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DfZlONARlO EPIG.
DI
ANflCHlTA ROM.
2.
pt.l
C-C0N5UL
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ABBREVIAZIONI USATE SINORA
. AC. — Annuaire de Conslantine.
AI. — Annali dell'Istituto di corrispon-
denza archeologica.
AM. — Archives des missìons scietilifiques
et littéraires.
AV. — Allmer. Iiiscriptions antiques de
AZ. — Archaologische Zeitung.
BA. — BuUettin de la Socìété des anti-
quaires de France.
BD. — Bullett. d'archeologia e storia Dal-
BE. — BuUetiii épigraphique dirige par
R. Mowat.
BG. — Bulletin de la Caule,
BH. — Bulletin de corrispondance hellé-
BI. — Bullettino dell'Istituto dì corri-
spondenza archeologica,
BJ. — Bonner JahrbQclier (Jahrbuch des
Ve rei US von Alterthumsfreunden
ini Rheinlande),
BL. — Boissieu. Inscriptions de Lyon.
BM. — Bullettino della Commiss, archeo-
logica municipale di Roma.
BRh. — Brambach. Corpus inscriptionum
rheiianarum.
C. — Corpus inscriptionum 1
CIA. — Corpus inseription
CIG. — Corpus inscriptionum graecarum.
CR. — Compte-rendu de l'Académie des
inscriptions et belles-leltres.
DS. — Donati ad novum thesaurum Mu-
rat. Supplementum.
EE. — Ephemeris epigraphica corporis in
scriptionum latiiiarum supplemen>
FI. ~ Fabretfi. Inscript. anliquarum etc
expticatio.
FL. — Foucart-Lebas. Voyage archéol. en
Grece et en Asie Mineure. Ex-
plication des inscriptions (con-
tinuata da Waddington).
— lani Gruteri corpus inserì ptiotium
— Gorii inscript, antiq. in Etruriae
urb. exstantes.
— Hermes. Zeitsthrift fiir ciassische
Philologie.
— Herzog. Galliae Narbonensis prò-
vinciae Romanae historia etc.
— Mommsen. Inscriptiones confoed.
Helveticae lalinae.
JB-
— Jullian. Inscriptions de Bordeaux.
KAA
— Kiepert. Atlas aiiliquus.
LN.
— Lefaègue. Épigraphie de Narbonne
M,
— Muratori! novus thesaurus veterun
inscriptionum.
MOe.
— Archaol.-epigraph. Mittheilungei
aus Deste rreich
NS.
— Notizie degli scavi di antichità co
municate alla R, Accademia de
Lincei.
0.
— Creili. Inscriptionum latinarum se
lectarum amplissima collectio.
OH.
~ Orelli-Henzen. Inscriptionum lati
narum selectarum amplissima col
lection.
RA.
— Revue archéologique.
RC,
— : Revue critique.
RE.
— Revue épigraph. du Midi de h
France,
RS.
— Thomae Reinesii syntagma insci
anliquarum.
RSS.
— Revue des sociétés savantes.
RPh.
— Revue de philologie.
SI.
— Corporis inscript. lat, Suppleme
ta Italica.
SIA.
— Smelii iiiscr. antiquae.
SR.
— Spon. Recherche des antiq. ci
riosit. de la ville de Lyon.
WE.
~ Wilmanns. Exempla inscripiionur
latinarum.
WZ.
— Westdeutsche Zeitschrift.
Proprietà letteraria riservata per ogni diritto.
Spolelo, 1900 — Premiata Tipografìa deffUmbria,
Hosted by
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DIZIONARIO EPIGRAFICO
ANTICHITÀ ROMANE
ETTORE DE RUGGIERO
C - B>
PARTE I. <?- c;5««a«^
ROMA
L. PASQUALUCCI, EDITORE
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870.2
R93
V.2
pt. l
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CAB
CABARDIACENSIS OKnerva). - CXI
1301: Minervae Caèardiaeensi Maria C.Mari
Umbonis f{iUa) vfotum) sMvil) Uiiiens) m{e-
rito)- 1306: Minervae medicae Cabardiac(,ensi)
Valer a Sammoti a Ver eUens{ s) y s Z n II
pred fato è locale e enzs dnbb o n connes
«ione col n ne d Cabard aca« eh n Ila tavola
almentana 1 \eleia (C XI 1147 ''In 4 65)
è portato da dae fatid post nel paqui An b
treb US confinante col temtor o di Placent a e
d ^ eie a Motto probab Imente un d ess e r
r spon le ali od mn cartello di Caveraafto a
s n stra della Treb a e p co d scosto da Trev
E per dubb o se appunto qu vvero nel terr
tono di Trev s rgesse quel santuano d M
nerva dal quale pruv ngo o ins eme con que
ste due parecch e altre scnz oni (C \I 1292
1310) n cu alla tessa d nta è lordnaro
dato l ep teto 1 me aor (cf Bormann C XI
p 54 Treller r m ÌTjthoI 1» p "16 Fnei
Ifinder «^ ttengesch 3 p 478)
CABELLIO {Ca a lion) — XII 1047
105O 828 — C ttà Iella Gali p Narb nene s
ulk r ?a destra della Dru nt a e la a che da
Med olan um pei le Alpes C tt ae o duce a
Narbo (Strab 4 1 II p 18 Ptol 2 10 14
Cavell one (Itin Anton p ^43 cf 388) k 'iaX
1 « (Slrab 1 e ) r tiaìì e (Tab Pe t ng
ìjOaU I una scr z one 1 Mogo t a un
(BRI 120*{) e B tas Cavell u n (Not t Oal
lar 11 13 Seecl.) Cà diendente da Mas
i a (-ifeph Byz s V X §M « ) ebbe 1 d
ntfo d lat nità e divenne cosi Colon a {PI t
h st S 36 cf Ptol 1 e ) piuttosto he p j
di Cesare, di Angusto, come appare da
lieta del 731 u. e, in cui per la prima It
detta colonia (Mommsen, Mùnzw, p. 77) —
Eira inscritta nel'ft tribù Voltin:;;, dcpo eh b
CAB
non si sa quando, la cittadinanza Romana (C.
XII lOSO. 1057. — BRh, 1203). — Di istitu-
zioni municipali non son ricordati che quattuor-
viri (C. XII 1050. 1051). scviri Augmtale'!
(1052) un curator Cabel[lien^iurn)\ dell'ordine
eiutstre (3 75 add) e una (lan^inica) Aug(u-
ttae) Cab Hi o le) (3242) ; cfr. Cabell{im.ies)
(58 8J
H US E o C I. Ut. XII p. Ì3S.
CABENSIS laacerdoB). - C. VI 2173
( = 2021 = C XIV 2228) : . . . [i]mp(eratoriì
Caef(ar ) T[ae to? Aug(usto). . . Caben[ses >:]acer-
dote[s fer a) um Latinorum moneti»] Albani.
A Tao to r fer sce l'iscrizione l'Henzen per ra-
g one paleografica, il Desgau invece inclina piut-
tosto per 1 Antonius Pius. — 2174: Dii ma-
ni bui) C Non G. f{ili] Ursi sacerdoti» Ca-
bests mont s Albani curionis C. Nonius lusti-
nas etc — 2175 : D. m. Noni ...[/] Iustin[_ii
! orusp e s [Ou nti ?] patris et Q{uìnti) [f. prin\-
e [p]« n Cab[ensis] monitis Albani} qui vixit
flt ( i) C Nonius L. [f. . . . karuspex] Alt-
gustorv^ni] dove il Mommsen supplisce princi-
pu I ella p etra sta cippum, che in verità non
ha lu ben?» ed egli pensa a Traia-.us Decins
e al tigl Herennius Etruscus. Egli è stato il
pr n (Bl 18bl p. 205 sei^.j a mettere in rela- ,
z n q est saoerdoticonlacittàdibuon'urascom-
ìirsa 1 Cabum o Cubo al monte Albano, da cui
forse derivai od en;onorae di Mente Cavo. Questi
sa erdoti al pari dei Caeninenses, dei Laurentes
I t Alb T 1 erano l'avanzo
1 nt tt n 1 1 d enuta poi ro-
q d ! l t ttà d ILaiio,daau-
t m h t t t pò, divennero
p f ? I 8 nerale il culto
t d t t n TQ lesimi lunghi ;
ro m Ito dello Stato,
y Google
CAE
e del collef!io dei
posto sotto la dire zi'
tefici, e i sacerl f It f a rI abi
tanti dei iuogh n lllnp aipart vano
all'ordine eqnest (M n m n St at 3 p 5t.7
seg. ?79 seg'. Ma quardf "it at 3 i 475
479, Wilmanns, I> a d t t p 46) —Fra
i framnieiiti di fast d U f L t jerti
ove sorgeva il t mp d f La 1 |C \ I
2011-2910), mio d (2019) gttaadal
de Eossi (EE. 2 p tg) ajpart n ali Ib . a,p
])nnto dei Bacerd t Cab n
CABETIUS (Mara) - C \ n a scri-
zione di Erhtett n Ha C rraa |D Wal,
Blythol. sept. m n j gr 30b) p b b Imente
]^iredicato locale
CABUCAGENICORUM (gens) ~ Popo-
lazione dell' Hispania Tarracoitenbis, probabil-
mente patte degli Zocloe nel coiiTentus degli
Assures (PlJn. nat. hist. 3, 3, 28), ricovdaU in
un trattato di ospizio e clientela di Asturica
Augusta (C. II -2633 et. Hiibiier, ivi).
CABUM. — V. Cavniu.
OAISURRUM. — V. Forum Vibii Ca-
blItTIITII.
CACCABOS. — Specie di paiuolo o pignatta,
per lo più di terra o anche di lame o d'argento
(\'^arro i. I. 5, 127. Stat. Silv. 4, 9, 44. Colum.
12, 48, 1. Dig. 33, 7, 18. 3. 7. 13; 34, 2, 19,
12 etc). Si Ila in un'iscrizione grafita mefrica
di Pompei (C. I^' I896Ì; Ubi perna cocta est
si coìwivae apponìtur, non giistat peraam lingit
ollam aut caccabum.
CACI (aca!ae). — Mettevano in comuni-
cdxione la vallata del Circus maximus col Pa-
latinus, e propriamente la parte meridionale
dotta CermaluB, nel cui fianco eran tagliate.
Formavano uno dei tre accessi all'antica città del
Palatino, e finivano con ana porta, di cui non
ci è dato i! nome (cf. Falatfnus). Cosi le chiama
Solino (coUect. rer. mem, l, 18), eh t
ciare le mura della Eoma quadr
ijuae est in arca Apolliiiis ', e finir
liu II GCalarum Caci, obi tngurium f F
E sono senza dubbio le stesse che P
tarco (Rom. 20), ove accenna al luog
llorauli ', e le cui parole corrotte
ii)fii;e sono state corrette già pri B
io,inn (BI, 1852 p. 40) in ixriaije d
Weckloin (Hermes 6 p- 194) in ^
xaxi>ii, cioè fia^/iai oìxiiif toù K«x L
■ultima correzione si fonda aopra un D
doro (4, 21), che chiama Kuxiov
seolae stesse e hi pone la casa di
ii)ù Kiixiov. Avanzi se re vedono
Preller, Region. p. 152. Eichter,
• iilbert, Gesch. und Top. ' p. 46 seg.
CAC
OACUNUS (lapiterì — lovis Cacttam
leggesi in una pustrina di bronzo (C. VI371),
di cui signori la pr \enienza; e [l\ovi Cacano
f e in on frammento di pietra (C. IX 4876),
froiat nella cima del m nte detto Pietra De-
mona netta Sabina II Biondi (Atti dell'Accad.
pintif 1 1 p 17^) tu il [rimo a mettere que-
sto predicalo di <iio\ein rapporto con la parola
cacameli e tltri epiteli analoghi dati alla stessa
divinila come culminalu, Poeniitus efc. confer-
man q io ita relazione (Preller, Mvthol- 1' p. 241).
CACURIliS. — C. XI 1039 (Brisellum) :
Q. Scado Pasto p. q. XII lapidei HIW] Fau-
$tus lib[eTtus) et ffilarus cacurius. Il significato
della parola non è accertato. H Borghesi (Oeuvr.
8 p. 3 seg.) osserva; ' Non posso indurmi a cre-
dere che quel eactiriiii sia un gentilizio, tro-
vando altra volta usata questa voce come co-
gnome, e molto meno mi pare che qui possa
aver luogo il caso frequente negli scrittori, ma
ben raro nei marmi, del cognome premesso al
nome. La conispondonza col Fauittis liò{erliis),
domanda un Ilila-rus ser{vus), oppure la men-
zione di un nfficio servile o anche libertino in
servizio del defunto, come ]i. e. IHlarm actor.
ffilarus cellariHS. Ne la radicale di questa voce
si rifiuta ad un simile senso; perchè.... ai ricor-
derà del cacìila servo del soldato [v.Fest.p. 45],
e del cacus fraefecti del Kellerniann (Vigil.
p. 17 ef. CacuB), che egli interpreta per l'ordi-
nanza del prefetto. Niente certo impedisce, che
Stazio Peto possa essere stato un militare o un
veterano. Ma io non m'avanzerb piìi oltre ' etc,
CACUS. - In nn latcrculo dei vigili si
legge {C. VI 1058, 7, 15): Cacm Jf. SatHus
Felis; e in un altro, ricordandosi la stossa
persona, si ha (C. VI 1057, 4, 11): CFC M.
Salliua Felix. Il Kellermann (Vigil. p. 27) os-
CPC
It
ìdemmiles sit,
CiCUS d-
uii
n lapide priori
facile in
nus idem
:
C
n prioris
raefecti)
est lexici
h
( id quod
icnla au-
P
dm
qui calo,
clavisque
if, Plaut.
s signifi-
ae
e
rit quem
iris'. Cf.
2
ES
Ca
B
1 civitas
y Google
CAD
, nella Gallia Narboncnais, noti per
e trovata a Vasiu (C. XU 1341) ;
Vintar Oadienses t s l m
CADISIAMJS (numerus) -Si ha in una
lapide dei babii tempi di Aquileia C \ 1590
Ioann s mil[es) de num(ero) Cadmano cum uxore
sua etc et Numerus
CADUCA — C m 1622 (Dacia) Aure
l(Ìae) lanuanae fil ae pitssimae q uae) iix{it)
.... Jlomanus Auj(ttìti) liHertus) proc\ìira(or
a cad{u ts ') pater [/?'■(■;()] H supplemento a
cad{uns) e dato dal Mumnisen (C III Index
p. 1134) ma esso non è accettat dall Hiischfeld
(Untersuch p 56 ^) per la considerazione che
uno Bpeciile procurai re dei bon,a cadm.a non
esisteva, essendo questi ammmiatraù dil prò
cwratOT he eduatium e che le iscrizioni ricor
àaxAiiprocuratores cadurorum lon false (cf Eioh
horst Fleckeisen JahrbBcher 18i(3p 209 segg)
Egli prova anche che fino al temp di Gaio i
caduca spettavano lUAerannm Saturni e che
docez onalmcnte già sotto Adriano e regolar
mcntt, ia Marco Aurelio in joi dijendevano dal
fiscus (cf Rul rff Zeitschr filr gescht Rechtsw
C p 42' segg Maiquardt btaatsverw 2*
p 211 =egg)
CADUCA (aqua) — v Aqua p 568
CADUKCORUM [vmtafi - Que^^y) Citta
della dallia Aquitinica ai confini della Narbo
nensis (1 ab, Peuting, 2 3) ne rdata oltre che
dagli scrittori (Caes. beli ^J^11 7 4 64. 75;
8, 32, 34. Strab. 4, 2 I 2 p 191 Plin.
nat. hist 4, 19, 109; 19, 1, 8 Fr ntin Stiat.
3, 7, 2 etc), ili due iacmioni: l'una locale (OH.
5233 cf. RE. 1, 21): M. Liicter{to) lucterii
Senecioni f{ilio) Leoni omnihm lionoribus in
patria fvnclo, iacerdos arae Augiusti). . . v'
tot Cad(urcorum: ob merit. etc, ; l'altra, ftam
inentata, di Boraa (C. VI 1568):... AquUa\n\
\só\dali Antonin[iano civ%\tas Cadìireor\u>n f ]a
blice patro[no].
CAECILIANI. - V. Africani mibtes
p. 350.
CAECUBUM (vinoni). - Così detto da un
luogo palustre della Campania, presso il g f
di Gaeta (Strab. 5, 3, 5. 6 p. 231 segg.), m
celebrato dagli antichi (Horat. od. 1, 20,9 37
5, 2; epod. 9, 1. Mari. 13, 115. Colum. 3, 8, 5 eie )
e divenuto rarissimo già al t«inpo di Plinio
(nat. hist. 14, 6, 61 etc.). È ricordate ìi una
iscrizione metrica di nn pìUcrepm (C. VI 9797
lin. 9 sog. : et merum profundite nigrnm Faler
num aut Selinum aul Caecubum oto.) e sopra
delle moltissime anfore trovale insieme in Poma
. in questi ultimi anni; {Caec{ì,ìmn) (BM. 1&79
p. 54).
et cruititm
neis etc Ui
CAE 3
CAEDICII. — Nome di un ficus della Cam-
pania, non molto lungi da Sinuessa (Flin. nat.
hist 14 6 52 cf li 42 241 Post ep p 45)
mentovato forsp anche da Liviu (22 36 7) ^e
n una lapide nell agro Falerno
le appunto accani ai Smuessaii
Papim L f Terietina) Pottio
L f Fal{erna) patri muhum
'loms Senuisaris et Caedic a
nnea Oaedie ana è pare menzio
inzione di Petelia (C X 113)
CAELATOR — Quulil inst orat 2 21
8 sog u et ahae quoque artes minores habeiit
multiplicem matenam velit caelatura quac
aur argento aere ferro op ra efBcit nam se il
[.tura etiam ligno ebir marmor vitrum gemma»
pra ter ta quae dm complictitur " Qui dunque
dalla sculptitra che è il termino generico è li
stinta la caelatura come un ramo spcciile che
oom[rende soltanto il lavoro in metallo (cfr Plin
Tiat hist 35 156) In questo senso il verbo cnf
lar ammette vani significati sec ndo i di
versi processi teeniei a cui si presti il lav r
in metallo e cosi nell iscrizione di uno specchi >
1 renestino lo troviamo usato per il disegn grif
iito n bronzo C XIV 4098 fiii» (=\ibiU3:'
V M mmsen EB 1 24) Pihpua catiat.it L uso per
il gran lunga prevalente dei sostantivi caelaìiixT
e et lato) come a che del verbo <- quelb cho si
riferisce alla suppellettile, e segnatamente ai vasi
fatti di metalli preziosi e ornati con rilievi. Isìdor.
orig. 20, 4, 7 ; « caelata Tasa argentea vel auvea
sunt, signis eminentioribus intus estrave espres-
sa; a cado vocata "; v. anche Plin. hist. nat. 3:ì.
154 segg. confrontato con 34, 85; 90; 91, e a. m,
(Di là pare che il verbo prem'L'Sse anche un signi-
gn'fì at più largo adoperato per qualunque la-
a lievo, senza difTerenza del mateTÌalc:
fc u ghì raccolti da Cajlu.^, Mi'm, i\i: IMcnd.
d In XXXII, 1768, p. 77u segg., ììIuuukt
P 3 5).
Fss nio l'argento il metallo che a pretorenza
s usa a (v. Plin. 11. ce, BlCmner p. 234, 6, ed ì
u nti conservati) e che infatti È piìi adatto
a p e suddette il caelator si poteva consi-
d a me una siecie particolare AcìVargeiita-
rtui Plicid gloss in A Mai, class, auct. Ili
p 443 11 caelator argentarius qui argento puro
(cioè liSLi sinza rilievi cf. S.i.lmasiu8 p. 1047)
eitnnseens facta signa dcprimil i>. Così caelalor
accede come ai^iunta determinativa ad argeii-
tinui (cf anche la gentarìus msdarius C. II
3749) nell epigrafe BE 7 518 (Uauretania Cae-
sarienaia) Vttulus argenta im caelator ann[Ìs)
\ \[ni h e silus est i-ura coviegi fahr{orum)
arjentar}io um) et conlegi Caci
y Google
4 CAB
scent{iu7>i). terra Ubi levi» sit. Cfr. anche C. VI
4328 {Roma]: Atitigonvs Germanici Caemnx
ì^ibertus) argentarius viaiit annis XXH, Amian-
tu» Germanici Caesaris eaelator fecit.
Secondo i Tarii procedimenti tecnici (su questi
T. Salmasius p. 1047 seg., A. Mìcliaelis, dae corsi-
niBche Silbergefesa p. 4 eegg., BlOmner p. 247 eeg.,
Marquaidt-Mau, Priyatleben 2' p. 680 segg.jp si
distinguono diversi generi di vasa caelata: gli
ornamenti si potevano stozzare nella stessa la-
1, oppure si lavoravano a parte per
l attaccati (emblemata ; crustae).
3 l'argenteria fra i principali og-
.0 (Marquardt-Man. p. 696 segg., Fried-
lilnder, Sittengescli. 3^ p. 117 segg,, cf. voi. I
p. 663), la moda fn inesauribile a pretendere e
a produrre nuove varietà di tipi e di forme : Plin.
nat. hist. 32, 139: «vasa ex argento mire inccn-
■itant a humini ingenii variai nullnm genns oiG.
e nae du iroband nino F irnuna nunc Ciò
diana nm e Gratiana — etenim tabernai mensii
adoptamus — nunc anigljpfa, aspentatemiiue
tuciso circa liniirura picturas quaenmus h cfr
Marini 4 3*5 « nec desunt tibi vera Gritiana
1 ec niensis anagijpta de patemis » Con questi
luoghi SI collegano dae epigrafi C VI 9222
(Roma) D( s) m[anibwì) J? Canuìet 7onmi
ux(it) tìn«(u) XWm fec t pai onusl hierto)
bene msrenti. Aie tn vita tua rvulh malediioit,
sine volìintate patroni nihil fecit, muUum ponde-
ri» auri ar(f}entiì penes eum aemper fuit, concu
piit ex eo nihil umquam. hic artem eaelatura
Ciadiana evicit omnes; C. II 2243 (Corduba):
C. Valerim\_Diop}i]anels? na'^ione Tu .... , eae-
lator anaglyptarim ; incrementum maximum <ì.
e. viaiit) anaorivm) XL mem{iuw) V dier(um)
VI; pi{us) in [siuos}'] h{ic] ^itus) e(st). sSt) ((.ibi)
t(,erra) l{evis). C. Valeriw. Zephyrus 8«[<']c[bs-
s\(^r']em suum, lib(ertutn) et alamnum indwlgen-
tiìsimum, hic comecravit (lesione dello Hflbner),
dove l'attributo anaglyptarins aggiunto a eae-
lator evidentemente si ha da riferire alla specia-
lità degli anaglypta mentovata da Plinio e da
Maniale (11. ce). Un eaelator è pure ricordata in
un'altra lapide sepolcrale di Roma C. VI 9221 :
L. Fariu$ L. Kiberius) Diomedes eaelator de
iacra via, ere., e forse anche C. VI 9432 (Roma),
ove peTÌ> rimane incerto se l' ultima parola
(GIILATOR) si abbia a leggere eaelator.
È quasi inutile notare, come le persone date
a questo nicetierc che conosciamo dalle epigrafi,
quasi tutte sono o liberti o servi.
Salmaeii;», PKn. eiarcit. Il p, 1046 aegg. — Stash. Phllo-
logna XSI, 18B1. p. 4fp0 aegg. — Dahembeiio-Saglio, Dictlon-
naiie dea utiquiUs. 1 p. 1TS niigg. (Ssglio).— B!.UHni!r. techno-
logie und TtnniMlogie Hei Geirarbe nnd Knnst* IV p. 232 segg.
E. LOEWY.
CAB
CAELESTE (nnnien). — Iscrizione di Eoma
(C.VI 545): Nummi praesenti caelesti Vincen-
tiui diomum) d{at).
CAELESTIA. - Nome di una delie curie, ,
in cui era divisa la cittadinanza di Turca, nel-
l'Africa proconsularìs (C. Vili 829: ab es^imium
amorem circa palriam et praestantcm fidem...,.
cv.r{ia) Caelestia patrono cf. n. 826) ; e quella di
Simitthu, nella stessa provincia (C. Vili 14613 ^
EE. 5, 494). Molto probabilmente il nome è tratto
dalla dea Caelestis.
CAELESTIN US (Inpiter). - v. Caelestìs.
CAELESTIS. - L'Aatarte dei Fenici tic-
come personificazione della potenza del cielo che
impera sulla luna e le stelle, e anche dell'amore
e della fortuna, la protettrice di Cartagine, ove
era adorata anche col nome di liuto o Virffo
Caelestis; identificata più tardi con Cybele, Bona
Dea Diana ^ enus Lrania, etc. (Serv. Aen. 12,
841 ApuI iid 6 4 p. 388. Tertull. apol, 23.
24 Herodian 5 6 4 Treb, Pollìo trig. tyr. 29.
Phil sfr haer l'i cf Capitol. Pertin. 4; Opil.
Macnn 3 Amm Marceli. 22, 13, 3, Aug. de civ.
D 2 4 26 Eclth 1 D. N. 7 p. 183 seg,). In
Africa dove il suo culto era naturalmente piii
esteso nelle iscnzioni appara coi segoentì nomi:
CaeleslisC Vmi300(BiBÌca,Aft.procons,);—
2226 (Mascula Mauret,); — 2522 (Lamhaosis,
Num.); — 4673. 4674 {Madaura, Num); —
16411 ^EE. 5, 644 (loo. ine. Num.).
Caelestis Augusta C. VIH 859 = 12376. (mu-
njc. Giufitanum, Afr. procons.); — 993 ± 12454
(Karpis, AEr. procons.); — I-'518 ^ 14850 (Tuc-
cabor, Afr. procons.); — 1837 (Theveste, Num.); —
42864290 (Num.?); — 6351 (Mactar, Num.); —
8432 (Sitifis, Mauret); — 15513 = EE. 5, .^70
Thngga, Afr. procons.); — 16145. 16865 (loc.
ine, Afr. procons,); ~ Mei. d'arch. 1891 p. 430
(Hippo regius, Nnm. procons.) — Caelestis Au-
gusta redux et aonseroatrix BE. 5, 948 (Auria,
Mauret); Numen Caelestis Augustae 8239^
EB. 5, 926 (Som.),
Dea Caelestis C. VHI 1887 = 16510 (The-
veste, Num.}; — I6I17 = EE. 5, 1264 (Au-
bnzza, Afr. procons.) ; — Caelestis dea 993 =
13454 (Karpis, Afr. procons.) ; — Dea landa
Caelestis 8433 (Sitifis, Mauret.); — Dea magna
Virgo Caelestis 9796 (Safar, Num,).
Domina Caelestis I-E. 7, 460 (Grande Gabilia
Mauret.).
Diana Caelestis Augusta C.VIII 999 (Car-
hago, Afr. procons.).
FoTtunae dea Caelestis G. VID 6943 (Cirta,
Nnm.)
luno CeTestis Augusta C. Vili 1424 (Thibur-
sicnm, Afr, procons).
y Google
Talvolta è usata anche la forma plurale
Caeleste* Augustae C. Vili 9015 (Auzia, Mau-
ret); EE. 5, 950 (ivi); dii Ca'-lestes Augusti
EB. 5, 951 (m).
Fu n d 11 Af a 1 culto della dea si diffuse
n h n al j rt dell'Italia e delle provin-
lla t a Eoma, dnve già al tempo
d Ha nda a Punica essa fu Irasportat»
(S A 12 481) Ed è qui specialmente che
h p In I d niificazioni con le altre
<1 n ta nd at 1^ lenenti sono questi nomii
Cai t C II 4310 (Tarraco, Hìsp.); C. VI
n (Ro na) li n Ca lesCis C. IH 992 (Apn-
I m Da a)
CaeleUù Augmla C. U 2570 (Lncas Augostì,
Hisp. Tarrae.); — C IH 993 (Apulum. Dacia); —
Gaelestis vktrij: C. VI 756 (R<iina) ; invieta Cae-
lestis C. VI 78 (lìoma).
Dea Caelfstis C. VI 2242 (Roma).
Domim Caektlis C. VI 77 (Roma),
Bona Dea Caelestis C. X 4&49 (Veiiafrum,
Ital.); C. XIV 3530 (Aefnia? Ital.).
Diana C7aflZe«((S CXI V 3536 (Tibur, Ital.) ; —
Caelestis Diana Augusta C V 5765 (Mediola-
mxna. Ital.)-
Vrnm CaelestisC V 8137. 8138(Pola,Ital.); -
C. VI 780 (Roma) ; — Venus Caelesta C. X 1596
{Puteoli, Ital.); — Ventis Caelestis Augusta C. IX
2562 (Bovianum Undec, Ital),
Caelestis Urania C. VI 80 (Roma),
Sovente la dea è nominata con altre divinità,
come CaeleUis, Satarnus, Mercurius, Fortuna dii
iuvantes (C. VIH 2226i ; Caelestis Augusta, lupi-
ter, Plato, Salurnus, Victoria Augusta (C VII!
42^-4290):- Dea Caelestis et Esculapius (C.Vm
16417 = EE. 5, 12(54);- Caelestis Augusta et
Aeiculapius Auguitus et Genius Cartkaginis et
Genius Daciarum (C. Ili 993); - Deus Sol
Mithra, Venus felix, Cupido, CaeleUii victrix
(C. VI 756); — Venus Caelestis et dii omnes
(G. VI 780).
In generale pare che al culto attendessero degli
uomini, come si vede da quattro iscrizioni del-
l'Africa (C. Vm 1360. 4673.4674,16918), in cui
ricorre un semplice sacerdos, e in nn'altra(C. Vili
16417=- BB. 5, 1264) ove esso è detto sacerdos
publicu$ deae Caelestis et AesculapH, e in nna
di Roma (C. VI 2242), princeps sacerdotum dea
Caelestis. Solamente in una della Spagna s lia
nna saeerdoi (fi. II 4310). Istmmenti ed ut^ns I
spettanti probabilmente al suo culto sono nd
cati e spiegati nel frammento C. Vili 12501
Caelestis è anche semplice predicalo, che tal
volta è dato ad alcune divinità, come:
Ivpiter CHI 1948; — X 4852 - BD.IS I
CAE 5
p. 177, che in una lapide di Roma è chiamato in-
vece caeleuinus (fi. VI 404);
Afer-^rius C. VI 521 ;
Se.:uritas 0. VI 639 ;
Serapis OH. 5645;
Siloanus C. VI 638.
Caelestes dii ricorreno in opposizione agli
inferi o Manes in una lapide di Lambaosis,
nella Numidia (C. Vili 2756 lin. 20: cuius ad-
tnissi nel Manes vel Di caelestes erunt scele-
ris vindices.
n, Mithol.
CAELIA {(Jeglie di liari). — C, IX 275-.
281, 6179, — Città dell'Apnlia, a ]ioca distanza
da Barium), nella regione II Augustoa; Celia
nella tabula Peutingeriana (6. 5), HeXiii in Stra-
bene (6, 3, 7 p. 282) e Tolomeo (3, 1. 73).
Caelia in un latercoio urbano di pretoriani
(C, VI 2382* lin, 33: C Valerius Cf. Cla{u-
dia) A/aseulinitts) Cael{ia) ), che ce la ìndici in-
scritta nella tribii Claudia. Ager Caelinus si ha
nel Liber colon, p. 262. Delle pochissima lapidi
locali, una (6197) ricorda un Aur/ustalis. Sulle
monete che portano Karhinwn v. Samhoii, Monn.
de la presqu'ìle Italique p. 201.
MoMHSEN. C, 1, L.t. ix p, so.
CAEIJM0N8. - V, Caelius.
CAELIMONTANA (poMa), (
CAELJMONTANUS. v. Caelius
CAELIMONTIS (genius) '
CAELIMONTJUM. ~ È il nome che prego
una delle XIV regioni, la II, in cui Augusto divise
la città di (v,) Roma. La regione è tutta dentro
quel tratto di cortina, che va dalla porta Capena
(b, Gregorio) alla Caelimontana (ss. Quattro co-
ronati); la strada che dal centro della città con-
daceva a qiie^ seconda porta (Via dei ss. Quat-
tro), divideva la II dalla lU regione (cf. Lan-
tani, BM. 1890 p, 4. 9. 14. 20-22).
Gli itinerarii Costantiniani recano;
" Regio II Caelimontium, Continet; templum
Claudii, macellum niagnum, lupanarios, antrum
Cyclopis, cohortem V vigilura, caput Africae,
arborera sanctam, castra peregrina, domum Phi-
lippi et Victilianam, ludum raatutinum et Galli-
cum, spoliarium, samiarium, (arraamentarium)
V \ II, aediculae VII, vicomagislri XLVIU,
t II, insniae III. DC, domos CXXVII,
1 rr a XVII, balinea LXXXV, laeos LXV, pi-
li na XV
C tnet pedes XII, CC, «.
Cael onlium è anche il nome di un vico
d una p azza della regione stessa, come risulta
Ila 1 nominazione Caelimontienses che si
gè due vott« nei frammenti di editti del pre-
y Google
6 CAE
felto della cittì (BM ISni [. 342 aegu A b,3;
C II 6) nello sftsso mod'' clic vi ki leggono
nomi di altri vici o pniz A qoesto mede'iini'.i
luogo =1 ào\T\ forse rjftrirt liacnzioiit di un
collare di stìrvo fuggitivo rBCentemi,nte trovato
in Koraa sul qaal« si legge da un latti Tene
mo qui aufuqi et revoca me m Caehmonttum
ad domttm Elpidn v(iTt) c(lariisimi) Borioso,
e dall'altro : Tene me et revoca me in foro Mar-
tis ad Maximianwn antiquarium (BI. 1874
p. 85).
CAELIIJS(Inpiter). — Iscrisione di Roma
te. VI 334) dedicata: //ercuii Miano, Jovi Caelìo,
Gemo Caelimontis, dorè il predicato Caelius
ft% probabilmente per raeli-stis o caelestinui
(cf Caelestis fi e)
CAt-LIUS ~ tr o de e 11 della citta d
Bon a ali ovest d v o dil P lat no per la vai
lata che com ne andò dal bept zonium mette
capo ali aroo d Co tant no ali e t prolungan
t s vcrio I Lat«ian al nird co fina te on
1 Esquilino o le Cannai e al sud 1 m tito dalli
1) Pa el eslens otte
La insenatura che e m n a lai Col seo e
B prolunga fin nella parte settentr onale del
Celi d vide questo n due alture d st nte 1 una
ad 000 d nte Terso 1 Pakt no e corr spendente
alla cbiesa dei ss Giovanni e Paolo l'altra ad
t 1 p d d 11 B q 1 gg
g 1 h d Q tt C t L
mi d 4 d Itr 1 d h
dd tt S t fan Eot d I L t E
raltpbbl hi ta A C l lus C
l m {Virll5 46Cdh p
15 32 M rt 12 )R) f pp t
q t t It 1 dd q 11 d C ì
pd tttlUAqaldlld
p t m p d 1
CKiip Ca I m ntan s d 1 p 1
b (C M 94 5 y Ci d Gli^t fym
l g d mp C Im ' t )
È d bb d fti 1 t d d t fi
t tf q li h d C mp ìf t l
q t h 1 b I P t
t 1 d tt Eq q d 1 C mpus Martius,
q t d ti t a t d 1 Tevere (Fest.
l p 131 t d f t ■! 519 ), Né d'altra
p rt rt to p p t fosse questo
Camp II B i (p ) g tta l'opinione
d 1 P 1 hip U allamento fra
1 Itui d C P lo e dei ss.
Q ttr G t d 1 1 g poco adatto
1 g! p tt 1 d p p babile che sia
d n 11 I t d 1 L terano ; tanto
p h 1 m d 1 p del Laterano
CAB
si chiamava Campus Lateranus, e t» Slartio
diccvasi la vicina chiesa di s. Maria Impera-
trice. Il Gilbert (2 p. 97 so,?.) s'accosta a questa
opinione. |)ur accennando all'altra, secondo la
quale il Campus Martialis si potrebbe immagi-
nare a mezzogiorno del Celio, verso la vìa Appia,
Secondo lui il nome trasse origine da un Siiii-
tuario di Marte che sorgeva innanzi all'odierna
porta d s Sebast ano e da cu si d sse ad Mar-
t s tutto n tratt di terr no della estensione
I crea un n gì o (C e al Q ft f. Liv.
IO 23 38 ■>«)
") Nom
a tradz
fa eco Ta-
cito (ann 4 6a) Querquetulanm sarebbe stato
il non e or g nar o del colle, dalie selve di querce
ohe lo coprivano nella remota antichità; niinic
a cu p u tard s sarebbe sostituito l'altro di
Cael 13 da qu Ilo dell'etrusco Caeles Vibenna,
che I avrebb per pr mo occupato (cf. il discorso
d riaud BL j 136). Quale che sia il valore
btonco d que ta trìRlizione, eerto è che etimolu-
g camente Caeìius v ene da caedere (Bflcheler.
Rhe n Mus 18 p 447), e che esso fu il nome
p u generalm nte usato in ogni tempo e in
questa for a appa to e non in quella di Coelius
(cf Jrrdin Top I 1 p, 186,57). E come d'or-
d nano I colle e detto Caelius mons cos\ negli
'tt ' ■ g m Ho sfesso discorso
LI d
(BL
1
)
m ( m Caelium or.ca-
t t
d
r
l t appellitatiis tic).
d q
t
d
e sorse l'altra di
Caelm
ns
h
è la forma primitiva
las a.
d bb
d ssere nell'uso del
SU
pop
ar
E
rre in una iscri-
I
h (C VI 33) d d ata: ffevculi fii-
l [ C l G limontis etc. La
1 p d g d ta 1 scorsi e poscia
rr t f t ta p h ni or sono, e nella
te p bbl h Etata fatta (BM.
1887 p 319) è d t h nella pietra non
tt die pus, Caeli mentis ,
m C l m t Dq IC I nontanm campus
di C ì m t rcus, come è chia-
m p rted Uaoq d tt laudio, quella che
solleva sul Celio e fu restaurata da Severo e
Caracalla (C \ I 1^59 hn lOseg) Arcui Cae
hmonlanos plurifar am vetusCate conlapsos et
eonruptoì a solo sua pecunia restitaerunt N(
tevulc e pure m quella pietra urbana la prim»
ed unica rappresentazione che si conosca di uno
dei sette colli di Roma una figuri virile bir
bata e seminuda the siede sopra un monte in
cima al qual ectenìe i suoi rani una piait'i
dalbro che U figura stes'<a abbnccia con li
s nistja (BM le]— Men i e ra frequente
y Google
G lE
ed officiale fu il nome di Uona Auguitui che
il Celio ebbe ootto Tibent qnando essendo stato
danneggiato la un grande incendio questo im
peratore elargì lina somma per le ricostruzioni
(Tac. ann. 4,64 '^net Tib 48)
3) Prima della città '■ermana
Sulla primitiva col nizzazinne del Celio e
quindi pel period anteriore alla cittì ^erviaoi
ei hanno duo tradizioni I i primx fa em
il Incumone Caeles Vibenna dall Etruria i B m
per venire in soccorso di Romolo m ost 1 tà
Sabini e 'itabilirsi con le sue schiere sul 11
{\ rr I 1 5 46 C d p b 2 8 14
D y 2 36 F t p 44) S d 1 Itra 1
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P (T 4 61 F t p p 3 5) D
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tt 41 1 te d p rt d 11 itt i
Q q t 1 h bb d 11 ft\ S
C4E 7
Viano, e un contrasto tra i culti del Celio, che
sono detti avventizi e quelli della città del Pa-
latino detti pnbblici (Gesch und Top. 2p, 18-63).
La traJizione connette pure la storia primi-
tiva del Celio con la distruzione di AlbaLonga,
in quanto che compiuto questo avvenimento,
ToUns Hostilius trapiaita gh Albani sol colle,
quindi lo incorpora nella citta (Liv. 1,30. 33.
D
31 4 \
ili. 4,3. Bu-
14
) h d n altra v
p b 2 18 33 btiab 5 3, 7 p. 234),
5 11 tt arebbe avvenuta sotto
Ma Q t q està tradizione sia in-
f d t ede principalmente da
I C 1 ppare siccome parte della
1 S pt m ti {Palatium, Velia, Cerma-
1 Ojp
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F gotal e Subura), cioè
d q 11
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riferisce appunto l'av-
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L ga oin genere la storia
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m narebia (v, Septimon-
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a: porte e vie.
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Ha monarchia, qnando
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1 primo sul Caelius, il
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1 sesto sulla Subura. E
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Il regione prima com-
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q esto antico distretto.
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Hata ove poscia sorse
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p rte della Sacra via, le
tal
! Celio, il così detto
p ù tardi la città d'altre
cinta di nuove opere
itali
PPll
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dgl
CUI riposano i
e pare che se ne sieno
Il altura dei ss. Quattro
1 p. 225). Gii avanzi di
delle costruzioni Ber-
so il Palatino, fra la
Gregorio, è dubbio se
costruzioni, a difesa
t d Ha pendice del colle,
f rt fl late di tutto i! Celio,
li t S (AL 1871 p. 47. Jor-
Tp I 1
P
1 1 t
SI
y Google
8 CAE
dan, Top, I, 1 p. 206). Le costruzioni che si
vedono al lato verso U via Appia, sono del
tempo imperiale. — Una sola porta avea la cìnta
Serviana sul Celio ed eia la
P a C Im nt hdUttm
d C ( P 23 55 f 5 61) ì
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l (2 11 f 35 tì 3) I
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p 169
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t (AI 1872 p 73
J d T p I 1 p 235 j
g) Ad tt p
Af 1 d m d 11 N
h p ILI 1 Ip t
della chiesa suddetta. Se an altra via est 11
porta vi sia st!ita,non sì pob determinare {11 ) —
Una secnada via, anzi la principale e g
l'unica che dal lato del Palatino menava 1 C 1
era il vicus Scauri, corrispondente t rs 11
via cita passa fra le chiese dei ss. Gioran P 1
S. Gregorio (Becker, Top. p. 499 cf. Jorda f p H
p. 594 seg. Gilbert, Gesch. und Top. 3 p 34 )
Quanio alla
Porta QuerquetulaTta (Pììn. Dot. hi t Ib 7
Fest. p. 261 cf. Varru 1, 1. 5, 49), gen 1 t
s'ammette che essa sia una delle port« ')
e che debba porsi poco piìi al settentr d 11
precedente, tra l'Oppius (Esquilino) e il C 1
nu dipresso ove oggi sta la chiesa dei P t
e Marcellino. Soltanto il Gilbert (2 p. 37) t
che cesa sia anteriore alla cinta Scrvia p o-
prìamente l'unica porta che metteva ali f rt
del Celio, quando questo formava un m
sé, separato da quello del Palatino e del Q al
5i Culli e santuari.
Sono meno frequenti che in altri 1 h d
Poma. Si conoscono ì seguenti :
a) Minerva Capta. — Il culto fu t d tt
da Palerii (Ovid. fasti 8, 843). Afinerviurtt e chia
mato il tempio nei documenti degli Argei (Vairo
1. 1. 5, 47), e sorgeva alla pendice del colle, presso
il Colosseo (Ovid. fasti 3, 837). Cf. Preller, My-
thol. 13 p. 292 2.
b) Bea Cama. — D culto sarebbe stato in-
trodotto in Roma da lunius Bratus (Macrob. sat.
I, 12, 31 aeg.). Fanum Carnae chiama Tertul-
■ liano (ad nat. 2, 9 cf. Ovid fase tt 101) il
tempio, di cai non si pub determ nare il luogo
preciso; secondo il Gilbert (2 p 23 cf p 11
segg.) sorgeva sulla parte occilentale del colle
e) Diana. — Il console dell anno SS av Cr
L, Calpurnius Pise, ne eresse il tempio sul Celio
lus (Cic. de bar. resp. 15, 32).
CAE
d) ffercìiles Victor? — I
l'anno 145 a. Cr. (C, VI SSl) ricorda nn'aedes
dedicata ad Ercole da L. Mummius ritornato vit-
torioso dall'Achaia (cf. Aedes p 179) Essa fu
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g 1 tó (t \I 1384) P.ComeliusP.
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t l( ) t )s( ; ) ( ( ) ( nsuUo\ faciun-
d t demq p b erimt. Fu dun-
que eretto nell anno 10 d. Cr. Sulla sua origina-
ria destinazione v'è dubbio. Alcuni fondandosi
sulla notizia dì Frontino (aq. 87), che sul Celio
e l'Aventino sino a Traiano non vi era che il solo
acquedotto Claudio, negano che esso abbia fatto
parte di una costruzione simile (Henzen al C, VI
n. cit.) ; sicché sarebbe stato un arco onorario
(Gilbert 3 p 189) Secondo altri invece (p. e.
Richter [ 189) esso fece parie d'nn acqaedotto,
f rie della Marcia (cf Lanciani, I coinment. di
Frontino etc Mem dollAccad. dei Lincei 1880
p 312 seg)
b) ircus Neronian (CaeiimoKfdsi). —Fron-
tino (aq 20) riferendosi a Nerone, scrive: ' Par-
tem tamen sai Claudia prius in ar«us qui vooan-
y Google
CAE •
■tur KeroDiatii ad bpem veterem transf rt H
tlirecti per Caelium montem unta templum d
Claudi! terminantuc Modum quem acceppr t t
circa ipsiim montem aut in Palatmm Avent
■que et regionem Iranstiberinam diraitfunt C
lemontant son chiamati nella iscrizione (C VT
1259Ì che ricorda il restauro di essi f tt d
SettimiD beicri e Cardcalla Furtiiodunq g
giunti da ierone ali acquedotto Hlaudio pS
no per iscopo di provvedete d icqua \o St g m
Neronis, dove poi Vespasiano eresse il C 1
(Suet. Nero 31. Martial de spect 2 1) T
una lacuna presso il Lateraoo ei^si si consertano
ancora per la lunghezi'i di 20J0 metri e comm
ciano a mezzogiorno della porta Ma^iorc tra
versano la villa Wolltonsky (Maltei) pisiano dief ro
la Scala Santa, lungo la via di s Stefano la
piazza della Navicella, e finiscono nel giardino dei
PasEionisti. Sei degli archi sono \ lu larghi itgh
altri, fra essi quello appunto di Dolabella e sta
vano a cavaliere di altrettante vip
e) Njimpkeum. — C \I1728J Flaiiaì Phi
lippus vir ciariasitnm ptaefeetat, u'it hym/ium
Mrdium squalore foedatum et marmorum nu
ditate deforme ad cuUum pi isttnym rei oca it
cf. 1728 (t. Sorse molto pnbabilmeiite nella stessa
(iccasione che furono cnetriiti gli archi N ro-
iiiadi, e fu conservato quando sotto i Flavii le
acque condotte da qatlli furono distribuite fra
il Celio, il Palatino e 1 \Tentjn e il tempio
ili Claudio fu restaurat esistono tuttora gli
d) Coìtra Peregrina — Dal ritrovarne ito
di varie iscrizioni che li nominano (C \I 2il
354. 428) appare certo che sorgervano nelk vi
cinanze di s. Maria in NaMCelta Anim ano Mar
Cellino (16, 22, 66) li pone in genere sul C ho
nella Notiti» e nel Cur osum del piri son dati
iitlla regione II Augustea Eran destinati a quel
corpo militare composto di non Itilici ])robafail
mente istituito d» Settimio bevero (tf Marquardt
Staatsv, 2' p. 493 seg, of BI 1851 p 113 segg
1884 p, 21 segg ).
e) Quartiere degli Equites nnqulaies — Sor
geva presso il Laterano e gli avanzi di celk i
corte con molte iscrizioni furono tr vati nel punto
ove recentemente è stata costruita la via Taiso
(HS. !877p.Ulil886 p 112 segg 4'»segg BM
1885 p. 137 segg.; ]88( p 124 segg 347 etc
7) Edifiii privati.
Del tempo della Kepnbblica n n e ricordata
che una sola casa privita quella di Claudius
Centumalua, così alta, che per volere degli au
guri sarebbe stata diroccata della parte superiore
(Val. Mai. 8, 2, 1). Dagli avanzi moltissimi cht
aun venuti fuori dagli sterri nel lato settentrio
CAE 9
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negli ultimi anni della sua vita e dove fu tru-
cidato (Lamprid. Comm. 16. Capitol Pertin. 5 cf.
Oros 7 16 etc).
e Casa dei Luterani, i cui avanzi si trovano
sntto la chiesa di s. Giovanni in Laterano r egre-
g ae Lat»ranorum aedes, come la chiama Gio-
venale (in, 17). Sotto Nrrone apparteneva alla
famiglia dei Plautii Lateranì, di cui essendo stato
ali ra giustiziato il console designato dello stesso
I orna la casa divenne proprietà imperiale {Tac.
ann 15 49. 60). Settimio Severo ladnnù di nuovo
a un Lateranus (Aur. Vict. epit. 20). Costantino
nt fece la propria residenza, l'adornb e vi costruì
una chiesa (Niceph. 7, 49).
d) Casa di Annius Verus. avo di Marco Au-
relio ove questi fu allevato ; sorgeva iuxta aedes
Lateranì (Capital. Marc. Ant. 1), e innanzi ad
essa SI ergeva Uno all'anno 1583 la statua eque-
stre di lui, ora sul Campidoglio.
Su altri edifizii, come la domus Pkilippi,
la mica aurea, Vantrum Cyelopis ricordati nel
Curiosum e nella Notitia v. CaelimoDtium.
Be kee. Topogt. p. 49*seeg- — Rlt-ITE". Topogi, p. 88»
segg LBEKT. atii-i, and Top. 3 p. 18 segg. aa aegg,
CAELIIM. — Nel significttto di sofBtto, co-
pertura di una costruzione (Vitruv, 7, 3 ' caelum
camerie cf. l'ior. 3. 6 fin ), ricorre in una la-
pide urbana C. VI 776: Tutele Candidiane
Comtantius Augiustorum) et Caes(aris) tabul{a-
rius) ^ummi) c{horagÌi) una cum Sergiam Si-
ricam cgniugem suam caelum cum, columnit et
velis et aram odorièus repletam erga suorum
santtatem d d.
CAELU8. — Come personificazione del cielo
appare tardi nella mitologia, e propriamente
quand nel secolo VII di Roma la teologia greca
comincio a creare nuove astrazioni e metterle
in rapporto con le antiche divinità. Così per al-
cuni (Hjgin. fab. praef.) è il figlio di Aether e
Dits fratello della Terra e del Mare, per altri
{Mjthogr Vat. 1, 204) è figlio di Ophion, o di
Oceanus o di Nereus e dell'antica Thetis. Se-
conl Cicerone (de nat. deor, 3, 2) segg.) è il pa-
dre di luppiter II, Vulcanusl, Mercurius I(oII),
y Google
10
CAB
e d \ enus I (,<■( Ampel ^ 5 '*) Secondo Vairone
[1 1 5 10 57 ■'egg ( f Non 197 b) invece il
Cielo e la Terra cono gb dei più antichi gli dei
magni lo stesso che anima et corpu'j li unii
dnm et fn^idum In generale CaeluB è nna
traduzione di OiQuvog e quinli padrt di Satur
nu==:S.eoi'Oi- (Ciò d nat àur S 17 Non 1<Ì7
<t cf Serr Aen 5 801 Macrob Soinn Snp 1
2 11 etc) Il culto non coraincn che tardi co
me SI vede dille iscrizioni nelle quali ora e
detto semplicemente Caeìus (C II 2407 41 1885
p, 260) Gaelam {WZ. 1887 Kbl. 23), ora Cae
las aeternus (C. VI 81. 83. 84. 805?) cf. Neue,
lat, Pormenlehre 1' p. 416. In esse si vede in-
sieme con varie altre divinità, come: Iwno Regi-
na, Minerva, Sol, Luna, Fortuna, Mercurius,
Genius lovis , Genius Marti» , Acsculapius ,
Lux ? , Sommtig , Venus , Cupido, Castores ?,
Ceres, Genius Vìctoriae (C. Il 2407), ovvero con
lupiter. Inno Regina, Àfinerva (C. VI 81) o
puro Terra Maler, Mercurius menestrator (C.
VI 84), o lupiter, luno, Sol, Luna, ffereules^
Minerm, Man, Mercurius, Gampestres, Terra,
Mar, Neptunua (AL 1885 p. 260). In nna (C. VI
SI) gli si danno ì predicati soliti di Giove, spe-
cialmente; Optimus maximuì Caelus aeternus.
Importante È quella (WZ, 1887 Kbl 23) scoperta
in Heddernlieim, scolpita sopra un'ara trovata in
nn Mitreo. Tra il frontone e k scnltura si legge:
D-0 Ìn(vÌcto) M{ithrae); sotto la scoltura: P{e-
traiìC) genetricem Senilius Carantinus etc. ; asi-
nìslra: CaulOp(at.); sotto, l'aquila di Giove sopra
nn fulinine, sostenuto da una sfera celeste con
le stelle e i circoli meridiani, e sotto Caelum etc.
PBBLtBH, Mytliol. 2» p. 372. — SiEUDiNO in RoMbor"»
CAEMENTA. — Nella Lei parieti faciondo
di Puteoli (C. I 577 = X 1781, 2, 31) leggesi :
Nive maiorem caementa (^ caementas) strutto,
quam quae coementa arda petidat p(ondoì ,YV,
nioe angolaria (^ angulariam) altiorem (trien-
tem semunciam) facilo. Qui la parola, di genere
femminile, sta nel significato di tegole e pro-
priamente di quelle che si pongono agli angoli
degli edifici, dette cantoni. Cf. BI 1841 p. 11.
Enn. presso Non. 3, 43. BlQmner, Techn. 3p. 180.
CAEMENTICIDS. — NeUe costruzioni
murati dicesi di quelle composte non di massi
quadrangolari o simili, ma di pietre rozze e
scheggiate, che sono appunto il caemenlum (Vi-
fruv. 2, 4. 7. 8, 7, 6 cf Cic. Mil. 27. Liv. 21,
11 etc.). Cosi appunto in alcune lapidi, come
C. II 3434 {=1 1477): M. Puupius M.[t(iber-
tus)ì (seguono allii nove nomi) mag(istri) pilas
1/ et l a] fundamento caement{icia} fa-
ci\uni{d) co\era6»rÌuntl; — IX 3138 (=1 1379):
CAE
L Statius Cu f. Chilo (seguono altri quattro
nomi) mag st i Laverneis murum eaementìeium,
portarti porttcum, templum Bonae Deae pagi
decreto faciundu[m\ curarunt etc; — VII 269:
Impieratoré) Caes are) L. Septimio [Severo]
Pio Pertinarye] Artg[usto'\ . . . [valium cani}
èracckio eaementieium [coA(ors)] VI Nerviorum
sub CU) a fecit etc. — Una lapide di Catina
(C 5 7042) ha: Rogo vos domini paucis diebus
siistineatis causa utilitatis caementorum quo ei-
tius in usum testram possit esse. Cf. Blfimner,
Technol. 2 p. 13; 3 p. 146.
CAEMBNTARIUS. - In una lapide fram-
mentata urbana (NS. 1888 p.49a=BM. 1888 p.390)
si legge: Locus Ce[lerinif quem cofn{parabet a
[fossore ef] cemenl[arÌo ]. Il eh. De
Eossi, che la dà cosi supplita (Bull, d'arch. crist.
1887 p. 73) osserva: ' H venditore del locns per
la prima volta sembra un caementarius, cioè
muratore. Ciò non deve farci punto meravigliare.
Già nella Roma sotterranea tomo HI p. 553 ho
identificato i fòssores con gli struclores nei ci-
miteri. E la riunione dei due mestieri era in
special modo necessaria nei sepolcreti all'aperto
cielo, quale doveva essere quello, donde proviene
il grande lastrone di marmo del sepolcro ven-
duto dal caementarius. Nel sistema dei sepol-
creti 31*4 dio, il fossore doveva prima scavare la
fossa, poi costruirla d'opera muraria (caemenli-
tia). Egli è adunque naturale che sia stato chia-
mato fossor et caementarius, o cavatore e mu-
rarore '. Cf. Blumner, Techn. 3 p. 7. 146.
Dupliciarins caementarius. - Non ricorre
che in una sola iscrizione di un classiario della
flotta di Misenura (C. X 3414) : D. M. L. luU
Valentis dupl(iciarii) caementari ex clas{se)
pr(aetoria) Mise>is{i) natione Syri vissit etc. Cf.
Dupliciarius.
CAENINA. — Una delle antichissime città
del Lazio scomparse di huon'ora, e la cui distru-
zione è anzi dalla leggenda attrihuita allo stesso
Romolo (Liv. 1, 10, 4. Plut. Rom. 16. Propert.
5, 10, 7 cf. Dionjs. 1, 79; 2, 35. Plin. nat. hist.
3, 68 Victor de vir. iU. 2. Eutrop. 1, 2 etc).
A questa legenda si riferiGCono due monumenti
epigrafici. Primamente l'elogio scoperto a Fora-
pui (C. I el, XXII p. 383 =X 809): Romulus
Martis [/]iHus urbem Romam [condi^il et re-
gnavit annos duodeqaadraginla. Jsque primus
dux duce hostium Acrone rege Caeninmsium
interfecto spolia Qpi[fha\ Jovi Feretrio conse-
cra[vit] receptusque in deoru[in\ numerum Qui-
rinìiis] appellam[s est\ ef. Liv. 4, 19. Pro-
pert. 1. e. Val. Mai. 3, 2, 3. Fest. p. 189. Inolile,
un frammento di tavola trionfale scoperto nel
1872 nel foro Romano (EE. 1 p. \W1): Romulus
y Google
CAE
Martis fiilitis) rem mn. . . . de Gaeninemibus
K(alendas) Mar . . . . etc. A qneski trionfo lii
Romolo accenna Solino (1, 20 p. 9 Momm.! cf.
Henzen, EB. 1. e. Quando che sia avvenuta la
distrazione della città, certo è che dei snoì culti
avvenne lo stesso che di quelli di altre città
latine che ebhero la stessa sorte (cf. Albani,
Cabenses, Lamiviiii, Lanrpntes Lavinates,
Snciniani, TiiscolaDÌ sacerdote»), furono cioè
dichiarati calti pubblici o dello Stato (sacra pu-
blica populi Romani), costituendosi un collegio
sacro per essi, composto di
Sacerdotes Caeninenaes (C. V 4059. 5128.—
X 3704 — Xr giOS — xn 671; cf mcerdos
CammemiKm C XI 2699; saoerdotium Caeni-
Kieitse C VI niS) o semplicemente Caenl
nenaia (C IX 4885) Due lapidi greche (< lA ni
623 624) ncrdino un Q Trebellius Rufus che
fn inarag Katvdi t/vai^ Itgun' Sìft» fiofiaioiv
che Marquardt (BB 1 p 303) traduce summus
Caeninensis, aggiungendo qui quanqu'un in
paucis, quae extaiit «acerdotum Caenine isiàm
micnptinnibus n n invenitur lamen non
minns recte se habere videtnr quam iiiìiv/tuì
hatuspex (Cic de dn 2 24 15 summussicer
dos sammm pontifev summus majister et ijuae
hnius generis plura lollegit Marmi Arv p 55
Nam quod Keilius [sched epigr p 41]etHer
sogios [Gallia Narb n. 267] scripsernnt in«
loi [xai] kaittiFTii- ali, ] Tebelliamque consulem
in fastis qoaesiveronf non ai imadverferunt Tre
belli cursum honoram non esse ccneuhb et sa
cerdotes provi ci i is himinibu'' crean
qui in sua ci t t mi hononbus functi
eosent, id qnid T b 11 m q que fecisse titulus
d icet ' etc Q ti d t omo m genere
quelli ttstè cit t di It tt ktme nell Im
peri dovevano jp t 11 ordine equestre
cl^ che è prov t d 11 I p d he abbiimo ci
tate ed erano ra t d i p ntefice massimo
sotto la cni vigil p sti donde 1 indi
cazione per nn d (C XI 3103) a pon
tjtfiftòus creatm'],e per un altro (C \I 1598) a
divo Anlontno equo publico et sacerdotio Cae
nintenn ejornatus (Cf Mommsen Staatsr
2» p 26 1 p 567 580)
CAERE {Ceneten) — C XI 3512 3709
— Città dell' Etr uria, presso Tarquinu alla
forma ordinaria di Caere (C I el X\I\ =
C. VI 1272. — XIV 3313) stannj accanto lai
tra di Caeres (C. XI 35'i5 3fa01 3604 3605)
e di Caerete (Verg. Aen in 183 Liv 4 61
11; 5, 16, 5; 22, 1, 10) donde Cwretanui (C
XI 3367. 3614 lin. 19 cf Mart 6 73 3 Plin
nat. hist. 3, 51. Val. Max 1 I 10) — greco
KaÌQi (Ptol. 8, 1, 43 (50) Stephan Byzant s v
CAE
U
"AyvXÌ.<-), Knt^éa (Strab. 5, 2, 3 p. S20), KntQrj
(Stephan. Byzant. s. v ), KaiQiita (Dionys. 3, 58).
Avrebbe avuto guerra coi Romani già sotto
Tarquinin Prisco e Servio Tullio (Dionys, 3,58.
4, 27); e, scacciato da Roma, Tarquinio il Su-
perbo vi avrebbe esulato con due figli (Liv. 1,
60, 2), Occupata Roma dai Galli nel 364 u. e,
furono a Caere trasportati i sacra e le Vestali,
avvenimento ricordato in un elogio (C. I. e!.
XXIV = C. VI 1272): [/... Albinim.... f. cum
hostes Galli obs]iderent CapitoUum [virgines
Ve]stales Caere deduxit, [ibi sacra at^ue ritus
sollemnes ne \intermiUe'\rentiir curai sibi ha-
buit, [urbe rectip}erata sacra et mrgines \_Ro-
mam rev]e.vit cf Liv. 5, 40, 10 cf, 7, 20, 3 segg.
Val Mai 1 1 10 Strab 5, 2, 3 p, 220. Geli.
16 3 7 Nel medesimo anno fu conehiuao trft
Roma L la citta un trattato d'amicizia o kospì-
tium publicum (Liv 5 50 3), Nella guerra dei
Romani contro 1 arquinii nel 401 u. e, avendo i
Caentes parte^att per questi, ed essendo mi-
nacciati di ostilità da Roma, ottennero un armi-
stizio di cento anni (Liv 7, 19. 20); secondo
Dione Cassio (frag 33) in un tempo Indetermi-
nato meglio fra 1 anno 364 e 481 n. o. una
pace sarebbe stata e nclusa e Caere avrebbe
perdita la meta del suo territorio. La tradizione
è incerta nel determinare il tempo, in cui Caere
ottenendu H cittadinanza r'mana sine iure suf-
fragi divenne mwiiciptum o praefectura : Li-
vio {I e) Stratone (5 3 3 p. 220 cf. Schol.
in Horat 1 6 62) si riferiscono al 401 ti. c. ;
Gelilo invece (16 13 7) al tempo dell'invasione
dei Galli notando che per la prima volta allora
SI sarebbe applicata questa forma della cittadi-
nanza romana Ka il Mommsen (Staatsr. 3 p. 572)
non da molto peso a tale notizia, giudicando che
lo scrittore abbia voluto piuttosto alludere alla
classe peggiore di tali municipi!, quelli che man-
carono di ogni autonomia (cf Fest. p. 127. 233
Municipinm) "^ ignora quando da questa condi-
zione sia passata a queila di niimicipio dì piena
ciltidinanza e in che tribù sia stata inscritta.
La notizia di Livio (28 45, 15), che nel-
1 anno 549 u e Caere abbia fornito alla spedi-
zione di Scipione nell Africa degli aiuti, non
basta a risolvere i] dubbio (cf ATommsen, Staatsr.
3 p 585 1) A ogni mod) notevole è la singo-
larità dell ordinamento municipale posteriore,
specialmente per ci che riguarda i titoli delle
m^strature il ì ctator p e. è molto probabile
che rimonti al tempo delti sna indipendenza da
Roma che poscia divenula Caere praefectura,
abbia avuto semplicemente un carattere sacro,
come le altre praefecturae (Mommsen, Staatsr.
3 p 580) e che divenata municipio con piena
y Google
12
CAE
aufonoisia, abbia assunto il potere degli altn
magistrati supremi municipali
Magistrati — Dictator o dìctatores (3593
3614 3615) , aedihs iure dicundo e insieme prae
fectus aerari (3614) aedtlis annonae (3614)
aedilU (3015); prasfectus C. Caesans (3610)
cemor perpetuus (3616. 3617); quaestor (8615)
curator Gaeretanorum (3367).
Senato e cittadinanza. — Àenaias (S5<» 6 3610
3619), decuriones (3614); senatus populus^ue
Caere» (3595. 3601. 3604. 3605. 8608)
Augvstales (3613. 3614).
Delle divinità non ricorrono che D (-uri !
les (3593) e Mara (3614).
Edificii pubblici. — Templum divorum (3bU)
aedes Marcii (S6U), òasiUca Sulpkiana CiSli)
curia Aiemia (3593), thealrum (3b20 3621)
balineum (3631- 3632), aquae ductum (3594)
BOHMANN, C. I. Lst, SI p. 533 seg
CAERIMONIA. — Questa forma della pa
rola, usata nel suo significato proprio di rito
religioso (Cic. invent. 2, 53, prò Balb 34 har
resp. 17. Tao. hist. 4, 83 etc), si ha in due la
pidi urbane; l'una posta dai Sodales Titi a\e
spaaiano (C. VI 934): conservatori caerimonio-
rum publicorum et restitutori aedium merarum
l'altra dal senato e popolo Romano ad Antonino
Pio (C. VI 1001): cura summa beniynitate tu
sCissimo ab insignem erga eaerimonias publicai
curam ac religionem. La forma cerimonia si ha
pure in una lapide urbana dell'anno 101 d Or
posta ad una Vestale massima (C. VI 2143)
mirae sanctìtatis adque in cerimonia arttsttti
deorum Terentiae Rufillae v(irgini) \{estaU)
max(imaé) etc. Singolare è la forma caertmo
pena (C. XI 3933): Flaviae Ammiae sacci doH
Cereris ab honorem caerìmoniorum honestisstme
praebitorum decreto ordinis. Cf. Preller My
thol. !■ p. 82.
CAERNOPHORUS. — Nei misteri dei
Korjbanti e in genere ne! clilto di Cybele colei
che porta una speciale patera [kìqi'oi') ripiena
di frutta (Athen. XI, 476 e cf. XIV, 629 e. Schol.
Nic. Al. 217. Poli. 4, 113 etc.). Una lapide di
Pateoli IC, X 1803) è posta Ileriae Victorinae
l^claemoforo da un M. Heriui Valerianus fiUae
dulcunmae Un altra di Olisipo nella Lnsitania
(C n 179) è dedicata alla Mater deunt Magna
Idaea da una Fl(aBia) Tyche cemophorio) per
M luìimm) Cass(ianum) etc. La patera stessa
È nctrdata in una lìcriznne urbana (C. VI 508
■= I p 391) dedicata alla HaterDenm Magna e
ad Attis.
CAERULEA (aqua). — v. Aqua p. 5Q8.
CAESAR (cogDomeu). — Apparteneva a
CAE
uni delle famiglie patrizie della g nte lulia
propriamente a qneila da cui discendeva li dit
latore e di cui è ri urd) sm nel tempo cosi
detto di Romolo (Liv 1 16) aecond) la tradì
zione proveniente essa stessa la Enea e traspor
tata da Laiinum a R ma lai re Tuli Ostilio
(Dionjs 3 29 Tac ann U 24 cf Dmmann
Geseh Roms 3 p 114 segg) Signora qiale
degli antenati del dittatore sia stato il primo a
ir ndere questo cognome Sparziano nella vita
di Aeliua \ems (1 seg) riferisce le Tane cpi
moni che e rrerano nella àtessa antichità fra
CUI la più rerieimile è che Caesar siasi chii
mato i a¥0 del dittatore per avere nell Africa
UCCISO un elefante che in lingua punica aveva
appunto questo nome (cf berv ad Aen 1 290)
benché stoiicamente sia dimostrato ci e non fu
1 avo il pr mo dei suoi antenati a prendere que-
sto cogn me (cf Drumann le) Notevole È che
ntlle monete del dittai re ncom spesso 1 im
magine dell elefante e che sovente egli soleva
far mostra di q lesto animale i elle pubbliche
pumpe (Dio Cass 43 33 Suet Caes 37 etc )
Come parte pero della nomenclatura dellimpe
ratore e della sua famiglia la {arola ebbe una
sorte diversa sec ndo i tempi
1) Dinastia det Gtulii - tinche occuparono
il tr no imperatori della gente patrizia det lolii
Caesar continuò ad essere ti cognome di famiglia
ereditano di quella (Dio Caso 53 18) tanto m
persona loro quanto in quella dei lor discen
denti agnatizii v Aiigustus — Tiberins —
Cabala
2) Da Claud o a Traianc - Tutti gli im
peratori da Claudio a Traiai o e i loro discen
denti agnatizii assumono la par Ja Caesar come
cognome distintivo della osa regnante e pei
discendenti esso te s\ proprio che se pure manca
talvolta nel tit li abbreviati degli imperatori in
laelli non manca mai come p e nella lapide
(0 2008) Hercuh Savana et impieiaton) Ve-
spasiano Aug(usto) et Tito imp[eratort)etDomi
ttano Caesan M Vibiw- Martialis etc Cosi esso
ricorre anche p. e. in Britannicus (Cohen 1 p. 171
= 369 CIG, 3831" lin. 16), in Calpurnius Fiso
adottato da Galba (Tac. hist. 3, 86. Dio Cass.
66, 1) etc. V. Claudins — Nero — Geilba. —
Otho — Vespasianus — Tìtns — Domitìa-
niis — Nerva — Traianns — Hadrianna.
L'imperatore Vitelliiis 6 l'unico di questi
imperatori, che non porta tale cogniime (Tac, hist
1, 62; 2,62;3, 58. Suet. Viteil. 8) cf. Vitellius.
S) Da Adriano in poi. — Dopo Adriano
d'ordinario Caesar continua a far parte della
nomenclatura dell'imperatore, benché talvolta per
brevità sia anche o
y Google
sona n n dell im]. eriturs queslo cugnonie n il
più proprio di tutti i discendenti agnatizii di
lui bensì diviene una specie di titol di e lai
che è desiR iato coma snccessore al trono qna
Innque sia il rapporto di parentela che lo ledili
ali imperai r g t Adnano infatti coi feri
tale scopo q Itti T Aelins prinii
f \ r
I
i A t
Hddove
on l'ebbfTO Cnsi
OS Pius confirirl
5), JI. Aurelius a
(vita Marci
poti h. Vera M A I
dopo di Ini d A f
a M. Aureli ( ta M
Commodus e ad Annins \
vita Commodi 21) e così di seguito, y. Hadria
una — Antoniiiiis Pius — M. Anreliim —
L. Venis — Commodus. Questo titolo per non
conferiva nn vero diritto alla Eaccessione, rm era,
una semplice desi (^nazione e poteva esser dato
anche a minorenni. Esso era dato dall'impera
ture, benché Ìl senato avesse potuto impetrarlo
come fu 11. e. nel caso delflpiiodiPertinace(vita
Pertin. 6, Dio Cass. 73, V). Né per conseguenza ad
esso era congiunto alcun potere politico. Egli è un
caso eccezionale che nel secolo III dei CaesaflS
sieno stati dei conreggenti, senza essere a un tempo
Au'jUiti; In lorii conreggenz» dell'Impero ora
nfUta colla trihiinìeit potestà (cf Consors ira-
per Trlb nicia pot«9ta«i) N nd meno con-
g t alla q 1 tà d (7 1 d ritto ad
1 n p qo 11 1 e prcce-
d t 11 1 11 fia 1 f a he 1 alt
1 p rf la p l a p d da ^u Ila
d 11 p t ( t Alb 2 f Momm en
Sta.t 2 V 114 ) I It gì
mi lai 1 na al 1
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st tura ( i p 1 m t
n 11 d t 1 m g r
U p pn m gì uU m t
m 1 gn t7 l
p d t blu f f M m
2 I 70 ? 1139 gg)
Quanto ni luo„o che occupa la par. la Cue-
sar nella noni i datura imperiale d ordinano essi
appare nel secolo I dipo il prenome perchè gli
imperat n diiugu'to ad Adriano in generale
non usano il gentilizio e prima del ugnome
del cognomi ove questi sino più I Claudii
invece che usano il gentilizio pongono Caesar
dopo qupito Gilha Ottone e Nerva non 1 usano
come primo cognome cosi puro nrn msncan
casi in cui nella persona dello stesw impera
toro la regola non è rigorosamente (s*=ervata
Cobi a mo d esempio ^ espasiano ne! diplomi
militare M {C III 849) si chiama >mp(eralor)
Vcìpasianus faesar laddoie negli altri diplimt
d I Genna
q a do I e
ooottato
p t va porre
- Nel secolo
duto dal
Staatsr.
VII I\ e \ e luaai sempre si dice ii> fieraIOì
Cattar Vespananns Nel secolo II specialmente
dopo che tomi in uso il gentilizio Caesar suole
stare tra tmperaCor e il gentilizio Quando per
Ciesar indica il designato alla successione al
trono allora ila sempre dopo 1 intero nome
proprio p e / Septimius Gela Casi,ar I er
tnlta q lesta parte v gli indici ai volumi del
Corpus
CAESARAUGUSTA {Zaragoza. Saragos-
sa)-C. 112991-300.— Città deli'Hispania Tar-
raconensis, Eull'Hiberiis, tra Gelsa e Turiaso
(Itm Anton, p. 392. 438. 444, 44S. 451 , 452), detta
già Salduba (Plin. nat. hist. 3. 24). Trasse il
nome dall'avervi Angusto fondata una colonia
6nita che fu la guerra Cantabrica {Isid. orig 15,
1) siccome è provato anche dalle monete (Heìsfi,
Monn antiq. de l'Espagne tav. 24, 18; 25,33),
ohe mostrano esservi stati dedotti militi delle le-
gioni IV, VI e X. Colonia immunis in chiama
Plinio (1. e), e Strabene {3, 2, 15 p. 151) la pone
fra le città, che chiama i'ùi'(Ttii'(i))(tir,uf'i'fi( ;?ói(fp.
Era inscritta nella tribìi Aniensis (C. II 4249. —
m 6417. - VI 9. - IX 793). Le poche lapidi
locali e non locali confermano il titolo di Colonia
Caesaraugmta (Q. II 2992. 4249) e ricordano
l'ordo Caesaraugustanm (4244), ima. flaminica
Caesaravgwtana (4241), nn servus coloniae (2992)
e nn Genius tutelae horreorum (2991).
HuEBME», e. I, Lai. II p. 406; HEHHea, I p, IBP seg.
CAESARAUGUSTANUS COSVES-
TU8. — V. Hispania.
CAESAREA. — Molte ciltà, specialmente
dell'Oriente, ottennero questo nome in onore di
uno d'altro imperatore ; sicché sempre riesce
difficile, quando non vi sia altra indicazione, di
determinare a quale di esse le iscrizioni si rife-
riscano (cf C. in D XL p. 882.— VI 1057,
2416 2.1S, 2385 IV 5.7, EE. 4, 896 B. I 38.3fl.
41 D II lo, 15. 28. 30, .ì3. etc). Accenniamo qui
alle principali, per le quali abbiamo memorie epi-
graflche.
Oaesarea ad Libanum (Tel-Arka). — Città
delh Fenicia ai piedi de! Libano, sulla via da
Antaradus a Tnpolis (KAA. IH An. It Ant. 148,
Hierosol 583 cf Syna) detta, col suo nome
originano Arca anthe quando, in tempo noi|
determinato assunse il nuovo di Caesarea (Joi
seph ant Jnd 4 47 Aur Vict. de Caes. 24. Plin,
nat hi'^t 1 18 74 Steph Bjz. s. v.[Hierocle9.). Fu
la patria di Alessandro Severo (Lampr. 1. 5. 14).
Non bi sa da chi sia statafatta colonia (Mionnct.
Suppl 8 pag 2'J() dell epoca di CaracalJa cf 5,
pag Ì58 Eckhel D n 3 p 360. Zumpt, Comm.
ep 1 1 ag 43^) Una lapide trovata, dicesi, ad
Abrin n n 1 ntano daBirfram (C. Ili 183) dice:
y Google
Fines positi inter Caesarenses ad Libanum et
Gigartenos de vico Sidonior(um) etc, a cui il
Mommsen appone la nota seguente; 'Oppiiia
duo Caesaream ad Libannm et Gigarta conetat
iiequaquam fuisse oontinia ; qnare credendum est
hoc tìtulo determinari agroe Caesarensiam entra
territorium eorum sitis conte rminosq ne agria
iiesoio qaibus Gigartenorum eorum, qui vicum
Sidoniurum inhabitareni'. Sembra essere stato
j-arator di questa città Sex(tnB) Inlins Sei(ti)
f(iliu3) Qair{ina) Possessor, adleclm in decurias
Ati M. Aurelio e L. Vero, e curalor coloniae
Arcensium (C. Il 1180). Cf. Head, Hist. num.
Caesarea Antiochia. — t. Antiochia Pi-
isidiae.
Cassare» (lol) iCherckel) - C, Vili 9320-
9598, 10930-10944 — EE 5 "ÌÒS-IOSV. 1305-
1307; 7,502-527.— Città marittima della Mau-
retania detta in origine lol (Sfrabo 17,3, 12
p. 831. Plin. nat. hi!.t. 5 2 20 Ptol. 4, 2, 5.
Mela 1, 6, 3), fu chiamata m onore di Augusto
Caesarea da Giuba II qaando la fece sua re-
sidenza. Quando Ciligula istituì le due Maare-
tanie, elevò Caesarei a capitile della mi^giore,
Appunto da essa detta Caesanensia Claudio la
fece colonia (Plin. I. e. cf. Sclin. 25, 16) e perciò
si disse: Claudia Caesarea Maurelania (C. VI
3262 cf, C. Vin 9100J. Sede del governatore
provinciale (cf. C. Vili 2728, li) e stazione dei
suoi equitea lingulares {9354. 9355) e di altri
corpi militari (v. Mauretaoìa), era una città
splendida {Mela. Strab. Plin. 11. oc. Amm. Marc.
29, 5, 18. Proeop. Vand. 2, S) e vi si trovarono,
«Itre a parecchi monumenti ed oggetti d'arte
(cf. Waille, De Caesareae menunientis), in gran
nninero le lapidi, di cui alcune ricordano i ludi
(9428. 9432. EB. 5, 979. cf. C, XIV 474). Alla
fine del IV secalo essendo stata incendiata nella
ribellione di Firmo, fu ricostruita dal duce Theo-
dosiiis {Amm. Marc. 1. e, Sjmra. ep. 1,64).
Senato. — Splendidissimus orda Caesariensis
<9320), decuno (9395. 9400. 9401, 9405. 9406.
BB. 5, 1008. 1033).
Magistrati.— duoviri (9362. 9374, 9402. 9404.
■9407. EE, 5, 994 ; dmmviralicius (9353. 9398 cf.
S407); Iloir qainquemalis. ,9102. OIHV EA.
1891 1 p.23): oerfi7ri8(9319. 9352. 9374.9402. 9404.
9411. EE. 5998. EA. 1891, 1 p, 23).— Curator
d'ispvnctor rei pubUcae Cacsarensis (9325. cf.
■omtiibtts honoribm functus 9411).
Sacerdozi e collegi.— Porefi/fejB (9399. 9413);
fiamen(0SU);flamenAu!}UStalÌs(94Oi);(laini>iica
(9403); dendrophori (9401. EE, 5, 1027=7,508) ;
antiUes sanclissimi nvminis Matrii deum (9401)
eanistraria {9337 add.=EE.5,96£
CAE
{RA.1891, Ip. 23).— CWtoresiJoripiKri? (9409)
e corporatus (EE.5,1305). Notevole è che a Cae-
sarea, i llgii dei membri del collegio dei fabri
argentarii formavano un collegio a sé, il colle-
gium Caesariensium crescent{um) {BB, 7, 518).
Offici privati. — Argentarius caelator {EE.
7, 518); cubnolarius (0. Vni 9431) ; fartor (94321 ;
inpaestator ? (9427) ; Ionio (9332. 9429) ; siructor
ad repoaitorium (9426); aubornatrisc (9428); vi-
triarim (9430),
Soldati. — Uno, certamente di questa, Cae-
sarea, ne troviamo tra i pretoriani (C. VI 2416,
6) ed uno tra. gli equitea lingulareiiC. VI 3362).
Divinità.— Aeaealapiva 19320); Cerea(6S22ìi
Deus irtvictìis (9322) ; Deus saluli/er {EB. 5, 977);
Dies bonus {C. VOI 9323=EB, 5, 964); For-
tuna {RK. 1891, Ip. 18); ffei-c»/es{EB. 7,510);
lupiter oplimus tnaximus ceterique dii immor-
talea (C. Vili 9324) ; deua Liber (9325) ; Deaa ma-
manus draconis (9326) ; dii Maurici (9327) ; Sa-
turnus (9318, 9329. 9330. 10938. EE 7, 510);
Sol invictus (C. Vili 9331),
Era iscritta nella tribii Quirina (C. Vili 9378.
9408. EF, 5, GÌ. 1011) cf Kubitschek, Imp. Kom.
etc, p. 163. Sulle che vi mettevan capo v. Mau-
Caesarea Giermanicia. — v. Gcrmanicìa.
Caesarea (Mazaca){A'rtiMi-/). — Detta prima
Eusebia (Eckh I D N 3 p 187 f C d "
Spie, numism p 253-25ti 61 18 t 1^) n
cevette il noi \ C ] b b 1 t d
Claudio (Socr h t I 4) q d g
nizzò la Capp^ b b It f t M
buiscano quel m T b 1 mp\ 1
nessione dì q 11 p 11 mp (E b
Chron. ad.a. 1 H Chr p 184 E t p
Tib. p. 77), & p d d 1 t A
nella strategi CI (Pt I 5 7 f PI 6 3
8) e ad essa m tf p m It {It A t
p. 179. 210. f t b P f 10 f Cap
padocia). Met p I d 1 d C ppad
tale rimase 11 r { tr b
14,2. 29 p. 664 f M t, pp 7 p g
672), e quand I d C pp d f
pitale della /i |H 1) L 1 t
C. Ili 0772 e di \S l
mctus Mtkra T d d ! d II i graf d
Tomi (CHI 32) Eru D d
Jlazaca. Afa3( ) m p t d Ut
due volte in p 1 f m t d I t I
urbano (BM. 1877 p 0) M rr bb
tendere il Kub ts I k I p R p 263 11
lapide C. Ili 74r0 B{ ) [ b ) I l ua B
sua dai) f,il ) CU )/ Cf lU j
Hisf. gofigr. p 03 H 1 n t m p 6
y Google
e AE
CaesareaPaBeas(i9flnjtìit). - C.m6657.—
Giaceva nella Syria sulla via da Damascns a,
Tyrus (Tab. Pent 10, 2), nella tetrarchia eli
PhìIippuB, da cui venne fondata, e jiercif) gì disse
pure, cerne semidi ceni ente Pcmeru o Caesarea
Phoenices, anche Caesarea Philippi (Plin. nat.
hist. 5, 15, 2. Ili, 1. loseph, ant. Jud. 18, 3, I.
Hieron. Comm. ad Matth. 16, 13. Hierocles), e la
sua era principia coiranno 751 a. e, (Eclthel D.
n. 3, 342). Ebbe poro per qualclie tempo il nume
di Neronias {lose'ph. ant. Jud. 20, 9, 4 cf. Eclthel
1. e). Di questa dev'essere ì'Ascla Syrui Cae-
sarie(n)skis) deiriscrizione di PuteoliC. X 1985.
Cf. Head, Hist. num. p. 663. — Syria.
Caeaarea Stratonis (Kaisariye). — Città
marittima della Palestina, tra Ptolemais e Dio-
spoli at. Ant.p. 150. 199. T«b. Peut in, 1. It.
Hieros. p. 585. 589. loseph. b. Jud. 3. 9, 1), delta
prima Turris Stratonis, ricevette da Erode, che
l'accrebbe, in onore di Angusto il nume di
Caesarea (Plin. nat, kist. 5, 12, 63, Eulrop
7, 10. Aram. 14,8, 11. loseph. b. Jud I. 21, 7.
Strab. 16 p. 758. Rnfin. recogn. 7, 32). Una
delle più grandi città della Judaea (loecph h.
Jud. 3, 9. Apoll. Tyan. epist. 11), divenne la
sede del governatore romano a metriipuli (Tac.
hist 2,79. Atti degli Apost, 2:!, 23. 33; 25, 1.
otc, loseph. passim, cf, Eckhei D. N. 3, p. 432.
Mionnet, 5, 49^-97; sappi. 8, p. 340-313). Ve-
spasiano, proclamata ivi imperatore, la fece co-
lonia, però senza ius italicum ; Tito le enn-
cesee l'immunità del suolo (Plin. nat. hist. 5,
69. Dig. 50, 15, 1, 6. 8. 7. lustin. nov. 130
pr.) Si disse allora: colonia Prima Flavia Au-
gusta Feliie Caesii»'e«3!> (Eckhei D.n. 3, p. 428
cf. Plin. I. e). Conosciamo un ano pomfex e
duumviralu : Miarcuni'' Fl(avium) Affrippa(m)
pontiUicem) IIviraKem) coUflniae) I Fl(.aviae)
Aìiff(ìistae) Caesareae oratorem ex dec{re.to^ de-
c[urÌonuni) pec(unia pubUica) (Am. loum. 1890
p. 334). Un suo cittadino è nominato fra i
testimoni nel diploma militare C. X 867: L.
Cornell Simonis Caesarea Stratonis. Se i mi-
litari delle lapidi C, IH 6580 {legione II Tra-
iana), 0. Ili i:-iS2 (ala I ItnraeoTum) (cf C. VIU
2808), che si dicouo ascritti alla tribìi Collina
e Originarli di Caesarea, appartengano a questa
di Palestina è dubbio, giacché la sua tribii do-
iTebbe essere la Quirina, cf. Knbitschek Iinp.
rom. p. 258).
D. Vaoi.ierc.
CAESARENSES.- v. Caesarea adLiba-
niim — Caesarea lol.
CAESAREUM. — Le epigrafi ricordano
un tempio simile dedicato all'imperatore, in
CAI
15
Ateste (C. X 2533), Benevcntum (C. IX 1556).
Mutina (C. XI 948), Ptolemais Cyrenaica (C. IH
IO), Volcei (C. X 415). Quanto a quello degli
Atvali V. Arvales p. 691 seg.
CAESAREUS. — In una lapide di Barium
(C. IX 2851 si legge: Symphoros Antiochi Cae-
sareus Trallianos vixit eto. Il Momnisen osserva
(ivi): Trallibus etiam Cacsareae nomcn faisse
ei hoc titnlo effecit Heiizciius. Magis credidcrim
Graecum Latini titoli acrÌ|)torein Caesarenm Sym-
phorum diiisse, ut Dio 69, 7 aliiqne Graecì Km-
aagùovi appellant qui suiit ei faiuilia impera- '
toris liberti servive. Signilìeatur igitur Sym-
phorum servum fnisse Antiochi, servi soilicet Cae-
saris, et ita et ipsum Caesaris servnm n.
CAESARIANENSIS.(SUvaniia).— Iscri-
zione dell'agro Beneventano (C. IX 2113): Sil-
vano Cassar iaw.mi Trophnnus act(or) ex voto.
L'epiteto ricorda gli altri analoghi di A'ai--
vianus, Staianus, Veturianiis, Augustus e si-
mili dati alla stessa divinità coin; conservatore
e protettore di tutto ciò che appartiene al pa-
drone di chi pone la lapide, ohe in questo caso
appunto è un servo Icf. Preller, Mjtliol. 1*
p. 395 seg.).
CAESARIANI. — Nel significato di uffi-
ciali secondari dipendenti da altri maggiori nel-
l'amministrazione provinciale dell' Impero nei
tempi posteriori (Cod. Theod. 19, 42. 1. Cod. lusf.
10, 1, 5. 7), ricorre in una epistula di Costan-
tino (a. 314) al prefetto della città (C. V 2781
Un. 34).
CAESARINA rcolonia). — v. Norba.
CAESAlilNUM (niuBicipimn). - V.
Asido.
CAESARIS (aedes). — ^. Aedea divi
luli p. 192. — Arvales p. 691 seg.
CAESARIS (aqnae) - v. Aquae Cae-
saris p. 575.
CAESARIS (gcBins), — v. Oenius.
CAESARIS (Lares). — v. Lares.
CAESAROBRICA. (Talavera de la Rei-
na). ~ C. II 893-947. — Città dell'Hispania,
nella Tmsifania, sui confini con la Tarraconen-
sia, a poca distanzaa dal Tagus. Plinio (nat.
hist. 4, 1181 la pone fra le cittk stipendiariae;
però col tempo divenne munidpium, come è
detta in una iscrizione locale (895), ed era in-
scritta nella tribù Quirina (896. 913. 938). Cac-
sarohrigensis si ha 896. 897, e forse Caesaro-
brigenses 5033. — IJi istituzioni municipali non
si conoscono che aediles e quaestores (896) e
una fiamiitica (895).
CAESARODUNUM.
Civita».
Tiii'onornm
y Google
CAESENA {Cesena). — C. XI 554-570. —
CiUJi dei Senonì nella Gallia Cispadana, tra Fa,'
ventia e Ariminuni, presso il fiume Sapis, Kaia^-
yil (Strab, 5, 1, 11 p. 217), Kaiaalva (Ptol. 3,
1, 46) ; ella forma ordinaria di Caesena (Ciò. ad
fam. 16, 27. Plin. nat. hist. 3, .15, 116. C. VI
2379 e, 3, lin. 55, 58. Itin. Anton, p. 99. 126),
stanno accanto anche Cesena (itin. di Vicarello 1
C. X[ 2381.HieroB. p. 614) e Caesana (itin. di
VicareUo 2 C. XI 2383); Curva Caesena si ha
neU'ifiiier. Anton, (p. 286), nella Pentingeriana
(5, 1) e nel 4" itin. di Vicarello (C. XI 2384).
Ntì gli Bcrittori, ne le lapidi ci offrono notizie
sul ano ordinamento municipale, tranne il co-
dice Teodosiano che ricorda Vordo Caesenatium
(il, 1, 6; 12, I, 42), come pure nonsi conosce la
(ribìi in cnì era inscritta. Un'iscrizione locale ri-
corda un curator rei publicae, che restaura nn
balneum Anrelianum (556); e un'altra, anche lo-
cale, nn fiamea divi o divae e la parola mu-
ninpiitm (558). Plinio mentoTS i ' Oaesenatia
Tina' (nat. hist. 14, 6, 67 jf. Cod. Theod. 11,
1, 6), e Sidonio Apollinare (lib. 1 ep. 8) scrive:
' Et tu mihi haec isla Caesenatis fumi, potius
quam oppidi verna dehlateras ' ? cf. Procop.
beli. Goth. -1, 1; 2, 11. 19. 29; 3, 6. Agath. 1, 20.
BOBHAKK, C. 1. Lat. XI y. 103 seg.
CAESETI (vicus). — t. Aventinus.
CAESONIA. - V. Calignla.
OAESURA. - V. Marmor.
CAETOBamA {Troja presso Setuial).—
Cini della Hispania, nella Lusitania, ricordata
da Tolomeo (2, 5, 2: Kairó^iiii), da Marciano
Hevaclcota, (2, 13 p. 547 Muli.: Kuaiip^i^ e
ilrtgli itinerarii : Catobriaa neli' Antoniniano p.
il7, 1, Cetobeica nel Rave;inate 4, 43 p. 306,
18. Non se ne hanno che poche lapidi sepol-
crali (C. II 40-44) e una frammentata posta a
nn li. C^amelio L. f. iB]occho, lfiami]ni pro-
vÌAcJae), [tr(iùuno)] mil{ieum) leg{ionis) IH
Aa'jiuttae) . . . (EE. 1, 291 cf. C. U 35).
HUEBKER, C. I. lai. II p. 8.
CAIATIA {CajaZ3o). — C. X 4570-4614.
8235-8237. — Città del Samninm, sulla de-
stra del Volturnus, plesso la ria 'Latina, così
chiamata anche nelle lapidi (C. VI 2380 lin. 15.—
X 3893 Kaiatia ti. Caiatini 4570. 4b79. 4590. —
IX 23181. Fu assoggettata dai Romani prima
dell'anno 448 a. e, come appare dai luoghi di
Dìodoro (20, 80) e di Livio (9, 43), nel primo
dei quali bisogna sostituire alla parola 'Àiiia/
Tallra Kitinrin»', nel secondo a Calatia. Caiatia,
non potendosi pensale alla citfii di Calatia, che
era nella Campania, siccome aggredita in quel-
l'anno dai ribellati Sanniti. Dalle monete locati
CAI
di bronzo the portano il nome di Caiatino (C
I 21 (i Cai 22) e che sono posteriori alli guerra
di Pirro e anteriori a quella di Annibale (cf
Mommsen, Munzu p 330) il Mommsen trac-
ia congettura che la citta abbia ottenuta la ei
vitas m e sufragw nel secolo V Fin volte Li
vio ne la menzione al tempo di quella seconda
guerra e dove è scritto CalaUnuì aqe) (22 13
6) Gala a (2^ 14 13 26 4 4) bisogna sem
ire intendere la nostra città La medesima e r
rezione & da fare anche nel Liber coloniarum
p 2ù2 (lachm) e in Plinio (nat hist 3 5 63)
di essa ragiona lungamente il Mommsen —
Signora quand ebbe la pitna cittadinanza ro
mana certo è che allora fu inscntta nella tribii
Palema (C \ 3893 4570 4"79 4580}
Magieiriti — Duomn (4581 4'83 8237
dmvtn gmnqiiennales (4570. 4585. 4586. 4587.
4592{?J); aediles (4583); quaestor rei publieat
(4570), quaestor pecuniae alimentorum publico-
rum (4570. 4582(?))ì curator kalendarii rei
publicae (4570).
Cittadinanza e senato,— Mìtnicìpiìim (4570.
4584 (?). 4590), rea jowiJicfl (4570); decuriones
(4572. 4575. 4576a. 4583. 4587). decuriones, Au~
gustales el popoliti (4579), orda decarionum et
populm (4580), conscripti (8237).
Auguatali e sacerdoti. — Au!)mtales (4579;.
Avgustalis gratis (4591); magister Mercurialis
(4589. 459I(?)).
MoHMSSN, C. 1. Lat. X p. M4.
CAIETA (Gaeta). -~ Compresa nel terri-
torio di Foriniae nella Campania (I.iv. 40, 2, 1),
non costituiva un comune per sé, come appare
anche dal modo con cui è indicata talvolta negli
scrittori, in Caieta (Cic. ad Att. 8, 3, 6; 14, 7,
1), ovvero portas Gaietae (Cic. de imp. Cn. Pom-
pei 12, 23. Vergil. Aen. 6. 900. Origo gent. Rom.
10, 3) poftus Caieta (Plin. nat. hist. 3, 5, 59.
Fior. 1. 11); donde anche il nome del seno^
(Strab. 5. 3, 6 p. 233) e del promontorio (Dio-
nys. 1. 53). Olire al tempio di Apollo (Liv. L c,)V
vi sorgeva anche nna villa di Cicerone (ad Att.
1, 4, 3. Val. Mas. 1, 4, 5. Plut. Cic. 47). Se-
condo Diodoro (4, 56) o Lioofrnne (v. 1024), an-
ticamente si sarebbe detta -^ijjiij nd
poeti Latini (Vergil. Aen. 7, 2. d t 14
443) il nome sarebbe stato lo stes d qu 11
della nutrice di Enea; Strabene (1 ) ! fa de-
rivare dalla parola Laconica xamia agin
altri (Serv. ad Aen. 7, 1 ; 10, 36 f, g nt
Eom. 10, 4) due lov xixUtf. — Helle lapidi non
è ricordata che una sola volta a proposito di un
amministratore imperiale, probabilmente di una
villa podere in quei luoghi: C. VI 8583: Ti.
Claudio Speclaton Aug(nsti) liberto) procura-
y Google
CAI
tor{i) Formix Fundis Caietae,procurafor(i) Laa-
vento ad elephantoa etc.
CAIIARUS. — Divinità celtica nota per
una iscrizione di Arelate (Arlesì}, nella Narbo-
nensìa C. XIl 655: Ex mperio T. ACtius Quar-
tus Oaiiaro v(otum) s{otvit) U.ibens) m{erito).
Sulla pietra non si legge altrimenti il nome ;
ma è possibile che sia Cailaro, nel qnal caao
vi ei vedrebbe la personificazione del monticullo
de! Cailar, nel dipartimento rfi* Gard.
CAILOCIEUUS (Mars). - Marti Cailo-
ciego leggesi in una iscrizione di Tuy, nella
Sp^na,e signilìcherebhe il Marte Galìaicu {Rtìvue
des revaes nella RPh. 1880 p. 182, 53).
CAIMINEAE iraatrones). - In una iscri-
zione di Euskirchm, nella Germania, si legge
(BBh. 563): Matronii Caimineais.
CALABA - V Galhienses.
CALABRIA. — Qaella parte dell'Italia
meridionale che a forma di penisola si protende
nel mare Ionio e da Tarentum, in direzione sud-
est, si estende fino al promontorio lapjgiutn, la
Messapia dei Greci e a un dipresso l'odierna
Terra d'Otranto. Dai Romani non fu per la pri-
ma volta occupata che dopo finita la guerra per
essi vittoriosa contro Pirro, cioè nell' anno 480
u. e. (Hieronjm. Chron. 126, 4).
Vonnò da Augusto a Diocleziano parte della
regione II dltalia, e circa i suoi conlìni, le sue
vie e alcuni rami d'amministrazione, i cni capi
pigliavan nome appunto da tutta la regione v.
Apnlia et Calabria regio II e Apnlia et
Calabria provincia.
Quanto ai iundici, alle iscrizioni già rife-
rite e che danno il titolo per Apuliam et Ca-
labria (p, 583), aggiungiamo qui altre, dove il
titolo è:
Inridicus per Lucanium Brittios Cala-
briam (C. VI 1563 : manca il nome), o per Ca-
labriam Lucaniam Brittios:
Q. Herennius Silvius Maiimns (C. IX 2213),
. . . US L. f. Fab{ia) Ammianns (WZ. 1887
Korrespbl. 93) ;
Inrldicus per Apnliam Calabrlam Lu-
caDÌam Brittioa:
C. lul(ius) Se[ptimius)] Cortinus (MOe. XIV
P- 70);
Praefectag iuris d(ìcundo) Hispanìae ci-
t(eriorisi et Calabriae:
M. Caecilius Novatilianus (C. IX 1571), lo
stesso che in altra lapide del medesimo luogo
(Benerentnm C. IX 1572) è chiamato iur-id^icus)
HÌ>pan.(ioe) cit{eriorÌs), mrid(icua) Apul(iae et
Calabr(iae).
All'amministrazione di beni imperiali si rife-
riscono poi il
IL
CAI. 17
Procnrator regionis Calabriae, M. Bat-
saeus M. f. Pal{atina) A(eiui della lapide di
Piiteoli (C. X 1795). Cf. ApoHa - Apnlia et
Calabria — fnridicna.
CALACUM. — Città delk Britanoia, sulla
via tra Alone e Bremetmaci (Itin. Anton, p. 481).
Forse son da riferire ad essa le lapidi trovate
a Water Crook presso Kendal e a Windermert
(C. VII 291-293).
HUEUNEF, C. I. Llt. VII p. 72.
CALAGURRIS, - Nome comune a due
città dell'Hispania Tarraconensis.
L'nna, che conisponde probabilmente all'o-
dierna Calahorra, è la Calagurris Nassìca di
Livio (framm. 19 del lib. 91 cf. Caes. beli. civ.
1, 60| l)i sui confini dei Vasconi, presso il
finma Iberus i.cf. Strab 3, 4, 10), tra Casoan-
tus e Verela (Ifin. Anton, p. 393, 1). La for-
ma de! nome varia specialmente nelle lapidi :
Calagurris — Calagurritanm (Liv. Caes. I!, ce.
Fior, 3, 22, 9. Plin.' nat. hist. 3, 2i. — MOe.
X p. 28. C. n 4326, XII 3167), Calagorra —
CalagorriCoìiui (Itin. Anton. 1, e. Auson. epist.
25, 57, — C. II 2959. 2425. V 6987 cf, Kai C.
IH 5932 = EE. 4, 634; Calag. BRh. 117; Co-
logorr. NS. 1885 p, 69), Cata:)urris Mia (pLa-
venn, 4, 43 p, 809, 8. Eckhel, D. N. 1 p. 39) :
forse la KaXayoqiva di Tolomeo (3, 3, 24), Fu
presa dai Romani nell'anno 568 u, e. {Liv. 39,
21) e di essa è menzione anche nella guerra di
Sertorio (Fior. 3, 22, 9 cf. Val. Mai. 7, 6, 3. Oros. 5,
24 etc,). Dalle parole di Cesare (beli, civ, 1, 60, 1:
' Oscenses et Calagnnitani, qui erant cum Oscen-
sibus contributi, mittunt .... legatos ') si vede
che essa al tempo di lui fu attribuita alla città
di Osca e quindi resa a lei in certo modo
soggetta. Ciò non esclude che abbia fatto parte
delle città stipendiarie o suddite di Roma, do-
vendosi intendere il nome di sociorian urbs
datole da Livio (framm. cit.) nel senso abusivo
COSI frequente della parola per indicare non
lo Stato autonomo o quasi indipendente, ma
il suddito (Monimsen, Staatsr, 3 p. 734 seg,).
S'ignora in che tempo abbia ottenuta la citta-
dinanza romana, la quale è provata oltre che da
Plinio (1. e), dal nome di miinicipium lulium
(Ravenn. I. e. Eckhel I. e.) e dalle lapidi, le
quaSi la mostrano inscritta nella tribii Calerla
{C. n 4245, - BRh, 117. - MOe. X p. 28).
Di iscrizioni locali non si hanno che due sepol-
crali (C. II 2983. 2<t84). Da una di NemausuB (C.
XII 3167) si conosce il nome di un suo patrono,
T. lulius Seis. f. Vol[tÌnia) Afaximus etc.
L'altra, che non sì sa a quale delle città
moderne corrisponda, detta Fibularensis (Plin.
nat. hist 3, 3, 24) era tra Lugudunum e Aquas
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18 CAI
Bìccaa. anlla via dalle Aqnae Tarbellicae a To-
losa (Itin. Anton p 457). Da Plinio (1. e) si
vede che era stipendiarla e nel oonventns Cae-
earangustaDus.
Hdsbhei^ C. I. Lat 11 p. 104 itg.
CALAMA [Gelma). — C. vni 3268-5494.
10842-10845. 17477-17580. - Città dell'Africa,
nella Numìdia procon salari s, a poca distanza
da Hippo Tegius (Agost. de cìtìì. dei 22, 8,
20), ricordata da Orosio (5, 15) come il luogo
ove Giugnrta soleva tenere i suoi tesori (of. Sal-
luat lag. 37. 38). Ne è fatta acche menzione
ìli Honorius (cosraogr. p 699 == 722 bron ) e
negli atti del Concilio Cirtense (Minsi 1 1248
cf. 4 p. 123. 433. 437). Era mnnicipio rumano
al tempo di Traiano, come appare dalle lapidi
(5289. 5323. 5324. 5325) e non è imprjbibile
che tale divenisse per e'ncessione di lui e fu
inscritta nella tribù Papiria (52t8 52<)9 5^05
5367. 5368. 5375 cf. Kubitschek Imp Eom p
140), Prima di questo tempo era retta e me
altre città dell'Africa romana di due sufetes e
da on princepg (5306. 53ti<)) poscia prima da
Ili/viri, poscia da Jloiit e cu per esser pas
sata più tardi da manicipit a colonia quale ap-
pare sotto l'imperatore Canno (5332 cf 5340
5344. 5356): la lapide S368 che ci da un ////uu
Ilvir quinquennalis prtmus mostra appunto
Magistrati. - Quattuorviìi (^282 5368)
rfuoein (5297. 5298; duotiralicius 5367) duo
viriquÌnquennalei{h2&'ì.5ÌGb) aediìes aedihcit
(5297. 5298. 5305.5867); — curator reipuhUcae
(5356 5367; curator Calainemiv,m 5290 cf 533S
5337. 5347. 5358).
Cittadinanza e senati — Muniapium (')328
mun. Kalamensium 5373. 5376 mitmctpes 5355
municipes municipii 5351 mumcipes (sic) Ci
lamensium 5350), colonia (5344 5356 colonia
Kalamensinm 5340), res pitihca colomae Ka
Zameiwium (5332), j-e«;)«i2ica (5335 5337 5347
5356. .'i358. 5367), civitas (17510 cwes 5356
5365. 5366), Calamemes passim — ordo (53S7
5865. 5366. 5378), splendtdimmus orda Rala
mensium (5340. 5356 cf. splendtd ssmus ordo
5347; ordo Gal. 5368), decurtones (5299 5323
5324, 5325. 5330. 5331. 5365 decurto mum
cipii Kal. 5373. 5376).
Sacerdozi. — Av.gures (5335 5337) fiamen
Augtitti perpetuai (5365. 5368) flamen perpetuus
(5335. 5337. 5347. 5358. 53(>7 5 79) fiammica
Augustorum perpetua (536o) fiammica.} erpetua
(5365); sacerdo» Neplum (5298 5299}
Patroni. — Patronus M Comelius T f
Qnir(ina) Pronto (sen. 5350) - Q feervilius Q
f. Hor(atia) Pudens (sen. 5354 = 17492) - I
CÀI
Stei . . . Hor(atÌB) (sen. 5355 = 17493); - L.
Suanius Victor Vitellianus (sen. 5356=17494};-
Q, Domitius Q. f. Quir(ina) Victor (eq. 5363 cf
p, 1658j; — patrona: Vibia AureUa Sabina
inip(eratoris) Severi Aug(usti} n(o3tri) soror, div:
Pii Marci Alia (5327. 5328).
Divinità. — Aaculapius (5288}; Fortunù
(5289}, Fortuna victrìx (5290); Genius civilatv
(17510); Hercules AuqksIus r5291. 5292); iiifl»
pater (5293); .J/inerua (5294, 5295. 17511 V)
D(eus?] Sf{Ìtkras?ì Torq(u)atÌU3 (5296); Neptu
nm Auqustus (5297 5298) Neptunas (5299)
Fiuto (17512) &atumus Augustìis (5302. 5304}
S{eLmitasì a(e(emfl)P(5303) Tellus Silva Au
gusta (5305) Victoria Atiqtis'a (5306),
Fdifizu pubblici — rAeafram (5365, 5366)
pucina (5335) lorus ad ne\ci'ud\rtum usuw
et ad pere/rmorum hospitalitatem etc, f5341
cf p 1058 sec IV V)
■ I 1
j 5'!
CALATI A (ie Cij/Bw) — Città della Cam
pania sulla Tia App a oltre il \ oUnrno, poc(
lungi da Capua (Strab 5 4 10 p 249; 6, 3, '.
p 283) Afl/a(i nelle monete osche (Fri ed lander
Osk MQnien p 19 Sambon Eecherches etc
p 174) Calatia in una lipide il recente sco
porta a Po=ihpo presso Napoli (NS 1881 p, 283)
nella ^uale sotto ciascuna delle parole Salur
Soliì Lunae Martu leggesi Romae Capuai
talatiae Bi,nev(enti) Calotte nella Peotinge
nana (6 4) Occupata come pare da Sannit
insiime con le vicine Capua e Atella nella guem
che essi ebberr coi Romani questi ie ne impa
dronirono nell anno 443 u e Circa i luoghi degl
scrittori ihe si riferiscono a queito avvenimenti
(Iir 9 28 Diodor 19 101} e sul modo ond'
vanno corretti v At«Ila p 741 In generale li
sua sorte fu la stissa di quella delle due altri
citta Cimp ine essi divenne come quelle, monici
pio romano senzi diritto di ^uf&agio e quind
praeff tura retta dal praefectus Capuam Cuma.
(v Fi-stns s y praefectura Mommsen Staatsr, S
p 'i''3 8) Allo suo esigue mura accenna Sili{
Italico (8 542) e come essp fossero col tempc
resta irate dai censori di Roma appare da Livi(
(41 27 10) Nella guerra Annibalica, dopo li
battaglia di Cannts nel 538 u e con Atella de-
feziono a Roma (liv 22 61 Mi Ital. 11, 14)
F m Ito probabile che allora essi con Capua <
le illre cittì Campani" abbia cessato di formar*
un corpo p litio a sé e il suo toxriforio sit
diveunto demaniale Se non che per effetto delk
le! lulia dei 695 u e i,he assegnava il territo-
tono Campan» cosi m Caiilinum come in Cala-
tia furono dedotte Cjlonie (Cic Philipp. 2, 40
102 al Alt 16 8 1 ìcll 2 61 App. beli. civ.
y Google
CAL
3, 40 cf. Liv. epit. 117). Da questo tempo ces-
sano affatto le notìzie iutorno a Calatia, e non
è improbabile che essa sia stata aggregata a
Capua.
HOHMSEN, e. I. Lst. X p. 363 cf. 36^, 444.
CALATOR. - Questo nome nella sua pri-
ma apiilicazione veniva dato presso i Romani a
quello fra gli schiavi, che era per i snoi servigi
per altro motivo in più diretta relazione col
padrone e gli stava sempre accanto, pronto ad
obbedire ai suoi comandi. Tale significato si pub
anzitutto desumere dal noto passo di Paolo Dia-
cono p. 38 Milller: 'calatorcs dicebantnr servi
ano loiT xaXetv, quod est vocari, quia semper vo-
cali possint ob necesEÌtatem servitutis '. Di esso
che, come si vede anche dal tempo imperfetto,
era proprio dell'uso antico, abbiamo altre riprove
in alcuni passi di Plauto; Mercatot 5, 2, 11
Chariuus dice; ' egomet mihi Comes, calator equos
agaso mihi Knm ' Paeud. 4, 2, 52: 'Harpat, cala-
tor meus est ad te qui venit '. Bndens 2, 3, 5: 'Esine
hicTrachalio qnem conspicorcalatorPlesidippi?'
Ma l'epigrafia non può finora registrare nessun
esempio di questo uso antico. Dappoiché si esclu-
de assolutamente, a mio credere, che l'iscrizione
evi 3190; (£, AlfiwDiogmes halalor T....
Ves. . . .) possa essere interpretata nel senso di
kalator Titi Flavi Vespasiani; prima d'ogni
altro perchf' non abbiamo nessun altro esempio
f 11 ta mp
d I
PP
d 1
d It T
Fla V fOi L t
f mp rs as inm d 1 1 mp
Ir 1
t f t pgr fi h
Il m d
; ( t mp p fard
d di ffi
1 f d Ug
d tal p bbl
B m p 1 p Ib rti
t ti 1 rv
p 1 d 11 t d
ghm b dì
liK f q t
(Mm
rw3 p219)
, C. VI 2184.
gè ral 1 ant h ^ d
Stiat 1 p 59 M q dt &taat
E PP 1! g
dei pontefices e dei fiamiites
2185. 2186. 712, — X 1726.
degli augure» C. VI 3187.
dei XV sacris faciundis C. VI 3878.
dei Titiales FlavialesC.^ 2188 2189.2190.
dei Fratres Arvales C. VI [2044], 2051. 2053.
2059. 2060. 2065. 2066. 2067. 2068. [2071]. 2474 a.
2075. 2078. 2080. 2083. 2086. [2087], 2096. 2009.
p. m 2101. 2103. 2104 5. [2106]. 2107.
dei Vllviri epulonum C. X 6227. 8388.
dei lodales Marciani Antoniniani EE. 8,368.
a) Calatores pontificum et fiaminum.
Nelle inscrizioni riferentisì ai calatores dei
due collegi dei pontifici e dei flamini, essi ri-
CAL 19
corrono sempre rinniti, se non in un collegio
certo in un gruppo o società, anzi il Marquatdt
(StaatsT. 3 p 2271 crede assolutamente chi essi
costituissero una corporazione autjnzzàta a on
cedere permessi di fare sacrifici ed offerte di doni
C. VI 2184; [Imp. Caesan diti Nervae f
Nervae Traiano Aug. Germamco p(ontifici)
m{aximo) trio. potes]tate V imp. Il cos IV p.p.
(a. 101 102) kalatorei pontifieum et fio-
P. Gornelius lalyssus.
D. Valeriu.1 Alexander.
Ti. Claudius fferonax.
Ti. Tetlienus Felix.
L. Corneliut ffelìus.
C. Asiniits Ilieraa:.
M. Antiius Fidus.
L. lavolenus Phoebvs.
Àpp. Annius Falernus.
T. Claudius D[iotiȓ\ui.
M. Atilius [Futyckus'].
A. lappius IThaìllus.
M. Aemlius Placidus.
P. Calvisiui Trophimus.
L. Gornelius Blastus,
Cri. Gornelius Philargyrus.
L. (X^'ifl^'as Doryphorus.
Q. Pomponiui Xuthus.
Ser. lulias Paederot.
M. /«[»][«» Epapkrodiius.
L. Licinius Elainus
A. Cornelia Heras.
M. Annius Silvester.
L. Scribonius Parlkenopaeus.
M. Clodiua Tiro.
L. Minucius Epaphroditui.
P. Ducenius Euprepes.
G. Cassius Apetles.
L. Celi'ìoniui Uesper.
P. Marcius Parthenius.
M. Rutilius Admetus.
Eraùnus. Aug. lìb.
L. Galv[e'\n\_£\ius Fknomus.
M Lieinius Comicus.
Cn. Luccius Plutiaaus Honoratus.
C. Lucius Ma (?) '
Da tutti questi nomi di kalatores si vede che
essi erano liberti, e fra loro si ha un Erasìnus. li-
bertos Augusti, che era il calator dell'imperatore
Traiano, nella sua qualità di pontiflce massimo.
C. VI 2185 (cf. BM- 1887 p. 94); permisiu
kc^latorum ponti ficu]m et [fi]aminuTn.
[P. CìorneU lalissi (aie).
[m. A]tili Eutychi.
[0,] Valeri Alexandri.
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20 CAL
[A. L}appi ThallL
[P. D-\uceni Eu[p\r6[p]ei.
ÌT. TeQtieni IFeHoijì.
[R Calvisi] Trophimi.
[L. Ceioni H'^ri,
IL. Comeli] Aeli.
[L. Cornell] Blaui.
iC. Asini ff]ieracis.
[i. darti D]oryphoTÌ.
[M. Rutili A\dmeti Amurcan.
M. Anni Fidi.
Q. Pomponi Xult]ki.
[i,] lasoleni Pkoebi.
Ser. Iitli Paederotis.
L. Calventi Eunomi.
Ap. Anni Falerni.
M. luni Epaphroditi.
M. Licini Comici.
T. Claudi Diotymi.
A. Comeli Herae.
Sex. Atti lutti.
a. Asini Silvestri.
L. Baebi Polybi.
C-VI 2186 ma... [permissuj kalato-
r[ìtm pontificum et] fiaminum a quibus immu-
nitai ei] data est sacrumfaciendi- dedicavit A.
Cornelio {II} Q. [Baebio Tulio eo*,] (a.p.C. 109).
C. VI 712. I^eo] Soli VÌ<ÌtorÌ] Q. Octavim
Daphnicu[s] negotia(n}s vinaritis ase ... (?) tri-
cliam fec{it) a solo mpenfja] sua ;permissu kala-
tor;,um) pon{ti/licum)] et fiaminum cui immif
nitasdata est ab eis sacrum faciend[i]
C X 1726 [C Quinlt]o Trogi Itb Su
kalaloi i ponti/Xicum) eto
Si p i6 dunqae desumere che i calato es dei
pontifici e dei fl'wniiii avessero il diritto o per
loro mumtiTa anche come interniPilian di con
cedere permeasi di costruzioni (ntive e di fare
offerte e forse anche come già accennti C L
Visconti (AI 1860 p 440) che i nomi dei singoli
calatores erano dati t^uindo non tutti questi offi
culi SI f sserc troiati iresenti alla seduta del
coUe(;io in cai si discuteva suHa concessione o
solla trasmissione del permesso Se non chi, dalle
iscn Ilo nino u abbiamo neasina prò* a della fuii
funzione di aprire la marcia nelle processioni
rituali funzione anaÌof,a a quella dei lictores e
che CI È nferita la un passo di Serrio in \irgilii
Georg 1 282 pontifices sacrificatnm praemit
tere calatores sucs solenf ot sicubi viderint opi
ficea adsidentes opus louin prohibeant e che
parrebbe più pr pria dei hctores curiati del pon
tefice massimo (Marquardt "^taatay 3' f 219
C XI\ 296 \1 1892) e che per i fiamines è
attnboitft da Festus {ep 224 349) ai praecia
e praecjamitatorés e da Macrobio ai precones
CAL
È per questa identità di funzione che alcuni vor-
rebbero ehe i calatores sieno la stessa cosa che
i praeciae o preciamitalores, di cui perù non ab-
biamo notizia nelle fonti epigrafiche e sui quali
non È quindi possìbile venire a conclusione certa.
b) Calatores augurum.— C. VI 2187 : L. Iw
nius Silani Hibertws) Paris dispe{n}s{ator), ca-
lator augurum (vedi Suetonius, de gramm. 12,
'calaforque in sacerdotìo augurali').
e) Calatores X Vvirum sacris faetundis. —
evi 3878: T. Statiliu.ì Corvini lièiertus) Epaphra
calator XVvir.
d) Calatores Titialium Flavialium. — C.VI
2188:2189: Q. Caecilio Feroci kalatori mcer-
dotii Titialium Flavialium, studioso eloquenttae,
viwit annis XV mense I diebus XXlìII filio
optìtmo ac reverentissimo M. Gavius Ckarinm.
2190: . . . L. Alfius Dioge[nes} katator T[itia-
lium Flavialium. . . Ves (?).
e) Calatores VlJmrum epwlonum. C. X 6227:
Vinicio Coelaeo calat(ori) VIIvir(um) epul[o-
num),liberto optumo patrontts. 8388: D.Af. me-
moriae C. Septimi C. Hiberti) Fortunati kala-
tori VlJvirfum) via!it annis XC.
f) Calatores sodaliutn Marcianorum Anto-
ninianorum EE. 8, 368 : C. Aetio P. fì. CI. Qui-
rin{a) Domitiano Gauro, ab imp. M. Aurelio)
Antonino Aug.pio, eguopublico orn{ato), praef.
fabrum, praef. cokort(Ìs) III Aug. Cyenaìcae,
trib. leg. XII Ful,minatae) certae constantis,
scribae aedilium curulium, scribae librario
quaestorio ttium decurai sacrdot aputLau
rentes Laotnates calateri lfari.tano Antoni
mano adlecto j« ordtn{em) deci eto d(ecurio
num) remisns omnibus manertÒws
Da tutti questi esempli se per un lat si pu
inferire che per la massima parte i calaton dei
Tari collegi sacerdotali in Eoma conosciuti ermo
liberti per 1 altro n n è possibile sapere nulla
quanto alle loro funzioni le quali probabilmente
saranno state poco diverse da juelle dei rala
tores pontifieam e degli alln appanton addetti
ai collegi stessi Quanto alla loro condizione di
di liberti degli esempi addotti due soli fanno
ecitzione Q Caec lius Feroa, calator dei Ti
tiah Fiatali (C VI 2188^P) e C Aelius Do
mitianus Gaurus dell inscrizione Pufeolana (EE
8 368) he per il primo caso è da supporre che
il gioTiietto colatoi la stat figlio dun h
berte tha inus per il secondo iniece lecce
zione è evidente trattandosi qui non solo di un
vero ingenuus ma dun eques equo publico <,
decnrio del municipio Anche il Mommsen ferma
la sua attenzione su questo fatto che è senja
confronto nelle esistenti fonti epigrafiche (BI
l''88 1 256 aeg ) e che pu dare motno acre
y Google
dere, come ir
iti del cai t
l'Impero, n
1
11
parfile, Adg mdq tfttp gì
di un eque ì ter d 1 1 P 1
b dst ti d d
tit t 1 m d A
f rra t 11 in t d
(i Mareian A l
lei Hadria l f
toniuiani n 1 161 p
Marco Anr i 1 180
toniniani cf C VHI OSO) p h
come un att di d f t ad 1
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Aggiung I
pei l'assoliit
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h 1
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li
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tino- BAÀT&mi KA UTOR iS P 4 IFTOIIll la
quale anziché portare qi alche lacc al nostr ir
gomento non farebbe che renderlo pu bai) ed
incerto poiché anche dopo li disquisizione dei
Mommseti la spiegazione Battus calUo Baletii
e lungi dall e&=.ffc incontestabile
II Mommsen (^taatsr l' p 344 n 4) dice che
1 LalatOTB), in generale non hanno nulla a cedere
COI comitia calata Infatti noi non possiamo as>ia
lutament« affermare che negli antichi comitia
vacata m Capttoìto il pontefice massimo per
convocar!, 1 aduiiinza si fosst servito di schiavi
liberti che avessero il nome di calat res (il che
non sarebbe escluso dall espressi ne àotXoi
ntginoXoi éxfiifiaaiM della Glossa dì Lahbé p. 24).
E però indisc ntibile la connessione etimologica,
già notata d^li antichi (Festas p. 38. Varrò de
1. 1. 6, 27. Quintilianus 1, 6, 33, Macrohius sat.
15, 10), di calator col verbo calo, usato pei ne-
gozi religiosi; come anche È certamente dimo-
strata l'inesattezza della glossa di Labbé (loc.
cit.) dove essa dice: calatores iuvìoi^tj/ióinoi.
V. Curtius, Griindz. d. Griech. Etjm. 4' ed. p. 138.
139. Corssen, (Jeb. Aassp. Vocal. nud Beton, der
Lat Spr 1' 496 Georges, Ansfuhrlich. Lateinisch-
deutìch HandwOrterb, p. 857. 876. Jordan, Quae-
BÙones orthographicae latìnae (Hermes 1881,
P 56)
g) Calatores fiatrum Arvalium.
Grazie alla maggiore quantità di memorie
epigrafiche ed ii molti studii già fatti intomo al
collegio dei fratelli Arvali, pia sicure e copiose
sono le notizie sulla condizione sulle funzioni
nelle sacre cerimonie dei loro calatores. — Anche
in questo collegio essi erano liberti dei singoli
fratelli, come vedremo dai nomi che ci sono stati
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t t gì tt i 1120(C VI 20801 4 ) d
è 1 d t 1 d fi ffi 1 d /
torea ed è determinata con molta chiarezza la loro
cond zione Essi pi>,havan parte alle seguenti
cerimonie religiose del collegio :
1 Sac um deae Diae. — Secondo gioruo:
nella cerimmia della silita del magister dal te-
traUylunt posto alte falde del luco, sino alla cima
di questo per il sacrificio àeWagna opima, è usata
qucbta frai,!,
inde ad summotum i» aede sacrificio facto
tmmolaiìt deae D ae agnam opìmam
a 81 = C VI 2060 1. 16
od anche
i. 91'
= C. VI 2065, 2
= 0.[VI 2066, 1. 62]
= C. VI 2067, 1. 52
= C. VI 2068, 2 i. 2
24
oppare : sumptisque praetextis et coroms apt-
ceis vittatis lucum deae Diae summoto ascen-
dtrunt:
a. 105 = evi 2085,21. 13
a. 117 = C. [VI 2076, 1.21]
a. 119 = evi 2079, 1.5
a. 120= evi 2080, 1.39
a. 122=C.V]; 2081, I. 15
a. 135 = G. VI 20S6, I. 36
a. 183 = C. VI 2099, 1. 20
a. 213 = C. VI 2080, parte U
a. ? = C. VI 2095, !. 4.
Come pure nella frase riferent«si al ludo cir-
cense ed alla salita del magister snlle carceres
per dare il segno della partenza aì corridori, tro-
y Google
{magister] (ve! promagister), summoto, mpra
a. 87= evi 2065, 1.35
a. 89 = C. VI 2066, 1. 61
a. 91 =-- C. VI 2068, 2. 10.
a. f = evi 2071, 2. 1
a. 105= evi 2075, 2,20
a. ? = C. VI 2086, 1. 36
a. 118 = evi 2078, 2. 7
a, 120 = e VI 2080, 1. 43
a. 155= L \I '>n86 1 44
[a. 183= C ^I 2090 IH 1 "]
a. 186 = C 2100 b 1 4
Segoianio l'avviso dell Henzen {op e t p 28)
che l'operazione acce ata dal ìubmoto ad sìtm
motum (submovere) e che nelle ce mon e e 1
appartensTa ai lictores sadarfrr a ola
tores, i quali solennen ent precedevano 1 ma
giiter ed i fratres nelle e oluz oni nel sacro luco
Imperocché si è già detto a propo li de ala
tores ponlificum et /lam num che questa de t ci
operazione viene diille font accen ate r f r ta
senza distinzione ai e latores t me ai;? aecones
od ai praeeia. Oltre a e a qua to eapp a no
gli Atvali non avevano l ttoT ci e apr t,sero la
folla nelle procession e bene) è la e r mon a
avesse luogo in un lue eh u o a pr fan pure
le accennate testimon anze p grafiche confer
mano che questa for n la r tuale era «tata man
tenuta.
Nel medesimo gii rno dopo che fratell iv
vano recitato il noto carme contenuto negl Att
del 219 =- e VI 2067 parte 2 1 5 s apnvan le
porte ieìì'aedes diae D ae et il mag ster eh a
mava ad ano ad uno calatore» de b ngol fra
telli, perchè portaseer el temp o ìe e rone per
la statua della dea e che ciano state segnate co
nomi dei fratelli dal pubi cus co nmentar ens s
Così si ritiene generalm nte dopo che l M n
sen (in Henzen, Belaz degi '^ca nel bo co sacro
dei fratelli Arvali p. S5 2) e l He zen (Acti tr
Arv. p. CCVIII. 27. 33) s accordano nell ntendere
l'intricato passo: et coro a(s) dere tas per co n
citante singulor. inferent bus etc nel modo e-
guente: et corona) derectasper comm(entar en
Sem) citante sÌngvlor(um) no a maj stro
latoribus singulorum nferentb set* C \I20 7
II 1. 5.}.
3" Giorno del mcrum deae Diae. — È noto
come nella cena che avea luogo in città nel terzo
giorno delle feste della Bea Dia, i sacerdoti, du-
rante il banchetto, facessero offerta di biade alla
divinità. Queste fruges libatae erano portate dal
triclinio all'ara dai pueri patrimi et matrimi
senatOTWt filli, i quali in questa cerimonia erano
quasi sempre coadiuvati dai calatores e dai pub-
CAL
blici. Negli Atti troviamo asate le seguenti
formolo.
a) . . frvgps libalas, ninislrantibus katato-
ribus et publicis, pueri riciniati praetexlati ad
arata reltulerunt
a. 90 = e VI 2067, 1. 61
a. 91 = evi 2068, 1.20.
b) fr. lib. tninistrantièus kalatoribui, pueri
riciniati praetexlati cum publids ad aram ret-
tuleruat ■
a. 105 = e VI 2074. U 1.35
a. 118 = 0. VI 2078, U 1.17
a, 120 = e VI 2080, 1.52
a. 155= e VI 2086, 1.55
a. 183 = e VI 2099, 1. 15
) fr. Uè, cum calatoribus et pitblicis ad
m reltulerunt:
a. 213= evi 2086, II I. 14
a. ? = e VI 2101, 1. 8.
d) fruges livatae sunt per calatoribus (sic)
n n strantibus et per pueros praetextatos cum
jullcis ad aram relulerunt:
a. 219 = e VI 2007, parte 2» 1. 16.
Anche nell'ultima parte della cerimonia del
terzo giorno, quando, dopo aver accese le lam-
pade i sacerdoti facevano un sacrifizio coi sacri
as [tuscanicae), si ricordano assai frequente-
nte i calatores, che li riportano a casa.
Le formolo usate sono;
a) lampadibus incensis titscanieas contige-
runt quas per calatores domibus suis miserunf-
a. 87 = e VI 2065, U 47
a. 90 = e VI 2067, 62
a. 91 = e VI 9068, n 22.
b) deinde lampadibus incensis, tuscanicas
gerunt, quas per calatores domo sua (do-
a. 105= evi 2075, II 1.37
a. 118 = e VI 2078, H 1.19
a. 120= e VI 2080, 1.54
a. 183= e VI 3099, III l. 12
a. 213 = e VI 2086, Il l. 15
a. 221 = evi 3106, b. 1. 1.
E da notarsi in esse l'espressione domibus
su s o domo sua, le quali, riferite ai fratelli, con-
fer nano come il calator fosse addetto al servizio
d e ascun sacerdote, e, finita la cerimonia, ritor-
nai e a casa dal patrono a riportarvi gli oggetti
del culto.
Gli atti dell'a. 1 19, (C. VI 2080), ci danno pnre
]a notizia, che i calatores si unirono ai Catelli Ar-
vali ia un'offerta d'incenao e di profumi per la
consacrazione di Matìdia, suocera di Traiano :
C. Herennio [Do^abella. L l. \R\u.fo ce(ny
Hulibus) [mjagilst^erio [(7. Vittori Hosidi Qe-
[l]ae X. K. Ian(uarias) in consecra[tÌonem Mìa-
y Google
GAL
tidiae A[uguMaé) socms imp. Caesarit Traiani
Hadriani Aug. unguenti p(ondo) li nomine col-
legi fratr[um A!'vali]am per C. Vitorium Ho-
sidium Qelam magfùlrum) miisam ; turii pondo
quinquaginta item nomine catatorum.
Ma la funzione che piìi freqnenlemente h at-
tribuita ai calatores, è qnella Aeipiacula minora
) fatti:
1" per espiare la caduta o il taglio d'un
albero al sacro luco ;
2" per espiare l'introduziono o l'esporta-
zione del ferro necessario per scolpire gli atti del
magistero terminato e per le opere necessarie
negli edifici del luco.
1" a) piaeulvm. factum in luco deae Diae
oh arborem quae a tempestate deciderat per ca-
latorem et pubUeof-
a. 72 = evi 2053, 1. 14;
b) quod ramus (arltor') a vetustate (oli vetus-
tatem) vel vi malori deciderat (o simili frasi)
a. 81 ~ C. VI 206U 1. 6
a. 87- evi SOes, li 1. 55
ft. 80 = evi 2066, 1. 48
a. 91= evi 2038, Il 1. 28
a. 101 = e VI 2074, I 1. 74.
2" piacula oh ferri inlationem et elatio-
nem, — E noto ohe nel bosco sacro alla dea Dia,
secondo un antichissimo rito, era assolnt ani ente
proibito di portare ilferro,e,qQando citi fosse etato
necessario per la scultura degli atti, si faceva un
piaeulum tanto per Vintroduzione che per l'espor-
tazione. Questo piacnlum era compito nell'anno
seguente a quello a cui l'atto si riferisce, perchè la
scriptura et sculptura si eseguivano sempre alcuni
mesi dopo compiuto l'anno, magisterio consuin-
mato, e per la massima parte dei casi era il calator
dell'ex magisttr coi servi pubblici che facera il
sacrificio a nome del magister stesso. Alcune volte
il piaeulum per Vinlatio è fatto dall'ex magister,
ed il solo piaeulum per Velatio dal calator. —
Rispetto a questa cerimonia moltissime volte è
taciuto il nome del calator, alcune, ci è con-
servato.
Le formolo sono:
a) piaeulum factum ob ferrum ìnlatum [ela-
tum) scriptarae eausa;
b) piaeulum scripturae et sealpturae magit-
terio consummato;
e) piaeulum ferri inferendi efferendi etc.
Per calatorem et puhlìcos:
a. 81 = C VI 2059, 1. 21
a. 88= e VI 2065, H 1. 65
a. 91 = C VI 2068, H 1, 39
a. 2Ì4 = eVI 2103 b. 1. 11.
Per calatorem (il nome è perduto) a. 119 =
e VI 2079, n 1. 70.
GAL 23
a. 120=C. VI 2080,1. 56: J/..,. Fausto, Q. Pom-
ponio Marcello cos. VII Id. Apr. in luco deat
Diae piaeulum factum ob ferrum inlatum ieri-
pturae et sealpturae magisteri co^summati
(7. Vitori] ffosidi Getae.porcis et agnlis], strui-
bus ferlisqite per publicos et calatorem eius
Hosidium Achilleum. — T. Pomponio Antistia-
no, L. Pomponio Silvano cos. V. . .{^Maias\. . .
piaeulum [fa]ctum ob ferrum elatum per publi-
co» et calatorem [eius Hosidium A]ckilleum (era
il calator dell'ea; magister Caius Vitorius Hosi-
dius Geta).
a. 130 = e VI 2083 : Q. Fabio Catull[im, M.
Flavio Apr}o cos. Vili Kalendas M\_artias\. .
piac[ulum factum ob ferrum inl]alum scriptu-
rae) et sea\lpt(urae)'\ mag[isteri allerius) consuma
m[atì L. Antoni Albi] . . . [pe]r L. Antonium. . ,
Icalatorem] .... — ... [Ca]ssÌo Agrilppa}
Quarti{no i'c]os. XIII k. [Apr.] . . . piai^ulum
factum ob ferrum. el\atum scri[pturae et s\cal-
[ptiurae)] . . . [per L. Antonium] . . . Ibu. . . ca-
latorem et publicos] etc.
a. 1 56 = e VI 2086 1. 80 -piaeulum factum ob
ferrum inlatum sealpturae magisterio (sic) Arilli
Quadrati consummati.... per Proculum calato-
rem eie. cf. lin. 73.
a.l84=C. VI2099ini.l9:D)iflea!uw/'ac(H»i]
ob ferri inlat[ionem'\ scripturae et sealpturae. . .
per M. Ustio Narcisso kalat[ore] (sic) etc. cf.
lin, 23. Questo nome di M. Ustio resta isolato
né sappiamo a qual nome di frater connetterlo.
a. 124= e VI 2107 1, 21 : p{iaculum\ f{aetum)
mag[isteri) L. Porci Prisci ob ferri inlationem
scripturfae) et scalptur{ae) . . . marmor[is) causa,
inmol(ante) ipso mag(istro) ; . . . ob ferri eia-
tionem scripturae et »cal[p]turae et operis per-
fedi . . . per Pi>rc(ium) P[h]ilolog[um] cala-
torem etc.
Substitutio kalatOTum. —• I singoli calato-
re» erano nominati Sa ciascuno dei fralres, in
modo che, sopraggiungendo la morte del frater
stesso, cessava l'officio del proprio calator. Perù
né in questo caso nÈ nell'altro che il calator
fosse stato congedato o sostituito da un altro, ve-
niva restituita la somma depositata ob introi-
tum e che rimaneva vincolata alla cassa del col-
legio per l'accessio del calator che subentrava
nei servizio. Questo appare dal noto passo degli
atti dell'anni 120 (C, VI 2080 1. 45: ibique cum
aditi essent fratres Arvales a Bittio Callistralo
nomine Bittì Tkalli ealatoris Bitti ProcuH [ pe-
tente] vt ei ob introitum redderetur, quaerere-
turque an legitimi calatoris loco kabendus esset,
qui [in numero calator]um sine introitu fuerat,
placuit, cum calator accessio sit sacerdoti», se-
mel ob introitum inferri [debere, licet aliut
y Google
24 CAL
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CALCtUS - I ! g d C M n
(C I 1 XXXm p 2')0) 1 gg ali fi
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»]nMmm irath fdp
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aver citato Lìrio (epìt. 67 ; ' Marius triumphali
Teste in senatnm venit, quod nenio ante enm
feeerat ') e Plutarco (Mar, 12 cf. Veli. 2, 40.
Victor 56), aggiunge: ' Altera utra opinione pro-
bata statue ndiim erit calceas patri e io 6 (nam
puniceoB ab interpolatore proflcisoi vidimus) con-
iunctos esse cum habitu Iriumphatorum, quo-
rum de oilceamentis praeterea ni fallor notitia
nulla ad nos pervenit; similìter in lege Banlina
(v, 4) iunguntni cum praeteita soleae. Comme-
morator calceas patricius apud Fest. p. 142:
muUeos genus calceorum aiunt este, quiòits re-
ges Albanorum primi, deinda patricH s«n( wi
et Seneoam de tranq aii 11 *• qui in insigni-
bus dignitatis numerat pjaHextam et augurale
et lora patncia «-t Z nar 7 <t p 32 Pnid de
plebeiis Tùv xs'^i"^ nputoiros nÀ^v rt;f aeaopa
aiXfias «ni m'iuf icQomyaiv tioi taiop ^{le jf of
toig SvnaiQidai^ratiteipe^oyTioi «i evvnoóijiiaiiav
ourfff roti yg evncrQi&iiiciH inoétjfiuia iiaiiya
Xm r<i eneìÀayii lot» luaiiiov xiu tu lun^ roi
jgH^untos ej-EJtooutji to ly ex lavjiay ioxotfy
«no xmy cx«to. «.J(.m ,<o. xar . jj-h, 90^?,
ailyjiav xatinai Cf Ijdus de mag 1 17 et
Beckerua in (lallu 3 p 133 Oinnino mullens
Benat rum et migistratuum patnciorumque in
aiimmi re idem videtur fuisse totusque {bverauB
acalceoprivatuTum s ilicet ut a toga communi
diffcrt t(ga senatorara magislntuumque trium
pbaliumque vironim adsumpta purpura ita mul
leua ruber fuit calcens niger albusve Praele
rea veru ut senat ree in tof^ clavum habebant
e purpura magistratua praeteitam triampha
tores togam es luro et purpura totam ita mul
leum aenatonum minus inaignem fuisae arbitror
Eolea inagistratunni denique comgias lunulam
qae eboream non permissaa esse nisi patnciia
solis cf Mommsen, Staatar. V p. 459, 3 p. 21 7. Nel
l'editto di Diocleziano * de pretiia rerum ' (C. Ili
p. 833), sotto il titolo de caligis si legge;9, 7:
Calcei patricii {denarioa) centam quinquaginta,
laddove immediatamente dopo, caticae senalorum
(dsnarios) centum e calicae equestres (denarioa)
sepluaginta.
CA.LVKVS(aercu\iS:el-J{aiitera).--C.YUl
2426-2515, — EB, 5, 705. 705'; 7, 362. - Una
delle oasi della Numidia, sulla via tra Lam-
baesis e Bescera, ad occidente dell'Aurasio (Tab.
Peutìng 3. 5), dalla fine del secolo II e princi-
pio del ni sede di milizie dette nvmeri Pal-
mirenorum (C, VIU 2486 ( = EE, 5,705),3502,
2505, 2515. BE. 7, 362), comandate da un proc-
positus, centurione della legione III Augusta,
Non era ordinata a città, e delle iscrizioni una
sola (2496) accenna ad ineolae. Alcune di esse
son dedicate a Hercules sanctus (2496), Malag-
GAL 25
belva Augualm (2497), Mercurìus (2486), Ider-
cutÌus et Hercules (2498), Neptunus Augustiu
(EE. 7, 362), Silvanus Auguatua (G, 2499).
MoMMaEN, C. I. Lat. vili p. 278. 280,
CALCIAMENTUM. - L'editto di Diocle-
ziano " de pretiis rerum - ,C. Ili p, 832) sotto il
titolo de curis bubulis ha (8, 7) ; Idem conftc-
twn ad aoV^e\anda caleiamenta (denarios) aeptin-
gentia quinquaginta. Cf, Ciò. Tusc. 5, 32, Plin,
nat, hist. 28, 4, 38, Colum. 12,3 etc,
CALCI ATOR.— Iscrizione urbana C. VI
3939; M.Lioivs Aag{ìistae) l(iheHus) Menophi-
lua calciator. Cf. Varrò 1. 1. 8, 55.
CALCULATURA (ars).-Nel significato di
ragi neria coraputitteria non ricorre che in una
lapide dulia Germania {Ifeukausen) OH, 7220 ;
Lupulio Lupsr doclori artis ealculaturae etc.
Pm coniane inrece e anche nelle lapidi
Calcnlator nel senso appunto di ragioniere,
computista (la id ong 1 3. Martial. 10, 62, 4 Dig.
38 1 7 cf 50 8 8 etc): C. V 3384: P. Cae-
tiltìis Elpaplk]roiitua VI vir Aitg(ustalis),
cai ttìator etc — XIV 472: D. M. Melioris
calculutoris siwtt ann(ia) XIIJ. Hic tantae
msmoriae et acienttae fait ut ab antiquorum
memon{a\ usque in diem finis suae omnium
tttuloa superaoerit amqula autem quae sciebat
iolumin[e\ potius quam titulo acribi potuerunt,
nam, eommentanoa artia suae quos reliq(u)it pri-
mus fecit et solua posset imitavi. . . . Sex Au-
fuitiua Aqreua vemae suo praeceptor [i\nfeliHa-
amus fectt etc (a 144 d. Cr.?).; — EE. 5,426
= C VIII12Q0 2 CaeXa'-Ìs)n(oatrÌ)ser(vo)
[ialcu]latori etc
L editto di Diocleziano ' de pretiis rerum '
(C m p 831) sotto il titolo de aeramento ha
(7 67) Calcuìatort in singulis pueris men-
alruos {denarioa) aeptuaginta quinque ; e più
innanzi (7, 66): magiatro institutori litterarum
iu singulis pueris menatruos {denarios quin-
quaginta) Cf. Cod.Iiist. 10,52,4. — Sai coiea/io
sassolini naati per contare v. Marquardt, Pri?atl
p. 98 segg. Bliimner, Teohn. 4 p 490, 1
CALDARIA (cella). — Cosi è chiamata
anche in una lapide di Falerìi (cf Plin epist
5, 6. 26. Vitruv. 5, U (10), 1) una delle parti
delle terme destinata al bagno caldo C, XI
310 cellam caldar[iam pec(unia) sua feeit'] G
Mummius etc. — Su un'altra di Aubuzza, nel-
l'Africa proconsolare, ricorre pure la foiraa del
pari usata (Senec. eiiist. 86, 11. Cels. 1, 3) di
Caldariiim— EB. 5, 1261 = C. Vm 16368:
vaganicu{m\ et portic(um) el caldar^ium) et
chartem sum omnibus omamèntis a solo a(ua)
piecunia) fec{it), o anche calidartum, come sì
legge iu una lapide della civitas Lingonum nella
y Google
26 GAL
Gallia (RA. 1890 II p. 32) ; caU[daritim cttm orniti-
bìis s]uh ornamlentis s(ua) p(ecunia) piosiut).
CALECULA, — Città dell'Hispanìa. nel
eonveiitus Astigitanus (Pl'n nat h' t 3 12 Cai
licula ci. Ptol. 2,4,11 kai; A ) EE 1 293
a [Anrtìius Sev[e]ru Cai ulen an{ um)
LXXK etc. Cf. Hub
CALEOONIA. - Br tano a
CALEFACENSES - Horrea
CALENDAE - D es
CALEMDARIUM (coUe^ un) -linai
pide d'Aeso, nell'Hisp naTn nn h h
Val{eTÌo) L. fil. Gal{ ) Fa nt n li l
qui annona /rumenta a npt pi b m d u t
et ob alta menta e\it» oli g a Aal da u t
idnaria duo eivi grat m p u ( (t n
4 168) Il titolo è sing la nd il n
gottnra del Mommsen ( ) sa bb
detti questo collegio gì altr d iita a
quanto solerano nuni ali al ni ali d
di ogni mese
CALENDARIUM — È il registro dei pre-
stiti ad inferisse nel t[uale sono inscritti cosi i
cipitali impiegah a fritto i ^enora investiti in
stipulazione come gli ar caria nomina, cioè
mutui e depositi (Gai 3 131 132. Dig- 13, 5, 26),
con 1 aggiunzione del termine della restituzione e
degl interessi quindi anche le lestituzio ' t
td j pagamenti di juelli (Dig 33, 8, 23 p 40
7 40 4 cf Voigt Uebet die Banqu d
die Buchfuhrung der HOmer Abhandl. d à li
Gesellsch der Wissenecli 1888 p. 530). E t
il 1U0 nome dalle kalendae che erano i t
pel pagamento di quelli (Marfcial. 8, 44 11
u centam eiplicintur paginae Italendarnm "
cf Marquardt btaatsverw 2'p, 60). Uno schiaro
eraperreg la incaricato di tenerlo (Dig. 13, 1,41;
15, 1, 58, 33. 8, 28 pr 40 7 40 4)- e che
egli siasi chiamato procurator sembra r sultire
da Seneca ep. 14, !8 " rat ones ac p t forum
conterit, kalendarium Ter at fit ei dom no prò
curatori. Le iscrizioni per o oflr no esempio
di un sif^tto procnratore ( 1 preteso p oc(wator)
Mfilendarii) della lapide presso don II 24 è un
procittrator) k(astrem»i) = C \I 8511) In una
iscrizione lammmistrattre è detto vilicus ca
ìendar%t (C in 4152 Gemo candtdat[orum)
Venlert) Vtct(iict) Daphnui, col{oniae) Saianae
vildcus) kal(endam) Septimiam etcì doie non
si riconosce be il kalendanum Sepfiraiannm
sia j1 libro censuale di un pairim nio privato o
Infatti tanto i capitaìisti pnvati quanto i
oomani per non liBCiar senza frutto in cassa il
loro patrimonio solevano investirlo ad interesse
con persone solide contrj garanzia o pegno
GAL
che generalmente consisteva in terreni. E i nomi
dei debitori e fideiussori, l'esatta indicazione delie
garanzie, i termini ed i pagamenti degl'interessi
an g' t af "n un kal d "un I mun'
a e an tal Ita p ù al nda C 1 guan 1 u a
ti ri e a n legat n ap tal n un de-
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tn n HS DC ha pu dalla m de roa ttà
(Op t 38) N Ila f a gn a pu e e
p g 1 1 d 1 tt kal da um S pt m an m
(t m 4152 f C \ 746« ti ato kal nda o-
rum retp(ubhcae): X5654: curator kal{endarti)
novi; 5657: cur{ator) kl_alendarii) arce: le duo
ultime sono di Fabrateria vetus). L'amministra-
zione dei calendarii municipali era certamente
affidala ad uno schiavo o liberto, che, come si
è villo, poteva chiamarsi viUcus o procurator.
Soprai nten de va poi al calendarium un magistrato
dir d' q tia(Frag. Vai 187), che sovente
è d t Uè iscrizioni. Egli era talvolta
n m n t IH mperafore(C. IX 1160. 1619; X
416 4584 Gì 3451. forse perchè questi era in-
te t 1 p trimonio municipale; d'ordinario
la n m a (f snlla proposta dell'orbo ?) spet-
t a 1 g atore della provincia (Dig. 50, 8,
12, 4: " item rescrlpsernnt a curatore kalendarii
CButionem exigi non dehere, cum a praeside in
inquisitione eligatur "). Indire questi aveva il
diriito di invigilare sull'amministrazione del ca-
len knnra (D g 22 1 33 pr i si be e collo-
Cdtae sunt pecuniae pubi cae n «ortem nquie-
tal deb tores non debenf et mas me si paiient
usuras si non parient pr s\ cere rei pul Hcae
secuntati debet praeses provmciae n Ivi § 1 :
u Praeterta prospicere debet ne peouniae pu-
blicae credantiir sine pignoribua idoneis vel hy-
pothicis 1 n luogo è tratto dal libro di Dlpiano
de Citi at reipubl., e perciò da Marquardt (Staats-
sverv 1 p. 163) è riferito a questo ufficiale; ma
non VI 6 ragione per non credere che in questo
scritte Ulpiano abbia trattato anche del curator
calcndarii. In ogni tempo aveva quindi il di-
ritto di esaminare i registri dei conti municipali
(Plm ep. 47. 48 [56. 57}).
La cura calendari! era un munus personale
(Dig 50, 4, 18, 1). Se per esso vi bisognasse una
speciale qualificazione, non si sa. Ad ogni modo
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iB di Arretium (C, XI 1847)è espressamente
fatta distinzione tra il curator kalend. e il cu-
ratorrei puèlicae VetulDneiiBiiim, e così pure
C, IX 1619 frali curator rei pubUcae Aeclano-
rum e curator halendarii rei publir.ae Kanvr
sinorum (ef. C. X 1236). Il curator reipaUicae
era epefiso dell'ordine senatorio, laddove, per
quanto sappiamo, lo stesso non era il caso del
curator kalendarii.
È notevole il fatto, che euratores kalendarii
si abbiano soltanto in Italia, compresa la Gallia
Cisalpina e la Sicilia, e nella Spagna. Lo Hecht
CAL 27
( p it p 2f>) traf dalla legge di Costantino (C.
Th d 11 11 l=sC lust 11 32 2) cheanche
Africa TI fu un curator kalendarii in quanto
h questa legge è contenata in una costituziun*
d tta ^d A Vennus il quale come È noto, era
o dell Africa Ma la costituzione è del 30
g aio 314 e Vermus era vicario dal 16 nov.
318 1 20 maggio 321 (cf Seeek Zeitschr der Sa-
j-Stiftung fur Rechtsgesch 10 p 210). E
s Ignora quale ufficio abbia egli occupato
Il nno 314 cosi cade questa congettura. Del
t nelle altre pruvincie d^UImpero non pos-
esser mancati siSalti curatori probabil'
m te portavano iti un titolo duorso che in
M a fu quillo di (t ) Dispon«ator Secondo P.
P (BH 10 ISb») p 572) e H molle (RA. 34,
187 p 349) m Grecia corrisponderebbero ad
gli iiQ}igtot<imtti CI che dopo un esame
d t tte le iscnziom a me sembri molto dubbio.
P contrano menta considerazione Upiniono
d 1 Momm^en (Inscr Neap Index s v curai,
l nd ) ihe M Anteiui M f Pap(tria) Resti-
t tus pr{aetor) luv(entutts) aediìis auqar, cu-
(<i.or) p(ecuniae) p{uhhcae){i; XI 3256) non
sia altro, che il curator kalendarii; e a,ncii6 aeì
curator pec(uniaej publ(icae/ ewigendae et adtri-
buendae (G. XIV 375) vede con ragione Homolle
(RA. 1. e] un ufficiale identico al nostro curatore.
Quando la cura kalendarii era conferita dal-
l'imperatore stesso, si considerava siccome un
particolare onore, che non soleva essere ohimesso
nelle iscrizioni. Il lettore vedrà da sé il resto
dalla seguente tavola; e a r nderla pili chiara,
abbiam posta la cura kalendarii in un'apposita
colmna, notando con una ljneetta(—) il posto che
essa occupa nella iene deglihonores e dei munera.
C. V 7468
Industria si ve Bc
dincomagas.
C. Neratius C. fii,
a n, C. pron., C.
abn. Corinelia) Pro-
cvlus Betitius Pius
Msirimllianua
e{que}) Romianus) eq(uo)
pub{licoì, q(uaestor) aer{a-
rii) p(ubtici) et ahm[ento
rum), aediliis), IJvir —
scrib{a) aedUltum) cur(u-
lium) ho>i(ore) usui , ab
imp{eratore) equo pubUtce)
honoriatu»), praef{ectm) co-
k{ortis) II Bracarauguìta-
n(arum), triò(unus) miUÌ-
tum) legi^onis) X Freten-
a{Ìs), a divo Traiano. . . .
donii donat{o\ praef(ectus)
al{ae) VII Phryg{um) -
qwaestor , I/vir quinq{uen-
nalisj.p{alronus) c{oloniaé),
flamen divi Hadriani, cu-
rator operum puhl(Ìcorum)
Yenuiiae datui ab divo
Hadriani -
curator kalendariorum r
p(ublicaé).
cuHator) kaU.endarii) Fa-
braternor{uwt) novorfum).
curat(or) kal{endarii) Nola-
norum datus ab Ìmp(erato-
re) Antonino Aug{u>lo) Pio
y Google
Q. Navius Q. f. Ser-
(ffia) Celer
Q. Noviua Q. filiu
Seì"g{ia) lucunaus
P. Ger{eUanui\P.f.
[Maec^ìo)']' luci^n-
dianwi]
C ? Vitalis
0. Odatius a f. Pa-
Hatina) Modestus
nilvir i{uTe) d{ieundo).
Illfvir q{uin)^{uennalis) ,
'(oniw) municlipiiì —
p(atronits) m(unicipii) —
omnibus oneri[b{u»)] hono-
rihusqu\e] perfunctus
e(?ui)) pubUUro) honor{a-
tus)] — prael/ectus) e ?
P.OtaciliusL.f.Pa-
l(atina) Rufus
P SeniUu{_s\ P. f.
FaHenta) Apri[[]i-
M. Aulius M. f. Al-
dec{w
) coi(oniae) Ha-
Min), ed iliì) Ili,
pref^ectm) Cast{rij nov(i),
Ilvir — praet. (^ praefe-
ctus) III q(um)q{uennatis),
curator muner(um) puòli-
((orurn) bis.
aupr, Ilvir i(itre) dlicm-
do). qiiaest(or] II, praef(e-
ctus) fabrium) Romae prae-
fiectits] cok(ortis) li Pan-
nonÌùr(um\ praefiectm) co-
h{ortiìì III Ityraeorium),
lrÌb(Tintis) miUitum) leg{io-
nii) !lìIScythic(ae),cur{a-
tor) rei plvùlicae) Aeeano-
r{um) -
saeerfdoi)..., ponti fex — ae-
dì.l{ii), pfaef(ectvA) Illlvìr,
Illlvir- i(ure) d{icundo);
pat{ronm), IlIIvir [i(urè)\
d(ieundo) II, qiuin^qiuen-
nalis) , /tam(en) perpetuus
divi Iladriani, ab eodem
equo publ{ico) honomtuì —
patronus mumeipii
Ilvir , q( uìn )qi uennalts ),
q{uaeUor) r(ei) piuòlicae),
q(ìiaestor) pec{ìiniae) ali-
me[>i]t{ariae)p(,ublicae),pa-
l(ronus) m«Kic[i|pt Caiati
, ■) Breucor{um),
q[mn)q{uennaUa) , quaestor
— patronus
GAL
kalendar.
curfator) kal{eHdarii) pu-
Mlici)
cur(ator] halendiarii).
[cur(alor)} kalendar{ii).
curator kal(endarii) Avi
item honoratus ad curam
kalendari reipiublicae) Ca-
nusinor.um) a divo Traiano
Parlkico et ab iinp{eratore)
Hadriano Aug(usto).
curator kalendari r
ctus a divo Pio.
[f:u]r(ator) kal[endarii) ma-
ioris et Clodiani et Èinu-
iciani].
curiator) ka[U\end{ariÌ) r
p{uhlicae) eiusdem,
curator kal{endarii) pub{li-
ci) CubuUemorum.
y Google
Olivieri, Mann.
G. Anti[us . . f. [Pa-
ìiatina) Ase{Um)
. . . Septimius L. f.
Tromtentina) Het-
C.StremproniuaC.f.
Pomp(tina) Bassus
Sex. Pitlfennitts a (.
Ter(etina) Salutar is
M. Luccius Valermi
Severas
IP. liaeyiius [P. /:]
Teìietina) lustm
Q. Obsequenlius Se-
Q. Spurùmn Q. f.
P(omptina) Quintia-
L. Dentusius P. f.
Pap[iria) A. Proco-
linus
patroKiiS munic(ipii) -
inivir q(uin)q[uennalh) ,
patiroHìis) mtin{ioÌpii) Fa-
lirat[eriae) vel(eris} — om-
nibus konor[i]bus et mme-
r?iu[s plerfunctus
quinq(icennaliciiii7) vir,m{u-
nicipii) FXabtaleriae) v(e-
terisj — cur(aCor) Form.,
omnibus muneri&us perftin-
ae[dilicia)p{otestate\pr(ae-
tor), Ilvir,q{mn)q{itennatis),
auguf, ewiator) reip{ubli-
cae) — , curalo»" mwieris
peqiuniae) AquilUanae II,
q[uaestor) reipub(licae) IH.
praef{ectus) coh(ortis) IIII
Galliorum) equitat{ae). tri-
HwMs) mil(itum) cohior-
tis) I mill(iariae) Vindeli-
c[orjim), prae/{ectus) alae I
Pannonior(v,m] — , cìirat{or)
templi et arcae Vitrasianae
CatenuT^um) , fiamen divi
Troiani. Ilvir, qfnaestor)
III, patr{onuì) coì(oniae).
Ilvir, aed(iUs), q{uaestor) —
- laudabilis munerarius
Augiustalìsj Pisis -
eq{uo) pitònico), Laur{em)
Lavin{as), aedil(is), I/vir
— cur{otor) rei publ(icae)
Vetulonensium.
CAL 29
curiator) kal(etidarit} {^Cit-
bulte^rinoritim)? eleeltua ab
imp. Se]vero et Allottino
piis fet\ ' * ■" • '"
(;(«s(ts)].
ict(ia] A[U3-
(or) k{alendarii) a
cur{ator) kal{endarii) novi
\cur. kal. ] iani . . .
[eodemque tempore f] curia-
tor Portemis kal(endarii)
curifitor) kal{endarii) Flo-
rentinor(um).
curat{or) kalend{arii) pie-
bKis) Arret{Ìnae)
curatior) kal{endarii) Ti-
fernatium datus ab imp{e-
ratoribìis) Severo et Anto-
nino Au^(,u>tis).
IlIIIIvir Atigimtalis). car{ator) kal{endarii).
q(uaeator) cQl{oniae), aed(i-
tis), Ilvir, fiamen divi Au-
gniti), curiator) annonae,
curator munerit publtci —
q(uaeìtOT), Ilvir, q(uae>tor) curator kalendar{ii) peeu-
alimentoiium) — ,patronns, niae Valentim n.iJS. DC-
Vlvir AìigiuUalis)
y Google
Tiibus honorìbui funclus curalor kal[eniarii) Ame-
datus ai optimo
mimo mp(eratofe)
■u n ?] {curatori haUendarii)] >
[ v] (ator) peci n a ) an
n{onae) — patron(iiS) VI
• k]aHendarii) r(ei)p{u
ae) Ameriinorum).
Oltre a queste notiz e ep frrafiehe nell font
letterarie sono ricordai 1 calendar u n d Cades
(Paul. fr. Vat, § 187) e quello d B bracte (Eu
men. Gratiar. actio Con tant n Aa<' I\ a 311)
cher. Heidelberg 1863. —
CALENTES (aquae). — v. Aqnae p. 575.
CALES {Calvi). — C. X 4631-4716. 8378.
8379. — EE. 8, 526-560. — Città delia Cam-
pania, sulla via Latina, tra Casiiinum e Tianum
Sidicinum (Strab. 5, 3, 9 p. 237. Tahul. Peuting.
6, 3), nel territorio degli Aumnoi e nella' re-
gione I Augiistea. Quanto alla forma CaUs, co-
mune anche nelle lapidi (C. I. 15. 21. — VI 1368
(= XIV 3993). 2382 b. 1. I4I9. — Vili 7049. — X
4647. 4653. 4873. 8054, 7. 8056, 2. EE. 4, 834),
si ha pnre Galenum (Plin. nat. hist. 3, 5, 53),
e Cale (Sii. Ita!. 12, 525 cf. 8, 514. Tah. Peu-
ting. 1. e.). Alleatasi coi Sidicini contro i
Romani, fu da questi vinta e assoggettata nel-
lanno 419 u e (Acta trnnph C I p 455)
M Valer us M f M n Cor us II! eos IV
an{no) CDXIÌ X Id b[us) Ma t( s) de Galene »
cf Lv 8 16 I onjs 1 15 fr) Nel! an se
guente v fu ded tta una colon a lat na (L v
1 e Veli 1 14) un ca ella Ca pan a e da
ali ra fu sede d tin joestore sped t da B
ma a reggere quella re^ one (Tac ann 4 27
ci Mommsen Staatsr o* p 557) Presa Capaa
nella gaerra Ann bil cì vent e nque senat n t
fu n mandai n custodia (L v 26 14 seg")
in generale è d^l ant eh r cordata ns eme
n TeanuniB ccomeìapnnc pale e ttàdellaCam
pania {Polyb. 3, 91. Cic. de leg. agr. 2, 31, 86.
35, 96). Fu anche una delle colonie latine, che
nel 545 u. e. rifiutarono il contingente militare ai
Romani e ne furono punite {Liv. 27, 9; 26, 15).
Ebbe la cittadinanza Bomana dopo la gnerra
sociale e fu ordinata a municipio (Cic. de leg.
1^, 2, 31, 86; ad fam. 9, 13, 3. Lih. colon, p.
232): solo alla fine del secolo III ebbe diritto
di colonia, come è chiamata in una lapide ur-
bana (C. VI 1419). Era inscritta nella tribù Pi>
blilia (C. TI 2382 J, 1. - X 3910. 4655. —
Mostrai — Censores (4633. 4662. 4663) o
quali orv r tur d cundo (EE. 8, 531), quat-
t to qu nqueìmales ture dìcunio (8910) ,
qiattuoTV T qu nqu wnal s (4641. 4644. 5654),
quattfiorvtn (4653, 5. bi), praelores (4651);
duoviri {4631, 12 ; da quando divenne colonia); —
praefectus (3910); ~ aediles (4631, 13); —
flaaesfocej {4631,11. 4658) ojMiiffsJo»' rei publicae
3910); quaestor aiintenforam (3910); — caratar
coloniae (C. VI 1419), curator Calenorum (C.
VI 1368 = XIV 3993), curator civitatis Cale-
norum (C. Vni 7049).
Munera e ofBciì secondarii. — Legatus (4658);
curator opemm publicorum (3910); curator viae
Falernae (3910); curator templi et arcae Vi-
trasianae (4783); — scriba (4643, i»); servus
actor reipublicae (EE. i, 834); publicus {4687).
Cittadinanza e senato. — Municipium {4641.
4648), muniapes et incolae (EE. 8, 531), co-
lonia (C. VI 1419), res yuWica (3917. 4643, M.
4654); — senatus (3917. 3923. 3934. 4637. 4638.
