[nas'] etc. 

C. X 4736 (Sinuessa):.... natali suo cenam 
publice populo Sinttes. dare instiluil etc. 

OH. 7ri5 (Spoletium): C. Torasius C. f. 
Hot. Severus IIII vir i. d. augur suo et P. 
Mecloni Proculi Torasiani ponti/, fili sui no- 
mi?!e loco et pecunia sua fedi. Idem ad cele- 
brandutu natalem fili sui in pubUcum dedit 
hs. CCL ex quorum reditu III K. sept. om- 
nibus annis decuriones in publico cenarent.... 
item dedit VI viris Aug. et compit{alibus) 
Larum Aug. et mag(islris) vicortim hs. CXX 
ut ex reditu eius summae eodem die in publi- 
co vescerentur etc. • 

L'ordinatore del banchetto, il 

HagiHter eenaram (Mart. 12, 48) è ricorda- 
to nella leu collegi! fuiieraticii di Lanuvium 
su riferita. {C. XIV 2112) e forse anche in un 
decreto di curia nell'Africa proconsularis (C. 
Vili 14683): non diverso dal dominus epuli 
O conviva (Cic. in Vatin. 13, 31- Sallust. hisl, 



CEN 
3 fr. 4. Nonius p. 381, 21, l.iv. 23. 8, 7. 
Geli. 13, ri. 5. Petron. 34). Sui triclinii per 
le cene pubbliche v Liv 39. 46. Piut. Caes. 
56 Dìo Cas'! 41 7i etc 

Qualcosa di limile a colui che provvedeva 
al desinare dei tenturioni e altri militari stai], 
znti sul PaUtino de\ esspre stato quel liberto 
imperiale dettu 111 una lapide urbana 

1 cena cpnturionim (C VI 8748). Cf. 
Sportala 



n p is5 2 



- Toi,. 



CENACULTJH - . Ubi cenabant cena- 
cu'um vocitibint Posteaquam ni superiore 
parte cenitire coei>erunt superioris domus 
unnersa cenicuh dicti » Quale che sia il va- 
lore storico di questi notizia lasciataci da Var- 
roiie {1 1 5 ló-»! certo è che generalmente 
ne^Il sLnttorl cenatulj sono appunto i piani 
suptrion delle cise (Fest ep. p. 54. I,iv. 39, 
14 2 Plin mt hist 36 13, 88. Horat. ep. 
I, I. 91. luven. 10, 17 cf. Suet. Vitell. 7. Vi- 
triiv, 2. 8 etc.) o anche di portici (Suet. Aug. 
45}. Cosi del pari nelle iscrizioni: C. !V 138; 
Insula Arriana Polliana \C\n. Al[le]i Nigidi 
Mai. Locaittnr ex [i(aleadis)] lulis primis 
ìabernae ciim pergulis suis ei ^e^iacula eqiie- 
slria et domus couditelor(is) etc. {11 Mommseii 
in Bruns Foiites p. 271 alla parola equestiia 
osserva: « fortasse vulgari locutione lauta ce- 
iiacula, quae vel equlti Romano conveiiirent, 
eqnestria dieta sunt »). — 1136: In praedis 
luliae Sp. f. l'elicis lacauiur balneum Veae- 
ritiin ei nougi'ntwii, tabemae, pergulae, eena- 
cula ex idibus Aiig{ustis) primis etc. — XI 
35S3: L. Aleius M. f. Capilo duonwir qtet'a- 
q[uennalis) curìam, (abiilariiim, scaenarium, 

subseliarium loco privato porticus, cena- 

cula ex decìtrionum decreto de sua pecunia 
c{olonis) etc. — O. 4331: In his praedis. in- 
sula Scrloriana bolo esse Anr(etiae) Cyriace- 
tis, filie titeae, cinacala n(nmero) VI, tabernas 
n. XI, et repossone suòiscalire {-- repositio- 
nes subscaiares, cioè repositorìr. sub scalis 
parieti inserta). 

CENARIl'S. — Iscrizione di Roma del- 
l'anno 452 d. Cr.: C. VI 8460; Hic iacet no- 
mine Matrona c(larissima) /(emina) in pace, 
u.vor Cornell primiceri cenariorum. 

CENATICUM. - Danaro dato per la 
cena. C. VI 9044: C. lulius Aug{usti) liiber- 
tìis] Narc[issiis] a specularis decu[r. in] sac[er- 
dolio in aycam publicam o{b\ cer({amina ? 



y Google 



^.>y.J^J5r«|.j,^.^ 



CEN 

£\ontttM {sesterlitttit decein milli i) ei cenahium 
dedit saceidotibus et kono\rayts et étc iriont 
6{us) dupiutii ittm [ab de]duatioii{cin) tmagi 
nis sua[e ceimÌhK]in duplum dedit etc 

CBNATORIUM. - Luogo ove 11 cem 
C XI 6d6 I{oii) oipttmo] Hi{air,mo) Dol{t 
ckeno) Q Poblmus Modesitmis [l I ii\r ti 
Ctoud(m/!s) ceiiatortuni p{ecunia) sfiià) /[ecil)' 

CENOMANI — Popolizione della Gnllia 
Lugdunensis uno dei tre rami 111 cui ermo 
sndduisi gli (v ) Aulerci (cf Plui mt hif.t 
4 18 107 Caeb b Gali 7 73) Cipitinati 
dal duce Belloveso pissaroim nei più an 
tichi tempi le Alpi e s msednroiio nel ter 
ntono ove fra le altre città sorsero Veroin 
e Brixn la quale ultima duenne la loro ca 
pitale (I iv 5 35 I 3* 30 6 l'Im mt liist 
3 19 130 Ptol 3 I 31 lutili 'o 5 Sete 
cf Bnxia) Nella guerra Aniiib iIilt lurono al 
leiti di Roma (Polyb 2 2-5 24 32 Ln 
ai 25 14 SS 4 Strab 5 1 9 p 216) Al 
leatisi poscia (a SS4 u e ) <on ^1 Insubri e 
1 Bou contro 1 Ronnni furono di questi di 
sfatti (Liv 31 10 21 48 49 Oros 4 20) 
Nel 557 u e rinnovatesi le ostilifi furom 
di nuoio vmti dai consoli di quell anno (1 i\ 
32 30 31 Ì3 22 21 cf 39 1) — Sono 
forse ricorditi in un frammento Hpid ir o di 
Ateste (C \ 2484 — 4301) 

CENSITOR _ ^ CeiiBns 

CENSOR — tu dapprima magistrato di 
Roma (I) poscia delle citta alleate d Italia e 
con lo stesso titolo specialmente nelleti re 
pubblicane inche dei municipn (li) finche 
nell Impero talvolta prese il medesimo nome il 
delegato dell imperatjre inviati a compiere il 
censimento nelle provincie (v reosnsi La for 
ma arcaica ceso» oltre che in un elogio degli 
Scipioni dell anno 496 u e (C ! 31 = \! 
1286 L Cotnelw I / Sctpio aidiles cosai 
cesar) ricorre anche fuori p e Copia (C l 
1-64 = X 1-3) l-erentmum (C I 1161 = X 
5817 5S38 3839 5840) betia (t. \ 6470) 
I Magistrato di Roma 

1 Ctnso e ceiisiita otigme 

L ongme della ceiisma come magistrato 
per sé non coincide con quella del ce/itus 
I a istituzione del census cioè dell atto con 
CUI lo Stato di tempo in tempo quasi nco 
stituisce il suo ordinamento politico facen 
do un censimento dei suoi cittadini e del re 
lativo patrimonio con lo sLopo di determina 
re 1 loro obblighi e speci ilmente il tributo 
SI fa dalla tradizione rimontare al riformatore 



CEN 



157 



Sergio Tullio (Liv 1 42 \al Max 343 
ci Censonn 18 13Ì Mi poiché la sua rifor 
mi non ebbe piena appiicizione che col sor 
gere della Repubblica e d altra parte il po- 
tere reg o almeno nei pnmi tenipi passò 
qinsi pieno nei consoli cosi per lungo tratto 
il censo con le sue molteplici operazioni so 
prattutto il /asti uni non fu di competenza 
d un paruicolare magistnto sibbene degli stessi 
consoli (Dioijs ^ 2o 75 6 96 9 ^6 11 
63 Liv 1 3 9 3 22 1 1 24 10 etc ) 
NuOM magistrati col titolo di censore^ non 
furono creiti che nell inno 311 u e (Liv 
483 Dion>s li 6^ cf ?onar 7 19 
I n 9 14 7) benché il Mommsen (2 p 
33^ 1) credi più probabile il 319 eio che 
ebbe per motivo la circostanza che 1 conscli 
spesso nell inno in cui dovea compiersi il 
censo e lino per guerre lontani da Romi Da 
allora in poi anche qumdo in alcuni 11H11 111 
luogo dei cjiisoh ermo eletti Ittbiini milttiint 
consulait potesialt il censo non si alTidi\a 
ad essi mi ai censori (cf Mommsen 2 p 184) 

Secondo una congetturi del Soltau (Ver 
hindi der sechsuiiddreissigsien \ ersanimlung 
deutschcr Philologen etc p 146 segg ) tanto 
il censo quinto h censuri sarebbero stati in 
tiodotìi in Roma dal primo Decemvirato sic 
come un nuovo ordinimento date alle finanze 
dello St ito sotto I inllttsso di istituzioni del 
I \ttica 

2 Ct isiira e consolato spectalinenU dopo 
Sulla e nell Impeto 

Non ostante questa sepanzione costituzio 
naie dell i censura dal consolato \ ermo casi 
nei quali le due magistrature per cosi dire si 
fondcMiio insieme nel senso che nella perso 
na dei consoli si riunivano o alcune delle at 
tribuzioni dei censori o anche tutte II primo 
ciso SI a\ea per quegli atti amministrativi, 
come la teinnnaito e la concessione di terre 
demaniali 1 appalto di opere pubbliche e di 
imposte e soprattutto per la giiirisdijfione 
amministrativa che potendo essere indi 
spensabih nell interdillo fra una censura e I al 
tra erano compiuti dai consoli (Mommsen, 
3 p 108 seg 150 seg ) Il secondo caso si 
ebbe per effetto della nforma costituzionale 
di Sulla il quale abolì di fatto la censura 
che gU innanzi avea perduto ogni importan- 
za massime per esser venuti meno il tributo 
e la leva che avevano a base il censo e la 
leitio stiuUus in conseguenza della lex Cor 
'.ha de itginti giiaestotibus E vero che per 
contro quella riforma, 



la reazione i 



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i5é 



CÈM 



nel 684 u. e. furono di nuovo eletti censori ■ 
{Liv. epit. 98. Plut. Pomp. Ji etc); ma il 
fatto stesso, che da allora fino al primo cen- 
^mento eseguito da Augusto nel 726 u. e. non 
vi furono che sei volte censori, nel 689, 690, 
^931 ^99p 704 ^ 71^1 ^^^ quasi tutti abdi- 
carono {v. più sotto: /asti censorii) o non 
compirono il lusérum, è una prova che l'an- 
tica magistratura si considerava siccome qual- 
cosa non più di organico e normale. 

Non diversa fu la sorte della censura nel- 
l'Impero. Dei tre censimenti fatti da Augusto, 
il primo nel 726 u. e. fu tenuto da lui e M. 
Agrippa come consoli, il secondo nel 746 da 
lui solo e il terzo nel 767 di lui e Tiberio in 
virtù dell'Imperio consulare Fra il primo e il 
secondo, però, nel 732 u. e furono eletti ceu 
sori, che non compirono il lustrimi E cen 
sori furon pure nell'anno 47 d Cr I impera 
tore Claudio e Vitellio, e nel 72 1 imperati re 
Vespasiano e Tito (v. più sotto fash censo 
rii). La censura non cessò come magistraturi 
per sé che con Domiziano il qu i!e prese a 
vita il titolo di censore, facendo «felle funzio- 
ni con quella connesse una parte mte„r ile del 
potere imperiale (Dio Cass 67 4 cf Quint 
4 pr.). Le cen.sure attribuite a Valemno (Ca 
pilol. Valer. 2) e a Carino (\opisc Ciiin 19) 
e il titolo di censor dato da Coitaiilnio al 
fratello Dalmatius (Chr. Fase ali a ^35) non 
hanno nulla a che fare con la nostra ma^istra 

3, Collegialità e suoi effetti 
Come in generale altre migistraHi e indie 
la censura era costituita a collegio di due (Cir 
de leg. 3, 3, 7. Zonar. 7, 19 Lu 2, 23 2) 
Qui però la collegialità era incora più rigo 
rosa che altrove, in quanto che venendo a 
i, I altro o dovei abdi 
e alla elezione 
suppletiva del collega (Liv. 5 31 662-49 
34, 17 etc. Plut. quaest. Rom 50) F percit che 
la renuntiatio dovea farsi a un tempo per 
tutti e due (Liv. 9, 34, 25). Quanto poi al 
divìdersi fra loro le funzioni, la sorte decide- 
va p. e. chi di essi dovesse fare il lustrum 
(Varrò, I. L. 6, 87. Uv. 38, 36, io etc.) e a 
chi spettasse nella lectio senatus l'indicare il 
prineeps (Liv, 27, 11). Nella lecito stessa, pe- 
rò, come nella formazione delle liste dei cit- 
tadini e soprattutto nell' applicazione della 
nota censoria, era necessario che amendue 
fossero d'accordo, non bastando a render va- 
lido l'atto compiuto da uno, che l'altro non 
3'opponesse (Liv. 29, 37; 45, 15; 40, 51, 1; 



CEN 

43, IO, 4 cf Cic. prò Cluent. 43, 122 etc). 
Le somme poi che erano loro affidate per 
opere pubbliche, o erano usate in comune o 
pure in parti uguali divise fra loro (Liv. 40, 
51: 44. 16, 8). 

4. Eleggibilità e forino, dell'elezione. 

Da principio uon erano eleggibili proba- 
bilmente, allo stesso modo che pel consolato, 
se non patrizi! (Liv. 4, 8. Zonar. 7, 19). Po- 
scia furono eieggibilL anche i plebei, a quanto 
pare per effetto della stessa Licinia Sextia del 
387 u. e, che apri a quelli il consolato; certo è 
che nei 403 fu per la prima volta eletto un 
plebeo (Liv. 7, 22; 10, 8, 8). Una delle le|^ 
Poblihae del 415 stabili che uno dei due cen- 
sori dolesse es.sere plebeo (Liv, 8, 12, 16); 
ed è probabile che la stessa legge permettes- 
se an?i che tutti e due potessero essere ple- 
bei ma lu soltmto nel 623 che ciò avvenne 
(Lii epit 59) Per molto tempo intanto il Iti- 
slniin fu riservato al censore patrizio; il primo 
censore plebeo che lo compisse fu Cn. Domi- 
tnis Cakmus nel 474 (L]\ epit. 13). Circa 
I essere il candidato alla censura d'ordinario 
un consttlans vedi più sotto : gerarchia , 
— Stabilita \oIta per volti dal senato la no- 
mina del censori (Liv 24 io i), la elezione 
SI compiva come quelli dei consoli, in eomi- 
zii centumti presieduti da un console o da 
un magistrato con potestà consolare (Geli. 13, 
15 4 Liv 40 45 8) 

5 Multata in canea lex curiata e giitra- 
vtento 

A differenza dei magistrati stabili ed an- 
nui pel quali v era un intervallo fra l'elezio- 
ne e 1 entrata in canea (mire iiiagislratum), 

1 censori nello stesso tempo che erano eletti 
s insednvano nell officio a Campo Marzio, 
donde si recaiano a sacrificare sul Capitolino 
(liv 40 45 8 cf \arro 1 L. 6, 86); ciò 
che soleva aivenire in primavera, e per rego- 
la a quanto pare nell aprile ( Mommsen 

2 p. 352 cf. p. 341). Non essendovi quindi 
un intervallo, come v'era pei magistrati annui ' 
e stabili, un intervallo più o meno lungo tra 
elezione ed entrata in carica, un 

Censor designata^ non era poss b le al e 
no nell' età repubblicana. Neil In pe o pe o 
sembra che un termine per l'ent ata a ca 

sia siato stabilito per legge, vedendo nel 
le iscrizioni chiamato censor d gnalus os 
l'imperatore Claudio (C. IX 5959) come \e 
spasiano (C. Il 5217=:^ 185) e Tito (EE, 4, 
779)- 

Singolare è la circostanza, che laddove per 



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CÉN 



»59 



gli ■\!ln niagistriti 1 atto di obtiiclieiiza del pò 
polo la ìeic curiata era emanati dai (.oniizi 






1 dii CI 



lunati (Cic de leg agr 2 11 26) 

E COSI pure oltre al gLunmento in Itges 
che come tutti gli altri nngistnti in(.he 1 

come nell usarne (Momm^ii i p 620 625) 
per essi \e uè era uno specula fZonar 7 
•9) 

6 Ittt jzione cuniulaztone e protoga 
Nei primi tempi forse come per altre ma 

gistralure cosi pure per la censura non fu 
vietata 1 itenzione I t trad zione per altro 
non ne offre che un solo caso quello di C 
Marcius RutiUis ihe fu dui, v ilte censore 
nel 460 u e e nel 489 (I iv io 47 ' epil 
16) donde il nome che gli \enne dato di 
Censotinus (Fjsti Cipit ali a 4S9 C I 
In hoc konoie Censorin{iis) app i{/atiis\ e{s()) 
come del p tri fu di quel Viarus Belilienustenso 
redi Aletriuni(C \ 5807 oà hasie lescensorem 
J ecete òis populusgne slatuain dotta it 

Censonno) Poco dopo però una legge di cui 
s Ignorino il nome e 1 anno preciso e che 
certo non potè essere proposti come ^1 lor 
rebbe dallo stesso Rutilus vieto la ite tallone 
(Plut Cono! I \al Mi\ 4 i 3 Anct de 
vir lil 31 cf Liv 23 m 2) 

Ma nello stesso tempo che si occupava 
la censura potevasi occupare anche un altra 
magistraturi curule stabile o straordinaria 
p e il consolato {Frontin de iq 7) la dil 
titura (Fasti Capit ali a 474 u e C 1' p 
2? etc ) 

Una prorogazione di potere in pefboin di 
magistrati urbani quali erano 1 censon sa 
rebbe stata contraria alle norme fondamentali 
del dintto pubblico romano Se no 1 che v e 
il caso dei censori delf anno sS6 u e a cui 
fu concesso di nmanere in carica un altro in 
no e mezzo per colhudare le opere pubbliche 
da essi date in appalto {Liv 45 15 cf Fron 
tin de aq 7) per Jltro contro di essi vi fu 
ì inicrcesito di un tribuno della plebe È prò 
babile che la medesima cosa sn stata col cen 
sore Appius Claudius (Liv g 29) 

7 Dui-aia della niagtiitaiura e tnUnallo 
fra via ce'isuta e t altra 

Secondo la tradizione (Liv 4 24! in ori 
gine i censori sarebbero rimasti in carica an 
qiie anni finche nel 320 u e la le\ Aemilia 
; la durata a diLiotto mesi Questa no- 
1 però nella prima parte generalmente 
I dai moderni di cui alcuni 



(p e Herzog i p 757} credono che prima 
di quella legge la durata sia stata di un 
anno come quella dei consoli altn (Boor p. 
44) di tre anni e altri (Lange i p 66a) chei 

compiuto i! lustium II Mommsen invece (a 
p 349) ammette che la censura sia stati isti- 
tuita dalla stessa lex Aemilia la quale avreb- 
be stabilita la durata massima di diciotto 



differenza delle altre magi- 
strature non era continua nel senso che u- 
sciti di canea 1 due censon dovessero imme- 
dntamente succeder loro gli altri E ciò per- 
che 1 indole stessa delle loro funzioni soprat- 
tutto il censo e i contratti importava che gli 
atti da essi emanati durassero qualche tempo. 
E questo periodo fu quello che si chiamù (v.) 
LDstruni ler regola ogni nuoi a censura ivea 
luo^o quittto quoqtu anno {\ arro 1 L 6 4. 
Censorin 18 12 ett ) periodo che è vani- 
mente interprento Certo e che le censure dal- 
I anno 545 5oo u e offrono tutte il penodo 
quinqueninle mentre prima di quel tempo si 
osserva um irregolairti II Mommsen (2 p. 
342 segg ) crede che in origine il ^inn/o quo- 
que anno signifìi.hi un penodo quadriennale, 
e più tirdi quinquennale laddove I Herzog 
(i P 75^ segg ) opina che il lustro quadrien- 

8 Gerarchia e insegne 

Uno sviluppo sotto I aspetto della d(t,nità 
e della im])ortanza politica vi fu senzi dubbio 
nelli censuri siccome afferma lo stesso I ivio 

a parva ondine orta quie deinde tinto incre- 
mento aucti est » etc ) La qua! cosa non 
dipende tanto da un progressivo aumentarsi 
dei SUOI poteri quanto dalia natura stessa dei 
medesimi che co! tempo acquistarono sem- 
pre più nella viti pubbhca una importanza 
maggiore Dal principio del secolo V infatti, 

censon sieno scelti fra 1 consolari cosi la cen- 
sura è considerati di più alta dignità della 
preturi e dello stesso consolato (Zonar 7 19), 
e scompirsa nel secolo \ I la dittatura sic- 
come li più eccelso magistrato repubblicano 
(Cic prò Sest 25 53 Dionjs 4 22 Plut. 
Flam ib P-vull 38 Camill 14 etc ) Una 
prova se ne ha pure nel fatto che essa oltre 
al consolato è li sola magistratura repubbli- 
cana che gii imperatori compresero nei loro 
titoli come si vedrà or ora Quanto alle in- 
segne e ai diritti annessi alle magistratnre 



yGoògle 



supreme 



CEN 

1 se partecipavano dnlciiii: 
mirano di altri ^1 piri dtl 
magistrato supremo essi erano eletti nei co 
mizii centunati (v sopra 4 ) aieano 1 me 
desimi au<ipicii {rell n 15) e follie iimiion 
minor polestas di fronte a quello per modo che 
p e il pretore non poteva citarli e alla loro 
sentenza non si poteva appellare ni consoli 
(Mommsen 1 p as 2) pctevano compiere 
dedicazioni (Ln 34 5, 40 5' \-2 io 5) 
non erano eponimi ma 1 loro ne mi erano 
registrati con quelli dei e jiisoli e dti dittitori 
nei fasti (v pm sotto 14 Fasti) potevano 
multare (Fest ep p 54 Flncid p 37 cf 
Huschke Die Multa p 13) e fir sequestri 
{Gal 4 28) SI servivano di tutu glirt/*!ii 
tores tranne dei littori (Zomr 7 19) come 
p e degli sctibae (Liv 48 4 \ al Max 
4 I 10) àm praei.ones (\ urto 1 I 6 86 
Liv 29 37 8 C VI 1945) e namttulalot S 
(C. VI 1968), e usavano della sella citru- 
lis (Liv. 40, 45; 8. Polyb. 6, 53, 9), del- 
la toga praeiexta (Zonar. 7, ig. Atlien. 
I4i 79 p. 660 C); anzi erano i soli magistrati 
che fossero seppelliti con la porpora (l'olyb. 
6, 53, 7). Mancavano poi AcWimperiiìiii cosi 
militare clie giurisdizionale (Mommsen 1 p. 
203), del diritto di convocare i comizi (\'arro, 
1. 1. 6, 93. Plin. nat. hìst. 37, 17, 197: erro- 
neamente lo dà loro Zonaras 7, 19 cf. Momm- 
sen 2 p. 354, I) e il senato (Mommsen I. e), 
di cooptare colleghi e presiedere alle elezioni 
dei loro successori {Mommsen 2 p. 341). 

Che la qualità di cotisutaris sia stata una 
condizione determinata da leggi nei candidiito 
alla censura, come opina il Nipperd';y (Leges 
annales p. 39), È negato con ragione dal 
Mommsen (2 p. 549, i)- È indubitato che dal 
secolo V di Roma di fatto esisteva quella con- 
suetudine; ciò che risulterà Aaxfasd ceitsoiii che 
daremo piìi innanzi, ì quali mostreranno pure 
le sei eccezioni che si hanno a questa norma, 
cioè dei censori Appius Claudius, Aulus Man- 
lius Torquatus Atticus, F. Licinius Crassus, 
M. Cornelius Cetegus e P. Sempronius Tudi- 
tanus, che furono prima censori e poi consoli, 
e quella di F. Sulpicius, il quale fu censore 
senza essere mai stato console. Se non che, 
quando le leggi danno gerarchicamente le ma- 
gistrature, la carica del censore occupa fra 
esse il sesto posto, cioè è preceduta da quelle 
del dittatore, del console, àtàVinierrea-, del 
pretore e del magisier equitum, in modo che 
essa risulta superiore all'edihtà, al tribunato 
della plebe e alla questura. La quale non ri- 
spondenza air ordine cronologico e reale, è 



CEN 

spiegata dal Mommsen (1 p 563) con la sup 
posizione che alla censura mancavano 1 fasci 
Cosi appare nella lex Bantina hn 15 {C l p 
45) nella le\ repetundarum hn 8 (C I j. 
58) nella Icx agraiia del 641 u e hn 35 
(C I p 8j) Nelle iscrizioni poi e iiet,li scrit 
tori essa si mostra sempre in un posto al di 
sotto del consohto (C I 30 32 cos cens aei 
elc« Xill C I' p I9j dtct cos eens in 
te>reA aed cut , XV p 194 cos utts in 
ierrex, praet. aed.; XXX\'1I p. tor. cos. cens. 
aed, air; C. VI 1945: praeeo ex frtòus decu- 
riis qui co(n)s(iititnis) ceiis{orìbus)pr(aetoribus) 
apparerà solent. cf. Varrò, 1. L. 6, 93. Cic, 
Verr. i. 54. 142. IJv, 26, io, 9; 41, 9, v), 
e rispetto alla pretura sempre in un posto su- 
periore (Elog. XV C. r p. 194: C. VI 1943, 
Cic. I. e. Liv. 41, 9, II). L'ordine cronologi- 
co, secondo il quale la censura è occupata 
dopo il consolato, appare nell'elogio X C. I' p. 
192; XL p. 201. C. I 31- 

Oltre al consolato, la censura è la sola 
magistratura repubblicana che si vede fra i 
titoli presi dagh imperatori, cioè da Claudio, 
Vespasiano, Tito e Domiziano, i quali insieme 
con la potestà censoria assunsero anche il ti- 
tolo di censore, titolo che non fu preso da 
Augusto, non ostante che due volte esercitas- 
se quella. Nell'ordine gerarchico dei 7 titoli 
imperiali, di cui quello di ponlifex tnaxinms 
è il più alto, e quello di proconsul il più bas- 
so, la CMisura non occupa sempre il medesimo 
posto. Mentre nelle monete, infatti, essa è 
collocata dopo il consolato, nei diplomi mili- 
tari invece sta per solito prima; Claudio {Dipi, 
1 C. Ili p. 844), Vespasiano {Dipi. XI! = X 

c. Ili p. i960 cf. 853}. Tito (Dipi. xni=xi 

C, III p. i960 cf. 854); talvolta però anche 
dopo: Vespasiano (Dipi. IX C. Ili p, 852). 
Negli altri monumenti epigrafici la censura 
occupa un posto vario, siccome appare dalla 
seguente tabella: 

Poniifex maximus, iribttnicia polestas, im- 
perator, pater patriae, consul, censor C. XII 
5666 (Claudio). II 2322. 5277. Ili 470. V4312. 
X 8023. 8024. XIV 86 (Vespa^ano). VI 942. 
X J481 (Tito). 

Poni. max. ir. poi. imp. p. fi. cens. cos. 
C. VI 936. X 1629 auct. 68i2, 6817. 6894. 
6896, 6901 (Vespasiano). V 7986. 7988 (Tito). 

Potit. 7iiax. Ir. poi. imp. cos. p. p. cens. 
C. lil 6060. IX 5973. X 1416 (Claudio). II 
4697 (Vespasiano). IX 5936 (Tito). 

Pont. max. ir. poi. cos. imp. p. p. cens. 
C. Ili 6024. V 8002. IX 5959 (Claudio). 



y Google 



CEN 

Ponf, max. Ir. poi. itHp. cos. cetis. p. p. 
C. Ili 1977 (Claudio). IH 318 (Tito). 

Pont. max. ir. poi. cos. imp. p. p. eetis. 
C. IX 2564 (Vespasiano). 

Pont. tnax. ir. pot. cos. cens. p. p. C. 
Vili 875 (Vespasiano). 

Pont. max. ir. pot. imp. . . . cetts. cos . .. 
C. V 7987 {'Vespasiano). 

PoiU. max. ir. pot. cos. cens. C. Il 3250 
(Tito). 

Quanto a Domiziano, nel diploma dell'a. 
84 d. Cr. (dipi. XVI C. Ili p. j 963) manca ogiii 
accenno alla censura; in quello dell'anno se- 
guente (dipi. XVI1~XI1 C. Ili p. 1964 cf. 
855) appare sotto la forma di censoria potestas 
{pont. max. Ir. pot. imp. cos. censoria pote- 
stal. p. p.). Dall'anno 86 in poi è detto cen- 
sor perpetaus (Dipi. XVIII— XIII C. Ili p. 
1964 cf. p. 856. Dipi. X1X=XIV C. Ili p. 1964 
cr. p. 857. Dipi. XXI C. HI p. 1965. Dipi. 
XXII^XV C. Ili p. 1966 cf. p. 858. Dipi. 
XXIIl^XVI C. Ili p. 1966 cf. p. 859. Dipi. 
XXIV— XVII C. IH p. 1966 cf. p. 860). 

9. Poteri in genere e loro limiti. 

In. origine soprattutto e in generale l'attività 
dei censori si svolge nel campo dell'ammini- 
ziaria , sia in quanto stabili- 
ole entrate e le spese dello Stato e am- 
o il patrimonio di esso, sia In quanto 
determinano il tributo eventuale per la guerra 
e le norme per la leva. E come il lustrum è 
l'atto religioso col quale si riassumono e san- 
zionano tutti i singoli atti censorii (v, Lui^lrum), 
coai alle funzioni finanziarie si connettonoalcune, 
che per la loro importanza acquistano un caratte- 
re speciale, come p. e. la iudicatio o giurisdizio- 
ne amministrativa. Il regimen morum era in 
rapporto immediato col censimento proprio; e 
[a/fi^/r'o Jfxii/mstadasèe fu soltanto col tempo 
attribuita ai censori. Nella esposizione seguente 
noi seguiremo la trattazione del Mommsen, 
a cui rimandiamo per varie e molte partico- 
larità che si riferiscono al censo. 

Tale era il potere in genere dei censori, 
che, tranne poche restrizioni possibili nell'e- 
serciào delle loro funiionì, si può ben affer- 
mare essere stati essi irresponsabili (Dlonys. 
19, 16). Infatti, non ostante che essi non aves- 
sero imperimn, pure non si consideravano sic- 
come inferiori ai consoli e ai pretori che ne 
erano forniti, e quindi non erano sottoposti 
alla loro itUercessio; anzi, pur non essendo 
loro colleghi, eran riguardati anche essi quali 
magistrati supremi; il che vuol dire che consoli 
e pretori non erano rispetto a loro né maier, 

Dh Rucgihho — Dìt. Eft'e. fui. II, 



CEN 'tii 

né par potestas (Mommsen i p. 25; a 'p, 356" 

sfcg.). Non v'erano che i tribuni della plebe, 
i quali potessero usare verso i censori della 
intercessio (Liv. 43, 16, 5), la quale per altro 
era limitata al caso della giurisdizione amali- 
nistrativa riguardo a opere pubbliche (l.lv. 1. 
e). La funzione circa la classificazione politi- 
co-militare del cittadini, era sottratta al veto 
tribunizio, e poteva soltanto essere impedita 
dalla obuutUiatio degli stessi tribuni (Cic. ad 
Att. 4, 9j i) e dall'opposizione o non coope- 
razione dell'altro censore [Cic. prò Cluent, 
43, III. Liv, 40, 51. j; 42, 10, 4: 43, rs, 8. 
App. beli. cjv. I, 28. Dio Cass, 37, 9 etc). 
Ne] campo poi penale, i tribuni potevano cosi 
trarre in arresto un censore, come internare 
contro di lui un processo capitale o di multa 
(Liv. 9, 34, 24; 24, 43; 43, (6. PIvt. q. Rom. 
50 %tc.); benché .non si abbia esempio tli si- 
mili processi menati a fine (Liv. 29, 37. Val. 
Mm, 7, 2, 6). 

IO. Censimento tu generale. 

L'atto con cui ad ogni lustro si procedeva 
al censimento nello Stato, è il censusonoxa» 
tecnicamente pure si diceva census populi:' 
Lex lulia mun. Un. 144: ami censor aliusve 
quis mag(isiratns) Pomae popiM censum agel 
etc. cf, lin. 156. (C, I 206); Moniim, Ancy- 
ranum 2, 3r /« consulatu sexto censutn populi 
conlega HI. Agrippa egi cf. Suet. Aug, 27, 
Liv. 4, 23; 7, 43; 15, 7 etc,). Avea luogo sul 
Campo Marao, ove dalia villa publìca (Liv. ' 
4, 22. Varrò, r. r, 3, 1, 4 etc), in conlione, 
cioè co! popolo raccolto all'aperto e di giorno, 
in seguito a pubblico Invito [Varrò, I. L. 6, 
87. Dlonys. 19, 16 cf. Cic. prò Cluent. 48, 
134 etc), i cen.iori attendevano al loro officio. 
Oltre che da tutto un personale subalterno, 
come scriòac (Liv. 4, 8, 4. Val. Max. 4, [, 
io), viatores, praecones (C. VI 1945 cf. 967*. 
Varrò, I. L. 6, 86, Liv. 29, 37, 8) e nomen- 
clatores (C. VI 1968 cf. 1833-. 1967), essi e- 
rano assistiti dai curatores trUmum (Varrò, I. 
L. 6, 86), da un consilium, a cui pigliavan 
parte i pretori e i tribuni ddla plebe [Varrò, 
I. L. 6, 87) e dai cgsi detti iuratores . (Liv, 
39, 44, 3. Plaut. Trin. 878), cioè coloro che 
raccoglievano il giuramento dei cittadini deca 
le dichiarazioni che facevano al magistrato. 

Il censimento si estendeva innanzi tutto 
all'intera cittadinanza romana, omnes Quirites 
(Varrò, I. L. 6, 86), omnes cives Romami 
(Liv. I, 44, 1), senza differenza di sesstì e di 
età: Lex lui. mun.' lin. 145: omnium, munici- 
pium ?(««') c{ives) R{pman£i) etiittt, 



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ifia CEN 

• ceMsam agito eorumque nomina prc 
patres aut paironos trib,us cognomina et q^ot 
, aimos quisque eorutn habei et ratiouem . . . 
accipiio (C. I 306 cf. Cic. de leg. 3, 3, 7. 
Dionys. 4, 15; 5. 75; 9. S^- Gè"- 4. ^o, 3 cf. 
Cic, de orat. 2., 64, 260. Val. Max. 9, 7, 2 
eie,), compresi gli aerarii e i capite celisi. I 
cittadini Romani senza diritti politici (cives 
sine iure suffragii), se appartenejiti a niuni- 
dpii non autonomi, erano censiti con gli ae- 
rarii e inscritti nelle iabulae Caerilum; se di 
municipii quasi autonomi, erano censiti pro- 
babilmente nei propri coiiiimi, secondo le nor- 
me date dai censori di Roma (cf. Mommsen, 
3 p. 585 seg.). Si estendeva inoltre anche 
■ agli stranieri, come soprattutto i Latini, che 
per effetto del ius commercii possedevano 
fondi sul territorio romano. Quanto agli al- 
leati {/oederaU, sodi Italici), sino alla unetà 
del secolo VI erano esclusi; ma ne! 550 u. e. 
dodid colonie latine furono, per questo ri- 
spetto, eguagliate ai municipi] quasiautonomì, 
a censo cioè si facea dai loro niaKistrati, e le 
liste erano mandate al censore in Roma (Liv. 
29, 15. 37. 7); ciò elle forse poco a phdco fu 
fatto anclie per gli altri allead (cf. Herzog, 
Die Biirgerzahlen im rOm. Census nelle Comm, 
in hon, Th. Mommseni p. 124 segg, Beloch, 
Die rOm. Censusliste nel Rhein. Mus. 32 p. 
227 segg.). 

L'intimazione [vacatìo) ai censendi era in 
generale diretta agli armali (Varrò, 1. L. 6, 
86), cioè ai cittadini inscritti nelle t88 centu- 
rie, sia che fossero effettivamente atti alle ar- 
mi, sia che per età o condizioni fisiche fossero 
immuni dal servizio militare. Quelli invece, che 
per legge' erano esclusi da tale servizio ed 
inscritti nelle 5 centurie degli iiiermes, cioè 
aveano un patrimonio al dì sotto del minimo 
stabilito pel servizio armato, emno invitati a 
parte e registrati in apposite liste, E tali erano 
pure le liste degli orbi e delle orbae, cioè dei 
fanciulli non sotto la patria potestà e delle 
donile non sottoposte né alla patria potestà, 
né alla potestà maritale (Lly. 3, 3, 9:24, iS, 
13; epit, 5£-59- Cic. de re pub, 2, 20, 36 
etc). Le dichiarazioni dovevano essere fatte 
di persona (Geli. 5, 19, 16 cf. Veli. 2, 7, 7), 
eccetto il caso degli assenti dall'Italia per 
pubblico officio (Cic. prò Arch. 5, 11. Lex 
repetund. lin. 14. 17- 23 C. I 198). All'as- 
.sente che non si giusti iìcava punto o abba- 
stanza (incenstis), poteva il censore vendere 
il patrjntonio e perfino togliere la libertà, ven- 
4endolo come schiavo allo straniero (Zonar. 



CEN 

7, 19); ciò che col tempo venne fuori uso. 

L' intimazione era preceduta dalla cosi 
detta 

FopHUla censBB (Lex lulia mun. C. I 206 
hn. 147; ex formula census quae Romae ab 
eo, qui tum censum populi acturus erit, Pro- 
posila erit etc), o anche lex ceusai censendo 
dieta (Liv. 43, 14, 5), cioè un complesso di 
;ensori, nell'entrare 
uso del pubblico, 
circa il procedimento che da essi si sarebbe 
seguito, p. e. riguardo al giuramento dei di- 
chiaranti, le pene comminate contro coloro che 
non si presentavano ad essi etc. (Liv. 29, 15 
cf. 4, 8, 4. Gai. 1, 160. Varrò, t. L. 5, 81), etc 
era l'editto, che i censori 
voce, in conclone (Geli, i, 
e riguardante specialmente 
(Suet, deci. rhet. r; Claud. 
i. Plin. nat. hist. 13, 3, 24; . 



Diverso da 
pubbli cavai 



il regiìiien taorun 

16. Geli. 15, ti, 

14, 14. 95. Tac. 

Le dichi 



tei. 
dei censendi, precedute 
da un giuramento dei medesimi (Lex. lui. 
mun. C. I. 206 lin. 148, Liv. 43, 14, 5. Dio- 
nys. 4, 15 et. Cic. de orat. 2, 64, 260; de 
off. 3, 29, ro8. Geli. 4. 20, 3 eti 
vano a loro riguardo le segmenti 



indicazioni, 



che 



1 ogn 



sere rivedute 
1 quanto che 



16, 18. ( 



potevano, a seconda dei e 
o modificate dai nuovi ce 
ogni nuovo censimento n 
sione del precedente {re 
8 cf. 38, 28, 2; 43. 16. ] 
prò Mil. 27, 73). 

a) Nome, età e rapporti di filiamone odi 
patronato, donde poi la separazione degli in- 
genui dai libertini e dei iuniores dai seniores: 
Lex lui. mun. C. I 206 lin. 145 segg.r om- 
nium municipium colonorum suorum 

q{uei) c{ives) R(omanei) erunl., censutn agito, 
eorumqae nomina praenomina patres aut pa- 
ironos tribus cognomina et quot annos quis- 
gue eorum kabel etc. cf. Cic. de leg. 3, 3, 7. 
Dionys. 4, 15; 5, 75; 9. 3^. Geli. 4, 20, 3. 
Plin. nat. hisl. 7, 48, 159; 7, 49, 162. 163. 

b) Patrimonio soggetto al tributo; dedicare 
in censum (Cic. prò Flacc. 32, 79. Geli. 6, 
li, 9) o de/erre in censum (Val. Max. 4, 4, 
2. Geli. 16, 10. Senec. de benef. i, 3, 10; 
ep. 95i 58 cf. Liv. 29, 37, i), donde il cen- 
W}H accipere (Lex lui. mun, C, I 206 lin. 
149, Liv, 29, 37, i; 39, 44, i; 39, 44, i; 43, 
15, 7. Tac. ann. 1, 33) per parte del magi- 
strato e al relativo protocollare, re/erre (Lex 
lui, mun. 1, e. Liv. 39, 44. Geli. 16, 13, 17. 



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CEN 
Dig: 50 15 4 pr ) COSI riguardo alla pro- 
prietà Ibndiana (ag-er prna/us) e suoi acces- 
som come a ogni altra propri tà mobile 
Alla dichiarazione seguiva la stittia data dallo 
stesso dichiarante la quale pero era vigliata 
e (Fast ep p 58 etc ) e secondo 
a (Liv 4 14 7 39 44 \al 
Max 2 1» I Plut ramili 2) 

e) Nei tempi più antichi probabilmente 
anche le armi di cui dovea essere fornito il 
dichiarante giacché al Lensimento i cittadini 
doveiiio presentarsi atinitt (Varrò I L 6 
86) 

li Risultali princtpah del censimento 
— Erano propriamente due la chssificazione 
o registrazione dei cittadmi in due ruoli di 
stinti I uno relativo al tributo e 1 altro alla 
leva e quindi ai comizii (cf Cic de leg 3 3 
7 prò Fiacco ■' 15Ì e h nota censoria Lonie 
effetto del regimen mormn 
. 1, Ruolo relativo al tributo. 
Era il fondamentale, ed aveva a base l'or- 
dinamenfo per tribù, non solo in quanto che 
i cittadini erano ammessi al censimento se- 
condo che erano inscritti in quelle (Dionys. 
A- 13; S, 75- Schol. in Cic. Verr. act, r, 8, 
23). ma in quanto tale iscrizione importava 
il possesso della cittadinanza romana (v. p. e. 
Cic. prò Flaec. 32, 79 etc.). Secondo la rico- 
struzione più plausibile del Mommsen (? p. 
406), essa era suddivisa, nei primi tempi, in 
cinque speciali registri comprendenti: 

1. I triòules, cioè cilladinì sui itirise non 
infames, con una proprietà fondiaria non al 
di sotto del minimo richiesto pel servizio mi- 

2. Gli aerarti, cioè I cittadini che non 
aveano proprietà fondiaria, quelli che erano 
dichiarati ii^ames, quelli che possedevano al 
di sotto di quel minimo, e, dal principio del 
secolo V, i cives sitte suffragio censiti in Ro- 
ma, detti in genere Caerites. 

3. Gli stranieri {Latini), che possedevano 
fondi sul territorio romano. 

4. Fanciulli e donne (oròi atiaeque) non 
sottoposti ad alcuna poteste. 

5. 1 cittadini che possedevano al di sotto 
del minimo dì proprietà fondiaria, richiesto 
per essere censiti {capite censi). 

Dopo la riforma del 450 u. e. i registri 
speciali furono ridotti a tre, comprendenti: 
I. I Iribules, suddivisi in quelli delle tribù 
rustiche e in quelli delle quattro urbane, ove 
s'inscrivevano i cittadini che non pagavano 
tributo e quelli che per essere liberUni o in- 



tìEN 



>«3 



fatnes erano cancellati dalle tribù rustiche. 

2 Gli aerarti^ cioè i cives sine suffragio, 

3 I Latini possidenti sul suolo romano. 
V Tnbiis. 

Il Ruolo relativo atta leva e ai contizU, 

Come il ruolo precedente avea a base l'or- 
dinameuto della cittadinanza a tribù, questo 
SI fondava sull'ordinamento militare, die va- 
leva anche pei comizii, in classi, secondo il 
patnnionio dei censiti, e in centurie iimiorum 
e stniotum. secondo la loro età. L'obbligo a 
pagare il tributo essendo condizione dell'ob- 
bligo al servizio militare e questo condizione 
del dritto di voto nei comizii, In fondo que- 
sto secondo ruolo era come un estratto del 
pnmo riguardo alla categoria dei triàuies. 
Esso comprendeva quindi tutti 1 cittadini, in 
qianto aveano diritto a portar le armi, fui 
arnia /erre posseni {Liv. r, 44, 2 ci", Dionys. 
1', 63), quindi i triòuieseì loro figlii esclusi 
tra essi quelli che non ancora aveano rag- 
giunto il 17,° anno. Per modo che le tabulae 
inniorum (Polyb. 2, 23, 9 cf. 6, 19, 5. Liv. 
24, 18, 7) abbracciavano i cittadini che aveano 
raggiunto questa età e non ancora oltrepas- 
sato il 46.' anno, nel qual caso erano trasfe- 
riti nelle' centurie dei seniores, cioè di quelli 
che non erano obbligati più al servizio attivo 
(Liv, I, 43, a; 5, 10, 4: 6, 6, 14 etc). Come 
poi fra i iuniores erano iscritti a'iche quelli 
che. per aver fatto un certo numero di cam- 
pagne o godendo della immunità, non pote- 
vano essere costretti al serviwo effettivo {LJv. 
39. I9p 4); del pari fra i seniores si doverono 
comprendere anche i cittadini, che per aver 
oltrepassato il 60 ,° anno erano immuni da 
qualunque servizio verso lo Slato (Varrò pres- 
so Nonius p. 86 V. camales cf. p, 523, Se- 
nec. de brev. vitae. 20, 4. Auctor ad Hereun. 
2, 13, 20 etc), E probabile poi che questo 
ruolo sia stato fatto dai censori per valere 
un certo numero di anni, ma che di anno in 
anno, a seconda dalle variazioni che avveni- 
vano nell'età dei cittadini, da officiali subal- 
terni sia stato riveduto, aggiungendovi i nuovi 
iuniores e i nuovi seniores (Mommsen 3 p. 
407 segg.). Cf. Centnria. 

HI. Nola censoria. 

Con la compilazione del primo dei sud- 
detti ruoli e colla tedio senatus era connessa" 
la così detta nota censoria (Liv. 39, 42, 6 cf. 
Cic, prò Cluent, 46, 128; de re pub. 4, 10 
etc), cioè l'osservazione includente punizione, 
che il censore facea accanto al nome del cit- 



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1^4 



CEN 



tadino, indicando il fatto speciiìco che vi 
dato origine. E la punizione poteva 
i.°Nel cancellare il cittadino dalla tribù {tri- 
bù moven) e quindi nella perdita dei diritti 
politici (Liv 4 24 7 24 41 3 44 16 8 
45i *5. 8 cf Cic de off i 13 40 Geli 4 
20, 5. Il etc ) CIO che più tardi fu modificato 
nel passarlo da una tribù rustica ni uin delle 
urbane (Liv 45 15 Dionjs 19 18 Plin 
nat. hist. 18 3 13 cf Moninisen 2 p 402 
404). i." Nel cancellare il cittadino cavnliere 
dalla ceiituna degli eqmtes eguum adim te 
vendere (Liv 29 37 12 45 15 8 Cic de 
orat. 2, 7t 286 Val Max a 9 7 etc ) 
3.* Nel cancellare il senatore dìll libo del se 
nato, senatu m07,ere (Ln ep 14 18 62 9S 
39, 42, 5; 42 IO 4 Clc prò CUient 43 is2 
etc). Si fonda\a queato potere dei censon 
sul regimeìi inonim (Cic de leg i 1 7 prò 
Cluent. 42 119 46 129 de pror coiis 19 
16. Zonar - 19 etc ) cioè sul dintto di m 
terrogare il citta 1 no su tutta quanta la sua 
vita pubblici e la stessa prmti (D onjb 20 

13. Plut. Cato mii 16) diritto che col tcm 
pò acquistò sempre magf^i re estensione e 
importanza pratica Le sole donne erano e 
scinse da questa vigilanza — L applicazione 
della noia si riscontra nei seguenti casi in 
subordinazione del soldato (\al Max 2 9 
7, Fronlin strat 4 i 22 etc ) e viltà di 
fronte al nemico (Liu 27 ir 13 Cic de 
orat. 2. 67 272 etc) — non presentazione 

■ alla chiamata in leva {I i\ 24 18 27 ri etc ) 
e prolungamento indebito di congedo (Liv 
43, 14); — negligenza degli Impiegati subal- 
terni (Cic. prò Cluent. 45, ia6) — abuso 
di potere nei magistrati, p. e. relativamente 
^li auspicii (Geli. 2, 28, 2. Cic. de div. r, 
16, 29), alla convocazione del senato (Geli. 

14, 7, 8. Snet. Caes. 41), alla iniercessio cdì- 
l^iale (Pronto, ad M. Caes. 5, «7 Naber), al- 
l'abbandono del proprio posto (Plut. C. Gracch. 
2. Val. Max. 2, 7. 5. Liv. 40, 41 etc), 'all'ar- 
bitrario uso del diritto di vita e di morte (Cic. 
de sen. la, 42. Liv. 39, 42, 43. Plut. Cato 

nys. ig, 16. Ascon. in Cic. toga cand. p, 84 
Orelli. Cic. prò Cluent. 42, 120; 43, 121), a 
presentazione di leggi nocive (Liv. 4, 24. 7. 
Val. Max. 2, 9, 5) etc; — il giurato che si 
lascia corrompere (Cic, prò Cluent. 42 segg.); 
— abuso del diritto di voto nei comizii (Liv. 
'29, 37); — usurpazione di distintivi di classe 
(Plin. nat. hist. 33, 2. 33); — condotta repren- 
sibile verso il magistrato, specialmente il cen- 
sore stesso (Geli. 4, 20, 6 ef. 4, 20, n etc); 



CEN 

— condanna penale in seguito M atti diso- 
norevoli (Liv. 29, 37, 9); ^ falsa testimo- 
nianza (Liv 29 17 10) e falso giuramento 
(Cic de off 3 31 in prò Cluent 48 134 
de off I 13 3 32 I IV 22 61 24 iSetc) 
~ lurto (Cic prò Cluent 42 120) — eser 
citare la professione d istrione (Cic de repub 
4 10 I i\ 7 2 12 Snet Caes 39 Macrob 
sit 2 3 IO 9 8 2 - 3 r)io Cass 53 51 
54 2 etc ) — dir spettacolo di se a prezzo 
nei ludi gladiatom e nelle venaltmies (Dio 
Cass 43 23 48 33 sfi 25 Fronto ad M 
Caes 5 22 cf Dig 3 1 I 6 3 ' I pO 

— disonesta e mancanza di parola nel on 
trattare in genere (Ascon 111 Cic in toga 
cand p 84 Ordii Ln 29 3- lo Suet Aug 
39) — tentatilo di suicidio (Serv Aen 12 
603 Phn nat hist 36 15 107 seg Suet 
Claud 16) — niuna cura dei santiiani e se 
poicri domestici (Dionvs 20 Ji Fest p 
344) — niuna peti vurso 1 parenti (Dion>s 
20 13) — abuso della potestà patria e do 
mimcile specialmente verso le donne l fan 
ciiilli e gli schiivi {Dioiiys I e Plut Cato 
nni 16 seg Cic de repub 46), — mitri 
monio sconvenevole (Lu j9 19 5) — abuso 
del diritto di di\orznre (\al Max 292) 

— dilapidazione del patrimonio (Geli 4 12 
Firn nat hist 18 3 11 6 32 Macrab 2 
4 25 Suet Claud 16 Plut Marc 5 Cic 
17 Sallust Cat 23) — lusso smodati mas 
smie nelU pigione (\ eli 2 io \a! Max 9 
I 4 Phn nat hist 17 i 3I nel lasellame 
d argento {Geli. 17, 2(, 39. Li\ . ep. 14. Dio 
nys. 20, 13. Val. Max. 2, 9, 4 etc), nei cibi 
prelibati (Plin. nat. hist. 8, 51, 209. 57, 223; 
14. 14, 95; 36, r, A- Senec ep. 95, 41), nei 
profumi stranieri (Phn, nat. hist. 13, 3, 24), 
e in genere vita dissoluta (Dionys. 20, 13. 
Plut. Ti. Gracch. 14; Cato mai. 16. Suet. 
Claud. 16). 

L'atto del censore era diretto a constatare 
Vigiiominia nel cittadino romano (Cic de re- 
pub. 4, 6; de off. 3, 32, 115; prò Cluent. 43, 
121. Liv. 4. 24, 8 etc), ove però egli non 
si fosse appagato d'una semplice ammonizio- 
ne (Suet. Aug. 39; Claud, 16), E costituiva 
un vero iudi'cìum de moribus (Liv. 23, 23, 4. 
Geli. 14, ?, a. Cic. in Pis.. 4, 10; de domo 
51, 131; prò Sest. 25, 55 etc), in contradit- 
torio (Suet, Claud. 16), con citazione della 
parte (Veli. 2, 10, Liv. 21, 18; 29, 37, 9 etc), 
accusa falla per lo più da un terzo (Cic prò 
Cluent. 48, 134. Liv. 29, 42, 7. Geli. 5, 13, 
4 etc), difesa (Plut. C. Gracch. i. Plin. nat. 
hist. 17, 4, 32 etc), assistenza di avvocati 



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CEN 
(Geli 4 23 S Suet Claud 16) e sentenzi 
(Li\ 21 18 39 42 -) tutto pero fondato 
sul potere aibitnle del censore Um legge di 
Clodio nel 696 u e stabiliva die la nota 
censoria si dovesse applicare nella forma di 
un vero processo accusatorio (A^icon m Pis 
4 9 p 9 Orelli Cic prò Sest 25 55 Dio 
Cass l8 [1 etr ) iin nel 702 esbi fu aljolltl 
Da ult mo la nota doiea essere applicata da 
tutti e due 1 censori (Cic de inven i 30 
4S} im contrj di essa non vi era luogo ad 
appello al popolo {pjo-OLatw) Per altro es 
sa come tutti gli atti del ceiis re non dun 
va oltre il lustro sicché poteva d-u mioii 
censori essere cancellata o confermata 

j2 Vomì ta dei st laian 

Nella mo larchia e nei primi tempi <ielia 
repubblici la njniina dei semt in spettò il 
magistrato supremo e la d guitti senntoria es 
scudo a Mta la nomina i\ea luogo ogni volli 
che per morte si faceva una vacanza Fu il 
plebiscito Ovinium probabilmente dell anno 
442 u e (Mommsen 2 p 418) che abolen 
do il pnncip o a vita conferì ai ceiibori la no 
mina (Fest p 246) o coi 



Lectb Benntua (Monum Anc\r 2 1 sena 
(um ter legi \ ex Bantina C 1 197 Ini 20 
\Qu\et ex h{ué\ ì(ege) non ionia lìit is mi 
gistratum inpetuiime nei petUo neiie gerito 
nette habelo nette etim ctiisor m sena/um 
legito cf Liv 24 iS 7 27 6 18 I! 29 
37 14 44 etc ete ) I atto consiste\a prò 
priamente in una revisione dell Ubo dei se 
naton per guisa che da una parte 1 censori 
indirettamente confermavano nel posto quelli 
che non se ne erano re i indegni fra un lu-itro 
e 1 altro iscrivendo regolarme ile coloro che 
nell ultimo lustro aveano per legge acquistato 
il diritto di \otare nel senato (juibns tn st 
noli senteritiam dt ert It et) diU altra parte 
applicando agli indegni la nota [senaln tno 
tere) procedevano alla nomina di nuuvi se 
naton in luogo cosi dei cancellati come dei 
morb Nel che a norma dello stesso plebi 
scito il criterio da seguire era quello di sce 
gliere gli ottimi fra 1 cittadini « ut 
ex omni ordine optimum quemque 
in senatum legerent quo factum est ut qui 
praeteriti e&sent et loco moti haberentur ign > 
nuniosi » Fest 1 e (cf Cic de leg 317) 
Come per altre applic-izioni della nota anche 
per questa era necessario 1 accordo dei due 
censori e il procedimento era lo stesso come 
pure potevano 1 nuoii censori riammettere gli 



CEN 165 

esclusi Sulla pubblicazione dell albo a ogni 
lustro e sull ordine col quale vi seguivano 1 
nomi dei «eiiaton v AWtam p 391 

Dopo che Solla con una sua legge (\ Cor 
nella le"£ etc I ebbe stabilito che di diritto 
fossero ammessi nel senato i qiiaestom la 
leclio nelle censure che si seguirono dopo di 
lui fu riblretla al solo diritto della cancella 
zioiie di alcuni nomi dall albo per effetto della 
njta Sulla trasformazione che nell Impero 
subì la Itcito seuatus v AlIertlO p 411 segg 

13 4 Hmtnisli iz one finanziaria 

I a competenza fìoaiiz aria dei censori si 
esplicava 111 tre sfere connesse fra di loro fis 
sa^ione e amministrazione delle entrate in gè 
nere dello Stato (A) determinazione delle 
pe e (B) e giunsdi/idie nelle titi fra lo Stato 
e 1 privati relative a quella doppia funzione 
(C) Essa ha rapporto col censo m quanto 
elle 1 tventuale tubiitnin da inipof.! ai citta 
dini si fondava appunto su! censimento del 
loro pitnmonio ed era un mezzo di diritto 
eccez onale ma di fatto normale per provve 
dcre al pareggiamento tra le entrate e le spese 
ordinane dello St ito 

Ed e (jucsto specialmente il campo in cui 
SI vede ciò che fu di sopra (n 2) osservato 
cioè che tra una censura e 1 altra 1 azione dei 
censori ove imperava H necessita era sosti 
tuita da [uella dei consoh o dei pretori 



Il Ix 



di 



appalta (v più sjtto) li generale le singole 

(Plut q aest Rom 98 cf Phn nat hist 10 
22 51 31 7 mete) la revisione pero dei 
precedenti contratti era fitta prima della pub 
bhcazione dei nuovi (1 iv 43 14 15 44 16 
45 is etc ) — Per le opere pubbliche spe 
e lai n ente per le vie che da Roma si estende 
vano nelle vane parti d Italia 1 azione del 
censori abbracciò pure 1 municipii della peni 
sjla (I IV 19 44 6 40 51 2 41 27) finché 
anche in questo r spetto 1 autonomia coniu 
naie non si sostituì ali azione governativa do 
pò la guerra sociale Nond meno tranne que 
sto caso in cui p e il collaudo delle opere 
addimandava la prcieiiia sul luogo del cen 
sore la sua amministrazione si esplicava in 
Roma do\e eran pubblicati 1 capitolati di 
appalto le cosi dette 

(ensonae leg*s (Lic de prov cons 5 la 
de deor nat 3 19 49 ad Q fr r i 12 
35 \arro de re r a i 16 Pini nat hist 
11 4 8 Fest p 229 s V prodml etc ) 
Esse potevano anche essere modihcate dagli 



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.i66 



CEN 



oflférenti (Cic. Veri. 3, 7), 

ma tralaticia (Cic, Verr. I. i, 55), ed, era sul 

Foro che ave<i!io luogo le licitazioni (Cic. de 

leg. agr. r, 3, 7; a, 21, 55; in Verr, i, 54. 