4648 4650. 4651. 46.54, 4658, 4659. 4667; in
senalum cooptatm 4649) consc pt (4643, 21) ;
Orio (4643) àecur es (3919 EE 8,532); ho-
noratus decur onal bus ornament s (4659 ; oma-
ment i 4643 is)
feacerdoz e Angustab — Aìljur (3919),
fianend % August (4641) mn stri Mentis
Bonae (4636) — sev ri Augustales (3919. 4645.
4646 4647 4661 8379) Augu. tales (464S, 20.
4653 4659)
CoUeg — Colleq um entonar orum con un
quajlator et patronus (3919)
Patr no - i Aufelltus Rufus (4641).
D V n ta — Apollo (4633) D s pater (EE.
8, 529), FortUJta (4633), Lar Augusti (4634),
Mater magna (4635), Meni Bona (4636).
Mommsen, C. I. Lai. S p, 451.
CALIDAE (Aqiiae\ — r. Aqiiae Calidae
p. 575,
CALIGA. ~ Nell'editto di Diocleziano ' de
pretiis rerum ' (9, 5-1 1 C. HI pag. 883) il nome ca-
liga 6 usato in generale per indicare tutte le spe-
cie di calzari; sicché nel titolo rf« caJtjissono com-
presi anche i calcei patridi (9, 7) ed i calm]pagi
mÌUtare>{9, 11), oltre alle altre specie v<
indicate come caligae : caligae senatorum (S
y Google
CAL
{dmarioi) centvm), equestrei (9, 9: (denarios)
septuaginta), muliebres (9, 10: pa[r] (denanos)
iexaginta), primae formae mulionioae sibe ru-
stica (SS} l (dna ) CXX)
milita (<» 6 l b {l ) tu )
Solo p n 11 It d p q li d
oarr tt t d q 11 d Id t d b-
arp rat p t
t 11 1
t 1 1
tava 1 i t ff
dira It h d {I 3,247, 16, 4 J b 11 J d
7, 3. Plin. nat. hist. 9, 17, 69; 34, U, 143. etc.)
e legate con molte slriscie di cnoio (Nigroni,
Dissert de caliga veterum. Lindenschmidt, Tracht
nnd B waff ng ta VI 1 S hiller, Kriegsalter-
tUin n 11 H ndl» d lila> iltertniBB-wissensch.
IV, 2 p 7'!9 f Catt BM 1887 p. 53). Qneata
spec di p p dei soldati e dei
centu n 16 l j ni ava anche il aer-
vizionilfair (Sub t 17. Plin. nat hiet.
7, 42 135 f 1 1 d nn graffito del-
l'escubt <i gli C VI 3035: o/eum in
caliga- d l g rabra essere gli stessi
soldat gr g )
CabgatnB nelle lapidi e il soldato, in oppo-
sizione aiVeoocatus: Sex Atusius Sex. /il. Fa-
bia Roma Priscus, evoc(atus) Auif(usn}. primu.t
omnium aram. Tiberino posuiC, quam calìgatus
voverat )C. XI 3057); Pup. Flaccm evoc(atuH),
5(bO vixiif' aninos) LV caKiffalas) XVIII etc.
(C. XIV 2888). Cf, la forinola
In caliga militare nelle lapidi seguenti:
C. VI 2440: Diis Manibus L[ucii) Naevi Mu-
di) /Xilii) Camelia) Paullini emc{ati) Aug(usti) ;
Tuilitavit in c(o)ko{rte) I pi\aett>rid), equea,
opCio equitum, cornicular(iusì tribuni ; militavit
in caliga ann{ii) XVI, eoocatus fuit annuii)
HI etc. ; — IX 5840 : C(aio) Oppio C(aio) /litio)
Vel{ina) Basso (centurioni) leg(ionis) IIII
Fl(aviaé) Fel(icis) et leglionis) II Tt(aianae)
For(tÌs), svociato) Aug(usti) ai ac(tÌa)fori, b(ene-
/iciari) pjiaefecti) pr(aetorio), militi) eok(ortis)
IIpr(aetoriae)etcoh(ortium)XIIIetXIV urbta-
narum), omnibus officiis in caliga functo etc,
i qnali of^cia nella lapide 5839, dell'istesso sol-
dato, sono specificali cosi : sigmf{er), optio, tesse-
(rarius) coh(ortis) II pr(aetorÌae) ; — III 7108:
7\itits) luUus T\,iti) f(ilius) Foltinia Paternus
eoocatus Aug(usti) militavit aninos) in cal(iga)
XVII in eal(iga) [sic, leggi: evocatus\ VII;
-IX 5647:. . . . [vm]ni ko[nore in} caliga [fnn-
cto ?].
numerus callgatornm o militnin caliga-
toram è detta !a plebs, divisa in 16 decurie,
del solo collegio dei fabri tignnarii di Ostia, in
opposizione agli konorati ed ai decuriones: C.
XIV 128 {=YI 1H6J: Imp{eratori) Caes{ari)
CAL 81
C- Valerio Dìocletiano (a. 285) konorati et
decurion{es) et numerua miUtum caligatorum-,
IGO : P(ìiòlio) Bassilio P^ublii) fiUo Crescenti.,
numents caligatorum decKriar{um) XVI colle-
g{i) fabrum tignuariorum Ostis etc. ; 374 : Jfarco
Licinio Privato . . . magistro quinquennal(i) col-
legi fabrum tignuariorum lustri XXVIIII et
decurioni eiundem numeri decur(Ìarum) XVI....
univeraus numerua caligatorum collegi fabrum
tignitariorlum) Osliens(iìim) etc.
CALIGARES (tormae). - La forme dei
caJzolaì sdbù ricordate nell'editto di Diocleziano
« de pretiis rerum » 9, 1-4. (C. UI p. 833): de
formis calivaribus: formoe calicares maximae
(denarioa) centum ; formae aecundae mensurae
(denarioa) octaginta ; formae muliebrea (dena-
rioa) sexaginta ; formae infantiles (denarios)
triginta.
'CALIGARIUS. — È il fabbricante di ca-
ligae (Vita Alex. Ser. 33. Firmic. Mat. 3,12;
4, 7). Caligarii ricorrono in una lapide urbana
{C. VT 9225) ed in alfie dì Aquileia (C. V 1585),
Vcrcdlae (C. V 6671), Teate Marrucinorum (C.
IX 3027 ; sutor institor ealigarius), e forse
di Aqujnum (C. X 5456). Sutor caligariua fi
detto anche C. Atilius G- f lustua della iscrizione
di Mediolanum (C. V 5919), sovrapposta al ri-
lievo rappresentante il calzolaio in atto di cu-
cire una caliga con entro la forma, raentro una
altra fonna e la lesina stanno snl suo banchetto
(LabuB in Rosmini, Storia di Milano 3, 133'
Cf. Gatti a proposito del monnmcnto C. lulius
ffelius sutor a porta Fontinale, che deve essere
stato pure un caligarius per la calig'a rappre-
sentatavi BM. 1887 p. 53). BlAmner, Techn. 1 p.
272; 4 p. 522).
CALIGULA (C. Caet^ar Germanicus) —
Nacque da Germanico e da Agrippina il 31 Agosto
dell'anno 12 d. Cr. (Suet. Cai. 8 cf. Fasti Vallenses
C. I p. 320 = VI 2298 : Prid. K. Sept. : Nat(aUa)
C. Caesaris Germanici. Fasti Pighiani C. 1 p. 326
= VI 2300 N t(l ) G m ()) d
Plm 1 Amb t t T d
Ltirtl Ib dglttpb-
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t h gì 1 p ri gì d d I
p m A C Ig l {\ an 1 41 69 D
Gas 57 5 '^ t C ) h U t n gì è
masto, benché egli piii tardi direnuto imperatore,
lo considerasse siccome offensivo (Seneca, de conBt.
18). Accompagnato nell'anno 17 suo padre in
Orienta, visse poscia presso la madre, e, quando
questa fa relegata, presso Livia, di cni disse
Hosteciby V:i
oogic
p^^
32 GAL
l'elogio fnnebre (Suet. 10 cf. Tao. ann, 5, 1),
e infine presso l'ava Antonia (Suet. 1. e).
Dall'odio di Seiano lo salvò e l'essere stato
edncato da Tiberio e il favore ohe godeva presso
il popolo siccome figlio di Germanico (Dio Cass. 58,
81. Nell'anno in cui fu ucciso Seiano (31) fu fatto
p ntefice (D'o Cass 18 7 8 cf '^uet Cai 12)
dae ann dopo augure {b et 1 e ) e questore d
venne nell s esso anno 33 {D o Casa 5(5 23)
quando ali età i 21 a no oh an ato da T b r o
a Capn assunse la toga v r 1p e dep se la barb
(Suet Cai 10)
^ eee q nd e n T b r o no trando d d
ne t care la sorte d sua madre e de s ui fra
teli devot al sovra o n modo li dai ncea
e one al detto attnbu to ali oratore Pass en
Keque tneharem vnquam serms negue deteno
rem dommum fuiìse dandosi a crudeltà e stravizi
(Snet Cai 10 U Tac ann 6 20. Vict. ep. 3),
si che Iimperatore traaltr) dicevadi lui: exitio
suo ommumque Caium vweTe (Suet. Cai. 11).
Per assicurarsi la successione al trono cui
Tiberio sfesso gli davt motivo ad aspirare (Dio
Cass 58 23 cf 8 Tac ann 6,46), sedusse la
moglie di Maero prefetto del pretorio, Ennia
Naevia promettendole di sposarla qualora fosse
^unto al potere e guadagnajidone in tal modo alla
propria causa il manto (Suet Cai. 12. Tac.
ann. 6, 45. Dio Cass 58 28 Philo legatio 6)!
Quale parte abbia avuto nella morte di Ti-
berio, non si sa; meno dubbio È che una ne abbia
avuta. Secondo alcuni gli propinò un lento ve-
leno; secondo altri gli rifiutò il cibo dnrante
la malattia, soffocandolo infine coi cuscini fSuet.
Tìb. 73; Cai. 12. Dio Cass. 58, 28. Tac. ann.
6, 50. Oros. 7, 4).
Accompagnando a Roma il cadavere di Ti-
berio, Caligola, il figlio dell'adorato Germanico,
fu lungo tutto il viaggio festeggiato da un im-
menso popolo, ed entrato in Roma trionfalmente il
28 Marzo, trovò straordinarie accoglienze (Suet.
Cai. 13. 14. cf Atti degli Arvali C. VI 20'>8 e
A(.nte) d{iem) VK. Aprile»: \quod hoc die [C ] Cete
sar Augustus Oermanicus urbem inijretsiut est)
Tiberio, che era stato in dubbio a chi do-
vesse lasciare la snccessione del potere, indie
tanto Gaio quanto Tiberio Gemello, allora an
Cora adolescente (cf. Schiller p. 303), lasciando
ambedue eredi del suo avere in parti eguali (Snet
Tib. 76; Cai. 14. Tac. ann. 6, 46. Philo in Placo
3i legatio 4.5). E 18 Marzo Gaio fu appellato
imperatore dal senato (Suet. Cai. 14 cf. Atti de-
gli Arvsli C. VI 2028 e: A{nte) d{iem) XV K.
Apr.: quod hoc die C. Caesar Augustus Ger-
manicu» a senatu Ìììtper[ator appellatus est],
rifiutando gli altri titoli che gli si offrivano (Dio
GAL
Cass 59 8) Si conservano due documenti che si
nferiEcono alla sua assunzione al trono i gin
raraenti cioè fatti in quell occasi jne dalla città
di Assus (Pipers of the arch inst of America
]8'^2 p 13^) e da quella di Aritium vetus (C
II 172) Egli ottenne jer pnma cosa che il senato
cassasse il testamento di Tiberio (Dio Cass. 59,
1 Suet Cai 14 Zon.U, 4, p. 447), e per Ti-
beno Gemello provvide così, che, quando vestì
la toga V ni lo adottò e lo fece princeps in-
e tu s (Suet 15 Dio Cass. 59, 8). Propose
beni la con aerazione di Tiberio, ma per Top-
po zone del senato, non v'insistè ulteriormente;
f ce ani tralaec are il giuramento negli atti di
lu (D Cass 5 3. 9).
Tenuta 1 orai one funebre di Tiberio, nella
quale apparve evidente l'intenzione di ricordare,
più che lui. Augusto e Germanico (Dio Cass.
59, 3), portò solennemente a Roma le ceneri di
sua madre e di sao frateiln Nero (v. Tiberina),
che fece deporre nel mausoleo di Angusto (Snet.
15), rinnovò nelle monete e nelle iscrizioni la
memoria dei genitori (cf. C. II 172. CIG. 1301.
2452) e dei fratelli, ne fece solennizzare dagli
Arvali illoro giorno natalizio e cancellò le accuse
contro la madre ed il fratello, punendone gli ac-
cusatori e facendone tumare dall'esilio gli amici.
Inoltre volle che il mese di Settembre d'allora in
poi si chiamasse Germanicus (Suet. 15. Dio Cass.
59, 3 cf. le monete in Cohen 1, Geim. 2-5;
Germ. et Cai.; Agrippina 1: Agrippina M(arci
f{ilia) mat(er) C. Caesaris Augusti \ s. p. g. R.
memoriae Agrippinae-, Agripp. et Cai. 1-7 ; Nero
et Drnsus 1-8) ; a ciò sì riferiscono le monete
nelle quali ricorre il motto ;)Ìe(as, che egli estese
del resto sino a M. Antonio, riabilitandone la
memoria (C. VI 1364. Mommsen, res gest. p. 180.
Dio Cass, 59, 20, Snet. 23), In questi primi tempi
non si vergognò neanche, come avvenne pili tardi,
della discendenza da Agiippa, che è menzionata
nella lapide di Agrippina C. VI 886 ; però la mo-
neta che dice Caligola M Agrippae nepos (Cohen
1 Cai 31) può essere stata coniata a sua insi
puta Quello per' che snb {o in lui si rileva è
il fatti che evita il chiamarsi nipote di Ti
bene non cos invece pronipote di Augusto
(v sotto cf Cohen Cai et Aug p 244)
Fece jure conferire aliava Ant ma il titoli
di Augusta e tutti gli non e i privilegi che
aveva avuti Livia (suet Cai 15 Dio f aas 59 ?
/on 11 4 p 447 cf AugUShiB) alle sorelle
attribuì gli onori delle Vestali (Dio Cass. 59, 3)
e nomina per la prima volta console Io zio Claudio
(v. Claudina),
Il principio del suo regno si segnala per
l'opposizione a quello di Tiberio e per l'osten-
y Google
GAL
tata concessione di libertà ed amnistie; cosi si
spiega il pileus lihertatU clie si scorge sulle
sne monete. Cacciò dall'Italia i delatori, abolendo
i pToceeei di lesa maestà, graziA i carcerati e ì
gli esiliati, concesse ai magistrali libera giaris-
diiione, togliendo il diritto d'appello all'impe-
ratore, introdusse un'altra volta l'elezione comi-
ziale per le magistrature repubblicane, distinse
i poteri del senato da qaelli dell'imperatore, ri-
conobbe l'obbligo di presentare i resoconti delle
spese pubbliche, permise un'altra volta i sodalizii,
introdusse una quinta decuria di giudici, am-
mise nel culto pubblico quello di Iside; misure
quesl«, che in parte durarono, ma per lo piò ce=
sarono sotto il regno suo stesso (Dio Cass. 59, 6 '^
20;60, e.SuetCal. 15. le.Zon ll,4p.449).Quan
do al 1 Luglio del 3S cominciò il suo primo oon
solato, egli tenne un discorso, nel quale biasimu
la natora tetra, lo crudeltà, l'avidità, i difetti
tutti insomma di Tiberio, promettendo di attenersi
all'esempio di Angosto ; siccbÈ il senato decise di
far leggere ogni anno questo discoreo (Dio Cass
59,7). La gioia del popolo era immensa, e non solo
a Roma e in Italia, ma pure nelle Provincie
E quando egli, pare in seguito agli stravizii cui
subito si abbandonò (Philo. leg. 2), cadde am
malato, tatti s'interessarono per la sua salute pei
la quale sì fecero in ogni parte dei voti {Suet Cai
14, 27. Dio Cass. 59, 8 cf. Fililo leg. 3).
Se non che, ora tutto cambia. L'idolatrato figli
di Germanico non si mostra più degno dell'aspetta
zione del popolo ; il suo governo oltre che dalla
sua naturale tendenza alla crudeltà ed ai disordini
è caratterizzato dalla mania dell' onnipotenza
che già i suoi contemporanei attribuirono id
infermità di mente, e dalle difficoltà finanziane
La sua natura era divina, e percib richiedeva
per BÈ, a Roma e fuori onori divini ; perfino
- sfidò Giove a decidere chi dovesse avere il d
mìnio del mondo (Jos. ant. Jud. 18, 7, 2; 1
19, 1, 1. 2.; 2, 5. Suet Cai. 22. Dio Cass. 59 28
58, 1-6; Philo leg. 11. Sen. de ira 1, 16. A
Vict. Caos. 3, ep. 3. Suid. v- s. rdiog. Zon 11
4. p, 448. 456 cf. Curtius, Beri. Monataber. 1874
p. 11 segg.). Sua madre Agrippina, diceva
figlia di Augusto edilulia: il suosangue q d
non aveva a che fare con quello di Agripp K
lui doveva essere permesso di avere rela
amorosa con tutte le sorelle, di vivere anz
Drnsilla in completa unione incestuosa (v. s tt )
Egli solo poteva giudicare, egli solo gode di
assoluta libertà (Suet. Cai. 29. 31. 33); a 1
solo spettava il permettere che s'innalzassero st f
a" viventi, e per poco non tolse dalle pubbl h
biblioteche Omero, Virgilio e Tito Livio (S t
34). Per lui i cittadini non erano che schiavi (A
n
GAL 33
Vict. Caes. 3. Epit. 3. Philo leg. 17). Chiunque
gli era d'ostacolo doveva sparire innanzi a lui.
Così Tiberio Gemello alla fine del 37 dovè lasciar
la vita (Dio Caes. 59, I. 8. Zon. 11, 4 p, 447.
Philo leg, 4. Suet. 23); così Antonia perdette
su lui ogni influenza, tanto che corse anzi
voce che per suo ordine morisse (Dio Case. 59,
3. Zon. H, 4 p. 447. Suet. CaL 23. Suid. s. v.
raiog). Anche il senato gli divenne sempre piìi
inviso, mentre cercava di salvarsi colla più bassa
servilità (los. ant. lud. 19, 1, I. Suet. Cai. 30.
49. Dio Cass. 59, 24. Seneca de benef. 2, 12, 2).
Né l'iiuperatore doveva avere obblighi con al-
cuno- Macro e sia m glie cui era debit re in
parte del trono dovettero morire insi me co die
figliuoli (loe ant lud 18 8 " Suet Cai 26
Dio Cass Sf» 10 Philo in Flacc lef, 6 6)
Ben presto trov modo li dissipare tutto
quanto Tiberio aveva ammassato Pag ai sol
dati alla plebe urbana ai privati i lasciti del
•iuo predecessore e di Lnia ed il dono alla
plebe non fatto quando ef,li assun e la toga
virile Ordinava ogni giorn banchetti <. spet-
tacoli sontuosi pei quali era appassionato fino
al punto da prendervi parto egli stesso <. ai
quali tanto più lo incitavano gli amici panto-
mimi corridori ecc (Suet Cai 18 Dio Cass 59
5 10 14) e prud gava doni a chiunque ne lo
richiedesse Prima insomma he fosse scorso un
anno i risparmi àiA governo li Tiberio erano
inferamente scomparsi (Suet Cai 37 Dio ' a-^s
59 3 Zon 11 4 p 447) Abolì pure la du
centesima auctioium (Suet Cai 16 Cohen 1
Cai 14 17 cf perii Jilommsen Zeitscl r ftìr Nu
raism 1 p 239) e per opere pubbliche spese anche
moltissimo Se i nuovi acquedotti (Suet Cai 21
Front de aq 13 Plin nat hist 36 15 122) se il
compimento del tempio d Aui^usto (cf Cohi^n 1
t 1 9) d l t tr d P mp 1 t
(S t 1 D C 59 7)
p ti t tt q 11 h
d d t ! (S t 1 ) 1 tt
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34 GAL
sunto i! governo doreva avere il n me li Pi
rtlia t[uisi Ifi'ic qucll delia tee iida f nda
iione di Eoma (Suet Cil 16) Ma 1p conseguenze
di qnesta amminietrizione dieeipatnce doveva,no
presto farsi sentire Eisorgono le condanne per
lesi maestà bis. per ordine imperialo che del ie
n^to (8uet Cai 37 Di Casa 59 10 16 8 18
Seneca de ira 2 S3 3 18 11 20) cominciano
le confische con o senza condanne a mortp e
q^uelle anzi ni nelle quali il compratore era
obbligato a pagare strior Imariamente 1 onore di
venire in possesso di oggetti già di propiieta
imperiale (Dio tass 59 U 18 28 SueL Lai
38) auzioni che dirette dall imperatore in per
sona si estesero pure alla dallia quando Roma
e 1 Italia furouj sfruttate Cuet tal 3Q Dio
Cass 5*^ 22) Sollevava pretese sulle eredità
de sui liti volle <iopra tutto i legati delle
perione ancor iivinti destinati al suo prede-
cessore poi lerelita dei centanoni che avevano
preso parte al tn nfo di Germanico indi quello
di tutti 1 soldati insomma ognuno fu obbli
gato a ncordarsi del principe nel suo testamento
(Dio Cass 51 15 Zon 11 5 p 451 Suet Cai
S8) Nel 41 mtine intr dubse alcune imposte che
lenivano a ricadere sni poveri lina sugli ani
mali macellati e sul macinatn la qvadfagesiMa
ntium quella di reniita ai che sugli operai e
perfino sulle raerttnci tutte tasse ler le qual
\ imperat re studiava ogni mezzo per far Cadore
la gente in e ntravvenzinne La sua aviditi li
raccogher danar 1 spinse perfiu) da uniate a
sequestrare i beni dei templi da,ll altro ad aprire
un li^inare di donne e fancmlli nel suo stesso
palazz (Dio Cass '59 28 I s ant lud 19 I isuet
Cai 40 41) \ erso i soldati si dimostr da princi
pio benevolo (cf Cohen 1 Cai 10 12) p scia ne
diminuì il soldo ed i ionativi Le illegalità che
commetteifa nel coprire i posti degli nlficiali e
1 aver voluto trucidare delle legioni perchè tanti
Bum prima s erano ribellate a suo paire (buet
Cai 44) furono atti che lo reser) invis cogb
altri cittadini pure ai soldati
B presso questi invero non poteva essere in
grande opinione Nel "/io intraprese una sptdi
zione m Germania dove si ^eo^ facendo una mar
eia ridicola e subito ne toIn^ senza avere nulla
concluso pur vantando le sue imprese ed i suoi
trionfi (Eutrop 7 12 2 Saet Cai 4S seg 51
Galb 6 Dio Cass 59 21 Zon 11 6 p 453)
Poi mosse contro la Britannia chiamato m aiuto
da Admmio figlio di un principi, di colà giunto
per sulla «piaggia del mare si ferm e fei^e
raccogliere dai soldati delle e nchighe Unii"
effetto della bui grande impresa si fu la sot
tomisBione d una popolazione della Normandia
CAL
I Menni Eppure per sett.- v Ite si fé e chia
mire imjerat re e pcrfin valeva gh onori del
trionf (Suet Cai 11 Jb 47 Dio Cass 51 21
22 Oros 7 5 5 Aor \ict taes 3)
Ne«s no essendo più si uro della vita (''en
cons ad Pnljb 32 4) vessati ricchi e poven
malcontente le legi nt eri naturile che si for-
massero delk congiure Sembra infatti che in
breve tempo ne sieno sorte pare chie (los. ant.
lud 19 1 2 Suet Cai 56 Dio Cass 59, 26.
Zot 11 b p 454) Tra esse la più pericolosa
fu q iella di suo cugino M Aemiliua Lepidus,
destinato a suo success re e di Cu Lentnlus
Qaetulicus nella quale mentre Gaio si trovava
nelle Gallie entrarono piire anche le due sorelle
Agrippina e Lirilla Drusilla essendo già morta.
Scoperta al 27 Ottobre dell ani o 3Q la congiura,
gb uimini furono e ndannati i morte le sorelle,
la cni vita scostumata egli pubblicamente denun-
ciò in senato relegate nelle isole del Ponto (Suet.
Cai 24 Claud 9 Galb f Dio Cass 59, 22.
Zon 11 4 p 448 6 p 453 %ea n qu 4 praef.
13 cf gli atti degli Arvah C VI 2029 d a. d. VI
K Nov [ex s t] ob deterta iffaria con-
iatila m C Caesarem Aug Germanu]ìtm Cn.
Lenitili Gae\tKhc%\^ Ed in questa occasione, come
sempre si mostrò un altra tolta la servilità del
senato Decisiva invece fu una con n ad gì' uffl
cial d 1 corjo alla quale prese p rt pu
più influenti dei liberti imperiai E pp ò
il24Ccnnao4I quanl Caio pp t d
intraprendere un viaggii jer lEgtt I un
corrid io del teatr caide per n di 1 n
ufficiali e specialmente di Cassi Ch h
da lui tri stato oftcso (los ant I d I<> 1 3-
15 Dio Cass 59 21 Zon H 6 p 4 5 g
7 p 458 Eutrop 7 12 4 loh A t h f gm
84 Moller 4 372 S let Cai 49 60) Il suo
cadavere fu trasportato di nascosto i egli orti Da-
miani e mezzo abbruciato appena più tardi fu
dalle sorelle tornate dall esilio religiosamente
cremato e sepolto Visse 29 anni di cui passò
sul tron tre anni dieci mtsi e otto giorni (Suet.
Cai 59) "^n qnanto segui dopo la sua morte v.
ClaildllIS II su nome i trovi abraso alcune
volte n^lle lipidi (C X 901 104 Bull de la
600 des ant 1885 2° livl
In Oriente Gaio con poco senno seppe di-
sfare quel] che 1 abile politica di Tiberio avea
fatt Già nel primo inu) the eri sul trono
noostitii I abolito regnj di C mmagene conce-
dendolo al fìgbo dell ultimo re Antiothus IV,
Epiphanes Magnua cai died.- inoltre la costa
deUa Cihcia e restituì i beni se lueitrati al pa-
dre per 1 importo di 10 ) milioni di sesterzi (Dio
Cass 59 8 Suet Cai Ul pin tardi perù gb
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di t t d l. \
fu che dovunque piacesse ai nemici degli Ebrei,
le sinagoghe divennero templi dell'imperatore (v
specialmente Philo, legatio ad Cainm) Ma non
basta. Pablins Petroniae, governatore della Syna
ebbe net 39 ordine di entrare colle sue truppe
a Gerusalemme e innalzare nel tempio !a statua
dell'imperatore. Mentr'egli spaventai» e mosso
dall'eccitamento dei Giudei, procrastinavaefaceva
delle rimostranze, il re Agrippa si recì) a Roma
ed ottenne infatti la revoca del decreto. Caligola
per^ e ni ò morte '1 governatore ma la sua
t guita ( I daea)
N 11 Tra I g m m pp e-
tt fmlttl d p pmo-
L mp t C h qui 1 1 al
d fan Ph talk fi 1 d ko-
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Ic flgl d Eh k p n ( Thracia) E 1 do
f n p gì Itr f t 11 a Po-
1 1 P t P 1 m d K tj 1 Ar-
m {r 9 1)
CAL
35
I ffl t le suo misure nell'Africa
Al 1 1 t ! 1 npero militare, rendendo
d d p d t 1 legato della Numidia {v.
Afr ca) C d da morte il re Ptolomaeua
d M t h m to a Roma nel 40, decise
1 in rj az 11 Impero di quel grande Stato
f d far Ih 1 pii tardi si potè effettuare
pi b II 11 a scoppiata dei Mauri (v.
Alan tania)
Gigi alt di statura e sproporzionato,
p 11 d d 1 t occhi e tempie infossate,
d 11 f t 1 g t a, con pochi capelli (Suet.
C 1 "i J F t rt mente d'ingegno, come lo
d m t 1 ! tiS nell'arte oratoria (Job
t J d 1 D Cass 59 28 =iuet Cai 53
S t ot) sieme di buon gusto che
p 1 p 11 pazzie era certamente
t h t d p t ome di corpo (buet Cai
50} 11 p p g e la sua vita più che la
pp t p
N m
App f Ila gens lulia per essere
tt Ipd dU gns riaudia adottato in
q 11 g mm p egli si dice luhus il qutle
m t elle sorelle e nella figlia
tt )
C t t t 1 si chiami G Cai-sar C
ni'12n 4=V SUO 18 = IXe078, 25 (tegole);
VI399I S996 4119(d 1 monumento diLivia); BH.
1881 p 23 ( p p to di giuochi istituiti a
C ) CIA. 3, 1284. Cohen 1 Cai.
t Tb 1 4 h
ce G m icìis, dal nome che al-
1 Dru t t conferito dal senato per
se ed i suol discendenti {Suet. Claud. 1. Dio
Gass 65 2 60 2) f Xn 1848. 1849 (ante-
riori alla sua assunzione al trono); — II 172
{giuramento dei cittadini di Aritium vetus a. 37),
C Caetar Augustm: C. U 4639 cf. 4640
{miliarii delh Lusitinia). 4962, 4 (in una se-
muncatro\ata a Corduba); — VI 4096 (nel
monumento di Livia) ; — GIG. 2452 (in una de-
dicazione fatta al padre Germanico) ; Cohen 1,
Germ 3 i, Germ, et CaL 5. 6; Agr. et Cai. 5.
6; Gal. 2. 3. 5-8. 10. 11. 20-23. 25. 26. 28. 29
57-59. 61-63; Nero et Drus, 2. 3; CaL et Aug.
6-8,
C. Caesar Augustus Germanicus: C. I p. 327
(Fasti Antiat, a. 39. 40 ; indicazione del suo
consolato); — n 4716. cf. 4717 (miliarii della
Baetioa); — VI 2028 (atti degli Arvali passim);.—
in 2882. 2976; — V 6641; — VI 5188; — X 796
(a. 37); — XI 3595 (in una dedicazione divae
Drusillae); — XII 342 add. (in una dedicazione
per la sua salute del pagus Matavonicus). 2331 (in
una dedicazione dell'a. 37 dei Eatiari Voludnien-
y Google
33
GAL
■es^ — XIV 2854 (Praenesfe: in una dedica-
zione alla Fortuna Primigenia per la sua 3a1ut«
ed il suo ritorno); — Papera of the arch. inst.
of America 1882 p. 133 (ginramenio dei citta-
dini di Asaus); — C. n 172; CIG. 1301 (in de-
dicazioni alla madre Agrippina). Cohen 1 Germ.
1, 2. 6; Geim. et CaL 14. 7-14; Agripp. etCal.
1-4; Neron et Dina, I; Cai. 1. 4. 9. 12-19. 24.
27. 30 segg, 60; Cai. et Aug. 1-5, 9-11,
Del Oai prinoipatus bÌ parla nell'editto di
Cles (C. V 5050, 12). Una dedicazione prò sa-
lìtte et pace et reditu et Victoria et genio Cae-
laris Aì/[giisti] del 37 si trova a Roma (C. VI
811).
H nome di Cahqula mveip ni>i moniimenti
non compare mai.
I suoi rapporti di iscendenza lono così, molto
oaratteristicamsnte, indicati nelle lapidi e nelle
monete ;
Germanici fihus C XII 342 add.,
Tiberii nepos: Cohen 1, Cai. et Tib. 14.,
Germanici f., M. Agrippae n., divi Augusti
pron. Cohen 1 Cai. 81 (coloniale, a quanto pare),
Germanici f.. Ti. Angusti n., divi Augusti
pron. : C. XH 1848. 1849 (prima della sua as-
sunzione al trono),
divi Augusti pron.: C. II 4639 cf. 4640.
Cohen 1 Germ. 4; Neron et Drus. 2. 3; Cai.
2. 3. 5-8. 10-11. 20-23. 25. 26. 28. 29.,
Germanici Caesaris f.. Ti. Augusti n , divi
Augusti pron., divi luti abn. C. Il 4716 cf.
4717 (a. 39)-
atraturt
oli.
Pontifex nel 3 1 (Dio Casa. 58, 7. 8 cf. Suet.
Cai. 12. C. Xn 1848. 1849).
Awgur nel 33 {Suet.l.c,;Cohen 1, Cai. 1. 12).
Quaestor nei 33 (Dio Caas. 58, 23. C. XII
1848. 1849).
Consul fu per la prima volta per due mesi
e dodici giorni dal 1 Laglio 37 (Suet. Cai. 17,
Dio Cass. 59, 9 cf. Henzen, Acta fr. Arv. p.
CCXLVI).
Consul II per un mese dal 1 Gennaio 89
(Suet. 1. e. Dio Cass. 59, 13 cf C. VI 2029).
Consul III fino agli idi dì Gennaio del 40
(Suet. 1. e. Dio Cass. 59, 24 cf. Tao. Agric. 44).
Consul IV fino alla sua morte (Suet. Dio
Casa. 11. ce).
La ana tribunicia potestas I •n, dal 18 Marzo
37 al 18 Marzo 38, e coai di aegaito la U, HI, IV.
Pater patriae non ai diaaeaubito ma alquanto
tempo dopo (C. II 4962, *).
Imperator mai ai trova in docun ent ffic ali
(Dio Cass. 59, 3); ricorre aolo ahus vamente n
iscrizioni (C. ìl 4716 cf. 4717 — X Q6 ed n
CAL
monete municipali (Cohen 1 Cai. 12. 30. 36. 37.
48. 55).
Seguendo l'ordine CEonologico ai ha:
A. 37 (Dal 18 Marzo in poi: pontifex mawimus,
triiunicia potestate (Cohen 1, Germ. 1-3.
5; Germ. et Cai. 14. 14; Agripp. et Cai.
14; Neron et Drus. 1; Cai. 1. 4. 9. 12.
13. 17-19. 24-27; Cai. et Aug. 1-5. 9).
f (Dal 1 Luglio in poi) Pontifex maaiimus,
tribunicia potestate, consul (C. X 796.
2331. Cohen 1, Cai. 14, 50-53; Cai, et
Aug. 10).
A. 38 (Ano al 18 Marno) Pontifex maximus,
tr'biinicia potestate consul, pater patriae.
» (dil 18 Marzo in poi) Pontifex maxtmus,
tr bunieia potestate II onsul, pater pa-
triae (Cohen 1 Cai 15)
n Pontifev mtìxtmus tribunicia potestate
II consul consul desijn. II, pater pa-
A. 39 (fii al 18 Marzo) Pot tifex maximus,
tr bum la potestate II consul II, pater
patriae (b II 4716 cf 4717. 6208).
" (dal 18 Marzo in poi) PoM^i/e* maximus,
tribanicia potestate III, consul II, pater
patriae (Cohen 1, Cai. 2. 10. 25. 28).
" Pontifex maximus, tribunicia potestate
III, consul lì, consul design. III, pater
patriae (Cohen I, Cai. 5).
A. 40 (fino al 18 Marzo) Pontifex maximus,
tribunicia potestate III, consul III, pater
patriae (Cohen 1, Germ. et Cai. 5. 6;
Agripp. et Cai. 5 ; Cai. 6. 20-23 ; Cai. et
Aug. 6).
" (dal 18 Marzo in poi) Pontifex maximus,
tribunicia potestate IV, consul HI, pater
patriae (Cohen 1, Germ. 4 ; Néron et Drus.
2-3; Cai. 3. 7. U, 16. 26. 29. C. H 6233.
6234).
n Pontifex maximus, tribunicia potestate
IV, consul III, consul design. IV, pater
patriae (C. II 4639 cf 4640).
A. 41 Pontifex maximus, tribunicia potestate
IV, comul IV, pater patriae (Cohen 1,
Agripp. et Cai. 7 ; Cai. 8 ; Cai. et Aug. 7).
Famiglia,
(cf. specialmente Mommsen, Hermes 13 p.
244 segg.).
1) Antonia minor, ava (v. Tiberine).
2) Germanicus, padre n
3) Agrippina, madre n
4) Caius Ttberius, fratello »
5) Drusus. fratello n
6) Nero, fratello
7) Un altro fratello, morto bambino n
y Google
CAL
8) Mia. cognata (v. Tiberius).
9) Aemilia Lepida, cognata n
10) Julia Drusilla, sorella, nata, pare, nel 16
in Germania, quella probabilmente alla cnì na-
scita si riferisce l'altare innalzato " in Treveria
vico Ambitarrio supra Confluentes n ooll'epìgrafe
oi Agrippinae puerperium (Suet. Cai. 8 cf,
Eckhel 6 p. 231). Caligola dicesi L'abbia stu-
prata, mentr'era ancora pretestato, e che anzi
una volta aia stato sorpreso dalla nonna in in-
tima rapporto con lei. Già nel 33 Tiberio la
destinò iu moglie a L. Caesius Longinus ; Cali-
gula perb, salito al trona, gliela tolse (secondo
Dione Cass. 59, 11, a M. Lepidus) e visse con
lei apertamente in unione incestuosa (Suet. Cai.
24); secondo Eutropio, (7, 12) ne ebbe anzi una
figlia. Ebbe gli onori delle Vestali (Dio Cass.
59, 3). Poco perÈ visse con lei, perchè nel 38
essa mori ed egli, che dovette molto amarla,
ordinò un pubblico lutto e diede in ismanie
straordinarie. Fu consacrata sotto il nome di
Panthea ed a lei furono attribuiti tutti gli onori
decretati a Livia ed altri molti. Di iscrizioni
dedicate divae Bruaillae abbiamo parecchie :
C. XI 1168, 8595. XIV 3576. lìA. 1879, 38 p. 372.
Rh. Mns. 1890 p. 614; una sua flaminka C. V
7345 (Cabnrrum), U^d» Eh, Mus. 1, e.; della
sua consecratio parlano forse gli Atti degli Ar-
vali C. VI 2028 e 12 segg, (cf. EB. 8 p. 821.
C. Xn 1026), Anteriore però alla sua morte pare
debba essere la lapide Dittenberger, Syll. 279.
N6 piii tardi Caligula giurò nelle radnnanze se
non per Drusilla (Suet. Cai. 24. Dio Cass. 89,
11. 13 cf. Sen. apocol. 1), — DrusilHam si
chiamano gli schiavi che per la sua eredità ven-
nero in mano a Claudio (C. VI, 8822-24).
14) L. Cassius Longinus, cognato, di fami-
glia plebea ma antica (Tac, ann. 6, 15 cf. 45),
Fu console nel 30; nel 40-41 era proconsole
dell'Asia e nel 41 fu ucciso, perchè, come rife-
risce Suetonio (Cai. 57), ' monuerant et Fortunae
Antiatinae ut a Cassio caveret ',
15) Tnlia Livilla, sorella, nata nel 18 a
Lesbo (Tao. ann, 54, 2), data da Tiberio in
moglie a M Vinieius {Tac ann 6 15) Ebbe
insieme colle sorelle gli onori delle \ ebtah D pò
aver avuto relezi )ne anche lei col fratell fu
da lui relegata per \% congiura li Lepilo (buet
Cai 29 Dio Cass 59 3) Apptna dopo la sua
morte fu di Claudi) richiamata (Dio Cass bO
4 Zon 11 8 p 4bl) Ma la sua parentela e 1
1 imperatore la sua piacevolezza il dubbio sorto
che tendesse al trono la rese invisa a Meost
lina che la fece morire (Dio Cass 60 8 27
4 Suet Cland 29 Sen ajocol 10 4, Oct, 946
acgg) tf C ben 1 p 249
CAL
37
10) M. Vinieius, cognato, console nel 30.
Dopo la morte di Caligula aspirò al trono (Ioaeph.
ant, Jud. 19, 4, 3), ma proclamato Clandio, vi
rinunciò. Fu console per la seconda volta nel
45. Anch'eglì mori di veleno per opera di Mes-
salina nel 46 (Dio Cass. 60, 27),
17) lidia Agrippina, sorella. '
18) Cn. Domititts Ahenobardus, cognato, v,
Claudius.
19) N^ero, nipote, v. Nero,
20) Claudia o lania Gianduia, prima moglie,
figlia di M. Silanus (Snet. Cai. 12), sposata secondo
Tacito (ann. 6, 20} e Suetonio (I, e.) nel 33; se-
condo Dione (58, 25), pare, nel 35. Morì di parto
nel 36 (Suet, Cai, 12. Tac, ann, 6, 45 cf. Dio
Cass. 58, 25; S9, 8, Philo, leg. 9).
21) M. luni'os Silanui, suocero, console nel
19. Fu proconsole dell'Africa sotto Caligula
(Tac. hist. 4, 48; Plìn. ep. 3, 7; Dio Cass. 59,
20). Secondo Tacito (Agr. 4) Caligula lo fece
accusare e l'obbliga ad aprirsi le rene, perchè
aspirava al trono (Suet, 23).
22) Livia Orestilla, seconda moglie, che
egli nel 37 tolse a C. Comelìus Fiso proprio
nel giorno delle nozze; ma dopo pochi giorni la
repudiò e più tardi la relegh, perchè dicevasi,
avesse avuto relazione con Piso (Suet, Cai. 25.
Dio Cass. 59, 8).
23) Lollia Paulina, terza moglie. La sposò
nel 38, pochi giorni dopo la morte di Drusilla,
togliendola al marito C. Meramius Begulas, che
dovette invece adattarla come figlia. In breve
la rimandò, proibendolo ogni relazione con altri
uomini (Snet. Cai. 25. Dio Cass. 59, 12). Perse
il suo natalia fu festeggiato dagli Arvali tra il
6 e 12 del Febbraio 39 (EE. 8 p, 323).
23) Milonia Caesonia, quarta moglie. Que-
sta lo seppe avvincere piii delle altre, benché
non bella, non giovane e già madre di tie figlie.
Aveva di già relazione con lei; la sposò alla
fine, pare, del 39, e trenta giorni dopo essa si
sgravò di una bambina. Fu ammazzata insieme
a luì (Suet. Cai. 25. 33, 38. 50, 59. Dio CaBs,
59, 23. 28. 89. Ics. ant, Jud. 19, 2, 4. Plin. nat.
hist 7, 5, 39. Pers. 6, 47). Il suo nome è proba-
bilmente abraso negli Atti degli Arvali del 40
(C VI 2030, cf. EE. 8 p. 327).
24) lulia Drusilla, figlia sua e di Caesonia.
Amata molto dal padre, fu pure accisa, quando
egli morì (Suet. 59. Dio Cass. 59, 28. 29. los.
ant Jud, 19, 1, 2).
25) Claudius, zio v. Claudius.
26) Claudia Livilla, zia v. Augustns.
D. Taglieri.
y Google
38 GAL
CALIX. — E raramente ricordato nelle
iEcrizioni, p. e. nella pariotaria di Pompei C. IV
1292: Adda calicem Setinum, e l'altra sopra un
vaso di Vicarello C. XI 3287: Af olimi smcto
et Ni/mphis.voto suscepto Qavia Rkodine d(ono)
d(edit) calicem argenteum. p(ojido) ■ s(em s) Cf
Marquardt, Privatleben p. 648. 734 seg 74S
tinanto al caliso proprio per la coi dutturi
delle acque, è dubbio se la leggenda veduta e
puliblicata dal Lanciani (I comment. di I<r n
tino etc. Atti della r. Accad. dei Lincei 18&0
p. 499 n. 577): luliae aalices et lihertii) eius
et Alypi Augiusti) l(iòerti) ltbert{i) accenni a
un vero calice o pinttosto a nna fistula aguaria
dalla quale si distinguerà per essere di hronzo
piuttosto olio di piombo e d'ordinario sprovvisto
di leggenda (cf, Aqnaria flBtiila p. 580 segg )
Di calici scritti il Lanciani atesso (op. cit. p 575)
afferma di non conoscere se non due autentici
snll'uno dei quali è scritto; Fl(avi) Rust ci v{ni)
k(onestii,simì) e sull'altro FI G -ego i i{irt)
d{eioti) Per lui noi sono veri calici acquari!
ma misuro di liquidi usate probabilmente m oc
casione di congiani qupi tubi di metallo che
portano scritti nomi di imperatori II calice che
immetteva 1 acqua dal serbatnu (naus caìtel
lum) era deUa larghezza minima di m 221 e
un diametro comspon lente alla juantità d I
laeijua erogata (Frontin de aquis Sb cf 105
106 113) Cf Aqua p 541 seg
CALLAECIA. — v. Gallacela.
CALLAECOBUM ((whortes). — v. Hi*
panorum cohortes.
CALLATIS (Mangana). — Città della
Moesia inferior, iul Ponto (Itin Anton, p. 227.
Tab Ptnt 8 4), questa forma del nome è ac-
certata dal miliario di M Aurelio e L. Vero
(a 1621 che finisce a CalUnde VII e fu tro-
vato a Bnjuk Tatlatichak (C IH blb) Pr ba
bilmente appartiene a questa e ttà 1 n 1 te lei
latercolo EE 4 994 o, bn 4 H nome della
citta è for'e anche contenuto nel term ne che
porta scritto F{inis) terì(itor ) Call{et d i)
trovato a Kalojdziden (C III 7587) e nella
lapide: .... {civt\tas Cal[l^a{t\ ano[ruJtì] efc
(C, ni 769) 1 giacché kaaaatianìin ncorre sulle
monete (Ecìthel, D. N. 2 p. 13 cf R4 1881
5Ln p. 300). Delle lapidi lat ne v r nvennte
nna è dedicata a I(upiter) o{] t m s)n( v n s)
e luTio regina (C, III 7585), 1 altra ad Aure-
liano nel 272 d; Cr. da un praes pò ne ae
(C. m 7586).
CALLENSESC^iCoronii?) — Pop laz ne
deU'Hispania Baetica, chiamata da PI n ( at
hist. 3, 3, 14) Callenses Aenean e forse appar
tenente al conventns Aetigitanus I>elle due iscn
CAM
zioni ivi rinvenute, una (C. II 1371) è dedicata
ad Adriano, l'altra (1372) ricorda forse la [res\
piuòlica) Callensis. Cf. Hiibner, C. Il p. 186,
847
CALLIPOUb - ^ n ommc a lan
In Italia nella Calabria regione II Augu
stea 1 odierna Gali poi i lon m-ordata che da
Mela (2 4 66 « urbs Craia Calhptlis ») da
Fin 10 (nat hist 3 11 100 b in ora Cai
II] olis quae n ine Ama LXXV a Tarant b) t
f f^e ancl e m un lat reolo di pretoriani jC VI
23''5 e lin 6 Saturnina» talQipoli) Ca
(lahnae)) Delle tre lapidi ivi trovate (C IX
7 °i) una ( 8 Dts manib[w<) D Vibullus B f
FaÌ{ia) Fascu.'i decurto etc) mostra col sao
decurto che ! ordinament era municipale e che
f rse fu inscritta nella (ribn Fabia CI M mm
sen C I\ p 3
Nella Sicilia fondata da Na\os (Strab b 2
6 p 273 Sii Ital 14 241)
Neil Aet ha (Polyb 20 11 11 li t6 ^0
App '^y^ 21)
Nella Thraeia nel Cher? neso (Ln 31 lt>
Plin nat hist 4 11 49 Amm 22 8 4 Itm
Al toi p 533) Delle tre lapidi latine ivi ritro-
vate una (C III 7381 = 725) ci da forse un
sacordos e la tribù Amensis un altra frammen
tata (7382) ricorda Antonino Pio e una tpraa
(7o83) f rse un collegiun Una greca (tlb 2013)
e una dedicazione ad Adnaiie del 124 d. Cr. cf.
Dumont, Mélanges pag 4'7 segg
CALCIS fcoctor) — Neil editto di Diocle-
ziano " de pretiis rerum " (C lU p. 830) sotto
il titolo: de mercelilius ojt-rartorum si legge:
7, 4; Calcia coiteri u sup>a diurni (dsnarios)
quinquaginta. &u tali operai v Cod. Theod.
14, (i
CAL^ A (dea) — Un isenzione di Pelm,
presso Gerolste B nella Germania (OH. 5681)
ha Calvae deae aede omn wa impensa do-
na t y \ toT s Polle it n(us) et oh perpetuam
I elam e sl(fm) aed s diJ t etc, È dubbio se
s a da metters n qualche relazione colla Venus
Calva (&erv Aen 1 "O. Lactant. 1, 20, 27 cf
Preller Mythol I^ p 447).
CAL\DON {KuHaga). — Città doll'Aetolia
presso 1 tiu ne Evenu a poca distanza dal
mare (PI n nat 1 et 4, 2, 6. Mela 2, 3, 10
cf Caes beli e v 51 Liv, 36, li etc). Se ne
ha una «ola lap de latina (C. IH 7305).
CAMALOBUNUM (Cohhester). - C. vn
8 94 — EE = 51 4 667; 7, 844. 845. —
r tta a tica della Bntanuia e sede del re Cino-
btll (D tass 6 ''1), sulla via fra Londi-
I nm e Venta Icenoru i (Itin. Anton, p, 480, 4.
yGotìgle
CAM
Ravenn. 5, 21 p. 429, 14 Tab. Penting. 2, 1):
Camalodunv/m (Plin. nat, hist. 2. 187), Camulodo-
num (Tao, ann. 12, 32; 14, 31. Itin. Aoton.l. c;
Ka^otiiórfouroK (Dio Cass. 1. e. cf. Ptol. 2, 3, 22;
Ktciioii&óXiivoi').Ma/mlodaIo celoma (BAV6nii.l.c.).
Colonia Vietvicensi» Camalodunum è chiamata
in lyja lapide di Nomentam (C. XIV 3955: cer-
gitor eiuium RomanoruJa eoloniae Yietricensis
quae est it Britanma Camaloduni) e Victri-
censis prubftbilmenfe si dice pure uno nativo di
colà (C. II 2363). Sulla oriffine di questo nome
vi è molta incertezza. L'Hùbner lo farebbe deri-
vare da! tempio provinciale ivi eretto (Tac. ann. 14,
31) in onore di Ttom^ e della Vittoria{cf. Seneca,
apoc. 8)i altri dal opnome Victris della legione
XIV Martia o XX Valeria. Secondo lo stesso
Hùbner i veterani ivi dedotti, oltre che di qnelle
due legioni, sarebbero stati anche della II An-
gusta e della IX Hispana La deduzione avvenne
nell'anno 51 d. Cr. per opera del legato di Clan-
dius Ostorios Scapula (Tac. ann. 12. 33 cf. Agrio.
14), dopo che nell'a. 43 la città era stata occu-
pata dai Bomani (Dio Cass. 60, 21). Una seconda
deduzione di veterani sembra essere stata fatta
di poi, poco prima dell'anno 61 (Tac. ann. 14,
31). Un presidio militare dovè anche avervi
starna (Tac. !. e), benché non vi siano tegole
scritte, che indichino il corpo militare. Le poche
iscrizioni ivi ritrovate non offrono alcun dato
circa l'ordinamento comunale.
HUEBNEB. C. 1. Lit. VII p, aS segg. ; Hermes, Ig p. 53B
CAMARTENSES. - Leggesi in uno dei
frammenti degli editti emanati dal prefetto della
città nel secolo IV (BM. 1891 p. 346 cf. C. VI
10099 dove leggesi erroneamente Camarienses).
Sarebbero gli abitanti di un luogo di Roma ohe
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CAMB0DI.>01I
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6 8 p 05) d T 1 (2 1 3) d II
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ppar d I m I ar dd tt D II
tr 1 pd 1 1 ((, in 5 5772) 1 [ è
dedicata ad Antonino Pio da alcune civttatis,
fra cui forse era Cambodunum, la seconda è
CAM 39
sepolcrale e la terja è dedicata Deo Mercurio.
Of. Mommsen, C. m p. 709 cf. 721. 737. 739.
La seconda città era nella Britaiinia (Itin.
Anton, p. 468) e propriamente nel territorio dei
Brigantes, torse corrispondente all'odierno Stack
presso Stainland, ove sono avanzi di accampa-
menti romani e sono state ritrovate tre lapidi
(C. VII 199. 201. 202). di cui la prima è dedi-
cata alla Fortuna da nn centurione della legio VI
victrix p(ia) f^idetis). Cf. Hflbner, C. VII p. 54.
CAMBUS?. — In una iscrizione di iMpflin-
gen presso Landau (OH. 5690) leggesi : Deo Mer-
curio Gambo Juiti u(oiMjn) ì[plvit) Uihensì] mifi-
rito). È dubbio se sìa un predicato celtico di
Mercurio ovvero parte del nome del dedicante.
CAMELLENSES. — Leggesi in due fram-
menti di editti dal prefetto della città del secolo
IV(BM. 1891 p. 342 segg- fr. A b, 4; C H 7), e
indica abitanti di un luogo di Roma finora scono-
sciuto. L'Hfilsen (ivi) osserva: « La posizione sul
Celio è accertata dall'ordine dei nomi, e quindi
non pa<) stare in relazione né con la Camellaria
Cameliana sul Campidoglio (lordan. Top. Il
p. 457 seg). neppure con il palaliwni Cainillia-
num Camilianum del Campo Marzio (lordan,
1. e- p. 406).
CAMELUS. — Nell'editto di Diocleziano
" de prttiis rerum " (C. ni p. 834], sotto il ti-
tolo :7)i! sa3misailia(ll,5): Sagma camelli [de-
nario») trecentis quinquaginta. Sotto il titolo :
de mercediÒm operarìorum (7, 17): Cameìario
sibe asinario et burdonario pasto diurni (de-
ìiarios) biginti quinque.
CAMENAE- — Divinità delle fonti in ori-
gine, come appare dal rapporto che il loro culto
ha con quelle e colla Ninfa Egeria (Varrò I. 1.
7, 36. Liv. 1, 21, 8. Serv. Verg. eclog. 7. 21
cf Tertull adv Marc 1 Vi Vitruv 8 3 1 etc),
I t p d t fi ar II M q ndo
1 It d q t 1 I II G f tro-
1 tt
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I t m 1 g d 11 p 1 spe-
Im "f ' Il f m t h un (7 m e o
C m Bfl (F t p f 48 V rr I rv V gii.
1 g 3 59 M mm 2 3 4 t I d Bei-
tr g p 13 g) ^ h I Cri-
tr d B (BRh 4-^41 1 q le È
d 1 t f I H 1 tà h G nno
{ () 6 ad Ap n 11 M — Se-
d I 1 d N p gì della
^ f Eff d d ò II C i la
p rt C p ì f t (L 1 21,
3 PI t \ m 13 S li t 7) m pure
d I d b h p t d Ipt dalla
folgore, fu trasp rt t ! temp del-
VHonos e Virtù», e più tardi ancora nel tempio
y Google
40 CàU
di Hercules Musarum eretto d F 1 N b 1
(Symm. ep. 1,21 Serr, Aen. 1 8) E d bb
nel lucns stesso sìa sorto q 1 t p d 1} C
mene, nel qnale Plinio {nat. h t 34 I ) d
avere il poeta L. Accins post p p -t t
Da un luogo di Giovenale ( t S 10 g f
Schol. ivi) appare sieuranie t h I b 1
grotta erano a pie' del Celi tr d 11
Appia e fuori le mura Seri 11
nanzi alla porta Capena, a t 1 <1 1 P^
Bava il
Viene Camenarum rie d d il b r
pitoìina {C. VI 975), e corri p d t 11 d m
via delle Mole di S. Sisto, 11 g I A
gustea, dove appunto laNtti p 1 dm
Honorii et Virtutu a \e C m Cf B k
Top. p. 413 segg, Hichter, T p p 884
CAMERA. ~ Nel aig fl t p m
di volta e cielo a volta nell t
(p. e. Cic. ad Q. fr. 3, 1, I \ rr d 3 7
SollQst. Catil. 58. Plin. nat h t 16 3tj 1 6
35, 189. Vitruy. 7,3 etc), rr par h
iscrizioni cosi nella forma à. m (C IH
456. ~ VI 3714. 23400), e m 11 Itr m
(C. II 3420. — VI 5532. - VHI 1183 1309
(=14807). 1323 (=14855) — S 63)
Porticos arcos quièas s p m p t
mera curva convexaq(u6) C II 34 0)
Claudia Aug(usti) liberta TertuUa sibi et....
viro suo monumentum cum camara etc. {C. ni
456).
Silvano ei7 voto camaram tt paretea sitii
inpendis a novo vestiòit etc. {C. VI 3714).
puteum llabrtim cum ful\menteÌ3 it[em'\ . . .
ttratum ca[m.aram cum fornaci]5us scataria
ostium hypa[ethrttni] etc. (C. VI 5532).
in hoc pariete quae mnt colombaria totius
parietis sive oliarla asque ab terra ad cama-
ram et ante aediculam ossuarium etc. (G. VI
23400).
Aedem trium camerarum vetustate collapiam
addito cultu meliori laqueariorum pecunia pro-
pria reformavit (C. Vili 1183),
Hercvli Aug[mto) sac{rwm). Fabius ar-
cuus cum camera lignina et osteo patriae dono
dedit idemqiue) ded{icavit) (C. Vili 1309 =
14807).
cameram superposuit et opere mwseo ewor-
mvit (C. Vm 1328 = 14855).
acde]m Minerv(ae) opere {tectiorioj], carne-
. raim), limi[na l}apide ruì>(re), asseres ....m clu-
d>md(am) f(acienda) cur(_aoÌt) (C. XI 5263).
CAMERINUM (Camerino). - C. XI 5628-
5641. — Città della regione VI Augnstea, Um-
bria, ma presso al confine del Piceno, in alto e
discosta dalle grandi vie romane. I cittadini si
CAM
h m C m t M ni L vi (9, 36)
Il 1 E m 444 p h ro tt C mertes
Uml lIEt d (10 25 li) he Clu-
(Ch ) p t t t Gamart
f (10 26) p CI 1 bafta-
gl h d P Ib (2 19 5) nne èv
B fi q ^ 1 ttpptaeda
m It d f 1 p h h Camerti
Il d in C m no. Con
gr 1 p d »gi e varil
d tti d C h ff ni t» 1 d tto del
1 p ul dCmtCm qne sia,
è rt h q 1 ti p t n men-
t C rt d t d C m no. Ci6
Igàjl rrAbl pia quale
C m rt m t d S I It lieo (4,
157 8 46 463) d L ( 8 45) ll'a. 549.
l
)iRo-
q / ?«s C 1 b h algrado
jstCM UgnrrCrab a due
rta d t m dJ d j 11 lore la
tt d B (C I B Ib 20. 21.
2 ^l M 52SPltlilIr. 28).
D f m d C m n nei tor-
b d d C t lin ( Il t L t 27 1 Cic. prò
S 11 1 53) li g rr f C Pompeo
(C b 1 15 5 f C d Att 8 12B) e
Il g rr P fApi L 5 50). Dal-
1 epoca posteriore fino al V secolo d. Cr. nulla
sì racconta di Camerino; il nome si trova nelle
geografie di Strabone (5, 2, 10 p. 227), Plinio
(nat. hist. 3, 113), Tolomeo (3, 1,46 = 53), e cosi
pure nel libro colon. I p. 240, 7 ed. L.; II p.
256, 16. 257 seg., 257, 9 e presso Apìdo, de re
coquìnaria 1, 3.
Iscrizioni antiche di Camerino si conoscono
in numero ristretto. Esse provano che era mu-
jiicipium {C. XI 5632. 5635) ed ascritto alla
tribù Cornelia (5632. 5634. 5635). Di magistrati
ei hanno: aedilis (5635) e JIII vir iur(e) di-
c(undo) (5684. 5635 e forse 5633); dì sacerdoti,
fiamen divor(tim) Atig{ustorum) dell' epoca di
M. Aurelio e Commodo (5635). La frammentata
ÌBcrìzìone 5628 pare che sì riferisca ad una statua
pesta a Gaio Cesare figlio di Augusto come pa-
trono dal sfenatuaì di Camerino. Lo stesso si
chiama ardo Camertium nell'iscrizione di Fermo
{C. IX 5362). Un pretoriano nativo di Came-
rino, che entrf) nella milizia l'a, 147, si trova
nel registro NS. 1885 p, 69 III 12. Famosa
è la base C, XI 5631 posta dai Camerti a
Settimio Severo, perchè aveva confermato im
aequum foederis. Interessante è pure C. XI 5632
eretta dai vicani Censorglacenses, che avevano
ottenuto da Antonino Pio beneficio interpreta-
tionis eius privilegia, quibus in perpetuum
y Google
CAM
deciti confirmatique mnt ad un M. Maenius C.
f. Cor[nelia) Agrippa L. Tusidiits Campester,
che vien detto hospes disi Hadriani, pater se
natoris, poi electus a divo Hadriano et missus
in earpeditionem Srittannicam tri6(Hnus) co-
k(ortis) I Hispanorium) equitat{ae) e patronus
municipi (di Camerino). Quando costai fn in
Britannia, fu posta l'ara C. VII 879 : /(oy») o(plÌ-
mo) m(aximo) cok[ors) I ffis(panorum), cui
prae{st) M. Maenius Agrip{pa) triiu{nus), po-
simi).
E. BORMANN.
CAMILIA (Cam. paesim. — Camil C. V
61. 772S (?); SI. 1, 182. C. VI 15268. - Vili
2533. 3896. — Candii. C. IX 27 add. p. 652. —
Camilla C. VI 2890. VH 188. BKh. 492. — Kj-
UÌAAÌA EE. 4 p. 220. — KAMEAAIA FL. 3,
195-198 = Greek inscriptione of the British Mn-
seuni 3, 405 due volte), distretto territoriale ed
amministrativo dello Stato, una delle più antiche
tribm ruslicae istituite second li tridizi ne te
non dal re Sem lullio almeno prima dell inno
358 u e (LiT 2 21 7 cf Di nys 7 64 sulla
con knna di Ijlarcio Coriolano nell aniK 2tj3 n e
Kubitscheli de Rem trib ondine p 25 sejìg
Mon msen Itaafsr 3 p Ib6 3) S ignora ancnra
1 etimologia del nome che pire derivato da una
gente di patrizi la gens Camiìia di cuj per
allrc ninna teotimoiianza CI fa fede Imperciocché
noi è molto probabile che vi sia qualche rap
porto tra i Camihi o Carnei i o Camdln di
rado nominati in iscrizioni dell età impenale
p e C \ I 14301 14304 \ 369^ 8041 <> XIV
3080 3084) e quella gente del H o III secolo
u e S Ignora anche di questa tribù 1 ubicazione
originaria nelle ncinanze di Roma II temi no
della Camilii ehinse a S5 il numero delle tribù
dopo la metà del secolo III a Cr s allarg ma
non n Ito né fuori dell Italia. Furono iscritte in
essa Pisaaium celoma di cittadini Pomari de
dotta nel! anno 184 a C ed in Itre le ciltii di
Tibur Ravenna ed Alba Pompeia (Knbittchek
p 75) che ottennero la cittadinanza Romana
durai te o dopo la S'nerra sociile A me pare
che Angusta Bagiennotum iscritta pmmente
nella tribù Camilii sia ^ta fondata nel] agro
di Alba Pompeia forse anche Suasa prima di
essere costituita a municii io romwo fece in
qualche modo parte IpU agro di Pesaro e nello
stesso modo Atna fu da jrima un vico attnbmto
ftllagr Eavennate Adunine la Camilla comprese
le seguenti cittìi:
Alba Pompeia (Italia reg. U. C V 7153.
7553. 7922. VI 2620. 2649, Vm I83fl 2533
BI. 1866 p. 31. Kubitschelc, Imp. Rom. trib. deacr.
p. 100).
CAM 41
Atria (Italia reg. S BEh 1264. Kubìtschek
p. 108).
Augusta Bagienncrum (Italia reg. IX C. V
7669. VI 2757. 2890. 3896, 8070*. BRh. 492.
Kubìtschek p. 101).
tupiae (Italia reg.- II C. IX 24. 26. Xublt-
BChek p. 42).
PisauTum (Italia reg. VI C. Ili 2014. VI 2381
a I, 14. Vn 188 Kubitschek p. 74).
Ravenna {Italia reg. VIU C. VI 215, 2382.
* 22 e 32. 2539. 2551. 3884, 1. 32 e 37 e 2, 9 e
3,14. 35. 87 e 4,22. BE 4, 887, 2, 22. Kubit-
schek p. 99).
Soasa (Italia reg. VI C. VI 3884, 8, 17. Ku-
bitschek p. 77).
Tihur (Italia reg. I C. VI 2427. 3884, 4, 12.
Kubitscbek p. 50).
Per le altre lapidi, in cui ricorre la tribù
Camilla (p. e. MOe, 6,79. FI. 137, 123. C. V 7160.
7162) vale la stessa osservazione fatt* dal Da
RuggVro sulla tribù Aemilia, al fine dell'arli-
cck p 291.
J. W. Kubitschek.
CAJHPAGONUM (ala). - v, Hispanornm
alae
CAMPAGUS. — Specie di calzari rinchiu-
lenti le dita del piede e il calcagni, per modo
la lanciare ecoperta la parte superiore media,
legati con corregge incrociate e allacciate (Lyd.
de mag. 1,17). Nei bassi tempi fu sostituito al
calceuì patricius. Nell'editto di Diocleziano u de
pretiis rerum n (C. IH p. 833), nel quale sotto il
titolo de caligié ricorrono i caicoi patriiii, i
cawpagi sono indicati come calzature milìl«ri:
<> 11 Ca[tn^a)fi militar (d n * ) ptua-
gtnta quinque- Cf. Marquardt P ali p 575.
CAMPANA. — In un d gì tt d fra-
telli Arvali (C. VI 2067 U 7 g f 3!04i 3)
descrivendosi le cerimonie a d 1 p m ng^o
del secondo giorno della f ta 1 nne ( f Arvo-
les p 700), È detto : Dep t pra t xt ena-
tona alia acc(_epertijit) et in tetrastylo epulae{i\
sunt mor{e\ pompae in tetrastylum fercula cum
Campania et urnalibus muìst singulorum tran-
sterunt etc L'Henzen (Acta fr Arval p 85)
osserva " Campanam laidorus (orig 16, 25, 6)
«tateram dicit, qnae duas lancea non habeat, eei
virga sit signata libris et uncns et vago pon-
Icre mensurata, nec negavenm fieri potuisee, ut,
sicnt mulsi urna, ita ciborum quoqae certnto
qualdam pondus epnlantibua appenderetur Po-
test etiam de tintmiiabnlis cogitan, quae bene
ad pompam videotur convenire et ab aiitiquis
lam campaniruin nomine appellabantur cf onom.
p 25 Labb campana yiaifaiv Denique cum prae-
t«r urnalia patellae quoque fercolis impositae re-
y Google
42 CAM
qnìri TÌdeantur , Campana Horalii (ent. 1, 6, 13)
Bapellei in mentem venit, ut qnae in eacris diei
tertii occnrrnnt tuscanicae et ipsae vasa ([uae-
dam videntur esso ei Etruria aliata n (Mominsen,
add. ad Henzen, Belazione etc. p. XIV).
CAMPANA (via). — Una delle vie snbur-
bane di Roma, che corainciava dall'antica porta
Fortueneis alla riva destra del Tevere e si sten
deva fino al mare. Traeva il nome dal Campai
ialinarum, corrispondente alle antiche salme
Veìentane, sulla spiaggia di ponente al porto
Claudio-Traiano, e ricordata in una iicnzione di
recente ritrovata negli stagni di Campo Salino
(KS. 1888 p. 2281. Che cominciasse dal posto
dove poi sorse quella porta, è dimostrato dall'in-
dicazione di distanza ricorrente negli atti degli
Arvali (C. VI 2107 ad a. 224 lin. 14) : IH id(us)
Dec(embres) fratres A-n>al(eì) in luco deae Diae
via Campana apud lap{idem) {qmyttum) convene-
r{unt) etc.; e il bosco sacro degli Arvali sorgeva
proprio oltre il quinto miliario da Roma. Sic-
come una delle vie secondarie, essa insieme con
la via Ostieusis dall'altro latfl del flumo, era am-
ministrata da un
Gurator Tianim Ostiensis et Campanae
(C, VI 1610: T. Fl(amo) R.... iano trib(uno)
leg{ioms) IV Flaviae etc), il quale come eqnite
avea un grado eguale a quello dei procuratori,
e in fatto talvolta parta anche il titolo di
Procnrator viae Ostiensls et CampaDae
C. X 1795: M. Bassaeo M. f. Pal(atina) Awio....
proc(iiratori) Aug(usti) viae OiHiensO) et Cam-
pianaé), tribinno) mil(itam) leg(ionis) XIII Gè-
m{Ì7iae) etc.
Essa è pure ricordata in un cippo termi-
nale scoperto a due miglia dalla città (OH. 6660
cf. BI. 1891 p. 344); Partes introrms ad viam
CampaHa(m) versus ad pTOxm[um) cippum,
pToprius(= Gatti leggerebbe: ped{es) quin-
queiemiì)i>i loco proprio hortora(m) Cocceiano-
rttm, oneri femndo vigÌliario,quod estportorum
Titianorum etc. Cf. BI. 1. e. dove È detta sem-
plicemente via piiblica; e inoltre in una epigrafe
sepolcrale (C. VI 10250): Huic monimento iter
aditus ambitns debelur ex sententia Erotis Au-
jf(«8ti) l(iberli) iiidicis a via Campana publira
dexlrorsus inler etc. Cf PortueDSÌs via.
Biondi, Atti deU'Asctd, mm. d'sichsol. IX l. 473 segg. —
JiiBDiK, Tep. 1, ì p. 380; Il p.23«. — Richteb. Top. p. Mlfl3.
CAMPANA (cohora). — Questo titolo, come
anche gli altri di Campsstris o Campauorum,
il coi significato non è chiaro, sembra essere
stato proprio dì cohoHes voluniaHoram civium
Romanorum (BD. 7 p. 146 ef. Voluotario-
rnm cohortes),
CAMPANI- — In quanta sono ricordati in
CAM
alcuni programmi elettorali porapoiani v. Pom-
peìì.
CAMPANIA. — Formato probabilmente
dagli scrittori greci questo nome indicantL. una
pirte dell Italia meridionale non fu usato dagli
scntt 11 latini anteri ri a Cicerone perche in
origine Campani si duscro gli abitanti li Ca
pua e dal territorio di q està secondo 1 indole
della hngui latina nnn si poteva determinare
tutta una regione (Cf Mommsen C X p 499)
Da qnel tempo esso divenne frequente e anche
nelle iscrizioni ricirre Itre che in molte rela
tivt id ufficiali amministrativi nell Impero (v
più (Itre) in poche altro come in due fram
mentale 1 una di Roma {C VI 3862 ae prò
cXurator'l Campani ae mbcwatoì )
I altra di Nola (C \ 1282) e in altre due nel
1 Africa. deUe quali la prima (C Vili 2801) oi
dà un Cecihìii Cecthus Proculeianm mìl(es) le
a[ionis) IH Auq(astae) ex Campania) la
SPConJa metrica ricorda il vino della Laxa
pania in genere (C MII 212 lin 31) i queste
si possono at!giungere alcune altre che a cen-
nano a qìadiatoiei, prim(ì) Campani) (C X
6012) a, Ha F Sabmm Campanus Teanensu
eq(ues) I{{omanus) (Esp^randteu Epigr i 228)
un Sempromits Fortunatus memor atdi/ir orvM
nattone Kampanus (C IH ai2<t) e un 1/ Lu
e/bus Secundus mts ev ala Front dono Cam
pano (BRh 271) Uh acta trmmph p i {C I
p 455) ncordano k vittoria riportata dai Iwo
mini nell anno 214 n e smCampant Lai (i etc
Come da questo temp sino allo scorcio dell età
repuhbhcana li sorti della Campania nei saji
rapporti con Roma segnissero m genire quelle
di Capua si vi-drl megli ragiunand di questa
citta (v Capua)
Neil Impero issa si presenta in un doppio
ordinamento anmu etritivD come reg on ìap
prima come provincia pi i tardi
1) Campania regio I — tale d vpnne
nellla divisione che Auguìt fece della peni
sola italica in nnlici distritti amministrativi
(v Italia) Essa comprendeva 1" La Cam
pania propna che a quel tempo era n n più
1 antic territori di Cai u^ bensì q lello che
al sud era diviso dalla lucania per mezz del
fiume Sdìrus alla «uà t(co (Plin nat h st ^ 5
71 &trib 6 1 1 p 252 6 2 4 p 25a Ptol
8) ali ovest confinava col mare ali est con
gli Hirpiui e il Simnium (cf C I\ p Sb X
p 127) da CUI era separati dal ^olturnus (C
IX p 203) al nord col Latium 3° Il Litium
vetus antiqvum cioè quel territorio che dal
principio del V secolo di Roma in poi comin
Clava dil Tevere e giungeva fino a Circeii Tarra
y Google
CAM
Cina e Fundi (Scjlas § 8. Strab. 5, 3. 4 p. 231
cf. 5, 2, 1 p. 219; 5, S, 9 p, 237. Plin. nat.
list. 3, 5, 56. Polyb. 3, 22. Serv, ad Aen. 1, 6
cf. C. X p, 498) e confliiaya al nord con l'E-
truria, all'ovest col mare, all'est coi Satini, Aequi
e Marsi, e al sud col Latìom novnm. 3" Latium
adiectum o nooum, cioè il territ-oiio che si esten-
deva dal Latium vetus fino al Liris e addirittura
al Volturnus (Plin. nat. hist. 3, 5, 56. 57. Ptol.
3, 1, 6. 63. Mela 2, 4, 70. Strab. 5, 3, 9 p. 237
cf. C. X 496 e Latium).
Qaanto a speciali istituzioni amministrative
eoQnesae con le rosoni Augustee, è da notare
che, laddove per alcune di esso sono conosciuti
dei iuridici, questi mancano affatto per la Cam-
pania; sicché È da credere che per alcuni atti
della giurisdizione, p. e. la tutela, i fedecom-
messi eie. quella dipendesse direttamente dai ma-
gÌBlrati di Roma (Mommseii, Staatsr. 2» p. 1085.
9 cf. Inrìdicus).
La sola istituzione, almeno fra le note per
le lapidi, è quella relativa all'amministrazione
dell'imposta sull'eredità, retta da un
Procnrator XX hereditatìnm. Il quale
appare come ammiuistriuito talvolta insieme due
regioni, la Campania e l'Apulia con la Calabria
(C. XI 378: L. Faesellio L. filio An{ienii) Sa-
bimano proc(uraCori^ i[fap. Antonini Aug. Pii
[prioviinciae) Pan(noniaé) inf(erioni), proc(Tira-
tori) XXlhé]r(editalÌum) region{is) Campan(iae),
ApvHiae), Calabr[iae) [e]yao pu6l(ico) etc), altra
volta quattro, la Campania, il Pioennm, l'Umbria
e la Tuscia (C. XIV 2922 cf, 2955 : T. Flavio
T. flilio) Germano curatori triumphi felicis-
simi Germanici secundi [imp. M. AursU Com-
modi Antonini Aug. Pii] lproi:](vratorÌ)
XX ker(editatiìim) Umh-iae, Tmciae, Piceni
\regionSis Campaniae etc.; — EA. 1892 p. 304
n. 33: M. Herennio M. fil. 0«[ir{i»a)] ....ri
v(iro) ^(fregio) proc{uratori) [XX herediy
tatium per- Umbriam, Taisciam Pice]num et
tracttim Cam[paniae^ etc). Una lapide urbana
indica una procuratia della Campania (C. VI
1633: C. Valerio QuÌT[ina) Fusco proc['aratori)
XX per Campan{tam) etc), che molto probabil-
mente sarà da riferire alla stessa amministra-
zione, tacendovisi forse qualclie altra regione a
quella connessa. Piìi dubbio è invece il caso del
frammento epigrafico (C. VI 3862), ove si legge :
...ae prociurator'] Campaniae [sjuò-
curator [kon'ìoribtis aput La lapide
ora riferita e ricordante il tractiis Campaniae,
che pare sinonimo di regio Campaniae, trova un
riscontro nell' altra che ci dà an Acastui Alt-
g{ì(sti) lib(ertiis) procurator provinciae Mavre-
tmiae et tractuis) Co<npan{iae) (C. X 6081), e
CAM
43
annulla una delle ragioni addotte dall' Hirsehfeld
(Sitzungsb. dar Akad. dei Wiss. za Berlin 1889
p, 428) per ritenerla falsa,
2) Campania proTÌncia. — Nel nuovo
ordinamento amministrativo dell'Impero, comin-
ciato alla fine del secolo III e compiuto da Co-
stantino, la Campania, cogli stessi confini della
regione Augnstea, form& una delle provincie, in
cui fu divisa r(v.) Italia, poste con altre sotto
la dipendenza mediata del praefectus praetorio
Raliae (Noi. dign. Oc. 2, 17 Seeci) e imme-
diata del vicarius urbis Romae (Not. dign. Oc.
19, 3 Seeck. C. Theod. 12, 1, 68 cf. 9, 4, 12),
con la capitale Capua (Athan. hist. Arian. ad
monachos in Athan. op. I p. 355 cf. Laterc.
Polem. Silv, 1, 3 Seeck) e residenza del prae-
fectus classis Misenatium (Not. dign. Oc. 42, 10
Seeck). Essa era retta da un governatore, di cni
il titolo varift col tempo. Da principio si disse.
Corrector Campaniae, col titolo onorifico
di vir clarissimus o vir consularis (cf. Canta-
relli, BM. 1892 p. 136 segg.). Le iscrizioni of-
frono ì seguenti ;
T. FHavi'ts) Postumim Titianus v{ir) coin)-
s{iilaris),proco{n)s(ul)prov{inciae) Africae, co(n)-
»(,ularis) aquarum et Miniciae, corr(ector) Cam-
paniae etc. C. VI 1418, 1419. — Console per la
seconda volta nel 301, ]>refctto della città nel 305.
P. Helvius Aelius Dionysius cons{ularis) vir,
corrfector) Cainp(aniae) etc. C. X 6084. — Sotto
Diocleziano e Massimiano o nei primi anni di
Costantino cf. Borghesi Op. 6 p. 389; Mommsen,
EE. 1, 141 1).
Pompeius Faustinas v(ir) cllarìsstmus), cor-
riector) Campaniae etc. C. X 4785. — Prefetto
della città nel 300 cf. Boi^hesi, Op, p. 281.
C. Vettius Cossinius Rufnus (^larissimus)
v{ir) corr{ector) Camp(aniae), corr{ector)
Tusciae et Umèriae etc. C. X 5061. — Intorno
al 312. Console nel 323.
Viriui Gallus v(ir) cilarissimus), corr(ector)
Campaniae etc. C. X 3867. — Sotto Diocleziano
o Costantino. — Cf Corrector.
Più tardi, e, a quanto pare, circa dall'anno
333 in poi, è chiamato
Conaiilaris Campaniae (Not. dign. Oc, 1, 59
cf 19, 3; 43, 1-4 Seeck), anch'esso vir claris-
simus; il titolo di coTisularis in una lapide dì
Nola (G. X 1247) erroneamente ha l'aggiunta
di provinciae alla Campania. In un'altra di Ro-
ma (C. VI 1736) si vedono congiunte forse tem-
poraneamente e per eccezione, sotto uno stesso
consularis, la Campania e il Samninm {eonsulari
Campaniae cum Samnio).
Acilius Glabrio Sibidin» v(ìt) c(larisiimu»),
..Mgatus in provincia Ackaia, consularis Cam-
y Google
44 CAM
paniae, vicariui per QalUas ìeptera provincia'
rum eto. C. VI 1678. — A. 438. Symni. lit. 7,
129. 130. 131,
Aemilius Ru/inus . . . com(es) primi ord[inis),
\co]m(ulaTÌs] Camp(amae) C. IX 1563. — A.
423/450.
Amphilochius Cod. Theod. 12, 1, 11. —
A. 370.
Avianius Valentinus v. e. consiularìs) Cam-
piattiae) C. X 1656.
Avianim Vindieiamis v. e. cons. Camp. C.
X 1683. 6312. 6313,
Barbarus Pompeiatms v. e. consularis Camp.
C, K 1199. XIV 2919, — A. 833. Cod. Theod.
1, 2, 6i 1, 22, 4.
Setititts Plus MaxÌmUlianv4 consutaris
Clampamae?'\ C. IX 1121.
Bulephorus. — A. 364 seg, Cod. Theod. 9,
30, 8; 15, 15, 1, 2 cf. 8, 5, 24.
C- Caelius Censorinws v. e cons. Camp.
C. X 3732. — Sotto Costantino.
Claudius Ivlius Pacatus ». e. cons. Camp.
C. IX 1575.
Q. Clodius Hermogeniamis Olyhrius v. e.
eomularis Campaniae, proconsul Àfricae, prae-
feclus urbis, praef[ectus) praet(orio) etc. C. VI
1714 cf. X 6083? — Console nel 879.
Oomitius Severianus v. e. con{s'\. Campa-
niae EE. 8, 456 (=. BI, 1885 p. 14 = NS. 1885
p. 80). — Forse il procuratore dell'Asia o il duit
militttm residente nella Gallia nel 366 cf, Cod.
Teod. 5, 5. 1.
Felix, Cod, Theod, 4, 9, 5. — Sotto Valen-
tin iano e Valente.
FHavius) Eusebius v.c. consularis Cam-
paniae C. XI 3203, — Forse congole nel 359 cf.
Amm. Marcali. 18, 1, 1 ; 21, 6, 4i 29, 2, 9, BI.
1866 p. 127,
FHavius) Lupus v. e. cons. Comp. C, IX
1580 cf. XIV 2928.
Flaviìts Maesius Egnatius LoUì
curat(or) alvei Tiberii et operum
et aquarum, cons. Camp. C. VI 1723. X 1696.
1696. 4752. EE. 8, 365 (N8. 1885 p. 393). —
Console nel 355, Borghesi, Oeuvr. 4 p. 519 se^.
Gracclms Cod. Theod. 14, 7, 1. — A. 397,
lulius Festus Hymetius e. v. corrector Tu-
sinae et Umbriae, praator urbanu», consularis
Campaniae cum Samnio, vicarim urbis Romae
aeternae, proconsul provinciae Africae C. YI
1786. ~ Vicarins nel 362 (Cod. Theod, 11, 30,
29). proconsul Africae circa il 368 (Amm. Mar-
celi, 28, 1, 17).
C. lulius Rufinianus Ablabius Tatianus e.
V consularis Campaniae C. X 1125. —
Sotto Costantino.
CAM
....rius {Virius?) Lupus v- e. cons. Camp.
C. X 3858 cf. XIV 2928.
Neratius Scopius v. e. consularis Campa-
niae C. VI 1746, IX 1566. X 1253,
Nicomackus Flavianus cons. Camp, procons.
Asiae, praef. urbis C. VI 1783. — Cf. De Eossi,
AI. 1849 p. 312. Proconsole dell'Asia nei 383.
Ortensius consularis provinciae Campaniae
C. X 1247.
Pontius Proserius PauUnus Iunior v. e. cons.
Camp. C. X 1702. 6088.
Postumius Lampadius v. e. et inlustris cons.
Camp. C. X 1704, 3860.
Septimius Rusticus v. e. cons. Camp. C, X
1707. — Cf. Borghesi, Oeuvr, 7 p. 411.
Tanonius MarcelUnus v. e. cons. Camp. C.
IX 1589.
Valerius Hermonius Mawimus v. e. cons.
Cawp.C. X 1690. 1691. — Cf. Borghesi, Oeuvr.
8 p, 413.
Valerius Puhlicola e. v. cons. Campaniae
C. IX 1G91.
Virius Audentius Aemilianus v. e. cons.
Camp. C. X 3714. 3842. 3866.
Virius Turbo v. e. cons. Camp. C. X 3868.
Virius Vièius cos. Camp. C. X 3869.
Manca il nome affatto o in parte di colui
che fu consularis C. IX 1597. 2206. — X 1482.
1488. 6441. Forse accenna alla stessa carica la
lapide urbana C. VI 1747'^^.
Proconsul Campaniae. — Con questo ti-
tolo non si conosce che un solo governatore di
questa provincia, queir Anicius Auchenìus Bassus,
forse lo stesso che fu console nel 408, e che
tenne quel governo tra il 379-382 (C. VI 1679.—
IX 1568. 1569. — X 3843. 6656 cf, 518, —
XIV 2917 cf 1875, — CIG. 2597.— NS. 1892
p, 166. Symm. ed, Seeck p. 93). Che qui non si
tratti d'un mutamento stabile avvenato nel titolo
del governatore, si vede da cìb, che fra i nomi
citati di consulares vi sono alcuni, i quali appar-
tengono al tempo posteriore eA Anicio. Né d'altra
parte il ripetersi quello di proconsul in persona
di lui in lapidi di luoghi diversi, pub far supporre
una inesattezza locale nell'indicarsi il capo della
provincia. Il mutamento dovè dunque essere tem-
poraneo, speciale nel caso di Anicio, e la ragioiie,
come già osservava il Garrucci (BI. 1859 p. 91),
ci È data parte dalle iscrizioni ove egli È chia-
mato proconsul Campaniae, vice sacra iudicans
(C. IX 1568. 1569. X 3843. 6656), parte soprat-
tntto da quella {C, VI 1679), nella quale si leg-
ge: Anicio Auckenio Basso v(iro) c{larÌ9simo),
quaestori candidato, uno eodemque tempore prae-
tori tutelari, proconsuU Campaniae, praefecto
urbi etc. Egli dunque fa nel medesimo tempo
y Google
CAM
m Roma pretjre e prefetto della citta e prò
console della Campinia cosa insjlita e che per
cii duvÈ es^er motivata da circostanze partico
lari a noi ignote F come la^iunta al titolo
proconsuì di vice sacra ludicans accenna a un
potere straordinario che lo p neva più diretta
mente sotto la dipendenza dell imperatore e in
certo modo lo scioglieva da quella del i canus
urbis COSI probabilmente fn ptr questo che al
titolo di consularis si soatitm quello iiproeonsal
Il moderator delle citta della Campania in
una lapide metrica frammentata di Suessa (C
X 4769), certamente indica il conitular s Dub
bio perù 6 se altrettanto debba lir=i del
Curator Campanornm ~ di una iscrizione
urbana frammentata (C. VI 3836) e del
Defensor provinciae CampaniiLe — di
nn'attra di Abella (C. X 1201) Ta ju no W
tal[i]o^i] o(iro) lp(erfectissÌmo)} patrono gene
rie] e[(] oriy^inle] dignissimo togato prm[^]
loci, defensori provinciae Camp(amae) oò eius
merita ot«,). Quanto ad essi non è improbaljile
che sotto i due titoli sì abbiano volnto inten Ipre
1 aoliti curatores e defensores di più città della
Campania (of. Cnrator — Defensor)
L'ojjicium, del confinlaris era così composto
(Not, dign. Oc. 43. 6, 13 Seeek)
'Principem deofficio praefecti pract.
Corni culacinm
TibulariuB duos [prò numerin h]
Adiutorem
Gomme ntar lensem
Ab actis
"^ubadiuvara
Esieptorca et reliquoi cuh rta[l]in
non licet ad aliim transire militiim
titione clementiae princiiahs
Un
SacerdOij provinciae (Campanme) è ricor-
dato pan in una iscrizione di Capua (C X 3792),
contenente un feriale redatto nell annn 387 (cf.
Mommsen Benchte der aàcha desfll der Wiss.
1850 p 64 Bcgg ) \1 l'Otte l um accenna Syrara,
cp 4 46
F e della regione I
1. Da Roma (Porta Ostiensis) ad Ostia,
V. Ostiensis via-
Tab. Peut. 5, 5.
a) Da questa SÌ staccava la via Lau-
rentina (v. Lanrentina via), che andava a La-
vinium (Pratica) cf. G. XIV 4086. 4077. Nella
Tab. Peut, 5, 5; 6, 1 e nell'It. Ant. p. 301 la
congiunzione tra Roma e Laviniwn è indicata
cosi : Roma — Ostia — Laurentum [cioè Lau-
rentea vico Augustano, presso Castel Porziano] —
Lavinium. Cf. C. XIV p. 183. 186.
CAK
45
>riultaha
h) Forse pure da questa via si staccava la
via Ardeatina (y. Ardeatìna via), diretta ad
f) Da Ostia a Tarricina (Terracina) (cf.
13) andava la via Severiana, C. X p. 60. 683
n bSH. V. Severiana via:
Antiitm (Porto d'Anzio);
Altura (Ter d'Asttira);
Giostra ;
Ad Turres alàas;
Girceli (Paola sotto il monte Circello);
Ad Turres;
Tarricina (Terracina) (cf. 13).
Tab. Peut. 5, 5; 6, 1-2.
2. Da Roma (Porta Portuensis) al Campus
Salmarum v. Campana via-
3. Da Roma (Porta PortuensisJ al Portus
(Porto) V. Portuensis via.
Da Portus (Porto) a Fregenae (Maccarese)
è iniioata una via nell'It. Ant. 300, cf. Tab.
Peut 5, 5. C. XI p. 549, v. Etniria.
4. Da Roma (Porta Aurelia) a Lorium
(La Bottaocia), v. Anrelia via — Etruria.
It Ant. 290. Tab. Peut. 5, 5.
Il) La via Janiculensis (Notitia e Cario-
s im) forse identica alla via Vitellia (Suet, Vit.
1) sembra una diramazione della via Portuensis.
b] Dal pons Aelius partiva la via Aurelia
nova, che soU'altura si congiungeva colla Aure-
lia vetKS. Da quella si staccavano pure le vie
Cornelia e triumpkalis, cf. Jordan Top, I, I p.
376 seg. Riohter, Top. p. 917.
5. Da Roma (Porta Flaminia) a Saxa Ru-
bra (Prima Portai. Cf, C, XI p, 567. v, Fla-
minia via — Ktrurìa-
Tab, Peut. 5, 5, Hieroa. p. 193.
6. Da Roma, staccandosi dalla via Fla-
minia (5), a Gareiae (Galera), Cf, C. XI p. 553.
V. Cassia via — Clodia via — Etrnria.
It. Ant. p. 300. Tih, Peut- 5, 5,
7. Da Roma (Porta Salaria) ad Eretum
(cf. 8) per Fidenae (La Serpentara), Cf. C. IX
p. 472. V. Salarla via — Samninm.
It. Ant, p. 306, Tab. Peut. 5, 5. Rav. 4, 34.
Patinaria chiamavasi una via di congiunzione
tra la Salaria e la Nomentana (cf. 8) (Chro-
nogr, p, 646, 20 cf. Suet. Nero, 48).
8. Da Roma (Porta Nomentana) ad Ere-
tum (cf. 7) per Ficulea (la Cesarina cf, Liv, 3,
52, 3) e Nometitum (Mentana). Cf. C, IX p. 472.
XIV p. 440. 447. V. Nomentana via — Sam-
nìum.
Tab. Peut. 5, 5. Strabo 5, 3, 1 p. 228; 5, 3,
Il p. 238.
Nella Tab. Peut. 5, 5 È indicata una
Nomentum (Mentana) a Tibur (Tivoli),
t da
y Google
46 CAM
9. Da Roma (Port* Tiburtina) a Carsiol
(Piano del Cavaliere), v. Tìbnrtina
Va-
leria via — Samnràra.
Tibiir (Tivoli) (cf. 8);
Varia (Vicovaro);
Lamntte ;
Carsìoli (Piano del Cavaliere tra Arsoli e
Caraoli) (cf. 10).
It. Ant. p. 308 seg.
Nella Tab. Peut. 5, 5 ; 6, I e nel Rav. 4, 34
è indicata la stagione delle Aquaf Albvìae tra
Roma e Ttbur.
Tra Lamnae e Carsioli si "itaccava dalla via
Valeria U via Sublacensis (Frontin de aqnis 7
cf. Tab. Peut. 6, 1-2), che conduceva a Suhla
queum (Subiaco). Cf. C. IX p 588 n S'ITI
10. Roma (Porta PraenPstina) a, Compttum
Anagtiinum (Anagni). Cf. C. IX 6886. t. Prae-
nestina via-
Gabii (Pantano) (cf. Liv. 2, U, 7 ; 3, 6, 7. 5, 49,
6. App. b. e. 5, 23. Strab. 5 p. 238. Dionys. i, 53),
Praeneste (Palestriua) ;
Compitum Anagninum (Anagni) (cf. 11).
It. Ant. p. 802 cf. Tab. Pèut. 5, 5; 6, 1.
Una via da Praeneste (Palestrina) per Treba
Augusta (Trevi nel haxìii) a Carsioli {Piano del
Cavaliere) (cf. 9) è indicata nella Tab. Peut. 1.
e. Cf. C. XIV p. 353.
11. Da Roma (Porta Praenestina) a Casi-
Unum, r. Labicana via. Cf. C. IX p. 695 segg.
Quintanae (cioè Labici, presso Monte Com-
patri) (cf. sotto b);
Ad Statuas;
Ad Pietas (cf. 12);
Bivium (cf. Botto fl);
Compitum Anagninum (Anagni) (cf. 10);
Ferentinum (Ferentino);
Frusino (Fresinone);
Fregellae (Ceprano);
Fabrateria nova (La Civita);
Aqainum (Aquino);
Casinum (Caseino);
Ad FUxum (S. Pietro in fine);
Vena/rum (Venafro) (cf. sotto e);
Teanum (Teano) (cf. sotto de);
Cales (Calvi) i
Casilinum (Capua) {cf. 12).
n Rav. inserisce tra Fabrateria e Ferenti-
num Sarà (Sora), tra Ferentinum ed Anagnia
Aletrium (Alatii), e prima di Anagnia ha Si'
gnia (Segni).
It. Ant. p. 302. 305. Tab, Peut. 5, 5; 6, 1-5.
Strab. 5, 3, 9 p. 237. Eav. 4, 33.
fl) Al Bivium probabilmente si congiun-
geva la via che veniva da Velitrae (Velletri) e
Signia (Segni) Cf. C. IX p. 695 seg.
CAM
i) Ad una via da Laiicum (presso Monte
Compatri) a Tasculum (presso Frascati) (cf. 13)
si dovrebbe riferire il miliario C. XIV 4088, se
gennino.
e) Da Venafrum (Venafro) si staccava una
via che per la stazione ad Rotai andava ad Ae-
sernia (Isernia) cf. C. IX 589 n. 5970-78. — X
p. 60. 699. Tab. Peut. 6, 3. v. Saraninm.
d) Da Teanum (Teano) a Mintumae (presso
Traetlo) correva una via, che congiungeva Ja viaLa-
bicana coll'Appia (Tab. Peut 6, 2-8. It. Ant. p. 121).
e) Una via andava da Teanum (Teano) sA
AUifae (Allife) (It. Ant. p. 123. 304. Rav. 4, 33
cf Tab. Pent. 6, 3). v. Samninm,
f) Colla via Labicana saranno state pure
ornginnte, oltre alle snccitate, lo città di Ale-
t> rum (Alatri), Fabrateria vetus (Ceccano), Sora,
Attna etc.
12. Da Roma (Porta Latina) a ad Pietas.
V. Latina via. C. X p. 695 n, 6881:
Ad Decimum (Ciampino);
Roboraria:
Ad Pietas (cf. 11).
Con questa via sarà etata congiunta Tuscu-
lum (presso Frascati) (cf. 11).
13. Da Roma (Porta Appia) a Caudium
(Montesarchio). v. Appia Via — Apuiia. (I
p. 534 n. 10) Cf. C. IX p. 590. — X p. 59. 683
seg^. 7O0. 991:
Ad Nonwn (Tomba di Gallieno);
BoDillae (presso le Frattocchie) (cf. sotto a)
Ariccia (Ariccia);
Ad Sponsas (Cisterna);
Tres Tabernae (sotto Norma);
Forum Appi (Foro Appio);
Ad Mediai (Mesa) ;
Feronia (Feronia);
Tarricina (Terracina) (cf. 1);
Fundi (Fondi) ;
Formiae (Formia) ;
Mintumae (presso Traefto);
Sinuessa (Mondragone) (cf. sotto d);
Ad pontem Campanum ;
Urbana ;
Casilinum (Capua) (cf. 11);
Capua (S. Maria Capua Vet«re) (cf, sotto efg);
Calatia (Galazze) (cf. sotto g] ;
Ad Novas (S. Maria la Nova);
Caudium (Montesarchio).
It. Ant. p. 108. Tab. Peut. 5, 5; 0, 1-4. Rav.
5, 2. Hieros. p. 610. 6tl,
a) Da Bóvillae (presso le Frattocchie) con-
duceva ad Antium (Porto d'Anzio) la via An-
tiatina.
b) Jy&WAppia a Setia (Sezze) andava la
via Setina.
y Google
CAM
e) Egaalmente coli' Appìa saranno state
congiunte le città di Velitrae (Velletii) (cf. 11),
Cora (Cori), Norba (Norma), Ulubrae (presso
Cisterna), Prìvernum (Piperno yecohio).
d) Da Sinuessa (Mon dragone) a Neupolis
(Napolii andava la via Domitiana (Dio Cass. 67,
14. Stjit. silv. i, 3 cf. C. X p, -58. 183. 702 n.
6926-6985) pei
Voltumum (Castel Volturno);
Liternum (presso il lago di Patria);
Cumae (Cumu) (cf. sotto);
In vintisi
Puteoli (Pozzuoli) (cf. sotto);
Neapolis (Napoli) (cf, sotto).
Da Puteoli (Pozzuoli) a Neapolis (Napoli)
vi furono due vie, l'una per la Crypta (Grotta
di Pozzuoli) (Tab. Peut. 6, 4. Eav. 4, 32; 5, 2).
l'altra intorno la collina di Fogillipo (It. Ant.
p. 122).
It. Ant. p. 122. 123. Tab. Peut. 6, 3-4. Bav.
4, 32; .5, 2.
La via da Cumae (Cuma) a Misenum (Miseno)
per Baiae è ricordata nell'It. Ant. p. 123. Tab.
Peut. 6, 3. Eav 1 '2 1 2
e) Una via da Capaa (S. Maria di Capua)
per Caiatìa (Cajazzo) a Teìesia (Tolese) h indi-
cala confusamente nella Tab Peut. 6, 34; no
provengono dup mil in C \ 8307. 8308.
f) Da Capua una via conduceva a Cumae
(Cuma), una i PuttoU (Pozzooli). (Cf. Plin. nat.
hist. 18, Il 111 X p 183. 705; un'altra per
Attila (Sant'Arpino) a Neapolis (Napoli) (Tab.
Peut. 6, 4. Rav. 4, 34 of.C. X p. 58. 171. 705).
g) Da Capua a Nuceria (Nocera) [cf. C.
X p. 58. p. 707 n. 6950) per
CAM
47
Suessula (Ariei
Nola (Nola);
Ad Teglanum;
Nuceria (Noe
II. Ant. p. 10
Con questa v
"h
ira) (cf 14. 15).
». Tab. Peut. 6, 4-5. Rav. 4, 34.
t saranno state congiunte A-
cerrae (Arena), Abella (Avella vecchia)etc.
17) Da Neapolis (Napoli) a Nuceria (No-
oera) cf. C. X p. 58. 124. 734 n. 6936-40) per
Herculaneum (Kesina);
Oplontis (C. X p. 90);
Pompei;
Nuceria (Nocera) (cf 13 g. 15).
Di Pompei al Promontorium Minervae (Pun-
ta della Campanella) andava una via (C. X p. 58)
colle seguenti stazioni:
Stabiae (Oastellammare di Stabia);
Surrentum, (Sorrento);
Templum Minervae.
Nella Tab. Peut. con questa si congiunge
una ria proveniente da Nuceria (Nocera).
Tab. Peut. 6, 5. Eav, 4, 32; 5, 2.
Da Nuceria (Nocera) una via per Abellimm
(Atripalda presso Avellino) andava a Beneventum
(Benevento) (Tab. Peut, 6, 5. Eav. 4, 84 cf C.
X p, 58) cf Apnlia p- 534 n, 11.
15. Da Nuceria (Nocera) (cf 139 g. 15)
ad Acerronia andava la via PopUlia (cf. C. X
p. 2, 707 n. 6950 — v. Brnttìi) per SaUmum
(Salerno) (cf sotto e Plcentia (Vicenza).
It. Ant. p. 109. Tab. Peut. 6, 5. Rav. 4, 32.
Un'altra via andava da Salernum (Salerno)
a Paestum (Pesto). Cf. C. X p. 2. v. Bnittii.
Tab. Peut. 6, 5. Rav. 5, 2 cf. 4, 32.
CAMPANORUM (cohors). - v. Campana
cohors.
CAMPANUS (ager), ~ v. Capua.
CAMPANUS (Hercules). - Sulla base
d'una statuetta d'Ercole si legge (C. VI 303) :
Zoticu» fenarius Herculem Ca{m)panum votum
red{d)it. È dubbio che l'epiteto abbia nn rap-
porto topografico, come p. e. nell' Hercules Ga-
dilanus, Pompeianus etc. Potrebbe piuttosto
essere in connessione col concetto rurale ricor-
rente in questa divinità nell'Italia e special-
mente nel Lazio, e avere il significato di cam-
pestris rusticus, predicato non infrequente in
Ercole (Stat. silv. 3, 1, 30.Lamprid. Comm. 10
cf. Preller, Mjthol, 2* p. 282); ciò che con-
corda con la qualità di fenarius del dedicante.
CAMPESTRES (dli, matres). - Non sono
noti che per iscrizioni, sotto tre forme; dì C'uns-
pestres (C. IH 3667. 5910. 7904. — VI 768. —
VII 1029. 1080. 1114. 1129. - BEh. 1585.
1596. — MOe. H p. 186; VI p, 101. - Litera-
turzeitung 1887 p. 674. — Archaol. Journal 39
p. 370. — AL 1885 p. 239 n. 4 ; p. 241 n. 5 ;
p. 244 n. 6 ; p. 24S n. 7 ; p. 246 n. 8 ; p. 248
n. 9; p. 249 n. 10; p, 252 n. 12. 13; p. 258 n. 20.
21; p. 259 n. 22; p. 260 n. 23; p. 280 n. 28. —
BM. 1885 n. 1057), dii Campestre! (C. Vm
2635. 10760) e Matte» Campestre! (C. VII 510.
1084). Di queste tre forme la seconda molto pro-
babilmente non si riferisce alle medesime divi-
nità indicato colla prima e con la terza, cam-
pestre» essendo un semplice predicato di dii. E
ciò, sia perchè le due lapidi ove essa ricorre sono
della Numidìa, laddove tutte le altre provengono
da altri lunghi, sia perchè sotto Campestre» sem-
plicemente dette bisogna vedere divinità muliebri; ■
la qual cosa a sua volta è provata da due circo-
stanze. L'una, che spesso esse sono nominate
insieme con altre divinità muliebri, come Epona
(C. in 5910. 7904. MOe. VI p. 101 cf C. VH
1114), Suleoiae (C. VI 768), lum. Victoria, For-
tuna, Felicita», Minerva, Fatue, Salus et omnes
deae (AL 1885 p. 259 n. 22 et ivi n. 4, 5, 6,
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48 CAM
7 etc). L'altra, che talrolta sono anche dette
Matrei (C, Vn 510. 1084), congiunte con le Ma-
tres Alatenae (ivi). Che esse poi abbiano un'at-
tinenza più coi campo militare che con la cam-
pagna, appare non solamente da cìii, che nel se-
condo significato si sarebbero usate piuttoetu le
parole agrestis, ruralis {et. Verg. Aen. 3, 34),
laddove campestri! è proprio della militia (cf.
Horat. de art poet. 379; epist. 1, 18, 54. Suet.
Ang. 83; Galba 6. Plin. paneg. 13 etc); ma
anche dal fatto che in tutte le lapidi sa citate
la dedicazione alle Gampeitres ù fatta da mili-
tari, per lo più non gregatii, come centurioni,
decurionij prefetti di ale e coorti, tribuni di
coorti etc. Erano quindi divinità proprie tutelari
degli accampamenti militari. Che fossero conce-
pite generalmente nel numero di tre, come ri-
eorrono in una lapide (C. VII 510), non è im-
probabile, — Il loro culto, a giudicare almeno
dalle lapidi, non rimonta più innanzi del sc-
olo II dell'Impero ; ed esse mostrano del pari
che il medesimo non era punto romano, ma
straniero, probabilmente celtico, non incontran-
dosi che nella Germania superiore, nella Brit-
tannia settentrionale, nella Pannonia, nella Rae-
tia, nella Dacia e nella Numidia: le iscrizioni
di Eoma {AL 1885. BM. 1885 li. ce, G. VI 768)
sono di militari, quasi tutti equiti singolari e
di origine non romana.
CAMPESTKIS (Mara, Nemeaie). - C. n
4083 (Tarraco) r Marti campestri sac{rum) prò
taliute) impieratoris) M. Aurfeli) Commodi Au-
g{usti) et equit{um) sing(ularmm) T. Aureliius)
Decitnw (centuria) leg{ionis) VII O(eminae) Fe-
tidi) praep{ositm) simul et camp{idoctor) etc. —
C. VI 533 (Roma); Nemesi sanctac campestri prò
talute domi?iorum n{oHrorum) Aug{ustorum) P.
AeUius) P. f. Aetia Pacatus Scupiì quod coh{or-
tis) doctor voverat, nitne campi doctor coh(or-
tis) I ptraetoriae) p{iae) v{indicis) posuit.
Che qui il predicato campestri) abbia il mede-
simo significato che nelle divinità (v.) Campe-
Btres, specialmente riguardo a Marte, non am-
mette alcun dubbio e per la qualità del dedicante
e per la natura speciale del dìo, detto spesso
anche miUtaris (cf Preller, Mythol. 1» p. 151j.
Anche rispetto a Nemesi è notevole che il dedi-
cante è pure un militare, e che questa divinità
greca dai Romani era anche identificata con la
FortDna (cf. Preller, Op. cit. 2' p. 195) ; nel qnal
caso si può pensare alia fortuna delle armi. —
Probabilmente a un Mars campester o simile ac-
cenna la iscrizione di recente scoperta a Col-
Chester e pubblicata dall'Haverfield (Proceedings
CAM
of the Soc. of Antiquaries Feb. 11, 1892 p. 12) :
Oso Marti Medocio Campesium (= Canipes-
Irium ?) et Victoriae Aiexandri Pii Felicis Au-
gusti nos[tr?]Ì, donuin Lossio Veda de suo po-
suit etc.
CAHPE8TBIS (cohors). - v. Campana
cobors,
CAMPI (Elysii). - Sono ricordati in qualche
iscrizione metrica, p. e. in due sepolcrali di Rom.i:
C. VI 21846, che comincia: Umlirarum serura
quies, animae{que) prior(um) | laudatae solitis
quae loca sancto Erehì, \ sedes iìisontem Ma-
gnillam ducile vestras \ per nemora et campos
protinus ElysiOi etc.; — 2S295: Dis maniius
piis s(acrum). C. Oatasius Memor Octaviae Ne-
reidi coniugi libertae. Condita Nebris habcn ti-
tubtm quem sola mereris } Oetavi Memoris co-
nittx quae vera fuisti. \ Elt/sìos precor ut pausi s
invadere campos, j matronamque coles Ditis Di-
[temque~\ | dei sedes ut
CAMPI (Alletìni). — Nella Numidia v.
Alletini campi p. 422.
CAMPIDOCTOR. - Come il nome stesso
dimostra, eampidoetor era colui, che doveva di-
rigere l'iefluzione militare dei soldati e in modij
speciale degli armaturae (Veg. 1, 13; 2, 23;
3, 26). Le iscrizioni ce li fanno conoscere
a) tra i pretoriani: C. VI 533: Nemesi
sanctae Campestri prò salute dominorum n[o-
strorum) Augfustorum duorum) P{uUius) Ae-
Hius) P(uilii) ^ilius) Aelia Pacatus Scupi'' quod
cok(ortis) doctor voverat nunc campi doctor
coh(ortis primae) pr{aetoriae) p(iae) v{indi-
cis) etc. — EE. 4, 896 C 15 : cam{pi)d(octor)
P. Allius in un latercolo del tempo di Settimio
Severo. — C, VI 2658: IKÌs) M{anihus). C[aius)
Val{erius) lulianus evocatus Aug(.ustì} . . . C(a-
ius) Valerius Alexander patrono b{ene) mieren-
ti) fificit), proc(urante) L{ueio) Sep{timio) Ma-
ximo campidoc{tore) coMortis septimae) pr[ae-
toriae) etc. — V 6886 .... [campi]doctor ....
coh[ortis octavae) pr(aeloriae etc. — VI 2C97:
Awr(eliusj Elìaseir {ti Aurel{ius) laseir] co-
Mortis) camppidoctor coh(orte nona) prastioria
centuria) Marci natio(né) Pan(nomus), qui vixit
an(nis sexaginta) e(t) militavit in legione an«(is
decem) et in praet(orio) ann(is vigintiquinque).
b) Tra i singulares: C. II 4083: Marti
Campestri sac{rum), prò salute) Ìmp(eratoris)
M(arci) Aur{eli) Commodi Aug{usti) et equit{umì
singiulurium) TXitus) Aurel{ius) Decimus, (cen^
turio) leg(ionis septimae) 0(eminae) fel(ìcis),
praep(ositus) simul [cquitum singularium ?] et
campiidoctor) dedic(avit) etc. (a. 182). — AI.
1885 p. 281 n. 14 e. 3: Aelius Nigrinm GDS
(=c(ampi)d{octor} s{inguiarium)ì
y Google
CAM
e di AureliuB Decimus (C. II 4083),
eie, a qaanto sembra, essendo centurione leg'io-
nario, fu distaccato eccezionalmente a comandare
ed istrnire un corpo di equites singulares, ha
fatto credere alI'Henzen {AI. 1850 p. 43 segg,),
che il eampidoctor' aia stato dell'istesso grado del
centorione. Dall'esame delle altre lapidi sembra
doTecsi invece credere, corno dimostra il Bearlier,
che la parola eampidoctor più che nn grado in-
dichi una funzione. Certamente inferiore al campi-
doctor era il cohortis doctor (cf. la lapide citata
per la prima C. VI 533). cf. Exercitator.
Direrso dal eampidoctor È il campiductor,
che ricorre soltanto dopo il IV secolo. Una sola
iscrizione certamente lo nomina tra coloro che
hanno fatto una dedicazione a Vitalius, maguter
militum sotto Tiberio Costantino (578-582): forse
camped(ìtctor) numeri Bataor(um) seniiorum)
sarà stato Vaasionns della lapide cristianadi Con-
cordia C. V 8773. Era colui che faceva da guida
nelle marcie, andava in testa insieme col coman-
dante ed il maTtdator ; e in ordine gerarchico
veniva dopo il tribuno ed il vicario (Leo 7, 54.
5S. Mauriciua 12, 11; 8. Amra. Marc. 19, 6, 2,
Veg. 3, 6 etc). — Cf. Beurlier, Jlélanges Grani
p. 297- 303.
CAMPIDUCTOR. - v. Campidoctor.
CAMPONA (Tetenyf). — Cittadella Pan-
nonia inferiore, sulla via tra Matrica e Aqninum
(Mn. Anton, p, 245), forse l'odierna Teteny, ove
sono state trovate non poche iscrizioni (C. Ili
3388. 8389. 3300. 3391. 3392. 3393. 3394. 3395-
3400. 3402-3405 cf. EE. 2 p. 367; 4 p. 127). Da
dQB di esse (3388. 3394) appare come al prin-
cipio del secolo IH vi avesse stanza l'ala I Thra-
Cam, di cui la prima ricorda un praefectus, la
seconda un dupUcarius. Più tardi vi ai vedono
stanziare gli equites Dalmatae, dipendenti dal
dux provinciae Valeriae (Net. dign. Oc 33
14 = 35 Seeck p. 192 seg.).
MoMMSEB, C. 1. Lil. Ili p. 43a.
CAMPUS, — Di rado non è abbastanza chiaro
ilsìgnificato speciale della parola ri corrente spesso
nelle lapidi, come p. e. C. IH 6660. vm 12573
Talvolta sta per indicare l'agro proprio del tem
pio; C. XIV 324: M. Antius Crescens Caljur
nianus pontif{ex) Volk{ani) et aedium sacra
rium) statuam poni in campo Matris deum m
fantilem permisi etc; forse appartiene qui anche
C. m 7983 (EB. 2, 438): J!/: Iul{Ìus) Pap(ma)
Justus dec{urio) col{oniae) ob hon(orem) pontt
f{icatut] campum cvm suis aditibus clus\i]t et
statuam posuit, o pure il luogo ove sorgono lan
tuari C. X 178, 3 Un. 3: Eìdem sacella ara»
lignaque, quae m campo sunt etc. — Nel si
gnificato dì palestra per lo più annessa alle
CAM
49
terme, campo dì esercitazioni ginnastiche, spet-
tacoli equestri e simili (Horat. art. poet. 161;
od. 1, 8, 3; sat. 1, 1. 90. Cic. Quint. 18 etc.) sì
vede usato : C, X 5807 : semitas in oppido omnii
porticum qua in arcem eitwr campum ubei lu-
dunt etc; V 5279: C. Caecilius L. f. Clio....
legavit ex quorum reditu quot annis per Neptu-
nalia oleum in campo et in tkermis et òalitieis
omnibus quae sunt Comi populo praeberentnr ;
XII 2498-2495: C. Sennius C. f. Vol{tinia) Sa-
binus — balineum. campum, porticus, aqitat
iusque earum aquarum tubo ducendarum etc;
IX 5305: L. Ritpilius A f. L. Miniciu» L. f.
duovir(i> campum et macer{iam) ex d(ecreto) d(e-
curionum) faciundu{m) coer(averunt) etc. ; X
1236: C. Catius M. f. IlIIvir campum publiee
curavit, maceriem et sekolas et solarium semi-
tam de s(«t) p{ecunia) f(aciendum) c{uravit);
vm 11150 (BB. 7,880) : Sorothi patricius Jppar-
chus campus dilectus (è rappresentato nn campo
con cavalli). — Forse a un campo militare ac-
cenna la lapide frammentata d Th e t C Vm
16728 [deo paty-io gen amp iu[g{ (i)]
sacr(um) etc.
Un campus pecuariua If h n E ma
(v. piii sotto) ricorre anche n un f n nento di
editto di nn luogo della Gali a H b n nsis
C. XH 2462 ...in campum hunc pecuarium ve-
\hiculumY\ ne quii indurisse v[e]lit niìi aut
[nun]dinarum causaa, o[m(] koapes qui [in} diae-
ta Asiciana aut [? P^iconiana Ihospijtabilur vet
ini«c[a}w ire oolet.
Nel senso comune della parola si ha C. X
1401 lin. 34.
Nella città di Roma, fuori ed entro le stesse
mura Serviane, erano parecchi i campi destinati
a vario scopo ; fra essi, oltre il (v.) Campus Mar-
tina, son ricordati soprattutto i seguenti, di cui
otto {Agrippae Bruttianus ladetanus, canata-
rtus Martius Octavius pecuarim Vimìnatis)
sono dati anche dai regionari!
1) Campus Aqrippae — Nella regione VII,
a destra e affatto presio alla via Lata, forse nelle
vicinanze della piazza Sourra al Coreo. Fn im-
piantato da A^rippa senza dubbio per la stessa
destinaaione lei Campus Martins ed era circon-
dato forse da passeggiai'' certamente da portici,
fra CUI è sjcCialmente ricordato quello, che dal
nome della sorella di Agrippa si disse porCicus
Polae e ne! quale dovea esser collocata la carta
del mondo da lui ordii ata (Dio Cass. 55, 6, Msrt.
1 108 3 4 18 1 Celi 14 5 I cf. Tac hist.
1 31 Plin nat hist 3 17 P!ut Galb. 25. No-
titia reg VII) — Btcker Top p 588. 595 aegg.
Preller Regitn p 137 Riehter Top, p. 149, Gil-
bert, Gesch. und Top. 3 p. 245 aeg.
y Google
CAM
) Campus boariìts, — È ricordato in ima
e orbana, di cui il luogo preciso del ri-
ttovameato non è sicuro (C. VI 9226) :
Terenlia feeit marito suo Nonio Mawrylio
qui futi [e]aiicellariui prim [ì] C tnp b
etc. Moli» probabilmente no è h In
nazione diversa, posteriore p / u i a « ( f
Gilbert, Gesch. und Top. 3 p 239 2)
3) Campus Bruttianus et C d I nu — N Ila
regione Xim (Reeionar,). S ti Un
cìcas Bruttianus è ricordato Ut p n
nella base Capitolina (C. VI 9 5) C d t
si disse l'altro per la grand bb d d 11
pianta codeta, che ivi sorg [F t p t p 58)
Una naumachia fu data da Cesare ' in minore
Codeta defesso kcu ' (Snet. Caes. 39 cf. Dio Cass.
48, 23. Richter, Top. p. 157).
4) Campus Caelemontanus — i Caeliua
P 6
5) Campus Esquthnus — Nella regione^ Dal
i indicanone topografica consenata da Strab ne
(5 3 9 p 237) dalle recenti scoperte di an
bebé tombe p dal luogo ove fur no trovate tre
lÈcrwioni cioè due presso la porti Eaquihna
1 altra verso la > iminalis si pu6 inferire con ab
bastanza sicurezza, che esso si pstei deva fra
queste due porte quindi nellu spaz o rinchiuso
dalle due vie uscenti dallo medesime a dc'itra
e tuoii le mura Serviane Una di quelle iscn
zuni fC VI 3823) trovata presso la porta Bsqui
lina contiene il frammento d un senatoc nsulto
dell'età republicana, il quale vieta nelle ustrinae
in eis lodi re^gjionibusve nive foci tistnna[e]
caussa fierent; niva sterem terTa[m']ve intra
ea loca feciise conieeiìseve veli\f\ quei haee loca
ah paago Montano [redempta habebtt eie ) Ciù
fa supporre al Mommsen (ivi), che si tritti di nn
luogo sacro o sacellum appartenente al pagas
Montanus fuori J'Bsqnilino, sacello eh g a
appunto nel campns Esquilinus o necr p 1 d
l'uso delle uHtinae era natnralment f q
tissimo. L'altra iscrizione in due esei pi (BM
1882 p. 159; 1884 p. 58), della stessa et ti
nn editto pretorio, diretto al medesim p d 1
senatoconsulto, e che delimita la zo f n 1
quale era permessa nella Repubblica di t«n 1 11
ustrinae: L. Sentius C. f. pr{aetor) d ( tus)
ient{entia) loca terminando cùer{avi ) B( u )
f{aetum). Nei quis intra terminos prop u b
. fecisse velit, neive stereu d
■e velit; ai che in uno dei due ginwi
a lettere distinte: Stercus longe auf ne a
lum habeas. Il campo serviva princip Im t
due scopi; come luogo di sepoltura 1 11 g I
povera, non escluse perù persone di cet It (C
Phil. 9,7. Varrò 1. 1. 5, 25. Horat. aat. I, 8, 8 segg.
CAM
cf. Schol. Acr. e Cruq. etc), e come piazza, su cui
si eseguivano lo pene capitali specialmente degli
schiavi (Plaut. Casina 2, 6 ; Pseudol. 3, 96 segg.;
Mil gì 2 4 6 Horat epod 5 «9 Tac ann 2
32 15 60 S t ti d S) 5 wm a 1
mdlt hirt qtap
(PI t Ih 28 E [ t V 1 1 b h
SchirqHtpd5 00 fT ht
1 ) I d t Ha b 1 a d S C
C 1 mn t np p t
g 1 d t Pai t m S t m (A a t
t S 1 tr p 45) 1 C mp E q 1 e
Il d 11 ì Lbt (L 40 19 41
1 H t m 3 30, 7 D y 4, 15 PI t
q R m 2'! t ) til horti Maecenatis, se nou
1 p f rs t tto, in gran parte doverono
t g i t ne (v. £sqiiìlinus). Sullo
tombe Binperte ivi in questi ultimi anni, e di cui
alcune hinno una grinde importanza storica per
essere di una ita anteri re alle fortificazioni Ser-
viane v spicialmonte Lanciani e De Rossi BM.
1 p 255 S p 41 segg 23^ 6 p. 64 segg. 139
segg 8 p 51 segg 12 p ISO segg.; 13 p. 39
6e„g 193 14 I 29 15 p 278. 328. AI. 1867
p o" segg cf 1S79 p 253 '880 p. 265; 1882
p 5 segg Beckei Top p 554 segg. Richter, Top.
p 171 seg (iilbett (lesch und Top. S p. 309
6) Campus Flam « «s — Nella regione IX, e
proiTiimente in quella jarte del Campas Martius,
che e pm prossima al Capitohno e al Tevere.
Cosi è chiamato da Varrone |1 1 5, 154), Praia
Flaminia da Livio (3, 54 63), nome proveniente
da quello del censire C Flaminius, chene 1533
a e vi costruì un circo (v Circns Flaminiiis)
piuttosto che, come vorrebbe il Ghlbert, da (la-
mmes, in yuanto il campo avrebbe fatto parte,
come ageì puhhcus, della dotazione di collegi
\ Im te di quello dei flamini Egli
p 6 ga b wi rapporto intimo di prò-
p t p abbia potuto essere tra esso
I f, t FI m lù che a noi sembra molto
p p b b 1 1 11 Itra congettura. La quale si
f d 11 t (0 OS. 5, 18 cf Appian, Mitbr.
22) h S 11 d privati ' loca publica quae
t C p t 1 pontiflcibuB auguribus de-
m n t fi m b in possessionem tradita
nt h tu Capitola debba inten-
d pp t 1 p ) posto ad occidente del
II è 1 mp Fi minio; ciò che è alquanto
d bb C rt d gni modo che esso dovè par-
t p m t tt 1 Campo Marzio, alla qualità
didm alttpù ohe già al tempo del De-
m t 1 raccogliere concilia plebis
(L ì 54) hi pari di quello, poco a poco
lo vediamo tutto spareo di templi ed altri edi-
y Google
CAM
fici pubblici. Of. Becker, Top, p. 604, 667. 1 Ib rt
Gescb, und Top. 8 p. 6 seg, 66 segg.
7) Gamvus igttifer. — Nella regione IX 1
ateaa» luogo presso il Tevere conosciuto col m
di (v,) Tarcntnm cf, Campns Martius
8) Campus look. — È ricordato da Sp
come luo^o ove sorgeva la casa di Pe
(vita 12 Domus e:us hodie Eomae vi t
campo Iivis quae appollatnr Pescennian ) Il
Gilbert (Geach nnd Top 3 p 377, 3) v rr bb
vedere una rekzi ne hi es&o e il nym} k m
levn di una iscnzt ne urbana (BM, 15 i 144)
I) Campus [anatarms — E ricordato d
gionaru nella regione \II Jordan {Top. 2 p, 216)
on,de che forse sia una corruzione di lanarius,
e lì Gilbert (fìeach ui d Top 3 p, 442, 3) pensa
a un mercifo di lane
10) Campus MaitiaUs — Nella regione II
v Caelins p 6
II) Campus Octaiius — E rammentato dal
Cariosum fra glm Jlf l C p E dubbio
perù q t d d bb p d rsi nel
senso d 11 tr t tt t I dionale
ower d 11 p rt p p m 11 e. Per
la sett t I st 1 B k fp che Io
porrebb li an d 1 1 d Augusto
e del p rt d R p It p 1 m di I invece
stsnn 1 Ul h (B h b E n III 3 p. 5) e
1 C Ib rt (2 p. 108, 1). La recente scoperta degi!
tt I t lodi secolari Severiani, in un luogo
d q ì (BE. 8 p. 284, IH lin. 15 cf. p. 299)
I g [P mpei]us Rii[so^iaH[usi]magiiter Ta-
ì t vit, ha dato occasione a ritornare
11 g ente. E come quegli atti sono stati
t ti lungi da S. Maria in Vallicella, dove,
\ j t» nel cortile del palazzo Cesarini,
It It f no scoperti avanzi di una magnifica
p b b I ente quella di Dite, così l'Hiilsen e
t mp mente il Lanciani (EE, 8 p. 253 seg,
L L t ner. di Einsiedeln etc. p. 112 segg.),
tt p d nuovo esame le antiche opinioni,
f 1 parere che il Tarentum sia da
porsi appunto nelle vicinanze di piazza Cesarini.
e) Aedes Apollinis. — Nella regione IX, fra
il theatrum Marcelli e il eircns Flaminius. v.
Aede» p. 174.
f) Aedes Bellonae Pulvinensis. — NeOa re-
gione IX, presso il pulvinare del cirons Flami-
nius. y. Aedes p. 175.
y Google
CAM
g) Aedes Castoris PoUucis in circo Flaminio.
V. Aedes p. 176.
k) Aedes Bianae. — Nel circo Flaminio,
dedicata da M. Aemilius Lepidua nell'anno 574
u. e. (Liv. 40, 53).
i) Templum Boni Eventus. — Nella regio-
ne IX. È ricordato da Ammiano (29, 6, 19), OTe
accenna a restauri fatti sotto Yalentiniano a un
portico dello steeso nome {cf. Lanciani, BM,
1891 p. 226).
h) Aedes Felicitatis in Campo Martio. -~
Nella Tcgiono IX. Forse da identificare con X'aedeì
Felicitatis in tkealro marmoreo, y. Aedes p- 178.
l) Aedes Fortunae kuiusque diei in Campo. —
Nella regione IX, ma se ne ignora il luogo
preciso. V. Aedes p. 178.
m) Aedes Fortunae equestri^. — Nella re-
gione IX, e presso il teatro di Pompeo, ad thea-
truìtt lapideum, come dice Vitruvio (3, 8, 2),
Tu votata nel 571 u. e, da Q. Fnlvius Flaccns.in
Jina battaglia contro i Cimbri, e sei anni dopo
da lui stesso dedicata (Liv. 40, 40, 44 cf. 42,
3, 10. Val. Mai. 1, I, 20). Al tempo di Tiberio
non esisteva più (Tac. ann. 3, 71). Cf. Becker,
Top. p. 618 seg. Preller, Mythol. 2' p. 184 seg.
Richter, Top. p. 136 seg.
n) Aedes Fortunae reduoia. — Nella re-
gionelX, probabilmente presso il teatro di Pompeo
e il circo Flaminio. Fu innalzata da Domiziano
dopo il suo ritorno in Roma nell'anno 93 (Mart.
8, 65).
o) Aedes Herculis Musarum. — Nella re-
gione IX, presso il porticus Octariae, v. Aedes
p. 179.
f) Aedes Herculis magni custodis in circo
Flaminio. -~ v. Aedes p. 179,
g) Aedes Fani ad theatrum Marcelli. — v.
Aede« p. 180.
r) Tempio d'Iside. — È ricordato da Dione
Cassio (66, 2) fra i monumenti periti o danneg-
giati nell'incendio sotto Tito.
s) Aeìes lunonn Reginae ad circitm Fla-
m ntum — Nelh parte meridionale della re-
gione IX e rea la V a che traversava il sobborgo
evira pò ta n Cam entalem. v. Aedes p. 182.
t) A dea Tmon — Nella regione IX e pro-
pr an ente dov col tempo sorse il porticns Octa-
tav ae forse nnalzata dallo stesso Q. Caecilius
M tellus che eresse vi dei portici (Veli 1 11 3
cf 2 1 2 Be ker Top p 608 cf 618)
m) Aedes lunon s Currtti^ in Campo — v
Aedes p 182
y) Aeles lunon s Sospitae — Nella re
g ooe IX e iropram nte nel Forum obtonnm
Fu costrn ta da C Conulius Cethegns nel 558
u e pel voto fatto nella battaglia contro gli
Insubri (Liv. 32, 30; 34, 53 cf. Becker, Top.
y) Aedes lovis porticus Octaviae. — Nella
regione IX^ Prubabilmenfe è lo stosso che fu
eretto da Q. Caecilius Metellus dopo il suo trionfo
sulla Macedonia. — t. Aedes p. 181.
z) Aedes lovis Statoris ad circum Fla-
minium. — v. Aedes p. 181 cf Becker, Top,
p. 108 segg.
ad) Aedes Larwn Permarinorum. — Sor-
geva nella regione IX e nel porticus Minuciae.
V. Aedes p. 183.
bh) Aedes Martis. — Nella regione IX e
propriamente nel circo Flaminio, eretto da D.
lonius Brutua Callaicus (Plin. nat. hist. 36, 26
cf. Cnrn. Nep. presso Priseian. 8, 4}.
ce) Templum Matidiae et Marcianae. —
V. più oltre 5, a.
dd) Templum Minevvae Chalcidicae. — Nella
regione IX, corrispondente all'odierna chiesa di
S. Maria sopra Minerva, molto probabilmente lo
stesso che fu eretto da Domiziano (Mirabilia,
Notiti» ctc. cf. Becker, Top. p. 645 seg,).
ee) Mitrkaeum. ~ Nella regione VII, presso
la chiesa di S. Silvestro in Capite. Varie iscri-
zioni vi si riferiscono, v. Uithras,
ff) Aedes Neptuni in circo Flaminio. —
T. Aedes p. 184 cf Lanciani, AL 1883 p. 8 seg.
gg) Pantheum. — v. Aedes p, 185,
hh) Aedes Pietatis ad circum Fìamìnium. —
V. Aedes p. 185.
lì'l Serupaeum. — È ricordato da Dione Cas-
sio (66. 24) fra quei monumenti che, parte di-
strutti o danneggiati dall'incendio avvenuto sotto
Tito, furono restituiti da Domiziano.
kk) Templum SoUs Aureliani. — Nella re-
gione VII, a destra della via Flaminia, nelle vi-
cinanze del campus Agrippae e della chiesa di
S. Silvestro in Capite. Fu eretto da Aureliano
(vita e. 48 cf. BM. 1886 p. 81. Urlichs, BL 1888
p. 38, Hiilsen, ivi 1889 p. 269, Eichter, Top.
149 seg.).
il) Aedes Spei ad forum oUtorium. — v.
Aedes p 186.
mm) Aedes Veneris Victricis in theatro mar-
moreo. — Eretto da Pompeo nel suo secondo
consolato, alla sommità dei suo teatro, v, Aedes
p, 187.
«n) Aedes Vulcani in circo Flaminio. — v.
Aedes p. 187,
00) Ara Ditis Patris et Proserpinae. — Nella
regione IX e propriamente nel luogo detto Ta-
rmtum (cf, sopra, lettera d e Ara p. 604).
pp) Ara Martis. — v. Ara p. 605.
y Google
56 CAM
qq) Ara Tfeptuni. — t. Ara p- 60S.
rr) Ara Pach Augmtae. — t. Ara p. 605.
5) Edi/isii pubblici.
Raccogliamo sotto questo nome quegli edi-
lìzii, che erano destinali a veri scopi dello Stato.
a) Basilica Matidiae et Mardanae. — Nelle
regione IX. Così la chiamano i regionarii; tem-
plum Matidiae è perù detto in una fistola acqua-
ria, trovata tra il Pantheon e la chiesa di S, Ignazio
(Lancimi, I comment. di Frontino p. 232 n. 143)-
Fare che da avanzi di antica costruzione ritrovati
tra la basilica Neptuni e il Pantheon, si possa
inferire che basilica siasi detta dai portici che
circondavano Q tempio, e che si vedono pure
effigiati in unamonetadedicataaMatìdia(Cohen 2,
Hadrian, 543 ef. Lanciani, BW. 1883 p.- 5 aegg.
Gilbert, Gesch. nnd Top. 3 p. 127, 1).
b) Basilica Neptuni. — Nella regione IX
circa i Saepta e la via Lata. Fu etetta da Àgrippa
accanto al nome di basilica (Spart. Hadrian 10
Curiosnm) ricorrono anche quelli di oro« ij to
noanóàvoq o ro' lìoaei&éviov (Dio Case. 53, 27)
e poHicus Argonautarum (Mart. 2, 14; 3, 20
11, 1, 12), dai dipinti che l'adornavano. Gli avanzi
und 1 part d li m
tat n t 11 d P d P t
(B k T p p 637 E ht 1 p p 143 g
Glb tt G h d T p 8 p 2(7 g)
] Cai — N 11 g n Vn p 1
t«mp disi tt d A 1 pi
A i a (E f, f BI I875p 71 gg)
d) S pt — "SW g I'^ 1 1
m t n 1 t tt f d 11 L t
tr & Mar n 1 t 1 p 1 D 1
C 1 p laz \ D tt h ì
ad t t 11 dm t t
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f
e aa mp t h d p t
te t p rt {& V g 1 1 34
L 26 22 I 6 528 t } C b
avuto il disegno di trasportarle nel campus Vati-
canus (Cic. ad Att. 13, 33), dopo che l'ebbe ab-
bandonato, si die a costruirle in pietra e ne
formò una piazza di 1000 passi circondata di
portici, i quali comprendevano anche la Villa
publica (Cic. ad Att, 4, 16, 14). La costruzione
perù non fu da lui compiuta; la continui) il trium-
viro Lepido e menò a fine Agrippa, inaugu-
randola nell'anno 727 u. e. (Dio Cass. 53. 23) ;
da allora si dissero Saepta lìtlia. Col tempo,
cessata la funzione dei comizi!, furono de-sti-
nate a spettacoli gladiatorii e a naumachie (Dio
Cass. 55, 8. IO; 59, 10. Snet. Aug. 43 Cai. 18;
Claud. 21; Nero 12 etc), e più tardi ancora
occupate da botteghe di venditori d'ogni specie
CAM
(Martial. 9, 59 ; IO, 80 cfr. 2, 14, 57). Furono
distrutte dall'incendio avvenuto sotto Tito (Dio
Cass. 66, 24). Nella pianta antica di Roma (Jordan,
Forma Urbis) si conservano duo frammenti (35. 36)
dei portici, uno. dei quali porta ancora scritto
Saepta lullial {Bursinn, Jahresbcricht. etc. 1878
p. 408 seg. Becker, Top, p, 623. 632 seg, Bichter.
Top, p, 140, 14, seg,).
e) DiribitOTium. — Presso i Saepta e proba-
bilmente rinchiuso nei loro portici, vastissima
sala cominciata da Agrippa e inaugurata da Au-
gusto nel 746 a, e, destinata allo squittinio dei
voti dei comizìi, e da Caligola talvolta usata come
teatro (Plin, nat. hist. 36, 102, Dio Cass, 55, 8;
59, 7. Suet. Claud. 18 etc. cf. Becker, Top. p. 637
seg. Eichter, Top. p. 144 etc).
f ) Villa publica. — Fra i Saepta e il circus
Flammms (\arr r r 3 2) eretta nel 317 u e
(LiY 4 22) ampliata nel 560 (L v 34 44) e
destinata speciilmente alle operazioni relative
al cens e alla leva e insieii e come luogo ove
erano albergati gli ambaaciaton di Stati esteri
(v p e Liv 30 31 33 24 'Varr 1 o etc
cf Becker T p pag 6j4 6tg Richfer Top
pag. 140 etc).
g) Stabula IIIJ factionum. — Presso il circns
Flaminius, e corrispondente probabilmente alla
chiesa di S. Lorenzo in Damaso, che nel medio
evo si chiamò anche in prasino ; nella via dei
Banchi vecchi fu trovata una fìstola acquarla
che porta : [fa'\ctionis prasinae (BM. 1886 p. 393;
1887 p. 10). Sono ricordate anche dai regionari
(cf. Tac. hist. 2, 94. Suet. Cai. 55. Dio Cass.
59, 14).
h) Navalia. — Sorgevano in quella parte del
Campo Marzio, presso il Tevere, che è di fronte
al monte Vaticano (Liv. 3, 26. Plln. nat. hist. 18,
20) ; specie di docks, della cui esistenza non si ha
notizia prima del dittatore L. Quinctius Cincin-
natns (Liv, 1. e), e in cai più che costruirsi, si
conservavano le navi dello Stato (Liv. 8, 14, 12; 45,
42, 12. Plut. Cato min. 39). Alla metà del se-
colo n a. Cr. fu amplificata dall'architetto greco
Hermodorus (Cic. de or. 1, 14, 62). 'Procopio
narra di avervi veduto ancora ia nave, con cui
Enea venne in Italia (Goth. 4, 22). In relazione
coi medesimi era certo la Porta navalis ricordata
da Paolo Diacono (p. 179). Cf, Becker, Top, p. 158
segg. Eichter, Top. p. 138 seg.
6) Aqua Virgo.
Nella regione VII passava l'acquedotto Virgo,
cominciando sotto gli horti Lucullani e termi-
nando nel Campo Marzio, circa ove oggi sorge
il palazzo Serlupi (Frontin. de aquis 1, 20). Quanto
ad alcuni archi superstiti v. Becker, Top. p. 624.
Eichter, Top.p. 150. BI. 1889 p. 269.
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CAM
7) Teatri, anfiteatri, ginnasii, terme eto.
Erano gli edìfìzii, di cui rimpetto ad dire parti
della città, il Campo Marzio maggiormente ab-
bondara, soprattutto dagli ultimi tempi della
Repubblica.
a) Tkeatrum Balbi. — Nella parte meridio-
dioiiale della regione IX, costruito sotto Augu
sto da Cornelius Balbus (Snet. Aug. 29. Dìo Cass
54, 25; 66, 24. Mart. 10, 51, 11 etc). È dubbio
se la Crypta Balbi della Notitia sia identica a
questfl teatro, t. Theatmm.
b) Theatmm Marcelli. — Più ancora che il
precedente, al mezzogiorno della regione IX Come
si vede dagli avanzi che uè restauo nel palazzo
Orsini presso piazza Montanara (Mon. Anoyr 4
22 C, III p. 730. Pìin. nat. hist. 7, 86, 121 Dio
Cass. 43, 49 etc.) v. Theatrum.
e) Theatrum Pompei — Nella regione IX
pni a. seltentnone di quello di Balbo, presao la
via clie J^Ila porta Carmentalis menava al pons
Aelius, detto anche theatrum lapideum o mar
moreum (Fast Amitern C I p 324= IX 4192
pnd Id Aug cf Taf ann 14, 20 Dio Cass 39
38. Veli. 2, 48, 2. Plut. Pump. 52. Plin. nat hist
36, 115 etc), T. Theatrum.
d) Odeum. — Fu eretto da Domiziano (Suet
Domit. 5) e probabilmente restaurato da Tra
iano (Dio Cass. 69, 4 ef. Amm. Marc. 16. 10. 14).
Se ne ignora il luogo preciso, per altro anche
dai regionari è posto nella regione JX. cf. Odenin.
e) Ampkitkeatrum. — Fu eretto da Statilius
Taurua nell'anno 725 u. e, (Suet. Aug. 29. Dio
Cass. 51, 23), distrutto nell'incendio di Nerone,
che ve ne sostituì un altro di legno (Tac. ann.
13, 31) e già da Caligola tenuto in poco conto
(Dio Cass. 59, 10) cf. Aniphittaeatrum p. 454.
459,
f) CÌtcvh Flaminia — Fu eretto da C. Fla-
minius nell'anno 533 a. e, destinato ai ludi plebei
e Taurii (Feat. p. 351. Ascon, in Verr. p. 143);
da esso prese nome la regione IX. y, CircnS-
g) Stadiwn. — Eretto da Domiziano circa il
centro della regione IX e ricostruito da Alessan-
dro Severo (Suet. Domit. 5. Lamprid. Alai. 24.
Cassiod, Chron. 2 p. 197), Corrisponde prohahil-
mente all'odierna piazza Navona. v. Stadiuin,
h) Gymnasium. — Nella legione IX. Fu co-
struito da Nerone, forse presso o entro le sue
thermae (Suet, Ner. 12. Tac. ann. 14, 47). cf.
Gymnasiai»,
i) Thermae Agrippianae. — Nella regione IX.
Costruite da Agrippa nella parte posteriore del
Pantheon (Dio Casa, 53, 27). cf. Thenuae,
1} Thermae Nerenianae e Alexattdrianae. —
Nerone le costruì accanto alle precedenti (Cassiod.
Chron. 64 d. Cr.), e Alessandro Severo le rinnovù
CAM 57
ed ampliù (Lamprid Alei 25 Casiiod 1 e p 209)
sorgeiauf n eli area occupata oggi dai palazzi
Patrizi Madtma, Giustiniani e dalla chuia di
S Luigi dei Francesi v Thermae
m) Balneae Pallacinae — v sopra vicus
Pullaunae
n) Curia Pompei. — v. più sotto : portici (9).
8) Monumenti varii.
a) Columna bellica. — Nella regione IX, alle
spalle del tempio di Bellona, e oltre la quale il
fetialii gettala la freccia come simbolo del co-
mmciamento di guerra [Serv, Aen. 9, 53. Ovid.
fast 6 205 Fest ep. 33. Dio Cass, 50, 4; 71,
33 etc cf Becker Top 607)
b) Columaa Antonin'ana ~ Sorgeva in onore
di Antonino Ilo lungo la parte sinistra della via
Lata nella regione IX, in una piazza dietro
quella oggi detta Colonna, dove nel giardioo
della Casa della Miosioiie ne furcno ritrovati
degli acanzi e la lise ctn un^ iscrizione (cf BI
1889 p 42 s(ggì V Colnnuia.
e Colunna M Aureli — Fresco la ]rece-
dente e tuttora esistente in piazza Colonna
V Columna
d) Cieoniae nixae. — Gruppo che sorgeva
nella regione IX, presso l'ara Mariìs, innanzi
al quale &i sacrificava un cavallo i! 15 Ottobre
(Fasti di Fiiocalo C, I p. 352), È ricordato nella
descrizione delle regioni (cf. C. VI 785 Preller,
Eeg, p. 173 e CìGoniae.
e) Obelisco. — Fu innalzato da Augusto nel
744 u. e. e doveva servire di orologio solare 'Plin.
nat. hist. 36, 72), Fu ritrovato colla sua base
(C, VI 702) presso s. Lorenzo in Lucina e si vede
oggi in piazza di Montecitorio, cf Becker, Top.
p. 638. Richter, Top, p. 144, BM, li p. 63.
f j Arco. — Sorgeva nell'area circondata da.
un portico, che stava innanzi al Pantheon, Ornato
di bassorilievi rappresentanti le provinole e le
nazioni dell'Impero romano in atto di chiedere
aiuto ad un imperatore, ebbe nel medio evo il
nome di arcus Pietatis (Mirab. 22, 2), Cf. Richter,
Top. p. 143.
g). Porta Triumphalis. — Eia un arco sul
contine del sobhorgo del Circo Flaminio e Campa
Marzio, presso il quale cominciava il corteo trion-
fale, ordinatovi nel Campo Marzio, Fu restau-
rato da Domiziano, che gli costruì accanto nn
tempio della Fortuna redux (Cic. in Pis. 23.
Tac. ann. 1, 8. Martial. 8, 65). cf. Becker, Top.
p. 145 segg. Richter, Top. p. 149.
h) Arcus Tiberii. — Fu innalzato da Claudio
presso il teatro di Pompeo (Suet. Claud. 11). cf.
Arene p. 650 seg,
i) Arcus Claudii. — Era un arco àeW'aqua
Virgo ridotto a trionfale nell'a. 51 o 52 in onore
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58 CAM
di Claudia e della sna casa ; ^ittiaTerBava la via
Lata all'estremità meridionale delia piazza Sciar-
la, cf. Arcua p. 648.
k) Arcui Domitiani. — Stava sulla via Lata
a. pie' del Capitolino , non iTingi dall'odierno
8. Marco, cf. Arcua p. 649.
I) Arcus Marci et Veri. — Sorgeva sulla via
Lata allo sbocco delUodiema via della Vite. cf.
Arcns p. 650.
m) Arcns noyws. — Fa innalzato da Diocle-
liano nel 301 d. C. Stava allato alla chiesa di
B. Maria in via Lata. cf. ArCaS p. 650.
n) Arcus Gratiani, Valentiniani et Theo-
dosii. — Chiudeva le portiaua maximae innanzi
al Pons Aelins. cf. ArcnB p. 649 aeg.
9) Portici.
Sono numerosi in questa parte della città, e
su quelli proprii della regione IX ha trattato
particolarmente il Lanoiani AI. 1883 p. 5 segg.
cf. Portìcna.
a) Argonautarum. — Nella regione IX Ap-
parteneva al tempio di Nettuno (v. sopra ae les
Neptuni etc. p. 55), cosi detto, al pan d altri
come Meleagri, Europae etc, da rappresentazioni
artistiche.
b) Arae Martis. — Nella regione IX met
Fonfinalis, al Quirinale (Liv. 25, 10)
e) Boni Eoentìis. — Nella regione IX v sopra
templum. Boni Sventus p. 55 e Lanciali BM
1892 p. 224 segg.
d) Con.t ntn — N ila é, Vn. È ricor-
dato dai g nan
e) Di «m — N Ila g IX.
f) £■!( pfl — N 11 <n n IX. Era alla
parte sette t nal d 1 P th (Martial. 2, 4 ,
Si 7, 32, 12 f B k Tip 96).
g) Gyp Oi» - N 11 gì VII. È ricor-
h) Jlek tyl n —ìi ì\ g IX, accanto
al portico d P mp (H ym Lhron. p 475
cf. Jordan. Forma Urbis n. 31).
i) fferdtma et lovia. — v. più sotto : portico
di Pompeo.
I) Maximae. — Nella regione IX, via che con-
dnceva al pons Aelius. v. sopra: via Tecla p 53
m) Meleagri. — Nella regione IX press 1
poTticns Argonautarum: ricordato nei r g onar
n) Metelli. — v. Porticus Octav ae
o) Miniciae. — Nella regione IX. I te" onar
ne ricordano due, la vetus e la frumentar a La
prima eretta nel 642 u. e. (Veli. 2, 8); I altra non
si sa g^uando, e amendue probabilmente presso
il forum olitorium. Era destinato alla distrìbu-
sione del frumento, v. Franientatio.
p) Ad Nationes. — Nella regione IX, presso
CAM
il teatro di Pompeo, dubbio se eretto o restau-
rato da Augusto (Serv. Aen. 8, 721. Plin. nat.
hist. 36, S, 39. Suol Nero 46); così detto in
quanto conteneva 14 statue rappresentanti altret-
tanti popoli.
q) Octaviae. — Nella regione IX, sostituito
da Augusta al portico di Metello eretto nel 605
u. e. (Veli. ], 11, 3; 2, 1, 2) e circondante il
tempio di lupiter Stator. Fu detto cos\ dal nome
della sorella di Augusto, e comprendeva nna
schola, nna biblioteca e insigni opere d'arte
(Plin. nat. hist. 36, 5, 40. Dio CasB. 49, 43. Suet.
Aug 29. Plut. Marceli. 30 etc). cf. Becker, Top.
p. 608 segg. Eichter, Top. p. 187.
r) Ootavia. — Nella regione IX, presso il
circo Flaminio, costruito da Cn. Ootavius dupo
il trionfo riportato su Persens, detto Corintkia
dall'ordine delle colonne (Plin. nat. hist. 34, 13).
Fu restaurato da Augusto [Mon. Ancjr. 4, 2 segg.
C. m p. 780). cf. Becker, Top. p. 617. Richter
Top p ng
s) Phìhppt — telli regione IX intorno al
tempio di Ilenules Musarum e fu innabato o
da L Marius Philippus j.itrigno di Augusto o
da questo in onore d l u (Suet Aug 29 Ovid
fast 6 7J1) f Becker Top \ 613
t) Poìae ~ Nella reg une ì II e propria
mente uno di quelli che circ i davai o il cam; iis
Agnppie et strilli con lo scopo di esponi la
carta g ograflca di ^grippa cosi dptto di Pola
sorella di Ini (Dio Cass. 5o, 8. Plin. nat. hist.
3, 17) cf. Becker, Top. p. 596. Eichter, Top.
p. 149.
m Pompei. — Nella regione IX, congiunto
col teatro omonimo, e in un'esedra di esso, co-
nosciuta col nome di curia Pompei, era la statua
di Pompeo (Plut. Brut. 14; Caes. 66. App. belL
, 115 e
v) Triumpki. — Sorgeva molto prohabilmenf*
nella vicinanza del circus Plaminius e della Villa
publiea; secondo il de Eossi potè essere una
parte del portico di questa o dei Saepta (NS. 1888
p. 709-141) cf. Triumphns.
IO) Tombe.
Ne sorgevano parecchie per lo piìi nella parte
estrema settentrionale, tra la via Flaminia e il
Tevere, e destinate a personaggi insignì, come
p e. Sulla (Liv. ep. 90. Plut. Bull. 38. App.
beli civ. 1, 107. Dio Cass. 39, 64; 77, 13 etc),
Cesare (Dio Cass. 44, 51) e sua zia lulia (Suet
Caes. 84. Liv. ep. 106. Dio Cass. 89, 64) e sua
figlia lulia Pompei (Plut Pomp. 33. Caes. 23)
i consoli Hirtius e Pansa morti innanzi a Mu-
tina (Liv. ep. 119), Agrippa (Dio Cass. 54, 28)
etc. Ne avanzano ancora due. Quella eretta da
Augusto per sé e la sua famiglia nel suo sesto
y Google
GAL
consolato, il così detto Mausoleum (Siiet. Aug.
100, Strab. 5, 3, 8 p. 236) e dove fnrono sepolti pa-
recchi della casa imperiale (Hirschfeld, Abhand!.
der Berlin. Akademie 1889 p. 1149 segg. cf.Man-
solenni). E il sepolcro dell'edile C. Publius Bi-
bulus, sulla via Lata presso una delle porte Ser-
viane, al principio della via Marforio ; la iscri-
ziono loBgesi nel G. VI 1319 = 1 635.
CAMULORICA - v. Caraulorix.
CAMULORIX. — Sopra un cippo trovata
a Ponl'les- /ìonfays (Vosgi), e che ha da una parte
la rappresentazione d'una donna, dall'altra, paro,
quella d'un uomo, vi si legge : Camulorici (Revue
des revnes nella RPh. 1886 p. 272, 3). Vi si dovrà
intendere la divinità maschile corrispondente alla
dea Camuloriea menzionata in una iscrizione
del Museo di Soissons (Rev. celt. 3 p. 162).
OAMULUS — divinità celtica identiflcata
nelle iscriaion li pp ta (C VI 46)
col MuTS rom BKh 164= 1 77 d R
dern presso CI f/ C m l m p
salute Tiberi CI d C is A i( t) G
manici imp(e t ) R m q t mpl
conitituerunt. — C YIA^ A d C l
Iobì, Mtrcur H
M(arci) /{iliua)
MortU) VII pr{ t
v(indim) vis ( )
che va attrib f
della tiibìi, eh
l Mi
S b
is) Q l tì
Remus m I
) A t (}})()
I q I I par 1
Il t ! p t
— C VII 403 = EE 7
1090, di Barh II D 1/ r[(] (7 / t f
C. Ili 8671 ? — RA 184.( p 253 R i
revues nella EPI 1 p 1 7 l'i M y II
Mèra, de la s 1 tiq d t 2
IX p. ai9,
CAMUM — Sp d b rr 1 t 1
l'aditto di Dio 1 d p t m (C III
p. 837) sotto il pt 1 (f (2 II) (7
camiltalicìini (sextarium) unum, [denarios) juat
tuor. cf. Dig, 33, 6, 9: ' simili modo nec camura
nec cervesia continebifur, hydromeli '.
CAMUNNI {Cividatedi Val Camonica) —
C \ ■19'(4-4<I80 ''811 — SI 1 1284 — Popò
Iftzione dell Italia sette itn naie abitante presso
il fiume Olhna «ec ndo Slrtbone (4 6 8 p 206
Raetj) se ondo Plinio (nat hist -( 20 H4) Eo
ganai Sono rii" rdati fra le gctites Alpmae as
soggettate da Augusto (G V 7817 2) che prò
babtimente liè loro il diritto di Latinità ponen
doli alla dipendenza {attr lacré) di altri città
{Pilli nit hst 3 13^ 1341 che per ragicn del
luogo pot^ essere cos Bergomum e me Bnsia
Acquistata col tempo la cittadinanza romana
CAK 59
furono inscritti nella tribù Qnirina (4935. 4957.
4959. 4960. 4967. 4969. 4970. 4972. 4972. 4973.
4974. 8891 cf. Kubitschelt, Imp. rom etc, p. 109).
Gittadinanza. -- Civitas C[amunnoTum] (4954),
res publica Camunaorum (4957. 4964).
Magistrati. — Duoviri iure dicundo (4935.
4957. 4959. 4967. 4969. 5101.— SI, 1, 1284 =
NS. 1885 p.338).
Sacerdozi. — Saeerdos Caesaris (4966), sa-
cerdos Augusti (4950. 4960. 4965), ssxvir Fla-
vialia (496S?).
Divinità. — Alantedoba (4934), Caulus Pater
(4935), Sii et Deae (4936), DU omnes (4937),
Fonles Divini (4938), lutto regina (4939), A/ater
deum (4930), Mercuriut (4941. 4942. 4943. 4944),
Minerva (4945. 4964), Silvanas (4947), Sol di-
vinus (4938), Victoria (4940).
CANABA. ^ Questa parola, che nelle iscri-
zioni si trova nella forma di aanaba (G, III 61 66.
7474. O.4077.EE.2, 711?), hanaba (OH. 7007),
canaba (C VI 1585) canapa (C UI 4850) e non
t liti d
dlpt pbbldEQY t(Op
2 p 83) d 1 g X ? E 6 t
p d b dfi h f 1
m t p ■> t gi (1) d t t 1 h d
btaz d p t d d I I d
dt 11 Ira t rrì d d ar q 11
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d 11 b f t (2) D
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: d m 3 43 t
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t t p gì
f (3)
l C 4 = b
U p
tt
I
b dil ttdRm tr Ifm
I b 11 d Ad st p t d 11 I d
MA 1 (C VI 1 85) Egl tti d p t
aedificare lo o cannahae a solo ìun» sui pecu-
ma sua cioè evidentemente nn edificio custodiae
causa columnae centenariae, pia solido della ba-
racca che aveva prima E doe ratwnales impe-
riali gli fanno dare tegulas omnes et inipensa\fa\
(cioè il materiale da costruzione) de casulis item
cannabis et ledifi-ciis tdoneis ..,ut ad eolupta-
tem suam kosptttum stbi extruat.
2 Canabae dei negotiatores vìtiarìi dì Ln-
Sono menzionate in due iscrizioni: 0. 4077:
D(ts) mfanibus) s(acrum) CSenCio Reguliano,
eq(uiti) Riamano) neqot{iatorum) vinarìo{rum)
Lujudun( ) in canabis consistentium curatori et
pati ono eiusd[em) corpons etc.; — OH. 7007; M.
y Google
60 CAN
1 th t J^ m ) f t l 9 t t( ) ( )
L g d{ -) k b m { t)
dm orf Ob fu ti) m [3( )q{
ni gt t k b{
t{ t } l g anti d IH d
Lgdral dpti n !d
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Ly p 39 )
3C * =ttbrah
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m U tr p d n (; )
p 1 m t (S If I g 45 V 1 M
7 I t 80 10 B 11 Af 75 T
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11 p ni t q tp d U t 1
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410 1
1
1 P rt d
d t It d ù h 1 f f 1 fi
alla sponda del fiume, perche fossero protette
pare le abitazioni dei veterani e dei merciinti
che stavano Ira il castello ed il fiume. Così Ta-
cito (hist 4, 22) a proposito di Vetera parla di
' longa pacis opera haad procul castris in modum
muuicipiì oitructa '.
Quale fosse il carattere della popolazione più
o meno numerosa di queste oattahas, si può im-
maginare: si trattava di una società di tavernieri,
piccoli mercanti, donne di cattivo affare e simili,
di quanti insomma potevano offrire distrazioni ai
soldati del campo ; tanto piìi quindi seinln-a na-
turale ohe si sia trattato di luogi pfisti nella
immediata vicinanza di questo. Quando gli ac-
campamenti divennero stabilì, anche le canabae
perdettero il loro carattere di costruzioni prov-
visorie. Forse anche già nei primi tempi dell'Im-
pero, i veterani che erano ritenuti sub vexilio,
abitarono in queste baracche; certo è invece, che
più tardi, quando cessarono le aBsegnazioni di
terreni ai veterani, molti di qTiesti, al ritornare
in patria o recarsi in paesi nuovi, preferirono
rimanere in quel luogo, dove avevano passati tanti
anni della loro vita, dove s'avean formati una
famiglia, dove forse tuttora servivano i figli, E
per tal modo le canabae oh' eran poste presso
i grandi accampamenti, crebbero fino a diven-
tare delle piccole città; anzi talvolta dei veri
centri di grande movimento, massime in quei
CAN
pae 1 I g m rappresentavano
1 d 11 Ita Ei ] I er quanto impor-
t t p 1 g t mp 1 lae non furono co-
1 1 t è m p è oloniae. Durante
t tto 1 1 1 rv ! Mommsen, eifu
rt mp tib 1 1 t r accampamento,
1 di m t nul tar 1 ordinamento mu-
) 1 è tt GÌ atto i Claudii, né
tt FI 1 is d necessità, si col-
1 1 g d m icipio, né si isti-
tu m p d 1 gioni. E la vera
d ff d 1 M mm tra le canabae e le
tti t 1 d pp rt in cui sono gli
bt f d fr t 11 g bitato: i cittadini
!gt q t * n.8s invece sempli-
( db legionis o ad le-
g 1 d d labilmente in un
Ig h p6pòdare Yorigo. A dif-
f d 11 ftà h 1 gate al posto dove
la 1 b I S t U'accampamento
1 ai 1 p m sicché solo tara-
m t p me locale.
C g fi ted q esto, che canabae
bb d q Idati romani, siano
m It p h M 1 p h" 1 g] ■ t
h d tt ir a q 11 1
d I M ra Ih d tt
a ab 1 d t d m nt
IP a tt n t di qual p t d
1 pp6 la tt T 1
Apnlum n 1) D d d Ila ! g XIII
C. HI 1008: ... Genio Canabemium L. Silitu
Maximus v[et(eraniis)] leg{Ìonh) I ad{iutricU)
(diae) fi^idelis) magistra{n}s primìts in Can{a-
1100: ... vet(eranus) ex dec(urione) oHae)
I! Pamt{oniorum), deciurio coronine) Dac{Ìcae),
dec{urio) mun(icipii) Nap(ocae), dec(wio) Kana-
b(emiuììi) leg(ionis) XIII G{eminae).
p. 941. Cautio vn lin. 1»: Aci{v.m) Kanab(is)
legiionis) XIU G{ew,inaé).
p. 959. Cautio XXV lin. 17: Act{vm) Kana-
b{U) legiionis) XIII 0(eminae).
1093: ...veCeramis legiionis) XIII Gem[i-
n]ae?, d\e\curio Canabemium.
1214 : . . . de\_cur{io) K]anabarum..
1158: . . . ve^eranus) legiionis) XIII 0(eminae)
M{artiaé) v(ictricis), aedis cwstos c{ìvmm) Ji{o-
manorumj teg(Ìonis) XIII v. Apulum.
AqninCIim, nella Pannonia inferiore, sede
della II adiutrix :
C. 1113505:... vet{erani) et [c{iveij} IKomam)
co(-n)s{isteTites) ad leg(ionem) II ad(iutricem),
curam agenHijb{iis) Val[erió) Respeeto et Ute-
dio Ma^i]m[i'^o ma[g{t)stria)}.
y Google
CAN
EE. 2, 711: M. Furio Po[l{Ua)] Rufo Ca-
na\b]Ìs)'i~\. cf. il collegium negotiantium, che
ricorre in MOe. VH p- H5.
ArgeDtoratnm nella Germania superiore,
sede èeW Vili Augusta:
BEh. 1891 : . . . [Glmio vici ca\na\bar{um) et
vÌ\cd\norum canahensium, seppure l'ìscr zione è
a questo modo tene supplita: giacché nellapo
grafo fattone cos\ è indicata: | ENIO VICI CA |
III BAR ■ ET VI 1 CANOR ■ CANA ||] BENSU M eto
Brìgetio nella Pannonia superiore, sede della
/ adiutrix •
C. m i2m:... M.Val. Jifarinus vet{e anus)
legiionis) I ad(iìitricis) p{im) f(idelis) ex sign{
fero), dec(urio) Bri(getiojie) , gai magistrat
Cf. C. Ili 4288, dedicato Genio commerci et
negotiantium; MOe. X p. 106. XIV p. 131
Durostomm nella Moesia inferiore sedi
ieWXI Claudia:
C. Ili mi- . . . templum et staluam c(wi
Òus) Riomanis) et consisstentibus (sic) in canabu
Aelis l{e)g(ionis) XI CUfiydiae) . . . fecerunt etQ
(tra U 139 ed il 161)'
Troesmìs nella Moesia inferiore, sede della
V Macedonica:
C. m 6166: . . . a Valierio) Pud{ente) vet{e-
rana) le{gionis) V Mac{edo»Ìcae) et M. Ulp{w]
Leonzio) mag(istris) Canaie{nsiam) et Ttic(cio)
Ae^iano) aedifle] d{onum) d(ant) vet(sTani) et
c(ivei) R(omaniì cons{istentes) ad canab{as) le-
g(ioni») V M(acedonicaé).
6162: ...P. Valierius) Clemes et L Comi-
nim Vàl{eni) vet{eranus o veterani) legiionis)
V Mac{edonÌcaé) ma{g{iatri)'\ et L. Vaì{e)iuè)
Crispus aedilis eto.
6167: . . . c(ives) R{pmani) Tr[oeami ..on-
8Ìst(entes) mag[isterio) Ge]mini Aqm![int et eto
7597 (?) ... tem[plum] ... c(ivesì R{omarn)
c{anabenses) leigionis) V Ant{oninÌaHae) [constv-
tuemnl] (a. 212-213).
Non ci sembra di dovere attribuire a Truee-
mia la lapide MOe. 14 p. 19 trovata ad Hassar-
hk [Gesto] VICI G Hhus Vale[n)s ieter(a-
ntts) legiìoniù) V Maced{omcae), maglister) vici
etc Viinnam non ebbe certaniento origine dalle
canabae non si sa quindi a che luogo si nfe-
sca la lapide C IH 4850 tn canapa leg(iO-
ms ìejionana) inter/ecto a barbarla Da
Stuklu eissenburg proviene la lapide EE 4 425
dedicata al console del 144 T Statilio Massimo
dai Cattabenses iquincum cui era attribuito quel
Tico fu colonia prima di intonino Pio, onde
quei Ticani o si dissero fanabenses, per l' esi-
stenza di canabae non ca'ifrensi, o piìi probabil
mente perche m qualche tempo vi stazionarono
del soldati
CAN 61
Secondo queste lapidi che sono le uniche no-
stre fonti per la conoscenza delle canabae, gli
abitanti di q^ueste, i canabenses (0. HI 1008. 1093.
Ilio. 6166), eono indicati come veterani et civet
Romani consistente» ad legionem (C. m 3505.
6166), cives Romani comìstentes in canabii
(C.ni 7474) simili, cf. C. VH 105; veterani
et ko[mine3? ad] legiomm ... consistente!: in
una soli lapide pare siano detti vicani cana-
beises{Bm. 1891). Si vede perciò come siano
peri piii chiaramente indicate quelle due con-
dì» oni per le quali si apparteneva alle cana-
bae il coniistere in canahis, e l'avere la citta-
dinanzi romana, nei veterani sottintesa, negli
altn espressa. È evitata ogni accenno ad un or-
dinamento municipale: al qual proposito 6 inte-
ressante la lapide C. mino, nelìa quale T.Fl[a-
V Ui) Longinuì si dice dec(iiTÌo) col{oniae) Da-
fiirae) dec(uno) mun{ìcipii) Nap(ocae), dec(u-
Tio) Aanab(arum). Le canabae dunque non sono
né monicipu né colonia; forse vico si dice Ar-
gentoratum, indicandosi a questo modo la man-
canza di diritto municipale. Raramente si trova
un nome locale {C. Ili 6167): piii strano è il
predicato Aehae che hanno le canabae di Duro-
stomm
Nell'ordinamento delle canabae troviamo una
grande affinità con quello dei collegi. A capo di
ognuna di esse stanno due magistri (C. HI 305,
6162 6166 6167? 4292: dec[urio) Briigetione)
qui magistrat 1008; magistra(n)3 primus in Ca-
nabii), e veramente nell'epigrafe C. m 6616 e
forse pure nell'altra 6162 l'uno di essi appartiene
alla categona dei veterani, l'altro a quella degli
altri cittadini romani. Ma non possiamo infe-
rirne che le due categorie di persone che compo-
nevano le canabae, e che sono pure nella lapidi
specificate (C III 8505. 6166), siano state sempre
come due corpi distinti rappresentati da proprii
magi^tri Oltre ai magistri. a Troesmis troviamo
un aedihs {C HI 6162. 6166 cf. Aedilla p. 269),
ad Apulum un (v) Aedia Custoa (G. Ili 1158):
templi comnm sono del resto spesso ricordati
(C in 7474 7597. MOe. XIV p. 131 ?). Le
lapidi C m 1093. Ilio. 1214. 4292 menzio-
nano 1 decartones, come in ogni respublica, in
ogni Corporazione; ma tra esse È specialmente
importante la lapide CUI 1110 su citata, che
contrappone le nostre canabae ad un. municipio e
ad una colonia, perchè ne indica il carattere piii,
dirò COSI, municipale, che collegiale. In tutta
l'amministrazione romana quelle corporazioni, che
più ai avvicinano e per origine e per componenti
e pir ordinamento alle nostre canabae, sono in-
dubbiamente 1 conventus civium Romanorum
(v. CouTentus), vale a dire quelle unioni di cit-
y Google
62 CAN
ladini Bomani viventi per ragione di e mmer
CIO in mezz a gente di oundizione p liti(?a in
fenorp Illa loro nni ni destinate i costituire per
loro una respubli a e & provvedere ali anmini
strazione delle loro faccende Anche qui dunque
Bi hanno i cittadini Ramini i commercianti il
collegi Istituito collo Ecopo istesso delle ree pu
hi cae canabenses In questi quindi specialmei te
in quelli dell IllyriEnni converrà -cercare più
ancora che il tipo modello 1 origine stessa del
diritto canabeae
Il Mommsen crede che 1 rdinan ente testé
descritto sta stato preceduto da un altro di carit
tere p u militare cho cioè a cipo delle canabae
Siano stati i uratores leteranorum i quali s no
ni ordati m parecchie iscrizioni (v CuTRtor
veteraDOraml II che sarà stato ] oBiib le ben
che a me sembri p co probabile per la grinde
analogia delle canabae coi convenlus tir! vm Ro
mvnOTum e per 1 origine loro Le e udizioni di
Mo^ontiacum salle quali il Mommsen special
mente si fonda non sembrano dargli rag ne
Dal fatto che C SeHorius L f Ouf Te m
di una lapide lell epoca dei ftmlii {( ì 5757)
veteranus leq{i,onii) XVI di sede a Mogonlia
eum È inoltre curator cimum Ho naiilor(umT\
Mogontiaci egli deduce che il titnlo intero di
questo curator sia curator teteranoru « (e o6
della categ ria degli altri simili i.ura£ores) et
ccvium Romanorum qui rom * unt ad legio-
nem etc Nellistesso senso spiega le lettere CT
della lapide BRh 1049 Fortanae Ang[uatae)
tac(rum) C (?) ^eflonlus SenecìO Cr[cioè c{u
rator) oleteranomm)} et T Tert us Felix g{tiaes
tor) et Cat us Verecundus acttpr) di,e s(uo) p(o
tuerunt Un altro quaestor si ha nella lapide lei
1 anno 198 BRh <»51 L Semhus J)eclf\ nanus
q{uaeator) epurato )c{iuum)R(omanonim)m{an
Uculanorum) n(egot atorum) Moq(ontiacemium
Mogontiact) c{tiis) T{aunensts) nn altro
actor in quella pubblicata nel Korrespondenibl
170 della WZ 1883 J o m prò oalute C Cai
pumi Seppiam p{rimi) p(tlt) ìeg{ìoms) X\II
pr{imigeniae) p{iae) Trophmas aetor [et ?] ca
nahar% ex voto Senonchè come osserva il Kor
neroann questi cnes Romani di Mognntiacum
sono chiaramente indicati come neqotiatore^ man
tiGuìar i (BJ 67 p 4 cites Romani manticu
lari negotiatores dell a 43 d Cr cf la lap de
BRh 956 succitata) Oltrea nn (/(ftui-ìo o{ntum)
JHomanoriim) Hoq[ontiaci) dell ai no 276 abbn
mo un veterano della legione X\n Prim genia
adlectua tn ordti]nle]in cdvtum) R{omanoriim)
Mog{ontiaci). Tutte queste lapidi mostrano chia-
ramente come tra le condizioni dei cii>es Ro-
mani di Mogontiaciim e quella delli
CAN
corrano molte diversità essenziale quella che qui
in prima li ea appa oi o nel titolu i leterani e
Imlicazi ne della legione liti nejottetores La
città di Mogontiacum n n st svlIupp^ dalle ca
nabae ma e me gii stamente osservo jel primo
il Bergk dal vice indiger o e dui commercianti
romani numerosi a quel posto da Inng tempo
e prescindendo dalla 1 gione romani E molto
pr babiimcitelasiglaGFdelIalapdelìRh 104'J
come aveva proposto il Bergli si dora suo
gliere in c[u ator) i(f i) di uno di quei vici cioè
m CUI era divisa Mogonfncum E poiché nella
stessa iscrizione ricorre un actor del vico stesso
per 1 altra lapide si potrebbe supporre dopo actor
la lettera } per vici del vico aioò ctnabaìi[o
rum) Del recito anche se una revisione della lapide
escludesse questa lettura ai potrebbe pensare ad
un collegio e ad ogni modo 1 esistenza di ca
nabari secondo 1 opinione del Mommsen o di un
canabartum secondo quella del Bucheler (WZ
1 e ) a M gontiacum non direbbe ragione ad
ascrivere questa tra la città canabae (Li Mo
gontiacnm Berkg WZ 1882 p 498 sesrg Hubner
BJ 64 i 31 segg
Come di emmo presso ogni corp mihtare
dovevano trovarsi le canabae ma come a Mo
gont icum non dovunque queste fur no per
qualche tempo amministrate secondo il diritto
canabense lè se ni re dettero origine ad una
citta Per questa ragione eri,diamo cho on
viene escludete dall elenco tutte quelle città per
le quali mani.i ogni prova diretta di quella loro
c<ndizio e Indichiamo qui quelle che s no state
registrate Ira le citta canabae per ragioni che
a noi non sembrano convincenti e altr che sic
Lome sedi di legion possouD aver avuto lordi
namento di cui trattiamo per alcune l avvenire
forse CI darà net zit maggi ri
Aquae Heheticae 1 Aquens i t icus (0 457)
cf Tac 1 66 troppo lontina perù dall accam
pimento di Vindonissa cf Mommsen p 205
Astuni.a nella Tarraconen^^is II Hommsen
la considera come canabae per la lapide C II
2636 Reipiubltra) Asl(urica) Atigimta) per
maqislros) G Pacatum et Fl(aeium) Pro-
culum etc Sede della legione VII gemina era
I diema leon circa 40 miglia romane lontana
da Asfurica non e però certf dice il M mmsen
che la stazione militare e la Civile ^leno stati
senpre ali stesso posto che la kj-ide è stata
trovata a meta strada Ira le dut cittì e che non
è sclasa la possibilità che 1 ini o 1 altra o an
che ambedue abbiano nel corso del tempo mu-
tato il posto.
Carnuntum nella Pannonia superiore (MOe.
10 p. 15 cf. Kubitschek und Frankfurter, Fiihror
y Google
dnrch Camnntnin pag. 12 aeg.). Tra le molta
iscrizioni di là provenienti, nessuiia accenna a
canabae: forse l'origine della città si dovrà ascn
vere al vico indigeno, a cui ci riporta già il
nome E nutevole la lapide C IH 65P3 M Au
reho Avito c{tvi) R{pm.anó) Avitiam filio Car
ntinliemt prot im lae Pannomae iupertoris etc
per la menzione d«]la cittadinanza romana a
Carnuntum poi eaistava an colhgium veterano
rvm entonariorum
Casti a Regina nella Raetia tome il nome di
moatra non eble mai dir tto municipale cosi
Deva nella Britinn a sede della W 'Valeria
Victrii etnie si vede pure dal n me odierno
di Chester
I nella Brifannia ^ede della li V o
1 qualche tempo colonia (C. \ Il p 36
48.'6I).
divenne n
a Britaunia, sede della li Auguste non
lai municipio o colonia. A canabae pub
la lapiJe C VU 105 ef Jlommsen H
p 308 vetetrom] et ke{minesV ad] ìej{to
nem) II A\uq(iatam) cons[istentes)]
Lambaesiì in Numidia sede della III Auga
sta cf Wilmanns die rOra La^erstadt Africaa
nelle Comm in h n Momnaem p 110 seg e
Schulten p 03
Lauri icum nel None im sede della II Ita
lica Mancano traccie di rdinamento municipale
Legio nella Tarrac nenaia side della VII (re
mina: non ebbe mai nome municipale.
Payw Mercarialis veteramram Mede! ta
norum. C. Vm 885 = 12387.
Melitene in Cappadocia cf. Procop. de aedif
3, 4.
Novae nella Moesia, sede della I Italica, con
ordinamento municipale prima di Diocleziano.
Phasis nel Ponto cf. Arrian. peripl. 9, 12.
Poetovio nella Pannonia superiore, sede della
Xni Gemina, colonia sotto Traiano.
PotaUsa, nella Dacia, sede della V Macedo-
nica, colonia sotto Settimio Severo, che vi porti
la legione.
Rapidi nella Mauretania, sede della coorte
n Sardomm (C. VIH p. 788) cf EE 5, 915
1302 = (7, 497. 498);... veteiam et pagani
consistentes apud Rapidum (a. 167) Fu mani
cipio alla fine del IH secolo.
Singidwmm nella Moesia, sede della IV Flar
via, con ordinamento manicipale prima di Dio-
cleziano.
Vetera nella Germania inferiore (Tac, hist. 4,
22). Il Mommaen erede che da queste canabae aia
sorta la posteriore colonia Traiaaa. La distanza
però tra raocarapamento e questa sembra troppa;
CAN «8
forte si tratterà d' ui a nuova colonia (Bergk 1 e.
p 505)
Vetussahnae nella Pannonia inferiore sede
della coorte III Batavorum ci C III 10305 ..
cwibins) R(omams) {qu aonsistun^t Vetìtss{ali-
nis) [qui constitunt ad Intemsam e]( Vetwi-
^alinis)
Verecunda nelH Numidi» cf 'Schulten p 94.
Viminacium nella Moc^ia sede della VH
Claudia probabilnienta con diritto municipale
sotto Trajino
Vtndoiona nella Pannoi la, sede della X Ge-
mina cf Kaemmel in frenaboten l'ìSO p 21 seg.
I ìnionissa nella ^Jerm^nl■i sede dell XI Ra-
pai cf Morel de cnritoribns civ Bora p 205.
L antica incompatibilità fra 1 r linamente mu-
nicipale e quello tulitare and"! man mano ces-
sando Alla fine del II secolo e 'pecialmenle al
principio del HI i più antichi e più grandi di
q ue'ìfi centn militari ih amati canabae divennero
citta di ordinamento municipale È dubbio se
la cobnia Traiana sia stata le canabae dell ac-
campamento di \ etera è certo invece che Tra-
jano il quale dette crdmamento coloniale a Poe-
t vio quando ne levò la XHI legione e proba-
bilmente a Carnuntum e Viminaciuti concesse
diritto marne pale ad Aquincum Marco Aurelio
ad A].ulum Poi mano mano tra 'lettimio ''evero
e Diockziano le altre canabae cedettero il posto
a cittì
D \aclieri
CAHABtTUM. — ]Sel lignificato proprio
di canapaia si ha in una iscrizione sepolcrale
di Patavium (C. V 3072), dove dandosi i con-
fini di un'area, è detto, late ded. X, retro usqw
ad canabetum ete.
CAHALIS. — Nel significalo proprio della
parola e quindi come mezzo per condurre l'acqua
(p. e. Varrò, r. r. 3, 5. Vifruv. 8, 7. Caos, beli
cir 10 Suet. Claud. 20 ete.) si ha: C. IX 4130;
aquam m fanvM sua inpensa perduxerunt, tor
henles qvadrifaria suo loco restituemnt; canale»
vetustate corruptos et dissupatos restituerunt, fi-
stutas omnes et sigilla ahenea posuerunt ete.; —
4903 .[c]«BflÌM Iaspide structi?}; — X 4842
lin, 13. fistulas, canales, lubas ponere ete; —
XI 3895: Huie monimento eedit rosarium cum
viniola (et) sola(rio) suo, fine viniae, et e regione-
piscinae et canalis usque ad ariam et area
cum (a)sdificis ete; — WZ. 1887 Kbl. 141:
balneum dilapsum .... fistulis [am]-
plisì per cella\ni ductis .... can\alibus et lu-
[minibus? . . . ].
y Google
i4
CAM
CANAMA (Villaneuva del Rio). - C. U
1074-1081 — Citta dell Hispania, nella Bactica,
presso il fiume Baeti^. al disopra di Hiepalis, da
Plinio (nat hist 3, 3, 11) probabilmente indi-
cata come stipendiarla Municipium Flavium
Canamense è chiamata in una lapide (1074), la
quale ricorda pure duumi dì e un flamen.
HUEBNE^ e. 1. LaL IÌ p. 140.
CANATE l (,Kanav)dt). - Città della 8y-
ria, nella regione Decapolitani, a eettentrione
di Bostra (Plin. nat. hist. 5, 18, 74. Joseph, bel!.
Ind. 1. 19; 2, 87; antiqu. 15, 6. Tab. Peuting.
10, 2 etc.). Una lapide locale (C. IH 121) ì
dedicata a Caracalla da uu centurione leg{io
nis) III Cyr{enaic,ae) Antoninianae ; un'altra bi
lingue trovata nella Gallia {Genay presso Tré-
vaux) ha: Diis maniius Thaemi Iwlìani Satì
[fi]l(ii) Syri de vico Athelani, decurion{i S]epti
miano Canotha, negotiatori Lugtiduni et prò-
v(Ìncia) Aquitanacica (sic): nel testo greco s
ha: tiovXivrni noi;[r].?( ti K«vm»«ii«iy i[ni\ Sv-
fiijg (Kaibel, Inacrip. Italìae etc. n. 2532). Di altre
iscrizioni greche (FL. VI 2329-2363), una riguarda
Adriano, un'altra Antonino Pio, una Commodo
ed nna Elagabalo.
CANATHENOR0M (cohora I). - Nelle
tegole di PfOning (C. Ili 6000 = EE. 2. 1004)
e nelle lapidi di Tharangadi (C. VHl 2294. 2395 )
k deità cohors I Fl(aviàj C'anathenorunt; ne! di-
ploma militare (EE. 2 n. LXII) cohers I Flavia
Canathenorum miliaria. Questo diploma dell'a.
166 È relativo all'esercito della Haetia, la quale
residenza è confermata dalle tegole di Pfìirring,
Eegensburg (EE. 2, 1005 = 4, 634), e Straubing
(v. OhlenschlSger. Die rOm, Truppen, p. 54); da
quest'ultima località proviene pure la lapide
posta nel 163 dai suoi veterani a lupiter Doli-
chenus {Sitzungsber. der bayr. Ak. 1887 p. 213).
Un suo tribunus 6 ricordato nelle lapidi C. VHI
2394. 2395:
Sertius M. Plotius Faustus, eq{ues) R{oma-
nus), praefiectm) coh{ortis) HI Ilyraeorum, tri-
h^unus) coh{orth) IFl.aviae) Canathenorumprae-
f{ectu») alae I Fl{amae) Gatlorum Taurianae
etc, — Gf. Hassenoamp, De cohorlibus p. 34 e
Ohienschlager 1. e.
CANCELLARIUS. - Qualcosa di snpe-
riore allo scriba, segretario di altri officiali am-
ministrativi dei tempi posteriori delllmpero. Ol-
tre all'accenno che se ne ha in Cassiodoro (Var.
11, 6), ricorre pure nelle seguenti iscrizioni:
C. VI 1770 (edito AApfoefecmurH del 363):
Ex aueloritate Turai Aproniani v(ini) c(l<iris-
iimi) praefecti urbis quam tribìinuì
officium eancellarius et scriba de pecuariis ca-
pere eonsueverant etc. (Il tribunus dev'essere
CAN
quello del forum suarium della Not. dign. Oc.
4, IO Seeck).
C. VI 9226 : Nonio Manrylio qui fuit
\c]ancellarus primi [lìQci campi boari etc.
, C. VI 8401 (a. 577. 578) : qaod fuit cor iure
q(uon)d(am) Micini canceì(lari) inl(ustris) urb{ar
nae) sie]d{Ìs).
C. IX 2826 (costituzione dell'età dei Goti):
»a{croque omni tem\pore per loca praefigendo
cancellarii n{ost)rÌ auc[torÌtate edìcto . . . . ]
fla iscrizione è del Samniam). Cf. Casaiod. Var.
11, 6.
C. XI 317 (a. 574 o 576): Hic requiescent
in pace Florentiua pater (?) pistorum regis
Theoderici et filius eorum Apolenaris
cancelllarius) pre{fecti = exarcki) Longini eto.
CANCELLI. — Spesso son ricordati nelle
lapidi, specialmente trattandosi di tenipi, are e
altri edifizii (cf.Cic. prò Sest. 58. Varr. r. r. 3,
5. Dig. 30, 41, 10 etc).
{Aram 7] et aedUculam omni im^pensa cum
colum]nis et cancello aereo (C. VI 207).
supra aediculam {cùlm cancellis et ornamen-
is et hydriam onychinatn etc. (C. VI
tis {aeye
5306).
83).
m cancellis d{e) suap(ecunia) (C. VII
conoamarationes camp
inluminaverunt easque cancellis marmoreis ....
erunt delphtnis binis per mas theatri adiunctis
etc. (C. VIII 7994).
ambitum fontis cancellis aereis [concluden-
dum curauit porticus jri picturis ex-
ornatas ianuis et pronais arf[ii(is] etc. (C. VIII
2369 cf. 2370).
lunarem inargentai . . . stauravit cancellis
circundatis ex voto etc. (C. X 3793).
clupea inaurata VI et ... ■ tile una cancellos
acerneos pod (C. XIV 2794).
Fra ì doni votivi ornamentali forse di una
statua di Iside a Nomi, ricorrono ; cancelli aenei
cum kennulis nlumero] Vili iatro et foras etc.
(C. XIV 2215 Un. 13), Cf, C.XIV 337. MOe. X
p. 31, 18.
CANCESIS (Fortnna). — C. VI 185; [a]r-
nelius Anton\ianus ?] Floytune Cancesi d[ono)
d{at). Predicato affatto ignoto.
CAND AMIUS (lupiter). — Appellativo pro-
babilmente locale, che non si ha se non in una
iscrizione degli Aatures Transmontani, nella Tar-
raconensis (C. H 2695); lovi Gandamio. Il Mo-
ralis (ivi) pensa alla valle detta de Candamo
presso Pravia e Grado, città dell'Aatnria.
CANDELABRUM. - Poche volte ricorre
nelle lapidi {cf. Plin. nat. hist. 34, 11. Varrò
1. 1, 5, 119. Fest. ep. p. 46, 7. Mart. 14, 43 etc.);
y Google
CAN
p. e. trattandosi di doni fatti a. Mercurio (C. Vili
12001): peraonam argenteam et candelabra ae-
rea et lucernas de stio fecerunt ai. : ad initru-
mentam tricliniorum dvum, quod eis me vibo tra-
didi, eandelaira et lvt:ema[''] òUychnes arbitrio
Afgtutalilim etc (C X 113 Im 16) — Pietas
Sec[iui]di conluber[itahs] mat/(ìstra) arcum et
candelaèrum lavo/ii d{e) siuo) d(o}ium) d{at)
(C. X 202). — L artefice proprio di simili uten
Candelabrarìns è ricordato in due iscnziom
di Hoina: Ti. CfaudìUs Primigenvus candela
briarius) (C. VI 9327) ,~ D m Fi(av%o) Aqaiho
HedonicandelahanoviTìlan etc (C VI 9228)
CANDJDAKIUS (plstor). — Fornaio che
fabbrica pane bianco. Si ha in una lapide d 1
l'agro Albano (C. XIV 2302): C. luiiìis Augi
iti) liberti libertus Eros pistor candidaHusp
annos qnos inter mortale» fuit ante eum d m
qui fìiit Vfidus Mal,as) vixit annoi etc, e in
altro di Narbo (C. XU 4502): L. Aponio Gel t
Uiberto) Eroti pistori cand(ÌdarÌo) Venusta e
tubern(aHs) etc. (Cf. luven. 5, 70).
CANDIDATA - t. Caodldatiis (Une)
CANDIDATL'8. — Era antico costnme
Roma, che chiunque ambiva presso il popolo d
una delle magistrature, porfaEse, per tutto 1
tempo che durava la sua concorrenza, fino al mo-
mento che si annunziava il risultato dell'elesio
la toga candida, cioè una toga fatta appos t
mente splendida {Poi jb. I0,4,8:ri7^ci'»'n i«,«n(i )
donde il nome di candìdatus : Isid. orig. 19, 24,
6: 'To^ candida eademqne cretata, in qua nan-
didati, id est magistratum petentes, ambiebant,
addita creta, quo candidior ìnsigniorfine esset. Ci-
cero orationem, quara habuit centra competitore»,
in toga candida seri psit '. (cf. Pers. 5, 177). La pa-
rola fa dopo usata.per dinotare chiunque ambiva
a qualche cosft{cf. Forcell. e. v.), ma anche quelli
che concorrevano a magistrature municipali C II
1282 (Salpensa); XI 1421 udecretum continuo
Pareiitalium quotannis celebrandomm a colonis
luliensibus coloniae Ohsequentis luliae Pisanae
in honorem C, Caesaris Augusti <Iilii)n Quod
\y(erba) flaclaì] ^unt) cum in colonia nostra pro-
ptercontentionescardidatoru[mm\agutrat>isnon
eisent etc. È noto che Taso che v'era di scrivere
i nomi di questi candidati, per lo piii seguiti
da raccomandazioni sulle pareti delle case e dei
sepolcri i e i costruttori o i possessori di tali edi
fizi di tratto in tratto solevano, con ogni sorta
di imprecazioni ed ammonimenti, proteggersi con-
tro simili deturpamenti della loro proprietà. Hen-
zen ha raccolto (Arch. Zeit 4, I84G p. 242 segg)
Bul riguardo i seguenti esempi: ita can-
didatus, quod petit, fiat tuus et ita perennis,
U
CAN 6S
scriptor opus hoc praeteri; hoc si impetro a
[t]e, felix vivoè. Bene vale. — 0. 4820 : M. Camu-
riiu T. f. Rom(ilia) fìoranus hific) m{onumen-
tum) hieredem n{on) s(equetur); sed si hoc mo-
numento ultìus cadidati nomen inscrissero ne
Bakam Cod Vat 5263 f 274 inscnptor roffo
te ut transeas hoc monumentum ast an
quoias candidati nomen m hoc monumento
miiciiptum fucrit, repulsum ferat neque hono-
rem ullum gerat C XI 575 tta candìdatus fiat
konoratus tuus et ita giatum edat munui tuus
muneranus et tu /ehne (sts) scnptor si hìc non
scripser is
l) Candidati Caesaris — Abbattuta !a Efl-
pubblica l'Impero mirft com'è naturale a che le
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naré). Terzo, a Ini tu concesso nell'anno 727 u. e,
il privilegio di raccomandare (commendare, suf-
fragatio] un certo numero di persone, che noi non
possiamo determinare: Lei Vespasiani (C. VI 930
lin lOsegg.): Utiquequosmagistratumpotestatem
imperium curationemve cuius rei petentes sena-
tui populoque Romano commendaverit, quibusque
saffi agationem suam dederit promiserit, eorum
comtttii quibuAque extra ordinem ratio habeatur.
Ora, coloro che in quest'ultimo modo occupavano
una magistratura, si dissero appnnto candidati
Caesaris S'intende quindi che ben tosto si dovè
considerare siccome qualcosa di segnalato, quando
SI occupava una magistratura per raccomanda-
zione imperiale-, sicché gifi nel secolo I non si
soleva tralasciare di notare nelle iscrizioni la
candidatura imperiale.
Candidati Caesaris non si hanno né pel con-
solito, né pel vigintivirato ; non per quello, perchè
da Augusto a Nerone l'imperatore non aveva il
diritto di raccomandare consoli, ma da Nerone
in poi tutti i consoli erano eletti su proposta
dell'imperatore o semplicemente da lui nominati,
per modo che cessava la differenza fra consules e
y Google
66 CAN
consulei candidati Caesaris: non pel vigintiri-
rato, perchè forse questa ma=ri9tratura, era troppo
umile per aspirare alla raccomandazione imperia-
le. Dei pretori sotto Tiberio furino eletti quattro
con tale raccomandazione (Tao. ann, 1, 15); an-
cora al tempo di Marco Aurelio i pretori in can-
dida son distinti dalla gres compeUtorum (Spari.
Ser. 1). — Noè rari sono fra i tribuni della plebe
i candidati imperiali ; laddove finora non si co-
nosce che un solo edile cnrule, che si chiama
eandidatux Caesaris (Q. Gaecilius MarceUus
Dentilianus aedfilis) cur{uUì) candidatiti divi
Hadriani, cQ{n)s{ul) sujfiectus) EE. 7, 20e}. È
noto che 1 patrizi erano dispensati dal grado
gerarchico del tribunato o dell'edilità, il qnale
al principio del secolo DI fn interamente abo
lito. — Quanto ai questori, il Slonmisen ha di
mostrato come probabile, che in tutto erano venti
di cui due, detti quaestores Caesaris, erano de
Brinati a particolari funzioni presso l'imperatore
Egli crede (Staatsr. 2' p, B27), che per regola sol
tanto questi due erano eletti per raccomandazione
imperiale, perchè L. MinuciuB in nna lapile
(C. XIV 3511) 6 detto quaestor candidata divi
Hadriani, in un'altra {C, II 4509), quaestor Au
gusti, quindi amendue le espressioni so io usate
nello stesso senso; e perchè UIpiano(Dig 1 13 1
2. 4) chiama i questori imperiali espressamente
' qaaestoroa candidati principia '. Se non che sulla
nostra tabella s'incontrano tre questori di altra
specie, i quali espressamente son chiamiti ^la^
Stores candidati Caesaris. E sono: C. Ili 2830
Sex. Vinicius Faitstinus quaestor prov nome
Macedoniae candidatus divi Troiani Parthici
V 877 : A. Platurius A. f. Nepos qwiest(or) prò
vinc(_iae) Maced{omae) candidatus divi Trata-
ni) secondo la congettura del Mommsen) ; X 1123;
Ti- Claudius Saetkida Caelianus qiuaestor) pro-
vinc{iae) Siciliae candidatus Ìmp(eratoria) Anto-
nini etVeri Augustorium), che lo stesso Mommsen
riferisce (Staatsr. 2^ p. 530, 2). Si pub anche sup-
porre, che prima si eleggessero tutti i questori e
qu'nd' h r'n p at 1' f a e ' ' d
t p b hi
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Ita
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n mp 1 Im^
ta t 1 g q and 1
CAN
quaestor divi Claudi, P. Tebanus (C.IX 3602),
il quaestor divi Hadriani Augusti, C. Papi-
lics (C. XIV 3610) si danno corneale)- omnes ho-
noves candidatus Augnstor^wm) (cf. anche l'ano-
nimo C. X 336). n quesito non si putì per ora
risalvere, Noi abbiam creduto di ommettere nella
nostra tabella quelli che si dicono quaestores Au-
gusti, perchè basta l'enumerare quelli che si chia-
mano espressamente quaestores candidati Cae-
saris, a perchè i quaestores Caesaris vanno trat-
tari sotto (v.) Quaestor.
L'imperatore Alessandro Severo stabili che
soltanto i qoestori raccomandati dall'imperatore
avessero da dare gli spettacoli a proprie spese
(ritac 43- Sjmm ep 2 81) con che acquistavamo
il diritto d: essere immediatamente promossi alla
pretura Gli altri questori ricevevano il danaro
per 1 1 ro spettacoli dalla cassa dello Stato, e
perciò SI dissero quaestores arcani. È per questo
che nel cilendario di Philocalui a VI Id. Dee. e
a. Xni Eal lan e nofito munus candida, cioè
spettacoli dei quaestores candidati (C. I p. 407).
A questo scopo rimasero quaestores candidati
anche nel IV e \ secolo laddove i rimanenti ma-
gistrati in questo temp erai o nominati, senza
alcuna ingerenza imperiale dal senato, e quindi
triban o praetores caniiiati non s'incontrano
più dalla metà del secolo IV
Quanto al titolo di candidati Caesaris, iti.
no tra tabella mostra che nei due primi secoli
molto spesE il genitivo Ciesaris è aggiunto
anche il nome dell imperatore raccomandante;
laddove dalla (ine del sec i n è uso di conten-
tarsi con la semplice aggiunta di candidatus. Sa-
rebbe infondato per il voler conchiudere da ci6,
che soltanto i candidati Caesaris avessero il
diritto di portar la toga candida, ovvero che essi
possedessero questo diritto nel periodo delle loro
funzioni.
Tutto l'argomento è stato trattato da Stobbe
in due fondate monogi'afie (Philolog. 27, 1868
p. 88-112; 28, 1869 p. 684-700). Quantunque egli
p ■ ha r e l ra teriale sia oggi grande-
m nt m t t p il suo lavoro è sempre
d gì d t d E l dà anche nna lista dei c^-
1 1 t n li t t bella i suoi numeri sono
d t fra p t II Mimmsen ha esaurito il
t m 1 Staat ht 2* p. 915>927 cf. p. 529
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Candidati neWeiercito. — H diritto di
i ufficiali enperiori, spettù in tutto
il tempo dell'Impero al principe; ma la spedi-
zione del decreto avveniva per regola su pro-
poEtai dei coniandaatì della legione : EE. 5, 1043:
Pro sal{ute) [M. Aemi]U Macri lleg(ati) Au-
fftujti)] pr(o) pr(aetore) c{larÌMÌmi) v(iri) prÌo-
pter] cuius suflfrag'ationemj] a sacratiss(imo)
limp[eraCore)] ordmibv[s ad}seriptus sum . . .
Eo d[is exi] dec(iirione) sum pro[mó\tui, votum
lso]lvÌ meo no[m(me'] Catulu» (senturio) [Ug{io-
nis)'] III Augimiae). - CVUI 217 -.miUtavitL
annis, IV in Ug(ione) III A{ugiuiita)'\, lihraiiiut),
tesier(aritts), optio, signifer factus ex suffragio
ieglati) lA]u[g{usti) pr{o) pr(aeCore)'], militavit
(centurio) leglionis) II Ital(,icae). BM. 1881 d. 15:
Th(oy) MX{toy) N(ilfi(iop) 'àvjuIvkiv lefl^Qov %òy
Xa/in^oiaiov vnBtixòp, loV evi^yéiiiv, 'IobXios
'hvhai'òs tpgfovfitvtapiog) Ovaitytetvog (éxator-
1 candidati saranno duni^ue da considerarsi
come quei principales, ehe dal governatore ve-
nivano designati come aventi le qualità per essere
promossi a centurioni (Domaszewslti I. e). Essi
però non sempre vedevano soddisfatte le loro spe-
ranze; cifi che È provato da alcune espressioni,
come, optio spsi (CIU 3445 ; - V 6423 ; - VIH
2554) ex candidalo (C. Vm 2618 "; ~ EE. 4,
188),
Candidati sì hanno : OH. 6804... leg- XXX; —
C. vm 2801. SSeei^ff./// ^«3:2568 (5 candi-
dati). 2569 (2 candid.). 2618 (1 candid,) — IH
l]90(6candid.), 3398 i«ir.//tìrf')iir.. 3308 Jej.//
a(iÌM(r; forse anche MOe.Xp. 19,4 (cf. più sotto 3).
Fai candidati: BRh. 1978; - C. VUI 2618 (3 ei
candid.); — C. Ili 7688. Veget. 2, 7 distinguer
nd d t d pi d d t mpl Hi sunt
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Ig(tus) A q{ t) pria)
f) VI 1410: M.
'. m mihtns candida-
ins Septiminus Cilo praef,
urh.) ; quantunque anche qui sia possibile la spie-
gazione data pei centufionei candidati. [Il cent,
cokor. VII vigil. Rom. candidai. Ti. Cattar.
Eellermann. vig. 41 , 20=C VI 2993, fe falsificato,
a parere del Mommsen Staatsr. S^ p, 1159, 2)],
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Sono mterameoto diversi da' Buddetti candi-
dati, quelli del secolo IV e V, di cui l'origine e
il significato non eono ancora chiari (cf. Vales.
ad Amm. Marc 15 5, 16. Amm. Maro. 2, 5,3,
5; 81, 13, 14, 16; 31, 15, 8. Cod, lust. 12, 33,
5. Chron. Pasch. ad ann. 243. 251. Not. Dign.
Or. 2, 6, 10. Moramsen, Hermes 24 p. 220).
UoHHSEN, Ephem. epigr. lY p. bS2, — t. Douiszewsni.
MìtthBil. M! Osslsrrsich, S p. 23.
3) Candidati nei calti. — Presso diversi culti,
fra coloro che vi piglian parte, ricorrono alcuni,
i quali si designano col titolo di candidati. Ciù
che per essi si debba intendere, non è noto ;
quindi non reata che darne una semplice rassegna.
a) Culto di Honor e Virtus. — C. VUI 6951:
Honoris Virtutia Aug. sacirum). Q. Bomitiui
Primianui et Julia Fortunula uxor eiw can-
didata eìus viio moniti etc. Si osservi che la
iscrizione è di Cìrta. la quale è chiamata co-
lonia Julia Juvenalis Honoris et Virtutìs Girla
(C. Vm 7041 etc).
b) Culto di lupiter Dolichenus. — C. VI ilìG:
L. Tettius Hermes eq(ues) Ripmanvs) et kandi-
datus et patronus huius loci prò saìoute sa-
cerdotìitm et kandidatorum et colitorum kuius
loci Qiios elexit Jiupiter) o(ptimus) m{aa;ì-
mus) JXotichenus) sibi servire M. Aurel(.ium)
Oenopione\m] Onetimum signwn Acaci nolarium
et Septimium Antoniam signum Olympi pa-
tre{m), kandid(atos), patronos, fralres canssimos
et collegas kon{estissimos) Aur{eliu!tt) Magne-
Siam, Aw. Serapiacum etc; — 409: {sacey-
dotes et candidati . . . [conltulerunt in fabrioa
templi; — 413 (a. 244 d. Cr.): salvis eandidatis
huius loci. — Secondo U congettora di Momm-
sen (dove?) candidatus dinota forse io stesso che
presso Herodiano (8, 7) X^vx^fiiaf : al ànò'ha-
XÌb; nàXeig Ti^ea^eioi inefinov iiÒy jrpojietio'niui'
nirp' avioìf àv&fiòv , o'i Xei'xiil'oi'oiii/Te; xai
itaipiiijifógot SeiÒf TiaiQtwy Ixamoi, jipoosjrd^tCoj-
«j-d'jl.ufiin. — A ciù si riferisce pure riscriiione
MOe. X p. 19. 4: [J{ovÌ) o[plimo) m^fiximo)]
Dol[i}ch(eno) prò sal{ute) [impfsratoris) Cae-
»{aTÌs)-\ C(ai) {!itl[ii) Verfi) 3t}aa![imi>ii p(»1]
/ielicis) [invUcti) Au]g{usti) [UlpìiuU
A^là^inus miUes} leg{Ìonis) XJJJ 0{eminae)
librari[u'^ numeri s , cas((os) armiontm),
tignifler'], optio olctà]v[i] pr(incipìì) pT(ioris)
eandidatus niunini etc.
e) Culto di Vesta? — BM. 1883 p. 219: Cee-
liae Claudianae viirgini] V(estali) maximae
sanctiìsimae religiosissimae et super omnes piis-
simae cuius opera sacrorum gubernante Vesta
matre maxtmatus sui X. X. complebit Aureìius
Fructosus cliens et eandidatus begnitatae ^lus
probatus sic XX sic XXX feliciter.
CAN 79
d) Culto di VenusP — C. IH 4152: Genio
candidat{OTum) Ven{erìe?i ric((rtcis '■') Daphnus
col(oniae) Sav[ariae) vil(icus) kal. Septimiani
sac(erdote) P. Ael[io) Sabiniano d. d.
e) Culto di Silvanus. — C. X 8217 (Capua):
Silvano sac[r{um)] Ursulus vil{icus) />tan[a«] et
candidati; seguono otto nomi.
Sono por me inesplicabili C. VI 1357. 9229.
B. KtJEBLER.
CANDIDIANU8. - v. MaximiaDUB,
OANDIDUS. — Divinità celtica, ricordata
in due lapidi, una di Entrains: .i4upusfo «icnim
deo Borboni et Candido (De la Ménardiere, Le
culto chez les Pictons p. 17), l'altra a Boarbonn-
les-Bains: Aug{uslo) sacr{um). Deo Borvoni et
Candido, aerarii sub cura Leonia et Marciani
ef«, (RA. 1881 XLI p. 307) Cf Borvo.
CANDIEDO. — Appellativo celtico di Giove;
leggesi in una iscrizione di un luogo incerto della
Gallaecia, Hispanias(C. 112599): /(owt) o(ptimo)
miaximo) Candiedoni T. Caesius Jtufus Saele-
nua ex voto fecit. Probabilmente ha un rapporto
locale come l'altro (v.) CandemiilS.
CANETONNENSIS (Mercnrius). — Ri-
corre in varie iscrizioni di patere e simili ritro-
vate a Bernay, nella Gallia EPh. 1866 p. 279
seg.: 1" Deo Mer(curio) Canletonnessil) Deci-
r(ius) Lupercus etc; 2" Deo Mercurio Kaneton-
nesai 0- Propert(Ìus) Secundus v.s.l.m.\ Z" Mer{ciir
rii) Caneto{nnensi) Epaticua d(e) s(uo) d[at).et.
OH. 5885.
CANISTEARI A. — Corrispondente al greco
jtun/cjpógDc, portatrice di canestro, che ricorre in
tre iscriaioni, tutte e tre Africane (C. Vili 9321 =
EB. 5, 963. 9337. 12919 = EE. 7, 193), daUe
quali non appare a quale culto sia da riferire:
la prima delle iscrizioni è dedicata Cereri Au-
gusta. Un'altra iscrizione trovata recentemente
sul Capitolino, nei lavori di fondazione del mo-
numento a V. Emanuele, ha (KS, 1 892 p. 407):
Flaviae Epicha[ridi], aacerdotiae deae oirgini{s)
Caelestis p'eaesentisaim,[i\ numtnH,s) loci ntontia
Tarpei, Sexta Olympias, h(onorifica) /[emina),
et Chrestina Dorcadiua, k(ononfica) f[emina},
honori/ìcae feminae, coniugi Juni ffyle sacer-
d{otÌs) una cum, sacratas et e/tnistrariis dignis-
simae. A un lato si legge la data, a. 259 d. Gr,
Cf. Cannophonis.
CANNA. — Asticella per le penne da scri-
vere. L'editto di Diocleziano ' de pretiis rerum •
(C III p. 833) e sotto il capitolo 10 ' de scortiis '
accenna al prezzo dell'astuccio contenenti cinque
di esse, 17 : Thecam cannarum n{umero) quinque
(denarios) quadraginta (cf Snet. Claud. 36. Amm^
MircelL 28, 4, 13. Moninisen, Das Edict Diocle-
tians p. 65).
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80 CAN
CANNABIS. — Quanto al seme di questo
prodotta, l'editto di Diocleziano de pretiia re
ram ' (C. lU p. 827), sotto il capitole 1 2'J sta
bilifice così il prezzo: Cannabis semmis k{astren
tem) m(odium) unum {denorws) oclojinta
CANNA (Intrat). — v Cannophoni"
CANNAE (Canne presso Barletta) — C IX
317-323. — Al tempo della famosa battaglia C m
battutavi tra Eomani e Cartaginesi nel 538 u e
non era che un viaus ignòbìlts Apuhae come
Io chiama Floro (3, 22 [2, 6] cf Liv 22 43 49
Appian. Hann. 17). Città la chiamano invece Po
libio (3, 107; 4, 1) e Sìlio Italico (8 624) Pire
che sia stato un eiupario di Csnusium e ali or
dinamenfo a comune accennano indirettamente
Appiano Cheli, civ. 1, 52) e Plinio {nat hist 3
11. 105); oì!> che probabilmente fu gi\ nel se
colo IV dell'Impero. Sorgeva pro'jso il fiume Au
fldus, tra Barletta e Canusium da cui listava
XXV stadii (Procnp. beli- Goth 3 18] Le poche
lapidi non offrono di notevole the un Aagustalis
(319).
p. 95 >8eg.
CANNANEFATES. - Popolazione della
Germania inferiore, abitante quella regione della
Batavia detta Batavorum insula (Plin. nat. hist
4, 101 cf Tao, hist. 4, 12. 15. 32. 56. 79. 5 2-1;
ann. 11, 18), soggiogata da Tiberio nell'anno 4
d. Cr. (Veli. 2, 105). Come indicazione di patria
ricorre in una sola iscrizione (C. VI 3203): I).
m. T. Awielio) Felici eqiuìti) singlularij Au-
giuHi), turima) Ulpi Victoria, naC{ione) Cono-
nefaa etc. Altrove s'incontra solo come denomina-
zione di corpi militari, sempre variamente scritto;
difatti, oltre alla forma Canoniifas, dell'iscrizione
citata, abbiamo Caninefates {Tac. ann. 4, 72),
Canninefates (Tac. hist. 4, 19), Cannanefates
(C. XI 2699. m p. 881 D. XXXIX), Cannene-
fam (C. Ili p. 852 D, IX. EB. 4 p, 496 D.LXVIII.
KB. 5 p. 652 D. LXXIX), Cannanafates (BRh.
968), Cammnfates (Plin. hist, uat. 4, 29, 1). o
Canafiites [C. V 5006). Cf. Beclter nei Bonn'
Jahrb. 1850 p. 101 segg,
CANNANEFATIUM (ala). - È detta o
semplicement* cosi (Tac. ann. 4, 73), o ala !
Cannane fatium (C. Ili 4391, V 5006. XI 2699.
m p. 852 D. IX. EE. 4 p. 496 D. LXVm. EE.
5 p. 652 D. LXXIX). o ala I Cannanefatium. ci-
vium Romanorum. (C. UI p, 381 D. XXXIX) ma
sembra doversi intendere sempre l'istcsso corpo.
Nell'anno 27 d. C, prese parte alla spedizione
di L. Apronius contro i Frisii (Tac. ann. 4, 73).
In Germania superiore stanziava anche posterior-
mente, come dimostrano i diplomi del 74 (IX
C. m p. 852), deir82 (LXVIII EE. 4 p. 496),
CAN
del 90 (LXXIX EB. 5 p. 652), e da Mogotitiacnm
jroviene la iscrizione BRh. 968. 11 diploma del
154 invece {XXXIX C. HI p. 881) la indica
stanziata in Pannonia superiore, ed è l'ultimo
moi amento che la ricordi.
Un praefectus equitum & menzionati! nella
ht de di Volstnìi C. XI 2699.
M Helvius M. f. Clemens Arneneis, domo Car-
tkaqtne Un decurio nell'altra C. V 5006; lovi
L Cullontus L. fii. FaìAia) Primm, dec{uTÌo)
alae I Canafatium, de[cwio) Brixiae etc. cf,
BRh 9ti8 un eques, cìves Treoer in quella di
(rerulate (C HI 4391). — Cf. Aschbach, Bonner
Jilrb 1813 p. 50 e Vaders, do alis p. 19.
CANNANEFATIUM fcohore). - Detta
cosi in Tacito (hist. 4, 19), si chiama cokors I
Cann{aTtefatÌum) nel diploma dell'anno 138
(XXXVI t HI p. 879). Essi sono i due soli ri-
cordi che ne abbiamo, il primo a proposito della
sua defezione da VitelUo, che aveva dato ordine,
che venisse a Roma, e della sua unione con Ci-
vita 1 altro nominandolo tra i corpi militari, che
in quell anno stanziavano in Pannonia superiore.
CANNOPHORUS. - Componente una cor-
porazione religiosa relativa al culto della Magna
mater (genet, plur. cannofororum (C. X 21), can-
nophorum (C. XIV 116. 117. 284; cannoforum
{C. VI 5840; XIV 284. 285); dat. plur. eanno-
phoris (C. XIV 85) , kannopkris (C. XIV 34),
cmtnoforis (C. XIV 36. 118); fem. genet. plur.
canoforarum (C. IX 2480). - La festa princi-
pale della Madre degli dei cominciava il 15 Marzo
con una prucessione di cannofori (C, I p, 338:
Idibus Canna intrat), simile a quella che i Den-
drofori (cf Dendrophorus) celebravano la set-
timana seguente. Come appare dal loro nomo, i
cannofori vi portavano delle canne. H significato
di questa cerimonia è dichiarato da un bassori-
lievo pubblicato dal Visconti (Monum. deU'Inst.
IX 8" 1' cfr. AL 1869 p. 242), in cui si vede
Attis coi leoni di Cjbele in mezzo alle canne.
Il soggetto di questa scena non puìt essere, come
ha creduto il Visconti, la scoperta di Attis fatta
da Cybele dopo la sua mutilazione, perchè se-
condo la leggenda ricevuta a Roma (cf. Den-
drophorus), è sotto un pino che Attis si mutila.
Piuttosto vi È rappresentato Attis fanciullo espo-
sto sulle rive del Gallus (lui, or. V 1658: ixic-
bé-ia Tiagd Vaklov noja^ov ,tù( ifiV«K cf. Attis)
Secondo Brodiano (I, 11, 2) i Frigi di Pessi-
nunte celebravano delle cerimonie sacre presso
questo fiume, senza dubbio in memoria dell'espo-
sizione di Attis, e la cerimonia romana pare che
sia una trasformazione di quelle.
Lo stesso giorno degli idi di Marzo il pon-
txfex maxima», la portatrice della tiara e alcani
y Google
CAN
cannofori presiedevano al sacrifizio d'un toro di
sei anni, a prò' dei campi {o delle caccie ?) nelle
montagne (Lyd. de inens. 4, 36 ; leaihsyoy éè xal
XavgoF emétti ptiig tali' ^y toiV uptirtc ùygmy,
rjyovfiéFOV toi iiQ^isféoK liti tàv nrcptj^ÓQUii' r^s
fiijipax«i' [leggasi tali' xbvvo^óqoiv i^ì (ìuqì-
Xoi-]). — Sembra che i cannofori partecipassero
anche alle altre cerimonie del colto della Magna
mater, vedendoli ricordati nell' occasiono d'un
tanrobolio (C. XIV 40). — Queste corporazioni
religiose erano nello stesso tempo fonerarie. Su 15
iscrizioni che menzionano i cannofori, 3 sono
epitaffi posti da essi a uno dei loro colleghi:
C. IX 2480 : D. m. Enniae Priscae eol{legmm) ea-
nofofortim ; — XI 21 : 0. w,. Felix vixU annis X
coUegim canofororum: — X 8339; D. m. Pul-
lictus Tallus viwit artaos X.YXP' coHegius cano-
/{ororum) f(eett).
1. Tempo e luogo ove s'incontrano. — 11
difetto di documenti non permette che si ri-
sponda con sicurezza alla domanda, se collegi
di cannofori vi sieno stati nel mondo ellenico.
Certo e'isì non hanno nulla di comune coi xbcjj-
^ógoi, portatori di canestri, che si trovano ad
Atene e altrove (cf. Canjstraria). Essi non
appaiono che molto tardi nelllmpero. Le iscri-
zioni, di cui si puf) determinare l'età, sono del
regno di Marco Aurelio (C XIV 40) di Set
timio Severo (C. XIV 116. 118. a. 200) e di
Caracalla (C. XIV 117. 110. a. 212; 84) ^on
pare che l'istitazione si sia assai este'ia nelk
Provincie; almeno non s'incontrano ohe in Itilia
e propriamente in :
Ostia — C. XIV 34. 35. 36. 37. 40 U6 117
118. 119. 284. 285,
JMediolaniam — C. V 5840,
Locri — C. X 21. 8339 d.,
Saepinum — C. IX 2480.
2, Ordinamento. — Como si è già accennato,
i cannofori erano ordinati a collegio: collegiwn,
coUegius cannofororum (C. V 5840. IX 2480.
X 21. 8339 d), corpus cannofororum (C. XIV 116.
117), composte d'uomini e donne (C. IX 2480).
Le dignità che troviamo menzionate, oltre la
^upó^of ricordata da Lydns (1,0.), sono: un 5«i«-
qmmalis e quattro curam gerente) ICXiV 284:
Antonino q{uÌn)q(itennaU) , Nasvius Charitlp],
LivimNothuislValliusfferaUd} ifa la u
Caedi{cianus], qui curalm] g u[ C] o n
forum 0[sHiensium)] ; inoltr an pat a
mater (C. XVI 37), parole h b an
sinonimo di patronus e pat «a ( f L h n n
Vereinsw. p. 218, 2). Non è imp b b 1 ^ alt
che i sacerdoti della Magna mater o oupassero
un posto nel nostro collegio, come potiebbe ri-
cavarsi dalla iscrizione ostiense C. XIV 35 : Ar-
C.\ N 81
chigallus dfiloniae) 0(stieniis) imaginem Attù ....
cannophoris Ostiemibus d{onuni) d{edit).
3. Dedicaiioni. — Sovente ai cannofori si ve-
dono dedicate statue preziose delle loro divinità,
somme di danaro e forse anche opere costruttive.
C. XIV 34: imaginem Afatris deum argen-
team pfpndo) I cum signo Nemesem.
C. XIV 35: imaginem Attis argentiam p(ondo)
I cum sigillo, frugem aereo (of. AttIs p. 76fi).
C. XIV 36 : typttm Matris deum argenti
p[ondo) II.
C. XIV 37; signam Attis.
C. XIV 119; aifgenti) p{ondq libram) l, (scri-
ptula) Vili, cwim ded(Ìcatione) ded[it) pan(em),
vin{iim) et (denarios singulos).
C. V 5840 : Collegio canno forum (sesotertium)
IV n(umw«m) ex quorum usuris eidem collegio
largitus est alia {sextertium) IIII n{ummum)
ex quorum etc,
C. XIV 285 : scholam sumptu suo cannophorii
fecit.
Il collegio stesso poi dedica delle statue di
valore agli imperatori ;
C. XIV 116; Impfuratori) Caes(ari) L. Septi-
mio Severo Pio Pertinaci Aug(usto) corpus can-
nopkorum Ost(iensium) arguenti) p[ondo) I.
C XIV 117 Impieratorìì Caeì(ari) ¥ Au
reho Anlonmo Auqiusto) corpus cannopkorum
Ostlienstum) arg(entj) piando) I
P CUMONT
CANON — Nel senso speciale di canoi e
prestazione (tf Cic \err 4 2 Spart Stv 8
lampnd F!ag 27 Gol Inst 4 66 3) ncorre
m un frammento epigrafico di fi ma relativo
probabilmente a nn cinone vinario dtlk città
del f«mii postenori dell Impero {C VI 1784 cf
1771).
CANOPUS- — Città dell'Egitto, non lungi
dalia foco occidentale del Nilo, nel nomo Mene-
laites, a 120 stadi: da Alessandria (Strab. 17, 17, 1
p. 801 cf. Amm. Marceli. 22, 16, 14 eto). È
ricordata come patria d'un paedagogus di Lam-
baesis (C. VHI 38 lin. 22).
Dall'essere il culto di Serapide proprio della
città (Strab. 1. e), si spiega come in alcuni luoghi
il santuario di questa divinità pigliasse Io stesso
nome di Canopua, p. e. in Carthago (0. Vili
1303 cf. 1005), e in Eeneventum, dove a un C.
Umbria Eudrasto C. f. SteUlatina) patrono co-
loniae ... si fa una dedica dal collegìum Mar-
tensium intraforanum, .... quod is a solo Ca-
nopum propriis sumptibus fecerit otc. (C. IX
1685).
CANOVIUM {Caerkyn). — Città della Bri-
tannia, ricordati dagli itinerarii (Anton, p. 482.
Ravenn. 5, 31) siccome posta a nove miglia da
VOL II. ,
PO epigrafico di axlùhilà rmame.
y Google
82 C A N
Camalodunum e dodici da Caesaromagus. È ricor-
data da un miliario dei tempo di Adriano {EE.
7, 1009 cf. 1110), trovato a otto miglia dall'odierna
Caerhyn. Se ne conoscevano già delle tegole di
edificii della legione XX e patere (C. VII 19*.
1386. 806 cf. EE. 7, 1125).
HuEENB^ Ejhein. epigi. 7 p.8M.
CANTABEI. — Popolazione dell'Hispania
Tarraconensis, insieme coi Varduli abitante la
regione, che dal finme Hiberns si estendeva fino
al mare (Plin. nat. hist. 4, 20, 110 seg. cf.
Strnb. 3, 4, 12 p^ 161, 5, 20 pag 167 eie
OrOB. 1, 2 Isid orig 1, 2, 113 Mela 3 1,
9. 10 etc.) Fu definitivamente conquistala dai
Romani Botte Aagnsto (Soet Aug 26 81 Dio
Cass. 53, 22 25 54 11 Tao acn 4, 4 etc cf
Hìspania)
Alcune lapidi ncordano persone originane di
queetii regione, come p. e. un Q. Porcius Q. /il.
Quir{{na) Vetustinus Cantabiiicus) luliairi-
g{ensis), prae/lectus) c{o)hor{tis) eto. (C. II
4240), un Cantaber Elguosmìo Luci p{uer}, pro-
babilmente un servo (C. H 3061 = 5870). Altre
accennano alla medesima origine, usando la forma
em gente Gantaòrorum (C. n 4192. 4233).
HuBBNUtt, C. I. Lat. II p. 387 seg. 63t
CANTABRORUM (cohors U). - E ricor-
data polo nel diploma militare dell'86 d. C. (XIV,
C m p 65 ) tr 1 trupp d Ila Judaea. Del
t g a C a (b 11 1 38) dice, che
Cantab a t a gì au I an e sei'ondo
Ig n (d n ist 30) 70O tavano negli
a mpan t Cf H n mp D coiiortibus
p 31 eg
K4NTAS NISKAS - L gg si in una
laminetta plumblea votiva, trovata nella princi
pale sorgente termale di Amelie- Les-Bams nei
Pirenei orientali. Dabbia è la lezione della leg-
genda, ma sembra scritta in latina cosi Kantas
JViskas, Togamus et de[pr]ecamiis {?) vos et sa-
nate eie. (C, XII 5367). Lebègue {RA 1888 H
p. 138) vi riconosce le divinità protettrici di
quelle sorgenti.
CANTHARDS. - Di questa specie di bic-
chiere, dal j'iede alto e con maniclù (p, e. Plaut.
Asin. 906; Kticli. 710. Hor. od. 1, 20, 2) e pro-
prio dì Dìonj'sos (Verg. ecl. 6, 17. Macrob. sat.
S, 21. 16. riii!. nat. hist. 33, 150 etc), si ha
menzione anch'.' nelle lapidi, come dono votivo
p. e. ad Anjtunto (C. HI 1769 : ludos scaenic(os)
per tridiuum) d(edit) et cantkar[um) arg[enteum)
fiondo) {imciaratn septem)), a lapiter Dolichenus
snll'Aveulinu (C. VI 407; catUharum cum vose
tua posueruìtll) cte.), al Liber pater (C. XI 358:
cum redimiculo auri Ili et thyrso et cantaro
argienti) pion'h) US).
CAN
CANTERI (Tlcns a capite). — Uno dei
vici della città di Roma, nella regione XIII, ri-
cordato nella base Capitolina {C. VI 975), e cosi
chiamato probabilmente da cantenus, cavallo ca-
strato, di cui un'effigie dovea sorgere sul luogo.
Forse un vicus dallo stesso nome esisteva
nella città di Cordnba nella Spagna, come si ha
da una lapide del luogo: C. II 2248 a: Valeria
Quinta a Capite canteri h{ic) slatta) e(st) etc.
CANTIGI. — Città dell'Hispania Baetica,
non ricordata che in una iscrizione frammentaria
trovata presso Ossigi, e che è posta ai Mani
d una Viatorina Cantigit\ana\ ete. (C. II 5067).
CANTISMERTA. — Divinità celtica ri-
corrente in on'iscrizione deUe Alpes Poeninae
(C XII 131) : Cantismerte L. Quartillius Quar-
tmui UShens) m{erÌto). L'Hirsohfeld (ivi) con-
fronta la dea Gallica Rosmerta e i! nome Smertn-
litanos Namnis della lapide BRh. 891.
CAHTRIX. — C. VI 7285 : Chrymnthe can-
trici Voltisi Elaiìii vix. ann(is) XX. Pkilo-
despothus consev(u)s fecit; — 9280: Cnismi
sectoris et Pelorinis cantricis vix. etc; — BM.
1885 p. 109 : Qwintiae Antoniae Brusi l(ibertae)
cantricis. cf. Plaut. Trin. 2, 1, 23.
CANTRUNEHAE (matronae). ~ Iscri-
zione di TeU nella Germania BEh. 605: Ma-
tronii CantTu\neh ?] aJufs].
CANDSIUH iCanosa). - C. IX 324-413.
6186-6192, — Città dell'ApuUa Daunia, presso il
fiume Aufìdus, suOa via da Barium a Beneven-
tum (Itin. Anton, p, 117. 112.Hierosoljm. p. 609.
Ravenn. 4, 35 cf. Mela 2, 4, 66. Plin. nat. hiet.
3,
q ti ar
(G !b rt 2 p 42
f E ht H m
18 p g 114 g J
t 1 rt
) T tt
toltum ri cor
l l
- I 4
Cp
e specialmente in Poljb. 16 2 2
18, 2. Cic, prò Pont. 14, 30. Liy. 5, 4fi 87 3
Dionys. 2, 38 seg. App. beli. Gali. fr. 6. Geli 17
2, 14. SerT. Aen. 12, 120. Fest. p. 241 etc Im[.or
tante è anche il luogo di Livio (5, 50} da cui
appare, che un collegio institaitn dopo 1 inva
sìone dei Galli, si disse dei Capitolini appunto
perchè Abitanti nelle due parti del colle nel
Capitolìum parte meridionale e neìVArx o parte
settentrionale, e i Indi da essi celebrati furuno
istituiti, perchè Giove avca difeso sedem suam
atque arcem (cf. Capitolini p. 85). ~ L occu
pazione dei Galli è ricordata, oltre che nei lu ghi
su citati di Polibio, da un elogio (C. I el. XXIV =
VI 1272): \L. Albinius... f. cum kosles Galli
oès^iderent Capitolìum [virgines ve]Uales Caere
dedwaìit etcUn elogio di Mario (C. lei. XX\ni=.
XI 8131) fa menzione di un'altra occupazione
armata del colle per parte del tribuno della plebe
L. Appnleius Saturninus e del pretore C. Servi-
Uus Glaucia (cf. Flcr. 3, 16, 3 segg.): [£7. Ma-
rins C f.] . . . . rem p(ublic ) h
dithnibua lr{ibìini) pUebia) et p aet [ ) q
armati Capitolìum occupaveru t VI {) { l )
vindicavit otc. — Snll'aso dell par 1 ^ p
tutto il colle T. più sotto.
b) Parte meridionale e sp l ti
del tempio. — A questo sign fl t
chiaramente gli scrittori in gen 1 (p P Ijb
2, 31. Varrò 1. 1. 5, 41. Liv. 36 21 D y 3
69; 8, 22; 10, 14. Plant. Cure 266 gg 1
83 seg. Tao. hist. 3, 71. Plut. L m II 5 T 11
13, 29, 1. Non, p. 346. Stephan. By Et ra
maga. pag. 490. Suid. s. t. f ) i tt tt
OTe vogliono indicare le due mm t A l
Capitolium (Cic. Catil. 4, 9, 16 p R b p d
r. 12, 35. Liv. 3, 68, 7; 5, 15, 6 39 12 50 6
20; 26, 10, 2. Val. Mai. 3, 2, 7 t ) p Itr
talvolta Ara) indica pure tutto il 11 (p C
de re pub. 2, 6, 11. Luoret. 4, 683 t ) m
urbi icouttuppnslo a, Capitolium m t tt
(Caes. b. civ. 1. 6, 7). Lo stes g fi to di
parte meridionale, espresso con 1 f rm 1 g
gltr t
t
d p
Ig
Il p rt
t tt t
A typaJ
rr p 1 11
Crtag (Plb32)trttt
{GII. 2485 15 gg = B 11 d
X p 171 f M mm Staat hi
t It d St t b (B 11 t d
correp beli. IX p. 473 segg. I. 32. 124); eena-
toconsulto de Asolepiade (C. I 203) ; senato-
consulto de Mitilcnis (Mittheil. dos Athen. Inst.
IX pag. 83 1. II segg.): altro relativo agli
stessi (Cicborius, Rom nnd Mytilen p. 4 I. 4. 8) ;
senaconsnlto a favore dei Tyrrhaei (Bull, de
corr beli. 1886 p. 165) etc. Tali sono varii decreti
di mainstrati ricordati da Cicerone {Phil. 2, 36,
92 37, 93; 3, 13, 30; 5, 4, 12 cf. ad fam.
1" 1 1. Kommgen, Staatsreoht 1^ p. 256 seg.).
Tali 1 diplomi militari, pei quali specialmente sodo
ricordati tempi, are e basi dell'area Capitolina,
nelle cui pareti erano afSssi gli ori^nali (C. Ili
dipi I n. m. IV. V. VL vn, viii. ix. x. xi.
XII Xm. XIV ; BB, 2 p. 454 Dipi. LIX = C. X
7H'!1 p, 457 Dipi. LX = ex 867; EE.4p. 496
D^ì LXVm ; EB. 5 p. 93 Dipi. LXXIV ; p. 612
Dipi. LXXVin). Elfi compiati in CapitoUo son
pure ricordati dai Fasti, talvolta accennandosi a
tempii fuori dell'area Capitolina^ come p. e Vae-
des Fidei : aU7 Marzo fast. Farnes. (C. I p. 333 =
VI 2301) 1 Giugno fast. Venus. (C. I p. 301 =
IX 42t) M ff (C. I p. 305 = VI 2297), Roman,
pi (f I p 331 = VI 2303) ; al 2 Luglio
f t A t t (Cip. 328 = X 6638); al 25
Ag -t f t \ llens. {C. I p. 320 = VI 2298):
Il S tt mi fast Amitero. (Cip. 324 = IX
4192) Arv I (C. VI 626); al 2 Ottobre fast.
A t m (C I p- 325 = IX 4192), Ostiens. (C. I
p 3 2) 19 Ottobre fast. Amitern. (I p. 325 =
I\ 41 2) A 1 (C. VI 626). Lo stesso È a dire
d 11 gì tti degli Arvali, in cui (C, VI
20 9 1 11 gg) la parola Capitolium è usata
d It li tesso perìodo, la prima nel senso
d p rte m d naie, e la seconda di tempio di
il t tttì lo altre il significato costante
mb q li p ù proprio e largo dell'ar
pt !
ji(C \I 2
C & l
le talvolta vi è pure ricordata
ndioazione generale di Capito-
i5 I I. 18: Eodem die ibidem in
{Li~]beralis, q{%i v]ice magistri
et vino in igne %n focato fecit
ino, mola cultroque lovt o. m.
yGexogIc
CAP
i'{ovem) m(arem), lunoni reginae b{ovem) f{emi-
'<am), Minervae b{ovem) /(eminarrù, Saluti puili-
caepiopuli) R(omani) Q(uiritium) b(ovem) f[e-
minam); exta aulirocta reddidit : — C. VI 2024
1. 2; 2025 1 1. l.ni. 1. 13; 2027 1. 7: 2028c
1, 7, II. 31. g\. 7; 2029 1. 1. 6; 2030 l. 2.19;
;ì032 1. 6; 3035 1. 4; 2037 1. 6; 2039 I. 8. 16.
nO; 2040 1. 8. 16; 2041 1. 10. 16. 20, 30. 41.
58. 65 ; 2042 a 1. 12. 27. 35. e 1. 10. Z' 1. 3 ; 2043
I 1. yi. n 1. 4; 2044 Io 1. 6. 7.10. 17. H e !. 23.
28; 2061 1. 11. 27. 43. 60. 65. 70. 73. 83; 2052
1. 2 ; 2054 1. 8 ; 2055 1. 5 ; 2056 !. 7 ; 2059 1. 9;
2060 1. 28. 33 ; 2064 I. 1 ; 2065 I 1. 2. 65. H
1. 58. 61 ; 3066 I. 14. 20. 27. 32. 36; 2067 1. 6;
2074 1. 6. 23 ; 2075 !. 2 ; 2076 1. 5 ; 2078 1. 24
cf. 52 ; 2080 1. 9i 2084 1, 4 ; 2086 o 1. 5. i 1. 20
cf. 22; 2090 1. 2; 2099 1. 1; 2103 1.5. 11.12.
i 1. 2; 2104 1. 31; 2108 1. 3; 2113 1. 8 2114
!. 3; - EE. 8 p. 322 n. 5 l. 1. 7. 16; p 224
li. 6 1. 2. 19 i p. 226 n. 8 [. 4 ; p. 228 n. 9 1 6
p 331 n 15 1 7 — Più specialmente ali
Capitolina sotto li ndicazione in Capito!
cmnano anche gli atti relativi ai ludi s 1
Augusttìi (EE 8 p 227 seg.) lin 9. 17. 30
"5 79 M 103 119. 148. — È da rf
anche qui ciu che Augusto scrisse nelle
gestae {Mon 4ncjr HI p. 794) 4. 5 ; aed
Capitoho lovis feietri et Jovis tonantìs
e) Temp di G ove. — Si nsa Capii l
nel e ili. del tempio di Giove p. o. in Cic V rr
4 31 69 Sen cnntroT. 1, 6, 4 ; 2, 1, 1. Tac h t
3 71 4 53 Suet Domit. 8. Dio Cass. 41 27
Plm nat hist 3 70 83, 57. Vitruv. 3 2 5
Plut Sulla 27 Geli 2, 10, 2. Joseph, a t l'i
1 1 Z sim 5 38 Euseb. chron. p. 174 & hO
Auson dar nrh 12 17. Lact. de ira dei 23 6
inst. 1, 6, 11. 14 etc. — In questo senso si h p
nelle res gestae di Angusto [Mod. Ancyr. C HI
p. 788 Egg.) 1, 23: in CapUtolio ootis, quae] q oq
bello nuncu[paveram, solu]tÌs; 4, 9 : Capii l
el Pompeium theatrum ^utrumque cpusimp
grandi refeci ; 4, 24 : Don\a e}x manibiis C
pitolio et Ì3t aede divi /mì[Ì] et in aede Ap l
linis consacravi; 6, 37: Refecit C p
tQ[lium aacra]sque aedes [nu\m[ero octogint ] —
Si è già innanzi detto (h) come talvolt gì
atti degli Arrali Capitolimi stia anch p 1
tempio di Giove (C. VT 2059 1. 11 se^ ) —
Così pure nel trattato di Astypalea 1. 42 g d
sopra (h) ricordato. — Da Prisciano de p d 62
si sa che in esso ei conservavano i campioni delle
misu ^ V ^ V aWro erano riposti
pure n altn templi lu gh { f. Aedilis p. 233
seg. M ran n Staat ht p. 399 seg.) ; ciù
che nf rmat dal! n ai ; C. X 8067. 3
CAP
87
(staterà): Imp. Vesp. Aìig. IIX. T. imp. Aug.
f. VI coi. Exacta in Capilo(lw) : — WE. 2767
(congius): Imp. Caesare VespOf VI. T. Caes.
Aug. (. HIT coi. menmrae exactae in Capitolio
p{o7tdo) X; 2768 (vaso di bronzo): Mensurae ad
exernplum earum quae in Capitolio nint auctore
mnctisiimo Aug. n. nobUisiimo Can. per re-
giones missae curia) algiente)] P. Simonia Tu-
liana prae. ttrb. e. v. D Gatti (AI. 1881 p. 181)
legge ì(b) Ciflpitolio) sopra un'anfora, e un'am-
phora Capitolina è ricordata nell.i vita di Mas-
simino (i). — Moneta dì Domiziano (Cohen, Pom.
2^): Imp. Caes. Domitian. Aug. p. m. cos. VIII{\
Capitolio) restit{ute).
Religiosua de Capitolio. — C. VI 2263:
Sex Annius Celer religiosus de Capitolio h{ic)
s{itus) e{st).
Diap nsat Cap tol — C \ I 8b87 Bis
bui S b C ì } ( i»)
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It 1 g d 1 C p t 1 il ia
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I f i d 1 1 p d C 11 I arte
m nd 1 d 1 li p p d liii nii
( p il tt ) g 1 lun te d d t ] na
t rt 11 q i 1 C p t 1 f ori
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p rtfi 1 t 1 p d 11 ttà t
N 11 p m t 1 t di p ic-
m p t I rt d 11 part m d ale
(C p r i M) 1 1 11 d II tt { I [^ ^).
N II p bb 1 1 ! ne
è d ti 1 i q 11 d gì It 11 d il fu-
t R ra i d ttà d tu 5 ia
(\ rr 1 1 42 F t p 8 f S 1 1 13.
D y 1 34 6 1) 1 hi (lil-
b ri (1 p 240 gg) f d d It 1 ali
d & t Op V 1 M d he
t t d pp gm f 1 t p eia
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T 1 mar (?) C I temp 1 ttà d 1 Pa-
p q t 1 t d 1 11
d 11
di
11
b t t 1 Qui m 1 pi tradim to d Ila
Tarpeia (liv. 1, II. Dionys. 2, 37 segg. Pìut. Rom.
17 cf. Varrò 1. 1. 5, 41. Prop. 4, 4, 93. Val. Mai.
9, 6, 1. Fest. 343 etc.) : Romolo vi fonda il tempio
di lupiter feretrins (Liv. 1, 10). Segue allora il
trattato d'alleanza tra lui e Titus Tatias del
y Google
88 GAP
'Quirinale, e per effetto di esso Romulo o la città
del Palatino rimane in possesso del Cspitolium
proprio, e quella del Quirinale dell'ara; (Liv. 1, 12,
Dionys. 2, 46. 50. cf. Strab. 5, 3, 7 p. 234. Varr.
1. 1.5, 51. Plut. Eom. 19. Fest p. 254. SchweRler,
rOm. Gesch. 1 p. 462 seg. 484 segg.), dove Titus
Tatins ebbe la sua dimora (Solio, 1, SI. Plut.
Rom. 17 etc). Qui la tradizione ci lascia, e non
ricorda il Capitolino se non nell'occasione che i
Tarquinii vi oostmirono il tempio di Giove che
èp mpt Ipm nndUEp bbl
(L 1 S8 55 7 3 D j 3 69 5 35 PI t
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qua t p appari n 1 est a 11 g ac
a fa ftìlto nduto a pn ati a te np li
fe 11 (0 6 18 f J da I I p 282 3 2
M mm n SUats 2 p 67 f 442)
3) Wella città Seniana: fortificazioni, vie
e porte
La fondazione del tempio di GioTe corrisponde
perciò al fatto, pel quale, riunite le due città del
Septimontium e del Quiriiialis, il Capitolino di-
tti S d è 1
fri L p
f tfl to d t pi
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fac 1 rt d 11 t t
d 11 ttà al
par d 1 II h 1
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pt d m ra
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Ut d-o t
1 T d I h 11
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Un secondo e un terzo ordine
erano le fortifica-
pari 1 d 1 f p M
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db 1 tr m t d 1 II f
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H 18 p 121 g p
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p 279 g 310 g) L^ p p h
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parete posteriore dielpoTticwdeoru'niConsenliu'm;
dove poi questa sofitruzione incontra l'angolo del
Taòularium, volge il clivo in angolo ottuso verso
il nord-ovest, e in questa direzione giunge imme-
diatamente a pie'della sommità meridionale. Dal-
l'arco di Tiberio sino all'altezza della insenatura
il clivo misura 200 m„ e, come il forum è a 12 m.
sul Tevere all'arco di Tiberio, e l'insenatura del
Capitolino a 30 m,, così la salita del clivo È di
18 m., oioÈ 1:11, elevazione non insignificante,
ma neanche non infrequente in simili vie t (Ri-
chter, Topogr. p. 85 seg. cf. Hermes, 18 p,104 sgg.).
Hnstec by Vj
oogic
GAP
Dalla inaenatura il clho ai b p rti
via conduceva allMi":!;, in origi 1 p mp
tante (i'arro 1. 1. 5, 47), l'altra al t p 1 &
E dubbio il corso preciso dell m d m I
possibile, che dalla insenatura I
ducesse slYArx, come anche ogg It t
si monta alla chiesa dì S. Maria A Ih
sorge sul medesimo luogo di q 11 L t t
lezza poi del terreno consente 1 1 p
che l'altra via in un lungo giro t 1 1 p
di Giove giungesse airingresso d 1 m d
(Itichter, Top. p, 87 cf. Jordan 1 3 p 62 g 77 g
120 seg. Gilbert 1 p. 313 segg 2 p 311 gg
4=3 se°- 445 segg )
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sdutta, e le case poste nell'insenatura stessa si
estesero fino alle mura dell'area
d) Un accesso a scala conduc va pure ali ine
tia il tempio della Concordia ed il carcere Ma-
mertino pio Cass. 58, 5 of. Hermes 18 p. 125
seg.) ; da essa si staccavano presso il carcere le
sciilae Gemoniae (cfr. Tac. ann. 3, 14; hist,
3, 74 etc).
e) Porta Pandana o Saturnia. — Seconda
Vatrone (I. 1. 5, 42) sarelibe stata la porta della
Città Satornii sul lati mendiinale del collo. Da
essa sarebbero entr'iti i babini o ì Tities del Qui-
rinale occupando quella fortezza tenuta dagli abi-
tanb del Palatino (Fest p 363- epit p 220 cf
Sl'iu 1 13 Polsaen strat 8,25 Arnob 4 3)
da essi Appius Herdonius si sarebbe impadrj
nito del Capitolino (Dionja 10 14 per errori,
egli la confmde on la porta Carmentalis della
cinta Serriana) A qaale via o clivo mettesse
capo non SI pu) determinare Secondo il Gilbert
(1 p. 257. 329 segg.) essa don essere m rela
zione col vtcus lugartus e servire i niettere
in comunicazione la città del Palatin< a cui
nn tempo appartenevaiin l'altura mend onale
del Capitolino e la vallata sott posta e n 1 al
tura medesimo. Jordan invece (I 2 p 122) con
gettura, che fosse una piccola p rta la quale
dal Capitolium dava accesso al posto presso la
rupe Tarpeia, nel quale avean lu g) le esecu
zioni capitali.
f) Porta ttercoraria. — Serviva a chiud re
un angiportm (chiassetto), dove al 15 giu:^ o
GAP 89
"n nn ponevano le immondizie tolte dal
t mp d V t sul foro Romano {Fest. p. 344 b
f p 5fi \ rro 1. 1. 6, 32). Sorgeva sul clivus
C p t 1 f e nel punto in coi girava inforno
1 t p d S turno (Richter pag. S6); diflìcil-
m t P d ntificare o mettere in qualunque
laz 1 porta che chiudeva il clivo stesso
1 C p t 1 come vorrebbe ammettere il Gil-
b rt (2 p 316 1).
4) A hi, portici.
rea si pu6 considerare l'avvalla-
m t p ta tra le due parti alte del Capi-
t l 1 d piazza del Campidoglio, chia-
ta 1 gì t hi
) A yl inter duos Incos, dai due boschi
hit lati, scendendo dalle due alture
1 t Idi li È qui che Romolo avrebbe fatto
d to ricetto alla gente fuggita dai
1 gh (L V. I,'8. Dionys. 2, 15. Plot. Rom.
9 f St b 5 ^. 2 p. 230. Ovid. fasti 3, 429
g D C 47, 19 etc). Gli antichi scrittori
g lerale alla circostanza, che l'area
t tt t circondata di mura (I-iv. Dio
C 11 ) Il Gilbert peri (I p. 331 seg.)
pensa che il locus saeptus sia da riferire a uno
spazio ristretto (temenos) del tempio di Vejovìs,
che vi sorgeva nel mezzo, e che tutta l'area sia
stata come un territorio neutrale fra le due for-
tezze, l'una della città del Quirinale {Arx), l'altra
del Palatino {CapitoHvm).
b) Area Capitola. — Area, sottinteso Ccipi-
tolii Capitolina, ricorre una sola volta negli
atti degli Arvali (C. VI 2065 I Iin.l8). Circon-
dava il tempio di Giove Capitolino, od era rin-
chiusa da mnra, che almeno al Iato occidentale
aveano internamente dei portici : Dipi. IX (C, III
p. 852).: Descriptum et recognitum ex tabula
aenea guae fixa est Romae in Capitolio intra
eunttbus ad sinistram ire muro inter duos arcua
(cfr Tac. hist 3, 71. Suet. Aug, 94). Quale sia stata
la sua estensione, non si pub con certezza affer-
ra GÌ d 11 mura al lato settentrio-
I d 1 t 1 (BI 1883 p. 227 segg.) non gio-
1 t la questione, e ancora
g d t abbia compiesa quasi
lo del colle (Jordan I 2
ero uno spazio piìi ri-
18 p. 112 i
t tt
prt
p 34 g 76 gg)
t tt (R ht
Top p. 94). n Gilbert (2 p. 434 segg.) fa una
distinzione tra l'area in senso generale, com-
prendente appunto tutta la parte meridionale,
quella in cui sorgevano altri tempii e santuarii
fc in cui avea luogo la leva e la riunione di al-
cuni comizii, riferendo ad essa alcuni luoghi di
scrittori {Poljb. 6, 19. Varrò, sai Menipp. ed.
Piese p. 140. Lìv. 26, 31 ; 34, 56. Dionys. 3,
y Google
90 CAN
69 etc ) e 1 area propria del tempio aesai pm
ristretta dell altra a cai riferisce Bpecialmente
Uel! 2 10 2 Liv 1 55 Dionjs 3 17 ^upt
Calig 23 ^14 Non p 346 eto "secondo lui ove
gli scrittori e 1 d ciimenti usano la forinola in
CapitolìO per accennare a santuari e nti reti
giosi {v sopra I b) si deve intendere la pnma
tanto pu ohe la tradizione ricordand la fenda
zione del tempio di Gicve narra che per far
luogo ad esso furono abbattuti tutti gii altri
santuani preesistenti (Liv I 55 Feet p 162
cfr Ovid fasti 2 663 seg Dionjs 3 69 Serv
Aen 9 448 etc ) A ogni modo è neli area Ca
pitolina che sorgevano parecchi luoghi ed edi
lìcii sacn e monumenti van sui quali v più eotto
5) Ivi il collegio dei Capitolini celehrava i suoi
spettacoli (v Capitolini) ivi si nunivar o i co
mui tributi e il conciltum plehis (Liv 25 3 14
18 25 7 34 1 4 53 43 16 9 45 3b 1
epit 58 App beli civ I 15 Pht Paul 30
etc cf Mommsen Staatsr 3 p 381 se") ivi i
consoli facevano la leva (Polyb 6 19 Liv 2b 31
34 56 etc of Marqaardt &taafÉTerw 2» p 381)
e pr priamonte negli tdifizi che vi sorgevano
erano esposte le tavole contenenti trattati inter
nazionali senatocon suiti decreti diplomi militari
etc come pure avean luogo riti sacri ilei fra
telli Arvali e solennità dei ludi aetolin (vedi
sopra 1 b)
Le muri cht he oingev'uio 1 area eran for
nitt di una porta (TiC hist 3 71 '■t Suet Aug
04 App beli civ 1 If) custodita da aeditui
e cani [Ck jro Eoso \mer 20 5b Geli 6 1
6 2 10 4 Tac hist 3 74 Ob=eq 57 Suet
Domit 1 etc 1 La qual cos^ non rende impr
babile la congettara che sia da leggersi
Aeditnaa de Capitolio in una lapide ur
bana (0 M 10021) tanto più che m simile n
corre anche riguardo al ( apitoliuni di Ostia
(C XIV S2J
e) Un arco fu elevato di P Scipione nel 564
u. e 11 C p t 1 ' f C p t I
advers q C p t 1 m d t
(Liv 37
dall
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sómm t — I q al part d 11 t 1
sorg Itr d t d T t
(ann 15 18) d bb
A) F n C Ifuntìts - È d t d
Oro (5)0 J (f g t) p grad q
sunt p Clpmmfn m t m
È si g 11 U {C I g d )
dal 1 t d 11 rup T p { p 3
ovve p q I h altr
e) D p rt d t It q 11
dell afa d 11 C p t I a (V 11 2 1 2 3
CAN
1 cf Tac hist 3 72) quello che nellanno 58D
u e fu eretto lastricandosi il clivo Capitolino
a destri di questo oomincimdo dal tempio di
Saturno fino il Capitohum propno (Liv 41 27)
6) Luoghi sacri templi are monumenti
Fra 1 luoghi sacri del Capitolino mentano di
essere ricordati specialmente oltre ii\ÌAsyìtim
(v s pra 4 a) i seguenti
a) (7isa RomuU — Sorgeva nell area Capi
tnlma presso la Cuna caìabra (Macruh 1 15
10 \itruv 3 1 20 Senec controv " 1 4 to
non narr 48)
b) Augura ulum — & il Ara ed era una
p azzctta ve si lasc avai o liberiinente crescere
le verbenae pei sacnflzn e sulla quile s in
nalzava una specie di casetta da cui t magi
strati gli augun prendevano gli luspicii (Cic
de off 3 66 Varrò 1 1 5 47 Liv 1 18 24
VitruT 2 16 Fest p 18 of p 16 e Attgn
raculnm) L opinione che accant ad esso «la
s rto anche un e lifizio proprio degli auguri
negata dal Jordan [I 2 p 105) è ancora non
interamente rigettata dal Gilbert (3 p 401)
Quanto ai templi parecchi ne soi o menzionati
ma tranne alcuni che dev no esaere stati vera
mente tali altn massime quelli che sorgevano
nel penmetr dell area Capitolina si dehbono
considerare piatto to come aacella o santuarii
in genere Nel seguente elenco non annoveriamo
gli antichissimi sacello che sarebbero stati o
abbattuti o rinchiusi nel gran tempio di Giove
quaido questo fu coitruito come quelli di Ter
minuB luventas Mara (Fest p lb2 Liv 1 55
Dionys 3 69 Serv leu Q 446 etc )
e) Aedes Con ordiae — Sorgeva suW Arx
e fu votata dil pectore L Manhu nel 53b i e
V Aedes Concordiae in arce p 177
d) A Fel e tatis — Sorgeva sul Cipitolmm
incerto se nell area Capitolina o lungo il clivo
T Aedes Felicitabs in Capitello p 178
e) A F d t — Sorgeva sul Gap tohu n fu ri
d ir Capitolina (Richfer, Hermes 18 p. 116;
T p p 96. Gilbert 2 p. 424). Era uno dei più
gra 1 dopo quello di Giove v. AedeB Feli-
cltatis popnli Romani in Capitolio p. 178.
f)^ Oenii publici. -~ V. A. VenerisVictricis.
g) A. Honoris et Virtutis. — Fu eretto da
Man sorgeira probabilmente sulla pendice
d t deir^r^, sotto l'auguraculum (Richter
p 89) è difficile che sia stata in connessione
1 paea dello stesso Mario, siccome vorrebbe
1 G Ih rt (3 p. 99). V, Aedes Honoris et Vir-
t t s p 180.
h) A. lunonu Monetae. — Sorgeva sull'ara',
d presso ove è ora ia chiesa di s. Maria in
A 1 V. Aedea Innonis Monetae p. 182.
y Google
GAP
) A ! pt m m — Aed S I
vi optimi ma m in Capitoli» p 181 Lh
g li p t d 1 d 1 11
mèp mtd trtC p !mt
ra t \t\-f\Cptlm
t d p h 1 t mp f d p (I )
t — Cf E hf p 90 g G Ih rt 2
p 416 gg 430 gg
Pax h d E ni f MI
d di t
lupiter Capitollnus ;
C. VI 372 (Eoma); [iacet ob coturni resti-
lutei in maiortim leiber^atem dant^ Roma lovei
Capitolino et poplo Romano v\irtutis\ benivo-
lentiae bene^ciqne causa erga Lucios ab eomu-
[ni]. Insieme con due altro iscrizioni bilìngni
(373. 374) furono poste probabilmente nel tem-
pio di Giove dai legati dei popoli dell'Asia,
dopo la guerra Mitridatica (Mommsen, C. I al
n. 589. Jordan, Top. I 2 p. 26. 25). Un frammento
di iscrizione analoga bilingne o dedicata [IovÌ
Capit]olino et Ro[mae] si ha BI. 1891 p. 103 seg.
cfr. 1889 p. 252 Begg.
C. VI 2817 (Roma): Jovi optimo maxima
Capitolino cives Dalmatas (sic) posuerunt.
C. VI 2818 (Boma) : lovi optimo malxiimo)]
Cap[itoUno) sanet{o) de votl_o] fec{i) pr{opter) vo-
t(um)meum Av[r{elim)} Vale{ns ì) miUes) cko(r-
tis) tertiae pre\t[oriae) (centuriae)} Felicis na-
tionem Mesacus (?) vic(i) .... votutn libens s[pl-
vit} et alia faciut (=farAt).
C. II 4079 (Tarr^co, Hisp.) : lovi optimo ma-
ximo Capitolino sacrum.
C. m 1677 (Naissus, Moes. eop.): I(om)
o{ptimo) fìitlguratori ?) m{awimo) Capitolino ex
boto P. Nica Hermels] prò salute do'nini nostri.
G. ni J678 (ivi): I(ovi) o(ptimo) m{axmo)
Capitolino deo Ulp{ÌM) Ruf{us) ex v[oto) pò-
Uuit).
C. Vni 8434 = EE. 5, 935 (Sitifis, Mauret.):
D(eo) d{omino) panato) S(atumo) et lovi optimo
maxima Capitolino C. Julius Hospes v. s. l. a.
a(nno) p[rovinciae) CLXXXXV (a. 234 d. Cr.).
C. IX 2860 (Histoninm. Ital. reg. IV) : L. Va-
lerio L. f. Pudenti; [KJic cum esset annorum
XIII Romae certamìne sacro lovis Capitolini
lustro secDto <a. 106 d. Cr.) clarìtate ingenii co-
ronatus est inter poetas Latinos omnibus sen-
tsnCis iudieum etc.
BB. 3, 93 (Maryport, Biltann.) : lovi opti-
m(o) maxi(mo) Capitolino prò salut(e) Antonini
Aug(ftsti} Pii Postimivs Acilianìts praej{ectas)
coh(oTtis) I Delmlatorum).
lupiter optimus maximus Capitolinus si ha
nelle monete di Galba (Cohen, Galba, auton. I
p, 844 n. 368) e di Vitellio (Cohen I p. 3S9
GAP 91
39 40) / p ( ptm m m q 11
d G m d (C h III p 60 238 Kg )
di L p d fi^l ( h ìli p 210)
d P t m {f I VI p 3 l'io)
k) il / I — N 11 C
p t 1 F tt d r 1 1 g
g 1 di tdllg tmpd
Il q 1 1 t t f d
temp I ;; m p im d ! t d
d t I pt us( (T h t 3 74 t
Dom. 5).
1) A. lovis Feretri. — Fuori l'atea Capito-
lina, cica il clivo (Eichter, Hermes 18 p, 116;
Top. 96. Gilbert 2 p. 424). — v. Aedea lovia
Feretri in Capitello p. 180.
m) A. lovis Tonantis. — Nella parte astrema
superiore del clivo, presso l'ingresso dell'area
Capitolina (Richter pag. 97. Gilbert 3 pag. 399)
V. Aedea lovis Tonantis in Capltolio p- 182
cf. Atti dei ludi secolari Augustei, (BE. 8 p, 228)
1. 30-31 : ... [ut in Capitolio . . . ante aedem
lovis tonantis etc.].
n) A. Mentis. — Fuori l'area Capitolina,
circa il clivo (Eichter p. 96. Gilbert 3 p. 101.
399). V. Aedea Mentia in Capitolio p. 184.
o) A. Opis. — Nell'area Capitolina (Richter
p. 96. Gilbert 3 p. 399 cf, Hiilsen, BI. 1832
p. 290 sgg.). Dipi. LXXVIII (EE. 5 p. 612):
intra iaxuam Opis ad latas- dextrum. Atti dei
ludi Becolari Angustei (BE. 8 p. 230) I. 73-7S :
matronae et pueri . . . separatim a celerà [turba
.. .ad aedem\ Opis in Capitolio etc. — v. Aedea
Opis opifera In Capilolio p. 184.
p) A. Vejovis. — Nella insenatura del colie.
inter duos lucos. Richter p. 98, Gilbert 2 p, 99
segg. 3 p. 82 V. Aedea Vediovia inter duoa
Incoa p. 186.
q)^, Veneris Capitoltnae. — v. A. Veneris
Victricis.
j) A. Veneris Erycinae. — Fuori l'area Ca-
pitolina, circa il clivo. Fa votata nel 537 u. e.
da Q. Fabins Maiimns, dopo la battaglia al lago
Trasìinena, due anni dopo che T, Otacilius avea
votat<i, allo stesso scopo, l'altio santuario della
dea Mens. ivi presso (Liv. 22, IO; 23, 31 cf, Ovid.
fasti 6, 241. Richter p, 96. Gilbert 3 [p. 101.
899).
s) A. Veneris victricis. — Pnori dell'area
Capitolina. E ricordata nei fasti Amiternini ai
9 dì Ottobre (C. I p. 425 = IX 4129) e negli Ar-
valici (C. VI 2295). Forse è il medesimo tempio
della Venus Capitolina ricordato da Svetonio
(Calig, 7 cf. Galba 18). Gfr. Aedes Geni! pn-
blici etc. p. 179. Eichter p. 96. Gilbert 3 p. 101.
Di are, ohe certo doverono essere non poche
in tutta la parte meridionale del colle, e special-
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92 CAP
mente nel recinte dell'area Capitolina, Tati ricor-
date, oltre quella che Borgera innanzi al gran
tempio di Giove e dorè forse sacrificavano i gio-
Tani dopo avere indossato per la prima volta la
toga virilis (cf. Marqnardt, Privatleben p. 624),
l'Ara gentii luliae — nell'area Capit<ilina, (v.
Ara genti» luliae), e vario are dedicate a Giove
stesso, come Quelle di lupiter Piotar (Ovid. fasti
6, 3i3 8gg. Lact. 1, 20, 33), lupiter Soteris {Serv.
Aen. 8, 651), ZeuV àie^ixaxo; (Phlegon mirab.
6) etc.
Molti erano invece i monumenti, ohe dai più
antichi tempi della Republica fino in quelli del-
l'Impelo, si vedevano cosi nel tempio atesso di
Giove, come nell'area Capitolina. Di essi i più
importanti sono (efr. Jordan I 2 p. 46 segg. Gil-
bert 3 p. 883 segg.) i seguenti :
a) Statue di divinità. — Oltre qnelle della
triade Capitolina, altre dello stesso lupiter (Dio
Cass. 39, 7. Cic. Cato 8, 8, t9; de div. 1, 12,
20. Plin. nat. hist 84, 33), lupiter Victor (Dio
Cass. 47, 40, 2), lupiter imperator (Liv. 6, 29.
Cic. Verr. 4, 58, 129), Inpiter Afrious (Dipi. X
C. Ili p. 853 e Dipi. XII p. 855), di Apollo (Piin.
n^t. hist 34, 39), di Bonus Éventus e Bona
Fortuna (Plin. nat. hist. 36, 23) ; due di Hercules
(Liv. 9, 44. Strab. 6 p. 278. Plin. nat. Iiist. 34,
41. Dio Cass. 42, 26. Plut. Pab. 22), una di Libor
(Dipi. VI C. ni p. 8(6 cf Aedes Liberi in Capi-
tolio p. 183), dÌMar8(DioCass, 41, 14), Nemesis'
Plin. nat. hist, 11, 251; 28, 22), Valetudo (Petron.
sat. 88) etc.
b) Statue di personaggi dorici, — Erano
còsi numerose, che Augusto, a rendere più libera
l'area Capitolina, ne trasporth gran parte nel Cam-
pus Martius (Soet Calig. 84). SÌ ricordano spe-
, cialmente quelle dei re di Roma, compreso T. Ta-
tins, e di Brutus, di più antica collocazione (Plin.
nat. hist. 34, 23. 24. Dio Casa. 48, 45. Ascon.
in Scanr. fin.), di Spnriiis Carvilius{P!in. nat. hist.
84, 43), Q. Fabins Masiinns (Plnt. Pab. 22), Scipio
Africanas senior (Val. JUai. 8, 15, 1), L. Scipio
(Val. Mai. 8, 6, 2 cf Cic. prò Rab. Post. 10, 27),
II, Caecilius Meullns (Dionys. 2, 66), Aerailiua
Lepidns (Val, Mai. 3, 1, 1), Q. Marcins Rei
(Dipi, m C. in p. 846), T. Seius (Plin. nat.
hist, 18, 16), Caesar (Dio Cass. 33, 54), Domizia-
nas (Snet. Domit. 13), Traianas (Plin. pan. 52),
Claudius (Treb. Poli. 8), Aurelianus (vita Tac. 9;
Aurei. 41) etc.
e) Trofei e doni votivi —«Trofei di Mario
(Suet. Caes. 11. Plut. Caos. 6 cf Veli. 2, 43.
Dio Cass. 50, 4. Propert. 3, 11, 46), probabil-
mente dono votivo, e quelli di Germanico (Dipi.
Xni e XIV C. m pag. 856 seg. cf EE. 4
p. 499). Sugli scudi, le corone, le tavolette ricor-
CAP
danti famose vittorie etc. v. Gilbert 3 p. 384 segg.
394 segg.
6) Edifiii puhblirA e privati. — Quanto ad
edifizi pubblici, il principale è i! Taèularium
sulla pendice verso il forum Roraanum, costruito
da Q. Lutatius Catulus (v. Taìtnlarium). Inoltre,
nell'area Capitolina, la (v.) Caria Calabria
(cf Fasti Praen. al I Genn. C. I pag. 312) in
cut ai raccoglievano i comitia calata presie-
duti dal pontefice massimo (Varr. 6, 27. Macrob.
), 15, 9 regg. Fest. pag. 49 etc. cf Momm-
sen, Staatsr. 3 pag. 927) ; Vaedes thensarum
(Dipi. JI G. Ili p. 845, LXXIV EE. 5 p. 93),
ove si conservavano ogni sorta di suppellettile
per le processioni aaore; un Atrium publicum
(Liv. 24, 10), ohe è dubbio se sia identico col-
ì'àyayófioii' laftieìoi' ài Polibio (3, 26) o con
Vaede) thensarum (cf. Jordan I 2 p. 52. Gilbert
8 p. 160); nn tribunal Caesarum Vespasiani,
riti. Domitiani (Dipi, LXVIII EE. 4 p. 496)i
e finalmente una Bibliotheca ricordata da Hieron'
chron ali a 2201 sotto Lommodo e di Orosio
7, 16 (cf Jordan I 2 p 30 nota 31 p 60 Gii
bert 8 p 34 T 2)
Quant ad edifizu privati e indubitato che
ve n'erano sparsi m tutto il colle come appare
dall'episodio della casa di Minilo abbattuta e
quindi dalla legge lei 370 u e che stabih ne
quis patricms m arce aut Capitello habitaret
(Liv, 6 20) dall e<iist«nza del collegio dei Ca
pitolini composto e\ iis qui in Capitolio atque
arce habitarent ' (Liv, 5, 52), e soprattutto dalla
vendita che fa fatta a privati di suoli apparte-
nenti già a corporazioni religiose (Oros. 5, 18).
Una casa di Milone è pure ricirdata circa il olivo
Capitolino (Cic prò Mil 24, 64 cf Richter p, 98,
Gilbert 3 p 45 381)
BECKEK,Top p Sl5 BSKK --JlBDAN Top.1 K p. 3-154, -
Oescb. uad Top.
p.244
aege.; 2 p 428 segg 448 segg, ì p 382 aegg.
Un CapHohum vetus è pure ricordata dagli
antichi siccome esistente sul Quirinale, e pro-
priamente sulla cima detta Lattaria (Varrò 1, l.
5, 158 cf Martial 5 22 4 1 117), sede del
culto anche di Giove Giunone t Minerva, come
quello del Capitolino, L'opinione di parecchi (p. e,
Jordan, Top, I 1 p. 282 seg.; 2 p. 36 nota 35.
Riohter, Top. p. 182 etc), che quello del Quiri-
nale non sia anteriore all'altro, ma invece sorto
sull'esempio di questo, non è seguita dal Gilbert
(Gesch. und Top. 2 p. 84 seg. 3 p. 371 seg.).
Le iscrizioni dedicatorie a Roma e al popolo
Romano poste da popoli asiatici dopo la vittoria
di Sulla su Mitridate, trovate tanto sul Capito-
lino quanto sul Quirinale, provano che il Capi-
tolium vetus avea anch'oaao un'importanza pub-
blica (Mommsen, AI. 1858 p. 206 cf Qnirinalis'.
y Google
CAP
CapitoUa fuori di Roma.
La diffusione del culto della triade Capitolina
fuori di Roma, cominciata molto probabilmente
cun 1 eetendets n Ital a e n altre pirti dell I
pero dol d T tto colon ano romano fece sor
gere in raolt ss me e ita de Gap tol fl d cu
spec almente le iscr z on ufTrnno test n on anza
Ommetban o fra le tta Med olanum Poh Tei
geste Cae^irea nelli Caipadoc 1 Durocortorum
e Sanctona nella ballia, nelle ([ual] 1 esistenza
d'un vero Capitolinm è dubbia (cf. Kuhfoldt p. 41
segg. 60, 67).
Italia.
Abellinum — Acta aanct. 2 p. 43, 2 ; ' lovis
pontifices .... vulneribus plEgaverunt ; qui ... ad
montem Capitolinum perductus in forum deici-
Aquae Cntiliae — C. IX 4663: lovi optimo
maxima aedem etc.
Aquileia — Act. sanct. 22 p. 456 segg. ;
' praeco . . . proclamabat, nt omnes yenirent cum
bostiis ad Capitolium lovis ' {sotte Diocleziano).
Beneventum — Snet. Se grainm. 9: 'Statua
eìus (Orbilii grammatici) Beneventi ostenditar in
Capitolio ad sinistrum latus raannorea '.
Brisia — Act. sanct 5 p. 812 ef. 816 ; ' Sibi
(Hadrianus) in Capitolio sedem parari; quo cum
Sanctos Dei adduci praecepisset, compellabat eoa
lovi thnra imponere '.
Capua — Dedicato da Tiberio nell'anno 29
d. Cr. (Tac. ann. 4, 57. Suet. Tib. 40), È colpito
dalla folgore nel 40 d. Cr. (Suet, Calig. 57) e
distrutto sotto Diocleziano (Act eanct, voi. 6
p. 18 6eg.).
Fabrateria nova — C. X 5675: fl[erfe]m /(ovis)
Iun[{onis) Min{ervae) [{aciendam) curaveTunt)^
FaeBnlae — C. XI \5ihi lovt o(ftimo)m[a-
ximó), limoni reg(inae\ Minervae ob restitutio-
netti Capitoli orda sp^endìdissimns) Fiorentino-
rum) discreto) d{ecurionum) (sec. I o li).
Falerio — C. IX 5438 : Imp(eratore) Caesare
Traiano ffadriano Aug(iiSto) UT c6(n}s{ule)
(a. 119 d. Cr)t via Nova strafa lapide per me-
dium forum pecuar[ium\ a sttmmo vico Longo
arcum tunctum Capitolio et conlatione mani-
predi possessorum circa forum et negotiantium
item collegia guae attingunt eidem foro etc.
Flcirentia — Appare dall'esistenza di una
cliiesa S. Maria in Capitolio.
Formiae — C. X 6073: magisteri /(ovis)
o(ptimi) miaximi) etc.
Histonium - C.IX2842:[C>;)ttóZi«m[7?'>-
bitis Maxim[ui\ v{ir) c{larissimus) \i\nstaura-
w[iO (sec. IV ?).
CAP 99
Mairovium — C IX 3688 Oetavius Lae-
nas Cervarius P f lillvir^i) quinq{uenna-
les) viam post Capitohum silice sternandiam)
ex d(ecreto) d{ecunonum) locarunt idemq{ue)
iroba[r{,nt)\
Nola — Act sajict 2 p 233, 1 ' Me ad Ca-
p tol nm re ubete, Tit ipsnm lovem prineipem
daem n ornm e trorum ruere faciam ' etc.
Ost a — t XIV 32 = VI 479 : Pro salutem
Aug 1 Osttensis Asclepiades aedilus Ca-
pitoli signum Martis corpori familiae pv,blic{a)e
lihtrtorum et servorum d(onum) d{edit).
PagUB Veianus — C. IX 1496 {cfr. 1497):
Iov(i) opt{imo) ma:e{imo) L. Trebonius Primui
aedem cvm por\ticu
Peltuinum — C.X%-2ih\^; ex collegio Kflvìi)
oiptimi) m[aximi).
Pompei -ex 796: I\ovÌ) o(ptimo) m(a-
mo] prò salute [C Ca^esaris Augusti Germanilei
i'jmpieratoris) (a. 37 d. Cr.). Proviene dalla
cella del tempio nella parte settentionale del Foro,
tempio dedicato probabilmente alla trìade Capi-
Puf eoli — ex 1574 : lovi ottimo) m(axi-
mo) et genio coloniae ludos fec[efunt) (a. 56 d.
Cr.) cf. 1575. 1576. 1578. 1579. 1634.
Ravenna — Act. sanct. 5 p. 36 : ' Beatissimus
Apollinaris (episc. a. 75 d. Cr.)... in carcerem
misBUS est non longe ad Capitolinm istius Ra-
vennao civitatis '.
Saepinum — C. IX 2441 ; . . . templum l(ovis)
oiplimi) m(aximi)
Suessula — C. X 3764: ... cullar /(ovia)
oiptimi) m(ateimi) etc.
Verona — C. V S3S2; Hor tante ieatitud me
temporum d{ominorum) rt(oslrorum) Gratiani
Valentiniani et Theodosi Aug(ustorum) statuam
in Capitolio diu iaeentem in cereberrimo (sic)
fori loco constitui iusstt Valferim) Palladius
v(ir) dlanssimus) com(ularis) Venet(iaé) et
Hist{riae) (a. 37S-383 A. Cr.), — 3242 lovi
lunoni Minervae L. V. A- v(otum)s{olvit) Uibens)
■mierito).
Hispania.
Hispalis - C. n U94 (Y) M. . . . . P. . . . [s(]fl-
tuam in Capit(_olio) fc. loco etc.
Gallia Narbonensis,
Narbo — Auson. de dar. urb. 13, 14, cf.
Sidon. ApoU. e, 23. Act. sanct. 9 p. 373.
Nemausus - — Si conserva memoria nel nome
della chiesa di S. Etienne de Capdueil {= Capi-
tolii ?) cf. Kuhfeldt p. 64 nota 239.
Tolosa — Act. martyr. ainc. et sei. p. 109
seg. Sidon. Apoll. epist. 9, 16. Gregor. Tnron.
lib. miracnl. 1, 48 etc. -
y Google
94 GAP
Gallia Lugttdunensis.
Angustodunum — Nella descrizione della
Echola Maeniana, Enmenius (prò restaur. schol.
10) sctiTe: ' intet Apolinis templum atqne Capi-
tolìum ubi ante aras quodammodo sias lo-
yìos Hercnliosqne andiant praedicari lappiter
pater et Minerva socia et luno placata '.
Belgica.
Angasia Treyiroruni — Act. sanct, 8 p. 584
seg. 2 p. 55. Gesta TreTÌr. nei Moiiani. Gemi,
script. 8 p. 132. 150.
Vesontio — D nome Capitolanni si conservò
fln nel secolo VII, ed era nna piazza tra la chiesa
di s. Paolo e la porta Ni gra (Casto n p. 47 seg.
Kuhfeldt p, 66 seg.).
GeTmania inferior.
Colonia Agrippina — Chiesa S. Manae in
Capitolio (cf. Kahfeldt p. 74 seg.).
Aehaia.
Corinthus — Paus. 2, 4, 5: vTièg ài io Wc-
igoV talli' It^òr jiiSg Kanetaiiiov etc.
Thracia.
Beroe — Dnmont, MéUnges d'archriol. p. 353
n. 61™ : ^yad^i n'/iji. Jii^ijitof) 'ÀaxXijJitóSoXBg
ò Ulti ^BinxpiiUf, IcQEvq Jiò; Ka!ift(u[X]ini/ etC.
C'onstantinopolis — Chron. Pasch. I p. 570 ed.
Bonn. Cledon. graninj. lat. 5 p. 14 Keil. Corp.
lost. 2 p. 334.836. Coripp. in laad. lust. Aug. 3
p. 121 seg,
Asia.
Antiochia — Zftìj Knnirtahevs. 'Jiritóxeioi'
(M onnet 3 n 83) ZjkV. Kanei ....;. 'Àvttàxcmi'
{M net n S2) Zeus Kaiux. Uvg. 'Atruòxeioi'
(M onnet 3 n 61)
Njsa — CIU 2943; hgcvg Jiòg Kanetoiiiov
le') — eie 3074: Jtòf KiiJOiou Jló; Ka-
jtETiiiXiov P(o/t7^s aya&ov ^aiftovog.
Syria.
Antiochia — Liv. 41, 20, 9; (Antiocns Epi-
phanes) ' Antiochiae lovis Capitolini magniflcum
templnm non laqueatum auro tantum sed parìe-
tihns t^tis lamina inauratum et alia multa aliis
locis pollicitns non peifecit ' cf. Gran. Licinian.
p. 9 Bonn. Polyk 26, 80, 11. Johann. Malalae
liist. chron. p. 302. Act. santo. 1 p. 571.
Palaestina.
Aelia Capitolina — Dio Cass. 69, 12. cf.
Paulin. Not in patrol. lat. 61 p. 3260 Migne.
Salpic. Sev. chron, 2, 31, 3. Miomiet 5 n. 2. 25.
GAP
Africa procoMularis.
Aelitmi — ■ 0. Vm 928 = 11205: . . . em s(e-
natus) cipnmlto) qmd sufUr in cellis Capi\to-
lii'\ etc.
Garthago -~ C. Vni 1013 - 12464 : . . . cttm
iigmentis Mercu ., .et Marte plagulas atiai
puras 111 Capitoli vel\8ris'i'\; 1141: [Ae^scu-
lapim sac[erdos) I[ovis) o{ptÌmì) m{a3!Ìmi)
[cM]m ara et opere albari ew etc.
Numlalis — RA. 1892 II p. 216 : {I]ovÌ opti-
mo maxima, limoni reginae, Minervae Augustae
sacrttm. lP]ro salate imp. Caes. M. Aureli An-
tonini Aug. ... (a. 170 d. Cr.) Memmiits Pecua-
rim Mareellinits, eam mo et L. Memmi Marcelli
Pecuariani, decurionis c{olomae) I(uliae) Kiar-
tkaginis), fiaminis divi Nervae designati, filii
sui nomine templum Capitoli lièeralitate sua
faciendvm ex sestertium XX miUibus) nummum
patriae suae et civilali Numlulitanae promi-
sisset et ob honorem, fiamonii Juniae Satur-
ninae uxoùs suae sestertium llll mil(ia)
Bwmmum in id opus pro[curasset ?], muUipUcata
pecunia, sola suo extruxit et marmoribus et
statuis omniqiuè) cuUu exornavit itemq(ue) de-
dicavit etc.
Cirta — C. Vm 6981 : Synopsis. — loois
Victor argenteus in KapitoUo, habens in capite
coronam argenteam querqueam folior(um) XXX,
in qua glandes n{umero) XV, ferens in manu
dextra orbem argenteum et VÌctoria(mì palmam
ferentem \spinar[um) ?] XX et coronam folio-
r(«»i) XKXX, [in maB«] sinistra hastam arg{en-
team) tenens .... 6988 (6984): Argenteun in
Kapitolio ex hs. CCCIl.
Lamhaesis — C. ÌTII 2611 (cf, 2612): [/m-
p{eratore) Caes{are) Antonino III et Gela II}
Aagiustis) co(n)s(uli6us) (a. 208 d. Cr.) [numi-
num Augustorum lovis o{ptimi) m{aximi), lu-
fionis reginae}, Minervae et genii Lambae^sis
templum inckoatum a republica municipii Lam-
bae}sitanorum etc.
Tagura — C. VIU 10767 = 16849 : [Pro sa-
lute imp{ertttoris) Gaes(aris) M. Aur(elii) Severi
Alexa}ndri pii felicis Aug(usti) [cur{atoT)
rei p^ublicae .... }rdensium Kapitoli[um
fejeit et dedicavit etc.
Thamugadi — C. VIUI 2388 ; Pro magnifi-
centia saeculi d(ominorum] n(ostrorum) Valen-
tiniani et Valentts semper Augustorum [qwat}-
tìior porticus Capitoli seriae vetustatis absum-
ptas -et Ksque ad ima fundamenta c[pllapsas}
novo opere perfectas exomatasque dedicavit
Pitblilius Caeionius Caecin[a Albi}nus etc, (cf.
Castan p. 64).
Theveste — C. Vin 1858 = 16504: [Test}a-
mento C. Comeli Egriliani,praef{eeti)leg{%onis)
y Google
GAP
XIIU Geminae; quo testamento ex {nestertiuin)
CCL miliibv^ n^ummifm) arcum cum statuii
[Atig(uHorum) n(ostrortm) i\teni tetrastylh duo-
bus cum statuii [/««OBts e]t Minervae quae in
foro fieri pra^cepit, jira\eteT alia (sestertium)
CCL miUia) n{ummum) quae reip(uMicaeì, ita
ut certis diebus gy]mnaaia populo publice in
thermisprae[berenturlegavit,datasquea'\dKapÌ-
tol(ium) arglentì) liè{rasì) CLXX eto.
Thu^ga — C.Vini471 —15513: lavi opti-
mo maximo, [/K]«(ini \reginae\, Minervae Au-
g(ustàe) saerum prò salute impieratoris) [Cae-
s[aris)'] M. \AuTel%\ Antonini Aug(ttsti) et L. Veri
Augiusti) etc.
Uzelis — Vni 6339: lovi optimo maximo
genio areae frumentariae Aug(ustae) 'sac(rtm).
P. Marciui P. f. Q(uirina) Crescens magditer)
oh statuam quam oh honorem magistratus sui
die in nonarum lanuariarum in CapitoHo pro-
miser{at) dedicavit eto,
Bymeena.
Segermes — C. Vm 906= 11167: [Tovi opti-
mo maximo, lunoni Auguatoje reginae, Miner-
{vae ] Capitoli[um . tru
xit idemqlue dedicavit etc,
Castan, Lsb Caplk>Tes prOTbcUni. S86 —
KUHFELPT, Se Cspildliis imp. Uod, laSZ
CAPITULARIA (rndaeorum - C M
8604: T. Flavio Aug{usti] lib(ert ) E k
qui fuit ab epistulis, item procu t d p
tulania ludaeorum fecit eto. cf F sca In
dtUcns.
CAPITULAKIUM. — La 1 m 1 II V
pascensis (C. II 5181 lin. 12) u 1 d
mercede dovuto per le suzioni: [Q m p
sub praecone venumyiederit, si q q m
remve numerum vendiderit, capii l m
gula capita {denarii) ,[ìim em me
rum vendi^derit, in singula capit (d t )
conductori socio actorive eius d d b C ( (
EB. 8 p, 175). — Sta inTeoe come tassa d ammis-
sione <ia pagarsi da colui che è inscritto in un
collegio, neUa lei collegi Dianae et Antmoi
di Lanuvium (C. XIV 2113 lin. 20 seg) IPla-
c]uit unimrsis, ut, quisquts in hoc tollegium
intrare voluerit, dabit kapitulari nomine (sester-
tios centum) n(ummos) et vilni} boni amphoram,
item in menses aingiulos) a{saes qumas)
CAPITULUM (HerDicnm: Piglio) - È
ricordata la città da Slrabone (5, 3, 10 p S'IS)
siccoine posta tra Amignii e Praeneste, e da
Plinio (nat. hist. 3, 5, 63); dal Liber Colon
p. 232 È data fra le pretese colonie di Sulla (cf
Moinmsen, Hermes 18 p. 174); ' Capitulumoppi-
dum lege Snllana «st dednctnm ' etc Non se ne
GAP 95
hanno che due lapidi C, X 595S. 5959. Era in-
scritta nella tribù Aniensis siccome appare da
una lapide (C, XIV 2960), la quale ci fa cono-
scere anche un quaestor, praetor, praetor quin-
quennalis e pontifex.
UOMUSEN, C. 1, Tilt. X p. iV>.
CAPLATORES. - v, Oapulatorea.
CAPO- — - Iscrizione di un luogo della Nu-
midia C. Vin 8247 (cf, 8246) : D(is ?) h{onis ?)
^acrwn). C.C.... Primus sac{erdos) Saturni
agnufm) taurulm) domino
oviclafm) Teluri
berbece(m) loco (?)
ovicla{m) INultrici
caponefjn) [H\erculi
edv{m) Meriiur[io)^
aeduafm) Veneri
ber[bec']e(m) Testimonio etc.
n Mommsen nota: "...neque alibi cpinor
caponi in re sacra locus datur, qui nnm propterea
Kerculi acceptus sit, quod ab eins sacris arcestur
mulieres, videant qui in sacras res Bomanornm
inquirunt n.
CAPPADOCIA (provincia),- G, Hip, 46.
975) - L C pp d ■ m St t T t p "m
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podocia dal 718 u, e, fu chiamato a Roma e
deposto, e il suo paese annesso all'Impero (Tao.
ann 2,42 Dio Cìss. 57, 17. Saet.Tib. 37; Gal, 1.
Strab 12. 2, 4 p 534. Jos. ant. Jud. 18, 3, 5.
Eutrop 7, 11, 2 etc). Germanico fu incaricato di
ordinare la nuora provincia, il ohe egli fece per
mezzo del suo legato G. Veranius (Tac. ann. 2, 56
cf 74, 3, 10 13. 17. 19). Essa non venne di-
visa in distretti di città, bensì in dieci strategie,
CIOÈ al sud Melitene, Cataonia, Gilicia, Tyanitis,
Gareauritis, e al nord Lavianaene, Sargarausene,
Saravene, Charanene e Morimene (Strab, I. e.
cf Plin nat hist 6, 3), Questa divisione durava
ancora ai tempi di Antonino Pio (Ptot. 5, 6. 7).
Cf Bamsaj, Hist geogr. p. 281 eegg.
y Google
96 GAP
Posta da principio sotto nn procurator (Dio
Cas3. 57, 17. Tao. aim. 12, 49), che era protetta
dalle truppe del governatole della Syria (Tac.
aiiti, 12, 45-49), fu eotto Vespasiano rinforzata
miiitannente e unita alla Gaiatia sotto nn legato
consolare (cf. Gat&tia). Sotto Traiano (cf. C. Ili
6819), e veramente quando egli allargi i con-
fini orientali dell'impero, la Cappadocia e la G&-
latia, furono, a, quanto sembra, definitivamente
diviso. Allora a quella si unirono altie regioni,
che geograficamente le appartenevano. La pro-
vincia comprese pnce il Pontus Galaticus, il
Ponlns Polemoniacus col Pontas Cappadoclcus,
l'Armenia minor, l'Armenia maior, per quel breve
tempo in coi questa fu retta a provincia, e più
tardi la Lycaonia (Ptol. 5, 6. Plin. nat. hist. 6,
8, 8. 9. Cliron. Paech. p. 64 Bonn. cf. C. HI 6819).
Cf. Armenia — Lycaonla — Pontua e Kamsay
pag. 314 eegg.
Dal rapporto del legato della Cappadocia, Pla-
vius Arrianius (per. 26) risulta che questi
DioEcuria
e e
i Ili Pu>/tttioig
otto 4); lad-
sta dipendeva
tezae con g m
dove l'int ali p 11 d 11
dai princ p nd g (1 15)
2) Go m t
Da principio resse la provincia un procurator
Uno ne conosciamo da Tacito (ann 12 49cf 2 56)
lulias Pelignus
Po'cia resbC lo due provincie rinnite fìiKtii
e Cai pidocja un legato consolire col tit lo di
Legatus Angusti prò praetore ngeopnirti;
X(i I yriarQBXijyOi lou 2e^( tfioi
Da esso dipendeia a quant sembri un
Legatns Angneti, pretorio chp reggeva la
Ca] [adoc a e ne e mandava le troppe Quando
le due Provincie furono divise la Cippadocia
siccome sede di due legioni ebbe un
Legatns Angusti prò praetore, cons lare
Sui legtti delle d e jrovmiio riunite v Ga
latia. Quelli della Capiadocia preterii inma
e ngolan poi s n compresi nell elenco soguent
nel quale i numen in parentesi si riferiscono
ali opera del Iiebenam Foraci ungtn
P AehuB SeverianusMaiimus (13) econfitto
nel 162 plesso Elegia da \ 1 gasos VI re dei
Parti. — Luo.quomodo liist- 21. 25. Dio Cass. 71,
2. Frontos princ. hist. p. 209 Maber. cf, FL. 1943.
L. Aemilius L. f. Cam(ilia) Karus {12). —
Pare sotto Antonino Pio. C. VI 1383 cf. Borghesi
Oeuvr. i p. 159.
C. Antius A. lulius A. f, Quadratus (S) le-
gato pretorio. — Console nell'a, 93. CIG. 3532.
3548. 4288 d. FL. 1722 a.
CAP
Antonius Memraìus Hieron (6). — Sotto i Fi-
lippi. C. HI 6914. 6915. 6917. 6933. 6941. 6942,
6946. 6947. 6955.
C. Arrius Antoninus (16). — Dopo l'a. 175.
BH. 1883 p. 320 cf, CIG. 4168. 4193.
C. Atilins Cn. f. ... n. [L. Gaspijns lulianus
CI. Eufinns (8). — Primo legato consolare dopo
la separazione delle provinole C, X 8291. of.
Armenia p. 672.
Q. Atrius Clonius (18). - C, n 4111. Coopta-
tm in un collegio sacro neU'a. 952 u. e. (C. VI.
2004, 16),
L. Burbulelus L. f. Quir(ina) Optatus Liga-
rianuB. — Console prima del 138. C. X 6006
cf. Borghesi, Oeuvr. 4 p. 103 segg.
CaelÌHS Calvinus? (p. 178). — Sotto Com-
modo. C. Ili 6052.
Cuspidins Fkminins Severus (22). — Sotto
Pupieno e Balbmi- C IH 6*113 6934. 69S6. 6953.
Flavias Aminus il noto scrittore (10). —
Dali'a. 131 al 137 almeno RA 1877, 33 p. 204
cf. il suo periplus e la '■uà acies.
C. lulius Flaccns Achanus (17). — Sotto Set-
timio Severo. C m 6904 6907 6911. 6922. 6927.
6929, 6050.
lulius Severus. , — Probabilmente il consolo
del 155, ano dei capitani della guerra Armeniaca
di L. Vero. C. IH 7505.
M lunius — Circa V a. 114. Dio Cass. 68, 19.
Licinni is Serenianus. — Sotto Massimino.
C in 6932 6933. 6945. 6951. 0S52.
P Mirtius Veras (15). — Noto per la guerra
am ennoa il L. Vero. C. HI 7505. Suidas s. v. Mi'iq-
tw (2 1 1 715 Bernh.) of. Vita Veri 7. Dio Cass.
71 24
M fetitius M. f. Cl(audia) Priscus Licinius
Italie 11 (14) — Famoso per la guerra Armeniaca
diL Vero C IH 7505. — VI 1523. Vita Marci 9.
Veri 7
Sulla Cerialis (19), — Sotto Elagahalo. Con-
ili nel 215 Dio Cass. 79, 4.
\ VergmiuB Masimus. — Sotto Gallo e Vo-
Insiino C III 6919.
M Ulpus Ofellius Theodorus (20). — Sotto
Elagabal C. IH 6003. 6912. 6918. 6930. 6931.
3) Procuratori ed altri offlciali.
Dei prjcuratori provinciali non praeudes ci
T. Desticius T. f. Cìa(udia) Severus, che
nel 166 fu procuratore della Raetia (C. V 8660) e
L. Valerius L. f. Qizir[ina) Proculus, della fine
del secondo secolo (C. II 1970). Il primo si
Procurator prò vinciaeCappadociae,item
Ponti meilit«rranei et Armeniae minoris,
item Lycaoniae Antioclilanae, nel qual titolo
y Google
GAP
sono cioè indicate tutte le singole parti dolk
Capjiadocia; il secondo bì chiama aempli cernente
Procnrator provinciae Cappadocìae.
Rispetto al cursus honorum vediamo Desti-
cius essere stato procurator provinniae Daciae
superioria,procitrator prooinciae Cappadociae ....
frocurator provinciae Raetiae e Valerins pro-
curator provinciae Cappadociae, procvrator pro-
vinciae Asiae.
In due iscrizioni della Lycaonia troviamo men-
zionati dae procuratores, liberti imperiali :
T. Aelins Amiantus. — C. lU 287.
Tlieophilas. — BH. 1886 p. 50i.
La lapide C. Ili 248 menziona un
Procnrator famlliae gladiatoriae per
ÀBiame altre provincie, tra cui laCappadooia. Un
DÌBpensator, servo imperiale e un suo
ArcariuB, ricorralo nella iscrizione C. II!
6772 di Caesarea,
i) Presidio e reclutamento.
L'importanza di questa provincia era del tnttu
militare, IUcgato della Cappadocia doveva difen^
dere dai Parti l'Armenia maggioro e le stìrjvi
del Caucaso, ed aveva natnralmente gran parte
nella politica orientale. Da prima, come vedemmo,
alle truppe sire spettava la difesa del paese. Ve-
spasiano mandi a Melitene la legio XIT fulmi-
nata (los b Jud 71 3 Dio Cass. 55, 23); più
tardi TI fn mandila !a \V Apollinaris, che
stanziò a Sat^la Ambedue insieme lo troviamo
nella pKVincia dal tempo di Amano sino atempi
molto recenti (Not. dign. Or. 38, 13. 14 Sceck
cf. C. ni 6747. 6787. — Vili 7079- BH. 1883
p. 133): ancora nel VI secolo Procopio (de aed
3, 5) parla della Xlf fulminata. Guarnigioni sH
vano in varii posti, anche sulle coste del Ponto
a Trapezus (Are. per. I), dove piii tardi trov a o
la legio I Pontica (C. IH 236 = 6746 cf. N t
dign. Or. 38. 16 Seeck p. 84. Cf. C. Ili 6745
vex[ill\alio kg. XII FT^Kminataé)]), ad Hys
portas (Arr. p. 4; una coorte cf. Not. dign Or
38, 34 Seeck p. 85: cokora Apuleìa civium Ho
manomm), Apsarus (Arr. per 7: 5 coorti cf. C X
1202), sul Phasis (Air. per. 12: 400 ar^aiua
énlXtKcoi), Dioscmias (o. e. 14). Una vexHlat o
della XV Apollinaris stava sotto Commodo a
Valarsciapat (C. IH 6052).
Molte furono naturalmente le circostanze pei
cui varii corpi dovettero essere inviati cola e
interessante sotto tale rispetto il rapporto di Ar
ri ano sui preparativi della spedizione contro
gli Alani. Così pure per una lapide {C. Ili 6 48)
sappiamo che per qualche tempo fn in Cap-
padocia l'aio / Flavia Augusta Britannica ini-
liaria civium Romanorum. All'esercito stabile
della provincia deve avere appartenuto Vaia II
CAP 97
Ulpia Auriana (Arr ac p 80 6 Net dign
Or. 38. 22pa(; 84 acpck) che stai zi»a a Da
scusa (C. ni 6743) Da Arnanj sappiamo pure
che v' era anche nel paese io av/i/iax "oy un
corpo indigeno '■otto il comando di un affidile
deg'li ausiliarii (ac 7 cf 14 29 MOe 8 p 22 H
22 p. 551), corpo questo che va distinto tanto
dalle truppe imperiali quanto debili ausiliarii
doll'Armenia maior (Arr ac 13) e che si limita
ai distretti dell Armenia minor e delPtntocap
Di soldati provenienti dalle regioni della Cap-
padocia si conoscon pochi : nelle coorti pretorie ed
urbane:C. VI 2383, 2,5 (CoropissuB). 2455 2964,
EE. 4 p. 325 (Iconium Lycaoniae); nella l adiu-
trìx: EE. 4, 509 (Iconium), nella VII Claudia:
j C. Ili 2709, nella XI Claudia G. III 2818 (La-
randa I.ycaoniae) , in una legione dell'Egitto,
C. Ili 6627 (Sebafitopolis Ponti Cappadocici) ;
negli equites Illyrici : G. Ili p. 876 D. XXXHI
(Sebastopoli»); nella flotta : C. VI 3092. — X 8261
(GoropissQs). 3092 cf. X 3571.
5) Dieta e città della provincia.
Della dieta abbiamo un solo accenno ntl Kun-
7iadoxBQX>ie del Digesto (27, 1, 6, 14).
Al tempo della istituzione della provincia
v'erano quattro sole città,; Tyana (Slrab. 12, 537
cf. Philostr. V. ApoU. 1, 4), che da Adriano in poi
si disse ffpn, «fftiiof, aviéyifioi (Mionnet, suppl. 7
p, 713); Mazaca (Strabo 12, 538), che col nomo
di Caesarea divenne la capitale, fttiigónnXt^ (Mion-
net suppl 7p 672)- Ariazatha (Steph. Byz. s. V.
Pt 1 5 6 13) ed Archela b (Ptol. 5, 6, 14 cf. Plin.
nat h ^ 6 8 cf It Hyer p 576). Gli altri luoghi
erano tutl v e xiafta senza ordinamento mu-
n e pale [cf K hn 3 p ^33 segg.) ; solo durante
1 d n n ron ano alcun s nnalzarono al grado
1 cita Lf Marquardtp 372 segg. Come altrove,
ol te npo fu tolta anche n questa regione la
d one n straleg e e ntrodotta l'amministra-
z e de dccur on
A be raper al nella provincia accenna la
^ t dgn Or 10 2 p 30 Seeck; Domus divina
jer Cappadoc am (sub d spositione viri illuìtris
/ aepos t sa c»b cui ) cf Cod. Theod. 6, 30, 2.
Just Kov 30
6) Ori nanento governativo posteriore.
A poco a poco la provine a della Cappadocia
f d Tisa sette provinole 1° D Diospontui o
Helleaopo tus 2 1 Pentus Polemoniacus (v.
Pontus) 3 la Cappadoc a prima colle ctttil
d Caesarea Nyssa Therma Regepodandus ; 4° la
Cappadocia secunda colle città di Tjana, Fau-
stinopolis, Cyhistra, Naiianzus; 5° VArmenia
prima; 6° VArmenia secunda (v. Armenia p. 674)
e 7" la Lycaonia (v. Lycaonia\ Eccetto quest'ut-
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98 CAP
tinta, che appartenne alla dioecesis Asiat,
Asia p. 732), le altre fecero parte della
cetii Pontiea (a. Pontas), dipendente dalla pre-
fettura del pretorio per Orientem e retta da
vicaritts (Net. dign. Or. 2, 45. 46 pag. 6 Seeck;
25. 20. 21 p^. 55).
Ad un praeses della Cappadocia 6 diretto un
rescritto di Costantino e Licinio (Cod. lust. 7,
16, 41).
Le due Cappadooie divise vennero istituite
al piii tardi prima del 381, probabilmente già
prima del 371 (cf. Ciwalina, Verzeichniss p. 3).
6) Vie pubbliehe.
1. Da Amisus (Sameun) (of. 9. — Pontns)
a Diosouriai (Tab. Peut. 10, 2-3):
Ancon ;
Heracleum;
Aenoe;
Camita;
Pytane ;
Polemonium (ef. 3. 4);
Melantiwm ;
Ceratsìis;
Zephyrium, ;
Philocalia ;
Cordyla:
Trapeius (Trebisonda) ;
Ilyssi limen;
Opkù;
RhUaei;
Adienum ;
Atkenae ;
Abgabes ;
Cissa ;
Apsarus ;
Portvi aitits;
Niger;
Phasis :
Ckarieu;
Chobus ;
Singames ;
Cyanes ;
Tarturas ;
Sebastopoli» o Dioscìtnas.
2. Da Gangra (Ciangri) (of. Fontus) a A7-
copolii (Tab. Peut. 10, 1-5; Eamsay p. 250. 263)
Andrapa (Iskelib);
Euckhaita (Tchomm) i
Etonia (Hadjl Keui) (cf. 5);
Amasia (Amasia) (cf. 9);
Palalee (Gusgus Kilisse);
Lolve (Ealagalla);
Fida (Fidi);
Nsoeaesarea (Niksar) (cf. 3, 10);
Anxaca;
CAP
Nicopolk (cf. 4. 25. 33).
3. La via da Polemonium (cf. 1.4.) a Neo-
fiti indicata nella Tabula Peutinge-
riana {10, 2-3);
Bartae ;
Neocaesarea (Niksar) (cf, 2. 10).
4. Qaella da Polemonium (cf. 1. 3) a Nico-
polis così (1. e. 10, 2-n, 3):
Sauronìsena ;
Matuasco ;
Anniaca ;
Nicopolis (cf. 2. 25. 83).
5. Da Tavium (Nefei Keui) (cf. 12~Ga-
latia) ad Etonia (Tab. Peut. 10, 1. Kamsay
pag, 259):
Tonea {Tombaì, Tamba Hassan);
Garsi (Karissa? , presso Alaja);
Etonia (Hadji Keui) (cf. 2),
6. Da Emgina (GOne) (cf. 8. 13. — Galatia)
ad Ibora (Tab. Peut. 10, 1, Bamsaj pag. 26!
ef, 263):
Pleumaris ; *
Zela (Zille) (cf, 7);
Ibora (Turkhal) cf, 9, 11);
7. Da Zela (ZiUe) (cf. 6) a Sebastopolis (Sulu
Serai) (cf. 8) of. EamBay pag. 267.
8. Da Euagina (GOne) (cf, 6. 13. — Galatia)
a Sebastia (It. Ant. 205. Ramsay pag. 261)r
Sermusa ?
Sebastopolis (Sulu Serai) (cf. 7);
Verisa (Bolus) (cf. 8. 10);
Siara (Yenì Klian) of. 12);
Sebastia (Sivas) (cf, 25. 26, 27).
9. Da Amisuì (Samsun) (cf, 1 — FontllS)
a Verisa (C. HI 6894, Rameay pag. 262):
Amasia (Amasia) (cf. 2);
Ibora (Turkhal) (cf. 6. 11);
Dazimon (presso Cornano) (cf. 10);
Verisa (Bolus) (cf. 8. IO) ;
10. Da Verisa (Bolus) (cf. 8. 9) a Neocac-
sarea (Eamsay pag. 263):
CoJnana (presso Tokat) (cf. 11);
Neocaesarea (cf. 2. 3).
11. Da Ibora (Turkhal) (cf. 6. 9) a Comana
(presso Tokat) (cf. 10 ; Eamsay pag. 263).
12- Da Tavium (Nefez Keui) (cf. 5. 14. —
Galatia) a Siara (It. Ant. 204, Eamsay pag. 264} :
Carniaspa ;
Parbosina (Tarbarshenaf);
Sibora (Mushalem Kale?);
Agriane (presso Ekkayi);
Siara (Yeni Khan) (cf. 8).
13. Da Euagina (GSne) (cf. 6. 8. - Galatia)
a Flaviopohs (Tab. Peut. 10, 1-3. It. Ant ISO.
211. Eamsay p. 267. 280):
Aquae Sarvenae (Terzili Hamam);
y Google
GAP
Siva (Yoannes);
Cambe (Kemet) ;
Caemrea (Kaìsari) (et. 15. 25) ;
Araioma (Zerezek);
Codìisaiala (Keui Yere) (of. 22. 26) ;
Sirica (cf. 23);
Cocmsus (cf, 23. 24);
Lavanda (Kilissejik ?) ;
Badimum ;
Praetoritim ;
Flaviopolit (Sìb) (cf, Cilicia).
U. Da Corniaspa (cf. 12) a Siva (Yoanne.'-)
(cf. 13; Eamsay pag. 270).
15. Da Taviam (Nefc* Keui) (cf 5. 12. —
Giilatia) a Caesarea {It. Ant. 202. Eamsav
pag. 270);
Mokissut (Kir Sheher);
Odogra (presso Hadji Bektash);
Soanda (New Sheher) ;
Sakosena (Virati Sheher);
Caesarea (Kaisari) (cf. 13. 25).
16. Da Asporta (cf. Galatia) ad Arckelais
(Tab. Peat. 9, 4-5, Hicros. 575. It. Ant. 205.
Itamsa; pag. 251);
Gadea ;
Andrapa ;
Pamassus (presso Tcliishin Aghyl) (cf 17);
Ozuala ;
Nitalu;
Argiistana ;
Arckelais (Ak Serai) (cf 18, 21);
17. Da Pamassus (presso Tchichin Aghyl)
(cf. 16) a Soanda (It. Ant. 205):
Nyssa ;
Soanda (Neu Sheher) (cf 15);
Una via da Nyisa a Caesarea (ì) vedi in
' Greg. Nyss. ep. 6 cf Bamsay pag. 287.
18. Da Koropassus (of Galatia) a Pylaa
Cilioiae (It. Ani. 207, cf. Strab. pag. 568. 663.
Ramaai pag. 357. 360);
Archelais (Ak Serai) (cf. 16. 31);
Momoat&um (Mammasum) ;
Nanianzjis (Nenizi);
Sasima (Bassa Keui);
Andahalis (Andaval);
Tyam (Kiz Bissar) (cf. 19. 21);
FausUnopolis (presso Pashmakji);
Caena ;
Podandus (Bozanti) cf. 20);
Pylae Ciliciae (cf, Cilicia).
19. Da Kastabala (Ambaraasi) (cf Lycaoiila)
a. Tyma (Tab. Peat. 10, 2-3. Ramsay pag, 357);
Kybktra (Brogli) (cf. 20);
Tyana (Kiz HisEar) (cf. 18. 21).
20. Da KyhiUra (Eregli) (cf 19) a Podandus
(Bozanti) (cf. IS) (Ramsay pag. 357).
CAP 99
21. Da Archelais (Ak Serai) (of. 16. 18) a
Tyana (Tab. Peiit. 10, 1-2. Eamsaj pag. 360):
Salaberina ;
Caena f
Tracias;
Tiana (Kii Rissar) (cf 18- 19\
22- Da Coimabala (Keni Yere) (cf. 13. 26)
a Germanicia (It. Ant. 178. Ramsay pag. 272):
Ptanadarh (Tanir);
Arahissus (Yarpnz) (cf. 27. 38) ;
Adata ;
Germanicia (Marash) (cf 24).
23. Da Cocussus (cf 13, 21) a Comana
(Rwisay pag. 274 cf C. IH.
Sirica (cf 13};
Comana.
24. Da Cocussus (cf 13- 23) a Germanici'.
(Marash) (of 22.) Eamsay pag. 276).
25. Da Caesarea (Kaisari) (cf 13. 15) a Sa-
lata (Tab. Peut. 10, 3-4. -It. Ant, 179. 20,7 214,
Ramsay pag. 58. 267. 270 cf Hogarth e Mann).
Mudern and anoient roads in Eaiitern Asie Minor
. 47 s
g.):
A-<poUe (Pallas);
Armaxa;
Mar andana ;
Scanatui ?
Sebastia (Sivaa) cf 8. 25. 27);
Camita ;
Fara ;
Dagalassus ;
Nif.opolia (cf 2. 4.)
Clotoedariga ;
Dracontet;
Ara;
Salala (Sadagh) (of 32).
26. Da Codusabala (Koui Yere) (cf 13, 22)
a Sebastia (It. Ant, 181. Eamsay pag, 274);
Ariaratha (Azizie);
Tonosa ;
Sebastia (Sivas) (cf 8, 25. 27),
27. Da Arabisstts (Yarpuz) (cf 22. 28) a Se-
bastìa (It. Ant. 177. Eamsay pag. 275):
Gauraina (Giiran);
Blandi;
Euspoena (Kangal) (cf 31);
Sebastia (Sivas) (of 8. 25. 26).
28. Da Arabisstts (Tatpui) (of 22. 27) a M,:-
litene (It Ant. 210. 215. of Tab. Peut. 10, 4-11, 2,
Ramsay pag. 273) :
Osdara (presso Alhazli);
Dandaxina; '.
Arca (Arga);
Melitene (Malatia) (cf, 29. 30. 31. 32).
29. Da Melitene (Malatia) (cf, 28. 30. 31. 32)
a Samosata (It, Ant. 210. 215. Eamsay pag, 280) :
y Google
100 e A P
Maìsena ;
Lokotena ;
Perre <Adìaman)
Samosala {Samsat) (cf. 30. - Syria).
30. Da Melitene (Maiatìa) cf. 28.
29. 31. 82)
Korne;
Meteita;
Clavdioi;
MiopoUs;
Barmlo ;
Heba;
Cholmadara ;
Samosata (SamEat) {(f. 29. — Syria).
31. Da Melitene {Malafra) {cf. 28
29. 30. 32)
a, Eìiipoena (It. Ani 177. Eamsay pag, 275):
Sinis;
Praetorium ;
Aranga ;
Euspoena (Eangal) (cf 27).
32. Da Melitene (Malatia) (cf. 28
29. 30, 31)
a Salala (It. Ant. 208. Ramsay pag
275):
Ciaca ;
Dateum (Penga) ;
Saba;
Teueila:
Zimara ;
Analibla;
Sinebra;
Carsaga (cf. 33);
Arauraca ;
Suina :
Salata (Sadagh) (cf. 25).
33. Da Nicopolis (cf. 2. 4. 25)
a Cartaga
(It. Ant. 215, Eamsay pag. 56):
SeloUroia;
Caltiorissa ;
Cargaga (cf. 32).
- M0MM5KN
Buem. Gesch. 5 C. 7111. IX -- Kuhb, Vettas
Mg 2 p- 14*
— Eambjit. Hiitor. gspBriplir.
D. Vaglieri.
CAPPADOX. — Ricorre in poche lapidi per
dinotare la persona nativa della Cappadooìa, come
C, VI 3092: Afranius Zoilua miUea) d{assÌ3)
prfaetoriae) Mis(enalis) nat(ione) Cappadox cf.
C. ni 10540. — X 1966, 3571. — XI 864. —
Il 224? — BRh. 1480?
CAPPAEIS. — Nell'editto di Diocleziano
u de pretiis reram n (C, III p- 820), sotlo il ca-
pitolo VI, 25: Capparis ilal{ienm) m(odiitm)
{unum] {denarios) eentum (cf. Colum 11, 3 fin.
Pallad. 10, 18; 11, 11 fin, Plaut. Cure. I, 1, 90.
Plin, nat. hist, 13, 23, 127 etc),
CAPRA, - Negli atti dei Imli eeoolari
(EE. 8 p. 230) leggesi a lin. 92: Moerae uli
CAP
vobis in illeis libr[eis scriplum est, quarumgue
rerum ergo, quodque melius aiet p(_opulo) È(o-
mano) Quiritibus, vobi) Villi] agnis feminis
et IX capris femi\_nis sacrum fiat etc., ef, lin.
98. — Forse signum caprae sarà da leggere in nna
iscrizione dì Nescania, nella Baetica (C. II 2006).
CAPRBA. — Nell'editto di Diocleziano
" de praiis rerum » (C IH p. 828), al capitolo
IV de catnìs lin 45 Darci sibe caprle^ae vel
dammae ìtaUtcum) p(ond)o I (demrios) duo-
decm — Iscrizione metrica della Tarraconenais
dedicata a Diana da nn Q. Tullius Maiimus le-
gato della legione VII Gemina: Aequora con-
dustt campi dietique dicavit | et templum sta-
tuit tibi. Delia virgo triformia, \ Tullius eLi-
bya, rector legioni» Htberae: l ut quiret vo-
lucris capreas, ut fiqete cervoa, | laetigerosut
t^roi, ut equorum nlvicolentum \ progenlem, ut
cursu certare, ut diaiee ferri, \ et pedes arma
gerem et equo iaculator Hibero etc.
CAPREAE (ÌDSnla: Capri). — C. X 6806-
6810. EE. 8, 669-674. — Isola del Tirreno, di
fronte al promontorium Mincrvae, da cui un
tempo si sarebbe distaccata (Strab. 1, 3, 19 p. 60),
secondo la favola già abitata dalle Sirene e poscia
da Teleboi, e eoa! detto da un certo Capreo
(Serv. Aen, 5, 864; 7, 735. Stat. Silv. 3, 5, 10.
Sii. Ital. 7, 418; 8, 541 etc); - >d Kanqiai
(Slrab, 1, 2, 12 p, 122; 2, 5, 19 p. 123; 6,1, 6
p. 258. S+eph. Ejz. s. v.), e piii raramente ij Kic-
ngia (Dìo Oass. 52, 43; 58, 5; 72, 4}, — Capreae
(Verg. Aen, 7, 735. Ovid. met. 15, 709. Mela
1, 7, 121. Plin, nat. hist, 3, 6, 82 cf. Strabol,
3, 19 p, 60 ; 5, 4, 8 p, 247 ; 5, 4, 4 p. 248, Plut.
de esil. 9), raramente Caprea (Kanpéa Ptol. 3,
I, 79) Capraria [Itin. marit. p, 516), Appar-
teneva a Neapolis (Strabo 5, 4, 9 p. 248), e fa
soltanto da Angusto permutata con l'altra isola
Aenaria (Suet, Ang. 92 cf. Strab, 1. e. Dio Cass.
52, 43), costruendovi una villa (Slrabo 1. e. Suet.
Aug. 72. 98), che fa allarg'ata da Tiberio (Plin,
nat, hist. 3, 6, 82), aggiungendovi un faro (Suet.
Tib, 74 cf. 65, Tac. ann, 4, 67) e passandovi
gli ultimi anni di sua vita (Tac. I, e. Suet Tih.
40. 60. 62. 73. 74 Dio Cass. 52, 43; 58, 5).
Nell'Impero fu Inogo di relegazione (Dio Cass.
72, 4). Le poche lapidi ivi ritrovate non hanno
importanza per la storia della città.
Cappenses vemae ricorrono in alcune lapidi
(C. VI 8958: lunoni Doreadis Miae Augustae
l(iòertae) vemae Caprensis ornatrieìs etc :
8409»: Staphylo Augiuati) a manu vemae Ca-
prine (= Caprienisì)?); C. X 6688 C 3, 3: Ba-
tkyllus ver(na) Òapr(emis) a iybl{iotheca), e
appartengono prohabilmente alla familia di Ti-
berio. Una Mia divi Augnati liberta Aphro-
y Google
CAP
disia Venerìa si hi pure in un'iecriziotie locale
(EE. 8, 671).
MOHMSEB, C. 1. Lai. X p.SSl.
CAPRICOKNUS. ~ Nome di navi (C. VI
3095. X 3597. XI 18^0. EE. 4, 924). v. Ciassig.
CAPRICULANUS (pagna). - t. Nola.
CAPRINARII. - C. VI 10317= I 806:
L. Rvtdius L. l(iheHui) Artemido{rus), A. Car-
vilius L. l(iòerlus) Diodoras, P. Sulpieius Q.
Hiiiertui) Philocùm(us) mag(istri) conUegii) ca-
prim^riorum) Gallò{rum) ex d(ong) d{ató) [f\a-
o{iendum) coeraverunt. Collegio non noto che per
questa iscrizione. Il Cohn (rOm. Vcreinsrecht
p 79) oon'iderando che la iscrizione proviene
dall insula liberina ove esisteva un santuario
dedicato al dio Pane e che i libtrti m essa ri-
cordati sono in ongii e greca conf,ettura che il
collegio aia stato relativo al culto di quella di-
vinità, come ve n era un simili per quello della
Magna mater A ogni modo è cprto clic ninna
TLlaziont. ha con tale collegio il caprinarius
di un altra lapido nrhana del 545 d Òr. (C. VI
9231 conparavit S[ie]fanv.[s] caprinar(ius)
se DIVO htc req(uieicU) [in] p(ace) etc.).
CAPRINUS. — Heir editto di Diocleziano
« de prctiis rerum k (C. Ili p. 827 segg.) sotto
il capitolo IV de earnis lin. 3 : Carnis capri-
nae sihe verbecinae Iialficum) p(ond)o unum
[denarios) <3[c](o ; VIH de curiis bubvlis lin. 1 1 :
(PeU)U ea(prma) maxima infec(ta) (denarios)
\_guadraginta];lin. 12: Ead{em) con(fecta) (dena-
rios)qm7iqitaginta; — Vlllde segestribus lin. 42;
[S]egeH}'ae de caprinis, \p\ellis n(umer)o odo
(denarios) sescentis; al capitolo XI de saet[i]s
caprinis sibe eamellims lin, 1 PHorum infec-
lorum p[onio) I (denarios) sex, lin. Pipili neti
ad labernaa vel saccos p(ondo) I {denarios) de-
cem; lin. 3: Pilorum ad funem confeetorum
p(ondo) unum (denarios) decem.
Una iscrizione sepolcrale metrica di Forum
novum (C. IX 4796) ha : Lièer nmc caris fuerim
qui respice tector, \ notus in urbe sacra ven-
dendo pelle caprina \ exhibvi merces popula-
ribus ìiiibua aptas \ rara fides caius laudata est
semper ubiqae \ etc.
CAPRIO. — Iscrizione di Mùrleniack nella
Germania (OH. 5805): In h(onorem) d(omus)
d(ivinae) deo Caprion{x\ L. Teddiatius Primus.
Dirinità celtica, secondo il Preller (Mythol. 2'
p. 227, 2), forse in correlazione con caper e con
la radicale kap, donde divinità di fruttificazione
(Steuding in Eoscher's Lexicon).
CAPROTINAE (nonae). — In una iscri-
zione di Pompei dell'anno 29 d. Cr. la data è :
pridie noìias Caprotinas (C. IV 1555). v. Ancil-
lamm feriae p, 467.
CAP 101
CAPSA (Gafsa). - C.^n 97-150. 10513.
EE. 7, 32. 33. - Città dell'Africa, nella Bjzacena,
fondata da Hercules Libys (Sali. lag. 89 cf,
ri r 1 "6) tra i fiumi Bagrada e Trito (Strab
173 12 p 8S1 Plin nat 1 ist 5 4 30 Ptol 4
3 3Q Itin Anton p 77) già dipendente da Car
t^glne dopo la guerra annibalici aggiunta al
regno di Massii issa quindi presa da Mano (Sai
Inst Ing 89 seg ) Forse ebbe la lat nità dai
Flavii da Trann la cittadinanza romana mu
n%ciptum È chiamata al tempo di Adriano (98)
colonia nella tavola Peutingeriant (5 1 cf Ba
lenn 3 5) E^isendo stita da Giistimano accre
fcinti ed abbellita è talvolta detta fehcisn[ma
luì^tin ana Capsa c[iDitas} (101 102) e da lui
fu ppr editto {Cod lust 1 27 2) dichiarata
ca^ ttle della prtvmcia Sriacena Ert iscritta
nella tribù Pijina (98) Di istitiz ni munici
pali sono ricordati duovirt (98) decurtanes (111)
1 n patronus (98) un flamen perpetuus (98 113
114); res publica Capsen slum si ha pure in
una lapide (100). Come patria si ha in un later-
eolo militare (C. Vm 2569' lin, 37 : T. Fla-
vlus Maximus Caps[a).
MOMHSES. e. I. Lit. vili p. 23.
CAPSARIUS. - Si dice cosi il servo che
accompagna il giovinetto padrone alla scuola,
portando in una specie di cassetta (capsa) i libri
(Suet. Nero 36. luven. 10, 117. Horat. sat, I, 6,
78 cfr. Horat. ep. 2, 1, 268 etc.), come pure
quello che tiene in custodia nei bagni gli abiti
del padrone e in genere del bagnante (Petron.
30. Dig. 1, 15, 3, 5 cf, Lucian. Hipp. 5), o pure
anche quello che vende utensili propri dei bagni
(Schol. ad luven. 3. 263). All'uno o all'altro di
questi significati, ma molto pib al secondo, si
riferiscono alcune iscrizioni: C.Yl 3952: £'«(11-
ctus Liviae (sarvus), Asia Liviae capsar(ia)
Cascelliana; — 9232: Cucumìo et Victoria se
jiivos fecerunt, capsararius de Antoninianas
(thermas); — 9333: capsarara (= capsararius,
capsararia) ; — 9234 .... {cap'\sarariu[s'\ ... ; —
6245: Epaphra puer capsa(rius'' . Fra essi non
v'è che un solo liberto: C. VI 7368: Diis ma-
nibus saorum, L. Volusio Heraclae capsario
idem a cubiculo L(uci) n(ostri) Volusia Prima etc.
Circa il capsario dei bagni, l'editto di Diocle-
ziano " de pretiis rerum n (C. IH p. 831), sotto
il titolo vn de aeramentis stabilisce cosi la
mercede a lai dovuta per ogni bagnante, n^^tn-
ralmente quando egli non è un servo privato,
ma delle terme; lin. 75: Capsario in singulis
labaniibus (denarios) duos. — Sul capsarius
delle milizie v. Acta p- 57, a cui è da aggiun-
gere una seconda lapide ; Lejau, inscript, antiq.
de la Cate-d'or n. 373''"; [;> h(0Mrem) d(o-
y Google
102 C A P
mas) d(iuinae) deabm ma[t]r(ièm) Mius Re-
gilus, miles legionea r/[//] Antoninianae A['a-
g^uttae)], [rjabsarius ex voto (Tkil-Chatel).
Avuto riguardo alla (lualltà d'ingenuo o almeno
di libero, quale appare nn M. Terentius M. f.
Marcelltu capsarim (C. V 3158), e al nian in-
dizio di qualità militare, è probabile che qui si
tratti d'an costruttore dì capsae, nel senso di
cassette destinate a vario nso, e specialmente
per conservare frutta secche e simili (Martial.
11, 8. Plin. nat. hiat. 15, 17, 06. 18, 82 cf, 16,
43, 229 etc).
CAPUA {S. Maria Capua vetere). — C. X
3772-4553. 8217-8234. 8377. g377a. 8377*. —
EE. 8, 459-522, — Città della Campania, presso
il Voltumus, tra Calafia e Ca^ilinnni (Strab.
5, 4, 10; 6, 3, 7 p. 248. Ptol. 3, 1. Ititi. Anton.
p. 108 111 112 121 Eaventi 4 32 33 34
5. 2 Hierosolym p 610 611 Til) Peuting
€, 4) dagli antichi posta a paio ein Cirtagine
e la stessa Eoma (Cic de leg agr 2 32 87
cfr Philipp 12 3 7 Plut Fab 17 Hor 1 11
|;i6] 34[2 18}) La sua lunlazione si Iacea ri
montare a circa cmquant anni prima di quella
di Eoma wvero a quarantanni ìo[o la scat
ciaia dei re (Veli 1 7) Sarebbe stata fon iata
secondo molti dagli Etruschi cjl nome di \ ul
tumum anche di Capua (Lato press Veli 1
e. Polyb. 2, 17. LiT. 4, 37. Strab. 5, 4, 3 p 242
Fast. ep. p. 43. Serv. Aen. 10, 145), siccome
il caput delle 12 città etrusche della Campania
Altri opinano che siasi detta Capua da Capys
Troiano, suo fondatore (Heoat. fr. 27 MUll '^er?
Aen. 1. e. Ovid. fasti 4, 45 Dionys. 1, 73 Suet
Caes. 81 etc.); altri finalmente da campus la
pianura in cni sorgeva (Liv. 4, .37, Fest. ep p 43
Plin, nat. hist. 3, 5, 63. Serv. Aen. 1. e ) ciu
che sembra piii verisimile, essendo nei migb ri
tempi usato la parola Campani per indicarne
gli abitanti (Varrò 1. 1. 10, 16 cf. CampaDi) —
Fu presa dal Sanniti, secando Diodoro (12 31J
nell'anno 309 a. C, secondo Livio (4, 37 cf.
Euseb. ad a. Abr, 1581) nel 330 u. e), capita-
nati da un Capye, che avrebbe mutato in Capua
l'antico nome di Volturnam (v. sopra). — Nel 414
u. e. piuttosto che nel 411 si die' a' Romani,
debbio se vinta dalle armi, ovvero per difenderai
contro un'invasione sannitica (Liv. 8, 11. 12 cf
7, 31). Fu circa questo tempo che una patto del
suo esteso territorio, cioÈ l'agro Falerims e lo
Stellas, a destra del Volturno, fu reso pubblica
da Roma e diviso viritim ai suoi cittadini (Liv.
8, li cf. e. 22, 6 ; 9, 41, 5), dande poi fu isti-
tuita nna nuova tiibii nel 436 u. e, la Falema.
Nell'anno 416 u. e. concessa ai Campani la
civitas line iure su/fragii (Liv. 8, 14 cf. Veli.
GAP
1, 14), Capua divenne praefectara, retta da nn
pracfentus iure dicundo, spedito ogni anno dal
pretore di Eoma, per amministrarvi la giustizia
(Liv. 9, 20). Sembra perù che, a differenza di
altre praefecturae, qnella di Capua abbia goduto
del privilegia, che la giurisdizione fosse divisa
tra il prefetto ed il magistrato locale, il meidiai
tuticui (Liv. 23, 55; 24, 19 cf. Mommsen, Sfaats-
recht 3 p. 581). Con ciò concorda il fatto, che,
non ostante un pretore romano fossa colà man-
dato per dare nuove leggi (Liv, 9, 20), i Cam-
pani conservarono l'uso della propria lingua,
magistrati propri e proprie monete, quelle di
bronzo con leggenda osca J^apv, le altra d'oro e
^l'argento, con la latina Romano o Roma (C. I
13 cf. Fricdlandar Osk Mtìnzen p, 7. Mommsen,
IJnterital. Dialeite p 177 tav, 8; EE. 2 p. 158
Nella guerri Sannitica si tenne ostile verso
Eoma (Diod 11 36 cf Liv. 9, 26); nell'Anni-
balica dopo battaglia di Cannes nell'anno 538
i e fece nuovo atto di defezione (eccetto la
parte nobile della popolazione) pretendendo che
uno del due consoli fosse un Campano (Liv. 23,
6 6 Cio de leg agr 2 35 95 In Pison. IJ,
21) Fu allora guerreggiata dai Romani, e, dopo
un lungo assedio espugnata nel 544, venne nel-
1 ann seguente privata di ogni autonomia, re-
stanlo senza comizii senza magistrati propri,
senza lenato e 1 essendo governata in tutto dal
jraefectus mandato da Eoma (Liv. 26, 16 cf,
Cie da leg agr 1 6 19 2 32 88). Degli abi-
tanti quelli che eran rimasti fedeli a Eoma fu-
rono trasferiti a Cumae (Liv 24 13); tutti gli
litri rimisero senza diritto di citta iinanza romana
né locale conservando solo quelli del connubio
e di es'ere censiti in Eoma (Liv 38, 28. 36).
Da questo tempo sino a che Cesare non vi spedì
una colonia cassato ogni oriinamento politico,
a questo ne fu sostituito un altro sacro in pagi
e VICI sparsi per tutto 1 antico territorio dalla
città, eccetto forse questa medesima (v. Fagus).
Dopo vari tentativi vani di colonizzazione
nel territorio Campano (v. piii sotto), la prima
colonia di cittadini romani dedotta ivi e nel
Campui Slellatis (Suet. Caos. 20) fu quella di
Cesare nell'anno 695 u. e. composta di 20,000
persone (Cic. ad fam, 13, 4, 2. Caes. beli. civ.
1, 14. Varrò de r. r. 1, 2, 10. Suet Caes. 20. 81.
Veli. 2, 44. App. beli, civ, 2, 10. Dio Cass. 38,
7. Plut. Caio min, 33 eie.): della legge che or-
dinò la colonizzazione si conservano tre capitoli
nei Cromatici veteres (pag. 263-266 cf. EE, 2
p. 120). Nuove spedizioni di coloni avvennero
per opera di Antonio nel 710 u. e. (Cic. Phil,
2, 89, 40), dei triumviri (App, belL civ. 4, 3),
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CAP
dì Ottaviano nel 718 (Veli. 2, 81. DioCass.49,
U. Piin. nat. hist. 18, 11, 114) e di Nerone
(Tac. ann. 13, 31). — Era inscritf» nella tribù
Falerna(C. VI 238U 1, 9. 2382 a 34. 388t, 1,
6; 3, 20. 25. 32; 4. 3. 13. 18. — X 3891. EB.
4, 887, 2, 3 cfr. Eubitschelt, Imp. tom. eto. p. 15).
Nome. — Colonia Julia Felìa: è il nome piìi
antico, che ricorre nel Liber coloniarum (p. 231),
Julia certamente detta dalla colonizzazione di
Cesare, e Felix probabilmentte anche da lui.
Colonia Julia Fella: Augtista Capita si ha in
an titolo del tempo di Adriano (3832), e Augusta
si disse dall'imperat re Angusto, o per avervi eg-li
spedito nuovi coloni, dopo la deduzione già riooi^
data del 718 u, e, o per semplice onoranza a luì
offerta cosi dagli stessi Capuani. Concordia Julia
Valeria Felia> Capua è chiamata in una lapide
del tempo di Diocleziano (3867) : Valeria da Dio-
cleziano, e Concordia forse nello stesso t«mpo
per riguardo a Massimiano. D'ordinario nelle
lapidi si ha colonia Capua (3834. 3940) o sem-
plicemente Capua (1572. 1573. 1795. 8851. 3852.
3891. 3904. 3913. 8939. 6950 8071 5 etc).
Magistrature. — Quattuorpiri (0. X 3921),
quattuorviri quinqueimales (1572. 1578. 3871);
duODÌri (3803. 3804. 3822. 3850. 3903. 3908.
3909. 3913. 3914. Z^28 : designatus 3865 cf, Cic.
in Pis. 11, 15; prò Sest. 8, 19); — aediles
(3803. 3804, 8822. 3830. 3914); guaestoresì
(3909); curator (3846. 8857).
Cittadinanza e senato. — Colonia, coloni
\. 3940, 8941. 4334: deductus
e[4 divo Augusto i
res publica (3851. 3852.
(3925) , — comcripti {Zi.
rione» et coloni (8929),
m (3907), splendidi»;
liam] nostrani 3903),
populus
)3), decu-
rdo decu.
soj-rfo (3874. 3920),
;. 3854. ;
decuriones (3803. 'Ì827. 3848. 3860. 3863. 3871,
3898. 3900. 3909. 3913. 3924. 3927: decurio
ornatus aententia duumvirali 3904).
Patroni. — Jmpferator) Caesar divi [f(ilius)]
{382ti); Claudius TL [fj.... (3848: senat.); i.
Comelius L. [f]. Balbus (3854: senat.); Postn-
mius Lampadius.... patronus longe a maioribus
or iginalis {S860 ; seonA.); M. Valer ius Jfomullus
(3863: senat.).
Sacerdozi e Augnatali. — Augures (?) (3904);
sacerdos publica numini» Capuae electa ab or-
dine (3920) ; sacerdos Cereris mundalis (3926:
fem.), sacerdos Cereris (3912: fem,), sacerdos
(3911; fem.); — Augustalis Capuae maximvs
(3716), Augustalis Capuae (3943 — 4946. 3948 —
3953), Augustalis (3927. 3947. 8821), honorAagu-
stalitatis gratuitus ab ordine decretus (3907).
Apparitorea. — Scriba duumviralis et quae-
storius (3906); lictor duumviralis Capuae (3939) ;
CAP
familia limata (3942) con ur
niae libertus Campanìus (3940); — servi: a sa-
cri} coloniae (unns) (3941) ; arcarìus cai Capuae
(3940), arcarius (3942), arcarius Cretae (3938),
cosi detto dagli agri vestigales Cretenses nella
colonizzazione di Ottaviano (Veli. 2, 81. Sicul
Place, p. 173) tabularìus coloniae (3938).