I4I). 

A. Palrimoitio ed entrate dello Sta/o. 

Poiché le rendite principali dello Stato e- 
ran quelle che provenivano dal patrimonio 
pubblico, soprattutto dagli immobili, in quanto 
erano produttivi, o altrimenti consistevano nei 
(v.) Vectigali»; cosi ricetto ad essi si hanno 
le varie seguenti funzioni del censore, dirette 
parte a constatare gli immobili stessi, parte 
a renderli fruttiferi. 

a) Registro degli imiitobili, -— le cosi 
dette 

Vensorioe taboloe (Cic. de har. resp. 14, 
30; de I. agr. 1, 2, 4. Plin. nat. Iiist. 18, i, 
4), chiamate anche censorii libri {Geli. 3, io) 
o tabiitae puhticae (Lex. lui. mun. lin. 155 
C. 1 ?o6. Cic. prò Mil. 27, 73 cf, Liv, 43. 
'16, 13 etc). in generale contenevano tutte le 
carte di officio, p. e. le liste dei cittadini e 
dei cavalieri, i contraili di locazione e di ap- 
palto, i formularli del giuramento (Val, Max. 
4, I, 10) e de! censo (Varrò, 1. L. 6, 86. Cic. 
orat. 46, 156 etc], ma specialmente l'indica- 
zione delle cose appartenenti allo Stato, co- 
me p, e. le arae della città di Roma (Cic. de 
har. resp. 14, 30). le favisae Capitolinae (Geli, 
a, 10), \ p&scua (Plin. nat. hist. 18. 3, n), i 
demanii della Sicilia (Cic. de 1. agr. i, 3, 4) 

b) Limitazione del suolo pubblico — o pro- 
priamente la 

Terminati)) — cosi del pomerio della città 
di Roma, separandolo dal suolo privato e 
dalle vie (C. VI 1331: Ti. Clatidius Diiisif. 

Caisar Augittstiis) Germanicus auclis po- 

puli Romani finibus ponierium aiiipliavil ter- 
mittavilg{uè)\ 1133: {Imp. Caesar Vespasianus 

• Ang{usius) efl T. Caesar Aitg{iisti) f. Ve- 

^asiOHus auciis p(opuli) JHpmatii) finibus 

pomerium atnpliaverunt termiitaverunlgitte) cf. 
Plin. nat. hist. 3, 5, 67), come della riva del 
Tevere (C. VI 1334: M. Valerius M. /. M.' 
n. Messall{a) P. Serveilius C. f. Isauricus 
cens(ores) ex s{enatus) dfinsulto) termin{arnnt) 
cf. IJ34 a — /. Dio Cass. 39, 61). 

'In luogo dei censori compivano la termi- 
natio del Tevere i consoli dell'anno 746 u. e. 
(C VI 1235; C. Asinius C. f. Gallus, C. 
Marcius L. f. L. n. Censoriitus ce(n)s(ttUs) 
ex sienalus) c(onsulto) iermiti{arunt) cf. 1235 
— /.). — Una tertHtnatio in genere tra suo- 



CEN 
lo pubblico e privato fu pure fatta dai con- 
soli, dell'anno 4 d. Cr. (C, VI lìSy.C. Ciò- 
dius Licìnus, Cu. Sentìus Saturmuus co(n)- 
s{iiUs) tenninaruiit loc{iim) pablicum ab pri' 
vaio cf. 1364), 

Se il suolo pubblico era fuori di Roma, la 
lerminatio per regola era eseguita dai consoli 
(Liv. 43, I, 6. 19, 1) o dai pretori (Licin. p. 
15 Bonn. cf. Cic. de I, agr. 3, 30, 83). 

ci Concessione di suolo pubblico — in quan- 
to per natura sua stessa o per consuetudine 
e legge non aveva pifi una destinazione, — 
cioè I' 

AdtribalJQ o AdsIgnatiD, come per esempio 
di snolo edificatorio a servi dello Stato: Lex 
lui. mun, [in. 82 (C. 1 206): Quae loca ser- 
veis publiceis ab cens(orióus) hcAitandei uteTt- 
dei caussa adtriÒuta sani, et quo minus eis 
loceis ulantur, e(ius) h{ac) l{ege) n(iàil) r[o- 
gatur) cf. C. VI 1585. Cic. prò Rab. perd. 
reo 15. 

d) Distribuzione dell' acqua pubblica. —. 
Erano infatti i censori che provvedono del- 
l' p.cqua le fontane e i pubblici stabilimenti 
della città (Cato. de aqua p. 49 lordan), e in 
concorso con gli edili la vendevano o dona- 
vano ai privati (FronSin. de aq. 95 cf. Aediliit 
p. 235. Aqna p. 346)- 

e) .'Sgombero del suolo pubblico. — Più an- 
cora degU edili, i censori attendevano a che 
il suolo pubblico, non dato in fitto ai privati, 
fosse sgombero di tutto ciò che vi impediva 
il traffico o ne turbava la destinazione (Plin. 
nat. hist. 34, 6, 30. Auct. de vir. ìli. 44. Liv. 
40 51 3 Dig 43 8 2 17) 

f) ( eudtta di beni e cose demamah — 
Quando 1 comizn o il senato deliberano la 
vendita di beni demaniali per lo più essa è 
affidata ai censon (Liv i? 7 i 41 -•7 10) 
Trattandobi di tose mobili questo dintto è 
condiviso coi questori 

g) Cso oneioso dei beni demani ili dati ai 
priiiati — In genere quest uso era concesso 
per un tempo determmato e per un determi 
nato prezzo o fitto -iia che questo fohse dai 
prnati direttamente pagato allo Stato sia che 
il medesimo si servisse di società come quelle 
dei pubhcant. Su queste locazioni censorie v. 
specialmente Pascila — Portoriam — Solariam 
— - Vecti^a! — Publicaniiei etc. È probabile che 
anche per le res sacrae itnnioòili, come p. e. 
i boschi e slmili i censori abbiano avuto lo 
stesso diritto di locazione (v. Lnear). 

B. Spese pubbliche. 

Alle spese per sopperire ai vari bìs<^iii 



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CEN 

dello Stato potevano provvedere non sola- 
mente i censori, ma anche altri magistrati. 
Se questi però trovavano un limite a tale di- 
ritto ftelta loro determinata competenza, i 
censori invece per la natura del loro officio 
eran chiamati a provvedere ai bisogni più im- 
portanti delio Stato, p. e. le opere pubbliche 
{cf. Mommsen 2 p. 443 segg.). Prima che 
fosse istituita la censura, i consoli per effetto 
dei loro poteri fìnanziarii non aveano limiti 
nell'usate a tale scopo del danaro pubblico; 
istituiti però i censori, Il senato si riserbo il 
dititto di autorizzarli a valersi per determinate 
somme dell'erario pubblico (Polyb. 6, 13). 
In quanto le spese dello Statolo fondo erano 
costituite da tali ass^:ni fatti suli' 
in quanto il senato soleva coniiderarli 
fitti volontariamente e'iSe eran chiamate 

Ultro tnbDta Lex lui mun C. I 206 1 n 
73 Qmbus locets ex lege locationis, q la 
ceiisor aliusze quis mag{tsftaius) pubi es 
vecltgaltòus iiUrove Iribtileis fruendets t en 
detsie di ni dixent etc cf I iv ^9 44 8 
43 16 7 Varrò 1 L 6 11 Plut Cato mai 
19 I censori però non d sponevano diretta 
mente della somma loro concessa {pecunia 
attribuii) ma accreditavano presso i questori 
capi del! erano 1 fornitori e m genere 1 ere 
diton dello Stato per le opere da lor ese 
guite (Liv 44 16 7 Varrò I L g r8i cf 
Liv I 43 9 I ex lui mun C I ìo6 Im 
43 seg 49 Adsignatis p 11 1) la forma poi 



CEN 



i«7 









I alle spese 



quindi creavano dei debiti allo Stato 
quello della locatio operis che importava seni 
pre una Itcttatio per modo che locator era 
lo Stato e redenipiores o anche conductoies e 
inancipes erano 1 fornitori e nspettivamente 
creditori (v Loeatio) 

Il campo principale e più largo m cui si 
svolgeva costantemente questa attività censo 
ria e quelh delle costruzioni o opere pub- 
bliche 

a) Constrvazione di opert esislenii — Dal 
la formula tecnica per indicare tale funzione 
sarta teda tueri (Dìg. 48 ir 7 2 Liv 42 
3, 7 cf. Madvig, Em. Liv p 510 Fest ep 
p. 323 etc.) o sarta teda aedmm sacrarum 
locorumque publicorum tueri (Cic. ad fam, 
13, IT, 1), e specialmente da un luogo guasto 
di Cicerone (de leg. 3, 3, 7) e corretto dal 

Mommsen (2 p. 430, 3): * censores urbis 

tempia vlas aquas, aerari vectigalia tuento >, 
si vede come i templi {aedes sacrile), le vie, 
gli acquedotti e tutti gli altri edilìzii pubblici 



{tempia, loca fiuòltca) fossero compresi sotto 
tale funzione {cf. Cic. Vere. i. 50, 130. Liv. 
29, 37, 2; 45. 15. 9- Dionys. ?, 7 etc). Quan- 
to ai tempU in {specie (cf. Cic. I. e. Liv. 14, 
18, io; 42, 3, 7), è da osservare che connes- 
so con questa competenza dei censori, er* 
anche il diritto che essi avevano cosi di ac- 
cettare ed esporvi doni votivi dì ogni genere 
(Liv. 42, 6), come di rimuoverneli (Plin. nat. 
hist. 34, 6, 30) cf. Aedes p. 169. 171. 1 cen- 
sori prima conchiude vano i nuovi contratti 
d'appalto pel lustro in corso, poi procede- 
vano alla revisione di quelli del lustro prece- 
dente, ed era regola che gli appaltatori pre- 
cedenti non potessero fare nuovi contratti 
(Liv. 42, 3, 7; 24, 18, 2. Cic. Verr. r, 50-57- 
Frontin. de aq. 96). 

b) Costr o e d n o opere. — In que- 
sto s| etto 1 az one de enson era relativa- 
te poco I ti 



lo o 



dee 



1 lu: 






potè ido II 

da e st z o La ^ a e ta 3.A essi : 
tnbuita (Liv 44 16 7 cf 40 46 16 etc ) n 
implicava una destmaz o 
o quella opera da teneri 
edihcare da nuovo ne tanto meno uni limi 
tazione ilie opere di 'Stretta utilitA per lo Sta 
to o di lusso Esclusi erano però 1 templi 
non potevano desti 
< profano a scopo sa 
,6) uè costruire un 
senato (Liv 
) In fatti SI ha esem 
ica I censon furono in 



nel s 






nare un edifìcio pubbli 
rro (Cic de domo 53 
tempio sen 
36 36 4 cf 29 37 
pio che stando m < 
caricati magistrati straordinarii di fare gli ap- 
palti per tempii deliberati dai comizii (Liv 34 
53 5 40 44 io) Cf tl)iers puUicB 
C Gturisdtewne amimittsttatna 
I processi più frequenti ed importanti in 
CUI giudicavano 1 censori o che le parti fos 
sero lo Stato e privati o anche semplice 
mente privati però in rapporto alla proprie 
ta deminiale riflettevano 1 seguenti obbietti 

a) Confini tra la propnetà pubbltia o an- 
che sarta e la privata — C VI 919 [7"i 
Claudms Caes{ar) 4iig{usttts) L VUelhus P 
f. exi s{enalus) c{onsuUo) censores loca aptlts 
et columnis, quae a privatis possidebanlur, 
causa cognita ex forma in pubticutn restitue- 
runt cf. Liv. 4, 8, 2; 40, jr, S. La legge Sem- 
pronia del 621 u. e. affidò questa stessa giu- 
risdizione ai triumviri incaricati dell'assegna- 
zione di terre demaniali (Liv, ep. 58); nel 
625 però fu loro tolta e data ai consoli come 



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CEN 



rappresentanti dei censon (App beli rn 
19) Più tardi dltri commiKsani creati con 
stesso ^copo che 1 sudetti tnumvin ne furono 
pure forniti come si vede specialmente dal 
titolo p e di trfs mrt agtts dandu adsi 
gnandis tiuìtcandts che ricorre soprattutto 111 
alcuni elogi (v Adsignatio p 103 seg ) 

b) Coslritziom indebite su suolo pubbliio 
(Liv 39 44 4 43 16 4 Plut Cat 19) e 
probabilmente ani he abu<io del diritto di pa 
scolo (Cic de re pub 2 ,5 60) 

e) Conservazione degh acquedollt e uìo 
dell acqua pubblica — Qui si nfenscono spe 
Clfllrjieiite le prescrizioni del senato ronsulto 
del 743 u e circa il divieto di costruire o 
coltivare m vicinanza degli acquedotti [tron 
tin de aq 137I e della lex Quinctia del 745 
u e (Fronti!! 129J 

d) Locazione di beni deiiiiniali e appailo 
di imposte — Lex agraria del 643 u e (C 
aoo) hii 35 seg \Quei ager locus posi h{mn. 
l{egeiiì) rog{aiam) pubticus pop{uli) Rom{am) 
in terra Italia erit, sei quid de eo agro loco 
ambigetur\, co{n)s{ulis) pr{aetoris) cens{oris) 
gueÌfuom[qtfe lum erit, de ea re iu]ris diclio, 
iitdici ittdicis recuperatoruìH datio est... [neìve 
ntag(istratas) prove mag(is/ralu) de e]o agro 
loco ious deiciio neive de [eo agro de]cermlo 
neive iudiciain [neive iadicem neive reciiPera- 
tores dato, nisei co{n)s{nl) pi\aeior) cem(pr)\ 
cf. Tac. ann. 13, 51, Suet. Nero 17. 

e) Collaudo delle opere e rei itive contesi 1 
ztom (Cic Verr i g seg rf Veli 2 9") 

Se la lite avea iuo^o tra lo Stato e un 
privato il censore giudicava direttamente 
senza concorso di giurati e con cr lem arbi 
trali donde il contrapposto àfAXaeqttnm del 
censore al vustuin del pretore (Varrò 1 L 6 
71). Se fra privati e privati, il procedimento 
censorio era simile al pretorio della g 
ne civile, ordinaria, cioè fatto col e 
giurati {ittdices\ o tecuperatores (Lex agraria 
C. t 200 lin. 35 seg. cf. Cic. Verr. i, 56, 146. 
Plin. nat. hist, 36, 2, 6), Contro il giudizio 
del censore era però, come contro quello del 
pretore, permessa la inlercessio dei tribuni 
della plebe (Lex agraria C, I 200 lin. 34. 36 
cf. Liv. 43, 16, 5). 

14) Fasti censorii. 

Nella compilazione del seguente elenco ci 
siamo valsi anche della dissertaiione del de 
Boor (Fasti censorii, Berolini 1873), di e 
tiamo sotto ugni nome in parentisi la pagina. 
a. 575 u. e, — M. Aemilius Lepidus. Liv. 40, 

179 45, 6 cf. epit. 41. Plin. nat. hist. 

Ì5, 14 (P- 17)- — Cos. 567. 579. 



CEN 

. — L. Aemilius L. f. M, n. Le- 
pidus Panllus. Fasti Capiiol. C. 
1' p. 28; Colot. p, 64; Biond. p. 
65. Véli. 2, 95. 3. Dio Cass. 54, 
2 (P- 30)- — Cos. 720. 

. — Q. Aemihus Papus. Liv. epit. 
14. Geli. 17. 71, 39 (p. 11). — 
Cos. 472. 476. 

. — L. Aemilius Q. f. Cn. n. Pa- 
pus. Liv. 23, 72, 3 cf. epit. 20. 
Cassiod. ad a. (p. 14). — Cos. 
539- 

. — L. Aemilius L. f, M. n. Paul- 
ius. Fasti Capitol. C, 1' p, 25; 
Elog. XV. XXIV p. 194. 198. 
Phn. nat. hist. 7, 214 cf, Liv. ■ 
epit. 46 (p. 19). — Cos. 57?. 

. — M. AemiUiis M. f. L. n. Scau- 
rus. Plut. quaest. Rom. 50 (p. 
23). — Cos. 639. 

P. Allius Q. f. P. n. Paehis. 
Fasti Capitol. C. I' p. 25. Liv. 
32. 7 (P- 16). — Cos. 556. 

- Sex. Allius Q. f. P. n. Paetus 
Catus. Fastì Capitol. C. I' p. 25. 
Liv. 34, 44, 4 (p. 16). — Cos. 
555. 

- M. Antonius M. f. M. n. Fa- 
sti Capitol. C. r p. 27. BH. 
1S84 p. 133. Cic. de orat. 2, 48, 
64, 68 (p. 24). ~ Cos. 655. 



- C. Antonius M. f. M. v 



Fa- 



sti Amitern. C. V p. 61; Colot. 
p. 64 (p. 29). — Cos. 691, 

C. Atilius A. f. A. n. Bulbus. 
Fasti Capitol. C. I' p. 24 (p. 13}. 
— Cos. 509. 519. 

A. Atilius A, f. C. n. Caiati- 
niis. F'asti Capitol. C. I' p, 24 
cf. Liv. epit, 19 (p, 12Ì. — Cos. 
496. 500. 

- M, Atilius M, f. M, n, Re- 
ulus. Liv. 24, II, 1; 43, 3 (p, 
4). — Cos. 527. 

- Augustus. Fasti Venus. C. l' 
p. 66. Monum. Ancyr, 2, 2. Dio 
Cass. 52, 42. Suet. Aug. 27 (p. 
30}. 

- Lo stesso. Monum, Ancyr, 
, 5. Suet. Aug. 27 (p- 31)- 

- Lo stesso. Monum. Ancyr. 2. 
8. Euseb. ad a, Suet. Aug, 27 
(P. 31). 

C. Aurelius L. f. C. n. Cotta. 
Fasti Capitol. C, V p, 24, (p. 



13). 



■ Cos. 502. 506. 



y Google 



CEN 



169 



e. — L. Aureliiis M. f. Cotta. Dio 

Cass. 37, 9, 4. Plut. Cic. 27. Cic. 

de domo 31, 84 (p. 27). — C 

689.- 
c. — Q. Caeclliiis Q. f. !.. n. ! 

teilus Macedonie US. Fasti Capitol. 

p. 36. Liv, epit. 59 (p. a;). — 

Cos. 611. 
rea. - Q. CaeciiÌQS Q. f. Q. n. Me- 

(ellus Baliariciis. Veli, i, 11. 7. 

Cic. de iiii. 5, 27, 82. Pliii. nat. 

hist. 7, 143 etc. (p. 22). — Cos. 

631. 
e. — L. Caecilius Q. f. Q. n. Me- 

tellus Diadematus. Liv. epit. 62 

cf. 63. Cassiod. ad a. (p. 22) cf. 

EE. 2 p. 205. — Cos. 637. 
e. — C. Caeciliiis Q. f. Q. 11. Me- 

lelliis Caprariiis. Veli. 2, 8, 2 (p. 

24). - Co,s. a. 641. 
e. — Q. Caecilius L. f. Q. n. Me- 

tellus Numidiciis. Elog. XIX C. 

P p. 196, App. beli. civ. r, 28. 

Cic, prò Sest. 48, loi. Veli. 2, 

8, 3 {p. 24). — Cos. a. 645. 
e. — g. Caedicius... Noctiia; nbd(i- 

cavit). Fasti Capitol. C. 1' p. 22 

(p. io). — Cos. a. 465. 

- L. Calpurnius L. f. Hso Friigi. 

Dioiiys. 2, 38. 39. Pliti. nat. liist. 
13, 87. Censoriii. 17, ir (p. : 
— Cos. a. 621. 
e. — L. Calpurnius L. f. L. n. Fiso 
Caesoiiiniis. Abdicò. Dio Cass. 
40. 63 (p. 59). — Cos. a. 696. 

- Sp. Carvilius C. f. C. n. Maximus. 

Veli. 2. 128 cf. I.iv. ep. II tra 
a. 474-477 "■ e. (p. io), — Cos. 
a. 461, 482. 

e. - C. Cassius C, f. C. n. Longi- 
nns. Fasti Capitol. C. 1» p. 
Veli. I, 15, 3 cf. Liv. epit. 48 
(p. 20). — Cos. a. 58,1. 

e. — L. Cassius Longinus Ravilla. 
F"roiiti[i. de aq. 8. Veli. 2, 10, 
I cf. Liv. ep. 60. Cic. orat. 70, 
233 (p. 21). — Cos. a. 627. 

e. — Appiiis Claudius C. f. Ap. n. 
Caecvis. Fasti Capitol. C. I' p. 
2ì; elog, IX. X p. 192. Liv. 9, 
29. 6. 33, 4. Frontin. de aq. 5. 
Cassiod. ad a. Hieronym. ad a. 
441. Diod. 20, 36 etc, {p. 8). — 
Cos. a. 447- 458- 

c. — C. Claudius Ap. f. C. 11. Ceii- 
tho. Fasti Capitol. C- I' p. 24 
(p. 14). — Cos. a, 514. 



. — M. Claudius M, f. M. n. Mar- 
cellus. Fasti Capitol. C. I' p. 35. 
Liv. 37, 58, 2 cf. 57, 9; 38, 36, 
IO. Plnt. Flainin, 18 (p. 16). — 
Cos. a. 558. 

. — C. Claudius Ti. f. Ti. n. Ne- 
ro. Fasti Capito!. C. I' p. 23. Liv, 
ag. 37, r; 36, 3^. 4- 5- Vai. Max. 
2, 9, 6: 7, 2, 6 etc. (p. 15), — 
Cos. a. 547, 

. — C. Claudius Ap. f. P. n. Pul- 
cher. Fasti Capitol. C. I' p. 25, 
Liv. 33, 14; ep. 45 etc. (p. 18). 
— Cos. a. 577. 

. — Appius Claudius C. f. Ap. n. 
Pulcher. Dio Cass. fr. 81 cf. Liv. 
ep. 16 [p. 2i}. — Cos. a. 611. 

. — Appius Claudius Ap. f, Ap. 
n. Pulclier. Abdicavit. Dio Cass. 
40, 63. Cic. ad fam. 3, 11. 12; 
8, 12, 3: 8, 14, 4 etc. (p. 29). 

. — Ciaudiijs imperator. C. V 3117. 

VI 918. 919. X 6520. XIV 3607. 

Uruns, Foutes 5 ed. p. 178. cf. Dipi. 

I (C. Ili p. 844). C. Ili 1977. 

6024. 6060, V 8002. IX 5959. 

5973. X 1416. XII 5666. Dio 

Cass. 5o, 29. 1, Plin. nat. hist. 

IO, 5. Tac. ann. 11, 23, 25. Eu- 

seb. ad a. 798. Hieronym. ad a, 

801. Cassiod. ad a. 799 etc. {p, 

3^)- 
. — Q. Cloelius Siculus, Liv. 6, 

3t, I (p. 6). 
. — P. Cornelius A. f. P. n. Ar- 

vina. Fasti Capitol. C. I' p. 21. 

Liv. IO, 47, 2 cf. Euseb. ad a, 

461 (p. io). — Cos. a. 448. 466. 
. — Cn. Cornelius L. f. Cn, n. 

Biasio, Fasti Capitol. C, I' p. 23. 

Liv. ep. 16, Eutrop. 2, 18 (p. 

II). — Cos. a. 4S4. 497. 
. — M. Cornelius M. f. M, n. 

Cethegus. Uv. 27, 11, 7 {p. 15). 



- Cos. . 



550- 



. — C. Cornelius L. f. M. n. Ce- 
thegus. Fasti Capitol. C. I' p. 
25. Liv. 34, 44, 4; 46, 9. 1 (p. 
16). — Cos. a. 557- 

. — L. Cornelius L. f. Ti, n. Len- 
tulus Caudinus. Fasti Capitol. 
C. 1" p. 24 (p. 13), — Cos. a. 
517- ■ 

. — Cn. Cornelius Lentiiliis Clo- 
diaous. Liv. ep. 98. Cic. Verr, 



y Google 



(o ■'■ -.CÉN 

act. I, 17. 54; a, 5, 7, 15. Ascon. 

ad Cic. irt toga cand. 2 p. 84 

Orelli (p. 26). — Cos. a. 682. 

, 607 u. e. — L. Cornelius Cn. f. L. n. 

J47 Lentulus Lupus. Fasti Capii. C. 

1" p, 26 (p. jo). — Cos. a. 598. 

. 361 u. e. — M. Cornelius P. f. M. n. Ma- 

393 luginensis. Cens. suflètto. Fasti 

Capito!. C. 1' p. 19. Liv. 5, 31, 

6 cf. Dionys. i, 74 (p. 5). 

. 414? u. e. — I-. Cornelius P. f. Scipio (?). 

340? Veli. I, 8, 2 cf. Eoseb. ad a. 

414. Hieronym, ad a. 415 (p. 7). 

— Cos. a. 404. 

. 414? u. e. -— P. Cornelius P, f. Scipio? 
340 ? Come il precedente. — Magisler 

equitum nel 404. 
. 496 u. C. — L. Cornelius L. f. Cn. n. Sci- 
259 pio. Fasti Capitol. C. I' p. ii; 

n. 31- 3* {P. 12)- — Cos. a. 495. 
■ 555 "■ e. — P. Cornelius P. f. L. n. Sci- 
199 pio Afrieanus (maior). Fasti Ca- 

pitol. C. r p. 25; elog. XXKVII 
p. 201. Uv. 32, 7 (p. 16). 
Cos. a. 549. 560. 
. 5i2 u. e. — P. Cornelius P(HhlÌi) o PauUi 
142 f. P. n. Scipio Afrieanus Aemi- 

lianus. Fasti Capitol. C. I' p. 26; 
elog, XXV p. 198. Uv. ep. 53 
etc. etc. (p- 20). — Cos. a. 607. 

i. ine. — L. Cornelius Cn. f. Scipio Barba- 
tus. C. I 30 cf. Liv. ep. 13 {p. 
IO). - Cos. a. 456. 

1- 595 u- e. — P. Cornelius P. f. Cn. n. Sci- 
159 pio Nasica. Fasti Capitol. C 

p. 25. Plin. nat. hist. 7, ars; 44, 
30 cf. Liv. ep. 47 (p. 19). 
Cos, a. 592. 599. 

i. 482 u. e. — M'. Curius M'. f. W. n. Den- 
272 tatus. Frontin. de aq. 6 (p. 11). 

— Cos. a. 464. 479. 480. 

ì. 450 u. e. — P. pecius P. f. Q. n. Mus 
304 Liv. 9, 46, 13 (p. 9). — Cos. a 

442- 446. 457. 459. 
1. 84 — Domitianus (imperator). v. sopra p. 

158 

1. 639 u. e. — Cn. Domitius Cn, f. Cn. 

115 Ahenobarbus. Liv. ep. 62 cf. 63. 

Cassiod. ad a, (p. 22), — Cos. a. 

632. 

B. 66a 11. e. — Cn. Domitius Cn. f. Cn. n. 

92 Ahenobarbus. Fasti Capii. C. 1' 

p. 27. Plin. nat. hist. 17, 3 {p. 

35). — Cos. a. 658. 



CEN 
;. — Cn. Domitius Cn, f. Cn, n. 

Calvinus Maximus. Fasti Capii. 
C. ,1' p. 22. Liv. ep. 13 (p. io). 
— Cos. a. 471. 
. — C. Duilius M. f. M. n. Fasti 
Capit. C. I' p. 22 (p. 12}. — 






494- 



- M. Fabius K. f. M. 


n. Ani- 


bustus. Fasti Capit. C. 


1' p. 20 


(p. 6). - Trib. mil. co 


is. poi. 


a- 373. 385- 




— M. Fabius N. f. M. 


1. Am- 


bustus (?). Liv. 7, rs, I 


2 (p. 6). 


— Cos. a. 394- 398- 40< 




- M. Fabius M. f. M. r 


. Buteo. 


Liv. 33, 22, locf. ep. 18 


Euseb. 



ad a, 512. Hieronym. ad a. srj 
(p. 13). — Cos. a. 509. 
e. — Q. Fabius Maximus Servilia- 
uus Eburnus ? Oros. 5, 16. Quint. 
deci. 3, 17 {p. 23). — Cos. a. 
638. 
- Q. Fabius Q. f. M. 11. Maximus 
Gurges. Liv. ep. 11 (p. 10). — 
Cos. a. 462. 478. 
, e. - Q. Fabius M. f. M. n. Ma- 
ximus RuUianus. Fasti Capit. C, 
V p. ai. Liv. 9, 45. 13 etc. (p, 
9). — Cos. a. 432. 444. 446. 
457- 459- 
. e. — Q. Fabius Q. f. Q. n. Maxi- 
mus Verrucosus. Fasti Capii. C. 
r p. 24; elog. XIII p. 193 (p. 
13). — Cos. a. 521. 526. 539. 
540- 545- 
.e. — C. Fabricius C. f. C. n. Lu- 
scinus. Liv. ep. 14. Geli. 17, 21, 
39 (p. ir). — Cos. a. 472. 476. 
. e. — C. Flaminius C. f. L. n. Liv. 
23. 22, 3; ep. 20 (p. r.4). — Cos. 
a. 531- 537- 
. e. — Q. Fulvnts M. f. Q. n. Flac- 
cus. Abdicavi!. Fasti Capii. C. 
I" p. 24 (p. 13}. — Cos. a. 517. 
530- 542- 545- 
. e. — Q. Fulvius Q. f. M. n. Flac- 
cus. Fasti Capit. C. l' p. 25. 
Liv. 41, 27, i; 42, IO, I. Plin. 
nat. hist. 7, 157 (p, 18). — Cos. 
a. 575- 
1. e. — M. Fulvius M. f. Ser. n. No- 
bilior. Fasti Capit. C. 1» p. 25. 
Liv. 40, 45, 6 cf. ep. 41 eie. (p. 
17). " Cos. a. 565. 



y Google 



CEN 

. — Q. Fulvius M. r. M. n. No- 

bilior. Fasti Capit. C. U p. 26 

(p. 31). — Cos. a, 6or, 
. — M. Furiiis L. f. Sp. n. Ca- 

millus. Fasti Capii. C. I" p. 18 

(p. 4). — Trib. mil. cons. pot. 

a- 353- 356. 360. 368. 370, 373. 
. — M. Fiirius Fiisus. Diod. 15, 

" (P. 5)- 
. — L. Furiitó Sp. f. L. n. Me- 

duUinus. Fasti Capii. C. U p. so. 

(p. 6). — Trib. mil. cons. poi. 

a- 373. 384. 
e. — C. Furiu5 Padius Fiisus. Liv. 

4, 22, 7 cf. 9, 34. 9 [P- 3Ì- - 

Cos. a. 313- 
. — P. Furiiis Sp. f. M. n. Phi- 

lus. Liv. ?4, it, 1. 43, 3(p. 14). 

" Cos. a. 531. 
e. — M. Gegaiiius M. f. Maiirinus. 

Liv. 4, 23, 7 cf. 9, 34. 9 (p. 3). 

— Cos. a. 307. 311. 317. 
. — I,. GdJius L. f. Poplicola. 

Liv. ep. 98 (p. 26). — Cos. a. 

68a. 
. — L. lulius L. f. -Sex. n. Cae- 

sar. Fasti Capii. C. I' p. 27. 

Piin. nal. hist, 13, 24; 14, 95. 

eie. prò Arcti. 5, 11, Fesl. p. 

289 (p. 25). — Cos. a. 664. 
. — C. lulius Sp. f. Vopisci n. 

luIuB. Fasti Capii. C. 1> p. 19. 

Liv. 5, 31, 6 (p. 5]. — Trib, 

mil. cons. pot. a. 346. 349. 
. — C. luniiis C. f. C. n. Bubul- 

ciis Brutus. Fasti Capit, C. 1' p. 

ai. Liv. 9, 43, 25 (p. 9). — Cos. 

a. 437. 441. 443. 
. — D. luuius D. f. D. n. Pera. 

Abdicavil. Fasti Capit. C. p p. 

24 (p. 12). — Cos. a. 488. 
. — M. Innius D. f. D. n. Pera. 

Fasi! Capii. C, I^ p. 34 (p, 14). 






524- 



. — P, Licinius P. f. P. 11. Cras- 
.sus Dives, Abdicavil. Liv. 27, 6, 
17 (P- 15)- — Cos. a. 549. 

. — L, Licinius L. f. C. n. Cras- 
sus. Abdicavi!, Fasti Capit, C. 
I' p. 27. Plin. nal. bisl. 17, 3, 
Cic. Brut, 44, 163 etc. (p. 25). 
— Cos. a. 659. 

, — P. Liciaius M. (L. ?) f. P. n, 
Crassus. Fasti Capii, C. 1" p. 27, 
Plin, nal. hist, 13, 24; 14, 95. 



CEN 171 

Cic, prò Arch, 5, 11. Fesl, p, 
289 (p, 25), — Cos. a, 657, 

e. — M, Licinius P, f. M, n. Cras- 
sus. Dio Cass. 37i 9. 3- Pl"t. 
Crass, 13 (p. 27). — Cos. a, 684. 
699. 

C, Licinius Geta. Cic. prò Cluent. 
42, 119 (p. 23). ~ Cos. a. 538, 

e. -~ M. Livius C. f. M. n. Dru- 

• sus. Plut. q. Rodi. 50 (p, 23), — 

e. — M, Livius M, f, M. n, Saii- 

nator. Fasti Capit, C. I» p, 23, 

Liv, 29, 37, i; 36, 36, 4, 5 etc. 

(p. 15). — Cos, a. 535, 547. 
e, — Q. Lulatius Q, f. Q. n, Ca- 

lulus. Abdicavil, Dìo Cass. 37, 

9, 3 etc. (p. 27). — Cos. a. 676, 
e. — Q. Lntatias C. f. C. n. Cer- 
co, Fasti Capii, C. I» p. 24 (p, 

13). — Cos, a, 513. 
e. — C. Maenius P. f. P, n. Fasti 

Capii. C, I' p. il cf. Liv. 9, 20. 

Diod. 19, IO. 2. Fest. p. 134 

(p, 8), — Cos. a. 416. 
e. ~ Cn, Manlins !.. f. A, n, Ca- 

pitolinus Iraperiosus. Liv, 7, 22, 

6 (p. 7)- — Cos. a. 395, 397. 
e. — T. Maulius T. f. T. n. Tor- 

quatus. Fasti Capit. C. I' p. 24 

cf. Liv. 23, 30, 18. 34, 15 eie. 

(p. J3). — Cos, a. 519. 530. 
e. — A, Manlins T, f, T. n. Tor- 

([uatus Atticus, Fasti Capit, C, 

I' p. 24. Liv, ep. 19 (p, 18), — 

Cos. a. 510. 515. 
e. — L. Marcius C. f. C, n. Cen- 

sorinuj. Fasti Capit, C. I» p. 26. 

Euseb. ad a, (p, 20}. — Cos. a. 

605. 
e. — Q. Marcius L. f, Q, n. Phi- 

lippus. Fasti Capii. C. I" p, 25. 

Plin, nat, hist. 7, 214. Liv. ep. 

45 etc. (p, 19). — Cos. a. 568. 

585. 
e. — L, Marcius Q. f. Q. n. Phi- 

lippuK. Fasti Capit. C. I' p. 27. 

Dio Cass. 41, 14, 5. Cic. acL in 

Verr. 2, i, 55, 143 etc. (p. 26). 

~ Cos. a, 663. 
c, — C. Marcius L. 'f. C. n. Ruti- 

lus. Liv. 7, 22, 6 (p, 7). — Cos. 

a. 397. 402. 410. 412. 
e. — C. Marcius C, f, L, n. Ruti- 

Eus Censorinus. Liv. io, 47, 3; 



,G^gIc 



o, 37, 
- 444- 



■ (P. 



Cos. 



, 489 li, e. — Il precedente per la seconda 

aós volta censore. Fasti Capii. C. 

1= p. 22: In hoc honore Censori- 

n(us) appel{laius) e{st) (p. 11). 

. 612 u. e. ~ L. Mummius L. f. L. n. (A- 

142 chaicus). Geli. 16, 8, io. Auct. 

de vir. iil. 58. Val. Max. 2, 4, 

I. Cic. Brut. 22 etc. (p. 20). — 

Cos. a. 608, 

i. 732 u. e. — L. Munatius L, f. L. n. Plan- 

22 ' cus. Fasti Colot. C. 1^ p. 64; 

Biond. p. 65; collegi urb. ine. 

68. Veli. 2, 95, 3. DioCass. 54, 

2 etc. (p. 30). - Cos. a. 71: 

,. ^2i u. C. — L. Papirius. Cic. de rep 

430 2. 35- 60 (p. 4). 

i, 336 u. e. — L, Papirius L. f. Fasti Capit. 

418 C. I» p. 17 (p. 4). 

i. 365 u. e. — L. Papirius? Diod. 15, 

389 Liv. 5, 5, 8Jp. 5). 

I. 436 u. e. — L. Papirius L. f. M, n. Cras- 

318 sus. Basti Capit. C. P p. 21. Liv. 

9, 20. Diod. 19. 10, 2 (p. 8). - 

Forse console nel 418. 424. 

1. 361 u. C. — !.. Papirius Cursor, Liv. 9, 

, 393 34. ao etc. (p. 5). — Tdb. niil. 

cons. potest. a. 367, 369. 
t. 4S2 u. e. — L. Papirius Cursor. Frontin. 

273 de aq, 6 [p. II). 

1, 311 u. e. — L. Papirius Mugitlanus. I 

443 8, I. Cic. ad fam. 9, 21, 3, 

nar. 7, 19 {p. 3). — Cos. a. : 

\. 668 u. e. — M. Perperna M. f. Fasti Ca- 

86 pitol. C. 1= p. 27. Dio Cass. 4 

14, 5, Cic. act. in Verr. 2, : 

55, 143 etc. (p. 26). — Cos. 1 

662. 

». 334 u. e. — L. Piiiarius. Cic. de re pul 

43b 2, 35, 60 (p. 4). 

a. 442 u. e. — C, Plautius C. f. C. n. Veiiox. 

312 Fasti Capit. C. ì> p. 21. Liv. 9. 

*9. 6; 9, 33, 4. Frontin. de aq, 

5. Diod. 20, 36 (p. 8). — Cos. 

a. 424. 

a. 623 u. e. — Q. Pompeius A. f. Liv. ep. 

121 59 etc. (p. ai). — Cos. a. 613. 

a. 595 u. e. — M. Popilius P. f. P. n. Lae- 

J59 nas. Fasti Capit. C. 1" p. 25. 

Plin. nat. hist. 7, 215; 44, 30 cf. 

Liv. ep. 47 etc. {p, 19). — Cos. 

a. 581. 

a, 570 u, e. — M. Porcius M. f. Cato. Fasti 
184 Capit. C. I" p- 25- Liv. 39, 42, 



5. Cic. Brut. 15, 60, Plut. Cato 
mai. 16. 17 etc. etc. (p. 17): - 
Cos. a. 559. 

. — Sp. Postumius Albiuus. Liv. 
8, 17, II. Veli. I, 14, 3 (p. 7)- 
— Cos. a. 420. 433. 

. — A. Postumius A. f. L. n. Al- 
biuus. Fasti Capit. C, I^ 



(P. 13). 



- Cos. j 



24 



. Postumius A. f. A. n. Al- 
binus. Fasti Capit, C. I" p. 25. 
Liv, 41, ?7, i; 42, IO, 1. Plin. 
etc. (p. iS). - 






574- 



I. Al- 



, — M. Postumius A. f. A. \ 
binus Regillensis, Fasti Capit. C, 
1' p. 18 (p. 4), — Forse trib. 
mi!, cons, pot, del 328, 

. — Sp, Postumius Regillensis Al- 
binus. Liv, 6, 27, 3 (p, 5), — 
Forse trib. mil, cons. pot. del 
360. 

. — Postumius Regillensis Albi- 
uus, Fasti Capit, C. I' p. 20 
(p. 6), 

. ^ L. Postumius L. f, L. n. (Al- 
biuus ?) Megellus, Fasti Capit. 
C. h p, 24 (p. 12), — Cos. a. 
492. 

;. — Q. Publilius Q. f, Q. n. Fili- 
lo, Liv. 8, 17, II. Veli. !. 14, 
3 (p. 7). — Cos. a. 415. 427. 
434- 439- 

;, — T. Quinetius T. f, L. n. Fla- 
mininus. Fasti Capit. C. I^ p. 25. 
Liv. 37, 58, 2: 38, 36, IO. Plut. 
Flam. 18 etc. (p, 16). — Cos. 
a. 5S6. 
e. — C. Scribonius C. f. Curio. 
Abdicavil. Dio Cass. 37, 46, 4 
etc, {p. 28). — Cos, a, 678. 

:. — L. Sempronius Atratinus. Liv. 
4, 7. 8. Cic. ad fam, 9. 21, 3. 
Zonar, 7, 19 etc. (p, 3). — Cos. 
a. 310. 

:, — Ti. Sempronius P. f. Ti. n. 
Gracchus. Fasti Capit, C. 1' p. 
35. Liv. 45, 14; ep. 45 eie. (p. 
18). — Cos. a. 577. 591, 

ì:, — P. Sempronius P, f, C. n, 
Sophus. Fasti Capit, C, 1= p. 21. 
Liv. IO, 9, 14 (p. 9). — Cos. a. 
450. 

e. - P. Sempronius P. f. P. n, 
Sophus. Fasti Capit. C. h p. 24, 



y Google 



.. ep. i8 (p. 



!}.- 



Cos. 'i 



. 376 u 
378 



. 767 u. e 
14 d. Cr. 



. ^ M. Semprouius C. f. M. n. 

Tuditanus. Fasti Capit. C. I' p. 

24 (p. 13). — Cos. a. 514. 
, — P. Sempronius C. f. C. 11, 

Tuditanus. Liv. 27, 11, 7: 27, 

36, 6 (p; 15). — Cos. a. 550. 
. — Cu. Servilius Cu. f. Cn. n. 

Caepio. Froiitiii. de aq. 8. Veli. 

a, 10, I. Liv. ep. 6oetc. (p. 21). 

, — Sp. Servilius Priscus. Liv. 6. 

31, 1 (p. 6). 
. — P. Servilius C. f. M. n. Va- 

tia Isauricus. C. VI 608-614 (cip- 
pi terminali del Tevere), Ci", ad 

Att. 15, 9 etc. (p, 28). — Cos. 

a. 673. 
. — C. SulpiduH Caineriuus. Ab- 

dicavit. Liv. 6, 27, 3 (p. 5). — 

Trìb. mil. cons. pot. a. 372. 
. — C. Sulpicius Ser. f. Q, n. 

Longus? Fasti Capit. C. I" p. 31 

(p. 8). — Cos. a. 417. 431. 440. 
. — C. Sulpicius M. f. Q. n. Pe- 

ticus. Fasti Capit. C, I> p. 20 

(p. 6). — Cos. a. 390. 393. 399. 

401. 403- 
. — P. Sulpicius (P, r. Rufus?). 

Fasti Colot. C. 1= p. 64. C. XIV 

261 1 (p, 29), 
, — P. Sulpicius Ser. f. P. n. Sa- 

verrio. Liv. lo, 9, 14 (p. 9). — 

Cos. a. 450. 
. ^ Tiberius (imperator). Moli, 

Ancyr. 2, 8. Euseb. ad a. Suet. 

Aug. 97 (p. 30- 
-. — Titus (imperator). C. II 3230. 

Ili p. i960 Dipi. XIII {— XI 

p. 834). n. 318. V 7986. 7988. 

VI 934- 93S. 936- 942. IX 5936. 

X 1481. EE. 4, 779. Ceiisorin. 

da die nat. 18, Plin, nat. hist. 

3, 66; 7, 162 etc. (p. 33). 
. — L. Valerius P. f. L. n. Flac- 

cus. Fasti Capit. C. I' p. 25. Liv. 

39. 42, 5 etc. (p. 17). — Cos. a. 

559- 
. — L. Valerius L. f. L. n. Flac- 

cus. Fasti Capit. C. I' p. 27 (p. 

24). — Cos. a. 654. 
. — M. Valerius M. f. M. n. Ma- 

ximus (Corvinus). Fasti Capit. C. 

I' p. 21 (p. 9). — Cos. a. 442. 

465- 



. _ M.' Valerius M. f. M. n. 
Maximus Messala. Fasti Capit. 
C. I' p. 24. Liv. ep. 18 (p. la). 






491. 



- ^^. Valerius M. f. M. n. Mes- 
154 sala. Fasti Capit, C. I> p, 25. 

(p, 20}. — Cos. a. 393. 
. 699 u. e. — M. Valerius M. f. M, n. Mes- 
55 sala Niger. C. VI 1234. I' elog. 

XL p. 2DI (p, 18). — Cos. a. 

693- 
. 544 u. e. — L. Veturius L. f. Post. n. 
2IO Philo. Liv. 27, 6, 17 (p. 15). — 

Cos. a. 534. 
. 72 d. Cr. — Vespasianus (imperator), C. 

VI 933 cf. C. II 2322. 4697. 

5217. Dipi. XI (^ IX p. 852). 

XII (= X p. 853). C. Ili p. 

i960, n. 470. V 4312- 7987- VI 

936. Vili 875- IX 2564. X 1629 

aiict, 3829. 6812. 6817. 6894. 6896, 

6901. 8023. 8024. XIV 86, 3486. 

cf. Censorii!, de die uat. 18. Plin. 

nat. hist. 3, 66; 7, 162 etc. (p. 

33). 
. 726 11. e. — M. Vipsaiiius L. f. Agrippa. 
28 Fasti Venus. C. I^ p. 66. Mo- 

num. Aticyr. 2, 2, Dio Cass. 52,. 

42. Suet, Aug, 37 etc. (p, 30). 

— Cos. a, 717, 726. 727, 

- L. Viteltius P. f, C. VI 919. 
. Dio Cass, 60, 29, I etc, (p, 33), 



f d. Cr. - 



. SlaB 



echt a 



Il Magistrato nei municipii. 

Se in Roma la censura come magistrato 
per sé non sorse che relativamente lardi, e 
da principio le funzioni censorie erano proprie 
del magistrato supremo, consoli e pretori, 
fuori di Roma fu l'opposto. Nei municipi! e 
nelle stesse città alleate italiche, ove e quan- 
do per esse il censo non era fatto in Roma, 
vi furono magistrati locali col titolo di censo- 
re!, che dopo la guerra sociale e Sopi'attutto 
dopo la lex lulia municipalis del 709 u. e. 
vennero sostituiti dai magistrati supremi, chia- 
mati nell'anno del censimento col titolo di 
Quinguennales o simile (Mommsen, Staatsrecht 
2 p. 363. 368- 4'6; 3 P- 585- 615. 694. 819 
seg. cf, (.'essas-Qaiuqdennalesj. Il titolo sem- 
plice di 

('enaorù |>at«state, analogo a quello di aedi- 
lirìa polestaU, non ricorre che soltanto nei 



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fasti Venusini (C. IX 4** "n. 161); più fre- 
quenti sono però quelli di guinguetmales cen- 
soria PoUsiaie (C. X 48. 49. 53. XIV 352), 
//// viri quinqueimales ceni. pot. (C. X 5S44, 
5850} e // viri cens. pot.- (C. X 5587- XIV 
a45- 375). — Se in Roma era raro ii caso 
■ della iterazione della censura, fuori invece 
s'incontra più spesso (p. e. C. X 3763- 5593. 
5807. NS. 1892 p. 162). — La città di Caere, 
che offre un ordinamento municipale affatto 

Censor perpetuns (C XI 1616 3617Ì che 
non è abbastanza chiaro — Né mancano nel 
le lapidi accenni alla concessione di 

Ornamenta censoria (C \ 52 60) come 
pure di opere pubbliche eseguite dai censori 
locali (C !X 5589 X 123 4663 5837 5840 
5850 NS 1892 p 162) 

Censor è chiamata una carica di un colle 
gio dei fabn ttgituarn in una iscrizione 1 he 
SI dice proveniente da Tusculum ma più prò 
babilmeiite appirtiene ad Ostia per I affinità 
che VI è fra essa e ittre lapidi ostiensi rehiive 
ai medesimo collegio (C XIV 2630) Visive 
de un r Fiaitus T Ub{eriiis) HUnto il 
quale ex lustro XV ia dec{mto) del rallegio 
mdi iMslro Xl'I fu nungentus ad suòfj jg{z r) 
aoè una specie di dinbitor delle ciste eletto 
fall lustro X VII mag{tster) gmHq{iieiinalts) 
coltegli) fabtium) ftgnantnium) e:t Insito 
XIIX honorat{_m) nei tusHtts) XIX et \K 
censùr bts ad mrig{istros) cTeando[s). !ust(to) 
XXII ittdexs inter elect[os) XII ab ordine. 

CENSORGLÀCENSES (vicani). - v. 
Ctvmerinnni. 

CENSORI (viens). — Nella regione XIV 
di Roma (C. VI 451. 975). Una iscrizione 
(451) ricorda ww'aedicula compitale dedicata 
ai Lares Augusti dai magistri del vico. Un'al- 
tra (C. VI 821) rammenta una tastralìo dello 

CENSORIA (potestate). — v. Onsni- IL 
CENSORIAE (leges) - 
CENSORIAE (tabnlae) - . 
CENSITALE (tabnlarinm) — ( 
CENSUALIA (Inatrnnieiita) - "■ ''*"*"'' 
CENSUALIS (leKstìo) - ( ''" '^ 
CENSUALIS (MercuFias). — Iscrizione 
dì Castraregina, nella Raetia (C. III 5943): 
In k{onoreitt) dipmus) d{ivinae) Deo M\ercu- 

rio f\ censuali prò s\alute ] n[egolÌatores\ 

rtHituerunt etc. Cf. Freller, Mythol. 1 p. 233. 

CEN8US. — Da censere, nelle epigrafi 

cemum agere (C. I 206 Un, 144 seg.; papali 



v. Censor I. 



CEN 
censendi, lln. 157 seg.: et His Romae ceasus 
erit, quo niagis in municipio, colonia, prae- 
fectura h{ac) l{ege) censeatur; 198 lin. 77: \snS- 
fragiu\m ferundo inqueea\tn\ tribuni censento 

(per censeulor); C. Ili 388: civitates 

quae sub eo censae sunl etc, cf, Cic. de leg, 
3. 3, 7); e anche stimare (C, I 203 lin. 11: 
aequom censere; 196 lin, 17; Ha stiiaius ae- 
guojn censuil etc.) oppure deliberare, votare, 
s)>esslssimo specialmente nella formula qiutd) 
d(e) e(a} r{e) /{ieri) p{laceret\ d{e) e(a) r[e) 
i{la) c(ensner,ml) {Cf p es C I 196 lin 3 
9 18 27 198 Im 77 V 532 961 cf Cic 
PhiI 8 4 14 Geli 4 6 2 etc etc 

Secondo il primo significato esprime 1 it 
to del censimento e della classificazione dei 
cittadini di una determinata attA di un co 
mune o di una provincia Neil antichissimo 
ceiisHS della città di Roma erano compresi 
solamente 1 ctttadim Romani e ciò fu per 
essi anche nel tempo dell Impero Fu sol 
tanto il censmiento comunale e provinciale 
che SI estese ai quasi cittadnu e ai non cit 
iidini Ma un cetisus dello Stato compren 
dente cittadini romani e non cittadini non fu 
mai sost tuito ali antico censimento di Roma 



A II e 



s della citta di Roma 



Nella sua originaria significazione appare 
di rado nelle lapidi perche dal tempo di Sul 
la cadde quasi in disuso per essere scompar 
SI il titbutiitn e la leva secondo le classi cen- 
suali. Tecnicamente e detto census popuh o 
ceiisus popnli Romani. Il censimento dell' età 
repubblicana è ricordato specialmente dalla 
lex lulia municipalis (C. I 206 tin. 144 seg. 
cf. Mon. Ancyr. 2. 2: censum populi ... egi). 
(cf. Censor p. i6j). Il census popoli non fu mai 
eseguito dall'imperatore come tale, e conio 
sparire della censura, sparisce anch'esso. Come 
nella Repubblica, cosi anche netl' Impero si 
connette ad esso l'officio detto 

A eensihns popnli Romani, il quale teneva 
le liste del censimento dei cittadini mediante 
un personale composto di schiavi pubblici 
(I,iv. 43, 16, 13). Secondo l'Hirschfeld (Un- 
tersuchungen 1 p. 17), quest'officio anche nel- 
l'Impero dovè dipendere dall'amministrazio- 
ne del senato, giacché per esso non si han- 
no ufficiali imperiali, ma soltanto dei servi 
pubblici: C. VI 2334: Threptus ptiblic{m) ab 
censu; 2335; Victor publicus Fabianus a cen- 
sibus p{opuli) Riomani); 2333: Cerdo Acmi- 
lianus publicus cens. Nondimeno tale ufficio 
non dovè esistere lungamente; è probabile 
che dal tempo di Domiziano siasi colla censura 



y Google 



CEN 

estinto, e sostituito da un ufficio impenale con 
a capo un cavaliere, che porta il titolo di 

ProenratoF & censìba» (greco etti xÉv<;aiv) 
C. Vili 9370: proc{ttralor) Aug(uilatttm /num) 
a cetisibiis {Qf. Mommsen, Staatsreclit 2, logi 
3.); EE. 7, 804: proc\urator) a cetisibas, OH 
6947; proc(uraior) Aiig{usli) Armemae mato- 
ris (a. 114-117 d. C), Indi magm, hetedita- 
tìum el a censibus, a Ubetlis Aug[nsti), prae 
fecltts) vigilum, prae/(ecfus) Aeg(yph){a lii 
d. C). Nei frammenti vaticani J 104 si ha un 
rescritto di Caracalla diretto a Terealii a i«i 
siàm. Dio Cass. 78, 4: ò ri^ Ttfj.«a£ii eyxe 
^Èi^iafiivog. CIG. 1813* p. 983 inirpctrt^ 
«ttÒ toiv àna[TiiJ.«7]aeaiv SefianTov e anche 
di 

Praepositns a «ensibns (C V 8659) Cf 
Mommsen, Staatsreeht 2 p. 1031, 7. Hirscli- 
feld, Untersuchungen i p. 18, 4. Sembra, 
che egli avesse rapporti da una parte coll'iif- 
ficio a libellis (C. !I1 159 = CIG. 4057- <* 
lióellióas el c(ensi6iii) . . . [«tto SiBkei- 

Hbellis et ceitsibus 5947' et a censibus a li- 
bellis 4ti£(ustt)) dall altro coli ordnie eque 
stre e quindi col censimento degli eqniti (C 
X 6657 prac{urator) a ceHsris eguit{um) Ro 
mjMprum) praej[ectus) cl(assts) pr(a£tonae) 
JiaieHrtal{tum) Se queste funzioni siano sta 
le d ordinano riunite in una stessa persona 
tome vuole il Mommsen (Staatsreeht i p 
490 2) non e certo perchè esse spesso ip 
paiono separate (cf Hirschfed le) È però 
indubitato che il lensus dove a\ere un im 
portanza principale nell esaudimento di una 
istanza fatta per 1 ammissione nell ordine e 
questre sicché non reca meraviglia se 1 due 
uffici talvolta erano nuiiiti 

Non SI può forse dmmettere assolutameli 
te d altra parte che I ufficio a censibus sia 
identico a quello ad census eqmtum Roma 
norum II eeiisus egiiiium era stato già di 
Augusto congiunto col principato e da Adria 

prole della ammissione imperlile nell ordine 
equestre (v Mommsen Staatsreeht 3 p 485 
seg ì p 1045 seg 1 A giudicare dal titolo 
il censo equestre avrebbe formato una sezio- 
ne del censo generale dei cittadini romani 
almeno ne! I e li secolo Non e però inve 
nsimile che col tempo quando il vero cen 
so dei cittadini a poco a poco cadde in di 
suso il censimento dei cavalien a mano a 
mano abbia assorbito in sé tutto 1 ufficio del 



CEN 



(75 



censo, finché per l'editto di Caracalla scom- 
parve l'ultima differenza fra cittadmi e non 
cittadini, e Eli eguiles Romani soltanto rima- 
sero come una classe per sé Ad avvalorare 
questa congettura sta il fatto che il 

Hagister rensanin o ceiiRBH del secolo IV 
sorto dalt ollìcio equestre a censtbus, appare 
siccome un ufficio dipendente dal prae/ectus 
urbi C VI 1704 magtslro censum (sic)); 
(cf Hirschfeld, Untersuch p 19, a), 173B: 
magislro a ljb{ellts, fKJagistro a cen[si6its]... 
cf RA 1892 II p, 33 seg Questo tttagister 
cetisimm è anche il successore dell'ai aclis 
senatits Infatti egli dirige l'ufhcio del senato, 
e quindi il censo senatorio ed ha sotto di sé 
scnbae e leiisuales (Mommsen Staatsreeht i 
P 370, 3 p 1070) Anche m Costantinopoli 
fu costituito come magistrato locale un ma- 
gister cmsus (Hirschfeld 1. c. Mommsen, 
Mem. detrinst. 1865 p. 327). 