Ager Campanns. — Era il territorio este-
Bissirao di Capua, il quale, dopo che questa fu
assoggettata ai Romani nel 414 u. e. e soprat-
tutto dopo che nel 544 fu da essi privata di
ogni esistenza politica (v. sopra), divenne de-
manio dello Siato, ed ebbe quindi una sorte
varia a traverso specialmente i moti agrari di
La parte a destra del Volturno, cioè Vager
Falernus e Stella», fu poco dopo il 414 diviso
a cittadini romani, dando così luogo alla nuova
tribù Falema (liv. 8, 11. 22, 0; 9, 41, 5).
Della regione verso il mare, a mezzogiorno
del Volturno, venne per necessiti» dell'erario, nel
549 u. e. venduta nna parte a privati (Liv. 28,
46), un'altra nel 560 assegnata a coloni (Liv. 34,
45), docde le due colonie di (v.) Litemnin e
Voitnnilim. Della regione interna, sotto Tifata,
fu venduta una piccola parte già nel 550 a. e.
(Liv. 32, 7. 3) V. Tifata.
Tutto il rimanente territorio rimase fin dalla
prima soggezione ager publicus populi Romani,
non destinato slì'oocupatio dei privati, ma dato
loro in lo.iaiione (Liv. 27, 3, 1. 11, 8); e ad
evitare ulteriori occupazioni, nel 581 u. e. si pro-
cede a una delimitazione dei campi pubblici dai
privati, e nello stesso anno una legge comminò
più severe pene contro le trasgressioni (Liv. 42,
1, 6, 19). Nel 589, anzi, un aenatoconsnlto ordinft,
che lo Stato acquistasse dai privati quei campi,
che confinavano col demanio e che perciò ren-
devano facili le usurpazioni a danno di questo
(Cic. da leg. agr. 2, 29, 81. 30, 82). Il demanio
fu perciò suddiviso in vari lotti e dato in loca-
zione ai privali (Licinian. p. 15 ed. Borni, cfr.
Cic. ad Att. 2, 16, 1). A questo stato di cose
accenna in più luoghi Cicerone; de leg. agr. 2,
31, 84: « totna ager Campanns colitur et possi-
detur a plebe et a plebe optima et modestissima,
quod genuB hominum optimorum et aratorum et
militnm ab hoc plebicolo tribuno plebis fundituB
eicitur. atque illi miseri nati in illis agris et
educati glebis subigendis eiercitati quo se subito
conferant non habebunt " ; 2, 33, 89; (maiores)
a Capuam rei ceptaculum aratorum, nundinas
rasticorum, cellam atque horreum Campani agri
esse Toluerunt n cf. prò Sest. 4, 9; in Pison. 25.
Questa parte appunta del demanio rimasto
invenduta e non occupata, fa oggetto di varie
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li d C 1 t di
1 agro Campano timafie ancora per qualche tempu
ordinato a pagi e vini con propri magistri, o
altrimenti a collegi deetinati a speciali culti, fra
i quali pagi primeggiano l'HeTCulanBUB e quello
che pigliava nome dal monte (t.) Tifata- Ag-
giungendo ad essi il collegiwm mercatorum an-
ch'eaEo costituito con magisCri, si hanno di tutte
le seguenti menzioni nelle lapidi:
magiitrei Castorti et Pollitcis (3788),
magistrei Gererns (3779-3780),
magiìtri Dianae (Tifatinae) (3781),
magistrei lovet pagi ffercalanei (3772
cf. 3783?).
magistri lovis Liiertatis (3786),
magiari lunonis Oaurae (3783),
•magistrei Locum lovei (EE. 8, 473),
magistrei Spei Fidei Fortunae (3775).
magistrei Venerus loviae (3776. 3777 =
BE. 8, 460),
magistrei conlegi mercatorum (3773),
ministri Larum (3789),
ministri (ani.... (3790).
caniiiati (8217).
UoHHnH. e. I. Lit. X p. 3S5 ■<£(. — Belocb, C>io-
pinlan etc. f. 2I>& aegg.
CAPULATOR. — Collegi di capulaCores.
cioè di operai propri della cultura dell'olio, e del
Tino, addetti a travasare da un recipiente in
un altro il liquido (Cato t. r. 66, Colum. 12,
50, 10 cf. Plin, u^t hist 25, 5, 22), si hanno
in Anagnia (C. X 5917): M.Aurel{io) Sabiniano
Aug(ustorum) lii{erto) patrono civìtatis Ano-
gHÌnor(um), itsm qiuaestorì) collegi caplato-
rum etc. ; Allifae (C. IX 2386): Cominiae L. fil.
Vipsaniae. . . collegium capulatorum saceràotum
Dianae; — Auaculura (C. IX 665): P. Fundanio
P. f. Papiiria) Prisco patron(,o) municipi
capiatores patrono etci — Casinum (EE. 8,
591): Silmm sacrum caplator(es); — Tibnr (G.
CAB
XIV 3677): Supeiae Alsxandriae v{irgini) V(fi-
stali) Tibartium capiatores THurtes mirae eius
i/inocenliae eie.
CAPUT. - Spesso ricorre nelle iscrizioni
nel senso di capitoli o paragrafi, in cai sono
suddivise le^i, decreti e in genere atti pub-
blici privati (Cic. Verr. 8, 46; de lege agr. 2,
6; de orat. 2, 55 i ad fam. 3, 8. Gel!, 2, 15 etc):
C. I 204 II lin. 29. - VI 220 lin. 9 segg. ; 266
lin. 19. 24. - X 7852 lin. 4. — XI 3614 lin. 15.
18, — XIV 2112 I lin. 11. — Talvolta sta anche
per misura di campi (EE. 7, 788 passim cfr.
p, 256), come s'ha p. es. nel Codice Teodoeiano
(11, 20, 6); " eorum iugorum sive capitum sive
quo alio nomine nuncupantur privati iuris n etc.
CAPUT (Afrioae). — v. Africae caput.
CAPUT (saltHS Horreortun). — v. Hoirea.
CARACALLA (BI. Aurelius AntoDi-
nna) '. — Nacqae a Lugudunum il 4 o 6 aprile
dell'anno 188 d. Cr. (Dio Cass. 78, 6. Zonar, 12, 12.
Sparziano Car. 9 erroneamente pone l'anno di na-
scita nel 174 d. G.) da L. Settimio Severo e da
lulia (secondo Sparziano, I. e, da Marcia, prima
moglie di Severo). L'amabilità e la grazia della
sua infanzia non lasciavano supporre la ferocia,
nella quale egli doveva superare tutti i suoi an-
tecessori (Spari. Car. 1), Nell'anno 196, quando
il padre moveva contro Albino, fu nominato
Caesar, e gli venne apposto il nome di M. Au-
relius Antoninus (Spari. Sev. 10 cf. iscrizione di
Treviri nella Zeitschr. des Ver. zur Erforsch.
der Bh. Gesch. und Alt. 1887 p. 515).
Nell'anno seguente, 197 fu fatto pontifex e
desrinato all'Impero, al quale venne assunto nel-
l'anno 198 (Spari GetaS; Sev. 16. Lampr. Dìa-
dum. 6. Clinton, fasti Romani p. 201. Eclihel,
7, 176. 200, Cohen 4, Car. 19. 64 etc.).
Nell'anno 202 fu fatto console in Siria, e ve-
nuto in Roma, sposò Plautilla figlia di Plauziano,
prefetto del pretorio (v. sotto), Cohen, 1. e. n. 524.
Nell'anno 208 col padre e col fratello Geta,
in quell'anno stesso innalzato all'Impero, parti
por la Britfannia, dove rimase sino dopo la morte
del padre, avvenuta a York, il 4 febbraio 211
{C. Vn 912. Cohen 4, Car. 628. 627 cf. Dio
Cass. 76, 15. Herod. 3, 15. Spari. Sev. 19. Zonar.
12, 10). Dobbiamo escludere che la morte di Set-
timio Severo fosse causata da veleno propinato
da Caracalla (Herod. 3, 15, Dio Cass. 76, 15),
perù venne affrettata dal dolore per la discordia
dei fratelli, Caracalla vedendo che l'animo dei
soldati era molto propenso a Geta, -finse di de-
porre ogni cruccio verso il fratello, però si affrettò
■ L'iutore non ht potuto rivedere qnesto arliculo nalU
y Google
CAB
a far pace coi Caledoni ed alibandun»rdo !e le-
gioni, a tornare a Roma {Concordia Augg. Cohen
4, 755. Eckliel 7, 231. 209: *LXaiéXtpia). Perù
ben presto ricominciarono i rancori, le dispute
e le insidie reciproche (Herod. 4, 3. D C
77, 4>, sinché Caraoalla, dopo aver oercat
di far nccidere il fratellu a tradimento, 1 as
sinù di sua mano nelle braccia della m d
Vinse lo adegno dei soldati coU'oro e e 11 p
messe, face accettare col terrore le prop g
stìficazìoni.
Al senato (Dio Caes. 77, 3. Herod 4 4
Spart. Car. 3), perseguita gli amici, ì e g ui t
i fautori di Geta, e cercò cancellare ogn t
dell'infelice fratello dal mondo (Dio Gas 77 4)
ma non riuscì a cancellare dal proprio
rimorsi ohe lo perseguitarono ferocem t
alla morte. Poco dopo parte per la Gem
perii Gallia(212) e nei febbraio del 213 t
di nuovo a Boma: donde riparte poco d [ p
i confini del Danubio e del Beno, minacc t d 11
nnova confederazione degli Alemanni (L \I
2086 n lin. 20 segg. : quod dotninw n(ost ) mp
santissim(us) pitts M. Awellius Antoni us A g
poHt. mix. per limìtem Baetiae ad liost t
pandos barbarorum [terram] introituru t (11
agosto). Dopo d'arer respinto il pericol p rt
colle armi e piìi ancora coll'oro (Dio C 7
13. Victor. 21, 1. Spart. Car. 10, of. Att d I
Arvali C. VI 2086 H lin. 23 segg. C. Vni 4 02j
nel 214 passù in Tracia, poi in Aaia M
Nicomedia(4tf d Vk rCVI2103M 5)
ed a Peigam d q ta ttà t t
pei guarire d mal fi
avere assai t I A
si recò in Eg tt d Al
dicarsi di I m tt 1
Ini, fece u
CAB
105
! Di
dit b f 10 h
cittadini in rm
cheggio (D C
intraprende
quale avend \
l'Impero, r
pitale del r g
ma poi, tem
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(D C 77 18 Sp rt t fi)
217 M
n di
campagna, gg f tt p
tempio del! L C rr f p
gazione di Mac p f tto d I p t
4, 12. Spart C 6) L m d II
volle sopravvivergli e ai nccise pochi gi' r
Ad onta dei suoi delitti, la plebe e p
la soldatesca da Caricalla largamente b
gli conservarono affettuoso ricordo, ed
senato dovette dimoltere il disegno di maledire
la sua memoria: anzi egli fu perfino consacrato
{Dio Caas. 78. 9, 2; 19, 5; 18, 3).
La figura di Caracalla, piìl ancora di quella
d Ip dx di g africsnadellafamiglia;
1 t d tr tt he di lui si conservano
d tutt 1 tt t he fisiche degli antichi
M t li I attualmente si riscon-
t gì dg B beri dell'Atlante. Oltre
tt d noi ritratti, e special-
m te 1 m g fl b to della Galleria degli
""" " p tano la sua figura torva,
g d concentrato ed incerto,
fl d'animo, che non solo
I h Dione gli attribuisce di
(Dio Cass. 77, Il cf.
m t no un'astrazione quasi
p amo benissimo spiegare
d p na precoce e sfrenata
ora giovanissimo rivo-
d una maestà illimitata,
spiegano in parte 1
Iferma salute, che lo co-
14)
alle CI
d t d Esculapio {Dio Cass. 77,
15 E kh 1 7 212) anche le sue debolezza
di Id t d in complesso tutti gli
tt d li t ludente e disordinata.
N 1
edicatì.
Il
d f iglia era Septimìus
B h f rmò col cognome d(!l
il i m d ir avo materno (Aurei.
V t 2) Q d I padre dichiari sÈ stesso
d t t d Ila dinastia degli Anto-
fi I figl ji mogenito di Severo de-
I ' p dottare quello della fa-
mgl Ip d 1 sna volontà era entrato.
II d C il un nomignolo forse di
g t h ricorda una sorta di
I t g 11 h do presso i soldati e che
f p t t ai h dall mperatore sino dai primi
t mi d U f U zza (Dio Casa. 78, 3).
N 11 1 t si incontrano queste
f m di m
MA l A t nus Cassar.
M A ì US A toninut Caesar.
Imp C MA liui Antoninui Aug.
I p C MA elius AnConinvs Aug.
P
Imp C VAI US Antoninus Plus Felix
4 g
Imp C Vi elUus Antoninus Pius
A g t Fi
Imp C MA lius Ssvertu Pius Aug.
y Google
lOe CAR
Imp. Cae». M. Auretius Antoninus Severu)
Plus Attg. Felix.
Imp. Antoninui Plus Felix Aug.
Axtoni/tus Pius Felix Auguitus.
Antoninus Pius Invictus AttguUus Severuì
Antoninus.
Imp. Antoitinus Avg.
Le relazioni coi suoi antenati veri o supposti
sono indicate in questo modo durante la vita
del padre :
/.. Septimii Severi Pii Pertinacie AdiaÒe-
nici Parthici maximi filius, divi M. Antonini
Pii Germanici Sarmatici nepot, divi Antonmi
pii pronepos, divi Hadriani abnepos, divi Tro-
iani Parthici et divi Nervae adnepos. Dopo la
morte del padre con qualche modificazione ab-
biamo:
Divi Septimi Severi Pii Pertinacia Ara-
i Adiaòenici Parthici maximi Brittannic^
maximi filius, divi M. Aitrelii Antonini Qer-
manici Sarmatici nepos, divi Antonini Pii pro-
nepos, divi Hadriani aònepos, divi Traiani
Parthici et divi Nervae adnepos. Vedi gl'indici
del Corpus II p. 1104. HI 1116. V 1156. VK
333. Vm 10«. IX 753. X 1003. XII 908. XIV
550. EE. 2 p. 485 ; 4 p. 546 ; 5 p. 662 ; 7 p. 473.
8 p. 274. 294.
Nelle iscrizioni greche il nome presenta non
minore varietà; ricordo le piìi solite eli esse:
UfKuj-ctVof CIG. 3974,
ÀitonQaioiq "Àfiiayùvoi CIG. 3163. 5973.
'AytoiTiPOi KaÌa„e CIG. add. 4915 b.
■^rtoj-iVof ifi^notoV CIG. 3791. 5884. Le Bas,
Voy. arch. III n. 1623.
eei( 'AyioftvBs CIG, 4016. 4017.
©tiOTBiof ÀBXoXfiàiiog 'Ayiaivivos Kuìaaq CIG.
3178. cf. BH. 1878 p. 403. n. 3. 4.
'AiitutftvB; evaefiiataroq avTox^aiaiQ CIG.
2971.
JvtBXQÓlioQ Àvioiyìvoi KaìaaQ fvae^ìj; ae^«-
fftoV CIG. 4080. 4984.
JH. Avetjiio; 'AyiiovìfOS CIG. add. 3837,
AvtoxQÓtoiff M. AvffijXioc 'AriioyTyo; CIG.
3856. 3956. 4343. cf. Mitth. Inst. Ath. XU (1887)
p. 178.
M. Av^r,hos 'AvTùipìrùq Sepaatk CIG. 8841.
M. ÀigriXiaq "Avtutyìvot KaìaaQ CIG. 1320.
AvioxgaTWQ M. ^lìpijiiof 'Arriayìyos Ztflaaiò;
CIG. 4701.
M. 'Arliavtvos Kalaa^ Ze^aatòs Avroxgai<a^
CIG. 4863.
M, Ave^Xtot 'Aviaìfìvas Evaepijg le^aoxòg CIG,
353.
AviioxqatiaQ KaTaag M.Avq'^Xto^'Avtwvìvoi £&■
fa<jtÒ( CIG. 1075. 1185. 1216. 2140. 2581. add
Cab
3882. Latysohew, Inscript. Ponti Euiinii 2, 34.
Sìtzb. d. k. Bayer. Akadem. 1888 p. 317.
AvmxqataiQ IH. AcQr/Xto( 'Avitarlvoi Biae^iji
ae^i-atii CIG. 4905.
Avioxgàiiog 2efiaaiòs M. Av^^Xiof Ujroj'eirof
A^yoÈaiOf CIG. 2091.
AvioxqtttoiQ KaTaiip M. AvgijXio; 'AviBivìyoi
Stpaatòt fiéytaio; CIG. add. 3882 f.
AixaxQiitioq M. AvQijXios 'Aytiayìyoi Kaionp
E«ff£|Sijt at^aatig CIG. 4409.
AvioxgiirtOQ Kàìaaq M. AvQ^Xtn; evae^^s eviv-
X>ìt ae^aazòs CIG. 2912. 2913. 3770 (coU'aggiunta
di fiiytaios vedi 1735. BH. 1881 pag. 444).
'Ayiiovìro; Zeovépog CIG. 4989.
£toiiéeoi 'Avraiyìyof Segnalò; CIG. 1874.
Ait. M. AJgTJXio; Zepénoi 'Anorlrof CIQ, 4991 ,
4994. 4610, 4154.
JvToxgiÌT<oQ KaTaa^ M. Avq^Xioì S(fiéitoi"Ài--
ziayTvos eiÌib/ìk, fiae}^i. Ze^aatiq CIG. 3485.
4680, 3484. 1561 (,'Aqapixi; 'Adtvpenxòi Bae^i-
xòs nèyiatos 6829),
Avioxqattaq Kaìaag M. Avg^Xiog leovégoc 'Ay-
TiovTvo; Avyavato;, acptimós 'Aga^uròg, 'A^ia§cvi-
xòs llftpffutof ttiaepìjg Eu'tujfijr CIG. 1619.
M. Avp^Xiog 'Ayrutvtvos Zepaatiq Méymiog
'ÀQBptxòi. 'Adia^eyixSi ffHpffuoV CIG. 4371.
AvTOxgiiiiog M, Avg^Xia; 'AVTiayìvog rcQ/xavi-
xàg CIG. 1133. 1327. (lìgirtayixi; 2973).
Avt. Katua^ M. AvgtjXiBC 'AvTiovìfoe, Ha^Sixòs
fiéyiDtot, Bgiiiapixòs ftiyiato;, rtQfiaytxòs ué-
yiaro;, CIG, 3484, 1321. 2457.
JiioxQÓTmQ Kttìaag M. AvQ^Xto; Zcoégiìs 'Av-
jayìyoi 2sfia<JiÒt eCaefiiji 'Aqapaiòg 'Aifiapeyixòe
IlaQ.-tixò; BgiTmyixòs /téyiarng, cf, 'E^i, 'Aqx- 1887
p, 54. Le Bas, Voy. arch. 2, 261.
MaQXOi AvQijhii; 'Avfoyeìvos Kaìeag Se§aajif,
Latyschew, Insc. Pont. Eui. 1, 17.
AvtoxgaTtuQ Sejiaaiòs M. Avgt^Xiog'AvTiuvùyn;
AiyQvatK, Latyschew, o, C. 1, 109,
OJtre agli epiteti che più solitamente accom-
pagnano il nome dell'ini peratore, dobbiamo ri-
cordarne altri meno frequenti, ma non meno sin-
golari. Per es. :
Magnus imperator — C. II 28, III 8705,
vm 12, 350, X 5802 cf. Kaibel, Insor. 1024.
Pater milìtam — CU 4676,
Fortissimus inclitìisque ac super omnes fe-
licisìimas princeps — C. V 7780. X 5909,
Fortunatitsimus noòilissimusque princeps —
C. VI 1032.
Insictus princeps — C, V 7643,
Optimus maximus et super omnes indulgen-
tissimìis princeps — EE. 4, 791.
Super omnes retro principes invictìssimus —
C, VIII 6306.
Auguslzis optimus — C, VIII 15, 436, 709, 966,
y Google
CAR
Oplimas sancCisiimus pius felix Avgtislus
dominut noster invictissìmus et omaium prin-
eipum virlute benivolentia indulgentia exupe-
rantissimus — C. XIV 2073.
Dominut noster invktissimuì Augustui —
C. Vili 7973.
y^^ xbì aaUooTìi; SMn6z>ìs CIG. 2264. 2912.
2913. 3485. 3844.
ffmrijp TJji oijjf olxovfiéys]i CIG. 4680.
fundatoT paci» Cohen, Med. Imp. 4, Car. 90.
rector orbis Cohen, I. e. 541-547.
festitutor urbis Cohen, 1. e. 522-542.
àvixijroi, xal evtii-((aia[0( Jvjoxpihioff Latj-
schew, 0. e. 1, 3.
Magistrature e titoli.
A. 196 Caesar.
n 197 Imperator destinatua.
« Pontifex.
« « Fratrer Armlii C. VI 1053.
" « Cooptatila inter sacerdotes in aede
lovis propugnatori» conaistentes
C. VI 2009.
■> 198 Auguatus (prima del 3 maggio) C.VIII
2465.
1 201 Piua.
n 202 Consul.
K 205 Conaul II.
p. 208 Gonsul UT, Imperator II.
" 210 Britannicui.
» 211 ArabicKS (dopo la morte del padre).
1 » Adiabenicua.
« 1 Parthicus maximal.
n n Invictua.
n « Pater Patriae.
» " Pontifex Maximus.
n 213 Consul IV, Imperator III.
» n Germanicua.
n « Felix.
•> 215 Imperator IV.
Le inscrizioni si possono distribuire crono-
logicamente nel modo seguente;
A. 196.
A/. Aurelina Antoninus Caeaar C. II 1040. Ili
154. 304. 1696 (?). 8387. 6163. VI 1050. 1051.
X 1651. 3341. 5964. 7273. XI 8. XII 4345. XIV
121. EB. 7,440. Cft. Zeitschr. d. Ver. d. Eh. Gesch.
und Alterth. UI 1887 p. 515. FL. 2372. Cohen
4, Car. p. 160 n. 148. p. 161, n. 155. 566. 582.
586. 681.
A. 197.
Le iscrizioni riferentisi & questo anno offrono,
secondo il tempo, due diversi titoli.
I") M. Aureliua Antonimia Caesar C. VI
224. 1050. Cf. Cohen, 4, Car, n. 74. 119. 120.
IbO. 593. 597. 748.
CAB
107
^) Af. Aureliua Antoninus Caesar Imperator
deatinalus (nelle iscrizioni greche «èiaxqdiaig
Meiyfiévoi) pontifex (sino al 2 giugno dell'anno
seguente) C. TU 243. 10059. VI 2009. ÌX 4880.
X 5174. XI 2913. EB. 7, 353. 390. WB, 122.
BRh. 1G62. EB. 1. 13. BH. 1881 p. 156. Cf. Cohen
4, Car. 53. 54. 83 (solo per eccezione o per errore
il titolo di Augustus C. V 5259).
A. 198.
Imp. Caes. M. Auretius Antoninus Augustus,
pontifex, triòunicia potevate (2 giugno). ~ ]1
Wilmanns (Eiempla etc. 2 pag. 519)' osserva;
" Ceterum vide ne duplex fuerit ratio numeroram
tribunicia poteatatis, altera iucipiena ab anno 198,
eaqae solemnis et legitima, altera ab anno 197 n.
C. ni 205. 218. 471. 1453. 3745. 4642. 4650.
6071.6530.6723.6725. 10616. VI1052. IX 2122.
XI 3876. Xn 7276. BE. 5, 1161. 1174. EA. 1888
I p. 424. Cltì. add. 3837 (ròr nlóy ici«x»"^
/ieià toi maeSf). Latyschew 1. e. 1, 97. 109a,
cf. Cohen 4, Car. n. 19. 64. 79. 82. 113. 116
568. 571. 598-99. 615.
A, 199.
Imp. Caea. M. Aureliua Antoninus Aug. Pius,
pontifex, tribunicia poteatate II {1 gennaio).
C. 1111453. 3708.3733. 5823, VI1053. X7275.
7560. XI 1025. 3876a. XU 1232. EE. 7, 354.
0. 926. CIG. add. 4915*. 4701. Cohen 4, Car. CO.
61. 162. 405. 497. 600.
A. 200.
Imp. Caes. M. Aureliua Antoninus Parthicus
maximus, pontifex, tribunicia potestate III, con-
iai., proconsul, p. p. C. II 1669. 1770. Ili 4622
7602. 7603. 7604. VI 225. 1054. X 5052. xf
1322. CIG. 3178. 4154 et. Cohen 4, Car. n. 181.
405. 413. 415. Car. et Gete p, 244 n. 5,
A. 201,
Imp. Caes. M. Aureliua Antoninus Piua Aug.,
Parthicus maximua, pontifex, tribunicia poti-
state IV, consul, proconsul, p.p. CUI iS2.3ì20.
4624. 4638. 4654. 5712. 5714. 5717. 5722. 5723.
5746. 5750. 5978. 5981. 5982. 5987. 5990-95.
7540. 10278 (cf. MOe. 11, p. 65) C. VI 1029. 1030.
3769. Vm 10992. IX 5980. X 6908. 6929. XU
5532. CIG. 1561. Kaìbel, Inscript. 917. Laty-
Bchew. op. cit. 1, 3. 34. Cohen 4, Car. n. 173.
175. 176. 183. 671; Car. et Gete p. 263, n. 1.
4. 6.
A. 202.
Imp. Caes. M. Aureliut Antoninus Pius Aug.,
pontifex, Parthicus maximus, tribunicia potè-
' Hm IDmncADD «rrorj dÌT«r^n» i»l campato degli
li dalla pototoatè triboaicik:
a) in mano C. IH 7fll)2-7S04. 75*0-5720. EB. B, i60.
i) in pio EE. ^ 90S. C. Ili iti. 1452. X 7228,
y Google
108 C A R
«a(d V, consul, proconsul, p. p. C. VI 226 8<t6
1074. 103t. 1037. 862. 3774(?). BE. 7, 301 NS
1892 p.480. CIG. 5973. et Cohen 4, Car n 2
8. 16. 22. 175. 178. 68G. 692; Car. et lete
p. 2t3, n. 2.
Inip. Caes, M. Attrelìus Anlomnui Pìus Aug
pontifex, Partkicus maximal, tribunicia potè
state VI, COS., procos., p. p. C. VI 220 10^3
1033. 1034. VIÌI 12. 402. IX 788, EE. 7 750
NS, 1888 p. 389. CIG. 4965. cf, Cohen 4 Cat
96. 121-123. 416, 419. 669.
A. 204.
Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus, Parthcus
maximus, pontifex, tribunicia potestate 17/
fonsttl, imp. 11, C. HI 5993. VI 1035. XI 3086
EB. 7, 104. BRh. 1406. CIG. 4980, cf. Lohen
4, Car. n. 14, 15, 48. 125. 418, 513. 662 Sulla
celebrazione dei ludi saecalares, avvenuta in
quell'anno cf. EB. 8, p. 274. 294. Cohen 4 Car
n. 48. 53 {Antoninus Pius Aug. poni tr p
VII. COS. lud(os) ìaec(ulares) fec(it); n 555
556; sacra saecniaria cf Cenaor. e. 17 Zosi
muB, 2. 4. Herod, 3, 8. 10),
A, 205.
Imp. Caes. SI. Aureliui Antoninus Aagustus
Partkicus maximus, pontifex, tribunicm } ote
state VIII, consul II, imp. II, p,p. C, II 1170
ni 1051. 4452. VI 1055, 1056. VH 229. Vm
6306. IX 1609. EE. 5, 902 (eironeam. irti.^Josf.
VUII). Cohen 4. Car. p, 146, 36-38 ; n, 93. 419.
422 ; Car, et Gete p. 245 n. 8. CIG. 5884.
A. 206.
Imp. Caes. M. Aurelius Antomnus Pius Au-
gustus, Partkiati maximus, pontifex, tribuni-
cia potestate IX, cotisul li, imp. II, p. p. CIG.
3791. 4084. cf. Cohen 4, Car. n. 424. 425, 426,
A. 207.
Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus Pius
Augustut, Partkicus maximus, pontifex maxi-
mus, consul designatus III, imperator li, p. p.
C. VI 2836. X 5909. HS. 1889 paff. 41. EE. 7,
1205, Cohen 4, Car, 409. 410. 430-445.
A. 208.
Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus Pìus
Augustus, Partkicus maximus, pontifex maxi-
mus, tribunicia potestate XI, consul III, imp.
il, p. p. C. ni Dipi. XLVni. 5720 {per errore
tr. poi. IX) 5808, V 4055, VI 210, 434. 716?
Vili 2711. IX 4117. X 5064. 8010. FL.II 261.
BH. 1887 pag. 450, CIG. 3770. Cf Cohen 4,
Car. n. 126-128. 4Ì6-459. 517. 682-685.
A. 209,
Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus Pius
Augustus, pontifex maximus, Partkicus maxi-
mus, tribunicia potestales XII, consul 111, im-
CAR
perator II p p G VIH 460 9792 5496-
Cohenl Car n 46 400 473 518 519 60H 618;
rara la forinola pius felix 4ugustus EF 2,
491 usata solo dopo la morte del paiire
A 210
Imp Cae^ M Aurihus Antomnus Pius Felix
Aug tribunicia potestate Xlll consullll imp.
Il j p. C. II 1037. V 4317. VI 1057, 1059,
1076 IX 6010, XI 3087. 3716. EE. 7, 13, Nelle
mtnete appare il titolo di Britannicus, cf. Cohen
4 142 n, 10. 12, p, 154 n. 104. 185. 474-493,
4 211.
imp Caes. M. Aur. Antoninus Pius felix
Aug pontifex maximus, Partkicus max., Bri-
tannicus max., trib. pot. XIV, consul IH, imp.
11 procos., p.p. C, m 467. XI 2096. XIV 1982.
Nh 1889 p. 38. CIG. 3163, EA, 1892 p. 311
n 53 Cf Cohen 4, p. 142 n. 27 [Concordia
Augg) cf. 28, 31. p.l51. n. 84. p. 158 n, 186-
187 194. 538. 634-642. 67S.
A 212.
Imp Caes. M. Aurelius Antoninus Pius Felix
Aug pontifex maximus, Britannicus max., Par-
tkicus max., tribunicia potestate XV, consul IH,
imp 111, procons., p. p. BRh. 1424. C, II 6235,
1671 [tmp. bis), m 3519. 5755. VI 1063. 1064,
\I 3250, EB. 5,300. 338. 1232; 7, 96, 0. XIV
119 Consul IV designatus: C. IH532.HI 4452,
4639. X 6876. Cf. Cohen 4, p. 147 n. 44, p, 155
n, IH. p. 158 n. 133. 195-208. 494-497. 611.
A. 313.
Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus Pius Felix
Aug., Partkicus maximus, Britannicus maxi-
mus; dopo la spedizione in Germania, Gcrma-
nicus maximus (v, Eckhei 7, 211. 222. EE. 2,
597: ob victoriam Oermanicam) pontifex maxi-
mus, trib. potestate XVI, cos IV, imp. IH: C.
m 202. 795. 796. 1378. 4628. 6324, 5704. 5735.
5755. 5980. 5997. 5999. 1493. 11950. V 28. VI
1065, 1066, 2001. 3773. VIU 10610, EE. 5, 519.
G. IX 1609, X 5826. 6422. 7338 (erron. tr.pot.
XYIl). Xn 3436. XIV 2073. 3391. EE. 2, 597;
5, 519. BRh. 1959. 1962. 0. 928. WB. 1461.
8M, 1877 p. 11. BI. 1883 p. 56. 59. Cf Cohen
4, p. 144 n, 25. p. 154 n. 107; p. 158 n, 134.
135. 136. pag. 160 n. 147. 152. 167. 211-«37.
536-639. 579.
A, 214.
Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus Pius Velix
Augustus, Partkicus max., Britannicus maxi-
mus, Germanicus maximus, tribunicia potestate
X VII, consul I V, Imp. Ili, procos., pater patriae.
CU 3707. 4801, 6218. 6981, 6223. 6241, 4689
4690. 4755. 4727. 4728. 4740. 4763. 4754. 4755'
4801. 4804. 4837, 4842. 4843.4846.4848,4850.
4872. 4876 (eccezionalmente im/Jerator IV f.sa.
yGodgle
CAR
4740. 4876). Ili 5785. V 7780. VI 1067. 1068,
2103. IX 5994. X 6922. BB. 4, 431. 5, 979.
Cf. Cohen 4, Car. p. 141 n. 1. p. 158 n. 137,
138. 139. 239-27.V Bevne des étuiìes grecqnee,
1891 p. 297.
A. 215.
Imf. Caei. M. Aurelius Antoninus, pontifex
maxiTims, Parthicus masimui, Germanicus ma-
ximus, Britannicus masimus, tribunieia pote-
slate XyiII, consul IV, Imp. Ili, procos., pater
patriae C. IH 1063. 3629. 138 ; princeps maxi-
mus C, m 5997. 5980. 5998. 5990. VII 1043.
Vin 7973. 11022. XIV 1226. BE. 5, 1149; 7,
567. CIG. 4989. Cf. Cohen 4, Car, 276-235.
A. 216,
lììip. Caes. M. Awelius Antoninus Plus Felin:
Augustus, Parthicus maximus Germanicus ma-
ximus, Britannicus maximus, pontifea; maxi-
mas, tr. pot. XVIIÌI, eos. III!, Imp. Ili, prò-
eons., p. p. C. IT 2663, HI Dipi. XLIX, 1697,
1070. 1595. 207 {inuictus tmperator). C. X 6854.
XI 628. XIV 2596 (princeps iweniutis). EE. 5,
U02;l,h%\(AureUiv,sSevertt3). 631. 633.635.
Vedi Cohen 4, Car. n. 336-370. 523.
A. 217.
Imp. Caes. M. Awrelius Antoninus Pius
Felix Augustus, Britannici^ maximus, Par-
thicus maximus, pontifex maximus, tr.pot. XX,
imp. ni, COS. un C. ni 711. 712 {dominus
poster). 3907, VI 1009. VH 217. BE. 4, 791.
C. II 4889. 4676, 2661. EB, 5, 1120. Cf. Cohen
4, Car. 372. 404. 647. 652. 653. 654. 657.
Divus.
Dopo la morte dell'imperatore Macrinua, si
riscontra l'epiteto divus conferito aCaracalla nelle
inscrizioni di Elagabalo e di Alessandro Severo.
«) nelle inscrÌKioni di Elagabalo:
C. n 4766: divi Antonini Pii Magni 0o.
cf. 4767. 742 (sacerdotes parenlum imp. Anto-
nini). XII 4848. 5537. VI 1078. KA. 1888
p. 180.
j^ì nelle inscrizioni di Alessandro Severo ;
C, VI 1083 (divi Antonini Magni Pii /il)
VII 585. ef. Vm 12404.4766. 4769. 4805. IX
4853. XII 3163. 8. 108, 109. X 7278. 7279.
XIV 3514. BEh. 1960 1961 RA 1892 II p 392
EE. 5, 1313. 1144. 553 74 72, 7, 653 602
792 (fiaminatus perpetuus d Magni Antonini
Pii) Cf Cohen p. 145 n 33 34
Molti<i3Ìme delle inscrizioni di Caracalla non
SI possono riferire ad anno determinato e restano
quindi di scarso ainto per la cronologia di qnesto
momento di storia imperiale Alcune perb bi pos-
sono restringere entro un limite di tempo, altre
invece nmangono assnlut ara ente incerte
Al periodo di regno comune col padre (a. 198-
CAR
211) si debbono ascrivere !e seguenti i
CU 259. 810, 1670. 1664, 1969. Ili 75. 1127.
1174. 1343. 1377. 1439. 1564.1602. 1780.2862.
3342. 3346, 3391. 3518, 4623. 4650, 5166, 5824.
.'■.508. 5536. 5727. 6943. 10119. V 1761. 2816,
2821. 5806, 7980. 7643. 8063, VI 120. 180, 354.
410. 419. 461. 570. 643. 738. 883. 935. 938.
1039. 1041. 1042. 1047. 1060.1061.1062.1997.
2388. 2837. 2838. 3401. 3770. VU 269. 482. 837.
VUI 12349. 14457. IX 38. 2166. 2204. 2950.
2997. 8425. 4958, 4959. X 1585, 3325. 4584.
5333. 6487. 6655. 7336. 7503. 8022. 8025. 8262.
XI 3784. 3785. XII 2183. 2491, 4323. 5426.
XIV 2072. 2101. 2255. 2803. EE. 2, 982; 5, 508.
FL. m 988. 1044. 787. 1700. — lourn of hellen.
st. XIII p. 259. EE. 1, 16. — RA 1892II p. 151.
MOE XI p. 44. — Cohen 4, Car. 57. 67. 71. 77.
80. 90. 108. 109. 117. 175. 526. 568. 589. 591.
Al periodo che corre dalla morie del p.idro
sino alla fine dell'impero di Caracalla (a. 221-
217) si riferiscono le seguenti: CU 2661. Ili
206. 466. 1453. 1565.4623. 4623. 532(. 5734.
5735. 5808. 4230. 6530. 7645. 7690. 8705. V
874. 1836. 8084. 8087. 8089. 8090. 8091. 8092.
8093. 8096. 8097. 8099. 8104. 8107. VI 1061.
1062. 1070. 1071. 1072. 2388. 3401. VII 311.
VIII 15385. 15436. cf. 709. 966. 1615. 1798.
IX 429. 5013. X 474. 6991. 7949. 8059. 8325.
XI 596. 3876, XII 1851. 4347. XIV 122. EE. 7,
1228. BEh. 1452. 1661. 1664. Kaibel, Inscript.
1063.
Non si possono distribuire cronologicamente
lo seguenti inscrizioni:
C. n 955. 1644. 3830. 4130. 4055. IH 180
427. 3342. 3346. 3514. 8518, 4560. 5943. 6580,
V 4192. 7865. 7866. VI 570, 1060, 1073. VII
269. 62. 837. IX 2997. 2950. 3425. 4637. 4900.
X 43. 414. 5802. 7277. 7471. 8044. 8243. XI
2695. 3608. XII 5426. XIV 2497, 2977 BE, 5.
776. 710. 335. 810. 822.823.1189. 1197. 1228;
7, 141. 226. 355. 558. 638. 804.1100.026.627.
583. BRh. 1661. CIG. 1075. 1185. 1619. 2091,
2581. 2264. 2912. 2973, 2457. 3856. 4016. 4371.
4663.
Opere pubbliche.
I recenti studu di topografia romana hanno
messo in luce la grandp parte che la ilniastia
Seienana ha avuto nella stona edilizia e monu-
mentale di Roma, ma si noti che però non 6
sempre possibilp distinguere quanto fu dal figlio
inuiato da lui semplicemente continuato o
compiuto Le ricerche epigrafiche nelle provincie
romane hanno anche dato la conoscenza di mol-
tissimi lavori di pubblica utilità impresi o com-
piuti sotto il regno di Caracalla, e conferisccno
y Google
no e \ R
naoTi elementi ppr conoscere la condizione del-
l'Impero in quell'età, di cm le fonti letterarie
danno di preferenia o l'inutile dett^lio o l'in-
trij?o di corte
In Roma
I bolli imperiali portano le indicazioni C XV
688 opus dohare d n Antonini Aug ex fìq
Voconianis, oppure XV 744: op. dol. ex pr. M.
Aur. Antonini Aug. n. port. Sic. od anche C.
XV 769 a. b. op. dal. ex praed. Aug. n. fig. C.
Per. TU.
Iscrizioni di monumenti: C. VI 1033. Snl-
l'arco di Settimio Severo, dedicato non Eolo
all'eterno ricordo delle vittorie del padre, ma
anche iniigmhts virtatièua eias. — C. VI
1032. Nel Septiionio, — G. VI 896: Panlheum
vetustate corruptum cum omni cuUu restitùe-
runt. — C. VI 1031. Nel castello dell'Acqua
Claudia (col padre a. 202). — C. VI 1034. Snl
portico d' Ottavia (a. 203. col padre) ; incendi
corruptum restitueriunt). — 1035. Sull'arco degli
argentari (col padre). — 935. Sul tempio di
Saturno (?) (a. 198/211 col padre): impp. Caess.
Severtis et Antoninus Pii Augg. felices resti-
tuer{unt). — 938. Sai tempio di Vespasiano
(col padre): [impp. Caess. Severus et Antoninus
Pii Augg. felicei ré\itituer[unt). — 883. Forse
sul tempio della Fortnna muliebre sulla vìa
Latina: Livia lD\rutÌ f. Hxor Claesaris Au-
gusti'] Impp. Claes]s. Severus et AtUo[ni-
nus Augg. et Gela nobilissimus Caeiar] el[lulid]
Augimta) mater Aug[g . . . restituerent]. — 570:
Serapidi deo sancto (Aedes, ara ? Cf. Spart.
Car. e. 9).
Imp. Caes. M. Aurelius Antoninus. P. F. Aug-
PaHk. max. Britt. max. pont. max. aquam.
Maroiam variis caribus impeditam purgata
fonte excisiì et perforati! montura restituta
forma adquisito edam fonte novo Antoniniano
in sacram Ifrbem suam perducenJam curavit. —
Circo di Caracalla (?) Coh. 4, Car. 236. 237.
In Italia.
Ostia: EE. 7, 1265: Jmp. Caes. M. Aurelio
Antonino Pio Augusto Pio. Augusto, felici,
restitutori castrorum Osliensium (a. 201). C. XIV
114 ne! teatro: 3£. Aurelio Antoninus Caesar
(a. 196).
Via Appia. C. X 8854 (Terracina Fundos);
viam ante hoc lapida albo inuliliter stratam, et
corruptam silice novo quo firmior commeantibus
esìet per milia passum XXI sua pecunia fecit
LXXI (a. 216).
6922 (Benevento Caudiuni): munitiones alvei
cenlabsas cum substructione restituit cf. IX
5994 (a. 214).
6908 (Capua-Calatiam) : marum ad iefen-
CAR
sionem viae vetuitate eollnpsuin rest'tuerunt
(col padre e col fratello).
6870 {ad pontem Capuanutn) ; viam inonda-
tione aque (sic) mteruptam restituit.
Anagni 5909 vram quae ducit in villam
ìfaqnam nlice sua pecunia straverunt (col padre
a 207)
Via Puteoli-Neapolira. 6929. cf. IX 5980:
(Foro novo Aeqnum tuticum) col padre, a. 210:
ìabentem viam amplissimi! operibus susceperunt
obiectisque molibus sua pecunia munierunt.
Neapolis NS 1892 p. 480: ... Severus...
et ... Antoninus molem novam ad defensionem
viae adluiione maris corruptae f\e\eeTunt.
Lanuvium. C 'Kn 2101: Senatus populuiq{ue)
{Lanuvinus) tkermas ampliati* locis et eellit
a fundamentis extruxit ae dedicavit ex quan-
titatibus quae indulgentia dominorum nostro-
rum principum h onorar iaT(um) summarum sa-
cerdotiorum adquisita lunt.
C. V 8063: Via Ticino Augustam Tauri-
8083: Via Mia Augusta (cf 8087. 8089.
8090. 8091. 8092. 8093. 8096. 8097. 8099. 8104.
8107.
Sardinia.
C. X 8010. 8022: Via Caralibus Turrem.
8025: Via Caralibus Turrem et Olbiam.
Gallia Narhonensis.
C. XII 3430 (Vintìo Eeioa) ponles viamq{ué\
vetustate conlabs(am) rest(itaic). — Cf. 3431 (?).
3432. 3434. 3435. 3406. 5532. Via /fosioduno
Genavam (col padre e col fratello).
ffispania.
C. n 6218 : Via Braeara Asturicam Quarlam.
Germania.
BRh. 1759. 1962. 1961. Via ab Aquis ad
vicos Nottingen, Helmendingcn cf. 0. 928: ai
Aquis mi).
Britannia.
C. VII 106: templum(?) de sua pecunia
restituerunt (col padre e col fratello) a. 208-211.
Africa.
EB. 5, 1120: Via Cartkagine Tkagaslem
restituii— 1159: Via Cartkagine Portum Ma-
gnum {a. 216) — RA. 1888 I p. 416: Aquas
Flavianas vetustatem collapsas per vexillationes
militum suorum restituerunt (198-910). — EE.
5, 1102; Viam Cartkagine Tkevestem- . .resti-
tuii cf EE. 7, 572. 567. 627. 633. 635. 636.
572. 583 (riferite all'anno tr. pot. XVIII, 216,
tranne 567 {tr. pot. XVII!), cf. Willmanns n. 834)
7, 556: Via Tacapis Capsam.— 561: Via Te-
lepte Thevestem (a. 216) — 621: Via CilUo
Tkevestem (a. 211) - W. 840 a. b.: Via Lam-
baese Dianam.
y Google
CAH
Jlaelia.
C, in 5981 aegg. vias et pontes reslituit —
ab Aug(iisfa) etc, fa. 201).
Afacedonia.
C. m 711. 713 (a. 214).
Pannonia Superior.
C. Ili 4639 (a. 212).
Panitonia.
C. m 206. 3733. 3745. 5981. 5982. 4017.
4622. 4623, 4638. 4654. — MOb. 14, p. 92.
Norioum.
C. m 5755: viamiuxtamamnem Danuiium
fieri iussit a Bonodurusalo ...? (press Passa
fia) cf. 5704. 5750. 5720.
Moeiia inferior.
C. Ili 7602. 7603. 7604 (presso Hirschoua)
Aita.
C. m 467: (Troade) Provinciam Asiamper
viam et (lumina pontibvt subiugavit {a, 211) —
6723. 5725: Via Epipkaniam Ernesam (a 198)
314: (Ancyra) (a. 217). — BH. 1878 piR 597
Pisidia (a. 196-210). — C. IH 200 {Syiia) per
opera della leg. Ili Gallica (a, 213-7) — BI
1883 p. 83. Ponte sul fiume Chabina nella Cum
magene cf EE. 4, 28 (a. 200 1 — RA 18 8 I
p. 434 presso Sidon (miliarium X\ HI ^ ?) —
CIG. add, 3857 d. Via Aeiani-B ~ 2 78
Sull'acquedotto di Ephesus.
P Sept'm'u Gela (fratell ) Geta
P u sotto 8 tratterà spec al n t d 1 d
figl di L Sepf m us Serer Q Ig
soltanto le nscne on d Cara alH nelle quii
s s orge la rasn a del nome d (. età o la so
st tu7 one d altre pa ole jer dm trare la
scrnpolos tà ed anche la rap d tà o de fu ese
gD to 1 ord ne d nartelHn ente d to dall mpe
'^ab reno la medes ma s rte le ns r z on
Tcordant L Sept m us età C&esar p e C ^I
1033 EB 4 78 come quelle r fer te ali m
pe alar Caesar P Sept n m Gela p us Augn
slus fé! x -p e C U 2 9 810 HI 75 18
427. 471. 482. 1009. 1127. 1174. 1343. 1375,
1439. I45I. 1602, 1780. 3346. 3615. 3733. 3991.
3998. 4617. 4622.4624.4654.5156. 5187. 5536.
5712. 5715. 5717. 5723, 6745. 5746, 5981. 5982.
5987. 5990. 5991. 5993. 5995, 5996, 6222. 7603.
7645. V 4317. VI 120. 180. 225. 354. 410. 1032.
1033. 1076. 1035. 1056, 1075. 1076. 1500. 3778,
VII 279, Vni 12142. 14457, IX 4958. 4959.
S895. X 5909. 6908. 7275, 7503. 8010. XI 596.
1322. 1926. XII 5532. XIV 2072. EE. 4, 778.
789. 1035. 1056. 1075. 1076. 1500; 5, 400,
CAR 111
598. 618, 716. 822. 902. 927. 1161. 1189. 1193.
1197. BRh. 1402. 1452. 1513. 1934. WE. 985.
1482. 1377. 1482. 987. 990. BH. 1878 p, 597.
CIG. 3841 d add. 3857d, cf. 1216- 1217. 2091.
2591. 2974. 3956 b. 4701 h. 4609. 5884. 5956 b.
4973. 6829.
Il nome di Gela, che non si trova nelle
inscrizioni che per rara eccezione (p. e, C, VI 210),
non fu conservato che su qualche oggetto d'uso
privato, p. e. Ili 5687 ao o sulle flsiulae acquarle
che rimasero solt terra C XIV 1981. 1982.
3636 5oll VIE 2801 bo 2812 e; CIG.
add 3841 d nelle monete ^edi Cohen, Med.
Imp Car e Geta e ''età
Piantili» (moglie) — Era figlia dì Pliu-
ziano citfadmo d origine africana e da Settimio
Seroro innalzat< ai più eccelsi gradi dello Stalo.
Pan alla sua fortuna furono la tracotanza e la
superbia di 1 il che os perfino minacciare l'im-
peratrice e Caracalla La sua auperbia passfi
g-m limite quinJo egli nell a 202 tiusci ad
unire la sua hglia Plautilla al gì vane Caracalla
(v Cohen Med Imp 4 PJautilla Aug. n. 21).
La dote che venn
e data alla sposa poterà
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nel 210 quando Caracalla sali al trono
Caracalla ebbe da PlautiUa due fìgl' un maschio
\nt n no che morì bambino una femmina elio
d v e la sorte della madre Nelle iscrwnni il
omo d Phut Ha non si trovi che assai rara
nente esse do stato emanat) lordine che easj
ven sse eraso Eb C X 7336 Nelle monete Cohen
Med Inp 4 p 243 Car. e PlautiUa 1-4, e p. 244
n 149 come pure nelle monete di Corinto. Cohen
1 e n 30 42 di Heliopolis, neUa Celesiria p. 247
n 43 d Tjras,^ nella Fenicia, Cohen 1. e. 44.
C. VI 120. 180. 220. 224. 225. 1074. 1500.
VII 875. IX 4958. EE. 7, 438. 744. WE. 935.
1500. Dumont Melangea n. 110 a.
A. Taramblli.
CARACTERARIA (ars). - Iscrizione di
Lugudunum BL. p. 425: Aureli Leonlii, qui
vixit annis XXIJJ artis caracte\ranae]
Ausonia Amauda mater etc, H Boissieo (ivi)
crede che sì alluda all'arte di scolpire iscrizioni
in marmo e forse anche dì inciderle in metallo .
y Google
e AR
CAKAEDUDIS. - Nome di divinità, noto
di Astnrica, nella Spagi
C. Il 5663 { =. BE. 3, 148): Caraedudi Franto
Reburri f[iliiis) v. s. l. m.
CARALES (Cagliari). - C. S 7522-7807.
8323. — EE. 8, 709-723. — Città della Sardi-
nia, secondo la tradiiione fondata dai Cartagi-
ni'si (Paus. 10, 17, 9. Steph. Byz. a. v. Kd^eXig.
Itela 2, 7, 123. Solin. 4, 2), e principale del-
l'isola (Strab. 5, 2, 7 p. 225. Fior. 1, 2 [2, 6]
cf. Ptol. 3, 3, 4; 8, 8, 3. Itin. Anton, p. 80. 81.
82. 84. 85. Raveun. 5, 26). La forma plurale k
comnniseiiua nelle lapidi e neg:li scrittoTÌ, eccetto
Floro {1. e.) e Claudiano (de beli. Gild. 520) e
g-li itinerarii (11. ce.). Di eeaa è menzione nella
Eoconda guerra Panica (Lìt. 23, 40; 27, 6; 30,
39), in quella portataTÌ dal console Ti. Senipro-
nius GracchuB nel 577 u. e. ,Flor. 1,22 [2, 6}
cf. Liv. 41, 6. 12), nelle guerre civili [Caes. beli,
civ. 1, 30; beli. Afr. 98. Dio Casa. 48, 10) e
nelle due spedizioni l'una contro Gildone (Clan
dian, 1. e), l'altra contro i Vandali e i Goti sotto
Ginstiniano (Prooop. beli. Vand. 1, 23. 25 ; 2, 13
beli. Goth. 4, 24). Da due iscrizioni (C. X 7682
78t4), che ricordano due Mii, l'uno (7682) cor
tainunte, l'altro (7844) molto probabilmonto liberti
del municipio Garalitano, potrebbe trarsi, che la
città sìa sfata elevata a municipio da Cesare
essendosi a lui conservata amica nelle guerre
civili. Certamente al tempo di Plinio {nat. hist
3, 7, 85) era « oppidum ciyìum Eoraanorum n
Era inscritto nella tribù Quirina (C. Vili 3185.
X 7587. 7598. 7599. 7603).
Magistrati. — Quattvorviri iure dicunde
(7587. 7599. 7600 cf. 7605), quinquennales (7587.
7599); quattuorviri aedilìeia potestate (7600.
7603). Dnbbio 6 il senso del princeps civitalis
(7808) ; e il proeurator.... Karalitanomm (7828)
probabilmente sta per actor.
Cittadinanza e sonato, — Municìpium (7682.
7844), civitas (ISOS) ; splendidisùmus orda (7917,
7940), ardo (EE. 8, 718), decurione (7602.
7604).
Sacerdoti e Auguetali. — Ponlifem (7587.
7605); fiaminicus (7602), fiaminica perpetua
(7604); — magister AuguHalis (7552).
Liberti del municipio. — 7682. 7844.
Sotte Caralitani come teatimoni son ricor-
dati in un diploma militare dell'anno 68 d. Or.
(C. X 7891). — Un eenturio princeps? le-
giionh) XIIII Gem[inae) Caralitanus (C. X
6574).
La città {Karales) è ricordata in parecchi
miliarii (C. X 799. 8000. 8001. 8006. 8011.
8019. 8022. 8025. 8027. 8031. 8033; - EE. 8,
743. 747. 757. 760. 761. 762. 770. 772-779. 781-
CAR
782. 787. 791. 792-794. 796. 798. ■
NS. 1892
EdOMNCEK, C. I. LKt. S p. 477.
CARARIEN8ES (cultores). - Si hanno
in una iscrizione di Sigus nella Numidia (C. Vili
10857): Neptuno Aug{usto) sac{rìtm) cuttores
Cararienses v(atum) 3{olvit) l{ibens) a{nimo).
CARAUSIA. - Y. Valens.
CARAU8IUS (M. Aureliua Valerins
Fiii3 Felix iDTlctas). — Carausio, Menapio,
avev^ atnto da Ma^eimino l'incarico di provve-
dere alla sicarezza del mare presso Bononia,
infestata da Trinci e Sarones. Egli ebbu il co-
mando del soldati e della flotta del canale, ma
pare che insnpeibitosi per la huona riuscita
delle sue imprese, abbia cominciato ad agire
per conti proprio Condannato a morte, cccupù
la Bntannia (a 286), al che si riferiscono le sue
monete colla leggenda; Expectate veni e colla
rappri-sentazione del genio della Britannia (Cohen,
54 segg ) Assonse i nomi di Imperafor, Cassar
ed iujustus, che gli furono riconosciuti da Dio-
cleziano e Massimino, dopo che nel 289 egli ebbe
bdttufi I soldati mandatigli contro. Allora proba-
b Imente assunse i nomi di M. Aurelius Valertut.
helle sue mnnete 1 tipi sono ripetuti da
quelle di imperatori precedenti: sono più note-
voli quelle Carausiui et fratres mi, nelle quali
accinto 1 luì si vedono Massimino e Diocleziano
(Cohen 7 p 43), Moneta Auggg. (Cohen 177),
Laetitia Auggg (Cohen, 129), conservatori Augg.
(Cohen, 49), Comes Auggg. (Cohen, 27), Hila-
ritas Auggg- (Cohen, 104), Paio Auggg. (lliv.
Non s'ha memoria che egli ibbia coperti la
carica di console, hcncl Ènnam ta(Chn
51) si legga COS. HI.
11 suo dominio durb p u a n 1 bn n
snltato di assicurare la t nqn 11 tà d di
Nord. Senonchi nel 2 3 f di p
fette dei pretoriani. Ali f h P 1
posto (Entrop. 9, 2. I pa C n ta t
12, 21. Aur. Vict. C; 39 20 21 J dan
Rom. 297 etc.). Cfr. S h 11 G h d m
Kaiserz. 2 p. 127 aegg)
CARB0NARIU8 - I ne d B ne
ventura C. IX 1716: M Eg [ t ] M U b t )
Pamlpìhili carbonari t d R ma C \I9235
Locu.1 Caeciliae Arratis se.... carbonaro quem
emit ab.... etc. ; Q23G:... [/iUus}ì Acili v{iri)
v(enerabilis) carbonaruls] eie. Cf. PUut Casin.
2, 8, 2. Tert. de carn. Chr. 6. Bltimner, Tech-
nol. etc. 2 p. 347.
CARBULA (Aimodovar dei Rio). - Città
della Baotica, presso Corduba, sulla riva del
Bactis, da Plinio (nat. hist. 3, 3, IO) poeta tra
y Google
CAB
le città del ' conTentus Cordubensis '. Dolio po-
che laiiidi loculi (C, Il 2322-2325), una (2322)
è posta a Vespasiano (a. 74} dai pagani pagi
Carbulensìs; il che pare riferirsi a un muta-
meiito posteriore nell'ordinamento della città,
ricondotta circa quel tempo alla condizioue di
pagm.
HUEaUEB. C. 1. Lat. II p. Ì2Ì.
CARBUNCULOS. - Nel senso di gemma
(Plin. nat hìst. 37, 7, 92 segg. Isid. orig. 16,
14, 1) ai ha in due iscrizioni, che descrivono
ornamenti di statoe di Iside: C. II 3386:... in
basilio uaio et margarita «(amerò) VI, ima-
ragdi duo, cylindH n(uniero) VII, gemma car-
bunclui, gemma kyactnlkm, gemmae ceraumae
duae etc. ; — XIV 2215:... corona analem-
psiacal cum gemmis topaios nfumero) XXI et
carbunculos n{wnero) LXXXIII etc.
CARCASO iCareassone) — Città della Gallia
Narboneusis, nel territorio dei Volcae Tectosagi
(Ptol. 2, 10, 6 cf. Caes. beli. Gali. 3, 20): Car-
cassione nella tabula Peutingeriana (2, 2), e Ca-
stellum Carcansone (IfJn. Hieros. p. 551, 9), Car-
easiona (Ravcnn 4 28) Careasum (Plin, nat
hist 8 36) riinio n e ) la pone fra le citta
di dmttD latino, e unais^ruione (C. XH 5371)
ricorda un C Cominius C f Volt{inia) Bilulio
prait{Oì) c(oloma) I{uhae) C(arcaaonis) ; da cui
appare essere stata iscritta dopo divenuta co
Ionia romana nella tribù Voltinia, che ricorre
pure in un altra lapide (BRh, 946 (Bretzenheim)
C. lulius C. f- Vol(tinia) Carcfasons) Niger
milea legìonia II etc).
HlKSLKFELD. C. I. Llt. XII p. K!2. «21.
CARCER — Nel significato proprio della pa
rola {cf. Cic. Catil. 2, 12; Verr. 7, 28, 29 30
prò Piane. 12. Tac. ann. 4.68; C, 40 etc.) si
ha nel frammento, di un editto del governatore
della Numidia (EE. 5, 1268 ... in carcere co\n\
ìtitu[i tame\n ? debent ab ordi\_n\e civitatlijs etc )
Spesso negli atti degli Arvali (p. es. C \l
2041 lin, 1 ; 242 lin. 20 etc.) sono ricordate le
careeres o ricint<i del circo ove si tenevano i ca-
valli, le bighe e lo quadrighe per lo corse (Varrò
1. 1. 5, 153 cf. Cic. Brut. 47. Vergil. Georg. 3,
101; Aen. 5. 145. Horat, sat. 1, 1, 114 etc.). In
un frammento anai si ha proprio per la prima
volta earcar{es'i circi (NS. 1892 p. 270).
Frequente è invece la menzione nelle lapidi di
militari, che sopraintendevano allo carceri proprie
degli acquartieramenti militari. Il nome È vario :
a) Car<;«rariaa : Karc(erariuì) 0. Oalpur
rtius Seoeras, nella cohors V dei Vigiles (0 VI
1057, 7 lin. 4) ; — Caricerarius) C. Mtimmtui
Vitalis, nella^stessa (C. VI 1058, 3 lin. 7), —
Kar(Mrarius) legiionii) C. IH 10493.
CAR 113
b) Agens curam carceris: Etpinius Fe-
stianus frumentariui leg{ionis) I adiutrich agem
euram carceris etc. (C. Ili 433) ; — Aur{elixì)
Artemidor^ut) b ene)fìieiarim) leg{ati) Ug[ioniì)
li ad{iutricis) p(iai^) /{idelis] S(everianae) ageni
c(,uram) c(flrceris) (C. UI 3412).
e) Opti» caPCeris: ... optio karc(eris] ehor-
(tu) XII urb(anae) Gordianae (C. VI 531); ~
C. Luccius C. fil{im) Stell(atina) Sahinus....
militavit in cok{orte) I itrb(ana).... optio vale-
tudUnarii). optio carcaris etc. (C. IX 1617); — op-
[t^ionis karceris ea: cohort{e) XIII wban{a) etc.
(OH. 6808) ; — ... opt{io) car(ceris) Noni Blande,
frammento di latercolo delle coorti dei vigili
(C. VI 240C); — ... mit. ckot. Ipraetor., optioni
carcaris etc,
d) A Gommentarìis custodìamm; Sex.
Cetri Sev[e]ri spec(ulatoris) bene/iciari(i) Getan,
ab com(.m)entari[is'\ custodi flru[m] (0. 3206); —
M. Apicio T. Kilio) Cam{ilia) Tironi .... evo-
cialo) a comment{arÌs) cust{odÌarum), optioni,
evociflto) salar{Ìorum) etc. (C. XI 19).
Il dubbio, se in una lapide (BEh. 452) posta
a un [Opp'ìonio Pfl(er[no] p{rincipalif) b{ene-
fictarw ") 1 ej; ca kj(wn s) /sia da sciogliersi
ìB ex ca(rce>arto) o non piuttosto ea; ca{ndi-
dato] Biei~oine v rrebbe il Lauer cons dorando
che mancano esempi finora di carcerarli perse
di 1 gion'ir ed essendo la custodia delle carceri
militari affidata a dei princpa/es del rorp ,
come p e beneficiarti opliones frumentari etc ;
questo dabbio è ora tolto per la lapide su rife-
rita (a) che 01 cifre appunto m kar{ceraritt))
leg(tonis) Seconio lui pare eie affidandosi di
preferenza tale custodia ad optiones col tempo
siasi detto optto carceris il custode propri delle
medesime anche se la persona non era in vero
optio (cf C IX 1617 Cauer Bphem epigr 4
p 4''2 segg)
CARDO — V Centuria
CARDULORUM (cohors) - \ \ arda-
lomm cohors..
CARDUS, — Delle due specie di cardi,
l'uno silvesCris (Plin. nat. hist. 20, 262. Vergi],
Georg. 1, 151 etcì, l'altro sativus od hortennr,
il nostro carciofo (Plin. nat. hist. 19, 152. Colum.
11, 3 etc), l'editti) di Diocleziano " de pretiis
rerum n (C. m p. 1933) accenna probabLlmenta
alla seconda, e ne distingue due qualità : 6, 1 :
hem cardai maiores n{umero) quinque (dena-
rios) decem, 2 Sponduli n'umeró) deccm (dena-
rios) sT
CABEIAE (GaUra). - C. XI 3759-3776. -
Stazione della vu Clandia o Clodia, a non molta
distanza da Roma ricordata negli itinerarii (An-
ton p 300 Tab Peuting 5, 4 Eavenn. 4, 33)
y Google
lU
CAB
e da Frontino (de aquis o. 11) : « {Alsiotina,
aqua) ooncipitur ei laon Alsietino via Claadia
miliario quarto decimo, deveriiculo dextrorstiB
pasenunt sex. milinm quingentoTumn, e e. IT:
u cnm es laou Alsietino et deinde circa Careias
es Sabatino (Alsietinara aquam) [accipiat]». Il
Bormann osserva: «Intra cuius dritatis terri-
torimn Cireiae fuerint neseic. Credibile tamen
mihi videtui, cura via Claudia sive Clodia mu-
nita praefectura Claadia constituìta sit, cuius
sedes esset Forum Clodi, intra hanc praefectu-
ram hunc quoque locum fuisae, ubi easet prima
statio viae Claudiae dietans a Foro Clodio fere
19 chil. n. Le iBcridoni non offrono notizie
importanti.
BoRMiHN, C. 1. lat. II »3.
CARENSES{.S'3n(flfla'-a). -Città nella Tar-
raconensis, nel conventus Caesarangustanus, di
condiziono stipendiaria (Plin, nat. hist. 3, 24 cf.
Eav. 4. 43). Una fiammica (della proTÌneia Hispa-
nia citerioiis) ex (cotwentu) Cae'araug{vstano)
Karensis è ricordata in una lapide di Tarraca
(C. n 1242), e un Porcili» Felixs K[a]resis in
una (2962) delle scarse lapidi locali {C. II 2962-
2972). Il nome si ha pure in un miliario dell'a. 134
(4906): a Cara m. p. III.
HUBBNEB. C. I. Llt. II p. 402 987.
CARES. — Città della Sardinia, ricordata
come patria (Cares{Ìo)) d'un soldato delia cokors
II gemina Ligurum et Cursorvm in un diploma
di NervB (C. X 7890=111 p. 861. 1967 dipi.
XXVI). Il Mommsen (ivi) ricorda i K«^^<'awi di
Tolomeo (3, 3, 6) e suppone che si riferiscali')
alla stessa città. Il Tamponi {NS. 1890 p. 363
segg.) notando che non tì sia identità tra cesa e
ììforwn Caris dell'itinerario Antoniniano (p. 80),
crede che essa corrisponda al luo^o oggi ancora
detto Caresi, presso Terranova Fausania.
CARIA. — Regione dell'Asia minore, che ad
oriente confina colla Ljcia, a mezzogiorno e ad
occidente col mare, a nord colla Lydia e la Phry-
gìa (Plin. nat. hist. 5, 29, 1 segg. Liv. 36, 16.
Capell. 6,686. Solin. 40,15, Isid. orig. 14, 3, 43.
Mela 1,16, Corn. Nep. Ages, 3. Front strat. 1,
8, 12; 3, 2, 5 cf, Eamsaj, Hist. geogr. p. 722),
Dopo la guerra con Antioco nel 564 u. e. fa
data ai Ehodii [Diod. 29, 11), dopo la gue-ra
con Perseo nel 586 fatta lihera (Poljb. 30, 5;
31, 7. LiT. 44, 15. Appian. Sjr. 44; Mithr.23).
Nel 625 nell'ordinamento dell' Asia fatto da
Manio Aquillio, dovette essere comprosa in quella
provincia, alla quale poscia appartenne (Cic. pr.
Fiacco 27,65), fatta ecceaione per Ehodus e la
Peraea. Cf. Asia 1 p. 715 segg.
No ll'ord in amento governativo dioclezianeo fu
provincia a sé della prefettura d'Oriente e dipen-
CAE
dente dal moarim dioeceseos Asìafiae {Not. dign.
Or. 1 , 101 ; 2, 39 ! 24, 5 = 14 Seeck pag. 4, 6.
53. Laterc. Veron. 3, 7. Polem. Silv. 7, 6. (cf. Asia
p. 732 seg.). Capitale ne era Aphrodisias (f/tpo-
noli? Hieroch 688,10. Epistola Leonis imp. in
Labbei concil. 9 p. 267. CIG. 2712 lin. 14. 2746).
Aveva a capo un
Praeses (Not- dign. Or. l, 101 Seeck
p, 4):
Aiirel(iue) Marcellus w(iJ-) p{erfectisnmìli)
praes[es) proviinciae Cariale'], sotto Diocleziano.
C. m 449 ;
Fl(avius) Baralach (?) oHarisùmus) praeses
Cariae, sotto Teodosio II e Valentìniano HI.
C. Ili 7152;
ri(aTÌus) Costantius, o ìa/mQÓtaio^ ó ^
ye/iùiv probabilmente appartenente alla genera-
zione posteriore e quella dell'imperatore Con-
Btanzio. FL. HI 593.
Fl(avius) QTiint(as) Eros Monaiios ó rfin-
a^ftoTiitog ^ycfi'òi' sotto Constanzio. CIG. 2744.
Fulvins Asticos ò ^ytfiùy ó Óiciatiftoiaxoi
gotto Diocleziano C. Ili 480.
In Hieroolee (687,7) la provincia è detta di-
pendente da un consuiarìs.
CARICA. — L'editto dì Diocleziano ' de pre-
tiis rerum ' (C. Ili p. 1934) ha: 6, 84: Ficus Ca-
ricai ti(umero) bigtnCi quinque (denarios) quat-
tuor; 85: Caricae preuae siextaTium) umm
(denarios) qualtuor. Un'iscrizione di Eoma (BM.
1887 p. 4) ricordando un banchetto dei negotian-
tes corani, ha: [mluataciim et palma et carica
et pir{a). Su questi fichi socchi, detti così dalla
loro provenienza dalla Caria, v. Cic. de div. 2,
40. Plin. nat. hist. 13, 51; 15, 83. Ovid. met 8,
C74; fasti 1, 185 etc.
CAKICIANA (Diana). - C. VI 181 : Diana
Cariciana M. Aurelius Caricus oqvarius huius
loci cutn li&ertis et alumnis sigillo Dianae etc.
Indubbiamente il predicato è in relazione col
cognome del dedicante ; ciò che è frequente anche
per altre divinità.
CARIETUM (cohors). — C. V 4373: C
Me$o C. f. Cla{adia) Saxoni primo pilo, prae-
f[ecto) coho t[is) p fi t ) f i { ] p t'
/ic{i), quinqueni I) h C m tV ae
sum. n nom t tt d 11 I I 1 à Ca
rietes, nell'H p T rd ta d
PUnio siceon ip rt (al f CI
niensis (nat. h t 1 3 26 f Pt 1 2 6 8)
OARINAE - Q Ha i rti, d 11 tt d
Roma, e prop m t i 11 E q 1 h
il suo punto pi t 11 d h
di s. Pietro \ 1 h d 1
deva nella vallata ad occidente verso il foro Eo
mano, comprendendo cosi a un dipresso lo spazio
y Google
CAB
tra la Sutura al nord e il Colosseo a! sud, e le
terme di Tito ad est e il wicui Ctprius ad ovest
{Varrò 1. 1. 5, 47. 48. Dionye. 3. 22; 8, 79. Liv.
26, 10. Dio Cass. 48, 38etc. cf. Becker, Top. p. 522
seg^. Gilbert, Gesch.iind Top. 1 p. 163 seg. 168).
Nella divieione SexvJana della città in tribù, ap-
parteneva alla seconda, la Saburana; in quella
di Augusto in regioni, alla terza, Isis et Seraph.
Ivi sorgevano, al oltre tempio di Cerea e Tellus
(v. Aedea p. 186), le case di Cicerone (ad Q. fr.
2, 3) e di Pompeo (Veli. 2, 77. Auct. de vir. ili.
84) cfr. Cic. de harasp. 23. Suet. Tib. 15. Serv.
Aen. 8, 360 seg. etc. — Il luogo è ricordato da
una lapide urbana; C. VI 9718: Olla L. Cluvi
L. Uiberti) oleari de Carinis. 11 custos carina-
rum di una iscrizione dell'età cristiana {C. VI
9318) difficilmente sarà da riferire ad esso.
CARINUS. - V. Oarns.
CARIOCIECUS (Mars). - C. H 5612:
Alarti Cariocieco L. ffispanius Franto em voto
mcrum. Così una iscrizione di Tudae nell'Hispa-
nia Tarraconensis.
CARISTIA. — Una delle ferìae privatae,
non della famiglia propria, ma dei parenti, cbe
si celebrava ai 22 di febbraio, ft 1 q 1
data leggesi nei fasti di Philo al mpl
mente Caristia, di Polemius Sii Ca a
gnatio ideo dieta, quia tunc ets fuer nt
rum parentum odia, tempore obit d p ninu
(C. I' p. 258 seg.) e nei Menolog t a (7fl o
cognatio (C. I« p. 280). Nella lei 11 g A
lapu et Hjgiae fL \I 10234 lin. 13) pani ente
Item vai K{aleì ìas) JHart(ias) D e karae co
inationis etc \ aleno Maximo (2 1 8) cos
descnie lo scoio della fetta Convivi n et am
sollpmne maiorcs instiluerunt idque car t a ap
jcllaverunt cui praeter cognat s et adfines nem
jnterponebalnr t si qua Inter necessar as per
3 nas querella essct orta apud sacri meiisae et
Inter 1 liantatem an murnm et fautur bus on
rdiae adhibitis tolleretur cf Ov d fasù 2
615 seg. Martial. 9, 55. lertull. de idol. 10.
CARMEN. — V. Arvales p. 700 e Lndi
CAR
116
CARMENTALIA. - Festa religiosa in
onore della dea Carmenta o Carmentis, a cui
un tempio (fanìim) sarebbe stata innalzato da
Evandro, secondo una iiadizione suo figlio, se-
condo un'altra marito, a pie" del Capitolium, circa
il forum Olitorium, tempio che die' il nome alla
porta Serviana detta Oarmenlalis (Dionys. 1, 33.
Solin. 1, 13, Serv. Aen. 8, 337). La festa si ce-
lebrava in dnc giorni del mese di gennaio e di
cui il secondo pare essere state un'aggiunzione
il (
= ni idiut) faniìtariai) : Kar-
mientalia) (fasti Praenest. C. I* p. 231); —
Car{mentaUa) (fasti Maff. C. I' p. 228 = VI
2297); — Diei Carmentariorum (J&sii Philocal.
C. I' p. 256); — Carmentalia de nomine matris
Evandri (fasti Silv. C. P p. 257) ; {Carmentii
partws curai omniaque'] futura; o6 qttam calu-
sam in aede eius cavetur ab icorteis omnique]
ornine morticino (fast Praen. 1. e). Come di-
vinità tutelari del parto, le Carmentae eran due,
Porrima e Prona e Postverta (Geli. 16,16, 4.
TertuU. ad nat. 2, 11), e il sacrifizio era com-
piuto da un (y.) Flamen carmeotalis e dai pon-
telìci (Ovid. fasti 1, 461 seg. 629. Varrò J. 1. 6,
12; 7, 84. Geli. 18, 7 etc).
15 gennaio = XIIX K(alendas) Febr{ua-
rias): Kar{mentalia) (fasti Praen. C. I' p. 231); —
Car\mmtalia) (fast. Maff. C. I' p. 223 = VI
2297); — Carmentalia (fasti Philocal. C. I'
p. 256). I fasti Praenestinì aggiungono [I. e):
Feriae Ciir\me'\nti ob eandem causslam quod]
Jllidus. Hic {dlies dicitur institutu\s ab ] si
Fidenas eo die eepiss[e'\t: probabilmente il noma
mancante sarà stato quello di Mamcicas Aemi-
liuB, dittatore nel 317 o 328 u. e. (Liv. 4, 32, 8) o
d-Q S I dttat 1319 II d n
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li t la a Ib (0 d fast 1 617
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CAEMKNTALIS (flamen). - Uno dei jia-
m neimmores addetto al culto della dea Carmenta
(Cic Brut. U, 56), Un'iscrizione urbana ce io
m stra ancora esistente al tempo dell'Impero, e,
a d fferenza dei tre flamine^ maiores, che arano
jatr ZI) appartenente all'ordine eqnestre; EE. 4,
759 {= C. VI 3720) r Soli Lmae Apollini Bia-
nde T Claudiuì Pallio proc(iiralor) Aiig(usti)
YY hereditatium, proclurator) Alpium Graia-
rum flamen Carmentalis, praef[ectut) gentium
m Africa, [pr']ae{fectus} alae Flaniat milita-
rilael Secondo l'Hirechfeld (Untersuch. p, 306)
sarebbe lo stesso Claudio Poliione ricordato da
Plinio epist. 7, 31.
CARMINATOK. - Un collegio di lanarii
carmitiatores (scardassieri cf. Varr, 1. !. 7, 54.
Plaut. Men. 5, 2, 46. Plin. nat. hist. 9, 134;
11, 77. etc.) si ha in Briiellum: C. XI 1031:
d(is) M{anibv,t). Eaec loca sunt lanarioram car-
minator{um) sodalici, quae fatiunt in agro etc.
Nelle lapidi ricorre anche (t.) PectìnariuB ,
Pectinator.
CARMO (Carmona). — C. H 1378-1390.
5412-5436. ~ Città della Baetica tra Hiapalis
e Astigi (Itin. di Vicarello C. XI 3281-328)4
y Google
116
CAR
Anton, p. 414, 2, Rayenn. 4, «), Kne.uwi- (Slrab.
3, 2, 3). Knei^oi^ti (Appian. Iber. 25. 5P), ricor-
data da Livio (23, 21, 8) e da Cesare (beli. civ.
2, 19, 5) siccome una delie piìi forti della pro-
vincia della Hispania. Singolare è che Plinio non
ne faccia menzione. Era inscritta nella tribù
Galeria (1380), ed è probabile che già sotto Au-
gusto abbia ottenuto il diritto della latinità e
la stessa cittadinanza romana (Kubitschek, De
orig. trib. Rom. ]>. 136). — Munieipium è detta
nelle lapidi (5120), le quali offrono anche
qumwrviri (1379. 1380 cf. add. 5120), un
praefectut C. Caesarìi quatuorvirali [potestate]
(5120) cfr. quattuor virali potestfate) munert[sì
edendi causa (1380), un pontifex sacrontm pu
blicorvM municipalium (5120) o semplicemente
pontifex (1380) un ponti{fex) dipi Auq{usM
(5120) e un aiig{tir) (1380).
HiiEBHEB. c. I. Lit. p. XLii. lee see. i 43
CARNARIA. — Festa religiosa 1 b ata 1
1 giugno in onore della dea Carna n 1 t mp
che BMgesa sul (v.) Caelìna. Varr i N
nius p. 341 : ' Quod Kalendis luni t pabl
et ptivatuni fabatam pultem dis mactant Macrob
1, 12, 81 : ' Nonnulli putaverunt lunium menseni
a lunio Bruto, qui primus Romae e nsul factus
est, nominatnm, quod hoc mense id eit Kalendis
luniia pulso Tarquinio saorum Carnoe deae m
Caelio monte voti rena faerit, Hanc ieam vita
lihua humanis praeesse credunt' cf Oud fast
6, 101 sogg. TertuJl. ad nat. 2, 9. — singolare
è n ricorrere della festa in una iscrizione di
Emona, nella Pannonìa snperior; C III 3893
ZHis) m(tmiòus). L. Caesernìo Primitivo I/IfUI)
v[iro) et dec{uriali) col(legÌi) fab(rum) et Olhae
Primillae conÌitg(i) eius, leg(atis) ex tettamen
t(i») eor{um) dec{uriis) JJIJ colKegit) fabr{um)
Itti rosas Carnar{iis) dueant, (denartis) CC L
Caesemius PrimiCioo» parentib(us)
CARNEUS, — Iscrizione di Ebora nella Lu
sitania C. II 125 : Carneo Galanticlji)ì(%) Caecilta
etc Lo Steadìng (in Boscher'a Lexicon) non crede
che sia da riferire all'Apollo Kngvùog, ma piut-
tosto al xaQvov (corno) da Hesyohins dato come
gallico, sicché nel m bb ' d' t il d"
cornuto della nott d II m t p C It
CARNI - CATALI - P p 1 Ip
ani confine orient I 1 It 1 S di t
studio del Benus C te d 1 g
l'altipiano del fium II 11 H d 1 C gì
e in parte pure fl I C t t E fi
navano con gli I t I Car dd tto
pie' della selva Pir t d d p If h
Inngo le Alpi Ca h h d ti
delle Giulie fin e t 1 d C 1 I f tt
preaso Garkfeld \\ % f p t
CAR
zione posta appunto dagli Aelii Carni (C. Ili
3915 = 10798: l{ovi) o{ptimo) maximo prò ia-
lut(e) impieraloris) Csesaris Traiani Hadrian(i)
Augiusti) Aelii Cam{i) cives Roman(i)). La qaale
mostra come una parte della popolazione ebbe
da Adriano la cittadinanza romana. — Quanto ai
Catalì, essi abitavano nella parte montuosa del-
l'Istria, ove probahilmente li ricorda tuttora il
monte Catalano, da cui ha origine il fiume Ti-
mavo: Catalan è pure castelliere al vallo romano
(cf '^trab 4 6 9 5, I, 9; 7, 5, 2. Liv. 43, 1.
Appian Illjr 16 Plin. nat. hist. 3, 18, 127. 19,
130 20 133 24 Ufi etc. Ptol. 1, 26, 29. Mela
2 4 2 Ravenn 4 37 etc). Galli Cantei sono
detti a proposito del trionfo che su di essi ce-
lehr nel 639 u e il console AemiHns Scaurns:
C I» p. 49. Àf. Aemilius ìf{arciì f{ilius), Utici)
n{epos) Scaurus co(»'s(mO d» Oatieis Kameii
[De]c{embres) a(nno) BCXXXIIX.
Augusto, vinti i Dalmati nel 721 u.c. e or-
d nata a colonia Tergeste, pose le due popola-
1 lioni alla dipendenza di lei, siccome si ricava
d I decreto di Antonino Pio, che a sua volta mo-
dificJj questa relazione di dipendenza: C. V 532
2 lin I segg.; ex proximo vero, ut manifesta-
lur cae?[rs](iiiw Utterii Antonini Aug(uiti) Pii,
tam fehctter dyìsiderinm pulb'ìlicum apitd eum
stt prosecutus impetrando, itti Carni Catalique
attributi a divo Augusto rei publicae nostrae,
prout qui meruissent vita atijue censii, per
aedihtatts qradum in ewiam, nostram admit-
[te'\rentu.r ae per hoc civitatem Romanam api-
ieerentw et aerarium nostrum ditavit et curiam
compleo[tt] et universum rem p(ublicam) «(o-
saam) cum fomentis ampliavit etc. In ohe oon-
aistesse il rapporto di dipendenza da Tergeste, e in
chi, senso fosso moc[ÌScat« da Antonino Pio, s'in-
tenderà meglio ove sarà trattata dei [v.) Con-
tributi popiili.
Bèni SEI L'Istria sino sd Angusta p. 52. ISl soEg. \bì.
ne >^ — Mjmhsen, C. I Lst. Ili p. 4ii6; V l. 53. SS.
CAENICUH (Iiilium). - lulinm car-
CARNUNTI]M(/'flh-o?ì«;;). - CHI 4393-
45^'> '181 6485 11086 1128G — C'ttà t
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e della Pannotiia, probabilmente circa il luof;o,
dove s'incrooiaTano il fiume e la via, che dal
mare Baltico menava all'Adriatico, via di gran
momento per l'importaziono del snccino; almeno
riirio (nat. hist. 37, 45) ricorda, che sottoMl
regno di Nerone xm cavaliere romano, incari-
cato dell'incetta di succino per un ' gladiafornin
munUB Neronis principia, qai et commercia ea
uxorcuit et lilora peragravit ', calcolù ' sexcentis
milia passuum fere a Camunto Pannoniae abesse
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Cae^are) Aug{usto) {^(ontt^ce) m{axtmo) mp{
retore) X p{atre) p{atriae) coMsule) IV f
ginato) gfnato) V; T{xto) mp{eraton) Ca s( )
A\u^{uHi) fiitio) impieratore) IV co{nì${ i ) //
desiginato) HI, Domttiano Caes{aris) Aiig( t )
fillio) co{-!t)[s{ule) II], C. Calpet[ano] R t
Quir[inale] Valer[io FeU}o leg(ato) Augi t )
pria) Ipriaetore)], Q. Elq\n\afSÌo C\ato l q{ t )
legiionis) XV Apol(linaris)l legiio) XiV Ip I
{linaris)] (C. lU 11194-11196 d. a. 73 d C )
Ma il eh. Otto Hirsohfeld, di cui sono p
tantissimi e degni di eomma lode i merit d 11
esplorazione di Camantura e degli scavi d 11
rovine della fortezza posta tra /"eiJ-oneH e fle ( h
Altenhirg, ha giustamente rilevato il gr»
essendo
Cappad'
mero di soldati della legione XV Apollinaris,
morti a Carnnntum e mancanti di cognome (MOc.
5 p. 217 seg.), oltre alla gran copia di tegole
relative a quel corpo militare. Laonde
> stato traslocato dalla Pannonia in
sotto Traiano, è molto probabile che
del secolo I, forse mentre
regnava Tiberio (ci& che più piace al eh. Do-
mazewski MOo. 10 p. 15) ovvero Claudio, la le-
gione XV Apollinaris sia stata trasferita da Poe-
t ' C t m ci le iscrizioni su citate
pj rt f, ì t uzione nuova, o puro
d d t d 11 hiberna.
Il ast II d C t era fin da quel tempo
1 t 1 p ) le delle foricstze linii-
t fi d II F d p la divisione di questa
p d II f te d Ila Pannonia superior.
E d t d considerevole numero
dp frtfit trre fortini. Nell'abbat-
t g d f rt circolare chiamata
Q d II tn 1 ecolo V VI d. Cr.,
f p rta d q 11 opere nell'estate del
18J0 d i à D h Altenburg, sopra la
p t 1 11 d tt £fl pietra [am Stein).
El t t d 1 t li calcina, sopra una
d 11 q 1 ! g il opra un'altra i.X.
te LXIII {dir 11245), cioè l[e-
} d ) il, j d a quarta] ; e sorgeva
p t d m t ipetto a una murata
11 tr h ai ata das Òde Scklosi
(Il t 11 1 rt ) mparso, ma già prima
m t d 1 k he la dichiarò testa
d p t (& t b d K. Altad. der Wiaaen-
h ft W \l 1854, p. 377 seg.). ~ È
! quel ponte sia ripro-
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118
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bona) 1 \1 Claudiapta /idelis la YIII gemina
la X\X Ulpta victriie e oltre ad esse la co
hors ì iel a sagittariorum Né manca di veri
Giniiglianza che anche il comandante della clas
ìis Flai! a Pannomca nsiedesse a Carnuntun
henchc cih non sia strettamente provato Qua» do
la Rotitia dignitatum fu redatta (Occ 84 28)
era praefectta claasis Hutncae Arrunto ((.or
lUEtone pare di Carnimto] swe Vtaìomanae a
Carnvnto traslata (Intgi corrjtto per ititerpo
lazioni.?) A qnel tempo vi era pure la fabrtca
Carnulensis senta la (Not dign Occ •> 20)
^ulla SI sa finora delle canabae Carnuntma
Certo t. che da ([nesta condizione col tempc
Carnnntam divenne mumcipium Aelìum (EE.
4, 895. 0. 2675 de! tempo di (Jnmmodo. C. HI
4554. 4495 a. 178 d Cr), siccome Mursa, Aqoin-
cuìii e Oviiava, e fn inscritta nella trihii Sergia
(C. lU 4495. IIOIB. Vni 2G75. BRh. 204 cf.
Hettner, De love Dolicheno p, 41 i archàolog. erte-
sitO 1891 p 233 Kubitachek Imp Eom tributim
descr p 22b seg) Secondo 1 n o av so a buon
dintt crede 1 Domszewalt (MOe 10 p 15 seg.),
avere Adr ano dato 1 ord na nento n un e pile a
Car nntnra mentre s recava snlla t a In go il
I an b e agg ungo parer che ti quel mc-
dei n tempo inchp i \ dubona s a stata fatta
da qaell mperatore la medes ma concese onc.
Durando la guerra moiea da Marco Aurei o ai
Marcomann (expedtt o Ger nan ca 9 r natica),
per qualcl e tempo 1 mperatore ns ede a Car-
nuntum (Eutrop 8 13 Aurei V et aee 16), e
fu IVI che d È compimento al secon lo 1 bro dei
suol afor sm (v 1 sotto tit 1» del secondo libro
i« if Kaffyo rv ) Che T B ano stat i are Anto-
n no P e pr a d lu no de Pliv è in
qualche modo provai dalle lap d C VI 8878
(cf lannot) e IH 44^7
Circa la fine dell'anno 191 d. Cr. Settimio
Severo, che nell'anno precedente area avuto il
consolata, fu nominato governatore della Panno-
nia. E ■ ' 1 193' n If 1 rta fbus repugnans
imperat t app llatu apnd Camuntum Idibus
Augustis ( ta 5 1) Li l g KIIH gemina
vietrix h gì f tt n la dignità impe-
riale, fa da ìu ata 1 m n ne in monete
d'oro, d a (, nt li b nz (C h n n. 270. 275).
Ora av nd a quant s mb a gli abitanti dì
Carnunt m t n ent asme quell'atto
dell'ese t la tta da mun p um fu elevata
a colon a C m 4236 4567 4539 (posta, come
pare, fra gli anni 198--09 o 211 212 cf. EE, 4,
892 lin. 8 : Stpt. Carln-]. 894 b lin. 14 ; Sep,
Carnu). I decurione» del municipio sono ricor-
dati C. ni 4495. 4554; quelli della colonia
42S6. 4567; deU'uno e deU'altra 4J70. 4410.
CAE
ITn ìllhtr iure d{t^mdo) del manie pio si ha
4554 e nna lapide con 1 iscrizione Illh ir
(C in 11253) rinvenuta nell anfiteatro si crede
allnda ai po'ti donde i quattuoivin assistevano
ali spettacolo Ui Auq{uUahs) mun[%Cip i) Ae
l(t) kainiunli) si ha in 2675 Da ma dedi
ZI 1 e fatta a VoU-anus Auy ustus] si conoscono
due Augustal(es) curator{es) thermar(tim) che
ai p Iranno riferire alla sovnntendenza dei bagni
sulfurei di Seutìch Alterèurg molto tisati nei
tem;i antichi e nei moderni Un servir col[o
niae) A appare in 4539 Di collegi si conoscono
fìi qui tre e sono un coUegiìtn veteianorum
tentonai wrum con propri magistn (44960»=
11093); una scote Variana, in onore delia quale
nell'anno 243 d. Cr. un Ctaudius Verìssimus
[pyeco q(ìiin)q(uennalii) posuit non si sa che
cosa (4496 = 11096) e un collegium convetera-
nofum, dì cui un magister era allora veliera-
nus] leg{ionis) XIII! gem(inae) M{aximi\anae
(11189).
Nel novembre dell'anno 307 d. Cr. i Caesares
ed Augusti si adunarono a Camuntum (Lactant,
de mori persec. 29), e Licinio fu proclamato Aìt-
gustus; e pare che in quel tempo sia stata eretta
l'ara C. IH 4413: De(o) S(oli) i(nvicto) M{itkraé)
fautori imperii mi lovii et Flerculii religiosis-
simi iugusti et Caesares sacrarium rettitue
riiit — Nel 375 d Tr \alent ano cun tar
nuntum Illyr orum opp dnm i tro saet desertara
qu dem nunc et squalens sed dactor exerc tus
perquim oportunu ub f rs cop im ded sset
aut rat o e statione j roi n a r pr n ebaf barba
r cus adpet tus (Am Marceli 30 5 "j e d
la emanò il suo rescritto sulla recrimm itio (Cnd.
11 d 9 1 12 p d Id A g t Carnati*).
Dpi d d II N 1 1 d g t tum (Occ.
9 20 ^ 26 28) g d d Carnim-
P t
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ìa della
upato da
forti fica-
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b g ad t d 11 d I la il vil-
laggi d D t hAlte bu g, e agli antichi sob-
borghi si sono sostituiti i giardini al di sotto
della città di Haimbutg. Quegli avanzi però per
incredibile negligenza rimasero sempre negletti,
finché diciassette anni or sono alcani dotti di
Vienna, specialmente il Conze, l'Hauser el'Rirsch-
feld, non vì rivolsero la loro efficace attenzione.
Da allora infatti sono stati scoperte vestigia
delle kibema, di bagni militari, acquedotti, san-
taari, come p. e. di Mithras, luppiter Dolichenus,
Silvanus e altre divinità, di case, cimiteri, vie
atc. Oltre a ciò vi si é rinvenuta gran copia di
y Google
CiR
moneto e anticaglie d'ogni sorta. Al mezzogiorno
di Petronell si vede ancora al disopra del ter-
reno alto circa 13 metii, l'avanzo d'un lanus
quadrifrons, chiamato oggi VUeidenthor, co-
straifo nel secolo IH o IV.
J. W, KuBITSCHBK.,
CARSUTUM. - V. Antricum.
CARO. — L'editto di Diocleziano ' de pretiie
rerum ' (C, III p. 1933) sotto il capitolo 4 item
carnii riferisce cinquanta articolL diversi di carni
e grascie, fra i quali la parola caro ricorre nei
seguenti: 4, 1; Carni[i] porcmae /tal{icum)
p{ondo) unum {denarìos) duodecim; — 4, 2:
Carnis bubulae Ital{icum) fiondo) unum (dena-
rios) odo; —4,3: Carnis caprimie stÒe veybe-
cinae Ital{icum)p{ondo) unum (denarios) <^c}to;
4, 12: Ungellas laattuor et aqualiculitm pretio
quo caro distrahitur. — Cf.nn decreto dei^ a
fectus itrii C. VI 1770 lin. 12.
CAROENUM. — Specie di vino cotto (Pai
lad. II. 18. Apic. 2, 1 eie); nell'editto di D
cleziano 'de protiis rerum' (C. Ili p- 1 31)
sotto il capitolo 2 de vinis: 2, 13: Item car n
Maeoni Halicim {se.vtanum) unum (dena )
triginta.
CARPANTUS. - Divinità gallica, di cui
non si ha menziono che in una lapide di Forum
lulii, nella Galli» Narljonensis : C. XII 248: L.
Valeriuì Quartus Carpanto viotum] s(ol>>ii) Hi-
bem) m{erito).
CARPENTARIUS. - v. Carpentum.
CARPENTORATE {Carpentras). - C. XH
1 157-1315. 5832-5834. - Città della Gallia Narbo-
ncnsis, nel territorio dei Memini, tra Vasio e
Avennio; forma p I' a d 1 ra C ianCo-
rate (Plin. nat. h t 3 36) t C rpen-
torate, come p. 11 N tt T 11 m (11,
12r 'civìtas Carpe t t Ad usca)
e negli Atti dei Idi I \ I { pisco-
pus Carpentorat ) C l{ ) I K ) Me-
m{inorum) è eh m n d Arau-
sio (C. XII 123 ) 1 (" l 6 d dicata
on'altra del luog (USS) WF mN s, che
Tolomeo (2, 10 16) p 11 t t mtorio
dei Memini, pnh hit ed dalla
nostra città, elmptè Idq T
Claudins Nero, 1 1 n 8 p
ordine di Cesa ì d d 11 1 a
Gallia Narbone (S t T b 4) "^ du h
da Plinio 0- C-) d h d r bb a
latinità, S'ignor q d tt 1 ttad
nania romana; alluik fu meentta forse nella tribù
CAB 119
Voltinia (1187), Dell'ordiniinenfo municipale le
lapidi non danna alcun ragguaglio, (ranne che
in una (1188) si accenna al populus e in un'altra
(1159) si ricordano sexviri e sexmrì AugustaUs
et Flaviaies.
HlRSCHFBLD, C, 1. L»t. IH p. 147.
CARPENTUM. ~ Una lapide urbana (C,
VI 3744), forse relativa a spettacoli dati da una
coorte di vigili e dell'anno 362 d. Cr. ha; De-
scriptio feT^iarum] quae in cohorte.... CI Ma-
merlino e[t Nemttà] cons[ulihm). Matronae
cum oarpentii sifon{ibwq . . , falc\ibu3\ ... un-
c[mis\... h[alteisì] . . . . Altra di Sitifla nella
Mauretania e rigaardanto un tempio (C. VII!
8457): ...ai therm[aa exornandaè]
carpenti capistellis et stroitlii ve eis cxar-
natum .... Sul margine di cilindri (SI. 1, 1295)
leggesi ; , . . rebuc — carpentum bona noeta
vada dormitum.
Al costrnttore di tali veicoli col nome di
carpentarius, accennano Dig. 50, 6, 6. Lampr.
Al S 52, 1, L'editto di Diocleziano u do
p t um n (C, in p, 1935) sotto il titolo
d m diòus operariorum 7, 10: Carpentario
t up a diurni Idenarios) quinquaginta (cfr,
M q a It Privatlehen p. 706. 713 seg. Blflmner,
T hn 1 2 p, 325,
CARPICUS. — Appellaiiro preso per vit-
torie riportata sui Carpi, popolazione Sarmatica,
dagli imperatori (v.) Philippus -Aiirelianus —
Diocletianns — Maximianus — ConBtantius
— Cìalerius.
A una invasione dei Carpi nella Dacia nel
secolo III accenna indirettamente un'iscrizione
di Apulum : [/(oui)] o{ptimo) m[aximo) 0. Va-
t{erius) Sarapio a Carpii liberatus prò salute
sua et suorum vlfitum) !{ibens) p{osuil) (C. ni
1051).
CARPIS. {M Merissa). — Città dell'Africa
proconsularis, sul golfo di Cartagine, tra Aquae
Carpitanae e Aquae Cummitanae, ricordata da
Plinio (nat. hist. 5, 4, 24 Carpi), da Tolomeo
(4, 3, 7 Knpn(f), nel Ravennate (3, 5; 5, 5 Car-
pai cf. Itin. mar. p. 493 Carpos); Karipii) in
nna lapide locale (C. VID 994). In un'altra di
Hippo (C. Vm 1206) è detta cofonio Mia Car-
pitana, ci6 che dimostra esser divenuta tale sotto
Cesare o forse anche Augusto. Delle tre lapidi
che ne prevengono (C. Vili 993 = 12454. 994.
W5= 2455) una (998) accenna insieme ad
ad d u on a un saeerdos publicus, al
/ amen p pe uu e ad una flaminica divae Pio-
a t e a a ndicazione generale omnibus
ono bu fan u riguarda un tempio dedicato
a a dea (\ Le altre due ricordano, una
(994) Costantino, 1 altra (995) Graziano.
y Google
12D CAfi
CARPITANAE AQUAE. - v. A*iuae
p. 575.
CARPUNDA (dea). — Divinità celtica,
ricordata in nna iscrizione di Poitiers (De la
Ménardiere, Le culto chez les Pictons p 13)
CARPUSCULUS. - Membro architetto-
nico, di cui non Bon sicure né la forma ne la
destinaiione. Secondo Palustre [Congres archool
XLVI 1879 p. 198 eeg.) cajyuscuh sarebbero
delle ant^fixes à don: faces, deatini^eB à la dé-
coration des faStages, oìi ellea servaipn-t a relier
les imbrices des pentes opposées". Una iscri-
zione di Vienna, nella Gallia Marbonensis (C.
XII 1904) ha: 'd{ecreto) tHecttrìonum) ftaminica
Viennae tegulas aeneas aurata» cum carpuscuHs
et vestituris basium et tigna Castori» et Pot-
luci) Cam equis et siijna Herculis et Mercuri
d{é) s(uo) d(edià) (cf. Allmer, Inscripf. de Vienne
2 p. 293 sog,). Altra frammentaria di Aequum,
nella Dalmatia (C. Ili 9768) ex pecunia
honor^arialduoviratuusampliusex^eUertiii...?
additis carlpusculis ìnauralis fastigi a[edis ?...
fece']nmt.
CARRUGA. — Cocchio a quattro ruote
(Acron ad Horat. sat. 1, 6, 104. Suet. Nero 30.
Martini. 3,62. Amm. 14,6 cf. Plin. nat. hist. 33,
n, 140). Dig. 34, 2, 13 etc), di cui l'editto di
Diocleziano « de pretiis rerum n (C. IH p. 1938)
sotto il titolo de loramentis 10,1 ; Averta pri-
mae formae in carnea (denarios) mille gain-
gentis eh. 15, 87 (p. 1940); xagovxoi' pttiatSy
Xu>ek fldfjfeou etc. Una iscrizione cristiana di
Roma (0. 4131 = 4924) ricorda una schola ear-
rucamm.
CARRUS {Mara). Un' iscrizione di Reii,
nella Gallia Narljonensis, È dedicata Marti Carro
Cicino da un i. Pomf^eius) M. y(sic) Jlismus eie,
(C. XII 356). Probabilmente il predicato accenna
alla personificazione de! monte, delle Basse Alpi,
la cui vetta si dice Pic-du-Gar.
CARSIOLI [Piano del Cavaliere tra Arsoli
e CarsoU).— C. IX 4051-4102, EE. 8, 196.—
Città degli Aeqni, sulla via Valeria (Itin, Anton,
p, 308. Tab. Peuling 6, 1 erroneam. Carsulis),
nella regione IV Augustea. La forma Carsioli e
non CarseoU è attestato dalla lapide 4067. Fu
in origine colonia dì diritto latino, fondata da
Roma nel 452 u. e., due anni dopo che nello
stessa territorio era stata dedotta Alba Fucetia,
dopo vinti i Marsi nella prima guerra Sannitica
(Veli. 1, 14; secondo Liv. 10, 3. 13 in quell'anno
sarebbe stata emanata la legge relativa e solo
nel 456 vi si dedussero i coloni, che furono 4000).
Che sorgesse nel territorio degli Aequi o Aequi-
culi, È attestalo dagli scrittori (Liv. 10, 13.
Plin. nat. hist, 3, 12, 106. Ptol. 3, 1, 56); Stra-
CAB
fra le città del Lazio (5, 3, 11
p. 238), perchè in fatto gli Aequi ne facean
parte. Nella guerra Annibalica fu tra le colonie
latine, che rifiatarono contingenti armati a Roma,
e nr- fu punita (Liv 27, 9i 29, 15); rimase perù
Ada a lei nella guerra Marsica, e per questo
devastata dagli alleati (fior. 2, 6), Ottenuta al-
lora la cittadinanza romana, fu costituita a mu-
nicipio e inscritta nd'a tribù Aniensis (40GI.
4064 4075 4084 4085. 4095. 4096. 4101 ?).
Spasso È ncordata negli scrittori, come p. e.
Obaequens (52), Ovidio (fasti 4, 683 seg.), Co-
lumella (3, 9, 2), Plinio (nat. hist. 17, 23, 213)
e nel Liber coloniaruin (p. 239 cf. 254).
Magistrati, — Quattuoroiri iure dicundo quin-
quennales (4059), quattuorviri iure dicundo 4062.
4063, 4064), quattaùrviri (4065. 4069. 4128); —
quattuorviri aedilicia potcstate [iW2); — quae-
stor rei publicae (4064); {curator?) annonae
frumentariae populiiiue (4071>.
Cittadinanza e senato, — Colonia (4067 circa
del secolo forzo), res puhlica (6078, 55), popu-
lus (4064. 4071); sunatus populmque (4056),
senatua (4054. 4061), deeurionet (4063. 4067).
Sacerdoti e Augustali. — Augur (4061);
ordo Auguslalium Martinorum (4067), uvir
Auguxtalis Martinwi (4071), Aagustalis (4058).
Corporazioni. — Collegiitm fabrum ligna-
riorum (4071\ collegium dendropkorum (4067.
4068); Martini (^068 a. 4070).
Patrono. — M. Metiliua Repentinus (4067).
MOMUSKN. e. 1. Lit. IK p. 382 sog.
CARSIUM {Illrschowa). - Città della Moe-
sia inferior, non lontano da Axiopolis sul Danu-
vios: Carso (Itin. Anton, pag. 224), Carsio
(Tab. Peut. 8, 3), Carsion (Rjivenn. 179, 2, 186,
14), KiiQaovji (Ptol. 3, 10, 10), A'«eo«i (Procop.
de aed. p, 308, 25), Ku^aoì (Hierocl. p. 637),
KaQiog (Const. Porphyr. de hem. p. 47, 15 cf.
Noi, dign. Or. 39,22: « Milifes Scjthici Carso «
sotto il diix Scythiae). Se ne hanno cinque iscri-
zioni latine (0. Ili 7488-7492), ed è ricordata
nella seguente di Dorosturura MOe, XIV p. 16:
[rf(om;a«s) n{oiter) iìmpierator) Auret{ianus)
vicit iimperavitque Palmyrenorum reginam Zey
nobiam invÌio\sqae ante se barbaroram populus
inler Ca]rsium et Sucid[avam funditm deleaitj
etc. ; il supplemento è del Domazewski.
CARSULAE (S. Gemini. Cesi, Acqua-
sparto). — C. XI 4567-4631. — Città dell'Umbria,
sulla via Flaminia, tra Tuder e Spoletinm, nella
regione VI Augustea (Plin, nat. hist. 3, 113 et.
epist. 1, 4. Strab. 5, 2, 10 p, 127; KéqoovXot):
la forma Carsulae è accertala così da lapidi
locali (4575. 45S3), come da altre di altri luoghi
(C. ni 1188. VI 2379 lin. 29), Oltre a Strabene
y Google
CAB ..
e a Ph 11 ) (11 ce ) non se no h^i ricordo cha in
Tacit ove narra che l'esercito dei Flaviani vi
riinasc nell anno 70 d. Cr. qualche tempo {hìst.
) 60) Dalle lapili appare essere stata muni-
cipium(4Slo 4579 4582. 4590), e inscritto nella
Inbu Clusfomina (4572. 4573. 4575, 4577. 4579.
4 SO 4585 4b0b 4611. 4613. 4GI4. 4622. 4023.
4()24 - C III 1188).
Magistrati - Quatluorviri (4572. 4585 cf.
4i)82 quattaorviratua), quattiiorvìri iure dicun-
do (4857) quat'uorviri iure dicando quinquen-
j}i/eì{4580) quatluorviri quinquennaìes (4572.
4t78) qtmquemales(A^l^ 457S); — qu'rttuorviri
aeiiha (457*) a'.diUs . . . . 4-5S8. 4591); —
duoviri iure dtcundo in una sol.i lapiilii dei primi
tempi d Augusto (4575 cf. 4.')88j ; curator pecu-
ntae fnimenlariae (4579).
Senato —De wìobm (4567. 4568. 4579 4580
4582 4^87 cf 4510. 4591).
Augnstali — Seviri Augustales (4579 45'!2
4584 4586) Auguslales {4573. 5480. 4582) ma
giUer Auquitahi (4581); iexviri (4580 458"*)
Collegi — Colkgius iuvenum (4579) tuvenes
colleqiati (4589) xuvenea (4579). proairatoì tu
vemm (4580) cf editor iuveitalìum.
Un milite Carsulano della legio XIIF gemina
C. ni 7797 = 1188 {G. Atriitì'C- (■ Crustumina
Crescem), un pretoriano C. VI 2379 lin. 29 (Sex.
Nummius Pacatm).
I, LU. XI p. Mt 98
- 1. Sciiw
CARTEIA [El Rocadillo). ~ C ttà 1 11
Baetica, sullo stretto di Gibilterra (It A t
p, 406. 3. Havenn. p. 305, 11; 344, 5), g
abitata dai Fenici e detta anche Tarte ("W 1
2, 6, 9). alleata di Annibale nella seco 1 g
Punica (Sii. Ital. 3, 396) ; più tardi, p g t
dai Romani, questi vi dedussero nel 583
una culonia latina, che fu la prima fon 1 t f
d'Italia e della GalUa Cisalpina (Liv. 4S 3 1 4)
Secondo l'Hiihner (CU 151. 242. p. 875J Car
f«ia era fra le nove colonie che Plinio ( t h t
3, 12) annovera, nella Baetica (cf. H q aidt
Staatsverw. 1' p. 257). Le iscrizioni eh p
vengono sono scarse (C. II 1927-1933 5485)
in una di esse (1929) ricorre la tribii G 1 h
fa forse quella della città, e un saco d II
calia. Dalle monete, invece (Heìss, M
ant de l'Espagne pag. 330 cf. Eckh 1 D tr
nnm. 1 p. 17), appaiono quattuooiri d l
decuriones. Freqaenti sono pure i rie d h
ne hanno negli scrittori (p. e. Strab 3, 1, 7
Dio CasB. 43, 31. 3. Plin. nat. hist, 3, 3, 7; 31,
8, 94. Appian, Iber. 2, 63; beli. civ. 2, 105. Ftol,
2, 4, 6. Pausan, 6, 19, 3 etc ).
HUEBHEB, C. L lAt. II t.3U nig. Sii.
CAB 131
CARTENNAE (Tenes). - C. VHI 9649-
9695. — Città litoranea della Mauretania Caesa-
riensis, sulla via tra Cartilis e Arscnaria (Mela
1, 6, 31. Plin. nat. hist. 5, 2, 20. Ptol. 4, 2, 4.
Itin. Anton, p. 14. Ravenn.-3, 8; 5, 4), Colonia 6
detta in una lapido (9663), e da Plinio (l. e.) si .
sa che fa fondata da Augusto con veterani di una
legione seconda. Era inscritta nella tribù Quirina
(9663. 9664. 9680). Si hanno: Duumviri quin-
quennaìes (9668), duumoiri (9G6Z), aediticiapo-
testate 9666), aediles (9663 cf. 9664 acdHicius),
qaaestor (9663); — ordo et populus Cartcnni-
Canus et incolae (9663), ordo (9667) ; fonti fex,
augur, fiamen Augustalis (9663). — P'nlsa è
l'iscrizione 9665 e non del luogo (cfr. EE. 7, 531).
MOMMSEN, C. I. Ut.VII[ pig. e-H. OTS, — C.iT. Essai
•u la pruvincs toniùne da Uinrétuiìe Césarienio p. 113 segg.
CARTHAGO — C Vni9991169a 10526-
10550 10973-10978 12462-14286 — Città pu-
nica sulla costa aettentnonale dell 4fr ca, nel
golfo di TuniBi seondo la tradizione più co-
rnane fondata da Did ne figliuola d un re di
Tyrus nella Fenicia (Cato presso Solin 27, 10.
Jn=tin 1<? 4 segg cfr \erg Aen 1 %J Tao.
ann. 16, 1. Oros. 4, 6. Hieronjra. Chron. alfa, 797.
973. 1003. Cic. de re pub. 2, 23. Liv. cpit. 51.
Veli. 1, 12 etc,). Poggiandosi sulla descrizìe di
Polibio (1 69 1. 73, 4. 75, 4), di Strabene (17,
3 14) p Imcnte sul lungo racconto lasciatoci
d 4j p rea l'assedio per parte dei Romani
(P 95 g .), e giovandosi delle esplorazioni
f tt II in questi aitimi (empi, il Tissot
d ve la topografia: ' Vue de Tunis,
1 p q 1 le Carthage dessine sur l'azur foncé
d g If d SSU9 des plaines basees de 1' " istli-
d F Ijbe. ces eaus toujours calmes du lao
(d r ) de la nappe éblouissanto de la
bkh d S ukora, une S(!rie d'ondulations à
p bl s à la naissoiice de la Taenia (ist-
h p ra ancora oggi il lago di Tunisi
d ! he riunisce in un secondo punto il
d ( artaiHne al continente) miìs de plus
pi q d d-o t au n d jusqn'à
1 p f d S d b S d ^ tabi p m ntoire,
d t 1 11 1 d tt t I è d 130 net e. Une
d d 11 m SI é ourant
d d t a d t tt h i p nte de
d'=fdhbd t aplE Kamart.
d t 1 p t pf pi ng t d 5té du
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d D I de base.
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122
CAR
et offre SD outre dem versanta déterminéB par
I arSte qui a étend de Sidi bou Safd à U Taenia
C est sur les deui versants de la partie mendio
naie de oette arete q^ue s élevait Carthage Au
mihen do cefte méne arSte se dreese la colline
de Byrsa (p "ibS èp^ cf p 58b)
Il monumento epigiaflco latino pin antico
che menzioni i Cartaginesi prima anc ra che la
citta fuase distrutta dai E mani È la col nna
rostrata posta nel foro Romano al constle Duilio
per la vittoria navale riportata su quelli nel
l'anno 494 a. e.: C. I 195 = VI 1300 lin 2
Lecione[sque Cartacinimsis omnis ma]a.i>no''que
nacislr{a}tos ^ìici palam post dies ii]oiem ca
itreh escfoeiont; — lin. 8: Cumque eu na
vebos claseì-1 Poenicas oin[nÌs item maj!]iimai
copiai CarCaciniensis praesente[d Ilaniìialed']
dictatored ollor]um in altod marid pucnlandod
vieni]; — 17: [Primos qu]cique navaled praedad
poploin[do3tavet primosque] Cartacini{ens}ii[in
ee]nuos d[iia!Ìt in triumpod] cf. Mommsen C I
p. 39 seg.
Gornelius Scipio Cartkagine ca;)ia le ggesi in
nna b.iie scoperta a Marrnvinm nei Marsi (C. IX
63t8), Il qnale probabilmente ' sustìnnit statuam
aliqnam ei praeda Cartbaginienai Marsìs a Sci-
pione mn restitatam, sed donatam. ut similiter
L. Mmninius capta Corintlio oompluribus populis
sìgna CI praeda dono dedit, potuitque imperator
ineinor esse amilii, quod Africano priori in Afri-
cam ] ITO ficis centi Marsi aliqnando praeetiturant
<LÌT.28,45), — come osserva il Momnise (C " ')
Distrutta Cartagine dai Romani nel G08
(Liv. epit. 49. 51. Obsequ. 20, Fior. 2, 15
4, 22 aeg. cf. Cic. de nat. deor. 3, 38 etc t ) 1
031 uni lei Rnbria dispose che tì si
nna colonia, la quale infatti composta d 0000
citladini Romani neiranno seguente vi f d d tt
da C. Oracchus, Fulvius Flaccus e da t
ches'ignera, sullo stesso suolo della citti, d t tt
e pigliando il nome di Colonia lunon (PI t
C. Gracch. 10. 11. 14. App. Pun 136- h II
1.21. Veli. 1, 15; 2,6.7.Liy. epit 60 ^1 2
Eutrop. 4, 21. Oios. 5, 11). Ma nell 638
una nuova legge di M. Minuc us Eufn 1 b 11
sema dubbio per ragione poi t ca col pretesto
che tristi presagi s'erano man festati nella del
mitazlone del suolo, che era stato consacrato
alle diviniti infere (App. 11. ce. Oros. 5, 11. Fior.
2, 3, Obseq. 33). Se peti la colonia Graccana
fu abolita come ente politico, i coloni rimasero
tuttavia in possesso dei campi Icro assegnati, e
a questi accenna la legge agraria dell'anno 643
u.c. in più luoghi (C. I 200 lin. 45. 55. 59-61.
66^9. 79. 89), in due dei quali specialmente si
logge : lin. 81 : extreque eum agrum laaiim uòei
Car
oppoduji Ckar[ta io] fuit quloniam] etc lin. 89;
Quei [ager m Afiira eit quae viae in co']
agro ante qiiam Cartaio capta est fuerunt: eae
Ines pulì cae &wito limiUsque tnteì centu-
Una nuova colonizzazione fn stabilita da Ce-
sare nell anno 710 u e (Strab 17 S Io p. 883.
Plutarch Caes 57 Paus 2 1 2 Dio Caes. 43,
50 8 50 41 1 Apini Pun Ufi) Ma loichè
nella moneta battuta sotto Cesare ne rr no stt-
fetes (Mtìller Num. de lAfnque 2 p. 1-19: Ari-
sto Mutwnbal Ricoce suf[etes)), che non pote-
vano esservi in una colonia romana, cos'i ne segue
o ohe Cesare stesso dovÈ pih tardi mutare l'or-
dinamento della colonia, o pure che la fonda-
zune di essa dovè avvenire per opera dei Trium-
viri sicome una attuazione postuma di una
decisione del dittatore (cf. Mommsen, RCm. Gesch.
5 p 645) H M. Cadivs U. l{iòertm) Phileroi
accsns[us) T Sexti imp(eratoris) in Africa
(« 719 714), Cartkagiine) aed(Ìlù), prae[fectìis)
Hure) diicutido) vectigialihts) qmnq(ue»nalibiisì
locandiis) in casteU(Ìs) LXXXIII (C, X 6104),
può avere occupato l'edilità nel tempo che pre-
cedette l'ordinamento definitivo della colonia.
Essa sorse sulle rovine dell'antica città punica
(cf. Tissot p, 637 segg.), prese nome di colonia
/alia Cartkago, e fu inscritta nella tiibii Aniensis
(C. m 6185. 6580. - VI 220. 232. 2663. —
Vin 805. 1035, 2615^. 2618*' 3358. 3925.4436,
10526 10573, 12510. — XI 2699 etc): Colon
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K d 11 Imp H a (7 6 1 f 4
d lar b2$l 7 16P pd dfl
6 5) e in una cista scoperta in Biscia nella Pan-
non a si vedono poste insieme; Cartkago, Can-
ai nt nopolia, Jio[ma2, Nico>>ied\ja'2, Siseia (C.
Ili 3969). Come capitale della provincia, ebbe pro-
babilmente un'officina monetaria, anche prima
di Aureliano (Cohen, Menu. imp. 6 p. 175 cf.
Cagnat, L'arraée rom. d'Afrique p. 411); e alla
disposizione del proconsole, dopo che da Cali-
gola in poi quello perde il comando dell'esercito
d'occupazione, nna coorte risiedeva appunto in
Cartagine (Cagnat, Op. cit, p. 261 segg.).
y Google
CAR
123
Sulla dioeceiii CartAaginiemium e sul tra-
ctus Carthaginienns v. Africa p 333 eeg 336
338,
Magistrati. — i?uoiiH (1U7 12585, duutn-
viralicius 1165), duovir quinquennahi lus (883),
aediles (8S3. C. X 6104; aedthctii) C VIU
125S4);praefectjtsi(ure)d{icundo)(l25S5),prae-
feetw iure dicundo vectig{alibìis) quinq[uenna-
lihus) locmd[Ìs) in eaacellia LXXXIII {G. X
6104); — curator rei publicae Karthaginìensi)
(1016. 1165. 12523), curator CaHhaginis (EA.
1884 I p. 356), curator colontae Carlaginlt (C.
IX 1131), curator splendida^ Cartkagmis (C. X
3732) ; — omnibus honoribus patria sua functus
(BA. 1892 II p. 205).
Cittadinanza e seuato. — Culonia latia Car-
thago (C. VIU 805. 1413 (= 15202). 1494. 1497.
12568. 15529. RA. 1892 U p. 215. AM. XIV
1888 p. 96), colonia Felix Mia Aurelia An-
niniana Karthago (1220), colonia luUa Aitrelia
Antoniniana Karthago (12518), colonia alma
Cartkago (12545 cf. 11205. 14773). splendidis-
sima colonia Garthaginienns (1165. 2409 cf. C. X
3732), coioni* Carlhago (4895. 16530. C. IX
1121). colonia (12484. 12513: beneficiis eius
(Pii) aueta), coloni Karthaginienses (C. XI
2908); invicta Roma, felìx Cartago (EE. 3, 167) ;
res publica (12522), populus (12573); — adlecti
decuriones colonorum (1413^15305). adleotus
decurto a colonis (15529), decurio Kartkagine
(883. 2409), decuriones (1002. 1004. 1141. 12492.
12495? 12571. 12572. BA. 1892 II p. 215).
Sacerdozi. — Augur i\A91'',fia'nen divi Augusti
(1494). flamen divi Nervae Augusti (KA. 1892 II
p. 2\h), flamen divi Vespasiani (RA.1893 li p. 892t,
ftamen perpetuus(l02S. 1165.12569), sacerdas Sa-
turni (12499), Genius Carlhagininìs (C. Ili 998).
Patrono. — . . . . uttiedius L f. Afer (C.
XIV 3615).
Come patria ò Bpeego ricordata : civis Car-
tkaginiensis {C. V 6209. 0. 4209), domo Car-
thagine (evocalus Augusti C. Ili 446; miles
frument. ieg. IH Aagustae C. VI 332; mil.
cohortis Vlf praetoriae C. VI 2663; prae^. eq.
alae primae Cannanefalun C. XI 2699). Car-
tkaginiensis (C. vni 14362. 14364, BRh. 325.
M^ianges d'arcli. 1890 p. 489), (domo) Cariatine
(C. là p. 853. 1960 dipi XI test.; 6185: eentu-
tione ; 6580 = EE. 5, 10 : veterano Ieg. II Tra-
ianae; C. VI 290 lin. 14: vigilis; 2:J85, 1, a
lin. 5: pretoriano; 2413 lin. 12; ineerto; C. Vm
12188 16303 EE. 3. 896 B. I lin, 21; 7, 367.
372, NS 1887 p. 70: pretoriano).
CARTHAGO NOVA (Cartagena). - C. H
3408-8520'- 5927-5940. — Città dell' Hispania
TaTTBConensis, non lungi dai confini della Bae-
tica (Polyb. 10, 10, Strab. 3, 4, 6 p. 157. Liv.
36, 42. Itin. Anton, p. 396. 401. 496 etc), di
origine punica (Plin. nat. hist. 3. 3, SI); secondo
alcuni (Mela 2, 6. 7) fondata da Hasdrubales,
secondo altri (Isid. orÌg. 15, 1, 67 cf. Sii. Ital.
3. 368; 15, 198) da Annibale. Espugnata da
P. Scipione Africano nel 544 u, e. (Polyb. 10, 6.
Liv. 26, 41 segg. Fior. 2. 6, 39. Val. Mai. 4,
3, 1 etc), diveane bentosto la città capitale di
tutta la provincia dell'Hispania citoiior (Cìc. ad
Att. 16, 4,2. Polyb. 11, 35 sogg. 31 segg. Lir.
28, 17. 21. 24 segg. 32 segg. Dio Casa, 43, 30;
45, 10). e fra i sette conventus della provincia,
il Cartilagini ensis era il maggiore e più copioso
di cittìk (Plin. nat. hist, 3, 8, 18). Che ottenesse
la cittadinanza romana prima dell'età di Cesare,
divenendo municipium, appare dalla iscrizione
chericorda probabilmente dei qaattuorviri (3408),
Poscia divenne colonia (Plin, nat. hist, 3, 21),
forse per opera stessa di Cesare, come si vede
dal predicato di lulia ricorrente nelle monete
fin dal tempo di Augusto (Heiss. Mon, aniiq, de
l'Espagne p, 269 segg.). Era iscritta nella tribù
Sergia (C. II 4230. 3442. 3479 cf, Kubitschelt,
Imp. Rom. etc. p, 191).
Magistrati. — Duoviri (3425 3429. 3435.
5920), duoviri quitnquennales (3417, 3435. 5929),
quinquennales (3426); aediles (5941: konor ae-
diiitatis 3423. 3424).
Cittadinanza e senato. — Colonia Cartka-
giniensis (5941), coloni (3414. MIT), eolonei et
ìncolae libertini (3419), oppidum (3408), res
pablica (3432. 3435), HvU Cartaginensis (3602),
eivis adlectus (3423. 3424) ; — decuriones (3425.
8426. 3431. 3432. 3437; concordia decurionum
3424).
Sacerdoti e Augustali. — Augur (3426) ; —
sevir Augustalis{ZiS% ; Lares Àugastales (5929).
Patroni. — Ees luba legis labae filiua (3417).
— Ti. Claudim Ti, f(ilius) Nero (5930), — P.
Siliua Nerva (3414).
Pretoriano. — C. Fabius C, f,ilius) Ser(gia)
Crispua (C. VI 1"-
, C, I. Lit, Il p, 462 ti
1, g,^.
CARTIMA ICartama). - C. II 1949-1961.
5488. — Città dell'Hispania nella Baetioa, ad
occidente di Malaca, a pie' dei monti ohe circon-
dano la eosta marittima della Baetìca, sulla riva
dell'odierno fiume Guadalhorce. L' Hfihner di-
mostra, che la città di Certima presso Livio
(40, 47), presa dai Romani nel 573 u. e. per opera
di Ti. Sempronius Gracchua, è appunto questa.
Da ntu iscrìzioDe dell'anno 53[4 d. Cr., dove k
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CAB
ricordato un decemvir come magistrato del luogo
(1953), si rende probabile, che la città prima
di ricevere, insieme con altre della Spagna, il
diritta Latino, sìa stata ordinata n eivitas libera
(et. HUbnor ìyì e Dotlefsen, Phìlolog. 30 p. 272).
Qaando divenisse municipio romano non ù noto;
municipium in genere è chiamata in due lapidi
(1956. 5488). di cui l'età non sembra molto po-
steriore a quella di Vespasiano. Era inscritta
nella tribù Quirina (1949. 1951. 1957. 1901.
1962). — Tie lapidi offrono, olire al decemvir
suddetto, Vordo Cartmitanua (1954. 1958) o
Cartimilanorvm (1956), e decuriones (5488),
pontifes! (1957 cfr. 1954; ponti/èx perputuus);
sacerdos perpetua et prima in municipio C.
(1956), sacerdos perpetua discreto) d{ecurÌonum)
m[wnicipi) C(arlimitani) f{acta) (5488). Oltre a,
municipium si ha [pore: civitas Cartimitana
(1955) e res p(ublica) Cartimitana (1957).
HHEBKRR. C. I. Lat. II p. E4T. 876.
CARVETII. - Popolazione ignota, ricordata
soltanto in una lapide di Plumptonwall nella
Britannia; C. Vn 325; IHis) m{ambiis). FU,avio)
Jlfartio, Sen. Iff C. Cametiorum questorio
Vixit an(noa) XL V etc. Alcuni leggono m c{o-
horte), altri in c{oUmia), altri inc{ola): l'Hiibner:
tet^iori) in c({vitale).
CAIIUCUM (pagns).— Unapietra terminale
scoperta a Neidenbach presso Kyllburg nella
regione a sinistra del Reno, ha : Finis pagi Ca-
rucv.m. Il Bergk, che la pahblica nella sua
Gesch. und Topogr. der Rheinlande et*., ac-
cenna (p. 104) che qui per la prima volta 6 ri-
cordato il cantone dei Carmes, che ne! medio
evo continua a chiamarsi pagus Carascus- po-
polazione guerriera, che fu tra le prim \
Bare il Eeno, stabilendosi nella regione il C It
tra la Mosa e la Mesella, ricevendovi il m
di Germani.
CAROLA. - Città delrffispania B t
24 miglia da Ba=ilippo (Itin. Anton, p. 411) U
L. Lueanius Optatus Carulensis an ( m)
LX-^XXXete. è ricordato in una lapide di A t g
(C. ir 5459).
CARUS. — Dove sta nato, è incerto 1
vita (4, 2-5) lo dice Illirico : le altre fo t (E
trop. 9, 18. Aur. Vict. epit. 38) invee b 11
confondendosi forse Narona con Narbo. E p
Tennto sino alla carica di prefetto del pretorio,
(vita Cari 5. Vict. Caes. 38, 1 cf Hirsehfeld,
Untersuch. p. 238), qnando in Raetia fu procla-
mato imperatore dai soldati (Zon. 12, 29). Le
truppe mandate tardi contro i ribelli dall'impe-
ratore Probo, 81 ribellarono anch'esse, e questi fu
ucciso nell'ottobre del 282 (v Probua). I sol-
dati riconobbero subito tutti Caro, che comu-
CAR
nicù la sua nomin.i al senato e punì gli ucci-
sori di Probo (rita Proh. 24, 4. Aur. Vict Caes.
37, 5. Eutrop. 19, 18,1. Oros. 7, 34. 4). Nominò
conreggenti i suoi figli, prima il maggiore Ca-
rino, poi anche l'altro, Numeriano.
Accompagnato da questo già nel 282 mosse
per una spedizione in Persia, e per via vinse Sar-
mati e Quadi, che avevano passato il Danobio
(vita Car. 8, ], 9, 4. Eutrop. 9, 18, 1. Syncell.
p. 724, Jordan. Rom. 294. cf. Cohen, Num, 91 :
triumfi4ji) Quadorum). In Mesopotamia costrinse
Varahran II a riconoscere l'autorità dell'Impero
romano. Vinse quindi ì Persiani, passato il Tigri
occupù Xoche-Ktesiphon (vita Car 8, 1. Eutrop.
9, 13, I. Oros. 7. 27, 4. Zon. 12, 30 p. 611-
Syncell. p. 724. Cudr. 1, p, 4C4. Jordan. Rom.
294), e assunse i titoli di Parthicus e Persicus
(v. più eotto cf. Cohen, 118 segg.; undique vic-
tores). Mentre si proponeva di proseguire oltre,
mori pare per una congiura nel Dicembre (?) del
283 (vita Car. 8, 2-7. Aur. Vict. Caes, 38, 34 ;
ep 38, 2. Eutrop. 9, 18, 1. Oros. 7, 24, 4. Zon.
12, 30 p. 611). I figli ne consacrarono la me-
mona, onde le monete colla leggenda; Divo Caro
Pio e simili e nel rovescio: Consecratio (Oohen,
14 segg.), cf. le lapidi di Verecunda, C. Vni.
4221 : {Pro salute^ Ìnip(eratortim) f(ratrum?)
d{ominorum) n{oUrorum) Carini ^t Numeriamo
divi Cari genitoris eorum tem^plam a funda-
mentii r{es) p{iiblica) mun{icipii)'] Verecunden-
i etc. e 4222 : [^Salvis d{ominis) n(ostris)
cy.issimis A[ureliis Carino et Numeriajno...
Zdivo Caro, genityiri eor^um templum a funda}
nt^s'} etc. Il suo nome si trova poi eraso
qualche rara volta cf C II 4102 Vili 5332 =
pd 1 I t I m
q 11 1 flgl 1 It p Im t
t p d 1
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I t tt P b ( Prob )
Num a 1 t d p I tt
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i3 he bhl gat p m 1 tt gli h
m 11 t d ! rr f
d Arri Ap p f ff d 1 f t
( t hum lA ■VtC 3868p8
45 E t p 9 19, 2. Oros. 7, 24, 4. Jordan.
E m 2 l 12, 30 p. 611. Syncell. 1 p. 725),
II f tt pi appena sul Bosforo : gli ufE-
1 p Ù 1 ro a collega di Carino il cornei
l m t Diocletianus, il quale senz'altro
d lad ArriusAper: secondo il Chron.
P hip 510 Bonn, il fatto avvenne a Chal-
cedon U 17 settembre 284 (t. Diocletiauiia).
y Google
CAB
& fu consacrata dal fratello (Cohen
10 segg. ; divo Numeriano || Consecratio). Il suo
nome è spesso ahraso, of. C. Vili 2529. 2530.
5332 = 17486. 10382. XI 827. 3580. XII 110.
XIV 126,
Carìnna, rimasto in Oriente, era un uomo,
cui l'impero serviva a soddisfare i capricci (vita
Garin. 16, 1. 2. 7; 17. Anr. Vici Caes. 39, 9-13.
Eutrop. 9, 19, 2. Suid. s. v. K<'e<'>'"i- Oros.
7,25, l. Eunap. fragni. 4, MuUer 4, U. Zon. 12,
30 p. 612), ma non mancava di energia. Aveva
vinto i Germani (cf. Cohen, 158: Victoria Ger-
manicà\ e probahilmente lìconquislata la Ctl-
tannia (v. piìi sotto) : ora raccolte delle truppe^
abhattè dapprima l'imperatore lulianus (v. Inlia-
una) e poscia combatta felicemente in Moesia
contro Diocleziano (vita Garin. 18, 2). Anche nella
battaglia decisiva sul Margus inferiore era [(uaBi
vincitore, c[uando fu ucciso da nn tribuno per
vendetta privata (vita Garin. 18, 2. Aur. Vici
Caes. 39, 12; ep. 38, 6-8. Eutrop. 9, 20, 2. Oros.
7, 25, 1. Jordan. Eom. 295. Cassiod. Cbron.
a. 287. 648). Il suo nome è abraso spessissimo
(cf. G. II 3469. 4103. VIU 2529. 2530. 5332 =
17486. 7002. 10157. XIV 126).
Nom
itoli di Ca
L'intero suo nome si 6 quello di imperator
Caesar Marcut Aurelius Carus Pini Felix Invi-
etus Auguitus t cui talvolta s'aggiungono Per-
siaus (Cilen 17) o Persicus maximus (C VUI
12522 a 238) /'artAfcus (Cohen 18 19 33 etc )
Germanicus (EE 8 740) o Germamcus maa.tm«s
(C \in !2j33)
Il suo primo cons lato cade in un anno in
certu rrnia che salisse a! trono il seconilo net
283 (cf Klem p IIJ) la saa prima tribunicia
potestas nel 282 la seconda nel 283 Onde
lindicazinne completa de ectoi titoh È pontifez
maa,imus irtòantcìa potestaU ( trihuniciapo
testale II nel 283) pater palnae conmì (o
eonsul II nel 383) fTO on^ul cf p e G II
3660 4102 4760 VIU 968 5332 = 17486
12522 etc.
Deus et dominus è detto nella moneta Cohen
37, jbHissimut et clementissimus nella lapide C.
114102, invictissimus Caesar, piissimm princepi,
cUmentissimus imperator C. n 4908 (miliario).
Nom
oli
n suo nome completo, dopo salito al trono,
fu quello di imperator Caesar Marcia Aureliu&
Carinus Pius Felix Invictits, a cui talora s'ag-
giungono quelli di Germanicus{KK 8, 740) o Ger-
CAR 125
(C.Vin 8717? 7002) o Oer-
manieus maximus, Britannicus maximus, Per-
sicas maximus (G. XIV 126).
Dfirante la sua conreggoiixa oltre a Cacsaf
(EE. 7, 671. Cohen, Garus, Garin et Nnmer.), no.
biUssimus Caesar (C.U 4103. 4761. 7307. Vili
5332=17486. 10144.10157. 10210. X 8013. EB.
7, 003; 8. 740. Cohen 3. 8. 19. 29 eie), prin-
ceps imentutis (Jl 4103. 4832? Vili 5332 =
17486. 10144. 10219. X 8013. Cuhen 81 segg.)
è detto per eccezione, ad indicare appunto la sua
conreggcnua, imperator (Cohen, Ciirus et Garin
11), imperator Caesar (G.II 4832? Cohen 115).
Augustìis (C. n 3835. 4761. VIII 5332 = 1 7486.
10144, dove Numeriano è detto soltanto nobilis-
simus Caesar, Cohen, Carus et Gaiin 6. 9. 11),
proeonsal (C. II 4103. 4832) cf. Mommson,
Staatsr, 3' p. 1164 seg.). Notevole è il miliario
sardo EE, 8, 758; . . . Imp. M. Aurelio Carino
Pio Fel. Aug. et imp. Caes. SI. Aurei. Carino
p. f. (Aug.J, ponti f. max., tribnnic. potestatis ott,.
Coprì il primo oonaolato nel 283 iosiomo al
padre (cf. C. II 4103. VIII 5332 = 17485), il
secondo nel 284 insieme a! fratello (Klein, Fasti
consularea p. II). L'indicazione completa desnoi /
titoli È : pontifes! maximus, tribwnicia potestato.
pater patriae, consul (o consal II nel 2" "
C. VIII 7003?): V. p. e. C. lì 4 — '-"
XIV 216. Cohen, 70. 80).
Forlissimus et piissimvs princeps è detto
nella lapide G. II 1655 ; victoriosissimus G. U
4103 iMicttssimtis G. VI 1 ] 15. VII! 271 7 ? 4222.
. VIZI 10315.
Nom
e tìtoli di Nu
Dopo sjlito al trono, portò il nome di Impe-
rator Caesar Marcus Aurelius Numerivs (C. Vili
1083 XI 827) Numerianus Pius Felix Invictus
AuqustusOermanicui maximus, Britannicus ma-
ximìh Persicm maximus è detto come il fratello
nella lapide di Ostia C. XIV 126.
La sua conreggenza, che cominciò più tardi
di quella del fratello, è indicala come in questo,
oltre che iai titoli di Caesar [Y.^. 7, 671), nobi-
hssimus Cuesar (C. II 4452 4942 III 7307 etc.)
;jrincejtis ÌK!;e«(M(Js(C. VIII 5313= 1748b 10283,
IX 2442. Cohen 65 segg) anche ài. tmperator
Caesar (Cohen m 114J e iuguìtus {C 114793.
VII! 5332 = 17486).
Occupò il consolato insieme al fratello nel
384 (cf. Klein, Fasti p 113) consul designatus
si dice nella lapide 283 (G. 10288). L'indicazione
completa de" titoli quali ricorrono nelle lapidi
e nelle monete k:pontifex maximus, tribunicia
potestate, pater patriae, consul cf. C. VIII 4222.
XI 3580. XII 110, XIV 126. Cohen 4. 25. 64),
y Google
Della famiglia di f(nesti imperatori sappiamo
poco. Conosciamo soltanto:
1. Mignia Urbica, una delle mogli di Carino
cf. C. n 3394 : Magniae Urbicae Auglustde),
mairi castrorum, conmgì d(omim) k(ostri) Ca-
rini Inviati Auf/(usti) eie. C. YUI 2384 ; Magniae
Urbicae Au[gustae), mairi castrorum, senatus
ac patriae, coniugi d{omìni) n{ostri) Carini In-
vidi Aug{usti), tutto abraso. Cf. Cohen p. 405.
2. Arriua Aper, suocero di Nuraeriano, pre-
fetto del pretorio nel 284. Vedi sopra.
3. Nigriniantis , che da una Upìde di Roma
(BM. 1889 p. 31: Divo Nigriniano nepoti Cari),
sappiamo solo essere stato nipote di Caro, morto
prima di Ini e consacrito Cf Cohen p 409.
e S8 isgg.
D V GLIERI.
CABYSTUS (K y lis) — C tt dell'isola
d'Eub tt 1 m t t ah tradì
zion f d f d Dry p (D d 4 37 f Thueyd
7, 5 ) h m t d 1 m d I fi 1 di Chi
rone (bt [h By d E t ti H II 2
539) F p d R 11 5b n e
e nell g t d h t 1 1 (Lit 32
16. i7 33 4) E dtp latrli
scritt p Im t p m e acque
term 1 (H d 4 33 6 DO St h 10 1 b
p. 446 9 5 16 p 4 7 PI t h t 4 11 51
12, 64 6 34 216 18 70 36 6 48 49 Lacan.
5, 23 Stat S 1 1 5 34 2 93 Theb. 7,
370.718 i5 1 11 16 C pt 1 t. d 32 etc).
Se ne hanno due iscnzioni latine, di cui una (BH
1889 p. 519) sacra ad Ercole, ricorda un Tittis
Largiui (centuria) leg(ionis) XV Ap[oUinaris)
cfc, l'altra {C. DI 563) è posta a un Thamyro
Aag{uHi) disipensatori) nutricio optimo da un
llj/menaeits Aggiusti) iilb{ertus) Th]amyriaKus,
i quali ricorrono insieme aiiche in una lapide
urbana, che ricorda le cave di Carjstus : C. VI
8i86 : Ilymenaeu? Gaesaris ser(vus) Thamyria-
nus a lapicidiiiis Carystiis feciit) ubi et Tha-
myro nutricio opt(i)no) etc. È probabile che
il centurione della prima lapide sia stato a capo
dell'amministrazione di quelle cave (cf. Stana,
AI, 1870 n.l).
CASA. — Nel significato ordinario della pa-
rola, cioè di edifizio rustico, specialmente desti-
nato ad uso colonico per riporvi i frutti dei
campi (p. e. Ciò. ad fam. 16, 18. Marfial. 6,43;
12, 66 cf Vitrnv. 2, 1 etc), ricorre nelle se-
guenti iscrizioni, spesso accompagnata dalla pa-
rola fundus:
TavolaalimentariadeiLiguresBael:iianì(C. IX
casa; 2,
Ì9:Fiin-
i Muna-
CAS
1455); 2, 14: Fund(i) Pacciani et casae Aure-
liani; 2, 24: Fìtnd^i) Albiani cum casis etc;
2, 54: Fund(i) Coroniani et Cerelliani et casae
Crispin%ll{icaé) ; 2, 59 : Fund(i) Luiiani et casae
Popillianicae ; 3, 28: Fund(i) Antoniniani aum
casa; 3,33: Fund(i) PetilUani cttm casis et pa-
rietinis ; 3, 53 : Fund{i) Familiari K{asa) Aquae-
rata; 3, 59: Fund{i} Vareiani cum ausa Foe-
derna.
Tavola alimentaria di Veleia (C. XI 1147): 1 , 8;
Fundum Suigianum cum casis III; 1, Il ; Fun-
dum Manlianum Hostilianum cum casa; 1, 14:
Fund{um) Munatianum Atlìanum cum casis III;
1, 17: Fundum Munatianum Attìanum cum ca-
sis; 1, 19: Fund{um) Arsuniacum i
1, 21: Fundum Proper.
29: Fund{os) Matìc'.anos o
d{um) J^etiiianum Lueilianum Ant
casis et sìIpìs; 4, 43: Fundum Alfian
tianum .... cum casis in Carricino et silvis sa-
f/atis; 4, 51: Fand{um) Anneianum cum casa
etpraedhts) etc 6 30 Fund{um) Aminianum ...
cum casis vectigaha Ebui ciants Pollianum Fer-
ramianum etc 6 44 Fund{um) Carrufania-
num et Ventilianum Lum casis Fundi e casae
sono anche nommate insieme in una iscrizione
d Volceii C X 407 2 9 10 4 9. Talvolta
casa è naata anche in Iuoifo di fundus (RndorlF.
t rom Inst p 235) come p e nella stessa
tavola di \eleia (C XI 1147) 2 33: Fundos)
Gcminianos Pisuniacuni tem casas etc,
in nn testamento (C. XIV 2934) lin. 17 seg.: civi-
bus Praeinestinis) omnibus dari bolo ex massa
Prae(nestina) hasam cui vocabulum est Falge-
rita , regione Camp{ania) terrliùorio) Prae-
[nestino) etc. (cf lin. 6).
Né mancano esempii dell'uso nella parola in-
vece di sepolcro: C. VI 9659: liane casutam in
parvo fecit supremi temporis tedem maiori cura
quam impensa potuit ; 15526: Claudia Augtmti)
llHiertaì] Obsequens hanc casam cum
agro et et pomaris i\ta «(i] optimam ma-
ximamque emi me viva consacra[viì custodiam.
sepulchr^i] meorum qui in hdc ar\a] inscripti
erunt posterisque eorum.
CASAE, ■- Tra i melti esempi che si hanno
di luoghi abitati sotto questo nome (cf De-VÌt,
Onomast s. v.), le iscrizioni ne metiiionano due
1. Ad Casas, regione Beguensis, territorio
Musulamiorum leggcsi in un senatoconsulto del-
l'anno 138 d. Cr., con cui si concede agli abi-
tanti del luogo di potere toner mercato in cerii
giorni dell'anno (C, Vili 270 = 11451). Il luogo
corrisponde all'odierno //.' et Begar, nella By-
zacena, e di esso si vedono ancora ruine nella
y Google
CAS
pianura presso il monte Djehel Semmema e Dje-
bel Tawvttscka (cfr. Mommsen, C. Vili p. 45).
2. ATunicipìlim Casensium. — Altra luogo
della Nnmidia (El Madher o Aìn Kerma), in una
iaoridone locale (C. VUI 4327). Fra le altre ohe
ne provsngono (4322-4353), una (4322) mostra
come al princìpio del secolo m vi avesse stanza
una i>ex(.illatio) leg[ionìsj IH Aug{ustae). Cf.Mél.
d'arch. 1894 p. 77.
Un'iscrizione di RaTenna (C. XI 61) dell'epoca
cristiana, ricorda nn Caiia Lobonis de lo{co) Ka-
sense, civis Afer qm vixtt ete.; è dubbio però di
quale dei due saddetti luoghi o di altri dell'Africa
egli sia originario.
CASANICUS. - Predicato di Silvano, con-
cepito siccome protettore di fondi, non diverso
dal domesticus e vilicus, che ricorrono sovente
nelle iscrizioni (C. IX 2100 Pro salute et re
dita L. Turseli [M^ax mi L Tursehus Reità
[t]us l(ibertus) Silvano Casamco mUum) hb(ens)
loloit) ; e anche dei Lares (C Vi. 725) C Sai
viua Eutyckus Lar(ibtts) cas amet$) ob redit{vm)
Rectinae n(ostrae) v(otum) s(olvit) Cf Preller
rBm. Mjthol. 13 p. 395 seg
OASARIUS. — V Casa
CASCANTUM (Ci>.cante)
l'Hispania Tarraconens e nel t
auiìustaiius, posta tra Calagli
gusta (Itin. Antonin \ 312
diriffo latino (Plin. nat hist
4321: Bis manib(iis) Graniac Sabm(ae) hb(i
tue) Vitati C. Grantus Saèmus Casc{antinui)
vivos fedi sibi et suts — Manie ptum Cascan
tum nelle monete (Cohen Tibère I p 200)
CASEBONO. — Lapide di Trn nella Mot
sia superior; Sanctv Gasebono aacrum prò sa
ltit(e) inip(eratoris) M Aatomni. [A']ii[j/(uHt)]
Felicisiimas [ser{vm)-\ i[licu^)] (C IH 8 56)-
II Bormann ricorda a tale riguardo (MOe IO
p. 53) il nome di Kaaipovmy he porti in ca
stello della Tracia presso Pruco])io (de aedif 4
11 p. 306, 18).
CASEUS. — Neil editti di DmcleiMano <■ de
pretiis rerum-. (C. Ili p 1933 seg) 5 II Casei
mei Ital(ÌCttm) p(ond)o denarwt duoiecim) 6
96: Catei recentia [Ital{ii.um)'\ *((. tarium) v.num
(denarios) odo. Cf. Plin nat hisf 11 42 Co
Ioni. 7, 8. Vano r. r 2 11 effi
CASILINUM. - Città della Campania i
tre miglia da Capua (Tab Peutmg 6 3 Ravenn
4, 32 segg. cf. Strab 'i 3 p 237 DiDn^'i
15, 4), attravrsata dal Voltuiius (Liv 22 15
23, 17), e projriiment pusso I oditma Capua
un tempo parie dell antica in quanto che consta
che i Campani possedevano tutto il temtorio
sulle due rivi, del fiimu t^iand i Komaiii ne
CAS
127
- Ciità del
iientus Caesai
13 e Caesaran
1) n tem] o li
24) C II
cuparono la Campania, e fecero propria Li riva
destra di quello, assegnando Vager FaUmu»
a cittadini (Liv. 8, 13), ridussero Casilinum nulla
nella stessa coudizione di municipium sine suf-
fragio (Liv. 23, 19, 8) come avean fatto di
(v.) Capaa. Nella guerra Annihnlioa fu anch'essa
ostile ai Eomani, ed è probabile che al pari di
Capua, perdesse allora ogni autonomia ammini-
strativa. Nel 695 u. e. per una lex Mia vi fn de-
dotta una colonia (Cic. Phil. 2, 40, 102 ef. ad
Att. 16, 8, 1. Veli. 2, 61, Appìan, beli, civ, 3,
40). II Mommsen però osserva fC, X p, 369 cu!. 2):
'Sed colonia lulia Casilinum, ut inittam Anto-
niam non iure deductam, nou din stoterit necesse
est ; nam quamquam nomen ponant Strabo (5, 3,
S. 10 p. 237. 938; e. 4, 10 p, 249; 6, 3, 7
p. 283) et PtolemaeuE (3, 1, 61) et itinerarium
Poutingenanum [6, 3] et feriale provinciao
saec quarti [C X 8792], Pliniiis in indiccm po-
pulorum regionis primae Casilinenses non rctto-
lit poatea inter oppida agri Campani iam sublata
3 5 70 posuit inorientes Cafsillini reliquias '.
CASINUM {Cassino = S. Germano). —
C X 5159-5330 EE. 8, 588-603. 887. — Città
dei ^ olsci 6U1 confluì del Samnium, presso Aqui-
num sulla via Latina, nella regione I Auguslia
(Itm Anton p 302. Tab. Peuting. 6, 2 cfr.
Strab 5 3 9 1 'j PI u nat 1 ist. 3, 5, g:;).
Dalie not z o che hanno (L e ] ro Balbo 13,31.
de ffl 11 35 Strah 5 3 4p "ìl) circa l'ani-
misiione delle e tta de '^ olso nella cittadinanzii
romana senza d ritto d suffrag o nel secolo V.
Con tale d ntt nel secolo egu n(«, si pu?i e. n
molta i-r bab ! ta nfer re la stessa sorte esser
toccata anele a Cas num Laii ve Plinio (1, e )
non la pone fra le colon e pure essa è data come
tale dal L her colon arum (p "31) e colonia è
detta in ilcnne scr z on 1 cai e municipium
BoltantD n una d H spellum ( XI 5278) e in
altra di Praoneste (C \n 2827) Forse una co-
lonia vi fu dedotta sotto 1 tr un v rato. Era in-
scritta nella tribù Terotina (C. VI 3382 a lin 2t>,
\ 5182 5197 5198. 5255. -5257. 5276. 5417),
Frequente è il ricordo negli scrittori, come a
mi d sempio circa prodigi (Liv. 27, 23, Plin,
nat hjst 7 4 36), avvenimenti della gaerr.i
Ann balica (I iv 22, 13 ; 23, 17 ; 26, 9. Plutartli.
Fab b Sii 4 227; 12, 527) e cosi via (cf. Cic.
de lege agr 3 4, 14; Philipp. 2, 40, 103. 41,
105 prò PKnc 9. 22, Varrò r. r. 3, 5, 8. 9 etc).
Magistrati — Nei tempi piii antichi; prae-
fectus (5193. 5194), pr(aetorìf (5203); poscia,
essendo municipio, quattuorviri iure dicundo
( Ì90) divenuta colonia, duoviri iure dtcundo
(5159 Hllì.duoviri quinquennales (5197. 519S.
C XI -^287); qu''»stores(^ìma.a2(H]; curntor
y Google
128 CAS
annonae) (5419); — mrator reipuèlicae coloniae
(5796). curator reipublicae (5200). Advocatus co-
loniae (4860).
Cittadinania e senato. — Municipìum (C. XI
5278. XIV 2827); colonia (4860. 5198. 5200.
5796); Casinates (4860. 5183.5193.5197. 5200.
5207. 5796; Casmum 5205. 5417. 5419); uni-
versus populus una cum liiieris (5200); — de-
curiones (5J60. 5174. 5176. 5198. 5207. EE. 8.
593), conscripti 5159. 5160 a. 5204).
Sacerdozi e Augustoli. — Pontifecc (8383),
sacerdos sacrorum Savediorum (5197), sacerdos
Cerertts et Venerai (6191), sac^rdos divarufa
(5201), sacerdas .... (5202); — Auguslaliì
(5185. 5419).
Corporazioni. — Collegiunt fabrum, quibus
eie ì{enatus) c(onsulto) coire licet (5189), colle-
giutn aeneatorum (5173).
HOMHSEN, e. I. L»t, S p.509 seg. 915.
CASJUS (Tupiter dens). — C. ni 576 (Cor-
cyr&) : P.Ifeterius looi Casio ^acT^um) ;577(ivi):
At V l US Cervi lovi Casio v(otum)
{ l t) !{ èens) v^erito). — Il predicato di la-
j te Z e (Lucan. 8, 858. Lactant. 1, 22) Tiene
di m dentioo di due monti, sui quali aor-
f, Itrettmii tempii a lui dedicati, l'uno
Il Sy tra Antiochia e la Lydia (Plin. iiat.
h t 5 2 SOcf. Ammian. 22, 14,4. Spart. Ha-
1 1 riG. 7044 è. Anthol. Pai. 6, 332. Proc.
tli 4 22) i l'altro nell'Egitto, presso Pelusium
(St b 16 2, 33 p. 760. Plin. nat. hist. 5, 12,
68) n Ho in Corcyra a cui ii difenscono le
d pn lapidi, È ricordato da PI nio (nit hi=t
4 12 5 ) da Svotonio (Nero 22) e nelle monete
(Eckhel, D. N. 3, 326 cf 2 179) — A un Dco
Casio è dedicata nna iscrizione di Ileìdernheim
nella Germania (BEh 1458)
CASMILUS. — Casnilus nommatur Si
mothreeea mystcris dius quidam administtr d is
magnis ' (Varr. 1. 1. 7 34 cf Macrob sat 1 8
5. Apoll. Argon, 1, 917) Ricorre in nn amuleto
scoperto in Vindonissa nella Germania Belgica
(0. 440).
CASSAHDREA(.^a?anrfm) — Citt^delH
Macedonia, nella penisola d Pallene (Mela 2 3
1), già detta Potidaea pose a aumentata di nuovi
abitanti da Cassander re della Macedonia (Liv
44, 11 cf. 28, 8; 31, 45 43 22 etc Plin nit
hist, 2, 58, 150 etc). Resa, colonia da Augusto
(cfr, Plin. nat, hist, 4, 10, 36), prese il "titolo di
Colonia lulia Augusta Cassandrea. Se ne ha
una iscrizione (C. HI 7333), la quale è posta a
un M. Valerio M. f. Pap(iria) Rugae aed(iti),
q(uaestori) IIvÌr(o) , . . . patrono : sicché è
molto probahile che essa sia stata inscritta nella
tribù Papiria. — Nelle monete ricorrono questi
CAS
nomi: colonia lulia Auguìta Cassandrensium
(Cohen, Claude 1, 1 p. 260i'Neron, lp.303; Galba,
1 p. 350; Vespaaion 1 p, 420'; Philippe pére V
p. 122), colonia lulia Cassandrensium (Cohen,
Maesa 4 p. 397 etc), semplicemente colonia Cai-
sandrensium (Cohen, lalia Domna 4 p. 127; L.
Verus 3 p. 207 etc), e anche col ■ antaneina
CASSANDRiA (Cohen, Gordien III p 7 )
OASSES (dii). — Ricorrono fin qu tre
icriaioiii: una del Palatinato {Laudstl al) BRI
1779; Diis (7fl»siiu[s] Matuinus viptum) s(,olmt)
l{ÌÌ>ens) m[erito)i un'altra della eteesa regione
{Neustadt) BRh. 1823: In Sonore ) l{onus)
d(ivinae) t, n. d. d. dis Cassièus Castus Taluppe
V. s. l. m., dove il Sander (La Mjthol. du Nord
p. 141) vorrebbe sciogliere le sigle in Hmpera-
torisque) n{osCri) d{omini) d(ivi), che piottosto
sono uiia erronea ripetizione delle prime. La
terza è dell'AsBia Renana (OberkKngen) BJ. 66
p. 44 : Oassiius vota fec[it] Emacelu[s] Fausti-
nu[s\ m\il{es) leg[ionis) XXII^ primfigemae).
Karl Christ aggiunge a queste un'altra iscrizione
(BRh. 1386; eC Tribfis = TtìbUs), Qua-
(drubiis), Cas(sibus etc), e fondandosi special-
mente su questa, pensa che i dii Casses fossero
protettori dello vie (BJ, 1. e). Lo Steuding (Eo-
schec's Lexicon) li ritiene divinità celtiche e li
pone in confronto con le parole Tricasses, Bae-
diocasses, etc, ; laddove ÌlSander(l.c.)lecredfl ger-
maniche, confrontandoli coi Dioscuri dei Germani
( Vidar e Vale). Per altro anche Cbristnonavea ne-
gata la possibilità che fossero dmniti germaniche
{.lemere cf Holder Altcelt '-i rachiohàtz s. v.
CASSIA (via) - Nella re-- i e VII Augu-
'tea Si diramava dalla Clodia a poca distanza
da Roma oltre il ponte Milvio e traversando
1 Elmiia SI e ngiui gova con 1 Anrelia oltre la
città di luca passando fra le )rincipali città
di Sutrium 1 ol ir ii Clusium Arretium Floren-
tn Pistoria (It n 4ntcn p 285 seg Tab Peu-
tmK 5 cf Etnina) È ne rdata m un miliario
di Adriano (d 157 2 /mp{erator) Caesar divi
Traiant Fa thici fil(_ius) hvt Nervae nep[os)
Traianus ffadrianus Aug{ustus) ponliifev) ma-
ci;{imvx) trib{umma) potlfistate) MI co(n)s{ul)
in vtam Cassiair vetustate collabiam a Giusi-
norlum) finibus Floretmm perduxit milita pas-
suum XXCI) e in una iscrizione del territorio
di Viterbo (C. XI 3003), a proposito delle Aqwoe
Passerianae, che nella tavola Peatingeriana (5, IJ
sono notai* appunto come wna stazione della via.
Sui suoi cìiralores v, Clodia via.
CASSI ANI L'S. — V, Lalinins.
CASSIS. — Nell'editto di Ditcleziano «de
pretiis reram n (C, HI p. 1935), sotto il titolo
de aeramcnto, è fissata la mercede di denarii
y Google
CAS
bigititi ijuinque al ripulitore samiulor in cas-
side e.rs usa (7, 34). cioè di inia galea usata.
CASTABOCI. - V. OoatoboN.
CASTAECAK. — C. Il 3404: Reburri-
uus lapidluius Caslaeds v{otmn) /(ibeiis) \s(ol-
vit)] inerito. La iscrizione viene da Caldas de
Vizetla. presso Gitimaraeiis, nella Hispaiiia
Tarraconensis, L'Hùbner (ivi) congettura clie
sia nome di Nympliae: Standing (Rosctier's
lexicon s. V,), le chiama divinità celtiche,
forse sottili tendendo visi maires. e fa il con-
fronto col nome celtico Casiicus (Caes, beli.
Gali. I, 3. 4. C. V 4705. 5318), Kiffra^
(App. Ib. 32); cf. Holder. Alt-celt. .Spracli-
CASTANEA. — Nell'editto di Diodeeia-
no « de pretiis rerum » (C. Ili p. 829) 6, 49:
Castaneae n{mnero) centum {deiiarìos) qiiiilliior.
Cf. Plin, nat. Ilist. 15, 7. 28. 23, 92. 28, 112
etc, Vergil. ed. 1, 81; 2, 51. Macrob.
iS, 7 etc. Cf. Blllmner, in Moiiimse
Maximnitarif p. 92.
CA8TELLAKI. - v. raslflllum.
CASTELLARIUS. - v. Aqua p. 555-
OASTELLUM — Opera foriifcatorn
quasi un piccolo tas rum militire (\eget 3
81 destinita ■> a a difesa dell accampainen
CAS
taf
Der
• (P '
beli .
i quella di ponti gmdi
della liiea di circomallaziore (Ciea b 11 e
3 36 37 beli Gali - 69 Ve^et 3 8
jo Sali lug 54 eie ) nel qual c-u.0 suol es
sere preciria e per lo più composta di sem
plice i^ere e fobsa «la a protezione di fron
tiere città e simili nel qiul caho la costru
zione è in mum e stabile m alture o anche
in piano (beli Alex 42 \ eget 3 8 cf Liv
3S 45 Sali lug 92 Tac. ami. s, 74; 4. 46
etc ] Non mancano iscrizioni, ciie ricordano
castelli in questo significato proprio e origi-
nano come p e C III 6733 (Antiochia in
Cilicia) lussa d{ominoium) u{osirontin) Con-
slanlit tnumfatons Augusti et luliani nob(Ì-
Itsstmi) Caesarts casiellum din ante a lalro-
nibus possessnm et provinciis perniciosuin Bas-
sidius Lauricius v(ir) c{larissimtts) coin(es) et
praeses ocmpavit ad[q\ue ad perpeiuam [yJ«(V-
tis firmitatem milititm praesidio inunitum An-
iiochiam nuneupavit; — V 7809 (Tavia, Li-
guria); Victoriae aetemi imvicti (sic) lovis
optimi maximi M. Valerius Comim^sy castelli
resiilutor etc; — SL i, 475 (Altinum, Ve-
netia): Q. Aeinilius Q. f. Pal\atind) Secundus
\in\ castris divi Aug{usli) j[afi] P. Sulpìcio
Quirinto le\g{alo) Aug{usti)'\ C\a^saris Syriaé
.... idem missu Quirini adversus Ituraeos in
Libano monte castelluni eorum cepi etc. —
Nei tempi posteriori dell' Impero, e propria-
mente per una riforma introdotta da Alessan-
dro Severo, castella si dissero quei campi
tolti ai popoli barbari sulle frontiere, dati,
per la difesa di queste, in perjietuo iiSo a
soldati, trasmissibili ai loro figli insieme con
l'obbligo al servizio militare, inalienabili e im-
muni da tributo (Lamprid, Alex. Sev. 58;
« Sola qitae de hostibiis capta stint limitaneis
ducibus et milìtibus donavit ita, ut eorum
essent, si heredes eorum militarent, nec um-
quam ad privatos pertinerent, dicens attentius
eos mililaiuros, si etiani sua rura defenderent;
addidit sane his et ammalia et servos, ut pos-
sent colere qnod acee;>erant, ne per inopiam
hominum vel per seiiectutem possidentium
deserereniur rura vicina barbariae quod tur-
pissimum ille ducebat » cf. vita Prob. 16, Cod.
Tbeod. 7, 15, 2 = Cod, lust. 11, 60, 2. 31
T, 27, 2, 8. Monimsen, EE. 4 p. 512 seg.;
Hermes 24 p. 199 seg. Marquardt, Staatsverw.
2 p. 611). Tali soldati son quelli che si chia-
ma o ìipanenses castuciim (Cod Theod. 7,
1 ifa) iiparienses mtlttes (Cod Theod. 7,
4 14) castitam (vita Aurei 26) o anche
Castellani (Cod Theol - 15 2 = Cod.
lust II 60 2) come pribiblneite sarà da
leggere in un d pioni i ni lilìre dato fra l'an-
no 216247 d Cr gitoì UHI nomi ti suòscripia
sun[t cr itaiem'ì Romaiiam q n eorum non
[hibttent dedtt e]i coaubium cum u\oi-{ibus)
praeierea [liberis eotunde ii\ deairionum
et ceiitiino{num qiti cum jilis in] prwiac{ia)
et se procreatis [inihies tbi e ist l]tani esseni
(Dipi XC C Hip 2001) I-orse il medesimo si-
, gtiilicato a\rà la parola nella seguente iscrizione
di Alburnus maior, nella Dacia (C. HI 7821):
Apollini P[l]alor Patientis ex \v\oto caslel[r^
nis v{otunì) s{olvif) [/{iberis)] m[erito):
i) Nell'ordinamento municipale.
Pur conservando il significato fondamentale
di luogo militarmente fortificato, casteltum signi-
ficò pure, nell'ordinamento municipale romano,
un complesso di case e abitatori, senza formare
una res piAtica a sé, anzi compreso nel ter-
ritorio d'un comune {municipium, colonia) o ,
di una città alleata {foederata), mancante so-
prattutto di giurisdizione proprin e per lo più
attribuito all'uno o all'altra (Mommsen, Staatsr.
3 p. 766. 798. Marquardt, Staatsverw. i' p.
6 seg. cf. ContrUiati pi}))uiìj. In questo senso
è adoperato specialmente nella lex Rubria
dell'anno 705 u, e, ove ai tnunicipia, cola-
De R
;. F.pig.