Dei liberti imperiali ricorrono come su- 
balterni presso questo ufficio imperiale a cen- 
sibus e relativamente a censibus efuiiutn Ro- 
manorum coi seguenti titoli; 

A cenHJbag; C, XIV 3407: [N]atali Aug(«- 
slt) lib{etlo) \a c]ensibus et Prodjtratori) etc. 

Nomenclator a censita o censariaH; C. VI 
8937 -ickilleo Aug{nsti) lih{,£rlo) ttu- 

mui[ctatoi i] a census etc. 8938: . . . Ti. Clau- 
di Attg Itb Thaletis Viniciatti nomencialori 
a ctnsrbus etc 8940. 1878. XIV 3640. 3553 
(a 224 d C ) C. VI 1968 (tempo d'Ai^fu- 
sto) 8513 a eiism, e anche 

Librarias[ab] instrBm(eiitig) een[H]iiaIibi8(?): 
C III 1470 

B // census municipale. 

Il passarlo dal censo della città di Roma 
a quello comunale é rappresehtato dalla me- 
morata lex lulia muniLipalis dell'a. 709 u. e, 
la quale secondo ogni probab lità determinava 
le modilicaTioni apportate in seguito alla guer- 
ra soaale m materia censuale. Il censimento 
municipale si svolse adunque direttamente 
dalla censura di Roma, in quanto che nel- 
1 anno 550 u e. dei censori furono istituiti 
dal senato nelle dò^ci colonie latine (Liv. ^ 
29 15) Secondo ctof li^ tempi più antichi 
a \JM'Sì^ cen.ori,ir,ti!fi'c6(ffi- qlfllf- 
in Roma funzionano come propri! magistrati 
111 pll^i^ri "comuni latini e federati d'Italia, 
cioè i/d hCf ^ —^ 

Abelhnum (C, X 1131, 1131. 1134. 1135. 
1137) 

Aletrium (C. I ri66). 
Benevenium (C. I 1221J. 



, GtTÒglc 



17* 



CEN" 



Copia Thurii (C. 1 1264), 

Cora (C. I IIS3). 

Ferentinuni (C, I 1161-63). 

Hispellum (OH. 7031). 

Teanum (C. I 1198). 

Tibur (C. 1 1113. II20). 

Caere (C. XI 3616. 3617: cemor perpe- 
twts). 

Anche in Sicilia si vedono in qnesto tem- 
po censori municipali (Cic, Verr. 3, 53, 131. 
133) e in Bithyn'i suIIt ba« delk le\ Pom 
peia (Plin ep io 112 113) Senonche la 
lex lulia dell anno 664 11 e abolì qnest ordina 
mento e da quel tempo [a censuri mumci 
pale fu esercitata dai mag btrati supremi lo 
cali che perciò presero il titolo di quiiique i 
nales propriamente cerison J polestaic gmit 
giieanales o censoria poUslilt senz altro (C 
Il 1256 eensu et duumvnalu bene et e ne] 
P[ubltca) acto cf Zumpt Comm epig i p 
93 Marquardt Staatsverw r p 160 seg ) 

Si osservi inoltre che secondo la /ci lulii 
fmtntcìpalis (C I 206 Un 157) il ce isimento 
nel mumcipn nelle colonie e nelle piefettiire 
doieva aver luogo nellì stesso tempo di quel 
lo in Roma Neil età impemle 1 censii lenti 
non furono mai generali nel che a\rebl>ero 
influito soprattutto 1 lustra che non co iiLide 
vano tra loro(C \ 5405 cf Mimmsen Staats 
recht 2 p 368 70 415) Dal principio del se 
colo li a poco a poco 1 quinguemia/es furono 
sostituih dai atratores o eotìectores nuperiali 
{\ più sotto) 

Ne comuni poi ordinati non illa roimna 
specialmente in quelli di costituzione greca 






1 chnmano 



Tifj.Kra.1 



W idd 



mi 1176 etc ) o TokiToy^aipot (CIG 4016 
Wadd 1178 Dio Chrjwit 2 p 144 R ] 
in Mesembria gli edih ( aj-tigavo/ioi ) sono 
essi che compiono I «Trofeo»» (CIO 2053Ì 

In generile mancino notizie circa il modo 
onde SI procedeva nel censimento municipale 
In sostanza esso dovè rispecchiare m piccolo 
1 antico censimento dei cittadini Romani in 
ogni comune compilare la lista dei propn citta 
dini e regolare ii bilancio locale Cf Momm 
sen Staatsr 3 p 3^.5 694 8jo r&m Gesch 1 
p 4*" segg Marquardt Staatsverw 1 p 159 
seg 209 211 seg 2 p 185 243 Renier 
Mèi d epigr p 47 seg 

C // ceusus ptoi tnciate 

Da quanto si è detto di sopra esso non è 

Ignoto nell età repubblicana inquantoche vi 

fnront comuni provinciali che ebherj Macen 

SHS sullo stampo del romano Nondimeno il 



CEN 
censimento di intere provincie, distretti e re- 
gioni, di cittadini e non cittadhii Romani, è 
un istituto adatto dell' Impero ( Mommsen, 
Staatsr. 2 p. 1091). Augusto nello stesso an- 
no 727 u. e. in cui fondò il principato, fece 
il primo censimento nelle provincie della Gallia, 
e secondo ciò non solamente iiell 'ordinarsi di 
una provincia o di una regione, ma nnche fu 
più volte eseguito un censimento nelle antiche 
Provincie. Cosi fu p. e. nella ludaea nell'a, 6d. 
C nella Cippidocia nel 36 nella Dacia sotto 
Traiano (Marquardt Staatsverw 2p 213) An 
che nella Gallia s incontrano spesso censi 
menti (Marquirdt I e cf C II 4121 41R8 V 
7753 M ni3 8578 X 6658 MI 408 671 
1S55 X]\ 2925 31:93 3602 4250 OH 6944 
BL p 325 268 BM 1893 p 84 RA 1883 
p 3)8 CIG 3497 1751) nell Africa e nella 
Miirelania (C III iSh \ S65 add ) nella 
riircicia |C V 77&4 \IV 4250) m Macedo 
nn (t HI 1403 \ III 10500) m Paniioma 
(C \ 3852 6658) nella Germanta inferior 
(C Ijl 1084 OH 6948) nella Britannia (C 
'^l^ 1955 *->H 694bì nell Hispania citerior 
(C II 4121 4208 \I 332 \III 7070 add 
X 650) in Piphlagonia (C Ut 6819) in Sy 
na C IH 6687) Non si ha notizia di uno 
stibile intervallo fra tali censimenti soltanto 
sappiamo che in Siciha snio alla fìne della 
repubblica si coni])iva un lustrum qmnguen 
naie (Mommsen Staatsrecht 3 p 416 586 
Rom Forsch 2 p 398 seg ) E come più 
v lite SI parta di periodi quinquennali in fitto 
di tributo nella Sicilia nell Egitto e altrove 
(Mirquirdt Staatsv 2 p 241 seg) cosi è 
possibile che il periodo del censimento per 
un certo tempo sa stato anche tale Più 
tardi pero si incontrano dei Insti r di maggior 
durata per mjdo che it lustrum si calcolò a 
quindici anni donde poi sorsero le indulto 
ties (Miminsen Staitsr ap 976 Unger Op 

il censo provinciale per sia natura era di 
verso dil ceusus popitli della capitale e non 
avevi alcun rapporto olla censura romana 
in quanto che formava il fondamento di una 
imposta diretta di cui Roma e più tardi I I 
taha erano immuni d altra parte esso non 
includeva alcuna vigilanzi morale e religiosa 
SUI cittadini Esso era innanzi tutto una nu 
merazione del popolo colla distinzione delle 
( tà e in secondo luogo un notamento del 
tributo quind nei due rapporti una vera 
anof^a.^»! Ma esso si distingue anche dal 
municipale in ciò (he non è te 



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CEH 
nuto secondo i sìngoli comuni, bensì prìnci- 
palmente secondo i distretti tributarii, e non 
è eseguito da magistrati municipali, nia im- 

11 censimento in tutte le Provincie diven- 
ne certamente dì buon'ora un privilegio del- 
l'imperatore (Dio Cass. 5,1. 17. Mommsen, 
Staatsr. i p. 849. 1091)- H Mommsen però 
osserva, che un legato imperiale per 11 censi- 
mento non si riscontra in una provìncia se- 
natoria; e soltanto pìii tardi appare un pro- 
curalor ad cettsus accipiendos in una proviji- 
cia senatoria (C. Vili 10500). È quindi proba- 
bile come pensa i'Hìrschfeld {Untersuch. i p. 
17), che nell'ordinamento augusteo questo dirit- 
to sovrano sia stato lasciato al senato; poscia 
che col graduale abbandonarsi della diarcliia 
nell'amministrazione dello Stato, anche que- 
sto diritto sia passalo interamente all' im- 
peratore, s' intende per sé. Talvolta erano 
gli imperatori stessi clie di persona com- 
pivano questa funzione. (IJv, ep. 134, 138. 
139. Dio Cass. 53, ss. Mon. Ancyr. 2, 2) 
D' ordiiiario però sono ì governatori delle 
p pe 1 fficiali dell' imperatore, 

t d q t fficio. 11 governatore per 
mp to doveva senza dubbio 

d p ciale, che era conside- 

t (C. I! 4i2r. Ili 68T9. 

XIV 36 f M en, Staatsr. 2 p. 890, j, 

9 ) F pò t quindi la opinione di 

Zumpt (Geburtsjabr Christi p. 160), e dì Un- 
ger (o. c), che il censimento sia entrato nel- 
la sfera propria dei governatori delie Provincie. 
Siffatti governatori con tale mandato speciale 
sono anche quelli che portano il titolo dì le- 
gahis Augusti prò praetore ad census acci- 
piendos provinciae ^Ic. (C. X 6558. XIV 2925, 
2927. VI r333: legalus Augusti Pro praetore 
ceitsitor provinciae Lugduiieniis cf. C. 11 4121. 
VIII 9370 cf. Mommsen ivi). 

Gli ufficiali che dì tempo in tempo rice- 
vevano l'incarico di fare il censimento in una 
provincia erano soprattutto di ordine senato- 
rio, coi seguenti tìtoli: 

LegatRS Aagnsti ad eenBa8accipiendos(OH. 
364. C. Vili 2754. 5355. XH 6^iì) ocensiòus 
accipùndis (C. VI 332) cf. C. II 4208: ob le- 
gationem censualem grntuitam summopere gè- 

Electns iailicio saero ad eensaa aec«ptand08 
(C. XIV Ì593}; 

Ceosltor provinciae (C. Ili 1463 cf. V 865 
add. 7783. VI 3842 cf. Afrira p, 335), e più 
tardi anche 



renwqflater mbsih jmvlielae etc [C. VI 
1690 dell'a. 340 d. C. cf. Cod. Theod. fi, 3, 
3; 13, IO, 8). 

Se ne hanno pure dì ordine equestre, dì 
cui uno dell'eli» augiistea porla i! titolo di 

Legatas ab Imp... ibìbbh prò censore ad La- 
Hitsnos (C. X 680); altri hanno quello di 

Censitor pra?inci«e (C. Ili 1463. V 7784 
cf. Ili 391: ceus[ilor?) pop/ili) o anche 

Censor (OH. 6948). D'ordinario però col 
tempo appare il titolo di 

Procarator Aaguatf ad ceasDH (BM. 1S93 
p. 84 cf. C. Ili 3925. Vili 10500. XIV 4250) 
o a ceiisibus accipiendis (OH. 6944: primo 
umguam (!) eq{uili) R\pmano) a censibiis acci' 
piendis cf. Bot^hesi AI. 1846 p. 313 seg.); in 
greco km xhoDy (CIG. 3497, 375r. RA. 1883 
p. 208). L' iscri/ioiie dì Stntilio Optato (BM, 
1893 p. 84) non essendo, come si è creduto, 
del teni|K) dì Claudio, né in generale anterio- 
re ad Adriano, resta ìncoJitrastata la opinione 
dell'Unger, eiie Adriano sia stato ìl primo, 
ad inviare simili procuratori nelle Provincie 
senatorie e che altrettanto abbia fatto Setti- 
mio Severo riguardo alle imperiali. 

Che il censimento sia fatto dal governato- 
re stesso o da un particolare ufficiale, la pro- 
vincia a tale scopo era divisa in piii distretti. 
conservandosi il più che possibile antiche tra- 
dizioni. Cosi fatti distretti erano anclie a base 
del dilectus, siccome fin da principio i censi- 
menti in Italia erano di base all'ordinamento 
militare dell'intera confederazione italica. Giù 
spiega perchè p. es. il proconsole della Nar- 
bonensis insieme col censim'jnto abbia ese- 
guito anche la leva (OH. 6453I, e come fra 
i subalterni dei censitorì si troviiio parecchi 
uffizi ali dì ordine equestre (cf. Mommsen 
Staatsr. 2 p. 1093'!. Tali subalterni funzionanti 
in singoli distretti sono quelli che nelle lapidi 
hanno il titolo dì 

Ad rensas aecipiendos (C. VI 1463) o an- 

fensor (C. XII 1855- 1869), seguito dall'in- 
dicazione non dell'intera provincia, bensì del 
distretto. Cf. C. XII i&6<): cetisor civitatis Re- 
morum foederatae. Vili 7070 add. II 4188, 
WE. 1149 b. 

Diversi da questi erano i subalterni di gra- 
do inferiore, che potevano essere agli ordini 
così dei precedenti, come degli officiali supe- 
riori delegati dall'imperatore. Tra essi si hali- 

Adintor ad censns proriiicise (C. XII 408) 



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178 



CEN 



DigpeoMtoi' ad eensas pravin«iHe (C \ 1 

S57») 

Talvolta 1 ofhciale superiore riservava a sé 
un distretto o un comune che censiva per 
sonalmente come p e è il caso del censìtor 
provinctae Litgdunetisis ttein Liigdutiensiutn 
(C li 4121 cf EE 4 P 538) 

Gli ojhciali distrettuali redigevano le liste 
censuali nei «ingoli distretti tributani oppure 
ove nei comuni esse erano fatte dai gutnqueii 
nales o dai tijUmtok "c riservav.ino a se la 
reiisione Imperocché al ceniimeilto provm 
ciale dell età impenale erano indubbiamente 
so^^tte COSI le cittS alleate e libere (C \II 
1855 cf Henze De civit I ber p 21) come 
anche le colonie (t, II 4121 XIV jgs-ì) An 
che la città di Apamea nella Sjria che era 
aiTovo^D^ (Eckhel D n 4 p 107 7) fu 
censita dal goiematore (EE 4 p 538] Non 
SI può però affermare con certez/a che le co 
Ionie ture lialuo sienu state dispensate dal 



Le liste censuali eseguile sotto la guida 
degli officiali superiori enuo depositate nel 
1 archivio [iaòuiarium apveioy y pa/xj^arsicv 
cf Marquardt Staatsverw 2 p 1^9 7) della 
capitale della provincia donde il 

Tsbalarms provineiae Hispania^ (iterions 
(C II 4181 cf 4348 06 eurain tabuliti eu 
sualis jideliier adimntstralvn) 

Se queste liste siano btate mandate a 
Roma In on§;ina1e in copia o 111 na'-sunto 
come crede il Marquardt (Starftsverw 2 216) 
deve restare in dubbio per la mancanza di 
testimonianze degne di fede Imperocché non 
SI parla mai di un censimento generale di 
tutte le Provincie dell Impero 1 cui risultiti 
sarebbero stati nassunti solo ne! passo molto 
controverso di S I uea (Evang 2 i) si ricorda 
1 ordine di un gjioy faipn tìj<, oixoi'/ifvna ma 
questa probabilmente non fu eseguita Le il 
tre testimonianze dipendono tutte di questo 
passo di S Luca 



D Kalopoth^kbs 
CENTENARIA («olnniBa). — Cosi è 
chiamata in due [scrizioni di Roma (C, VI 
1585*. 1585".) la colonna dedicata a Marco 
Aurelio, e a cui i regionari! danno l'altezza 
di 175 piedi. È la medesima che ora sorge 
sulla (Mazza presso il Corso, alla quale di'! il 



nome Cf Gilbert Gesch nnd Top 3 p 128 
seg 

CENTENARIA (procuratio) — v Cen 
tei) ari Ds procurai or 

CENTENARIUM - Iscrizione di Sr, 
Hiddida nella Mauretiiiia Sitifensis C \ III 
8713 \Imp{eratortbus) Caes{anbus) Fl]aito 
VaUerto) Conslanitno (entenarium Solts a 
solo lonstruxtt et dedtcavit Septnmits Flmiia 
mis etL — Altra della gran Cablila nella 
Maiiretama Caesanensis C Vili 9010 M Au 
[teltus Icetitenariuinafnndametita (sic) suis 
sumtibus feal eldeduatìl etc (a 328 d Cr ) 
— Altra di fola Afsraren anche nella Si 
tifensis EE 5 932 Imp{eraioi ibiis) Caes{ait 
bus) C Amel{io) Vaì{eiio) Diocletia!i{p\etM , 
-ìureHio) V(U{erió) Marimiaiio et Constan- 
[ho] et Maxttmano T AiireHius) Litua 
M") Pierfecftssinms) p{raeses) p{ro,.t«etae) 
ÌHauretaniae) Caes{anensts) cenlenartum aqua 
Jrtgida tesiitutt a[lgu\e ad meltorem faciem 
refaima[iit] etc Da queste iscrizioni si vede 
che indubbiamente con questo nome si volle 
indiiare un edificio E dubbio soltanto se 
dall uso Irequeiite de!! aggettivo et iitt nnritis 
per indicare il peso di 100 libre d oro (p e 
Plin nat hist 7 20 83 Isid orig r6 -ij 
2, lampnd Elag 19 etc) si debba inten 
dervi un edificio del valore stesso ovvero di 
tale che abbia la misura di 100 piedi qual 
cosa di simile al! exaro^uTrsii'Ds come vorreb 
be il Kubler {Archiv fur Lat Lexicogr 1893 
p 185) yuanto a quello neordito nella terza 
iscrizione lo Schmidt (ivi) crede che si tratti 
di un delubrum dedicato al!a nmfa dell Aqua 
frigida laddove il Mommsen pensa piuttosto 
a bagni e forse a un Jngtdartnm Ricorrendo 
poi là stazione Ad Cenienarmm tra Thigisi e 
Cadaufah nella N miidia (Tab Peutmg 4 
I) lo stesso Schmidt suppone che \\Centena 
rium agua fugida sia il nome della località 
ove è stata trovata la iscrizione 

CENTENARIUS — Siccome predicato 
indicante un grado genrch co connesso con 
1 emolumento di roo 000 sesterzi cominaa 
ad apparire probabilmente gi\ nel secolo I 
dell Impero indubbiamente dal tempo di 
Adriano rispetto ad alcuni officiali amminl 
stratin dell ordine equestre (Mommsen Staats 
rechi 1 p. 302; 3 p. 564. Hirscbfeld, Unter- 
such. I p. 258 se^.). Fra essi le iscrizioni 
almeno non ci danno con sicurezza che: 

/V(it«'"iitój-« provinciali; C. VI 1624; L. Mus- 
sio Aemiliano.... proc^uratort) Alex:{andreae) 
Pelusi p\hytaciaef\ ad (sestertium centum mi- 



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CEN 

Ha) etc. Vili 11174: C. Poslumio Satur- 
nino Flaviano e(gregio) v(iro) procuratori 
centenario regiotiis Hadrimetìaae etc. OH. 

6931 cui divus AHrel{ùis) Antoniìm.% cen- 

lenariam pi ocuraiio«{ein) pro{vÌnciaé) Hadri- 
mftifiae dedit, etc. C. Ili 1919(0^8513); L. Ar- 
iori{us Iu]sitts. . . , proc{ tiratori) centenario 
proviticiae IJl^umiae cutn iuré\ gladi etc. 

Proairator aquanim in Roma: C. X 6569: 
Sex. Vario Marcello proc{uratori) aguariim 
(cenlenarius) etc. e il 

Praefecfus vehiculorum anclie in Roma: 
C. X 7580; L. Ba\e\bio L. f. \G\al{erÌa) Au- 
relio lumino... prae/{ecto) veckiciiRfimm) ad 
(sesiertium conicità) etc.; 666i:... ducenario, 
Prae/{ecto) pFhicul{or!tm) a copis Augnasti) 
per i/iiim Flaminiain centenario, consiliarìo 
AugiusH) etc. 

Questi , che son poclii relativamente ai 
molti centeiiarii anche di altri rami ammini- 
strativi (Hirschfeld, Op. cit. p. 263), forma- 
vano una classe superiore al sexagenarii e 
inferiore ai ducenarii e Irecenarii, cioè con 
l'emolumento di 60,000, 200.000 e 300,000 
sesterni (v. ppocarator cf. Ilacenurias, Sexa- 
genarios, Trecenariu^). 

Nei tempi posteriori atla riforma ammini- 
strativa di Diocleziano e Costantino, cenlena- 
rius è un semplice titolo gerarchico, senza 
più l'antico rapporto dell'emolumento, allo 
stesso modo che il sexagenarius e il ducenarius. 
Secondo la giusta osservazione dell' Hirschfeld, 
che è stato lì primo a trattare dì proposito 
1 argomento in tale epoca (Die ageiites in 
rebus nei Sitzungsb der Berlin. Academie 
1893 p 425 segg ) 1 ceutenarti i sexagenarii 
e 1 ducenaiii erano egregii in, i Irecenarii 
invece perfettissimi un Questi ultimi con- 
servarono questo titolo piuttosto che l'altro 
di tieceuam E come 1 cenleiiai li e ducenarii 
se SI fossero chiamati sempiicemeute egregii 
virt SI sarebbero confusi con gh inferiori se- 
xagenarii COSI essi usarono col tempo il ti- 
tolo di egregius iir centenartus o ducenarius 
(C III 611S) donde la semplice forma di 
centenxtius e duienarius Tutto ciò appare 
ipecialmente dalla costituzione di Costantino 
dell anno 317 (Cod Theod 8 4, 3): «Primi- 
pilaribus post ementam militiam perfectimatus 
vel ducenae nel centenae vel egregiatus dari 
digmtas potest » cf S io i ii, i, 2; 11, 
7 I 12 I 5 Questi titoli continuarono ad 
essere propni dell amministrazione imperiale 
in genere e soprattutto dei raiionales delle 
:i agli antichi procuraiores. 



CEN 



179 



A tale categoria appartiene il centenarius per- 
tus (Ostiae) delia Notitia digiiitatum (Occ. 4, 
16 Seeck), che dipendeva dal eomes portus. 
Circa la metS del secolo IV già 1 rationales 
sono sostituiti nell'amministrazione provinciale 
e in quella della res pHvata, dagli agentes 
in rebus, che con le funzioni assumono anche 
i titoli di centenarii e ducenarii. Una iscri- 
zione di Salonae ci dà appunto un 

Agens In rebus centenarins (C. IH S713: 
Ani. Tauro ex d{ec^u\r(.id^ a{gentium) [in] 
r[ebus'] c(enlenario) post facto etc). cf. Hirsch- 
feld, Op, cit. p. 4ji segg. Agons in rebus p. 
335 seg. 

Nello stesso modo e forse già nella seconda 
metà del secolo IV il titolo di centenarius 
{come anche dì ducenarius) si trova usato in 
persona di soldati, indicando anche qui un 
grado gerarchico fra il ducenarius, superiore, 
e II binrchiis, inferiore {Hieronym. adv. Io- 
haiinem Hierosolom. e. 19). Es.-*o ricorre in 
alcune iscrizioni di Concordia tra la fine del 
IV e il principio del V secolo, come il 

Centenartus numeri Brachiaiorum (C. V. 
8740), 

Centenarius n{umeri) Eboriim (C. V 8745), 
Centenarius de equitum coinilis sen{iorum) 
sagitlarioiuin (C. V 875S), 

Centenarius de uumerum eqmt(u)in cala- 
fraetariorum (NS, 1890 p. 343), 

C(entenarius) ex fab(rica) sag{itlaria) (NS. 
1890 p. 172); Cf. C. V p. 1059. 

Non propriamente militari, sono delia stes- 
sa epoca i c^«/^«nm aggregati all'officio dei 
prefetti del pretorio (C. V 8771) e dei duci 
provinciali (FL. 3, 2405 cf. Cod, lust. i, 27, 
^)- 

Un cenlenarius stabuli ci è dato da una 
iscrizione di Neapolis in Histria (C. V 374), 
che si può mettere in rapporto col praeposi- 
lus gregiim et stabulorum della res privata 
(Not. dign. Or. 14, 6). 

Oentenarins liberta^. — C. X 612?: C. Ar- 
rius C. Hubertus) ceni{enarius) Lais l{iberld) 
fedi. Era quel servo manomesso, alla cui eredità 
succedeva per metà il patrono, quando egli 
fosse morto lasciando meno di tre figli e un 
patrimonio maggiore di 100,000 sesterzi; ciò 
che fu stabilito dalla legge Papia Poppaea 
(Gai. 3, 42. Dig. 37, 14. 16 pr.; 38, a. i. 
Cod. lust. 6, 4, 4, 9*). 

CENTENUM. — Nell'editto di Diocle- 
ziano i de pretiis rerum venalium » leggesi: 
I, 3: Cenicnum sive sicate k[astrense) m{o- 
dium) unum {denarios} sexa{ginta). Cf, Isid, 



yGdégle 



ito 



CEM 



orig. 17, 3, 13; « centenutn appellatunl eo 
quod in plerìsque locis iactus seminis eius in 
incrementum frugis centesimum renascatur ». 
Plin. nat. hist. 18, 141. Cf, Bliimner, Der Maxi- 
tnaltarìr p. 63. 

CENTESIMA (arseolariae stipa lati onis). 
— V. ArgentariiB p. 660 seg. 

CENTESIMA (reram venslinm), —Una 
spede della nostra tassa di bollo, del- 
l'i"/, sul valore delle mercanzie vendute, isti- 
tuita da Augusto dopo le guerre civili (Tac. 
ann. i, 78), da Tiberio nell'anno 15 d. Cr. 
attribuita aìVaerarium milUare (Tac. I. e.) e 
ne! 17 ridotta alla metà |Tac. ann. a, 42). 
Da Caligola fu nel 3S abolita (Suet. Calig. 16. 
Dio Cass. 59, 9)1 donde il Remissa ducente- 
iinta (RCC.) delle monete (Cohen, Méd. imp. 
p, 148 cf. Eckkel. 6, 224). Pare che sotto 
Nerone Tosse nuovamente Introdotta (Momm- 
sen p. 113); certo è che si ha menzione di un 
vecH^al rerum venatiuia in tutto i! tempo 
dell Impero (Dig 50 16 17 t Cod Just 
12 19 4 49 1) Secondo il Mommsen (p 
93) essa era m fondo un imposta sulle aut 
hones come è alitile cluamata da Svetomo 
ducfnlestmam auciioumn Ilahae remtsit (Ca 
lig 16) e un applicazione speciale se ne sa 
rebbe avuta nella tassa relati\a alle auziom 
degli schiavi (cf (Ininta et viremma lenalinm 
mancipi orami Probibilmente e ncordita in 
una iscrizione fratnmentita di Apta nelH Gal 
Ila Narbonensis (C XII 1092 soa{i) \itcl(i 
gal,s)-\ .[desume) 



CEHTONABIUS — Cosi diceiasi chi 
esercitava il mestiere di fabbricare e vendere 
quelle grossolane coperte da letto o schiari 
ne eh erano conteste di vari pezzi di vecchie 
stoffe {centiynes) e adoperate dalia gente più 
povera Un iscnaone sepolcrale trovata in 
Roma pochi anni or sono ricorda un M Oc 
latnus M l Altalia cenlomir{tUi) a (arre 
Mamzha (BM 1888 p 398) ed è la sola che 
faccia menzione del luogo o\e un esercente 
siffatta industria teneva la propria bottega 

In Roma 1 centonani siccome tutti gli 
altri artigiani erano costituiti in collegio Le 
lapidi urbane hanno conservato memoria non 
solo del collegtutH cen/onai wrum ma ezian 
dio di alcuni loro offiaali e militi 
C VI 7861 L Ociaztus L l Stcundus ma 
g{isUt) qutnf(ueimalis) con!{egii) len 
^ottaHoTuni) lustri XI et decurto 



BM. 1888 p. 398: M. Octiwius M. [/.] Mar- 
cio, mag(ister) conleg{ii) centon{arÌo- 

C. VI 7863: L. Ociaviia Allae l. Cerdo, de- 

c{urìó) conl{egii) ceHÌ(om,rior«,n); 
C. VI 7864; L. Octavius L. l. Diomedei, de- 

ciftrio) coul(egn) lentifioariomm); 
C. VI 9154: L. SexHlius Seleiicus, decnrio; 
C. VI 7861: i. Octavius Primigemus, L. Oc- 
tavius Secund-us, fraires, viatores col- 
l(egiì) cetUonarioriim; 
C. VI 9254: arca rei p{ublicae) collegii. 

Come i centoties erano adoperati non solo 
per uso domestico, ma talvolta anche per 
coprire cavalli e giumenti (Veget., Veterhi. 2, 
59), e per difesa contro gli strali nemici nelle 
guerre (Caes. beli. Gali. 2, 9; 3, 44); cosi 
usualmente erano annoverati tra gli strumenti 
atti ad allontanare od estinguere gl'incendii 
(Non. 2, 117. Ulpian. Big. 33, 7, 12). Quindi 
nelle varie città d'Italia e nelle Provincie i 



volontarnmente costituita per prestar s 
in <aso d incendio diMdendo spesso questa 
cura con 1 fabi 1 ed anche con 1 detidrophori 
(\ Fabri) A tale bisogno in Roma era prov 
veduto col servizio dei ^igi/Cò e perciò non 
SI trova verun esempio di cenlonatn in rela 
iione agli incendii Altrettanto si venfica in 
Ostia e Pozzuoli ove pure non si ha ricordo 
di /abfi o di lenlonjiii perchè furono in que 
•ite citta collocate da CHudio coorti di vigili 
«ad irceiidosmcendiorum casus» (Suet Claud 

Collegi di cenlonam ricorrono nelle se- 
In lia 
Reg I 
Cales — ex 1910 palrotius coUeg cento 
Firum Popihi — C X 4724 palronus cento 

na.toium [i 367 d Cr ] 
Noli — ex 1282 cenloitar 

Reg IV 
Aesermn ^ C IX 2686 gmnq -coUeg ceri 
tonar 2687 matet colleg centanartor 
— Fabn 
Marsi Antinum C I\ ^837 cultora ccn 

ionart 1 1 deudi 0/ 
Reg V 

Auximum — C IX 5836 poni colleg cent 
Auximat 5839 patrontts coli ceni 
Auxitn 5843 patronus colleg cento 

Faleno — C IX 5439 patronus collegiorum 
fahrum certton dendrophor 



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CEN 
Firmum — C. IX 5368: pati. col. fabr. et 

liiteramna Praet. — C. IX 5077: ex collegio 
(enfonariorum; 5084: collegio eentona- 
rìoraiH Interamnifiitin Praetufiaitoruin 
in front, p XXX. agro p. XL. 

Treif — C. IX 5653; pairoiius collegiarum... 
collegium fabrum et cefitotiar^ 

Reg. VI: 

Mevaiiia — O. 3599; colleg. rentoaarionitn. 

Mevaiiiola — O. 5122: palroniis coli. cent, 
municipii Mevaniol. 

Pisaunmi — O. 4069; pater coll{egioi um) 
fabr. ceni, navic. dendr. 

Sentinum — WE, 4858 (decreto del collegio 
dei centoaarii: a. 361 d. Cr.): 2857 (al- 
tro simile del collegio Aeifabri: a, 260). 

Sestiniim — O. 3902; patronus coli. ceni. 

Reg. VII: 

Clusium — C. XI 2124: patronus coli. c(eul.}. 

Luna — C. XI 1354 (decreto di patronato: 
a- 255)- 

Perusia — C. XI 1926: patroims collegi cen- 

Ager Viterbiensis — C. XI 3009: patron, coli. 

fabr. et cent. 
Reg. Vili: 

Ariniinuin — C. XI 378. 385; patronu!; coli, 
fabr. et cent.; 379. 406. 418; cottegia 
fabr. et cenlonarior.; 377: cent, dendr. 

urb[a7iorinn). 
Brixellum — C. XI 1027: colleg. cenion. Eri- 

xellanor. 
Parma — C. XI 1059: pairomis cotlegior.fabr. 

et cent, et dendr. Parmensiwn. 
Placéntia — C, V 7357: colleg. cenlonar. Pia- 

cent{Ìnorttm) consistent(ittm) ClasHdi. 
Ravenna — C. XI 174: cali. fabr. el cent.; 

i^S' 133; decurio coli. cent, muttic. 

Ravennatis. 
Regi uni Lepidi — C. XI 970: decret. collegi 

fabrum et cenlonarior. Regiensium. 
(Imola) — C. XI 668. 671; colleg. ceni. 
Reg. IX: 
Alba Pompeia — C. V 7595; collegium cen- 

tonarioniitt Albensium Pompeianorttm. 
Induslria — C. V 7470; palrmti (duo) coli. 

cent. Industriensium. 
Vardagate ^ C, V 7452; coli. cent. Vard{a- 

galensium). 
Reg. X: 

Ahinum — C. V 2176: col. cent. 
Aquileia — C. V 1019; centonarii; ioao; cal- 

legiafabr. et cent.; 749: patroims col- 

legiorum fabr. et cent.; loia: patron. 

(Oli. cent, et dend. Aguit. . 



CEN 



ISI 



Berua — C, V 5071; palronus collegioriirH fai, 

cent, dendr. Feltriae, itentque Beruens. 

Brixia — C. V 4324. 4387. 4415. 4436. 4453. 
4491. 4498; colleg. ceni.: 4477; patro- 
nus collegiorum fabror. et cenlonarior. 
et dendrophonim; 4333: curalor colleg. 
fabr. el cent.; 4368. 4386. 4396, 4397. 
4406, 4408. 4416. 4454. 4459. 4483: 
coliegia faòr. el ceni,; 4422: Fabriciae 
CeiitonÌa£ Arethusae uxori . . . Fabri- 
cius Centonius collegiorum lib{ ertus ) 
Cresimus. 

Concordia — C. V 8667: patronus coli, f ab. 
et cettt. 

Feltria — v. Berua, 

Patavium — C, V 2864: patronus collegi een- 
lonariorum. 

Verona — C. V 3411; magister collegi cen- 
tonariormu candidatus; 3439: ntag. col- 
legi cent. 

Vìcetia — C. V 3111. 3187; coHeg.cenl. mu- 
nicipi Vicenlin. 

Reg. XI: 

Bet^omiim — C. V 5X7&: patroma coli, fabr, 
cent. dend. municipii Bergomatis. 

Comiuii ^ C. V 5446; centuria cenlonar. do- 
iabrar. scalarior.; 5283: collegium cen- 
lonar.; 5447: q(uaeslor) collegi cenlo- 
narior. anni quo curia dedicata est; 
5658. 5914: colleg. cenlan. 

Mediolanum. — C. V s(>X7. 5701. 5738- 5894. 
5869: coliegia fabr. et centon. cf. C. 
XI 1230. 

Novaria — C. V 6515: palronus coli: cent. 

Cemenelum — C. V 7906: coli, cent.; 7911: 
patronus colleg . . . orum; 7881: col- 
leg[ia Iria) quib(us) ex s(emttus) c{pn~ 
sullo) c{oire) p[ermissum) est, patrono 
digniss(imo). 

Alpes Coliae: 

Segusio — C. V 7263: coli, cenlonar. Segu- 



G alila Narbonensi.s: 

Aqiiae Sextiae — C. XII 526: nuinerus col- 
legi cenlonariorum; 523""; [cor]pora- 
l{»s) centonar(ius). 

Arelate — C, XII 700: patronus fabror. no- 
vai. utriclar. et cenlonar. 

Massilia — C. XII 410; centonarii corporali 
Massilienses — patronus. 

Nemausus — C. XII 27.54. 3'3; '"'/Z. cento- 



Vasio — C. XII 1382: Genio collegi cenlo- 
nariorum Vas{iengrum) cf. I385; Cen- 
lania (mulier). 



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i8» C E N 

Ugernum — C. XII 1824 cenlonatìi Uger 

G alila Liiguduneiisis: 

Li^udunum — OH. 7419" ctiilo^arxt 7-S6 
centonarius Lug. consirient hoiiotatus 
(come socio onorario è ascritto al col 
iegio un nauta j4rartcus e negotiaior 
frutnentarius). WE. 22iy. palronus cen- 
tonarior. Lug(dimi) coìtsislentium; 2232 
(= C. XII 1898 Vienna): cenionarius 
honoralris (al collegio è ascritto un sa- 
garitis corporatus). 

Dacial 

Apulum — C. IH 1174: coli, centonarior.; 
1208: palroH. colleg. cent.; 1207: coli, 
fabr. tt cent.; 1209: palron. collegio- 
rum fabr. centonar. et nautar.; 1217; 
palr. coli. fabr. et dendr. 

Dal malia: 

Salonae — C. Ili 2107; dec{urio) coli. fab. 

Pannonia superion 

Camuntum — C, III 4496" ^^ 11097; col. ve- 

teranor. centonarior. 
Siscia — C. Ili 10836: praef. c[oll.) c{ento- 

hg — e. in 10738: palr. coli, dendrofor., 
praefectus et patronus coli, cenlonario- 

Panuonia inferior: 

Aquincum — C, III 3583: coli, cent.; 3554, 
3569=10519: coU.fabr. et centoii. 

Cibalis — B. Ili 10253: col. cento{nariornuì). 

Stuhtweissenburg ~ C. Ili 10335: tnagisler 
coli, centonarior. {forse sarà il collegio 
di Aquincum). 

Baetica: 

Hispalis — C. II 1167: Imp. Caes. T. Aelio 
Hadr. Antonino Aug. Pio .... cor- 
pus centonarior am, indulgeufia eius col- 
legio hominum cerilum dumtaxat con- 
slituto cf. Plin. ep. ad Trai. 33,3, 

Hispania Tarraconensis: 

Tarraco — C. Il 4318 . . , colleg . . . cent. 
Nell'Africa non si hanno collegi di /aeri 

e cenlonarii, ma soliamo dì dendrofori: è 

assai incerto se C. Vili 10523 nel frammento 
'. .onari si possa leggere r^n/iHiar/. Altrove ri- 
corre un collegtus Fabrtcttis (C. Vili 3545). 
Anche nella Bntannia mancano i cenlona- 



G. Gatti 

CENTONDIS (?). — Sopra un'ara tro- 
vata a Saint Poni, presso Nizza, nelle Alpes 
Maritioiae, leggeà (C. V 7867): D. Vesuccùis 



^ CEN 

Celer C Hto?idi j{oluin) s(olzil). Il nome della 
duniifi senza dubbio celtica dall'AUmer (RE. 
1887 p 285) SI vorrebbe mettere in rela- 
zione cin un luogo di devozione chiamato 
Ctiìtuindii a simigl aiiza del dio dei Pirenei 
Sexarboìi lo Steuding (Roscher's I^xikon 
s V ) col nome della città Centobriga nella 
Celtiberia. 

CENTUMCELLAE {Civitavecchia). — 
C. XI 3517 — 3571°- — Sul litorale de! 
Tirreno, stazione della via Aurelia dopo Ca- 
strum Novum (!tin. Anton, p. 291. 300, 301 
Tab. Peuting 3, 2, Ravenn. 4, 32; 5, 7). La 
menzione piiì antica se ne ha in Plinio ÌI gio- 
vane, nell'epistola [6, 31) ove descrive it por- 
to e la villa costruitivi da Traiano, e nella 
quale spesso si recava l'imperatore Marco Au- 

r (F t d M C N b 



quae T u 

g 
pò de g 



siliLT lui d m Roma(B'\I i8})o p 
forse la parola \Centuin\celltnses 

B RIANN C I Lat \[ p 5)4 

CENTUM GRADUS - v UpKolmm 

p Sg 

CENTUMVIRI — Cosi so» chiamati 
invece del n me comunissimo di deciiìiones 
1 componenti del senato locale del municipio 
di Cures nella Sabina (C !X 4952 4957 
4959 4970 4973 497^ 497S 4951?) di cut 
1 ordinamento comunale r monta al più tardi 
dopo la guerri sociale e del municipio di 
\ eli nel! Etruria istituito al tempo di Atigu 
sto {C XI 3801 380'; 3806 3807 3808 
3809 ì8ii 3814Ì e cento sono i decurioni 
della colonia di Canusium inscritti nell albo 
(C IX 338) e iltrettanti avrebbero dovuti es 
sere quelli delH colonia che per la lex Ser 
villa SI avrebbe dovuto dedurre in Capua 
{Cii de 1 agr 2 is 96) Era questo il nu 
mero normale dei senaton municipali e sen 
za dubbio in esso si rispecchia un lato del 
I antichissima costituzione di Roma dove se 
coiido la tradizione loo sarebbero stati 1 pn 



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CEN 

mi senatori nominati da Romolo (l iv i 8 
7 Dionys -• i-» Test p 246 s \ pjtres 
P 339 s V seti ilorer etc cf Mommsen 
Staafcrecht 3 p 842 84'i RTarquardt Staats 
verw I p 184) Notevole è nelle iscrizioni 
di Cures su riferite e che per la magg or pir 
te sono decreti di quel senato die 111 alLiine 
di e<ise e usato il nome di centuin iti insieme 
con quello di d cunoiies C I\ 4957 sevtit 
Augttsiales qui ob dedtcalioneìii etns de 

cmtonibus et popiUo c/us/rii[ui] etnmlstiin de 
derunli] L(t)cus) d{aìits) d{ecielo) c(enitiimi 
rmn) 4970 consesus decmwnum L{ocus) 

d(alus) d{t)cre{lo) c{eìiliimzirum) 4976 detti 
r{ionum) [deoelifi) allecio] [deat\rto«es 
L{pcus) d(attts) d\ecreto) c(eutum),.(iriìm) 

Centrimi in <!i dissero pure i giudici com 
ponenti un tribunale che in Roma giudicnia 
speaalmente nei processi di ereditd I a isti 
tuzione rimonta al secolo \l di Roma o il 
principio del VII Essendo costituto il tribù 
naie dalle 3s tribù che divennero tali nel 
513 u e esso e posteriore a guest anno e 
anche ali inno 517 in cui la le». Crepereia 
ridusse il sesterzio a 4 assi (Gai 4 95} d al 
tra parte hi sa che I Crassus morto nel 663 
u e d fese una causa presso 1 centumviri 
(Cic Brut 39 =;3 de or i 39 prò Caec 
74) Essi erano eletti 1 ]>er ognuna delle 35 
tnbu !-est ep p 54 « cum essent Roime 
V et \X\ tnbuH terni ex smg ibs tri 

bubus sunt electi ad ludieaiidum qui 
hcet V amplins qnam C fuerint tam quo fa 
cilius iiominarentur C viri sunt dicti » (cf 
Varrò de re r 2 1 26) Nel tempo della 
Repubblica il tribunale era sotto la presidenza 
di guaestortt (Suet Aug 36) Augusto però 
tolse loro la presidenza e l afhdò ai deceniviii 
littóuf ludi aiidt\ e a nn pretore detto hasii 
rius {nm ep 5 gt^i] 5 Gai 4 16 \at 
Max 7814 Qumt mst 11 1 78 Suet 
Aug 36) Cf Mommsen Staatsrecht 2 p 
324 231 590 seg 608 Bctlimann Huilwej, 
Ram Civilproreas 1 p 57 seg Cf Dec«iniiri 
Praetor. 

CENTUNCULUM. — Nell'editto di Dio- 
cleziano « de pretiis rerum » 7, 52; Cenimi' 
culum equestrae qnoactile album sìbe nigrum 
librarum trium {denarios) ceitimn; 53; Cen- 
tuncltitn prinintn omaiiim ab acu ponderis s{u- 
pra) s{eripti deaarios) CC quing{uagi>ita). Da 
cento, che originariamente significava un abito 
fatto di pezzi di vecchie stoffe, quale era usato 
specialmente dagli schiavi (Cato, de agr. 
59. Fest. p, J34 s. V. prokibere. Colutn. i, 



CEN 



183 



8 etc ) o anche cenluiieulus (Sen ep 80 8 
ApuI met 1 6 7 5 etc ) è nell editto prò 
priamente indicata quella speae di coperta 
usata pei cavalli {equestre) spesso in luogo 
della sella (I iv 7 14 7 \ eg \et % 59 a) 
L aggiunta di coulile accenna al feltro come 
materia onde era fatto Cf BlUmner Maxi 
maltari p 114 

CENTURIA — Due significati generali 
ha la parola 1 uno come complesso oT^nico 
di [ ersone I altro come quantità limitata del 
suolo (v Centnnatio Nel senso di edificio 
di CUI non È possib le il determinare le natu 
ra SI h-i solt-into in una iscrizione di Isca 
nella Bntannia (C VII 107 Intp{eratores) 
Vileiianus et Galhenus Aiig(usti) et Valeria 
Ulti nobt/issimus Caes{ar} cohotlt VII centu 
t tas a solo restttiterunt per Desttcmm lubattt 
curante Domit(io) Poteniit^o) praeJ[eclo) 
teg{ioms) eitisdem e in un altra di Roma (C 
VI 219 Fabio CaiHllino M Flamo -Ipro 
co{ii)s{ttlibm s. 130 d Cr ) Coh{pts) IV{cett 
i iiaì C Caeli C f Pipiiia l-alent{ts) Tu- 
sciiio aeduuiam miimoiiam cum lahts aerets 
cetUuria ex pecunia sua Jecit ttem C Coeitus 
Vaietis {ceituno) ex pecunia sua centunae 
pawientiim strami) 

Nel significito di complesso di persone 
la ce iluria appare siccome parte o frazione 
dell esercito (i) sezione di connzii (2) e sud 
divisione di ccllegi (3) I ordine di questi tre 
duersi ra[ porti e nello stesso tempo anche 
cronoligico m quanto die la centuria politi 
ca o comiziale non sor^e che dopo la nforma 
Serviana quando ^a prima esisteva la mili 
tare e la collegiale senza dubbio è posteriore 
ali una e ali altra 

I Centur i militare 
fila anche la centurn militare per sé non 
fu sempre la medesimi Essa vano col tempo 
sia rispettt ai suoi rapporti con la cittadinanza 
romana e Lot distretto di leva sia rispetto al 
numero e ai corpi miliari di cui faceva par 

i) Prima della riforma Serviana. 

Molto probabilmente l'originestessa della pa- 
rola rimonta all'antichissimo ordinamento mili- 
tare ne! perìodo monarchico: Centuria=centu — 
viria, vir = guerriero nel senso antico della 
parola (Corssen, Aussprache 3 p. 683), è il 
corpo militare di 100 uomini (Varrò, I. L. 5, 
88. Fest- ep. p. 53 s. v.); donde poi il signi- 
ficato di 100 keredia o 200 iugera (Varrò, r. 
r. 1, 10, 2). La tradizione ci dà il primitivo 



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P!^f*"^^t*-«ft^ ' ' 



184 



CEN 
3 romano conipusto di 3000 milite^ for 
manti la legione e 300 equi/es ptr modo che 
le tre Inbu dei Ramnes Tities e I ucereii da 
vano aascuna un contingente di 1000 fanti e 
uno di 100 cavalieri {\ irro 11 5 89 91 
cf Dio Cass fr 5 8 I IV I 13 8 Dion^s 
2 13 etc ) Mentre però esia accenna diret 
tamente alle 3 ceiUurnie equìtum (Liv i 13 
B 1 36 2 I 43 9 Dionys a 13 etc ) 
non parla esplicitamente di una simile suddi 
visione dei mtliies Ma che questa suddiM 
sione VI sia stata per modo che 1 infanteria 
sarebbe stata anch eisa divisa in 30 cenimite 
e 100 tunnae come la cavalleria in 3 lentii 
rtae e io lunitae è sostenuto dal Mommsen 
fondandosi specialmente sul luogo di Dionigi 
(3 7 cf 14) in CUI la tutta è agguagliata 
alla centuria e sull altro di Pesto [ep p 54) 
nel quale è detto che «populus Ronianus per 
centenas turmas dmsus erat* Cosi secondo 
lui le 30 cune in cui era divisa la cittadinan 
za romana sarebbero state anche altrettanti 
distretti militari nel senso che ognuna di esse 
dava come contingente ali infanteria un^ ceu 
luna o IO ieiurtae in guisa che ogni turtna 
composta di 30 uomini comprendeva una de 
cuna per ognuna delle tre tnbu Del pan 
ogni curta dava alla cavalleria un contingente 
di I decurta (Fest ep p 55) quindi si a\e 
ano 30 decunae io per ognuna delle tre tnbu 

3 centurtae e io liiniiae ognuni composta 
da tre deiuriae una per ogni tribù (\arro 

1 L 5 gì Fest p 355) Come la Lcntui la 
dell infanteria era comandata A-ì un ceniutio 
o cenlurtoHus (Dionys 2 7 Fest ep p 49) 
cosi la decurta della cìvallena da un decurto 

decurtonus (Fest ep p 49 71 75) e come 

1 3000 uomini della prima aveano a capo 3 
inòutii ntlhttim ciascuno comandante 1 1000 
uomini contingente di una delle tribù {\arro 

I L 5 81 Dionvs a 7 Plut Rem 20 etc ) 
I 300 equìti erano comandati da forse anche 
tre, tribuni celerum, che Valerius Antias (D10- 
nys. 3, 13) chiama pure centurioni (oiixti»' 
TiX|VD( cf. de vir, ili. 1. Serv. Aen, 11 603 
Mommsen, Staatsrecht j p. 177). 

Nello slesso periodo monarchico, secondo 
la tradizione sotto Tarquinio Prisco, proba 
bilmente per effetto dell'annessione del co- 
mune del Quirinale a quello del Palatino^: 
Esquilino, le 3 centurie degli equiti furono 
raddoppiate, distinte in 3 di Ratunes, ftties 
e Lucere! priores o primi, e 3 di Ramnes, 
TiHes, Luceres posieriores o secundi (Cic. de 
re pub. 7, ao, 36. Liv. i, 36, 7. Fest. p. 
344=349 s. V. se^ Veslae). 



CEN 

Non essendo 1 plebei peranro riconosciuti 

ne ci( adira Romini in questo tempo le 

dell infanteria che delh ca\alle 

ria eraii composte unicamente di patrizii o 

gentiles Cf Mommsen Staatsrecht 3 p 103 



2) Secondo la riforma Seri lana 

Con la riforma attribuita a re Servio Tnl 
ho e che fu e'isenz ni mente e onginarnmente 
militare e secondariamente pohtic-i scompare 
questa esclusione dei plebei dai servizio mih 
tire regohre e anch essi riconosciuti cittadi 
m Romani 111 quanto aveano una proprietà 
fondiaria fanno pirte delle centurtae dell e 
sercito (cf Mommsen Stntsrecht 3 p ?44 
segg ) Per effetto delK stessa riforma le cen 
turi e dei civalierida6 furono aumentate a iS 
le prime rimanendo costituite fino a un certo 
tempo di soli pattizn poscia anche d plebei 
e chiamintlsl ancora come prima dei Rata 
tus Fities e Luceres prtotes e posictiores 
le 12 d fatto almeno composte di soli plebei 
e dette per eccellenza centurtae equìtum {Liv 
I 43 cf 43 16 14 Cic de re pub 2 22 39 
etc etc Mommsen Stiatsrecht 3 p 107 3 255) 
Esse rimasero in seguito dello stesso numero 
anche quando non prestarono più un servigio 
mihtare effetttv a e si trasformarono in ordine 
ejuestie (v Equit^s) I e 
teria perù non solamente \ 
mero rispetto alle antiche ma soii messe in 
un nuovo ripporto con la propr età con !a 
specie del servigio militare a cui enno chia 
mate con 1 età dei cittadini che le compone 
vano e col distretto di leva 

a) Rappotto con la proprteta 

Stabilito il nuovo principio che il servizio 
mihtire dovesse avere per condizione princi 
pile una certa misura di proprietà in coloro 
che lo compivano (cf Tnlios) e che 1 soldati 
dell infanteria [miliies) dovessero armarsi a 
proprie spese {Fest ep p g) le centurie di 
quella luron distribuite in due gnndi catego 
ne ■ L una composta di classici cioè tali che 
aveano un armatura completa l altra di m/ia 
ctassem o di tali che erano meno completi 
mente armati e questa '•ategoria appunto 
secondo che 1 armatura gradualmente diveniva 
più leggera era suddivisa in quattro crdini 
che più tardi compresa la prima categoria 
SI dissero politicamente r/iijfj ed eran cinque 
(Liv. 1, 43. Dionys. 4, i5. 17. 18, 7, 59 cf. Polyb. 
6, 31. 33 etc. Mommsen, Staatsrecht 3 p. 213 
segg.). In origine alle 5 classi corrispondeva 
una proprietà fondiaria di graduale misura. 



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CEN 
rìù tardi, in seguito alla riforma del 442 u. e, 
che alla proprietà fondiaria sostituì. ÌI patrimo- 
nio in genere, e a quella del 4SS u. e. relativa 
al sistema monetario (Momnisen, Staatsrecht 
3 p. 247 segg.), alla prima classe corrispondeva 
un patrimonio di 100,000 assi o iao,ooo se- 
condo alcune fonti (Plin. nat. liist. 33, 3, 43. 
Fest, ep. p. 113), alla seconda di 75,000, alla 
terai di 50,000, alla quarta di 25,000 e alla 
quinta di 11,000 e secondo Polibio (6, 19, 2) 
di 4000 (Liv. I, 43. Dionys, 4, 16, 17 eie). 

Quanto alle centurie degli eqtciUs, poiché 
questi erano stanziali e ricevevano dallo Slato 
ii cavallo e un'annuo sussidio pel suo mante- 
nimento (v. Kqqiteì*), cosi esse non hanno un 
vero rappoito con la proprietà e (piiiidi con 
le classi censuali. In origine erari formate da 
cittadini scelli fra i più opulenti e di alto gra- 
do sociale (Cic. de re pub. i, 22, 39. Liv. i, 
43, S. Dionys. 4, 18), e soltanto alla metà 
del secolo IV di Roma fu deleiniinito un 
cens.o speciale, che per altro non è ben 
nolo (Polyb. 6, 42, 9. Liv. 5. 7: 34i 3'. i7). 
e alla fine del VII secolo era <1Ì 400,000 
sesterzi, cioè :l decuplo di quello riLlnesto per 
le centurie dei intlile^ della primi disse (lu- 
veii. 14, 323 seg Phn nat hibt 33 2. 32. 
Horat. ep. 115'' Suet Cnes 33 etc). 

b) Rapporto col geneie del su izto. 

Benché 1 obbligo al servizio militare fosse 
stato comune 4 tutti 1 cittid p 
lutti lo prestai ino nello stess d Ed 

sotto questo rispetto the il p p d II 
proprietà e la d stribuzione in 1 
un'applicazione pritica in qu t I 
conda che i cittadini avevano I 

tivo alle classi o 11011 ne iv p t 

mio inferiore a quello della q t 1 se 
erano distribuiti in cenlunae d / 

turiae di inetiiies Le prime p t d 

toro che presta ano un effettivo servizio con ie 
armi, erano i 8 di cui iS degli tqinles e 170 
dei miliies { ic de re pub 2 20 40 Dionys. 
4, 18. 19. 20 7 59 IO 17 etc v più sotto). 
Le seconde, formate di coloro che compivano 
altri ufficii nell esercito erano 5 cioè centuria 
fabrum tignai lorum (Cic de re pub 2, 22, 
39. Liv. I, 43 3 Dionja 4 17 7 59Ì. '■'^«- 
luria fabrum aerar omm (Liv I e Dionys. 
1. e), ceuluria liticiraim o (ubitmuiii (Cic. de 
re pub. 2, 20, 40. Liv. 1, 43, 7. Dionys. 4, 
■7! 7. 59). centuria cornicinum (Cic. Liv. 
Dionys li. .ce.), e centuria adcensomm velato- 
rum (v. Aceensns). 



CEN 



.83 



e) RappoHo con l'età. 

Secondo t'etii dei cittadini chiamati al ser- 
vizio militare nel l'i 11 fanteria, questa si divide- 
va in due leve o categorie. L'uiia compren- 
deva gli uomini atti alle armi dal 17° al 46° 
anno compiuto, l'altra da questa età al 60° 
anno (Liv. 43, 14, 6. Geli, io, 28 cf. Polyb. 
6, 19. 2. Cic. de seiiect. 17, 60. Dionys. 4, i5. 
Fest, p. 334); quella, detta dei !«««';'«, formava 
l'esercito attivo, questa dei seniores, la riserva. 
Tale divisione era applicata agli annali delle 
cinque classi, per modo che ciascuna di que- 
ste comprendeva un egual numero di centuriae 
iiinìormn e di centuriae seniorum, e propria- 
mente 40 e 40 la prima, io e io la seconda, 
la terza e la quarta, 15 e 15 la quinta, quin- 
di 170 centurie (Liv. i, 43. Dionys. 4, 16. 
17 etc), le quali, aggiunte le i8 degli equiles 
e le 5 degli iiieimi-s, divenivano in tutto 193. 

La divisione per età non era quindi ap- 
plicata né alle centurie degli eguites, né a 
quelle degli inermes : e ciò senza dubbio , 
perchè degli uni e degli altri si avea poco o 
punto bisogno per la difesa della città, a cui 
principalmente era destinata la riserva. Quanto 
ai cavalieri in ispecie, dipendeva dal magi- 
strato, censore, il giudicare quando per ragion 
di etii essi dovessero lasciare il servizio attivo. 

d) Disirelio di lena. 