?
y Google
lìO
CAS
niae, praefecturae, fora, conciHaiuia seguono
immediatamente i vici e i castella, come va
rie specie di enti comunali più o meno autj
nomi (C. I 205 II iin. 3. 26. 53, 56. 5^1
suddivisione che si ripete quasi identica anche
presso il giureconsulto Paolo (sent. 4, 6 2
< testamenta in municipio colonia oppido
praefectura vico castello conciliabulo facta »)
laddove nella lex lulia muiiicipalìs del 709 u
e. predomina quella in miinicipium, colonia
praefectlira . forum , coiiciliabulum , ovvero
in mutiicipiiitn, colonia^ praefectura (C I
306 Iin. 83. 108, 124. 126. 128). Anche Fron
tino (de controv. agr. p, 35, 13 seg.) distm
gue Vager in aut colonkus, aut nmmctpa
lis, aut aliadus castelli aut cottcìliabuli)
Italia.
UBat«llaui Alianam. — Nel territorio di Gè
nua; è ricol-dato come punto di confine nella
sentenza arbitrale dei Minucii {C. I 199 = \
7749 Iin. 16 seg.: lude siirsum iiigo recto in
cas/elutn, quei l'ocitatust Aìianus; iÒei tenni
nus stati e d'incerto riscontro odierno.
CastellniD Amerinnm. — Neil' Umbria a
otto miglia da Ameria (Tnb. Peuting. 5 2 cf
Plin. epist. 8, 20, 3), probabilmente aggregT
to a quella città.
Castellani Axia. ~ Neil' Etruria, a poca
distanza da Viterbo [Cic. prò Caec. 7 20)
oggi Castel d'Asso.
Castellani FirmanoFam. — Nel Piceno tra
Potentia e Castrum Truentlnum, suU'Adnati
tico, già porto di Firmuni (Strab. 5, 4 2 p
241. Mela 3, 4, 65. Plin. nat. hist. 3, 13 iii
Itin. Anton, p. 313. Tab. Peuting. 5, 4) oggi
Porto di Fermo {S. Giorgio).
CaBlellnm lD^aaa(cirDni ?}. — Nei territo-
rio di Brixia: C. V 4488: [D(is) m{anibus)
Valerii...'], qui et Majmuli et Va\f\eriae A
prillae. C. Valerius Primiti{v)ics parentibus
bene merentibas et libi et coniugi suae Acu
(iae Ursae. Qui legaserunl coil{.egiis) fabris
l/aòrum] et centipnariorum sesterlium) n(uin
ntum duo milia), et [ky>c amplii^s) tabernas cum
cenac(,ulis) coll{egio) centonarionmt, quae sunt
in vico Herc{ulió), [ut inde farti] profuswnes
in perpetuium) per oficiales c{ollegii) cenl(o
nariorum). Quod [sì] mi voluplaii [tneae to
luntati] sati(s) non fecerit, iub\e'\o casti llum
abere lHgeti&n{oruni ?) etc.
Ca8t«lliim Langensiam (Vitariornm). — Nel
3 di Genua, con cui ebbe una contro
fini e più volle ricordato nella
;a arbitrale dei Minucii (C. V 7749 Un
5 seg.: Qua ager privatus casteli Vilutìotum
CAS
est quem attuili eos tendete hoedemque se-
gui licei ts ager ecitgal nei siet ... Un, 13;
Agri poplict quod Langeiises posideul, hisce
Jinis identur esse lin 23 Quein agrum
pophcutn tuduamus esse euiii ai^nnn casle-
Itnos Langenses Peilurios po\st]dtre frmqite
zidilii opoiltn etc) Lg^ Lingisco.
fastellam Sj raf asano ram — Ricordato nel-
1 Itinerario Antoniniano (p 517)
Hispama Tarracoiitrists
Oastellum Berense — Appnre per la prima
volta in una iscrizione della Baetìca (C. II
5353) dalla quale si veie che essa era nel
Castellani Heidaninni — Iscrizione della
civitas LiniKorum (C II 2520) Medamus Ar-
cisi f(ilius) kie srtus est caslel[iy> Meidunio.
Monumentimi fecetunl Ancondei amico caro.
Una Botttia 1feid{unu isis) ricorre in un'altra
iscrizione di Iant,> ndk I Ubitania (C. 1!
5250)
Lusitmi 1
lastellnai Liseli ^ L na lai de di Caesa-
robriga (C II 5330) e d^ un t lesaroòrigensis
et cas{lello) Ctseli
rastcllaui MorinaFam — Fri Tarvenna e
Virovncuni (Itin Anton p 376 seg.). È pro-
babile clie SI riferisci ad esio la menzione
che SI ha di un tasi Rum in un miliario di
Aduatuci Tui grorum nelh stessa Gallia Bel-
gica OH 5236 liem a Cislello \ad'\ fines
4htbxhum l[eugae) XIHI etc
Raeh l '
I astellam IreaTinm Ibcrfzione di Saintes,
dipartimento della Charente H 22 p. 546: C.
lutto 4gi[?)u{^]i[^)l a Macto Sant[oni).
duplicano alae 4leclori£ laaafe] stipendis e-
mertlis XX XII aere lucisso ezocat[o] gesato-
rum DC Raetonini ctsfello Itcazio, clup[eis'\
coroms aeiiulu (sil) aureis donilo a comtnili-
lon[tb(us)\ etc
Germania
Castellnm Nattiarornm — v Mattine!.
AoriLum
Castellnm Boiodarnm — \ Boiodarnm.
Pannoini intettoi
Castellani llnagrinum — E ncordato nella
Notitia dign tatum Oc 32 41 « Ausilia Au-
gustenaia cuntra Bononlam in barbarico in
castello Omgri 10 » 48 « Praerectus legionis
quintae loviae et sextae Herculeie, in castel-
lo Onagrmo »
CBstellam \ixillam — C VI 2544: D.m.
y Google
CAS
Pletorio Primo Jisci curatori coh{ortis) UH
priaeiorìae cenlutia) Silvani oriundus ex pro-
vincia Patmo{itÌa) inferiore, naius castello Vi-
xillo, qui vixit mmis XXXV etc.
Dalinatia.
Caslellmn Uaesitiatiun. — C. Ili yìo\ ~
10159 (miliario): [TY. C^aesat divi Augusti
/■ {Au'\gusius imp(erator) poHtiJ{ex) iuax{i-
mus) trib(unicia) poies^aie XX! co(t/)s(ul)
III viam a Sctlonìs (td He..., \c\astellum
Daesitiaiium Per etc. I Daesitiates sono ricor-
dati da StraboLie {7. 5, 3 p. 314) e Plinio
(nat. hist. 3, 22, 143), ma s'ignora dove fus-
Annema.
Castellnm Tablarlense. — È meiizionato
nella Notitta digiiitatum Or. 3S, 25: « Ala ca-
stello Tablariensi constituta ».
Africa proconsularis.
Castella LXXXUI. — C. X 6104 (Formiae):
M. Caelius M. i{il>ertus) Philerus aece7is(«s)
T. Sexti imp{eratoris) iu Africa; Cartkag\i-
né) aed{ilis) praef[eclus) i(ure) d(icu>idi>) ve-
c(ig(aliòus) guinqljieiutalibus) locandis in ca-
sUll{is) LXXXIH aed{em) Tellurìs ^ua) P{e-
cunia) f[ecii) etc. 11 Mommsen osserva (ivi);
« Praerectus in colonia lulia Cartilagine Plii-
^ leros et ius divit et vectigalia castellornm
LXXXIII, territorio opinor magfnae urbis com-
prehensorum, in quinquenninni vocavit, id est
si niavis quinquennalis oflicium
CAS
tji
. Castellum {H.' Sidi Merzug, Niber).
— C. Vlil 1615 = 15721. i6i6 = 15722.
1617 ^ 15728. 1618 — 15748. 1619 = 15754-
i6jo = 1575"- 1621 — .15764- 'fi22 — 15770.
i57a3-'5727- 15729-15747- 15749-15753- I57S5-
15760. 15762- 15763. 15765-15769- 15771-15773-
— Ne avanzano rovine alle pendici del
monte dirimpetto ai luogo arabo detto Niber.
Dipendeva indubbiamente dalla città di Sicca,
e fn forse costruito per difendere 1 accesso
settentnonale della \ aliata di Bograda Note-
voli fra le lapidi sono soprattutto le tre in
due delle quali (1615 1616 = 15721 15722)
i seniores kasl[elli) fanno una dedicazione ad
Antonino Pio e alla moglie e nella terza do-
ve ricorre un C Pacctus Rogalvs fl(amen)
P\,er)p{etuus), II t,r co!(omae) S,c{cae) pria)e-
f{ecias) caste(ìh) etc (15726), dalla quale ap-
pare come probabile che \\ prae/ectus sia stato
inviato dà Slcca ad amniinistrare il castello.
Nunndia.
Castellam Armeni itanam. — v. Arsacal.
Castellani Hastarensu. — v. Mastar.
Cast«llNiii Fbaentinin. — v. Tban.
Castellani SÌj;aitanaiB. — v. Sigas-
Castelliim Siaiteusc. — Prossimo ad Hippo
Diarrhytus e forse da esso dipendente {Notit.
Afric. August. de civ. Dei 8, ii, 22).
Bysacena.
Caslellam Siifptanani. — v. Safi'H.
Maurelania Cacsarìensis.
Castellani Talei. — Nella Gran Kabilia. In
due iscrizioni sepolcrali del luogo (C. Vili
9005. 9006) si ricorda un prìnceps ex castello
Tulei.
Castellum — Una iscrizione scoperta
nel territorio tra Tipasa e Caesarea È dedi-
cata a Settimio Severo da un C. lulius la-
nuarins et L. Cassius Augustin[»s'] mag{islri)
q(uÌH)q{uennales) kastelli etc. [C. Vili 9317).
Mauretama Sitifensis.
Castellum Anrelianense Auloulnianenae. —
V. Hurrea.
K(astellnni) B — Una iscrizione pro-
veniente da Bir Haddada (C- Vili' 8710) è
dedicata I{ovi) oKPtimo) m^aximo) ceterisq{ue)
dis dgabusq(ue) prò salute adqiue) incolumiia-
te vìcÌoriisq{iie) dell'imperatore Gordiano e d
Sabinia Tranquillina dal IGfistellani?) B....
Cast«llum Cellense. — v. Celtae.
Castellani Dianense (Celiai). — C. Vili
8701-8709. Notevole fra le poclie lapidi È la
prima {8701); Intp(eralor) Caesar M. Aure-
lius Severus Alexander tiwicius pùts felix
Aug{uslus) muros kastelli Diaiie{n)sis extruxit
per colonos eiusdem kastelli (a. 734)-
Castellim Vietorìae. — C. Vili 8369 (Igìl-
gili); Termini Positi inter IgilgilHa»os in quo-
rum finibus kasiellutn Vietorìae posìtum est
et Zimi!s{es), ut sciant Zimizes um plui in
usurn se kaber{e) ex auctoritate M. Velli LO'
tronis proc{uratoris) Augnasti) gita[m) in cir-
cuitu a muro tasl{elli) p{assus quingentùs)
Come i castella, al pari dei vici e dei pa-
gi, pur non costituendo un comune a sé, po-
tessero avere un ordinamento quasi comuna-
le, si vede specialmente in quelli dell'Africa
in genere, dove per la natura speciale del luo-
go li troviamo non solo piìi numerosi, ma an-
che durare più lungo tempo, mentre in altre
parti dell'Impero, e specialmente in Italia,
spesso si trasformavano a poco a poco in co-
muni, non lasciando traccie del loro primitivo
ordinamento. Coà oltre a casiellum talvolta
Phua (C. Vili 6267) e Sigus {5683. 5705.
I 10860), o anche res puòlica, come p. e. ii)
y Google
139
CAS
Arsacal {C Vili 6048) Maitar (6356! in
Phua stessa (6aSS 6iOì 6306 6307) e in Si
gus (5693 5699 5700 5701) E gli abitanti
ora SI dicono fOsU/lam come in un caslellum
£ della Mauretaiiia (8710) ori C2i.es come
nel Sufetanum (11427) e or» coloni m quin
to son tali rispetto ali imperatore p e a
Horrea (84261 a Cellae (8777) e nel castelliim
Dianense {8-'0i} A capo di essi poi taKoIta
troviamo dei Prut/ech mandati dalla città da
cui dipendono come nel Lastello soggetto a
Sicca (15726) e negli LXXMII castelli mollo
probabilmente nel territorio di Cartagine |C.
X 6104) ma questi alroein nel secondo caso,
pniono non aver sostituito le quasi magistra-
ture locali le quali per to più son rappresen-
tate di ma^siri come ad Arsacal (6044), e
a Phua doie ora si chiamino iiiagisiri ea-
sfelti (6271 629SI ora migìsiri pagi (6267.
6268 eie ) ori semplicemente magisM (6269.
6275 etc } In un cTstelIo tra Tipasa e Cae-
sarea nelH fliauretania si \edon due magi-
sin quinquenn-tles koiUth (9317]. Un prùi'
ceps SI ha a Tulei (9005 9006). Dccuriones si
vedono a Arsacal (6041), a Mastar (6356), a
Phua (6303), a Sigus (RA. 1888 11 p. 268),
dove si Ila pure un _fiaiitcn (RA. 1. e). Nel
castello rispondente al luogo moderno H'.
Sidi Merzug, Niber, forse i seniores kasMli,
che fanno due dedicazioni a Caracalla ed a
Giulia Domna stanno in luogo dei decurioni
(1615. 161S — 15721. 15722).
a) Nelle costruzioni degli acquedolli.
Castelltim si disse anche quella costruzione
destinata a ricevere l'acqua dagli acquedotti,
per poi versarla mediante i calices nelle con-
dutture (Vitruv. 8, 7 segg. Frontin, de aquis
35 etc. Plin. nat. hist. 36, 121. Dlg. 43, 20,
I, 38-4( etc).
Nelle lapidi se ne trova spe
C. VI 564 (Roma): \(:asUyi{i.
lìenlem, aram \tra^ casieU[uin) in
\tricli\nia, (/), proiecÌ{nm) sÌgiU{a) Priap{i)
Liberii) [muro] i>icius{a) d{e) s(uo) d{omtni)
d{,edil).
C. VI 3345: D{is) m(<inibus) Laelns publi-
cus populi Romani aqitarius aguae A'tnio-
nis veteris castelli viae Latinae cottlra Dra-
C. VI 3866; Castelltim aquae Claitdiae re-
gioni pr^imae] disposino dedit et usui tradidit
ìmssu rationis Augusiae d(oinÌHoriim) ti(ostro-
rum) yalen/inliani] et f^alentis viclorutn. Gai
Cagioni Rufi yolusiani viiri) chiarissimi) ex
CAS
Pra\ef{ectd) praetiorio)] prae/{ecH) ufbi ivdicìs
■iter{nm) sai.rar\um) cogn\ittonum\ curante Eu-
slo< Atoi{iro)e(Iartsstmo)consr^iytre aquar[Hiti\.
L Henzen (EC 4 845) comenta I epigrafe
mettendo a compenso un altri analoga per
la (orma a questa di Concordia (C \ 8987),
e osser\a tussu tationis Augusiae d{omino-
riim) n[oslroru»a) Valentvnant et Valentis
dedii et usut tradidtt dtsposttto l olusiaai
praefeclt urbi curante Eiistockio consulari
aguarum, 1 e tussu tinpetaiontin disfiosttit
praefectus urbi ut darei consutaris aquaritm.
C. V 1019 (Aquileia) iLxoris.... [™n]r.
moribits ex \sig\no aereo effi... \sig\ms mar-
moreis.... e verva aqua.... \cas\tello pnbltco
C. XI ro62 (Parma): mini August....
Munatius Apsyrtu\s\.... [^7] vir et Augusta-
l![S7'ia]in lapide turbÌHat\p a f\oro ad poriam,.,
\st)ravil crepidine.... castella posuit pori....
[m]annoribus staiu[eis ftst\uleis et salienlibus
oninvil d(e) p{ecunia) s{ua).
Una lapide frammentaria (NS. 1891 p. 323)
accenna più volte a castella di un act(uedotto,
probabilmente d'Amiternum.
Quanto al custode speciale dei castella de-
gli acquedotti pubblici, al
Castellarins, appartenente alla /amilia pu^
blica, V. Aqna p. 555.
di Capita (C, X 3969)
Quicum dum. haberet cìausam
in castello an\imu]lam {mortalem], ad superos
lictlum est \J\ittilam ad diem p\a\rce pudetis-
qne vixil etc. II Mommsen (H. 1 p. 149, a)
avea pensato atl'immi^ine del castetlum aquae,
nel senso che il petto conserva l'alito, come
il serbatoio l'acqua dell'acquedotto. Ma il Vi-
scher (H. a p. 15) con più ragione intende
per castetlum I
(pfSUfH,
:ui secondo la
di Pitagora l'anima è rinchiusa, o il
del dialogo di Axiochos p. 365 E,
il praesidium et slatio di Cicerone in Cato
maior 29.
CASTORES. — I Dioscurl (Aioaxey^s:,
cf. C. XIV i: lovis proles), Castore (Kiffrm e,
Caslor, in ctr. Kastur o Kasutru) e Polluce
(rioXu^ewtH?, Potluces (Plaut. Bacch, 4, 8, 53
cf. Varrò 1. I. 5, 74, Pollux, Potouces o Po-
loces in ispecclii di Praeneste (C. XIV 4094,
4095), Puliuc, Pulluke o Palttiake in etrusco)
per la prevalenza del primo, quaiVtìD son no-
minati insieme, sono di solito detti Castores (C.
in 1287. VI 85. 413. xir 2821, XIV 2576);
per la forma Potluces (Serv. Georg. 3, 89)
y Google
epigrafica. Cf.
CAS
non c'è alcuna testimoniali
Jordan, Krit. Beitr. p. 3g segg.).
I. Il culto iti generale,
11 loro culto passò ìli epoca molto antica
dalla Grecia in Sicilia e in Italia, e presto si
diflùse colla storia delle loro imprese, spe-
cialmente della parie da loro avuta nella spe-
dizione degli Argonauti. A questa accennano
le due sole iscrizioni latine, che abbiano atti-
nenza col loro mito, cioè quelle dei due suc-
citati specchi prenestiiii, in uno dei quali (C.
XIV 4095) si vedono Polluce {Poloi-es} e Amy-
cus {Amnces) che si preparano alla lotta, e
in mezzo a loro la Ltiua [Losita): nell'altra
(C. XIV 4094) è rappresentato Amycus {Amu-
cos) leg-ato ad un albero e accanto Castore e
Polluce (Potouees) [cf. Schol. Ap. Rh. a, 98).
L'essere essi gli dei protettori della navi-
gazione e, consegue!! temente , del commercio,
ne favori certamente la diffusione nei primi
tempi: oltre che a Locri (Cic. n. d. 2, 6; 3,5,
i3etc.), ad Ardea (Plin. hist. nat. 35, 17) e
in tutte le cittii, sulle cui monete ricorrono
come Tarentum, Syracus, Nuceria, Paestum
etc, li troviamo in epoca antichissima onorati
nel Lazio a Tusculum, di cui erano i protet-
tori (,. .otto i,.
Divinità guerriere, davano la vittoria alla
cavalleria, come nella battaglia al lago Re-
gino (v, sotto), e annunciavano l'esito, co-
me oltre in quella, annunciarono la disfat-
ta di Perseo (Cic. de nat. deor, 3, 5,
Plut. Paul. Aem. 24. 25. Val. Max. 1,8, i),
la vittoria di Mario sui Cimbri {Fior. 3, 3,
ao), l'esitodella battaglia di Parsalo (Dio Cass.
41, 61) cf. Plut. Flam. iz. Dio Cass. 55. i.
etc. Dei della navigazione, calmavano le tem-
peste, e ancora sotto GiuliaLio, non potendosi
portare il grano ad Ostia a cagione del tem-
po, onde Roma era minacciata di fame, un
sacrificio ai Castori fatto dal prefetto della
città Tertuilus, otti
(Amm. Marc. 19 v
3. Prop. I. 17, 18
della buona fede,
monete e sul loro i
Mecaslor). Nei giuochi de!
pure, e loro erano sacri i desili:
Fab. 8). Tutto ciò fa chiaro, perchè
stati i veri dei protettori degli equiti, nei due
rispetti di soldati e commercianti. Conviene
ancora qui ricordare i Castori come divinità
cosmiche e divinità funebri.
a) Predicali.
Augusliis: C. Vili 6940. 6941 (Cirta). 8193
(Chullu).
CAS
'33
-273) cf. Hor. od. I,
Dei del commercio e
o rappresentati sulle
giurava (cf, Edepole
appariscono
(Hygin.
dii- C. Ili 493. — SL I, 1166.
Ili due iscrizioni trovate tra Augustum e
il lago Lemanno, Polluce è identificato col dio
Vintius: Virilio Aalg(itslo)] Polluci st^cr[um)]
etc. (C. XII 2361) e Deo Viniio Polluci (C.
XII 2562) cf. Augusltts Vinlius (C. XII 2558)
e Mars l'intim (C. XII 3). V. Vinlins.
b) Divinità iimeme a ati appaiono. (Cf. O.
1993):
C. II 2407 ( Tarracoiiensìs): [Iutwni\ regi-
n-te, Minervi'e, Soli, /jtiiiac, diis ommt[p'\o{l.'\,
Forlunajé], Mercitri\o\ , genio lovis, genia
Marlis, [.-^esmlapio, Luci, [S'\ointio, [V]ene-
ri, [Cyipidini, {C]aelo, Castoribus (?), Cereri,
genio l'ictoriae, genio meo etc.
C. VI 413 (Roma): I(ovi) o{pHmo) S{olÌ)
p{raestanlissiino) d(igiio) et lunoni saiutae
Herae, Castorib{us) et ApoUini coiiservalorì-
C. XII 1904 (Vienna): legulas
aeneas auratas cum carpusculis et vestitttris
basiitm et signa Castoris et Poltucis cum
eqtiis el sigilli Herculis el Mercuri etc.
ci Dedicazioni.
In generale poche sono le dedicazioni fatte
ai Castori, come meglio vedremo più innanzi
e dall'esame di esse poco si ricava.
Fatte talora ex visii (SI. r, 1266) o ex
iussu nuimnis eiìfs (C. VI 413) o ob honorem
seviraius (C, II 3100), solo in un caso ne co-
nosciauLo lo scopo: prò salute (C. VI 413). E
egualmente poco c'indica la natura dei dedi-
canti, escluse le dedicazioLii pubbliche; vi tro-
viamo un senir (C. II 2100), un curalor den-
drophomm (C. Vili 6940. 6941), un honoralus
collega corporis mensorum inaciùnariorum
frumetitì piiblici (C. VI 75), due fiamùàcae
(C. II 2122. Xll 1904), un primipUaris (C.
XII 2526?), un dispeiisalor AugusU (C. Ili
493I, naulae (O. 1993). Forse a Castore e Pol-
iLLce si dedica u Lia statua di Apollo nella la-
pide C. XI! 2526.
2. / Castori in Roma.
Nella battaglia, che 1 Romani combatterono
nel 258 1). e. contro i Tusculani ed i Tarquinii
al lago Regillo, nel territorio di Tusculum,
avvenne quanto dicevasi fosse avvenuto nella
battaglia tra i Locresi e i Crotoniati al fiume
Sagra (Cic. nat. deor, 2, 2, 6; 3, 5, 13 etc).
I Castori erano gli dei protettori di Tusculum:
a loro quindi si rivolse il dittatore Postumio
in richiesta d'aiuto in una battaglia che do-
veva decidersi dalla cavalleria, invitandoli ad
abbandonare il loro popolo e promettendo
templi e ludi (cf. Macrob. sat. 3, 9). E infatti
y Google
^^^^m'^fW^^T^^'^^' '
IS4
CAS
al dittatore apparvero due gio\ani di straor
dinana bellezza e grandezza che po'^tisi alla
testa dell esercito romano cacciarono in fiigT
1 T^isculani Subito gli stesai due giovani ar
mati compirsi su! foro di Roma lavarono
1 loro cavalli nella luturna narrando a! popolo
meravigliato lesilo della ba»a(,lia mutando
in rossa la barba di Domit us (Ahenobarbus)
che non credeva e sparendo improvvisamente
(Cic nat deor 2 2 6 3 5 n Dionjs 6 13
Plot. Aem. Paul. 25). Il tempio loro votato nella
battaglia, fu innalzato nel posto stesso dove era-
no appaisi (cf. Aedes p. 175). Insieme fu istituita
una festa solenne annuale pel 15 Luglio, giorno
della battaglia ^ della loro apparizione, l'epoca
stessa in cui erano apparsi ai Locresi e in
cui poscia apparvero nella battaglia di Pydna
(a. 586 u. e.) a in quella presso Verona coi
' Cimbri dell'a. 563 u. e. (Cic. nat. d. 3, 5,
li. Val. Max. 1, 8, 1. Fior. 2, I2, 15; 3, 3,
20. Plut. Mar. 16). Questa festa che si disse iran-
sveciio equitum fu stabilmente ordinata dal cen-
sore Q. Fabius Maximus nel 450 u. e. Si trattava
di una processione, che cominciava, nei tempi
più antichi, innanzi alla porta Capena. dalla
quale era entrato in città il dittatore col suo ma-
gister equitum ed i suoi cavalieri, poscia presso
al tempio di Marte (Dionys. 6, 13. Aur, Vict.
de vir ili. 31). In essa i cavalieri mostravano
tutto il loro splendore: divisi in turme. ar-
mati, a cavallo, coronati di olivo, cogli or-
namenti militari andavano al Foro per offrire
ai Castori un sacrificio in nome dello Stato,
poi al Campidoglio per ringraziare Giove e
scendevano quindi al circo, dove si facevano
giuochi solenni.
Un tempio di Castore e Polluce solleva
anche nel circo Flaminio {Vitr. 4, 8, 4); ad
esso si riferiscono i Fasti Amiternini (C. l' p.
244 = IX 4192) e gli Allifani (C. I' p. 217 =
IX 2320): Eid(ibus) Aug{ustis): .C<isiori Polluci
in circo Flianhào.
N{atalis) Cas/oris et PoUucis con ludi cir-
censi è ricordato nei Fasti di Filocaio (C. I'
p. 262} all'S Aprile, Secondo il Mommsen
questo si può riferire all'edicola, che i Castori
avevano nel Circo Massimo.
Due immagini dei Castori donate al colle-
gio dei mensores machinarii frumenti publici
sono ricordate nella lapide C. VI 85: M. Ae-
/(iwj) M. /. Rusiicus, rector iinm[unis ilerum),
haii(oraius tertium) in diem vilae suae tne{ny
saribus maeh(itMriÌs) /{rumenii) piublici), gui-
lAfts) ex tienahts) c(onsulio) coir{é) tic(el), Ca-
storts iMottam) d{edit) et ob dedicatione{in)
CA'Ì
dedtt sing{ulis denanos) II L Faemo Fidele
q(inn)g{jfeHnalt tteruin) dsdic{aii) XV kal{en'
das) luTi(ns) 'taturmno et Gallo co{ii)si^iiìbus)
(a 198 d Cr )
1 / Castori in lialu e nelle Provincie.
Poche come diss sono le dedicazioni ai
Dioscuri Prescindendo dalle iscrizioni greche,
dalle mo lete sudcitite e dalle notizie degli
scrittori per Ardea {Plin nat hist. 35, 17)
e per Locri (cf sopn) i Castori sono ricordati
in iscrizioni latine delle città seguenti:
a) Italia:
Asisium OH. 6126; Gal. Tettieitus Parda-
las et Tettiena Galene tetràstyluin sua pecunia
fecerunl ilem simulacra Castori! et PoUucis
municipibus Asisinatibus don{um) dederiftnt)
Capua C, I 567 (= X 3779Ì: ■ ■ ■ heisce
magistrei Castori et Polluci nmrum et plu-
teum faciimd{um) coeravere eidemque loedos
fecere etc.(a. u. e. 648). - 569 (= X 3781):
M. Antonio, A. Postumio co(n)s{ulibus) heisce
inag. muruin . . . et catcidi-um et portic(um)
...et sig?ia marmor{ed) Cast{orls) et Pol{.lu-
cis) et loc{uin) pritial(mn) de stipe ■ Dianfae)
emendum [/aci]entluin co^aver[e].
Cora, C. I 1150. 1151 (= X 6505. 6506):
. . . Calvius P. /. P. n. C. Geminius C. /.
Mateiclus aed[em] Casion's PoUucis de s(etta-
tus) s{en^tia) Jaciendam pequi^id) sac\r{à^
coeraver[tinl. M.] Ca/v/us Af. /. P. n. C,
Crassicius P. f. C. n. Verris d(e) s{enaliis)
s(enlentia) prob\antnt d]edicariiint)q{!ie).
Tra Cremona e Brixia C. V 4154: Castori
et Pollaci etc. — SI, 1, 1266: Castori deo
Larinum C. IX 724; . . . Rafus I{III
vir i{ure) d^icundó)], IlIIvir [quing{uennali.^)
Cast]ori et Pol\lucÌ fac{iendum) cur(avil)
ide]iHq{ue) pro[bavi{].
Ostia C. XIV i; IMoribus vestris gnoniam
certamin[à] laetum exlhybuisse itwal, Casior
venerandeque Pollux, munere prò tanto facimn
certaminis ipsain. Magna lovis proles, vestra
prò sede locavi, urbanis Catius (console II nel
?i6) gaudens me/ascibus aucltim, Neptunoque
patri ludos fecisse Sabinus. Questi ludi son
detti ludi Castorutn nei Fasti di Polemio Silvio
al 27 Gennaio (C. T p, 257) e sonò ricordati in
Etico p. 716 ed Ammiano 19, io, 4 (a. 359):
erano specialmente destinati agli dei della na-
vigazione e del commercio. — C. XIV 376:
P. Lucilio P. [/.], P. n. P. pron. Camala[e]...
idem aedem Castori! et Polluds resHituit) etc.
Tusculum C. XIV 2576: Castoribus Q.
y Google
''■'^''■fV9J?!?l^^'y^f?i^f^?!?^^f!i
CAS
l/^l(avius)] Balbus io(n)s{uì) I Castori erano
le vere divinità protettrici di questa ciCtS (Ci',
de div. I, 43, 98] dove annualrneiite erano
onorati di un lecUstermu n con uno stioppus
sul pulvinare (Fest s \ stioppis cf Albert
p. 12 segg.). Anche le per<ioue di \a origiLia
rie, come Matiius Cordi iis (Monimsen MClnzw
p. 651, 657) e Mamus Fonteiiib (o e p 573
591) ne posero le immagini sulle monete rlie
batterono a Roma per uidieare la propr a
provenienza (Borghesi Oeuvres i p 270 cf
Dessau ad C. XIV 2603) egualme ite ia mo
neta d'oro di L. Strvius RuFus (Colieii Sii
pida 6), die ha nel roves 10 h rappresenti
zione della ro"ca co 1 h scritta rnscuì{uiit\
ha nella parte antenore 1 immagine dei due dei
— V'era poi un collegio di acdilm Caslotis
et Polltfcù (C. XIV 26jo. 2639. 2639) col
loro maghter (C. XIV 291S. 2637) ed il loro
atrator (C. XIV 2629). E come a Tibur, la
città d'Ercole, gli HeraUaiiei divennero nel
l'epoca imperiale HeraUanei Aiignslales cosi
questi aediliii divennero Aiigiislales a Tuscu
lum (C. XIV 2620 cf. 2637).
Veii C. XI i777: Sacrintii] Casloi i eiPo[l
luci] etc.
Vibo C. X 3S; Casior, Polln t o iim
b) llispaiiia:
Dertosa C. II 6070: \C\aUon ci [/'] \ir\uci
iHturRi CU 2122; \P\oUuci Aug{HStO)&t.Q
OssigiC.II 2100: Sacrum Pollaci Sex Qiiiit
iius Sex. Q. Sticcessini lib Fortmialus ob ho
norem VI viiiaias) ex d{ecretó) ordìnis soluta
pecunia petente populo doimm de ,ua p unta
etc.
e) Gallia Narbonensis:
Tra Ai^ustum et il lago Lemanus C XII
1526: Castori et Polluci Q. Ateius PciUha
r{is) p{rimi)li(,ilaris) Apolliti. (= Apollmem?)
ex stipe dupla facieridnm curavit. Cf \iatiUB
Tra Ucetia e Nemausus, C. XII 2999 Ca
Vienna, C. XII 1904: . ... et sigiia Ca
storis et Pollttcis cutn eqitis etc.
Ugernum, C. XII 2S21: Caslotzms
d) Gallia Lugudunensis:
Ltitetia Parisiorum, O, 1993.
e) Belgica e Germania:
Colonia. BRh. 381: Castori etc
Epamanduorum, RA. 1862 XLIII p 261;
O. 1568. 1569: Castori etc.
f) Dada;
Ampelum, C. Ili 1287: Castoribus
g) Dalindtia:
Andetrium, C. III 2743: Castori et Pol-
ii} Achaia:
Sparta, C. Ili 493; Diis Castori et Polluci
\) Nttinidia: *
Chullu, C. Vili 8193: Castori Aagiusto)
Cirta, C. VII! 6940: Castori Aug{itsto) etc..
6941: Polluci Aiig{tisto).
rln, Thorii., iBS.j. — PkKLLaH, KOin. Mythol. a' p. 300
segg. — RoscHhR, Lciikoii der Mythologie 1 p. I1S4
Castori» (art), v. Aertes p. 175-
D. Vagli ERI.
CASTOR (navix). — C. X 3582. X! 44-
53. V. Classia.
l'ollns (navis). — C. VI 3106. X 3514.
361J idd \ tlaasis
CASTORINA ipllis) - ^ Pellis
CASTRA — t 1 accampamento militare,
destinato o al riposo per la notte nelle mar
e e o 1 punto d attacco e di difesa o a re
siden/^ stabile dei soldati
« Qoindo I Ronnni dice Giuseppe Flavio
(b hid 3 sì sono entrati in paese nemico
non danno batt-i^ha prima clie sia fortifi
cato il loro accampa mento Nu Io pongono
senza fatica ne in suolo inegm e e non tutti
senz ordine si danno a questo lavoro ma
se per caso avviene che il luogo sia luegua
le viene appianatoe 1 accampamento e misu-
rato e fatto in forma quadrata Li seguono
molti operai cogli istrumenti netessarii a quel
la costruzione I a parte interna 1 occupano
colle loro tende ali estemo invece s ha una
cinta simile a un muro con torri poste a
eguale distanza Negli intervalli sono posti
scorpioni catapulte balliste e le altre mac
chine di questo genere tutte pronte al tiro
Fanno quattro porte una per lato tanto per
facilitare 1 ingresso agli ammali quanto per
permettere le sortite necessarie Neil interno
1 accampamento è diviso comodamente dalle
vie E nel mezzo sono poste le tende del ca
pitam nel centro di esse il praetonum a ai
mighanza di un tempio e come nelle città,
VI si vede anche il forum e lavoratorii e tn
bunali per 1 centurioni ed i tribuni dove giù
dicano le liti che sorgono La cinta e i laiori
interni sono fatti più presto di quanto si creda
per il numero e la capacità dei fabbricanti
Se serve si getta anche una fossa intorno al
yGobgIc
W^^^^'-W^^'^^'-^J'^'^^y^'^-
136
CAS
vallo, profonda quattro cubiti ed altrettanto
larga. Così rinchiusi, tutti con quiete e come
si conviene, si stabiliscono ecc. ».
Questo passo, destinato a mostrare ai Giu-
dei i pregi degli ordinamenti militari romani,
ci dà un breve cenno degli accampamenti e
dell' ini portanza che i Romani, a ragione, vi
annettevano. Anche la descrizione molto ac-
curata di un accampamento romano per due
legioni nell'epoca repubblicana è dovuta ad
uno straniero, a Polibio (6, 27 seg^.)i t^''^
come Giuseppe Ebreo è entusiasta di quel-
l'opera. La ricostruzione dell'accampamento
polibiano è stata fatta più volte; (v. special-
mente Masquete, Étude sur la castramétation
des Romains 1864. Nissen, Das Templui» p.
«2 segg. Droysen, nelle Comm. in bon. Tli.
Mominseni p. 34. Hatikel, N. Jahrb. f. Phil.
lìlp. 737 segg.; r23 p, S5o segg. Ni.-isen, N.
Jahrb. f. Phil. 123 p. 129 segg. Marquardt,
Staatsverw. 2 p. 404 segg. MasquelcK nel Di-
zionario di Darenbet^ e Saglio s. v,)
Mutate però le condizioni politiche e mi-
litari dovette mutarsi in p^rte anche l'arcam
pamento ed mCatti quello che ci descr ve Igino
gromit co (pnma metà del II sec ) nel suo
Llberde mumt castrorum e in parte diverso
da quello di Polibio Sulla sua ricostruzione
vedi specialmente il Domaszewskl nelH sua
edizione dell opera di Igino (Lipsa 1S8 ) 01
tre agli scrittori utili pari ino un pò larga
mente dell accampamento rimano Giuho A
fricano (6 61 \egezio (i 23 2 13 i 8) e
Leone filosofo (Instit 11 20)
Se col tempo mutarono certe parlicoKriti
non mutarono le condizioni esse i/iali inzi
tutt la fimi litio eguile a qi ella delle colonie
o delle terre assegnate lim latto fi-,sat 1 dalla
scienza augurale da tempi imnienioribili Cosi
salvo forzi maggiore o convenienza ! accam
pamento fu sempre rettangola e cDine 1 mti
ca terramara italica co ne la colomi roinina
Cosi SI fecero sempre al posto istesso il ptae
tortuni il quaestortum e li forum le Me e
Fatta forse eccezione soltanto del decreto
di L Emilio della 5(15 u e che cjiite
ne 1b formola Acini i in cislreu etc [L
II 5041), le nostre iscrizioni accennano tutte
ai castra stativa stabiliti sulle frontiere sui
punti strategici più importanti e nelle vie pnii
cipali di comunicazione Questi essendo per
manenti o do\endo almeno durare per molto
tempo furono più che altro delle fortezze di
i regolare e simile ali accampamen
CAS
in quanto poteva abbiso-
gnare alla vita slabile di un corpo militare,
specialmente con grandi magazzini, con bagni
e via dicendo. Per citare i pili importanti, si
veda la descrizione di quello di Carnuntuni
in Kubitschek e Frankfurter, Ffihrer durch
Carnmitum 2 ed. p. 66 e di quello di Lani-
baesis in Cagnat, L'armÈe roinaine p. 519
seg^. Alla costruzione probabilmente dell'ac-
campamento di Carnuntuni si riferisce l'iscri-
zione C. Ili iii94-6:)« Ip{eratore) Vespasia-
no'] Caes{nre) Aug{usto), {p(,onlifice) «i(aximo),
imp(eraloré) X, p(atre) p(atriaé), co{ii)']s(ule)
ly, desiginalo) V, T{iio) iinp{eraiore) Cae-
s{are) A[u]g(usti)/{ilio), imp(eratm-e)IV, Co(«)-
s{iile) n, designato) III , Domiliauo Cae-
s[are) AugiiisH) /[ilio} co(nm»le) III C{a-
io) Calpe^ano] Raitlio Quir\ÌHaU\ Valer[io
Fesl^, leg{ató) Aiig{mti) pr^o) [piiaelore)].
Qiuinlo) £:\gy^af\io Ciato, leeiato) leg{ioms)
XV Apol{lhiarÌs)]. kg(io) X[y ApoKli-iaris)].
I castra dì Lambaesis sono indicati nei milia-
rii C. Vili 10231, 10232, che misurano la di-
stanzi a ras/rijs) e nell'allocuzione di Adriano
(C \ III 2532 A b: mrtlas/h' castra ci nova
f celiti B b tfiti ogressi castra raplìm ci c:-
biim el Irma cepistis: al loro genio è dedica-
ta la lapde C Vili 2529. A queUi di The-
veste SI rifersce l'allocuzione succitata {A b)
e 1 milnr C \ 111 looiS. 10023:... viam ex
tastrits) hib niis etc. Sui comandanti di tali
accampime iti stabili, detti prae/ecti caslroriim
più tirdi pia ledi kgionis v. Legioiiìs prae-
feetus
I cislia o caserma dei soldati della flotta
di Ravenna sono menzionati nella lapide di
Populonium C \I 2606; queUi di Miseno nei-
1 altra ^ E 8 426: D. in. L. Calpurnio Rufo,
sctibae c/(assis) pr{aetorÌae) Mìs{enatinm). Hic
Bpheio ta munere missus defuuctìis est et ibi
sa* ofihago marmoreo sifiis est M Sitlius
■ìfricaiins mumceps et h res ad lasiia memo
La costruzione di un accampamento 1 Co
ptus è ricordata m un latercolo del! epoca An
gustea (C III 6627) casliam (sic) aidifica
ve-iuiit et refecerimt Si riferiscono pero pi ut
tosto lUa costruzione dì castelli che a quelli
di veri accampamenti le lapidi seguenti dei
bassi tempi nelle quali ncorre a preferì
la parola casti m
(ET ■
staoT^ov
ad Aen 6 ''~6t si tratta di luoghi murati
qnah ricorr>no sotto questo nome anche nella
nntitii G illiarnm (Seeck Noi dign p 263
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\>'^s-t.-rif,fi'^?ir-'-i^^i^'f'f'i^i^^^
cAs
C. Ili 6661 — 133 di Pahiiyra: \_Repara-
to\res orbis.... d{omitti) n{ostri) DiocUtianus
castra felidter coudidetmit, \ci(ra agé\nie
Sossiano Hieroclete »( irò ) ^ erfectisstmo )
praes{ide) provinciac, d{evoto) n{umim) m(aie
stalÌM.«e\\ eornm. .
C. Vili 9835 di Aitava nella Mauretaiiia
Caesarìensis dell'a. 508; Pì'o sal{ute) et tnco!{n
niìlaie) regiis) Masimae g£»t{iuìn) Mam [pruni)
et Komanoi\iim) castriim aedijic{atum') a Ma
sgivini pre/{ecio) de Safari idir (?) proc a
sira Severianfji) qiiem Masima Aitava positil
Et Maxim{ia) profittrator) Altiavaè) peìfec{il)
J\osÌtumì) p(rovincÌae) CCCCLXVIH
C. Vili 10937 di Cellae nella Mauretaiiirt
Sitifensis! Salvit d{omiiiis) n(osirÌs) imperato
ribus imnctis prbicipibiis Vale\iUé\, Giatiano
et Valeiitiniano.... Fla{vius) Vìctoriaiius t(ir)
c[larissiinus) prìm(z} ordiitis coines Afucae
semper veltro uumitU devotits\ caslram deit
C. vni 4354 di Ain-Ksar nella Nuniidn
Imp(era»tibus} d{o)in{DH{is) f,{o)d{rìs] Fl{a.w)
Costantino et Anastasie.... (a. 578-582) Vita-
[tion m{a)z{ni/ico ?) e[{\ tu{tiustn) ?] m{agi-
stro f) m{i)t[itum) Afr{i)ca(e) aH.viÌiante d{e)o
per Fl{avium) T(ri^\£\et{ium^ hic i:(a)!t(ni7n)
consettt{!}en!{es) sÌ6i cibes istìus loci..... fece-
C. Vili 14439 di Hr. Megascia nell'Afri-
ca proconsul ris \Iiidica''\ hfc ii'nliis [fusli-
»i]an(o imp ato ) < / ] nostros
ii^petu à]ast d(o ) io ba\ai j astm(m)
perfecitum).
C. VII 36S d I B a a (V o
VI sec.): /ut ana p{ a )p(o iS ) Findi-
cianus m{as i ) a^b t Pr{a p ti) »«(/-
lilmn)? castrum fecit etc.
A tali castelli si potrà forse riferire \\ prae-
posiias casirìs, benché tale su p pie mento sia
assolutamente troppo dubbio nella lapide di
Castra Regina C. Ili 5938(cf. 11943): -'/. Vir{ius)
Mareellus dcc(tiHo) al(ae) I F(l.w!ae) s{ìiigu-
lariuiu) A(l£xaHdri(tuaef), s{ingularis) co(ii)s(ii-
laris). p[meposilus) i{aslrisf) (tertìum o ter-
nis etc); vi osserva il Momniseii che caslra
terna in quella parte non fa difficoltà perchè
da oltre Castra Regina sino al limes vi furono
molti accampamenti a piccoli intervalli.
La formula castris si trova spesso aggiun-
ta al nome di soldati, a quelli cioè nati nelle
canabe militari, da un matrimonio non legitti-
mo, e quindi di dritto senza padre e senza madre.
Quando essi venivano ammessi nell'esercito, ri-
5 la cittadinanza romana ed erano in-
i nella tribù Follia (cf. Mommsen, C. Ili
CAS
137
p. I2I2. Bormann, MOe. 16 p. 327 se^.
Kubitschek, Imperium Romanum p, 262, v.
Polita). Già nel latercoto di Coptus, che si
attribuisce ali epoca Augnstea, troviamo su
trentisei due soldati castris, tuttì e due della
tnbu Follia (C III 6627 a 39; b 35). Più tardi
il numero I)ro aumenta, come si vede dal
seguente specchietto:
Castri di Lambaesis; C. Vili 2565 su di-
ciotto sette — 2566 su sette, tre. — 2567
su sessanta ventitre. — 2568 su ottantaquat-
tro quarantadue, — 2569 su quarantuno. ven-
ti — 2586 su quarantacinque, cinque (circa
sotto Ehgabalo o Severo Alessandro). — 2618
quattro si undici (a. 211 ) ì). — EE. 5, 714:
dieci SII ventotto fa. 166); 724: su quaranta-
cinque diciotto 723; su settanta, quattro. —
EE 7 367 due su settantadue; 372: undici
Castra di Alexandrea: {C. Ili 6580; later-
colo d soldat entrati nell'esercito nell'a. ifiS);
su quarantasei almeno ventidue.
Trovnmo 1 indicazione castris ancora nei
seguenti soldati legionari!; in un veterano della
V Macedonica, quindi nato a Troesmis (C.
Ili 7505 a. 173), in un soldato della XV A-
pollinaris, quindi di Carauntum (C. Ili 11118),
in soldati della III Augusta, cioè di Lambae-
sis (C. VIII 2994. 3iot. 3151. 3247). Quando
la tribìi è indicata, è sempre senza eccezione
la follia.
Anche tra i pretoriani s'hanno dei nativi
castris e veramente in alcuni latercoli: EE. 4,
892: quattro su trenta; 893: uno su cinque;
895; uno su quarantatre. — Ad un eqiiite
della coorte I Flavia Numidarum, nato castris,
è rilascialo Ìl diploma del 178 n. LXXVI (C.
Ili p. 1993 cf. pure p. 1984 dipi. LIX).
1 Caslra di Roma.
I. Castra praetoria. — Caserma dei preto-
riani costruita da Tiberio fuori la porta Vi-
minale (Suet. Tib. 37; Nero 48, Tac. ann, 4,
2. Plin. 3, 67. Schol. luven. 10, 94 seg. cf. ,
Tac, hist. 3i 84. Herod. 7, 12, 3 seg.; 4, 4,
5I; fu compresa da Aureliano nella sua cinta
e abbandonata sotto Costantino, rimanen-
do, come tuttora, il nome alla località. Gli
scavi hanno dato notizie importanti tanto sul-
la sua distribuzione, quanto sulla conduttura
dell'acqua (l.anciani, acqua p. 276 segg.). — Ca-
stris praetorc{s)Aug( usti } n{ostri) I eg^esi su mat-
toni circa dell'epoca di Marco Aurelio o Com-
modo (C. XV i). In castris praetoriis militare
dice qualche epitafìo per militare come pretoria-
no cf. C. VI 2771. 2772, nella quale ultima
lapide i castra praetoria sono contrapposti
y Google
W^^ifi'^^^^^ p^JTT'-''.
.138
CAS
alla legione (cf. VI 2774). — P(ondo fmns)
£astror[um) Aug{ttsti) che si legge su un pe
so-tipo di bronzo trovato presso al Castro pre
torio, forse a questo si riferisce (BI 1879 p
211). — All'interno della caserma si può n
ferire il vinartarius in casins pixactoms"] [C
VI 9992); alle sue vicinanze invece il [con-]di
tarius de castris pra[elor'\ibi<ì (C M 9277)
Ad un tempio, appartenente ai pretoriani che
sorgeva però fuori della caserma appartiene
\'eg(ues) praeioriaii{m) cok(orits) III pr(aeio
riae), gin urb(i) item (— in urbe iempli ?) an
iisies Ifuil et) saeerd(as) templi Matiis ca
slrùtiuìn) pr(aelon'anorum) etc — Cf Becker
Topogr, p. 199. Richter, Top p iSo Gilbert
Gesch. und Top. 3,' 198; v Praetorioe co
hoFtes.
2. Castra urbana. — Caserma delle coorti
urbane, che sorgeva sul /^c7n(w ainiium nella
VII regione, costruita *o piuttosto riLostmita
ivi da Aureliano accanto al luo tcinpìum So
lìs {Chron. 191. Dig. 48, 5, 16 [15] % Region
cf. Tac. hist, I, 21. C, VI 1157 titbunus co
hortiumurbanarmn et Jori sitali — Cf Becker
Top. p. 597. Preller, Reg. p 141 Richter
Top. p. 149. Gilbert, Gesch und Top 3 p
199. Mommsen, Staatsr. 2' p lofiS v l'rba
nae cotaortes.
3- lastra priora e Castra notaCieveriana}
— Caserme degli equites singulare^ I a primi
sorgeva presso il Laterano nella regione V. ed
è stata ritrovata recentemente (cf. Hen/en,
Al. 1885 p. 235 segg. I-anciani, BM. 1S85 p.
137 segg.): è menzionata in parecchie iscri-
zioni di eqiiiti singolari (C. V! 3183. 3191.
3196. 3241. 3279. 3288. 3293. 3300. NS. !88i
p. 372). Dell'altra caserma non si sa nulla: è
possibile che sia stata costruita da Settimio
Severo, giudicando dall'epiteto Severimta, che
porta nel diplorna militare di Alessandro Se-
vero n. LXXXVII = LI C. Ili p. 893. 1999
{cf. C. VI 3198. 3254. 3266. 32S9. 3297. iX
795). — Cf. Richter, Top. p, 16S. Gilbert,
Gesch. und Top. 3 P- 200. v. Equitea aingu-
lares.
4. Castra peregrina. — Caserma dei pere-
grini sita sul Celio nella regione II presso s.
Maria in Navicella (Amm. Marc. 16, 22, 66.
Regionarii v. Caelins p. 9). Genio sancto ca-
siforutn peregrinorum sono dedicate le lapidi
C. VI 230, 231, 428, 3327. 3329: una provie-
ne da Ostia C, XIV 7. — C. Becker, Top.
p, 503. Preller, Regionen p. 99. Richter, Top.
p, 168. Gilbert, Gesch. und. Top. 3 p. 199.
V. Peregrini.
CAS
5 Ca»>tra Vi alenati uni. — Casermn dei sol-
dit! della flotti Misenale di guarnigione a
Roma e'Jistente nella regione III in prossi-
mità -ille Terme di Tito (P'orma sub. i. 5.
Region ) \i bi riferisce probabilmente la la-
pide C VI 1091 trovata presso quelle terme
e supplita dall Heiizen {Imp(era(or) Caes(ar)
W^arciis) Antomus Cordiami]s (a. 340)
Roinae Misei^attttt» castra solo privalo] am-
plifltca it] (cf Kaibel Inscr. gr. Sic. 956 B
15) — Cf Henzen ^nn. d. Inst. 1862 p. 60
segg Jordin Top 2 p. 116. Richter, Top.
p iSi Gilbert Gesch. und. Top. 3 p. 200.
6 Castra Rat en nati nni. — Caserma dei sol-
dati della flotta Ravennate, esistente in Tra-
stevere (regione MV) — Cf. Preller, Regio-
nen p 100 Jordan Top. 2 p. 327 seg. Richter,
Top p 15S Gilbert Gesch. uiid Top. 3 p.
Nei Regionarii vengono nominati ancora
altn cosila non ctserme però ma stazioni;
cosi nella regione XIV i castra tecticaiiorum,
e altrove 111 luoghi non determinati i castra
Sllzcarlorum tibLllii loriim, vicliiiiarioriim.
Forse di siimi genere erano i
( astra l'onKanoraDi ?) della lapide C, VI
70 Bonae deac casli{oiHiH) o castr(eitsi) Foni.
Ti{beiius) Uuidi Aug{us/Ì) l{iberli) Prìsci
Cilei seri !/i) ia6ul(anus) Posuit.
D. Vaglieri
CASTRA. — Gli itinerarii e gli autori
danno ad alcune città e stazioni questo nome,
che accenna a una residenza di corpi militari;
molto spesso al semplice nome è aggiunto un
predicato. Un elenco s'ha in De-Vit. Onom.
s. V.; citiamo tra esse le seguenti;
1. Nell'Hiitria (reg. X), oggi Aidussina.
It. Hier. p. 560 cf. Majonica, Aquileja zur
ROmerzeit p. 23.
2. Nella Mauretania Cae.ìarieiisis a venti
migha da Galaxia (Tab. Peut. 1, 2).
3. Castra Baiava, oggi Passau nella Raetia,
Cf. Itatavornni cohors i p. 9^2.
4. Castra Caecilia. v. Norba.
5. Ero Castra, v. Heroon]iolis.
6. Castra I^tnbaesilana. v. Laiiiboesls,
7. Cas'ra Mùtervae nella Calabria (regio-
ne II) a sette miglia da Hydruntum (Strab.
6, 3, 5 p. 281 Dionys. i, 51. Verg. Aen. 3,
531. Probus ad Veig. ecl. 6, 31 p. 15 Keil.
Tab. Peut. 7, 2) oggi Castro.
8. 1'a.stra Kegina (Regensburg). — C. Ili
5942-5977. 6531-5536. 6571-6573, 11959-11975-
— Città della Raetia (Tab. Peuting. 4, 4. II.
Ant, p, 256; Regino), detta nel miliario C.
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CAS
IH 5997 L{e)g{ió), per la legione IH Italica
ivi di residenza (Not. diga. Occ. 35, 17), For-
se ad essa è riferito l'nii cim/^h dell'Itinerario
Ant. p. 259. Non ebbe mai ordinamento mu-
nicipale: fu soltanto la residenza dì quella le-
gione, alla quale si riferiscono la ma^ior parte
delle lapidi clie ne provengono (C. IH 5942.
5947- 5949-50- 5952-53- 5955- 595^ = 11959.
5957 = iigSo- 5958- 6531 — 11962. 6571 =
11964. 11966. 11968-70); le tegole olire chea
questa legione (C. HI 6000. 11986. 11984Ì ap-
partengono alla coh{ors) I Ca/i(mnf/aiium)
(C. IH 11992 d. e.) ed a!l'<j/{a) T svig{alarium)
(C. HI ÌI995 <t). Alla costruzione di un vallo
appartiene l'iscrizione C, IH 11965, trovata
nelle rovine di ima porta dell 'accampamento;
\linp{era/or) Caes{ar) M{areus) Aìii\elius) An-
ioninus divi Pii filius ei imp{erator) Cae-
s{ar) L{ttciics) Aiir{elius) Coinmodus] va/-
&([j»] cmM portis et tarribus e/c. i (f).... [c«-
rmite,f\ M{arco) Helvio {Clé]me'ife Dexirìano,
Ug{ato) AH\g(uslorum) pria) priaelore)^. Cf.
Mommsen, C. HI p. 730.
CASTRA VETERA. - v. Velerà.
CASTRA ULCISIA. — v- Ulrisìa castra.
CASTRA FONTANORUM. - v. Ca-
stra p. 138.
CASTRA IIISENATIUH. - v, Castra
p- isf.
CASTRA NOVA. - v. Castra p- 138.
CASTRA PEREGRINA. — v. fa
atra p. 138.
CASTRA PRAETORI A. - v. Castra p
137-
CASTRA PRIORA. — v. Castrap.i,b
CASTRA RAVENNATIUM. - v. (a
stra p. 138.
CASTRA SEVERIAHA. - v. (it
stra p. 138.
CASTRA URBANA. — v. Castra p. 138
CASTRBNSIS- — Così sembra di do\er
intendere l'abbreviazione kast. nella lapide di
Aquincum, C, HI 3468- Maiorìbus sanciis L
Naevius Cainpaniis tasi. leg(ionis) UH Fl{ i
viae) etc. S% nell'istesso modo va inteso il
(OS. di un latercolo di Lambaesis, dove un
soldato con tale ufficio ricorre tra altri prin
cipales, non vi si potrà vedere, come vuole il
Mommsen, Il prae/ecl'is castrorum.
CASTRBNSIS (ratio, flsccs). — U iscri
zioni che si riferiscono al Jiscus ed alla ratto
castrensis sono state studiate per la prima
volta di proposito dallo Eichhorst negli JahrbQ
cherfìjr Pliilologie9i (1865) p. i07segg. Egli ri
guarda questo fisco come una cassa destinata
CAS
alle spese dei ludi castrenses menzionati da
Svetonio (Tib. 72). Ma questa teoria è ora ab-
bandonata da tutti, perchè manca dei minimo
fondamento; in quelle iscrizioni non c'È nes-
sun accenno a ludi. In seguito lo Hirschfeld
negli Jahrb. fDr Phil. 97 (1868) p. 691 segg.
propose di riguardare il fisco (
la ca.ssa speciale destinai;
delle truppe; 1 procuratores castrenses, sog-
getti tutti ^prociirator raiionis caslrensis, sa-
rebbero identici agli éjriTpOTOi toC KaiffaBOS
iTrTrixa) a.ySpsq ai SmveiJJiyrei; tò, xp^f-"-'^"- r*^i
f5Tpa.riu3Ta.is eiq ihv Sloixna'n roÌJ Sion menzio-
nati da Strabene (3, 4, io p. 167), Se non che qua-
si tutti i proairaiores castrenses di cui abbiamo
notizie, sono liberti imperiali, non (jtttixo? «v-
SpsS', ^'^ distinzione tra procuraior cas/rensis
e procuraior ralioins castrensis è stata in se-
guito riconosciuta come infondata dallo stesso
Hirsclifeld; e poi le iscrizioni relative al per-
sonale addetto alla ratio castrensis sono state
trovate quasi tutte non dove stanziavano le
legioni, ma in Italia e specialmente a Roma,
Cosi questa teoria fu abbandonata anche dal-
l'autore nelle sue Untersuchimgenetc. p. 198 s.
Qui egli propone di considerare i procurato-
tes castrenses come coloro che stanno a capo
dell 'ani mi ni strazi Olle delia casa imperiale, per
CIO che riguarda le spese relatue al personale
di servizio, le spese di guardaroba, di ma-
nulenzio le dei iocili etc Successore AtA pro-
curaior castrensis sarebbe nell'ordinamento
dioclezianeo il castrensis sacrt palatii, il quale
e una specie di maggiordomo del palazzo im-
pernle [Not. dign. Or. i, 19; Occ. i, 17; 15, i).
Questi ipotesi incontra peròdue difficoltà: la pri-
mi cheli palazzo imperiale nella letteratura an-
teriore a Diocleziano non ha punto il nome di fa
stra{\ Momniben H 25 p 242) la seconda è'"
! esistenzi di mn fami ha ritioms casttensis
a I ambaesii presio la legione III Augusta
Cosi la teoria che presentemente risolva in
modo p u soddisfacente la difficolti sembra
quella del Mommsen (H I e Staatsrecht
a' p 807 n 2 più indeterminatamente EE
5 p 117) il quale Ma preso una posizione
intermedia tra le due ipotet.1 dello Hirsóhfeld
Fgli crede che sia nei castrense^ mtnistrt
menzionati nella \ita Alex 41 3 sia nel
personale ricordato nelle iscrizioni relative al
la ratio castrensis si debba \ edere quella parte
del personale imperiale che serve 1 imperatore
in quanto capo supremo dal! esercito II fisco
castrense sarebbe la cascia speciale destinata
alle spese della ti,stis casttensis imperiale di
yGocI
^^^^3^^^!^^y^'^
Ho
CAS
tutto l'apparato imperiale da viaggio e da
campo etc. Cosi si spiega facilmente come al-
cuni ministri castrensi potessero trovarsi a
Lambaesis e come d'altra parte le iscrizioni
del personale castrense siansi trovate per la
massima parte in Italia.
Soprintendente del fisco castrense è il
FrocDFator castrensis C. VI 652 : Safur-
nitius Aug. lib. proc. caslrcnsis. — 727: M
Aiirelius Sterlinius Carpus una cum Carpo
proc. k. paire. —^^ii\ Aurelius Herims Aug.
lib. proc. t. —8512: U/fiio Craieri Aug. lib.
Proc. castres. — 8513: Ulpi Ses . . . . [guon]-
dam proc. kaslren{sis). -^ X 6005: Aelio
Aug. l. Saturnino procur. castr. — XI 3612:
Ti. Clauditis Aug. lib. Bucolas praegustator
lrielinarc(ka), proc. a muneribus, proc. aquar.
proc. caslrcnsis. — XIV 2932; /'acari Aug.
lib. proc. caslrens. — GiG. 3888: M, Av/j.
Seowffrój»' iTtsKEìjSEpiiy YùpriaxenTO. éjrirfiintoy
Aot/yòaljyoi/ TaXXia.^ xcù Ì7:'iTpo%av ^pvyixg
xcù k7!ÌrpOT!av xccaTfìiaiy), detto anche
Praeurutnr mtionis castronsis C. X 5336:
M. Aurelio Basilea viro ducenario proc. ra-
Honis caslrensis) o pure
Proeuralor flsei easlrensis (C. VI 8514: Pri-
migenio Epagathi Aug. l. proc /{isci) c[aslren-
sis) delicio. — 8515: Martialis A[ug. lib.]
labulariuls'] proc. fiscorum leY fisci [casir]en-
sis). La stessa carica è indicata una volta col
titolo di proc{urator) Aug[nsti) H(oslri) sla-
t(uMts) cisfr{ensis) (BM. i6 p. 389 = NS.
1888 p 569). La maggior parte di questi pro-
curatori sono detti esplicitamente liberti im-
periali Ma la stretta relazione che essi ave-
vano con la corte, accrebbe loro importanza.
Cosi il procura/or casirensis M, Aurelius Ba-
sileus {che però è probabilmente anch'esso
d'origine servile), è detto vìr duccnarius (C,
X 5336)- Molto importante è poi la carriera di
M. Aurelius Crescens, il quale dopo che ^roi^;*-
rator caslrensis è ^x-vtxwAo procuraior Phrygiiu
^procarator Galliae Lngdimcnsis (GIG. 3888).
Sappiamo inoltre che il proeuralor caslrensis
era gerarchicamente superiore al proeuralor
aquarum (C XI 3612) Dal che si rileva che
la procuratia castrense era considerata come
un ufficio abbastanza ragguardevole
Dipendono di questi procuraton numerosi
offiaali di condizione o di nascita servile e
FbkÌIib rstioois castrensia (C \ III 2702),
la quale alla sui volta non è che una parte
della granàe /atmlia castrtnsis nominata in
i{L \I 8532 8533 VIII 5^34-
CAS
NS. 1981 p. 232). Della /a»«(Vja vationis ca
sirensis fa parte in primo luogo !'
Ilfflcium tabulari castronsis (C. VI 8518),
lYMpaxitna labolitriorum rationis eastrensis
{C. VI 8528: HermeroH Aug. lib. praeposiio
tabular, ralionis caslrensis). Sotto di lui poi
Tabellari o tabulari! caslren ses, detti anche
labularii slationis o ralionis caslrensis o ta-
bularli procuratori! fisci caslrensis {C. VI 776:
Coslanlius Augg. el Caes. fa&ul. s{laiionis) c{a-
sirensis) — 2104 b. 40: per [Secundimtm] lab.
ral. k(astrensis)— 8515, v, sopra. — 8526:
Ti . Claudius Aug . lib . Pkilargyrus ta-
bular, caslrcttsis. — 8527: Callis[/us] Caes. n.
serv. velrria] lab. castre»lsis]). È menzionato
Adiutor tabulari uastrensig o adiutor offi-
cii labularii caslrensis o adiutor labulario-
rum rationis caslrensis ( C . VI 8518 ; T.
Aelius Aug. lib. Aelianus . . . coiugi . . .
el sibi et filis Ckresimo Aug. lib. adiutori of-
fici commentari kas. el Apkrodisio Caesarìs
n. vemae adiutori offici lobulari kas. etc. —
VI 8530; Fausto Aug. db. adìul. labul. castr.
— XII, 68*: D.M. Piì Caes. n. verti. adiul.
labul. ral. kaslrens.). In una iscrizione (C. VI
8531) è menzionato un adiul(or) labul{ario-
rum) a ral(ionibus) m(armormiiì Hirschfeld)
/{isci) c(astrensis). In altre epigrafi ricorre l'e-
spressione più indeterminata di
A tabulario eastrensi (VI 8529: Hennetì
Aug. [/i6] a tabulario caslr. — Vili 2825 [C
Comelius Fld]renlinus c(enlurio) leg(ionis) HI
Aug{uslt^jII PHaeì) . . . oie . . . a labul. ca-
str.). Accanto alì'o0crum labularii. caslrensis
troviamo 1'
OIDcìum (ìommentarii castrengig . Ci vieu
ricordato un cj: c»mmentarienst ralionis ca-
slrensis (C. VI 8519: M. Aur. Augg. [li]b.
Aureliarms ex comm. rat, éastr.j ed un adiu-
tor officii commentarii caslrensis (C. VI 851S,
v. sopra), ambedue liberti imperiali. Oltre
agli addetti a questi due officia, il personale
relativo alla ratio caslrensis comprende un
DispensatOF fise! castreasls (C. VI 8516: Ba-
pknus Caesaris ti. ser. disp. fisci caslrensis),
identico probabilmente al dispensator castro-
rum ricordato in C. VI 8^20 {Astus dispen-
sator caslrorum), da cui dipende un dispensa-
laris fisci caslrensis arcarius (S. VI 8517; Epi-
tyiickanus Hesycki dispensaloris fisci caslren-
sis arcarius). Sono inoltre ricordati dei
Pedissequi ralionis o nutueri o slalionis ca-
yGotglc
^^■'?;;•■■■^^■"^,5;;«^^■^^^^ìw^><1■Tf5l^|^cf^p|^3p!^^
CAS
strensis (C. VI 8511: Ckryseros Aug. verna pe-
dusec. riaUonis) Hasirensis) — 8522: Feltxs
Aug, n. ser. verona) pediseq. rat. k. — 8523:
BtUyches Caes. «. s. pedisegu{us] stalloni ca-
strese. — 8524: ZashKO C. n. ped. nutn{cri)
castren.).
Oltre gl'impieghi lìnaiiziarì dell 'azienda ca-
strense, abbiamo notizia di alcuni altri di or-
dine diverso, appartenenti alla Familia ca-
strensh. come di un officiale liberto d'Augu-
sto, detto
A Bapp«lleftile caslrensi (C. VI 8525; D.
M. s. Alimeti Aug. ì, a supe/l. castrensi, c(. X
8293), di un servo d'Augusto chiamato
A veste castrensi {C. XIV 3^32: A/cimus
Neronis Caesaris Aug. servos a l'este castren-
si); di un altro
Ex mnifro festiarioram (C Vili 5234- jl/u-
nitbus) »i[eiM(onae) -ìòìascan/l, Cie'ìsaiis ex
[famiìlra casi[ren]tternum[er«te\sfiano/nm)
do\e s! tratta probabilmente dello stesso im
piego che nel caso precedente di un Uberto
imperlile col titolo di
Ppaepositns velants eostreniibns [C \1 51S3
P Aelius Aug tib Eutychus prafpositus te
iaii(f)s castretiTtbìis) e di due liberti
Prftecones Amiliae castrensi» (C M S5 3
M Uipms -Ittg lib Felix pi aeco /unitile
easttensis — NS 1891 p 132 M Llpius 4
poìliiius 4ug t preco familme catlrensu)
Che gli officiali di questi famiglia costitu
isserò una corporazione molto probibilmente
funeraticia si può arguire da una iscrizione
di Roma la quale ci da api unto un
tolleginn familiae castrensls (C \I S532
\iecmiombits\ et pltbet Con ordiae Au
gusltanorum famtltae easttensis Vexander
Marcelltanm et Emolphtus Domttiatuanus cu
btculart sfati oms prtniie d. d.). Diverso da
questo e però il
Colle^iam castrense (C VI 7281. 7281 a),
il quale era costituito da servi e liberti della
famigli! dei \ olusu m Roma, e di cui le iscri-
zioni CI offrono citr^ioies [C. VI 7281. 7281 a)
t, decurtones {^ \I7297 7303, 7304. 7379,
7387) Molto probabilmente, come opina anche
il Mommsen (Staat^r 2 p. 1068) esso aveva
relazione coi castra delle coorti urbane, tanto
più che una delle suddette lapidi {C, VI 7303)
CI mostra il collegio esistente già nell'anno 58
d C e s! sa che L \ olusius Saturninus fu
praefectus urbi dall anno 42 in poi.
Non sappiamo quale impiego della azienda
castrense sia indicato (C VI 8498) con le pa-
role ordinalus a dtz o Commodo in castrensi,
né che impiegato sia il dìsteni castrensis tna-
CAS
141
menzionato in una epigrafe (C. VI 8534),
i tradizione però e alquanto incerta, Er-
stata riferita qui la iscrizione C.
IX 3158 [alleruin castre{n)sibus eiusdem Cae-
saris Augrist(i) smnmis [^]»[M]/m ordinis
honoribus et iam superiori destinatum ordini),
dove Mommsen nota : « Castrenses Augusti
siimtm equestri ordinis honores sunt tribunatus
cohortis et praefectura praetorii siniiliaque
A cupis castrentiibas menzionata in una sola
iscrizione (C. VI 8537) è probabilmente iden-
tica a quella a copiis mititaribus che ricorre
in varie altre {Hlrschfeld, Jahrb. 97 p. 695)
e quindi non ha che fare con la familia e la
ratio cnstrensis.
G. De Sanctis
CASTRENSIS (Bona dea, Silvanns), -
IscJ zione i Aquileia C, V 760: Augustae
jR[onae dt le ] castrensi ex . . . Ferouia Li-
bain tib{etti) Ti. Claiidins Stephan\i lib{er-
tris)] — di Tergeste C. V 524: Silvano ca-
slr nsi (cf C. IX 3375 dì Anfìnum; . . . Ma-
gne dirtm Silvane polens sanctissiine pastor
qui n'inii^ Ilaemn romanaque castra gabernas
eie)
CASTROKUH (mater). — Titolo che
portaro 10 alcune imperatrici, cominciando da
Faustina moglie di Marco Aurelio; lo ebbero
infatti luha Domna, lulla Maesa, Julia Mamaea,
OtaciUa Se\era, Herennia Etruscilla, Ulpia Se-
venna Magnia Urbica.
CASTRORUM (medieus). - Ricorre in
una sola lapide urbana ed ha rapporto cogli
eguiUs singutares {&ÌA. 1885 p. 139: favi Do-
lickeno prò salute n(umeri) eg{mtuin) sing{u-
latiiiin) ■1ug(ustì) Q{mnius) 3farcius Artemi~
darus, medieus castrorum, aram pocuil).
CASTRORUM (praefectns). — v. Legìo-
nis praefectus.
CASTRORUM (princ«ps). — Su tale uf-
ficio tra i pretoriani v. Centario — Praetarìae
eobortes; tra i peregrini v. Pejpegpini.
CASTRUM. - V. Castra.
CASTKUM NOVUM (presso Giuliano-
va). — C, IX 5143-5154- — Città marittima
del Piceno, tra Matrinum e Truentum {Strab,
5, 4, a p. 341. Plin. nat. hist. 3, 13, 110, Ptol. 3,
I, 35. Itin, Anton, p. loi. 307. 312. Tab. Peut.
5, 5), nella regione V Augustea. Non si sa
con certezza se una coionia vi fu dedotta nel
490 u. e. come dice Vellejo o piuttosto tra il
464 e il 468, come dice Livio (epit. 11), po-
tendo i due passi riferirsi tanto a questa città
y Google
Ha , CAS
quanto all'altra omonima dell'Etrurìa. A que-
st'ultima e non alla nostra si riferisce Livio
36, 3, Secondo il Liber coloniarum p. 326, 13,
* Ager castranus » tra quello Aternese e quel-
lo Tnientino fu « lege Augustiana adsignatus »
cf. Mommsen, Hermes 18 p. 179. Si ignora
a quale tribù sia stata iscritta {v. Kubitschek,
Imperium romanumetc.p,63). Come magistrati
troviamo praetore's (5145 cf. 5073) ed un prae-
fectus (5io6r pftf. Cast. nov.)\ il scnalus ri-
corre nella lapide 5145. I Castronovaiii paga-
vano un vectigal alla vicina Interamnia, pro-
babilmente per l'acqua addotta da questo ter-
ritorio (5144; Pubticum Intetamnitmis vectigal
balnearum, trovata suiie terme di Casttum No-
m).
), e. J.
CASTETJM NOVUM ( Temila della Chia^
ruecìa-]. - C. _XI 35r!-359i- - Città marit-
tima dell'Etruria, a quattro miglia da Centum-
cellae (Tab. Peut. 5. 3. Itin. mar. p. 498. Itin.
Anton, p. 291. 301), nella regione VII Augu
stea (Mela 2, 4, 72. Plin. nat. hist 3 51
Ptol. 3, I, 4. Rutil. Namat. i, 727) Livio
(ep. Il) narra della deduzione di cui i e a
Castrum, Sena, Hadria tra gii anni 464 e 468
U. C, Vellejo (1, 14) di una del 460 a Tir num
e Castrum: si ignora quale dei due artcnni a
Castrum novum dell'Etruria e quale a luello
del Piceno. Certamente però, come dimostra
il Bormann, essa fu una delle colonie mar t
time, che nel 561 u. e. vollero estendere la
€ vacatio rei militarìs » anche alla flotta (Liv.
36, 3). Una nuova colonia vi fu dedotta anche
posteriormente, dicendosi essa colonia Julia
Castranovo (3576-3578). ma non si sa se sia da
ascriversi al dittatore o ad Augusto; coloni si
dicono i Castronovaiii nella lapide 35S3 e nella
fistula 3586 b, Casironovani semplicemente
3579-3581. Due delie iscrizioni del luogo si
riferiscono a L. Ateius M. f. Capito, duoinvir
qainquennalis (3583- 3584) il quale curiam. la-
bularium, scaenarium, subseliarium loco pri-
valo de sua pecunia c(o/ams) C{astri) n[ovi)
/[aciunda) coeravii; porlicus, cenacula ex de-
eurionum decreto de sua pecunia c(olonis) C{a~
tiri) N{ovi) feciimda coeravii ideng{ue) pro-
bavit (3583). Un aedilis si avrebbe nel cippo
copiato a Roma C, VI 951, se il supplemento
è esatto e se a questo Castrum Novum si ri-
ferisce: Imp. Nervae....L. Sertorius L.f. Volt.
Euaathus aedil{is) c(olrmiae) C[astri) n{ovi)
d{ecretó) d{ecuriomtm) s{ua) p{eeuma) J{ecil).
I decurioni ricorrono colle formule ex deeu-<
rionuin decreto 3575. 3579, 3580, 3583; due
CAS
magistri di un vico s'hanno nella lapide 3585.
Delle poche lapidi sette (3575-3581) sono de-
dicazioni imperiali ad Adriano, Gallieno, Sa-
lonlna, Valeriano, Aureliano, Numeriano, FI.
Valerio Severo.
CASTEUM (Pianse). — Iscrizione di Ra-
venna (C. XI 76): D{U) m{anibus) C. Marcio
Ittsii vet{eranù) ex adoplione nat{ione) Del-
m{atae) castri Planae (P) etc.
CASTEUM (Truentinam). — v. Tmentum.
CASTULO {Cazlotia). — C. li 3264-3326.
5907-5915. — Città dell'Hispania Tarraconen-
sis, circa i confini della Baetica, sul Baetis, a
quasi la medesima distanza da Baesucci, lii^o
e Tugia (Itin. Anton, p. 402, 5. Itin. di Vica-
relioC. XI 3281. 3283. Phn. nat. hist. 3, 3, 25).
centro della regione degli Oretani (Strab. 3,
3, 2 p. 152. Ptol. 2, 6, 59 etc). Benché al-
leata dei Cartaginesi (Liv. 24, 41, 7), prese
le parti dei Romani, e quando le armi di
questi soccombettero si diede di nuovo a
quelh (Ln 28 19 -"o) Come si vede da Pli-
nij (le) pnma ancora di Augusto godeva
del dir tto di latinità le parole però oppidani
lati vtterts Castulonenses gin Caesari venales
appellantut sono indubbiamente corrotte, e
forse e da leggere Cwsaiii o Ciesarini luve-
nales (cf Mommsen e Hubner C. Il p. 440.
949) Acquistata la cittadin-inz-i romana, fu
u scritta nella tnbu Galena (C li 2647. 3269.
39,2. 32,6. 3293, 4209). Sulle vicine miniere
d'argento, che contribuirono molto alla sua
prosperità e fortezza v. Polyb. io, 38; II, 20.
Strab. 3, 2, IO p. 147 cf, Caes. beli. civ. r,
38, I. Liv. 22, 20, 12; 26, 20, 6; 27, 20, 3.
Plut. Sert, 3. App. Iber. 16. Sii. Ital. 3, 97
segg. 391 etc.
Magistrati, — Duoviri (3276. 3277).
Cittadinanza e senato. — Municipiwm Ca-
slulonense (2641. },T]%), municipes Castulonen-
ses (3270), m{tmicipium) C(asluló) F{ ?)
(Heiss, Monn, antiq. de l'Espagne p. 285,
2?), popultis {3270), res publica (4209), —
orda (3265), decuriones (3268. 3270).
Sacerdozi. — Flamen Romae et Augusto-
rum. (3276), fiaitten perpetuus (3277}, ftami-
nica sive sacerdos municipi etc. (3278), sacer-
Rotnae et Augustorum (3279),
BR, C. I
CASTURRENSES («oioni). — Cosi son
chiamati gli abitanti dì una città o luogo della
Mauretania Sitifensis, in una iscrizione locale
(C. Vili 8812), relativa alla delimitazione di
campi limìtrofi al territorio dei Casturrenses
y Google
CAS
slessi e al patrimonio imperiale. Cf. De Rug-
giero, L'arbitrato pubblico etc. n. 63,
CASUALIS (Fortnn»). — Iscrizione di
Mursa, nella Pannonia inferior: C. Ili 10265;
fi'oriiitiay] Casuali Ael(ius) Balbìn[tis].... v.
s. I. m. Ha qualche analogia con la Fortuna
Dubia, e in genere con quella, di cui i vari
predicati accennano alla sua incertezza ed in-
stabilità (Cf. Preller, r5m. Mytiiol. 2 p. 186
CASUENTINI. — Neir Umbria, forse
non diversi dai Casuentiljani di Plinio (nat.
hist. 3, 14, 113) e ricordati in una lapide di
Interamna Nahars (C. XI 4209 ^ WE. 2097;
T. Fl{avio) T. /. Clu(slumina) eq(mti) Ro-
m{a>io) patrono nmnicìpi Casuentìttorum
,etc.).
CASULA. — V. Casa.
CASUS {Kasos). — Isola a mezz g
di Carpatlius, già detta Achne e appari l
a Rhodos (Strab. io, 5, 18 p. 489. P! l
hisl. 5, 133). Se ne ha una iscrizione I t
sepolcrale [C. Ili 7166).
CASUS (boni). — Iscrizione dell G
mania BRh. 1283: Bonh Casnbus vexi^ Il t )
leg{ionu) XXII p{rimigeniae) p(iae) iì rf / )
etc. Cf. Cic. de nat. deor. i, 32; divi 6
off, 2, 6 etc.
CATABOLENSES. - Corporazione ri-
cordata in due costituzioni dei tempi poste-
riori dell'Impero (Cod. Theod. 14, 3, 9. io),
indirizzate al prefetto della città, dalle quali
si vede come quella fosse composta da liberti
che possedevano 150 o più solidi e non avea-
no altri oneri da sopportare. Che essi abbia-
no avuto un certo rapporto col corpo dei pi-
stores, appare chiaro dal fatto, che degli uni
e degli altri insieme tratta un medesimo titolo
del Codice Teodosiano (14, 3). Sicché non è
improbabile l'opinione del Gothofredus (ivi),
che i calabolenses abbiano avuto l'officio di
trasportare il frumento dal porto nei granai,
e da questi ai fornai, e il pane nei luoghi
della distribuzione. Da Cassiodoro (Var. 3, 10
cf. 4, 47) si vede pure che essi servivano per ca-
ricare il m.irmo ad uso pubblico. Certo è che
essi non sono da confondere coi saccarii di
Portus, di cui Cod. Theod. 14, 23, r. Cf.
Gebhardt, Verpfiegungswesen etc. p. 26. Ru-
dorff, Vormundschaft 2 p. 127.
L'albo dei decurioni di Thamugadi, nella
Nuraidia (C. Vili 2403) ha, nella serie dei
duoviri due nomi (lin. 33, 34), che dopo l'in-
dicazione di _ft(amen) p{erpelui4s), hanno la si-
glia EX CT, che nell'Indice del C. Vili p.
CAT
143
1071 sono spiegate ex e{a)/{abolensi), dall'a-
nalogia di altre lapidi africane, dove si ha e.x
i{ransvecturario) et nav{iculario) (969), ex
t(ransvecliiran'o) (915) etc. Secondo lo Spi-
nazzola, invece, e a noi sembra con ragione,
la sigla sarebbe da sciogliere ear c{onsettsu)
'I\hamiigadetisimii), accennandosi cosi all'ele-
zione comiziale dei Jiamines perpetui (v. Aa-
gnr p. 797).
CATADROMARIUS. — Lo stesso che fu-
nambuius (Suet. Nero 11. Dio Casa, 61, 17 cf,
Dig. 19, I, 54 etc). C. VI 10157: [/>("■)] m{mn-
òìis)... [me]morie... catadromarius... \ludisRó\-
manis qw catadrom... \decucHrrÌ{\ CCXXVI in
Glaiice. Ivi si osserva; * Ghinee nescio an sit
nomen equi; ita ut catadromarius ille equo
vectus decucurrerit, ut elephanto eques a Sue-
t D
(Il
)
CATAHìACTiRII — \pp 11
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t ss t (TIC 9 I a 4
■V g 4 S d A 77 PI t
Lue. 28. Propert. 3. 13, 12 etc). Tale caval-
leria pesante, che i Romani imitarono dai
Persiani, dai Parti e dai Sarmati, non fu in-
trodotta elle tardi: appare per la prima volta
sulla colonna Trajana (cf. Saglio in Daremberg
e Saglio, Diction. etc. 2 p. 966). Si conosco-
no sia per le iscrizioni, sia specialmente per
la Notitìa dignitatum parecchi corpi di questa
Ala firma catarractaria. — Due iscrizioni di
epoca bassa, si riferiscono a due suoi decu-
rioni , nativi della Mesopotamia : C. Ili
10307 (di Intercisa): I{ovi) o{plimo) m{axi-
ìiio) Barseinis Abbei (filiits). dec{urio) ala
firma katafractaria, ex numero Hosrd{en'\o-
rum (?] n{athne) d(omo) Carris etc. —
WZ. 1893 p. 311 {Rddelheiin): Memoriae Bi-
ribam Absei (filius), dec{urio) a\l\ae firmae
cala\/yact{ariae), bello desiderati, oriundo ex
provincia Mesopo\tà\iniae doinO Ra....
Ala nova firma miliaria catafrae tarla. — È
rirordata solo in un'i.icrizione di Bostra, de-
dicata da un suo prefetto tra gli anni 244-349
(C. Ili 99): Tulio luliano, v{iro) e[gregió),
dmenario lcg(ioiiis) I Parthicae Philippianae,
duci devotissimo, Trebicius Gavointis praej[e~
ctus) aloe novae firmae {miliariae) caiafraH{a-
riae) Philippiatioe, praeposito optitno. Quest'a-
y Google
144 CAT
la fu ntenuta identica^all altra pnma dif Be
cker (Grabschnft eines rOm Panzerreiteroffi
ciers Frankfurt) ed ora dal Cichorms (PauU
Real Enc)el i ed p 1)36) Le crede diverse
lì Vaders (de alis p 13) e pm a rigione spt
cialmente per I epiteto nata che ha una di
Sita ala Galloritm tt Pannomiriin caia
fractana \ daìlorum ala — Un afa I Iona
caiafraclariormn res dente ■\ Fampiiie nelh
Tebaide è menziomta nella Notitn dign Or
31 53 Un
Niinieras equitam cularrac Urioriiin riLorre
in una lapide di Concordia dei bassi tem
pi come lc,allre Concordiesi NS 1S90 p
343 Snenanus cenlenanus de numi un
(sic) egmi{u)m cata/taclaìtoi-iim Nella hpitle
era indicata la patrn del -loldito un il Uwgo
è guasto Una
Vexillatio (atafractanopam è men^ man
in una lapide di Eporedn che ne da un
CtrcUor (C 'V 9789) — Un biarc iis di una
vexillatto equttuftt cataf>a(iartoriim sttto il
comando di un tnbuno Teodoro e residente
allora ad Arsmoe m Egitto occorre come
compratore d uno schnvo m un p p ro
di Ascalon dell a 395 (Bruns Fontes mris
6 ed p 325 fX BiraXiavDs Utae^XO'i cuf^s?
VM* xa. vvv h [t« 'A^<ii]vo£itÓ3v n-CA£i jrii
AtyùnTni, inro Aa^éSeoy r^Sov[yi>y] etc). 11
Wilcken che pubblica questo papiro (Hermes
19 p. 417 regg.)' crede che questo corpo in
quei giorni abbia lasciato la sua residenza di
Arsinoe e si sia trovato di passaggio ad Ascnlon
per la guerra formidabile che allora i Romani
dovevano combattere coi Parti. — Eqidles
catafraclarii ricorrono spesso nella Notitia Di-
gnitatum e veramente a Morbium in Uritannia
(Occ. 40, 31 ì, tra le « vexillationes comita-
tenses » del magister militum praesentalis {Or,
6, 35); equiles catafraclarii Ambianeuses (Or.
6, 36) e BUurigenses (Or. 5, 34) tra le stesse,
Albigenses (Or. 8, 29) tra le « vexillationes
comitatenses » del magister militum per Thra-
cias (Or. 8, 29); equiles catafraclarii iuniores
sotto il coines Brilatmiarum (Occ. 7, 200); un
curteus equtfuin calafraclariorum ad Arupium
in Scythia (Or. 39, 16); comiles calafraclarii
bttcellarii iuniores tra le * vexillationes co-
mitatenses » del magister militum per Orien-
terfi,
CATALI. — V. Carni.
CATARACTONIUM. — atta della Bri-
tpnnia, nel territorio dei Brìgantes, sulla via
tra \inOMa e Isurium (Itin. Anton. 465, 2;
468 2 476 2 Ra\enn. 5, 31 p. 431, 15. l'tol.
2 1 16I pribablmeite l'odierna Catleric'i.
CATEVATES - Popolazione alpina,
ricorditi nel arco di Tropaea Augusti fra le
genti assoggettate da Augusto (C, V 7817 lin.
13 cf Flin int hst 3, 136 seg.).
CATERVARIU8. — Specie di pugilla-
tori di quelli cioè clie combattono non a ten-
z( ne SI igol ire ma in frotta, come si ha da
S\etonio (Aiig 45) F ricordato in due lapidi
di Cirta nella Num dia (C. Vili 7413. 7414),
e 111 una di Pompei (C. X 1074'': A. Clodius
A f 'ileitiema) Flaicus seciiiido duomvi-
tatù qiiiiiq Apollinaribus Ìh foro pompam
lautos tainaitos succursores pugiles caterva-
nos etc ) Cile lo scenicus viarum di una iscri-
zione puie di Cirn (C. Vili 7151) sia la me-
desiim cos i ci sembra dubbio.
CATHEDRA — Specie di sedia con
spiUiera imncinte di bracciuoli e per lo pili
usata dalle donne digl'infermi e in genere
dii visitatori o convitati. In quest'ultimo rap-
porto norre negli atti degli Arvali, ove si
descrivono la cerimonie del primo giorno in
onore della Dei Dia (C. VI 2104 lin, 8 se^,
ef -114 Plm ep 2 17, ii; 8, 21 etc). Come
suppellettile di bagni si vede usata in una iscri-
zione di Turca, nell'Africa p rocon sul aris C. Vili
828 (cf. 11347): apodylerium novìim in dente-
rà cellis exeuHtibas a solo conslrticlum et sca-
las \ti\ava{s\ celerà restaurala adq{ue) statttis
mariHoribus labulis piclis columnis cella-
rum cathedrebus ornata etc. Cf. Marquardt,
Privatleben p. 705. 716.
CATHUBODUA. - v. Atnbftdna.
CATI (fona). — v. Canipps Martius p. 54.
CATIUUS SEVERUS - v, Alexander
P- 393.
CATILLUS. — Come suppellettile sacra
ricorre in una iscrizione di Salonae, nella
Dalmatia: C. Ili 1952 cf. 8567: Curia Prisca
Mairi tnagnae fanuin r\é]fecil, sigila posttit,
larophorum cymbala lynpana calillum forfices
aram dal etc. Cf. de vir. ili. 33.
Un
CatìllarÌDS si ha nella serie di negozianti,
ricordati in alcuni frammenti epigrafici di e-
ditti del praefectus urbi (BM. 1891 p. 352).
CATINA [Calania). — C. X 7014-7119.
S312. — Città della Sicilia, sulla costa orien-
tale, a mezzogiorno di Hybla maior e poco
lungi dalla foce del Symaethus (Itin. Anton.
y Google
CAT
Strab. 6, 2, 1, I. 3 p. 2G6-Ì68. Pliii. nat.
hist. 3. S, 89, PtoL 3. 4, g. Mela ?. 7,
16 etr..): la forma del nome SÌ ha anche
nelle lapidi (C. X 7014: uròis Calma; — Xll
178: domo Catìna; — XIV 3593). Presa dai
Romani nella prima guerra Punica (a. 491 u.
e. Plin. nat. hist. 7, 60, 114. Eutrop. 2, 19I,
fu ridotta alla condizione di quelle città del-
l'isola dette deeumartae, cioè che pagavano
come tributo il decimo dei prodotti annui (Cic.
Verr. 2, 3, 103 cf. 2, 73, 185; 4, 23, 50).
Danneggiata da una eruzione circa l'anno 633
u. e, il senato la di.spensò per dieci anni dal
pagamento delle imposte (Oros. 5. 13). Otte-
nuta da Cesare la Latinità, forse insieme con
tutte le altre città della Sicilia {cf. Marquardt,
Staatsverw. 1 p, 24S), Augusto vi dedusse,
pare nell'anno 733 u. e. una colonia (Dio Cass.
54, 7. Strab. 6, 7, 3 p, 268. Pliu. nat. hist.
3, 8, 89 cf. Ptol. 1. e), e da allora divenne
una delle città più fiorenti dell'isola (Strab,
6, 2, 4 p. 272. Aiison. de clar, urb. 11). Era
inscritta nella tribù Claudia (7023. 7031),
Magistrati. — Duoviri (7024. 7025. 7029.
7031. 7032). duovir suffragio populi creattis
(7023), diioviri quiiìgnennaUs (7028), aediics
(7026), gu&estor decurionum decreto (7026),
curalor rei publicae (C. XIV 3593), d(e/e'isor?)
P(erpelJiusf) (C. X 7017).
Cittadinanza e senato. — Popiilus (7023),
populus sptendidissitatis Caiiitensium (7017),
res publica (C. XIV 3593). Caliiieiises (7017.
7024 cf. 7367); — decurioiies (7024. 7026),
orda (7024}.
Sacerdoti e Augustali. — Aygur (7028);
— sexvir Augitstalù (7027).
Delle iscrizioni greche (v. Kaibel, Inscr. gr.
Sicil. etc, n. 448-566 cf. p. 116), merita di esser
ricordata una (455), in quanto contiene un e-
ditto del consularis Siciliae dell'anno 434 d,
Cr., relativo alle terme Achilliane.
CATTHAREHSIUM (naroerus). - Cor-
po militare, il cui nome forse è da mettere in
relazione con quello odierno della città dì
Cattaro in Dalmazia o colla popolazione pan-
nonica dei Catari, menzionata da Plinio (nat.
hist. 3, 148 cf. B&cking, ad Not. dign. Occ.
p. 279. Mommsen, C. III p. 282). Sorse in
tempo relativamente recente. Tegole in gran
numero si sono trovate sinora solo in Ger-
mania, a Mogontiacum (BRh. 1377 k), a Hed-
demheim (1491 e), a Heidenkirche (1497), a
Reìfenberg (1550 d), al Kleines Peldberg (I,i-
mesblatt 1892 n. i p. 5). La Notitia dignita-
Ds Ruggiero ~ Diz. Epig. l'ai. II.
CAT
t4ì
tum invece (Occ. 7, 6») pone Ì Calarienses
tra i corpi dell'Illirico. Le iscrizioni ci nomi-
nano nn cifcitof {hR\ì. 1293 di Mogontiacum),
e due saldati (BRh. 1317 di Mogontiacum
RA. i83o p. 325 di Amiens].
OATUALLAUNA. - v. Catuvellimni.
CATUBRINt. — NS. 1888 p. 408: [/]-
thaci 31. Carminio M. fil. Pap{iria) J'adenti
eqtio pubblico) patrona Cattibrinorum etC.
L'iscrizione proviene da Bellunum, ed è la
sola fonte, da cui appare che la popolazione
dell'odierno Cadore portava giii nell'antichità
il nome di Catubrìni: nel secolo X ricorre
quello di Cadubrinm o Caiubria.
CATUIACfA. — Stazione della Gallia
Narbonensis, sulla via tra Apta e Alaunìum
(Itin. Anton, p. 343. Tab. Peuting, 2, r), ri-
cordata anche negli itinerarii di Vicarello (C,
XI 3251-3284). Cf. Desjardin, Gèogr. de la
Gaule p. 416 seg.
CATURIGES. — Popolazione celtica, la
quale abitava nella vallata superiore della
Druentia {Durancé). nel territorio delle Alpes
Cottiae, colle città di Caturigomagus o Catu-
riges (Chorges), Eburodunum (Embnai), Bri-
gatitio {Brian^on), mentre circa l'anno 4003.
Cr. una parte di essa avanzantnsi verso la
Gallia Transpadana, era stata distrutta dagl'In-
subri. d»i Boti e dai Senoui (Plin. nat. hist.
3, 125). Siccome gente alpina, i Caturiges so-
no designati da Cesare (b. Gali. 1, io), da
Strabone (4, 5. 6 p. 204) e da Tolomeo (3, i, 65),
Dalla iscrizione C. V 7231 si vede come essi
formassero una delle civitates, che erano sotto
il dominio di M. lulìus Cottìus, figliuolo del
re Donnus (a. 9 | 8 a. Cr. nell'arco trionfale
di Segusium); e cosi pure appaiono fra le po-
polazioni alpine soggiogate dai Romani nella
iscrizione C. V 7817 = Phn. hist. nat. 3, 137
{a. 7 I 6 a. Cr. sul monumento di Turbia).
Un Caiurix nell'esercito romano si ha C. IH
6366 — 8491, nella Dalmatia (Primus T. f.
ttcòicen do(mo) Caturix mil{es) coh{orlis) III
Aip[inoniin)), Dal tempo di Diocleàano ri-
corrono la civi({as) Ca/ur(igum) (C. XII 78)
e un ardo Ca/[urigum) (C. XII 5707). — U-
na parte di questa popolazione sembra esser-
si distaccata dal rimanente e aver posto se-
de presso l'Omain. confluente della Marna,
giacché ivi si ha una città detta Caturiges
(Tab, Peuting. 2, 5 Calurices. Itin. Anton.
365, 2 Caturrigis)., corrispondente all'odierno
Bar-le-Duc.
CatDFÌges, oggi Ckorges {dép. Haules-Alpes)
è chiamata come stazione nella Tabula Peli-
y Google
tingenana (3 2) e nell Itinerano Antoniniano 1
(349 ' 357 6) PS"" contrario negl itinerari
di ViCTrello (C XI 3281 3184) ricorre il nome
di Cainttgomagus die prò bibil mente è iden
tieo con quello di Caturiges.
F. Haog.
CATURIGOMAGUS {Chorges). - Luo-
go dei Caturigcs, nelle Alpes Cottiae, ai con-
fini del territorio dei Vocontii e non molto
lungi da Ebrodunum (Itln. Anton, p. 34»-
357. Hierosol. p. 555. Tab. Peutiiig. 3i 2.
Ravenn. 4. 27. 7). ricordata anche negli itine-
rarii di Vicarello {C. XI 3281-3284). Delle tre
iscrizioni che ne provengono (C. XII 75. 78.
3707), una (78) menziona la civitas Caturigum,
l'altra (5707) Vordo Caturigum, che 1' Hir-
schfeld (C, Xlt p. ir) attribuisce a tutto il
cantone dei Caturiges, non avendo Caturigo-
magus formato per se un comune.
CATURIX (MaPS). — Caturix appare
più volte siccome appellativo di Mars (^= E-
sus?), soprattutto nel territorio degli Helvetii.
Cosi C, XIII 5046: MarH Caturigi L. Camil-
l{tis) Aelolits fetnplttin a novo in{si]i/uii {Non-
fom presso Essertine); — 5054: Marti Cala-
ri,igi) sacr{um) prò salut(e) et incolumitate D.
Val. Camini Sex. Cr\is r\pin{ius) Nigrinus
v{o/um) s{ol2!Ìt) l{ibetis) m[erito) {Pomy pres-
so Yverdun). e forse anche 5035 {Marti C]a-
turig {Tronche-Belon, Cantone di /V/iw?--
gó). Inoltre appare nel cosiddetto paese dei
Decumates BRh. 1588 — O. 1080: I{ovi) o{pti-
tno) m{ax-imo) et MarH Caturigi, genio loci
C. Iul{ius) Anicetits 6(eneì/{ictarius) co(u)s{u-
laris) v{otum) s{oivit) l(ibens} l{aelus) m(erito)
{ROckingen presso Heilbronti). Questo predi-
cato di Marte senza dubbio non deve riguar-
darsi siccome etnico, cioè il Mars dei Caturi-
ges, bensì appellativo, cioè Mars ^ re batta-
gliero,
F, Haug.
CATUVELLAUNORUM (eivitas). -
Nella Britannia. È ricordata in una iscrizione
di Amboglanna (C. VII 863: Cìvitate Catu-
vellaunorum Tassodio), e in un'altra di 5u«tt
Shields (EE. 4. 718*: D{is) m{anil>its) Regina
liberta et coniuge Barales Palmyretms, naiio-
tu Catuallauna, an(norum) XXX: seguono al-
cune parole in Palmireno, che, tradotte, suo-
nano: Regina liberta Baratis), dove l'HUbner
identifica Catuallauna con la nostra civitas.
CAVARES. - Popolazione della Galiia
Narbonenas, nella regione che si estende tra
la Druentia e l'isara ove confluisce nel Rho-
CAV
185. Plin. nat. hist.
danu'5 (Strab 4
j ifi Mela 2 5, 75. Ptol.
Uno di origine
Cararianus è menzionato
di Potiters: (Ésperandieu, Épigr. du Poitou
p. 233): Ave. D(is) mi,anibus) et tnemoriae fu-
liae Max(i}miliae.... ex una doinu !.. Iul{i)
Frontonis Cavariani etc. Cf. C. XII p. 130.
152.. 160. lo-j. 346,
CAVATOR. — C. VI 9239: n{is) m{a~
nibui) Decimiormu Fausti et Fortunati caba-
lores de via sacra feceruni siòi etc. Cf. Plin.
nat. hist. io, iS 40
CAVATURINI - Abitanti di un tuus
nel territorio di Genua menzionati nella sen
tenza arbitrale dei fratelh 'Minucii dell anno
637 u- e. (C. V 7749 lui 38 39 40)
CATICA (Coca) — Citta dell Hisp-ina
Tarraconensis, nel territorio dei Vicciei t
settentrione di Segovia (Itm Anton p 43S
4. Ravenn. 4, 44 P 312 21 Plm nat hist
3, 3, 26. Ptol. 2 6 57 Appian Ibpr 51 52
89), patria di Teodosio Mai,iio [Hydit 2
Zosim. 4, 24, 4) Ne provengono due hpidi
sepolcrali (C. II 2727.2728). Una della vicina
Segovia è posta {2729): Fltmino Comenescìg.
Flavi /{ilio) Cauceiisi etc, e un'altra di Cae-
sarea nella Mauretania (C. Vili 9390) ricorda
un Saecius Caucesis, equite dell'a/a // Tkra-
CAUCASUS. — Un vaso di Arausio. nel-
la Gallia Narbonensis (C. XII 5687, 15} ha:
[Prometheus in'\ Caucaso [vin'\ctus, vtscera
pa\s]cen[s aq\uila; Hercules. Da un lato è rap-
presentato Prometeo legato alla roccia, con
l'aquila che gli divora il fegato; dall'altro Er-
cole con la clava a terra, in atto di tendere
CAUDELLENSES. - C. XII 10641
Dexivae et Caudellensibus C. Helvius Primus
sedilia v{otum) s{olvil) l(ibetis) m(erita). L'i-
scrizione viene da Cadenet, nel dipartimento
di Vaucluse, nella Gallia Narbonensis, e non
è improbabile che Caudellenses sia stato il no-
me antico degli abitanti di quel luogo, per-
sonificato forse in maironae nella nostra la-
CAUDICARIUS. - V. Codiearius.
CAUDIUM (presso Montesarckio verso
Arpaja). — C. IX 2161-2193. 6293. 6394. —
EE. 8, 815. — Città del Samnlum (Ptol. 3>
1, 67), da Plinio (nat. hist. 3, il, 105) posta
fra i popoli Hirpini, sulla via Appia, non mol-
to lungi da Beneventum (Horat. sat. 1, 5, 50.
1
y Google
CAU
Strab. 5, 4, io p. 349. Itin. Anton, p, tu,
Tab, Peuting. 6, 4. Raveiiii. 4, 33. Hìerosol. p.
6ro), nella regione 11 Augustea, celebre per
la sorte che v'incontrò nell'anno 433 u. e.
l'esercito romano (I.iv. 9. 2, 3; 9, 27, 1. Ap-
pian. Samn. 4. Geli. 17, 21, 36 c(. Cic, de
off, 3, IO, 109). Augusto ne aggregò una
parte de! territorio a Beneventum (Liber co-
lon, p. 231 ef. C. !X 2165; colonia Bfue-
veutmn tu territorio suo guod eiugit etimn
Caudittorum civitatemmttro tenus eXz. cf. 2167),
Era ordinata a municipio, come si vede spe-
cialmente da due lapidi di Puteoli, clie ci
danno un quaituorvit guinqiienaalis Gaudi (C.
X 1572. 1573), ed inscritta nella tribù Fakr-
na (C. IX 2168. 2182. VI 478. 3884. I lin.
34). Dalle lapidi locali si hanno
[fili?] vir iure diniiido (2176),
decuriones (3171. 217?),
pontifex (2161),
Augìistalis (2175).
Patrono. — L. Scribonius L. f. I.Ì1>0 {3171-
3 ■74).
Pretoriano. — C. VI 478.
Milite urbano. — C. VI 3884, i lin. 34.
MoMMSEN, C, 1. Lot. IX p. 198 scg. 67J.
CAULAE. — Ricinto, cancello o simile
per rinchiudere bestiame (Verg. Aen. 9, 59.
Lucret, 3, 355). templi etc. (Macr. sat. i, 9,
16 cf. Serv. ad Aen. 7, 610). Come ricinto
di una statua si ha in una iscrizione di Bo-
nonia (C. XI 715):. -■■ ['«] tnetitoriam P. Cor-
ned Saturnini, magisiralis, Cornelia Prima...
signuvt Liberi, basetn, caulas d. d.
CAULECES. — Divinità ricordata in una
iscrizione di ,S". Crislóòal de Castro, nella Hi-
spaiiia Tarraconensis (C. II 2351); I>eo £>....
Cauleci sac. sacrum xisit XIX etc. Cf. Hol-
der, Alt-celt. Sprachschatz s. v,
CAUUCULUS - v. CoHculos,
CAUPO. - V. Capo.
CAURIUM {Coria\ — C. II 763-803.
5305-5311. — Città dell'Hispania, nella Lusi-
tania, tra gli Igaeditani e Caperà (Ptol. 2,5, 8),
da Plinio (nat. hist. 4, 35, 118) annoverata
fra ie città stipendiariae . Del suo ordinamento
coiuunale le lapidi non danno alcuna notizia,
tranne che era inscritta nella tribù Qnirina
(789). Spesso vi è indicata l'origine con la
parola Cauriensis (766-770. So2), e una lapide
di Aquae Sulis, nella Britannia, ci offre (C.
VII 52) un L. yHellius Manlat J{ilius) Tan-
cinus, cives Hisp^anus) Cauriesis, eq{ms) alae
Vettottum t^ivium) R(omattorum) etc.
HuEBHBR, e. I. lM, 11 p. 9*- *«■ Bafi-
CAtt
Uì
CAII8A Qcaussa, come secondo la testi-
di Quintiliano (i. 7, so) ^ scrìsse
ai tempi di Cicerone (nelle iscrizioni m trova-
no ambedue le forme; cfr. Ribb. Ind. Gramm.
zn Virg. Prolegg. p. 445, 5), designa in origi-
ne la cagione d'un avvenimento (Cic. de fat.
34: € causa ea est, qnae id efficit, cuius est
causa, ut vulnus mortis, cruditas morbi, ignls
ardoris »). In questo significato la troviamo
nelle lapidi: Lex repetundarum (C. I 19S, lin.
37): tiisei seiquae causa eri/, quae eiei ex
\hace lege quo eam rem miiius ùidicet, per-
miile(\\ lex agraria [C. i 200, lin. 6): \ex earum
causa aliqua de q^uibuls saprà scriptum esf])\
lex lui. municipalts (C. I 206, lin. 60) quaruM
rerum caussa piastra li{ace) l(ege) certeis Ho-
minibus certeis de caaseis agere ducere licebil,
C. II 6273, 3: quae causa illi morbo vires
In un significato tecnico militare troviamo
questa jiarola in causa missionis: Dig. 49, 16,
19, 3; * Missionum generales causae sunt tres;
honesta causarla Ignominiosa .... honesta
est, quae tempore mililiae impleto datur ;
Ciinsaria. cum quis vitio animi vel corporis
minus idoneus militiae renuntiatiir. » Un ex
ciau^sa howsta missimie wissus C. XIV 2383
^Albanol; due ex causa iiiissi AI. 1S85 p.
246: P. Aelius Valens e T. Flavius Bigens.
Nel linguaggio giuridico con causa s'in-
tende la causa HHs, cioè la cosa o l'oggetto,
sul quale si deve pronunziare una sentenza
giuridica, il caso giuridico; donde la lex Rubrìa
(C. I20S) II Ao: s[iremps) /(ex) r(esì i{us)
c{aussa)q(ue) o{miiibus) o{mmiiiii) t [erum) e{sto),
alque utei esset esseve oporteret etc. cf, C. II
6378, 19: lam hoc genus causarum diversam
formam habebit, ut appellet qui non sunt
creati sacerdotes, imo populus. VI 1477. X
5398 (Octavius Sabinus console del 2i4p.Chr.):
. . . pr{aetor) de liberatiHus) causis. ~ NS.
1888 p. 408 (Belluno): Carminio M,
fil. Fap[iria) Pudenii equo pub[lÌco) sacerdoti
Lau(renli) Lav{inati) electo ad caasas fisci
iuendas . C, VIII 9349 ( Rusgunia, Maur.
Caes.): Licinio Q. /[il ì3]uir(ina) Donalo de-
c{urioni) patriae Rusguniens[i\mn, ad causai
fiscales Iuendas in proviticìam Ba[e(]icam be-
neficio sludiorum prima aetate iuventuiis elec-
to. C. II 19^4 (Lex Salpensana) iin 68: p»-
blicam causant agere, — 4192: ob causas uti-
lilatesque puòlicas fideliter et constanler defen-
La parola si trova inoltre congiunta nelle
seguenti espressioni: causa liquet? C. I 198,
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ut
CAU
liti. 49 lex repetundarum): causmn agere C. II
1964 lin. 5, 51, e. LXVm (LexSalpensana):
cmisam cogitoscere 1. e. C. Il 1963 (Lex Malaci-
tana),i, 35. ^- 2g.C.Vl gig.g^^i^-.camamdùe-
reC. I 198 (Lex repetundarum), 33. 36; causarti
novisse C. 1 198, 42; caaMw orare C. Vili
3506 (Lambaesis); causam probaréi C. i 198,
Per l'avvocato d'una causa, oltre a (v.)
Advoeatiia e Cansidicus, si trovano le seguenti
espressioni;
P&tronas causae C. II 1964 (Le?[ Salpen-
sanai, 5, 51 e. 68. — IH 5116 (Celeia, Nori-
cum); [paiycrii causarum [pyovindae Maii-
relaniae Caesarensis; C. X 4560 (Trebula);
Oan^aram pragmati«Qa OH. 7*70 (Mogon-
tiacum) cf. O. 4981;
Oansarnm oratnr C. VI 510 (a. 376); Sex-
tìlins Agesiimis AedeHus v{ir) c{larissimus)
causartim non ignobilis A/ricani trUmnalis
oralor C. VI 9241;
Blectoa ad cansas Asci toendas NS 188S p.
40S. C. VIII 9249. — nobilis in caiisis C. VI
511. — /econdissiinus in causis C. VI 1357.
Nel latino dei bussi tempi il signilìcato della
parola causa sbiadisce sempre più fino a dive-
nire identico a quello di res (cfr. ital. ciisa
frane, c/iose).
B. Ki;EBLB(t.
CAUSIDICUS. - Is qui causam didt
{Cf. Canss), l'avvocato, C. V 5894 (Mediol.
anum 388 f.): D. M. C. Valeri Petromaui,
decur{ioms), poniÌJ\icis), sacerd[otis) iìiven{um)
Med[iolariensittm), causidici eie. IH. 117; L.
Attr(elio) Reperto, iuveni erudito, causidico
bis civi Vallinsae et Equestri etc. BRh. ro88:
Z,. Sextio Peruvinco dec{urioni) civiiaiis An-
derensium, causidico etc. C. VI 9740: Aeter-
nae animae L. Aeli Terti causidici etc. Cf.
AdvocBtDH, Causa, Urstor, Praf;maticns, Toga-
rodiava (
ris licsor, mutus argutus, i
saris Augusti qui printum
imilari.
Cfr. Advocatus p. T17. Le is<
Httzig, Die Assessaren der r5ini:
Kiehter, Monaco 1893, 8° . P. i09-
OH
CAUTES. - CAUTOPATES
Ste forme sono le sole possi
nativo. Al dativo si ha Caul
7863. VI 86. 748. XII 1811.
O CauH (C. II 5633. III 994
CAU
763) e Cautopati (C. Ili 79*1. 10463. V 765:
1809. 493S. 5465. BRh. 1413) o Kautopati
(C. Vili 2228); ma il dativo Cauto e per con-
seguenza il nominativo Cautrts non esistono:
bisogna leggere C. V 763 col Labus Caulo-
p(ali). L' eti ni elogia del nome è oscura (cf.
WZ. 1894 p. 89 n. 160).
Recenti scoperte (C. Ili 7922. BRh. 1413.
WZ. 1. e.) han reso certo che Cautes e Cau-
iopates erano i nomi dati ai dadofori, i qnali
sui bassirilievi di Mitra Taurotoctono sono
generalmente posti al due lati di questa divi-
nità, Cautes indica colui che tiene la sua face
elevata, Cautopale colui che l'abbassa. Questi
portafaci sono stati trovati in gran numero
dappertutto, dove si è esteso il culto mitriaco.
Né è da maravigliare, se si incontrano delle
dedicazioni Caute o Cautopati in quasi tutte
le Provincie occidentali dell'Impero: a Roma
(C, VI 86, 748, 3730?), in Italia (Aquikia C,
V 763. 765; Gemona 1809; Camunni 4935;
Angera 5465), in Dacia (Apulum C. 111 994;
Micia 7863; Sarmizegetusa 7922), in Pannonla
(AquincumC. Ili 10461-10463; Brigetio 11006;
Carnuntum 4406), nel Norico (Teuruia C, III
4736; Virunum 11529?), in Germania (Fried-
berg BRh. 1413; Heddernheim WZ. 1894 p,
88), in Britannia (Borcovicium C, VII 650;
Lancaster 1344C), in Gallia (Vienna C, XII
1811), in Hispania (Emerita C. II 464; Ugul-
tuniacum J025; Ida 5633) e perfino in Africa
(Mascula C, Vili 2228),
Come si vede dalle iscrìiioni C. Ili 4416;
D{eo) I(nviclo) M[itkra£) C{aute).- VII 650.
1344 e: D(eo) M(ithrae) C[au(o)fi{ati) S\i>/i}
I{nvicto); BBh. 1413: D{eo) I{nvÌclo) M[ilhrae)
Cautopati; Il 581 : Af(ithraeì) C(auto)p{ali)
("?), i nomi Cautes e Cautopates sono de
semplici predicati di Mitra. Infatti, iportafiac-
cole ed il dio Taurotoctono rappresentano la
stessa persona; essi formano insieme il t/httXÓ-
0(0? Mi&gas di cui parla il pseudo Dionigi
y Google
CEA
149
Zeitschrift 1894 [>. 88-93.
F. Cu IH
CATJTIO. — Nel significato di obbliga-
zione scritta {sy/igrafiAa, chirographmiì\, con
cui il debitore attesta il suo debito (Gai. 3,
134- Uig- *, 14. 47. i; so. I. 15. 1; 3'. 61
etc.) si Iwnno questi esempi epigrifici
C. II 2959 (Pompaelo): Claifiiiis Quarti
niis (legato della Tarraconensis) duovti i% Poni
pe\l{ùneiisibus)'\ xaliilem. Et t'i/s macisti ot/s
vestrì exequi adversns coniuniares pot stts et
ftikilominus, giti catilionibus accifitendn desimi
sciant futurttm ut non per hoc ttitt si ut Nani
et non acccptarmn cautioimm penculiiin ad
eos respìcict et qiiidqnid praes nles quoque
egerint, id commuiiis oneris crii Bene a'e
te etc. (a. 119 d. Cr.).
C. IX 6312 (Buca, nei Frentini) Custos
P. Facci l'itali ser(vus) scripsi m[e u] epts
{s)e a. . . . pa . . . .
C. \ 8i22 I (vaso d argento nel museo
di Tonno) Martino et l/rbino co(n)s{tttibiis)
(a. S34 d Cr ) pn{die) A il(endas) lan^uati is)
accipet i-etiaus (denarws) \II S Moniiiisen
osserva (ivi) « Accipet si scn[>tum e t prò
accépit lioc significatur \ ennuni \asculi domi
iium accepisiie die mdicita niutuos deiiarios
12 1/2 et reli iuis->e pigioris loco apiid rredi
torem id ipsuni \ascuium quod tenemus Si
qui magis volet \erinuiii prò reditore habere
accipiet legit necesse est »
Altre a itiones si Inn o 111 alcune delle
tavole rente della Dacn (C 111 n II XIV
XVI-XXV p. 920 se^. ci. Bnms, Fontes p.
256. 259. 360. 261, 267. 268, 270).
CAUTUS. — V. Captes.
CAUVA. — Iscrizione di Regni nella Bri-
tannia (C. VII 13): \Bottdi\cca (?) Aelia. Cau-
va fil{M), aninorum) XXX FI. L'HOb-
ner, piuttosto che il nome del padre di Aelia,
vorrebbe vedere in Cauva l'indicazione di una
gente, quantunque nulla si sappia di una tale
CA7AL S d {Hr. Mtmsaf). — Stazio-
e veste a Thamugadi nella
ing. 4, 2). Ad Hr. Mtussa,
ndere, si sono trovate due
(C. Vili 23'8- 2319)-
CEAIIUS Secondo il Cgmden, una
artiste (C. VII 339) sareb-
D eaiio.e, dietro. a lui tale di-
1 ammessa da tutti (cf. tra
Roscher's Lexikon; Holder,
ra atz s. v.; Sander, Mythol.
p. 79). Il Bruce però invece di Ceaiio lesse
Genio, e forse questa è la lettura da preferirà.
CEANGI. — Il nome esatto di questa
popolazione britannica del Ckeshire corner of
Nort/i li'ales ci è dato da pani di piombo,
due di Deva col nome di Vespasiano (C. VII
1204 EF 7 1I2E- De Cea>igi{s)) uno di
Hmlì Common coli istesso nome (C VII
1205 De Cta(igi^) e altri infine di Runcom
col nome di Dominalo (C \ Il 1206 De
t<,r«i(;i)) Secondo que^ta forma vanno cor
retti 1 testi di Tacto (ann 12 32) e di Cesa
re (b GiU 5 21 i) il quile nomina questa
popolazio le insieme cogli Iceni Segontiaci
Ancalites liibroci e Cassi Nel geografo Ra
vennate (6 ■^l p 412 4) si ha la forma Ce
gang s nella Notit a dignitatum (Occ 40
9—24) Coi gaiie;ios un Kaiaj^cu» Mfw in
Tolomeo (2 3 2) Cf Holder Aliceli
Spnchschatz s \
CECCIQUM - Nome di popolazione
della Hispana conserv atOLi m uni tessera
ospitale {C II 5-6- Ciisaios Cecctq{um) P{nn
ceps?) Argailo(m).
CECEAIGI. — Nome di divinità locali,
forse iberiche. Ricorre in due iscrizioni della
Tarraconensis, una di luogo incerto (C. II
2597: Diis Ccceaigis etc). l'altra di Aquae
Flaviae (C. II 2472: Laribus Tatinucenbacis
Ceceaecis (?) etc.)
CEDIA {Hr. Uni m/). — C. Vili 2309.
10727 - 32 cf. EE. 5 p. 380; 7 p. 102. —
Città della Numidia, non lontana dalla vìa che
da Masciila va a Theveste, Il nome, fuori
che negli atti ecclesiastici del 258 e 411, ri-
corre soltanto nelle lapidi locali che nomina-
no i Cedienses (2309) o la res publica Cedien-
slum (10727). Di magistrati son nominati un
duovir (10727) e un princeps (? 10727); dì
sacerdoti A\ì& Jlamities perpetui {ìotit . 10723),
h'ordo è ricordato nella lapide 10727.
CEDRIPO. — Città della Hispanìa, men-
zionata solo nella lapide di Ostìppo C. II
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150
CEI
1444: L, Catsius Maxitnitms Cedripatiensis
<m{nort(m) XXI hit iiUerfeclus est etc.
CEIONIA. - V. Oommwlpg.
CEIONIUS. - V. Commodns - Verna.
CELCEITIS (Diana). — C. IJI 3156";
Deatuu Celceitidi Flavìus Si[/va]>ius pos[aìt)
sì legge sotto ui) simulacro di Diana triforme
colla face in- ambedue le mani (v. MOe. 4tav.
V). Diana Celceitis è adunque lo stesso che
Ecate: e va confrontata con 'A^rÉ/i'S KeXxai*
1 nell'Attica, Cf. Petersen MOe 5 p
CELEIA {CiiH). — c. in 5154 siSo
11689-1170S. -^ Città sulla via tra Fmona e
Poetovio (Tab. Peut. 5, 1. It. Ant. lag 4
It. Hieros. 560, II. Ptol. 1, 13, a. Plin nat
hist. 3, 146. C. Ili 5740. 11316). Che ipi)ir
tenesse al Noricum, è comprovato oltre che
da Tolomeo e da Plinio (1. e), dalle iscnznni
dedicate alla dea Noreia ivi scoperte I5188
5193), dalle dedicazioni fatte dai beneficiarli
dei procuratori o consolari del Norico (5160
segg.}, dai titoli posti dai Narici mediltn 1
nei (5107. 5208) o dal praeses di questa prò
vincia (5209) nell'età Costantiniana, ed mfiiie
dalla lapide-urbana C. VI 1569; . . . cnrlaics
[Narici Vi]runensei, Celeienses, . . {Teur]
nettses (?), 0!'\ilavenscs] ^giirilens[es
Cé\liefises etc. I suoi abitanti si dicono Ce!e
ioni (5197- 5205. 5228 p. 1830. 5235. 5282?)
o CeUieiises (5159 p. 1830. C. Vi 1569)- Al
pari di Virunum, Teurnia, Aguntum, luvavum,
anche questa città (Plin, nat. hist. 3, 146) eb-
be il nome di Claudia, e si disse di solito
Claudia Celeia (C, lìl 4055. 5143, 5183. 5194.
san. 5335. 5226 p. 1830. 5236. 5237. VI
2522. EF, 7, 900, SI. t. 610. O. sol); ben-
ché sì trovi anche Celeia soltanto (C. HI 2746.
4754- 3127- 5145- 5740. VI 892. NS. 1887 p.
70 etc). Anche un liberto di Celeia sì chiama
Ti. Claudius Favor (5227 p. 1830); forse però
è da ritenersi liberto dello stesso comune an-
che il Sex. Publicius Pronto, menzionalo nel-
la lapide 5333 insieme con tre servi Celdan{o-
rum). Era iscritta nella tribù Claudia, com'è
chiaramente dimostrato dalla lapide EE. 7,
900: D. m. M. Sextius . . . Clau(dia) Bel-
lit^us\ Cla(udiaì Celeia, dove Claudia è ripe-
tuto due volte, una per la tribù, l'altra come
predicato della città. Cosi è da ritenersi come
vera indicazione di tribù, non come Irilià mi-
niare, quando ricorre in soldati nativi di Ce-
leia (C, III 274S. 2382 a lin. 3. 13. 14- 22.
2619. 2751. EE. 4, 895 lin. 30. BRh. 1229);
uno si dice bensì della tribù Voltinia (SI. i.
CEL
610); ma tale fatto converrà spiegare diversa-
mente (cf. Kubitschek, Imperiiim Rom. p.
204). Mmticipinm Celeìtimim è detta in una
sola lapide (5227 p. 1S30). Dì magistrati si
conoscono diicì-ìrì iure dicjiiido (5116. 5233)
otfwofiVi (5183. 5194. 5237), aediles (5143-
5225), un gnaesior (5143), nao omnibus muiie-
rìbus fiinclm (5111): è dubbio, ([uale ufficio
si debba intendere nelle lettere /... ('... della
iscrizione ^145. L'ardo è menzionato nelle la-
pidi 5159 5205; decuriaiies 5127. 5145. 5194.
5226 p 1830 5229. 5236. Erano fiorenti a Ce-
leia tre collegi, composti di ingenui o liberti,
1 cuUoies Genti Auigemii (5157), ì ciillores
Vercunt 4«gitsli (5196) ed 1 culiores Voi-
lam 4iiguslt (11699). IHerritorio di Celeia era
molto esteso come si vede da' suoi titoli muni-
cpali rimenuti nei dintorni (C. Ili p. 826.
H28) — Ricorrono moltissimi soldati nativi
di Celeia specialmente nel pretorio {C. VI
2382 -i hn 1 11, ... ..■ 2522. 2534. 2619. 275J.
EE 4 895 Im. 30; 896, I, liu. 20. SI. I,
610 NS 1887 p. 70), benché non manchino
1 legionani (C 111 4055. 10887. O. 501) e
gh auMlnni (C. Ili 2745. 2746. BRh. 1229).
Eri nUno di Celeia quel T. Varius T. fil.
Clemens che procuratore prima di varie Pro-
vincie divenne ab cpisliilis di M. Aurelio e
1 Vero (C III 3211-5215- 11690).
MouMSUN <-, 1. Lat. Ili i>. 631.
CELEIA. — Divinità locale della città di
Celeia e della quale si ha notizia in alcune la-
pidi ivi dedicatele; C. lil 5154: . . . Celeiae
Aiig{iistae') eie. (a. 213I; — 5185: . . . Hpvf)
o(plima) iii{aximó) conser{vatort) Aruòiano et
Cel{eiae) sanci^tae) etc. (a. 215); — 51S7: . . .
I{ovi) o{pUmo) m{axima) el Cel{eiaé) sancl^ae)
etc. (a. 211); - 6188: J{avi) o{ptiu,o) m{axi-
iiio) el Cel(eiae) el Noreiae etc. ^- 5192 cf.
p. 1830: I{ovi-) o{plimo)m{axinw), Epoìiae et
Celeiae sanctae etc.
CELENAE (Aqnae). — v. Aquae Celo-
nae I. p. 575-
CELER (Hercules) — In un'iscrizione ur-
bana (C. VI 304): Herculei celeri dal A. liii-
liliiis P, l. Attliacus\s\.
CELERUH (ala). — È ricordata soltanto
in una lapide dì Virunum (C. Ili 4832=11506);
Aggaeo exarcho alae Celeriim, viro sagittandi
peritissima, vi militum ÌHterein{p)to etc. Ap-
partiene certamente ai bassi tempi. Cf. RA.
1890 II p. 59: Itti . . ■ Iribun/is .... cele-
rum (?).
CELERUM (trìhuDos).
Velerà m.
Tribnniifl
y Google
GEL
CELES.... — In 1311 masso di rozzo gra-
nito trovato a Fonno in Sardegna (C. X
78S9) IcRgesi da un lato Celes, dall'altro Cii-
sin. Il Mommsen (ivij osserva: .'Fortasse ter-
miiiu.s fuit . . . utrinique inseriptiis iiumine
populi; ea nomina cnm alibi non inveniantur
(nisi placet liuc traliere KeXfffravoii? — vel KeJ.-
Tfvoi'S secnnelnm cod. Vat. 191 — et Kdwoi'-
aiTCvoiiii Ptolemaei 3, 3, 6), titilli Sardi coni-
plnres po[>itlos memorant auctoribus iiostris
ignotos. »
CELEUSTA. — Questa voce, forma la-
tina del greco xiXevaT»^, ricorre soltiuilo in
una iscrizione di Forum lulii (C. XII 5736Ì.
Era colui clie faceva sentire il cauto, il celeit-
sina (Martial. 3, 67. Ascon, in div, Verr. 17
etc.) sulle navi romane per regolare i movi-
menti dei rematori. Cf. Howat, Bull, èpigr.
1885 p. i5.
CELLA. — Ha un significato vario se-
condo die fa parte di case private, di templi
e di bagni, o secondo che forma edilìzio a sé.
I. Nelle case private. — Cellae dicevansi
anzitutto i luoghi, dove si conservavano gli og-
getti per uso della famiglia, le nostre dispen-
se o conser\-e (Varrò de 1. I-. 5. 163- Fest.
ep. so), e disti nguevansi specialmente in poia-
riae o penntriae quando vi si raccoglievano le
provviste di tutte le specie per il consumo di
più tempo, e in promptuariae, quelle dove si
conservava quanto poteva servire per un gior-
no solo o doveva essere più a mano (Serv, ad
Aen. I, 708. Snet, Aug. 6. Cic. senect, 16; Verr.
4, 2 cf. Geli. 4, I. Dig. 33, 9, 3). Secondo la
destinazione poi si avevano cellae vinariae,
oleariae etc., coi quali nomi però si intendevano
anche i locali presso le vigne o gli oliveti per
la conservazione del vino e dell'olio. In que-
sto significato ricorre la parola cella scritta su
anfore per lo pili pompeiane (C. IV 1596;
Liqtiamen (?) pmiin(riiim) e.KS cell{a)... p(oiido)
XXC cf. »583. 2610 add. 2636. 2637. 2655.
3669), e su una lamina di bronzo esistente a
Roma (U. 2867: Probi et l'robes iwstti s{er-
vas f) de luassa cella biiiara (= vinaria).
Si dicexT» pure cella ogni piccola camera,
quella p. es. degli schiavi,' sia per un servizio
speciale (Petron. Satyr. 29; « cella ostiarii »)
o per dormire (Cic. Phil. 3, 27. Cato r. r.
14, Vitr, 6, 7, r. Seti, de tranq. an. 85. Hor.
sat. I, 8, 8), le camere degli alberghi {Petron.
95), delle meretrici (Quintil. deci. 8. luv. 5,
122. Mart. ti, 45. i) etc.
3. Nel significato di magazzino cella è
GEL
151
l'edifi/io dove Ì negozianti deponevano spe-
cialmente le derrate da vendere. Un edificio
a tale scopo si scopri anni or sono a Roma
(NS, 1878 p. 102 segg.), le cosidette cel-
lae mnariae nova et Arnintiona (v. ArrantÌR-
nae). Simili dovevano essere le cellae Nigri-
tiiaim (C. VI 3739) e Groesiana (C, VI 706;
Soli, Ltinae, Silvano et Genia cellae Groesia~
3. Nei templi. — Dicevasi quella parte
dove stava l'immagine della divinitfi (Vitruv.
3, i; 4, '■ Cic. Phil. 3, 12. Liv. 5, 50; 27,
J5). Ante celìain iHooni!! regìnae in Gapito-
lio, cioè nel tempio di Giove Capitolino innanzi
alla capella di Giunone si radunano ne! il^ d.
Cr. gli Arvali (C. VI 2086 II so} e l'impera-
tore Settimio .Severo e altre persone per la pre-
ghiera a Giunone nell'occasione dei ludi se-
colari (KE. 8 p. 387 IV lin. 9). A costruzione
di celle di templi accennano parecchie lapidi;
C. VI 2219:... P]i,pias A{hH) /{ilius) tnag{i-
sl'.-r) [pa]!;{i) lanicol{e}isis) porHcu(tit\ [«]/-
lam, ciiliuam, [ar]am de pagi sentenl{Ìa) [fa]-
cinndii(m) coiravil; — Vili 10569 = 14393
{Reza nell'Africa proconsolare):.... cetlam cuin
pronni'o vetus\lafe collapsam g«\am sacerdo-
tale! et Cerea[les refec'rrant e.rornavi{] etc;
121H (della ByMcena); Mercurio s[acram'\....
/,. Aemilins Donatas vel[erantts'] eellam
cnm gradibns.... s(ua) p{ec.uma) J{ecil): - IX
3440 (Peltuinum):.... magislri (pagi) eellam
et cntinam faciuuda cnrarunt; — XIV 376,
lin. 16 (Ostia):,,., idem cnrator pecuniae pip-
blicae exigendae et attribnendae in coiniiiis
factus eellam patri Tiberino reslilait; — XII
5370 (della Gnllia Narbonensis): viagislri
pagi e.r rediiu fani Larrasom cellas faciun-
d[as) curaverunt ideinqise probaverunt. — In
una lapide invece di Atina (C. X 333) ricor-
Cella gacRrd(otnin); .... aedein (Matris Ma-
gline) et poriicum qui est ante aedem et eellam
sacerd[otum) ad solo pec{unia) sua fec. etc.
4. Nei bagni. — Dinotava le singole partì
degli slessi (Plin. ep. 5, 5. Pallad. i, 40. Vopisc.
Garin. 17. G. XIV 2101;.... senat{iis) populus-
q{»e) Lammittus in Iochih balnearum, quae
per vetiistatetn in usu esse desierant ther-
mos.... atiipiiatis locis et cellis a fundamentù
exstruxil et dedicami. 137: Thennas rnariti-
tnas intreseciis refectione celtarum, foris soli
adiectione d{omini) n(ostri) Valens, Gratiauus
et Faleniinianiis..,. decoraruiU cf. G. VIII
838 — 13347. IX 4974. EE. 7, 960). Esse
nomi speciali di:
y Google
«5»
CEL
Celi» ealdaria C III 7146. X 3916. XI
3100
tella brpoean'tta C \ I 1474;
Cella natatoria C III 7343;
(«11» Bohans C \I!1 10607 — 14700 cf.
Vitt C-irac 9
Cella tepitlana C \l 1703;
Cella vealibnla I fj \ Inscr. de la Còte
d jr iSi
Cella anctaaria C MII 4645.
5 Come parte di edificio sepolcrale ricorre
cella nel testamenti del Gallo (Briiiis, Fontes
5P 297) I lin I seg? \ccUaiH.,quam a\edificavi
metiiariae, perjici volo ad exsmplar gitod dedi
ila, ut exe{<f\ra sii eo \loco\ in quo slalua se-
deas ponalar martno>saex lapide quam oplutno
transtaarino, i/[?/] aeiiea ex aere tabutan qiiam
optitmo, alt[a\ nemiiat! p{edes) F. Leclica fial
stib exedra et II snbselHa ad duo lalera ex
lapide Iransniarino. Stratui ibi sii guod sler-
natìtr Per eos dtes. guibus cella vumonae a-
perietur, et II lodices et ctrvicalia duo pa-
laia) cenaloiiia) et aboll[ae] li \e(\ lanìca.
Araq(ue) ponatur atfle id aedìjiciinm) ex la-
pide Lttnensi g«am opiiirto sculpla gnam opiu-
me, in qua ossa mea repotmtttar. Cludaturq{ue)
id uedijicittm lapide Lunensi ila, ul facile ape-
riti et denuo ciudi possit cf. II, rj:..,. ante
ce[t]lam meinoriae. Cf. De Rossi, Roma sotter-
ranea I p. 96 seg. — C. VI 8413: Liberlis et
famitiae Ti. Ti. Claiidiorum Erolis et Feli-
eis Attg[tistì) l(iberti) a rationibas posierisgiie
eorum stabulum cum praesepiis et cellis; huic
loco maceria eluso cedit et puteus et piscina
cum adilu coinm{tiHÌ) de pu6{lico).
Serbatoi d'acqua si debbono intendere nella
lapide di Pinna (C. IX 3351): C. ALtileiiiis Q
/.... C. Teucidiiis N.f.... mi vir\i) agiiam
Ventinata ex s(enaliis\ c(onsnlto] cludendam
cetlasg{ue) fotitis et Ventinae et vtiium fa
dendns concamerand{as) curarunt probaiunt
dedicaruntgiie.
CELLAE. — A tre luoghi dell Africa gli
itinerarii ed i monumenti ecclesiastici danno
questo nome:
1. Uno sorgeva nella Mauretania Sitifensis
tra Sitifis e Zabis (Itin. Ant, p. 30) oggi
Kherbet Zerga, detto in una lapide castellum
Cellense (C. VII! 8777: Pro salute et tncolu
ntitaie domini nostri imp{eratoris) Ca\es\aru')\
M, Anioni Gordiani Invidi FU Felic is Au
g[ttsti) lotittsque domus divinae eius munis
conutitulus a solo a colonis eius castelli Cel-
lensis dicatissime devoti numim eius fecerunf
.,., (a. 143 d. C).
CEL
2. Un altro stava nella provincia procon-
solare (Not. eccl. Afric. a. 484) tra Lares e
Althiburum, nel sito dell'odierno v^(« Z»ari»,
Se ne hanno due lapidi (C. Vili 16352-3). di
cui una dice (16332): Ckellenses Numidae
p(edes o passus) CCCCX/JII. Cf. Schmidt
C. VIII p. 1561.
3, Il terio sorgeva nella Byzacena {Collat.
Carthag, a, 411 cf. Cognit. i n. 126), detto
neir itinerario Antoniniano p. 50; Cellae Pi-
centinae. Si trovava tra Tabalta e Tacape.
CELLAE Nigrensiam Maioram. (Besse-
riani-Negrìn). — Città della Numidia, detta
ad Maiores nella tavola Peuiingeriana (4, 4),
Nigrenses Maiores nella Collat. Carthag. a.411.
Il nome completo si ha soltanto in una tegola,
che probabilmente proviene da questo luogo (C.
VIII 10962 a ^ X 8045, 12): Cel. Nigr[ensùim)
3laio[riiin'], L{uci) Minici Natali[s'], Fulalus
aclor ei[iis], e intorno alla quale è da osser-
vare che l'istesso Mìnicio Natale ricorre come
dedicante in una lapide locale (C. Vili 2478).
Indicazione sulla sua condizione politica e su'
suoi magistrati s' hanno nell'altra C. Vili
3480 I 81! Aoc [loco munÌ\cÌpio n{pstro),
quem Ctodius Victor, Pompottius Macia[nus
ob honorem II vi]ratus promisef\ant post ter-
fn\e motuin, giiod patriae Paterno ^t\ Arce-
silao co(n)s{Hlibus) (a. 267) hora jioc[tis
somiio /]essfs contigit, dedi\c\ante v{iro) Pier-
fedissimo') Flavio Fla\viyino p{raeside o pa-
trono) nlostio), Clodius Victor /(ilitts)., Fla-
viiis Paitlinianiis /(ilius) fecerunt, curante
\C\occeio Donatiano \e{ijuite')\ R{omano) c{tt-
rotore) reip(iMÌcae).
CELLARTUS. - È colui che è addet-
to alla cantina o dispensa {Plaut. Capt. 4.
2 115. Colum. II, I. Plin. 19, 62, 2), per
solito di condizione servile (C. VI 6216. 7281.
9243. 9244. 9245. 9246. 9247. 9248. 9249.
9250. 9251. 9253- — IX 2484. 3424)- ài rado
liberto (C. VI 3690 = XIV 17, liberto impe-
nale. VI 9252. V 3294?). Un cellario, liberto,
era pure addetto alla fazione prasiiia (BM. 1887
p 264), Ai celiarli deWa /aiiii/ia Angusta, so-
prani tendeva un
fraepositas cellariorani o cellBrha (C. VI
874'5. 8746. 8747 ?).
E dubbio se cellarii si sieno detti aiiclie
1 custodi delle celle dei templi, come sì è in-
ferito da un'iscrizione Prenestina (C. XIV
2864; Fortunae Priinigeniae celtareis A-
moeiio, Dionysio, Lino). L'Henzen aveva cre-
duto vi si dovesse intendere, che il donarlo
era stato posto quando erano cellarii del teni-
y Google
GEL
pio Anioenus, Dionysius e Linus; il Dessnu
invece osserva, che l'iscrizione non appartiene
ad un'eFWca in cui cellarer's ai usciva per ee/ln-
riis. Si crede che fosse cellario di un tempio
anche Liciuiiis Gelasiiis della lapide Veronese
C. V 3294 {^rapi Aug{usto) et Isidi regi-
n(aé) arain posiiit.... Licinins Gelasias cella-
CELLIO. — C. II 5356: /J,'/j) m{anibus)
s(acrum). Celìm verna cellio aiui[orum) LI.
Frontonia Vegeta marito [p\ieiitìssìmo fec{!t)
etc. È dubbio se vi si debba intendere lo
stesso che cellarius. I, 'iscrizione di Mediola-
num (G. 58?, io), sulla quale si leggeva egual-
mente la parola cellio, è formala dall'unione
dslle due iscrizioni C. V 6056 e 6072; sepa-
rate queste due, la parola cellio Jion vi ricor-
CELSA (Nonia). - v. Hacrinas.
CEL8A {lelsa presso Velilla). — Citta
degli Ilergeli ntll' Hispania Tarraconensis
(Strab. 3, 4, IO p. 161. Plin. (lat. hist. 3, ?4.
Ptol. 1. 6, 67). Le poche iscrizioni ivi rinve
nute (C. II 30ZS-3020. 5849-S'^5o) non forni
scoilo alcuna indicazione sul suo ordniamento
dalle monete invece si sa che fu cotoaui (cf
Plin. 1. e.) e si disse colonia 1 tiixr lidia
Celsa, retta da dui/viri ed nfrfi/if (Cohen
Med. imp. i p. 156 n. 694 seg 702 sejig )
CELTI. — Città dell'Hispmia BietiLi
tra Astigi e Keniana (Itin. Anton 414 s
Rav. 4, 4 p. 315, ?), nel conventi!-, Hi'ipilen
sis {Plin. nat. hist. 3. n)- Un ait\.tinns)
forma usata anche nelle monete (Fckhel D
N. I p. 18), ricorre probabilmente m una la
pide di Corduba {C. II 2231) torse però e da
riferirsi alla stessa città la forma Celtica (C
II 5667 ~ 2902: Fitsca Coel[i] /[Uia) Celtica
etc).
CELTIANEN9ES (KHorba Beni-lVel-
bdn). - C. Vili 7945-7955. EE. 5, 899-905;
7, 444' — Questo nome ci è noto solo per tre
iscrizioni, di cui una {EE. 5, 900) è dedicata
Genio Cel/iauis (per Celtiaaeii!).t{iiiin}?),un'a.\-
tra (EE. 5, 904) è posta dai Celli
nella terza {EE. 5, 902) infine è
resp{ublicà) c(olomae) C\ett!aneiisis). Fu dap-
prima un pago della Nuniidia attribuito a (v.)
Cirta e a quell'epoca spettano il magisterinm
aediliciae [poteslatis] (C. Vili 7946) ed il
[im]g{isler) p{agi), aed{ilis) iur(e) dÌc(undo)
o [md\g{ister) {k{abens)'\ p{olestaicm) aed{ilis)
iut\e) dic[uudo) (EE. 8, 903). Forse nell'età
Severiana fu elevata a colonia (EE. 5, 902
CEL
153
dell'a. 205). C(. Io. Schmidt. Ephem. Epigr.
5 P- 442-
CELTIBERIA. - Regione dell'Hispa-
nia citeriore, che secondo Strabone (3. 4, I3
p. 162Ì confinaua al nord coi Verones e i
Bardiili, ad occidente cogli Astures, Callaeci,
Vaccaei, Vettones e Carpetani, al sud cogli
Oretani, Bastitani, Editaiii e ad oriente for-
mava il confine il monte Idubeda. Di ori-
gine celtica (Plin. nat. hist. 3, 13. Lucan.
4, 9 etc), era la più bellicosa delle popo-
lazioni della Hispania. e . i Romani ebbero
parecchie volte a combattere contro di essa
tra gii anni 547 e 676 u. e, onde spesso è
ricordata negli scrittori {cf. Holder. Alt-celt.
Spraclischatz s. v.). Di quattro di queste guer-
re s'ha ricordo negli atti trionfali: a. 559 (C.
I' p. 48): A/. Helv[ius] propr(aelore) o-
vaiis de Celtibereis etc. {cf. Liv. 34, 10); a.
576 (C. r p. 48): \;n{beritts) Sempronìus I\u-
bli) Jlilius) TilbeH)] a(epos) Gra[ccAus Pro-
co{n)s(iile) de Celtib\ereis Hispaneisq{ue) etc.
(cf. Liv. 41. 7); a. 5S0 (C. I' p. 48): lApipius)
Ciyitidtus e [l{ilius) Ap «{epos) Centko prò
Ìpr{aetot e)} oian\s e\ Hupama et Cé\lh.bena
etc {cf J \\ 41 28) a 661 (C I' p 49)
r Didim r f Su n [ttetnm) proco{n)-
s{ule) er Hispama A Celiibetets etc — Ci't-
fi del Celtiberi erano Ercavica Bilbilis, Ca-
se uitnm NumantLT Segobnga Caesaraugusta
CELTfBERORUM (cohortes — I Cel
tLberL turimo adibiti dai Romani come soldati
mercemni già nel 541 u e \U\ 24 49 7)
pero nell epaca imperiale non si conoscono
siiiorT che le due seguenti coorti
fohors I f eltibeFOTDm — Risiedeva in Bri
tinnn negli anni 105 e 146 d Cr (Diploma
n XXIII C III p 866 L\ il p 1982) Se
ne conosce oltre un dtiurto (L II 2552
2SS5') \i.Ti prae/e tus (C II 4141)
C Ini US C hi Arnens(i'i) bperatlanus
lolior<i III leltiberoram — F menzionata
solo in una lapide di S Ctisióbil de Castio
nell Hispania Tarraconensis posta nel lò*" d
C ob nataks stgnor{um) Forse è la stessa
cokors Celtibeta che risiedeva secondo la No-
titia dignitatum (Oc. 42, 30) a luhobriga nella
Gallaecia.
CELTICA. - V. Celti.
CELTICOFLAVIA. - Città delì'Hispa-
nia, nota solo per una lapide di Torrecilla
de Aldeaiejada presso Salmantica {C. II 880:
D. m. s. Amine Fesli /{lliae) Albocoletfii....
y Google
■ 154 C E M
Cassius Vegeltts Celtico Flavensis uxori piae
f. Ci.
CELTIGUN. — C. II 6298 (della Hisoa-
nk Tarraconensis): D. m. Aìae Quemiae, Bad-
ai fiiiiae), CeliigUH. an{norum) XXXI; d. m.
Atos Caravaiuae, Boddi/(ilÌae), Celiiguit, an-
[tiorum) XXXV ete. L'Hiibiier osserva (ivi):
< Celtigun gentis indicatio formata ut Bod-
degun (v. ad n. 6297) Celti beroriim inter Caii-
tabros vestigiurn videtur servare ».
CEMENELUM (Cimella). — C. V 7865-
7981. SI. 1, 1014-1054. — Città dei Vedian-
tii, tra i fiumi Palo e Vartis, poco lontana da
Nicaea oggi Nizza (Plin. nat. hfst. 3, 5, 47:
Cemenilo o Ctinenilo. Tab. Peuting, 3, 3;
Gemenello. It, Anton, p. ^96, 5: Cemenelo.
Pto!. 3, I, 43: Kì^evÉXEoy cf, Not. Galliaruni
17, 8 Seeck p, 274). Fu la capitale della pro-
vincia delle (v.) Alpes raaritim&e sino a che
non fu sostituita da Eburodonum, come in
epoca bassa fu sostituita per importanza da
(v.) NIea«a. A questo riguardo Detlefsen (Her-
mes 21 p. 533) rileva la circostanza singolare,
che mentre Cemenelum era rapiti'e della prò
vincia dellt ^Ipes mantimae nello stesso t<.m
pò faceva parte della regione nom d itaha
Era iscritta nella tribù Clan I a (C III 97S2
V 7872. \ I 2382 a -!ì39l cf kubLt>,chel
Imperium rominum p i2j
Magistrati — - Duotirt ( 905 791? 7giì
7915), aedtlu (7919- aediliciiis) — duuiii ti
(SI I, 1024 = C V 7915) -
3 di Nieaea (7914) con un duunitir
qmnqttettnalt\ e praefecliis prò diioziro qut 1
quennait spetta a Masiilia.
Citta imanza e senato — Ctiilas ( 90^
79'3 7915Ì. populus {7905 7920) — ardo
(7879. 7880), decurianes (7903 7905 7908
7910. 7911. 7913, 7917? 79JO SI I 1022
1024 =: C. V 79"5)-
Sacerdoti e Augustali. — Flai imes i-tJitì
lis (7913. SI. I, 1024 — C V 7915) — Sex
viri Augustales (7909, 7920 sextiti ^ii^itsfa
Us aròaniì]; sexviri (ygos 7916 C Xil 3)
OgiciaUs (7905?- Zgi'o].
Collegi. — CotUgia ina guibns ex senatus
consulto coire permissum est (7881; palroiius.
7903: collegia Iria. 7920; collegia\ collegium
centonarioritm (7906), collegium dendropkorum
(7904: magister e sckola), collegium oriim
(7921: paironus), c\ultores Apot\linis qui i[ii
Cemenìelo (?) eivila[ie] etc. (C. XH 21 add.).
Patrono. — P. Aelius Severinus, vir egre-
Sono detti nativi di Cemenelum un preto-
CEM
riano (C. VI 3382 a), un milite della cohors
Vili voluntariorum (C. Ili 9782), un fru-
mentano della legione II Augusta (C. VI
3339) ed un centurione della legione XXII
Primigenia [C. V 7872).
CEMENELUS (Hars). — Divinità topica
di Cemenelum, ricordata in una iscrizione
locale (C. V 7871: Marti Cemenelo L. Vip-
pitis iiV]"!'"] v{ohim) viplvil) l{ibefis) tn(eri-
to).
>. 4^5 (su
CEMENTARTUS. ^ C. V s
una tegola); L{?,a) M[a]f,m cem
Ooementorins.
CEMENTUM. — C. Ili 10984: I(ovi)
oiptimo) 7H{a.viino) prò salute d(omiiii) n(o-
siri) imp{eratoris) Caes{aris) M. Aar{eli) 5e-
jrerli) Ale.taadrt..... teiitplam vicalem a solo
inpendis suis centetito extriicliim ex voto re-
stititit. V. Ccementicias.
CEMNA. — Iscrizione di Corduba nella
Baetica (C. II 2253):... C{aius) Val{eHus) A-
vitus.... nationc Tu.... Ceinna gitoi est m[u-
uicipùiml\.... etc.
CENA — Nel significato proprio delh
pirola e il desinire principale qnotidnno che
nel tempi pui antichi avea luogo a mezzodì
più tirdi so->tituendosi ali antica ^esperita
nel pomeriggio e propiiamente ncll koi 1 I\
o V ITest p 54 3ì8 Isid orit, 20 2 14
cf Cic ad fini 9 ■'è Mirt 4 8 6 7 "ii
II Horat ep i - 71 Atict ad Herenn 4
SI 54 etc ) In questo senso è usati p e in
alcune iscririom panetarie di Pompei C IV
1S80 L Is acidi At qiiein non cerio òiiia
tus tlle mihi est (cf Geli 19 7 2) 1884
Qui verpam tusit ( — iisit) quid cenasse ti
liiin piites 19Ì-' Qmsqiie me ad c[e'\nom
ocartti(aleii\ Soprattutto nelle lapidi pero
cena iiidn.i oitni specie di biiKhetto più o
meno pubblico e solenne dato in deterni mte
Decisioni e T CUI piglian parte secondo 1
casi \Trii ordini di (.ersone sta inso urna per
epuluiii Non w sono che tre iscn/ioni in
CUI <i lest uso della parola è lubbio in qu n lo
che nella stessa occasione e d:illa medesinn per
sona si offre ad alcuni la cena ad altn I ept
luin: C IX 2962 (luvanum): Cmiis dedtiaiione
diem liidoriim et ceitam deiurtontbus et Jilis,
item quinq{uentmlibus) Aug{Hstahbus) et ttlis
et plebi epulmn dedit; — 5841 (Auximum) et
in dedicifiiiotté) statuae cenoni colo>i(tf) et e-
puliunt) popiiilo) dediti) etc; OH. 6183 (Vet-
tona):,.. lud\osf per decen dies aepnla grdi-
nibus propiiK^f] el ce^nas[ etc. Secondo il Tol-
ler (p. 80) qui epulum starebbe invece di di-
y Google
CEN
slribuiio ciborum; ma specialmente per le due ]
prime iscrizioni sembra forse più accettabile
ia glossa di Svetoiiio, ove leggesi * epulae ad
Benatimi, prandìum vero ad popiilum attitiet »
(Walter Scott, Waverley p. 62 cf, Becker Rh.
Museum 37 p. 643) v. Epntnm.
CEM
»5S
t di
bliche, i fasti Praenestiiù ricordano al 4 aprile
quella die i nobili in Roma reciprocamente
si davano in memoria del mutamento di pa-
tria della Magna Mater Idaea (C. I" p. 235);
Nobilium mutilationes cenaruin solilae sunt
fieri, quod Maler magna ex liùrìs sibitlJinis
arcessita locma mutavi/ ex Phry^a Komairt
(cf. Ovid. fast. 4, 353. Geli. 2, 24. 2; 18. t,
II. Preller, rOm. Myth. a p. 60). Fra le sa-
cre e insieme roUegiati si notino: quella del
collegio degli Arvali (C. VI 2104, ti: ifetn
post merid[ieìH) a balueo cathedris coasede-
rimi; deinde \ìnattibus tautis c\eiia/ot-Ìa alba
sumseiijtiil) et vi lr!cliiiiarib(us) diseubuetiunl)
et epulati swit; 2065, I! 39 seg.; Eiu^é\tn die
Ramac domo apud mag{islmm) C. JiUium Sila-
nitm idem giti in iuco cenantiii ^tc.cf. Arvalmp.
698), del collegio Aesculapi et Hygiae (C. \'I
10234 lin. 14: Itempi\idie)id{as)Mart(ias)eo-
dem loco ceitam, quam Ofilius Hermes g. g. om-
nibus annis dandam praesentibiis promisit, vel
sporlulas, sicut solitiis est dare etc.) e del
collegio funeraticio di Laiiuvium (C. XIV
2113, II lin. 8; gitisguis magister suo anno
erit ex ordine al\bi\ ad cenam faciendam, etc;
II, 11; ordo cenarmn; II, 14: mtgistri cena-
rum ex ordine albi /adi giiogu}o ordine ko-
itiìties qimtemi {=; quaienws) ponere debe-
l^unf\; vini boni amphoras singuliu et pancs
a{ssium) II gui immerns collegi /ueril, et sar-
das n[ji]mero quattuor, siationem, caldani ciim
luinisterio).
Cena pnbliea (C. II 1046. 1721. 2156. XI
1803 cf C \ 4736 OH 7115)0 anche rccta
cena {Suet Aug 74 Domit 7 Mart 2 69
7 7 20 2 8 50 IO etc ) e il banchetto ch^
SI oRre da un magistrato o pure da un pn
lato ■\ tutta o a parte della citta d n anzi in
occasioni e per ragioni vane come feste reli
Riose trionfi spettacoli fui erali etc Fu per
limitare le eccessive spese che costavano in
Roma simili banchetti che Neione sostituì ad
essi le sportulae ciò che da Domiznno fu
abolito introducendo di nuovo 1 antica con
■iuetudine (Suet Nero 16 Donni 7) La lex
coloniae Genetivae proibiva simili con\iii ai
candidati alle magistrature della uittà (C. II
5439 P- 3s9) e. CXXXII: Ne quii in e[oloma)
G{eneliva) posi h{aM) l{egem) dalam petitor
kandidatus, guicumque in c{olonìà) G{eneli-
va) I{iilia) mag(istratum) pelei, [mjagtstia-
luls'i petendi causa in eo anno, guo guisgue
anno pclitor kandidatus mag[istralum) pe-
lei petiiurusve erit, mag{istralus) petendi con-
vivia facito neve al cenam gue^m] vocato
neve cmwlvium habeto neve facito sc{iens) d(0'
lo) m{alo), quo quì[s\ suae pelilionis causa
eoHvi[tn\um haheal ad cenamve gii^m\ vocet,
praeler dum guod ipse kandidatus pelitor
in eo anno, [quo'] mag{istratum) petat. va-
rar[it] dui» taxal \in\ dies siug{ulos) M^omi-
num) l-HIl couv!Xvt\um habeto, si vote/, sfi-
ne) d{olo) iufalo). Neve quis petttor kandi-
datus donuiii muntis aliudvs guil del largia-
tur pelilionis causa sc(iens) d[olo) m{ald).
Neve quis alteritis pelilionis causa convivia
faciio neve guem ad cenam vacalo neve
coiivivium habelo, neve quis alterius peti-
tionis causa cui quii dlon]i(ru munus aliulve
qu[iil\ dato donalo largito sc{iens) d{olo) mia-
Io). Alle quali parole il Mommsen fa seguire
la seguente osservazione {EE. 2 p. 140): « Con-
vivici publica ita prohibita esse, ut candidato
per id tempiis liceret in singulos dies homlnes
dumtaxat iiovenos ad cenam vocare, qui nu-
nieriis iustus est convivii privati, ad huc igno-
rabanius, cautum autem ita esse videtur post
Ciceronem consulem, iiam cum is Murenam
(35i 73Ì defendit, publica quider
prohibita erant, sed licitorum e
tus numerus noudum delìnilus ».
Una
€«na pav»Btftlìtia è ricordata in una iscri-
zione di Petelia (NS. 1894 p. it), ove si vede
un J/. Megonius Leo lascia in testamento in
ceno parcnlalicia (denarios) L el hoc amplius
sumplum hasliae prout localìo fueril etc. Cf.
Par« alalia.
C II 1046 (Iporca, Baetica) : Corneliae
Clementis /. Tuscae sacerdotis perpetuae. Or-
do Iporcbtisium ob munificentiam slaluam ei
cenis publìcis posuii ilem sevirì cenas remi-
sei unt
C II 1721 (Sosontigi, Baetica): Q. Vale-
rins Optatus Augrislal^ perpetuus. Huic ordo
mumapii Flavi Soson\tigiC\anorum cenas pu-
b'icas decrei'il etc.
C II 2156 (Epora, Baetica): Lupae Ro-
fitanae Jlf Valerius Phoebus VI vir Augu-
stahs cui ordo mumc{ipii) Epor{ensium) ob
menta cenis publicis inier decur(iones) conve-
nire pe,i_misif\.
C. IX 3963 (luvanum)i Cuius dedicatione
y Google
156
CEN
dieitt ludorum et cenam decurìonibus el filis.
item qmnq{ueimtilibus) Aug{nsialibus) et filù
et plebi eputum dedit
C. IX 5823 (Auxunum) Quotimi dedi
catione singttlis decunombits (denanos) III
Aiigustalibus {denano^'\ II e' cotoms cenam
dedit etc.
C, IX 5831 (Auximum) coloni ob mt
rita eius. In cmus dedii[atiofie) cinam col{p
nis) dedit etc.
C. IX 5833 (Auximum) in A iuy itwnc)
statuae colonis cenam dedit
C. IX 5840 (Auximum) in cmus dtd(i
catione) cenam col{oms) dediti) etc
C. IX 5841 (Aufimum) et in dedic(a
Itone) siaitiae cenam toton(is) et epuHtim) pò
p{ulo) ded[it) etc
C. IX 5S55 {Auximum) {l]uios lecit già
diatores dedi\t\, cenam se^^iraleiH prtmiis
dedit etc.
C. X 688 (Surrentum) ob honor\tm ]
decurÌonih{ìts) magnam cenam d\edi[\
C. I 1199 — \ 4727 L Papias L f Ter
Pollio duovir L. Papio L, f. Fai. patri viul-
sum et crustttm colonis Senitisa?tis et Caedt-
cianeis onifiibus munus gladiatoi-ium cenam
colonis Senuisanis et Papieis etc.
C. XI 3805 (Veii) Tra le concessioni dei
centumviri a C. lutius divi Aug. I(ibertus) Gè-
los;.,.. liceatque ei omnibits spectaculis muni-
cipio nostro bisellio proprio inter Augustales
considere cenisgne omnibus pttblicis inier cen-
iumviros interesse etc.
OH. 6183 (Vettona):.... lud]os f per decen
dies aepula ordinibia propina]/} et ce[nas'] etc.
C. X 4736 (Sinuessa):.... natali suo cenam
publice populo Sinttes. dare instiluil etc.
OH. 7ri5 (Spoletium): C. Torasius C. f.
Hot. Severus IIII vir i. d. augur suo et P.
Mecloni Proculi Torasiani ponti/, fili sui no-
mi?!e loco et pecunia sua fedi. Idem ad cele-
brandutu natalem fili sui in pubUcum dedit
hs. CCL ex quorum reditu III K. sept. om-
nibus annis decuriones in publico cenarent....
item dedit VI viris Aug. et compit{alibus)
Larum Aug. et mag(islris) vicortim hs. CXX
ut ex reditu eius summae eodem die in publi-
co vescerentur etc. •
L'ordinatore del banchetto, il
HagiHter eenaram (Mart. 12, 48) è ricorda-
to nella leu collegi! fuiieraticii di Lanuvium
su riferita. {C. XIV 2112) e forse anche in un
decreto di curia nell'Africa proconsularis (C.
Vili 14683): non diverso dal dominus epuli
O conviva (Cic. in Vatin. 13, 31- Sallust. hisl,
CEN
3 fr. 4. Nonius p. 381, 21, l.iv. 23. 8, 7.
Geli. 13, ri. 5. Petron. 34). Sui triclinii per
le cene pubbliche v Liv 39. 46. Piut. Caes.
56 Dìo Cas'! 41 7i etc
Qualcosa di limile a colui che provvedeva
al desinare dei tenturioni e altri militari stai],
znti sul PaUtino de\ esspre stato quel liberto
imperiale dettu 111 una lapide urbana
1 cena cpnturionim (C VI 8748). Cf.
Sportala
n p is5 2
- Toi,.
CENACULTJH - . Ubi cenabant cena-
cu'um vocitibint Posteaquam ni superiore
parte cenitire coei>erunt superioris domus
unnersa cenicuh dicti » Quale che sia il va-
lore storico di questi notizia lasciataci da Var-
roiie {1 1 5 ló-»! certo è che generalmente
ne^Il sLnttorl cenatulj sono appunto i piani
suptrion delle cise (Fest ep. p. 54. I,iv. 39,
14 2 Plin mt hist 36 13, 88. Horat. ep.
I, I. 91. luven. 10, 17 cf. Suet. Vitell. 7. Vi-
triiv, 2. 8 etc.) o anche di portici (Suet. Aug.
45}. Cosi del pari nelle iscrizioni: C. !V 138;
Insula Arriana Polliana \C\n. Al[le]i Nigidi
Mai. Locaittnr ex [i(aleadis)] lulis primis
ìabernae ciim pergulis suis ei ^e^iacula eqiie-
slria et domus couditelor(is) etc. {11 Mommseii
in Bruns Foiites p. 271 alla parola equestiia
osserva: « fortasse vulgari locutione lauta ce-
iiacula, quae vel equlti Romano conveiiirent,
eqnestria dieta sunt »). — 1136: In praedis
luliae Sp. f. l'elicis lacauiur balneum Veae-
ritiin ei nougi'ntwii, tabemae, pergulae, eena-
cula ex idibus Aiig{ustis) primis etc. — XI
35S3: L. Aleius M. f. Capilo duonwir qtet'a-
q[uennalis) curìam, (abiilariiim, scaenarium,
subseliarium loco privato porticus, cena-
cula ex decìtrionum decreto de sua pecunia
c{olonis) etc. — O. 4331: In his praedis. in-
sula Scrloriana bolo esse Anr(etiae) Cyriace-
tis, filie titeae, cinacala n(nmero) VI, tabernas
n. XI, et repossone suòiscalire {-- repositio-
nes subscaiares, cioè repositorìr. sub scalis
parieti inserta).
CENARIl'S. — Iscrizione di Roma del-
l'anno 452 d. Cr.: C. VI 8460; Hic iacet no-
mine Matrona c(larissima) /(emina) in pace,
u.vor Cornell primiceri cenariorum.