Laddove prima della riforma Serviana di- 

1 ^ ; loc 1 S Q t p ò 

q t q 1 



1 



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q 11 d II f 



1 



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/ (F t p 77 q ts l D ys 

4 7 7 59) E p he è d ti 

nanzi, la condizione essenziale pel servizio 
militare era dapprima la proprietà fondiaria 
del cittadino, . il quale apparteneva a quella 
tribù dove la possedeva, cosi quella iscridone 
avveniva cosi, che i iribules di ogni tribù 
erano distribuiti in tutte le centurie, natural- 
mente in quelle della classe a cui corrispon- 
deva la relativa misura della loro proprietà 
(Dionys. 4, 14 cf. Liv. 4, 46, i). Né il procedi- 
mento mutò in sostanza, quando dopo la ri- 
forma del 442 u. e. non più la proprietà fon- 
diaria, ma il patrimonio in genere fu posto 
come condizione per appartenere alle tribù 
(cf. Mommsen, Staatsrecht 3 p, 267 segg.). 



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i8S CEN 

Fondamento delle liste dette 
quindi le liste redatte per tribù allo scopo 
del tributo, per modo che i cittadini inscritti 
in queste passavano in quelle, distribuite a se- 
conda del patrimonio in 5 classi e per età m 
iuniores e seniores. Erano quindi esclusi quelli 
che non ancora aveano compiuto il 17 " anno 
e quelli che aveano raggiunto questa età e 
non ancora oltrepassato il 46.° anno erano \\\ 
scritti nella iabulae iunioriim (Liv ->4 18 7 
cf. Polyb, 7, 33, 9; 6, 19, 5). Da queste pis 
savano nelle tabulae seniorum cosi quelli che 
aveano oltrepassato il 46.° anno e quindi 
erano esclusi dal servino militare in cimpagrna 
(Liv. I, 43, 2; 5, IO, 4; 6, 6, 14 10 21 4 
etc.), come quelli che per avere oltrepassato 
il 60.° anno erano immuni da ogni carico pub 
biico {Varrò, de vita pop. R. presso No- 
nius p. 523 cf. p. 86 cf. Senec. de brev. vitae 
20, 4 etc. cf. Mommsen, Staatsrecht 2 p. 407 
segg.; 3 p. 262). 

3) Dopo la riforma Serrjana. 

Questo sistema militare non durò oltre il 
secolo III di Roma; probabilmente già circa 
la metà del IV esso era stato sostituito da 
un altro, che alla falange Serv'iana avendo 
sostituito l'ordinamento per manipoli, e quindi 
resa inservibile l'antica classificazione per ar- 
matura, ogni rapporto tra le classi censuali e 
resercitoscomparve{cr. Marquardt, Staatsverw. 
3 p. 332 segg.). Allora mutò pure la formazione 
delle centune dell mfintena non quella pero 
della cavallena le cui centune si e già detto 
essere continuile fin nel tempo dell Impero 
1.^ legione era suddivisa 111 30 tnampuli ognu 
no m origine composto di 100 ujmini e co 
mandato da un centuno (Orig gent Rom 
3a 3 Plut Rom 8 Isid ong 9 1 50 18 
3 g Liv I 52 etc ) sicché il manipolo cor 
rispondeva ali antica centuria Ma più tardi 
a renderlo più facile nei moMmenti esso fu 
suddiviso m Ams centutiae (liv 8 8) aumen 
tandosi a 120 il numero degli uomini e tutta 
la legione ebbe 60 centuria^ (Poljb 6 24 
Dionjs 9 IO Liv 42 34 fX.Q) le quali 
composta ciascuna di 60 uonnni erano suddi 
vise secondo le tre categorie de?li hasiait 
dei pntuipes e dei tiiotii m guisa che ognu 
na di queste armi era composta di 20 centurie 
(Polyb. 1. e. Geli. 16. 4, 6. Serv. Aen. 11, 
463 etc. cf. Marquardt p. 345 segg.). Né la 
riforma dell'esercito attribuita a Mario, e che 
divise la legione in io cohories, uè quella de- 
gli ultimi tempi della Repubblica e che por 
durò nell'Impeio, e secondo la quali 



CEN 

delle IO coorti della legione era suddivisa in 3 
manipoli e ogni manipolo in 2 centurie (Mar- 
quardt p. 435, 455 segg.), toccarono le ceittu- 
riae: queste rimasero sempre 60 (Geli. 16, 4, 
6 Tac ami i 32 Hygm t 2) Come nel 
1 Impero potesse \arnre il rapporto delle 
«hors Sul modo 
uomini delle cen- 



seguito ora ne! reclutare gli u 
turie V Dilecliiì 

4) Cotpi niihlart Ofiliiiali 

Oltre alle legioni qiusi tu 
militan nell Impero e gli stei 
flotta enno suddivisi 
dando quindi alle parole indicanti quei corpi 
qui riferiamo le iscnzioiii che rispetto ad 



gli altri corpi 

uomini della 

Rimai] 



.) Lohot Ut prcu tonai — C II 2610 {tes 
■Ho, sigttìfer). — III 2887, 3027, 
5538, 6085 {mililes). 7334 {optio). 9870 {ììtiles). 
— V 918 {eqiies). 923 {centiiriof). 2832, 5071 
{specnlatores). 5569, 8281 {milites). — VI 9, 
37 {inilites). 100 (optio equitimì). 170 {viiles). 
'75('') {.optio valeiud.). 208-214, 269 {initi/es). 
323 (bene/, pr. pr.). 375, 674, 2375 a, 6, e. 
2377. 2379 «. *. 2380, 2381, 2383 (iiiilites). 
2385 (oplio), 2386-2389, 2395-2397, 2402,2403, 
2421, 2424-2428, 2430-M33. ■'4Z5-M37 {«lili- 
tes). 2438 (eguiles). 2441, 2441, 2444 (milites). 
2447 {optio). 2448-2452 {'uilites). 3453 {specii- 
lator). 2455, 2456, 2459, 2461, 2463-2468, 
2471-2478, 2483, 2484, 2486, 2493, 2494, 2496, 
2497 2300 2502-2505, 2509. 2511-2513 (mili- 
lei) 2119 (eques), 2520-2524, 2527, 3529, 2534, 
3t;35 2540-2544. 2546, 2548-2553. 2559. 2564- 
2567 (iintzies). 2570 (tubicen f). 2571 (viiles). 
2372 (tgues) 2574. 2376, 2577, 2579. 2583 
(inilites) 2586 (spectilator). 2587 (inites). 2591 
(egues) 2592, 2593, 2595, 2598, 2599. '^^00, 
2602 2603 {milites). 3607 {speculator). 2608, 
3612 2613 2614, 2616, 2617, 2619-2622, 2625, 
2628 26292631, 2634-2637, 2639, 2643 (wi- 
titi.'') 2644 {bene/, pr. pr.). 2646, 2648, 2653 
{milites) 2653 {speatlator), 2654, 2655 {mili- 
tts) 2659 (sec. tr.). 2660 {speculator). 2661, 
2665 2666 [milites). 2667 {optio). 3669 (mi- 
Its) 26,2 (eqiies). 2673 (bene/, pr.). 2674, 
2675 2679 2683 (tiiiliies). 2683 (speculator 
Aug ) 2684-2687, 2689, 2690, 2693, 2694 (mi- 
lites). 2693 (egaes). 2696 {miles), 2697 (cam- 
pidoctor). 2699-2702 (mililes). 2705 {tessera- 
riusi). 2707, 2710-2715, 2717-2721 (milites). 
2722 {specul.). 2724 {roriiic,). 3735, 2726, 
272S-2731, 3733, 2735, 2736, 3740-3743 (»«7i- 
les). 3743 (specul.). 3746 (egaes). 3747 (optio). 
375'-275'1. 2756. 2757 {milites). 2758 [optio). 



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CEN 
3760-2763, 2767, 276S, 2769, 2786, 2799, 1801, 
2S03, 2822, 2833, 2845, 2846, 3691, 3693, 
371'. 3889, 3890. 3894, 3895. 3898 {viUites). 
3899 (speculator), 3900 [miles). - Vili 70S1 
(iiiiles). — IX 1602, 2168, 2838 "'* {tHÌlites). 
3520 {jhìsshs hott. miss, rx corte). 3853 (mi- 
Ics). 4683 {veleraaus). — X 5832 (veUranus). 
— XI 20 (Usser.). 834, 1435 {mfiìtes). 1S03 
(oplio). 1842 {fienef. ir.). 1903, 3582, 3849, 
5484, 5385 (inrlites). ~ XIV 224, 2430, 2905, 
2951, 2952 (mililes). — EE. 4, 885, 887, 892, 
893 {miliies). 894 {opiio). 895, 896, 898, 901, 
903, 904, 905, 909 {miliies). — NS. 1879 p. 
138; 18S2 p. 414; 18S7 p. 69. 3?3 {'"i/iles). — 
BM. 1887 p. 258; 1892 p. 299 [miliies). 

b) Sfatores. — C. VI 1009, 2953-2958. — 
RA. 1S86 II p. 102. 

e) Cohortes urbariae. — C. VI 14, 217, 
218 (mililes). 218'' [imag. o immiin.), 2166, 
2404, 2405, 2864-2867, 2874-2877, 2880, 2883, 
2884, 2886, 2890, 2896, 2897, 2905, 2907, 
2908, 2910, 2912, 2914, 2916, 2918-2911, 2923- 
3932. 2939, 2940. 2941. 3905 ('"ililes). — Vili 
1024, 1025, 1583, 8890 {miliies). 4874 {oplio, 
sigtdj., fisci curalor, optìo ab actis urbi). 
5230 {miles). — IX 3519, 4455 (mililes). — 
X 1263, 3880 (mililes). 6443 (.":?'"/-)■ - XI 
193S {miles). — EE, 4, 887, 915 (mililes). — 
NS. 1885 p, 69; 1886 p. 53. 

(1) Cohorles vìgilum. — C, \'I 220 {ve- 
xilt., oplio, tess.). 221 (prirrcipales: bene/, 
sub praef., vexill,, oplio, tess., bene/. Ir., 
libr. sub praef., Hbr. coh., secul. Ir., buci- 
nai. , hotTearius legianis ? ex oplio iranstatus 
in stationem f). 332. 334 (miles). 1056 (optio, 
iess.y vexill.). 1057 (oplio, iess. vexill.). 1058 
(optio, Iess. vexill.). 1063, 2962', 2964 (mili- 
les). 2965 {vexill.). 2966, 2971, 2973, 2975, 
2982, 2986, 2987, 3984, 2996. 3000-3002, 3004- 
3011, 3013, 3015, 3020, 3033, 3024, 3028, 
3029, 3038, 3041, 3042, 3045, 3047-3049, 3053, 
3053, 3055. 3056 (mililes). 3057 (t?ptio). 3058- 
3063, 3068, 3072, 3075 (mililes). 3076 (oplio). 
3079, 3081, 3083, 3884' (<«(/(■/«). — X 1768 
(miles). - XI 3520 (lesserarius). - EE. 7, 
1222 {miles). 

e) Legiones. — C. II 1691. 2545, 2639, 
3763, 3983 {mililes). — IH 89, 95 {oplio). 
187, 2833, 3538 (mililes). 3530 (optio). 3567, 
4456, 4463*, 4465, 4473, 4484, 4486, 4577, 
4578, 4491 {mililes). 6022 (signi/er). 6023, 
6417, 6419, 9542. (mililes). 6580 {lubicen, si- 
gnifer, bene/, prae/. castr., optio). 7441 (mi- 
les). 7625 (immiiuis). 8723, 9906 {mililes). 
II339 {eques). — V 936, 932, 7873 {mililes). 



CEN 



i«7 



— VI 3370 (cèniuria coierie. ... prùtcipis pò- 

sterioris). 3372 (ceni. coh. kastati poslerioris), 
3397 {cent. coh. prìncip. post.). 3404 (cetU, 
coh. pili poslerioris). 3567 {miles). — VI 3614, 
3626 (mililes). 363S {oplio leg. I. Hai. ceni. 
I coh. pi incipis poslerioris). 3639, 3640 {mi- 
liles). — VII 913'' (miles). — VII! 1876, 2103. 
'531 (optio). 2943. 3028, 3075, 3100, 3174. 
3226, 3245, 3268, 7082, 9656, 9658, 9761, 
10626, 10629 (mililes). 12539 {lubicen). — IX 
2092 (centuria principis). -~ X 1774 {miles). 

— XII 2355 {miles). ~ XIV 3272, 3274 (""'- 
iiies). 227S (librarius leg.). 2279, 2280, 3291, 
3396 {mililes). — EE, 3, 914 (miles); 4 p, 
345 (cohorte fi cenlaria principis); 7, 186, 
313. 851-853, 855-857, 863. 878, 879, 880, 
881, 897. 950, 996. 1006. loro, loii, 1013, 
to22, 1031, 1051, 1059, 1074-1077, P. 4^8, Il 
(mililes). — RA, 1893 II p, 140 (miles). — 
Bl,. p. 311 (miles). — BRh. 457, 1307 {mi- 
lile.'i). 

f) Alae. — I Flavia Gemina {EE. 4, 618: 

g) Cohortes auxiliariae. — I Alpinorum 
(C. III 3353; optio). — ili Brilaiinorum (C. 
V 7717: miles). — II Cirteiisium (C. Vili 
9631; miles?). — 1 Frisiavorum (EE. 4, 674: 
mile^). — III Galiorum (C. li 1127: miles). 

— I l.igiirum (C. V 7887, 7898, 7900: mili- 
les). — III Lucesis (C. II 2584: miles). — 
Nautariim (C. V 7887. 7892: mililes). — I 
Panuoniorum (C. V 885: miles). — II Sar- 
dorum (C. Vili 17537). — IIU Sygambrorum 
{C. Vili 9393; miles). — Vili Voluntariorum 

civium Ronianorum (C. Ili 6365). — IH 

(incerta C, III 12031, 4). 

.i) Numeti. — Numenis Syrorum (C. Ili 
7493: sigui/er), 

le) Classes praetoriae. — Misenatium: C. 
Ili 55^1 6109 (milites). — VI 1063, 1064 (cen- 
turia, nome della nave). 3096, 3099, 3130, 
3135. 3141 {mililes). — X 3338, 3377-3378, 
338'-3384. 3533. 6800, 8119 (miles cenlaria, 
nome della nave). 3380 (scriba, centuna e 
nave). 3385 (gubemator). — XIV 232 (miles?). 

— NS. 1877 p. 123 (miles). — Ravennatis: 
C. IX 3891 (miles). — Incerte: III jsS (mi- 
les). — C. V 2834 (?). — VI 3165 (cenluria, 
nome dei centurione e della nave). — IX 43 
(miles de liburna). — X 3386-3390. 7592, 
7595 (miles cenluria illius). 7288 (miles navi 
centuria illius). — Biade, Épigr, de la Ga- 
scc^ne n. 181 (centuria cohortis). 

I) Corpi militari incerti. — C. II 2433, 2435. 
— • III 1015 (opiio). 3433 {lesserarius). 4287 



y Google 



i8ft 



GEN 



[signifer). 4400, 4454. 6576. 7662 (centurio), 
11107 {opHo). UHI {immunis). 12031, 3. 5. 
— VI 16. 107, 213, 617 {vex-ill.), 3600 (i/tf- 
c«/.), 3602, 3609. 3629 {sfiecul.), 3638, 3642, 
3649- — VII 166 (oplio). 215, 331. 462-464. 
488-491. 502. 502 e ■ i. 525, 527. 529-534. 
599-608, 610-615. 625-631. 667-687. 689. 694, 
718-720. 735-738. 778-790- 793. 847-850, 853, 
854, 856. 857. 859. 899. 901. 903-905, 1027. 

1053. 1089, KOO, KOS. 1353. 1354. ~ Vili 

3603 {optio). ~ IX 5573. - X 1403* - XIV 
2254 ("/''io] - EE 3 62 - 95 loi 112 
199 7 1060 1069 — BI 1882 p 38 — 
TAZ 1892 Kbl 66 

E al Genio delle cenlunai militari die 
spesso sono fatte delle dediche (v dleniasì 

II Centuria politica 

I e centurie dell antico ordinamento mih 
tare nel periodo monarchico non ebbero al 
cuna funzione p litica Questa comincio con 
la riforma Serviana secondo la quale cosi le 
eentunae degli eguites come quelle dei milt 
tes artttolt ed vietmes cioè le 193 centurie 
di tutto 1 esercito costituivano altrettante se 
zioni de] cosi detto cotniltatiis tnaximus o co 
tnttia cenlanata (CiC de leg 34 il Geli 
3 13 4 etc ) Nel costituirsi quindi tale as- 
semblea popoldre ognuna delle centurie rap- 
presentava un ioto e la votazione individuale 
in ogni singola centuria era reg lata dil prin 
cipio della maggiorania relativa come quella 
generale di tutte le 193 centurie da quello 
della maggioranza -issoluta (M< 
408 412) cf Camilla Se però h 
me corpo militare ebbe un numeri detenni 
nato di cittadini 100 e più tardi 120 (cf 
Mommsen 3 p 265) naturalnieite come se 
zione comiziale comprendeva tutti quelli che 
compiuto il 17° anno aveino acquistata la 
piena capacità giuridica e quindi erano chii 
mati at servizio militare Cosi pure se com 
piuto il 60° anno o se per altri m)ti\i si era 
dispensati per sempre da tale servM o (Momm 
san 3 p 241 segg ) non per questo si per 
deva il diritto di votare nella propria centum 
Fino alla riforma del 442 u e pero si perde 
va temporaneamente e il diritto di servire e 
quello di votare quando per ragione d igno 
mima il censore cancellava il attadiiio dalla 
propria tnbii ciò che poteva pero essere mo 
dilìcato dal successivo censore reintegrando 
il attadmo nei propri dintti Dopo quella ri 
forma il potere del censore essendo stato li 
mitato soltanto al trasferimento del cittadino 



CEN 

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M h q pò f I 

pi fm(L 43 Cd pb 

337 Dionys 4 21 Appian beli e 1,59 
etc ) la quale pjse in un rapporto diverso da 
quello di pnma le tnbu con le centurie, e 
probabilmente rimonta ali anno 534 u e cer- 
to non è anteriore ali anno 513 in cui le tribù 
furono portate i 35 numero che è a base 
della riforma stessa Fssa non mulo I intico 
ordinamento Servnno le 5 class e in genere 
la misura del relitivo patrimonio rimasero, 
(Iseudo Sallust de re p ord 2 8 Sallust. 
lug 86 Cic de leg 1 7 19 44 prò 

Fiacco 7 15 de har resp 5 de re pub, 4, 
2 etc Serv Aen 7 716 etc ) come r mase- 
ro e la sudd visione di esse in ctiilutlie ilt- 
moritm e entunae •:emorum (Cic \err, 5, 
15 38 Horat ars poet 341) e la funzione 
delle medesime come sezioni comiziali (Cic, 
de orat 2 fi\ 260 prò Fiacco 7 15 prò 
bulla 32 91 Brut 67 237 etc Liv 26, 18, 
9 27 21 5 etc \al Max 443 Oros, 6, 
- lete eie) I a riforma consiste nella fusione 
delle 35 tribù con le centurie Mentre prima di 
es.sa nel formare le centune si pigliavano 1 citta- 
dini da tutte le tribù per guisa che queste fos- 
sero il più elle possibile ugualmente rappresen- 
tate in quelle ora invece si pigliano 1 cittadini 
di ciascuna tnbu e secondo il loro patrimonio 
SI distribuiscono nelle 5 classi ciascuna delle 
quali avea cosi per ogni tribù 2 centurie, una 
di iumores e una di semorts Qmiidi ognuna 
delle 35 tnbi era suddivisa m io centurie, a 
per ognuna delle 5 classi il che vuol dire che 
ogni classe comprendeva -o centurie 35 di 
tumores e 35 di sentoies e che per conse- 
gue uà in complesso le centurie delle 5 classi 
erano 350 A queste poi si aggiungevano le 
antiche 18 degli egiuUì e le 5 degli trurmes, 
che con le precedenti formavano un totale di 
373 centurie Hddove queste primi della ri- 
forma erano 193 Nella votazione comiziale 
però 1 voti non furono già 373 mi continua- 
rono ad essere come pnma 193 E come te 
18 centurie degli equiti e le 5 degli inermi 
rappresentavano tuttavia altrettanti voti cioè 



y Google 



CEN 

83, e d'altra parte è provato che 70 voti rap- 
presentavano le 70 centurie della i" classe 
(Liv. 34, 7, la; 26, 2; 37, 6, 3, Cìc. prò Piane. 
30, 49; de repub, 3. 33. 39), così resta sol- 
tanto il dubbio come le a8o centurie delle al- 
tre 4 classi abbiauo potuto rappresentare 100 
voti. Sulla combinazione proposta da! Momm- 
sen e in genere su tutta questa riforma v. 
Staatsrecht 3 p, 370 segg, Come nel tempo 
dell'Impero, cessata la Ainzione comiziale, sia 
continuata sotto altra forma la connessione 
tra le tribù e le centurie allo scopo delle fru- 
mentazioni in Roma, si dirà sotto (v.) Triitns. 

Ili Centuria collegiale. 

Non infrequente è 11 caso, che delle corpo- 
razioni sieno ordinate in cenluriae, ad imita- 
zione seni"a dubbio dell'ordinamento militare 
romano, come se ne hanno pure in decuriae. 
Ma come osserva ìl Liebenam (\'ereinswesen 
p. jgi), non sempre è necessario ammettere 
che ogni sezione sia stata nel fatto composta 
di 100 membri. 

In Roma tale ordinamento ricorre nel col- 
legio dei fabri soliarii baxiarii: C. VI 9404: 
Dììs nianibus L. Trebio Fido qtiinquentiali 
collegi perpetuo Jabi-um soliarium baxiarinm 
{centuriarum trimit) qui consistunt etc. Fuori 
di Roma si ha nei collegi riuniti dei /aòri e 
centonarii di Mediolanium. che appunto per- 
chè appare composto perfino di XII ceniuriae, 
p b b 1 i q no state nel fatto 

d 00 b (C V 5701 ceniuriae 

in 6 5869 t mi 5888 cent. VI; 
56 5869 t XII) N II stessa città an- 
h 1 11 g d gì contava Xli cen- 

(C V 589 ) I C m m quest'ordina- 
I II g dei centonarii 
d labr rt l (C V 5446), benché Sìa 

h p ss b 1 h q U ria stia per col- 
l £ I C p f rs cosi ordinato un 

Il gì f (C X 39 9: eius ossa nu,u^ 

A / t p t i s ci. .7305; bigas 

ni noi p t li t) \ Arva, nella Bae- 
(C II 64) ricorda il no- 
d I h om ponevano un 

rt He? ^ et ■nfiiiO.' proba- 

b tm 11 g 1 è p menzionata in una 

Iftpd d H ! p 1 (C lil 39). — In Puteoli 
gì ^ gu 1 dd si in centuria^, 

di d II q I 1 rizioni ci danno 

h 1 com P t nia (C. X 1873, 

8 7 ) d / (C X 874. EE. 8, 369). 

C I p m I anche nella cen- 

t d 11 gì d pò un 



CrDtario, come in Mediolanium (C, V 5738} 

ovvero anche un 

(Iptio (C. V 5701). 

CENTURIATIO. — Nel linguaggio tec- 
nico degli agrimensori (ROm. Feldmesser a 
p. 289), è la partizione del suolo assegnato in 
grandi zone, ciascuna di cento parcelle o sorti; 
Fest. ep. p. 53: * cenluriatus ager in ducenta 
iugera deiiuilus. quia Romulus centenis clvl- 
bus ducenta iugera trìbuit ». La fonte di que- 
sto luogo è Varrone de re r. i, io, 2 Keil: 
•L bina iugera quod a Romulo prìmum divisa 
dicebantur virilim, quae heredem sequerentur, 
heredium appellarunt. haec postea centum 
centuria ». De I. L. 5. 35 io stesso Varrone 
scrive; « centuria primum a centum iugeribus 
dieta est, post duplicata retinuit nomen »; 
passo queito che è riprodotto da Columella 
5, I, 3 e Isidoro 15, 15, 7. L'etimologia data 
nel luogo de lingua Latina, cioè nell'opera più 
antica, com'è naturale è la giusta, giacché 
centuria nel senso agrario è l'area di cento 
parcelle, nello stesso modo che militarmente 
(v, Centuria) è il corpo di cento uomini, 

Scopo della centuriazione è senza dubbio 
quello di facilitare l' assìgiiazione virìtana e 
rendere evidente la parcella attribuita all'in- 
dividuo, nel caso di future controversie. La 
cenlurialio è specifica per l' ager divisus adsi- 
gnaliis, vale a dire il territorio assegnato ad 
un complesso di cittadini romani (colonia) in 
piena proprietà quiritaria e diviso in singole 
parcelle (cf. Adslgnatio), 

Poiché l'accampamento militare è misurato 
e suddiviso secondo le stesse norme agrimen- 
sorie, cosi anche la sua area è divisa in cen- 
turie, cioè in sezioni ciascuna per cento uo- 
mini. Questo è il concetto che esprime il no- 
me stesso. Quando adunque più tardi soltanto 
80 soldati occupano una centuria (Hygin. de 
muuit, eastror. p. 65 Lange; » piena centuria 
habet milites octoginta »), dò non è altro se 
non uno snaturare il concetto, come quando 
più tardi centuria è usata per dinotare una 
quota tributaria (v. più sotto). 

Il comprendere cento sorti in una unità 
dipende da questo, che i coloni erano mili- 
tarmente ordinati, cioè divisi in compagnie 
di cento uomini. Talvolta più centurie riunite 
hanno il nome di salius (cf. Varrò de re r. i, 
io: < quattuor centuriae coniunctae, ut sint 
in ulramque partem binae, appeilantur in agris 
divisis viritim publice saltus >). Secondo Si- 
culo Fiacco (ROm, Feldmesser i p. 158, ao) 
ìl salius ha venticinque centurie: < qui (limiies) 



yGodgle 



t90 CEN 

culti vigiliti et quinque centurias includant sal- 
tus appeflatur » Non e cliiaro però come la pa 
rola sa/fits abbn acquisitalo questo vg iiflcito 
agnmensorio {et il mio articolo sulle « roni 
Gruiidheirschaften » nella Zeitschnft furSoznt 
«nd Wirthschaftsgeschichte III i) 

Le centurie sorgono dal determinarsi dei 
Itmi/es o vie che dividevano il territorio as 
segnato di cui le principali sono il decaim 
nus e il cardo linee che si incrociano I uso 
di onentare ogni terreno destinato ad uno 
scopo pubblico mediante due linee che si in 
tersecano rettangolarmente non sembra etra 
SCO ma Italico almeno le terre mire della 
valle del Po mostrano appunto un i tale limi 
tazione La linei pnneipale e il decumanas 
tracciato di principio da oriente ad occidente 
più tardi per lo pu da ocadente ad e riente 
e spesso anche diiersimente p e verso il 
mare nell asse della lunghezza dell agro is 
segnato II cardo corre in corrispondenza dì! 
sud al nord o viceversa il punto d incontro 
della Lioce e il centro di tutta la Iimita7ione 
Queste linee sono tracciite sempre id angolo 
retto Ogni centuria è quindi circondati da 
quattro vie La lat^hezza dei lumia è n 
stretta ma in Italia essi hanno una 1 irghe/ 
za {Uslttudo) prestabilita nella forma cioè 
nel documento redatto circa 1 assigmzione e 
la divisione e soltanto nelle provincie sono 
hnearii {\ ROm Feldmesser 3 p 35°) ^'f 
fatta lahtiidì è di 8 piedi Per contnrio i // 
mttes guintani vale a dire ogni quinta 1 nea 
— non compreso il decumanus e il ^ido — 
sono larghi la piedi 'Picchè il i^ltHs (25 cen 
lune) è limitato da quattro vie larghe 12 pie 
di I Ittnites ordinarli non sono come le li 
nee principali soggette ad una servitù (« tler 
populo debetiii ») ne lastricite e non po-aa 
no quindi considerarsi come limiti delle cen 
lune E per questo che la centuria è segnata 
ai quattro angoli con termini cioè cippi e pili 
Questi cippi poi sono numerati secondo il par- 
ticolare noto sistema, cioè su di essi è indicato 
ii numero progressivo dei limites, partendo dal 
cardo e dai decumanus, che qui s'incrociano, 
p. e. Di,extra) DieCumanum) I {primum) Vii- 
Ira) O C{ìlra) K{ardinetn) I {primum). L'o- 
rientazione (a destra, a sinistra, di qua, di là) 
è per regola tale, che il decumanus è trac- 
ciato da occidente ad oriente (cf. Mommsen, 
Hermes 1892 p. 90, Ròm. Feldmesser ì p. 
346). 

Quanto a questo sistema di numerazione 
(cf. Feldmesser a p, 352. Mommsen, Hermes 



1892 p. io% segg.), non abbiamo che due te- 
stimonianze epigrafiche un cippo relativo al- 
1 assegmzioiie dell ager Cimpanus sotto C, 
Griccr (C \ 3S60) su CUI leggesl: 



e la pianta dei territorio di Arausio (C. XII 
1244 cf soUu) nelh quile le centurie sono 
indicate cos b D X C K X; [S. D. XL 
C k ] \I [S D IX ] K K X[I]; D. D. 
Xltl C k XIII D D XIII C. [K, V}. 

Quando il territorio era stato sottoposto alla 
centuriatio ogni centuria era suddivisa nei sin- 
goli lotti {soites a ceplie) E come colla pa- 
rola ceniuìtx bi esprime soprattutto soltanto il 
numero non la estensione dei lotti, cosi uè 
la estensione né la forma (rettingoiare, qua- 
drata) della centuria stessa e contenuta nel suo 
nome Seiionche nella pratica fu dato ad esso 
uno speciale significato Secondo la leggenda, 
re Romolo assegnò ad ogni cittadino due iugera 
di terre siccome keredtum o altrimenti a tito- 
lo di proprietà (Rdm Feldmesser 2 p. 303): 
cento di questi lotti la centuria comprende- 
vano qiimdi duecento lugeri cioè 5 760 000 pie- 
di quadrati giacché il %ugerum era eguale a 
due actìis 1 wtus eguale a 14400 piedi quadrati 
[cf ROm Feldmesser 2 p 2S0) quindi il iit- 
getutn eguale a aSSoo piedi quadrati. Questi 
lotti SI pote\ano formire o quadrati o rettan- 
t,olìri ma per lo più si formavano nel primo 
modo e la centuria allora risultava di un qua- 
drato COI lati lunghi 2400 piedi cioè 710 me- 
tri calcolando il piede romano eguale a 0,296 
m (Hultsch Metrologie 2 ed p, 87). 

AI tempo di Romolo I agro era collettiva- 
mente coltivato e 1 btna iugera formavano 
soltanto li cortile e 1 orto ma come nei tem- 
pi storici la proprietà collettna non esisteva 
più, cosi il colono romano doveva avere una 
estensione maggiore di terre. L'estensione dei 
lotti era naturalmente molto varia. Se si pren- 
de una media di 50 iugerì, una centuria avreb- 
be, nell'antico significato della parola, dovuto 
comprendere 500 ingerì. Ma nel fatto l'antica 
centuria quadrata di 200 ingerì coi 710 metri 
di lato fu conservata, e quindi ^bbandonato 
l'antico significato di sorte per cento uomini. 
In questo modo la parola centuria significò 
una misura, come \\ jugerum e Vaclus. Cosi 
p. e. se si formavano sorti di 50 ii^^eri, una 
prendeva quattro possessori. Se la 



y Google 



CEN 

1 permetteva che si dividesse 
modamente in un corrispondente nume 
sorti, perchè questo numero dei iugeri i 
suddivideva in 200, allora l'an 
2O0 iugeri diveniva inconinioda. in questa 
guisa si spiega come vi potessero essere anche 
centurie di più che 200 iugeri, come p. e, l'a- 
ger Cremontnsis fu assegnato in centurie di aio 
iugeri (ROm. Feldmesser 2 p. 352), 11 liber co- 
tomarjim dà questa estensione delle centurie 
a città. Queste più grandi o più pic- 
e (p. e. di 50 iugeri cf. rOm. Feid- 
[nesser i p, 30, 9) non potevano sempre riu- 
scire quadrate, come era nel caso di 210Ì ugeri, 
E cosi s'intende ora, pcrcUè neX /iber coloiiia- 
ntm è espressamente detto quando si fa un'as- 
segnazione centnriis quadratis {KK>\\\. Feldmes- 
ser I p. 210, 12). La centuria di 210 iugeri 
non ha più nulla di comune coll'aiitica cen- 
turia, perchè essa né comprende cento sorti, 
come la romulea, essendo impossibile una 
sorte di soltanto due iugeri. né è quadrata co- 
me la cesariana di 200 iugeri. Una tale cen- 
turia di 210 iugeri non può essere stato che un 
rettangolo, quindi secondo l'orientazione uno 
scainnum o una striga (ROm Feldmesier 2 p 
290), p. e. di 21: IO d In ghe^za de liti 
Che la centiiriatio no escluda la d v s one 
per slrigae o scarnila, e p o ato dall for ula 
per centuiias ei slrìgas osi a à \ l òe 
coloniamm (ROm. Fel 1 es^er p 23 3 
.31, IO etc,). 

Quando il territorio assegnato da dividersi 
era stretto ma lungo, p. e. posto tra due fiu- 
mi, s'intende facilmente come si applicasse la 
forma rettangolare in luogo della quadrala, in 
quanto che dall'atto della <:eH/a»-!'a(io sarebbero 
risultati troppi subseciva. 

Che spesso non riuscissero commodi i gran- 
di quadrati di 200 iugeri, lo mostra l'uso del- 
l' « assignatio in quinquagìnta iugerlbus >, 
donde ha il nome Vager iugarius in L iugeri- 
bus (Riim. Feldmesser i p. 247, 17). Queste 
sono appunto quelle piccole centurie quadrate 
di 50 iugeri {v. sopra). Ricorrono però anche 
assegnazioni di 25 iugeri (ROm. Feldmesser i 
p. 2i3, 9); ma questi senza dubbio non 
sorti, bensì misure di divisione, perchè il b 
coloniamm soltanto di rado ci dà le sort 
questo caso le indica espressamente (ROm 
Feldmesser l p. 214, 13). 

Ma qual'è la ragione, per la quale u 
tangolo di 210 iugeri di superlìcie sì disse 
Cora centuria ? Questo per verità non si può 
per sé giustificare. Invece si può intendere 



CEN 191 

mercè il fatto, che si chiamano cenita-iae ì ret- 
tangoli di 200 iugeri coi lati nel rapporto di 16 a ' 
25 (cf. ROm. Feldmesser i p, 309, io: « prae- 
feclura Veliensis: actus n, XD (= aoo iugeri) 
per XXV » cioè XVI: XXV). Inoltre ricorro- 
no rettangoli di 20: 24: * ager Aeclanensis: 
actus n. XX per XXUIl In iugera n. CCXL 
(^480 actus,): ROm, Feldmesser i p. aro, Qtie- ■ 
ste erano nel fatto anch'esse centurie, inquanto 
che contenevano cento heredia. Così sì chia- 
marono infine anche ceniuriae altri rettangoli 
non contenenti cento heredia; la quale con- 
clusione è confermata chiaramente da un luogo 
di Siailo Fiacco (ROm, Feldmesser i p. 159), 
ove è detto che vi erano anche centurie di 
210 e 240 iugeri, e che queste formavano dei 
rettangoli di 24: 20 ac/us; clie anzi così for- 
mavano le centurie di 200 iugeri, che potevano 
bensì esser composte di 20 acitis di lunghezza 
dei lati, ma che dì fatto erano rettangoli dì 25: 
16, E forse eran tali le centurie della pianta dì 
Arausio, dì cui i lati sono dipìnti lunghi cm. 
14; ir, 6, cioè hanno il rapporto di 6; j ^ 
24: 20 (Weber, ROm, Agrargeschichte p, 280). 
il iiòer co/oiiiai-uiii, usando la denominazio- 
ne di centurie quadrale (ROm. Feldmesser i 
p 209 7 210, 12 etc). ammette che 

nche ret ng I siano centurie, e concorda 
qu I p e a e te con quello che dice Sìculo 
fiacco e che è un esempio importante, che 
a t ta I ta della tradizione gromatica. 

Co le sari s {assignatio) non stanno sem- 
pre in rapporto le centuriae [divisio). Un vete- 
rano potè avere assegnato un pezzo dì terra in 
una centuria, un altro in altra (ROm. Feldmesser 
1 p, 204; 2 p. 369), Quando il complesso del- 
le acceptae non entravano comodamente nella 
estensione dì una centuria, p. e. quando in 
centurie dì 200 iugeri sì assegnavano sorti di 
70, allora al terzo accettante sì assegnavano 
altrove ì dieci iugeri mancanti; la qual cosa 
era molto più agevole che uno scrupoloso 
calcolo frazionario. 

Il più importante documento della centu- 
ria/io romana è la pianta di Arausio (C, XII 
1244 add,), di cui han trattato il Weber (ROm, 
Ag g h P 9 seg.) e di recente il Momm- 
H m 892 p. 103 segg.). La ìscrizìo- 

n d turi segnate S, D. X. C. K, X 

mp à Veber mercè il piccolo fram- 

pplicato (C. XII 1244 add.) è 
g Mommsen I. c); 

SD K. X; EXTR XII. COL. 

XGVIIi, COL. VARIUS CALID. XX. A. 
II. X/XXXV!. N. A. II. XII. APPVLEIA, 



y Google 



I^ 



CEN 



PAVLLA, XLII A. IIX-XXXI. , 

'XVINA. II. XII VALER SECVNDVS IV 
A IIX/XII. Quanto alla inlerpretazione è sol- 
to. che S. D. X. C, K. X dino- 
siinisira) d(ecHmanim) X, 
c(itra) k[ardinein) X e che con Var{ius) Ca- 
lid[us) XX. Appiileia Pattila XLII, Valer(ins) 
' Sieundus IV si danno le porzioni di tre pos- 
sessori costituite da 20, 42 e 4 parti della 
centuria, che senza dubbio sono iugera. La 
combinazione, proposta dal Weber, secondo 
la quale al COL. XCVIH. (letto col(omcus 
ager) XCVIII) corrisponda la somma dei 
numeri dati in seguito XX (Calidus), XII (do- 
po N. A. li), XLII (Appuleia), IV (Valerius 
Secundus), è altrettanto ingegnosa quanto in- 
certa. Lo stesso vale anche per la opinione 
dell' Hirschfeld, cioè che forse i numeri CLXVII 
(invece di CIXVII+XXXIII (invece di XXXIN) 
da una-parte, e dall'altra CXX = CIV t XVI 
rappresentino la somma di 200 ingerì. Finché 
non È data la spiegazione dei segni A II X, 
(che ricorrono tre volte nella centuria), dei 
numeri che vi seguono (X XXVI; XXXI; 
XII), come anche di N. A. II. X!l,, tutto 
rimane oscuro. È notevole, che ogni volta 
fra A II X e li numero segtieite st un trit 
toh no obliquo 

Nei monument epi^rafiu le centure sono 
anche ricordate nella lex igrana dtl 64^ u e 
p e nel cap LX\ I tu ea cenliirt i sii/>s ci 
vogm dt eo a^to quei ager tn Ah 1 etc 
(cf. cap. XLV) e nel cap XC // mtesque 
inter cenhirias; inoltre nella lei arac Hidria 
nae, di recente scoperta e da me esimuiata 
nell'Hermes 1893 p 204 sq CLoè «io stituto 
riguardante il demanio impenale sul medio 
Bagradas nell'Africa proconsulans I\i((,ol 2 
lin. a) si legge: ,. paites agromm qiiat 

in centu\riis Anitiin ^is sal/us B an ù tm 
s>i\n{\. Poiché la ct-tit inatto app^re soltinto 
nel territorio assegnato dallo Stito e ipph 
cata ad un demanio sarebbe qualcosa d mi 
possibile (mancando m questo ca.so un asse 
gnaiione a singoli coloni) cosi 1 saltus sul 
Bi^ada doverono essere m ongme su lem 
torio assegnalo e solamente più tardi duenuti 
una possessione impenale 

È da ricordare ancora che la centurialio 
romana si può anche ora in più luoghi pro- 
vare. Cosi ncWager Campanus (cf Beloch 
Campanien z ed. tav XII) e sopratutto sulla 
via Aemilia, che per le colonie di I arma 
Mulina, Bononia etc. forma il deatinanus, in- 
tersecato da cardiiìes che anche og^i son rap- 



CEN 

presentati da vie a quelle perpendicolari. I <|ua- 
drati formati dal lìmiUs hanno un lato di circa 
710 metri — 2400 pedes, cioè la misura del la- 
delia centuriatio romana, Hultsch, Metrologie 
1 ed. p, 87; e quanto ali'Aemilia v. le carte 
dell' Istituto geografico militare; Foglio 87. 
IV. SE {Bazzane) 1: 25000; ivi IV. NE (S. 
Gicmanni Persicelo) i; 25000; ivi IV. NO 
{Castelfranco dell' Emilia) i : 25000, Molto 
chiaramente si riconosce la centuriatio massi- 
me \t€i\'age> Pannetisii; i limites sono tagliati 
dal Taro, che nel passato scorreva più verso 
occidente; che poi il territorio di Parma si 
estendeva all'ovest fino a Castelguelfo. potrem- 
mo dedurlo già da questo, ma viene confer- 
mato anche dall'Itinerarium Hieros., cheap. 
616 indica una « mutatio ad Tarum VII m. 
a Parma, VIII a Fidentia > (cf. C. XI p, 1S9). 
Anche circa la centuriatio del territorio di 
Carthago troviamo oggi chiare traccie delle 
nostre centurie (cf. Falbe. Recherché sur l'em- 
placement de Carthage). 

CEHTURIO. — Ufficiale dell' esercito 
romano che almeno in pr'ncipio comandala 
cento uomini donde il segno ibbreviatuo usato 
per indicarlo nelle iscrizioni (C 3) Si hanno 
dei ceiitunoni in tutti 1 corpi miLt-iri legioni 
ìusihani corpi di staz one in Romi scorte 
de governatori o degi imperatori nella flotta 

A Centunon nelle lef,ioni 
Neil ordinamento pm antico della legione 
repubbhcina it centurione era il capo di uno 
del trenta minipoli o centurie in cui a quel 
tempo en divisa la legione Poscia es&endo 
stato ogni minipolo diviso in due parti si 
ebbdro due centurioni per manip lo dei quali 
quello dell ala destra {ctntuno prioì) coman 
d iva tutto il manipolo ed aveva sotto 1 suoi 
or<iini il centurione dell ala sinistra {centuno 
poU, 



7,) I 



60 e jl loro grado ' 

capo di 

di hasfìtt e 

polo oppure 






Ciascuno dei dieci manipoli di Inatti 
anche si diceia di ptlami aveva un 
prtor ed un centurione poUenor 
{centuno pumi o pnoru piti centuno pih 
postenotts) similmente ciascuno dei dieci ma 
nipoli à.\ pntmpes {centuno pnnceps ptions 
centuriae, centuno princeps posteriori^ cenlu- 
riae), e ciascuno dei dieci manipoli di kastali 



y Google 



CEN 

(cenlitrio kaslalus priorìs cetttitriae, e cefiturio 
kasiatifS posterioris centuria^). 

Di tutto questo ordinamento repubblicano 
non abbiamo traccia alcuna nelle iscriiiioni la- 
tine- nn è indispensabile pigliarne loti^ii 1 
m g pt p d q 11 d 11 tà 

mp 1 1 ui za d bb pp t 

11 S 1 1 1 p d q 1 1 

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pi l A( iu)p 1 d / [t] 

Q \Se,p-\of Flx Pi )p(l) P A 

II Jtlun ts Pi dp ) A li !} I 
Huartus has(laii), C. Ih[Iius Longintanus p]i m- 
e{ipis) pos[terioris), C. \Anf\oiiiiis Silvamis 
hasilati) pos(ferioris). Il secondo d dà lo stato 
dell'effettivo dei centnrioni della legione /// 
Augusta nel !62 d. Cr. (C. Vili 18065}: Pri- 
mi ordines et centiiriones et evocatili legiiO' 
nis) III Aug{itsiae) dedic(ante) D. Fonteio 
Frontlmano Ug{aio) Aug{usti) p{ro) p{raeto- 
re) co{tt)s{ttte'\ des(ignalo). — Cok{ors) I Sa- 
trius Crescens P{rimus) p(Uus) Gigevnaiis Va- 
lens p{rimus) p(iius) (seguono s nomi), C<}h. 
II {seguono 6 nomi), Coh. IH (6 nomi), 
Coh. IV {(, nomi), Coh. f (6 nomi), Coh. VI 
(8 nomi), Coh. VII (6 nomi), Coh. VIII (7 
nomi) Ch Vini {in ') Ck Y(6 mi) 
O d qu d 

qu m 

M n h p g g fi 



CoUors I. 



Prhnus pilus o più raramente Pritnipilus. 
La parola si ritrova per esteso o abbreviata 
nelle iscrizioni; l'abbreviazione ordinaria è p, 
p, (che in certi casi si può spiegare anche per 
primipilaris): C. fi 1172. 1267, 2434. 3374. 
Db RucGism) — Di'. Epig. Voi. II. 



CEN 193 

4461. 4463, ni 750. 1919. 3917. 4855. fiM4. 

V 533- 534 808. 867. 930. 6513. 3660. VI 
3j6. 1636. 1645, VII! 1322. 2555 .-= r8o72. 
2624, 2634. 7050. IX 335. 798. 951. 5338. 
3839. 5898. X I207. 3733. XI 395- 1836. XIV 
3526. 3545- 4007. EE, 5, 1344. O. 3445- SI 
ha anche; PHmuspUus (C. II 4S4. V 1838. 
4373. XII 3455], primtup. (C. VIII 9045. XIV 
2523). primuspit. (C. XI 1039), primìpil. (C. 
Ili 202S. 7334), primipUas (C. XII 4371. O. 
6747), prim.pUus (C. V 7159), prìm.p. (C. III 
381), prim. pil. (C. V 3366. IX 4132. X 4873. 
5713 - SI. I, 969), pri.pil. (C. IX 5748). 
Prim. (C. XI 390, primopilaris (C, III 454. 
CIG. 3711; Avf{HX(ev} OXo^oiifiov] Poi^psìvov 

X^iXicLf^ov ovfflauxiavDv ), primipitaris (C. 

V 698. 7003, 7007. Vili 7050. X 5063, OH. 
6771], pr... (C. X 1711) ...pi... (C. X 5239). 

CeiUiirio priticeps prior, princeps praHorii, 
princeps (C. Ili 830, 1180. 1590. 3917. 3501. 
3846. 5293. VI 3628. VII 168. Vili 3482. 
2676. 2841. 2941. 18072. IX 4133. X 6574. 
XI 395. XIV 229. OH. 6747- EE. 5, 755. 
NS. 1887 p. 210). 

Ceniurio hastatus prior, hasJatus primus 
(C. II i68r. 4147. III 2836. Vili 1574. 2640. 
2825. 18072. EE. 5, 13. OH. 6747. 

Ceniurio I pilus posterior. Non esiste. 

Centiirio I princeps posterior ifZ, III 2883. 
Vili 18073). 

Centuno I hastattis posterior (C. Ili 2883. 
3846. 4454. VII 597. VIII 18072. AI. 1874 
p. 279). 

Coliors II. 

Ceniurio II pilus prior. 

Ceniurio II princeps (EE. 2, 338), 

Centuno II hnslaliis prior {C. Ili 363. 
6592. EE. 2, 327). 

Ceniurio II pilus posterior. 

Ceniurio II princeps posterior [C. Ili 195. 
VI 3584). 

Ceniurio II hastatus posterior. 

Cohors 111. 

Centuno HI pìlns prior (C. Ili 66ri). 
Centuno III prificeps prior (C, I 1378 ^ 
IX 2770). 

Centuno III hastatus prior. 
» » pilus posterior, 

» > princeps posterior. 

» > hastatus posterior (C. Ili 

1480). 

13 



y Google 



Ceniuria IV pilus prior. 
» > Princeps prior. 

» > kasiaùis prior. 

* * pilus posterior (C. VI 3404). 
» > princeps posterior. 

» > kastalm posterior. 

Cohors V. 

Ceiili'fio y pilus prior. 

> » princeps prior. 

> » hasiatus prior. 

> > pilus posterior {C. HI 103. 

EE. s, 506). 

> » princeps posterior. 

» » hastatus posterior (C. VI 3372. 

Vili 14698). 

Cohors Vi. 

Centuria VI pilus prior {SI. r, 190). 

> > princeps prior. 

> » hastatus prior (C. Vili Ili). 

> » pilus posterior. 

> > princeps posterior ( C. VI 

3397)- 

> > hastatus posterior. 

Cohors VII. 

Centurio VII pilus prior. 

> » princeps prior. 

> > hastatus prior. 

> » ^i7i« posterior. 

> » princeps posterior. 

> » hastatus posterior. 

Cohors Vili. 

Centurio Vili pilus prior {C. V 7004). 

* » princeps prior. 

> > hastatus prior, 

> > ^7(« posterior. 

t > princeps posterior. 

> » hastatus posterior. 

Cohors IX. 

C*H̻rio IX pilus prior. 

> » princeps prior. 

» » has/alus prior (C. Ili 8047. 

Vili 3938). 
- » > pilus posterior, 

> > princeps posterior (CHI 187). 
» » hastatus posterior (C. Vili 

1877). 



CEN 
Cohors X. 

Centuria X pilus prior (EE. 5, 759). 
> » princeps prior. 

» » hastatus prior. 

» > ^(V»« posterior. 

t > princeps posterior. 

» > hasiatus posterior. 

Alcune volte sì trova menzionato un hasta- 
tus, senza però che si j]os.sa dire a quale centu- 
ria apparteneva (C. II 4114. 4146. AUnier. 
Inscr. de Lyon, n. 38), 

L'avanzamento si faceva risalendo i diversi 
gradi della tabella precedente, cioè si pas- 
sava successivamente pei vanii posti della de- 
cima coorte, poi per quelli della nona, e così 
di seguito sino al grado di princeps praetorii e 
di primipilus. Nondimeno sovente si saltavano 
d'un tratto parecclii gradijii della gerarchia, sia 
per particolari servigi resi, sia per favore dei ca- 
pi. Quindi vediamo uno stesso ufficiale passare 



legioni; ad ogni cangiamento corrispondeva 
la promozione ad un grado superiore della 

C. II 4147: M. Aur. M.f. Pap. LucÌl[l\o 
Poetovian{e) ex sÌHgularib{us) imp(eratoris), 
c(enlurioni) leg(ionis) I Adiut{rieis) leg(imns) 
II Triajanaé) leg(ionis) Vili Attg(ustae), le- 
giionis) xml Gemiin{ae% leg(ionis) VII 
Cl(auaiae), leg(ionis) VII Geini[n{ae)] hasHa- 
lo) pr{iori), annoriuin) LX, stipendìorum 
XXXX. 

C. II 4162: L. Numerio. L. f. Felici c(eu- 
turiotti) leg{ionis) VII G(eminae) F{elicis), 
cienturioni) leg{ionis) XX Vict{ricis), c(eutu- 
rioni) leg(ionis) III Cyrienaicae). c(enturiom) 
leg[ioHÌs) XXII Pr(iittigettiae), c{enturÌont) le- 
g(ioHÌs) III Italic{ae) etc. 

C. Il 4461 (cf. p. 981): L. Aeinilio L. jil. 
Gal. Paterno p{rimo) P(ilo), prae/{ecto) /a- 
-brimn), c{e»lurioni) leg{ionis) VII G(eminae), 
c(enturioiii) legiionis] I J^inerviae) , c{enluria- 
ni) leg(,ionis) VII Clfaudiae), c(enturtani) U- 
g(ionÌs) XIII G(etninae), c(enlurioni) coh{orlis) 
V...., c{enturioni coh{ortts) IIII pr{aetoriae), 
treceuario leg(ionis) II Aulg{ustae)] et p[ri- 
mo) p(ilo), ter donis donato ab Imp{eratore} 
Traiano. 

C. II U&3 {et. p.gSì): C. lulio Gal. Lepida 
Iesson{e} P{rimo) p{ilo). cenlur{iom) leg{ionis) 
X[Iir\ Gem{ina£) P(iae) Fielicis), c{enturioni) 
leg(ioHÌs) I Adiut(ricis), c{enturiom) leg(io- 
nis) X G(eminae) P{iae) F[idelis}. ic(enturiani) 
leg{ionis)'ì VII V(aleriae) V(ictrids), lc(entu- 



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Gaogle 



CEN 

rioni) legiionis) VII GeyH{ime) I\iae) I^t- 
delrs). 

C. in 10610: [G. Val(ei-io)] Maximo c{m- 
lurioni) legiionis) Il I'artk(icae), c{en!tiriom) 
leg{ioms) VI Ferr[ataé), c{enturiotii) leg(Ìonis) 
xml Gremirne) JH{ariÌae) etc. 

C. Ili 1480: Sex. Piloniiis Sex. f. Ste. 
Modestus Benevento, c(eitturio) leg{ionìs) IlII 
F{liwiae) F{idelis) III hast{atus) posl(erior) 
suat{orum) XXXVII; ordineitn) aceepil ex 
eqnite romano, tuilitavit in leg(ionibm) VII 
C\latidia) I\ia) F(elìce) et VIII Aug{usla), 
XI C{laudia) P(ia) f\eHce), I Miner{via) I\ia) 
F{elice) stipeiidis centurionicis X Villi. 

C. Ili 186: M. Septimio M. f. Fab. Ma- 
gno c(e>Unrioni) leg(ionis) III Gal{licae) ite- 
r[um) et leg{ioHÌs) UH Scyl(hicae) et leg(io^ 
nis) XX V{aterìae) V{ictrick) iter{um) et le- 
g{iottis) I Miiieriviae) et legiionis) X Fr{e- 
tetisis iienim) eie. 

C. Ili 7334: .,.us D. f. Octavius Se[c\ttn- 
dus CuHbius) Sabiinis), mil{es) eoh(ortis) X 

urbianae) ev(ocalits) Aug(usH), [cl.entm-io) 

l]eg(ioais) X {F\reteims doms don{alus) ab Di- 
vo Hadriano... et ab eodem proinotus sticces- 
s{ione) in leg{ione,n) prim[a]m :/]ia[i]ic(a>n) 
[p1rimipil{us) leg(iottis) eiusdem etc. 

C. Ili 7397: M. lulirn Avitiis V{fl)ltÌHÌa 
Reis Apollinariibus) c^etUnrìo) legiionis) XV 
Apol(lÌnaris), item cienturio) leg(ionis) V Ma- 
c{edùHÌcae) et legiionis) XVI FliavÌae)FÌrimae) 
bis donis donatus bello Dacic{o] et bello Ger- 

C. Ili 1919 (cf. 8513):... L. Arlon[ttS /«> 
stus ciintaiio) legiionis) III Gallicae, item 
\c{enlurio) le]giionis) VI Ferralae, item c{en- 
turio) legiionis) II Adi(atricis), [i]tem cientu- 
rio) legiionis) V M[a]eiedonÌcae), ilem p{rimo) 
Pillo) eittsdcm {legiionis)^, praeposito classis 
Misenatium etc. 

C. in 3846: M. Titio M.f. CI. Ti. Bar- 
bio Tiiiano decurioni E-monae, cienlurioni) le- 
giionis) II AdiulrÌc{U), item legiionis) X Fre- 
terniis), bastato in cohiorte) I legiionis) II 
Traian{ae), ex comicular[io) pr[int:ipis) pr{ae- 

C. Ili 3035: M. Ita. M.f. Vol.Paternus 
Aquis Sextiis milies) leg{Ìonis) VI Viclric{is), 
[cienturio)] legiionis) VIII Aug(ustae), cien- 
turio) legiionis) XIIII G{eminae) MiarHae) 
Vi^ittricis), ci^lurio) leg{ionis) XI Cilaudiae) 
P{iae) Fiidelis) etc. 

C. Ili 6761 (= 260):... M. Aebutius M. f. 
Ulp. Papiriid) Troiana Victorinus Poetovio- 
(ne) stipietidiorum) XIV, aninorvm) LXIII, 



CEN 



t»5 



tt^ensinm) II, [^minHo^i le^ionis) X Giend- 

nae), cienturio) legiionis) XI Cl{atidiae), [cien- 
turio)! legiionis) XIIII Ginninaé), cienturio) 
legiionis) I Sfine[rviae), [c{enttirÌo)'\ leg{ioms) 
XXII Piiimigeniae), cienturio) legiionis) XIII 
Giemime), [cienturio legiionis)] VII CIÌoh- 
diae),c(etiturio) legiionis) XV A^oliinaris). 

C. Vili 2938 (cf. p. 1740); D. M. L. Manti 
L. f. Galieria) Hispani c[entttrionis) legiio- 
nis) VII Geininae Feliicis], c{entarÌ0HÌs) le- 
giionis) III Attg(ustae) IX Miasiati) pr{Ìori)s) 

C. Vili 3001: T- Vitellius Atilliantts T. 
fil. Viminaci c{entùrio) legiionis) III Augiu- 
stae), cienturio) leg{ionis) IIII Fliaviae], VII 
Cliaadiae), XII Ful{minalae), XV Apolliina- 
ris). Vili Augiustae), II Angiustae), VII 
Cliaudiae), II Adiut(ricis), VI Victiricis) etc. 

C. Vili 14854 (— 1322): C. Sulgio L. /. 
Pap, Caeciliano, praeJiectó) legiionis) III Cy- 
renaicae, Pirimi) piUari) leg{ionis) XX Vale- 
riae Victricis, praeposito reliquationi classis 
praetoriae Misenaliutn Piae Vindicis et theu- 
sauris domini[cis e]t bastagis copiariim deve- 
hendarium), c{enturioni) legiionis) III Augiu- 
stae) et septinae Geminae et priinae Parthicae 
et XVI Fliaviae) F{irmae) et XIII Giemi- 
nae) etc. 

C. Vili 14698: C. Octavio Q.fil. Cornel{ia) 
Honorato cienlurioni) adleclo ex eqiuite) rio- 
mano) a Divo Pia in leg{ionein) II Aagiuslam), 
c{enturibni) legiionis) VII Ci{audiae) Piae 
Fidetiis), cienturioni) legiionis) XVI Flavine 
Fir{mae), c{enturioni) legiionis) X Gem{inae) 
Piiae) Fiidelis) V princiipi) posteriori etc. 

C. Vili 217 cf. n. 11301: [M. Pelronim 
Fortunatus].... militavit L annis, IV in le- 
giioues) III A[ugiustd)] librariius), tesser(a- 
rius), opHo, signij'er. Factas ex suffragio 
legiati) [A]H[git,sii) prio) firiaetore)] mili- 
tavit cienturio) legiionis) II Italiicae), legiio- 
nis) VII... cienturio) legiionis) I Minierviae), 
cienturio) legiionis) X Gemiinae), cienturio) 
legiionis) II..., cienturio) legiionis) III Au- 
giustae), eiaitnrio) legiionis) II{I] Galliicae), 
cienturio) legiionis) XXX U[/]Piiae), cientu- 
rio) legiionis) VI Vicitricis), cienturio) le- 
giionis) III Cyrienaicae), cienturio) legiionis) 
XV Apolilinaris), cienturio) legiionis) II 
Parithicae), cienturio) legiionis) I Adiutricis 

C. Vili 2354; M. Anni M.f. Quir. Mar- 
tialis... eienturionis) legiionis) III Augiustae) 
et XXX Uipiae Victriciis) etc, 

C. Vili 2877 (cf. p. 1740): D. M. T, FHa- 



yGoèglc 



196 



CEN 



vi) Virilis c(eniurionÌs) Ug(ionis) II Aug(U' 
slae), c{eniiirionis) leg{ionÌs) XX V{aleriae) 
. V{ictricis), d^enturlonis) leg(ioHÌs) VI Vù{tri' 
cu). c(eniuriotiis) leg{ionù) XX V{aUriaé) 
V[ictricis), c{eHturionU) leg(ioms) III Aug{u- 
slae), c{eHturionis) leg{ionis) III PartMicaè) 
Seveiiianaé) Villi hast{ati) postetiioris). 

C. IX 4i2a: ... [So\bidìus C.f.Pap. pri- 
tr^us) pil{tts). c{enturio) \U\g[joHÌs) V et le- 
Siionis) X et leg{io»is) VI Ha ut in {leg{io- 
«*)] X pritnutn pil{am) ducerei eodem[que 
telmpore princeps esset leg(ioaÌs) Viete, (del 
tempo d'Angusto), 

C. IX 584ocf. 5839: r. oppio C.f. Vel. Bas- 
so p{rimi)p{ilari)... c{enturioni) leg(ionis) //// 
Fliaviae) Fel{ids) et leg(ionis) II Tr{mauae) 
For(lis), evoc{ató) Aug{usli) etc. ' 

C. X 3733: C. Nuinmio C. fil. Fai. Con- 
stanti p{rimi) p(ilari) legf.ionis) II Traiattae, 
centurio»({) bis teg(ionis) III Cyreneicae et 
VII Cla[Hdiae), evocato in foro ab acUs etc. 

C. X 1302: A'. Marcio N. f. Gal. Piatto- 
rio Celeri.., c(erUurioni) leg{ioms) VII Gemi- 
n{ae), c(e>durÌom) leg{ionis) XVI Fl{aviae) 
Firmiae)... c{enturiùtti) leg(ioHÌs) II GaU(icae). 
c{enturioni) tc£(ionis) XIIII Geiii{inae) Mar- 
Hiae) Victr{icis). c{enturiout) leg(ionis) VII 
Cl{attdiae) I\iae) Fi,idelh), c{enlurioni) leg[io- 
nis) I Adi{tttricis) I\iae) F\idelis). p(rimo) 
p[ilo) legiionis) eiusd(e)n), praeposil{ó) mime- 
roruiH teiidentiutn in Ponto Absaro etc. 

C. X 4713: Ti. lulio Ti. /. Fai. Italico, 
c{enturiottii leg(ionis) VII Macedonyicae), c{en- 
turioai) Ug{ionÌs) XV Priinigen(iae), c(entu- 
tioni) Ug[ionis) XIII Ge>n(inae),p{>-imo) p{i- 
lo) etc. 

C. XI 20: T. Flavio T.f. Pup. Rufo.... 
eorHÌculari.io) praef{ecioruin) anno{nae), c{ea- 
iuriom) leg[io,iis) XIIII Gem(iiiae) et XI 
CUfiudiae) et TI Aug{uslae) el VII Gein{ÌHae). 
C. XI 394: P. Treptus M. f. Atfius c{en- 
turio) legiionis) X. c{eniurio) leg(iouis) XII, 
equo pub!(ico), trib(imus) leg(ionis) etc. 

C. XI 1059: .... praeJ[ecto) leg{iouis) XX 
Valer{iae) Victr{icis). prìmop{ilo) leg{ionis) 
X Gemi«{ae) Piae Fidel{is). ceni{uriom) le- 
gioi^um) mi Scythic[ae), XI Claud(iae), 
XIIII Gemiinae), VII Gemin(ae) etc. 

C. XI 390: i. Lepidio L. f. An. Proculo, 
mil{iti) legiionis) V Macedon(tcae), c{enturioHÌ) 
Ugiionis) eiusd{e>n), c(enturioui) leg(ionis) e- 
iusdem II, c(enturiom) leg{io»Ìs) VI Victrìcis, 
e{ent»rioni) leg(iimis) XV ApolHnaiiis), pri- 
m(ùpilo) leg{ionÌs) XIII Gemin(ae). - 

C. XII a6oi: Slandio C. lAflio)] Voi. 



CEN 
Latino, c{enturioni) l^g(Ìonis)] I Ital(icae), 
c{enlurioni) leg{ionis) II Aug{ustae), c{entu- 
riont) le[g{ioms)-\ Villi HispaH{ae), c(entuno 
ni) legiionis) XX.... 

C. XII 264:... i. Solicìus Aurelianus c{en- 
turió) leg{ionis) V Mac{edotncae) el leg(ioms) 
P{rimae) Minerviae P{iae) Fidelis. 

C. XIV 4007: L. ArbitstioL.fil. Antt. Valen- 
tino Crem{ona). P{rimo) p[ilo) legiionis) IIII 
FHaviac) Fet{icis). evoc(alo) Aug{usti) ex co- 
hiprle) UH priaeloria), cieiiturioni) cok{prtis) 
tlvig{ilum), c(mturioni) coA(ortis) XI urb{a- 
nae), c(eHturìoni) coh(ortis) VII p>\aeloriae), 
cienturionì) leg(ionÌs) VII [CHaiidiae)], c(en- 
turioni) legiionis) VII Getuin(ae) I\iae) F{i- 
delis) etc. 

BRh, 1626: Q. Antonius Silo c{eniurÌo) 
leg(ioms) I Adiutricis et leg(ionis) II Aditi- 
tricis et legiionis) III Aug(uslae) el legiionis) 
IIILF{laviaé) F\irinae) el leg(ionis) XI C\la/i- 
diae) P(iae) F{idelis) el legiionis) XXII P[ri- 
mìgeniae) F{idelis). 

EE. 5, 625 (== C. Vili 15872): Q. lulio 
C. /, Quir. Agu^iyae... c[efituriom) teg{ioms) 
I AdiuMcis, c{eniurioni) Ìeg{ionÌs) XXX Ul- 
piae Victricis, c(entiirÌoni) legiionis) X Fre- 

EE. 7, 903: ... cienlurio) leg(ionis) V Ma- 
cedipmcaé) et Vili Aug{ustaé) et II Aug{u- 
stae) et XX V(aleriae) V{ictricis). 

O. 3049 {add.); i. Aconio L. /. Clu. Sta- 
turae, c(enturioni) legiionis) XI C\laudiae) 
P[iae) flidelis), legiionis) UH F(laviae) F{,ir-- 
mae), leg(ionis) V Maced[onicae), legiionis) 
VII C\laudiae) l\iae) Flidelis).,.. ex mìlilia 
in eguestrem dignitatem \f)ransl\ató\ etc, 

O. 3445: C. Ceslio C.f. SUI. Sabino, IH- 
b{uno) cok{prtÌs) Xlll urò(anae), p(ritno)p{Ì- 
lo) legiionis) I Adiutricis P{iae) Fiidelis), 
cieaiurioni) legiionis) Vili Augiusiae) ex 
tercenario, ciettturtoui) cohiorlis) Villi priae- 
toriae), cietnurioni) cohiorlis) Vili arbianae), 
c{enturÌoui) leg(iottis) Il Adiuttic(is) Piae Fi- 
dielis) et legiionis) VI Claud{iae) P(iae) Fii- 
delis) etc. 

Aniiée èpigr, 1892 n, 106: /.. Valierius) 
L. f. Procltts mil{es) legiionis) V Miacedo- 
nicae). bieneViiciarius) legaili). opt(io) ad 
spe{m)ordiniis)ciefiiurio) legiionis) eiusdiem)... 
cienlurio) legiionis) I llaliicae), cienlurio) le- 
giionis) XI Cliaiidiae).cientnrio) leg{ionis) XX 
Vialeriae) Viiclricis),. cienlurio) ieg{ionis) 
Villi Hispianae). 

Allmer, Iiiscr. du musée de Lyon 46: D. 
M. L. Septimii L. f. niatione) Pannonius dio- 



y Google 



CEN 
ino) Ulp[iaì Papir{ia) Petoviom Marcellima. 
c{eniurio) leg{ionh) I Adiidricis, item leg(io- 
nis) XIIII GemÌH(a)e, Uent lefr(ionis XXX) 
U(lpiae) y{ic!ricù) S(everianae) A(lexa>ìdria- 
nan). 

1 primi fra i ce il tu rioni, considerati i» com- 
plesso, portiivaiio il nome di primi ordirifs. 
Fin dal tempo della Repubblica si cliiamavaiio 
priinus orda invece di cenlario prìiiii ordinis, 
i due primi ceiitnrioiii dei triari, i due primi 
dei priiicipes e i due primi degli hastaii. 
Quanto all'età imperiale, non si sa con certez- 
za a chi propriamente spettava il nome di ^17- 
ftti ordines. 11 Mommsen è d'avviso die vi si 
debbano intendere, almeno dopo Adriano, i 
i priores della prima coorte. I,e 
i li (listin^ouo iietlamente dagli altri 
nome di primi ardiies (C, 
Vili 153T. 18065), sia con quello eli orrfwrtfif' 
(C. V 943. 8?75- XI 388. O. 3391). sia con 
quello di ordinati (C. Ili 830: [opHo\iies or- 
dinatornm iitb C\aif]diÌo Ai^liaito) cf. pnre 
RA. 1869 XIX p. 306: optio ad ordine m c{en- 
lurio) legiionis) XXH Prìmigeniae. 

Al tempo dell'Impero i centurioni erano 
reclutati in due modi diversi. La maggior 
parte di essi era presa dagli ufti^iali di grado 
inferiore, die attendevano quel posto con im- 
pazienza, siccome il guiderdone del loro lungo 
servizio, e sovente il coronamento della loro 
carriera. Ma un certo numero di centurioni 
ai>partene\a a un ceto più alto, a famiglie del- 
l'ordine equestre. Questi in luogo di comin- 
ciare, come era regola, col gr.'ido di prefetto 
di coorte ausiliaria, per divenire poscia tribu- 
no legionario, preferivano di entrare nell'e- 
serdto come centurioni legionarii, a cagione 
del trattamento migliore e dei vantaggi pecu- 
niarii, che erano congiunti con quel grado 
nella mihzia. Gli scrittori fanno di ciò talvol- 
ta menzione (p. e, Stat. .silv. s, 1, 94: « Paii- 
dere quis centnm valeaC frenare maiiiplo, In- 
lermissus eciues »); ma questa specie di cen- 
turioni ci è nota s[Jecia Intente per le iscrizio- 
ni, che li designano col titolo di cenlurio ex 
eguite Romano: C. Ili 1480: ordiii{em) acce- 
pit ex equite Romano; 758 adii.: p{rimiis) 
Piilus) leg{imis) I Iial{icae) ex eg{uiie) Ro- 
mano. V 7865: ordinatus [e^x eq. Rom. aò 
domino imP(eralore) M. Amielio) A[n]lc>aitio 
Aug(ifslo) cf. 7866. VIW 16^-3 : centuria legio- 
narius ex equite Romano; 14698: c(entttrioni) 
adlecto ex eq. R{omaiio) a divo Pio in leg{ÌG- 
neni) II Aug{«stain). IX 951: p{riino) p{ilo) 
ex equite R{oma?to). X hit. I*-*] equite Rg- 



CEN 



197 



nianlol... c[mturio). CIG, 2803.... cv Ku/^e/- 

rcyra^X"' ^-eyn^véi^iov. OH, 6771; c(eiiturio) 
ordinottis ex eq. R{omaiio), 

Finito il servizio nella legione, i centurio- 
ni, specialmente quelli che erano arrivati al 
grado di prìmas piliis. erano chiamali sia a 
comandi più importanti, sia a funzioni civili 
ben retribuite. Cosi si hanno nelle lapidi: 

a) centurioni legionarii divenuti praeJecU 
casirorum d'una legione; questo è l'avanza- 
mento regolare (C. Ili 2028. 5328. V 867. 
VI 1636. O. 3423 etc.) cf. Wilmanns, EE. I 
p. 81 segg, 

b) cputnrioni legionarii divenuti prefetti 
delle coorti ausiliarie; 

C. V 6969:... \G\liiius T. f. Stel. Baròarus 
prim[ipyiaris, p[rae/Ìec.'/fs) cohortis... f]Hb(u- 
niis) miiilmn etc. 

C. X 4862:... Af. Vergilio M. /. Ter. Gallo 
Lmio... prìm{o)p>i{o) leg(ionis) XI, prae/[ecto) 
cokort{is) Ubiornm pedìtiim et eqaitum etc. 

WE. 1249": \T. Haterio primipU\o, 

praeyeeto coAprlis, trib(imo) mili[lum}. 

e) centurioni legionarii divenuto tribuni di 
una coorte di vigili: 

C. II 2424: L. Terentio M. /. Quir. Rufo 
praeJ[e(lo) (oh(ortìs) l'I Brilto{nHm), c(entu. 
rioni) legiionis) 1 M(ine,-viae) P[iae) F{idelis), 
don(is) don(ato) ab imp{eratore) Traiano bril- 
lio) Dac(ico), p(rima) p{ilo) leg{ionis) XV A- 
pol[l{i Ilaria)] trib{ttttó) coA(ortìs) II vig(ilum). 

C. V 7003: C. Gavio L. f, Stel. Silvano 
[pyimipilari leg(ianis) VIII Ang{mtae), [/]»i- 
bttno eokifirtis) II vigilnm etc. 

C. V 534: Q. Pctronitts C. /. Piiip.} Mo- 
destia p{rimis) p{ilus) bis leg(io?iis) XII Ful- 
miinatae) et leg{Ìoms) I Adiu[t}ric{is), trib{u- 
nus) mit{ihim) coh{prtis) V vig{ilum) etc. (a. 
98/102) Cf. 335- 

C. V 867r Ti. Claudio Ti. fil. Pai. Se- 
aindiao L. Statio Macedon[i'], p(rimo) p[Ìlo) 
legiionis) mi I\laviae) J-\elicis), irib(uno) 
coh(prtis) prim(ae) vig(ilum) etc. 

C. V 930: C. Quintino C. /. Rom. Prisco 
pirinii) p{ilai-i), trib. cohor. I vigiilum) etc. 

C. VI 1636:,... P, Vibi P.f. Mariam.... 
p{rimo) p{ilo) bis, tHb{uno) coh{orUum) X 
pr\aetorìae), XIurb(aHae), IIII vig{ilum) etc. 

C. VI 1599; M. Bassaeo M. f. St\el.'\ Ru- 
fo... tri6(uno) coh{orHs) V vigul{um) p{rimi) 
p{ilari) bis etc, 

C. XI 395: AI. Vettio M.f. Ani. Valenti... 
IPirìma) p{ilo)\ leg{toms) VI Victr(icis)... tri- 
b{uno) coh(orlis) V vig{ilum) etc. 



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Goògle 



t^S CEN 

- C. Vili 9045: P. AeU,io) P. f. Qitdrìna) 
Primiano.... primo p(ilo), irlè(fmo) coh{orlis) 
mi vig{iluin) etc, 

d) centurioni legìonarìi divenuti tribuni di 
una coorte pretoria; 

C-. V 6513: C. ValerittS C. f. Clmid. Pan- 
sai.. p(rÌmHs) p{Uus) bis. trib{nnus) coh{oriis) 
yiJII pr{aelorìae) etc. 

C. VI xb^f,:... U-ib{imo) p\rae!{orittmrttm')\ 
Philipporam A[itg[iislai-um)'\ p{rhHÌ) p{ilari) 
etc. 

C. XIV 36J6:... /,. CotHÌm{o) L.f. Maxi- 
m[p)... p{rimi) p(ilari) bis, prociiratoi-i M. An- 
tonini Aug... trib{uuó) chor{lis) VII praeio- 
riae.... centurio{m) chorlis I pr{aelorìae) X 
trbanae V vig(ìlum), evocato etc. 

e) centurioni divenuti tribuni d'una coorte 
urbana: 

C, VI 1627: Cu. Pompeio \P\rocìdo.., \pH- 
mC[ p(ilo) Ugdonis) IIII F(laviae) Airvuu), 
llri6(ano)] coh{ortis) I urbanae eie, 

C. X 4872; L. Ovinitis L.f. Ter. Pufns 
priin{us) ardo <:ohortiuiH praet{orianonim) divi 
Augusti, prim(us) pil(us) leg[ioitis) XIIII 
Gent(iiiae), lrib{uHo) mit(itum) cohorl(is) XI 
urb{anae) etc. Cf, O. 3445. Quelli però che non 
avevano fra i centurioni che un posto relati- 
vamente inferiore passavano nelle coorti ur- 
bane come centurioni (C. II 4461). 

f) centurioni divenuti tribuni di legioni: 
C. ili 381: [C. di\orlanui Cf. An. \QÙ\a- 

dralus. pyim{Hs) pil{tts), [tri]b{untts) milìl(ttin), 
praeA.e<^iiis) casM,ofniH). 

C. V 533: P. Palpellius P. f. Maec. Clo- 
dins Quiritialis pigimi) p{ilaris) leg{ionis) XX, 
lrib{rinus) miliUum) leg{ioais) VII C{laudiae} 
I\iae) Fiidelis) etc. 

C. X 4868: Sex. Aulieno Sex. f. Ani. 
primo pil(o iterum) bis, tr{ibnKÓ) mil{ilHm) 
etc. cf. 5713- 5829- 

g) centurioni divenuti procuratori: 

C. Il 1178: M. Caipurnio M. f. Gal. Se- 
necae Fabio Turpioni Seìtliuatiano... proc\ti- 
ralori) provincia» iMsitamae et i^eiloniae, p{ri- 
mo) p(ilo) leg{iouis) I AdiutHcis etc. Cf. 1267. 

C. IX 5898:.. L. Petroni Sabini p{rimi) p{i- 
laris) bis, procurator\is) Augiustorutn) etc. 

ex 1711:... ieg{ionis) VII Ma£edottic{ae), 
fir^imipi/o'] legiianis) IIII Scylliic{ae), lrib(u- 
no) coh(ortis).... primipilo iteiium) ieg{ionis) 
XVI Ga[ll(icae)], proc{uralorÌ) Ti.Claudi Cae- 
taris Au\g(usti)]... 

C. XII 5430: ... Curante lu/io Honoiato 
procuratore) Aug(ustt) ex Pritnìpil\p\ etc. Cf. 
S43I e 5438. 



CEN 

In tutti i casi, e anclie quando non erano 
chiamati ad altra funzione, i centurioni prin- 
cipali uscendo dai servizio, aveano la dignità 
di cavalieri (Mart. 6, 58, io: « et referes pili 
praeniia clarus eques ». O, 3049 add.; c(cntiirio- 
ni) leg(Ìonis) XI... [rtft] A«g(uslo) Traiam ex 
mililia in eqnestrem dignitalem [/]^a«J■/[^7/o]. 
C, Vili 9230: M. Cocceio Romano eq{uiii} 
R{omano) p(rimi) p{ilari). X 5064:--. c{^itu- 
rioni) legiiouis) XX Va/(eriae) viclr{icis)... 
eq(tio) p{nblico) exoi\naÌo). 

B. Centurioni nelle milizie ausiliarie. 



Si trovano 



nelle coorti a usi lì ai 



a) Coorti ausiliarie: 

C. Ili 56?7 (Coptos): coh{orÌes) VII, 
c{ettbirìones) X. — 3096: Q. Silvius Spe.... 
cenl{iirio) coh{orlis) I Belg{atum) curagens 
theat{ri), — BRh. 1700: L. An/onins Mater~ 
nus c{entnrio) cob{ortis) XXIIII v[otiiutario- 
tiiin) ciivium) R{oinanormn). — 1667: C. Sein- 
proni-us Saiurninus c{enturio) coMfirlis) XXVI 
vol{untariorttm) €{ivÌHm) R{omanomm). — 
1466 ; Lollius Crispus c{enturio) coh{ortis) 
XXXII vol(Hntariormn). — 1616: L. Petra- 
nius Tertins cienlurio) coh{ortis) I Ger(ina- 
norum). — 1320: C. Iu!{ùis) Sarnus Jlliu{s), 
c(enlurÌo) coh{,orHs) II Rae(tonivi) r{iviu«i R{o- 
maiiorum) Cf. 1522. — 1740:.... c(entnrio) co- 
h(ortis) I Seq{uanorttm) et R[aur{icorum)-\.... 
— C. Hi 843S:.... mil{es) legl,Ìouis) XIII.... 
et cientario) coh(ortis) I Ca.mp{anorum),.. — 
Dipi. XV C. Ili p. 1961: CohorUis) I Hi- 
spaitoriim, cui praest M. Sabiiiitis Fiiscus, 
centurione C. lulio C. f. Sataniino Ckio. — 
EE. 7, p. 458: Pridianum cohiortìs) I Aa- 
g(ttstae) pr{aetoriae) Lttsiitanornm) eq(uiiatae) 
.... c[eHluriones) sex. — BJ. 91. p. iia: Her- 
c{uli\ Saxsa{no) sacr{um) lulius Verecundiis 
centvrio cok(orlis)... Varcia>i{oriiin)... — Iji- 
tyschev, II, 290: A/Ja vii Bs(flM[s] X£v[7-]l^ 
pmy h xa[ì] Ttpivxi^ arrsipa.^ &pa.xmy. — 
Ann. épigr. 1889, 84: I^. M. L. Cariieoli 
c{eniurionis) Mphorlis) I Gal{lor'i>n). — Saca- 
ze, Ins, de Pyrénées, n* 69: Ti. Iul{io), Itti- 
xonis J{ilió), Nigro, centurioni chort(is) A- 
qmt{anormn) quart{ae). — Allmer, Ins. de 
Lyon, n" 85: M. Vater{ins) Silvaaus c(eutu- 
rio) coh. I Germauicae in Geiitnania) inf{e- 

b) Numeri: 

C. XI 340: C. Aeinilio Severo c{enturioiii) 
n(umeri) Pan(nomorutn). — BRh. 1592: Cas- 



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CEN 

sius TroÌanti[i] c{enliirió) BrÌtto{Httm) Mu.... 
cf. 1455. 

In questa calegoria conviene collocare i 
centurioni, i quali comandavano i distacca- 
menti di veterani, elle l'imperatore manteneva 
in servizio per qualche tempo ancora, dopo 
la loro esenzione [vexilla veteranoriim). Por- 
tano il titolo di centurio veteranorum [C. ili 
1817; c{enlarÌo) veteranontm Ug{ioKÙ) IIIl 
Mac(edoincaé) o ceuturio veteranits (C. X 3369, 
3371- 3376. SI. r, 71 :^ C. V 889. Cf. SJ. 1, 
677: \c^ii\tHrÌo curator veté\i 



C. Centurioni nei corpi di stazioni a Roma 

a) Coliortes praetoriae. — il numero delle 
coorti è indicato nelle iscrizioni seguenti: 

Coh. 1: C. X U17. 6329. - XIV 3516. 

> II: C. X 636. — XI 395. 
» III: C. XIV 2523. 

> UH: C. II 4661. 

> V: C. VI 2557. 25S8. 
. VI: C. XI 837. 

• VII: C. VI 2662?: miles cortis VII 
pretorie centuria evocatiti. 661. — XIV 4007. 
— OH. 6771. 

Coh. Vili: C. VI 2703. 

> Vini: O. 3445- 

» X: C. VI 728. XI 2II3. 

b) Cohortes nrbanae. — Si trova menziona- 
to il numero delle coorti nelle seguenti lapidi; 

Coh. 1; C. XII a6o2. Allmer. Inscr. de 
Lyon 94. 

> V: C. II 4461. 

» Vili: O. 3445. ■. 

. X-. C. XIV 3525. 

> XI; C. VI 2899: c{entHrÌo) cokorl{is) 
pi-im{ae) vig^ìlitm) lrala{lm) cokortis XI nr- 
banae. 2755, — XIV 4007. 

Coh. XII: NS. 1894 p. 94. 

» XIIII: C. XI 710. OH. 6771. 

. XVI: C. XI 395- 

. XVI!: Allmer, Inscr. de Lyon 87 
{coh. XXII Lttsduuiensis ad Motietam). 

e) Vigiles, — Ecco le iscrizioni In cui i nu- 

Coh. I: C. VI 1056. 2899. OH. 6771. 

> II: C. VI 1059. 2755- - XIV 4007. 
» V; C. Vi 222. 1057. 1092. 2977. — 

XIV 3526. 
. VI: C. VI 2995- - XI 395- 

> VII; C. VI 3069. 3076. "5993 {cen{lu- 
rio)cohor\,Cis) VII t!igil{um) Roin. candida- 
f(us) Tuberi) Caesa>{is). 

Coh I: C. XI 710. 

d) Frumentarii: 



CEN 



»99 



Ceuturio frmnetttarius: C. VI ilio {[r«»- 
tiirimes.... fyttmcniari) C. VIII aSas, CIG. 
2802. Vi.ti.axQy\r\i3.f')iùy ^feufiirTipiey) Ann. 
épigr. 1891 n* 80 (IcR. i Italicae) C. Vili 
16553 (leg. II Ad.). HI 1980 (leg. Il Trala- 
nae). VI 423 (leg. IIII Fliaviae) Gordianae. 
II 4150 (leg. VII Gem.); il 484 (1^- X);- HI 
7041 (leg. XIII Gem. P, F.). 

Cenlurio fnintentarioruin C. VI 3326: d,eH- 
turió) frainentariorain v(ices\ a{gens) prindf- 
pis) pereg{rinù,iim). Cf. VI 418. 

Cfruinenl. (C. VI 1S36). 

C. frum. (C. Ili 2063). 

C.fru. (C. Vi 3331). 

C. f. '<Z. XI 1322). 

D. Centurioni nelle scorte degli imperatori 
e dei governatori: 

a) Centuria mililnm slalorum Aug.: C. V 
7257. VI 1009. 2955. 2794. XI 395. aiia. 
OH. 6771. 

b) Centnrio specntatoruiit Aug.: C. Ìli 
5223. 

e) Ceuturio specnlalorum: C. V 7164. X 
6674. 

d) Ceuturio firotectoriii/i: Ann. epIgr. 1891 
11" 75- 

e) Centuria singularimn: Ann. epigr. 1891 

f) Centuria exploratorum: C. Ili 3154. 
3648 (= 10422). 

E. Centurioni nelle flotte. 

Su ogni nave accanto al trierarca c'era un 
centurione, che semt)ra abbia avuto il coman- 
do dei soldati di 1>ordo, laddove il trierarca 
era più specialmente incaricato di guidar la 
nave. Il suo titolo uffid;ile è centuria classìa- 
rius (Tac. ann. 14, 8) o cìassicus (C. VII! 
93S6). I centurioni delle flotte sono spesso 

a) Flotta di Miseno (C, III 225. 356.- 6109. 
7290. VI 3096- 3099- 3100. 3118. 3125. 3130. 
3'35- X 3365. 3366. 3370. 3378. 3533. 6S00. 
7595. Xi 3533- XIV 232 etc). 

h) Flotta di Ravenna (C. IH 322. DipL X 
C. Ili p. i960 = Vili p. 851. C. V 2834, IX 
42. 3891. XI 40. 49. 183. 340. 671 etc). Cf. 
Fiebiger, De classiuin italicarum historia et 
institutis p. 387 seg. p. 448 seg. 

e) Flotte indeterminate (C, Vi 3161, Vili 
9386). 

Oltre le funzioni che esercitavano regolar- 
mente nei corpi di cui facevano parte, i cen- 
turioni erano spesso chiamati a posti strpor- 



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aoo., CEN 

dìnarìi, sia a Roma, sia nelle Provincie: istru- 
zione delle reclute, comando di corpi ausilia- 
rii o di piccoli distaccamenti, commissioni di 
fiducia dell'imperatore etc. 

Cenluriones deputati. — Si designavano con 
questa espressione dei centurioni dislaccatì e 
riuniti a Roma (C. Ili 7326. — VI mo. 
3557- 3558. - XI 1836. -NS. 1883 p. 450- 

Cenlurio siipermiineraritis. — C, V 8278; 
lulius cenlurio supertiumerarius leg{ioais) 
XI Claudiae slifiendioriim) XXIIII, anno- 
r^ut») circiier XXXX; tiro probitus ann{o- 
ru*n) XVI; postea profecit disce(n)s equitum, 
ordine frutus mas{isUr) equitum, posiliis hic. 

— C, VI Ilio; \centurioiies\ deputati et sii- 
pemutnéirarii]. 

Centuria annonae. — Uffiziale distaccato 
presso il prefetto dell'annona: C. XIV 115: Pe- 
tronio Maxsiiito e{entnnoni)ami{oitaé). Cf. C. 
VI 8471: ^ub) ce{nturioHe?) praef[ecti) an- 
n(onae). 

Centttt io strator legati. ^ CAI \i\ì: . . . 
Silius Hospes hastatus leg{Ì0HÌs) X Ceminae 
stralor eiiis (=i legati), — C. Vili 7050: . . . 
[V]ur,ttius Felix primilpi\taris leg(ionis) III 
Cyreneìcae, \styator (legati). Cf. Foucart- 
Wadd. J2I5 : ixa.réyra.py^i!i; yevS/A,sy»i r»? 

Cenlurio exercitalor equitum singutarinm. 

— CHI yi)Oi:... Al. Calventius Viator c[entih 
Ho) leg{Ìonis) IIII F\laviae) F[elicis), exerc{i- 
lalor)eq{iiÌ/ttiH} sing{ularimn) C. Avidi Nigniii 
degiati) Attg{usti) ptio) pr(aeiore). — C. Il 
4083: Pro salute . . . eguituin singiihirium 
T. Aurei. Decimiis, centuria leg{ioiiis) VII 
G{emina£) Fel(icis) praep{ositus) simulet cam- 
pidoctor. 

Cenlurio curam agens stratoruin etpeditum 
singulariumconsularis. — Ann, epigr. 1891, 
146:' M. Verecundinius Simplex c{entuHo) le- 
g{iottÌs) XXX Utpiiae) curam agens strato- 
rum et peditmn singularium co{n)s{ular!s). 

Centuria praepositus equitum singularium. 

— Ann. epigr. 1891, 62: , , , Eq{uites) sing{u- 
lares) c{uram) a{genle) Auri_elio) Vie tarino 
cieitiurioiie) leg(ianis) II Ad{iutricis), admi- 
n(isiranle) Aur{elio) Bito dec{urione) . . . 

Centuria praepositus equitum singularium 
Augusti. — C. XI 1836: L. Petronio L.f. Sab. 
Tauro Vohisiano , , . praeposito equitum si»- 
guiarior{am) Aug(ustorum) H{ostrorum), p{ri- 
mo)p{ilo) legiionis) XXX Ulpiae centurìoui 
deputato. 

Centuria exercitalor equitum singularium 
imptraloris. — C. VI 276: c{enturionts duo) 



CEN 

exserc{iÌatores) {equitum singularium); 228, 
229. 273: (exercila{tor) n[umeri) eq{uilum) 
sing(ularium). — Vili 2825: M. Aurellio 
M. /. Pai. Sextiano Ostia e^euturioni) fru- 
mentario exercitatoH singularium Imp(erato- 
ris), kastato tegiiouis) III Aug(iislae) etc. — 
III 10360: I{ovi) O(ptimo) M{aximo) .... 
eg(uites) sing^ulares) e{Hratn) a(gente) Au- 
r(eÌio) Victor iuo c(enlurio»e) leg{ionis) II 
Ad{ iulricis), admin(is Ironie) Attr{elÌo) Sito 
dec{uriofie). 

Cenlurio exercitalor equitmn praeloria- 
norum. — C. X 1 127; Cn. Ma^rcio] Cu./. Slel. 

Rust\io Rufino ex'\ equile Roman\o 

exercitato]rÌ equil[tiin pra£lorian(oruin)] c{e»' 
turioni) coh{artis) I [pr{aeloriae , leg(ionis) 
III Cvr{enaicae), I/I Gall{icae)], XV Ap[oll(i- 
naris)] etc. — VI 2464: C. Cesennio Seiu- 
eioni cenl(urionÌ) cok(ortis) II pr{aetoriae) 
exercilalori equitum pr{aetorianorum). 

Centuria exercitalor equitum speculatorum. 
— C. XI 395: M. Veltio M. f. Ani. Valenti 
.... ({enturioni) cko{rtis) Il pr{aetorÌae) 
exercilalori equit(um) speculatorum. 

Cenlurio exercilntor. — C. VI 5682. 

Centuria atmamenlariusT — C Vili. 16553: 
\ce'\aturio [arma]mentarius [leg(ianis)] secun- 
dae Adiutricis pro[ba}tus in Ug(iofie) III 
Aiig(usla). Il Domaszewski mi propone: ceu- 
lui-io {/rii[mentai-ius.. 

Centuria praepositus opificìbus. — M. Ul- 
pio Avita c(enlurìoni) leg(iottis) III Aug{u- 
slae). HII Fl(aviae), opifices loricari qui in 
Aeduis colisi stuiil et Vieobtivae Sugnutiae re- 
spandent quig^ue) sub cura eias fuerunt (Iscv'iz. 
trovata jiel 1876 nella Niévre). 

Cenlurio praepositus operi ntetallarum. — 
C. Ili 25: Annius Rufus c{eriturio) leg{ioni.s) 
XV Apol/iuaris, praepositus ab optimo im- 
pieratore) Traiano operi viaimorum monti 
Claudiano. — XIV 125: Petronio Maximo 
c(enturione) ann(onae) et Fabia Maroiine c{en- 
turione) operum. — WE. 2771 p: Ex mie- 
tulio) n(avo) Caesaris n{oslri), r{ationis) d(a- 
minicae) A{uguslàe) sub cur{a) C. Ceriatis 
pri, acutatoris ) subseqi uenle ) Sergio I^ngo 
c{eniurione) leg{ioms) XXII Primig{eniac), 
prob{ante) Crescente lib(erlo) etc. Cf. BH. 
1889 p, 530, WE. 2776: , . . , caesura Tulli 
Saturnini c{enturionis) leg{ionis) XXII Pri- 
m{igeniiie). * 

. In questa categoria d'iscrizioni conviene 
collocare tutti gli ex volo trovati nelle cave 
del Broiitlial e dedicate a Hercules Saxanus: 
BRli. 664: . . tirts Bass{us) c{enturio) leggio- 



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CEN 

iiis) VI yic[/(ricrsyi et vexillaiii) legiionh) 
eitisdem. — igSa: Victoriiitis c{efiiurio) le- 
g(ionis) VI Vìcitricis) f\iae) prò ve^illalio- 
ne) l(egÌo,iis) ei«sd{ein) ... — 662 (cf. 660): 
VexU(latioiie) /(rgiouis) VI Vk{iids) P{iae) 
F\,idelis), liegioiUs) X G{eminae) P{iae) F\i- 
delis) et al{ariae) cok{or/es) cla(ss>s) G[erma- 
nicae) I\iae) F{idelis) g(«<,e) s{imi) sub Q. 
Acu(tio) su{b) cu(ra) M. Iui{i) Cossuli c(eii/u- 
rionis) l{egionh) VI. Vic(tricis) P{itie) F{i- 
delis). Cf. 651. 652. 655. 656. 657. 663. 671. 
672. 674, 675. 679. 680. 685. 

Centiirio praeposìius limilis. — C, Vili 
9755. 

Centuria praeposìius viae derigendae o li}iii- 
ti aperieiido. — C. Ili 8663: Va!(erius) Va- 
l(e'is) vleUejwms)] ex c{eniuri(mc) limiis[m1 
pub(Haim) . . . aperuit (a. 179). — C. V 
698: [H]aru: vinm derectam per Atium cen- 
turioaem post seiUentìam dicfaiii ab A. Plaii- 
tio legato Ti. Caesaris Aug{usti) . . . resti- 
tuii . . . L. Riifellius Severus prìmipilaris. 

Ceiiturio, prae/eclns eivitatium. — C. V 
1838. 

C. Baebio P. /. Cla. Attico II vir(o) i{n- 
re) d(icuHdo), primopìl(o) leg(ioiiis) V Ma^ 
cedoaÌc(ae), prae/{eclo) c[i\vilaliiim Mocsìae 
et Treballia{e pra}ff[eclo) {ci]vitat(ittm) in 
Alpibtis maiiliimis t[r(Ì6Taio)] mi^ilum) co- 
b(ortis) VII/ pr(aetoriae), primopil{o)iterum, 
procurtiior{ì) Ti. Claudi Caesaris Aiig{usff) 
Geitnanici in Norìco. Cf. 1S39. 

Centnrio luslratioiiem ageiis. — C. V 3o8; 
Fl{avim) E.ruperal(i,s) ageits in l,is[l(ralioney\ 
Fl(avi) Sabini pirimi)p{ili), Ael(ÌHs) Sevetm 
agens lusl{ralionem) Aur{eli) Flin'li] primi- 
ip(ili)l sigui/ier) leg{imm) III[J] F(lavi<ie) 
P{iae) [F{iiielis)]... Valer{ius) Valeas signi- 
/(er) leg{ioim) XIII Gem{iuae) iust{raiis) Au- 
r{elium) Zenonein p{rimum) p(iluin). 

Ceiiturio index dalus. —C. Ili 9832: [l'i- 
(]uIHhs T. . . [legionis] VII et L. Sa\lvius\ 
M. Siieio c^nl\urioms legi,ioms) X[/, m]- 
dices d[a\ti ex [co]inveutiane a [Z.. V]o/usio 
Satur[ui]no leg{ato} propr(aetore) [C. C\aesa- 
ris Attgiusli) [Ger']maiiici inler ... — 9864 
a: L. Arnmtius Cami^ll'lm ScrÌb\p\maSn\us 
lelg{aUts)'\ prò pr{aelore) C. [C]ae[s']aris Au- 
g(tfsti) Germanici iudicein dedit M. Caelium 
c(enturionem) leg{ionis) VII inl-.-r Sapuates 
e[f\ I.a[malìitos utfines [reg]erel el terinin[o]s 
polti{erel)]. — 2882: . . nus I^co [eeiiHurro)] 
leg(ioais) VII, ùidex \daiu]s ex conveal[ioìie) 
ffo[f(«»i)] ab L. Voln\sio L. /.] Saturnino 
tegXaio) ... — 2883: Fi»[i'\s inler Nedilas 



CEN »ot 

et Corinienses derecttis mensnris aelis tussu 
M. \pu\ceni Gemini leg{ati)per A. Resium Ma- 
xinmm c{en/nrionein) legipnis XI prittcipem 
Posterioretiico(ào)[r{iisì'\IetD.perA[e]6ulium 
Uberaiem c(enlmionein) eiusdem leg{ionis) a- 
statnm posteriorem ckor(lis) I. — Ann, epigr. 
1890. 11: /,. Sa\_ivius] M. Suelo[iiius] ee\n/^ 
riones leg{ioms) X[I, iu]dices dla]li ex [co]n- 
vetiiione a [L. V'\olusio Satur(myic leg{aio) 
propr{aelore). 

Centuria alleclus ad matterà praefecti 
legioiiis. — OH. 6747: P. Aelio P. f. Papir. 
Marcello . . . astato et principi et primipilo 
teg(Ìouis) VII Gem(inae) Pi[a)e Fel{icis) ad- 
leclo ad niunera praeJ\ectoritm) leg{iotmm) 
VII Clau(diae) el pritiiae Adintricis etc. 

Centuria tegionis praeposilus cokorlis. — C. 
Ili igiS: Snlpieius Catvio c(enturio) teg{ionis) 
I M{inerviae) praeposilus cho[rtis) I Belg{a-- 
rum)... — BRIi. 787; FI. Gordio Rufino c{entu- ■ 
rioni) l{egioms) If {co^kortis Rkamae{ensium) 
milliariae in Syria. — 1583: Nasellius Pro- 
cliamis c(enlurio) teg(ionis) VITI Aag{uslae), 
praeposilus chor{tis) I tìeiveliarum (a. 148). 

Cetttitrio curalor cohorlis, — C, III 6025 (a. 
140): CoMprs) I FKcrvia) Ctl{icttm) eq{uitaià) 
basiticain Jecit per C. Avidium Heliadorum 
praef{ectunì) Aegypti . . . cura agente Slati- 
no Tauro c{enlurioae) leg{ionis) II Trfaianae) 
F{ortÌs) curatore coh{ortrs) eiusdem. — 6362: 
Tetnptnm Liberi palris . . . restiluit cok{prs) 
I B\_e']lg{arum) adiectis porticibus curam 
agente Ft{avio) Vietare c{enlurione) leg(ionis) 
I Ad{iulricis) P[iae) F[elicis) {a. 173). VII 
1084; Cah(ors) I[I] Tungr{arum) insalante) 

Ulpiio) S. \c[enluriane)'\ leg{ioHÌs) ■ 

XX V(aleriae) Vljclricis). — 1092 : Co- 
h(ors) VI Nerviorum e. . . e. . . . P'l{avius) 
Betta c{eiìlurio) leg(ioHÌs) XX V{a!eriae) 
Viiclricis). — EE. 7, 1071: CoA(ors) I AeHia) 
Dacar{um) c(uius) c{uram) a{git) Iul{ius) Mar- 
cellinus {c{enlario)f) leg(ionis) II Aug(ustae), 
— Ann. epigr. 1893, 177: Coh(ors) IIII Lin- 
gonutn eq{uitata) cui attendi/ Iut(ias) Ho- 
naratus c[enlurio) Ug{tonis) II Aug{uslae). 
BJ. 3 p. 154: CoA. I Seq{uanorum) et 
[Rauracorum c]uram ag[ente S]extilio P[ri- 
m]o cent[urione) leg{ionis) XXilI Primtge- 
niaé]. 

Centuria praeposilus alae o curatar aloe. — 
C. V. 7007: C. Valerio Cf. Stel. Cletnenti prì- 

mipilari decuriones alae Gaelutarum gui- 

btts prae/uil bello ludaico^ — VII 587; Aur. 
Attieno? cent(urioni) curatori alae II Aslu' 



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^^t^ 



CEN 



Centuria praeposilus numeri. —BRh. 1751: 
N{umerus) Brit(loniitn) et exploratorum Ne- 
tnaning^mstum) c{urain) a{genle) Aurei. Fir- 
mine ceHt{urione) legiionis) XXII Pr{imi- 
genioe) P[iae) F{idelis). — C. Vili 2494: C\tt- 
ram) algente) C. lulio Aelnrione c{entnrÌone) 
leg{irmis) III Anginstaé) Anto[ninÌanae) prae- 
(posilo) n{umero) //(erculis) AnUoìiimaTió). — 
24861 M. Annius VaUns c[enlurio) legiionis) 
[III} Aug{itslae) . . . jieatus n{uinero) Pal- 
m{yren\orum. — BRh. 1548: Ped[iUs) n{u- 
fneri) Treveror{um), p(edites) LXXXXVI 
suo cur{a) agente Crescentino Resbecto c(eniit- 
rione) legfionis) Vili Aug[usiae). ~ 1732: 
Brittones Trip(utienses) qui sunt suo cura T. 
Mani T.J(ilii) Pallia Magni Senape e(eniu- 
rionis) legiionis) XXII P{rimigmiae) P[iae) 
F[idelis) . . . Cf. 1745. — C. Vili 18008: Q. 
Velfius lustus c(enlurio) leg[ioms) III Au- 
giustae) praepo{silus) ri{umeri) Pal{myremo- 

Centurio praeposilus vexillalioiii. — C. II 
484: C. Titio. C. f. eia. Simili . . . praepo- 

sito vexill. [pey Asiani L[y]ciani 

Pamphiyyiam et Fhr[y]giam primipilo le- 
g{ioms) III Aug{ustae) Piae Vindicis, prin- 
cipi peregrin{omnt) centurioni /rnmentar{io). 
centurioni legion(is) X etc. — III 6745; Ve- 
xlìll^atio leg{ioms) XII Fu[l[minaìae)\ sub 
cura luHii) P[r]ocu{li\ deniuHonis) leg{Ìonis) 
[e]iusdem. — 1980: , . . Ve^illatiotes legiio- 
nis) II Piae et III Cottcordiae, pediilmn) CC 
sub cura P. Aeli Amyulitaii c(ettiurÌoms) frn- 
mentari legiionis) II Traian{ae).— VII 914: 
Mar»,i) Cociidio) miUìtes) leg(ionis) II Au- 
g[itstae) c{enfuria) Sanctiana, c(enttiria) Se- 
cundini d[ebilum) siolverunt) sub cura Aetiani 
[cienturionis?)}; cura{vit) Oppius Felix optio. 

— Vili 10990: .... Vexi\llatio Ug{ionis) 
III Au\giuslae) P{iae) Viindicis) Severianae 
Per . . . vum cienturionem) legiionis) eiusdem. 

— X 1202: N. Marno N. /. Gal. Plaetorio 
Ctleri . . . pirimo)Piilo) legiionis) eiusd{em 
= I Adiutricis) praeposii(ó) nmnerorum ten- 
dentima in Ponto Absaro. — 5829: T. Potilius 
T. /. Pai. Sabinus . . . iribiunus) miliilum) 
legiionis) VI Ferraliaé)... c{enturio) legiionis) 
XXII Primigieniae). eienlutio) legiionis) XIII 
Geminiae), primus pilus legiionis) III Augiu~ 
stae),pi-aepositus vexillatiombus milliaris tri- 
bus expeditione Britannica ... — 6657: M. 
Aguilio M. /. Fabia Felici . . . praepiosito) 
vexillatiionibus) piHfno)Piilo) legiionis) XI 
Claudiae ... — BRh. 1554: PediUes) cien- 
luriae) luliii) Silvani sub cura Vaterculi Pra- 



CEN 

culi denlurionis) legioinis) Vili Augiustae). 
— C. VI 1645: . . . tribiuHo) piraelioriatio- 
rum)] Philipporum A[ug(ustoru>n)], Pirinw)- 
Pillo), duci leg(ionum) Daciicarum), cienturio- 
ni), cort^iculario) praef[ectoruin) priaeiorio) 
etc. — BRh. 1283: veaiillalio) le- 
giionis) XXII Pirimigeniae) Piiae) Fiidelis) 
ce.] Cecilliius)} Cornel(itts) Marcelilus) f 
cienlurio) legiionis) eiusdem. — C. II 6183: 
Vexillatio [l]egii07iis) VII Gieminae) Fiide- 
lis) [syUi cura [I}uni Viciolr^is. cienturioiiis) 
Ugiionis) etXu\s<^em); - III 7449: ■ - . . Ve- 
xillatiio) legiio'iis) XI Cl{audiae) sub cura 
Fliaui) Maximi c(enlurionis) leg[Ìoms) eiusdem 
(a. i55).-Dessau,Inscr. sei. 2614: Vexil(lalio) 
coh{oriis) I Segiuanorum) et Raur{acorum) 
eginilum) suo curia) Anlonii) Natal[i]s c{en- 
turionis) legiionis) XXII I\rimigeniaé) Pii- 
ae) Fiidelis) ob burgium) expliciatum). 

Dopo Diocleziano non si ha più menzione 
eerta di centurioni, ameno che il testo se- 
guente non sia posteriore a quell'epoca: Mitth. 
d. d. Inst. Athen. 1887 p. 170: OùaXsei^ 
no^;r[w]K'^ kxa.TOì'ti.t^X.V ffrgareuffo^lvp iv 

Sili cenluriones capi di centurie, in cui 
erano ordinali alcuni collegi v. Centuria 111. 



centurioTium (Eph. liDinr. 4 p. laS sefiB.). — Kabbk, ile 
ceiiturjoiiibus KoinnnoTUm. ~ Marquardt, SLaalsveiwal- 
fung 1 p. 368 segK. — A. MunLLKR, Abcomiiiaiidierle 
Centurimicii (Philoiogus 41 P. 48a seRg.l. 

R. Cagnat. 
CENTCRIPAE iCenluripe) . — Città 
dei Siculi, non molto lungi dal fiume Symae- 
thus e da Aetna {Itin. Antou. p. 93. Tah. 
Peuting. 7. I): rà Ksvro>7ra (Strab. 6, 
2, 4 p. 272), K£iTi>V(!(nai (Ftol. 3. 4 '3 ^ 
9i 4). Kevr^pOTTra in una lapide (Kaibel In 
script, n. 241 cf. Thuc. 6, 94 cod. Bj Nella 
prima guerra Punica, assediata da Romani 
(Diod. 23, 4, 1); ai tempo di Cicerone libera 
ed immune (Cic. Verr. 3, 6, 13) e * lotms 
Siciliae multo maxima et locupletissima (Cic. 
Verr. 4, 23, 50 cf. 2, 68, 163); più tardi, di 
diritto Latino (Plin. nat. hi.st. 3, 3); da Au- 
gusto ricondotta all'antico splendore, dopo es- 
sere stata depressa ai tempo della guerra con 
Pompeo (Strab. 1. e.}. Delle poche iscrizioni 
latine che ne provengono {C. X 7004-7012), 
una soltanto (7004) ricorda che era retta da 
duoviri. Le greche sono raccolte in Kaibel. 
Inscrlpt. etc, n. 574-587- 

MouMSBN. e. l. Lai. X p. yi». 



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CEP 

CEPAE. — L'editto di Diocleziano «de 

pretiis rerum venaliiim» ha; 6, 20: Ceparum su 
carum Ital{iauti) iii{odmm unum, denari os)qiitn 
gitagùtla- zi- Cepae birides pritnae «(umeto) 
b g t qu iqie {de a o ) q ialino 1 q 
ente n( e o) qn qmg ta {d a o) q t 
l 1 e polle sec 1 e dunque e e d te 

a od o le f e I e a ap le u e e le alt e 
e de u o I s U ate e ten p 

Non p o s) nano a w o f poco a 
dope te al eno n Ila na dell la 

pe o (Na u P st a 6 p 63 ) be 

h n He f o fo e o sen p e ate (Plut 
q est co 4 4 3 p 669 B) Sulle ane 
spe e e s 1 o lo d o se a le PI at 
h t 99 gè 05 06 Col n a o 
segg. etc. Cf. Blumner, Der Maxinialtanfetc. 
p. 86. 

CEPHALOEDIUM {Cefali,). - Città sul- 
la costa settentrionale della Sicilia, alla mede- 
sima distanza da Haladsa e Thermae Hime- 
raeae (Itin. Anton, p. 92. Tab. Feuting 7, 1. 
cf. Pliii. nat, hist, 3, 8, 90. Ptol. 3, 4, 3): 
KspoXoi^iov (Diod. 14, 56. 7S; 20. 56; 23, 
iS; Strab. 6, 2, i p. i66), o KfpaXosiJi's 
(Strab. 6, 2, 5 p. rji. Athen. 7. 63 p. 302*. 
Ptol. i. e), donde le fornie latine Cephaloe- 
dium (Cic. Vtrr, a, 52) e Ceplialoedis (Flin. 
1. e): corrotte Ceplialodo (Jtin. Anton. I, e.) 
e Ceplialedo (Tab, Peuting;. ]. e). Le iscri- 
zioni latine (C. X 7456. 7457) non offrono 
nulla che riguardi l'ordinamento della città, 
trauiie forse l'accenno agli Augustales (7456). 

MOMMSKN, C, 1. l.at. X p. 767. 
CEfOTAPHrUM. - Talvolta anche <r^- 
Potafium (C. VI 2469. 13040. 13244. 20075. 
21020; 2259, 19039; cepotajiolum). Una specie 
di sepolcro, a cui d'ordinario è annesso un 
campo o orto cinto di mura; benché anche 
delle tombe altrimenti chiamate sieiio prov- 
vedute dell'uno e dell'altro. 

Sepulchr{u[m hoc sìve cepotajiolum Aelia 
AiUigona . . . vìba ipsa sibl et etc. C. VI 
2259. 

Cepota/[iutn sive{? el) >noHumé\ntum cum 
a^dificio libi] et suis etc. C. VI 2469. 

M. Aurel{itis) Alexander priiiiipil{aris) et 
li^ir) e{gregius) vivus siòi et . . . huiie ce- 
polaphiuin separavi! de domii et fecit omnibus 
suis posterisgiie suis et etc. C. VI 3554. 

Hoc cepotaphinm etc. C, VI 8505, 

Hoc cepolaphium muro citictum cum suo 
iure ornili ex auctoritate el iiidicio pontificum 
òossederunt (illi) C. VI 10675. 



CER 



. »3 



Hoc mommentum stve cepùlaptum de no- 
mine meo ahenan zeta C VI 13040. 

M Aurehus iivntomus et Aurelio Jtfar- 
aaiie aedi/ìctutn cum ctpolafio et memortam 
a o/o fecerwnt stbt et etc C VI 13244. 

/ >ioc cepotfphiolo cum superficie Geru- 
lo et C VI 19039 

romparaber\un(\ 
pota{Jt\o are[a 

et C \ I 20075 

C Laehtts . . . cepotafias tntus q{ui) con- 
l{ rfl f{,d„ì pi{u,) »■(,■••,.) ce. C. VI Jiom. 

/ hoc cepolaphio maceria cinctum (sic) 
/ doinus aeiernalis, C. X 206G. 

t polaphiuin vendere aut donare ve! etc. 
NS 891 p. 203. 

CERA, — Nel significato di pagina di 
un codex (p. e, Cic. Verr. 1, !, 36, 92. Suet, 
Caes. 83; Nero 17, Horat. sat. 2, 5, 53. Quint. 



. pedes in 
elusa pedes 






e), ì 



ha i 



urbana; EE. 4, 739: I(ovÌ) o{ptimo) m{axiino) 
Pro salute imp(eraloris) Aug{usli) n(oslri) 
buina Maxi{mi) Atirel{ius) Syrus cera Canài- 
diana etc, a cui il Mommsen fa seguire que- 
ste osserva:^ioni: « Cum probabile sit turmam, 
cuius eques liane aram posuiC, fuisse singula- 
rium Augusti, turma autem fuerìt hominum 
XXXII praeter decurionem, erediderim ma- 
tricnlas turmales ternls paginis sive ceris per- 
scriptas fuisse hominum denorum undenorum- 
ve, singulos autem ordines principes suos ha- 
buisse, quorum uiius suerit Candidianus > etc. 

Nella sentenza arbitrale tra Oropus e pub- 
blicani Romani {Hermes, 20 p. 268 segg.), 
nella lin, 58 seg, accennandosi a coloro che 
fnceano parte del consilium, è detto: 'Ev fai 
ei^fJìcv'K'uo jropMoav ol wùroi ol i/j. Ttpay- 
lj,àr<x>y ai'ijJislòùt'Xsi/fi.éycov SìXtoi Ttfàirri 
xtipwi^uTt Teaaxpe3xa,iSsKÓ,T^. Sul quale esem- 
pio il Moinmsen (ivi p. 280) crede che il 3 
nel decreto de! proconsole delia 
(C. X 7852 lin. 4: it quol infra 
scriptum est tabula V, j VIH et VHU et 
X), sia da lecere c{eris) e non capitibus, 
come egli avea proposto e come leggesi tut- 
tavia nel Corpus. 

CERARIUS. — V, Scriba. 

CERASARIUS. - Ricorre in un fram- 
mento epigrafico di editti del prefetto delia 
città, scoperto recentemente al vico lugario 
(BM. 1891 p. 342 ), Benché la parola non 
ricorra in alcun'altra fonte, ii significato {ce- 
rasus. ciriegia) non è dubbio, Cf. la parola 
seguente. 



yGefogle 



ao* 



CER 



GBBASIUS- — Nell'editto di Diocleziano 
«de pretiis rerum venalium» etc. leggasi (6, 57); 
Cerasiorum.... (deimrios) quattuor. Nella la- 
cuna sarà forse da leggere modius o se:ir/arlus. 
Il vero nome del frutto (ciriegia) era cerasum, 
ma s'incontra anche la forma cerasìum (Apic. 
1, ao), come dell'albero era ci^^-iuft?. Questo fu 
introdotto da Lucullo In Italia nell'anno 680 
u. e, dal Pontus (Plin. nat. liist. 15, io?. 
Ath. 3 p. 50 R. Amm. Marceli. 22, 8, 16, 
Isid. orig. 17, 7, 16 etc), donde fu esteso 
nelle Provincie; e trasse il nome dalla città 
pontica Cerasus. Sul modo di coltivarlo e di 
conservarne ìl frutto v. PIÌn. nat. hist. 15, 
104: 17, no; 18, 231. Pali, u, 12, 8 etc. cf. 
BlQmner, Der Maximaltarif p. 94 seg. 