CENATICUM. - Danaro dato per la
cena. C. VI 9044: C. lulius Aug{usti) liiber-
tìis] Narc[issiis] a specularis decu[r. in] sac[er-
dolio in aycam publicam o{b\ cer({amina ?
y Google
^.>y.J^J5r«|.j,^.^
CEN
£\ontttM {sesterlitttit decein milli i) ei cenahium
dedit saceidotibus et kono\rayts et étc iriont
6{us) dupiutii ittm [ab de]duatioii{cin) tmagi
nis sua[e ceimÌhK]in duplum dedit etc
CBNATORIUM. - Luogo ove 11 cem
C XI 6d6 I{oii) oipttmo] Hi{air,mo) Dol{t
ckeno) Q Poblmus Modesitmis [l I ii\r ti
Ctoud(m/!s) ceiiatortuni p{ecunia) sfiià) /[ecil)'
CENOMANI — Popolizione della Gnllia
Lugdunensis uno dei tre rami 111 cui ermo
sndduisi gli (v ) Aulerci (cf Plui mt hif.t
4 18 107 Caeb b Gali 7 73) Cipitinati
dal duce Belloveso pissaroim nei più an
tichi tempi le Alpi e s msednroiio nel ter
ntono ove fra le altre città sorsero Veroin
e Brixn la quale ultima duenne la loro ca
pitale (I iv 5 35 I 3* 30 6 l'Im mt liist
3 19 130 Ptol 3 I 31 lutili 'o 5 Sete
cf Bnxia) Nella guerra Aniiib iIilt lurono al
leiti di Roma (Polyb 2 2-5 24 32 Ln
ai 25 14 SS 4 Strab 5 1 9 p 216) Al
leatisi poscia (a SS4 u e ) <on ^1 Insubri e
1 Bou contro 1 Ronnni furono di questi di
sfatti (Liv 31 10 21 48 49 Oros 4 20)
Nel 557 u e rinnovatesi le ostilifi furom
di nuoio vmti dai consoli di quell anno (1 i\
32 30 31 Ì3 22 21 cf 39 1) — Sono
forse ricorditi in un frammento Hpid ir o di
Ateste (C \ 2484 — 4301)
CENSITOR _ ^ CeiiBns
CENSOR — tu dapprima magistrato di
Roma (I) poscia delle citta alleate d Italia e
con lo stesso titolo specialmente nelleti re
pubblicane inche dei municipn (li) finche
nell Impero talvolta prese il medesimo nome il
delegato dell imperatjre inviati a compiere il
censimento nelle provincie (v reosnsi La for
ma arcaica ceso» oltre che in un elogio degli
Scipioni dell anno 496 u e (C ! 31 = \!
1286 L Cotnelw I / Sctpio aidiles cosai
cesar) ricorre anche fuori p e Copia (C l
1-64 = X 1-3) l-erentmum (C I 1161 = X
5817 5S38 3839 5840) betia (t. \ 6470)
I Magistrato di Roma
1 Ctnso e ceiisiita otigme
L ongme della ceiisma come magistrato
per sé non coincide con quella del ce/itus
I a istituzione del census cioè dell atto con
CUI lo Stato di tempo in tempo quasi nco
stituisce il suo ordinamento politico facen
do un censimento dei suoi cittadini e del re
lativo patrimonio con lo sLopo di determina
re 1 loro obblighi e speci ilmente il tributo
SI fa dalla tradizione rimontare al riformatore
CEN
157
Sergio Tullio (Liv 1 42 \al Max 343
ci Censonn 18 13Ì Mi poiché la sua rifor
mi non ebbe piena appiicizione che col sor
gere della Repubblica e d altra parte il po-
tere reg o almeno nei pnmi tenipi passò
qinsi pieno nei consoli cosi per lungo tratto
il censo con le sue molteplici operazioni so
prattutto il /asti uni non fu di competenza
d un paruicolare magistnto sibbene degli stessi
consoli (Dioijs ^ 2o 75 6 96 9 ^6 11
63 Liv 1 3 9 3 22 1 1 24 10 etc )
NuOM magistrati col titolo di censore^ non
furono creiti che nell inno 311 u e (Liv
483 Dion>s li 6^ cf ?onar 7 19
I n 9 14 7) benché il Mommsen (2 p
33^ 1) credi più probabile il 319 eio che
ebbe per motivo la circostanza che 1 conscli
spesso nell inno in cui dovea compiersi il
censo e lino per guerre lontani da Romi Da
allora in poi anche qumdo in alcuni 11H11 111
luogo dei cjiisoh ermo eletti Ittbiini milttiint
consulait potesialt il censo non si alTidi\a
ad essi mi ai censori (cf Mommsen 2 p 184)
Secondo una congetturi del Soltau (Ver
hindi der sechsuiiddreissigsien \ ersanimlung
deutschcr Philologen etc p 146 segg ) tanto
il censo quinto h censuri sarebbero stati in
tiodotìi in Roma dal primo Decemvirato sic
come un nuovo ordinimento date alle finanze
dello St ito sotto I inllttsso di istituzioni del
I \ttica
2 Ct isiira e consolato spectalinenU dopo
Sulla e nell Impeto
Non ostante questa sepanzione costituzio
naie dell i censura dal consolato \ ermo casi
nei quali le due magistrature per cosi dire si
fondcMiio insieme nel senso che nella perso
na dei consoli si riunivano o alcune delle at
tribuzioni dei censori o anche tutte II primo
ciso SI a\ea per quegli atti amministrativi,
come la teinnnaito e la concessione di terre
demaniali 1 appalto di opere pubbliche e di
imposte e soprattutto per la giiirisdijfione
amministrativa che potendo essere indi
spensabih nell interdillo fra una censura e I al
tra erano compiuti dai consoli (Mommsen,
3 p 108 seg 150 seg ) Il secondo caso si
ebbe per effetto della nforma costituzionale
di Sulla il quale abolì di fatto la censura
che gU innanzi avea perduto ogni importan-
za massime per esser venuti meno il tributo
e la leva che avevano a base il censo e la
leitio stiuUus in conseguenza della lex Cor
'.ha de itginti giiaestotibus E vero che per
contro quella riforma,
la reazione i
y Google
i5é
CÈM
nel 684 u. e. furono di nuovo eletti censori ■
{Liv. epit. 98. Plut. Pomp. Ji etc); ma il
fatto stesso, che da allora fino al primo cen-
^mento eseguito da Augusto nel 726 u. e. non
vi furono che sei volte censori, nel 689, 690,
^931 ^99p 704 ^ 71^1 ^^^ quasi tutti abdi-
carono {v. più sotto: /asti censorii) o non
compirono il lusérum, è una prova che l'an-
tica magistratura si considerava siccome qual-
cosa non più di organico e normale.
Non diversa fu la sorte della censura nel-
l'Impero. Dei tre censimenti fatti da Augusto,
il primo nel 726 u. e. fu tenuto da lui e M.
Agrippa come consoli, il secondo nel 746 da
lui solo e il terzo nel 767 di lui e Tiberio in
virtù dell'Imperio consulare Fra il primo e il
secondo, però, nel 732 u. e furono eletti ceu
sori, che non compirono il lustrimi E cen
sori furon pure nell'anno 47 d Cr I impera
tore Claudio e Vitellio, e nel 72 1 imperati re
Vespasiano e Tito (v. più sotto fash censo
rii). La censura non cessò come magistraturi
per sé che con Domiziano il qu i!e prese a
vita il titolo di censore, facendo «felle funzio-
ni con quella connesse una parte mte„r ile del
potere imperiale (Dio Cass 67 4 cf Quint
4 pr.). Le cen.sure attribuite a Valemno (Ca
pilol. Valer. 2) e a Carino (\opisc Ciiin 19)
e il titolo di censor dato da Coitaiilnio al
fratello Dalmatius (Chr. Fase ali a ^35) non
hanno nulla a che fare con la nostra ma^istra
3, Collegialità e suoi effetti
Come in generale altre migistraHi e indie
la censura era costituita a collegio di due (Cir
de leg. 3, 3, 7. Zonar. 7, 19 Lu 2, 23 2)
Qui però la collegialità era incora più rigo
rosa che altrove, in quanto che venendo a
i, I altro o dovei abdi
e alla elezione
suppletiva del collega (Liv. 5 31 662-49
34, 17 etc. Plut. quaest. Rom 50) F percit che
la renuntiatio dovea farsi a un tempo per
tutti e due (Liv. 9, 34, 25). Quanto poi al
divìdersi fra loro le funzioni, la sorte decide-
va p. e. chi di essi dovesse fare il lustrum
(Varrò, I. L. 6, 87. Uv. 38, 36, io etc.) e a
chi spettasse nella lectio senatus l'indicare il
prineeps (Liv, 27, 11). Nella lecito stessa, pe-
rò, come nella formazione delle liste dei cit-
tadini e soprattutto nell' applicazione della
nota censoria, era necessario che amendue
fossero d'accordo, non bastando a render va-
lido l'atto compiuto da uno, che l'altro non
3'opponesse (Liv. 29, 37; 45, 15; 40, 51, 1;
CEN
43, IO, 4 cf Cic. prò Cluent. 43, 122 etc).
Le somme poi che erano loro affidate per
opere pubbliche, o erano usate in comune o
pure in parti uguali divise fra loro (Liv. 40,
51: 44. 16, 8).
4. Eleggibilità e forino, dell'elezione.
Da principio uon erano eleggibili proba-
bilmente, allo stesso modo che pel consolato,
se non patrizi! (Liv. 4, 8. Zonar. 7, 19). Po-
scia furono eieggibilL anche i plebei, a quanto
pare per effetto della stessa Licinia Sextia del
387 u. e, che apri a quelli il consolato; certo è
che nei 403 fu per la prima volta eletto un
plebeo (Liv. 7, 22; 10, 8, 8). Una delle le|^
Poblihae del 415 stabili che uno dei due cen-
sori dolesse es.sere plebeo (Liv, 8, 12, 16);
ed è probabile che la stessa legge permettes-
se an?i che tutti e due potessero essere ple-
bei ma lu soltmto nel 623 che ciò avvenne
(Lii epit 59) Per molto tempo intanto il Iti-
slniin fu riservato al censore patrizio; il primo
censore plebeo che lo compisse fu Cn. Domi-
tnis Cakmus nel 474 (L]\ epit. 13). Circa
I essere il candidato alla censura d'ordinario
un consttlans vedi più sotto : gerarchia ,
— Stabilita \oIta per volti dal senato la no-
mina del censori (Liv 24 io i), la elezione
SI compiva come quelli dei consoli, in eomi-
zii centumti presieduti da un console o da
un magistrato con potestà consolare (Geli. 13,
15 4 Liv 40 45 8)
5 Multata in canea lex curiata e giitra-
vtento
A differenza dei magistrati stabili ed an-
nui pel quali v era un intervallo fra l'elezio-
ne e 1 entrata in canea (mire iiiagislratum),
1 censori nello stesso tempo che erano eletti
s insednvano nell officio a Campo Marzio,
donde si recaiano a sacrificare sul Capitolino
(liv 40 45 8 cf \arro 1 L. 6, 86); ciò
che soleva aivenire in primavera, e per rego-
la a quanto pare nell aprile ( Mommsen
2 p. 352 cf. p. 341). Non essendovi quindi
un intervallo, come v'era pei magistrati annui '
e stabili, un intervallo più o meno lungo tra
elezione ed entrata in carica, un
Censor designata^ non era poss b le al e
no nell' età repubblicana. Neil In pe o pe o
sembra che un termine per l'ent ata a ca
sia siato stabilito per legge, vedendo nel
le iscrizioni chiamato censor d gnalus os
l'imperatore Claudio (C. IX 5959) come \e
spasiano (C. Il 5217=:^ 185) e Tito (EE, 4,
779)-
Singolare è la circostanza, che laddove per
y Google
CÉN
»59
gli ■\!ln niagistriti 1 atto di obtiiclieiiza del pò
polo la ìeic curiata era emanati dai (.oniizi
1 dii CI
lunati (Cic de leg agr 2 11 26)
E COSI pure oltre al gLunmento in Itges
che come tutti gli altri nngistnti in(.he 1
come nell usarne (Momm^ii i p 620 625)
per essi \e uè era uno specula fZonar 7
•9)
6 Ittt jzione cuniulaztone e protoga
Nei primi tempi forse come per altre ma
gistralure cosi pure per la censura non fu
vietata 1 itenzione I t trad zione per altro
non ne offre che un solo caso quello di C
Marcius RutiUis ihe fu dui, v ilte censore
nel 460 u e e nel 489 (I iv io 47 ' epil
16) donde il nome che gli \enne dato di
Censotinus (Fjsti Cipit ali a 4S9 C I
In hoc konoie Censorin{iis) app i{/atiis\ e{s())
come del p tri fu di quel Viarus Belilienustenso
redi Aletriuni(C \ 5807 oà hasie lescensorem
J ecete òis populusgne slatuain dotta it
Censonno) Poco dopo però una legge di cui
s Ignorino il nome e 1 anno preciso e che
certo non potè essere proposti come ^1 lor
rebbe dallo stesso Rutilus vieto la ite tallone
(Plut Cono! I \al Mi\ 4 i 3 Anct de
vir lil 31 cf Liv 23 m 2)
Ma nello stesso tempo che si occupava
la censura potevasi occupare anche un altra
magistraturi curule stabile o straordinaria
p e il consolato {Frontin de iq 7) la dil
titura (Fasti Capit ali a 474 u e C 1' p
2? etc )
Una prorogazione di potere in pefboin di
magistrati urbani quali erano 1 censon sa
rebbe stata contraria alle norme fondamentali
del dintto pubblico romano Se no 1 che v e
il caso dei censori delf anno sS6 u e a cui
fu concesso di nmanere in carica un altro in
no e mezzo per colhudare le opere pubbliche
da essi date in appalto {Liv 45 15 cf Fron
tin de aq 7) per Jltro contro di essi vi fu
ì inicrcesito di un tribuno della plebe È prò
babile che la medesima cosa sn stata col cen
sore Appius Claudius (Liv g 29)
7 Dui-aia della niagtiitaiura e tnUnallo
fra via ce'isuta e t altra
Secondo la tradizione (Liv 4 24! in ori
gine i censori sarebbero rimasti in carica an
qiie anni finche nel 320 u e la le\ Aemilia
; la durata a diLiotto mesi Questa no-
1 però nella prima parte generalmente
I dai moderni di cui alcuni
(p e Herzog i p 757} credono che prima
di quella legge la durata sia stata di un
anno come quella dei consoli altn (Boor p.
44) di tre anni e altri (Lange i p 66a) chei
compiuto i! lustium II Mommsen invece (a
p 349) ammette che la censura sia stati isti-
tuita dalla stessa lex Aemilia la quale avreb-
be stabilita la durata massima di diciotto
differenza delle altre magi-
strature non era continua nel senso che u-
sciti di canea 1 due censon dovessero imme-
dntamente succeder loro gli altri E ciò per-
che 1 indole stessa delle loro funzioni soprat-
tutto il censo e i contratti importava che gli
atti da essi emanati durassero qualche tempo.
E questo periodo fu quello che si chiamù (v.)
LDstruni ler regola ogni nuoi a censura ivea
luo^o quittto quoqtu anno {\ arro 1 L 6 4.
Censorin 18 12 ett ) periodo che è vani-
mente interprento Certo e che le censure dal-
I anno 545 5oo u e offrono tutte il penodo
quinqueninle mentre prima di quel tempo si
osserva um irregolairti II Mommsen (2 p.
342 segg ) crede che in origine il ^inn/o quo-
que anno signifìi.hi un penodo quadriennale,
e più tirdi quinquennale laddove I Herzog
(i P 75^ segg ) opina che il lustro quadrien-
8 Gerarchia e insegne
Uno sviluppo sotto I aspetto della d(t,nità
e della im])ortanza politica vi fu senzi dubbio
nelli censuri siccome afferma lo stesso I ivio
a parva ondine orta quie deinde tinto incre-
mento aucti est » etc ) La qua! cosa non
dipende tanto da un progressivo aumentarsi
dei SUOI poteri quanto dalia natura stessa dei
medesimi che co! tempo acquistarono sem-
pre più nella viti pubbhca una importanza
maggiore Dal principio del secolo V infatti,
censon sieno scelti fra 1 consolari cosi la cen-
sura è considerati di più alta dignità della
preturi e dello stesso consolato (Zonar 7 19),
e scompirsa nel secolo \ I la dittatura sic-
come li più eccelso magistrato repubblicano
(Cic prò Sest 25 53 Dionjs 4 22 Plut.
Flam ib P-vull 38 Camill 14 etc ) Una
prova se ne ha pure nel fatto che essa oltre
al consolato è li sola magistratura repubbli-
cana che gii imperatori compresero nei loro
titoli come si vedrà or ora Quanto alle in-
segne e ai diritti annessi alle magistratnre
yGoògle
supreme
CEN
1 se partecipavano dnlciiii:
mirano di altri ^1 piri dtl
magistrato supremo essi erano eletti nei co
mizii centunati (v sopra 4 ) aieano 1 me
desimi au<ipicii {rell n 15) e follie iimiion
minor polestas di fronte a quello per modo che
p e il pretore non poteva citarli e alla loro
sentenza non si poteva appellare ni consoli
(Mommsen 1 p as 2) pctevano compiere
dedicazioni (Ln 34 5, 40 5' \-2 io 5)
non erano eponimi ma 1 loro ne mi erano
registrati con quelli dei e jiisoli e dti dittitori
nei fasti (v pm sotto 14 Fasti) potevano
multare (Fest ep p 54 Flncid p 37 cf
Huschke Die Multa p 13) e fir sequestri
{Gal 4 28) SI servivano di tutu glirt/*!ii
tores tranne dei littori (Zomr 7 19) come
p e degli sctibae (Liv 48 4 \ al Max
4 I 10) àm praei.ones (\ urto 1 I 6 86
Liv 29 37 8 C VI 1945) e namttulalot S
(C. VI 1968), e usavano della sella citru-
lis (Liv. 40, 45; 8. Polyb. 6, 53, 9), del-
la toga praeiexta (Zonar. 7, ig. Atlien.
I4i 79 p. 660 C); anzi erano i soli magistrati
che fossero seppelliti con la porpora (l'olyb.
6, 53, 7). Mancavano poi AcWimperiiìiii cosi
militare clie giurisdizionale (Mommsen 1 p.
203), del diritto di convocare i comizi (\'arro,
1. 1. 6, 93. Plin. nat. hìst. 37, 17, 197: erro-
neamente lo dà loro Zonaras 7, 19 cf. Momm-
sen 2 p. 354, I) e il senato (Mommsen I. e),
di cooptare colleghi e presiedere alle elezioni
dei loro successori {Mommsen 2 p. 341).
Che la qualità di cotisutaris sia stata una
condizione determinata da leggi nei candidiito
alla censura, come opina il Nipperd';y (Leges
annales p. 39), È negato con ragione dal
Mommsen (2 p. 549, i)- È indubitato che dal
secolo V di Roma di fatto esisteva quella con-
suetudine; ciò che risulterà Aaxfasd ceitsoiii che
daremo piìi innanzi, ì quali mostreranno pure
le sei eccezioni che si hanno a questa norma,
cioè dei censori Appius Claudius, Aulus Man-
lius Torquatus Atticus, F. Licinius Crassus,
M. Cornelius Cetegus e P. Sempronius Tudi-
tanus, che furono prima censori e poi consoli,
e quella di F. Sulpicius, il quale fu censore
senza essere mai stato console. Se non che,
quando le leggi danno gerarchicamente le ma-
gistrature, la carica del censore occupa fra
esse il sesto posto, cioè è preceduta da quelle
del dittatore, del console, àtàVinierrea-, del
pretore e del magisier equitum, in modo che
essa risulta superiore all'edihtà, al tribunato
della plebe e alla questura. La quale non ri-
spondenza air ordine cronologico e reale, è
CEN
spiegata dal Mommsen (1 p 563) con la sup
posizione che alla censura mancavano 1 fasci
Cosi appare nella lex Bantina hn 15 {C l p
45) nella le\ repetundarum hn 8 (C I j.
58) nella Icx agraiia del 641 u e hn 35
(C I p 8j) Nelle iscrizioni poi e iiet,li scrit
tori essa si mostra sempre in un posto al di
sotto del consohto (C I 30 32 cos cens aei
elc« Xill C I' p I9j dtct cos eens in
te>reA aed cut , XV p 194 cos utts in
ierrex, praet. aed.; XXX\'1I p. tor. cos. cens.
aed, air; C. VI 1945: praeeo ex frtòus decu-
riis qui co(n)s(iititnis) ceiis{orìbus)pr(aetoribus)
apparerà solent. cf. Varrò, 1. L. 6, 93. Cic,
Verr. i. 54. 142. IJv, 26, io, 9; 41, 9, v),
e rispetto alla pretura sempre in un posto su-
periore (Elog. XV C. r p. 194: C. VI 1943,
Cic. I. e. Liv. 41, 9, II). L'ordine cronologi-
co, secondo il quale la censura è occupata
dopo il consolato, appare nell'elogio X C. I' p.
192; XL p. 201. C. I 31-
Oltre al consolato, la censura è la sola
magistratura repubblicana che si vede fra i
titoli presi dagh imperatori, cioè da Claudio,
Vespasiano, Tito e Domiziano, i quali insieme
con la potestà censoria assunsero anche il ti-
tolo di censore, titolo che non fu preso da
Augusto, non ostante che due volte esercitas-
se quella. Nell'ordine gerarchico dei 7 titoli
imperiali, di cui quello di ponlifex tnaxinms
è il più alto, e quello di proconsul il più bas-
so, la CMisura non occupa sempre il medesimo
posto. Mentre nelle monete, infatti, essa è
collocata dopo il consolato, nei diplomi mili-
tari invece sta per solito prima; Claudio {Dipi,
1 C. Ili p. 844), Vespasiano {Dipi. XI! = X
c. Ili p. i960 cf. 853}. Tito (Dipi. xni=xi
C, III p. i960 cf. 854); talvolta però anche
dopo: Vespasiano (Dipi. IX C. Ili p, 852).
Negli altri monumenti epigrafici la censura
occupa un posto vario, siccome appare dalla
seguente tabella:
Poniifex maximus, iribttnicia polestas, im-
perator, pater patriae, consul, censor C. XII
5666 (Claudio). II 2322. 5277. Ili 470. V4312.
X 8023. 8024. XIV 86 (Vespa^ano). VI 942.
X J481 (Tito).
Poni. max. ir. poi. imp. p. fi. cens. cos.
C. VI 936. X 1629 auct. 68i2, 6817. 6894.
6896, 6901 (Vespasiano). V 7986. 7988 (Tito).
Potit. 7iiax. Ir. poi. imp. cos. p. p. cens.
C. lil 6060. IX 5973. X 1416 (Claudio). II
4697 (Vespasiano). IX 5936 (Tito).
Pont. max. ir. poi. cos. imp. p. p. cens.
C. Ili 6024. V 8002. IX 5959 (Claudio).
y Google
CEN
Ponf, max. Ir. poi. itHp. cos. cetis. p. p.
C. Ili 1977 (Claudio). IH 318 (Tito).
Pont. max. ir. poi. cos. imp. p. p. eetis.
C. IX 2564 (Vespasiano).
Pont. tnax. ir. pot. cos. cens. p. p. C.
Vili 875 (Vespasiano).
Pont. max. ir. pot. imp. . . . cetts. cos . ..
C. V 7987 {'Vespasiano).
PoiU. max. ir. pot. cos. cens. C. Il 3250
(Tito).
Quanto a Domiziano, nel diploma dell'a.
84 d. Cr. (dipi. XVI C. Ili p. j 963) manca ogiii
accenno alla censura; in quello dell'anno se-
guente (dipi. XVI1~XI1 C. Ili p. 1964 cf.
855) appare sotto la forma di censoria potestas
{pont. max. Ir. pot. imp. cos. censoria pote-
stal. p. p.). Dall'anno 86 in poi è detto cen-
sor perpetaus (Dipi. XVIII— XIII C. Ili p.
1964 cf. p. 856. Dipi. X1X=XIV C. Ili p. 1964
cr. p. 857. Dipi. XXI C. HI p. 1965. Dipi.
XXII^XV C. Ili p. 1966 cf. p. 858. Dipi.
XXIIl^XVI C. Ili p. 1966 cf. p. 859. Dipi.
XXIV— XVII C. IH p. 1966 cf. p. 860).
9. Poteri in genere e loro limiti.
In. origine soprattutto e in generale l'attività
dei censori si svolge nel campo dell'ammini-
ziaria , sia in quanto stabili-
ole entrate e le spese dello Stato e am-
o il patrimonio di esso, sia In quanto
determinano il tributo eventuale per la guerra
e le norme per la leva. E come il lustrum è
l'atto religioso col quale si riassumono e san-
zionano tutti i singoli atti censorii (v, Lui^lrum),
coai alle funzioni finanziarie si connettonoalcune,
che per la loro importanza acquistano un caratte-
re speciale, come p. e. la iudicatio o giurisdizio-
ne amministrativa. Il regimen morum era in
rapporto immediato col censimento proprio; e
[a/fi^/r'o Jfxii/mstadasèe fu soltanto col tempo
attribuita ai censori. Nella esposizione seguente
noi seguiremo la trattazione del Mommsen,
a cui rimandiamo per varie e molte partico-
larità che si riferiscono al censo.
Tale era il potere in genere dei censori,
che, tranne poche restrizioni possibili nell'e-
serciào delle loro funiionì, si può ben affer-
mare essere stati essi irresponsabili (Dlonys.
19, 16). Infatti, non ostante che essi non aves-
sero imperimn, pure non si consideravano sic-
come inferiori ai consoli e ai pretori che ne
erano forniti, e quindi non erano sottoposti
alla loro itUercessio; anzi, pur non essendo
loro colleghi, eran riguardati anche essi quali
magistrati supremi; il che vuol dire che consoli
e pretori non erano rispetto a loro né maier,
Dh Rucgihho — Dìt. Eft'e. fui. II,
CEN 'tii
né par potestas (Mommsen i p. 25; a 'p, 356"
sfcg.). Non v'erano che i tribuni della plebe,
i quali potessero usare verso i censori della
intercessio (Liv. 43, 16, 5), la quale per altro
era limitata al caso della giurisdizione amali-
nistrativa riguardo a opere pubbliche (l.lv. 1.
e). La funzione circa la classificazione politi-
co-militare del cittadini, era sottratta al veto
tribunizio, e poteva soltanto essere impedita
dalla obuutUiatio degli stessi tribuni (Cic. ad
Att. 4, 9j i) e dall'opposizione o non coope-
razione dell'altro censore [Cic. prò Cluent,
43, III. Liv, 40, 51. j; 42, 10, 4: 43, rs, 8.
App. beli. cjv. I, 28. Dio Cass, 37, 9 etc).
Ne] campo poi penale, i tribuni potevano cosi
trarre in arresto un censore, come internare
contro di lui un processo capitale o di multa
(Liv. 9, 34, 24; 24, 43; 43, (6. PIvt. q. Rom.
50 %tc.); benché .non si abbia esempio tli si-
mili processi menati a fine (Liv. 29, 37. Val.
Mm, 7, 2, 6).
IO. Censimento tu generale.
L'atto con cui ad ogni lustro si procedeva
al censimento nello Stato, è il censusonoxa»
tecnicamente pure si diceva census populi:'
Lex lulia mun. Un. 144: ami censor aliusve
quis mag(isiratns) Pomae popiM censum agel
etc. cf, lin. 156. (C, I 206); Moniim, Ancy-
ranum 2, 3r /« consulatu sexto censutn populi
conlega HI. Agrippa egi cf. Suet. Aug, 27,
Liv. 4, 23; 7, 43; 15, 7 etc,). Avea luogo sul
Campo Marao, ove dalia villa publìca (Liv. '
4, 22. Varrò, r. r, 3, 1, 4 etc), in conlione,
cioè co! popolo raccolto all'aperto e di giorno,
in seguito a pubblico Invito [Varrò, I. L. 6,
87. Dlonys. 19, 16 cf. Cic. prò Cluent. 48,
134 etc), i cen.iori attendevano al loro officio.
Oltre che da tutto un personale subalterno,
come scriòac (Liv. 4, 8, 4. Val. Max. 4, [,
io), viatores, praecones (C. VI 1945 cf. 967*.
Varrò, I. L. 6, 86, Liv. 29, 37, 8) e nomen-
clatores (C. VI 1968 cf. 1833-. 1967), essi e-
rano assistiti dai curatores trUmum (Varrò, I.
L. 6, 86), da un consilium, a cui pigliavan
parte i pretori e i tribuni ddla plebe [Varrò,
I. L. 6, 87) e dai cgsi detti iuratores . (Liv,
39, 44, 3. Plaut. Trin. 878), cioè coloro che
raccoglievano il giuramento dei cittadini deca
le dichiarazioni che facevano al magistrato.
Il censimento si estendeva innanzi tutto
all'intera cittadinanza romana, omnes Quirites
(Varrò, I. L. 6, 86), omnes cives Romami
(Liv. I, 44, 1), senza differenza di sesstì e di
età: Lex lui. mun.' lin. 145: omnium, munici-
pium ?(««') c{ives) R{pman£i) etiittt,
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ifia CEN
• ceMsam agito eorumque nomina prc
patres aut paironos trib,us cognomina et q^ot
, aimos quisque eorutn habei et ratiouem . . .
accipiio (C. I 306 cf. Cic. de leg. 3, 3, 7.
Dionys. 4, 15; 5. 75; 9. S^- Gè"- 4. ^o, 3 cf.
Cic, de orat. 2., 64, 260. Val. Max. 9, 7, 2
eie,), compresi gli aerarii e i capite celisi. I
cittadini Romani senza diritti politici (cives
sine iure suffragii), se appartenejiti a niuni-
dpii non autonomi, erano censiti con gli ae-
rarii e inscritti nelle iabulae Caerilum; se di
municipii quasi autonomi, erano censiti pro-
babilmente nei propri coiiiimi, secondo le nor-
me date dai censori di Roma (cf. Mommsen,
3 p. 585 seg.). Si estendeva inoltre anche
■ agli stranieri, come soprattutto i Latini, che
per effetto del ius commercii possedevano
fondi sul territorio romano. Quanto agli al-
leati {/oederaU, sodi Italici), sino alla unetà
del secolo VI erano esclusi; ma ne! 550 u. e.
dodid colonie latine furono, per questo ri-
spetto, eguagliate ai municipi] quasiautonomì,
a censo cioè si facea dai loro niaKistrati, e le
liste erano mandate al censore in Roma (Liv.
29, 15. 37. 7); ciò elle forse poco a phdco fu
fatto anclie per gli altri allead (cf. Herzog,
Die Biirgerzahlen im rOm. Census nelle Comm,
in hon, Th. Mommseni p. 124 segg, Beloch,
Die rOm. Censusliste nel Rhein. Mus. 32 p.
227 segg.).
L'intimazione [vacatìo) ai censendi era in
generale diretta agli armali (Varrò, 1. L. 6,
86), cioè ai cittadini inscritti nelle t88 centu-
rie, sia che fossero effettivamente atti alle ar-
mi, sia che per età o condizioni fisiche fossero
immuni dal servizio militare. Quelli invece, che
per legge' erano esclusi da tale servizio ed
inscritti nelle 5 centurie degli iiiermes, cioè
aveano un patrimonio al dì sotto del minimo
stabilito pel servizio armato, emno invitati a
parte e registrati in apposite liste, E tali erano
pure le liste degli orbi e delle orbae, cioè dei
fanciulli non sotto la patria potestà e delle
donile non sottoposte né alla patria potestà,
né alla potestà maritale (Lly. 3, 3, 9:24, iS,
13; epit, 5£-59- Cic. de re pub, 2, 20, 36
etc). Le dichiarazioni dovevano essere fatte
di persona (Geli. 5, 19, 16 cf. Veli. 2, 7, 7),
eccetto il caso degli assenti dall'Italia per
pubblico officio (Cic. prò Arch. 5, 11. Lex
repetund. lin. 14. 17- 23 C. I 198). All'as-
.sente che non si giusti iìcava punto o abba-
stanza (incenstis), poteva il censore vendere
il patrjntonio e perfino togliere la libertà, ven-
4endolo come schiavo allo straniero (Zonar.
CEN
7, 19); ciò che col tempo venne fuori uso.
L' intimazione era preceduta dalla cosi
detta
FopHUla censBB (Lex lulia mun. C. I 206
hn. 147; ex formula census quae Romae ab
eo, qui tum censum populi acturus erit, Pro-
posila erit etc), o anche lex ceusai censendo
dieta (Liv. 43, 14, 5), cioè un complesso di
;ensori, nell'entrare
uso del pubblico,
circa il procedimento che da essi si sarebbe
seguito, p. e. riguardo al giuramento dei di-
chiaranti, le pene comminate contro coloro che
non si presentavano ad essi etc. (Liv. 29, 15
cf. 4, 8, 4. Gai. 1, 160. Varrò, t. L. 5, 81), etc
era l'editto, che i censori
voce, in conclone (Geli, i,
e riguardante specialmente
(Suet, deci. rhet. r; Claud.
i. Plin. nat. hist. 13, 3, 24; .
Diverso da
pubbli cavai
il regiìiien taorun
16. Geli. 15, ti,
14, 14. 95. Tac.
Le dichi
tei.
dei censendi, precedute
da un giuramento dei medesimi (Lex. lui.
mun. C. I. 206 lin. 148, Liv. 43, 14, 5. Dio-
nys. 4, 15 et. Cic. de orat. 2, 64, 260; de
off. 3, 29, ro8. Geli. 4. 20, 3 eti
vano a loro riguardo le segmenti
indicazioni,
che
1 ogn
sere rivedute
1 quanto che
16, 18. (
potevano, a seconda dei e
o modificate dai nuovi ce
ogni nuovo censimento n
sione del precedente {re
8 cf. 38, 28, 2; 43. 16. ]
prò Mil. 27, 73).
a) Nome, età e rapporti di filiamone odi
patronato, donde poi la separazione degli in-
genui dai libertini e dei iuniores dai seniores:
Lex lui. mun. C. I 206 lin. 145 segg.r om-
nium municipium colonorum suorum
q{uei) c{ives) R(omanei) erunl., censutn agito,
eorumqae nomina praenomina patres aut pa-
ironos tribus cognomina et quot annos quis-
gue eorum kabel etc. cf. Cic. de leg. 3, 3, 7.
Dionys. 4, 15; 5, 75; 9. 3^. Geli. 4, 20, 3.
Plin. nat. hisl. 7, 48, 159; 7, 49, 162. 163.
b) Patrimonio soggetto al tributo; dedicare
in censum (Cic. prò Flacc. 32, 79. Geli. 6,
li, 9) o de/erre in censum (Val. Max. 4, 4,
2. Geli. 16, 10. Senec. de benef. i, 3, 10;
ep. 95i 58 cf. Liv. 29, 37, i), donde il cen-
W}H accipere (Lex lui. mun, C, I 206 lin.
149, Liv, 29, 37, i; 39, 44, i; 39, 44, i; 43,
15, 7. Tac. ann. 1, 33) per parte del magi-
strato e al relativo protocollare, re/erre (Lex
lui, mun. 1, e. Liv. 39, 44. Geli. 16, 13, 17.
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CEN
Dig: 50 15 4 pr ) COSI riguardo alla pro-
prietà Ibndiana (ag-er prna/us) e suoi acces-
som come a ogni altra propri tà mobile
Alla dichiarazione seguiva la stittia data dallo
stesso dichiarante la quale pero era vigliata
e (Fast ep p 58 etc ) e secondo
a (Liv 4 14 7 39 44 \al
Max 2 1» I Plut ramili 2)
e) Nei tempi più antichi probabilmente
anche le armi di cui dovea essere fornito il
dichiarante giacché al Lensimento i cittadini
doveiiio presentarsi atinitt (Varrò I L 6
86)
li Risultali princtpah del censimento
— Erano propriamente due la chssificazione
o registrazione dei cittadmi in due ruoli di
stinti I uno relativo al tributo e 1 altro alla
leva e quindi ai comizii (cf Cic de leg 3 3
7 prò Fiacco ■' 15Ì e h nota censoria Lonie
effetto del regimen mormn
. 1, Ruolo relativo al tributo.
Era il fondamentale, ed aveva a base l'or-
dinamenfo per tribù, non solo in quanto che
i cittadini erano ammessi al censimento se-
condo che erano inscritti in quelle (Dionys.
A- 13; S, 75- Schol. in Cic. Verr. act, r, 8,
23). ma in quanto tale iscrizione importava
il possesso della cittadinanza romana (v. p. e.
Cic. prò Flaec. 32, 79 etc.). Secondo la rico-
struzione più plausibile del Mommsen (? p.
406), essa era suddivisa, nei primi tempi, in
cinque speciali registri comprendenti:
1. I triòules, cioè cilladinì sui itirise non
infames, con una proprietà fondiaria non al
di sotto del minimo richiesto pel servizio mi-
2. Gli aerarti, cioè I cittadini che non
aveano proprietà fondiaria, quelli che erano
dichiarati ii^ames, quelli che possedevano al
di sotto di quel minimo, e, dal principio del
secolo V, i cives sitte suffragio censiti in Ro-
ma, detti in genere Caerites.
3. Gli stranieri {Latini), che possedevano
fondi sul territorio romano.
4. Fanciulli e donne (oròi atiaeque) non
sottoposti ad alcuna poteste.
5. 1 cittadini che possedevano al di sotto
del minimo dì proprietà fondiaria, richiesto
per essere censiti {capite censi).
Dopo la riforma del 450 u. e. i registri
speciali furono ridotti a tre, comprendenti:
I. I Iribules, suddivisi in quelli delle tribù
rustiche e in quelli delle quattro urbane, ove
s'inscrivevano i cittadini che non pagavano
tributo e quelli che per essere liberUni o in-
tìEN
>«3
fatnes erano cancellati dalle tribù rustiche.
2 Gli aerarti^ cioè i cives sine suffragio,
3 I Latini possidenti sul suolo romano.
V Tnbiis.
Il Ruolo relativo atta leva e ai contizU,
Come il ruolo precedente avea a base l'or-
dinameuto della cittadinanza a tribù, questo
SI fondava sull'ordinamento militare, die va-
leva anche pei comizii, in classi, secondo il
patnnionio dei censiti, e in centurie iimiorum
e stniotum. secondo la loro età. L'obbligo a
pagare il tributo essendo condizione dell'ob-
bligo al servizio militare e questo condizione
del dritto di voto nei comizii, In fondo que-
sto secondo ruolo era come un estratto del
pnmo riguardo alla categoria dei triàuies.
Esso comprendeva quindi tutti 1 cittadini, in
qianto aveano diritto a portar le armi, fui
arnia /erre posseni {Liv. r, 44, 2 ci", Dionys.
1', 63), quindi i triòuieseì loro figlii esclusi
tra essi quelli che non ancora aveano rag-
giunto il 17,° anno. Per modo che le tabulae
inniorum (Polyb. 2, 23, 9 cf. 6, 19, 5. Liv.
24, 18, 7) abbracciavano i cittadini che aveano
raggiunto questa età e non ancora oltrepas-
sato il 46.' anno, nel qual caso erano trasfe-
riti nelle' centurie dei seniores, cioè di quelli
che non erano obbligati più al servizio attivo
(Liv, I, 43, a; 5, 10, 4: 6, 6, 14 etc). Come
poi fra i iuniores erano iscritti a'iche quelli
che. per aver fatto un certo numero di cam-
pagne o godendo della immunità, non pote-
vano essere costretti al serviwo effettivo {LJv.
39. I9p 4); del pari fra i seniores si doverono
comprendere anche i cittadini, che per aver
oltrepassato il 60 ,° anno erano immuni da
qualunque servizio verso lo Slato (Varrò pres-
so Nonius p. 86 V. camales cf. p, 523, Se-
nec. de brev. vitae. 20, 4. Auctor ad Hereun.
2, 13, 20 etc), E probabile poi che questo
ruolo sia stato fatto dai censori per valere
un certo numero di anni, ma che di anno in
anno, a seconda dalle variazioni che avveni-
vano nell'età dei cittadini, da officiali subal-
terni sia stato riveduto, aggiungendovi i nuovi
iuniores e i nuovi seniores (Mommsen 3 p.
407 segg.). Cf. Centnria.
HI. Nola censoria.
Con la compilazione del primo dei sud-
detti ruoli e colla tedio senatus era connessa"
la così detta nota censoria (Liv. 39, 42, 6 cf.
Cic, prò Cluent, 46, 128; de re pub. 4, 10
etc), cioè l'osservazione includente punizione,
che il censore facea accanto al nome del cit-
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1^4
CEN
tadino, indicando il fatto speciiìco che vi
dato origine. E la punizione poteva
i.°Nel cancellare il cittadino dalla tribù {tri-
bù moven) e quindi nella perdita dei diritti
politici (Liv 4 24 7 24 41 3 44 16 8
45i *5. 8 cf Cic de off i 13 40 Geli 4
20, 5. Il etc ) CIO che più tardi fu modificato
nel passarlo da una tribù rustica ni uin delle
urbane (Liv 45 15 Dionjs 19 18 Plin
nat. hist. 18 3 13 cf Moninisen 2 p 402
404). i." Nel cancellare il cittadino cavnliere
dalla ceiituna degli eqmtes eguum adim te
vendere (Liv 29 37 12 45 15 8 Cic de
orat. 2, 7t 286 Val Max a 9 7 etc )
3.* Nel cancellare il senatore dìll libo del se
nato, senatu m07,ere (Ln ep 14 18 62 9S
39, 42, 5; 42 IO 4 Clc prò CUient 43 is2
etc). Si fonda\a queato potere dei censon
sul regimeìi inonim (Cic de leg i 1 7 prò
Cluent. 42 119 46 129 de pror coiis 19
16. Zonar - 19 etc ) cioè sul dintto di m
terrogare il citta 1 no su tutta quanta la sua
vita pubblici e la stessa prmti (D onjb 20
13. Plut. Cato mii 16) diritto che col tcm
pò acquistò sempre magf^i re estensione e
importanza pratica Le sole donne erano e
scinse da questa vigilanza — L applicazione
della noia si riscontra nei seguenti casi in
subordinazione del soldato (\al Max 2 9
7, Fronlin strat 4 i 22 etc ) e viltà di
fronte al nemico (Liu 27 ir 13 Cic de
orat. 2. 67 272 etc) — non presentazione
■ alla chiamata in leva {I i\ 24 18 27 ri etc )
e prolungamento indebito di congedo (Liv
43, 14); — negligenza degli Impiegati subal-
terni (Cic. prò Cluent. 45, ia6) — abuso
di potere nei magistrati, p. e. relativamente
^li auspicii (Geli. 2, 28, 2. Cic. de div. r,
16, 29), alla convocazione del senato (Geli.
14, 7, 8. Snet. Caes. 41), alla iniercessio cdì-
l^iale (Pronto, ad M. Caes. 5, «7 Naber), al-
l'abbandono del proprio posto (Plut. C. Gracch.
2. Val. Max. 2, 7. 5. Liv. 40, 41 etc), 'all'ar-
bitrario uso del diritto di vita e di morte (Cic.
de sen. la, 42. Liv. 39, 42, 43. Plut. Cato
nys. ig, 16. Ascon. in Cic. toga cand. p, 84
Orelli. Cic. prò Cluent. 42, 120; 43, 121), a
presentazione di leggi nocive (Liv. 4, 24. 7.
Val. Max. 2, 9, 5) etc; — il giurato che si
lascia corrompere (Cic, prò Cluent. 42 segg.);
— abuso del diritto di voto nei comizii (Liv.
'29, 37); — usurpazione di distintivi di classe
(Plin. nat. hist. 33, 2. 33); — condotta repren-
sibile verso il magistrato, specialmente il cen-
sore stesso (Geli. 4, 20, 6 ef. 4, 20, n etc);
CEN
— condanna penale in seguito M atti diso-
norevoli (Liv. 29, 37, 9); ^ falsa testimo-
nianza (Liv 29 17 10) e falso giuramento
(Cic de off 3 31 in prò Cluent 48 134
de off I 13 3 32 I IV 22 61 24 iSetc)
~ lurto (Cic prò Cluent 42 120) — eser
citare la professione d istrione (Cic de repub
4 10 I i\ 7 2 12 Snet Caes 39 Macrob
sit 2 3 IO 9 8 2 - 3 r)io Cass 53 51
54 2 etc ) — dir spettacolo di se a prezzo
nei ludi gladiatom e nelle venaltmies (Dio
Cass 43 23 48 33 sfi 25 Fronto ad M
Caes 5 22 cf Dig 3 1 I 6 3 ' I pO
— disonesta e mancanza di parola nel on
trattare in genere (Ascon 111 Cic in toga
cand p 84 Ordii Ln 29 3- lo Suet Aug
39) — tentatilo di suicidio (Serv Aen 12
603 Phn nat hist 36 15 107 seg Suet
Claud 16) — niuna cura dei santiiani e se
poicri domestici (Dionvs 20 Ji Fest p
344) — niuna peti vurso 1 parenti (Dion>s
20 13) — abuso della potestà patria e do
mimcile specialmente verso le donne l fan
ciiilli e gli schiivi {Dioiiys I e Plut Cato
nni 16 seg Cic de repub 46), — mitri
monio sconvenevole (Lu j9 19 5) — abuso
del diritto di di\orznre (\al Max 292)
— dilapidazione del patrimonio (Geli 4 12
Firn nat hist 18 3 11 6 32 Macrab 2
4 25 Suet Claud 16 Plut Marc 5 Cic
17 Sallust Cat 23) — lusso smodati mas
smie nelU pigione (\ eli 2 io \a! Max 9
I 4 Phn nat hist 17 i 3I nel lasellame
d argento {Geli. 17, 2(, 39. Li\ . ep. 14. Dio
nys. 20, 13. Val. Max. 2, 9, 4 etc), nei cibi
prelibati (Plin. nat. hist. 8, 51, 209. 57, 223;
14. 14, 95; 36, r, A- Senec ep. 95, 41), nei
profumi stranieri (Phn, nat. hist. 13, 3, 24),
e in genere vita dissoluta (Dionys. 20, 13.
Plut. Ti. Gracch. 14; Cato mai. 16. Suet.
Claud. 16).
L'atto del censore era diretto a constatare
Vigiiominia nel cittadino romano (Cic de re-
pub. 4, 6; de off. 3, 32, 115; prò Cluent. 43,
121. Liv. 4. 24, 8 etc), ove però egli non
si fosse appagato d'una semplice ammonizio-
ne (Suet. Aug. 39; Claud, 16), E costituiva
un vero iudi'cìum de moribus (Liv. 23, 23, 4.
Geli. 14, ?, a. Cic. in Pis.. 4, 10; de domo
51, 131; prò Sest. 25, 55 etc), in contradit-
torio (Suet, Claud. 16), con citazione della
parte (Veli. 2, 10, Liv. 21, 18; 29, 37, 9 etc),
accusa falla per lo più da un terzo (Cic prò
Cluent. 48, 134. Liv. 29, 42, 7. Geli. 5, 13,
4 etc), difesa (Plut. C. Gracch. i. Plin. nat.
hist. 17, 4, 32 etc), assistenza di avvocati
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CEN
(Geli 4 23 S Suet Claud 16) e sentenzi
(Li\ 21 18 39 42 -) tutto pero fondato
sul potere aibitnle del censore Um legge di
Clodio nel 696 u e stabiliva die la nota
censoria si dovesse applicare nella forma di
un vero processo accusatorio (A^icon m Pis
4 9 p 9 Orelli Cic prò Sest 25 55 Dio
Cass l8 [1 etr ) iin nel 702 esbi fu aljolltl
Da ult mo la nota doiea essere applicata da
tutti e due 1 censori (Cic de inven i 30
4S} im contrj di essa non vi era luogo ad
appello al popolo {pjo-OLatw) Per altro es
sa come tutti gli atti del ceiis re non dun
va oltre il lustro sicché poteva d-u mioii
censori essere cancellata o confermata
j2 Vomì ta dei st laian
Nella mo larchia e nei primi tempi <ielia
repubblici la njniina dei semt in spettò il
magistrato supremo e la d guitti senntoria es
scudo a Mta la nomina i\ea luogo ogni volli
che per morte si faceva una vacanza Fu il
plebiscito Ovinium probabilmente dell anno
442 u e (Mommsen 2 p 418) che abolen
do il pnncip o a vita conferì ai ceiibori la no
mina (Fest p 246) o coi
Lectb Benntua (Monum Anc\r 2 1 sena
(um ter legi \ ex Bantina C 1 197 Ini 20
\Qu\et ex h{ué\ ì(ege) non ionia lìit is mi
gistratum inpetuiime nei petUo neiie gerito
nette habelo nette etim ctiisor m sena/um
legito cf Liv 24 iS 7 27 6 18 I! 29
37 14 44 etc ete ) I atto consiste\a prò
priamente in una revisione dell Ubo dei se
naton per guisa che da una parte 1 censori
indirettamente confermavano nel posto quelli
che non se ne erano re i indegni fra un lu-itro
e 1 altro iscrivendo regolarme ile coloro che
nell ultimo lustro aveano per legge acquistato
il diritto di \otare nel senato (juibns tn st
noli senteritiam dt ert It et) diU altra parte
applicando agli indegni la nota [senaln tno
tere) procedevano alla nomina di nuuvi se
naton in luogo cosi dei cancellati come dei
morb Nel che a norma dello stesso plebi
scito il criterio da seguire era quello di sce
gliere gli ottimi fra 1 cittadini « ut
ex omni ordine optimum quemque
in senatum legerent quo factum est ut qui
praeteriti e&sent et loco moti haberentur ign >
nuniosi » Fest 1 e (cf Cic de leg 317)
Come per altre applic-izioni della nota anche
per questa era necessario 1 accordo dei due
censori e il procedimento era lo stesso come
pure potevano 1 nuoii censori riammettere gli
CEN 165
esclusi Sulla pubblicazione dell albo a ogni
lustro e sull ordine col quale vi seguivano 1
nomi dei «eiiaton v AWtam p 391
Dopo che Solla con una sua legge (\ Cor
nella le"£ etc I ebbe stabilito che di diritto
fossero ammessi nel senato i qiiaestom la
leclio nelle censure che si seguirono dopo di
lui fu riblretla al solo diritto della cancella
zioiie di alcuni nomi dall albo per effetto della
njta Sulla trasformazione che nell Impero
subì la Itcito seuatus v AlIertlO p 411 segg
13 4 Hmtnisli iz one finanziaria
I a competenza fìoaiiz aria dei censori si
esplicava 111 tre sfere connesse fra di loro fis
sa^ione e amministrazione delle entrate in gè
nere dello Stato (A) determinazione delle
pe e (B) e giunsdi/idie nelle titi fra lo Stato
e 1 privati relative a quella doppia funzione
(C) Essa ha rapporto col censo m quanto
elle 1 tventuale tubiitnin da inipof.! ai citta
dini si fondava appunto su! censimento del
loro pitnmonio ed era un mezzo di diritto
eccez onale ma di fatto normale per provve
dcre al pareggiamento tra le entrate e le spese
ordinane dello St ito
Ed e (jucsto specialmente il campo in cui
SI vede ciò che fu di sopra (n 2) osservato
cioè che tra una censura e 1 altra 1 azione dei
censori ove imperava H necessita era sosti
tuita da [uella dei consoh o dei pretori
Il Ix
di
appalta (v più sjtto) li generale le singole
(Plut q aest Rom 98 cf Phn nat hist 10
22 51 31 7 mete) la revisione pero dei
precedenti contratti era fitta prima della pub
bhcazione dei nuovi (1 iv 43 14 15 44 16
45 is etc ) — Per le opere pubbliche spe
e lai n ente per le vie che da Roma si estende
vano nelle vane parti d Italia 1 azione del
censori abbracciò pure 1 municipii della peni
sjla (I IV 19 44 6 40 51 2 41 27) finché
anche in questo r spetto 1 autonomia coniu
naie non si sostituì ali azione governativa do
pò la guerra sociale Nond meno tranne que
sto caso in cui p e il collaudo delle opere
addimandava la prcieiiia sul luogo del cen
sore la sua amministrazione si esplicava in
Roma do\e eran pubblicati 1 capitolati di
appalto le cosi dette
(ensonae leg*s (Lic de prov cons 5 la
de deor nat 3 19 49 ad Q fr r i 12
35 \arro de re r a i 16 Pini nat hist
11 4 8 Fest p 229 s V prodml etc )
Esse potevano anche essere modihcate dagli
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.i66
CEN
oflférenti (Cic. Veri. 3, 7),
ma tralaticia (Cic, Verr. I. i, 55), ed, era sul
Foro che ave<i!io luogo le licitazioni (Cic. de
leg. agr. r, 3, 7; a, 21, 55; in Verr, i, 54.
I4I).
A. Palrimoitio ed entrate dello Sta/o.
Poiché le rendite principali dello Stato e-
ran quelle che provenivano dal patrimonio
pubblico, soprattutto dagli immobili, in quanto
erano produttivi, o altrimenti consistevano nei
(v.) Vectigali»; cosi ricetto ad essi si hanno
le varie seguenti funzioni del censore, dirette
parte a constatare gli immobili stessi, parte
a renderli fruttiferi.
a) Registro degli imiitobili, -— le cosi
dette
Vensorioe taboloe (Cic. de har. resp. 14,
30; de I. agr. 1, 2, 4. Plin. nat. Iiist. 18, i,
4), chiamate anche censorii libri {Geli. 3, io)
o tabiitae puhticae (Lex. lui. mun. lin. 155
C. 1 ?o6. Cic. prò Mil. 27, 73 cf, Liv, 43.
'16, 13 etc). in generale contenevano tutte le
carte di officio, p. e. le liste dei cittadini e
dei cavalieri, i contraili di locazione e di ap-
palto, i formularli del giuramento (Val, Max.
4, I, 10) e de! censo (Varrò, 1. L. 6, 86. Cic.
orat. 46, 156 etc], ma specialmente l'indica-
zione delle cose appartenenti allo Stato, co-
me p, e. le arae della città di Roma (Cic. de
har. resp. 14, 30). le favisae Capitolinae (Geli,
a, 10), \ p&scua (Plin. nat. hist. 18. 3, n), i
demanii della Sicilia (Cic. de 1. agr. i, 3, 4)
b) Limitazione del suolo pubblico — o pro-
priamente la
Terminati)) — cosi del pomerio della città
di Roma, separandolo dal suolo privato e
dalle vie (C. VI 1331: Ti. Clatidius Diiisif.
Caisar Augittstiis) Germanicus auclis po-
puli Romani finibus ponierium aiiipliavil ter-
mittavilg{uè)\ 1133: {Imp. Caesar Vespasianus
• Ang{usius) efl T. Caesar Aitg{iisti) f. Ve-
^asiOHus auciis p(opuli) JHpmatii) finibus
pomerium atnpliaverunt termiitaverunlgitte) cf.
Plin. nat. hist. 3, 5, 67), come della riva del
Tevere (C. VI 1334: M. Valerius M. /. M.'
n. Messall{a) P. Serveilius C. f. Isauricus
cens(ores) ex s{enatus) dfinsulto) termin{arnnt)
cf. IJ34 a — /. Dio Cass. 39, 61).
'In luogo dei censori compivano la termi-
natio del Tevere i consoli dell'anno 746 u. e.
(C VI 1235; C. Asinius C. f. Gallus, C.
Marcius L. f. L. n. Censoriitus ce(n)s(ttUs)
ex sienalus) c(onsulto) iermiti{arunt) cf. 1235
— /.). — Una tertHtnatio in genere tra suo-
CEN
lo pubblico e privato fu pure fatta dai con-
soli, dell'anno 4 d. Cr. (C, VI lìSy.C. Ciò-
dius Licìnus, Cu. Sentìus Saturmuus co(n)-
s{iiUs) tenninaruiit loc{iim) pablicum ab pri'
vaio cf. 1364),
Se il suolo pubblico era fuori di Roma, la
lerminatio per regola era eseguita dai consoli
(Liv. 43, I, 6. 19, 1) o dai pretori (Licin. p.
15 Bonn. cf. Cic. de I, agr. 3, 30, 83).
ci Concessione di suolo pubblico — in quan-
to per natura sua stessa o per consuetudine
e legge non aveva pifi una destinazione, —
cioè I'
AdtribalJQ o AdsIgnatiD, come per esempio
di snolo edificatorio a servi dello Stato: Lex
lui. mun, [in. 82 (C. 1 206): Quae loca ser-
veis publiceis ab cens(orióus) hcAitandei uteTt-
dei caussa adtriÒuta sani, et quo minus eis
loceis ulantur, e(ius) h{ac) l{ege) n(iàil) r[o-
gatur) cf. C. VI 1585. Cic. prò Rab. perd.
reo 15.
d) Distribuzione dell' acqua pubblica. —.
Erano infatti i censori che provvedono del-
l' p.cqua le fontane e i pubblici stabilimenti
della città (Cato. de aqua p. 49 lordan), e in
concorso con gli edili la vendevano o dona-
vano ai privati (FronSin. de aq. 95 cf. Aediliit
p. 235. Aqna p. 346)-
e) .'Sgombero del suolo pubblico. — Più an-
cora degU edili, i censori attendevano a che
il suolo pubblico, non dato in fitto ai privati,
fosse sgombero di tutto ciò che vi impediva
il traffico o ne turbava la destinazione (Plin.
nat. hist. 34, 6, 30. Auct. de vir. ìli. 44. Liv.
40 51 3 Dig 43 8 2 17)
f) ( eudtta di beni e cose demamah —
Quando 1 comizn o il senato deliberano la
vendita di beni demaniali per lo più essa è
affidata ai censon (Liv i? 7 i 41 -•7 10)
Trattandobi di tose mobili questo dintto è
condiviso coi questori
g) Cso oneioso dei beni demani ili dati ai
priiiati — In genere quest uso era concesso
per un tempo determmato e per un determi
nato prezzo o fitto -iia che questo fohse dai
prnati direttamente pagato allo Stato sia che
il medesimo si servisse di società come quelle
dei pubhcant. Su queste locazioni censorie v.
specialmente Pascila — Portoriam — Solariam
— - Vecti^a! — Publicaniiei etc. È probabile che
anche per le res sacrae itnnioòili, come p. e.
i boschi e slmili i censori abbiano avuto lo
stesso diritto di locazione (v. Lnear).
B. Spese pubbliche.
Alle spese per sopperire ai vari bìs<^iii
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CEN
dello Stato potevano provvedere non sola-
mente i censori, ma anche altri magistrati.
Se questi però trovavano un limite a tale di-
ritto ftelta loro determinata competenza, i
censori invece per la natura del loro officio
eran chiamati a provvedere ai bisogni più im-
portanti delio Stato, p. e. le opere pubbliche
{cf. Mommsen 2 p. 443 segg.). Prima che
fosse istituita la censura, i consoli per effetto
dei loro poteri fìnanziarii non aveano limiti
nell'usate a tale scopo del danaro pubblico;
istituiti però i censori, Il senato si riserbo il
dititto di autorizzarli a valersi per determinate
somme dell'erario pubblico (Polyb. 6, 13).
In quanto le spese dello Statolo fondo erano
costituite da tali ass^:ni fatti suli'
in quanto il senato soleva coniiderarli
fitti volontariamente e'iSe eran chiamate
Ultro tnbDta Lex lui mun C. I 206 1 n
73 Qmbus locets ex lege locationis, q la
ceiisor aliusze quis mag{tsftaius) pubi es
vecltgaltòus iiUrove Iribtileis fruendets t en
detsie di ni dixent etc cf I iv ^9 44 8
43 16 7 Varrò 1 L 6 11 Plut Cato mai
19 I censori però non d sponevano diretta
mente della somma loro concessa {pecunia
attribuii) ma accreditavano presso i questori
capi del! erano 1 fornitori e m genere 1 ere
diton dello Stato per le opere da lor ese
guite (Liv 44 16 7 Varrò I L g r8i cf
Liv I 43 9 I ex lui mun C I ìo6 Im
43 seg 49 Adsignatis p 11 1) la forma poi
CEN
i«7
I alle spese
quindi creavano dei debiti allo Stato
quello della locatio operis che importava seni
pre una Itcttatio per modo che locator era
lo Stato e redenipiores o anche conductoies e
inancipes erano 1 fornitori e nspettivamente
creditori (v Loeatio)
Il campo principale e più largo m cui si
svolgeva costantemente questa attività censo
ria e quelh delle costruzioni o opere pub-
bliche
a) Constrvazione di opert esislenii — Dal
la formula tecnica per indicare tale funzione
sarta teda tueri (Dìg. 48 ir 7 2 Liv 42
3, 7 cf. Madvig, Em. Liv p 510 Fest ep
p. 323 etc.) o sarta teda aedmm sacrarum
locorumque publicorum tueri (Cic. ad fam,
13, IT, 1), e specialmente da un luogo guasto
di Cicerone (de leg. 3, 3, 7) e corretto dal
Mommsen (2 p. 430, 3): * censores urbis
tempia vlas aquas, aerari vectigalia tuento >,
si vede come i templi {aedes sacrile), le vie,
gli acquedotti e tutti gli altri edilìzii pubblici
{tempia, loca fiuòltca) fossero compresi sotto
tale funzione {cf. Cic. Vere. i. 50, 130. Liv.
29, 37, 2; 45. 15. 9- Dionys. ?, 7 etc). Quan-
to ai tempU in {specie (cf. Cic. I. e. Liv. 14,
18, io; 42, 3, 7), è da osservare che connes-
so con questa competenza dei censori, er*
anche il diritto che essi avevano cosi di ac-
cettare ed esporvi doni votivi dì ogni genere
(Liv. 42, 6), come di rimuoverneli (Plin. nat.
hist. 34, 6, 30) cf. Aedes p. 169. 171. 1 cen-
sori prima conchiude vano i nuovi contratti
d'appalto pel lustro in corso, poi procede-
vano alla revisione di quelli del lustro prece-
dente, ed era regola che gli appaltatori pre-
cedenti non potessero fare nuovi contratti
(Liv. 42, 3, 7; 24, 18, 2. Cic. Verr. r, 50-57-
Frontin. de aq. 96).
b) Costr o e d n o opere. — In que-
sto s| etto 1 az one de enson era relativa-
te poco I ti
lo o
dee
1 lu:
potè ido II
da e st z o La ^ a e ta 3.A essi :
tnbuita (Liv 44 16 7 cf 40 46 16 etc ) n
implicava una destmaz o
o quella opera da teneri
edihcare da nuovo ne tanto meno uni limi
tazione ilie opere di 'Stretta utilitA per lo Sta
to o di lusso Esclusi erano però 1 templi
non potevano desti
< profano a scopo sa
,6) uè costruire un
senato (Liv
) In fatti SI ha esem
ica I censon furono in
nel s
nare un edifìcio pubbli
rro (Cic de domo 53
tempio sen
36 36 4 cf 29 37
pio che stando m <
caricati magistrati straordinarii di fare gli ap-
palti per tempii deliberati dai comizii (Liv 34
53 5 40 44 io) Cf tl)iers puUicB
C Gturisdtewne amimittsttatna
I processi più frequenti ed importanti in
CUI giudicavano 1 censori o che le parti fos
sero lo Stato e privati o anche semplice
mente privati però in rapporto alla proprie
ta deminiale riflettevano 1 seguenti obbietti
a) Confini tra la propnetà pubbltia o an-
che sarta e la privata — C VI 919 [7"i
Claudms Caes{ar) 4iig{usttts) L VUelhus P
f. exi s{enalus) c{onsuUo) censores loca aptlts
et columnis, quae a privatis possidebanlur,
causa cognita ex forma in pubticutn restitue-
runt cf. Liv. 4, 8, 2; 40, jr, S. La legge Sem-
pronia del 621 u. e. affidò questa stessa giu-
risdizione ai triumviri incaricati dell'assegna-
zione di terre demaniali (Liv, ep. 58); nel
625 però fu loro tolta e data ai consoli come
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CEN
rappresentanti dei censon (App beli rn
19) Più tardi dltri commiKsani creati con
stesso ^copo che 1 sudetti tnumvin ne furono
pure forniti come si vede specialmente dal
titolo p e di trfs mrt agtts dandu adsi
gnandis tiuìtcandts che ricorre soprattutto 111
alcuni elogi (v Adsignatio p 103 seg )
b) Coslritziom indebite su suolo pubbliio
(Liv 39 44 4 43 16 4 Plut Cat 19) e
probabilmente ani he abu<io del diritto di pa
scolo (Cic de re pub 2 ,5 60)
e) Conservazione degh acquedollt e uìo
dell acqua pubblica — Qui si nfenscono spe
Clfllrjieiite le prescrizioni del senato ronsulto
del 743 u e circa il divieto di costruire o
coltivare m vicinanza degli acquedotti [tron
tin de aq 137I e della lex Quinctia del 745
u e (Fronti!! 129J
d) Locazione di beni deiiiiniali e appailo
di imposte — Lex agraria del 643 u e (C
aoo) hii 35 seg \Quei ager locus posi h{mn.
l{egeiiì) rog{aiam) pubticus pop{uli) Rom{am)
in terra Italia erit, sei quid de eo agro loco
ambigetur\, co{n)s{ulis) pr{aetoris) cens{oris)
gueÌfuom[qtfe lum erit, de ea re iu]ris diclio,
iitdici ittdicis recuperatoruìH datio est... [neìve
ntag(istratas) prove mag(is/ralu) de e]o agro
loco ious deiciio neive de [eo agro de]cermlo
neive iudiciain [neive iadicem neive reciiPera-
tores dato, nisei co{n)s{nl) pi\aeior) cem(pr)\
cf. Tac. ann. 13, 51, Suet. Nero 17.
e) Collaudo delle opere e rei itive contesi 1
ztom (Cic Verr i g seg rf Veli 2 9")
Se la lite avea iuo^o tra lo Stato e un
privato il censore giudicava direttamente
senza concorso di giurati e con cr lem arbi
trali donde il contrapposto àfAXaeqttnm del
censore al vustuin del pretore (Varrò 1 L 6
71). Se fra privati e privati, il procedimento
censorio era simile al pretorio della g
ne civile, ordinaria, cioè fatto col e
giurati {ittdices\ o tecuperatores (Lex agraria
C. t 200 lin. 35 seg. cf. Cic. Verr. i, 56, 146.
Plin. nat. hist, 36, 2, 6), Contro il giudizio
del censore era però, come contro quello del
pretore, permessa la inlercessio dei tribuni
della plebe (Lex agraria C, I 200 lin. 34. 36
cf. Liv. 43, 16, 5).
14) Fasti censorii.
Nella compilazione del seguente elenco ci
siamo valsi anche della dissertaiione del de
Boor (Fasti censorii, Berolini 1873), di e
tiamo sotto ugni nome in parentisi la pagina.
a. 575 u. e, — M. Aemilius Lepidus. Liv. 40,
179 45, 6 cf. epit. 41. Plin. nat. hist.
Ì5, 14 (P- 17)- — Cos. 567. 579.
CEN
. — L. Aemilius L. f. M, n. Le-
pidus Panllus. Fasti Capiiol. C.
1' p. 28; Colot. p, 64; Biond. p.
65. Véli. 2, 95. 3. Dio Cass. 54,
2 (P- 30)- — Cos. 720.
. — Q. Aemihus Papus. Liv. epit.
14. Geli. 17. 71, 39 (p. 11). —
Cos. 472. 476.
. — L. Aemilius Q. f. Cn. n. Pa-
pus. Liv. 23, 72, 3 cf. epit. 20.
Cassiod. ad a. (p. 14). — Cos.
539-
. — L. Aemilius L. f, M. n. Paul-
ius. Fasti Capitol. C, 1' p, 25;
Elog. XV. XXIV p. 194. 198.
Phn. nat. hist. 7, 214 cf, Liv. ■
epit. 46 (p. 19). — Cos. 57?.
. — M. AemiUiis M. f. L. n. Scau-
rus. Plut. quaest. Rom. 50 (p.
23). — Cos. 639.
P. Allius Q. f. P. n. Paehis.
Fasti Capitol. C. I' p. 25. Liv.
32. 7 (P- 16). — Cos. 556.
- Sex. Allius Q. f. P. n. Paetus
Catus. Fastì Capitol. C. I' p. 25.
Liv. 34, 44, 4 (p. 16). — Cos.
555.
- M. Antonius M. f. M. n. Fa-
sti Capitol. C. r p. 27. BH.
1S84 p. 133. Cic. de orat. 2, 48,
64, 68 (p. 24). ~ Cos. 655.
- C. Antonius M. f. M. v
Fa-
sti Amitern. C. V p. 61; Colot.
p. 64 (p. 29). — Cos. 691,
C. Atilius A. f. A. n. Bulbus.
Fasti Capitol. C. I' p. 24 (p. 13}.
— Cos. 509. 519.
A. Atilius A, f. C. n. Caiati-
niis. F'asti Capitol. C. I' p, 24
cf. Liv. epit, 19 (p, 12Ì. — Cos.
496. 500.
- M, Atilius M, f. M, n, Re-
ulus. Liv. 24, II, 1; 43, 3 (p,
4). — Cos. 527.
- Augustus. Fasti Venus. C. l'
p. 66. Monum. Ancyr, 2, 2. Dio
Cass. 52, 42. Suet. Aug. 27 (p.
30}.
- Lo stesso. Monum, Ancyr,
, 5. Suet. Aug. 27 (p- 31)-
- Lo stesso. Monum. Ancyr. 2.
8. Euseb. ad a, Suet. Aug, 27
(P. 31).
C. Aurelius L. f. C. n. Cotta.
Fasti Capitol. C, V p, 24, (p.
13).
■ Cos. 502. 506.
y Google
CEN
169
e. — L. Aureliiis M. f. Cotta. Dio
Cass. 37, 9, 4. Plut. Cic. 27. Cic.
de domo 31, 84 (p. 27). — C
689.-
c. — Q. Caeclliiis Q. f. !.. n. !
teilus Macedonie US. Fasti Capitol.
p. 36. Liv, epit. 59 (p. a;). —
Cos. 611.
rea. - Q. CaeciiÌQS Q. f. Q. n. Me-
(ellus Baliariciis. Veli, i, 11. 7.
Cic. de iiii. 5, 27, 82. Pliii. nat.
hist. 7, 143 etc. (p. 22). — Cos.
631.
e. — L. Caecilius Q. f. Q. n. Me-
tellus Diadematus. Liv. epit. 62
cf. 63. Cassiod. ad a. (p. 22) cf.
EE. 2 p. 205. — Cos. 637.
e. — C. Caeciliiis Q. f. Q. 11. Me-
lelliis Caprariiis. Veli. 2, 8, 2 (p.
24). - Co,s. a. 641.
e. — Q. Caecilius L. f. Q. n. Me-
tellus Numidiciis. Elog. XIX C.
P p. 196, App. beli. civ. r, 28.
Cic, prò Sest. 48, loi. Veli. 2,
8, 3 {p. 24). — Cos. a. 645.
e. — g. Caedicius... Noctiia; nbd(i-
cavit). Fasti Capitol. C. 1' p. 22
(p. io). — Cos. a. 465.
- L. Calpurnius L. f. Hso Friigi.
Dioiiys. 2, 38. 39. Pliti. nat. liist.
13, 87. Censoriii. 17, ir (p. :
— Cos. a. 621.
e. — L. Calpurnius L. f. L. n. Fiso
Caesoiiiniis. Abdicò. Dio Cass.
40. 63 (p. 59). — Cos. a. 696.
- Sp. Carvilius C. f. C. n. Maximus.
Veli. 2. 128 cf. I.iv. ep. II tra
a. 474-477 "■ e. (p. io), — Cos.
a. 461, 482.
e. - C. Cassius C, f. C. n. Longi-
nns. Fasti Capitol. C. 1» p.
Veli. I, 15, 3 cf. Liv. epit. 48
(p. 20). — Cos. a. 58,1.
e. — L. Cassius Longinus Ravilla.
F"roiiti[i. de aq. 8. Veli. 2, 10,
I cf. Liv. ep. 60. Cic. orat. 70,
233 (p. 21). — Cos. a. 627.
e. — Appiiis Claudius C. f. Ap. n.
Caecvis. Fasti Capitol. C. I' p.
2ì; elog, IX. X p. 192. Liv. 9,
29. 6. 33, 4. Frontin. de aq. 5.
Cassiod. ad a. Hieronym. ad a.
441. Diod. 20, 36 etc, {p. 8). —
Cos. a. 447- 458-
c. — C. Claudius Ap. f. C. 11. Ceii-
tho. Fasti Capitol. C- I' p. 24
(p. 14). — Cos. a, 514.
. — M. Claudius M, f. M. n. Mar-
cellus. Fasti Capitol. C. I' p. 35.
Liv. 37, 58, 2 cf. 57, 9; 38, 36,
IO. Plnt. Flainin, 18 (p. 16). —
Cos. a. 558.
. — C. Claudius Ti. f. Ti. n. Ne-
ro. Fasti Capito!. C. I' p. 23. Liv,
ag. 37, r; 36, 3^. 4- 5- Vai. Max.
2, 9, 6: 7, 2, 6 etc. (p. 15), —
Cos. a. 547,
. — C. Claudius Ap. f. P. n. Pul-
cher. Fasti Capitol. C. I' p. 25,
Liv. 33, 14; ep. 45 etc. (p. 18).
— Cos. a. 577.
. — Appius Claudius C. f. Ap. n.
Pulcher. Dio Cass. fr. 81 cf. Liv.
ep. 16 [p. 2i}. — Cos. a. 611.
. — Appius Claudius Ap. f, Ap.
n. Pulclier. Abdicavit. Dio Cass.
40, 63. Cic. ad fam. 3, 11. 12;
8, 12, 3: 8, 14, 4 etc. (p. 29).
. — Ciaudiijs imperator. C. V 3117.
VI 918. 919. X 6520. XIV 3607.
Uruns, Foutes 5 ed. p. 178. cf. Dipi.
I (C. Ili p. 844). C. Ili 1977.
6024. 6060, V 8002. IX 5959.
5973. X 1416. XII 5666. Dio
Cass. 5o, 29. 1, Plin. nat. hist.
IO, 5. Tac. ann. 11, 23, 25. Eu-
seb. ad a. 798. Hieronym. ad a,
801. Cassiod. ad a. 799 etc. {p,
3^)-
. — Q. Cloelius Siculus, Liv. 6,
3t, I (p. 6).
. — P. Cornelius A. f. P. n. Ar-
vina. Fasti Capitol. C. I' p. 21.
Liv. IO, 47, 2 cf. Euseb. ad a,
461 (p. io). — Cos. a. 448. 466.
. — Cn. Cornelius L. f. Cn, n.
Biasio, Fasti Capitol. C, I' p. 23.
Liv. ep. 16, Eutrop. 2, 18 (p.
II). — Cos. a. 4S4. 497.
. — M. Cornelius M. f. M, n.
Cethegus. Uv. 27, 11, 7 {p. 15).
- Cos. .
550-
. — C. Cornelius L. f. M. n. Ce-
thegus. Fasti Capitol. C. I' p.
25. Liv. 34, 44, 4; 46, 9. 1 (p.
16). — Cos. a. 557-
. — L. Cornelius L. f. Ti, n. Len-
tulus Caudinus. Fasti Capitol.
C. 1" p. 24 (p. 13), — Cos. a.
517- ■
. — Cn. Cornelius Lentiiliis Clo-
diaous. Liv. ep. 98. Cic. Verr,
y Google
(o ■'■ -.CÉN
act. I, 17. 54; a, 5, 7, 15. Ascon.
ad Cic. irt toga cand. 2 p. 84
Orelli (p. 26). — Cos. a. 682.
, 607 u. e. — L. Cornelius Cn. f. L. n.
J47 Lentulus Lupus. Fasti Capii. C.
1" p, 26 (p. jo). — Cos. a. 598.
. 361 u. e. — M. Cornelius P. f. M. n. Ma-
393 luginensis. Cens. suflètto. Fasti
Capito!. C. 1' p. 19. Liv. 5, 31,
6 cf. Dionys. i, 74 (p. 5).
. 414? u. e. — I-. Cornelius P. f. Scipio (?).
340? Veli. I, 8, 2 cf. Eoseb. ad a.
414. Hieronym, ad a. 415 (p. 7).
— Cos. a. 404.
. 414? u. e. -— P. Cornelius P, f. Scipio?
340 ? Come il precedente. — Magisler
equitum nel 404.
. 496 u. C. — L. Cornelius L. f. Cn. n. Sci-
259 pio. Fasti Capitol. C. I' p. ii;
n. 31- 3* {P. 12)- — Cos. a. 495.
■ 555 "■ e. — P. Cornelius P. f. L. n. Sci-
199 pio Afrieanus (maior). Fasti Ca-
pitol. C. r p. 25; elog. XXKVII
p. 201. Uv. 32, 7 (p. 16).
Cos. a. 549. 560.
. 5i2 u. e. — P. Cornelius P(HhlÌi) o PauUi
142 f. P. n. Scipio Afrieanus Aemi-
lianus. Fasti Capitol. C. I' p. 26;
elog, XXV p. 198. Uv. ep. 53
etc. etc. (p- 20). — Cos. a. 607.
i. ine. — L. Cornelius Cn. f. Scipio Barba-
tus. C. I 30 cf. Liv. ep. 13 {p.
IO). - Cos. a. 456.
1- 595 u- e. — P. Cornelius P. f. Cn. n. Sci-
159 pio Nasica. Fasti Capitol. C
p. 25. Plin. nat. hist. 7, ars; 44,
30 cf. Liv. ep. 47 (p. 19).
Cos, a. 592. 599.
i. 482 u. e. — M'. Curius M'. f. W. n. Den-
272 tatus. Frontin. de aq. 6 (p. 11).
— Cos. a. 464. 479. 480.
ì. 450 u. e. — P. pecius P. f. Q. n. Mus
304 Liv. 9, 46, 13 (p. 9). — Cos. a
442- 446. 457. 459.
1. 84 — Domitianus (imperator). v. sopra p.
158
1. 639 u. e. — Cn. Domitius Cn, f. Cn.
115 Ahenobarbus. Liv. ep. 62 cf. 63.
Cassiod. ad a, (p. 22), — Cos. a.
632.
B. 66a 11. e. — Cn. Domitius Cn. f. Cn. n.
92 Ahenobarbus. Fasti Capii. C. 1'
p. 27. Plin. nat. hist. 17, 3 {p.
35). — Cos. a. 658.
CEN
;. — Cn. Domitius Cn, f. Cn, n.
Calvinus Maximus. Fasti Capii.
C. ,1' p. 22. Liv. ep. 13 (p. io).
— Cos. a. 471.
. — C. Duilius M. f. M. n. Fasti
Capit. C. I' p. 22 (p. 12}. —
494-
- M. Fabius K. f. M.
n. Ani-
bustus. Fasti Capit. C.
1' p. 20
(p. 6). - Trib. mil. co
is. poi.
a- 373. 385-
— M. Fabius N. f. M.
1. Am-
bustus (?). Liv. 7, rs, I
2 (p. 6).
— Cos. a. 394- 398- 40<
- M. Fabius M. f. M. r
. Buteo.
Liv. 33, 22, locf. ep. 18
Euseb.
ad a, 512. Hieronym. ad a. srj
(p. 13). — Cos. a. 509.
e. — Q. Fabius Maximus Servilia-
uus Eburnus ? Oros. 5, 16. Quint.
deci. 3, 17 {p. 23). — Cos. a.
638.
- Q. Fabius Q. f. M. 11. Maximus
Gurges. Liv. ep. 11 (p. 10). —
Cos. a. 462. 478.
, e. - Q. Fabius M. f. M. n. Ma-
ximus RuUianus. Fasti Capit. C,
V p. ai. Liv. 9, 45. 13 etc. (p,
9). — Cos. a. 432. 444. 446.
457- 459-
. e. — Q. Fabius Q. f. Q. n. Maxi-
mus Verrucosus. Fasti Capii. C.
r p. 24; elog. XIII p. 193 (p.
13). — Cos. a. 521. 526. 539.
540- 545-
.e. — C. Fabricius C. f. C. n. Lu-
scinus. Liv. ep. 14. Geli. 17, 21,
39 (p. ir). — Cos. a. 472. 476.
. e. — C. Flaminius C. f. L. n. Liv.
23. 22, 3; ep. 20 (p. r.4). — Cos.
a. 531- 537-
. e. — Q. Fulvnts M. f. Q. n. Flac-
cus. Abdicavi!. Fasti Capii. C.
I" p. 24 (p. 13}. — Cos. a. 517.
530- 542- 545-
. e. — Q. Fulvius Q. f. M. n. Flac-
cus. Fasti Capit. C. l' p. 25.
Liv. 41, 27, i; 42, IO, I. Plin.
nat. hist. 7, 157 (p, 18). — Cos.
a. 575-
1. e. — M. Fulvius M. f. Ser. n. No-
bilior. Fasti Capit. C. 1» p. 25.
Liv. 40, 45, 6 cf. ep. 41 eie. (p.
17). " Cos. a. 565.
y Google
CEN
. — Q. Fulvius M. r. M. n. No-
bilior. Fasti Capit. C. U p. 26
(p. 31). — Cos. a, 6or,
. — M. Furiiis L. f. Sp. n. Ca-
millus. Fasti Capii. C. I" p. 18
(p. 4). — Trib. mil. cons. pot.
a- 353- 356. 360. 368. 370, 373.
. — M. Fiirius Fiisus. Diod. 15,
" (P. 5)-
. — L. Furiitó Sp. f. L. n. Me-
duUinus. Fasti Capii. C. U p. so.
(p. 6). — Trib. mil. cons. poi.
a- 373. 384.
e. — C. Furiu5 Padius Fiisus. Liv.
4, 22, 7 cf. 9, 34. 9 [P- 3Ì- -
Cos. a. 313-
. — P. Furiiis Sp. f. M. n. Phi-
lus. Liv. ?4, it, 1. 43, 3(p. 14).
" Cos. a. 531.
e. — M. Gegaiiius M. f. Maiirinus.
Liv. 4, 23, 7 cf. 9, 34. 9 (p. 3).
— Cos. a. 307. 311. 317.
. — I,. GdJius L. f. Poplicola.
Liv. ep. 98 (p. 26). — Cos. a.
68a.
. — L. lulius L. f. -Sex. n. Cae-
sar. Fasti Capii. C. I' p. 27.
Piin. nal. hist, 13, 24; 14, 95.
eie. prò Arcti. 5, 11, Fesl. p.
289 (p. 25). — Cos. a. 664.
. — C. lulius Sp. f. Vopisci n.
luIuB. Fasti Capii. C. 1> p. 19.
Liv. 5, 31, 6 (p. 5]. — Trib,
mil. cons. pot. a. 346. 349.
. — C. luniiis C. f. C. n. Bubul-
ciis Brutus. Fasti Capit, C. 1' p.
ai. Liv. 9, 43, 25 (p. 9). — Cos.
a. 437. 441. 443.
. — D. luuius D. f. D. n. Pera.
Abdicavil. Fasti Capit. C. p p.
24 (p. 12). — Cos. a. 488.
. — M. Innius D. f. D. n. Pera.
Fasi! Capii. C, I^ p. 34 (p, 14).
524-
. — P, Licinius P. f. P. 11. Cras-
.sus Dives, Abdicavil. Liv. 27, 6,
17 (P- 15)- — Cos. a. 549.
. — L, Licinius L. f. C. n. Cras-
sus. Abdicavi!, Fasti Capit, C.
I' p. 27. Plin. nal. bisl. 17, 3,
Cic. Brut, 44, 163 etc. (p. 25).
— Cos. a. 659.
, — P. Liciaius M. (L. ?) f. P. n,
Crassus. Fasti Capii, C. 1" p. 27,
Plin, nal. hist, 13, 24; 14, 95.
CEN 171
Cic, prò Arch, 5, 11. Fesl, p,
289 (p, 25), — Cos. a, 657,
e. — M, Licinius P, f. M, n. Cras-
sus. Dio Cass. 37i 9. 3- Pl"t.
Crass, 13 (p. 27). — Cos. a, 684.
699.
C, Licinius Geta. Cic. prò Cluent.
42, 119 (p. 23). ~ Cos. a. 538,
e. -~ M. Livius C. f. M. n. Dru-
• sus. Plut. q. Rodi. 50 (p, 23), —
e. — M, Livius M, f, M. n, Saii-
nator. Fasti Capit, C. I» p, 23,
Liv, 29, 37, i; 36, 36, 4, 5 etc.
(p. 15). — Cos, a. 535, 547.
e, — Q. Lulatius Q, f. Q. n, Ca-
lulus. Abdicavil, Dìo Cass. 37,
9, 3 etc. (p. 27). — Cos. a. 676,
e. — Q. Lntatias C. f. C. n. Cer-
co, Fasti Capii, C. I» p. 24 (p,
13). — Cos, a, 513.
e. — C. Maenius P. f. P, n. Fasti
Capii. C, I' p. il cf. Liv. 9, 20.
Diod. 19, IO. 2. Fest. p. 134
(p, 8), — Cos. a. 416.
e. ~ Cn, Manlins !.. f. A, n, Ca-
pitolinus Iraperiosus. Liv, 7, 22,
6 (p. 7)- — Cos. a. 395, 397.
e. — T. Maulius T. f. T. n. Tor-
quatus. Fasti Capit. C. I' p. 24
cf. Liv. 23, 30, 18. 34, 15 eie.
(p. J3). — Cos, a. 519. 530.
e. — A, Manlins T, f, T. n. Tor-
([uatus Atticus, Fasti Capit, C,
I' p. 24. Liv, ep. 19 (p, 18), —
Cos. a. 510. 515.
e. — L. Marcius C. f. C, n. Cen-
sorinuj. Fasti Capit, C. I» p. 26.
Euseb. ad a, (p, 20}. — Cos. a.
605.
e. — Q. Marcius L. f, Q, n. Phi-
lippus. Fasti Capii. C. I" p, 25.
Plin, nat, hist. 7, 214. Liv. ep.
45 etc. (p, 19). — Cos. a. 568.
585.
e. — L, Marcius Q. f. Q. n. Phi-
lippuK. Fasti Capit. C. I' p. 27.
Dio Cass. 41, 14, 5. Cic. acL in
Verr. 2, i, 55, 143 etc. (p. 26).
~ Cos. a, 663.
c, — C. Marcius L. 'f. C. n. Ruti-
lus. Liv. 7, 22, 6 (p, 7). — Cos.
a. 397. 402. 410. 412.
e. — C. Marcius C, f, L, n. Ruti-
Eus Censorinus. Liv. io, 47, 3;
,G^gIc
o, 37,
- 444-
■ (P.
Cos.
, 489 li, e. — Il precedente per la seconda
aós volta censore. Fasti Capii. C.
1= p. 22: In hoc honore Censori-
n(us) appel{laius) e{st) (p. 11).
. 612 u. e. ~ L. Mummius L. f. L. n. (A-
142 chaicus). Geli. 16, 8, io. Auct.
de vir. iil. 58. Val. Max. 2, 4,
I. Cic. Brut. 22 etc. (p. 20). —
Cos. a. 608,
i. 732 u. e. — L. Munatius L, f. L. n. Plan-
22 ' cus. Fasti Colot. C. 1^ p. 64;
Biond. p. 65; collegi urb. ine.
68. Veli. 2, 95, 3. DioCass. 54,
2 etc. (p. 30). - Cos. a. 71:
,. ^2i u. C. — L. Papirius. Cic. de rep
430 2. 35- 60 (p. 4).
i, 336 u. e. — L, Papirius L. f. Fasti Capit.
418 C. I» p. 17 (p. 4).
i. 365 u. e. — L. Papirius? Diod. 15,
389 Liv. 5, 5, 8Jp. 5).
I. 436 u. e. — L. Papirius L. f. M, n. Cras-
318 sus. Basti Capit. C. P p. 21. Liv.
9, 20. Diod. 19. 10, 2 (p. 8). -
Forse console nel 418. 424.
1. 361 u. C. — !.. Papirius Cursor, Liv. 9,
, 393 34. ao etc. (p. 5). — Tdb. niil.
cons. potest. a. 367, 369.
t. 4S2 u. e. — L. Papirius Cursor. Frontin.
273 de aq, 6 [p. II).
1, 311 u. e. — L. Papirius Mugitlanus. I
443 8, I. Cic. ad fam. 9, 21, 3,
nar. 7, 19 {p. 3). — Cos. a. :
\. 668 u. e. — M. Perperna M. f. Fasti Ca-
86 pitol. C. 1= p. 27. Dio Cass. 4
14, 5, Cic. act. in Verr. 2, :
55, 143 etc. (p. 26). — Cos. 1
662.
». 334 u. e. — L. Piiiarius. Cic. de re pul
43b 2, 35, 60 (p. 4).
a. 442 u. e. — C, Plautius C. f. C. n. Veiiox.
312 Fasti Capit. C. ì> p. 21. Liv. 9.
*9. 6; 9, 33, 4. Frontin. de aq,
5. Diod. 20, 36 (p. 8). — Cos.
a. 424.
a. 623 u. e. — Q. Pompeius A. f. Liv. ep.
121 59 etc. (p. ai). — Cos. a. 613.
a. 595 u. e. — M. Popilius P. f. P. n. Lae-
J59 nas. Fasti Capit. C. 1" p. 25.
Plin. nat. hist. 7, 215; 44, 30 cf.
Liv. ep. 47 etc. {p, 19). — Cos.
a. 581.
a, 570 u, e. — M. Porcius M. f. Cato. Fasti
184 Capit. C. I" p- 25- Liv. 39, 42,
5. Cic. Brut. 15, 60, Plut. Cato
mai. 16. 17 etc. etc. (p. 17): -
Cos. a. 559.
. — Sp. Postumius Albiuus. Liv.
8, 17, II. Veli. I, 14, 3 (p. 7)-
— Cos. a. 420. 433.
. — A. Postumius A. f. L. n. Al-
biuus. Fasti Capit. C, I^
(P. 13).
- Cos. j
24
. Postumius A. f. A. n. Al-
binus. Fasti Capit, C. I" p. 25.
Liv, 41, ?7, i; 42, IO, 1. Plin.
etc. (p. iS). -
574-
I. Al-
, — M. Postumius A. f. A. \
binus Regillensis, Fasti Capit. C,
1' p. 18 (p. 4), — Forse trib.
mi!, cons, pot, del 328,
. — Sp, Postumius Regillensis Al-
binus. Liv, 6, 27, 3 (p, 5), —
Forse trib. mil, cons. pot. del
360.
. — Postumius Regillensis Albi-
uus, Fasti Capit, C. I' p. 20
(p. 6),
. ^ L. Postumius L. f, L. n. (Al-
biuus ?) Megellus, Fasti Capit.
C. h p, 24 (p. 12), — Cos. a.
492.
;. — Q. Publilius Q. f, Q. n. Fili-
lo, Liv. 8, 17, II. Veli. !. 14,
3 (p. 7). — Cos. a. 415. 427.
434- 439-
;, — T. Quinetius T. f, L. n. Fla-
mininus. Fasti Capit. C. I^ p. 25.
Liv. 37, 58, 2: 38, 36, IO. Plut.
Flam. 18 etc. (p, 16). — Cos.
a. 5S6.
e. — C. Scribonius C. f. Curio.
Abdicavil. Dio Cass. 37, 46, 4
etc, {p. 28). — Cos, a, 678.
:. — L. Sempronius Atratinus. Liv.
4, 7. 8. Cic. ad fam, 9. 21, 3.
Zonar, 7, 19 etc. (p, 3). — Cos.
a. 310.
:, — Ti. Sempronius P. f. Ti. n.
Gracchus. Fasti Capit, C. 1' p.
35. Liv. 45, 14; ep. 45 eie. (p.
18). — Cos. a. 577. 591,
ì:, — P. Sempronius P, f, C. n,
Sophus. Fasti Capit, C, 1= p. 21.
Liv. IO, 9, 14 (p. 9). — Cos. a.
450.
e. - P. Sempronius P. f. P. n,
Sophus. Fasti Capit. C. h p. 24,
y Google
.. ep. i8 (p.
!}.-
Cos. 'i
. 376 u
378
. 767 u. e
14 d. Cr.
. ^ M. Semprouius C. f. M. n.
Tuditanus. Fasti Capit. C. I' p.
24 (p. 13). — Cos. a. 514.
, — P. Sempronius C. f. C. 11,
Tuditanus. Liv. 27, 11, 7: 27,
36, 6 (p; 15). — Cos. a. 550.
. — Cu. Servilius Cu. f. Cn. n.
Caepio. Froiitiii. de aq. 8. Veli.
a, 10, I. Liv. ep. 6oetc. (p. 21).
, — Sp. Servilius Priscus. Liv. 6.
31, 1 (p. 6).
. — P. Servilius C. f. M. n. Va-
tia Isauricus. C. VI 608-614 (cip-
pi terminali del Tevere), Ci", ad
Att. 15, 9 etc. (p, 28). — Cos.
a. 673.
. — C. SulpiduH Caineriuus. Ab-
dicavit. Liv. 6, 27, 3 (p. 5). —
Trìb. mil. cons. pot. a. 372.
. — C. Sulpicius Ser. f. Q, n.
Longus? Fasti Capit. C. I" p. 31
(p. 8). — Cos. a. 417. 431. 440.
. — C. Sulpicius M. f. Q. n. Pe-
ticus. Fasti Capit. C, I> p. 20
(p. 6). — Cos. a. 390. 393. 399.
401. 403-
. — P. Sulpicius (P, r. Rufus?).
Fasti Colot. C. 1= p. 64. C. XIV
261 1 (p, 29),
, — P. Sulpicius Ser. f. P. n. Sa-
verrio. Liv. lo, 9, 14 (p. 9). —
Cos. a. 450.
. ^ Tiberius (imperator). Moli,
Ancyr. 2, 8. Euseb. ad a. Suet.
Aug. 97 (p. 30-
-. — Titus (imperator). C. II 3230.
Ili p. i960 Dipi. XIII {— XI
p. 834). n. 318. V 7986. 7988.
VI 934- 93S. 936- 942. IX 5936.
X 1481. EE. 4, 779. Ceiisorin.
da die nat. 18, Plin, nat. hist.
3, 66; 7, 162 etc. (p. 33).
. — L. Valerius P. f. L. n. Flac-
cus. Fasti Capit. C. I' p. 25. Liv.
39. 42, 5 etc. (p. 17). — Cos. a.
559-
. — L. Valerius L. f. L. n. Flac-
cus. Fasti Capit. C. I' p. 27 (p.
24). — Cos. a. 654.
. — M. Valerius M. f. M. n. Ma-
ximus (Corvinus). Fasti Capit. C.
I' p. 21 (p. 9). — Cos. a. 442.
465-
. _ M.' Valerius M. f. M. n.
Maximus Messala. Fasti Capit.
C. I' p. 24. Liv. ep. 18 (p. la).
491.
- ^^. Valerius M. f. M. n. Mes-
154 sala. Fasti Capit, C. I> p, 25.
(p, 20}. — Cos. a. 393.
. 699 u. e. — M. Valerius M. f. M, n. Mes-
55 sala Niger. C. VI 1234. I' elog.
XL p. 2DI (p, 18). — Cos. a.
693-
. 544 u. e. — L. Veturius L. f. Post. n.
2IO Philo. Liv. 27, 6, 17 (p. 15). —
Cos. a. 534.
. 72 d. Cr. — Vespasianus (imperator), C.
VI 933 cf. C. II 2322. 4697.
5217. Dipi. XI (^ IX p. 852).
XII (= X p. 853). C. Ili p.
i960, n. 470. V 4312- 7987- VI
936. Vili 875- IX 2564. X 1629
aiict, 3829. 6812. 6817. 6894. 6896,
6901. 8023. 8024. XIV 86, 3486.
cf. Censorii!, de die uat. 18. Plin.
nat. hist. 3, 66; 7, 162 etc. (p.
33).
. 726 11. e. — M. Vipsaiiius L. f. Agrippa.
28 Fasti Venus. C. I^ p. 66. Mo-
num. Aticyr. 2, 2, Dio Cass. 52,.
42. Suet, Aug, 37 etc. (p, 30).
— Cos. a, 717, 726. 727,
- L. Viteltius P. f, C. VI 919.
. Dio Cass, 60, 29, I etc, (p, 33),
f d. Cr. -
. SlaB
echt a
Il Magistrato nei municipii.
Se in Roma la censura come magistrato
per sé non sorse che relativamente lardi, e
da principio le funzioni censorie erano proprie
del magistrato supremo, consoli e pretori,
fuori di Roma fu l'opposto. Nei municipi! e
nelle stesse città alleate italiche, ove e quan-
do per esse il censo non era fatto in Roma,
vi furono magistrati locali col titolo di censo-
re!, che dopo la guerra sociale e Sopi'attutto
dopo la lex lulia municipalis del 709 u. e.
vennero sostituiti dai magistrati supremi, chia-
mati nell'anno del censimento col titolo di
Quinguennales o simile (Mommsen, Staatsrecht
2 p. 363. 368- 4'6; 3 P- 585- 615. 694. 819
seg. cf, (.'essas-Qaiuqdennalesj. Il titolo sem-
plice di
('enaorù |>at«state, analogo a quello di aedi-
lirìa polestaU, non ricorre che soltanto nei
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fasti Venusini (C. IX 4** "n. 161); più fre-
quenti sono però quelli di guinguetmales cen-
soria PoUsiaie (C. X 48. 49. 53. XIV 352),
//// viri quinqueimales ceni. pot. (C. X 5S44,
5850} e // viri cens. pot.- (C. X 5587- XIV
a45- 375). — Se in Roma era raro ii caso
■ della iterazione della censura, fuori invece
s'incontra più spesso (p. e. C. X 3763- 5593.
5807. NS. 1892 p. 162). — La città di Caere,
che offre un ordinamento municipale affatto
Censor perpetuns (C XI 1616 3617Ì che
non è abbastanza chiaro — Né mancano nel
le lapidi accenni alla concessione di
Ornamenta censoria (C \ 52 60) come
pure di opere pubbliche eseguite dai censori
locali (C !X 5589 X 123 4663 5837 5840
5850 NS 1892 p 162)
Censor è chiamata una carica di un colle
gio dei fabn ttgituarn in una iscrizione 1 he
SI dice proveniente da Tusculum ma più prò
babilmeiite appirtiene ad Ostia per I affinità
che VI è fra essa e ittre lapidi ostiensi rehiive
ai medesimo collegio (C XIV 2630) Visive
de un r Fiaitus T Ub{eriiis) HUnto il
quale ex lustro XV ia dec{mto) del rallegio
mdi iMslro Xl'I fu nungentus ad suòfj jg{z r)
aoè una specie di dinbitor delle ciste eletto
fall lustro X VII mag{tster) gmHq{iieiinalts)
coltegli) fabtium) ftgnantnium) e:t Insito
XIIX honorat{_m) nei tusHtts) XIX et \K
censùr bts ad mrig{istros) cTeando[s). !ust(to)
XXII ittdexs inter elect[os) XII ab ordine.
CENSORGLÀCENSES (vicani). - v.
Ctvmerinnni.
CENSORI (viens). — Nella regione XIV
di Roma (C. VI 451. 975). Una iscrizione
(451) ricorda ww'aedicula compitale dedicata
ai Lares Augusti dai magistri del vico. Un'al-
tra (C. VI 821) rammenta una tastralìo dello
CENSORIA (potestate). — v. Onsni- IL
CENSORIAE (leges) -
CENSORIAE (tabnlae) - .
CENSITALE (tabnlarinm) — (
CENSUALIA (Inatrnnieiita) - "■ ''*"*"''
CENSUALIS (leKstìo) - ( ''" '^
CENSUALIS (MercuFias). — Iscrizione
dì Castraregina, nella Raetia (C. III 5943):
In k{onoreitt) dipmus) d{ivinae) Deo M\ercu-
rio f\ censuali prò s\alute ] n[egolÌatores\
rtHituerunt etc. Cf. Freller, Mythol. 1 p. 233.
CEN8US. — Da censere, nelle epigrafi
cemum agere (C. I 206 Un, 144 seg.; papali
v. Censor I.
CEN
censendi, lln. 157 seg.: et His Romae ceasus
erit, quo niagis in municipio, colonia, prae-
fectura h{ac) l{ege) censeatur; 198 lin. 77: \snS-
fragiu\m ferundo inqueea\tn\ tribuni censento
(per censeulor); C. Ili 388: civitates
quae sub eo censae sunl etc, cf, Cic. de leg,
3. 3, 7); e anche stimare (C, I 203 lin. 11:
aequom censere; 196 lin, 17; Ha stiiaius ae-
guojn censuil etc.) oppure deliberare, votare,
s)>esslssimo specialmente nella formula qiutd)
d(e) e(a} r{e) /{ieri) p{laceret\ d{e) e(a) r[e)
i{la) c(ensner,ml) {Cf p es C I 196 lin 3
9 18 27 198 Im 77 V 532 961 cf Cic
PhiI 8 4 14 Geli 4 6 2 etc etc
Secondo il primo significato esprime 1 it
to del censimento e della classificazione dei
cittadini di una determinata attA di un co
mune o di una provincia Neil antichissimo
ceiisHS della città di Roma erano compresi
solamente 1 ctttadim Romani e ciò fu per
essi anche nel tempo dell Impero Fu sol
tanto il censmiento comunale e provinciale
che SI estese ai quasi cittadnu e ai non cit
iidini Ma un cetisus dello Stato compren
dente cittadini romani e non cittadini non fu
mai sost tuito ali antico censimento di Roma
A II e
s della citta di Roma
Nella sua originaria significazione appare
di rado nelle lapidi perche dal tempo di Sul
la cadde quasi in disuso per essere scompar
SI il titbutiitn e la leva secondo le classi cen-
suali. Tecnicamente e detto census popuh o
ceiisus popnli Romani. Il censimento dell' età
repubblicana è ricordato specialmente dalla
lex lulia municipalis (C. I 206 tin. 144 seg.
cf. Mon. Ancyr. 2. 2: censum populi ... egi).
(cf. Censor p. i6j). Il census popoli non fu mai
eseguito dall'imperatore come tale, e conio
sparire della censura, sparisce anch'esso. Come
nella Repubblica, cosi anche netl' Impero si
connette ad esso l'officio detto
A eensihns popnli Romani, il quale teneva
le liste del censimento dei cittadini mediante
un personale composto di schiavi pubblici
(I,iv. 43, 16, 13). Secondo l'Hirschfeld (Un-
tersuchungen 1 p. 17), quest'officio anche nel-
l'Impero dovè dipendere dall'amministrazio-
ne del senato, giacché per esso non si han-
no ufficiali imperiali, ma soltanto dei servi
pubblici: C. VI 2334: Threptus ptiblic{m) ab
censu; 2335; Victor publicus Fabianus a cen-
sibus p{opuli) Riomani); 2333: Cerdo Acmi-
lianus publicus cens. Nondimeno tale ufficio
non dovè esistere lungamente; è probabile
che dal tempo di Domiziano siasi colla censura
y Google
CEN
estinto, e sostituito da un ufficio impenale con
a capo un cavaliere, che porta il titolo di
ProenratoF & censìba» (greco etti xÉv<;aiv)
C. Vili 9370: proc{ttralor) Aug(uilatttm /num)
a cetisibiis {Qf. Mommsen, Staatsreclit 2, logi
3.); EE. 7, 804: proc\urator) a cetisibas, OH
6947; proc(uraior) Aiig{usli) Armemae mato-
ris (a. 114-117 d. C), Indi magm, hetedita-
tìum el a censibus, a Ubetlis Aug[nsti), prae
fecltts) vigilum, prae/(ecfus) Aeg(yph){a lii
d. C). Nei frammenti vaticani J 104 si ha un
rescritto di Caracalla diretto a Terealii a i«i
siàm. Dio Cass. 78, 4: ò ri^ Ttfj.«a£ii eyxe
^Èi^iafiivog. CIG. 1813* p. 983 inirpctrt^
«ttÒ toiv àna[TiiJ.«7]aeaiv SefianTov e anche
di
Praepositns a «ensibns (C V 8659) Cf
Mommsen, Staatsreeht 2 p. 1031, 7. Hirscli-
feld, Untersuchungen i p. 18, 4. Sembra,
che egli avesse rapporti da una parte coll'iif-
ficio a libellis (C. !I1 159 = CIG. 4057- <*
lióellióas el c(ensi6iii) . . . [«tto SiBkei-
Hbellis et ceitsibus 5947' et a censibus a li-
bellis 4ti£(ustt)) dall altro coli ordnie eque
stre e quindi col censimento degli eqniti (C
X 6657 prac{urator) a ceHsris eguit{um) Ro
mjMprum) praej[ectus) cl(assts) pr(a£tonae)
JiaieHrtal{tum) Se queste funzioni siano sta
le d ordinano riunite in una stessa persona
tome vuole il Mommsen (Staatsreeht i p
490 2) non e certo perchè esse spesso ip
paiono separate (cf Hirschfed le) È però
indubitato che il lensus dove a\ere un im
portanza principale nell esaudimento di una
istanza fatta per 1 ammissione nell ordine e
questre sicché non reca meraviglia se 1 due
uffici talvolta erano nuiiiti
Non SI può forse dmmettere assolutameli
te d altra parte che I ufficio a censibus sia
identico a quello ad census eqmtum Roma
norum II eeiisus egiiiium era stato già di
Augusto congiunto col principato e da Adria
prole della ammissione imperlile nell ordine
equestre (v Mommsen Staatsreeht 3 p 485
seg ì p 1045 seg 1 A giudicare dal titolo
il censo equestre avrebbe formato una sezio-
ne del censo generale dei cittadini romani
almeno ne! I e li secolo Non e però inve
nsimile che col tempo quando il vero cen
so dei cittadini a poco a poco cadde in di
suso il censimento dei cavalien a mano a
mano abbia assorbito in sé tutto 1 ufficio del
CEN
(75
censo, finché per l'editto di Caracalla scom-
parve l'ultima differenza fra cittadmi e non
cittadini, e Eli eguiles Romani soltanto rima-
sero come una classe per sé Ad avvalorare
questa congettura sta il fatto che il
Hagister rensanin o ceiiRBH del secolo IV
sorto dalt ollìcio equestre a censtbus, appare
siccome un ufficio dipendente dal prae/ectus
urbi C VI 1704 magtslro censum (sic));
(cf Hirschfeld, Untersuch p 19, a), 173B:
magislro a ljb{ellts, fKJagistro a cen[si6its]...
cf RA 1892 II p, 33 seg Questo tttagister
cetisimm è anche il successore dell'ai aclis
senatits Infatti egli dirige l'ufhcio del senato,
e quindi il censo senatorio ed ha sotto di sé
scnbae e leiisuales (Mommsen Staatsreeht i
P 370, 3 p 1070) Anche m Costantinopoli
fu costituito come magistrato locale un ma-
gister cmsus (Hirschfeld 1. c. Mommsen,
Mem. detrinst. 1865 p. 327).
Dei liberti imperiali ricorrono come su-
balterni presso questo ufficio imperiale a cen-
sibus e relativamente a censibus efuiiutn Ro-
manorum coi seguenti titoli;
A cenHJbag; C, XIV 3407: [N]atali Aug(«-
slt) lib{etlo) \a c]ensibus et Prodjtratori) etc.
Nomenclator a censita o censariaH; C. VI
8937 -ickilleo Aug{nsti) lih{,£rlo) ttu-
mui[ctatoi i] a census etc. 8938: . . . Ti. Clau-
di Attg Itb Thaletis Viniciatti nomencialori
a ctnsrbus etc 8940. 1878. XIV 3640. 3553
(a 224 d C ) C. VI 1968 (tempo d'Ai^fu-
sto) 8513 a eiism, e anche
Librarias[ab] instrBm(eiitig) een[H]iiaIibi8(?):
C III 1470
B // census municipale.
Il passarlo dal censo della città di Roma
a quello comunale é rappresehtato dalla me-
morata lex lulia muniLipalis dell'a. 709 u. e,
la quale secondo ogni probab lità determinava
le modilicaTioni apportate in seguito alla guer-
ra soaale m materia censuale. Il censimento
municipale si svolse adunque direttamente
dalla censura di Roma, in quanto che nel-
1 anno 550 u e. dei censori furono istituiti
dal senato nelle dò^ci colonie latine (Liv. ^
29 15) Secondo ctof li^ tempi più antichi
a \JM'Sì^ cen.ori,ir,ti!fi'c6(ffi- qlfllf-
in Roma funzionano come propri! magistrati
111 pll^i^ri "comuni latini e federati d'Italia,
cioè i/d hCf ^ —^
Abelhnum (C, X 1131, 1131. 1134. 1135.
1137)
Aletrium (C. I ri66).
Benevenium (C. I 1221J.
, GtTÒglc
17*
CEN"
Copia Thurii (C. 1 1264),
Cora (C. I IIS3).
Ferentinuni (C, I 1161-63).
Hispellum (OH. 7031).
Teanum (C. I 1198).
Tibur (C. 1 1113. II20).
Caere (C. XI 3616. 3617: cemor perpe-
twts).
Anche in Sicilia si vedono in qnesto tem-
po censori municipali (Cic, Verr. 3, 53, 131.
133) e in Bithyn'i suIIt ba« delk le\ Pom
peia (Plin ep io 112 113) Senonche la
lex lulia dell anno 664 11 e abolì qnest ordina
mento e da quel tempo [a censuri mumci
pale fu esercitata dai mag btrati supremi lo
cali che perciò presero il titolo di quiiique i
nales propriamente cerison J polestaic gmit
giieanales o censoria poUslilt senz altro (C
Il 1256 eensu et duumvnalu bene et e ne]
P[ubltca) acto cf Zumpt Comm epig i p
93 Marquardt Staatsverw r p 160 seg )
Si osservi inoltre che secondo la /ci lulii
fmtntcìpalis (C I 206 Un 157) il ce isimento
nel mumcipn nelle colonie e nelle piefettiire
doieva aver luogo nellì stesso tempo di quel
lo in Roma Neil età impemle 1 censii lenti
non furono mai generali nel che a\rebl>ero
influito soprattutto 1 lustra che non co iiLide
vano tra loro(C \ 5405 cf Mimmsen Staats
recht 2 p 368 70 415) Dal principio del se
colo li a poco a poco 1 quinguemia/es furono
sostituih dai atratores o eotìectores nuperiali
{\ più sotto)
Ne comuni poi ordinati non illa roimna
specialmente in quelli di costituzione greca
1 chnmano
Tifj.Kra.1
W idd
mi 1176 etc ) o TokiToy^aipot (CIG 4016
Wadd 1178 Dio Chrjwit 2 p 144 R ]
in Mesembria gli edih ( aj-tigavo/ioi ) sono
essi che compiono I «Trofeo»» (CIO 2053Ì
In generile mancino notizie circa il modo
onde SI procedeva nel censimento municipale
In sostanza esso dovè rispecchiare m piccolo
1 antico censimento dei cittadini Romani in
ogni comune compilare la lista dei propn citta
dini e regolare ii bilancio locale Cf Momm
sen Staatsr 3 p 3^.5 694 8jo r&m Gesch 1
p 4*" segg Marquardt Staatsverw 1 p 159
seg 209 211 seg 2 p 185 243 Renier
Mèi d epigr p 47 seg
C // ceusus ptoi tnciate
Da quanto si è detto di sopra esso non è
Ignoto nell età repubblicana inquantoche vi
fnront comuni provinciali che ebherj Macen
SHS sullo stampo del romano Nondimeno il
CEN
censimento di intere provincie, distretti e re-
gioni, di cittadini e non cittadhii Romani, è
un istituto adatto dell' Impero ( Mommsen,
Staatsr. 2 p. 1091). Augusto nello stesso an-
no 727 u. e. in cui fondò il principato, fece
il primo censimento nelle provincie della Gallia,
e secondo ciò non solamente iiell 'ordinarsi di
una provincia o di una regione, ma nnche fu
più volte eseguito un censimento nelle antiche
Provincie. Cosi fu p. e. nella ludaea nell'a, 6d.
C nella Cippidocia nel 36 nella Dacia sotto
Traiano (Marquardt Staatsverw 2p 213) An
che nella Gallia s incontrano spesso censi
menti (Marquirdt I e cf C II 4121 41R8 V
7753 M ni3 8578 X 6658 MI 408 671
1S55 X]\ 2925 31:93 3602 4250 OH 6944
BL p 325 268 BM 1893 p 84 RA 1883
p 3)8 CIG 3497 1751) nell Africa e nella
Miirelania (C III iSh \ S65 add ) nella
riircicia |C V 77&4 \IV 4250) m Macedo
nn (t HI 1403 \ III 10500) m Paniioma
(C \ 3852 6658) nella Germanta inferior
(C Ijl 1084 OH 6948) nella Britannia (C
'^l^ 1955 *->H 694bì nell Hispania citerior
(C II 4121 4208 \I 332 \III 7070 add
X 650) in Piphlagonia (C Ut 6819) in Sy
na C IH 6687) Non si ha notizia di uno
stibile intervallo fra tali censimenti soltanto
sappiamo che in Siciha snio alla fìne della
repubblica si coni])iva un lustrum qmnguen
naie (Mommsen Staatsrecht 3 p 416 586
Rom Forsch 2 p 398 seg ) E come più
v lite SI parta di periodi quinquennali in fitto
di tributo nella Sicilia nell Egitto e altrove
(Mirquirdt Staatsv 2 p 241 seg) cosi è
possibile che il periodo del censimento per
un certo tempo sa stato anche tale Più
tardi pero si incontrano dei Insti r di maggior
durata per mjdo che it lustrum si calcolò a
quindici anni donde poi sorsero le indulto
ties (Miminsen Staitsr ap 976 Unger Op
il censo provinciale per sia natura era di
verso dil ceusus popitli della capitale e non
avevi alcun rapporto olla censura romana
in quanto che formava il fondamento di una
imposta diretta di cui Roma e più tardi I I
taha erano immuni d altra parte esso non
includeva alcuna vigilanzi morale e religiosa
SUI cittadini Esso era innanzi tutto una nu
merazione del popolo colla distinzione delle
( tà e in secondo luogo un notamento del
tributo quind nei due rapporti una vera
anof^a.^»! Ma esso si distingue anche dal
municipale in ciò (he non è te
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CEH
nuto secondo i sìngoli comuni, bensì prìnci-
palmente secondo i distretti tributarii, e non
è eseguito da magistrati municipali, nia im-
11 censimento in tutte le Provincie diven-
ne certamente dì buon'ora un privilegio del-
l'imperatore (Dio Cass. 5,1. 17. Mommsen,
Staatsr. i p. 849. 1091)- H Mommsen però
osserva, che un legato imperiale per 11 censi-
mento non si riscontra in una provìncia se-
natoria; e soltanto pìii tardi appare un pro-
curalor ad cettsus accipiendos in una proviji-
cia senatoria (C. Vili 10500). È quindi proba-
bile come pensa i'Hìrschfeld {Untersuch. i p.
17), che nell'ordinamento augusteo questo dirit-
to sovrano sia stato lasciato al senato; poscia
che col graduale abbandonarsi della diarcliia
nell'amministrazione dello Stato, anche que-
sto diritto sia passalo interamente all' im-
peratore, s' intende per sé. Talvolta erano
gli imperatori stessi clie di persona com-
pivano questa funzione. (IJv, ep. 134, 138.
139. Dio Cass. 53, ss. Mon. Ancyr. 2, 2)
D' ordiiiario però sono ì governatori delle
p pe 1 fficiali dell' imperatore,
t d q t fficio. 11 governatore per
mp to doveva senza dubbio
d p ciale, che era conside-
t (C. I! 4i2r. Ili 68T9.
XIV 36 f M en, Staatsr. 2 p. 890, j,
9 ) F pò t quindi la opinione di
Zumpt (Geburtsjabr Christi p. 160), e dì Un-
ger (o. c), che il censimento sia entrato nel-
la sfera propria dei governatori delie Provincie.
Siffatti governatori con tale mandato speciale
sono anche quelli che portano il titolo dì le-
gahis Augusti prò praetore ad census acci-
piendos provinciae ^Ic. (C. X 6558. XIV 2925,
2927. VI r333: legalus Augusti Pro praetore
ceitsitor provinciae Lugduiieniis cf. C. 11 4121.
VIII 9370 cf. Mommsen ivi).
Gli ufficiali che dì tempo in tempo rice-
vevano l'incarico di fare il censimento in una
provincia erano soprattutto di ordine senato-
rio, coi seguenti tìtoli:
LegatRS Aagnsti ad eenBa8accipiendos(OH.
364. C. Vili 2754. 5355. XH 6^iì) ocensiòus
accipùndis (C. VI 332) cf. C. II 4208: ob le-
gationem censualem grntuitam summopere gè-
Electns iailicio saero ad eensaa aec«ptand08
(C. XIV Ì593};
Ceosltor provinciae (C. Ili 1463 cf. V 865
add. 7783. VI 3842 cf. Afrira p, 335), e più
tardi anche
renwqflater mbsih jmvlielae etc [C. VI
1690 dell'a. 340 d. C. cf. Cod. Theod. fi, 3,
3; 13, IO, 8).
Se ne hanno pure dì ordine equestre, dì
cui uno dell'eli» augiistea porla i! titolo di
Legatas ab Imp... ibìbbh prò censore ad La-
Hitsnos (C. X 680); altri hanno quello di
Censitor pra?inci«e (C. Ili 1463. V 7784
cf. Ili 391: ceus[ilor?) pop/ili) o anche
Censor (OH. 6948). D'ordinario però col
tempo appare il titolo di
Procarator Aaguatf ad ceasDH (BM. 1S93
p. 84 cf. C. Ili 3925. Vili 10500. XIV 4250)
o a ceiisibus accipiendis (OH. 6944: primo
umguam (!) eq{uili) R\pmano) a censibiis acci'
piendis cf. Bot^hesi AI. 1846 p. 313 seg.); in
greco km xhoDy (CIG. 3497, 375r. RA. 1883
p. 208). L' iscri/ioiie dì Stntilio Optato (BM,
1893 p. 84) non essendo, come si è creduto,
del teni|K) dì Claudio, né in generale anterio-
re ad Adriano, resta ìncoJitrastata la opinione
dell'Unger, eiie Adriano sia stato ìl primo,
ad inviare simili procuratori nelle Provincie
senatorie e che altrettanto abbia fatto Setti-
mio Severo riguardo alle imperiali.
Che il censimento sia fatto dal governato-
re stesso o da un particolare ufficiale, la pro-
vincia a tale scopo era divisa in piii distretti.
conservandosi il più che possibile antiche tra-
dizioni. Cosi fatti distretti erano anclie a base
del dilectus, siccome fin da principio i censi-
menti in Italia erano di base all'ordinamento
militare dell'intera confederazione italica. Giù
spiega perchè p. es. il proconsole della Nar-
bonensis insieme col censim'jnto abbia ese-
guito anche la leva (OH. 6453I, e come fra
i subalterni dei censitorì si troviiio parecchi
uffizi ali dì ordine equestre (cf. Mommsen
Staatsr. 2 p. 1093'!. Tali subalterni funzionanti
in singoli distretti sono quelli che nelle lapidi
hanno il titolo dì
Ad rensas aecipiendos (C. VI 1463) o an-
fensor (C. XII 1855- 1869), seguito dall'in-
dicazione non dell'intera provincia, bensì del
distretto. Cf. C. XII i&6<): cetisor civitatis Re-
morum foederatae. Vili 7070 add. II 4188,
WE. 1149 b.
Diversi da questi erano i subalterni di gra-
do inferiore, che potevano essere agli ordini
così dei precedenti, come degli officiali supe-
riori delegati dall'imperatore. Tra essi si hali-
Adintor ad censns proriiicise (C. XII 408)
y Google
178
CEN
DigpeoMtoi' ad eensas pravin«iHe (C \ 1
S57»)
Talvolta 1 ofhciale superiore riservava a sé
un distretto o un comune che censiva per
sonalmente come p e è il caso del censìtor
provinctae Litgdunetisis ttein Liigdutiensiutn
(C li 4121 cf EE 4 P 538)
Gli ojhciali distrettuali redigevano le liste
censuali nei «ingoli distretti tributani oppure
ove nei comuni esse erano fatte dai gutnqueii
nales o dai tijUmtok "c riservav.ino a se la
reiisione Imperocché al ceniimeilto provm
ciale dell età impenale erano indubbiamente
so^^tte COSI le cittS alleate e libere (C \II
1855 cf Henze De civit I ber p 21) come
anche le colonie (t, II 4121 XIV jgs-ì) An
che la città di Apamea nella Sjria che era
aiTovo^D^ (Eckhel D n 4 p 107 7) fu
censita dal goiematore (EE 4 p 538] Non
SI può però affermare con certez/a che le co
Ionie ture lialuo sienu state dispensate dal
Le liste censuali eseguile sotto la guida
degli officiali superiori enuo depositate nel
1 archivio [iaòuiarium apveioy y pa/xj^arsicv
cf Marquardt Staatsverw 2 p 1^9 7) della
capitale della provincia donde il
Tsbalarms provineiae Hispania^ (iterions
(C II 4181 cf 4348 06 eurain tabuliti eu
sualis jideliier adimntstralvn)
Se queste liste siano btate mandate a
Roma In on§;ina1e in copia o 111 na'-sunto
come crede il Marquardt (Starftsverw 2 216)
deve restare in dubbio per la mancanza di
testimonianze degne di fede Imperocché non
SI parla mai di un censimento generale di
tutte le Provincie dell Impero 1 cui risultiti
sarebbero stati nassunti solo ne! passo molto
controverso di S I uea (Evang 2 i) si ricorda
1 ordine di un gjioy faipn tìj<, oixoi'/ifvna ma
questa probabilmente non fu eseguita Le il
tre testimonianze dipendono tutte di questo
passo di S Luca
D Kalopoth^kbs
CENTENARIA («olnniBa). — Cosi è
chiamata in due [scrizioni di Roma (C, VI
1585*. 1585".) la colonna dedicata a Marco
Aurelio, e a cui i regionari! danno l'altezza
di 175 piedi. È la medesima che ora sorge
sulla (Mazza presso il Corso, alla quale di'! il
nome Cf Gilbert Gesch nnd Top 3 p 128
seg
CENTENARIA (procuratio) — v Cen
tei) ari Ds procurai or
CENTENARIUM - Iscrizione di Sr,
Hiddida nella Mauretiiiia Sitifensis C \ III
8713 \Imp{eratortbus) Caes{anbus) Fl]aito
VaUerto) Conslanitno (entenarium Solts a
solo lonstruxtt et dedtcavit Septnmits Flmiia
mis etL — Altra della gran Cablila nella
Maiiretama Caesanensis C Vili 9010 M Au
[teltus Icetitenariuinafnndametita (sic) suis
sumtibus feal eldeduatìl etc (a 328 d Cr )
— Altra di fola Afsraren anche nella Si
tifensis EE 5 932 Imp{eraioi ibiis) Caes{ait
bus) C Amel{io) Vaì{eiio) Diocletia!i{p\etM ,
-ìureHio) V(U{erió) Marimiaiio et Constan-
[ho] et Maxttmano T AiireHius) Litua
M") Pierfecftssinms) p{raeses) p{ro,.t«etae)
ÌHauretaniae) Caes{anensts) cenlenartum aqua
Jrtgida tesiitutt a[lgu\e ad meltorem faciem
refaima[iit] etc Da queste iscrizioni si vede
che indubbiamente con questo nome si volle
indiiare un edificio E dubbio soltanto se
dall uso Irequeiite de!! aggettivo et iitt nnritis
per indicare il peso di 100 libre d oro (p e
Plin nat hist 7 20 83 Isid orig r6 -ij
2, lampnd Elag 19 etc) si debba inten
dervi un edificio del valore stesso ovvero di
tale che abbia la misura di 100 piedi qual
cosa di simile al! exaro^uTrsii'Ds come vorreb
be il Kubler {Archiv fur Lat Lexicogr 1893
p 185) yuanto a quello neordito nella terza
iscrizione lo Schmidt (ivi) crede che si tratti
di un delubrum dedicato al!a nmfa dell Aqua
frigida laddove il Mommsen pensa piuttosto
a bagni e forse a un Jngtdartnm Ricorrendo
poi là stazione Ad Cenienarmm tra Thigisi e
Cadaufah nella N miidia (Tab Peutmg 4
I) lo stesso Schmidt suppone che \\Centena
rium agua fugida sia il nome della località
ove è stata trovata la iscrizione
CENTENARIUS — Siccome predicato
indicante un grado genrch co connesso con
1 emolumento di roo 000 sesterzi cominaa
ad apparire probabilmente gi\ nel secolo I
dell Impero indubbiamente dal tempo di
Adriano rispetto ad alcuni officiali amminl
stratin dell ordine equestre (Mommsen Staats
rechi 1 p. 302; 3 p. 564. Hirscbfeld, Unter-
such. I p. 258 se^.). Fra essi le iscrizioni
almeno non ci danno con sicurezza che:
/V(it«'"iitój-« provinciali; C. VI 1624; L. Mus-
sio Aemiliano.... proc^uratort) Alex:{andreae)
Pelusi p\hytaciaef\ ad (sestertium centum mi-
y Google
CEN
Ha) etc. Vili 11174: C. Poslumio Satur-
nino Flaviano e(gregio) v(iro) procuratori
centenario regiotiis Hadrimetìaae etc. OH.
6931 cui divus AHrel{ùis) Antoniìm.% cen-
lenariam pi ocuraiio«{ein) pro{vÌnciaé) Hadri-
mftifiae dedit, etc. C. Ili 1919(0^8513); L. Ar-
iori{us Iu]sitts. . . , proc{ tiratori) centenario
proviticiae IJl^umiae cutn iuré\ gladi etc.
Proairator aquanim in Roma: C. X 6569:
Sex. Vario Marcello proc{uratori) aguariim
(cenlenarius) etc. e il
Praefecfus vehiculorum anclie in Roma:
C. X 7580; L. Ba\e\bio L. f. \G\al{erÌa) Au-
relio lumino... prae/{ecto) veckiciiRfimm) ad
(sesiertium conicità) etc.; 666i:... ducenario,
Prae/{ecto) pFhicul{or!tm) a copis Augnasti)
per i/iiim Flaminiain centenario, consiliarìo
AugiusH) etc.
Questi , che son poclii relativamente ai
molti centeiiarii anche di altri rami ammini-
strativi (Hirschfeld, Op. cit. p. 263), forma-
vano una classe superiore al sexagenarii e
inferiore ai ducenarii e Irecenarii, cioè con
l'emolumento di 60,000, 200.000 e 300,000
sesterni (v. ppocarator cf. Ilacenurias, Sexa-
genarios, Trecenariu^).
Nei tempi posteriori atla riforma ammini-
strativa di Diocleziano e Costantino, cenlena-
rius è un semplice titolo gerarchico, senza
più l'antico rapporto dell'emolumento, allo
stesso modo che il sexagenarius e il ducenarius.
Secondo la giusta osservazione dell' Hirschfeld,
che è stato lì primo a trattare dì proposito
1 argomento in tale epoca (Die ageiites in
rebus nei Sitzungsb der Berlin. Academie
1893 p 425 segg ) 1 ceutenarti i sexagenarii
e 1 ducenaiii erano egregii in, i Irecenarii
invece perfettissimi un Questi ultimi con-
servarono questo titolo piuttosto che l'altro
di tieceuam E come 1 cenleiiai li e ducenarii
se SI fossero chiamati sempiicemeute egregii
virt SI sarebbero confusi con gh inferiori se-
xagenarii COSI essi usarono col tempo il ti-
tolo di egregius iir centenartus o ducenarius
(C III 611S) donde la semplice forma di
centenxtius e duienarius Tutto ciò appare
ipecialmente dalla costituzione di Costantino
dell anno 317 (Cod Theod 8 4, 3): «Primi-
pilaribus post ementam militiam perfectimatus
vel ducenae nel centenae vel egregiatus dari
digmtas potest » cf S io i ii, i, 2; 11,
7 I 12 I 5 Questi titoli continuarono ad
essere propni dell amministrazione imperiale
in genere e soprattutto dei raiionales delle
:i agli antichi procuraiores.
CEN
179
A tale categoria appartiene il centenarius per-
tus (Ostiae) delia Notitia digiiitatum (Occ. 4,
16 Seeck), che dipendeva dal eomes portus.
Circa la metS del secolo IV già 1 rationales
sono sostituiti nell'amministrazione provinciale
e in quella della res pHvata, dagli agentes
in rebus, che con le funzioni assumono anche
i titoli di centenarii e ducenarii. Una iscri-
zione di Salonae ci dà appunto un
Agens In rebus centenarins (C. IH S713:
Ani. Tauro ex d{ec^u\r(.id^ a{gentium) [in]
r[ebus'] c(enlenario) post facto etc). cf. Hirsch-
feld, Op, cit. p. 4ji segg. Agons in rebus p.
335 seg.
Nello stesso modo e forse già nella seconda
metà del secolo IV il titolo di centenarius
{come anche dì ducenarius) si trova usato in
persona di soldati, indicando anche qui un
grado gerarchico fra il ducenarius, superiore,
e II binrchiis, inferiore {Hieronym. adv. Io-
haiinem Hierosolom. e. 19). Es.-*o ricorre in
alcune iscrizioni di Concordia tra la fine del
IV e il principio del V secolo, come il
Centenartus numeri Brachiaiorum (C. V.
8740),
Centenarius n{umeri) Eboriim (C. V 8745),
Centenarius de equitum coinilis sen{iorum)
sagitlarioiuin (C. V 875S),
Centenarius de uumerum eqmt(u)in cala-
fraetariorum (NS, 1890 p. 343),
C(entenarius) ex fab(rica) sag{itlaria) (NS.
1890 p. 172); Cf. C. V p. 1059.
Non propriamente militari, sono delia stes-
sa epoca i c^«/^«nm aggregati all'officio dei
prefetti del pretorio (C. V 8771) e dei duci
provinciali (FL. 3, 2405 cf. Cod, lust. i, 27,
^)-
Un cenlenarius stabuli ci è dato da una
iscrizione di Neapolis in Histria (C. V 374),
che si può mettere in rapporto col praeposi-
lus gregiim et stabulorum della res privata
(Not. dign. Or. 14, 6).
Oentenarins liberta^. — C. X 612?: C. Ar-
rius C. Hubertus) ceni{enarius) Lais l{iberld)
fedi. Era quel servo manomesso, alla cui eredità
succedeva per metà il patrono, quando egli
fosse morto lasciando meno di tre figli e un
patrimonio maggiore di 100,000 sesterzi; ciò
che fu stabilito dalla legge Papia Poppaea
(Gai. 3, 42. Dig. 37, 14. 16 pr.; 38, a. i.
Cod. lust. 6, 4, 4, 9*).
CENTENUM. — Nell'editto di Diocle-
ziano i de pretiis rerum venalium » leggesi:
I, 3: Cenicnum sive sicate k[astrense) m{o-
dium) unum {denarios} sexa{ginta). Cf, Isid,
yGdégle
ito
CEM
orig. 17, 3, 13; « centenutn appellatunl eo
quod in plerìsque locis iactus seminis eius in
incrementum frugis centesimum renascatur ».
Plin. nat. hist. 18, 141. Cf, Bliimner, Der Maxi-
tnaltarìr p. 63.
CENTESIMA (arseolariae stipa lati onis).
— V. ArgentariiB p. 660 seg.
CENTESIMA (reram venslinm), —Una
spede della nostra tassa di bollo, del-
l'i"/, sul valore delle mercanzie vendute, isti-
tuita da Augusto dopo le guerre civili (Tac.
ann. i, 78), da Tiberio nell'anno 15 d. Cr.
attribuita aìVaerarium milUare (Tac. I. e.) e
ne! 17 ridotta alla metà |Tac. ann. a, 42).
Da Caligola fu nel 3S abolita (Suet. Calig. 16.
Dio Cass. 59, 9)1 donde il Remissa ducente-
iinta (RCC.) delle monete (Cohen, Méd. imp.
p, 148 cf. Eckkel. 6, 224). Pare che sotto
Nerone Tosse nuovamente Introdotta (Momm-
sen p. 113); certo è che si ha menzione di un
vecH^al rerum venatiuia in tutto i! tempo
dell Impero (Dig 50 16 17 t Cod Just
12 19 4 49 1) Secondo il Mommsen (p
93) essa era m fondo un imposta sulle aut
hones come è alitile cluamata da Svetomo
ducfnlestmam auciioumn Ilahae remtsit (Ca
lig 16) e un applicazione speciale se ne sa
rebbe avuta nella tassa relati\a alle auziom
degli schiavi (cf (Ininta et viremma lenalinm
mancipi orami Probibilmente e ncordita in
una iscrizione fratnmentita di Apta nelH Gal
Ila Narbonensis (C XII 1092 soa{i) \itcl(i
gal,s)-\ .[desume)
CEHTONABIUS — Cosi diceiasi chi
esercitava il mestiere di fabbricare e vendere
quelle grossolane coperte da letto o schiari
ne eh erano conteste di vari pezzi di vecchie
stoffe {centiynes) e adoperate dalia gente più
povera Un iscnaone sepolcrale trovata in
Roma pochi anni or sono ricorda un M Oc
latnus M l Altalia cenlomir{tUi) a (arre
Mamzha (BM 1888 p 398) ed è la sola che
faccia menzione del luogo o\e un esercente
siffatta industria teneva la propria bottega
In Roma 1 centonani siccome tutti gli
altri artigiani erano costituiti in collegio Le
lapidi urbane hanno conservato memoria non
solo del collegtutH cen/onai wrum ma ezian
dio di alcuni loro offiaali e militi
C VI 7861 L Ociaztus L l Stcundus ma
g{isUt) qutnf(ueimalis) con!{egii) len
^ottaHoTuni) lustri XI et decurto
BM. 1888 p. 398: M. Octiwius M. [/.] Mar-
cio, mag(ister) conleg{ii) centon{arÌo-
C. VI 7863: L. Ociaviia Allae l. Cerdo, de-
c{urìó) conl{egii) ceHÌ(om,rior«,n);
C. VI 7864; L. Octavius L. l. Diomedei, de-
ciftrio) coul(egn) lentifioariomm);
C. VI 9154: L. SexHlius Seleiicus, decnrio;
C. VI 7861: i. Octavius Primigemus, L. Oc-
tavius Secund-us, fraires, viatores col-
l(egiì) cetUonarioriim;
C. VI 9254: arca rei p{ublicae) collegii.
Come i centoties erano adoperati non solo
per uso domestico, ma talvolta anche per
coprire cavalli e giumenti (Veget., Veterhi. 2,
59), e per difesa contro gli strali nemici nelle
guerre (Caes. beli. Gali. 2, 9; 3, 44); cosi
usualmente erano annoverati tra gli strumenti
atti ad allontanare od estinguere gl'incendii
(Non. 2, 117. Ulpian. Big. 33, 7, 12). Quindi
nelle varie città d'Italia e nelle Provincie i
volontarnmente costituita per prestar s
in <aso d incendio diMdendo spesso questa
cura con 1 fabi 1 ed anche con 1 detidrophori
(\ Fabri) A tale bisogno in Roma era prov
veduto col servizio dei ^igi/Cò e perciò non
SI trova verun esempio di cenlonatn in rela
iione agli incendii Altrettanto si venfica in
Ostia e Pozzuoli ove pure non si ha ricordo
di /abfi o di lenlonjiii perchè furono in que
•ite citta collocate da CHudio coorti di vigili
«ad irceiidosmcendiorum casus» (Suet Claud
Collegi di cenlonam ricorrono nelle se-
In lia
Reg I
Cales — ex 1910 palrotius coUeg cento
Firum Popihi — C X 4724 palronus cento
na.toium [i 367 d Cr ]
Noli — ex 1282 cenloitar
Reg IV
Aesermn ^ C IX 2686 gmnq -coUeg ceri
tonar 2687 matet colleg centanartor
— Fabn
Marsi Antinum C I\ ^837 cultora ccn
ionart 1 1 deudi 0/
Reg V
Auximum — C IX 5836 poni colleg cent
Auximat 5839 patrontts coli ceni
Auxitn 5843 patronus colleg cento
Faleno — C IX 5439 patronus collegiorum
fahrum certton dendrophor
y Google
CEN
Firmum — C. IX 5368: pati. col. fabr. et
liiteramna Praet. — C. IX 5077: ex collegio
(enfonariorum; 5084: collegio eentona-
rìoraiH Interamnifiitin Praetufiaitoruin
in front, p XXX. agro p. XL.
Treif — C. IX 5653; pairoiius collegiarum...
collegium fabrum et cefitotiar^
Reg. VI:
Mevaiiia — O. 3599; colleg. rentoaarionitn.
Mevaiiiola — O. 5122: palroniis coli. cent,
municipii Mevaniol.
Pisaunmi — O. 4069; pater coll{egioi um)
fabr. ceni, navic. dendr.
Sentinum — WE, 4858 (decreto del collegio
dei centoaarii: a. 361 d. Cr.): 2857 (al-
tro simile del collegio Aeifabri: a, 260).
Sestiniim — O. 3902; patronus coli. ceni.
Reg. VII:
Clusium — C. XI 2124: patronus coli. c(eul.}.
Luna — C. XI 1354 (decreto di patronato:
a- 255)-
Perusia — C. XI 1926: patroims collegi cen-
Ager Viterbiensis — C. XI 3009: patron, coli.
fabr. et cent.
Reg. Vili:
Ariniinuin — C. XI 378. 385; patronu!; coli,
fabr. et cent.; 379. 406. 418; cottegia
fabr. et cenlonarior.; 377: cent, dendr.
urb[a7iorinn).
Brixellum — C. XI 1027: colleg. cenion. Eri-
xellanor.
Parma — C. XI 1059: pairomis cotlegior.fabr.
et cent, et dendr. Parmensiwn.
Placéntia — C, V 7357: colleg. cenlonar. Pia-
cent{Ìnorttm) consistent(ittm) ClasHdi.
Ravenna — C. XI 174: cali. fabr. el cent.;
i^S' 133; decurio coli. cent, muttic.
Ravennatis.
Regi uni Lepidi — C. XI 970: decret. collegi
fabrum et cenlonarior. Regiensium.
(Imola) — C. XI 668. 671; colleg. ceni.
Reg. IX:
Alba Pompeia — C. V 7595; collegium cen-
tonarioniitt Albensium Pompeianorttm.
Induslria — C. V 7470; palrmti (duo) coli.
cent. Industriensium.
Vardagate ^ C, V 7452; coli. cent. Vard{a-
galensium).
Reg. X:
Ahinum — C. V 2176: col. cent.
Aquileia — C. V 1019; centonarii; ioao; cal-
legiafabr. et cent.; 749: patroims col-
legiorum fabr. et cent.; loia: patron.
(Oli. cent, et dend. Aguit. .
CEN
ISI
Berua — C, V 5071; palronus collegioriirH fai,
cent, dendr. Feltriae, itentque Beruens.
Brixia — C. V 4324. 4387. 4415. 4436. 4453.
4491. 4498; colleg. ceni.: 4477; patro-
nus collegiorum fabror. et cenlonarior.
et dendrophonim; 4333: curalor colleg.
fabr. el cent.; 4368. 4386. 4396, 4397.
4406, 4408. 4416. 4454. 4459. 4483:
coliegia faòr. el ceni,; 4422: Fabriciae
CeiitonÌa£ Arethusae uxori . . . Fabri-
cius Centonius collegiorum lib{ ertus )
Cresimus.
Concordia — C. V 8667: patronus coli, f ab.
et cettt.
Feltria — v. Berua,
Patavium — C, V 2864: patronus collegi een-
lonariorum.
Verona — C. V 3411; magister collegi cen-
tonariormu candidatus; 3439: ntag. col-
legi cent.
Vìcetia — C. V 3111. 3187; coHeg.cenl. mu-
nicipi Vicenlin.
Reg. XI:
Bet^omiim — C. V 5X7&: patroma coli, fabr,
cent. dend. municipii Bergomatis.
Comiuii ^ C. V 5446; centuria cenlonar. do-
iabrar. scalarior.; 5283: collegium cen-
lonar.; 5447: q(uaeslor) collegi cenlo-
narior. anni quo curia dedicata est;
5658. 5914: colleg. cenlan.
Mediolanum. — C. V s(>X7. 5701. 5738- 5894.
5869: coliegia fabr. et centon. cf. C.
XI 1230.
Novaria — C. V 6515: palronus coli: cent.
Cemenelum — C. V 7906: coli, cent.; 7911:
patronus colleg . . . orum; 7881: col-
leg[ia Iria) quib(us) ex s(emttus) c{pn~
sullo) c{oire) p[ermissum) est, patrono
digniss(imo).
Alpes Coliae:
Segusio — C. V 7263: coli, cenlonar. Segu-
G alila Narbonensi.s:
Aqiiae Sextiae — C. XII 526: nuinerus col-
legi cenlonariorum; 523""; [cor]pora-
l{»s) centonar(ius).
Arelate — C, XII 700: patronus fabror. no-
vai. utriclar. et cenlonar.
Massilia — C. XII 410; centonarii corporali
Massilienses — patronus.
Nemausus — C. XII 27.54. 3'3; '"'/Z. cento-
Vasio — C. XII 1382: Genio collegi cenlo-
nariorum Vas{iengrum) cf. I385; Cen-
lania (mulier).
y Google
i8» C E N
Ugernum — C. XII 1824 cenlonatìi Uger
G alila Liiguduneiisis:
Li^udunum — OH. 7419" ctiilo^arxt 7-S6
centonarius Lug. consirient hoiiotatus
(come socio onorario è ascritto al col
iegio un nauta j4rartcus e negotiaior
frutnentarius). WE. 22iy. palronus cen-
tonarior. Lug(dimi) coìtsislentium; 2232
(= C. XII 1898 Vienna): cenionarius
honoralris (al collegio è ascritto un sa-
garitis corporatus).
Dacial
Apulum — C. IH 1174: coli, centonarior.;
1208: palroH. colleg. cent.; 1207: coli,
fabr. tt cent.; 1209: palron. collegio-
rum fabr. centonar. et nautar.; 1217;
palr. coli. fabr. et dendr.
Dal malia:
Salonae — C. Ili 2107; dec{urio) coli. fab.
Pannonia superion
Camuntum — C, III 4496" ^^ 11097; col. ve-
teranor. centonarior.
Siscia — C. Ili 10836: praef. c[oll.) c{ento-
hg — e. in 10738: palr. coli, dendrofor.,
praefectus et patronus coli, cenlonario-
Panuonia inferior:
Aquincum — C, III 3583: coli, cent.; 3554,
3569=10519: coU.fabr. et centoii.
Cibalis — B. Ili 10253: col. cento{nariornuì).
Stuhtweissenburg ~ C. Ili 10335: tnagisler
coli, centonarior. {forse sarà il collegio
di Aquincum).
Baetica:
Hispalis — C. II 1167: Imp. Caes. T. Aelio
Hadr. Antonino Aug. Pio .... cor-
pus centonarior am, indulgeufia eius col-
legio hominum cerilum dumtaxat con-
slituto cf. Plin. ep. ad Trai. 33,3,
Hispania Tarraconensis:
Tarraco — C. Il 4318 . . , colleg . . . cent.
Nell'Africa non si hanno collegi di /aeri
e cenlonarii, ma soliamo dì dendrofori: è
assai incerto se C. Vili 10523 nel frammento
'. .onari si possa leggere r^n/iHiar/. Altrove ri-
corre un collegtus Fabrtcttis (C. Vili 3545).
Anche nella Bntannia mancano i cenlona-
G. Gatti
CENTONDIS (?). — Sopra un'ara tro-
vata a Saint Poni, presso Nizza, nelle Alpes
Maritioiae, leggeà (C. V 7867): D. Vesuccùis
^ CEN
Celer C Hto?idi j{oluin) s(olzil). Il nome della
duniifi senza dubbio celtica dall'AUmer (RE.
1887 p 285) SI vorrebbe mettere in rela-
zione cin un luogo di devozione chiamato
Ctiìtuindii a simigl aiiza del dio dei Pirenei
Sexarboìi lo Steuding (Roscher's I^xikon
s V ) col nome della città Centobriga nella
Celtiberia.
CENTUMCELLAE {Civitavecchia). —
C. XI 3517 — 3571°- — Sul litorale de!
Tirreno, stazione della via Aurelia dopo Ca-
strum Novum (!tin. Anton, p. 291. 300, 301
Tab. Peuting 3, 2, Ravenn. 4, 32; 5, 7). La
menzione piiì antica se ne ha in Plinio ÌI gio-
vane, nell'epistola [6, 31) ove descrive it por-
to e la villa costruitivi da Traiano, e nella
quale spesso si recava l'imperatore Marco Au-
r (F t d M C N b
quae T u
g
pò de g
siliLT lui d m Roma(B'\I i8})o p
forse la parola \Centuin\celltnses
B RIANN C I Lat \[ p 5)4
CENTUM GRADUS - v UpKolmm
p Sg
CENTUMVIRI — Cosi so» chiamati
invece del n me comunissimo di deciiìiones
1 componenti del senato locale del municipio
di Cures nella Sabina (C !X 4952 4957
4959 4970 4973 497^ 497S 4951?) di cut
1 ordinamento comunale r monta al più tardi
dopo la guerri sociale e del municipio di
\ eli nel! Etruria istituito al tempo di Atigu
sto {C XI 3801 380'; 3806 3807 3808
3809 ì8ii 3814Ì e cento sono i decurioni
della colonia di Canusium inscritti nell albo
(C IX 338) e iltrettanti avrebbero dovuti es
sere quelli delH colonia che per la lex Ser
villa SI avrebbe dovuto dedurre in Capua
{Cii de 1 agr 2 is 96) Era questo il nu
mero normale dei senaton municipali e sen
za dubbio in esso si rispecchia un lato del
I antichissima costituzione di Roma dove se
coiido la tradizione loo sarebbero stati 1 pn
y Google
CEN
mi senatori nominati da Romolo (l iv i 8
7 Dionys -• i-» Test p 246 s \ pjtres
P 339 s V seti ilorer etc cf Mommsen
Staafcrecht 3 p 842 84'i RTarquardt Staats
verw I p 184) Notevole è nelle iscrizioni
di Cures su riferite e che per la magg or pir
te sono decreti di quel senato die 111 alLiine
di e<ise e usato il nome di centuin iti insieme
con quello di d cunoiies C I\ 4957 sevtit
Augttsiales qui ob dedtcalioneìii etns de
cmtonibus et popiUo c/us/rii[ui] etnmlstiin de
derunli] L(t)cus) d{aìits) d{ecielo) c(enitiimi
rmn) 4970 consesus decmwnum L{ocus)
d(alus) d{t)cre{lo) c{eìiliimzirum) 4976 detti
r{ionum) [deoelifi) allecio] [deat\rto«es
L{pcus) d(attts) d\ecreto) c(eutum),.(iriìm)
Centrimi in <!i dissero pure i giudici com
ponenti un tribunale che in Roma giudicnia
speaalmente nei processi di ereditd I a isti
tuzione rimonta al secolo \l di Roma o il
principio del VII Essendo costituto il tribù
naie dalle 3s tribù che divennero tali nel
513 u e esso e posteriore a guest anno e
anche ali inno 517 in cui la le». Crepereia
ridusse il sesterzio a 4 assi (Gai 4 95} d al
tra parte hi sa che I Crassus morto nel 663
u e d fese una causa presso 1 centumviri
(Cic Brut 39 =;3 de or i 39 prò Caec
74) Essi erano eletti 1 ]>er ognuna delle 35
tnbu !-est ep p 54 « cum essent Roime
V et \X\ tnbuH terni ex smg ibs tri
bubus sunt electi ad ludieaiidum qui
hcet V amplins qnam C fuerint tam quo fa
cilius iiominarentur C viri sunt dicti » (cf
Varrò de re r 2 1 26) Nel tempo della
Repubblica il tribunale era sotto la presidenza
di guaestortt (Suet Aug 36) Augusto però
tolse loro la presidenza e l afhdò ai deceniviii
littóuf ludi aiidt\ e a nn pretore detto hasii
rius {nm ep 5 gt^i] 5 Gai 4 16 \at
Max 7814 Qumt mst 11 1 78 Suet
Aug 36) Cf Mommsen Staatsrecht 2 p
324 231 590 seg 608 Bctlimann Huilwej,
Ram Civilproreas 1 p 57 seg Cf Dec«iniiri
Praetor.
CENTUNCULUM. — Nell'editto di Dio-
cleziano « de pretiis rerum » 7, 52; Cenimi'
culum equestrae qnoactile album sìbe nigrum
librarum trium {denarios) ceitimn; 53; Cen-
tuncltitn prinintn omaiiim ab acu ponderis s{u-
pra) s{eripti deaarios) CC quing{uagi>ita). Da
cento, che originariamente significava un abito
fatto di pezzi di vecchie stoffe, quale era usato
specialmente dagli schiavi (Cato, de agr.
59. Fest. p, J34 s. V. prokibere. Colutn. i,
CEN
183
8 etc ) o anche cenluiieulus (Sen ep 80 8
ApuI met 1 6 7 5 etc ) è nell editto prò
priamente indicata quella speae di coperta
usata pei cavalli {equestre) spesso in luogo
della sella (I iv 7 14 7 \ eg \et % 59 a)
L aggiunta di coulile accenna al feltro come
materia onde era fatto Cf BlUmner Maxi
maltari p 114
CENTURIA — Due significati generali
ha la parola 1 uno come complesso oT^nico
di [ ersone I altro come quantità limitata del
suolo (v Centnnatio Nel senso di edificio
di CUI non È possib le il determinare le natu
ra SI h-i solt-into in una iscrizione di Isca
nella Bntannia (C VII 107 Intp{eratores)
Vileiianus et Galhenus Aiig(usti) et Valeria
Ulti nobt/issimus Caes{ar} cohotlt VII centu
t tas a solo restttiterunt per Desttcmm lubattt
curante Domit(io) Poteniit^o) praeJ[eclo)
teg{ioms) eitisdem e in un altra di Roma (C
VI 219 Fabio CaiHllino M Flamo -Ipro
co{ii)s{ttlibm s. 130 d Cr ) Coh{pts) IV{cett
i iiaì C Caeli C f Pipiiia l-alent{ts) Tu-
sciiio aeduuiam miimoiiam cum lahts aerets
cetUuria ex pecunia sua Jecit ttem C Coeitus
Vaietis {ceituno) ex pecunia sua centunae
pawientiim strami)
Nel significito di complesso di persone
la ce iluria appare siccome parte o frazione
dell esercito (i) sezione di connzii (2) e sud
divisione di ccllegi (3) I ordine di questi tre
duersi ra[ porti e nello stesso tempo anche
cronoligico m quanto die la centuria politi
ca o comiziale non sor^e che dopo la nforma
Serviana quando ^a prima esisteva la mili
tare e la collegiale senza dubbio è posteriore
ali una e ali altra
I Centur i militare
fila anche la centurn militare per sé non
fu sempre la medesimi Essa vano col tempo
sia rispettt ai suoi rapporti con la cittadinanza
romana e Lot distretto di leva sia rispetto al
numero e ai corpi miliari di cui faceva par
i) Prima della riforma Serviana.
Molto probabilmente l'originestessa della pa-
rola rimonta all'antichissimo ordinamento mili-
tare ne! perìodo monarchico: Centuria=centu —
viria, vir = guerriero nel senso antico della
parola (Corssen, Aussprache 3 p. 683), è il
corpo militare di 100 uomini (Varrò, I. L. 5,
88. Fest- ep. p. 53 s. v.); donde poi il signi-
ficato di 100 keredia o 200 iugera (Varrò, r.
r. 1, 10, 2). La tradizione ci dà il primitivo
y Google
P!^f*"^^t*-«ft^ ' '
184
CEN
3 romano conipusto di 3000 milite^ for
manti la legione e 300 equi/es ptr modo che
le tre Inbu dei Ramnes Tities e I ucereii da
vano aascuna un contingente di 1000 fanti e
uno di 100 cavalieri {\ irro 11 5 89 91
cf Dio Cass fr 5 8 I IV I 13 8 Dion^s
2 13 etc ) Mentre però esia accenna diret
tamente alle 3 ceiUurnie equìtum (Liv i 13
B 1 36 2 I 43 9 Dionys a 13 etc )
non parla esplicitamente di una simile suddi
visione dei mtliies Ma che questa suddiM
sione VI sia stata per modo che 1 infanteria
sarebbe stata anch eisa divisa in 30 cenimite
e 100 tunnae come la cavalleria in 3 lentii
rtae e io lunitae è sostenuto dal Mommsen
fondandosi specialmente sul luogo di Dionigi
(3 7 cf 14) in CUI la tutta è agguagliata
alla centuria e sull altro di Pesto [ep p 54)
nel quale è detto che «populus Ronianus per
centenas turmas dmsus erat* Cosi secondo
lui le 30 cune in cui era divisa la cittadinan
za romana sarebbero state anche altrettanti
distretti militari nel senso che ognuna di esse
dava come contingente ali infanteria un^ ceu
luna o IO ieiurtae in guisa che ogni turtna
composta di 30 uomini comprendeva una de
cuna per ognuna delle tre tnbu Del pan
ogni curta dava alla cavalleria un contingente
di I decurta (Fest ep p 55) quindi si a\e
ano 30 decunae io per ognuna delle tre tnbu
3 centurtae e io liiniiae ognuni composta
da tre deiuriae una per ogni tribù (\arro
1 L 5 gì Fest p 355) Come la Lcntui la
dell infanteria era comandata A-ì un ceniutio
o cenlurtoHus (Dionys 2 7 Fest ep p 49)
cosi la decurta della cìvallena da un decurto
decurtonus (Fest ep p 49 71 75) e come
1 3000 uomini della prima aveano a capo 3
inòutii ntlhttim ciascuno comandante 1 1000
uomini contingente di una delle tribù {\arro
I L 5 81 Dionvs a 7 Plut Rem 20 etc )
I 300 equìti erano comandati da forse anche
tre, tribuni celerum, che Valerius Antias (D10-
nys. 3, 13) chiama pure centurioni (oiixti»'
TiX|VD( cf. de vir, ili. 1. Serv. Aen, 11 603
Mommsen, Staatsrecht j p. 177).
Nello slesso periodo monarchico, secondo
la tradizione sotto Tarquinio Prisco, proba
bilmente per effetto dell'annessione del co-
mune del Quirinale a quello del Palatino^:
Esquilino, le 3 centurie degli equiti furono
raddoppiate, distinte in 3 di Ratunes, ftties
e Lucere! priores o primi, e 3 di Ramnes,
TiHes, Luceres posieriores o secundi (Cic. de
re pub. 7, ao, 36. Liv. i, 36, 7. Fest. p.
344=349 s. V. se^ Veslae).
CEN
Non essendo 1 plebei peranro riconosciuti
ne ci( adira Romini in questo tempo le
dell infanteria che delh ca\alle
ria eraii composte unicamente di patrizii o
gentiles Cf Mommsen Staatsrecht 3 p 103
2) Secondo la riforma Seri lana
Con la riforma attribuita a re Servio Tnl
ho e che fu e'isenz ni mente e onginarnmente
militare e secondariamente pohtic-i scompare
questa esclusione dei plebei dai servizio mih
tire regohre e anch essi riconosciuti cittadi
m Romani 111 quanto aveano una proprietà
fondiaria fanno pirte delle centurtae dell e
sercito (cf Mommsen Stntsrecht 3 p ?44
segg ) Per effetto delK stessa riforma le cen
turi e dei civalierida6 furono aumentate a iS
le prime rimanendo costituite fino a un certo
tempo di soli pattizn poscia anche d plebei
e chiamintlsl ancora come prima dei Rata
tus Fities e Luceres prtotes e posictiores
le 12 d fatto almeno composte di soli plebei
e dette per eccellenza centurtae equìtum {Liv
I 43 cf 43 16 14 Cic de re pub 2 22 39
etc etc Mommsen Stiatsrecht 3 p 107 3 255)
Esse rimasero in seguito dello stesso numero
anche quando non prestarono più un servigio
mihtare effetttv a e si trasformarono in ordine
ejuestie (v Equit^s) I e
teria perù non solamente \
mero rispetto alle antiche ma soii messe in
un nuovo ripporto con la propr età con !a
specie del servigio militare a cui enno chia
mate con 1 età dei cittadini che le compone
vano e col distretto di leva
a) Rappotto con la proprteta
Stabilito il nuovo principio che il servizio
mihtire dovesse avere per condizione princi
pile una certa misura di proprietà in coloro
che lo compivano (cf Tnlios) e che 1 soldati
dell infanteria [miliies) dovessero armarsi a
proprie spese {Fest ep p g) le centurie di
quella luron distribuite in due gnndi catego
ne ■ L una composta di classici cioè tali che
aveano un armatura completa l altra di m/ia
ctassem o di tali che erano meno completi
mente armati e questa '•ategoria appunto
secondo che 1 armatura gradualmente diveniva
più leggera era suddivisa in quattro crdini
che più tardi compresa la prima categoria
SI dissero politicamente r/iijfj ed eran cinque
(Liv. 1, 43. Dionys. 4, i5. 17. 18, 7, 59 cf. Polyb.
6, 31. 33 etc. Mommsen, Staatsrecht 3 p. 213
segg.). In origine alle 5 classi corrispondeva
una proprietà fondiaria di graduale misura.
y Google
CEN
rìù tardi, in seguito alla riforma del 442 u. e,
che alla proprietà fondiaria sostituì. ÌI patrimo-
nio in genere, e a quella del 4SS u. e. relativa
al sistema monetario (Momnisen, Staatsrecht
3 p. 247 segg.), alla prima classe corrispondeva
un patrimonio di 100,000 assi o iao,ooo se-
condo alcune fonti (Plin. nat. liist. 33, 3, 43.
Fest, ep. p. 113), alla seconda di 75,000, alla
terai di 50,000, alla quarta di 25,000 e alla
quinta di 11,000 e secondo Polibio (6, 19, 2)
di 4000 (Liv. I, 43. Dionys, 4, 16, 17 eie).
Quanto alle centurie degli eqtciUs, poiché
questi erano stanziali e ricevevano dallo Slato
ii cavallo e un'annuo sussidio pel suo mante-
nimento (v. Kqqiteì*), cosi esse non hanno un
vero rappoito con la proprietà e (piiiidi con
le classi censuali. In origine erari formate da
cittadini scelli fra i più opulenti e di alto gra-
do sociale (Cic. de re pub. i, 22, 39. Liv. i,
43, S. Dionys. 4, 18), e soltanto alla metà
del secolo IV di Roma fu deleiniinito un
cens.o speciale, che per altro non è ben
nolo (Polyb. 6, 42, 9. Liv. 5. 7: 34i 3'. i7).
e alla fine del VII secolo era <1Ì 400,000
sesterzi, cioè :l decuplo di quello riLlnesto per
le centurie dei intlile^ della primi disse (lu-
veii. 14, 323 seg Phn nat hibt 33 2. 32.
Horat. ep. 115'' Suet Cnes 33 etc).
b) Rapporto col geneie del su izto.
Benché 1 obbligo al servizio militare fosse
stato comune 4 tutti 1 cittid p
lutti lo prestai ino nello stess d Ed
sotto questo rispetto the il p p d II
proprietà e la d stribuzione in 1
un'applicazione pritica in qu t I
conda che i cittadini avevano I
tivo alle classi o 11011 ne iv p t
mio inferiore a quello della q t 1 se
erano distribuiti in cenlunae d /
turiae di inetiiies Le prime p t d
toro che presta ano un effettivo servizio con ie
armi, erano i 8 di cui iS degli tqinles e 170
dei miliies { ic de re pub 2 20 40 Dionys.
4, 18. 19. 20 7 59 IO 17 etc v più sotto).
Le seconde, formate di coloro che compivano
altri ufficii nell esercito erano 5 cioè centuria
fabrum tignai lorum (Cic de re pub 2, 22,
39. Liv. I, 43 3 Dionja 4 17 7 59Ì. '■'^«-
luria fabrum aerar omm (Liv I e Dionys.
1. e), ceuluria liticiraim o (ubitmuiii (Cic. de
re pub. 2, 20, 40. Liv. 1, 43, 7. Dionys. 4,
■7! 7. 59). centuria cornicinum (Cic. Liv.
Dionys li. .ce.), e centuria adcensomm velato-
rum (v. Aceensns).
CEN
.83
e) RappoHo con l'età.
Secondo t'etii dei cittadini chiamati al ser-
vizio militare nel l'i 11 fanteria, questa si divide-
va in due leve o categorie. L'uiia compren-
deva gli uomini atti alle armi dal 17° al 46°
anno compiuto, l'altra da questa età al 60°
anno (Liv. 43, 14, 6. Geli, io, 28 cf. Polyb.
6, 19. 2. Cic. de seiiect. 17, 60. Dionys. 4, i5.
Fest, p. 334); quella, detta dei !«««';'«, formava
l'esercito attivo, questa dei seniores, la riserva.
Tale divisione era applicata agli annali delle
cinque classi, per modo che ciascuna di que-
ste comprendeva un egual numero di centuriae
iiinìormn e di centuriae seniorum, e propria-
mente 40 e 40 la prima, io e io la seconda,
la terza e la quarta, 15 e 15 la quinta, quin-
di 170 centurie (Liv. i, 43. Dionys. 4, 16.
17 etc), le quali, aggiunte le i8 degli equiles
e le 5 degli iiieimi-s, divenivano in tutto 193.
La divisione per età non era quindi ap-
plicata né alle centurie degli eguites, né a
quelle degli inermes : e ciò senza dubbio ,
perchè degli uni e degli altri si avea poco o
punto bisogno per la difesa della città, a cui
principalmente era destinata la riserva. Quanto
ai cavalieri in ispecie, dipendeva dal magi-
strato, censore, il giudicare quando per ragion
di etii essi dovessero lasciare il servizio attivo.
d) Disirelio di lena.
Laddove prima della riforma Serviana di-
1 ^ ; loc 1 S Q t p ò
q t q 1
1
se I
q 11 d II f
1
1 t
t d
/ (F t p 77 q ts l D ys
4 7 7 59) E p he è d ti
nanzi, la condizione essenziale pel servizio
militare era dapprima la proprietà fondiaria
del cittadino, . il quale apparteneva a quella
tribù dove la possedeva, cosi quella iscridone
avveniva cosi, che i iribules di ogni tribù
erano distribuiti in tutte le centurie, natural-
mente in quelle della classe a cui corrispon-
deva la relativa misura della loro proprietà
(Dionys. 4, 14 cf. Liv. 4, 46, i). Né il procedi-
mento mutò in sostanza, quando dopo la ri-
forma del 442 u. e. non più la proprietà fon-
diaria, ma il patrimonio in genere fu posto
come condizione per appartenere alle tribù
(cf. Mommsen, Staatsrecht 3 p, 267 segg.).
y Google
i8S CEN
Fondamento delle liste dette
quindi le liste redatte per tribù allo scopo
del tributo, per modo che i cittadini inscritti
in queste passavano in quelle, distribuite a se-
conda del patrimonio in 5 classi e per età m
iuniores e seniores. Erano quindi esclusi quelli
che non ancora aveano compiuto il 17 " anno
e quelli che aveano raggiunto questa età e
non ancora oltrepassato il 46.° anno erano \\\
scritti nella iabulae iunioriim (Liv ->4 18 7
cf. Polyb, 7, 33, 9; 6, 19, 5). Da queste pis
savano nelle tabulae seniorum cosi quelli che
aveano oltrepassato il 46.° anno e quindi
erano esclusi dal servino militare in cimpagrna
(Liv. I, 43, 2; 5, IO, 4; 6, 6, 14 10 21 4
etc.), come quelli che per avere oltrepassato
il 60.° anno erano immuni da ogni carico pub
biico {Varrò, de vita pop. R. presso No-
nius p. 523 cf. p. 86 cf. Senec. de brev. vitae
20, 4 etc. cf. Mommsen, Staatsrecht 2 p. 407
segg.; 3 p. 262).
3) Dopo la riforma Serrjana.
Questo sistema militare non durò oltre il
secolo III di Roma; probabilmente già circa
la metà del IV esso era stato sostituito da
un altro, che alla falange Serv'iana avendo
sostituito l'ordinamento per manipoli, e quindi
resa inservibile l'antica classificazione per ar-
matura, ogni rapporto tra le classi censuali e
resercitoscomparve{cr. Marquardt, Staatsverw.
3 p. 332 segg.). Allora mutò pure la formazione
delle centune dell mfintena non quella pero
della cavallena le cui centune si e già detto
essere continuile fin nel tempo dell Impero
1.^ legione era suddivisa 111 30 tnampuli ognu
no m origine composto di 100 ujmini e co
mandato da un centuno (Orig gent Rom
3a 3 Plut Rom 8 Isid ong 9 1 50 18
3 g Liv I 52 etc ) sicché il manipolo cor
rispondeva ali antica centuria Ma più tardi
a renderlo più facile nei moMmenti esso fu
suddiviso m Ams centutiae (liv 8 8) aumen
tandosi a 120 il numero degli uomini e tutta
la legione ebbe 60 centuria^ (Poljb 6 24
Dionjs 9 IO Liv 42 34 fX.Q) le quali
composta ciascuna di 60 uonnni erano suddi
vise secondo le tre categorie de?li hasiait
dei pntuipes e dei tiiotii m guisa che ognu
na di queste armi era composta di 20 centurie
(Polyb. 1. e. Geli. 16. 4, 6. Serv. Aen. 11,
463 etc. cf. Marquardt p. 345 segg.). Né la
riforma dell'esercito attribuita a Mario, e che
divise la legione in io cohories, uè quella de-
gli ultimi tempi della Repubblica e che por
durò nell'Impeio, e secondo la quali
CEN
delle IO coorti della legione era suddivisa in 3
manipoli e ogni manipolo in 2 centurie (Mar-
quardt p. 435, 455 segg.), toccarono le ceittu-
riae: queste rimasero sempre 60 (Geli. 16, 4,
6 Tac ami i 32 Hygm t 2) Come nel
1 Impero potesse \arnre il rapporto delle
«hors Sul modo
uomini delle cen-
seguito ora ne! reclutare gli u
turie V Dilecliiì
4) Cotpi niihlart Ofiliiiali
Oltre alle legioni qiusi tu
militan nell Impero e gli stei
flotta enno suddivisi
dando quindi alle parole indicanti quei corpi
qui riferiamo le iscnzioiii che rispetto ad
gli altri corpi
uomini della
Rimai]
.) Lohot Ut prcu tonai — C II 2610 {tes
■Ho, sigttìfer). — III 2887, 3027,
5538, 6085 {mililes). 7334 {optio). 9870 {ììtiles).
— V 918 {eqiies). 923 {centiiriof). 2832, 5071
{specnlatores). 5569, 8281 {milites). — VI 9,
37 {inilites). 100 (optio equitimì). 170 {viiles).
'75('') {.optio valeiud.). 208-214, 269 {initi/es).
323 (bene/, pr. pr.). 375, 674, 2375 a, 6, e.
2377. 2379 «. *. 2380, 2381, 2383 (iiiilites).
2385 (oplio), 2386-2389, 2395-2397, 2402,2403,
2421, 2424-2428, 2430-M33. ■'4Z5-M37 {«lili-
tes). 2438 (eguiles). 2441, 2441, 2444 (milites).
2447 {optio). 2448-2452 {'uilites). 3453 {specii-
lator). 2455, 2456, 2459, 2461, 2463-2468,
2471-2478, 2483, 2484, 2486, 2493, 2494, 2496,
2497 2300 2502-2505, 2509. 2511-2513 (mili-
lei) 2119 (eques), 2520-2524, 2527, 3529, 2534,
3t;35 2540-2544. 2546, 2548-2553. 2559. 2564-
2567 (iintzies). 2570 (tubicen f). 2571 (viiles).
2372 (tgues) 2574. 2376, 2577, 2579. 2583
(inilites) 2586 (spectilator). 2587 (inites). 2591
(egues) 2592, 2593, 2595, 2598, 2599. '^^00,
2602 2603 {milites). 3607 {speculator). 2608,
3612 2613 2614, 2616, 2617, 2619-2622, 2625,
2628 26292631, 2634-2637, 2639, 2643 (wi-
titi.'') 2644 {bene/, pr. pr.). 2646, 2648, 2653
{milites) 2653 {speatlator), 2654, 2655 {mili-
tts) 2659 (sec. tr.). 2660 {speculator). 2661,
2665 2666 [milites). 2667 {optio). 3669 (mi-
Its) 26,2 (eqiies). 2673 (bene/, pr.). 2674,
2675 2679 2683 (tiiiliies). 2683 (speculator
Aug ) 2684-2687, 2689, 2690, 2693, 2694 (mi-
lites). 2693 (egaes). 2696 {miles), 2697 (cam-
pidoctor). 2699-2702 (mililes). 2705 {tessera-
riusi). 2707, 2710-2715, 2717-2721 (milites).
2722 {specul.). 2724 {roriiic,). 3735, 2726,
272S-2731, 3733, 2735, 2736, 3740-3743 (»«7i-
les). 3743 (specul.). 3746 (egaes). 3747 (optio).
375'-275'1. 2756. 2757 {milites). 2758 [optio).
y Google
CEN
3760-2763, 2767, 276S, 2769, 2786, 2799, 1801,
2S03, 2822, 2833, 2845, 2846, 3691, 3693,
371'. 3889, 3890. 3894, 3895. 3898 {viUites).
3899 (speculator), 3900 [miles). - Vili 70S1
(iiiiles). — IX 1602, 2168, 2838 "'* {tHÌlites).
3520 {jhìsshs hott. miss, rx corte). 3853 (mi-
Ics). 4683 {veleraaus). — X 5832 (veUranus).
— XI 20 (Usser.). 834, 1435 {mfiìtes). 1S03
(oplio). 1842 {fienef. ir.). 1903, 3582, 3849,
5484, 5385 (inrlites). ~ XIV 224, 2430, 2905,
2951, 2952 (mililes). — EE. 4, 885, 887, 892,
893 {miliies). 894 {opiio). 895, 896, 898, 901,
903, 904, 905, 909 {miliies). — NS. 1879 p.
138; 18S2 p. 414; 18S7 p. 69. 3?3 {'"i/iles). —
BM. 1887 p. 258; 1892 p. 299 [miliies).
b) Sfatores. — C. VI 1009, 2953-2958. —
RA. 1S86 II p. 102.
e) Cohortes urbariae. — C. VI 14, 217,
218 (mililes). 218'' [imag. o immiin.), 2166,
2404, 2405, 2864-2867, 2874-2877, 2880, 2883,
2884, 2886, 2890, 2896, 2897, 2905, 2907,
2908, 2910, 2912, 2914, 2916, 2918-2911, 2923-
3932. 2939, 2940. 2941. 3905 ('"ililes). — Vili
1024, 1025, 1583, 8890 {miliies). 4874 {oplio,
sigtdj., fisci curalor, optìo ab actis urbi).
5230 {miles). — IX 3519, 4455 (mililes). —
X 1263, 3880 (mililes). 6443 (.":?'"/-)■ - XI
193S {miles). — EE, 4, 887, 915 (mililes). —
NS. 1885 p, 69; 1886 p. 53.
(1) Cohorles vìgilum. — C, \'I 220 {ve-
xilt., oplio, tess.). 221 (prirrcipales: bene/,
sub praef., vexill,, oplio, tess., bene/. Ir.,
libr. sub praef., Hbr. coh., secul. Ir., buci-
nai. , hotTearius legianis ? ex oplio iranstatus
in stationem f). 332. 334 (miles). 1056 (optio,
iess.y vexill.). 1057 (oplio, iess. vexill.). 1058
(optio, Iess. vexill.). 1063, 2962', 2964 (mili-
les). 2965 {vexill.). 2966, 2971, 2973, 2975,
2982, 2986, 2987, 3984, 2996. 3000-3002, 3004-
3011, 3013, 3015, 3020, 3033, 3024, 3028,
3029, 3038, 3041, 3042, 3045, 3047-3049, 3053,
3053, 3055. 3056 (mililes). 3057 (t?ptio). 3058-
3063, 3068, 3072, 3075 (mililes). 3076 (oplio).
3079, 3081, 3083, 3884' (<«(/(■/«). — X 1768
(miles). - XI 3520 (lesserarius). - EE. 7,
1222 {miles).
e) Legiones. — C. II 1691. 2545, 2639,
3763, 3983 {mililes). — IH 89, 95 {oplio).
187, 2833, 3538 (mililes). 3530 (optio). 3567,
4456, 4463*, 4465, 4473, 4484, 4486, 4577,
4578, 4491 {mililes). 6022 (signi/er). 6023,
6417, 6419, 9542. (mililes). 6580 {lubicen, si-
gnifer, bene/, prae/. castr., optio). 7441 (mi-
les). 7625 (immiiuis). 8723, 9906 {mililes).
II339 {eques). — V 936, 932, 7873 {mililes).
CEN
i«7
— VI 3370 (cèniuria coierie. ... prùtcipis pò-
sterioris). 3372 (ceni. coh. kastati poslerioris),
3397 {cent. coh. prìncip. post.). 3404 (cetU,
coh. pili poslerioris). 3567 {miles). — VI 3614,
3626 (mililes). 363S {oplio leg. I. Hai. ceni.
I coh. pi incipis poslerioris). 3639, 3640 {mi-
liles). — VII 913'' (miles). — VII! 1876, 2103.
'531 (optio). 2943. 3028, 3075, 3100, 3174.
3226, 3245, 3268, 7082, 9656, 9658, 9761,
10626, 10629 (mililes). 12539 {lubicen). — IX
2092 (centuria principis). -~ X 1774 {miles).
— XII 2355 {miles). ~ XIV 3272, 3274 (""'-
iiies). 227S (librarius leg.). 2279, 2280, 3291,
3396 {mililes). — EE, 3, 914 (miles); 4 p,
345 (cohorte fi cenlaria principis); 7, 186,
313. 851-853, 855-857, 863. 878, 879, 880,
881, 897. 950, 996. 1006. loro, loii, 1013,
to22, 1031, 1051, 1059, 1074-1077, P. 4^8, Il
(mililes). — RA, 1893 II p, 140 (miles). —
Bl,. p. 311 (miles). — BRh. 457, 1307 {mi-
lile.'i).
f) Alae. — I Flavia Gemina {EE. 4, 618:
g) Cohortes auxiliariae. — I Alpinorum
(C. III 3353; optio). — ili Brilaiinorum (C.
V 7717: miles). — II Cirteiisium (C. Vili
9631; miles?). — 1 Frisiavorum (EE. 4, 674:
mile^). — III Galiorum (C. li 1127: miles).
— I l.igiirum (C. V 7887, 7898, 7900: mili-
les). — III Lucesis (C. II 2584: miles). —
Nautariim (C. V 7887. 7892: mililes). — I
Panuoniorum (C. V 885: miles). — II Sar-
dorum (C. Vili 17537). — IIU Sygambrorum
{C. Vili 9393; miles). — Vili Voluntariorum
civium Ronianorum (C. Ili 6365). — IH
(incerta C, III 12031, 4).
.i) Numeti. — Numenis Syrorum (C. Ili
7493: sigui/er),
le) Classes praetoriae. — Misenatium: C.
Ili 55^1 6109 (milites). — VI 1063, 1064 (cen-
turia, nome della nave). 3096, 3099, 3130,
3135. 3141 {mililes). — X 3338, 3377-3378,
338'-3384. 3533. 6800, 8119 (miles cenlaria,
nome della nave). 3380 (scriba, centuna e
nave). 3385 (gubemator). — XIV 232 (miles?).
— NS. 1877 p. 123 (miles). — Ravennatis:
C. IX 3891 (miles). — Incerte: III jsS (mi-
les). — C. V 2834 (?). — VI 3165 (cenluria,
nome dei centurione e della nave). — IX 43
(miles de liburna). — X 3386-3390. 7592,
7595 (miles cenluria illius). 7288 (miles navi
centuria illius). — Biade, Épigr, de la Ga-
scc^ne n. 181 (centuria cohortis).
I) Corpi militari incerti. — C. II 2433, 2435.
— • III 1015 (opiio). 3433 {lesserarius). 4287
y Google
i8ft
GEN
[signifer). 4400, 4454. 6576. 7662 (centurio),
11107 {opHo). UHI {immunis). 12031, 3. 5.
— VI 16. 107, 213, 617 {vex-ill.), 3600 (i/tf-
c«/.), 3602, 3609. 3629 {sfiecul.), 3638, 3642,
3649- — VII 166 (oplio). 215, 331. 462-464.
488-491. 502. 502 e ■ i. 525, 527. 529-534.
599-608, 610-615. 625-631. 667-687. 689. 694,
718-720. 735-738. 778-790- 793. 847-850, 853,
854, 856. 857. 859. 899. 901. 903-905, 1027.
1053. 1089, KOO, KOS. 1353. 1354. ~ Vili
3603 {optio). ~ IX 5573. - X 1403* - XIV
2254 ("/''io] - EE 3 62 - 95 loi 112
199 7 1060 1069 — BI 1882 p 38 —
TAZ 1892 Kbl 66
E al Genio delle cenlunai militari die
spesso sono fatte delle dediche (v dleniasì
II Centuria politica
I e centurie dell antico ordinamento mih
tare nel periodo monarchico non ebbero al
cuna funzione p litica Questa comincio con
la riforma Serviana secondo la quale cosi le
eentunae degli eguites come quelle dei milt
tes artttolt ed vietmes cioè le 193 centurie
di tutto 1 esercito costituivano altrettante se
zioni de] cosi detto cotniltatiis tnaximus o co
tnttia cenlanata (CiC de leg 34 il Geli
3 13 4 etc ) Nel costituirsi quindi tale as-
semblea popoldre ognuna delle centurie rap-
presentava un ioto e la votazione individuale
in ogni singola centuria era reg lata dil prin
cipio della maggiorania relativa come quella
generale di tutte le 193 centurie da quello
della maggioranza -issoluta (M<
408 412) cf Camilla Se però h
me corpo militare ebbe un numeri detenni
nato di cittadini 100 e più tardi 120 (cf
Mommsen 3 p 265) naturalnieite come se
zione comiziale comprendeva tutti quelli che
compiuto il 17° anno aveino acquistata la
piena capacità giuridica e quindi erano chii
mati at servizio militare Cosi pure se com
piuto il 60° anno o se per altri m)ti\i si era
dispensati per sempre da tale servM o (Momm
san 3 p 241 segg ) non per questo si per
deva il diritto di votare nella propria centum
Fino alla riforma del 442 u e pero si perde
va temporaneamente e il diritto di servire e
quello di votare quando per ragione d igno
mima il censore cancellava il attadiiio dalla
propria tnbii ciò che poteva pero essere mo
dilìcato dal successivo censore reintegrando
il attadmo nei propri dintti Dopo quella ri
forma il potere del censore essendo stato li
mitato soltanto al trasferimento del cittadino
CEN
d trtb l b q 1 d p-
d d tt m 1 b I be he 1 f tt
d t d p ( t rp 61) Que
t es 1 d m t It 1
mzil pìt dòli lecl
IV dR qd frm Igza
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t mlt b h U 1
M h q pò f I
pi fm(L 43 Cd pb
337 Dionys 4 21 Appian beli e 1,59
etc ) la quale pjse in un rapporto diverso da
quello di pnma le tnbu con le centurie, e
probabilmente rimonta ali anno 534 u e cer-
to non è anteriore ali anno 513 in cui le tribù
furono portate i 35 numero che è a base
della riforma stessa Fssa non mulo I intico
ordinamento Servnno le 5 class e in genere
la misura del relitivo patrimonio rimasero,
(Iseudo Sallust de re p ord 2 8 Sallust.
lug 86 Cic de leg 1 7 19 44 prò
Fiacco 7 15 de har resp 5 de re pub, 4,
2 etc Serv Aen 7 716 etc ) come r mase-
ro e la sudd visione di esse in ctiilutlie ilt-
moritm e entunae •:emorum (Cic \err, 5,
15 38 Horat ars poet 341) e la funzione
delle medesime come sezioni comiziali (Cic,
de orat 2 fi\ 260 prò Fiacco 7 15 prò
bulla 32 91 Brut 67 237 etc Liv 26, 18,
9 27 21 5 etc \al Max 443 Oros, 6,
- lete eie) I a riforma consiste nella fusione
delle 35 tribù con le centurie Mentre prima di
es.sa nel formare le centune si pigliavano 1 citta-
dini da tutte le tribù per guisa che queste fos-
sero il più elle possibile ugualmente rappresen-
tate in quelle ora invece si pigliano 1 cittadini
di ciascuna tnbu e secondo il loro patrimonio
SI distribuiscono nelle 5 classi ciascuna delle
quali avea cosi per ogni tribù 2 centurie, una
di iumores e una di semorts Qmiidi ognuna
delle 35 tnbi era suddivisa m io centurie, a
per ognuna delle 5 classi il che vuol dire che
ogni classe comprendeva -o centurie 35 di
tumores e 35 di sentoies e che per conse-
gue uà in complesso le centurie delle 5 classi
erano 350 A queste poi si aggiungevano le
antiche 18 degli egiuUì e le 5 degli trurmes,
che con le precedenti formavano un totale di
373 centurie Hddove queste primi della ri-
forma erano 193 Nella votazione comiziale
però 1 voti non furono già 373 mi continua-
rono ad essere come pnma 193 E come te
18 centurie degli equiti e le 5 degli inermi
rappresentavano tuttavia altrettanti voti cioè
y Google
CEN
83, e d'altra parte è provato che 70 voti rap-
presentavano le 70 centurie della i" classe
(Liv. 34, 7, la; 26, 2; 37, 6, 3, Cìc. prò Piane.
30, 49; de repub, 3. 33. 39), così resta sol-
tanto il dubbio come le a8o centurie delle al-
tre 4 classi abbiauo potuto rappresentare 100
voti. Sulla combinazione proposta da! Momm-
sen e in genere su tutta questa riforma v.
Staatsrecht 3 p, 370 segg, Come nel tempo
dell'Impero, cessata la Ainzione comiziale, sia
continuata sotto altra forma la connessione
tra le tribù e le centurie allo scopo delle fru-
mentazioni in Roma, si dirà sotto (v.) Triitns.
Ili Centuria collegiale.
Non infrequente è 11 caso, che delle corpo-
razioni sieno ordinate in cenluriae, ad imita-
zione seni"a dubbio dell'ordinamento militare
romano, come se ne hanno pure in decuriae.
Ma come osserva ìl Liebenam (\'ereinswesen
p. jgi), non sempre è necessario ammettere
che ogni sezione sia stata nel fatto composta
di 100 membri.
In Roma tale ordinamento ricorre nel col-
legio dei fabri soliarii baxiarii: C. VI 9404:
Dììs nianibus L. Trebio Fido qtiinquentiali
collegi perpetuo Jabi-um soliarium baxiarinm
{centuriarum trimit) qui consistunt etc. Fuori
di Roma si ha nei collegi riuniti dei /aòri e
centonarii di Mediolanium. che appunto per-
chè appare composto perfino di XII ceniuriae,
p b b 1 i q no state nel fatto
d 00 b (C V 5701 ceniuriae
in 6 5869 t mi 5888 cent. VI;
56 5869 t XII) N II stessa città an-
h 1 11 g d gì contava Xli cen-
(C V 589 ) I C m m quest'ordina-
I II g dei centonarii
d labr rt l (C V 5446), benché Sìa
h p ss b 1 h q U ria stia per col-
l £ I C p f rs cosi ordinato un
Il gì f (C X 39 9: eius ossa nu,u^
A / t p t i s ci. .7305; bigas
ni noi p t li t) \ Arva, nella Bae-
(C II 64) ricorda il no-
d I h om ponevano un
rt He? ^ et ■nfiiiO.' proba-
b tm 11 g 1 è p menzionata in una
Iftpd d H ! p 1 (C lil 39). — In Puteoli
gì ^ gu 1 dd si in centuria^,
di d II q I 1 rizioni ci danno
h 1 com P t nia (C. X 1873,
8 7 ) d / (C X 874. EE. 8, 369).
C I p m I anche nella cen-
t d 11 gì d pò un
CrDtario, come in Mediolanium (C, V 5738}
ovvero anche un
(Iptio (C. V 5701).
CENTURIATIO. — Nel linguaggio tec-
nico degli agrimensori (ROm. Feldmesser a
p. 289), è la partizione del suolo assegnato in
grandi zone, ciascuna di cento parcelle o sorti;
Fest. ep. p. 53: * cenluriatus ager in ducenta
iugera deiiuilus. quia Romulus centenis clvl-
bus ducenta iugera trìbuit ». La fonte di que-
sto luogo è Varrone de re r. i, io, 2 Keil:
•L bina iugera quod a Romulo prìmum divisa
dicebantur virilim, quae heredem sequerentur,
heredium appellarunt. haec postea centum
centuria ». De I. L. 5. 35 io stesso Varrone
scrive; « centuria primum a centum iugeribus
dieta est, post duplicata retinuit nomen »;
passo queito che è riprodotto da Columella
5, I, 3 e Isidoro 15, 15, 7. L'etimologia data
nel luogo de lingua Latina, cioè nell'opera più
antica, com'è naturale è la giusta, giacché
centuria nel senso agrario è l'area di cento
parcelle, nello stesso modo che militarmente
(v, Centuria) è il corpo di cento uomini,
Scopo della centuriazione è senza dubbio
quello di facilitare l' assìgiiazione virìtana e
rendere evidente la parcella attribuita all'in-
dividuo, nel caso di future controversie. La
cenlurialio è specifica per l' ager divisus adsi-
gnaliis, vale a dire il territorio assegnato ad
un complesso di cittadini romani (colonia) in
piena proprietà quiritaria e diviso in singole
parcelle (cf. Adslgnatio),
Poiché l'accampamento militare è misurato
e suddiviso secondo le stesse norme agrimen-
sorie, cosi anche la sua area è divisa in cen-
turie, cioè in sezioni ciascuna per cento uo-
mini. Questo è il concetto che esprime il no-
me stesso. Quando adunque più tardi soltanto
80 soldati occupano una centuria (Hygin. de
muuit, eastror. p. 65 Lange; » piena centuria
habet milites octoginta »), dò non è altro se
non uno snaturare il concetto, come quando
più tardi centuria è usata per dinotare una
quota tributaria (v. più sotto).
Il comprendere cento sorti in una unità
dipende da questo, che i coloni erano mili-
tarmente ordinati, cioè divisi in compagnie
di cento uomini. Talvolta più centurie riunite
hanno il nome di salius (cf. Varrò de re r. i,
io: < quattuor centuriae coniunctae, ut sint
in ulramque partem binae, appeilantur in agris
divisis viritim publice saltus >). Secondo Si-
culo Fiacco (ROm, Feldmesser i p. 158, ao)
ìl salius ha venticinque centurie: < qui (limiies)
yGodgle
t90 CEN
culti vigiliti et quinque centurias includant sal-
tus appeflatur » Non e cliiaro però come la pa
rola sa/fits abbn acquisitalo questo vg iiflcito
agnmensorio {et il mio articolo sulle « roni
Gruiidheirschaften » nella Zeitschnft furSoznt
«nd Wirthschaftsgeschichte III i)
Le centurie sorgono dal determinarsi dei
Itmi/es o vie che dividevano il territorio as
segnato di cui le principali sono il decaim
nus e il cardo linee che si incrociano I uso
di onentare ogni terreno destinato ad uno
scopo pubblico mediante due linee che si in
tersecano rettangolarmente non sembra etra
SCO ma Italico almeno le terre mire della
valle del Po mostrano appunto un i tale limi
tazione La linei pnneipale e il decumanas
tracciato di principio da oriente ad occidente
più tardi per lo pu da ocadente ad e riente
e spesso anche diiersimente p e verso il
mare nell asse della lunghezza dell agro is
segnato II cardo corre in corrispondenza dì!
sud al nord o viceversa il punto d incontro
della Lioce e il centro di tutta la Iimita7ione
Queste linee sono tracciite sempre id angolo
retto Ogni centuria è quindi circondati da
quattro vie La lat^hezza dei lumia è n
stretta ma in Italia essi hanno una 1 irghe/
za {Uslttudo) prestabilita nella forma cioè
nel documento redatto circa 1 assigmzione e
la divisione e soltanto nelle provincie sono
hnearii {\ ROm Feldmesser 3 p 35°) ^'f
fatta lahtiidì è di 8 piedi Per contnrio i //
mttes guintani vale a dire ogni quinta 1 nea
— non compreso il decumanus e il ^ido —
sono larghi la piedi 'Picchè il i^ltHs (25 cen
lune) è limitato da quattro vie larghe 12 pie
di I Ittnites ordinarli non sono come le li
nee principali soggette ad una servitù (« tler
populo debetiii ») ne lastricite e non po-aa
no quindi considerarsi come limiti delle cen
lune E per questo che la centuria è segnata
ai quattro angoli con termini cioè cippi e pili
Questi cippi poi sono numerati secondo il par-
ticolare noto sistema, cioè su di essi è indicato
ii numero progressivo dei limites, partendo dal
cardo e dai decumanus, che qui s'incrociano,
p. e. Di,extra) DieCumanum) I {primum) Vii-
Ira) O C{ìlra) K{ardinetn) I {primum). L'o-
rientazione (a destra, a sinistra, di qua, di là)
è per regola tale, che il decumanus è trac-
ciato da occidente ad oriente (cf. Mommsen,
Hermes 1892 p. 90, Ròm. Feldmesser ì p.
346).
Quanto a questo sistema di numerazione
(cf. Feldmesser a p, 352. Mommsen, Hermes
1892 p. io% segg.), non abbiamo che due te-
stimonianze epigrafiche un cippo relativo al-
1 assegmzioiie dell ager Cimpanus sotto C,
Griccr (C \ 3S60) su CUI leggesl:
e la pianta dei territorio di Arausio (C. XII
1244 cf soUu) nelh quile le centurie sono
indicate cos b D X C K X; [S. D. XL
C k ] \I [S D IX ] K K X[I]; D. D.
Xltl C k XIII D D XIII C. [K, V}.
Quando il territorio era stato sottoposto alla
centuriatio ogni centuria era suddivisa nei sin-
goli lotti {soites a ceplie) E come colla pa-
rola ceniuìtx bi esprime soprattutto soltanto il
numero non la estensione dei lotti, cosi uè
la estensione né la forma (rettingoiare, qua-
drata) della centuria stessa e contenuta nel suo
nome Seiionche nella pratica fu dato ad esso
uno speciale significato Secondo la leggenda,
re Romolo assegnò ad ogni cittadino due iugera
di terre siccome keredtum o altrimenti a tito-
lo di proprietà (Rdm Feldmesser 2 p. 303):
cento di questi lotti la centuria comprende-
vano qiimdi duecento lugeri cioè 5 760 000 pie-
di quadrati giacché il %ugerum era eguale a
due actìis 1 wtus eguale a 14400 piedi quadrati
[cf ROm Feldmesser 2 p 2S0) quindi il iit-
getutn eguale a aSSoo piedi quadrati. Questi
lotti SI pote\ano formire o quadrati o rettan-
t,olìri ma per lo più si formavano nel primo
modo e la centuria allora risultava di un qua-
drato COI lati lunghi 2400 piedi cioè 710 me-
tri calcolando il piede romano eguale a 0,296
m (Hultsch Metrologie 2 ed p, 87).
AI tempo di Romolo I agro era collettiva-
mente coltivato e 1 btna iugera formavano
soltanto li cortile e 1 orto ma come nei tem-
pi storici la proprietà collettna non esisteva
più, cosi il colono romano doveva avere una
estensione maggiore di terre. L'estensione dei
lotti era naturalmente molto varia. Se si pren-
de una media di 50 iugerì, una centuria avreb-
be, nell'antico significato della parola, dovuto
comprendere 500 ingerì. Ma nel fatto l'antica
centuria quadrata di 200 ingerì coi 710 metri
di lato fu conservata, e quindi ^bbandonato
l'antico significato di sorte per cento uomini.
In questo modo la parola centuria significò
una misura, come \\ jugerum e Vaclus. Cosi
p. e. se si formavano sorti di 50 ii^^eri, una
prendeva quattro possessori. Se la
y Google
CEN
1 permetteva che si dividesse
modamente in un corrispondente nume
sorti, perchè questo numero dei iugeri i
suddivideva in 200, allora l'an
2O0 iugeri diveniva inconinioda. in questa
guisa si spiega come vi potessero essere anche
centurie di più che 200 iugeri, come p. e, l'a-
ger Cremontnsis fu assegnato in centurie di aio
iugeri (ROm. Feldmesser 2 p. 352), 11 liber co-
tomarjim dà questa estensione delle centurie
a città. Queste più grandi o più pic-
e (p. e. di 50 iugeri cf. rOm. Feid-
[nesser i p, 30, 9) non potevano sempre riu-
scire quadrate, come era nel caso di 210Ì ugeri,
E cosi s'intende ora, pcrcUè neX /iber coloiiia-
ntm è espressamente detto quando si fa un'as-
segnazione centnriis quadratis {KK>\\\. Feldmes-
ser I p. 210, 12). La centuria di 210 iugeri
non ha più nulla di comune coll'aiitica cen-
turia, perchè essa né comprende cento sorti,
come la romulea, essendo impossibile una
sorte di soltanto due iugeri. né è quadrata co-
me la cesariana di 200 iugeri. Una tale cen-
turia di 210 iugeri non può essere stato che un
rettangolo, quindi secondo l'orientazione uno
scainnum o una striga (ROm Feldmesier 2 p
290), p. e. di 21: IO d In ghe^za de liti
Che la centiiriatio no escluda la d v s one
per slrigae o scarnila, e p o ato dall for ula
per centuiias ei slrìgas osi a à \ l òe
coloniamm (ROm. Fel 1 es^er p 23 3
.31, IO etc,).
Quando il territorio assegnato da dividersi
era stretto ma lungo, p. e. posto tra due fiu-
mi, s'intende facilmente come si applicasse la
forma rettangolare in luogo della quadrala, in
quanto che dall'atto della <:eH/a»-!'a(io sarebbero
risultati troppi subseciva.
Che spesso non riuscissero commodi i gran-
di quadrati di 200 iugeri, lo mostra l'uso del-
l' « assignatio in quinquagìnta iugerlbus >,
donde ha il nome Vager iugarius in L iugeri-
bus (Riim. Feldmesser i p. 247, 17). Queste
sono appunto quelle piccole centurie quadrate
di 50 iugeri {v. sopra). Ricorrono però anche
assegnazioni di 25 iugeri (ROm. Feldmesser i
p. 2i3, 9); ma questi senza dubbio non
sorti, bensì misure di divisione, perchè il b
coloniamm soltanto di rado ci dà le sort
questo caso le indica espressamente (ROm
Feldmesser l p. 214, 13).
Ma qual'è la ragione, per la quale u
tangolo di 210 iugeri di superlìcie sì disse
Cora centuria ? Questo per verità non si può
per sé giustificare. Invece si può intendere
CEN 191
mercè il fatto, che si chiamano cenita-iae ì ret-
tangoli di 200 iugeri coi lati nel rapporto di 16 a '
25 (cf. ROm. Feldmesser i p, 309, io: « prae-
feclura Veliensis: actus n, XD (= aoo iugeri)
per XXV » cioè XVI: XXV). Inoltre ricorro-
no rettangoli di 20: 24: * ager Aeclanensis:
actus n. XX per XXUIl In iugera n. CCXL
(^480 actus,): ROm, Feldmesser i p. aro, Qtie- ■
ste erano nel fatto anch'esse centurie, inquanto
che contenevano cento heredia. Così sì chia-
marono infine anche ceniuriae altri rettangoli
non contenenti cento heredia; la quale con-
clusione è confermata chiaramente da un luogo
di Siailo Fiacco (ROm, Feldmesser i p. 159),
ove è detto che vi erano anche centurie di
210 e 240 iugeri, e che queste formavano dei
rettangoli di 24: 20 ac/us; clie anzi così for-
mavano le centurie di 200 iugeri, che potevano
bensì esser composte di 20 acitis di lunghezza
dei lati, ma che dì fatto erano rettangoli dì 25:
16, E forse eran tali le centurie della pianta dì
Arausio, dì cui i lati sono dipìnti lunghi cm.
14; ir, 6, cioè hanno il rapporto di 6; j ^
24: 20 (Weber, ROm, Agrargeschichte p, 280).
il iiòer co/oiiiai-uiii, usando la denominazio-
ne di centurie quadrale (ROm. Feldmesser i
p 209 7 210, 12 etc). ammette che
nche ret ng I siano centurie, e concorda
qu I p e a e te con quello che dice Sìculo
fiacco e che è un esempio importante, che
a t ta I ta della tradizione gromatica.
Co le sari s {assignatio) non stanno sem-
pre in rapporto le centuriae [divisio). Un vete-
rano potè avere assegnato un pezzo dì terra in
una centuria, un altro in altra (ROm. Feldmesser
1 p, 204; 2 p. 369), Quando il complesso del-
le acceptae non entravano comodamente nella
estensione dì una centuria, p. e. quando in
centurie dì 200 iugeri sì assegnavano sorti di
70, allora al terzo accettante sì assegnavano
altrove ì dieci iugeri mancanti; la qual cosa
era molto più agevole che uno scrupoloso
calcolo frazionario.
Il più importante documento della centu-
ria/io romana è la pianta di Arausio (C, XII
1244 add,), di cui han trattato il Weber (ROm,
Ag g h P 9 seg.) e di recente il Momm-
H m 892 p. 103 segg.). La ìscrizìo-
n d turi segnate S, D. X. C. K, X
mp à Veber mercè il piccolo fram-
pplicato (C. XII 1244 add.) è
g Mommsen I. c);
SD K. X; EXTR XII. COL.
XGVIIi, COL. VARIUS CALID. XX. A.
II. X/XXXV!. N. A. II. XII. APPVLEIA,
y Google
I^
CEN
PAVLLA, XLII A. IIX-XXXI. ,
'XVINA. II. XII VALER SECVNDVS IV
A IIX/XII. Quanto alla inlerpretazione è sol-
to. che S. D. X. C, K. X dino-
siinisira) d(ecHmanim) X,
c(itra) k[ardinein) X e che con Var{ius) Ca-
lid[us) XX. Appiileia Pattila XLII, Valer(ins)
' Sieundus IV si danno le porzioni di tre pos-
sessori costituite da 20, 42 e 4 parti della
centuria, che senza dubbio sono iugera. La
combinazione, proposta dal Weber, secondo
la quale al COL. XCVIH. (letto col(omcus
ager) XCVIII) corrisponda la somma dei
numeri dati in seguito XX (Calidus), XII (do-
po N. A. li), XLII (Appuleia), IV (Valerius
Secundus), è altrettanto ingegnosa quanto in-
certa. Lo stesso vale anche per la opinione
dell' Hirschfeld, cioè che forse i numeri CLXVII
(invece di CIXVII+XXXIII (invece di XXXIN)
da una-parte, e dall'altra CXX = CIV t XVI
rappresentino la somma di 200 ingerì. Finché
non È data la spiegazione dei segni A II X,
(che ricorrono tre volte nella centuria), dei
numeri che vi seguono (X XXVI; XXXI;
XII), come anche di N. A. II. X!l,, tutto
rimane oscuro. È notevole, che ogni volta
fra A II X e li numero segtieite st un trit
toh no obliquo
Nei monument epi^rafiu le centure sono
anche ricordate nella lex igrana dtl 64^ u e
p e nel cap LX\ I tu ea cenliirt i sii/>s ci
vogm dt eo a^to quei ager tn Ah 1 etc
(cf. cap. XLV) e nel cap XC // mtesque
inter cenhirias; inoltre nella lei arac Hidria
nae, di recente scoperta e da me esimuiata
nell'Hermes 1893 p 204 sq CLoè «io stituto
riguardante il demanio impenale sul medio
Bagradas nell'Africa proconsulans I\i((,ol 2
lin. a) si legge: ,. paites agromm qiiat
in centu\riis Anitiin ^is sal/us B an ù tm
s>i\n{\. Poiché la ct-tit inatto app^re soltinto
nel territorio assegnato dallo Stito e ipph
cata ad un demanio sarebbe qualcosa d mi
possibile (mancando m questo ca.so un asse
gnaiione a singoli coloni) cosi 1 saltus sul
Bi^ada doverono essere m ongme su lem
torio assegnalo e solamente più tardi duenuti
una possessione impenale
È da ricordare ancora che la centurialio
romana si può anche ora in più luoghi pro-
vare. Cosi ncWager Campanus (cf Beloch
Campanien z ed. tav XII) e sopratutto sulla
via Aemilia, che per le colonie di I arma
Mulina, Bononia etc. forma il deatinanus, in-
tersecato da cardiiìes che anche og^i son rap-
CEN
presentati da vie a quelle perpendicolari. I <|ua-
drati formati dal lìmiUs hanno un lato di circa
710 metri — 2400 pedes, cioè la misura del la-
delia centuriatio romana, Hultsch, Metrologie
1 ed. p, 87; e quanto ali'Aemilia v. le carte
dell' Istituto geografico militare; Foglio 87.
IV. SE {Bazzane) 1: 25000; ivi IV. NE (S.
Gicmanni Persicelo) i; 25000; ivi IV. NO
{Castelfranco dell' Emilia) i : 25000, Molto
chiaramente si riconosce la centuriatio massi-
me \t€i\'age> Pannetisii; i limites sono tagliati
dal Taro, che nel passato scorreva più verso
occidente; che poi il territorio di Parma si
estendeva all'ovest fino a Castelguelfo. potrem-
mo dedurlo già da questo, ma viene confer-
mato anche dall'Itinerarium Hieros., cheap.
616 indica una « mutatio ad Tarum VII m.
a Parma, VIII a Fidentia > (cf. C. XI p, 1S9).
Anche circa la centuriatio del territorio di
Carthago troviamo oggi chiare traccie delle
nostre centurie (cf. Falbe. Recherché sur l'em-
placement de Carthage).
CEHTURIO. — Ufficiale dell' esercito
romano che almeno in pr'ncipio comandala
cento uomini donde il segno ibbreviatuo usato
per indicarlo nelle iscrizioni (C 3) Si hanno
dei ceiitunoni in tutti 1 corpi miLt-iri legioni
ìusihani corpi di staz one in Romi scorte
de governatori o degi imperatori nella flotta
A Centunon nelle lef,ioni
Neil ordinamento pm antico della legione
repubbhcina it centurione era il capo di uno
del trenta minipoli o centurie in cui a quel
tempo en divisa la legione Poscia es&endo
stato ogni minipolo diviso in due parti si
ebbdro due centurioni per manip lo dei quali
quello dell ala destra {ctntuno prioì) coman
d iva tutto il manipolo ed aveva sotto 1 suoi
or<iini il centurione dell ala sinistra {centuno
poU,
7,) I
60 e jl loro grado '
capo di
di hasfìtt e
polo oppure
Ciascuno dei dieci manipoli di Inatti
anche si diceia di ptlami aveva un
prtor ed un centurione poUenor
{centuno pumi o pnoru piti centuno pih
postenotts) similmente ciascuno dei dieci ma
nipoli à.\ pntmpes {centuno pnnceps ptions
centuriae, centuno princeps posteriori^ cenlu-
riae), e ciascuno dei dieci manipoli di kastali
y Google
CEN
(cenlitrio kaslalus priorìs cetttitriae, e cefiturio
kasiatifS posterioris centuria^).
Di tutto questo ordinamento repubblicano
non abbiamo traccia alcuna nelle iscriiiioni la-
tine- nn è indispensabile pigliarne loti^ii 1
m g pt p d q 11 d 11 tà
mp 1 1 ui za d bb pp t
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pi l A( iu)p 1 d / [t]
Q \Se,p-\of Flx Pi )p(l) P A
II Jtlun ts Pi dp ) A li !} I
Huartus has(laii), C. Ih[Iius Longintanus p]i m-
e{ipis) pos[terioris), C. \Anf\oiiiiis Silvamis
hasilati) pos(ferioris). Il secondo d dà lo stato
dell'effettivo dei centnrioni della legione ///
Augusta nel !62 d. Cr. (C. Vili 18065}: Pri-
mi ordines et centiiriones et evocatili legiiO'
nis) III Aug{itsiae) dedic(ante) D. Fonteio
Frontlmano Ug{aio) Aug{usti) p{ro) p{raeto-
re) co{tt)s{ttte'\ des(ignalo). — Cok{ors) I Sa-
trius Crescens P{rimus) p(Uus) Gigevnaiis Va-
lens p{rimus) p(iius) (seguono s nomi), C<}h.
II {seguono 6 nomi), Coh. IH (6 nomi),
Coh. IV {(, nomi), Coh. f (6 nomi), Coh. VI
(8 nomi), Coh. VII (6 nomi), Coh. VIII (7
nomi) Ch Vini {in ') Ck Y(6 mi)
O d qu d
qu m
M n h p g g fi
CoUors I.
Prhnus pilus o più raramente Pritnipilus.
La parola si ritrova per esteso o abbreviata
nelle iscrizioni; l'abbreviazione ordinaria è p,
p, (che in certi casi si può spiegare anche per
primipilaris): C. fi 1172. 1267, 2434. 3374.
Db RucGism) — Di'. Epig. Voi. II.
CEN 193
4461. 4463, ni 750. 1919. 3917. 4855. fiM4.
V 533- 534 808. 867. 930. 6513. 3660. VI
3j6. 1636. 1645, VII! 1322. 2555 .-= r8o72.
2624, 2634. 7050. IX 335. 798. 951. 5338.
3839. 5898. X I207. 3733. XI 395- 1836. XIV
3526. 3545- 4007. EE, 5, 1344. O. 3445- SI
ha anche; PHmuspUus (C. II 4S4. V 1838.
4373. XII 3455], primtup. (C. VIII 9045. XIV
2523). primuspit. (C. XI 1039), primìpil. (C.
Ili 202S. 7334), primipUas (C. XII 4371. O.
6747), prim.pUus (C. V 7159), prìm.p. (C. III
381), prim. pil. (C. V 3366. IX 4132. X 4873.
5713 - SI. I, 969), pri.pil. (C. IX 5748).
Prim. (C. XI 390, primopilaris (C, III 454.
CIG. 3711; Avf{HX(ev} OXo^oiifiov] Poi^psìvov
X^iXicLf^ov ovfflauxiavDv ), primipitaris (C.
V 698. 7003, 7007. Vili 7050. X 5063, OH.
6771], pr... (C. X 1711) ...pi... (C. X 5239).
CeiUiirio priticeps prior, princeps praHorii,
princeps (C. Ili 830, 1180. 1590. 3917. 3501.
3846. 5293. VI 3628. VII 168. Vili 3482.
2676. 2841. 2941. 18072. IX 4133. X 6574.
XI 395. XIV 229. OH. 6747- EE. 5, 755.
NS. 1887 p. 210).
Ceniurio hastatus prior, hasJatus primus
(C. II i68r. 4147. III 2836. Vili 1574. 2640.
2825. 18072. EE. 5, 13. OH. 6747.
Ceniurio I pilus posterior. Non esiste.
Centiirio I princeps posterior ifZ, III 2883.
Vili 18073).
Centuno I hastattis posterior (C. Ili 2883.
3846. 4454. VII 597. VIII 18072. AI. 1874
p. 279).
Coliors II.
Ceniurio II pilus prior.
Ceniurio II princeps (EE. 2, 338),
Centuno II hnslaliis prior {C. Ili 363.
6592. EE. 2, 327).
Ceniurio II pilus posterior.
Ceniurio II princeps posterior [C. Ili 195.
VI 3584).
Ceniurio II hastatus posterior.
Cohors 111.
Centuno HI pìlns prior (C. Ili 66ri).
Centuno III prificeps prior (C, I 1378 ^
IX 2770).
Centuno III hastatus prior.
» » pilus posterior,
» > princeps posterior.
» > hastatus posterior (C. Ili
1480).
13
y Google
Ceniuria IV pilus prior.
» > Princeps prior.
» > kasiaùis prior.
* * pilus posterior (C. VI 3404).
» > princeps posterior.
» > kastalm posterior.
Cohors V.
Ceiili'fio y pilus prior.
> » princeps prior.
> » hasiatus prior.
> > pilus posterior {C. HI 103.
EE. s, 506).
> » princeps posterior.
» » hastatus posterior (C. VI 3372.
Vili 14698).
Cohors Vi.
Centuria VI pilus prior {SI. r, 190).
> > princeps prior.
> » hastatus prior (C. Vili Ili).
> » pilus posterior.
> > princeps posterior ( C. VI
3397)-
> > hastatus posterior.
Cohors VII.
Centurio VII pilus prior.
> » princeps prior.
> > hastatus prior.
> » ^i7i« posterior.
> » princeps posterior.
> » hastatus posterior.
Cohors Vili.
Centurio Vili pilus prior {C. V 7004).
* » princeps prior.
> > hastatus prior,
> > ^7(« posterior.
t > princeps posterior.
> » hastatus posterior.
Cohors IX.
C*H̻rio IX pilus prior.
> » princeps prior.
» » has/alus prior (C. Ili 8047.
Vili 3938).
- » > pilus posterior,
> > princeps posterior (CHI 187).
» » hastatus posterior (C. Vili
1877).
CEN
Cohors X.
Centuria X pilus prior (EE. 5, 759).
> » princeps prior.
» » hastatus prior.
» > ^(V»« posterior.
t > princeps posterior.
» > hasiatus posterior.
Alcune volte sì trova menzionato un hasta-
tus, senza però che si j]os.sa dire a quale centu-
ria apparteneva (C. II 4114. 4146. AUnier.
Inscr. de Lyon, n. 38),
L'avanzamento si faceva risalendo i diversi
gradi della tabella precedente, cioè si pas-
sava successivamente pei vanii posti della de-
cima coorte, poi per quelli della nona, e così
di seguito sino al grado di princeps praetorii e
di primipilus. Nondimeno sovente si saltavano
d'un tratto parecclii gradijii della gerarchia, sia
per particolari servigi resi, sia per favore dei ca-
pi. Quindi vediamo uno stesso ufficiale passare
legioni; ad ogni cangiamento corrispondeva
la promozione ad un grado superiore della
C. II 4147: M. Aur. M.f. Pap. LucÌl[l\o
Poetovian{e) ex sÌHgularib{us) imp(eratoris),
c(enlurioni) leg(ionis) I Adiut{rieis) leg(imns)
II Triajanaé) leg(ionis) Vili Attg(ustae), le-
giionis) xml Gemiin{ae% leg(ionis) VII
Cl(auaiae), leg(ionis) VII Geini[n{ae)] hasHa-
lo) pr{iori), annoriuin) LX, stipendìorum
XXXX.
C. II 4162: L. Numerio. L. f. Felici c(eu-
turiotti) leg{ionis) VII G(eminae) F{elicis),
cienturioni) leg{ionis) XX Vict{ricis), c(eutu-
rioni) leg(ionis) III Cyrienaicae). c(enturiom)
leg[ioHÌs) XXII Pr(iittigettiae), c{enturÌont) le-
g(ioHÌs) III Italic{ae) etc.
C. Il 4461 (cf. p. 981): L. Aeinilio L. jil.
Gal. Paterno p{rimo) P(ilo), prae/{ecto) /a-
-brimn), c{e»lurioni) leg{ionis) VII G(eminae),
c(enturioiii) legiionis] I J^inerviae) , c{enluria-
ni) leg(,ionis) VII Clfaudiae), c(enturtani) U-
g(ionÌs) XIII G(etninae), c(enlurioni) coh{orlis)
V...., c{enturioni coh{ortts) IIII pr{aetoriae),
treceuario leg(ionis) II Aulg{ustae)] et p[ri-
mo) p(ilo), ter donis donato ab Imp{eratore}
Traiano.
C. II U&3 {et. p.gSì): C. lulio Gal. Lepida
Iesson{e} P{rimo) p{ilo). cenlur{iom) leg{ionis)
X[Iir\ Gem{ina£) P(iae) Fielicis), c{enturioni)
leg(ioHÌs) I Adiut(ricis), c{enturiom) leg(io-
nis) X G(eminae) P{iae) F[idelis}. ic(enturiani)
leg{ionis)'ì VII V(aleriae) V(ictrids), lc(entu-
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CEN
rioni) legiionis) VII GeyH{ime) I\iae) I^t-
delrs).
C. in 10610: [G. Val(ei-io)] Maximo c{m-
lurioni) legiionis) Il I'artk(icae), c{en!tiriom)
leg{ioms) VI Ferr[ataé), c{enturiotii) leg(Ìonis)
xml Gremirne) JH{ariÌae) etc.
C. Ili 1480: Sex. Piloniiis Sex. f. Ste.
Modestus Benevento, c(eitturio) leg{ionìs) IlII
F{liwiae) F{idelis) III hast{atus) posl(erior)
suat{orum) XXXVII; ordineitn) aceepil ex
eqnite romano, tuilitavit in leg(ionibm) VII
C\latidia) I\ia) F(elìce) et VIII Aug{usla),
XI C{laudia) P(ia) f\eHce), I Miner{via) I\ia)
F{elice) stipeiidis centurionicis X Villi.
C. Ili 186: M. Septimio M. f. Fab. Ma-
gno c(e>Unrioni) leg(ionis) III Gal{licae) ite-
r[um) et leg{ioHÌs) UH Scyl(hicae) et leg(io^
nis) XX V{aterìae) V{ictrick) iter{um) et le-
g{iottis) I Miiieriviae) et legiionis) X Fr{e-
tetisis iienim) eie.
C. Ili 7334: .,.us D. f. Octavius Se[c\ttn-
dus CuHbius) Sabiinis), mil{es) eoh(ortis) X
urbianae) ev(ocalits) Aug(usH), [cl.entm-io)
l]eg(ioais) X {F\reteims doms don{alus) ab Di-
vo Hadriano... et ab eodem proinotus sticces-
s{ione) in leg{ione,n) prim[a]m :/]ia[i]ic(a>n)
[p1rimipil{us) leg(iottis) eiusdem etc.
C. Ili 7397: M. lulirn Avitiis V{fl)ltÌHÌa
Reis Apollinariibus) c^etUnrìo) legiionis) XV
Apol(lÌnaris), item cienturio) leg(ionis) V Ma-
c{edùHÌcae) et legiionis) XVI FliavÌae)FÌrimae)
bis donis donatus bello Dacic{o] et bello Ger-
C. Ili 1919 (cf. 8513):... L. Arlon[ttS /«>
stus ciintaiio) legiionis) III Gallicae, item
\c{enlurio) le]giionis) VI Ferralae, item c{en-
turio) legiionis) II Adi(atricis), [i]tem cientu-
rio) legiionis) V M[a]eiedonÌcae), ilem p{rimo)
Pillo) eittsdcm {legiionis)^, praeposito classis
Misenatium etc.
C. in 3846: M. Titio M.f. CI. Ti. Bar-
bio Tiiiano decurioni E-monae, cienlurioni) le-
giionis) II AdiulrÌc{U), item legiionis) X Fre-
terniis), bastato in cohiorte) I legiionis) II
Traian{ae), ex comicular[io) pr[int:ipis) pr{ae-
C. Ili 3035: M. Ita. M.f. Vol.Paternus
Aquis Sextiis milies) leg{Ìonis) VI Viclric{is),
[cienturio)] legiionis) VIII Aug(ustae), cien-
turio) legiionis) XIIII G{eminae) MiarHae)
Vi^ittricis), ci^lurio) leg{ionis) XI Cilaudiae)
P{iae) Fiidelis) etc.
C. Ili 6761 (= 260):... M. Aebutius M. f.
Ulp. Papiriid) Troiana Victorinus Poetovio-
(ne) stipietidiorum) XIV, aninorvm) LXIII,
CEN
t»5
tt^ensinm) II, [^minHo^i le^ionis) X Giend-
nae), cienturio) legiionis) XI Cl{atidiae), [cien-
turio)! legiionis) XIIII Ginninaé), cienturio)
legiionis) I Sfine[rviae), [c{enttirÌo)'\ leg{ioms)
XXII Piiimigeniae), cienturio) legiionis) XIII
Giemime), [cienturio legiionis)] VII CIÌoh-
diae),c(etiturio) legiionis) XV A^oliinaris).
C. Vili 2938 (cf. p. 1740); D. M. L. Manti
L. f. Galieria) Hispani c[entttrionis) legiio-
nis) VII Geininae Feliicis], c{entarÌ0HÌs) le-
giionis) III Attg(ustae) IX Miasiati) pr{Ìori)s)
C. Vili 3001: T- Vitellius Atilliantts T.
fil. Viminaci c{entùrio) legiionis) III Augiu-
stae), cienturio) leg{ionis) IIII Fliaviae], VII
Cliaadiae), XII Ful{minalae), XV Apolliina-
ris). Vili Augiustae), II Angiustae), VII
Cliaudiae), II Adiut(ricis), VI Victiricis) etc.
C. Vili 14854 (— 1322): C. Sulgio L. /.
Pap, Caeciliano, praeJiectó) legiionis) III Cy-
renaicae, Pirimi) piUari) leg{ionis) XX Vale-
riae Victricis, praeposito reliquationi classis
praetoriae Misenaliutn Piae Vindicis et theu-
sauris domini[cis e]t bastagis copiariim deve-
hendarium), c{enturioni) legiionis) III Augiu-
stae) et septinae Geminae et priinae Parthicae
et XVI Fliaviae) F{irmae) et XIII Giemi-
nae) etc.
C. Vili 14698: C. Octavio Q.fil. Cornel{ia)
Honorato cienlurioni) adleclo ex eqiuite) rio-
mano) a Divo Pia in leg{ionein) II Aagiuslam),
c{enturibni) legiionis) VII Ci{audiae) Piae
Fidetiis), cienturioni) legiionis) XVI Flavine
Fir{mae), c{enturioni) legiionis) X Gem{inae)
Piiae) Fiidelis) V princiipi) posteriori etc.
C. Vili 217 cf. n. 11301: [M. Pelronim
Fortunatus].... militavit L annis, IV in le-
giioues) III A[ugiustd)] librariius), tesser(a-
rius), opHo, signij'er. Factas ex suffragio
legiati) [A]H[git,sii) prio) firiaetore)] mili-
tavit cienturio) legiionis) II Italiicae), legiio-
nis) VII... cienturio) legiionis) I Minierviae),
cienturio) legiionis) X Gemiinae), cienturio)
legiionis) II..., cienturio) legiionis) III Au-
giustae), eiaitnrio) legiionis) II{I] Galliicae),
cienturio) legiionis) XXX U[/]Piiae), cientu-
rio) legiionis) VI Vicitricis), cienturio) le-
giionis) III Cyrienaicae), cienturio) legiionis)
XV Apolilinaris), cienturio) legiionis) II
Parithicae), cienturio) legiionis) I Adiutricis
C. Vili 2354; M. Anni M.f. Quir. Mar-
tialis... eienturionis) legiionis) III Augiustae)
et XXX Uipiae Victriciis) etc,
C. Vili 2877 (cf. p. 1740): D. M. T, FHa-
yGoèglc
196
CEN
vi) Virilis c(eniurionÌs) Ug(ionis) II Aug(U'
slae), c{eniiirionis) leg{ionÌs) XX V{aleriae)
. V{ictricis), d^enturlonis) leg(ioHÌs) VI Vù{tri'
cu). c(eniuriotiis) leg{ionù) XX V{aUriaé)
V[ictricis), c{eHturionU) leg(ioms) III Aug{u-
slae), c{eHturionis) leg{ionis) III PartMicaè)
Seveiiianaé) Villi hast{ati) postetiioris).
C. IX 4i2a: ... [So\bidìus C.f.Pap. pri-
tr^us) pil{tts). c{enturio) \U\g[joHÌs) V et le-
Siionis) X et leg{io»is) VI Ha ut in {leg{io-
«*)] X pritnutn pil{am) ducerei eodem[que
telmpore princeps esset leg(ioaÌs) Viete, (del
tempo d'Angusto),
C. IX 584ocf. 5839: r. oppio C.f. Vel. Bas-
so p{rimi)p{ilari)... c{enturioni) leg(ionis) ////
Fliaviae) Fel{ids) et leg(ionis) II Tr{mauae)
For(lis), evoc{ató) Aug{usli) etc. '
C. X 3733: C. Nuinmio C. fil. Fai. Con-
stanti p{rimi) p(ilari) legf.ionis) II Traiattae,
centurio»({) bis teg(ionis) III Cyreneicae et
VII Cla[Hdiae), evocato in foro ab acUs etc.
C. X 1302: A'. Marcio N. f. Gal. Piatto-
rio Celeri.., c(erUurioni) leg{ioms) VII Gemi-
n{ae), c(e>durÌom) leg{ionis) XVI Fl{aviae)
Firmiae)... c{enturiùtti) leg(ioHÌs) II GaU(icae).
c{enturioni) tc£(ionis) XIIII Geiii{inae) Mar-
Hiae) Victr{icis). c{enturiout) leg(ionis) VII
Cl{attdiae) I\iae) Fi,idelh), c{enlurioni) leg[io-
nis) I Adi{tttricis) I\iae) F\idelis). p(rimo)
p[ilo) legiionis) eiusd(e)n), praeposil{ó) mime-
roruiH teiidentiutn in Ponto Absaro etc.
C. X 4713: Ti. lulio Ti. /. Fai. Italico,
c{enturiottii leg(ionis) VII Macedonyicae), c{en-
turioai) Ug{ionÌs) XV Priinigen(iae), c(entu-
tioni) Ug[ionis) XIII Ge>n(inae),p{>-imo) p{i-
lo) etc.
C. XI 20: T. Flavio T.f. Pup. Rufo....
eorHÌculari.io) praef{ecioruin) anno{nae), c{ea-
iuriom) leg[io,iis) XIIII Gem(iiiae) et XI
CUfiudiae) et TI Aug{uslae) el VII Gein{ÌHae).
C. XI 394: P. Treptus M. f. Atfius c{en-
turio) legiionis) X. c{eniurio) leg(iouis) XII,
equo pub!(ico), trib(imus) leg(ionis) etc.
C. XI 1059: .... praeJ[ecto) leg{iouis) XX
Valer{iae) Victr{icis). prìmop{ilo) leg{ionis)
X Gemi«{ae) Piae Fidel{is). ceni{uriom) le-
gioi^um) mi Scythic[ae), XI Claud(iae),
XIIII Gemiinae), VII Gemin(ae) etc.
C. XI 390: i. Lepidio L. f. An. Proculo,
mil{iti) legiionis) V Macedon(tcae), c{enturioHÌ)
Ugiionis) eiusd{e>n), c(enturioui) leg(ionis) e-
iusdem II, c(enturiom) leg{io»Ìs) VI Victrìcis,
e{ent»rioni) leg(iimis) XV ApolHnaiiis), pri-
m(ùpilo) leg{ionÌs) XIII Gemin(ae). -
C. XII a6oi: Slandio C. lAflio)] Voi.
CEN
Latino, c{enturioni) l^g(Ìonis)] I Ital(icae),
c{enlurioni) leg{ionis) II Aug{ustae), c{entu-
riont) le[g{ioms)-\ Villi HispaH{ae), c(entuno
ni) legiionis) XX....
C. XII 264:... i. Solicìus Aurelianus c{en-
turió) leg{ionis) V Mac{edotncae) el leg(ioms)
P{rimae) Minerviae P{iae) Fidelis.
C. XIV 4007: L. ArbitstioL.fil. Antt. Valen-
tino Crem{ona). P{rimo) p[ilo) legiionis) IIII
FHaviac) Fet{icis). evoc(alo) Aug{usti) ex co-
hiprle) UH priaeloria), cieiiturioni) cok{prtis)
tlvig{ilum), c(mturioni) coA(ortis) XI urb{a-
nae), c(eHturìoni) coh(ortis) VII p>\aeloriae),
cienturionì) leg(ionÌs) VII [CHaiidiae)], c(en-
turioni) legiionis) VII Getuin(ae) I\iae) F{i-
delis) etc.
BRh, 1626: Q. Antonius Silo c{eniurÌo)
leg(ioms) I Adiutricis et leg(ionis) II Aditi-
tricis et legiionis) III Aug(uslae) el legiionis)
IIILF{laviaé) F\irinae) el leg(ionis) XI C\la/i-
diae) P(iae) F{idelis) el legiionis) XXII P[ri-
mìgeniae) F{idelis).
EE. 5, 625 (== C. Vili 15872): Q. lulio
C. /, Quir. Agu^iyae... c[efituriom) teg{ioms)
I AdiuMcis, c{eniurioni) Ìeg{ionÌs) XXX Ul-
piae Victricis, c(entiirÌoni) legiionis) X Fre-
EE. 7, 903: ... cienlurio) leg(ionis) V Ma-
cedipmcaé) et Vili Aug{ustaé) et II Aug{u-
stae) et XX V(aleriae) V{ictricis).
O. 3049 {add.); i. Aconio L. /. Clu. Sta-
turae, c(enturioni) legiionis) XI C\laudiae)
P[iae) flidelis), legiionis) UH F(laviae) F{,ir--
mae), leg(ionis) V Maced[onicae), legiionis)
VII C\laudiae) l\iae) Flidelis).,.. ex mìlilia
in eguestrem dignitatem \f)ransl\ató\ etc,
O. 3445: C. Ceslio C.f. SUI. Sabino, IH-
b{uno) cok{prtÌs) Xlll urò(anae), p(ritno)p{Ì-
lo) legiionis) I Adiutricis P{iae) Fiidelis),
cieaiurioni) legiionis) Vili Augiusiae) ex
tercenario, ciettturtoui) cohiorlis) Villi priae-
toriae), cietnurioni) cohiorlis) Vili arbianae),
c{enturÌoui) leg(iottis) Il Adiuttic(is) Piae Fi-
dielis) et legiionis) VI Claud{iae) P(iae) Fii-
delis) etc.
Aniiée èpigr, 1892 n, 106: /.. Valierius)
L. f. Procltts mil{es) legiionis) V Miacedo-
nicae). bieneViiciarius) legaili). opt(io) ad
spe{m)ordiniis)ciefiiurio) legiionis) eiusdiem)...
cienlurio) legiionis) I llaliicae), cienlurio) le-
giionis) XI Cliaiidiae).cientnrio) leg{ionis) XX
Vialeriae) Viiclricis),. cienlurio) ieg{ionis)
Villi Hispianae).
Allmer, Iiiscr. du musée de Lyon 46: D.
M. L. Septimii L. f. niatione) Pannonius dio-
y Google
CEN
ino) Ulp[iaì Papir{ia) Petoviom Marcellima.
c{eniurio) leg{ionh) I Adiidricis, item leg(io-
nis) XIIII GemÌH(a)e, Uent lefr(ionis XXX)
U(lpiae) y{ic!ricù) S(everianae) A(lexa>ìdria-
nan).
1 primi fra i ce il tu rioni, considerati i» com-
plesso, portiivaiio il nome di primi ordirifs.
Fin dal tempo della Repubblica si cliiamavaiio
priinus orda invece di cenlario prìiiii ordinis,
i due primi ceiitnrioiii dei triari, i due primi
dei priiicipes e i due primi degli hastaii.
Quanto all'età imperiale, non si sa con certez-
za a chi propriamente spettava il nome di ^17-
ftti ordines. 11 Mommsen è d'avviso die vi si
debbano intendere, almeno dopo Adriano, i
i priores della prima coorte. I,e
i li (listin^ouo iietlamente dagli altri
nome di primi ardiies (C,
Vili 153T. 18065), sia con quello eli orrfwrtfif'
(C. V 943. 8?75- XI 388. O. 3391). sia con
quello di ordinati (C. Ili 830: [opHo\iies or-
dinatornm iitb C\aif]diÌo Ai^liaito) cf. pnre
RA. 1869 XIX p. 306: optio ad ordine m c{en-
lurio) legiionis) XXH Prìmigeniae.
Al tempo dell'Impero i centurioni erano
reclutati in due modi diversi. La maggior
parte di essi era presa dagli ufti^iali di grado
inferiore, die attendevano quel posto con im-
pazienza, siccome il guiderdone del loro lungo
servizio, e sovente il coronamento della loro
carriera. Ma un certo numero di centurioni
ai>partene\a a un ceto più alto, a famiglie del-
l'ordine equestre. Questi in luogo di comin-
ciare, come era regola, col gr.'ido di prefetto
di coorte ausiliaria, per divenire poscia tribu-
no legionario, preferivano di entrare nell'e-
serdto come centurioni legionarii, a cagione
del trattamento migliore e dei vantaggi pecu-
niarii, che erano congiunti con quel grado
nella mihzia. Gli scrittori fanno di ciò talvol-
ta menzione (p. e, Stat. .silv. s, 1, 94: « Paii-
dere quis centnm valeaC frenare maiiiplo, In-
lermissus eciues »); ma questa specie di cen-
turioni ci è nota s[Jecia Intente per le iscrizio-
ni, che li designano col titolo di cenlurio ex
eguite Romano: C. Ili 1480: ordiii{em) acce-
pit ex equite Romano; 758 adii.: p{rimiis)
Piilus) leg{imis) I Iial{icae) ex eg{uiie) Ro-
mano. V 7865: ordinatus [e^x eq. Rom. aò
domino imP(eralore) M. Amielio) A[n]lc>aitio
Aug(ifslo) cf. 7866. VIW 16^-3 : centuria legio-
narius ex equite Romano; 14698: c(entttrioni)
adlecto ex eq. R{omaiio) a divo Pio in leg{ÌG-
neni) II Aug{«stain). IX 951: p{riino) p{ilo)
ex equite R{oma?to). X hit. I*-*] equite Rg-
CEN
197
nianlol... c[mturio). CIG, 2803.... cv Ku/^e/-
rcyra^X"' ^-eyn^véi^iov. OH, 6771; c(eiiturio)
ordinottis ex eq. R{omaiio),
Finito il servizio nella legione, i centurio-
ni, specialmente quelli che erano arrivati al
grado di prìmas piliis. erano chiamali sia a
comandi più importanti, sia a funzioni civili
ben retribuite. Cosi si hanno nelle lapidi:
a) centurioni legionarii divenuti praeJecU
casirorum d'una legione; questo è l'avanza-
mento regolare (C. Ili 2028. 5328. V 867.
VI 1636. O. 3423 etc.) cf. Wilmanns, EE. I
p. 81 segg,
b) cputnrioni legionarii divenuti prefetti
delle coorti ausiliarie;
C. V 6969:... \G\liiius T. f. Stel. Baròarus
prim[ipyiaris, p[rae/Ìec.'/fs) cohortis... f]Hb(u-
niis) miiilmn etc.
C. X 4862:... Af. Vergilio M. /. Ter. Gallo
Lmio... prìm{o)p>i{o) leg(ionis) XI, prae/[ecto)
cokort{is) Ubiornm pedìtiim et eqaitum etc.
WE. 1249": \T. Haterio primipU\o,
praeyeeto coAprlis, trib(imo) mili[lum}.
e) centurioni legionarii divenuto tribuni di
una coorte di vigili:
C. II 2424: L. Terentio M. /. Quir. Rufo
praeJ[e(lo) (oh(ortìs) l'I Brilto{nHm), c(entu.
rioni) legiionis) 1 M(ine,-viae) P[iae) F{idelis),
don(is) don(ato) ab imp{eratore) Traiano bril-
lio) Dac(ico), p(rima) p{ilo) leg{ionis) XV A-
pol[l{i Ilaria)] trib{ttttó) coA(ortìs) II vig(ilum).
C. V 7003: C. Gavio L. f, Stel. Silvano
[pyimipilari leg(ianis) VIII Ang{mtae), [/]»i-
bttno eokifirtis) II vigilnm etc.
C. V 534: Q. Pctronitts C. /. Piiip.} Mo-
destia p{rimis) p{ilus) bis leg(io?iis) XII Ful-
miinatae) et leg{Ìoms) I Adiu[t}ric{is), trib{u-
nus) mit{ihim) coh{prtis) V vig{ilum) etc. (a.
98/102) Cf. 335-
C. V 867r Ti. Claudio Ti. fil. Pai. Se-
aindiao L. Statio Macedon[i'], p(rimo) p[Ìlo)
legiionis) mi I\laviae) J-\elicis), irib(uno)
coh(prtis) prim(ae) vig(ilum) etc.
C. V 930: C. Quintino C. /. Rom. Prisco
pirinii) p{ilai-i), trib. cohor. I vigiilum) etc.
C. VI 1636:,... P, Vibi P.f. Mariam....
p{rimo) p{ilo) bis, tHb{uno) coh{orUum) X
pr\aetorìae), XIurb(aHae), IIII vig{ilum) etc.
C. VI 1599; M. Bassaeo M. f. St\el.'\ Ru-
fo... tri6(uno) coh{orHs) V vigul{um) p{rimi)
p{ilari) bis etc,
C. XI 395: AI. Vettio M.f. Ani. Valenti...
IPirìma) p{ilo)\ leg{toms) VI Victr(icis)... tri-
b{uno) coh(orlis) V vig{ilum) etc.
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t^S CEN
- C. Vili 9045: P. AeU,io) P. f. Qitdrìna)
Primiano.... primo p(ilo), irlè(fmo) coh{orlis)
mi vig{iluin) etc,
d) centurioni legìonarìi divenuti tribuni di
una coorte pretoria;
C-. V 6513: C. ValerittS C. f. Clmid. Pan-
sai.. p(rÌmHs) p{Uus) bis. trib{nnus) coh{oriis)
yiJII pr{aelorìae) etc.
C. VI xb^f,:... U-ib{imo) p\rae!{orittmrttm')\
Philipporam A[itg[iislai-um)'\ p{rhHÌ) p{ilari)
etc.
C. XIV 36J6:... /,. CotHÌm{o) L.f. Maxi-
m[p)... p{rimi) p(ilari) bis, prociiratoi-i M. An-
tonini Aug... trib{uuó) chor{lis) VII praeio-
riae.... centurio{m) chorlis I pr{aelorìae) X
trbanae V vig(ìlum), evocato etc.
e) centurioni divenuti tribuni d'una coorte
urbana:
C, VI 1627: Cu. Pompeio \P\rocìdo.., \pH-
mC[ p(ilo) Ugdonis) IIII F(laviae) Airvuu),
llri6(ano)] coh{ortis) I urbanae eie,
C. X 4872; L. Ovinitis L.f. Ter. Pufns
priin{us) ardo <:ohortiuiH praet{orianonim) divi
Augusti, prim(us) pil(us) leg[ioitis) XIIII
Gent(iiiae), lrib{uHo) mit(itum) cohorl(is) XI
urb{anae) etc. Cf, O. 3445. Quelli però che non
avevano fra i centurioni che un posto relati-
vamente inferiore passavano nelle coorti ur-
bane come centurioni (C. II 4461).
f) centurioni divenuti tribuni di legioni:
C. ili 381: [C. di\orlanui Cf. An. \QÙ\a-
dralus. pyim{Hs) pil{tts), [tri]b{untts) milìl(ttin),
praeA.e<^iiis) casM,ofniH).
C. V 533: P. Palpellius P. f. Maec. Clo-
dins Quiritialis pigimi) p{ilaris) leg{ionis) XX,
lrib{rinus) miliUum) leg{ioais) VII C{laudiae}
I\iae) Fiidelis) etc.
C. X 4868: Sex. Aulieno Sex. f. Ani.
primo pil(o iterum) bis, tr{ibnKÓ) mil{ilHm)
etc. cf. 5713- 5829-
g) centurioni divenuti procuratori:
C. Il 1178: M. Caipurnio M. f. Gal. Se-
necae Fabio Turpioni Seìtliuatiano... proc\ti-
ralori) provincia» iMsitamae et i^eiloniae, p{ri-
mo) p(ilo) leg{iouis) I AdiutHcis etc. Cf. 1267.
C. IX 5898:.. L. Petroni Sabini p{rimi) p{i-
laris) bis, procurator\is) Augiustorutn) etc.
ex 1711:... ieg{ionis) VII Ma£edottic{ae),
fir^imipi/o'] legiianis) IIII Scylliic{ae), lrib(u-
no) coh(ortis).... primipilo iteiium) ieg{ionis)
XVI Ga[ll(icae)], proc{uralorÌ) Ti.Claudi Cae-
taris Au\g(usti)]...
C. XII 5430: ... Curante lu/io Honoiato
procuratore) Aug(ustt) ex Pritnìpil\p\ etc. Cf.
S43I e 5438.
CEN
In tutti i casi, e anclie quando non erano
chiamati ad altra funzione, i centurioni prin-
cipali uscendo dai servizio, aveano la dignità
di cavalieri (Mart. 6, 58, io: « et referes pili
praeniia clarus eques ». O, 3049 add.; c(cntiirio-
ni) leg(Ìonis) XI... [rtft] A«g(uslo) Traiam ex
mililia in eqnestrem dignitalem [/]^a«J■/[^7/o].
C, Vili 9230: M. Cocceio Romano eq{uiii}
R{omano) p(rimi) p{ilari). X 5064:--. c{^itu-
rioni) legiiouis) XX Va/(eriae) viclr{icis)...
eq(tio) p{nblico) exoi\naÌo).
B. Centurioni nelle milizie ausiliarie.
Si trovano
nelle coorti a usi lì ai
a) Coorti ausiliarie:
C. Ili 56?7 (Coptos): coh{orÌes) VII,
c{ettbirìones) X. — 3096: Q. Silvius Spe....
cenl{iirio) coh{orlis) I Belg{atum) curagens
theat{ri), — BRh. 1700: L. An/onins Mater~
nus c{entnrio) cob{ortis) XXIIII v[otiiutario-
tiiin) ciivium) R{oinanormn). — 1667: C. Sein-
proni-us Saiurninus c{enturio) coMfirlis) XXVI
vol{untariorttm) €{ivÌHm) R{omanomm). —
1466 ; Lollius Crispus c{enturio) coh{ortis)
XXXII vol(Hntariormn). — 1616: L. Petra-
nius Tertins cienlurio) coh{ortis) I Ger(ina-
norum). — 1320: C. Iu!{ùis) Sarnus Jlliu{s),
c(enlurÌo) coh{,orHs) II Rae(tonivi) r{iviu«i R{o-
maiiorum) Cf. 1522. — 1740:.... c(entnrio) co-
h(ortis) I Seq{uanorttm) et R[aur{icorum)-\....
— C. Hi 843S:.... mil{es) legl,Ìouis) XIII....
et cientario) coh(ortis) I Ca.mp{anorum),.. —
Dipi. XV C. Ili p. 1961: CohorUis) I Hi-
spaitoriim, cui praest M. Sabiiiitis Fiiscus,
centurione C. lulio C. f. Sataniino Ckio. —
EE. 7, p. 458: Pridianum cohiortìs) I Aa-
g(ttstae) pr{aetoriae) Lttsiitanornm) eq(uiiatae)
.... c[eHluriones) sex. — BJ. 91. p. iia: Her-
c{uli\ Saxsa{no) sacr{um) lulius Verecundiis
centvrio cok(orlis)... Varcia>i{oriiin)... — Iji-
tyschev, II, 290: A/Ja vii Bs(flM[s] X£v[7-]l^
pmy h xa[ì] Ttpivxi^ arrsipa.^ &pa.xmy. —
Ann. épigr. 1889, 84: I^. M. L. Cariieoli
c{eniurionis) Mphorlis) I Gal{lor'i>n). — Saca-
ze, Ins, de Pyrénées, n* 69: Ti. Iul{io), Itti-
xonis J{ilió), Nigro, centurioni chort(is) A-
qmt{anormn) quart{ae). — Allmer, Ins. de
Lyon, n" 85: M. Vater{ins) Silvaaus c(eutu-
rio) coh. I Germauicae in Geiitnania) inf{e-
b) Numeri:
C. XI 340: C. Aeinilio Severo c{enturioiii)
n(umeri) Pan(nomorutn). — BRh. 1592: Cas-
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CEN
sius TroÌanti[i] c{enliirió) BrÌtto{Httm) Mu....
cf. 1455.
In questa calegoria conviene collocare i
centurioni, i quali comandavano i distacca-
menti di veterani, elle l'imperatore manteneva
in servizio per qualche tempo ancora, dopo
la loro esenzione [vexilla veteranoriim). Por-
tano il titolo di centurio veteranorum [C. ili
1817; c{enlarÌo) veteranontm Ug{ioKÙ) IIIl
Mac(edoincaé) o ceuturio veteranits (C. X 3369,
3371- 3376. SI. r, 71 :^ C. V 889. Cf. SJ. 1,
677: \c^ii\tHrÌo curator veté\i
C. Centurioni nei corpi di stazioni a Roma
a) Coliortes praetoriae. — il numero delle
coorti è indicato nelle iscrizioni seguenti:
Coh. 1: C. X U17. 6329. - XIV 3516.
> II: C. X 636. — XI 395.
» III: C. XIV 2523.
> UH: C. II 4661.
> V: C. VI 2557. 25S8.
. VI: C. XI 837.
• VII: C. VI 2662?: miles cortis VII
pretorie centuria evocatiti. 661. — XIV 4007.
— OH. 6771.
Coh. Vili: C. VI 2703.
> Vini: O. 3445-
» X: C. VI 728. XI 2II3.
b) Cohortes nrbanae. — Si trova menziona-
to il numero delle coorti nelle seguenti lapidi;
Coh. 1; C. XII a6o2. Allmer. Inscr. de
Lyon 94.
> V: C. II 4461.
» Vili: O. 3445. ■.
. X-. C. XIV 3525.
> XI; C. VI 2899: c{entHrÌo) cokorl{is)
pi-im{ae) vig^ìlitm) lrala{lm) cokortis XI nr-
banae. 2755, — XIV 4007.
Coh. XII: NS. 1894 p. 94.
» XIIII: C. XI 710. OH. 6771.
. XVI: C. XI 395-
. XVI!: Allmer, Inscr. de Lyon 87
{coh. XXII Lttsduuiensis ad Motietam).
e) Vigiles, — Ecco le iscrizioni In cui i nu-
Coh. I: C. VI 1056. 2899. OH. 6771.
> II: C. VI 1059. 2755- - XIV 4007.
» V; C. Vi 222. 1057. 1092. 2977. —
XIV 3526.
. VI: C. VI 2995- - XI 395-
> VII; C. VI 3069. 3076. "5993 {cen{lu-
rio)cohor\,Cis) VII t!igil{um) Roin. candida-
f(us) Tuberi) Caesa>{is).
Coh I: C. XI 710.
d) Frumentarii:
CEN
»99
Ceuturio frmnetttarius: C. VI ilio {[r«»-
tiirimes.... fyttmcniari) C. VIII aSas, CIG.
2802. Vi.ti.axQy\r\i3.f')iùy ^feufiirTipiey) Ann.
épigr. 1891 n* 80 (IcR. i Italicae) C. Vili
16553 (leg. II Ad.). HI 1980 (leg. Il Trala-
nae). VI 423 (leg. IIII Fliaviae) Gordianae.
II 4150 (leg. VII Gem.); il 484 (1^- X);- HI
7041 (leg. XIII Gem. P, F.).
Cenlurio fnintentarioruin C. VI 3326: d,eH-
turió) frainentariorain v(ices\ a{gens) prindf-
pis) pereg{rinù,iim). Cf. VI 418.
Cfruinenl. (C. VI 1S36).
C. frum. (C. Ili 2063).
C.fru. (C. Vi 3331).
C. f. '<Z. XI 1322).
D. Centurioni nelle scorte degli imperatori
e dei governatori:
a) Centuria mililnm slalorum Aug.: C. V
7257. VI 1009. 2955. 2794. XI 395. aiia.
OH. 6771.
b) Centnrio specntatoruiit Aug.: C. Ìli
5223.
e) Ceuturio specnlalorum: C. V 7164. X
6674.
d) Ceuturio firotectoriii/i: Ann. epIgr. 1891
11" 75-
e) Centuria singularimn: Ann. epigr. 1891
f) Centuria exploratorum: C. Ili 3154.
3648 (= 10422).
E. Centurioni nelle flotte.
Su ogni nave accanto al trierarca c'era un
centurione, che semt)ra abbia avuto il coman-
do dei soldati di 1>ordo, laddove il trierarca
era più specialmente incaricato di guidar la
nave. Il suo titolo uffid;ile è centuria classìa-
rius (Tac. ann. 14, 8) o cìassicus (C. VII!
93S6). I centurioni delle flotte sono spesso
a) Flotta di Miseno (C, III 225. 356.- 6109.
7290. VI 3096- 3099- 3100. 3118. 3125. 3130.
3'35- X 3365. 3366. 3370. 3378. 3533. 6S00.
7595. Xi 3533- XIV 232 etc).
h) Flotta di Ravenna (C. IH 322. DipL X
C. Ili p. i960 = Vili p. 851. C. V 2834, IX
42. 3891. XI 40. 49. 183. 340. 671 etc). Cf.
Fiebiger, De classiuin italicarum historia et
institutis p. 387 seg. p. 448 seg.
e) Flotte indeterminate (C, Vi 3161, Vili
9386).
Oltre le funzioni che esercitavano regolar-
mente nei corpi di cui facevano parte, i cen-
turioni erano spesso chiamati a posti strpor-
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aoo., CEN
dìnarìi, sia a Roma, sia nelle Provincie: istru-
zione delle reclute, comando di corpi ausilia-
rii o di piccoli distaccamenti, commissioni di
fiducia dell'imperatore etc.
Cenluriones deputati. — Si designavano con
questa espressione dei centurioni dislaccatì e
riuniti a Roma (C. Ili 7326. — VI mo.
3557- 3558. - XI 1836. -NS. 1883 p. 450-
Cenlurio siipermiineraritis. — C, V 8278;
lulius cenlurio supertiumerarius leg{ioais)
XI Claudiae slifiendioriim) XXIIII, anno-
r^ut») circiier XXXX; tiro probitus ann{o-
ru*n) XVI; postea profecit disce(n)s equitum,
ordine frutus mas{isUr) equitum, posiliis hic.
— C, VI Ilio; \centurioiies\ deputati et sii-
pemutnéirarii].
Centuria annonae. — Uffiziale distaccato
presso il prefetto dell'annona: C. XIV 115: Pe-
tronio Maxsiiito e{entnnoni)ami{oitaé). Cf. C.
VI 8471: ^ub) ce{nturioHe?) praef[ecti) an-
n(onae).
Centttt io strator legati. ^ CAI \i\ì: . . .
Silius Hospes hastatus leg{Ì0HÌs) X Ceminae
stralor eiiis (=i legati), — C. Vili 7050: . . .
[V]ur,ttius Felix primilpi\taris leg(ionis) III
Cyreneìcae, \styator (legati). Cf. Foucart-
Wadd. J2I5 : ixa.réyra.py^i!i; yevS/A,sy»i r»?
Cenlurio exercitalor equitum singutarinm.
— CHI yi)Oi:... Al. Calventius Viator c[entih
Ho) leg{Ìonis) IIII F\laviae) F[elicis), exerc{i-
lalor)eq{iiÌ/ttiH} sing{ularimn) C. Avidi Nigniii
degiati) Attg{usti) ptio) pr(aeiore). — C. Il
4083: Pro salute . . . eguituin singiihirium
T. Aurei. Decimiis, centuria leg{ioiiis) VII
G{emina£) Fel(icis) praep{ositus) simulet cam-
pidoctor.
Cenlurio curam agens stratoruin etpeditum
singulariumconsularis. — Ann, epigr. 1891,
146:' M. Verecundinius Simplex c{entuHo) le-
g{iottÌs) XXX Utpiiae) curam agens strato-
rum et peditmn singularium co{n)s{ular!s).
Centuria praepositus equitum singularium.
— Ann. epigr. 1891, 62: , , , Eq{uites) sing{u-
lares) c{uram) a{genle) Auri_elio) Vie tarino
cieitiurioiie) leg(ianis) II Ad{iutricis), admi-
n(isiranle) Aur{elio) Bito dec{urione) . . .
Centuria praepositus equitum singularium
Augusti. — C. XI 1836: L. Petronio L.f. Sab.
Tauro Vohisiano , , . praeposito equitum si»-
guiarior{am) Aug(ustorum) H{ostrorum), p{ri-
mo)p{ilo) legiionis) XXX Ulpiae centurìoui
deputato.
Centuria exercitalor equitum singularium
imptraloris. — C. VI 276: c{enturionts duo)
CEN
exserc{iÌatores) {equitum singularium); 228,
229. 273: (exercila{tor) n[umeri) eq{uilum)
sing(ularium). — Vili 2825: M. Aurellio
M. /. Pai. Sextiano Ostia e^euturioni) fru-
mentario exercitatoH singularium Imp(erato-
ris), kastato tegiiouis) III Aug(iislae) etc. —
III 10360: I{ovi) O(ptimo) M{aximo) ....
eg(uites) sing^ulares) e{Hratn) a(gente) Au-
r(eÌio) Victor iuo c(enlurio»e) leg{ionis) II
Ad{ iulricis), admin(is Ironie) Attr{elÌo) Sito
dec{uriofie).
Cenlurio exercitalor equitmn praeloria-
norum. — C. X 1 127; Cn. Ma^rcio] Cu./. Slel.
Rust\io Rufino ex'\ equile Roman\o
exercitato]rÌ equil[tiin pra£lorian(oruin)] c{e»'
turioni) coh{artis) I [pr{aeloriae , leg(ionis)
III Cvr{enaicae), I/I Gall{icae)], XV Ap[oll(i-
naris)] etc. — VI 2464: C. Cesennio Seiu-
eioni cenl(urionÌ) cok(ortis) II pr{aetoriae)
exercilalori equitum pr{aetorianorum).
Centuria exercitalor equitum speculatorum.
— C. XI 395: M. Veltio M. f. Ani. Valenti
.... ({enturioni) cko{rtis) Il pr{aetorÌae)
exercilalori equit(um) speculatorum.
Cenlurio exercilntor. — C. VI 5682.
Centuria atmamenlariusT — C Vili. 16553:
\ce'\aturio [arma]mentarius [leg(ianis)] secun-
dae Adiutricis pro[ba}tus in Ug(iofie) III
Aiig(usla). Il Domaszewski mi propone: ceu-
lui-io {/rii[mentai-ius..
Centuria praepositus opificìbus. — M. Ul-
pio Avita c(enlurìoni) leg(iottis) III Aug{u-
slae). HII Fl(aviae), opifices loricari qui in
Aeduis colisi stuiil et Vieobtivae Sugnutiae re-
spandent quig^ue) sub cura eias fuerunt (Iscv'iz.
trovata jiel 1876 nella Niévre).
Cenlurio praepositus operi ntetallarum. —
C. Ili 25: Annius Rufus c{eriturio) leg{ioni.s)
XV Apol/iuaris, praepositus ab optimo im-
pieratore) Traiano operi viaimorum monti
Claudiano. — XIV 125: Petronio Maximo
c(enturione) ann(onae) et Fabia Maroiine c{en-
turione) operum. — WE. 2771 p: Ex mie-
tulio) n(avo) Caesaris n{oslri), r{ationis) d(a-
minicae) A{uguslàe) sub cur{a) C. Ceriatis
pri, acutatoris ) subseqi uenle ) Sergio I^ngo
c{eniurione) leg{ioms) XXII Primig{eniac),
prob{ante) Crescente lib(erlo) etc. Cf. BH.
1889 p, 530, WE. 2776: , . . , caesura Tulli
Saturnini c{enturionis) leg{ionis) XXII Pri-
m{igeniiie). *
. In questa categoria d'iscrizioni conviene
collocare tutti gli ex volo trovati nelle cave
del Broiitlial e dedicate a Hercules Saxanus:
BRli. 664: . . tirts Bass{us) c{enturio) leggio-
y Google
CEN
iiis) VI yic[/(ricrsyi et vexillaiii) legiionh)
eitisdem. — igSa: Victoriiitis c{efiiurio) le-
g(ionis) VI Vìcitricis) f\iae) prò ve^illalio-
ne) l(egÌo,iis) ei«sd{ein) ... — 662 (cf. 660):
VexU(latioiie) /(rgiouis) VI Vk{iids) P{iae)
F\,idelis), liegioiUs) X G{eminae) P{iae) F\i-
delis) et al{ariae) cok{or/es) cla(ss>s) G[erma-
nicae) I\iae) F{idelis) g(«<,e) s{imi) sub Q.
Acu(tio) su{b) cu(ra) M. Iui{i) Cossuli c(eii/u-
rionis) l{egionh) VI. Vic(tricis) P{itie) F{i-
delis). Cf. 651. 652. 655. 656. 657. 663. 671.
672. 674, 675. 679. 680. 685.
Centiirio praeposìius limilis. — C, Vili
9755.
Centuria praeposìius viae derigendae o li}iii-
ti aperieiido. — C. Ili 8663: Va!(erius) Va-
l(e'is) vleUejwms)] ex c{eniuri(mc) limiis[m1
pub(Haim) . . . aperuit (a. 179). — C. V
698: [H]aru: vinm derectam per Atium cen-
turioaem post seiUentìam dicfaiii ab A. Plaii-
tio legato Ti. Caesaris Aug{usti) . . . resti-
tuii . . . L. Riifellius Severus prìmipilaris.
Ceiiturio, prae/eclns eivitatium. — C. V
1838.
C. Baebio P. /. Cla. Attico II vir(o) i{n-
re) d(icuHdo), primopìl(o) leg(ioiiis) V Ma^
cedoaÌc(ae), prae/{eclo) c[i\vilaliiim Mocsìae
et Treballia{e pra}ff[eclo) {ci]vitat(ittm) in
Alpibtis maiiliimis t[r(Ì6Taio)] mi^ilum) co-
b(ortis) VII/ pr(aetoriae), primopil{o)iterum,
procurtiior{ì) Ti. Claudi Caesaris Aiig{usff)
Geitnanici in Norìco. Cf. 1S39.
Centnrio luslratioiiem ageiis. — C. V 3o8;
Fl{avim) E.ruperal(i,s) ageits in l,is[l(ralioney\
Fl(avi) Sabini pirimi)p{ili), Ael(ÌHs) Sevetm
agens lusl{ralionem) Aur{eli) Flin'li] primi-
ip(ili)l sigui/ier) leg{imm) III[J] F(lavi<ie)
P{iae) [F{iiielis)]... Valer{ius) Valeas signi-
/(er) leg{ioim) XIII Gem{iuae) iust{raiis) Au-
r{elium) Zenonein p{rimum) p(iluin).
Ceiiturio index dalus. —C. Ili 9832: [l'i-
(]uIHhs T. . . [legionis] VII et L. Sa\lvius\
M. Siieio c^nl\urioms legi,ioms) X[/, m]-
dices d[a\ti ex [co]inveutiane a [Z.. V]o/usio
Satur[ui]no leg{ato} propr(aetore) [C. C\aesa-
ris Attgiusli) [Ger']maiiici inler ... — 9864
a: L. Arnmtius Cami^ll'lm ScrÌb\p\maSn\us
lelg{aUts)'\ prò pr{aelore) C. [C]ae[s']aris Au-
g(tfsti) Germanici iudicein dedit M. Caelium
c(enturionem) leg{ionis) VII inl-.-r Sapuates
e[f\ I.a[malìitos utfines [reg]erel el terinin[o]s
polti{erel)]. — 2882: . . nus I^co [eeiiHurro)]
leg(ioais) VII, ùidex \daiu]s ex conveal[ioìie)
ffo[f(«»i)] ab L. Voln\sio L. /.] Saturnino
tegXaio) ... — 2883: Fi»[i'\s inler Nedilas
CEN »ot
et Corinienses derecttis mensnris aelis tussu
M. \pu\ceni Gemini leg{ati)per A. Resium Ma-
xinmm c{en/nrionein) legipnis XI prittcipem
Posterioretiico(ào)[r{iisì'\IetD.perA[e]6ulium
Uberaiem c(enlmionein) eiusdem leg{ionis) a-
statnm posteriorem ckor(lis) I. — Ann, epigr.
1890. 11: /,. Sa\_ivius] M. Suelo[iiius] ee\n/^
riones leg{ioms) X[I, iu]dices dla]li ex [co]n-
vetiiione a [L. V'\olusio Satur(myic leg{aio)
propr{aelore).
Centuria alleclus ad matterà praefecti
legioiiis. — OH. 6747: P. Aelio P. f. Papir.
Marcello . . . astato et principi et primipilo
teg(Ìouis) VII Gem(inae) Pi[a)e Fel{icis) ad-
leclo ad niunera praeJ\ectoritm) leg{iotmm)
VII Clau(diae) el pritiiae Adintricis etc.
Centuria tegionis praeposilus cokorlis. — C.
Ili igiS: Snlpieius Catvio c(enturio) teg{ionis)
I M{inerviae) praeposilus cho[rtis) I Belg{a--
rum)... — BRIi. 787; FI. Gordio Rufino c{entu- ■
rioni) l{egioms) If {co^kortis Rkamae{ensium)
milliariae in Syria. — 1583: Nasellius Pro-
cliamis c(enlurio) teg(ionis) VITI Aag{uslae),
praeposilus chor{tis) I tìeiveliarum (a. 148).
Cetttitrio curalor cohorlis, — C, III 6025 (a.
140): CoMprs) I FKcrvia) Ctl{icttm) eq{uitaià)
basiticain Jecit per C. Avidium Heliadorum
praef{ectunì) Aegypti . . . cura agente Slati-
no Tauro c{enlurioae) leg{ionis) II Trfaianae)
F{ortÌs) curatore coh{ortrs) eiusdem. — 6362:
Tetnptnm Liberi palris . . . restiluit cok{prs)
I B\_e']lg{arum) adiectis porticibus curam
agente Ft{avio) Vietare c{enlurione) leg(ionis)
I Ad{iulricis) P[iae) F[elicis) {a. 173). VII
1084; Cah(ors) I[I] Tungr{arum) insalante)
Ulpiio) S. \c[enluriane)'\ leg{ioHÌs) ■
XX V(aleriae) Vljclricis). — 1092 : Co-
h(ors) VI Nerviorum e. . . e. . . . P'l{avius)
Betta c{eiìlurio) leg(ioHÌs) XX V{a!eriae)
Viiclricis). — EE. 7, 1071: CoA(ors) I AeHia)
Dacar{um) c(uius) c{uram) a{git) Iul{ius) Mar-
cellinus {c{enlario)f) leg(ionis) II Aug(ustae),
— Ann. epigr. 1893, 177: Coh(ors) IIII Lin-
gonutn eq{uitata) cui attendi/ Iut(ias) Ho-
naratus c[enlurio) Ug{tonis) II Aug{uslae).
BJ. 3 p. 154: CoA. I Seq{uanorum) et
[Rauracorum c]uram ag[ente S]extilio P[ri-
m]o cent[urione) leg{ionis) XXilI Primtge-
niaé].
Centuria praeposilus alae o curatar aloe. —
C. V. 7007: C. Valerio Cf. Stel. Cletnenti prì-
mipilari decuriones alae Gaelutarum gui-
btts prae/uil bello ludaico^ — VII 587; Aur.
Attieno? cent(urioni) curatori alae II Aslu'
y Google
^^t^
CEN
Centuria praeposilus numeri. —BRh. 1751:
N{umerus) Brit(loniitn) et exploratorum Ne-
tnaning^mstum) c{urain) a{genle) Aurei. Fir-
mine ceHt{urione) legiionis) XXII Pr{imi-
genioe) P[iae) F{idelis). — C. Vili 2494: C\tt-
ram) algente) C. lulio Aelnrione c{entnrÌone)
leg{irmis) III Anginstaé) Anto[ninÌanae) prae-
(posilo) n{umero) //(erculis) AnUoìiimaTió). —
24861 M. Annius VaUns c[enlurio) legiionis)
[III} Aug{itslae) . . . jieatus n{uinero) Pal-
m{yren\orum. — BRh. 1548: Ped[iUs) n{u-
fneri) Treveror{um), p(edites) LXXXXVI
suo cur{a) agente Crescentino Resbecto c(eniit-
rione) legfionis) Vili Aug[usiae). ~ 1732:
Brittones Trip(utienses) qui sunt suo cura T.
Mani T.J(ilii) Pallia Magni Senape e(eniu-
rionis) legiionis) XXII P{rimigmiae) P[iae)
F[idelis) . . . Cf. 1745. — C. Vili 18008: Q.
Velfius lustus c(enlurio) leg[ioms) III Au-
giustae) praepo{silus) ri{umeri) Pal{myremo-
Centurio praeposilus vexillalioiii. — C. II
484: C. Titio. C. f. eia. Simili . . . praepo-
sito vexill. [pey Asiani L[y]ciani
Pamphiyyiam et Fhr[y]giam primipilo le-
g{ioms) III Aug{ustae) Piae Vindicis, prin-
cipi peregrin{omnt) centurioni /rnmentar{io).
centurioni legion(is) X etc. — III 6745; Ve-
xlìll^atio leg{ioms) XII Fu[l[minaìae)\ sub
cura luHii) P[r]ocu{li\ deniuHonis) leg{Ìonis)
[e]iusdem. — 1980: , . . Ve^illatiotes legiio-
nis) II Piae et III Cottcordiae, pediilmn) CC
sub cura P. Aeli Amyulitaii c(ettiurÌoms) frn-
mentari legiionis) II Traian{ae).— VII 914:
Mar»,i) Cociidio) miUìtes) leg(ionis) II Au-
g[itstae) c{enfuria) Sanctiana, c(enttiria) Se-
cundini d[ebilum) siolverunt) sub cura Aetiani
[cienturionis?)}; cura{vit) Oppius Felix optio.
— Vili 10990: .... Vexi\llatio Ug{ionis)
III Au\giuslae) P{iae) Viindicis) Severianae
Per . . . vum cienturionem) legiionis) eiusdem.
— X 1202: N. Marno N. /. Gal. Plaetorio
Ctleri . . . pirimo)Piilo) legiionis) eiusd{em
= I Adiutricis) praeposii(ó) nmnerorum ten-
dentima in Ponto Absaro. — 5829: T. Potilius
T. /. Pai. Sabinus . . . iribiunus) miliilum)
legiionis) VI Ferraliaé)... c{enturio) legiionis)
XXII Primigieniae). eienlutio) legiionis) XIII
Geminiae), primus pilus legiionis) III Augiu~
stae),pi-aepositus vexillatiombus milliaris tri-
bus expeditione Britannica ... — 6657: M.
Aguilio M. /. Fabia Felici . . . praepiosito)
vexillatiionibus) piHfno)Piilo) legiionis) XI
Claudiae ... — BRh. 1554: PediUes) cien-
luriae) luliii) Silvani sub cura Vaterculi Pra-
CEN
culi denlurionis) legioinis) Vili Augiustae).
— C. VI 1645: . . . tribiuHo) piraelioriatio-
rum)] Philipporum A[ug(ustoru>n)], Pirinw)-
Pillo), duci leg(ionum) Daciicarum), cienturio-
ni), cort^iculario) praef[ectoruin) priaeiorio)
etc. — BRh. 1283: veaiillalio) le-
giionis) XXII Pirimigeniae) Piiae) Fiidelis)
ce.] Cecilliius)} Cornel(itts) Marcelilus) f
cienlurio) legiionis) eiusdem. — C. II 6183:
Vexillatio [l]egii07iis) VII Gieminae) Fiide-
lis) [syUi cura [I}uni Viciolr^is. cienturioiiis)
Ugiionis) etXu\s<^em); - III 7449: ■ - . . Ve-
xillatiio) legiio'iis) XI Cl{audiae) sub cura
Fliaui) Maximi c(enlurionis) leg[Ìoms) eiusdem
(a. i55).-Dessau,Inscr. sei. 2614: Vexil(lalio)
coh{oriis) I Segiuanorum) et Raur{acorum)
eginilum) suo curia) Anlonii) Natal[i]s c{en-
turionis) legiionis) XXII I\rimigeniaé) Pii-
ae) Fiidelis) ob burgium) expliciatum).
Dopo Diocleziano non si ha più menzione
eerta di centurioni, ameno che il testo se-
guente non sia posteriore a quell'epoca: Mitth.
d. d. Inst. Athen. 1887 p. 170: OùaXsei^
no^;r[w]K'^ kxa.TOì'ti.t^X.V ffrgareuffo^lvp iv
Sili cenluriones capi di centurie, in cui
erano ordinali alcuni collegi v. Centuria 111.
centurioTium (Eph. liDinr. 4 p. laS sefiB.). — Kabbk, ile
ceiiturjoiiibus KoinnnoTUm. ~ Marquardt, SLaalsveiwal-
fung 1 p. 368 segK. — A. MunLLKR, Abcomiiiaiidierle
Centurimicii (Philoiogus 41 P. 48a seRg.l.
R. Cagnat.
CENTCRIPAE iCenluripe) . — Città
dei Siculi, non molto lungi dal fiume Symae-
thus e da Aetna {Itin. Antou. p. 93. Tah.
Peuting. 7. I): rà Ksvro>7ra (Strab. 6,
2, 4 p. 272), K£iTi>V(!(nai (Ftol. 3. 4 '3 ^
9i 4). Kevr^pOTTra in una lapide (Kaibel In
script, n. 241 cf. Thuc. 6, 94 cod. Bj Nella
prima guerra Punica, assediata da Romani
(Diod. 23, 4, 1); ai tempo di Cicerone libera
ed immune (Cic. Verr. 3, 6, 13) e * lotms
Siciliae multo maxima et locupletissima (Cic.
Verr. 4, 23, 50 cf. 2, 68, 163); più tardi, di
diritto Latino (Plin. nat. hi.st. 3, 3); da Au-
gusto ricondotta all'antico splendore, dopo es-
sere stata depressa ai tempo della guerra con
Pompeo (Strab. 1. e.}. Delle poche iscrizioni
latine che ne provengono {C. X 7004-7012),
una soltanto (7004) ricorda che era retta da
duoviri. Le greche sono raccolte in Kaibel.
Inscrlpt. etc, n. 574-587-
MouMSBN. e. l. Lai. X p. yi».
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■^."WJ'^T^W'?!?^
CEP
CEPAE. — L'editto di Diocleziano «de
pretiis rerum venaliiim» ha; 6, 20: Ceparum su
carum Ital{iauti) iii{odmm unum, denari os)qiitn
gitagùtla- zi- Cepae birides pritnae «(umeto)
b g t qu iqie {de a o ) q ialino 1 q
ente n( e o) qn qmg ta {d a o) q t
l 1 e polle sec 1 e dunque e e d te
a od o le f e I e a ap le u e e le alt e
e de u o I s U ate e ten p
Non p o s) nano a w o f poco a
dope te al eno n Ila na dell la
pe o (Na u P st a 6 p 63 ) be
h n He f o fo e o sen p e ate (Plut
q est co 4 4 3 p 669 B) Sulle ane
spe e e s 1 o lo d o se a le PI at
h t 99 gè 05 06 Col n a o
segg. etc. Cf. Blumner, Der Maxinialtanfetc.
p. 86.
CEPHALOEDIUM {Cefali,). - Città sul-
la costa settentrionale della Sicilia, alla mede-
sima distanza da Haladsa e Thermae Hime-
raeae (Itin. Anton, p. 92. Tab. Feuting 7, 1.
cf. Pliii. nat, hist, 3, 8, 90. Ptol. 3, 4, 3):
KspoXoi^iov (Diod. 14, 56. 7S; 20. 56; 23,
iS; Strab. 6, 2, i p. i66), o KfpaXosiJi's
(Strab. 6, 2, 5 p. rji. Athen. 7. 63 p. 302*.
Ptol. i. e), donde le fornie latine Cephaloe-
dium (Cic. Vtrr, a, 52) e Ceplialoedis (Flin.
1. e): corrotte Ceplialodo (Jtin. Anton. I, e.)
e Ceplialedo (Tab, Peuting;. ]. e). Le iscri-
zioni latine (C. X 7456. 7457) non offrono
nulla che riguardi l'ordinamento della città,
trauiie forse l'accenno agli Augustales (7456).
MOMMSKN, C, 1. l.at. X p. 767.
CEfOTAPHrUM. - Talvolta anche <r^-
Potafium (C. VI 2469. 13040. 13244. 20075.
21020; 2259, 19039; cepotajiolum). Una specie
di sepolcro, a cui d'ordinario è annesso un
campo o orto cinto di mura; benché anche
delle tombe altrimenti chiamate sieiio prov-
vedute dell'uno e dell'altro.
Sepulchr{u[m hoc sìve cepotajiolum Aelia
AiUigona . . . vìba ipsa sibl et etc. C. VI
2259.
Cepota/[iutn sive{? el) >noHumé\ntum cum
a^dificio libi] et suis etc. C. VI 2469.
M. Aurel{itis) Alexander priiiiipil{aris) et
li^ir) e{gregius) vivus siòi et . . . huiie ce-
polaphiuin separavi! de domii et fecit omnibus
suis posterisgiie suis et etc. C. VI 3554.
Hoc cepotaphinm etc. C, VI 8505,
Hoc cepolaphium muro citictum cum suo
iure ornili ex auctoritate el iiidicio pontificum
òossederunt (illi) C. VI 10675.
CER
. »3
Hoc mommentum stve cepùlaptum de no-
mine meo ahenan zeta C VI 13040.
M Aurehus iivntomus et Aurelio Jtfar-
aaiie aedi/ìctutn cum ctpolafio et memortam
a o/o fecerwnt stbt et etc C VI 13244.
/ >ioc cepotfphiolo cum superficie Geru-
lo et C VI 19039
romparaber\un(\
pota{Jt\o are[a
et C \ I 20075
C Laehtts . . . cepotafias tntus q{ui) con-
l{ rfl f{,d„ì pi{u,) »■(,■••,.) ce. C. VI Jiom.
/ hoc cepolaphio maceria cinctum (sic)
/ doinus aeiernalis, C. X 206G.
t polaphiuin vendere aut donare ve! etc.
NS 891 p. 203.
CERA, — Nel significato di pagina di
un codex (p. e, Cic. Verr. 1, !, 36, 92. Suet,
Caes. 83; Nero 17, Horat. sat. 2, 5, 53. Quint.
. pedes in
elusa pedes
e), ì
ha i
urbana; EE. 4, 739: I(ovÌ) o{ptimo) m{axiino)
Pro salute imp(eraloris) Aug{usli) n(oslri)
buina Maxi{mi) Atirel{ius) Syrus cera Canài-
diana etc, a cui il Mommsen fa seguire que-
ste osserva:^ioni: « Cum probabile sit turmam,
cuius eques liane aram posuiC, fuisse singula-
rium Augusti, turma autem fuerìt hominum
XXXII praeter decurionem, erediderim ma-
tricnlas turmales ternls paginis sive ceris per-
scriptas fuisse hominum denorum undenorum-
ve, singulos autem ordines principes suos ha-
buisse, quorum uiius suerit Candidianus > etc.
Nella sentenza arbitrale tra Oropus e pub-
blicani Romani {Hermes, 20 p. 268 segg.),
nella lin, 58 seg, accennandosi a coloro che
fnceano parte del consilium, è detto: 'Ev fai
ei^fJìcv'K'uo jropMoav ol wùroi ol i/j. Ttpay-
lj,àr<x>y ai'ijJislòùt'Xsi/fi.éycov SìXtoi Ttfàirri
xtipwi^uTt Teaaxpe3xa,iSsKÓ,T^. Sul quale esem-
pio il Moinmsen (ivi p. 280) crede che il 3
nel decreto de! proconsole delia
(C. X 7852 lin. 4: it quol infra
scriptum est tabula V, j VIH et VHU et
X), sia da lecere c{eris) e non capitibus,
come egli avea proposto e come leggesi tut-
tavia nel Corpus.
CERARIUS. — V, Scriba.
CERASARIUS. - Ricorre in un fram-
mento epigrafico di editti del prefetto delia
città, scoperto recentemente al vico lugario
(BM. 1891 p. 342 ), Benché la parola non
ricorra in alcun'altra fonte, ii significato {ce-
rasus. ciriegia) non è dubbio, Cf. la parola
seguente.
yGefogle
ao*
CER
GBBASIUS- — Nell'editto di Diocleziano
«de pretiis rerum venalium» etc. leggasi (6, 57);
Cerasiorum.... (deimrios) quattuor. Nella la-
cuna sarà forse da leggere modius o se:ir/arlus.
Il vero nome del frutto (ciriegia) era cerasum,
ma s'incontra anche la forma cerasìum (Apic.
1, ao), come dell'albero era ci^^-iuft?. Questo fu
introdotto da Lucullo In Italia nell'anno 680
u. e, dal Pontus (Plin. nat. liist. 15, io?.
Ath. 3 p. 50 R. Amm. Marceli. 22, 8, 16,
Isid. orig. 17, 7, 16 etc), donde fu esteso
nelle Provincie; e trasse il nome dalla città
pontica Cerasus. Sul modo di coltivarlo e di
conservarne ìl frutto v. PIÌn. nat. hist. 15,
104: 17, no; 18, 231. Pali, u, 12, 8 etc. cf.
BlQmner, Der Maximaltarif p. 94 seg.
CERAUNIAE (gemmiiB). — Sono ricor-
date come uno degli ornamenti di una statua
di Iside, da una iscrizione di Acci, nell'Hi-
spania Tarraconensis (C. II 33S6 Un. S). Si
dicevano così, perchè eredevasi che cadessero
con la folgore, di cui aveano il colore (Plin.
nat. hist. 37, 134. 176. Lamprid. Elag. 21
CBRE A (pruiia). - L' editlo di Diocleziano
«de pretiis rerum venalium» etc. ha; 6, 69:
Pruna cerea maxima u{uniero) Iriginla (de-
narios) quatiuor, sequentia n{umeró) guadra-
ginta {denarios) quatiuor. Sono le prugne
gialle, le piii grandi e le piìi piccole, di aii la
cultura in, Italia fu introdotta al tempo di Ca-
tone (Calo de re r. e. 133 cf. Plin. nat. hist. 15,
46). Era quella la specie più pregiata (Plin.
15, 41. Vergi!, ed. 2, 53. Col io, 44. Ovid.
met. 13, 818), sulla cui conservazione v. Plin.
nat. hist. 15, 42. S8; 17, 136. Col. 12, io, 2
etc. Cf. Bllimner, Der Maximaltarif etc. p.
97-
CEREALE^!. - V. Oeriales.
CEREATAE MARfANAE (Casamare)
— ex 5779-5794- — In origine fu un vico
del territorio di Arpinum, nei Volsci, sul con-
fine del Samnium (v. Arpinum). Poscia, forse
in onore di C. Mario che vi ebbe i natali
(Plut. Mar. 3}, fu eretto a comune a sé, es-
sendo da Strabene {5, 3, io p. 338) i Kepsarcu
nominati insieme con Sora fra i popoli Latini,
e anche Plinio (nat. hist. 3, 5, 63) ricorda i
Cernetim (^^Cereatini) «qui Mariani cognomi-
nantur» fra quei popoli, E il Liber colonianini
p. 233 ha; < Cereatae Mariana munieipinm:
familia Gai Mari obsidebat: postea a Druso
Caesare militibus et ipsi familiae est adsigna-
tum » etc. Né è improbabile che sia stato
OcrialU
CER
dopo l'età di Cicerone, non
trovandosene menzione nelle sue opere, forse
dallo stesso Augusto; rimane dubbio però se
in forma di colonia odi municipio. Leiscrizionl
ricordano oltre che i Cereaiini Mariani (C.
X 5781) o Cereatini (C. X 5689. KE. 8, 612.
C. IX 3318), la tribù Cornelia {C. X 5783) e
Diwviri (5688. 5781),
Orda (5781,
Pontifex (5783).
Sexviri (EE. 8, 612) e
Sacerdos (5779Ì-
MoMMShK, il. 1. Lai. X p. 561.
CERENAECI (Lares). — Laribiis Cere-
tiaecis Niger Praculi f{ilitts) v(oium) fl_iòetrs)
s{olvU). Così un'iscrizione di un hiogo della
Hispania Tarraconensis pi esso Laiianavczes
(C. II 3384).
CERERES. - ^ (erps
CERERIA. — PiediLito che m due iscri-
zioni di Aquileta è dito alK (v ] lioiin dea
(C. V 761: Aiigustae Bonae deae CeTeri\a\e
sacrum etc.) e alla (\ ) Uater deam aiagna (C.
V 796: M{a(ri) dieiim) in(ìgnae) Cereriaev{o-
tuin) s{olvit) Frutiem rhymele etc
CERERTS
CE RE RUM
CERERUS
CERES. — La ^ tematica si riscontra
dittongata in C. Vili 1398 {(.leteri) e 16693
{Caereres). Forme arcaiche. Ciitres (C. 1
811), Cererus, (C. I 568= X 3780 e 5191) per
il genitivo classico Cereris (Cf. Vanicek, Gr.
iat. et. WOrterbuch i p. 120}. Come ricavasi
dai nomi delle divinità paleoitahche, etimolo-
gicamente connesse con Ceres {Kerri degli
Osci; Ance/a Cerri dei Peligrui; (^erfo Martio,
Mondo (^crfio, Tiirsa C^fia degli Umbri,
dietro l'analogìa di umbr. parfa perlai, par-
rà), anche Ceres potè, secondo l'antica orto-
grafia, suonare Cer(x)es fcf. E. l.attes. Le
iscrizioni paleolatine dei fittili e dei bronzi di
prov. etnisca p. 9).
Il Birt (in Roscher's Lexicon i p. 862)
osservando che il culto romano di Cerere, da
noi conosciuto, è interamente greco, né mai
vi fu in Roma, per quanto sappiamo, un san-
tuario della dea con rito indigeno, non ritiene
dimostrabile per il Lazio antico alcun culto di
Cerere, e crede che soltanto sotto l'influsso
greco l'antico nome delie biade e del pane fu
riferito alla dea greca delle biade e del pane.
Ma riflettendo che pressoché tutte (e stirpi
italiche possedettero una divinità, di cui la
Cerere non è solo etimolo-
Ssacenlos
saeerdos
y Google
CER
gica sembra più naturale vedere in Ceres
una divinità pakolatina agncola ed infera
come agriLolo ed mfero e il Atr\>)iis della
patera di VoIscl (Lattes Op cit p io 17
19) una in digitazione della terra concepita
sopratutto quile dispensatnce delle biade e
pur confondentesi presso 1 prischi Latini
con quelle altre a<.ce?ioni onde la niedesima
terra fu oggetto Di qui perduto h sua con
nessione con 1- rellus (Wissowt De feriit,
anni Romanorum letubtissimi p 8 9 cf Fasti
Praenestiui C I' p 137 cf Mommsen ib p
337) e con la Dta Dia che Iw Henzen (Arv p
48 ì dimostrando I identità dei sacra Arvalium
e degli Ambarvalia nel qnali in\ocavasi Ceres
sostituitasi a Mars ritiene non essere altra
che Ceres A tonferinare poi la stretta pa
reiilela di questa con le divinità infere oltre
che la naturi isteisa della dea le relazioni
sue con la Teln:, e la prova indiretti che bi
può dedurre di una diMuita ad essa aihiie
Cerus K qu ile nella bua forma plurale è
identica ai Maius (Lattes Op cit p 17 19
cf I ultima colonna della iscrizione etrusca
della Mummia p 26 38) non sarà inutile
rammentare che il niundus che nella sua
parte più bassi en sacro ai Manes ed agli
dei inferi iti genere era pui
SI denominala seondo la
Feste (p 142) muiidus Ceteris |* Cerens qui
mundus appelhtur ») e lerii/is ìmiiidahs è
(.hnniata una sacerdotessa di Cerere m Capua
C X 3926) Chiunque nonavesse resoi dovuti
onori ad un morto doveva sacrificare a Ceres
la polca praeadanea (Geli 4 6 M Fest p
223 Cf Birt m Roscher s I exicon p 864)
mentre ancora in presenza del cadavere da
seppellirsi veniva ad essa immolila la porca
praesentanea (Fest p 250) Ancora se lei
rtit (larvati) si fa legittimamente derivare da
Ceres questa dea sarebbe stata pensata anche
quale malti lanaimn (Preller ROm Mythol
a p 8 n 2)
Se SI accoglie-i^uterpunzione del Preller
(Op cit I p 87) un passo ilqnantoo&curo di
Arnobio (3 40) sopra la dottnna etrusca dei
Penati ci apprende che Ceres concepita a!
pari di Piilts quale diviniti mascolina e col
l'appellazione di Genius Imiatf entrava nel
novero di quelli L esistenza di divinità latine
maschili e femminili a un tempo come TU
liitno e Tellus (Aug civ d 7 23] Saiurnus
ed Ops Dis pater e la tnafet Larmn rende
la notizia verosimile e le porge conferma, oltre
il lat. - etr. Kerm, il diminutivo etrusco Ce-
rer-^va, designante appunto, secondo la con-
CER
«5
gettura del Lattes una divinità mascolina
{Cf Saggi ed appunti intorno alla iscrizione
etrusca della Mummia p iii 112) Ma il
Reifferscheid nella sua edizione critica di Ar
nobio (Corpus Script Ecci I at \ol 4
40) ponendo una virgola tra Cererein e Gè
mum loiialem sostituisce alla triade (Fortuna
Ceres Genius lovialis Pales) un gruppo di
quattro divinità e toglie quindi ogni fonda
mento ali asserzione di una Ceres maschile
Sara pero qui lecito osservare a sostegno
dell interpunzione accolta dal Preller che Ser
vio (Aen 2 325) enumera quali Tusa Pena-
tes Ceres Paics Fottmta né fa menzione al
cuna del Gemtts lo^talis come di un quarto
Penate e che in favore della tnade etrusca
sopra citata stanno le numerose altre triadi
teologali ctrusche che si vanno man mano
discoprendo (Cf Lattes Op cit p 241 cf
Rendironti del R Ist I omb Sene 2 \ol
27 Fise 16 p 642 nota) A questo propo-
sito gioverà anche ricordare che il Momnisen
(Chronol p 15) osserva essere il numero pan
prcdomin iute pei più antichi ordinamenti ci
vili e religiosi di Roma ed il numero dispari
di importazione seriore (che e per il Momm
seu importazione greca) Ma se il carattere
esse nznl niente greco del culto reso a Ceres,
Liber e Libera nei tempi storici è cosi evi
dente da non abbisognare di dimostrazione,
rimane però sempre discutibile se in genere
le trii^di teologali romane debbano farsi risa
lire ad influenza greca o non piuttosso ad
una etrusca più immediata e naturale Co
muiique le Ceres paleolat ne e con Ceres,
I iber e l bera che se invocati in unione ad
essa nelle feste campestri non erano forse
ancora stretti dal vincolo di una triade vera
e propria si incontrano con la triade greca di
ùnfiMTH^, 'jcat-xe-, e Kogn, di cui era horen
tissimo il cult) ad Enna in Sicilia e si fusero
interamente con essa Non tanto però che le
nuove forme greche cancellassero del tutto
il fondo a dir cosi paleolatino delle tre di
vinità il quale rimase evidente nelle loro ap
pellazioni rispettive di Ceres Liber e Libera
E questo fatto appunto dell avere 1 Latini,
aCLOgliendo la novella tnade sostituito ai no
mi greci dei nomi di conio prettamente ni
digeno anziché moditicare quelli secondo il
genio della loro lingua parla in lavore di un
culto di Cerere già ab antiquo esistente nel
Lazio, quando, pel tramite italiota e siceliota,
vi giunse la dea dei misteri d Eleusi.
Nel 258 u. e, essendo grande penuria di
yGÓOgIc
■■"^rf/' ■ . "CER
grano, dietro consìglio dei Libri Sibillini al-
l'uopo consultati, Aulo Postumio votò alla
■triade di Ceres, Liber e Libera un tempio,
che fu edificato nelle vicinanze del Circo
Massimo, e dedicato tre anni di poi da S]>iirio
Cassio (cf, Aedes p. 176), Arte6ci furono 1 greci
Damophilus e Gorgasus, mentre, nota Plinio
(nat. hist. 35, 154) « ante hanc aedeni Tusranica
omnia in aedibus fuisse auctor est Varrò >. Gre-
che furono per lo più anclie le sacerdotesse della
dea, e greca rimase sempre la terminologia
dei culto (Cic. prò Balbo, 24, 55). Ad ador-
nare il tempio di statue di bronzo provvide
il ricavo dei beni confiscati a Spurio Cassio,
secondo la notizia di Dionigi (8, 79], che il
Mommsen (Hermes, 5 p. 240) ritiene atten-
dibile e da accompagnarsi con quella di Livio
(3i 55. 7) e con !e altre poche traccie, da cui
Cerere apparisce quale protettrice della libertà
popolare. Distrutto da un incendio i\el 723 u.
e, il tempio fu ricostruito da Augusto e dedicato
da Tiberio (Tac. ann. a, 49). Dalla custodia,
ad essi delegala dell aedes Cerens trisscro
probabilmente il nome gli aediles pi bei 1 1
caricati delK presidenza de ludi i en Ics e
della cura annonae Per il dis mpegiio di qiie
st ultimo ufficio stava a loro disposi? oiie un
apposito locile nel tempio o presso il temi 'o
della dea donde esercitavano ia sor ei,l anza
sul mercato del grano e provvede n 10 alle
distnbuzioni popolan di frumento e di pane
Per ciò appunto Cerere e il suo temj 1 ) di
vennero ben presto il simbolo delle tu'ireiiti
glc plebee (Vedi sopra)
Istituitisi gh aediles cututes nel 3S9 u e
fra questi e 1 plebei si andò ilteriiatido la pre
sidenza dei ludi Cenales fino a che Cesare
nel 710 creo due aedtles Ctriales ai qu^li af
fidò la cura del mercato di grano e dei ludi
un aedtlts C trialts di Cesare h
, moneta (Eckhel 5 p 252) con
la leggenda — Ifemintus led Certolui pnt
mus fectt — e 1 immagine di Cerere (Ci I rt,l
ler 2 p 3940)
La festa principale di Cerere {Ctriaha e
ludi Cettales cf, Mommsen, C. 1» p. 298)
diventò annuale nel 552 u. e. Aveva luogo in
Aprile e durava dal giorno 12 al 19, in cui i
ludi erano circenses. Fasti Caeretani C. I* p.
213; Tusculani p. 216 = XIV 2575; Maffeiani
p. 224; Vaticani p. 242=VI 2299; fragm. min.
5 p. 251; Fasti Esquilini p. 210, in cui al no-
-me di Cerere si trovano congiunti quelli di
Liber e Libera, che non si riscontra espresso
in altri fasti cf. Mommsen C. I' p, 315. .
CER
Un'altra festa di Cerere avea luogo tosto
dopo il giorno anniversario della battaglia di
Canne (2 Agosto 538 u. e. cf. Fest, ep. p. 97,
Liv. 22, 57; 34. 6. Plut. Fab. Max. 18). In-
fatti, come appare dai menologia rustica (C. l'p-
281) l'Agosto era sotto la tutela di Ceres. Ri-
cordava questa solennità il ricongiungimento
di Ceres con Proserpina, ed in
le donne dovevano, come sembra,
nove giorni dai mariti, e di poi, in bianche
vesti ed adorne di serti di spiche, offrire alle
dee le primizie dei frutti (0«id. met. 10, 431.
Arnob. 2, 73. Cf. Preller 2 p. 45). Di questa
festa non abbiamo menzione nei fasti pubblici,
forse iierciiè « Graeca sacra festa Cereris ei
Graecia translata » (Fest. I. e. cf. Cic. de leg.
2. 9, 21. 15, 57; prò Balb. 24, 55. Mommsen
C. ì' p. 324). Forse cadeva tale solennità il
10 Agosto, nel qual giorno i fasti ricordano
la dedicazione fatta in epoca Augustea delle
are di Ceres e Ops Augusta nel vicus iugarius
(Fasti Amiteniini C. 1' p. 244 = IX 4192:
\ ailenbes p ■'40:3^\ I aagb cf Antntesp 248
= \ 663S)
Alle idi di Decembre nel tempio della Tel
1 is nelle Car ne facevasi un sacrifìcio a quella
dea »d a Ceres insieme (Fasti Praenestini
C 1' p 237 Arnob 7 32 Fab Pict m Serv
georg I 21 \arroinNon p 163 cf Momm
scn C I' p 337) Cerere veniva ancora invo-
cata come già se visto negli Ambarvaha ed
a lei era sacro li praemetium (Preller 2 p 8
-.egg)
Come la jiufiMrnp ^safi-apopo, cosi anche
Cerere in Roma ed m Italia era considerala
quale dea protettrice del vm olo coniugale
(Ce \err 5 72 187) Servio (georg i 344)
fa menzione di una festa chiamata nupir le
Ceiens od Orcz nupttae (probabilmente le
nozze di Plutone e di Persefone) «quas prae
sellila sua pontifices ingenti soUemnitate ce
lebrabant » Ma in relazione col mito del do
lore d Cerere pel rapimento della figlia essa
LI SI presenta pure quale dea ostile alle nozze
(Se V Aen 3 139 4 5S Cic nat d 2 24
62 <_f Preller a p 46)
Un teiumum Cerens che veniva osservato
prima ogni 4 anni, poi annualmente al 4 di
Ottobre (Liv. 36, 37. Fasti Amitern . C.
I' p. 245 ^IX 4192) fu istituito nel 563 u.
e. dietro il responso dei libri Sibillini. Sino-
nimo di teiumum è costui (Fest. p. 154 cf.
Mommsen, C. I' p. 331), a cui forse si
accenna in C. VI 87 (cf. Preller 2, 45, nota
2) , se pure non deve leggersi nella citata
epigrafe \C\ereres ca\stae'\.
y Google
CER
Ai misteri d'Eleusi e ubi initiantur gentes
orarum ultimne . (Cic. nat. d. ., 1.9) non
trascurarono di iniziarsi i Romani, clie nel-
l'ultimo secolo delia Repubblica si recavano
ad Atene, Si hanno teslimouianze positive per
Siila e per Antonio, per Cicerone e per At-
tico, ed è probabile che altri molti seguissero
il loro esempio. Ma il trionfo della religione
di Eleusi ai fu di vedere l'imperatore, cioè il
capo ufficiale della religione romana recarsi
a chiedere agli EumolpidI la coniniunicazìone
di quei misteri, di cui la dea stessa aveva
loro trasmesso il deposito.
Augusto fu iniziato ai misteri Eleusini (Suet,
Octav. 93. Dio Cass. 51, 4; 54, 9).
Di Claudio è noto che « sacra Eleusinia
etiam transferre ex Attica Romam conatus
est » (Suet. Ciaud. 25), Nerone « peregrina-
tione .... Graeciae .... Eleiisinis sacris,
quorum initiatione impii et scelerali voce
praeconis sunimoventur, interesse non ausus
est . (Suet. Nero 34).
Adriano fu il solo imperatore romano che
andasse lino all'epoptìa. Di lui narra Aurelio
Vittore (14) elle trasportò a Roma i misteri
Eleusini. Ma la notizia non merita conferma.
L. Vero, M. Aurelio, Comniodo, Settimio
Severo furono iniziati, Valentiniano, pur ordi-
nando la chiusura dei templi pagain', rispettò
i misteri d'Eleusi, i quali lìon furono defini-
tivamente aboliti che dall'editto di Teodosio
(Foucart, Les empereurs romains initiés aux
Mystères d'Èleusis - in Revue de Phil. 7, 3).
Un' epigrafe dei V secolo (EE. 4, 866)
menziona un mystes Cereris, che il Lanciani
(BM. 1S76 p. 110) crede sia Veltio Agorio
"pretestato, di cui si conserva nel museo Ca-
pitolino il monumento funebre, dove è detto;
Sacratns Libero et }£lensi\ttt\s (C. VI 1779)-
Alla moglie di Vettio Agorio Pretestato si
riferiscono le due seguenti epigrafi;
C. VI 1779 a: . . . . Aconia Fabia Pau-
lina e, f. sacrata Cereri et Eleusinìis, sacrata
apud Egiitam Hecatae, tauroboliata, hiero-
phantria etc.
C. VI 1780: Fabiae Aconlae Paulinae e.
/. filiae AeomXi] Catullini v. e. ex praef(ecto)
et consule ord., uxori Vetti Praesentali v. e.
praef, et consulis designati, sacraiae apud
Eleusinam deo laccho, Cereri et Corae, sacra-
tae apud Laemam deo Libero et Cereri et
Corae, sacratae apud Aeginam deabus, lau-
roboliatae, isìaeae hierophantriae deae He-
catae Grae£[ae], consacraneae deae Cereris.
In C, X 7501 lulia Augusta è assimilata
CER
aoj
a Cerere [L'ereri luliae Auguiiae ditri Amgm-
sii, mairi Ti. Caesaris Augusti etc.), cosi
come Sabina moglie di Adriano, è chiamata
in un'epigrafe di Megara y£a Arifi«Ttip (Sa-
Seha.y SaaiXiaactv 'ZSa.ainy, yénv ^niitirpit,
AiJTox/j(ÌTO;0os 'Ai5'/j(«*oC yuyaìxa. — Foucart,
Inscr. du Pélopoimèse, 50 e 50 a). Non però
yeo)Tipaq
CIA. Ili
va riferito a Kópn, come anche dimostra u
epigrafe in 'EpK/i. 'a.fx- '^83, y, 4-5 (Vedi
l'articolo citato del Foucart, Les Empereurs
Olire al cidto di Ceres, le iscrizioni ci
danno notizie del culto delle Cererei localiz-
zalo in Africa (C. Vili 580. 1548. J303. 6359.
6709. 1838. 11306. 11547? ri8a6. 12335. [2318.
14438. 1693); e, all'ìnfuori di essa, menzionato
in una sola lapide Puteolana (C. X 1585),
li Birt (in Roscher 's Lexicon p, 856) so-
spetta che si debba vedere nelle Cereres, la
Ceres Graeca congiunta con la Romatta; più
naturale sembra pensare a Ceres ed a Proser-
pina, strettamente congiunte nel culto a loro
reso (Cf, Caslores, che è la regolare designa-
zione di Castor et Pollux). Torna poi qui
spontaneo il riscontro delle Cereres e dei Ceri,
come già si vide quello di Ceres e di Cerus
(V. Lattes, Le iscrizioni paleolatine etc. p.
.7-19).
Quanto al ritrovarsi il culto delle Cereres
diffuso tanto largamente in Africa, non è forse
fuor di proposito attribuire in parte il fatto
alla tendenza peculiare alle stirpi Semiticlie, di
concepire la divinità sotto forma plurale.
a) Predicati,
a) Di Cerere.
Alma C. VII 179 =: EE. 7, 871 (?).
AtumiM, OH. 5717.
Antiatina, prolettrice locale, C. X 6640.
Augusta C. Ili 3942. 8085. 8102. Vili
III. 1398. 1623. 6041. 9321, XI 3196,
XIV 409. Cohen, Med. 8 p, 367.
Dea C. X 5654. 6109.
Dea sattcta Cohen, Monnaies ecc. 8, 67
(Piccolo bronzo di Elena a-).
Frugìfera C. XI 3197. Cohen, Monnaies
etc. 8 p. 367.
Graeca C. VII! 10564; cfr. VI 1780.
Larga, C. XIV 2852.
HelvifM (Elvina) C. X 5382 cf. luvenal.
sat. 3, 319).
Mater C. Ili 6096. VIII 9020. IX 4192,
Mater agrorum C. XI 3196.
Optima maxima OH. 5717.
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»8 ,CER
Sttncla G. HI 1771.
Satutissima C. XIV 1.
Segesla {EgeUaf) Cohen, Moiinaies etc.
5 P- 449.
Spidfera (il predicato è propriamente dato
alla Virgo, confusa nell'epigrafe con
Ceres) C. VII 759.
Tarriàitaf C. IX 2144.
Vertens C. X 129.
Cereri frugis troviamo in una moneta d'ar-
gento di CaracaHa (Cohen, Monnaies
4 p. 143); Cereri frufér. per ma-
nifesto errore di conio in una moneta
d'argento di Pescennio Migro (Cohen,
3 p. 406); Nummi Cercrìs C. IX
1545: Deiiie[iros . . . J C. X 3685.
b) Delle Cereri,
Cet\eri]&\us\ Augiustis] C. Vlil 14438;
[C\ereribus, donino \t\utorib[us).
B. Divinità con cui Cerere appare:
Aesculapius C. VIII 14447.
Annoila Augusti, in monete di Nerone
(Cohen, Monnaies etc. i p. 279)
di Adriano ( 2 p. tao), di Settimio
Severo (4 p. 6). I-a unione
le dne divinità sulle monete
penali è in rapporto con le frequenti
largizioni fatte. alla plebe romana
Revee des Revues in RPli. iSSt
155, '■)■
Diana, C. Ili 7260: Cornufic, Cri. f. Mo-
d(é)sta Polos Cerer. Dianam s(iitt)
P{ecunìa) consecravit. - Cfr, CIG. 1449:
Xoy TOiv a.yimrkTOiv &«o?v ^evd^ecjiv,
A«iAtiTpi xai K[ó]pH, aefit
x[a.]ì x^iai Stòiv eàv, TtpoaSe^a-
Genius doni>ior{um) et Lares C, V 2795.
Genius loci C. IX 1543.
I{upiier) Oiptijrttts) M{aximHs) C. IH
8085. 10842.
Lares (vedi sopra),
Liber C VI 1780 dove è detto pure lac-
chus; NS. 1888 p. 389.
Mercurius C, XII 2318.
Numen Augusti C. VII 170?
Numina Augusti EE. 7. 87"?
Nymphae C. XIV, 2.
Ot>is Augusta C. IX 4192.
Pluto e. Vili S442.
Plulo Cyria, diì sancH, C. Vili 9020.
9021 (Cyria = Syria?)
CER
VI
Proserpina C. I 619. (Coi
1780).
Teìtus C. Vili i?3,i2.
Veniis, C. IX 3087. 3099. 3090, X 680.
688. (?), 5:91. EE. 8, 315. 855.
Nel compilare I! presente elenco non si è
tenuto conto di quelle epigrafi, in cui Cerere
viene invocata o citata insieme ad un gran
numero di altre divinità, (C, II 2407. VII
759)-
Per le Cereri v, C, VII! 16693 (Pagus
Tirratensinm, Afr. Proc): Caereres (sic) et
Plutoni Ang. sac(ruiu) prò salute iinp. Caes.
M. Aureli Antomni Pii Fel. Aug. et totius
\domus diviiiae'] Tiirraleiises etc,
C. Sacerdoti,
Il culto di Cerere e delle Cereri era per
lo più affidato a donne, come l'esame delle
epigrafi dimostra ad esuberanza,
I. Sacerdotesse di Cerere.
1) /« /àilia.
Aesernìa C. IX 2670: Viva fedi Snellia
C. /. Consanica sacerdos Cerialis Deia
Libera etc,
Atina C. X 5073.
Capua C, X 3912? 3926: icnria
M. /. sacerdos {cerialis mundalls)
d{e) s{ua) pi_ecunìa) Aanundum) c(u-
ravit).
Corfinium C. IX 3r7o.
Formiae C. X 6103.
Pompei O, 2190 (in greco).
2) Nelle Provincie africane (cf. Hirschfeld
AI. 1886 p. 28 segg.);
Capsa, nella Byzacena C. Vili 112.
Carthago. nell'Africa proconsularis C. Vili
1140.
Saldae, nella Mauretania Sitifensis EE. 5,
947.
Mila, EE. 5, 925 e
Tiddis. C. Vili 6708 nella Numidia,
Nelle seguenti epigrafi la sacerdotessa
porta la designazione di piiblica : C . IX
4200 (Amitemum?). X 812. 1074 a-b (Pompei)
1812, 1829 (Puteoli), VIII 12335 (Afr. Proc,).
E nelle seguenti, rispettivamente, le designa-
zioni di publica sumina, pubtica Prima, publica
populi Romani Siculo, publica pippuH) P{o-
mani) Q[mriiiumy. C. X 4793. 4794(Teanum
Sidicinum). VI 2181, 2182 (Roma), Talora i due
sacerdozii di Cerere e Venere sono esercitali
dalla medesima sacerdotessa, come si può ve-
dere dalle epigrafi C. X 5191 (Casinura). EE,
8,315. 855 (Pompei); C, IX 3087. 30S9. 3090
(Sulmo), Una sacerdos publica Veneris et Ce-
yGcfogle
CER
un epigrafe di Surren-
tuni (C X 680) e probibiltnente in un'altra,
p«re di Surrentiim (6S8)
Nei titoli seguenti la determinazione di
Cereiis a sacerdos si deve credo supporre
C \391uCap1n) He>ei,iiiaV [/,]... sa-
cerdos Cereri taf loc[o) d{al(o) d(ecreto)
C. X 6640 (Antium): vedi sotto.
C. Vili 1623 (Cirta, Afr, Proc.): Cereri
Aug. sac. Valeria Saturnina saceydos, inaiar
Jlaminica positere.
C, Vili 14381^10364 (Vaga, Afr, Proc):
Ex imperio Cereri Graec[ae\ sacr[ii\iu. M.
Larii[di]us A. \/{ilius)'\ Aiitbugaeus sacerdcs
pritniis arain qum grad\t\bus dedicmiit) in suo.
II, Sacerdotesse delle Cereri,
i) In Ilalia:
Puteoli, C. X 15S5?
a) Nelle Provincie:
. SaJtus Mas.sipianiis, C. Vili 580 e
MacLiir, C. Vili ii8a6 nella Byzaceiia.
I.ambaesis nella Nuniidìa, C. VII! 3303.
In un titolo di Ammaedara (Byzacena, C.
Vili 15447) si deve forse leggere s[accrdos)
C(ererttm) P{uòlica); sacerdos Cerert/m loci
primi è designata la sacerdotessa di un titolo
di Maslar (Numidia, C. Vili 6359) e sacer-
dos magna in C, Vili 11306 (Cillium, Bjza-
In due titoli (C. !X 1084, territorio di Conip-
sa e ^SSS. Pinna) la sacerdos porta la designa-
zione di Cereria. Ma Cereria è anche predi-
cato della Bona Dea (C. V 761), onde è pos-
sibile che al culto di questa, non di Ceres, si
riferiscano quei due titoli.
III. Sacerdoti di Cerere,
i) Ih Italia.
Atina C. X 5145 (?)
a) Nelle Provincie
Avitta Bibba, nell'Africa proconsularis C,
Vili 805.
In C. Vili 14447 (Afr. Proc.) ed in AM.
14 p. lao jHencliirel Faonar) il sa-
cerdozio dì Cerere va unito nella stessa
persona 3 quello di Esculapio, e ad
altri.
Sacerdoti delle Cereri.
Carthago, C. Vili 12318 e
Vaga nell' Africa proconsularis AM. 14
p. 105, dove sono chiamati una volta
semplicemente sacerdotes, ed, una
volta sacerdote^ Cererma.
Tiddis nella Numidia, C. VII! 6709: lS\it-
CEV
W-
Utts {Imì^wtr^MS a] sacr\is) [Cè\renim,
D. Collegi e sodalizii.
Magistreis Cerents (C. X 3779 Capua). Cui-
tores anlistes (^= antisfites) deae Ce-
reri\s\, C. X 5654 (FabraterJa vetus);
Cerea\tes\ ( :=cultorcs Cererum ) C,
Vili 14395 (Vaga. Afr. ?tOK.)ColU-
giuiii Cereris C. li! 10511 (Aijuin-
In C. XII, 2318 (tra Gratlanopolis e i
Ceutrones. Gallia Narb.) è menzionato
iin S£r[vus) Merairi et Cereris.
Il collegio dei mensores /rnmenfarii di
Ostia ha il predicato caratteristico di
Cereris Angtistae.
E. Dedicazioni,
al A Cerere.
Acdes. C. XIV 375 (Ostia): aedicula, C.
Vili 16319 (Lares, Afr. Proc.J; ara,
C. Vili 9oao, 9031 (Auiia, Maur.
Caesar.); ara, caia gradibns, C. Vili
10^64 (Vaga, Afr. Proc.) ianua cuin
suis ornamentis, C. Vili 12332 (Bu-
Djelida, Afr. Proc); porticus, C. Vili
805 (Avitta Bibba, Afr. Proc); pu-
teus, C. XIV 2 (Ostia). Notevole è
il titolo e, V 2795 (Piitaviuni); Gemo
doiitnor. Cereri T. Poblici.11% Crescens
Laribiis publicis dedit iinagines ar-
genti diias iesiamento etc.
È importante l'altro C, 111 547 (Eleusis,
Achaia); \Ap. Claodijiis Ap. f. Pul-
cke[r'\ propylum Cere\ri et ProserpÌ\-
nae, ca{ii)s{ul) vovit, {iiit\perato[r eoe-
pit PtUcher Clau^ius et Rex Mar[cius
/ec]eruii{l ex Usiaiii{tii/o)],
Trova posto qui anche il titolo C. X 6640
(Antium): Claudia Attica Attici Aug,
lib. a rationib{us) in sacrario Cereris
A'iHatinae deos sua impensa posuit,
sacerdote I:ilia Procuta, Imfi. Cae-
sar. Dominano Aug. Germanie. XI
b) Alle Cereri.
Imna, C. Vili 183S (Theveste, Numidia).
F. Restituzioni.
C. X 3685 (Puteoli): Cn. Cn. LuccH... \Pa-
te]r etfitius pr. sacra Deme\tros resyituertml;
Lucceia Cn. /. Polla Qui[rim et Lucyeia Cn.
/. Terlulla Pia Galli aedem Demetros et quae
circa [eatn aedem sita su]nl et porticus p{ecu-
nia) s{ua) restitueruut. Alla restitudone di u-
na porticus templi Cererum velusiale consum-
pta, fatta dal patronus rei publicae prò salute
Imp. Antonini Aug. Pii liberoruinq, eius,
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■' iio'
CER
1^ accenna in C. Vili- 1548 {Agbia, Afr. Proc.);
e 14395 a quella di una cella cum pronao
(pure delle Cereri) vetastale Capsa, [prò sa-
lHle\ imp{efatons) Caes{aris) L. Septimi{i) S[e-
Vtri... et M. Aiireli{i) Anlonhn Ca\es{aris)...
H, Diffusione del culto.
a) Di Cerere.
*) Roma.
Vedi sopra. Al culto di Cerere in Roma
si riferiscono, altre epìgrafi: C. 1 Sri, anche
le tre seguenti: C. VI 2181. aiSa. BM 18S7
p. 211.
fi) Italia.
Regio I (Latinm et Campania);
Antium, C. X 6638. 6640.
Aquiiium, C. X 5382.
Atina. C. X 5073. 5145.
Capua, C. X 3912. 3926. 3991.
Casinum. C. X 5191.
Cumae, C. X 3685.
Fabrateria vetus, C. X 5654.
Formiae, C. X 6103. 6109.
Miseuum, C. X 3517. 3540. 3546, 3554.
3592.
Ostia, C. XIV 2. 375. 409.
Pompei, O. 3190; C. X 812. 1074; EE.
8, 315- 855-
Praeneste, C. XIV 285;.
Puteoli, C. X iSia. 1829.
Surrentum, C. X 681. 688.
Teanum Sidicinum, C. X 4793. 4794.
Tusculum. C. XIV 2575.
Regio II (Apulia et Calabria):
Beneventum, C. IX 1545.
Pagus Veianus. C. IX 1499.
Regio III (Bruttii et Lucania).
Paestum C. X 467,
Potentia, C. X 129.
Regio IV (Samnium):
Aesernia, C. IX 2670.
AUifae, C. iX 2321.
Amiternum, C, IX 4192. 4200.
CarseoJi, C. IX 4052.
Corfinium, C, IX 3170.
' Saticula (?) C. IX 2144.
Sulmo, C. IX 3087. 3089. 3090.
Regio VII (Etruria):
Capena, C. XI 3933.
Falerii. C. XI 3083.
Nepet, C. XI 3196. 3197.
Pisae, C, XI 1414.
Volsinii, C. XI 2681.
_ Regio X (Venetia et Histria);
Patavium, C. V 2795 {fortasse ex Dalma-
tia adlatus).
CER
Aedes di Cerere troviamo ad Ostia (C.
XIV 375) un sacrarium ad Antium (C. X
6640) un tempio a Falerii (C. XI 3083), Pro-
babilmente un tenjpio dovette esistere a Fa-
brateria vetus (C. X 5654), come pure do-
vunque la sacerdotessa porta la designazione
di pitbtica.
f) Provincie.
Gaulus (insula), C. X 7501.
Panhormus, C. X 7266,
Ta rracotiensis.
Tarraco, C. II 2407 (Quivi però Cerere è
nominata con un gran numero di al-
tre divinità).
Narbonensis,
Fra Gratianopolis ed i Ceutrones C. XII
2318.
Vienna, C. XII 2896.
Territorio dei Volcae C. Xil 5687, 19.
Germania inferior.
Luogo incerto, OH, 5717.
Britanirìa .
Deva, C. VII 170 — EE. 7, 87; ?
Magnae, C. VII 759.
Pamionìa super io r.
Emona, C. Ili 3835.
Siscia, C. HI 3942. ro842,
Moesia superior.
Uipia Ratiaria, C. Ili 8085,
Viminacivim, C. Ili 8102.
Moesia inferior.
Istrus, C, III 7526 (vicus Cereris).
Dalmatia.
Narona, C. Ili 1771,
Novae, C. Ili 8508.
Ackaia.
Eieusis, C. Ili 547.
Patrae, C. Ili 6096. 7260: ....Cortmfic.
Cn.f. Mod{e]sta polos Cerer. Dianain
s{ua) p[ecunia) consecravit.
Byzacena.
Capsa, C. Vili IJ2.
Africa proconsularis.
Avitta Bibba, C. Vili 805. 12271 ?
Bu-DJelida, C. VII! 12332.
Carthago, C. VIII 1140.
Henchir-el-Faonar, AM. 14 p. 120.
Cirta, C. Vili 1623.
Lares, C. Vili 16319.
Thigniea, C. Vili 1398.
Ticliilla, C. Vili 14890.
Vaga, C. Vili 10564.
Mauretania Caesariensis.
Auzia, C, Vili 9020, 9021.
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Caesarea, C. Vili 9311.
Maitretania Sitìfetisis.
SaJdae, EE, V 947.
Sitifis. C. Vili 8442.
Numidia.
Arsaeal, C. Vili 6)41.
Mila, C. Vili 19993.
Tiddis, C. Vili 6708.
b) Delle Cereri.
a) Italia,
Puieoli, C. X 1585.
b) Provincie.
Ammaedara, C. Vili 11547.
Cillium, C. Vili 11306.
Mactar, C. Vili iif36.
Sallus Massipiauus, C. VUI 580.
Africa proconsularis.
Agbia, C. Vili 1548.
Bu Djelida C, Vili 12335,
Carthago, C. Vili 12318.
Henckir-el Oued, C. VHI 16693.
Negasckiaì C.VIII 14438.
Vaga. C. Vili 14395-
Nniiiidia;
Lambaesis? C. Vili 3303.
Mastar. C. Vlil 6359.
Henckir Salah RA. 1893 I p. 390 {....plebs
fmidi... maceriam dom{us) Cererium)
Sina) piemuia) /{ecil).
Theveste, C. Vili 1838.
Tiddis. C. Vili 6709.
Templi delle Cereri sono menzionati in C.
Vili 1548. 1538 e in C. Vm 14395.
A. Festalozza. G. Chiesa
CEEES (nftvis). — ' C. X 3517. 3540.
3546. 3554. 359^. "- Clussis.
CERET — Ceretanus lesgesi in nm la
pide fraramentita della BaetiLi {C II 986)
a CUI 1 Hubner fa segu re i\ 1 sta
ne « Ceret oppidiim praeterea
tantum notiim est (Eckhel i 60) cerei m
scnptis quorum nisignia caput muliebre
diadematum spicae duae urbe ni in Bie
tica sitam fuisse demonstrant Ideni Aitsse io
niecit Ukertus p 357 Lum oppido quodam a
solo Stephnno Byzantio (p 481 1 Ma neke)
Ita nominato heenndum Tlieipompum (i 316
Moli ) Sn^oc TTOÌf, TtEfi ras Hpctickiiavi
ffrnJtccs quod qu-im mcertum sit appare! >
CERE ** — Nel d-^creto del senato di
Pisae emanato circa le onoranite da rendersi
al figlio di Angusto L Caesar leggesi fra
CER
»il
I altro (C XI zo lin 33 seg ) st gm privalim
zelmi Mambus euis tn/enas viiUcr^f, uive
qms\ atiiphus uno cereo un ze face cormtape
mii/ìi etc Cosi pure fri le disposizioni test»'
mentane che Irovinsi ni um iscrizione di Au-
zn nelh Mauretania Cnesaneiisis (C. Vili
9o5?J il testatore ordina ili eiede ut slaiuam
nieam et ux.orts tiicje ieigeat et unguat et
caronti et cer{eot duo) accendat etc Sull'uso
dei ceri nei funerali e innanzi alle statue v.
Cic de off 3 ao Senec de tranqmll. 11; de
brcv vit 20 ep 12! cf PI ut Cure. 1, j,
9 Mirt 14 42 Isd ong 10 3 etc,
Ceieus e anche Lhiamata in genere la fa-
ce da cu nvean diritto di essere preceduti i
magistrati neih lex coloniae Genetivae (C. II
5139 I 3 lui aosegg) Iisgue II zi,\is) ae-
(tihbusque dun eum ìuag(istrituiH) habebuni.
logos Pi aetertai funaha certos hahere pale-
sijsq{ie) esla II Monmisei (Stnatsrecht i p.
423 seg ) si \A\e di questo hioto per dimo-
strare, che Cicerone aiea in mente appunto
un tale diritto, quando (Calo 13, 44) scriveva
di C. Duiliua console nel 494 ti. e: 1 dele-
ctaliiitur cereo (non ctebio o ciedo) funali et
tibicme ([uae sibi nullo exe nplo priiatiis sum
[jserit » cf Vii Max 364 Fior 1 13
\ict 38 Horat sit 1 5 ,6 rgli crede 1
noltre che la presenzi del t biien fra gh ap
pnritores dei maf,istrati romani sia da spie
garai con ! officio die essi ideino accompa
(,iiando quelli di notte di dare il segnale del
loro pissaggio Al tempo degli liitoiiiiil fu
quello di esser preceduto dalli fice un diritto
anche dell imperatore {Dio Cass 71 35 He
rod 2 "i 8 7 I Curt 339 Ammian
21 6 34) e dell imperatrice (Hcrod 1 8 16)
CERFENNIA {Col hmeno) — Città
dei Marsi a destra del H,ij Fucinus, sulla
via \aleria tra Alba Fuceiisis e Corfinium
(Itin Anton p 308 seg fab Peuting. 6, a. Ra-
\enn 4 34 35) Un miliario dell'imperatore
Claudio proveniente dai pressi del monte
Teate ne determina ancora meglio il luogo:
C 1\ 59 3 Ti Claudius Caisar.,.. (a. 48149)
lam Claudtam yaleriiam] a Cer/enma
Ostia Aett[riii] tnumt jlemgue poiites fedi.
\LIII {ci Strab 5 3 9P 337- e. ii p. 138).
E molto probabilmente la "Zepevvia. di Dio-
doro (20 9) e Cesenna che Livio dice aver
1 Romani nell anno 449 u e. ricevuto dai
Sinuti insieme coi bora ed Arpinum (Cf.
Holsten adn ad Clu\ p 153). Le poche
iscrizoni che ne pro\engono (C. IX 3649-
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Goógic
sia CER
3653. 6347), non oHrono alcun
torno al suo ordinamento interno.
GERIALES. — Così si chiamano i com-
ponenti eli una corporazione, la quale molto
probabilmente, a similitudine del collegio de-
gli Augustall, si formò di sacerdoti di Cerere
dopo che aveano compiuto ìl loro officio. Kssi
ricoiTono per lo più in luoghi dell'Africa pro-
consulaiis, come:
Bisica — C. Vili 12300; Memoriae M. Cae-
cili Felicù MarHalis C. Caeci\li\ Felicis
eigiegì) v{iH) Jia,n{mis) perp{efui) M
decnriones et Caereales;
Mustis — C. Vm 15585: d. ut. s.C[n\. Cor-
n[elius) Datus deéittrio) sacerdos Cerea-
tiimi, arc{arius) etc, — 15589; D. m. s.
Q. luHus Telius Ui-banus pater tot
fauium elM^amen) p(er)p{etuus) patronus
Cerealiiiin etc. — 15590: Iiisiitius sacer-
dos Cerealium.
Vaga — C. Vili 14394; cellatn emù
proaavo vet\nstate collapsain gii\am sa-
cerdolales et Cefea[tes ade^ornandiun terii-
pliim Ce]rerum etc.
/fr. el-Ulsl — C. Vili 16417: . . \p\b cnius
dedkaiione(iii) ludos Isclaeìiico^s ef\ epii-
lum curiis et Caerealùìis exMbuet- . . .
In Histonium poi, in Italia, lo stesso col-
legio è appellato dei
Cerialeg urbani — C, IX 2835; Herculi
ex voto araiii L. Scantiiis L. liUerius) Mo-
deslus VI vir Aiig(uslalis), mag(isier) Larum
Aug(usti), mag{ister) Ceriatìmu uròaaorum
etc; — 3857: Q. Pagmuus P. Hiòertus) Az-
tneniis magljster) Cerrial. (sic) sanctum refe-
di etc,
CERIALBS (lodi). — Furono istituiti
forse contemporaneamente coi ludi plebei nel
534 u. e, o poco dopo, e duravano dal 12-
19 di aprile: certamente nel 552 u. e. ricor-
revano già stabilmente (Liv. 30, 39}. Son
mentovati sotto quei giorni nei fasti Esquìlini,
Caeretani, Tusculani, MalTeiani, Fraenestini e
Vaticani (C. 1* p. 315}.
Da essi si vede quindi- che spettacoli cireen-
ses non aveano luogo che nell'ultimo giorno
(Tac. ann. 15, 53. 74); di scenici si ha noli-
zia soltanto nell'Impero (Tac. hist. 2, 55. lu-
ven. 14, 362 cf. Ovid. fasti, 4, 262). Un de-
naro dei Memmii (a, 680-704 u. e.) ha: Mem-
tnitts aed{ilis) Cerialia preitniiS fecit (C. I
490 cf. Eckhel 5 p, 252. Mommsen, MQnz-
wesen p, 642). Cf, Preiler, Mythol. 2 p. 40
segg. MarquardC, Staatsv. 3 p. 500.
CERIALIA. - v. Cepiales lodi.
CERIALIS (aedilia). — v. Aedilis p.
227.
CERIALIS (flamen), - Si ha in una
iscrizione di Mevauia, nell'Umbria (C. XI
5028): Sex. Caesia Sex. [/.] Propertiano fia-
vtini Cenali Romae, proc(uralori) iiiip{fra-
toris) a patriinifliiio) et heredit(atibus) et a
li[ò'\ell(is) etc. Era dunque indubbiamente
un (lamine di Roma, e dovè far parte di
quei flamines minores, di alcuni dei quali si
son conservati i nomi, come CarmeiUalts,
F/oralis, Volcofiaìis nK. (cf, Marquardt, Staats-
verw. 3 p. 327).
CERIALIS (iiraetor). - Titolo del ma-
gistrato supremo di Beneventum, nel tempo
che fu coionia romana, e propriamente dalla
fine del secolo II (C. IX 1637. 1640. 1641.
1655). V. BeueventaiD.
CERIALIS (saMHlos). — È lo stesso
che sacerdos Cereris, sacerdotessa di Cerere,
e ricorre in una iscrizione di Capua (C. X
3926; sacerdos Cerialis mundalis) ed in una
di Atina, nel Lazio (C. X 5145 cf. 3073). A
Capua stessa poi si ha pure il titolo di
Sacerdos Cereria (C. X 3912), come in al-
tre città della Campania, a Formiae (C. X
6103. 6109; sacerdos deae Cereris), a Pompei
(812. 1074 a: sacerdos Cereris publica), a Pu-
teoli (1S12. 1829: sacerdos Cereris publica),
Teanuni Sidicinum(4794: sacerdos Cereris pu-
blica prima; 4793; sacerdos Cereris pitbiica
sumuia). Surrentum (680. 688; sacerdos pu-
blica Veneris et Cereris). Con forma arcaica
si ha sacerdos Cerer[us) et Venerus in una
iscrizione di Casinum. — In una lapide di
Puteoli (C, X 1585) ricorre un sacerdos Ce-
reruin; non si tratta però del culto della Ce-
rere romana (Cf. Ceres p. 207).
CERIALITATIS (bonor). — C. IX 1655
cf. Cerialis praetor.
CERTOLARIUM. ~ Specie di candela-
bro proprio per sostenere dei ceri. Non si ha
che nelie seguenti iscrizioni: C. VI 18: Do-
mino Aesculapio .,'... T. lulins Genesia-
cus et Caecilia Bal&itla ceriolaria duo Saturi
etc. 9254; cuin basi marmorea et ceriolari-
b{iis) duobus aereis habentibus effigien% Cupi-
dinis tenentis calathos etc. O, 2505: Decimia
C. f. CaHdid(a) sacer{dos) M{alris) d(eum)
delficam cum Laribus et ceriolarìs n{umero)
XXXVI. Forse si ha pure in una iscrizione
'di Malaca (C. II 1968), se la lezione propo-
sta dal Muratori e seguita dall' Orel li (2506)
è giusta.
y Google
CER
ili
> il B
: di
Certolarias della lapide di Salonae (C. Ili
2112 cf. 3113) per indicare forse il fabbricante
di tali ciiideHbri
CERMALUS - % Palatimi^
CERNENS (aqaa) — v \qna p 568
CERNENUS (lapiteP) —E noto per due
moiiunientL epigrafici una t<noH ceriti dU
la DaCLa (C III tab 1 p 925) da cui 11
vede che ui Albiirnus ttiaior v eri un coUe
gmm che pigliava nome da ciuesto Goie
con magisier Ams quaestoi es e 54 soci e una
iscmione di Cirthago (EE 7 158 — C \11I
12484) Aov.) oiptimo) [«({«^"«"l] Ce,{,u.„o)
Cl(,attdius) Miu(a/ra) col(ontai) d[ouo) d{al)
Secondo il Monim<!en (C III p 921) 1!
predicato sarebbe forse m rapporto con un
villaggio chiamato korim nelle vicinanze de
luogo onde provengono quelle tivoìette cera
te Steuding (in Ro'ichers I eticoii s \ ) vi
vede piuttosto un analogia con (\ ) Temnil
CER^OPHARl!S - v UernopLoi uì
CERNUNNO& - niunifi celtica •«
condì 1 Holder (Alt celtisJier Spr iclischitz
s V ) lo stesso che il Dis pater (Cies beli
Gali 6 i8) e li lupiter Cernenus del Roma
ni dal radicale eermi=^ hoi a scortiti Si ha
nella iscrizione di un altare dedic-tto dai
nautae di Lutetia del tempo di Tiberio (O
i993^DeWal Mjth Sept n 331) Sot
to I iscrizione è rappresentata una figura u
mana cornuta in parte distrutti e torse
accoviccnta 11 D Arbois de lubiuivlle pone
in raflronto snnih rappresenlizioni cM cel
tico Dio della notte e forse il nome Cornuto
(cf Cameas] Mene dal portare esso sul capo
la luna falcata tanto più che nella iscrizione
accanto ad esso son nominati pure Castoi e
Pollux le -itelle dei naii^ntori
CERNUS — Grande vaso di terra con
piccole cavita o tazze minori riunite insieme
usato nel sicrifizio del taurobo! um e in gè
nere nei niisten dei Corybanti (Athen XI
467 e XIV 629 e cf Seliol Ni Al 317
Poli 4. 103 etc ) Si ha m una iscnzione di
Roma dedicata alla Mater deum Magna (C.