CERAUNIAE (gemmiiB). — Sono ricor- 
date come uno degli ornamenti di una statua 
di Iside, da una iscrizione di Acci, nell'Hi- 
spania Tarraconensis (C. II 33S6 Un. S). Si 
dicevano così, perchè eredevasi che cadessero 
con la folgore, di cui aveano il colore (Plin. 
nat. hist. 37, 134. 176. Lamprid. Elag. 21 

CBRE A (pruiia). - L' editlo di Diocleziano 
«de pretiis rerum venalium» etc. ha; 6, 69: 
Pruna cerea maxima u{uniero) Iriginla (de- 
narios) quatiuor, sequentia n{umeró) guadra- 
ginta {denarios) quatiuor. Sono le prugne 
gialle, le piii grandi e le piìi piccole, di aii la 
cultura in, Italia fu introdotta al tempo di Ca- 
tone (Calo de re r. e. 133 cf. Plin. nat. hist. 15, 
46). Era quella la specie più pregiata (Plin. 
15, 41. Vergi!, ed. 2, 53. Col io, 44. Ovid. 
met. 13, 818), sulla cui conservazione v. Plin. 
nat. hist. 15, 42. S8; 17, 136. Col. 12, io, 2 
etc. Cf. Bllimner, Der Maximaltarif etc. p. 
97- 

CEREALE^!. - V. Oeriales. 

CEREATAE MARfANAE (Casamare) 
— ex 5779-5794- — In origine fu un vico 
del territorio di Arpinum, nei Volsci, sul con- 
fine del Samnium (v. Arpinum). Poscia, forse 
in onore di C. Mario che vi ebbe i natali 
(Plut. Mar. 3}, fu eretto a comune a sé, es- 
sendo da Strabene {5, 3, io p. 338) i Kepsarcu 
nominati insieme con Sora fra i popoli Latini, 
e anche Plinio (nat. hist. 3, 5, 63) ricorda i 
Cernetim (^^Cereatini) «qui Mariani cognomi- 
nantur» fra quei popoli, E il Liber colonianini 
p. 233 ha; < Cereatae Mariana munieipinm: 
familia Gai Mari obsidebat: postea a Druso 
Caesare militibus et ipsi familiae est adsigna- 
tum » etc. Né è improbabile che sia stato 



OcrialU 



CER 

dopo l'età di Cicerone, non 
trovandosene menzione nelle sue opere, forse 
dallo stesso Augusto; rimane dubbio però se 
in forma di colonia odi municipio. Leiscrizionl 
ricordano oltre che i Cereaiini Mariani (C. 
X 5781) o Cereatini (C. X 5689. KE. 8, 612. 
C. IX 3318), la tribù Cornelia {C. X 5783) e 

Diwviri (5688. 5781), 

Orda (5781, 

Pontifex (5783). 

Sexviri (EE. 8, 612) e 

Sacerdos (5779Ì- 

MoMMShK, il. 1. Lai. X p. 561. 

CERENAECI (Lares). — Laribiis Cere- 
tiaecis Niger Praculi f{ilitts) v(oium) fl_iòetrs) 
s{olvU). Così un'iscrizione di un hiogo della 
Hispania Tarraconensis pi esso Laiianavczes 
(C. II 3384). 

CERERES. - ^ (erps 

CERERIA. — PiediLito che m due iscri- 
zioni di Aquileta è dito alK (v ] lioiin dea 
(C. V 761: Aiigustae Bonae deae CeTeri\a\e 
sacrum etc.) e alla (\ ) Uater deam aiagna (C. 
V 796: M{a(ri) dieiim) in(ìgnae) Cereriaev{o- 
tuin) s{olvit) Frutiem rhymele etc 

CERERTS 

CE RE RUM 

CERERUS 

CERES. — La ^ tematica si riscontra 
dittongata in C. Vili 1398 {(.leteri) e 16693 
{Caereres). Forme arcaiche. Ciitres (C. 1 
811), Cererus, (C. I 568= X 3780 e 5191) per 
il genitivo classico Cereris (Cf. Vanicek, Gr. 
iat. et. WOrterbuch i p. 120}. Come ricavasi 
dai nomi delle divinità paleoitahche, etimolo- 
gicamente connesse con Ceres {Kerri degli 
Osci; Ance/a Cerri dei Peligrui; (^erfo Martio, 
Mondo (^crfio, Tiirsa C^fia degli Umbri, 
dietro l'analogìa di umbr. parfa perlai, par- 
rà), anche Ceres potè, secondo l'antica orto- 
grafia, suonare Cer(x)es fcf. E. l.attes. Le 
iscrizioni paleolatine dei fittili e dei bronzi di 
prov. etnisca p. 9). 

Il Birt (in Roscher's Lexicon i p. 862) 
osservando che il culto romano di Cerere, da 
noi conosciuto, è interamente greco, né mai 
vi fu in Roma, per quanto sappiamo, un san- 
tuario della dea con rito indigeno, non ritiene 
dimostrabile per il Lazio antico alcun culto di 
Cerere, e crede che soltanto sotto l'influsso 
greco l'antico nome delie biade e del pane fu 
riferito alla dea greca delle biade e del pane. 
Ma riflettendo che pressoché tutte (e stirpi 
italiche possedettero una divinità, di cui la 
Cerere non è solo etimolo- 



Ssacenlos 
saeerdos 



y Google 



CER 
gica sembra più naturale vedere in Ceres 
una divinità pakolatina agncola ed infera 
come agriLolo ed mfero e il Atr\>)iis della 
patera di VoIscl (Lattes Op cit p io 17 
19) una in digitazione della terra concepita 
sopratutto quile dispensatnce delle biade e 
pur confondentesi presso 1 prischi Latini 
con quelle altre a<.ce?ioni onde la niedesima 
terra fu oggetto Di qui perduto h sua con 
nessione con 1- rellus (Wissowt De feriit, 
anni Romanorum letubtissimi p 8 9 cf Fasti 
Praenestiui C I' p 137 cf Mommsen ib p 
337) e con la Dta Dia che Iw Henzen (Arv p 
48 ì dimostrando I identità dei sacra Arvalium 
e degli Ambarvalia nel qnali in\ocavasi Ceres 
sostituitasi a Mars ritiene non essere altra 
che Ceres A tonferinare poi la stretta pa 
reiilela di questa con le divinità infere oltre 
che la naturi isteisa della dea le relazioni 
sue con la Teln:, e la prova indiretti che bi 
può dedurre di una diMuita ad essa aihiie 
Cerus K qu ile nella bua forma plurale è 
identica ai Maius (Lattes Op cit p 17 19 
cf I ultima colonna della iscrizione etrusca 
della Mummia p 26 38) non sarà inutile 
rammentare che il niundus che nella sua 
parte più bassi en sacro ai Manes ed agli 
dei inferi iti genere era pui 
SI denominala seondo la 
Feste (p 142) muiidus Ceteris |* Cerens qui 
mundus appelhtur ») e lerii/is ìmiiidahs è 
(.hnniata una sacerdotessa di Cerere m Capua 
C X 3926) Chiunque nonavesse resoi dovuti 
onori ad un morto doveva sacrificare a Ceres 
la polca praeadanea (Geli 4 6 M Fest p 
223 Cf Birt m Roscher s I exicon p 864) 
mentre ancora in presenza del cadavere da 
seppellirsi veniva ad essa immolila la porca 
praesentanea (Fest p 250) Ancora se lei 
rtit (larvati) si fa legittimamente derivare da 
Ceres questa dea sarebbe stata pensata anche 
quale malti lanaimn (Preller ROm Mythol 
a p 8 n 2) 

Se SI accoglie-i^uterpunzione del Preller 
(Op cit I p 87) un passo ilqnantoo&curo di 
Arnobio (3 40) sopra la dottnna etrusca dei 
Penati ci apprende che Ceres concepita a! 
pari di Piilts quale diviniti mascolina e col 
l'appellazione di Genius Imiatf entrava nel 
novero di quelli L esistenza di divinità latine 
maschili e femminili a un tempo come TU 
liitno e Tellus (Aug civ d 7 23] Saiurnus 
ed Ops Dis pater e la tnafet Larmn rende 
la notizia verosimile e le porge conferma, oltre 
il lat. - etr. Kerm, il diminutivo etrusco Ce- 
rer-^va, designante appunto, secondo la con- 



CER 



«5 






gettura del Lattes una divinità mascolina 
{Cf Saggi ed appunti intorno alla iscrizione 
etrusca della Mummia p iii 112) Ma il 
Reifferscheid nella sua edizione critica di Ar 
nobio (Corpus Script Ecci I at \ol 4 
40) ponendo una virgola tra Cererein e Gè 
mum loiialem sostituisce alla triade (Fortuna 
Ceres Genius lovialis Pales) un gruppo di 
quattro divinità e toglie quindi ogni fonda 
mento ali asserzione di una Ceres maschile 
Sara pero qui lecito osservare a sostegno 
dell interpunzione accolta dal Preller che Ser 
vio (Aen 2 325) enumera quali Tusa Pena- 
tes Ceres Paics Fottmta né fa menzione al 
cuna del Gemtts lo^talis come di un quarto 
Penate e che in favore della tnade etrusca 
sopra citata stanno le numerose altre triadi 
teologali ctrusche che si vanno man mano 
discoprendo (Cf Lattes Op cit p 241 cf 
Rendironti del R Ist I omb Sene 2 \ol 
27 Fise 16 p 642 nota) A questo propo- 
sito gioverà anche ricordare che il Momnisen 
(Chronol p 15) osserva essere il numero pan 
prcdomin iute pei più antichi ordinamenti ci 
vili e religiosi di Roma ed il numero dispari 
di importazione seriore (che e per il Momm 
seu importazione greca) Ma se il carattere 
esse nznl niente greco del culto reso a Ceres, 
Liber e Libera nei tempi storici è cosi evi 
dente da non abbisognare di dimostrazione, 
rimane però sempre discutibile se in genere 
le trii^di teologali romane debbano farsi risa 
lire ad influenza greca o non piuttosso ad 
una etrusca più immediata e naturale Co 
muiique le Ceres paleolat ne e con Ceres, 
I iber e l bera che se invocati in unione ad 
essa nelle feste campestri non erano forse 
ancora stretti dal vincolo di una triade vera 
e propria si incontrano con la triade greca di 
ùnfiMTH^, 'jcat-xe-, e Kogn, di cui era horen 
tissimo il cult) ad Enna in Sicilia e si fusero 
interamente con essa Non tanto però che le 
nuove forme greche cancellassero del tutto 
il fondo a dir cosi paleolatino delle tre di 
vinità il quale rimase evidente nelle loro ap 
pellazioni rispettive di Ceres Liber e Libera 
E questo fatto appunto dell avere 1 Latini, 
aCLOgliendo la novella tnade sostituito ai no 
mi greci dei nomi di conio prettamente ni 
digeno anziché moditicare quelli secondo il 
genio della loro lingua parla in lavore di un 
culto di Cerere già ab antiquo esistente nel 
Lazio, quando, pel tramite italiota e siceliota, 
vi giunse la dea dei misteri d Eleusi. 

Nel 258 u. e, essendo grande penuria di 



yGÓOgIc 



■■"^rf/' ■ . "CER 

grano, dietro consìglio dei Libri Sibillini al- 
l'uopo consultati, Aulo Postumio votò alla 
■triade di Ceres, Liber e Libera un tempio, 
che fu edificato nelle vicinanze del Circo 
Massimo, e dedicato tre anni di poi da S]>iirio 
Cassio (cf, Aedes p. 176), Arte6ci furono 1 greci 
Damophilus e Gorgasus, mentre, nota Plinio 
(nat. hist. 35, 154) « ante hanc aedeni Tusranica 
omnia in aedibus fuisse auctor est Varrò >. Gre- 
che furono per lo più anclie le sacerdotesse della 
dea, e greca rimase sempre la terminologia 
dei culto (Cic. prò Balbo, 24, 55). Ad ador- 
nare il tempio di statue di bronzo provvide 
il ricavo dei beni confiscati a Spurio Cassio, 
secondo la notizia di Dionigi (8, 79], che il 
Mommsen (Hermes, 5 p. 240) ritiene atten- 
dibile e da accompagnarsi con quella di Livio 
(3i 55. 7) e con !e altre poche traccie, da cui 
Cerere apparisce quale protettrice della libertà 
popolare. Distrutto da un incendio i\el 723 u. 
e, il tempio fu ricostruito da Augusto e dedicato 
da Tiberio (Tac. ann. a, 49). Dalla custodia, 
ad essi delegala dell aedes Cerens trisscro 
probabilmente il nome gli aediles pi bei 1 1 
caricati delK presidenza de ludi i en Ics e 
della cura annonae Per il dis mpegiio di qiie 
st ultimo ufficio stava a loro disposi? oiie un 
apposito locile nel tempio o presso il temi 'o 
della dea donde esercitavano ia sor ei,l anza 
sul mercato del grano e provvede n 10 alle 
distnbuzioni popolan di frumento e di pane 
Per ciò appunto Cerere e il suo temj 1 ) di 
vennero ben presto il simbolo delle tu'ireiiti 
glc plebee (Vedi sopra) 

Istituitisi gh aediles cututes nel 3S9 u e 
fra questi e 1 plebei si andò ilteriiatido la pre 
sidenza dei ludi Cenales fino a che Cesare 
nel 710 creo due aedtles Ctriales ai qu^li af 
fidò la cura del mercato di grano e dei ludi 
un aedtlts C trialts di Cesare h 
, moneta (Eckhel 5 p 252) con 
la leggenda — Ifemintus led Certolui pnt 
mus fectt — e 1 immagine di Cerere (Ci I rt,l 
ler 2 p 3940) 

La festa principale di Cerere {Ctriaha e 
ludi Cettales cf, Mommsen, C. 1» p. 298) 
diventò annuale nel 552 u. e. Aveva luogo in 
Aprile e durava dal giorno 12 al 19, in cui i 
ludi erano circenses. Fasti Caeretani C. I* p. 
213; Tusculani p. 216 = XIV 2575; Maffeiani 
p. 224; Vaticani p. 242=VI 2299; fragm. min. 
5 p. 251; Fasti Esquilini p. 210, in cui al no- 
-me di Cerere si trovano congiunti quelli di 
Liber e Libera, che non si riscontra espresso 
in altri fasti cf. Mommsen C. I' p, 315. . 



CER 

Un'altra festa di Cerere avea luogo tosto 
dopo il giorno anniversario della battaglia di 
Canne (2 Agosto 538 u. e. cf. Fest, ep. p. 97, 
Liv. 22, 57; 34. 6. Plut. Fab. Max. 18). In- 
fatti, come appare dai menologia rustica (C. l'p- 
281) l'Agosto era sotto la tutela di Ceres. Ri- 
cordava questa solennità il ricongiungimento 
di Ceres con Proserpina, ed in 
le donne dovevano, come sembra, 
nove giorni dai mariti, e di poi, in bianche 
vesti ed adorne di serti di spiche, offrire alle 
dee le primizie dei frutti (0«id. met. 10, 431. 
Arnob. 2, 73. Cf. Preller 2 p. 45). Di questa 
festa non abbiamo menzione nei fasti pubblici, 
forse iierciiè « Graeca sacra festa Cereris ei 
Graecia translata » (Fest. I. e. cf. Cic. de leg. 
2. 9, 21. 15, 57; prò Balb. 24, 55. Mommsen 
C. ì' p. 324). Forse cadeva tale solennità il 
10 Agosto, nel qual giorno i fasti ricordano 
la dedicazione fatta in epoca Augustea delle 
are di Ceres e Ops Augusta nel vicus iugarius 
(Fasti Amiteniini C. 1' p. 244 = IX 4192: 
\ ailenbes p ■'40:3^\ I aagb cf Antntesp 248 
= \ 663S) 

Alle idi di Decembre nel tempio della Tel 
1 is nelle Car ne facevasi un sacrifìcio a quella 
dea »d a Ceres insieme (Fasti Praenestini 
C 1' p 237 Arnob 7 32 Fab Pict m Serv 
georg I 21 \arroinNon p 163 cf Momm 
scn C I' p 337) Cerere veniva ancora invo- 
cata come già se visto negli Ambarvaha ed 
a lei era sacro li praemetium (Preller 2 p 8 
-.egg) 

Come la jiufiMrnp ^safi-apopo, cosi anche 
Cerere in Roma ed m Italia era considerala 
quale dea protettrice del vm olo coniugale 
(Ce \err 5 72 187) Servio (georg i 344) 
fa menzione di una festa chiamata nupir le 
Ceiens od Orcz nupttae (probabilmente le 
nozze di Plutone e di Persefone) «quas prae 
sellila sua pontifices ingenti soUemnitate ce 
lebrabant » Ma in relazione col mito del do 
lore d Cerere pel rapimento della figlia essa 
LI SI presenta pure quale dea ostile alle nozze 
(Se V Aen 3 139 4 5S Cic nat d 2 24 
62 <_f Preller a p 46) 

Un teiumum Cerens che veniva osservato 
prima ogni 4 anni, poi annualmente al 4 di 
Ottobre (Liv. 36, 37. Fasti Amitern . C. 
I' p. 245 ^IX 4192) fu istituito nel 563 u. 
e. dietro il responso dei libri Sibillini. Sino- 
nimo di teiumum è costui (Fest. p. 154 cf. 
Mommsen, C. I' p. 331), a cui forse si 
accenna in C. VI 87 (cf. Preller 2, 45, nota 
2) , se pure non deve leggersi nella citata 
epigrafe \C\ereres ca\stae'\. 



y Google 



CER 

Ai misteri d'Eleusi e ubi initiantur gentes 
orarum ultimne . (Cic. nat. d. ., 1.9) non 
trascurarono di iniziarsi i Romani, clie nel- 
l'ultimo secolo delia Repubblica si recavano 
ad Atene, Si hanno teslimouianze positive per 
Siila e per Antonio, per Cicerone e per At- 
tico, ed è probabile che altri molti seguissero 
il loro esempio. Ma il trionfo della religione 
di Eleusi ai fu di vedere l'imperatore, cioè il 
capo ufficiale della religione romana recarsi 
a chiedere agli EumolpidI la coniniunicazìone 
di quei misteri, di cui la dea stessa aveva 
loro trasmesso il deposito. 

Augusto fu iniziato ai misteri Eleusini (Suet, 
Octav. 93. Dio Cass. 51, 4; 54, 9). 

Di Claudio è noto che « sacra Eleusinia 
etiam transferre ex Attica Romam conatus 
est » (Suet. Ciaud. 25), Nerone « peregrina- 
tione .... Graeciae .... Eleiisinis sacris, 
quorum initiatione impii et scelerali voce 
praeconis sunimoventur, interesse non ausus 
est . (Suet. Nero 34). 

Adriano fu il solo imperatore romano che 
andasse lino all'epoptìa. Di lui narra Aurelio 
Vittore (14) elle trasportò a Roma i misteri 
Eleusini. Ma la notizia non merita conferma. 
L. Vero, M. Aurelio, Comniodo, Settimio 
Severo furono iniziati, Valentiniano, pur ordi- 
nando la chiusura dei templi pagain', rispettò 
i misteri d'Eleusi, i quali lìon furono defini- 
tivamente aboliti che dall'editto di Teodosio 
(Foucart, Les empereurs romains initiés aux 
Mystères d'Èleusis - in Revue de Phil. 7, 3). 

Un' epigrafe dei V secolo (EE. 4, 866) 
menziona un mystes Cereris, che il Lanciani 
(BM. 1S76 p. 110) crede sia Veltio Agorio 
"pretestato, di cui si conserva nel museo Ca- 
pitolino il monumento funebre, dove è detto; 
Sacratns Libero et }£lensi\ttt\s (C. VI 1779)- 
Alla moglie di Vettio Agorio Pretestato si 
riferiscono le due seguenti epigrafi; 

C. VI 1779 a: . . . . Aconia Fabia Pau- 
lina e, f. sacrata Cereri et Eleusinìis, sacrata 
apud Egiitam Hecatae, tauroboliata, hiero- 
phantria etc. 

C. VI 1780: Fabiae Aconlae Paulinae e. 
/. filiae AeomXi] Catullini v. e. ex praef(ecto) 
et consule ord., uxori Vetti Praesentali v. e. 
praef, et consulis designati, sacraiae apud 
Eleusinam deo laccho, Cereri et Corae, sacra- 
tae apud Laemam deo Libero et Cereri et 
Corae, sacratae apud Aeginam deabus, lau- 
roboliatae, isìaeae hierophantriae deae He- 
catae Grae£[ae], consacraneae deae Cereris. 

In C, X 7501 lulia Augusta è assimilata 



CER 



aoj 



a Cerere [L'ereri luliae Auguiiae ditri Amgm- 
sii, mairi Ti. Caesaris Augusti etc.), cosi 
come Sabina moglie di Adriano, è chiamata 

in un'epigrafe di Megara y£a Arifi«Ttip (Sa- 
Seha.y SaaiXiaactv 'ZSa.ainy, yénv ^niitirpit, 
AiJTox/j(ÌTO;0os 'Ai5'/j(«*oC yuyaìxa. — Foucart, 
Inscr. du Pélopoimèse, 50 e 50 a). Non però 






yeo)Tipaq 



CIA. Ili 
va riferito a Kópn, come anche dimostra u 
epigrafe in 'EpK/i. 'a.fx- '^83, y, 4-5 (Vedi 
l'articolo citato del Foucart, Les Empereurs 

Olire al cidto di Ceres, le iscrizioni ci 
danno notizie del culto delle Cererei localiz- 
zalo in Africa (C. Vili 580. 1548. J303. 6359. 
6709. 1838. 11306. 11547? ri8a6. 12335. [2318. 
14438. 1693); e, all'ìnfuori di essa, menzionato 
in una sola lapide Puteolana (C. X 1585), 

li Birt (in Roscher 's Lexicon p, 856) so- 
spetta che si debba vedere nelle Cereres, la 
Ceres Graeca congiunta con la Romatta; più 
naturale sembra pensare a Ceres ed a Proser- 
pina, strettamente congiunte nel culto a loro 
reso (Cf, Caslores, che è la regolare designa- 
zione di Castor et Pollux). Torna poi qui 
spontaneo il riscontro delle Cereres e dei Ceri, 
come già si vide quello di Ceres e di Cerus 
(V. Lattes, Le iscrizioni paleolatine etc. p. 
.7-19). 

Quanto al ritrovarsi il culto delle Cereres 
diffuso tanto largamente in Africa, non è forse 
fuor di proposito attribuire in parte il fatto 
alla tendenza peculiare alle stirpi Semiticlie, di 
concepire la divinità sotto forma plurale. 

a) Predicati, 

a) Di Cerere. 

Alma C. VII 179 =: EE. 7, 871 (?). 

AtumiM, OH. 5717. 

Antiatina, prolettrice locale, C. X 6640. 

Augusta C. Ili 3942. 8085. 8102. Vili 
III. 1398. 1623. 6041. 9321, XI 3196, 
XIV 409. Cohen, Med. 8 p, 367. 

Dea C. X 5654. 6109. 

Dea sattcta Cohen, Monnaies ecc. 8, 67 
(Piccolo bronzo di Elena a-). 

Frugìfera C. XI 3197. Cohen, Monnaies 
etc. 8 p. 367. 

Graeca C. VII! 10564; cfr. VI 1780. 

Larga, C. XIV 2852. 

HelvifM (Elvina) C. X 5382 cf. luvenal. 
sat. 3, 319). 

Mater C. Ili 6096. VIII 9020. IX 4192, 

Mater agrorum C. XI 3196. 

Optima maxima OH. 5717. 



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»8 ,CER 

Sttncla G. HI 1771. 
Satutissima C. XIV 1. 

Segesla {EgeUaf) Cohen, Moiinaies etc. 

5 P- 449. 
Spidfera (il predicato è propriamente dato 
alla Virgo, confusa nell'epigrafe con 
Ceres) C. VII 759. 
Tarriàitaf C. IX 2144. 
Vertens C. X 129. 

Cereri frugis troviamo in una moneta d'ar- 
gento di CaracaHa (Cohen, Monnaies 
4 p. 143); Cereri frufér. per ma- 
nifesto errore di conio in una moneta 
d'argento di Pescennio Migro (Cohen, 
3 p. 406); Nummi Cercrìs C. IX 
1545: Deiiie[iros . . . J C. X 3685. 
b) Delle Cereri, 
Cet\eri]&\us\ Augiustis] C. Vlil 14438; 

[C\ereribus, donino \t\utorib[us). 
B. Divinità con cui Cerere appare: 
Aesculapius C. VIII 14447. 
Annoila Augusti, in monete di Nerone 
(Cohen, Monnaies etc. i p. 279) 
di Adriano ( 2 p. tao), di Settimio 
Severo (4 p. 6). I-a unione 
le dne divinità sulle monete 
penali è in rapporto con le frequenti 
largizioni fatte. alla plebe romana 
Revee des Revues in RPli. iSSt 
155, '■)■ 

Diana, C. Ili 7260: Cornufic, Cri. f. Mo- 
d(é)sta Polos Cerer. Dianam s(iitt) 
P{ecunìa) consecravit. - Cfr, CIG. 1449: 

Xoy TOiv a.yimrkTOiv &«o?v ^evd^ecjiv, 

A«iAtiTpi xai K[ó]pH, aefit 

x[a.]ì x^iai Stòiv eàv, TtpoaSe^a- 

Genius doni>ior{um) et Lares C, V 2795. 

Genius loci C. IX 1543. 

I{upiier) Oiptijrttts) M{aximHs) C. IH 

8085. 10842. 
Lares (vedi sopra), 
Liber C VI 1780 dove è detto pure lac- 

chus; NS. 1888 p. 389. 
Mercurius C, XII 2318. 
Numen Augusti C. VII 170? 
Numina Augusti EE. 7. 87"? 
Nymphae C. XIV, 2. 
Ot>is Augusta C. IX 4192. 
Pluto e. Vili S442. 

Plulo Cyria, diì sancH, C. Vili 9020. 
9021 (Cyria = Syria?) 



CER 



VI 



Proserpina C. I 619. (Coi 
1780). 

Teìtus C. Vili i?3,i2. 

Veniis, C. IX 3087. 3099. 3090, X 680. 
688. (?), 5:91. EE. 8, 315. 855. 

Nel compilare I! presente elenco non si è 
tenuto conto di quelle epigrafi, in cui Cerere 
viene invocata o citata insieme ad un gran 
numero di altre divinità, (C, II 2407. VII 
759)- 

Per le Cereri v, C, VII! 16693 (Pagus 
Tirratensinm, Afr. Proc): Caereres (sic) et 
Plutoni Ang. sac(ruiu) prò salute iinp. Caes. 
M. Aureli Antomni Pii Fel. Aug. et totius 
\domus diviiiae'] Tiirraleiises etc, 

C. Sacerdoti, 

Il culto di Cerere e delle Cereri era per 
lo più affidato a donne, come l'esame delle 
epigrafi dimostra ad esuberanza, 

I. Sacerdotesse di Cerere. 

1) /« /àilia. 

Aesernìa C. IX 2670: Viva fedi Snellia 
C. /. Consanica sacerdos Cerialis Deia 
Libera etc, 

Atina C. X 5073. 

Capua C, X 3912? 3926: icnria 

M. /. sacerdos {cerialis mundalls) 
d{e) s{ua) pi_ecunìa) Aanundum) c(u- 
ravit). 

Corfinium C. IX 3r7o. 

Formiae C. X 6103. 

Pompei O, 2190 (in greco). 

2) Nelle Provincie africane (cf. Hirschfeld 
AI. 1886 p. 28 segg.); 

Capsa, nella Byzacena C. Vili 112. 

Carthago. nell'Africa proconsularis C. Vili 
1140. 

Saldae, nella Mauretania Sitifensis EE. 5, 
947. 

Mila, EE. 5, 925 e 

Tiddis. C. Vili 6708 nella Numidia, 

Nelle seguenti epigrafi la sacerdotessa 
porta la designazione di piiblica : C . IX 
4200 (Amitemum?). X 812. 1074 a-b (Pompei) 
1812, 1829 (Puteoli), VIII 12335 (Afr. Proc,). 
E nelle seguenti, rispettivamente, le designa- 
zioni di publica sumina, pubtica Prima, publica 
populi Romani Siculo, publica pippuH) P{o- 
mani) Q[mriiiumy. C. X 4793. 4794(Teanum 
Sidicinum). VI 2181, 2182 (Roma), Talora i due 
sacerdozii di Cerere e Venere sono esercitali 
dalla medesima sacerdotessa, come si può ve- 
dere dalle epigrafi C. X 5191 (Casinura). EE, 
8,315. 855 (Pompei); C, IX 3087. 30S9. 3090 
(Sulmo), Una sacerdos publica Veneris et Ce- 



yGcfogle 



CER 

un epigrafe di Surren- 
tuni (C X 680) e probibiltnente in un'altra, 
p«re di Surrentiim (6S8) 

Nei titoli seguenti la determinazione di 
Cereiis a sacerdos si deve credo supporre 

C \391uCap1n) He>ei,iiiaV [/,]... sa- 
cerdos Cereri taf loc[o) d{al(o) d(ecreto) 

C. X 6640 (Antium): vedi sotto. 

C. Vili 1623 (Cirta, Afr, Proc.): Cereri 
Aug. sac. Valeria Saturnina saceydos, inaiar 
Jlaminica positere. 

C, Vili 14381^10364 (Vaga, Afr, Proc): 
Ex imperio Cereri Graec[ae\ sacr[ii\iu. M. 
Larii[di]us A. \/{ilius)'\ Aiitbugaeus sacerdcs 
pritniis arain qum grad\t\bus dedicmiit) in suo. 

II, Sacerdotesse delle Cereri, 
i) In Ilalia: 

Puteoli, C. X 15S5? 

a) Nelle Provincie: 
. SaJtus Mas.sipianiis, C. Vili 580 e 

MacLiir, C. Vili ii8a6 nella Byzaceiia. 

I.ambaesis nella Nuniidìa, C. VII! 3303. 

In un titolo di Ammaedara (Byzacena, C. 
Vili 15447) si deve forse leggere s[accrdos) 
C(ererttm) P{uòlica); sacerdos Cerert/m loci 
primi è designata la sacerdotessa di un titolo 
di Maslar (Numidia, C. Vili 6359) e sacer- 
dos magna in C, Vili 11306 (Cillium, Bjza- 

In due titoli (C. !X 1084, territorio di Conip- 
sa e ^SSS. Pinna) la sacerdos porta la designa- 
zione di Cereria. Ma Cereria è anche predi- 
cato della Bona Dea (C. V 761), onde è pos- 
sibile che al culto di questa, non di Ceres, si 
riferiscano quei due titoli. 

III. Sacerdoti di Cerere, 
i) Ih Italia. 

Atina C. X 5145 (?) 

a) Nelle Provincie 

Avitta Bibba, nell'Africa proconsularis C, 
Vili 805. 

In C. Vili 14447 (Afr. Proc.) ed in AM. 
14 p. lao jHencliirel Faonar) il sa- 
cerdozio dì Cerere va unito nella stessa 
persona 3 quello di Esculapio, e ad 
altri. 

Sacerdoti delle Cereri. 

Carthago, C. Vili 12318 e 

Vaga nell' Africa proconsularis AM. 14 
p. 105, dove sono chiamati una volta 
semplicemente sacerdotes, ed, una 
volta sacerdote^ Cererma. 

Tiddis nella Numidia, C. VII! 6709: lS\it- 



CEV 



W- 



Utts {Imì^wtr^MS a] sacr\is) [Cè\renim, 

D. Collegi e sodalizii. 

Magistreis Cerents (C. X 3779 Capua). Cui- 
tores anlistes (^= antisfites) deae Ce- 
reri\s\, C. X 5654 (FabraterJa vetus); 
Cerea\tes\ ( :=cultorcs Cererum ) C, 
Vili 14395 (Vaga. Afr. ?tOK.)ColU- 
giuiii Cereris C. li! 10511 (Aijuin- 

In C. XII, 2318 (tra Gratlanopolis e i 
Ceutrones. Gallia Narb.) è menzionato 
iin S£r[vus) Merairi et Cereris. 

Il collegio dei mensores /rnmenfarii di 
Ostia ha il predicato caratteristico di 
Cereris Angtistae. 

E. Dedicazioni, 
al A Cerere. 

Acdes. C. XIV 375 (Ostia): aedicula, C. 
Vili 16319 (Lares, Afr. Proc.J; ara, 
C. Vili 9oao, 9031 (Auiia, Maur. 
Caesar.); ara, caia gradibns, C. Vili 
10^64 (Vaga, Afr. Proc.) ianua cuin 
suis ornamentis, C. Vili 12332 (Bu- 
Djelida, Afr. Proc); porticus, C. Vili 
805 (Avitta Bibba, Afr. Proc); pu- 
teus, C. XIV 2 (Ostia). Notevole è 
il titolo e, V 2795 (Piitaviuni); Gemo 
doiitnor. Cereri T. Poblici.11% Crescens 
Laribiis publicis dedit iinagines ar- 
genti diias iesiamento etc. 

È importante l'altro C, 111 547 (Eleusis, 
Achaia); \Ap. Claodijiis Ap. f. Pul- 
cke[r'\ propylum Cere\ri et ProserpÌ\- 
nae, ca{ii)s{ul) vovit, {iiit\perato[r eoe- 
pit PtUcher Clau^ius et Rex Mar[cius 
/ec]eruii{l ex Usiaiii{tii/o)], 

Trova posto qui anche il titolo C. X 6640 
(Antium): Claudia Attica Attici Aug, 
lib. a rationib{us) in sacrario Cereris 
A'iHatinae deos sua impensa posuit, 
sacerdote I:ilia Procuta, Imfi. Cae- 
sar. Dominano Aug. Germanie. XI 

b) Alle Cereri. 

Imna, C. Vili 183S (Theveste, Numidia). 

F. Restituzioni. 

C. X 3685 (Puteoli): Cn. Cn. LuccH... \Pa- 
te]r etfitius pr. sacra Deme\tros resyituertml; 
Lucceia Cn. /. Polla Qui[rim et Lucyeia Cn. 
/. Terlulla Pia Galli aedem Demetros et quae 
circa [eatn aedem sita su]nl et porticus p{ecu- 
nia) s{ua) restitueruut. Alla restitudone di u- 
na porticus templi Cererum velusiale consum- 
pta, fatta dal patronus rei publicae prò salute 
Imp. Antonini Aug. Pii liberoruinq, eius, 



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■' iio' 



CER 



1^ accenna in C. Vili- 1548 {Agbia, Afr. Proc.); 
e 14395 a quella di una cella cum pronao 
(pure delle Cereri) vetastale Capsa, [prò sa- 
lHle\ imp{efatons) Caes{aris) L. Septimi{i) S[e- 
Vtri... et M. Aiireli{i) Anlonhn Ca\es{aris)... 

H, Diffusione del culto. 

a) Di Cerere. 

*) Roma. 

Vedi sopra. Al culto di Cerere in Roma 
si riferiscono, altre epìgrafi: C. 1 Sri, anche 
le tre seguenti: C. VI 2181. aiSa. BM 18S7 
p. 211. 

fi) Italia. 

Regio I (Latinm et Campania); 

Antium, C. X 6638. 6640. 

Aquiiium, C. X 5382. 

Atina. C. X 5073. 5145. 

Capua, C. X 3912. 3926. 3991. 

Casinum. C. X 5191. 

Cumae, C. X 3685. 

Fabrateria vetus, C. X 5654. 

Formiae, C. X 6103. 6109. 

Miseuum, C. X 3517. 3540. 3546, 3554. 
3592. 

Ostia, C. XIV 2. 375. 409. 

Pompei, O. 3190; C. X 812. 1074; EE. 
8, 315- 855- 

Praeneste, C. XIV 285;. 

Puteoli, C. X iSia. 1829. 

Surrentum, C. X 681. 688. 

Teanum Sidicinum, C. X 4793. 4794. 

Tusculum. C. XIV 2575. 

Regio II (Apulia et Calabria): 

Beneventum, C. IX 1545. 

Pagus Veianus. C. IX 1499. 

Regio III (Bruttii et Lucania). 

Paestum C. X 467, 

Potentia, C. X 129. 

Regio IV (Samnium): 

Aesernia, C. IX 2670. 

AUifae, C. iX 2321. 

Amiternum, C, IX 4192. 4200. 

CarseoJi, C. IX 4052. 

Corfinium, C, IX 3170. 
' Saticula (?) C. IX 2144. 

Sulmo, C. IX 3087. 3089. 3090. 

Regio VII (Etruria): 

Capena, C. XI 3933. 

Falerii. C. XI 3083. 

Nepet, C. XI 3196. 3197. 

Pisae, C, XI 1414. 

Volsinii, C. XI 2681. 
_ Regio X (Venetia et Histria); 

Patavium, C. V 2795 {fortasse ex Dalma- 
tia adlatus). 



CER 

Aedes di Cerere troviamo ad Ostia (C. 
XIV 375) un sacrarium ad Antium (C. X 
6640) un tempio a Falerii (C. XI 3083), Pro- 
babilmente un tenjpio dovette esistere a Fa- 
brateria vetus (C. X 5654), come pure do- 
vunque la sacerdotessa porta la designazione 
di pitbtica. 

f) Provincie. 

Gaulus (insula), C. X 7501. 

Panhormus, C. X 7266, 

Ta rracotiensis. 

Tarraco, C. II 2407 (Quivi però Cerere è 
nominata con un gran numero di al- 
tre divinità). 

Narbonensis, 

Fra Gratianopolis ed i Ceutrones C. XII 
2318. 

Vienna, C. XII 2896. 

Territorio dei Volcae C. Xil 5687, 19. 

Germania inferior. 

Luogo incerto, OH, 5717. 

Britanirìa . 

Deva, C. VII 170 — EE. 7, 87; ? 

Magnae, C. VII 759. 

Pamionìa super io r. 

Emona, C. Ili 3835. 

Siscia, C. HI 3942. ro842, 

Moesia superior. 

Uipia Ratiaria, C. Ili 8085, 

Viminacivim, C. Ili 8102. 

Moesia inferior. 

Istrus, C, III 7526 (vicus Cereris). 

Dalmatia. 

Narona, C. Ili 1771, 

Novae, C. Ili 8508. 

Ackaia. 

Eieusis, C. Ili 547. 

Patrae, C. Ili 6096. 7260: ....Cortmfic. 
Cn.f. Mod{e]sta polos Cerer. Dianain 
s{ua) p[ecunia) consecravit. 

Byzacena. 

Capsa, C. Vili IJ2. 

Africa proconsularis. 

Avitta Bibba, C. Vili 805. 12271 ? 

Bu-DJelida, C. VII! 12332. 

Carthago, C. VIII 1140. 

Henchir-el-Faonar, AM. 14 p. 120. 

Cirta, C. Vili 1623. 

Lares, C. Vili 16319. 

Thigniea, C. Vili 1398. 

Ticliilla, C. Vili 14890. 

Vaga, C. Vili 10564. 

Mauretania Caesariensis. 

Auzia, C, Vili 9020, 9021. 



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Caesarea, C. Vili 9311. 
Maitretania Sitìfetisis. 
SaJdae, EE, V 947. 
Sitifis. C. Vili 8442. 
Numidia. 

Arsaeal, C. Vili 6)41. 
Mila, C. Vili 19993. 
Tiddis, C. Vili 6708. 
b) Delle Cereri. 

a) Italia, 

Puieoli, C. X 1585. 

b) Provincie. 

Ammaedara, C. Vili 11547. 
Cillium, C. Vili 11306. 
Mactar, C. Vili iif36. 
Sallus Massipiauus, C. VUI 580. 
Africa proconsularis. 
Agbia, C. Vili 1548. 
Bu Djelida C, Vili 12335, 
Carthago, C. Vili 12318. 
Henckir-el Oued, C. VHI 16693. 
Negasckiaì C.VIII 14438. 
Vaga. C. Vili 14395- 
Nniiiidia; 

Lambaesis? C. Vili 3303. 
Mastar. C. Vlil 6359. 

Henckir Salah RA. 1893 I p. 390 {....plebs 
fmidi... maceriam dom{us) Cererium) 
Sina) piemuia) /{ecil). 
Theveste, C. Vili 1838. 
Tiddis. C. Vili 6709. 

Templi delle Cereri sono menzionati in C. 
Vili 1548. 1538 e in C. Vm 14395. 

A. Festalozza. G. Chiesa 

CEEES (nftvis). — ' C. X 3517. 3540. 
3546. 3554. 359^. "- Clussis. 

CERET — Ceretanus lesgesi in nm la 
pide fraramentita della BaetiLi {C II 986) 
a CUI 1 Hubner fa segu re i\ 1 sta 
ne « Ceret oppidiim praeterea 
tantum notiim est (Eckhel i 60) cerei m 
scnptis quorum nisignia caput muliebre 
diadematum spicae duae urbe ni in Bie 
tica sitam fuisse demonstrant Ideni Aitsse io 
niecit Ukertus p 357 Lum oppido quodam a 
solo Stephnno Byzantio (p 481 1 Ma neke) 
Ita nominato heenndum Tlieipompum (i 316 
Moli ) Sn^oc TTOÌf, TtEfi ras Hpctickiiavi 
ffrnJtccs quod qu-im mcertum sit appare! > 

CERE ** — Nel d-^creto del senato di 
Pisae emanato circa le onoranite da rendersi 
al figlio di Angusto L Caesar leggesi fra 



CER 



»il 



I altro (C XI zo lin 33 seg ) st gm privalim 

zelmi Mambus euis tn/enas viiUcr^f, uive 
qms\ atiiphus uno cereo un ze face cormtape 
mii/ìi etc Cosi pure fri le disposizioni test»' 
mentane che Irovinsi ni um iscrizione di Au- 
zn nelh Mauretania Cnesaneiisis (C. Vili 
9o5?J il testatore ordina ili eiede ut slaiuam 
nieam et ux.orts tiicje ieigeat et unguat et 
caronti et cer{eot duo) accendat etc Sull'uso 
dei ceri nei funerali e innanzi alle statue v. 
Cic de off 3 ao Senec de tranqmll. 11; de 
brcv vit 20 ep 12! cf PI ut Cure. 1, j, 
9 Mirt 14 42 Isd ong 10 3 etc, 

Ceieus e anche Lhiamata in genere la fa- 
ce da cu nvean diritto di essere preceduti i 
magistrati neih lex coloniae Genetivae (C. II 
5139 I 3 lui aosegg) Iisgue II zi,\is) ae- 
(tihbusque dun eum ìuag(istrituiH) habebuni. 
logos Pi aetertai funaha certos hahere pale- 
sijsq{ie) esla II Monmisei (Stnatsrecht i p. 
423 seg ) si \A\e di questo hioto per dimo- 
strare, che Cicerone aiea in mente appunto 
un tale diritto, quando (Calo 13, 44) scriveva 
di C. Duiliua console nel 494 ti. e: 1 dele- 
ctaliiitur cereo (non ctebio o ciedo) funali et 
tibicme ([uae sibi nullo exe nplo priiatiis sum 
[jserit » cf Vii Max 364 Fior 1 13 
\ict 38 Horat sit 1 5 ,6 rgli crede 1 
noltre che la presenzi del t biien fra gh ap 
pnritores dei maf,istrati romani sia da spie 
garai con ! officio die essi ideino accompa 
(,iiando quelli di notte di dare il segnale del 
loro pissaggio Al tempo degli liitoiiiiil fu 
quello di esser preceduto dalli fice un diritto 
anche dell imperatore {Dio Cass 71 35 He 
rod 2 "i 8 7 I Curt 339 Ammian 
21 6 34) e dell imperatrice (Hcrod 1 8 16) 

CERFENNIA {Col hmeno) — Città 
dei Marsi a destra del H,ij Fucinus, sulla 
via \aleria tra Alba Fuceiisis e Corfinium 
(Itin Anton p 308 seg fab Peuting. 6, a. Ra- 
\enn 4 34 35) Un miliario dell'imperatore 
Claudio proveniente dai pressi del monte 
Teate ne determina ancora meglio il luogo: 
C 1\ 59 3 Ti Claudius Caisar.,.. (a. 48149) 
lam Claudtam yaleriiam] a Cer/enma 
Ostia Aett[riii] tnumt jlemgue poiites fedi. 
\LIII {ci Strab 5 3 9P 337- e. ii p. 138). 
E molto probabilmente la "Zepevvia. di Dio- 
doro (20 9) e Cesenna che Livio dice aver 
1 Romani nell anno 449 u e. ricevuto dai 
Sinuti insieme coi bora ed Arpinum (Cf. 
Holsten adn ad Clu\ p 153). Le poche 
iscrizoni che ne pro\engono (C. IX 3649- 



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sia CER 

3653. 6347), non oHrono alcun 
torno al suo ordinamento interno. 

GERIALES. — Così si chiamano i com- 
ponenti eli una corporazione, la quale molto 
probabilmente, a similitudine del collegio de- 
gli Augustall, si formò di sacerdoti di Cerere 
dopo che aveano compiuto ìl loro officio. Kssi 
ricoiTono per lo più in luoghi dell'Africa pro- 
consulaiis, come: 

Bisica — C. Vili 12300; Memoriae M. Cae- 
cili Felicù MarHalis C. Caeci\li\ Felicis 
eigiegì) v{iH) Jia,n{mis) perp{efui) M 
decnriones et Caereales; 
Mustis — C. Vm 15585: d. ut. s.C[n\. Cor- 
n[elius) Datus deéittrio) sacerdos Cerea- 
tiimi, arc{arius) etc, — 15589; D. m. s. 
Q. luHus Telius Ui-banus pater tot 
fauium elM^amen) p(er)p{etuus) patronus 
Cerealiiiin etc. — 15590: Iiisiitius sacer- 
dos Cerealium. 

Vaga — C. Vili 14394; cellatn emù 

proaavo vet\nstate collapsain gii\am sa- 
cerdolales et Cefea[tes ade^ornandiun terii- 
pliim Ce]rerum etc. 
/fr. el-Ulsl — C. Vili 16417: . . \p\b cnius 
dedkaiione(iii) ludos Isclaeìiico^s ef\ epii- 
lum curiis et Caerealùìis exMbuet- . . . 
In Histonium poi, in Italia, lo stesso col- 
legio è appellato dei 

Cerialeg urbani — C, IX 2835; Herculi 
ex voto araiii L. Scantiiis L. liUerius) Mo- 
deslus VI vir Aiig(uslalis), mag(isier) Larum 
Aug(usti), mag{ister) Ceriatìmu uròaaorum 
etc; — 3857: Q. Pagmuus P. Hiòertus) Az- 
tneniis magljster) Cerrial. (sic) sanctum refe- 
di etc, 

CERIALBS (lodi). — Furono istituiti 
forse contemporaneamente coi ludi plebei nel 
534 u. e, o poco dopo, e duravano dal 12- 
19 di aprile: certamente nel 552 u. e. ricor- 
revano già stabilmente (Liv. 30, 39}. Son 
mentovati sotto quei giorni nei fasti Esquìlini, 
Caeretani, Tusculani, MalTeiani, Fraenestini e 
Vaticani (C. 1* p. 315}. 

Da essi si vede quindi- che spettacoli cireen- 
ses non aveano luogo che nell'ultimo giorno 
(Tac. ann. 15, 53. 74); di scenici si ha noli- 
zia soltanto nell'Impero (Tac. hist. 2, 55. lu- 
ven. 14, 362 cf. Ovid. fasti, 4, 262). Un de- 
naro dei Memmii (a, 680-704 u. e.) ha: Mem- 
tnitts aed{ilis) Cerialia preitniiS fecit (C. I 
490 cf. Eckhel 5 p, 252. Mommsen, MQnz- 
wesen p, 642). Cf, Preiler, Mythol. 2 p. 40 
segg. MarquardC, Staatsv. 3 p. 500. 



CERIALIA. - v. Cepiales lodi. 
CERIALIS (aedilia). — v. Aedilis p. 

227. 

CERIALIS (flamen), - Si ha in una 
iscrizione di Mevauia, nell'Umbria (C. XI 
5028): Sex. Caesia Sex. [/.] Propertiano fia- 
vtini Cenali Romae, proc(uralori) iiiip{fra- 
toris) a patriinifliiio) et heredit(atibus) et a 
li[ò'\ell(is) etc. Era dunque indubbiamente 
un (lamine di Roma, e dovè far parte di 
quei flamines minores, di alcuni dei quali si 
son conservati i nomi, come CarmeiUalts, 
F/oralis, Volcofiaìis nK. (cf, Marquardt, Staats- 
verw. 3 p. 327). 

CERIALIS (iiraetor). - Titolo del ma- 
gistrato supremo di Beneventum, nel tempo 
che fu coionia romana, e propriamente dalla 
fine del secolo II (C. IX 1637. 1640. 1641. 
1655). V. BeueventaiD. 

CERIALIS (saMHlos). — È lo stesso 
che sacerdos Cereris, sacerdotessa di Cerere, 
e ricorre in una iscrizione di Capua (C. X 
3926; sacerdos Cerialis mundalis) ed in una 
di Atina, nel Lazio (C. X 5145 cf. 3073). A 
Capua stessa poi si ha pure il titolo di 

Sacerdos Cereria (C. X 3912), come in al- 
tre città della Campania, a Formiae (C. X 
6103. 6109; sacerdos deae Cereris), a Pompei 
(812. 1074 a: sacerdos Cereris publica), a Pu- 
teoli (1S12. 1829: sacerdos Cereris publica), 
Teanuni Sidicinum(4794: sacerdos Cereris pu- 
blica prima; 4793; sacerdos Cereris pitbiica 
sumuia). Surrentum (680. 688; sacerdos pu- 
blica Veneris et Cereris). Con forma arcaica 
si ha sacerdos Cerer[us) et Venerus in una 
iscrizione di Casinum. — In una lapide di 
Puteoli (C, X 1585) ricorre un sacerdos Ce- 
reruin; non si tratta però del culto della Ce- 
rere romana (Cf. Ceres p. 207). 

CERIALITATIS (bonor). — C. IX 1655 
cf. Cerialis praetor. 

CERTOLARIUM. ~ Specie di candela- 
bro proprio per sostenere dei ceri. Non si ha 
che nelie seguenti iscrizioni: C. VI 18: Do- 
mino Aesculapio .,'... T. lulins Genesia- 
cus et Caecilia Bal&itla ceriolaria duo Saturi 
etc. 9254; cuin basi marmorea et ceriolari- 
b{iis) duobus aereis habentibus effigien% Cupi- 
dinis tenentis calathos etc. O, 2505: Decimia 
C. f. CaHdid(a) sacer{dos) M{alris) d(eum) 
delficam cum Laribus et ceriolarìs n{umero) 
XXXVI. Forse si ha pure in una iscrizione 
'di Malaca (C. II 1968), se la lezione propo- 
sta dal Muratori e seguita dall' Orel li (2506) 
è giusta. 



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CER 



ili 



> il B 



: di 



Certolarias della lapide di Salonae (C. Ili 
2112 cf. 3113) per indicare forse il fabbricante 
di tali ciiideHbri 

CERMALUS - % Palatimi^ 
CERNENS (aqaa) — v \qna p 568 
CERNENUS (lapiteP) —E noto per due 
moiiunientL epigrafici una t<noH ceriti dU 
la DaCLa (C III tab 1 p 925) da cui 11 
vede che ui Albiirnus ttiaior v eri un coUe 
gmm che pigliava nome da ciuesto Goie 
con magisier Ams quaestoi es e 54 soci e una 
iscmione di Cirthago (EE 7 158 — C \11I 
12484) Aov.) oiptimo) [«({«^"«"l] Ce,{,u.„o) 
Cl(,attdius) Miu(a/ra) col(ontai) d[ouo) d{al) 

Secondo il Monim<!en (C III p 921) 1! 
predicato sarebbe forse m rapporto con un 
villaggio chiamato korim nelle vicinanze de 
luogo onde provengono quelle tivoìette cera 
te Steuding (in Ro'ichers I eticoii s \ ) vi 
vede piuttosto un analogia con (\ ) Temnil 

CER^OPHARl!S - v UernopLoi uì 
CERNUNNO& - niunifi celtica •« 
condì 1 Holder (Alt celtisJier Spr iclischitz 
s V ) lo stesso che il Dis pater (Cies beli 
Gali 6 i8) e li lupiter Cernenus del Roma 
ni dal radicale eermi=^ hoi a scortiti Si ha 
nella iscrizione di un altare dedic-tto dai 
nautae di Lutetia del tempo di Tiberio (O 
i993^DeWal Mjth Sept n 331) Sot 
to I iscrizione è rappresentata una figura u 
mana cornuta in parte distrutti e torse 
accoviccnta 11 D Arbois de lubiuivlle pone 
in raflronto snnih rappresenlizioni cM cel 
tico Dio della notte e forse il nome Cornuto 
(cf Cameas] Mene dal portare esso sul capo 
la luna falcata tanto più che nella iscrizione 
accanto ad esso son nominati pure Castoi e 
Pollux le -itelle dei naii^ntori 

CERNUS — Grande vaso di terra con 
piccole cavita o tazze minori riunite insieme 
usato nel sicrifizio del taurobo! um e in gè 
nere nei niisten dei Corybanti (Athen XI 
467 e XIV 629 e cf Seliol Ni Al 317 
Poli 4. 103 etc ) Si ha m una iscnzione di 
Roma dedicata alla Mater deum Magna (C. 
VI 5o8)e in un'altra di Mactar, nella Byzaee- 
na, Bulletin archéo!. 1891 p. 531 (cf. RA. 1892 
I p. ag8. RPh. 1893 p. 167, 31); M{ain) 
dleam) M(agnaé) I{daeae) Aug(>istae) sacrum 

Q. Arellias Optatianus eq{aes) R{o- 

manus), sacerdos, perfectis rite sacris cemo- 



ruin crioboU et lauroboH, suffragio ordinis 
eoHonia£) suae Mactaritanae comfirobalus an- 
tisles, sump/ibtts suis etc. Cf. Espérandieu, 
Inscr ant de Lectoure p 108 segg 

CEROMATITA - I editto di Diocle 
ziano «de pretiia rerum venaliuin» lo ricorda 
a proposito dell onorano dovuto alle vane 
spece di miestn (7 64 71) 64 Ceiomatitae 
m singidts discifiulis mensltiios {denartos) 
guinqu Ignita In or gì ne signihcù colui che 
nei ginnasii e nelle palestre ungeva gli atleti 
e 111 genere 1 ginnasti di una specie pirtico 
lare di unguento composto di cera (xb^ocd^J, 
che pare essere veiuto in uso soltanto nel 
tempo dell Impero (Sen ep e,-j i Plin 
nat hist 19 26 35 16S Flit quaest conv 

11 4 1 p 63S C cf Sctiol Al Egn 492) 
I iu tirdi pero quando i'(rowj« passò a signi 
ficare la stessa pilestra (Sen de brev vit 

12 2 Plin mt hist 35 5 Plut nn sen 
ger resp 12 p 790 E) cetoinatistes mAxb A 
maestro di ginnastici e in questo senso è 
usato appun o nell editto Cf Bllimner der 
M-i\imiltirfetr p 116 

CERRITANAE (jiernae) — v Penta 

CERTAMEN — L m iscrizione urbana 

dLlU seconda nieti del secolo IV ha (C VI 

101 ';4) I^tliimeiiiiiii in o/iiiti aclketico (sic) 

ceitmmiie ab oliente rd oictdtnte usq{.ué) v%c 

Altre J ip di htine offrine le seguenti spe 

Certameii barrarnin — v ISarcarum rer 

lamen 

l g:\ninicam — C HI 195 = 6829 (An 
tiochia Pisidne) C Albtuto C / Scr{gta) 
Fumo aed(ili\ II tiiip) qui pccuntam desti 
fiajit per test imentum at e rtatiien gymmcum 
qifo\d\ aiiHis {fyiaeiidtivi diebus Jeslis Luriae 
etc 

e igelastiiDin C X 515 (Salemum) 

Imp^eritori) Cae%(art) dm Hadrtam fit^to^ 
dt</t r/aiaiu Partktcì tiepoU dtvt Nervae 
proru:p(oti) r Aelto Hadnano Antonino 4ug 
Pu> (a 142) coiistituiort sacri cer- 

tamtms [i]selastu:t socti Itclores populares de 
nunttatoies Piitt-olani 1 ricordato pure m un 
senaloconsulto del tempo di Traiano, in quanto 
esso fu instituito nella città di Pergamiim: in 
honorem templi lovis Amicatis et [ìmpiero' 
ioris) Caes(arts) divi Nervae /. Né\rvae Tro- 
iani Anglisti Germanici Dacici etc. (C. Ili 
7086). Quanto alla prima iscrizione, il Momm- 
sen (C. X p. 183) crede che quell'agone sia 
stato istituito da Antonino Pio ir 



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ai4 



CER 



Adriano, sepolto in Pnteoli (Cf. Spart. Hadr. 
a;. Arteniid. Onir. r. 26. CIG. 1068. 1720. 
5810, 5853. 5913)- A questa specie di cerla- 
tnen accennano Vitruvio (Praef. 9), e Plinio 
(ep. IO, 118. 119), e da Svetonio (Nero 25) 
e Plutarco (Symp. 2, 5) si vede che gli 
atleti che vi avean pigliato parte ed erano 
sthti vincitori, solevano entrare trionfanti in 
città per uim breccia aperta nelle mura. Cf. 
Civitelli, I nuovi framm. di epigrafi greche 
etc. p. zSsegg. 

C. pentabetericum. — C. Il4i36(1"arraco): 

cohorl{is) I Bi-eucoiiinn) ii-Ìb{uno) 

mil(itum), firoc[uralori) Alexaiidriae , agono- 
thttae certaminis pentaheterìci bis etc. 

C. pngilam. — C. Vili 1323=14855 {Tuc- 
cabor nell' Africa procons.}: . . . . et ob de- 
dicaiionem pugilum ceriamiria dedit. 

C. qninqaenRale. — C. XH 3133 (Neman- 
sus): T. lulio T. f. yoi(iima) Dolabellae 
qualUiomtXó) ab aerar{ió), pontìJ\tct), prae- 
f(ecto) vigiì(i"n) et artitor(um) sacra synhodos 
Neapoli ceriatnine qainquetmale decr{evii). Cf. 
Friedlander, Sittengesch. 2' p. 75 seg. 

Una moneta di Nerone (Eckhel, 6 p. 264) 
ha: cert(atnetì) quingiitennalé) Rom[iie) coii- 
[stilutum). 