VI 5o8)e in un'altra di Mactar, nella Byzaee-
na, Bulletin archéo!. 1891 p. 531 (cf. RA. 1892
I p. ag8. RPh. 1893 p. 167, 31); M{ain)
dleam) M(agnaé) I{daeae) Aug(>istae) sacrum
Q. Arellias Optatianus eq{aes) R{o-
manus), sacerdos, perfectis rite sacris cemo-
ruin crioboU et lauroboH, suffragio ordinis
eoHonia£) suae Mactaritanae comfirobalus an-
tisles, sump/ibtts suis etc. Cf. Espérandieu,
Inscr ant de Lectoure p 108 segg
CEROMATITA - I editto di Diocle
ziano «de pretiia rerum venaliuin» lo ricorda
a proposito dell onorano dovuto alle vane
spece di miestn (7 64 71) 64 Ceiomatitae
m singidts discifiulis mensltiios {denartos)
guinqu Ignita In or gì ne signihcù colui che
nei ginnasii e nelle palestre ungeva gli atleti
e 111 genere 1 ginnasti di una specie pirtico
lare di unguento composto di cera (xb^ocd^J,
che pare essere veiuto in uso soltanto nel
tempo dell Impero (Sen ep e,-j i Plin
nat hist 19 26 35 16S Flit quaest conv
11 4 1 p 63S C cf Sctiol Al Egn 492)
I iu tirdi pero quando i'(rowj« passò a signi
ficare la stessa pilestra (Sen de brev vit
12 2 Plin mt hist 35 5 Plut nn sen
ger resp 12 p 790 E) cetoinatistes mAxb A
maestro di ginnastici e in questo senso è
usato appun o nell editto Cf Bllimner der
M-i\imiltirfetr p 116
CERRITANAE (jiernae) — v Penta
CERTAMEN — L m iscrizione urbana
dLlU seconda nieti del secolo IV ha (C VI
101 ';4) I^tliimeiiiiiii in o/iiiti aclketico (sic)
ceitmmiie ab oliente rd oictdtnte usq{.ué) v%c
Altre J ip di htine offrine le seguenti spe
Certameii barrarnin — v ISarcarum rer
lamen
l g:\ninicam — C HI 195 = 6829 (An
tiochia Pisidne) C Albtuto C / Scr{gta)
Fumo aed(ili\ II tiiip) qui pccuntam desti
fiajit per test imentum at e rtatiien gymmcum
qifo\d\ aiiHis {fyiaeiidtivi diebus Jeslis Luriae
etc
e igelastiiDin C X 515 (Salemum)
Imp^eritori) Cae%(art) dm Hadrtam fit^to^
dt</t r/aiaiu Partktcì tiepoU dtvt Nervae
proru:p(oti) r Aelto Hadnano Antonino 4ug
Pu> (a 142) coiistituiort sacri cer-
tamtms [i]selastu:t socti Itclores populares de
nunttatoies Piitt-olani 1 ricordato pure m un
senaloconsulto del tempo di Traiano, in quanto
esso fu instituito nella città di Pergamiim: in
honorem templi lovis Amicatis et [ìmpiero'
ioris) Caes(arts) divi Nervae /. Né\rvae Tro-
iani Anglisti Germanici Dacici etc. (C. Ili
7086). Quanto alla prima iscrizione, il Momm-
sen (C. X p. 183) crede che quell'agone sia
stato istituito da Antonino Pio ir
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ai4
CER
Adriano, sepolto in Pnteoli (Cf. Spart. Hadr.
a;. Arteniid. Onir. r. 26. CIG. 1068. 1720.
5810, 5853. 5913)- A questa specie di cerla-
tnen accennano Vitruvio (Praef. 9), e Plinio
(ep. IO, 118. 119), e da Svetonio (Nero 25)
e Plutarco (Symp. 2, 5) si vede che gli
atleti che vi avean pigliato parte ed erano
sthti vincitori, solevano entrare trionfanti in
città per uim breccia aperta nelle mura. Cf.
Civitelli, I nuovi framm. di epigrafi greche
etc. p. zSsegg.
C. pentabetericum. — C. Il4i36(1"arraco):
cohorl{is) I Bi-eucoiiinn) ii-Ìb{uno)
mil(itum), firoc[uralori) Alexaiidriae , agono-
thttae certaminis pentaheterìci bis etc.
C. pngilam. — C. Vili 1323=14855 {Tuc-
cabor nell' Africa procons.}: . . . . et ob de-
dicaiionem pugilum ceriamiria dedit.
C. qninqaenRale. — C. XH 3133 (Neman-
sus): T. lulio T. f. yoi(iima) Dolabellae
qualUiomtXó) ab aerar{ió), pontìJ\tct), prae-
f(ecto) vigiì(i"n) et artitor(um) sacra synhodos
Neapoli ceriatnine qainquetmale decr{evii). Cf.
Friedlander, Sittengesch. 2' p. 75 seg.
Una moneta di Nerone (Eckhel, 6 p. 264)
ha: cert(atnetì) quingiitennalé) Rom[iie) coii-
[stilutum).
C. talanttaeam. — C. Ili 6835 cf. 6M36
(Antiochia Pisidiae): Cn. Dotiio. Dotti Ma-
ryllini f{ìtio), Ser{gia) Platuiano patì\otto)
col{oma€), fla»^ni). II "f^") {tteriim) ?(««)-
g{Hennali) . miineiiario) (ilenim) et agonotke-
{taé) perpieluo) cerlttm(inis) g(iiin)giiieima!is)
talanl(iaei), Asiarch(ae) letiipUt) spte!id(idii-
siiitaé) civit{atis) Ephes{iiiorum) . Era cosi
detto dalla circostanza, che ai vincitori si da-
va in premio un talento. Cf. Agon — Asono-
Ibeta.
CERTENCINUS (HeroalM). — C. XIV
3553 (Tibur). — Herculi Viciori CertenHno
M. AureHJus'S Augiiistì) liè[ertus) Zoticus etc.
Predicato che pare provenga da luogo a noi
ignoto.
CERTIA {Romht). — Citlà al setten-
trione delia Dacia, presso Porolissum, sulla
via che da questo luogo conduce a Napoca
(Tab. Peutiiig,6,3: Certic, Ravenn.4,5: 4. 7 p.
178). Le poche iscrizioni che ne provengono
(C. Ili 839-841, 6249. 7643) non contengono
dati circa il suo ordinamento. Se ne hanno
pure tegulae, di cui una della cohors II Bri-
tannica (C. Ili 8074, 11), un'altra de! la cohors
I Hispanormn (C. Ili 8074. 18) e un'altra
della cohors VI Thracumì (C. Ili 8074, 24).
;. Ili p.
■37«.
CER
CERVAE. — C. Ili 1.103 (Ampelum,
Dacia ): Libero \fi\atri et Li\ì>\ere, Hcrclia-
\ii\is et cervabttlsl Roinanus Aiig{iisti) ti(ostri)
et /ìitr{elia) Creste vo[l(uin)'\, posuerun[f\. An-
notaz. « Heicliani et cervae fuerunt fortasse
collegia dua vìromni fehiinarumi]«e cum ilio-
rum nuniinum cultu nesci ) quo n odo comu
ncta». Steudingperò(Roschers Levicon s v)
crede, che, come Hercules nella campagna è
adorato per il genio ('eli abbondanza accop
piandosi con Ceres (Preller Mjthol 2 p
2S2), cosi accanto a Liber e I ibera divinità
dell'abbondanza, gli Htrcham sjno da con
siderare siccome una molt phciziolie di un
tale Hercules, e le Cer\ae altrettali ngnardo
a Libera, e quindi corn spendenti alle Cereres
Aggiunge che Cerva potrebbe qunidi essere
la forma femininile di (\ ) dcros corrispon
dente alle Cerfiae delle tavole Igu\me
CERVARIUS (lapns) — Nell editto di
Diocleziano « de pretiis rerum \emhiim » 8
35: Pellis lupi cervari irifecti tdt.natws) qua
draginta. È spesso ncordato da Plinio (nat,
hist. 8, 84. 123; IO, 177- *o6; il, 202) e
nelle glosse è chiamato ^Jaij, sciacallo. Cf.
Bltìmner, der Maximaltarif eie. p. 124.
CERVESIA. — D'ordinario scrivesi ce-
rsvisia o cen-isia (Plìn. nat. hist. aa, 164.
Dig. 33, 9. 9 pf- Isid. orig. 20, 3, 17 cf.
Strab. 3 p. iss; 17 p. 799- 824-)' i" questa
seconda forma pare che si abbia pure in una
iscrizione molto guasta di Reii, nella Gallia
Naihonensis |C. XII 372). L'editto di Dio-
cleziano « de pretiis rerum venalium » di-
stingue tre specie di birra; ce r vesta
{■KEfMaioq'], camiim (xà/xov) e 2'^A«w( (^D&os),
dandone cosi la tariffa: 2, 11: Cervesiae, carni
Ilalicum {se.itarium) umnn {denarios) odo, la:
Zilhi Ilaiicum {sextariiim) unum (deiiarios)
diiobus. È dubbio se queste specie si riferi-
sca:io a diverse maniere di fabbricarla: secondo
le Klosse (Corp. Gloss. HI 315, 68), il cammii
sarebbe stato fatto d" orzo h erv'sia à\ fro-
mento. L'Hehii (K Itu pfla zen ni Haustie-
re p. 123 segg.) è d a so ci e 1 nome certe-
sia sia di orìgine Ispana e elld f iia primi-
tiva cerea, e che f n w s a a pirola cel-
tica (cf. lui. Afric. cest 12"; I nsc is Panit.
fr. 8 in MUller frag h st graec IV 83}, di-
\'enuta frequente in Roma dal tempo di Set-
timio Severo (Dig. 1. e). La parola zithtim
è di origine egizia (Diod. j, 34, io) e perla
prima volta si vede usata in Teofrasto (Caus.
pi. 6', II, 2). Cf. BiQmner, Der Maximaltarif
y Google
, CES
etc. p. 69 seg. Marquardt. Privatlebeii p 444
Holder, Alt-celt. Sprachscliatz s. v.
CBEVINA (caro), (pellis). — I editto
di Diocleziano * de pretiis rerutn venalium »
sotto i! capitolo riefn caniis ha: 4, 44 Cer
bitiae ItaHicuiit) P{mido unum detiatios) ino
decim (cf. Man. 13, 96. Apic. 8, 2 Galeii
6 p. 664); sotto il capitolo de ciirHs htl/uìts
8, 2y Pellis cervina prìmae formae tnfecti
[deiiarios) septiiagittla ; 24: Endcm coiijecta
{denarias) centiim {cf. Plin. iiat. hist ì8 149
223; 29, SS. 85: 32, 116. Horat. ep. 1 2 66
BItìmner, Der Maximaltarif etc. p. 121)
CERUS. — Keri pocolom lej^ge-,! in una
coppa del Museo Gregoriano, sulla quile È
rappresentata una figura giovanile ahta ccn
la doppia tibia (C. I 46). Divinila itiliLa di
cui il concetto fondamentale è quello delh
creazione, al pari che in Ceres [cf. Ser\ \ erg
georg. 1, 7. Corssen, Anssprache 1 p 4"i)
:l Kerri della iscririone osca e <>'/'« dei
monumenti umbri (Momniseii, Unterit Dial
p. 133. AufrecUt-KirchliofF, Umbr. Sprach
denkm. 2 p. 265. BOcheler, Rhèin. Mus 33
p, 281. Ijittes, Le iscrizioni paleohtine p
IO seg.). Ricorre in questo significato [ ei cir
mi Saliari (Fest. ep, p. 121. Varrò, 1 L 7
26 cf. Rergk, De carm. Sai. hid. lect. Mar-
burg, 1847148 p. 8).
CESAIENAE (matFonse). — v. (iesalienae.
CESONIUS (MortinriBs). — v. Oisoiiius.
CESTITJS (pons). - v. Pons.
CESTUS. — Specie di armatura delle
braccia, di cui si .servivono i pngilatori (Cic.
Tusc. 2, 17. Stat. Theb. 6, 760, Propert. 3,
12, 9. Verg. Aen. 5, 362. l'Iin. nat. hist. ir,
124. Val. Flacc. 4, 261 etc). Se ne conosce
ora meglio la struttura dall'esempio che se
ne ha in una statua di bronzo del Museo
nazionale delle Terme Dioclcziane, illustrata
appunto nel cesto dall' HQlsen (BI. 1S89 p.
175 segg.). La parola ricorre in una isci
ne della seconda met;ì del secolo IV, reli
a un atleta (C. VI 10154).
CETAE. — Una iscrizione <IÌ Patavium
(C. V 27S7) ha: Q. Maguritts Q. /. Fab{id)
Ferox lns(or) epidixib{as) et cetaes I. II. Ili,
in greg{e) VeluriaMfl) etc. Il significato delia
parola è oscuro; ma dai luoghi di Tacito (:
16, 21), di Dione Cassio (62, 26) e Carisio
(p, 125 Keil) si vede che forse trattasi di una
specie di ludi celebrati dai Patavini in m
ria di Antenore. Così il Mommsen. ivi.
CET
315
OETIUM (^flafcr« f). — C. ni 5653-
5659 — 11-94-11800. 6567. 6568 (= 11801).
6569 11802 11803, — Città della parte set- .
tentriomle del Noricum, sulla via tra Coma-
gena e Arelate (Itin. Anton, p, 234. 24S),
dubbio se corrispondente all'odierna Maulern
o a Si Pollen (cf. Kenner, Mlttheil, des Al-
terthnrnsvereins in Wieti XVII p, 300). Mu-
ntcìpiuin ìihitin Cetinm è chiamata in due
hpidi locali (.5658 (^ 11799), 566.Ì {= 11806)).
e colonia Aiflia Cetiensh in un'altra di Co-
magena (C III 5652), Cetinm in una lapide
di Siscia nella Pannoilia {C, III 3940) e in
un Uterculo (EE, 4 p, 324), Citienses in una
lipide di Ovilava, nel Noricum (C, III 5630)
e m una frnmnientata di Roma (C, VI 1569).
La tnbu è ignota. Circa l'ordinamento Intei-
110 SI hanno
Duoli t iure diamdo (5652. 5658),
Aedil s (5663).
Qnaisiotes {qnaes/orim 5663),
Decutiones (5630. 5652, 5659),
Augiit (5658).
Iltmeu (5630),
Coli gium fabrmii (5659).
Collegia Ilerculis et Dianae (5657).
MoMMstN e. J. Lai. lir p. 684, 1053, i8jj.
CETTURIGES (vieoni). - Sono ricordati
in una iscrizione proveniente da Ilorburg,
nell'Alsazia: OH. 5247: In h(oiiorem) d{onius)
d{iviiiae) dea[e] Vi\c-]toriae prò sal{ute) vica-
t,o{rum) Cetturig{um).
CEUTRONES. ~ Popolazione delle Al-
pes Graiae (Ptol. 3, i, 37 cf. Strab. 4, 6,5
p. 204; 7 p. 205; n p. 208. Plin. nat, hist.
3, '9. 1351 34. 3). ricordata in una iscrizione
di Axinia (C. XII 107: vias Per fines Ceiitro-
iiinu), in una frammentata di Narbo (C. XII
4530), e in un'altra trovata tra .5"^. Gervaix-
les-Bain e ì.a Forclaz-du-Prarìtm relativa a
una contesa di confine: C, XII (13; Ex au-
ctorÌtat[e] impieratoris) Caes(aris) Vespasia-
n[('].,. Cu. Piuarius Comel{ius) Clemens leg{a-
ius) eius prò pr(aelore) exercttus Germanici
siiperioris inter Vieiineuses et Ceutronas ter-
minavìf. Da essi piglia nome la capitale di
quelle Alpi che prima fu Forum Claudii Ceu-
tronum Axima (C, XII 104. no), più tardi
Tarantasia o DaraiUasia o civitas Ceulronum
{Not. Gali. 10, a).
Ceutrones erano anche una popolazione
della Gallia Belgica, cliente dei Nervii e in-
torno alla odierna Courtray, nella Fiandra oc-
cidentale (Caes, beli. Gali. 5, 39, i).
y Google
>t«
e HA
CHAKINÀ. — Fiume della Syria. corri-
spondente all'odierno Bslam-Su. sul cui pon-
te si è trovata la seguente iscrizione; C, III
6709; Imp(eralor) Ciies(ar) L. Sepihnius Se-
verus Pius Perlitmx Aiig[usius) et irn-
p{eralor) Caes{ai-) M. Aarel{ius) Antotiinus
Aug{tisitis) Augusti n{oslri) Jiì(itts).... Poniem
Chabi aiiae fluvi solo restititerunt et traitsilum
reddiderunt etc.
CHAIiCIDENORUM (cohortes). — Fu-
rono reclutate in orÌRine nella Chalddene, re-
gione della Coelesyria (Strab. 16, a, 10 p,
793. Joseph, antiq. 14, 7. 4 etc). Erano al-
meno cinque, ma s'ha ricordo solianto delle
seguenti:
Cobora I Flavia Ohalcidenoram equitata sa-
glttarlornra, che nel 162 d. C. stazionava ad
Admedera nella Syria, dove fa una dedicazio-
ne a L, Vero, per cura de! praefectus
Aelius Herculanus (C. Ili 119 = 6658).
— Non diversa deve essere la
foliors 1 Chalcidenorum eqnltata, che nel
164 d. C. risiedeva a Bir Uinm Ali, sulla via
da Theveste a Gafsa nella Numidia, donde
provengono le lapidi C. Vili 17586. 17587.
17588 (a. 164). 17589 (= 2090). Ne conoscia-
_mo due praf/ecti:
Gallonius C. VHI 17586 e.
C. Suetonius lanuarius C. Vili 17589
(r= 2090) Cf. Cagnat, L'armée rom, p. 247.
— Manca invece il numero in una lapide ur-
bana, posta a
T. Staberius T. f. Quir. Secundus, Prae-
fectus cohortis Chatciden{orum) in Africa (C.
VI 3538)- E probabilmente è errata la forma
Cohors I Chalcedonen., della iscrizione di
Urgavo nella Spagna e !a quale ci dà un prae-
C. Venaeius P. f. Vocouianus (C. II 2103).
Cohors li Chalcidenoram. È ricordata in due
diplomi, che la mostrano stanziata nella Mue-
sia inferiore agli anni gg e 134 d. C, (U. n.
XXX ^ XX C. HI p. 863. 1970 e n. XLVIII
= XXXIV p. 877. 1979).
Cohors V Chalefdenor:iin. — Si conosce per
una iscrizione di Byllis nella Macedonia (C.
Ili 600) e dalla quale appare che essa contri-
bui con suoi cavalieri a formare delle vexil-
latioms, le quali presero parte ad una spedi-
zione in Mesopotania, probabilmente sotto Tra-
CHALCIDICUM. — Calcidicmn in una
lapide di Capua del 655 u. e. (C. X 3781);
calchidicum in una di Roma (C. VI 1474)
CHA .
e altra di Veleia (C. XI 1189). — Se si ec-
cettui un luogo di Festo (epit. p. 52: * chal-
cidicum genus aedificii ab urbe Chalcidica di-
ctum »), che pare ne faccia tutto un edificio
a sé, in generale così g!Ì scrittori antichi co-
; le
non una parte pivi o meno ac-
inte ro edificio. Così Vitruvio
iglia di aggiungere alle basiliche
imile, se !a loro lunghezza
non raggiunge il limite dell'area ad esse de-
stinate. In una glossa d'Isidoro È detto: « cal-
[ci]dicum foris (fori ?) deambulatorium, quod
et peribulum dicitur ». E Arnobio (adv. geni.
4p 33 cf' 3. 'o) ne fa una specie di sala, in
cui si cena e s'odi' la musica; per tacere d'I-
gino che chiama chalcidicwit la parte este-
riore dell'antica abitazione dei Greri, desti-
nata agli ospiti. Fra le iscrizioni merita spe-
ciale attenzione il monumento Ancyrano, in
cui Angusto (Res gestae 4, i: Cririam et con-
Hnens ei chalcidicum etc; 6, 34: curia cum
ck\alcidico] etc.) accenna, siccome destinata al
senato, a una parte della curia lulia, il Chat-
cidicuin che serviva molto probabilmente co-
gli ufficii del senato negli Atti dell'Accad. dei
Lincei XI p. 11 cf. Jordan, Top. I, 2 p. 350
segg. cf. Curia lalla). Nelle iscrizioni seguenti
quasi sempre il chalcidicum non istfi da sé. e
talvolta è accoppiato a portìcus, sicché chia-
ramente appare essere un completamento del-
l'edifizio principale. Quanto alla forma propria
della costruzione, finora all'opinione del Nissen
(Fompeian. Studien p. 291 segg. cf. HUbner,
Neue lahrbiicher fiir class. Pliilol. 57 p. 391.
Man, BI. 1892 p. 113 segg.), che esso sia
una specie di vestibolo con porticato annesso
a un edificio qualunque, e destinato a varii
scopi, non si è sostituita altra piìi plausibile
C. VI 1474 (Roma):.... Igtiod baltico ve-
tusiate collapso] in eor... usui id [reddiderit
et non m]odo calchidicum.... [c'Jollapsam re-
novalril] sed eliam \ceU\im hypucauslam etc,
C. IX 2653 (Aesernia): \L. A]6ullius De-
xter [macelluìu], porlicum, chalcidicum eum
\pr\naiuentìs loco et pecuma sua fec(ii). cf.
2653'.
C. X 810 (Pompeii): Emnachia L. f. sa-
cerdos publ(ica) tiomiiie suo ei M. Numislri
Frmitonis fili chalcidicmn, cryptam, portìcus
Concordiae Augustae Pietati sua pecunia fedi
eademqtie dedicavit. cf. 8it.
C. X I4S3 (Herculaneum):.., M{arcos dutìs)
y Google
CHA
Jieminios Rn/os pali\etH) et fil{ùtm) Il virios)
Ìteii,uin) ex sua pegunia pondera et chalcidi-
ciiHi et scholam seciindmu munUipii splendo-
C. X 3697 (Cuniae): Q. Caecilio M.
Bennìo... [a[n/e)ì ii{ieiiì) VI eid{tix) AiigusHas)
ili cha[lcidÌco f]....
C. X 3781 (Capua): Heìsce mag{islri) mii-
rum ab gradii ad calcìdi({um) et calcidicmn et
Porii({um) aule ailiii{am) /oug{am) p{edes)....
et signa marinjr{ea) Casi(oris) el Pol^lncis)
et lo(\a) privalt^a),.. eiiiendiiin \et f^aciendian
C. XI 1189 (Veleia): Baebia T. f. \_Bas\-
silla calckidicmu mumciptbas siits d dit
C \I ìii6 (Faleni) Vtam Aiiguslam a
porla Ctmiiia usqiie ad Aantam et itaia Sa
crain a Cha/czd[t'\co ad litcum IiinoiAis) Ciir
ritis tetiistaic consiimptas a uovo 1 isltlatnint
CHARO (rtons) — Iscnzione di lakseòi
nella ^fauretaiua Caesinensis C Vili 8992
Deo ChaioinliUiiis Anabus ^olitm soUit
CUARTA — Si fabbncavi pnncipil
mente nell Egitto da cui si traev i k ma
teria prima o papyras e speei ilmente 111
Alessandria (Pini mt hist 13 6S le^pg cf
B' t Da. t ke B eliwesen p 22S se^ )
No d ne o anche ti Roim \ eriuo fabbri
che le q ! sop attutto elabon\itio o per
Te u a o ]» e a di l/i impurlala, e un
dei o o offi ile se e avea negli horrea char-
t della regone IV (Notitia). Che vi sieiio
s te delle fabb ci e di privali, si vede dal
on e che ebbe a specie di carta detta
la esse do fabbricata nell'officina del
g an n at co Q RI emnius Faiinius Polaemo
(Plm iiat hist 13 75. 78). Semlira però che
tutto il commercio della materia e in parte la
fabbricazione sieno stati demaniali. La qiial
cosa SI deduce cosi dai nomi' die ebliero cer-
te specie nell Iiii])ero come diaria Augusta,
Lt^ta Claudia etc (Plin. I. e), come dall'e-
si!,lenza di una
Ratio fhartaria ricordata in una iscrizione
di Roma C \! 8567:... Simili coiUib\ertó\
rationis char([ai i(ì£] C/audiae Eo.... etc. In
due iscrizioni di Roma (C. VI 9255. 9256) e
m un dltra di Nem,iusus (C. XII 3284) ricor-
re anche il nome di
(bartBrin<4 che può essere tanto un fab-
bricante quanto un negoziante di carta (Dio-
med I p 513 1* ) che propriamente è il
ckariopoli (brhol luv. 4, 24). E falsa l'iscri-
zione attribuita a Roma (C, VI 1398*) che
CHA
"7
menzionerebbe un chartophylax.
Una iscrizione di Thamugadi nella Numi-
dia (C. Vili 17S96). tra gli anni 361-363 d.
Cr., e relativa all'or^tó salitlatioms, nella parte
riguardante le rimunerazioni o spartulae do-
vute agli officiali giudiziarii, ha: lin. 42 segg.;
Caria in postalalioiie sitiguli lumi sufficiunl
maiores; in coiiCradictionibas guaternos maio-
res; tu definito negotio nnmquam ampHus
qiiain se-x- a litiga/ore £xigi oportebìt. Secon-
do il comento che vi fa il Mommsen (EE, 5
p, 642 seg,), da queste parole si vede come
sia abbastanza antico l'uso biasimalo da Ly-
dus (de mag. 3, 14), cioè che gli officiaU giu-
diziaiii solevano farsi pagare la carta da loro
fornita ai litiganti. Ed è appunto per limitare
gli abusi, che it nostro documento officiale
prescrive la quantiti"! e la grandeuza del qua-
derni [/inni) da fornirsi, secondo che si trat-
tala di templice postulatio, di coiUradictio o
defiiiiliim negolium.
La carta per uso d'officio in genere pare
che fo.ise acquistata dagli stessi officiali, sia
che la spesa fosse loro pagata a parte, sia
che lo stipemllo fosse perciò maggiore. Ma
nei tempi posteriori vi fu l'uso, che gli offi-
ciali riscuotessero da coloro che avean biso-
gno di parecclii documenti, il cosìdetto ekartia-
iicum, cioè una specie di remunerazione {RA.
1S68 XVIII p. 4j6).
CHARTULARIUS. - Colui che atten-
de all'archivio, una specie di commerUarìefisis.
Ricorre in varii offici! dei bassi tempi, e in
una iscrizione latina di Roma (C. VI 1675):
Al/enio Ceionio luliano.,., consalari provin-
ciae Nmnidiae.... Restutiis comicularius cum
eariiilaris officii etc.
CHATTI. - Alla nota popolazione della
Germania si riferisce la iscrizione di Gyalàka,
nella Pannonia superiore C. Ili 4228: Priscus
Flana//ì /{ilius) Cattus eqiies atae Panna{nio-
CHERSONEStIS (Tauriea). — La peni-
sola og^i detta Crimea (Plin. nat. hist. 4, 85
segg. cf. eie. ad Atl. 6, r, 19, Strab. 7, 4, 2
p. 309. PtoL 3, II, I. Amm. 22, 8, 32 etc),
di cui la parte orientale era il regno Bospo-
rano (v. Kosporannm regnam) ed avea come
cìttfi principale Panticapaeum. Nella occiden-
tale sorgeva la città Chersonesus o Heraclea,
che al tempo di Strabone (7, 4, 2 p. 309)
era distrutta e già sostituita da un'altra pres-
so l'odierna Sebastopoli. Questa sotto i Ro-
mani fu città libera, ma soggetta a un tributo
y Google
CHE
»i8
e a ricevere un presidio romano (loseph. beli.
lud. a, i6, 4cf. C. Ili 782); libertà o autono-
mia che più volte le fu riconfermata, servendo
la città come difesa contro il regno Bosforano
(Plin. nat. hist. 4, 85. BOckh, CIG. II p. 90.
Latyschev, Inscr. ant. orae sept. etc. I; La con-
stilution deChersonésos in BH. 1S85 p. 165 segg.
von Sallet, Zeitschr. fiir Nnmìsm. I p. 27; 4, 273.
Mommsen, rOm. Gesch. 5 p. 289, RA. 1883
Il p. 79 segg, Rev. des études gr, 1893 p.
283). L'èra è attribuita all'anno 718 u. e.
(CIG. 8621 cf. Becker, Ann. Ist. i86r p. .165
segg.). Una iscrizione di Tibur (C. XIV 3608:
Ti. Plautio M. f. Ani{ensi) Silvano Aciiano
.... legat{ó) Pro prael(ore) Moesiae.... pacem
provinciae ei confirmavit et protulit, Scytha-
rurtt quoque regein (sic) a Cherronensi quae
est ultra Bomstensm, obsidionc suminoto etc.)
conferma ciò che era naturale per
za dei kiOElii, vale a dire che in e
sogno la difesa del paese era atfid g
vernatore della Moesia inferior (cf D
ski, Rhein. Mus. 1892 p. 210. Latys se
n. 195. 197)- Un 'altra iscrizione bi!ing g
Ann. èpigr, 1893, n. 136) si riferisce
a gì ab ta t della r tà e sol
dati i
sui pos nbo La n mu a le f co ce s
sotto D oclez aoeof ad Co no
(Const. Porpl > de a 1 I p 53 25
Bekker)
CHEBSONESUS (Thratica). ~ La stret-
ta e lunga penisola tra il mare Tracico e l'El-
lesponto (Mela 2, 2, 7. Plin, nat. hist. 4,
44- 73. 75 etc. Strab, 7, 51). Apparteneva
ai Romani già nel tempo della Repubblica
(Cic. in Pison. 35, 85). Dopo la guerra del
Ponto degli anni 738 e 739 u. e. venne in
possesso privato di Agrippa, alla cui morte
passò nelle mani di Augu.sto per eredità (Dio
Cass. 54, 39. Oros, 6, 31). Che ftn nel tempo
di Traiano abbia fatto parte del demanio iiii-
perlaie, si vede da una iscrizione di BurnérI
nello stesso Cliersoneso, la quale ci dà un
Proenrator AQg(asti) regioiih Uborsonesi. —
(C. IH 716: C. Manlio.../. Q{ttiriiia} Felici
.... prae/{ectó) class(is) Pann(omi-ne) et Ger-
t»{anicae) firo£[uralori) Augimli) reg{ionÌs)
Chers{anesi), prot:{uratori) Aug\usii) XX he-
red{ilaHmii)) etc.
CHIDIBBIA ? {Sliigia). — C. Vili 1316-
1352. 10614. I4S70'14S79. — Città dell'Africa
proconsularis, sttl lìume Bagradas, tra Tichilla
e Membressa. Non se ne hanno notizie che
per le 'lapidi, nelle quali ora, e propriamente
CHI
in alcune del secolo lì e forse anche del tem-
po di Severo, è chiamata civUas (1326 cf.
1333; "^e" 1339- 1343- 1345). ora. nel secolo
III, miimcipium (1329. 1336), o in genere res
publica (1335). Esse ci mostrano pure dccH-
rioìtes {1326. 1339) ^ i"i Jiamcn perpetmn
(1334- 1338. 1343).
CHINUVENSES. - I.scnzione di H.l'
Cuennba nell'Africa proconsularis (Mélanges
d'arcliéol. 1S93 p. 185): Af. lulio Probaio C.
Itili Probi /{ilio) Sibillino Carlhag\itieiis{)
om>iiù{rts) honoribus in patria sua /anelo ob
eximiam ciiis inlustrem benevalentiam ordo
Chini(a)veiisium peregrin[orum) patrono. Si
confronti 1' * oppidunt Chiniaveiise » di Plinio
(nat. hiit. 5, 29).
CHIRO&EAPHTJM
Ph
N
d A
d d
Dg
due lapidi urbane. L'u
di vendita a scopo di
donazione {C. VI 10241); D{is) i>i{anibtts) M,
Herenni Proti. V{ixit) aniios XXII, m(e/Lse.ì)
II, d{ies) y. F'eceranl parentes M. Herennius
Agricola ei Herennia Lac{a)etia filio. — Chi-
rographttin; oltaria «(uiiiero) IIII cineraria
n{amer-o) UH iutranlibus parte laeva do-
natiaiiis causa mancìpio accepit M. Heremiius
Agricola de T. Flavio Arfemidoro {sesletiio)
ti{ninmo uno) libripende M. Hereanio lusio;
au.'estalus est Ti. luiiuin Erotein etc. L'altra
ricordante un atto slesso di donazione (C. \'l
19882): Q. luliits Q. /{ilius) Ser{gia) Cai-
linicjn fecit sibi et..., et libertis Ubertabusqne
\s\uis posterhqu(e) eorum et qiiibiis ego don{a-
vi) vivai chisogiapho etc. Ma più tardi per
cliirographiim s'intese quel documento privato
detto altrimenti cautio,co\ quale il debitore dà al
creditore una prova scritta del suo debito, sia
che si tratti in genere di un contratto di ob-
bligazione (Dig. 2. 14, 47. i; '2. I. 41. 2;
32, I, 59 etc. cf. luv. 13, 7, Suet. Caes. 17;
Cai. 12. Geli. 14, 3 etc), sia di una vera
quietanza (Uig. 19, i, 52 pr, Cod. lust. 4, 3,
17 etc). Jn questo secondo significato è usa-
ta la paniia in una tex horreorrim di Roma
del tempo di Traiano o Adriano (B-M. 1S85
p, 119) e in alcune apocliae di Pompei (Bruns,
Fontes p. 276 segg., cf. Mommseii, Hermes
12 p. 105). •
y Google
CHI
CHIRURGUS. - e. VI 4350 (Roma):
direste coitservae et coniugi Celadus Aatoii\i)
Driisi { serviis ) mediais chirìirg[us) b{ene)
morenti fecit ete, — XI 5400 (Asisluiii): P.
Decimiits P. 'l(iberlus) Eros Mernla medicus
cliuicas, chirurgia, oailariiis etc. cf. Jledicus.
CHISIDUO. - V. Thisitloo,
CHLORUS. - V. Coiistantius.
CHMJBIS. - D11 Ulti eRizn adonta 1.1
Syene, dalle cui parti proviene H Hpide C 111
75 (:= 6630): /(™) o{pi„m),„ ,,„m,)m„
inytii Chnitbidi, limoni Pentitile git!>H,um) siiò
tutela Aie moits est eie {1 20% A Cr ) In
mia iscrizione greca dei medesimi luoghi (CIlj
4893 lin. 7) si ha; ){yovlisi ruj xai ''A^^uto/i,
Sarei rji k«Ì 'Tl/ia etc C/inibn cinmaiasi
alleile una città puco più lontina nella qmle
esisteva pure un tempio dell i stLSSi divinità
(Ptol. 4, 5, 73).
CHOBA {Ziam.i). — Citt^ ddh Maure
tania Sitifensls, sul litonle e 1 1 \ia Ira Sai
dae e Igilgili (Itili. Anton p r8 R-tveiin 3
7 p. 154. Tab. Penting 2 s Ptul 4 i 9I
Ne provengono poche iscrizioni (C Vili 8374
8178) di cui una (S375) la chiama mimuipm H
Ael / e e offre pure mi dinim 11 forse eb
be !t e tt d anza romani di Adriano o di
A to o Po 1/u apimn e pnie detto negli
CHOKAGIARIUS - \ ( Iiorasmni
CHOKAGIUM. — Il sif,nificito origini
rio della parola ci è fornito da Pesto che lo
spiega i)er « instrumentum scaemcuni » (p 52)
In questo senso è adoperata da Plauto (Capt.
61), di cui i luoghi relativi a choragus sono
stati da me raccolti nei Wiener Studien XUI
p. 133; in un senso metaforico, da Apulejo
(met. IT, 20 * eh. funeris »; IV, 33 « feralivim
nnptiarum eh. »); né credo che in altra ma-
niera debba interpretarsi il passaggio di Vi-
tmvio {V io[9]ì; • post scaenam porticus
suiit coiistituetidae uli... choragia laxanientum
liabeant ad eomporanduni ». Dal quale a torto
eonchinde il Rich nel suo Dizionario delle an-
tichità (cf. Preller. Die Regionen der Stadt
Rom p. ii6), che una parte del teatro sia
stata destinata a contenere le decorazioni e
.siasi chiamato choragiiim. (Anche oggi le de-
corazioni, trasportate dai luoghi ove son de-
[lositate sono apparecchiate e poste in ordine
in uno scompartimento del teatro, che può
paragonarsi al portìcus di Vitruvio).
Che
1 edificio al solo
cum », e chiamato ckoragium, appare dalle
piante antiche della città e dai regionarii (v,
oltre il Preller citato, lordan, Topogr. II p.
117; Forma urbis Roinae II, 7. Cod. Topogr.
urb. Rom. ed Urlìchs 4, 8. 5, 9, Richter,
Topogr. p. 114). Nella regione III, presso al
Colosseo, trovavasi la [statiolswnmi ch\oragii\:
il supplemento sta/10 è dovuto ali Hirschfeld,
j1 qinle tiattindo (Untersuch p 182 segg.)
della
Ratio sumnii rhorn^i (C \ I 8950. 10085),
ovvero dell iinministr izione del ckoragìum,
spiegi il ?/»«/««)« per «impenale», opinando
quindi che questo choragiiim facesse parte
delH risa dell imperatore Ma a questa inter-
pretazione SI oppoie il Mommsen (Staatsrecht
2' p 1070 3) sen^a però che sappia darne
im altra Ora benché 10 non possa dar le
pro\e che suminiis sia adoperato nel senso
di in: lemle pure mi sembra a ogni modo
probabile che il pm grande edificio destinato
a contenere la supellettile del teatro, fosse
quello apinrteneiite ali impentore e posto
sotto h vrg Itiizi dei suoi 1 beiti e servi. Ab-
biamo infatti nelle iicnziom un
l'ro"urutur §Quiini rhoragii, 11 quale era a
cipo di tutta 1 aninmiistnzione e daUa prima
delle seguenti iscrizioni si vede che il sno
t,rado geruchico era abbastanza alto fra tutti
gli litri proriirafori impemh C III 348: M.
-lui (etto) ■iiQ-{iisti) iiber[to) Mai doni proxi-
mo I ittoanm, prodjiiaiort) tiiariiiarutn, pra-
r{iiratori) proi(tHCiae) Britaiiniae, prod^ura-
loi 1) siiiiimi chorag{ti) prod^uialori) prov{in-
ciae) Fryg(tae) etc. — VI 297; Herculi et
Sy/vano ex volo Trophimianus Aug(ustt) li-
b[ertus) proc{Kialor) siimini choragi cum Chia
coniuge, cf, 1)1. 1880 p. 37. Dal procuratore
poi dipendevano: lo
AdÌBtor iimcDraloris sninmi choragii: C. VI
100S3 : Hal>e Marce dulcìs a[nimà\ adiul.
proc(iiratoris) sainmi ckor[agi\ Miircus piis-
sima patri cf. XIV 1877 [?]; Ìl
Tab ilarins samnij choragi: C. VI 776; Tu-
tele Candidiane t^onstaaiius Aug{ustorum) et
Caes{_ans) ta&al{arius) s{umtHÌ) c{koragi) una
ami Sergia»! Siricam coniagem saain etc;
100S6; D{is) m{anibus) Uipiae Synoridi Ter-
iiiis Aiig(iisti) Ub{ertus) taòularijus) summi
choragi coniugi etc; il
Dispeasator summi ehoraj^i: C. VI 10084:
Peculiari! A-iig[iisti) disp{ensator) summi e6f-
ragi: il
y Google
tio ' CHO
CDntruoribtor rationis sninini choragi: C.
VI 8950: Z'{m) m[anìbus) Servato Caesaris
, n{ostri) ser{vtts) conirascribtori ralionis sum-
mi choragi..., amico bene inerenti fecerunt
Foriunalus, Poìnpeianus, Optatus Aug{asli)
/ib(erii) adiutores proe(uratorÌs) rattonis or-
ntmientorum etc. e un
Hedicns sniniiii choragi: C. VI 100S5: Di.is)
m{ain'bus) P. AelUis Agatkeiner Augiiislt) li-
è{ertus) medicus ralionis summi ckoragi fedi
stài etc. E dubbio quale officio speciale abbia
avuto quel liberto di Augusto ricordalo pure
in una lapide urbana frammentata: C. VI
10087: Meino\rtae'\ Sosiae Fo[r/uimtae\ coniugi
Fructus A\iig{iisft) ìib]erius[....] siimmi ^lio-
ragt]. Pare die it Mommsen riferisca questi
officiali ad un teatro privato dell'imperatore.
Ma avuto riguardo a quello che egli stesso
dice (Op. cit. p, 951) sulla liberalità degl'im-
peratori circa gli spettacoli pubblici, è ben
possibile che il ehoragiam imperiale abbia
servito appunto per questo scopo (cf, Liebe-
nam, BeitrSge zur Verwaltungsgesch. i p, 73).
Le iscrizioni su riferite cominciano col secolo
II e Vanno fino al tempo di Settimio Severo,
Né è improbabile la congettura dell' Hirsch-
feld, che questa particolare amministrazione
sia stata ordinata da Domiziano, dopo che
egli ebbe dato compimento all'opera del Co-
losseo. Cf. Marquardt, Staatsverw. 3 p, 547.
.Baumeister, Denkmaler i p. 395.
Che anche fuori di Roma vi fosse qualco-
sa di analogo al choragiutn della città, sì può
dedurre da una iscrizione dì Eporedia, che
i'horagiarlDs (C. V 6795; A. Tilio A. l{i-
berlo) Bellico VI vir(o) Attgustali ckoragia-
rio), il quaie potè anche essere una specie
del procuratore imperiale di quel choragium
imperiale.
G. W
V. (Iharus.
CHlt
Greci {cf. Marqunrdt, Staatsverw. 3 p. 544
segg,), si ha nella iscrizione metrica di Eu-
charide (C. I loog; Docta erodita paeiie Mu-
sarum manit Qiiae modo iwbilimn liidos de-
coravi choro. Et graeca in scaena prima Po-
pillo apparta ete.J. Fuori di vitelle nippre-
3 nella
relat
CHOREA
CHORAULBS
CHOROGRAPHIJS. - Si l.a in una
delle iscrizioni scoperte in due sepolcreti nella
sfera del tractus Carikaginicnsis, e riguardan-
ti persone della doiuus Augusta di quei luo-
ghi (C. Vili 11914): ld(is) nii,anibiis)1 s(acrum)
, . . . j. Aug{usli) cko\rogr^us pius vixit
annis etc. Cf. Vitruv. 8, ì. Africa p. 339.
CHORTALÌS (lapiter). — v. CohortaliB.
CH0RU8. — Nel suo significato proprio
relativo alle rappresentazioni sceniche, special-
mente quelle fatte ad imitazione dei drammi
ludi secolari di Augusto (EE. 8 p. 227 hn.
20 seg.: pìteros virginesque patrimos matri-
m\osque ad Carmen cati']etidiiiit chorosque ha-
bendos frcquentes etc). Di qui la parola
('borea, cioè danza accompagnata dal cauto
(Isid. orig. 6, :9i 6 cf. Lucret. 2, 635. Ovid.
met, 8, sRi.Verg. Aen. 9, S15 eie), ricordata
in una tessera C. XII 5695, 3: Victoria! Bai-
bus pedico l'icit et gesalus Actius (?) {h)er-
niacas qui ducei sa(e)pe choreas, e il
Choraules della iscrizione di Roma C. VI
10119: L. Axiiis Daphmis choranles, cioèco-
lui che accompagna il canticnm al suono della
doppia tibia (IJiomed. p. 491. 37K. cf. Mart.
5, 56; 9. 78 etc.)
Chorus però ha un significato diverso dal
precedei! te ed ìndica qualcosa di si]nile a
setta, nella iscrizione metrica di Puteoli C.
X 5971; Stallius Gains kas sedes Hauraims
tuetur Ex Epiaireto goitdivigeiiti choro.
CHRYSATTICUM. - Vìjio bianco del-
l' Attica, dolce e prob.ibii mente artificiale
(Alex. Trall. 1 p. 107; 2 p. 135. i55; 4 P.
249). Kell' editto di Diocleziano « de pretiis
rerum venalium » j, 14: Chrysattici Italicum
s[estarium) tmuni (deiiarios) vigiìUi quattuor.
Cf. Blumner, Der Maximaltarif etc. p. 70.
CHRISTIANISSIMUS. — Predicato del-
l' imperatore lustitius II, in una iscrizione di
Thibursicum Bure, nell'Africa proconsularis C.
Vili 1434; Salvis domìicis nostris Xristiams-
sifiiis et invictissimis imperaloribus Instino et
Sofia Angus tis etc.
CHULIiU -(Collo). - C. Vili 8193-
8196. 19916. — Città della Numidia, sul lito-
rale, a settentrione di Rusiciide: la forma è
niolto varia. Nelle iscrhìoni; colonia Jt/inervia
Chullu (C. Vili 6710. 6711), colonia Chntli-
tana (C. Vili 695S. 7098. 7123. 7125, 8210;
Chullitamis 6202): Chullu (Tab. Peuting. 3. 2.
Ravenn. 3, 7); Culln (Phn. iiat. hist. 5, 3,
22. Ravenn. 5, 4. Ptol. 4, 3, 3); Chulli (So-
lin. 26, I. Itin. Anton, p. 19); Culli (lui. Ho-
nor. p. 699 Gron.). Mwnicipium è chiamata
nell'itinerario Antoniniano (I. e). Cf. Cirtft.
MoMMSKN, C. E. Lat. VII] p. ;Da. 974. 1S83.
CHUSIRA (Kissera). — C. Vili 697-708.
12112-12131, — Città dell'Africa, nella Byia-
y Google
CIB
cena » mezzogiorno di Avuh ignorata af-
fatto dagli scnttori antn-lii Nelle 1 ipidi locali
è chiamata mitas Ckustt enstum (698) Un
flainen perfietmis si In m tre di esse (698.
701 704) e prohabiìmeiite un cuialot leij/ii-
bltcae 111 una delle medesime (704^:12129).
Forse una ricorda 1 imperatore Costantino
(699—12133) e un altra Giustimano (700:=
12124) a' tempo del qmle rimontano le ro-
vine di un castello eretto sul monte (Cf Pro-
cop de ìed 6 6)
C. I. Lai. VII! p. S7. 979. uso.
CIBALIS {,Vini:m>ce). —Q. 1113367-3268.
10251-10254. — Città della Paiiiionia inferior,
all'estremità settentrionale della palude Hiul-
ca, sulla via tra Mursa e Sirniium (Itin. An-
ton, p. 131. 232. 261. 267 segg. Hiero-
solym. p. 562. Raveim, 4, 19. cf. Kntrop.
10, 5. Victor, epit, 41. j. Zosini. 2, 18,
19. 48. Dio Cass . 55 , 32 ) ; Cibala ( C.
Ili 3267. EE. 4, 894 a, T4; 896 B i, 29 et.
Ptol. 2, s, 7. Zosim, 1. e. Eutrop. I. e), Ci-
balae (Ammian. 30, 7, 2. Oros. 7, 28. Victor,
epit. 1. e. e 45, 2, So^omen. hist. eccl. r, 6).
Fra gli avvenimenti storici che vi ebbero luo-
go, son ricordati la battaglia fra Costantino e
Licinio nell'anno 314 (Zosim. Eiitrop. Victor.
Oros. Sozomen. ti. ce. Anon, Valesiaii. 16 etc),
e la nascita di Cratianus padre di Valentinia-
no 1 e \ e e (An n \ to ce). Mutii-
cjpiam è h n ato n u a ap de locale (3267);
ma da un a e u o n a e {C \ I 2833) si
vede che u an he eh an o a a Aurelia.
La stessa p de e fa no o a he un decurio,
e la Tran ne a a 0253 n o ^rim cento-
CIC
dll
CIBARIUM. ~ V. «leuin.
CIBYRA (Phiygiae: Kkotzum). — Stra-
bene (13, I, 15 p. 630) la chiama magna, di-
stinguendola dalla piccola (14, 3, 3 p. 665),
che era quella della Pamphylia. Apparteneva
alla tetrapolis Cibyratica o principato compo-
sto della città Cibyra, Bubon, Balbura e Oe-
noanda, e che fu disciolta da Murena dopo
l'anno 670 u. e. (v. Cilicla). Sotto i Romani
tutto il suo territorio formò uno dei più grandi
coaventits dell'Asia (Strab. 3, i, 17 p. 631
cf. eie. ad Alt, 5, 21, 9. Plin. nat. hist. 5,
105 eie). Nell'anno 33 d. Cr. o poco dopo
fu distrutta dal terremoto (Tac. ann. 4, 13)
e, risorta per munificenza di Tiberio insieme
con altre città che ebbero la medesima sorte
prima e dopo quell'anno, in Roma, presso il
teinpio di Venere Genitrice fu eretto a lui un
le statue rappresentanti le 14
città riedificate, fra cui Cibyra; monumento
che fii copiato per cura degli Augustall a Pu-
teoti (C. X 1624). In quell'occasione prese il
titolo di Caesarea, come si vede, oltre che
nelle monete (Head, hisl. numm. p. 561), ìn
qualche iscrizione (A la.ij.nfiirh-v KawajiÉOJF
KiSi'gotTwv néÌAi etc. BH. 1878 p. 594).
CICER. — Due volte l'editto di Diocle-
ziano < de pretiis rerum veiialium * dà 11
prezzo di questa legume. La prima ha (1, 15):
Ciceris (modtmn castrense unum denarios)
ceritum; ed accenna alla qualità più comune
(Plin. nat. hist, 18, 124. Colum. 2, io. Horat.
sat. 1, 6, 114. Mart. i. 104 etc). La seconda
parla di ceci verdi venduti a mazzi (6, 37):
Ciceris biridis /asciatli nfumero) gitatluor (de-
narios) qnaltuor. Cf. BlUmner, Der Maximal-
tarif etc. p. 90 seg.
CICINUS (Mars). — Appellativo di Marte
in una iscrizione di Keii, nella Gallia Narbo- '
nensis C. XII 356; Marti Carro Cicina L.
Pomp{eius) M. f. Ristmis etc. '
CICOLLUIS (Mars). — Appellativo dì
Marte in alcune iscrizioni della Gallia e pro-
priamente dell'odierna Còte - d" - Or, quasi
sempre unito alla divinità Lilavis, che in una
iscrizione è forse identificata con Bellona (cf.
Itollaiia), Lejay, Inscr. antiques de la Còte-
d'-Or n. 1. Aug{uslo) sac{rum). Dea Marti
Cicollui et Litavi P. AtHus Paierculu[s] v, s.
l. m. - 145: [/]» h{onorem) i&pmus) d{ivinae).
Deo Marti Cicollui Pudeiis PudenHaui fiUfus),
cf. 204. — 205: Marti Cicolui Boelius Patri-
\tm\us prò salute etc. — 206; Marti Cicollui
et Litavi — 307: {Deo Ma]rt[il Ci- '
[collui é]l Pell[onae-\. cf. 703. Cf. Lejay p.
'4 segg. Holder, Alt-Celtischer Sprachschatz
CICONIAE. — Una iscrizione urbana {C.
VI 1785) relativa al canone vinario dei tempi
posteriori (v. Capa) ha; Fatangaris qui de Ci-
conis ad Temphim cupas re/erre consueverunl
etc. Ciconiae è lo stesso luogo del Campus
Martina, clie la Notitia chiama Ciconias nixas
e i fasti di Filocalo (C, I' p. 274) semplice-
mente ad Nixas, siccome quello ove il 15 dì
Ottobre si compiva il sacrifizio del cavallo.
Era cosi chiamato probabilmente da un'inse-
gna rappresentante delle cicogne, che l'Her-
wart presso Preller (Die Regionem eie. p.
174) spiega per « rostra sibi invicem obversa
habentes sicque sese mutuo aspidentes», e il
Preller stesso aggiunge come analogia il lut^o
st'edby Google
ȓ
C!0'
dt Hesychius MHes. Orig^, Conslantinop. p.
66, pensando che le ciconiae nixae di Costan-
tinopoli siano stale copiate da quelle di Roma.
Che in generale siasi trattato di un simu-
lacro, Hi può anche dedurre dal luogo di
Pesto (p. 177) relativo a! gruppo dei Nix-i
Dii sul Capitolino.
CrDAMUS. (Ghédames). — Ciltii della
PripoUtauia, a dieci o dodici migha da Sa-
crata. Plinio (nat. hist. 5, 5, 36) ricorda la
ipedizione di L.ComeliusBalbus, edel trionfo
.-elebrato su di essa e altre città nell'anno 735 u.
e. Dal tempo di Augusto fino a «luello di
Giustiniano, fu città federata dei Romani (l'ro-
cop. de aedìf. lust. 5, 3 fin.); ebbe però un
presidio romano, come si vede da un' iscri-
zione locale (C. Vlil i =: 10990) dell' epoca
di Alessandro Severo. Se ne ha pure un'altra
sepolcrale (2^10
CILIBIA ?
corrispondente H
V Africa procons
bernuc; il vesco
Cilibiensis più v
gli anni 411, 52
doni (C. Vili 94 m
menta un Jiame
MOMMSEN, C.
CILICrA. - gì
cosi denominata
Cilici, probabiln
oriente la separa
Amanus {Djebel
cordati sotto il n
te Sire o aiiciie
Jahrb. f. Philol.
popolazioni indi
(Cic. ad Att. 5,
4, 8). Dalla Lyc
separava al nord
PoneCilicie {G6 B as
randa ed un alt fH
a determinare è
la Pamphylia: o g
torio di Coraces m N O
segg.). Su tutta
tis si estendono gim
d' essa si diceva
ìa, o aspera; ricc di se
divide dall'isola
Calycadnus. La
Ciiicia o Cilicia campestri.s, per-
- dalla pianura Alium, attraver-
iai fiumi Pyramus e Sarus, separata dal
da dune e lagune. Confine tra le due
fiume e la città di I^miis (Strab.
Phn. nat. hist. 5, 91
■4. 5 segg. Me!, j, 13. rnn. nat.
segg. Curt. Ruf. 3, 4. Solin, 3S, i).
I. Mi
oiifini della prò-
Al tempo che i Romani ii
rapporti colla CilIcia, questa dipendeva dai
re della Siria, il dominio però di questi fu sem-
pre soltanto nominale , specialmente nella
Cilicia aspera, dove 1 corsari Cilici avevano
costruito j loro castelli per ricoverarvi le don-
ne, i figli ed i tesori e all'occorrenza sé stessi;
i boschi poi (Iella regione fornivano eccellente
legname per le loro navi Appoggiati dai com-
R De
D D
y Google
CIL
turacon potestà proconsolare iiell'a. 66z u. e,
è detto appunto KiXlxis^i a/jj;cjv (App. Mithr.
57) o KiXixioLg iijoù(j£yos (App, b. civ, i, 77
cf. auct. de virili. 75: a praelor Ciliciam pro-
vinciom habiiit *; al die anche le notizie che
s'h.mno sull'opera sua corrispondono. SÌ sa in-
fatti che egli ebbe l'incarico di cacciare, colle
trnppe da lui comandate contro i pirati, Aria-
rathes dalla Cappadocia; e die liberato que-
sto paese da Gordins, generale di Mithridates
e dalle soldatesche armene mandatevi da Ti-
granes, lo ridiede ad Ariobarzanes(P!ut.5. App.
Mithr. 1. e. I.iv. ep. 70. lustiii. 32, 2. 3 etcì;
nello stesso modo che in ttnipi posteriori i go-
vernatori appunto della CilìcJa .si dovettero occu-
pare delle faccende della Cappadocia. Negli anni
66s-6s vi dovè risiedere O. Oppius, che, mentre
in alcune fonti è.detto mpitriiyài (App. Mithr.
'7- 2o)p aTpuTHyè'; ria/iaiuX/av (Atheiiaeiis 5
p. 213 a), iegatus (Granius Licinianus p. 35
Bonn), in Livio (ep, 7S) è chiamato proconsiil.
E poiché in quell'anno in Asia era proconsole
L. Cassius (App. Mithr. ir, 17. 24Ì, Q, Op-
pius non può essere stato che pretore, gover-
natore della Cilicia. Nella guerra contro Mi-
tridate egli fu rinchiuso in Laodicea e conse-
gnato al re. il quale ne invase il paese (App.
Mithr. Ila). E nelle mani di questo la provin-
cia dovè rimanere negli anni seguenti, non
però completamente, perchè I^ucullo raccolse
navi per Sulla anche nella Pamphylia (App.
Mithr. 56). La provincia dovè essere ricosti-
tuita dopo la pace del 670, quando il re del
Ponto fu costretto a restituire i territorii ro-
mani. Tale ricostituzione può attribuirsi a Sulla
stesso, o con più probabilità a L. Murena la-
sciato da Sulla nell'Asia per organizzare il
paese (App. Mithr. 64).
Non è infatti probabile che al principio,
dopo la pace di Cardano, fosse ricostituita la
provincia, non parlando nessun autore della
restituzione della Cilicia da parte di Mitridate;
essa non formò se non una regione dell'Asia,
attribuita a Licinio Murena. Il quale combattè
contro i pirati e cacciò i sovrani dalla te-
trapoli cibiratica, principato consistente nelle
città di- Cibyra, Eubon, Oenoenda, e Bal-
bura. le ultime due delle quali furono da
lui aggregate alla Lycla (Strab. 13, i, 17
p. 631 cf. Waddington. Revue num. 1853 p.
92). Certamente ritroviamo la provincia rico-
stituita negli anni 674-75 "■ e., nei quali vi fu
proconsole il pretore del 673. Cu, Cornelius
Dolabella (Cic. acc. in Verr. r, 17, 44), che
fu condannato per concussioni (Cic. Op. e, i, 30,
ClL
ilj
77. 97. 98) ed è ben noto per avere avuto come
legato e proquestore il famigerato Verres (Cic.
Op e. I, 38, 95; act. 1, r, %\ I, 4, II etc. cf.
Drumann i p. 563 seg.). È detto che Dola-
bella vi fu mandato coH'incarico di far la guer-
ra ai pirati (Cic, in Verr. i, 39, 73; 30, 77),
già alleati di Mitridate e degli emigrati de-
mocratici e la sola potenza sul mare. Come
prima sotto M. Antonio, così ora si ricosti-
tuisce la provincia per l'istesso bisogno, tanto
più che Siila aveva visto dawicino j danni
della pirateria, Senonchè Dolabella non era
l'uomo adatto; finito il suo governo, tutte le
regioni a lui affidate erano ancora in mano
ai pirati.
Non è facile determinare i confini della
provincia in questo periodo. Della Cilicia
furse non vi apparteneva che la regione oc-
cidentale sino a Celenderis, del che per altro
non si ha alcuna prova. Lo induce però con
molta probabilità ÌI Neumann (Op. e. p. 531
seg.) dal fatto che, Artemidoro [circa tra il
650 ed il 654) ed altri fanno, secondo Strabo-
ne, cominciare la Cilicia a quella città, la quale
non potè segnare ilconfine geografico, ma sol-
tanto il politico. Se ad oriente da quella città
adunque cominciava a quel tempo, poco tempo
dopo la conquista di Antonio, la Ci h eia, cioè la
Cilicia indipendente, piccola era la parte che ne
restava ai Romani; per la qual cosa ben s'in-
tende perchè la loro provincia anziché Cihcia
siasi detta spesso Pamphylia da! nome della
regioni, che iieera la massima parte. Quest'ul-
tima regione infatti, nella pace del 566 u. e.
era rimasta indipendente (Polyb. 32, 27. Liv,
38. 39), e anclie esclusa dalla costituzione
della provincia della (v.) Asia del 615, a! pari
dei distretti di Apamea e Synnada e dcìla
Pisidia. Benché nessuna fonte lo indichi, pare
che appena M. Antonius abbia occupati tutti
questi paesi, aggregandoli alla sua nuova pro-
vhicia, la Cihcia, perchè nelle lotte contro i
pirati vi fosse maggior possibilità di resistenza.
Che la Pamphylia facesse parte della nuo-
va provincia si vede da molte notizie, an-
zitutto da questa, che già nell'a. 666 u, e. il
governatore della Cilicia è detto ar^arMvò?
netAtpfX/ct? (Athen. 5 p. 213 a), laddove la
Pamphylia costituì provincia a sé appena nel-
l'anno 729 u. e; e similmente la provincia di
Dolabella secondo Cicerone ora è la Cilicia
(accus. in Verr, i, 17, 44 cf. divin. in Caec.
2, 6}, ora la Pamphylia (accus. in Verr. i, %
cf. 4, II): così di Verres, vexator Pamphyiiae,
si narra che commettesse le sue ruberie spe-
yGùogle
334
CIL
cialmente ad Aspendus e Perge città della
Pamphylia
Meno SI sa dei due distreiii di Ap-iiiiea e
Sitinada la Phngia maior (Pini nit hist s
105 106) Il Junge (p 32 seg c( \r-irq nrdt
p ì8i) h ritiene occupati ed aggreg-iti gn
dal pretore M Antonio fondandosi sul fitto
che nell a 666 u e la Phrjgia rfppore ter
ritono proMiicnle (I iv ep 77 ) e clie I 1
vlo distingue la Phrjgia dall Asn [[ iv ep -'H)
crede anzi che in quel pi imo pisso di 1 1
\io e m un litro relativo ali -1 6So 11 e
(ep 94 cf App Mithr 75] per Phrjga si
debba intendere 1 intera Cil en !■ nd indisi
invece siili iscrizione di S^nimdi lAltv
xtey l^\]txiyyiov A=(.xioy uiov Aeuxo\}.}.yy a.y
TiTcìfÀixv TtuTpaiyA XM inspysT^iy il Kiiii'^ay
(BH 1893 p 298) crede chi. h Phrjgii sn
stata aggregati ali Asia q landu I ucullo vi fu
questore di Sulla nel 666 u e e negli min
sef,uenti sino al 674 m cui \i nniase coni"
proquestore Senonche conviene osserv ire che
in qu eli epoca delH provincia Cilicn non si
può parHre perchè 111 gran parte 111 unno t
Mitridile e perche le notizie che se ne In ino
per li resto la farebbero veder tutt 1 d | e 1
dente dill Asn Ad ogni nudo sa essi st ita
unita alla Cilicia da M Antoniiis e pò listic
cata osa stala ag^reejata a quelh pr \incn
nella norganizsazione di L Murena certamente
essa ne faceva jarte al tempo di Dclibelh
Il distretto pero di Cibyra eri alljra mdipen
Quali fossero in quest ultimo tempo tutte le
regioni della provincia si hi in uu pis.so di Li
cerone (accus in Verr r ^S 95) che enumera
1 paesi che ebbero a soffrire per la proque
stun di \erre « Commune Miljadim ly
ciani Pamph>liam Pisidiam PhrvRi imqiie >
Quando sia stata aggregita la Pisid i non
sappiamo Lon certezza secondo lo Junf,e si
deve attribuire allo stesso pretore M Anto
nius La L\cia invece fu allora e per nulto
tempo ancora provincia indipendente koiide
in Cicerone vi si dovrà intendere il distretto
di Miljas al nord della Lvcia appartenente
alla nostra provinaa opiuttostoche le ruberie
di Verre si sieno estese sulla L>cia per lavi
cinanza e perchè probabilmente il proconsole
della Citicia vi aveva mlluenza per !a difesa
contro i pirati come per ahrj rispetto 1 ave
va sulta Cappadocia Manca tra 4ueUe regioni
la Cilicia stessi mi di questa aveva sempre
appartenuto ai Romani solo una piccola par
(e, onde, come abbiamo detto K provincia si
dice Pamphvlia e la Cilicia dai geografi si fi
comincnre al confine Romano e anche quella
piccola pirte era forse allora in maiiL dei pi
b Di r Sei liiHs a Pompeiiis
Nel 675 u e fu mandato in CihLia dal
semto non più un pretore ma un console P
Servihus Vitia scelto d ilU sorte coli incarico
di combattere i pirati che ivevino ilutito
M tridite ed lufestavino tutto il Mediterraneo
Etii è detti -t ttrto onie si e usto il fon
datore delU Cibcia (\ell 2 39 2 Futrop 6
3 cf Amili 14 S 4) nn filo a un certo
punto quel titolo ^h spetti perche o ricupero
o con q usti K Paniphjln H Pisidia 1 Isiuri i
e la pirle delh Lilicn gn roimnri Batte an
zitutto i pinti (Fior 3 6) per nnre \o\ si
volse contro Zeiuceto die dominava su pa
recchie citta della Pmiphylia della Pisidia e
della 1 jcii Prese in quest ultima regione
il cibtello Olympus dove quello s era nlu
gnto occupo quindi Phiseljs e Corjciis
che non e la nota città delK Cilicia il
il q lale Seivilius uot arrivo nn altra in
Ivuii(SaII hist I 53 57 As on m \err
1 li Junge p j2) in Primplijlia Attalea ed
iltre locilita ficendo pubblico il loro igro
[Cic atc J ■^ 5 2! 56 de I agr 2 19 50
Stnb 14 5 7 P 6-1 Sili hist i 56I Passo
il Tauro e mosse e nitro gli Isauri che ahi
tavano le montagne e le valli boscose sulU
pendice meridionale del Tauro nell angolo
nord ovest della Cilicia covo eterno di bn
ginti (Mommsen ROm Gesch 3 p 47 cf
p e C HI 6713) Prese Oroanda e Isaura
col loro territorio e da quest ultima cittì fu
appellilo Isuiricus (Liv ep 93 Hor 3 6
Citrop 6 3 Oros 5 23 etc ) In questa spe
dizi jne che duro dal 676 al 678 egU OLCUpo an
che una pirte della Cihai asperì giacche più
t irdi seco ido Appiano (Milthr 75) Mitridate
fece assilire HimSa.^ re xat laxi/povg xai
ÌLiXixiay nel inai passo non si può intendere
che una Cilicia romana essendo la ('aw/w/jw
in mino a Tigranes ed 1 pirati parteggiando
per Mitridate (cf anche Sallust hist 5 fr 11
Dietsch) Probabilmente pero egbnondovee
stendersi molto oltre 1 confini che anteriormente
aveva avuto la provincia seppure non si deb
ba piuttosto credere che siano ora gli stessi
(cf Neunnnn o e p 533) Rimasto ancora
in Cilicia dove si aumentavano le ftrze ro
mine per timore di una nuova guerra m tri
datica (Sali le) nel 680 a quinto pare
tornò a Roma dove lu onorilo del trionfo
y Google
CIL
{Eiitrop. I. e. Cic. in Pison. 58; Verr. i, 57;
5, 66. Pseudo-Ascoii. in Verr. act. 2 p. 173
Or.). Ma la pirateria non fu da lui distrutta,
anzi dopo di lui tornò ad estendersi verso
occidente; sicché ancora più tardi i pirati fu-
rono assediati a Coracesium, in mezzo cioè ai
possedimenti romani (Plut. Pomp. 28).
Gli successe il console del 679, I-. Octa-
vius. Ma morto questo come proconsole non
molto dopo assunto il governo (a. 680. Plut.
Lucullo 6), e minacciando una guerra con Mi-
tridate, si studiò di succedergli il console L.
Licinius Lueullus, certo che al governatore
della Cilicia sarebbe spettalo l'onore di co-
mandare la guerra. Ne le sue speranze furono
deluse, perchè anzi oltre alla Cilicia egli ot-
tenne l'Asia coll'incarico appunto di dirigere
la guerra, che Mitridate aveva intanto di-
chiarato, occupando la Bitliynia, provincia ro-
mana, e la Cappadocia (Plut. Lue. 6, App.
Mithr. 69 cf. Mommsen. ROm. Gesch. 3' p. 59).
Non è questo il luogo dì parlare della guerra
contro Mitridate e contro Tigrane d'Armenia.
Ricorderemo soltanto che uno dei generali
di Mitridate, Eumachus, cogliendo il destro
che la Cilicia era senza truppe, se ne impa-
dronì quasi totalmente, ma ne fu scacciato da
Dejotaro tetrarca di Galatia, alleato dei Ro-
mani (App, Mithr. 75 cf. Liv. per. 94). Occu-
pato nella guerra di terraferma, Lucullo non
si curò dei pericolosi alleati di Mitridate, I
pirati Cilici, che sempre più e con maggior
forza battevano i! mare; onde ebbero buon
giuoco gli avversarii di Lucullo nell' insiste-
re che la Cilicia dovesse riavere un pro-
prio governatore, il quale fu nel 687 u. e.
Q. Marcius Rex, console dell'anno preceden-
te {Sali. hist. 5, 14 ed. Maur. Dio Cass. 35, 15).
Questi vi andò con tre legioni, ma ne mosse in
aiuto a Lucullo (Sali. hist. 5, 15 ed. Maur. Dio
Cass. 35, 17)1 né sopraffece i pirati; che anzi suo
cc^nato stesso, P. Clodius, da lui preposto alla
flotta, cadde nelle loro mani (Dio Cass. I. e).
Neli'istesso anno 687 u. e. Pompeius ebbe
l'mcarico di purgare finalmente il mare dai pi-
rati coir « imperiura aequum in omnibus pro-
vmcus cum proconsulibus usque ad quinqua-
gesimum milianum a mari ». E se egli in
pochi giorni riuscì a liberare il mare occidenta-
le, tro\ò forte ostacolo negli arditi pirati cilici,
che, portati 1 tigli, le mogli e i loro tesori
sul Tauro aspettarono la flotta romana sulla
costa occidentale della Cilicia, presso Corace-
sium. Pompeo li sconfisse completamente e,
sbarcato, assali e distrusse i loro nidi, conce-
CIL
isS
PS RUCGIEB
- Di!. Jlfis-
dendo vita e libertà quando si sottomettesse-
ro; il che fecero i più. Veiitotto giorni dopo
che Pompeo era apparso in Oriente, fu sot-
tomessa la Cilicia aspera e finita la guerra;
riacquistarono allora la libertà i prigionieri
romani, tra cui P. Clodius (Cic. prò 1. Man.
n, 35. Strab. 14, 3, 3 p. 665. Plut. Pomp.
26, i8. Veti. 2. 34, 4. Fior. 3, 6, 11, App.
Mithr. 96 cf. Drumann, 4 p, 411).
Pompeo rimase in Cilicia, sia per prepa-
rare la guerra contro i Cretesi, sia aspettan-
do di occuparsi delle faccende dell'Asia Mi- '
nore. Colla le^e Manilla Infatti nel 688 u. C.
gli venne affidata la direzione della guerra
contro Mitridate del Ponto e Tigrane di Ar-
menia, con pieni poteri sull'uso degli eserciti
orientali, con diritti di governatore in Cilicia
e Bithynia e sugli altri paesi dell'Asia sino
all'Armenia, e infine coU'au tori zzatone a trat-
tare coi dinasti dell'Oriente, Se Q. Marcius
Rex sia stato allora richiamalo, non è detto
da alcuno. Forse dicendo Dione Cassio (36,
31) che, quando Pompeo aveva già passato il
Tauro, i soldati di Marcio lo raggiunsero, si
potrà intendere che questo vi rimase, benché
sia probabile che si alluda soltanto ai sol-
dati recatisi nella Cilicia con Marcio, Pom-
peo anche qui fu fortunato. Nella pace con
Tigranes, questi insieme cogli altri non Ar-
meni rinunciò ai suoi possedimenti nella Ci-
licia, acquistandosi così al dominio romano
anche la Cilicia campestris (Cic. prò 1. Man.
Plut. Pomp. 30. Lucull, 35. Dio Cass. 36, 15.
App. Mithr. 97. Zon. io, 4. Liv. ep. 90. Veli.
2, 33, I. Eutrop. 6, 13 etc). Dato assetto
alle cose dell'Asia egli abbandonò questa re-
gione nella primavera del 692 u.c., ed il 18
e 29 Settembre del 693 celebrò il grande trion-
fo (C. I' p. 50 Fasti trionf.: [O*. Pompeius
Cti[aei) /[ilitts) Sex{li) n(epos) Magttus III]
proco(n)s(ul).... [ex Asia, Potilo, Armenia,
Pa.pkla\goma, Cappadoc{ia), [Cilicia, Syria,
Scytkeis, ludaeis, AlS]ania, pirateis etc. cf.
Plin. nat. hist. 7. =7; 37, 6 etc).
Quali provvedimenti abbia dato Pompeo cir-
ca la Cilicia noi non sappiamo, come ignoriamo,
chi sino al 698 u. e, vi abbia governato e in
che modo essa sia stata retta. Tre distretti,
che sino agli ultimi tempi avevano apparte-
nuto alla Cilicia, dipendono dai proconsoli
dell'Asia appunto dopo l'anno 692, cioè dopo
la partenza dì Pompeo, vale a dire le tre dio-
cesi di Apamea, Synnada e Laodicea. La
difesa di Cicerone del governatore dell'Asia
L. Valerius Flaccus, mostra che esse dipende-
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336
CIL
vano da lui (693-693); Q. Tullìus Cicero, chg
resse l'Asia dal 693 al 696. ci fa sapere (Ad
Q. Ir. I. 2) che tra gli altri suoi ammini-,
strati, che di lui si lagnavano e che egli pia-
co, c'erano Efesto di Apamea ed i cittadini
di Diouysopolis, città appunto del conventus
di Apamea; per T Ampius Bilbus (696-697)
abbiamo i cistofori coniati in Laodirea (Pinder
n. 180), e infine per C Fabius (697 698) quelli
di Apamea. Nel 698 le tre diocciL frigie o a
siatiche sono unite un ìltra volta colla Cilicia
Notando che proprio da quell anno torniamo
a sapere qualcosa anche bulk Cilicia non sarà
ardito il dire, che forse Pompe) non ricostituì
questa provincia; egh potè p e averla unita
alla Syria che a lui deve la sua organiizazio
ne, e aggregata ali Asn quella parte del! an
tica Cilicia che a quelH d>\eva appartenere
con maggior rigione Con ci potrebbe a\er
rapporto il latto che h Sjm e H Cilcu].!
gavano la stessa quoti di trib to (■\pp S\r
so)
c) Z}a Leniu/us a Ci eio
Nel 698 u e {Cic ad fani r \ segg ad
Q fr •> I i) andò governatore in CiUcia P
Cornehus Lentulus Spinther console dell an
no precedente (C III 6341 a) Se ta provincia
non era stata ricostituita da Pompeo occa
sione ali invio di un nuovo governatore potè
essere stata I annessione di Cjprus ai dominn
romani avvenuta nel 696 u e per mezzo di
M Cato Sotto Lcntuius ed 1 suoi successori
troviamo infatti che la Cilicia e Cjprus for
mano una sola provincia (Cic ad fam 174
etc ) e forse fu lui che organizzo I amminis-tra
zione almeno di qnest ultima parie (Cic ad fam
^■3 48) Quantunque il tribuno C Cato faces
se proposta di nchia narlu alt epoca delle di<icus
sioni per Auletes d Egitto (Cic ad Qu fr 2
3 I ad fam i 5 2) vi nmase tino al Luglio
701. Una piccola spedizione contro gli abi
tanti dell'Amano, gli fruttò il titolo A'impe-
raiot (Cic. ad fam. i, 9. Pinder, Abhandl.
der Beri. Akad. 1855 p. 547); trionfò però
solo nel 703, essendosi i suoi nemici rifiutatidi
riconoscere il suo diritto a quel titolo (Cic. ad
Att. 5,21, 3).
A Lentulus succede il console del 700, Ap-
pius Claudius Pulcher, del quale si sa che de-
siderò quel governo (Cic. ad fam. 1, 9, 25;
ad Att, 4, r6, 6; ad Qu. fr. 3, 2. 3), che vi
fu ben ricevuto da Lentulo (Cic. ad fam. 3,
7. 3) e che probabilmente per una spedizione
sull'Amano vi fu proclamato imperaior (Cic.
)id fam, 3, t. 3. Pinder o. e. p. 547), onde
CIL
richiese il trionfo cui poi rinunciò. Il rap-
porto che ci fa sul suo govwno Cicerone è
pessimo, ma non si sa quanto lo abbia
spinto a descriverlo in tale modo II deià-
derio di accrescere i meriti del proprio (cf.
ad fam. 15, 4, 2. 3, 8; ad Att. 6, i, 2; 6, 2,
3) Su questo siamo meglio informati, perchè
Cicerone nelle sue lettere ci ha lasciati mi-
nuti rapporti tanto sul suo operato, quanto
sulle condizioni della provincia F naturale che
1 opera sua sia molto lodata specialmente ri-
spetto ali amministrazione finanziaria, al limi-
tare le spese delle città, alle sue imprese mi-
litan (cf soprattutto Drumann 6 p ilo segg.
Hartung De proconsulatu Citeronis, Wflrzburg
[868 Oppenrieder, De Cicerone procousule
Cilitiae Augsbui^ 1853 A Mailer, Cicéron
proconsul de Cil eie etr Halberstadt 1882)
Anch egh ebbe il titoli di tnperator in una
sped zione suil Amano (Cic ad fam ? io 2
3 9 etc Finder o e p 547) Ma insofferen
te di stare lontano da Roma dopo un inno
di governo nel Luglio del 704 u e con
segno H provincia al questore C Coelius colla
d) V
anno e i.arti per Rodi
Le regioni che costituirono la Cilicia sotto
questi uh mi govenialjri furono la Cilicia cam
pestr s (Cic ad fam 3 6 4) la CilKia aspe
ra la Pamphvlia (Cic ad Att 5 21 9) la
Pisidia 1 Isauria (Cic ad Att 5 ai 9 cf 15
4 2) la Ljcaonia (Cic ad Att 5 15 5 30
I 21 9 ad fam 3 5 4 15 i 2 15 3) e
1 distretti di Laodicea (Cic ad Att 5 21 g
ad fam 3 8 5 13 67 i 15 4 2) Apamea
( Cic ad fam 15 4 2 ) Sjnnada ( Cic
id fam 15 4 2) Che queste ultime 7^=1,
SioMnaEii, Auahcae siano già state attri
buite il governatore Lentulus si può infenre
da Cicerone ad fam i 3 Per tutto questo
tempo fece parte della provincia anche I isola
di (v.) €yppus.
d) ComreiUas iuridici all'epoca di Cicerone.
Dalle lettere di Cicerone conosciamo la
distribuzione della Cilicia in varii distretti (dio£-
cesis), nelle cui capitali il governatore o suoi
legati amministravano la giustizia nell'epoca
fissata da quello.
1. A Tarsus, capitale di tutta la provin-
cia, si stabiliva il foro per la Cilicia campestris
(Cic. ad fam. 3, 6, 4: « qui te forum Tarsi
agere, statuere multa, decemere indicare di-
2. Ad Iconium per la Lycaonia (Cic. ad
Att. 5, 20, 1: « Iconii decem (dies) fecimus >).
y Google
cu,
3. A Philomeìium (Cic. ad Alt. 5, 20, i;
ad fam, 3, 8, 5; 15, 4, 3) probabilmente per
i! forum Isauricum (Cic. ad Alt. 5, si, 9).
4. A Pei^e forse, per il forum Paiitpky-
liìtm (Cic, ad Alt, 5. 21, 9),
5. A Laodicea ad Lycuni, sui confini della
Caria (Cic. ad fall). 3, S, 5; 15, 4, 2 cf. 13,
67, 1) per il forum Cibyraticuui (Cie. ad Att.
3, 21. 9 cf, Pliii. nat. hist, 5, 105: * una (iu-
risdictio) appellatur Cibyratica.,., conveiiiunt
eo XXV civitates celeberrima urbe Laodicea >
Strab. 13, I, 17 p. 631),
6. Ad Apamea per il forum . Apameense
(Cic. ad Att. s, 21, 9; ad fam. 3, 8, 5; is,
4, 2 etc. cf. Pliii. n. hist. 5, 106),
7. A Syimada per il forimi Syaiiadeiise
(Cic, ad Att. 5. 21, 9; ad fam. 3, 8, 5: 15,
4, 3, Pliii, nat, hist. 5, 105: * alter couventus
a Symiade accepit nomeu. conveniunt Lycao-
nes, Appiani, Corpenl, Dorylaei, Midaei, lu-
lienses et reliqui igiiobiles populi XV »).
8. Particolare foro istituito nell' isola di
Cyprus * iiam evocari ex insula Cyprios nou
licet » (Cic. ad Att. 5, ai, 6),
Era in facoltà però del governatore di con-
vocare quelli che adivano il suo tribunale an-
che fuori dei confini delle diocesi; sicché p,
es, nel 704 Cicerone convoca per le idi di
Febbraio a Laodicea i fori Cibiratico ed Apa-
meense, per le idi di Marzo nell'islessa città
quelli di Syunada, delta Pamphylia, della Ly-
caonia e dell'lsauria {Cic, ad Att. 5, 2i. 9).
Le lettere di Cicerone ci danno iiioltre
importanti Eiotizie, tanto sul suo editto, quan-
to sulle liti che egli dovette giudicare (cf
Provineia),
e) Da S£slius all'impero di Nerone
Nell'a, 705 u. e, ebbe il governo della
provincia il pretorio P. Sestins (Cic. ad fam
5. 20, 5. Plut. Brut. 4 cf. Cic. ad Att. 8 15
3); e come le legioni cilicie furono nell'esercito
di Pompeo a 'Durazzo ed a Farsalo (Caes b
e. 3, 4 cf. App. b. e. 2, 70), così furono con
questo il governatore stesso (Cic. ad Alt 8
'Si 3; 7. '7. 2) ed il suo legato luiiius Bni
tus. È certo però che Sestius passò poscia
dalla parte di Cesare (Cic. ad Alt. 11, 7 11)
Da una lettera di Cicerone, colla quale si
raccomandano i Ciprii (ad fam. 13, 48), appren
diamo che C. Sextilius Rufus vi era questore
Nell'istesso anno, arrivato Cesare nelh Ci
licia per la sua spedizione contro Farnace
convocò a Tarso tutte le città della provincn
e ne riordinò le condt^oni (Hirt. b, Alex 66)
CIL ,»T
Nessuna fonte ci dice quale sia stata qudbta
rioi^anizzazione; ma non è improbabile <;h'e-
gli abbia sciolto la provincia, dividendola in
più parti. Le tre diocesi asiatiche di Apamea,
Synnada e Laodicea, che abbiamo visto unite
alla Cilicia ancora sotto il governo di Cicero-
ne, già nel 705 erano state riunite all'Asia.
La qual cosa si dimostra da ciò, che esistono
dei cistofori di C. Fannius, in quel!' anno
proconsole dell'Asia, coniati in Apamea (Pin-
der n. 188), e che pel 708 Cicerone fa una
raccomandazione per Andro di Laodicea al
propretore dell'Asia (ad fam, 13, 67). Tali
diocesi, mai più staccate dall'Asia, furono a-
dimque tolte alla Cilicia, quando il governo
ne fu affidato ad un pretorio. Della Pamphy-
lia non abbiamo che notizie di epoca poste-
riore. Nel 711 cioè essa dipendeva da P, Len-
tulus proquestore propretore dell'Asia, che
scrive a Cicerone da Perge in quella regione
una lettera (ad Tarn. 12, 15), nella quale tra
altro gli narra di aver inseguito la fiotta di
Dolabella fino a Sida (in Pamphylia), < quae
estrema regio est provinciae meae t e che
apprese delle notizie da soldati disertori dei-
di Dolabella, i quali « in Pamphyliam
Rispetto all'isola di Cipro ci sono rimaste
tre notizie. Secondo una, forse confusa, Ce-
sare avrebbe donato l'isola ad Arsinoe ed a
Tolomeo (Dio Cass, 42, 35); secondo un'altra
nel 711 vi teneva Cleopatra un proiirio gover-
natore, il quale senza che ella Io sapesse aiutò
Cassio (App. b, e. 4, 91; 5, 9); e più tardi
invece nel 715 vi troviamo un liberto di Ce-
sare quale governatore in uome di Antonio
(Dio Casa 48 40), Dobbiamo inferirne che
Cesare restituì all'Egitto quella parte dell'im-
Nel 709 u e potrebbe avere retto la Ci-
licia quel Q Comificius, cui Cicerone scrive
(ad fam 12 17) che i moti della Syria lo
impensieriscono più che per sé, per lui, per-
che sta loro più vicino (cf. Ganter nel Phi-
lologiis 1894 p 134). Però questo Corni-
ficEO al quale nel 710 fu aggiudicata da Ce-
iire proprio h Syria, dove forse non ebbe
tempo di recarsi, non è detto in nessuna par-
te governatore propriamente della Cilicia.
Certo nella storia degli avvenimenti che
ne pnmi anni dopo la morte di Cesare si svol-
sero appunto nelle vicinanze della Cilicia non
SI ha menzione di un governatore di questa
provincia Infatti quando da Caecilius Bassus
è battuto L Statius Murcus govemaiore della
S>na questi chiama in aiuto Q. Marcius <;ri-
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aaS
CIL
spus, propretore della Bithynia, anziché il go
vernatore della vicina Cilicia (Cic Phil ir
12; ad fam. 12, 11. 12. App. b. e. 3, 77 p 576
Dio Ca-ss, 47, 27). Cosi nella guerra tra Cis
sjo e Dolabella non è mai nominato un go
della
provincia mentre
spesso è ricordata la regione, p. es per U
passaggio di Dolabella accolto col ma<simo
favore a Tarsus (Ck. ad fam. 12, 13 4) e
quello di Cassius (ad fam. ri, t2), per la re^a
della guarnigione che Cassius teneva ad Ae
gae (ad fam, 12, 13. Dio Cass. 47 wl per
la diserzione di soldati che si recano in Pam
phylia (ad fam. 12, 15) e cosi via. Nel caso
quindi che Corni li ci us
della Cilicia, si
si sia assegnato
trarlo si può supporre, che già Cesare abbia
aggregato la Cilicia alla Syria. come fu m
tempi posteriori,
M. Antonio, avuto l'OrieiUe, nel 713 te
neva tribunale appunto a Tarsus, dubunta
libera, quando da lui si recò Cleopatra (Plut
Ant. 26. App. b. e. 5, 7. 8 p. 671. 675. Dio Cass
48, 24 etc). Nemmeno di lui è detto a chi
abbia lasciato la Cilicia, mentre si b-j iiuece
che il governo della Syria fu affidato a 1
Decidius Saxa (Dio Cass. 48, 24. L;\ ep 127
App. Syr. 51 p. 120. Fior. 4, 9, 5). Né si parla
di un governatore della Cilicia, quando Deci
dius inseguito da Labienus e dai Parthi si ri
fugia in quella provincia e vi si uccide (Fior
4, 9. Veli. 2, 78, Dio Cass. 4S, 25 Acron
in Hor. od. 3, 6, 9): né a proposito dell m
vasione nemica in Cilicia ed in Asia: iil quan
do Labienus, inseguito dal legato P. \entidius
è trattenuto sul Tauro, né quando, nascostosi
in Cilicia, vi è scoperto (Dio Cass. 48 40) è
quel Ventidius poi, che manda PopediUb Silo
a occupare le porte cilicie ed infine trionfa nel
716 ex Tauro laonle et Partkeis (C I' p
50. 77).
M. Antonio distrusse più tardi compieta
mente la provincia, donando nel 718 C>prus
e la Cilicia aspera a Cleopatra (Strab 14 5
6 p. 671. 6. 6 p. 685. Plut. Ant. 54) la Cil
eia campestris a Tolomeo (Plut. I. e ) e nel
720 parte della Pamphylia, delì'Isauria e della
Lycaonia ad Amintas di Galatia (Dio Cass
49, 32. Plut, Ant. 61, 63. Strab. 12 6 l p
568. 8, 3 p. 571 cf. App. b. e. 5, 75 1! quale
lo dice fatto re dei Pisidi).
Finita la guerra civile, e tornati ai Ro
mani i possessi donati a Cleopatra (Momm
sen, Res gestae ' p, 118), Augusto o ricosti
CIL
tui una piccoli Cilicia comp ista cwè di Cy
prus e della C licia «mpestris ovvero com È
più probìble uni queiti Cihcia alla S>ria e
lasciò unita Cjprus coli Egitto alh Cihcia 1
spera prowidt come vedremo diversamente
Infatti Dione Cassio nell indicare come prò
vmcie nmaste nel 717 lU imperatore la Coe
lesyna la Phoenice la Ci he n C>prus e 1 Ae
gvptus nota espressamente che queste prò
vincie eivistevino al suo tempo una mdipen
dentemente dall altra ma che prima due o tre
sono possibili ambedue le ipotesi Anche ani
messa però h ricostituzione della Cilicia essa
non potè durare oltre il 732 qiiindo Cvpnis
fu ceduta al seinto perche posteriormente
tutti 1 dati ci mostrano la Cil eia unita alla
Sjria Olfatti P Sulpn.ius Quinnius certT
mente legato delh Sjria (cf Zumpt Conim
ep 3 p g6 segg Mommien Res gestae " p
171 segg C XIV 1613Ì negli anni 751 e 752
u e combatte cogli flomonides tribù che
occupivi la regione montuosa lA oriente e
a settentrione del la^o Progit s (cf Hirsch
feld Sitzungsber der Beri Akad 1875 p
145 Ranisa> Hist geogr p 335I compre
SI tn 1 Cilici Strab 12 6 3 4 p 569
14 5 I p 668 14 5 7\ p 679) ma non
nella parte romana del paese Ad o|,ni modo
però le parole di Tacito {ann 3 48) s expu
%ViA\M, ptr Ciluiam Homonadensium caste llis »
per quanto forse corrotte debbono accennare
a CIO che Quirimo li combattè appunto aven
do sotto di st la Cilicia Più chiare sono le
fonti relative alle questioni tra Germanico e
Ln Piso legato della Syna il quale volendo
riacquistare la sui provincia anzitutto « re
gulis Cilirum ut se auxiliis imarent scnbit »
evidentemente siccome da lui dipendenti (Tac
ìnn 2 78) aiuti che realmente gli furono
mandati quindi occupa il forte cistello della
Cihcia Celendens (Tac ann 2 80 cf Strab
14 4 1 P 670) né in questa faccenda si no-
mina un proprio legato della Ciiicia uè a Pi
sone si rimprovero più tardi di aver invaso m
tal modo una provincia altrui ma « suam ar
niifl repetivisse» (1 e 3 12 16) e « bellum
provinciae mtulisse » (I e 3 14) Anche ne
gii anni 36 e 52 d C e il legato della Syna
che cura le spedizioni contro i Cietae popò
lazione abitante un vasto terntorio tra Ane
munum e la foce del kaljkadnus (Tac ann
6 41 12 55 cf Wilhelm nelle MOe 17 p i
segg ) bi aggiunga che ancora sotto Domiziano
o Traiano il ^onov della S>na della Cilicia e
y Google
CIL
della Plioeiiice si raduna ad Antiochia in Sy-
ria (Kaibel, Inscr. gr. Sic. etc. n. 746). È ve-
ro che Filostrato (v. Ai>oll. i, 12 p. 13) parla
I il quale nei primi anni del regno di
Tiberio KiXi'x
y «ex^y
i tenendo tribunale a
Tarso minacciò Apollonio di tagliargli la te-
sta: senonchè poco dopo fu giustiziato egli
stesso per cospirazione insieme ad Archelao
di Cappadocia; tutta questa narrazione però
è molto strana e, se vera, si dovrà riferire ad
un procuratore. Pare evidente dunque che la
Cilicia rimase ag^egata alla Syria sotto i primi
imperatori: il primo legato della provincia ri-
(cf. Zumpt e Moniinsen 11. ce. Kuhn j p.
144).
f) Regni clienti.
Amyntas di Galatia non perdette i territori!
che M . Antonio gli aveva dati (Dio Ca.ss. 49, 32.
Strab. 17, s. 4 p. 548; 6, 3 p. 569; 7, 3 p. 571);
Augusto anzi lo riconfermò (DioCass. 51, a).
Quand'egli mori, dei suoi territorii si costituì
la nuova provincia (v.) OalnlJa, alla quale ap-
partennero anche la Pisidia (App. b. civ. 5,
75 cf. Strab. 12, 6, 3 p. 569; 12, 7, 3 p. 571)
e risauria (Strab. 12, 6, 3 p. 569 cf. l'tol. 5.
4, 12). I.a Cilicia aspera invece che Augu-
sto aveva pure aggiudicalo ad Amyntas, fu
coiicessa allora ad Archelaos di Cappadocia
{Str. 14, 5, 6 p. 671. Dio Cass. 54, 9), il quale
ebbe per residenza l'isola Elaiussa alla foce
del Lanios, detta da lui Sebaste in onore di
Augusto (!os. ant. lud. i5, 4, 6). Morto Ar-
chelao e fatta provincia romana la Cappado-
cia, sembra che la sna famiglia sia rimasta
in possesso della Cilicia trachea, dicendoci
Tacito (ann. 6, 41) che i Cletae (cf. so-
pra p 288 ) erano nel 36 d C dipen
denti da Archelao di Cappadocia certiniente
i! figlio del precedente (cf Mommsen Eph
Epigr r p 278) Fin tardi Ciligol 1 conces
se quella regione ed iltre prDSsmie ad Ali
tioco 1\ di C( mmagene (Dio Ca-ss S9 8
Tac ami la 55 13 7 37 cf Neumann,
Neue Jahrb fQr Phikl 127 p 5j4 seg.: per
le sue monete di Aneinur um v Head, Hist,
nnmm p 599Ì Deposto poi da C ihgola stes-
so fu rimesso sul trono da Claudio nel 41
(Dio Cass 60 8) allora probabilmente la
parte oci-identale della \allata del Kaijkadnos,
da Seleucia a Claudiopolis fu ^ggregata alla
Cihcia romana Vppena nel 74 tutta la Cilicia
tracheT fu unita di \ espas ano alla provin-
cia (Suet Vesp 8 cf Bot^hes Oeuvr. 3 p.
273) probabilmente insieme alla Cietis ed alla
CIL a»9
Lacanatis, avendosi monete della città di Phi-
ladelphia dell'epoca di Traiano, e di Coropis-
sus dell'epoca di Adriano. Sebaste però fu
lasciata alla figlia di Antioco IV, lotape (los.
ant. iud. 18, 5. 4]; più tardi Ai città hbera
(Eckhel, D. n. 3, 8z). Cf. in generale Rani-
say, Histor. geogr. p. 375.
Anche l'antica dinastia teocratica dei Teu-
cridi, signora di Olhe, a settentrione di Soli,
prima padrona dell'intera Cilicia aspera (Strab.
14, 5, IO p. 672) non fu subito toccata dai
Romani. Quando nel 7rr u. e. usurpò il po-
tere Aba, figlia di Zsnophanes, fu riconosciuta
da M. Antonio e Cleopatra; ma quattro aimi
dopo Al deposta (Strab. I. e), e sali sul trono
Polemoii, membro probabilmente dell' anti-
ca famiglia, il quale assunse il nome di M,
Antoiiius Poleinoii avendo ottenuto la citta-
dinanza romana dal triumviro. Il suo regno
si estendeva sino ad Iconium (Strab. 11, 6,
I p. 568) e comprendeva, oltre aJ Olbe, la
Kennatis e la Lalassis, come si vede dalle
monete in cui si dice S'uyi.am 'OìSiaiy TVq
ispài xai Keyyàrtxiy xat Aaiaffoliav. Egli regnò
almeno dieci anni (App. b. e. 5, 75). Più tardi
troviamo sul trono, circa dall'ii al 15, Aias,
figlio di Teukros, àpx'^ftijq TOTtóp^tii Key-
v«TiBv Acù-aaSBoiv. Sembra poi che la parte
della Cilicia data da Claudio nel 41 a Polenion
II del Ponto, in cambio del regno bosporano,
(Dio Cass. 60, 8), sia appunto il territorio di
Olbe, riferendosi a lui la moneta IleXi^wvfli
BaLsAémi col rovescio ['OXBi'ìoiy Acdafftwv
xai Ksvvarcji'. Finito nel 63 il regno del Pon-
to, sembra che questa regione sia tornata in-
dipendente: per gli anni poi 82-96 si hanno
monete del xutyéy di l.alassis e Kennatis. Cf.
sn ciò specialmente Waddington, Revue nu-
mismat, 1866 p. 429 segg. e Ramsay o. e.
p. 374 seg.
Snll'Amano dal tempo di Pompeo regnava
una dinastia, per la quale importanti notizie si
hanno in iscrizioni inedite di Hieropolis-Ka-
stabala che saranno pubblicate nel rapporto
di Heberdey e Wilhelm sul loro viaj^io in Cili-
cia. 'ì Fondatore della dinastia fu Tarcondimotus
I, figlio di Straton (Strab. 14, 5, 18 p. 676 cf.
Eckhel D. n. p. 82), di cui Cicerone (ad fam.
15, i) dice; * mihi litterae redditae sunt a
Tarcondimoto, qui fidelissimus socius trans
Taiirum amicissimusque populi Romani existi-
matur. » Egli prestò aiuto a Pompeo, ma dopo
i) Io debbo la toiioscenza di queste come di altre
y Google
J30
CIL
Farsalo fu graziato da Cesare (Dia Cass. 41, '
63); ne! 711 u. e. fu costretto da Cassio a
prender parte alla guerra [Dio Ca^. 47, 16)
e mori finalrnente ad Azio, combattendo per
M. Antonio (Dio Cass. 50, 14. Plut. Ant. 61),
dal qnaie egli aveva avuto la cittadinanza e forse
anche il titolo di re (Heberdey e Willielni o.
C. n. 63 se^.). 1 suoi dite figli, Pliliopator
■S Tarcoiidiniotus li, abbandonarono Antonio
(Dio Cass. 51, 7) ma appena nel 734 u. e. il
pili giovane potè avere il trono (Dio Cass. 54,
9). Gli successe Philopator II, che mori nei
17 d. C. (Tac. ann. a, 41): con lui probabil-
meijte s'estinse la linea maschile. In un'iscri-
zione inedita circa dì questi tempi si nomina
un Styrax ttcitm^ tÓjv Bxatkstay (o. e. n. 64):
chi siano questi re non è detto, ma non è
improbabile l'ipotesi degli editori che per
parte della madre, foise la luiia sorella di
Philopator ricordata in un'altra iscrizione di
Hleropolis (o. e, n. 65), essi fossero appunto
i rampolli della vecchia dinastia. Sembra che
Caligola abbia data anche questa regione a
Antioco di Coinmagene e che appena Vespa-
daito l'abbia acquistata all'impero (cf. Eckhel
D. n. 3 p. 56).
3. Governatori,
Questi erano o proprnetores o proconsa-
Ics. Esponendo la storia della provincia ab-
biamo già dato il loro elenco ed esposto la
loro condizione. S'è visto come essi siano
Stati dapprima preterii, più tardi, probabil-
mente secondo le maggiori o minoii forze
militari che vi stanziavano, o preterii o censo-
lari (cf. Pinder o. e. p. 571, Provineia).
E nel comando militare consisteva spe-
cialmente l'importanza de! posto, trattandosi
di provincia poco sicura sìa per i pirati, sia
per i popoli vicini, sia per il brigantaggio (Cic.
ad Alt. 6, 4, i); però dalle lettere di Cicero-
ne si vede elle anche la giurisdizione non da-
va poco da fare al governatore.
3) Legali del governatore.
Al governatore erano sottoposti di solito
tre legati, ma in caso di guerra anche di più.
Così Cicerone ne ebbe quattro, forse in vista
della guerra partica, e Lucuilo anche dì più;
senonciiè per questo è da osservare, che egU
ebbe, come abbiamo vedute, oltre la Cilicia
anche l'Asia.
M. Anneius, legate dì Cicerone (ad fam.
13. 55; 15. 4, a)-
M. Fabius Hadrianus, legalo di Luculio
(Piiit. Lue. 17. Die Cass. 35, 9. App, Mithr.
CIL
Q. Fabius Vergilianus. legato di .^ppio
Claudio (Cic. ad fam. 3. 3, i; 3, 4, i).
M. lunius Brutus, legato di P. Sestins
(Piut. Brut. 4).
L. Licinius Murena, legato di Lucuilo (Cic.
prò Mur. 9, 20 cf. Plut. Lue. 15. 19. 25-27).
L. Lucilius, legato (?) di Appio Claudio
(Cic. ad fam. 3, 5, i).
C. Pontinius, legato di Cicerone (Cic. ad
Att. 5, I, 5. 4, 2. 5, I. 6, 1 etc); ritornò a
Roma prima del procotisole (Cic. ad fam. a,
'5- 5: 3> lOp 3; nd Att. 5, 21, 9), Pretore
Sextilius, legato di Lucuilo (Plut. Lue. 25.
App, Mithr, 84. Dio Cass. 35, 3).
Sornatiu-S, legato (?) di Lucuilo (Plut. Lue.
17. 24- 30. 35)-
L, Tullius, legato di Cicerone, del quale
non era parente (Cic. ad Att. 5, 21, 5 cf.
4, 2. n, 4. 14, 2). Arrivò tardi presso il pro-
console.
Q. Tullius Cicero, fratello e iegato di Ci-
cerone (ad Att. 5, IO. ao, i. 21, 6; 6, 2, 1
etc). Pretore nel 692 u. e.
C. Vaierius Flatcus, iegato (?) di Appio
Claudio (Cic. ad fam. 3, 4, i. 11, 3).
C. Vaierius Triarius, legalo di Lucuilo (Liv.
ep. 98. Plin. nat. hist. 6, 3. Memnon in Phot.
43-54. App. Mithr. 77- 88. Dio Cass. 35, io,
C. Venes, legato di Dolabella (Cic. act.
1, I, a. 4, 11; accus. I, 15-39 etc). Questore
nel 673 u. e.
Voconiiis Barba, legato di Lucuilo (Plut,
Lue. 13. App. Mithr. 77).
4) Questori.
C. Coeliiis Caldus nell'a, 704-705 u. e.
(Cic. ad fam. 2, 15, 4; 2, 19; ad Att. 6, 6.
3; 7, 1, 6 etc). A lui Cicerone aftidò la pro-
vincia per tornarsene a Roma, dopo finito un
anno di governo.
L. Mescinius Rufns nell'a. 703-704 u. e.
(Cic. ad Alt. 6, 3, 1. 4, i; ad fam. 5, 19.
C, Publicius Malleolus, sotto Dola bel la
(Cic. accus. in Verr. r, 15, 41. 36, 90 segg.).
Egli morì in ufficio e dal governatore gli fu
so,';tituito come proquestore il legato
C. Verres (Cic act. in Verr. 4. 11; accus.
15. 4'
te).
In Cilicia vi fu sejnpre un questore solo
(cf. Drumann 6 p. 113 n. 51): probabilmente
appena nel 707 ne fu mandato un altro spe-
ciale a Cipro nella persona di C, Sextilius
Rufus (Cic. ad fam, 13, 48)-
y Google
scjpffTt^T.iji^.if'?^»'»!»™;^
CIL
S) A/In iiffia ih del golf tnatore
In generale abbiamo poche notiz e sugli
altri uihciali infenon e sui eomites dei gover
uatori è ricordato un prae/ecUu del pretore
Antonius M Gratidms {Cie Brut 168) ed il
praefeclns fobmm A\ h^^iwi C\-\udms L Ciò
dius (Cic adfaii34i5ì628 7]
Del governo di C cerone in ece si sa di
più p es die presso di lui \ erano il ptae
feilits fibtii II Q I epta 1 acctitsus Pausiiin-i
liberto di I eiitulo (Cic ad fani ì 7^3) ' m
terprete M AKrcilius (ad faiii 13 54) inoltre
lo scnba M TiiUius Laurea ed altri schiavi e
hberti (ad Att. 5, 4. 14 etc). Dalle lettere di
Cicerone conosciamo pure alcuni di quei prae-
fecli, che i governatori solevano inviare in luo-
ghi, dove essi Ìli persona non si potevano re-
care (cf Kuhn 2 p 83 II 645) Cosi quel Q.
Volusius ni-jndato 1 Cipro (id Att 5 31, 6)
e M Scaplius p L Gimus rappresentanti
degli interessi di Bruto (ad Att 6 i 4 etc).
ir Da ,\erone a Dwile-iano
Come tanti altn punti della stoni prece-
dente delia Cilicia cosi e dubbio chi l'abbia
staccata dalia Sjrn e ricostituita ■\ provincia
indipendente Nella s8 il goiernatore Cos-
sutianus Capito fu accusato da Ciliu di con-
aissione (Tac. a.in. 13, 33). Non essendo egli
stato legato della Syria, retta in quel tempo
da Uminidiiis Quadratus, credette lo Zumpt
(Comm. epigr. 2 p. 139) ch'egli sia stato pro-
console dell'Asia e che i Cilici accusatori sia-
no stati abitatori delle diocesi attribuite prima
alla Cilicia, poi all'Asia. Senonchè sembra
difficile che si siano detti Cilici quelli che a-
bitavano in regioni chiamate asiatiche anche
quando non facevan parte dell'Asia (Cic. ad fam.
6 ) d' 1 1 g d 11
CIL
«31
Ciliaa risiedevi un governatore indipendente.
Più importante sembra il fatto, come appare
da un iscnz one greca di Napoli (CIG. 5806 =^
kaibei itiscr Gr Sic 746) cioè che sotto Domi-
nano o sotto Tranno in Antiochia si sia riu-
nito U xsivo» Sii/Jicti kiXixi'a;, ^oiveixm; ;
quantunque come osseria il Mommsen {I. e.)
tale limone abbia potuto durare anche quando
le province furono amministrativamente se-
parate Per ntenere un ece che sotto Vespa-
snno U Ciiicia sia st ita indipendente dalla
Sjnd starebbe il fatto eh egli nel 74 ridusse a
provincia romana la Cilicia aspera (Suet. Vesp.
8) e fece cessare, come abbiamo visto, ì pic-
coli stati clienti: anche Flaviopolis, città del
distretto cilice Characene, conta la propria
era da quell'anno. Per le quali ragioni già
l'Eckbel (D. n. 3, 56), quindi il Kuhn (i p.
153 seg.) ed il Marquardt nella prima edizio-
ne del suo manuale (p, ii<) segg.) hanno at-
tribuito al 74 la nuova istituzione della pro-
vincia. Ad ogni modo la più antica menzione
di un legato, dopo il Capito suddetto, ap-
partiene al tempo di Trajaiio (BH. 1879 p.
273); sicché la nuova opinione del Marquardt
(p, 388) va sempre corretta nel senso, che
non dal tempo di Adriano, ma da quello
del suo predecessore noi troviamo la provin-
cia retta da un legatus prò praetore.
È egualmente incerto, quando alla Cilicia
furono aggregate l'isaiiria e la Lycaonia (cf,
(ialatia). Quest' ultima regione apparteneva
alla Galatia ancora alia fine del regno di Tra-
iano (C. JIl 6819), mentre Tolomeo (5. 6) la
indica siccome appartenente alla Cappadocia:
ancora intorno all'a. 166 il procuratore della
Cappadocia, T. Desticius Sevetus. amministra-
va anche quella parte della Lycaonia, che a-
pe D be e che traeva il nome
oc oco di Commagene
Ite Cilicia, Isauria e
sotto il regno di An-
C. Etriltus Regiihis
be jrgfOj8«JT«s iyTier^à,-
X K , 'lacti/piixi, Avxa.0-
H II Ramsay (Histor.
possibile, che ciò
pò osa legazione di P,
ervando cioè che egli
timo anno di vita dì
so e legato ancora in
o (C. VII! 7059 cf.
06 pò quindi, come sem-
ndo a reggere la sua
està sa. stata ampliata
y Google
!55S^P^i^*ì5«7v?^^" '■':'•'
25*
C)L
da Antonino Pio in quell'occasione, quando
l'amministrazione ne fu affidata ad un legato
consolare (cf. piìi sotto: Dieta).
1 . Governatori.
La provincia, come abbiamo detto, era
retta dapprincipio da un legato imperiale con
questi titoli;
LegBtns Angosti pro|)Faetnro iirovinciae €i-
lieiae (rc^ EOiSsi^rMs aÙToz^iro^ios àmusTfkjnyisii
o wgìiiiSìurH? Kixi àyTKjT^àrnyai; mjtox^Ìtu^o^
i;ragXÉi'as o (Trapxe'wv) C. Ili 254. Vii ro8.
XIV 2ID7? BH. 1879 p. 173; 1885 p. 434;
Legalus imperatori s in Ciìicia C, Vllf
7059 cf. 7060. 7061;
Legatas provinciae Ciliciae Dig. 2t, 5,
3. ';
Legaliis Ciliciae Dig. 50, 6, 2.
Dal tempo di Severo Alessandro troviamo
Consalaris {vTraj-ixo'g) BH. 1883 p. ?8i cf.
1881 p. 317, Cod. lust. 9, 43, I e sotto Dio-
cleziano un
Praeses Wadd, 1474 cf. Ruinart, Acta nnr-
tyr, p. 376.
Al curioso titolo invece di
ProconsiU che ricorre due votte nelle sto-
rie Auguste (Vop, Car. 4; Aurei. 42) per l'e-
poca posteriore ad Aureliano, non converrà,
prestar molta fede, essendo stato probabil-
mente inventato dallo scrittore per il ricordo
del proconsolato di Cicerone (cf. Dessau. Her-
mes 37 p. 589).
[Aurelianus, nipote dell'imperatore Aure-
liano secondo la vita di questo imperatore
uà C li ^. H
ca ignota (C. VII 108).
[lunius, V. M. Aurelius Carus],
Lysias, praeses nel 285 (Ruiu
martyrum p, 333).
C. Mevius C. f, Donatus I
io però se sia stato legato n
\ (C. XIV 2
Nui
Ma;
is, pra
s nell'a
.104
(Ruinart, Acta martyr. p. 376).
P, Pactumeius P. f. Quir. Cleniens, legato
sotto Adriano, poi console nell'a. 13S e legato
sotto Antonino Pio (C. Vili 7059 cf. 7060.
70S1). E probabile, che, pur essendo console,
non abbia abbandonato la provincia. Cf. Bor-
ghesi, Oewvr. 7. 348.
Pelagius. praeses sotto Diocleziano (?), A-
cta sanct. s Febr. p. 663.
Rutilianus, coiisiilaris nel 215 (Cod. lust.
9, 43, 1. Rev. des et, grec. 1891 p. 337).
Q. Venidius Rufus, legato pretorio tra Ìl
190 ed il 198 (Dig. 50, 6. 2).
Ti. (?) Vibius Varus, legato sotto Adriano
(Dig. 22. 5. 3, I).
2) Piocuraton ed altri officiali imperìali.
Della procuratia della Cilicia poco si può
dire; nella lapide C. Ili 5215 la si vede oc-
cupata dopo la praefectura alae e prima di
altre prociiratie provinciali, cioè nella Ltisita-
iiia, Mauretania Caesariensis, Belgica e Ger-
mania, Raetia.
Pannonius Avitus; Dig. 29, 2, 86. Sotto
Antonino Pio.
P. Postumius Acilianus, secondo un'iscri-
zione greca inedita di Alexandria x«r' 'laaév,
(Heberdey- Wilhelm, Reisebericht 49), tra gli
i d. C.
; C. Ili 5215 cf.
kerd d
d p
od d
App S
me i Syrii pagavano
rispondente all'un ne
dicala nel \,tiinu. i, uuhl.,i.
iàa identica cogli iTiXÈpóXia
Ixi&iitinn capitis COT-
iito della proprietà in-
E dubbio se questa Imposta
;, dei quali si la-
y Google
CIL
gnavaiio i provinciali all'epoca di Cicerone
(ad Att. 5, r6, 2): questa però come i'aitra
sulle porte {« exactio ostiorum ») possono in-
vece considerarsi imposizioni straordinarie dei
suoi predecessori (Marquardt j' p. 201 seg.).
Sulle vessazioni dei e"veriiatori, dei pnbli-
cani, e degli usurai romani; sulle spese obbli-
gatorie ed inutili delle città; sulle continue
lagnanze dei provinciali e sulle liti che ne sor-
gevano abbiamo delle notizie nelle lettere di
Cicerone, non però quante desidereremmo.
Questi più volte dice di aver sempre tentato
di aiutare i provinciali, tanto più che le città
erano rovinatissiine, o almeno di aver voluto
conciliare gli interessi loro con quelli dei pit-
blicani e dei negoHatorss. Senoncliè è eviden-
te in lui la paura dell'influenza dei cavalieri ro-
mani, nel caso ciie egli ne avesse ferito troppo
gli interessi. Cosi pur volendo fissare nel suo
editto die egli avrebbe osservato le conven-
zioni tra pubblicani e provinciali, quando non
si fosse usata né violenza né frode nel conclu-
derli, fu indotto dai consìgli di Attico, die
doveva avere interessi laggiù, a mutare nel
senso che avrebbe ritenute valide le conven-
zioni, salvo quelle fatte in modo da renderne
impossibile l'esecuzione « ex fide bona » {Cic.
ad Att. 6, .1, 15); ed altre modificazioni egli
vi introdiLsse per preghiere dei pubblicani.
Importante per farci conoscere le condizioni
delia provincia è la questione tra Scaptius e
la città di Salamis sull'isola di Cipro, portata
innanzi a Cicerone. Giunio Bruto, l'uccisore
di Cesare, aveva cioò prestato a questa città
sotto nome altrui una certa somma all'inte-
resse del 48 per cento, mentre l'interesse le-
gale stabilito anche da Cicerone nel suo edit-
to era soltanto del 12. Appio Claudio vi ave-
) prefetto quello Scaptius rappre-
e di Bruto e gli aveva dato anche degli
equiti per aver ragione della città. Cicerone
gli tolse bensi quel comando per quanto Bruto
lo pregasse di lasci a [glielo, ma non volendo
pagare i Salaminii più dell'interesse stabilito
per legge, egli non potè far altro che lasciale
CIL
a33
ì ad u
di e
za più elastica (cf. Savigny. Vermischte Schri-
ften 1 p. 386 segg.)-
Come del resto fossero gravati i provin-
ciali, si può vedere pure dalla circostanza che
l'onesto Cicerone dopo un anno di governo
riportò dalla provincia * salvis legibus »
2,200,000 sesterzi, den.iri che lasciati presso
banchieri ad Efeso furono poi sequestrati da
Pompeo nelle guerre civili (Cic. ad fam. 5,
Jo, 9; ad Att. II, I, j).
4. Dieta,
Anche la Cilicia aveva, come le altre Pro-
vincie, una propria dieta con proprie feste
(xoivòv KiXixias CIG. 2810 e nelle monete
Eck';d D.
3 P. ■
" y EJrat;-
proprJo K(Xiz«/)p^ns (Wai
1480. BH. 1883 p. 281. 288. Ruinart, Ada
inartyr. p. 391). KoitofluuXiov eXev^epoc (Wadd.
14S0 cf. r.-ionnet 7 p. 267) sembra dirsi la
riunione dei delegati delle città per questioni
d'interesse comune, come spese per templi e
giuochi (cf. Wadd, 1176); l'Henze (de civit.
liberis p. 73) crede invece che sia l'assemblea
dei <lelegati soltanto delle città libere, che
si riuniva hi Tarsus. Come abbiamo visto
(p. 231 ), in una certa ejxica, nel tempo cioè
in cui la Cihcia non formò provincia indipen-
dente e forse anche più tardi, la sede della
dieta fu la stessa di quelle della Syria e
della l'hoenice, cioè Antiochia. Ma in condi-
zioni normali, capitale della provincia fu ne!-
l'e]>oca imperiale, come nella repubblicana,
la città di Tarsus, e soltanto dopo Caracalla
vediamo sorgere accanto a questa cogli stessi
diritti Ana/arhus. A questa condizione di Tar-
sus (cf. CiG. 2810, Head Hist. numm. p. 617)
si riferiscono i titoli di
^nrftì7r:X(s Strab. 14, io, 13 p. 674. Rui-
nast, Acta martyr. p. 376 e sulle monete fino
a (ìallieiio;
/Ltiir/JÓJrnXfs &, iif>X«i ^'° Chrysost. or. 34
voi, 2, p. 35 R. ^ ! p. 318 ed. Arnim;
fj.tiTpé7rc\ii; raii é&uji/s BH. 1883 p. 388;
fj.tìTfó'noXt'; TC3V y' ÉTrap^iajv sulle monete;
*' (= Tr^cùTii}, fj,eyi<!rti, xaXKiamt i^vTpé-
TTdXi? sulle monete;
mXii KiXixUii xa.ì 'Uffici.';, Kaibel, Inscr.
gr. Sic. ete. 1066'' cf.
ti jr/i[oi]7-H xaì fisyiarti xai "xoAXiarn ,uh-
T/iDTrtiX/^ ròv y' él7va.p^£tSiy] KiXiKi'as 'Iffay-
fiki Ai/JC«[=v,Vs 7r],w:t«a4f|D^Éy« x«ì [3'
vsa>]xópcig [itoci] rEr£(^H,u.£VM Qn]evH .fH^ioi;^-
710;; r[E3(aì] Kilk]ixa.pxia,ii é7ra.pxix[w]y,[é]-
XÈf&Eg[^] xoh'd[6](ii'X[(^] xaì irÉ^ai? 7rX[s('j-
(na.([g xa.ì] fAsyiarctig xaì à\^']ai[péTOig] Sm-
pBO, g i" un'iscrizione dei tempo di Severo
Alessandro, nella quale non s'intende quali
prefetti Tarso vanti d'aver avuti a proprii de-
miurgi (BH. 1883 p. 281).
AnazarbiLS assume anch'essa gli stessi ti-
toli di Tarsus, cioè quelli di /ìwtm'jtoXi^, (v-
^e^o? iJ.jiTpÓ7ri>Xig, a.' fityiarìi xaXKiaTti y.ti-
y Google
ESSKS^ìF^^^^
334
CIL
TpeTteXtg e si vanta di essere sede d I
Bovkiov (ef. Head, Hist. numm. p. 5
Anche le singole parti della provi
vano speciali metropoli: così Coropiss
IMiTpÓTtokf; Kht<3jv (Head o. e. p, 6 D
caesarea ^. Kevviriav (p. 602), I
'Iffavgwv (p. 6oa), Lamus ^, Aa/ioi S
605), Mallus colonia metropoHs (Mioni
7 p. 226), OIha ^.. Kht(^(S {p. 609),
li.nTfónoKi'; (p- 610).
5. Ordinainenlo delle cUlà ed eia provin-
Godettero, a quanto sappiamo, l'autono-
mia soltanto sei città della Cilicia (cf. Henze,
De civit. liberis p, 72 se^.);
Tarsus per beiieficiuin di SI. Antonio (Ap-
pian, b. e. 5, 7; secondo Pseudoluciano,
Macrob. ai e Dione Crisostomo or. 54 voi. 2.
p. 36 R. (= I 7 segg. voi. I p. 318 ed. Ar-
nim) per opera invece di Augusto; godeva an-
che dell'immunità (cf. Plin. nat, hist. 5, 91):
Anazarbus o Caesarea Ciliciae, probabil-
mente per opera di Augusto, datando la sua
èra dal 735 u. e. e piìi tardi invece pare dal
707 u. e; si dice sulle monete avróyofjjig,
iX^^^■£;Oa (Head, o, e. p. sgS);
Corycus, MTévofioq éiouXei; (Headp. 6oj);
Mopsus o Mopsuestia, iipii xm ékst/Sripa.
xcLi aaiiXo^ xtti iiÙToyO|H05 xai pi'X» xai av^~
f^XOi 'PKiJ-aioiy (CiG. 5885 = Kaibel, luser.
Gr. Sic. 1051 nella quale la città ringrazia
l'imperatore Antonino Pio per averle mante-
nuti Tffi f^ àpx"'i Sixa.ia- Wadd. 1494. Plin.
nat. hist. 5, gì). Datava la sua era dal 686 u,
C, cioè dal tempo di Lucuilo (cf. Wadd. 1494.
1503. Imhoof-Blumer,
Sebaste, é^eubspa.,
ieeà, forse dal tempo
610);
Seleucia ad C al y cadi
éXsi'&l/Ja (Head p. 61
tempo dei triumviri;
Aegae aurovo/io? (Plin. nat,
Head p. 598), non immune, rr
Tarsus (Dio Chrys. or, 34 voi.
I p. 318 ed. Amim): la sua
707 u. e.
Furono invece colonie nel terzo secolo:
Selinus o Traianopolis (Dig. 50, 15, 1, 11), Mal-
lus, colonia dal tempo di Decio (Head p. 607)
ed Olba (Mionnet 3, 509; suppl. 7, 238). Cf.
Issnria-Lyeaania.
Dell'era provinciale, cui accennerebbero
due iscrizioni ancora inedite e delle singole
gr. 362);
a,VToyoij,Dii, aiai/Xtiq,
i Traiano (Head p.
n aavkog, a.ìnovBfj.oq,
; era libera già al
. dal
CIL
K b'ts h k
P 1 • R 1
(v.) Lyuaonm (Kuhn o e p 197) appare o
247). :
separata dalla
vrà attribuire D
lui anteriore (\ an a p d
Cilicia di qiies od
Theod. j2, 6,
Aeniilius M p
III 223 cf. Ac sa
gli anni 293-30
Dometius E p
Valente e Graz se d
dite di Hieropo K H V
helm, Reisebe
Maximus C
Meni ori US
Procopius Cod. Tlieod. 11, 30, 24 (a. 34&),
Nella Notitia dignitatum troviamo anche
la Cilicia propriamente detta (campestris) di-
visa in due parti, Cilicia prima e Cilicia se-
conda, divisione da attribuirsi ad Arcadie (cf.
Malal. 14 p. 365 Bonn. Mommsen, Polem.
Silv. iaterc. p. 258). Esse facevano parte della
prefettura dipendente dal prae/ectiis praetorio
Per Orienlem (Net. dign. or. 2, 12. 23) e ve-
ramente della dioecesis Orieaiis (22, 22. 30
cf. Lat. Ver. i, 14. 15. Poi, 3, 5. 6) insieme
alle Palestine, alle Fenicie, alle Sirie, a Cipro,
all'Osrlioena, alla Mesopotamia, all'Isauriaed
all'Arabia. La Cilicia prima dipendeva da un
consìtiaris , la seconda da un praeses (1, 62.
Hierocl. p. 704, 705. lust. Nov, 8, u. 42 cf.
Malal. 1. e).
7. Presidio e recluiamenlo.
L'importanza militare della Cilicia mutò
secondo ì diversi tempi.
Prescindendo dai pirati, due pericoli, come
abbiamo visto, presentava specialmente il paese
nell'epoca repubblicana: le invasioni partiche
e le popolazioni sempre turbolente del paese
e dei monti che lo circondavano. Si ha qual-
che notizia sugli eserciti consolari che vi fu-
rono mandati (App, Mithr. 72 cf. lunge p. 36.
Cic. ad fam, 15, 4, 2): Marcius Rex vi fu inviato
y Google
CIL
con tre legioni (Sali, hist, 5, 14 ed. Maur. Dio
Cass. 35, 17). Sul finire della repubblica risie-
devano nel paese dne legioni (Caes. b, e, J, 4, 1 ).
che ebbero i numeri XVII e XVllI secondo
le induzioni del Domaszewski {Die Heere der
Eiirgerl^riege nei Heidelb. lalirb. 4 p, 158 seg.
rf C III 6541* centuria Coriiclei Spin
[t]ert (a 698 ;oi u e ) ies,o{>u) XHX)
Neil impero ce'ibo il bisogno della difesa
del paese contro 1 ntimci esterni difenden
dosi più in là 1 confini dell Impero speual
mente quando fu aggiegita ad esso la Cip
padocia prima posta sotto la i>rotezi'jne del
governatore della Cilicia Non \t furono allo
ra legioni nel paese ma non è a credere che
fosse mteiamente sprowisto di forze romane
percht non poterono mai essere snidati 1 bri
ganti che iltraviamo jrditi e forti ancora nel
basso Impero (cf 1 iscrizione di Antiochn nella
Cllicia C lil 6733 Iiissu d(omiiiorum) r^o
stioritm) Comianlu (rtum/aloris Augitsh et
Itthani tio6{itissimr) Oiesaris easteltum dm
ante a latrombus possessuin et provinctu pei
ntcìosmii Bassidms Laiirictus v{'r) £(lartssi-
tiius) Comes et pra£ses occupavit etc), Non si
hanno però iscrizioni che possano con certez-
za attribuirsi a soldati che vi stavano di guar-
nigione: un'iscrizione inedita latina di Tarsus
(Heberdey-Wilhelm, Reisebericlit io) accenna
ad un piaefectus della coorte / Breiicorum
ivi morto ed una greca di Karsbazar (o, e. 80)
ad un centurione legionario.
Provengono dalla Ciiicia i seguenti soldati:
nelle coorti pretorie; EE. 4 n. 892, 33 (Tar-
sus). n, 896, 2, a. 3 (Anaiarbiis), 3. 1, 21
(Mopsuestia ? cf. Monimsen, EE. 5 p. 191). i,
1, 34. C, VI 3401, 9; tra i vigili C, VI 320, 13
(Tarsus); tra gii statores C. VI 3823 (Anazarbus);
legioiiarii nella /// Augusta C. Vili 3159 (A-
dalia). 2336. 2886 (Tarsus); nella / adiutrix C.
Ili 1I32I e molti soldati, com'è naturale, nella
flotta; C. Ili 225? VI 3113- 3".1. 31^9. X
1769? 3373. 3377. 3402- 34'4. 3443 add. 3445.
3454 ■ 3588, 3604? 3605, 3619? 3623, 3631.
366Z. 3668 (cf. 1969. 3399). XI I IO. XIV 3627,
8. Vie pubbliche.
Poco si sa anche delle vie della Cilicia,
specialmente perchè l'esplorazione del paese
è stata fino a questi ultimi tempi molto tra-
scurata. Probabilmente su ciò, come su altri
punti controversi nella storia della regione,
si avranno maggiori notizie, quando sarà pub-
blicata la relazione dell'ultimo viaggio fatto
colà dai dott, Heberdey e Wilhelm,
I, \'ia litoranea da Side (Eski Adalia cf.
Pamphylia) ad Ale^tmidiia xar'
'IffffoV (Tab
Peut, 10. 2-4 cf. Ramsay. Hi
t. geogr. p
358)-
S^liniu (Selindi);
Aiinititi-ium (Anamiir) (cf. n
2):
Arsiiioe;
Ctteiideris (Kilindrla) (cf. n. 3. 4);
Seleucia (Seiel"ke cf, il, 5. Ramsay p, 379);
Coi\ciij (Korgos cf, Ramsay p. 384);
Soli Pompeiopolis (Mezetlli) (cf. n. 5);
Zephyrium;
Mallm (Karatasli ?);
At^ae (Ayash);
Issiis (Erziin);
Alexandria xar' 'Isaii ( Alexandre tte) cf.
n 8 Sjrla.
2 Da Laraiida (Karanian) (cf, n. 4. — Ly-
caonU) ad AiiemitriuiH (Ramsay p, 361 cf.
Tab Pent. lo, 3);
Adiasus;
Gei manicopolis (Ermeiiek);
Att-murhm, (Anamur) (cf, ... 1).
3 Da Gennanicopolis (Ermeiiek) (cf. n. 2)
a Celenderis (Kilindria) cf, n, i, 4 e Ramsay
p. 361.
4. Da Ijiraiida (Karaman) (cf, n, 3, —
liyeaoaÌ>) a Celenderis (cf. Ramsay p. 361);
Coropissas;
OaiidiopoUs (Mut) {cf. n, 5);
Celenderis (Kilindria) (cf, n, i, 3),
5. Da Ctandiopolis (Mut) (cf. n. 4) a Se-
leucia (cf, Ramsay p. 361):
IHocaesaiea (cf, Ramsay p. 364);
Seleucia (Selefke) (cf. n, i).
6. Da Iconiiim (Konia cf. u. 7. ~ LyeM-
nia a Soli Pompeiopolis (? Tab. Peut. 10, 2-3):
Ad fitte s;
Telrapyrgia:
Soli (Mfizetlii) (cf, n. 1).
7. Da Podandits (Bozanti Khan) (cf. C»p-
padocia p, 99) 3 Tarsili (cf. Itìn. Hier. p, 578.
Anton, p. 145, C, III 327. 228, 129 cf. Ram-
say p. 357):
Pylae;
Mopsu'-irene (Ramsay p. 3S4);
Tarsiis (Tereùs) (cf. n, 8).
Cf, Tab. 10, 3-3: Iconiitm — Fìnes Ci-
lìciae — In monte Tauro; ib,: Podaiidus —
Coriopiitin — in monte.
8. Da Tarsin (Tersùs) (cf. n. 7) ad Ale-
xandria x«r' 'luaó* (Tab, Peut. io. 4):
AMna (Adana);
Mopsuestia (Missis) (cf. n. 9);
Anazarbus (Anavarza) (cf. n. ii);
y Google
asS
CIL
Epiphania (Ramsay p. 386);
Alexandria )(«r' 'Iffffoi' (Alexaiidrette) (cf,
n. I — Syria).
9, Da Mopsuestia (Missis) (cf, 11. 8) a Ca-
stabata, Baìae ed Alexandria (Itili. Hier. p.
580. Anton, p. 145, 146. Ramsay p. 66, 342),
10, Da Anazarbus (Anavarza) (cf. n. 8)
per la Commagene a Samosaia (Samsat),
11, Da Praetorium (cf, Cappadocia p. 99)
ad Anasarbus (Itin. Ant. p. 212):
Flaviopolis (Sis ?);
Anasarbiis (Anavarza) (cf, n. 8),
Miliarii latini del distretto di Olb
lourn. of hellen, Sfud, 1891 p, 371 s g
Marquardt, Rotili. Slaatavrrw. t' n.
— KUHH, Veifaasuiig 2 p. 311 seg. — Preuss,
D. Va(;L
CIUCl«fSA - ^ (iìi\
CILtCUM ((ohorles) — Pi cour
gme reclutate nella Cilicia non si co
che due le quali portarono entnnib
mero uno ma rlie vanno distinte cer
a cagione della diversa residenzT
(ohora I OiliCDin — Secondo il m
XL\ III C III p 1979 (= \XXI\
risiedeva nell'a, 134 d. C. nella Moesia infe-
CohoFB I Flavia Cilicnm eqaitata. — Tutte
le memorie che se ne hanno la mostrano re-
sidente in Egitto: per l'anno 83 d. C. lo di-
mostra il diploma XV (C. Ili p, 1962), nel
iiS soprastà alle cave de! mons Clavidianus
(CIG. 4713 f.), nel 123 un suo prefelto per
delegazione del governatore della provincia
giudica intorno ad un'eredità (Bruns, Fontes
6 P- 3S4), nel 1^6 due suoi soldati passano
nella cohots 1 1 usìianoriim. anche apparte-
nente all'esercito egiziano (EE. 7 p. 457) e
circa l'a, 140 la vediamo risiedere a Syene
nell'istessa provincia, do\e costruisce una ba-
silica (C. Ili 6025) Fu -suo praefcctìts:
Blaesius Mirianus nell a 124 (Bruns, Fon-
tes 6 p. 364), e suoi tribnni:
T. Antoiiius Claudius Alfenus Arignotiis (?),
yikià.fX')% aTceipti<; Tr^eirn; ÌLiKixùiv (CIG.
3497);
Avitus neira, 118 (CIG. 4713 f.j.
Circa nell'a. 140 aveva la cura della legio-
ne il centurione della legione fi Traiaiia:
SUtilius Taurus (C. Ili 6025).
CIL
CIIiTX. — Come indicazione di patria
ricorre specialmente a proposito di soldati (C.
Ili 225. U22I. VJ 220. 2401. 3113. 3123.
3129. X 1769. 3372. 3377. 3402. 3424. 3443
add. 3445. 3454. 3558. 3604? 3605. 3619?
36'3- 3651. 3662. 3668. XI no. XIV 3627-
EE. 4, 896 Bl, 14), raramente altrove (C. VI
9675: tiegotialor sagartus. Ili r7ro). — La
forma femminile è Cilkissa (C. VI 6483. X
1969- 3399)-
C LLITIM H asrtn). ^ C. VHI 210-
5. — Città dell'Africa,
B to ove s'incontrano le
da Sufetula e Meiiege-
gu da queste città (Itln.
Carthag. a. 411. Vict.
). Colonia Cìlliiim in
p d Fla{viiim) euium in
Lambaesis (C. Vili
altro slmile (18068 lin.
d pretoriani (C. VI 2383).
D ppe n si vede chiaro che
oi figli divenne forse
a colonia, e fu ii
o. 211. 216). I^ ii
D
oi es (219 = 11305),
P P 211).
Fiammica perpetua (211).
Sacerdos Cererum (11306) e un
Palronus, Ceionins Apronianus (210).
CILURNUM (ChesUr). — C. VÌI 577-
616. EE. 7, 1015-1031. — Città della Britan-
nia, sul fiume Tina, presso il vallo (Ravenn,
Si 31 P- 432, 16; Celiiii/io], sede dell'ut //
Asiitram (585. 586. 587. 589 cf. Notit. Occ.
40, 38 Seeck; « Praefectus alae secundae A-
sturum, Cilurno »). Le iscrizioni, per la mag-
gior parte di militari di variì corpi, non con-
tengono nulla circa il suo ordinamento.
Hl-ebnkh, C. 1, Lai. VII p. 117.
CIMIACINUS (JlBPCurins). — Predicato
celtico di Mercurio, in una lapide di Abudia-
cum, nella Raetia (C. HI 5773): Deo Mercu-
rio Cimiaciiio aram tnrariam M. Paternilts
Vilalis qui aedein fecit et signmn posttit etc.
(a. 21. d. Cr.).
CIMINIA (via). — Nell'Etruria meridio-
nale, dirainentesi dalla Cassia presso Sutrium,
e lungo il lago Ciminius conducente a Viter-
bo. Era sotto l'amministraaigne di un curator, i|
y Google
crM
quale nello stesso tempo soprain tendeva anche
ad altre vie, che nelle iscrizioni, sotto questo
rispetto, si vedono cosi raggruppate; Clodia
Cassia Ciittinia (C. X 6006), Clodia Aniiia
Cassia Ciminia tres Traiaiiae {C. IX 5833),
Cassia Clodia Chiiima nova Traiana (C. V
877), Clodia Cassia Ciminia tres Traianae (C,
HI 7394), Clodia Annia Cassia Ciminia (C.
Ili 1458 6813 I\ 5155), Cassia Ciminia An-
nia Anienna Clodia tres Traianae (C. II 1532
V annot ) Cf Viae
CDHNIU8 (lapitar). — Iscrizione di Vol-
simi (C XI 268bt Aiam coustituit lovi Ci-
mtnio A leius Pnscus c(um) s(uis) o(mm-
bus) i{o/um) liibens) io(lvil)ì Predicato che,
simile a quello di PoeiUniis, Cacunus, Culmi-
iiahs e simili (< f Preller, Mythol. I p. 341),
ha relazione col mons Ciminus presso al lago
dello stesso nome posto tra Siitrium e Viter-
bo non lungi dalla via Ciminia (Serv. ad Verg.
Aen. 7, 697 cf. Sii. 8, 493, Colvim. 8, 16).
— Un
Ciminius ager è ricordato in una iscrizio-
ne probabilmente di Roma (EE. 4, 833),
CINABDUS. — Orfite ànede qui [bys
promisi(s)H pedicare et non bttidare {^^ vii
te dare). Cosi leggcsi in un sasso, tra due fi-
gure di fallo, trovato sulla Sacr.i via e la ba-
silica lulia (C. Vi 248 = OH. 5874). — Ri-
corre sovente nei graffiti Pompeiani; C. IV
1772: Secundus Carari cinedus; 1802; Aniio-
cus Ligaii cinaedus cf. 1825, 2312. 2319.'' 2332,
2334- 2338. 2409. 31179. 3114, — e in una la-
pide di Ossonoba, nella Lusitanìa; C. II nr
Chiede Ce/aliis. Cf. Plaut. Astu. 3, 3, 37.
Catul, 57. Petron satyr 21. 24. Geli, 7, 12
CINGARITANUM (niDiiieipìani: - Bor-
dj-Tùiii). — Nell'Africa proconsularis. ricor-
dato in una iola iscrizione locale (C. Vili
14769); Memorine Tiberi Claudi luìiaui uni-
versi curiales murtì^icipH) Cin(carilaiii) provo-
cati largit\io\tie matris eius aerae {sic) coUato
de s\uó\ posueruHt etc. Due vescovi Clncari-
tani si hanno nella CoUat. Carthaginiensis,
Cf. Schmidt, C. Vili p. 1437.
CINERARIUM. — Parte di un sepolcro,
destinata in genere a contenere deile urne ci-
nerarie. C, VI 14248: Colpuraia Restituta emit
de Synerote columbaria «{maero) ItlI, oìlas
ti(umero) Vili et cinerarium medtanum [E]-
pkebo coniugi suo etc, — 10241: D{is) \tn{ani-
i«5)] M. Herenni Proti... Ckirographum: olla- '
ria n{umeró) UH. cineraria n{umero) IIII in- I
^37
CIN
trantibiis parte laeva. gti[a)e sunl in
ttim T. Flavi Artemidori... douatiotiis causa
waticipio accepit M. Herennius Agricola de T.
Flavio Artemidoro etc. — 15326: Ti. Claudius
Zosimus fccit Licinia^ Priscae... massain cum
cinerario etc. — 'SSSi: Claudia Prepiisa emil
de L. Calpurti(io) Sperato.... parietem hunc
in quo sunt oll{a) LXV et a pariete pavimeu-
tum lat(uiH) p{edes)... cinerar(ium) et aedicu-
l(a) lat(a) p(edes).... — 22981: ... T. Nigrio
Simili Triboco.... Nigrius Modestus Jratri
obptiino et piissimo cinerarium Jecit. — XII
1622: Vdvns) Iul(ius) mediicus).... cine{r{a-
rium) s{ibi) /(ecil)-\.
CINERGUS. — Come colore di cavallo
si ha in una iscrizione d'auriga, conieneute
un lungo elenco di cavalli vincitori negli ago-
ni del Circo in Roma (C. VI 10056 Un. 24:
Palmato ciii{ereo)].
CINGULUM [Cingoli). — C. IX 5679-
5698. — Città del Picenum, nella regione V
Augustea, tra Trea e Cupra Montana (Plin.
nat. hist, 3, 13, ni), fondata a proprie .spese
da T. Labienus, del partito di Pompeo, tri-
buno della plebe nel 691 u, e. (Caes, beli,
civ. I, 15 cf. Sii. 10, 34) ed espugnata da
Cesare nel 705 (Caes. beli. civ. 1, e. Cic. ad
Alt,, 7, n, i). Era inscritta nella tribù Velina
(C. VI 3884, V lin. I. ~ IX 5686, 5687). Ne
Duoviri (5686. 5688).
Decuriones (5682. 5683) o
Ordo (5684), forse
Augures (5686) ?
Seviri (5685. 5687).
Patronus {5684).
MOMMSRN, e. I. Lat. IX p. 541.
CINIAEMUS (ge»ins). — Iscrizione di
Rdkos-Pàlota nella Pannonia inferior (C. Ili
3617): [Apvi) oiptimo) ,n{aximo) ef[ lunom
reg(inae) et Genio Ciniaemo et Genio com-
merci M. A[ur[elius)] Severin[us] b{eue)/{i-
ciarius) etc.
CINITHIORUM (gens). - Popolazione
dell'Africa presso la Syrtis minor (Plin. nat,
hist. 5, 4, 30 cf. Tac. ann. 2, 52. Ptol, 4. 3,
22. 27), di cui una iscrizione di Thysdrus ci
ricorda un praejectus romano: C. Vili 10500:
L. Egmiuleto P. f. Galleria) Sabino.... pro-
c{uratori) Aug(usti guadragesimae) Galliarum
praej\ecto) gentis Cinithiorum, tril^uno)
leg{ionis) mi Scyihicae etc.
CIPPUS. — Siccome pietra in genere
destinata a contenere nn documento scritto,
y Google
238
CIP
ncorre in uno dei due decreti del senato di
Pisae emanati neli occasione della morte di
Lucio Cesar*' C \1 1420 Im 27 segg It/ii]
locui ante eam aiam quo eulntes coiigtriii
(ur coaponanlui pate\at g\uoqtt€ tisin pedis
XL stipihbasgue lobusfis saepiaiitr li^noni n
gue acervos etits rei gtalia guodaimis 101 con
sMuatut cippogae grandi secuadiim ai ani de
JLiso hot decretum cum superwiibits dtcìeln
ad e^Hs\ koaores petliiieiiMiis inciiatm tu
sculpatune etc Più comunemente |)ero e u
sala la parola per mdicire il
polcrale taKoIn contenente luche
dell estinto e costantemen
nebre (cf Horat sat 1 8 12 Pers i 37
etc ) owero 1 termini di tutto il sepoicr > (cf
Sicul Flaccus de cond agiur p 139 =e„ 1
appam d(e) s[uo) /(eiti) C. JI 823.
cippum marmoreuin d(al) C. II 1430-
eippos sua impensa HIT d(oiio) d{al) C. II
1367-
cippum dal C. II 2300.
cippo inscrìbere iioineu C. II 353J cf. 3296.
3334- S907-
cum aria faras ciucia cippis H{umcio) UH
liHerlis) etc. C. VI 13070.
P. Plottus L.f. IlIIvir i(uré) d{i,-:i,iJi>ì
eippos X dal C, X 4656.
L. Bridlius L.f, Trc^iaeiUina), Tetiins
Hilara lijberti) eippos p{oìucruut) de suo C.
X 5606.
cipipum) d{e) s(uo} d(al) C. XI 1558.
huic cippo lociiiit dedit C. XI 4749.
cippum ossuis lociis C. XI 5563-
Hi cippi iu pedatura nionii/ieri/i positi suiit
libertabusgue eim C. XII 4299 cf. 582. 4301.
4302. 4469 add.
ituin a\ditum... stcìU in] cippis scriptum
^sf\ C. XIV 3341-
Hitnc locuin {= hìc Iochs) uti me vira de-
termirtavi cum asceusu gradu{u)m VII et cip-
pis inscriplis VII etc. C. XIV 3857 cf. 2049.
Fre(juente è pure nelle lapidi l'uso della
parola dppus in luogo di termiims (Cf. ROm.
Feldmesser Ladini. I p. su, 15: 281, 21;
406, 34): C. I 821: Cippus decmus a cippo
decno ad priiimm peé^es) LXXXXVH. -
VI 836: Haec area intra hauc defiiiitionem
cipparam clausa veHbus et ara, guae est in-
ferius.... Hoc lege dedicata, ne cui liceat in-
fra hos lerminos aedijieium exstruere etc. —
1262; [Imp(eraior)] Caesar Augitstuls] a pri-
va/a in publicnm restituit in partem dexteram
recia regione ad pro3rÌm{um) cippum ped(es)
Cli^KXH et in partem sinistram recta re-
CIR
gione ad pro.vim[um) cippum ped{es) CLX-
XUIII. — SI. I, 633: Stercus intra eippos
gni fecerit ani violarli nei lutninibiis /rualur.
^ OH. 6660; Partes introtsiis adviaiii Cam-
pani(nì) versus ad proxim{iim) cippum etc.
— Oppi del T-vere C. VI IÌ35 e,/, g, i, t,
m 1236 *, e, d.f, g, k. i; 1238. 1239 a, b,
e d e,/, g, k; 1240 a, b, e, d. EE. 4, 807-
BM 1887 p. 306. — Cippi di acquedotti C.
\ I 1248. XIV 2567.
CIRCE. — Iscrizione di Circeil, dell'anno
213 d Cr. C, X 6427: Ex auctorilate Ìmp(e-
tatoiis) Caes(aris) .ili. AurelH Antonini IHi
/e/ic{u) Aug(usH).... et decreto coll{egii guin-
dei im virorum) sac{ris) /ac{iutuiis) Servita
Lalpurnitts Doinitias Dexler proiiiagisHer)
atam Circes satictissimae resiituit; ded:cat(a)
etc, Cf. Cic. de nat. deor. 3, 19. 48. Strab.
5, 3, 6 p. 232. Vergil. Aen. 7, ro seg.
CIRCEd (Paola a pie del monte Circel-
lo). — C. X 6422-6434. 8287. — Città del
Lazio, sul Tirreno, all'estremità del promon-
torio omonimo, neìla regione I Auguslea
(Strab. 5, 3, 6 p. 232. Plin, nat. hist. 3, 5,
57. 58. 59 etc. Mela 2, 4, 71, Tab. Peuting.
6, 2 etc): Cercei nei migliori tempi {Cic.
ad Att. 12, 19. 15, 10; de nat. deor. 3, 19,
48; de fin. 4, 3, 7. Diod. 14, 102 eig Kigxf'ofS.
Liv. 2, 39, 6; 12, 8, 3; 27, 9; 29, 15; 32, 26),
Circei (,U\. r, 56; 6, 17. Piin, nat. llist, 2,
85, loi; 3, 5, 57. 58. 59. 62; 15, 29, 119;
32, 6, 60. 62), Colonia latina fondata da Ro-
ma nel 361 u. e. (Diod. 14, 102); secondo
una tradizione ie^endada, già Tarquinio il
superbo (Liv. i, 56. Dionys. 4, 63) vi avreb-
be spedito dei coloni, che poscia sarebbero
stati scacciati da Coriolano (Liv, a, 39. Dio-
nys. 8, 14. Plut. Cor. 28). Come tale essa
segnava allora il cotifiiie del Latium, quando
Tarradna apparteneva ai Volsci (cf. Scylax e.
8). È ricordata tra le città alleate nei trattato
di Spurio Cas.sio (Dionys. 5, 6r), tra quelle del
trattato tra Roma e Cartagine dell'anno 406
u. e. (Polyb. 3, 22) e fra i popoli ciie fecero
defezione al tempo della guerra Annibalica
(Liv. 27, 9; 29, 15). Ebbe la cittadinanza ro-
mana nella guerra sociale (Cic, de fin. 4, 3,
7) e fu allora inscritta nella tribìi Pomptina
(6426. 6428). Non ebbe un grande sviluppo
(Cic. !. C. Strab, I. e); tuttavia fu sede di un
pretorio imperiale (Martial. 5, i, 5; II, 7, 4
cf. Suet. Aug. i5).
Magistrati. ^ Quatltiorviri iure dicundo
(6429), quattuorviri aedUes (6428); curator
I Circeiensium (C. XIV 3625).
y Google
— Municipimn
- decurioites (6424.
CIR
Cittadinanza e senato
(6429), res publica (6431}: -
6426. 6427. 6429).
Sacerdoti. — Augur (6428).
Patroni, — C. Vibius C. f. PompiiiAd)
Celer Papirius Ru/us (6426; equite).
MoHMSt^, C. I. I-at. X p. 635-
CIRCBN8ES (ludi). — v. Lndi.
CIBCITOR. — È propriamente colui die
va intorno, e, secondo il diverso scopo che si
propone, significa una cosa diversa. Cosi cir-
citores sono i venditori ambutaiiti di abiti e cose
simili (Dig, 14, 3, 5, 4 cf. 27, 1, 6, 1), e cir-
cttores sono cliiamati i birbien iiganti nella
lex metalli Vipiscensis ove pirH nppunto dei
tonsores (C li 51S1 Un 40 cf EE 3 p 179)
Nelle aminiiii<itrazioi)i delle acque ni Roma 1
ircitores fdcevan parte A^Wi. fanulia Caesaiu
e mvigilavano gli acquedotti per iiutire oie
erano nparaziooi da fare e Loutraiieiizioni
da constatare (C V I 8749 \ 7" XIV 3649
cf Irontin de aquis e 117 Aqaa p 555'
Neil ordimmento militare dei bassi tempi en
no COSI chiamati quei graduati che ave\ano
1 mcarico di mvigiHre sulle sentinelle [Veget
3 8 cf Cod Tlieod 7 ?2 2 cf 6 27 3I
e di essi i,i hanno esempn in vane iscrizioni
tutte non antenori al principio del secjlo IV
(C III 6292 V 4100 67S4 6999 \I 9257
BRh 1293 RA 1883 \1 in p 114 1R91 I
p. 109. È dubbio se sia falsa la metrica M,
p. 550, 3 = C, 1X344*). Da questi ultimisi
svilupparono i circilores come parte del cor-
po degli (v.) A^ntes in rebns, di cui la schoia
ne comprendeva 300 oltre i 48 ducenarii, 200
centenarii, 250 biarcki e 450 equites (Cod,
lust. 13, 20, 3 cf, I, 27, 2. Hieronym, adv.
loh. Hierosol. \ 19. Hirschfeld, Die agentes
in rebus nei Sitzungsb. der Berlin. Akademie
etc. XXV (rS93) p. 4=3 seg.).
CIRCTITi;S. — Nel significato proprio
della parola (Caes, bèli. Gali. 3, 39. 7, 83;
beli, civ, 3, 44, Pliu. nat. hist, 4, 12, 55 etc),
si ha in una iscrizione di Tibur (C. XIV
3695a), cosi supplita dal De Rossi (NS, 1888
p. 711): Porticus \triumphi?\ circuifum ha-
blet..,.\ ped{es) etc. — Talvolta però e anche
nella forma di circuìnitus è adoperala nel
senso di cinta o muro, in cui si rinchiude
un'ara, «na tomba e simili (Varrò, de I. L,
5, 22); e in questo senso si ha anche nelle
iscrizioni: C. V 3203: L{octts) s{epuliurae) L.
Turrani L. f. Valenlis in /[ronte) p(edes)
XXX, rel{ro) p(edes) LX ciroumUus
CIR 339
sesquipedes. IX 5179: yaiftia M. /(iberia)
Ciiheris Isfdi vklricis (sic) limoni ex visu
circuitmn d(é) s(ud) p{ecuaia) Jiaciendum) c{u-
ravil). O. 4240: P. Rubriiis Trophimus et
Rubrius Agathos C. l{ibertus) atrtum refec
rimi et veitniculuin strazetunt item paviiiien
iiim spicam straver(uHt) et sedtlta arcumtium
refecenmt inpeiisa sua etc
CIRCUMGESTATOR. - Colm .he por
ta in giro, intorno qualcosa p e una lettera
(Cic, ad Q. fr, I, 3 cf. ApuI met 8) Si ha
in una iscrizione frammentata di Cartliago
nova (C. II 3443), ed è di condizione serale
CIRCUS — Fdifizio desbnato 1 vari"
spettacoli COSI detto non da Circe hgliuola
del bole che prima 1 avrebbe istituito per
quelli celebrati 111 onore del padre (TertuII
spect 8 cf Isid ong iS 28) ma certamente
dalla forim quisi circolare ellittica iditta alle
cor&e del carn e dei cavalli le quali furono
g!i spetticoii origimru e poscn principili che
VI SI divino (v Lndi nrcenses)
In Roim il tempo delH Repubblica non
V erano che due di tali edifizii il Ciiciis ma
xtiHus e il Ciri US Flaimntiis nell Impero vi
Si agguinsero pero degli iltri pur nnnnendo
quelli 1 prmcipah
1 fircuB maximnH — Cosi e chiamato
tanto negli scrittori (I iv i 35 Plin nat hist
34 57 15 154 36 IO' 162 Suet Nero 25
Geli. 5, 14 etc), quanto nei seguenti monu-
menti epigrafici; Res gest, divi Aug. 4, 4:
pulvinar od circuiit maximum ....feci cf. 6,
34; in una lapide urbana C. VI 9822: C. lu-
liiis Epaphra pomar{iiis) de circo maxima
ante pulvinar eX<:.\ Fasti Caeretani C, 1' p,
213 al 16 M'ascio; Maìae ad circ{um) m{a-
xiiiiiim); Fasti Esquilini, Venusini, Aniiter-
ninì C, 1' p. 2rr. 231, 343 al 20 Giugno:
Summaii{o) ad circ(um) mitxim(um); Fasti
Allifani, Aniiternini C. I' p. 317, 244 al 12 Ago-
sto; Herculi invitto ad circmu maxim{iimy,
Fasti Allifani C. I' p. 317 al 13 Agosto:
Florae ad clirc{um)] maximum; Fasti Val-
lenses C, I* p. 240 al 19 Agosto: Veneri ad
circmn maximum; Forma urbis framm. 3S-40.
Spesso però è anche detto semplicemente
Circus (Varrò, de I. L. 3, 134. Cic. de leg.
3, 15; divin. i. Liv. 8, 20; 41, 27; 42, ro.
Horat, sat. i, 6, 113. Tac. hist, r, 4, Suet.
Caes. 39; Aug. 43. 74; Caìig. 8 etc etc).
come nelle Res gest. div. Aug. 4, 40: [Ve-
ti\ati\p\H[es\ 6est[ia]rum A/Hcanarum meo no-
mifie aut filio\ru\m meoriim et nepotum in
ci[r]co aut [Ì]n foro aut in ampkitkeatris pò-
y Google
340
CIR
PhI[o d\edi etc. , in un frammento di senato-
consulto in onore di Driiso iiiniore (C. VI
912'), in una tavoletta lusoria (BM. 18S7 ]>. 190:
Circuì plemis , claiiwr ingens, iaiiuae ie{f/<ie?]),
e nei Fasti, in cui vi si accenna per lo più
con la formula /.ridi in circo, o se in |)li ce in e 11 te
*■» circo (4-10 Aprile Maff. Praenest. C. I' p.
sa4. 236; 12-19 Aprile Caeret. Maff. p. 213.
224; 20 Aprile Esquil. Veniis. p, 210. ajr;
12 Maggio Maff. p. 224; 6-13 Luglio Tuscnl.
Maff. Aniiter. Aiitiat. p. 216, 225. 244. 248;
20-30 Luglio Allif, Pine. Mair. p. 2\y. 219,
225; 4-19 Settembre Sabin. Miiff. ]). 220'. 225;
3-12 Ottobre Amit. Antiat, p. 245. 249; 26
Ott.-i Nov. Arval. Antiat. p. 214. 249; 4-17
Novembre Arval. Maff. Amit. Antiat. 214,
226. 245. 249 cf. NS. 1894 p. 243).
Sorgeva nella vallis Mitrcia, tra il Palatino
e l'Aventino, cosi denominata da un altare
che vi era della dea Mnrcia identificata con
Vesta (Varrò, de I. L. 5, 154 cf. Liv. 1, 33)-
Un elogiuni di Acretitim relativo a M, Vale-
rius Maximus, dittatore nel 260 u. e. (C. XI
1826 = I' V) lo ricorda indirettamente ove
dice: locus ipsi posterisque ad Miirc-ac spe-
ctandi caiissa (cf. Liv. 2, 31. Fest. p. 344.
Val. Max. 4, 4, 8). Fu opera dei Tarqninii,
cominciata dal primo e compiuta dal stCDiidij
(Liv, I, 35. 56. Dionys. 3, 68; 4, 44 cf. Gil-
bert 3 p. 313 segg.). Da questo tempo fino
a quello di Cesare non si hanno die due no
tizie. L'una, che nell'anno 424 u e vi furono
per [a prima volta costruiti gli slnlli i tuei s
Liv, 8, 20); ciò che forse è da nittidt e nel
senso, che esse innanzi doverono e-^sere di le
gno, come tali del resto erano fino a Cesare le
meiaeeì posti degli spettatori (/oci) Laltn
che I censori dell'anno 580 u e m ic^iun
sero altre opere, che per essere frunnientiio
il luogo di Livio {41, 27), non si può deter
minare in cosa consistessero (cf Gilbert 1 p
316). Fra quelle di Cesare che cert n cult.
non doverono esser poche, e ncord ito il ta
naie (eiiripas) targo 3 metri die egli fece
scavare intorno ai due lati lunghi e a quello
degli stalli, a difesa degli spettatoli (Suet
Caes. 39), e che Nerone fece poi riemi.ire
(Plin. nat, liist. 8, 21). La descrizione (.he se
ne ha in Dionigi d'Alicarnasso ('3 58) si rife
risce appunto allo stato, in cui 1 avea ridotto
Cesare; e da essa sappiamo che alkra il circo
avea tre piani per gli spettatori di cui sol
tanto l'inferiore era di pietra gli altri due e
ran di legno; ciò che spiega gli incendi! a cui
andò soggetto, tanto più che intorno vi sor
CIR
gevano taber'ise della bassa popolazione (Ho-
rat. sat. t, 6, 113. liiven. 5, 5SS, Cic. prò
Mi!. 24, 65). I! primo incendio avvenne nel
73 (D' Ca s } Al t che
f p Agi gì tesso
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t 11 t gi,i d 1 g (S t CI d 21).
N i ffldh nll do di
Ne (r 5 38) It quello
to D n (S t D m t. 5).
1 LUI restauri furuno poscia continuati da Tra-
iano (Plin. paneg. 51. Dio Cass. 68, ^), Ira g!Ì
anni 100-104 d. Cr. Una medaglia di questo
imperatore (Cohen, Trai. n. 545) ce ne of-
fre l'immagine insieme col tempio della Ve-
nus Miircia, l'arco trionfale etc. immagine
che sì riproduce nelle medaglie di Caracalla
(Cohen, Carac. n. 236). Una isc
vata nei pressi degli stalli,
pliameiito dei posti fatto da Traiano: C. VI
955: Imp{eratori) Caesari divi Nervae /{ilio)
\eriae Traiano Aug^usto) ... (a. 103) tribns
\ \ Xy gitod liberalitaie optimi principi!
coumoda earum etjam locomm adiectioiie am-
pliala siili. Sotto Antonino Pio una parte ro-
\mo seppellendo 1112 persone (Chron. a. 354
p 647, 4 M), e sotto Diocleziano e Ma.ssi-
nuaiio allo stesso modo ve ne sarebbero pe-
nte 13000 (Chron. I. e. p. 648, 25). Costan-
tino lo restaurò, rizzandovi un secondo obeli-
sco che ora si vede innanzi al Laterano (Aur.
\i l Caes. 40. 27. Amm. 16, io. 17; 17, 4,
I etc ). Spettacoli vi furon dati fin nel secolo
\1 (Cassiod. Var. 3, 51). — Quanto al nu-
mero dei posti, questi al tempo di Cesare sa-
rebbero stati 150,000 (Dionys. 3, 68), e da
allora al tempo di Plinio si sarebbero accre-
sciuti a 250,000 (nat. hlst. 36, 102), nel secolo
I\ a 485,000 (Notitia cf, lordan, Forma p. ig).
2 Circns Flaminins. — È il secondo anche
nspetto al tempo, essendo stato e
y Google
censore C Flaminio nell anno S33 u e C-iv
epit 20 Lnssiod Lhr>n p 610 Mnmm | e
destinato principalmente ai ludi plebei (v Ld
di) spesso VI SI riunivano pure 1 comizit della
plebe (Cic ad Att l 14 33 Liv 3 54 15
27 21 I etc } e al tempo di ^u^istt fn una
volta US Ito per um ciccia al coi e idrillo (Dio
Cass 55 io) Sorgeva nel Ciinpus Martiu^
e propriamente 1 1 quelli pirle clie chiama
vHsi Campus F/amimus o Fra/a Flaminia
secondo una versone (Fest p 89) detto Fla
minui-) dal ne me del fondatore secondo
un altra (\ nrro de 1 L 5 154 cf Plut
quaest Rom 66) dal nome di quel campo
(cf (ampus MarllUS) Errati e la identilicazio
ne elle ne fi con li piazza Natòlia odierna
1 Emsiedeln (I anciani L itm di Einsiedeln
p 7 89) Esitta iiiiece è la fonte dell Ordo
Benedicti (Lan 11111 1 e ) dal qual» ap
pare ciie il circo sorjjeva tra il theatri in
Pompei e il Porticus Octavne e avinzi m
fatti se ne trovarono nel secolo XVI press>
S Caterina dei Funan e il palazzo Mittei
Le notizie che se ne hanno negli scrittori sono
scarsissime (Dio Ciss 55 io 56 37 Mirtial
12 74) spesso invece ricorre nei monumenti
epigrafici sia che si indichi specialme ite il
circo sia la località in genere 111 cui esso e
ra compreso Augnalo nel sva testamento (Res
gestae 4 i) Io ricorda a proposito del portico
di Ottano da lui costruito porliiiim ad e 1
lum Fliiiiiiiium etc e gli atti dei ludi se<o
lan celebrati sotto di lui ne fan pure meli
zione (EE 8 hn 157 p 233) U,ac os [ludos)
asli\i.os t\n lhta\lro quod es{\ ih uco Fla
mmio Cloe il teatro di Marcello Di due isen
zioni urbine una ci da un aedituus aedts
Ntptunt giuie est tiicnco F/aiHi I (C \ 1 8423),
e un altri un nummularius de cmo Hmmato
(C \ I 9713) E dubbio se si rilerisci ad esso
una iscrizione trovata nel lungo de! circo (C
VI 1676) in cui di un prefetto della città è
detto casu subì ersa 11 in fortnam pttsci u <us
resitiuit Nei fasti e pure mentovato come
luogo presso il quale sorgevmo vani tempii
3 Giugno Fasti \ emisi 111 C I" p 371
BelloH(ae) tn urico) Flani(into) i? Agosto
Fasti Valleiiseo C I' p 240 Her uh ma
gtto custodi in circo Flaminio; 13 Agosto
Fasti Aliifani e Amitemini C. I' p. 317.: Ca-
stori Polluci in circo Flaminio; 23 Agosto
Fasti Vallenses C. I' p. 240; Volcano in cir-
co Flaminio cf. F. Pìnciani e Maflèiani C. I
3 p. 319. 235; I Decembre Fasti An^iternini
C, !■ p. 345: Neptimo PietaU ad circum
Db RvGGiEiio — Di!. Efig. Voi. m
CIR
«I
Flamtmum di incerto Frag, minora C. I' p.
253 Imn ttatorit) Iun(o»i] reg(ÌHae) ad eir-
(lum) /'lam(mtum) Un frammento della pianta
Capitolina (lordan Forma IV, 27) ha: Cir-
icus] Fl^n:[mus-]
Bfcker Topogr p 6iJ xgg. -
- GlL-
3 UaiaiiHin ~ Cosi è chiamato un terzo
circo nel Fasti di Philocalus al 38 Marzo
(C I' p a6o) quello che l'imperatore Gaio
costruì negli orti del Vaticano (Dio Cass.
59 14) innalzandovi l'obelisco che ora è
sul a piazza di S Pietro (Plin. nat. hist. 16,
30I 36 74) e che Nerone ])referi a tutti
gì altri (Tac ami 14 14. Plin. nat. hist. 36,
74 Suet Calig 54 Npro 22; Claud. 31), Ga-
ti'iu'ii o /• rtgia'iuiii e anche chiamato nel
regionarii (reg XIV) essendo il luogo prin-
cipale del culto della frigia Magna mater; Ivi
infatti furono trovate molte iscrizioni (C. VI
497 504) relative ai taurobolii. — Nel fasti di
Sitvius al 3 Gennaio (C. 1' p. 137) è nomi-
nato un Ciriits privatus, che È forse quello
in cu gli imperatori solevano celebrare i ludi
ptii Ut (Sidon Apoll carm. 23 cf. Lyd. 4, 9),
e non diverso dal Gaiaiium (cf. Mommsen C.
r p 305)
4 Cireas Maxentii — Fu costruito dall'im-
peratore Maxent US nell' anno 311 d. Cr.
(Chron 192) sulla \ia Appia, presso la tomba
di Caecilia Metella e dedicato al figliuolo Ro-
niiilus come si vede dall'iscrizione ivi trovata
(C \I 1138) Dna Ramalo ii{obilissiniae)
m[e,noriae) v(iro) co{n)s{uli) ofid(inayio ile-
rum)-] fitto d(omiiii) H(ostri) MaxeHt{ii) invi-
a{t) \ac perpeÌ(i,f)-\ Aug{usti] nepoH [di^i
[ WJff^rf «[ijflfw senz'orti) [?]/ divi [Maximiani
Lrbis p II MgK — RcHTBR 1 pogr p 65
Sul circits del collegio degli Arvaii nel
bosco de