C. talanttaeam. — C. Ili 6835 cf. 6M36 
(Antiochia Pisidiae): Cn. Dotiio. Dotti Ma- 
ryllini f{ìtio), Ser{gia) Platuiano patì\otto) 
col{oma€), fla»^ni). II "f^") {tteriim) ?(««)- 
g{Hennali) . miineiiario) (ilenim) et agonotke- 
{taé) perpieluo) cerlttm(inis) g(iiin)giiieima!is) 
talanl(iaei), Asiarch(ae) letiipUt) spte!id(idii- 
siiitaé) civit{atis) Ephes{iiiorum) . Era cosi 
detto dalla circostanza, che ai vincitori si da- 
va in premio un talento. Cf. Agon — Asono- 
Ibeta. 

CERTENCINUS (HeroalM). — C. XIV 
3553 (Tibur). — Herculi Viciori CertenHno 
M. AureHJus'S Augiiistì) liè[ertus) Zoticus etc. 
Predicato che pare provenga da luogo a noi 
ignoto. 

CERTIA {Romht). — Citlà al setten- 
trione delia Dacia, presso Porolissum, sulla 
via che da questo luogo conduce a Napoca 
(Tab. Peutiiig,6,3: Certic, Ravenn.4,5: 4. 7 p. 
178). Le poche iscrizioni che ne provengono 
(C. Ili 839-841, 6249. 7643) non contengono 
dati circa il suo ordinamento. Se ne hanno 
pure tegulae, di cui una della cohors II Bri- 
tannica (C. Ili 8074, 11), un'altra de! la cohors 
I Hispanormn (C. Ili 8074. 18) e un'altra 
della cohors VI Thracumì (C. Ili 8074, 24). 



;. Ili p. 



■37«. 



CER 

CERVAE. — C. Ili 1.103 (Ampelum, 
Dacia ): Libero \fi\atri et Li\ì>\ere, Hcrclia- 
\ii\is et cervabttlsl Roinanus Aiig{iisti) ti(ostri) 
et /ìitr{elia) Creste vo[l(uin)'\, posuerun[f\. An- 
notaz. « Heicliani et cervae fuerunt fortasse 
collegia dua vìromni fehiinarumi]«e cum ilio- 
rum nuniinum cultu nesci ) quo n odo comu 
ncta». Steudingperò(Roschers Levicon s v) 
crede, che, come Hercules nella campagna è 
adorato per il genio ('eli abbondanza accop 
piandosi con Ceres (Preller Mjthol 2 p 
2S2), cosi accanto a Liber e I ibera divinità 
dell'abbondanza, gli Htrcham sjno da con 
siderare siccome una molt phciziolie di un 
tale Hercules, e le Cer\ae altrettali ngnardo 
a Libera, e quindi corn spendenti alle Cereres 
Aggiunge che Cerva potrebbe qunidi essere 
la forma femininile di (\ ) dcros corrispon 
dente alle Cerfiae delle tavole Igu\me 

CERVARIUS (lapns) — Nell editto di 
Diocleziano « de pretiis rerum \emhiim » 8 
35: Pellis lupi cervari irifecti tdt.natws) qua 
draginta. È spesso ncordato da Plinio (nat, 
hist. 8, 84. 123; IO, 177- *o6; il, 202) e 
nelle glosse è chiamato ^Jaij, sciacallo. Cf. 
Bltìmner, der Maximaltarif eie. p. 124. 

CERVESIA. — D'ordinario scrivesi ce- 
rsvisia o cen-isia (Plìn. nat. hist. aa, 164. 
Dig. 33, 9. 9 pf- Isid. orig. 20, 3, 17 cf. 
Strab. 3 p. iss; 17 p. 799- 824-)' i" questa 
seconda forma pare che si abbia pure in una 
iscrizione molto guasta di Reii, nella Gallia 
Naihonensis |C. XII 372). L'editto di Dio- 
cleziano « de pretiis rerum venalium » di- 
stingue tre specie di birra; ce r vesta 
{■KEfMaioq'], camiim (xà/xov) e 2'^A«w( (^D&os), 
dandone cosi la tariffa: 2, 11: Cervesiae, carni 
Ilalicum {se.itarium) umnn {denarios) odo, la: 
Zilhi Ilaiicum {sextariiim) unum (deiiarios) 
diiobus. È dubbio se queste specie si riferi- 
sca:io a diverse maniere di fabbricarla: secondo 
le Klosse (Corp. Gloss. HI 315, 68), il cammii 
sarebbe stato fatto d" orzo h erv'sia à\ fro- 
mento. L'Hehii (K Itu pfla zen ni Haustie- 
re p. 123 segg.) è d a so ci e 1 nome certe- 
sia sia di orìgine Ispana e elld f iia primi- 
tiva cerea, e che f n w s a a pirola cel- 
tica (cf. lui. Afric. cest 12"; I nsc is Panit. 
fr. 8 in MUller frag h st graec IV 83}, di- 
\'enuta frequente in Roma dal tempo di Set- 
timio Severo (Dig. 1. e). La parola zithtim 
è di origine egizia (Diod. j, 34, io) e perla 
prima volta si vede usata in Teofrasto (Caus. 
pi. 6', II, 2). Cf. BiQmner, Der Maximaltarif 



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, CES 
etc. p. 69 seg. Marquardt. Privatlebeii p 444 
Holder, Alt-celt. Sprachscliatz s. v. 

CBEVINA (caro), (pellis). — I editto 
di Diocleziano * de pretiis rerutn venalium » 
sotto i! capitolo riefn caniis ha: 4, 44 Cer 
bitiae ItaHicuiit) P{mido unum detiatios) ino 
decim (cf. Man. 13, 96. Apic. 8, 2 Galeii 
6 p. 664); sotto il capitolo de ciirHs htl/uìts 
8, 2y Pellis cervina prìmae formae tnfecti 
[deiiarios) septiiagittla ; 24: Endcm coiijecta 
{denarias) centiim {cf. Plin. iiat. hist ì8 149 
223; 29, SS. 85: 32, 116. Horat. ep. 1 2 66 
BItìmner, Der Maximaltarif etc. p. 121) 

CERUS. — Keri pocolom lej^ge-,! in una 
coppa del Museo Gregoriano, sulla quile È 
rappresentata una figura giovanile ahta ccn 
la doppia tibia (C. I 46). Divinila itiliLa di 
cui il concetto fondamentale è quello delh 
creazione, al pari che in Ceres [cf. Ser\ \ erg 
georg. 1, 7. Corssen, Anssprache 1 p 4"i) 
:l Kerri della iscririone osca e <>'/'« dei 
monumenti umbri (Momniseii, Unterit Dial 
p. 133. AufrecUt-KirchliofF, Umbr. Sprach 
denkm. 2 p. 265. BOcheler, Rhèin. Mus 33 
p, 281. Ijittes, Le iscrizioni paleohtine p 
IO seg.). Ricorre in questo significato [ ei cir 
mi Saliari (Fest. ep, p. 121. Varrò, 1 L 7 
26 cf. Rergk, De carm. Sai. hid. lect. Mar- 
burg, 1847148 p. 8). 

CESAIENAE (matFonse). — v. (iesalienae. 

CESONIUS (MortinriBs). — v. Oisoiiius. 

CESTITJS (pons). - v. Pons. 

CESTUS. — Specie di armatura delle 
braccia, di cui si .servivono i pngilatori (Cic. 
Tusc. 2, 17. Stat. Theb. 6, 760, Propert. 3, 
12, 9. Verg. Aen. 5, 362. l'Iin. nat. hist. ir, 
124. Val. Flacc. 4, 261 etc). Se ne conosce 
ora meglio la struttura dall'esempio che se 
ne ha in una statua di bronzo del Museo 
nazionale delle Terme Dioclcziane, illustrata 
appunto nel cesto dall' HQlsen (BI. 1S89 p. 
175 segg.). La parola ricorre in una isci 
ne della seconda met;ì del secolo IV, reli 
a un atleta (C. VI 10154). 

CETAE. — Una iscrizione <IÌ Patavium 
(C. V 27S7) ha: Q. Maguritts Q. /. Fab{id) 
Ferox lns(or) epidixib{as) et cetaes I. II. Ili, 
in greg{e) VeluriaMfl) etc. Il significato delia 
parola è oscuro; ma dai luoghi di Tacito (: 
16, 21), di Dione Cassio (62, 26) e Carisio 
(p, 125 Keil) si vede che forse trattasi di una 
specie di ludi celebrati dai Patavini in m 
ria di Antenore. Così il Mommsen. ivi. 



CET 



315 



OETIUM (^flafcr« f). — C. ni 5653- 
5659 — 11-94-11800. 6567. 6568 (= 11801). 
6569 11802 11803, — Città della parte set- . 
tentriomle del Noricum, sulla via tra Coma- 
gena e Arelate (Itin. Anton, p, 234. 24S), 
dubbio se corrispondente all'odierna Maulern 
o a Si Pollen (cf. Kenner, Mlttheil, des Al- 
terthnrnsvereins in Wieti XVII p, 300). Mu- 
ntcìpiuin ìihitin Cetinm è chiamata in due 
hpidi locali (.5658 (^ 11799), 566.Ì {= 11806)). 
e colonia Aiflia Cetiensh in un'altra di Co- 
magena (C III 5652), Cetinm in una lapide 
di Siscia nella Pannoilia {C, III 3940) e in 
un Uterculo (EE, 4 p, 324), Citienses in una 
lipide di Ovilava, nel Noricum (C, III 5630) 
e m una frnmnientata di Roma (C, VI 1569). 
La tnbu è ignota. Circa l'ordinamento Intei- 
110 SI hanno 

Duoli t iure diamdo (5652. 5658), 

Aedil s (5663). 

Qnaisiotes {qnaes/orim 5663), 

Decutiones (5630. 5652, 5659), 

Augiit (5658). 

Iltmeu (5630), 

Coli gium fabrmii (5659). 

Collegia Ilerculis et Dianae (5657). 

MoMMstN e. J. Lai. lir p. 684, 1053, i8jj. 

CETTURIGES (vieoni). - Sono ricordati 
in una iscrizione proveniente da Ilorburg, 
nell'Alsazia: OH. 5247: In h(oiiorem) d{onius) 
d{iviiiae) dea[e] Vi\c-]toriae prò sal{ute) vica- 
t,o{rum) Cetturig{um). 

CEUTRONES. ~ Popolazione delle Al- 
pes Graiae (Ptol. 3, i, 37 cf. Strab. 4, 6,5 
p. 204; 7 p. 205; n p. 208. Plin. nat, hist. 
3, '9. 1351 34. 3). ricordata in una iscrizione 
di Axinia (C. XII 107: vias Per fines Ceiitro- 
iiinu), in una frammentata di Narbo (C. XII 
4530), e in un'altra trovata tra .5"^. Gervaix- 
les-Bain e ì.a Forclaz-du-Prarìtm relativa a 
una contesa di confine: C, XII (13; Ex au- 
ctorÌtat[e] impieratoris) Caes(aris) Vespasia- 
n[('].,. Cu. Piuarius Comel{ius) Clemens leg{a- 
ius) eius prò pr(aelore) exercttus Germanici 
siiperioris inter Vieiineuses et Ceutronas ter- 
minavìf. Da essi piglia nome la capitale di 
quelle Alpi che prima fu Forum Claudii Ceu- 
tronum Axima (C, XII 104. no), più tardi 
Tarantasia o DaraiUasia o civitas Ceulronum 
{Not. Gali. 10, a). 

Ceutrones erano anche una popolazione 
della Gallia Belgica, cliente dei Nervii e in- 
torno alla odierna Courtray, nella Fiandra oc- 
cidentale (Caes, beli. Gali. 5, 39, i). 



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CHAKINÀ. — Fiume della Syria. corri- 
spondente all'odierno Bslam-Su. sul cui pon- 
te si è trovata la seguente iscrizione; C, III 
6709; Imp(eralor) Ciies(ar) L. Sepihnius Se- 

verus Pius Perlitmx Aiig[usius) et irn- 

p{eralor) Caes{ai-) M. Aarel{ius) Antotiinus 
Aug{tisitis) Augusti n{oslri) Jiì(itts).... Poniem 
Chabi aiiae fluvi solo restititerunt et traitsilum 
reddiderunt etc. 

CHAIiCIDENORUM (cohortes). — Fu- 
rono reclutate in orÌRine nella Chalddene, re- 
gione della Coelesyria (Strab. 16, a, 10 p, 
793. Joseph, antiq. 14, 7. 4 etc). Erano al- 
meno cinque, ma s'ha ricordo solianto delle 
seguenti: 

Cobora I Flavia Ohalcidenoram equitata sa- 
glttarlornra, che nel 162 d. C. stazionava ad 
Admedera nella Syria, dove fa una dedicazio- 
ne a L, Vero, per cura de! praefectus 

Aelius Herculanus (C. Ili 119 = 6658). 

— Non diversa deve essere la 

foliors 1 Chalcidenorum eqnltata, che nel 
164 d. C. risiedeva a Bir Uinm Ali, sulla via 
da Theveste a Gafsa nella Numidia, donde 
provengono le lapidi C. Vili 17586. 17587. 
17588 (a. 164). 17589 (= 2090). Ne conoscia- 
_mo due praf/ecti: 

Gallonius C. VHI 17586 e. 

C. Suetonius lanuarius C. Vili 17589 
(r= 2090) Cf. Cagnat, L'armée rom, p. 247. 

— Manca invece il numero in una lapide ur- 
bana, posta a 

T. Staberius T. f. Quir. Secundus, Prae- 
fectus cohortis Chatciden{orum) in Africa (C. 
VI 3538)- E probabilmente è errata la forma 

Cohors I Chalcedonen., della iscrizione di 
Urgavo nella Spagna e !a quale ci dà un prae- 

C. Venaeius P. f. Vocouianus (C. II 2103). 

Cohors li Chalcidenoram. È ricordata in due 
diplomi, che la mostrano stanziata nella Mue- 
sia inferiore agli anni gg e 134 d. C, (U. n. 
XXX ^ XX C. HI p. 863. 1970 e n. XLVIII 
= XXXIV p. 877. 1979). 

Cohors V Chalefdenor:iin. — Si conosce per 
una iscrizione di Byllis nella Macedonia (C. 
Ili 600) e dalla quale appare che essa contri- 
bui con suoi cavalieri a formare delle vexil- 
latioms, le quali presero parte ad una spedi- 
zione in Mesopotania, probabilmente sotto Tra- 

CHALCIDICUM. — Calcidicmn in una 
lapide di Capua del 655 u. e. (C. X 3781); 
calchidicum in una di Roma (C. VI 1474) 



CHA . 

e altra di Veleia (C. XI 1189). — Se si ec- 
cettui un luogo di Festo (epit. p. 52: * chal- 
cidicum genus aedificii ab urbe Chalcidica di- 
ctum »), che pare ne faccia tutto un edificio 
a sé, in generale così g!Ì scrittori antichi co- 



; le 






non una parte pivi o meno ac- 
inte ro edificio. Così Vitruvio 
iglia di aggiungere alle basiliche 
imile, se !a loro lunghezza 
non raggiunge il limite dell'area ad esse de- 
stinate. In una glossa d'Isidoro È detto: « cal- 
[ci]dicum foris (fori ?) deambulatorium, quod 
et peribulum dicitur ». E Arnobio (adv. geni. 
4p 33 cf' 3. 'o) ne fa una specie di sala, in 
cui si cena e s'odi' la musica; per tacere d'I- 
gino che chiama chalcidicwit la parte este- 
riore dell'antica abitazione dei Greri, desti- 
nata agli ospiti. Fra le iscrizioni merita spe- 
ciale attenzione il monumento Ancyrano, in 
cui Angusto (Res gestae 4, i: Cririam et con- 
Hnens ei chalcidicum etc; 6, 34: curia cum 
ck\alcidico] etc.) accenna, siccome destinata al 
senato, a una parte della curia lulia, il Chat- 
cidicuin che serviva molto probabilmente co- 
gli ufficii del senato negli Atti dell'Accad. dei 
Lincei XI p. 11 cf. Jordan, Top. I, 2 p. 350 
segg. cf. Curia lalla). Nelle iscrizioni seguenti 
quasi sempre il chalcidicum non istfi da sé. e 
talvolta è accoppiato a portìcus, sicché chia- 
ramente appare essere un completamento del- 
l'edifizio principale. Quanto alla forma propria 
della costruzione, finora all'opinione del Nissen 
(Fompeian. Studien p. 291 segg. cf. HUbner, 
Neue lahrbiicher fiir class. Pliilol. 57 p. 391. 
Man, BI. 1892 p. 113 segg.), che esso sia 
una specie di vestibolo con porticato annesso 
a un edificio qualunque, e destinato a varii 
scopi, non si è sostituita altra piìi plausibile 

C. VI 1474 (Roma):.... Igtiod baltico ve- 
tusiate collapso] in eor... usui id [reddiderit 
et non m]odo calchidicum.... [c'Jollapsam re- 
novalril] sed eliam \ceU\im hypucauslam etc, 

C. IX 2653 (Aesernia): \L. A]6ullius De- 
xter [macelluìu], porlicum, chalcidicum eum 
\pr\naiuentìs loco et pecuma sua fec(ii). cf. 
2653'. 

C. X 810 (Pompeii): Emnachia L. f. sa- 
cerdos publ(ica) tiomiiie suo ei M. Numislri 
Frmitonis fili chalcidicmn, cryptam, portìcus 
Concordiae Augustae Pietati sua pecunia fedi 
eademqtie dedicavit. cf. 8it. 

C. X I4S3 (Herculaneum):.., M{arcos dutìs) 



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CHA 

Jieminios Rn/os pali\etH) et fil{ùtm) Il virios) 
Ìteii,uin) ex sua pegunia pondera et chalcidi- 
ciiHi et scholam seciindmu munUipii splendo- 

C. X 3697 (Cuniae): Q. Caecilio M. 

Bennìo... [a[n/e)ì ii{ieiiì) VI eid{tix) AiigusHas) 
ili cha[lcidÌco f].... 

C. X 3781 (Capua): Heìsce mag{islri) mii- 
rum ab gradii ad calcìdi({um) et calcidicmn et 
Porii({um) aule ailiii{am) /oug{am) p{edes).... 
et signa marinjr{ea) Casi(oris) el Pol^lncis) 
et lo(\a) privalt^a),.. eiiiendiiin \et f^aciendian 

C. XI 1189 (Veleia): Baebia T. f. \_Bas\- 
silla calckidicmu mumciptbas siits d dit 

C \I ìii6 (Faleni) Vtam Aiiguslam a 
porla Ctmiiia usqiie ad Aantam et itaia Sa 
crain a Cha/czd[t'\co ad litcum IiinoiAis) Ciir 
ritis tetiistaic consiimptas a uovo 1 isltlatnint 

CHARO (rtons) — Iscnzione di lakseòi 
nella ^fauretaiua Caesinensis C Vili 8992 
Deo ChaioinliUiiis Anabus ^olitm soUit 

CUARTA — Si fabbncavi pnncipil 
mente nell Egitto da cui si traev i k ma 
teria prima o papyras e speei ilmente 111 
Alessandria (Pini mt hist 13 6S le^pg cf 
B' t Da. t ke B eliwesen p 22S se^ ) 
No d ne o anche ti Roim \ eriuo fabbri 
che le q ! sop attutto elabon\itio o per 
Te u a o ]» e a di l/i impurlala, e un 

dei o o offi ile se e avea negli horrea char- 
t della regone IV (Notitia). Che vi sieiio 

s te delle fabb ci e di privali, si vede dal 
on e che ebbe a specie di carta detta 
la esse do fabbricata nell'officina del 

g an n at co Q RI emnius Faiinius Polaemo 
(Plm iiat hist 13 75. 78). Semlira però che 
tutto il commercio della materia e in parte la 
fabbricazione sieno stati demaniali. La qiial 
cosa SI deduce cosi dai nomi' die ebliero cer- 
te specie nell Iiii])ero come diaria Augusta, 
Lt^ta Claudia etc (Plin. I. e), come dall'e- 
si!,lenza di una 

Ratio fhartaria ricordata in una iscrizione 
di Roma C \! 8567:... Simili coiUib\ertó\ 
rationis char([ai i(ì£] C/audiae Eo.... etc. In 
due iscrizioni di Roma (C. VI 9255. 9256) e 
m un dltra di Nem,iusus (C. XII 3284) ricor- 
re anche il nome di 

(bartBrin<4 che può essere tanto un fab- 
bricante quanto un negoziante di carta (Dio- 
med I p 513 1* ) che propriamente è il 
ckariopoli (brhol luv. 4, 24). E falsa l'iscri- 
zione attribuita a Roma (C, VI 1398*) che 



CHA 



"7 



menzionerebbe un chartophylax. 

Una iscrizione di Thamugadi nella Numi- 
dia (C. Vili 17S96). tra gli anni 361-363 d. 
Cr., e relativa all'or^tó salitlatioms, nella parte 
riguardante le rimunerazioni o spartulae do- 
vute agli officiali giudiziarii, ha: lin. 42 segg.; 
Caria in postalalioiie sitiguli lumi sufficiunl 
maiores; in coiiCradictionibas guaternos maio- 
res; tu definito negotio nnmquam ampHus 
qiiain se-x- a litiga/ore £xigi oportebìt. Secon- 
do il comento che vi fa il Mommsen (EE, 5 
p, 642 seg,), da queste parole si vede come 
sia abbastanza antico l'uso biasimalo da Ly- 
dus (de mag. 3, 14), cioè che gli officiaU giu- 
diziaiii solevano farsi pagare la carta da loro 
fornita ai litiganti. Ed è appunto per limitare 
gli abusi, che it nostro documento officiale 
prescrive la quantiti"! e la grandeuza del qua- 
derni [/inni) da fornirsi, secondo che si trat- 
tala di templice postulatio, di coiUradictio o 
defiiiiliim negolium. 

La carta per uso d'officio in genere pare 
che fo.ise acquistata dagli stessi officiali, sia 
che la spesa fosse loro pagata a parte, sia 
che lo stipemllo fosse perciò maggiore. Ma 
nei tempi posteriori vi fu l'uso, che gli offi- 
ciali riscuotessero da coloro che avean biso- 
gno di parecclii documenti, il cosìdetto ekartia- 
iicum, cioè una specie di remunerazione {RA. 
1S68 XVIII p. 4j6). 

CHARTULARIUS. - Colui che atten- 
de all'archivio, una specie di commerUarìefisis. 
Ricorre in varii offici! dei bassi tempi, e in 
una iscrizione latina di Roma (C. VI 1675): 
Al/enio Ceionio luliano.,., consalari provin- 
ciae Nmnidiae.... Restutiis comicularius cum 
eariiilaris officii etc. 

CHATTI. - Alla nota popolazione della 
Germania si riferisce la iscrizione di Gyalàka, 
nella Pannonia superiore C. Ili 4228: Priscus 
Flana//ì /{ilius) Cattus eqiies atae Panna{nio- 

CHERSONEStIS (Tauriea). — La peni- 
sola og^i detta Crimea (Plin. nat. hist. 4, 85 
segg. cf. eie. ad Atl. 6, r, 19, Strab. 7, 4, 2 
p. 309. PtoL 3, II, I. Amm. 22, 8, 32 etc), 
di cui la parte orientale era il regno Bospo- 
rano (v. Kosporannm regnam) ed avea come 
cìttfi principale Panticapaeum. Nella occiden- 
tale sorgeva la città Chersonesus o Heraclea, 
che al tempo di Strabone (7, 4, 2 p. 309) 
era distrutta e già sostituita da un'altra pres- 
so l'odierna Sebastopoli. Questa sotto i Ro- 
mani fu città libera, ma soggetta a un tributo 



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CHE 



»i8 

e a ricevere un presidio romano (loseph. beli. 
lud. a, i6, 4cf. C. Ili 782); libertà o autono- 
mia che più volte le fu riconfermata, servendo 
la città come difesa contro il regno Bosforano 
(Plin. nat. hist. 4, 85. BOckh, CIG. II p. 90. 
Latyschev, Inscr. ant. orae sept. etc. I; La con- 
stilution deChersonésos in BH. 1S85 p. 165 segg. 
von Sallet, Zeitschr. fiir Nnmìsm. I p. 27; 4, 273. 
Mommsen, rOm. Gesch. 5 p. 289, RA. 1883 
Il p. 79 segg, Rev. des études gr, 1893 p. 
283). L'èra è attribuita all'anno 718 u. e. 
(CIG. 8621 cf. Becker, Ann. Ist. i86r p. .165 
segg.). Una iscrizione di Tibur (C. XIV 3608: 
Ti. Plautio M. f. Ani{ensi) Silvano Aciiano 
.... legat{ó) Pro prael(ore) Moesiae.... pacem 
provinciae ei confirmavit et protulit, Scytha- 
rurtt quoque regein (sic) a Cherronensi quae 
est ultra Bomstensm, obsidionc suminoto etc.) 
conferma ciò che era naturale per 
za dei kiOElii, vale a dire che in e 
sogno la difesa del paese era atfid g 

vernatore della Moesia inferior (cf D 
ski, Rhein. Mus. 1892 p. 210. Latys se 

n. 195. 197)- Un 'altra iscrizione bi!ing g 

Ann. èpigr, 1893, n. 136) si riferisce 

a gì ab ta t della r tà e sol 



dati i 






sui pos nbo La n mu a le f co ce s 
sotto D oclez aoeof ad Co no 

(Const. Porpl > de a 1 I p 53 25 

Bekker) 

CHEBSONESUS (Thratica). ~ La stret- 
ta e lunga penisola tra il mare Tracico e l'El- 
lesponto (Mela 2, 2, 7. Plin, nat. hist. 4, 
44- 73. 75 etc. Strab, 7, 51). Apparteneva 
ai Romani già nel tempo della Repubblica 
(Cic. in Pison. 35, 85). Dopo la guerra del 
Ponto degli anni 738 e 739 u. e. venne in 
possesso privato di Agrippa, alla cui morte 
passò nelle mani di Augu.sto per eredità (Dio 
Cass. 54, 39. Oros, 6, 31). Che ftn nel tempo 
di Traiano abbia fatto parte del demanio iiii- 
perlaie, si vede da una iscrizione di BurnérI 
nello stesso Cliersoneso, la quale ci dà un 

Proenrator AQg(asti) regioiih Uborsonesi. — 
(C. IH 716: C. Manlio.../. Q{ttiriiia} Felici 
.... prae/{ectó) class(is) Pann(omi-ne) et Ger- 
t»{anicae) firo£[uralori) Augimli) reg{ionÌs) 
Chers{anesi), prot:{uratori) Aug\usii) XX he- 
red{ilaHmii)) etc. 

CHIDIBBIA ? {Sliigia). — C. Vili 1316- 
1352. 10614. I4S70'14S79. — Città dell'Africa 
proconsularis, sttl lìume Bagradas, tra Tichilla 
e Membressa. Non se ne hanno notizie che 
per le 'lapidi, nelle quali ora, e propriamente 



CHI 

in alcune del secolo lì e forse anche del tem- 
po di Severo, è chiamata civUas (1326 cf. 
1333; "^e" 1339- 1343- 1345). ora. nel secolo 
III, miimcipium (1329. 1336), o in genere res 
publica (1335). Esse ci mostrano pure dccH- 
rioìtes {1326. 1339) ^ i"i Jiamcn perpetmn 
(1334- 1338. 1343). 

CHINUVENSES. - I.scnzione di H.l' 
Cuennba nell'Africa proconsularis (Mélanges 
d'arcliéol. 1S93 p. 185): Af. lulio Probaio C. 
Itili Probi /{ilio) Sibillino Carlhag\itieiis{) 
om>iiù{rts) honoribus in patria sua /anelo ob 
eximiam ciiis inlustrem benevalentiam ordo 
Chini(a)veiisium peregrin[orum) patrono. Si 
confronti 1' * oppidunt Chiniaveiise » di Plinio 
(nat. hiit. 5, 29). 



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due lapidi urbane. L'u 
di vendita a scopo di 
donazione {C. VI 10241); D{is) i>i{anibtts) M, 
Herenni Proti. V{ixit) aniios XXII, m(e/Lse.ì) 
II, d{ies) y. F'eceranl parentes M. Herennius 
Agricola ei Herennia Lac{a)etia filio. — Chi- 
rographttin; oltaria «(uiiiero) IIII cineraria 

n{amer-o) UH iutranlibus parte laeva do- 

natiaiiis causa mancìpio accepit M. Heremiius 
Agricola de T. Flavio Arfemidoro {sesletiio) 
ti{ninmo uno) libripende M. Hereanio lusio; 
au.'estalus est Ti. luiiuin Erotein etc. L'altra 
ricordante un atto slesso di donazione (C. \'l 
19882): Q. luliits Q. /{ilius) Ser{gia) Cai- 
linicjn fecit sibi et..., et libertis Ubertabusqne 
\s\uis posterhqu(e) eorum et qiiibiis ego don{a- 
vi) vivai chisogiapho etc. Ma più tardi per 
cliirographiim s'intese quel documento privato 
detto altrimenti cautio,co\ quale il debitore dà al 
creditore una prova scritta del suo debito, sia 
che si tratti in genere di un contratto di ob- 
bligazione (Dig. 2. 14, 47. i; '2. I. 41. 2; 
32, I, 59 etc. cf. luv. 13, 7, Suet. Caes. 17; 
Cai. 12. Geli. 14, 3 etc), sia di una vera 
quietanza (Uig. 19, i, 52 pr, Cod. lust. 4, 3, 
17 etc). Jn questo secondo significato è usa- 
ta la paniia in una tex horreorrim di Roma 
del tempo di Traiano o Adriano (B-M. 1S85 
p, 119) e in alcune apocliae di Pompei (Bruns, 
Fontes p. 276 segg., cf. Mommseii, Hermes 
12 p. 105). • 



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CHI 

CHIRURGUS. - e. VI 4350 (Roma): 
direste coitservae et coniugi Celadus Aatoii\i) 
Driisi { serviis ) mediais chirìirg[us) b{ene) 
morenti fecit ete, — XI 5400 (Asisluiii): P. 
Decimiits P. 'l(iberlus) Eros Mernla medicus 
cliuicas, chirurgia, oailariiis etc. cf. Jledicus. 

CHISIDUO. - V. Thisitloo, 

CHLORUS. - V. Coiistantius. 

CHMJBIS. - D11 Ulti eRizn adonta 1.1 
Syene, dalle cui parti proviene H Hpide C 111 
75 (:= 6630): /(™) o{pi„m),„ ,,„m,)m„ 
inytii Chnitbidi, limoni Pentitile git!>H,um) siiò 
tutela Aie moits est eie {1 20% A Cr ) In 
mia iscrizione greca dei medesimi luoghi (CIlj 
4893 lin. 7) si ha; ){yovlisi ruj xai ''A^^uto/i, 
Sarei rji k«Ì 'Tl/ia etc C/inibn cinmaiasi 
alleile una città puco più lontina nella qmle 
esisteva pure un tempio dell i stLSSi divinità 
(Ptol. 4, 5, 73). 

CHOBA {Ziam.i). — Citt^ ddh Maure 
tania Sitifensls, sul litonle e 1 1 \ia Ira Sai 
dae e Igilgili (Itili. Anton p r8 R-tveiin 3 
7 p. 154. Tab. Penting 2 s Ptul 4 i 9I 
Ne provengono poche iscrizioni (C Vili 8374 
8178) di cui una (S375) la chiama mimuipm H 
Ael / e e offre pure mi dinim 11 forse eb 
be !t e tt d anza romani di Adriano o di 
A to o Po 1/u apimn e pnie detto negli 



CHOKAGIARIUS - \ ( Iiorasmni 
CHOKAGIUM. — Il sif,nificito origini 
rio della parola ci è fornito da Pesto che lo 
spiega i)er « instrumentum scaemcuni » (p 52) 
In questo senso è adoperata da Plauto (Capt. 
61), di cui i luoghi relativi a choragus sono 
stati da me raccolti nei Wiener Studien XUI 
p. 133; in un senso metaforico, da Apulejo 
(met. IT, 20 * eh. funeris »; IV, 33 « feralivim 
nnptiarum eh. »); né credo che in altra ma- 
niera debba interpretarsi il passaggio di Vi- 
tmvio {V io[9]ì; • post scaenam porticus 
suiit coiistituetidae uli... choragia laxanientum 
liabeant ad eomporanduni ». Dal quale a torto 
eonchinde il Rich nel suo Dizionario delle an- 
tichità (cf. Preller. Die Regionen der Stadt 
Rom p. ii6), che una parte del teatro sia 
stata destinata a contenere le decorazioni e 
.siasi chiamato choragiiim. (Anche oggi le de- 
corazioni, trasportate dai luoghi ove son de- 
[lositate sono apparecchiate e poste in ordine 
in uno scompartimento del teatro, che può 
paragonarsi al portìcus di Vitruvio). 



Che 






1 edificio al solo 



cum », e chiamato ckoragium, appare dalle 
piante antiche della città e dai regionarii (v, 
oltre il Preller citato, lordan, Topogr. II p. 
117; Forma urbis Roinae II, 7. Cod. Topogr. 
urb. Rom. ed Urlìchs 4, 8. 5, 9, Richter, 
Topogr. p. 114). Nella regione III, presso al 
Colosseo, trovavasi la [statiolswnmi ch\oragii\: 
il supplemento sta/10 è dovuto ali Hirschfeld, 
j1 qinle tiattindo (Untersuch p 182 segg.) 
della 

Ratio sumnii rhorn^i (C \ I 8950. 10085), 
ovvero dell iinministr izione del ckoragìum, 
spiegi il ?/»«/««)« per «impenale», opinando 
quindi che questo choragiiim facesse parte 
delH risa dell imperatore Ma a questa inter- 
pretazione SI oppoie il Mommsen (Staatsrecht 
2' p 1070 3) sen^a però che sappia darne 
im altra Ora benché 10 non possa dar le 
pro\e che suminiis sia adoperato nel senso 
di in: lemle pure mi sembra a ogni modo 
probabile che il pm grande edificio destinato 
a contenere la supellettile del teatro, fosse 
quello apinrteneiite ali impentore e posto 
sotto h vrg Itiizi dei suoi 1 beiti e servi. Ab- 
biamo infatti nelle iicnziom un 

l'ro"urutur §Quiini rhoragii, 11 quale era a 
cipo di tutta 1 aninmiistnzione e daUa prima 
delle seguenti iscrizioni si vede che il sno 
t,rado geruchico era abbastanza alto fra tutti 
gli litri proriirafori impemh C III 348: M. 
-lui (etto) ■iiQ-{iisti) iiber[to) Mai doni proxi- 
mo I ittoanm, prodjiiaiort) tiiariiiarutn, pra- 
r{iiratori) proi(tHCiae) Britaiiniae, prod^ura- 
loi 1) siiiiimi chorag{ti) prod^uialori) prov{in- 
ciae) Fryg(tae) etc. — VI 297; Herculi et 
Sy/vano ex volo Trophimianus Aug(ustt) li- 
b[ertus) proc{Kialor) siimini choragi cum Chia 
coniuge, cf, 1)1. 1880 p. 37. Dal procuratore 
poi dipendevano: lo 

AdÌBtor iimcDraloris sninmi choragii: C. VI 
100S3 : Hal>e Marce dulcìs a[nimà\ adiul. 
proc(iiratoris) sainmi ckor[agi\ Miircus piis- 
sima patri cf. XIV 1877 [?]; Ìl 

Tab ilarins samnij choragi: C. VI 776; Tu- 
tele Candidiane t^onstaaiius Aug{ustorum) et 
Caes{_ans) ta&al{arius) s{umtHÌ) c{koragi) una 
ami Sergia»! Siricam coniagem saain etc; 
100S6; D{is) m{anibus) Uipiae Synoridi Ter- 
iiiis Aiig(iisti) Ub{ertus) taòularijus) summi 
choragi coniugi etc; il 

Dispeasator summi ehoraj^i: C. VI 10084: 
Peculiari! A-iig[iisti) disp{ensator) summi e6f- 
ragi: il 



y Google 



tio ' CHO 

CDntruoribtor rationis sninini choragi: C. 

VI 8950: Z'{m) m[anìbus) Servato Caesaris 
, n{ostri) ser{vtts) conirascribtori ralionis sum- 
mi choragi..., amico bene inerenti fecerunt 
Foriunalus, Poìnpeianus, Optatus Aug{asli) 
/ib(erii) adiutores proe(uratorÌs) rattonis or- 
ntmientorum etc. e un 

Hedicns sniniiii choragi: C. VI 100S5: Di.is) 
m{ain'bus) P. AelUis Agatkeiner Augiiislt) li- 
è{ertus) medicus ralionis summi ckoragi fedi 
stài etc. E dubbio quale officio speciale abbia 
avuto quel liberto di Augusto ricordalo pure 
in una lapide urbana frammentata: C. VI 
10087: Meino\rtae'\ Sosiae Fo[r/uimtae\ coniugi 
Fructus A\iig{iisft) ìib]erius[....] siimmi ^lio- 
ragt]. Pare die it Mommsen riferisca questi 
officiali ad un teatro privato dell'imperatore. 
Ma avuto riguardo a quello che egli stesso 
dice (Op. cit. p, 951) sulla liberalità degl'im- 
peratori circa gli spettacoli pubblici, è ben 
possibile che il ehoragiam imperiale abbia 
servito appunto per questo scopo (cf, Liebe- 
nam, BeitrSge zur Verwaltungsgesch. i p, 73). 
Le iscrizioni su riferite cominciano col secolo 
II e Vanno fino al tempo di Settimio Severo, 
Né è improbabile la congettura dell' Hirsch- 
feld, che questa particolare amministrazione 
sia stata ordinata da Domiziano, dopo che 
egli ebbe dato compimento all'opera del Co- 
losseo. Cf. Marquardt, Staatsverw. 3 p, 547. 
.Baumeister, Denkmaler i p. 395. 

Che anche fuori di Roma vi fosse qualco- 
sa di analogo al choragiutn della città, sì può 
dedurre da una iscrizione dì Eporedia, che 

i'horagiarlDs (C. V 6795; A. Tilio A. l{i- 
berlo) Bellico VI vir(o) Attgustali ckoragia- 
rio), il quaie potè anche essere una specie 
del procuratore imperiale di quel choragium 
imperiale. 

G. W 



V. (Iharus. 



CHlt 

Greci {cf. Marqunrdt, Staatsverw. 3 p. 544 
segg,), si ha nella iscrizione metrica di Eu- 
charide (C. I loog; Docta erodita paeiie Mu- 
sarum manit Qiiae modo iwbilimn liidos de- 
coravi choro. Et graeca in scaena prima Po- 
pillo apparta ete.J. Fuori di vitelle nippre- 



3 nella 



relat 



CHOREA 

CHORAULBS 

CHOROGRAPHIJS. - Si l.a in una 
delle iscrizioni scoperte in due sepolcreti nella 
sfera del tractus Carikaginicnsis, e riguardan- 
ti persone della doiuus Augusta di quei luo- 
ghi (C. Vili 11914): ld(is) nii,anibiis)1 s(acrum) 
, . . . j. Aug{usli) cko\rogr^us pius vixit 
annis etc. Cf. Vitruv. 8, ì. Africa p. 339. 

CHORTALÌS (lapiter). — v. CohortaliB. 

CH0RU8. — Nel suo significato proprio 
relativo alle rappresentazioni sceniche, special- 
mente quelle fatte ad imitazione dei drammi 



ludi secolari di Augusto (EE. 8 p. 227 hn. 
20 seg.: pìteros virginesque patrimos matri- 
m\osque ad Carmen cati']etidiiiit chorosque ha- 
bendos frcquentes etc). Di qui la parola 

('borea, cioè danza accompagnata dal cauto 
(Isid. orig. 6, :9i 6 cf. Lucret. 2, 635. Ovid. 
met, 8, sRi.Verg. Aen. 9, S15 eie), ricordata 
in una tessera C. XII 5695, 3: Victoria! Bai- 
bus pedico l'icit et gesalus Actius (?) {h)er- 
niacas qui ducei sa(e)pe choreas, e il 

Choraules della iscrizione di Roma C. VI 
10119: L. Axiiis Daphmis choranles, cioèco- 
lui che accompagna il canticnm al suono della 
doppia tibia (IJiomed. p. 491. 37K. cf. Mart. 
5, 56; 9. 78 etc.) 

Chorus però ha un significato diverso dal 
precedei! te ed ìndica qualcosa di si]nile a 
setta, nella iscrizione metrica di Puteoli C. 
X 5971; Stallius Gains kas sedes Hauraims 
tuetur Ex Epiaireto goitdivigeiiti choro. 

CHRYSATTICUM. - Vìjio bianco del- 
l' Attica, dolce e prob.ibii mente artificiale 
(Alex. Trall. 1 p. 107; 2 p. 135. i55; 4 P. 
249). Kell' editto di Diocleziano « de pretiis 
rerum venalium » j, 14: Chrysattici Italicum 
s[estarium) tmuni (deiiarios) vigiìUi quattuor. 
Cf. Blumner, Der Maximaltarif etc. p. 70. 

CHRISTIANISSIMUS. — Predicato del- 
l' imperatore lustitius II, in una iscrizione di 
Thibursicum Bure, nell'Africa proconsularis C. 
Vili 1434; Salvis domìicis nostris Xristiams- 
sifiiis et invictissimis imperaloribus Instino et 
Sofia Angus tis etc. 

CHULIiU -(Collo). - C. Vili 8193- 
8196. 19916. — Città della Numidia, sul lito- 
rale, a settentrione di Rusiciide: la forma è 
niolto varia. Nelle iscrhìoni; colonia Jt/inervia 
Chullu (C. Vili 6710. 6711), colonia Chntli- 
tana (C. Vili 695S. 7098. 7123. 7125, 8210; 
Chullitamis 6202): Chullu (Tab. Peuting. 3. 2. 
Ravenn. 3, 7); Culln (Phn. iiat. hist. 5, 3, 
22. Ravenn. 5, 4. Ptol. 4, 3, 3); Chulli (So- 
lin. 26, I. Itin. Anton, p. 19); Culli (lui. Ho- 
nor. p. 699 Gron.). Mwnicipium è chiamata 
nell'itinerario Antoniniano (I. e). Cf. Cirtft. 
MoMMSKN, C. E. Lat. VII] p. ;Da. 974. 1S83. 

CHUSIRA (Kissera). — C. Vili 697-708. 
12112-12131, — Città dell'Africa, nella Byia- 



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CIB 
cena » mezzogiorno di Avuh ignorata af- 
fatto dagli scnttori antn-lii Nelle 1 ipidi locali 
è chiamata mitas Ckustt enstum (698) Un 
flainen perfietmis si In m tre di esse (698. 
701 704) e prohabiìmeiite un cuialot leij/ii- 
bltcae 111 una delle medesime (704^:12129). 
Forse una ricorda 1 imperatore Costantino 
(699—12133) e un altra Giustimano (700:= 
12124) a' tempo del qmle rimontano le ro- 
vine di un castello eretto sul monte (Cf Pro- 
cop de ìed 6 6) 

C. I. Lai. VII! p. S7. 979. uso. 

CIBALIS {,Vini:m>ce). —Q. 1113367-3268. 
10251-10254. — Città della Paiiiionia inferior, 
all'estremità settentrionale della palude Hiul- 
ca, sulla via tra Mursa e Sirniium (Itin. An- 
ton, p. 131. 232. 261. 267 segg. Hiero- 
solym. p. 562. Raveim, 4, 19. cf. Kntrop. 
10, 5. Victor, epit, 41. j. Zosini. 2, 18, 
19. 48. Dio Cass . 55 , 32 ) ; Cibala ( C. 
Ili 3267. EE. 4, 894 a, T4; 896 B i, 29 et. 
Ptol. 2, s, 7. Zosim, 1. e. Eutrop. I. e), Ci- 
balae (Ammian. 30, 7, 2. Oros. 7, 28. Victor, 
epit. 1. e. e 45, 2, So^omen. hist. eccl. r, 6). 
Fra gli avvenimenti storici che vi ebbero luo- 
go, son ricordati la battaglia fra Costantino e 
Licinio nell'anno 314 (Zosim. Eiitrop. Victor. 
Oros. Sozomen. ti. ce. Anon, Valesiaii. 16 etc), 
e la nascita di Cratianus padre di Valentinia- 
no 1 e \ e e (An n \ to ce). Mutii- 

cjpiam è h n ato n u a ap de locale (3267); 
ma da un a e u o n a e {C \ I 2833) si 
vede che u an he eh an o a a Aurelia. 

La stessa p de e fa no o a he un decurio, 
e la Tran ne a a 0253 n o ^rim cento- 



CIC 



dll 



CIBARIUM. ~ V. «leuin. 

CIBYRA (Phiygiae: Kkotzum). — Stra- 
bene (13, I, 15 p. 630) la chiama magna, di- 
stinguendola dalla piccola (14, 3, 3 p. 665), 
che era quella della Pamphylia. Apparteneva 
alla tetrapolis Cibyratica o principato compo- 
sto della città Cibyra, Bubon, Balbura e Oe- 
noanda, e che fu disciolta da Murena dopo 
l'anno 670 u. e. (v. Cilicla). Sotto i Romani 
tutto il suo territorio formò uno dei più grandi 
coaventits dell'Asia (Strab. 3, i, 17 p. 631 
cf. eie. ad Alt, 5, 21, 9. Plin. nat. hist. 5, 
105 eie). Nell'anno 33 d. Cr. o poco dopo 
fu distrutta dal terremoto (Tac. ann. 4, 13) 
e, risorta per munificenza di Tiberio insieme 
con altre città che ebbero la medesima sorte 
prima e dopo quell'anno, in Roma, presso il 
teinpio di Venere Genitrice fu eretto a lui un 



le statue rappresentanti le 14 
città riedificate, fra cui Cibyra; monumento 
che fii copiato per cura degli Augustall a Pu- 
teoti (C. X 1624). In quell'occasione prese il 
titolo di Caesarea, come si vede, oltre che 
nelle monete (Head, hisl. numm. p. 561), ìn 
qualche iscrizione (A la.ij.nfiirh-v KawajiÉOJF 
KiSi'gotTwv néÌAi etc. BH. 1878 p. 594). 

CICER. — Due volte l'editto di Diocle- 
ziano < de pretiis rerum veiialium * dà 11 
prezzo di questa legume. La prima ha (1, 15): 
Ciceris (modtmn castrense unum denarios) 
ceritum; ed accenna alla qualità più comune 
(Plin. nat. hist, 18, 124. Colum. 2, io. Horat. 
sat. 1, 6, 114. Mart. i. 104 etc). La seconda 
parla di ceci verdi venduti a mazzi (6, 37): 
Ciceris biridis /asciatli nfumero) gitatluor (de- 
narios) qnaltuor. Cf. BlUmner, Der Maximal- 
tarif etc. p. 90 seg. 

CICINUS (Mars). — Appellativo di Marte 
in una iscrizione di Keii, nella Gallia Narbo- ' 
nensis C. XII 356; Marti Carro Cicina L. 
Pomp{eius) M. f. Ristmis etc. ' 

CICOLLUIS (Mars). — Appellativo dì 
Marte in alcune iscrizioni della Gallia e pro- 
priamente dell'odierna Còte - d" - Or, quasi 
sempre unito alla divinità Lilavis, che in una 
iscrizione è forse identificata con Bellona (cf. 
Itollaiia), Lejay, Inscr. antiques de la Còte- 
d'-Or n. 1. Aug{uslo) sac{rum). Dea Marti 
Cicollui et Litavi P. AtHus Paierculu[s] v, s. 
l. m. - 145: [/]» h{onorem) i&pmus) d{ivinae). 
Deo Marti Cicollui Pudeiis PudenHaui fiUfus), 
cf. 204. — 205: Marti Cicolui Boelius Patri- 
\tm\us prò salute etc. — 206; Marti Cicollui 

et Litavi — 307: {Deo Ma]rt[il Ci- ' 

[collui é]l Pell[onae-\. cf. 703. Cf. Lejay p. 
'4 segg. Holder, Alt-Celtischer Sprachschatz 



CICONIAE. — Una iscrizione urbana {C. 
VI 1785) relativa al canone vinario dei tempi 
posteriori (v. Capa) ha; Fatangaris qui de Ci- 
conis ad Temphim cupas re/erre consueverunl 
etc. Ciconiae è lo stesso luogo del Campus 
Martina, clie la Notitia chiama Ciconias nixas 
e i fasti di Filocalo (C, I' p. 274) semplice- 
mente ad Nixas, siccome quello ove il 15 dì 
Ottobre si compiva il sacrifizio del cavallo. 
Era cosi chiamato probabilmente da un'inse- 
gna rappresentante delle cicogne, che l'Her- 
wart presso Preller (Die Regionem eie. p. 
174) spiega per « rostra sibi invicem obversa 
habentes sicque sese mutuo aspidentes», e il 
Preller stesso aggiunge come analogia il lut^o 



st'edby Google 



ȓ 



C!0' 



dt Hesychius MHes. Orig^, Conslantinop. p. 
66, pensando che le ciconiae nixae di Costan- 
tinopoli siano stale copiate da quelle di Roma. 
Che in generale siasi trattato di un simu- 
lacro, Hi può anche dedurre dal luogo di 
Pesto (p. 177) relativo a! gruppo dei Nix-i 
Dii sul Capitolino. 

CrDAMUS. (Ghédames). — Ciltii della 
PripoUtauia, a dieci o dodici migha da Sa- 
crata. Plinio (nat. hist. 5, 5, 36) ricorda la 
ipedizione di L.ComeliusBalbus, edel trionfo 
.-elebrato su di essa e altre città nell'anno 735 u. 
e. Dal tempo di Augusto fino a «luello di 
Giustiniano, fu città federata dei Romani (l'ro- 
cop. de aedìf. lust. 5, 3 fin.); ebbe però un 
presidio romano, come si vede da un' iscri- 
zione locale (C. Vlil i =: 10990) dell' epoca 
di Alessandro Severo. Se ne ha pure un'altra 
sepolcrale (2^10 

CILIBIA ? 

corrispondente H 

V Africa procons 

bernuc; il vesco 

Cilibiensis più v 

gli anni 411, 52 

doni (C. Vili 94 m 

menta un Jiame 

MOMMSEN, C. 

CILICrA. - gì 

cosi denominata 
Cilici, probabiln 
oriente la separa 
Amanus {Djebel 
cordati sotto il n 
te Sire o aiiciie 
Jahrb. f. Philol. 

popolazioni indi 
(Cic. ad Att. 5, 
4, 8). Dalla Lyc 
separava al nord 

PoneCilicie {G6 B as 

randa ed un alt fH 

a determinare è 

la Pamphylia: o g 

torio di Coraces m N O 

segg.). Su tutta 

tis si estendono gim 

d' essa si diceva 

ìa, o aspera; ricc di se 

divide dall'isola 
Calycadnus. La 



Ciiicia o Cilicia campestri.s, per- 
- dalla pianura Alium, attraver- 
iai fiumi Pyramus e Sarus, separata dal 
da dune e lagune. Confine tra le due 
fiume e la città di I^miis (Strab. 
Phn. nat. hist. 5, 91 



■4. 5 segg. Me!, j, 13. rnn. nat. 
segg. Curt. Ruf. 3, 4. Solin, 3S, i). 



I. Mi 






oiifini della prò- 



Al tempo che i Romani ii 
rapporti colla CilIcia, questa dipendeva dai 
re della Siria, il dominio però di questi fu sem- 
pre soltanto nominale , specialmente nella 
Cilicia aspera, dove 1 corsari Cilici avevano 
costruito j loro castelli per ricoverarvi le don- 
ne, i figli ed i tesori e all'occorrenza sé stessi; 
i boschi poi (Iella regione fornivano eccellente 
legname per le loro navi Appoggiati dai com- 
R De 



D D 



y Google 



CIL 
turacon potestà proconsolare iiell'a. 66z u. e, 
è detto appunto KiXlxis^i a/jj;cjv (App. Mithr. 
57) o KiXixioLg iijoù(j£yos (App, b. civ, i, 77 
cf. auct. de virili. 75: a praelor Ciliciam pro- 
vinciom habiiit *; al die anche le notizie che 
s'h.mno sull'opera sua corrispondono. SÌ sa in- 
fatti che egli ebbe l'incarico di cacciare, colle 
trnppe da lui comandate contro i pirati, Aria- 
rathes dalla Cappadocia; e die liberato que- 
sto paese da Gordins, generale di Mithridates 
e dalle soldatesche armene mandatevi da Ti- 
granes, lo ridiede ad Ariobarzanes(P!ut.5. App. 
Mithr. 1. e. I.iv. ep. 70. lustiii. 32, 2. 3 etcì; 
nello stesso modo che in ttnipi posteriori i go- 
vernatori appunto della CilìcJa .si dovettero occu- 
pare delle faccende della Cappadocia. Negli anni 
66s-6s vi dovè risiedere O. Oppius, che, mentre 
in alcune fonti è.detto mpitriiyài (App. Mithr. 
'7- 2o)p aTpuTHyè'; ria/iaiuX/av (Atheiiaeiis 5 
p. 213 a), iegatus (Granius Licinianus p. 35 
Bonn), in Livio (ep, 7S) è chiamato proconsiil. 
E poiché in quell'anno in Asia era proconsole 
L. Cassius (App. Mithr. ir, 17. 24Ì, Q, Op- 
pius non può essere stato che pretore, gover- 
natore della Cilicia. Nella guerra contro Mi- 
tridate egli fu rinchiuso in Laodicea e conse- 
gnato al re. il quale ne invase il paese (App. 
Mithr. Ila). E nelle mani di questo la provin- 
cia dovè rimanere negli anni seguenti, non 
però completamente, perchè I^ucullo raccolse 
navi per Sulla anche nella Pamphylia (App. 
Mithr. 56). La provincia dovè essere ricosti- 
tuita dopo la pace del 670, quando il re del 
Ponto fu costretto a restituire i territorii ro- 
mani. Tale ricostituzione può attribuirsi a Sulla 
stesso, o con più probabilità a L. Murena la- 
sciato da Sulla nell'Asia per organizzare il 
paese (App. Mithr. 64). 

Non è infatti probabile che al principio, 
dopo la pace di Cardano, fosse ricostituita la 
provincia, non parlando nessun autore della 
restituzione della Cilicia da parte di Mitridate; 
essa non formò se non una regione dell'Asia, 
attribuita a Licinio Murena. Il quale combattè 
contro i pirati e cacciò i sovrani dalla te- 
trapoli cibiratica, principato consistente nelle 
città di- Cibyra, Eubon, Oenoenda, e Bal- 
bura. le ultime due delle quali furono da 
lui aggregate alla Lycla (Strab. 13, i, 17 
p. 631 cf. Waddington. Revue num. 1853 p. 
92). Certamente ritroviamo la provincia rico- 
stituita negli anni 674-75 "■ e., nei quali vi fu 
proconsole il pretore del 673. Cu, Cornelius 
Dolabella (Cic. acc. in Verr. r, 17, 44), che 
fu condannato per concussioni (Cic. Op. e, i, 30, 



ClL 



ilj 



77. 97. 98) ed è ben noto per avere avuto come 
legato e proquestore il famigerato Verres (Cic. 
Op e. I, 38, 95; act. 1, r, %\ I, 4, II etc. cf. 
Drumann i p. 563 seg.). È detto che Dola- 
bella vi fu mandato coH'incarico di far la guer- 
ra ai pirati (Cic, in Verr. i, 39, 73; 30, 77), 
già alleati di Mitridate e degli emigrati de- 
mocratici e la sola potenza sul mare. Come 
prima sotto M. Antonio, così ora si ricosti- 
tuisce la provincia per l'istesso bisogno, tanto 
più che Siila aveva visto dawicino j danni 
della pirateria, Senonchè Dolabella non era 
l'uomo adatto; finito il suo governo, tutte le 
regioni a lui affidate erano ancora in mano 
ai pirati. 

Non è facile determinare i confini della 
provincia in questo periodo. Della Cilicia 
furse non vi apparteneva che la regione oc- 
cidentale sino a Celenderis, del che per altro 
non si ha alcuna prova. Lo induce però con 
molta probabilità ÌI Neumann (Op. e. p. 531 
seg.) dal fatto che, Artemidoro [circa tra il 
650 ed il 654) ed altri fanno, secondo Strabo- 
ne, cominciare la Cilicia a quella città, la quale 
non potè segnare ilconfine geografico, ma sol- 
tanto il politico. Se ad oriente da quella città 
adunque cominciava a quel tempo, poco tempo 
dopo la conquista di Antonio, la Ci h eia, cioè la 
Cilicia indipendente, piccola era la parte che ne 
restava ai Romani; per la qual cosa ben s'in- 
tende perchè la loro provincia anziché Cihcia 
siasi detta spesso Pamphylia da! nome della 
regioni, che iieera la massima parte. Quest'ul- 
tima regione infatti, nella pace del 566 u. e. 
era rimasta indipendente (Polyb. 32, 27. Liv, 
38. 39), e anclie esclusa dalla costituzione 
della provincia della (v.) Asia del 615, a! pari 
dei distretti di Apamea e Synnada e dcìla 
Pisidia. Benché nessuna fonte lo indichi, pare 
che appena M. Antonius abbia occupati tutti 
questi paesi, aggregandoli alla sua nuova pro- 
vhicia, la Cihcia, perchè nelle lotte contro i 
pirati vi fosse maggior possibilità di resistenza. 
Che la Pamphylia facesse parte della nuo- 
va provincia si vede da molte notizie, an- 
zitutto da questa, che già nell'a. 666 u, e. il 
governatore della Cilicia è detto ar^arMvò? 
netAtpfX/ct? (Athen. 5 p. 213 a), laddove la 
Pamphylia costituì provincia a sé appena nel- 
l'anno 729 u. e; e similmente la provincia di 
Dolabella secondo Cicerone ora è la Cilicia 
(accus. in Verr, i, 17, 44 cf. divin. in Caec. 
2, 6}, ora la Pamphylia (accus. in Verr. i, % 
cf. 4, II): così di Verres, vexator Pamphyiiae, 
si narra che commettesse le sue ruberie spe- 



yGùogle 



334 



CIL 



cialmente ad Aspendus e Perge città della 
Pamphylia 

Meno SI sa dei due distreiii di Ap-iiiiea e 
Sitinada la Phngia maior (Pini nit hist s 
105 106) Il Junge (p 32 seg c( \r-irq nrdt 
p ì8i) h ritiene occupati ed aggreg-iti gn 
dal pretore M Antonio fondandosi sul fitto 
che nell a 666 u e la Phrjgia rfppore ter 
ritono proMiicnle (I iv ep 77 ) e clie I 1 
vlo distingue la Phrjgia dall Asn [[ iv ep -'H) 
crede anzi che in quel pi imo pisso di 1 1 
\io e m un litro relativo ali -1 6So 11 e 
(ep 94 cf App Mithr 75] per Phrjga si 
debba intendere 1 intera Cil en !■ nd indisi 
invece siili iscrizione di S^nimdi lAltv 
xtey l^\]txiyyiov A=(.xioy uiov Aeuxo\}.}.yy a.y 
TiTcìfÀixv TtuTpaiyA XM inspysT^iy il Kiiii'^ay 
(BH 1893 p 298) crede chi. h Phrjgii sn 
stata aggregati ali Asia q landu I ucullo vi fu 
questore di Sulla nel 666 u e e negli min 
sef,uenti sino al 674 m cui \i nniase coni" 
proquestore Senonche conviene osserv ire che 
in qu eli epoca delH provincia Cilicn non si 
può parHre perchè 111 gran parte 111 unno t 
Mitridile e perche le notizie che se ne In ino 
per li resto la farebbero veder tutt 1 d | e 1 
dente dill Asn Ad ogni nudo sa essi st ita 
unita alla Cilicia da M Antoniiis e pò listic 
cata osa stala ag^reejata a quelh pr \incn 
nella norganizsazione di L Murena certamente 
essa ne faceva jarte al tempo di Dclibelh 
Il distretto pero di Cibyra eri alljra mdipen 

Quali fossero in quest ultimo tempo tutte le 
regioni della provincia si hi in uu pis.so di Li 
cerone (accus in Verr r ^S 95) che enumera 
1 paesi che ebbero a soffrire per la proque 
stun di \erre « Commune Miljadim ly 
ciani Pamph>liam Pisidiam PhrvRi imqiie > 
Quando sia stata aggregita la Pisid i non 
sappiamo Lon certezza secondo lo Junf,e si 
deve attribuire allo stesso pretore M Anto 
nius La L\cia invece fu allora e per nulto 
tempo ancora provincia indipendente koiide 
in Cicerone vi si dovrà intendere il distretto 
di Miljas al nord della Lvcia appartenente 
alla nostra provinaa opiuttostoche le ruberie 
di Verre si sieno estese sulla L>cia per lavi 
cinanza e perchè probabilmente il proconsole 
della Citicia vi aveva mlluenza per !a difesa 
contro i pirati come per ahrj rispetto 1 ave 
va sulta Cappadocia Manca tra 4ueUe regioni 
la Cilicia stessi mi di questa aveva sempre 
appartenuto ai Romani solo una piccola par 
(e, onde, come abbiamo detto K provincia si 



dice Pamphvlia e la Cilicia dai geografi si fi 
comincnre al confine Romano e anche quella 
piccola pirte era forse allora in maiiL dei pi 

b Di r Sei liiHs a Pompeiiis 
Nel 675 u e fu mandato in CihLia dal 
semto non più un pretore ma un console P 
Servihus Vitia scelto d ilU sorte coli incarico 
di combattere i pirati che ivevino ilutito 
M tridite ed lufestavino tutto il Mediterraneo 
Etii è detti -t ttrto onie si e usto il fon 
datore delU Cibcia (\ell 2 39 2 Futrop 6 
3 cf Amili 14 S 4) nn filo a un certo 
punto quel titolo ^h spetti perche o ricupero 
o con q usti K Paniphjln H Pisidia 1 Isiuri i 
e la pirle delh Lilicn gn roimnri Batte an 
zitutto i pinti (Fior 3 6) per nnre \o\ si 
volse contro Zeiuceto die dominava su pa 
recchie citta della Pmiphylia della Pisidia e 
della 1 jcii Prese in quest ultima regione 
il cibtello Olympus dove quello s era nlu 
gnto occupo quindi Phiseljs e Corjciis 
che non e la nota città delK Cilicia il 
il q lale Seivilius uot arrivo nn altra in 
Ivuii(SaII hist I 53 57 As on m \err 
1 li Junge p j2) in Primplijlia Attalea ed 
iltre locilita ficendo pubblico il loro igro 
[Cic atc J ■^ 5 2! 56 de I agr 2 19 50 
Stnb 14 5 7 P 6-1 Sili hist i 56I Passo 
il Tauro e mosse e nitro gli Isauri che ahi 
tavano le montagne e le valli boscose sulU 
pendice meridionale del Tauro nell angolo 
nord ovest della Cilicia covo eterno di bn 
ginti (Mommsen ROm Gesch 3 p 47 cf 
p e C HI 6713) Prese Oroanda e Isaura 
col loro territorio e da quest ultima cittì fu 
appellilo Isuiricus (Liv ep 93 Hor 3 6 
Citrop 6 3 Oros 5 23 etc ) In questa spe 
dizi jne che duro dal 676 al 678 egU OLCUpo an 
che una pirte della Cihai asperì giacche più 
t irdi seco ido Appiano (Milthr 75) Mitridate 
fece assilire HimSa.^ re xat laxi/povg xai 
ÌLiXixiay nel inai passo non si può intendere 
che una Cilicia romana essendo la ('aw/w/jw 
in mino a Tigranes ed 1 pirati parteggiando 
per Mitridate (cf anche Sallust hist 5 fr 11 
Dietsch) Probabilmente pero egbnondovee 
stendersi molto oltre 1 confini che anteriormente 
aveva avuto la provincia seppure non si deb 
ba piuttosto credere che siano ora gli stessi 
(cf Neunnnn o e p 533) Rimasto ancora 
in Cilicia dove si aumentavano le ftrze ro 
mine per timore di una nuova guerra m tri 
datica (Sali le) nel 680 a quinto pare 
tornò a Roma dove lu onorilo del trionfo 



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CIL 
{Eiitrop. I. e. Cic. in Pison. 58; Verr. i, 57; 
5, 66. Pseudo-Ascoii. in Verr. act. 2 p. 173 
Or.). Ma la pirateria non fu da lui distrutta, 
anzi dopo di lui tornò ad estendersi verso 
occidente; sicché ancora più tardi i pirati fu- 
rono assediati a Coracesium, in mezzo cioè ai 
possedimenti romani (Plut. Pomp. 28). 

Gli successe il console del 679, I-. Octa- 
vius. Ma morto questo come proconsole non 
molto dopo assunto il governo (a. 680. Plut. 
Lucullo 6), e minacciando una guerra con Mi- 
tridate, si studiò di succedergli il console L. 
Licinius Lueullus, certo che al governatore 
della Cilicia sarebbe spettalo l'onore di co- 
mandare la guerra. Ne le sue speranze furono 
deluse, perchè anzi oltre alla Cilicia egli ot- 
tenne l'Asia coll'incarico appunto di dirigere 
la guerra, che Mitridate aveva intanto di- 
chiarato, occupando la Bitliynia, provincia ro- 
mana, e la Cappadocia (Plut. Lue. 6, App. 
Mithr. 69 cf. Mommsen. ROm. Gesch. 3' p. 59). 
Non è questo il luogo dì parlare della guerra 
contro Mitridate e contro Tigrane d'Armenia. 
Ricorderemo soltanto che uno dei generali 
di Mitridate, Eumachus, cogliendo il destro 
che la Cilicia era senza truppe, se ne impa- 
dronì quasi totalmente, ma ne fu scacciato da 
Dejotaro tetrarca di Galatia, alleato dei Ro- 
mani (App, Mithr. 75 cf. Liv. per. 94). Occu- 
pato nella guerra di terraferma, Lucullo non 
si curò dei pericolosi alleati di Mitridate, I 
pirati Cilici, che sempre più e con maggior 
forza battevano i! mare; onde ebbero buon 
giuoco gli avversarii di Lucullo nell' insiste- 
re che la Cilicia dovesse riavere un pro- 
prio governatore, il quale fu nel 687 u. e. 
Q. Marcius Rex, console dell'anno preceden- 
te {Sali. hist. 5, 14 ed. Maur. Dio Cass. 35, 15). 
Questi vi andò con tre legioni, ma ne mosse in 
aiuto a Lucullo (Sali. hist. 5, 15 ed. Maur. Dio 
Cass. 35, 17)1 né sopraffece i pirati; che anzi suo 
cc^nato stesso, P. Clodius, da lui preposto alla 
flotta, cadde nelle loro mani (Dio Cass. I. e). 

Neli'istesso anno 687 u. e. Pompeius ebbe 
l'mcarico di purgare finalmente il mare dai pi- 
rati coir « imperiura aequum in omnibus pro- 
vmcus cum proconsulibus usque ad quinqua- 
gesimum milianum a mari ». E se egli in 
pochi giorni riuscì a liberare il mare occidenta- 
le, tro\ò forte ostacolo negli arditi pirati cilici, 
che, portati 1 tigli, le mogli e i loro tesori 
sul Tauro aspettarono la flotta romana sulla 
costa occidentale della Cilicia, presso Corace- 
sium. Pompeo li sconfisse completamente e, 
sbarcato, assali e distrusse i loro nidi, conce- 



CIL 



isS 



PS RUCGIEB 



- Di!. Jlfis- 



dendo vita e libertà quando si sottomettesse- 
ro; il che fecero i più. Veiitotto giorni dopo 
che Pompeo era apparso in Oriente, fu sot- 
tomessa la Cilicia aspera e finita la guerra; 
riacquistarono allora la libertà i prigionieri 
romani, tra cui P. Clodius (Cic. prò 1. Man. 
n, 35. Strab. 14, 3, 3 p. 665. Plut. Pomp. 
26, i8. Veti. 2. 34, 4. Fior. 3, 6, 11, App. 
Mithr. 96 cf. Drumann, 4 p, 411). 

Pompeo rimase in Cilicia, sia per prepa- 
rare la guerra contro i Cretesi, sia aspettan- 
do di occuparsi delle faccende dell'Asia Mi- ' 
nore. Colla le^e Manilla Infatti nel 688 u. C. 
gli venne affidata la direzione della guerra 
contro Mitridate del Ponto e Tigrane di Ar- 
menia, con pieni poteri sull'uso degli eserciti 
orientali, con diritti di governatore in Cilicia 
e Bithynia e sugli altri paesi dell'Asia sino 
all'Armenia, e infine coU'au tori zzatone a trat- 
tare coi dinasti dell'Oriente, Se Q. Marcius 
Rex sia stato allora richiamalo, non è detto 
da alcuno. Forse dicendo Dione Cassio (36, 
31) che, quando Pompeo aveva già passato il 
Tauro, i soldati di Marcio lo raggiunsero, si 
potrà intendere che questo vi rimase, benché 
sia probabile che si alluda soltanto ai sol- 
dati recatisi nella Cilicia con Marcio, Pom- 
peo anche qui fu fortunato. Nella pace con 
Tigranes, questi insieme cogli altri non Ar- 
meni rinunciò ai suoi possedimenti nella Ci- 
licia, acquistandosi così al dominio romano 
anche la Cilicia campestris (Cic. prò 1. Man. 
Plut. Pomp. 30. Lucull, 35. Dio Cass. 36, 15. 
App. Mithr. 97. Zon. io, 4. Liv. ep. 90. Veli. 
2, 33, I. Eutrop. 6, 13 etc). Dato assetto 
alle cose dell'Asia egli abbandonò questa re- 
gione nella primavera del 692 u.c., ed il 18 
e 29 Settembre del 693 celebrò il grande trion- 
fo (C. I' p. 50 Fasti trionf.: [O*. Pompeius 
Cti[aei) /[ilitts) Sex{li) n(epos) Magttus III] 
proco(n)s(ul).... [ex Asia, Potilo, Armenia, 
Pa.pkla\goma, Cappadoc{ia), [Cilicia, Syria, 
Scytkeis, ludaeis, AlS]ania, pirateis etc. cf. 
Plin. nat. hist. 7. =7; 37, 6 etc). 

Quali provvedimenti abbia dato Pompeo cir- 
ca la Cilicia noi non sappiamo, come ignoriamo, 
chi sino al 698 u. e, vi abbia governato e in 
che modo essa sia stata retta. Tre distretti, 
che sino agli ultimi tempi avevano apparte- 
nuto alla Cilicia, dipendono dai proconsoli 
dell'Asia appunto dopo l'anno 692, cioè dopo 
la partenza dì Pompeo, vale a dire le tre dio- 
cesi di Apamea, Synnada e Laodicea. La 
difesa di Cicerone del governatore dell'Asia 
L. Valerius Flaccus, mostra che esse dipende- 



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336 



CIL 



vano da lui (693-693); Q. Tullìus Cicero, chg 
resse l'Asia dal 693 al 696. ci fa sapere (Ad 
Q. Ir. I. 2) che tra gli altri suoi ammini-, 
strati, che di lui si lagnavano e che egli pia- 
co, c'erano Efesto di Apamea ed i cittadini 
di Diouysopolis, città appunto del conventus 
di Apamea; per T Ampius Bilbus (696-697) 
abbiamo i cistofori coniati in Laodirea (Pinder 
n. 180), e infine per C Fabius (697 698) quelli 
di Apamea. Nel 698 le tre diocciL frigie o a 
siatiche sono unite un ìltra volta colla Cilicia 
Notando che proprio da quell anno torniamo 
a sapere qualcosa anche bulk Cilicia non sarà 
ardito il dire, che forse Pompe) non ricostituì 
questa provincia; egh potè p e averla unita 
alla Syria che a lui deve la sua organiizazio 
ne, e aggregata ali Asn quella parte del! an 
tica Cilicia che a quelH d>\eva appartenere 
con maggior rigione Con ci potrebbe a\er 
rapporto il latto che h Sjm e H Cilcu].! 
gavano la stessa quoti di trib to (■\pp S\r 
so) 

c) Z}a Leniu/us a Ci eio 

Nel 698 u e {Cic ad fani r \ segg ad 
Q fr •> I i) andò governatore in CiUcia P 
Cornehus Lentulus Spinther console dell an 
no precedente (C III 6341 a) Se ta provincia 
non era stata ricostituita da Pompeo occa 
sione ali invio di un nuovo governatore potè 
essere stata I annessione di Cjprus ai dominn 
romani avvenuta nel 696 u e per mezzo di 
M Cato Sotto Lcntuius ed 1 suoi successori 
troviamo infatti che la Cilicia e Cjprus for 
mano una sola provincia (Cic ad fam 174 
etc ) e forse fu lui che organizzo I amminis-tra 
zione almeno di qnest ultima parie (Cic ad fam 
^■3 48) Quantunque il tribuno C Cato faces 
se proposta di nchia narlu alt epoca delle di<icus 
sioni per Auletes d Egitto (Cic ad Qu fr 2 
3 I ad fam i 5 2) vi nmase tino al Luglio 
701. Una piccola spedizione contro gli abi 
tanti dell'Amano, gli fruttò il titolo A'impe- 
raiot (Cic. ad fam. i, 9. Pinder, Abhandl. 
der Beri. Akad. 1855 p. 547); trionfò però 
solo nel 703, essendosi i suoi nemici rifiutatidi 
riconoscere il suo diritto a quel titolo (Cic. ad 
Att. 5,21, 3). 

A Lentulus succede il console del 700, Ap- 
pius Claudius Pulcher, del quale si sa che de- 
siderò quel governo (Cic. ad fam. 1, 9, 25; 
ad Att, 4, r6, 6; ad Qu. fr. 3, 2. 3), che vi 
fu ben ricevuto da Lentulo (Cic. ad fam. 3, 
7. 3) e che probabilmente per una spedizione 
sull'Amano vi fu proclamato imperaior (Cic. 
)id fam, 3, t. 3. Pinder o. e. p. 547), onde 



CIL 
richiese il trionfo cui poi rinunciò. Il rap- 
porto che ci fa sul suo govwno Cicerone è 
pessimo, ma non si sa quanto lo abbia 
spinto a descriverlo in tale modo II deià- 
derio di accrescere i meriti del proprio (cf. 
ad fam. 15, 4, 2. 3, 8; ad Att. 6, i, 2; 6, 2, 
3) Su questo siamo meglio informati, perchè 
Cicerone nelle sue lettere ci ha lasciati mi- 
nuti rapporti tanto sul suo operato, quanto 
sulle condizioni della provincia F naturale che 
1 opera sua sia molto lodata specialmente ri- 
spetto ali amministrazione finanziaria, al limi- 
tare le spese delle città, alle sue imprese mi- 
litan (cf soprattutto Drumann 6 p ilo segg. 
Hartung De proconsulatu Citeronis, Wflrzburg 
[868 Oppenrieder, De Cicerone procousule 
Cilitiae Augsbui^ 1853 A Mailer, Cicéron 
proconsul de Cil eie etr Halberstadt 1882) 
Anch egh ebbe il titoli di tnperator in una 
sped zione suil Amano (Cic ad fam ? io 2 
3 9 etc Finder o e p 547) Ma insofferen 
te di stare lontano da Roma dopo un inno 
di governo nel Luglio del 704 u e con 
segno H provincia al questore C Coelius colla 



d) V 



anno e i.arti per Rodi 

Le regioni che costituirono la Cilicia sotto 
questi uh mi govenialjri furono la Cilicia cam 
pestr s (Cic ad fam 3 6 4) la CilKia aspe 
ra la Pamphvlia (Cic ad Att 5 21 9) la 
Pisidia 1 Isauria (Cic ad Att 5 ai 9 cf 15 
4 2) la Ljcaonia (Cic ad Att 5 15 5 30 
I 21 9 ad fam 3 5 4 15 i 2 15 3) e 
1 distretti di Laodicea (Cic ad Att 5 21 g 
ad fam 3 8 5 13 67 i 15 4 2) Apamea 
( Cic ad fam 15 4 2 ) Sjnnada ( Cic 
id fam 15 4 2) Che queste ultime 7^=1, 
SioMnaEii, Auahcae siano già state attri 
buite il governatore Lentulus si può infenre 
da Cicerone ad fam i 3 Per tutto questo 
tempo fece parte della provincia anche I isola 
di (v.) €yppus. 

d) ComreiUas iuridici all'epoca di Cicerone. 

Dalle lettere di Cicerone conosciamo la 
distribuzione della Cilicia in varii distretti (dio£- 
cesis), nelle cui capitali il governatore o suoi 
legati amministravano la giustizia nell'epoca 
fissata da quello. 

1. A Tarsus, capitale di tutta la provin- 
cia, si stabiliva il foro per la Cilicia campestris 
(Cic. ad fam. 3, 6, 4: « qui te forum Tarsi 
agere, statuere multa, decemere indicare di- 

2. Ad Iconium per la Lycaonia (Cic. ad 
Att. 5, 20, 1: « Iconii decem (dies) fecimus >). 



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cu, 

3. A Philomeìium (Cic. ad Alt. 5, 20, i; 
ad fam, 3, 8, 5; 15, 4, 3) probabilmente per 
i! forum Isauricum (Cic. ad Alt. 5, si, 9). 

4. A Pei^e forse, per il forum Paiitpky- 
liìtm (Cic, ad Alt, 5. 21, 9), 

5. A Laodicea ad Lycuni, sui confini della 
Caria (Cic. ad fall). 3, S, 5; 15, 4, 2 cf. 13, 
67, 1) per il forum Cibyraticuui (Cie. ad Att. 

3, 21. 9 cf, Pliii. nat. hist, 5, 105: * una (iu- 
risdictio) appellatur Cibyratica.,., conveiiiunt 
eo XXV civitates celeberrima urbe Laodicea > 
Strab. 13, I, 17 p. 631), 

6. Ad Apamea per il forum . Apameense 
(Cic. ad Att. s, 21, 9; ad fam. 3, 8, 5; is, 

4, 2 etc. cf. Pliii. n. hist. 5, 106), 

7. A Syimada per il forimi Syaiiadeiise 
(Cic, ad Att. 5. 21, 9; ad fam. 3, 8, 5: 15, 
4, 3, Pliii, nat, hist. 5, 105: * alter couventus 
a Symiade accepit nomeu. conveniunt Lycao- 
nes, Appiani, Corpenl, Dorylaei, Midaei, lu- 
lienses et reliqui igiiobiles populi XV »). 

8. Particolare foro istituito nell' isola di 
Cyprus * iiam evocari ex insula Cyprios nou 
licet » (Cic. ad Att. 5, ai, 6), 

Era in facoltà però del governatore di con- 
vocare quelli che adivano il suo tribunale an- 
che fuori dei confini delle diocesi; sicché p, 
es, nel 704 Cicerone convoca per le idi di 
Febbraio a Laodicea i fori Cibiratico ed Apa- 
meense, per le idi di Marzo nell'islessa città 
quelli di Syunada, delta Pamphylia, della Ly- 
caonia e dell'lsauria {Cic, ad Att. 5, 2i. 9). 

Le lettere di Cicerone ci danno iiioltre 
importanti Eiotizie, tanto sul suo editto, quan- 
to sulle liti che egli dovette giudicare (cf 
Provineia), 

e) Da S£slius all'impero di Nerone 
Nell'a, 705 u. e, ebbe il governo della 
provincia il pretorio P. Sestins (Cic. ad fam 
5. 20, 5. Plut. Brut. 4 cf. Cic. ad Att. 8 15 
3); e come le legioni cilicie furono nell'esercito 
di Pompeo a 'Durazzo ed a Farsalo (Caes b 
e. 3, 4 cf. App. b. e. 2, 70), così furono con 
questo il governatore stesso (Cic. ad Alt 8 
'Si 3; 7. '7. 2) ed il suo legato luiiius Bni 
tus. È certo però che Sestius passò poscia 
dalla parte di Cesare (Cic. ad Alt. 11, 7 11) 
Da una lettera di Cicerone, colla quale si 
raccomandano i Ciprii (ad fam. 13, 48), appren 
diamo che C. Sextilius Rufus vi era questore 

Nell'istesso anno, arrivato Cesare nelh Ci 
licia per la sua spedizione contro Farnace 
convocò a Tarso tutte le città della provincn 
e ne riordinò le condt^oni (Hirt. b, Alex 66) 



CIL ,»T 

Nessuna fonte ci dice quale sia stata qudbta 
rioi^anizzazione; ma non è improbabile <;h'e- 
gli abbia sciolto la provincia, dividendola in 
più parti. Le tre diocesi asiatiche di Apamea, 
Synnada e Laodicea, che abbiamo visto unite 
alla Cilicia ancora sotto il governo di Cicero- 
ne, già nel 705 erano state riunite all'Asia. 
La qual cosa si dimostra da ciò, che esistono 
dei cistofori di C. Fannius, in quel!' anno 
proconsole dell'Asia, coniati in Apamea (Pin- 
der n. 188), e che pel 708 Cicerone fa una 
raccomandazione per Andro di Laodicea al 
propretore dell'Asia (ad fam, 13, 67). Tali 
diocesi, mai più staccate dall'Asia, furono a- 
dimque tolte alla Cilicia, quando il governo 
ne fu affidato ad un pretorio. Della Pamphy- 
lia non abbiamo che notizie di epoca poste- 
riore. Nel 711 cioè essa dipendeva da P, Len- 
tulus proquestore propretore dell'Asia, che 
scrive a Cicerone da Perge in quella regione 
una lettera (ad Tarn. 12, 15), nella quale tra 
altro gli narra di aver inseguito la fiotta di 
Dolabella fino a Sida (in Pamphylia), < quae 
estrema regio est provinciae meae t e che 
apprese delle notizie da soldati disertori dei- 
di Dolabella, i quali « in Pamphyliam 



Rispetto all'isola di Cipro ci sono rimaste 
tre notizie. Secondo una, forse confusa, Ce- 
sare avrebbe donato l'isola ad Arsinoe ed a 
Tolomeo (Dio Cass, 42, 35); secondo un'altra 
nel 711 vi teneva Cleopatra un proiirio gover- 
natore, il quale senza che ella Io sapesse aiutò 
Cassio (App. b, e. 4, 91; 5, 9); e più tardi 
invece nel 715 vi troviamo un liberto di Ce- 
sare quale governatore in uome di Antonio 
(Dio Casa 48 40), Dobbiamo inferirne che 
Cesare restituì all'Egitto quella parte dell'im- 

Nel 709 u e potrebbe avere retto la Ci- 
licia quel Q Comificius, cui Cicerone scrive 
(ad fam 12 17) che i moti della Syria lo 
impensieriscono più che per sé, per lui, per- 
che sta loro più vicino (cf. Ganter nel Phi- 
lologiis 1894 p 134). Però questo Corni- 
ficEO al quale nel 710 fu aggiudicata da Ce- 
iire proprio h Syria, dove forse non ebbe 
tempo di recarsi, non è detto in nessuna par- 
te governatore propriamente della Cilicia. 

Certo nella storia degli avvenimenti che 
ne pnmi anni dopo la morte di Cesare si svol- 
sero appunto nelle vicinanze della Cilicia non 
SI ha menzione di un governatore di questa 
provincia Infatti quando da Caecilius Bassus 
è battuto L Statius Murcus govemaiore della 
S>na questi chiama in aiuto Q. Marcius <;ri- 



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CIL 



spus, propretore della Bithynia, anziché il go 
vernatore della vicina Cilicia (Cic Phil ir 
12; ad fam. 12, 11. 12. App. b. e. 3, 77 p 576 
Dio Ca-ss, 47, 27). Cosi nella guerra tra Cis 
sjo e Dolabella non è mai nominato un go 
della 



provincia mentre 
spesso è ricordata la regione, p. es per U 
passaggio di Dolabella accolto col ma<simo 
favore a Tarsus (Ck. ad fam. 12, 13 4) e 
quello di Cassius (ad fam. ri, t2), per la re^a 
della guarnigione che Cassius teneva ad Ae 
gae (ad fam, 12, 13. Dio Cass. 47 wl per 
la diserzione di soldati che si recano in Pam 
phylia (ad fam. 12, 15) e cosi via. Nel caso 
quindi che Corni li ci us 
della Cilicia, si 
si sia assegnato 
trarlo si può supporre, che già Cesare abbia 
aggregato la Cilicia alla Syria. come fu m 
tempi posteriori, 

M. Antonio, avuto l'OrieiUe, nel 713 te 
neva tribunale appunto a Tarsus, dubunta 
libera, quando da lui si recò Cleopatra (Plut 
Ant. 26. App. b. e. 5, 7. 8 p. 671. 675. Dio Cass 
48, 24 etc). Nemmeno di lui è detto a chi 
abbia lasciato la Cilicia, mentre si b-j iiuece 
che il governo della Syria fu affidato a 1 
Decidius Saxa (Dio Cass. 48, 24. L;\ ep 127 
App. Syr. 51 p. 120. Fior. 4, 9, 5). Né si parla 
di un governatore della Cilicia, quando Deci 
dius inseguito da Labienus e dai Parthi si ri 
fugia in quella provincia e vi si uccide (Fior 
4, 9. Veli. 2, 78, Dio Cass. 4S, 25 Acron 
in Hor. od. 3, 6, 9): né a proposito dell m 
vasione nemica in Cilicia ed in Asia: iil quan 
do Labienus, inseguito dal legato P. \entidius 
è trattenuto sul Tauro, né quando, nascostosi 
in Cilicia, vi è scoperto (Dio Cass. 48 40) è 
quel Ventidius poi, che manda PopediUb Silo 
a occupare le porte cilicie ed infine trionfa nel 
716 ex Tauro laonle et Partkeis (C I' p 
50. 77). 

M. Antonio distrusse più tardi compieta 
mente la provincia, donando nel 718 C>prus 
e la Cilicia aspera a Cleopatra (Strab 14 5 
6 p. 671. 6. 6 p. 685. Plut. Ant. 54) la Cil 
eia campestris a Tolomeo (Plut. I. e ) e nel 
720 parte della Pamphylia, delì'Isauria e della 
Lycaonia ad Amintas di Galatia (Dio Cass 
49, 32. Plut, Ant. 61, 63. Strab. 12 6 l p 
568. 8, 3 p. 571 cf. App. b. e. 5, 75 1! quale 
lo dice fatto re dei Pisidi). 

Finita la guerra civile, e tornati ai Ro 
mani i possessi donati a Cleopatra (Momm 
sen, Res gestae ' p, 118), Augusto o ricosti 



CIL 

tui una piccoli Cilicia comp ista cwè di Cy 
prus e della C licia «mpestris ovvero com È 
più probìble uni queiti Cihcia alla S>ria e 
lasciò unita Cjprus coli Egitto alh Cihcia 1 
spera prowidt come vedremo diversamente 
Infatti Dione Cassio nell indicare come prò 
vmcie nmaste nel 717 lU imperatore la Coe 
lesyna la Phoenice la Ci he n C>prus e 1 Ae 
gvptus nota espressamente che queste prò 
vincie eivistevino al suo tempo una mdipen 
dentemente dall altra ma che prima due o tre 

sono possibili ambedue le ipotesi Anche ani 
messa però h ricostituzione della Cilicia essa 
non potè durare oltre il 732 qiiindo Cvpnis 
fu ceduta al seinto perche posteriormente 
tutti 1 dati ci mostrano la Cil eia unita alla 
Sjria Olfatti P Sulpn.ius Quinnius certT 
mente legato delh Sjria (cf Zumpt Conim 
ep 3 p g6 segg Mommien Res gestae " p 
171 segg C XIV 1613Ì negli anni 751 e 752 
u e combatte cogli flomonides tribù che 
occupivi la regione montuosa lA oriente e 
a settentrione del la^o Progit s (cf Hirsch 
feld Sitzungsber der Beri Akad 1875 p 
145 Ranisa> Hist geogr p 335I compre 
SI tn 1 Cilici Strab 12 6 3 4 p 569 
14 5 I p 668 14 5 7\ p 679) ma non 
nella parte romana del paese Ad o|,ni modo 
però le parole di Tacito {ann 3 48) s expu 
%ViA\M, ptr Ciluiam Homonadensium caste llis » 
per quanto forse corrotte debbono accennare 
a CIO che Quirimo li combattè appunto aven 
do sotto di st la Cilicia Più chiare sono le 
fonti relative alle questioni tra Germanico e 
Ln Piso legato della Syna il quale volendo 
riacquistare la sui provincia anzitutto « re 
gulis Cilirum ut se auxiliis imarent scnbit » 
evidentemente siccome da lui dipendenti (Tac 
ìnn 2 78) aiuti che realmente gli furono 
mandati quindi occupa il forte cistello della 
Cihcia Celendens (Tac ann 2 80 cf Strab 
14 4 1 P 670) né in questa faccenda si no- 
mina un proprio legato della Ciiicia uè a Pi 
sone si rimprovero più tardi di aver invaso m 
tal modo una provincia altrui ma « suam ar 
niifl repetivisse» (1 e 3 12 16) e « bellum 
provinciae mtulisse » (I e 3 14) Anche ne 
gii anni 36 e 52 d C e il legato della Syna 
che cura le spedizioni contro i Cietae popò 
lazione abitante un vasto terntorio tra Ane 
munum e la foce del kaljkadnus (Tac ann 
6 41 12 55 cf Wilhelm nelle MOe 17 p i 
segg ) bi aggiunga che ancora sotto Domiziano 
o Traiano il ^onov della S>na della Cilicia e 



y Google 



CIL 
della Plioeiiice si raduna ad Antiochia in Sy- 
ria (Kaibel, Inscr. gr. Sic. etc. n. 746). È ve- 
ro che Filostrato (v. Ai>oll. i, 12 p. 13) parla 
I il quale nei primi anni del regno di 



Tiberio KiXi'x 



y «ex^y 



i tenendo tribunale a 



Tarso minacciò Apollonio di tagliargli la te- 
sta: senonchè poco dopo fu giustiziato egli 
stesso per cospirazione insieme ad Archelao 
di Cappadocia; tutta questa narrazione però 
è molto strana e, se vera, si dovrà riferire ad 
un procuratore. Pare evidente dunque che la 
Cilicia rimase ag^egata alla Syria sotto i primi 
imperatori: il primo legato della provincia ri- 

(cf. Zumpt e Moniinsen 11. ce. Kuhn j p. 
144). 

f) Regni clienti. 

Amyntas di Galatia non perdette i territori! 
che M . Antonio gli aveva dati (Dio Ca.ss. 49, 32. 
Strab. 17, s. 4 p. 548; 6, 3 p. 569; 7, 3 p. 571); 
Augusto anzi lo riconfermò (DioCass. 51, a). 
Quand'egli mori, dei suoi territorii si costituì 
la nuova provincia (v.) OalnlJa, alla quale ap- 
partennero anche la Pisidia (App. b. civ. 5, 
75 cf. Strab. 12, 6, 3 p. 569; 12, 7, 3 p. 571) 
e risauria (Strab. 12, 6, 3 p. 569 cf. l'tol. 5. 
4, 12). I.a Cilicia aspera invece che Augu- 
sto aveva pure aggiudicalo ad Amyntas, fu 
coiicessa allora ad Archelaos di Cappadocia 
{Str. 14, 5, 6 p. 671. Dio Cass. 54, 9), il quale 
ebbe per residenza l'isola Elaiussa alla foce 
del Lanios, detta da lui Sebaste in onore di 
Augusto (!os. ant. lud. i5, 4, 6). Morto Ar- 
chelao e fatta provincia romana la Cappado- 
cia, sembra che la sna famiglia sia rimasta 
in possesso della Cilicia trachea, dicendoci 
Tacito (ann. 6, 41) che i Cletae (cf. so- 
pra p 288 ) erano nel 36 d C dipen 
denti da Archelao di Cappadocia certiniente 
i! figlio del precedente (cf Mommsen Eph 
Epigr r p 278) Fin tardi Ciligol 1 conces 
se quella regione ed iltre prDSsmie ad Ali 
tioco 1\ di C( mmagene (Dio Ca-ss S9 8 
Tac ami la 55 13 7 37 cf Neumann, 
Neue Jahrb fQr Phikl 127 p 5j4 seg.: per 
le sue monete di Aneinur um v Head, Hist, 
nnmm p 599Ì Deposto poi da C ihgola stes- 
so fu rimesso sul trono da Claudio nel 41 
(Dio Cass 60 8) allora probabilmente la 
parte oci-identale della \allata del Kaijkadnos, 
da Seleucia a Claudiopolis fu ^ggregata alla 
Cihcia romana Vppena nel 74 tutta la Cilicia 
tracheT fu unita di \ espas ano alla provin- 
cia (Suet Vesp 8 cf Bot^hes Oeuvr. 3 p. 
273) probabilmente insieme alla Cietis ed alla 



CIL a»9 

Lacanatis, avendosi monete della città di Phi- 
ladelphia dell'epoca di Traiano, e di Coropis- 
sus dell'epoca di Adriano. Sebaste però fu 
lasciata alla figlia di Antioco IV, lotape (los. 
ant. iud. 18, 5. 4]; più tardi Ai città hbera 
(Eckhel, D. n. 3, 8z). Cf. in generale Rani- 
say, Histor. geogr. p. 375. 

Anche l'antica dinastia teocratica dei Teu- 
cridi, signora di Olhe, a settentrione di Soli, 
prima padrona dell'intera Cilicia aspera (Strab. 

14, 5, IO p. 672) non fu subito toccata dai 
Romani. Quando nel 7rr u. e. usurpò il po- 
tere Aba, figlia di Zsnophanes, fu riconosciuta 
da M. Antonio e Cleopatra; ma quattro aimi 
dopo Al deposta (Strab. I. e), e sali sul trono 
Polemoii, membro probabilmente dell' anti- 
ca famiglia, il quale assunse il nome di M, 
Antoiiius Poleinoii avendo ottenuto la citta- 
dinanza romana dal triumviro. Il suo regno 
si estendeva sino ad Iconium (Strab. 11, 6, 

I p. 568) e comprendeva, oltre aJ Olbe, la 
Kennatis e la Lalassis, come si vede dalle 
monete in cui si dice S'uyi.am 'OìSiaiy TVq 
ispài xai Keyyàrtxiy xat Aaiaffoliav. Egli regnò 
almeno dieci anni (App. b. e. 5, 75). Più tardi 
troviamo sul trono, circa dall'ii al 15, Aias, 
figlio di Teukros, àpx'^ftijq TOTtóp^tii Key- 
v«TiBv Acù-aaSBoiv. Sembra poi che la parte 
della Cilicia data da Claudio nel 41 a Polenion 

II del Ponto, in cambio del regno bosporano, 
(Dio Cass. 60, 8), sia appunto il territorio di 
Olbe, riferendosi a lui la moneta IleXi^wvfli 
BaLsAémi col rovescio ['OXBi'ìoiy Acdafftwv 
xai Ksvvarcji'. Finito nel 63 il regno del Pon- 
to, sembra che questa regione sia tornata in- 
dipendente: per gli anni poi 82-96 si hanno 
monete del xutyéy di l.alassis e Kennatis. Cf. 
sn ciò specialmente Waddington, Revue nu- 
mismat, 1866 p. 429 segg. e Ramsay o. e. 
p. 374 seg. 

Snll'Amano dal tempo di Pompeo regnava 
una dinastia, per la quale importanti notizie si 
hanno in iscrizioni inedite di Hieropolis-Ka- 
stabala che saranno pubblicate nel rapporto 
di Heberdey e Wilhelm sul loro viaj^io in Cili- 
cia. 'ì Fondatore della dinastia fu Tarcondimotus 
I, figlio di Straton (Strab. 14, 5, 18 p. 676 cf. 
Eckhel D. n. p. 82), di cui Cicerone (ad fam. 

15, i) dice; * mihi litterae redditae sunt a 
Tarcondimoto, qui fidelissimus socius trans 
Taiirum amicissimusque populi Romani existi- 
matur. » Egli prestò aiuto a Pompeo, ma dopo 

i) Io debbo la toiioscenza di queste come di altre 



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J30 



CIL 



Farsalo fu graziato da Cesare (Dia Cass. 41, ' 
63); ne! 711 u. e. fu costretto da Cassio a 
prender parte alla guerra [Dio Ca^. 47, 16) 
e mori finalrnente ad Azio, combattendo per 
M. Antonio (Dio Cass. 50, 14. Plut. Ant. 61), 
dal qnaie egli aveva avuto la cittadinanza e forse 
anche il titolo di re (Heberdey e Willielni o. 
C. n. 63 se^.). 1 suoi dite figli, Pliliopator 
■S Tarcoiidiniotus li, abbandonarono Antonio 
(Dio Cass. 51, 7) ma appena nel 734 u. e. il 
pili giovane potè avere il trono (Dio Cass. 54, 
9). Gli successe Philopator II, che mori nei 
17 d. C. (Tac. ann. a, 41): con lui probabil- 
meijte s'estinse la linea maschile. In un'iscri- 
zione inedita circa dì questi tempi si nomina 
un Styrax ttcitm^ tÓjv Bxatkstay (o. e. n. 64): 
chi siano questi re non è detto, ma non è 
improbabile l'ipotesi degli editori che per 
parte della madre, foise la luiia sorella di 
Philopator ricordata in un'altra iscrizione di 
Hleropolis (o. e, n. 65), essi fossero appunto 
i rampolli della vecchia dinastia. Sembra che 
Caligola abbia data anche questa regione a 
Antioco di Coinmagene e che appena Vespa- 
daito l'abbia acquistata all'impero (cf. Eckhel 
D. n. 3 p. 56). 

3. Governatori, 

Questi erano o proprnetores o proconsa- 
Ics. Esponendo la storia della provincia ab- 
biamo già dato il loro elenco ed esposto la 
loro condizione. S'è visto come essi siano 
Stati dapprima preterii, più tardi, probabil- 
mente secondo le maggiori o minoii forze 
militari che vi stanziavano, o preterii o censo- 
lari (cf. Pinder o. e. p. 571, Provineia). 
E nel comando militare consisteva spe- 
cialmente l'importanza de! posto, trattandosi 
di provincia poco sicura sìa per i pirati, sia 
per i popoli vicini, sia per il brigantaggio (Cic. 
ad Alt. 6, 4, i); però dalle lettere di Cicero- 
ne si vede elle anche la giurisdizione non da- 
va poco da fare al governatore. 

3) Legali del governatore. 

Al governatore erano sottoposti di solito 
tre legati, ma in caso di guerra anche di più. 
Così Cicerone ne ebbe quattro, forse in vista 
della guerra partica, e Lucuilo anche dì più; 
senonciiè per questo è da osservare, che egU 
ebbe, come abbiamo vedute, oltre la Cilicia 
anche l'Asia. 

M. Anneius, legate dì Cicerone (ad fam. 
13. 55; 15. 4, a)- 

M. Fabius Hadrianus, legalo di Luculio 
(Piiit. Lue. 17. Die Cass. 35, 9. App, Mithr. 



CIL 

Q. Fabius Vergilianus. legato di .^ppio 
Claudio (Cic. ad fam. 3. 3, i; 3, 4, i). 

M. lunius Brutus, legato di P. Sestins 
(Piut. Brut. 4). 

L. Licinius Murena, legato di Lucuilo (Cic. 
prò Mur. 9, 20 cf. Plut. Lue. 15. 19. 25-27). 

L. Lucilius, legato (?) di Appio Claudio 
(Cic. ad fam. 3, 5, i). 

C. Pontinius, legato di Cicerone (Cic. ad 
Att. 5, I, 5. 4, 2. 5, I. 6, 1 etc); ritornò a 
Roma prima del procotisole (Cic. ad fam. a, 
'5- 5: 3> lOp 3; nd Att. 5, 21, 9), Pretore 

Sextilius, legato di Lucuilo (Plut. Lue. 25. 
App, Mithr, 84. Dio Cass. 35, 3). 

Sornatiu-S, legato (?) di Lucuilo (Plut. Lue. 
17. 24- 30. 35)- 

L, Tullius, legato di Cicerone, del quale 
non era parente (Cic. ad Att. 5, 21, 5 cf. 
4, 2. n, 4. 14, 2). Arrivò tardi presso il pro- 
console. 

Q. Tullius Cicero, fratello e iegato di Ci- 
cerone (ad Att. 5, IO. ao, i. 21, 6; 6, 2, 1 
etc). Pretore nel 692 u. e. 

C. Vaierius Flatcus, iegato (?) di Appio 
Claudio (Cic. ad fam. 3, 4, i. 11, 3). 

C. Vaierius Triarius, legalo di Lucuilo (Liv. 
ep. 98. Plin. nat. hist. 6, 3. Memnon in Phot. 
43-54. App. Mithr. 77- 88. Dio Cass. 35, io, 

C. Venes, legato di Dolabella (Cic. act. 
1, I, a. 4, 11; accus. I, 15-39 etc). Questore 
nel 673 u. e. 

Voconiiis Barba, legato di Lucuilo (Plut, 
Lue. 13. App. Mithr. 77). 

4) Questori. 

C. Coeliiis Caldus nell'a, 704-705 u. e. 
(Cic. ad fam. 2, 15, 4; 2, 19; ad Att. 6, 6. 
3; 7, 1, 6 etc). A lui Cicerone aftidò la pro- 
vincia per tornarsene a Roma, dopo finito un 
anno di governo. 

L. Mescinius Rufns nell'a. 703-704 u. e. 
(Cic. ad Alt. 6, 3, 1. 4, i; ad fam. 5, 19. 

C, Publicius Malleolus, sotto Dola bel la 
(Cic. accus. in Verr. r, 15, 41. 36, 90 segg.). 
Egli morì in ufficio e dal governatore gli fu 
so,';tituito come proquestore il legato 

C. Verres (Cic act. in Verr. 4. 11; accus. 



15. 4' 



te). 



In Cilicia vi fu sejnpre un questore solo 
(cf. Drumann 6 p. 113 n. 51): probabilmente 
appena nel 707 ne fu mandato un altro spe- 
ciale a Cipro nella persona di C, Sextilius 
Rufus (Cic. ad fam, 13, 48)- 



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scjpffTt^T.iji^.if'?^»'»!»™;^ 



CIL 

S) A/In iiffia ih del golf tnatore 

In generale abbiamo poche notiz e sugli 
altri uihciali infenon e sui eomites dei gover 
uatori è ricordato un prae/ecUu del pretore 
Antonius M Gratidms {Cie Brut 168) ed il 
praefeclns fobmm A\ h^^iwi C\-\udms L Ciò 
dius (Cic adfaii34i5ì628 7] 

Del governo di C cerone in ece si sa di 
più p es die presso di lui \ erano il ptae 
feilits fibtii II Q I epta 1 acctitsus Pausiiin-i 
liberto di I eiitulo (Cic ad fani ì 7^3) ' m 
terprete M AKrcilius (ad faiii 13 54) inoltre 
lo scnba M TiiUius Laurea ed altri schiavi e 
hberti (ad Att. 5, 4. 14 etc). Dalle lettere di 
Cicerone conosciamo pure alcuni di quei prae- 
fecli, che i governatori solevano inviare in luo- 
ghi, dove essi Ìli persona non si potevano re- 
care (cf Kuhn 2 p 83 II 645) Cosi quel Q. 
Volusius ni-jndato 1 Cipro (id Att 5 31, 6) 
e M Scaplius p L Gimus rappresentanti 
degli interessi di Bruto (ad Att 6 i 4 etc). 

ir Da ,\erone a Dwile-iano 

Come tanti altn punti della stoni prece- 
dente delia Cilicia cosi e dubbio chi l'abbia 
staccata dalia Sjrn e ricostituita ■\ provincia 
indipendente Nella s8 il goiernatore Cos- 
sutianus Capito fu accusato da Ciliu di con- 
aissione (Tac. a.in. 13, 33). Non essendo egli 
stato legato della Syria, retta in quel tempo 
da Uminidiiis Quadratus, credette lo Zumpt 
(Comm. epigr. 2 p. 139) ch'egli sia stato pro- 
console dell'Asia e che i Cilici accusatori sia- 
no stati abitatori delle diocesi attribuite prima 
alla Cilicia, poi all'Asia. Senonchè sembra 
difficile che si siano detti Cilici quelli che a- 
bitavano in regioni chiamate asiatiche anche 
quando non facevan parte dell'Asia (Cic. ad fam. 

6 ) d' 1 1 g d 11 



CIL 



«31 



Ciliaa risiedevi un governatore indipendente. 
Più importante sembra il fatto, come appare 
da un iscnz one greca di Napoli (CIG. 5806 =^ 
kaibei itiscr Gr Sic 746) cioè che sotto Domi- 
nano o sotto Tranno in Antiochia si sia riu- 
nito U xsivo» Sii/Jicti kiXixi'a;, ^oiveixm; ; 
quantunque come osseria il Mommsen {I. e.) 
tale limone abbia potuto durare anche quando 
le province furono amministrativamente se- 
parate Per ntenere un ece che sotto Vespa- 
snno U Ciiicia sia st ita indipendente dalla 
Sjnd starebbe il fatto eh egli nel 74 ridusse a 
provincia romana la Cilicia aspera (Suet. Vesp. 
8) e fece cessare, come abbiamo visto, ì pic- 
coli stati clienti: anche Flaviopolis, città del 
distretto cilice Characene, conta la propria 
era da quell'anno. Per le quali ragioni già 
l'Eckbel (D. n. 3, 56), quindi il Kuhn (i p. 
153 seg.) ed il Marquardt nella prima edizio- 
ne del suo manuale (p, ii<) segg.) hanno at- 
tribuito al 74 la nuova istituzione della pro- 
vincia. Ad ogni modo la più antica menzione 
di un legato, dopo il Capito suddetto, ap- 
partiene al tempo di Trajaiio (BH. 1879 p. 
273); sicché la nuova opinione del Marquardt 
(p, 388) va sempre corretta nel senso, che 
non dal tempo di Adriano, ma da quello 
del suo predecessore noi troviamo la provin- 
cia retta da un legatus prò praetore. 

È egualmente incerto, quando alla Cilicia 
furono aggregate l'isaiiria e la Lycaonia (cf, 
(ialatia). Quest' ultima regione apparteneva 
alla Galatia ancora alia fine del regno di Tra- 
iano (C. JIl 6819), mentre Tolomeo (5. 6) la 
indica siccome appartenente alla Cappadocia: 
ancora intorno all'a. 166 il procuratore della 
Cappadocia, T. Desticius Sevetus. amministra- 
va anche quella parte della Lycaonia, che a- 
pe D be e che traeva il nome 

oc oco di Commagene 

Ite Cilicia, Isauria e 
sotto il regno di An- 
C. Etriltus Regiihis 
be jrgfOj8«JT«s iyTier^à,- 

X K , 'lacti/piixi, Avxa.0- 

H II Ramsay (Histor. 

possibile, che ciò 
pò osa legazione di P, 

ervando cioè che egli 
timo anno di vita dì 
so e legato ancora in 

o (C. VII! 7059 cf. 
06 pò quindi, come sem- 

ndo a reggere la sua 
està sa. stata ampliata 



y Google 



!55S^P^i^*ì5«7v?^^" '■':'•' 



25* 



C)L 



da Antonino Pio in quell'occasione, quando 
l'amministrazione ne fu affidata ad un legato 
consolare (cf. piìi sotto: Dieta). 

1 . Governatori. 

La provincia, come abbiamo detto, era 
retta dapprincipio da un legato imperiale con 
questi titoli; 

LegBtns Angosti pro|)Faetnro iirovinciae €i- 
lieiae (rc^ EOiSsi^rMs aÙToz^iro^ios àmusTfkjnyisii 
o wgìiiiSìurH? Kixi àyTKjT^àrnyai; mjtox^Ìtu^o^ 
i;ragXÉi'as o (Trapxe'wv) C. Ili 254. Vii ro8. 
XIV 2ID7? BH. 1879 p. 173; 1885 p. 434; 

Legalus imperatori s in Ciìicia C, Vllf 
7059 cf. 7060. 7061; 

Legatas provinciae Ciliciae Dig. 2t, 5, 
3. '; 

Legaliis Ciliciae Dig. 50, 6, 2. 

Dal tempo di Severo Alessandro troviamo 

Consalaris {vTraj-ixo'g) BH. 1883 p. ?8i cf. 
1881 p. 317, Cod. lust. 9, 43, I e sotto Dio- 
cleziano un 

Praeses Wadd, 1474 cf. Ruinart, Acta nnr- 
tyr, p. 376. 

Al curioso titolo invece di 

ProconsiU che ricorre due votte nelle sto- 
rie Auguste (Vop, Car. 4; Aurei. 42) per l'e- 
poca posteriore ad Aureliano, non converrà, 
prestar molta fede, essendo stato probabil- 
mente inventato dallo scrittore per il ricordo 
del proconsolato di Cicerone (cf. Dessau. Her- 
mes 37 p. 589). 

[Aurelianus, nipote dell'imperatore Aure- 
liano secondo la vita di questo imperatore 



uà C li ^. H 

ca ignota (C. VII 108). 

[lunius, V. M. Aurelius Carus], 
Lysias, praeses nel 285 (Ruiu 

martyrum p, 333). 



C. Mevius C. f, Donatus I 
io però se sia stato legato n 

\ (C. XIV 2 



Nui 



Ma; 



is, pra 



s nell'a 



.104 



(Ruinart, Acta martyr. p. 376). 

P, Pactumeius P. f. Quir. Cleniens, legato 
sotto Adriano, poi console nell'a. 13S e legato 
sotto Antonino Pio (C. Vili 7059 cf. 7060. 
70S1). E probabile, che, pur essendo console, 
non abbia abbandonato la provincia. Cf. Bor- 
ghesi, Oewvr. 7. 348. 

Pelagius. praeses sotto Diocleziano (?), A- 
cta sanct. s Febr. p. 663. 

Rutilianus, coiisiilaris nel 215 (Cod. lust. 
9, 43, 1. Rev. des et, grec. 1891 p. 337). 

Q. Venidius Rufus, legato pretorio tra Ìl 
190 ed il 198 (Dig. 50, 6. 2). 

Ti. (?) Vibius Varus, legato sotto Adriano 
(Dig. 22. 5. 3, I). 

2) Piocuraton ed altri officiali imperìali. 

Della procuratia della Cilicia poco si può 
dire; nella lapide C. Ili 5215 la si vede oc- 
cupata dopo la praefectura alae e prima di 
altre prociiratie provinciali, cioè nella Ltisita- 
iiia, Mauretania Caesariensis, Belgica e Ger- 
mania, Raetia. 

Pannonius Avitus; Dig. 29, 2, 86. Sotto 
Antonino Pio. 

P. Postumius Acilianus, secondo un'iscri- 
zione greca inedita di Alexandria x«r' 'laaév, 
(Heberdey- Wilhelm, Reisebericht 49), tra gli 



i d. C. 



; C. Ili 5215 cf. 



kerd d 
d p 



od d 



App S 

me i Syrii pagavano 
rispondente all'un ne 
dicala nel \,tiinu. i, uuhl.,i. 
iàa identica cogli iTiXÈpóXia 



Ixi&iitinn capitis COT- 

iito della proprietà in- 

E dubbio se questa Imposta 

;, dei quali si la- 



y Google 



CIL 
gnavaiio i provinciali all'epoca di Cicerone 
(ad Att. 5, r6, 2): questa però come i'aitra 
sulle porte {« exactio ostiorum ») possono in- 
vece considerarsi imposizioni straordinarie dei 
suoi predecessori (Marquardt j' p. 201 seg.). 
Sulle vessazioni dei e"veriiatori, dei pnbli- 
cani, e degli usurai romani; sulle spese obbli- 
gatorie ed inutili delle città; sulle continue 
lagnanze dei provinciali e sulle liti che ne sor- 
gevano abbiamo delle notizie nelle lettere di 
Cicerone, non però quante desidereremmo. 
Questi più volte dice di aver sempre tentato 
di aiutare i provinciali, tanto più che le città 
erano rovinatissiine, o almeno di aver voluto 
conciliare gli interessi loro con quelli dei pit- 
blicani e dei negoHatorss. Senoncliè è eviden- 
te in lui la paura dell'influenza dei cavalieri ro- 
mani, nel caso ciie egli ne avesse ferito troppo 
gli interessi. Cosi pur volendo fissare nel suo 
editto die egli avrebbe osservato le conven- 
zioni tra pubblicani e provinciali, quando non 
si fosse usata né violenza né frode nel conclu- 
derli, fu indotto dai consìgli di Attico, die 
doveva avere interessi laggiù, a mutare nel 
senso che avrebbe ritenute valide le conven- 
zioni, salvo quelle fatte in modo da renderne 
impossibile l'esecuzione « ex fide bona » {Cic. 
ad Att. 6, .1, 15); ed altre modificazioni egli 
vi introdiLsse per preghiere dei pubblicani. 
Importante per farci conoscere le condizioni 
delia provincia è la questione tra Scaptius e 
la città di Salamis sull'isola di Cipro, portata 
innanzi a Cicerone. Giunio Bruto, l'uccisore 
di Cesare, aveva cioò prestato a questa città 
sotto nome altrui una certa somma all'inte- 
resse del 48 per cento, mentre l'interesse le- 
gale stabilito anche da Cicerone nel suo edit- 
to era soltanto del 12. Appio Claudio vi ave- 
) prefetto quello Scaptius rappre- 
e di Bruto e gli aveva dato anche degli 
equiti per aver ragione della città. Cicerone 
gli tolse bensi quel comando per quanto Bruto 
lo pregasse di lasci a [glielo, ma non volendo 
pagare i Salaminii più dell'interesse stabilito 
per legge, egli non potè far altro che lasciale 



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za più elastica (cf. Savigny. Vermischte Schri- 
ften 1 p. 386 segg.)- 

Come del resto fossero gravati i provin- 
ciali, si può vedere pure dalla circostanza che 
l'onesto Cicerone dopo un anno di governo 
riportò dalla provincia * salvis legibus » 
2,200,000 sesterzi, den.iri che lasciati presso 
banchieri ad Efeso furono poi sequestrati da 
Pompeo nelle guerre civili (Cic. ad fam. 5, 
Jo, 9; ad Att. II, I, j). 



4. Dieta, 

Anche la Cilicia aveva, come le altre Pro- 
vincie, una propria dieta con proprie feste 
(xoivòv KiXixias CIG. 2810 e nelle monete 



Eck';d D. 



3 P. ■ 



" y EJrat;- 



proprJo K(Xiz«/)p^ns (Wai 
1480. BH. 1883 p. 281. 288. Ruinart, Ada 
inartyr. p. 391). KoitofluuXiov eXev^epoc (Wadd. 
14S0 cf. r.-ionnet 7 p. 267) sembra dirsi la 
riunione dei delegati delle città per questioni 
d'interesse comune, come spese per templi e 
giuochi (cf. Wadd, 1176); l'Henze (de civit. 
liberis p. 73) crede invece che sia l'assemblea 
dei <lelegati soltanto delle città libere, che 
si riuniva hi Tarsus. Come abbiamo visto 
(p. 231 ), in una certa ejxica, nel tempo cioè 
in cui la Cihcia non formò provincia indipen- 
dente e forse anche più tardi, la sede della 
dieta fu la stessa di quelle della Syria e 
della l'hoenice, cioè Antiochia. Ma in condi- 
zioni normali, capitale della provincia fu ne!- 
l'e]>oca imperiale, come nella repubblicana, 
la città di Tarsus, e soltanto dopo Caracalla 
vediamo sorgere accanto a questa cogli stessi 
diritti Ana/arhus. A questa condizione di Tar- 
sus (cf. CiG. 2810, Head Hist. numm. p. 617) 
si riferiscono i titoli di 

^nrftì7r:X(s Strab. 14, io, 13 p. 674. Rui- 
nast, Acta martyr. p. 376 e sulle monete fino 
a (ìallieiio; 

/Ltiir/JÓJrnXfs &, iif>X«i ^'° Chrysost. or. 34 
voi, 2, p. 35 R. ^ ! p. 318 ed. Arnim; 

fj.tiTpé7rc\ii; raii é&uji/s BH. 1883 p. 388; 

fj.tìTfó'noXt'; TC3V y' ÉTrap^iajv sulle monete; 

*' (= Tr^cùTii}, fj,eyi<!rti, xaXKiamt i^vTpé- 
TTdXi? sulle monete; 

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